Legislatura 19ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 362 del 04/11/2025
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RESOCONTO STENOGRAFICO
Presidenza del vice presidente RONZULLI
PRESIDENTE. La seduta è aperta (ore 17,46).
Si dia lettura del processo verbale.
SILVESTRONI, segretario, dà lettura del processo verbale della seduta del 30 ottobre.
PRESIDENTE. Non essendovi osservazioni, il processo verbale è approvato.
Comunicazioni della Presidenza
PRESIDENTE. L'elenco dei senatori in congedo e assenti per incarico ricevuto dal Senato, nonché ulteriori comunicazioni all'Assemblea saranno pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna.
Comunicazioni del Presidente (ore 17,49)
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca: «Comunicazioni del Presidente».
Richiesta di referendum popolare ai sensi dell'articolo 138,
secondo comma, della Costituzione
PRESIDENTE. Comunico all'Assemblea che i senatori Malan, Romeo, Gasparri e Biancofiore hanno presentato una richiesta al fine di dare corso alla procedura - prevista dall'articolo 138, secondo comma, della Costituzione e disciplinata dagli articoli 4 e 6 della legge 25 maggio 1970, n. 352 - per la richiesta di referendum, da parte di un quinto dei componenti del Senato della Repubblica sul testo di legge costituzionale «Norme in materia di ordinamento giurisdizionale e di istituzione della Corte disciplinare», approvato dalla Camera dei deputati, in seconda deliberazione - con la maggioranza assoluta, inferiore ai due terzi dei suoi componenti - nella seduta del 18 settembre 2025, e dal Senato della Repubblica, in seconda deliberazione - con la maggioranza assoluta, inferiore ai due terzi dei suoi componenti - nella seduta del 30 ottobre 2025, come comunicato nella Gazzetta Ufficiale n. 253 del 30 ottobre 2025, ai sensi dell'articolo 3 della legge 25 maggio 1970, n. 352, concernente la separazione delle carriere tra pubblico ministero e giudice, la costituzione della Corte disciplinare per i magistrati e la formazione mediante sorteggio dei Consigli superiori della magistratura.
I senatori Pera, Stefani e Zanettin sono designati quali delegati a depositare la richiesta di referendum presso la Cancelleria della Corte di cassazione, ai sensi dell'articolo 6, secondo comma, della richiamata legge n. 352 del 1970. Il quorum per la presentazione della richiesta di referendum è di 41 firme. La richiesta dovrà pervenire alla cancelleria della Corte di cassazione entro tre mesi dalla pubblicazione del predetto comunicato, cioè entro il 30 gennaio 2026, articolo 4, secondo comma, della legge 25 maggio 1970, n. 352.
I fogli per la sottoscrizione della richiesta di referendum sono a disposizione degli onorevoli senatori presso la Sala Pannini di Palazzo Madama fino alle ore 20 di questa sera. Da domani e nei giorni dal lunedì al venerdì, la richiesta potrà essere sottoscritta dalle ore 10 alle ore 20. I funzionari delegati dal Segretario generale provvederanno all'autentificazione delle firme degli onorevoli senatori, ai sensi dell'articolo 6, primo comma, della legge 25 maggio 1970, n. 352.
Comunico all'Assemblea che i senatori Maiorino, Bazoli e Magni hanno presentato una richiesta al fine di dare corso alla procedura prevista dall'articolo 138, secondo comma, della Costituzione, disciplinata dagli articoli 4 e 6 della legge 25 maggio 1970, n. 352, per la richiesta di referendum da parte di un quinto dei componenti del Senato della Repubblica sul testo di legge costituzionale «Norme in materia di ordinamento giurisdizionale e di istituzione della Corte disciplinare», approvato dalla Camera dei deputati in seconda deliberazione con la maggioranza assoluta, inferiore ai due terzi dei suoi componenti, nella seduta del 18 settembre 2025, e dal Senato della Repubblica, in seconda deliberazione con maggioranza assoluta, inferiore ai due terzi dei suoi componenti, nella seduta del 30 ottobre 2025, come comunicato nella Gazzetta Ufficiale n. 253 del 30 ottobre 2025, ai sensi dell'articolo 3 della legge 25 maggio 1970, n. 352.
