Legislatura 19ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 388 del 04/02/2026

RESOCONTO STENOGRAFICO

Presidenza del presidente LA RUSSA

PRESIDENTE. La seduta è aperta (ore 9,31).

Si dia lettura del processo verbale.

MAFFONI, segretario, dà lettura del processo verbale della seduta del 29 gennaio.

PRESIDENTE. Non essendovi osservazioni, il processo verbale è approvato.

Comunicazioni della Presidenza

PRESIDENTE. L'elenco dei senatori in congedo e assenti per incarico ricevuto dal Senato, nonché ulteriori comunicazioni all'Assemblea saranno pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna.

Sui lavori del Senato

PRESIDENTE. La Conferenza dei Capigruppo, riunitasi ieri, fermo il calendario vigente, ha specificato la tempistica della discussione dei seguenti provvedimenti: dal 10 al 12 febbraio: disegno di legge su promozione e valorizzazione dei cammini d'Italia e decreto-legge sulle consultazioni elettorali e referendarie del 2026; dal 17 al 19 febbraio: decreto-legge cessione mezzi, materiali ed equipaggiamenti militari in favore dell'Ucraina e disegno di legge valorizzazione sussidiaria dei beni culturali; dal 24 al 25 febbraio: decreto-legge disposizioni in materia di termini normativi; dal 3 al 5 marzo: disegno di legge contrasto all'antisemitismo, che quindi il 3 sarà in Aula; dall'8 al 9 aprile: disegno di legge modifica del codice penale in materia di violenza sessuale e disegno di legge disposizioni in materia di morte medicalmente assistita; dal 14 al 16 aprile: disegno di legge elezioni del sindaco al primo turno nei Comuni con popolazione superiore a 15.000 abitanti; dal 21 al 23 aprile: disegno di legge consenso informato in ambito scolastico. In relazione allo svolgimento del referendum costituzionale, in programma nelle giornate del 22 e 23 marzo, giovedì 19 marzo il Senato non terrà seduta.

La Conferenza dei Capigruppo ha altresì stabilito che l'ordine del giorno delle sedute di oggi sia integrato, al termine delle informative già previste, con le comunicazioni del Ministro dell'interno sui gravi episodi di violenza avvenuti a Torino sabato 31 gennaio. Ciascun Gruppo avrà a disposizione dieci minuti per la discussione generale e dieci minuti per le dichiarazioni di voto (sono tempi massimi, naturalmente).

PATUANELLI (M5S). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

PATUANELLI (M5S). Signor Presidente, noi crediamo che ieri sia stato un errore forzare nella Conferenza dei Capigruppo, con una decisione presa a maggioranza, forse per la prima volta in questa legislatura in Senato, sul tema della necessità, che la maggioranza ha espresso, di prevedere le comunicazioni esclusivamente per quanto riguarda il tema dei fatti di Torino e della sicurezza del Paese. Noi abbiamo detto che sarebbe stato più logico e più sensato, dal punto di vista della grammatica istituzionale, mantenere un parallelismo tra Camera e Senato, che poteva anche essere la scelta di fare le comunicazioni in entrambi i rami del Parlamento. Ma se il principio è che su alcuni elementi di discussione e di dibattito politico le Assemblee del Parlamento si debbono esprimere attraverso la presentazione di proposte di risoluzione, quindi con dei voti di indirizzo nei confronti del Governo, allora dobbiamo decidere assieme quali sono questi elementi di indirizzo e quali sono i temi sui quali è necessario prevedere le comunicazioni.

Quindi dovevamo non solo garantire il parallelismo tra le due Camere, ma anche garantire che su un tema centrale e importante, che ha a che fare con la vita di decine e decine di migliaia di abitanti, qual è quello del dissesto idrogeologico e del dramma che sta vivendo la popolazione di Niscemi e che stanno vivendo in generale le popolazioni della Calabria, della Sicilia e della Sardegna, a seguito degli eventi occorsi qualche settimana fa, ci si esprimesse con una risoluzione e con un voto del Parlamento.

Allora il nostro voto contrario al calendario è su questo elemento e ciò che è avvenuto in Conferenza dei Capigruppo ha questa motivazione, non perché si debba ritenere sbagliato prevedere le comunicazioni, ma perché tutto va ricondotto a un dialogo istituzionale che non deve mancare e che questa volta non c'è stato.

Poi, quando parleremo dei diversi temi di oggi, illustreremo molto meglio perché riteniamo che su alcuni elementi il Governo e la maggioranza stiano facendo una speculazione politica, a nostro avviso, sbagliata. Per adesso mi fermo alla proposta di modifica del calendario, che è quella di prevedere, in aggiunta al calendario esistente, le comunicazioni del ministro Musumeci sul tema del dissesto idrogeologico e dei gravi eventi calamitosi avvenuti in Sicilia, Sardegna e Calabria. Quindi, non soltanto un'informativa, ma anche un momento di comunicazione e quindi con una risoluzione e un voto di questo Senato. (Applausi).

PRESIDENTE. La proposta - forse mi sono distratto - è stata enunciata chiaramente e la ripeto: inserire nel calendario le comunicazioni del ministro Musumeci. È corretto?

BOCCIA (PD-IDP). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Interviene su questo? Glielo chiedo per i tempi. Deve illustrare una sua proposta, o vuole intervenire sulla proposta del senatore Patuanelli?

BOCCIA (PD-IDP). Signor Presidente, devo illustrare un'altra proposta.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà per cinque minuti.

BOCCIA (PD-IDP). Ricordavo fossero dieci.

PRESIDENTE. Se interviene sulla proposta già illustrata, sono dieci. Se deve formulare una nuova proposta, sono cinque.

BOCCIA (PD-IDP). Signor Presidente, siccome oggi è previsto anche un dibattito col il ministro Musumeci, quando lo ascolteremo potrebbe venirci incontro, così evitiamo un'altra proposta. Provo a restare dentro i limiti di tempo che mi consentono di sostenere la proposta del presidente Patuanelli.

Signor Presidente, stiamo intervenendo sul calendario dei lavori, come lei sa, perché a un certo punto, sul passaggio da una semplice informativa, com'è avvenuto alla Camera, sui fatti di Torino, a comunicazioni con voto al Senato, le opposizioni hanno ribadito, in Conferenza dei Capigruppo, che non era un passaggio procedurale. Presidente, lei ne è consapevole, perché quello che è accaduto nelle ultime 48 ore nei rapporti tra Governo e Parlamento non è mai avvenuto all'inizio della legislatura.

È bene che le colleghe e i colleghi sappiano e siano tutte e tutti a conoscenza che il ministro Ciriani, dalla giornata di domenica, come spesso si fa quando ci sono delle emergenze, ha fatto proposte, poi smentite, poi ritrattate, poi decise a maggioranza ieri, in Conferenza dei Capigruppo, come mai era accaduto prima. Nella stessa riunione la maggioranza ha votato in un modo per una richiesta e nel modo opposto per una richiesta simile, ma che riguardava un altro tema. Lo dico perché, se quest'Aula funziona, funziona la democrazia; se funziona la democrazia, ci ritroviamo tutti. Se quest'Aula non funziona più, perché contano solo i muscoli della maggioranza, attivati in base alle richieste del Governo, allora è evidente che non ci sono più regole del gioco condivise.

Signor Presidente, lo dico una volta per tutte: le violenze avvenute a Torino sono state gravi, inaccettabili e intollerabili. Le abbiamo condannate senza ambiguità e senza distinguo. (Applausi). Chi aggredisce le Forze dell'ordine colpisce lo Stato e va isolato.

Su questo non c'è mai stata ambiguità, ma proprio perché pensiamo che la sicurezza e il lavoro delle donne e degli uomini in divisa sia una cosa seria, non possiamo accettare che si faccia propaganda. Lo diciamo perché ieri abbiamo contestato che, mentre a Montecitorio il ministro Piantedosi faceva un'informativa che avremmo dovuto fare anche al Senato, la Conferenza dei Capigruppo cambiava il calendario o comunque lo forzava, rispetto alle richieste legittime fatte delle opposizioni. Il ministro Piantedosi nell'altro ramo del Parlamento, stava di fatto anticipando una scelta che è nei fatti, e cioè l'ennesimo decreto-legge che il Governo si appresta ad emanare, sul quale, in nome dell'unità nazionale, che noi abbiamo chiesto sui fatti avvenuti a Torino, la Presidente del Consiglio ha cercato di chiedere il consenso delle opposizioni. Di tale decreto-legge noi, in primo luogo, non conosciamo il contenuto e in ogni caso, come abbiamo ribadito più volte, non può toccare i diritti costituzionali.

Signor Presidente, ce lo siamo detto più volte: quando si interviene su temi così delicati, si interviene dentro lo Stato di diritto, non contro lo Stato di diritto; si interviene dentro il funzionamento della Costituzione, non alterandola o modificandola. La verità, Presidente, è che l'appello della Presidente del Consiglio alla collaborazione ci è apparso finto, strumentale, proprio perché il Governo ha già un decreto-legge pronto. Questa discussione, compresa la trasformazione da informativa a comunicazione, non ci porta da alcuna parte, perché mi pare fin troppo evidente che domani il Consiglio dei ministri farà quello che il Governo aveva già scelto di fare, indipendentemente dal nostro dibattito. Era finto perché al Parlamento non si chiede di discutere, ma di ratificare; era finto perché non si cercava una sintesi, ma una copertura politica ad una strategia sulla sicurezza che ha già fallito da tre anni e mezzo.

La strategia sulla sicurezza di questa maggioranza e di questo Governo è già fallita: lo dicono i fatti, lo dicono i numeri, lo dice il numero di decreti che avete approvato e che noi abbiamo contestato e avversato e contro i quali abbiamo votato. Ma non vi basta. Non ci si chiede solo di condannare i violenti, cosa che abbiamo fatto immediatamente: lo ha fatto la nostra segretaria in tempo reale telefonando alla Presidente del Consiglio e assicurando la massima unità del Paese. Ci si chiede di condividere una strategia fallimentare, di farci corresponsabili di una linea che ha prodotto solo propaganda. Oggi questa operazione appare, con questa forzatura che è avvenuta ieri nella Conferenza dei Presidenti dei Gruppi parlamentari e oggi avverrà in Aula, con tutta evidenza: si vota su Torino in modo strumentale, mentre si nega il voto su Niscemi.

Ministro Musumeci, so che lei sarà disponibile ad una comunicazione con voto su Niscemi, ma ce lo dica quando interverrà. Sa perché glielo dico? Perché la percezione che abbiamo avuto ieri nel confronto con il Governo, attraverso il Ministro dei rapporti con il Parlamento, era di grande imbarazzo da parte del Governo. Probabilmente quell'imbarazzo era legato al tentativo di coprire gli atti o le politiche non fatte dalla Regione autonoma siciliana. Quindi non abbiamo capito se il Ministro dei rapporti con il Parlamento ieri stava difendendo il presidente Schifani o se stava difendendo lei. Siccome lei, Ministro, ci mette la faccia, ci dica ora, quando interverrà, che è disponibile a trasformare la sua informativa in comunicazione. Possiamo farlo anche qui in Aula. Quello che è apparso chiaro ieri, signor Presidente, è che ci sono stati due pesi e due misure: si vota quando serve per coprire i fallimenti della maggioranza, mentre si fugge dal voto quando emergono le responsabilità della destra. (Applausi). Noi riteniamo che questo sia un uso cinico della sicurezza come clava politica per la vicenda di Torino, e sia una fuga dalle responsabilità sulla vicenda di Niscemi, che ovviamente non tocca solo il dramma di Niscemi, ma tocca i danni avvenuti in Sicilia, in Calabria e in Sardegna.

Tutto questo per noi si inserisce in un disegno più ampio che non possiamo fingere di non vedere e ciò riguarda tutti noi, perché che si stia in maggioranza o in opposizione, ovunque si stia in quest'Aula, vi si sta per servire il Paese, non per servire una parte contro il Paese.

Abbiamo sentito parole gravi che non ci hanno rincuorati, un linguaggio che allude ad una giustizia piegata al consenso, ad una magistratura vista come ostacolo e non come un potere autonomo previsto dalla Costituzione. Qualcuno, dalle fila della maggioranza, ha richiamato alla responsabilità la magistratura: ora arrestateli e non rimetteteli fuori. Come se ci fosse un disegno, da qualche parte, di un magistrato che avrebbe già deciso di arrestare i criminali di Torino e di metterli fuori: per fare un dispetto a chi?

Signor Presidente, i Costituenti vollero un Parlamento forte, pluralista e centrale nella politica del Paese, proprio per evitare che il Paese fosse lacerato da divisioni, paure e forzature. Vollero istituzioni capaci di unire e servire la Nazione, non di dividerla. Dividere la Nazione è uno schema che non ci appartiene, è il modello Trump applicato all'Italia: emergenza come metodo, nemico interno come narrazione e paura come collante politico. Lo diciamo con chiarezza, signor Presidente: non ci stiamo. Questa è la sicurezza democratica: non la repressione come scorciatoia, non lo stato di eccezione permanente. (Applausi). Oggi abbiamo assistito, così come ieri, ad una giornata che ricorderemo, perché abbiamo ritrovato un Parlamento piegato, un calendario imposto, un confronto azzerato, ed è per questo che voteremo contro questo calendario dei lavori. (Applausi).

PRESIDENTE. Onorevole senatore Boccia, lei ha richiamato - per la verità, irritualmente - i lavori dell'Assemblea dei Presidenti dei Gruppi, che di solito non è conosciuta nei dettagli dai senatori. Mi corre pertanto l'obbligo di dire e di confermare che l'informativa del ministro Nello Musumeci era già stata decisa e approvata, quindi non si tratta di un cambiamento, ma è stata richiesta una modifica che non è stata neanche respinta. È stato chiesto, con una proposta precisa, che se dovevano esserci delle comunicazioni, dovevano essere comunicazioni sia per il ministro Musumeci che per il ministro Piantedosi e il suo Gruppo ha votato contro tale proposta.

Io non dico che sia giusto o sbagliato, ma mi limito a dire che questa è la fotografia di quanto è avvenuto.

DE CRISTOFARO (Misto-AVS). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

DE CRISTOFARO (Misto-AVS). Signor Presidente, parlerò con la consueta franchezza, ma mi conoscete e quindi non vi stupirete. Lo faccio condividendo la proposta del senatore Patuanelli, ma anche per dire che questo dibattito al quale stiamo assistendo nel corso di questi giorni merita, perlomeno, un ascolto fuori da quest'Aula, quindi parlerò qui, ma parlerò anche a chi ci ascolta nel Paese.

Signor Presidente, qui il punto non è per nulla la condanna dei violenti e la solidarietà alle Forze dell'ordine, che anche da parte nostra, ovviamente, è scontata. Anzi, vi dirò di più: se c'è qualcuno in Italia in questo momento che è parte lesa da quegli episodi che sono accaduti a Torino, quella parte lesa siamo noi, cioè sono esattamente quelli che cercano di stare nelle piazze, che cercano di abitare i luoghi del conflitto democratico in maniera non violenta, con i volti scoperti, con le braccia alzate, con i fischietti in bocca, rivendicando la libertà del dissenso, ma naturalmente anche la necessità di esercitare il dissenso nella forma totalmente ed esclusivamente non violenta.

Questo per tante ragioni: di carattere morale, perché sono inaccettabili gli episodi violenti, e finanche di carattere politico, perché è molto più forte - io penso - quando ci si oppone a una dinamica, qualunque essa sia, un comportamento radicalmente non violento: lo considero molto più efficace di quello che invece abbiamo visto in questi giorni.

Il punto, però, non è questo, perché questa cosa, signor Presidente, nessuno la nega. Tutte le forze politiche di questo Paese, anche quelle di opposizione, hanno espresso nelle primissime ore, e poi hanno continuato a farlo fino al dibattito che c'è stato ieri alla Camera, la solidarietà nei confronti dell'agente aggredito, delle Forze di polizia. Davvero da questo punto di vista non c'è nulla da imparare, se posso dire così.

In questo caso, tuttavia, il punto è un altro. Il punto è il clamoroso tentativo di strumentalizzazione politica che sta facendo il Governo sui fatti di Torino. Questo è il punto. È proprio la tempesta perfetta: aspettavate il pretesto e state cercando - ma lo dirò naturalmente dopo al ministro Piantedosi e anche quando entreremo nel merito del decreto-legge sicurezza - di utilizzare i fatti di Torino esattamente per andare ad intaccare quelle libertà costituzionali che sono al centro della vostra azione da tre anni a questa parte.

Voi sapete cosa è successo a Bologna qualche giorno fa? È successo, Presidente, che tre operai, tre lavoratori, sono stati rinviati a giudizio dalla procura di Bologna, che naturalmente ha applicato la legge, perché in questo Paese i magistrati applicano la legge, com'è del tutto evidente e come è giusto che sia. Hanno applicato la legge perché quei lavoratori facevano un presidio in mezzo alla strada per difendere il proprio posto di lavoro; a un certo punto hanno fatto un blocco stradale, come se ne sono fatti tanti nel corso della storia della nostra Repubblica in maniera totalmente non violenta; ciononostante quei lavoratori, quei tre laboratori, sono stati rinviati a giudizio e ora rischiano, signor Presidente, una pena che va da due a quattro anni di reclusione. Questo perché qualcuno, qualche anno fa, ha pensato bene di trasformare quella forma di lotta democratica e non violenta, da illecito amministrativo che era, a reato penale. Pertanto, oggi, anche semplicemente difendere il proprio posto di lavoro, oppure fare una manifestazione per contestare un licenziamento, come è successo a Bologna, ti porta in questo tipo di condizione.

Voi fate finta di non capire, ma il punto è esattamente questo. Come si può pensare di utilizzare così strumentalmente i fatti di Torino, per andare a intaccare quelle libertà costituzionali che dovrebbero, invece, essere completamente garantite dal dibattito pubblico di questo Paese?

E ancora. Ma voi davvero fate finta di non vedere quello che sta accadendo in questi giorni? Davvero bisogna essere così strumentali? Sapete cosa ha fatto il comitato del sì al referendum in questi giorni? Ha fatto una locandina - il comitato del sì - con una fotografia di quei tizi incappucciati di Torino e ci ha scritto sopra: loro votano no. (Commenti). Voi vi rendete conto del livello di strumentalità, di vergognosa strumentalizzazione a cui stiamo assistendo? (Commenti). Veramente pensate che potete essere voi, che non avete detto una parola negli anni passati, quando è stata assaltata la sede della CGIL, che avete invitato alla Camera un esponente di CasaPound condannato ad un anno (Commenti. Applausi.) esattamente perché aveva gettato degli oggetti contro le Forze dell'ordine? (Proteste).

PRESIDENTE. Va bene, lasciate concludere.

DE CRISTOFARO (Misto-AVS). Davvero pensate di poter essere voi che nel corso della storia… (Proteste).

PRESIDENTE. Lasciatelo concludere. Prego, senatore.

DE CRISTOFARO (Misto-AVS). Davvero pensate che potete essere voi…

PRESIDENTE. Si rivolga a me, per favore.

DE CRISTOFARO (Misto-AVS). Davvero pensa, Presidente, che potete essere voi, che non avete detto una parola sull'assalto alla CGIL (Proteste. Commenti)?

PRESIDENTE. La prego, cerchi di rimanere in tema. (Commenti). Vi prego tutti, stiamo discutendo del calendario.

Se non vogliamo incendiare volutamente il dibattito, atteniamoci al calendario, altrimenti c'è un tentativo di trasformare l'Assemblea in qualcosa di diverso. Avrete successivamente occasione di parlare nel merito… (Commenti). Cosa c'entra questo? Concluda.

DE CRISTOFARO (Misto-AVS). Lei è il Presidente del Senato e non può farmi dire quello che vuole lei.

PRESIDENTE. No, sto dicendo… (Commenti). Si sbaglia. Si sbaglia! Io posso invitarla a rimanere in tema, legga il Regolamento. (Commenti). La sto invitando a rimanere in tema.

DE CRISTOFARO (Misto-AVS). Mi spiace, non funziona così.

PRESIDENTE. Funziona proprio così.

DE CRISTOFARO (Misto-AVS). Magari vi piacerebbe un Paese in cui è il Presidente del Senato quello che decide cosa devono dire i senatori dell'opposizione, ma in democrazia non funziona così. (Commenti. Applausi). In democrazia non funziona così, e non può, Presidente…

PRESIDENTE. Sto cercando di garantirle di parlare in tranquillità. C'è bisogno però anche della sua collaborazione. Prego.

DE CRISTOFARO (Misto-AVS). Allora cerco di dirlo in maniera pacata. Avevo premesso però che mi conoscete e che, diciamo così, non le mando a dire. Lo avevo premesso all'inizio dell'intervento.

Voglio semplicemente dire che c'è un nesso evidente tra la discussione che stiamo facendo sul calendario e le cose che sono successe nelle ultime 72 ore. Non si può far finta di pensare che questa discussione sia libera dal tentativo di una evidente, palese e gigantesca strumentalizzazione politica. (Commenti). Allora se non volete fare strumentalizzazioni politiche, invito davvero le forze di questo Parlamento ad avere un atteggiamento responsabile e non mi pare che questo sia accaduto in questi giorni. Penso, Presidente, che con la propaganda non si faccia grande strada. (Applausi).

PRESIDENTE. Ricordo a tutti, maggioranza e opposizione, che la seduta di oggi riguarda alcuni argomenti importanti: quello che sta succedendo in Sicilia, in Calabria, in Sardegna e quello che è successo a Torino con i gravissimi atti di violenza. Invito pertanto tutti a un doveroso senso di responsabilità. (Applausi).

PAITA (IV-C-RE). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

PAITA (IV-C-RE). Signor Presidente, voglio premettere subito una questione; io le riconosco di aver fatto anche ieri uno sforzo estremo per cercare di arrivare oggi in condizioni molto differenti. Se non partissi da qui, non riuscirei neppure ad avere l'onestà intellettuale di fare alcune critiche alla maggioranza per come ha condotto la vicenda di oggi.

Lei si è opposto anche alla sua maggioranza con posizioni nette che voglio riconoscere perché sono un valore in quest'Aula e perché, se non vengono riconosciute, non si capisce neppure qual è l'errore che è stato commesso dalla maggioranza.

Colleghi, scusate se vi richiamo su questo, ma ricordo che noi abbiamo più Regioni, ma in particolare una, la Sicilia, che si trova in questo momento in una situazione catastrofica. (Applausi). È una catastrofe umana di famiglie, di persone che rischiano di perdere la casa, di persone che magari hanno faticato per costruirla e rischiano di vederla scivolata perché non c'è stata in questi anni una capacità di intervento, una logica di prevenzione, una capacità di governo del territorio.

A fronte di ciò abbiamo il ministro Musumeci, che era presidente di quella Regione e che, quindi, aveva dei poteri (Applausi) nelle sue facoltà per intervenire in quella Regione, che se ne va in giro a dichiarare amabilmente che qualcosa si sarebbe dovuto fare, magari con la logica intestina di andare contro l'attuale Presidente di Regione. In maniera nemmeno tanto nascosta, ma, diciamo così, volgarmente palese.

Bene, in effetti, anche l'attuale Presidente aveva delle facoltà e delle possibilità. Ce ne era una, ad esempio, che è stata votata da quest'Aula con un ordine del giorno approvato all'unanimità per ripristinare la struttura tecnica di missione Italia sicura.

Io vengo da un territorio che ha sofferto tantissimo sotto il profilo delle alluvioni e che ha reagito grazie alle risorse e alla capacità di programmazione e di progettazione di quella unità di missione. (Applausi).

Sono passati tre anni da quel voto e non solo non è stato fatto nulla, ma abbiamo continuato ad andare bendati verso una catastrofe annunciata in quei territori. E non solo. Colleghi, ve lo ricordate il blitz tentato durante la discussione sulla legge di bilancio, in cui avete provato, maldestramente, fermati ancora una volta dal presidente La Russa, a mettere dentro i condoni? Voi ve lo ricordate? (Applausi). Io me lo ricordo, sono trascorsi pochissimi mesi, colleghi. Ci sono nomi e cognomi in quel tentativo vergognoso.

Perché non avete voluto fare una comunicazione? Perché oggi voi avreste dovuto dire, nero su bianco, se siete d'accordo oppure no a che Musumeci si dimetta subito. (Applausi).

Questa è la verità. La ragione è che voi non riuscite a mettere insieme le ragioni di Schifani con le ragioni di Forza Italia, con le ragioni di Fratelli d'Italia o magari della Lega, perché portate con voi una responsabilità enorme di inerzia totale, di mancanza di programmazione. Portate con voi la responsabilità di territori che vi stanno chiedendo aiuto. Sapete che cosa avete fatto? Di solito andavate con gli stivali a percorrere le zone, per le "photo-opportunity"; invece questa volta avete sorvolato. (Applausi). Li avete sorvolati, quei territori, per la vergogna, prima la Presidente del Consiglio e poi il ministro Salvini. È la ragione per la quale voi non avete voluto le comunicazioni oggi. Avete quindi utilizzato un doppio peso.

Presidente, è vero che lei aveva offerto una sorta di bilanciamento tra le comunicazioni sui fatti di Torino e le comunicazioni sui fatti della Sicilia e delle altre Regioni coinvolte dal maltempo; ma quel voto contrario c'è stato, eccome! È stato un voto espresso nella Conferenza dei Capigruppo. Aveva una finalità: provare a coprire Musumeci per le sue affermazioni gravi e questo Governo per l'incapacità di risposta. Magari ci siete riusciti, passando la nottata, ma la Sicilia e tutte le altre Regioni che sono coinvolte dal maltempo, della vostra incapacità di programmazione si ricorderanno bene la prossima volta che voteranno e si ricorderanno anche di quelli che sorvolano, anziché andare con i piedi nel fango ad aiutare quelle popolazioni.

Questa è la verità, non quello che è stato raccontato. Questa è la verità. Avevate paura.

Siccome io sono abbastanza ottimista su come si svilupperà la discussione dopo, cito solo una cosa. L'oggetto riguardava le popolazioni colpite e voglio mantenerlo; secondo me, anche su ciò che avverrà dopo verrà fuori un bel bluff, portato avanti da parte vostra, perché avete richiamato l'unità, ma poi ieri avete lavorato tutto il giorno per dividere il Paese. Lo racconteremo dopo.

Quanto al merito, sulla questione della Sicilia vi preannuncio che, con l'intervento concordato con le onorevoli Furlan e Musolino, oggi vi racconteremo esattamente cosa è successo, cosa non è successo e la vergogna che portate sulle spalle. (Applausi).

MALAN (FdI). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

MALAN (FdI). Signor Presidente, cerco di stare nell'argomento, che è la questione del calendario. Ribadisco quanto da lei detto, signor Presidente, cioè che ieri, durante la Conferenza dei Capigruppo, è stata da lei proposta, come formula di mediazione rispetto alle posizioni che fino a quel momento apparivano inconciliabili e che purtroppo lo sono rimaste, la votazione su entrambe le comunicazioni, ossia che si facessero comunicazioni sia sui fatti di Torino, da parte del ministro Piantedosi, sia sulla questione di Niscemi e, più in generale, sui problemi che sono stati causati dal maltempo in Sicilia, Sardegna e Calabria. Lei aveva proposto, quindi, di votare insieme per fare le comunicazioni, benché il fatto che su Niscemi ci sarebbe stata un'informativa era già stato deciso in precedenza, mentre nulla era stato ancora deciso sulle comunicazioni. A questa proposta gran parte dell'opposizione si è opposta.

Di conseguenza, abbiamo mantenuto l'assetto che era stato determinato dai voti che c'erano stati, cioè informativa su Niscemi, oltre alla questione di ICE (su cui anche riferisce il ministro Piantedosi), e comunicazioni, come abbiamo votato a maggioranza, per la questione di Torino. Pertanto siamo noi che ci siamo detti favorevoli alla proposta di fare un trattamento uguale per le due situazioni, benché - lo ripeto - sulla questione di Niscemi già si fosse deciso per l'informativa.

Tengo anche a precisare un'altra cosa: noi abbiamo dato la massima disponibilità a definire, insieme all'opposizione, una risoluzione sui fatti di Torino che raccogliesse le istanze fondamentali (Applausi), cioè la solidarietà alle Forze dell'ordine, la necessità di tutelarle nel corso delle manifestazioni, la condanna in generale della violenza in tutte le manifestazioni. E, se è il caso, ribadisco qui anche dell'assalto alla CGIL, che più e più volte abbiamo stigmatizzato e condannato. (Applausi). All'epoca, chi aveva la responsabilità della gestione dell'ordine pubblico probabilmente avrebbe dovuto ascoltare quando nella piazza si annunciava questo assalto, ma non fu fatto. Sta di fatto che noi condanniamo e ribadiamo la condanna anche di quell'atto di violenza. E, in generale, la tutela della legalità. Non vediamo cosa ci fosse di provocatorio e di strumentale. Ci siamo anche resi disponibili a inserire nella proposta di risoluzione un paragrafo dove si ribadisse che restano ferme le posizioni diverse che ci potranno essere in merito ai provvedimenti che il Governo potrà assumere. In altre parole, siamo stati disponibili - e lo restiamo - a non inserire nulla che riguarda il disegno di legge del Governo sulla sicurezza, di cui si parla da tempo.

Pertanto noi abbiamo la coscienza di aver fatto una proposta di unità, sulla scia di quanto il presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha proposto di fare, su alcuni punti chiari e fermi riguardanti i fatti di Torino. Non mi addentro negli argomenti, perché questo verrà fatto nelle due informative e nelle comunicazioni che si svolgeranno oggi pomeriggio. (Applausi).

PRESIDENTE. Ricordo che questa parte del dibattito ha riguardato la proposta del senatore Patuanelli di inserire nel calendario le comunicazioni del ministro Musumeci, che attualmente sono invece previste come informativa. Si tratta di verificare se la proposta di trasformare l'informativa in comunicazione viene approvata o no.

Metto ai voti la proposta di inserire nel calendario dei lavori dell'Assemblea le comunicazioni del ministro Musumeci, attualmente previste come informativa, avanzata dal senatore Patuanelli.

Non è approvata.

BOCCIA (PD-IDP). Chiediamo la controprova.

PRESIDENTE. Ordino la chiusura delle porte. Procediamo alla controprova mediante procedimento elettronico.

Non è approvata.

Saluto a rappresentanze di studenti

PRESIDENTE. Saluto a nome dell'Assemblea i docenti e gli studenti dell'Istituto di istruzione superiore «Tommaso Salvini» di Roma (Applausi), presenti nelle tribune di secondo ordine, e dell'Istituto di istruzione superiore «Newton-Pertini» di Camposampiero, in provincia di Padova (Applausi), presenti nelle tribune di primo ordine.

Dovete sapere, cari studenti del «Newton-Pertini», che a Camposampiero è nato il qui presente Segretario Generale. (Applausi).

Dopo questa parentesi rasserenante, procediamo con l'informativa all'ordine del giorno.

Informativa del Ministro per la protezione civile e le politiche del mare in ordine agli eccezionali eventi meteorologici che hanno colpito il territorio della Sicilia, della Calabria e della Sardegna e conseguente discussione (ore 10,16)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca: «Informativa del Ministro per la protezione civile e le politiche del mare in ordine agli eccezionali eventi meteorologici che hanno colpito il territorio della Sicilia, della Calabria e della Sardegna».

Dopo l'intervento del rappresentante del Governo, ciascun Gruppo avrà a disposizione cinque minuti.

Ha facoltà di parlare il ministro per la protezione civile e le politiche del mare, senatore Musumeci.

MUSUMECI, ministro per la protezione civile e le politiche del mare. Signor Presidente, onorevoli senatori, il clima particolarmente sereno…(Brusio).

PRESIDENTE. Senatrice Ronzulli, grazie.

MUSUMECI, ministro per la protezione civile e le politiche del mare. Il clima particolarmente sereno ben si concilia con la natura di questa informativa, che ho accolto - nella proposta delle opposizioni - con assoluto interesse e piacere. Cercherò di essere veloce nella lettura del testo per non abusare della cortesia di quest'Assemblea e per tentare di conciliare questi tempi con quelli già programmati per l'altro ramo del Parlamento.

Come è noto, a partire dal 18 gennaio scorso, si sono verificati eccezionali eventi meteorologici che hanno interessato i territori delle Regioni Sicilia, Sardegna e Calabria, con precipitazioni intense e persistenti, venti forti e mareggiate. I fenomeni maggiori si sono verificate nelle zone costiere, nella Sicilia orientale e meridionale, nella Calabria ionica e nella Sardegna meridionale e orientale. In particolare, nelle province di Vibo Valentia, Ogliastra e Messina, le precipitazioni hanno raggiunto valori superiori a 500 millimetri. Gli eventi sono stati caratterizzati da onde che hanno registrato in prossimità delle coste altezze con valori massimi di oltre 8 metri in Sicilia e oltre 6 metri in Sardegna. Il picco di 16 metri è stato registrato nella giornata del 20 gennaio dalla boa ondametrica d'altura dell'ISPRA posta in mare aperto nel Canale di Sicilia.

A seguito delle piogge, a partire dal 20 gennaio, si sono verificati innalzamenti di numerosi corsi d'acqua, con criticità segnalate in Sardegna anche su alcune dighe, per le quali si sono resi necessari rilasci graduali e controllati, al fine di mitigare il rischio idraulico nella parte a valle. Il sistema di Protezione civile ha dimostrato validità, efficienza ed efficacia soprattutto nel sistema di allerta nazionale per il rischio idraulico e idrogeologico e da eventi meteo avversi.

Dichiarato lo stato di emergenza di rilievo nazionale, nella seduta del Governo del 26 gennaio, è stata adottata l'ordinanza del Capo del Dipartimento della Protezione civile volta a disciplinare i primi interventi urgenti finalizzati a fronteggiare l'emergenza, con cui si è anche provveduto alla nomina dei Commissari delegati per l'espletamento delle necessarie attività, nelle persone dei rispettivi tre Presidenti di Regione.

Quasi contestualmente si è verificata un'altra gravissima calamità, con un vasto movimento franoso, a partire dal 16 gennaio, nel territorio comunale di Niscemi, in provincia di Caltanissetta, cittadina che io ben conosco per essere stato luogo delle mie frequentazioni all'inizio della mia esperienza politica: una gravità che ha avuto una notevole accelerazione nella mattinata del 25 gennaio.

Secondo i primi rilievi del Dipartimento regionale della protezione civile, la linea del fronte era inizialmente di 1,6 chilometri, con un'estensione di circa un chilometro.

Nella mattinata di domenica 25 gennaio l'evoluzione del movimento franoso ha subito una repentina accelerazione e la scarpata di frana ha raggiunto un dislivello di alcune decine di metri, in progressivo aumento e in continua evoluzione retrogressiva, con una larghezza complessiva del coronamento che ha superato i quattro chilometri.

Va subito detto che il rischio frane in Sicilia non è emergenziale, ma strutturale. Secondo i dati dell'ISPRA, aggiornati al 2024, circa nove Comuni su dieci nell'isola presentano aree ad alto rischio frane.

La situazione non è certo migliore nel resto d'Italia, dove, secondo gli scienziati, oltre il 94 per cento dei Comuni si trova in territori esposti al rischio idrologico, al rischio valanghe e all'erosione costiera.

Il Governo nazionale, com'è noto a tutti gli onorevoli senatori, si avvale essenzialmente di due istituzioni per la lotta al dissesto: le sette Autorità di distretto, essenzialmente con funzioni pianificatorie, e le strutture commissariali istituite presso le Regioni.

Torniamo a Niscemi. Riguardo alle attività tecniche di valutazione del rischio residuo connesso al movimento franoso, nella giornata del 26 gennaio il Dipartimento della protezione civile ha attivato lo stato di configurazione operativa a presidio operativo e, al contempo, è stato disposto l'invio immediato di un team di tecnici a Niscemi a supporto del Dipartimento regionale e dell'amministrazione comunale.

Sono stati quindi avviati, anche con il ricorso all'uso di droni, sopralluoghi in collaborazione con i tecnici regionali e comunali, il che ha consentito di effettuare una prima speditiva perimetrazione della cosiddetta area rossa, cioè l'area cui impedire l'accesso alla popolazione. Sono stati effettuati sopralluoghi anche lungo la viabilità di accesso all'abitato di Niscemi, segnatamente con le strade provinciali SP10, SP11 e SP12, confermandosi in particolare la percorribilità di una sola strada, la SP11.

La Protezione civile nazionale ha inoltre chiesto all'Agenzia spaziale italiana l'attivazione di un servizio satellitare al fine di acquisire dati interferometrici necessari per valutare la velocità del movimento franoso e, di conseguenza, le condizioni del rischio residuo.

È stata inoltre disposta l'attivazione di un centro di competenza specializzato nella valutazione del rischio di movimenti franosi, individuato nel Centro per la protezione civile dell'Università degli studi di Firenze. Lo stesso Centro ha già effettuato i primi rilievi in loco per la definizione del meccanismo cinematico e per una più approfondita analisi delle condizioni di rischio residuo, oltre che per la definizione dei limiti dell'area prossima alla frana da impedire alla popolazione.

Il Dipartimento sta inoltre esercitando una funzione di raccordo tra l'amministrazione regionale, l'amministrazione comunale e la prefettura di Caltanissetta e sta supportando gli enti territoriali su tematiche specifiche, in particolare l'assistenza alla popolazione, la viabilità, la continuità dell'attività didattica negli istituti scolastici dell'area.

Secondo gli esperti, frane di questa tipologia hanno una tipica tendenza alla retrogressione. L'arretramento del ciglio di scarpata tende infatti a propagarsi progressivamente verso monte, cioè verso il centro storico, in direzione del centro abitato, secondo un meccanismo già documentato negli eventi storici.

Il fenomeno attuale è purtroppo suscettibile di evoluzione retrogressiva. Sulla base delle geometrie osservate e del confronto con la frana del 1997 e dell'evento storico del 1790, è plausibile ipotizzare - dicono ancora gli scienziati - un ulteriore arretramento del ciglio di scarpata dell'ordine di alcune decine di metri, soprattutto in caso di nuove piogge abbondanti. Tale evoluzione potrebbe coinvolgere ulteriori edifici posti in prossimità del margine instabile e compromettere in modo permanente tratti di viabilità strategica.

Allo stato attuale, non è ancora definita la soluzione da dare alle famiglie che sono state costrette ad abbandonare per sempre le loro case. Spetta alle autorità comunali avanzare una proposta risolutiva; lo ricordo, i sindaci sono la prima autorità di protezione civile e sono i responsabili della pianificazione urbanistica e della vigilanza urbanistica del loro territorio.

Come dicevo, spetta alle autorità comunali avanzare una proposta risolutiva, ovviamente da confrontare con la comunità scientifica per gli aspetti connessi alla sicurezza. In tal senso, comunico di aver istituito presso il Dipartimento casa Italia, che si occupa di ricostruzione e di prevenzione strutturale, una commissione di studio per indagare sulle possibili evoluzioni del fenomeno e sul perché in questi anni esso si è sviluppato così rapidamente. Entro poche settimane avremo il parere tecnico sugli interventi da effettuare, naturalmente nel post emergenza.

Per il Governo Meloni, anche quella di Niscemi non è una questione legata a risorse finanziarie: ci sono e sono disponibili a dare corpo ad un progetto condiviso con l'amministrazione locale. Credo che su questa posizione sia anche il Governo della Regione siciliana, che ha già offerto in tal senso ampie disponibilità.

Quanto alle misure da adottare a sostegno delle popolazioni colpite da ciclone e frana, il Governo sta elaborando una serie di iniziative che possono così essere sintetizzate: sospensione dei termini in materia di adempimenti e versamenti tributari e contributivi e di termini processuali amministrativi; misure in materia di ammortizzatori sociali per i lavori del settore privato e misure di sostegno al reddito dei lavoratori autonomi; misure di sostegno per il recupero della capacità produttiva; misure di sostegno alle imprese esportatrici danneggiate; semplificazioni procedurali; misure di sostegno al comparto turistico; stanziamenti straordinari per le attività di protezione civile, funzionali anche al ripristino, all'assistenza alla popolazione, alla prevenzione e alla riduzione del rischio residuo; misure per la delocalizzazione, ove questa dovesse essere una soluzione voluta dalle autorità locali; misure di potenziamento della risposta operativa di protezione civile.

Per quanto riguarda la quantificazione delle risorse necessarie al ripristino delle infrastrutture pubbliche e private compromesse, si sta procedendo proprio in questi giorni ad una stima la più attendibile e dettagliata possibile. Di certo, il Governo Meloni nei prossimi giorni provvederà a integrare alle tre Regioni interessate le risorse che dovranno consentire gli interventi nel più breve tempo possibile e con la migliore qualità possibile. Si tratterà di un provvedimento interministeriale il cui finanziamento prescinde ovviamente dai fondi per l'emergenza nazionale che dovessero essere integrati. Intanto, con le prime risorse erogate i commissari delegati possono procedere all'affidamento degli incarichi per i progetti delle opere danneggiate e da ricostruire. Alcune opere meno impegnative potrebbero essere realizzate nello spazio di pochi mesi, mentre altre richiederanno più attenzione e più tempo.

Signor Presidente, onorevoli senatori, non intendo certo ignorare la campagna mediatica che in questi giorni appena trascorsi si è sviluppata attorno a presunte inefficienze del Governo e di questo Ministro a proposito di attività di protezione civile; una campagna che è andata ben oltre la normale dialettica politica. Giudizi sommari e frettolose ricostruzioni hanno cercato in malafede un capro espiatorio (Applausi) soprattutto sulla frana di Niscemi, invece di provare a contribuire ad una seria comprensione dei fatti.

Non sono mancati veri e propri atti di sciacallaggio dentro e fuori varie istituzioni, qualche volta anche dietro un'apparenza formale; voglio dire che non sono mancati gli sciacalli in giacca e cravatta. (Applausi. Commenti). Prima di fare pagelle sulla credibilità degli altri, bisognerebbe avere l'umiltà di pesare la propria credibilità… (Applausi. Commenti).

PRESIDENTE. Senatrice Musolino, la richiamo all'ordine.

MUSUMECI, ministro per la protezione civile e le politiche del mare. Dicevo che bisognerebbe avere l'umiltà di pesare la propria credibilità non con la bilancia, ma con il consenso che si conquista e si mantiene tra la gente e quando il consenso si perde, si perde la credibilità. (Applausi. Commenti).

Si è parlato, in questi giorni e anche stamane in Aula, di Italia sicura, una struttura di missione nata sotto il Governo Renzi e subito soppressa dal Governo Conte. (Applausi. Commenti). Governo Conte I, attenzione, è importante. Ma è stata soppressa e non abbiamo mai conosciuto quali fossero le vere ragioni. (Commenti). Ebbene, da struttura di missione avevamo assunto l'impegno in quest'Aula, con i colleghi del Gruppo Italia Viva, di acquisire quanto di meglio offrisse quell'idea, che sul piano tecnico presentava obiettive qualità. Quelle qualità sono state tutte acquisite nel dipartimento Casa Italia (Applausi). Lo abbiamo detto con estrema chiarezza, anche riformulando un ordine del giorno presentato da un parlamentare di Italia Viva, che è stato approvato da questo Parlamento. È una polemica assolutamente superata, perché da una struttura provvisoria siamo passati ad una struttura permanente e definitiva e questo i colleghi di Italia Viva lo sanno. (Commenti). Ma quanto alle risorse destinate a prevenzione e ricostruzione, i numeri del Governo Meloni parlano meglio di qualsiasi altra polemica. Innanzitutto, va detto…(Commenti). (Richiami del Presidente). Sto rendendo un'informativa sul lavoro della Protezione civile. (Commenti).

