Legislatura 19ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 357 del 22/10/2025
Azioni disponibili
SENATO DELLA REPUBBLICA
------ XIX LEGISLATURA ------
357a SEDUTA PUBBLICA
RESOCONTO STENOGRAFICO
MERCOLEDÌ 22 OTTOBRE 2025
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Presidenza del presidente LA RUSSA,
indi del vice presidente RONZULLI
e del vice presidente CASTELLONE
N.B. Sigle dei Gruppi parlamentari: Civici d'Italia-UDC-Noi Moderati (Noi con l'Italia, Coraggio Italia, Italia al Centro)-MAIE-Centro Popolare: Cd'I-UDC-NM (NcI, CI, IaC)-MAIE-CP; Forza Italia-Berlusconi Presidente-PPE: FI-BP-PPE; Fratelli d'Italia: FdI; Italia Viva-Il Centro-Renew Europe: IV-C-RE; Lega Salvini Premier-Partito Sardo d'Azione: LSP-PSd'Az; MoVimento 5 Stelle: M5S; Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista: PD-IDP; Per le Autonomie (SVP-PATT, Campobase): Aut (SVP-PATT, Cb); Misto: Misto; Misto-ALLEANZA VERDI E SINISTRA: Misto-AVS; Misto-Azione-Renew Europe: Misto-Az-RE.
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RESOCONTO STENOGRAFICO
Presidenza del presidente LA RUSSA
PRESIDENTE. La seduta è aperta (ore 9,35).
Si dia lettura del processo verbale.
PAGANELLA, segretario, dà lettura del processo verbale della seduta del giorno precedente.
PRESIDENTE. Non essendovi osservazioni, il processo verbale è approvato.
Comunicazioni della Presidenza
PRESIDENTE. L'elenco dei senatori in congedo e assenti per incarico ricevuto dal Senato, nonché ulteriori comunicazioni all'Assemblea saranno pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna.
Comunicazioni del Presidente del Consiglio dei ministri in vista del Consiglio europeo del 23 e 24 ottobre 2025 e conseguente discussione (ore 9,37)
Approvazione delle proposte di risoluzione n. 1 e n. 4 (testo 2)
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca: «Comunicazioni del Presidente del Consiglio dei ministri in vista del Consiglio europeo del 23 e 24 ottobre 2025».
Ha facoltà di parlare il presidente del Consiglio dei ministri, onorevole Giorgia Meloni.
MELONI, presidente del Consiglio dei ministri. Signor Presidente, onorevoli senatori, il Consiglio europeo del 23 e 24 ottobre si terrà, ancora una volta, in un frangente internazionale estremamente complesso.
L'Italia si presenta a questo appuntamento al compimento del terzo anno di questo Governo, forte di una stabilità politica rara nella sua storia repubblicana, di un ritrovato protagonismo internazionale, che le viene riconosciuto da tutti, e di indicatori economici e finanziari solidi, che la rendono apprezzata dagli analisti e attrattiva per gli investitori. (Applausi).
Il riconoscimento del Fondo monetario internazionale e l'ultima valutazione sul rating dell'Italia da parte dell'agenzia DBRS Morningstar riportano finalmente l'Italia dove merita di stare, cioè in serie A, e dimostrano la correttezza della strategia di sviluppo e delle politiche di bilancio messa in campo da questo Governo, confermate anche con la legge di bilancio varata la scorsa settimana dal Consiglio dei ministri. Tutto questo consente all'Italia di presentarsi con autorevolezza al tavolo del Consiglio europeo, per contribuire con le sue posizioni a scelte che necessitano di pragmatismo, di visione e di ambizione.
Naturalmente anche questo Consiglio europeo partirà dalle gravi crisi internazionali che stiamo vivendo, sia per i continui e deliberati attacchi russi nei confronti degli obiettivi civili in Ucraina (l'ultimo questa notte con sei vittime, tra cui due bambini), sia per la grave situazione in cui tuttora versa la Striscia di Gaza.
Il recente accordo sul piano in 20 punti presentato dal presidente Donald Trump e firmato a Sharm el-Sheikh sulla crisi mediorientale ha rappresentato uno sviluppo estremamente positivo e concreto ed è frutto di un lungo e complesso lavoro diplomatico al quale l'Italia ha contribuito con costanza e pragmatismo. Siamo molto grati a tutti i mediatori per gli sforzi diplomatici che hanno reso possibile questo importante passo in avanti. Mi riferisco ai Governi di Egitto, Qatar e Turchia, ma mi riferisco soprattutto al Presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, che ha dedicato energie straordinarie per raggiungere quello che è un suo indiscutibile successo. (Applausi).
Dopo molto tempo, ci troviamo di fronte a una prospettiva credibile verso una pace giusta e duratura in Medio Oriente. L'entrata in vigore del cessate il fuoco, il rilascio degli ostaggi, la ripresa degli aiuti umanitari sono i punti imprescindibili da cui occorre ripartire, ma chiaramente costituiscono soltanto i primi passi di un percorso che sarà lungo e faticoso. Le vicende delle ultime ore dimostrano quanto l'equilibrio sia fragile e sottoposto a rischi quotidiani e la comunità internazionale è chiamata a disinnescare quei rischi con determinazione e con pazienza.
La violazione del cessate il fuoco da parte di Hamas dimostra ancora una volta chi sia il principale nemico dei palestinesi, ma la conseguente rappresaglia israeliana concretizzatasi in nuove vittime civili e nell'interruzione del transito degli aiuti umanitari rappresenta un'altra scelta che non condividiamo.
Tuttavia, quello intrapreso con la firma della tregua è l'unico percorso che valga la pena di essere perseguito, l'unico che possa portare alla realizzazione della soluzione a due Stati. Il piano del presidente Trump riconosce infatti l'aspirazione all'autodeterminazione del popolo palestinese, la cui realizzazione, insieme alla sicurezza di Israele, costituisce la pietra angolare della nostra azione per garantire un futuro di pace, di stabilità e di prosperità alla Regione, ma per giungere a questo obiettivo, Hamas deve accettare di non avere alcun ruolo nella governance transitoria e nel futuro Stato palestinese e deve essere disarmato per impedire che continui a rappresentare una minaccia per la stabilità regionale. Abbiamo avuto anche in questi giorni prova della ferocia di questa organizzazione, anche nei confronti degli stessi palestinesi, in una pericolosa serie di esecuzioni sommarie che consideriamo inaccettabili.
Sono queste le precondizioni necessarie anche per il riconoscimento da parte dell'Italia dello Stato di Palestina, come anche da indicazione di questo Parlamento. Il Governo è pronto ad agire di conseguenza, quando queste condizioni si saranno materializzate. (Applausi).
L'Italia esorta tutte le parti a cogliere l'opportunità fornita da questo spiraglio di pace, rispettando i termini del piano e ovviamente è pronta a fare la sua parte da protagonista. Nell'immediato, è centrale la ripresa degli aiuti umanitari a favore della popolazione di Gaza, con un rinnovato ruolo centrale delle Nazioni Unite.
In quest'ambito, l'Italia continua a svolgere un lavoro intenso, che la pone al primo posto tra le Nazioni occidentali ed è ovviamente pronta a incrementare i suoi sforzi. Vale la pena ricordare il lavoro che la nostra Nazione ha portato avanti in questi mesi, perché da troppe parti, soprattutto per interesse, si finge di non vederlo o addirittura si tenta di negarlo. Nell'ambito dell'operazione umanitaria Food for Gaza abbiamo inviato nella Striscia oltre 2.000 tonnellate di farina e oltre 200 tonnellate di altri aiuti; così come siamo in prima fila nelle evacuazioni sanitarie da Gaza, con un totale di 196 persone, tra bambini che avevano bisogno di essere curati nei nostri ospedali e relativi accompagnatori. Siamo stati i primi a creare dei corridoi universitari, che sinora hanno consentito di accogliere in Italia 39 studenti beneficiari di borse di studio, perché non c'è modo più efficace per aiutare la nascita dello Stato di Palestina, se non sostenendo la formazione della sua futura classe dirigente. (Applausi).
Questo sforzo - che, lo ribadisco, è unico tra le Nazioni occidentali - fa giustizia delle polemiche e delle troppe menzogne che abbiamo ascoltato in questi mesi e mi rende orgogliosa di rappresentare una Nazione nella quale la maggioranza dei cittadini sa ancora distinguere tra il cinismo sbandierato a favore di telecamera e la solidarietà vera e silenziosa. (Applausi).
Mi consenta di ringraziare il ministro Tajani, la Farnesina, la Difesa, i tanti funzionari, i militari, i volontari che in questi mesi si sono prodigati nel silenzio, raccontando ancora una volta quale sia il volto più bello di questa Nazione. (Applausi).
Intendiamo continuare in questo sforzo umanitario, ovviamente sulla base di adeguate garanzie di sicurezza, sia intensificando le iniziative rivolte alla sicurezza alimentare, sia sul fronte sanitario, continuando con le evacuazioni dei malati verso i nostri ospedali, ma anche intervenendo sul campo con apposite strutture sanitarie, fattispecie per la quale tanto la Croce Rossa quanto la Protezione civile e la sanità militare sono state attivate.
Anche sul piano della sicurezza e della transizione politica, il nostro impegno sarà deciso. Siamo pronti a fornire tutto il sostegno necessario all'Autorità nazionale palestinese, anche sul piano della formazione dei quadri dirigenti, affinché essa possa presto assumere piene responsabilità di governo all'interno di confini riconosciuti. Siamo pronti a contribuire con i nostri Carabinieri, già da anni presenti a Gerico per la formazione della Polizia palestinese e nella missione UE per Rafah, il cui numero siamo pronti ad aumentare; lo ribadirò di persona al presidente Abbas, con il quale mi sono data appuntamento a Roma per i primi giorni di novembre.
L'Italia è allo stesso tempo pronta a contribuire attivamente al giorno dopo, anche partecipando - qualora le fosse richiesto - ai lavori del Board of Peace, l'organo di governo provvisorio per la Striscia. Siamo pronti a fare la nostra parte sul piano del ripristino delle infrastrutture essenziali a Gaza, specialmente quelle sanitarie, e abbiamo inoltre espresso la nostra piena disponibilità ad essere coorganizzatori della conferenza sulla ricostruzione della Striscia di Gaza che si terrà al Cairo dopo il cessate il fuoco, un momento che sarà cruciale per coordinare gli sforzi della comunità internazionale finalizzati a una nuova stagione di sviluppo per la Striscia.
Manteniamo alta l'attenzione sulla Cisgiordania, dove una politica dei fatti compiuti e la violenza dei coloni rischiano di compromettere le prospettive della statualità palestinese. Abbiamo condannato i piani di espansione degli insediamenti israeliani, riteniamo inaccettabili le dichiarazioni violente di alcuni esponenti delle istituzioni israeliane ed è la ragione per la quale siamo pronti a sostenere misure restrittive individuali nei loro confronti.
Dal punto di vista della sicurezza, infine, siamo pronti a partecipare a un'eventuale forza internazionale di stabilizzazione e a continuare a sostenere l'Autorità nazionale palestinese nell'addestramento delle sue Forze di polizia nel rafforzamento delle capacità operative. Dobbiamo ancora definire i dettagli del nostro contributo, ma ritengo fin d'ora opportuno un passaggio parlamentare su queste materie; avremo quindi modo di approfondire insieme e sono certa che, trattandosi di contribuire realmente e concretamente alla pace in Medio Oriente, tutte le forze in Parlamento non mancheranno di dare il loro sostegno convinto. (Applausi).
Naturalmente, al Consiglio europeo si parlerà anche di Ucraina, come avviene ininterrottamente dal 24 febbraio 2022; lo faremo a maggior ragione partendo dai nuovi colloqui svolti dal presidente Trump sia con Vladimir Putin, sia con Volodymyr Zelensky. Sull'Ucraina la nostra posizione non cambia e non può cambiare davanti alle vittime civili, alle immagini delle città, delle case, delle stazioni elettriche e di stoccaggio del gas sistematicamente bombardate dai russi con il solo e preciso intento di rendere impossibile la vita alla popolazione civile, che resiste eroicamente da quasi quattro anni a un conflitto su larga scala. (Applausi).
Lasciatemi notare che questo cinismo non si è fermato nemmeno di fronte ai convogli umanitari delle Nazioni Unite che trasportavano beni di prima necessità: anche questi la settimana scorsa sono stati bersagliati senza alcun ritegno dai droni russi, anche se la cosa, per ragioni a me oscure, non ha destato lo stesso moto di indignazione che abbiamo visto per altri scenari. (Applausi).
L'ho ripetuto a Volodymyr Zelensky a margine del Consiglio europeo informale di Copenaghen e ancora al telefono qualche giorno fa: il nostro sostegno al popolo ucraino resta fermo e determinato, nell'unico intento di arrivare alla pace. Tale pace, però, dev'essere giusta e non frutto della sopraffazione, il che implica una soluzione equa, frutto di un percorso negoziale credibile nel quale, chiaramente, nessuna decisione sull'Ucraina può essere presa senza l'Ucraina e nessuna decisione sulla sicurezza europea può essere presa senza l'Europa. Assicurare la difesa dell'Ucraina è interesse dell'intera Europa, perché, se venisse consentita l'invasione di una Nazione europea, dal giorno dopo nessuno potrebbe sentirsi veramente al sicuro da aggressioni esterne. (Applausi).
Per questo contiamo di proseguire il lavoro che stiamo conducendo insieme agli Stati Uniti, che - come ho sempre detto - devono essere parte integrante di questi sforzi, per definire garanzie di sicurezza robuste, credibili ed efficaci, chiaramente nella loro capacità di deterrenza, per Kiev e per tutti noi. Deterrenza che si basa innanzitutto sulla forza dell'esercito ucraino, che ad oggi è uno degli eserciti principali del Continente. Gli altri due perni su cui quest'architettura di sicurezza si deve reggere, dal nostro punto di vista, prevedono una componente politica, con un meccanismo di assistenza modellato sull'articolo 5 del Patto atlantico, e una componente di rassicurazione prevista dalla cosiddetta coalizione dei volenterosi. Su quest'ultima, però, lasciatemi nuovamente e nettamente ribadire la posizione del Governo: ciascuna Nazione contribuirà a questi sforzi nella misura in cui potrà e riterrà necessario. L'Italia ha già chiarito che non prevede l'invio di propri soldati in territorio ucraino. (Applausi).
Quest'estate, dopo l'incontro in Alaska tra il presidente Trump e il presidente Putin, abbiamo accarezzato l'idea che fossimo finalmente all'inizio di un percorso negoziale. Purtroppo, poche settimane dopo la Russia ha nuovamente gettato la maschera, portando avanti tattiche dilatorie e ponendo condizioni impossibili per una seria iniziativa di pace. Mosca chiede che l'esercito ucraino si ritiri dalle regioni che la Federazione russa ha formalmente annesso, ma che non controlla sul campo e non riesce a conquistare. Non dobbiamo dimenticare che, dal novembre del 2022 ad oggi, Mosca è riuscita a conquistare appena l'1 per cento del territorio ucraino, peraltro a costo di grandi sacrifici in termini di uomini e di mezzi. È esattamente questo stallo, però, che oggi può rendere possibile giungere a un'ipotesi di pace.
Non possiamo considerare accettabile l'atteggiamento ambiguo di chi promette impegno negoziale e poi bombarda costantemente gli obiettivi civili. Per arrivare al tavolo delle trattative serve quindi anche incrementare la pressione su Mosca, come stiamo facendo con il diciannovesimo pacchetto di sanzioni europee, che stiamo approvando e che contribuirà a ridurre ancora di più le risorse che Mosca può destinare allo sforzo bellico. Giova ripetere un concetto importante: le sanzioni economiche non sono contro il popolo russo, sono contro il regime, che trasforma la ricchezza della Russia in armi e distruzione. Ogni risorsa che la Russia accumula oggi non serve a costruire scuole, ospedali o a generare lavoro, ma serve a finanziare la guerra e la distruzione di scuole, ospedali o lavoro in Ucraina.
È noto, inoltre, che stiamo discutendo con i partner UE e G7 di ulteriori possibili misure relative ai beni congelati russi, rispetto alle quali tuttavia riteniamo che sia necessario - e non siamo i soli - rispettare il diritto internazionale e il principio di legalità, tutelare la stabilità finanziaria e monetaria delle nostre economie e dell'area euro, garantire la sostenibilità di ogni passo che dovesse essere intrapreso.
Sempre in tema di sicurezza europea, le recenti violazioni dello spazio aereo europeo hanno dimostrato una volta di più l'attualità del percorso di rafforzamento della prontezza europea di fronte a possibili minacce. Insieme agli altri leader europei, discuteremo la proposta della presidente della Commissione von der Leyen e dell'alto rappresentante Kaja Kallas su una road map per la prontezza europea nella difesa, che raccoglie le proposte su come unire le forze degli Stati membri per colmare alcune lacune della nostra capacità difensiva. Inoltre, la Commissione proporrà alcuni progetti di interesse europeo, i cosiddetti flagship projects.
In questo quadro l'Italia intende soprattutto ribadire l'importanza di assicurare che questi progetti siano mirati a garantire la sicurezza di tutti i Paesi dell'Unione.
È evidente, ad esempio, che tutti i confini dell'Alleanza hanno la stessa rilevanza e che la prontezza europea nella difesa dev'essere sviluppata a 360 gradi. Tutti conosciamo e supportiamo la necessità di proteggere il fianco Est dell'Europa e della NATO, ma non possiamo consentire che si perda di vista il fianco meridionale dell'UE. (Applausi). La sicurezza dei confini esterni dell'Alleanza è indivisibile; dobbiamo essere pronti anche di fronte alle minacce alla nostra sicurezza portate dai conflitti e dall'instabilità nel Medio Oriente, in Libia, nel Sahel e nel Corno d'Africa. Sappiamo che i nostri competitor sono molto attivi anche in questi quadranti, così come conosciamo molto bene i rischi che possono derivare dal terrorismo e dalla strumentalizzazione delle migrazioni.
Il ministro Guido Crosetto, che ringrazio, è stato molto chiaro su questo punto durante l'ultima riunione dei Ministri della difesa dell'UE. Intanto l'Italia ha già cominciato il percorso di rafforzamento della sua difesa, aderendo ai finanziamenti agevolati previsti da SAFE (Security action for Europe), con l'assegnazione di 14,9 miliardi di euro. Come abbiamo annunciato e come dimostra la legge di bilancio, ciò ci consente di rafforzare la nostra difesa senza distogliere un solo euro dalle altre priorità che il Governo si è dato. (Applausi). È ora in corso un attento lavoro di selezione dei progetti per i quali sarà utilizzato questo strumento, con un'attenzione particolare a massimizzare lo sviluppo dell'industria della difesa nazionale e le ricadute occupazionali sull'Italia, così come allo sviluppo di strumenti dual use, cioè che abbiano un'utilità tanto militare quanto civile.
Un altro importante passaggio è l'adozione del regolamento EDIP (European defence industry programme), il programma europeo di sviluppo per l'industria della difesa che prevede un sostegno europeo di 1,5 miliardi di euro. L'Italia ha seguito con molta attenzione questo negoziato, riuscendo a ottenere che fosse mantenuto l'equilibrio tra la volontà di rafforzare l'autonomia strategica europea e la necessità di consentire alle nostre industrie della difesa di continuare a rifornirsi anche di componentistica da altri mercati, per non creare divari con altri partner europei.
Su un piano più ampio, il rafforzamento della difesa richiede soluzioni finanziarie ancora più ambiziose. Chiediamo fin d'ora di aprire un dibattito sulla possibilità di rendere permanente la flessibilità del Patto di stabilità e crescita con riferimento agli investimenti in questo settore. In parallelo, come abbiamo sostenuto fin dal primo momento, la mobilitazione dei capitali privati è essenziale per sostenere un'accelerazione degli investimenti, il che implica, a nostro avviso, il completamento dell'unione dei mercati di capitali a livello UE e un ruolo più profilato per la Banca europea degli investimenti.
In ultimo, sempre in materia di difesa, per l'Italia è molto chiaro che il ruolo centrale in tutto questo processo rimane quello degli Stati membri, che - lo ricordo - hanno competenza esclusiva in termini di sicurezza nazionale. (Applausi). Sono e devono rimanere gli Stati membri i decisori in questo percorso. All'Italia è altresì chiaro che il processo di rafforzamento della prontezza europea deve avvenire in piena complementarietà con la NATO, che rimane l'Alleanza deputata a garantire la nostra sicurezza. L'obiettivo rimane quello di rafforzare il pilastro europeo della NATO, complementare a quello nordamericano, mantenendo il vincolo transatlantico come orizzonte imprescindibile per la nostra Nazione e per l'intera Europa.
Il Consiglio europeo sarà anche l'occasione per affrontare una questione che io considero determinante per il futuro dell'Unione, ovvero la proposta di emendamento della Commissione europea alla legge europea per il clima, con la quale si intende fissare un nuovo obiettivo intermedio di riduzione delle emissioni nette del 90 per cento - ovviamente rispetto al livello del 1990 - entro il 2040, quale tappa intermedia verso l'obiettivo già previsto della neutralità climatica, ovvero del cento per cento di riduzione nel 2050. Voglio premettere che l'Italia sostiene e continuerà a sostenere un ambizioso percorso di riduzione delle emissioni, poiché è un obiettivo che chiaramente consideriamo importante per la nostra salute, per i nostri territori, per la nostra autonomia strategica, ma riteniamo che il modo migliore per non raggiungere questo obiettivo sia continuare a rincorrere un approccio ideologico e pertanto irragionevole (Applausi) che impone obiettivi insostenibili e irraggiungibili, che producono danni al nostro tessuto economico industriale, indeboliscono le Nazioni europee e rischiano di compromettere definitivamente la credibilità stessa dell'Unione europea (Applausi), perché qui si tratta prima di tutto di credibilità. Come possiamo risultare credibili agli occhi dei nostri partner internazionali e degli investitori, se ci poniamo obiettivi inverosimili, perfino dannosi, per chi volesse fare impresa in Europa e in Italia?
Noi vogliamo abbandonare quell'approccio ideologico che ha caratterizzato la stagione del Green Deal per abbracciare un pragmatismo serio e ben ancorato al principio di neutralità tecnologica. Per questo - lo dico chiaramente - l'Italia non potrà sostenere la proposta della Commissione di revisione della legge europea sul clima, così come formulata ora, a maggior ragione se non sarà accompagnata da un vero e sostanziale cambio di approccio. (Applausi). Per noi questo cambio di approccio deve sostanziarsi in tre ambiti principali, in cui le energie rinnovabili hanno un ruolo nello sviluppo, ma devono essere integrate in un sistema equilibrato e tecnologicamente attrezzato per contenere al massimo le emissioni.
In primo luogo, un'eventuale modifica della legge clima europea, che preveda un nuovo obiettivo intermedio al 2040, dovrà essere accompagnata da chiare e definite condizioni abilitanti, ovvero strumenti che consentano di raggiungere gli obiettivi senza compromettere irrimediabilmente l'economia europea, a vantaggio, peraltro, di un numero sempre più alto di concorrenti strategici a livello globale, che fanno salti di gioia di fronte alle follie verdi che ci siamo autoimposti e che vogliamo continuare ad autoimporci. (Applausi). Mi riferisco in particolare alla possibilità di conteggiare, sino almeno al 5 per cento sia degli obiettivi a livello UE, sia degli obiettivi nazionali, i cosiddetti crediti internazionali, ovvero quei progetti di cooperazione internazionale che l'Unione europea e gli Stati membri finanziano in Paesi terzi per ridurre le emissioni di carbonio. Anche considerato che le emissioni di carbonio UE ammontano a circa il 6 per cento delle emissioni globali, non è trascurabile il valore che ha, ai fini dell'obiettivo finale, favorire un'economia sostenibile nei Paesi in via di sviluppo ed è esattamente lo spirito del Piano Mattei e del focus che il Piano ha sui progetti ambientali. (Applausi).
Ne sono un esempio, nell'ambito del sostegno italiano alla strategia internazionale di rafforzamento dell'accesso all'energia elettrica Mission 300, le iniziative che stiamo portando avanti in vari Paesi, come la Costa d'Avorio e la Repubblica democratica del Congo, e le iniziative Ascent, in cofinanziamento con la Banca mondiale in Tanzania e in Mozambico, a cui l'Italia contribuisce per espandere l'accesso all'energia elettrica da fonti rinnovabili in contesti remoti nei quali la rete elettrica nazionale non risulta sostenibile.
Aggiungo anche la necessità di applicare la massima flessibilità nella contabilizzazione delle riduzioni delle emissioni ottenute dai diversi sistemi di cattura del carbonio attualmente in uso, restando aperti alle nuove scoperte e alle nuove tecnologie che vengono man mano affinate in questo settore. Allo stesso tempo, chiediamo di prevedere una robusta clausola di revisione degli obiettivi climatici sanciti dalla legge europea sul clima. Tra cinque anni sarà fondamentale fare il punto su dove siamo, su cosa avrà funzionato e cosa no a livello UE e nelle differenti Nazioni europee e se sarà necessario adottare le misure correttive conseguenti. Dobbiamo insomma porci degli obiettivi realistici, verificabili e compatibili con la sopravvivenza dei nostri settori produttivi e industriali.
La seconda condizione che poniamo è che questo cambio di approccio preveda una piena applicazione del principio della neutralità tecnologica a tutta la legislazione climatica UE, a partire da quella relativa al settore automobilistico e a quello dell'industria pesante, dove esiste un limite tecnico alla transizione e bisogna ragionare anche in termini di integrazione energetica.
Lo ribadiamo: non può esistere solo l'elettrificazione per il futuro dell'auto e tantomeno per quello del trasporto pesante o dell'industria (Applausi), a partire dall'industria dell'acciaio, del vetro e del cemento. Dobbiamo, al contrario, rimanere aperti a tutte le soluzioni, come anche i biocarburanti sostenibili, che possono contribuire alla decarbonizzazione e che devono essere consentiti anche dopo il 2035.
Finalmente, anche grazie alla nostra insistenza su questo punto e alla nostra capacità di portare su queste posizioni altri importanti partner europei, registriamo una prima apertura da parte della presidente von der Leyen che nella lettera sulla competitività inviata ai leader lunedì scorso in previsione del Consiglio, fa esplicito riferimento a questa possibilità. Applicare tale principio significherebbe garantire la sopravvivenza del motore endotermico, alimentandolo con carburanti alternativi e sostenibili e quindi salvare gran parte della nostra filiera dell'automotive e del gas: un obiettivo che ci siamo posti fin dall'inizio del nostro mandato e sul quale non intendiamo arretrare.
Infine, terzo punto per noi dirimente è quello delle risorse, perché nessuna transizione è davvero possibile senza stanziare le risorse adeguate. Il nuovo quadro finanziario pluriennale che abbiamo cominciato a negoziare, sul quale saremo determinati, sarà un fondamentale banco di prova, insieme - lo ribadisco - all'avanzamento verso l'Unione dei mercati dei capitali UE, fondamentale per favorire gli indispensabili investimenti privati, necessari e complementari a quelli pubblici. Quest'ultimo, peraltro, è un tema di cui discuteremo anche con la Presidente della Banca centrale europea e il Presidente dell'Eurogruppo, in occasione del vertice euro che avrà luogo a margine del Consiglio europeo.
In sintesi, chiediamo un intervento coraggioso alla Commissione, per correggere un ampio numero di scelte azzardate compiute in passato con il Green Deal, che oggi stanno chiaramente mostrando tutti i loro limiti. Diversamente, voglio essere chiara ancora una volta: l'Italia non è pronta a sostenere nuove iniziative autodistruttive e controproducenti per inseguire gli interessi di bizzarre maggioranze parlamentari in Europa. (Applausi).
Altro tema di particolare rilevanza per la competitività europea e la transizione di cui discuteremo a Bruxelles è quello della semplificazione normativa. Alcuni primi passi in avanti sono stati fatti con i diversi pacchetti omnibus sinora presentati, per i quali chiaramente ringraziamo la Commissione europea.
Allo stesso modo, abbiamo accolto con interesse gli impegni assunti dalla presidente von der Leyen, sempre nella lettera di lunedì, con una concreta pianificazione di proposte che si prefiggono l'obiettivo di semplificare ulteriormente il quadro regolatorio europeo e di sostenere la competitività del nostro Continente, bilanciando le esigenze della sostenibilità ambientale con quelle dello sviluppo industriale e dell'innovazione. Chiaramente, le valuteremo man mano che emergeranno e, come sempre, non faremo mancare il punto di vista chiaro e costruttivo dell'Italia.
Riteniamo, però, che si possa e si debba fare di più. Per questa ragione, su questo tema, insieme al cancelliere Merz e a circa altri quindici leader europei, ho indirizzato una lettera alla presidente von der Leyen per accelerare ulteriormente la semplificazione sulla base di tre principi: in primo luogo, la revisione dell'intero acquis regolamentare, cioè dell'insieme delle leggi, dei regolamenti, delle sentenze e delle consuetudini che compongono il diritto dell'Unione, per individuare tutto ciò che è obsoleto e non funzionale; in secondo luogo, la cancellazione, tramite i pacchetti omnibus, della regolamentazione non necessaria; in terzo luogo, il contenimento all'essenziale delle nuove proposte legislative, limitandosi alle sole materie delegate dove maggiore è il valore aggiunto di un intervento europeo; in altre parole, piena e semplice applicazione dei principi di attribuzione, di sussidiarietà e di proporzionalità che sono sanciti nei Trattati.
L'Italia ha contribuito con forza al cambio di paradigma europeo che sta finalmente riportando al centro le tematiche della semplificazione e della competitività, terreni su cui per lungo tempo l'UE ha seguito traiettorie sbagliate, che l'hanno fortemente indebolita nei confronti dei suoi competitor globali.
Ora non è il momento di esitare, tutt'altro: è tempo di porre rimedio agli errori del passato, rimettendo al centro concretezza e visione, con l'unico obiettivo di rendere più facile la vita ai nostri cittadini e alle nostre imprese. Noi continueremo a fare la nostra parte in questo percorso, perché non intendiamo rassegnarci al declino delle nostre società e alla deindustrializzazione del nostro Continente.
In Consiglio europeo, anche su richiesta italiana, si discuterà poi di politiche abitative, a fronte del sempre più pressante problema dei costi immobiliari, in particolare per le fasce più giovani della società. Come sapete, il Governo - e ringrazio per questo il vice presidente Salvini - sta lavorando a un importante piano casa a prezzi calmierati per le giovani coppie, per aiutarle a compiere quel primo passo fondamentale anche per la costruzione di una famiglia.
La questione della casa è per noi un tema fondamentale, che tocca direttamente la questione dell'equità sociale, intersecando molti settori. Per questo abbiamo accolto con favore, nella revisione di medio termine della politica di coesione proposta dal vice presidente Fitto, che la casa sia una delle cinque nuove priorità finanziabili. (Applausi).
La Commissione presenterà il piano d'azione per l'edilizia abitativa accessibile, previsto entro metà dicembre 2025, la cui proposta chiaramente attendiamo con molto interesse. Sarà essenziale che il Consiglio europeo fornisca orientamenti e indichi come offrire un valore aggiunto tangibile, ovviamente nel rispetto delle prerogative degli Stati membri, ancora una volta, e delle competenze nazionali.
Infine, come i precedenti, anche questo Consiglio europeo tratterà di migrazione. È un punto su cui, come sapete, l'Italia ha insistito fin dall'insediamento di questo Governo, ribadendo come la gestione delle migrazioni sia una questione di livello europeo, che si può affrontare seriamente soltanto attraverso politiche chiare, attuate con determinazione e con costanza. In questo senso, la lettera che la presidente Von der Leyen, ormai di regola, invia ai leader in vista dei Consigli europei rappresenta uno strumento importante di aggiornamento e di coordinamento.
A quasi tre anni dal mio primo viaggio a Bruxelles in qualità di Primo Ministro italiano, il 3 novembre 2022, in cui avevo posto la migrazione come uno dei grandi temi su cui lavorare insieme, dopo anni di contrasti e divisioni, dobbiamo constatare che molto è cambiato. L'approccio italiano, ispirato a fermezza contro l'immigrazione irregolare e contro i trafficanti di esseri umani, alla cooperazione con i Paesi di origine e transito, al governo della migrazione legale e a politiche più efficaci di rimpatrio, è ormai divenuto maggioritario in Europa. L'Italia ha saputo proporre idee e soluzioni innovative, che vengono guardate con sempre maggiore interesse. Lo dimostra, in primis, il focus sulla dimensione esterna: la logica del Piano Mattei per l'Africa è ormai un modello non solo per l'Unione europea, che con la strategia Global Gateway si muove sempre più su binari paralleli ai nostri, ma anche per le singole Nazioni europee, che sempre di più ci chiedono di condividere la nostra esperienza e di poter collaborare con noi.
Riscontriamo un forte interesse anche per il Processo di Roma su migrazione e sviluppo, come dimostra pure il recente annuncio da parte del primo ministro britannico Keir Starmer, che ringrazio, di aver innalzato il proprio contributo alle nostre iniziative sui rimpatri volontari, in collaborazione con OIM (Organizzazione internazionale per le migrazioni) e UNHCR (United Nations High Commissioner for Refugees), a 5,75 milioni di sterline.
È ormai divenuta un appuntamento consolidato anche la riunione informale dei Capi di Stato e di Governo che sostengono le soluzioni innovative al margine dei Consigli europei e che sono ospitate a turno da Italia, Paesi Bassi e Danimarca. Ci rivedremo nuovamente in questo formato e sarà l'occasione per fare il punto anche sul tema delle convenzioni internazionali e sulla necessità di assicurare che la loro attuazione consenta di affrontare anche le sfide della moderna migrazione irregolare, impensabili quando quelle convenzioni furono scritte e anche sottoscritte dall'Italia. Proporremo in questa occasione ai partner una tabella di marcia che, anche in collaborazione con il Segretario generale del Consiglio d'Europa, nei prossimi mesi dovrebbe portare a un primo dibattito a livello politico sul tema a Strasburgo.
Intanto procedono in Consiglio i negoziati sulle proposte normative che consideriamo particolarmente importanti, avanzate dalla Commissione su impulso italiano, prime fra tutte l'adozione di una lista europea di Paesi di origine sicuri, come previsto dal nuovo Patto sulla migrazione e l'asilo, e la revisione del quadro giuridico europeo in tema di rimpatri, per rendere le procedure più rapide ed efficaci. La proposta della Commissione contiene elementi positivi, che rispondono alle istanze italiane in materia, tra cui la definizione più ampia di Paese terzo di rimpatrio, che può includere un Paese terzo sicuro e un Paese con cui è in vigore un accordo. In questo modo verrebbe introdotto a livello dell'Unione europea il presupposto giuridico per l'istituzione di centri di rimpatrio destinati alla permanenza, a breve o a lungo periodo, in Paesi terzi, i cosiddetti return hubs, di migranti irregolari in attesa del loro rimpatrio definitivo.
Insomma, continua l'azione decisa dell'Italia nel contrasto all'immigrazione illegale di massa e i risultati stanno arrivando. Una volta che avremo finalmente creato un quadro di norme europee efficaci, siamo certi che quei risultati saranno ancora migliori e a beneficiarne saranno soprattutto i quartieri periferici delle nostre città, le fasce più deboli della nostra popolazione, le nostre autorità di pubblica sicurezza, che non vedranno più frustrati i loro sforzi, e gli stranieri regolari che scelgono di integrarsi nella nostra società. (Applausi). Più in generale, ne beneficeranno però tutti gli italiani, anche quelli che non sono d'accordo con il nostro approccio. Lo avevamo promesso e lo stiamo facendo. (Applausi). Lo avevamo promesso, lo stiamo facendo e continueremo a farlo, perché la storia recente ci ha dimostrato che non importa quante menzogne si raccontino, né di quali nefandezze ti si accusi, né quanto si tenti di metterti i bastoni tra le ruote: la maggioranza degli italiani, sempre più maggioranza, riconosce il lavoro serio, la buonafede e i risultati.
Finché quella maggioranza sarà dalla nostra parte, noi andremo avanti con la testa alta e lo sguardo fiero, consapevoli della grande Nazione che rappresentiamo in Italia e all'estero, perché sempre più italiani possano essere fieri di noi e soprattutto orgogliosi di essere italiani. Vi ringrazio. (Prolungati applausi).
Saluto ad una rappresentanza di studenti
PRESIDENTE. Saluto a nome dell'Assemblea i docenti e gli studenti dell'Istituto scolastico «Caterina di Santa Rosa» di Roma, che stanno assistendo ai nostri lavori. (Applausi).
Ripresa della discussione sulle comunicazioni
del Presidente del Consiglio dei ministri (ore 10,15)
PRESIDENTE. Al fine di consentire al Presidente del Consiglio dei ministri la consegna presso la Camera dei deputati, come sapete, del testo delle comunicazioni che ha appena reso qui in Senato, sospendo la seduta, che riprenderà indicativamente alle ore 10,45, con la discussione sulle comunicazioni del Presidente del Consiglio dei ministri.
(La seduta, sospesa alle ore 10,16, è ripresa alle ore 10,55).
Avverto che le proposte di risoluzione dovranno essere presentate entro la conclusione della discussione.
Dichiaro aperta la discussione sulle comunicazioni del Presidente del Consiglio dei ministri.
È iscritto a parlare il senatore Monti. Ne ha facoltà.
MONTI (Misto). Signora Presidente del Consiglio, la ringrazio per le esaurienti comunicazioni e mi rallegro per l'autorevolezza con cui lei rappresenta l'Italia in Europa e nel mondo. (Applausi). Oggi però, sia pure a voce bassa, come può sentire, vorrei esortarla ad assumere un ruolo ancora più importante, che forse solo lei può assumere: spiegare al presidente Trump che l'Unione europea non è un demone e che non è nell'interesse neppure degli Stati Uniti nutrire ostilità verso di essa, esercitare l'intimidazione ed utilizzare la soggezione europea nei suoi confronti per estorcere concessioni in materia di dazi o di rinuncia al potere di disciplinare settori come le piattaforme digitali (disciplina a presidio non solo della concorrenza, ma anche della democrazia).
Alla radice di questo squilibrio di potere ci sono due fattori. Il primo è l'irresponsabilità di non esserci ancora dotati di una difesa europea. Poi gioca un secondo fattore, il capriccio della storia, che ha posto a capo del nostro più grande e storico alleato un uomo che non ha simpatia per i pilastri dell'Unione europea, che sono - si noti - gli stessi pilastri tradizionali degli Stati Uniti: lo Stato di diritto, la divisione dei poteri, le autorità indipendenti (Applausi), i mercati aperti, il coordinamento multilaterale. Mentre sembra, il Presidente, avere maggiori affinità istintive con i leader di regimi autoritari come il presidente Putin. L'Unione europea si sente vulnerabile di fronte all'aggressione russa in Ucraina, a incursioni nel proprio spazio aereo, a possibili attacchi. Di fronte al volubile Presidente americano, l'Unione europea, in certi momenti, sembra disposta a concedere tutto al limite per ottenere protezione americana per un Paese che non ne fa parte, l'Ucraina, ma che è così cruciale per tutti noi.
L'Unione europea sembra disposta ad arretrare nella propria integrazione e nella propria sovranità, perché diverse delle cose che di tanto in tanto il presidente Trump chiede o intima, se accolte, avrebbero l'effetto di ridurre il grado d'integrazione e la già non enorme capacità sovrana di disciplinare se stessa che l'Unione europea deve avere.
Lei, signora Presidente, sa sorprendere. Glielo dico con sincerità: sta tenendo la barra dritta con il ministro Giorgetti sui conti pubblici, dopo aver demonizzato chi aveva dovuto farlo prima di lei. Forse questo della stabilità dei conti e del non gettare denari dalla finestra è il merito principale che le viene unanimemente riconosciuto in Italia e all'estero, mentre forse è l'unico atto, l'unica linea politica che lei ha seguito non nell'interesse specifico della parte che l'ha eletta, ma nell'interesse generale.
Concludo, Presidente: provi a riflettere se non riservarci un'altra sorpresa, spendendo la sua simpatia, autorevolezza e capacità di dialogo con il presidente Trump, che credo faccia piacere in sé a tutti gli italiani o a molti, ma che non è un interesse nazionale per l'Italia paragonabile per importanza a quello di vederla crescere sovrana, in modo diverso. Cerchi di spendere questa sua autorevolezza facendo l'interesse italiano, che non è quello di rafforzare l'agio nei rapporti personali o politici di parte con il presidente Trump, ma quello di ottenere una non ostilità allo sviluppo dell'unico ambito di speranza per l'Italia che è l'Unione europea. (Applausi).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Terzi di Sant'Agata. Ne ha facoltà.
TERZI DI SANT'AGATA (FdI). Signor Presidente, vorrei innanzitutto esprimere, per suo tramite, un sentito ringraziamento al presidente Meloni per una relazione estremamente importante, che conferma una linea politica centrata sull'interesse nazionale, sui valori europei, atlantici e occidentali. (Applausi). Li vogliamo difendere questi valori senza i se e senza i ma di un superato "wokismo" relativista.
In questo breve intervento, vorrei anzitutto riferire l'apprezzamento che abbiamo riscontrato solo giovedì scorso al Senato francese, insieme ai colleghi Rojc e Rosso, negli incontri tra le rispettive Commissioni affari europei: un vivo apprezzamento per i risultati conseguiti dal Governo Meloni sul piano finanziario, ma non solo. Sul piano finanziario ci sono le notizie appena pubblicate dall'Istat sull'apprezzamento, anche europeo, della Commissione sugli ultimi dati che riguardano la stabilità finanziaria del Paese. (Applausi). Vivo apprezzamento, anche perché si è registrata una marcata convergenza a Parigi nelle rispettive sensibilità parlamentari sulle politiche per il Mediterraneo, su immigrazione e agricoltura, competitività e semplificazione.
Anche qui vorrei esprimere veramente una sentita condivisione delle indicazioni che il presidente Meloni ha fornito nella lettera alla presidente della Commissione von der Leyen sui tre punti fondamentali in materia di semplificazione (Applausi): un elemento di fondamentale importanza per la nostra opinione pubblica, le nostre imprese e le nostre società è il problema della sussidiarietà, che dev'essere estremamente selettiva e non a pioggia dappertutto e dev'essere reinterpretata.
Gli apprezzamenti che abbiamo riscontrato a Parigi non erano certo scontati. Si uniscono a un coro di voci che sempre più registriamo all'estero circa il ruolo di un'Italia protagonista, in serie A, come ha detto la presidente Meloni, ma io aggiungerei ai vertici della serie A. È un'Italia che promuove iniziative diplomatiche e soluzioni concrete.
Voglio sottolineare qui, in queste brevi parole, quattro aspetti essenziali per una pace che dev'essere giusta e duratura per l'Ucraina, aggredita da un regime figlio dell'imperialismo sovietico.
In primo luogo, l'impegno preciso dell'Unione europea, dell'Alleanza atlantica e del G7 è per una pace che coinvolga pienamente Kiev. Il Governo Meloni si è mosso sin dall'inizio per essere elemento propulsivo della coesione atlantica ed europea. In piena linea con i nostri impegni, questa coerenza dev'essere ben compresa e soprattutto soppesata da chi, a Mosca, da ormai quattro anni aggredisce barbaramente una Nazione dell'Europa e irride a ogni norma di diritto internazionale, a ogni garanzia fornita o accordo sottoscritto.
La Russia continua a compiere mostruosi attacchi alla popolazione civile, alle scuole, agli ospedali, incarcera e tortura gli ucraini nei territori occupati, sottrae e deporta in Russia e Bielorussia decine di migliaia di minori. Questi aspetti li evidenziamo anche nella risoluzione di maggioranza e negli impegni che proponiamo al Governo. Minaccia con intrusioni aeree e attacchi ibridi altri Paesi europei. È da tempo sempre più evidente la strategia del Cremlino per sovvertire il nostro tessuto di libertà e di democrazia. Alexander Dugin, ideologo di Putin, teorizza che l'unica soluzione al conflitto tra Eurasia e Occidente sia l'annientamento di una delle due parti. La vittoria russa passa dalla distruzione dell'identità europea.
Le ingerenze russe sono un enorme problema. Anche a Parigi è stata sottolineata l'intensa attività parlamentare di Governo su questo punto. Hanno pubblicato un importante rapporto lo scorso anno su questa materia e si è costituita una Commissione d'inchiesta specificamente su questi temi relativi alle ingerenze straniere e disinformazione, dalla Russia anzitutto, ma anche da altri Paesi come Cina, Iran, Corea del Nord. E qui ricordo la risoluzione sulle ingerenze straniere che la 4a Commissione, insieme alla 3a Commissione del Senato, ha adottato pochi giorni fa.
In secondo luogo, l'Ucraina rappresenta una sfida esistenziale per l'Europa. Un accordo non può basarsi su garanzie meramente declaratorie. Ne va della sicurezza di tutta l'Europa. Occorrono garanzie credibili e una volontà politica salda sui principi dell'ONU, dei trattati europei e atlantici e delle nostre Costituzioni.
Il presidente Trump ha più volte ripreso l'idea del presidente Meloni di garanzie di sicurezza ispirate all'articolo 5 del Trattato NATO. Qui è il ruolo dell'Italia che si fa vedere nei confronti del grande alleato atlantico ed è la coesione dell'Occidente in un'Europa coesa. Nella NATO dev'esservi un pilastro fermo, in crescita. È un pilastro europeo di connotazione politica, ma anche di connotazione industriale. È molto importante. (Applausi).
Signor Presidente, in conclusione, se ha un senso sperare in una tregua verso un accordo di pace, le decisioni del Consiglio europeo per dare seguito alle decisioni della Commissione e dell'Alto rappresentante sulla tabella di marcia 2030 saranno un test della nostra deterrenza nei confronti della Russia di Putin. Su queste direttrici si colloca l'azione del Governo Meloni sin dall'inizio della legislatura, da tre anni, per un'Europa nella sicurezza, nella pace e nella libertà. (Applausi).
PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Pucciarelli. Ne ha facoltà.
PUCCIARELLI (LSP-PSd'Az). Signor Presidente, onorevoli colleghi senatori, presidente Meloni, come lei ha già anticipato, tra i vari argomenti che si discuteranno nel prossimo Consiglio europeo ci saranno la competitività, la transizione verde e la necessità di intensificare gli sforzi per conseguire risultati sul piano della semplificazione, sulla riduzione degli oneri burocratici vecchi e nuovi, sulla necessità di raggiungere gli obiettivi climatici e il sostegno alle industrie nel percorso verso la neutralità rispetto all'anidride carbonica.
Voler trattare questi ultimi argomenti lo vedo come una sorta di mea culpa dell'Europa per avere sommerso le imprese, in questi anni, di adempimenti burocratici, con direttive e regolamenti spesso astratti e miopi. Lo stesso discorso vale per la transizione verde, i cui obiettivi hanno semplicemente fallito.
Proprio ieri, l'articolo di un quotidiano riportava la missione della von der Leyen, sostenendo che le politiche che l'Europa ha attuato hanno aiutato Pechino ad emergere nel settore delle tecnologie verdi. Signora von der Leyen, ma il prezzo chi l'ha pagato? Lei o i cittadini e le aziende europee? (Applausi).
Nonostante fosse chiaro fin da subito che queste politiche erano inapplicabili al nostro tessuto imprenditoriale, con la sinistra europea avete creato danni irreparabili al settore dell'auto a motore endotermico, imponendo la svolta dell'elettrico.
Avete contribuito a un maggiore inquinamento atmosferico, avendo fatto aprire nuove centrali a carbone in Cina, per la produzione delle batterie per quelle auto elettriche che la stessa Europa ha incentivato ad acquistare. (Applausi).
In tutto questo, non avete considerato come smaltire un domani le batterie, i pannelli fotovoltaici o le pale eoliche. Anche in questo contesto chiederete supporto alla Cina e magari con incentivi economici. È bello fare il green washing in Europa, dove già l'inquinamento è al minimo, per poi incrementare quello in una parte del mondo che impatta già per il 30 per cento nelle emissioni atmosferiche. Spero quindi veramente che domani si parli di transizione sostenibile, quella transizione sostenibile da sempre invocata dalla Lega. (Applausi).
Spero realmente che si lavori per sostenere le nostre aziende, liberandole da lacci e da lacciuoli. Non possiamo più permetterci un'Europa che cerca di omologare tutte le differenze a beneficio esclusivo di un mercato unico; un'Europa lontana dai cittadini, impersonale, soffocante; un'Europa concentrata sulla curvatura delle banane o dei cetrioli o sul diametro delle albicocche o delle vongole. Abbiamo bisogno di un'Europa che non sia fossilizzata esclusivamente sui regolamenti, ma che si concentri sulla prosperità dei popoli che ne hanno fatto la storia.
Io sono convinta che lei, presidente Meloni, andrà a parlare di questi temi, forte del mandato che le affideremo tra poco in Assemblea. In vista del prossimo Consiglio europeo è fondamentale che l'Italia si presenti con una posizione chiara, autorevole e coerente con gli interessi nazionali. La stessa posizione che lei ha espresso poco fa qui in Aula; una posizione a cui non eravamo abituati durante i Governi di sinistra, completamente "azzerbinati" a un'Europa a trazione franco-tedesca, posizione nettamente differente da quella ottenuta dall'attuale Esecutivo, che ha riportato un'Italia protagonista non solo a livello europeo, ma anche a livello internazionale.
Mentre il Governo lavora per difendere la nostra sicurezza, la nostra sovranità e garantire il benessere dei nostri cittadini, lei continua, Premier, ad essere attaccata dal punto di vista personale e, assieme a lei, viene attaccata la credibilità del nostro Paese. Mi spiace anche oggi rinnovarle la mia solidarietà, com'è successo anche nel corso dell'ultima seduta, ma trovo veramente inopportuno e inadeguato il termine che è stato utilizzato nei suoi confronti dal segretario della CGIL Landini. (Applausi).
E mi meraviglio che quella sinistra, fatta da una politica alla Boldrini maniera, che è sempre stata attenta alla declinazione al maschile o al femminile per non offendere il genere di qualcuno, in questo contesto non abbia preso una posizione ferma e decisa, ma abbia liquidato quello che ha detto Landini come una distrazione. (Applausi).
Quella non è una distrazione, perché se Landini non conosce quel termine deve andare a casa e, se lo conosce, lo deve fare immediatamente. Grazie, presidente Meloni. Io sono convinta che lei porterà gli interessi del nostro territorio e della nostra Nazione nei consessi europei e farà sentire la sua voce e la nostra voce. (Applausi).
Saluto ad una rappresentanza di studenti
PRESIDENTE. Saluto a nome dell'Assemblea i docenti e gli studenti del Liceo scientifico «Renato Donatelli» di Terni, che stanno assistendo ai nostri lavori. (Applausi).
Ripresa della discussione sulle comunicazioni
del Presidente del Consiglio dei ministri (ore 11,13)
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Amidei. Ne ha facoltà.
AMIDEI (FdI). Signor Presidente, Presidente del Consiglio, onorevoli Ministri, onorevoli colleghi, 22 ottobre 2022-22 ottobre 2025: tre anni, buon compleanno, Presidente. (Applausi).
Buon compleanno a lei, buon compleanno al Governo, buon compleanno al nostro Governo, buon compleanno al mio Governo, e lo dico da cittadino italiano. Non sono tre anni celebrativi o autocelebrativi; sono tre anni di risultati concreti. Abbiamo visto lo spread passare da 236 a circa 80, abbiamo visto il rapporto deficit-PIL passare dall'8 al 3 per cento circa, abbiamo visto passare l'inflazione dal 12,6 dell'ottobre 2022 all'1,6 per cento circa. Questi sono risultanti concreti, tangibili, frutto di un buon lavoro e di un buon Governo.
Ebbene, tre anni sono importanti perché, andando anche a vedere nella storia dei quasi ottant'anni della nostra Repubblica, questo è il terzo Governo più longevo, dopo due Governi Berlusconi. Pertanto, in ottant'anni, tre Governi di centrodestra ci hanno amministrato e, quindi, dico grazie a questo impegno costante e proficuo. (Applausi).
Mi permetto anche di fare una riflessione, perché è giusto ricordare quando i profeti di sventura profetizzavano la troika, pensavano che questo Governo non durasse e che dovessimo fare la fine della Grecia. Così non è successo. Oggi siamo qua a raccogliere una stima internazionale mai grande come ora, grazie al nostro presidente del Consiglio Giorgia Meloni, che ci rappresenta.
Arrivo quindi a trattare alcuni punti salienti dell'incontro di oggi, già toccati da lei, Presidente del Consiglio, per quanto riguarda la guerra in Medio Oriente, ma anche quel grande risultato che oggi chiamiamo tregua, che è una tregua di pace e che mi auguro possa trasformarsi in una pace definitiva. Inevitabilmente deve passare attraverso un disarmo dei miliziani di Hamas, attraverso un controllo affinché si possa arrivare a una pace proficua e duratura, e attraverso la ricostruzione di quel territorio che lei ha giustamente menzionato.
Sull'Ucraina non ci sono tanti discorsi da fare: l'Ucraina va difesa senza se e senza ma. (Applausi). Noi dobbiamo arrivare, anche per il nostro Paese, a quel percorso in cui gli investimenti per la difesa da qui al 2030 dovranno essere messi in preventivo, e speriamo che a breve si possa arrivare a una pace in quel Paese martoriato e offeso nella sua dignità.
Ebbene, sono tanti i temi importantissimi della manovra economica 2026, a cominciare dalla casa, su cui sono stati messi 660 milioni; penso poi al social housing, ai giovani under 36, all'aliquota Irpef, alla rottamazione delle cartelle, al caro energia, alla riforma del mercato elettrico, ai centri per la famiglia, alle scuole private. Sono tanti i temi che lei, signora Presidente del Consiglio, con il suo Governo ha affrontato in maniera decisa e determinata e che stanno dando proficui risultati.
Mi avvio alla conclusione facendo riferimento ai tanti aspetti e alle tante sfide molteplici e difficili rispetto alle quali ci proponiamo un obiettivo importante: avere un mondo più giusto e più sicuro. Signora Presidente, prendo a prestito una frase che lei ha richiamato citando a sua volta San Francesco, il più italiano dei santi, come lei lo ha definito: i combattimenti difficili vengono riservati solo a coloro che hanno un coraggio esemplare. Credo sia arrivato il tempo di mostrare quel coraggio. Lei, Presidente del Consiglio, ne è un esempio: è l'esempio e noi siamo orgogliosi di essere rappresentati da lei. (Applausi).
PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Rojc. Ne ha facoltà.
ROJC (PD-IDP). Signor Presidente, onorevoli senatori, rappresentanti del Governo, la questione ucraina è al centro del Consiglio europeo a cui lei, signora Presidente del Consiglio, si accinge a partecipare. È una questione su cui si gioca la sicurezza dell'Unione e di ogni singolo Paese che non sia disposto a cedere la propria sovranità a regimi violenti e autoritari, ma è anche una questione che determinerà l'assetto futuro dell'Europa libera, democratica, unita.
Le procedure decisionali dell'Unione non sono più compatibili con la realtà. Il vertice di Copenaghen ha evidenziato i limiti della regola della decisione all'unanimità. L'opportunismo del primo ministro ungherese Orbán ha ostacolato il sostegno collettivo all'Ucraina e ha opposto il veto alla sua richiesta di adesione impedendo anche alla Moldova di avanzare nei negoziati, mettendo in discussione la volontà di tutti gli altri in un momento precario in cui la Russia aumenta la sua pressione e gli Stati Uniti agiscono su tavoli distinti.
La riforma dei Trattati UE su un punto chiave come l'estensione del voto a maggioranza in seno al Consiglio dev'essere posta da un Paese fondatore come l'Italia. (Applausi). Il tema è concretissimo, se solo si valuta l'impatto economico del potere di blocco. Ci sono Paesi che sostengono di essere obbligati a continuare a fare affari con la Russia, la Slovacchia e l'Ungheria: comprano petrolio per centinaia di milioni di euro, non hanno intenzione di ridurre le quote e stanno lavorando contro l'impiego degli asset russi come leva finanziaria per garantire un prestito a lungo termine da 140 miliardi all'Ucraina. (Applausi).
La soluzione che si sta profilando sta superando le cautele di Paesi come la Germania e il Belgio ‑ direttamente coinvolto ‑ e potrebbero rappresentare una forte dissuasione verso la Russia. Questo non è il tempo delle posizioni grigie, Presidente: lo impone lo stesso interesse nazionale. Non è nemmeno il tempo di soggiacere supinamente agli arbitri della politica di potenza di Trump. La credibilità dell'Italia e la certezza della sua linea dentro all'Europa sono fondamentali, vanno in senso opposto alla rigidità davvero ideologica rispetto alla transizione industriale e climatica, all'enfasi sulla difesa come affare nazionale. L'allargamento agli Stati candidati, fermo da lunghissimo tempo, rappresenta la via maestra per la stabilità europea. Oggi il presidente serbo Vucic si definisce con Orbán non allineato, quindi a suo dire neutrale nei confronti della guerra di invasione russa. In Moldova il voto è stato un discrimine per il presente, ma dobbiamo garantirci anche il futuro. Ribadisco ancora che i Balcani occidentali e le direttrici che da qui si proiettano oggi costituiscono un mosaico di instabilità molto sottovalutato dalla nostra opinione pubblica, ma che, al contrario, gode di tutte le attenzioni della Cina, dei Paesi arabi, della Turchia e, ovviamente, della Russia.
Siamo ancora dolorosamente colpiti dalla tragedia che si è consumata in Israele e Palestina. Chiediamo ancora il ritorno della legalità internazionale e che si dia sostanza all'Accordo di Sharm el Sheikh. Il Mediterraneo è il nostro destino, ma non dimentichiamoci che le guerre più vicine a noi sono scoppiate nei Balcani. L'Europa è nata per garantire la pace: abbiamo dunque il dovere di agire per fermare chi attenta a questa pace e precisamente le influenze russe sull'opinione pubblica, che hanno assunto la forma di una vera e propria guerra ibrida contro le democrazie europee e i Paesi in bilico. (Applausi).
Signor Presidente, il popolo russo resta nostro amico, ma il consolidarsi della Russia di Putin come regime e la scelta dello strumento della guerra di invasione hanno strappato un grande Paese dal diritto e dalla legalità internazionale. L'avvento di Trump ha modificato il concetto di Occidente e ha schiacciato l'Europa dal punto di vista politico, economico e militare.
Concludo, signor Presidente, sottolineando che la guerra in Ucraina prefigura una nuova divisione in Europa su cui avanzano Paesi autocratici politicamente affini o satelliti della Russia. Le democrazie vive e reali hanno dunque il compito di essere fedeli a sé stesse, alla propria storia e ai propri valori. Il Governo si impegni a essere coerente e agisca di conseguenza. (Applausi).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Menia. Ne ha facoltà.
MENIA (FdI). Signor Presidente, devo confessare al Presidente del Consiglio che questa mattina, pur essendo antico frequentatore di queste Aule, l'ho ascoltata con vero piacere, sebbene tante volte sembri di vivere una sorta di rito scontato, ascoltando cose magari banalmente scritte da un ufficio. Lei, signora Presidente, grazie a Dio ci riesce a trasmettere ancora passione e questo è bello. Piace anche sentire che c'è qualcuno che interpreta e dice quello che diresti tu stesso, cosa che capita poche volte. Oggi mi è capitato e glielo volevo dire. (Applausi).
Conclusa questa nota intimistica e sentimentale e cercando di andare molto veloce, visti i pochi minuti che ho a disposizione, procederò per punti.
Il primo è che ho apprezzato quello che ha voluto dire e ricordare a proposito del Medio Oriente e di Gaza.
Noi siamo stati il primo Paese - lo ricordo - che ha mandato Nave Vulcano, una nave ospedale, e non lo ha fatto nessuno; poi abbiamo inviato 2.500 tonnellate di aiuti alimentari e umanitari; poi 200 bambini e più abbiamo portato da Gaza; poi i corridoi universitari e i corridoi per i medici. Abbiamo fatto tutto quello che potevamo e quello che dovevamo. E poi, Presidente, per capirci, dice queste cose uno che, quando era molto più giovane diceva a sua madre, esule senza patria: «Ma perché non abbiamo fatto come i palestinesi?». Quindi, io so cosa voglia dire richiedere il diritto alla Patria, ma so anche che in quel quadro noi dobbiamo garantire due cose: il diritto all'esistenza di Israele, che ha il diritto all'autodifesa, e il diritto anche di arrivare domani a un Governo e a uno Stato palestinese. Lei ha fatto quello che si doveva e quello che si poteva fare. (Applausi).
Qualcuno ha fatto pure l'ironia sulla foto di Sharm el Sheikh: lei c'era e qualcuno non ci sarà mai. (Applausi). E voglio dire che il Piano Trump in venti punti può essere simpatico o meno simpatico, un po', anzi molto bizzarro. Io so che c'erano Presidenti americani che portavano alle guerre e ci sono Presidenti americani che fanno finire le guerre. Io sto da quella parte. (Applausi).
Presidente, le hanno detto che lei è stata complice di un genocidio. Presidente, lei è una cortigiana. Lei è a capo di un Governo in un Paese in cui mancherebbe addirittura la libertà di parola, in cui si fanno gli attentati ai giornalisti, come se ci fosse una sorta di legame. È follia quello che dice qualcuno. (Applausi).
Passiamo all'Ucraina. Non ho dubbi e non abbiamo dubbi - perché stiamo dalla parte dei principi, dei valori, della libertà, dell'Europa e di tutte le cose in cui crediamo da sempre - che il sostegno all'Ucraina vada continuato e proseguito. Noi siamo sulla linea che lei ha sempre sostenuto e proposto, e cioè un meccanismo difensivo di mutua assistenza ispirato all'articolo 5 del Trattato di Washington, a garanzia della sicurezza dell'Ucraina. E su questo continuiamo, perché siamo dalla parte giusta.
Giustamente però lei ha detto: alt a fughe in avanti. Vedete, quando qualcuno, qualche piccolo Napoleone, è in crisi, ha le sue città che esplodono e nomina Governi balneari, postbalneari e superbalneari, e poi un giorno vuole fare la guerra e un giorno ci spiega che è il più volonteroso di tutti, ecco, non inseguiamolo, per favore, su cose che sono folli. I soldati italiani - lei ha fatto bene a dirlo e a rimarcarlo - sul campo non ci devono andare. (Applausi).
La questione ucraina è anche questione di difesa europea. Giusto rafforzare la difesa europea e la difesa nazionale: è un fatto di strategia, è un fatto strategico per l'Italia. Quindi, è giusto il rafforzamento della difesa, giusto SAFE e giusti sono i 14,9 miliardi che ci saranno assegnati, perché - com'è ovvio - per noi si tratta di una priorità nazionale e internazionale, guardando anche alla difesa del fianco Sud, perché qui stiamo, appoggiati sul Mediterraneo, un tempo Mare nostrum.
C'è un'ultima cosa sulla quale voglio dire due parole: la questione che riguarda l'edilizia abitativa. Ne ha detto qualche cosa e ha fatto bene, ma io vorrei che lo chiarisca e lo spieghi a questa Europa. Noi già abbiamo inseguito le follie green che ci hanno portato prima a destrutturare le nostre economie, a destrutturare il nostro settore industriale, ad ammazzare l'automotive nazionale ed europeo, e ora anche sulle case. Mi risulta - lo scrivono i giornali e lo dicono le fonti - che, da parte dei fondi di investimento mondiale, ci sono già 1.000 miliardi di dollari destinati al patrimonio abitativo italiano. Quando ci dicono che siamo spreconi e cicale, noi sappiamo invece che siamo tutti proprietari di case, che sono magari eredità del lavoro di un nonno, del bisnonno, del proprio padre. Ora, l'adeguamento green delle case, che diventerà impossibile per alcuni e porterà verosimilmente poi alla vendita, all'alienazione oppure all'intervento di speculatori che vengono dall'estero, diventa un'aggressione al patrimonio nazionale e al patrimonio più caro a ogni famiglia. Noi dobbiamo difendere le nostre case, i nostri borghi antichi, le nostre famiglie, il cuore delle nostre case, che si chiamavano nido, come diceva Pascoli. (Applausi). E, oltre i nidi, per finire sempre con un poeta, il massimo della nostra storia, e di fronte a quello che le sputano addosso e continueranno a sputarle, io dico che lei si troverà di fronte ad ignavi, ad accidiosi, ad ipocriti, a traditori della Patria…
PRESIDENTE. La prego di concludere, senatore Menia.
MENIA (FdI). Concludo, signor Presidente.
Ascolti il padre Dante quel che fa dire a Virgilio: «Non ragioniam di lor, ma guarda e passa».
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Gasparri. Ne ha facoltà.
GASPARRI (FI-BP-PPE). Signor Presidente, ringrazio la Presidente del Consiglio per il suo intervento che il nostro Gruppo condivide totalmente, come la proposta di risoluzione sulla quale abbiamo avuto modo di confrontarci anche con il ministro Foti, che ringrazio per il lavoro di approfondimento che abbiamo fatto.
Colleghi, il dibattito di oggi si inserisce in un momento in cui potremmo solo dedicarci alla polemica, ma io invito tutti alla riflessione. Lei, presidente Meloni, ha parlato del ruolo nefasto di Hamas. Io inviterei quelli che fanno i cortei e sfasciano le teste ai poliziotti a leggere oggi l'appello di uno dei tanti palestinesi - si chiama Natour e l'articolo è su «Il Foglio» - e che dice: «Hamas uccide noi palestinesi e ONG e media tacciano». Non vedo cortei dei pacifisti per solidarizzare con i palestinesi uccisi da Hamas in questi giorni a Gaza. (Applausi). Questo sta accadendo e lo abbiamo visto nei telegiornali.
Si chiede: ma a Gaza come facciamo a intervenire? Signor Presidente, le segnalo una cosa che lei conosce: c'è un tale Hannoun che gira per l'Italia e che sabato, parlando a Milano, ha detto che non c'è democrazia in Italia. In Italia uno che si chiama Hannoun - non so se sia cittadino giordano, palestinese - va a Milano e dice praticamente che uccidere i collaborazionisti palestinesi è giusto. E questo accade nel cuore di Milano, in manifestazioni alle quali la sinistra italiana plaude. (Applausi). Altro che democrazia mancante, signora Schlein, onorevole Schlein, segretario Schlein! Abbiamo uno che io spero qualcuno stia attenzionando e che - lo ripeto - è andato a Milano, nel centro di Milano, sabato pomeriggio. E questo è il Paese in cui manca la democrazia? A me sembra che dobbiamo garantire la democrazia, ma non uno che va in giro a fare apologia di strage. Poi dicono: ma noi non c'entriamo niente. Quando noi diciamo queste cose, presidente Meloni, presidente La Russa, ci dicono che non c'entrano niente con loro, però quelli che poi fanno gli incidenti all'Esquilino a Roma o a Torino vanno alle manifestazioni che indice Landini. Io faccio molte manifestazioni; quando però vanno via quelli che sentono i miei comizi - anche i suoi, molto più affollati - non vanno certo a sfasciare la testa ai poliziotti, quelli che stanno in piazza alle nostre manifestazioni. (Applausi). Non li portano loro, però ci vanno, e il solo fatto che ci vadano mi porta a dire: dimmi con chi vai e ti dirò chi sei.
Adesso - ci sono le elezioni - c'è anche una candidata in Campania con AVS (insomma, Bonelli e Fratoianni). Dopo Soumahoro e dopo la Salis, c'è una signora, che sarà cittadina italiana poiché si candida, che ha inneggiato perfino a Hitler, e cito fonti di stampa. Adesso le liste si presentano e vediamo se si sono accorti dell'errore o se la presentano sabato. Rimpiange Hitler. Si chiama Fatayer e si è qualificata napoletana palestinese. Vi do un consiglio: evitate queste commistioni e queste situazioni.
Il tempo è tiranno e, quindi, ribadisco che la democrazia in Italia c'è e Hannoun forse se ne avvale anche troppo. Lei, signora Presidente, ha fatto un ottimo lavoro, come il ministro Bernini, che andrà in Giordania nelle prossime ore per un'ulteriore iniziativa. Il ministro Tajani, che oggi è a Londra per un incontro bilaterale, si è prodigato per accogliere bambini, feriti e familiari, nonché studenti per farli studiare in Italia dalla Palestina forse e, a meno che non vadano ai comizi di Hannoun, per insegnare loro anche a vivere nella nostra democrazia, che è solida e salda.
Quanto all'Ucraina, oggi penso che avremo tre o quattro mozioni della sinistra, perché non sono d'accordo su come sostenere gli ucraini. Agli ucraini o mandiamo mezzi e armi oppure vengono sterminati. Pensate di salvare gli ucraini con i cortei che non fate per l'Ucraina? Non credo. Quindi oggi loro ci fanno la lezione e usano gli insulti. Devo dirle, presidente La Russa, che ho trovato incredibile che alcune donne della sinistra, delle parlamentari, si siano alzate alla Camera - qui al Senato non è avvenuto - per fare l'etimologia della parola "cortigiana" e per far presente che si poteva dire. Pensate cosa sarebbe accaduto a ruoli inversi. (Applausi). Saremmo stati lapidati per le strade, giustamente. Noi, quando qualche volta sbagliamo, chiediamo scusa.
Quindi, abbiamo mozioni diversificate e una sinistra sparpagliata e non si sa quale sia la posizione. Noi vogliamo che si vada avanti anche sui temi delicati. È chiaro che la difesa è della sovranità nazionale, ma integrare la difesa europea e fare il pilastro europeo della NATO - lo dice la nostra risoluzione della maggioranza - è essenziale per razionalizzare le spese. Nella legge di stabilità, presidente Meloni, sono certo che anche quelle risorse necessarie per il popolo in divisa ci saranno, perché noi i contratti li abbiamo rinnovati per il popolo in divisa, quelli che Conte e altri Governi si erano scordati di rinnovare. Nella politica di sicurezza serviranno i mezzi, gli strumenti e i droni, ma anche l'attenzione alla pensione dedicata, ai rinnovi contrattuali, al personale in divisa, perché quei mezzi non si muovono, se non c'è il personale.
L'ultimo argomento, in conclusione, riguarda le politiche green. Faccio parte di Forza Italia che è nel Partito Popolare Europeo, che è il primo partito europeo, che raggruppa molti partiti provenienti da vari Paesi e ha molti commissari. In Europa, cari colleghi - come sapete - non è che la maggioranza funziona come nei singoli Paesi: uno vince, l'altro perde. Ci sono 27 Paesi, tutti stanno nella Commissione, ci sono Paesi governati dal centrodestra, Paesi governati da altri. La Commissione è poliedrica e anche la presidente Meloni dialoga con la von der Leyen, con quelli che ci sono e con i commissari, ma noi le politiche green le abbiamo contestate prima di quelle sulla casa, con i voti dei nostri parlamentari di Forza Italia. Weber, che è il segretario del PPE, ha chiesto di rivedere quelle politiche, perché, prima di combattere i dazi di Trump, dobbiamo combattere i dazi interni europei, che sono sbagliati. (Applausi). Vogliamo tutelare l'ambiente, ma non paralizzare l'economia, e questo vale pure su qualche nostro provvedimento italiano che a volte discutiamo.
Caro Presidente, quindi in piena condivisione, in Europa siamo noi…(Il microfono si disattiva automaticamente). L'ultima frase: qualche elemento di distinzione nella maggioranza di Governo. Prima qualcuno sorrideva: il Partito Popolare su quelle direttive green ha detto la sua e la dirà, perché vanno riscritte. Quindi, vada avanti e speriamo che gli altri prima o poi trovino una posizione comune. Noi ce l'abbiamo e la difendiamo con orgoglio nel Parlamento italiano, nei consessi europei e nei vertici dove l'Europa c'è stata, sia alla casa Bianca per l'Ucraina, sia a Sharm el-Sheikh per il Medio Oriente. L'Italia e l'Europa ci sono, una volta non c'erano affatto. (Applausi).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Lisei. Ne ha facoltà.
LISEI (FdI). Signor Presidente, Ministri, colleghi, innanzitutto faccio anch'io i complimenti al presidente Meloni per questi tre anni di Governo. Lei lo ha detto come se fosse una cosa normale in Italia, ma credo che sia straordinario: tre anni di Governo, è il terzo Governo più longevo della storia della Repubblica. (Applausi).
Anche questo Consiglio d'Europa ha al centro il tema migrazioni. Rilevo sommessamente che su 13 Consigli ordinari d'Europa in 12 Consigli, da quando c'è il Governo Meloni, si è parlato di migrazioni e le conclusioni hanno trattato il tema migrazioni. Dal 2018 al 2022, su 22 Consigli d'Europa, solo in 6 si era parlato di migrazioni (Applausi). Questo è un risultato portato da questo Governo, oltre agli ottimi risultati sul contrasto all'immigrazione, il calo degli sbarchi, l'aumento dei rimpatri.
Dico questo, concentrandomi sul tema delle migrazioni, perché - come ha richiamato lei nel suo intervento - non possiamo non pensare che le tensioni in Medio Oriente e la guerra che c'è stata possano non avere ripercussioni anche sulla sicurezza nazionale e sulla sicurezza dei nostri territori. Basta richiamare gli anni 2015 e 2016, in cui ci sono stati terribili attentati: ci sono stati l'attentato di Parigi, l'attentato di Londra e l'attentato di Berlino. Quegli attentati hanno in comune che molti degli attentatori erano passati per l'Italia e hanno in comune che negli anni 2014, 2015 e 2016 c'è stato il record degli sbarchi, dai 150.000 ai 180.000.
Ora dico chiaramente che l'attenzione che dobbiamo dedicare e che l'Europa deve dedicare al controllo delle frontiere italiane rende più sicura non soltanto l'Italia, ma anche l'Europa ed è questo l'obiettivo che deve avere l'Europa (Applausi) e che, grazie al Governo, abbiamo rimesso al centro. Lo dico chiaramente: né l'Italia né l'Europa possono permettersi le frontiere colabrodo che abbiamo ereditato nel 2022. Né l'Italia né l'Europa possono permettersi l'immigrazione senza regole e senza limiti che questo Governo ha ereditato. Né l'Italia né l'Europa possono permettersi che terroristi estremisti e l'antisemitismo dilagante continuino a imperversare com'è successo nel passato.
Oggi più che mai, quindi, è importante il tema del contrasto all'immigrazione e ai trafficanti del mare, ma siamo certi che il presidente Meloni manterrà al centro questo impegno dell'Europa. E lo dico perché prima di immigrazione non se ne parlava in Europa. Prima l'Europa seguiva una linea completamente differente da quella che abbiamo seguito in questi anni. Aver imposto tali linee credo sia un risultato per tutta l'Europa. Non possiamo fare passi indietro e abbiamo il dovere - anche l'Europa ha il dovere - di imprimere un'ulteriore accelerata rispetto a chi questa linea contrasta.
Io credo che oggi il presidente Meloni abbia dimostrato di lavorare a testa bassa, girando il mondo per riportare l'Italia al centro del mondo e dell'Europa, e credo che i risultati siano abbastanza evidenti e abbastanza visibili per tutti.
Anch'io mi soffermerò su quello che ha fatto qualcun altro, perché, mentre Giorgia Meloni viaggia per dare credibilità all'Italia, una sinistra gira il mondo per denigrarla e per denigrare il Governo e, pensando di denigrare Giorgia Meloni, denigra l'Italia: non è accettabile, è vergognoso. Ogni riferimento alla Schlein è puramente voluto: si deve vergognare per quello che ha fatto nei confronti dell'Italia e degli italiani. (Applausi).
Dico molto sommessamente che io capisco che, esauriti i venti che gonfiavano le vele di "flottillari" e "pacifinti" italiani, la sinistra sia in calo di consensi, quindi capisco che cerchi un po' di rigonfiarle con il vento del fascismo dilagante.
Io ritengo però, sempre molto sommessamente, che l'uragano di competenza, di professionalità, di determinazione, di capacità e di serietà che ha portato con sé questo Governo spazzerà via tutte queste menzogne e renderà l'Italia ancora più solida e credibile a livello internazionale. (Applausi).
PRESIDENTE. Il senatore Croatti, che era iscritto a parlare, ha rinunciato e mi dispiace.
È dunque iscritto a parlare il senatore Borghi Claudio. Ne ha facoltà.
BORGHI Claudio (LSP-PSd'Az). Signor Presidente, per quanto riguarda gli scenari di guerra, io la faccio semplice. Secondo me, in questi casi è opportuno seguire le intenzioni. Il presidente Trump ha dimostrato di avere l'intenzione di perseguire la pace, quindi penso che vada appoggiato negli sforzi che sta tentando di fare. Al contrario, tanti suoi predecessori, che si riempivano la bocca di pacifismo, in realtà erano quelli che, probabilmente, per primi fomentavano le guerre, magari seguendo gli interessi di qualcuno. In questo caso, quanto è sotto i nostri occhi in Palestina è stata una prova provata sul campo che le intenzioni sono buone. Quindi, direi di seguire in tutti gli scenari di guerra gli sforzi di Trump, perché è oggettivamente l'unico che può portare, in questo momento, alla soluzione di problemi gravissimi.
Faccio attenzione, però - e qui mi rivolgo anche ai miei colleghi - a non seguire facili slogan. Quando io sento dire "la pace e l'Ucraina in Unione europea" dico che bisogna fare attenzione. Queste sono frasi che suonano bene, come il mondo senza confini, il mondo senza limiti. Sono slogan che vanno bene per tutti, ma ricordo che, in questo momento, con le regole attuali, non è sostenibile un ingresso dell'Ucraina in Unione europea. Non è sostenibile in alcun modo: dal punto di vista finanziario, dal punto di vista economico e anche dal punto di vista sociale. Attenzione dunque a questi slogan, perché tante volte con gli slogan si sono prese decisioni di cuore e poi le decisioni di cuore si sono scontrate con la realtà dei fatti.
In compenso, il presidente Meloni ha detto cose molto importanti, che io accolgo in pieno. La prima è che la difesa appartiene alla sovranità delle singole Nazioni. (Applausi). Questo è fondamentale ribadirlo, perché c'è qualcuno in Unione europea che, sapendolo benissimo, non vede l'ora di strappare questa sovranità agli Stati. Ogni volta che si sente parlare di esercito comune europeo, di spese comuni europee e cose di questo tipo, viene da qualcuno che conosce perfettamente questa nozione: la difesa è caratteristica fondamentale della sovranità di una Nazione e quindi fa gola a molti.
L'altra cosa che ho sentito e che mi piace molto - secondo me è una novità che non so se sia stata colta appieno - è il desiderio di recuperare tutte le regole, riprenderle in mano e ridiscuterle una a una. Questo Governo ha fatto la scelta di seguire le regole, anche se sono sbagliate. Vi posso assicurare che ad arrivare al 3 per cento di deficit si prendono dei gran complimenti, ma la nostra economia in questo momento avrebbe consentito un investimento maggiore, perché siamo messi bene, per la prima volta da secoli. Invece andiamo col freno a mano tirato, perché le regole sono sbagliate. Noi abbiamo deciso di seguirle, ma, se si decide di seguire le regole, a questo punto devono essere vagliate una a una; altrimenti, seguire regole sbagliate non è mai sinonimo di intelligenza. Il fatto di avere una rinnovata autorevolezza europea ci consentirà - sperabilmente - di farlo, ma teniamo sempre presente che, se ci dicono di no, da qualche parte bisognerà arrivare al dunque, perché le regole sbagliate non possono essere ciecamente seguite semplicemente perché a qualcuno fanno più comodo che a noi.
A tal proposito, signor Presidente, quando sarà seduta di fianco al suo collega Macron o a Lecornu (non so chi manderanno), le chiedo cortesemente di ricordare che c'è un non detto: mentre noi facciamo benissimo i nostri compiti, c'è uno Stato di fianco, che è nostro concorrente, che, facendo il deficit doppio rispetto a quello che facciamo noi, aiuta in modo sleale le sue imprese, che fanno concorrenza alle nostre. (Applausi).
Il fatto che - tanto per dirne una - l'energia in Francia sia sussidiata dallo Stato, mentre le nostre aziende devono costantemente avere a che fare con bollette più alte rispetto a quelle dei nostri vicini, forse non è una cosa che va bene dal punto di vista delle regole. Ricordi al suo collega Macron che le regole devono essere valide per tutti, finché ci sono.
PRESIDENTE. Si avvii verso la conclusione.
BORGHI Claudio (LSP-PSd'Az). Un minuto e chiudo, signor Presidente.
Altrimenti capite bene che le cose non funzionano. Occorre quindi riprendere in mano tutte le regole, a partire dal Patto di stabilità.
Un'ultima annotazione, se posso, riguarda le spese militari: non è comprensibile da parte dei cittadini che queste regole ci dicono che non ci sono i soldi per tante cose, ma per le armi sì. Una cosa dev'essere chiara: le spese militari, sì, ma a cominciare dalla sicurezza interna, possibilmente. (Applausi). È una cosa di cui i cittadini hanno bisogno e che comprendono; altrimenti è difficile spiegare loro che per l'ospedale non ci sono i soldi nella manovra finanziaria, mentre per un missile sì.
Chiudo con un'ultimissima annotazione sui fondi SAFE, quelli per il riarmo. Abbiamo appena visto una prova incredibile da parte dei nostri risparmiatori: i BTP (buoni del tesoro poliennale) valore sono stati sottoscritti per 10 miliardi in due giorni. Noi non abbiamo bisogno di indebitarci verso l'Europa.
PRESIDENTE. La prego di andare verso la conclusione, senza introdurre altri argomenti.
BORGHI Claudio (LSP-PSd'Az). Sto chiudendo, ha ragione. Non abbiamo bisogno di indebitarci in Europa, perché - grazie alla sua incisività e al vantaggio di avere un Governo stabile - possiamo fare da soli. Per cui pensiamoci mille volte, non una. (Applausi). Grazie, Presidente.
PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Tajani. Ne ha facoltà.
TAJANI (PD-IDP). Signor Presidente, ho soltanto tre annotazioni e qualche domanda da rivolgere alla presidente del Consiglio Meloni prima che parta per il Consiglio europeo.
L'agenda di questo Consiglio prevede anche importanti punti sociali ed economici, sui quali mi concentrerò. Il primo riguarda la questione della competitività.
Non devo spiegare in quest'Aula ai Ministri presenti o alla Presidente del Consiglio perché l'Italia sarebbe tra i Paesi che maggiormente si avvantaggerebbero da un poderoso e robusto piano di investimenti europei, oltre che da una regolamentazione adeguata sul piano della competitività e della costruzione del mercato interno. Siamo il Paese con una delle crescite più anemiche a livello europeo, sostenuta soltanto dagli investimenti del PNRR. Abbiamo i salari tra i più bassi d'Europa e saremo quelli che pagheranno di più per i dazi voluti dal presidente Trump: 16,5 miliardi stimati da Confindustria, mai compensati con un piano che pure era stato annunciato. Non basterà, signora Presidente del Consiglio, l'uscita dalla procedura d'infrazione, in cui peraltro questo Governo ci ha portato, per garantire la crescita nei prossimi anni. E non basterà nemmeno l'invettiva contro il Green New Deal per costruire le condizioni di competitività in Italia e in Europa, senza che l'Europa, anche grazie alla richiesta dell'Italia, intervenga e investa sul terreno della crescita, di un bilancio comune, di un debito comune che sostenga la crescita. La nostra domanda è la seguente: oltre all'invettiva contro il green, che forse non riporterà indietro le lancette della storia - basta spostare lo sguardo verso l'Asia, a cosa sta facendo la Cina sulle automobili elettriche e sulla conversione industriale - noi chiederemo un piano di investimenti europei? Stimiamo, come Partito Democratico, la necessità di 800 miliardi, anche finanziati con debito.
Durante questo Consiglio europeo chiederemo l'armonizzazione delle regole fiscali a livello europeo sui grandi patrimoni e sulle imprese? (Applausi). È del tutto antistorico che, all'interno dei Paesi europei, si faccia dumping per attrarre imprese o grandi possidenti, quando è necessario costruire condizioni uniformi perché l'Europa competa con le altre potenze anche sul piano fiscale.
Chiederemo una regolamentazione europea, come quella suggerita da Enrico Letta (un ventottesimo ordinamento per le piccole e medie imprese), che garantisca competitività e un quadro europeo innovativo anche su questo tema? (Applausi). Senza queste misure l'Italia non crescerà nei prossimi anni e non vorrei che il sotteso sia che la spesa bellica sarà quella che sosterrà la crescita in Italia e in Europa; spesa bellica che è altra cosa dalla costruzione di un quadro di difesa comune europea. (Applausi). Desidero che si faccia chiarezza, eliminando anche questa ipotesi, questa impressione, che è non solo nostra, ma anche di molti osservatori.
La sovranità digitale entra nel dibattito del Consiglio europeo, è un tema esistenziale per l'Europa e per l'Italia. Il tema del rafforzamento della sovranità digitale europea è peraltro fortemente connesso ai negoziati commerciali con gli Stati Uniti e se n'è parlato anche in ambito di negoziati sui dazi. Noi sappiamo che le Big Tech americane si oppongono fortemente a un quadro unitario di regolamentazione digitale europea. I dati - come si dice spesso - sono il nuovo petrolio; il possesso e l'utilizzo in forma democratica dei dati sono la sfida per il futuro. L'Italia da che parte starà in questa discussione: starà con le Big Tech e con Trump o starà con la sovranità digitale italiana ed europea? (Applausi). Anche su questo vorremmo sentire una risposta dalla presidente del Consiglio Meloni.
Mi avvio a concludere il mio intervento, signor Presidente, con l'ultimo punto: la questione degli alloggi sostenibili. Per la prima volta il Parlamento europeo si dota di una Commissione speciale, peraltro presieduta da una collega italiana, Irene Tinagli. Qual è la proposta che noi porteremo dentro questo quadro, che è ancora da costruire? Giustamente la Presidente del Consiglio diceva di aspettare che ci dicano qualcosa, ma noi porteremo qualcosa? Qual è un'idea veramente innovativa e originale? Abbiamo nella storia dell'Italia esperienze da portare. Nelle manovre precedenti non si è visto niente a questo proposito.
È stato annunciato oggi, ma in realtà anche nelle settimane passate, un grande piano, ma non ve n'è traccia. Siamo alla vigilia della quarta manovra di questo Governo: quando ne parleremo? Forse pensiamo che la querelle sulla questione degli affitti brevi esaurisca la vicenda abitativa in Italia? (Applausi).
Signor Presidente del Consiglio,noi le riconosciamo una grande determinazione e una grande grinta, a volte la vediamo esercitarla anche contro le opposizioni o contro le iniziative umanitarie. Ebbene, se metterà questa determinazione e questa grinta a servizio dei temi sociali, dei bisogni dei cittadini, della questione salariale e della questione abitativa, sia certa che il Partito Democratico saprà riconoscerglielo. (Applausi).
PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Mieli. Ne ha facoltà.
MIELI (FdI). Signor Presidente, signor Presidente del Consiglio, membri del Governo, senatori, ringrazio la presidente Meloni per la sua relazione, dalla quale si evince che porta avanti fatti concreti, conferma gli impegni della nostra Nazione e dà continuità al lavoro che questo Governo, spesso in silenzio e senza propaganda, sta facendo. Ha ribadito, presidente Meloni, quello che è stato fatto in Medio Oriente, i numeri degli aiuti che l'Italia ha garantito, la diplomazia per cui l'Italia è al primo posto tra le Nazioni occidentali: da una parte i fatti, dall'altra parte la fabbrica delle bugie. (Applausi). Alle bugie, però, vanno aggiunte le offese. Mentre lei, presidente Meloni, è qui in Aula, il segretario del Partito Democratico, il senatore Boccia ‑ lo dico attraverso lei, signor Presidente ‑ ha rilasciato un comunicato stampa nel quale dice: la Meloni si è inchinata a Trump; Trump impone, la Meloni subisce; scelta di vivere all'ombra.
Accipicchia, ma questo va di pari passo con quello che il senatore Boccia ha detto quando l'altro giorno è venuto il ministro Tajani, quando ha liquidato la foto storica di Sharm el-Sheik dicendo che è una foto dominata da anziani settantenni e ottantenni. Mi auguro che il senatore Boccia non dica lo stesso del presidente Mattarella. (Applausi).
Andate di pari passo, fra l'altro, con quello che ha detto Landini; la stessa CGIL, che in dieci anni di governo della sinistra ha fatto sei scioperi generali, da quando c'è il governo Meloni ne ha fatti quattro e l'ultimo sapete per che cosa l'ha fatto? Non per il lavoro, perché l'occupazione sale e la precarietà scende, ma l'ha fatto per la politica estera.
Vede, Presidente, io credo che quello che manca alla sinistra sia l'orgoglio di essere italiani, perché il leader di un partito politico di opposizione, se solo avesse a cuore e nel cuore il tricolore, non si sarebbe sognato di andare a parlare male nel mondo della propria Nazione e di dire cose non vere solo per danneggiarla.
