Legislatura 19ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 398 del 11/03/2026
Azioni disponibili
PROPOSTE DI RISOLUZIONE NN. 1, 2, 3, 4 E 5
(6-00214) n. 1 (11 marzo 2026)
Terzi Di Sant'Agata, Murelli, Rosso, Biancofiore.
Approvata
Il Senato,
premesso che:
l'ordine del giorno del Consiglio europeo del 19 e 20 marzo 2026 prevede i seguenti temi: Ucraina, Medio Oriente, competitività e mercato interno, prossimo Quadro finanziario pluriennale, sicurezza e difesa europea, migrazione,
considerato che:
il conflitto in Iran sarà un elemento prioritario dei lavori di questo Consiglio europeo. Il coinvolgimento dei Paesi del Golfo, le ripercussioni in termini energetici, l'impatto dei flussi migratori sono solo alcuni degli aspetti che occorre seguire attentamente. Il Presidente del Consiglio e il Governo sono fortemente mobilitati e seguono con estrema attenzione l'evolversi della situazione che presenta profili estremamente imprevedibili;
i negoziati sulla pace e il sostegno multidimensionale all'Ucraina restano una priorità dell'Europa e il nostro Governo continua a svolgere un ruolo essenziale al servizio di questi obiettivi;
i Capi di Stato e di Governo torneranno sulla situazione in Medio Oriente, per quanto riguarda gli sviluppi a Gaza e i seguiti del Piano di Pace, nel quadro della Risoluzione 2803 del Consiglio di sicurezza;
competitività e mercato interno costituiranno un altro tema centrale di questo appuntamento, secondo l'obiettivo "One Europe, One Market". Questo punto è stato anticipato dal Ritiro dei Leader dell'Unione europea del 12 febbraio scorso e dal Vertice intergovernativo tra Italia e Germania del 26 gennaio scorso, che ha costituito un fattore decisivo nell'imprimere un'accelerazione al rilancio del dibattito sulla competitività europea. Il Non Paper adottato assieme alla Germania ha infatti fornito un contributo di particolare rilevanza alla preparazione del Ritiro dei Leader, così come l'incontro informale organizzato da Italia, Belgio e Germania con un'ampia maggioranza di Stati membri dell'UE;
i Capi di Stato e di Governo avranno uno scambio di opinioni sul prossimo Quadro finanziario pluriennale anche in termini di impatto sulla competitività europea;
il confronto in materia di sicurezza e difesa sarà centrato sull'evoluzione delle decisioni condivise negli ultimi mesi e sui progressi compiuti e un approfondimento sarà dedicato al lavoro della Commissione europea in materia di Strategia di sicurezza;
i Capi di Stato e di Governo torneranno sul tema "migrazione" secondo gli aggiornamenti che fornirà il Presidente della Commissione europea e in considerazione dei progressi compiuti grazie alla recente adozione delle proposte legislative, sull'anticipo di alcuni aspetti del Patto migrazione e asilo, sulla revisione del concetto di Paese terzo sicuro e sulla lista UE di Paesi di origine sicuri, e nel negoziato sulla proposta di revisione del sistema dei rimpatri,
impegna il Governo a:
- lavorare con i principali partner europei, internazionali e regionali alla creazione delle condizioni necessarie per un ritorno della diplomazia per risolvere la crisi in Medio Oriente;
- continuare a condannare fermamente la violenta repressione delle proteste civili in Iran e la flagrante violazione dei diritti umani da parte del regime islamista; a condannare altresì il ruolo destabilizzante dell'Iran in tutta la regione, esprimendo il suo pieno sostegno al popolo iraniano nella sua lotta per la libertà;
- continuare a impegnarsi per favorire il rientro dalla regione di tutti i connazionali;
- sostenere, anche attraverso iniziative coordinate nell'ambito dell'Unione europea e in cooperazione tra gli Stati membri, i partner della regione del Golfo colpiti dagli inaccettabili attacchi portati dal regime iraniano, prevedendo, qualora tali aggressioni dovessero proseguire, anche forme aggiuntive di assistenza in materia di difesa, protezione delle infrastrutture critiche e supporto logistico, in piena coerenza con lo spirito e con gli impegni emersi nella videoconferenza tra i Vertici europei e i Leader dei Paesi del Medio Oriente del 9 marzo scorso;
- adottare misure volte a mitigare l'impatto economico della crisi, con particolare riguardo ai prezzi dell'energia e al sostegno alle imprese esportatrici;
- ribadire l'importanza di salvaguardare l'integrità e la sicurezza delle frontiere terrestri, aeree e marittime dell'Unione europea, e ad assicurare che esse siano efficacemente protette nel rispetto del diritto dell'Unione e del diritto internazionale; sostenere e valorizzare, in tutte le sedi europee e internazionali, il ruolo fondamentale delle operazioni marittime difensive Aspides e Atalanta, essenziali per la protezione delle rotte marittime critiche e per la prevenzione di interruzioni nelle catene di approvvigionamento vitali per l'Italia e per l'Unione europea; a farsi promotore, in raccordo con le istituzioni europee e gli Stati membri, di un eventuale adattamento e rafforzamento di tali missioni, qualora la situazione sul terreno lo richiedesse, contribuendo così al miglioramento della sicurezza marittima e della stabilità regionale;
- contrastare tutte le forme di razzismo e antisemitismo all'interno dell'Unione europea e nella sua azione esterna, rafforzando le misure di prevenzione e di contrasto dei predetti fenomeni;
- lavorare per la piena realizzazione della Risoluzione 2803 del Consiglio di sicurezza e dell'Accordo di pace in essa richiamato, continuando a seguire i lavori del Board of Peace da osservatori, contribuendo alla piena attuazione del cessate il fuoco a Gaza e al sostegno all'Autorità palestinese;
- garantire ogni progresso diplomatico per il raggiungimento della pace in Ucraina, in continuo coordinamento con l'Unione europea, gli Stati Uniti, la NATO e i partner del G7; fornire il necessario sostegno multidimensionale al Paese e alla popolazione ucraina;
- mantenere la pressione europea nei confronti della Russia, con gli strumenti in essere, per portare Mosca a sedere al tavolo negoziale e contribuire costruttivamente alla pace;
- ribadire che l'allargamento rimane una priorità geopolitica e strategica e a sottolineare che il processo deve essere equo e basato sul merito per tutti i candidati, accogliendo con favore i progressi già compiuti; a sottolineare l'importanza dell'allargamento dell'Unione europea ai Balcani occidentali come leva strategica per la stabilità, la sicurezza e la crescita economica nella regione;
- imprimere un'accelerazione decisiva al rilancio della competitività europea e del suo mercato interno, anche secondo le linee indicate nel Non Paper finalizzato con la Germania e il Belgio per conseguire misure concrete in termini di: semplificazione e contenimento della burocrazia europea; rafforzamento dell'industria europea, con rilancio di quella automobilistica, nel pieno rispetto del principio di neutralità tecnologica; attuazione di una politica commerciale basata su regole condivise e pari condizioni;
- affrontare con urgenza, assieme alla Commissione europea, la definizione di interventi per ridurre immediatamente i prezzi dell'energia, a partire dalla possibilità di una sospensione provvisoria dell'applicazione del sistema ETS alla generazione termoelettrica come primo obiettivo e da una sua revisione che adatti il suo funzionamento al mutato contesto europeo e internazionale e ne corregga gli aspetti che si sono rivelati dannosi per la competitività del nostro sistema industriale;
- proteggere il mercato unico dal crescente impatto delle pratiche commerciali sleali di Paesi terzi, tra cui la persistente sovraccapacità produttiva, le sovvenzioni statali e le pratiche di dumping che distorcono i mercati globali e minano la competitività dell'industria europea; a sostenere gli sforzi della Commissione europea volti a rafforzare gli strumenti di difesa commerciale, con una risposta ferma e coordinata dell'Unione europea per garantire condizioni di parità, salvaguardare i settori strategici e mantenere elevati standard ambientali e sociali; a sottolineare inoltre la necessità di un monitoraggio rigoroso delle catene di approvvigionamento e di strumenti potenziati per contrastare la coercizione economica, promuovendo un commercio equo, sostenibile e basato su regole;
- garantire la sicurezza e la disponibilità delle materie prime critiche per sostenere la competitività e la resilienza dell'Unione europea e degli Stati membri, diversificando le fonti di approvvigionamento e riducendo la dipendenza dai fornitori esterni non affidabili;
- favorire i progressi condivisi in sede di Consiglio europeo in materia di sicurezza e difesa, secondo le Conclusioni di ottobre e dicembre e secondo le principali declinazioni legate alla competenza sovrana degli Stati membri e a favorire il reperimento delle necessarie capacità finanziarie, in grado di mobilizzare efficacemente anche quelle del settore privato, tenuto conto che la sicurezza e la difesa europea riguardano tutti i confini dell'Unione;
- monitorare i lavori della Commissione europea per la definizione della nuova Strategia di sicurezza, assicurando il pieno coinvolgimento degli Stati membri e garantendo la piena complementarità con la NATO, evitando duplicazioni con i compiti di difesa collettiva previsti dal Trattato del Nord Atlantico;
- contribuire attivamente a promuovere una maggiore responsabilità dei Paesi europei nell'assicurare la sicurezza europea, intensificando gli investimenti e la prontezza nel settore della difesa, rafforzando la base tecnologica e industriale nazionale ed europea, colmando le lacune critiche in termini di capacità e sostenendo la mobilità militare, nel pieno rispetto delle competenze e delle politiche degli Stati membri, in piena complementarità con la NATO;
- ribadire l'importanza di combattere la disinformazione, la guerra ibrida e le ingerenze esterne come strumenti utilizzati da attori esterni per influenzare i processi democratici degli Stati membri, sensibilizzando in particolare le giovani generazioni e tenendo conto dei possibili rischi dei fenomeni di interferenza mediante l'utilizzo dell'intelligenza artificiale generativa;
- lavorare per arrivare alla definizione del prossimo Quadro finanziario pluriennale che sia in grado di sostenere il rilancio della competitività e della difesa europea, senza penalizzare le politiche al servizio della convergenza e della stabilità del progetto europeo, quali la Politica agricola comune (PAC) e la Politica di coesione; garantire una modernizzazione e semplificazione della sua struttura che assicuri allo stesso tempo un ruolo forte degli Stati membri attraverso il Consiglio nella sua governance, tenendo in considerazione la condizione dell'Italia di Paese contributore netto e quindi la necessità di mantenimento di un giusto equilibrio tra contributi e ritorni;
- continuare a imprimere il necessario impulso sui dossier legati alla gestione del fenomeno migratorio, con particolare attenzione allo sviluppo della dimensione esterna, alla finalizzazione dei partenariati strategici con Paesi terzi e monitorando con attenzione l'impatto che la situazione in Iran potrà avere sui flussi migratori;
- ribadire l'importanza del Piano Mattei come strumento strategico per rafforzare la cooperazione nel Mediterraneo, del Global Gateway e del nuovo Patto europeo per il Mediterraneo; a sostenere le iniziative conseguenti con il fine di rafforzare le basi della crescita dei Paesi terzi coinvolti, con particolare riferimento al finanziamento delle infrastrutture nei settori dell'energia e dei trasporti e assicurando una regolamentazione idonea a stimolare l'ingresso di nuove imprese, investimenti e la crescita dell'occupazione.