PRESIDENTE. Senatore Nicita, era un po' che non la sentivo e mi stavo preoccupando. Grazie. Prego, signor Ministro, prosegua.

MUSUMECI, ministro per la protezione civile e le politiche del mare. Ebbene, in materia di protezione civile il Governo Meloni ha indicato per la prima volta la prevenzione come strategia politica nazionale. In funzione di questo obiettivo ci si è comportati in questi anni. Sulla materia della prevenzione contro il rischio idrogeologico sono in fase di realizzazione interventi per oltre 700 milioni di euro solo con il Dipartimento casa Italia. Dal Ministero dell'ambiente e della sicurezza energetica, la programmazione negli ultimi tre anni ha un valore di 2 miliardi di euro. Sulla prevenzione contro il sisma per le infrastrutture pubbliche sono in corso interventi per oltre 600 milioni di euro ed è in fase di implementazione una risorsa di 285 milioni; 350 milioni di euro per il bilancio 2026 sono stati stanziati e devono essere spesi entro l'anno per ridurre l'esposizione ai rischi naturali; 540 milioni sono stati stanziati per i Campi Flegrei, dove è stata predisposta una strategia di intervento che mai aveva conosciuto un precedente. (Applausi).

Sono stati stanziati 100 milioni per consolidare le infrastrutture pubbliche nelle isole minori, terre abbandonate da molti Governi; la Protezione civile ha messo a disposizione delle Regioni 1,2 miliardi dei fondi del PNRR.

Come può un Ministro per la protezione civile parlare di prevenzione se al suo attivo ha una politica fallimentare in materia di protezione civile e di prevenzione? Bene, allora sfatiamolo questo luogo comune e lo dico senza superbia, ma con legittimo orgoglio. Sotto la mia presidenza, la Regione siciliana ha impegnato il 90,7 per cento dei 540 milioni che aveva a disposizione. (Applausi). Nella contabilità speciale, la Regione siciliana, dal 2017 al 2022, è la prima Regione in Italia per spesa contro le frane e contro il dissesto idrogeologico. (Applausi. Commenti). Non consento a nessuno di poter falsificare i documenti. Ho l'orgoglio di poterlo dire. (Commenti). (Richiami del Presidente).

PRESIDENTE. Senatore Scalfarotto, è un po' che non interveniva.

MUSUMECI, ministro per la protezione civile e le politiche del mare. Sotto il Governo Meloni, per la ricostruzione post sisma del 2016 sono stati liquidati complessivamente 6,2 miliardi di euro per la ricostruzione pubblica e privata ed edifici di culto, a parte le risorse degli altri cantieri (Emilia-Romagna, Ischia, Molise, Etna), con i quali si arriva a 8,5 miliardi per la ricostruzione, più di 2 miliardi per gli stati di emergenza. Per il solo Centro Italia, il Governo Meloni ha erogato risorse del fondo complementare al PNRR per i sismi 2009 e 2016 pari a 955 milioni di euro e lo ha fatto d'intesa con le Regioni e con gli enti locali, per il rilancio economico, sociale e infrastrutturale di quei territori.

Comprendo che l'opposizione parlamentare eserciti il suo ruolo di critica e di controllo. Ha certamente il diritto di sollevare dubbi e interrogativi, ma mi chiedo e vi chiedo se sia esattamente questo il momento per imbastire processi politici (Commenti), mentre c'è una popolazione, nelle tre Regioni e nella cittadina di Niscemi, colpita da una grave sciagura, che attende risposte concrete e soluzioni efficaci. (Commenti).

PRESIDENTE. Senatrice Musolino, l'ho già richiamata all'ordine. La vedo molto agitata oggi. Lo abbiamo capito che oggi si sente in dovere di intervenire, lo farà dopo, se il suo Gruppo la farà parlare.

MUSUMECI, ministro per la protezione civile e le politiche del mare. Per questo mi permetto, spero non vanamente, di rivolgere l'invito a tutto il Parlamento a mettere al centro del dibattito la sicurezza dei cittadini, superando polemiche inutili e lavorando insieme per affrontare l'emergenza.

È chiaro che ritengo doveroso un preciso riferimento alla grave frana di Niscemi. I documenti che ho potuto consultare per la prima volta in questi giorni offrono un quadro davvero complesso e articolato degli ultimi ventotto anni. Provo a riferire in estrema sintesi: dopo la prima frana del 1997 venne adottata una sequela di ordinanze (già questo la dice lunga): nove ordinanze in appena cinque anni.

Furono stanziate le prime risorse, pari a 7 milioni di euro (allora era in miliardi di lire) e nominati vari soggetti attuatori che si alternarono tra presidenti di Regione, capi dipartimento di protezione civile e prefetti di Caltanissetta, competenti per territorio.

Gli interventi da realizzare furono chiari sin da subito: piano di demolizione e delocalizzazione degli edifici interessati, consolidamento della frana, che consisteva in una galleria di valico da un torrente all'altro, la messa in sicurezza del versante franoso con la regimentazione delle acque del torrente Benefizio, la deviazione delle acque nere e la realizzazione del nuovo depuratore.

Il rimpallo di responsabilità e di competenze produsse però una condizione di stallo quasi permanente. Basti pensare che il progetto esecutivo arrivò soltanto 10 anni dopo la frana. Nel 2017 il progetto non era ancora un cantiere. Anzi, non sarà mai un cantiere.

Nel 2014, trascorsi 17 anni dalla frana, restavano da demolire a Niscemi ben 71 edifici inabitabili. Il dipartimento nazionale di protezione civile provò a fare da mediatore tra il Comune e la Regione siciliana. L'11 febbraio 2015 scrisse alle due istituzioni dicendo che si tirava fuori da ogni competenza sul consolidamento della frana.

L'anno seguente il Comune sollecitò la protezione regionale a intervenire, ma la protezione regionale (con il Governo di Rosario Crocetta del centrosinistra) rispose al Comune di Niscemi ricordando che la messa in sicurezza di quel territorio era di esclusiva competenza comunale.

Sullo sfondo di questo disarmante scenario ci sono i preoccupanti pareri dei tecnici del CTS che già nel 2005 recitano il de profundis, affermando - colleghi, attenzione, leggo testualmente - che il complesso franoso di Niscemi ha dimensioni e caratteristiche tali da rendere impossibile pensare a interventi finalizzati alla stabilizzazione definitiva dei versanti. Come per dire che non possiamo bloccare più la frana. Siamo nel 2005.

Ascoltando in questi giorni i testimoni e leggendo alcuni particolari sulla stampa, credo di poter dire con assoluta franchezza che tutte le istituzioni, in questa triste storia, debbano sentirsi coinvolte. Tutte, da Roma a Palermo, da Caltanissetta a Niscemi.

Chi mi conosce sa che non sono aduso a sottrarmi alle mie responsabilità e non lo farò neanche stavolta nell'assumermi tutte le responsabilità istituzionali (Applausi) legate al funzionamento delle strutture della Regione siciliana durante il mio mandato. Non serve dire che ero stato informato o non ero stato informato. Sarebbe un facile e comodo alibi. Così come sarebbe un comodo alibi dire che con il sindaco di Niscemi, durante la mia presidenza, mi sentivo almeno una volta al mese. Sarebbe comodo alibi dire che in quegli anni, in quei cinque anni, a Niscemi sono stato tre volte per cerimonie pubbliche, come forse sa bene la senatrice Rando che di Niscemi è cittadina e che ha seguito, nei primi anni, l'evolversi di quella esperienza.

Mi è stato chiesto di potenziare l'ospedale civico, che il precedente Governo aveva condannato alla chiusura, e lo abbiamo fatto. Mi è stato chiesto di salvare la sede del commissariato di pubblica sicurezza, che altrimenti sarebbe stato trasferito, e lo abbiamo fatto. Mi è stato chiesto di sanare una strada provinciale franata ed è stato fatto. (Commenti. Richiami del Presidente).

Ma non c'è stato mai posto, una sola volta, il tema legato al rischio incombente che il centro abitato correva rischi per una frana, che per i tecnici era ormai irrisolvibile: qualunque intervento su quel versante sarebbe stato assolutamente vano.

Passiamo ora alle conseguenze dell'aggiornamento del PAI (Piano per l'assetto idrogeologico), che ha voluto il mio Governo con l'istituzione, dopo trent'anni, dell'Autorità di bacino. Chi fra i colleghi ha dimestichezza con la pubblica amministrazione sa che le Autorità di bacino sono state previste nel 1989 e sono state ri-previste nel 2006. Ebbene, quando arrivo alla Regione, nel dicembre del 2017, la Sicilia è l'unica Regione italiana a non avere l'Autorità di bacino e, quindi, la pianificazione e la gestione delle frane, del rischio idrico e del rischio idrogeologico sono frammentate fra mille enti. Abbiamo istituito l'Autorità di bacino in appena tre mesi - lo rivendico con legittimo orgoglio - proprio perché la salvezza, la sicurezza e la tutela del territorio erano il primo obiettivo del mio Governo. (Applausi).

A cosa porta quell'aggiornamento del PAI? Siamo nel maggio del 2022, mancano quattro mesi alla scadenza della mia legislatura. La conseguenza di quell'aggiornamento PAI era relativa a una porzione di suolo di alcune strade provinciali a basso versante. Cosa diceva? Diceva che il rischio ormai si era talmente consolidato da arrivare a R4, cioè il rischio più elevato. Ripeto: parliamo non dell'abitato, ma di una porzione a valle di territorio attraversata dalle arterie provinciali.

Proprio grazie a quell'aggiornamento del PAI, si apre una fase operativa nuova tra il dipartimento regionale di Protezione civile e il Comune di Niscemi, a cominciare da ulteriori sopralluoghi, che furono effettuati nell'ottobre del 2022 per verificare la compatibilità tra i vecchi progetti del 1997 e lo stato attuale dei luoghi. Si capì che non erano più attendibili.

Il tema Niscemi approderà dopo qualche anno a Roma, al dipartimento di Protezione civile nazionale, con una riunione risolutiva che, tra l'altro, affida al Comune il compito di quantificare finalmente la somma necessaria al piano di demolizione di 71 edifici inabitabili, adempimento che consente al Comune di Niscemi di ottenere le risorse necessarie e di poter quindi agire.

Onorevole Presidente e onorevoli senatori, concludo. È chiaro che ho il diritto e il dovere di respingere con fermezza la rappresentazione che isola strumentalmente un singolo passaggio negli ultimi tre mesi del mio mandato, dal maggio all'agosto del 2022, quando cioè sarebbe stato a me notificato (ed è stato effettivamente notificato) l'esito del PAI con l'assegnazione del rischio R4 a una parte di quel fronte franoso, tentando così di coprire un quarto di secolo di inerzie, omissioni e sottovalutazioni di altri.

Non è compito mio cercare i responsabili; ci penseranno altre istituzioni. Ma non sono disposto a fare da copertura a chi aveva il compito istituzionale, dopo il 1997, di intervenire per mettere in sicurezza quel territorio e non lo ha fatto.

Concludo, Presidente. Questo è il tempo di stare vicino agli abitanti di Niscemi e di far sentire la vicinanza concreta dello Stato. Siamo pronti, come Governo, a qualunque soluzione operativa, pur di restituire sicurezza e serenità a quelle famiglie che hanno perso per sempre il bene più significativo: la casa. Credo che su questo obiettivo il Parlamento, nella maggioranza e nella opposizione, non potrà assolutamente tirarsi indietro. Vi ringrazio. (Applausi).

PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione sull'informativa del Ministro per la protezione civile e le politiche del mare.

È iscritto a parlare il senatore Calenda. Ne ha facoltà.

CALENDA (Misto-Az-RE). Signor Ministro, io non ero affatto convinto che lei si dovesse dimettere dopo quanto accaduto. Mi ha convinto che si dovrebbe dimettere immediatamente a valle del suo discorso (Applausi), perché non ho mai sentito una tale quantità di giustificazioni, per cui nel 1997 avrebbero dovuto fare qualcosa, ma lei non avrebbe dovuto fare qualcosa fino agli ultimi due mesi. (Applausi). E nel mezzo che cosa ha fatto? Ha giocato a racchettoni? È andato tre volte lì, ha inaugurato la sagra della porchetta? Ma che cosa ci importa dell'Ospedale civile se poi crolla un costone? (Applausi).

Guardi, lei si dovrebbe dimettere, però il punto è più grave. La Sicilia sta in codesta situazione: l'aspettativa di vita è scesa, negli ultimi vent'anni, rispetto alla media italiana; le morti evitabili sono triplicate per differenza; ha il maggior numero di NEET; ha il maggior numero di ferrovie non elettrificate; ha il peggior trasporto regionale; ha la peggiore situazione delle acque; ha cinquanta società che si occupano di acque, ma sono le peggiori in Italia e hanno più perdite di tutte; ha la peggiore raccolta differenziata; perde test istologici (è morta una persona per questo). Nel frattempo, l'unica cosa che fate in quella Regione è spartirvi gli incarichi, uno per uno, senza mai avere la decenza di provare a fare una gara. (Applausi).

Io chiedo questo al Governo, perché possiamo fare quello che vi pare, ma ci ritroveremo in queste situazioni venti volte: bisogna applicare l'articolo 120 della Costituzione, che stabilisce che lo Stato ha il dovere di intervenire, esercitando poteri sostitutivi nei confronti delle Regioni, quando si renda necessario fronteggiare un grave pericolo per l'incolumità e la sicurezza pubblica o per assicurare la tutela dei livelli essenziali delle prestazioni concernenti i diritti civili e sociali.

Signor Ministro, non si deve dimettere solo lei: va sciolta l'ARS e va mandato a casa il Presidente della Regione, per manifesta incapacità. Dovete farlo e dovete farlo rapidamente. Il resto - mi scusi - sono solo chiacchiere e distintivo. (Applausi).

PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Floridia Aurora. Ne ha facoltà.

FLORIDIA Aurora (Aut (SVP-PATT, Cb)). Ministro Musumeci, qualche settimana fa lei mi ha chiesto quali fossero le mie origini siciliane, di madre o di padre. Io le dissi: di padre. Pensando alla sua domanda e al ruolo che un padre deve avere, sa anche lei che deve curare i propri figli e le proprie figlie, tutelare la loro crescita, regalare loro la sicurezza. Mi consenta: lei è un politico navigato e, in confronto, io sono una pischella. Lei sta lavorando in Sicilia da decenni e il suo ruolo non è stato in grado di metterlo a terra. (Applausi).

Da lei, Ministro, mi aspetterei il ruolo di padre per le sue cittadine e i suoi cittadini, da capitano, che vigili con responsabilità sulle condizioni reali in cui versano i territori e i Comuni siciliani. Lei conosce benissimo Niscemi, conosce lo stato di fragilità di decine di Comuni siciliani, ma adesso anche di Comuni di tutta Italia, perché è il Ministro per la protezione civile. Quindi, francamente dopo il suo intervento, che ho trovato imbarazzante, mi aspetterei quella parte buona dell'onore siciliano, quella parte che fa rimboccare le maniche e rende responsabili i siciliani.

L'atteggiamento che ha avuto qui, infatti, è di scaricabarile. Dando la colpa ai Comuni siciliani (Applausi), lei la scarica sui Comuni siciliani, mentre da padre doveva seguire, aiutare e sostenere i Comuni e anche le cittadine e i cittadini siciliani.

Io non riesco - e con me anche il partito che rappresento - a rassegnarmi alla politica che lei rappresenta e che con orgoglio io non rappresento, quell'orgoglio siciliano buono. Lei rappresenta l'Italia che sta arrivando al collasso, la politica delle deroghe, delle mille eccezioni e delle mille giustificazioni, che ha trasformato l'irresponsabilità in sistema. Si guardi allo specchio: ma non lo dico per fare un teatro - come quello che ha fatto lei oggi - perché veramente credo a quello che sto dicendo: la politica che lei rappresenta è quella della mancanza dei controlli, del chiudere un occhio, del pressappochismo, della zero manutenzione e del "speriamo che non succeda niente", di un fatalismo verghiano che non previene e governa i problemi, ma si limita ad aspettare che passino, salvo poi dichiararsi sorpreso quando esplodono.

Lei, Ministro, ha parlato di eventi eccezionali nella sua relazione, ma allora le chiedo se ha parlato con il ministro Pichetto Fratin. Lo sa che questi non sono più eventi eccezionali, ma sono all'ordine del giorno? Ha parlato con il ministro Salvini, quando ha citato le cifre ingenti che ha stanziato per le frane? Lo sa, vero, che tutte quelle cifre sono state destinate per la costruzione del ponte di Messina e non per la prevenzione delle frane? Lo sa, sempre parlando col ministro Pichetto Fratin, che le azioni previste dal Piano nazionale di adattamento al cambiamento climatico non sono mai state finanziate, ma neanche messe a terra?

Purtroppo, Ministro, lei è in bella compagnia. È questo il problema. Questo modo di governare scellerato non è solo di casa in Sicilia, ma è dal Nord al Sud che viviamo quotidianamente questo modo di governare irresponsabile. Ne ha parlato prima la collega Paita, riferendosi agli emendamenti che si configurano come un condono edilizio. È la politica dell'ex presidente Zaia che ad ogni evento climatico reagiva sorpreso dicendo: com'è possibile? Da noi non è mai successo. Invece crolla la Marmolada, poi vengono costruite infrastrutture su frane attive, come a Cortina in occasione delle Olimpiadi. È la politica delle infrastrutture necessarie che poi non vengono costruite, ma rimandate a un futuro che non è dato conoscere. Poi, non paghi, avete avuto anche il coraggio di obbligare aziende, cittadine e cittadini a pagare l'assicurazione per la vostra negligenza. In caso di evento climatico pagate un'assicurazione, che poi dopo non coprirà però tutti gli eventi climatici estremi.

Ha parlato di prevenzione… (Il microfono si disattiva automaticamente). Ho terminato, Presidente. Nel suo intervento ha parlato di prevenzione forse solo due o tre volte, dando la colpa a chi non è intervenuto prima. Questo è il motivo per cui non parlerà di prevenzione. I soldi metteteceli, signor Ministro, visto che mi sta facendo il gesto, però le dico anche che noi rappresentiamo un'Italia che sta chiedendo un cambio di passo, quella che previene, quella che mette in sicurezza i territori, le città, le scuole. È un'Italia che guarda avanti. È per questo che noi siamo anche la voce che da tempo vi dice di andarvene a casa. (Applausi).

PRESIDENTE. Le ho dato un minuto in più, senatrice Floridia.

È iscritta a parlare la senatrice Musolino. Ne ha facoltà.

Vede che alla fine tocca a lei e poteva riservarsi per oggi tutti gli interventi?

MUSOLINO (IV-C-RE). Presidente, talvolta l'indignazione prende il sopravvento anche sulla compostezza che mi è abituale. Mi deve perdonare, le chiedo scusa se ho abbandonato la mia abituale compostezza, però da siciliana ho difficoltà ad ascoltare le parole del ministro Musumeci.

PRESIDENTE. Sono siciliano anch'io.

MUSOLINO (IV-C-RE). Io ho grande difficoltà, signor Presidente, ad ascoltare l'intervento del ministro Musumeci, già presidente della Regione Siciliana dal 2018 al 2022, come ha ricordato lui stesso.

Nella sua lunga esposizione ha cercato sostanzialmente di convincerci della bontà della sua azione amministrativa da Presidente, della sua assenza di responsabilità per qualsiasi cosa o evento attuale, passato e anche futuro: diciamocelo subito - la mettiamo al riparo da qualsiasi rischio - lei è sempre nel giusto, fa sempre bene.

Ebbene, in questa apologetica esposizione, Ministro, in cui lei ha fatto sostanzialmente un'orazione in sua stessa difesa - venendo meno a quello che era l'obiettivo di questa informativa, che era parlarci dei fatti e non raccontarci la sua vita e tantomeno narrarci le sue fantomatiche gesta da Presidente della Regione siciliana (Applausi) - ha assunto però, purtroppo, una difesa molto contraddittoria. Da un lato, infatti, ha detto che la situazione del rischio frane in Sicilia è strutturale; dall'altro, ricordiamo tutti che, all'indomani della frana, lei ha detto: «Frana Niscemi? Nessuno me ne aveva mai parlato».

Adesso lei viene qui in Aula a dirci: «Sono andato a Niscemi tre volte: una volta mi hanno chiesto di potenziare l'ospedale e l'ho fatto; una volta mi hanno chiesto di sistemare il commissariato e l'ho fatto; una volta mi hanno chiesto di fare la strada provinciale e l'ho fatto, ma nessuno mi ha mai parlato della frana». Ma questo è un complotto, signor Ministro. (Applausi). Capisco che lei si senta tradito; certo, dice di essere pure amico del sindaco, il quale non le ha detto che c'era la frana.

Poi arriva l'aggiornamento del PAI nel 2022 che la avverte di stare attento, perché già era pericolosa - era già classificata P3 - ma a quel punto era diventata a rischio, R4 e, dopo R4, non c'è più nulla, la classificazione si ferma lì: nel PAI dopo R4 non c'è più nulla e, quindi, siamo al massimo della pericolosità. Lei chiede che cosa poteva fare essendo al termine del suo mandato; non poteva fare altro che prenderne atto e poi chi fosse subentrato si sarebbe fatto carico del problema. Quindi scarichiamo il problema un po' più avanti e lo spostiamo sull'attuale Presidente della Regione siciliana, indifendibile anch'egli. (Applausi).

Potremmo andare avanti nella polemica, ma non mi interessa, perché io la voglio inchiodare ai fatti, Ministro, e i fatti sono i fatti: come diceva un noto scrittore russo, Bulgakov, il fatto è una cosa che più ostinata non esiste in natura, perché è quella.

Lei dice di aver impegnato tutte le risorse per il contrasto al dissesto e all'erosione della costa: più di quello che ha fatto, che cosa poteva fare? Però, come sanno benissimo le persone che si occupano dell'amministrazione - quindi non il pubblico generale, ma chi ha esperienza amministrativa - impegnare le risorse non significa niente; anzi, significa semplicemente bloccarle su un certo capitolo di bilancio e non poterle utilizzare più per nient'altro. E, quindi, si monopolizzano, per cui forse è anche un danno, quando poi non si è in grado di usarle, e voi non le avete usate. (Applausi).

Glielo dico con cognizione di causa, mentre guardo i miei colleghi della maggioranza anche siciliani, perché c'è un Comune in Sicilia, proprio in provincia di Messina, il Comune di Santa Teresa di Riva - peraltro il Presidente del Senato lo ha visitato molto di recente - che ha lamentato un fenomeno di grave erosione costiera. Questo Comune aveva presentato un progetto per la realizzazione di 14 pennelli da posizionare sulla costa, in maniera tale da impedire il fenomeno dell'erosione costiera, progetto finanziato dalla Regione Siciliana nel 2021 per 10 milioni di euro (10,6 milioni di euro per l'esattezza). Ebbene, signor Ministro - all'epoca lei era Presidente e, quindi, dovrebbe conoscere la situazione - dal 2021 al 2025 non è successo nulla. Quelle somme sono state impegnate, ma non c'è stato alcun sviluppo; nessuna opera è stata iniziata perché dalla Regione l'impegno non si è tradotto nell'approvazione di un progetto e, quindi, le opere non sono potute partire. (Applausi).

Succede che nel gennaio del 2025 parte del lungomare di Santa Teresa di Riva, proprio per l'esposizione costante e strutturale all'erosione costiera, crolla - finisco questa narrazione, che credo interessi tante persone e soprattutto i siciliani che ci seguono - e arriva sui luoghi l'attuale presidente, il presidente Schifani, il quale si duole di constatare e di essere messo a conoscenza del fatto che dal 2021 al 2025 un progetto approvato e finanziato è bloccato in quella macrostruttura che si chiama CTS, quella commissione che non esita alcun progetto.

Allora, finanzia la ricostruzione di quel tratto di lungomare e poi dice che prende l'impegno come Regione che il progetto verrà finanziato il prima possibile. Ebbene, siamo arrivati a gennaio 2026: è passato un anno, ma quelle somme sono ancora lì, del progetto non si sa niente e quel tratto di lungomare che era stato ricostruito è crollato miseramente insieme a tutta la costa ionica (Applausi), da Nizza di Sicilia, fino ad arrivare a Catania, comprese Acitrezza e Acireale; tutta la costa ha avuto danni.

A fronte di questi fatti, lei, signor Ministro, ci avrebbe dovuto chiedere scusa, sinceramente. Avrebbe dovuto dire: scusate, non siamo stati in grado; ho amministrato la Regione Siciliana per quattro anni e non sono stato in grado; dopo di me, chi la sta amministrando non è in grado; non sono stato in grado, neanche come Ministro della Protezione civile, di rendervi una esposizione chiara e soprattutto che renda edotti i cittadini italiani di come spendiamo le risorse o, meglio, di come non le spendiamo.

Ciò che più temo - e concludo - è la fase della ricostruzione, perché la Sicilia è la terra delle eterne incompiute, dove ancora il Belice aspetta di completare la ricostruzione. Non consentiremo che anche questa volta la ricostruzione sia affidata a mani inesperte o per logiche di mercato e di affari. (Applausi).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore De Poli. Ne ha facoltà.

DE POLI (Cd'I-UDC-NM (NcI, CI, IaC)-MAIE-CP). Signor Presidente, vorrei partire subito con una grande espressione di solidarietà ai 1.500 sfollati di Niscemi (Applausi), perché oggi parliamo delle persone che sono in crisi, senza casa, che sono in mezzo a una strada, con i ragazzi che vanno non più nella loro scuola ma da un'altra parte. Non parliamo delle polemiche di quello che è stato e non è stato. Grazie, signor Ministro, di essere qui con noi (Applausi). Grazie per quello che sta facendo. Grazie al Governo Meloni che è subito intervenuto (Applausi). Grazie per quello che ha detto, ossia che subito interverrete con ulteriori risorse. Tutto ciò che è di altro genere che si sta dicendo qui non ha nulla a che fare con la grande problematica che abbiamo in Sicilia e nelle altre Regioni che sono state colpite dal maltempo. (Applausi). Credo che questo sia l'aspetto fondamentale oggi in quest'Aula, se vogliamo parlare concretamente di quello che è successo: il dramma della perdita della casa, della perdita degli affetti, dei ricordi, delle certezze che tutti noi abbiamo quotidianamente (Applausi), dei nostri ragazzi che sono stati allontanati dalla zona rossa, che vanno in altre scuole, che devono ricominciare e hanno problemi da un punto di vista psicologico.

Credo che questi siano i veri problemi che dobbiamo affrontare e dovremmo affrontarli tutti insieme, al di là di qualsiasi parte politica. Un dramma di questo genere non ha colori di appartenenza. Considerata la situazione che abbiamo di fronte, dobbiamo unirci, dobbiamo far forza. (Applausi). Siamo sempre tanto bravi nel momento della ricostruzione, del dramma, ma dobbiamo cominciare - come ha detto lei, signor Ministro - a lavorare sulla prevenzione. Infatti l'ISPRA è intervenuto con più di 19 miliardi di euro proprio per la ricerca ambientale, per ricostruire, per capire quello che sta succedendo dal Nord al Sud, dal Veneto che qualcuno ricordava prima, dove però ci sono state moltissime opere, fino al Sud, dove pure ci sono state opere.

Ormai il sistema sta cambiando, un contesto che dal punto di vista climatico, in Italia come in tutto il mondo, sta cambiando, purtroppo. Vi sono più di 684.000 frane attive, il che significa che è cambiato il nostro ecosistema, che è cambiato completamente quello che abbiamo di fronte. Vediamo temporali, cicloni, frane, terremoti di qualsiasi genere, qui in Italia come da tutte le altre parti. Quindi, dobbiamo capire come intervenire da un punto di vista globale e strategico rispetto al contesto ambientale che abbiamo di fronte. Rispetto a tutto ciò, si continuano a fare contesti ideologici, di parte: «Quand'era Presidente della Regione, forse quand'era Presidente della Provincia, forse prima quand'era consigliere comunale, forse quando faceva la campagna elettorale, ha detto che».

Ma signori, oggi il ministro Musumeci - espressione di questo Governo e di questa maggioranza ‑ ha voluto intervenire direttamente per dare delle risposte concrete, al di là delle polemiche. (Applausi). Quello che vorrei chiedere è di unirci, finalmente, su questi temi, di andare oltre i colori politici e guardare al dramma delle persone.

Per essere rapido, non dirò alcune delle cose che mi ero appuntato, ma quello che voglio dire è che per Niscemi, per tutte le popolazioni colpite, credo che dobbiamo chiedere una cosa semplice ma fondamentale: non lasciamoli soli. Questo è quello che vogliamo. (Applausi).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Magni. Ne ha facoltà.

MAGNI (Misto-AVS). Signor Presidente, devo dire che trovo l'introduzione a questa informativa imbarazzante, e non uso altri termini per definirla. Non è stata data alcuna spiegazione rispetto a questi fatti, che ancora una volta vengono definiti "eccezionali". Signor Ministro, questi fatti cosiddetti eccezionali, però, sono avvenuti nel 2022, nel 2023, nel 2024 e nel 2025, e basta prendere l'elenco di ciò che è accaduto in Emilia-Romagna, nelle Marche, in Toscana, dappertutto, per cui non si può parlare di eccezionalità.

La cosa che lei non ha spiegato è che cosa state facendo, dov'è il piano per il clima. Anzi, voi siete negazionisti, perché sostanzialmente sostenete che il clima non è cambiato, siete addirittura contro la questione del green, perché avete un'idea sostanzialmente arretrata da questo punto di vista e non c'è assolutamente nulla.

Tra l'altro, signor Ministro, lei è venuto a fare una difesa personale. Non ho intenzione di fare un processo a nessuno, ma lei è un politico navigato che ha avuto delle responsabilità e sembra quasi che lei non sia esistito sostanzialmente in quella Regione. In quella Regione, invece, lei ha una grande influenza, non fosse altro perché ne è stato addirittura il Presidente, ma non ha fatto nulla per le ferrovie, per le strade, per le frane. Lei stesso ha detto che il 92 per cento del territorio della Sicilia è soggetto a frane, ma cosa avete fatto in merito? Il fatto che si debba aspettare è colpa del Comune? Una scelta, però, l'avete fatta. Lei mi deve spiegare se, a fronte del 92 per cento del territorio a rischio frane, a fronte di una situazione della viabilità in Sicilia come quella che conosciamo, il tema fondamentale possa essere il Ponte sullo Stretto di Messina. Il problema è il messaggio che viene dato. Sarebbe un fatto normale intervenire sulla questione delle frane, mentre la vostra scelta strategica sarà la realizzazione del Ponte. Ma come si fa? Prima bisogna mettere in sicurezza la Regione, visto che la Regione ha anche un potere esclusivo, essendo autonoma, e quindi potete fare quello che magari altre Regioni non possono fare.

Lei ha dato una spiegazione sostanzialmente vuota. Davvero non sono in grado di capire che cosa succederà ai cittadini di Niscemi e che cosa si farà oggi da questo punto di vista. Il problema, poi, non è solo trovare, nell'immediato, una sistemazione per avere un tetto sopra la testa o per poter andare a scuola. Mi pare che bisogna affrontare una situazione gigantesca, perché la frana in quel punto è un fenomeno inarrestabile. Questa situazione, però, non è nata oggi.

Francamente, quello che lei ci ha spiegato l'abbiamo letto sui giornali ed è per questa ragione che ve ne dovete andare e lei dovrebbe dimettersi da Ministro, come si dovrebbe dimettere il Presidente della Regione Sicilia, perché questo modo di fare è da irresponsabili. (Applausi).

Presidenza del vice presidente CASTELLONE (ore 11,16)

PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Ternullo. Ne ha facoltà.

TERNULLO (FI-BP-PPE). Signor Presidente, colleghi, desidero innanzitutto ringraziare il ministro Musumeci per essere oggi presente a rendere la sua informativa, che penso sia stata abbastanza chiara, concisa, soprattutto concreta e con tanto senso di responsabilità, al di là delle questioni che oggi possiamo ascoltare in quest'Aula. Sinceramente, da siciliana, mi sento anche un po' indignata da quello che sento, perché oggi si sta incalzando il Governo su questa situazione per sferrargli degli attacchi mediatici in vista della prossima campagna elettorale.

Quindi, si sfrutta un momento così difficile che sta affrontando in primis la città di Niscemi e poi tutta la Sicilia insieme alle altre Regioni colpite dal ciclone Harry.

Ministro Musumeci, io l'ho sempre chiamata Presidente, perché lei era il mio Presidente nella scorsa legislatura in Assemblea regionale siciliana, e ricordo bene quanto lei ha fatto. E ricordo che anche la collega Damante allora era deputato regionale e può eventualmente smentire quello che io sto dicendo. Poco fa lei ha parlato di tutto il Dipartimento della protezione civile, ben guidato e ovviamente anche controllato e verificato in ogni istante. Io posso dire che, accanto al Dipartimento della Protezione civile, allora c'era l'assessore alle infrastrutture, l'onorevole Marco Falcone, che non ha lasciato indietro una sola Provincia a livello infrastrutturale e non guardava le appartenenze politiche, né di destra né di sinistra. È stato un assessore regionale che, con competenza, coraggio, ma soprattutto tanto senso di responsabilità, ha onorato il suo assessorato, portando alla rete siciliana benefici che sicuramente sono sotto gli occhi di tutti. Poi possiamo speculare su tutto ciò che vogliamo. Oggi il dato è chiaro.

C'è un'altra cosa, signor Ministro, che le voglio dire. Io ho assistito lunedì sera - penso come tutti - a una nota trasmissione televisiva su Rai3, che ho guardato meravigliata, in cui un membro dell'opposizione siciliana non ha fatto altro che speculare, in quel momento e in quella piazza, dove si vedeva il sindaco di Niscemi, persona perbene che conosco, collegato da remoto; egli, però, non ha potuto proferire una sola parola, è stato lì ad ascoltare; facevano prima a non invitarlo, perché, poverino, non ha potuto obiettare o esprimere il proprio pensiero. Io penso che tutti abbiamo assistito a quelle scenate, che servono senz'altro alle prossime consultazioni elettorali: ben vengano, ognuno di noi si assuma le proprie responsabilità e poi saranno - come ha ben detto lei - gli elettori a dare il consenso.

Detto questo, signor Ministro, ritengo che oggi quest'Aula debba smetterla con questo scontro politico. Piuttosto, dobbiamo fermarci e avere senso di responsabilità, perché fuori c'è una comunità, soprattutto di Niscemi, che non è solo un nome su una mappa: sono famiglie, persone e bambini privi di una scuola.

Il Governo Meloni, con il ministro Tajani e le istituzioni, si è mosso sin dal primo momento, avendo interlocuzioni anche con la Regione Siciliana, così sono arrivati i primi aiuti. Desidero anche aggiungere che la scorsa settimana il Governo siciliano ha anche approvato misure necessarie: mi riferisco ad altri 100 milioni di euro per affrontare l'emergenza, sostenere i cittadini colpiti e quindi avviare gli interventi necessari. Sono risorse immediate, reali e stanno dimostrando che alle parole possono essere davvero aggiunti i fatti. In questo caso sicuramente dovranno essere elargite tempestivamente, questo lo sappiamo e lo ha anche detto lei.

Da sola, però, l'emergenza non basta; adesso, noi tutti qui dentro abbiamo delle responsabilità, ma non siamo sicuramente noi oggi a giudicare se ci sono inefficienze: sarà la magistratura, saranno gli organi competenti nelle sedi opportune.

Mi avvio a concludere il mio intervento perché abbiamo pochi minuti. Ringraziandola, voglio dire che quest'Assemblea ha il dovere, ancora una volta, di dimostrare che la politica deve essere all'altezza della sofferenza delle persone - voglio ribadire questo punto - senza alcun colore politico, con rispetto, con responsabilità e con fatti concreti. Questo è l'impegno che noi dobbiamo assumerci innanzitutto davanti ai cittadini di Niscemi, davanti alla Sicilia, ma anche davanti all'Italia. (Applausi).

Saluto ad una rappresentanza di studenti

PRESIDENTE. Saluto a nome dell'Assemblea i docenti e gli studenti dell'Istituto di istruzione superiore «Giorgio Vasari», di Figline e Incisa Valdarno, in provincia di Firenze, che stanno assistendo ai nostri lavori. (Applausi).

Ripresa della discussione sull'informativa del Ministro per la protezione civile e le politiche del mare (ore 11,20)

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Lorefice. Ne ha facoltà.

LOREFICE (M5S). Signor Presidente, Governo, Ministro, oggi, come ha avuto modo di dire anche il mio capogruppo, Stefano Patuanelli, ci aspettavamo delle comunicazioni e non un'informativa. Il Governo, al solito, preferisce comprimere il dibattito anche in Assemblea e io questo lo sottolineo e lo ribadisco: oggi la questione dell'emergenza non solo del ciclone Harry, ma sicuramente della frana di Niscemi avrebbe meritato tutt'altro spazio. Complimenti: continuate a evitare e limitare anche il dibattito in Assemblea.

Tornando alla questione, oggi siete riusciti nelle solite operazioni, con le cortine fumogene che utilizzate ogni volta, a mischiare le questioni legate a un evento eccezionale qual è il ciclone Harry con la frana di Niscemi, che è ben altra cosa. (Applausi). Pertanto, chiedo anche a lei, Ministro, di non sottrarsi. L'Aula del Parlamento serve a chiarire ogni posizione.

Pertanto, insieme al mio Gruppo politico, continuerò a chiedere, se del caso, una nuova comunicazione esclusiva sui fatti di Niscemi, che vanno tenuti separati da quello che ha colpito con un evento eccezionale le Regioni Sicilia, Calabria e Sardegna. Proprio, per questo, siccome siete bravi sempre a mischiare le carte, lo avete fatto anche oggi.

Torniamo a noi. Ho sentito diverse parole da lei, Ministro; ha parlato di sciacallaggio politico. Anche altri interventi hanno parlato di questo. Vorrei onestà nei confronti dei cittadini niscemesi che devono sentire parole di verità e di correttezza sempre. Questa non è un'aula di tribunale: è la Camera alta del Parlamento italiano (Applausi) e qui si fanno discussioni di natura prettamente politica. Io non farò valutazioni, né ricercherò colpe, anche perché il procuratore della Repubblica di Gela, il dottor Vella, è stato chiaro; ha acquisito una montagna di documenti, ha già fatto una comunicazione di notizia di reato, parlando di disastro colposo, e ha anche ribadito e sottolineato che per ora il fascicolo è contro ignoti, ma lo rimarrà per poco.

Torno alla questione politica. È chiaro il tentativo di spalmare e distribuire la responsabilità tra i vari soggetti, lo Stato centrale con la protezione civile, la Regione Siciliana, in quanto organo deputato al governo del proprio territorio regionale, e il povero sindaco di un paesino con 25.000 abitanti, senza ufficio tecnico, con tre impiegati, e in dissesto, che doveva mettere mani a qualcosa che è stato palesato e dimostrato. Siamo alla ribalta internazionale per una frana sconvolgente e mostruosa che, purtroppo, già si conosceva da decenni.

Torniamo alla questione delle valutazioni politiche. Lei ha fatto un cenno veloce solo al Governo Crocetta. Io mi spingo indietro agli ultimi 25 anni, un quarto di secolo. (Applausi). Parliamo degli ultimi 25 anni, iniziando dicendo che nel 2001-2008 abbiamo avuto avevamo Cuffaro 1 e 2. Poi il povero Cuffaro si è dovuto fermare con un passaggio alle patrie galere e ora è agli arresti domiciliari. Quello non c'entra, ma lo diciamo. Vi è stato quindi il Governo Lombardo, sempre appartenente all'area di centrodestra, seguito da Crocetta e, poi, lei, Ministro, e ora Schifani. Negli ultimi 25 anni i quattro quinti del Governo alla Sicilia sono stati espressione del centrodestra. (Applausi). Pertanto, qualora volessimo dare una percentuale, l'80 per cento delle responsabilità nel centrodestra; non cercate o accampate scuse o pretese. Lei ha detto che con onestà si assume tutte le responsabilità amministrative. Questo non c'è bisogno che ce lo dice. Chi ha avuto e ha responsabilità non si potrà sottrarre.

Le magistrature penale, amministrativa e contabile faranno il proprio. Noi dobbiamo fare valutazioni politiche. Abbiamo il dovere di dire alla popolazione niscemese che non verrà più abbandonata. Noi del MoVimento 5 Stelle - lei ha fatto anche un riferimento sbagliato, dal Cura Italia al ProteggItalia - con il Governo Conte abbiamo stanziato 11 miliardi di euro. (Applausi).

Noi, con i nostri Governi, abbiamo finanziato gli strumenti basilari. Era stato invitato anche lei, oggi, alle ore 15, a un convegno sul progetto CARG, la Carta geologica e geotematica d'Italia, sulla quale il mio Gruppo politico investe da anni. Noi, con un ultimo emendamento, abbiamo messo 2 milioni di euro del nostro budget di Gruppo per rifinanziare la CARG. (Applausi).

Senza strumenti di quel tipo i geologi o gli operatori geotecnici non possono lavorare. Date segnali chiari, mettete i soldi dove servono. Basta chiacchiere! I niscemesi sono stanchi di chiacchiere e di passerelle. (Applausi).

Io non mi spingerò a chiedere a lei o a chiunque di fare passi indietro o passi di lato: starà alla vostra coscienza. Ma saranno i cittadini siciliani, alle prossime elezioni, a scegliere e dobbiamo dare loro gli elementi di valutazione su chi non ha fatto. E per fortuna - ribadisco, per fortuna - solo per un caso non ci sono scappati morti. Ora ci sono danni immani, serviranno miliardi e io invito lei, Ministro, a chiedere al suo Presidente del Consiglio e al suo Governo di stralciare la questione Niscemi, che va trattata in modo separato. Non mischiate pere e mele o cavoli a merenda, non ne abbiamo bisogno. (Applausi).

Noi del MoVimento 5 Stelle non ci fermeremo e i riflettori su Niscemi e su una frana di quella portata non verranno spenti. Pertanto, le chiedo e vi chiedo: non vi sottraete alle vostre responsabilità e la prossima volta portate dati concreti e tangibili.

Lei, nella sua illustrazione, ha parlato…

PRESIDENTE. Senatore, concluda. Siamo arrivati a sette minuti. Per favore.

LOREFICE (M5S). Concludo, Presidente, e mi scuso. Lei, Ministro, ha parlato di qualche settimana: la aspettiamo in Aula con i risultati e, la prossima volta, con comunicazioni, in modo da permettere al Parlamento di esercitare il proprio ruolo pienamente, con una risoluzione. (Applausi).

Saluto a cittadine di Niscemi

PRESIDENTE. Sono presenti in tribuna quattro cittadine di Niscemi, alle quali esprimiamo la nostra vicinanza e il nostro sostegno, così come a tutta la popolazione niscemese. (Applausi).