Sull'Ucraina, la nostra posizione è stata e resta cristallina: stiamo dalla parte del diritto internazionale e della sovranità dei popoli. Questa non è una scelta di parte, ma una scelta di civiltà che ci vede allineati con i nostri partner europei e atlantici. Vogliamo una pace giusta.
Sulla crisi in Medio Oriente, ho provato gioia e commozione, lo dico con il cuore pieno di felicità: ho pianto davanti alle immagini di due popoli che nell'una e nell'altra terra gioivano per la notizia degli accordi di pace. (Applausi). Ma cosa accadeva qui, nell'Aula del Senato, mentre 193 Nazioni da una parte dicevano sì a quell'accordo e dall'altra parte c'era l'Iran, quello che uccide le donne perché non indossano correttamente il velo? Qui la sinistra si è astenuta. Siete rimasti indifferenti, siete rimasti in silenzio anche davanti alle piazze dell'odio. Ribadisco che il diritto a manifestare sancito dall'articolo 21 della Costituzione è sacrosanto, guai a toccare le manifestazioni, ma vi ho visto poco attivi e anche poco reattivi davanti alle piazze che incitavano all'odio e alla distruzione, che bruciavano bandiere con il volto di Ministri e del Presidente del Consiglio e chiedevano la cancellazione dello Stato di Israele, elogiando con un grande manifesto (Palestina libera dal fiume al mare) il 7 ottobre. Siete stati zitti davanti ai professori cacciati dalle università, davanti alle parole della fake avvocato Albanese, che dice che un direttore non dev'essere invitato in tv ed elogia la democrazia dei terroristi e sempre zittisce il sindaco di Reggio Emilia. E addirittura un ex Presidente del Consiglio invitava gli italiani ebrei a dissociarsi da Israele, come se non fossero italiani. Sono italiani, di un'altra religione, ma italiani! (Applausi).
Però cosa succede poi? Rompete il silenzio il 27 gennaio e il 16 ottobre, tutti pronti a scrivere "mai più", quei post sono pronti da fare, perché vi piace commemorare gli ebrei morti, vi piace portare un fiore, ma siete stati zitti quando alla manifestazione dell'altro giorno c'era un cartellone che diceva che voleva gli ebrei a testa in giù sotto l'albero di Natale. Dove eravate? Non ho sentito una vostra parola, non l'ho sentita! Voi volete commemorare gli ebrei morti, ma non fate nulla per proteggere quelli vivi! (Applausi).
E così siete stati zitti davanti al post di "Cambiare Rotta", che voleva Kirk a testa in giù e diceva "-1", davanti a un ragazzo che aveva il merito - finisco, Presidente - di richiamare le folle e dare un microfono a chi non la pensava come lui.
Concludo, signor Presidente, dicendo una cosa in più sul candidato della Campania. Vede, tutti hanno ricordato le frasi che quella persona ha postato sui social, ma quella persona ha fatto una cosa ben più grave: con il logo del partito, ha pubblicato la foto della sua immagine con una collanina con al collo soltanto lo Stato palestinese, dal fiume al mare. Non due popoli e due Stati, quello che questo Governo vuole e quello… (Il microfono si disattiva automaticamente) …per sempre. (Applausi). Ringrazio il Governo, ringrazio la Presidente del Consiglio e ringrazio ovviamente le nostre Forze dell'ordine. (Applausi. Congratulazioni).
PRESIDENTE. Meno tempo a chi mi ha contestato di altri dell'altro lato dell'emiciclo, solo perché magari le parole sono più o meno gradite. Vale per tutti. Allora, siamo arrivati a Borghi Enrico. Io cerco di far concludere gli interventi a tutti; vi prego, quando scade il termine, di non avviare nuovi argomenti. Il mio modo di condurre è quello di far concludere l'argomento, ma, quando il tempo è scaduto, cercate di non iniziare un nuovo tema.
È iscritto a parlare il senatore Borghi Enrico. Ne ha facoltà.
BORGHI Enrico (IV-C-RE). Signor Presidente, la Presidente del Consiglio ha dato sfoggio oggi, in quest'Aula, del suo consueto esercizio di tatticismo camaleontico, spruzzato qua e là della consueta propaganda retorica ad uso di fanfare corrive, cui non corrisponde un sottostante dato di realtà.
Vorrei concentrare i miei cinque minuti tra ciò che si è detto e ciò che si è omesso. Si è detto che su Gaza l'Italia è pronta a fare la propria parte. Signora Presidente, noi riformisti per primi, in quest'Aula e nel Paese, abbiamo detto che siamo pronti a sostenere una misura simile, nel quadro di una risoluzione delle Nazioni Unite che definisca le regole di ingaggio e le modalità operative, perché siamo dell'opinione espressa a suo tempo da Beniamino Andreatta sul corretto e legittimo uso della forza da parte degli Stati e che l'uso delle armi per disarmare i violenti che le puntano contro le popolazioni disarmate è da considerarsi una scelta giusta.
Si è detto, però, che analoga misura non si intende in alcun modo prevedere in Ucraina. E allora come dobbiamo leggere questa politica del doppio standard? Infatti, richiamare da una parte l'articolo 5 della NATO, che prevede interventi, e poi correre immediatamente a precisare che noi ci chiamiamo fuori è un elemento di oggettiva ambiguità, che arriva il giorno dopo della voce alzata dall'ambasciatore russo in Italia, e si danno in questo senso assicurazioni circa il mancato impiego degli asset russi.
Visto che ci siamo, signora Presidente, perché abbiamo richiamato da Mosca la nostra ambasciatrice e abbiamo mandato al suo posto un diplomatico già balzato agli onori delle cronache per il caso Metropol e che è passato dall'occuparsi del tavolo interministeriale su cui si decidono le armi e le spese della nostra difesa, compreso il SAFE che lei ha citato, a tenere le nostre relazioni con il Cremlino? È stato un segnale politico mascherato da rotazione diplomatica? Insomma, c'è un doppio standard in campo che viene esercitato per tenere incollata la sua bizzarra maggioranza (Applausi), signora Presidente del Consiglio, dove convivono filoeuropeisti e filoputinisti.
Poi c'è ciò che si è omesso, che non si è detto. Non si è detto nulla sul tredicesimo pacchetto degli aiuti per l'Ucraina, annunciato informalmente a giugno al vertice dell'Aja. Non si è detto nulla contro l'ipotesi del veto che Ungheria e Slovacchia minacciano sul diciannovesimo pacchetto di sanzioni. Non si è detto nulla sui dazi, signora Presidente del Consiglio. È rimasta in silenzio persino davanti al clamoroso video, rilanciato dal presidente Trump, in cui si tira in ballo il nostro Governo proprio sul tema dell'Ucraina. (Applausi).
Non si è detto nulla - signor Presidente, spendo l'ultimo minuto e mezzo del tempo a mia disposizione - su un tema sollevato nei giorni scorsi non dalla Terza internazionale, ma dalla presidente Marina Berlusconi, la quale ha richiamato l'attenzione, per l'equilibrio di mercato, sui temi della tassazione delle Big Tech e sull'obbligo dell'esercizio fiscale da parte dei meccanismi oligopolistici che esistono in questo momento, rispetto ai quali, signora Presidente del Consiglio, lei ha fornito delle garanzie alla Casa Bianca che non possono essere accettate. Nel giugno del 2024, Microsoft ha capitalizzato 3.000 miliardi, Apple 3.033 miliardi: più del PIL della Francia, che era di 2.923 miliardi, e più del PIL dell'Italia, che era di 2.200 miliardi. Stanno ponendo una sfida all'ordine liberaldemocratico che è fondato sulla separazione tra business e politica, sul primato della democrazia, sulla regolazione del mercato per salvaguardare libertà e concorrenza. Se veramente volete fare un esercizio di giustizia sull'economia liberale - concludo, signor Presidente - agite su questo campo. (Applausi).
PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Biancofiore. Ne ha facoltà.
BIANCOFIORE (Cd'I-UDC-NM (NcI, CI, IaC)-MAIE-CP). Signor Presidente, onorevoli colleghi, Presidente del Consiglio, ha ragione il collega Menia: è bello ascoltarla, perché dalle sue parole trapela sempre una passione, una veemenza, un ardore che non appartiene evidentemente a nessuno degli esponenti dell'opposizione (Applausi), ed è per questo che non riescono a starle dietro, perché c'è chi fa politica per il servizio al Paese e c'è chi fa politica invece per il puro esercizio di potere, e non è il caso nostro né quello del Presidente del Consiglio. Voglio soltanto correggere i colleghi che mi hanno preceduto per quanto riguarda l'importanza di essere oggi a tre anni dalla nascita del Governo Meloni. L'importanza dell'essere a tre anni dalla nascita del Governo Meloni non è la permanenza, ma il fatto che si arrivi a tre anni - e questo so che manda ai pazzi tutta l'opposizione anche nel Paese, le piazze, le flottiglie e il caravanserraglio - con un partito di Governo in forte crescita, con una maggioranza di Governo in forte crescita, con il consenso di tutto il popolo italiano in estrema crescita. (Applausi).
Siamo in un tempo in cui la pace non è più l'orizzonte naturale, come quello che ispirò i Padri fondatori della nostra Europa, ma un traguardo da conquistare ogni giorno con fatica, con lucidità, con coraggio.
In un tempo quindi di incertezze, di guerre e di rivoluzioni globali, l'Italia ha ritrovato la capacità di indicare la rotta, non si è nascosta dietro formule neutre, non ha scelto il silenzio prudente, non si è piegata alle convenienze del momento. Per questo, come riconosciuto da tutti gli indicatori internazionali, da tutte le principali testate internazionali, anche quelle a noi non affini e non amiche, è la nostra Italia, la sua leadership, Presidente, a guidare de facto l'Europa. Lo so che questo vi fa venire i villi intestinali. Lo ha fatto con il coraggio delle idee, con la forza delle decisioni e la concretezza dei fatti, con la forza di quella che è la passione che abbiamo evidenziato.
Dall'invasione russa contro l'Ucraina al conflitto tra Israele e Hamas, che ha insanguinato il Medio Oriente, il nostro Presidente non ha mai esitato a prendere posizioni chiare. Lo ha fatto con la coerenza che le è propria, riconosciuta da tutti, anche da voi in quest'Aula, schierando l'Italia dalla parte della legalità internazionale e della libertà dei popoli, anche quando era più facile tacere o cercare rifugi comodi nella neutralità di facciata che è appartenuta a tanti Governi, magari tecnici, anche del passato. Lo ha fatto soprattutto nonostante tutto ciò che ha dovuto sopportare: l'odio di certe opposizioni, incapaci di proporre alternative, i sindacalisti sessisti, mai condannati dalla sinistra, le piazze ideologiche che la insultano, invece di confrontarsi, che l'appendono a testa in giù. Le campagne di discredito personale e mediatico che cercano di delegittimarla ogni giorno. Non ci riuscirete. Il popolo italiano è con lei. (Applausi).
Lo ha fatto soprattutto sapendo che governare significa scegliere, non compiacere. Sul fronte ucraino il Governo non ha soltanto sostenuto il Paese aggredito, ma ha difeso il principio stesso su cui si regge l'Europa, quello della sovranità nazionale e dell'autodeterminazione dei popoli. La proposta italiana di un meccanismo di mutua assistenza, ispirato all'articolo 5 del Trattato di Washington, è oggi la colonna vertebrale di un'Europa che vuole essere più di una semplice unione economica. Vuole diventare un'unione politica e di difesa.
Su questo, Presidente, la invito a riprendere in mano il dossier della Costituzione europea, fatto fallire clamorosamente da alcuni Paesi che evidentemente non hanno capito che per l'Europa, per essere una Nazione, per poter essere in mezzo veramente e contrastare i due blocchi alla nostra destra e alla nostra sinistra, ad Est e ad Occidente, deve essere ovviamente una Nazione e deve avere tutte le prerogative e soprattutto un'anima. Lo ha fatto con grande pragmatismo: nessun soldato italiano sarà mandato in Ucraina, ma l'Italia offrirà formazione, monitoraggio e sostegno tecnico, contribuendo alla pace, senza alimentare la guerra. Lo ha fatto con lucidità, mantenendo alta la pressione sanzionatoria sulla Russia, coordinando le azioni con il G7, chiedendo basi giuridiche solide per qualsiasi utilizzo dei beni russi non congelati, checché ne dica il collega Borghi. Lo ha fatto con rara capacità diplomatica, parlando con tutti e portando sulle posizioni della nostra Italia Washington, Kiev, Bruxelles e ricordando che una pace giusta non può prescindere dal coinvolgimento degli Stati Uniti, né da un'Europa che smetta di essere timida e divisa.
Chi oggi ha il coraggio di attaccare gli Stati Uniti attraverso il presidente Trump dimentica che quella Nazione ha donato il sangue per la nostra libertà e dovreste ricordarlo tutti i santi giorni. (Applausi). Lo stesso approccio deciso, realistico e lungimirante è stato portato avanti nel dossier più esplosivo del nostro tempo: il Medio Oriente. A due anni dal terribile 7 ottobre, l'Italia non ha scelto scorciatoie retoriche, né ambiguità moralistica. È stata dalla parte attiva del Piano di pace del Presidente degli Stati Uniti, al quale certo va il nostro grazie, perché è un suo merito. Ha partecipato al vertice di Sharm el-Sheikh accanto a Washington, al Cairo, a Doha; ha sostenuto il cessate il fuoco a Gaza, il rilascio di tutti gli ostaggi e l'avvio di un processo di stabilizzazione e ricostruzione. Lo ha fatto senza dimenticare una verità semplice, ma troppo spesso distorta in questo Paese. Hamas è un'organizzazione terroristica, non un movimento di liberazione, non un movimento di resistenza, come si sente urlare nelle piazze sconsiderate, e difendere i diritti dei palestinesi innocenti non significa e non significherà mai giustificare chi ha fatto della violenza la propria identità, assassinando il proprio stesso popolo, come abbiamo visto in queste ore.
Presidente Meloni, il nostro cuore ha danzato insieme a quello del popolo israeliano e palestinese, nel vedere siglare finalmente quell'accordo di pace, un accordo che, dopo due anni dall'inizio del conflitto, apre le porte a un nuovo destino per due popoli che per troppo tempo hanno conosciuto solo dolore, odio, sangue e morte. Non siamo certi che altri abbiano avuto lo stesso sussulto, ma anzi che siano in lutto per non avere più appigli per denigrare, per attaccare, per mistificare, per speculare politicamente.
Ci sarebbero tantissime cose da dire, ma vado a concludere. Signor Presidente, la prego di non togliermi la parola.
Io credo che ci sia da dire soprattutto una cosa: che questa risoluzione non sia un elenco di buone intenzioni. Quello che ha elencato il presidente Meloni non è solo un elenco di buone intenzioni, ma è la fotografia di un'Italia, guidata dalla leadership di Giorgia Meloni, che ha scelto di essere voce, non eco; di essere locomotiva, non vagone; che ha scelto di indicare una direzione, non di seguirne una; che ha saputo resistere agli attacchi, agli insulti, alla propaganda e ha trasformato ogni ostacolo in una ragione in più per servire questo Paese. Gliene rendiamo atto, presidente Meloni, e la ringrazio per tutto quello che sta facendo per il nostro Paese. (Applausi).
Saluto ad una rappresentanza di studenti
PRESIDENTE. Saluto a nome dell'Assemblea i docenti e gli studenti dell'Istituto comprensivo di Arcevia, in provincia di Ancona, che stanno assistendo ai nostri lavori. (Applausi).
Ripresa della discussione sulle comunicazioni
del Presidente del Consiglio dei ministri (ore 12,16)
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Calenda. Ne ha facoltà.
CALENDA (Misto-Az-RE). Signor Presidente, non conoscevo l'esistenza dei villi intestinali. Siccome ho molti guai, ma non quello del villo intestinale, voglio dire subito che la relazione del presidente Meloni è in larghissima parte condivisibile.
È condivisibile sul punto dell'Ucraina, che viene ribadito in modo chiaro e netto. Io sarei stato addirittura meno moderato sulla questione del Green Deal, che non va semplicemente rivisto nelle nuove assurdità sulle missioni, ma va rivisto per quello che già c'è. Ricordo che il prossimo anno scatterà l'ETS 2 (Emission Trading System), con un aumento ancora, intanto sulle accise, ma sulle emissioni. Ricordo che ogni volta che chiude un'acciaieria in Italia, apre un'acciaieria in Cina e l'impatto è peggiorativo per noi e per l'ambiente.
Sono anche d'accordo sul punto di sostenere il piano degli Stati Uniti su Gaza, ma voglio dire che su questo un po' di prudenza in più ci vuole. Io non credo che, ad oggi, quello sia un piano di pace, ma che sia un piano di tregua, molto instabile, molto complesso, di cui si scorgono nemici chiari sia in Israele sia in Palestina. Condivido l'impianto del fatto che bisogna provarci, in ogni caso, fino alla fine e in tutti i modi possibili.
Vi sono due punti di dissenso, signor Presidente. Il primo è sull'amministrazione Trump. Volenti o nolenti, noi ci troveremo - lei ci si troverà - nella condizione di dover difendere l'Europa: la nostra prosperità, la nostra difesa, in fondo la nostra stessa esistenza in un contesto internazionale sono presidio rispetto al fatto che Trump l'Europa la vuole disarticolare.
Signor Presidente, io comprendo che ci muoviamo in un ambito talmente complicato che tutti i Paesi europei stanno cercando di tenere Trump legato sull'Ucraina, ma non sarà possibile. L'idea di Trump è un'idea autocratica all'interno degli Stati Uniti, che vede l'Europa come una minaccia e che può contare su fortissime influenze straniere all'interno delle nostre democrazie, su un allargamento del fronte pro-russo in Europa, sul rischio di vedere tutti i processi democratici in qualche modo falsati.
Su questo noi vorremmo un'azione del Governo più incisiva. Questo nodo verrà al pettine, purtroppo. Dico purtroppo perché io sono stato un filoatlantista da sempre e con gli Stati Uniti ho negoziato una bozza di accordo di libero scambio.
Trump non si fermerà sui dazi. L'accordo raggiunto non terrà, perché Trump vuole spartirsi con Putin l'Europa in vassalli degli Stati Uniti e in vassalli della Russia. Noi dovremo difendere la nostra dignità nazionale, non solo di italiani, ma di europei. Dovremo difendere la nostra economia e anche la nostra autonomia strategica. Io sono d'accordissimo sul fatto che l'Italia abbia bisogno di un esercito più forte in un contesto europeo, altrimenti sarà non sovrana.
Qui però c'è l'altro punto di differenza. Io vorrei veder venire in quest'Aula il ministro Crosetto a spiegare qual è il piano sulla difesa italiana: noi siamo pronti a votarlo. Riteniamo che ci voglia un maggiore impegno, però abbiamo bisogno di sapere cosa si vuole fare; cosa si vuole fare in collegamento con l'Europa e cosa si vuole fare in assoluto, in Italia.
L'ultimo punto: se noi pensiamo che il Green Deal e la politica industriale europea siano un disastro, signora Presidente, dobbiamo cambiare passo con la politica industriale in Italia. Qui si stanno chiudendo le acciaierie. I dealer di Stellantis (della Fiat) sono trasformati in "spacciatori" di veicoli cinesi a 4.950 euro. Se noi non riprendiamo in mano il costo dell'energia, dove si fanno profitti parassitari, anche da parte di aziende pubbliche, se questa cosa non l'affrontiamo, allora quello che potrà fare l'Europa sarà solamente una piccola porzione.
Queste sono le cose che bisogna mettere al centro dell'agenda e siccome noi non abbiamo i villi intestinali, se lei le metterà al centro dell'agenda, noi la sosterremo, perché ne va dell'interesse dell'Italia. (Applausi).
PRESIDENTE. La ringrazio, anche per il rispetto del tempo.
È iscritta a parlare la senatrice Ronzulli. Ne ha facoltà.
RONZULLI (FI-BP-PPE). Signor Presidente, oggi possiamo dire con chiarezza che l'Italia si presenta al prossimo Consiglio europeo con la schiena dritta, la testa alta e una voce che pesa in Europa. Tre anni fa, proprio oggi, giurava il Governo da lei guidato. Tre anni di responsabilità, esercitata con coraggio; tre anni in cui, nonostante crisi internazionali e sfide impreviste, questo Governo ha mantenuto la rotta a difendere l'interesse nazionale e dimostrare che la politica può ancora essere serietà, visione e orgoglio. Tre anni dopo l'Italia è più stabile e più rispettata, più consapevole della propria forza. Un'Italia che cresce e convince, un'Italia protagonista e credibile. Lo confermano i numeri: più lavoro, fiducia nei mercati, più investimenti, più credibilità internazionale, con buona pace di chi dall'estero umilia il proprio Paese. Come si fa a descrivere l'Italia come un luogo oscuro e illiberale, quasi fosse un regime? (Applausi).
Un Governo di estrema destra, così è stato descritto. Non sapevo che Forza Nuova guidasse il Paese. Questo non è un Governo di estrema destra, è una coalizione di centrodestra, con un partito di centro, come Forza Italia, che in Europa siede nel PPE, che è la casa dei moderati e dei riformisti. Allora mi chiedo: come si può urlare davanti alla stampa internazionale che in Italia la libertà è a rischio? Come si può collegare un attentato giornalistico al Governo in carica? Questo non è dissenso politico, questo è sciacallaggio. Usare palcoscenici stranieri per mortificare l'Italia non colpisce la premier Meloni, ma l'intera Nazione. (Applausi).
Allora, chi è che incendia davvero il clima? Chi soffia sul fuoco delle piazze, alimentando tensione, rabbia, paura? Attenzione perché le parole hanno un peso e le vostre rischiano di armare la mano di qualche fanatico.
Sul piano internazionale, il Governo ha dimostrato equilibrio e pragmatismo. Sulla crisi di Gaza l'Italia parla con una voce chiara: pace sì, ma vera e concreta, non a spese della sicurezza di Israele e non sotto il ricatto del terrorismo. Siamo accanto al popolo palestinese, ma non confondiamo la causa della libertà con chi spara sui civili.
La Presidente ha detto parole importanti sul rafforzamento della difesa europea e sulla necessità di considerare anche il fianco sud del Continente. Per noi italiani significa Mediterraneo, Africa, migrazioni. È una visione che condividiamo pienamente. Serve un'Europa più pronta, che non si limiti a imporre regole e parametri, ma che sostenga i Paesi che, come l'Italia, difendono i confini dell'Unione. Per anni la sinistra ha predicato solidarietà e ci ha lasciato soli. Oggi, invece, grazie a questo Governo, il modello italiano sull'immigrazione è diventato esempio per l'Europa. Combattiamo l'immigrazione illegale, colpendo i trafficanti, ma apriamo canali legali sicuri per chi vuole integrarsi davvero onestamente nel nostro Paese.
Con il Piano Mattei l'Italia parla di cooperazione, di sviluppo, di rispetto reciproco. Questa è la differenza tra chi governa con i fatti e chi si limita a predicare buonismo.
Quando parliamo di difesa, non parliamo di mezzi come fine, ma come sicurezza, come dovere. C'è chi continua a dire che non si deve spendere per la difesa, come se difendere il Paese fosse una colpa; ma come si difende uno Stato senza strumenti, senza mezzi o, soprattutto adesso, sotto il cyberdominio? Con gli slogan? Con i cortei? La verità è semplice: la pace non si mantiene con le chiacchiere, ma con la deterrenza e la forza del diritto. Una Nazione seria investe nella difesa per evitare la guerra, non per cercarla. Chi sviluppa sistemi di difesa ha in mente la sicurezza dei nostri figli, la tutela del nostro modello sociale. Certo, non ce l'hanno certi pacifisti armati che poi spaccano vetrine e insultano le Forze dell'ordine. Noi, invece, stiamo con chi difende davvero la pace, coi nostri soldati, le missioni all'estero, con chi protegge le frontiere e la nostra libertà, perché senza difesa non c'è pace e senza sicurezza non c'è libertà.
Sul clima e sull'industria la presidente del Consiglio Meloni ha detto una cosa giusta: non serve un'ideologia, servono soluzioni. La Commissione europea è in ritardo, ferma in un atteggiamento burocratico che rischia di condannare l'industria europea alla marginalità. Parliamo di automotive, un settore strategico per milioni di lavoratori: mentre Cina e Stati Uniti corrono, l'Europa resta impantanata tra regole contraddittorie e obiettivi irrealistici. Non si può chiedere la transizione ecologica e poi lasciare morire chi produce innovazione. Difendere l'ambiente non significa mettere in ginocchio l'economia, significa trovare equilibrio, quello che questo Governo costruisce giorno dopo giorno. Forza Italia dice con chiarezza che serve una transizione intelligente che premi chi investe, difenda il lavoro e garantisca neutralità tecnologica con biocarburante, idrogeno e ibrido. La Commissione europea deve svegliarsi, non possiamo sacrificare interi settori sull'altare dell'ideologia verde. L'Italia vuole guidare una transizione con realismo con le sue eccellenze industriali e Forza Italia sostiene questa linea di equilibrio tra ambiente, impresa e lavoro, perché non c'è sostenibilità ambientale senza sostenibilità sociale.
Semplificazione e competitività. Siamo da sempre la voce delle imprese, dei professionisti, di chi crea lavoro. L'Italia deve poterlo fare senza lacci e burocrazia e l'Europa deve smetterla di essere un labirinto di regole; deve tornare a essere una casa di opportunità, eliminando norme inutili, dando certezze anche a chi investe.
Condividiamo anche l'iniziativa italiana di portare al Consiglio europeo il tema delle politiche abitative. Avere una casa non è un privilegio, ma un diritto: significa autonomia, futuro e dignità. Per troppi giovani, oggi, questo sogno è irraggiungibile. Serve un piano europeo per l'edilizia che sia accessibile per chi lavora, per chi studia e mette su famiglia.
In conclusione, signor Presidente, alla sinistra che oggi critica tutto e non propone nulla diciamo una cosa molto semplice: mentre voi parlate noi costruiamo, mentre voi dividevate l'Italia in categorie e ideologie, noi abbiamo riportato il Paese a crescere; mentre voi chiedevate più Europa per giustificare la vostra incapacità, noi abbiamo portato più Italia in Europa. E a chi ancora spera di vederci deboli, rispondiamo con un sorriso: quel tempo è finito, oggi l'Italia ha ritrovato la sua voce, la sua forza e il suo orgoglio.
Buon lavoro, Presidente, e buon terzo compleanno proprio oggi. (Applausi).
PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Maiorino. Ne ha facoltà.
MAIORINO (M5S). Signor Presidente, Ministri, signora Presidente del Consiglio, avrà sentito che ieri si è tenuta qui a Roma una manifestazione in sostegno della libertà di stampa e del giornalista Sigfrido Ranucci, che ha da poco subito un terribile attentato. So bene che lei ha portato, a mezzo social, la sua solidarietà a Sigfrido Ranucci, ma avevo pensato che, forse, essendo questa la prima occasione ufficiale, avrebbe potuto essere un'idea ribadire la sua solidarietà anche in quest'Aula.
Ma non c'è alcun problema, signora Presidente, perché ieri alla manifestazione c'erano anche esponenti della sua maggioranza ed è sicuramente un bene, perché la libertà di stampa è un patrimonio del Paese e quindi va difesa davvero strenuamente da tutte e tutti, indipendentemente dall'appartenenza politica. Mi permetto, quindi, di suggerire anche agli esponenti di maggioranza ‑ ma non solo: a destra e a sinistra ‑ di ritirare le querele strumentali a danno di giornalisti ed editori (Applausi), perché così si difendono, con i fatti e non con le parole, la libertà di stampa e la libertà dei giornalisti. Suggerisco anche, signora Presidente, di consentire l'approvazione di una legge che proibisca e regolamenti la lite temeraria a danno dei giornalisti e ancora, visto che va in Europa e l'Europa ha approvato il Media Freedom Act, di sollecitare magari affinché l'Italia quell'atto lo ratifichi e ne faccia una legge della Nazione. (Applausi). Questo potrebbe essere un atto concreto di solidarietà.
Mi permetto ancora un ultimo suggerimento, una cosa davvero semplicissima che può fare quando vuole: se davvero vuole rispettare i giornalisti e la libertà di stampa, potrebbe, ad esempio, rispondere alle domande che le fanno nelle conferenze stampa, invece di scappare, signora Presidente, come ha fatto anche l'ultima volta alla conferenza stampa per la sua legge di bilancio. (Applausi). Certo, conoscendo il nulla che c'è nella legge di bilancio, tutti comprendiamo perché abbia preferito scappare, ma rispondendo si mostra il rispetto per il lavoro dei giornalisti e le dirò anche che si mostra rispetto per l'opinione pubblica, perché in democrazia l'opinione pubblica conta, è estremamente rilevante. Diciamo che con questi accorgimenti magari avrebbe potuto disarmare la preoccupazione per una deriva antidemocratica nel nostro Paese che tanto l'ha fatta arrabbiare.
L'opinione pubblica, dicevo, ha una sua importanza e quindi, siccome l'ho sentita menzionare tantissime volte il nome del presidente Trump elogiando ogni suo gesto, tutte le sue gesta, ogni sua azione, ogni suo capriccio, vorrei che nella replica, signora Presidente del Consiglio, facesse sapere anche a quest'Assemblea e quindi agli italiani che cosa pensa di quel video che il presidente, anzi the king Donald Trump ha postato sul suo social ‑ non so se lo ha presente ‑ quello in cui, con una corona in testa (il Presidente degli Stati Uniti d'America, che sono nati in contrapposizione a una monarchia) vola su un aereo da guerra scaricando tonnellate di letame sulle piazze che pacificamente manifestano dissenso nei suoi confronti. (Applausi).
Vorrei sentire da lei due parole su questo, ma capisco che abbia difficoltà a farlo, perché se Donald Trump si è preso la briga di confezionare un video con l'intelligenza artificiale, qui questa maggioranza, gli esponenti del suo Governo e lei stessa non siete stati molto da meno con le piazze italiane che avete riempito di insulti e che ancora oggi in quest'Aula sono state definite piazze dell'odio, quando sono pacifiche, piene di milioni di persone che sono scese per chiedere soltanto umanità. Eppure, signora Presidente, quelle piazze lei le ha temute, quelle piazze non l'hanno fatta dormire la notte e anche per questo si è aggrappata al cosiddetto piano Trump, perché quelle piazze non erano soltanto a favore di Gaza: lei ha capito benissimo che quelle erano anche piazze in dissenso dalle sue politiche, contro la repressione, contro l'impoverimento continuo in cui sta gettando questo Paese, contro la follia del riarmo. E allora andava bene il piano Trump, perché in questo modo le ha tolto le castagne dal fuoco e poi pazienza se quel piano Trump non solo non è di pace, ma non è neanche per una tregua, perché in realtà si tratta di un consiglio d'amministrazione della più grande operazione di speculazione immobiliare sulle ossa ancora calde dei palestinesi. (Applausi). L'importante era assecondare il re e togliere le sue castagne dal fuoco rispetto a un'opinione pubblica che si stava svegliando probabilmente un po' troppo per i suoi gusti.
Anche oggi abbiamo dovuto vederla nelle vesti di cheerleader - spero che cheerleader si possa dire e che nessuno insorga - del Presidente di un altro Paese, invece di mantenere la schiena dritta e fare la capo del Governo del Paese Italia (Applausi), lodando semplicemente Trump e venendoci a raccontare ancora la favoletta che anche il suo ministro degli affari esteri Tajani ci è venuto a raccontare, quella dei 39 studenti palestinesi che adesso noi stiamo formando e che sono destinati a diventare la classe dirigente della Palestina e quindi forse un giorno la Palestina potrà essere riconosciuta. Ma si rende conto, signora Presidente, delle baggianate che venite a raccontare in quest'Aula e agli italiani? Veramente ci avete preso per dei bambini? La Palestina va riconosciuta oggi, non quando quei ragazzi saranno grandi e formati da Tajani (mi permetta di dire che non mi tranquillizza moltissimo la prospettiva).
Sulla Palestina lei ha accettato che il gioco lo conducesse Trump, cosa che sta succedendo anche sull'Ucraina, signora Presidente. (Commenti).
PRESIDENTE. Hanno fatto un applauso. Vabbè, prosegua, non ho interrotto nessuno, neanche le cheerleader, andiamo avanti. (Commenti). Si accomodi, la richiamo all'ordine. Non c'è stato un dileggio e non c'è stato niente. Prosegua. Guardi, mi spiace, nessuno sta disturbando l'intervento della Maiorino; può dispiacere, ma non lo sta disturbando nessuno. Prego, prosegua. Senatore Croatti, la richiamo all'ordine per la seconda volta. Prego, prosegua, senatrice Maiorino.
MAIORINO (M5S). Grazie, Presidente, ormai abbiamo fatto… (Commenti).
PRESIDENTE. Prosegua. Croatti, Croatti, perché le hanno tolto la possibilità di intervenire prima? Accomodatevi. Bravo, Croatti. Prosegua, senatrice Maiorino. Non mi costringa, Croatti, non la voglio espellere; lo so che magari ci prova. Prego, senatrice Maiorino. Non stanno facendo nulla. (Commenti). Zitto, silenzio. Il tentativo di creare un po' di tensione oggi non funziona, l'Assemblea è tranquilla. Prego, senatore Menia, si sieda anche lei. Senatore Croatti, per favore, si accomodi, su; un po' di serietà. Va bene, va bene.
Allora, è possibile che lei prosegua, senatrice Maiorino? Guardi che non glielo faccio recuperare, il tempo. Senatore Croatti, non la espello, non ci provi, ok? Prosegua, senatrice.
MAIORINO (M5S). Presidente, grazie, non c'è alcun problema, siamo abituati agli insulti che partono dai banchi di destra.
PRESIDENTE. Brava. Lasciatela andare avanti, prego.
MAIORINO (M5S). Dicevo che, anche sull'Ucraina, adesso come mai la situazione è estremamente confusa. Presidente Meloni, lei ha firmato tutto: ha firmato il riarmo, così come ha firmato adesso la dichiarazione congiunta dei 12 leader, ma tutto lascia presagire che, se Trump dovesse voltare le spalle a Zelensky, un minuto dopo lei farà altrettanto, perché lei non è in grado di tracciare una strada propria; lei segue soltanto i diktat che vengono neanche da Washington, perché significherebbe dagli Stati Uniti, ma da Donald Trump. (Applausi). Mi permetta di dire che sulle sorti dell'Ucraina, oggi come mai, si addensano davvero delle nubi molto fosche, signora Presidente.
Lei ha fatto un passaggio che è davvero meraviglioso che non posso non riprendere, davvero. Le voglio fare gli auguri, perché non solo adesso sono tre anni ed è il terzo Governo più longevo, ma ci avviciniamo a un compleanno speciale.
Siamo a un anno da quando lei, alla festa di partito Atreju, baldanzosa e fiera scandì urlando, a proposito dei centri in Albania: funzioneranno! Se lo ricorda, signora Presidente? (Applausi). È passato un anno e aspettiamo che lei abbia la decenza e il coraggio di ammettere che quei centri in Albania sono stati un fallimento. (Applausi).
Invece è venuta qui di nuovo a parlare di ciò che farete, direte, realizzerete. Questo non è il discorso di insediamento del Governo; lei è lì da tre anni e non può festeggiare e allo stesso tempo il Governo…
Scusi, signor Presidente, ma vedo il mio microfono che lampeggia. Ovviamente ho bisogno di almeno tre minuti di recupero.
PRESIDENTE. Il tempo, se non le dispiace, lo decido io.
MAIORINO (M5S). Chiedo gentilmente di recuperare il tempo.
PRESIDENTE. Vada avanti.
MAIORINO (M5S). Vorrei sapere di quanto tempo dispongo.
PRESIDENTE. Vada avanti. (Commenti).
MAIORINO (M5S). Signora Presidente… (Commenti).
PRESIDENTE. Io veramente mi stupisco di questo tentativo di sostenere che ci sia un disturbo in questo momento. Guardate sempre con quale attenzione seguo i lavori, vi prego.
Prego, senatrice Maiorino, prosegua. Se lei si interrompe, non le posso far recuperare il tempo; quando la interrompono gli altri, sì. Prego, continui.
MAIORINO (M5S). Questi centri in Albania sono palesemente un fallimento. È sotto gli occhi di tutti non solo il costo di 1 miliardo, ma a questo si aggiungono 130 milioni in un anno per ospitare 111 migranti, ossia più di 1 milione a ospite: neanche l'albergo a sette stelle a Dubai, signora Presidente. (Applausi). Questi sono i soldi dei contribuenti. Di più: funzioneranno da deterrenza. Alla faccia della deterrenza, signora Presidente: sono quasi 300.000 le persone sbarcate sulle nostre coste in tre anni, ossia 270 al giorno. Lei ha battuto in peggio i record di tutti i Presidenti del Consiglio che l'hanno preceduta (Applausi), da Gentiloni, a Conte e a Draghi. Questi sono i grandi risultati che ha portato con zero sbarchi e blocco dei porti. Queste sarebbero le promesse mantenute.
C'è ancora di più: lei ha sottoscritto l'anno scorso il nuovo patto europeo su immigrazione e asilo che lascia proprio all'Italia l'onere dell'accoglienza di chiunque sbarchi in Italia e addirittura rende più facile che chi ha lasciato l'Italia ritorni: un capolavoro assoluto proprio sul suo cavallo di battaglia, signora Presidente.
Ho già detto un'altra volta che condividiamo alcune cose; un background lo condividiamo: veniamo entrambe dalla periferia romana, signora Presidente. Lei ha citato le periferie e ha detto che il risparmio di risorse andrà a beneficio proprio delle periferie delle nostre città e delle fasce più deboli della popolazione…
PRESIDENTE. Prosegua. Sono due minuti in più.
MAIORINO (M5S). Quelle fasce che in tre anni avete abbandonato e per le quali in questa legge di bilancio non c'è assolutamente niente, a parte l'insulto al ceto medio dell'aumento di 1,70 euro, quindi periferie e fasce deboli completamente abbandonate.
Lei ha detto: queste risorse andranno anche a beneficio degli agenti della nostra pubblica sicurezza, di cui lei e questa maggioranza vi riempite la bocca ogni giorno. Le leggo che cosa le mandano a dire gli agenti della pubblica sicurezza. Questo è il comunicato sulla sua legge di bilancio: «La bozza della legge di bilancio 2026 dimostra una disattenzione grave nei confronti delle Forze dell'ordine». (Applausi). Ancora: «Molte delle misure contenute sembrano pensate per colpire più che per sostenere». (Applausi). Questi sono i sindacati delle Forze dell'ordine che parlano.
PRESIDENTE. Concluda.
MAIORINO (M5S). Si prevede un innalzamento dell'età pensionabile, nessuna traccia di assunzioni straordinarie, nessuna misura concreta per colmare il vuoto di oltre 18.000 agenti e nemmeno la copertura integrale dei pensionamenti.
PRESIDENTE. La prego di concludere.
MAIORINO (M5S). Nel 2026 perderemo altri 1.300 poliziotti: una voragine che si allarga mentre si chiedono sempre più sacrifici a chi è rimasto in servizio. Vergognatevi. (Applausi).
Vergognatevi di riempirvi la bocca … (Il microfono si disattiva automaticamente).
PRESIDENTE. La ringrazio. Concluda perché ha già parlato oltre due minuti e mezzo in più.
MAIORINO (M5S). Voglio chiudere con un auspicio.
PRESIDENTE. Se vuole concludere le do ancora dieci secondi.
MAIORINO (M5S). Voglio chiudere, da italiana, signora Presidente, con l'auspicio che lei vada in Europa per fare la Presidente del Consiglio della Nazione Italia e non la vice di Donald Trump. (Applausi).
PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Murelli. Ne ha facoltà.
MURELLI (LSP-PSd'Az). Signor Presidente, ringrazio il presidente Meloni. Grazie a questo Governo per questi tre anni, perché, mentre la sinistra per anni ha preferito piegarsi alle logiche di Bruxelles, inseguire ideologie green irrealistiche e aprire indiscriminatamente le frontiere, questo Governo in soli tre anni ha rimesso l'Italia al centro dell'Europa, ha difeso la nostra sovranità, ha affrontato le crisi con serietà e concretezza e ha risposto con orgoglio e credibilità a livello internazionale. Lo ha dimostrato sul Medio Oriente, perché dopo due anni di attacchi siamo davanti a un equilibrio fragile, ma carico di speranza.
Il Piano di pace e l'accordo firmato in Egitto hanno aperto una prospettiva per costruire una pace giusta e duratura. Trump ha avuto il coraggio di imprimere una svolta diplomatica che molti in Europa non hanno avuto la forza e la volontà di assumersi, nemmeno in Ucraina. L'unica cosa che sanno dire è "riarmiamoci e partite". Il Governo Meloni, con responsabilità e serietà, è stato tra i primi Paesi a sostenere questo percorso di pace, partecipando attivamente ai vertici e confermando il proprio ruolo da protagonista nello scenario mediterraneo.
Voglio ringraziare pubblicamente il Ministro, la Farnesina, i nostri diplomatici, le Forze dell'ordine, i volontari della Protezione civile e le strutture di Intelligence per il lavoro che hanno svolto con serietà, professionalità e determinazione. Hanno consentito di sostenere la via diplomatica, di garantire il recupero in sicurezza dei nostri connazionali, coinvolti anche nella cosiddetta Flotilla. Sì, perché mentre c'era chi lavorava per la pace, c'è chi ha scelto invece la strada dell'irresponsabilità, con parlamentari ed europarlamentari a bordo. Questo non è stato solo un gesto inutile e pericoloso, ma una mancanza di rispetto anche nei confronti del presidente della Repubblica Mattarella, che aveva invitato tutti alla prudenza e alla responsabilità e anche verso gli stessi compagni di viaggio che sono stati abbandonati, come Schettino ha abbandonato la nave.
PRESIDENTE. Chiedo scusa, senatrice Murelli. Prego la senatrice Maiorino di girarsi verso la Presidenza.
MURELLI (LSP-PSd'Az). Stavo dicendo che gli stessi compagni di viaggio sono stati abbandonati, come Schettino ha abbandonato la nave prima che affondasse, pur di inseguire il titolo di giornale. Non solo: questo comportamento ha scatenato disordini nelle città italiane, con manifestazioni degenerate in vandalismi, occupazioni, scontri e violenze, un danno non solo materiale, ma anche di immagine e di coesione sociale. Su questo la Lega è molto chiara: chi organizza manifestazioni che degenerano, chi porta in piazza odio e violenza deve pagare i danni, perché non è accettabile che siano i cittadini, i commercianti o i Comuni a sopportare il costo della violenza in piazza.
A fronte dell'irresponsabilità di qualcuno, lo Stato italiano ha mostrato il volto serio, generoso, autorevole dell'Italia e lo ha fatto anche sul fronte umanitario. Oltre 90 bambini feriti a Gaza sono stati accolti dai nostri connazionali.
PRESIDENTE. Non potete richiamarmi e poi comportarvi nella maniera uguale a quella per la quale mi richiamate. Non parlo di un caso specifico, dico in generale. (Applausi). Prego, prosegua, senatrice Murelli.
MURELLI (LSP-PSd'Az). Stavo appunto illustrando che ci sono tanti bambini feriti nella Striscia di Gaza che sono stati accolti nei nostri ospedali, grazie a una complessa operazione interministeriale umanitaria. L'ospedale pediatrico Bambino Gesù, l'ospedale Meyer di Firenze, il Gaslini di Genova, il Policlinico Gemelli, l'ospedale Sant'Orsola di Bologna stanno curando questi bambini con professionalità, competenza e cure e tanti altri ne arriveranno. Vorrei ringraziare in quest'Aula tutti quei medici, infermieri, operatori sanitari e volontari, a cui va un ringraziamento profondo. Non si tratta solo di un gesto sanitario, ma di un atto politico e diplomatico di altissimo valore, perché dimostra che l'Italia non è spettatrice, ma protagonista anche sul terreno dei valori umani e della pace concreta.
Lì dove altri alzano muri e urlano slogan, noi salviamo vite. Lì dove altri cavalcano le tensioni, noi costruiamo ponti e credibilità internazionale. Naturalmente questa pace deve avere delle basi solide. Ecco perché è auspicabile la prospettiva di una soluzione con due Stati, con uno Stato palestinese democratico, capace di garantire prospettive economiche e sociali reali al proprio popolo. Solo così potremo avere una pace lunga e duratura.
Vorrei cambiare argomento, soffermandomi sulla competitività e la transizione green. Come ha sottolineato la presidente Meloni, quelli stabiliti dall'Europa sono obiettivi irraggiungibili e inverosimili per chi vuole fare impresa in Europa e in Italia. Queste scelte rischiano di trasformarsi in un colpo mortale per le nostre filiere produttive strategiche, per il manifatturiero, per l'automotive e per interi distretti industriali.
La Lega è favorevole alla transizione ecologica, ma senza fanatismi e ideologia. La neutralità tecnologica serve per integrare le rinnovabili in un sistema energetico equilibrato e sicuro, che tenga conto della specificità dei nostri territori, dell'importanza dell'agricoltura nel nostro Paese e della morfologia del nostro territorio, considerando anche i problemi idrogeologici che caratterizzano il nostro Paese.
Concludo, signor Presidente, sottolineando anche l'importanza della mancanza nel Consiglio europeo di due temi fondamentali, che devono essere affrontati all'interno di un intervento politico coraggioso, che corregga scelte azzardate e che riporti il nuovo quadro finanziario europeo e il Patto di stabilità su due temi importanti.
Mi riferisco direttamente alla prevenzione sanitaria e alla promozione della salute, perché l'espressione "prevenire è meglio che curare" significa prendersi cura dei propri cittadini e fare in modo che vivano una vita sociale economica, senza pesare sui sistemi sanitari e sul sistema sociale.
Non da ultimo, esiste il problema della denatalità, che è un problema non solo italiano, ma che dev'essere gestito a livello europeo. Ecco perché nella legge di bilancio sono state inserite attività per la famiglia, ma dev'esserci anche un coordinamento a livello europeo. L'Europa deve decidere se vuole essere un motore di sviluppo o un freno.
Noi abbiamo fiducia quindi nel Governo Meloni, in questo Governo che ha una visione lunga e lungimirante per il futuro del nostro Paese. (Applausi).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Alfieri. Ne ha facoltà.
ALFIERI (PD-IDP). Signor Presidente, mi limiterò ai temi legati alla politica estera e alla politica internazionale, che saranno centrali nel Consiglio europeo. Parto dall'Ucraina, sulla quale, inevitabilmente, c'è stato ultimamente un cono d'ombra.
L'accordo di pace a Gaza, che ha aperto uno spiraglio di pace, ha coperto quello che stava succedendo in Ucraina e Putin ne ha approfittato, sferrando attacchi senza precedenti su Kiev e sulle principali aree del Paese, dando la sensazione che qualsiasi territorio, anche quelli più periferici, anche quelli al confine con la Polonia, potessero essere raggiungibili, per creare panico e ansia nella popolazione ucraina già prostrata.
L'intensificazione degli attacchi alle infrastrutture energetiche per lasciare al freddo e al buio il popolo ucraino è un'evidente manifestazione di questa strategia. A tal proposito, esprimo la solidarietà e la vicinanza del Gruppo del Partito Democratico alle famiglie che sono state colpite a seguito di un attacco di droni a un asilo, a conferma degli attacchi brutali di Putin che non può essere giustificato in alcun modo e deve avere una risposta univoca da tutti i Paesi europei. (Applausi).
Immagino dunque che la Presidente del Consiglio sia impegnata a superare la riottosità di alcuni Governi sovranisti nel prendere decisioni importanti e nel rafforzamento delle sanzioni europee. Ragioniamo nei limiti del principio del diritto internazionale. Condivido il suo passaggio sullo scongelamento degli asset russi. Con prudenza, capiamo cosa può essere fatto. Sicuramente velocizziamo le procedure per utilizzarne i proventi per sostenere il popolo ucraino.
Non abbia paura a stare insieme ai volonterosi e a dispiacere Trump. Quel nucleo fondamentale dei principali Paesi europei è l'unica speranza di rientrare anche nella partita più complicata. Oggi noi abbiamo una difficoltà: oggettivamente lavoriamo bene sul tema della ricostruzione in prospettiva, lavoriamo bene insieme agli altri Paesi sul tema delle sanzioni per mettere il massimo della pressione; facciamo fatica, invece, a rientrare nel gioco delle iniziative diplomatiche. In passato c'era il formato di Normandia, c'erano altri formati diplomatici. Proviamo a ripensare, anche dentro l'OSCE (Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa), che spazio ci può essere. A febbraio 2025 si provò a riprendere anche quella via, che poi è fallita. Proviamo a livello europeo a sperimentare ogni formato diplomatico, nel momento in cui allarghiamo il perimetro della discussione e del negoziato, perché se stiamo solo dentro l'accettazione di scambio tra il riconoscimento di fatto dei territori e le condizioni di sicurezza dell'Ucraina non ne usciamo. Dobbiamo parlare di architettura della sicurezza europea e, per poterlo fare, c'è bisogno del pieno coinvolgimento degli europei. Noi dobbiamo chiedere - e in questo lei può farlo, Presidente del Consiglio, per il rapporto che ha con Trump - di avere il pieno coinvolgimento degli europei e di provare a costruire formati europei per arrivare a uno spiraglio di pace.
Lo stesso su Gaza. Noi non abbiamo problemi e mi rivolgo anche ad alcuni colleghi, che pure stimo: non fateci la caricatura, schiacciandoci sugli estremisti pro-Pal. Noi siamo stati alla guida del Paese, abbiamo senso della responsabilità, sappiamo dove stare. (Applausi).
Se Trump ne fa una giusta, lo riconosciamo, lo appoggiamo. Bene che vada avanti l'accordo di pace. Siamo preoccupati, evidentemente, per la seconda fase. La domanda delle domande è: saremo in grado di stabilizzare l'area, di verificare il disarmo di Hamas, di verificare che Israele stia dietro le linee cuscinetto che vengono identificate? A me fa piacere sentire della disponibilità a far parte di una forza multinazionale, ma a due condizioni: che ci siano anche i Paesi arabi moderati principali e che sia sotto l'egida delle Nazioni Unite, che però Trump ha profondamente delegittimato. Come sa, Presidente, il 23 per cento delle risorse per le operazioni di peacekeeping globali sono state tagliate dagli Stati Uniti. In questo caso, quindi, addirittura mettiamo a rischio l'UNIFIL (United Nations Interim Force in Lebanon), un'operazione in cui noi siamo sempre stati leader, esercitando un ruolo importante in Libano: altro che fare la forza multinazionale per Israele!
Vengo al terzo punto, che mi sta particolarmente a cuore. Presidente del Consiglio, le istituzioni multilaterali sono state il luogo dove l'Italia ha difeso gli interessi nazionali. Trump non fa mistero di volerle asfaltare: è uscito dall'Organizzazione mondiale della sanità, ha delegittimato le Nazioni Unite, ha tolto le risorse alle principali agenzie delle Nazioni Unite, ha in qualche modo bloccato il lavoro del JCPOA (Joint comprehensive plan of action), ossia l'accordo sul nucleare iraniano, ed è uscito da COP27.
Da questo punto di vista, occorre una riflessione complessiva su quello che significa per noi, perché è lì, dentro le istituzioni multilaterali, in quella ragnatela e in quel tessuto che, attraverso le alleanze, abbiamo provato a dare risposte importanti; vale per la NATO, dal punto di vista politico-militare, e vale dentro le agenzie delle Nazioni Unite sul tema dei rifugiati, sugli obiettivi del millennio e sulle operazioni di peacekeeping, che tanto ci hanno visto protagonisti. Vale anche per la costruzione europea, in cui abbiamo portato a casa 200 miliardi di euro per il nostro territorio; e se lei oggi riesce a vantare numeri positivi sul PIL lo deve agli investimenti del PNRR, anzi, ci farà anche 5 miliardi di copertura per la legge di bilancio. (Applausi).
Noi possiamo farlo, quindi dobbiamo provare a valorizzare il multilaterale, non abbandonarlo, non rassegnarci all'idea del reset, portato avanti da Heritage Foundation o America First che, come lei sa, sono i think tank più ascoltati da Trump, che teorizzano il reset dell'ordine internazionale e la costruzione su nuove basi, rapporti di forza su base bilaterale, ma questo riporta alle sfere di influenza.
Concludo su una questione. Lei ha raggiunto un traguardo importante, tre anni di Governo; ha superato il Governo Craxi, quel Governo di cui facevano parte personalità importanti, come Mino Martinazzoli, Scalfaro, Spadolini, Andreotti e che scrisse una delle pagine più importanti della storia repubblicana, affrontando una crisi delicatissima, quella di Sigonella. Bettino Craxi resistette alle pressioni degli Stati Uniti, dapprima con esponenti ed emissari della CIA (Central Intelligence Agency), poi con l'ambasciatore Rabb e poi con telefonate notturne, in un climax istituzionale, del presidente Reagan. Lo fece con la schiena dritta, difendendo gli interessi degli italiani, la sovranità e le prerogative dello Stato italiano.
Io mi chiedo cosa voglia fare di questa stabilità che lei giustamente un po' enfaticamente ha celebrato oggi (noi le riconosciamo un'abilità a navigare in acque agitate, sia a livello nazionale sia a livello internazionale): che sbocco le vuole dare? Trump la definisce la sua preferita assaltatrice dell'Europa e ritwitta messaggi che dicono: bene che l'Italia voglia seguire una via autonoma con gli Stati Uniti nei negoziati commerciali. Bene, noi sappiamo che non lo farà, presidente del Consiglio Meloni, ma allora dica con chiarezza che noi siamo dalla parte dell'Europa e che le grandi sfide le vinciamo insieme, non seguendo scorciatoie, senza far uscire veline da Palazzo Chigi, con coraggio, dicendolo, perché sui dazi ci giochiamo l'osso del collo. (Applausi).
Così, accingendomi a concludere il mio intervento, anche sul tema delle risorse per le Nazioni Unite, possiamo dire che non siamo d'accordo con Trump? Possiamo dire che non siamo d'accordo quando umilia… (Il microfono si disattiva automaticamente)… dalla parte principale dell'accordo e dalla possibilità di rientrare in gioco e di negoziare una pace per l'Ucraina? Io penso che è qui che si giocherà la sua credibilità. Noi possiamo essere o una piccola provincia dell'impero occidentale a guida Trump o protagonisti di un investimento nell'autonomia strategica dell'Europa. Noi sappiamo da che parte stare; lei, non sappiamo ancora. (Applausi).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Speranzon. Ne ha facoltà.
SPERANZON (FdI). Signor Presidente, onorevoli colleghi, avrei sottoscritto quasi per intero l'intervento che mi ha preceduto, se non ci fosse stata questa ultima chiosa finale. Questo intervento, infatti, mi ha fatto capire che, grazie al cielo, c'è ancora un'opposizione, però esiste ancora in Italia anche un'opposizione responsabile, che sa guardare agli interessi dell'Italia e dei nostri concittadini, senza necessariamente trovare spunti polemici. Peccato che, a parte l'intervento che poc'anzi ho sentito dal senatore Alfieri, troppo spesso vediamo l'opposizione su posizioni molto diverse, come ad esempio quelle della Segretaria del partito che il senatore Alfieri ha rappresentato col suo intervento poc'anzi, la quale in altri consessi (non in quest'Aula) all'estero si è permessa di dire che l'Italia rischia una deriva antidemocratica; si è permessa sostanzialmente di affermare che probabilmente quello che succede in Italia, magari a qualche giornalista, è figlio di un brodo di cultura, di una situazione nella quale chi fa il giornalista d'inchiesta sente di rischiare, perché fa un lavoro scomodo. Questa è una cosa che noi non possiamo accettare, perché voi sapete benissimo che ciò non corrisponde alla realtà. Sapete benissimo che questo è un modo di fare politica che probabilmente, attraverso l'irresponsabilità, nasconde anche una malafede, quindi non il perseguimento degli interessi degli italiani.
Poco prima del suo intervento, abbiamo sentito quello del rappresentante di un partito che fa parte del vostro campo larghissimo, dal quale il senatore Alfieri, con il suo intervento, ha cercato di discostarsi in tutti i modi. Lei sostanzialmente ha detto: non confondeteci con quelli lì, perché lei ha detto questo nel suo intervento, nella sua conclusione, questo voleva intendere. (Applausi). Poi, è chiaro, non confondeteci nemmeno con quelli che vengono alle manifestazioni che magari organizziamo noi, per le quali chiediamo le autorizzazioni, che magari sono organizzate dal sindacato di nostro riferimento, durante le quali c'è qualche mascalzone che espone striscioni inaccettabili e vergognosi come quello che dice che il 7 ottobre è un simbolo della resistenza. (Applausi).
Oltre alle manifestazioni verbali e che sfociano poi nell'esposizione di striscioni vergognosi, ci sono anche le azioni contro le nostre Forze dell'ordine, alle quali va la nostra solidarietà, perché quella sì che è la società civile. (Applausi). Signor Presidente, sentiamo sempre associare questa parola solamente a chi va in piazza, ma la società civile è fatta anche di tutti quei lavoratori che lavorano quotidianamente per rendere grande l'Italia dentro gli ospedali, nei trasporti, dentro un pullman, in questo palazzo. (Applausi). Imparate cos'è davvero la società civile. Non è solo chi grida più forte e chi spacca le vetrine. E poi ci sono quelli che vogliono insegnarci come portare gli aiuti. Ha fatto bene il collega Menia, nel suo intervento, a sottolineare che i primi aiuti portati ai gazawi, ai palestinesi che venivano feriti dai bombardamenti li ha portati l'Italia attraverso la nave Vulcano, una nave ospedale. (Applausi). Anche questi sono investimenti della difesa, colleghi, e quando si dice che spendiamo le risorse per la difesa, dobbiamo ricordare che la difesa è sicurezza, è solidarietà, è protagonismo sul piano internazionale, quel protagonismo che l'Italia ha riconquistato oggi grazie a questo Governo, grazie all'azione diplomatica di Giorgia Meloni, grazie ai conti pubblici in ordine, grazie alla capacità di combattere l'inflazione, grazie alla capacità di portare lo spread ai minimi storici, dimostrando in questo modo quanto dal di fuori ci vedano credibili, stabili e coesi. Anche tutti gli interventi arrivati quest'oggi da questa parte dell'emiciclo, signor Presidente, hanno dimostrato che c'è una sola maggioranza, che c'è una sola voce. Certo, ci sono i distinguo, ma non sono distinguo che divergono. Se invece uno ascolta gli interventi che sono arrivati dall'altra parte dell'emiciclo, la percezione, signor Presidente, è che non esista un'alternativa democratica a questo Governo in Italia in questo momento e me ne dispiaccio. (Applausi).
Concludo, signor Presidente, ringraziando il Governo per quello che sta facendo, per la credibilità che ha saputo ridarci e con l'auspicio che davvero nei prossimi anni e nei prossimi mesi l'opposizione, invece di tifare per chi cerca protagonismo mediatico personale attraverso le venture nel Mediterraneo con le barche a vela, ci supporti nel sostenere l'Italia nel mondo con azioni credibili come quelle che questo Governo ha saputo realizzare. (Applausi).
PRESIDENTE. Dichiaro chiusa la discussione sulle comunicazioni del Presidente del Consiglio dei ministri.
Avverto che sono state presentate le proposte di risoluzione n. 1, dai senatori Terzi di Sant'Agata, Murelli, De Poli, Rosso e Scurria, n. 2, dal senatore Boccia e da altri senatori, n. 3, dal senatore De Cristofaro e da altri senatori, n. 4, dai senatori Calenda e Lombardo, n. 5, dal senatore Patuanelli e da altri senatori, e n. 6, dalla senatrice Paita e da altri senatori, i cui testi sono in distribuzione.
Ha facoltà di intervenire il presidente del Consiglio dei ministri, onorevole Meloni.
MELONI, presidente del Consiglio dei ministri. Signor Presidente, ringrazio tutti i colleghi che sono intervenuti. Cercherò di essere breve, rispondendo soprattutto alle cose che non condivido o a quelle che, dal mio punto di vista, hanno bisogno di alcune specifiche risposte.
Inizierò dall'intervento del senatore Monti, che è stato poi ripreso anche da altri colleghi, da ultimo dal collega Alfieri. Il senatore Monti mi diceva: utilizzi la sua autorevolezza per convincere il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, che l'Europa non è un demone. Ora, senatore Monti, il presidente Trump è un leader che, come molti altri, lavora guardando e difendendo soprattutto il suo interesse nazionale. Questo ci porta diverse volte a non essere d'accordo con le sue scelte, ma non credo che si possa dire che considera l'Europa un demone.
Lo stesso accordo sui dazi partiva da un problema, come lei sa meglio di me, che non ha inventato Donald Trump, guardandolo dal punto di vista americano, perché diversi Presidenti degli Stati Uniti d'America, nel corso degli anni, hanno posto la questione di un disavanzo commerciale che favoriva molto l'Unione europea (per la verità, credo per la nostra capacità di essere presenti sui mercati esteri) e hanno agito in senso protezionistico.
Mi è già capitato di ricordare che il predecessore di Donald Trump, Joe Biden, durante i due anni che precedettero l'arrivo di Donald Trump, avviò, con l'Inflation Reduction Act, un'iniziativa che favoriva di fatto il mercato e l'industria americana, anche a discapito di quella europea, quindi l'accordo sui dazi alla fine è un accordo. Chiaramente non era la mia soluzione; lei sa che la mia soluzione preferita sarebbe stata un accordo per un'area di libero scambio tra l'Europa e gli Stati Uniti, ma l'accordo, per come si è configurato, alla fine è migliore di quello che avremmo potuto temere ed è un accordo per il quale io mi sono personalmente spesa, anche nei rapporti tra il Presidente degli Stati Uniti e la Presidente della Commissione europea.
Per cui, presidente Monti, io ho già utilizzato la mia autorevolezza, non tanto per difendere l'Europa, perché io credo che ci sia un errore di fondo a livello strategico in tutti quelli che cercano di creare una divisione tra Europa e Stati Uniti. Non è che vale se si dice che Trump si vuole distanziare dall'Europa e non vale quando si dice che bisogna difendere l'Europa contro Donald Trump. Io lavoro per l'Occidente, perché penso che l'Occidente sia forte insieme. (Applausi). E utilizzo la mia autorevolezza, lato americano e lato europeo, per cercare di rafforzare un legame senza il quale, mi dispiace, noi comunque avremo dei problemi.
Avremo dei problemi anche perché - com'è stato detto correttamente in diversi interventi, e io lo condivido - l'Europa in questi anni non ha fatto spesso la sua parte; non l'ha fatto certo sul piano della sicurezza, non l'ha fatto certo sul piano della difesa, non l'ha fatto certo sul piano della competitività. Questo ci pone oggi in una situazione di debolezza, per cui il tema non è cosa vogliamo fare, ma è, prima di tutto, cosa possiamo fare nello scenario attuale.
Certamente possiamo rafforzare la nostra competitività e possiamo imparare a difenderci da soli. Come ho detto, anche qui, decine di volte, purtroppo, quando chiedi a qualcun altro di occuparsi della tua difesa e della tua sicurezza, devi anche sapere che quel qualcun altro non lo fa gratis. (Applausi). E io, che non voglio essere subalterna a nessuno, che voglio un'Italia che non sia subalterna a nessuno, a differenza di quello di cui mi accusano coloro che ci dicono che non dobbiamo investire risorse sulla sicurezza, penso che dobbiamo investire in difesa e in sicurezza, esattamente perché vogliamo essere pienamente sovrani (Applausi), quindi la mia è una posizione abbastanza lineare.
Dopodiché penso che tutti dobbiamo essere consapevoli del fatto che, quando per esempio Putin provoca con i droni sui cieli europei, non è l'Europa sotto attacco, è l'Alleanza atlantica sotto attacco, è l'Occidente sotto attacco. È chiaro? (Applausi). Quando c'è una saldatura tra Russia, Cina e Corea del Nord, che cercano di saldare i Paesi del sud globale, rafforzando l'influenza in quei Paesi (lei conosce e voi conoscete quali sono, per esempio, le strategie italiane in Africa, che corrispondono a questa strategia), non è l'Europa che si cerca di isolare, è l'Occidente che si cerca di isolare. Penso quindi che si debba continuare a lavorare per rafforzare questo legame e penso che tutti coloro che provano a mettere la questione dal punto di vista del "decidi se stare con l'Europa o con gli Stati Uniti" stiano facendo un errore, perché io voglio stare con l'Occidente, rafforzando il ruolo dell'Europa e dell'Italia all'interno dell'Occidente. (Applausi). Mi pare una cosa abbastanza chiara, che ho spiegato varie volte. Questi sono i messaggi che trasmetto a tutti i miei partner, perché questa è la mia strategia e penso che debba essere la strategia dell'Italia; ed è quello che intendo continuare a fare.
Sono d'accordo con la collega Pucciarelli. L'Europa - come dicevo - ha sbagliato molto in passato e ora cerca di correggere la rotta, anche se non ci pare che lo stia facendo quanto dovrebbe - ciò è stato oggetto di molte cose che ho detto questa mattina - e certamente ha dovuto prendere atto di quanto fosse sbagliata la sua strategia quando sono arrivati gli shock. Abbiamo detto anche questo diverse volte. Quando è arrivata la pandemia ci siamo resi conto di quanto fosse pericoloso non controllare le nostre catene di approvvigionamento: quando la Cina durante la pandemia, per esempio sui chip, ha deciso di privilegiare il mercato interno, noi ci siamo trovati con intere catene di approvvigionamento bloccate. Oggi corriamo ai ripari e cerchiamo di fare una politica di competitività che tenga conto anche del controllo delle catene del valore e del problema delle materie prime critiche, che sono un elemento fondamentale nella geopolitica. Esattamente come, quando è scoppiata la guerra in Ucraina, ci siamo resi conto di quanto le politiche energetiche, che non esattamente l'Italia aveva favorito in Europa negli anni passati, fossero sbagliate.
Questa è la ragione per la quale penso che non possiamo rimanere inerti, se si dovesse continuare su una strada che ha già dimostrato di essere fallimentare, di avere dei limiti e di avere dei problemi. È quello che ho detto questa mattina, per esempio in riferimento alle materie del Green Deal. Ed è per questo che l'Italia, dal mio punto di vista, deve essere chiara nel dire quello che non funziona nelle nuove proposte e tentare di correggere la rotta. Colleghi, questo non significa essere contro l'Europa, ma cercare di salvare un'Europa che delle volte, per diktat ideologici insensati, purtroppo ha devastato la sua forza e la sua competitività. (Applausi). E, se è così, va detto, se si vuole dare una mano. Non è dicendo "sì" che si dà una mano: è dicendo "no" quando va detto di no che si dà una mano a essere più forti. (Applausi).
Senatrice Rojc, non sono favorevole ad allargare il voto a maggioranza all'interno delle istituzioni europee. Certo, varrebbe per l'Ucraina e sarebbe utile per l'Ucraina, ma varrebbe anche per molti altri temi. E su molti altri temi le posizioni della maggioranza potrebbero essere abbastanza distanti dalle nostre e da quelle dei nostri interessi nazionali (Applausi), e la mia priorità rimane difendere gli interessi nazionali italiani. Le rispondo quindi dicendo che non intendo formulare - come lei mi esortava a fare - una proposta di revisione dei Trattati nel senso di allargare il voto a maggioranza in luogo dell'unanimità.
Senatore Menia, la ringrazio per aver ancora una volta ricordato il lavoro che l'Italia ha fatto per la popolazione palestinese, a partire dalla Nave Vulcano. Le voglio dire e voglio dire a quest'Assemblea che non è il solo. Come lei, molti altri ci hanno ringraziato. Come lei, ci ha ringraziato varie volte l'Autorità nazionale palestinese, e ci basta, perché ci interessa la realtà e non la propaganda. (Applausi).
Sono d'accordo anche sul tema della difesa della casa, che per noi è un bene sacro, particolarmente la prima casa, come dimostra anche la scelta compiuta con l'ultima legge di bilancio - approfitto per ricordarlo - di escludere la prima casa fino a un dato valore catastale dal calcolo dell'ISEE (indicatore della situazione economica equivalente). (Applausi).
Senatore Gasparri, come lei, sono fiera della democrazia italiana e come lei considero irresponsabile andare in giro per il mondo a gettare ombre sulla Nazione che si rappresenta quando non la si governa, solo per cercare di raggranellare qualche consenso o, peggio, solo per cercare un soccorso esterno per fare quello che non si è in grado di fare in Patria. (Applausi).
Senatore Claudio Borghi, lei diceva che è difficile spiegare ai cittadini che non ci sono i soldi per gli ospedali, ma ci sono per le armi. Non è esattamente così, come sa, vista la legge di bilancio, però questo mi dà la possibilità di ricordare anche qui quello che abbiamo fatto con la legge di bilancio sulla sanità e quindi con gli ospedali. Dunque, noi partivamo da un incremento del Fondo sanitario nazionale che, dai 126 miliardi del 2022, arrivava ai 136,5 miliardi del 2025.
Ci eravamo presi l'impegno per il 2026 di aumentare di ulteriori 5 miliardi, ma, quando abbiamo scritto la legge di bilancio, abbiamo deciso di fare di più. L'incremento dal 2025 al 2026 delle spese del Fondo sanitario nazionale è di 7,4 miliardi di euro (Applausi) e con gli impegni che questa maggioranza ha assunto per i prossimi anni, se dovessimo arrivare alla fine della legislatura, mantenendo quegli impegni, ci sarà stato un incremento del Fondo sanitario nazionale di circa 30 miliardi di euro. (Applausi).
Collega Cristina Tajani, condivido alcune cose che ha detto - non per il cognome Tajani, che mi ci porterebbe naturalmente - come la necessità di risolvere l'annosa questione del dumping fiscale, su cui possiamo tranquillamente lavorare insieme, se volete. Spero che riusciremo a lavorare insieme, perché mi corre l'obbligo di ricordare, al Partito Democratico in particolar modo, che in Europa è in maggioranza, e lo è da diversi anni, per cui può fare la differenza molto più di quanto dia a vedere quando sta in quest'Aula. (Applausi).
Mi consenta di dirle, collega Tajani, che dire che questo Governo ha portato l'Italia in procedura d'infrazione oggettivamente è una mistificazione che va anche oltre quelle a cui siamo abituati. Durante il Covid sono state sospese - come voi sapete - le regole del Patto di stabilità ed è stata data agli Stati membri una libertà totale. In Italia quella libertà totale è stata utilizzata per sprechi di ogni genere, sui quali non torno, dalle mascherine acquistate cinque volte il prezzo che avevano, fino ai monopattini, i banchi a rotelle e compagnia cantante. (Applausi). Quando sono rientrate…(Commenti). Voi dite delle cose, io vi devo rispondere, signori; non è un mantra, però - come si dice dalle mie parti - un po' ve le chiamate. Allora, quando sono tornate le regole del Patto di stabilità, noi ci siamo trovati in procedura d'infrazione. Non l'abbiamo portata, ci siamo ritrovati in procedura d'infrazione. Sa cosa? Dopo tre anni stiamo uscendo dalla procedura d'infrazione (Applausi) nella quale l'opposizione attuale ci aveva portato: bisogna anche essere onesti.
Sul tema della casa… (Commenti del senatore Croatti).
PRESIDENTE. Senatore Croatti, per favore, perché oggi fa così? Aveva due minuti, aveva il tempo per intervenire e ha rinunciato. Si chieda perché. (Commenti). Allora, non c'è bisogno del supporto.
MELONI, presidente del Consiglio dei ministri. I mille euro con un click sono in ogni caso anni luce dal reddito di cittadinanza che davate a persone che potevano tranquillamente andare a lavorare, come hanno fatto. (Applausi).
Dopodiché, collega Tajani, della casa parleremo a livello nazionale, perché ho fatto degli annunci e stiamo lavorando. È un tema che arriverà anche in Parlamento. Vorrei dirle che a livello europeo, ma perché rappresenta tutti, l'Italia ha già inciso. Come dicevo nella mia relazione, quella di inserire il tema della casa nelle cinque priorità della revisione della coesione è una proposta che porta il nome di un signore, vice presidente della Commissione europea, che si chiama Raffaele Fitto. Penso che possiamo tutti ringraziarlo per aver fatto una tale scelta. (Applausi).
Dopodiché, sempre la collega Tajani ha detto che, se il Governo si occuperà di salari, di casa e di sociale - vado a memoria - il PD lo riconoscerà. Ho la presunzione che questo Governo si sia occupato prevalentemente di salari, per esempio, però non vi abbiamo trovato al nostro fianco. (Applausi).
Il senatore Enrico Borghi diceva che ho fornito delle garanzie alla Casa Bianca sulle Big Tech. Non so di che cosa lei parli, non ho fornito alcuna garanzia alla Casa Bianca, in particolare sulle Big Tech. Ricordo che questa è una delle Nazioni europee che hanno una tassa sulle grandi aziende del web e non mi pare che ci siamo impegnati in senso diverso. Aggiungo anche, senatore Enrico Borghi, che non so come funzionasse per altri, ma io, quando assumo un impegno, lo dichiaro, quindi gli impegni che non dichiaro sono impegni che non ho assunto. Altri sottoscrivevano impegni e poi facevano finta di non averli assunti, ma non è questo il mio modo di fare politica. (Applausi).
Sull'invio delle truppe in Ucraina, il senatore Enrico Borghi mi accusa e ci accusa di volere indietreggiare sull'Ucraina perché non siamo d'accordo sull'invio delle truppe nell'ambito della coalizione dei volenterosi. Ne prendo atto. Mi sembrava una delle poche cose sulle quali questo Parlamento era d'accordo. Devo prendere atto del fatto che neanche su questo, nel cosiddetto campo largo, esiste una posizione unitaria, visto che Italia Viva è favorevole all'invio delle truppe.
Senatore Calenda, condivido molte cose che ha detto, compreso sul piano di pace a Gaza. È evidente che si tratta ancora di un lavoro molto lungo, molto complesso e di una tregua fragile, come stiamo vedendo anche nelle ultime ore. Sul rapporto con gli USA ho già risposto quando ho risposto al senatore Monti, ma ribadisco anche a lei che, quali che siano le strategie dei nostri alleati, il punto è che quello che possiamo fare dipende da quanto siamo forti noi. Io credo che sia questa la bussola delle posizioni, anche scomode, che è necessario che l'Italia assuma in Europa: per esempio sulla competitività, per esempio sulla difesa.
Collega Alfieri, ho condiviso diverse cose che lei ha detto e, quindi, le voglio fare solamente due osservazioni velocemente. Lei ha detto: non tema di fare parte del formato dei volenterosi. Guardi, io non temo di fare parte di nessun formato, però non temo neanche di dire la mia all'interno dei formati ai quali partecipo, che è esattamente quello che l'Italia sta facendo: partecipa alle riunioni e sostiene le sue posizioni. (Applausi).
Dopodiché, lei dice anche che siete una forza responsabile: se Trump fa una cosa giusta, voi ci siete. Allora io vi devo chiedere perché anche il Partito Democratico non ha accettato di votare con la maggioranza a sostegno del piano di pace del presidente Donald Trump. (Applausi).
Collega Maiorino, sulla libertà di stampa, chiaramente ho espresso personalmente la mia solidarietà a Sigfrido Ranucci e lo faccio volentieri anche in quest'Aula. Dopodiché, il tema della libertà di stampa è molto serio, ma va anche affrontato con equilibrio e con obiettività, e mi pare che quell'equilibrio e quell'obiettività un po' manchino da parte di alcuni.
Vale la pena forse di citare alcuni precedenti. Io non ricordo mobilitazioni quando il direttore del Giornale, Alessandro Sallusti, è stato arrestato in redazione per scontare una condanna ai domiciliari o quando Tommaso Cerno e Daniele Capezzone hanno ricevuto minacce di morte (Applausi); nessuna reazione neanche quando Tommaso Cerno è stato escluso da un'audizione ufficiale sulla libertà di stampa organizzata al Parlamento europeo dal MoVimento 5 Stelle. (Applausi).
Non voglio tornare a Beppe Grillo che invocava i tribunali del popolo contro alcuni giornalisti sgraditi o quando diceva che li avrebbe mangiati per il gusto di vomitarli, ma mi chiedo e vi chiedo se sia possibile prendere lezioni di libertà di stampa dal MoVimento 5 Stelle, che oggi scende in piazza per difenderla e ieri stilava le liste di proscrizione dei giornalisti che non piacevano. (Applausi).
Dopodiché, se vogliamo attenerci ai fatti sulla libertà di stampa in Europa e in Italia, secondo l'ONG Reporter Senza Frontiere, nel 2022, quindi l'ultimo anno in cui eravate al Governo, l'Italia era al 58° posto nella classifica mondiale di libertà di stampa. Sono passati tre anni e oggi siamo al 49°: abbiamo risalito nove posizioni. C'è molto ancora da fare, ma direi che stiamo cercando di fare la nostra parte. (Applausi).
Per quello che riguarda il fatto di rispondere alle domande dei giornalisti, collega, io non sono scappata da una conferenza stampa, e mi dispiace che lei lo dica. Sono dovuta andare via per partecipare al funerale di tre carabinieri, che erano morti mentre facevano il loro lavoro. (Applausi). Mi sembra più che doveroso che le istituzioni della Repubblica ci siano per chi muore per questa Nazione. (Applausi). Lo rivendico con orgoglio. (Applausi. Commenti).
Visto che lei citava le Forze dell'ordine, dicendo che non abbiamo fatto abbastanza per loro, anche qui un po' ce la chiamiamo, collega Maiorino: la legge di bilancio vale 18,7 miliardi di euro, il superbonus quest'anno vale 40 miliardi. Se io avessi avuto quei 40 miliardi di euro e non solo 18, avrei coperto le Forze dell'ordine di aumenti (Applausi. Commenti), così come avrei fatto con la sanità, con i salari, con le imprese e per tutto quello che non posso fare, perché abbiamo ristrutturato le seconde case e i castelli! (Commenti).
Sono contenta che adesso teniate molto alle Forze dell'ordine, visto che qualche mese fa ancora stavate facendo ostruzionismo contro il decreto-legge sicurezza, che chiedeva di inasprire le pene per chi insulta e aggredisce le Forze dell'ordine. (Applausi).
Su Gaza, prendo atto che lei non condivide il Piano. Prendo atto anche del fatto che lo condividono tutti. Il Piano del presidente Trump è stato condiviso da tutti i Paesi arabi, dall'Autorità nazionale palestinese, da Israele, dall'India, da tutti i Paesi europei, da tutti. Prendo atto - questo perché rimanga ai posteri sull'isolamento internazionale - che, se oggi avessimo avuto al Governo il MoVimento 5 Stelle, l'Italia sarebbe stata totalmente isolata a livello internazionale. Prendiamo atto. (Applausi).
Ho da dare un'ultima risposta, sempre alla senatrice Maiorino, per quello che riguarda le piazze e la mobilitazione. Io sono una persona che ha organizzato centinaia di manifestazioni nella sua vita; ho sempre grande rispetto per le piazze e l'ho anche dichiarato. Chiaramente non le considero un elemento di consenso, anche quando c'è un milione di persone in piazza. Se si volesse ragionare con questo schema, vorrebbe dire che c'è un milione in piazza e ci sono 59 milioni a casa, quindi non bisogna ragionare così, però la devo ringraziare, senatrice Maiorino, perché ha detto una cosa molto importante e molto onesta: ha detto che quelle piazze erano contro di me. È esatto. Allora mi dica lei qual è il cinismo di utilizzare la sofferenza di un popolo per cercare di raggranellare voti e di fare propaganda. (Proteste). Non è il mio modo di fare politica! (Vivi e prolungati applausi. Commenti).
PRESIDENTE. Vi prego di prendere posto, colleghi. (Commenti). Senatrice Maiorino, siamo passati a un altro punto.
Ha facoltà di intervenire il ministro per gli affari europei, il PNRR e le politiche di coesione, onorevole Foti, per esprimere il parere sulle proposte di risoluzione presentate. (Brusio).
Vi prego di non disturbare, colleghi.
FOTI, ministro per gli affari europei, il PNRR e le politiche di coesione. Signor Presidente, il Governo esprime parere favorevole sulla proposta di risoluzione n. 1, a prima firma del senatore Terzi di Sant'Agata. Il parere è contrario sulla proposta di risoluzione n. 2, presentata dal senatore Boccia e da altri senatori, e sulla proposta di risoluzione n. 3, presentata dal senatore De Cristofaro e da altri senatori.
Esprimo parere favorevole sulla proposta di risoluzione n. 4, dei senatori Calenda e Lombardo, condizionato alle seguenti modifiche: espunzione delle premesse e degli impegni di cui ai numeri 1, 8, 11 e 12. Si chiede, inoltre, la riformulazione dei seguenti impegni: impegno n. 2, premettere le parole: «A continuare» ed eliminare le parole da: «o estorte» fino alla fine del periodo; l'impegno n. 3 va riformulato integralmente nei seguenti termini: «A promuovere soluzioni negoziali che favoriscano il processo di adesione dell'Ucraina all'Unione europea». L'impegno n. 4 va riformulato integralmente nei seguenti termini: «a continuare ad impegnarsi per il rispetto degli obblighi connessi alle sanzioni alla Russia e per un efficace contrasto alla flotta "fantasma" utilizzata per aggirare le limitazioni al commercio del petrolio e del gas russo.». L'impegno n. 5 va riformulato come segue: «A promuovere una reazione coordinata in sede europea alle minacce ibride e al pericolo che esse rappresentano per il funzionamento delle istituzioni democratiche nonché dei servizi di interesse pubblico e delle infrastrutture critiche.». L'impegno n. 7 è riformulato integralmente nei seguenti termini: «A continuare ad impegnarsi affinché l'emergenza alimentare e sanitaria di Gaza sia affrontata in modo rapido ed efficiente ed affinché sia avviato il programma di ricostruzione e di sviluppo della Striscia.». Quanto all'impegno n. 9, inserire, dopo le parole: «per la difesa», le seguenti: «e per la sicurezza.».
Sulla proposta di risoluzione n. 5, del senatore Patuelli e di altri senatori, il parere è contrario, come pure sulla proposta di risoluzione n. 6, della senatrice Paita e di altri senatori.
PRESIDENTE. Passiamo alle votazioni.
Il senatore Calenda farà sapere alla Presidenza, prima della votazione, se accoglie le riformulazioni proposte.
SPAGNOLLI (Aut (SVP-PATT, Cb)). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
SPAGNOLLI (Aut (SVP-PATT, Cb)). Signor Presidente, mi rammarica molto non poter dire alla Presidente del Consiglio quanto sia straordinaria, quanto sia forte, quanto grazie a lei l'Italia finalmente conti qualcosa dopo secoli di irrilevanza, una semplice macchiolina sul mappamondo. Non posso dirlo perché lei è troppo più brava di quanto mai potrei esserlo io nel ripeterselo ogni volta che viene in Aula e non solo e non senza ragione, intendiamoci.
Noi, nel nostro piccolo, non più di due settimane fa avevamo invitato il Governo a sostenere il Piano Trump per il cessate il fuoco nella Striscia di Gaza e lo avevamo fatto non perché credevamo fosse il migliore possibile, ma perché era l'unica strada percorribile per mettere fine alla carneficina dei civili, e così finora è stato.
In questi giorni ci ritroviamo a discutere della fine della guerra in Ucraina e noi crediamo che il negoziato non possa avvenire tenendo fuori l'Europa, perché questo è uno degli obiettivi strategici di Putin: annettere parte dell'Ucraina, dimostrando nel contempo che l'Europa non conta niente. È lo scenario migliore per mettere nel mirino i Paesi baltici e la Moldova, per dire a tutto il mondo che noi siamo irrilevanti e proporsi quindi, come Russia, come maggiore centro di potere dell'area euroasiatica. Per questo dobbiamo continuare a sostenere le ragioni dell'Ucraina, ma, se dopo 18 pacchetti di sanzioni l'economia russa è ancora in piedi, vuol dire che qualcosa non ha ancora funzionato, e allora bisogna gettare il cuore oltre l'ostacolo e cominciare a utilizzare le risorse russe congelate per finanziare la difesa dell'Ucraina, per esempio.
Certo, se l'Europa non ha il ruolo che le compete in questa crisi, è anche per sue responsabilità, come ha detto la Presidente del Consiglio. Tuttavia, ogni tanto qualcosa si muove: il Rearm Europe con tutti i suoi limiti, la coalizione dei volenterosi su impulso francese, il piano di 12 punti su iniziativa finlandese. L'Italia, però, rispetto a tutti questi faticosi tentativi, è sempre in posizione marginale. Si dice che noi dobbiamo fare da ponte tra Europa e Stati Uniti, però quel ponte - mi consenta di dirlo, Presidente - oggi scricchiola in modo preoccupante.
Ne abbiamo avuto la riprova in queste ore: Trump, con un falso video, ha usato la postura del nostro Governo per provare ancora a dividere l'Europa nel negoziato sui dazi e sul sostegno a Kiev, e la Presidente del Consiglio che fa? Invece di difendere la nostra credibilità internazionale, se la prende con la cultura woke, come se fosse quello il problema tra Europa e Stati Uniti. Ma pensiamo davvero che basti la cultura woke per spiegare i dazi, le tensioni e le divergenze strategiche tra le due sponde dell'Atlantico?
Il punto è che questo Governo sta abdicando allo storico ruolo dell'Italia in Europa: il Paese in prima fila tutte le volte che si è trattato di fare salti in avanti nel processo d'integrazione, il Paese che riuscì a fare da cerniera tra Francia e Germania quando si trattò di trovare una mediazione in nome dell'avanzamento comune e oggi questo Governo avrebbe un'opportunità storica, quella di guidare l'Europa a fronte delle difficoltà di tedeschi e francesi. Perché, per esempio, l'Italia non si è intestata la battaglia sulla difesa comune? Come lei ha detto, la difesa deve restare appannaggio degli Stati membri, ma l'effetto di tutto questo è che il costo degli armamenti sta crescendo a dismisura, un carrarmato costa dieci volte tanto. Chi vende armamenti si frega le mani, perché maggiore e più diversificata è la domanda, più si alzano i prezzi, perché non c'è piena interoperabilità tra i nostri sistemi di difesa. In sostanza, stiamo solo gravando sui bilanci nazionali senza aumentare la capacità di deterrenza dell'Europa, e tutto questo non per difendere la nostra sovranità, ma per non scontentare Trump e l'industria bellica americana. Così, un passo alla volta, ci mettiamo sempre più ai margini e diventiamo sempre più dipendenti da altri, esattamente com'è avvenuto con il mancato riconoscimento dello Stato di Palestina. Oggi si può dire che abbiamo lavorato silenziosamente e con responsabilità per la pace, ma tutti sanno che quella fragile tregua nasce sulla spinta del Qatar e con un forte ruolo della Turchia e non mi pare sia stato responsabile dire che chi scendeva in piazza lo faceva per Hamas o lanciare sinistri messaggi sugli attivisti della Flotilla, mentre Tajani e Crosetto si adoperavano per la loro incolumità.
Signor Presidente, sappiamo perfettamente che oggi muoversi nel contesto internazionale non è semplice per nessuno, men che meno per un Paese come l'Italia, ma i nostri interessi si difendono spingendo per l'unità europea, non indebolendola.
Sulle politiche green, mi lasci dire che ideologico è l'approccio di chi nega l'evidenza scientifica, non di chi ne raccoglie l'allarme; ideologico è non vedere i colpi inferti dalla crisi climatica alla nostra agricoltura, alla montagna, alle infrastrutture, al nostro territorio fragile. (Applausi).
Signora Presidente, noi l'appoggeremo ogni volta che l'Italia starà dalla parte del rafforzamento dell'Europa ‑ nell'ambito dell'Occidente, si intende ‑ quella stessa Europa che, con le sue bizzarre maggioranze - come lei le ha definite oggi - evita alla nostra economia la recessione grazie alle risorse del PNRR. Noi faremo questo e ci opporremo a ogni tentativo di rendere più debole e di dividere l'Europa da Oriente come da Occidente, perché senza l'Europa l'Italia non va da nessuna parte. (Applausi).
Presidenza del vice presidente RONZULLI (ore 13,37)
PAITA (IV-C-RE). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
PAITA (IV-C-RE). Signor Presidente, penso che questa discussione debba essere affrontata cercando di dire subito delle parole molto chiare sul tema della politica estera. Altrimenti, se si confondono i piani, si rischia anche di non far comprendere fino in fondo le nostre posizioni. Per chi è della mia generazione, cioè la generazione del post-guerra fredda, c'è stata oggettivamente l'illusione di un mondo in equilibrio e questa invece è una fase in entropia, con un mondo espanso, con una difficoltà oggettiva a governare una serie di processi.