I senatori Boccia, Patuanelli e De Cristofaro sono designati quali delegati a depositare la richiesta di referendum presso la cancelleria della Corte di cassazione ai sensi dell'articolo 6, secondo comma, della richiamata legge n. 352 del 1970. Il quorum per la presentazione della richiesta di referendum è di 41 firme. La richiesta dovrà pervenire alla cancelleria della Corte di cassazione entro tre mesi dalla pubblicazione del predetto comunicato, e cioè entro il 30 gennaio 2026, articolo 4, secondo comma, della legge 25 maggio 1970, n. 352.
I fogli per la sottoscrizione delle richieste di referendum sono a disposizione degli onorevoli senatori presso la Sala Pannini di Palazzo Madama fino alle ore 20 di questa sera.
Da domani e nei giorni dal lunedì al venerdì la richiesta potrà essere sottoscritta dalle ore 10 alle ore 20.
I funzionari delegati dal Segretario Generale provvederanno all'autenticazione delle firme degli onorevoli senatori, ai sensi dell'articolo 6, primo comma, della legge 25 maggio 1970, n. 352.
Comunicazione, ai sensi dell'articolo 77, secondo comma, della Costituzione, della presentazione di disegni di legge di conversione di decreto-legge (ore 17,54)
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca: «Comunicazione, ai sensi dell'articolo 77, secondo comma, della Costituzione, della presentazione di disegni di legge di conversione di decreto-legge».
In data 31 ottobre 2025 è stato presentato il seguente disegno di legge:
dal Presidente del Consiglio dei ministri e dai Ministri del lavoro e delle politiche sociali e per la protezione civile e le politiche del mare
"Conversione in legge del decreto-legge 31 ottobre 2025, n. 159, recante misure urgenti per la tutela della salute e della sicurezza sui luoghi di lavoro e in materia di protezione civile" (1706).
Comunicazioni del Presidente, ai sensi dell'articolo 126-bis, comma 2-bis, del Regolamento, in ordine al disegno di legge:
(1663) Delega al Governo per la riforma della disciplina degli ordinamenti professionali (Collegato alla manovra di finanza pubblica) (ore 17,55)
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca comunicazioni del Presidente, ai sensi dell'articolo 126-bis, comma 2-bis, del Regolamento, in ordine al disegno di legge n. 1663 recante: «Delega al Governo per la riforma della disciplina degli ordinamenti professionali», collegato alla manovra di finanza pubblica.
Invito il senatore Segretario a dare lettura del parere reso - sentito il Governo - dalla 5a Commissione permanente, ai sensi dell'articolo 126-bis, comma 2-bis, del Regolamento, in ordine al predetto disegno di legge.
SILVESTRONI, segretario. «La Commissione programmazione economica, bilancio, esaminato il disegno di legge in titolo, ai sensi e per gli effetti dell'articolo 126-bis, comma 2-bis, del Regolamento, e sentito il rappresentante del Governo,
premesso che:
l'articolo 10, comma 6, della legge 31 dicembre 2009, n. 196, dispone che in allegato al Documento di economia e finanza sono indicati i disegni di legge collegati alla manovra di finanza pubblica, ciascuno dei quali reca disposizioni omogenee per materia, tenendo conto delle competenze delle amministrazioni, e concorre al raggiungimento degli obiettivi programmatici fissati dal medesimo Documento, con esclusione di quelli relativi alla fissazione dei saldi, nonché all'attuazione del Programma nazionale di riforma, anche attraverso interventi di carattere ordinamentale, organizzatorio, ovvero di rilancio e sviluppo dell'economia. In base all'articolo 10-bis, comma 7, della medesima legge di contabilità, gli eventuali disegni di legge collegati possono essere indicati anche in allegato alla Nota di aggiornamento del Documento di economia e finanza (NADEF);
nelle more della riforma delle procedure di programmazione economica e finanziaria e di bilancio a seguito dell'entrata in vigore della nuova disciplina della governance economica dell'Unione europea, per l'anno in corso i provvedimenti collegati alla manovra di finanza pubblica sono stati indicati nell'ambito del Documento di finanza pubblica (DFP) 2025 e nel Documento programmatico di finanza pubblica (DFP) 2025;