(6-00215) n. 2 (11 marzo 2026)
Paita, Lombardo, Casini, Unterberger, Patton, Spagnolli, Aurora Floridia.
Preclusa
Il Senato,
premesso che:
nei giorni 19 e 20 marzo si terrà il Consiglio europeo, in una fase storica caratterizzata da un rapido deterioramento del quadro internazionale e dalla presenza di numerosi focolai di conflitto ai confini dell'Unione europea, con rilevanti implicazioni per la sicurezza, la stabilità economica e la coesione politica del progetto europeo;
l'attuale contesto geopolitico appare segnato dalla crisi dell'ordine internazionale emerso dopo la fine della guerra fredda e dal progressivo affermarsi di un sistema multipolare caratterizzato da competizione strategica tra grandi e medie potenze;
in tale scenario, Russia, Cina e Stati Uniti perseguono strategie economiche, industriali e geopolitiche che incidono direttamente sulla capacità dell'Unione europea di mantenere autonomia strategica, sicurezza e competitività;
la Federazione Russa prosegue l'aggressione militare contro l'Ucraina, accompagnandola con una crescente mobilitazione militare e con attività di guerra ibrida nei confronti dell'Europa;
a quattro anni dall'inizio dell'invasione russa, l'Unione europea è chiamata a confermare il proprio sostegno politico, economico e militare all'Ucraina, anche in considerazione dell'indebolimento del supporto statunitense;
l'Unione europea ha già predisposto strumenti finanziari significativi per il sostegno a Kyiv, destinati al supporto del bilancio ucraino e al rafforzamento della capacità industriale e difensiva del Paese;
il percorso di adesione dell'Ucraina all'Unione europea rappresenta un elemento strategico per la stabilità e la sicurezza del continente, ma incontra ancora resistenze politiche in alcuni Stati membri;
le divisioni interne all'Unione e il permanere del principio dell'unanimità in ambiti decisionali cruciali rischiano di limitarne la capacità di azione politica e diplomatica sulla scena internazionale;
il Consiglio europeo sarà chiamato ad affrontare anche il tema del rafforzamento della sicurezza e della difesa europea, in un contesto segnato dall'evoluzione delle minacce militari, dall'uso crescente di sistemi missilistici e di droni e dalla vulnerabilità delle infrastrutture critiche;
in questo quadro, il rafforzamento delle capacità militari europee e della cooperazione nel settore della difesa rappresenta un passaggio essenziale per garantire la sicurezza dei cittadini europei e la credibilità internazionale dell'Unione;
la crisi mediorientale ha conosciuto un'ulteriore escalation a seguito dell'azione militare condotta da Israele e dagli Stati Uniti contro obiettivi della Repubblica islamica dell'Iran, motivata anche dalle preoccupazioni relative al programma nucleare iraniano;
la risposta militare iraniana e le tensioni che ne sono derivate nell'area del Golfo e del Medio Oriente hanno aumentato il rischio di un allargamento regionale del conflitto;
le mobilitazioni popolari che negli ultimi anni hanno attraversato l'Iran, a partire dal movimento "Donna, vita, libertà", testimoniano l'esistenza nella società iraniana di una profonda domanda di libertà, diritti e democrazia, cui il regime ha risposto con una repressione violenta e sistematica, che nelle ultime settimane ha provocato migliaia di vittime tra oppositori politici e manifestanti;
il conflitto sta producendo effetti immediati sulla sicurezza delle rotte energetiche e commerciali internazionali, in particolare in relazione alla rilevanza strategica dello Stretto di Hormuz, e minacciando il territorio europeo, in particolare a Cipro;
l'instabilità dell'area mediorientale comporta potenziali ripercussioni dirette per l'Europa e per l'Italia, sia sotto il profilo della sicurezza, sia sotto quello economico ed energetico;
l'aumento dei prezzi dell'energia e delle materie prime energetiche, già osservabile sui mercati internazionali, rischia di aggravare il costo dell'energia per famiglie e imprese e di incidere sulla competitività del sistema produttivo europeo;
la crisi internazionale sta inoltre producendo effetti di crescente instabilità sui mercati finanziari e sull'economia globale, con possibili ripercussioni sul quadro macroeconomico europeo e nazionale;
le politiche economiche e commerciali delle principali potenze globali, incluse misure protezionistiche e politiche industriali aggressive, pongono ulteriori sfide alla competitività dell'economia europea;
in tale contesto, appare necessario rafforzare le politiche europee in materia di competitività industriale, innovazione tecnologica e autonomia strategica, anche alla luce delle indicazioni contenute nel rapporto "Il futuro della competitività europea" presentato da Mario Draghi;
il prossimo quadro finanziario pluriennale dell'Unione europea per il periodo 2028-2034 rappresenterà uno strumento decisivo per sostenere investimenti comuni in settori strategici quali innovazione, infrastrutture, ricerca scientifica, energia e sicurezza;
il bilancio europeo dovrà inoltre contribuire a rispondere a sfide sociali sempre più rilevanti per i cittadini europei, tra cui il costo dell'energia, l'accesso all'abitazione e la sostenibilità dei sistemi di welfare;
il Consiglio europeo affronterà altresì il tema della gestione dei flussi migratori, che richiede un rafforzamento delle politiche europee comuni in materia di controllo delle frontiere, accoglienza e integrazione;
l'evoluzione delle istituzioni europee verso un assetto più compiutamente federale e il superamento del meccanismo dell'unanimità rappresentano condizioni essenziali per consentire all'Europa di esercitare pienamente la propria sovranità politica e strategica nello scenario internazionale,
impegna il Governo:
1) a promuovere in sede europea un rapido e deciso avanzamento del processo di integrazione dell'Unione verso un assetto realmente federale, che superi il meccanismo dell'unanimità in favore del principio maggioritario per garantire il funzionamento istituzionale europeo verso un modello di Stati Uniti d'Europa, con l'elezione diretta del Presidente della Commissione europea e il rafforzamento delle prerogative del Parlamento europeo;
2) a sostenere, in coerenza con le reiterate raccomandazioni dell'ex presidente del Consiglio Mario Draghi, l'introduzione di strumenti e competenze comuni in materia di politica economica e di bilancio, politica estera e di difesa, capacità industriali strategiche e sicurezza, al fine di rafforzare l'autonomia strategica dell'Europa, la sua capacità di decisione e di azione unitaria e la credibilità internazionale dell'Unione;
3) a definire, in sede europea, una strategia volta al rafforzamento delle capacità militari dell'UE in un'ottica integrata e di coordinamento, che sia in grado di evitare duplicazioni nei processi produttivi e possa garantire una più efficiente razionalizzazione delle spese militari, verso un sistema di difesa comune europeo;
4) in questo quadro, a perseguire il rafforzamento del pilastro europeo della NATO credibile e interoperabile, mediante una sempre maggiore integrazione di capacità, pianificazione e catene di comando e controllo, sostenendo altresì gli atti e le iniziative necessarie al sostegno all'Ucraina, anche in relazione al quadro finanziario UE di 90 miliardi di euro per il 2026-2027, nonché a partecipare agli approfondimenti avviati da Francia e Germania sul rafforzamento della deterrenza nucleare, nel rispetto dei trattati vigenti;
5) ad adeguare, in coerenza con quanto al punto 2) e secondo un percorso programmato e verificabile, le spese per la difesa e gli investimenti connessi (industria, ricerca e sviluppo, prontezza operativa, difesa aerea e antimissile, capacità anti-drone, protezione delle infrastrutture critiche), conseguentemente anche agli impegni assunti in ambito NATO, nonché a partecipare agli approfondimenti avviati da Francia e Germania sul rafforzamento della deterrenza nucleare, nel rispetto dei trattati vigenti;
6) a inserire ogni eventuale cessione o messa a disposizione di sistemi italiani di difesa aerea, antimissilistica e anti-drone richiesti da Paesi terzi extra-UE in un chiaro quadro multilaterale e di missioni o dispositivi internazionali formalmente definiti, assicurando in ogni caso la priorità alla difesa del territorio nazionale e di quello dei Paesi UE, alla protezione dei contingenti già impegnati nelle aree di conflitto e alla continuità del sostegno europeo all'Ucraina;
7) ad adoperarsi alla promozione di una posizione comune europea finalizzata ad una iniziativa diplomatica volta a favorire la de-escalation militare e alla ridefinizione di modalità e obiettivi dell'azione in Iran in chiave multilaterale e che metta in primo piano il pieno rispetto dei diritti umani, la transizione democratica, la fine della repressione ai danni dei civili e dei detenuti politici, la cessazione dell'opera di destabilizzazione della regione mediorientale messa in atto da decenni dal regime degli Ayatollah;
8) a proseguire e rafforzare, anche attraverso la nomina di un inviato speciale, il sostegno politico, economico, umanitario e militare all'Ucraina, in coordinamento con l'UE e gli alleati, assicurando al contempo che tale sostegno sia accompagnato da una pianificazione strutturata della fase di stabilizzazione e ricostruzione, con particolare attenzione a energia, infrastrutture critiche, servizi essenziali e rafforzamento dello Stato di diritto;
9) a sostenere con continuità e determinazione, in sede europea, il percorso di adesione dell'Ucraina all'Unione europea già nel 2027, contrastando iniziative o posizioni che ne ostacolino o ne rallentino l'avanzamento;
10) a continuare a perseguire l'obiettivo della pace in Medio Oriente sulla base del principio «due popoli due Stati»;
11) a sollecitare, in sede europea, l'attivazione di linee di indebitamento comune volto a finanziare interessi strategici e beni pubblici europei, come welfare, i sistemi sanitari e di istruzione, infrastrutture strategiche, mobilità e lo sviluppo delle nuove tecnologie;
12) a elaborare un piano europeo volto a mitigare gli effetti dei dazi statunitensi, anche attraverso forme di sostegno alle imprese per favorire le esportazioni e l'apertura a nuovi mercati, tutelando le filiere che esportano verso quella regione, con particolare riferimento ai prodotti deperibili al momento impossibilitati a essere esportati;
13) a operare in sede di Consiglio europeo affinché, per la durata della crisi in atto e sino al rientro di condizioni di normalità dei mercati energetici, sia sospesa l'operatività del sistema europeo di scambio delle quote di emissione (ETS), ovvero siano adottate misure equivalenti di salvaguardia, al fine di evitare ulteriori aggravi sui costi energetici e produttivi, con particolare riguardo alle imprese energivore e ai settori maggiormente esposti, preservando competitività, livelli occupazionali e continuità delle filiere industriali;
14) a promuovere l'adozione di un sistema di gestione dei flussi migratori europei coordinato e condiviso tra tutti gli Stati membri, il quale deve mettere al centro l'azione di salvataggio dei migranti in mare e non aggravare in modo preponderante i Paesi di prima accoglienza, in particolare prendendo atto che forme di delocalizzazione come i centri in Albania risultano del tutto fallimentari.