Noi dobbiamo partire da questa consapevolezza per comprendere l'importanza e la difficoltà della fase e, se la comprendiamo, non possiamo avere un approccio ideologico a questa discussione, con delle barriere, che non riconosca anche delle cose oggettive che sono avvenute. La prima che voglio riconoscere ‑ la penso esattamente come Manconi ‑ è che la sinistra e tutti i sostenitori della causa palestinese debbano immediatamente dire che la tregua tra Israele e Palestina è una cosa buona e giusta e che, per realizzarla, il ruolo di Trump è stato determinante. (Applausi).
Vedete, colleghi della destra e del centrodestra, qui avete un'opposizione che non ha la fobia di Trump. Qui avete un'opposizione che è consapevole del fatto che avere un rapporto strategico con gli Stati Uniti non è solo un dato storico, ma è anche un bene per il futuro, e che ricostruire un asse che tenga conto del valore e dell'importanza dell'Occidente è un dovere da parte di tutti noi.
Allora bisogna dire per quello che è la cosa che è avvenuta nei giorni scorsi: in Medio Oriente si è raggiunto un accordo che è una tregua, anche fragile, se vogliamo, ma è una tregua. Si è trattato non di una photo opportunity, ma di un'azione portata avanti con le armi della politica e della diplomazia. Il Piano Trump, Kushner e Blair è un buon risultato, del quale dobbiamo gioire tutti, e dobbiamo anche dire che quel risultato non ci sarebbe stato se non ci fosse stato un ruolo determinante dei Paesi arabi, cosa che molti dall'altra parte politica sbeffeggiavano quando veniva detto e ricordato, per esempio, dal leader della mia forza politica Renzi. (Applausi).
Noi abbiamo il dovere di guardare con fiducia a quella prospettiva di pace, per i bambini di Gaza e per il diritto dello Stato di Israele di resistere ed esistere. Dobbiamo farlo, però, con la consapevolezza che, come Europa, abbiamo dato prova di non contare nulla, di non avere un ruolo in questa vicenda, di non essere all'altezza della sfida che ci attende.
È esattamente lo stesso ragionamento che faccio sull'Ucraina, a parole chiare e nette: noi dobbiamo ribadire il nostro sostegno nei confronti della causa ucraina. (Applausi). Dobbiamo ribadire che il tentativo di Putin non solo di andare avanti, ma anche di trasformare la sua economia in un'economia di guerra, dev'essere collocato in una fase storica come una vera e propria minaccia all'Occidente e all'Europa, ma dobbiamo altresì riconoscere che fino ad oggi la voce dell'Europa è stata flebile e che, se vogliamo ritrovare un protagonismo reale del nostro Continente, lo dobbiamo costruire attraverso azioni concrete. La prima azione è l'invio di una figura che sia in grado di riprendere le trattative, di una figura internazionale che abbia questo tipo di autorevolezza e questo tipo di funzione. (Applausi).
Finora Trump non è stato altrettanto vigile sulla questione dell'Ucraina, non ha tenuto una posizione giusta nei confronti di quel popolo e lo ricordo non solo in virtù di quella scena terribile nello studio ovale, ma anche per un'azione concreta che è mancata. E allora, Presidente del Consiglio, questo è un tema. Che tipo di posizione abbiamo noi nei riguardi di Trump, quando si tratta di giudicare la vicenda dell'Ucraina? È di questi minuti la parola di Zelensky che dice che, se Trump proverà a mettere in campo un'azione anche nei confronti della pace tra Ucraina e Russia, lui guarderà con favore a quell'iniziativa, ma ci sarà davvero? Ma soprattutto il nostro Paese e l'Europa complessivamente sono in grado di svolgere una funzione nella nuova fase che si sta aprendo? (Applausi).
Vengo al tema. Lei, da un lato, dice che non bisogna avere paura né timore nei confronti di Trump e noi non li abbiamo, anzi facciamo un plauso quando fa delle cose giuste; dall'altro lato, però, non ha detto una sola parola tesa a riconoscere che anche il nostro Paese potrebbe portare avanti una causa per rafforzare le istituzioni europee. Quando lei si limita a parlare di modifica dei trattati, ma non parla di elezione diretta del Presidente dell'Europa, non parla di un esercito comune europeo e non dice che c'è bisogno di un'azione complessiva dell'Europa più forte, di fatto rimette in campo quella spinta sovranista che tanto male fa anche alle vicende internazionali che abbiamo citato. (Applausi).
Quando si tratta di coraggio, bisogna guardare le cose fino in fondo. È giusto dire quello che di buono sta avvenendo, anche rispetto alla vicenda del Medio Oriente. È giusto dire che saremo al fianco di un'eventuale azione di pace nella causa ucraino-russa, a condizione che quella pace sia giusta.
Non è giusto però non dire che il nostro Paese non sta svolgendo alcuna funzione perché l'Europa faccia un salto di livello.
Signora Presidente, non so se oggi era la giornata del complimento, visto che lei se ne è fatti tantissimi: al limite, potremmo istituzionalizzare questa come la giornata del complimento, dell'autocomplimento e del complimento da parte della sua maggioranza. Lei ci ha parlato di un Paese credibile, autorevole, con i conti a posto, che può assolvere a funzioni importanti in tutti i settori; addirittura, questo può consentirle, secondo il suo ragionamento, di non smentire il fatto che Trump abbia detto che il nostro Paese vuole trattare in solitudine la vicenda dei dazi, o meglio lei ha sminuito il 15 per cento dei dazi. Le ricordo che tutte le imprese italiane sono terrorizzate da questa prospettiva che invece lei in qualche modo sminuisce. Le voglio invece dire che il nostro Paese non è affatto in salute: abbiamo più debito, abbiamo più tasse, abbiamo salari più fragili. Se pensate di convincere gli italiani che, con i 4 euro in più che date loro come aumenti salariali, saranno in grado di affrontare le loro difficoltà quando vanno a prenotarsi un esame medico, quando vanno a fare la spesa, quando hanno la necessità di sostenere una spesa per i propri figli, fate un errore clamoroso in termini di capacità di comprensione del Paese.
Signora Presidente, voi avete addirittura deciso di aumentare le tasse sulla casa: un inedito per il centrodestra. L'aumento sugli affitti brevi è un vero e proprio aumento sulle tasse della casa, e non c'è altro modo per definirlo. Con una mano avete detto che forse non era vero, che forse c'era una manina e che qualcuno aveva manovrato all'interno del provvedimento economico per fare questo intervento. Oggi però c'è il testo bollinato e con l'aumento al 21 per cento per tutti e al 26 per cento per quegli affitti brevi che però non sono messi dentro piattaforme Internet, e cioè - le do una notizia - nessuno - nessuno che voglia affittare una casa per affitti brevi o per il turismo non mette la propria casa su internet - di fatto confermate non solo di raccontare un sacco di bugie agli italiani, ma che avete addirittura travalicato un confine che almeno con Berlusconi era salvo, ossia l'aumento delle tasse sulla casa.
Ecco perché il Paese non sta bene, come lei sostiene. Ecco perché le scelte di questa manovra sono incolore, inodore e insapore. Ecco perché non può citare i grandi risultati dell'Italia. Le ricordo, ad esempio, quando voleva mettere il limite del tetto della pressione fiscale al 40 per cento in Costituzione. Questo per lei era pizzo di Stato, mentre oggi tutto ciò non viene ricordato. Ecco perché, quando noi parliamo di un Paese che ha bisogno di fare dei passi in avanti in economia per essere credibili in tutte le sedi europee e anche internazionali, non ci piace vedere che lei sottovaluti le difficoltà. (Il microfono si disattiva automaticamente). Non ci piace vedere che lei utilizzi due pesi e due misure nel giudizio su Trump su questa vicenda, ma soprattutto non ci piace vedere che il nostro Paese sia di nuovo sotto attacco con l'aumento della pressione fiscale, perché questo centrodestra sta portando lì. (Applausi).
DE POLI (Cd'I-UDC-NM (NcI, CI, IaC)-MAIE-CP). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
DE POLI (Cd'I-UDC-NM (NcI, CI, IaC)-MAIE-CP). Signor Presidente, presidente Meloni, prima di partire con il mio intervento, vorrei fare una considerazione su quello che la collega ha appena detto.
Per quanto riguarda la giornata del complimento, sì, credo che possa essere la giornata del complimento al Governo, al presidente Meloni per quello che ha fatto, invece di andare a screditare in giro per il mondo l'Italia e il suo Governo (Applausi), che doveva essere invece uno degli aspetti fondamentali verso l'estero. Credo che questo sia uno dei contesti importanti. I temi di cui si discuterà nel prossimo Consiglio europeo sono d'interesse centrale per il nostro Paese: Ucraina, Medio Oriente, difesa comune, questioni riguardanti il clima, la competitività.
Consentitemi però di dire prima una cosa che riguarda, come dicevo prima, l'atteggiamento che l'Italia tutta dovrebbe avere quando ci approcciamo a temi così delicati e seri, come quelli che in questo momento stiamo affrontando sullo scacchiere internazionale. In questi giorni ci sono state levate di scudi, lo abbiamo sentito anche qui dentro, francamente incomprensibili da parte di molte forze dell'opposizione. Anche su questo vorrei ringraziare la senatrice Paita che ha dimostrato ancora una volta che all'interno di quest'Aula ci sono quattro opposizioni: questa è un'altra considerazione interessante rispetto alle cose che sono state dette.
La mia cultura politica è sempre stata quella di tutelare l'immagine del Paese, soprattutto sui tavoli internazionali. Ho assistito a polemiche che hanno rischiato di minare la credibilità dell'Italia e del suo Governo per fini propagandistici che in questo quadro sono da considerarsi - uso un termine etico - strumentali. Credo che si debba lavorare tutti insieme nel rispetto del dibattito parlamentare, senza alzare i toni per delegittimare l'azione del Governo e, di conseguenza, la nostra immagine a livello internazionale. Auspico che il dibattito, anche acceso, ritorni nel solco della responsabilità, purché almeno in questo quadro si lavori in maniera autentica per l'Italia e non per interessi di parte. Questo ce l'hanno insegnato i nostri Padri costituenti, ce lo ha insegnato De Gasperi.
Ora passiamo ai temi del giorno, partendo dal nodo cruciale del Medio Oriente. L'iniziativa degli Stati Uniti, sostenuta dal Governo e da questa maggioranza (noi non abbiamo nessuna fobia per Trump, assolutamente, (Applausi) perché è uno dei nostri partner fondamentali da sempre), ha aperto uno spiraglio di pace, che - come abbiamo constatato negli ultimi giorni - va rafforzato. La tregua va attuata e rispettata da entrambe le parti e, soprattutto, vanno garantiti i corridoi umanitari a sostegno dei civili a Gaza. A tal proposito, vorrei evidenziare il grande lavoro suo e del Governo, presidente Meloni, che ha consentito di evacuare e assistere dal punto di vista sanitario i civili, con particolare attenzione ai bambini, e di portare in Italia decine di studenti universitari che sono arrivati nelle nostre università: solidarietà vera, non esibita.
In questo Piano di pace, l'Europa dovrà avere voce in capitolo. Serve infatti un contributo europeo alla pacificazione della regione per l'accelerazione degli aiuti umanitari, per dare avvio concreto alla ricostruzione, sostenendo il ruolo dell'Autorità nazionale palestinese.
Sull'Ucraina, purtroppo stanotte, ancora una volta, abbiamo assistito a un altro terribile attacco che ha colpito la regione di Kiev, uccidendo due bambini. A Kharkiv questa mattina - è notizia di poche ore fa - i russi hanno colpito, tra le altre cose, anche un asilo nido. Su questo conflitto, l'Italia può e deve avere un ruolo di equilibrio per arrivare a una pace giusta e duratura. Resta fondamentale ribadire che la pace non può nascere dall'equidistanza, ma dalla difesa del diritto internazionale. È irrinunciabile che al tavolo della pace ci siano entrambe le parti in causa, sia i russi sia gli ucraini. Dobbiamo quindi proseguire nell'impegno diplomatico europeo. Questo impegno deve basarsi sul dialogo con gli Stati Uniti, nella prospettiva - per noi imprescindibile - di ritagliare per l'Europa un ruolo attivo in questo processo.
Il futuro di noi cittadini europei è intrinsecamente legato al futuro degli ucraini. Sosterremo ogni decisione che consolidi il sostegno a Kiev, ma allo stesso tempo chiediamo che il dibattito sull'uso dei beni russi congelati sia affrontato con serietà e prudenza, valutando con equilibrio tutti i suoi aspetti. È questo un tema delicatissimo: servono garanzie chiare, un coordinamento con i partner del G7 e un meccanismo che protegga la stabilità dei mercati europei e dell'euro. La solidarietà non può tradursi in instabilità economica. L'Europa deve agire unita, non divisa.
Sul terreno della difesa comune, vorrei in primis rivendicare con forza il risultato ottenuto dal Governo italiano, che - come ricorderete - a Copenaghen ha saputo porre sul tavolo europeo la necessità di un approccio complessivo al tema della sicurezza europea, non solo al fianco Est, ma anche al Mediterraneo e al fianco Sud. L'Europa non può permettersi ambiguità; serve una capacità militare autonoma, integrata nella NATO, capace di proteggere i nostri confini e contrastare le minacce ibride e cyber.
Su clima e transizione green la nostra posizione è stata, è e rimarrà sempre una posizione di equilibrio e di responsabilità. La sostenibilità per noi è come una medaglia che ha due facce: quella ambientale, ma anche quella economica e soprattutto sociale. Come ha evidenziato il presidente Meloni, dobbiamo continuare a orientare la nuova linea della Commissione europea per consentire un approccio ragionevole e giusto, rimarcando l'importanza di un ripensamento sullo stop ai motori endotermici al 2035.
La transizione ecologica è un dovere, ma non può trasformarsi in una punizione per le nostre imprese. Per queste ragioni dobbiamo procedere verso un Green Deal realistico, non ideologico.
Per avere una vera competitività, oggi più che mai bisogna affrontare il problema della crisi abitativa. È un tema su cui l'Europa deve dimostrare di guardare con attenzione alle esigenze dei territori. Sul diritto della casa, l'Unione può e deve giocare un ruolo da protagonista, inaugurando una nuova stagione di investimenti. (Applausi).
Un ultimo, ma importantissimo cenno sui migranti. Il patto sulla migrazione e sull'asilo va attuato in maniera efficace. Dobbiamo farlo come ci chiedono tante realtà importanti, quale l'UNICEF, dando assoluta priorità alla protezione dei bambini, garantendo percorsi sicuri e legali.
Come ha evidenziato ieri il presidente Mattarella, siamo in una fase storica in cui l'Europa non può permettersi cedimenti. Nel prossimo Consiglio europeo l'Italia avrà un ruolo chiave nel costruire una nuova Unione. La chiarezza politica dell'Europa nel quadro geopolitico attuale è l'unico elemento di forza che possiamo proporre. Noi sosteniamo la linea del Governo e lo faremo con convinzione, perché un'Europa con contributo italiano forte vuol dire avere un maggior peso politico e geopolitico domani.
Per questo motivo, il Gruppo Civici d'Italia-UDC-Noi Moderati-MAIE voterà favorevolmente alla proposta di risoluzione n. 1. (Applausi).
DE CRISTOFARO (Misto-AVS). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
DE CRISTOFARO (Misto-AVS). Presidente Meloni, lo sa da quanto tempo non mette piede in quest'Aula? Glielo ricordo io: da quattro mesi. Era il 24 giugno. Anche in quel caso si trattava del Consiglio europeo e quindi la presenza della Presidente del Consiglio era obbligata.
Forse, senza quest'obbligo di legge, probabilmente lei presidente Meloni in Parlamento verrebbe ancora di meno. Ebbene, io le vorrei sommessamente ricordare che lei è la Presidente del Consiglio di una Repubblica parlamentare, non è la regina di questo Paese. Avrà visto anche lei che negli Stati Uniti qualche milione di persone è sceso in piazza per dire "No Kings". In Italia le diremmo "No Queens", ma il senso è esattamente lo stesso.
Io capisco che è più facile andare a fare propaganda in televisione con qualche giornalista compiacente, ma lei a questo confronto con il Parlamento non si può sottrarre. Lei, in un delirio di auto esaltazione, ha messo in piedi una sorta di circo mediatico che racconta l'Italia al centro del mondo, anche se la realtà è completamente diversa.
Lei dice che l'Italia gioca in serie A. Io però le ricordo che, purtroppo, i lavoratori di questo Paese non sono nemmeno in serie C, visto che gli stipendi sono fermi mentre cresce a dismisura la ricchezza di pochissimi.
La neutralità climatica, della quale ha parlato stamattina, vorrei dirle che non si raggiunge facendo pagare la transizione ai più deboli, ma andando a prendere i soldi dove ci sono: per esempio, tassando gli extraprofitti, cosa che naturalmente voi non fate. Eppure sarebbero risorse fondamentali per abbassare le bollette e il costo dell'energia.
In compenso, ci fate comprare il gas liquido dagli Stati Uniti. Insomma, siete davvero un raro esempio di subalternità nei confronti del Presidente degli Stati Uniti d'America, ma incredibilmente anche i più fedeli interpreti dell'austerità europea, quell'austerità che criticavate tanto quando eravate opposizione e che invece oggi praticate a piene mani, come dimostra la manovra che avete appena presentato.
In ogni caso, sono davvero tante, troppe le cose che sono successe in questi mesi, che ci raccontano e ci parlano di questa irrilevanza del nostro Paese. Mi dispiace ricordarglielo, ma glielo devo dire di nuovo: lei non ha detto mezza parola sul genocidio di Gaza. Anzi, ha pensato bene di irridere ripetutamente la Flotilla. Non ha voluto riconoscere lo Stato di Palestina con la scusa di subordinare questo riconoscimento a una serie di condizioni ed è stata, purtroppo insieme all'Unione europea, spettatrice passiva anche della fragile tregua raggiunta. Vi siete completamente rimessi al Presidente degli Stati Uniti e agli Stati arabi più potenti, avete abdicato a qualsiasi ambizione di protagonismo sulla scena mondiale, però adesso volete sedervi al tavolo della spartizione e questo mentre continuate a vendere le armi a Israele. (Applausi). Altro che giocare in serie A!
La vostra impotenza, assieme a quella dell'Unione europea, è umiliante e, se possibile, ancora più clamorosa sul versante della guerra in Ucraina. Anche in quel caso abbiamo delegato tutto a Trump. I leader europei sono stati convocati a Washington per partecipare a una sorta di messa in scena studiata fin nei dettagli, per restituire l'immagine di un imperatore circondato da vassalli obbedienti. Ci siamo, di fatto, impegnati a seguirlo su un percorso che non considera in nessuna misura gli interessi dell'Europa.
Senza il recupero di un protagonismo politico, la prospettiva dell'Europa è solo quella di un inesorabile declino. Ma come si fa a non vedere? L'Italia avrebbe, ha una responsabilità enorme, ma lei, Presidente, sta accettando a scatola chiusa tutte le condizioni, tutte le scelte del Presidente degli Stati Uniti d'America, compresi quei dazi che stanno mettendo in ginocchio l'economia italiana.
Qual è la ricetta brillante che le istituzioni europee hanno ideato per fronteggiare questo declino? Una sola: le armi. Lei indebiterà il popolo italiano per comprare armi, mentre per la sanità, guarda caso, non si può fare: 23 miliardi per le armi, 1 euro e 70 centesimi per chi guadagna 1.500 euro al mese! È una responsabilità storica gravissima, questa, perché non sarà certamente il piano di riarmo a restituire all'Europa quella centralità perduta. Non saranno le armi a risolvere e a superare la crisi industriale. Non sarà, ovviamente, grazie alle armi che impediremo nuove guerre, mentre l'aumento dissennato della spesa militare colpirà quel poco che resta dello stato sociale.
Lei, Presidente, una volta, un po' di mesi fa, disse in quest'Aula, citando una frase latina: se vuoi la pace, prepara la guerra. Penso che lei abbia proprio sbagliato citazione quel giorno; sa cos'avrebbe dovuto dire, sempre facendo riferimento a una famosa frase latina? Avrebbe dovuto dire: abbiamo fatto un deserto e lo stiamo chiamando pace, perché è esattamente quello che state facendo voi. (Applausi).
CRAXI (FI-BP-PPE). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CRAXI (FI-BP-PPE). Signor Presidente, Presidente del Consiglio, colleghi senatori, il Consiglio europeo di domani assume un rilievo decisivo, non soltanto perché l'appuntamento cade in un frangente storico segnato dall'intensificazione degli sforzi diplomatici per stabilizzare e pacificare i quadranti di crisi che infiammano il mondo, ma anche perché esso investe le prospettive stesse di evoluzione dell'impianto comunitario.
Oggi all'Europa non basta più ragionare in termini di unità formale; serve una profonda convergenza sul piano sostanziale, se si vuole continuare a credere nel sogno dei padri fondatori, a fornirgli nuova linfa nella contemporaneità. Occorre, in questo momento più che mai, focalizzare l'attenzione sulla missione dell'Europa, sul ruolo che essa può e deve svolgere, in un contesto che vede la ridefinizione degli assetti geopolitici globali. Bisogna interrogarsi su un progetto di futuro, esercizio puramente accademico, se non accompagnato dalla consapevolezza che è davvero giunto il tempo di dotarsi di un'effettiva soggettività politica, presupposto ineludibile anche per affrontare il capitolo connesso alle tematiche della sicurezza e della difesa.
Da qui deriva l'auspicio che l'Italia possa farsi interprete delle necessità che questo tornante storico impone e la certezza che le nostre speranze non si riveleranno vane.
Sulle grandi questioni, onorevole Presidente del Consiglio, lei ha saputo infatti in questi anni conciliare il rispetto dei principi che definiscono il corredo identitario europeo con le dinamiche, improntate al realismo, che regolano i meccanismi di funzionamento della politica internazionale. Il suo Governo ha seguito il tragitto della coerenza nel sostegno militare e finanziario all'Ucraina, nel convincimento morale, prima ancora che politico, che quel popolo aggredito non poteva essere abbandonato al suo destino, che farlo avrebbe significato lasciare campo libero al dominio della sopraffazione.
Gli episodi degli ultimi mesi, i bombardamenti incessanti e poi la ripetuta provocatoria violazione degli spazi aerei da parte dei droni russi hanno testimoniato la volontà del Cremlino di intensificare la pressione sul fronte di guerra e, parimenti, saggiare la compattezza dell'Europa e della NATO e la loro determinazione a proseguire nel sostegno a Kiev.
Per questo, in vista di un Consiglio europeo decisivo, occorre sgombrare il campo delle parole al vento, dal pacifismo che si nutre di slogan e di scarsa aderenza alla realtà. Ben vengano, certo, i passi dell'Amministrazione americana, l'impegno del presidente Trump a pavimentare la strada del confronto per trovare spiragli utili a un cessate il fuoco che sia propedeutico a un percorso negoziale che abbia come sbocco la fine definitiva delle ostilità. Tuttavia, quello che l'Europa non può consentire è la legittimazione di una pace purchessia, irrispettosa della libertà dei popoli, della sovranità e dell'integrità territoriale. Lo abbiamo sempre detto e occorre ripeterlo: non si possono definire i contorni della pace sacrificando il futuro dell'Ucraina, sulle cui spalle ricadono per intero il peso e le sofferenze di un'aggressione scellerata, come pure non è possibile prescindere dal rafforzamento delle logiche della deterrenza per costruire un'architettura della sicurezza collettiva che scoraggi nuovi impulsi aggressivi. Sostenere le ragioni della democrazia e del diritto internazionale contro le pretese di chi vuole metterle in discussione: è questo il compito dell'Europa.
C'è un altro quadrante di crisi che turba gli animi e su cui occorre mantenere alta l'attenzione. In Medio Oriente, la tregua siglata nei giorni scorsi regge, ma resta appesa a un filo. Irrobustire i canali del dialogo, sostenere l'Autorità nazionale palestinese, affinché intraprenda un percorso di rinnovamento che non si limiti al pur importante aspetto generazionale, per esercitare una governance credibile e responsabile; fornire impulso alle politiche di ricostruzione della Striscia di Gaza, rafforzando il sostegno monetario a quel popolo stremato.
Sono questi i principali obiettivi che l'Europa deve perseguire, tenendo aperta l'unica opzione possibile, quella dei due Stati, che va riempita di contenuti, messa su carta, sottratta alla retorica dei riconoscimenti formali dannosi e inutili. Israele ha il pieno diritto di vivere in sicurezza e il popolo palestinese ha un altrettanto pieno e sacrosanto diritto di vedersi riconosciuta la propria dignità statuale.
Anche su questo fronte, presidente del Consiglio Meloni, il Governo italiano ha fornito prova di lungimiranza, operando lontano dai clamori, senza farsi sopraffare dalle grida spagnolesche di un'opposizione ideologica in Patria, che ha perso il senno della ragione, incapace di separare le nobili ragioni della pace dai biechi calcoli elettorali. La sua presenza al vertice di Sharm el-Sheikh vale più di ogni parola: riflette il significato di un rinnovato protagonismo italiano sulla scena internazionale e mi fa piacere dirlo oggi, a pochi giorni dal quarantesimo anniversario della notte di Sigonella, l'ultimo atto del nostro Risorgimento. Anche dai banchi della sinistra - e non ce l'ho con il senatore Alfieri - hanno citato Craxi, ma io mi aspetto che prima di farlo lo si faccia precedere da un verbo: «scusa».
In questo lungo arco di tempo, le ragioni dell'amicizia con Israele non hanno fatto velo alla condanna per le violazioni del diritto umanitario, come pure per le politiche degli insediamenti abusivi in Cisgiordania. Con orgoglio occorre ribadire che siamo sempre stati in prima linea, spendendoci con generosità per alleviare le sofferenze della gente di Gaza.
Lei, onorevole Presidente del Consiglio, oggi guida il Paese più stabile dell'Europa. Faccia tesoro della sua autorevolezza, della capacità diplomatica che tutti le riconoscono, della propensione al dialogo e all'ascolto, per ravvivare il vincolo euroatlantico. Da lì infatti passa ogni processo di ricomposizione delle fratture di quest'epoca storica inquieta, in cui dovremo essere capaci di non smarrire la bussola, avendo sempre come obiettivo ambizioso l'impegno a operare per la pace e la sicurezza.
Dichiaro il voto favorevole del Gruppo Forza Italia alle proposte di risoluzione nn. 1 e 4, nella riformulazione proposta dal rappresentante del Governo.
PATUANELLI (M5S). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
PATUANELLI (M5S). Signor Presidente, rappresentanti del Governo, presidente Meloni, colleghi, chiedo scusa, ma mi ero distratto un attimo perché è arrivato il testo bollinato della legge di bilancio e lo stavo leggendo, cercando l'abolizione della legge Fornero, ma non l'ho trovata. (Applausi). La parola "spernacchiare" mi piace tantissimo e ricordo che il ministro Salvini aveva detto, in campagna elettorale, che abolire la legge Fornero era il loro impegno e non una promessa e se non l'avessero abolita dopo un anno saremmo stati tutti autorizzati a spernacchiarlo, io però non faccio pernacchie, perché poi sputerei sul microfono che magari non uso solo io.
Cercavo, nel testo, anche il riferimento alle pensioni minime a 1.000 euro, (Applausi) non so se c'è, io sono arrivato all'articolo 118. Per l'abolizione delle accise, devo dire di aver avuto un attimo di speranza perché un pezzo sulle accise c'è, ma è l'aumento dell'accisa sul gasolio. (Applausi. Ilarità). C'è anche la riduzione dell'accisa sulla benzina, solo che noi usiamo 9 miliardi di litri di benzina e 27 miliardi di litri di gasolio in questo Paese per l'autotrazione, quindi il rapporto non è esattamente uno a uno.
Poi c'è un effetto meraviglioso. Non so se anche la vostra copia della legge di bilancio è bollinata come la mia, che è cangiante, cioè la prima pagina è fatta di quei materiali che se li guardi da un lato ci si vede la norma sugli extraprofitti ‑ e Salvini la vede - e se li guardi dall'altra parte Tajani dice che non c'è la norma sugli extraprofitti. (Applausi. Ilarità).
Cercando di tornare seri, anche se le cose che ho detto un minimo di serietà credo la contengano, devo dire che di solito mi attengo strettamente all'ordine dei lavori del Consiglio europeo, ma ho iniziato il mio intervento in questo modo, dopo dodici volte che lei, presidente Meloni, è venuta in quest'Aula prima del Consiglio europeo, per due motivi. Lei ha cominciato parlando, in qualche modo, del disegno di legge di bilancio e della grande soddisfazione per i risultati sul rating, sulla riduzione del rapporto deficit-PIL, sulla stabilità, merito anche di una legge di bilancio che tiene in ordine i conti del Paese. Peccato, però, che ci sia anche il record di 1,3 milioni di minori che vivono sotto la soglia della povertà assoluta; che il potere d'acquisto rispetto al 2021 abbia perso 9,1 punti reali; che vi sia una pressione fiscale record, che non dipende dal fatto che abbiamo tanti occupati, ma dal fatto che a causa del fiscal drag, cioè del drenaggio fiscale, sono aumentate le imposte in questo Paese. Ci sono quindi dei dati positivi sul lavoro, ma è come il paziente che si fa le analisi del sangue e ce le ha tutte sballate tranne la glicemia, va dal medico portandogli solo il risultato della glicemia e il medico gli dice che sta benissimo, mentre sta morendo. (Applausi).
Riprendo il passaggio del presidente De Cristofaro sulla sua presenza: lei viene ogni volta che è prevista la sua presenza rispetto al Consiglio europeo e capisco che il Presidente del Consiglio non possa venire ogni settimana in Parlamento e anche che noi chiediamo la sua presenza praticamente ogni giorno. Facciamo un patto, allora: noi cerchiamo di chiedere un po' meno volte la sua presenza qui per parlare di cose che non siano solo la politica estera e lei magari faccia lo sforzo, negli ultimi due anni di legislatura, di venire qualche volta in più non soltanto in occasione dei Consigli europei. (Applausi). Io chiedo il Premier question time da una vita, ma non lo ottengo.
Per l'ultima metà del mio intervento passerò ai temi attinenti al Consiglio, ma purtroppo ho fatto una scommessa prima di iniziare il mio intervento e prima di ascoltare le sue repliche e l'ho persa: avevo scommesso che non avrebbe citato il superbonus e che non avrebbe citato i monopattini né i banchi a rotelle e ho perso la scommessa. (Applausi). Ho perso la scommessa e quindi mi toccherà pagare una pizza, anche perché, di fatto, in tre anni i suoi discorsi, soprattutto sui termini del Consiglio europeo, sono rimasti più o meno gli stessi.
Vede, Presidente, in Aula si fa polemica, si accendono i toni, si dicono cose magari per fare un reel o per avere un titolo. Qualche volta, però, bisognerebbe anche avere un minimo di decenza: ma davvero lei pensa che un Ministro della Repubblica compri i banchi delle scuole? Ma davvero pensate questo? (Applausi). Quel Governo ha investito in arredi per le scuole nel periodo Covid e i dirigenti scolastici hanno preso quel cavolo che volevano. Punto. Questo è. Non credo che Valditara compri le penne per le scuole, non credo che compri le penne per le scuole! (Applausi).
Un'ultima considerazione sulla libertà di stampa, su cui sono state dette tante cose, che non ripeto; la differenza però è che, quando il presidente del Consiglio Giuseppe Conte è stato sbeffeggiato sulla stampa (come tutti i Presidenti del Consiglio), non ha mai denunciato un giornalista. Voi siete l'unico partito che ha fatto una denuncia verso un giornalista, che non c'entra niente, ma lo dico come segnale di distensione, come segnale di attenzione: ritirate quella denuncia. (Applausi). Nessuno incolpa nessuno, ma ritirate quella denuncia. (Applausi).
Sul tema del riarmo, è l'Ufficio parlamentare di bilancio che ha detto che, vista la sospensione parziale per quattro anni delle spese per la difesa in ordine alla loro compartecipazione al debito e al rapporto deficit-PIL (quindi lo scorporo di quella spesa è per quattro anni, ma l'impegno ha una gittata di dieci anni), gli effetti poi potranno essere devastanti sulla tenuta dei conti pubblici. Questo non lo diciamo noi. Lei ha detto che dobbiamo impegnarci perché lo scorporo prosegua, ma intanto oggi ci siamo impegnati per dieci anni e abbiamo la possibilità di scorporare quelle spese dal nostro bilancio soltanto per quattro anni. Questo è un dato. Allora, dire che forse su questo va fatta un po' di attenzione non è del tutto sbagliato.
La corsa ad uscire dalla procedura d'infrazione è stata fatta esclusivamente perché solo così si potevano scorporare le spese per la difesa. Se fossimo rimasti in procedura d'infrazione, quella possibilità non c'era, ma, vedete, avete deciso di uscire di corsa non agendo sulla crescita, ma agendo esclusivamente sulla parte delle spese; quindi meno investimenti, tagli orizzontali, nessuna prospettiva di crescita e nessuna prospettiva di sviluppo.
Vengo al tema della competitività. Qui lascerei da parte l'ideologia, non c'entrano l'ideologia green o le follie green, a me non interessa niente dell'ideologia; io penso che la battaglia tra l'elettrone e la molecola alla fine la vincerà l'elettrone. Dal punto di vista dell'energia, tecnicamente l'elettrone vince sulla molecola, perché la molecola dev'essere trasformata per creare elettroni, invece gli elettroni sono già elettroni; quindi l'elettrone vincerà. (Applausi). Ora, o noi ci adeguiamo a questa cosa e la accompagniamo oppure la subiremo, come abbiamo fatto tante volte in questo Paese.
Presidenza del presidente LA RUSSA (ore 14,25)
(Segue PATUANELLI). La cosa vera sul tema della competitività, Presidente, è però cosa vogliamo fare per sostenere le attività produttive di questo Paese, le nostre imprese, la nostra industria. Su questo avete dimostrato, anche in questo disegno di legge di bilancio, di non avere proprio nessuna idea. Lei ha parlato degli sprechi dei Governi precedenti, in particolare del Governo Conte. Io credo che i 27 miliardi di Transizione 4.0, che è stata una misura innovativa, abbiano funzionato bene e abbiano sostenuto la crescita del Paese più di quei 27 miliardi investiti. (Applausi).
Sul tema immigrazione è stato già detto tutto rispetto ai centri in Albania. Lei ha parlato di fermezza del Governo, di idee innovative, di risultati che stanno arrivando. I risultati sono i dati sui migranti: nel triennio 2017-2018-2019 ci sono stati 140.000 arrivi; nel triennio 2020-2021-2022 ci sono stati 150.000 arrivi; nel triennio 2023-2024-2025 ci sono stati 250.000 arrivi. Questi sono i dati della vostra fermezza e i grandi risultati che stanno arrivando. Dopodiché, il centro in Albania io non lo definirei un'idea innovativa, ma lo chiamerei come Fantozzi chiamava "La corazzata Potëmkin" (è una cosa diversa) o forse danno erariale. (Applausi).
Concludo, signor Presidente, e le chiederò qualche secondo in più. Oggi il Governo compie tre anni; lei ha festeggiato e l'ha celebrato con un video molto emozionale, per alcuni emozionante. Ha citato San Francesco rispetto al suo intervento alle Nazioni Unite: «i combattimenti difficili vengono riservati solo a chi ha un coraggio esemplare». Credo sia arrivato il tempo di dimostrare… (Il microfono si disattiva automaticamente). Quando avete dimostrato coraggio, Presidente? Quando avete firmato il Patto di stabilità scrivendo poi che l'avevate firmato con rammarico? Quello è coraggio? (Applausi). È coraggio l'impegno in ambito internazionale in sede europea e NATO per dare sostegno a un piano di difesa che comporterà sicuramente spese aggregate per centinaia di miliardi in dieci anni? Questo è coraggio? È coraggio aver annunciato la tassazione al 40 per cento per le banche e poi averla tolta? È coraggio quello? È coraggio quando siete entrati in Commissione europea con il ministro Fitto, però non votate la Commissione europea e siete forza sia di Governo sia di opposizione, di lotta e di Governo in Europa? Quello è coraggio? È coraggio, presidente Meloni, quando siete riusciti a dire a Netanyahu che forse stava esagerando dopo 60.000 morti? (Applausi). Quello è coraggio? Lo chiedo all'Assemblea: è coraggio sostenere che l'Ucraina deve vincere sul campo di battaglia e sconfiggere la Russia e poi non dire "allora dobbiamo inviare, oltre alle armi, anche gli uomini, perché quella sarebbe coerenza"? (Applausi).
Questo non è coraggio; questo non è il Governo del coraggio; questo è immobilismo, paura e conservazione del potere, il vostro potere, un potere usato per non cambiare nulla. Avere coraggio significa provare a cambiare le cose. Con voi l'Italia non sta cambiando, ma sta lentamente rotolando nell'ignavia. (Applausi).
DREOSTO (LSP-PSd'Az). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
DREOSTO (LSP-PSd'Az). Signor Presidente, onorevoli colleghi, presidente Meloni, ci siamo ormai positivamente abituati al fatto che nei consessi internazionali come il Consiglio europeo, al quale lei si accinge a partecipare, l'Italia non sia più una comparsa, un Paese trascinato da altri, ma davvero un protagonista indiscusso della scena europea e globale. Questo risultato - lo diciamo davvero con orgoglio - è frutto di un Governo che ha restituito all'Italia e al nostro Paese dignità, autorevolezza e rispetto. Purtroppo, assistiamo però - lo abbiamo già detto negli altri interventi - ad attacchi ignobili da parte di una certa sinistra che, in mancanza di argomenti, tenta evidentemente di screditare ancora una volta non solo il Governo, ma il Paese intero. Insinuare che in Italia non vi sia libertà di stampa per colpa di un Governo di estrema destra - affermazione alla quale ormai evidentemente non crede più nessuno - significa non solo coprirsi di ridicolo, ma anche gettare fango su un grande Paese qual è il nostro. (Applausi).
Continuate allora - lo dico ai colleghi della sinistra - a farvi le vostre interviste a vicenda nei salottini televisivi. Questa maggioranza nel frattempo è impegnata a governare. Gli italiani lo hanno capito e continuano evidentemente a premiarci. Molto, come abbiamo detto, è stato fatto in particolare sulla questione geopolitica globale e lo condividiamo. Molto è stato detto anche sul ruolo e sulla postura che il nostro Paese deve avere. Signor Presidente, lei, come ho già avuto modo di esprimere, ha la fiducia della Lega, una Lega che da Trento a Lampedusa è unita sotto un unico obiettivo, è al fianco di questo Governo e quindi preannuncio che voterà favorevolmente la proposta di risoluzione della maggioranza.
Signor Presidente, usiamo questa credibilità e quest'autorevolezza che ci siamo conquistati per sottoporre ai nostri partner europei e internazionali due temi importanti sui quali noi della Lega insistiamo da tempo. Il primo sicuramente è quello della sicurezza e dell'immigrazione (lei lo ha detto, ma io voglio sottolinearlo): è necessario fare tutti gli sforzi possibili per far comprendere come la questione della sicurezza nelle strade, non solo italiane, ma europee, sia ormai fuori controllo: ebrei che devono nascondere la kippah, ragazze che non si sentono sicure a camminare di sera; succede nelle nostre strade, Presidente: pendolari che hanno paura di andare nelle stazioni, baby gang che tengono in ostaggio interi quartieri. Perché succede questo? Succede perché ondate immigratorie volute dalla sinistra hanno stravolto il nostro tessuto sociale, perché anni di lassismo di una certa sinistra chic hanno permesso la proliferazione di moschee abusive, hanno permesso al proselitismo estremista di diffondersi e ai diritti soprattutto delle donne musulmane di passare sotto silenzio - questo è gravissimo - in nome di quello che noi oggi chiamiamo politicamente corretto.
Ecco che in questo momento così delicato, come lei stessa oggi ha ricordato, riteniamo necessario fare tutto quanto è possibile per proteggere i nostri cittadini, le nostre stazioni, le nostre strade, i nostri confini. Ci vuole, Presidente - qui lo dico a tutti noi - quel coraggio che ha avuto Matteo Salvini da Ministro dell'interno che, per difendere gli interessi nazionali, è ancora sotto processo e rischia ancora oggi la galera. (Applausi).
Riprendo, Presidente, le parole del mio collega Claudio Borghi. Sosteniamo con forza che gli investimenti in difesa non vadano incanalati in utopistici eserciti europei, ma servano a difendere i nostri interessi nazionali, a proteggere il fianco Sud dell'Alleanza atlantica, a sostenere pienamente e concretamente le nostre Forze dell'ordine e le nostre Forze armate, che devono poter operare meglio e in sicurezza.
In un momento delicato, con un piano di pace per Gaza, non possiamo assolutamente abbassare la guardia. Terrorismo islamico, infiltrazioni di Hamas, influenze esterne iraniane, anche in Italia e tra le comunità italiane all'estero, devono restare sotto la lente d'ingrandimento. Dobbiamo assolutamente non dimenticare il ruolo strategico della nostra Intelligence, a cui evidentemente va tutto il nostro ringraziamento per l'eccellente lavoro che sta facendo. (Applausi).
Il secondo tema, Presidente, è la competitività delle nostre imprese. Il dogma del green è fallito. La Commissione europea a guida von der Leyen, che - ci tengo a dirlo, Presidente - mai abbiamo votato e mai voteremo, non ha ancora compiuto quella inversione a U che anche lei ha sottolineato sulle politiche ambientali che le imprese e i lavoratori europei chiedono con forza. È necessario insistere con maggiore determinazione sul fatto che non possiamo permetterci target climatici irrealistici e pericolosi per la nostra economia. (Applausi).
Su questo, Presidente, voglio però sottolineare come il nostro Paese sia attivo. Voglio ricordare che proprio l'Italia era presente la scorsa settimana al pre-COP30 di Brasilia, rappresentata dalla nostra vice ministro Vannia Gava, dove ha presentato, insieme a Brasile, India e Giappone, il pledge sui carburanti sostenibili, che hanno raccolto un ampio e trasversale consenso internazionale, rafforzando il ruolo del nostro Paese come promotore di una transizione energetica realista e soprattutto sostenibile.
Bisogna poi salvaguardare anche la competitività delle nostre imprese, che non va aggravata ulteriormente da burocrazia, balzelli o vincoli ambientali di sorta. Benissimo, ne abbiamo parlato in questi giorni di sostenere nuove imprese e start up, ma non possiamo dimenticarci di quelle aziende che da anni, da decenni, portano sulle spalle il peso della burocrazia e tengono in piedi il nostro sistema Paese. Torniamo a essere il Paese che premia la creatività d'impresa, che valorizza gli imprenditori coraggiosi e innovativi e che rassicura le industrie storiche dei nostri territori.
Se l'Unione europea e la sinistra pensano di fare le prime della classe, con ulteriori regole ambientali e ancor più burocrazia, non hanno capito nulla. Posso dirlo con chiarezza a scanso di equivoci: viva i nostri imprenditori, viva le nostre imprese, viva i nostri lavoratori. (Applausi). I loro posti di lavoro devono essere tutelati concretamente da queste minacce. Permettetemi di dire: su queste battaglie, non sulla Flotilla, avrei voluto veder lottare la CGIL e Landini, ma questo tristemente è l'emblema di una sinistra che, più che pensare ai lavoratori, più che essere il partito che difende il lavoratore, pensa ormai solamente a difendere il proprio lavoro.
Permettetemi in chiusura di ricordare una visione che per noi della Lega è chiara da sempre. Siamo certamente dalla parte dell'Europa, un'Europa dei popoli e delle Nazioni, un'Europa che non annulli le identità, ma le valorizzi, secondo il principio che c'è scritto nei trattati, quei trattati che dicono "uniti nelle diversità". Solo così potremo costruire un futuro europeo fondato sul rispetto reciproco, sulla libertà dei popoli e sulla sovranità dei singoli Stati e su una vera cooperazione tra pari. Questa è l'Europa che vuole la Lega, questa è l'Italia che la Lega difende. (Applausi).
Saluto ad una rappresentanza di studenti
PRESIDENTE. Saluto a nome dell'Assemblea i docenti e gli studenti dell'Istituto comprensivo «Falcone Borsellino» di Favara, in provincia di Agrigento, che stanno assistendo ai nostri lavori. Conosco l'istituto, che è intitolato ai giudici Falcone e Borsellino, fatto non marginale che costituisce un ulteriore motivo per un abbraccio a tutti voi. (Applausi).
Ripresa della discussione sulle comunicazioni
del Presidente del Consiglio dei ministri (ore 14,35)
FRANCESCHINI (PD-IDP). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FRANCESCHINI (PD-IDP). Signor Presidente, solo perché mi rivolgerò direttamente alla presidente Meloni, gradirei la sua presenza in Aula. So che non c'è nessun obbligo regolamentare al riguardo, anche perché sono presenti i rappresentanti del Governo, ma chiedo questa cortesia.
PRESIDENTE. Il presidente Meloni si è dovuto allontanare, ma ritornerà subito in Aula. Se vuole, senatore Franceschini, davanti ad una richiesta cortese, posso sospendere brevemente la seduta, se per lei è indispensabile.
Sospendo dunque la seduta.
(La seduta, sospesa alle ore 14,35, è ripresa alle ore 14,36).
Senatore Franceschini, come vede dalla presenza del presidente Meloni in Aula, non era una mancanza di cortesia la sua, ma un momento di necessario allontanamento.
Ha dunque facoltà di intervenire.
FRANCESCHINI (PD-IDP). Signor Presidente, non avevo alcun dubbio. Anche i Presidenti hanno esigenze fisiologiche.
Dal dibattito è emerso il solito copione stantio. Siete al terzo compleanno e pateticamente insistete. Anziché motivare le vostre scelte del presente, passate le ore ad attaccare la minoranza per le cose che ha fatto quando era al Governo. Eppure, in quel Governo c'erano due partiti su tre della sua maggioranza. Non so se lo ha dimenticato o lo ignora.
Io c'ero in quel Consiglio dei ministri. Ricordo Forza Italia condividere tutto. Ricordo il suo ministro dell'economia Giorgetti condividere ogni scelta, e la Lega votarle tutte in Parlamento. (Applausi). Ricordo Giorgetti condividere senza fiatare quelle scelte: era un omonimo?
Quindi, anche oggi, attaccando un'altra volta quelle scelte, lei ha attaccato i suoi alleati. E voi, Forza Italia e Lega, mi chiedo: tacete da tre anni, come se prima foste stati sulla luna e non foste stati qui al Governo. (Applausi).
Poi, non sazi, fate una cosa un po' inusuale per una democrazia parlamentare. Passate le ore ad attaccare la minoranza per come fa oggi l'opposizione. Mi piacerebbe tanto poter mettere dei limiti anche a questo. Oggi, la moda di giornata è attaccare la segretaria del Partito Democratico perché avrebbe detto a Bruxelles le stesse cose che dice a Roma, implicitamente sostenendo, così, che un leader politico dovrebbe dire cose diverse a seconda di dove le dice.
Lei ha fatto tanti anni l'opposizione. Non ha esitato a parlare all'estero come si parlava in Italia. Washington 2018: "il Governo Gentiloni e il PD hanno trasformato l'Italia in un campo profughi per compiacere Bruxelles e i globalisti. Fratelli d'Italia dice no a questa svendita della nostra sovranità e il 4 marzo gli italiani ci daranno ragione". Strasburgo, 2019: "Conte si inchina a Bruxelles mentre l'Italia affonda. Prima fa il sovranista con la Lega, poi si allea con il partito globalista. Questo Governo svende gli italiani agli interessi di mercato…" Potrei andare avanti. Mi pare che Bruxelles e Strasburgo siano all'estero. Vangelo secondo Matteo: «perché osservi la pagliuzza nell'occhio del tuo fratello, mentre non ti accorgi della trave che hai nel tuo occhio?» (Applausi).
Proprio il modo scomposto in cui avete reagito a quelle critiche e a quelle dichiarazioni dimostra che evocare quel rischio non è stato infondato. Mentre proprio dal dibattito di oggi è emersa una contraddizione su cui vi siete arenati, immobili, e solo voi vi raccontate come protagonisti nel mondo: si chiama training autogeno, teoricamente.
Sappiamo che esistono tra noi posizioni differenziate sullo specifico punto dell'invio di armi all'Ucraina, ma tra voi la divisione profonda non è su un punto specifico, è proprio sulla natura e sulla prospettiva dell'Unione europea. Una vera palla al piede che blocca ogni iniziativa politica e che non viene cancellata dalla presenza ovvia, consentitemi di dirlo, di una mozione comune della maggioranza. I partiti suoi alleati sono, uno, moderato europeista, anche se un po' timido, l'altro, sovranista e antieuropeista. Abbiamo sentito il senatore Borghi parlare con chiarezza dicendo quello che pensa oggi.
In tutte le piazze italiane qualche anno fa, non tanti, è stato attaccato questo bel manifesto che vi sto mostrando (guardate la faccia sorridente di Salvini com'è gradevole, mi chiedo cos'avesse da sorridere): «Più Italia, meno Europa». È un bel problema, a cui si aggiunge il fatto che il suo stesso partito è travagliato da anni tra la tentazione di un estremismo buono per campagne elettorali il più possibile infuocate, e il realismo di un allineamento sulle posizioni per l'Europa.
Non possiamo che apprezzare i suoi passi avanti personali anche su questo, dato il punto di partenza terribile. Lei sa che su X (ex Twitter) vengono conservate tutte le cose postate, che restano accessibili a tutti. Nel 2016, in occasione della Brexit, lei scrisse: i britannici hanno voluto ribadire che la sovranità appartiene al popolo e non al comitato d'affari, burocrati, lobbisti e banchieri che oggi comanda in Europa. È una lezione di coraggio per tutti i popoli europei. È un esempio che vogliamo seguire.
Nel 2017, sull'euro: è una moneta sbagliata, che ha arricchito la Germania e impoverito gli altri Stati europei e per questo destinata a implodere presto. Vogliamo giungere allo scioglimento concordato dell'Eurozona e questo vuol dire riprenderci la nostra piena sovranità monetaria e il ripristino della Banca centrale italiana. Questo diceva lei qualche anno fa. È passato del tempo, diciamo che ha cambiato idea? Bene, ma non tanto, sentendo le cose che ha detto oggi.
Scelga quale linea tenere nella sua maggioranza. Non è tempo di esitare. Per il bene del Paese, ma anche per la sua credibilità di leader, scelga. Più passeranno i mesi e più inevitabilmente troverà bivi in cui sarà costretta a decidere quale strada, o con Trump o con l'Europa, e non ci sarà spazio per incertezze, per dichiararsi equidistante. La copertura che oggi ha tentato dell'Occidente è una copertura relativa, perché tutti noi vogliamo difendere i valori dell'Occidente, ma stando nell'Europa, non equidistanti tra l'Europa e l'amministrazione Trump. (Applausi).
Sperare e puntare in questo campo a una mediazione qualsiasi, purché si eviti di dover scegliere, significa immobilismo, significa essere ininfluenti e ogni volta arrivare sempre ultimi a convergere inevitabilmente su decisioni europee già prese dalla maggioranza di altri Paesi.
Lei si vanta della stabilità, merito sicuramente del fatto di aver vinto le elezioni, come conseguenza della nostra divisione alle elezioni; ha un'inedita maggioranza numerica, molto, molto ampia. Ora ricordi però che la stabilità non è in sé un valore, se non la si usa per agire, per guidare i processi, se si resta fermi. Anche se capisco, guardando in tutti i campi la vostra inazione di governo, che in voi è forte la tentazione di non toccare nulla, di fare poco, di non dare fastidio agli italiani con pericolose riforme (e i primi elementi del disegno di legge di bilancio confermano questo), di galleggiare come linea politica, di non dare fastidio. Invece servono visione e iniziative proprio sul tema delle politiche europee.
L'Europa ha sempre fatto passi avanti nella sua storia verso una maggiore integrazione spinta dalle emergenze o da esigenze difensive, a cominciare dalla sua nascita, dopo la Seconda guerra mondiale, per evitare il ripetersi di nuove guerre. È esattamente così in questa fase: dopo il Covid, l'Ucraina, le politiche isolazioniste di Trump, l'aggressività dei Paesi emergenti, è emersa chiara l'urgenza di un altro coraggioso passo in avanti. Tutti hanno capito che se l'Europa non lo fa resta debole, ininfluente, impantanata com'è in meccanismi decisionali lenti e bloccati in un mondo veloce.
Se l'Europa è già piccola, figuriamoci ogni singolo Paese europeo quanto è piccolo e indifeso, di fronte ai giganti. Serve un cambio di passo, un passo di coraggiosa visione.
L'inedita stabilità italiana, che purtroppo è arrivata con voi e non con noi al Governo, è giunta in un momento di altrui debolezze, con la Francia che ha problemi di governabilità, il Regno Unito fuori dall'Europa, la Germania meno forte. Per questo c'è uno spazio enorme per il ruolo dell'Italia nel guidare il processo d'integrazione europea, nello sperimentare strade nuove sull'unanimità (e mi preoccupano molto le sue affermazioni di oggi di contrarietà al superamento dell'unanimità), sulle velocità differenziate. L'abbiamo fatto per Schengen, per l'euro, perché non farlo per la difesa comune? Non è possibile andare tutti e 27 i Paesi al passo del più veloce oppure al passo del più lento: si sta fermi.
Potremmo e dovremmo andare avanti verso una sintesi, una soggettività vera di un'Europa unica, unita nella politica estera, perché nel mondo di oggi non basta avere un glorioso passato di grandezza per farsi ascoltare e farsi rispettare; non serve a nulla lamentarsi della marginalità, se non si fa nulla per superarla. Allora, tra queste debolezze e opportunità vi è grande spazio per un ruolo guida, che l'Italia consapevolmente non occupa o perché non vuole o perché non riesce. Vi accontentate di qualche riflettore, di qualche buffetto, di qualche pacca sulla spalla di Trump, di qualche posto di seconda fila nelle foto.
Anche noi ci siamo limitati troppo a tirare un sospiro di sollievo quando ai roboanti proclami sull'autonoma posizione italiana, sulla mediazione italiana, per fortuna non ha fatto seguito nulla; l'Italia alla fine non può che allinearsi, ma da semplice comparsa, alle decisioni europee, mentre dovrebbe guidare e trainare gli altri Paesi, correre verso un destino che è l'Europa unica e unita, a cui la storia prima o poi ci porterà. I singoli Stati e i partiti non potranno dire se andarci o non andarci, ma solo decidere a che velocità andarci, se lenti o spediti, se mettendo o togliendo ostacoli sul percorso, se frenando o accelerando.
Vogliamo rafforzare la prospettiva europea esprimendo nuove politiche comuni, come abbiamo fatto col PNRR post-Covid e come voi dovreste fare, anziché criticarlo, sul Green Deal e sul piano alloggi. Vogliamo rafforzarla dando spazio alla posizione comune dell'Unione europea o indebolirla con trattative bilaterali tra un singolo Stato e gli Stati Uniti sui dazi, per esempio? Eppure dovremmo avere imparato che con queste mediocri furbate si indebolisce non soltanto l'Europa, ma anche l'Italia, che appare pronta a rompere il fronte comune in nome di un piatto di lenticchie.
Invece, signora Presidente del Consiglio, lei sta perdendo l'occasione che questa finestra temporale offre al nostro Paese, portando l'Italia davanti al gruppo, trainando anzi il gruppo, in coerenza con la propria storia e con la propria vocazione: essere il motore e non la zavorra del processo d'integrazione europea, interpretare quella speranza degli Stati Uniti d'Europa che non è della destra o della sinistra, ma può essere della destra e della sinistra; non assecondare la paura che per ogni futuro nuovo sempre nasce.
Se lei, per timore di un alleato o del vento sovranista che soffia a destra, continuerà a stare ferma, a tenere l'Italia in fondo al gruppo, la nostra opposizione sarà sempre più netta; se riposizionerà l'Italia su una posizione europeista e senza ambiguità né cedimenti, questa opposizione sarà pronta a dargliene atto, nonostante sia composta, secondo la sua delicata ed elegante espressione, da estremisti più estremisti e fondamentalisti di Hamas.
In ultimo, gridi, protesti, batta i pugni sul tavolo ogni volta che si indebolisce un'organizzazione internazionale, chiunque proponga di farlo. Viviamo il paradosso che i nostri alleati, gli Stati Uniti, hanno proposto con l'amministrazione Trump, il superamento di ogni organizzazione internazionale, dall' Organizzazione delle Nazioni Unite (ONU) all'Organizzazione mondiale della sanità (OMS) al Tribunale penale internazionale dell'Aja, all'Organizzazione mondiale del commercio… (Il microfono si disattiva automaticamente)… Ho concluso. Che li obblighino ad adeguarsi… per evitare che questa interpretazione da parte dell'amministrazione Trump lasci il mondo senza regole. L'Italia, di fronte a questo disfacimento, per rispetto della sua storia, per rispetto alla difesa dei suoi valori, non può e non deve restare silente. (Applausi).
MALAN (FdI). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MALAN (FdI). Signor Presidente, signor Presidente del Consiglio, Ministri, rappresentanti del Governo, colleghi, voglio subito fare una precisazione rispetto a quanto ha detto il senatore Franceschini. È chiaro che chi dice una cosa in Italia dice la stessa cosa all'estero: se si critica il Governo in Italia, lo si critica anche all'estero, però una cosa è la critica, altra cosa è collegare un vergognoso attentato nei confronti di un giornalista al fatto che il Governo è di un certo colore, che c'è un certo Esecutivo. (Applausi). È una differenza molto, molto grossa e io sono certo che il senatore Franceschini, per la sua intelligenza e per la sua esperienza, la coglie molto bene. A tal proposito, voglio ribadire la solidarietà di Fratelli d'Italia a Sigfrido Ranucci e l'auspicio che i colpevoli vengano rintracciati al più presto e che siano adeguatamente puniti, perché si trattava chiaramente di un tentato omicidio e come tale va trattato; speriamo inoltre che i colpevoli siano puniti al più presto. (Applausi).
Quanto alla libertà di stampa, il presidente del Consiglio Meloni ha detto chiaramente che intanto in questi tre anni l'Italia ha risalito la classifica.
Noi difendiamo la Costituzione tutta, forse la sventoliamo un po' di meno e questo ci dà l'opportunità di leggerla di più. (Applausi). Per noi sono importanti l'articolo 21 sulla libertà d'espressione, l'articolo 26 sul diritto di ogni cittadino a tutelare i propri diritti e l'articolo 1, che dice che la sovranità appartiene al popolo e abbiamo un Governo espressione del voto popolare, cosa che spesso nel passato non è accaduta, non perché i Governi non fossero costituzionali, ma perché non erano espressione del voto degli elettori. Abbiamo a cuore l'articolo 70, che dice che è il Parlamento che fa le norme su impulso del Governo e degli altri soggetti che hanno iniziativa legislativa e non altri soggetti al di fuori dell'Italia o in altri ambiti, che appartengono ad altri ordini rispetto a quelli degli eletti del popolo. Pertanto, non abbiamo lezioni da imparare e tantomeno abbiamo mai proposto di limitare la libertà di espressione, di vietare determinate opinioni su questo o quell'argomento scientifico o non scientifico. Per noi la libertà di espressione è essenziale. La Costituzione dice anche che l'arte e la scienza sono libere e libera dev'esserne l'espressione e questo noi lo difenderemo sempre.
Come si diceva, siamo esattamente a tre anni dall'inizio del lavoro di questo Governo, il presidente Meloni andrà a Bruxelles con la forza di quello che è stato fatto in questi tre anni, con la forza della coerenza, con una maggioranza coesa e tanti risultati concreti ottenuti in tanti campi. La stabilità è un bene in sé, nel senso che è apprezzata dagli investitori italiani o esteri, ma certamente la stabilità di per sé non serve a nulla, se non viene usata per fare buone cose, per fare la differenza. Ebbene, in questi tre anni questo Governo ha fatto la differenza sotto tanti aspetti, ad esempio per l'occupazione, con un milione di occupati in più rispetto a tre anni fa, i ripetuti record assoluti di percentuale di occupazione, la disoccupazione più bassa degli ultimi vent'anni, meno precarietà, più Forze dell'ordine, più sicurezza, più tutela della proprietà, meno evasione fiscale. Tra l'altro, le previsioni dell'attuale opposizione andavano esattamente nella direzione opposta: secondo loro avremmo dato via libera all'evasione e a ogni altro disastro, avremmo avuto lo spread alle stelle, invece è meno della metà di quello che era con il Governo precedente; ci sono più risorse di sempre per la sanità, più medici, più infermieri proprio con questa legge di bilancio; ci sono più investimenti esteri in Italia e più esportazioni italiane all'estero; ci sono tre mesi in più di congedo parentale retribuito all'80 per cento, mentre ricordiamo che qualche anno fa non poche donne sono state private del congedo parentale per scelte personali sulla loro salute; abbiamo l'assegno per le madri lavoratrici, c'è stato il taglio del cuneo fiscale e molti altri interventi, ma qui parliamo di questioni internazionali.
L'Italia è stata ed è determinante in quello sforzo di cambiamento indispensabile alle politiche che riguardano il clima ‑ così vengono chiamate ‑ e questi cambiamenti sono vitali, perché le politiche che il presidente Meloni ha definito come iniziative autodistruttive sono davvero un danno enorme alla nostra Nazione e a tutti i cittadini, per cui credo che tutti gli italiani debbano essere grati al Governo per andare in questa direzione, perché i proprietari delle case e coloro che vivono in abitazioni in affitto sarebbero gravemente danneggiati, se si proseguisse nella direzione in cui un certo modo di interpretare l'Europa e queste politiche ambientali ci hanno indirizzato.
Poi c'è anche chi possiede un'auto e vorrebbe continuare a possederla anche in futuro, perché non ci sono solo i centri cittadini, ma anche milioni di italiani (che sono la maggioranza) che vivono fuori dai centri cittadini, per cui l'auto è indispensabile per avere una vita normale. (Applausi). Ostacolare allora in ogni modo questo mezzo di trasporto, renderlo troppo caro oppure causare l'invasione dei prodotti cinesi va contro gli interessi di tutti gli italiani.
L'Italia del Governo Meloni è stata anche determinante nello spostare la politica europea sulla questione dell'immigrazione. Non ci si limita più, come era prima, a vedere come distribuire gli immigrati che arrivano… (Brusio).
PRESIDENTE. Non vorrei che la richiesta di attenzione fosse unilaterale. Prego tutti i Gruppi di mantenere un minimo di attenzione. Prego, senatore Malan.
MALAN (FdI). Si tratta però di difendere i nostri confini. Invece dall'opposizione abbiamo solo dei no: i centri in Albania no, le espulsioni no, le procedure rapide no. E poi si fa da cheerleader - uso anch'io quest'espressione - a qualunque iniziativa di qualunque tribunale, corte o qualunque altro organismo ostacoli la difesa dei nostri confini. (Applausi). Grazie al Governo Meloni si va in un'altra direzione. Dovete dire chiaramente ai vostri elettori che volete un'immigrazione senza limiti, perché qualunque provvedimento che serva a disciplinare questo fenomeno vi trova contrari.
La posizione equilibrata del Governo Meloni ha consentito all'Italia di essere protagonista anche per quanto riguarda la pace a Gaza, che finalmente è arrivata, ma vediamo che, a quanto pare, a molti non piace questa pace, perché è stata proposta dal Presidente americano sbagliato (peccato che quello che a voi piaceva non l'abbia fatto) ed è stata sostenuta dal Governo Meloni. (Applausi). Questo preoccupa. Adesso vedo che preoccupano anche le iniziative di pace tra Russia e Ucraina, perché, metti caso che Trump riesca a far la pace anche lì, i problemi diventano più grossi. Invece noi siamo a favore della pace chiunque sia il Presidente americano e chiunque proponga un piano che abbia successo.
Il fatto di essere a Sharm el-Sheikh per quell'importantissima cerimonia non vuol dire assolutamente essere succubi in qualche modo del presidente Trump, ma significa far parte di quei tanti Paesi musulmani, orientali e occidentali che hanno lavorato per la pace e significa essere rispettati sul piano internazionale. Se la posizione fosse stata quella che ho sentito prospettare più volte e da più parti dell'opposizione, cioè che bisogna essere contro Trump, dimenticando che rappresenta gli Stati Uniti (perché nei Paesi democratici chi è al Governo ed è stato eletto dal popolo rappresenta gli Stati), saremmo stati fuori. Se fossimo stati contro Trump, staremmo molto peggio sull'aspetto dei dazi, non avremmo partecipato al processo di pace e saremmo tagliati fuori a livello internazionale. Tutti gli apprezzamenti che riceve il presidente Meloni da molti leader internazionali, sono meritatissimi (e sottolineo tutti).
Ma noi sappiamo che a lei, presidente Meloni, interessa fare il bene dell'Italia, giorno per giorno, e per questo ha la nostra piena fiducia e il nostro voto a favore. Sappiamo che a Bruxelles, anche questa volta, difenderà gli interessi di tutti gli italiani. (Applausi).
PRESIDENTE. Avverto che il ministro per gli affari europei, il PNRR e le politiche di coesione, onorevole Foti, ha accettato la proposta di risoluzione n. 1, ha espresso parere favorevole, previa riformulazione, sulla proposta di risoluzione n. 4, presentata dai senatori Calenda e Lombardo e parere contrario sulle altre proposte di risoluzione.
Intanto chiedo ai senatori Calenda e Lombardo se intendono accettare le modifiche richieste dal Governo alla proposta di risoluzione n. 4.
LOMBARDO (Misto-Az-RE). Signor Presidente, accettiamo le riformulazioni del Governo sulla proposta di risoluzione n. 4.
PRESIDENTE. La Presidenza ne prende atto.
Laddove approvate le proposte di risoluzione n. 1 e n. 4 (testo 2), accettate dal Governo, le restanti proposte di risoluzione saranno considerate precluse o in parte assorbite.
Passiamo alla votazione della proposta di risoluzione n. 1.
MALAN (FdI). Chiediamo che tutte le votazioni vengano effettuate a scrutinio simultaneo mediante procedimento elettronico.
PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori.
(La richiesta risulta appoggiata).
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo della proposta di risoluzione n. 1, presentata dal senatore Terzi di Sant'Agata e da altri senatori.
(Segue la votazione).
Il Senato approva. (v. Allegato B).
Passiamo alla votazione della proposta di risoluzione n. 4 (testo 2).
Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione a scrutinio simultaneo mediante procedimento elettronico precedentemente avanzata risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori.
(La richiesta risulta appoggiata).
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo della proposta di risoluzione n. 4 (testo 2), presentata dai senatori Calenda e Lombardo.
(Segue la votazione).
Il Senato approva. (v. Allegato B).
Essendo state approvate le proposte di risoluzione n. 1 e n. 4 (testo 2), risultano precluse o in parte assorbite le proposte di risoluzione nn. 2, 3, 5 e 6.
Si è così concluso il dibattito sulle comunicazioni del Presidente del Consiglio dei ministri.
Sospendo brevemente la seduta.
(La seduta, sospesa alle ore 14,59, è ripresa alle ore 15,06).
Presidenza del vice presidente RONZULLI
Informativa del Ministro dell'interno sull'attentato nei confronti del giornalista della RAI Sigfrido Ranucci e conseguente discussione (ore 15,06)
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca: «Informativa del Ministro dell'interno sull'attentato nei confronti del giornalista della RAI Sigfrido Ranucci».
Dopo l'intervento del rappresentante del Governo, ciascun Gruppo avrà a disposizione cinque minuti.
Ha facoltà di parlare il ministro dell'interno, prefetto Piantedosi.
PIANTEDOSI, ministro dell'interno. Signora Presidente, onorevoli senatori, ho immediatamente accolto l'invito a riferire sul gravissimo attentato posto in essere nei confronti del giornalista Sigfrido Ranucci lo scorso 16 ottobre.
Prima di entrare nel merito di quanto è avvenuto, consentitemi di esprimere anche in questa sede la piena solidarietà mia e di tutto il Governo a Sigfrido Ranucci e alla sua famiglia. (Applausi). Ribadisco la ferma condanna per l'atto vigliacco e criminale che ha subìto e che rappresenta un attacco non solo alla sua persona, ma alla libertà di stampa e ai valori fondamentali della nostra democrazia.
Vengo subito ai fatti. Nella serata del 16 ottobre scorso, com'è noto, i Carabinieri sono intervenuti a Pomezia, in località Torvaianica, presso l'abitazione del giornalista, dove ignoti avevano fatto esplodere un ordigno artigianale caricato con miscela pirotecnica e posto dinanzi al cancello d'ingresso. L'esplosione ha danneggiato due veicoli di proprietà del giornalista e in uso ai suoi familiari, posteggiati per strada, nonché il cancello d'ingresso della sua abitazione. I veicoli sono stati sottoposti a sequestro per i successivi accertamenti tecnici. L'area è stata messa in sicurezza dal personale dei Vigili del fuoco e il successivo sopralluogo è stato effettuato dai Carabinieri dei nuclei investigativi di Roma e Frascati, che hanno informato l'autorità giudiziaria.
Nell'immediatezza è intervenuta la procura della Repubblica di Velletri e successivamente le indagini sono state avocate dalla Direzione distrettuale antimafia di Roma. Sulla vicenda sono in corso attività investigative da parte dei Carabinieri e i fatti segnalati, attualmente al vaglio dell'autorità giudiziaria, sono oggetto di segreto istruttorio. Il lavoro delle Forze di polizia prosegue con intensità per assicurare rapidamente alla giustizia i responsabili dell'attentato.
Merita di essere sottolineato che le competenti articolazioni del Ministero dell'interno sono impegnate da tempo nei servizi di protezione e tutela di Sigfrido Ranucci, proprio in ragione dell'esposizione al rischio derivante dalla sua attività di giornalista d'inchiesta. Infatti, a partire dal 2020, il giornalista ha effettuato alcune segnalazioni relative ad atti intimidatori di diversa natura, perlopiù consistenti in missive e messaggi minatori, ricevuti anche via web.
Più di recente, il 9 luglio 2024 il personale addetto alla scorta ha rinvenuto due proiettili inesplosi all'interno di una siepe nei pressi del muro di cinta della sua abitazione. Tutti gli episodi segnalati sono stati puntualmente comunicati all'autorità giudiziaria.
Ricordo che, a protezione del giornalista, tenuto conto del livello di minaccia, dal 16 luglio 2020 era stato attivato nei suoi confronti un dispositivo di vigilanza generica radiocollegata, cui fece seguito, a partire dal 30 giugno 2021, un dispositivo di vigilanza ad orari convenuti.
Fui io stesso, da prefetto di Roma, a prendere questa decisione e ad informare Sigfrido Ranucci sulla necessità inderogabile di assegnargli anche una tutela personale, che dal 13 agosto dello stesso anno, il 2021, è stata modulata in un dispositivo tutorio di quarto livello.
Anche recentemente, a seguito del gravissimo atto intimidatorio del 16 ottobre, ho immediatamente dato mandato di rafforzare al massimo ogni misura a protezione del giornalista. Pertanto, è stato innalzato il livello di sicurezza, rimodulando il dispositivo tutorio dal quarto al terzo livello, rappresentato da tutela su auto specializzata. Oltre a questa misura, la questura di Roma ha ampliato i target sensibili, ossia le aree abitualmente frequentate dal giornalista, presso le quali è stato attivato un dispositivo di vigilanza generica radiocollegata. Analoga attenzione è stata posta alle misure di sicurezza già adottate in precedenza da parte del commissariato di pubblica sicurezza RAI in occasione degli ingressi e delle uscite del giornalista dall'azienda.
Quindi, anche prima dell'atto intimidatorio del 16 ottobre, l'attenzione nei confronti del dottor Ranucci è stata massima. Le misure nei suoi confronti sono sempre state tempestivamente adeguate alle segnalazioni ed alle risultanze informative che sono emerse.
Più in generale, il fenomeno degli atti intimidatori nei confronti dei giornalisti è un fenomeno costantemente seguito dal Ministero dell'interno, anche per il tramite del centro di coordinamento per le attività di monitoraggio, analisi e scambio permanente di informazione istituito al riguardo, da me personalmente presieduto e che sta per essere riconvocato nei primi giorni di novembre.
In funzione strumentale all'attività del centro di coordinamento è stato costituito anche un organismo permanente di supporto, quale sede privilegiata di confronto tra referenti del mondo dell'informazione ed esperti del Ministero dell'interno, al fine di individuare a livello operativo gli interventi più idonei di prevenzione e di contrasto.
Lo scorso 25 marzo ho presieduto personalmente l'ultima riunione del centro di coordinamento, che ha visto la partecipazione della segretaria del consiglio nazionale dell'Ordine dei giornalisti, del vice presidente dell'Ordine dei giornalisti, del presidente e del segretario generale aggiunto della Federazione nazionale della stampa.
In tale occasione, il centro di coordinamento ha analizzato i dati aggiornati sugli episodi di minacce e di intimidazione ai danni dei giornalisti ed ha messo in evidenza la necessità di potenziare le misure di protezione e di promuovere una maggiore cooperazione tra istituzioni e organi di informazione. È stata, inoltre, sottolineata l'importanza di intensificare le attività di prevenzione e di supporto proprio ai professionisti dell'informazione, per difendere la libertà di stampa e garantire un ambiente sicuro per gli operatori del settore.
A questo punto, per meglio inquadrare nella sua complessità il fenomeno degli atti intimidatori nei confronti dei giornalisti, ritengo utile fornire qualche elemento sulle sue dinamiche a livello nazionale, anche di tipo statistico. Prenderò in considerazione due tipi di dati: il primo, di carattere quantitativo, riferito al periodo 2020-2025; l'altro, di tipo qualitativo, riguardante le modalità prevalenti delle minacce rivolte agli operatori dell'informazione.
Quanto ai primi, il quinquennio 2020-2024 ha registrato 718 episodi, con una media di circa 143 eventi all'anno. Il picco si è avuto nel 2021, con 232 eventi, e il dato più basso nel 2023, con 98 episodi. Nei primi sei mesi dell'anno in corso sono state registrate 81 segnalazioni di minacce. Il maggior numero di episodi, quindi, si è verificato quando non era in carica questo Governo, mentre nell'attuale legislatura si è registrato un calo. Sono dati che io sottolineo esclusivamente per evidenziare la strumentalità delle polemiche ascoltate in questi giorni contro il Governo.
Esaminando, peraltro, le tipologie prevalenti delle minacce, sulla base dei dati raccolti è possibile distinguere le matrici principali delle intimidazioni, che sono quelle della criminalità organizzata e comune, quelle di natura sociopolitica ed una terza generica che ingloba tutti i casi rimanenti.
Ebbene, in base a tale classificazione emerge che nel quinquennio le maggiori occorrenze si sono verificate per motivi di tipo sociopolitico, come quelli riconducibili a eventi di piazza, manifestazioni pubbliche e sportive o altri contesti similari.
La matrice sociopolitica è dunque da intendersi sicuramente in un'accezione molto ampia, nel senso che l'intimidazione è stata realizzata in connessione con i principali temi del dibattito pubblico, con motivazioni di diversa natura e con vari livelli di gravità.
Anche guardando i dati dal punto di vista della matrice emerge che, nel periodo 2020-2024, il maggior numero di atti intimidatori a sfondo sociopolitico si è verificato nel 2021, con 113 episodi a fronte dei 40 del 2023. Anche in questo caso, è l'anno con il calo più marcato.
Infine, quanto alle concrete modalità di realizzazione delle minacce, quella statisticamente più ricorrente è dal web, includendovi naturalmente le piattaforme social. Questa forma di atto intimidatorio è in crescita e nel solo primo semestre dell'anno in corso, su 81 casi totali, 31 sono state le minacce via web, mentre il dato complessivo riferito al 2023 e al 2022 non supera i 30 casi per ciascun anno.
Degno di nota per la sua gravità è il dato sulle minacce perpetrate mediante aggressione fisica. Anche qui abbiamo registrato un picco nel 2021 con 41 casi, ma da allora tale modalità mostra una tendenza alla riduzione. Nel primo semestre dell'anno in corso la modalità più utilizzata risulta essere stata quella delle scritte minatorie o ingiuriose, corrispondenti al 22 per cento del totale. Ulteriori condotte minatorie sono le minacce verbali e il danneggiamento di beni di proprietà dei giornalisti che, sommate, sfiorano il 20 per cento del totale.
Il quadro informativo di carattere generale che ho appena illustrato, accanto al costante impegno delle Forze di polizia e delle articolazioni centrali e territoriali del Ministero dell'interno, mostra come l'attenzione di questo Governo alla sicurezza dei giornalisti sia massima. Pertanto, credo che chi utilizza questo grave atto intimidatorio per adombrare una qualche responsabilità del Governo offende la verità e le istituzioni, con scarso senso dello Stato. Segnalo che lo stesso Sigfrido Ranucci ha tenuto un comportamento di grandissima responsabilità e ha fatto dichiarazioni estremamente equilibrate, lontane da ogni ricostruzione dietrologica.
La libertà di stampa è di vitale importanza per la democrazia e la sua difesa richiede, oltre ad azioni concrete come quelle poste in essere dalle Forze di polizia e dall'autorità giudiziaria, anche l'impegno assiduo da parte delle istituzioni e della società civile. In questo senso, sarebbe auspicabile, a beneficio dell'intera collettività nazionale, che il tema della tutela della libertà di stampa, proprio per il suo ruolo fondante dei sistemi democratico-liberali, non scadesse a strumento di grossolana propaganda partitica. Garantire ai cittadini il più ampio accesso alle informazioni sulle questioni di interesse collettivo, anche in un'aspra dialettica culturale, non può essere mai una questione divisiva, ma deve unire e richiamare tutti a un maggiore e più profondo senso di responsabilità, perché anche dalla libertà di informazione dipendono la tutela dei diritti fondamentali e la qualità della nostra democrazia. (Applausi).
PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione sull'informativa del Ministro dell'interno.
È iscritto a parlare il senatore Lombardo. Ne ha facoltà.
LOMBARDO (Misto-Az-RE). Signor Presidente, signor Ministro, onorevoli colleghi, oggi qui in Aula abbiamo ascoltato la relazione del Ministro dell'interno sul grave attentato a Sigfrido Ranucci, attraverso una ricostruzione puntuale della cronaca dei fatti.
Tuttavia, il suo e il nostro compito è quello di fare politica; ne abbiamo un bisogno disperato. Abbiamo un disperato bisogno di fare politica proprio perché l'altra notte, davanti alla casa di Sigfrido Ranucci, è esplosa un'auto: un ordigno è stato piazzato sotto la macchina di un giornalista con un metodo che ricorda da vicino i fatti più bui della Repubblica e che credevamo di aver consegnato al secolo scorso. Ci eravamo sbagliati. Tocca agli inquirenti, alla magistratura stabilire le esatte responsabilità.
Noi qui, signor Ministro, siamo chiamati a un altro compito: creare le condizioni per cui sia garantita la piena e totale libertà dei giornalisti, soprattutto dei giornalisti d'inchiesta, a fare informazione, che è uno dei pilastri su cui si fondano le democrazie liberali.
Da mesi, anzi da anni, assistiamo a un processo di delegittimazione sistematica verso Ranucci e il suo programma «Report». Quando un giornalista viene lasciato solo, si alimenta la sfiducia e la libertà di stampa si trasforma in un terreno di scontro politico, la libertà di informazione è in pericolo. Ecco perché oggi non basta condannare l'attentato e invocare la magistratura, che farà certamente il suo dovere.
Serve un'assunzione di responsabilità politica netta e chiara da parte di tutte le forze politiche, perché la domanda che dobbiamo porci qui è una sola: cosa intendiamo fare politicamente per invertire questo clima di odio e delegittimazione verso il giornalismo d'inchiesta, verso la libertà di informazione, verso chi ogni giorno mette a rischio sé stesso, per garantire ai cittadini il diritto a essere informati? Noi abbiamo una proposta, ovvero approvare finalmente, nei tempi più rapidi, la cosiddetta legge anti-SLAPP contro le querele temerarie, usate sempre di più, e soprattutto in Italia, come metodo per mettere un bavaglio preventivo a chi fa giornalismo e in particolare giornalismo d'inchiesta. (Applausi). Vogliamo inserire tale proposta nella legge di delegazione europea, sì o no?
Una denuncia: sappiamo che oggi in Italia il modo più facile per fermare un giornalista non è una bomba, ma è una causa legale, una denuncia che non arriverà mai a una condanna, ma che intanto lo blocca, lo logora, gli ruba il tempo, lo isola. È una censura silenziosa e subdola, ma devastante.
Arrivo alle conclusioni, signora Presidente. Diffidiamo dalla politica che scappa; diffidiamo dalla politica che parla solo con la stampa amica. Un giornalista bravo non è quello che ti fa uscire bene sulla stampa: è bravo se racconta la verità in modo obiettivo e rispettoso, in modo libero e imparziale, perché non c'è democrazia senza libertà di stampa. Ogni volta che un giornalista viene attaccato, ogni volta che un'inchiesta viene fermata, ogni volta che la verità viene messa a tacere è un pezzo del Paese che smette di respirare. (Applausi).
PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Floridia Aurora. Ne ha facoltà.
FLORIDIA Aurora (Aut (SVP-PATT, Cb)). Signora Presidente, signor Ministro, colleghe e colleghi, a nome del Gruppo per le Autonomie desidero rinnovare la nostra solidarietà e vicinanza a Sigfrido Ranucci, ai suoi familiari e a tutta la redazione di «Report» per l'attentato subìto.
Sarà l'autorità giudiziaria a individuare mandanti ed esecutori di questo vile attentato, ma spetta a noi interrogarci seriamente sul clima sempre più ostile che minaccia il giornalismo in Italia, scivolata al quarantanovesimo posto al mondo per libertà di stampa, tra Panama e Belize. In un Paese dove persino la televisione pubblica è in balia di pressioni politiche che condizionano il lavoro e l'indipendenza di giornaliste e giornalisti, il terribile episodio occorso a Sigfrido Ranucci rappresenta la punta dell'iceberg. La realtà del giornalismo in Italia è infatti preoccupante: solo nel 2024 in Italia più di 500 giornalisti sono stati vittime di minacce dirette. È un record europeo. Allo stesso tempo, vantiamo anche il vergognoso primato europeo per il numero di politici che querelano giornalisti. A queste si aggiungono tutte le vittime delle querele temerarie, inaccettabile strumento usato come arma di intimidazione e di limitazione della libertà di stampa. Ricordo il caso di Rosamaria Aquino, giornalista dello staff di «Report», denunciata dal sindaco di Costermano sul Garda, nella stessa Provincia da cui io provengo, per aver indagato su interventi edilizi poco chiari in quel Comune. La denuncia è caduta, ma questo episodio mostra ancora una volta quanto sia difficile fare informazione indipendente in Italia, anche quando si toccano interessi locali forti e controversi.
Ma non basta. Anche le istituzioni stanno danneggiando la reputazione di giornaliste e giornalisti, delegittimando chi fa informazione seria. È un fatto gravissimo per la democrazia. Un esempio concreto è dato dalla stessa presidente del Consiglio Meloni, che limita l'accesso ai giornalisti, evita il contatto con loro e ostacola il contraddittorio, riducendo il confronto pubblico e il sacrosanto diritto di cittadine e cittadini a un'informazione imparziale. L'attuale vicenda della serissima testata «Il Sole 24 ore», con lo sciopero di sei giorni dei giornalisti per l'intervista a Meloni, ne è solo un esempio.
Troppo spesso in ambito politico si lascia intendere che il giornalista sia poco serio, quasi un poco di buono, una persona da screditare. È parte di una strategia politica ben precisa creare confusione, distrarre dai veri temi e minare la fiducia nell'informazione. La verità è che in Italia giornaliste e giornalisti lavorano in condizioni sempre più difficili, spesso confinati alla cronaca di fatti, senza spazio per vere inchieste, con freelance e collaboratori esterni privi di protezioni legali e previdenziali.
Signor Ministro, la libertà di stampa è un pilastro della democrazia.
In un mondo in cui tutto sembra vero e il contrario di vero, dove le fake news hanno più influenza, dove il polarismo è esacerbato, il giornalismo serio va tutelato: quando un giornalista viene messo a tacere, è la democrazia intera a perdere la voce.
Signor Ministro - spero che mi ascolti per dieci secondi ancora - lei ha snocciolato una serie di dati sulla situazione del giornalismo in Italia che conosciamo anche noi; ma mi aspettavo anch'io che lei ci illustrasse la strategia politica che intende seguire con il suo Ministero, che ci spiegasse come intendete tutelare concretamente il pluralismo dell'informazione, l'autonomia del servizio pubblico e l'indipendenza delle giornaliste e dei giornalisti. Purtroppo, però, non ha detto niente in merito: zero strategia politica, zero azioni da mettere in campo. E allora, se davvero volete essere coerenti con la solidarietà mostrata a Ranucci e a «Report», vanno ritirate immediatamente le querele contro di lui e va approvato ‑ l'ha detto anche il collega Lombardo ‑ il disegno di legge contro le querele temerarie, come sollecitato da tempo dall'Unione europea. Servono atti concreti, non i soliti interventi di circostanza in Aula come il suo, signor Ministro, che francamente hanno stancato e non solo me. (Applausi).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Scalfarotto. Ne ha facoltà.
SCALFAROTTO (IV-C-RE). Signor Presidente, comincio naturalmente esprimendo la solidarietà più grande e più forte a Sigfrido Ranucci e alla sua famiglia da parte del nostro Gruppo. (Applausi). Ringrazio inoltre il ministro Piantedosi per la tempestività con la quale è venuto qui, anche per la precisione con la quale ci ha illustrato quello che il Ministero dell'interno sta facendo. Ho avuto l'onore di servire in quel Ministero e anche di partecipare alle riunioni del Centro di coordinamento relativo agli atti di intimidazione ai giornalisti e so che storicamente, al di là del Governo in carica, c'è un impegno molto forte delle Forze dell'ordine e del Viminale su questo fenomeno.
Tuttavia, signor Ministro, ovviamente va da sé che non si può non esprimere, prima ancora che su questa vicenda legata al giornalismo, una grave preoccupazione legata a un atto gravissimo lesivo del nostro ordine pubblico. Se nel nostro Paese è possibile far esplodere un ordigno di quella capacità davanti alla casa di un qualsiasi cittadino ‑ poi si trattava anche di un giornalista, ma partirei facendo un passo indietro ‑ questo è un tema che ovviamente ci preoccupa e non sta a me richiamare la sua attenzione sulla gravità del fatto in quanto tale. Lei è persona di grandissima esperienza e le sue conoscenze tecniche sono tali da non richiedere consigli. C'è grande preoccupazione per il fatto che possa esplodere una bomba in una città italiana nottetempo davanti a casa di qualcuno, perché è qualcosa che francamente lascia perplessi e molto preoccupati.
In secondo luogo, quel cittadino non era un comune cittadino, ma era un giornalista molto visibile. Naturalmente lei ci ha spiegato che Ranucci era ed è sotto protezione da molto tempo. Ma, purtroppo, devo dire che in questo nostro Paese i giornalisti, gli scrittori, gli autori, coloro che per il loro pensiero sono sotto scorta sono tanti e questo è un elemento molto preoccupante nel nostro territorio. Il fatto che si possa correre un rischio per la propria vita e per la propria sicurezza riguarda non soltanto Ranucci: penso naturalmente a Roberto Saviano, a Paolo Berizzi, che credo sia l'unico giornalista in Europa a essere da anni sotto scorta perché minacciato da frange neofasciste per il lavoro molto lodevole e molto meritorio che compie. Questo è un elemento di preoccupazione, perché va da sé ‑ lo hanno detto anche i colleghi che hanno parlato prima di me - che il giornalismo è un elemento essenziale della nostra democrazia. Se non c'è il giornalismo, cioè se non c'è la possibilità per chi fa quel lavoro di provare a comprendere la realtà, anche sfidando il potere o chi il potere esercita pro tempore, è chiaro che vengono meno completamente la capacità e la possibilità per i cittadini di formarsi liberamente un'opinione e formarsi la propria opinione liberamente è - secondo me - è la vera essenza della democrazia.
Esprimere il consenso è l'atto materiale con il quale la democrazia si esercita; ma se io, quando esprimo quel consenso, non ho avuto la possibilità di informarmi pienamente, vuol dire che non sto esercitando quel diritto di voto e di determinare l'indirizzo politico del Paese - come dice la Costituzione - in modo pieno.
Vorrei fare quindi una raccomandazione: bisogna che i nostri giornalisti si sentano liberi, e questo vuol dire molte cose. Vorrei anche spendere una parola per i tanti giornalisti che hanno perso la vita nel nostro Paese, perché uccisi: penso a Carlo Casalegno, penso a Walter Tobagi, ma insomma sono tanti e mi sembrava giusto ricordarli in questo momento. (Applausi).