Ripresa della discussione sull'informativa del Ministro per la protezione civile e le politiche del mare (ore 11,28)

PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Minasi. Ne ha facoltà.

MINASI (LSP-PSd'Az). Signor Presidente, colleghi, voglio ringraziare innanzitutto il ministro Musumeci per la sua informativa dettagliata. Voglio anche ringraziare la premier Meloni e il ministro Salvini per la loro tempestiva presenza sui luoghi terribilmente colpiti dal ciclone Harry. È una presenza che va oltre il valore simbolico, ma assume un significato sostanziale, un messaggio chiaro e concreto, che dice ai cittadini: "lo Stato c'è e non si dimentica di voi".

Quello della percezione di uno Stato assente e lontano è un rischio e, anzi, in passato è stata anche una certezza, che sui territori del Sud si palesa spesso, anzi troppo spesso.

Sono veramente triste, perché di fronte a queste emergenze, che avrebbero dovuto vederci tutti uniti, in questi giorni e, anche oggi, in quest'Aula, si cerca, sulle spalle dei cittadini e dei territori colpiti, di fare propaganda elettorale. Ho visto una senatrice Paita accorata dire che portiamo la responsabilità. Ma io non dimentico, per esempio, le parole dell'allora presidente Prodi, che, quando venne in campagna elettorale, disse che la Calabria sarebbe stata la sua figlia prediletta. Voi sapete cosa ha fatto quel Governo? Nulla e nemmeno i Governi successivi, nei quali anche voi avete governato. Forse, se qualcuno si fosse ricordato di mettere mano al dissesto idrogeologico, oggi non saremmo qui a parlare di questa emergenza.

Bene ha fatto invece lei, Ministro, a ricordare che con il Governo Meloni oggi si è invertita la rotta e si sono investite tantissime risorse proprio sulla prevenzione.

Forse i colleghi dell'opposizione dimenticano che in quest'ultima catastrofe naturale, dietro l'emergenza che ne è scaturita, si nasconde non solo una parola astratta, ma fatti concreti e drammatici, destinati a cambiare la vita di alcuni degli abitanti di quelle zone: strade interrotte, lungomari scomparsi, frane, smottamenti, case distrutte, famiglie costrette ad evacuare (come le famiglie che oggi sono qui presenti), attività produttive ferme, servizi essenziali messi sotto pressione, anni di sacrificio spazzati via.

Ecco perché la visita dei nostri Ministri e della Premier e la delibera successiva del Consiglio dei ministri sono cose importanti; esse rappresentano una risposta immediata e tempestiva e un interessamento tangibile al dolore di chi questa emergenza sta vivendo. Anche io ho potuto constatare di persona, avendo accompagnato il ministro Salvini durante il suo sopralluogo sulla parte ionica della provincia di Reggio Calabria, che i danni non sono limitati a un singolo punto, ma interessano la costa e anche l'entroterra, con effetti che si riflettono sulla sicurezza, sulla viabilità e sulla vita quotidiana della comunità. Ho potuto toccare con mano anch'io la sofferenza di chi, in poche ore, si è visto portar via tutto: la casa, l'attività, i risparmi di una vita, la sua normalità. Questa disperazione ci richiama al nostro dovere di rappresentanti istituzionali, non solo ad essere presenti, ma anche a dare risposte rapide e concrete.

Per questi territori la costa non è soltanto un paesaggio, ma è anche economia reale. Si tratta di Comuni che vivono di mare, di stabilimenti balneari, di servizi legati ai lidi, di pesca, di accoglienza, di piccola impresa. Quando la fascia costiera viene colpita, non si danneggia solo una spiaggia, ma si mette in difficoltà un'intera filiera di lavoro e di reddito, che sostiene molte famiglie. C'è un'urgenza immediata, anche perché la stagione estiva è vicina e questi territori non possono aspettare, ma devono riuscire a ripartire in tempi rapidi. Serve agire con rapidità, tagliando i tempi della burocrazia, per ricostruire, mettere in sicurezza e proteggere i lidi esistenti su quelle spiagge, restituendo operatività alle comunità costiere. Quindi è bene aver dichiarato, da parte del Governo, lo stato di emergenza, che consente di avere strumenti straordinari in capo al Dipartimento della protezione civile. Sul fronte delle risorse è chiaro che i 100 milioni di euro già destinati sono un primo ristoro, destinato ai primissimi interventi di somma urgenza.

Il punto vero, Ministro, lo sappiamo bene, è che in emergenza non basta avere le risorse, ma bisogna saperle e poterle spendere in tempi rapidi. Abbiamo assistito di recente al caso dell'Emilia-Romagna, dove lo Stato aveva fornito milioni di euro, ma questi non sono stati messi a frutto (e non governavamo certo noi); al momento dell'alluvione abbiamo visto i disastri e le catastrofi. Dobbiamo mettere i territori nelle condizioni di poter spendere i soldi stanziati rapidamente e bene, secondo quanto chiedono i sindaci e quanto serve ai cittadini; ma dobbiamo anche avere degli amministratori che siano capaci di spendere e vigilare che operino bene.

Le priorità sono tempi certi e soprattutto procedure snelle; questo è stato l'appello di tutti i sindaci, quando siamo andati sui territori. Le ordinanze devono trasformarsi subito in cantieri e ripristini, non in passaggi interminabili. Servono responsabilità chiare e scadenze verificabili. I Comuni devono intervenire immediatamente, senza restare bloccati. Poi ovviamente ci vogliono interventi coordinati fra la costa e l'entroterra, perché i danni non sono solo via mare, ma riguardano anche i punti critici a monte (versanti, alvei, interruzioni ricorrenti della viabilità). Servono ripristini immediati dove c'è un rischio per l'incolumità, ma anche interventi urgenti sui fattori che alimentano frane e nuove interruzioni.

Altrimenti rincorriamo l'emergenza, ma non la governiamo. Infine, vi è la tutela dell'economia reale e della tenuta sociale: le famiglie e le imprese devono poter ripartire e ricominciare.

Voglio poi fare una precisazione per evitare equivoci nel dibattito pubblico.

PRESIDENTE. Senatrice Minasi, siamo a sette minuti. La invito a concludere.

MINASI (LSP-PSd'Az). Volevo solo fare un passaggio sul ponte. Tutti gridano di prendere le risorse stanziate per il ponte ma non è possibile farlo, perché quelle risorse sono destinate alle infrastrutture e non possono essere spostate. Credo che la Calabria e la Sicilia non chiedano…(Commenti).

PRESIDENTE. Colleghi, lasciamo che la senatrice Minasi concluda il suo intervento.

MINASI (LSP-PSd'Az). Credo che la Calabria e la Sicilia non chiedano scorciatoie, ma rapidità, chiarezza e presenza concreta. Sono certa che, con l'azione già avviata dal Governo e con strumenti efficaci, questa emergenza potrà trasformarsi in sicurezza e ripartenza. Il senso dell'informativa è d'altronde anche questo: un impegno di metodo. Perciò è utile affiancare alle misure adottate un cronoprogramma degli interventi urgenti e aggiornamenti periodici dello stato di avanzamento, perché la credibilità delle istituzioni si misura solo su una cosa: sul risultato. Questo è il modo migliore per dire ai cittadini: noi ci siamo. Quindi, grazie, Ministro, per quanto ha fatto e per quanto sta mettendo in campo. (Applausi).

PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Rando. Ne ha facoltà.

RANDO (PD-IDP). Signor Presidente, colleghi e colleghe, signor Ministro, sono nata a Niscemi, dove sono cresciuta e ho vissuto. Sono stata vice sindaco a Niscemi. (Applausi). Sono andata via qualche anno fa per motivi di famiglia, ma conosco tutto della mia città: ogni angolo, ogni strada, ogni piazza, ogni scuola. Conosco i cittadini e le cittadine, ai quali da quest'Aula mando il più grande abbraccio del mondo, per dire loro che non saranno mai abbandonati. (Applausi). Le persone che hanno perso tutto e coloro che non conoscono cosa succederà alle loro case, alle loro aziende, ai loro studi, alle loro terre.

Penso alla casa nella quale è custodito tutto l'archivio storico del professor Angelo Marsiano, un uomo di cultura, che amava la sua terra e ha pubblicato diversi volumi proprio sulla storia di Niscemi, per lasciare un'eredità alle giovani generazioni. Spero tanto che questi volumi, che sono vita identitaria per la città, potranno essere salvati, come tante altre cose che appartengono ai sentimenti dei cittadini, anche se siamo ben consapevoli che, prima di tutto, è necessario garantire la sicurezza delle persone.

Niscemi è poesia, arte, musica e cinema. È buona imprenditoria, terra coltivata da mani magiche che faticano e che portano la terra a produrre prodotti che viaggiano nel mondo; giovani che hanno deciso di restare e che hanno investito, per esempio, in un mulino e un pastificio, inaugurato qualche mese fa, che ha portato lavoro e ha innovato nella produzione della pasta: chiuso perché in zona rossa. Niscemi è anche una giovane coppia che investe in un negozio di fiori: chiuso perché in zona rossa. Ci sono più di 1.600 persone che hanno dovuto lasciare le loro case, delle quali non sanno ancora cosa succederà; 500 abitazioni che quasi sicuramente non saranno più agibili. Niscemi è praticamente isolata a causa della frana, la comunità è spaventata, spaesata, i bambini non hanno più la loro scuola.

La mia gente ha mostrato grande dignità, anche quando la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, dopo aver sorvolato in elicottero Niscemi, è scesa per poco tempo per fare una riunione in Comune ed è scappata via, senza incontrare nessuno, dicendo di non fare piazzate. (Applausi). Forse la Presidente conosce le piazzate, i miei concittadini no; conoscono il rispetto e il confronto che era loro dovuto. La mia gente aveva bisogno di parole di speranza, di impegno, di solidarietà, invece la Presidente è scappata via. In Emilia-Romagna, Regione nella quale vivo, è arrivata dopo l'alluvione con gli stivali, a Niscemi è scappata. (Applausi).

Le responsabilità si devono assumere fino in fondo. Dovete spiegare perché non avete fatto prevenzione, perché alcuni di voi continuano a negare i cambiamenti climatici e perché i soldi per il dissesto idrogeologico, che erano stati stanziati dal precedente Governo, li avete tagliati. (Applausi). Sui cambiamenti climatici non avete previsto nulla.

La Regione Sicilia, che aveva quei miliardi, perché non li ha spesi? Anche a Niscemi il rischio era evidente e lo stesso Piano assetto idrogeologico (PAI) lo aveva certificato. Ma il ministro Salvini, che fa tante passerelle per il ponte, ha fatto di peggio, ha sorvolato la zona rossa con l'elicottero, ma non è andato a Niscemi.

Neppure lei, ministro Musumeci - che la conosce e che qualche volta è venuto a Niscemi - ci è andato; ha però dichiarato che, quando era Presidente della Regione - e le parole pesano, perché i cittadini di Niscemi ascoltano - non sapeva nulla della frana, scaricando le responsabilità sulle amministrazioni comunali, dicendo che non l'avevano mai informata dello stato del dissesto e del rischio molto elevato del versante ora interessato dalla frana. I documenti ufficiali, invece, ci dicono altro.

Lei oggi ha fatto una difesa, ha dato un po' di documenti. Non ho il tempo di rispondere dettagliatamente, ma già dal 1997 la Regione conosceva la gravità della situazione; si sono persi tanti anni, si sono perse risorse che erano stanziate: parliamo di 9 milioni di euro. Solo il Comune, tra mille difficoltà, ha saputo mettere a terra progetti di mitigazione del rischio.

Oggi, ministro Musumeci, si parla di accertare le responsabilità, ma la competenza per gli interventi di cui lei parla è in capo alla Regione, quindi è veramente paradossale che il Ministro intenda fare un'indagine per capire le omissioni e i ritardi della Regione Sicilia, visto che è stato presidente fino al 13 ottobre del 2022 (Applausi) ed oggi è presidente Renato Schifani, della stessa parte politica.

Ministro Musumeci, non possiamo accettare che non si assumano le responsabilità fino in fondo e lei sa bene di chi sono le responsabilità; c'è una gestione inaccettabile del territorio per incapacità, per omissione, per incuria. Oggi in Sicilia c'è un Governo regionale immobile, che ha una cattiva gestione politica e amministrativa, sommersa da inchieste, che non ha la capacità di gestire le risorse per mettere in sicurezza la Regione.

Presidenza del presidente LA RUSSA (ore 11,46)

(Segue RANDO). Allora diciamolo: oggi è urgente un'assunzione di responsabilità nazionale e mi si lasci dire che come Partito Democratico troviamo inaccettabile che gli appelli all'unità arrivino a giorni alterni dal Governo, a seconda dell'argomento che più interessa. (Applausi).

Avevamo chiesto di votare una risoluzione su Niscemi; lo sapete bene, ci è stato negato. Avevate paura. Abbiamo fatto delle proposte; vi chiedevamo di fare le vostre: stop ai pagamenti dei tributi per le imprese, per i professionisti.

Mi scusi, Presidente, se ho preso qualche minuto in più, ma è la mia città. (Applausi).

Vogliamo certezze… (Il microfono si disattiva automaticamente) ... per la messa in sicurezza del territorio.

PRESIDENTE. La invito a concludere, senatrice.

RANDO (PD-IDP). Siamo preoccupati. I danni della frana sono stimati in 2 miliardi, ma sono stati previsti solo 33 milioni per tutta la Sicilia.

Ribadiamo che per Niscemi è necessaria una gestione specifica; servono competenze altamente specialistiche, servono tante risorse e bisogna fare presto.

Questo voleva la gente di Niscemi dalle sue parole di oggi, Ministro.

Sento il dovere, anche da quest'Aula, di ringraziare tutti i volontari, le istituzioni, le Forze dell'ordine e i Vigili del fuoco che non si stanno risparmiando in questi giorni. (Applausi).

Oggi per la mia gente è il momento dell'abbraccio: non farli sentire soli e abbandonati. La dimenticanza è un vizio di questo Governo e del malgoverno regionale. Noi abbiamo un altro vizio, Presidente, quello del memorare: i cittadini di Niscemi non devono essere dimenticati. (Prolungati applausi).

PRESIDENTE. Ha avuto due minuti in più, senatrice.

Lasciamo che la senatrice Rando sia applaudita dai colleghi del suo Gruppo.

È iscritto a parlare il senatore Pogliese. Ne ha facoltà.

POGLIESE (FdI). Signor Presidente, Ministri, colleghi, ho ascoltato con grande attenzione l'informativa del ministro Musumeci, assolutamente esaustiva, in merito a un evento che ha prodotto enormi danni in Sicilia, in Sardegna e in Calabria, ma che - non lo dobbiamo dimenticare - a differenza di altri eventi, parzialmente paragonabili, non ha determinato alcuna vittima. Ciò lo si deve ad una grande sinergia che si è registrata fra la Protezione civile nazionale, la Protezione civile regionale, i Comuni, le Forze dell'ordine e i Vigili del fuoco, grazie ad un'attività preventiva che è stata fatta nell'informare la popolazione di quello che sarebbe accaduto con molti giorni di anticipo e grazie alle ordinanze che sono state predisposte, nonché alla fattiva collaborazione della popolazione.

I danni sono stati enormi: alle case, alle infrastrutture, alle attività economiche, e ammontano a oltre 2,5 miliardi di euro. Ho avuto modo di verificare sul campo, nella fascia ionica orientale della mia Regione, quello che è accaduto, insieme al ministro Musumeci; lo ha fatto - e lo ringrazio - il presidente del Senato La Russa, lo ha fatto la Meloni, lo hanno fatto altri Ministri (Applausi) e altri autorevoli esponenti del Parlamento in maniera assolutamente trasversale.

Non voglio ripetere ciò che è stato ampiamente descritto, ma ho ascoltato con altrettanta attenzione gli interventi di alcuni colleghi dell'opposizione e credo sia doveroso fare alcune riflessioni, o, per meglio dire, alcune puntualizzazioni per smentire alcune polemiche che in quest'Aula e al di fuori di quest'Aula sono state fatte, anche all'interno di quella bacheca virtuale dei social media, nella quale i soliti leoni da tastiera si esibiscono.

Qualcuno ha criticato il Governo per il primo intervento da 100 milioni di euro stanziati a pochi giorni da questi tragici avvenimenti, parlando di elemosina di Stato, parlando di un atto offensivo nei confronti dei sardi, cara collega Zedda, dei siciliani, dei calabresi, e parlando di presunte enormi differenze rispetto a quello che il Governo Meloni e il ministro Musumeci fecero in Emilia, quando nel maggio del 2023 si registrò quella drammatica alluvione che comportò diciassette vittime e 10 miliardi di euro di danni. Ebbene, questa è un'assoluta bugia, se è vero come è vero che il primo provvedimento che il Governo Meloni predispose - me lo ricordò il capogruppo Malan - ammontò a 10 milioni di euro, esattamente per le stesse finalità per cui è stato predisposto questo provvedimento da 100 milioni di euro per le tre Regioni coinvolte. Poi venne predisposto un decreto - era il 23 maggio 2023 - con 2 miliardi di euro di stanziamento complessivo.

Non ho assolutamente apprezzato le polemiche sterili che alcuni esponenti dell'opposizione hanno fatto all'interno di quest'Aula per cercare colpe o esibire indignazioni di comodo, mentre a Niscemi, come qualcuno ricordava, la terra continua a scivolare e 1.500 persone - 1.606, per l'esattezza, è il dato di stamattina - hanno perso tutto: non solo le proprie case, ma i ricordi, gli affetti, le certezze. Qualcuno da quest'Aula pensa ancora che la politica sia una continua caccia alle streghe. (Applausi). Noi non saremo né coloro che intendono appiccare roghi, né i difensori d'ufficio di qualcuno; ci saranno altre istituzioni che lo faranno, poiché non sta certamente a noi attribuire patenti di efficienza. Ho apprezzato la scelta del ministro Musumeci di istituire una commissione di studio guidata dal rettore dell'università di Catania, il professor Enrico Foti, persona di grande competenza e di grande equilibrio, ma noi siamo qui per fare, per agire, per risolvere, non certamente per processare. Di questo dobbiamo parlare affinché si predisponga nel più breve tempo possibile un decreto all'interno del quale si possa avviare la ricostruzione, affinché non si possa perdere la stagione estiva in alcune Regioni, come la Sicilia, la Calabria e la Sardegna, che vivono di turismo. Bisogna anche, signor Ministro, cercare di posticipare l'applicazione della Bolkestein - ove possibile, ovviamente - per gli imprenditori coinvolti, perché è impensabile immaginare che si possano stanziare centinaia di migliaia di euro o milioni di euro con la possibilità concreta di non poter avere la concessione fra un anno.

Dobbiamo anche confutare una proposta che ritengo sia assolutamente eretica da parte di chi, anche all'interno di quest'Aula, ha invocato l'utilizzo delle risorse del Ponte sullo Stretto per questa tragedia. Non è questa certamente la strada: è come se in Emilia avessimo dirottato le risorse del Passante di Bologna o dell'autostrada Cispadana per l'alluvione del 2023. (Applausi). Il ponte è opportuno che si faccia. (Applausi). Troveremo le risorse, bisogna fare in fretta; lo sta facendo il Governo nazionale, lo sta facendo il governo regionale, e non posso non esternare un convinto apprezzamento per i primi bandi già pubblicati e per i primi ristori per gli imprenditori e per i cittadini di Niscemi.

Res, non verba: fatti, non parole. È questo che il Paese ci chiede. È questo quello che il Governo sta facendo e farà con in testa Nello Musumeci, che ha sempre dimostrato capacità amministrative e rettitudine morale. (Applausi).

PRESIDENTE. Dichiaro chiusa la discussione sull'informativa del Ministro per la protezione civile e le politiche del mare, che ringrazio per la disponibilità.

Informativa del Ministro dell'interno sull'ipotizzata presenza in Italia di agenti dell'Immigration and Customs Enforcement (ICE) degli Stati Uniti d'America in occasione della XXV edizione delle Olimpiadi invernali Milano-Cortina 2026 e conseguente discussione (ore 11,52)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca: «Informativa del Ministro dell'interno sull'ipotizzata presenza in Italia di agenti dell'Immigration and Customs Enforcement (ICE) degli Stati Uniti d'America in occasione della XXV edizione delle Olimpiadi invernali Milano-Cortina 2026».

Dopo l'intervento del rappresentante del Governo, ciascun Gruppo avrà a disposizione cinque minuti.

Ha facoltà di parlare il ministro dell'interno, prefetto Piantedosi. (Applausi).

PIANTEDOSI, ministro dell'interno. Signor Presidente, onorevoli senatori, mi fa piacere avere l'opportunità di chiarire gli equivoci che da giorni circolano sulla presenza di investigatori della Homeland Security Investigation, una sezione investigativa di ICE e che, come tutti sanno o dovrebbero sapere, ha compiti completamente diversi dalla Enforcement and Removal Operations (ERO) che opera sul territorio statunitense.

Come vi illustrerò, la collaborazione delle autorità italiane con questi investigatori ha una precisa base giuridica risalente nel tempo e si è dimostrata particolarmente fruttuosa. Solo un paio di giorni fa è stata smantellata una rete internazionale di soggetti coinvolti nel grave reato di pedopornografia on line, proprio grazie al lavoro congiunto tra la nostra Polizia di Stato e gli investigatori della Homeland Security Investigation. Il loro lavoro è stato determinante: nell'occasione l'agenzia americana ha messo a disposizione tecnologie avanzate che hanno permesso di infiltrarsi in comunità riservate di pedofili, di ricostruirne i flussi finanziari e di individuare i responsabili.

Questo non è un caso isolato, perché la collaborazione con la medesima agenzia ha portato anche ad altri importanti risultati. Per citarne solo alcuni fra i più recenti, nell'aprile del 2022 la Polizia di Stato ha concluso l'operazione Empire, con l'arresto di sette narcotrafficanti operanti in ambito nazionale ed internazionale. L'indagine fu avviata proprio grazie alle informazioni trasmesse dalla Homeland Security Investigation che stava conducendo negli Stati Uniti indagini sul traffico internazionale di sostanze stupefacenti.

Nel dicembre 2023, poi, l'attività di cooperazione tra la Homeland Security Investigation e il nucleo investigativo dei Carabinieri ha permesso di individuare una vasta attività di spaccio internazionale di ossicodone dall'Italia verso gli Stati Uniti.

Ancora nel 2023, con l'operazione Mafia Starz la Homeland Security Investigation di Roma ha collaborato ad un'indagine pluriennale con la Polizia di Stato italiana contro un'organizzazione di trafficanti di ecstasy con base in Sicilia. Tra gli ultimi casi, nell'ottobre 2025 l'addetto della Homeland Security Investigation a Roma ha fornito informazioni cruciali che hanno portato all'arresto di un cittadino francese all'aeroporto internazionale di Bologna l'11 ottobre 2025, con circa sei chili di eroina.

Inoltre, fin dal 2011 e poi con cadenza periodica, delegazioni del Dipartimento per la sicurezza interna degli Stati Uniti, compresi rappresentanti dell'agenzia ICE, sono state accolte in Italia per visite ed incontri finalizzati ad assicurare gli standard di sicurezza richiesti per l'inclusione dell'Italia tra i Paesi beneficiari del Visa Waiver Program (VWP). Non è nulla di nuovo, quindi: la cooperazione in questione tra le autorità italiane e la Homeland Security Investigation risale ad un accordo bilaterale del 2009, ratificato con legge nel luglio 2014, quando al Governo c'era quella stessa opposizione che oggi mostra di indignarsi. Potrei insistere su questa contraddizione, ma non lo faccio perché quella iniziativa del Governo dell'epoca fu vantaggiosa, in quanto l'accordo bilaterale tra Stati Uniti e Italia sulla cooperazione di polizia nel contrasto ad alcuni delitti particolarmente gravi corrispondeva e tuttora corrisponde all'interesse di entrambi i Paesi e contribuì ad aumentare la sicurezza dell'Italia.

Dunque, la presenza di personale riconducibile all'agenzia ICE non è di certo un'improvvisa ed unilaterale iniziativa di compromissione della nostra sovranità nazionale, come da taluni rappresentato, bensì l'ottemperanza ad un'intesa internazionale giuridicamente vincolante ed assunta dall'Italia nel pieno rispetto delle previsioni della Costituzione e delle prerogative del Parlamento.

In ogni caso, l'odierna informativa mi dà modo anche di illustrare l'imponente lavoro svolto dal Governo e da tutti gli attori coinvolti nell'organizzazione di un grande evento sportivo come le Olimpiadi invernali, che avranno inizio tra pochi giorni. Naturalmente, in quanto Ministro dell'interno mi soffermerò sugli aspetti riguardanti la sicurezza e l'ordine pubblico, ma prima affronterò l'oggetto specifico di questa informativa, questo sia perché, come sempre, l'azione di questo Governo si ispira alla più trasparente linearità, non essendovi nulla da nascondere, sia per eliminare una volta per tutte illazioni e dubbi sollevati intorno alla questione. Colgo l'occasione anche per fare chiarezza sui contenuti del mio incontro con l'ambasciatore statunitense in Italia, Tilman J. Fertitta, che è servito unicamente per veicolare le giuste comunicazioni, nell'interesse della massima trasparenza verso l'opinione pubblica, in un momento in cui si rincorrevano notizie apparentemente contraddittorie.

Sul piano fattuale, gli investigatori di Homeland Security Investigation che verranno in Italia a supporto del personale già presente nelle sedi diplomatiche statunitensi non sono agenti operativi e non hanno alcuna funzione esecutiva; inoltre opereranno all'interno degli uffici diplomatici statunitensi, quindi non saranno neanche tecnicamente sul suolo italiano. Sulla base di quell'accordo, svolgono sempre lo stesso tipo di attività di natura investigativa, senza che il Governo abbia mai disposto o anche soltanto ipotizzato alcuna modifica al loro perimetro di azione né per le Olimpiadi, né in vista di altri possibili scenari, e non è mai arrivata alcuna proposta o richiesta di modificare queste attività dalle autorità americane. Stiamo dunque parlando di una polemica che io ritengo completamente infondata.

Ribadisco comunque nuovamente il punto centrale: l'ICE non svolge e non potrà mai svolgere attività operative di polizia sul nostro territorio nazionale. La sicurezza e l'ordine pubblico, infatti, sono assicurate esclusivamente dalle nostre Forze di polizia e tale principio non viene contraddetto dalle pur proficue collaborazioni investigative che usualmente vengono attivate a livello internazionale in circostanze del genere. Nel corso dei giochi di Milano-Cortina, i membri di quest'agenzia saranno impegnati solo in attività di analisi e scambio di informazioni con le autorità italiane, come d'altronde fanno in oltre 50 Nazioni, Italia compresa, senza che nessuno si sia mai scandalizzato. In poche parole, non vedremo sul territorio nazionale nulla - e ribadisco nulla - che sia riconducibile a quanto si è visto sui media negli Stati Uniti. È quindi completamente infondata la preoccupazione che ha ispirato la polemica degli ultimi giorni e che questa informativa mi consente di spazzare via definitivamente.

Rammento peraltro che nella medesima ottica di collaborazione internazionale, in base alla quale investigatori statunitensi saranno presenti da noi per le Olimpiadi invernali, anche l'Italia, come molti altri Paesi, e sempre d'intesa con lo Stato organizzatore, invia operatori delle nostre Forze di polizia all'estero in occasione di grandi eventi sportivi internazionali, quando questi agenti coadiuvano le autorità locali e contribuiscono ad innalzare lo standard complessivo della sicurezza. Per fare solo un esempio più recente, l'Italia, d'intesa con le autorità del Paese ospitante in occasione delle Olimpiadi del luglio 2024, ha inviato a Parigi unità delle proprie Forze di polizia per contribuire alla sicurezza dei giochi e questo, ovviamente, senza assumere alcuna funzione operativa e soprattutto senza che né politici né media francesi gridassero allo scandalo per qualche lesione della propria sovranità nazionale.

Vorrei dire che il nostro Governo, in materia di relazioni internazionali, presta grande attenzione ai contenuti e al rispetto delle cornici giuridiche di riferimento, circostanza - mi dispiace dirlo - che non sempre si è realizzata nel passato. Penso ad esempio alla singolare missione militare organizzata dai russi in Italia nel marzo del 2020, subito dopo lo scoppio della pandemia, allorquando per la prima volta fu consentito ad un Paese non alleato l'ingresso in un Paese NATO.

Vorrei ora comunque passare ad esporvi l'attività che sta ponendo in essere il Governo per garantire la sicurezza pubblica in occasione dei Giochi, che mi sembra ovviamente cosa ben più rilevante e seria.

La complessità dell'evento olimpico ha richiesto l'adozione di specifiche misure e di piani organizzativi straordinari volti a garantirne il regolare svolgimento nella più efficace cornice di sicurezza. In particolare per assicurare il necessario raccordo tra tutti i dicasteri, le prefetture, le istituzioni coinvolte e l'ente organizzatore, la Fondazione Milano-Cortina 2026, sono stati individuati con appositi provvedimenti organismi di governance e di coordinamento distinti per compiti e funzioni. Oltre a questi strumenti di raccordo, sono state allestite nelle province interessate dai giochi e in quelle ove sono ubicati gli hub aeroportuali principali, i centri per la gestione della sicurezza dell'evento, le sale operative interforze di livello operativo gestionale.

Inoltre, per assicurare condizioni di massima sicurezza, il Ministero dell'interno, anche tramite la rete delle prefetture, ha pianificato nelle Province interessate che sono Milano, Sondrio, Trento, Bolzano, Belluno e Verona, un articolato dispositivo di ordine pubblico volto a garantire il regolare svolgimento delle gare olimpiche, la tutela e l'incolumità delle persone partecipanti, la protezione degli obiettivi sensibili e a prevenire turbative dell'ordine pubblico.

Un contributo rilevante inoltre è stato profuso dalle prefetture nell'individuazione di adeguate sistemazioni logistiche per tutto il personale coinvolto a vario titolo nell'evento. Si tratta di migliaia di persone che devono confluire per la cornice di sicurezza in un contesto già particolarmente occupato da presenze turistiche data la stagione e data anche l'importanza dell'evento. Contestualmente si è proceduto al potenziamento del controllo coordinato del territorio, compreso lo spazio aereo, al rafforzamento dell'azione preventiva mediante l'adozione di piani di vigilanza con controlli ad intensità crescente, con la previsione di aree riservate di massima sicurezza anche presso i siti delle competizioni. In questo modo è stato realizzato un sistema di sicurezza integrato con misure di vigilanza continuativa a protezione degli impianti, dei villaggi olimpici, delle strutture destinate ad ospitare le delegazioni estere sportive e giornalistiche, i media center, e di tutti i siti interessati a vario titolo dai giochi che vengono controllati mediante accurate ispezioni e bonifiche con personale specializzato.

Massima attenzione è stata rivolta alla predisposizione dei dispositivi di vigilanza a tutela degli ospiti stranieri e delle personalità ritenute particolarmente esposte a rischio, con misure calibrate a livello di esposizione estese anche ai siti ove prenderanno alloggio. Infine, nell'ambito dell'azione preventiva generale, sono stati pianificati servizi dedicati per minacce nucleari, batteriologiche, chimiche e radiologiche attraverso apposite unità specializzate, in accordo con le pianificazioni di settore per far fronte ad eventuali emergenze o crisi in questo specifico ambito.

Dal lato quantitativo, il piano di sicurezza prevede l'impiego nelle sei Province interessate dallo svolgimento dei giochi, nonché a Venezia e a Varese, che sono le città dove sono ubicati gli aeroporti di ingresso in Italia, di circa 6.000 unità di rinforzo delle Forze di polizia suddivise per settori di impiego compresi specialisti, vale a dire artificieri, unità cinofile antisabotaggio, tiratori scelti, sciatori, manovratori di corda, nuclei specializzati antiterrorismo.

Nel contesto dell'architettura complessiva della sicurezza dell'evento, merita di essere ricordato anche il contributo che darà il Corpo nazionale dei vigili del fuoco, in particolare per i profili di soccorso sanitario urgente, con l'utilizzo del reparto volo del Corpo nazionale, il cui impiego è stato oggetto anche di accordi con la Regione Lombardia e, a livello transfrontaliero, con la Svizzera.

Dal lato degli oneri finanziari per far fronte alle straordinarie esigenze connesse proprio allo svolgimento dei giochi olimpici e paralimpici invernali di Milano-Cortina, il Governo ha stanziato 30 milioni di euro per il 2025 e oltre 114 milioni di euro per il 2026. Io credo che questa pur rapida illustrazione delle attività svolte dal Governo per garantire la sicurezza dell'evento, possa essere sufficiente per fare emergere con chiarezza l'entità dello sforzo organizzativo e finanziario che abbiamo dispiegato e l'impegno ad affrontare e gestire in modo efficiente ogni possibile profilo suscettibile di avere ripercussioni sull'ordine e la sicurezza pubblica dei giochi.

Credo che le pianificazioni realizzate, le risorse messe in campo e l'attività svolta siano un fatto reale. Questa venticinquesima edizione delle Olimpiadi ci dà l'occasione per valorizzare l'immagine dell'Italia e per unire, al di là di ogni contrapposizione ideologica, tutte le forze politiche sotto il Tricolore, nella consapevolezza che i valori dello sport possono giocare un ruolo primario nel mitigare le tensioni internazionali e far compiere alla comunità internazionale, sotto la regia e l'organizzazione dell'Italia, un passo avanti nella prevenzione dell'estremismo radicale violento e del terrorismo.

Non ha senso, quindi, anche in un'occasione così importante e impegnativa, io credo, per il Paese, alimentare polemiche che non abbiano ragione di essere.

Io garantisco, in conclusione, che l'impegno del Governo e dell'Amministrazione dell'interno per la migliore riuscita delle Olimpiadi invernali ci sarà tutto e sarà ai massimi livelli. Non devieremo di un centimetro dalla linea intrapresa, per assicurare la sicurezza e l'ordine pubblico di questo grande evento, che non mancherà di rinsaldare ulteriormente la credibilità internazionale dell'Italia e il suo ruolo di leadership, in un contesto e in un'epoca in cui l'arena internazionale vive un momento molto difficile. (Applausi).

PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione sull'informativa del Ministro dell'interno.

È iscritto a parlare il senatore Lombardo. Ne ha facoltà, per tre minuti.

LOMBARDO (Misto-Az-RE). Signor Presidente, ringrazio il signor Ministro, perché, in pochi minuti, a differenza del collega che l'ha preceduto, ha reso un'informativa sull'ICE, che è quello che chiedevamo, e non una difesa d'ufficio del suo Ministero. Intanto, quindi, la voglio ringraziare, perché si è attenuto al tema e, in maniera sintetica, ci ha detto delle cose importanti.

Tuttavia lei ha esordito dicendo: "vorrei chiarire gli equivoci che si sono creati". Però, signor Ministro, è stato lei a creare questi equivoci. (Applausi).

Prima ha dichiarato che l'ICE non avrebbe mai operato in Italia. Poi, davanti a inchieste giornalistiche, ha dichiarato che, in merito a un'eventuale presenza, non vedeva il problema. Oggi, in Aula, lei dichiara che l'ICE sarà presente in Italia, ma non avrà funzioni operative, ma solo funzioni investigative. Noi prendiamo atto che questa è l'ultima versione delle dichiarazioni del Ministro che chiarisce gli equivoci che il Ministro ha creato. La ringrazio per questo. (Applausi).

Signor Ministro, giustamente lei dice che c'è un accordo bilaterale dal 2009, un'intesa internazionale giuridicamente vincolante; ha ragione. Qui non si tratta di capire se l'ICE è stata istituita da Trump o se è stata istituita da Obama; qui si tratta di capire una cosa molto semplice: che l'ICE, soprattutto nella divisione Enforcement and removal operations, così come ha operato a Minneapolis in questi giorni, ha trasformato la natura delle proprie operazioni. È questo che è cambiato, non l'ICE in quanto tale. (Applausi).

Rispetto ad affermazioni che io ho sentito pronunciare anche da esponenti della maggioranza, cioè "chi siamo noi per dire a Trump come si tutelano gli atleti olimpici della delegazione USA sul nostro territorio", rispetto a queste affermazioni della vostra maggioranza, Ministro, lei ha usato parole di chiarezza, perché ha voluto rivendicare che uno Stato che voglia dirsi sovrano, l'Italia, ha il monopolio dell'uso della forza e che in Italia, quando si esercita l'uso della forza, bisogna farlo nel rispetto della legge. (Applausi).

L'Italia ha già dimostrato - e gliene do atto - che di fronte a grandi eventi (penso al Giubileo e all'insediamento di Papa Leone XIV) l'Italia non deve farsi insegnare da nessuno come si tutela l'ordine pubblico. Infatti, qui in Italia, a differenza di come avviene negli Stati Uniti, noi lo facciamo nel rispetto della legge e nel rispetto della Costituzione. (Applausi).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Spagnolli. Ne ha facoltà.

SPAGNOLLI (Aut (SVP-PATT, Cb)). Signor Presidente, anch'io ringrazio il Ministro per essere venuto in Parlamento a spiegare e per come l'ha fatto. La sua presenza conferma, peraltro, che la questione della presenza dell'ICE in Italia è comunque politicamente delicata e non è una strumentalizzazione delle opposizioni, come è stato invece detto in passato.

Com'era prevedibile, Ministro, lei ha cercato di spiegare perché l'ICE sarà tra noi. Ha detto che non avrà compiti operativi. E ci mancherebbe altro, vien da dire. Ha detto poi che la presenza di agenti stranieri è normale, anzi si basa su degli accordi. E certo che lo è, qualcuno ha mai detto il contrario? Però, Ministro, diciamoci le cose come stanno: il mondo intero è indignato per quello che è accaduto a Minneapolis: due persone inermi uccise, un bambino di cinque anni usato come esca per arrestare suo padre, perquisizioni senza mandato, arresti basati su sospetti, attività della magistratura americana per verificare se quello che è stato fatto a Minneapolis rientra nell'ambito della legge oppure no e le indagini sono ancora in corso. L'ICE si comporta come una forza che agisce al di fuori dello stato di diritto, come una milizia al servizio di Donald Trump; la sua brama di potere senza limiti e l'imposizione della crudeltà non conoscono confini. Non lo dico io: lo afferma la sentenza dei giudici di Minneapolis, che ha dichiarato illegittimo l'arresto di Liam e di suo padre.

Perché allora è così difficile dire agli Stati Uniti che un'organizzazione come l'ICE, per di più specializzata in immigrazione e non nella protezione delle persone da possibili attentati, non è compatibile con i valori di un'Olimpiade? Cosa frena a dirlo, il timore di contraddire Donald Trump? Quando Trump ha minacciato la Groenlandia, signor Ministro, numerosi Paesi hanno inviato ufficialmente delegazioni militari sull'isola come forma di deterrenza; molti Governi e la Commissione europea hanno reagito prontamente davanti alle minacce di nuovi dazi. Tutti hanno detto e fatto qualcosa, tranne il Governo italiano, perché il Governo dice che l'Italia sa mediare. È vero, ma quando Trump ha offeso la memoria dei 50 italiani morti in Afghanistan nessuno ha preteso delle scuse e questo - mi perdoni - non può andar bene, non va bene. La vostra scelta di minimizzare non elimina il problema, lo ingrandisce, fino a rischiare che durante le Olimpiadi si possano verificare episodi di aspra contrapposizione, con le conseguenti polemiche e con un danno di immagine per l'Italia e per i territori che ospitano i Giochi (speriamo che non sia così).

La sicurezza, Ministro, non nasce dalla repressione preventiva, ma dalla capacità di disinnescare i conflitti prima che esplodano. Non serve il fermo preventivo dei manifestanti, serve fare azioni che rasserenino il clima, per esempio dire a un Paese amico che la presenza di ICE non è necessaria. La vostra titubanza al riguardo ha dell'incredibile. Se serviva un'ulteriore conferma della sudditanza del nostro Governo a Donald Trump, non ce ne poteva essere una migliore. Altro che padroni a casa nostra. (Applausi).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Scalfarotto. Ne ha facoltà.

SCALFAROTTO (IV-C-RE). Signor Presidente, signor Ministro, è venuto a renderci un'informativa tecnica, della quale la ringrazio. Tra l'altro non avevo alcun dubbio, avendo avuto il privilegio di servire come sottosegretario al Viminale e avendo lavorato anche con lei, sul fatto che il Viminale gestisse e gestirà la sicurezza delle Olimpiadi nel migliore dei modi; questo è fuori discussione. Anzi, mi lasci ancora una volta esprimere la mia solidarietà agli agenti per le cose orribili che sono successe a Torino. (Applausi).

Tuttavia, signor Ministro, il problema qui non è tecnico; è un tema tutto politico. Lei ha detto che spera di aver spazzato via le polemiche con questa informativa; ma già il fatto che lei sia dovuto venire a rendere un'informativa in Parlamento su una questione meramente tecnica ci fa capire che qualcosa è andato storto. Proviamo a riepilogare. Lei ci ha spiegato cos'è l'ICE; ma è fuori discussione che nelle ultime settimane, agli occhi del mondo, l'ICE in un certo senso è stata la dimostrazione del cambiamento genetico che sta avvenendo negli Stati Uniti e che sta toccando la democrazia americana. Si tratta di squadracce, di gente mascherata che entra nelle case della gente. Abbiamo visto anziani vestiti da notte e coperti soltanto dalle coperte che avevano sul letto essere mandati a migliaia di chilometri di distanza. Qualcuno ha ricordato il piccolo Liam Conejo Ramos, il ragazzino di cinque anni che non solo è stato utilizzato per arrestare suo padre, ma che poi insieme al padre è stato mandato in Texas, che rispetto a Minneapolis è piuttosto lontano. Renée Nicole Good e Alex Pretti sono due nomi che noi dobbiamo continuare a pronunciare. (Applausi). Sono persone lontanissime dall'immagine dell'immigrato americano irregolare: bianchi come il latte, specchiatissimi servitori della loro comunità; uno lavorava in un ospedale, figuriamoci.

Il problema qual è stato? Noi abbiamo avuto un pasticcio comunicativo enorme, perché quando questa milizia, che così tanto ha scandalizzato il mondo libero, annuncia di arrivare in Italia, sembra proprio uno schiaffo alla nostra sovranità. Se questa cosa fosse stata gestita comunicativamente e politicamente in modo proattivo, non saremmo qui in questo momento. Invece voi che avete fatto? Lei, signor Ministro, ha detto il 25 gennaio: non mi risulta. Il presidente Fontana, non sappiamo a che titolo, ci ha confermato la presenza dell'ICE. Salvini ha detto: no, saranno un paio di tecnici che vengono. L'ambasciata americana vi smentisce, cosa molto grave, dicendo: no, quelli vengono, altro che non vengono!

In questa situazione, noi ci troviamo di fatto ad aver creato un caso che ha delle radici politiche profonde. Non è stato soltanto un tema di errata comunicazione, che sicuramente c'è stato. Se il Governo italiano avesse avuto su questi temi posizioni nette e chiare, nessuno si sarebbe preoccupato, perché sappiamo come funziona. Sappiamo che quando una squadra nazionale va all'estero, si porta le persone dietro per proteggerle. Anzi, nel pasticcio comunicativo, voglio ricordare anche il capolavoro del presidente Balboni, che ci ha annunciato la presenza dei pasdaran a Milano. Io, da milanese, mi sono sentito un po' in crisi, quasi come se la mia città diventasse una specie di Far west, con tutte le più strane milizie contro i diritti umani (Applausi) che girano per via Montenapoleone, piazza Duomo e davanti al Teatro alla Scala.