(6-00216) n. 3 (11 marzo 2026)
Preclusa
Il Senato della Repubblica,
considerando che:
il prossimo Consiglio europeo del 19 e 20 marzo ha all'ordine del giorno i conflitti in Medio Oriente e in Ucraina, la sicurezza e la difesa europea, la competitività e il mercato unico ed il nuovo Quadro finanziario pluriennale,
premesso che:
1) l'attacco unilaterale coordinato di Israele e Stati Uniti contro l'Iran, iniziato il 28 febbraio 2026, mentre erano in corso i negoziati sul nucleare a Ginevra, in palese violazione del diritto internazionale, ha innescato una serie di ritorsioni iraniane che hanno esteso il conflitto a diversi Paesi del Golfo;
2) l'invasione del Libano da parte di Israele mostra come lo scenario di guerra stia dilagando nella regione e può avere conseguenze incalcolabili, a partire dalla fragile tregua a Gaza e dai rischi per i nostri militari impegnati in missioni di pace nell'area;
3) il regime teocratico di Khamenei ha rappresentato una delle tirannie più feroci e oscurantiste dell'epoca moderna, ha esportato il terrore, finanziando e armando milizie in tutto il Medio Oriente, ha imposto una dittatura sanguinaria che ha sistematicamente soffocato nel sangue le aspirazioni di libertà del popolo iraniano, violandone i diritti umani, come tragicamente testimoniato anche dalla brutale ultima repressione di gennaio scorso delle donne e dei giovani che chiedevano democrazia;
4) la ferma condanna verso un regime liberticida non giustifica il ricorso ad azioni militari unilaterali che, violando il diritto internazionale e scavalcando ogni consesso multilaterale, rischiano di scatenare il caos nell'area e di legittimare la legge del più forte come unico regolatore dei rapporti tra Stati, dando l'ennesimo colpo a un ordine mondiale basato sulle regole;
5) siamo convinti che il regime teocratico dell'Iran non possa dotarsi di armi nucleari, ma il modo per impedirlo è sempre la via negoziale e diplomatica che, pur complessa, resta l'unico strumento capace di disarmare le ambizioni nucleari del regime senza trascinare il Medio Oriente in un conflitto permanente, che metterebbe a rischio la stabilità globale. Non si può dimenticare che fu proprio la decisione unilaterale e sconsiderata di Donald Trump, durante il suo primo mandato, a far saltare l'accordo sul nucleare (JCPOA) siglato nel 2015, distruggendo anni di faticosa mediazione diplomatica, che aveva anche visto il protagonismo dell'Unione europea;
6) la destabilizzazione dell'area innescata dalla guerra illegale avviata da Stati Uniti e Israele ha ricadute gravi e imprevedibili sull'economia mondiale. L'escalation militare nel Golfo Persico e l'interruzione dei transiti attraverso lo stretto di Hormuz stanno già producendo effetti pesantissimi sui mercati energetici internazionali, con un fortissimo aumento delle quotazioni del petrolio e del gas. Se la crisi dovesse protrarsi, il rischio concreto è quello di una nuova, drammatica impennata dei prezzi del gas, dell'elettricità e dei carburanti, con conseguenze dirette su famiglie e imprese, già provate da anni di instabilità energetica e inflazione;
7) l'ampliamento del teatro di guerra ha esposto a un pericolo immediato decine di migliaia di nostri connazionali: solo nell'area del Golfo, infatti, risiedono e operano circa 70.000 cittadini italiani, una comunità vasta composta da lavoratori, tecnici, cooperanti e famiglie, cui si sono aggiunte le migliaia in transito per motivi di viaggio, studio o lavoro. Questi connazionali risultano tuttora bloccati dalla paralisi dei trasporti aerei, intrappolati in un quadrante geografico diventato improvvisamente ostile, in attesa di corridoi sicuri per il rientro;
8) dinanzi all'escalation che investe il Medio Oriente, l'immobilismo del Governo appare grave e ingiustificato e si configura come una rinuncia all'esercizio pieno della nostra sovranità diplomatica e come una rottura rispetto alla tradizione di dialogo e autonomia che ha storicamente contraddistinto la politica estera italiana nella regione;
9) a fronte delle posizioni espresse da diversi partner dell'Unione europea, che hanno formulato valutazioni critiche circa la natura e le conseguenze dell'intervento unilaterale promosso dall'amministrazione di Donald Trump, il Governo italiano non ha ancora reso nota una posizione chiara e autonoma;
10) ci associamo alla solidarietà espressa dai vertici europei al premier spagnolo Pedro Sanchez, che ha espresso una ferma condanna di tutte le violazioni del diritto internazionale, subendo inaccettabili minacce di ritorsione da parte del presidente USA Donald Trump;
11) la tragedia del popolo palestinese continua in forme drammatiche, nonostante gli annunci di cessate il fuoco che sono stati ripetutamente violati attraverso bombardamenti, incursioni militari e operazioni terrestri che hanno ulteriormente aggravato le condizioni della popolazione civile nella Striscia di Gaza;
12) la distruzione sistematica di infrastrutture civili, ospedali, scuole e reti idriche, insieme all'uso della fame, della sete, della privazione di cure mediche e dell'ostacolo alla distribuzione degli aiuti umanitari come strumenti di guerra, rappresenta una violazione grave e sistematica del diritto internazionale umanitario. Tale situazione è stata qualificata dalla Commissione d'inchiesta delle Nazioni Unite e dalla Corte internazionale di giustizia come plausibilmente configurabile come genocidio, rendendo ancora più urgente un intervento della comunità internazionale per fermare le violenze e garantire la protezione della popolazione civile;
13) esprimiamo ferma condanna per le decisioni adottate dal Governo israeliano nel febbraio 2026, tra cui l'avvio di un processo sistematico di registrazione delle terre nella Cisgiordania occupata e misure volte ad ampliare il controllo amministrativo israeliano sul territorio, provvedimenti finalizzati a facilitare l'acquisizione delle terre da parte degli insediamenti israeliani e consolidare un'annessione de facto. Riteniamo che tali iniziative legislative e amministrative rappresentino passi concreti verso l'annessione della Cisgiordania, in aperta violazione del diritto internazionale e in contrasto con il parere della Corte internazionale di giustizia;
14) la partecipazione italiana ed europea al cosiddetto Board of Peace è sbagliata e pericolosa, nei fatti rappresenta uno strumento politico volto ad aggirare il quadro multilaterale delle Nazioni Unite e a sostituire il diritto internazionale con una gestione geopolitica dei processi di pace basata sulla forza;
15) è particolarmente grave l'assenza di un'autonoma iniziativa diplomatica dell'Unione europea e la sua sostanziale subordinazione alla strategia statunitense nella regione, che contribuisce a marginalizzare il ruolo dell'Europa come attore di pace e di mediazione;
16) consideriamo allarmante la prosecuzione della guerra in Ucraina e ribadiamo la condanna dell'aggressione russa. L'unica soluzione sostenibile e duratura può essere trovata solo attraverso una via diplomatica, un cessate il fuoco ed un processo negoziale multilaterale che garantisca sicurezza reciproca per le parti coinvolte;
17) è gravemente inadeguato l'approccio dell'UE, che in questi anni ha rinunciato a svolgere la propria funzione diplomatica, accentuando invece una postura militarista in contraddizione con il suo ruolo più proprio di attore di pace e rendendosi così oggi sostanzialmente irrilevante nella definizione delle iniziative volte a porre termine al conflitto;
18) l'Europa ha interesse a costruire una pace duratura e sostenibile, che non può essere basata sulla militarizzazione, sul confronto tra blocchi o su approcci punitivi, ma richiede un quadro di sicurezza cooperativa ispirato all'Atto finale di Helsinki e radicato nel disarmo, nella trasparenza, nei meccanismi di prevenzione dei conflitti e nelle garanzie reciproche;
19) il raggiungimento di una pace duratura e la ricostruzione di un ordine di sicurezza europeo cooperativo basato sulla coesistenza pacifica, sul controllo degli armamenti, sulla moderazione reciproca e sul disarmo nucleare è di diretto e vitale interesse per l'Europa, così come per il resto del mondo;
20) dall'inizio della guerra, l'UE e i suoi Stati membri hanno fornito all'Ucraina oltre 187 miliardi di USD in aiuti finanziari, militari e umanitari e in assistenza ai rifugiati e che recentemente sono stati approvati ulteriori impegni di finanziamento dell'UE attraverso un prestito di 90 miliardi di euro per la maggior parte finalizzato a spese militari;
21) la fornitura di equipaggiamento militare non ha determinato migliori condizioni negoziali per l'Ucraina, ma ha invece reso più deboli le poche iniziative diplomatiche per porre fine alla guerra, determinando così una condizione peggiore per il popolo ucraino. L'accordo di pace deve prevedere la costruzione di garanzie di sicurezza effettive, ma queste non possono basarsi sul dispiegamento di contingenti militari NATO o di Paesi UE;
22) occorre mettere in campo a livello europeo una riflessione profonda sull'attuale fase storica caratterizzata da una pluralità di crisi tra loro interconnesse - geopolitiche, economiche, sociali, climatiche e democratiche - che mettono in discussione la capacità dell'Unione europea di garantire pace, sicurezza, benessere e diritti fondamentali per tutti i suoi cittadini;
23) in un contesto internazionale in cui si assiste all'abbandono del multilateralismo accompagnato dall'inevitabile e conseguente tentativo di smantellamento del diritto internazionale, servirebbe un'Unione europea forte e una classe dirigente europea autorevole;
24) l'Europa resta oggi il luogo da cui costruire una prospettiva diversa di mondo, che sia capace di indicare una via d'uscita non scontata dalla fase di trasformazione epocale che stiamo vivendo. Per fare questo è fondamentale lavorare per la costruzione di un'Europa rinnovata come progetto di pace, come spazio di democrazia rinnovata e più solida, anche attraverso una profonda revisione dei Trattati, un'Europa più giusta e solidale, di progresso sociale e di dignità, come presidio di diritti e libertà non derogabili;