Però, signor Ministro, se un giornalista viene intimidito da una bomba, non possiamo non ricordare che un giornalista viene intimidito anche se qualcuno gli mette un trojan nel telefono. Noi ancora non abbiamo capito chi abbia intercettato e cancellato Pellegrino. (Applausi). E, finché non sapremo chi è andato a mettere quei trojan, acquistati dal Governo italiano (perché - questo lo sappiamo - il contratto è stato fatto con Paragon dal Governo italiano) non riusciremo a sapere chi abbia intercettato don Mattia Ferrari, per esempio, e alcuni imprenditori, pare. Quello è un altro modo per intimidire i giornalisti, signor Ministro. Le chiedo di far sapere al suo collega sottosegretario Mantovano che noi siamo in attesa di risposte.
Mi fermo qui, perché il tempo è finito. In sostanza siano preoccupati, perché - le ripeto, signor Ministro - qualsiasi forma di intimidazione di un giornalista fa male alla nostra Repubblica. E quindi lei, che si occupa di ordine pubblico - mi raccomando - tenga la sicurezza fisica dei nostri giornalisti, ma chi si occupa di intelligence faccia il piacere di non utilizzare strumenti, che dovrebbero essere utilizzati per limitare la criminalità organizzata, per intimidire in modo subdolo, ma non meno pericoloso, chi esercita il suo diritto-dovere di informare i nostri concittadini. (Applausi).
PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Biancofiore. Ne ha facoltà.
BIANCOFIORE (Cd'I-UDC-NM (NcI, CI, IaC)-MAIE-CP). Signor Presidente, per fortuna ci ha pensato proprio Sigfrido Ranucci a stigmatizzare quello che velatamente si ode in queste Aule, e neanche tanto velatamente. La collega del Gruppo Per le autonomie, che mi ha preceduto, trovo che abbia fatto trapelare qualcosa che è già trapelato negli scorsi giorni ad opera della leader della sinistra Schlein, ovvero che in questo Paese non ci sarebbe democrazia e che in questo Paese la libertà di stampa e la libertà di espressione sarebbero messe a rischio. Da italiana, e non da politico, mi vergogno di quello che dite. Mi vergogno e credo che se ne vergognino anche gli italiani, perché non è possibile far passare il nostro Paese, in Italia, in Europa e nel mondo, come antidemocratico. La nostra Costituzione sancisce il diritto di libertà di espressione e ovviamente, quindi, di stampa.
Però la nostra Costituzione, Ministro, sancisce anche, sempre all'articolo 24, la libertà di potersi difendere. Abbiamo parlato della necessità e della possibilità che tutti i giornalisti giustamente si possano esprimere, che vi sia ovviamente la possibilità anche di nuocere al potere, e cioè di raccontare se il potere esagera, se il potere sbaglia, se il potere delinque. Ma la verità deve essere la verità. Non è che noi sappiamo per certo che Ranucci o chi per Ranucci dica sempre la verità. La verità va accertata da chi sta sopra di noi, ovvero in questo caso dalla magistratura, di cui tanto vi riempite la bocca. Come vi ho detto, come c'è la libertà di stampa, di parola e di espressione, in Italia c'è anche l'articolo 24 della Costituzione, che tutela il diritto di potersi difendere.
Voglio ringraziarla ancora una volta, Ministro, perché ha dimostrato la sua intelligenza politica, prima da prefetto e poi da Ministro. Giustamente lei ha sottolineato quello che ciascuno di noi sapeva, se ha potuto frequentare Ranucci o comunque se frequenta i giornalisti come li frequentiamo tutti noi, ovvero che il dottor Ranucci era già sotto scorta. Quindi questo Paese, le istituzioni di questo Paese (non la politica di questo Paese) si erano già preoccupate di mettere sotto tutela un giornalista che, per la sua attività di inchiesta, era evidentemente minacciato.
Ma - come ho detto prima - ci ha pensato Ranucci a stigmatizzare le motivazioni, che non possono essere chiaramente di tipo politico.
Sappiamo tutti che «Report» si occupa anche di dare fastidio a molti di noi, di dare fastidio alla politica, di investigare e di andare a fondo dei problemi o comunque delle attività che talvolta non sono lecite intorno alla politica. Tuttavia, lui per primo ha detto che la politica non c'entra niente. Il punto è infatti uno solo: nessuna democrazia può resistere - vorrei che questo pensiero lo faceste vostro e lo facessimo tutti nostro - se si divide il sangue delle vittime per appartenenza politica. È vero che Ranucci è sotto scorta, ma è anche vero che tanti giornalisti di centrodestra sono sotto scorta. Lo ha ricordato oggi il premier Meloni durante la replica in quest'Aula. Il direttore de «Il Giornale» Sallusti è stato addirittura arrestato in questo Paese, e voi non avete detto una parola, non si è mai sentita una parola levarsi dall'altra parte di questo Emiciclo.
Allora, amici, nel rinnovare ovviamente la stima a Ranucci come giornalista, ma anche ovviamente la solidarietà a lui e alla sua famiglia, voglio dire che questo deve riguardare tutti noi, che la democrazia e la libertà di parola e di stampa non si tutelano solo da una parte, soltanto se c'è un'appartenenza da una parte, così come non si tutelano solo le vittime palestinesi e non quelle ucraine. Voi avete sempre due pesi e due misure e questo è diventato francamente inaccettabile. Non potete pontificare solo da una parte. La parola dei giornalisti di sinistra non è Vangelo, come non lo è quella di destra. Dobbiamo fare un patto oggi, perché è necessario. Ha detto bene il collega Scalfarotto prima: è necessario oggi che ci sia un patto interistituzionale tra politica, magistratura, istituzioni, Forze dell'ordine, per tutelare la sicurezza dei singoli cittadini innanzitutto, dei politici poi, e anche e soprattutto di chi dà voce anche al dissenso politico, ma che fa della sua opera quotidiana la missione della propria vita. (Applausi).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore De Cristofaro. Ne ha facoltà.
DE CRISTOFARO (Misto-AVS). Signor Presidente, interverrò brevemente anche perché in verità condivido alcune cose che ho ascoltato in quest'Aula, in particolare alcune riflessioni del senatore Scalfarotto, ma anche del senatore Lombardo e della senatrice Aurora Floridia. Mi è parso anche particolarmente giusto ricordare quello che è accaduto attorno alla vicenda Paragon, e credo che abbia fatto bene il senatore Scalfarotto a sottolinearlo.
Naturalmente anche io non posso che iniziare con un abbraccio molto forte e molto solidale a Sigfrido Ranucci e alla sua famiglia, da parte mia, del mio Gruppo parlamentare e della mia forza politica, Alleanza Verdi e Sinistra. Credo che questa cosa vada detta in maniera molto forte e quanto più larga possibile e naturalmente all'interno di quest'Aula. Credo anche che però non possiamo limitarci semplicemente a una manifestazione di solidarietà, sia pure importante in quest'Aula parlamentare. Penso infatti che serva una - fatemela dire così - grande mobilitazione nazionale a sostegno e per tutelare il pensiero critico. A me questa pare proprio una esigenza gigantesca, perché davvero, signor Ministro, penso che questa vicenda accaduta a Ranucci si inserisca - naturalmente in questo caso in maniera addirittura gigantesca, clamorosa e violenta - in un contesto più largo e più ampio, che in qualche modo mette in discussione i contropoteri stessi, se posso definirli così. Guardate, i contropoteri sono un elemento essenziale dello sviluppo della democrazia. Alla fine, la democrazia si fonda esattamente - da una parte - sull'equilibrio dei poteri, e cioè sul fatto che il bilanciamento tra i poteri costituiti determinano quell'elemento di equilibrio che serve allo sviluppo democratico e - dall'altra parte - sulla tutela e lo sviluppo dei contropoteri. L'informazione libera è probabilmente il principale dei contropoteri ed è un contropotere che in questo Paese, in verità, negli ultimi anni ha fatto qualche fatica ad affermarsi, visto che - come ben sappiamo - nelle classifiche mondiali non siamo messi benissimo, purtroppo.
Peraltro, l'attentato a Ranucci ha avuto un lungo presagio nelle minacce e nelle intimidazioni che poi si sono intensificate negli ultimi anni, anche in coincidenza con le sue inchieste più significative.
Penso a quella sulla strage di Bologna, all'omicidio di Piersanti Mattarella, a quelle sul porto di Fiumicino, alle stesse inchieste sullo Stato-mafia. Insomma, mi pare di poter dire che questo sia un altro elemento sul quale dovremmo sviluppare grandissima attenzione.
Inoltre, Ministro, lo dico a lei, anche se penso sia un problema, più in generale, dell'intero Esecutivo, che non semplicemente una questione legata al suo Ministero. Hanno ragione i miei colleghi e l'ha detto - secondo me in maniera molto corretta - il collega Lombardo: mancano una legge adeguata sulla diffamazione e una normativa sulle querele temerarie. È stato ricordato: nella legge di delegazione europea, che peraltro è adesso in discussione alla Camera, manca il recepimento della direttiva 2024/1069, la legge anti-SLAPP, sulla tutela dei giornalisti, degli attivisti, dei difensori dei diritti umani da azioni legali volte alle intimidazioni manifestatamente infondate. Mi pare che questo sia un punto grandemente delicato attorno al quale, però, non si possono non fare delle domande e non si può non fare un ragionamento all'interno di quest'Aula.
Perché non si vuole adottare quella direttiva? Qual è la ragione? Quella direttiva pone un freno alle liti temerarie e allora, evidentemente, non si vuole adottare perché si vuole mettere un bavaglio. Mi dispiace dirla così, ma davvero non saprei farlo in altro modo. E come si mette un bavaglio a un giornalista? O con le liti temerarie - come è stato ricordato - magari attraverso i potentati economici che dispongono di studi legali importanti e, quindi, hanno molte risorse e mezzi per mettere in campo questa che diventa una reale intimidazione, oppure con la delegittimazione e la denigrazione, come purtroppo è successo molte volte nella storia, recente o meno recente, di questo nostro Paese.
Credo che dobbiamo interrogarci molto seriamente su come si faccia la solidarietà. È giustissimo che la solidarietà si faccia in piazza, andando a stringere di affetto Sigfrido Ranucci e a denunciare quello che è accaduto. È giustissimo che la solidarietà si faccia, per esempio, dedicando - come stiamo facendo - un pomeriggio del nostro lavoro a questa informativa e ai nostri interventi. Però penso che la solidarietà si faccia anche con una serie di atti concreti, come per esempio il recepimento di questa direttiva, l'approvazione del Media Freedom Act, che è un altro grande non detto, purtroppo, di tutti questi mesi e, naturalmente, il ritiro delle querele temerarie.
Da questo punto di vista credo che si debba cercare di mettere in campo degli elementi concreti di solidarietà, non semplicemente quella delle parole, che naturalmente è importante, ma che da sola non può bastare. (Applausi).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Rosso. Ne ha facoltà.
ROSSO (FI-BP-PPE). Signor Presidente, ringrazio il ministro Piantedosi per la sua informativa sul tremendo attentato che ha subito Sigfrido Ranucci. Auguro un buon lavoro agli inquirenti affinché assicurino i responsabili alla giustizia il prima possibile.
Voglio ringraziare lo stesso Ranucci per la lucidità con cui ha escluso che esistano mandanti politici per l'attentato subito e per aver detto da subito di aver sentito lo Stato vicino. Come abbiamo già fatto coralmente venerdì scorso, anche oggi non possiamo che ribadire la nostra più ferma condanna per il vile attentato che ha subito: un atto gravissimo che colpisce non solo una persona, ma il principio stesso della libertà di stampa, fondamento imprescindibile di ogni democrazia.
Forza Italia è sempre stata, fin dalla sua nascita, un baluardo di libertà: libertà di impresa, libertà di pensiero, libertà di espressione e di dissenso, se ovviamente pacificamente espresso; un dissenso che in passato anche noi abbiamo pubblicamente espresso, quando abbiamo ritenuto sbagliati alcuni metodi di Ranucci e della sua trasmissione. Non abbiamo nascosto allora e non nascondiamo certamente oggi il fatto che ritenevamo alcune ricostruzioni giornalistiche parziali o ingiuste.
Mai e poi mai, però, questo dissenso può trasformarsi in odio o violenza, perché la differenza tra la critica e l'odio, tra il dissenso e la violenza, è la differenza che separa la democrazia dalla barbarie. Questo va detto con assoluta chiarezza e fermezza. (Applausi).
Davanti alla violenza non ci sono distinguo o opinioni divergenti che tengano. Davanti alla violenza c'è solo una comunità democratica che deve stringersi attorno a chi è stato colpito, chiunque sia stato colpito. Perciò, condannare un attentato non significa rinnegare le opinioni espresse in passato. Significa ricordare che, in una democrazia, chiunque, giornalista, politico, cittadino, ha diritto di esprimere le proprie idee senza temere ritorsioni o minacce. Si può dissentire nel merito, anche duramente, ma non si può mai accettare che la violenza o la paura sostituiscano il confronto civile.
In questi giorni, tanti hanno parlato di una solidarietà di facciata da parte nostra. A loro rispondiamo che di Forza Italia non hanno davvero capito nulla. Noi siamo quelli che hanno sempre, senza mai alcuna defezione, difeso i nostri princìpi. E uno di quei princìpi, che per noi è solidissimo, è la difesa della libertà di stampa, che vale sempre e per tutti, con chi la pensa in modo affine a noi, ma soprattutto con chi la pensa diversamente da noi.
Sulla libertà di stampa e il sostegno a giornalisti e media, tra l'altro, stiamo lavorando. Ad esempio, il sottosegretario Barachini, con risorse del Dipartimento editoria, sta intervenendo per la formazione e l'assicurazione di freelance impegnati nei teatri di guerra. Così come sono attive misure per il sostegno all'assunzione di professionisti e giornalisti under 36 e misure per l'innovazione tecnologica delle realtà editoriali e giornalistiche e per la distribuzione e vendita dei quotidiani.
Quindi, la nostra solidarietà a Ranucci non è un gesto di convenienza, ma è un atto di coerenza, frutto di una profonda convinzione democratica. Forza Italia sarà sempre dalla parte della libertà e contro ogni forma di intimidazione e violenza. Noi vogliamo che ci siano dieci, cento, mille Ranucci che possano liberamente realizzare inchieste giornalistiche, ma vogliamo anche che ci siano dieci, cento, mille Gasparri che possano liberamente dissentire sui contenuti di quelle inchieste. (Applausi).
Chi crede nella libertà la difende sempre, anche e soprattutto quando riguarda chi la pensa diversamente da noi. Questa libertà l'hanno conquistata i nostri padri e i nostri nonni, versando il loro sangue, e noi continueremo a difenderla, senza se e senza ma, con ogni goccia del nostro. (Applausi).
PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Floridia Barbara. Ne ha facoltà.
FLORIDIA Barbara (M5S). Signor Presidente, signor Ministro, mi si permetta soltanto un accenno iniziale. Qualcuno qui ha parlato di giornalisti di destra e giornalisti di sinistra: per me ci sono giornalisti con la schiena dritta e bravi o no. (Applausi).
Signor Ministro, io la ringrazio per la tempestività di questa informativa. Era necessaria, perché un attentato di tal genere non si vedeva dal 1993 in Italia. È stata una bomba al cuore del giornalismo, al cuore della nostra democrazia. Quindi, mi permetta, signor Presidente, a nome del MoVimento 5 Stelle, di ribadire la solidarietà a Sigfrido Ranucci, a tutta la squadra di Report, alla famiglia di Ranucci. (Applausi). La stessa solidarietà la esprimo a nome della Commissione di vigilanza Rai, della quale sono Presidente, e sono certa di parlare in maniera trasversale, a nome di tutti i Commissari.
Signor Ministro, dalla sua relazione io estrapolo due temi fondamentali. Il primo è certamente l'attenzione dello Stato rispetto alla sicurezza nei confronti del giornalista. Questo ci rassicura. È sempre stato così, sono state aumentate delle misure di sicurezza, e questo è un bene.
Poi, ho analizzato il fatto che lei ci abbia tenuto a sottolineare che, da quando voi siete al Governo, sono diminuiti gli atti intimidatori. Sì, signor Ministro, ma sono contemporaneamente aumentate le querele temerarie.
Contemporaneamente la posizione dell'Italia nei report sulla libertà di stampa è scesa rispetto ai Governi Conte. Queste sono misure ed elementi da tenere in considerazione. Ciò significherà pur qualcosa.
Significa qualcosa anche il fatto che Sigfrido Ranucci ha ricevuto quasi 200 querele, anche da parte di membri del Governo e addirittura da un'intera forza politica, quella di Fratelli d'Italia, espressione della Presidente del Consiglio. Questo - a nostro avviso - è molto grave e crea un clima che va a delegittimare il lavoro di Sigfrido Ranucci. Sono state tagliate anche puntate di «Report». È stato beffeggiato in Commissione di vigilanza. Dissentire è una cosa, ma beffeggiare con la carota e il cognac è delegittimare e significa tutt'altra cosa. (Applausi).
Le sembra normale tutto questo? Dal Governo ci aspettiamo di più. Tra l'altro, mentre noi stiamo parlando ed è arrivata la solidarietà trasversale, sembra che anche oggi il Garante della privacy, su input politico, starebbe preparando un provvedimento per multare per decine di migliaia di euro «Report» sugli audio tra Sangiuliano e sua moglie. Questo è un fatto gravissimo, fatto su cui Ranucci è stato già giudicato ed è stato archiviato. (Applausi). Questi provvedimenti vanno chiaramente a mettere in discussione, a rischio e a delegittimare il lavoro di Ranucci. Ci sembra a volte una solidarietà di facciata.
Quali sono gli altri atti concreti che noi vorremmo che il Governo adottasse? Ritirate le querele, almeno quelle dei membri del Governo o di un intero partito. Facciamo anche ripartire il provvedimento, fermo al Senato, sulle querele temerarie. Chiedo inoltre alla RAI di restituire le puntate tagliate a «Report» per dare un segnale. Perché lo dico qua e non in Commissione di vigilanza? La Commissione di vigilanza RAI - è la prima volta, da Presidente, che dico questa cosa in Aula - è bloccata da un anno per volontà della maggioranza. Chiedo: è tutela della democrazia tenere bloccata una Commissione che dovrebbe vigilare sul servizio pubblico? (Applausi). È normale, in un Paese democratico, che l'amministratore delegato del servizio pubblico, da un anno in carica, non si sia mai presentato in Commissione di vigilanza? È democratico?
A proposito di libertà e di sua difesa, ricordo le parole del Presidente della Repubblica: la libertà vive del funzionamento delle istituzioni e non del loro blocco. (Applausi).
Concludo dando un'opportunità a tutti. Mi è arrivata, in quanto Presidente della Commissione di vigilanza RAI (da un anno bloccata), la richiesta di audire Sigfrido Ranucci. Chiederò a tutte le forze politiche di fare quadrato intorno a Sigfrido e di accoglierlo in Commissione, questa volta senza nessuna carota, per abbracciare in maniera metaforica il giornalismo d'inchiesta e dare forza alla stampa libera e al servizio pubblico. (Applausi).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Cantalamessa. Ne ha facoltà.
CANTALAMESSA (LSP-PSd'Az). Signor Presidente, signor Ministro, colleghe e colleghi, prima delle idee, della politica e delle differenze, esistono fortunatamente gli uomini e quindi esprimo, a nome del Gruppo Lega, incondizionatamente, consapevolmente e totalmente solidarietà a Sigfrido Ranucci per quello che ha subìto. (Applausi).
Ciò detto, credo che la differenza tra la giusta tutela dell'uomo rispetto alla libertà delle idee sfugga a molte persone dell'opposizione.
La solidarietà, infatti, è qualcosa che va data senza se e senza ma, ma io ho sentito richieste politiche camuffate da solidarietà e sinceramente trovo che questa sia una mancanza di rispetto nei confronti di un giornalista che ha rischiato la vita e per il quale non ci dovrebbero essere differenze, né tantomeno richieste di fare o non fare leggi.
Ringrazio il Ministro, che aveva già provveduto da prefetto di Roma ad aumentare l'attenzione e la protezione nei confronti di Sigfrido Ranucci, per essere venuto qui prontamente a relazionare. Questa mattina ho sentito per le vie brevi il capo delegazione all'Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa (OSCE), il collega della Lega Eugenio Zoffili; egli mi ha informato del fatto che l'OSCE ha anche compiti di controllo della libertà d'informazione, quindi ha scritto alla delegazione a livello europeo, da un lato, per esprimere la solidarietà anche della delegazione OSCE nei confronti di Sigfrido Ranucci e, dall'altro, anche per sottolineare l'importanza della libertà di stampa.
Come componente della Commissione antimafia rispondo alla collega dei 5 Stelle dicendo che abbiamo già dato disponibilità a Sigfrido Ranucci per essere audito quando vuole e se vuole. Quindi è chiaro che come Commissione antimafia siamo pienamente d'accordo, perché su questo non facciamo il gioco di chi sta dall'altro lato. Qui ci sono solo due lati: uno che difende gli uomini, il diritto alla vita, il diritto alla libertà di stampa e così via e l'altro che non vuole tutto ciò. Eviterei di fare un discorso di sinistra e di destra, altrimenti sviliamo la portata e la giusta tutela di una persona che ha rischiato veramente la vita.
Oltre alla Commissione antimafia, oltre all'OSCE, con il suo capo delegazione Zoffili, è stato lo stesso Ranucci a palesare - quindi ringrazio anche lui - l'esclusione di una paventata ipotesi che potesse esserci un mandante politico. Spiacciono alcune speculazioni, a cominciare da quella dal segretario del Partito Democratico Schlein, che ha parlato di probabile mandante politico. Voglio dire che bisogna sapere, ma alcuni colleghi me lo possono insegnare, che in politica le parole contano; in politica la forma è sostanza e se noi diciamo che in questo Paese c'è un limite al diritto a manifestare, diciamo il falso, ma soprattutto passiamo un'informazione che può essere male interpretata dai ragazzi. Infatti, in questo Paese l'anno scorso sono state fatte 11.500 manifestazioni; se dividete questo numero per 365, come si fa a dire che in questo Paese non si può manifestare?
Ci tengo a precisare una cosa che è sfuggita ai più. Nel 2024, 266 rappresentanti delle Forze dell'ordine sono stati feriti durante le manifestazioni, con un aumento del 135 per cento rispetto al 2023; mentre le manifestazioni crescevano del 10 per cento da un anno all'altro, i feriti nelle Forze dell'ordine sono aumentati del 135 per cento; quindi quello che noi diciamo, anche se in buona fede, può essere male interpretato (in buonafede o in maniera strumentale) da parte di chi poi va per strada ad aizzare le persone. Analogamente, considero ingiusto parlare di una limitazione del diritto di stampa, atteso che sono più di 200 i giornalisti che vivono sotto sorveglianza, 22 sotto protezione.
Non condivido nulla di Sigfrido Ranucci, di come fa giornalismo, eccetera, ma lotterò perché a lui non succeda niente. Ciò detto, sono completamente dall'altro lato e, come diceva il collega di Forza Italia, la libertà significa tutelare Sigfrido Ranucci e sentirsi tutti Sigfrido Ranucci, ma anche poter dire: io non la penso assolutamente come lui e non mi piace il suo modo di fare giornalismo. (Applausi).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Boccia. Ne ha facoltà.
BOCCIA (PD-IDP). Signora Presidente, signor Ministro, la ringrazio per la sua informativa. Per la verità, non abbiamo mai avuto alcun dubbio sull'attenzione che il Viminale, le Forze dell'ordine, a partire dalla Polizia, avrebbero concentrato su questa vicenda, che ha fatto male a tutti e ha aperto uno squarcio che noi abbiamo il dovere, però, di far diventare spunto per una seria riflessione comune.
È per questo che oggi il Parlamento, prima a Montecitorio poi qui a Palazzo Madama. prova a fare una riflessione con il Governo che non riguarda ‑ ministro Piantedosi, lei lo sa ‑ le responsabilità di un'amministrazione, men che meno del Governo. Anzi, il legame tra Ranucci e tutti i giornalisti sotto scorta con l'amministrazione è un legame molto forte. Molti degli uomini e delle donne dell'amministrazione diventano pezzi delle loro famiglie, sono i loro angeli custodi, sono parte integrante di una vita che è una vita limitata. E allora, colleghe e colleghi, dobbiamo chiederci perché per alcuni giornalisti la vita diventa così limitata e dobbiamo chiederci quali sono le responsabilità della società, soprattutto perché un ordigno esploso contro un giornalista non è solo un atto di violenza, ma penso che sia un messaggio rivolto certamente alla famiglia di Sigfrido Ranucci, ma a tutti noi, perché è un avvertimento contro chi osa raccontare i fatti, indagare, cercare la verità.
Colleghi, quando la verità diventa un bersaglio e lo diventa il giornalista che prova a raccontare quella verità, è la democrazia stessa ad essere sotto tiro, e allora cerco di dirvi fino in fondo quali sono le cose che ci hanno preoccupati e perché difendere Sigfrido Ranucci oggi significa difendere la Costituzione e la libertà di stampa. Da anni assistiamo, signora Presidente - da qui la necessità di un confronto tra opposizione e maggioranza ‑ a una campagna sistematica di discredito contro chi fa informazione libera. Chiamare un giornalista "pennivendolo" non è una cosa che può liberamente fare un esponente delle istituzioni, eppure accade, è accaduto in quest'Aula. (Applausi). Dire a un giornalista che è al servizio di qualcuno significa far male non solo alla stampa libera, ma anche alla democrazia stessa, perché i giornalisti sono agenti del contropotere; chi teme le domande, invece, rifiuta il confronto e indebolisce la democrazia e purtroppo assistiamo spesso a rappresentanti delle istituzioni autorevoli che non vogliono domande, che rifuggono dalle domande, che scappano di fronte alle domande. Quando il potere paragona l'opposizione democratica al terrorismo e criminalizza manifestazioni pacifiche popolari imbocca una strada pericolosa. E una strada in cui il dissenso non è più un diritto ci porta direttamente a far diventare coloro che narrano quel dissenso un bersaglio, ed è quello che è successo. (Applausi). C'è chi ha ritenuto che Ranucci potesse essere un bersaglio. Io so che non è così tra maggioranza e opposizione, ma è evidente che dobbiamo chiederci quali sono le responsabilità che abbiamo, se ci sono 176 denunce contro un solo giornalista: mi dite chi le ha fatte queste 176 denunce? Non le ha fatte certo la mafia albanese, ammesso che c'entri qualcosa la mafia albanese, noi non lo sappiamo e sicuramente le Forze dell'ordine e la magistratura ci aiuteranno a capire. Forse è il caso, dopo quello che è successo, di discutere delle querele temerarie, che non cercano giustizia, ma cercano silenzio, che sono armi legali usate per intimidire, scoraggiare e piegare con i fatti. E allora, diciamoci con chiarezza che ogni querela bavaglio è, quella sì, un proiettile sparato contro la libertà di tutti e chi le usa abusa del proprio potere. (Applausi). A maggior ragione, non dovrebbero usarle i rappresentanti delle istituzioni, noi tutti. Però abbiamo capito da questo dibattito che si arriva fino ad un certo punto. C'è chi, anche annunciando querele in quest'Aula per una trasmissione libera d'inchiesta che non risparmia nessuno, ha deciso di fermarsi all'anticamera della querela.
Noi ve lo chiediamo, come ve lo hanno già chiesto altri colleghi: ritirate e ritiriamo, ammesso che ci sia qualcuno anche dell'opposizione, le querele temerarie fatte contro qualsiasi giornalista, perché pluralismo, servizio pubblico e responsabilità del potere ci riguardano tutti. Il pluralismo non è un lusso, è la condizione stessa della democrazia; difenderlo significa difendere il diritto dei cittadini a un'informazione indipendente.
Signora Presidente, il giornalismo non è un fastidio e non deve esserlo soprattutto per il potere, ma è un dovere civile, è il cane da guardia della democrazia, la sentinella che veglia sulle nostre libertà. Walter Liebman, che non ha avuto non so se la fortuna o la sfortuna, forse la fortuna, di vivere il tempo che viviamo noi, quello della società digitale, dell'informazione digitale e del capitalismo digitale, ricordava che la libertà di stampa è la libertà di dire ciò che gli altri non vogliono sentirsi dire. Ecco, Sigfrido Ranucci ogni giorno, con tutta la sua redazione, che è fatta da giornalisti e giornaliste straordinari, che rischiano in prima persona, ha fatto questo in questi anni. E noi abbiamo il dovere di difendere fino in fondo tutto questo.
Chiudo ricordando a tutti noi che la stampa libera è la prima linea di difesa contro ogni pretesa autoritaria. Chi la attacca, in fondo, è solo perché ha paura della verità, perché della verità non si ha mai paura. Sigfrido Ranucci merita una sicurezza piena, che il ministro Piantedosi ha certamente garantito a nome dello Stato e del Governo (e noi siamo con lui). Ma oggi da qui noi dobbiamo dire con chiarezza che Ranucci merita una sicurezza che non è solo fisica (questa è garantita dallo Stato, come ci ha ricordato il ministro Piantedosi), ma è anche culturale e civile, che nasce da un Paese capace di proteggere chi cerca sempre la verità e che non va mai isolato. (Applausi).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Balboni. Ne ha facoltà.
BALBONI (FdI). Signor Presidente, anch'io, a nome del Gruppo di Fratelli d'Italia, voglio ringraziare il ministro Piantedosi per la sua informativa precisa, puntuale e completa. Concordo con tutti coloro che mi hanno preceduto, quando hanno sottolineato come questo attentato contro un giornalista, compiuto con chiaro metodo mafioso, tra l'altro è un attentato contro la libertà di informazione, contro l'articolo 21 della Costituzione e quindi contro la Repubblica. Esprimo tutta la mia solidarietà, a nome del Gruppo di Fratelli d'Italia, al dottor Sigfrido Ranucci, alla sua famiglia e all'intera redazione del suo programma.
Ma nello stesso tempo non posso esimermi dall'esprimere anche tutto il mio rammarico, perché questo episodio ha offerto il pretesto per attaccare il Governo e il Presidente del Consiglio. C'è chi in un consesso internazionale, tra l'altro smentito dallo stesso Ranucci, ha messo in relazione questo vile attentato con la destra al Governo, addirittura con l'estrema destra, e ha affermato che sono a rischio la democrazia e la libertà in Italia, da quando è al Governo la destra.
E allora io mi chiedo quale libertà, cari colleghi. La libertà di chiamare cortigiana la Premier? La libertà di chiamarla complice di un genocidio? La libertà di bruciare la sua immagine o di appenderla a testa in giù, evocando lo scempio di piazzale Loreto? È questa la libertà che è in discussione oggi, a causa di questo Governo? La libertà di esprimere nostalgia per le battaglie ideali delle Brigate Rosse, come ha fatto un candidato al Consiglio regionale di Alleanza Verdi e Sinistra? La libertà di rammaricarsi che Hitler non abbia compiuto il proprio lavoro, come ha fatto un altro aspirante candidato al Consiglio regionale della Campania? È questa la libertà che è in pericolo? (Applausi). La libertà di esaltare le esecuzioni sommarie commesse da Hamas contro gli oppositori palestinesi? La libertà di innalzare striscioni che inneggiano al 7 ottobre, in testa a un corteo, senza che uno solo degli innumerevoli esponenti del centrosinistra presenti avesse nulla da eccepire?
È questa la libertà in pericolo oppure è in pericolo la libertà di dire alla senatrice Segre che non è lucida o sbeffeggiare un sindaco che ha l'ardire di augurarsi la liberazione degli ostaggi in mano ad Hamas? È questa la libertà in pericolo, colleghi, oppure è in pericolo la libertà di bloccare strade, porti e aeroporti? È in pericolo la libertà di mandare all'ospedale decine di agenti delle Forze dell'ordine? È in pericolo la libertà di incendiare le auto dei lavoratori di Leonardo (Applausi), sfasciare le vetrine, bruciare cassonetti e altre violenze del genere? Questa non è libertà, colleghi; questo è esattamente il contrario della libertà. Noi difendiamo la libertà dei cittadini perbene a poter manifestare le loro opinioni liberamente (Applausi), a poter circolare liberamente, a poter lavorare liberamente senza subire l'onta di chi, in nome della libertà, vuole invece reprimere la libertà dei cittadini.
Anche sulle querele, mi consenta, Presidente, due parole. I giornalisti, come i politici, sono protetti dal diritto di critica, dal diritto di cronaca e, secondo la recente giurisprudenza, persino dalla verità putativa: sono protetti giustamente dall'articolo 21 della Costituzione. Onorevoli colleghi, esiste però anche l'articolo 24 della Costituzione, secondo il quale tutti possono agire in giudizio per la tutela dei propri diritti e interessi legittimi. (Applausi). Allora vi chiedo: un cittadino che si vede leso nel proprio onore, nella propria reputazione, nel proprio buon nome, come può reagire affinché un giudice terzo e imparziale possa pronunciarsi se ciò di cui è accusato è vero o è falso? Io ho subito una decina di querele nella mia non breve carriera politica, ma mi sono difeso in tribunale e non ho mai invocato nemmeno l'immunità parlamentare; sono andato in tribunale e mi sono difeso. Ebbene, sapete cosa è successo? È successo che un giudice terzo e imparziale mi ha assolto dieci volte su dieci. (Applausi). Quindi che paura dobbiamo avere delle querele quando manifestiamo tutti fiducia nella magistratura? Il centrosinistra più ancora di chiunque altro giustamente manifesta fiducia nella magistratura. Esiste già nel nostro ordinamento giuridico - ma voi lo sapete benissimo - un principio secondo il quale chi promuove una querela temeraria poi deve pagare le spese e deve risarcire il danno. Esiste già questa norma, ma non si può pretendere che un cittadino leso nel proprio onore debba rinunciare alla legittimazione giudiziaria che gli è riconosciuta dalla Costituzione. Siete voi che, pretendendo questo, andate contro l'elementare principio di democrazia e libertà secondo il quale, quando un cittadino è leso in un diritto, non può farsi giustizia da solo, ma si deve rivolgere all'autorità giudiziaria. Voi, negando questo principio, negate il fondamento stesso della libertà, compresa la libertà di espressione. (Applausi).
PRESIDENTE. Dichiaro chiusa la discussione sull'informativa del Ministro dell'interno, che ringrazio per la disponibilità.
Sospendo la seduta, che riprenderà alle ore 16,30.
(La seduta, sospesa alle ore 16,13, è ripresa alle ore 16,34).
Presidenza del presidente LA RUSSA
Sulla scomparsa di Antonio Tomassini
PRESIDENTE. (Il Presidente e l'Assemblea si levano in piedi). Cari senatori e care senatrici, non è per me questa una normale, purtroppo sempre triste, commemorazione di un collega scomparso, ma è qualcosa di più, perché lo scorso 13 ottobre è venuto a mancare Antonio Tomassini. Era uno stimatissimo senatore della XIII e XIV legislatura. È stato sempre un apprezzato Presidente della Commissione igiene e sanità del Senato e, quando era all'opposizione e quindi non poteva essere Presidente, è stato Presidente della Commissione d'inchiesta sull'efficacia e l'efficienza del Servizio sanitario nazionale.
È un uomo che si è sempre dedicato, prima nella professione e nella lunga sua attività politica, alla salute degli italiani, e lo ha fatto con una passione incredibile. Lui era ginecologo, e che mestiere migliore ci può essere che quello di dare la vita a chi sta nascendo, a chi nasce?
Vi dicevo che non è del tutto asettica la mia commemorazione, perché lui non solo ha fatto nascere mia nuora, ma ha contribuito a far nascere la mia nipotina maggiore. Quindi, io lo considero quasi come uno di famiglia.
A Varese è stato politicamente importante e credo che sia stato, insieme a Silini, il fondatore di Forza Italia e poi ha sempre militato in Forza Italia, sino alla fine. Oggi lo ricordiamo con grande affetto, con grande rispetto, ricordando la sua onestà, la sua caparbietà, la sua coerenza.
Non era più senatore, ma continuava a occuparsi, sempre e continuamente, degli aspetti sanitari della vita pubblica. Lo sanno bene i suoi familiari, che oggi sono qui presenti, i figli Francesco e Andrea, il nipote Jossy, l'unico della famiglia che segue la sua attività politica, sia pure in senso più lato. A tutti loro va la vicinanza, non solo mia personale, ma di tutto il Senato, di coloro che l'hanno conosciuto, ivi compresi il personale e gli uffici, che lo ricordano con lo stesso affetto e la stessa amicizia.
A lui dedichiamo qualche attimo di raccoglimento. (L'Assemblea osserva un minuto di silenzio). (Applausi).
GASPARRI (FI-BP-PPE). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
GASPARRI (FI-BP-PPE). Signor Presidente, la ringrazio per questa occasione di ricordo di Antonio Tomassini ed anche per le sue parole che partono dall'esperienza che tanti hanno avuto. Antonio Tomassini non è stato soltanto un senatore: è stato un amico, un consigliere. Ha dispensato, soprattutto sulla sanità, aiuti, consigli, buone parole, contatti, collegamenti a fin di bene a tanti, non solo nel mondo politico, che ovviamente l'ha visto protagonista.
Io ho avuto l'onore di essere stato Capogruppo nella legislatura 2008 con il PdL e lui era protagonista e attivissimo Presidente di Commissione, sempre puntuale nelle attività di sua competenza, ma anche nel lavoro d'Aula e nell'azione che Forza Italia, PdL e centrodestra hanno svolto.
Ha avuto incarichi molteplici, da Presidente della Commissione d'inchiesta sull'efficacia e l'efficienza del Servizio sanitario nazionale a Presidente della Commissione igiene e sanità nelle legislature XIV e XVI. È stato sempre alla testa di iniziative importanti.
Di Antonio ricordiamo anche la positività e l'allegria: era un uomo dell'incontro, sempre impegnato nel dialogare con tutti e nel promuovere anche momenti dopo il lavoro parlamentare affinché si condividesse una positività nella vita. Io vorrei sottolineare proprio la positività dell'atteggiamento e del carattere di Antonio.
Come è stato già ricordato, cessata la funzione parlamentare, egli ha continuato, con comitati specifici sulla sanità, relazioni sempre condotte con competenza e un'associazione di iniziativa parlamentare e legislativa per la salute e la prevenzione, a portare avanti tante iniziative, tra cui campagne di informazione e dialogo tra ordini professionali e aziende in maniera competente e appassionata.
Vicino al Senato c'è il ristorante «Archimede», che molti senatori frequentano, dove c'è la sala Tomassini, con una targa, ed egli era sempre lì. A volte per poter utilizzare quella sala, che è utile per parlare in quanto separata dagli altri locali del ristorante, non solo bisognava prenotarla, ma a volte occorreva chiedere al senatore Tomassini la disponibilità perché, quando era a Roma, era sempre lì, nelle giornate canoniche della settimana (sappiamo che i lavori parlamentari e la presenza a Roma di tante persone si concentrano in alcuni giorni della settimana). Ogni volta che c'era la necessità di qualche incontro, bisognava chiedere il permesso al sen Tom, così tante volte l'abbiamo chiamato, oltre che Antonio.
In conclusione, il fatto che sia mancato per una vicenda banale è proprio un paradosso della vita: la sua vita di colui che ha salvato tante persone e aiutato molti, avrebbe potuto ancora dare e dire molto, è stata stroncata da un evento tutto sommato banale dal punto di vista medico. Questo dimostra che veramente nessuno di noi conosce la propria sorte nella vita: puoi prodigarti per il bene del prossimo e promuovere sanità, contatti e competenze, ma poi non sai mai che cosa c'è dietro l'angolo. Questo ci lascia un rammarico, perché era qualcosa che si poteva evitare e prevenire, ma ognuno è legato a un destino imperscrutabile.
Quindi lo ricordiamo con grande rammarico, anche per i suoi convegni e contatti. Anche io sono sempre rimasto in contatto con lui, a volte anche per fatti logistici e organizzativi. Il Gruppo Forza Italia si stringe con particolare commozione ai suoi familiari, anche nel ricordo con il presidente Berlusconi, al quale è stato legato. I suoi molteplici incarichi parlamentari erano legati alla sua competenza, riconosciuta da Forza Italia e dal centrodestra. Ci mancherà molto perché in tanti momenti ha elargito un consiglio e un'opinione. Penso che tanti colleghi, anche di altre legislature e che oggi non sono in Senato, appartenenti ad ogni Gruppo, ne abbiano testato la saggezza e la disponibilità. Egli sarebbe potuto essere ancora a lungo con noi, ma per Tomassini vale la considerazione per cui non è importante quanto si vive, ma come si vive e quanto si viene ricordati con affetto da tante persone. Il Gruppo Forza Italia lo fa con commozione e sincera gratitudine per quello che egli ha dato a tutti noi, nella politica e nell'umanità, ed esprime affetto e cordoglio ai familiari. (Applausi).
SBROLLINI (IV-C-RE). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
SBROLLINI (IV-C-RE). Signor Presidente, grazie per le sue parole e per quelle che abbiamo appena ascoltato dal senatore Gasparri.
Colleghe e colleghi, oggi desidero anch'io, a nome mio personale e del Gruppo Italia Viva, omaggiare il ricordo del senatore Antonio Tomassini, la cui recente scomparsa ha veramente lasciato un profondo senso di tristezza, ma anche di gratitudine. Antonio è stato un uomo delle istituzioni, un medico e un politico di grande rigore, equilibrio e competenza. La sua carriera, come è stato ben ricordato, prima nel mondo sanitario e poi in quello parlamentare, è stata segnata da un costante impegno per la salute pubblica, intesa non solo come diritto, ma come bene comune e valore fondante della nostra convivenza civile.
Nel corso della sua esperienza in Parlamento ha saputo sempre distinguersi come senatore per la sua capacità di guidare con misura e con autorevolezza la Commissione sanità del Senato, promuovendo un dialogo franco e costruttivo fondato sul rispetto reciproco e sull'interesse generale. Anche alla guida della Commissione parlamentare per l'efficacia e l'efficienza del Servizio sanitario nazionale ha mostrato una visione lucida e pragmatica, orientata a garantire equità, qualità e sostenibilità del nostro Servizio sanitario, diffondendo con forza i suoi princìpi universalistici.
Tuttavia, al di là dei ruoli istituzionali, signor Presidente, vorrei ricordare anche l'uomo, sempre disponibile al confronto, capace di offrire un consiglio, una riflessione, una parola di incoraggiamento. Antonio sapeva unire competenza e gentilezza, passione e misura, profonda convinzione che la salute fosse davvero una responsabilità collettiva, che va oltre le appartenenze politiche e riguarda davvero la stessa dignità delle persone.
Allora desidero - e lo faccio veramente con commozione - ricordare in particolare il suo contributo alla nascita dell'Intergruppo parlamentare sull'obesità, il diabete e le malattie croniche non trasmissibili che oggi ho l'onore di presiedere, signor Presidente. È un'eredità che porto con orgoglio e riconoscenza, perché proprio Antonio ne fu l'ideatore e l'anima ispiratrice. Credeva nella necessità di affrontare i grandi temi della prevenzione, dell'educazione alla salute e delle disuguaglianze sanitarie sempre con uno spirito bipartisan e con un approccio basato sulla competenza scientifica, ma anche sull'ascolto. Il suo esempio, insomma, ci ricorda la buona politica, soprattutto in sanità, che nasce dall'ascolto, dall'equilibrio e dal rispetto che si deve quando si parla della complessità dei bisogni delle persone.
Con lui scompare una figura di grande valore umano e istituzionale. Molti di noi hanno potuto beneficiare dei suoi consigli preziosi, della sua capacità di analisi e della sua profonda convinzione. Io sono grata ad Antonio per quello che mi ha insegnato, per i consigli che mi ha dato anche quando ho assunto questo incarico con grande responsabilità.
Alla sua famiglia, ai colleghi di Forza Italia e agli amici che hanno condiviso questo cammino voglio dire, a nome del Gruppo Italia Viva, ma anche a nome personale dell'Intergruppo, che continueremo la sua opera con il nostro più sincero sentimento di vicinanza e di riconoscenza. Grazie, Antonio. (Applausi).
PIRRO (M5S). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
PIRRO (M5S). Signor Presidente, personalmente ho conosciuto il senatore Tomassini fuori da quest'Aula, fuori dai dibattiti parlamentari, quando ci trovavamo non su fronti contrapposti, ma a discutere in maniera trasversale in un evento sulla salute, un tema che gli è sempre stato a cuore e di cui ha continuato sempre ad occuparsi, anche quando magari avrebbe potuto, come fanno altri, dedicarsi solo ed esclusivamente alla vita privata, ai suoi cari, alle sue passioni al di fuori del lavoro e della politica.
Come hanno detto altri colleghi che hanno elencato tutto quello che ha fatto, tutte le sue virtù, aveva un modo così dolce, così inclusivo, di approcciarsi anche a chi magari aveva visioni politiche diverse dalle sue.
Sapeva bene, però, che quando parliamo della salute dei cittadini italiani molto spesso le divergenze si assottigliano e sono molti più i punti d'incontro e gli anelli che ci possono far congiungere e fare fronte comune per risolvere alcuni dei problemi, quelli sì veramente importanti e delicati per i nostri concittadini, che mettono sempre al primo posto la loro salute e il loro benessere.
Al di là di quello che aveva già fatto, negli ultimi anni io ho visto nascere con lui discussioni anche sugli aspetti più innovativi che riguardano la sanità di oggi, dalla telemedicina alle nuove frontiere dell'oncologia, ai nuovi aspetti delle patologie oncologiche e le nuove cure. Non ci sono solo gli intergruppi che aveva costituito e che poi ha lasciato in eredità, ma anche quelli che stanno muovendo in questi mesi i primi passi e quelli su cui lui già ragionava per il futuro, perché aveva già in progetto e in itinere di proporre a noi parlamentari nuovi argomenti da approfondire e da trattare fuori dalle Aule di Commissione, dove si riducono le divergenze e si riescono a portare avanti delle battaglie comuni. Sembrerà strano a tutti noi proseguire questi incontri senza la sua figura e senza le sue parole sagge ed è per questo che, a nome mio e di tutto il MoVimento 5 Stelle, faccio le più sentite condoglianze alla sua famiglia, ai colleghi di partito e a tutti coloro che hanno avuto il piacere di poterlo conoscere nel corso della sua vita. (Applausi).
GELMINI (Cd'I-UDC-NM (NcI, CI, IaC)-MAIE-CP). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
GELMINI (Cd'I-UDC-NM (NcI, CI, IaC)-MAIE-CP). Signor Presidente prendo la parola in quest'Aula anche io con commozione per ricordare, a titolo personale e del Gruppo a cui appartengo, la figura di Antonio Tomassini, da un lato sicuramente un collega, un senatore, come ha detto lei, signor Presidente, stimatissimo, presente in quest'Aula per quattro legislature e, al tempo stesso, un medico ginecologo con decine di pubblicazioni divulgative e scientifiche. Antonio Tomassini rimane una figura limpida e qualificata che ha saputo in maniera straordinaria incarnare una sintesi fra il civil servant, la competenza scientifica e sanitaria e lo spirito di servizio da un lato, e dall'altro la passione politica. Da questo connubio di elementi è nata una capacità di incidere soprattutto sul tema che è stato al centro di tutta la vita di Antonio, ovvero la passione per il diritto alla salute: garantire a tutti, indipendentemente dalle condizioni economiche di ciascuno, una buona sanità.
Dopo avere per moltissimi anni indossato il camice bianco, in Senato ha messo la sua competenza al servizio della politica: come è stato ricordato, è stato più volte Presidente della Commissione parlamentare sanità, ma anche, quando è stato all'opposizione, Presidente della Commissione parlamentare d'inchiesta sul Servizio sanitario nazionale. In quegli anni quella Commissione d'inchiesta era impegnata nella prevenzione e nella lotta contro la piaga dell'AIDS.
Di Antonio abbiamo ammirato insieme l'autorevolezza e l'onestà intellettuale e soprattutto la sua volontà di continuare il percorso a difesa della salute anche dopo aver terminato l'attività parlamentare. È stato consulente scientifico per molto tempo del Forum The European House-Ambrosetti ed è stato un animatore e una persona estremamente competente, ma non faziosa né ideologica, del think tank Meridiano Sanità. Quella è stata, credo, una sede molto importante nella quale ha aiutato Gruppi parlamentari di orientamento politico diverso a comprendere e a costruire le ricette per una sanità migliore. Da lì anche la sua presenza nella clinica Columbus di Milano e nella Fondazione di ricerca di Varese. Insomma, Antonio Tomassini era così: un fiume in piena di idee, di progetti sempre nuovi, anche oltrepassata la soglia degli ottant'anni.
Questo grazie alla sua lucidità, all'inesauribile energia, all'incrollabile intraprendenza che molti colleghi in quest'Aula hanno avuto la fortuna di conoscere di prima mano. La generosità disinteressata e la nobiltà d'animo di Antonio Tomassini rimangono un ricordo indelebile. Voglio salutare i suoi familiari, innanzitutto i figli Andrea e Francesco, che sono qui oggi, assieme ai nipoti e a tutta la famiglia, dicendo loro che ci sentiamo molto fortunati di aver avuto la possibilità di conoscerlo e di condividere i suoi progetti e anche la sua passione per l'equitazione, che lo ha portato a coinvolgere anche chi non lo conosceva in questo sport. Voglio chiudere dicendo: ci mancherai tanto, "Sen Tom", non ti dimenticheremo mai, grazie di tutto quello che hai fatto con noi in Parlamento e per il nostro Paese. (Applausi).
MURELLI (LSP-PSd'Az). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MURELLI (LSP-PSd'Az). Signor Presidente, colleghi senatori e colleghe senatrici, oggi quest'Aula si stringe nel ricordo del senatore Antonio Tomassini, un uomo delle istituzioni, un medico, un parlamentare appassionato e competente, che ha lasciato un segno profondo nella sanità italiana e nella vita politica del nostro Paese.
La sua lunga carriera, iniziata con la professione medica e proseguita poi con l'impegno pubblico, testimoniano una vita interamente dedicata al servizio della comunità. È stato un protagonista convinto delle politiche sanitarie, con una visione chiara: mettere la persona e la sua dignità al centro. Nel corso dei suoi mandati, il senatore Tomassini si è distinto per equilibrio, spirito di dialogo e competenza. Era un uomo capace di difendere con forza le proprie idee, ma anche di ascoltare e costruire ponti. Sapeva che la buona politica nasce dalla conoscenza e dal rispetto reciproco, nonché dall'ascolto.
Come ha ricordato lei, presidente La Russa, ha fatto nascere 14.000 bambini nella provincia di Varese. È stato un medico prestato alla politica e l'ha portata in Parlamento traducendo in proposte concrete i bisogni reali dei cittadini e dei professionisti della salute. Ha contribuito a riforme importanti ed ha saputo anticipare tempi cruciali, come la prevenzione, la formazione e l'innovazione, che portava avanti ancora oggi.
Da Presidente della Commissione sanità è stato protagonista di importanti riforme e battaglie civili. Fra i risultati più significativi voglio ricordare la legge del 15 marzo 2010, n. 38, che garantisce l'accesso alle cure palliative e alla terapia del dolore, una legge che lui citava e che ha dato dignità e diritti e tanti pazienti e alle loro famiglie, riconoscendo che la sofferenza non è solo fisica, ma anche umana e sociale, e che lo Stato ha il dovere di alleviarla. Ha inoltre contribuito allo sviluppo delle norme in materia di donazione e trapianto di organi, sostenendo un sistema sempre più efficiente e solidale. Si è battuto per migliorare la sicurezza e la qualità delle cure e per rafforzare la prevenzione, la formazione e la responsabilità professionale.
Il senatore Tomassini ha portato avanti con determinazione anche le politiche di prevenzione, in particolare nella lotta al tabagismo, e la promozione di stili di vita sani. È stato un interlocutore attento e rispettoso nei grandi dibattiti su bioetica e fine vita, temi delicati, sui quali ha sempre cercato di tenere insieme la scienza, l'etica e la dignità della persona.
Nella Sala Maccari del Senato campeggia una iscrizione che lui amava e citava sempre, che reca un'esortazione semplice, ma potente: «Sei libera. Sii grande». Sono parole che rappresentano bene lo spirito con cui il senatore Tomassini ha servito le istituzioni (Applausi), con libertà di pensiero, grandezza d'animo, apertura al dialogo e profondo rispetto per la persona. Il suo impegno ha contribuito a rendere più umano e vicino ai cittadini il sistema sanitario.
Il senatore Tomassini era anche un esempio di passione civile e coerenza personale. Chi ha avuto modo di collaborare con lui - io ho avuto questo piacere per tre anni - con me lo ricorda per la disponibilità, l'umanità e la capacità di guardare oltre le appartenenze politiche, quando era in gioco l'interesse generale. Vorrei ringraziarlo pubblicamente per avermi fatto appassionare, in questi tre anni, ai temi della sanità, per avermi insegnato l'ascolto, il dialogo costruttivo e risolutivo e il mettersi sempre a disposizione del prossimo.
Come diceva lui, ricordando le parole di Papa Giovanni Paolo II, la politica è un'attività nobile se vissuta come servizio all'uomo e alla società.
Purtroppo l'ha portato via una setticemia, quella famosa infezione ospedaliera che lui, da medico chirurgo, ha sempre combattuto. Siamo nel 2025 e non si può morire ancora di queste problematiche. Il controllo delle infezioni ospedaliere e dei batteri con interventi mirati e protocolli di gestione appropriati sono di fondamentale importanza per ridurre l'onere delle infezioni causate da patogeni resistenti sulla salute pubblica e sui sistemi di assistenza sanitaria. Con quella responsabilità che ho richiamato prima nel dipinto sopra le nostre teste, a noi resta onorare la sua memoria con un lavoro serio e l'impegno verso la creazione di protocolli più accurati per combattere le infezioni ospedaliere. Chiedo e propongo in quest'Aula se gli si possa intitolare una sala, qui a Palazzo Madama, in suo ricordo.
Vorrei, naturalmente a nome del Gruppo Lega e a titolo personale, rendere alla sua famiglia e ai suoi cari il mio pensiero più commosso e la nostra vicinanza. Da parte nostra serve un lavoro rispettoso delle istituzioni e sempre attento alle persone, come lui sapeva fare. Lui diceva sempre, alla fine di qualsiasi seduta, evento o cena: "apprezzate le circostanze…". A noi non rimane che dire: ciao Antonio, grazie di tutto; grazie, senatore Tomassini. (Applausi).
ALFIERI (PD-IDP). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ALFIERI (PD-IDP). Signor Presidente, sono rimasto molto colpito dalla scomparsa improvvisa di Antonio. L'avevo sentito qualche giorno prima, nelle nostre periodiche telefonate. Signor Presidente, se permette, lo voglio ricordare non tanto come politico e professionista - ho ascoltato e condiviso le parole delle colleghe e dei colleghi che sono intervenuti - ma come la persona a cui ero legato da affetto, un affetto reciproco. Lo voglio ricordare con un sorriso, perché Antonio era sempre solare e sorridente, e mi ha sempre colpito la sua passione e l'esserci sempre.
Come politico, forse è stato il primo che ho conosciuto. Ha fondato Forza Italia a Varese e fu il primo a farmi entrare qui in Senato nel 1997. Ero un giovane diplomatico (avevo vinto il concorso in carriera diplomatica), e mi invitò a venire; mi offrì un caffè alla buvette ed io rimasi molto, molto colpito. L'avevo conosciuto anni prima (chi non conosceva Antonio, a Varese?). Molti dei miei coetanei, come ha ricordato il presidente la Russa, li ha fatti nascere lui. Quando ho ricevuto la notizia della scomparsa di Antonio, ero con un amico che appunto era nato grazie ad Antonio e al suo lavoro da professionista che tutti noi abbiamo apprezzato e conosciuto a Varese. Inoltre, mia sorella è stata compagna di classe di Francesco, che abbraccio insieme ad Andrea e a tutta la famiglia. Mi è dispiaciuto non essere ai funerali, ma ero in missione, quindi colgo l'occasione per portare non solo le condoglianze mie ma anche quelle di tutto il Gruppo del Partito Democratico. Era molto stimato come politico (Applausi) e come Presidente di Commissione. C'è qui un ex sottosegretario. Vito De Filippo, che aveva una stima enorme nei suoi confronti; hanno costruito un'amicizia a testimonianza che lui andava oltre il confronto politico e metteva sempre al centro il merito. Quel merito che poi ha portato avanti anche dopo con il suo impegno nell'associazionismo, con Ambrosetti, con l'impegno - che ricordava la collega Gelmini nel suo intervento - con Meridiano Sanità, che è diventato un punto di riferimento. Questo è il politico che noi conosciamo.
Vorrei però, se me lo permettete, aggiungere anche dei ricordi personali, che mi fanno un po' sorridere, pensandoci. Ogni tanto mi incontrava e mi diceva: tu sei senatore di Varese; prima c'è stato Peppino Zamberletti, poi ci sono stato io e adesso ci sei tu, quindi rappresenterai il territorio.
A prescindere dalla maglietta che hai addosso, rappresenti il territorio. Mi sorprendeva perché a volte mi chiamava per darmi dei consigli. Diceva: guarda che Davide Galimberti, sindaco di Varese, questa cosa qui potrebbe farla meglio. Mi scuso con Giossi che sta continuando l'impegno a Varese. Andava oltre il confronto politico, perché amava la sua città e voleva che funzionasse bene.
Mi è capitato a volte, lo sa Francesco, che mi chiamasse per dirmi: "guarda che ho incontrato dei sindaci vicino a te del PD, sono un po' scontenti. Chiamali, ti faccio chiamare, perché è bene che tu li senta". Una volta addirittura mi ha invitato a casa sua, c'era anche Francesco, c'era un ex parlamentare che voleva lasciare il Partito Democratico, che aveva qualche problema. Disse: dobbiamo organizzare una cena, non è possibile, ci dobbiamo ritrovare insieme e parlarne. Ne abbiamo parlato, abbiamo fatto un percorso insieme.
Questo è l'Antonio che ho conosciuto. Ci sono quelle persone, capiterà anche a voi, a cui non puoi non rispondere quando ti chiamano, anche magari durante una giornata stancante. Sono quelle persone sagge, che hanno fatto quell'esperienza prima di te e conoscono le nostre fatiche, le nostre ansie e anche le nostre fragilità. Antonio le conosceva e quindi lo ascoltavo volentieri, anche nelle giornate più stancanti, perché ha voluto bene alla sua terra, al suo territorio e alla sua comunità. Lo ha fatto con passione.
Vorrei che, quando tutti noi smetteremo il nostro ruolo, potessimo mantenere una parte di quella passione, di quell'impegno e di quel contributo che lui ha continuato a dare. (Applausi).
SATTA (FdI). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
SATTA (FdI). Signor Presidente, anche il Gruppo Fratelli d'Italia si unisce al cordoglio dei figli, dei familiari tutti, degli amici e dei colleghi di Forza Italia per la scomparsa dello stimato senatore Antonio Tomassini. Rendiamo omaggio ad un uomo che, nella sua lunga carriera, ha lasciato un segno nella vita pubblica e nella comunità medico-scientifica.
Medico ginecologo di indiscusso valore, egli ha dedicato gran parte della sua vita al Servizio sanitario nazionale. Già primario di ostetricia e ginecologia nell'ospedale di Varese, dove, come egli stesso ricordava, aveva fatto nascere migliaia di bambini, Antonio Tomassini è stato anche un politico appassionato, che ha saputo coniugare, nella sua lunga attività professionale e politica, il rigore della competenza con un tratto di grande sensibilità ed umanità.
La brillante carriera del senatore Tomassini rappresenta certamente un esempio - per quanti, come me, sono prestati alla politica - di come la medicina e la politica possano convivere per ottenere tangibili risultati, quando sono ispirate dalla stessa vocazione: il servizio alla persona e alla collettività. Come da più parti ricordato, è stato senatore per quattro legislature. Eletto nelle liste di Forza Italia, Presidente della Commissione parlamentare d'inchiesta sul Servizio sanitario nazionale e della Commissione sanità del Senato per due legislature, Antonio Tomassini ha fortemente contribuito a rafforzare il ruolo del Senato nella definizione delle politiche sanitarie, promuovendo un'idea di salute pubblica basata sulla dignità della persona, sulla centralità del medico e sull'umanizzazione delle cure.
La sua visione era quella di un Servizio sanitario capace di unire efficienza e solidarietà, scienza e coscienza, innovazione e rispetto per la vita. Anche dopo aver cessato l'attività parlamentare, Antonio Tomassini ha proseguito il suo impegno al servizio della salute pubblica, promuovendo e stimolando occasioni di dialogo e confronto fra la comunità medica e i rappresentanti della politica, su temi sempre di grande interesse ed attualità. A queste occasioni è legato il mio ricordo personale di un uomo di grande autorevolezza, competenza e rigore scientifico, che sapeva trasmettere con signorilità, accompagnata da una garbata ironia. Un uomo capace di ascolto, sempre pronto al confronto, alla ricerca della possibilità di costruire insieme, oltre le appartenenze politiche, perseguendo sempre il bene comune.
Grazie, dottor Tomassini, medico e politico, per l'esempio di coerenza, di passione civile e di amore per il prossimo che hai saputo dare. La tua testimonianza resterà per tutti noi un punto di riferimento, un invito a vivere al servizio del paziente e delle istituzioni con il tuo stesso spirito di competenza, dedizione e umanità. (Applausi).
PRESIDENTE. Rinnovo, a nome di tutto il Senato, la vicinanza e le condoglianze ai figli, ai nipoti, agli amici, ai parenti che sono ospiti del Senato e che ringrazio per la loro presenza. (Applausi).
Saluto ad una rappresentanza di studenti
PRESIDENTE. Saluto a nome dell'Assemblea i docenti e gli studenti dell'Istituto d'istruzione superiore «Federico II» di Capua, in provincia di Caserta, che stanno assistendo ai nostri lavori. (Applausi).
Seguito della discussione dei disegni di legge:
(1484) Disegno di legge annuale sulle piccole e medie imprese
(37) MANCA e MARTELLA. - Misure per la promozione e il sostegno delle start-up e delle piccole e medie imprese innovative
(565) FALLUCCHI e altri. - Disposizioni in materia di assunzioni al fine di favorire innovazione, sviluppo e competitività delle piccole e medie imprese
(Relazione orale) (ore 17,09)
Approvazione, con modificazioni, del disegno di legge n. 1484, con il seguente titolo: Legge annuale sulle piccole e medie imprese
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca il seguito della discussione dei disegni di legge nn. 1484, 37 e 565.
Ricordo che nella seduta di ieri i relatori hanno svolto la relazione orale e ha avuto luogo la discussione generale.
I relatori non intendono intervenire in replica.
Ha facoltà di parlare il rappresentante del Governo.
Presidenza del vice presidente RONZULLI (ore 17,10)
BITONCI, sottosegretario di Stato per le imprese e il made in Italy. Signor Presidente, intervengo per ringraziare i relatori, il presidente De Carlo e tutti i senatori per il lavoro che hanno svolto. Ieri ho seguito tutta la discussione generale e ci sono stati alcuni passaggi che, dal mio punto di vista, sarebbero da puntualizzare.
Si è parlato, per esempio, del tema dei confidi, cioè dei consorzi di garanzia dei fidi. Su questo punto voglio precisare che, siccome io ho la delega diretta sul tema delle garanzie pubbliche, quando c'è stato un passaggio dell'opposizione secondo il quale noi avremmo demolito il mondo delle garanzie per i fidi, volevo solo ricordare che, in realtà, i consorzi fidi durante il periodo del Covid-19 non hanno avuto alcuna possibilità di operare. Infatti, quando ci sono state garanzie pubbliche che sono arrivate a 250 miliardi, capite quale sia stato l'anno successivo l'impatto positivo sul PIL di quello che ha fatto il Governo; la controgaranzia dei confidi ovviamente non ha lavorato. Da quel momento, invece, noi abbiamo tolto le commissioni, abbiamo aumentato l'importo ridotto prima a 80.000 e poi a 100.000 euro.
A chi ci ha criticato perché noi avremmo demolito il mondo dei confidi, rispondo che i confidi hanno quadruplicato la loro attività rispetto agli anni precedenti. Abbiamo fatto un anno di tavoli assieme, per cercare di trovare una soluzione e portare avanti una delega che non è mai stata attuata negli anni passati. Il testo della delega l'abbiamo condiviso assieme, presentato e penso che questa sia una cosa assolutamente positiva.
Se leggete i commenti del mondo dei confidi, come potete fare anche sui giornali economici, capirete che questa riforma dei confidi la vogliono tutti e che il lavoro fatto negli ultimi tre anni è stato assolutamente positivo.
Termino qui questo mio breve intervento in replica, visto che ho delega diretta su questo tema, e ringrazio tutti per il lavoro di queste settimane.
PRESIDENTE. Comunico che è pervenuto alla Presidenza - ed è in distribuzione - il parere espresso dalla 5a Commissione permanente sul disegno di legge in esame e sugli emendamenti, che verrà pubblicato in allegato al Resoconto della seduta odierna.
Passiamo all'esame degli articoli del disegno di legge n. 1484, nel testo proposto dalla Commissione.
Procediamo all'esame dell'articolo 1, sul quale sono stati presentati emendamenti ed un ordine del giorno che si intendono illustrati.
Invito i relatori e il rappresentante del Governo a pronunziarsi sugli emendamenti e sull'ordine del giorno in esame.
POGLIESE, relatore. Signor Presidente, esprimo parere contrario su tutti gli emendamenti. Sull'ordine del giorno G1.200, mi rimetto al Governo.
BITONCI, sottosegretario di Stato per le imprese e il made in Italy. Signor Presidente, il parere è contrario sugli emendamenti e favorevole sull'ordine del giorno G1.200.
PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell'emendamento 01.1.
IRTO (PD-IDP). Chiediamo che la votazione venga effettuata a scrutinio simultaneo mediante procedimento elettronico.
PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori.
(La richiesta risulta appoggiata).
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 01.1, presentato dalla senatrice Licheri Sabrina e da altri senatori.
(Segue la votazione). (Commenti).
Senatori, annulliamo e ripetiamo.
Invito quindi il senatore Segretario a verificare se la richiesta risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori.
(La richiesta risulta appoggiata).
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 01.1, presentato dalla senatrice Licheri Sabrina e da altri senatori.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Stante il parere contrario espresso dalla 5a Commissione ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione, l'emendamento 1.1 è improcedibile.
Passiamo alla votazione dell'emendamento 1.2.
LORENZIN (PD-IDP). Chiediamo che la votazione venga effettuata a scrutinio simultaneo mediante procedimento elettronico.
PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori.
(La richiesta risulta appoggiata).
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.2, presentato dal senatore Martella e da altri senatori.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Passiamo alla votazione dell'emendamento 1.3.
IRTO (PD-IDP). Chiediamo che la votazione venga effettuata a scrutinio simultaneo mediante procedimento elettronico.
PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori.
(La richiesta risulta appoggiata).
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.3, presentato dal senatore Martella e da altri senatori.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Passiamo alla votazione dell'emendamento 1.4
IRTO (PD-IDP). Chiediamo che la votazione venga effettuata a scrutinio simultaneo mediante procedimento elettronico.
PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori.
(La richiesta risulta appoggiata).
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.4, presentato dal senatore Martella e da altri senatori.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Metto ai voti l'emendamento 1.5, presentato dalla senatrice Licheri Sabrina e da altri senatori.
Non è approvato.
Metto ai voti l'emendamento 1.9, presentato dalla senatrice Bevilacqua e da altri senatori.
Non è approvato.
Metto ai voti l'emendamento 1.10, presentato dal senatore Martella e da altri senatori.
Non è approvato.
Metto ai voti la prima parte dell'emendamento 1.11, presentato dalla senatrice Bevilacqua e da altri senatori, fino alle parole: «al comma 2, sostituire le parole: "15 milioni di euro" con le seguenti:».
Non è approvata.
Risultano pertanto preclusi la restante parte e gli emendamenti 1.12 e 1.13.
Metto ai voti l'emendamento 1.22, presentato dal senatore Franceschelli e da altri senatori.
Non è approvato.
Metto ai voti l'emendamento 1.21, presentato dal senatore Martella e da altri senatori.
Non è approvato.
Stante il parere contrario espresso dalla 5a Commissione ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione, l'emendamento 1.20 è improcedibile.
Metto ai voti l'emendamento 1.23, presentato dalla senatrice Bevilacqua e da altri senatori.
Non è approvato.
Stante il parere contrario espresso dalla 5a Commissione ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione, gli emendamenti 1.24 e 1.25 sono improcedibili.
Metto ai voti l'emendamento 1.27, presentato dal senatore Giacobbe e da altri senatori.
Non è approvato.
Metto ai voti l'emendamento 1.26, presentato dal senatore Giacobbe e da altri senatori.
Non è approvato.
Metto ai voti l'emendamento 1.29, presentato dalla senatrice Bevilacqua e da altri senatori.
Non è approvato.
Metto ai voti l'emendamento 1.30, presentato dalla senatrice Naturale e da altri senatori, identico all'emendamento 1.31, presentato dal senatore Franceschelli e da altri senatori.
Non è approvato.
Metto ai voti l'emendamento 1.33, presentato dal senatore Franceschelli e da altri senatori.
Non è approvato.
Metto ai voti l'emendamento 1.35, presentato dalla senatrice Licheri Sabrina e da altri senatori.
Non è approvato.
Essendo stato accolto dal Governo, l'ordine del giorno G1.200 non verrà posto ai voti.
Metto ai voti l'articolo 1.
È approvato.
Metto ai voti l'articolo 1-bis.
È approvato.
Passiamo all'esame degli emendamenti volti ad inserire articoli aggiuntivi dopo l'articolo 1-bis, che si intendono illustrati e su cui invito i relatori e il rappresentante del Governo a pronunziarsi.
CANTALAMESSA, relatore. Signora Presidente, esprimo parere contrario su tutti gli emendamenti volti ad inserire articoli aggiuntivi dopo l'articolo 1-bis.
BITONCI, sottosegretario di Stato per le imprese e il made in Italy. Signor Presidente, esprimo parere conforme a quello del relatore.
PRESIDENTE. Stante il parere contrario espresso dalla 5a Commissione ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione, gli emendamenti da 1-bis.0.200 a 1-bis.0.215 sono improcedibili.
Passiamo all'esame dell'articolo 2, sul quale sono stati presentati emendamenti che si intendono illustrati e su cui invito i relatori e il rappresentante del Governo a pronunziarsi.
CANTALAMESSA, relatore. Signora Presidente, esprimo parere contrario su tutti gli emendamenti.
BITONCI, sottosegretario di Stato per le imprese e il made in Italy. Signor Presidente, esprimo parere conforme a quello del relatore.
PRESIDENTE. Stante il parere contrario espresso dalla 5a Commissione ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione, l'emendamento 2.1 è improcedibile.
Metto ai voti l'emendamento 2.2, presentato dalla senatrice Licheri Sabrina e da altri senatori.
Non è approvato.
Metto ai voti l'emendamento 2.200, presentato dal senatore Martella e da altri senatori.
Non è approvato.
Metto ai voti l'emendamento 2.14, presentato dalla senatrice Licheri Sabrina e da altri senatori, identico agli emendamenti 2.15, presentato dalla senatrice Fregolent, e 2.17, presentato dal senatore Martella da altri senatori.
Non è approvato.
Metto ai voti l'emendamento 2.12, presentato dal senatore Giacobbe e da altri senatori.
Non è approvato.
Metto ai voti l'emendamento 2.13, presentato dalla senatrice Bevilacqua e da altri senatori.
Non è approvato.
Metto ai voti l'emendamento 2.201, presentato dal senatore Magni e da altri senatori.
Non è approvato.
Metto ai voti l'emendamento 2.23, presentato dalla senatrice Licheri Sabrina e da altri senatori.
Non è approvato.
Metto ai voti l'emendamento 2.28, presentato dalla senatrice Bevilacqua e da altri senatori.
Non è approvato.
Metto ai voti l'emendamento 2.30, presentato dalla senatrice Licheri Sabrina e da altri senatori.
Non è approvato.
Metto ai voti l'emendamento 2.29, presentato dalla senatrice Bevilacqua e da altri senatori.
Non è approvato.
Metto ai voti l'emendamento 2.31, presentato dal senatore Giacobbe e da altri senatori, identico all'emendamento 2.32, presentato dalla senatrice Licheri Sabrina e da altri senatori.
Non è approvato.
Metto ai voti l'emendamento 2.33, presentato dalla senatrice Bevilacqua e da altri senatori.
Non è approvato.
Metto ai voti l'emendamento 2.34, presentato dalla senatrice Bevilacqua e da altri senatori.
Non è approvato.
Metto ai voti l'emendamento 2.35, presentato dal senatore Giacobbe e da altri senatori.
Non è approvato.
Metto ai voti l'emendamento 2.37, presentato dai senatori Fregolent e Giacobbe, sostanzialmente identico agli emendamenti 2.39, presentato dal senatore Martella e da altri senatori, e 2.40, presentato dalla senatrice Bevilacqua e da altri senatori.
Non è approvato.
Stante il parere contrario espresso dalla 5a Commissione ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione, gli emendamenti da 2.41 a 2.48 sono improcedibili.
Metto ai voti l'emendamento 2.49, presentato dalla senatrice Licheri Sabrina e da altri senatori.
Non è approvato.
Stante il parere contrario espresso dalla 5a Commissione ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione, l'emendamento 2.51 è improcedibile.
Metto ai voti l'emendamento 2.50, presentato dal senatore Magni e da altri senatori.
Non è approvato.
Metto ai voti l'articolo 2.
È approvato.
Passiamo all'esame degli emendamenti volti ad inserire articoli aggiuntivi dopo l'articolo 2.
Stante il parere contrario espresso dalla 5a Commissione ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione, gli emendamenti da 2.0.1, 2.0.2 e 2.0.3 sono improcedibili.
Metto ai voti l'emendamento 2.0.4, presentato dal senatore Martella e da altri senatori.
Non è approvato.
Stante il parere contrario espresso dalla 5a Commissione ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione, gli emendamenti da 2.0.5 a 2.0.25 sono improcedibili.
Metto ai voti l'emendamento 2.0.26, presentato dal senatore Martella e da altri senatori.
Non è approvato.
Stante il parere contrario espresso dalla 5a Commissione ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione, gli emendamenti da 2.0.27 a 2.0.33 sono improcedibili.
Passiamo all'esame dell'articolo 3, sul quale sono stati presentati emendamenti che si intendono illustrati e sui quali invito i relatori e il rappresentante del Governo a pronunziarsi.
CANTALAMESSA, relatore. Signor Presidente, esprimo parere contrario su tutti gli emendamenti.
BITONCI, sottosegretario di Stato per le imprese e il made in Italy. Signor Presidente, esprimo parere conforme a quello del relatore.
PRESIDENTE. Metto ai voti l'emendamento 3.1, presentato dal senatore Magni e da altri senatori.
Non è approvato.
Metto ai voti l'emendamento 3.4, presentato dal senatore Nicita e da altri senatori.
Non è approvato.
Metto ai voti l'emendamento 3.5, presentato dal senatore Magni e da altri senatori.
Non è approvato.
Metto ai voti l'emendamento 3.6, presentato dal senatore Magni e da altri senatori.
Non è approvato.
Metto ai voti l'articolo 3.
È approvato.
Metto ai voti l'articolo 3-bis.
È approvato.
Passiamo all'esame degli emendamenti volti ad inserire articoli aggiuntivi dopo l'articolo 3-bis, che si intendono illustrati e sui quali invito i relatori e il rappresentante del Governo a pronunziarsi.
CANTALAMESSA, relatore. Signor Presidente, esprimo parere contrario su tutti gli emendamenti.
BITONCI, sottosegretario di Stato per le imprese e il made in Italy. Signor Presidente, esprimo parere conforme a quello del relatore.
PRESIDENTE. Stante il parere contrario espresso dalla 5a Commissione ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione, gli emendamenti 3-bis.0.200 e 3-bis.0.201 sono improcedibili.
Passiamo all'esame dell'articolo 4, sul quale sono stati presentati emendamenti che si intendono illustrati e sui quali invito i relatori e il rappresentante del Governo a pronunziarsi.
CANTALAMESSA, relatore. Signor Presidente, esprimo parere contrario su tutti gli emendamenti.
BITONCI, sottosegretario di Stato per le imprese e il made in Italy. Signor Presidente, esprimo parere conforme a quello del relatore.
PRESIDENTE. Stante il parere contrario espresso dalla 5a Commissione ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione, gli emendamenti da 4.1 a 4.4 sono improcedibili.
Metto ai voti l'emendamento 4.5, presentato dal senatore Giacobbe e da altri senatori.
Non è approvato.
Stante il parere contrario espresso dalla 5a Commissione ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione, gli emendamenti 4.7 (testo corretto) e 4.8 sono improcedibili.
Metto ai voti la prima parte dell'emendamento 4.11, presentato dal senatore Giacobbe e da altri senatori, fino alle parole: «con le seguenti: non superiore a».
Non è approvata.
Risultano pertanto preclusi la restante parte e gli emendamenti 4.12 e 4.13.
Stante il parere contrario espresso dalla 5a Commissione ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione, l'emendamento 4.18 è improcedibile.
Metto ai voti l'emendamento 4.19, presentato dal senatore Martella e da altri senatori.
Non è approvato.
Stante il parere contrario espresso dalla 5a Commissione ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione, gli emendamenti 4.20 e 4.21 sono improcedibili.
Metto ai voti l'articolo 4.
È approvato.
Metto ai voti l'emendamento 4.0.1, presentato dalla senatrice Bevilacqua e da altri senatori.
Non è approvato.
Stante il parere contrario espresso dalla 5a Commissione ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione, gli emendamenti da 4.0.2 a 4.0.20 sono improcedibili.
Passiamo all'esame dell'articolo 5, sul quale sono stati presentati emendamenti che si intendono illustrati e su cui invito i relatori e il rappresentante del Governo a pronunziarsi.
POGLIESE, relatore. Signor Presidente, esprimo parere contrario su tutti gli emendamenti.
BITONCI, sottosegretario di Stato per le imprese e il made in Italy. Signor Presidente, esprimo parere conforme a quello del relatore.
PRESIDENTE. Metto ai voti l'emendamento 5.1, presentato dalla senatrice Fregolent.
Non è approvato.
Metto ai voti l'emendamento 5.2, presentato dal senatore Giacobbe e da altri senatori.
Non è approvato.
Metto ai voti l'emendamento 5.3, presentato dal senatore Giacobbe e da altri senatori.
Non è approvato.
Metto ai voti l'emendamento 5.4, presentato dal senatore Giacobbe e da altri senatori.
Non è approvato.
Metto ai voti l'emendamento 5.5, presentato dal senatore Giacobbe e da altri senatori.
Non è approvato.
Presidenza del vice presidente CASTELLONE (ore 17,31)
Metto ai voti la prima parte dell'emendamento 5.9, presentato dalla senatrice Tajani e da altri senatori, fino alle parole: «o socie».
Non è approvata.
Risultano pertanto preclusi la restante parte e l'emendamento 5.11.
Metto ai voti l'emendamento 5.12, presentato dalla senatrice Licheri Sabrina e da altri senatori.
Non è approvato.
Metto ai voti l'emendamento 5.14, presentato dai senatori Giacobbe e Martella.
Non è approvato.
Metto ai voti l'emendamento 5.17, presentato dal senatore Manca e da altri senatori, identico all'emendamento 5.18, presentato dalla senatrice Bevilacqua e da altri senatori.
Non è approvato.
Metto ai voti l'emendamento 5.21, presentato dalla senatrice Licheri Sabrina e da altri senatori.
Non è approvato.
Metto ai voti l'articolo 5.
È approvato.
Stante il parere contrario espresso dalla 5a Commissione ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione, gli emendamenti da 5.0.5 a 5.0.7 sono improcedibili.
Metto ai voti l'emendamento 5.0.8, presentato dalla senatrice Naturale e da altri senatori.
Non è approvato.
Metto ai voti l'emendamento 5.0.9, presentato dalla senatrice Naturale e da altri senatori.
Non è approvato.
Metto ai voti l'emendamento 5.0.11, presentato dal senatore Martella e da altri senatori, sostanzialmente identico all'emendamento 5.0.13, presentato dalla senatrice Licheri Sabrina e da altri senatori.
Non è approvato.
Metto ai voti l'emendamento 5.0.14, presentato dal senatore Turco e da altri senatori.
Non è approvato.
Metto ai voti l'emendamento 5.0.19, presentato dal senatore Turco e da altri senatori, identico all'emendamento 5.0.20, presentato dalla senatrice Tajani e da altri senatori.
Non è approvato.
Metto ai voti l'emendamento 5.0.16, presentato dal senatore Martella e da altri senatori.
Non è approvato.
Passiamo all'esame dell'articolo 6, sul quale sono stati presentati emendamenti che si intendono illustrati e su cui invito i relatori e il rappresentante del Governo a pronunziarsi.
CANTALAMESSA, relatore. Signor Presidente, esprimo parere contrario su tutti gli emendamenti all'articolo 6.
BITONCI, sottosegretario di Stato per le imprese e il made in Italy. Signor Presidente, esprimo parere conforme a quello del relatore.
PRESIDENTE. Stante il parere contrario espresso dalla 5a Commissione ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione, l'emendamento 6.2 è improcedibile.
Metto ai voti l'emendamento 6.3, presentato dalla senatrice Fregolent.
Non è approvato.
Stante il parere contrario espresso dalla 5a Commissione ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione, gli emendamenti 6.8, 6.10 e 6.11 sono improcedibili.
Metto ai voti l'emendamento 6.13, presentato dalla senatrice Fregolent.
Non è approvato.
Metto ai voti l'articolo 6.
È approvato.
Stante il parere contrario espresso dalla 5a Commissione ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione, gli emendamenti 6.0.1 e 6.0.10 sono improcedibili.
Passiamo all'esame dell'articolo 7, sul quale sono stati presentati emendamenti che si intendono illustrati e su cui invito i relatori e il rappresentante del Governo a pronunziarsi.
CANTALAMESSA, relatore. Signor Presidente, esprimo parere contrario su tutti gli emendamenti all'articolo 7.
BITONCI, sottosegretario di Stato per le imprese e il made in Italy. Signor Presidente, esprimo parere conforme a quello del relatore.
PRESIDENTE. Metto ai voti l'emendamento 7.1, presentato dal senatore Magni e da altri senatori.
Non è approvato.
Metto ai voti l'emendamento 7.4, presentato dal senatore Giacobbe e da altri senatori.
Non è approvato.
Stante il parere contrario espresso dalla 5a Commissione ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione, gli emendamenti 7.11 e 7.12 sono improcedibili.
Metto ai voti l'emendamento 7.13, presentato dal senatore Giacobbe e da altri senatori.
Non è approvato.
Metto ai voti l'articolo 7.
È approvato.
Metto ai voti l'emendamento 7.0.4, presentato dal senatore Martella e da altri senatori.
Non è approvato.
Metto ai voti l'emendamento 7.0.5, presentato dal senatore Giacobbe e da altri senatori.
Non è approvato.
Metto ai voti l'emendamento 7.0.6, presentato dal senatore Giacobbe e da altri senatori.
Non è approvato.
Stante il parere contrario espresso dalla 5a Commissione ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione, l'emendamento 7.0.8 è improcedibile.
Metto ai voti l'emendamento 7.0.9, presentato dal senatore Martella e da altri senatori.
Non è approvato.
Metto ai voti l'emendamento 7.0.10, presentato dal senatore Martella e da altri senatori.
Non è approvato.
Stante il parere contrario espresso dalla 5a Commissione ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione, l'emendamento 7.0.12 è improcedibile.
Metto ai voti l'emendamento 7.0.14, presentato dal senatore Martella e da altri senatori.
Non è approvato.
Metto ai voti l'emendamento 7.0.15, presentato dal senatore Martella e da altri senatori.
Non è approvato.
Metto ai voti l'emendamento 7.0.16, presentato dal senatore Martella e da altri senatori.
Non è approvato.
Passiamo all'esame dell'articolo 8, sul quale sono stati presentati emendamenti che si intendono illustrati e su cui invito i relatori e il rappresentante del Governo a pronunziarsi.
POGLIESE, relatore. Esprimo parere contrario su tutti gli emendamenti, compresi gli aggiuntivi.
BITONCI, sottosegretario di Stato per le imprese e il made in Italy. Esprimo parere conforme a quello del relatore.
PRESIDENTE. Metto ai voti l'emendamento 8.200, presentato dal senatore Magni e da altri senatori.
Non è approvato.
Metto ai voti l'emendamento 8.4, presentato dalla senatrice Bevilacqua e da altri senatori.
Non è approvato.
Stante il parere contrario espresso dalla 5a Commissione ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione, l'emendamento 8.18 è improcedibile.
Metto ai voti l'emendamento 8.20, presentato dalla senatrice Naturale e da altri senatori.
Non è approvato.
Stante il parere contrario espresso dalla 5a Commissione ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione, l'emendamento 8.19 è improcedibile.
Metto ai voti l'articolo 8.
È approvato.
Stante il parere contrario espresso dalla 5a Commissione ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione, l'emendamento 8.0.3 è improcedibile.
Metto ai voti l'emendamento 8.0.4, presentato dalla senatrice Fregolent, sostanzialmente identico all'emendamento 8.0.6, presentato dai senatori Franceschelli e Fina, e 8.0.7, presentato dal senatore Magni e da altri senatori.
Non è approvato.
PRESIDENTE. Passiamo all'esame dell'articolo 9, sul quale sono stati presentati emendamenti che si intendono illustrati e su cui invito i relatori e il rappresentante del Governo a pronunziarsi.
POGLIESE, relatore. Esprimo parere contrario su tutti gli emendamenti.
BITONCI, sottosegretario di Stato per le imprese e il made in Italy. Esprimo parere conforme a quello del relatore.
PRESIDENTE. Metto ai voti l'emendamento 9.1, presentato dal senatore Magni e da altri senatori.
Non è approvato.
Metto ai voti l'emendamento 9.2, presentato dalla senatrice Bevilacqua e da altri senatori.
Non è approvato.
Metto ai voti l'emendamento 9.3, presentato dalla senatrice Licheri Sabrina e da altri senatori.
Non è approvato.
Stante il parere contrario espresso dalla 5a Commissione ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione, l'emendamento 9.5 è improcedibile.
Metto ai voti l'articolo 9.
È approvato.
Metto ai voti l'articolo 9-bis.
È approvato.
Passiamo all'esame degli emendamenti volti ad inserire articoli aggiuntivi dopo l'articolo 9-bis, sul quale sono stati presentati emendamenti che si intendono illustrati e su cui invito i relatori e il rappresentante del Governo a pronunziarsi.
POGLIESE, relatore. Esprimo parere contrario.
BITONCI, sottosegretario di Stato per le imprese e il made in Italy. Esprimo parere conforme a quello del relatore.
PRESIDENTE. Metto ai voti l'emendamento 9-bis.0.200, presentato dal senatore Nave e da altri senatori.
Non è approvato.
Metto ai voti l'emendamento 9-bis.0.201, presentato dal senatore Nave e da altri senatori.
Non è approvato.
Metto ai voti l'emendamento 9-bis.0.202, presentato dalla senatrice Bevilacqua e da altri senatori.
Non è approvato.
Metto ai voti l'emendamento 9-bis.0.203, presentato dalla senatrice Licheri Sabrina e da altri senatori.
Non è approvato.
Stante il parere contrario espresso dalla 5a Commissione ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione, l'emendamento 9-bis.0.204 è improcedibile.
Metto ai voti l'emendamento 9-bis.0.205, presentato dalla senatrice Licheri Sabrina e da altri senatori.
Non è approvato.
Metto ai voti l'emendamento 9-bis.0.250, presentato dal senatore Martella e da altri senatori, sostanzialmente identico all'emendamento 9-bis.0.206, presentato dalla senatrice Bevilacqua e da altri senatori.
Non è approvato.
Metto ai voti l'emendamento 9-bis.0.207, presentato dalla senatrice Bevilacqua e da altri senatori.
Non è approvato.
Passiamo all'esame dell'articolo 10, sul quale sono stati presentati emendamenti ed un ordine del giorno, che si intendono illustrati e su cui invito i relatori e il rappresentante del Governo a pronunziarsi.
CANTALAMESSA, relatore. Signor Presidente, esprimo parere contrario su tutti gli emendamenti.
Sull'ordine del giorno G10.200, espunta la premessa, il parere è favorevole.
BITONCI, sottosegretario di Stato per le imprese e il made in Italy. Signor Presidente, esprimo parere conforme a quello del relatore su tutti gli emendamenti.