le risoluzioni parlamentari che, nelle sedute del Senato e della Camera dei deputati del 9 ottobre scorso, hanno approvato il DPFP 2025, hanno tra l'altro impegnato il Governo a considerare collegato alla manovra di finanza pubblica, oltre a quelli già indicati nel Documento, il disegno di legge delega al Governo per la riforma della disciplina degli ordinamenti professionali (A.S. 1663);
considerato che il provvedimento in esame si compone di tre articoli: l'articolo 1 reca la delega al Governo ad adottare, entro ventiquattro mesi, uno o più decreti legislativi di revisione e riordino degli ordinamenti relativi alle professioni inserite nell'allegato A al disegno di legge; l'articolo 2 stabilisce i princìpi e criteri direttivi cui si deve attenere il Governo nell'esercizio della delega; l'articolo 3 reca la clausola di invarianza finanziaria;
il disegno di legge risulta coerente rispetto ai parametri dell'omogeneità del contenuto e della competenza delle amministrazioni di riferimento;
il termine per la presentazione dei provvedimenti collegati risulta rispettato, dal momento che il disegno di legge è stato comunicato alla Presidenza del Senato il 29 settembre scorso,
ritiene che il contenuto del disegno di legge n. 1663:
risulta corrispondente a quello indicato nel Documento programmatico di finanza pubblica 2025 come approvato dalle risoluzioni parlamentari;
non reca disposizioni estranee al suo oggetto, così come definito dalla legislazione vigente in materia di bilancio e di contabilità dello Stato».
PRESIDENTE. Tenuto conto del parere espresso dalla 5a Commissione permanente, esaminato il disegno di legge collegato n. 1663, ai sensi dell'articolo 126-bis, comma 2-bis, del Regolamento, preso atto della posizione del Governo, comunico che il testo del provvedimento in questione non contiene disposizioni estranee al proprio oggetto, come definito dalla legislazione vigente.
Il disegno di legge è pertanto deferito alla 2a Commissione permanente in sede referente con il parere delle Commissioni 1a, 5a, 6a, 7a, 8a, 9a e 10a, nonché della Commissione parlamentare per le questioni regionali.
Interventi su argomenti non iscritti all'ordine del giorno
VERINI (PD-IDP). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
VERINI (PD-IDP). Signor Presidente, «forse, nessuno allora ebbe la percezione di quanto gravi e di quanto durature sarebbero state le conseguenze di quella sera. Ci siamo ancora dentro. Chi ha sollecitato e preparato l'assassinio di Rabin è oggi al potere in Israele ed è difficile vedere e capire quale sarà, per israeliani e palestinesi, l'esito di quel giorno funesto di 30 anni fa». Così ha scritto ieri Anna Foa in memoria di Yitzhak Rabin. Quel giorno era il 4 novembre 1995. A Tel Aviv, al termine di una grande manifestazione, colui che fu, insieme a Yasser Arafat e a Shimon Peres, il protagonista degli accordi di Oslo, venne assassinato da Yigal Amir, un giovane estremista della destra religiosa, vicino a un partito che era stato messo fuori legge perché razzista. Quella sera, con Rabin vennero uccisi gli Accordi di Oslo, la speranza di una pace giusta e duratura, la prospettiva di due popoli, due Stati. Il fanatico che sparò lo disse chiaramente al processo: ho colpito Rabin per colpire il processo di pace.
Del resto, la destra estrema e fanatica israeliana, tra i cui principali esponenti c'era Benjamin Netanyahu, si distinse per una violenta campagna d'odio, agitando piazze nelle quali si diceva di fermare con ogni mezzo le idee di Rabin, che veniva addirittura raffigurato vestito da nazista e minacciato di morte. Con lui a guidare quelle campagne che culminarono con l'omicidio c'era anche Itamar Ben-Gvir, attualmente Ministro del Governo israeliano. Ai funerali, la vedova di Rabin, Lea, non volle stringere la mano a Netanyahu.