25) l'Unione europea ha assunto invece una pericolosa postura bellicista "in uno scontro per un nuovo ordine mondiale basato sul potere", abbandonando quel ruolo di attore di pace e di paziente tessitore di relazioni multilaterali che le dovrebbe essere proprio. L'Unione dovrebbe costruire la propria autonomia strategica, definendo innanzitutto una propria e autonoma iniziativa politica nelle relazioni internazionali e costruendo un sistema di difesa europeo fondato sul principio della sicurezza collettiva, della prevenzione dei conflitti e del rispetto del diritto internazionale, sottoposto al controllo democratico del Parlamento europeo e dei Parlamenti nazionali e realizzato attraverso un progressivo coordinamento e la razionalizzazione della spesa militare nazionale ed una prospettiva autonoma rispetto alle alleanze militari esistenti;
26) sono sbagliate e pericolose le proposte contenute nella Comunicazione congiunta "Preserving Peace-Defence Readiness Roadmap 2030" e l'intera impostazione del piano "Readiness 2030", che prospettano un enorme aumento della spesa militare nazionale senza alcun avanzamento verso un'autentica difesa comune europea;
27) l'aumento vertiginoso della spesa militare corrisponde alla sottrazione di risorse pubbliche che dovrebbero servire ad affrontare sfide sociali urgenti, dalla crisi climatica alla povertà, dalla salute pubblica all'istruzione e alla ricerca. Considera fondamentale concentrare le risorse sugli investimenti per migliorare la vita di tutte e tutti, a partire dai servizi pubblici essenziali, garantendo vera sicurezza e costruendo le condizioni per la pace necessaria;
28) è necessario opporsi ad ogni ipotesi di ulteriore aumento della spesa militare. La pace e la sicurezza non si ottengono promuovendo una politica di scontro e di guerra, aumentando le spese militari, la militarizzazione dell'UE e la sua trasformazione in un blocco militare, ma piuttosto attraverso la diplomazia, il dialogo e la soluzione politica dei conflitti e la costruzione di una sicurezza collettiva, nel rispetto dei principi della Carta delle Nazioni Unite e del diritto internazionale;
29) la messa in discussione degli obiettivi di decarbonizzazione e, più in generale, delle politiche ambientali del Green Deal, rinunciando a un programma ambizioso per contrastare il cambiamento climatico per dirottare priorità e investimenti verso riarmo e difesa, rappresenta un grave atto di irresponsabilità che rischia di demolire decenni di tutela dell'ambiente e protezione della natura, con effetti immediati su aria, acqua, ecosistemi e salute pubblica, oltre a far indietreggiare l'Europa proprio nel momento in cui la transizione ecologica sta ridisegnando gli equilibri economici globali;
30) l'Unione europea si trova ad affrontare una fase economica complessa segnata da rallentamento della crescita, crisi industriale in alcuni settori strategici, aumento delle disuguaglianze sociali e ritardi nell'attuazione della transizione ecologica;
31) il dibattito sulla competitività europea non può tradursi in una deregolamentazione sociale e ambientale o in una corsa ai sussidi industriali privi di condizionalità sociali e climatiche;
32) la revisione del Quadro finanziario pluriennale rappresenta un passaggio cruciale per orientare le priorità politiche dell'Unione europea nei prossimi anni, che dovrebbero essere indirizzate verso investimenti sociali, climatici e industriali sostenibili;
33) è totalmente inadeguato l'impianto dell'attuale proposta della Commissione europea di Quadro finanziario pluriennale che non offre risposte alle emergenze sociali e climatiche, frammenta e riduce il Green Deal, incrementa spese militari e strumenti dual use, azzera il coinvolgimento dei territori nella programmazione e nella realizzazione degli obiettivi e resta privo di una vera politica redistributiva europea;
34) è invece necessaria una profonda ridefinizione della strategia economica e industriale dell'Unione europea, che abbandoni definitivamente le politiche di austerità, liberando lo straordinario potenziale inespresso della domanda interna europea con politiche comuni più espansive, sul modello di NextGenEU:
a) per finanziare investimenti pubblici e stimolare quelli privati su infrastrutture, conoscenza, salute e beni comuni;
b) per mettere in campo politiche industriali non finalizzate all'economia di guerra, alla difesa, al riarmo, ma alla conversione ecologica, la transizione digitale e l'innovazione tecnologica del nostro sistema produttivo;
c) per aumentare i salari reali, anche al fine di rilanciare i consumi e la domanda aggregata;
35) la crescente instabilità geopolitica internazionale, l'escalation militare in Medio Oriente e le tensioni nei principali corridoi energetici globali stanno contribuendo a una nuova fase di volatilità e aumento dei prezzi dell'energia, con effetti significativi sull'economia europea, sull'inflazione e sul potere d'acquisto delle famiglie, oltre che sulla competitività del sistema produttivo europeo;
36) è pertanto necessario che l'Unione europea intervenga con strumenti straordinari per contenere l'impatto dei prezzi dell'energia, attraverso l'introduzione di un tetto europeo al prezzo del gas e di misure strutturali di riforma del mercato elettrico europeo che consentano di disaccoppiare il prezzo dell'elettricità dal prezzo del gas, ridurre la speculazione nei mercati energetici e garantire prezzi più stabili e sostenibili per lavoratori e imprese;
37) la guerra in Iran, il blocco dello stretto di Hormuz e l'intervento militare USA in Venezuela evidenziano la stretta relazione tra guerra e controllo dei giacimenti di petrolio e gas. In questo contesto liberarsi dalla dipendenza dagli idrocarburi rappresenta anche il perseguimento di una politica di pace;
38) le politiche del Governo sono andate nella direzione di rafforzare la dipendenza dell'Italia dal gas - spostando la dipendenza dal gas russo a quello arabo con gli USA che è diventato il primo esportatore di GNL in Italia, bloccando contemporaneamente le installazioni di impianti da rinnovabili, che nel 2025 sono diminuite del 27-30 per cento - determinando alti costi e continue spinte speculative, con un insostenibile caro energia a carico di famiglie, pensionati, lavoratori, lavoratrici e imprese;
39) i naufragi e le morti di migranti nel Mar Mediterraneo sono una tragedia epocale alla quale abbiamo la responsabilità di porre fine; ricorda che il salvataggio in mare è un obbligo legale ai sensi del diritto internazionale, in particolare ai sensi dell'articolo 98 della Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare, che richiede l'assistenza a qualsiasi persona in pericolo in mare; è necessaria una risposta permanente, solida ed efficace dell'Unione nelle operazioni di ricerca e salvataggio in mare, anche attraverso una missione dedicata dell'UE, al fine di prevenire ulteriori perdite di vite umane tra i migranti che tentano di attraversare il Mar Mediterraneo, l'esistenza di vie di accesso sicure e legali all'UE è l'unica alternativa alla migrazione irregolare e deplora la mancanza di tali opportunità, anche per i richiedenti asilo e i rifugiati.
40) desta profonda preoccupazione e ferma contrarietà la proposta di nuovo regolamento europeo sui rimpatri, il quale rappresenta un arretramento significativo nella tutela dei diritti fondamentali delle persone migranti e richiedenti asilo. La proposta rischia infatti di rafforzare un approccio esclusivamente securitario e repressivo alla gestione dei fenomeni migratori, privilegiando procedure accelerate di espulsione, ampliando le possibilità di detenzione amministrativa e favorendo accordi con Paesi terzi che non garantiscono adeguati standard di tutela dei diritti umani. Tale impostazione contrasta con i principi fondativi dell'Unione, con la Carta dei diritti fondamentali e con gli obblighi internazionali in materia di protezione dei rifugiati. Essendo invece necessario promuovere politiche migratorie fondate sulla solidarietà, sulla responsabilità condivisa tra gli Stati membri e sul pieno rispetto della dignità e dei diritti delle persone, rafforzando canali legali e sicuri di ingresso e strumenti di inclusione sociale,
impegna il Governo:
1) ad assumere, in ogni sede bilaterale e multilaterale, ogni iniziativa utile e urgente volta a fermare le azioni militari in corso, promuovendo con determinazione un cessate il fuoco immediato e un processo strutturato di de-escalation del conflitto, nel pieno rispetto del diritto internazionale e umanitario;
2) ad adoperarsi per la liberazione di tutti i prigionieri politici in Iran, a partire dalla premio Nobel Narges Mohammadi, nel rispetto dei diritti fondamentali della persona e a chiedere la sospensione immediata di ogni esecuzione capitale, quale misura imprescindibile di civiltà giuridica e di tutela dei diritti umani fondamentali, e a favorire una transizione pacifica e democratica nelle mani del popolo iraniano;
3) a porre in essere tutte le misure diplomatiche e operative necessarie per garantire il rientro in sicurezza dei connazionali attualmente bloccati nelle aree interessate dalla crisi, assicurando assistenza consolare costante e adeguata;
4) a sostenere con fermezza il ritorno alla via negoziale, favorendo la riapertura di canali diplomatici e il coinvolgimento delle organizzazioni internazionali competenti, al fine di pervenire a una soluzione politica e duratura della crisi, rilanciando in particolare il negoziato in corso a Ginevra, nella salvaguardia delle prerogative dell'AIEA a partire dal rispetto stringente degli impegni e dalle necessarie garanzie di trasparenza da parte dell'Iran;
5) a non autorizzare l'utilizzo delle basi concesse in uso alle forze armate americane presenti sul territorio italiano per attacchi militari contro l'Iran e, comunque, a non fornire alcun tipo di supporto militare ad una guerra che viola il diritto internazionale e che la comunità internazionale deve fermare prima che sia troppo tardi;
6) ad adoperarsi, in cooperazione con i partner europei, nel quadro di solidarietà prevista dai Trattati, per la protezione e la sicurezza del suolo europeo, e a tutelare, nei Paesi dell'area con cui abbiamo relazioni consolidate e interessi strategici, la sicurezza dei nostri contingenti militari impegnati in missioni di pace e dei civili;