Sull'ordine del giorno G10.200, devo fare una rettifica. Non è solo espunta l'ultima premessa, ma la parte «a valutare interventi normativi volti a escludere o modulare» è sostituita con la seguente: «a valutare misure per modulare».
PRESIDENTE. Chiedo al senatore Gelmetti se accetta tale riformulazione.
GELMETTI (FdI). Sì, signor Presidente, l'accetto.
PRESIDENTE. Metto ai voti l'emendamento 10.3, presentato dal senatore Martella e da altri senatori.
Non è approvato.
Stante il parere contrario espresso dalla 5a Commissione ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione, gli emendamenti da 10.7 a 10.13 sono improcedibili.
Metto ai voti l'emendamento 10.14, presentato dal senatore Giacobbe e da altri senatori.
Non è approvato.
Stante il parere contrario espresso dalla 5a Commissione ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione, gli emendamenti 10.11 e 10.10 sono improcedibili.
Metto ai voti l'emendamento 10.15, presentato dal senatore Giacobbe e da altri senatori.
Non è approvato.
Stante il parere contrario espresso dalla 5a Commissione ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione, l'emendamento 10.16 è improcedibile.
Essendo stato accolto dal Governo, l'ordine del giorno G10.200 (testo 2) non verrà posto ai voti.
Metto ai voti l'articolo 10.
È approvato.
Stante il parere contrario espresso dalla 5a Commissione ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione, gli emendamenti da 10.0.1 a 10.0.6 sono improcedibili.
Metto ai voti l'emendamento 10.0.8, presentato dalla senatrice Fregolent.
Non è approvato.
Stante il parere contrario espresso dalla 5a Commissione ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione, gli emendamenti 10.0.10 e 10.0.11 sono improcedibili.
Metto ai voti l'emendamento 10.0.13, presentato dalla senatrice Fregolent.
Non è approvato.
Stante il parere contrario espresso dalla 5a Commissione ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione, l'emendamento 10.0.14 è improcedibile.
Metto ai voti l'emendamento 10.0.17, presentato dalla senatrice Fregolent.
Non è approvato.
Metto ai voti l'emendamento 10.0.19, presentato dalla senatrice Fregolent.
Non è approvato.
Metto ai voti l'emendamento 10.0.22, presentato dalla senatrice Fregolent.
Non è approvato.
Metto ai voti l'emendamento 10.0.25, presentato dalla senatrice Fregolent.
Non è approvato.
Metto ai voti l'emendamento 10.0.31, presentato dalla senatrice Fregolent.
Non è approvato.
Stante il parere contrario espresso dalla 5a Commissione ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione, gli emendamenti 10.0.33 e 10.0.36 sono improcedibili.
Metto ai voti l'emendamento 10.0.39, presentato dal senatore Martella e da altri senatori.
Non è approvato.
Metto ai voti l'articolo 11.
È approvato.
Passiamo all'esame dell'articolo 11-bis, sul quale sono stati presentati ordini del giorno, che si intendono illustrati e su cui invito i relatori e il rappresentante del Governo a pronunziarsi.
POGLIESE, relatore. Signor Presidente, sull'ordine del giorno G11-bis.200 il parere è favorevole a condizione che l'impegno venga così riformulato: a valutare l'opportunità, ove i vincoli di bilancio lo consentano, di prevedere ulteriori misure anche di carattere finanziario volte a dare specifico sostegno alle imprese artigiane e alle micro e piccole imprese ai fini dell'accesso al credito e per sostenere l'ulteriore sviluppo degli investimenti.
Il parere è favorevole anche sull'ordine del giorno G11-bis.201.
BITONCI, sottosegretario di Stato per le imprese e il made in Italy. Signor Presidente, esprimo parere conforme a quello del relatore.
PRESIDENTE. Senatore De Carlo, accetta la proposta di riformulazione dell'ordine del giorno G11-bis.200?
DE CARLO (FdI). Signor Presidente, come direbbero gli inglesi, something is better than nothing. Accetto pertanto la proposta di riformulazione.
PRESIDENTE. Essendo stati accolti dal Governo, gli ordini del giorno G11-bis.200 (testo 2) e G11-bis.201 non verranno posti ai voti.
Metto ai voti l'articolo 11-bis.
È approvato.
Passiamo all'esame degli emendamenti volti a inserire articoli aggiuntivi dopo l'articolo 11-bis, che si intendono illustrati e su cui invito i relatori e il rappresentante del Governo a pronunziarsi.
POGLIESE, relatore. Signor Presidente, esprimo parere contrario su tutti gli emendamenti.
BITONCI, sottosegretario di Stato per le imprese e il made in Italy. Signor Presidente, esprimo un parere conforme a quello del relatore.
PRESIDENTE. Stante il parere contrario espresso dalla 5a Commissione ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione, gli emendamenti da 11-bis.0.200 a 11-bis.0.203 sono improcedibili.
Metto ai voti l'emendamento 11-bis.0.204, presentato dal senatore Martella e da altri senatori.
Non è approvato.
Metto ai voti l'emendamento 11-bis.0.205, presentato dal senatore Giacobbe e da altri senatori.
Non è approvato.
Metto ai voti l'emendamento 11-bis.0.206, presentato dal senatore Giacobbe e da altri senatori, sostanzialmente identico all'emendamento 11-bis.0.207, presentato dalla senatrice Fregolent.
Non è approvato.
Stante il parere contrario espresso dalla 5a Commissione ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione, gli emendamenti da 11-bis.0.208 a 11-bis.0.217 sono improcedibili.
Metto ai voti l'emendamento 11-bis.0.218, presentato dal senatore Martella e da altri senatori.
Non è approvato.
Stante il parere contrario espresso dalla 5a Commissione ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione, gli emendamenti 11-bis.0.219 e 11-bis.0.220 sono improcedibili.
Metto ai voti l'emendamento 11-bis.0.221, presentato dal senatore Martella e da altri senatori.
Non è approvato.
Metto ai voti l'emendamento 11-bis.0.222, presentato dal senatore Martella e da altri senatori.
Non è approvato.
Passiamo all'esame dell'articolo 11-ter, sul quale è stato presentato un emendamento che si intende illustrato e su cui invito i relatori e il rappresentante del Governo a pronunziarsi.
POGLIESE, relatore. Signora Presidente, esprimo parere favorevole.
BITONCI, sottosegretario di Stato per le imprese e il made in Italy. Signor Presidente, esprimo parere conforme a quello del relatore.
BERGESIO (LSP-PSd'Az). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
BERGESIO (LSP-PSd'Az). Signora Presidente, chiediamo di aggiungere la firma di tutti i componenti del Gruppo Lega all'emendamento 11-ter.200.
PRESIDENTE. La Presidenza ne prende atto.
Metto ai voti l'emendamento 11-ter.200, presentato dal senatore Salvitti e da altri senatori.
È approvato.
Metto ai voti l'articolo 11-ter, nel testo emendato.
È approvato.
Metto ai voti l'articolo 11-quater.
È approvato.
Passiamo all'esame degli emendamenti volti ad inserire articoli aggiuntivi dopo l'articolo 11-quater, che si intendono illustrati e su cui invito i relatori e il rappresentante del Governo a pronunziarsi.
POGLIESE, relatore. Signora Presidente, esprimo parere contrario su tutti gli emendamenti.
BITONCI, sottosegretario di Stato per le imprese e il made in Italy. Signor Presidente, esprimo parere conforme a quello del relatore.
PRESIDENTE. Stante il parere contrario espresso dalla 5a Commissione ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione, gli emendamenti da 11-quater.0.200 a 11-quater.0. 204 sono improcedibili.
Passiamo all'esame dell'articolo 12, sul quale sono stati presentati emendamenti che si intendono illustrati e su cui invito i relatori e il rappresentante del Governo a pronunziarsi.
POGLIESE, relatore. Signora Presidente, esprimo parere contrario su tutti gli emendamenti.
BITONCI, sottosegretario di Stato per le imprese e il made in Italy. Signor Presidente, esprimo parere conforme a quello del relatore.
PRESIDENTE. Metto ai voti l'emendamento 12.200, presentato dal senatore Giacobbe e da altri senatori.
Non è approvato.
Metto ai voti l'emendamento 12.201, presentato dal senatore Giacobbe e da altri senatori.
Non è approvato.
Metto ai voti l'articolo 12.
È approvato.
Passiamo all'esame dell'articolo 13, sul quale sono stati presentati emendamenti che si intendono illustrati e su cui invito i relatori e il rappresentante del Governo a pronunziarsi.
POGLIESE, relatore. Signora Presidente, esprimo parere contrario su tutti gli emendamenti.
BITONCI, sottosegretario di Stato per le imprese e il made in Italy. Signor Presidente, esprimo parere conforme a quello del relatore.
PRESIDENTE. Metto ai voti l'emendamento 13.1, presentato dal senatore Magni e da altri senatori.
Non è approvato.
Metto ai voti l'emendamento 13.200, presentato dal senatore Giacobbe e da altri senatori.
Non è approvato.
Metto ai voti l'emendamento 13.201, presentato dal senatore Giacobbe e da altri senatori.
Non è approvato.
Metto ai voti la prima parte dell'emendamento 13.202, presentato dalla senatrice Bevilacqua e da altri senatori, fino alle parole: «con le seguenti:».
Non è approvata.
Risultano pertanto preclusi la restante parte e gli emendamenti da 13.203 a 13.205.
Metto ai voti l'emendamento 13.206, presentato dalla senatrice Licheri Sabrina e da altri senatori.
Non è approvato.
Metto ai voti l'emendamento 13.207, presentato dalla senatrice Licheri Sabrina e da altri senatori.
Non è approvato.
Metto ai voti l'emendamento 13.208, presentato dal senatore Giacobbe e da altri senatori.
Non è approvato.
Metto ai voti l'emendamento 13.209, presentato dal senatore Giacobbe e da altri senatori.
Non è approvato.
Metto ai voti l'emendamento 13.210, presentato dal senatore Giacobbe e da altri senatori.
Non è approvato.
Metto ai voti l'emendamento 13.211, presentato dal senatore Giacobbe e da altri senatori.
Non è approvato.
Metto ai voti l'emendamento 13.212, presentato dal senatore Giacobbe e da altri senatori.
Non è approvato.
Stante il parere contrario espresso dalla 5a Commissione ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione, l'emendamento 13.213 è improcedibile.
Metto ai voti l'emendamento 13.214, presentato dal senatore Giacobbe e da altri senatori.
Non è approvato.
Metto ai voti l'articolo 13.
È approvato.
Stante il parere contrario espresso dalla 5a Commissione ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione, l'emendamento 13.0.1 è improcedibile.
Passiamo all'esame dell'articolo 14, sul quale sono stati presentati emendamenti che si intendono illustrati e sui quali invito i relatori e il rappresentante del Governo a pronunziarsi.
POGLIESE, relatore. Signor Presidente, esprimo parere contrario su tutti gli emendamenti.
BITONCI, sottosegretario di Stato per le imprese e il made in Italy. Signor Presidente, esprimo parere conforme a quello del relatore.
PRESIDENTE. Metto ai voti l'emendamento 14.200, presentato dalla senatrice Licheri Sabrina e da altri senatori.
Non è approvato.
Metto ai voti l'emendamento 14.201, presentato dal senatore Giacobbe e da altri senatori.
Non è approvato.
Metto ai voti l'emendamento 14.202, presentato dal senatore Giacobbe e da altri senatori.
Non è approvato.
Metto ai voti l'emendamento 14.203, presentato dalla senatrice Bevilacqua e da altri senatori.
Non è approvato.
Metto ai voti l'emendamento 14.204, presentato dal senatore Giacobbe e da altri senatori.
Non è approvato.
Metto ai voti l'articolo 14.
È approvato.
Passiamo all'esame dell'articolo 15, sul quale sono stati presentati emendamenti che si intendono illustrati e su cui invito i relatori e il rappresentante del Governo a pronunziarsi.
CANTALAMESSA, relatore. Signor Presidente, esprimo parere contrario su tutti gli emendamenti.
BITONCI, sottosegretario di Stato per le imprese e il made in Italy. Signor Presidente, esprimo parere conforme a quello del relatore.
PRESIDENTE. Metto ai voti l'emendamento 15.200, presentato dalla senatrice Bevilacqua e da altri senatori.
Non è approvato.
Metto ai voti l'emendamento 15.201, presentato dal senatore Magni e da altri senatori.
Non è approvato.
Metto ai voti l'emendamento 15.203, presentato dal senatore Magni e da altri senatori.
Non è approvato.
Metto ai voti l'emendamento 15.1, presentato dal senatore Magni e da altri senatori.
Non è approvato.
Metto ai voti l'articolo 15.
È approvato.
Stante il parere contrario espresso dalla 5a Commissione ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione, l'emendamento 15.0.1 è improcedibile.
Non essendo stati presentanti sull'articolo 16 altri emendamenti oltre a quello soppressivo 16.1, presentato dal senatore Martella e da altri senatori, metto ai voti il mantenimento dell'articolo stesso.
È approvato.
Metto ai voti l'articolo 17.
È approvato.
Passiamo all'esame dell'articolo 18, sul quale sono stati presentati emendamenti che si intendono illustrati e su cui invito i relatori e il rappresentante del Governo a pronunziarsi.
POGLIESE, relatore. Signor Presidente, esprimo parere contrario su tutti gli emendamenti.
BITONCI, sottosegretario di Stato per le imprese e il made in Italy. Signor Presidente, esprimo parere conforme a quello del relatore.
PRESIDENTE. Metto ai voti l'emendamento 18.1, presentato dal senatore Martella e da altri senatori.
Non è approvato.
Stante il parere contrario espresso dalla 5a Commissione ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione, gli emendamenti da 18.3 a 18.29 sono improcedibili.
Metto ai voti l'emendamento 18.30, presentato dal senatore Magni e da altri senatori.
Non è approvato.
Stante il parere contrario espresso dalla 5a Commissione ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione, gli emendamenti da 18.41 a 18.50 sono improcedibili.
Metto ai voti l'emendamento 18.51, presentato dal senatore Giacobbe e da altri senatori.
Non è approvato.
Stante il parere contrario espresso dalla 5a Commissione ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione, gli emendamenti da 18.54 a 18.57 sono improcedibili.
Metto ai voti l'articolo 18.
È approvato.
Stante il parere contrario espresso dalla 5a Commissione ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione, gli emendamenti da 18.0.1 a 18.0.12 sono improcedibili.
Passiamo all'esame dell'articolo 19, sul quale sono stati presentati emendamenti che invito i presentatori ad illustrare.
MAGNI (Misto-AVS). Posso anticipare l'illustrazione di un emendamento presentato all'articolo 19-bis?
PRESIDENTE. Può illustrare qualsiasi emendamento a sua firma all'articolo 19.
MAGNI (Misto-AVS). Vorrei che questa Assemblea prestasse attenzione a quanto sto per dire.
Premesso che abbiamo discusso anche ieri, per quanto ci riguarda, la questione della sicurezza nei luoghi di lavoro, dello sfruttamento e via dicendo, siamo di fronte al fatto che, in un settore delicatissimo e importantissimo per il nostro Paese, che è quello della moda, viene sostanzialmente abolita la responsabilità di filiera. Sappiamo tutti che ci sono inchieste in corso in materia. Sappiamo che ci sono lavoratori e lavoratrici che prendono 2 o 3 euro all'ora e fanno dei capi che magari le grandi marche vendono a 500 euro, e cioè a un costo rilevante, e noi togliamo la responsabilità. Ma come si fa ad affrontare un tema in cui si interrompe la catena dello sfruttamento e del rischio nei luoghi di lavoro? Questo è il dato. Non a caso c'erano anche altri che hanno proposto la soppressione di questo articolo. Questo è un regalo alle grandi marche della moda, che però sfruttano - e lo sappiamo tutti - in alcune parti del territorio. Io sono stato, ad esempio, a Prato, a verificare le fabbriche confiscate, e ho visto in alcune di esse lavoratori che vivono vicino alla macchina, giorno e notte, h24.
Chiedo a questa Assemblea un sussulto di responsabilità e di abolire questo articolo. È quanto io chiedo e, già che ci sono, vorrei sottoscrivere l'ordine del giorno della senatrice Furlan.
PRESIDENTE. I restanti emendamenti si intendono illustrati.
Invito i relatori e il rappresentante del Governo a pronunziarsi sugli emendamenti e sugli ordini del giorno in esame.
POGLIESE, relatore. Signor Presidente, esprimo parere contrario su tutti gli emendamenti all'articolo 19.
BITONCI, sottosegretario di Stato per le imprese e il made in Italy. Signor Presidente, esprimo parere conforme a quello del relatore.
PRESIDENTE. Stante il parere contrario espresso dalla 5a Commissione ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione, gli emendamenti da 19.2 a 19.7 sono improcedibili.
Metto ai voti l'articolo 19.
È approvato.
Passiamo all'esame dell'articolo 19-bis, sul quale sono stati presentati emendamenti e due ordini del giorno, che invito i presentatori ad illustrare.
FURLAN (IV-C-RE). Signora Presidente, noi abbiamo presentato l'ordine del giorno G19-bis.200 e anche un emendamento soppressivo, perché non c'è veramente mai limite al peggio. Ieri, tutti assieme, convocati dal presidente Magni, abbiamo partecipato agli stati generali sulla sicurezza, in cui si è parlato di sicurezza del lavoro, di azioni contro il caporalato e lo sfruttamento, e abbiamo anche preso atto, assolutamente in modo favorevole, che finalmente il Governo, nella figura della ministra Calderone, ha aperto il tavolo di confronto con le associazioni datoriali e le organizzazioni sindacali per creare finalmente condizioni di maggiore sicurezza nel nostro Paese. L'Italia, nonostante una legislazione sul lavoro ricca di tanti anni di confronti tra le parti e tra le parti e le istituzioni, vede - ahinoi - forme di caporalato, forme di sfruttamento e di ampio precariato. Le leggi si possono cambiare, non sono immutabili, anzi si possono migliorare; quello che però non si può fare è, attraverso un emendamento, superare una normativa di legalità e di dignità come quella contenuta nel decreto legislativo n. 231 del 2001. (Applausi).
Ha ragione il senatore Magni. La filiera della moda, il nostro made in Italy, è una cosa di cui noi tutti andiamo orgogliosi. Mi riferisco ai grandi marchi, alle grandi imprese, ma anche ai tanti artigiani che lavorano per il made in Italy e le grandi marche nel nostro territorio. Voi in un colpo solo, attraverso gli emendamenti, avete creato grandi difficoltà agli artigiani italiani che lavorano in modo pulito, e avete creato determinate condizioni se passa questo emendamento, quando troviamo in alcune fabbriche, magari a Prato, persone che lavorano anche 15-16 ore al giorno, con i bambini e le bambine sotto i tavoli.
Ebbene, le grandi imprese, i grandi marchi, quelli che definiamo capofila nella filiera, non ne rispondono più penalmente. Questo è inaccettabile. (Applausi). Voglio pensare che non avete valutato bene questi aspetti. Voglio pensare che non abbiate valutato il danno che provocate all'artigianato sano presente nel nostro Paese, che non abbiate valutato quando, attraverso l'Ispettorato del lavoro, vengono smascherati nel nostro Paese fabbriche e posti di lavoro che sono schiavitù e sfruttamento. Questa è una cosa inaccettabile. Chiedo alla maggioranza, ai senatori e alle senatrici della maggioranza che anche in questi giorni hanno dato il loro contributo positivo agli stati generali sulla sicurezza e al Governo di eliminare questa barbarie. Toglietela, ritiratela, forse non avete valutato questi aspetti.
Poi, signora Presidente, è la cartina di tornasole se le questioni di cui sto discutendo fanno parte di quel volto del Governo che apre i tavoli di confronto con le parti sociali, o se invece di un altro Governo, quel Governo che "aumma aumma", attraverso due emendamenti, smantella una legge di dignità e di legalità. O l'uno o l'altro, tutte e due assieme non potete farla questa partita: o vale il tavolo che avete aperto sulla sicurezza contro il caporalato, oppure vale l'emendamento che smantella una legge di legalità. (Applausi).
MANCA (PD-IDP). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MANCA (PD-IDP). Signora Presidente, anche noi chiediamo di aggiungere la firma all'ordine del giorno in esame.
Inviterei i colleghi della maggioranza, in particolare il Governo, ad un sussulto di dignità, perché questo emendamento approvato in Commissione, che ha il marchio di Fratelli d'Italia, contraddice dei princìpi importanti, perché sappiamo perfettamente che contrastare l'insicurezza, l'illegalità, il lavoro povero e il caporalato si può fare solamente all'interno di un'alleanza tra il capitale e il lavoro.
Depenalizzare un amministratore delegato di grandi aziende sottraendolo alla responsabilità penale significa cancellare innanzi tutto gli obiettivi che sono contenuti anche nel titolo di questo provvedimento, perché togliete la responsabilità penale ad un amministratore delegato, peraltro all'interno di provvedimenti e di sentenze dei tribunali in corso. È uno dei vizi più gravi della qualità della legislazione e della democrazia, perché legiferare mentre sono in corso procedure nei tribunali non è neanche compito di quest'Assemblea sul piano del principio legislativo, ma dobbiamo essere consapevoli che voi state scaricando questa responsabilità sulla filiera più fragile, che è quella della piccola e media impresa. Se depenalizziamo l'amministratore delegato di una grande azienda, introducendo il principio della certificazione di filiera, significa che la piccola e media impresa che voi state provando ad aiutare nel titolo viene penalizzata. Ci sono tutte e due le rotture: si interrompe un lavoro comune per contrastare il caporalato e, dall'altra parte, si impoveriscono e si penalizzano le piccole e medie imprese, a dimostrazione che voi non avete nel cuore la piccola e media impresa, ma gli interessi individuali e particolari di amministratori delegati e non di lavoratori e cittadini di questo Paese che lavorano nella legalità per far crescere l'Italia.
Questa è una norma contro la piccola e media impresa, contro la dignità del lavoro e contro i diritti fondamentali che dobbiamo salvaguardare.
La lotta al caporalato doveva vederci tutti uniti e non introdurre, attraverso un emendamento, un elemento ad personam, utile esclusivamente per salvare qualcuno dalle responsabilità e non per qualificare il lavoro sicuro, che dovrebbe essere invece un obiettivo comune.
PRESIDENTE. Senatore Manca, consideriamo questo intervento un anticipo di dichiarazione di voto. Inoltre, lei ha chiesto di aggiungere la firma all'ordine del giorno Furlan all'ordine del giorno G19-bis.200. La Presidenza ne prende atto.
PATTON (Aut (SVP-PATT, Cb)). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
PATTON (Aut (SVP-PATT, Cb)). Signor Presidente, noi condividiamo le considerazioni fatte dalla senatrice Furlan. Chiedo, quindi, di sottoscrivere l'ordine del giorno, sia personalmente che come Gruppo delle Autonomie.
PRESIDENTE. La Presidenza ne prende atto.
LOMBARDO (Misto-Az-RE). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
LOMBARDO (Misto-Az-RE). Signor Presidente, anch'io chiedo di aggiungere la firma all'ordine del giorno della collega Furlan.
PRESIDENTE. La Presidenza ne prende atto.
PAITA (IV-C-RE). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
PAITA (IV-C-RE). Signor Presidente, intervengo per dire che questa iniziativa della collega Furlan è un bell'esempio di come si collabora dentro quest'Aula. Voglio ringraziare tutti i colleghi dell'opposizione che l'hanno sostenuta e dire, soprattutto, alla senatrice Furlan grazie per aver preso questa iniziativa, perché è molto importante e credo che tutti gliene debbano dare atto. (Applausi).
PRESIDENTE. I restanti emendamenti e ordini del giorno si intendono illustrati.
Invito i relatori e il rappresentante del Governo a pronunziarsi sugli emendamenti e sugli ordini del giorno in esame.
POGLIESE, relatore. Esprimo parere contrario su tutti gli emendamenti, ad eccezione del 19-bis.203. Per quanto riguarda gli ordini del giorno, il parere è contrario, sul G19-bis.200.
Sull'ordine del giorno G19-bis.500, dei relatori, si propone una riformulazione. Dopo la parola «disposizioni», aggiungere: «e tenendo conto dell'esperienza maturata nell'ambito del modello della Rete del lavoro agricolo di qualità». Poi, dopo il verbo «rispondere», aggiungere: «anche ai sensi del codice antimafia». Dopo le parole: «le organizzazioni sindacali», aggiungere: «al fine di assicurare la massima collaborazione nella lotta al caporalato, al lavoro nero e irregolare; a rafforzare la cooperazione istituzionale fra Ministero delle imprese e del made in Italy, Ministero del lavoro e delle politiche sociali, Inps, Inail e parti sociali».
BITONCI, sottosegretario di Stato per le imprese e il made in Italy. Signor Presidente, esprimo parere conforme al relatore su tutti gli emendamenti ed esprimo parere favorevole sull'ordine del giorno G19-bis.500 (testo 2).
PRESIDENTE. L'emendamento 19-bis.200 è stato ritirato.
Metto ai voti l'emendamento 19-bis.201, presentato dal senatore Magni e da altri senatori, identico all'emendamento 19-bis.202, presentato dalla senatrice Pirro e da altri senatori.
Non è approvato.
Metto ai voti l'emendamento 19-bis.203, presentato dai senatori Amidei e Ancorotti.
È approvato.
Essendo stato accolto dal Governo, l'ordine del giorno G19-bis.500 (testo 2) non verrà posto ai voti.
Passiamo alla votazione dell'ordine del giorno G19-bis.200.
NAVE (M5S). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
NAVE (M5S). Signor Presidente, intervengo per annunciare il voto di astensione del MoVimento 5 Stelle, ma giustificando l'astensione. Noi condividiamo l'impianto di questo ordine del giorno, ma ritengo che l'ultima parte, laddove si invitano solo i sindacati comparativamente più rappresentativi a livello nazionale, tenda ad escludere quei sindacati più piccoli che, in realtà, sono più vicini a quelle realtà. Ecco il motivo dell'astensione.
PRESIDENTE. Anche il senatore Magni chiede di aggiungere la firma.
Essendone stata avanzata richiesta, metto ai voti l'ordine del giorno G19-bis.200, presentato dalla senatrice Furlan e da altri senatori.
Non è approvato.
Metto ai voti l'articolo 19-bis, nel testo emendato.
È approvato.
Passiamo all'esame dell'articolo 19-ter, sul quale sono stati presentati emendamenti che si intendono illustrati e su cui invito i relatori e il rappresentante del Governo a pronunziarsi.
CANTALAMESSA, relatore. Signor Presidente, esprimo parere contrario su tutti gli emendamenti, ad eccezione dell'emendamento 19-ter.202.
BITONCI, sottosegretario di Stato per le imprese e il made in Italy. Signor Presidente, esprimo parere conforme.
PRESIDENTE. Metto ai voti l'emendamento 19-ter.200, presentato dal senatore Magni e da altri senatori, identico all'emendamento 19-ter.201, presentato dalla senatrice Pirro e da altri senatori.
Non è approvato.
Metto ai voti l'emendamento 19-ter.202, presentato dai senatore Amidei e Ancorotti.
È approvato.
Metto ai voti l'articolo 19-ter, nel testo emendato.
È approvato.
Passiamo all'esame dell'articolo 19-quater, sul quale sono stati presentati emendamenti che si intendono illustrati e su cui invito i relatori e il rappresentante del Governo a pronunziarsi.
CANTALAMESSA, relatore. Signor Presidente, esprimo parere contrario su tutti gli emendamenti, ad eccezione dell'emendamento 19-quater.203.
BITONCI, sottosegretario di Stato per le imprese e il made in Italy. Signor Presidente, esprimo parere conforme a quello del relatore.
MANCINI (FdI). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MANCINI (FdI). Signor Presidente, chiedo di aggiungere la firma all'emendamento 19-quater.203.
PRESIDENTE. La Presidenza ne prende atto.
Metto ai voti l'emendamento 19-quater.200, presentato dal senatore Magni e da altri senatori, identico agli emendamenti 19-quater.201, presentato dalla senatrice Pirro e da altri senatori, e 19-quater.202, presentato dalle senatrici Furlan e Fregolent.
Non è approvato.
Metto ai voti l'emendamento 19-quater.203, presentato dal senatore Amidei e da altri senatori.
È approvato.
Metto ai voti l'articolo 19-quater, nel testo emendato.
È approvato.
Passiamo all'esame dell'articolo 19-quinquies, sul quale sono stati presentati emendamenti che si intendono illustrati e su cui invito i relatori e il rappresentante del Governo a pronunziarsi.
CANTALAMESSA, relatore. Signor Presidente, il parere è contrario su tutti gli emendamenti, ad eccezione dell'emendamento 19-quinquies.203.
BITONCI, sottosegretario di Stato per le imprese e il made in Italy. Signor Presidente, il parere è conforme a quello del relatore.
PRESIDENTE. Metto ai voti l'emendamento 19-quinquies.200, presentato dal senatore Magni e da altri senatori, identico all'emendamento 19-quinquies.201, presentato dalla senatrice Pirro e da altri senatori.
Non è approvato.
Stante il parere contrario espresso dalla 5a Commissione ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione, l'emendamento 19-quinquies.202 è improcedibile.
Metto ai voti l'emendamento 19-quinquies.203, presentato dai senatori Amidei e Ancorotti.
È approvato.
Metto ai voti l'articolo 19-quinquies, nel testo emendato.
È approvato.
Passiamo all'esame dell'articolo 19-sexies, sul quale sono stati presentati emendamenti che si intendono illustrati e su cui invito i relatori e il rappresentante del Governo a pronunziarsi.
CANTALAMESSA, relatore. Signora Presidente, esprimo parere contrario su tutti gli emendamenti.
BITONCI, sottosegretario di Stato per le imprese e il made in Italy. Signor Presidente, esprimo parere conforme a quello del relatore.
PRESIDENTE. Metto ai voti l'emendamento 19-sexies.200, presentato dal senatore Magni e da altri senatori, identico all'emendamento 19-sexies.201, presentato dalla senatrice Pirro e da altri senatori.
Non è approvato.
Metto ai voti l'emendamento 19-sexies.202, presentato dalla senatrice Pirro e da altri senatori, identico all'emendamento 19-sexies.203, presentato dal senatore Martella e da altri senatori.
Non è approvato.
Metto ai voti l'articolo 19-sexies.
È approvato.
Metto ai voti l'articolo 19-septies.
È approvato.
Passiamo all'esame degli emendamenti volti ad inserire articoli aggiuntivi dopo l'articolo 19-septies che si intendono illustrati e su cui invito i relatori e il rappresentante del Governo a pronunziarsi.
CANTALAMESSA, relatore. Signora Presidente, esprimo parere contrario su tutti gli emendamenti.
BITONCI, sottosegretario di Stato per le imprese e il made in Italy. Signor Presidente, esprimo parere conforme a quello del relatore.
PRESIDENTE. Stante il parere contrario espresso dalla 5a Commissione ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione, gli emendamenti da 19-septies.0.200 a 19-septies.0.206 sono improcedibili.
Passiamo alla votazione finale.
FREGOLENT (IV-C-RE). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FREGOLENT (IV-C-RE). Signora Presidente, questa volta il sottosegretario Bitonci, il presidente De Carlo e i relatori hanno cercato di dare una mano alle opposizioni per far passare alcuni emendamenti su un disegno di legge contenente deleghe al Governo atteso, perché parla delle piccole e medie imprese, che sono l'asse portante del nostro Paese. Noi ce ne riempiamo sempre la bocca più o meno nelle campagne elettorali, più o meno diciamo che il nodo portante della nostra economia sono appunto le piccole e medie imprese e gli artigiani, salvo poi dimenticarcene nella vita quotidiana.
Infatti, quando pensiamo alle norme, alla nostra economia, tendenzialmente pensiamo sempre alle grandi imprese. Basta vedere la difficoltà che le prime incontrano nel presentare le domande per il PNRR o per ottenere tutte le autorizzazioni, le infinite autorizzazioni, che il nostro sistema amministrativo chiede loro. Ovviamente, questo modo di operare è innanzitutto difficoltoso proprio per quelle imprese che, essendo piccole, non hanno quelle strutture legali, quelle forze economiche per passare ore e ore a occuparsi della burocrazia. Io ho avuto l'onore di presiedere a quasi tutte le audizioni fatte nella Commissione di cui faccio parte e tutti i soggetti auditi raccontavano di un provvedimento atteso. Atteso perché finalmente si parlava di loro, ma era così solo nel titolo, perché poi tutte continuavano a dire che, esaminando il contenuto, mancavano risorse, non si andava verso la semplificazione, non si andava verso uno snellimento burocratico e, a parte il titolo, lo svolgimento era un po' deludente. Ovviamente, come tutte le opposizioni, anche la maggioranza ha presentato degli emendamenti che ci sono proprio arrivati dalle persone audite. Essendo quello al nostro esame non un decreto-legge, ma un disegno di legge recante deleghe, ci aspettavamo che almeno quelle richieste fossero in qualche modo ascoltate e valutate più attentamente e invece così non è stato, quasi come, pur essendo un disegno legge, si esaurisse lì l'elemento fondante.
C'è poco sulle semplificazioni per le piccole e medie imprese. Quanto ai finanziamenti, si è parlato della parte relativa ai confidi, che c'era attesa che venissero sbloccati e riformati, ma così non è stato: sono stati, al massimo, concessi degli ordini del giorno alla maggioranza.
C'era poi tutta la parte della formazione del personale, perché ciò che evidenziano le piccole e medie imprese è proprio che formano i lavoratori, li pagano in quel periodo di formazione e poi arriva la grande impresa che li porta via perché può offrire loro maggiori garanzie, stipendi più alti e maggiori benefit. Io ho presentato un emendamento proprio su quel punto e il Sottosegretario mi ha risposto che c'era già Transizione 5.0. Ho sentito i colleghi della maggioranza dire, durante la discussione generale, che l'opposizione proprio non ce la fa a dire una volta "bravo" al Governo Meloni e che la Transizione 5.0 funzionava. Funzionava talmente bene che nel disegno di legge di bilancio si è ritornati a Transizione 4.0, perché la Transizione 5.0 non funziona, ma non perché ve lo dicono le opposizioni, a cui non date grande ascolto, ma perché ve lo dicono Confindustria, Confartigianato, CNA, Confagricoltura e tutte le associazioni di categoria che si sono imbattute nella complessità burocratica di questa iniziativa. Infatti, siete tornati indietro e ‑ lei lo sa, signor Sottosegretario ‑ c'era una misura che funzionava, che era Formazione 4.0: bastava rifinanziare quella e invece no, cambiandola avete complicato la vita ai soggetti che nel titolo dite di voler tutelare.
Poi vi siete fatti prendere la mano, perché l'emendamento che riguardava il settore della moda, che è stato citato prima dalla mia collega Annamaria Furlan, è un emendamento che grida vendetta per tre ordini di motivi. Il primo è che ogni martedì in quest'Aula ci alziamo in piedi e commemoriamo le vittime di incidenti mortali sul lavoro e ogni volta che si verifica un incidente sul lavoro le forze di maggioranza, come quelle di opposizione, dichiarano il loro sconcerto e il loro sgomento e chiedono che siano adottate misure concrete per evitare tutto questo. Il secondo motivo è che c'è un Ministero che ha voluto addirittura inserire nel proprio nome la dicitura "made in Italy", a sottolinearne l'importanza di questo. Ma voi pensate che l'importanza del made in Italy si tuteli abbassandone il livello qualitativo e facendogli fare un passo indietro? Se il made in Italy non è di qualità, è made in China, è "made in" altri Paesi. (Applausi). Non c'è bisogno di inserire la dicitura "made in Italy" nel nome del vostro Ministero, se volete svendere la nostra qualità e la nostra produzione a quei Paesi che sanno già che cosa vuol dire copiare l'Italia, con l'italian sounding. Il terzo motivo è quello che mi ha stupito, perché c'è un tavolo al Ministero delle imprese e del made in Italy proprio sulla salvaguardia del made in Italy e sulla tutela del lavoro.
È un lavoro che viene dalla prefettura di Milano, con un programma che riguarda Milano e che poi è stato preso dal ministro Urso ed esteso al Paese. Almeno così si pensava. Invece avete preso un pezzo di quel lavoro e l'avete messo lì, senza però le premesse e le conclusioni. Ovviamente non funziona, come se da una bella canzone, se togliete a un certo punto un brano, la bella canzone diventa stonata. E questa è una stonatura; non lo dico io e non lo dicono le opposizioni, che hanno presentato gli emendamenti soppressivi, che ci sono zone grigie nella produzione del made in Italy e che, così facendo, voi date il benestare a queste zone grigie e ve ne assumete la responsabilità. (Applausi). E non venite poi, quando ci sono le campagne elettorali a Prato, a parlare dei cinesi. Io voglio vedere, nella prossima campagna elettorale a Prato, le forze di maggioranza andare in quelle aziende e dire che la Cina ci invade. (Applausi).
E voi avete fatto un emendamento del genere? Ma questo emendamento sdogana quel modo di produrre, lo sdogana, lo rende legale. Voi avete legalizzato il finto made in Italy, prodotto anche in Italia in condizioni disumane. Io vi aspetto alla campagna elettorale; vi aspettiamo e consegniamo l'emendamento che avete votato voi qui, lo consegniamo ai vostri amministratori locali là, che fanno quella campagna elettorale dicendo che Prato non è più la città dei toscani, ma è la città dei cinesi. Voi avete sdoganato questo tema, in questo modo così volgare. Io mi vergogno di voi, perché avete messo il made in Italy nel titolo di un Ministero. Tra l'altro, non dovevate essere il Governo che usava l'italiano e non gli inglesismi? Forse mi ricordo male. L'avete messo in un provvedimento che parla delle piccole e medie imprese e così affossate le piccole e medie imprese. Ieri sono venuti gli artigiani degli accessori di moda, disperati, perché dicono "noi, che produciamo rispettando le regole, rispettando i contratti, rispettando tutto, veniamo superati, con un emendamento così, dai farabutti e da quelli che utilizzano il lavoro minorile, noi che non lo facciamo, noi che non troviamo manodopera". (Applausi).
Ecco, è un motivo sufficiente per dire no a questo provvedimento e spero che almeno alla Camera abbiate un sussulto di dignità per cambiare questa norma. (Applausi).
BIANCOFIORE (Cd'I-UDC-NM (NcI, CI, IaC)-MAIE-CP). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
BIANCOFIORE (Cd'I-UDC-NM (NcI, CI, IaC)-MAIE-CP). Signor Presidente, mi fa piacere aver sentito in discussione generale, anche dai colleghi dell'opposizione che mi hanno preceduto, realizzare l'importanza di concetti come la promozione, lo sviluppo dell'imprenditorialità, il ricambio generazionale, la semplificazione normativa, la transizione digitale e il refrain "bisogna fare di più". Certo, vorremmo tutti fare di più, vorremmo avere molti soldi a disposizione e soprattutto vorremmo aiutare le piccole e medie imprese, le start-up e le imprese innovative a crescere di più. Ma purtroppo bisogna fare anche i conti con la realtà del bilancio dello Stato.
Mi chiedo però dove fossero i colleghi che mi hanno preceduto, anche in discussione generale, e i loro Ministri che, dal 2011 ad oggi, si sono alternati per esempio a Palazzo Piacentini (Zanonato, per fare qualche nome, Di Maio, eccetera) e che puntualmente si sono dimenticati di portare in Aula un provvedimento che concretamente aumenta la competitività del nostro Paese e che finalmente, solo grazie all'Esecutivo Meloni, approda in Aula per la prima volta.
Il disegno di legge che stiamo esaminando rappresenta infatti la prima attuazione dell'articolo 18 della legge n. 180 del 2011, che aveva previsto l'adozione di una legge annuale per la tutela e lo sviluppo delle micro, piccole e medie imprese. Un impegno con tutta evidenza tradito da tutti i Governi che ci hanno preceduto, ma che noi vogliamo onorare ogni anno, come stiamo già facendo per la legge annuale sulla concorrenza, secondo una chiara visione strategica, che è quella che consuetudinariamente ha il Governo Meloni.
Credo, colleghi, che questo sia normale per chi cerca di rispettare gli impegni presi con gli italiani, perché il rafforzamento delle micro, piccole e medie imprese italiane non è banalmente un capriccio, ma è il pieno riconoscimento del ruolo strategico e fondamentale per il nostro Paese che le PMI possiedono nella geografia economica nazionale.
Questo provvedimento, dunque, non ha evidentemente l'ambizione di certificare il fallimento dei Governi precedenti in tema di politiche industriali - potrei infatti dire che, date le condizioni in cui abbiamo trovato il Paese, questo si autocertifica - ma piuttosto l'ambizioso obiettivo di valorizzare il ruolo delle micro, piccole e medie imprese, cuore pulsante dell'economia nazionale e dell'identità produttiva del made in Italy, nel solco di tre grandi temi, ossia innovazione, competitività e crescita, uniche stelle polari di una vera politica industriale per una gloriosa e laboriosa Nazione come la nostra e che, mai come prima d'ora, sta rappresentando una svolta storica, tutelando il marchio del made in Italy come pochi in passato.
Colleghi, di fronte ad uno scenario globale attraversato da profonde trasformazioni - e penso alla doppia transizione verde e digitale, ai conflitti militari e alle tensioni geopolitiche - potevamo per caso incrociare le braccia e lasciare che magari qualche burocrate venisse a levarci le castagne dal fuoco, come si era soliti fare nel passato, e nemmeno poi così troppo passato? Nossignore. Tra gli impegni che abbiamo assunto con gli italiani e che ogni giorno intendiamo rinnovare e portare avanti c'era, come c'è, quello di risolvere le criticità strutturali che ad oggi ostacolano ancora il pieno sviluppo delle piccole e medie imprese, tra tasse alle stelle, una burocrazia soffocante e una giustizia sempre più ostile. Lo dico da piccola imprenditrice: gli imprenditori hanno più che ragione a parlare di burocrazia soffocante e, appunto, di giustizia ostile. Se è vero come è vero, che le micro, piccole e medie imprese caratterizzano l'ossatura del sistema imprenditoriale italiano, ogni sforzo a sostegno di questo patrimonio eccezionale e unico si trasforma in motivo di orgoglio e, al tempo stesso, rappresenta un passo significativo per rafforzare e valorizzare un ambito d'impresa che rappresenta il 98 per cento del tessuto produttivo italiano e che occupa 89,8 milioni di lavoratori e genera il 53,6 per cento di valore aggiunto.
Tradotto in concreto, ciò significa rafforzare gli incentivi alle aggregazioni di impresa, significa una maggiore semplificazione amministrativa, significa migliorare l'accesso al credito, significa promuovere la digitalizzazione, significa valorizzare il trasferimento generazionale delle competenze e quindi più occupazione giovanile e più occupazione in generale, sulla quale il nostro Governo sta facendo da maestro. Inoltre, ciò significa offrire un maggior sostegno per la creazione di reti di impresa, come pure significa rivedere la disciplina dei confidi a oltre vent'anni dall'emanazione della legge in materia. Non solo: a tredici anni dal primo Startup Act, significa delegare il Governo ad emanare un testo unico in materia di start-up, incubatori e piccole e medie imprese innovative. Non possiamo, anche in tema di start-up, assistere continuamente al fatto che i nostri ragazzi, che sono geni ed inventori, vengono praticamente clonati, doppiati e portati magari nella Silicon Valley o in altre zone d'Europa dove vengono finanziati e dove vi è un'attenzione che purtroppo i Governi che ci hanno preceduto non hanno dato.
Questi, in estrema sintesi, sono alcuni dei principali temi che questo provvedimento affronta e i nodi finora irrisolti che andiamo a sciogliere, dopo aver ascoltato il grido di chi quotidianamente fa impresa. Insomma, a dispetto delle solite Cassandre, ancora una volta dimostriamo di essere pronti e di voler proseguire con ancora più determinazione nel percorso di dotare le nostre piccole e medie imprese di tutto l'armamentario per affrontare a testa alta le grandi sfide globali. Questa legge, infatti, rispecchia la visione stessa dell'esecutivo Meloni, che questi temi dirimenti per il nostro comparto economico continua ad avere un atteggiamento concreto, pragmatico e soprattutto scevro da condizionamenti ideologici; quegli stessi condizionamenti ideologici che per troppo tempo hanno vessato e oppresso il nostro tessuto imprenditoriale, talvolta considerato da alcuni colleghi dei prenditori e non degli imprenditori, cagionando peraltro un clima purtroppo ostile nei confronti degli imprenditori.
Signor Presidente, nell'avviarmi alle conclusioni voglio solo ricordare che di promesse e di aiuti verso le piccole e medie imprese si sono riempiti la bocca tutti i Governi e le maggioranze che ci hanno preceduto, per poi perlopiù disattenderle. Ma sappiamo bene, noi, il nome e il cognome di chi ha saputo invece mantenere fede a questa promessa come a tante altre: mi riferisco ovviamente al nostro Governo e al premier Meloni. Oggi raccogliamo il grido di difficoltà delle nostre imprese, specie le piccole innovative e anche le start-up, e con orgoglio ci poniamo al loro fianco e a quello degli imprenditori e delle imprenditrici italiani che investono nel nostro Paese e contribuiscono alla crescita quotidiana del nostro tessuto imprenditoriale e quindi di tutto il tessuto dell'infrastruttura del Paese.
Se è vero che fare impresa oggi è diventata una missione quasi eroica, noi questa missione vogliamo difenderla, tutelarla e valorizzarla, perché la crescita e il benessere della nostra Nazione è una sfida troppo grande per non essere accolta e sarebbe bene che l'accogliessimo tutti insieme.
Sostenere quindi la competitività delle piccole e medie imprese crediamo sia una sfida decisiva, almeno per due ordini di ragioni. La prima ragione riguarda la tenuta dell'economia italiana, se guardiamo alle diverse filiere produttive in cui sono inserite le piccole e medie imprese; la seconda attiene alla forte coesione sociale espressa sui territori dal mondo imprenditoriale. C'è poi una terza ragione, che riguarda il potenziale di crescita inespresso delle piccole e medie imprese: liberarle da lacci e lacciuoli significa offrire un decisivo contributo alla crescita e alla competitività dell'intera economia nazionale. Allora, amiche imprenditrici, amici imprenditori italiani, oggi più che mai ci poniamo al vostro fianco.
Signora Presidente, per tutte le ragioni che ho appena espresso, annuncio che il Gruppo Civici d'Italia-Noi Moderati-UDC-MAIE voterà a favore di questo provvedimento, perché siamo fieri di vedere crescere l'Italia, un Paese moderno, competitivo e all'avanguardia, che tutela le fasce deboli e i giovani, dà spazio alle nostre imprese, ai nostri lavoratori, ai nostri artigiani. Certo, si può fare di più, lo faremo, in work in progress. (Applausi).
MAGNI (Misto-AVS). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MAGNI (Misto-AVS). Signora Presidente, onorevoli colleghi, devo dire con mio grande rammarico che avrei voluto fare una discussione diversa sul terreno delle piccole e medie imprese, perché sono una struttura portante dell'industria del nostro Paese.
Io sono cresciuto e vivo in una realtà in cui sono tutte piccole e medie imprese, anche piccolissime. Però, avete pensato di affrontare questo tema solo da alcuni punti di vista, anziché tener conto del fatto che il rapporto nelle piccole e medie imprese tra datore di lavoro e lavoratori è molto stretto. Lasciatelo dire a uno la cui impresa ha avuto un massimo di capienza di 30 addetti, quindi sa benissimo che cosa vuol dire lavorare gomito a gomito con il datore di lavoro. L'ho fatto per molti anni. Sono quindi convinto che le piccole e medie imprese siano un valore aggiunto nel nostro territorio e nel nostro Paese.
Se però pensiamo di affrontare il tema della competitività internazionale utilizzando unicamente la leva fiscale non si fanno delle aggregazioni su questo terreno, perché è una risposta individuale, mentre noi abbiamo bisogno di ragionare su capacità consortile, ricerca, innovazione. C'è la necessità di affrontare i bisogni che hanno le piccole e medie imprese, poi ci pensano gli imprenditori a trovare gli sbocchi che ritengono necessari, ma il territorio deve porsi in quell'indirizzo per poter dare una risposta a questo dato di competizione. Non c'è niente di questo nel provvedimento, non c'è nulla. Pensate unicamente di mettere le imprese in rete attraverso la leva fiscale, ma questo è un dato individuale.
La cosa più pericolosa che avete fatto è aver introdotto un emendamento che davvero aumenta lo sfruttamento, il ricatto e mette in ginocchio la piccola e media impresa. In alcune aree toscane, come Prato, ma non solo, anche Firenze, Pistoia, Arezzo, in larga parte del Mezzogiorno, ma anche nella mia ricca Lombardia, se fate saltare qualsiasi controllo con il responsabile di filiera, perché in questo caso non c'è, mi spiegate come si fa a recuperare? Io non sono in assoluto contro gli appalti, purché gli appalti e anche le produzioni in rete siano chiare, ma se leggete le relazioni dei procuratori in cui si dice che esistono economie, che stanno dentro l'economia reale, come si affronta questo dato? Come si aggancia questo problema, se si toglie il problema del rapporto tra il committente e il responsabile di filiera? Questo è il dato, perché, in sostanza, è come se venissi a discutere il tema del caporalato avendo, anziché il caporale, la cooperativa senza terra.
Io non mi assumo la responsabilità di quel lavoratore. Non lo conosco neanche. Discuto con De Cristofaro. Lui mi dice: ho bisogno di dieci persone e io faccio la fattura a lui. Ma scherzate? Ma funziona così? Ma come si fa a controllare questa cosa? Questa cosa genera, ovviamente, una competizione fortemente al ribasso.
In questo caso, ovviamente, si utilizzano strumenti poco chiari. E a pagare di più sono i lavoratori, ma anche le imprese, perché le imprese che si comportano correttamente pagano un prezzo. A quel punto, in una logica di questo genere, se lo Stato non li tutela, che cosa devono fare? Si rimettono al mercato e il mercato è quello che è.
Per di più, è stato introdotto un emendamento che non c'era prima. Ma perché è stato fatto un emendamento di questo genere? Il dubbio viene, perché ci son sempre quelli (pochi) che vogliono comandare sui tanti. E vogliono comandare, non fare una discussione libera, di mercato. Questo è un dato, ovviamente, pericolosissimo da questo punto di vista.
Insieme a questo un'altra cosa avete fatto, anche qui per abbassare il livello di tutela. Avete esonerato dall'obbligatorietà di assicurare i carrelli elevatori e i veicoli utilizzati dalle imprese nelle ferrovie, nei porti e negli aeroporti. Francamente, io son stato in missione in quattro porti. Sapete qual è il movimento che c'è in un porto? Sapete quanti sono i mezzi che si muovono? E noi togliamo l'assicurazione obbligatoria, perché si dice che quei mezzi non vanno su strada?
Ma il porto di Trieste è la più grande autostrada che c'è dall'Italia alla Turchia. E quanti movimenti ci sono di carrelli e di camion? Tantissimi, migliaia, c'è un movimento continuo. Noi chiediamo agli agricoltori di fare l'assicurazione obbligatoria contro le calamità naturali e togliamo l'assicurazione obbligatoria in questi casi? Ma davvero c'è qualcosa che non funziona da questo punto di vista.
Non mi interessa fare polemica. Sto ponendo problemi concreti, che si verificano tutti i giorni. Questo è il dato fondamentale e noi dobbiamo assumerci la responsabilità. L'ho detto anche ieri. C'era anche la Ministra Calderone e chi c'era ha sentito quando ho sottolineato il fatto che non si può dire di essere d'accordo su un'impostazione e poi fare un emendamento come quello che citavo prima. C'è una contraddizione.
Infine, questa discussione sulle piccole e medie imprese ci deve preoccupare. Ho parlato fino adesso delle preoccupazioni degli imprenditori e della sicurezza dell'insieme di lavoratori e imprenditori, ma bisogna anche fare in modo che, se noi abbiamo un sistema che si regge in competizione internazionale sulla capacità di confrontarsi sull'innovazione, dobbiamo incrementare questa impostazione e dobbiamo anche favorire i lavoratori e le lavoratrici.
Dentro le piccole e medie imprese, con le libertà sindacali e la questione dei premi, magari è molto difficile fare il premio di risultato.
Bisogna adeguare gli stipendi e mettere i lavoratori nella condizione di recuperare la perdita del potere d'acquisto avvenuta in questi anni. Non è vero che siamo tutti uguali: siamo tutti uguali da un certo punto di vista, ma poi è tutto legato ai rapporti di forza, alle condizioni di mercato e alla capacità contrattuale.
L'unica cosa che non si può fare - e che, almeno da parte mia, sostengo - è scaricare tutta questa competizione sui lavoratori e sulle lavoratrici, ossia sulla parte più debole. Infatti, si mette in discussione la questione della sicurezza e addirittura si fa fare una guerra tra poveri. Voi sapete, ad esempio, che la discussione a Prato è tra cinesi e pachistani. Siamo a questo livello, con qualcosa di peggiore rispetto alla competizione. Inoltre, le piccole e medie imprese devono evolversi, ma non possono scaricare le conseguenze sui lavoratori dipendenti.
Vi è quindi la necessità di affrontare i rinnovi contrattuali, ma anche le condizioni della contrattazione integrativa e i benefit che hanno anche altri lavoratori. Questa è la ricchezza del nostro Paese, è fatta così, ma bisogna ovviamente contribuire. Vi garantisco - lo dico per esperienza - che se tu affronti in termini seri questa cosa, i datori di lavoro non è che non ti ascoltano, non affrontano la cosa o girano la faccia dall'altra parte. Il problema è che molto spesso la politica risponde a poche persone e soggetti che hanno dei poteri enormi, per consentire loro di fare extraprofitti e facendo pagare tutto a coloro che stanno più in basso.
Il provvedimento in esame avrebbe dovuto affrontare questi temi. Poiché non ne affronta neanche uno, è perfettamente inutile e quindi voteremo convintamente contro. (Applausi).
PAROLI (FI-BP-PPE). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
PAROLI (FI-BP-PPE). Signor Presidente, a differenza del senatore Magni, io vengo da un territorio in cui ci sono molte grandi imprese e anche moltissime piccole e medie imprese. Non dimentichiamo che il tema è fare in modo che le piccole e medie imprese possano anche ambire a diventare grandi imprese. Questo è il lavoro che dobbiamo fare, sapendo che se queste piccole e medie imprese volessero rimanere tali, noi dobbiamo consentire che ciò possa avvenire nelle migliori condizioni, creando occupazione in un ambito seppur limitato di dipendenti e facendo in modo che questo lavoro possa contribuire a una catena, a un indotto che spesso costruisce distretti industriali che nel nostro Paese funzionano e che altri Paesi vorrebbero poter avere in modo identico, ma non riescono a costruire.
Questo è un tema che va conservato, aiutato e tutelato con le normative migliori possibili. Questo disegno di legge va in questa direzione e nasce dalla giusta volontà di dare un quadro regolatorio più snello alle piccole e medie imprese italiane. Ci siamo riusciti? Ci riusciremo l'anno prossimo? È il lavoro che dobbiamo fare. Il contributo che anche le minoranze possono portare è importante ed è fondamentale possa essere portato a risultato per dare agli interventi legislativi le caratteristiche necessarie per portare a quell'efficienza e a quell'efficacia che tutti auspichiamo.
Questo è un provvedimento che, per quanto limitato, ha visto comunque l'audizione di più di 70 soggetti (alcuni hanno portato delle memorie): dalle principali autorità regolatorie, a tantissime organizzazioni di categoria. Abbiamo lavorato molto in Commissione e il risultato è un testo che porta delle prime risposte alle esigenze di un vasto tessuto di imprese, con misure mirate e agevolazioni fiscali - lo diceva il collega che mi ha preceduto - perché anche quelle servono.
Ricordiamoci che le piccole e medie imprese sono oltre il 99 per cento delle imprese attive, impegnano quasi 3 ogni 4 lavoratori del settore privato e contribuiscono al 62 per cento del valore aggiunto e a più del 50 per cento dell'export totale del nostro Paese. Tra le piccole e medie imprese ci sono anche le microimprese, quelle che hanno meno di dieci addetti, che sono più del 90 per cento del totale. Anche sulle microimprese, con il sottosegretario Bitonci in Commissione si è analizzato un percorso che dobbiamo fare, perché, come dicevo all'inizio, l'auspicio che tutti noi dobbiamo avere è che le microimprese possano crescere e, anche attraverso occasioni quali le start-up, la ricerca e l'innovazione, possano diventare, con una evoluzione positiva, quelle grandi imprese che tutti auspichiamo che il nostro Paese possa avere.
Certo, il tema da affrontare è il basso livello di produttività che si registra per ogni addetto nelle microimprese rispetto alle medie e alle grandi imprese, ma questo è tutto un lavoro che dobbiamo fare. Le piccole imprese hanno una limitata capacità di investire in innovazione e qui dobbiamo intervenire, dobbiamo aiutarle, dobbiamo sostenerle e accompagnarle. Hanno una ridotta possibilità di mettere in campo economie di scala e c'è il tema delle limitate fonti di accesso al credito alternativo e a quello delle banche, che è comunque limitato rispetto a quello delle imprese più grandi. Al riguardo è bene che ci sia un lavoro anche sui confidi, che possa portare a risultati importanti, perché a queste problematiche si devono dare risposte articolate e diverse, il più possibile diversificate, nel senso che bisogna dare tutte le alternative possibili all'accesso al credito, agevolando anche la creazione di reti di imprese.
Anche accrescere la patrimonializzazione, anche dal punto di vista dell'intervento fiscale delle imprese, significa renderle più competitive e favorirne l'accesso al credito, dar loro la possibilità di avere quelle garanzie che è evidente le banche chiedono e che troppo spesso non ci sono, anche a fronte di un progetto innovativo, che invece dobbiamo sostenere. Anche su questo, come dicevo, è fondamentale la delega per aggiornare il ruolo dei confidi, rendendoli professionalmente più preparati alla sfida a sostenere quindi questa economia territoriale. Su questo sarà una grande sfida fare in modo che ci sia una maggiore integrazione operativa tra confidi e le banche, soprattutto quando si parla delle banche di prossimità.
Insomma, il tema diventa ancora la competitività. In Commissione abbiamo all'esame un altro provvedimento che arriverà a breve in Aula e la competitività delle nostre realtà economiche viene chiaramente appesantita da alcuni fattori che anche durante la discussione generale sono stati ricordati. Penso al caro-energia, che però non abbiamo solo adesso, non lo abbiamo in Italia da tre anni. Ci sarà un problema se in Italia paghiamo per il costo dell'energia quasi tre volte rispetto a quello che si paga in Spagna e il doppio di quello che si paga in Francia? E questo, lo ripeto, non in questi tre anni, ma da sempre negli ultimi trent'anni. Inoltre, noi magari sosteniamo le realtà energivore, ma le tante piccole e medie imprese sul tema dell'energia pagano prezzi che non dovrebbero pagare e così non crescono. In quel campo certamente dovremmo aiutarle, ma è chiaro che se noi blocchiamo tutti i progetti che creano la possibilità di avere energia a più basso costo, non aiutiamo le piccole e medie imprese.
Inoltre, quante sono sul territorio italiano le manifestazioni contro qualsiasi tema o progetto che viene messo in campo in questa direzione? Penso ad esempio allo smaltimento dei rifiuti, che rappresenta un altro tema: perché in Italia dobbiamo pagare così tanto per lo smaltimento dei rifiuti e avere questo dogma della parola «rifiuto», che dobbiamo aiutare sempre di più a far diventare, attraverso l'economia circolare, materia prima seconda. Al riguardo, però, ogni volta c'è un veto, ogni volta c'è un problema, quando negli altri Paesi europei parlare di rifiuti significa, nella maggior parte dei casi, parlare di materie prime seconde.
Non mi dilungo, il tema è che senza trionfalismi - perché ho sentito richiamare questa parola ammonendo la maggioranza dai facili trionfalismi, ed è quello che io ritengo non dobbiamo fare - tuttavia una seria e pacata soddisfazione in questi tre anni di lavoro noi la vogliamo avere. Il rating parla chiaro.
L'Italia oggi sta migliorando i propri conti, checché ne dica chiunque della maggioranza o della minoranza, sta diventando un soggetto più credibile, mentre altri Paesi che lo erano ‑ lo vediamo chiaramente con Paesi anche confinanti con il nostro ‑ hanno molti più problemi di noi e hanno temi sui quali non riescono a dare risposta, parlo della Francia, ma parlo anche della Germania. Questo non ci deve consolare, ma ci deve far comunque avere la consapevolezza che siamo sulla strada giusta, che va percorsa fino in fondo. Con questo provvedimento, dunque, non si arriva all'obiettivo finale in modo definitivo, ma si fanno alcuni passi importanti e per questa ragione il Gruppo di Forza Italia voterà favorevolmente. (Applausi).
LICHERI Sabrina (M5S). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
LICHERI Sabrina (M5S). Signor Presidente, oggi porto qui la voce di chi tiene in piedi sostanzialmente questo Paese, la voce di chi alza la serranda ogni mattina senza sapere, però, se riuscirà a fare la stessa cosa il giorno successivo; la voce di chi lavora, produce, paga tutto e riceve in cambio soltanto promesse. Da 31 mesi consecutivi la produzione industriale italiana è in calo, non è un dato tecnico, ma è una ferita aperta, è la fotografia di un Paese che produce sempre meno, che innova sempre meno e che perde pezzi ogni giorno. Non stiamo discutendo semplicemente di cifre e decreti, stiamo parlando di vite, perché ‑ non sono io a dirlo, ma ce lo racconta il quotidiano delle imprese e dell'imprenditoria ‑ dietro ogni indice di produzione c'è una famiglia che resiste, un imprenditore che si indebita, un giovane che rinuncia a restare.
Con questo Governo, la sopravvivenza imprenditoriale è diventata una sorta di impresa eroica, le nostre piccole e medie imprese fanno ciò che fanno non grazie al Governo, ma nonostante il Governo. Ad aprile la presidente Meloni annunciava 25 miliardi di interventi per le imprese; tra poco è Natale, non so, dobbiamo aspettare Pasqua? Quanto dovremo aspettare per vedere queste risorse? Al Governo, evidentemente, bastano gli annunci, ma alle imprese servono i fatti e quando la politica resta ferma, succede una cosa: l'inerzia politica alimenta il declino economico, il declino economico genera apatia e l'apatia diventa fuga di cervelli, di capitale, di futuro. Lo ha detto anche Confindustria la settimana scorsa: serve un piano pluriennale di sostegno agli investimenti, non una lista di spot, nei quali siete sicuramente bravissimi, ma non è quello che serve.
Il settore artigiano da solo rappresenta 1,3 milioni di imprese, oltre 3,3 milioni di addetti, più del 20 per cento del nostro sistema produttivo, ma in questi numeri ‑ lo dicevo ‑ non ci sono soltanto partite IVA: ci sono persone, ci sono territori, ci sono comunità, c'è la spina dorsale dell'Italia. Ecco perché, con i nostri emendamenti, abbiamo scelto di portare proposte concrete, nate dall'ascolto delle associazioni di categoria, di chi vive davvero l'impresa e non da consulenti da scrivania. Abbiamo chiesto incentivi alla costituzione di reti d'impresa, con crediti di imposta per gli investimenti condivisi, perché il futuro, anche in questo contesto, è nella collaborazione fra imprese che mettono insieme competenze, tecnologie, esperienze. Il contratto di rete non va inteso come un groviglio di burocrazia: è libertà, è la possibilità di competere da protagonisti anche sui mercati internazionali. Chi produce in Italia deve poter restare in Italia e vincere nel mondo. Abbiamo presentato proposte semplici ma concrete: prima di tutto, aiutare chi produce a reggere il peso delle bollette, perché i costi dell'energia continuano a soffocare le nostre imprese e poi, invece di inventarsi ogni volta nuove misure, nuove piattaforme e nuovi annunci, abbiamo chiesto una cosa, a nostro avviso, di buonsenso, ovvero che si continui a finanziare ciò che ha funzionato. Mi riferisco a tutti quei programmi che in passato hanno aiutato le aziende nella digitalizzazione, a vendere online, a partecipare alle fiere internazionali, ad aprire nuovi mercati all'estero, in poche parole a far crescere chi crea lavoro, rendere stabile ciò che ha già dato risultati, ma questo Governo preferisce i titoli ai risultati, gli slogan ai bilanci.
In un contesto mondiale in cui gli Stati Uniti stanno adottando politiche commerciali sempre più penalizzanti per le nostre imprese esportatrici, l'Italia dovrebbe avere uno scossone, dovrebbe in qualche modo reagire; invece resta immobile. Noi vogliamo un Paese che difende chi esporta, chi innova, chi crea valore, non un Paese che lascia soli i suoi artigiani, i suoi produttori e le sue filiere. (Applausi).
Poi c'è la sfida più grande: la sostenibilità. Abbiamo proposto un credito d'imposta per le certificazioni ESG (ambientali, sociali e di governance), perché le imprese che si adeguano agli standard europei non devono essere per questo penalizzate, anzi devono essere premiate, devono essere incentivate, devono essere valorizzate. Le piccole e medie imprese che investono in sostenibilità fanno un gesto non solo etico, ma competitivo, diventano più forti sul mercato globale.
Abbiamo chiesto un'aliquota IRES agevolata per le imprese che adottano sistemi di gestione ambientale e piani di investimento verdi. Questa è la direzione del futuro: sostenibilità, responsabilità, innovazione. Abbiamo anche chiesto misure per il lavoro e la formazione, perché le imprese - come dicevo - non sono fatte solo di bilanci, ma sono fatte di persone. Abbiamo chiesto il ripristino dello sgravio contributivo per gli apprendisti, per aiutare i giovani ad entrare nel mondo del lavoro. Abbiamo chiesto fondi per la formazione continua, per aggiornare imprenditori e dipendenti, e bonus per le certificazioni di sicurezza.
Ancora, abbiamo chiesto corsi per formare i lavoratori sulle nuove tecnologie e sull'intelligenza artificiale, per evitare che l'innovazione diventi esclusione. E visto che il Governo ha introdotto nuovi obblighi assicurativi per eventi catastrofali, abbiamo chiesto crediti d'imposta e detraibilità per quelle polizze. Non si può continuare a parlare di sicurezza e poi scaricare i costi sulle imprese già in difficoltà, già letteralmente in ginocchio.
Abbiamo proposto di rendere strutturale il Fondo di garanzia per le piccole e medie imprese e di sperimentare una garanzia al 100 per cento per gli investimenti destinati all'apertura di nuove microimprese, perché il credito non deve essere considerato un privilegio, ma un diritto per chi lavora e crea occupazione. Tutto questo non è una semplice lista di desideri; è un piano di realtà è la visione di un Paese che non si accontenta degli annunci, ma vuole tornare a produrre, a esportare e a crescere, perché il tessuto produttivo italiano non chiede carità, chiede condizioni per competere.
Noi del MoVimento 5 Stelle, Presidente, Governo, saremmo stati disposti ad astenerci, consapevoli del fatto che anche un piccolo passo in favore delle imprese sarebbe stato meglio di niente. Al Sottosegretario va riconosciuto l'impegno nel cercare una mediazione che potesse portare ad accogliere alcune proposte che - occorre ricordarlo - sono state in larga parte trasversali, da parte di tutti i Gruppi parlamentari. Il risultato, però, è stato estremamente deludente: nessun emendamento di reale impatto per la vita delle piccole e medie imprese è stato approvato.
È stato invece approvato un pacchetto di emendamenti che un impatto lo avrà di sicuro, ma lo avrà sulle condizioni e sui diritti dei lavoratori. Sono norme che si nascondono dietro un nobile obiettivo, quello di tracciare la catena di fornitura del settore della moda, ma che hanno l'effetto di infliggere un durissimo colpo alla lotta contro lo sfruttamento e il caporalato, consentendo alle grandi imprese committenti di non essere più responsabili in caso di lavoro nero e di sfruttamento negli appalti e nelle forniture.
Per questo il MoVimento 5 Stelle, Presidente, voterà contro questo provvedimento, perché non accettiamo di vedere le nostre imprese trasformate in numeri da bilancio o in slide da propaganda. Vogliamo un'Italia che premi effettivamente chi lavora, non chi promette, e continueremo in questo modo a portare la voce di chi non ha tempo di farsi ascoltare, perché deve lavorare ogni giorno per salvare il proprio futuro e quello del Paese Italia. (Applausi).
BERGESIO (LSP-PSd'Az). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
BERGESIO (LSP-PSd'Az). Signor Presidente, oggi ci troviamo di fronte a un importante cambio di passo, a nostro avviso. Il provvedimento che discutiamo non è un semplice adempimento legislativo, ma è una vera e propria dichiarazione di sostegno alle imprese del nostro Paese. Finalmente l'agenda di questo Parlamento ha il coraggio di porre al centro il cuore pulsante e inossidabile della nostra economia: le piccole e medie imprese. Dopo anni di attesa, diamo piena e dovuta attuazione all'articolo 18 della legge n. 180 del 2011.
Dobbiamo ricordarlo a tutti, dentro e fuori quest'Aula: le micro, piccole e medie imprese non sono un accessorio, non sono una parte sopportabile della nostra economia, ma sono la spina dorsale dell'Italia. Esse costituiscono il 95 per cento del totale dei nostri 4,4 milioni di imprese e generano quasi il 40 per cento del prodotto interno lordo. Parliamo di oltre 1.000 miliardi di euro di valore complessivo movimentato. Perciò l'impegno del Governo e, in particolare, il contributo decisivo e costante della Lega è volto a sbloccare il potenziale di queste realtà rimuovendo le catene burocratiche e finanziarie che ne frenano la crescita.
Ogni misura contenuta in questo disegno di legge non è una spesa per lo Stato, ma un investimento diretto, lungimirante, competitivo, soprattutto in termini di occupazione, e che riguarda il futuro positivo del nostro Paese. La nostra concretezza politica si vede fin dal primo fondamentale obiettivo che è stato centrato in questo provvedimento: rompere il fattore dimensionale. L'eccessiva frammentazione che rende estremamente vulnerabili le nostre imprese, esponendole all'aggressività dei mercati internazionali, viene superata introducendo incentivi mirati e dirompenti. Sosteniamo l'aggregazione tramite i contratti di rete, con un regime di sospensione d'imposta sugli utili reinvestiti. Qui si afferma l'impronta politica del centrodestra. È di nostra iniziativa, della Lega, l'estensione ai consorzi stabili della possibilità di partecipare pienamente alle gare d'appalto, potendo far valere cumulativamente i mezzi e l'organico delle singole consorziate. Non è un aggiustamento normativo, ma una rivoluzione nell'accesso alla committenza pubblica che alleggerisce i carichi burocratici e apre le porte degli appalti anche alle piccole e medie imprese che hanno il coraggio di aggregarsi.
Parallelamente, tuteliamo l'eredità del saper fare, per salvaguardare il know-how artigianale e industriale, quel patrimonio inestimabile che rischia di perdersi. Abbiamo introdotto la disciplina sperimentale per il trasferimento generazionale protetto, che consente l'accesso anticipato al sistema pensionistico per i dipendenti senior, a patto che questo sia contestuale al subentro giovanile a tempo indeterminato. Allo stesso modo, rafforziamo la tutela dei marchi storici, indirizzando con precisione il Fondo per il salvataggio e l'acquisizione di imprese in difficoltà e di eccellenze storiche del made in Italy, impedendo che il nostro patrimonio produttivo venga disperso o, peggio ancora, come accade il più delle volte, svenduto.
Signor Presidente, la crescita deve camminare a braccetto con la legalità e la difesa della nostra identità produttiva: questo è il cuore della nostra battaglia politica, in particolare per i settori che ci rendono unici, ossia l'artigianato e anche l'agricoltura. Lasciatemelo dire, in questo senso abbiamo ottenuto una vittoria storica e di civiltà economica con la norma sulla tutela della denominazione di artigianato. Quante volte abbiamo visto l'uso improprio e scorretto dei termini "artigianato" o "artigianalità" nella pubblicità o sugli scaffali? Da oggi questo finirà: viene introdotto un divieto netto dell'uso delle denominazioni per chi non è iscritto all'albo provinciale o non produce direttamente il bene o il servizio. La vera svolta che conferisce efficacia alla norma di riferimento è anche la sanzione, che diventa finalmente dissuasiva, pesante e proporzionale. Mettiamo fine alle multe simboliche, che erano un costo marginale per i truffatori, e ripristiniamo la giustizia competitiva, difendendo il lavoro onesto delle migliaia di veri artigiani italiani.
La nostra concretezza si manifesta poi con altrettanta forza nel settore primario - come ho detto in precedenza - dove rispondiamo a due annose richieste che bloccavano i nostri imprenditori agricoli. Grazie al nostro decisivo apporto, abbiamo eliminato l'obbligo di stipula di una polizza specifica per le macchine agricole non immatricolate che operano esclusivamente all'interno dei fondi, sostituendola con una più snella copertura di responsabilità civile: è un alleggerimento immediato di costi e, soprattutto, di burocrazia. Soprattutto, consentiamo finalmente ai datori di lavoro e agli autonomi del settore di presentare direttamente all'INPS le istanze di iscrizione, modifica o cessazione, bypassando la farraginosa e inutile procedura della comunicazione unica che per troppo tempo ha rallentato le mani di chi lavora nella nostra terra.
Infine, affrontiamo i nodi storici della liquidità e della modernizzazione, agiamo sul riordino dei confidi per rafforzarne il ruolo di garanti cruciali, ma in tema di finanza innovativa compiamo un passo audace: agevoliamo l'accesso al credito anche tramite la cartolarizzazione, estendendola anche ai proventi derivati dalla titolarità di beni immobili non registrati. Pensiamo agli stock di magazzino, una misura che libera liquidità per gli investimenti e soprattutto per la competitività.
Sul fronte della legalità digitale abbiamo istituito una disciplina organica per contrastare le cosiddette recensioni online illecite, fondamentale per difendere la reputazione e il lavoro onesto di migliaia e migliaia di operatori turistici.
Non dimentichiamo infine la sicurezza nel settore della formazione: nel settore della sicurezza la modernità entra in campo, riconoscendo l'uso delle tecnologie immersive nell'addestramento dei lavoratori, garantendo al contempo la tracciabilità formale delle attività. L'innovazione non deve mai essere nemica della sicurezza.
Questo disegno di legge è la prova tangibile di un impegno che trasforma le istanze delle categorie produttive in norme efficaci, con l'efficace tutela dell'artigianato, la semplificazione per l'agricoltura, la valorizzazione dei consorzi e qui, come Lega, noi confermiamo di essere vicini all'economia reale dei nostri territori.
Questo Governo è al fianco delle micro, piccole e medie imprese, non come ho sentito in precedenza, e qui voglio ringraziare chi ha agito per conto e a nome del Governo, il sottosegretario Massimo Bitonci, perché è stato paziente in Commissione dove più volte abbiamo rallentato i lavori per esaminare con cura ogni singolo emendamento e gli ordini del giorno. Voglio ringraziare il presidente Luca De Carlo per il tempo che ha riservato ai lavori della Commissione e i relatori Cantalamessa e Pogliese per il loro impegno.
Per tutti questi motivi e per l'impegno profuso in ogni singola misura, che garantisce maggiore semplicità amministrativa, lealtà competitiva e crescita, esprimo il voto favorevole del Gruppo Lega-Salvini Premier al disegno di legge.
Voglio chiudere con una citazione di Enrico Mattei: l'impresa è un atto di coraggio e di fiducia nel futuro. Lo Stato ha il dovere di essere al suo fianco per garantire la crescita e lo sviluppo del Paese e il benessere di tutti gli italiani. Viva tutti i nostri artigiani. (Applausi).
MARTELLA (PD-IDP). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MARTELLA (PD-IDP). Signora Presidente, colleghe e colleghi, il disegno di legge annuale che stiamo per votare avrebbe potuto rappresentare un segnale di fiducia verso il cuore produttivo del nostro Paese, cioè verso le piccole e medie imprese. Avrebbe potuto, ma non è così, perché in realtà, nonostante i colleghi della maggioranza stiano cercando di dire altro, è un provvedimento che non offre alcun intervento concreto, non prevede risorse adeguate e, anzi, tradisce lo spirito della legge istitutiva, rinunciando ad una visione industriale, proprio in un momento nel quale ci sarebbe grande bisogno di una visione industriale, capace di affrontare la sfida della transizione ecologica, delle produzioni, della digitalizzazione e dell'intelligenza artificiale.
Mentre il mondo corre, l'Italia arretra: dal 2023, come tutti sappiamo, la produzione industriale registra dati negativi. L'export ad agosto è crollato del 7,7 per cento, verso gli Stati Uniti la flessione supera il 21 per cento, con una riduzione del 3 per cento del nostro export globale. I dazi imposti da Trump rischiano di colpire la meccanica strumentale, la chimica, il farmaceutico. Non so se vi siete confrontati con le associazioni di categoria nei vostri territori in questo periodo; rischiano di colpire l'agroalimentare, il vitivinicolo, un danno stimato di 10 miliardi di euro. In settori cruciali, dall'automotive al tessile, dalla chimica all'acciaio, si avverte un bisogno crescente di politiche di sostegno, di indirizzo, di prospettiva.
Eppure, il Governo resta del tutto immobile.(Applausi). Il ministro Urso resta del tutto immobile. E ciò che è davvero sorprendente è che siamo di fronte a un'assenza di strategia industriale, che non solo è un errore politico, un vostro errore politico, ma è anche una rinuncia a costruire il futuro; una rinuncia di cui, con questo disegno di legge, abbiamo un perfetto esempio. È un elenco, infatti, di intenzioni, nemmeno troppo buone, privo di strumenti, privo di risorse, deciso senza ascoltare i territori, deciso senza ascoltare le imprese e le associazioni produttive; un provvedimento ordinario, inadeguato, limitato.
Le norme sulla semplificazione, che tanto interessano le nostre piccole, micro e medie imprese, sono vaghe ed inefficaci. La disciplina sulle recensioni on line è stata riscritta più volte, a riprova di una imbarazzante improvvisazione da parte della maggioranza e del Governo. Le deleghe sui confidi, sulle start-up innovative, sulle centrali consortili sono generiche, prive di obiettivi misurabili, con l'aggiunta di una delega sulla riforma dell'artigianato rispetto alla quale nessuno è stato realmente coinvolto.
Nonostante questo, come opposizione, abbiamo scelto la via della responsabilità. Abbiamo proposto emendamenti per rafforzare le reti di impresa, per sostenere la crescita dimensionale delle microimprese, per incrementare i fondi per l'internazionalizzazione, per rilanciare l'imprenditoria femminile, per favorire il ricambio generazionale, per agevolare l'accesso al credito delle imprese e degli artigiani. Niente da fare: tutte proposte respinte, nessun confronto, nessuna apertura.
Basti pensare che, nell'attività parlamentare in Commissione, su 600 emendamenti ne è passato circa il 10 per cento. Abbiamo chiesto anche di istituire un fondo di 100 milioni l'anno per la ricerca applicata, per la sperimentazione di prototipi nelle start-up innovative, per il trasferimento tecnologico tra università e imprese. Un altro no, anche in questo caso. (Applausi).
Per quanto riguarda la certificazione delle imprese, noi lo vogliamo dire con chiarezza, e l'hanno fatto anche gli altri miei colleghi nel corso della discussione generale e anche oggi pomeriggio nel corso della votazione degli emendamenti. Noi diciamo no a qualsiasi colpo di spugna, perché, dal punto di vista della certificazione delle imprese, riteniamo che bisogna rendere i modelli organizzativi e gestionali sicuri, perché siano davvero capaci di impedire l'illegalità e i rischi per la sicurezza. (Applausi).
Per tutte queste ragioni è evidente che noi esprimeremo un voto contrario.
Permettetemi, però, una riflessione un po' più ampia, perché è necessario andare oltre questo provvedimento. È ormai sotto gli occhi di tutti che il Governo ha perso, ammesso che mai l'abbia avuta, un'aderenza con i settori produttivi del Paese. Non c'è un solo dossier industriale su cui si è riusciti a imprimere una svolta. Lo dicevo prima: dall'acciaio, alle telecomunicazioni, alla chimica, all'automotive, il ruolo del Governo è stato quello di spettatore e si è scelta una politica di galleggiamento.
È vero che noi sediamo nel G7. Ma, se la parola industria perde di centralità, a indebolirsi è anche il nostro peso politico internazionale. Serve, allora, una nuova stagione di vere politiche a favore dell'impresa, di vere politiche industriali, incisive ed efficaci. Serve una governance pubblica moderna, capace di orientare gli investimenti e di allearsi davvero con le imprese e con il lavoro. Serve una politica energetica fondata su prezzi stabili e accessibili, sulla sicurezza delle forniture, su una decarbonizzazione reale. Serve una strategia delle materie prime critiche per difendere la nostra autonomia industriale. Altrimenti, care colleghe e cari colleghi, il nostro tessuto produttivo continuerà ad essere troppo frammentato, ad essere disuguale, ad essere sottocapitalizzato.
Con una platea troppo vasta di piccole imprese che, accanto ad eccellenze di livello mondiale, faticano ad innovare e a internazionalizzarsi, noi rischiamo di non dare un futuro e una competitività al nostro sistema. Superare questo dualismo tra imprese troppo piccole che faticano a internazionalizzarsi è una condizione essenziale per la competitività del Paese.
Non bastano allora provvedimenti ordinari e anche vuoti come questo. Occorrono coraggio politico, una strategia di lungo periodo e una vera idea di Stato partner e non spettatore, come invece si è scelto di fare. Chi difende l'industria difende il lavoro e chi difende il lavoro difende la coesione sociale del Paese.
L'industria e le piccole e medie imprese, al di là di tanta retorica che ho sentito, non sono solo una questione economica, ma sono anche una questione sociale, perché dove c'è manifattura - e noi lo sappiamo - ci sono sapere, dignità e comunità. Il tempo non è una variabile neutra: ogni mese, per l'inerzia di provvedimenti vuoti come questo, si perde del tempo e un pezzo di futuro. Le imprese italiane chiedono invece certezze, stabilità e una visione; hanno bisogno di un Paese che creda nella produzione, nel lavoro e nell'innovazione. Non trovano il Governo dalla loro parte. È inutile che diciate il contrario: non trovano il Governo dalla loro parte. (Applausi). Noi vogliamo invece restituire alla parola industria il valore che merita. Solo così potremo restituire all'Italia la fiducia nel proprio futuro. (Applausi).
ANCOROTTI (FdI). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ANCOROTTI (FdI). Signor Presidente, colleghe e colleghi, rappresentanti del Governo, discutiamo questa sera di un tema cruciale - è già stato detto - per l'ossatura economica del nostro Paese: la legge annuale per le piccole e medie imprese. Sottolineo annuale, perché vuol dire che ogni anno avremo l'opportunità di rendere questa legge sempre più efficace sui vari temi che governano le nostre imprese.
Il nostro tessuto connettivo industriale è composto da 4,7 milioni di imprese: il 94 per cento, però, sono micro imprese - ricordo essere di circa 10 addetti e con 2 milioni di fatturato - il 5 per cento piccole e medie imprese - le piccole con 50 occupati e 10 milioni di fatturato e le medie con 250 occupati e con un massimo di 50 milioni di fatturato - l'uno per cento grandi imprese, che sono circa 47.000. Le PMI valgono però il 42 per cento dell'intero fatturato generato in Italia e il 35 per cento degli occupati del settore privato, rappresentando davvero il pilastro strategico della nostra economia.
Se ci confrontiamo con altri Paesi europei, vediamo però, ad esempio, che in Germania le micro imprese rappresentano l'82 per cento del totale. C'è quindi un delta del 12 per cento che ci fa dire che in Italia soffriamo di nanismo industriale. Questo è anche corroborato dal fatto che il reddito pro-capite, che per le PMI è di 56.000 euro, è sopra la media europea, che è di 48.000 euro. Ciò vuol dire che le piccole e medie imprese hanno dei fatturati importanti, come abbiamo visto prima. Le micro aziende hanno un reddito pro capite molto più basso, mentre per le grandi imprese siamo sui 73.000 euro (anche in questo caso sopra la media europea).
Ciò vuol dire che più cresciamo e più le aziende sono profittevoli, aumentano il gettito fiscale e incrementano l'occupazione. Ma come si può riuscire a fare upgrade da micro a piccola azienda per colmare questo potenziale inespresso? Attraverso le reti di impresa e la valorizzazione del made in Italy, che ricordo essere il terzo brand al mondo: dopo Coca-Cola e Visa, è il made in Italy il terzo brand. (Applausi). L'autentico made in Italy è molto di più dei prodotti della tradizione italiana: il made in Italy è la realizzazione di un prodotto che racconta la cultura italiana che lo ha generato; made in Italy è soprattutto un modo di lavorare e uno stile di processo che riflette un progetto di civiltà, vive nell'organizzazione e nei processi di lavoro che raccontano secoli di vita, pensiero e passione; made in Italy è il genius faber che rende i prodotti espressione di chi li ha realizzati, del come, del dove e del loro perché; è l'italian style applicato alle dinamiche produttive, riconoscibile nel cibo, nel design, nel vino, nella farmaceutica, nella cosmesi, nella moda e in tanti altri settori.
Faccio un esempio per tutti.
Noi esportiamo 60 miliardi di prodotti agroalimentari, ma abbiamo 120 miliardi di prodotti copiati, il famoso italian sounding, fatto di parole (chi non conosce i nomi come Parmesan, Parmesao, mozzarelle), ma anche di immagini e di combinazioni cromatiche studiate per ingannare il consumatore. È così che spesso verde, bianco e rosso vengono usati sulle etichette di quei prodotti, che sono però dei fake. È chiaro ed evidente, però, che quei 120 miliardi che ci sono rappresentano un'opportunità per noi, perché la maggior parte dei consumatori che compra prodotti copiati è convinta di comprare prodotti italiani. E noi, attraverso una comunicazione adeguata e un mercato che si può aprire, dobbiamo conquistare parti di quei 120 miliardi.
Un altro dei temi importanti è l'intelligenza artificiale, a cui è facile per le grandi imprese accedere, mentre è molto più difficile per le piccole e medie imprese e addirittura per le micro. È quindi evidente che dobbiamo lavorare tutti insieme per cercare di rendere l'intelligenza artificiale un patrimonio anche per le micro aziende, altrimenti si aprirà sempre di più il divario tra le imprese grandi e quelle piccole e medie. Come dicevo, dobbiamo trasformare l'opportunità di avere un mercato di fake, ma con la nostra reputation.
Il disegno di legge annuale, con un approccio che è stato definito chirurgico, si concentra su macroaree fondamentali: il sostegno alla crescita e all'aggregazione, capitale sociale e filiere, accesso al credito, riforma e rafforzamento, semplificazione e alleggerimento burocratico, oneri amministrativi e assicurativi. È chiaro che la burocrazia è uno dei temi più sconfortanti per chi fa impresa, perché è davvero uno degli ostacoli che incontra tutti i giorni. Direi che la sicurezza sul lavoro è davvero uno dei temi più importanti che dobbiamo portare sempre più avanti ed è chiaro che sono temi da affrontare tutti insieme. Bisogna poi intervenire sulla formazione e sul ricambio generazionale.
L'obiettivo generale è quello di aumentare la competitività delle nostre imprese, riducendo ovviamente la burocrazia e le difficoltà di accesso al credito. (Applausi). Pertanto, si introduce un importante incentivo fiscale per i contratti di rete (articolo 1), per gli esercizi 2026-2028, in cui è prevista la sospensione d'imposta sulle quote di utili destinati agli investimenti del programma comune di rete. Per spingere le PMI a fare massa critica, è fondamentale superare i limiti dimensionali e competere sui mercati globali. Si stanziano fino a 100 milioni di euro l'anno per programmi di sviluppo e digitalizzazione delle PMI della cruciale filiera della moda, spesso composta davvero da microimprese.
Come dicevo prima, l'ambito dell'intelligenza artificiale è davvero dirimente. È uno dei fattori di competitività che noi avremo in futuro. Se riusciamo davvero, attraverso le reti di impresa, a fare dell'intelligenza artificiale uno dei nuclei anche della micro e della piccola impresa, noi vedremo che questi cresceranno e faranno quell'upgrade che a noi serve per avere imprese sempre più grandi. (Applausi).
Quella sul ricambio generazionale e il part-time pensionistico è una misura sperimentale per il biennio 2026-2027 pensata per facilitare quella che chiamiamo la staffetta generazionale, per una crescita fluida e continuativa. Si tratta di un part-time incentivato per i lavoratori senior prossimi alla pensione, in aziende fino a 50 dipendenti, che decidono volontariamente di ridurre l'orario in una percentuale dal 25 al 50 per cento. La condizione vincolante per l'azienda è la contestuale assunzione a tempo pieno e indeterminato di un giovane under 35. Per i lavoratori senior son previsti benefici, come l'integrazione contributiva e l'esonero fiscale a carico della finanza pubblica. Questo permette di trasferire il know-how al giovane, agevolando l'uscita del senior senza perdere quelle tutele che favoriscono l'occupazione giovanile. (Applausi).