Il 7 ottobre e Gaza sono figlie di quella sera, di quel sogno spezzato. Certo, in 30 anni sono accadute tante cose. Israele ha dovuto conoscere la paura, il terrore, gli attentati - tante famiglie per anni hanno mandato due figli a scuola in due autobus diversi: se uno avesse subito un attentato, almeno l'altro sarebbe tornato a casa - e ha dovuto conoscere l'antisemitismo, che ha ripreso piede nel mondo, in Europa, con due guide politiche amorali: i terroristi di Hamas, che, dopo la morte di Arafat e la crisi dell'Autorità nazionale palestinese, hanno guidato la Palestina con l'obiettivo sciagurato, "Palestina libera dal mare al fiume", di distruggere Israele e, altra guida insieme ad Hamas, l'Iran, con identico obiettivo e, in più, la minaccia nucleare.
A questo terrore, a questa paura, ai missili che partivano contro le sue città, però, Israele ha risposto nel peggiore dei modi, con l'estremismo fanatico, con l'odio, con l'estremismo dei coloni - anche oggi c'è stato l'assalto a una moschea - contrari perfino agli Accordi di Abramo, contrapposto all'odio di Hamas. Ha risposto tollerando e coprendo i coloni fanatici, con continue violazioni dei confini, fino al 7 ottobre, un vero e proprio orrore che ricordava da vicino i sei milioni di morti della Shoah, la volontà nazista di soluzione finale, di sterminio degli ebrei in quanto tali, ovunque fossero. Ma al 7 ottobre il Governo della destra estrema di Netanyahu - come sappiamo - ha replicato nel peggiore dei modi, con stragi di civili, di bambine e bambini, con massacri e perfino con l'arma della guerra, costringendo alla fame la popolazione di Gaza.
È per questo, dunque, che tutte le persone di buonsenso e democratiche, pur vedendone i gravi limiti e le fragilità, non possono che sperare che il cessate il fuoco diventi una pace stabile e duratura verso due popoli e due Stati.
Per questo, Presidente, ricordiamo Rabin e il suo sacrificio. Se gli uomini di pace e giustizia muoiono, non muore il loro esempio e non possono venire uccise le loro idee. Così è per lui, così è stato per Olof Palme o Martin Luther King. Ricordare Rabin significa rinnovare il suo messaggio, la sua testimonianza e credere davvero nella pace. (Applausi).
SCALFAROTTO (IV-C-RE). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
SCALFAROTTO (IV-C-RE). Signor Presidente, è buffo come la storia ponga circostanze così lontane nel tempo, ma così vicine nel nostro sentire. Oggi, appunto, ricordiamo i trent'anni dalla morte, dall'assassinio terribile di Yitzhak Rabin.
Voglio ricordare, in primo luogo, che Rabin era un uomo cresciuto nei ranghi dell'esercito israeliano, diventato generale. Era un uomo di guerra, ma seppe trasformarsi in un uomo di pace, capace di tendere la mano. Quando vinse il Premio Nobel, insieme ad Arafat e Shimon Peres, disse, nel suo discorso a Oslo, che la pace si fa con i nemici, non si fa con gli amici. La sua eredità è attuale come non mai in questo tempo terribile che stiamo vivendo.
Seppe passare dalla forza al dialogo, fu l'autore, appunto, degli Accordi di Oslo, ma non dimentichiamo anche gli accordi di pace con la Giordania, e fu ucciso appunto 30 anni fa, il 4 novembre 1995, proprio durante una grandissima manifestazione che era stata convocata per portare sostegno a quegli accordi. La cosa più dolorosa è che Rabin sia stato ucciso da un estremista ebreo. Rabin fu ucciso dal fuoco amico - non fu ucciso da quei nemici con i quali voleva fare la pace - da uno dei suoi. Questo ci ricorda che i più grandi avversari della pace sono presenti da tutte e due le parti, ci sono fanatici, purtroppo, estremisti su entrambi i fronti. C'è chi vorrebbe cancellare Israele dalla carta geografica, che canta che la Palestina deve andare dal fiume al mare. Ma c'è anche dall'altra parte chi pensa alla grande Israele, pensa al fatto che i palestinesi debbano sparire dalla circolazione, che non possano vivere in pace e avere il loro Stato. Io penso che la pace muoia sempre quando ci sono l'odio e la paura e l'odio e la paura sono esattamente ciò che queste forze fanatiche, da un lato e dall'altro, hanno di fatto coltivato.