7) a sostenere e supportare in sede europea la posizione del Governo spagnolo fermamente contraria alla guerra e in difesa del pieno rispetto del diritto internazionale, anche alla luce delle inaccettabili minacce commerciali da parte dell'amministrazione degli Stati Uniti d'America;
8) ad assumere urgenti iniziative per mettere in sicurezza il Paese rispetto a eventuali shock energetici e inflazionistici, con particolare riferimento alla tutela dei redditi delle famiglie e del loro potere d'acquisto, al sostegno delle imprese e delle filiere maggiormente esposte, nonché alle misure volte a rafforzare le scorte strategiche e a calmierare i prezzi dei beni essenziali, prevenendo fenomeni speculativi e garantendo la stabilità economica e sociale;
9) ad adoperarsi per la sospensione dell'accordo di associazione UE-Israele per gravi violazioni dei diritti umani ai sensi del suo articolo 2 e al contempo chiedere la sospensione delle esportazioni di armi verso Israele, l'adozione di sanzioni contro i responsabili della violenza dei coloni e contro le attività di colonizzazione nei territori palestinesi occupati;
10) a ritirare ogni forma di partecipazione italiana al cosiddetto Board of Peace e lavorare affinché anche l'Unione europea non sostenga iniziative che aggirano il ruolo delle Nazioni Unite;
11) a riconoscere lo Stato di Palestina nei confini del 1967 e sostenere una soluzione politica fondata sulla coesistenza nella libertà, nella pace e nella sicurezza dei due popoli;
12) a costruire le condizioni per una più ampia e ambiziosa conferenza multilaterale per la pace in Ucraina e lavorare quindi attivamente per la fine della guerra in Ucraina attraverso un accordo di pace duraturo e globale che affronti le cause profonde del conflitto e che sia fondato sui principi dell'Atto finale di Helsinki e della Carta delle Nazioni Unite, compresi la sicurezza collettiva, la moderazione militare e gli impegni di disarmo;
13) a lavorare affinché un auspicato accordo di pace tra Ucraina e Russia includa garanzie di sicurezza effettive escludendo ogni dispiegamento di contingenti militari NATO o di Paesi UE;
14) a rigettare o rivedere profondamente le proposte e gli impegni connessi alla Comunicazione congiunta "Preserving Peace-Defence Readiness Roadmap 2030" ed opporsi ad ogni ulteriore aumento delle spese militari, promuovendo invece la necessaria strada per la creazione di una difesa comune europea attraverso un progressivo coordinamento e razionalizzazione della spesa militare ed una progressiva autonomia dalle alleanze militari esistenti;
15) a difendere il concetto di autonomia strategica europea che, per essere tale, deve riaggiornare la propria valutazione sul rapporto con le alleanze militari esistenti, a partire dalla NATO;
16) a chiedere alla Commissione europea di rivedere profondamente la proposta di Quadro finanziario pluriennale e di presentare un impianto radicalmente rivisto e ispirato al progresso sociale ed alla transizione ecologica;
17) ad adoperarsi per trasformare il bilancio europeo in uno strumento quinquennale con una dotazione compresa tra il 2,5 per cento e il 5 per cento del PIL dell'Unione europea, finanziato anche da autentiche risorse proprie e da strumenti di debito comune europeo;
18) a respingere ogni tentativo di rallentare la transizione ecologica e il raggiungimento degli obiettivi climatici dell'Unione europea, sfruttando pienamente le opportunità del Green Deal europeo, unica strada per vincere la sfida dell'innovazione e della competitività, capace di unire tutela ambientale e diritti sociali;
19) coerentemente con tali obiettivi, a ridurre progressivamente e drasticamente le importazioni di gas sostituendole con energie rinnovabili di pari potenza installata per arrivare a realizzare un'autonomia e sovranità energetica e a non modificare il sistema EU ETS, pilastro fondamentale del Green Deal, scelta che penalizzerebbe fortemente la crescita delle rinnovabili rendendole meno vantaggiose economicamente rispetto alle fossili, frenando la decarbonizzazione e la drastica riduzione del costo dell'energia;
20) a sostenere l'adozione di un protocollo sociale progressivo che rafforzi il Pilastro europeo dei diritti sociali, garantendo la prevalenza dei diritti sociali e della coesione territoriale sulle sole libertà economiche del mercato interno;
21) a lavorare alla riduzione delle dipendenze energetiche, tecnologiche e industriali, privilegiando investimenti in transizione ecologica, cybersicurezza, protezione civile europea e resilienza climatica;
22) a richiedere al Consiglio europeo di respingere la proposta sul regolamento rimpatri e rivedere il patto sulla migrazione e l'asilo, cercando di costruire al suo posto un approccio più solidale alla gestione dei fenomeni migratori;
23) a lavorare per la creazione di una missione UE di salvataggio nel Mediterraneo e per la chiusura immediata di tutti gli accordi sulla gestione integrata delle frontiere con Paesi terzi che non forniscono garanzie sufficienti sul rispetto dei diritti umani.
(6-00217) n. 4 (11 marzo 2026)
Boccia, Alfieri, Rojc, Franceschini, Malpezzi, Bazoli, Lorenzin, Mirabelli, Nicita, Zambito, Irto, Basso, D'Elia, Zampa.
Preclusa
Il Senato,
premesso che:
il Consiglio europeo del 19 e 20 marzo 2026 discuterà di Ucraina, Medio Oriente, competitività e mercato unico, prossimo quadro finanziario pluriennale, difesa e sicurezza europee, migrazione e altri punti:
IRAN
l'attacco unilaterale coordinato di Israele e Stati Uniti contro l'Iran, iniziato il 28 febbraio 2026, mentre erano in corso i negoziati sul nucleare a Ginevra, in palese violazione del diritto internazionale, ha innescato una serie di ritorsioni iraniane che hanno esteso il conflitto a diversi Paesi del Golfo. L'invasione del Libano da parte di Israele mostra come lo scenario di guerra stia dilagando nella regione e può avere conseguenze incalcolabili, a partire dalla fragile tregua a Gaza e dai rischi per i nostri militari impegnati in missioni di pace nell'area;
la ferma condanna verso un regime liberticida come quello iraniano non giustifica il ricorso ad azioni militari unilaterali che, violando il diritto internazionale e scavalcando ogni consesso multilaterale, rischiano di scatenare il caos nell'area e di legittimare la legge del più forte come unico regolatore dei rapporti tra Stati, dando l'ennesimo colpo a un ordine mondiale basato sulle regole;
dinanzi all'escalation che investe il Medio Oriente, l'immobilismo del Governo appare grave e ingiustificato e si configura come una rinuncia all'esercizio pieno della nostra sovranità diplomatica e come una rottura rispetto alla tradizione di dialogo e autonomia che ha storicamente contraddistinto la politica estera italiana nella regione. Infatti, a fronte delle posizioni espresse da diversi partner dell'Unione europea, che hanno formulato valutazioni critiche circa la natura e le conseguenze dell'intervento unilaterale promosso dall'amministrazione di Donald Trump, la Presidente del Consiglio non ha ancora reso nota una posizione chiara e autonoma di condanna, limitandosi a deboli dichiarazioni in occasioni di interviste televisive che, come di tutta evidenza, non hanno alcuna valenza ufficiale nelle sedi internazionali;
MEDIO ORIENTE
dopo più di due anni, malgrado la tregua, combattimenti e sofferenza continuano ad essere all'ordine del giorno nella Striscia di Gaza, mentre prosegue incontrastato un piano di annessione di fatto della Cisgiordania, inclusa Gerusalemme Est, con violenze quotidiane e l'espansione degli insediamenti illegali. Il pieno esercizio del diritto all'autodeterminazione del popolo palestinese non è più rinviabile e richiede scelte nette, anche da parte dell'Unione europea. L'Italia deve contribuire, insieme ai partner europei, a contrastare ogni forma di occupazione illegale e a sostenere una prospettiva di pace fondata sulla giustizia e sulla legalità internazionale;
la risoluzione 2803/2025 prevede una forza di stabilizzazione internazionale incaricata di proteggere i civili, ritirare le armi detenute da Hamas e supervisionare l'addestramento di una forza di polizia palestinese. Tale proposta era stata avanzata dal Partito Democratico già nella mozione n. 1-00233 del 13 febbraio 2024. Riteniamo necessario che il Governo valuti le condizioni di partecipazione a tale missione di peacekeeping su mandato delle Nazioni Unite, che deve vedere un ruolo centrale dei Paesi arabi protagonisti della fase di ricostruzione;
UCRAINA
dopo quattro anni dall'avvio dell'aggressione russa contro l'Ucraina, l'andamento dei colloqui di pace ad Abu Dhabi mostra una reale mancanza di volontà della Russia, che continua ad attaccare abitazioni ed infrastrutture civili senza sosta, di giungere ad una soluzione negoziale;
l'Italia e l'Europa devono continuare a sostenere l'Ucraina, non solo sul piano umanitario, economico e militare come ha fatto finora, ma anche sul piano politico e diplomatico, per garantire una soluzione duratura al conflitto che tenga conto delle ragioni dell'aggredito e sostenere l'Ucraina nella sua aspirazione di integrazione europea e nello sforzo di ricostruzione. In questo quadro è necessario che l'Italia cooperi con gli altri partner europei, per finalizzare in tempi brevi una proposta operativa legalmente fondata e finanziariamente sostenibile per l'utilizzo dei beni russi congelati in Europa;
DIFESA ED AUTONOMIA STRATEGICA
appare essenziale e non più rinviabile la creazione di una «vera unione di difesa», superando la mancanza di volontà politica degli Stati membri; tuttavia, analogamente gli investimenti in sicurezza devono accompagnarsi e non sostituirsi a quelli necessari a realizzare l'autonomia strategica in altri settori prioritari, a partire da quelli per la coesione e la protezione sociale, garantiti dai Fondi strutturali e di investimento dell'Unione europea;
occorre, pertanto, lavorare per un maggiore coordinamento, condizionando tutti gli strumenti previsti a progetti di difesa comune insieme a più Stati membri, in modo da favorire l'interoperabilità, il coordinamento tra i sistemi di difesa e il rafforzamento della capacità industriale comune, nella direzione avviata con lo strumento EDIP, anche con l'obiettivo di superare un sistema di acquisti dei Paesi membri che, privo dell'obbligo di coordinamento, favorirebbe i sistemi produttivi al di fuori dell'Unione europea che al momento pesano circa l'80 per cento dell'approvvigionamento complessivo;