Su semplificazione e sicurezza sul lavoro, il provvedimento cerca di alleggerire il carico amministrativo sulle PMI. Per la sicurezza sul lavoro si prevede l'elaborazione di modelli semplificati di organizzazione e gestione da parte dell'INAIL pensati per le ridotte dimensioni delle PMI e coerenti col Testo unico sicurezza. L'obiettivo è rendere gli adempimenti più proporzionati e funzionali a realtà aziendali minori. Si estende inoltre la possibilità di erogare la formazione della sicurezza anche durante i periodi di cassa integrazione.
Concludo dicendo che questa legge annuale rappresenta un passo significativo perché vuole strutturare una politica industriale di lungo periodo che metta al centro le specificità e le esigenze delle PMI, ovvero del 99 per cento del sistema produttivo italiano.
Prima, signor Presidente, sentivo la senatrice Licheri dire che le imprese lavorano e producono nonostante questo Governo. Ebbene, do ai colleghi una comunicazione: hanno sempre lavorato, anche nonostante il loro Governo, di chi c'era prima. (Applausi). Gli imprenditori vanno avanti lo stesso.
Per quanto detto, il nostro voto sarà ovviamente favorevole. Il nostro tessuto produttivo è fatto di imprenditori coraggiosi, temerari, visionari, competenti, ma soprattutto appassionati. (Applausi).
PRESIDENTE. Metto ai voti il disegno di legge n. 1484, nel suo complesso, nel testo emendato, con il seguente titolo: «Legge annuale sulle piccole e medie imprese».
È approvato.
Risultano pertanto assorbiti i disegni di legge nn. 37 e 565.
Interventi su argomenti non iscritti all'ordine del giorno
BAZOLI (PD-IDP). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
BAZOLI (PD-IDP). Signor Presidente, insieme alla collega Malpezzi vorrei ricordare un amico che si è spento a Brescia la settimana scorsa a novant'anni: Martino Massoli. Originario della Val Camonica, Massoli ricoprì incarichi e ruoli istituzionali nella Democrazia Cristiana e nella CISL, ma soprattutto spese la sua vita al servizio della FISM, la Federazione italiana delle scuole materne, di cui fu consigliere nazionale per ben 27 anni, dal 1992 al 2019, membro della segreteria nazionale dal 2004 al 2014 e anche presidente regionale della FISM Lombardia dal 1992 al 2009. Fu anche tra i fondatori della Cooperativa servizi e scuole materne di Brescia, di cui fu Presidente. Ricoprendo questi ruoli, quindi, è stato uno degli artefici di un sistema, quello bresciano, che rappresenta un modello virtuoso per l'Italia, nel quale tutte le scuole materne comunali, statali e no profit collaborano senza spirito di competizione per dare alle famiglie un servizio efficiente e capillare, un sistema plurale e integrato nella fascia educativa 0-6 anni, che rafforza e favorisce la cultura dell'infanzia.
Uomo appassionato, sincero, schietto, di quella genia di democratici cristiani aperti e concreti che hanno innervato la società bresciana del Dopoguerra, Martino Massoli è stato fino all'ultimo presente nella discussione pubblica, attento alla vita civile, prodigo di consigli agli amministratori. Mancherà agli amici, a chi ha avuto la fortuna di conoscerlo o semplicemente incrociarlo. Alla famiglia vanno il ricordo e l'abbraccio del Gruppo Partito Democratico. (Applausi).
PELLEGRINO (FdI). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
PELLEGRINO (FdI). Signor Presidente, per introdurre l'argomento del mio intervento, voglio definire politicamente e storicamente alcune persone. Partiamo da Paolo Emilio Marchionne, politico di sinistra, alla guida per la seconda volta del III Municipio di Roma, già collaboratore della Giunta Zingaretti in qualità di consulente presso l'Assessorato all'urbanistica, membro della segreteria romana del PD. A nostro avviso, quindi, come direbbero i centurioni romani, non uomo di primo pelo, in grado di leggere giornali, consultare agenzie di stampa e che da tempo dimostra una certa affezione al Venezuela, tant'è che lo ribadisce nella mozione che istituisce il gemellaggio con Caracas parlando di libertà, indipendenza, fratellanza e giustizia sociale.
Il secondo personaggio è Carmen Teresa Meléndez Rivas. Chi è questa signora? È un membro del Partito socialista Unito del Venezuela, che riunisce alcune delle forze politiche e sociali che appoggiarono la rivoluzione chavista, il cui presidente oggi è Nicolas Maduro. Carmen Meléndez è stata (leggo): Ministro dell'interno e della giustizia tra il 2014 e il 2015; Ministro della giustizia dal 2020 al 2021 (in entrambi i casi il Presidente era ancora Maduro); infine è stata eletta sindaco di Caracas nel 2021, ovviamente con grandissimo sostegno dell'amico Maduro. È una sindaca molto attiva, in quanto ha già attivato le cosiddette ODDI, ovvero gli organi di direzione per la difesa integrale, che per Maduro dovrebbero avere funzione di controllo territoriale - cito testualmente - Stato per Stato, zona per zona, comunità per comunità. In sostanza, si tratta di uno strumento di rappresaglia contro la cittadinanza, per controllare i cittadini e reprimere il dissenso.
Ora noi ci chiediamo: che senso ha avuto stipulare questo gemellaggio? Fra l'altro il PD - vado a memoria - dichiarava non meno di un anno fa, per bocca della deputata Boldrini: «Il presidente Maduro sta macchiando di pesanti violazioni dei principi democratici. Liberi i prigionieri politici e ripristini la democrazia». Il deputato Fabio Porta applaude alla risoluzione di dura condanna contro il regime di Maduro presentata in Europa dal Gruppo Socialisti e Democratici e lo stesso presidente Casini qui in Aula, quando discutemmo la risoluzione che era stata preparata in vista delle elezioni di luglio (che poi seguirono alla truffa di Maduro), dichiarò che in Venezuela era finita quella fase in cui il potere era legittimato dalla gente e che oggi non c'è più legittimazione.
Allora ci chiediamo: il Partito Democratico ha cambiato idea su Maduro? Ce lo venga a spiegare e lo spieghi anche Marchionne, perché - secondo noi - andare a braccetto con gli squadristi di Maduro e addirittura stipulare gemellaggi non è possibile: è uno schiaffo alla lotta per la libertà e la democrazia. Quindi invitiamo il presidente Marchionne almeno a ripensarci. (Applausi).
Atti e documenti, annunzio
PRESIDENTE. Le mozioni, le interpellanze e le interrogazioni pervenute alla Presidenza, nonché gli atti e i documenti trasmessi alle Commissioni permanenti ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento sono pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna.
Ordine del giorno
per la seduta di giovedì 23 ottobre 2025
PRESIDENTE. Il Senato tornerà a riunirsi in seduta pubblica domani, giovedì 23 ottobre, alle ore 10, con il seguente ordine del giorno:
La seduta è tolta (ore 19,52).
Allegato A
COMUNICAZIONI DEL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI IN VISTA DEL CONSIGLIO EUROPEO DEL 23 E 24 OTTOBRE 2025
PROPOSTE DI RISOLUZIONE NN. 1, 2, 3, 4, 5 E 6
(6-00179) n. 1 (22 ottobre 2025)
Terzi Di Sant'Agata, Murelli, De Poli, Rosso, Scurria.
Approvata
Il Senato,
premesso che:
l'ordine del giorno del Consiglio europeo del 23-24 ottobre prevede la discussione dei seguenti temi: Ucraina, Medio Oriente, Difesa e Sicurezza Europea, Competitività e Doppia Transizione, Edilizia Abitativa, Migrazione,
considerato che:
continua l'impegno del Governo per arrivare a una pace giusta e duratura per l'Ucraina; lo scorso 1° ottobre i Capi di Stato e di Governo dell'Unione europea si sono riuniti a Copenaghen per discutere come rafforzare la difesa comune dell'Europa e il sostegno all'Ucraina;
il Presidente del Consiglio ha avuto contatti telefonici con i principali leader europei e con il presidente Zelensky a seguito della telefonata tra il presidente Trump e il presidente Putin del 16 ottobre e l'incontro alla Casa Bianca tra il presidente Trump e il presidente Zelensky del 17 ottobre;
rimane prioritario assicurare un sostegno multidimensionale al Paese aggredito e mantenere alta la pressione comune europea nei confronti della Russia, a partire dall'adozione del XIX pacchetto di sanzioni UE che riguarderà i proventi del petrolio, le banche, le cripto-attività e la flotta ombra; lo strumento sanzionatorio non può tuttavia prescindere dal coordinamento con gli altri Stati membri del G7; il dibattito verterà anche sul tema dei beni russi immobilizzati e sul sostegno finanziario all'Ucraina, materie rispetto alle quali le future determinazioni dovranno valersi di solide basi giuridiche e finanziarie e di uno stretto raccordo in ambito G7;
il Presidente del Consiglio ha delineato negli ultimi consessi la linea italiana, basata principalmente su: la proposta di un meccanismo difensivo di mutua assistenza, ispirato all'articolo 5 del Trattato di Washington, a garanzia della sicurezza per l'Ucraina; l'indisponibilità dell'Italia a inviare soldati in Ucraina; il sostegno a un eventuale cessate il fuoco con iniziative di monitoraggio e formazione al di fuori dei confini ucraini; la necessità di non reagire alle provocazioni da parte russa;
la creazione di garanzie di sicurezza solide e credibili per l'Ucraina non può prescindere da una stretta collaborazione dei Paesi europei con gli Stati Uniti e, in questo senso, devono articolarsi i negoziati diplomatici delle parti coinvolte;
a due anni dai tragici eventi del 7 ottobre, il piano di pace del Presidente degli Stati Uniti, sostenuto dall'Europa e dai Paesi arabi, e l'accordo firmato in Egitto il 9 ottobre per l'applicazione della sua prima fase, hanno segnato una svolta determinante per una strada di pace nell'area Medio Orientale, aprendo la strada al cessate il fuoco a Gaza, al rilascio di tutti gli ostaggi e al ritiro delle forze israeliane su linee concordate;
questa fase è stata suggellata, il giorno 13 ottobre, dall'importante intervento del Presidente degli Stati Uniti alla Knesset israeliana e dal Vertice di pace presieduto dal presidente Trump e dal suo omologo egiziano, Abdel Fattah al-Sisi, a Sharm el-Sheikh, al quale ha partecipato il Presidente del Consiglio;
il nostro Paese è in prima linea per sostenere il lavoro degli Stati Uniti e quello di importanti mediatori quali Egitto, Qatar e Turchia e per dare il proprio contributo nel processo di stabilizzazione e sviluppo di Gaza, sostenendo il ruolo dell'Autorità palestinese;
la crisi in Medio Oriente presenta delicati e molteplici aspetti legati alla sua dimensione geopolitica, diplomatica e umanitaria, elemento quest'ultimo la cui manipolazione va scongiurata, posto che il vero scopo è quello di aiutare la popolazione della Striscia di Gaza e lavorare per la realizzazione della pace;
il Consiglio europeo di ottobre continuerà il dibattito sulla linea dei lavori che si sono svolti a Copenaghen lo scorso 1° ottobre con l'obiettivo di rafforzare la difesa comune europea, a partire da due aspetti essenziali: la Roadmap sulla prontezza per la difesa al 2030 che la Commissione europea e l'Alto rappresentante hanno predisposto su richiesta del Consiglio europeo dello scorso giugno e la cooperazione con la NATO;
i Capi di Stato e di Governo torneranno ad esaminare il tema della competitività e della doppia transizione alla luce di aspetti fondamentali come l'azione di semplificazione, la sovranità digitale, il giusto equilibrio tra competitività e clima, aspetto quest'ultimo fortemente sostenuto a Bruxelles da parte italiana; il Governo ha specificatamente richiesto che la proposta di revisione della Legge europea sul clima, che fisserebbe l'obbligo di ridurre le emissioni nette del 90 per cento entro il 2040, fosse inserita nell'agenda del Consiglio europeo per ribadire il fondamentale ruolo di valutazione politica dei Capi di Stato e di Governo su iniziative legislative che toccano profondamente aspetti industriali ed economici generali oltre che ambientali;
il tema dell'edilizia abitativa sarà un punto dell'agenda dei lavori del Consiglio europeo nella prospettiva della finalizzazione del futuro Piano europeo per l'edilizia abitativa accessibile che la Commissione europea dovrebbe presentare per il 2026 e sul quale ha avviato una consultazione pubblica per raccogliere contributi che coinvolga cittadini, esperti, parti interessate e autorità pubbliche;
i Capi di Stato e di Governo torneranno a fare il punto sul tema "migrazione" alla luce degli sviluppi del dossier da parte della Commissione europea,
impegna il Governo:
a proseguire nell'impegno diplomatico europeo per la realizzazione di una pace giusta e duratura in Ucraina, impegno che non può prescindere dal dialogo con gli Stati Uniti;
a tenere conto delle esigenze urgenti di assistenza finanziaria e di ricostruzione dell'Ucraina, con il coinvolgimento dell'industria europea, considerato che un eventuale utilizzo dei beni russi immobilizzati non può che essere subordinato alla compatibilità con il diritto internazionale;
a mantenere una forte pressione sulla Russia, nel quadro delle azioni, delle decisioni e delle procedure consolidate;
a condividere gli sforzi di sostegno umanitario e le misure volte a ottenere il rimpatrio di tutti i bambini e degli altri civili ucraini trasferiti illegalmente in Russia e Bielorussia;
a continuare a svolgere un ruolo di primo piano nel sostegno alla realizzazione del Piano di pace del presidente Trump e dell'Accordo sulla prima fase sottoscritto in Egitto, invitando tutte le parti ad attuarlo integralmente e senza ritardi;
ad agire in coordinamento con i partner internazionali affinché l'Iran riprenda la cooperazione con l'AIEA e rispetti gli obblighi derivanti dal regime di non-proliferazione;
a realizzare una tabella di marcia per la difesa europea che tenga conto di un'adeguata semplificazione normativa e del necessario sostegno finanziario;
fermo restando che la sicurezza nazionale resta una competenza sovrana degli Stati membri, a contribuire a una politica della difesa, in linea con l'obiettivo di costruire un solido pilastro europeo all'interno della NATO, che riguardi i confini dell'Europa a 360 gradi, non solo quelli orientali, in cui le decisioni ricevano l'assenso degli Stati membri nei formati istituzionali formalmente deputati;
a ribadire come la proposta di revisione della Legge Clima è strettamente collegata alla competitività europea nel suo complesso, non investendo solo aspetti ambientali ma anche di politica industriale ed economica;
a sostenere il rilancio della competitività europea attraverso la semplificazione normativa, il sostegno alle imprese tradizionali in transizione, a partire dal settore automotive, l'indicazione di obiettivi climatici realistici e il pieno rispetto del principio della neutralità tecnologica;
a valutare le iniziative della Commissione europea in materia di edilizia abitativa, con l'obiettivo di assicurare sufficienti finanziamenti e una adeguata sostenibilità finanziaria della transizione sia per i comparti produttivi del Paese e sia per i nostri cittadini;
a proseguire ogni necessario sforzo a livello europeo per la rapida ed efficace attuazione del Patto sulla migrazione e l'asilo, lo sviluppo della dimensione esterna della migrazione, per prevenire la migrazione irregolare e favorire una rapida finalizzazione dei negoziati legislativi in corso a livello europeo in materia di rimpatri e di lista UE di Paesi di origine sicuri.
(6-00180) n. 2 (22 ottobre 2025)
Boccia, Alfieri, Rojc, Franceschini, Malpezzi, Bazoli, Lorenzin, Mirabelli, Nicita, Zambito, Irto, Basso, D'Elia, Zampa.
Preclusa
Il Senato,
premesso che,
nel prossimo Consiglio europeo del 23 ottobre 2025, i Capi di Stato e di Governo torneranno a riunirsi per discutere di Ucraina, Medio Oriente, difesa e sicurezza europee, competitività e duplice transizione, alloggi, migrazione, ed altri argomenti;
l'Unione europea è chiamata ad affrontare "sfide esistenziali" ed ha l'urgenza di mettere in campo una svolta nel segno dell'integrazione e della solidarietà tra i Paesi membri, affermando a pieno la sua autonomia strategica, difendendo e promuovendo i pilastri della sua fondazione, la democrazia, lo stato di diritto, il sostegno all'ordine internazionale basato su regole e alle istituzioni multilaterali, contro una pratica e una narrativa - apertamente in contrasto con l'articolo 11 della nostra Carta costituzionale - che legittima l'uso della forza per risolvere le controversie internazionali;
le aspettative create dal summit russo-statunitense in Alaska del 15 agosto sono state rapidamente disilluse, con l'unico esito di rendere il vertice organizzato dal presidente Trump una legittimazione di Vladimir Putin come attore di politica internazionale decisivo negli equilibri geopolitici mondiali. Ci auguriamo che il bilaterale tra Trump e Putin che si terrà a Budapest non ripeta l'errore di questo approccio caotico e contraddittorio, più orientato alla spettacolarizzazione personale che a una reale strategia diplomatica per porre fine al conflitto;
nonostante le molteplici dichiarazioni di intenti e gli appelli al cessate il fuoco, Putin non ha mai smesso di bombardare l'Ucraina e, anzi, ha intensificato gli attacchi su larga scala nel territorio ucraino, colpendo infrastrutture energetiche, obiettivi civili e convogli umanitari, cui sono da aggiungersi le continue provocazioni degli sconfinamenti aerei e di droni in territorio europeo, dimostrando così una volontà persistente di escalation militare che continua a destabilizzare l'intera regione e, altresì, la volontà di approfittare del rischio che l'accresciuta attenzione verso il processo di pace in Medio Oriente possa allentare la pressione della comunità internazionale;
l'Unione europea, vicina ad approvare il suo 19° pacchetto di sanzioni contro la Russia che per la prima volta, include un futuro divieto sul gas naturale liquefatto russo, pur essendo direttamente interessata dalla crisi in Ucraina e portatrice di un profondo interesse per la stabilità e la sicurezza del continente, nonché dei valori di pace, democrazia e rispetto del diritto internazionale, ha finora mostrato una scarsa incisività nel promuovere azioni concrete e coordinate nell'ambito di una strategia diplomatica capace di coinvolgere tutti gli attori internazionali in grado di esercitare una pressione sulla Russia per porre fine al conflitto;
l'Europa deve continuare a sostenere l'Ucraina, non solo sul piano umanitario, economico e militare come ha fatto finora, ma anche sul piano politico e diplomatico, per garantire una soluzione duratura al conflitto che tenga conto delle ragioni dell'aggredito e sostenere l'Ucraina nella sua aspirazione di integrazione europea: l'Unione europea insomma deve svolgere un ruolo centrale nel processo di costruzione di una pace giusta e sicura, colmando il deficit di iniziativa politica e diplomatica che ha caratterizzato gli ultimi anni;
il raggiungimento di una pace giusta e duratura deve portare al perseguimento dei crimini di guerra, al ripristino del diritto internazionale, al pieno scambio dei prigionieri di guerra e al ritorno in sicurezza di tutti i civili ucraini rapiti e trasferiti illegalmente, in particolare i bambini;
il recente accordo siglato a Sharm el Sheikh, con la mediazione decisiva di Stati Uniti, Egitto, Qatar e Turchia, rappresenta l'iniziativa lungamente attesa e drammaticamente tardiva della comunità internazionale, che ha fin qui garantito un cessate il fuoco, il rilascio degli ostaggi ancora nelle mani di Hamas e il ritiro progressivo delle forze armate israeliane dalla Striscia di Gaza. L'accordo, seppur fragilissimo e segnato dal protrarsi delle violenze e delle sofferenze della popolazione palestinese, apre uno spazio concreto per la ripresa della diplomazia e per l'avvio di un processo politico fondato sulla prospettiva dei due Stati, unica soluzione capace di garantire una pace giusta e duratura per i popoli israeliano e palestinese;
esprimiamo il rammarico per il mancato ruolo politico e diplomatico dell'Unione europea, che ora dovrà recuperare protagonismo nel consolidamento del cessate il fuoco e nel passaggio alle fasi successive dell'accordo, nel garantire l'accesso pieno e sicuro agli aiuti umanitari per la popolazione civile, nel sostegno alla ricostruzione di Gaza e nel promuovere ogni iniziativa utile al riaffermare la legalità internazionale, perché i crimini commessi non possono restare impuniti;
siamo di fronte a una tregua e non ad una reale ripresa del processo di pace, per cui sarà necessario il protagonismo del popolo palestinese e di una rigenerata Autorità nazionale palestinese, anche al fine di garantire il disarmo di Hamas, e il riconoscimento dello Stato di Palestina, come garanzia dell'approdo del piano di pace alla soluzione dei due Stati. Il pieno esercizio del diritto all'autodeterminazione del popolo palestinese non è più rinviabile e richiede scelte nette. L'Italia deve contribuire, insieme all'Unione europea e ai partner internazionali, a contrastare ogni forma di occupazione illegale e a sostenere una prospettiva di pace fondata sulla giustizia e sulla legalità internazionale;
per preservare la ripresa del processo di pace, frutto di una crescente pressione internazionale crescente ma non priva di contraddizioni e di ostacoli, riteniamo necessario valutare anche l'avvio di una missione internazionale di peace-keeping, su mandato delle Nazioni Unite, con un ruolo centrale dei Paesi arabi protagonisti della fase di ricostruzione. Tale proposta, avanzata dal Partito Democratico già nella Mozione n. 1-00233 del 13 febbraio 2024, può anche rappresentare una via per recuperare un protagonismo nel Mediterraneo e in Medio Oriente, fondato su responsabilità, credibilità e visione strategica, in linea con la lunga e consolidata tradizione diplomatica conquistata dall'Italia nelle molteplici missioni di pace nel mondo;
il Partito Democratico ha più volte ribadito come, ai fini della realizzazione di una piena autonomia strategica europea, sia cruciale la definizione di una vera politica estera comune a servizio dell'ideale fondativo di un'Europa progetto di pace. Strumentale, ma essenziale a questo obiettivo è la creazione di una «vera unione di difesa», superando la mancanza di volontà politica degli Stati membri;
all'Unione europea serve pertanto la difesa comune e non la corsa al riarmo dei singoli Stati. Il Libro bianco presentato dalla Commissione europea sul futuro della difesa europea rappresenta l'avvio di un percorso di discussione per la costruzione di una difesa comune, ma serve comunque un cambiamento radicale del modo in cui si agisce e si investe nella nostra sicurezza e difesa;
la riluttanza del Consiglio europeo e degli Stati membri nell'affrontare le profonde sfide strutturali del panorama industriale della difesa europea e la mancanza di ambizione nella cooperazione tra le loro forze armate a livello dell'Unione europea, va superata con un decisivo impegno per aumentare i common procurements per strumenti di difesa europea, aggregare la domanda e migliorare l'interoperabilità dei sistemi, facendo economie di scala e superando la frammentazione tra gli Stati membri, chiamati a unire le forze e a sostenere un passo decisivo verso un quadro ambizioso e globale per la difesa;
lo scorso 30 luglio l'Italia ha comunicato alla Commissione UE l'adesione al fondo europeo Safe - Security Action for Europe -, manifestando l'intenzione di accedere alla somma di circa 15 miliardi di euro di prestiti in cinque anni, il cui utilizzo necessita della presentazione di una richiesta formale entro il prossimo 30 novembre, che non è stata fin qui accompagnata da una adeguata discussione parlamentare. Lo strumento Safe, - che nell'ambito del Piano Readiness 2030 è l'unico strumento che presenta un embrione di solidarietà europea, con 150 miliardi di euro destinati a potenziare alcune capacità strategiche comuni - andrebbe comunque trasformato da erogatore di prestiti (loans) che gravano sui bilanci degli Stati a fornitore di sovvenzioni (grants) capaci di garantire l'effettività dell'obiettivo;
sulla base del modello Safe - in particolare il rispetto delle clausole previste di acquisto da imprese extra-UE per una soglia massima del 35 per cento e gli appalti comuni - occorre lavorare per un maggiore coordinamento, condizionando tutti gli strumenti previsti a progetti di difesa comune insieme a più Stati membri in modo da favorire l'interoperabilità, il coordinamento tra i sistemi di difesa e il rafforzamento della capacità industriale comune, anche con l'obiettivo di superare un sistema di acquisti dei Paesi membri che, privo dell'obbligo di coordinamento, favorirebbe i sistemi produttivi al di fuori dell'Unione europea che al momento pesano circa l'80 per cento dell'approvvigionamento complessivo, in questo modo rischiando di rafforzare le dipendenze strategiche anziché ridurle;
gli investimenti in sicurezza devono accompagnarsi e non sostituirsi a quelli necessari a realizzare l'autonomia strategica in altri settori prioritari, a partire da quelli per la coesione e la protezione sociale, garantiti dai Fondi strutturali e di investimento dell'Unione europea su cui l'attuale Governo ha accumulato un drammatico ritardo nell'attuazione, che penalizza la necessaria convergenza delle regioni meno sviluppate, a partire dal nostro Mezzogiorno;
per una nuova centralità dell'Unione europea nell'attuale contesto globale è essenziale rafforzarne la competitività, indebolita rispetto alle altre grandi potenze economiche e ulteriormente danneggiata dalla guerra commerciale scatenata dall'amministrazione americana. Ciò richiede una vera e propria politica industriale europea, innovazione, indipendenza energetica e autonomia strategica;
alla luce degli ingenti investimenti di Cina e Stati Uniti, occorre proseguire la politica di investimenti avviata con il Next Generation EU, con almeno 750-800 miliardi di euro annui aggiuntivi (4,4-4,7 per cento del PIL UE), anche tramite nuovo debito comune, per accompagnare le imprese europee, specialmente le PMI. Altresì necessari sono: un bilancio UE più ambizioso, governance economica flessibile, strumenti comuni permanenti, e armonizzazione fiscale per evitare concorrenza sleale e pratiche di elusione, nonché fondi europei specifici per la transizione ecologica e per l'automotive, per sostenere la conversione verde e digitale e la formazione dei lavoratori;
la duplice transizione deve proseguire, preservando gli obiettivi politici e i risultati ottenuti su ambiente, sostenibilità, diritti dei lavoratori e standard sociali, affrontando le incertezze come il mancato accordo sulla nuova legge sul clima e sul contributo dell'UE alla riduzione delle emissioni;
l'accordo al ribasso tra UE e Stati Uniti sui dazi dello scorso agosto è stato il frutto del mancato sostegno ad una forte e decisa azione comune da parte di alcuni Governi nazionali, in particolare quello italiano; la posizione del Governo italiano resta a tutt'oggi ambigua, come dimostrano le recenti affermazioni di Trump, e punta a risoluzioni autonome del conflitto commerciale, rischiando di rompere il fronte europeo e di indebolire la posizione dell'UE;
i dazi statunitensi colpiscono duramente le esportazioni europee riducendo crescita e occupazione. L'Ue non può limitarsi a misure difensive: occorre una strategia complessiva che combini l'apertura a nuovi mercati tramite accordi commerciali, come il Mercosur, il rilancio della domanda interna, completando il mercato unico e sostenendo i consumi e la crescita dei salari, nonché la riduzione dei costi energetici e gli investimenti in fonti rinnovabili. Infine, sono indispensabili sostegni mirati per imprese e lavoratori sul modello Sure, a partire dai settori più esposti, dall'automotive all'agroalimentare;
l'Italia, seconda manifattura europea, è tra i Paesi più danneggiati, con il calo significativo dell'export, come mostrano i dati recentemente diffusi da Istat e Centro studi Confindustria, e con il rischio di delocalizzazioni verso gli USA, mettendo a repentaglio centinaia di migliaia di posti di lavoro. La risposta del Governo italiano è stata assente: la promessa di 25 miliardi di euro a sostegno del nostro comparto produttivo è rimasta disattesa, lasciando aziende e lavoratori senza protezione economica e sociale;
il Governo italiano dovrebbe promuovere in sede UE iniziative per accrescere la produttività e lo sviluppo sostenibile e inclusivo, con un atteggiamento volto a definire obiettivi e benefici comuni, dimostrando credibilità e affidabilità a partire dalla completa e tempestiva attuazione del PNRR, per non compromettere in futuro il ricorso a strumenti simili di debito comune per la crescita europea;
la crisi abitativa rappresenta una delle principali emergenze sociali in tutta l'Unione europea, con un incremento significativo dei canoni di locazione e dei prezzi delle abitazioni, mentre i salari reali non tengono il passo con l'aumento del costo della vita, aggravando la condizione di milioni di famiglie, giovani, lavoratori e studenti. Tale dinamica risulta ancora più accentuata in Italia, dove i salari medi sono sostanzialmente fermi, amplificando gli effetti della crescita dei prezzi degli immobili e degli affitti e determinando una progressiva erosione della capacità di accesso alla casa per ampie fasce della popolazione;
le istituzioni europee hanno avviato una serie di iniziative volte a contribuire ad affrontare la crisi abitativa, alla luce del principio di sussidiarietà: per la prima volta il Parlamento europeo ha costituito una Commissione speciale sulla crisi abitativa, mentre la Commissione europea ha attribuito un portafoglio specifico che comprende il tema dell'abitazione, segnando una svolta a livello comunitario. Inoltre, la Presidente della Commissione ha annunciato la presentazione, entro la fine dell'anno, di un European Plan for Affordable Housing;
l'Italia ha una forte tradizione di edilizia residenziale pubblica e sociale, inclusi interessanti modelli cooperativi, che però è stata enormemente trascurata negli ultimi decenni. Il Governo Meloni, al di là di ripetuti e generici annunci, non ha sinora messo in campo provvedimenti e risorse minimamente significative per assicurare alloggi a prezzi calmierati e per realizzare un serio piano di edilizia residenziale pubblica, limitandosi a condoni edilizi e tagli ai fondi. A ciò si aggiunge il mancato recepimento della direttiva (UE) 2024/1275, cosiddetta direttiva Case Green, che chiede agli Stati membri di mettere in campo un piano di ristrutturazioni e programmare i finanziamenti necessari per l'efficientamento energetico degli edifici, fondamentale per ridurre i costi in bolletta e consentire ai cittadini di vivere in condizioni abitative salubri. Così come, da quanto trapela sulla manovra per il 2026, sul fronte degli incentivi per la riqualificazione del patrimonio edilizio esistente, il Governo sembra intenzionato a limitarsi a una proroga annuale degli attuali bonus edilizi, anziché a intervenire in modo strutturale;
una sfida epocale che l'UE deve affrontare in un'ottica strutturale e non emergenziale è quella delle migrazioni; al contrario, invece, il nuovo approccio europeo al fenomeno migratorio e ai rimpatri, che rispecchia posizioni estremiste e propagandistiche, formalizzando l'esternalizzazione delle frontiere rischia di creare aree extra-UE dove concentrare migranti da rimpatriare senza il loro consenso, e di considerare sicuri Paesi che in realtà non offrono protezione sostanziale e sufficiente;
sebbene sia necessario un maggiore coordinamento e convergenza a livello europeo nella gestione delle politiche migratorie, è fondamentale che ciò avvenga in modo che siano garantiti i diritti umani e il rispetto degli accordi bilaterali, evitando clamorosi fallimenti come il cosiddetto modello Albania, non solo contrario alle convenzioni internazionali e al diritto di asilo, ma che rappresenta uno spreco di circa un miliardo di denaro pubblico italiano, e che la stessa Corte di giustizia dell'Unione europea ha sconfessato, in quanto non pienamente in linea con il diritto dell'UE;
la presenza dell'Unione è più che mai vitale e importante per sostenere tutti i Paesi candidati nella lotta contro le interferenze esterne e proseguire le politiche di allargamento, che rappresentano sempre di più una priorità strategica fondamentale per l'Unione europea e per l'Italia, con riferimento prioritario ai Balcani Occidentali,
impegna il Governo:
1) a ribadire la ferma condanna della grave, inammissibile e ingiustificata aggressione russa dell'Ucraina e a continuare a garantire pieno sostegno e solidarietà al popolo e alle istituzioni ucraine, mediante tutte le forme di assistenza necessarie, nel rispetto di quanto previsto dall'articolo 51 della Carta delle Nazioni Unite, promuovendo con urgenza un'iniziativa diplomatica e politica che garantisca un ruolo dell'Unione europea, in collaborazione con gli alleati, per il perseguimento di una pace giusta e sicura, che preservi i diritti del popolo ucraino a partire da quello alla propria autodeterminazione, l'ordine internazionale basato sulle regole e offra le necessarie garanzie di sicurezza per una soluzione duratura;
2) a richiedere la liberazione e lo scambio dei prigionieri di guerra, il ritorno in sicurezza dei civili rapiti, in particolar modo i bambini e a richiedere l'avvio delle necessarie attività diplomatiche di assistenza nelle attività di ricerca e ricongiungimento familiare;
3) a riconoscere, sia in sede nazionale che a livello europeo, la Palestina quale Stato democratico e sovrano entro i confini del 1967 e con Gerusalemme quale capitale condivisa, che conviva in pace, sicurezza e prosperità accanto allo Stato di Israele, con la piena assunzione del reciproco impegno a garantire ai cittadini di vivere in sicurezza al riparo da ogni violenza e da atti di terrorismo, al fine di preservare nell'ambito del rilancio del Processo di Pace la prospettiva dei "due popoli, due Stati";
4) a sostenere, in tutte le sedi internazionali e multilaterali, l'accordo di Sharm el Sheikh, come via per esigere il rispetto del cessate il fuoco, la restituzione dei corpi degli ostaggi israeliani, la protezione della popolazione civile di Gaza, il pieno afflusso di aiuti umanitari continui, rapidi, sicuri e senza restrizioni all'interno della Striscia, il pieno rispetto del diritto internazionale;
5) ad assumere in seno all'Unione europea, ogni iniziativa necessaria a porre fine all'occupazione illegale dei territori palestinesi, in conformità al diritto internazionale e alle risoluzioni delle Nazioni Unite, anche sostenendo in sede europea l'adozione di sanzioni nei confronti del Governo israeliano per la sistematica violazione del diritto internazionale e del diritto internazionale umanitario e nei confronti dei coloni responsabili delle violenze in Cisgiordania, inclusa la sospensione dell'accordo di associazione EU-Israele, qualora permangano le ripetute violazioni dell'articolo 2 del suddetto accordo da parte del Governo israeliano e la violazione delle fondamentali regole dello stato di diritto in atto, come denunciato dalle forze di opposizione israeliane;
6) a promuovere l'embargo totale di armi da e verso Israele, e sospendere qualsiasi forma di cooperazione militare a partire dal Memorandum d'intesa tra il Governo italiano e il Governo dello Stato di Israele, inclusa la fornitura, l'acquisto e il trasferimento di armamenti e tecnologie, compresi quelli da e verso Paesi terzi, fino all'esito del processo di pace;
7) a intraprendere tutte le azioni necessarie, in ambito nazionale e internazionale, per garantire che i corridoi via terra richiesti dalle organizzazioni umanitarie, come Music for peace, possano consentire agli aiuti di raggiungere Gaza in tempi certi e in piena integrità; ad attivarsi sul piano politico e diplomatico per l'apertura di un corridoio umanitario permanente che consenta il pieno afflusso di aiuti alla Striscia;
8) a sostenere, in tutti i consessi europei ed internazionali, la legittimità e l'operatività della Corte penale internazionale e della Corte internazionale di giustizia, e a dare piena attuazione ai loro pronunciamenti, in linea con il diritto internazionale e in virtù del previso obbligo di cooperazione da parte degli Stati membri;
9) a collocare l'Italia da protagonista nella costruzione di una vera difesa comune europea e non di un riarmo degli eserciti nazionali privo di coordinamento, esprimendo la chiara volontà politica di andare avanti nel percorso di realizzazione di un'unione della difesa, anche partendo da forme di cooperazione rafforzata o integrazione differenziata tra Stati membri;
10) a promuovere un percorso di reale costruzione di una difesa europea, attraverso una governance democratica chiara del settore e investimenti comuni necessari a realizzare l'autonomia strategica e colmare i deficit alla sicurezza europea, al coordinamento e all'integrazione della capacità industriali e dei comandi militari, all'interoperabilità dei sistemi di difesa verso un esercito comune europeo: a promuovere, pertanto, una radicale revisione del piano Readiness 2030 proposto dalla presidente Von der Leyen, sulla base delle critiche e delle proposte avanzate in premessa, al fine di assicurare investimenti comuni effettivi non a detrimento delle priorità sociali di sviluppo e coesione, e di condizionare tutte le spese e gli strumenti europei alla pianificazione, lo sviluppo, l'acquisizione e la gestione di capacità comuni per realizzare un'unione della difesa;
11) a ribadire la ferma contrarietà all'utilizzo dei Fondi di coesione europei e del Next Generation EU per il finanziamento e l'aumento delle spese militari e ad informare le competenti Commissioni parlamentari in caso di utilizzo dei fondi europei, in particolare in relazione ai progetti di cui si richiede il finanziamento e l'andamento degli stessi, nonché in caso di utilizzo dello strumento Safe anche del rispetto delle clausole di preferenza europea;
12) scegliere senza esitazioni e ambiguità, di fronte alle minacce globali e alle sfide continue rappresentate dall'amministrazione americana, l'interesse europeo, all'interno del quale si promuove e realizza il nostro interesse nazionale, collocando l'Italia sulla frontiera più avanzata dell'integrazione contro le spinte disgregatrici e i ripiegamenti nazionalisti;
13) a sostenere una risposta europea unitaria alle politiche dei dazi dell'amministrazione Trump, utile a contrastarne l'effetto sul sistema produttivo europeo ed italiano, che escluda ogni controproducente e inadeguata tentazione di bilateralizzare la risoluzione del conflitto, e che preveda la diversificazione dei mercati di sbocco, risorse adeguate per le imprese esportatrici e investimenti per aumentare la competitività delle produzioni italiane ed europee sui mercati globali, nonché a promuovere un'iniziativa comune per la riduzione dei costi energetici e per lo sviluppo delle rinnovabili, e infine l'istituzione di un fondo europeo di sostegno, attivando un meccanismo simile a Sure per rafforzare la rete di protezione sociale dei lavoratori;
14) a favorire attivamente l'adozione di un grande piano strutturale di investimenti comuni finalizzato al rilancio della competitività europea e al sostegno della politica industriale, alla realizzazione della piena autonomia strategica, nonché alla prosecuzione, senza passi indietro, verso la duplice transizione, sull'esempio del Next Generation EU, che preveda almeno 750-800 miliardi di euro di investimenti aggiuntivi annui da finanziare anche attraverso nuovo debito comune; a favorire altresì la realizzazione del mercato unico dei capitali; a sostenere la costituzione di una capacità fiscale comune e nuovi strumenti di imposizione fiscale propri, tali da consentire rapidi ed efficaci interventi anticiclici e dotare di risorse adeguate le politiche europee;
15) a sollecitare il completamento del mercato interno e lo stanziamento di risorse adeguate e specificamente destinate al rafforzamento della competitività nell'ambito del nuovo Quadro finanziario pluriennale, evitando sovrapposizioni o compensazioni a valere sulle politiche di coesione, con l'obiettivo di rilanciare il modello sociale e produttivo europeo, a partire dai settori dell'energia, della tecnologia digitale, dell'innovazione tecnologica, dell'automotive;
16) a proteggere gli elevati standard sociali e ambientali e gli obiettivi politici di ampio respiro di cui l'Unione europea si è dotata nel tempo, nonché le conquiste raggiunte negli anni in tema di ambiente e clima, di sostenibilità, di legislazione a tutela dei lavoratori e dei loro diritti, al fine di assicurare una duplice transizione equa e giusta, che non lasci indietro nessuno;
17) a sostenere l'iniziativa europea per gli alloggi a prezzi accessibili, contribuendo attivamente alla definizione delle linee strategiche e assicurando un approccio coerente con i modelli di edilizia pubblica e sociale italiani, e l'incremento degli investimenti pubblici europei nell'edilizia, in particolare sociale, nel rispetto degli standard ambientali e di sicurezza sismica e della conservazione del suolo, da accompagnare a livello nazionale, al fine di affermare il diritto alla casa per tutti e la piena inclusione, sia con iniziative concrete di politica abitativa, quale in primo luogo un piano di edilizia residenziale pubblica per sostenere famiglie, studenti e soggetti vulnerabili, all'uopo stanziando nuove ed adeguate risorse, sia con la definizione di un quadro strutturale, stabile e sostenibile degli incentivi edilizi esistenti; a valorizzare il contributo del modello cooperativo, del non profit e del limited profit, che in Italia rappresentano una componente essenziale dell'offerta di edilizia sociale;
18) a promuovere in sede europea l'uso e il riconoscimento di deroghe e flessibilità specifiche nel quadro della governance economica, in particolare rispetto al Patto di stabilità, per gli investimenti in edilizia sociale, pubblica e accessibile e una deroga per l'attuazione del PNRR, al fine di consentire il completamento dei progetti maturi attuali di edilizia, che rischiano di non rispettare le scadenze, inclusa quella studentesca, garantendo in ogni caso un piano per le residenze universitarie, anche attraverso il coordinamento con le Regioni e gli enti locali, per assicurare il diritto allo studio e contrastare la povertà abitativa studentesca;
19) a sostenere la realizzazione di corridoi umanitari sicuri e l'istituzione permanente di una missione europea di ricerca e salvataggio nel Mediterraneo, a promuovere la costruzione di un sistema comune, coordinato e solidale per la gestione strutturale del fenomeno migratorio che assicuri la tutela dei diritti umani, a garantire procedure e percorsi equi, sicuri e legali per migranti e richiedenti asilo, in particolare i minori, nonché a contrastare efficacemente il traffico di esseri umani, anche attraverso partenariati con i Paesi di origine e transito purché responsabili e trasparenti, evitando in ogni caso disumane, inefficaci e costose forme di esternalizzazione delle frontiere dell'UE, come gli hub di rimpatrio in Paesi terzi;
20) a sostenere ogni impegno del Governo, in sede nazionale e UE, inteso a istituire organi di controllo, prevenzione e contrasto contro le ingerenze straniere nei processi democratici degli Stati membri dell'Unione europea e nei Paesi candidati, per contrastare segnatamente la minaccia diretta alla sicurezza che proviene dalla Russia.
(6-00181) n. 3 (22 ottobre 2025)
Preclusa
Il Senato della Repubblica,
premesso che:
1) il prossimo Consiglio europeo del 23 e 24 ottobre 2025 ha all'ordine del giorno la situazione in Medio Oriente ed in Ucraina, la difesa europea, la competitività e la transizione verde e digitale, il rafforzamento del ruolo internazionale dell'euro e l'euro digitale, le politiche abitative dell'Unione;
2) va accolto con sollievo il raggiungimento di un cessate il fuoco che ha interrotto il genocidio del popolo palestinese a Gaza, per il quale considera necessario ogni sforzo per il suo mantenimento e la massima vigilanza di tutta la comunità internazionale per l'effettivo rispetto del diritto umanitario e affinché giungano urgentemente tutti gli aiuti necessari ad una popolazione stremata;
3) risulta fondamentale la fine del blocco degli aiuti in tutti i valichi per la Striscia di Gaza, compreso il valico di Rafah e il ritorno, dopo la fallimentare e criminale gestione degli aiuti da parte della Gaza humanitarian foundation, alla gestione da parte delle agenzie delle Nazioni Unite, a cominciare dall'UNRWA, della responsabilità nella distribuzione degli aiuti;
4) occorre ricostruire il sistema sanitario di Gaza pesantemente messo in ginocchio dall'offensiva e dall'occupazione militare israeliana, ricostruzione che non può prescindere dalla liberazione di tutti gli operatori sanitari palestinesi arbitrariamente reclusi come il dottor Abu Safya pediatra e direttore dell'ospedale Kamel Adwan di Gaza, da mesi agli arresti senza che sia stata formalizzata nessuna accusa nei suoi confronti;
5) è necessario e urgente lavorare alla costruzione di una prospettiva duratura di pace che non può però prescindere dalla giustizia, dal pieno coinvolgimento del popolo palestinese in ogni scelta che riguardi il proprio futuro, dal riconoscimento dello Stato di Palestina nei confini del 1967 e dalla fine dell'occupazione illegale e del regime di apartheid in atto;
6) è fondamentale che la popolazione palestinese e i suoi rappresentanti siano protagonisti in un effettivo processo di pace che, nel rispetto delle sentenze e dei pronunciamenti delle Corti internazionali, porti al riconoscimento dello Stato di Palestina e il dovere della comunità internazionale di garantire una soluzione giusta e duratura fondata sul pieno rispetto delle risoluzioni delle Nazioni Unite, in particolare la 242 (1967) e la 338 (1973), che sanciscono l'illegalità dell'occupazione israeliana dei territori palestinesi, nonché la risoluzione 2334 (2016) che condanna la costruzione degli insediamenti illegali;
7) conseguentemente va condannato l'ulteriore progetto di insediamento nei territori occupati palestinesi, denominato E1, recentemente approvato dal Governo israeliano che comprometterebbe la continuità territoriale della Cisgiordania, isolando Gerusalemme Est e rendendo di fatto impossibile la realizzazione di uno Stato palestinese contiguo;
8) il rapporto presentato lo scorso 16 settembre dalla "Commissione internazionale indipendente delle Nazioni Unite d'inchiesta sul territorio palestinese occupato, compresa Gerusalemme Est, e Israele", istituita nel 2021 con una risoluzione del Consiglio dei diritti umani, sulla base di indagini approfondite e analisi giuridiche delle violazioni commesse dalle autorità israeliane, afferma che a Gaza è stato messo in atto un genocidio, che anche la Corte internazionale di giustizia (ICJ) ha riconosciuto che esistono plausibili indizi di genocidio da parte dello Stato di Israele e, quindi, esistono delle responsabilità storiche e giuridiche per quanto accaduto e crimini che non possono essere ignorati e che devono essere giudicati, nel rispetto e nella credibilità del diritto internazionale;
9) preoccupano le condizioni di Marwan Barghouti, leader palestinese rinchiuso da oltre ventitré anni nelle galere israeliane, e che la sua liberazione sarebbe un elemento di enorme importanza per la costruzione di un percorso di pace duratura;
10) la guerra in Ucraina ha già provocato centinaia di migliaia di vittime da entrambe le parti e vari analisti militari hanno sempre considerato improbabile una soluzione militare al conflitto;
11) è ferma la condanna dell'attuale guerra di aggressione della Russia in Ucraina e la solidarietà al popolo ucraino. È urgente che rinnovati sforzi diplomatici e soluzioni negoziate diventino la priorità centrale dell'UE. L'Unione deve aprire canali negoziali al fine di raggiungere una soluzione politica al conflitto in Ucraina, di rispondere alla necessità di sicurezza collettiva e di disarmo in Europa e di rispettare i principi della Carta delle Nazioni Unite e dell'Atto finale di Helsinki, ispirandosi ai principi di quest'ultimo compreso il concetto di garanzie di sicurezza reciproca, come sperimentato da politici europei come Willy Brandt, Olof Palme e Pierre Harmel, operando per una nuova architettura multipolare di sicurezza europea ispirata ai principi della coesistenza pacifica tra Paesi con sistemi politici diversi che offra garanzie di sicurezza a tutte le parti;
12) è enormemente preoccupante la postura bellicista espressa a più riprese dalla presidente della Commissione europea Ursula Von der Leyen e dell'alta rappresentante dell'Unione europea per gli affari esteri e la politica di sicurezza Kaja Kallas;
13) la fornitura di equipaggiamento militare era stata considerata come uno strumento volto a determinare migliori condizioni negoziali per l'Ucraina, ma bisogna constatare con estremo disappunto che le iniziative diplomatiche per porre fine alla guerra sono state vistosamente assenti e che la mancanza di iniziativa, di partecipazione e collaborazione dell'Unione a qualsiasi percorso negoziale e l'assenza di sforzi volti ad individuare condizioni concrete e realistiche in cui tale negoziato possa aver luogo hanno determinato una condizione peggiore per il popolo ucraino;
14) è sbagliata e pericolosa la Comunicazione congiunta "Preserving Peace - Defence Readiness Roadmap 2030" presentata il 16 ottobre dalla Commissione europea e dall'Alto rappresentante per la politica estera e di sicurezza. Il testo, che contiene le linee guida per il rafforzamento delle capacità di difesa dell'Unione europea entro il 2030, prospetta infatti per il solo 2025, il raggiungimento di 392 miliardi di euro di spesa militare per i bilanci nazionali, con l'obiettivo di arrivare al 3,5 per cento del PIL entro il 2035. La tabella di marcia prospetta inoltre investimenti in difesa pari a 6,8 trilioni di euro fino al 2035;
15) parimenti sbagliato e pericoloso è infatti lo stesso piano Readiness 2030, proposto dalla Commissione europea e sostenuto dal Consiglio europeo straordinario del 6 marzo. Questa proposta va in direzione totalmente opposta alla costruzione della difesa europea e consiste al contrario in un enorme piano di riarmo nazionale senza che questo comporti alcun passo in avanti in termine di integrazione europea;
16) il risultato del vertice NATO del 24 e 25 giugno 2025 è preoccupante e deludente, in particolare per la ridefinizione del contributo europeo alle spese per la difesa, innalzandolo fino al 5 per cento del PIL e superando così di ben 3 punti percentuali quanto definito negli accordi non vincolanti del 2014;
17) è necessario opporsi ad ogni ipotesi di ulteriore aumento della spesa militare. La pace e la sicurezza non si ottengono promuovendo una politica di scontro e di guerra, aumentando le spese militari, la militarizzazione dell'UE e la sua trasformazione in un blocco militare, ma piuttosto attraverso la diplomazia, il dialogo e la soluzione politica dei conflitti e la costruzione di una sicurezza collettiva, nel rispetto dei principi della Carta delle Nazioni Unite e del diritto internazionale;
18) l'aumento vertiginoso della spesa militare corrisponde alla sottrazione di risorse pubbliche che dovrebbero servire ad affrontare sfide sociali urgenti, dalla crisi climatica alla povertà, dalla salute pubblica all'istruzione e la ricerca. È fondamentale concentrare le risorse sugli investimenti che migliorano la vita di tutte e tutti, a partire dai servizi pubblici essenziali, garantendo vera sicurezza e costruendo le condizioni per la pace necessaria;
19) nelle conclusioni della riunione straordinaria del 6 marzo, il Consiglio europeo ha rilevato che "un'Unione europea più forte e più capace nel campo della sicurezza e della difesa contribuirà positivamente alla sicurezza globale e transatlantica ed è complementare alla NATO, che rimane, per gli Stati che ne fanno parte, il fondamento della loro difesa collettiva". Tale approccio è in palese contraddizione con l'idea di autonomia strategica europea e colloca lo stesso piano Readiness 2030 in una evidente subalternità rispetto alle richieste del presidente Trump ed agli impegni non vincolati presi in sede NATO;
20) il 55 per cento delle importazioni europee di armi dal 2019 al 2023 proveniva dagli Stati Uniti e questo dato, in sostanziale aumento rispetto al 35 per cento dal 2014, evidenzia una crescente dipendenza dell'Unione europea dall'industria militare statunitense. Il prospettato massiccio aumento degli acquisti di armamenti statunitensi non solo sarebbe dannoso per l'economia europea, ma minerebbe in modo significativo l'autonomia strategica dell'UE rafforzando la dipendenza militare dell'Europa dagli Stati Uniti e creando al contempo nuovi vincoli industriali e tecnologici;
21) l'aumento della spesa per la difesa non determina in alcun modo maggiore sicurezza e l'indebitamento comune e le deroghe alle norme sulla governance economica europea dovrebbero essere utilizzati piuttosto per finanziare la transizione ecologica e digitale, per sostenere settori fondamentali come la sanità e l'istruzione e per mettere in campo misure volte a risolvere le emergenze sociali che affliggono molti cittadini europei. È grave la continua opposizione rispetto ad ogni ipotesi di scorporo di investimenti produttivi o sociali dal Patto di stabilità e crescita ed è inopportuno ed immorale aprire adesso a tale opportunità per la spesa in armamenti;
22) i fondi connessi alla politica di coesione europea sono vitali per lo sviluppo delle comunità locali negli Stati membri per cui si oppone ad ogni distorsione o deroga che consenta il loro utilizzo, anche parziale per sostenere la spesa militare;
23) è necessaria una riflessione profonda sul modello di competitività europeo sui mercati globali. Oggi la costruzione della catena della produzione e del commercio globale incrocia clamorose e inaccettabili violazioni dei diritti umani, espliciti comportamenti di dumping che oltrepassano i diritti sociali, sindacali e del lavoro, eclatanti conseguenze sull'ambiente sul cambiamento climatico, sulle popolazioni indigene, sulla continua depredazione di risorse naturali e persino fenomeni di corruzione. Il modello di competitività europeo deve rifuggire tali pratiche di ribasso sulle ambizioni sociali e ambientali, mentre occorre lavorare per ricondurre una globalizzazione apparentemente ristagnante verso un nuovo binario di giustizia ed equilibrio;
24) l'offensiva sferrata all'economia mondiale dalla minacciosa politica commerciale protezionistica dell'Amministrazione statunitense, che punterebbe a ridefinire gli equilibri economici internazionali, oltre ad aver scosso sensibilmente i mercati azionari, ha cominciato a generare tensioni commerciali. Tali tensioni impongono l'urgente avvio di un processo di riorganizzazione del mercato globale, anche alla luce del pesante impatto che i dazi, influenzando consumatori, imprese e competitività globale, produrrebbero sia in termini di export sia di occupazione;
25) la svolta protezionista dell'Amministrazione statunitense appare l'estremo tentativo di rimediare a un'imponente esposizione debitoria verso l'estero, che sfiora i 29.000 miliardi di dollari, pari all'80 per cento del Prodotto interno lordo. Una crisi che ha visto gli USA avvilupparsi dopo il crollo dell'Unione Sovietica e l'inizio della globalizzazione deregolata e che ha indotto il presidente Trump a cercare di proteggersi contro il rischio di acquisizioni di capitali in mani straniere avverse;
26) sarebbe necessario rilanciare il cosiddetto social standard per la regolazione dei movimenti internazionali di merci e di capitali, ovvero un sistema di limitazione dei commerci con quei Paesi che attuino politiche di competizione al ribasso sui salari, sulle condizioni di lavoro, sul fisco, sui regimi di tutela ambientale e sanitaria, rispetto a un comune obiettivo di riferimento e alla posizione da cui partono;
27) considera soprattutto necessaria una profonda ridefinizione della strategia economica e industriale dell'Unione europea, che abbandoni definitivamente le politiche di austerità, liberando lo straordinario potenziale inespresso della domanda interna europea con politiche comuni più espansive, sul modello di NextGenEU:
a. per finanziare investimenti pubblici e stimolare quelli privati su infrastrutture, conoscenza, salute e beni comuni;
b. per mettere in campo politiche industriali non finalizzate all'economia di guerra, alla difesa, al riarmo, ma alla conversione ecologica, la transizione digitale e l'innovazione tecnologica del nostro sistema produttivo;
c. per aumentare i salari reali, anche al fine di rilanciare i consumi e la domanda aggregata;
28) va ribadito e confermato il Green Deal europeo, che fissa l'obiettivo di rendere l'Europa il primo continente a impatto climatico zero entro il 2050 e l'obiettivo intermedio di ridurre almeno del 55 per cento rispetto ai livelli del 1990 le emissioni nette di gas a effetto serra entro il 2030;
29) anche alla luce delle esigenze sopraindicate, è decisivo l'avanzamento e l'accelerazione dell'introduzione dell'euro digitale, per offrire alle cittadine e ai cittadini dell'Unione un mezzo di pagamento sicuro, che si accompagna e non sostituisce le banconote, che tutela la privacy e che, al contempo, semplifica in modo efficiente le transazioni, nonché per contrastare, in linea con il Regolamento MICA, la diffusione senza controllo delle stablecoin, in particolare di quelle denominate in dollari che, come sottolineato a più riprese anche dalla presidente Christine Lagarde, possono generare nuova instabilità finanziaria e, soprattutto, affaticare la trasmissione della politica monetaria, da parte della BCE, all'intera Eurozona. Inoltre è necessaria per arginare il processo di «dollarizzazione» dell'economia europea che i mezzi di pagamento digitali, in particolar le stablecoin, possono imporre, così minando l'autonomia strategica dell'UE;
30) l'accesso ad un alloggio adeguato è un diritto umano fondamentale e una condizione indispensabile per l'esercizio di tutti gli altri diritti sociali e civili;
31) nell'Unione europea oltre 1,3 milioni di persone risultano senza dimora, tra cui circa 400.000 minori, mentre il costo degli affitti e degli acquisti immobiliari è cresciuto in misura insostenibile per ampie fasce della popolazione;
32) la crescente finanziarizzazione del mercato immobiliare, l'espansione degli affitti brevi e turistici, l'aumento delle abitazioni sfitte e la riduzione del patrimonio di edilizia sociale hanno acuito la crisi abitativa in molti Stati membri;
33) la Corte di giustizia dell'Unione europea ha riconosciuto che la carenza di alloggi a lungo termine costituisce un motivo imperativo di interesse pubblico, legittimando la possibilità di introdurre misure restrittive nei confronti degli affitti brevi e speculativi;
34) la definizione dell'abitare come diritto sociale implica la possibilità per gli Stati membri di derogare alle regole del mercato unico e della concorrenza quando necessario per garantire l'accesso universale a un'abitazione dignitosa e accessibile,
tutto ciò premesso, si impegna il Governo a:
1) vigilare sul mantenimento del cessate il fuoco a Gaza, per l'effettivo rispetto del diritto internazionale umanitario e affinché giungano tutti gli aiuti necessari alla popolazione palestinese; chiedere che siano rimosse le disposizioni di parte israeliana, anche legislative, che hanno portato alla messa fuorilegge dell'UNRWA e alla confisca della sua sede centrale in Gerusalemme Est;
2) contribuire alla costruzione di un percorso di pace duraturo e giusto con il pieno coinvolgimento del popolo palestinese e la fine delle occupazioni illegali e del sistema di apartheid;
3) riconoscere lo Stato di Palestina sulla base dei confini del 1967 e garantire la coesistenza nella libertà, nella pace e nella democrazia dei due popoli nelle rispettive integrità territoriali;
4) garantire il rispetto del diritto internazionale e sostenere, in tutti i consessi europei ed internazionali, difendere la legittimità della Corte penale internazionale e dare piena attuazione ai suoi mandati di arresto, in linea con la normativa italiana di adeguamento allo Statuto di Roma e in virtù del preciso obbligo di cooperazione da parte degli Stati membri;
5) farsi promotrice a livello internazionale della liberazione di Marwan Barghouti riconoscendo il cruciale contributo che può dare alla costruzione di un percorso di pace;
6) definire un riorientamento della politica dell'Unione verso la diplomazia e l'allentamento delle tensioni e costruire le condizioni per una conferenza multilaterale per la pace in Ucraina;
7) lavorare a una nuova architettura di sicurezza collettiva per l'Europa ispirata ai principi del processo di Helsinki, nel rispetto dei principi della Carta delle Nazioni Unite e del diritto internazionale;
8) prospettare la fine della fornitura nazionale di equipaggiamento militare all'Ucraina e a sollevare in Consiglio europeo la necessità di interrompere anche ricorso all'European peace facilty a questo fine;
9) chiedere la revisione della posizione espressa e respingere il piano Readiness 2030 proposto dalla Commissione europea e rigettare il contenuto della Comunicazione congiunta "Preserving Peace - Defence Readiness Roadmap 2030" ed opporsi ad ogni ulteriore aumento delle spese militari, promuovendo invece la necessaria strada per la creazione di una difesa comune europea attraverso un progressivo coordinamento e razionalizzazione della spesa militare ed una progressiva autonomia dalle alleanze militari esistenti;
10) difendere il concetto di autonomia strategica europea che, per essere tale, deve riaggiornare la propria valutazione sul rapporto con le alleanze militari esistenti, a partire dalla NATO;
11) non fare ricorso alle eventuali deroghe alle norme sulla governance economica europea per l'acquisto di armamenti e non consentire nessuna distorsione o deroga finalizzata all'utilizzo dei fondi di coesione per finanziale l'acquisto o la produzione di armamenti;
12) sostenere in Consiglio europeo l'esigenza di un cambio di paradigma profondo nella definizione di competitività, che sostenga grandi investimenti comuni che abbiano al centro le ambizioni sociali e ambientali;
13) definire una risposta strategica alla guerra commerciale USA che non sia fatta solo di reazioni meccaniche, ma che invece abbia alla base la costruzione e l'allargamento di relazioni commerciali alternative;
14) promuovere una diversa globalizzazione, basata su accordi di cooperazione fondati sulla piena apertura agli scambi commerciali e finanziari con quei Paesi che aderiscano a determinati standard di tutela sociale, sanitaria, ambientale e del lavoro e, viceversa, su limitazioni degli scambi di merci e di capitali con i Paesi che attuino politiche di competizione al ribasso sui salari, sulle condizioni di lavoro, sul fisco e sui regimi di tutela ambientale e sanitaria;
15) sollecitare in sede europea la liberazione dello straordinario potenziale inespresso della domanda interna con politiche comuni più espansive al fine di finanziare investimenti pubblici e stimolare quelli privati su infrastrutture, conoscenza, salute e beni comuni, mettere in campo politiche industriali finalizzate alla conversione ecologica, alla transizione digitale e all'innovazione tecnologica del nostro sistema produttivo e rilanciare i consumi e la domanda aggregata attraverso l'aumento dei salari reali e il rinnovo dei contratti di lavoro;
16) respingere l'accordo commerciale UE-USA sui dazi in quanto pregiudizievole, asimmetrico e non reciproco, in particolare per quanto riguarda gli aumenti tariffari sulle esportazioni dell'UE a fronte di dazi pari a zero per le importazioni statunitensi, nonché gli impegni unilaterali di 600 miliardi in investimenti e 750 miliardi in progetti energetici negli Stati Uniti, tutti assunti senza un mandato democratico;
17) avanzare in Consiglio europeo l'urgenza di una tassazione europea sulle grandi ricchezze volta a finanziare investimenti necessari per la lotta alla povertà e la transizione ecologica e sociale;
18) ribadire in sede di Consiglio europeo la necessità di adottare tutte le misure essenziali per accelerare la capacità di produzione di energia rinnovabile in modo da raggiungere il target dell'80 per cento di elettricità da rinnovabili al 2030, favorendo lo sviluppo delle comunità energetiche e l'autoconsumo e per aumentare il risparmio energetico e le misure di efficienza energetica da parte degli Stati membri e, quindi, a sostenere le direttive europee approvate dal Parlamento europeo in attuazione del pacchetto Fit for 55, volte a rivedere la normativa unionale in materia di riduzione delle emissioni climalternanti, a partire dalla direttiva EPBD; ad evitare ogni titubanza e rallentamento sul percorso del Green Deal verso la transizione ecologica, anche confermando e rafforzando gli obiettivi previsti nella strategia europea Farm to Fork a tutela della salute, del clima e dell'ambiente;
19) evitare ogni titubanza e rallentamento sul percorso del Green Deal verso la transizione ecologica, anche confermando e rafforzando gli obiettivi previsti nella strategia europea Farm to Fork a tutela della salute, del clima e dell'ambiente;
20) sostenere la realizzazione in tempi rapidi dell'euro digitale, per garantire in tal modo una moneta digitale pubblica, controllata dalla BCE e quanto più possibile aperta al controllo democratico delle/dei cittadine/i, alternativa - e di contrasto - alla diffusione destabilizzante di criptovalute private, stablecoin comprese, in particolare di quelle denominate in dollari;
21) promuovere, in sede di Consiglio europeo, il riconoscimento formale del diritto alla casa come diritto fondamentale non negoziabile, sollecitando la Commissione e gli Stati membri ad adottare un quadro vincolante europeo sul diritto all'abitare, che includa obiettivi concreti di riduzione della povertà abitativa e dell'homelessness entro il 2030;
22) richiedere un piano europeo per l'edilizia pubblica e sociale, finanziato da strumenti comuni dell'UE e sottratto ai vincoli del Patto di stabilità e crescita, in modo da garantire investimenti stabili e duraturi nella costruzione, ristrutturazione e riconversione ecologica del patrimonio abitativo;
23) chiedere che le politiche abitative siano integrate con gli obiettivi ambientali e sociali europei, prevedendo che ogni intervento urbanistico o di costruzione rispetti criteri di sostenibilità, inclusione e rigenerazione urbana, con particolare attenzione ai territori colpiti da crisi climatiche o spopolamento; sostenere un piano europeo per il recupero e la riutilizzazione delle abitazioni vuote o sottoutilizzate, promuovendo meccanismi fiscali e normativi che disincentivino la detenzione speculativa di immobili e favoriscano la loro destinazione a uso sociale;
24) proporre la creazione di un registro europeo della trasparenza immobiliare, volto a contrastare riciclaggio, speculazione e concentrazione della proprietà da parte di grandi soggetti finanziari, e a promuovere politiche fiscali europee che penalizzino l'accumulo di immobili sfitti;
25) promuovere una nuova direttiva europea sugli affitti brevi e turistici, che armonizzi la disciplina a livello europeo garantendo agli enti locali gli strumenti necessari per regolamentare il fenomeno secondo le proprie esigenze territoriali, contrastando la riduzione dell'offerta abitativa residenziale e gli effetti distorsivi sull'equilibrio sociale dei centri urbani.
(6-00182) n. 4 (22 ottobre 2025)
V. testo 2
Il Senato della Repubblica,
premesso che:
1. il prossimo 23-24 ottobre 2025 si terrà il Consiglio europeo con all'ordine del giorno i seguenti temi: Ucraina; Medio Oriente; Difesa e sicurezza europee; Competitività e duplice transizione; Alloggi; Migrazione;
2. da quasi quattro anni continua la guerra di aggressione all'Ucraina e tutti i tentativi di giungere almeno a un cessate il fuoco si sono infranti contro la dichiarata e reiterata indisponibilità di Putin a porre fine agli attacchi senza ottenere quanto richiesto: il riconoscimento della sovranità russa non solo sui territori occupati, ma anche su quelli formalmente annessi, anche se ancora controllati dallo Stato ucraino, e la smilitarizzazione dell'Ucraina, cioè il suo abbandono alla mercé del Cremlino;
3. il fallimento del summit di Anchorage tra Trump e Putin è stato plasticamente dimostrato non solo dal rifiuto da parte russa di qualunque terreno di dialogo, che non comporti la sostanziale resa ucraina, ma anche dall'intensificarsi degli attacchi alla popolazione e alle infrastrutture civili di un Paese che sta coraggiosamente resistendo da anni all'ennesimo capitolo di una storia secolare di odio e imperialismo politico-culturale russo;
4. anche l'annunciato nuovo summit tra Trump e Putin, che avrebbe dovuto tenersi a Budapest entro pochi giorni, stando alle notizie delle ultime ore è stato annullato perché la Russia non accetta neppure di iniziare a negoziare un cessate il fuoco immediato lungo l'attuale linea del fronte;
5. la guerra in Ucraina continua a palesare in modo inequivocabile il contrasto apertosi nel fronte euro-atlantico, per l'indisponibilità degli Stati Uniti a una governance multilaterale delle crisi politiche, economiche e militari sul piano globale e per la corrispondente disponibilità ad assecondare soluzioni dei conflitti in corso, a partire da quello ucraino, negoziate in spregio ai principi fondamentali di diritto e libertà politica;
6. sta prendendo forma una posizione comune tra i principali Paesi europei (compresa l'Italia) e l'Ucraina sui contenuti inderogabili di un possibile negoziato con la Russia, per assicurare all'Ucraina effettive condizioni di sicurezza dopo il cessate il fuoco, la riparazione dei danni dì guerra, garantita dai fondi russi congelati nelle banche europee e una corsia veloce per l'adesione all'Unione europea;
7. non esiste alcuna possibilità di influire sul processo negoziale tra Russia e Ucraina, se non rafforzando le capacità militari ed economiche di difesa dell'Ucraina, come si è impegnata a fare una coalizione di Paesi europei, di fatto avviando in parallelo la costruzione di un pilastro europeo della NATO e il primo segmento di una politica di difesa comune;
8. la guerra all'Ucraina è una guerra all'UE e all'ordine politico europeo e la frontiera ucraina rappresenta oggi la vera frontiera di sicurezza europea; aiutare l'Ucraina a difendersi, significa aiutare l'Ucraina a difendere l'Europa da una minaccia che non è più eventuale, ma attuale e imminente, come dimostrano le ripetute violazioni dello spazio aereo europeo da parte russa;
9. va salutato con soddisfazione e sollievo l'accordo per il cessate il fuoco a Gaza e lo scambio tra gli ostaggi in mano ad Hamas e i detenuti palestinesi nelle carceri israeliane, che ha consentito di liberare prigionieri tenuti per quasi due anni in condizioni disumane, di alleggerire la tragedia umanitaria della Striscia e di prospettare una governance della transizione, affidata alla responsabilità di una coalizione internazionale imperniata, in primo luogo, sui principali Stati arabi, ma tuttora lontana anche da una prima e parziale attuazione;
10. il disarmo di Hamas e la sua esclusione da qualunque ruolo politico-militare per il futuro della Striscia si dimostra un obiettivo difficile e peraltro contraddetto dal sostanziale affidamento al gruppo islamista di compiti di "polizia temporanea", immediatamente esercitati per sanguinosi regolamenti di conti contro bande nemiche e per la ripresa del controllo sugli aiuti umanitari nelle zone non più controllate dall'IDF;
11. si impone la necessità e l'urgenza di implementare tutti i punti del piano per la gestione della transizione a Gaza e per creare, come recita l'accordo sottoscritto dal premier israeliano e dai principali leader arabi e dalla Turchia, "le condizioni per un percorso credibile verso l'autodeterminazione e la statualità palestinese";
12. dette condizioni presuppongono l'esclusione di qualunque rappresentanza palestinese che non riconosca e rispetti il diritto all'esistenza e alla sicurezza di Israele e la rinuncia da parte israeliana a qualunque prospettiva di ulteriore colonizzazione e annessione dei territori occupati della Cisgiordania e di Gaza;
13. la ripresa degli scontri tra Hamas e Israele sta mettendo a rischio la tregua concordata e impone di procedere con assoluta rapidità all'attuazione del piano;
14. l'instabilità internazionale e le esigenze di autonomia strategica dell'Europa rendono le politiche per la difesa un tema prioritario e inderogabile, che le istituzioni europee hanno tempestivamente riconosciuto e che tutti gli Stati membri devono affrontare con spirito cooperativo, nella consapevolezza che la difesa europea non può essere una somma di difese nazionali;
15. nel 2024 la spesa per la difesa dei 27 Stati membri dell'UE è stata di 343 miliardi di euro, con un aumento del 19 per cento rispetto al 2023. Nel 2025 si stima che raggiungerà i 381 milioni di euro, pari al 2,1 per cento del PIL dell'intera UE, aumentando di circa un terzo nel giro di due anni e raggiungendo un livello quasi triplo a quello della Russia; la dispersione di questa spesa in 27 bilanci nazionali impedisce la standardizzazione e l'interoperabilità dei sistemi militari ed è un fattore di inefficienza finanziaria e operativa;
16. il nuovo «Defence investment plan», adottato al vertice NATO dell'Aja il 25 giugno 2025, fissa l'obiettivo del 5 per cento del PIL per la difesa entro il 2035 (di cui 3,5 per cento per funzioni militari core e 1,5 per cento per funzioni connesse, quali ad esempio la protezione di infrastrutture critiche e la ricerca e l'innovazione nel settore);
17. questo significa per l'Italia un aumento della spesa per la difesa nel prossimo decennio di oltre 60 miliardi, che al momento non trova corrispondenza negli impegni del Governo, visto che il Documento programmatico di finanza pubblica e il Documento programmatico di bilancio 2026 prospettano un aumento dello 0,5 per cento del PIL nel prossimo triennio, rinviandone la deliberazione all'esercizio 2026;
18. l'incombente minaccia militare russa rende sempre più pressante l'esigenza di un coordinamento e di una integrazione delle politiche e degli investimenti in materia di difesa; il ricorso a strumenti finanziari europei - la clausola di salvaguardia del Patto di stabilità e la linea di credito del «SAFE» (Security action for Europe) - rappresenta per l'Italia l'unico modo per rendere i necessari incrementi di spesa fiscalmente sostenibili;
19. il Governo italiano riconosce l'importanza di ridurre l'inquinamento e promuovere un'economia a basse emissioni di CO2 attraverso l'innovazione sostenibile. Tuttavia, i fatti dimostrano che gli obiettivi fissati dalla precedente Commissione europea nei quadro del Green Deal si stanno rivelando, in larga parte, irrealizzabili nei tempi e nelle modalità di attuazione previste. L'attuale Commissione, infatti, negli ultimi mesi ha progressivamente rinviato o attenuato diversi target - dalle nuove regole sulle emissioni industriali alla revisione degli standard per i settori automobilistico e agricolo - alleviando il peso delle sanzioni ma, al contempo, generando incertezza nei mercati e sfiducia tra le imprese;
20. in assenza di una strategia chiara e coerente, e alla luce della complessa contingenza internazionale, segnata da un'aggressiva politica industriale statunitense e da un modello cinese dirigistico fortemente sussidiato, il rischio è che la duplice transizione - verde e digitale - si traduca soltanto in un onere insostenibile per le imprese europee, anziché in un vantaggio competitivo;
21. come ha ricordato Mario Draghi nella sua relazione sulla competitività europea, l'Unione si trova in una fase in cui il suo modello di crescita "sta svanendo" e gli obiettivi del Green Deal "si basano su presupposti che non valgono più". L'ex Presidente del Consiglio ha evidenziato come le politiche europee sull'auto elettrica e sulla transizione verde abbiano imposto costi elevati senza garantire adeguate infrastrutture e innovazione tecnologica, avvertendo che in assenza di un cambio di rotta l'Europa rischia di perdere competitività industriale e autonomia strategica. Dunque, appare evidente la necessità di un piano di investimenti comuni, finanziato anche attraverso debito europeo, per sostenere ricerca, tecnologia e manifattura nel percorso verso l'abbattimento delle emissioni inquinanti;
22. l'Unione europea si trova ad affrontare una crisi abitativa sempre più grave, segnata da un aumento medio dei prezzi delle abitazioni di oltre il 20 per cento nell'ultimo decennio, da un incremento dei costi di costruzione del 52 per cento tra il 2010 e il 2023 e da un calo di oltre il 20 per cento dei permessi edilizi negli ultimi cinque anni, con effetti diretti sulla disponibilità e sull'accessibilità degli alloggi. Tale situazione si sta trasformando in una crisi sociale e democratica, poiché un numero crescente di giovani, lavoratori a basso reddito e famiglie vulnerabili è di fatto escluso dal diritto a una casa dignitosa, con ripercussioni sulla mobilità sociale e sulla coesione territoriale;
23. parallelamente, il fenomeno dell'iperturismo e la crescente conversione di abitazioni residenziali in case vacanze e affitti brevi hanno ulteriormente ridotto la disponibilità di alloggi stabili, contribuendo a svuotare i centri storici, aumentare i canoni di locazione e snaturare l'identità sociale di molte città europee. Diverse amministrazioni locali, regionali e nazionali sono intervenute su tale fenomeno introducendo misure regolatorie e limiti alle locazioni turistiche brevi, evidenziando la necessità di una cornice comune a livello europeo che coordini e renda coerenti i diversi interventi;
24. in risposta a questa emergenza, la Commissione europea - su iniziativa del commissario per l'energia e le politiche abitative, Dan Jorgensen - ha annunciato di voler presentare un Piano europeo per le case accessibili con l'obiettivo di incrementare l'offerta di alloggi a prezzi sostenibili, promuovere la rigenerazione urbana e coniugare politiche abitative, efficienza energetica e sostenibilità ambientale;
25. secondo i dati preliminari di Frontex, gli attraversamenti irregolari alle frontiere esterne dell'Unione europea sono diminuiti del 22 per cento nei primi nove mesi del 2025, attestandosi a circa 133.400. Il calo più marcato si registra sulla rotta dell'Africa occidentale (-58 per cento) e su quella dei Balcani occidentali (-47 per cento), mentre il Mediterraneo centrale resta la via più trafficata, con circa il 40 per cento di tutti gli ingressi irregolari;
26. nonostante la riduzione complessiva, appare evidente che la variabilità degli scenari migratori comporti più una deviazione dei flussi verso nuove rotte che una loro effettiva risoluzione strutturale. Parallelamente, l'elevato costo in termini di vite umane non può lasciare indifferenti il Governo italiano e le istituzioni europee visto che lungo la rotta del Mediterraneo, secondo l'International organization for migration, si stima la morte di quasi 1.300 persone solo nel 2025. La necessità di affrontare il tema in modo sistemico emerge anche alla luce del possibile coinvolgimento russo nel quadro della guerra ibrida condotta contro l'Unione europea. Diversi studi e analisi accreditate segnalano infatti il rischio di una strumentalizzazione dei flussi migratori con finalità di destabilizzazione politica: rischio che l'insediamento russo in Libia rende quantomai grave e incombente;
27. lo studio "Weaponisation of migration: a powerful instrument in Russia's hybrid toolbox" della Hoover Institution (George Scutaru e Andrei Pavel) evidenzia come la Russia abbia incluso la migrazione tra gli strumenti della guerra ibrida; il documento "Weaponisation of migration by Russia and implications for EU affairs" del Parlamento europeo rileva che «attori statali esterni, tra cui la Federazione Russa e la Bielorussia, hanno deliberatamente strumentalizzato la migrazione irregolare verso i Paesi UE» lungo le rotte di confine orientale; il think tank Center for Strategic and International Studies (CSiS) sottolinea come Mosca utilizzi anche strumenti di sovversione non convenzionali, comprese operazioni con risvolti migratori,
impegna il Governo:
1. a riconoscere l'Ucraina come vera e propria frontiera della sicurezza europea e a difenderne, con ogni mezzo, la libertà e la sovranità entro i confini riconosciuti dal diritto internazionale;
2. a promuovere in sede europea il sostegno politico-militare alla resistenza dell'Ucraina all'aggressione russa, anche al fine di accrescerne la forza negoziale per un accordo di cessate il fuoco, le cui condizioni non possono essere imposte contro l'effettiva volontà del Governo e del popolo ucraino o estorte con forme di fiancheggiamento indiretto delle minacce russe, come da più di tre anni fa proprio il Governo del Paese, l'Ungheria, che avrebbe dovuto ospitare il prossimo summit tra Trump e Putin;
3. a favorire soluzioni negoziali che assicurino all'Ucraina, dopo l'eventuale cessate il fuoco, la sicurezza, la riparazione dei danni di guerra e la rapida e positiva conclusione del processo di adesione all'UE;
4. ad attenersi e a richiamare gli Stati membri dell'UE all'impegno contro la violazione degli obblighi connessi alle sanzioni imposte alla Russia e in particolare al monitoraggio e blocco delle riesportazioni in Russia di beni critici importati da Paesi terzi e a un efficace controllo della "flotta fantasma" utilizzata per aggirare le limitazioni al commercio del petrolio e gas russo;
5. a promuovere una reazione coordinata in sede europea alle azioni di guerra ibrida da parte della Federazione russa, relative al sistema informativo, ai processi elettorali e al funzionamento delle istituzioni democratiche, nonché alla compromissione dei servizi d'interesse pubblico e delle infrastrutture critiche;
6. a sostenere la rapida e piena implementazione dell'accordo su Gaza mediato dal Presidente degli Stati Uniti sia per quanto riguarda il disarmo di Hamas, l'istituzione di un Governo provvisorio di transizione e il dispiegamento della forza internazionale di stabilizzazione temporanea, sia per il riavvio di un processo verso la soluzione del conflitto israelo-palestinese, attraverso il principio dei "due popoli, due Stati";
7. a impegnarsi perché l'emergenza sanitaria e alimentare di Gaza sia affrontata in modo rapido e efficiente e il programma di ricostruzione e sviluppo della Striscia sia tempestivamente avviato;
8. a partecipare attivamente al percorso di costruzione di un sistema di difesa europeo, perseguendo gli obiettivi del Defence readiness roadmap 2030: rimediare alle carenze nelle capacità militari europee per rafforzare la deterrenza collettiva degli Stati membri; rafforzare l'industria europea della difesa, in termini di volumi di produzione, catene di fornitura e autonomia tecnologica; promuovere acquisti congiunti, per favorire l'interoperabilità tra le diverse forze di difesa nazionali;
9. a ottemperare agli impegni sul progressivo innalzamento della spesa per la difesa fino al 5 per cento del PIL entro il 2035 secondo quanto stabilito in sede NATO con il Defence investment plan;
10. a promuovere la definizione di un quadro regolatorio stabile e semplificato che accompagni la transizione ecologica con misure certe, sostenibili e coerenti con la realtà produttiva europea, prevedendo un sostegno economico mirato alla riconversione dei settori più esposti verso tecnologie a bassissime emissioni, nel rispetto del principio di neutralità tecnologica, in modo da trasformare la transizione verde in un motore di competitività e innovazione, e non in un fattore di penalizzazione per l'industria europea;
11. ad operare perché il Piano europeo per le case accessibili promosso dalla Commissione includa misure specifiche a sostegno degli studenti e dei giovani lavoratori, incentivi partenariati pubblico-privati per la realizzazione e il recupero di alloggi a prezzi sostenibili e introduca strumenti comuni di regolamentazione del mercato degli affitti brevi e delle case vacanze, al fine di contenere gli effetti dell'iperturismo, favorire la residenzialità stabile e garantire un accesso equo alla casa in tutta l'Unione europea;
12. a promuovere nelle politiche di controllo delle frontiere l'integrazione e l'interoperabilità dei sistemi informativi degli Stati membri, al fine di rafforzare la capacità comune di prevenire e contrastare minacce ibride, a partire dalle infiltrazioni o manipolazioni di origine russa.
(6-00182) n. 4 (testo 2) (22 ottobre 2025)
Approvata
Il Senato della Repubblica,
impegna il Governo:
1. a continuare a promuovere in sede europea il sostegno politico-militare alla resistenza dell'Ucraina all'aggressione russa, anche al fine di accrescerne la forza negoziale per un accordo di cessate il fuoco, le cui condizioni non possono essere imposte contro l'effettiva volontà del Governo e del popolo ucraino;
2. a promuovere soluzioni negoziali che favoriscano il processo di adesione dell'Ucraina all'Unione europea;
3. a continuare ad impegnarsi per il rispetto degli obblighi connessi alle sanzioni alla Russia e per un efficace contrasto alla flotta "fantasma" utilizzata per aggirare le limitazioni al commercio del petrolio e del gas russo;
4. a promuovere una reazione coordinata in sede europea alle minacce ibride e al pericolo che esse rappresentano per il funzionamento delle istituzioni democratiche nonché dei servizi di interesse pubblico e delle infrastrutture critiche;
5. a sostenere la rapida e piena implementazione dell'accordo su Gaza mediato dal Presidente degli Stati Uniti sia per quanto riguarda il disarmo di Hamas, l'istituzione di un Governo provvisorio di transizione e il dispiegamento della forza internazionale di stabilizzazione temporanea, sia per il riavvio di un processo verso la soluzione del conflitto israelo-palestinese, attraverso il principio dei "due popoli, due Stati";
6. a continuare ad impegnarsi affinché l'emergenza alimentare e sanitaria di Gaza sia affrontata in modo rapido ed efficiente ed affinché sia avviato il programma di ricostruzione e di sviluppo della Striscia ;
7. a ottemperare agli impegni sul progressivo innalzamento della spesa per la difesa e per la sicurezza fino al 5 per cento del PIL entro il 2035 secondo quanto stabilito in sede NATO con il Defence investment plan;
8. a promuovere la definizione di un quadro regolatorio stabile e semplificato che accompagni la transizione ecologica con misure certe, sostenibili e coerenti con la realtà produttiva europea, prevedendo un sostegno economico mirato alla riconversione dei settori più esposti verso tecnologie a bassissime emissioni, nel rispetto del principio di neutralità tecnologica, in modo da trasformare la transizione verde in un motore di competitività e innovazione, e non in un fattore di penalizzazione per l'industria europea.
(6-00183) n. 5 (22 ottobre 2025)
Patuanelli, Maiorino, Di Girolamo, Nave, Pirro, Naturale, Lorefice, Marton, Ettore Antonio Licheri, Aloisio, Bevilacqua, Bilotti, Castellone, Cataldi, Croatti, Damante, Barbara Floridia, Gaudiano, Guidolin, Sabrina Licheri, Lopreiato, Mazzella, Pirondini, Scarpinato, Sironi, Turco.