Speriamo che non sia così, però se il vostro Governo avesse fatto alcune cose chiare che i Governi europei hanno fatto, ad esempio se aveste detto qualcosa quando sono state offese le nostre truppe e il nostro Esercito e con i morti che ci sono stati in Afghanistan; se, quando i giornalisti della RAI sono stati aggrediti, aveste detto qualcosa (Applausi); se, quando la gente è stata ammazzata da queste squadracce fasciste, aveste detto qualcosa, signor Ministro, nessuno si sarebbe preoccupato, perché sappiamo bene che l'ordine pubblico sarà gestito dalla Polizia italiana e dalle Forze dell'ordine italiane. Sappiamo che il Viminale lavora bene. Purtroppo il problema è politico, è un problema di politica estera, è un problema di collocazione internazionale, è un problema di titubanza rispetto a quello che sta succedendo negli Stati Uniti (Il microfono si disattiva automaticamente).

PRESIDENTE. Concluda.

SCALFAROTTO (IV-C-RE). Se aveste gestito tutto questo molto meglio, oggi, signor Ministro, lei ed io non staremmo a parlarci qui. (Applausi).

Saluto ad una rappresentanza di studenti

PRESIDENTE. Saluto a nome dell'Assemblea i docenti e gli studenti dell'Istituto di istruzione superiore «Chino Chini» di Borgo San Lorenzo, in provincia di Firenze, che stanno assistendo ai nostri lavori. (Applausi).

Ripresa della discussione sull'informativa del Ministro dell'interno (ore 12,19)

PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Biancofiore. Ne ha facoltà.

BIANCOFIORE (Cd'I-UDC-NM (NcI, CI, IaC)-MAIE-CP). Signor Presidente, chiariamo subito una cosa. Se siamo qua a parlare tecnicamente della questione dell'ICE, se stiamo impegnando il tempo prezioso del ministro Piantedosi, che appunto deve sovraintendere alla sicurezza, come ben sta facendo ormai dall'inizio di questa legislatura, in particolar modo in queste ore, è perché qualcuno - voi - sta utilizzando pretestuosamente e politicamente la questione della presenza della questione dell'ICE in Italia. Non se ne sentiva assolutamente il bisogno.

Ministro Piantedosi, la ringraziamo tanto, soprattutto perché ha le spalle larghe. Veramente ha tutta la nostra solidarietà, perché lei è riconosciuto per la sua capacità di gestire l'ordine pubblico. Era molto stimato prima come prefetto dalle sinistre (Applausi), quando era prefetto di Bologna e quant'altro, poi è diventato casualmente, proprio per la sua bravura e le sue capacità tecniche, Ministro dell'interno del Governo Meloni ed è diventato improvvisamente il diavolo. Noi, invece, le facciamo i complimenti per tutto quello che sta facendo ed esprimiamo la nostra solidarietà alle Forze dell'ordine, così fortemente vilipese, e alle Forze di polizia, che quotidianamente tutelano la nostra sicurezza, nonostante ci sia ancora chi compie nei loro confronti una sorta di vilipendio, e non indietreggiano mai nonostante quello che accade quotidianamente. Parleremo dopo dei fatti dei Torino.

Torno appunto sulla questione ICE. L'ICE nasce nel 2003: è bene che raccontiamo qual è la vera storia al Paese che ci ascolta. Faccio una premessa: sono repubblicana negli Stati Uniti, sono sovranista, sono assolutamente trumpiana, ma condanno brutalmente quello che è successo con l'ICE nelle strade di Minneapolis, perché ha colpito ovviamente anche me. Non credo che però tutta l'ICE sia da condannare: ci sono degli episodi che hanno visto protagoniste delle persone totalmente sconsiderate, che hanno ammazzato delle persone "inermi" - poi infatti dovremmo veramente andare a fondo - e questa per me è una cosa assolutamente sconsiderata e quindi abiuro quanto accaduto.

Facciamo chiarezza però su che cos'è l'ICE. L'ICE nasce nel 2003, all'indomani dell'11 settembre per prevenzione, perché gli Stati Uniti capiscono che la loro sicurezza è stata "bucata" ed è per questo che sono ossessionati dalla sicurezza: non che non si fidino degli altri Paesi, ma è per questo che hanno strutturato in giro per il mondo delle task force guidate proprio da quell'agenzia del Department of Homeland Security (DHS) che appunto è l'ICE. Come è stato detto, l'ICE si divide in due: una è la parte investigativa e l'altra si occupa invece dell'immigrazione (Enforcement and Removal Operations), che è quella che sta operando a Minneapolis e che non ha niente a che vedere con le forze che saranno presenti invece in Italia per "scortare" e fare opera di investigazione e di prevenzione del terrorismo alle Olimpiadi. È solo un supporto che viene dato all'Italia e bene hanno fatto tutti quelli che hanno ricordato - dal Ministro ai colleghi - che sostanzialmente l'ordine pubblico viene tutelato dal Paese, dall'Italia, dalle nostre Forze dell'ordine, di polizia e militari e, ovviamente, dalla nostra autorità di sicurezza, che è rappresentata dal ministro Piantedosi. Tutto il resto sono bugie.

Voglio dirvi anche un'altra cosa. Vi attaccate tanto anche alla parte dell'ICE che si occupa di immigrazione: ma sapete chi ha rafforzato l'ICE nella storia dal 2003 ad oggi? Un signore che si chiama Obama, un signore che si chiama Barack Obama, che ha riempito di soldi questo Dipartimento. Sapete come veniva chiamato esplicitamente Obama in America? È stato chiamato deporter-in-chief, cioè il capo delle deportazioni: sotto Barack Obama le deportazioni sono state il triplo di quelle avvenute in questi mesi ad opera dell'amministrazione Trump. Quindi, come al solito, stiamo dicendo delle cose che non stanno né in cielo, né in terra.

Anch'io avrei preferito magari che l'ICE non venisse in Italia, dopo le polemiche che si sono scatenate, perché ovviamente il Paese legge l'ICE come quella di ciò che è accaduto a Minneapolis e di ciò che sta accadendo nelle strade. Ma non è quella l'ICE che verrà in Italia, che sarà di poche unità e che, come ha detto il Ministro, ascritta e circoscritta soltanto nelle sedi diplomatiche, che farà azione di prevenzione per tutti noi insieme alle Forze di polizia, militari e dell'ordine italiane. Dovremmo invece ringraziare dunque gli Stati Uniti ed è anche normale che gli USA, che sono ossessionati dalla sicurezza - e forse bisognerebbe farsi delle domande - vogliano ovviamente avere, come tutti i Paesi peraltro, anche la loro attività investigativa.

Voglio ringraziarla dunque davvero, signor Ministro - e vado a concludere - per quello che sta facendo anche in queste ore così difficili e complicate.

Non prestiamo il fianco alle strumentalizzazioni: è del tutto evidente che questa è l'ennesima boutade per cercare di erodere un po' di consenso al Governo Meloni, ma è il Paese che lo respinge e sono i dati dei sondaggi e il popolo italiano a dare la miglior risposta. La migliore risposta è la tutela della democrazia e nessuno lo sta facendo meglio del ministro Piantedosi. (Applausi).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore De Cristofaro. Ne ha facoltà.

DE CRISTOFARO (Misto-AVS). Signor Presidente, ci stiamo chiedendo che cos'è l'ICE: anche negli ultimi interventi abbiamo sentito i colleghi interrogarsi su questo.

Ministro, potrà sembrare un po' stravagante quello che sto per dire, ma glielo dirò lo stesso con le parole che sono state pronunciate a Minneapolis da un musicista americano importante che si chiama Tom Morello, parole pronunciate il giorno dopo l'assassinio, anzi, l'esecuzione di Alex Pretti. Dice Morello: se sembra fascismo, se risuona come fascismo, se agisce come fascismo, se si veste come fascismo, se parla come fascismo, se uccide come fascismo e se mente come fascismo, allora è fascismo. Non so se Morello abbia ragione e se quello dell'ICE sia già effettivamente fascismo, ma so certamente che non è democrazia. (Applausi). Diciamo che, se non è fascismo, ci si avvicina molto pericolosamente; e non è nemmeno una questione di progressisti e dei conservatori, di destra e di sinistra; è questione di essere democratici oppure nemici della democrazia. Quando infatti si irrompe nelle case e si rapiscono i bambini, quando ci si accanisce in dieci contro persone inermi a terra, quando si uccidono senza motivo persone disarmate, quando un Governo mente spudoratamente per coprire degli assassini e cerca addirittura di dare la colpa alle vittime, ebbene allora di democrazia non si può più parlare.

Un altro musicista americano, che invece sicuramente conoscete tutti, Bruce Springsteen, ha scritto il giorno stesso dell'omicidio di Alex Pretti una canzone che - vi potrà anche dare fastidio - oggi è la più ascoltata, scaricata e cantata nel mondo intero. Una strofa di quella canzone dice: noi resisteremo per difendere questo Paese. La voglio citare qui perché penso che dica una cosa molto importante: i patrioti americani, cioè quelli che difendono la parte migliore delle radici e della tradizione dell'America, non sono quelli che ammazzano con il volto coperto, ma sono quelli che, armati di fischietti, di telefoni cellulari, con le pettorine, a rischio della loro vita, resistono.

L'ICE non è l'America, ma il contrario dell'America. Uno dei più importanti americanisti italiani, Mario Del Pero, ha intitolato il suo ultimo libro «Buio americano». Penso che sia un titolo molto calzante, addirittura perfetto, perché se sull'America è effettivamente sceso il buio, e se l'America sta sbagliando - e io credo che stia sbagliando molto fortemente - e si perde nelle tenebre, penso che chi gli è amica non fa finta di niente e non volge nemmeno la testa dall'altra parte, ma lo dice con coraggio e con franchezza: noi oggi - non noi della sinistra, non noi democratici - dobbiamo dire che l'America sta sbagliando, che ha imboccato una strada rovinosa che tradisce l'America stessa. Sto invece sentendo anche oggi che nel Governo e nella maggioranza alcuni vedono l'ICE addirittura come un esempio. So che molti immaginano di poter arrivare alla stessa situazione grazie a nuove norme che penso renderebbero anche il nostro Paese di gran lunga peggiore ma non più sicuro. Vediamo anche - ve l'ho detto prima e lo dirò anche dopo - quanti nella maggioranza stanno cinicamente utilizzando i gravi naturalmente fatti di Torino per indirizzare l'Italia sulla strada rovinosa imboccata dall'amministrazione americana e da Donald Trump.

PRESIDENTE. Concluda, grazie.

DE CRISTOFARO (Misto-AVS). Non voglio però credere, signor Presidente, che l'intera destra italiana si sia ridotta al punto di seguire quel modello. È il motivo per cui il Governo italiano deve chiedere all'amministrazione americana di non inviare gli agenti dell'ICE. (Applausi). Deve avere il coraggio e la dignità di dire apertamente a Trump che nell'Italia democratica quegli aguzzini non sono graditi.

PRESIDENTE. La ringrazio.

DE CRISTOFARO (Misto-AVS). Signor Presidente, quanti minuti mi ha dato?

PRESIDENTE. Cinque, e lei è già al sesto e mezzo.

DE CRISTOFARO (Misto-AVS). Allora, signor Presidente, concludo dicendo che gli artifizi retorici che sono stati spesso utilizzati in queste settimane e in questi mesi dalla Presidente del Consiglio quando rivendica coraggio e dignità, purtroppo si traducono in parole vuote, perché penso che su questa vicenda dell'ICE l'atteggiamento del Governo italiano abbia davvero raggiunto i livelli di maggiore servilismo e di maggiore subalternità, che non si vedevano davvero da molti decenni. (Applausi).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Rosso. Ne ha facoltà.

ROSSO (FI-BP-PPE). Signor Presidente, ringrazio il ministro Piantedosi per averci chiarito qual è il ruolo delle forze chiamate a proteggere gli atleti americani. Per me non c'era necessità che lei venisse qui, signor Ministro, ma è giusto che, visto che è stato chiesto dall'opposizione, ci sia questo chiarimento, così adesso lo hanno capito tutti. (Applausi). La ringrazio anche per averci tranquillizzato sull'organizzazione della sicurezza dell'evento olimpico, coordinata dalla professionalità di tutti gli uomini del Ministero dell'interno e delle Forze dell'ordine.

La sicurezza degli atleti olimpici statunitensi all'estero viene gestita dal Dipartimento di Stato degli Stati Uniti col supporto di altre agenzie federali presenti in Italia, che supportano la cooperazione internazionale su minacce transnazionali. Poi c'è un'intesa vincolante, l'ha ricordato anche lei, signor Ministro, scritta in un Trattato tra Italia e Stati Uniti che è stato ratificato nel 2014 dall'allora Governo Renzi, che regola tutte le attività delle agenzie americane in Italia. Gli agenti americani, tra l'altro, non avranno poteri di polizia in Italia, non pattugliano, non controllano documenti. L'ICE non avrà e non svolgerà ruoli operativi in Italia, ma attraverso la Homeland Security Investigation, che è componente investigativa dell'ICE, garantirà la sicurezza degli atleti americani, lavorando però all'interno delle sedi diplomatiche americane in Italia, che è territorio americano, così come hanno fatto recentemente alle Olimpiadi di Parigi del 2024, così come fanno le nostre forze di sicurezza e militari italiane all'interno delle ambasciate italiane nel mondo. Le operazioni di protezione degli atleti e dello staff olimpico americani si svolgono quindi in piena collaborazione con le autorità italiane a ciò preposte. Dobbiamo anche ricordare che, dopo l'attentato delle Olimpiadi di Monaco, è finita la cosiddetta innocenza olimpica: quei tragici eventi terroristici hanno cambiato per sempre il modo in cui si organizza la sicurezza dei Giochi olimpici, portando a protocolli molto più rigorosi e a una cooperazione internazionale sempre più stretta. Le nostre Forze dell'ordine sanno come contenere i pericoli con un uso della forza misurato, lo hanno dimostrato a Torino proprio sabato scorso. Noi non abbiamo, signor Ministro, paura di chi protegge la nostra sicurezza: abbiamo paura delle schegge impazzite, di antagonisti, di anarchici che, con la scusa di appoggiare Askatasuna, hanno preso a martellate i poliziotti e messo a ferro e fuoco la mia città. (Applausi).

Non mi spaventano tre agenti dell'HSI in giacca e cravatta, sono molto più preoccupato di chi legittima le azioni di Askatasuna dicendo che vuol dire "libertà" in basco, dimenticandosi che Askatasuna nasce nel 1996, ispirandosi ad Euskadi Ta Askatasuna (ETA), il gruppo terrorista basco che ha ucciso centinaia di persone. (Applausi).

Non sono preoccupato di qualche funzionario nelle ambasciate americane, ma mi preoccupa che il sindaco di Torino abbia permesso per anni che delinquenti soggiornassero in un centro occupato illegalmente e che abbia tentato di regolarizzarne la posizione (Applausi), cosa che ha consentito a dei latitanti di dormire al suo interno, e oggi faccia bellissime e condivisibili dichiarazioni di solidarietà alle Forze dell'ordine, ma nel contempo consenta alle forze politiche che fiancheggiano Askatasuna di rimanere con lui al governo della città. Chi sfila anche pacificamente coi delinquenti offre loro una sensazione di impunibilità (Applausi).

Così come crea indignazione nei cittadini e una nuova sensazione di impunibilità a chi ha devastato Torino la scarcerazione di due dei tre arrestati, che è una vergogna. Più che la presenza dell'ICE nelle sedi diplomatiche americane, allora, lavoriamo a nuove norme che tutelino i cittadini, che oggi a Torino e in altre città hanno paura; che tutelino i giornalisti, che sono diventati anche loro un bersaglio; che rafforzino e tutelino le Forze dell'ordine, che devono poter operare in maniera più efficace. Lavoriamo insieme a norme che consentano lo svolgimento in sicurezza di tutte, dico tutte, le manifestazioni, purché ovviamente siano pacifiche. (Applausi).

PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Maiorino. Ne ha facoltà.

MAIORINO (M5S). Signor Presidente, signor Ministro, che occasione persa! Noi l'avevamo chiamata qui in seguito all'allarme suscitato dalla notizia della presenza di agenti ICE sul nostro territorio; lei è venuto qui a lodare l'operato dell'ICE e ad esaltare gli alti e pacifici valori dello sport. Signor Ministro, noi abbiamo chiamato lei in quanto Ministro dell'interno, altrimenti avremmo chiamato il ministro Abodi; lei è venuto nuovamente qui a prendere in giro il Parlamento, ma il risultato, Ministro, è stato quello di sempre: ha messo in imbarazzo sé stesso.

Lei ha confermato di essere completamente inadeguato di fronte ad entrambe le Camere e di fronte a tutti gli italiani. Noi abbiamo dovuto sapere da uno scoop del giornale «Il Fatto Quotidiano» della possibile presenza degli agenti ICE in Italia e abbiamo assistito increduli al balletto delle sue dichiarazioni. Lei diceva: non ci risulta che gli agenti ICE vengano in Italia al seguito della delegazione USA; la composizione della scorta non è ancora stata comunicata. Questo a lei, invece la giornalista del giornale «Il Fatto Quotidiano» lo sapeva. (Applausi). Allora, come è possibile: il Governo italiano conta meno dalla redazione de «Il Fatto Quotidiano»? Signor Ministro, delle due l'una: o mente, oppure davvero il Governo italiano non conta nulla a livello internazionale, contrariamente a quanto andate sbandierando.

Tuttavia, una volta compreso che non poteva negare la presenza di ICE in Italia, la sua difesa è stata ancora peggiore ed è quella che ha ribadito anche oggi qui in quest'Aula. Lei ha cioè ribadito che la sicurezza e l'ordine pubblico sono appaltati esclusivamente alle Forze dell'ordine italiane. Ministro, si rende conto che arrivare a dire questo certifica che l'Italia è una dépendance dell'amministrazione Trump? (Applausi). È chiaro che l'ordine e la pubblica sicurezza sono esclusivo compito delle nostre Forze dell'ordine e non di forze dell'ordine straniere. Lei non è venuto qui a rivelare l'arcano; lei è venuto qui a dimostrare nuovamente la sua inadeguatezza, ma anche l'imbarazzo di questo intero Governo.

Infatti, lei e il Governo fate finta di non capire che il punto non è cosa fa ICE in Italia; il punto è che ICE non deve mettere piede qui, invece voi fate finta di non capire (Applausi). Ora le spiego anche il perché, Ministro, visto che fate finta di non capire. L'agenzia ICE di Trump non è più quella fondata nel 2003, collega Biancofiore, e non da Obama: mi risulta che ci fosse Bush nel 2003 - studi, studiate - dopo l'attacco alle Torri gemelle. In seguito all'approvazione del One Big Beautiful Bill del 2025 - perché Trump usa questo linguaggio del vocabolario di un bambino di quinta elementare - l'ICE è diventata l'agenzia federale di polizia più grande e più finanziata nella storia degli Stati Uniti: ICE ha aumentato il suo reclutamento assumendo, tra il 2025 e il 2026, circa 30.000 nuovi dipendenti, sono stati stanziati 100 milioni di dollari in un anno solo per la campagna di reclutamento definita "reclutamento in tempo di guerra".

Proviamo ad unire i puntini, signor Presidente. Il 20 gennaio 2025, come primo atto del suo nuovo mandato, Trump ha concesso la grazia piena e incondizionata a tutti i 1.600 assalitori di Capitol Hill, liberandoli tutti. Questo ha permesso la scarcerazione anche dei capetti di Oath Keepers e Proud Boys. Pensi, Presidente, che il caso più noto è quello di Jared Wise, uno degli assalitori, graziato e arruolato direttamente nel Governo Trump come consigliere senior del Dipartimento di giustizia, all'interno dello Weaponization Working Group, il gruppo per la militarizzazione dello Stato.

Signor Presidente, il tempo a mia disposizione è poco, c'è un'inchiesta aperta presso la Commissione giustizia della Camera per verificare che gli assalitori di Capitol Hill non siano stati arruolati anche all'interno delle squadracce di ICE. Gli agenti ICE indossano maschere per coprire i volti e abiti civili. Sono reclutati su X, su TikTok, su Instagram, tra i più estremisti e suprematisti bianchi. Questa è la gentaglia, quella che ha sparato tre volte in faccia a Nicole Good e 10 volte alle spalle ad Alex Pretti…. (Applausi).

PRESIDENTE. La ringrazio. Non l'ho voluta interrompere. Concluda, poi però le dico una cosa. (Commenti). Il tempo è trascorso, concluda.

MAIORINO (M5S). Questa è la gentaccia che voi fate entrare in Italia, in spregio alla Costituzione e in oltraggio proprio alle nostre Forze dell'ordine, che sono reclutate e agiscono in maniera ben diversa da questi macellai. (Applausi).

PRESIDENTE. Io non l'ho interrotta, ma il Regolamento mi consente di dire che bisogna intervenire sul tema; non è che stiamo parlando del Governo Trump, noi stavamo parlando di qualcosa di diverso. (Commenti). Va bene, comunque, non l'ho interrotta volutamente. (Commenti). Non l'ho interrotta. Mi permetto di dire di cercare restare in tema. (Commenti).

È iscritto a parlare il senatore Dreosto. Ne ha facoltà.

DREOSTO (LSP-PSd'Az). Signor Presidente, onorevoli colleghi, desidero innanzitutto ringraziare il ministro Matteo Piantedosi per la serietà e il rigore con cui ha affrontato il tema in questione (Applausi), riportando la discussione finalmente sul piano dei fatti e della responsabilità istituzionale. Parliamo di questioni che si inseriscono evidentemente in un contesto molto più ampio, fatto di grandi eventi internazionali e di responsabilità che il Paese ha davanti al mondo. Le Olimpiadi invernali rappresentano sicuramente un appuntamento che voglio definire strategico, un appuntamento tra l'altro fortemente voluto dalla Lega; permettetemi di ringraziare per questo, ancora una volta, oltre che il ministro Salvini, il presidente Luca Zaia.

Un appuntamento che rappresenta anche un banco di prova per la credibilità delle nostre istituzioni e per la capacità del nostro Stato di garantire sicurezza, organizzazione e, come abbiamo detto, serietà. Penso che dovremmo essere tutti concentrati su questo obiettivo, sostenendo che il lavoro dell'intero Governo e anche di tutti i suoi membri si sta portando avanti con impegno e non dovremmo certamente noi alimentare sterili polemiche o, peggio ancora, auspicare che emergano invece problemi o criticità per attaccare l'Esecutivo.

Eppure voglio sottolineare che nonostante le spiegazioni chiare e puntuali del Ministro, assistiamo ancora una volta ad un dibattito artificioso, costruito ad arte da una certa sinistra che, lo voglio sottolineare, evidentemente non ha altri argomenti seri per attaccare il Governo e lo fa attraverso questi strumenti.

Si è scelto allora deliberatamente di alimentare quelle che io voglio definire paure, confusioni e allarmismi su un tema estremamente delicato come quello della sicurezza in una polemica che, a questo punto, voglio anche qui definire ideologica e pretestuosa. È un copione già visto: quando mancano le proposte, si prova a delegittimare l'azione dell'Esecutivo, ma soprattutto quella delle istituzioni. Questo non è assolutamente un confronto politico, ma strumentalizzazione: è un atteggiamento irresponsabile e soprattutto lo è quando è in gioco quello che è, ancora una volta, l'interesse nazionale.

A fronte di tutto ciò, però, voglio ribadire con forza e grande enfasi il nostro pieno sostegno alle Forze dell'ordine. Voglio sottolineare che sono uomini e donne che ogni giorno garantiscono la sicurezza dei cittadini; spesso, come abbiamo visto anche ultimamente, lo fanno in contesti complessi e soprattutto sotto una forte e crescente pressione. Ritengo allora che meritino assolutamente rispetto e fiducia, soprattutto tutele giuridiche, operative e personali concrete. È troppo facile invocare le Forze dell'ordine quando servono per poi lasciarle sole quando vengono attaccate ed esposte a rischi che sono spesso sproporzionati.

Tengo a dire che in questo senso guardiamo con grande attenzione al lavoro che sta facendo il Governo e che sta spingendo la Lega per l'annunciato pacchetto sulla sicurezza.

È un provvedimento che sicuramente deve rafforzare la protezione legale degli agenti, chiarire le responsabilità, fornire strumenti adeguati a chi opera ogni giorno sul campo e anche ristabilire un equilibrio, che mi sembra che negli ultimi anni sia stato messo da qualcuno in discussione. Chi indossa, invece, una divisa non può essere mai lasciato solo, né trasformato nel capro espiatorio di battaglie politiche o mediatiche.

Ritengo, invece, che il lavoro che il ministro Piantedosi sta portando avanti - e ce lo ha detto anche quest'oggi - vada esattamente in questa direzione: rafforzare lo Stato, sostenere chi lo rappresenta e, soprattutto, garantire la sicurezza senza nessuna ambiguità. È un approccio serio, pragmatico, lontano dalle ideologie e vicino ai bisogni reali dei cittadini.

Concludo, Presidente, ribadendo un concetto semplice ma fondamentale. L'Italia non prende lezioni da nessuno nella gestione della sicurezza. Cooperiamo, certamente, come previsto anche dagli accordi internazionali, con gli alleati, quando serve, ma decidiamo sempre noi su tutti i temi legati alla sicurezza, nel rispetto delle leggi e della nostra Costituzione, e continueremo a farlo.

PRESIDENTE. Concluda.

DREOSTO (LSP-PSd'Az). Concludo con un passaggio politico, Presidente, perché alla fine penso sia meglio perdere qualche generale, magari ingrato, ma difendere sempre le truppe, donne e uomini, spesso silenziosi, ma fedeli e leali, che rispettano veramente gli impegni e la parola data e non tradiscono per una poltrona in più. (Applausi).

PRESIDENTE. A buon intenditor…

È iscritta a parlare la senatrice Tajani. Ne ha facoltà.

TAJANI (PD-IDP). Signor Presidente, le prometto che starò all'ordine del giorno.

PRESIDENTE. Almeno lei!

TAJANI (PD-IDP). Infatti.

Dopo settimane e settimane di tentennamenti, smentite, contraddizioni tra Ministri, in cui persino il Presidente della Regione Lombardia ha voluto dire la sua, sostituendosi al ministro Piantedosi, il ministro Piantedosi viene in Aula a rispondere alla nostra richiesta di informativa. Purtroppo devo constatare che, invece che mettere un punto fermo su quella che voi chiamate polemica, ma che è semplicemente una richiesta di chiarezza e di definizione della posizione del Governo, questa chiarezza, Ministro, non c'è.

Nella sua informativa, ovviamente senza volerlo - ne sono consapevole - lei opera due grandi torti. Il primo torto è verso l'opinione pubblica, verso le opposizioni parlamentari, verso quei cittadini che si sono mobilitati, scendendo pacificamente in piazza, sottoscrivendo appelli e petizioni. Lei ci ha detto che non vedremo a Milano o a Cortina le scene a cui abbiamo assistito a Minneapolis e che, quindi, questi agenti non svolgeranno quello sporco lavoro nel nostro Paese. E viene da dire: ci mancherebbe altro! Ma vede, Ministro, non è per la paura rispetto alla propria incolumità fisica che le opposizioni le hanno chiesto di dare conto e che i cittadini chiedono al Governo di chiarire. Non è la paura di essere presi a pistolettate per strada, ma è la sacrosanta indignazione, la vergogna e la preoccupazione per quello a cui abbiamo assistito, tanto più in un Paese alleato e in un Paese democratico. (Applausi).

È la stessa indignazione che noi avremmo voluto vedere da parte del Governo che rappresenta tutti gli italiani. Ministro, qualche mese fa, era settembre, quest'Assemblea ha unanimemente reso omaggio a Kirk, quell'attivista di estrema destra che è stato brutalmente assassinato mentre esprimeva le proprie idee. Non abbiamo assistito alla stessa indignazione quando degli attivisti pacifici sono stati falcidiati per strada. (Applausi), non da un pazzo ideologico, ma da alcune forze, milizie, governate e comandate dal Governo degli Stati Uniti. Questo è il primo grande torto: l'aver frainteso qual era la richiesta e anche non aver preso posizione, perché più dell'indignazione poté la deferenza. (Applausi). E la deferenza, però, non è un buon viatico nella costruzione di alleanze mature e paritetiche. Quando si sta in un'alleanza, gli alleati hanno il dovere di segnalare al proprio partner politico quando sbaglia e quando devia dalla via democratica comunemente individuata.

Il secondo grande torto, Ministro, senza volerlo, lei l'ha fatto alle nostre Forze dell'ordine, quando ci ha proposto quell'improprio e spericolato parallelismo tra gli agenti dell'ICE, che staranno pure nelle ambasciate e nelle sedi diplomatiche, ma che non hanno nulla a che fare con la Polizia che noi abbiamo inviato a Parigi durante le Olimpiadi estive ospitate dalla Francia. (Applausi). E lei lo sa - non glielo devo spiegare io - perché sono reclutati in maniera diversa, perché non sono persone condannate per l'assalto a Capitol Hill, che militano in quella milizia. E soprattutto, Presidente, le nostre Forze dell'ordine, così come il nostro Governo, rispondono alla legge delle azioni che compiono, in qualunque sede e in qualunque momento, mentre quelle milizie godono di un'impunità sostanziale voluta dal Governo Trump e non verranno processate, come tutti gli altri cittadini, quando sbagliano e quando compiono dei reati.

Noi difendiamo questo principio costituzionale e vorremmo il nostro Governo a fianco del nostro sforzo a difesa della Costituzione, a meno che - ci autorizzano a pensarlo alcune anticipazioni sul decreto sicurezza - la via a cui guardate non assomigli un po' troppo pericolosamente a quella del Governo Trump. (Applausi).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore De Carlo. Ne ha facoltà.

DE CARLO (FdI). Signor Presidente, ringrazio il signor Ministro per essere venuto in Aula a puntualizzare l'ovvio e a rispondere a quelli che lei ha chiamato equivoci - è stato troppo buono - e cioè alla strumentalizzazione utilizzata dalla sinistra nei confronti di una parte di un'agenzia che da anni, su questo territorio come su altri 49 territori del mondo, si occupa di dare supporto alle forze nazionali nel contrasto a qualcosa di particolarmente delicato, oggigiorno ancor di più, come terrorismo, traffico di droga, pedopornografia, tutti i temi di cui abbiamo dibattuto molto, ma che a volte facciamo finta di non affrontare, nel momento in cui chiediamo supporto alle Nazioni nostre alleate.

Lo dico perché c'è una data, quella del 2014, che vi inviterei a tenere in considerazione e su cui dopo tornerò. Quando si dice che l'ICE è cambiata, forse a qualcuno sfuggono alcuni particolari. Come ha ricordato prima la senatrice Biancofiore, Obama nel 2016, come nel 2014, era il deporter-in-chief, a dimostrazione di quanto fossero efficaci le sue politiche di rimpatrio dell'immigrazione clandestina, per le quali nasce l'ICE, cioè per tutelare, dopo la strage dell'11 settembre, da quelle che potevano essere ingerenze esterne a scopo prettamente terroristico. È lo stesso anno nel quale scoppia uno scandalo, quello dei kids in cage, cioè dei bambini dentro le gabbie, che non ha suscitato alcuna protesta da parte di chi oggi invece, solo per la paventata ipotesi che ci sia l'ICE in Italia, alza un polverone e utilizza il solito strumento: sparo una bufala e metto in piazza l'ANPI, la CGIL, le frange estreme e i buonisti da salotto, per dimostrare che tutto ciò che accade durante il Governo Trump o durante il Governo Meloni è male, mentre su tutto ciò che accade durante il Governo americano di uno che ha finito con l'essere premio Nobel per la pace (non solamente un leader americano) stende invece una cortina di assoluto silenzio. (Applausi).

Approfitto di questo caso invece - e lo faccio convintamente - per ringraziare tutti coloro i quali, nel 2014, firmarono l'accordo con gli Stati Uniti per rinforzare la sicurezza. Alcuni di loro sono persino presenti in quest'Aula, ancora oggi, e posso citarli per ringraziarli. Sono il senatore De Cristofaro (Applausi), il senatore Marton, il senatore Verducci, che oggi non vedo, il senatore Casini, che oggi non vedo, il senatore Mario Monti, allora in Scelta Civica, che votarono convintamente, il giorno 7. Dico convintamente perché in dichiarazione di voto Francesco Russo del PD convintamente affermò che il PD era convintamente a favore del provvedimento, la cui bontà si commentava con l'unanimità del voto espresso in Commissione e in Aula. (Applausi). E aggiunse che questo era proprio il livello internazionale di cooperazione che garantisce meglio di ogni altra cosa i cittadini e le Forze di polizia nell'efficacia delle loro azioni. Il tema in oggetto li spingeva sempre di più alla cooperazione, permettendo di rendere più omogenee e più efficaci le strumentazioni, anche informatiche, che sono l'oggetto della convenzione all'epoca in discussione, quella cooperazione che fa fronte a terribili problemi che il mondo contemporaneo ci pone. Nessuna menzione ai bimbi in cage, alle perrera, quelle cucce dei cani nelle quali, lo stesso anno, nel 2014, gli immigrati che entravano clandestinamente erano costretti a stare dal Governo del premio Nobel Barak Obama. Quindi, se dobbiamo discutere di qualcosa, è di questa incoerenza: l'ICE diventa terribilmente pericoloso quando al Governo c'è Trump e invece è giustificato nel fare qualsiasi tipo di operazione (Applausi) nel momento in cui Trump non c'è.

Per cui, oltre a ringraziare quei cinque parlamentari, porto anche loro la mia solidarietà, perché non deve essere bello vedere il proprio Gruppo e i propri esponenti sfilare contro il voto fatto da quei cinque rappresentanti. Addirittura il mio grandissimo amico, Tino Magni, oggi indossa una spilla «no ICE», mentre il suo collega di partito, Capogruppo, era quello che firmò l'accordo con l'ICE. (Applausi).

Chiudo, signor Ministro (Il microfono si disattiva automaticamente)… Forze dell'ordine, oltre ai 10.000 che saranno impegnati a difendere non solo i Giochi, non solo gli atleti, ma anche i territori che a volte sono più fragili, cioè i territori alpini di cui mi onoro di essere uno dei rappresentanti. (Applausi).

PRESIDENTE. Dichiaro chiusa la discussione sull'informativa del Ministro dell'interno, che ringrazio per la disponibilità.

Sospendo la seduta fino alle ore 14.

(La seduta, sospesa alle ore 12,57, è ripresa alle ore 14,03).

Comunicazioni del Ministro dell'interno sui gravi episodi di violenza avvenuti a Torino sabato 31 gennaio e conseguente discussione (ore 14,03)

Approvazione della proposta di risoluzione n. 2

PRESIDENTE. La seduta è ripresa.

L'ordine del giorno reca: «Comunicazioni del Ministro dell'interno sui gravi episodi di violenza avvenuti a Torino sabato 31 gennaio».

Ha facoltà di parlare il ministro dell'interno, prefetto Piantedosi, che ringrazio.

PIANTEDOSI, ministro dell'interno. Signor Presidente, onorevoli senatori, consentitemi innanzitutto di esprimere anche in questa sede, a nome mio e di tutto il Governo, la solidarietà agli agenti rimasti feriti negli scontri di sabato scorso a Torino (Vivi e generali applausi) e, attraverso loro, a tutti gli appartenenti alle Forze di polizia impegnati nel difficilissimo compito di tutela dell'ordine pubblico.

Come sapete - partiamo da lì - lo scorso sabato si è svolta a Torino una manifestazione di carattere nazionale promossa dagli esponenti dell'antagonismo locale per esprimere solidarietà al centro sociale Askatasuna. È appena il caso di sottolineare che il centro sociale in argomento, dopo essersi caratterizzato per trent'anni di illegalità e violenze perpetrate in tutta Italia, il 18 dicembre scorso era stato finalmente sgomberato, ponendo fine con ciò all'occupazione abusiva di un immobile di proprietà pubblica che era stata troppo a lungo tollerata.

Questa premessa ritengo che non sia secondaria e infatti l'iniziativa di sabato era stata preceduta e preannunziata lo scorso 17 gennaio da un'assemblea nazionale indetta proprio da Askatasuna presso l'università di Torino, a cui avevano partecipato circa 750 persone, fra le quali numerosi attivisti delle diverse anime dell'antagonismo nazionale: aderenti al sindacalismo di base, al movimento no-TAV, ai gruppi ambientalisti, rappresentanti della CGIL, del partito Alleanza Verdi e Sinistra e della locale comunità islamica. In quella circostanza, nel rilanciare l'appuntamento per la manifestazione nazionale in solidarietà di Askatasuna - questo proprio per lo sgombero subito - programmata per il successivo 31 gennaio a Torino, è stato sottolineato - e lo cito testualmente - che il corteo avrebbe costituito una resa dei conti con lo Stato democratico in quanto lo sgombero di Askatasuna alza l'asticella dello scontro.

Il 31 gennaio era stato definito - sempre testualmente - uno spartiacque come una guerra di liberazione nazionale nella prospettiva di un fronte allargato comprensivo della comunità araba e musulmana diventate compagne di lotta.

Su questi presupposti e con queste motivazioni, lo scorso venerdì 23 gennaio alla questura di Torino è giunta una mail con la quale i rappresentanti di Askatasuna, Confederazione Unitaria di Base, Cobas e Rifondazione Comunista hanno congiuntamente preavvisato l'iniziativa del 31 gennaio, alla quale hanno partecipato poi complessivamente circa 20.000 persone, una parte delle quali dichiaratamente afferenti all'antagonismo nazionale e provenienti da altri centri sociali collettivi e studenteschi, movimenti no-TAV e movimenti pseudoambientalisti anche stranieri. All'iniziativa hanno aderito anche il movimento pro-Pal in solidarietà a Mohammad Hannoun - personaggio, come è noto, recentemente e tuttora incarcerato in quanto gravemente indiziato di coinvolgimento nel reato di associazione con finalità di terrorismo anche internazionale - nonché esponenti del partito AVS.

Sabato sera, dopo aver seguito velocemente il percorso concordato, giunto nei pressi del quartiere Vanchiglia il corteo si è fermato e in quel frangente circa 1.500 soggetti si sono distaccati; sfruttando l'oscurità, la scarsa visibilità dovuta all'accensione di fumogeni e la massa degli altri manifestanti, i quali in alcune circostanze hanno offerto loro uno scudo visivo, si sono travisati con caschi e passamontagna deviando dal tragitto prefissato per dirigersi, con scudi di lamiera, verso il dispositivo di sicurezza delle Forze di polizia. All'indirizzo delle stesse è iniziato il fitto lancio di pietre, bottiglie, bombe carta, artifici pirotecnici, materiale recuperato dalla sede stradale, che hanno visto tutti e che ha costretto le Forze dell'ordine a ricorrere a idranti, lacrimogeni e mirate azioni di alleggerimento. Nello stesso contesto, i facinorosi hanno aggredito anche una troupe televisiva, distruggendone le attrezzature di ripresa, ed è stato anche dato alle fiamme un veicolo della Polizia, mentre - come documentato dalle immagini circolate sui media - un operatore del reparto mobile di Padova, dopo essere stato privato di casco e di scudo, è stato circondato e atterrato da una decina di manifestanti travisati, e colpito ripetutamente con calci, pugni, bastonate e colpi di martello.

Va sottolineato che nel corso degli scontri alcuni gruppi di antagonisti hanno cercato di penetrare nel centro storico attraverso alcune strade secondarie, con il probabile intento di portarvi la loro furia devastatrice, ma sono stati respinti dalle Forze di polizia. Dopo oltre un'ora di violente aggressioni, la maggior parte dei facinorosi è rientrata nel corteo che ha proseguito nella zona di Regio Parco, dove si sono registrate ulteriori violenze, sfociate anche in danneggiamenti di arredi urbani, danneggiamenti alla sede di una filiale di una banca e di un supermercato.

Il bilancio degli incidenti è di 108 feriti tra gli operatori delle Forze dell'ordine, di cui 96 della Polizia di Stato, 5 dei Carabinieri e 7 della Guardia di finanza. All'esito di una primissima attività di indagine subito avviata e tuttora in corso, sono state sottoposte a fermo 27 persone, 24 delle quali denunciate per resistenza a pubblico ufficiale in servizio di ordine pubblico, porto di armi improprie, travisamento e inottemperanza ai provvedimenti dell'autorità. Tre persone sono state tratte in arresto per resistenza e violenza a pubblico ufficiale - sono di queste ore le notizie delle prime valutazioni giudiziarie su tali arresti - e tra di esse, risulta anche un ventiduenne che, dall'analisi dei filmati acquisiti, risulta aver partecipato all'aggressione dell'agente di Polizia e alla sottrazione al medesimo dello scudo e della maschera antigas, motivo per il quale il giovane è stato anche denunciato per rapina in concorso. Al denunciato è stato altresì sequestrato materiale usato negli scontri come chiavi inglesi, coltelli, sassi e indumenti per il travisamento.

Ovviamente proseguono le indagini della DIGOS di Torino finalizzate a individuare e assicurare alla giustizia anche gli altri responsabili delle violenze.

L'analisi delle informazioni e dei dati acquisiti circa le possibili criticità della manifestazione programmata a Torino da organizzazioni dell'estrema sinistra e da ambienti antagonisti per protestare contro lo sgombero del centro sociale Askatasuna aveva indotto le autorità locali di pubblica sicurezza a realizzare un efficace dispositivo per intercettare preventivamente l'arrivo di manifestanti violenti. Il Ministero dell'interno aveva disposto poi l'invio di una rilevante aliquota di rinforzi ‑ circa 1.000 unità di reparti delle Forze di polizia ‑ e, nello stesso tempo, sono state disposte attente misure di controllo del territorio e monitoraggio delle stazioni ferroviarie, dell'aeroporto, dei caselli autostradali e dei valichi di frontiera, proprio per intercettare, con il supporto delle attività informative delle autorità di pulizia dei luoghi di partenza, l'arrivo di soggetti noti per precedenti specifici. Questo grande lavoro svolto ha evitato che si verificassero danni ben più gravi che erano nei programmi dei manifestanti, riducendo altresì il fronte degli aggressori violenti.

L'efficacia del dispositivo organizzato dalla questura di Torino è testimoniata dall'identificazione di circa 800 persone, di cui più di 50 straniere - e questo nelle ore antecedenti lo svolgimento della manifestazione - e dall'emissione di 30 fogli di via, 10 avvisi orali, 7 divieti di accesso alle aree urbane (i cosiddetti DACUR). E questo è quanto ha consentito l'applicazione della normativa vigente. Si è proceduto inoltre a sequestrare materiali che altrimenti sarebbero stati impiegati per creare disordini e, più in generale, le azioni messe in campo hanno di sicuro evitato penetrazioni e devastazioni nel centro storico della città e hanno impedito l'occupazione delle stazioni ferroviarie cittadine, che si è saputo essere tra gli obiettivi di quei facinorosi.