l'amministrazione statunitense, tramite il Dipartimento della difesa, ha formalmente espresso una netta opposizione all'ipotesi che l'Unione europea introduca clausole vincolanti di "Buy European" nella revisione delle norme sugli appalti per la difesa, attesa entro l'estate. In tale contesto desta particolare preoccupazione l'atteggiamento della Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, che ha espresso contrarietà rispetto a tali clausole stringenti, ennesima conferma della postura subalterna rispetto alle pressioni provenienti dagli Stati Uniti che indeboliscono l'autonomia decisionale europea;
ENERGIA
l'escalation militare nel Golfo Persico e il conseguente difficile transito attraverso lo stretto di Hormuz stanno producendo pesanti effetti sui mercati energetici internazionali, con un fortissimo aumento delle quotazioni del petrolio e del gas. Il protrarsi del blocco delle navi petroliere rischia di innalzare il prezzo del greggio stabilmente sopra i 100 dollari e di generare conseguentemente fino a un punto di inflazione aggiuntivo nei prossimi 12 mesi, cancellando mezzo punto di crescita economica globale;
nel nostro Paese, nel volgere di pochi giorni, il prezzo dei carburanti alla pompa è salito rapidamente raggiungendo quota 2 euro al litro in modalità self-service. Il rincaro prolungato dei costi energetici avrebbe altresì ricadute dirette e pesanti sulle bollette di famiglie e imprese italiane, minando la competitività del sistema produttivo nazionale e il potere d'acquisto dei cittadini;
le aperture del Governo alla proposta avanzata dal Partito Democratico di applicare nell'attuale congiuntura il meccanismo della cosiddetta "accisa mobile" devono rapidamente concretizzarsi e restano, in ogni caso, solo un primo passo per tutelare le famiglie e le imprese italiane;
DAZI
la guerra e l'aumento drammatico dei prezzi del petrolio e del gas naturale si inseriscono in una situazione dei mercati internazionali già sotto grave stress. Le prospettive di crescita per il nostro Paese sono minacciate da numerosi fattori di rischio, fra i quali particolare rilevanza assume la vicenda dei dazi imposti dall'amministrazione statunitense;
l'accordo al ribasso sui dazi tra UE e Stati Uniti dell'agosto 2025, frutto del mancato sostegno ad una forte e decisa azione comune europea da parte di alcuni Governi nazionali, in particolare quello italiano, aveva già provocato un duro colpo per le esportazioni italiane ed europee, riducendo crescita e occupazione. I dati consolidati relativi all'anno 2025, pubblicati dall'ISTAT il 29 gennaio 2026, hanno evidenziato un'inversione di tendenza, con una contrazione del surplus commerciale italiano verso gli USA, sceso dai 38,87 miliardi del 2024 ai 34,19 miliardi del 2025, ossia di circa 4,7 miliardi di euro nel breve volgere di un anno;
la sentenza pronunciata il 20 febbraio scorso dalla Corte suprema degli Stati Uniti, che ha statuito l'illegittimità dei dazi "IEEPA" imposti dall'amministrazione Trump, ha ulteriormente aggravato il clima di incertezza sui mercati internazionali a causa della reazione dell'amministrazione Trump, che ha introdotto dazi globali al 15 per cento, con effetto immediato, su quasi tutte le importazioni di merci e del vertiginoso incremento del contenzioso legale, con richiesta da parte delle imprese danneggiate della restituzione degli importi illegittimamente riscossi dall'amministrazione USA;
STATI UNITI D'EUROPA/COMPETITIVITÀ/QFP
l'Unione europea si confronta, nella drammatica congiuntura internazionale, con l'esigenza della propria trasformazione, sia economica sia politica, e del rafforzamento della sua dimensione unitaria, rilanciando l'opzione federale come unica risposta credibile alle sfide globali; il livello di integrazione politica, economica e produttiva raggiunto non è infatti più sufficiente a proteggere le nostre conquiste sociali e la nostra sicurezza, né in grado di sostenere un'azione diplomatica comunitaria forte e coerente a tutela della pace e dello sviluppo;
per sostenere il modello di sviluppo europeo, occorre proseguire sul percorso inaugurato con il Next generation EU, promuovendo investimenti congiunti per consolidare l'autonomia strategica e la competitività dell'economia europea, l'indipendenza energetica, la costruzione di catene europee del valore, il potenziamento della capacità industriale e una transizione ecologica e digitale giusta, con investimenti che giungano al 5 per cento del PIL UE annuo, come suggerito dal Rapporto Draghi; occorrono altresì un bilancio dell'Unione europea più ambizioso, governance economica flessibile, un mercato unico compiuto e pienamente integrato che semplifichi il quadro legislativo per le imprese e protegga il modello sociale europeo, anche difendendo il «diritto a restare», rafforzando la coesione sociale e territoriale, come evidenziato dal Rapporto Letta, nonché l'armonizzazione fiscale, e prevedendo fondi europei specifici per sostenere la conversione verde e digitale e la formazione dei lavoratori;
è necessario rilanciare alcuni dei pilastri della visione condivisa di sviluppo, la coesione sociale e la lotta alle diseguaglianze, la cui crescita è la prima minaccia per la forza e la tenuta della democrazia, e rafforzare il Pilastro europeo dei diritti sociali per mercati del lavoro equi e sistemi di protezione sociale inclusivi. Invece, il prossimo bilancio europeo va nella direzione opposta: indebolisce la coesione territoriale, taglia le risorse e riduce lo spazio delle politiche sui territori;
un'Unione europea realmente capace di agire in modo incisivo deve poter superare il vincolo dell'unanimità, che spesso paralizza le scelte comuni, non solo in materia di politica estera, difesa e sicurezza comune, ma anche nel settore relativo alla regolazione del mercato, così da garantire capacità decisionale e unità di intenti, superando la logica puramente intergovernativa. Occorre muoversi con impegno e determinazione, come sottolineato anche nel Manifesto presentato dalla delegazione del Partito Democratico al Parlamento europeo, per rilanciare il progetto comunitario verso gli Stati Uniti d'Europa;
il nostro Paese deve essere in prima linea per rafforzare il processo di integrazione, sostenendo sforzi e impegni comuni a livello europeo nei settori chiave da un punto di vista politico, economico e sociale, per difendere e consolidare l'autonomia strategica dell'Unione; in tale prospettiva, diventa decisivo sostenere, se necessario, anche l'utilizzo dello strumento delle cooperazioni rafforzate, per avviare da subito progetti e azioni comuni con gli Stati membri che vogliono farlo, senza aspettare l'accordo di tutti;
MIGRAZIONI
le migrazioni rappresentano una sfida epocale che l'UE deve affrontare in un'ottica strutturale e non emergenziale. Al contrario, il nuovo approccio europeo al fenomeno migratorio e ai rimpatri, che dà sostanza a posizioni estremiste e propagandistiche, formalizzando l'esternalizzazione delle frontiere, rischia di creare aree extra-UE dove concentrare migranti e di considerare sicuri Paesi che in realtà non offrono protezione sostanziale e sufficiente. Un maggiore coordinamento e convergenza a livello europeo nella gestione delle politiche migratorie è fondamentale, ma ciò deve avvenire nella piena garanzia dei diritti umani e nel rispetto degli accordi bilaterali; le modifiche alla normativa in materia di immigrazione e asilo, frutto dell'accordo tra popolari ed estreme destre europee, minacciano invece il diritto d'asilo in Europa e i valori su cui l'Unione è fondata. Il diritto d'asilo è un principio inviolabile che riguarda la situazione individuale di ogni persona: non può essere indebolito o aggirato attraverso scorciatoie normative o accordi opachi,
impegna il Governo:
1) a scegliere senza esitazioni e ambiguità, di fronte alle minacce globali e alle sfide continue rappresentate dall'amministrazione americana, l'interesse europeo, all'interno del quale si promuove e realizza il nostro interesse nazionale, collocando l'Italia sulla frontiera più avanzata dell'integrazione contro le spinte disgregatrici, le interferenze esterne e i ripiegamenti nazionalisti;
IRAN
2) ad assumere, in ogni sede bilaterale e multilaterale, ogni iniziativa utile e urgente volta a fermare le azioni militari in corso, promuovendo con determinazione un cessate il fuoco immediato e un processo strutturato di de-escalation del conflitto, nel pieno rispetto del diritto internazionale e umanitario, nonché ad adoperarsi per la liberazione di tutti i prigionieri politici in Iran, a chiedere la sospensione immediata di ogni esecuzione capitale e a favorire una transizione pacifica e democratica nelle mani del popolo iraniano;
3) a sostenere con fermezza il ritorno alla via negoziale, favorendo la riapertura di canali diplomatici e il coinvolgimento delle organizzazioni internazionali competenti, al fine di pervenire a una soluzione politica e duratura della crisi, rilanciando in particolare il negoziato in corso a Ginevra, nella salvaguardia delle prerogative dell'AIEA, a partire dal rispetto stringente degli impegni e dalle necessarie garanzie di trasparenza da parte dell'Iran;
4) a non autorizzare l'utilizzo delle basi concesse in uso alle Forze armate americane presenti sul territorio italiano per attacchi militari contro l'Iran e, comunque, a non fornire alcun tipo di supporto militare ad una guerra che viola il diritto internazionale e che la comunità internazionale deve fermare prima che sia troppo tardi;
5) ad adoperarsi, in cooperazione con i partner europei, nel quadro di solidarietà prevista dai Trattati, per la protezione e la sicurezza del suolo europeo e a tutelare, nei Paesi dell'area con cui abbiamo relazioni consolidate e interessi strategici, la sicurezza dei nostri contingenti militari impegnati in missioni di pace e dei civili;
6) a sostenere e supportare in sede europea la posizione del Governo spagnolo fermamente contraria alla guerra e in difesa del pieno rispetto del diritto internazionale, anche alla luce delle inaccettabili minacce commerciali da parte dell'amministrazione degli Stati Uniti d'America;