Preclusa
Il Senato,
nel prossimo Consiglio europeo del 23 e 24 ottobre 2025, dopo la riunione informale dello scorso 1° ottobre, i Capi di Stato e di Governo degli Stati membri saranno nuovamente chiamati a esaminare gli sviluppi della crisi internazionale in atto in Ucraina, il cui tema è strettamente collegato alla sicurezza e difesa europee, oltre a un cospicuo ordine del giorno che vede affrontare gli ultimi sviluppi della situazione del Medio Oriente, per poi focalizzarsi sui temi della migrazione, della competitività e della doppia transizione verde e digitale e per la prima volta i leader europei discuteranno il tema dell'housing, dell'emergenza abitativa nell'Unione,
premesso che:
lo scenario di guerra in Ucraina - che dura ormai da tre anni inoltrati - è destinato ad aggravarsi e il costo di vite umane a diventare ancora più drammatico perché le prospettive di una risoluzione diplomatica del conflitto sono ancora lontane, anzi sembrano essere diventate un miraggio nonostante i propositi dell'incontro di Ferragosto in Alaska tra il presidente degli Stati Uniti Donald Trump e Vladimir Putin;
sul fronte di guerra, il conflitto russo-ucraino ormai ha assunto da tempo le caratteristiche di una guerra di logoramento (non dissimile da ciò che accadde in Europa nella Prima guerra mondiale con trincee e mine e perdite di vite umane da entrambe le parti) ed è sempre più una guerra energetica con un sistematico attacco russo alle risorse energetiche ucraine: una strategia questa di colpire le fonti energetiche che si sta intensificando anche dal lato ucraino, che grazie al sempre maggiore perfezionamento nell'utilizzo dei droni, ha già colpito quasi il 50 per cento delle raffinerie russe e da ultimo ha distrutto uno dei più grandi depositi di petrolio in Crimea;
il recente incontro del presidente Trump con il Presidente Zelensky e il prossimo venturo con Vladimir Putin pongono l'Unione europea, ancora una volta, in una condizione di irrilevanza nello scacchiere geopolitico mondiale per la soluzione del conflitto ucraino. La sola e unica costante azione dell'Unione Europea è quella di continuare a fornire assistenza militare all'Ucraina senza nessun tipo di azione diplomatica. Una posizione da ultimo ribadita nella risoluzione approvata lo scorso 9 ottobre dal Parlamento europeo in cui si esortano tutti gli Stati membri a fornire immediatamente ulteriore assistenza militare e a impegnarsi nell'acquisizione congiunta di capacità supplementari per l'Ucraina, addirittura cancellando qualsiasi restrizione all'uso di sistemi d'arma a lungo raggio;
ritenuto che:
la notte tra l'8 e il 9 ottobre 2025 Israele e Hamas hanno accettato un primo accordo sul cessate il fuoco che ha permesso - seppur parzialmente - la ripresa dell'accesso degli aiuti umanitari verso la Striscia di Gaza, la liberazione dei 20 ostaggi ancora in vita avvenuta nella giornata del 13 ottobre 2025 e l'inizio del lento recupero degli ostaggi deceduti, tutto questo in cambio di quasi 2.000 prigionieri palestinesi. Contestualmente è avvenuto il parziale ritiro delle forze armate israeliane dalla Striscia di Gaza; nel vertice di Sharm el-Sheikh tenutosi lo stesso 13 ottobre 2025, è stato ufficializzato l'avvio della fase successiva. In un contesto di forte instabilità e dominato dalle logiche di potenza, i leader presenti in Egitto si sono impegnati a costruire un nuovo futuro di pace per il Medio Oriente, annunciando a tal fine una prima conferenza sulla ricostruzione prevista per il mese di novembre a Il Cairo;
il piano per Gaza è ancora lontano dal concretizzarsi in un vero processo di pace: alla luce del rinvio a future trattative sui nodi cruciali della ricostruzione e stabilizzazione della regione, la successiva "fase due" di attuazione della tregua si presenta fragile e non senza incognite. Tra i punti di maggiore criticità, l'effettivo riconoscimento dello Stato di Palestina, la presenza militare di una Forza di stabilizzazione internazionale, la smilitarizzazione di Hamas, la governance temporanea della Striscia, il silenzio sulla occupazione illegale dei coloni in Cisgiordania. Tra i punti da chiarire anche il ruolo che l'Unione europea, con i suoi Stati membri, ricoprirebbe nell'ambito di una prospettata partecipazione a una eventuale forza multinazionale per la stabilizzazione della Striscia di Gaza;
la debolezza manifestata dall'Unione europea sul piano geopolitico internazionale preoccupa anche in funzione dei futuri processi di stabilizzazione della pace e di ricostruzione che seguiranno alla tregua nei confronti della popolazione civile palestinese, mettendo in discussione la stessa credibilità dell'UE che in questi ultimi due anni ha assistito inerme al conflitto, limitandosi a lanciare appelli al rispetto del diritto internazionale e prospettando solo nelle ultime settimane sanzioni a Israele. Alla irrilevanza politica dell'Unione ha fatto da contraltare il contributo positivo dato dalla pubblica opinione mondiale, anche italiana, attraverso un'opera di pressione che ha concorso ad avviare concretamente il processo di pacificazione;
l'Unione europea è stata altrettanto silente nei confronti del trattamento riservato a centinaia di cittadini europei, quando nella notte tra il 1° e il 2 ottobre, la Marina militare israeliana ha intercettato e abbordato in acque internazionali le 42 imbarcazioni della Global Sumud Flotilla, una delle più grandi e ambiziose missioni umanitarie mai organizzate, pacifica e non violenta, con lo scopo di far giungere aiuti e medicinali alla popolazione martoriata della Striscia di Gaza. L'epilogo della missione della Flotilla è di una gravità assoluta in quanto gli attivisti hanno agito nel pieno rispetto del diritto internazionale e con un fine altamente umanitario - considerato il genocidio e la carestia in corso - e sono stati invece trattati alla stregua di pericolosi terroristi dal Governo israeliano;
ritenuto, inoltre, che:
la decisa svolta militarista e la corsa al riarmo dell'Europa, da ultimo certificata nella presentazione della roadmap UE per la difesa, risuona come una resa politica dell'Unione europea, incapace di esprimere una propria strategia, se non quella fondata su un'economia di guerra sterile e non incentrata sulla reale identificazione e valutazione delle minacce alla sicurezza dei singoli Stati membri: il piano di spesa da 6.800 miliardi entro il 2035 si baserà - come anticipato dal commissario UE Andrius Kubilius - principalmente sui bilanci nazionali, che stanzieranno risorse "100 volte maggiori" rispetto a quelle UE, per "centrare i target di capacità NATO;
sebbene dal nome del Piano europeo ribattezzato 'Readiness 2030' sia quindi scomparso il riferimento al riarmo, i contenuti dello stesso non sono cambiati. È di tutta evidenza infatti come l'impegno di spesa assunto dagli Stati membri per il riarmo, anche attraverso il debito contratto con il ricorso ai prestiti a valere sullo strumento Safe, si tradurrà in acquisti di armamenti principalmente dagli Stati Uniti, ad evidente vantaggio della bilancia commerciale americana e in palese antitesi con la finalità di costruire una difesa comune europea ad ulteriore conferma di una politica economica e militare europea di dipendenza nei confronti degli USA;
lontane da una prospettiva di pace per l'Europa appaiono, anche, le iniziative intraprese dalla Presidente della Commissione per rispondere alle continue violazioni nello spazio aereo degli Stati membri UE - a seguito delle quali sono state chieste consultazioni agli alleati NATO, ai sensi dell'articolo 4 del Trattato. Contro tale minaccia Ursula Von der Leyen ha prospettato, nell'ambito della roadmap sulla difesa, un "muro di droni", senza però chiarirne la funzionalità e i confini di utilizzo, ma confermando nuovamente ingenti spese per la militarizzazione dell'Europa valutate tra i 150 e i 250 miliardi di euro, come prevederebbe il progetto per l'acquisto di 20.000 velivoli richiesto da quei Paesi che si trovano in prossimità della Russia, quali Finlandia e Polonia;
è passato un anno dalla presentazione in pompa magna del Rapporto sul futuro della competitività dell'Unione europea di Mario Draghi, ma l'Unione europea si trova impantanata nelle sue scelte politiche e nei veti incrociati degli Stati membri che bloccano quelle che dovevano essere i volani dell'economia europea: la sfida della transizione verde e di quella digitale, strettamente connesse e fondamentali per raggiungere la neutralità climatica entro il 2050, quale obiettivo centrale del Green Deal europeo, nella direzione della sostenibilità;
lo stesso rafforzamento delle capacità difensive europee sembra mettere in secondo piano la protezione dell'ambiente, in particolare per quanto riguarda la realizzazione di infrastrutture di trasporto e l'Italia è l'esempio più eclatante di questa tendenza: il Governo ha introdotto delle deroghe alle norme ambientali per la costruzione del ponte sullo Stretto di Messina in quanto considerata un'infrastruttura dual-use;
nel nuovo QFP la protezione dell'ambiente compare nel pilastro "Competitività, prosperità e sicurezza" a cui sono destinati 590 miliardi, comprendendo una vasta gamma di priorità, tra cui la transizione verso un'economia pulita, la decarbonizzazione, la transizione digitale e la difesa: un mix di priorità economiche che ancora prima del nuovo settennato europeo sono già inconciliabili tra loro;
considerato che:
l'instabilità su diversi quadranti geopolitici è un elemento centrale che si inserisce nell'ormai strutturale questione della gestione europea dei flussi migratori dell'Unione europea che deve trovare da tempo il giusto equilibrio tra gestione dell'immigrazione irregolare, soprattutto via mare, e la sempre più crescente richiesta di manodopera per molti settori produttivi;
nonostante secondo l'ultimo bollettino di Frontex si sia assistito complessivamente nei primi otto mesi del 2025 a un calo del 21 per cento degli ingressi irregolari, l'Unione europea si avvia sempre più a una gestione dei flussi migratori secondo una logica securitaria di deterrenza e di rimpatrio e questa linea di azione è ben delineata, oltre che nel Patto sulla migrazione entrato in vigore l'11 giugno 2024 e pienamente applicabile dal giugno 2026, dal nuovo Quadro finanziario pluriennale: dei 26 miliardi di euro volti alla gestione dei flussi migratori, solamente 14 miliardi sono dedicati all'accoglienza e all'inclusione di migranti;
il piano finanziario prevede la distribuzione di 12 miliardi di euro a Frontex, l'Agenzia europea della guardia di frontiera e costiera, per permetterne l'espansione, l'aumento del personale, l'implementazione di nuove regole operative e l'intensificazione della propria presenza nelle zone maggiormente sottoposte al fenomeno migratorio; inoltre, il bilancio europeo si prefissa di attuare un sistema di condizionalità degli aiuti, alterando i sussidi finanziari ai Paesi terzi in base all'efficacia e alla consistenza della loro attività di contrasto alla migrazione irregolare, bloccando, se necessario, i finanziamenti ai Paesi che non contribuiscono alla lotta contro le partenze irregolari;
valutato, in ultimo, che:
per la prima volta i Capi di Stato e di Governo europei affronteranno il tema della crisi abitativa che ha assunto i connotati di una vera e propria emergenza in tutta l'Unione europea, a causa, in primo luogo, del rincaro degli alloggi e degli affitti nonché dell'offerta limitata. Per far fronte a tale emergenza, nel dicembre 2024 il Parlamento europeo ha istituito una Commissione parlamentare sulla crisi degli alloggi, una cui delegazione si è recata in Italia, a Milano e a Palermo, nel settembre 2025, per valutare gli approcci locali e regionali alla crisi abitativa nel nostro Paese e individuare soluzioni utili a livello europeo;
tale Commissione ha avviato l'esame della proposta di relazione sulla crisi degli alloggi nell'Unione europea, con l'obiettivo di proporre soluzioni per alloggi dignitosi, sostenibili e a prezzi accessibili. Nel documento emergono alcune cause strutturali della crisi abitativa, come gli oneri burocratici che gravano non solo sulle nuove costruzioni, ma anche sulla riconversione del patrimonio pubblico e la rigenerazione urbana di edifici in disuso, la scarsa tutela del diritto di proprietà e lo spesso inefficace contrasto alle occupazioni di abitazioni, il sempre più difficile accesso al credito e l'aumento esponenziale dei costi delle abitazioni a partire dal 2021;
dal gennaio 2025 è stata lanciata l'iniziativa europea dei cittadini "House Europe!" al fine di normare a livello europeo la rigenerazione urbana, pensando a un nuovo mondo dell'edilizia più equa e compatibile con la storia del territorio e dell'ambiente; lo scorso 30 settembre, inoltre, il Presidente del Consiglio europeo Antonio Costa ha ricevuto a Bruxelles i sindaci dell'Alleanza per gli alloggi, tra i quali il primo cittadino di Roma, Roberto Gualtieri, un incontro che segna un passaggio politico significativo in vista del Consiglio europeo;
Costa, già sindaco di Lisbona, ha voluto sottolineare l'urgenza e la dimensione europea di una crisi abitativa che non tocca un singolo Stato, ma è diventata un'emergenza europea: «Una cosa è certa, da Dublino ad Atene siamo confrontati a una crisi di alloggi che ha varie sfaccettature», una crisi che tocca tutte le classi sociali, i senza tetto, gli anziani con redditi più bassi, il ceto medio e i giovani; i sindaci delle capitali europee e il presidente Costa hanno convenuto sulla necessità di affrontare e lavorare su diversi fronti: il nodo degli aiuti di Stato, regolamentare gli affitti brevi, e soprattutto reperire soluzioni di finanziamento per contrastare il caro-affitti;
impegna, quindi, il Governo:
1) di fronte alle continue violazioni del diritto internazionale nei diversi scenari di guerra, in contrapposizione alle politiche di riarmo e alla potenza dei sovranismi, a ribadire l'eredità valoriale comune su cui è stata fondata l'Unione europea e i suoi Trattati istitutivi, affinché l'UE possa tornare ad essere protagonista politica nella promozione e costruzione di un ordine internazionale fondato sulla pace, sul dialogo, sul rispetto dei diritti umani, sulla giustizia sociale;
2) a sostenere un netto cambiamento nell'approccio dell'Unione europea e degli Stati membri alla risoluzione della crisi ucraina, per imprimere una concreta e reale svolta diplomatica per l'immediata cessazione delle operazioni belliche in territorio ucraino e sostenere ogni iniziativa negoziale utile a una tregua, nonché ad una totale de-escalation militare, coinvolgendo a tal fine anche le Nazioni Unite nell'ottica di un percorso di soluzione negoziale del conflitto, per il raggiungimento di una soluzione di pace e politica in linea con i principi del diritto internazionale;
3) a interrompere immediatamente la fornitura di materiali d'armamento alle autorità governative ucraine, implementando allo stesso tempo le misure di sostegno umanitario e gli aiuti alla popolazione civile e nel prossimo futuro a sostenere il processo di ricostruzione;
4) a relazionare, nelle opportune sedi parlamentari, i dettagli in merito alle spese fin qui sostenute per le cessioni di forniture militari, nonché illustrare la specifica della natura delle somme in entrata derivanti dai decreti interministeriali che definiscono l'elenco dei mezzi, dei materiali e degli equipaggiamenti militari oggetto di cessione all'Ucraina, riassegnate integralmente sui pertinenti capitoli dello stato di previsione del Ministero della difesa;
5) a riconoscere senza indugio la Palestina quale Stato democratico e sovrano entro i confini del 1967 e con Gerusalemme quale capitale condivisa, che conviva in pace, sicurezza e prosperità accanto allo Stato di Israele, con la piena assunzione del reciproco impegno a garantire ai cittadini di vivere in sicurezza al riparo da ogni violenza e da atti di terrorismo, al fine di preservare nell'ambito del rilancio del processo di pace la prospettiva dei «due popoli, due Stati»;
6) a proporre l'Unione europea quale istituzione garante dell'apertura permanente di corridoi umanitari - in particolare quello di Rafah - richiesti dalle organizzazioni umanitarie come Music for peace nelle scorse settimane, volti ad assicurare nella Striscia di Gaza la fornitura costante e continuativa di massicci aiuti umanitari su larga scala, per fornire la necessaria assistenza alla popolazione civile stremata;
7) a sostenere, in tutte le sedi internazionali e multilaterali, quale condizione essenziale per un reale processo di pace, ogni iniziativa volta a esigere l'immediata cessazione di ogni attività militare sul suolo di Gaza, la protezione della popolazione civile di Gaza e il diritto alla sua autodeterminazione, la fine dell'occupazione illegale dei territori in Cisgiordania, la liberazione dei prigionieri palestinesi illegittimamente detenuti, tra cui anche figure di spicco della storia politica palestinese che possano giocare un ruolo unificatore nel processo di pace, l'afflusso di aiuti umanitari continui, rapidi, sicuri e senza restrizioni all'interno della Striscia, il pieno e costante rispetto del diritto internazionale umanitario in ogni fase del processo di pacificazione;
8) a sostenere in sede europea l'adozione di sanzioni nei confronti del Governo israeliano per la sistematica violazione del diritto internazionale e del diritto internazionale umanitario e nei confronti dei coloni responsabili delle violenze in Cisgiordania, inclusa la sospensione dell'accordo di associazione EU-Israele, per le ripetute violazioni dell'articolo 2 del suddetto accordo da parte del Governo israeliano e la violazione delle fondamentali regole dello stato di diritto in atto, come denunciato dalle forze di opposizione israeliane;
9) a promuovere, a livello europeo, l'embargo totale di armi da e verso Israele, e sospendere qualsiasi forma di cooperazione militare, inclusa la fornitura, l'acquisto e il trasferimento di armamenti e tecnologie, anche per quelle a duplice uso, così come il divieto di carico, scarico, movimentazione e transito di materiale di armamenti e combustibili nei porti e negli aeroporti europei destinati ad Israele per i medesimi fini, con l'obiettivo di impedire che tali armi siano utilizzate per commettere gravi violazioni del diritto internazionale umanitario;
10) a farsi promotore, a livello europeo con gli altri Stati membri, della richiesta di riferire urgentemente, nelle opportune sedi istituzionali, in merito ai dettagli delle forniture di mezzi, materiali ed equipaggiamenti militari, incluso il trasferimento intracomunitario, autorizzate da parte dell'insieme degli Stati membri dell'Unione europea nei confronti dello Stato di Israele successivamente alla dichiarazione dello stato di guerra dell'8 ottobre 2023, per far luce su possibili violazioni degli obblighi internazionali e degli stessi Trattati dell'Unione in materia di esportazione di armamenti;
11) a sostenere altresì, anche attraverso l'istituzione di un comitato etico internazionale di garanzia, la necessità di un processo di pacificazione e ricostruzione che sia conforme alle radici, identità e ai bisogni dei palestinesi, onde evitare di creare forme di investimento speculativo che finirebbero per espropriare in modo subdolo la terra ai palestinesi;
12) a sostenere nelle opportune sedi internazionali che il Governo israeliano, in quanto potenza occupante, contribuisca sul piano economico-finanziario in termini risarcitori al pagamento dei danni nella Striscia di Gaza, in linea con il diritto internazionale;
13) a subordinare qualsiasi determinazione in merito ad una eventuale presenza militare, inclusa la partecipazione di contingenti italiani, a una futura forza di stabilizzazione nella Striscia di Gaza, nell'ambito di una missione internazionale di peacekeeping, sotto l'egida delle Nazioni Unite, nonché ad un preliminare confronto ed esame parlamentare, con la finalità di realizzare un processo di pacificazione;
14) ad intraprendere urgentemente, in sinergia con le istituzioni europee e internazionali, iniziative politiche, giuridiche e diplomatiche nei confronti di Israele al fine di far luce sui profili anche penali del sequestro della Global Sumud Flotilla, e garantire il pieno e doveroso rispetto del diritto internazionale affinché future circostanze come quelle che hanno interessato gli equipaggi della Flotilla non si ripetano, al fine di tutelare pienamente la dignità dei cittadini europei impegnati in operazioni umanitarie;
15) a sostenere, in tutti i consessi europei ed internazionali, la legittimità della Corte penale internazionale a dare piena attuazione ai suoi mandati di arresto, in linea con la normativa italiana di adeguamento allo Statuto di Roma e in virtù del previsto obbligo di cooperazione da parte degli Stati membri;
16) a manifestare, in tutte le sedi istituzionali, nazionali, europee ed internazionali, la ferma contrarietà del Governo italiano al piano di riarmo europeo, ribattezzato «Readiness 2030»;
17) a sostituire integralmente il piano di riarmo europeo e l'annunciata roadmap UE per la difesa con un piano di rilancio e sostegno agli investimenti che promuova la competitività, gli obiettivi a lungo termine e le priorità politiche dell'Unione europea quali: spesa sanitaria, sostegno alle filiere produttive e industriali, incentivi all'occupazione, istruzione, investimenti green e beni pubblici europei, per rendere l'economia dell'Unione più equa, competitiva, sicura e sostenibile;
18) a censurare altresì, nelle medesime sedi, l'adozione di strumenti volti al prospettato aumento esponenziale della spesa per la sicurezza e la difesa dell'Europa, declinata esclusivamente nel senso di un rafforzamento della capacità militare, intraprendendo - in netta contrapposizione con l'assetto attuale dei sistemi di difesa frammentati degli Stati membri che comporta una dispersione e una duplicazione di risorse e mezzi - le opportune iniziative nelle sedi unionali volte a sostenere un progetto di difesa comune europea, ispirata ai principi di razionalizzazione ed efficientamento della spesa militare, al fine di garantire il rafforzamento dell'autonomia strategica dell'Unione;
19) ad escludere la possibilità di utilizzare i fondi del Dispositivo per la ripresa e la resilienza (RRF), così come i fondi di coesione, a favore del riarmo e nuove spese militari e a manifestare in tutte le sedi decisionali la ferma contrarietà del Governo italiano in relazione alla possibilità per gli altri Paesi membri dell'Unione europea di ricorrere all'utilizzo distorto di tali risorse destinate a rinforzare il modello sociale europeo, in netta antitesi con le finalità proprie del Next generation UE;
20) a farsi promotore, in sede unionale, delle opportune iniziative, anche normative, affinché i fondi del nuovo Quadro finanziario pluriennale a sostegno della competitività dell'industria europea siano strutturati con un modello di finanziamento basato sull'emissione di debito comune da parte dell'Unione, al fine di supportare nella ripresa e nella transizione ecologica le imprese e le aree maggiormente in difficoltà, quale misura strategica e temporanea finalizzata a rilanciare l'industria europea e i relativi livelli occupazionali, in un contesto sempre più competitivo, a tutela del modello economico-sociale dell'UE nonché a garanzia della competitività europea e della transizione tecnologica e digitale, in un'ottica di sviluppo sostenibile, in luogo dei fondi destinati al riarmo;
21) a esprimere, nelle opportune sedi istituzionali, nazionali ed europee, nell'ambito dei negoziati in corso per la definizione del prossimo Quadro finanziario pluriennale dell'Unione europea 2028-2034, la ferma contrarietà alle ipotesi di riduzione dei fondi destinati alla PAC, così come la sua integrazione in un fondo unico, sostenendo, di contro, la necessità di un bilancio più consistente e specifico, che non venga integrato con altri settori di finanziamento o inserito in un quadro finanziario utilizzato anche per scopi diversi dall'agricoltura, in modo da preservare la sua integrità e la sua uniformità;
22) in tema di migrazione, a sostenere una gestione più stabile e solidale dei flussi migratori europei che eviti di penalizzare, a causa del mancato superamento del principio del Paese di primo approdo, gli Stati membri con frontiere marittime, che devono essere considerate frontiere europee, in modo da prevenire situazioni di estrema criticità, infrastrutturale, sociale e umanitaria promuovendo, nelle opportune sedi europee, una nuova missione europea di ricerca e salvataggio nel Mediterraneo centrale, sul modello dell'operazione Mare nostrum, nonché meccanismi automatici più efficaci e stringenti ai fini del rispetto da parte degli Stati membri degli obblighi di ricollocamento dei migranti, a tal fine anche individuando specifiche sanzioni, al di là di quelle già previste dal diritto europeo per la mancata applicazione della legislazione UE;
23) a contrastare l'immigrazione irregolare sostenendo il modello dei corridoi umanitari sicuri e strutturati, attraverso la piena attuazione del nuovo Regolamento europeo (UE) 2024/1350 e la cooperazione con l'UNHCR e l'OIM, quale strategia primaria dell'azione di gestione dei flussi migratori da parte dell'Unione europea per l'arrivo in territorio unionale così da intercettare, anche in via preventiva, i grandi flussi migratori, soprattutto quelli legati alle aree di conflitto, e garantire altresì l'assistenza umanitaria necessaria, il rispetto dei diritti umani dei migranti nonché implementare i canali di ingresso legali nell'Unione europea attraverso una progressiva programmazione di flussi di ingresso di lavoratori a livello europeo nei settori con maggiore richiesta di manodopera;
24) ai fini di una effettiva gestione e buon governo dei flussi migratori, onde coglierne le opportunità utili e strategiche ai fini di crescita del nostro Paese, a garantire, come sopra richiamato, l'espansione di percorsi sicuri e legali per i richiedenti asilo unitamente, per la migrazione regolare, al rafforzamento dei programmi di formazione professionale e linguistica nei Paesi di origine o di transito in condizioni di sicurezza, così come la massima trasparenza e conoscibilità nell'impiego di risorse pubbliche, di derivazione nazionale ed europea, e nella valutazione della loro efficacia;
25) a sostenere, nelle opportune sedi, anche unionali con particolare riferimento alla definizione del prossimo quadro finanziario pluriennale e dei fondi di coesione, in luogo dei finanziamenti per la difesa, la necessità di adeguati stanziamenti e misure di sostegno per fronteggiare il grave e diffuso disagio abitativo - che riguarda da vicino l'Unione nel suo complesso - l'aumento dei tassi di interesse sui mutui in favore di coloro che versano in situazione di obiettiva difficoltà, nonché a incrementare l'offerta di alloggi a canone di locazione sociale mediante interventi di recupero e riqualificazione del patrimonio esistente nell'ambito di una adeguata programmazione pluriennale dedicata a progetti abitativi, con l'obiettivo di trovare soluzioni per case dignitose, sostenibili e accessibili in tutta Europa;
26) a promuovere a livello europeo iniziative per una più efficace regolazione degli affitti brevi, sostenendo a tal fine, anche in ottica di tutela della concorrenza e di contrasto all'evasione fiscale, maggiori controlli sulle imposizioni fiscali nei confronti delle piattaforme digitali nel rispetto del principio della territorialità, nonché l'introduzione di una normativa unionale che disciplini i criteri per l'apertura di nuove attività ricettive che rechi una disciplina uniforme in tutta l'Unione europea relativamente alle condizioni per i cambi di destinazione d'uso, al fine di conciliare le specificità dei territori con le esigenze abitative, la valorizzazione turistica ed economica e la tutela delle attività commerciali e artigiane.
(6-00184) n. 6 (22 ottobre 2025)
Paita, Renzi, Enrico Borghi, Musolino, Scalfarotto, Fregolent, Furlan, Sbrollini.
Preclusa
Il Senato,
premesso che:
nel perdurare del conflitto russo-ucraino, unitamente alle gravi crisi che hanno colpito il Medio-Oriente e alla prospettiva dell'inasprimento di una guerra commerciale globale (cui fa eco l'aumento delle tensioni geopolitiche), l'Unione europea non si è dimostrata in alcun modo all'altezza dell'importante momento storico che stiamo vivendo, non riuscendo ad incidere in maniera reale e concreta sul corso degli eventi: tale deficit è evidentemente causato dalla mancanza di una politica estera comune, la quale sta rendendo la diplomazia europea del tutto disorganica e priva di un indirizzo unitario in grado di essere credibile e decisivo con gli interlocutori internazionali;
le difficoltà europee nell'incidere sui dossier internazionali sono causate dall'attuale meccanismo, dettato dai Trattati, che regola la politica estera dell'Unione europea, vincolata dal principio dell'unanimità - a discapito del principio maggioritario - che sta ostacolando la riuscita di un'azione diplomatica europea unitaria. Il Governo, nelle sedi opportune, è chiamato a promuovere la realizzazione di un'Unione europea che superi il meccanismo dell'unanimità in favore del principio maggioritario per garantire il funzionamento istituzionale europeo secondo il modello degli Stati Uniti d'Europa, con l'elezione diretta del Presidente della Commissione europea e il rafforzamento delle prerogative del Parlamento europeo;
l'Unione europea è chiamata a rafforzare il supporto economico, politico, umanitario e diplomatico a Kiev, confermando, inoltre, il supporto logistico e di approvvigionamento all'esercito ucraino: tale missione deve essere necessariamente supportata altresì dalla nomina di un inviato speciale per la pace, al fine di ripristinare la stabilità e la sicurezza della regione e del continente europeo;
lo scorso 4 marzo, la Commissione europea ha predisposto il piano "ReArm Europe", con l'obiettivo di implementare la produzione di armamenti dei singoli Stati membri: tale proposta nasce come conseguenza del più volte annunciato disimpegno economico, militare e logistico dell'attuale amministrazione americana rispetto all'Organizzazione del Trattato dell'Atlantico del Nord (NATO);
data la grave situazione bellica che si sta compiendo alle porte dell'Europa da più di tre anni e mezzo, con l'aumento esponenziale delle tensioni nei Paesi confinanti con la Federazione Russa, l'Unione europea è chiamata a rafforzare il proprio sistema difensivo attraverso politiche comuni;
appare ineludibile, in questo processo, la creazione di una difesa comune europea - sul solco degli Accordi per la Comunità europea di difesa, firmati a Parigi il 27 maggio 1952 - e in parallelo di un mercato unico della difesa, con l'obiettivo di razionalizzare le spese militari dei singoli Stati attraverso il coordinamento delle spese degli Stati membri e di evitare che vi sia una duplicazione nei processi produttivi: la creazione di una difesa comune europea, infatti, non può scindersi dalla cooperazione degli Stati membri in materia di ricerca, sviluppo tecnologico, anche nel settore civile, e di condivisione dei risultati raggiunti nel settore industriale di difesa, affinché, in prospettiva, si realizzi una sinergia industriale europea volta a favorire un corretto ed efficace sviluppo del settore;
l'attacco terroristico di Hamas del 7 ottobre 2023 allo Stato di Israele ha gettato al macero anni di relazioni diplomatiche nell'intera regione mediorientale, dando avvio a un conflitto di vasta scala che, secondo le autorità sanitarie, ha prodotto fino a settembre 2025 oltre 65.419 morti e 167.160 feriti tra combattenti e civili nel territorio palestinese di Gaza e un collasso pressoché totale delle infrastrutture civili;
su iniziativa degli Stati Uniti d'America, il 9 ottobre scorso, a Sharm El Sheikh, è stato siglato l'accordo tra i mediatori di Israele e di Hamas per la pace all'interno della Striscia di Gaza, mediato altresì dall'azione diplomatica del Qatar, della Turchia e dell'Egitto: l'accordo prende le mosse dal piano Blair, Kushner, Trump per il ritiro dell'esercito israeliano, la liberazione degli ostaggi ancora in mano ad Hamas e l'istituzione di una Gaza international transitional authority (GITA), un'autorità indipendente transitoria, sotto supervisione internazionale e con il diretto coinvolgimento dei Paesi arabi e della Lega Araba, incaricata di amministrare Gaza nella fase immediatamente successiva alla cessazione delle ostilità, di disarmare Hamas, ristabilire l'ordine civile, garantire il rispetto dei diritti fondamentali della popolazione e avviare un piano di ricostruzione pluriennale finanziato dal mondo arabo e dalla comunità internazionale.
a seguito del suddetto accordo, siglato dopo 738 giorni di conflitto, il 13 ottobre scorso Hamas ha liberato 20 ostaggi israeliani ancora in vita, mentre Israele ha rilasciato 250 palestinesi detenuti per "ragioni di sicurezza" e 1700 persone arrestate e Gaza dall'inizio della guerra: inoltre sono stati recapitati i primi carichi di aiuti umanitari all'interno dello Striscia di Gaza, con l'invio di 600 camion - come stabilito dall'accordo - attraverso il valico di Rafah;
nei giorni successivi, tuttavia, si sono segnalate diverse violazioni dell'accordo che rischiano di compromettere il percorso di pace nel Medio-Oriente e per la ricostruzione della Striscia di Gaza: in questo delicato frangente, l'Unione europea, tramite una serie di azioni diplomatiche, è chiamata ad attivarsi affinché l'accordo siglato il 9 ottobre scorso sia rispettato nella sua interezza e possa rappresentare un primo passo cruciale verso la stabilizzazione della regione, con la definitiva cessazione delle ostilità, il disarmo di Hamas e il rispetto dei diritti umani della popolazione palestinese;
l'Unione europea deve supportare, tramite qualsiasi azione necessaria, il rispetto della prima parte dell'accordo di pace siglato il 9 ottobre scorso - quindi il definitivo cessate fuoco, il rilascio dei corpi degli ostaggi e l'ingresso stabile degli aiuti umanitari - propedeutico all'inveramento della seconda fase, ossia la ricostruzione civile, governativa e finanziaria della Striscia di Gaza, come stabilito dal citato piano promosso da Tony Blair, Donald Trump e Jared Kushner;
l'impianto della GITA risulta il passaggio essenziale verso la soluzione dei due Stati e rappresenta un punto di equilibrio efficace e garantirebbe prospettive, sicurezza e prosperità sia alla popolazione palestinese sia a quella israeliana, normalizzando i rapporti infrastatuali nell'intera area mediorientale;
in materia di competitività, restano di estrema attualità e urgenza le parole pronunciate nei mesi scorsi dall'ex presidente del Consiglio italiano, Mario Draghi, davanti al Parlamento europeo, denunciando una scarsa cooperazione che sta comportando l'allontanamento dall'obiettivo dell'integrazione europea e atteggiamenti isolazionistici e sovranisti lontani dai valori fondamentali sui quali si è basata la creazione dell'Unione stessa: risulta evidente come la mancata creazione di un debito comune europeo, di un mercato unico e una unione dei mercati di capitali - ostacolata dagli atteggiamenti sovranisti anche del Governo italiano - stia causando un rallentamento nella crescita industriale, tecnologica e di sviluppo dell'intero continente europeo:
solo tramite l'integrazione europea in materia economica, l'Unione potrebbe definitivamente diventare un soggetto industriale competitivo e affidabile, diventando attrattiva agli occhi dei mercati esteri e degli interlocutori internazionali: di riverbero, i singoli Stati membri sarebbe soggetti a una seria crescita economica, con benefici tangibili per tutti i cittadini europei;
per ottenere tali risultati è necessario che il Governo, nelle sedi europee opportune, chieda l'attivazione di misure volte ad attuare il cosiddetto rapporto Draghi, intitolato "Il futuro della competitività europea", presentato il 9 settembre 2024: nel rapporto si evidenzia come l'Europa nei prossimi anni dovrà affrontare sfide esistenziali per il proprio sviluppo socio-economico, evidenziando altresì come la causa del rallentamento della crescita economica dell'Unione sia da individuare nella bassa produttività, rappresentando infine una serie di proposte di politiche comuni - come l'emissione di debito pubblico europeo e la realizzazione di una politica industriale comune - che gli Stati membri dovrebbero attuare per recuperare il gap di competitività rispetto ai principali partner e competitor internazionali;
gli Stati membri sono evidentemente chiamati a dare nuovo impulso alle politiche di integrazione europea in materia industriale, definendo una politica comune volta a migliorare la competitività e la produttività delle aziende europee, come indicato dal suddetto rapporto;
la già scarsa competitività europea rischia di essere ulteriormente compromessa dall'entrata in vigore dei dazi americani promossi dall'amministrazione Trump. Nei giorni scorsi, lo stesso presidente Trump, sui suoi canali social, ha condiviso un video in cui sostiene la tesi secondo la quale la Presidente del Consiglio dei ministri intenderebbe uscire dai negoziati promossi dall'Unione europea sui dazi statunitensi e che intenderebbe ridurre l'impegno italiano in Ucraina, un tema sul quale urge un'immediata smentita: il Governo è tenuto a mantenere l'Italia, quale Paese fondatore, saldamente su una traiettoria europea e condivisa, mantenendo l'impegno in Ucraina in raccordo con i partner europei e sostenendo una strategia comune europea in risposta ai dazi introdotti dalla amministrazione statunitense, abbandonando qualsiasi velleità di iniziativa unilaterale, come invece sostenuto e incoraggiato dal presidente Trump;
il tema della duplice transizione (ossia quella digitale ed ecologica) risulta essere di estrema attualità per le imprese, alle prese con l'adozione di misure concrete e tangibili volte a rispettare le indicazioni europee;
seria attenzione, in particolare, deve essere riposta sulle modalità, tempistiche e sulle conseguenze negative che l'applicazione di alcune politiche economiche europee in materia ambientale (come il cosiddetto Green-Deal) sta causando alla competitività delle imprese. Risulta evidente come esse siano dettate da una ambientalismo ideologico che non tiene in considerazione le implicazioni finanziarie e sociali: in sede europea, il Governo è chiamato a impegnarsi affinché si affermi una politica europea in materia ambientale giusta ed equa, evitando di compromettere la produttività delle imprese nonché di mettere a rischio milioni di posti di lavoro;
servono politiche europee che tengano conto delle esigenze e dei tempi dell'industria e che rifuggano da approcci fondati su presupposti ideologici: il Governo è chiamato a favorire una strategia che metta a sistema le esigenze strategiche europee e i bisogni della popolazione, garantendo competitività e autonomia strategica all'Unione europea, con l'obiettivo, inoltre, di non favorire il cosiddetto dumping economico e sociale portato avanti dagli altri attori globali;
in materia di migrazione, la Commissione europea si sta rendendo protagonista di un'azione esterna volta al rafforzamento dei controlli alle frontiere esterne dell'UE e una maggiore cooperazione con i Paesi terzi di origine e con i Paesi di transito, senza, tuttavia, porre seria attenzione alla gestione del fenomeno migratorio che grava in maggior misura all'interno degli Stati membri di prima accoglienza;
i temi dei salvataggi in mare delle persone migranti, dell'accoglienza, dei controlli e delle successive politiche di integrazione devono essere affrontati tramite politiche europee comuni tra tutti gli Stati membri, con l'obiettivo di affievolire le notevoli differenze delle politiche migratorie dei diversi Stati membri, sia in riferimento alla prima accoglienza che alla successiva gestione del fenomeno,
in sede europea, il Governo è chiamato a richiedere l'adozione un sistema di gestione dei flussi migratori coordinato e condiviso tra tutti gli Stati membri, il quale deve mettere al centro l'azione di salvataggio dei migranti in mare e non aggravi in modo preponderante i Paesi di prima accoglienza;
la crisi abitativa risulta essere un fenomeno ormai trasversale tra gli Stati membri, assumendo i connotati di una vera e propria emergenza sociale più che tangibile: tra il 2015 e il 2024 i prezzi delle abitazioni nell'UE sono aumentati in media del 53 per cento, senza, tuttavia, un adeguato aumento dei redditi, mentre secondo Eurostat i costi abitativi nell'UE hanno superato il 40 per cento del reddito disponibile per il 9,8 per cento delle famiglie che vivono in città e per il 6,3 per cento di quelle nelle aree rurali;
senza una casa accessibile e dignitosa, per i cittadini europei, soprattutto per i giovani, risulta impossibile affrontare il futuro con serenità e con una prospettiva ottimistica, costretti a compiere costanti sacrifici economici per poter accedere all'affitto o all'acquisto dell' abitazione;
il Governo, in sede europea, deve favorire l'adozione di politiche finalizzate ad agevolare l'emancipazione e l'indipendenza abitativa giovanile e delle studentesse e degli studenti universitari: in concreto, servono politiche economiche europee finalizzate a predisporre risorse economiche comuni per gli Stati membri con l'obiettivo di favorire l'acquisto della prima casa per le persone che non abbiano ancora compiuto quarant'anni, nonché volte a consentire un accesso abitativo economico e sostenibile per gli studenti e alle studentesse universitarie,
si impegna il Governo:
1) a confermare e garantire all'Ucraina ogni supporto politico, difensivo, economico, umanitario, diplomatico, anche attraverso la nomina di un inviato speciale per la pace, al fine di ripristinare la stabilità e la sicurezza della regione e del continente, rafforzando il percorso di allargamento dell'Unione europea;
2) a rafforzare il supporto economico, politico, umanitario e diplomatico a Kiev, confermando, inoltre, il supporto logistico e di approvvigionamenti all'esercito ucraino:
3) a promuovere in sede europea le necessarie modifiche ai Trattati al fine di superare il diritto di veto in materia di politica estera, così da consentire all'Unione europea di affrontare in maniera unitaria e coordinata le sfide globali e il nuovo scenario internazionale;
4) a promuovere la realizzazione di un'Unione europea che superi il meccanismo dell'unanimità in favore del principio maggioritario per garantire il funzionamento istituzionale europeo secondo il modello degli Stati Uniti d'Europa, con l'elezione diretta del Presidente della Commissione europea e il rafforzamento delle prerogative del Parlamento europeo;
5) a definire, in sede europea, una strategia europea volta al rafforzamento delle capacità militari dell'Unione europea in un'ottica integrata e di coordinamento e, al contempo, sostenendo il processo di convergenza delle politiche estere degli Stati membri, secondo il metodo previsto dai Trattati della cooperazione rafforzata;
6) ad avviare l'iter parlamentare volto alla ratifica e l'esecuzione degli accordi per la Comunità europea di difesa, firmati a Parigi il 27 maggio 1952, al fine di avviare quanto prima il percorso di costituzione dell'esercito unico europeo quale elemento indispensabile per la definizione di una strategia europea nello scenario globale;
7) a favorire in sede europea azioni diplomatiche finalizzate a richiedere il rispetto dell'accordo di pace tra Hamas e Israele, siglato il 9 ottobre scorso, sia per quanto riguarda la prima fase, ossia il definitivo cessate fuoco, il rilascio dei corpi degli ostaggi e l'ingresso stabile degli aiuti umanitari, che della seconda fase, ossia la ricostruzione civile, governativa e finanziaria della Striscia di Gaza, come promosso dal piano avanzato da Tony Blair, Donald Trump e Jared Kushner;
8) a riconoscere la centralità di una risposta condivisa a livello europeo che porti all'elaborazione di una strategia comune europea in risposta ai dazi introdotti dalla nuova amministrazione statunitense, abbandonando qualsiasi velleità di iniziativa unilaterale come invece sostenuto e incoraggiato dal contenuto social pubblicato dal presidente Trump;
9) a favorire politiche ambientali europee che non compromettano la competitività dell'Unione europea, che favoriscano una transizione ecologica giusta ed equa, che non pregiudichi milioni di lavoratori e che non favorisca il dumping economico e sociale portato avanti dagli altri attori globali;
10) a garantire politiche ambientali che tengano conto delle esigenze e dei tempi dell'industria, che metta a sistema le esigenze strategiche europee e i bisogni della popolazione, garantendo competitività e autonomia strategica all'Unione europea, rifugiando da un approccio ideologico;
11) a promuovere l'adozione di un sistema di gestione dei flussi migratori europei coordinato e condiviso tra tutti gli Stati membri, il quale deve mettere al centro l'azione di salvataggio dei migranti in mare e non aggravi in modo preponderante i Paesi di prima accoglienza.
12) a favorire l'adozione di politiche europee comuni finalizzate ad agevolare l'emancipazione e l'indipendenza abitativa giovanile e delle studentesse e degli studenti universitari, tramite la predisposizione di risorse economiche finalizzate a favorire l'acquisto della prima casa per le persone che non abbiano ancora compiuto quarant'anni, nonché volte a consentire un accesso abitativo economico e sostenibile per gli studenti e alle studentesse universitarie.
________________
N.B. Le proposte di risoluzione si intendono precluse per le parti non assorbite.
DISEGNO DI LEGGE NEL TESTO PROPOSTO DALLA COMMISSIONE
Legge annuale sulle piccole e medie imprese (1484)
Capo I
MISURE PER L'AGGREGAZIONE DELLE IMPRESE MINORI E PER IL TRASFERIMENTO GENERAZIONALE DELLE COMPETENZE
ARTICOLO 1 NEL TESTO PROPOSTO DALLA COMMISSIONE
Art. 1.
Approvato
(Agevolazioni fiscali per le reti di imprese)
1. A decorrere dal periodo d'imposta in corso al 31 dicembre 2026 e fino a quello in corso al 31 dicembre 2028, una quota degli utili dell'esercizio destinati, dalle imprese che sottoscrivono un contratto di rete o vi aderiscono ai sensi dell'articolo 3, commi 4-ter e seguenti, del decreto-legge 10 febbraio 2009, n. 5, convertito, con modificazioni, dalla legge 9 aprile 2009, n. 33, al fondo patrimoniale comune o al patrimonio destinato all'affare per realizzare entro l'esercizio successivo gli investimenti previsti dal programma comune di rete, preventivamente asseverato da organismi espressione dell'associazionismo imprenditoriale muniti dei requisiti previsti dal decreto di cui al comma 3 del presente articolo, ovvero, in via sussidiaria, da organismi pubblici individuati con il medesimo decreto, se accantonati ad apposita riserva, non concorre alla formazione del reddito nell'esercizio relativo al periodo d'imposta cui si riferiscono gli utili, a condizione che, negli esercizi successivi, la riserva non sia utilizzata per scopi diversi dalla copertura di perdite di esercizio ovvero nel caso in cui venga meno l'adesione al contratto di rete. L'Agenzia delle entrate, nell'ambito dell'ordinaria attività di controllo, avvalendosi dei poteri di cui al titolo IV del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 600, anche in collaborazione con gli organismi di asseverazione, vigila sui contratti di rete e sulla realizzazione degli investimenti che hanno dato accesso all'agevolazione, revocando i benefici indebitamente fruiti. L'importo che non concorre alla formazione del reddito d'impresa non può, comunque, superare il limite di 1.000.000 di euro annui. Gli utili destinati al fondo patrimoniale comune o al patrimonio destinato all'affare trovano espressione in bilancio in una corrispondente riserva, di cui è data informazione in una nota integrativa, e sono vincolati alla realizzazione degli investimenti previsti dal programma comune di rete.
2. L'agevolazione di cui al comma 1 non si applica qualora la rete di imprese acquisti soggettività giuridica e può essere fruita, nel limite complessivo di 15 milioni di euro per ciascuno degli anni dal 2027 al 2029, esclusivamente in sede di versamento del saldo delle imposte sui redditi dovute dalle imprese aderenti al contratto di rete per il periodo d'imposta relativo all'esercizio cui si riferiscono gli utili destinati al fondo patrimoniale comune o al patrimonio destinato all'affare. Per il periodo di imposta successivo l'acconto delle imposte dirette è calcolato assumendo come imposta del periodo precedente quella che si sarebbe applicata in assenza delle disposizioni di cui al comma 1.
3. Con decreto del Ministro delle imprese e del made in Italy, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze, sentita l'Agenzia delle entrate, da adottare entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, sono stabiliti i criteri e le modalità di attuazione dell'agevolazione di cui al comma 1, anche al fine di assicurare il rispetto del limite complessivo previsto dal comma 2.
4. Agli oneri derivanti dall'attuazione dal presente articolo, nel limite di 15 milioni di euro per ciascuno degli anni dal 2027 al 2029, si provvede mediante corrispondente riduzione delle proiezioni dello stanziamento del fondo speciale di parte corrente iscritto, ai fini del bilancio triennale 2025-2027, nell'ambito del programma « Fondi di riserva e speciali » della missione « Fondi da ripartire » dello stato di previsione del Ministero dell'economia e delle finanze per l'anno 2025, allo scopo parzialmente utilizzando l'accantonamento relativo al Ministero delle imprese e del made in Italy.
EMENDAMENTI E ORDINE DEL GIORNO
01.1
Sabrina Licheri, Bevilacqua, Naturale
Respinto
All'articolo, premettere il seguente:
«Art. 01.
(Tavolo tecnico per il monitoraggio dell'impatto dei dazi sulle PMI)
1. È istituito, senza nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica, presso il Ministero delle imprese e del made in Italy, un tavolo tecnico composto da rappresentanti del Ministero delle imprese e del made in Italy, del Ministero dell'economia e delle finanze e del Ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale, nonché dai rappresentati delle associazioni di categoria maggiormente rappresentative delle piccole e medie imprese. Il tavolo tecnico è diretto ed effettuare il monitoraggio dell'impatto sulle piccole e medie imprese dell'introduzione di barriere doganali e dell'eventuale incremento delle imposte applicate sulle merci esportate, nonché dei conseguenti effetti distorsivi sul commercio internazionale, per l'individuazione di politiche e misure di contenimento degli effetti negativi sul tessuto produttivo del paese. Le amministrazioni competenti provvedono all'attuazione del presente comma nell'ambito delle risorse umane, strumentali e finanziarie disponibili a legislazione vigente. Ai componenti del tavolo tecnico non spettano compensi, indennità, gettoni di presenza, rimborsi di spese o altri emolumenti comunque denominati.»
1.1
Bevilacqua, Sabrina Licheri, Naturale
Improcedibile
Apportare le seguenti modificazioni:
a) al comma 1, sopprimere le parole: "e fino a quello in corso al 31 dicembre 2028";
b) al comma 2, sostituire le parole: "15 milioni di euro per ciascuno degli anni dal 2027 al 2029" con le seguenti: "30 milioni di euro a decorrere dall'anno 2027";
c) sostituire il comma 4 con il seguente: "4. Agli oneri derivanti dall'attuazione del presente articolo, nel limite di 30 milioni di euro a decorrere dall'anno 2027, si provvede mediante corrispondente riduzione del Fondo per interventi strutturali di politica economica di cui all'articolo 10, comma 5, del decreto-legge 29 novembre 2004, n. 282, convertito, con modificazioni, dalla legge 27 dicembre 2004, n. 307."
1.2
Martella, Franceschelli, Giacobbe
Respinto
Al comma 1, primo periodo, sostituire le parole: «31 dicembre 2028» con le seguenti: «31 dicembre 2030».
1.3
Martella, Franceschelli, Giacobbe
Respinto
Al comma 1, primo periodo, sostituire le parole: «che sottoscrivono un contratto di rete o vi aderiscono» con le seguenti: «che sottoscrivono o hanno sottoscritto e aderiscono».
1.4
Martella, Franceschelli, Giacobbe
Respinto
Al comma 1, primo periodo, dopo le parole: «preventivamente asseverato» inserire le seguenti: «da professionisti e».
1.5
Sabrina Licheri, Bevilacqua, Naturale
Respinto
All'articolo, apportare le seguenti modificazioni:
a) al comma 1, terzo periodo, sostituire le parole: "1.000.000 di euro annui" con le seguenti: "2.000.000 di euro annui"
b) al comma 2, sostituire le parole: "15 milioni di euro" con le seguenti: "50 milioni di euro";
c) al comma 4, sostituire le parole: "15 milioni di euro" con le seguenti: "50 milioni di euro".
1.9
Bevilacqua, Sabrina Licheri, Naturale
Respinto
Dopo il comma 1, inserire il seguente:
«1-bis. Al fine di promuovere un approccio sostenibile agli investimenti, le reti di imprese che fruiscono dell'agevolazione di cui al comma 1, assicurano il rispetto dei criteri ambientali, sociali e di governance (ESG).»
1.10
Martella, Franceschelli, Giacobbe
Respinto
Al comma 2, sostituire le parole: «nel limite complessivo di 15 milioni di euro per ciascuno degli anni dal 2027 al 2029», con le seguenti: «nel limite complessivo di 20 milioni di euro per ciascuno degli anni dal 2027 al 2031».
Conseguentemente, al comma 4 sostituire le parole: «nel limite di 15 milioni di euro per ciascuno degli anni dal 2027 al 2029», con le seguenti: «nel limite di 20 milioni di euro per ciascuno degli anni dal 2027 al 2031».
1.11
Bevilacqua, Sabrina Licheri, Naturale
Respinta la parte evidenziata in neretto; preclusa la restante parte
All'articolo, apportare le seguenti modificazioni:
a) al comma 2, sostituire le parole: "15 milioni di euro" con le seguenti: "50 milioni di euro";
b) al comma 4, sostituire le parole: "15 milioni di euro" con le seguenti: "50 milioni di euro".
1.12
Martella, Franceschelli, Giacobbe
Precluso
Al comma 2, apportare le seguenti modificazioni:
a) al primo periodo, sostituire le parole: «15 milioni di euro» con le seguenti: «30 milioni di euro»;
b) al primo periodo, sostituire le parole: «anni dal 2027 al 2029» con le seguenti: «dal 2027 al 2031»;
Conseguentemente, al comma 4, sostituire le parole: «nel limite di 15 milioni di euro per ciascuno degli anni dal 2027 al 2029» con le seguenti: «nel limite di 30 milioni di euro per ciascuno degli anni 2027 a 2031».
1.13
Sabrina Licheri, Bevilacqua, Naturale
Precluso
All'articolo, apportare le seguenti modificazioni:
a) al comma 2, sostituire le parole: "15 milioni di euro" con le seguenti: "30 milioni di euro";
b) al comma 4, sostituire le parole: "15 milioni di euro" con le seguenti: "30 milioni di euro".
1.22
Franceschelli, Giacobbe, Martella
Respinto
Dopo il comma 2, aggiungere il seguente: «2-bis. All'articolo 3 del decreto legislativo 9 aprile 2008, n. 81, dopo il comma 13-bis, è inserito il seguente: "13-ter. Il decreto di cui al comma precedente è emanato entro il 30 settembre 2025."»
1.21
Martella, Franceschelli, Giacobbe
Respinto
Dopo il comma 2, aggiungere il seguente: «2-bis. Attraverso strumenti di incentivazione e assistenza tecnica, sono favoriti la crescita e il consolidamento delle microimprese già esistenti, anche mediante la costituzione di centrali consortili tra imprese operanti in settori economici sinergici, finalizzati alla condivisione di servizi, alla promozione congiunta e all'accesso ai mercati.»
1.20
Magni, De Cristofaro, Cucchi, Fregolent
Improcedibile
Dopo il comma 2, aggiungere il seguente:
«2-bis. Il decreto di cui al comma 3 definisce altresì le modalità semplificate per la costituzione e la gestione di forme di aggregazione, anche temporanee e di scopo, finalizzate esclusivamente alla negoziazione e stipula di contratti di acquisto di energia a lungo termine da fonti rinnovabili (Power Purchase Agreement - PPA). Tali forme di aggregazione possono essere promosse anche da organizzazioni di rappresentanza delle PMI, in qualità di soggetto aggregatore per conto e in nome delle imprese aderenti. Il decreto di cui al comma 3 definisce le misure idonee a rimuovere gli ostacoli di natura amministrativa e contrattuale che limitano l'accesso ai PPA da parte delle PMI.»
1.23
Bevilacqua, Sabrina Licheri, Naturale
Respinto
Dopo il comma 2, inserire il seguente:
«2-bis. L'agevolazione di cui al comma 1 non si applica, altresì, alle reti di imprese cui fanno parte o aderiscono imprese attive nell'industria delle armi e della difesa o che riconvertono le proprie attività nei medesimi settori.».
1.24
Bevilacqua, Sabrina Licheri, Naturale
Improcedibile
All'articolo, apportare le seguenti modificazioni:
a) dopo il comma 3, inserire il seguente:
«3-bis. Al fine di incentivare la trasformazione dei processi produttivi verso un modello energetico efficiente e sostenibile, alle piccole e medie imprese della filiera dell'automotive è riconosciuto un credito d'imposta nella misura del 50 per cento dei costi sostenuti per gli investimenti realizzati all'interno dell'aggregazione di imprese in beni materiali o immateriali idonei a conseguire la transizione verso la produzione di componentistica per veicoli a basso impatto ambientale fino a un massimo di 35.000 euro per ciascuna impresa e nel limite massimo di spesa di 30 milioni di euro per ciascuno degli anni 2026, 2027 e 2028. Il credito d'imposta è cumulabile ed utilizzabile, esclusivamente, in compensazione ai sensi dell'articolo 17 del decreto legislativo 9 luglio 1997, n. 241. Con decreto del Ministro delle imprese e del made in Italy, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze, da adottare entro sessanta giorni dall'entrata in vigore della presente legge, sono stabilite le modalità attuative del presente comma.»;
b) al comma 4, sostituire le parole: «15 milioni di euro» con le seguenti: «45 milioni di euro».
1.25
Sabrina Licheri, Bevilacqua, Naturale
Improcedibile
All'articolo, apportare le seguenti modificazioni:
a) dopo il comma 3, inserire il seguente:
«3-bis. Al fine di incrementare e la competitività delle imprese aderenti, promuovendo l'innovazione e lo scambio di conoscenze, alle imprese che sottoscrivono un contratto di rete, o vi aderiscono, è riconosciuto un credito d'imposta nella misura del 50 per cento dei costi sostenuti per gli investimenti realizzati all'interno dell'aggregazione di imprese fino a un massimo di 20.000 euro per ciascuna impresa e nel limite massimo di spesa di 10 milioni di euro per ciascuno degli anni 2026, 2027 e 2028. Il credito d'imposta è utilizzabile, esclusivamente, in compensazione ai sensi dell'articolo 17 del decreto legislativo 9 luglio 1997, n. 241. Con decreto del Ministro delle imprese e del made in Italy, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze, da adottare entro sessanta giorni dall'entrata in vigore della presente legge, sono stabilite le modalità attuative del presente comma.»;
b) al comma 4, sostituire le parole: «15 milioni di euro» con le seguenti: «25 milioni di euro»
1.27
Giacobbe, Martella, Franceschelli
Respinto
Dopo il comma 3, inserire il seguente: «3-bis. All'articolo 1 della legge 28 dicembre 2015, n. 208, dopo il comma 384 è inserito il seguente: "384-bis. Le disposizioni di cui ai commi dal 376 al 384, si applicano, in quanto compatibili, anche alle reti dotate di soggettività giuridica.".»
1.26
Giacobbe, Martella, Franceschelli
Respinto
Dopo il comma 3, inserire il seguente: «3-bis. All'articolo 3 del decreto-legge 10 febbraio 2009, n. 5, convertito, con modificazioni, dalla legge 9 aprile 2009, n. 33, al terzo periodo, dopo le parole: "se è prevista la costituzione del fondo comune, la rete" sono inserite le seguenti: ", anche costituita di soli lavoratori autonomi/professionisti,".».
1.29
Bevilacqua, Sabrina Licheri, Naturale
Respinto
Dopo il comma 4, inserire il seguente:
«4-bis. All'articolo 3, comma 4-quater, del decreto-legge 10 febbraio 2009, n. 5, convertito, con modificazioni, dalla legge 9 aprile 2009, n. 33, dopo le parole: "se è prevista la costituzione del fondo comune, la rete" sono inserite le seguenti: ", anche costituita di soli lavoratori autonomi,".».
1.30
Naturale, Sabrina Licheri, Bevilacqua
Respinto
Dopo il comma 4, inserire il seguente:
«4-bis. All'articolo 1-bis, comma 3, del decreto-legge 24 giugno 2014, n. 91, convertito, con modificazioni, dalla legge 11 agosto 2014, n.116, è aggiunto, in fine, il seguente periodo: "La successiva cessione, tra i contraenti della rete, della produzione agricola, è compatibile con gli scopi del contratto di rete."».
1.31
Franceschelli, Giacobbe, Martella
Id. em. 1.30
Dopo il comma 4, aggiungere il seguente: «4-bis. All'articolo 1-bis, comma 3, del decreto-legge 24 giugno 2014, n. 91, convertito, con modificazioni, dalla legge 11 agosto 2014, n.116, è aggiunto, in fine, il seguente periodo: "La successiva cessione, tra i contraenti della rete, della produzione agricola, è compatibile con gli scopi del contratto di rete".».
1.33
Franceschelli, Giacobbe, Martella
Respinto
Dopo il comma 4, aggiungere il seguente: «4-bis. All'articolo 15-bis della legge 15 dicembre 2023, n. 191, le parole "31 dicembre 2025" sono sostituite dal "31 dicembre 2026".»
1.35
Sabrina Licheri, Bevilacqua, Naturale
Respinto
Dopo il comma 4, inserire il seguente:
«4-bis. Le disposizioni di cui all'articolo 1, commi da 376 a 384, si applicano anche alle reti dotate di soggettività giuridica.».
G1.200
Minasi, Borghesi, Bergesio, Bizzotto
Accolto
Il Senato,
in sede di esame del disegno di legge recante Disegno di legge annuale sulle piccole e medie imprese (AS 1484),
premesso che:
l'Italia è tra i Paesi europei maggiormente esposti a rischi catastrofali naturali e climatici (sismi, alluvioni, eventi meteorologici estremi), con conseguenze rilevanti sul piano sociale ed economico;
la Legge n. 213 del 30 dicembre 2023 (Legge di bilancio 2024), all'articolo 1, comma 101 e ss., ha introdotto l'obbligo, per le imprese con sede legale in Italia, di stipulare contratti assicurativi a copertura dei danni derivanti da eventi catastrofali, segnando un passo importante nella direzione di una maggiore tutela preventiva e di una riduzione del ricorso a interventi pubblici ex post, in ottica di integrazione tra pubblico e privato;
le imprese micro, piccole e medie dovrebbero poter accedere a questo importante strumento di tutela senza eccessivo onere per i loro bilanci;
appare dunque opportuno valutare l'introduzione di agevolazioni fiscali specifiche, quale misura di accompagnamento per favorire la diffusione delle menzionate coperture in forma sostenibile per i soggetti imprenditoriali più piccoli,
impegna il Governo:
valutare l'opportunità di introdurre maggiori deduzioni fiscali proporzionali alla dimensione dell'impresa, al fine di tutelare maggiormente le piccole e medie imprese.
ARTICOLO 1-BIS NEL TESTO PROPOSTO DALLA COMMISSIONE
Art. 1-bis.
Approvato
(Modifica all'articolo 43 del decreto-legge 19 maggio 2020, n. 34, in materia di Fondo per la salvaguardia dei livelli occupazionali e la prosecuzione dell'attività d'impresa)
1. All'articolo 43 del decreto-legge 19 maggio 2020, n. 34, convertito, con modificazioni, dalla legge 17 luglio 2020, n. 77, il comma 2 è sostituito dal seguente:
« 2. Il Fondo è finalizzato:
a) al salvataggio e alla ristrutturazione di imprese titolari di marchi storici di interesse nazionale iscritte nel registro di cui all'articolo 185-bis del decreto legislativo 10 febbraio 2005, n. 30, aventi un numero di dipendenti superiore a 20, e delle società di capitali, aventi un numero di dipendenti non inferiore a 250, che si trovino in uno stato di difficoltà economico-finanziaria come individuate sulla base dei criteri stabiliti dal decreto di cui al comma 5 del presente articolo, ovvero di imprese che, indipendentemente dal numero degli occupati, detengono beni e rapporti di rilevanza strategica per l'interesse nazionale;
b) all'acquisizione delle imprese in stato di difficoltà economico-finanziaria di cui alla lettera a), con un numero di dipendenti superiore a 20, da parte di imprese titolari di marchi storici di interesse nazionale iscritte nel registro di cui all'articolo 185-bis del decreto legislativo 10 febbraio 2005, n. 30, purché operanti in settore omogeneo a quello dell'impresa acquirente ».
EMENDAMENTI
1-bis.0.200 (già 1.0.1)
Bevilacqua, Sabrina Licheri, Naturale
Improcedibile
Dopo l'articolo inserire i seguenti:
«Art. 1-ter
(Credito d'imposta in favore delle PMI per l'acquisto della componente energia)
1. Alle piccole e medie imprese è riconosciuto, a parziale compensazione dei maggiori oneri effettivamente sostenuti per l'acquisto della componente energia, un contributo straordinario, sotto forma di credito d'imposta, in misura pari al 35 per cento della spesa sostenuta per la componente energetica acquistata ed effettivamente utilizzata nell'anno 2025, comprovato mediante le relative fatture d'acquisto, qualora il prezzo della stessa, al netto delle imposte e degli eventuali sussidi, abbia subìto un incremento del costo per kWh superiore al 30 per cento del corrispondente prezzo medio riferito al medesimo trimestre dell'anno 2019.
2. Agli oneri derivanti dal presente articolo, pari a 1 miliardo di euro per l'anno 2025, si provvede mediante le maggiori entrate derivanti dalle disposizioni di cui all'articolo 1-ter.
«Art. 1-quater
(Disposizioni in materia di imposta straordinaria e temporanea nel settore degli armamenti)
1. In considerazione dell'eccezionale redditività dell'attività economica del settore degli armamenti, per l'anno 2025, è istituita un'imposta straordinaria, a carattere temporaneo, a carico dei soggetti che esercitano, nel territorio dello Stato, attività di produzione, vendita, importazione e commercializzazione di beni e prodotti inerenti il predetto settore.
2. I soggetti di cui al comma 1, sono tenuti a versare all'Agenzia delle Entrate, entro il 30 ottobre 2025, un'imposta pari al 20 per cento del maggior utile netto conseguito e almeno superiore ad 1 milione di euro:
a) nel periodo di imposta in corso al 31 dicembre 2024 rispetto alla media dell'utile netto conseguito nei periodi di imposta 2020, 2021 e 2022;
b) nel periodo di imposta in corso al 31 dicembre 2025 rispetto alla media dell'utile netto conseguito nei periodi di imposta 2021, 2022 e 2023.
3. Entro il 30 ottobre 2025, i soggetti di cui al comma 1, trasmettono all'Agenzia delle Entrate i bilanci consuntivi relativi ai periodi di imposta di interesse ai fini di cui ai commi 1 e 2, includendo un prospetto dell'eventuale versamento dovuto e una ricevuta del versamento effettuato.
4. Con circolare dell'Agenzia delle Entrate, da emanare entro il 1° gennaio 2026, sono stabilite le modalità di attuazione delle disposizioni di cui al comma 3.
5. L'Agenzia delle Entrate verifica, entro il 31 dicembre dell'anno 2025, l'adempimento delle disposizioni di cui ai commi 2 e 3, da parte dei soggetti interessati. Entro i medesimi termini, l'Agenzia delle Entrate presenta al Ministero dell'economia e delle finanze una relazione sugli effettivi incrementi di utile netto di cui al comma 2, conseguito da ciascuno dei soggetti. L'Agenzia delle Entrate e il Ministero dell'economia e delle finanze trattano i dati di cui vengono in possesso come dati sensibili.
6. Le disposizioni di cui all'articolo 13, comma 1, secondo periodo, del decreto legislativo 18 dicembre 1997, n. 471, e dell'articolo 13 del decreto legislativo 18 dicembre 1997, n. 472, non si applicano, in caso di omesso versamento, in tutto o in parte, del contributo straordinario di cui al comma 1, dopo il 30 settembre dell'anno 2026.
7. Per i versamenti dell'imposta straordinaria di cui al comma 1, omessi, in tutto o in parte, o effettuati dopo scadenze di cui al comma 3, la sanzione di cui all'articolo 13, comma 1, primo periodo, del decreto legislativo 18 dicembre 1997, n. 471, è applicata in misura doppia.
8. L'Agenzia delle Entrate e la Guardia di finanza, sulla base di analisi di rischio sviluppate anche mediante l'utilizzo delle banche dati, realizzano piani di intervento coordinati per la verifica della sussistenza dei presupposti per il pagamento dell'imposta straordinaria di cui al comma 1e della corretta effettuazione dei relativi versamenti.»
1-bis.0.201 (già 1.0.2)
Martella, Franceschelli, Giacobbe
Improcedibile
Dopo l'articolo inserire il seguente:
«Art. 1-bis.1
(Fondo rinnovabili PMI)
1. Al fine di promuovere la produzione di energia elettrica rinnovabile e l'autoconsumo per le piccole e medie imprese è istituito, nello stato di previsione del Ministero dell'ambiente e della sicurezza energetica il "Fondo Rinnovabili PMI".
2. Il Fondo di cui al comma 1 ha una dotazione pari a 100 milioni di euro per ciascuno degli anni 2025, 2026 e 2027 e per la sua gestione è autorizzata l'apertura di apposita contabilità speciale.
3. A valere sulle risorse del Fondo di cui al comma 2 sono concessi contributi in conto capitale a fondo perduto alle piccole e medie imprese, come definite dalla raccomandazione della Commissione europea n. 2003/361/CE, del 6 maggio 2003, a copertura del 30 per cento delle spese sostenute per la realizzazione di impianti di produzione di energia da fonti rinnovabili fino a 200 kW. Resta ferma la possibilità di accesso al servizio di ritiro dedicato e scambio sul posto dell'energia.
4. In sede di prima applicazione, le risorse sono erogate nei limiti e alle condizioni previste dall'articolo 41 del regolamento (UE) n. 651/2014 della Commissione europea, del 17 giugno 2014.
5. Con decreto del Ministro dell'ambiente e della sicurezza energetica possono essere estese e modificate le condizioni e i limiti di accesso ai contributi, previa notifica alla Commissione europea ai sensi dell'articolo 108, paragrafo 3, del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea.
6. L'erogazione dei contributi è affidata al Gestore dei servizi energetici S.p.a. (GSE), il quale, entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, pubblica sul proprio sito istituzionale il bando per l'accesso ai contributi. Le risorse sono assegnate ai progetti valutati positivamente e fino a esaurimento dei fondi disponibili.
7. I costi istruttori per l'accesso ai contributi sono coperti secondo le modalità di cui all'articolo 25 del decreto-legge 24 giugno 2014, n. 91, convertito, con modificazioni, dalla legge 11 agosto 2014, n. 116.
8. Ai maggiori oneri di cui al presente articolo, pari a 100 milioni di euro per ciascuno degli anni 2025, 2026 e 2027, si provvede:
a) quanto a 50 milioni di euro per ciascuno degli anni 2025, 2026 e 2027, mediante corrispondente riduzione delle risorse del Fondo per interventi strutturali di politica economica di cui all'articolo 10, comma 5, del decreto-legge 29 novembre 2004, n. 282, convertito, con modificazioni, dalla legge 27 dicembre 2004, n. 307;
b) quanto a 50 milioni di euro per ciascuno degli anni 2025, 2026 e 2027, mediante corrispondente riduzione delle risorse del Fondo per far fronte ad esigenze indifferibili, di cui all'articolo 1, comma 200 della legge 23 dicembre 2014, n. 190.».
1-bis.0.203 (già 1.0.4)
Sabrina Licheri, Bevilacqua, Naturale
Improcedibile
Dopo l'articolo inserire il seguente:
«Art. 1-ter
(Voucher digitalizzazione)
1. Al fine di rilanciare le misure di cui all'articolo 6, comma 1, del decreto-legge 23 dicembre 2013, n. 145, convertito, con modificazioni, dalla legge 21 febbraio 2014, n. 9, e di favorire la digitalizzazione dei processi aziendali e l'ammodernamento tecnologico delle micro, piccole e medie imprese, per ciascuno degli anni 2025 e 2026, è concesso un contributo a fondo perduto, tramite Voucher di importo non superiore a 10.000 euro, conformemente al regolamento (CE) n. 1998/2006 della Commissione del 15 dicembre 2006 relativo all'applicazione degli articoli 87 e 88 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea agli aiuti di importanza minore («de minimis»), in favore di micro, piccole e medie imprese per l'acquisto di software, hardware o servizi che consentano il miglioramento dell'efficienza aziendale, la modernizzazione dell'organizzazione del lavoro, tale da favorire l'utilizzo di strumenti tecnologici e forme di flessibilità, tra cui il telelavoro, lo sviluppo di soluzioni di e-commerce, la connettività a banda larga e ultralarga. I suddetti voucher sono concessi anche per permettere il collegamento alla rete internet mediante la tecnologia satellitare, attraverso l'acquisto e l'attivazione di decoder e parabole, nelle aree dove le condizioni geomorfologiche non consentano l'accesso a soluzioni adeguate attraverso le reti terrestri o laddove gli interventi infrastrutturali risultino scarsamente sostenibili economicamente o non realizzabili. I voucher possono altresì finanziare la formazione qualificata, nel campo ICT, del personale delle suddette micro, piccole e medie imprese.
2. Si applicano, in quanto compatibili, le disposizioni di cui al decreto dello sviluppo economico 23 settembre 2014, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale 19 novembre 2014, n. 269.
3. I contributi di cui al presente articolo sono riconosciuti nel limite massimo di spesa di 30 milioni di euro per ciascuno degli anni 2025 e 2026. Ai relativi oneri si provvede mediante corrispondente riduzione del Fondo per interventi strutturali di politica economica di cui all'articolo 10, comma 5, del decreto-legge 29 novembre 2004, n. 282, convertito, con modificazioni, dalla legge 27 dicembre 2004, n. 307.»
1-bis.0.204 (già 1.0.5)
Bevilacqua, Sabrina Licheri, Naturale
Improcedibile
Dopo l'articolo inserire il seguente:
«Art. 1-ter
(Voucher Temporary Export Manager)
1. Al fine di consentire allee micro e piccole imprese di espandersi e consolidarsi nei mercati esteri, è autorizzata una spesa di 10 milioni di euro per l'anno 2025 finalizzata al rifinanziamento della misura denominata "Temporary Export Manager (TEM)" destinata all'erogazione di un contributo a fondo perduto, sotto forma di voucher, per le spese sostenute per avvalersi di consulenze da parte di Temporary Export Manager (TEM) con competenze digitali, inseriti temporaneamente in azienda e iscritti nell'apposito elenco del Ministero degli Esteri.
2. Con decreto del Ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, di concerto con il Ministro delle imprese e del Made in Italy, da emanare entro 30 giorni dall'entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto, sono definite le modalità attuative del comma 6-bis.
3. Agli oneri derivanti dal presente articolo, pari a 10 milioni di euro per l'anno 2025, si provvede mediante corrispondente riduzione del Fondo per interventi strutturali di politica economica di cui all'articolo 10, comma 5, del decreto-legge 29 novembre 2004, n. 282, convertito, con modificazioni, dalla legge 27 dicembre 2004, n. 307.»
1-bis.0.205 (già 1.0.7)
Sabrina Licheri, Bevilacqua, Naturale
Improcedibile
Dopo l'articolo inserire il seguente:
«Art. 1-ter
(Misure finanziarie per l'aggregazione e il sostegno alla digitalizzazione delle MPMI)
1. Per la promozione, attraverso lo strumento dei voucher per la digitalizzazione di cui all'articolo 6 del decreto-legge 23 dicembre 2013, n. 145, convertito, con modificazioni, dalla legge 21 febbraio 2014, n. 9, concessi per l'acquisto di software, hardware o servizi finalizzati alla digitalizzazione di micro, piccole e medie imprese che sottoscrivono un contratto di rete o vi aderiscono, è autorizzata una spesa di 20 milioni di euro per l'anno 2025.
2. Per l'attuazione delle disposizioni di cui al comma 1 si applicano, in quanto compatibili, le disposizioni di cui al decreto del Ministro dello sviluppo economico del 23 settembre 2014.
3. Agli oneri derivanti dal presente articolo, pari a 20 milioni di euro per l'anno 2025, si provvede mediante corrispondente riduzione del Fondo per interventi strutturali di politica economica di cui all'articolo 10, comma 5, del decreto-legge 29 novembre 2004, n. 282, convertito, con modificazioni, dalla legge 27 dicembre 2004, n. 307.»
1-bis.0.206 (già 1.0.11)
Bevilacqua, Sabrina Licheri, Naturale
Improcedibile
Dopo l'articolo inserire il seguente:
«Art. 1-ter
(Fondo a sostegno delle MPMI interessate dall'incremento delle imposte sulle esportazioni)
1. Al fine di mitigare l'impatto negativo dell'introduzione di barriere doganali e dell'eventuale incremento delle imposte applicate sulle merci esportate, nello stato di previsione del Ministero delle imprese e del Made in Italy è istituito un Fondo con una dotazione iniziale di 200 milioni di euro per l'anno 2025, destinato al sostengo delle micro, piccole e medie imprese, delle reti e dei consorzi di imprese a vocazione esportatrice.
2. Con decreto del Ministro delle imprese e del Made in Italy, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze, da emanare entro sessanta giorni dall'entrata in vigore della presente legge, sono definite le modalità attuative del presente articolo.
3. Agli oneri derivanti dal presente articolo, pari a 200 milioni di euro per l'anno 2025, si provvede mediante corrispondente riduzione del Fondo per interventi strutturali di politica economica di cui all'articolo 10, comma 5, del decreto-legge 29 novembre 2004, n. 282, convertito, con modificazioni, dalla legge 27 dicembre 2004, n. 307.»
1-bis.0.207 (già 1.0.12)
Sabrina Licheri, Bevilacqua, Naturale
Improcedibile
Dopo l'articolo inserire il seguente:
«Art. 1-ter
(Disposizioni in materia di cessioni di azienda o ramo d'azienda)
1. All'articolo 1, comma 1, della tariffa, parte prima, allegata al testo unico delle disposizioni concernenti l'imposta di registro di cui al decreto del Presidente della Repubblica 26 aprile 1986, n. 131 è aggiunto in fine il seguente periodo: ''Per le microimprese e per le piccole imprese se il trasferimento ha per oggetto la cessione dell'azienda o del ramo di azienda''.
2. Con riferimento agli atti di cui al primo comma si applicano le imposte ipotecaria e catastale nella misura fissa di euro 200 ciascuna.
3. Agli oneri derivanti dall'attuazione del presente articolo, pari a 10 milioni di euro a decorrere dal 2026, si provvede mediante riduzione del Fondo per interventi strutturali di politica economica, di cui all'articolo 10, comma 5, del decreto-legge 29 novembre 2004, n. 282, convertito, con modificazioni, dalla legge 27 dicembre 2004, n. 307.».
1-bis.0.208 (già 1.0.16)
Bevilacqua, Sabrina Licheri, Naturale
Improcedibile
Dopo l'articolo inserire il seguente:
«Art. 1-ter
(Agevolazione all'investimento nel patrimonio delle PMI dell'economia sociale)
1. Dall'imposta lorda sul reddito delle persone fisiche si detrae un importo pari al 19 per cento della somma investita dal contribuente, successivamente alla data di entrata in vigore della presente legge, per l'acquisto di partecipazioni al capitale ovvero di strumenti finanziari partecipativi emessi da piccole e medie imprese, come definite dalla raccomandazione 2003/361/CE della Commissione, del 6 maggio 2003, costituite in forma di società di capitali, incluse le società cooperative, diverse dalle società con azioni quotate in mercati regolamentati e il cui statuto vieti la distribuzione di utili in misura non superiore all'interesse massimo dei buoni postali fruttiferi, aumentato di due punti e mezzo rispetto al capitale effettivamente versato, e, ad un tempo, obblighi alla devoluzione del patrimonio residuo in caso di scioglimento o trasformazione in un ente di natura diversa. L'ammontare, in tutto o in parte, non detraibile nel periodo d'imposta può essere portato in detrazione dall'imposta nei periodi successivi, ma non oltre il terzo, a condizione che l'impresa non perda i requisiti di cui al periodo precedente. L'investimento massimo detraibile in ogni caso non può eccedere, in ciascun periodo d'imposta, l'importo di euro 10.000 e deve essere mantenuto per almeno cinque anni. L'eventuale cessione, anche parziale, dell'investimento prima del decorso di tale termine, comporta la decadenza dal beneficio e l'obbligo per il contribuente di restituire l'importo detratto, unitamente agli interessi legali. Se le somme sono state investite nel capitale di società cooperative, alla scadenza del termine minimo di mantenimento, il contribuente può ottenere la liquidazione delle partecipazioni o degli strumenti in deroga al divieto di cui all'articolo 2532, comma 1, del codice civile.
2. Con decreto del Ministro dell'economia e delle finanze, da adottarsi entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, sono individuate le modalità di attuazione delle disposizioni di cui al precedente comma.»
1-bis.0.209 (già 1.0.17)
Martella, Giacobbe, Franceschelli
Improcedibile
Dopo l'articolo inserire il seguente:
«Art. 1-bis.1
(Agevolazione all'investimento delle persone fisiche nel patrimonio delle PMI dell'economia sociale)
1. Dall'imposta lorda sul reddito delle persone fisiche si detrae un importo pari al 19 per cento della somma investita dal contribuente, successivamente alla data di entrata in vigore della presente legge, per l'acquisto di partecipazioni al capitale ovvero di strumenti finanziari partecipativi emessi da piccole e medie imprese, come definite dalla raccomandazione 2003/361/CE della Commissione, del 6 maggio 2003, costituite in forma di società di capitali, incluse le società cooperative, diverse dalle società con azioni quotate in mercati regolamentati e il cui statuto vieti la distribuzione di utili in misura non superiore all'interesse massimo dei buoni postali fruttiferi, aumentato di due punti e mezzo rispetto al capitale effettivamente versato, e, ad un tempo, obblighi alla devoluzione del patrimonio residuo in caso di scioglimento o trasformazione in un ente di natura diversa. L'ammontare, in tutto o in parte, non detraibile nel periodo d'imposta può essere portato in detrazione dall'imposta nei periodi successivi, ma non oltre il terzo, a condizione che l'impresa non perda i requisiti di cui al periodo precedente. L'investimento massimo detraibile in ogni caso non può eccedere, in ciascun periodo d'imposta, l'importo di euro 10.000 e deve essere mantenuto per almeno cinque anni. L'eventuale cessione, anche parziale, dell'investimento prima del decorso di tale termine, comporta la decadenza dal beneficio e l'obbligo per il contribuente di restituire l'importo detratto, unitamente agli interessi legali. Se le somme sono state investite nel capitale di società cooperative, alla scadenza del termine minimo di mantenimento, il contribuente può ottenere la liquidazione delle partecipazioni o degli strumenti in deroga al divieto di cui all'articolo 2532, comma 1, del codice civile.
2. Con decreto del Ministro dell'economia e delle finanze, da adottarsi entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, sono individuate le modalità di attuazione delle disposizioni di cui al precedente comma.».
1-bis.0.210 (già 1.0.19)
Turco, Sabrina Licheri, Bevilacqua, Naturale
Improcedibile
Dopo l'articolo inserire il seguente:
«Art. 1-ter
(Aliquota IRES agevolata)
1. In deroga a quanto previsto dall'articolo 77, del D.P.R. 22 dicembre 1986, n. 917, dal 1° gennaio 2026 e fino al 31 dicembre 2027, con effetto per i periodi d'imposta successivi a quello in corso al 31 dicembre 2025, le piccole e medie imprese che adottano sistemi di gestione certificati a favore dell'ambiente e piani di investimento, che assicurano la tutela ambientale, e la realizzazione di impianti ecosostenibili, sono soggette ad un'imposta sul reddito delle società con l'aliquota pari al 19 per cento.
2. Con decreto del Ministro dell'Economia e delle Finanze, di concerto con il Ministro delle imprese e del Made in Italy, da emanare entro sessanta giorni dall'entrata in vigore della presente legge, sono adottate le disposizioni applicative del presente articolo, avuto riguardo alle modalità di controllo della permanenza del requisito di cui al comma 1.
3. Per le finalità di cui al presente articolo è autorizzata la spesa di 50 milioni di euro per ciascuno degli anni 2026, 2027 e 2028. Ai relativi oneri si provvede mediante riduzione del Fondo per interventi strutturali di politica economica, di cui all'articolo 10, comma 5, del decreto-legge 29 novembre 2004, n. 282, convertito, con modificazioni, dalla legge 27 dicembre 2004, n. 307.».
1-bis.0.211 (già 1.0.20)
Martella, Franceschelli, Giacobbe
Improcedibile
Dopo l'articolo inserire il seguente:
«Art. 1-bis.1
1. Per il sostegno all'internazionalizzazione delle imprese italiane, con priorità per le piccole e medie imprese, sono disposti i seguenti interventi:
a) la dotazione del fondo rotativo di cui all'articolo 2, primo comma, del decreto-legge 28 maggio 1981, n. 251, convertito, con modificazioni, dalla legge 29 luglio 1981, n. 394, è incrementata di ulteriori 50 milioni di euro per ciascuno degli anni dal 2025 al 2027;
b) la dotazione del fondo di cui all'articolo 72, comma 1, del decreto-legge 17 marzo 2020, n. 18, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 aprile 2020, n. 27, è incrementata di ulteriori 50 milioni di euro per ciascuno degli anni dal 2025 al 2027.
2. Ai maggiori oneri di cui al presente articolo, pari a 100 milioni di euro per ciascuno degli anni 2025, 2026 e 2027, si provvede:
a) quanto a 50 milioni di euro per ciascuno degli anni 2025, 2026 e 2027, mediante corrispondente riduzione delle risorse del Fondo per interventi strutturali di politica economica di cui all'articolo 10, comma 5, del decreto-legge 29 novembre 2004, n. 282, convertito, con modificazioni, dalla legge 27 dicembre 2004, n. 307;
b) quanto a 50 milioni di euro per ciascuno degli anni 2025, 2026 e 2027, mediante corrispondente riduzione delle risorse del Fondo per far fronte ad esigenze indifferibili, di cui all'articolo 1, comma 200 della legge 23 dicembre 2014, n. 190.».
1-bis.0.212 (già 1.0.21)
Martella, Franceschelli, Giacobbe
Improcedibile
Dopo l'articolo inserire il seguente:
«Art. 1-bis.1
1. La dotazione del Fondo a sostegno dell'impresa femminile di cui all'articolo 1, comma 97 della legge 30 dicembre 2020, n. 178, è incrementata di 100 milioni di euro per ciascuno degli anni 2025, 2026 e 2027.
2. Ai maggiori oneri di cui al presente articolo, pari a 100 milioni di euro per ciascuno degli anni 2025, 2026 e 2027, si provvede:
a) quanto a 50 milioni di euro per ciascuno degli anni 2025, 2026 e 2027, mediante corrispondente riduzione delle risorse del Fondo per interventi strutturali di politica economica di cui all'articolo 10, comma 5, del decreto-legge 29 novembre 2004, n. 282, convertito, con modificazioni, dalla legge 27 dicembre 2004, n. 307;
b) quanto a 50 milioni di euro per ciascuno degli anni 2025, 2026 e 2027, mediante corrispondente riduzione delle risorse del Fondo per far fronte ad esigenze indifferibili, di cui all'articolo 1, comma 200 della legge 23 dicembre 2014, n. 190.».
1-bis.0.213 (già 1.0.22)
Martella, Franceschelli, Giacobbe
Improcedibile
Dopo l'articolo inserire il seguente:
«Art. 1-bis.1
1. L'autorizzazione di spesa di cui all'articolo 2, comma 8, del decreto legge 21 giugno 2013, n. 69, convertito, con modificazioni, dalla legge 9 agosto 2013, n. 98, è incrementata, al fine di assicurare continuità alle misure di sostegno agli investimenti produttivi delle micro, piccole e medie imprese, di ulteriori 100 milioni di euro per ciascuno degli anni 2025, 2026 e 2027.
2. Ai maggiori oneri di cui al presente articolo, pari a 100 milioni di euro per ciascuno degli anni 2025, 2026 e 2027, si provvede:
a) quanto a 50 milioni di euro per ciascuno degli anni 2025, 2026 e 2027, mediante corrispondente riduzione delle risorse del Fondo per interventi strutturali di politica economica di cui all'articolo 10, comma 5, del decreto-legge 29 novembre 2004, n. 282, convertito, con modificazioni, dalla legge 27 dicembre 2004, n. 307;
b) quanto a 50 milioni di euro per ciascuno degli anni 2025, 2026 e 2027, mediante corrispondente riduzione delle risorse del Fondo per far fronte ad esigenze indifferibili, di cui all'articolo 1, comma 200 della legge 23 dicembre 2014, n. 190.»
1-bis.0.214 (già 1.0.23)
Bevilacqua, Sabrina Licheri, Naturale
Improcedibile
Dopo l'articolo inserire il seguente:
«Art. 1-ter
(Bonus Export Digital Plus)
1. Al fine di sostenere le micro e piccole imprese manifatturiere nelle attività di internazionalizzazione, è autorizzata una spesa di 20 milioni di euro per l'anno 2025 finalizzata al rifinanziamento della misura denominata "Bonus Export Digitale Plus" per la concessione di contributi per le spese di l'acquisto di soluzioni digitali per l'export. Il contributo è erogato, in un'unica soluzione, a seguito di rendicontazione delle spese sostenute presso Società fornitrici iscritte all'elenco dei fornitori di soluzioni digitali per l'export istituito ai sensi dell'Autorizzazione del Direttore Generale di ICE - Agenzia per la promozione all'estero e l'internazionalizzazione delle imprese italiane n. 20/21 del 22 novembre 2021.
2. Agli oneri derivanti dal presente articolo, pari a 20 milioni di euro per l'anno 2025, si provvede mediante corrispondente riduzione del Fondo per interventi strutturali di politica economica di cui all'articolo 10, comma 5, del decreto-legge 29 novembre 2004, n. 282, convertito, con modificazioni, dalla legge 27 dicembre 2004, n. 307.»
1-bis.0.215 (già 1.0.26)
Sabrina Licheri, Bevilacqua, Naturale
Improcedibile
Dopo l'articolo inserire il seguente:
«Art. 1-ter
(Potenziamento regime Patent Box)
1. All'articolo 6, comma 3 del decreto legge 21 ottobre 2021, n. 146, convertito, con modificazioni, dalla legge 17 dicembre 2021, n. 215, dopo le parole: "disegni e modelli," sono inserite le seguenti: "marchi storici di interesse nazionale iscritti al Registro speciale di cui all'art. 185-bis del D.Lgs. 10 febbraio 2005, n. 30,".»
ARTICOLO 2 NEL TESTO PROPOSTO DALLA COMMISSIONE
Art. 2.
Approvato
(Misure finanziarie per l'aggregazione e per il sostegno al settore della moda)
1. Le risorse di cui al decreto del Ministro dello sviluppo economico 23 aprile 2021, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 147 del 22 giugno 2021, attribuite agli interventi di riconversione e riqualificazione produttiva da attuare in aree interessate da crisi industriale non complessa, come definite dall'articolo 27, comma 8-bis, del decreto-legge 22 giugno 2012, n. 83, convertito, con modificazioni, dalla legge 7 agosto 2012, n. 134, prive di impegni a favore di accordi di programma, affluiscono, entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, per un importo fino a 100 milioni di euro, all'apposita sezione del Fondo per la crescita sostenibile, al fine di sostenere la realizzazione di programmi di sviluppo, di importo non inferiore a 1 milione di euro e non superiore a 20 milioni di euro, proposti dalle piccole e medie imprese appartenenti alla filiera della moda.
2. Con decreto del Ministro delle imprese e del made in Italy sono definite, nel rispetto della disciplina vigente in materia di aiuti di Stato, le condizioni e le modalità che valorizzino, tra l'altro, l'integrazione di processi produttivi localizzati in Italia lungo l'intera filiera, l'utilizzo prevalente di semilavorati di origine italiana o europea, ove disponibili sul mercato, nonché i programmi proposti da aggregazioni di imprese, per la concessione delle agevolazioni ai soggetti di cui al comma 1. Il Ministero delle imprese e del made in Italy assicura il rispetto degli obblighi previsti dalla normativa dell'Unione europea in materia di aiuti di Stato e provvede all'iscrizione negli appositi registri.
EMENDAMENTI
2.1
Magni, De Cristofaro, Cucchi, Fregolent, Franceschelli
Improcedibile
Al comma 1, apportare le seguenti modificazioni:
a) sostituire le parole: «100 milioni», con le seguenti: «200 milioni»;
b) aggiungere in fine, le seguenti parole: «ai settori tessile, della pelletteria, dell'abbigliamento, del calzaturiero, del conciario, nonché al settore delle lavorazioni di montatura e saldatura di accessori della moda».
2.2
Sabrina Licheri, Bevilacqua, Naturale, Franceschelli
Respinto
All'articolo, apportare le seguenti modificazioni:
a) al comma 1, dopo le parole: "di programmi di sviluppo" inserire la seguente: "sostenibile";
b) al comma 2, dopo le parole: "i programmi proposti da aggregazioni di imprese" inserire le seguenti: "nonché programmi per la promozione del recupero, del riuso, dell'upcycling e del riciclo delle rimanenze di magazzino, per la valorizzazione del post-consumo, per la ricerca di nuovi filati ecosostenibili derivanti da materie prime organiche".
2.200 (già 2.3)
Martella, Franceschelli, Giacobbe
Respinto
Al comma 1, sostituire le parole: «non superiore a 20 milioni di euro», con le seguenti: «non superiore a 10 milioni di euro».
2.14
Sabrina Licheri, Bevilacqua, Naturale, Franceschelli
Respinto
Al comma 1, sostituire le parole: «appartenenti alla filiera della moda» con le seguenti: «appartenenti ai settori tessile, della pelletteria, dell'abbigliamento, del calzaturiero, del conciario nonché al settore delle lavorazioni di montatura e saldatura di accessori della moda».