Ma quanto accaduto a Torino sollecita - io credo - alcune riflessioni di carattere generale sul tema dell'ordine pubblico e della sicurezza e sull'evoluzione delle dinamiche dei gruppi antagonisti presenti nel nostro Paese. Credo sia evidente che le nostre Forze di polizia garantiscono il diritto costituzionale di manifestare liberamente, lo fanno sempre con grande professionalità ed equilibrio, anche quando è a rischio la loro stessa incolumità. Ebbene, con il Governo in carica le manifestazioni di piazza sono aumentate significativamente per numero e partecipazione, sicuramente anche in ragione del difficile contesto internazionale che stiamo vivendo, e ciononostante qualcuno si era qualche tempo fa persino avventurato nel sostenere che con il Governo Meloni si sia realizzata una stretta sull'esercizio della libertà di manifestare, ma è vero esattamente il contrario. Rispetto a questo aumento di manifestazioni, cosa ben diversa è registrare la crescente propensione ad aggredire i poliziotti e a devastare le città, come purtroppo accade sempre più di frequente negli ultimi tempi. Sono azioni, queste, che sicuramente vanno punite con sanzioni e strumenti efficaci. Inoltre, un dato che emerge dal lavoro preventivo delle nostre Forze di polizia è che disordini, violenze, danneggiamenti e devastazioni sono, al di là delle motivazioni contingenti di volta in volta annunziate, il vero obiettivo perseguito in molte occasioni.

In altre parole, siamo di fronte a una strategia che mira a innalzare il livello dello scontro con le istituzioni e che, attraverso i disordini e la violenza, punta a compattare la galassia anarco-antagonista e a galvanizzarne gli aderenti. È possibile dire che stiamo registrando un innalzamento del livello dello scontro che, per certi versi e pur con delle varianti, sicuramente richiama dinamiche squadristiche e terroristiche che hanno caratterizzato alcune fasi del nostro passato.

In questo contesto converrete che appare non priva di irresponsabilità la sottovalutazione della gravità della situazione che ha persino portato qualcuno, in alcuni frangenti e senza troppe prese di distanza, a sollecitare la rivolta sociale.

Ciò detto, credo che sia evidente che le vergognose scene a cui abbiamo assistito sabato scorso richiamino innanzitutto l'attenzione sulla necessità per il futuro di depotenziare i gruppi organizzati di facinorosi prima ancora che possano mettersi all'opera e innescare spirali di violenza. È questo uno degli obiettivi del pacchetto di norme che ci apprestiamo a proporre. Stiamo lavorando all'introduzione di specifiche misure finalizzate a rendere ancora più efficace l'azione di filtro e prevenzione, come il fermo di polizia per soggetti potenzialmente pericolosi, di cui siano già conoscibili intenzioni e attitudini. Strumenti del genere, del resto, sono presenti in alcuni ordinamenti europei senza che nessuno gridi all'attentato alla democrazia. Si pensi che queste misure oggi vengono criticate da chi attribuisce gli incidenti esclusivamente ad asseriti deficit di prevenzione e non - come è avvenuto - a una precisa determinazione criminale di chi ha posto in essere le violenze.

Ancora, pensiamo a norme in grado di salvaguardare non solo gli agenti vittime di aggressioni, ma anche tutti i cittadini, senza per questo creare scudi di tipo immunitario per nessuno. Questo perché uno Stato che non si predisponesse a proteggere la sicurezza dei suoi cittadini e che non si facesse carico di tutelare adeguatamente le Forze di polizia preposte a garantirle verrebbe meno alla sua funzione più importante. In uno Stato costituzionale e di diritto come l'Italia, le Forze di polizia sono un baluardo della democrazia e della libertà; esse non richiedono immunità, ma non devono essere bersagli mobili della delinquenza e devono anche poter operare senza essere gravate da una costante e sistematica presunzione di colpevolezza.

Quanto è avvenuto a Torino dimostra in modo chiaro che siamo ormai di fronte a episodi di violenza organizzata contro lo Stato e contro le Forze dell'ordine, rispetto ai quali non ci possono essere ipocrisie, silenzi o ambiguità, ma solo ed esclusivamente una ferma condanna. Tutti debbono prendere atto che ci troviamo in presenza non più di modalità più o meno discutibili dell'esercizio della libertà di manifestazione del pensiero, bensì ad una vera e propria sistematica strategia di eversione dell'ordine democratico. Segnalo e ritengo che non debba essere considerato secondario che la stessa manifestazione era stata indetta per protestare contro lo sgombero del centro sociale Askatasuna - come abbiamo detto - vale a dire contro un'operazione di ripristino della legalità persino tardiva e finalizzata alla restituzione alla pubblica fruizione di tutti i cittadini di un bene che era stato proditoriamente e abusivamente occupato da facinorosi. Alla luce di tale considerazione, va valutato il sostegno dato alla manifestazione da coloro i quali ora intendono peraltro rimarcare la propria distinzione rispetto ai manifestanti violenti. Ritengo pertanto sia bene uscire da un'ulteriore ipocrisia riguardante la presunta differenza e distanza tra questi delinquenti e la gran parte dei cosiddetti manifestanti pacifici. Le Forze di polizia riferiscono che a Torino, nel momento in cui la manifestazione si è predisposta alle violenze, molti dei cosiddetti manifestanti pacifici hanno fatto scudo fisico, anche aprendo degli ombrelli, per impedire che potessero essere visti i gruppi più violenti nel momento in cui si travisano e si attrezzano per l'assalto e per resistere ai lacrimogeni della Polizia. Lo stesso corteo ha avuto una progressione caratterizzata da una velocità che oggi, alla luce dei fatti accaduti, lascia ipotizzare un intendimento di dare copertura e di portare al più presto la manifestazione verso il principale obiettivo, che era quello degli scontri.

I disordini di sabato confermano il vero volto degli antagonisti ospiti dei centri sociali occupati abusivamente, talvolta anche grazie a coperture politiche ben identificabili. Credo che chi sfila a fianco di questi delinquenti finisca per offrire loro una prospettiva di impunità e credo che faccia altrettanto chi, più in generale, si avventura in riflessioni sociologiche sulla necessità di garantirne di fatto l'agibilità politica, assicurando loro anche spazi di proprietà pubblica sul ritenuto presupposto dell'asserita utilità sociale della loro attività, come era avvenuto, appunto, a Torino con Askatasuna. Ebbene, costoro dovrebbero considerare che così facendo si offre complicità e copertura a questi gruppi organizzati, di fatto rendendo poi alquanto difficile separarne almeno in quota parte le rispettive responsabilità, tanto più che Askatasuna, con un comunicato, ha rivendicato successivamente le azioni illegali poste in essere durante il corteo, esprimendo solidarietà ai tre arrestati - altro aspetto tutt'altro che secondario - e con ciò credo ribadendo pubblicamente quale fosse il reale obiettivo della manifestazione.

Vorrei dire qualcosa anche su quanto è emerso in alcuni punti della discussione pubblica seguita nei giorni scorsi. Su alcuni organi di stampa ho sentito ipotizzare da alcuni commentatori che a Torino la gestione dell'ordine pubblico avrebbe evidenziato qualche forma di impreparazione o addirittura di eccessivo uso della forza. Io respingo ovviamente tali ipotesi con la massima decisione e lo faccio non per la difesa della reputazione del Ministro di turno, ma del lavoro e della professionalità di decine e centinaia tra prefetti, questori e dirigenti di Polizia che hanno lavorato anche a rischio della propria incolumità. Se a Torino, come del resto in qualunque altra città, ci si fosse fatti cogliere di sorpresa o se le autorità locali di pubblica sicurezza non avessero impiantato un efficace dispositivo di prevenzione, ben più gravi sarebbero state le conseguenze, il grado delle devastazioni e il livello della violenza.

La verità è che in Italia, a prescindere dal colore politico dell'Esecutivo, le Forze di polizia gestiscono le manifestazioni di piazza sempre con equilibrio e professionalità, prestando grande attenzione ai criteri di proporzionalità e adeguatezza nella modulazione dei dispositivi predisposti. Anche in queste specifiche attività dedicate a tutelare la sicurezza dei cittadini e insieme a garantire la libertà di manifestazione del pensiero, le nostre Forze di polizia hanno acquisito e sviluppato un livello di competenze, conoscenze e sensibilità che è riconosciuto anche a livello internazionale. E aggiungo che in Italia l'applicazione della forza coattiva da parte delle Forze di polizia costituisce - come è noto - da sempre una extrema ratio e, in ogni caso, essa è tenuta al livello minimo indispensabile, date le circostanze.

Gli incidenti provocati da Askatasuna e dai suoi fiancheggiatori hanno acceso un ampio e significativo dibattito pubblico. In questo confronto emergono alcune argomentazioni ricorrenti che meritano di essere affrontate con chiarezza. C'è persino chi ha adombrato l'idea che le violenze siano state in qualche modo organizzate o quantomeno tollerate dal Governo per poter poi varare più agevolmente nuove norme. È un'accusa evidentemente grave e strumentale. È un'insinuazione indegna e priva di qualsiasi riscontro nella realtà, che si scontra peraltro con un dato oggettivo incontrovertibile: le violenze di matrice antagonista di cui Askatasuna e altri centri sociali sono stati protagonisti in questi anni non nascono con l'attuale Governo, ma sono oltre 30 anni che questi episodi si ripetono con regolarità, cavalcando di volta in volta temi diversi (TAP, TAV, alternanza, scuola-lavoro, Expo, ambientalismo, immigrazione, Medio Oriente). Cambiano le argomentazioni, ma lo stile o, meglio, il metodo squadrista resta sempre lo stesso e i militanti di questi centri sono infatti professionisti del disordine fine a se stesso, criminali in servizio permanente effettivo e le loro azioni sono frutto delle loro scelte, delle loro attitudini e delle loro responsabilità. Sono delinquenti per conto proprio e non agiscono per conto del Governo - ci mancherebbe - e da quando questi gruppi hanno iniziato a distinguersi per la loro violenza di Governi ne sono passati molti, di ogni colore politico.

Sostenere quindi che si tratti di pedine manovrate da un livello occulto superiore serve solo a spostare l'attenzione, a costruire alibi e, in ultima analisi, a difendere Askatasuna e i suoi fiancheggiatori. (Applausi).

Un'altra argomentazione ricorrente nel dibattito riguarda la presunta responsabilità di quanto è accaduto, che alcuni commentatori attribuiscono - come dicevo prima - al Governo e alle Forze di polizia colpevoli, secondo questa lettura, di non aver impedito gli incidenti. Ricacciamo ovviamente indietro l'illazione che i poveri poliziotti siano mandati allo sbaraglio da questori, prefetti e magari dal sottoscritto; sono accuse di chi ignora come funziona l'ordine pubblico e di chi dimentica la storia della violenza politica nel nostro Paese, prospettando una inesistente eccezionalità rispetto agli incidenti provocati dagli antagonisti. D'altronde, è un riflesso purtroppo diffuso nel nostro Paese attribuire sempre allo Stato la colpa di tutto. È un modo comodo per deresponsabilizzare i violenti e per evitare un'analisi seria dei fatti. (Applausi).

Io credo che, se un teppista tenta di uccidere un poliziotto, la responsabilità sia del teppista e non del poliziotto. (Applausi). Credo che, se una persona commette un reato, la colpa sia di chi lo commette, e non della pattuglia che in quel momento può non trovarsi in quel punto preciso. Dare la colpa allo Stato è spesso un modo per assolvere i colpevoli e, allo stesso tempo, per assolversi. (Applausi). Va inoltre ricordato, nuovamente, che queste violenze non sono comparse in questa legislatura.

Anche in passato, chiunque si sia occupato di ordine pubblico, si è trovato a fronteggiare questi gruppi, con difficoltà e con risultati non molto diversi. Il problema non è contingente; il problema sono questi delinquenti squadristi, che non vanno guardati con accondiscendenza.

L'ultima riflessione emersa nel dibattito, forse la più rilevante, rappresenta uno spunto per fare di più e meglio e ha preso la forma di una domanda: perché non si riesce a fermare preventivamente chi ha precedenti per violenze? E, ancora, come si può impedire a un teppista di infiltrarsi tra manifestanti pacifici e rovinare una mobilitazione legittima? Ebbene, questo è l'obiettivo che il Governo condivide pienamente. Tutti abbiamo interesse a impedire, il più possibile, che pochi violenti trasformino una manifestazione in un pretesto per il caos, facendo sì che nei giorni successivi si parli, poi, solo degli scontri e non delle ragioni per cui tanti cittadini erano scesi in piazza. Ma per fermare preventivamente chi è determinato a creare disordini, le Forze dell'ordine hanno bisogno di strumenti giuridici chiari. Serve una norma che consenta un vero e proprio, efficace intervento preventivo. Per fermare preventivamente, ci vuole un fermo preventivo. (Commenti. Richiami del Presidente).

Il Governo intende introdurre… (Commenti).

PRESIDENTE. Senatrice Valente, la ringrazio. Credo che, se il suo Gruppo lo decide, potrà parlare dopo; in caso contrario, si lamenterà con il suo Gruppo.

PIANTEDOSI, ministro dell'interno. Il Governo intende introdurre una misura che va proprio in questa direzione: impedire a chi è noto per comportamenti violenti di infiltrarsi e colpire. L'auspicio è che tutti gli attori istituzionali, politici e sociali contribuiscano in modo responsabile a questo percorso.

È arrivato il momento per tirare una netta linea di demarcazione: da una parte chi vuole isolare i violenti, dall'altra chi vuole lasciarli liberi di infiltrarsi e inquinare manifestazioni che potrebbero e dovrebbero essere, invece, del tutto pacifiche e legittime. (Applausi).

Questo, nell'interesse di chi le organizza e le partecipa. C'è, poi, chi contesta la matrice eversiva del movimento antagonista che si è coagulato attorno ad Askatasuna. Io segnalo nuovamente che, nella fase di preparazione della manifestazione, è stato detto chiaramente che la manifestazione del 31 gennaio rappresentava - cito nuovamente e testualmente - «la resa dei conti con lo Stato democratico». Quindi non la sostituzione di un Ministro, non la caduta del Governo, non la rivendicazione di una battaglia sociale; ripeto, vogliono la resa dei conti nei confronti di un nemico che per loro è lo Stato democratico: lo hanno detto loro.

Comunque, sarà massimo l'impegno affinché questa vile aggressione non resti impunita e abbia la risposta che merita da parte dello Stato. Anche nei momenti più difficili della nostra storia repubblicana, le istituzioni e tutte le forze politiche hanno avuto maturità e capacità di attingere a una riserva di saggezza e di equilibrio, nell'interesse generale dei cittadini, anche in presenza di forti contrapposizioni ideologiche e di rilevanti tensioni sociali. Non è mai venuto meno l'obiettivo di scongiurare l'uso della violenza come mezzo di risoluzione dei conflitti sociali, per evitare il rischio di forme di deviazione del confronto politico e del suo naturale alveo democratico. Sarebbe grave se qualcuno derogasse da questa linea di fermezza contro la violenza politica soltanto perché, adesso, alla guida del Paese c'è un Governo di centrodestra.

Pertanto, credo che l'unanime condanna alle aggressioni e alle violenze viste a Torino rappresenti un indispensabile segno di responsabilità e di moderazione, senza il quale si rischia solo di inasprire il confronto e offrire il pretesto a chi vuole alimentare lo scontro. L'auspicio è, dunque, che tutte le forze politiche presenti in Parlamento riescano a trovare una sostanziale convergenza e condividere posizioni comuni per respingere, senza ipocrisie o infingimenti, ogni tentazione di blandire o giustificare queste espressioni eversive e antidemocratiche, sostenendo le Forze di polizia attraverso l'individuazione di ulteriori misure di tutela da ogni violenza e forma di aggressione. (Applausi).

PRESIDENTE. Grazie, signor Ministro.

Eventuali proposte di risoluzione dovranno essere presentate entro la conclusione del dibattito.

Dichiaro aperta la discussione sulle comunicazioni del Ministro dell'interno.

È iscritta a parlare la senatrice Fregolent. Ne ha facoltà.

FREGOLENT (IV-C-RE). Signor Presidente, signor Ministro, come lei giustamente ha ricordato e ricostruito, era prevedibile che questa manifestazione finisse così. Lo ha anche ribadito oggi il gip nel confermare l'arresto di sole tre persone; rispetto a tutto quello che abbiamo visto, mi sembra un numero un po' esiguo. I tre sono stati arrestati per le violenze alla troupe della RAI, in particolare, e per le violenze ai danni dei poliziotti.

Chi le parla fa politica a Torino dal 2001 e ha sempre preso posizione sulla TAV, sugli scontri degli antagonisti, sulle grandi opere, in un modo molto fermo, stando dalla parte delle grandi opere, delle Forze di polizia, dei Comuni devastati dalla violenza degli antagonisti. Chi le parla ha avuto le sedi imbrattate, gli amministratori locali minacciati di morte, i parlamentari sotto scorta per le posizioni di chiarezza nei confronti della TAV e delle violenze, stando sempre dalla parte della giustizia. (Applausi).

Quindi, come dire, chi le parla non ha bisogno di insegnamenti su come bisogna stare al mondo. Tra gli antagonisti e le Forze di polizia, noi scegliamo le Forze di polizia. (Applausi). Tra le grandi opere e le devastazioni, noi scegliamo le grandi opere. Erano altri che avevano la felpa con scritto "no TAV" e "no trivelle", non noi. Proprio per questo, a quelli che oggi dicono di partecipare alle manifestazioni a titolo personale, dico che non si va a una manifestazione che diventerà violenta a titolo personale. (Applausi). Non si va a giustificare i violenti, perché è da vent'anni che quelle manifestazioni iniziano in un modo, poi i manifestanti pacifici se ne vanno e arrivano i violenti incappucciati. Da vent'anni.

Esattamente come prima il capogruppo Malan - e di questo lo ringrazio - ha detto che lui solidarizzava con la CGIL, ma era responsabilità di chi aveva cura della tutela dell'ordine pubblico impedire che la CGIL fosse occupata, bene, oggi lei è lì a impedire che accada quello che è accaduto nella mia città. (Applausi). L'11 aprile 2025, con il decreto sicurezza, da parte di tutta la maggioranza ci avete detto che lo facevate per rendere sicure le stazioni, per impedire ai no TAV di manifestare in Val di Susa e devastare il cantiere e per impedire agli antagonisti di devastare le città. Bene, vi do tre notizie. Le stazioni non sono sicure. Quest'anno a luglio - su questo ho presentato un'interrogazione, signor Ministro, alla quale lei non ha ancora risposto - il cantiere della Val di Susa è stato fortemente attaccato dagli antagonisti e per una settimana c'è stato il campeggio di alta velocità. Ma come, non avete fatto il decreto rave? E quello lì non è un rave? Che cos'è? (Applausi). Lei è mai stato lì? Ci passano droga e alcol, esattamente ciò che quel decreto avrebbe dovuto impedire.

E le città sono devastate dalle manifestazioni degli antagonisti. La mia città ha visto «La Stampa» occupata. Che quella manifestazione sabato finisse così lo si sapeva. (Applausi). E, se lei non lo sapeva, poteva chiamare la DIGOS di Torino, fatta di donne e uomini straordinari (Applausi), gli stessi professionisti che hanno arrestato al-Masri (non so se lo sa), quello che poi voi avete rilasciato. L'hanno arrestato gli uomini e le donne della DIGOS di Torino! (Applausi). E lei la lezione su da che parte stare tra la Polizia e i violenti a noi del centrosinistra di Torino non ce la può fare, perché noi stiamo dalla parte della Polizia, sempre, anche quando arresta un potente. (Applausi). Esattamente come quando arresta tre persone che hanno picchiato dei giovani agenti che erano lì per far rispettare ordine e legge.

Lei vuole un tavolo sulla sicurezza: noi ci siamo, con le nostre idee, ma vedo che ancora una volta sceglierete delle norme spot. La Premier ha detto: mi auguro che i magistrati rispettino le leggi. Bene, mi auguro che anche lo Stato le rispetti. C'è una sentenza passata in giudicato che vede un edificio occupato da CasaPound che dovrebbe essere liberato. (Applausi). Il vice capo della Lega, ora uomo libero, Vannacci ha detto che lì ci farà la sede del partito. Bene, spero che lo Stato faccia valere le leggi e le sentenze e liberi quell'immobile. (Applausi).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Calenda. Ne ha facoltà.

CALENDA (Misto-Az-RE). Signor Presidente, per quanto concerne Azione, non sentirete una parola di polemica oggi, perché riteniamo che l'unica cosa che dovrebbe venire da quest'Aula è la piena e incondizionata solidarietà alle Forze dell'ordine che hanno fatto il loro lavoro in condizione di estrema difficoltà. Abbiamo visto scene con martelli che non si vedevano dagli anni Settanta. Quindi, direi a tutti quanti di stare molto attenti non nel dare la sensazione che qualcuno le approvi, perché io sono certo che in quest'Aula non c'è una singola persona che approvi gli atti di violenza, ne sono certo al mille per mille. (Applausi).

Voglio solo dire che forse oggi potremmo dare una sensazione di compattezza tutti quanti su questo tema, cioè sul problema del ritorno della violenza. Io ho ricevuto scritte contro di me davanti alla scuola di mio figlio, sono stato minacciato, come la senatrice Fregolent; sono stato scortato per la TAP, mentre altri dicevano no-TAP.

Colleghi, è chiaro che il clima a Torino è diverso rispetto al resto d'Italia ed era chiaro prima della manifestazione. Questi non sono antagonisti in senso intellettuale. questi sono pericolosi delinquenti che vanno fermati e processati secondo lo Stato di diritto ed eventualmente condannati. Rispettiamo le decisioni della magistratura. Certo l'idea che chi fa quelle cose venga rilasciato immediatamente francamente ci lascia un po' basiti.

Detto questo, poi ci vogliono i fatti e i fatti, signor Ministro, per noi sono due: in primo luogo, va rafforzato l'organico delle forze che operano come Forze di polizia. Abbiamo dato un suggerimento: usate la clausola di eccezione dal deficit per quanto riguarda le Forze armate per assumere Carabinieri, che verrebbero a rafforzare l'organico disponibile, anche delle Forze armate, ma potrebbero essere dispiegati sul territorio. È una proposta che trovate nella nostra risoluzione: si può e si deve fare assolutamente. Così come vanno fatti i centri per i rimpatri, ma in Italia, non in Albania. Attenti però a una cosa: se servono strumenti legali per proteggere le Forze dell'ordine, noi siamo disponibili a discuterne, purché se ne discuta, perché nel mondo in questo momento stiamo vedendo cosa succede quando vengono fatte norme esecutive dall'alto, senza ponderarle bene relativamente agli effetti che hanno: penso agli Stati Uniti d'America.

Quindi, quello che vi chiediamo, dando - spero - la solidarietà complessiva di tutto il Senato alle Forze dell'ordine, è che su questo delicatissimo crinale, che è quello delle libertà individuali e il crinale che va dalla prevenzione di atti delinquenziali alla legittima manifestazione di idee, ci sia sempre un confronto con le opposizioni, perché nei Paesi maturi e seri si fa in questo modo. Oggi però è il giorno di ribadire la nostra incondizionata solidarietà alle persone che sono state ferite, facendo il loro lavoro al servizio dello Stato. (Applausi).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Spagnolli. Ne ha facoltà.

SPAGNOLLI (Aut (SVP-PATT, Cb)). Signor Presidente, mi unisco a quanto detto da chi mi ha preceduto nel condannare nel modo più fermo - vorrei che fosse ben chiaro - quello che è accaduto a Torino da parte di questo settore del Senato.

Trovo piuttosto inaccettabile il battage che ha fatto la destra in questi ultimi giorni, perché dire che le forze di sinistra offrono una copertura politica ai violenti è un'offesa per tutti quelli - e sono tantissimi - che a sinistra hanno combattuto l'estremismo violento. Ricordo che il PCI era un nemico delle brigate rosse (Applausi), che rapirono e uccisero Aldo Moro (Applausi) proprio per fermare il disegno del compromesso storico. Ed è storia anche quella di Guido Rossa, l'operaio comunista di Torino, ucciso per aver denunciato un brigatista rosso. (Applausi). Così com'è storia tutto quello che è accaduto negli ultimi anni: le aree ribelli della sinistra extraparlamentare e dell'anarco-insurrezionalismo hanno sempre avuto come principali nemici il PD, i sindacati, i riformisti, visti come il principale ostacolo rispetto alle loro allucinazioni rivoluzionarie.

Signor Ministro, quando accadono violenze come a Torino, non si può non ricordare che un tempo c'erano partiti e sindacati che sapevano organizzare un servizio d'ordine in grado di gestire e tenere sotto controllo qualunque piazza, ma oggi non ci sono più e si vede. Tutto ricade sulle Forze dell'ordine, pur eccellenti e straordinarie, come giustamente sottolineava il signor Ministro. Però mi pongo una domanda, non per criticare le Forze dell'ordine, ma per tutelarle.

Siamo sicuri che, a Torino, il servizio preposto a mantenere l'ordine pubblico fosse predisposto e organizzato al meglio, con un numero di agenti sufficiente, con agenti esperti e addestrati a gestire le piazze? Forse, in tal senso, si poteva e si può fare di più e di meglio. La verità, però, è che voi della destra che ci governa state cogliendo un'opportunità e usate questa vicenda per una brutta strumentalizzazione politica, per incolpare la sinistra (ma «cos'è la sinistra?», direbbe Gaber) di colpe che non ha, per forzare la mano e introdurre norme al di fuori del perimetro costituzionale, come quella sul fermo preventivo (Applausi), su cui financo i vertici delle Forze dell'ordine si sono dette contrarie. Ciò per vendere l'idea di un Governo fermo e deciso, con quella bulimia normativa a cui assistiamo da tre anni e mezzo, che inventa reati e ingigantisce le pene per coprire la vostra incapacità nel garantire la vera sicurezza dei cittadini, rispetto alla quale non serve inasprire le pene, ma serve dotare le Forze dell'ordine di mezzi e strumenti, serve aumentare la velocità dei processi, serve assumere e organizzare meglio la magistratura e la polizia. Mi pare però che questo interessi poco alla maggioranza, a cui serve qualcosa da dare in pasto all'opinione pubblica, fino a quando non ci sarà la prossima emergenza e il prossimo caso di cronaca, che dimostrerà una volta di più la vostra inconsistenza.

Signor Ministro, in totale sincerità, per il ruolo delicato che lei ricopre, mi sarei aspettato un tono autorevole e meno comiziante. Lei ha scelto questa seconda strada, tramutando un tema che, come diceva il senatore Calenda, potrebbe unire il Parlamento, in una questione politica di bassa lega. Avete deciso che la campagna elettorale è cominciata e lei, signor Ministro, ligio esegue. (Applausi).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Borghi Enrico. Ne ha facoltà.

BORGHI Enrico (IV-C-RE). Signor Presidente, ero presente sabato a Torino e c'era anche la ministra Bernini, all'inaugurazione dell'anno giudiziario. In quelle ore sembrava di essere in una sorta di romanzo di García Márquez. C'era un senso di ineluttabilità, di fatalità, quasi di prospettiva scontata rispetto a quello che sarebbe accaduto. Come lei ha ricordato, signor Ministro, la manifestazione era annunciata da tempo, dentro un clima che è stato alimentato ed è andato via via arroventandosi, con responsabilità da destra e da sinistra. Ci sono allora delle domande che dobbiamo porci in questa sede, non per spirito di polemica manichea, ma per trovare il bandolo della matassa, perché, come ha ricordato la collega Fregolent, il profluvio dei decreti sicurezza che sono arrivati dall'inizio di questa legislatura non ci ha consentito di governare questi fenomeni (Applausi).

Perché i controlli preventivi sono stati inefficaci? Perché è stato consentito che Torino diventasse il festival europeo degli anarchici, degli antagonisti e dei sovversivi? Come mai non sono stati fermati prima? È stato svolto un lavoro di controspionaggio - chiamiamolo così - per restituire le informazioni su ciò che andava maturando? Vede, signor Ministro, noi piemontesi conosciamo bene i metodi, lo stile, la logica squadristica di quei signori che sono andati in piazza sabato e le potrei elencare - potrei farlo ai colleghi qui presenti - una lunghissima, ventennale o trentennale sequela di eventi e di responsabilità che, per esempio, come Italia Viva ci aveva portato a diffidare dal tentativo - sia pur generoso, ma fallito - della cosiddetta normalizzazione, tentata dal sindaco di Torino. Per questo, però, l'elemento preventivo poteva e doveva essere più accurato, perché quando si fa fede e quando si pensa che sia solo la leva repressiva l'elemento su cui far forza, poi si rischia da un lato l'inevitabile e dall'altro l'ingovernabilità.

In questo quadro bisogna allora porre alcuni punti fermi e noi ne vogliamo porre tre, il primo dei quali è la piena solidarietà ai 96 poliziotti, ai cinque carabinieri e ai sette militari della Guardia di finanza (Applausi), feriti vigliaccamente. Essi, con le loro uniformi, non rappresentano il Governo pro tempore, ma rappresentano lo Stato, le istituzioni, la Repubblica (Applausi). Sono un bene comune di tutti, che come tale deve essere tutelato e preservato. Quindi nessuna ambiguità, nessuna reticenza, nessuna incertezza. Si sta con le istituzioni sempre; si sta con le istituzioni quando si è maggioranza e si sta con le istituzioni quando si è in minoranza.

Secondo punto, signor Ministro. Il quadro complessivo della sicurezza nel nostro Paese, tra studenti accoltellati nelle scuole, baby-gang che sparano, aumento della violenza nelle strade e le stazioni che non sono diventate sicure nonostante l'inasprimento del diritto penale apposito fatto, esige una capacità di risposta, se possibile, unitaria; ma l'unità in politica si costruisce, non la si declama, né la si pretende. (Applausi). Se si brandiscono i fatti di Torino come una clava, su che basi si costruisce l'unità? (Applausi). Noi rifiutiamo questa logica manichea che vuole portare in Italia un racconto trumpista che porta il Paese fuori strada.

Infine, l'ultimo punto per quel che ci riguarda interpella anche l'opposizione. Noi delle opposizioni dobbiamo essere maturi e capire che per essere credibili occorre andare sino in fondo, perché non si combatte davvero CasaPound se non si recidono tutti i cordoni con Askatasuna (Applausi), con l'estremismo, con quelli che non fanno del rispetto della legge il loro elemento fondamentale. Rifiutiamo un bipolarismo sgangherato tra CasaPound e Askatasuna; per noi questi non sono compagni che sbagliano e non possono far parte dell'album di famiglia di una sinistra di Governo. Saremmo per… (Il microfono si disattiva automaticamente) …di Enrico Berlinguer, contro la reazione e contro gli estremismi. Solo così potremo politicamente sconfiggere una destra retriva e illiberale che purtroppo lei, signor Ministro, oggi ha plasticamente rappresentato. (Applausi).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Magni. Ne ha facoltà.

MAGNI (Misto-AVS). Signor Presidente, la mia età mi dice che in sostanza ho vissuto gli anni Sessanta, Settanta, Ottanta; siamo al 2026 e ho vissuto anche Genova, come ho vissuto il 1969. Se qualcuno - lo voglio dire al Ministro - pensa che dalla violenza la sinistra tragga beneficio, vuol dire che non conosce la storia di questo Paese. Abbiamo sempre pensato che l'estremismo è infantilismo politico. Quello che è successo a Torino dà in qualche modo l'idea di quello che volete portare avanti, perché lei, signor Ministro, non l'ha nascosto e lo ha detto addirittura nel suo intervento: volete arrivare addirittura al fermo di polizia. Questo è il dato fondamentale.

Ebbene, nella storia che è trascorsa in questo Paese dal dopoguerra non si è mai utilizzata la forza per risolvere i problemi complessi; si è usata sempre la capacità di cogliere dove c'è dialogo, di capire qual è il problema, perché bisogna distinguere tra dissenso politico, dissenso sociale e aggressioni e criminalità. Non ho dubbi e le Forze dell'ordine non sono mai state, per quanto ci riguarda, un avversario, assolutamente. Se si mette in discussione lo Stato di diritto, ovviamente viene indebolita la democrazia; se viene indebolita la democrazia, si riduce la possibilità di avanzamento per la classe lavoratrice. Voi invece volete provocare questa cosa, perché volete affrontare i problemi dal punto di vista istituzionale e dal punto di vista della repressione. Questo lo dimostra un fatto: a chi va a scioperare e va in strada per manifestare perché è stato licenziato oppure perché non gli si rinnova il contratto, addirittura mandate l'avviso di garanzia, quindi inducete le persone a subire la propria condizione e a non fare iniziative di mobilitazione. Nel provvedimento che avete voluto voi, il decreto sicurezza, avete trasformato in sostanza un procedimento amministrativo in provvedimento penale. Sapete benissimo questo che cosa vuol dire.

Chi vuole manifestare perché è stato licenziato oppure perché gli è negato un diritto deve sapere che a quel punto gli può arrivare un avviso di garanzia e quindi si deve trovare un avvocato e dunque deve reprimere la propria intenzione. Questo è quello che bisogna in qualche modo affrontare. Lei, signor Ministro, è l'interprete di questa impostazione che usa il fatto criminoso rappresentato dall'aggressione ai poliziotti per mettere in discussione la partecipazione alla manifestazione estendendone la responsabilità anche a chi manifesta in modo pacifico. Questa storia ci riguarda tutti. C'è qualcuno qui dentro che può dire che non è così? Cosa è avvenuto negli anni? Se io organizzo una manifestazione e c'è qualcuno che compie un atto delinquenziale, la colpa è forse mia? In sostanza, pensate addirittura di far pagare preventivamente questa eventualità.

Francamente, se questa è l'idea che avete di Paese, signor Ministro, non solo non sarò io a condividerla, perché ho una certa età, ma nemmeno voi riuscirete a governare con la forza. È complicato, perché bisogna affrontare il problema, cercare di capire il disagio, dare delle risposte e isolare i violenti. Questo è quello che mi ha insegnato la mia storia, che credo abbia dimostrato, in questi lunghi anni, che l'Italia è uno dei Paesi da un certo punto di vista più liberi e nello stesso tempo con maggiore partecipazione alla vita politica e sociale. Se lei pensa di poter reprimere la violenza in questo modo, le faccio gli auguri, ma non credo che sarà in grado di garantirlo.

Bisogna stare attenti a inserire in un decreto delle norme addirittura preventive, intervenendo per bloccare chi intende fare una manifestazione pacifica. I criminali li conoscete, andate a prenderli e metteteli in galera, io non ho alcun problema al riguardo, perché davvero tutto questo non mi appartiene: nella mia storia non ho mai compiuto atti di violenza, semmai li ho subiti e ho affrontato il problema, ma francamente è inaccettabile quello che lei cerca di impostare.

Infine, cercare di addossare alla mia forza politica una responsabilità da questo punto di vista è altrettanto inaccettabile e respingo questa accusa al mittente, perché, come ha già detto il mio Capogruppo, quando è successo che sia stata attaccata una sede del sindacato, chi è che ha governato quell'evento? Quelli che erano in piazza o quelli che hanno compiuto l'atto? La colpa è di quelli che hanno compiuto l'aggressione: perché bisogna dare la colpa a chi ha organizzato quella manifestazione?

Rinchiudete questi violenti, ma fate rispettare la legge anche a quelli che fanno il saluto fascista, che è contemplato dalla Costituzione come un atto illecito. Andate a fondo tutte le volte che vengono a Dongo a fare i raduni. (Applausi).

PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Ronzulli. Ne ha facoltà.

RONZULLI (FI-BP-PPE). Signor Presidente, prima di ogni polemica, prima di ogni discussione politica, c'è una cosa che va detta senza esitazioni: la solidarietà senza se e senza ma è il primo giubbotto antiproiettile dello Stato. Per questo, a nome mio e a nome del Gruppo di Forza Italia va il nostro sostegno agli uomini e alle donne che da sempre mettono il proprio corpo tra la violenza e la democrazia. (Applausi). Grazie anche al presidente del Consiglio Giorgia Meloni, che non è andata soltanto a far visita agli agenti feriti nelle primissime ore dopo l'aggressione, ma ha portato la solidarietà di un'intera Nazione alla prima linea di uno Stato ferito, ma non arreso.

A Torino non era difficile scegliere da che parte stare: bisognava stare dalla parte della democrazia, della legalità, del confronto civile. Quella piazza, invece, è stata un vero richiamo della foresta, un richiamo per gli antagonisti violenti, per professionisti del disordine, per chi vive di scontro e non di confronto.

Un copione già visto: gli assalti organizzati ai cantieri, la guerriglia scatenata nella città in nome di false cause, le distruzioni mascherate da proteste. Insomma, non era difficile capire da che parte stare. Bisognava non prestare il fianco, perché quelle divise sporche di sangue non sono solo un fatto di cronaca, sono una ferita alla democrazia. Allora non è ammesso nessun distinguo, non basta condannare genericamente le aggressioni ai poliziotti, non basta dirsi dalla parte dello Stato: bisogna starci davvero dalla parte dello Stato.

Un vecchio proverbio dice: dimmi con chi vai e ti dirò chi sei. Allora in quella piazza a Torino non bisognava andarci con i cattivi compagni dei centri sociali (Applausi), con chi non cerca il confronto ma solo lo scontro; non bisognava marciare a braccetto. Allo stesso modo non è difficile scegliere oggi da che parte stare; invece oggi, non votando la proposta di risoluzione, avete deciso da che parte stare. Dite che abbiamo alzato lo scontro, parlate di strumentalizzazione di destra, di sciacallaggio. Di fronte alla violenza, al caos e alla distruzione, il primo dovere di chi siede in quest'Aula è stare con le Forze dell'ordine, con i cittadini onesti, con la legge. (Applausi).

Le chiacchiere stanno a zero, perché questa proposta di risoluzione afferma quattro cose di buonsenso, che potevate votare. Ci sarà tempo per dividerci sul decreto-legge sicurezza nei prossimi giorni e lo faremo, ma non oggi, colleghi. Oggi non era il tempo delle divisioni; oggi è il tempo delle istituzioni unite e compatte nel nome di una condanna alla violenza. La verità è che voi non volete votare questa proposta di risoluzione che, lo ripeto, enunciava quattro concetti banali, perché non volete davvero condannare quei manifestanti, perché siete voi che da sempre li coccolate, perché siete il brodo di coltura in cui questa gente è cresciuta, quelli che minimizzano, quelli che fanno benaltrismo anche davanti all'evidenza.

Allora vi chiedo di cosa avete paura: di prendere posizione di fronte allo scempio e alla barbarie che abbiamo visto sabato a Torino? Diciamolo agli italiani perché le opposizioni non possono votare questa proposta di risoluzione: perché significherebbe smettere di strizzare l'occhio ai centri sociali, agli anarchici, alle frange estreme che rappresentano una parte non marginale del loro bacino elettorale. Non possono farlo perché alcune forze politiche fanno eleggere all'Europarlamento Ilaria Salis, che poi salvano con l'immunità, una persona che incarna quello che è successo a Torino, cioè l'occupazione abusiva degli immobili e le violenze contro le Forze dell'ordine. (Applausi).

Non possono farlo perché una parte di quel mondo sabato a Torino era in piazza; certo, non con i violenti, no, ma a pochi passi da chi assaliva i poliziotti, da chi metteva a ferro e fuoco una città che da trent'anni è ostaggio di un centro sociale che non riconosce né leggi né istituzioni, a cui l'amministrazione di sinistra aveva persino donato un immobile per la sede di Askatasuna: si regala una sede a dei criminali mentre migliaia di famiglie non riescono neanche ad avere una casa. (Applausi). Come abbiamo visto fin dalle prime ore dall'inizio degli scontri, ci sono stati troppi ma, troppi però: condannate i pestaggi, però; esprimere la solidarietà alle Forze dell'ordine, ma; la Schlein prima chiama la Meloni, poi esprime il suo cordoglio, e successivamente grida al complotto. Non posso non citare Chiara Appendino: mi spiace che ieri abbia parlato in Aula di violenza anarchica. Io non ho capito cosa significa: esiste una violenza buona e una violenza cattiva? La violenza è una sola, quella che colpisce, quella che uccide, e non ha aggettivi: è sempre e solo violenza, perché il sangue è sangue, punto e basta.

Vi è poi un punto oltre il quale non si può tacere ed è quando la giustizia diventa timida con i violenti, ma inflessibile con chi indossa una divisa, perché oggi in questo Paese chi prende a calci, pugni e a martellate un poliziotto non viene nemmeno sfiorato dall'ipotesi di tentato omicidio, mentre chi difende lo Stato davanti a una minaccia armata, come nel caso di Rogoredo, viene immediatamente trascinato sotto l'accusa più grave possibile: omicidio volontario. Allora questo è un segnale gravissimo, signori.

Chi difende lo Stato è sempre sotto processo e chi lo aggredisce può sperare in uno sconto già alla partenza con un capo di imputazione come devastazione. (Applausi). Quei criminali hanno aggredito con spranghe e martelli; hanno preso alla lettera falce e martello, in effetti. Hanno mirato alla testa, hanno cercato di colpire il poliziotto in punti vitali e se non gli hanno scassato il cranio, è solo perché non ci sono arrivati per una manciata di centimetri, ma l'intenzione era chiara, lampante e terrificante: uccidere per sempre, non devastare una vetrina, un marciapiede, bensì devastare una vita, umiliare lo Stato, spezzare chi lo difende. Con la beffa poi di vederli già liberi oggi. Ma allora dobbiamo forse aspettare che ci scappi un morto per chiamare la violenza con il suo nome? (Applausi).

Concludo, Presidente, anche prima del mio tempo. Negli anni bui della storia repubblicana, negli anni di piombo il terrorismo fu sconfitto proprio così, con l'unità delle istituzioni democratiche, tutte. La politica compatta, la magistratura che è riuscita ad ottenere pene esemplari, l'informazione schierata dalla parte dello Stato. Una condanna netta e unanime contro ogni forma di violenza, senza zone grigie o giustificazioni ideologiche. Fu quella fermezza collettiva a spezzare le Brigate rosse e ogni tentativo di sovversione. Se lo abbiamo fatto allora, possiamo e dobbiamo farlo oggi; se non lo facciamo ora, domani non venite a piangere perché sarà troppo tardi. (Applausi).

PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Pirro. Ne ha facoltà.

PIRRO (M5S). Signor Presidente, voglio dire subito e in maniera inequivocabile che condanniamo assolutamente gli atti di violenza e devastazione che hanno avuto luogo sabato a Torino che, per inciso, è la mia città, quindi quella devastazione mi brucia due volte, sicuramente più che ad altri.

Insieme ai colleghi Appendino e Iaria, domenica sono andata a parlare con i due agenti, Lorenzo e Alessandro, che erano ricoverati in ospedale, per esprimere loro tutta la nostra vicinanza e manifestare il nostro rammarico per quello che era accaduto nell'esercizio del loro dovere, mentre stavano lavorando.

Lo sciacallaggio a cui stiamo assistendo oggi, però, è davvero troppo, Presidente; non si possono accettare lezioni da chi siede nella maggioranza oggi, ma che ieri era all'opposizione, dalla Presidente del Consiglio, che oggi invoca la stretta repressiva, l'abbraccio alle Forze dell'ordine, la stessa che anni addietro, quando sedeva sui banchi dell'opposizione, in circostanze simili, ha invocato non una stretta nei confronti dei violenti, ma le dimissioni del Ministro. (Applausi).