MEDIO ORIENTE
7) a riconoscere, sia in sede nazionale che a livello europeo, la Palestina quale Stato democratico e sovrano entro i confini del 1967 e con Gerusalemme quale capitale condivisa, che conviva in pace, sicurezza e prosperità accanto allo Stato di Israele, con la piena assunzione del reciproco impegno a garantire ai cittadini di vivere in sicurezza al riparo da ogni violenza e da atti di terrorismo, al fine di preservare, nell'ambito del rilancio del processo di pace, la prospettiva dei «due popoli, due Stati»;
8) ad assumere, in seno all'Unione europea, ogni iniziativa necessaria a porre fine all'occupazione illegale dei territori palestinesi, in conformità al diritto internazionale e alle risoluzioni delle Nazioni Unite, anche sostenendo in sede europea l'adozione di sanzioni nei confronti del Governo israeliano per la sistematica violazione del diritto internazionale e del diritto internazionale umanitario e nei confronti dei coloni responsabili delle violenze in Cisgiordania, inclusa la sospensione dell'accordo di associazione EU-Israele;
9) a promuovere l'embargo totale di armi da e verso Israele e a sospendere qualsiasi forma di cooperazione militare a partire dal Memorandum d'intesa tra il Governo italiano e il Governo dello Stato di Israele, inclusi la fornitura, l'acquisto e il trasferimento di armamenti e tecnologie, compresi quelli da e verso Paesi terzi, fino all'esito del processo di pace;
10) a farsi promotore in seno al Consiglio di predisporre uno strumento legislativo volto a vietare in modo esplicito qualsiasi rapporto economico e commerciale con gli insediamenti israeliani situati nel Territorio Palestinese Occupato (TPO), inclusa Gerusalemme Est, accompagnando tale misura con sanzioni economiche mirate, al fine di garantire il rispetto del diritto internazionale e promuovere politiche europee coerenti a sostegno della pace, della legalità e della tutela dei diritti delle popolazioni locali;
11) a sostenere, in tutte le sedi internazionali e multilaterali, il pieno afflusso di aiuti umanitari continui, rapidi, sicuri e senza restrizioni all'interno della Striscia, il pieno rispetto del diritto internazionale e ad intraprendere tutte le azioni necessarie, in ambito nazionale e internazionale, per garantire i corridoi via terra richiesti dalle organizzazioni umanitarie, ivi incluso un corridoio umanitario dedicato che consenta agli studenti palestinesi ammessi presso università italiane di raggiungere l'Italia;
12) a sostenere, in tutti i consessi europei ed internazionali, la legittimità e l'operatività della Corte penale internazionale e della Corte internazionale di giustizia e a dare piena attuazione ai loro pronunciamenti, in linea con il diritto internazionale e in virtù del previsto obbligo di cooperazione da parte degli Stati membri;
UCRAINA
13) a ribadire la ferma condanna della grave, inammissibile e ingiustificata aggressione russa dell'Ucraina e a continuare a garantire pieno sostegno e solidarietà al popolo e alle istituzioni ucraine, mediante tutte le forme di assistenza necessarie, nel rispetto di quanto previsto dall'articolo 51 della Carta delle Nazioni Unite, anche attraverso un utilizzo legalmente fondato dei beni russi congelati, sostenendo con urgenza ogni iniziativa diplomatica e politica che garantisca un ruolo dell'Unione europea, in collaborazione con gli alleati, per il perseguimento di una pace giusta e sicura che preservi i diritti del popolo ucraino;
14) a richiedere la liberazione e lo scambio dei prigionieri di guerra, il ritorno in sicurezza dei civili rapiti, in particolar modo i bambini, e a richiedere l'avvio delle necessarie attività diplomatiche di assistenza nelle attività di ricerca e ricongiungimento familiare;
DIFESA E AUTONOMIA STRATEGICA
15) a collocare l'Italia da protagonista nella costruzione di una vera difesa comune europea e non di un riarmo degli eserciti nazionali privo di coordinamento, esprimendo la chiara volontà politica di andare avanti nel percorso di realizzazione di un'unione della difesa, anche partendo da forme di cooperazione rafforzata o integrazione differenziata tra Stati membri;
16) a promuovere un percorso di reale costruzione di una difesa europea, attraverso una governance democratica chiara del settore e investimenti comuni necessari a realizzare l'autonomia strategica e colmare i deficit alla sicurezza europea, al coordinamento e all'integrazione della capacità industriale e dei comandi militari, anche introducendo clausole vincolanti sul "Buy European", all'interoperabilità dei sistemi di difesa verso un esercito comune europeo;
17) a ribadire la ferma contrarietà all'utilizzo dei Fondi di coesione europei e del next generation EU per il finanziamento e l'aumento delle spese militari e ad informare le competenti commissioni parlamentari in caso di utilizzo dei fondi europei, in particolare in relazione ai progetti di cui si richiede il finanziamento e l'andamento degli stessi, nonché in caso di utilizzo dello strumento SAFE, anche del rispetto delle clausole di preferenza europea;
ENERGIA
18) ad assumere urgenti iniziative per mettere in sicurezza il Paese rispetto a eventuali shock energetici e inflazionistici, con particolare riferimento alla tutela dei redditi delle famiglie e del loro potere d'acquisto;
19) ad avviare tempestivamente le procedure per ridurre le accise su benzina e diesel, restituendo a cittadini ed imprese l'extragettito IVA che lo Stato sta incassando;
20) a sostenere le iniziative in ambito UE finalizzate a diversificare ulteriormente i canali di approvvigionamento energetico e ad accelerare il raggiungimento degli obiettivi di transizione energetica e verde, al fine di aumentare il grado di autonomia e ridurre la nostra dipendenza dalle fonti fossili, evitando di indebolire il sistema degli ETS;
21) ad attivarsi in sede UE al fine di adottare misure comuni per separare il prezzo dell'energia elettrica da quello del gas e ridurre per tale via i costi che gravano sul nostro sistema imprenditoriale e sulla bolletta elettrica delle famiglie;
DAZI
22) ad adottare ogni iniziativa utile, anche in sede europea, al fine di garantire la predisposizione di misure urgenti da destinare al sostegno dei settori produttivi maggiormente esposti agli effetti dell'introduzione dei dazi e colpiti dalla situazione di incertezza dei mercati mondiali e dal rallentamento del commercio internazionale, che preveda misure per favorire accesso al credito per le imprese, la previsione di ammortizzatori sociali, interventi per il sostegno all'internazionalizzazione e per evitare le delocalizzazioni, nonché misure volte a rafforzare le scorte strategiche e a calmierare i prezzi dei beni essenziali; in particolare, a sostenere le imprese e le filiere maggiormente esposte e a prevedere un piano di ristori o di incentivi fiscali specifici per le PMI;
23) a sostenere le iniziative in ambito UE finalizzate a mobilitare le risorse necessarie al rilancio della competitività e della coesione europea, prevedendo un Industrial Deal europeo con debito comune per finanziare un piano di investimenti comuni in beni pubblici europei;
24) a sostenere, in accordo con gli altri Paesi UE, le iniziative volte alla restituzione alle imprese italiane ed europee delle somme illegittimamente riscosse dall'amministrazione USA a causa dei dazi "IEEPA" imposti da Trump;
STATI UNITI D'EUROPA
25) ad adottare ogni iniziativa di competenza volta a sostenere il rilancio del progetto verso gli Stati Uniti d'Europa:
a) promuovendo l'adozione di un bilancio europeo più forte, che preveda l'aumento del budget pluriennale europeo, per sostenere investimenti comunitari attraverso un grande piano europeo, sul modello del next generation EU, da 750-800 miliardi annui, anche ricorrendo a debito comune e a nuove risorse proprie, da indirizzare verso l'innovazione, la competitività, la transizione verde, la coesione sociale e il rafforzamento del Pilastro europeo dei diritti sociali, nonché ribadendo l'urgenza di realizzare il mercato unico dei capitali, di affrontare il grande tema della riforma dell'armonizzazione fiscale tra i Paesi membri e di costituire una capacità fiscale comune e nuove risorse proprie per interventi anticiclici efficaci e politiche europee più solide;
b) contribuendo alla formazione di una vera politica estera che rilanci una forte diplomazia europea come strumento di pace e all'avvio, nel rispetto dell'articolo 42 del Trattato di Lisbona, di progetti e accordi di cooperazione tra Stati membri per promuovere una vera difesa comune europea tra gli Stati;
c) favorendo il superamento del potere di veto e una coerente riforma dei Trattati, come richiesto dal Parlamento europeo per abolire l'unanimità nel sistema decisionale dell'Unione europea, rafforzare il Parlamento europeo e procedere al completamento del mercato unico in tutti i settori dove è possibile farlo, per aumentare il peso e la competitività dell'Unione;
d) rilanciando la pratica istituzionale delle cooperazioni rafforzate, per avviare da subito progetti e politiche comuni con gli Stati membri che vogliono farlo;
MIGRAZIONI
26) a sostenere la realizzazione di corridoi umanitari sicuri e l'istituzione permanente di una missione europea di ricerca e salvataggio nel Mediterraneo; a promuovere la costruzione di un sistema comune, coordinato e solidale per la gestione strutturale del fenomeno migratorio che assicuri la tutela dei diritti umani; a garantire procedure e percorsi equi, sicuri e legali per migranti e richiedenti asilo, in particolare i minori, nonché a contrastare efficacemente il traffico di esseri umani, anche attraverso partenariati con i Paesi di origine e transito, purché responsabili e trasparenti, evitando in ogni caso disumane, inefficaci e costose forme di esternalizzazione delle frontiere dell'UE, come gli hub di rimpatrio in Paesi terzi.
(6-00218) n. 5 (11 marzo 2026)
Pirondini, Damante, Sabrina Licheri, Lopreiato, Bevilacqua, Aloisio, Bilotti, Castellone, Cataldi, Croatti, Di Girolamo, Barbara Floridia, Gaudiano, Guidolin, Ettore Antonio Licheri, Lorefice, Maiorino, Marton, Mazzella, Naturale, Nave, Patuanelli, Pirro, Scarpinato, Sironi, Turco.