Invece cosa ci insegna l'esempio di Rabin, un grande figlio di Israele? Ci insegna il coraggio del compromesso. Ci insegna che la pace e la sicurezza sono inseparabili e ci insegna anche che, per fare la pace, ci vuole una leadership che guarda lontano. Vengono in mente le parole di Amos Oz, il famoso scrittore israeliano che diceva che il contrario del compromesso non è l'integrità: il contrario del compromesso è l'integralismo e nessuno fu migliore testimone di Rabin in questo senso.
Il messaggio di Rabin resta un messaggio attuale, oggi in particolare, quando le forze che lo odiavano, le forze che lo chiamavano traditore sono purtroppo al Governo di quel Paese. Il sogno di Oslo purtroppo è lontano, ma il bisogno di pace è più urgente che mai, io penso. Il messaggio che ci lascia Rabin è universale: quello che la pace sia un dovere morale, quello per cui dobbiamo difendere la democrazia dal fanatismo. Anche una democrazia come Israele, purtroppo, ha avuto inoculato in sé il virus dell'estremismo, ma bisogna avere il coraggio della pace, che deve essere più grande della forza brutale della guerra.
È un'eredità viva quella di Rabin, signora Presidente. Ci ricorda che bisogna costruire ponti e non muri. Bisogna custodire la speranza e difendere la pace ogni giorno.
La lascio con un interrogativo: oggi dobbiamo chiederci se ci sia ancora quel coraggio di perseguire la pace, se ci sia il coraggio di trovare il compromesso. Abbiamo un risultato storico e dobbiamo sperare assolutamente che la tregua resista e si possa finalmente arrivare alla soluzione per cui quei due popoli possono avere ciascuno il proprio Stato. (Applausi).
BARCAIUOLO (FdI). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
BARCAIUOLO (FdI). Signor Presidente, intervengo anch'io su questa ricorrenza, sicuramente triste, del trentennale dell'atto terroristico che ha posto fine alla vita di Rabin, che è stato sicuramente un solco rispetto a una prospettiva di pace - forse più di una prospettiva - che in quel tempo si era di fatto realizzata. Con la sua scomparsa, infatti, sono stati travolti gli Accordi di Oslo. Pensate che, soltanto l'anno prima di essere ucciso, a Rabin, insieme a Simon Peres, quindi il suo principale competitor, e ad Arafat, fu assegnato il Premio Nobel per la pace, proprio perché quel tipo di percorso sembrava finalmente aver trovato una sorta di equilibrio.
Dopodiché - a mio parere - bisogna anche stare attenti nella narrazione di un personaggio come Rabin, fatto martire per come è avvenuta la sua morte. Come è stato giustamente detto, Rabin proveniva dall'esercito israeliano, difendeva l'identità israeliana a ogni costo, pretendeva la sicurezza per i cittadini israeliani e ha avuto probabilmente la capacità di aprire un dialogo con un'organizzazione, quella guidata da Arafat, che mille difetti aveva, ma che sicuramente è imparagonabile ai terroristi di Hamas.
C'è un clima - penso alle parole recenti del presidente Herzog - che in Israele si sta sviluppando in questi giorni, che richiama sicuramente in parte quel tipo di tensione, quel tipo di fuoco che continua a divampare anche all'interno della società israeliana, e non nascosto sotto le ceneri come una certa narrazione vuole tentare di raccontare. Il presidente Herzog parla di allargare il cerchio della pace. È chiaro che l'esempio di chi come Rabin - ma non solo lui - ha saputo instaurare un dialogo vero con l'altra parte, senza dover rinunciare a nulla di quello che rappresenta l'identità e la legalità dello Stato israeliano in quei territori, speriamo possa essere da monito per arrivare a quello su cui a parole siamo d'accordo in molti, ma che poi va anche declinato, messo a terra, a sistema, ovvero la garanzia per Israele di esistere e vivere in sicurezza e, per quanto riguarda il popolo palestinese, avere un suo Stato. (Applausi).
Atti e documenti, annunzio
PRESIDENTE. Le mozioni, le interpellanze e le interrogazioni pervenute alla Presidenza, nonché gli atti e i documenti trasmessi alle Commissioni permanenti ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento sono pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna.
Ordine del giorno
per la seduta di martedì 11 novembre 2025
PRESIDENTE. Il Senato tornerà a riunirsi in seduta pubblica martedì 11 novembre, alle ore 16,30, con il seguente ordine del giorno:
La seduta è tolta (ore 18,13).