Ecco, ministro Piantedosi, se la sua Presidente del Consiglio fosse all'opposizione, oggi sarebbe qui a chiederle di dimettersi! (Applausi). Noi però non siamo sciacalli e non glielo stiamo chiedendo in questo momento. Sa perché la oggi Presidente del Consiglio allora invocava le dimissioni del Ministro? Perché i violenti che erano in piazza erano quelli a cui lei strizzava l'occhio, non noi! (Applausi). Erano gli esponenti di Forza nuova che hanno invaso e devastato la sede della CGIL, erano i no vax che hanno aggredito i poliziotti. (Applausi).

E ci fate lezioni di morale anche oggi, quando una persona condannata per aggressione a sei poliziotti, membro della vostra maggioranza, l'hanno invitata a parlare alla Camera dei deputati! (Applausi). Siete voi che invitate quelli lì all'interno delle istituzioni, quindi no, mi dispiace, colleghi di maggioranza, cui mi rivolgo per suo tramite, signor Presidente, ma la morale a noi non la potete fare (Applausi), anche perché il MoVimento 5 Stelle a quella manifestazione non ha partecipato e non ha partecipato perché non condivideva la piattaforma sulle cui basi era stata invocata quella manifestazione. Non abbiamo partecipato perché la nostra collega Chiara Appendino vive sotto scorta da anni, perché lei, quando era sindaca della città di Torino, uno degli stabili occupati abusivamente ha contribuito a farlo sgomberare - parlo dell'Asilo di via Alessandria - e per questo è stata minacciata e, appunto, vive sotto scorta. Quando siamo stati al governo della città, quindi, le abbiamo prese, eccome, le distanze da chi manifestava violentemente e da chi non rispettava le regole della civile convivenza. L'abbiamo fatto allora e lo faremo sempre. È per questo che non accettiamo lezioni da nessuno. (Applausi).

Signor Presidente, penso che purtroppo chi ha compiuto quegli atti di violenza abbia fatto un danno a tutti gli altri 50.000 che hanno manifestato in pace e in serenità, con allegria, con famiglie e con bambini. Ha fatto un torto a me, che per anni ho partecipato alle manifestazioni no TAV e lo rivendico (Applausi), perché ancora oggi sono profondamente convinta dell'inutilità di quell'opera, dello scempio per il territorio e dello spreco immane di soldi pubblici che vengono buttati in quell'opera che non serve ormai a niente ed è sotto gli occhi di tutti. Rivendico di poter manifestare con legittimità il mio pensiero, ma lontano dalle azioni violente che vengono compiute, come sempre abbiamo detto e fatto.

Per questo penso che i vostri migliori alleati oggi, per la stretta repressiva che volete compiere, siano stati proprio quei violenti che hanno aggredito, violentato e ferito la mia città, ma quello che è successo non dev'essere strumentalizzato. Non usate quello che è successo a Torino come scusa per la stretta repressiva che avevate in mente già prima, perché di questo decreto-legge e delle norme che pare conterrà se ne parlava da settimane, se non da mesi, quindi non è certo quello che è accaduto a Torino che vi ha motivato a fare questa scelta. Soprattutto, non fate finta di aver cercato l'accordo e l'unanimità con le opposizioni per le norme che volete varare, per quello che volete scrivere nella vostra risoluzione.

Infatti, se oggi non è stato convocato il Consiglio dei ministri per varare quel decreto-legge d'urgenza (che tanto urgente non era, visto che è in gestazione da mesi), se non l'avete fatto è solo per un eccesso di pudore, visto che la discussione in Assemblea era prevista per oggi e non volevate far vedere quanto poco vi interessa quello che pensano le opposizioni. (Applausi).

Noi però non ci stiamo a una stretta liberticida. Non ci stiamo alla cauzione per le manifestazioni, che rende ancora più classista la giustizia e l'esercizio delle libertà civili nel nostro Paese. Non ci stiamo al fermo preventivo, che in parte nel nostro Paese già esiste, esattamente come in altri Paesi europei, ma che voi vorreste applicare in maniera ancora più repressiva e limitante nel nostro Paese. Il Ministro ha citato le norme esistenti in altri Paesi europei su questo tema, però, signor Ministro, non è che quando le norme degli altri Paesi europei fanno comodo, allora le invochiamo e le vogliamo imitare, e quando invece non vi piacciono, come il salario minimo, che c'è in quasi tutta Europa (Applausi), o il reddito di cittadinanza, che c'è in quasi tutta Europa (Applausi), allora lì le buone pratiche europee della maggioranza dei Paesi europei non vanno imitate. No, perché quelle fanno bene ai poveracci; invece quelle presenti in una minoranza dei Paesi europei, che però vanno nella vostra direzione di limitazione della libertà, allora quelle ci piacciono e le indichiamo ad esempio. Eh no! Se il vostro esempio è l'Ungheria di Orbàn, con la limitazione delle libertà, per cui non si può fare neanche una manifestazione pacifica come il gay pride, in cui non ci sono mai stati incidenti, e vogliamo imitare quelle norme, ma non il resto, no, signor Ministro, non ci stiamo. (Applausi). Le buone pratiche o si imitano sempre o mai; e soprattutto, se ce l'ha una maggioranza di Paesi, forse sono più buone di quelle che stanno in una minoranza di Paesi. Questo glielo dico con forza e convinzione.

Lo ripeto: non ci stiamo, se le soluzioni che ci volete proporre sono quelle liberticide; se invece vogliamo parlare seriamente di sicurezza, allora facciamolo, parliamo dei piccoli reati che sono aumentati nelle nostre città (secondo i dati del suo Ministero relativi al 2024). Parliamo dei borseggi, dei furti e delle violenze; parliamo delle ragazze che hanno paura di uscire la sera, perché non si sentono sicure. Ecco, con il fermo preventivo e con la cauzione nelle manifestazioni non le aiutiamo a stare meglio. (Applausi).

Vogliamo esprimere vicinanza alle Forze dell'ordine? Totalmente d'accordo. Cominciamo a pagarle in maniera dignitosa? Cominciamo a riempire le piante organiche, che sono in carenza di oltre 11.000 unità? Facciamo questo? Paghiamo gli straordinari in tempi veloci e non dopo anni rispetto a quando sono stati fatti? Consentiamo loro una vita consona? Li tuteliamo sufficientemente, quando sono in situazioni di difficoltà? È questo quello che serve. Serve magari modificare la norma che prevede la procedibilità per certi reati solo dietro querela di parte. Modifichiamo le norme volute da Nordio, per cui qualcuno, per essere arrestato, dev'essere avvisato qualche giorno prima, così ha il tempo di scappare. (Applausi). Ecco, se questi sono i passi nei confronti della sicurezza, ci siamo.

Chiudo, signor Presidente, con un'ultima cosa, viste le ignobili affermazioni che abbiamo letto recentemente in merito al fatto che dobbiamo votare "sì" al referendum, perché così i giudici non avrebbero liberato immediatamente i tre arrestati per i fatti di Torino. Non c'è una riga, nella riforma della giustizia… (Il microfono si disattiva automaticamente).

PRESIDENTE. Concluda, senatrice Pirro.

PIRRO (M5S). Non c'è una riga, nella riforma della giustizia che avete scritto, che preveda che quelli sarebbero rimasti in carcere. Il vostro stesso ministro Nordio ha più volte affermato la necessità di porre dei freni agli arresti preventivi, perché causano anche sovraffollamento nelle carceri. Finitela con le strumentalizzazioni, finitela con l'uso fazioso delle norme. (Applausi).

Presidenza del vice presidente ROSSOMANDO (ore 15,11)

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Tosato. Ne ha facoltà.

TOSATO (LSP-PSd'Az). Signor Presidente, vorrei partecipare a questo dibattito inquadrando e commentando ciò che è avvenuto a Torino il 31 gennaio attraverso alcune parole, che devono avere un significato chiaro.

La prima parola è "solidarietà": solidarietà a tutte le Forze dell'ordine (Applausi), che si impegnano ogni giorno per tutelare la nostra incolumità e la nostra sicurezza, in particolare nei confronti di quegli agenti che, ogniqualvolta ci sono le manifestazioni pacifiste della sinistra, sanno di uscire di casa sani e non hanno la certezza di tornare a casa incolumi, magari dovendo subire sassaiole, aggressioni e violenze di ogni genere. Solidarietà a loro e alle loro famiglie, che vedono uscire i propri cari nella speranza di vederli tornare sani e salvi, senza dover passare giornate in ospedale per curarsi. Questa è la solidarietà che la Lega esprime.

Il secondo termine è "legalità". La manifestazione del 31 gennaio aveva l'obiettivo di manifestare apprezzamento e vicinanza ad Askatasuna. Cos'era Askatasuna? Un centro sociale che viveva nell'illegalità; coloro che difendono Askatasuna sono complici dell'illegalità. Era un centro sociale che per trent'anni ha occupato un edificio pubblico, non pagando ovviamente affitti, utenze e quant'altro. La causa alla base della quale c'è stata quella manifestazione, la grande motivazione che ha spinto i manifestanti a intervenire, era fondata sull'illegalità. Allora, o la legalità è un principio che vale sempre e comunque per tutti, o non possiamo intenderci, noi del centrodestra, nei confronti di chi a sinistra difende queste istituzioni.

Poi c'è il termine "violenza", che - guarda caso - non c'è mai ogniqualvolta ci sono manifestazioni della cosiddetta destra italiana, a partire dalle nostre. Voi ci dipingete, ad esempio, come un movimento di destra e di fascisti, ma le violenze non ci sono mai. Fatalità: le violenze avvengono sempre in queste manifestazioni pacifiste, approvate e sostenute dalla sinistra. Io mi interrogherei su questo. Quando vengono organizzate, se veramente si vuole che non accadano episodi di violenza, bisogna emarginare i violenti, organizzare cordoni contro i violenti. Io non mi sentirei di partecipare a manifestazioni del genere e sfilare fianco a fianco con chi ho la certezza che andrà ad aggredire le Forze dell'ordine. Non sarebbe possibile per coloro che credono nella legalità.

Poi c'è la parola "ipocrisia": quella di chi a sinistra afferma che non siamo in grado di contenere i fenomeni d'illegalità, ma che poi partecipa ai cortei e condanna le misure restrittive che approviamo nei decreti sicurezza. Questa per me si chiama ipocrisia. (Applausi).

Poi c'è l'"ambiguità", quella di chi anche oggi non condanna i fatti avvenuti. Stiamo affrontando un tema gravissimo: l'aggressione alle Forze dell'ordine e disperdiamo la nostra discussione in mille altre direzioni. Oggi era il giorno in cui tutti noi uniti dovevamo semplicemente manifestare la nostra più totale solidarietà alle Forze dell'ordine aggredite, che operano in condizioni estreme (Applausi) ogniqualvolta ci sono manifestazioni violente.

Per noi esiste una distinzione chiara tra aggredito e aggressore: per noi l'aggredito è il poliziotto che è costretto a sparare contro chi lo minaccia con un'arma e non dev'essere accusato di omicidio (Applausi); per noi l'aggredito è colui che viene rapinato in casa e reagisce magari ferendo, o malauguratamente uccidendo colui che è entrato per rubare o per rapinare, non sapendo l'intensità della violenza che vuole usare nei suoi confronti, nei confronti dei propri cari, della propria moglie e dei propri figli. Gli aggressori sono coloro che usano le manifestazioni per usare violenza; sono i rapinatori che entrano in casa: per noi questa è una distinzione chiara e inequivocabile che non sempre avvertiamo nelle parole e negli interventi dei colleghi di sinistra.

Cosa si può fare, signor Presidente? Per noi le leggi ci sono e sono chiare, basterebbe applicarle. Per alcuni magistrati evidentemente non sono abbastanza chiare, allora bisogna renderle più chiare e lo faremo attraverso il prossimo decreto sicurezza, perché delle misure a questo punto sono assolutamente necessarie. Siamo a favore del fermo preventivo per i delinquenti, non per i manifestanti. (Applausi). Le misure di fermo preventivo vorremmo adottarle proprio nei confronti di coloro che s'infiltrano nelle manifestazioni e usano violenza in modo quotidiano. Da una parte, vi è il fermo preventivo e, dall'altra, la salvaguardia degli agenti che tutelano la nostra sicurezza. Siamo stanchi, i cittadini sono stanchi che questi agenti vengano inquisiti, che siano oggetto di indagini che durano anche più di un anno, com'è successo anche nella mia città, Verona, per un agente della Polfer che ha dovuto difendersi da un personaggio che usava il machete.

Si deve fare chiarezza e noi la faremo. Noi stiamo dalla parte delle Forze dell'ordine, dalla parte di chi rispetta la legalità, di chi manifesta in modo pacifico. Non siamo dalla parte di coloro che sono violenti e aggrediscono e lo saremo con o senza di voi, senza le vostre ipocrisie, le vostre ambiguità, le vostre sottovalutazioni, i vostri distinguo e purtroppo, in alcuni casi, senza le vostre complicità. Sono rimasto infatti stupito dell'intervento del senatore De Cristofaro, che è una persona che stimo, ma non può affermare che la vittima di quanto è accaduto a Torino sia stata la sua parte politica. Ricordo che la sua parte politica, o meglio alcuni della sua parte politica hanno sfilato a fianco di quei violenti e hanno partecipato alla conferenza stampa in cui è stato affermato - come ha ricordato giustamente il ministro Piantedosi - che il corteo avrebbe rappresentato la resa dei conti con lo Stato democratico. Coloro che hanno aderito a questo principio, a questa idea, a questa manifestazione non sono vittime, ma sono complici. (Applausi).

Signor Presidente, confermiamo quindi il pieno sostegno della Lega alle misure che vorrà adottare il Governo per tutelare le nostre Forze dell'ordine, per far passare la voglia ai delinquenti di mettere a soqquadro le nostre città e per fermarli preventivamente, perché riteniamo che a coloro che ci difendono debba andare la nostra gratitudine e non la nostra solidarietà a coloro che mettono a ferro e fuoco le nostre città. A noi spetta il compito di varare norme concrete, perché finiscano questi episodi di guerriglia urbana e di terrorismo urbano. Per la Lega i delinquenti vanno chiamati come tali, vanno trattati come tali e vanno messi in carcere, con pene certe e severe. Continuate pure a sfilare insieme a loro e a giustificarli, per noi sono solo delinquenti e come tali vanno trattati. (Applausi).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Giorgis. Ne ha facoltà.

GIORGIS (PD-IDP). Signor Presidente, onorevoli colleghe, onorevoli colleghi, rappresentanti del Governo, a Torino si è consumata una violenza inaccettabile. Le immagini, che tutti abbiamo visto, dell'aggressione all'agente Alessandro Calista, sono impressionanti. Lo abbiamo detto subito, lo ha detto la nostra segretaria Elly Schlein, lo hanno detto i nostri capigruppo di Camera e Senato, Francesco Boccia e Chiara Braga, lo ha detto il sindaco di Torino, Stefano Lo Russo, e lo voglio ripetere anch'io: la violenza, per noi, non ha mai avuto, non ha e non può avere alcuna giustificazione; colpire un agente di polizia a terra non è un atto politico, è solo vigliaccheria e delinquenza. (Applausi).

La nostra solidarietà agli agenti e ai giornalisti che sono stati colpiti è piena e sincera.

Ha fatto bene il sindaco Lo Russo a dichiarare subito che la città di Torino si costituirà parte civile, perché Torino è stata ferita: è stata ferita materialmente, nei suoi spazi pubblici, ed è stata ferita nella sua identità civile e democratica. Ora è necessario che gli aggressori vengano al più presto individuati ed è necessario che si capisca se e come sarebbe stato possibile isolare e impedire simili violenze, anche a tutela dei tanti cittadini che hanno preso parte a una manifestazione che, fino al suo agghiacciante epilogo, si era svolta in modo pacifico e conforme ai più fondamentali principi di libertà e rispetto altrui. Perché noi vorremmo infatti capire se era davvero impossibile prevedere e prevenire simili violenze, se era davvero impossibile isolare con sufficiente efficacia chi ha scelto deliberatamente la violenza. Perché, signor Ministro, la responsabilità di garantire l'ordinato svolgimento della libertà di riunione e di manifestazione grava innanzitutto sul suo Ministero, non sui cittadini che pacificamente esercitano tali libertà costituzionalmente garantite. (Applausi).

Ci saremmo aspettati da parte sua, quest'oggi, un'accurata descrizione delle scelte operative che sono state compiute, dell'attività d'investigazione e di prevenzione che è stata fatta, dei piani di gestione della manifestazione e delle azioni di alleggerimento che erano state predisposte e, naturalmente, un'analisi di cosa non ha funzionato, perché qualcosa non ha funzionato e ce lo saremmo aspettati, signor Ministro, anche e soprattutto come atto di responsabilità verso quegli agenti che hanno subito violenze (Applausi) o hanno rischiato di subirne, e che sono sottoposti a turni di lavoro sempre più pesanti e con retribuzioni spesso inadeguate. Non abbiamo però sentito nulla di tutto ciò. Abbiamo sentito solo un maldestro tentativo di scaricare sulle opposizioni la responsabilità del vostro fallimento, lanciando in modo vergognoso l'accusa di connivenza con i facinorosi.

Signor Ministro, Governo, illustri esponenti di maggioranza, utilizzare una vicenda così grave per attaccare le opposizioni è da irresponsabili (Applausi), così come è da irresponsabili aprire una polemica preventiva con la magistratura, o utilizzare quelle terribili immagini di violenza per difendere una improbabile e pericolosa riforma costituzionale, che il Governo ha imposto al Parlamento con forzature che non hanno precedenti nella nostra storia repubblicana. (Applausi).

Signor Ministro, mi rivolgo a lei: la sicurezza è un bene prezioso, fondamentale, che richiede politiche pubbliche complesse, politiche coordinate tra i diversi livelli istituzionali, non slogan e proclami illiberali che aumentano le divisioni e cercano di canalizzare le paure e le insicurezze verso capri espiatori. Cos'ha prodotto l'aver introdotto molti nuovi reati e inasprito diverse sanzioni, senza alcun investimento culturale, sociale ed economico per contrastare povertà e marginalità sociali e senza alcun investimento per rafforzare il comparto sicurezza e porre rimedio alle sempre più gravi carenze di organico? Mancano a livello nazionale circa 11.340 agenti e tali carenze di personale diventeranno sempre più consistenti, se non si sbloccherà il turnover. (Applausi). A Torino, signor Ministro, mancano circa 200 unità; mancano funzionari, ispettori, sovrintendenti e agenti. Nel 2025 vi è stato un calo del 10 per cento di personale. Che cos'ha prodotto tutto ciò? Ha prodotto un aumento della violenza e un aumento dei reati, in particolare di quelli percepiti dai cittadini e che più dipendono dalla presenza di agenti sul territorio. I dati ufficiali del suo Ministero dicono che negli ultimi due anni sono aumentate in maniera significativa le violenze sessuali (+7,5 per cento), le lesioni dolose (+5,8 per cento), i furti (+3 per cento), le rapine (+1,8 per cento) e i reati legati agli stupefacenti (+3,9 per cento).

Mettete da parte la propaganda e le scorciatoie inutilmente repressive; apriamo un confronto serio su come investire sulla formazione e sulla professionalità di chi è chiamato al difficile compito di garantire la sicurezza in un ordinamento democratico pluralista, avendo ben chiaro che per fare ciò le istituzioni devono innanzitutto saper leggere i contesti, devono saper comprendere le dinamiche e le caratteristiche delle attuali spinte antisistema, che attraversano i giovani in forme nuove e disordinate e non paiono originare da un pensiero coerente o da basi ideologiche strutturate. Ciò naturalmente avendo ben chiaro che, in un ordinamento democratico pluralista, le istituzioni devono perseguire i violenti per garantire la più ampia libertà di partecipazione e di dissenso, perché la sicurezza in un ordinamento democratico non è mai nemica della libertà e del pluralismo e non è mai un limite al dissenso, ma al contrario ne è il presupposto per l'effettivo esercizio.

Se deciderete di lavorare in questa direzione, di mettere da parte improbabili e inutili scudi penali o inasprimenti delle sanzioni, se saprete evitare strumentalizzazioni, se proverete ad assumere una postura istituzionale, troverete nel Partito Democratico un interlocutore serio e disponibile, perché sul contrasto alla violenza e sulla difesa delle istituzioni democratiche noi abbiamo le carte in regola (Applausi), così come ce l'hanno i nostri amministratori locali, a partire dal sindaco Lo Russo, che voglio ringraziare per il difficile e preziosissimo lavoro che sta facendo, spesso in solitudine, anche sul fronte della sicurezza.

Se anziché colpire i violenti, proverete a colpire i diritti, allora troverete in noi la più ferma e risoluta opposizione; perché il modello Trump che state cercando di emulare, la concentrazione del potere e l'avversione a ogni limite non portano a nulla di buono e non garantiscono ai cittadini neanche alcuna vera sicurezza. (Applausi).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Balboni. Ne ha facoltà.

BALBONI (FdI). Signor Presidente, signor Ministro, colleghi, quello che è avvenuto a Torino sabato scorso rappresenta, a mio avviso, un salto di qualità che ci dovrebbe preoccupare tutti, che ha visto saldare insieme vecchio e nuovo antagonismo, i black bloc, gli anarcoinsurrezionalisti, i no TAV, le frange sempre più violente dei pro-Pal, le frange sempre più violente di tanti centri sociali accorse da tutta Italia e anche dall'estero, la vecchia e la nuova autonomia con qualche cattivo maestro che tirava le fila delle giovani leve. È un salto di qualità - si faccia bene attenzione ‑ non contro il Governo, ma contro lo Stato. (Applausi). Ha detto bene, signor Ministro: questa è un'aggressione alle istituzioni. Siamo ben oltre la protesta, anche violenta, contro un Governo o una parte politica. Siamo di fronte a un processo eversivo. Di questo dobbiamo prendere tutti atto o quantomeno devono prenderne atto tutte le forze politiche che hanno a cuore la difesa dei valori costituzionali e della Repubblica. (Applausi).

Non ci si può dividere, signor Presidente, su questi valori. Qui non ci sono maggioranza e opposizione, qui ci sono la difesa delle istituzioni o la zona grigia. Chi è andato in piazza sabato sapeva benissimo, in primo luogo, di partecipare a una manifestazione che contestava il principio di legalità, perché chi è andato in piazza sabato lo ha fatto per protestare contro il legittimo sgombero di un immobile che da tanti anni era il luogo dove si organizzavano e si perpetravano illegalità di ogni genere, a cominciare dall'invasione e dalla vandalizzazione di un importante organo di stampa che ha sede a Torino. (Applausi). Qui declamiamo sempre il valore della libertà di stampa, tranne quando a violarla sono i violenti di una certa parte politica.

Signor Ministro, ascoltandola mi è venuto in mente l'antico detto di Mao: il soldato rivoluzionario è il pesce, ma il popolo è l'acqua. Parafrasando questa metafora, potremmo dire che i 1.000-1.500 squadristi facinorosi, fascisti rossi, comunisti, erano il pesce e i 7.000-8.000-10.000 manifestanti pacifici erano l'acqua. Ebbene, signor Ministro, senza l'acqua, nessun pesce può nuotare. (Applausi). La zona grigia è un pericolo per le istituzioni. Chi giustifica è complice, cari colleghi, e guardate che in quell'acqua in cui nuotavano gli squadristi rossi - e di questo mi rammarico moltissimo - c'erano anche rappresentanti di alto livello delle istituzioni, c'era il cento per cento del gruppo regionale di Alleanza Verdi e Sinistra: c'erano tutti, c'era il cento per cento del gruppo consiliare nel Comune di Torino di AVS. Erano tutti presenti, anche un deputato nazionale di questo partito, e hanno rivendicato, anche dopo i disordini, il loro diritto di esserci. Signora Presidente, mi consenta di dire ai colleghi del Gruppo MoVimento 5 Stelle che c'era anche Valentina Sganga, loro consigliere comunale e candidato sindaco alle ultime elezioni, quindi non è vero che il Movimento 5 Stelle non fosse rappresentato in quella manifestazione. (Applausi. Commenti). Mi dispiace, ma è così. Lo ha rivendicato anche su Facebook, mi sembra: andate a leggere. (Brusìo).

PRESIDENTE. Senatore Balboni, mi scusi, ma immediatamente nelle sue vicinanze ci sono elementi che ci rendono difficile proseguire.

BALBONI (FdI). L'amico Zaffini è sempre esuberante e gli vogliamo bene tutti per questo: un applauso all'amico Zaffini. (Applausi).

C'è chi dice: si sapeva, perché non avete prevenuto? Al riguardo, signor Presidente, mi consenta di dire che la sinistra è sempre bravissima a trovare le soluzioni quando è all'opposizione; quando è al Governo, le cose vanno anche molto peggio di com'è andata a Torino. A nome del Gruppo Fratelli d'Italia, vorrei dire al Ministro che gli faccio invece i complimenti per com'è stato gestito l'ordine pubblico a Torino, pur in una situazione difficilissima: più di 1.000 agenti di rinforzo, è stato protetto il centro storico, le devastazioni avrebbero potuto essere cento volte più gravi; è stata protetta la stazione, che era un obiettivo di questi facinorosi, di questi squadristi; è stato protetto, nei limiti del possibile, anche il luogo al quale questi violenti volevano arrivare, cioè la sede poi liberata del centro sociale. Si poteva fare di più? Si può sempre fare di più, però prendersela ancora una volta con le Forze dell'ordine, accusandole di non aver fatto il loro dovere, consentitemelo, colleghi, non è certo il luogo e la giornata ideale per fare, voi sì, queste strumentalizzazioni.

Si dice che bisogna rafforzare la magistratura. Bene, vi do una notizia, colleghi, tramite lei, signora Presidente: entro l'anno prossimo, grazie a questo Governo, per la prima volta nella storia della Repubblica, l'organico della magistratura sarà coperto al cento per cento. (Applausi). Si dice che bisogna risolvere il problema dei giovani dell'ufficio per il processo, perché senza di loro si ferma la macchina. Bene, vi do una notizia: voi li avete assunti a tempo determinato, questo Governo ne sta stabilizzando 9.000, perché i numeri hanno una logica, parlano da soli. (Applausi).

Si dice che bisogna assumere più Forze dell'ordine, più Forze di polizia. Siamo d'accordissimo, ma c'è il piccolo particolare - è vero, signor Ministro? - che le scuole di formazione le hanno depotenziate coloro che oggi criticano. Basta fare una semplice ricerca su Internet per scoprire che oggi le scuole di formazione stanno lavorando al cento per cento e non si può lavorare più di così, lo impedisce la logica. Non solo, ma abbiamo ridotto da tre a due anni i corsi: di più non si può ridurre, perché questa comunque è gente che va a gestire l'ordine pubblico e ha anche un'arma in dotazione. Questo Governo ha stanziato le risorse per il rinnovo del contratto collettivo: noi lo abbiamo fatto, non voi. Lo potevate fare quando eravate al Governo, ma lo abbiamo fatto noi.

Si dice che vanno in pensione più di quanti ne assumete. È vero, signora Presidente, vanno in pensione più di quanti ne vengono assunti: 39.000, dall'inizio della legislatura. Quando siamo entrati al Governo c'erano circa 97.000 agenti in servizio su una pianta organica di 109.000. Ma sapete perché? Perché qualcuno ha bloccato per 10 anni il turnover. (Applausi). Avete fatto saltare un'intera generazione. Oggi gli agenti sono tutti anziani e stanno andando in pensione; 39.000 già assunti, altri 30.000 entro la fine della legislatura e non riusciremo a coprire i buchi che voi ci avete lasciato in eredità. (Commenti. Applausi). Questi sono numeri, cari colleghi.

Concludo dicendo che il fermo di polizia è incostituzionale; lasciamolo decidere al Capo dello Stato, che sta vagliando le norme. Vi do solo una notizia: nella socialista Spagna esiste il fermo di polizia; nella laburista Inghilterra del compagno Keir Starmer esiste il fermo di polizia; in tantissimi Stati europei, democraticissimi, esiste il fermo di polizia.

E allora, signora Presidente, siamo arrivati al dunque: o si sta dalla parte della sicurezza, della legalità e quindi della libertà, o si sta nella zona grigia. Decidete voi. (Applausi).

PRESIDENTE. Dichiaro chiusa la discussione sulle comunicazioni del Ministro dell'interno.

Comunico che sono state presentate le proposte di risoluzione n. 1, dai senatori Calenda e Lombardo, n. 2, dai senatori Malan, Romeo, Gasparri e Biancofiore, e n. 3, dai senatori Patuanelli, Boccia, De Cristofaro e Paita, i cui testi sono in distribuzione.

Ha facoltà di intervenire il ministro dell'interno, prefetto Piantedosi, al quale chiedo di esprimere il parere sulle proposte di risoluzione presentate.

PIANTEDOSI, ministro dell'interno. Signor Presidente, il Governo accetta la proposta di risoluzione n. 2, considerando così in parte assorbita la n. 1 e preclusa la n. 3, sulla quale il parere è pertanto contrario.

PRESIDENTE. Passiamo alle votazioni.

LOMBARDO (Misto-Az-RE). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

LOMBARDO (Misto-Az-RE). Signor Presidente, nell'ultimo intervento il senatore Balboni chiedeva a ciascuna delle forze politiche di dire da che parte sta. Noi non abbiamo alcun imbarazzo, nonostante il mio tono di voce basso, nel dire che Azione sta dalla parte della legalità e della democrazia.

Stare dalla parte della legalità e della democrazia significava oggi dire quattro cose semplici.

La prima: condannare le violenze compiute nel corso della manifestazione del 31 gennaio a Torino.

La seconda: esprimere una piena e incondizionata solidarietà agli operatori delle Forze dell'ordine che si sono impegnati per contrastare l'illegalità e la violenza, in particolare a quelli che sono stati feriti nell'adempimento del loro dovere.

La terza: impegnare il Governo ad adottare iniziative per organizzare in modo più efficiente la tutela dell'ordine pubblico.

La quarta: impegnare il Governo a prevedere un piano straordinario per il reclutamento di almeno 12.000 Carabinieri. Noi anche nell'intervento del senatore Calenda abbiamo definito come, visto che c'è la possibilità di usufruire in questo modo della deroga ai limiti di spesa previsti nel nuovo Patto di stabilità e crescita.

Signora Presidente, penso che oggi tutte le forze politiche avrebbero dovuto lavorare in maniera chiara, inequivocabile, netta e radicalmente democratica per una risoluzione unitaria che partisse da questi quattro punti. Non è il momento di ragionare sulla strumentalizzazione politica. Non è questo il momento di ragionare su un futuro decreto sicurezza. Avremo il tempo per dividerci su questo. Noi, come sapete, saremo sempre contrari a tutte le misure che invece di rafforzare l'organico della Polizia, prevedano la creazione di nuovi reati.

Siamo infatti a favore della tutela del diritto costituzionalmente garantito e della libertà di manifestare il proprio pensiero, senza provvedimenti amministrativi limitativi della libertà personale e senza il controllo del giudice, ma lo dico senza tono polemico anche nei confronti delle opposizioni: avere votato oggi una risoluzione unitaria non avrebbe costituito il pretesto politico per giustificare nuove norme e la creazione di nuovi reati in tema di sicurezza; avrebbe semmai contribuito ad abbassare la conflittualità che oggi c'è nel nostro Paese, anche tra i sindaci e il Governo; avrebbe consentito di dire alla Polizia che ha bisogno di nuove risorse e non di nuovi reati. Oggi non era il giorno per celebrare l'unità delle opposizioni, come non era il giorno per celebrare l'unità della maggioranza; oggi era il giorno per celebrare l'unità del Paese.

È per questo, signora Presidente, che noi voteremo a favore di tutte le risoluzioni, ovviamente della nostra, così come di quella della maggioranza e così come avremmo votato a favore della risoluzione delle opposizioni. Di fronte a fenomeni di violenza, di fronte a chi utilizza la violenza come strumento di lotta politica, la risposta si deve dare non all'unità della maggioranza o delle opposizioni, ma all'unità del Paese.

SPAGNOLLI (Aut (SVP-PATT, Cb)). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

SPAGNOLLI (Aut (SVP-PATT, Cb)). Signora Presidente, mi associo totalmente a quello che ha detto il senatore Lombardo ed esprimo la mia intenzione di voto sulla stessa linea.

PAITA (IV-C-RE). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

PAITA (IV-C-RE). Signora Presidente, penso che il primo tema su cui ci dobbiamo interrogare è che cosa c'è davanti alla divisa. La divisa rappresenta lo Stato, un punto di riferimento, un elemento di serenità per i cittadini, specie per i più deboli, per quelli minacciati. Rappresenta un elemento di sicurezza per i nostri figli, per le nostre ragazze. E poi cosa c'è dietro la divisa? Ci sono delle vite, ci sono dei sogni, dei progetti, famiglie a casa che aspettano; c'è la paura, c'è l'ansia dei rischi che si corrono, la paura di aggressioni.

Ora, immaginatevi che cosa debba aver provato quel poliziotto nel momento in cui è stato preso a manganellate, quando il panico ha preso il sopravvento, quando l'idea di non poter tornare a casa era fattiva, reale. Ecco io, di fronte a una simile immagine, voglio utilizzare parole molto chiare: chi manganella un poliziotto è un criminale, non un eroe. (Applausi). Chi lo fa, com'è accaduto a Torino, è un terrorista e come tale va definito. (Applausi).

Probabilmente quella manifestazione non è stata valutata bene. Non si sarebbe nemmeno dovuta svolgere, magari. Credo che lo sgombero di Askatasuna sia un fatto legittimo, ma le responsabilità di quella vicenda probabilmente sono da ricercare anche in una certa tolleranza che c'è stata nel tempo. Io non faccio fatica a dire con grande nettezza che c'è stata una parte di sinistra antagonista che ha strizzato l'occhio a quei meccanismi, verso la quale dobbiamo dire senza se e senza ma, senza benaltrismo e senza reticenze, che noi siamo dalla parte delle Forze dell'ordine (Applausi), che condanniamo quei fatti e che devono esserci pene severe e una certezza nella pena, affinché quello che è accaduto non cada nel vuoto. Lo dico in maniera molto chiara.

Io, però, non ci sto alla rappresentazione di una certa sinistra, che vuole considerare questo come un fatto da tollerare; ma neanche a quella di una certa destra, che vuole raccontare la storia della sinistra in questo modo. Lo dico da persona che viene da una storia gloriosa a sinistra. Lo ha scritto Polito, in un articolo magistrale nei giorni scorsi. Lo ha scritto anche Fassino, in un articolo molto corretto.

Quei fatti a Torino richiamano certamente gli anni '70, ma negli anni '70 non c'erano solo quelli che commettevano le azioni vergognose delle brigate rosse: c'era anche una sinistra che combatteva le brigate rosse (Applausi); c'era Enrico Berlinguer, c'era Amendola, c'era Luciano Lama, c'era Natta, c'era Pecchioli, che diceva "un fenomeno eversivo da combattere", c'era Macaluso e c'era Napolitano; questa è la storia della sinistra che ha combattuto le brigate rosse. (Applausi).

Voglio allora ripartire da una certa sottovalutazione che è stata fatta - secondo me - nella discussione pubblica. Probabilmente abbiamo preso un po' sotto gamba - non io, non la mia forza politica, ma altre forze politiche, anche a destra - quello che è avvenuto con l'attacco alla redazione del quotidiano «La Stampa». È stato un atto gravissimo, di cui c'è un precedente nella storia, il precedente che in qualche modo dà il via all'atto fondativo del fascismo: è l'aggressione a «l'Avanti» del 1919. La storia va letta con la pericolosità degli insegnamenti che ci dà. Torino è la città capofila dell'industria italiana, per un certo periodo, è il pivot del triangolo industriale, è la città della borghesia produttiva, è la città del sindacato intelligente e innovativo, è la città della marcia dei 40.000, è la città di figure come Sergio Chiamparino, è la Regione patria della sinistra sociale DC con Donat-Cattin. (Applausi). Quello è il Piemonte, quello è il riformismo e la storia del riformismo italiano. Il fatto di aver aggredito un giornale con quella storia deve portarci a delle riflessioni profonde, perché è un segnale brutto, che richiama ciò che ho provato a dire.

E poi c'è la destra. In questo Paese c'è un tentativo macroscopico, con i toni e con il linguaggio, di sottovalutazione di un problema di sicurezza profondo che esiste. Signor Ministro, glielo dico perché la considero un galantuomo e una persona di assoluto rispetto, ma le politiche di questo Governo, con tutti i decreti-legge che avete posto in essere e con l'introduzione di reati spot fatti solo per propaganda, non hanno diminuito l'insicurezza nel Paese, ma l'hanno aumentata. (Applausi). C'è un problema grande, enorme, di certezza della pena.

Aurora aveva 19 anni, ed è stata stuprata e uccisa. Alessandro era un capotreno, aveva 34 anni, ed è stato ucciso a Bologna. Joseph a La Spezia andava a scuola, nel luogo che per antonomasia è il più sicuro, ed è stato ucciso. (Applausi). Potete raccontare tutto quello che volete, ma il richiamo all'unità è fatto per finta, per fare l'ennesimo bluff, per fare l'ennesimo decreto che non risolverà nulla e che non fa i conti con lo stato di pericolosità che c'è nel Paese. (Applausi). Lo ribadisco, certo: condanna, senza se e senza ma; certo, si sta dalla parte delle Forze dell'ordine, ma stare dalla parte delle Forze dell'ordine, caro Ministro, significa innanzitutto due cose: assumersi la responsabilità di avere tagliato loro100 milioni nella legge di bilancio; assumersi la responsabilità di lasciare in Albania delle persone a non fare nulla, quando potevano stare sulle nostre strade e sulle nostre piazze, a difesa dei nostri ragazzi. (Applausi).

Si apre uno scenario nuovo, ed è la ragione per la quale avete fatto un appello finto all'unità. Se aveste voluto davvero l'unità, cosa avreste fatto? Avreste costruito quel decreto-legge, che volete fare a scopo propagandistico, con il coinvolgimento vero delle opposizioni.

E invece non lo avete voluto.

Ma perché oggi fate un appello all'unità? Fate un appello all'unità fittizia, senza concordare le misure successive, perché oggi, per la prima volta in questa legislatura, avete un grosso problema. Avete un grosso problema che si chiama Vannacci (Applausi): quel problema nasce probabilmente anche dai vostri insuccessi sul tema della sicurezza e, di fronte a questo grande problema, incredibilmente, la politica prevale sul protagonismo e sulle differenze; oggi invece vi siete ritrovati dinanzi un'opposizione unita nel condannare fatti gravissimi e nel chiedervi una svolta sul tema della sicurezza. È un fatto inedito che non va sottovalutato, tant'è che i vostri volti, un tantino preoccupati, mi dimostrano che siamo sulla strada giusta.

La strada è semplice? No, non è semplice, perché il Paese avrebbe bisogno di risposte concrete. La strada è percorribile per un accordo che porti a un'alternativa vera in questo Paese? Secondo me sì. Dispiace che i colleghi di Azione, in nome dell'unità, non considerino mai la possibilità di essere davvero alternativi in questo Paese, però ognuno fa la propria strada, ognuno sceglie che ruolo giocare. Io vi posso dire quello che ha scelto Italia Viva: ha scelto di chiedere che dentro questo documento le parole di condanna nei confronti dei fatti fossero clamorosamente chiare. Ha chiesto una svolta sul tema della sicurezza, scritta nero su bianco, e in questo modo ha portato avanti un'azione che ha unito l'opposizione e che porterà nel prossimo futuro a un'alternativa vera in questo Paese, perché c'è davvero bisogno di un'alternativa sul tema della sicurezza dei nostri ragazzi, delle persone anziane e dei nostri poliziotti e voi non siete in grado di costruirla. (Applausi).

Presidenza del vice presidente RONZULLI (ore 15,55)

SALVITTI (Cd'I-UDC-NM (NcI, CI, IaC)-MAIE-CP). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

SALVITTI (Cd'I-UDC-NM (NcI, CI, IaC)-MAIE-CP). Signora Presidente, onorevoli colleghi, non si può iniziare l'intervento se non ringraziando le Forze dell'ordine, che quotidianamente, al di là di quello che è successo a Torino, con il loro lavoro garantiscono la nostra sicurezza all'interno della Nazione (Applausi), quindi un ringraziamento è doveroso farlo.

È altrettanto vero che è un principio fondamentale di uno Stato civile consentire qualsiasi manifestazione, soprattutto se di dissenso. È altrettanto vero che il compito fondamentale di uno Stato è mantenere la sicurezza all'interno dei propri confini. Lo Stato deve rispondere con fermezza, senza alcun tipo di sconto, ai rigurgiti di una violenza eversiva che sta emergendo ormai in questi ultimi mesi e anni e non rendersi conto di questo è delittuoso da parte di ognuno di noi. Il nostro non è un richiamo all'unità, ma alla responsabilità che ogni Gruppo politico deve avere in un momento critico come questo. Sì, perché questo è un momento critico, perché quando la stampa inizia a definire eversivi dei gruppi è pericoloso.

Noi qui dentro abbiamo tutti quanti l'età - vero, Presidente? Magari lei no - per ricordare gli anni Settanta e le definizioni di stampa che venivano date a determinati gruppi. Non a caso, oggi, vengono definiti come la banda del martello: sono gli stessi che sono andati a compiere quegli atti gravissimi a Budapest e magari qualcuno di noi sa che nelle istituzioni europee qualcuno rappresenta l'Italia all'interno di quel gruppo. (Applausi).

Se adesso c'è la banda del martello, noi che abbiamo una certa età ricordiamo sicuramente la banda Hazet 36. (Applausi). La ricordiamo benissimo e anche quella era una definizione giornalistica. Ricordo ancora, perché ho l'età per farlo, che c'era una "canzoncina" che veniva cantata lungo le strade della nostra Capitale e altrove: «Prendete la falce e portate il martello, scendete giù in piazza e picchiate con quello». Sono tutte cose che chi ha una certa età non ha dimenticato. (Commenti).

PRESIDENTE. Colleghi, per cortesia, lasciamo parlare il senatore Salvitti.

SALVITTI (Cd'I-UDC-NM (NcI, CI, IaC)-MAIE-CP). Questi sono segnali per un richiamo alla responsabilità, non all'unità. (Applausi). Chiunque ha vissuto quei periodi se li porta addosso, sulla pelle, ogni giorno. Non è un caso che un nome - questo non è giornalistico - se lo siano dato ed è Askatasuna, che significa "libertà" in basco. La parola askatasuna è contenuta anche nel nome "Euskadi Ta Askatasuna", meglio noto con l'acronimo ETA, quello di un gruppo terroristico che ha fatto oltre 800 morti in Spagna. Se un gruppo decide di chiamarsi in quel modo, ha quindi la chiara volontà di svolgere un'attività eversiva sul territorio e la responsabilità che abbiamo qui dentro, nell'Aula del Senato, ci deve far rendere conto che siamo su un crinale, siamo al limite di un burrone e vanno prese decisioni che consentano di fare in modo che ciò non accada mai più sul nostro territorio.

Non abbiamo bisogno di alcun modello, non seguiamo alcun modello, ma dobbiamo seguire il nostro modello, che è quello che ha eliminato il problema, negli anni Settanta, chiamati gli Anni di piombo. Siamo il modello di noi stessi, ma dobbiamo avere la capacità di renderci conto, qui dentro, di dove siamo finiti e del punto del crinale in cui siamo.