Preclusa
Il Senato,
udite le comunicazioni del Presidente del Consiglio e preso atto dei drammatici sviluppi dei conflitti in atto in Iran e nel quadrante mediorientale, delle pesanti conseguenze economiche che ne stanno derivando, sia a livello globale che a carico dei cittadini italiani, e contemporaneamente della completa assenza di una posizione del Governo italiano al riguardo,
tenuto conto che l'ordine del giorno del Consiglio europeo al momento non è ancora ufficiale ed è in fase di definizione a seguito delle contingenze geopolitiche, ma sicuramente i Capi di Stato e di Governo europei tratteranno tematiche fondamentali quali, oltre alla situazione del Medio Oriente, gli ultimi sviluppi della crisi internazionale in atto in Ucraina, i temi della dimensione esterna dell'Unione europea con la migrazione e la sicurezza e difesa, per poi occuparsi di aspetti più economici quali il prossimo Quadro finanziario pluriennale, la competitività e il mercato unico,
impegna il Governo:
1) a scegliere senza esitazioni e ambiguità, di fronte alle minacce globali e alle sfide continue rappresentate dall'amministrazione americana, l'interesse europeo, all'interno del quale si promuove e realizza il nostro interesse nazionale, collocando l'Italia sulla frontiera più avanzata dell'integrazione contro le spinte disgregatrici, le interferenze esterne e i ripiegamenti nazionalisti;
2) a fronte del perdurante conflitto bellico russo-ucraino e preso atto dell'ormai consolidato posizionamento delle parti, a promuovere un inedito protagonismo dell'Unione europea nell'approccio alla risoluzione della crisi, per imprimere una concreta e reale svolta politico-diplomatica con una prospettiva multilaterale per l'immediato cessate il fuoco, affinché l'Europa possa tornare ad essere protagonista politica nella promozione e costruzione di un ordine internazionale fondato sulla pace, sul dialogo, sul rispetto dei diritti umani, sulla giustizia sociale, considerato il provato contesto geopolitico internazionale aggravato dalle continue violazioni del diritto internazionale;
3) ad adottare le opportune iniziative nelle sedi unionali volte a promuovere un percorso di reale costruzione di una difesa europea, attraverso una governance democratica chiara del settore e investimenti comuni per il coordinamento e l'integrazione delle capacità industriali e dei comandi militari, l'interoperabilità dei sistemi di difesa verso un esercito comune europeo, assicurando al contempo che tale percorso non avvenga a detrimento delle priorità sociali di sviluppo e coesione e a condizionare tutte le spese e gli strumenti europei alla pianificazione, allo sviluppo, all'acquisizione e alla gestione di capacità comuni per realizzare un'unione della difesa;
4) a sostenere la realizzazione di corridoi umanitari sicuri e l'istituzione permanente di una missione europea di ricerca e salvataggio nel Mediterraneo; a promuovere la costruzione di un sistema comune, coordinato e solidale per la gestione strutturale del fenomeno migratorio che assicuri la tutela dei diritti umani; a garantire procedure e percorsi equi, sicuri e legali per migranti e richiedenti asilo, in particolare i minori, nonché a contrastare efficacemente il traffico di esseri umani, anche attraverso partenariati con i Paesi di origine e transito, purché responsabili e trasparenti, evitando in ogni caso disumane, inefficaci e costose forme di esternalizzazione delle frontiere dell'UE, come gli hub di rimpatrio in Paesi terzi;
5) al fine di aumentare la competitività europea, a sostenere la trasformazione del programma Next generation EU in uno strumento permanente, da finanziare attraverso il bilancio europeo, con la conseguente istituzione di nuove fonti di entrate nella forma di risorse proprie dell'Unione europea, e l'inclusione dell'emissione di debito comune europeo come strumento stabile, finalizzato a sostenere l'impegno comune per il rafforzamento degli investimenti nella produzione di «beni pubblici» europei considerati prioritari, quali la salute, l'istruzione, la ricerca, l'innovazione, la sicurezza e la transizione energetica, scongiurando al contempo l'ipotesi di un eventuale ricorso all'emissione di eurobond per finanziare le capacità di difesa europee, al fine di assicurare all'Unione europea un proprio spazio fiscale autonomo, capace di avviare una politica economica anticiclica;
6) a rafforzare con coraggio il bilancio dell'Unione e impedire la decurtazione delle risorse destinate alla politica di coesione; a sostenere la costituzione di una capacità fiscale comune e nuovi strumenti di imposizione fiscale propri, tali da consentire rapidi ed efficaci interventi anticiclici e dotare di risorse adeguate le politiche europee;
7) a scongiurare il rischio che, nell'ambito delle interlocuzioni in corso sul riordino del Quadro finanziario pluriennale dell'Unione, le risorse a valere su un futuro Fondo unico europeo vengano distratte per altri flussi di spesa, tra cui la difesa, con grave pregiudizio per la politica agricola comune e la coesione territoriale;
8) in un'ottica del rafforzamento dell'industria europea, in merito all'evoluzione del sistema EU ETS, a garantire nei tavoli europei, in coerenza con i requisiti previsti dalla Disciplina in materia di aiuti di Stato a favore del clima, dell'ambiente e dell'energia 2022 e con il principio DNSH (Do No Significant Harm), la previsione di condizioni e obblighi in termini di efficienza energetica, decarbonizzazione e investimenti in fonti rinnovabili, senza arretramenti sugli obiettivi già fissati;
9) a condannare ogni azione militare unilaterale fuori dal quadro del diritto internazionale e dell'articolo 11 della Costituzione repubblicana;
10) ad assumere, in ogni sede bilaterale e multilaterale, ogni iniziativa utile e urgente volta a fermare le azioni militari in corso, promuovendo con determinazione un cessate il fuoco immediato e un processo strutturato di de-escalation del conflitto, nel pieno rispetto del diritto internazionale e umanitario, favorendo la riapertura di canali diplomatici e il coinvolgimento delle organizzazioni internazionali competenti, al fine di pervenire a una soluzione politica e duratura della crisi, rilanciando in particolare il negoziato in corso a Ginevra, nella salvaguardia delle prerogative dell'AIEA, a partire dal rispetto stringente degli impegni e dalle necessarie garanzie di trasparenza da parte dell'Iran;
11) ad adoperarsi per la liberazione di tutti i prigionieri politici in Iran, a partire dalla premio Nobel Narges Mohammadi, nel rispetto dei diritti fondamentali della persona e a chiedere la sospensione immediata di ogni esecuzione capitale, quale misura imprescindibile di civiltà giuridica e di tutela dei diritti umani fondamentali, e a favorire una transizione pacifica e democratica nelle mani del popolo iraniano;
12) a porre in essere tutte le misure diplomatiche e operative necessarie per garantire il rientro in sicurezza dei connazionali attualmente bloccati nelle aree interessate dalla crisi, assicurando assistenza consolare costante e adeguata;
13) a non autorizzare l'utilizzo delle basi concesse in uso alle Forze armate americane presenti sul territorio italiano per attacchi militari contro l'Iran e, comunque, a non fornire alcun tipo di supporto militare ad una guerra che viola il diritto internazionale e che la comunità internazionale deve fermare prima che sia troppo tardi;
14) ad adoperarsi, in cooperazione con i partner europei, nel quadro di solidarietà prevista dai Trattati, per la protezione e la sicurezza del suolo europeo e a tutelare, nei Paesi dell'area con cui abbiamo relazioni consolidate e interessi strategici, la sicurezza dei nostri contingenti militari impegnati in missioni di pace e dei civili;
15) a sostenere e supportare in sede europea la posizione del Governo spagnolo fermamente contraria alla guerra e in difesa del pieno rispetto del diritto internazionale, anche alla luce delle inaccettabili minacce commerciali da parte dell'amministrazione degli Stati Uniti d'America;
16) ad assumere urgenti iniziative per mettere in sicurezza il Paese rispetto a eventuali shock energetici e inflazionistici, con particolare riferimento alla tutela dei redditi delle famiglie e del loro potere d'acquisto, al sostegno delle imprese e delle filiere maggiormente esposte, nonché alle misure volte a rafforzare le scorte strategiche e a calmierare i prezzi dei beni essenziali, prevenendo fenomeni speculativi e garantendo la stabilità economica e sociale;
17) relativamente alla situazione della Striscia di Gaza a riconoscere, sia in sede nazionale che a livello europeo, la Palestina quale Stato democratico e sovrano entro i confini del 1967 e con Gerusalemme quale capitale condivisa, che conviva in pace, sicurezza e prosperità accanto allo Stato di Israele, con la piena assunzione del reciproco impegno a garantire ai cittadini di vivere in sicurezza al riparo da ogni violenza e da atti di terrorismo, al fine di preservare nell'ambito del rilancio del processo di pace la prospettiva dei «due popoli, due Stati»;
18) ad assumere, in seno all'Unione europea, ogni iniziativa necessaria a porre fine all'occupazione illegale dei territori palestinesi, in conformità al diritto internazionale e alle risoluzioni delle Nazioni Unite, anche sostenendo in sede europea l'adozione di sanzioni nei confronti del Governo israeliano per la sistematica violazione del diritto internazionale e del diritto internazionale umanitario e nei confronti dei coloni responsabili delle violenze in Cisgiordania, inclusa la sospensione dell'accordo di associazione EU-Israele, in permanenza delle ripetute violazioni dell'articolo 2 del suddetto accordo da parte del Governo israeliano e della violazione delle fondamentali regole dello Stato di diritto in atto, come denunciato dalle forze di opposizione israeliane;
19) a farsi promotore in seno al Consiglio di predisporre uno strumento legislativo volto a vietare in modo esplicito qualsiasi rapporto economico e commerciale con gli insediamenti israeliani situati nel Territorio Palestinese Occupato (TPO), inclusa Gerusalemme Est, accompagnando tale misura con sanzioni economiche mirate, al fine di garantire il rispetto del diritto internazionale e promuovere politiche europee coerenti a sostegno della pace, della legalità e della tutela dei diritti delle popolazioni locali;
20) a promuovere l'embargo totale di armi da e verso Israele e a sospendere qualsiasi forma di cooperazione militare a partire dal Memorandum d'intesa tra il Governo italiano e il Governo dello Stato di Israele, inclusi la fornitura, l'acquisto e il trasferimento di armamenti e tecnologie, compresi quelli da e verso Paesi terzi, fino all'esito del processo di pace;
21) a sostenere, in tutte le sedi internazionali e multilaterali, il pieno afflusso di aiuti umanitari continui, rapidi, sicuri e senza restrizioni all'interno della Striscia, il pieno rispetto del diritto internazionale e ad intraprendere tutte le azioni necessarie, in ambito nazionale e internazionale, per garantire che i corridoi via terra richiesti dalle organizzazioni umanitarie, come Music for peace, possano consentire agli aiuti di raggiungere Gaza in tempi certi e in piena integrità; ad attivarsi sul piano politico e diplomatico per l'apertura di un corridoio umanitario permanente che consenta il pieno afflusso di aiuti alla Striscia;
22) a sostenere, in tutti i consessi europei e internazionali, la legittimità e l'operatività della Corte penale internazionale e della Corte internazionale di giustizia, e a dare piena attuazione ai loro pronunciamenti, in linea con il diritto internazionale e in virtù del previsto obbligo di cooperazione da parte degli Stati membri, deplorando ogni sanzione e condanna nei confronti dei membri delle Corti internazionali, come quella subita da ultimo dal giudice italiano Rosario Aitala;
23) a non aderire, né a partecipare in qualunque forma al Board of Peace o ai suoi lavori, scongiurando qualsiasi forma di contribuzione finanziaria, al fine di non legittimare un organismo internazionale non conforme ai principi fondamentali previsti dall'articolo 11 della Costituzione, né a quelli del diritto internazionale, e non delegittimare il ruolo dell'ONU che va rafforzato e sostenuto.
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N.B. Le proposte di risoluzione si intendono precluse per le parti non assorbite.