Parlare adesso di "cani sciolti" è un insulto alle nostre intelligenze. Negare che ci sia una parte che ha coccolato quei violenti teppisti criminali è un'offesa, soprattutto a chi ha subito le violenze. Che a Torino si scopra oggi cos'è Askatasuna e qual è la sua logica di azione politica è un'ipocrisia rivoltante. Tanti, troppi, fanno finta di non vedere, perché probabilmente gli avvenimenti non si svolgevano nel centro della città, al centro di Torino, ma in Val di Susa.

Quella compiuta, ossia togliere una base logistica a un gruppo terroristico o criminale - decidiamo noi quale termine utilizzare - è un'azione gloriosa di questo Governo, ma, com'è stato fatto lì, dev'essere fatto in altre parti. Vediamo cosa accade dentro l'Università, dove hanno campo libero. Lì c'è una responsabilità nostra, del Governo - vanno protetti i luoghi dello studio dei nostri ragazzi - e delle istituzioni locali. La procuratrice generale di Torino, Musti, ha pienamente ragione e sgomenta che sia lasciata sola nel dire che a Torino - e non solo - c'è un pezzo di upper class colta che copre e supporta quest'area. Dobbiamo uscire fuori da questo cortocircuito solo ed esclusivamente mirato alla raccolta del consenso elettorale, in una determinata fascia del nostro Paese.

C'è una responsabilità che, soprattutto a sinistra, deve cominciare a emergere. Dove c'è una copertura, soprattutto da un punto di vista culturale, ma anche delle politiche, occorre avere la forza di lasciare e abbandonare alla loro esistenza quei gruppi, isolandoli dall'intera società. La linea del Comune su Askatasuna era evidentemente sbagliata, ogni soggetto competente lo sapeva ed è stata seguita solo ed esclusivamente per ragioni di mera opportunità politica, perché meglio di chiunque altro sapevano quali fossero le intenzioni di quel gruppo.

Lo Stato deve rispondere con fermezza e senza sconti ai rigurgiti di una violenza eversiva chiara, chiarissima, data dal proprio nome, perché i nomi sono pietre intorno alle quali si fa un tracciato, il tracciato della nostra vita, il tracciato del nostro Stato, il tracciato che vogliamo perseguire per far sì che il nostro Stato sia libero da qualsiasi rigurgito eversivo che abbiamo vissuto sulla nostra pelle negli anni Settanta.

Tutti quanti insieme prendiamo coraggio e magari seguiamo quello che ha fatto Berlinguer, che non definì i brigatisti compagni che sbagliano, ma arrivò a definirli terroristi. È il momento di usare queste parole, perché siamo veramente sul limite del crinale. Le parole sono pietre e abbiamo il dovere di agire, o vogliamo aspettare che una figlia pianga un padre o una madre pianga un figlio? (Applausi).

DE CRISTOFARO (Misto-AVS). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

DE CRISTOFARO (Misto-AVS). Signor Presidente, abbiamo espresso fin dalle primissime ore una condanna molto netta di quello che è accaduto a Torino. Pensiamo che ogni violenza sia politicamente inaccettabile e lesiva del principio democratico del nostro Paese e lo è ancora di più se, com'è successo, si aggredisce un uomo a terra, inerme. Non vogliamo giustificare nulla, non l'abbiamo mai fatto, non cominceremo certo oggi.

Voglio anche dire questo con chiarezza: non basta nemmeno dire che anche tra i manifestanti pacifici - e ce n'erano tantissimi - ci sono state persone che hanno subito violenze; siamo stati solidali anche con loro, naturalmente, e consideriamo anche molto sbagliato che non se ne parli per nulla, ma non pensiamo che quegli episodi possano servire a minimizzare alcunché.

Ritengo invece - com'è stato detto nei giorni scorsi, per esempio autorevolmente da Marco Revelli - che quelle martellate siano state non soltanto contro il poliziotto, a cui - lo ribadisco - va la nostra solidarietà, ma anche contro la manifestazione, contro le 50.000 persone che hanno sfilato pacificamente, che sono parte lesa e non avevano ovviamente alcuna intenzione né di trasformare quella giornata in un riot e nemmeno di fare un assist così clamoroso al Governo, come poi invece puntualmente è successo.

Lo dico con la massima chiarezza, anche perché rigetto ogni tentativo strumentale di utilizzare gli episodi di Torino come invece sta accadendo in queste ore. Lo dico a lei, ministro Piantedosi: è completamente falso sostenere che in questi anni ci siano state complicità della sinistra politica con la violenza. (Applausi). Guardi da un'altra parte, se vuole cercare complicità. Guardi chi erano gli ospiti di una conferenza stampa poi annullata alla Camera, per esempio. (Applausi). Guardi alle zone grigie che si videro quando fu assaltata la sede della CGIL. (Applausi. Commenti). Sì, ancora. Non dica, signor Ministro, come invece ha fatto, che i manifestanti pacifici avrebbero fatto da scudo ai violenti. Questa cosa o lei la prova, oppure è totalmente inaccettabile. I 50.000 della piazza di Torino restano perché resta il messaggio di quella piazza e restano tutti quelli che avrebbero voluto manifestare con fermezza e determinazione, ma pacificamente, per contestare una scelta che ritenevano sbagliata. Utilizzare - penso strumentalmente - i fatti di Torino come alibi per varare provvedimenti liberticidi, anticostituzionali e incompatibili con la sostanza della nostra democrazia - come vuole fare il Governo - credo sia gravissimo.

Nelle ultime ore sono state dette cose sconcertanti. Se un Presidente del Consiglio - è successo anche questo negli ultimi giorni - pensa di poter dettare a un magistrato competente, con toni finanche ricattatori, quale ipotesi di reato debba essere contestata, siamo molto oltre l'invasione di campo. (Applausi).

Siamo esattamente a quell'attacco alla separazione dei poteri che stiamo denunciando da molti mesi a questa parte. Siamo di fronte, cioè, a un Esecutivo che pretende di dettare legge a una magistratura che vuole subordinata.

Se viene utilizzata addirittura la parola "terrorismo", allora vuol dire che non soltanto si è colpevolmente dimenticato cos'è stato il terrorismo in Italia, ma che si stanno davvero utilizzando i modi più spregevoli per cavalcare un misero interesse di parte, ma non certo quello nazionale, a meno che non si voglia utilizzare quell'espressione di "terrorismo interno" cara a Trump, e allora ‑ ve l'ho già detto stamattina ‑ non cercate di sfruttare i fatti di Torino per scimmiottare il vostro alleato americano, oppure per giustificare leggi e decreti che mirano a fare in Italia qualcosa che assomiglia a quello che sta accadendo negli Stati Uniti d'America. Non provate a farlo, signor Ministro, perché dovete sapere che la stragrande maggioranza dei cittadini di questo Paese respingerà questo tentativo così clamorosamente strumentale. (Applausi).

GASPARRI (FI-BP-PPE). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

GASPARRI (FI-BP-PPE). Signor Presidente, in primo luogo voglio ringraziare il ministro Piantedosi per l'equilibrio con cui regge il Ministero dell'interno, una funzione e un incarico delicati in qualsiasi epoca della vita politica e istituzionale, e per la chiarezza delle parole che ha pronunciato in questi giorni, quando ha parlato - ricordandolo con chiarezza - del clima in cui si è arrivati alla manifestazione di sabato: la resa dei conti. Questo era il titolo non di un serial, di un film di Sergio Leone, di un film western, ma di una sfida alla democrazia. Addirittura si sono usate espressioni come "guerra di liberazione", ma le guerre di liberazione sono quelle che i popoli hanno condotto anche in Italia contro le dittature e contro il totalitarismo e non mi pare che ci siano in Italia, a Torino o altrove, una dittatura o un regime totalitario. Un Governo può piacere o meno, ma, anche quando abbiamo avuto Governi avversi alle nostre idee, non abbiamo detto che c'erano la dittatura o un regime totalitario.

Lei ha descritto uno scenario che non va sottovalutato: presenze di gruppi di stranieri che sono arrivati, sempre presenti, in momenti di violenza, dalla Genova del 2001 ai giorni nostri, e il movimento pro-Pal. Qualcuno si dispiace quando noi ricordiamo che anche alcuni sindaci di sinistra sono andati nelle piazze ad applaudire ai comizi di Hannoun e di altri personaggi, anche a Genova, perché non c'è solo una Salis che sbaglia, ma sbagliano tante Salis, in Italia. (Applausi).

Le Forze dell'ordine sono un baluardo della democrazia: queste sono le sue parole semplici e chiare. Mi è dispiaciuto che, quando lei ha detto, in un passaggio, che abbiamo avuto teppisti contro poliziotti, il settore di sinistra non abbia applaudito: c'è qualche dubbio che sabato ci fossero teppisti contro poliziotti nella fase degli incidenti? Io credo che l'applauso fosse dovuto e noi lo facciamo ai poliziotti che sono stati aggrediti dai teppisti. Chi vuole si può unire, mi fa piacere (Applausi) e lo ringrazio a nome dei poliziotti, ovviamente, non per me.

Quanto al personale, prima anche il senatore Balboni ha ricordato che si deve fare sempre di più. Io sono solito perseguitare le autorità di Governo di ogni tipo e genere ‑ i due Ministri qui presenti lo sanno ‑ per chiedere soldi e risorse. Voglio ringraziare il ministro Zangrillo che ha aperto il tavolo di trattative il 26 gennaio per il comparto sicurezza e difesa per il contratto 2025-2027. È la prima volta da molto tempo che si apre la trattativa prima che scada il contratto ed è una cosa che prima non avveniva. (Applausi). Il Ministro dell'interno ha provveduto agli atti preliminari perché la delegazione, con i sindacati - sappiamo di cosa parliamo - potesse andare lì in forze a discutere. Le risorse erano state appostate nei provvedimenti finanziari. Si deve fare di più, certamente sono d'accordo, e faremo di più, ma intanto 39.000 unità rimpiazzeranno altri che sono andati via.

L'operazione Strade sicure deve proseguire, perché noi di Forza Italia riteniamo che il contributo concorrente delle Forze armate sia utile e prezioso. Si è aperto un dibattito inesistente. Poi, se avremo più Carabinieri e più Polizia, sarà meglio, ma ringraziamo le Forze armate per il contributo che danno.

Avevamo affrontato questo dibattito con la volontà di fare una proposta di risoluzione condivisa, perché la Schlein ha parlato con la Meloni ed è un bene che i leader degli schieramenti avversi in momenti delicati si parlino. Abbiamo predisposto una proposta di risoluzione molto asciutta: non ci sono i capitoli del decreto-legge, non ci sono annunci di misure. C'è una condanna della violenza, c'è la solidarietà alle Forze armate. Ci siamo sforzati di fare una votazione unitaria, ma la sinistra non ha voluto. Io c'ero alle riunioni preliminari, alle Conferenze dei Capigruppo dove si è detto di no. Eravamo pronti anche a votare tutto sulle inondazioni, sulle calamità e anche su questo, ma non si è voluto. La solidarietà non può essere formale, ma dev'essere sancita, anche solennemente, nel Parlamento, quando si chiede un voto per dire che si sta dalla parte del popolo in divisa contro il teppismo, ma non lo si è voluto fare. (Applausi).

Si sono registrati 108 feriti e ricordiamoci anche che Askatasuna è protagonista del ferimento di centinaia di carabinieri e poliziotti per la vicenda no TAV: per fare un treno sembra quasi che si debba fare una guerra in Italia, ed è una cosa inaccettabile.

Vorrei poi parlare della questione del fermo, del trattenimento. L'articolo 13, terzo comma, della Costituzione della Repubblica afferma che in casi eccezionali di necessità e urgenza, indicati tassativamente dalla legge, l'autorità di pubblica sicurezza può adottare provvedimenti provvisori, che devono essere comunicati entro quarantott'ore all'autorità giudiziaria, che può convalidarli o meno. Non so come sarà il decreto-legge - lo giudicheremo, lo valuteremo - ma io credo che sarà conforme alla Costituzione. Del resto, i decreti-legge li promulga il Presidente della Repubblica che, nel caso delle leggi, le firma o le respinge quando sono state approvate, mentre i decreti-legge li guarda prima. È normale, non bisogna andare solo al cinema a vedere l'interessante ultimo film di Sorrentino, «La Grazia», che parla anche delle prerogative dei Capi dello Stato. Credo che sia giusto e dovrà essere un provvedimento conforme, come c'è in Inghilterra, in Spagna o altrove, com'è stato ricordato prima.

Qualcuno ha detto - credo Bonelli - che il Governo conosce quelle persone: perché poi non le ferma? Noi quindi vogliamo fare quello che chiede Bonelli: impedire a dei delinquenti, che la legge fotograferà per i loro precedenti, di andare a Torino e altrove con quello scopo quando le manifestazioni sono annunciate. (Applausi). Del resto, i tifosi pericolosi vanno a firmare al commissariato all'ora della partita, se hanno avuto un divieto di accedere alle manifestazioni sportive (Daspo). Siamo quindi su un provvedimento di analogo tenore, tale per cui il tifoso che alle ore 15, invece di andare allo stadio, va a firmare da un'altra parte della città per certificare di non essere allo stadio, dove forse ha fatto degli atti violenti: esiste, immagino che sia un sistema analogo. La Costituzione sta qua, la sventolo: articolo 13, terzo comma.

Per quanto riguarda poi la sinistra, mi preoccupano quegli appartenenti al ceto intellettuale che hanno ugualmente partecipato alla manifestazione, pur avendo tutti gli strumenti di conoscenza per capire come sarebbe finita a Torino. Si tratta di settori che hanno un atteggiamento giustificazionista. Si tratta di settori che hanno questo tipico atteggiamento e non comprendono che un conto è un'iniziativa per la libertà di manifestazione, un conto è approfittare di questo diritto per sfasciare la città. Mi stupisco di questa ingenuità. Lo ha detto Luciano Violante. La procuratrice generale di Torino Musti, magistrato in carica, ha detto che a suo avviso c'è una lettura compiacente di condotte che altro non sono che gravi reati da parte di taluni soggetti, i quali, con il loro scrivere e il loro condurre a normalizzazione e il loro agire in appoggio, vanno a popolare quella che voglio chiamare un'area grigia di matrice colta e borghese, che per contro dovrebbe svolgere un'illuminata azione di deterrenza e di educazione al vivere sociale. La procuratrice generale di Torino, quindi, è critica. Potrei proseguire col professor Ugo Volli, un semiologo che oggi critica anche Lo Russo e tutti i politici.

Prima avete parlato della Appendino; mi risulta che Askatasuna fosse aperto e operativo quando il sindaco di Torino era la Appendino, che forse era distratta dai processi che subiva con condanna definitiva, per non accorgersi che Askatasuna era aperto a Torino. (Applausi). Quindi, quando rivendicate quello che avete fatto, in realtà non avete fatto nulla. Qua c'è un fior fiore.

Il dottor Caselli, noto magistrato di cui raramente condivido le idee, ha detto che una certa intellighenzia torinese non ha preso sufficientemente le distanze da certi comportamenti.

È un problema se i violenti non si sentono isolati. Lo ha detto Gian Carlo Caselli.

La nostra analisi culturale e sociologica sulle complicità morali di tanti ambienti della sinistra è quindi sottoscritta da Violante, dalla procuratrice generale Musti e da Caselli. Guardate quindi in casa vostra e riflettete su chi vi richiama a comportamenti più seri (Applausi). Non siamo noi, ma sono baluardi della vostra area culturale, giudiziaria e politica.

Si dice che la giustizia sia lenta. Non è vero, signor Ministro, la giustizia è rapidissima: oggi hanno scarcerato due dei tre arrestati; mi aspettavo che ne arrestassero 30, 40 o 50. La giustizia è rapidissima. Voglio esprimere grande rammarico per la scelta vergognosa di scarcerare in tempo reale due di quei tre personaggi: è una cosa intollerabile. (Applausi). Sapete cos'hanno scritto i magistrati? Uno degli arrestati è di Grosseto e, anch'egli scarcerato, è stato definito un giovane che dimostra una certa ingenuità operativa. Deve cioè studiare meglio. Il ragazzo si riproponga come terrorista, perché - com'è stato già detto - me la ricordo la canzone che diceva «compagni dai campi e dalle officine», e la falce non c'era, ma il martello lo abbiamo visto. Senatore Balboni, io condanno lo squadrismo e la dittatura fascista, ma questi sono comunisti, chiamiamoli per quello che sono (Applausi), e non squadristi rossi. Gli squadristi sono squadristi. Non mi piace Casa Pound, non mi piace nessuno e li chiameremo squadristi. Questi sono comunisti, chiamiamoli come tali; hanno anche il martello e la prossima volta porteranno pure la falce, così li conosceremo meglio.

Il TAR di Milano ha subito sospeso il Daspo urbano ai pro-Pal, ma ne parleremo un altro giorno. Vogliamo una riforma della giustizia che non c'entra con queste cose - lo so bene - ma diciamo a quei magistrati che hanno cancellato il Daspo e scarcerato tutti di ascoltare non noi, ma almeno Caselli e la procuratrice generale di Torino.

Esprimo solidarietà alle Forze dell'ordine e gratitudine al Governo. Siamo pronti ad approvare, in nome della democrazia e della libertà, i provvedimenti che il Governo porterà in Parlamento. (Applausi).

PATUANELLI (M5S). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

PATUANELLI (M5S). Signor Presidente, Governo, ministro Piantedosi, voglio partire da parole di chiarezza, che spero vengano recepite per quelle che sono. Il MoVimento 5 Stelle condanna sempre, in ogni occasione, tutte le manifestazioni di violenza che vengono perpetrate ai danni delle Forze dell'ordine (Applausi), e sottolineo che lo fa sempre, in tutte le manifestazioni, a prescindere da chi sono organizzate.

Non può passare il principio in base al quale alcune forze di opposizione sarebbero conniventi rispetto alle violenze che si sono perpetrate a Torino: non è così, le abbiamo condannate dall'inizio, dal primo secondo.

Allo stesso tempo, non si può sostenere che quella era una manifestazione fatta da tutti criminali. (Applausi). Si può anche non condividere il motivo della manifestazione, ma lì vi erano anche famiglie e persone normali che manifestavano il loro dissenso o il loro supporto rispetto ad alcuni centri sociali. Piaccia o non piaccia, erano persone normali e civili, che non avevano alcuna intenzione di delinquere e di aggredire.

Per il suo tramite, signor Presidente, vorrei rispondere ad alcune affermazioni che ho sentito fare. Il MoVimento 5 Stelle è stato accusato per la presenza di una consigliera comunale ad esso appartenente. Siccome quella non era una manifestazione illegittima o illegale, pensare che ci fosse qualcuno che partecipava a quella manifestazione non credo sia illegittimo, così come non era illegittima la presenza di Gianna Gancia, consigliera regionale della Lega, che ha detto di essere stata presente a titolo personale. (Applausi). Non capisco quali siano lo scoop o l'accusa che vengono mossi a una forza politica in tal modo.

Sempre per il suo tramite, signor Presidente, voglio respingere altresì al mittente le accuse fatte dal presidente Gasparri alla ex sindaca di Torino, Chiara Appendino, che ancora oggi è sotto scorta, perché ha sgomberato l'asilo di via Alessandria occupato abusivamente. Ancora oggi è sotto scorta per quel motivo. Non si può sostenere che la colpa di Chiara Appendino sia quella di non aver sgomberato il centro sociale Askatasuna e scrivere, nella propria risoluzione ipocrita, «a proseguire lo sgombero di beni e immobili illegalmente occupati secondo i criteri oggettivi di priorità stabiliti dalle prefetture». (Applausi). Allora: se lo fate voi, sono le prefetture che decidono gli sgomberi; quando governiamo noi, è colpa nostra. (Applausi). L'avete scritto voi, non l'ho scritto io. C'è un'ipocrisia di fondo. (Applausi).

Ciò che è successo a Torino ha portato a una speculazione politica che parte da queste parole: «Se i poliziotti avessero reagito agli aggressori, sarebbero già iscritti nel registro degli indagati, e probabilmente ci sarebbe qualche misura cautelare a loro carico». Giorgia Meloni specula politicamente, perché c'è da difendere il referendum sulla giustizia e la magistratura dev'essere quella dei brutti e cattivi. (Applausi). Anche in un caso come quello di Torino, bisogna fare speculazione politica. Ritengo che sia del tutto inaccettabile. (Applausi).

Signor Ministro, lei ha detto molte cose condivisibili nella sua relazione, quando ha descritto come sono accaduti i fatti, quando ha dichiarato che le Forze di polizia vanno sempre tutelate e vanno difese e che bisogna richiamarsi alla necessità di manifestare a quegli agenti la nostra solidarietà e - aggiungo - di riconoscere la grandissima professionalità con cui quell'agente, con decine di persone attorno che lo stavano picchiando in modo barbaro, si è ben guardato dal reagire in modo inopportuno e inappropriato. Ha fatto esattamente quello che un servitore dello Stato doveva fare, quindi il nostro plauso va anche alla professionalità delle Forze di polizia (Applausi), che la dimostrano ogni giorno.

Presidenza del presidente LA RUSSA (ore 16,25)

(Segue PATUANELLI). Ricordo l'ottobre del 2021, in una situazione molto simile, quando accaddero due fatti molto ravvicinati, cioè la manifestazione di piazza del Popolo con l'assalto alla sede della CGIL e lo sgombero del porto di Trieste occupato dai no green pass da parte della Polizia. La destra italiana chiedeva le dimissioni del ministro Lamorgese, accusandola di non aver saputo fare prevenzione. (Applausi). Mi dica, signor Ministro, lei pensa che la ministra Lamorgese avesse degli strumenti in più rispetto a quelli che lei ha oggi? Io penso di no. (Applausi). Penso che quella volta la ministra Lamorgese non avesse nessuna responsabilità in quello che è accaduto e che oggi lei non abbia nessuna responsabilità. Ha fatto quello che poteva.

Noi però non abbiamo cambiato idea: voi state con le Forze dell'ordine a giorni alterni, perché quella volta stavate con i no green pass e con quelli che occupavano il porto di Trieste. (Applausi). La destra italiana, Salvini e Meloni, stavano con i no green pass, non con le Forze dell'ordine. (Applausi. Commenti. Richiami del Presidente).

PRESIDENTE. Senatrice Ronzulli!

PATUANELLI (M5S). No, certamente non Forza Italia. (Commenti).

PRESIDENTE. Vice presidente Ronzulli, lasci parlare il senatore Patuanelli. Ciascuno ha il diritto di esprimere le proprie opinioni, piacciano o non piacciano.

Prego, si rivolga a me, senatore Patuanelli, tranquillamente.

PATUANELLI (M5S). Certamente non Forza Italia, che in quella fase storica ha dimostrato senso dello Stato. (Commenti).

PRESIDENTE. Sta dicendo che il centrodestra è contro la Polizia.

PATUANELLI (M5S). A cosa serve tutto questo, questa speculazione? In primo luogo, a presentare in queste Aule, a brevissimo, norme che noi riteniamo liberticide e inutili, che porteranno a limitare il diritto di manifestare e che porteranno questo Stato ad avvicinarsi a uno Stato di polizia. Ecco ciò che temiamo.

L'altro punto, politicamente più rilevante, è che questa speculazione serve a mascherare la cifra del fallimento del Governo Meloni rispetto alla vera necessità di sicurezza delle città. (Applausi).

In Italia i reati sono tornati a crescere dopo anni di calo: 2,38 milioni di denunce nel 2024 (+1,7 rispetto al 2023, +3,4 rispetto al 2019; fonte: «Il Sole 24ore»); 14 città metropolitane concentrano il 47,9 per cento dei reati. La percezione sociale nel rapporto dell'Unione nazionale imprese di vigilanza e servizi di sicurezza (UNIV-Censis) del maggio 2025 dice che il 75,8 per cento degli italiani (l'81,8 di donne) ritiene che camminare per strada oggi sia più pericoloso. Il 70,4 per cento percepisce un aumento della criminalità nell'ultimo anno. Io sono padre di tre figli e non ho paura quando a Trieste c'è una manifestazione; ho paura di mandare le mie figlie in giro per Trieste quando ci sono accoltellamenti, scippi e stupri, che voi non state facendo nulla per evitare nelle città. (Applausi. Commenti).

PRESIDENTE. Senatore Menia, non si sente, è inutile che intervenga. Io ho capito il suo intervento, ma è fuori audio.

Prego, senatore Patuanelli, prosegua.

PATUANELLI (M5S). Io per fortuna no, signor Presidente.

È da due anni che il MoVimento 5 Stelle fa proposte puntuali e precise per rafforzare i presidi di sicurezza e per chiedere che venga finalmente riempita la pianta organica, perché le assunzioni che vengono fatte sono solo in sostituzione del turnover, cioè di chi va in pensione. Serve invece aumentare i salari e le assunzioni; serve che non ci siano più i sessantenni delle Forze di polizia che vanno a presidio della sicurezza delle città, perché hanno il diritto di andare in pensione (altro grande fallimento del Governo Meloni). Servono queste proposte, serve valutare, all'interno del tessuto sociale delle grandi città, dov'è più necessaria la presenza delle Forze dell'ordine e dove lo è meno, perché non ci sarà mai un numero adeguato per presidiare tutto, ma vanno create delle priorità.

Su tutto questo non c'è nessuna strategia del Governo Meloni in ordine alla necessità di sicurezza che le città italiane stanno manifestando ogni giorno. Io credo - e lo ripeto per l'ultima volta - che questa sia la vera cifra del fallimento di questo Governo.

L'atteggiamento che le opposizioni stanno avendo - e ringrazio i colleghi di tutte le forze politiche di opposizione, perché abbiamo fatto un lavoro di sintesi per giungere a una proposta di risoluzione comune - è stato un atteggiamento di responsabilità. Abbiamo fatto (su vostra chiesta) un dibattito serio su queste comunicazioni e stiamo facendo proposte chiare. Guardate quello che abbiamo scritto nella nostra proposta di risoluzione: se si vuole davvero fare un percorso quanto più unitario su un tema così centrale come la sicurezza dei nostri cittadini, non vale soltanto la parola del più forte o di chi ha i numeri della maggioranza, vale anche ascoltare il contributo di chi oggi è opposizione, ma credo domani si appresti a governare nuovamente questo Paese. (Applausi).

ROMEO (LSP-PSd'Az). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

ROMEO (LSP-PSd'Az). Signor Presidente, come Gruppo Lega anche noi, ovviamente, ci associamo alla solidarietà e alla vicinanza nei confronti delle Forze dell'ordine, com'è scritto anche nel testo della proposta di risoluzione di maggioranza. Condanniamo ovviamente tutte le violenze che ci sono state a Torino e tutte le violenze che avvengono in tutte le manifestazioni.

Penso che il dibattito di oggi sia molto condizionato dal fatto che nelle prossime ore il Governo metterà in campo il famoso pacchetto sicurezza, con un decreto-legge, un disegno di legge e quello che sarà. È un peccato che questa situazione abbia impedito di fare invece un dibattito più profondo e soprattutto di cercare di comprendere le ragioni di quello che è accaduto. Come sempre, le opposte tifoserie, ognuno con i propri cori, alla fine hanno portato gli elementi che volevano portare.

A tal proposito, spero e mi auguro che ci sia un altro dibattito simile, di cui ci faremo portavoce nella prossima Conferenza dei Capigruppo, in cui, passata la questione del decreto sicurezza (così non ci saranno problematiche particolari che possano mettere in imbarazzo l'opposizione), si possa invece cercare di capire cosa sta succedendo e quali sono i pericoli che dobbiamo affrontare.

Quello che mi ha sconvolto del discorso del ministro Piantedosi - lo dico in prima persona - è il riferimento chiaro al fatto che l'iniziativa del 31 gennaio scorso era stata preceduta e preannunziata, lo scorso 17 gennaio, da un'assemblea nazionale indetta da Askatasuna presso l'Università di Torino, a cui avevano partecipato circa 750 persone, fra le quali numerosi attivisti delle varie anime dell'antagonismo nazionale, aderenti al sindacalismo di base, al movimento no TAV e ai gruppi ambientalisti rappresentati dalla CGIL, dal partito di Alleanza Verdi e Sinistra e dalla locale comunità islamica.

Questo è un elemento sul quale non possiamo essere tutti insieme: io lo capisco bene, ci manca solo che ne sia convinto, che tra di voi ci sia qualcuno che non condanna le violenze o che era lì e che era felice di vedere certe scene ignobili, o che stia dalla parte dei violenti, o che voglia dare complicità a questi violenti; ci mancherebbe altro, non abbiamo nessuna intenzione di fare strumentalizzazioni, però qui, secondo quello che riporta nella sua informativa il Ministro - che ringrazio, perché ci ha chiarito alcuni elementi, forniti, immagino, dalla Divisione investigazioni generali e operazioni speciali (DIGOS) e da chi svolge questo tipo di attività investigativa - alla base di un'organizzazione c'è il dato che il corteo avrebbe costituito una resa dei conti con lo Stato democratico.

Allora, qui il problema è: com'è possibile che ci sia un'assemblea, in cui erano presenti anche alcune forze politiche e sindacali, il cui obiettivo principale sia la sfida e la resa dei conti con lo Stato democratico? Non possiamo far finta di nulla in queste situazioni, così come non possiamo far finta di niente rispetto a chi sta indagando sui no TAV da anni. Io non me la prendo con i magistrati, ce ne sono tanti che hanno fatto indagini. Ho letto anche delle interviste in questi giorni, che hanno messo in evidenza il fatto che abbiano svolto indagini approfondite. Hanno studiato il fenomeno, che è molto diverso rispetto ad altre questioni di altri centri sociali in Italia. Il problema no TAV: cosa s'insinuava lì dentro? Addirittura alcuni magistrati hanno verificato che c'erano elementi che portavano a qualcosa che aveva i requisiti del fenomeno terroristico, questo è il punto.

Alla domanda fatta da alcuni giornalisti, perché a seguito di queste indagini la maggior parte delle persone coinvolte vengano assolte, prescritte o condannate con pene ridotte, la risposta è che purtroppo c'è una sorta di indulgenza e perdono, perché sono antisistema: alla fine, non si può condannare chi va contro il sistema, altrimenti la democrazia viene messa in pericolo.

Signori, ci sono delle regole e dei paletti precisi: il dissenso non può essere manifestato attraverso una sfida alle istituzioni democratiche, un'aggressione e una guerriglia urbana o preparativi e organizzazioni di carattere terroristico. (Applausi). Questa indulgenza deve finire e, se tutti noi non facciamo un ragionamento politico che va in questa direzione, sarà molto difficile e rischiamo di sottovalutare il fenomeno, come furono sottovalutate negli anni Settanta le brigate rosse.

Bisogna stare attenti, capire subito e intervenire, anche perché su questo, signor Ministro, facciamo un invito: spesso questi personaggi sono schedati e conosciuti, su di loro ci sono dossier di ogni tipo; bisogna trovare il modo di intervenire prima che agiscano, questo è quello che bisogna fare, senza avere timore, con tutte le conseguenze che ci possono essere. È necessario prendere questi elementi anarcoinsurrezionalisti molto pericolosi e fermarli, altrimenti assistiamo sempre a queste manifestazioni, alla devastazione delle città, all'aggressione alle Forze dell'ordine, allo sdegno popolare e poi, dopo pochi giorni, finito il dibattito politico, ci si dimentica e tutto finisce - come sempre in Italia - a tarallucci e vino.

No, non possiamo fare questo, dopo quello che è successo, con i pericoli che si mettono in campo, soprattutto con questa saldatura tra frange estremiste e un certo islamismo radicale. Non chiudiamo gli occhi come sempre, perché non dobbiamo spaventare; facciamo finta che non esista, nascondiamo, mettiamo la testa sotto la sabbia, perché quando c'è di mezzo l'Islam bisogna stare tutti assolutamente attenti e guai a toccare l'argomento. Questo è un pericolo ed è un problema grossissimo, perché l'ordine democratico rischia di saltare.

Penso che nessuno qui abbia voglia di ribaltarlo completamente o che qualcuno voglia veramente ottenere l'obiettivo di sovvertire l'ordine democratico del nostro Paese, pertanto non si deve sottovalutare nulla. È sbagliato strumentalizzare: non penso che ci sia alcuna complicità - lo ribadisco - ma occorre grande attenzione a non sottovalutare certi fenomeni. Questo è quello che la Lega pone al centro del dibattito di oggi e quindi ringraziamo il Ministro per averci resi edotti di questo grosso pericolo, che rischia di alimentarsi e di crescere col passare del tempo.

L'altra questione, più politica, è il clima di continua delegittimazione nei confronti delle Forze dell'ordine. (Applausi). È da quando ero ragazzino che è cresciuta sempre di più. Sapete qual è l'obiettivo di questa delegittimazione e il suo vero risultato? A un certo punto, se andate nelle stazioni e nelle zone più a rischio, i malviventi e i delinquenti prendono in giro e si fanno beffa delle Forze dell'ordine, che spesso, quando li fermano, sono obbligate a intervenire in dieci o in quindici, per una persona che li tiene sotto scacco. È clamoroso e vergognoso che succeda questo.

C'è poi l'idea, che passa tra i criminali, ma anche tra la gente normale, che un delinquente che aggredisce un poliziotto alla fine la fa franca, mentre un poliziotto che aggredisce un delinquente finisce sotto inchiesta. (Applausi). Come si fa a non capire che delegittimare le Forze dell'ordine significa arrivare a quest'obiettivo? Ciò significa non essere più in grado di garantire la sicurezza dei nostri cittadini e, se non garantiamo la sicurezza dei nostri cittadini, allora l'ordine democratico è in pericolo. Lì sì che si rischia poi di andare verso dittature di un certo tipo, altro che pericolo fascista! Noi dobbiamo scongiurare le dittature e, per farlo, dobbiamo garantire che la legge venga rispettata e chi deve far rispettare la legge dev'essere… (Il microfono si disattiva automaticamente) legittimato e non delegittimato: questo è il compito di tutti noi! (Applausi).

Cosa vuol dire: io sto col poliziotto o sto col malvivente? Di cosa stiamo parlando? Tutti siamo e dobbiamo essere con le Forze dell'ordine, tutti quanti, e dobbiamo gridarlo a gran voce, senza paura e senza timore! Basta con questo pericolo fascista che resta nella storia, che ci ha rotto le scatole! (Applausi). Siamo stufi di questo disco rotto! Impegniamoci veramente per le cose giuste, per dare sicurezza ai nostri cittadini.

PRESIDENTE. Si avvii alla conclusione, senatore Romeo.

ROMEO (LSP-PSd'Az). Signor Presidente, mi scuso: mi sono un po' animato anche io, è normale che sia così, fa parte del mio carattere.

Questa discussione, fatta in modo pacato, con un confronto serio, è necessario farla in una seduta in cui non si parli di pacchetto sicurezza, ma di questo tema, perché è in ballo il futuro dell'Italia, chiunque domani la possa o la debba governare. (Applausi).

ROSSOMANDO (PD-IDP). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

ROSSOMANDO (PD-IDP). Signor Presidente, signor Ministro, onorevoli colleghi, inizio il mio intervento ribadendo la solidarietà del mio Gruppo e del mio partito, come hanno fatto tutti i Gruppi politici che mi hanno preceduto, alle donne e agli uomini delle Forze di polizia rimasti feriti negli scontri di Torino. Le violenze che li hanno colpiti sono inaccettabili e intollerabili e rappresentano una ferita grave non solo per chi le ha subite, ma per la città di Torino e per i principi democratici che regolano la convivenza civile. (Applausi).

Bene ha fatto il sindaco di Torino, Lo Russo, a dire che la città si costituirà parte civile: chi colpisce le Forze dell'ordine colpisce lo Stato, è un criminale e va perseguito come tale nelle sedi giudiziarie, con le sanzioni di legge. A questo riguardo penso che valga ancora che i processi si fanno in tribunale e non nelle piazze (Applausi) e che ancora sono i magistrati a scrivere i capi d'imputazione e non la Presidente del Consiglio.

Nella giornata di domenica, come rappresentante istituzionale e con una delegazione del mio partito, mi sono recata all'ospedale, per portare vicinanza agli agenti feriti e per esprimere solidarietà a una comunità che è stata duramente colpita e danneggiata. In questi momenti, come Torino ha saputo fare anche in passato nei passaggi più difficili della sua storia, la politica dovrebbe saper ritrovare unità e responsabilità per individuare le soluzioni migliori nel rispetto della legalità e dei diritti. Proprio per questo, signor Ministro, le parole da lei pronunciate in quest'Aula hanno un peso particolare. Vi avevamo chiesto di presentare ai cittadini l'unità delle istituzioni nella difesa dello Stato e dei suoi servitori, e di unire il Paese su questo: difesa dello Stato di diritto e delle istituzioni democratiche, perché la violenza è sempre alternativa allo Stato di diritto e alla democrazia. Voi ci avete risposto chiedendo di condividere i vostri fallimenti e avete tentato di trascinarci in maldestre e svilenti tattiche parlamentari, ma non ha funzionato. (Applausi). Anzi, abbiamo proposto una risoluzione unitaria delle opposizioni.

In primo luogo, non vogliamo - ma, prima ancora, non possiamo - condividere i vostri fallimenti: tre anni e mezzo di politiche inadeguate a fronte di una vera e propria bulimia legislativa penale. Aumentano i crimini e voi tagliate le risorse alla giustizia e alle Forze dell'ordine. (Applausi). I sindaci sono lasciati soli. Signor Ministro, sulla gestione delle piazze questo Governo, con la sua inadeguatezza nell'analisi e nelle azioni conseguenti, ci chiediamo se abbia lasciato sole ed esposte le Forze dell'ordine territoriali. Non è colpa degli agenti, infatti, e nessuno se la prende con loro. Noi stiamo richiamando voi alla vostra responsabilità (Applausi), perché parlate molto di ordine pubblico, ma ci chiediamo se siate in grado di gestirlo. (Applausi). Volete utilizzare un momento che dovrebbe essere di unità e responsabilità nazionale per la vostra propaganda su provvedimenti spot di dubbia costituzionalità e non utili a prevenire e contrastare la violenza; prima ancora di noi, che li esamineremo quando, di grazia, questi provvedimenti usciranno, ve lo sta dicendo chi opera e si occupa seriamente di sicurezza e di ordine pubblico, a cominciare dall'ex capo della Polizia Franco Gabrielli, per arrivare a coloro che state consultando nelle stanze del Governo da cui faticate a far uscire norme già molto criticate in partenza. Ve lo stanno chiedendo anche i vostri consulenti.

Vogliamo parlare seriamente di sicurezza e Forze dell'ordine? Le Forze dell'ordine sono sottopagate, sottoposte a orari massacranti con doppi e tripli turni e risorse insufficienti: è una vostra responsabilità. Le assunzioni non coprono neanche i pensionamenti. Insomma, la vostra è una propaganda securitaria a finanza zero. Lei, signor Ministro, ha detto di stare dalla parte delle divise, ma stare dalla parte delle divise significa non usarle come strumento di polarizzazione politica. Le Forze dell'ordine non sono un simbolo da brandire nello scontro politico, ma un'istituzione della Repubblica e devono restare il luogo di fiducia comune. A questo vi avevamo invitato a contribuire.

Quanto ai sindaci, che lasciate ancora una volta soli, la legge di bilancio 2026 ha confermato la dotazione del Fondo per la sicurezza urbana in circa 25 milioni: una cifra modesta rispetto alle esigenze operative dei Comuni per prevenzione sociale e sicurezza. I sindaci vi hanno chiesto ufficialmente, attraverso l'Associazione nazionale Comuni italiani (ANCI), un fondo unico nazionale di 500 milioni per la sicurezza delle città, più agenti di polizia locale, rafforzamento delle Forze dell'ordine e maggior presenza sul territorio, soprattutto nelle ore notturne. Voi non stanziate neanche il 10 per cento di quello che vi hanno chiesto. Allora, la domanda che in molti cominciano a farsi è se siamo di fronte a una semplice, inconsapevole inadeguatezza o se invece non ci sia anche una consapevole e cinica propensione (Applausi) alla realizzazione di alternative alle democrazie liberali, come le abbiamo conosciute e difese con il costo di vite umane.

Per inciso, dico al senatore Balboni che in Spagna e nel Regno Unito esistono poteri di fermo, ma non esiste in nessun ordinamento europeo, neanche in Spagna e in Gran Bretagna, un fermo di polizia fondato su intenzioni o attitudini, ma avremo modo di discuterne.

Come dicevo, c'è inadeguatezza anche nell'analisi: evocare l'eversione e il terrorismo degli anni Settanta è fuori luogo e sembra più un alibi per nascondere e non analizzare le cause dei fallimenti (questo, ovviamente, non per sminuire la gravità dei fatti che sono accaduti, che vanno appunto analizzati e compresi). Sottolineiamo ancora una volta che si tratta di fatti criminali che vanno perseguiti e puniti secondo legge, ma una cosa sugli anni Settanta ve la vogliamo dire, signor Ministro e colleghi della maggioranza: furono anni difficili, in cui sono stati assassinati giornalisti, agenti e magistrati, ed è anche stato vilmente assassinato l'avvocato Fulvio Croce, presidente del consiglio dell'Ordine degli avvocati della mia città, Torino. (Applausi). È stato assassinato durante il processo alle brigate rosse ed è stato ucciso perché ha difeso lo Stato di diritto nella sua più alta espressione (Applausi), ossia la celebrazione del processo, con tutte le garanzie, contro ogni barbarie e ogni violenza. Fulvio Croce era un avvocato moderato, era un liberale, e questo è l'esempio di compattezza e alto senso istituzionale che ci viene da quegli anni, non so se è chiaro. In un momento drammatico, al prezzo della vita, Fulvio Croce ha voluto garantire il processo legale con tutte le sue garanzie, intendendo così difendere lo Stato democratico. (Applausi). La legalità democratica non si difende con una promessa di sicurezza che non siete in grado di garantire.

Vorrei anche dire che negli anni passati, più o meno recenti, andando anche molto indietro nel tempo, noi non abbiamo mai addebitato agli avversari politici violenze che si sono verificate a margine o a conclusione di manifestazioni da essi convocate o promosse, mai. Vorrei dire al senatore Gasparri, che ha difeso il giudice Caselli, che vorremmo che lo facesse con altrettanta enfasi nella Commissione antimafia. (Applausi). Nelle sedi politiche, abbiamo sempre combattuto la violenza usando la politica sempre e comunque nelle sedi opportune, isolando sempre i violenti e ponendoci molti problemi, ragionando e anche affrontando i dubbi. Abbiamo vinto sulla violenza in quegli anni nelle piazze, nelle assemblee nelle fabbriche e nelle assemblee nelle scuole. (Applausi).

Oggi vi abbiamo fatto delle proposte. Non siamo negli anni Settanta ed evocarli è irresponsabile e fuori luogo, ma possiamo guardare a quei tempi per essere almeno all'altezza di quella difesa democratica delle istituzioni e dello Stato di diritto. Noi su questo ci siamo e ci saremo sempre. (Applausi).

MALAN (FdI). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

MALAN (FdI). Signor Presidente, signori Ministri, colleghi, sono molte le occasioni in cui ci si divide e ci si accusa a vicenda di politiche sbagliate. Noi non avremmo voluto che questo fosse uno di quei casi. Per questo abbiamo chiesto di avere delle comunicazioni sulle quali si potesse presentare uno strumento, una proposta di risoluzione e noi, in sede di Conferenza dei Capigruppo e anche nei contatti informali che ci sono stati in precedenza, avevamo dato la nostra piena disponibilità a stilare una proposta di risoluzione comune che non avesse nulla di divisivo. Questo perché ‑ lo abbiamo sentito anche in questo dibattito ‑ non dovrebbero essere divisivi temi come la solidarietà alle Forze dell'ordine, la condanna di ogni forma di violenza nelle manifestazioni politiche (e naturalmente anche al di fuori), il ripristino della legalità anche per quanto riguarda gli sgomberi delle occupazioni abusive e misure atte a dare maggior protezione e tutela alle Forze dell'ordine che garantiscono la libertà di tutti. Ebbene, abbiamo ricevuto un totale diniego di ogni disponibilità.

Ci siamo anche detti disponibili a inserire nel testo di una proposta di risoluzione, che auspicavamo fosse comune, una frase che specificasse che restano libere le divisioni, che questo non preclude divisioni su misure che potranno essere prese, in altre parole sul decreto-legge sicurezza di cui si parla ormai da tempo. È legittimo e si sarebbe riconosciuto anche quel documento. Ci è stato detto di no. Io, francamente, dagli interventi non ho capito perché ci sia questo no.

Nelle proposte di risoluzione vedo che effettivamente una differenza c'è: in quella dell'opposizione non compare la questione degli sgomberi degli immobili occupati abusivamente e illegalmente, perché tutto questo è nato da Askatasuna, che operava in un immobile del Comune che era stato occupato ormai trent'anni fa. Allora forse qui cominciamo a vedere le divisioni. Forse sarebbe stato meglio dirlo esplicitamente che non si voleva avere una risoluzione comune, perché noi siamo per il ripristino della legalità anche in questi casi. (Applausi). Invece c'è chi su questo è per perdere tempo, una trentina d'anni - cosa volete che siano una trentina d'anni - in cui quell'immobile, un bell'immobile, un grande immobile in una zona centrale, poteva essere usato in tanti modi; ad esempio, poteva essere venduto o dato in affitto, per usare i soldi per le tante spese che spettano ai Comuni. Invece no, è stato usato da Askatasuna.

La responsabilità di partecipare alla manifestazione del 31 gennaio non è stata un fulmine a ciel sereno, come se fosse stata una manifestazione i cui precedenti erano tutti pacifici, ma sono trent'anni che da Askatasuna partono iniziative no TAV: il 1° maggio 1999 ci furono 110 rinviati a giudizio per violenze; ci sono state le violenze no TAV in Val di Susa; anche recentemente, ci sono state manifestazioni violente finite in scontri con incendi di beni pubblici e privati, con lancio di ogni sorta di oggetti contro le Forze dell'ordine. Riteniamo dunque che chi partecipava avrebbe dovuto evitarlo, perché se in piazza ci sono solo i famosi 200, che siano 1.000 o 1.500, sono facili da individuare e non avrebbero l'acqua in cui nuotare. (Applausi). Invece, purtroppo, erano presenti in tanti. Io lo so che c'erano anche persone in buona fede, magari schierate, però lì si sono visti un parlamentare nazionale, il gruppo consiliare regionale al completo di Alleanza Verdi e Sinistra, il gruppo consiliare comunale al completo di Alleanza Verdi e Sinistra, un ex candidato sindaco del MoVimento 5 Stelle e tanti intellettuali che dicono quanto è bello Askatasuna, una ricchezza per la città; si è vista la professoressa Donatella Di Cesare, quella che disse di Barbara Balzerani: la tua battaglia è stata la mia (parliamo di una donna condannata diverse volte per omicidi). Quando ci sono persone come docenti universitari che ci vanno, allora qualcuno può dire: ci vado anch'io. Bisognerebbe invece che chi ha ruoli istituzionali non ci andasse.

Bisognerebbe anche che non si desse spazio a queste occupazioni abusive, perché ricordo che un sindaco che voglia dare in uso un locale, certamente assai più piccolo e certamente di minor valore di quell'immobile in corso Regina Margherita, deve seguire delle procedure; occorrono manifestazioni d'interesse per fare in modo che tutti coloro che avessero interesse a usare quell'immobile - parlo dei donatori di sangue, dell'Associazione degli alpini o di qualunque associazione benefica al servizio della collettività - seguano certe procedure. Invece, questi signori se ne sono impadroniti ormai trent'anni fa e per trent'anni nessun sindaco ha mai fatto una denuncia esplicita (non ne risultano) di occupazione abusiva d'immobile con relativa richiesta di sgombero. Non l'ha fatto Valentino Castellani, a capo di una Giunta di sinistra, che era sindaco quando fu occupato; non l'ha fatto Chiamparino, del Partito Democratico; non l'ha fatto Piero Fassino, del Partito Democratico; non lo ha fatto Chiara Appendino, del MoVimento 5 Stelle. Non era sindaco a titolo personale, ma a titolo politico, come non lo erano a titolo personale coloro che erano lì, un intero gruppo consiliare.

Il ripristino della legalità è per noi fondamentale e la solidarietà alle Forze dell'ordine è una cosa che sentiamo profondamente, è negli aspetti fondanti di Fratelli d'Italia e dovrebbe essere negli aspetti fondanti di tutti. Leggo che una consigliera del Comune di Rivalta di Torino (con 20.000 abitanti, cioè uno dei più grandi del Piemonte, che è molto frammentato), ha pensato bene di commentare la foto dei due poliziotti che sono tornati a casa, pur con una prognosi di 20 giorni, dicendo che è proprio vero che Torino ha ospedali eccelsi, che li trovava bene per aver subìto un tentato omicidio; ha concluso dicendo che li hanno pestati a sangue e, dopo qualche giorno, escono che non hanno neanche un graffio. Questa è una consigliera comunale di una Giunta che sostiene la maggioranza del sindaco di Rivalta del Partito Democratico. (Applausi).

Io non dico che uno debba essere responsabile per ciascuno dei militanti del proprio partito, ma ci vorrebbero dei provvedimenti, quando si dicono queste cose totalmente folli e inaccettabili.

Ho sentito da tutti - e sono certo della sincerità - l'espressione di solidarietà alle Forze dell'ordine e la condanna severa di ogni violenza contro di loro, ma ricordo il filo conduttore degli interventi dell'opposizione, con l'eccezione dei senatori Lombardo e Spagnolli, che si sono attenuti al contenuto delle risoluzioni, senza andare a dire "sì, però il decreto" e così via, ma sostenendo che si dovrebbe votare il contenuto.

Lo abbiamo già visto diverse volte che su questioni che devono essere condivise da tutti, come per esempio il piano di pace per Gaza, poi si trovano delle scuse per non votarle e anche sulla pace bisognerebbe essere uniti. Ho sentito parlare di utilizzare gli episodi terribili di questi poliziotti attaccati da dieci contro uno con ogni sorta di oggetti per poi fare dei provvedimenti.

Noi non vogliamo usare proprio nulla. Noi interveniamo, quando vediamo dei poliziotti, agenti delle Forze dell'ordine, attaccati in modo vigliacco, che sono a terra, persone che sono lì non per il loro piacere, ma perché fanno un lavoro a difesa della libertà e della sicurezza di tutti, della libertà di manifestare. Ricordo che grazie al lavoro delle Forze dell'ordine e grazie alle indicazioni che sono arrivate dal Governo, dal ministro Piantedosi, che ringrazio per la sua presenza qui oggi, le manifestazioni pro-Pal sono sempre state consentite, nonostante più volte siano sfociate in violenze, mentre nella liberalissima Francia dell'apprezzatissimo Macron della sinistra erano semplicemente vietate per evitare problemi. (Applausi). Grazie a quelle persone è possibile avere manifestazioni di ogni tipo, anche quelle che ci trovano completamente contrari.

Noi avremmo voluto un momento di unione, votando insieme una proposta di risoluzione. La votiamo convintamente perché riteniamo che la solidarietà alle Forze dell'ordine, la condanna di ogni violenza nelle manifestazioni, la tutela delle Forze dell'ordine e la tutela della legalità dovrebbero essere condivise da tutti. Per questa ragione votiamo la risoluzione senza infingimenti ed è un vero peccato che, con pretesti incomprensibili, non si sia voluto votarla tutti insieme. (Applausi).

PRESIDENTE. Ricordo che il Ministro dell'interno, prefetto Piantedosi, ha accettato la proposta di risoluzione n. 2, presentata dai senatori Malan, Romeo, Gasparri e Biancofiore; ha espresso parere contrario sulla proposta n. 3, presentata dai senatori Patuanelli, Boccia, De Cristofaro e Paita, e considerato positivamente la proposta di risoluzione n. 1, presentata dai senatori Calenda e Lombardo, che risulta quindi assorbita.

Avverto che, ai sensi dell'articolo 105, comma 1, del Regolamento, laddove approvata la proposta di risoluzione n. 2, la proposta di risoluzione n. 1 risulterà assorbita e la proposta di risoluzione n. 3 risulterà preclusa.

Passiamo alla votazione della proposta di risoluzione n. 2.

GASPARRI (FI-BP-PPE). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

GASPARRI (FI-BP-PPE). Chiediamo che la votazione venga effettuata a scrutinio simultaneo mediante procedimento elettronico.

PRESIDENTE. Ai sensi dell'articolo 113, comma 2, del Regolamento, dispongo la votazione come richiesto.

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo della proposta di risoluzione n. 2, presentata dai senatori Malan, Romeo, Gasparri e Biancofiore.

(Segue la votazione)

Il Senato approva. (v. Allegato B).

Essendo stata approvata la proposta di risoluzione n. 2, risultano assorbita la proposta di risoluzione n. 1 e preclusa la proposta di risoluzione n. 3.

Si è così concluso il dibattito sulle comunicazioni del Ministro dell'interno.

Sulla scomparsa di Fernanda Contri

PRESIDENTE. (Il Presidente e l'Assemblea si levano in piedi). Onorevoli senatori e senatrici, il 27 dicembre 2025 ci ha lasciato Fernanda Contri, avvocato e vice presidente della Corte costituzionale della Repubblica italiana. È stata la prima donna eletta nel 1986 dal Parlamento tra i membri laici del Consiglio superiore della magistratura. È stata anche la prima donna nominata Segretario generale della Presidenza del Consiglio nel Governo Amato del 1992. È stata Ministro per gli affari sociali nel Governo Ciampi. È stata la prima donna nominata nel 1996 dal Presidente della Repubblica Scalfaro quale giudice della Corte costituzionale.

Come avete appena ascoltato (abbiamo ripetuto più volte "prima donna"), la sua è stata una carriera, credo, unica e certamente straordinaria in quegli anni per una donna, per un avvocato di provincia. Tante volte si dà a quest'accezione un significato negativo, dimenticando che tanti tra i migliori avvocati della storia italiana sono nati e cresciuti in provincia, come amava lei stessa definirsi, forse con un po' di gustosa civetteria.

Ai familiari, agli amici, ai parenti e a tutti coloro che l'hanno conosciuta vanno il nostro cordoglio e la nostra vicinanza. A Fernanda Contri va il nostro profondo ricordo e apprezzamento.

In sua memoria, vi prego di osservare qualche istante di raccolto silenzio. (L'Assemblea osserva un minuto di silenzio). (Applausi).

FURLAN (IV-C-RE). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

FURLAN (IV-C-RE). Signor Presidente, è un vero peccato che non siano presenti tutti i membri dell'Assemblea e i rappresentanti del Governo. Sono usciti in tanti, senatori e senatrici, e non rimane nessuno del Governo, per ricordare una donna che ha dato tanto alle istituzioni e al nostro Paese. Forse sarebbe stato meglio trovare un altro momento, in cui l'attenzione e il rispetto…

PRESIDENTE. La prego di intervenire senza pretendere che ci sia chi non ha l'obbligo di intervenire: lo può immaginare, ma non c'è un obbligo di intervenire per chi è assente; prego.

FURLAN (IV-C-RE). Forse non c'è l'obbligo, ma si può immaginare e le assicuro, signor Presidente, che è una bella immaginazione quella in cui tutta l'Assemblea sia presente nel ricordare Fernanda. (Applausi).

Oggi quest'Assemblea rende omaggio a Fernanda Contri, una donna che ha attraversato alcune delle stagioni più complesse e decisive della nostra Repubblica, con rigore, misura e un profondo senso delle istituzioni. Fernanda Contri è stata giurista, magistrata e costituzionalista, ma prima ancora è stata una servitrice dello Stato, nel significato più alto del termine; una donna che ha messo il proprio sapere e la propria indipendenza al servizio della legalità, della coesione sociale e della nostra Costituzione.

È stata la prima donna a sedere come giudice nella Corte costituzionale, aprendo una strada che oggi può apparire scontata, ma che lei seppe percorrere con tanta autorevolezza, scardinando barriere culturali profonde. Quel passaggio non fu solo un avanzamento sul piano della rappresentanza femminile, fu un segnale potente per la qualità della nostra democrazia e la capacità di riconoscere il merito senza distinzione di genere.

La sua carriera istituzionale è stata di altissimo profilo: membro del Consiglio superiore della magistratura, Ministra per gli affari sociali nel Governo Ciampi, giudice costituzionale su nomina del presidente Scalfaro; in ogni ruolo ha saputo coniugare competenza giuridica e sensibilità umana, rigore tecnico e attenzione alle ricadute concrete delle decisioni pubbliche.

Il suo impegno non è mai stato astratto. Fernanda Contri ha sempre concepito il diritto come uno strumento vivo, chiamato a misurarsi con le fragilità, con i diritti sociali e con la dignità delle persone. Non a caso, il suo passaggio al Ministero per gli affari sociali avvenne in una fase delicatissima per il Paese, quando servivano equilibrio, credibilità e capacità di ascolto.

Nella sua storia c'è anche un legame forte con la stagione della lotta alla mafia. Fu amica di Giovanni Falcone (Applausi), conosciuto nel 1983, e condivise con lui l'idea che l'indipendenza della magistratura e la forza dello Stato e del diritto fossero condizioni essenziali per una democrazia matura. Fu un'amicizia che diede molto sul profilo umano e civile.

Desidero inoltre sottolineare il rapporto profondo che Fernanda Contri ha avuto con la Liguria: è lì che ha svolto una parte centrale della sua carriera nella magistratura, arrivando ai vertici della corte d'appello di Genova, un territorio che ha rappresentato per lei non solo un luogo di lavoro, ma una comunità istituzionale e umana con cui ha intrecciato un legame autentico, fatto di rispetto reciproco e di responsabilità condivisa. La Liguria l'ha conosciuta come una delle figure più autorevoli e lei ha sempre restituito quel riconoscimento con dedizione e sobrietà. (Applausi).

Presidenza del vice presidente ROSSOMANDO (ore 17,15)

(Segue FURLAN). Era inoltre profondamente legata alla storia socialista e riformista del nostro Paese, una storia che aveva condiviso, anche nelle dimensioni più intime e personali, con il marito, figura per lei di grande riferimento umano e culturale; un legame che ha contribuito a formare la sua visione delle istituzioni come strumento di progresso, giustizia sociale, responsabilità collettiva. È stata, al tempo stesso, una grande amica delle donne e delle giovani generazioni; ha accompagnato e sostenuto tanti giovani nel loro percorso di crescita professionale e civile, con discrezione e generosità. Per molte donne è stata un esempio concreto di realtà e di solidarietà. Ricordare oggi Fernanda Contri significa rinnovare l'impegno per una certa idea di istituzioni sobrie, solide e inclusive. Significa ricordare che il cambiamento più duraturo è quello che passa dall'esempio, dalla competenza e dalla coerenza quotidiana.

A nome mio e del Gruppo Italia Viva, desidero esprimere gratitudine per ciò che Fernanda Contri ha rappresentato e continuerà a rappresentare: una donna delle istituzioni che ha reso più forte la nostra democrazia, più autorevole la giustizia e più credibile la Repubblica. (Applausi).

CATALDI (M5S). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

CATALDI (M5S). Signora Presidente, credo che il modo migliore per ricordare Fernanda Contri sia di accogliere e raccogliere il suo insegnamento.

Fernanda ha dedicato la sua vita a difendere la Costituzione e a difendere i valori costituzionali. Nella sua grande umiltà amava definirsi semplicemente un avvocato di provincia, eppure è stata una donna che ha varcato le soglie più alte delle cariche repubblicane. È stata la prima donna nominata Segretaria generale di Palazzo Chigi, è stata la prima donna vice presidente della Corte costituzionale, è stata Ministro per gli affari sociali e membro laico del Consiglio superiore della magistratura.

Signora Presidente, ricordare Fernanda Contri solo per i ruoli da lei assunti, però, sarebbe farle un torto. Contri fu innanzitutto una custode convinta della Costituzione, una Costituzione che era stata pensata come un vero e proprio antidoto a ogni forma di autoritarismo. Contri aveva capito che la Carta costituzionale era stata costruita su degli equilibri, su pesi e contrappesi che potevano evitare l'eccessiva concentrazione dei poteri nelle mani di pochi. Oggi, commemorandola, dobbiamo chiederci se stiamo facendo davvero abbastanza per rispettare la Costituzione e difenderla, perché, colleghi, la democrazia non scompare soltanto quando c'è un colpo di Stato. Può scomparire anche se si cancellano a poco a poco le garanzie che la tengono in piedi.

Mi viene da pensare che questa Costituzione sia un po' come un orologio, dove ci sono tanti ingranaggi e ciascuno di essi deve rimanere al suo posto, perché quando si modifica un ingranaggio, si rischia di mettere in crisi l'intero sistema. L'orologio continuerà a girare, ma non dirà più qual è l'ora esatta. Fernanda ha dedicato la sua vita a proteggere quest'orologio, l'orologio della Costituzione, a proteggere questi meccanismi.

Oggi Fernanda non è più con noi, ma il suo insegnamento resta e se vogliamo davvero onorarla non è soltanto celebrando la sua carriera, ma dimostrando di essere disposti a continuare a essere custodi, come lei, della Costituzione e dei suoi valori. (Applausi).

D'ELIA (PD-IDP). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

D'ELIA (PD-IDP). Signora Presidente, è con gratitudine e anche con un senso di vuoto profondo che oggi ricordiamo Fernanda Contri, una donna delle istituzioni, servitrice dello Stato, mai degli interessi di parte.

Viveva i diritti come strumenti concreti per la vita delle persone e la loro felicità. Nominata alla Corte costituzionale nel 1996, prima donna in questo istituto, ha vissuto questo evento non come un successo personale, un passaggio storico, ma con senso del dovere verso le generazioni future, le altre. Fernanda Contri ha sempre lavorato per indicare altre candidate in quei luoghi che aveva attraversato. Donna prima in tante cariche, era convinta del punto di vista autonomo ed essenziale che le donne portano nelle istituzioni. Non cercava visibilità ed è difficile da capire e comprendere in questa epoca dei selfie e del rispecchiamento continuo.

Raccontava nelle scuole che aveva realizzato il suo sogno di ragazza: sposare un partigiano; aveva sposato infatti Giorgio Bruzzone. È stata una giurista attenta soprattutto ai diritti delle persone più deboli e svantaggiate; ha lavorato a leggi di riforma dei tribunali minorili, lavorando appunto alla loro abolizione, e alle leggi per l'immigrazione, quando era Ministra. Era una socialista, di quel socialismo umanitario presente nella cultura del Paese e sappiamo che le culture radicate sopravvivono anche al mutare delle forme politiche: quella cultura ha fatto più ricca e fa più ricca la nostra democrazia. È morta in questo anno in cui ricorrono gli ottant'anni dal riconoscimento del diritto di voto alle donne e nel 40° anniversario, nel 1986, è diventata la prima donna eletta dal Parlamento tra i membri laici nel CSM. Nel 1992 è stata la prima donna nominata Segretaria generale della Presidenza del Consiglio, con il Governo Amato, e fu con emozione - raccontava - che andò ad occupare nel nuovo ufficio la scrivania che era stata di Nenni. Nel 1993 e 1994 è stata Ministro per gli affari sociali nel Governo Ciampi e poi, nel 1996, è diventata giudice della Corte costituzionale, nell'anno in cui finalmente la violenza sessuale diventò reato contro la persona.

Una carriera pubblica unica, nel segno dei diritti delle persone, dei valori costituzionali e al servizio delle istituzioni. Era avvocata civilista, specializzata in diritto minorile e di famiglia, imposto - raccontava - dal senso comune dell'epoca in cui aveva studiato: si addiceva di più a una donna occuparsi di queste materie, quasi a continuare la funzione di cura familiare. In realtà, avrebbe voluto occuparsi di diritto pubblico e amministrativo e, per scherzo, aveva messo in ufficio l'avviso che avrebbe trattato gratis le impugnative di delibere societarie.

Come Ministra, aveva fatto iniziative umanitarie coraggiose negli anni terribili della guerra in Jugoslavia, per portare qui i bambini che avevano bisogno di cure dai territori dell'ex Jugoslavia.

Alla Corte si è occupata di diritto di difesa, dell'indennità di maternità nel caso di licenziamento per giusta causa e anche dell'indennità di maternità per le imprenditrici agricole. Una donna quindi sempre attenta ai diritti delle altre donne. Sono sue parole: sono passati oltre cinquant'anni da quando un vecchio avvocato, all'inizio della sua carriera, la salutò invitandola a fare la calza e non la causa. Oggi molte cose sono cambiate, ma la cultura in cui quell'invito affonda le proprie radici è ancora viva, alimenta vecchi e nuovi pregiudizi e mostra di resistere ai cambiamenti.

Fernanda Contri è parte della nostra genealogia, per la vita che ha vissuto e per il suo ispirarsi alla Costituzione; è parte della nostra genealogia politica, donna a cui ci ispiriamo e continueremo a ispirarci, per affermare il valore emancipativo dei diritti e della nostra Costituzione, che è testo vivo, e l'impegno per la piena cittadinanza e la libertà delle donne. (Applausi).

MENNUNI (FdI). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

MENNUNI (FdI). Signor Presidente, ho ascoltato le parole di chi mi ha preceduto e non posso che ribadire che ella è stata sicuramente una donna giurista che ha avuto dei primati importantissimi, quale servitrice dello Stato. Se pensiamo che è stata la prima eletta dal Parlamento, nel 1986, fra i membri laici del Consiglio superiore della magistratura; se pensiamo che è stata la prima donna nominata Segretario generale della Presidenza del Consiglio; se pensiamo che è stata la prima donna nominata nel 1996 quale giudice della Corte costituzionale.

Ci sono voluti quarant'anni per avere la prima donna in Consulta e ovviamente non posso che dirlo con una punta d'orgoglio, pensando che abbiamo aggiunto a questi primati uno importantissimo, con il nostro Presidente del Consiglio, perché oggi abbiamo anche una donna Presidente del Consiglio dei ministri. Evidenziamo dunque la capacità e la forza di una donna che ha saputo conciliare il doppio ruolo e sappiamo quanto spesso possa essere difficile e faticoso, soprattutto quando la grande rappresentanza istituzionale e i ruoli di grandissima delicatezza lo richiedono. Lei sicuramente è riuscita a incarnare questo doppio ruolo in modo molto rilevante.

Un altro elemento che ci può unire nel ricordo di Fernanda Contri è che - come sappiamo - fu membro del comitato antimafia in una fase molto complessa della storia della nostra Repubblica; fu sinceramente amica del giudice Falcone e rimase sua grande amica fino alla sua scomparsa e ogni anno è voluta andare a presenziare alle cerimonie di commemorazione a Palermo.

Peraltro è stata Ministro agli affari sociali nel Governo Ciampi, un Governo sicuramente rilevante, se ricordiamo che il presidente Ciampi è stata una figura importantissima nel porre attenzione all'esigenza di riaffermare con forza l'unità nazionale e di valorizzare i nostri grandi simboli patriottici, quali l'inno e la bandiera.

Ci uniamo quindi nella commemorazione e nel ricordo del servitore dello Stato Fernanda Contri. (Applausi).

GASPARRI (FI-BP-PPE). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

GASPARRI (FI-BP-PPE). Signor Presidente, il Gruppo Forza Italia si unisce al cordoglio per la scomparsa di Fernanda Contri ed esprime le condoglianze ai familiari e al fratello Alberto. Ho avuto modo di conoscere e apprezzare Fernanda Contri nel corso della sua carriera, in particolare quando nell'ambito istituzionale giunse all'incarico alla Corte costituzionale. Sono state ricordate le tappe prestigiose e, come ha detto il presidente la Russa, Fernanda Contri ha avuto questo primato nella Segreteria generale di Palazzo Chigi, oltre a tutti gli altri incarichi dal CSM fino alla Corte costituzionale, contribuendo con la sua azione, con la sua qualità e con la sua solidità. È questo il tratto che vorrei sottolineare, avendola conosciuta come una persona che si è occupata di imprese complesse, di gestione di attività di Governo e, com'è stato ricordato, anche di contrasto alla criminalità, perché ebbe modo di collaborare, in anni non facili e di piena offensiva mafiosa, con i grandi protagonisti come Falcone nella battaglia per la vittoria della legalità.

Fernanda Contri è stata sempre in grado di affrontare questi incarichi con determinazione, con discrezione e con spirito istituzionale e così la voglio ricordare, avendo avuto la fortuna di conoscerla e di apprezzarne la saggezza, la riservatezza, la praticità e anche la dottrina giuridica con cui ha affrontato temi complessi.

Quindi anche il Gruppo Forza Italia si unisce al ricordo e alle parole che molti, colleghe e colleghi, hanno già pronunciato, ricordando le qualità di leader e il curriculum così prestigioso.

Mi unisco al dolore dei familiari e in particolare del fratello Alberto, uomo del mondo della comunicazione che in tante occasioni ho avuto modo di conoscere insieme alla sorella, constatando la qualità della cultura espressa dalla sorella, da lui e da una famiglia italiana che merita un omaggio complessivo da parte dell'Assemblea del Senato. (Applausi).

Saluto ad una rappresentanza di studenti

PRESIDENTE. Saluto a nome dell'Assemblea i docenti e gli studenti dell'Istituto di istruzione superiore «Luigi Einaudi» di Ferrara, che stanno assistendo ai nostri lavori. (Applausi).

Interventi su argomenti non iscritti all'ordine del giorno

*VERDUCCI (PD-IDP). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

VERDUCCI (PD-IDP). Signor Presidente, abbiamo poc'anzi svolto un dibattito sulla presenza delle forze speciali dell'ICE sul territorio italiano in occasione delle Olimpiadi Milano Cortina, a seguito di un'informativa che, come Gruppi di opposizione, abbiamo voluto con molta forza, per dire con assoluta nettezza che, visto quello che sta succedendo negli Stati Uniti, la presenza delle milizie dell'ICE nel nostro Paese non è gradita, anzi è uno sfregio ai nostri valori costituzionali, lo voglio rimarcare. Ebbene, nel suo intervento nel corso di quel dibattito, il senatore De Carlo ha voluto citare il mio nome, quello del senatore Casini, quello del senatore De Cristofaro di Verdi e Sinistra e quello di colleghi del MoVimento 5 Stelle per il fatto di aver noi votato nel 2014 un provvedimento, che venne approvato all'unanimità, sulla cooperazione in ambito di sicurezza tra Italia e Stati Uniti. Un provvedimento che è assolutamente giusto, naturalmente. Ma il senatore De Carlo, oltre ad averci ringraziato, lo ha detto ‑ e per questo intervengo, senatore Malan ‑ come se da quell'atto discendesse il fatto che tutto quello che fanno le forze di sicurezza americane è insindacabile. Naturalmente non è così, almeno per noi.

Signor Presidente, ho chiesto di intervenire perché questo è proprio un artificio retorico di giustificazione dell'indifendibile e di ribaltamento della realtà. Il senatore De Carlo non ha fatto altro che ripetere…(Commenti).

PRESIDENTE. Lo decido io, non lo decide lei, collega. Il senatore sta rispondendo su un fatto personale, si tranquillizzi, senatore Menia. Prego, senatore Verducci, la invito a concludere.

VERDUCCI (PD-IDP). Colleghi, il vostro nervosismo è assolutamente ingiustificato.

Il senatore De Carlo non ha fatto altro che ripetere quello che, come un disco rotto, la propaganda della destra dice da giorni, cioè che l'ICE è nata prima di Trump, addirittura con Obama. Ma non è questo il punto. La questione è che la destra di Trump ha trasformato una forza di sicurezza in una milizia del terrore che opera al di fuori delle regole dello Stato di diritto, che risponde direttamente a Trump, che gode di impunità, a cui Trump ha dato la licenza di entrare nelle case dei cittadini e di arrestarli senza alcun mandato giudiziario. È una milizia che si aggira a volto coperto in città come Los Angeles, come Minneapolis, come New York.

PRESIDENTE. Colleghi, poiché sta terminando il tempo, lasciate parlare il collega sull'argomento che sta concludendo e che è stato legittimamente associato nel dibattito che aveva ad oggetto la questione dell'ICE. Il collega ora sta spiegando il voto che ha dato, lo facciamo concludere, certo nei tempi previsti. Prego, senatore Verducci.

VERDUCCI (PD-IDP). La ringrazio, signor Presidente. Lei sa che ci sono tre minuti a disposizione per gli interventi per fatto personale, evidentemente non lo sanno i senatori che interrompono. C'è un po' d'imbarazzo, evidentemente (Commenti), ma è un punto importante, perché la questione è la licenza di entrare nelle case dei cittadini ed arrestarli senza alcun mandato giudiziario. Parliamo di una milizia che si aggira a volto coperto per le città degli Stati Uniti, seminando terrore, provocando incidenti, attaccando e minacciando i cittadini per il solo fatto di manifestare le loro idee. Una milizia che ha ucciso a sangue freddo Renee Good, madre e lavoratrice. (Commenti). Vergognatevi! Fatemi dire il suo nome, non interrompete! Una milizia che ha ucciso Alex Pretti, infermiere nei reparti di terapia intensiva. Entrambi erano senza alcun precedente penale. È una milizia che arresta bambini fuori dalle scuole. Trump ha trasformato una forza di sicurezza e di polizia in una milizia strumento di un regime autoritario. (Commenti).

PRESIDENTE. La invito adesso a concludere, senatore Verducci, sempre che i colleghi lo consentano.

VERDUCCI (PD-IDP). Per questo serve chiarezza in quest' Aula e per questo noi non vogliamo quelle milizie in Italia. (Applausi. Commenti). Continueremo a dirlo a chiunque giustifica l'arbitrio, l'uso della forza senza regole, la criminalizzazione di chi dissente e la criminalizzazione di chi è più debole, perché significa preparare il terreno ai regimi autoritari, mentre, colleghi, la cosa più importante che abbiamo è la nostra democrazia. E continueremo a dirlo con forza. (Applausi. Commenti).

MALAN (FdI). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Su che cosa? Ne ha facoltà.

MALAN (FdI). Signora Presidente, se questo è fatto personale, lo è tutte le volte che ci attribuite cose che noi non condividiamo. (Applausi).

Io non voglio entrare nel merito, però adesso anche la replica perché lei ha diritto…

PRESIDENTE. Infatti non ci sarà nessuna replica.

MALAN (FdI). Avendo detto che aver votato questo documento non vuol dire condividere, ha accusato noi di condividere gli ammazzamenti che sono avvenuti. Non è così e spero che questo sia l'ultimo caso. L'intervento per fatto personale andava fatto questa mattina, in occasione dell'informativa del ministro Piantedosi. (Applausi).

PRESIDENTE. Senatore Malan, naturalmente, come lei sa, gli interventi di stamattina erano contingentati in cinque minuti (Commenti) e, come lei sa, essendo il suo Gruppo il più numeroso, credo che abbia parlato per ultimo.

Io ho ritenuto di consentire al senatore Verducci di intervenire esclusivamente perché era stato tirato in causa su un voto dato a cui era stato collegato, almeno apparentemente. Infatti l'ho invitato a concludere e a restare sull'argomento. È stato esclusivamente questo e non si voleva certamente riaprire un dibattito che, come giustamente lei mi ha suggerito, non avrei mai potuto riaprire. Questa è stata l'interpretazione della Presidenza.

ROJC (PD-IDP). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

ROJC (PD-IDP). Signora Presidente, chiedo l'attenzione di quest'Assemblea per ricordare un grande poeta triestino di lingua slovena, una delle voci più alte del secondo dopoguerra, Miroslav Košuta, scomparso ieri l'altro nella sua casa sul ciglione carsico, poco prima del suo 90° compleanno.

La dimensione etica dell'opera di Košuta viene percepita attraverso l'impegno e la dedizione: le traduzioni dei poeti spagnoli perseguitati dal regime di Franco, l'impegno nella quasi venticinquennale direzione dello Slovensko stalno gledališče, il Teatro stabile sloveno, l'esposizione chiara e mai ambigua della propria idea. Anche Miroslav Košuta rimane segnato dal fascismo, vedendosi imporre un nome, Angelo Cossutta, nel quale non può riconoscersi, bambino, voluto dalla colonizzazione culturale fascista, che decide di procedere alla snazionalizzazione forzata degli sloveni della Venezia Giulia e al loro genocidio culturale. Vive da bambino pure il trauma dell'arresto e della deportazione del padre antifascista.

Nella poesia di Košuta vi è il convergere di tradizione e innovazione, di mediterraneità e di continentalità, di giocosità e di malinconia, di vita e di morte. Oltre alla sua opera in prosa e a quella drammaturgica, è proprio il verso l'elemento che più lo rende riconoscibile. Un nucleo importante è quello esistenziale in cui i grandi temi della vita e della morte si susseguono continuamente, in cui la soglia che divide il finito dall'infinito consente al poeta di affacciarvisi e farci partecipi del suo desiderio di intravvedere, anche attraverso un particolare apparentemente insignificante, le ombre degli assenti.

Laureato in letterature comparate, col suo verso ha segnato tutto il secondo Dopoguerra. La sua poesia rispecchia il carattere, l'anima della sua città, Trieste, amata profondamente, ma sofferta altrettanto profondamente per i lunghi decenni in cui chi da 1.500 anni ha vissuto in questa città continuava ancora a essere bollato da alcuni come straniero.

Una parte importante della sua produzione poetica si ricollega alla letteratura per l'infanzia, inscindibile dalla sua opera. Qui il patrimonio lessicale e la capacità di forgiare i lemmi come in un gioco assumono un ruolo estremamente importante. Per la silloge «Kriško kraške» (definita anche dalle immagini del pittore Palčič), il poeta è stato insignito del premio europeo Andersen, onore che solo pochi autori hanno avuto. Molti i premi: nel 2011, il massimo riconoscimento della Repubblica di Slovenia nel campo della cultura, il Premio Prešeren; lo scorso dicembre, il Premio internazionale di poesia Rilke alla carriera. L'opportunità di consegnargli quel premio è stato l'ultimo onore che ho avuto da lui. Lo piango assieme alla sua famiglia, assieme a tutto il mondo sloveno, alla sua Trieste e a chi in tutta l'Europa ne ha conosciuto il verso. Še zadnji objem, predragi Prijatelj.

PRESIDENTE. La ringrazio, senatrice Rojc. Naturalmente, l'Assemblea si unisce al cordoglio della famiglia.

MIELI (FdI). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

MIELI (FdI). Signor Presidente, quello che è successo ieri alla Camera dei Deputati è qualcosa di sconcertante. La sinistra - AVS, PD e MoVimento 5 Stelle - ha organizzato una conferenza stampa legittima con Francesca Albanese, la quale però ha distorto il suo mandato per fare propaganda e strizzare l'occhio ad Hamas e alle fake news.

Albanese è quella che l'8 agosto del 2025 diceva: Hamas, Hamas, non credo che la gente abbia idea di che cosa sia Hamas. Hamas ha vinto le elezioni, è fondamentale… (Brusìo).

PRESIDENTE. Mi scusi, senatrice, non voglio interromperla. Colleghi, meno siamo e più rimbombano le voci. Vi sembrerà strano, però è così.

MIELI (FdI). La ringrazio.

Diceva l'Albanese: Hamas, Hamas, non credo che la gente abbia idea di cosa sia Hamas. Hamas ha vinto le elezioni; è fondamentale capire che, quando si parla di Hamas, non si deve necessariamente pensare a dei tagliagole.

Non è così, ma sono terroristi: l'articolo 7 della carta costitutiva di Hamas recita che l'ultimo giorno non verrà finché tutti i musulmani non combatteranno contro gli ebrei e i musulmani non li uccideranno; "vieni e uccidilo", c'è scritto. Sono dei terroristi, non ci sono altre parole, ma l'Albanese sostiene che i terroristi vadano capiti e che stiano portando una rivoluzione globale.

L'Albanese è quella che il 7 ottobre 2023, proprio il giorno del massacro, il giorno in cui Hamas ha trucidato 1.200 persone innocenti, twittava minimizzando l'attacco terroristico. Basti ricordare che il 28 ottobre 2025 ha difeso la ristoratrice che ha cacciato dal suo ristorante una famiglia israeliana con bambini, perché i sionisti non sono i benvenuti, per non parlare del tweet cancellato il 6 maggio 2025, come documentato da UN watch: In Italia - scriveva - peggio dei sostenitori e negatori del genocidio, ci sono i calcolatori, come le ONG, che non si schierano per non infastidire la politica, compromettere i finanziamenti o provocare la brigata ebraica o i loro compari. Concludeva dicendo: spero di vivere abbastanza per vedervi vergognare. Poi forse si è vergognata lei e ha cancellato il tweet. (Applausi).

Nel novembre 2022 dichiarò anche durante una conferenza stampa di Hamas: avete il diritto di resistere. Ed ancora, nell'articolo scritto nel 2014, tutto certificato da fonti aperte, ha insistito sul fatto che le richieste di Hamas e della jihad islamica fossero molto ragionevoli.

Potrei andare avanti per ore, passando per le parole al sindaco Massari a Reggio Emilia o quelle pronunciate dopo l'assalto alla redazione del quotidiano «La Stampa». Il 22 marzo 2025 criticava invece la definizione più diffusa di antisemitismo come repressiva e ieri lo ha ribadito alla Camera dei deputati, dando la linea alla sinistra di Elly, Conte e Fratoianni sul disegno di legge antisemitismo in discussione al Senato.

Fatemi leggere però il modo in cui i terroristi fanno affidamento sul lavoro dell'Albanese e prendo solo spunto da tante dichiarazioni pubblicate. L'11 luglio 2023 sul sito web di Hamas, Seraj TV, il portavoce di Hamas elogia il discorso della relatrice. Il 26 marzo 2024 sul sito web The Palestinian information center viene riportato che Hamas ha affermato che le dichiarazioni della relatrice Albanese sono prove sufficienti di quello che sta avvenendo. E ancora, il 2 settembre 2023 il canale Telegram di Al-Aqsa TV, gestito da Hamas, ha pubblicato un'immagine, con la seguente citazione del portavoce di Hamas: elogiamo la posizione di Francesca Albanese, in cui ha condannato le violazioni del Governo relative alla grave occupazione contro il nostro popolo.

Questi sono fatti veri. Ieri avete fatto il circo, umiliando il Palazzo. Ve lo abbiamo detto su Hannoun e avete fischiettato, ve lo stiamo dicendo sull'Albanese e continuate a fischiettare. (Applausi).

BOCCIA (PD-IDP). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

BOCCIA (PD-IDP). Signor Presidente, solo per lasciare agli atti che il Regolamento dell'Assemblea lo decide la Presidenza, non lo decide nessun presidente di Gruppo, iniziando da me stesso per arrivare al collega Lucio Malan, quindi quello che la Presidenza decide rappresenta le regole del gioco a cui dobbiamo attenerci. Lo dico, presidente Malan, perché si può non essere d'accordo quando un collega interviene e prende la parola, ma nessuno di noi, seppur Presidente di un Gruppo, di maggioranza o di opposizione, può dire quello che la Presidenza deve fare.

PRESIDENTE. Era stata posta una questione d'interpretazione. In ogni caso, ho ritenuto di rispondere anche nel merito al presidente Malan che l'aveva sollevata.

SBROLLINI (IV-C-RE). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

SBROLLINI (IV-C-RE). Signora Presidente, abbiamo appreso con profondo dolore la notizia della scomparsa improvvisa, l'altro ieri, di una grande figura del nostro Paese, quella della psicologa e psicoterapeuta Maria Rita Parsi, una donna straordinaria, da sempre impegnata per i diritti dei bambini e degli adolescenti. Tanti sono stati i premi, le onorificenze e gli incarichi istituzionali che la professoressa Parsi ha rivestito in questi anni.

Molti l'hanno conosciuta anche attraverso le tante trasmissioni televisive, in cui spesso era ospite fissa, proprio per ricordare quanto importante fosse l'impegno per la tutela dei minori, per i diritti dei bambini e degli adolescenti, con una chiave di lettura diversa da quella che spesso raccontiamo anche nelle Aule istituzionali. Quando parliamo di questo tema, parliamo non di qualcosa di settoriale, ma di politiche di welfare, di famiglie e di scuola e mi fa piacere che in questo momento siano presenti studenti e docenti nella nostra Aula parlamentare.

Maria Rita Parsi è stata tutto questo e potrei citare i suoi tanti incarichi: componente dell'Osservatorio nazionale per l'infanzia e l'adolescenza, componente del Comitato ONU sui diritti del fanciullo, presidente della Fondazione Movimento Bambino ONLUS, con tutte le sue iniziative, che hanno portato a grandi proposte di legge e anche a leggi importanti proprio su questo tema.

Signora Presidente, vorrei concludere ricordando questa figura che, negli anni, ho avuto modo di conoscere come una persona dolcissima, peraltro con un grandissimo carico umano e caratteriale. Ho avuto la fortuna di lavorare assieme alla professoressa Parsi quando, alla Camera, nella Commissione affari sociali, mi occupavo proprio di questi temi con l'onorevole Piero Fassino, all'epoca, e la senatrice Anna Serafini, che è stata poi presidente della Commissione sui diritti dell'infanzia e dell'adolescenza.

Da quest'Aula si levano il nostro saluto e il nostro affetto grandissimo alla sua famiglia e a tutte le persone che le hanno voluto bene. Il lavoro che Maria Rita Parsi ha fatto negli anni continuerà ad esistere attraverso la Fondazione e l'impegno istituzionale di ognuno di noi, ricordando una frase bellissima che Maria Rita pronunciava sempre: «Un bambino felice sarà sempre una persona matura e responsabile». Ciao, Maria Rita. (Applausi).

PRESIDENTE. Grazie, senatrice Sbrollini. L'Assemblea si unisce al cordoglio della famiglia della psicologa Parsi, ricordandone lo spessore e il lascito che ci affida.

Atti e documenti, annunzio

PRESIDENTE. Le mozioni, le interpellanze e le interrogazioni pervenute alla Presidenza, nonché gli atti e i documenti trasmessi alle Commissioni permanenti ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento sono pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna.

Ordine del giorno
per la seduta di martedì 10 febbraio 2026

PRESIDENTE. Il Senato tornerà a riunirsi in seduta pubblica martedì 10 febbraio, alle ore 16,30, con il seguente ordine del giorno:

(Vedi ordine del giorno)

La seduta è tolta (ore 17,49).