2.15
Id. em. 2.14
Al comma 1, sostituire le parole: «alla filiera della moda» con le seguenti: «ai settori tessile, della pelletteria, dell'abbigliamento, del calzaturiero, del conciario nonché al settore delle lavorazioni di montatura e saldatura di accessori della moda.».
2.17
Martella, Franceschelli, Giacobbe
Id. em. 2.14
Al comma 1, sostituire le parole: «alla filiera della moda», con le seguenti: «ai settori tessile, della pelletteria, dell'abbigliamento, del calzaturiero, del conciario nonché al settore delle lavorazioni di montatura e saldatura di accessori della moda.»
2.12
Giacobbe, Martella, Franceschelli
Respinto
Al comma 1, dopo le parole: «proposti dalle piccole e medie imprese appartenenti alla filiera della moda» aggiungere le seguenti: «, con particolare attenzione ai marchi storici di interesse nazionale, iscritti nell'apposito registro istituito presso il Ministero delle imprese e del made in Italy.»
2.13
Bevilacqua, Sabrina Licheri, Naturale, Franceschelli
Respinto
Al comma 1, aggiungere, in fine le seguenti parole: «, con particolare attenzione ai marchi storici di interesse nazionale, iscritti nell'apposito registro istituito presso il Ministero delle imprese e del made in Italy».
2.201 (già 2.20)
Respinto
Al comma 1, dopo le parole «filiera della moda», aggiungere il seguente periodo:
«Una quota non inferiore a 40 milioni di euro delle risorse di cui al presente comma è riservata a programmi di sviluppo di importo compreso tra 1 milione di euro e 3 milioni di euro, proposti da piccole imprese, anche in forma aggregata, al fine di garantirne l'accesso effettivo.»
Conseguentemente, al comma 1, sostituire le parole: «1 milione», con le seguenti: « 3 milioni».
2.23
Sabrina Licheri, Bevilacqua, Naturale, Franceschelli
Respinto
Al comma 1, aggiungere, in fine, il seguente periodo: «Al fine di contrastare il fenomeno della delocalizzazione e garantire la valorizzazione della produzione nazionale, l'impresa capofila dell'aggregazione assicura una produzione pari almeno all'80 per cento all'interno delle filiere italiane.».
2.28
Bevilacqua, Sabrina Licheri, Naturale, Franceschelli
Respinto
Al comma 2, primo periodo, dopo le parole: "tra l'altro," inserire le seguenti: "gli investimenti nella formazione continua dei lavoratori e".
2.30
Sabrina Licheri, Bevilacqua, Naturale, Franceschelli
Respinto
Al comma 2, primo periodo, dopo le parole: "tra l'altro," inserire le seguenti: "l'utilizzo prevalente di contratti di lavoro stabili e".
2.29
Bevilacqua, Sabrina Licheri, Naturale, Franceschelli
Respinto
Al comma 2, primo periodo, dopo le parole: "tra l'altro," inserire le seguenti: "il mantenimento dei livelli occupazionali e".
2.31
Giacobbe, Martella, Franceschelli
Respinto
Al comma 2, dopo le parole: «i programmi proposti da aggregazioni di imprese,» aggiungere le seguenti: «e dai marchi storici di interesse nazionale, riconoscendone il valore identitario e il contributo alla tradizione manifatturiera italiana.»
2.32
Sabrina Licheri, Bevilacqua, Naturale, Franceschelli
Id. em. 2.31
Al comma 2, primo periodo, dopo le parole: "i programmi proposti da aggregazioni di imprese," inserire le seguenti: "e dai marchi storici di interesse nazionale, riconoscendone il valore identitario e il contributo alla tradizione manifatturiera italiana".
2.33
Bevilacqua, Sabrina Licheri, Naturale, Franceschelli
Respinto
Al comma 2, primo periodo, dopo le parole: "i programmi proposti da aggregazioni di imprese," inserire le seguenti: "la distribuzione territoriale delle aggregazioni, l'integrazione con le politiche di sostenibilità e lo sviluppo dei distretti produttivi esistenti,".
2.34
Bevilacqua, Sabrina Licheri, Naturale, Franceschelli
Respinto
Al comma 2, primo periodo, dopo le parole: «proposti da aggregazioni di imprese» inserire le seguenti: «che garantiscono il pieno rispetto dei criteri ambientali, sociali e di governance (ESG) lungo l'intero ciclo di vita del prodotto».
2.35
Giacobbe, Martella, Franceschelli
Respinto
Al comma 2, primo periodo, inserire, in fine, le seguenti parole: «, nel rispetto dei seguenti vincoli:
a) mantenimento e/o incremento dei livelli occupazionali;
b) utilizzo prevalente di contratti di lavoro stabili e regolari;
c) investimento nella formazione continua delle lavoratrici e dei lavoratori;
d) piena applicazione dei CCLN sottoscritti dalle organizzazioni sindacali comparativamente più significative.».
2.37
Respinto
Al comma 2, dopo il primo periodo, inserire il seguente: «I programmi di investimento di cui al comma 1 includono i programmi aventi come finalità la promozione della presenza internazionale delle imprese e l'attrazione di investimenti dall'estero, anche in raccordo con le azioni che saranno attivate dall'ICE - Agenzia per la promozione all'estero e l'internazionalizzazione delle imprese italiane, di cui all'articolo 23, comma 2, lettera c) del decreto-legge 22 giugno 2012, n. 83, convertito, con modificazioni, dalla legge 7 agosto 2012, n. 134.».
2.39
Martella, Franceschelli, Giacobbe
Sost. id. em. 2.37
Al comma 2, dopo il primo periodo, inserire il seguente: «I programmi di investimento di cui al comma 1 includono i programmi aventi come finalità la promozione della presenza internazionale delle imprese e l'attrazione di investimenti dall'estero, anche in raccordo con le azioni che saranno attivate dall'ICE - Agenzia per la promozione all'estero e l'internazionalizzazione delle imprese italiane, di cui all'articolo 23, comma 2, lettera c) del decreto-legge 22 giugno 2012, n. 83, convertito, con modificazioni, dalla legge 7 agosto 2012, n. 134.»
2.40
Bevilacqua, Sabrina Licheri, Naturale, Franceschelli
Sost. id. em. 2.37
Al comma 2, dopo il primo periodo, inserire il seguente: «I programmi di investimento di cui al comma 1 includono i programmi aventi come finalità la promozione della presenza internazionale delle imprese e l'attrazione di investimenti dall'estero, anche in raccordo con le azioni attivate dall'ICE - Agenzia per la promozione all'estero e l'internazionalizzazione delle imprese italiane, di cui all'articolo 23, comma 2, lettera c), del decreto-legge 22 giugno 2012, n. 83, convertito, con modificazioni, dalla legge 7 agosto 2012, n. 134.».
2.41
Sabrina Licheri, Bevilacqua, Naturale, Franceschelli
Improcedibile
Al comma 2, dopo il primo periodo, inserire il seguente: «Le agevolazioni sono concesse tramite finanziamento agevolato alle imprese beneficiarie, al fine di ridurre al minimo gli oneri a carico delle medesime.».
2.43
Improcedibile
Al comma 2, dopo il primo periodo, inserire il seguente: «Le agevolazioni sono concesse tramite finanziamento agevolato alle imprese beneficiarie, al fine di ridurre al minimo gli oneri a carico delle medesime.».
2.45
Martella, Franceschelli, Giacobbe
Improcedibile
Al comma 2, dopo il primo periodo, inserire il seguente: «Le agevolazioni sono concesse tramite finanziamento agevolato alle imprese beneficiarie, al fine di ridurre al minimo gli oneri a carico delle medesime.»
2.46
Sabrina Licheri, Bevilacqua, Naturale, Franceschelli
Improcedibile
Dopo il comma 2, inserire i seguenti:
«2-bis. Al fine di sostenere le imprese della filiera del tessile e della moda, i soggetti di cui all'articolo 5, comma 8, del decreto-legge 21 ottobre 2021, n. 146, convertito, con modificazioni, dalla legge 17 dicembre 2021, n. 215, operanti nella medesima filiera, effettuano il riversamento dell'importo del credito utilizzato nella misura del 30 per cento del medesimo senza applicazione di sanzioni e interessi, alle condizioni e nei termini previsti nei commi seguenti.
2-ter. I soggetti di cui al comma 2-bis presentano apposita istanza all'Agenzia delle entrate entro il 30 novembre 2025, nelle modalità i stabilite con provvedimento del Direttore dell'Agenzia delle entrate da emanare entro 30 giorni dall'entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto.
2-quater. La disposizione di cui all'articolo 5, comma 7, del decreto-legge 21 ottobre 2021, n. 146, convertito con modificazioni dalla legge 17 dicembre 2021, n. 215, non si applica ai soggetti operanti nella filiera di cui al comma 2-bis che hanno realizzato nel periodo d'imposta precedente alla presentazione dell'istanza di cui al comma 2-ter un fatturato inferiore a 5 milioni di euro.
2-quiquies. I soggetti che hanno già provveduto in tutto o in parte, in attuazione di quanto previsto dall'articolo 5 del decreto-legge 21 ottobre 2021, n. 146, convertito con modificazioni dalla legge 17 dicembre 2021, n. 215, al riversamento spontaneo delle somme possono sospendere il pagamento delle rate residue per la parte eccedente gli importi di cui al comma 2-bis e chiedere il rimborso degli importi già versati in eccedenza. Le modalità e i termini di presentazione della relativa istanza sono definiti con il provvedimento di cui al comma 2-ter.».
2.47
Sabrina Licheri, Bevilacqua, Naturale, Franceschelli
Improcedibile
Dopo il comma 2, inserire il seguente:
«2-bis. All'articolo 5 del decreto-legge 21 ottobre 2021, n. 146, convertito, con modificazioni, dalla legge 17 dicembre 2021, n. 215, sono apportate le seguenti modificazioni:
a) al comma 7, le parole da: "possono effettuare il riversamento" fino alla fine del comma sono sostituite con le seguenti: "possono effettuare il riversamento del credito utilizzato, per un importo pari alla percentuale fissata con il decreto del Ministro delle imprese e del made in Italy, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze di cui al comma 7-bis, senza applicazione di sanzioni e interessi, alle condizioni e nei termini previsti dai commi seguenti, purché ne sia stata fatta richiesta entro il termine di cui al comma 9";
b) dopo il comma 7, è inserito il seguente: "7-bis. Con decreto del Ministro delle imprese e del made in Italy, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze, da emanare entro
30 giorni dalla scadenza del termine di cui al comma 9, è stabilita, avuto riguardo al numero delle adesioni pervenute entro il predetto termine e al limite di stanziamento disponibile, la
percentuale di riversamento, in misura comunque non inferiore al cinquanta per cento del dovuto.";
c) al comma 9:
1) le parole: "entro il 31 ottobre 2024" sono sostituite dalle seguenti: "entro il 31 dicembre 2025";
2) il secondo periodo è sostituito dal seguente: "Anche in deroga all'articolo 6, comma 3, della legge 27 luglio 2000, n. 212, il contenuto e le modalità di trasmissione del modello di comunicazione per la richiesta di applicazione della procedura sono definiti con uno o più provvedimenti del direttore dell'Agenzia delle entrate";
d) al comma 10:
1) al primo periodo, le parole: "entro il 16 dicembre 2024" sono sostituite dalle seguenti: "entro il 14 gennaio 2026";
2) il secondo periodo è sostituito dal seguente: "Il versamento può essere effettuato in dieci
rate di pari importo, di cui la prima da corrispondere entro il 14 gennaio 2026 e le successive
entro il 14 gennaio 2027, il 14 gennaio 2028, il 14 gennaio 2029, il 14 gennaio 2030, il 14 gennaio 2031, il 14 gennaio 2032, il 14 gennaio 2033, il 14 gennaio 2034 e il 14 gennaio 2035.";
3) al terzo periodo, le parole: "17 dicembre 2024" sono sostituite dalle seguenti: "15 gennaio
2026";
e) al comma 11, secondo periodo, le parole: "17 dicembre 2024" sono sostituite dalle seguenti: "15 gennaio 2026";
f) al comma 12, terzo periodo, le parole: "3 giugno 2025" sono sostituite dalle seguenti: "31 dicembre 2025";
g) dopo il comma 12-quater, sono inseriti i seguenti:
"12-quinquies. Limitatamente ai crediti d'imposta di cui all'articolo 5, comma 7, maturati nei periodi d'imposta ivi previsti, le certificazioni di cui all'articolo 23, comma 2, secondo periodo, del decreto-legge 21 giugno 2022, n. 73, convertito. con modificazioni, dalla legge 4 agosto 2022, n. 122, possono essere richieste anche laddove le violazioni relative all'utilizzo dei medesimi crediti d'imposta siano già state contestate con un atto di recupero o altro provvedimento impositivo non resisi definitivi alla data della richiesta di certificazione e, sempreché, in caso di impugnazione, non sia intervenuta sentenza.
12-sexies. All'articolo 1, comma 458, della legge 30 dicembre 2024, n. 207, le parole «31 ottobre 2024» sono sostituite dalle seguenti: «31 dicembre 2025».
12-septies. Le risorse di cui all'articolo 1, comma 460, della legge 30 dicembre 2024, n. 207, nel limite massimo di spesa di 60 milioni di euro per l'anno 2025, 50 milioni per l'anno 2026, 80 milioni per l'anno 2027 e 60 milioni per l'anno 2028, sono destinate alle finalità di cui al comma 2 del presente articolo.
12-octies. Agli oneri derivanti dall'applicazione del comma 2, lettera c), numero 1), pari a 5.773.589 euro per l'anno 2025 e 2.886.795 euro per l'anno 2026, si provvede mediante corrispondente riduzione dello stanziamento del fondo speciale di parte corrente iscritto, ai fini del bilancio triennale 2025-2027, nell'ambito del programma «Fondi di riserva e speciali » della missione « Fondi da ripartire » dello stato di previsione del Ministero dell'economia e delle finanze per l'anno 2025, allo scopo parzialmente utilizzando l'accantonamento relativo al Ministero delle imprese e del made in Italy.".».
2.48
Sabrina Licheri, Bevilacqua, Naturale, Franceschelli
Improcedibile
Dopo il comma 2, inserire i seguenti:
«2-bis. Il termine di cui al comma 9 dell'articolo 5 del decreto-legge 21 ottobre 2021, n. 146, convertito con modificazioni dalla legge 17 dicembre 2021, n. 215, è riaperto sino al 31 ottobre 2025. Per coloro che aderiscono, il versamento può essere effettuato in un'unica soluzione entro il 31 ottobre 2025, ovvero entro il 31 ottobre 2034 mediante pagamento rateale in dieci anni da effettuarsi entro il 31 ottobre di ciascun anno a partire dal 31 ottobre 2025. A decorrere dal 1° novembre 2025, sulle rate successive alla prima sono dovuti gli interessi di cui all'articolo 5, comma 11, del citato decreto-legge 21 ottobre 2021, n. 146, calcolati al tasso legale. Restano ferme le disposizioni di cui ai commi da 7 a 12 dell'articolo 5 del decreto-legge 21 ottobre 2021, n. 146, convertito, con modificazioni, dalla legge 17 dicembre 2021, n. 215, come modificato dal comma 1-ter del presente articolo.
2-ter. All'articolo 5 del decreto-legge 21 ottobre 2021, n. 146, convertito, con modificazioni, dalla legge 17 dicembre 2012, n. 215, al comma 12, le parole "3 giugno 2025", ovunque ricorrano, sono sostituite dalle seguenti: "31 ottobre 2025".».
2.49
Sabrina Licheri, Bevilacqua, Naturale, Franceschelli
Respinto
Dopo il comma 2, è aggiunto, in fine, il seguente:
«2-bis. Al fine di assicurare il rispetto di standard ambientali lungo tutto il ciclo di vita del dei prodotti tessili, con decreto del Ministro delle imprese e del made in Italy, di concerto con il Ministro dell'ambiente e della sicurezza energetica, da emanare entro novanta giorni dall'entrata in vigore della presente legge, sono adottate specifiche linee guida per la progettazione e l'ingegnerizzazione di capi d'abbigliamento durevoli e riciclabili.».
2.51
Sabrina Licheri, Bevilacqua, Naturale, Franceschelli
Improcedibile
Dopo il comma 2, inserire il seguente:
«2-bis. All'articolo 2, comma 1, del decreto-legge 28 ottobre 2024, n. 160, convertito, con modificazioni, dalla legge 20 dicembre 2024, n. 199, le parole: "15 addetti" sono sostituite dalle seguenti: "49 addetti".».
2.50
Magni, De Cristofaro, Cucchi, Fregolent, Franceschelli
Respinto
Dopo il comma 2, aggiungere il seguente: «2-bis. Sono favoriti, attraverso strumenti di incentivazione e assistenza tecnica, la crescita e il consolidamento delle microimprese già esistenti, anche mediante la costituzione di centrali consortili tra imprese operanti in settori economici sinergici, finalizzati alla condivisione di servizi, alla promozione congiunta e all'accesso ai mercati».
2.0.1
Giacobbe, Martella, Franceschelli
Improcedibile
Dopo l'articolo inserire il seguente:
«Art. 2-bis
(Trasferimento generazionale delle competenze)
1. Al fine di favorire il passaggio di competenze e di abilità tra generazioni, i datori di lavoro privati con un numero di dipendenti non inferiore a cinquanta unità, possono stipulare tra il 1 gennaio 2025 e il 31 dicembre 2025, con un lavoratore andato in pensione da non oltre due anni, un contratto di durata massima di 24 mesi, in forza del quale quest'ultimo si impegna a svolgere, presso l'azienda, attività di tutoraggio, per un massimo di 60 ore mensili, in favore di giovani, di età inferiore a 30 anni, assunti, con contratto di lavoro subordinato a tempo indeterminato, ad esclusione del contratto di apprendistato, anche a seguito di trasformazione del rapporto di lavoro a tempo determinato, dal medesimo datore di lavoro contestualmente alla sottoscrizione del predetto contratto di tutoraggio. Il limite di età è elevato a 35 anni qualora si tratti di giovani laureati.
2. Il contratto di tutoraggio non si configura come un rapporto di lavoro dipendente e comunque non è computato ai fini dell'applicazione delle disposizioni sul licenziamento di cui all'articolo 18 della legge 20 maggio 1970, n. 300. La remunerazione corrisposta al pensionato per l'attività di tutoraggio non concorre alla formazione di reddito ai fini Irpef e non è assoggettato a contribuzione previdenziale, sino ad una soglia massima percepita di 15.000 euro l'anno.
3. Ai datori di lavoro di cui al comma 1 è riconosciuto, per tutto il periodo di tutoraggio, l'esonero dal versamento del 100 per cento dei complessivi contributi previdenziali a suo carico, dovuti per i dipendenti neo-assunti coinvolti nell'attività di tutoraggio, con esclusione dei premi e contributi dovuti all'INAIL, e comunque fino a un limite massimo di importo pari a 8.060 su base annua, riparametrato e applicato su base mensile. Resta ferma l'aliquota di computo delle prestazioni pensionistiche.
4. Nel caso di licenziamento del lavoratore, nei 12 mesi successivi alla conclusione del periodo di tutoraggio, il datore di lavoro è tenuto alla restituzione dell'incentivo fruito, maggiorato delle sanzioni civili, di cui all'articolo 116, comma 8, lettera a), della legge 23 dicembre 2000, n. 388, salvo che il licenziamento avvenga per giusta causa o per giustificato motivo soggettivo. Il diritto alla fruizione dell'incentivo di cui al presente articolo è subordinato al rispetto delle condizioni stabilite dall'articolo 1, comma 1175, della legge 27 dicembre 2006, n. 296 e degli obblighi di assunzione previsti dall'articolo 3 della legge 12 marzo 1999, n. 68. Non si applicano i principi di cui all'articolo 31 del decreto legislativo 14 settembre 2015, n. 150.
5. Le agevolazioni di cui al comma 3 sono riconosciute dall'INPS nei limiti delle risorse di cui al comma 7. Il datore di lavoro comunica all'INPS, che provvede al monitoraggio delle domande di accesso alle agevolazioni, i rapporti di tutoraggio instaurati ai sensi del comma 1 e la relativa durata. Qualora dal predetto monitoraggio risulti il raggiungimento del limite delle risorse, anche in via prospettiva, l'INPS non prenderà in esame ulteriori domande finalizzate all'accesso delle agevolazioni in esame. Le agevolazioni di cui al presente articolo sono concesse nel rispetto del rapporto numerico di uno a uno tra contratto di tutoraggio e assunzione incentivata.
6. Le agevolazioni di cui al presente articolo sono concesse ai sensi e nei limiti del regolamento (UE) n. 1407/2013 della Commissione, del 18 dicembre 2013, relativo all'applicazione degli articoli 107 e 108 del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea agli aiuti «de minimis», del regolamento (UE) n. 1408/2013 della Commissione, del 18 dicembre 2013, relativo all'applicazione degli articoli 107 e 108 del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea agli aiuti «de minimis» nel settore agricolo e del regolamento (UE) n. 717/2014 della Commissione, del 27 giugno 2014, relativo all'applicazione degli articoli 107 e 108 del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea agli aiuti «de minimis» nel settore della pesca e dell'acquacoltura. Le agevolazioni di cui al presente articolo non sono compatibili con quelle stabilite dall'articolo 1, commi 297 e 298, della legge 29 dicembre 2022 n. 197.
7. Per le finalità d cui al presente articolo è stanziata la somma di 350 milioni di euro per ciascuno degli anni 2025, 2026 e 2027. Ai relativi oneri, pari a 350 milioni di euro per ciascuno degli anni 2025, 2026 e 2027, a valere sui risparmi di spesa e le maggiori entrate derivanti dalla rimodulazione e dall'eliminazione dei sussidi dannosi per l'ambiente (SAD) di cui all'articolo 68 della legge 28 dicembre 2015, n. 221. Entro il 30 settembre 2025, il Ministero dell'ambiente e della sicurezza energetica, sentito il Ministero dell'economia e delle finanze e il Ministero delle imprese e del made in Italy, individua i sussidi di cui all'articolo 68 della legge 28 dicembre 2015, n. 221, oggetto di rimodulazione ed eliminazione al fine di conseguire risparmi di spesa o maggiori entrate pari a 350 milioni di euro per ciascuno degli anni 2025, 2026 e 2027.».
2.0.2
Giacobbe, Martella, Franceschelli
Improcedibile
Dopo l'articolo inserire il seguente:
«Art. 2-bis.
(Fondo per la promozione dell'associazione e dell'immagine della moda)
1. In aggiunta a quanto previsto dalla legislazione vigente, al fine di promuovere e valorizzare l'immagine della moda italiana, nello stato di previsione del Ministero delle imprese e del made in Italy è istituito un apposito fondo denominato "Fondo per la promozione dell'associazione e dell'immagine della moda".
2. Il Fondo è destinato, nel rispetto dei vincoli derivanti dall'appartenenza all'Unione europea, al finanziamento di programmi triennali diretti alla realizzazione delle più rilevanti iniziative di comunicazione e promozione italiane di livello internazionale, ivi inclusi le sfilate di moda, le esposizioni, gli eventi, le rassegne culturali e le mostre in genere, aventi ad oggetto la diffusione dei valori e dell'immagine della moda made in Italy.
3. Possono beneficiare dei finanziamenti del Fondo tutte le associazioni senza scopo di lucro che, attraverso le iniziative di comunicazione di cui al comma 2, si propongono di rappresentare i valori della moda italiana e di tutelare, diffondere, e potenziare la sua immagine sia in Italia che all'estero.
4. Per il perseguimento delle finalità di cui al comma 1 e 2, con decreto di natura non regolamentare del Ministro delle imprese e del made in Italy, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze e con il Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale, nel rispetto degli equilibri di finanza pubblica, sono individuate le priorità, le forme e le intensità massime di aiuto concedibili nell'ambito del Fondo.
5. Le predette misure sono attivate con bandi ovvero direttive del Ministro delle imprese e del made in Italy, che individuano i termini, le modalità e le procedure negoziali per la concessione ed erogazione delle agevolazioni.
6. Per il finanziamento dei programmi e interventi di cui al presente articolo è autorizzato il conferimento di 30 milioni di euro per ciascuno degli anni dal 2025 al 2027 al "Fondo per la promozione dell'associazione e dell'immagine della moda".
7. Agli oneri derivanti dall'attuazione del presente articolo, pari a 30 milioni di euro per ciascuno degli anni 2025, 2026 e 2027, si provvede mediante corrispondente riduzione del fondo cui all'articolo 1, comma 200, della legge 23 dicembre 2014.»
2.0.3
Giacobbe, Martella, Franceschelli
Improcedibile
Dopo l'articolo inserire il seguente:
«Art. 2-bis
(Contributo a fondo perduto per le "Academy aziendali" nel settore tessile, della moda e degli accessori)
1. Al fine di promuovere la diffusione della cultura del made in Italy nei confronti delle giovani generazioni e favorirne la formazione nelle professioni artigianali, ai soggetti esercenti attività d'impresa operanti nell'industria tessile e della moda, della produzione calzaturiera e della pelletteria tessile, è riconosciuto un contributo a fondo perduto per la gestione di centri di formazione interni all'azienda, denominati "Academy aziendali". A tal fine è stanziata la somma di 20 milioni di euro per ciascuno degli anni 2025, 2026 e 2027.
2. Il contributo a fondo perduto spetta nella misura massima del cinquanta per cento delle spese ammissibili, nel limite massimo di tre milioni di euro annui per soggetto beneficiario.
3. Per la corretta individuazione dei settori economici in cui operano i soggetti beneficiari del contributo a fondo perduto di cui al comma 1 si applicano, in quanto compatibili, i criteri stabiliti dal decreto del Ministro dello sviluppo economico 27 luglio 2021.
4. Con decreto del Ministro delle imprese e del made in Italy, da adottare entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto, sono stabilite le modalità di attuazione dei commi 1 e 2, con particolare riguardo alle modalità di presentazione delle domande di erogazione dei contributi, ai criteri per la selezione delle stesse, alle spese ammissibili, alle modalità di erogazione dei contributi, alle modalità di verifica, di controllo e di rendicontazione delle spese nonché alle cause di decadenza e di revoca dei medesimi contributi.
5. Le spese ammissibili definite con il decreto di cui al comma precedente includono quelle:
a) per il personale dipendente che partecipi in veste di docente o tutor alle attività di formazione all'interno dell'Academy aziendale;
b) per i materiali utilizzati durante le lezioni per le esercitazioni degli studenti;
c) per gli strumenti e le attrezzature necessari ai fini dell'allestimento e dello svolgimento delle lezioni.
6. L'efficacia delle misure previste dal presente articolo è subordinata, ai sensi dell'articolo 108, paragrafo 3, del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea, all'autorizzazione della Commissione europea.
7. Ai maggiori oneri di cui al presente articolo, pari a 20 milioni di euro per ciascuno degli anni 2025, 2026 e 2027, si provvede mediante corrispondente riduzione del Fondo di cui all'articolo 1, comma 200, della legge 23 dicembre 2014, n. 190. Il Ministro dell'economia e delle finanze è autorizzato ad apportare, con propri decreti, le occorrenti variazioni di bilancio.»
2.0.4
Martella, Franceschelli, Giacobbe
Respinto
Dopo l'articolo inserire il seguente:
«Art. 2-bis
(Fondo per la diffusione dei valori e dell'immagine della moda e del made in Italy)
1. Al fine di promuovere e valorizzare l'immagine della moda made in Italy, nello stato di previsione del Ministero delle imprese e del made in Italy è istituito un apposito fondo denominato "Fondo per la diffusione dei valori e dell'immagine della moda e del made in Italy", con dotazione pari a 50 milioni di euro per ciascuno degli anni dal 2025 al 2027.
2. Il Fondo di cui al comma 1 è destinato, nel rispetto dei vincoli derivanti dall'appartenenza all'Unione europea, al finanziamento di programmi diretti alla realizzazione delle più rilevanti iniziative di comunicazione e promozione italiane di livello internazionale, ivi inclusi le sfilate di moda, le esposizioni, gli eventi, le rassegne culturali e le mostre in genere, aventi ad oggetto la diffusione dei valori e dell'immagine della moda e del made in Italy.
3. Può beneficiare dei finanziamenti del Fondo qualsiasi associazione senza scopo di lucro che attraverso le iniziative di comunicazione di cui al comma 2 si propone di rappresentare i valori della moda e del made in Italy e di tutelare, diffondere, e potenziare l'immagine della moda e del made in Italy sia in Italia che all'estero.
4. Per il perseguimento delle finalità di cui al comma 1 e 2, con decreto di natura non regolamentare del Ministro delle imprese e del made in Italy, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze e con il Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale, nel rispetto degli equilibri di finanza pubblica, sono individuate le priorità, le forme e le intensità massime di aiuto concedibili nell'ambito del Fondo. Le predette misure sono attivate con bandi ovvero direttive del Ministro delle imprese e del made in Italy, che individuano i termini, le modalità e le procedure negoziali per la concessione ed erogazione delle agevolazioni.
5. L'ICE - Agenzia per la promozione all'estero e l'internazionalizzazione delle imprese italiane provvede alla gestione dei programmi e interventi di cui al presente articolo.
6. Agli oneri di cui al presente articolo, pari a 50 milioni di euro per ciascuno degli anni dal 2025 al 2027, si provvede mediante corrispondente riduzione delle risorse del Fondo di cui all'articolo 1, comma 200, della legge 23 dicembre 2014, n. 190. »
2.0.5
Giacobbe, Martella, Franceschelli
Improcedibile
Dopo l'articolo inserire il seguente:
«Art. 2-bis
(Proroga Cassa integrazione per i lavoratori della moda)
1. In deroga agli articoli 4 e 12 del decreto legislativo 14 settembre 2015, n. 148 ed alle disposizioni che disciplinano la durata delle prestazioni erogate dal Fondo di solidarietà bilaterale alternativo per l'Artigianato di cui all'articolo 27 del decreto legislativo 14 settembre 2015, n. 148, è riconosciuta dall'Istituto nazionale della previdenza sociale (INPS), per l'anno 2025, ai lavoratori dipendenti da datori di lavoro, anche artigiani, con forza occupazionale media fino a 15 addetti nel semestre precedente, operanti nei settori tessile, dell'abbigliamento e calzaturiero (TAC), nonché conciario, un'integrazione al reddito, con relativa contribuzione figurativa o correlata, nella misura pari a quella prevista per le integrazioni salariali dall'articolo 3 del decreto legislativo n. 148 del 2015, per un periodo massimo di dodici settimane.
2. Ai fini del riconoscimento dell'integrazione al reddito di cui al comma 1, il datore di lavoro trasmette all'INPS, esclusivamente in via telematica, la domanda di accesso al trattamento con l'elenco nominativo dei lavoratori interessati, l'indicazione dei periodi di sospensione o riduzione dell'attività lavorativa e la dichiarazione di non poter accedere ad altri trattamenti di integrazione salariale già previsti a normativa vigente.
3. L'integrazione salariale di cui al presente articolo è erogata direttamente dal datore di lavoro ai dipendenti alla fine di ogni periodo di paga. Il relativo importo è rimborsato dall'INPS al datore di lavoro o da quest'ultimo conguagliato, a pena di decadenza, entro i termini previsti dall'articolo 7, comma 3, del decreto legislativo n. 148 del 2015. Il datore di lavoro, in presenza di serie e documentate difficoltà finanziarie, può richiedere all'INPS il pagamento diretto della prestazione. In quest'ultimo caso, il datore di lavoro è tenuto, a pena di decadenza, ad inviare i dati necessari per il pagamento diretto entro i termini di cui all'articolo 7, comma 5-bis, del citato decreto legislativo 1° settembre 2015, n. 148. Per le prestazioni di cui ai commi da 1 a 4, non è dovuta la contribuzione addizionale di cui all'articolo 5 del decreto legislativo 14 settembre 2015, n. 148.
4. Le integrazioni al reddito sono concesse nel limite di spesa di 80 milioni di euro per l'anno 2025 e le medesime sono autorizzate dall'INPS nel rispetto del predetto limite di spesa. L'INPS, che disciplina i termini e le modalità per la presentazione delle domande, provvede al monitoraggio del rispetto del limite di spesa fornendo i risultati del monitoraggio al Ministero del lavoro e delle politiche sociali e al Ministero dell'economia e delle finanze.
5. L'INPS provvede alle attività di cui di cui ai commi da 1 a 4 con le risorse finanziarie, umane e strumentali disponibili a legislazione vigente, senza nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica.
6. Agli oneri derivanti dal presente articolo, pari a 80 milioni di euro per l'anno 2025, si provvede mediante corrispondente riduzione del Fondo sociale per occupazione e formazione, di cui all'articolo 18, comma 1, lettera a), del decreto-legge 29 novembre 2008, n. 185, convertito, con modificazioni, dalla legge 28 gennaio 2009, n. 2.»
2.0.6
Giacobbe, Martella, Franceschelli
Improcedibile
Dopo l'articolo inserire il seguente:
«Art. 2-bis
(Fondo speciale per la transizione verde e digitale nella moda)
1. Presso il Ministero delle imprese e del made in Italy è istituito il Fondo speciale per la transizione verde e digitale nella moda, con dotazione pari a 500 milioni di euro per ciascuno degli anni 2025, 2026 e 2027.
2. Il Fondo di cui al comma 1, è destinato, sulla base di obiettivi e priorità periodicamente stabiliti e nel rispetto dei vincoli derivanti dall'appartenenza all'ordinamento comunitario, al finanziamento di programmi e interventi finalizzati alla transizione ecologica e digitale nel settore tessile, della moda e degli accessori.
3. Per il perseguimento delle finalità di cui al comma 2, con decreti di natura non regolamentare del Ministro delle imprese e del made in Italy, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze, da emanare entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto, nel rispetto degli equilibri di finanza pubblica, sono individuate le priorità, le forme e le intensità massime di aiuto concedibili nell'ambito del Fondo. Le predette misure sono attivate con bandi ovvero direttive del Ministro delle imprese e del made in Italy, che individuano i termini, le modalità e le procedure, anche in forma automatizzata, per la concessione ed erogazione delle agevolazioni. Per la gestione degli interventi il Ministero delle imprese e del made in Italy può avvalersi, sulla base di apposita convenzione, di società in house ovvero di società o enti in possesso dei necessari requisiti tecnici, organizzativi e di terzietà scelti, sulla base di un'apposita gara, secondo le modalità e le procedure di cui al decreto legislativo 18 aprile 2016, n. 50.
4. Ai maggiori oneri di cui al presente articolo, pari a 500 milioni di euro per ciascuno degli anni 2025, 2026 e 2027, a valere sui risparmi di spesa e le maggiori entrate derivanti dalla rimodulazione e dall'eliminazione dei sussidi dannosi per l'ambiente (SAD) di cui all'articolo 68 della legge 28 dicembre 2015, n. 221. Entro il 30 settembre 2025, il Ministero dell'ambiente e della sicurezza energetica, sentito il Ministero dell'economia e delle finanze e il Ministero delle imprese e del made in Italy, individua i sussidi di cui all'articolo 68 della legge 28 dicembre 2015, n. 221, oggetto di rimodulazione ed eliminazione al fine di conseguire risparmi di spesa o maggiori entrate pari a 500 milioni di euro per ciascuno degli anni 2025, 2026 e 2027.»
2.0.7
Martella, Franceschelli, Giacobbe, Misiani
Improcedibile
Dopo l'articolo inserire il seguente:
«Art. 2-bis
(Disposizioni in materia di sostegno del settore dell'autotrasporto)
1. Il beneficiario del credito d'imposta riconosciuto agli esercenti attività di autotrasporto merci di cui al decreto del Presidente della Repubblica 9 giugno 2000, n. 277, stante la modalità prescelta ai fini della fruizione del credito, ha facoltà di utilizzarlo in compensazione ai sensi dell'articolo 17 del decreto legislativo 9 luglio 1997, n. 241, ovvero di averlo riconosciuto a titolo di rimborso mediante l'emissione di apposito titolo per il pagamento dell'importo del credito spettante, a partire dalla data di presentazione dell'apposita dichiarazione e della documentazione di corredo al competente ufficio del dipartimento delle dogane e delle imposte indirette.
2. Il predetto ufficio, ricevuta la dichiarazione, entro trenta giorni dal ricevimento, determina, ai fini della configurazione della posizione del beneficiario nei confronti dell'autorità fiscale, l'esatto ammontare del credito spettante e controlla la regolarità della dichiarazione, invitando l'interessato ad integrare, entro il termine massimo di trenta giorni successivi alla data di comunicazione del predetto invito, la dichiarazione stessa con gli elementi e con la documentazione eventualmente mancanti.
3. In caso di mancata integrazione, di accertata carenza dei requisiti e dei presupposti ovvero di non veridicità della dichiarazione, nel termine di sessanta giorni dal ricevimento della medesima ovvero di trenta giorni dall'integrazione, il competente ufficio del dipartimento delle dogane e delle imposte indirette annulla, con provvedimento motivato, l'atto di riconoscimento del beneficio fiscale irregolarmente formato, salvo che, ove ciò sia possibile, l'interessato provveda a sanare i vizi entro un termine non inferiore a trenta giorni prefissatogli dall'ufficio stesso.
4. All'attuazione delle disposizioni di cui ai commi precedenti, si provvede mediante l'aggiornamento del decreto del Presidente della Repubblica 9 giugno 2000, n. 277, di cui all'articolo 8, comma 13, della legge 23 dicembre 1998, n. 448.».
2.0.8
Giacobbe, Martella, Franceschelli
Improcedibile
Dopo l'articolo inserire il seguente:
«Art. 2-bis
1. In considerazione del significativo impatto collegato alla crisi del comparto moda e delle esigenze di tutela e rilancio della filiera produttiva del distretto industriale pratese, è attribuito al comune di Prato un contributo di 10 milioni di euro per l'anno 2025, per il sostegno economico alle imprese del settore tessile del distretto industriale pratese, così come individuato dalla regione Toscana con propria deliberazione 21 febbraio 2000, n. 69, ai sensi della legge 5 ottobre 1991, n. 317 e della legge 11 maggio 1999, n. 140, per attività di studi, ricerche e progetti collettivi e di filiera. Ai fini di cui al presente comma, il sostegno alle imprese può essere disposto per una o più delle seguenti linee di intervento:
a) efficientamento o riduzione dei costi di approvvigionamento energetico;
b) transizione digitale e adozione di tecnologie abilitanti;
c) ricerca, sviluppo e innovazione;
d) transizione ecologica ed economia circolare;
e) rafforzamento della cultura sugli standard di prevenzione e tutela della salute e sicurezza nei luoghi di lavoro;
f) riassetto organizzativo del distretto teso all'irrobustimento della filiera produttiva.
2. Con decreto del Ministro dello sviluppo economico, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze, da adottare entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, sono definiti le modalità di erogazione del contributo di cui al comma 1, i criteri per la selezione dei programmi e delle attività finanziabili, le spese ammissibili nonché le modalità di verifica, di controllo e di rendicontazione delle spese sostenute utilizzando il medesimo contributo.
3. Agli oneri derivanti dall'attuazione del presente articolo, pari a 10 milioni di euro per l'anno 2025, si provvede mediante corrispondente riduzione del Fondo di cui all'articolo 1, comma 200, della legge 23 dicembre 2014, n. 190, come rifinanziato ai sensi del comma 884 della presente legge.»
2.0.9
Nave, Sabrina Licheri, Bevilacqua, Naturale
Improcedibile
Dopo l'articolo inserire il seguente:
«Art. 2-bis.
(Misure finanziarie per l'aggregazione, l'innovazione, la formazione e l'internazionalizzazione delle imprese artigiane)
1. Al fine di valorizzare le imprese artigiane e riconoscerne il ruolo di fondamentale di presidio sul territorio quale espressione di creatività, tradizione, innovazione e strumento di identità culturale, il fondo di cui all'articolo 1, comma 700, della legge 30 dicembre 2021, n. 234, è rifinanziato di 50 milioni di euro per ciascuno degli anni 2025 e 2026.
2. Le risorse del fondo di cui al comma 1 sono destinate a concedere contributi e incentivi, anche mediante crediti d'imposta, alle imprese di cui all'articolo 2 della legge 8 agosto 1985, n. 443, che sottoscrivono un contratto di rete o vi aderiscono, per:
a) l'acquisto di macchinari, attrezzature, software innovativi e l'adozione di tecnologie per la riduzione dell'impatto ambientale, l'efficientamento energetico e l'utilizzo di fonti rinnovabili;
b) la realizzazione di corsi di formazione e aggiornamento, anche in collaborazione con scuole, università e istituzioni specializzate nel commercio estero;
c) l'istituzione di borse di studio e tirocini formativi finalizzati a promuovere l'occupazione giovanile, la qualificazione professionale e assicurare il la trasmissione intergenerazionale delle competenze;
d) la partecipazione a fiere, mostre ed eventi, nazionali ed internazionali;
e) lo sviluppo di piattaforme e-commerce e strumenti di marketing digitale, con particolare riferimento allo sviluppo di strategie di promozione e di vendita dei prodotti artigianali nei mercati esteri;
f) la partecipazione a programmi di internazionalizzazione gestiti dall'Agenzia per la promozione all'estero e l'internazionalizzazione delle imprese italiane - ICE;
g) l'organizzazione di missioni e incontri B2B con operatori esteri per favorire l'ingresso delle imprese artigiane nei mercati globali;
h) la fornitura di servizi di consulenza e assistenza specialistica per l'export, inclusa l'analisi dei mercati esteri, la traduzione di materiale promozionale e contrattuale e l'assistenza legale e fiscale internazionale;
3. Con decreto del Ministro delle imprese e del made in Italy, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze e con il Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale, previa intesa in sede di Conferenza unificata di cui all' articolo 8 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281, da emanare entro novanta giorni dall'entrata in vigore della presente legge, sono definite le modalità attuative per l'erogazione e l'utilizzo delle risorse del fondo di cui al comma 1.
4. Agli oneri derivanti dal presente articolo, pari a 50 milioni di euro per ciascuno degli anni 2025 e 2026, si provvede mediante corrispondente riduzione del Fondo per interventi strutturali di politica economica di cui all'articolo 10, comma 5, del decreto-legge 29 novembre 2004, n. 282, convertito, con modificazioni, dalla legge 27 dicembre 2004, n. 307.».
2.0.10
Nave, Bevilacqua, Sabrina Licheri, Naturale
Improcedibile
Dopo l'articolo inserire il seguente:
«Art. 2-bis.
(Misure finanziarie per l'internazionalizzazione delle micro e piccole imprese artigiane)
1. Al fine di sostenere i processi di internazionalizzazione e il consolidamento delle micro e piccole imprese artigiane nei mercati esteri, nonché di mitigare l'impatto di eventuali incrementi delle imposte applicate sulle esportazioni, è concesso, nei limiti e alle condizioni previste dal regolamento (UE) n. 1407/2013 della Commissione, del 18 dicembre 2013, relativo agli aiuti «de minimis», un contributo sotto forma di credito d'imposta pari al 40 per cento delle spese documentate e sostenute:
a) per la stipula di contratti di consulenza con figure professionali esperte in gestione di processi e programmi di internazionalizzazione, la fornitura di servizi di consulenza e assistenza specialistica per l'export, inclusa l'analisi dei mercati esteri, la traduzione di materiale promozionale e contrattuale e l'assistenza legale e fiscale internazionale;
b) per la partecipazione ai programmi di internazionalizzazione gestiti dall'Agenzia per la promozione all'estero e l'internazionalizzazione delle imprese italiane- ICE;
c) lo sviluppo di piattaforme e-commerce e strumenti di marketing digitale, con particolare riferimento allo sviluppo di strategie di promozione e di vendita dei prodotti artigianali nei mercati esteri;
d) per la partecipazione a fiere ed eventi internazionali.
2. Il credito di imposta di cui al comma 1 è riconosciuto nel limite massimo di 15 milioni di euro per ciascuno degli anni 2025, 2026 e 2027.
3. Il credito di imposta di cui al comma 1 è utilizzabile, esclusivamente, in compensazione ai sensi dell'articolo 17 del decreto legislativo 9 luglio 1997, n. 241.
4. Agli oneri derivanti dal presente articolo, pari a 15 milioni di euro per ciascuno degli anni 2025, 2026 e 2027, si provvede mediante corrispondente riduzione del Fondo per interventi strutturali di politica economica di cui all'articolo 10, comma 5, del decreto-legge 29 novembre 2004, n. 282, convertito, con modificazioni, dalla legge 27 dicembre 2004, n. 307.».
2.0.11
Sabrina Licheri, Bevilacqua, Naturale, Franceschelli
Improcedibile
Dopo l'articolo inserire il seguente:
«Art. 2-bis.
(Misure finanziarie per l'aggregazione e per il sostegno al settore della ceramica artistica tradizionale)
1. Al fine di promuovere la tutela e la conservazione delle caratteristiche tecniche e produttive delle produzioni ceramiche, il fondo di cui all'articolo 1, comma 701, della legge 30 dicembre 2021, n. 234, è rifinanziato di 5 milioni di euro per ciascuno degli anni 2025 e 2026.
2. Le risorse del fondo di cui al comma 1 sono destinate alle imprese di cui all'articolo 2 della legge 8 agosto 1985, n. 443, che sottoscrivono un contratto di rete o vi aderiscono.
3. Per l'attuazione delle disposizioni di cui al presente articolo si applicano, in quanto compatibili, le disposizioni di cui al decreto dello sviluppo economico del 31 marzo 2022.
4. Agli oneri derivanti dal presente articolo, pari a 5 milioni di euro per ciascuno degli anni 2025 e 2026, si provvede mediante corrispondente riduzione del Fondo per interventi strutturali di politica economica di cui all'articolo 10, comma 5, del decreto-legge 29 novembre 2004, n. 282, convertito, con modificazioni, dalla legge 27 dicembre 2004, n. 307.».
2.0.12
Giacobbe, Martella, Franceschelli
Improcedibile
Dopo l'articolo inserire il seguente:
«Art. 2-bis
(Fondo per l'aggregazione delle imprese della moda)
1. Al fine di mitigare la crisi economica del settore della moda conseguente al calo degli ordinativi derivante dalla situazione congiunturale internazionale, è istituito nello stato di previsione del Ministero delle imprese e del made in Italy, in via sperimentale, un fondo con una dotazione di 20 milioni di euro per l'anno 2025, volto a promuovere le aggregazioni delle piccole e medie imprese operanti nei settori di cui alle divisioni 13, 14, 15 dei codici ATECO 2007.
2. Con decreto del Ministro delle imprese e del made in Italy sono definite entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto, nel rispetto della disciplina vigente in materia di aiuti di Stato, le condizioni e le modalità di cui al comma 2, anche al fine di assicurare il rispetto del limite complessivo di risorse stanziate.
3. Agli oneri di cui al presente articolo, pari a 20 milioni di euro per l'anno 2025, si provvede mediante corrispondente riduzione del Fondo di cui all'articolo 1, comma 200, della legge 23 dicembre 2014, n. 190.».
2.0.13
Giacobbe, Martella, Franceschelli
Improcedibile
Dopo l'articolo inserire il seguente:
«Art. 2-bis
1. Nello stato di previsione del Ministero delle imprese e del made in Italy è istituito in via sperimentale un Fondo con la dotazione di 100 milioni di euro per l'anno 2025, volto ad erogare contributi finalizzati ad interventi di efficientamento o riduzione dei costi di approvvigionamento energetico, a seguito della crisi economica del settore tessile, della moda e degli accessori di cui alle divisioni 13 e 14 dei codici ATECO 2007, che hanno registrato un calo di fatturato o dei corrispettivi di almeno il 25 per cento nel periodo intercorrente tra il 1° gennaio 2024 e il 30 novembre 2024 rispetto allo stesso periodo del 2023.
2. Con decreto del Ministero delle imprese e del made in Italy sono stabiliti i criteri e le modalità di attuazione, nonché le modalità di presentazione delle domande di agevolazione di cui al comma 1, anche al fine di assicurare il rispetto del limite complessivo di risorse stanziate.
3. Agli oneri di cui al comma 1, pari a 100 milioni di euro per l'anno 2025, si provvede mediante corrispondente riduzione del Fondo di cui all'articolo 1, comma 200, della legge 23 dicembre 2014, n. 190.»
2.0.14
Giacobbe, Martella, Franceschelli
Improcedibile
Dopo l'articolo inserire il seguente:
«Art. 2-bis
1 . Nello stato di previsione del Ministero delle imprese e del made in Italy è istituito, in via sperimentale, un fondo con una dotazione di 100 milioni di euro per l'anno 2025, volto ad erogare contributi a fondo perduto a favore di privati a parziale o totale ristoro del calo degli ordinativi, a seguito della crisi economica del settore tessile, della moda e degli accessori di cui alle divisioni 13 e 14 dei Codici Ateco 2007, che hanno registrato un calo di fatturato o dei corrispettivi di almeno il 25 per cento nel periodo intercorrente tra il 1° gennaio 2024 e il 30 novembre 2024 rispetto allo stesso periodo del 2023.
2. Con decreto del Ministero delle imprese e del made in Italy sono stabiliti i criteri e le modalità di attuazione, nonché le modalità di presentazione delle domande di agevolazione di cui al comma 1, anche al fine di assicurare il rispetto del limite complessivo di risorse stanziate.
3. Agli oneri di cui al comma 1, pari a 100 milioni di euro per l'anno 2025, si provvede mediante corrispondente riduzione del Fondo di cui all'articolo 1, comma 200, della legge 23 dicembre 2014, n. 190, come rifinanziato ai sensi del comma 884, della presente legge.»
2.0.19
Giacobbe, Martella, Franceschelli
Improcedibile
Dopo l'articolo inserire il seguente:
«Art. 2-bis
(Misure per favorire la promozione e la concorrenza nel settore della moda)
1. Sono ammissibili al credito d'imposta di cui all'articolo 3 del decreto-legge 23 dicembre 2013, n. 145, convertito con modificazioni dalla legge 21 febbraio 2014, n. 9, come modificato dal comma 35 dell'articolo 1 della legge 23 dicembre 2014, n. 190, e decreto del Ministero dello sviluppo economico del 27 maggio 2015, anche le attività di design e ideazione estetica per le aziende del settore tessile e moda, finalizzate ad innovare in modo significativo i prodotti dell'impresa sul piano della forma e di altri elementi non tecnici o funzionali, così come richiamate dalla circolare Mise n. 46586/2009 e dalla circolare Agenzia entrate n. 5/E/2016.
2. All'articolo 5 del decreto-legge 21 ottobre 2021, n. 146, convertito con modificazioni dalla legge 17 dicembre 2021, n. 215, sono apportate le seguenti modificazioni:
a) al comma 9, le parole: "entro il 31 ottobre 2024" sono sostituite dalle seguenti: "entro il 30 settembre 2025";
b) al comma 10:
1) le parole: "entro il 16 dicembre 2024" sono sostituite dalle seguenti: "entro il 16 dicembre 2025";
2) le parole: "entro il 16 dicembre 2025" sono sostituite dalle seguenti: "entro il 16 dicembre 2026";
3) le parole: "entro il 16 dicembre 2026" sono sostituite dalle seguenti: "entro il 16 dicembre 2027";
4) le parole: "17 dicembre 2024" sono sostituite dalle seguenti: "17 dicembre 2025";
c) il comma 12 è soppresso.».
2.0.20
Giacobbe, Martella, Franceschelli
Improcedibile
Dopo l'articolo inserire il seguente:
«Art. 2-bis
(Rafforzamento del credito d'imposta design e ideazione estetica)
1. All'articolo 1, comma 203-quater, della legge 27 dicembre 2019, n. 160, le parole: "in misura pari al 5 per cento" sono sostituite dalle seguenti: "in misura pari al 10 per cento" e le parole: "nel limite massimo annuale di 2 milioni di euro" sono sostituite dalle seguenti "nel limite massimo annuale di 4 milioni di euro".
2. Ai maggiori oneri di cui al presente articolo, pari a 80 milioni per l'anno 2024, a 160 milioni di euro per l'anno 2025, a 240 milioni di euro per ciascuno degli anni dal 2028 al 2032, a 160 milioni di euro per l'anno 2033 e a 80 milioni di euro per l'anno 2034, si provvede mediante corrispondente riduzione del Fondo di cui all'articolo 1, comma 200, della legge 23 dicembre 2014, n. 190. Il Ministro dell'economia e delle finanze è autorizzato ad apportare, con propri decreti, le occorrenti variazioni di bilancio.»
2.0.21
Giacobbe, Martella, Franceschelli
Improcedibile
Dopo l'articolo inserire il seguente:
«Art. 2-bis.
(Misure per favorire la competitività e la concorrenza nel settore della moda)
1. Al fine di mitigare la crisi economica del settore della moda, conseguente al calo degli ordinativi derivante dalla situazione congiunturale internazionale, alle imprese operanti nei settori di cui alle Divisioni 13 e 14 dei codici ATECO 2007 che hanno subito una diminuzione del fatturato o dei corrispettivi di almeno il 20 per cento nel periodo intercorrente tra il 1° gennaio 2025 ed il 30 settembre 2025, rispetto allo stesso periodo del 2024 ovvero del 2023, sono sospesi sino al 31 dicembre 2026 i termini dei versamenti in autoliquidazione relativi:
a) alle imposte dirette, addizionali comprese;
b) all'imposta regionale sulle attività produttive (IRAP);
c) alle ritenute alla fonte di cui agli articoli 23 e 24 del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 600, e alle trattenute relative all'addizionale regionale e comunale, che i predetti soggetti operano in qualità di sostituti d'imposta;
d) all'imposta sul valore aggiunto.
2. I versamenti sospesi ai sensi del comma 1 sono effettuati, senza applicazione di sanzioni e interessi, in un'unica soluzione entro il 30 giugno 2027 o mediante rateizzazione fino ad un massimo di 24 rate trimestrali di pari importo, senza interessi, a decorrere dal 30 giugno 2027. Non si fa luogo al rimborso di quanto già versato.».
2.0.22
Giacobbe, Martella, Franceschelli
Improcedibile
Dopo l'articolo inserire il seguente:
«Art. 2-bis.
(Misure sugli ammortizzatori sociali per favorire la concorrenza nel settore della moda)
1. Al decreto legislativo 14 settembre 2015, n. 148, sono apportate le seguenti modificazioni:
a) all'articolo 5, comma 1, dopo la lettera c), è aggiunta la seguente: "c-bis) le imprese operanti nei settori di cui alla Divisioni 13 e 14 della classificazione ATECO 2007 che ricorrano alla cassa integrazione guadagni ordinaria (CIGO) per calo di lavoro e commesse nell'anno 2025 sono esonerate dalla sopracitata contribuzione";
b) all'articolo 12, comma 4, sono aggiunte, in fine, le seguenti parole: "nonché, per l'anno 2025, alle imprese operanti nei settori di cui alla Divisioni 13 e 14 della classificazione ATECO 2007 per la causale calo di lavoro e commesse"».
2.0.23
Giacobbe, Martella, Franceschelli
Improcedibile
Dopo l'articolo inserire il seguente:
«Art. 2-bis.
(Misure sui finanziamenti per favorire la concorrenza nel settore della moda)
1. Alle imprese operanti nei settori di cui alla Divisioni 13 e 14 della classificazione ATECO 2007, è consentita la possibilità di beneficiare della sospensione sui finanziamenti in essere. In particolare, per i mutui e gli altri finanziamenti a rimborso rateale, il pagamento delle rate o dei canoni di leasing in scadenza alla data del 30 dicembre 2025 è sospeso sino alla data del 30 dicembre 2026; inoltre il piano di rimborso delle rate o dei canoni oggetto di sospensione è dilazionato, unitamente agli elementi accessori e senza alcuna formalità, secondo modalità che assicurino l'assenza di nuovi o maggiori oneri per entrambe le parti. Tale concessione esclude l'attivazione del meccanismo del Forborne da parte degli istituti di credito. È facoltà delle imprese richiedere di sospendere soltanto i rimborsi in conto capitale.».
2.0.24
Nave, Sabrina Licheri, Bevilacqua, Naturale
Improcedibile
Dopo l'articolo inserire il seguente:
«Art. 2-bis.
(Misure per favorire la partecipazione a fiere internazionali)
1 Al fine di favorire la partecipazione alle manifestazioni fieristiche internazionali di settore organizzate in Italia, le disposizioni di cui all'articolo 25-bis del decreto legge 17 maggio 2022, n. 50, convertito, con modificazioni, dalla legge 15 luglio 2022, n. 91, si applicano anche per l'anno 2025, nel limite massimo di spesa di 20 milioni di euro per l'anno 2025. A tal fine si applicano, in quanto compatibili, le disposizioni di cui al decreto dello sviluppo economico 4 agosto 2022, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale 22 agosto 2022, n. 195.
2. Agli oneri derivanti dal presente articolo, pari a 20 milioni di euro per l'anno 2025, si provvede mediante corrispondente riduzione del Fondo per interventi strutturali di politica economica di cui all'articolo 10, comma 5, del decreto-legge 29 novembre 2004, n. 282, convertito, con modificazioni, dalla legge 27 dicembre 2004, n. 307.».
2.0.25
Giacobbe, Martella, Franceschelli
Improcedibile
Dopo l'articolo inserire il seguente:
«Art. 2-bis
(Interpretazione autentica dell'articolo 3 del decreto-legge 23 dicembre 2013, n. 145)
1. In continuità con la Circolare del Ministero dello sviluppo economico n. 46586 del 16 aprile 2009, come richiamata dalla Circolare dell'Agenzia delle entrate n. 5/E del 16 marzo 2016, il disposto di cui all'articolo 3, comma 4, del decreto-legge 23 dicembre 2013, n. 145, convertito dalla legge 21 febbraio 2014, n. 9 e successive modificazioni, recante la disciplina del credito d'imposta per attività di ricerca e sviluppo, si interpreta nel senso che sono ammissibili al credito d'imposta le attività di ricerca ed ideazione estetica e di realizzazione dei prototipi svolte dalle imprese operanti nei settori tessile e moda e negli altri settori afferenti alla produzione creativa, tra i quali il calzaturiero, l'occhialeria, la gioielleria e la ceramica.»
2.0.26
Martella, Franceschelli, Giacobbe, Misiani
Respinto
Dopo l'articolo inserire il seguente:
«Art. 7-bis.
(Misure di semplificazione in materia di attività di consulenza per la circolazione dei mezzi di trasporto)
1. All'articolo 2, comma 4, secondo periodo, della legge 4 gennaio 1994, n. 11, sono aggiunte, in fine, le seguenti parole: "nonché servizi relativi alle agenzie di affari di cui al Testo unico delle leggi di pubblica sicurezza, ai sensi degli articoli 115, 116, 118 e 120 del regio decreto 18 giugno 1931, n. 773; in tal caso, il titolare dell'impresa utilizza il registro-giornale di cui all'articolo 6 della Legge 8 agosto 1991, n. 264 in luogo del registro giornale degli affari di cui all'articolo 120 del suddetto regio decreto n. 773 del 1931".»
2.0.27
Giacobbe, Martella, Franceschelli
Improcedibile
Dopo l'articolo inserire il seguente:
«Art. 2-bis
(Potenziamento del Patent box)
1. Il design italiano è promosso e tutelato quale primario fattore di innovazione e crescita economica nazionale, in ragione della qualità estetica che distingue e caratterizza i prodotti di eccellenza del made in Italy.
2. Al fine di potenziare il quadro agevolativo a favore degli investimenti delle imprese in design e ideazione estetica, all'articolo 6 del decreto-legge 21 ottobre 2021, n. 146, convertito con modificazioni dalla legge 17 dicembre 2021, n. 215, sono apportate le seguenti modifiche:
a) al comma 3, primo periodo, dopo le parole: "110 per cento" sono aggiunte le seguenti: "e del 150 per cento in caso di disegni e modelli";
b) al comma 10-bis, le parole: "110 per cento" sono soppresse;
c) dopo il comma 4 è aggiunto il seguente: "4-bis. Le disposizioni del comma 4 si applicano a condizione che il ricorso ad un contratto di ricerca stipulato con società che direttamente o indirettamente controlla un'impresa non abbia determinato un vantaggio esclusivamente tributario in capo all'impresa nei termini di un credito d'imposta altrimenti non spettante".
3. Ai maggiori oneri di cui al presente articolo, pari a 37,5 milioni di euro per l'anno 2025 e a 43 milioni di euro a decorrere dall'anno 2026, si provvede mediante corrispondente riduzione del Fondo di cui all'articolo 1, comma 200, della legge 23 dicembre 2014, n. 190. Il Ministro dell'economia e delle finanze è autorizzato ad apportare, con propri decreti, le occorrenti variazioni di bilancio.»
2.0.28
Giacobbe, Martella, Franceschelli
Improcedibile
Dopo l'articolo inserire il seguente:
«Art. 2-bis
(Riconoscimento e valorizzazione dei beni immateriali distintivi
del made in Italy nell'ambito del Patent box)
1. All'articolo 6, comma 1, del decreto-legge 21 ottobre 2021, n. 146, convertito con modificazioni dalla legge 17 dicembre 2021, n. 215, al comma 1 dopo le parole: "disegni e modelli" sono aggiunte le seguenti: "know-how produttivo strettamente collegato ai disegni e modelli da un vincolo di complementarità".
2. All'articolo 6, del decreto legge 21 ottobre 2021, n. 146, convertito con modificazioni dalla legge 17 dicembre 2021, n. 215, dopo il comma 10-bis è aggiunto il seguente: "10-ter. Limitatamente all'ipotesi di know-how produttivo strettamente collegato ai disegni e modelli da un vincolo di complementarità è attribuita al Ministero delle imprese e del made in Italy la potestà di delegare a un organismo indipendente dall'Amministrazione finanziaria il ruolo di Organismo certificatore, sulla base dei requisiti di professionalità, onorabilità e competenza.".»
2.0.29
Giacobbe, Martella, Franceschelli
Improcedibile
Dopo l'articolo inserire il seguente:
«Art. 2-bis
(Potenziamento regime Patent Box)
1. All'articolo 6, comma 3, del decreto legge 21 ottobre 2021, n. 146, dopo le parole: "brevetti industriali," sono aggiunte le seguenti: "marchi storici di interesse nazionale iscritti al Registro speciale di cui all'articolo 185-bis del decreto legislativo 10 febbraio 2005, n. 30.".»
2.0.30
Naturale, Sabrina Licheri, Bevilacqua
Improcedibile
Dopo l'articolo inserire il seguente:
«Art. 2-bis.
(Misure finanziare per l'aggregazione e il sostegno della filiera olivicola-olearia)
1. Al fine di sostenere e sviluppare la filiera olivicola-olearia, favorendo l'aggregazione tra gli operatori, l'incremento della produzione nazionale di olive e il rafforzamento della sostenibilità del settore, con particolare riguardo alle aree svantaggiate, il fondo di cui all'articolo 1, comma 128, della legge 30 dicembre 2020, n. 178 è incrementato, per l'anno 2025, per un importo pari a 10 milioni di euro.
2. Le risorse di cui al comma 1 sono così destinate:
a) per 5 milioni di euro, al sostegno di investimenti in nuovi impianti conformi alle caratteristiche di cui all'allegato 1 del decreto del Ministro delle politiche agricole, alimentari e forestali 23 novembre 2021, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 5 dell'8 gennaio 2022;
b) per 5 milioni di euro, al sostegno di investimenti per l'ammodernamento degli impianti esistenti, conformi alle caratteristiche di cui all'allegato 2 del citato decreto ministeriale 23 novembre 2021, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 5 del 2022, n. 5.
3. Agli oneri derivanti dal presente articolo, pari a 10 milioni di euro per l'anno 2025, si provvede mediante corrispondente riduzione del fondo di cui all'articolo 10, comma 5, del decreto-legge 29 novembre 2004, n. 282, convertito, con modificazioni, dalla legge 27 dicembre 2004, n. 307.».
2.0.31
Sabrina Licheri, Bevilacqua, Naturale, Franceschelli
Improcedibile
Dopo l'articolo inserire il seguente:
«Art. 2-bis.
(Misure finanziarie in favore delle imprese di fabbricazione di gioielli)
1. All'articolo 2, comma 1, del decreto-legge 28 ottobre 2024, n. 160, convertito, con modificazioni, dalla legge 20 dicembre 2024, n. 199, le parole: "e dal codice ATECO 25.62.00" sono sostituite dalle seguenti: "e dai codici ATECO 32.12.20, 32.13.00 e 25.62.00".».
2.0.33
Turco, Naturale, Sabrina Licheri
Improcedibile
Dopo l'articolo inserire il seguente:
«Art. 2-bis.
(Misure finanziarie per la tutela e l'aggregazione delle imprese del settore della mitilicoltura)
1. Al fine di garantire, a favore delle imprese, delle cooperative e dei consorzi della mitilicoltura operanti nel territorio di Taranto e provincia di Taranto, un parziale ristoro per gli effetti derivanti dai cali produttivi connessi alle perdite di seme utilizzato in mitilicoltura causati dal cambiamento climatico nonché per il pregiudizio economico derivante dalle misure di prevenzione previste dall'Ordinanza del Presidente della Giunta regionale n. 188 del 25 marzo 2016 e successive proroghe, recante ''Misure sanitarie straordinarie di controllo del rischio per diossina e PCB nelle produzioni di mitili di Taranto'' nonché per le azioni di bonifica riguardanti lo specchio acqueo, appartenente al demanio marittimo e posto in Taranto - località Mar Piccolo Primo Seno, è istituito, nello stato di previsione del Ministero dell'agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste, un fondo con una dotazione pari a 2 milioni di euro per ciascuno degli anni 2025 e 2026.
2. Con decreto del Ministro dell'agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste, di concerto con il Ministro delle imprese e del made in Italy, da adottare entro trenta giorni dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto, previa intesa in sede di Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le Province autonome di Trento e di Bolzano, sono definiti i criteri, le modalità e le procedure di erogazione delle risorse di cui al comma 1. I criteri e le modalità di erogazione di cui al precedente periodo sono parametrati al potenziale produttivo dei beneficiari di cui al comma 1, proporzionale alle dimensioni delle aree destinate alle attività di mitilicoltura.
3. Le disposizioni di cui al presente articolo si applicano nel rispetto della vigente disciplina dell'Unione europea.
4. Al fine di salvaguardare i livelli occupazionali dei soggetti di cui al comma 1, le disposizioni cui all'articolo 2-quinquies del decreto legge 18 gennaio 2024, n. 4, convertito, con modificazioni, dalla legge 15 marzo 2024, n. 28, si applicano altresì ai predetti soggetti nel limite di spesa di 3 milioni di euro per l'anno 2025.
5. Agli oneri derivanti dall'attuazione del presente articolo, pari a 5 milioni di euro per l'anno 2025 e 2 milioni di euro per l'anno 2026, si provvede mediante corrispondente riduzione del Fondo per interventi strutturali di politica economica di cui all'articolo 10, comma 5, del decreto-legge 29 novembre 2004, n. 282, convertito, con modificazioni, dalla legge 27 dicembre 2004, n. 307.».
ARTICOLO 3 NEL TESTO PROPOSTO DALLA COMMISSIONE
Art. 3.
Approvato
(Riconoscimento delle centrali consortili quali enti mutualistici di sistema, nonché delega al Governo per la disciplina degli enti medesimi)
1. La presente legge riconosce quali « enti mutualistici di sistema » le società denominate « centrali consortili » aventi funzioni di indirizzo e coordinamento delle aggregazioni di microimprese e piccole e medie imprese (MPMI), già riunite in consorzi di filiera. Le centrali consortili sono finalizzate ad accrescere, singolarmente e collettivamente, la capacità innovativa e la competitività sul mercato delle MPMI, per mezzo di modelli organizzativi di partenariato efficienti e solidaristici. Le centrali consortili assumono la forma di società consortili per azioni ai sensi dell'articolo 2615-ter del codice civile.
2. La vigilanza sugli enti mutualistici di cui al comma 1 è attribuita al Ministero delle imprese e del made in Italy che ne accerta in via esclusiva le finalità mutualistiche. Non possono essere riconosciute più di cinque centrali consortili. Il riconoscimento è concesso con decreto del Ministro delle imprese e del made in Italy, sulla base di un'istanza degli interessati corredata dalla documentazione comprovante il possesso di almeno i seguenti requisiti:
a) che la centrale consortile riunisca almeno cinque consorzi collocati nel territorio di almeno tre regioni;
b) che i consorzi riuniti nell'ente mutualistico prevedano ciascuno almeno dieci consorziati;
c) la costituzione di un Fondo patrimoniale mutualistico alimentato dai contributi degli associati e dalle eventuali contribuzioni esterne pubbliche o private;
d) che lo statuto preveda il divieto di distribuzione dei dividendi superiori alla ragione dell'interesse legale ragguagliato al capitale effettivamente versato, il divieto di distribuzione delle riserve fra i soci durante la vita sociale, nonché la devoluzione, in caso di scioglimento della società, dell'intero patrimonio sociale, dedotto soltanto il capitale versato e i dividendi eventualmente maturati, a scopi di pubblica utilità conformi allo spirito mutualistico.
3. Il Governo è delegato ad adottare, entro dodici mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, uno o più decreti legislativi per la disciplina del funzionamento degli enti di cui al comma 1 nonché per la vigilanza sugli stessi nel rispetto dei seguenti princìpi e criteri direttivi:
a) previsione, nell'ambito della disciplina relativa al funzionamento, di meccanismi di promozione dell'offerta di lavoro e azioni volte al mantenimento dei livelli occupazionali tra i soci consortili;
b) previsione, in capo all'ente mutualistico, di compiti di formazione in ingresso, circolare e permanente, delle maestranze, nonché di monitoraggio costante e gestione dei fattori di rischio per la sicurezza proattiva sui luoghi di lavoro, fatte salve le competenze in materia esercitate dall'Istituto nazionale per l'assicurazione contro gli infortuni sul lavoro (INAIL);
c) promozione di sinergie di filiera, quali la codatorialità e il distacco dei lavoratori, al fine di favorire la salvaguardia occupazionale ed evitare il ricorso agli istituti dell'indennità di disoccupazione e della cassa integrazione guadagni, ove applicabili, nonché promozione dell'attività di innovazione e ricerca attraverso lo scambio di informazioni o prestazioni di natura industriale, commerciale, tecnica o tecnologica;
d) previsione di disposizioni di coordinamento e integrazione volte ad armonizzare la disciplina della centrale consortile o del gruppo consortile con quella di cui al decreto legislativo 2 agosto 2002, n. 220, e con le altre disposizioni in materia al fine di favorire lo sviluppo del nuovo modello di aggregazione, anche ai fini dell'accesso alle procedure di affidamento di contratti pubblici;
e) previsione dell'obbligo di certificazione del bilancio.
4. I decreti legislativi di cui al comma 3 sono adottati, senza nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica, su proposta del Ministro delle imprese e del made in Italy, di concerto con il Ministro del lavoro e delle politiche sociali e con il Ministro dell'economia e delle finanze. Gli schemi dei decreti legislativi, previa intesa in sede di Conferenza unificata di cui all'articolo 8 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281, sono trasmessi al Consiglio di Stato per l'espressione del parere, che è reso nel termine di trenta giorni dalla data di trasmissione, decorso il quale il Governo può comunque procedere. I medesimi schemi sono quindi trasmessi alle Camere per l'espressione del parere da parte delle Commissioni parlamentari competenti per materia e per i profili finanziari, da rendere entro il termine di quaranta giorni dalla data di trasmissione, decorso il quale i decreti possono essere comunque emanati. Qualora il termine previsto per l'espressione del parere delle Commissioni parlamentari scada nei trenta giorni che precedono il termine di scadenza per l'esercizio della delega legislativa o successivamente, lo stesso termine è prorogato di sessanta giorni.
EMENDAMENTI
3.1
Magni, De Cristofaro, Cucchi, Fregolent, Martella
Respinto
Al comma 1, aggiungere, in fine, le seguenti parole: «, considerando, quali criteri prioritari, la distribuzione territoriale, l'integrazione con le politiche di sostenibilità e la valorizzazione dei distretti produttivi esistenti.»
3.4
Respinto
Dopo il comma 2, aggiungere il seguente: «2-bis. Il numero complessivo di centrali consortili può essere esteso fino a 7, come eccezione insulare, al fine di favorire la costituzione di una centrale ciascuna nelle regioni Sicilia e Sardegna. Per le regioni insulari, non si applicano i requisiti di cui ai punti a) e b) del comma 2.».
3.5
Magni, De Cristofaro, Cucchi, Fregolent, Martella
Respinto
Al comma 3, lettera c), sopprimere le seguenti parole: «, quali la codatorialità e il distacco dei lavoratori,».
3.6
Magni, De Cristofaro, Cucchi, Fregolent, Martella
Respinto
Al comma 3, lettera c), dopo le parole: «distacco dei lavoratori», inserire le seguenti: «,ferma restando l'applicazione dei CCNL di settore, nonché l'obbligo di fornire tempestivamente informative alle OOSS e ai lavoratori,».
ARTICOLO 3-BIS NEL TESTO PROPOSTO DALLA COMMISSIONE
Art. 3-bis.
Approvato
(Ulteriori disposizioni in materia di consorzi)
1. All'articolo 67, comma 5, del codice dei contratti pubblici, di cui al decreto legislativo 31 marzo 2023, n. 36, le parole: « I consorzi di cooperative e i consorzi tra imprese artigiane » sono sostituite dalle seguenti: « I consorzi di cooperative, i consorzi tra imprese artigiane e i consorzi stabili », le parole: « e del comma 3 » sono sostituite dalle seguenti: « e dei commi 1 e 3 », le parole: « e, nel novero di questi, » sono sostituite dalla seguente: « ovvero » e sono aggiunte, in fine, le seguenti parole: « , secondo quanto previsto dall'allegato II.12 ».
EMENDAMENTI
3-bis.0.200 (già 3.0.1)
Sabrina Licheri, Bevilacqua, Naturale
Improcedibile
Dopo l'articolo, inserire il seguente:
"Art. 3-ter
(Disposizioni finanziarie per favorire la messa in sicurezza delle MPMI)
1. Al fine di incentivare le attività di mitigazione dei rischi derivanti da eventi catastrofali, per ciascuno degli anni 2025, 2026 e 2027, alle MPMI è riconosciuto un credito di imposta pari al 50 per cento delle spese sostenute fino al 31 dicembre 2027 per investimenti per la messa in sicurezza di strutture e macchinari nonché per l'acquisto di beni e servizi finalizzati a incrementare le condizioni complessive di sicurezza dell'impresa.
2. Il credito d'imposta è riconosciuto nel limite massimo di spesa di 25 milioni di euro per ciascuno degli anni 2025, 2026 e 2027.
3. Il credito d'imposta è utilizzabile, esclusivamente, in compensazione ai sensi dell'articolo 17 del decreto legislativo 9 luglio 1997, n. 241.
4. Agli oneri derivanti dal presente articolo, pari a 25 milioni di euro per ciascuno degli anni 2025, 2026 e 2027, si provvede mediante corrispondente riduzione del Fondo per interventi strutturali di politica economica di cui all'articolo 10, comma 5, del decreto-legge 29 novembre 2004, n. 282, convertito, con modificazioni, dalla legge 27 dicembre 2004, n. 307.»
3-bis.0.201 (già 3.0.3)
Bevilacqua, Sabrina Licheri, Naturale
Improcedibile
Dopo l'articolo, inserire il seguente:
"Art. 3-ter
(Detraibilità dei premi per assicurazioni aventi per oggetto il rischio di eventi catastrofali)
1. All'articolo 15, comma 1, lettera f-bis), del testo unico delle imposte sui redditi, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, sono aggiunte, in fine, le seguenti parole: "e i premi per assicurazioni aventi per oggetto il rischio di eventi catastrofali di cui all'articolo 1, comma 101, della legge 30 dicembre 2023, n. 213, stipulate da micro, piccole e medie imprese".»
ARTICOLO 4 NEL TESTO PROPOSTO DALLA COMMISSIONE
Art. 4.
Approvato
(Part-time incentivato per l'accompagnamento alla pensione e il ricambio generazionale)
1. In via sperimentale, per gli anni 2026 e 2027 e limitatamente a un numero massimo complessivo di 1.000 lavoratori, i dipendenti iscritti all'assicurazione generale obbligatoria e alle forme esclusive e sostitutive della medesima nonché alla gestione separata di cui all'articolo 2, comma 26, della legge 8 agosto 1995, n. 335, e con contratto di lavoro a tempo pieno e indeterminato con datori di lavoro privati che occupano fino a cinquanta dipendenti, con anzianità contributiva precedente al 1° gennaio 1996 e in possesso dei requisiti idonei a conseguire, entro il 1° gennaio 2028, l'accesso alla pensione di vecchiaia e anticipata, ai sensi dei commi 6, 7 e 10 dell'articolo 24 del decreto-legge 6 dicembre 2011, n. 201, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 dicembre 2011, n. 214, possono accedere, fino alla prima data utile di decorrenza della pensione, al regime di incentivo al rapporto di lavoro a tempo parziale per l'accompagnamento alla pensione di cui al presente articolo.
2. Ai fini del conseguimento del requisito pensionistico di cui al comma 1 è riconosciuta la facoltà di cumulare i periodi assicurativi non coincidenti, nelle sole gestioni amministrate dall'Istituto nazionale della previdenza sociale (INPS), secondo quanto previsto dall'articolo 1, commi 243, 245 e 246, della legge 24 dicembre 2012, n. 228, a condizione che non siano già titolari di trattamento pensionistico a carico di una delle predette gestioni.
3. I soggetti di cui al comma 1, ai fini della verifica dei requisiti pensionistici, presentano domanda all'INPS secondo le modalità stabilite dall'Istituto medesimo.
4. I lavoratori di cui al comma 1 possono richiedere la trasformazione del rapporto di lavoro da tempo pieno e indeterminato in un rapporto a tempo parziale, con una riduzione dell'orario di lavoro compresa tra un minimo del 25 e un massimo del 50 per cento, a tal fine concordando con il datore di lavoro, con atto avente data certa, le modalità di svolgimento della prestazione, anche attraverso clausole elastiche o flessibili riferite alla settimana o al mese.
5. Al lavoratore impiegato a tempo parziale o comunque sulla base di un regime orario ridotto ai sensi dei commi 1 e 4, è riconosciuto un esonero del 100 per cento della quota dei contributi previdenziali per l'invalidità, la vecchiaia e i superstiti a carico del lavoratore, in relazione alla retribuzione effettivamente percepita, nel limite massimo di 3.000 euro riparametrato su base mensile e comunque nel limite di spesa pari a 1 milione di euro per l'anno 2026 e a 1,4 milioni di euro per l'anno 2027, con decorrenza dalla data di trasformazione del rapporto di lavoro a tempo parziale e fino alla data del 31 dicembre 2027, ovvero alla data effettiva di pensionamento, se anteriore. Resta ferma l'aliquota di computo delle prestazioni pensionistiche.
6. Al lavoratore impiegato a tempo parziale o comunque sulla base di un regime orario ridotto ai sensi dei commi 1 e 4 è riconosciuta altresì, fino alla data del 31 dicembre 2027, ovvero fino alla data effettiva di pensionamento, se anteriore, l'integrazione dei versamenti contributivi sino a concorrenza della quota di retribuzione non percepita per effetto della trasformazione del contratto di lavoro. Per i periodi di riduzione della prestazione lavorativa è riconosciuta la contribuzione figurativa commisurata alla retribuzione corrispondente alla prestazione lavorativa non effettuata, nel limite di spesa pari a euro 3,7 milioni per l'anno 2026 e a euro 5 milioni per l'anno 2027.
7. I benefici di cui ai commi 5 e 6 sono concessi a condizione che, per ciascun lavoratore interessato dalla riduzione di orario, il datore di lavoro proceda contestualmente all'assunzione a tempo pieno e indeterminato di un lavoratore di età non superiore a trentaquattro anni con facoltà di avvalersi, per le nuove assunzioni, delle agevolazioni previste dalla legislazione vigente, nel rispetto degli specifici requisiti legittimanti.
8. Le agevolazioni sono riconosciute dall'INPS nel rispetto del limite numerico di cui al comma 1 e dei limiti di spesa di cui ai commi 5 e 6. L'INPS provvede al monitoraggio delle domande presentate dai soggetti che intendono avvalersi dei benefici previsti dal presente articolo. Qualora dal predetto monitoraggio risulti, anche in via prospettica, il raggiungimento dei limiti di spesa determinati ai sensi dei commi 5 e 6, l'INPS non prende in esame ulteriori domande e dà tempestiva comunicazione del raggiungimento del predetto limite al Ministero del lavoro e delle politiche sociali e al Ministero dell'economia e delle finanze.
9. Agli oneri derivanti dai commi 5 e 6, pari complessivamente a 4,7 milioni di euro per l'anno 2026 e a 6,4 milioni di euro per l'anno 2027, si provvede, quanto a 0,3 milioni di euro per l'anno 2026 e a 0,4 milioni di euro per l'anno 2027, mediante le maggiori entrate derivanti dal medesimo comma 5 e, quanto a 4,4 milioni di euro per l'anno 2026 e a 6 milioni di euro per l'anno 2027, mediante riduzione, al fine di garantire la compensazione in termini di indebitamento netto e fabbisogno delle pubbliche amministrazioni, del Fondo sociale per occupazione e formazione, di cui all'articolo 18, comma 1, lettera a), del decreto-legge 29 novembre 2008, n. 185, convertito, con modificazioni, dalla legge 28 gennaio 2009, n. 2, di 6,3 milioni di euro per l'anno 2026 e 8,6 milioni di euro per l'anno 2027.
EMENDAMENTI
4.1
Sabrina Licheri, Bevilacqua, Naturale
Improcedibile
Apportare le seguenti modificazioni:
a) al comma 1, sostituire le parole: "per gli anni 2026 e 2027" con le seguenti: "per gli anni 2026, 2027 e 2028" e le parole: "entro il 1° gennaio 2028" con le seguenti: "entro il 1° gennaio 2029";
b) al comma 5:
1) sostituire le parole: "e a 1,4 milioni di euro per l'anno 2027" con le seguenti: "a 1,4 milioni di euro per l'anno 2027 e a 1,8 milioni di euro per l'anno 2028";
2) sostituire le parole: "fino alla data del 31 dicembre 2027" con le seguenti: "fino alla data del 31 dicembre 2028";
c) al comma 6:
1) sostituire le parole: "fino alla data del 31 dicembre 2027" con le seguenti: "fino alla data del 31 dicembre 2028";
2) sostituire le parole: "e a 5 milioni di euro per l'anno 2027" con le seguenti: "a 5 milioni di euro per l'anno 2027 e a 6,3 milioni di euro per l'anno 2028";
d) sostituire il comma 9 con il seguente: "9. Agli oneri derivanti dai commi 5 e 6, pari complessivamente a 4,7 milioni di euro per l'anno 2026, 6,4 milioni di euro per l'anno 2027 e a 8,1 milioni di euro per l'anno 2028, si provvede, quanto a 0,3 milioni di euro per l'anno 2026, a 0,4 milioni di euro per l'anno 2027 e 0,5 milioni di euro per l'anno 2028 mediante le maggiori entrate derivanti dal medesimo comma 5 e, quanto a 4,4 milioni di euro per l'anno 2026, a 6 milioni di euro per l'anno 2027 e a 7,6 milioni di euro per l'anno 2028, mediante corrispondente riduzione, al fine di garantire la compensazione in termini di indebitamento netto e fabbisogno delle pubbliche amministrazioni, del Fondo sociale per occupazione e formazione, di cui all'articolo 18, comma 1, lettera a), del decreto-legge 29 novembre 2008, n. 185, convertito, con modificazioni, dalla legge 28 gennaio 2009, n. 2.".
4.2
Giacobbe, Martella, Franceschelli
Improcedibile
Al comma 1, apportare le seguenti modificazioni:
a) al primo periodo, sostituire le parole: «per gli anni 2026 e 2027» con le seguenti: «per gli anni 2026, 2027 e 2028»;
b) al primo periodo, sostituire le parole: «numero massimo complessivo di 1.000 lavoratori» con le seguenti: «numero massimo complessivo di 3.000 lavoratori».
4.3
Giacobbe, Martella, Franceschelli
Improcedibile
Al comma 1, primo periodo, sostituire le parole: «per gli anni 2026 e 2027» con le seguenti: «per gli anni 2026, 2027 e 2028».
4.6
Martella, Franceschelli, Giacobbe, Misiani
Improcedibile
Al comma 1, sostituire le parole: «1.000 lavoratori», con le seguenti: «5.000 lavoratori»;
Conseguentemente, apportare le seguenti modificazioni:
a) al comma 5, sostituire le parole: «nel limite di spesa pari a 1 milione di euro per l'anno 2026 e a 1,4 milioni di euro per l'anno 2027», con le seguenti: «nel limite di spesa pari a 5 milioni di euro per l'anno 2026 e a 7 milioni di euro per l'anno 2027»;
b) al comma 6, sostituire le parole: «nel limite di spesa pari a euro 3,7 milioni per l'anno 2026 e a euro 5 milioni per l'anno 2027», con le seguenti: «nel limite di spesa pari a euro 18,5 milioni per l'anno 2026 e a euro 25 milioni per l'anno 2027»;
c) sostituire il comma 9 con il seguente: «9. Agli oneri derivanti dai commi 5 e 6, pari complessivamente a 23,5 milioni di euro per l'anno 2026 e a 32 milioni di euro per l'anno 2027, si provvede, quanto a 1,5 milioni di euro per l'anno 2026 e a 2 milioni di euro per l'anno 2027, mediante le maggiori entrate derivanti dal medesimo comma 5 e, quanto a 22 milioni di euro per l'anno 2026 e a 30 milioni di euro per l'anno 2027, mediante riduzione, al fine di garantire la compensazione in termini di indebitamento netto e fabbisogno delle pubbliche amministrazioni, del Fondo sociale per occupazione e formazione, di cui all'articolo 18, comma 1, lettera a), del decreto-legge 29 novembre 2008, n. 185, convertito, con modificazioni, dalla legge 28 gennaio 2009, n. 2, di 6,3 milioni di euro per l'anno 2026 e 8,6 milioni di euro per l'anno 2027.».
4.4
Giacobbe, Martella, Franceschelli
Improcedibile
Apportare le seguenti modificazioni:
a) al comma 1, primo periodo, sostituire le parole: «1.000 lavoratori» con le seguenti: «3.000 lavoratori»;
b) al comma 5, sostituire le parole: «1 milione di euro per l'anno 2026 e a 1,4 milioni di euro per l'anno 2027» con le seguenti: «3 milioni di euro per l'anno 2026 e 4,2 milioni di euro per ciascuno degli anni 2027 e 2028»;
c) al comma 6, sostituire le parole: «nel limite di spesa pari a euro 3,7 milioni per l'anno 2026 e a 5 milioni per l'anno 2027» con le seguenti: «11,1 milioni per l'anno 2026 e 15 milioni di euro per ciascuno degli anni 2027 e 2028»;
d) sostituire il comma 9 con il seguente: «9. Agli oneri derivanti dai commi 5 e 6, pari complessivamente a 14,1 milioni di euro per l'anno 2026 e 19,2 milioni di euro per ciascuno degli anni 2027 e 2028 si provvede, quanto a 0,9 milioni di euro per l'anno 2026 e a 1,2 milioni di euro per ciascuno degli anni 2027 e 2028 mediante le maggiori entrate derivanti dal medesimo comma 5 e, quanto a 13,2 milioni di euro per l'anno 2026 e 18 milioni di euro per ciascuno degli anni 2027 e 2028 mediante riduzione, al fine di garantire la compensazione in termini di indebitamento netto e fabbisogno delle pubbliche amministrazioni, del Fondo sociale per occupazione e formazione, di cui all'articolo 18, comma 1, lettera a), del decreto-legge 29 novembre2008, n. 185, convertito, con modificazioni, dalla legge 28 gennaio 2009, n.2, di 18,9 milioni di euro per l'anno 2026 e 25,8 milioni di euro per ciascuno degli anni 2027 e 2028.».
4.5
Giacobbe, Martella, Franceschelli
Respinto
Al comma 1, primo periodo, sostituire le parole: «1.000 lavoratori» con le seguenti: «3.000 lavoratori».
4.7 (testo corretto)
Bevilacqua, Sabrina Licheri, Naturale
Improcedibile
Apportare le seguenti modificazioni:
a) al comma 1, sostituire le parole: "1.000 lavoratori" con le seguenti: "3.000 lavoratori";
b) al comma 5, sostituire le parole: "1 milione di euro per l'anno 2026 e a 1,4 milioni di euro per l'anno 2027" con le seguenti: "3 milioni di euro per l'anno 2026 e a 4,2 milioni di euro per l'anno 2027";
c) al comma 6, sostituire le parole: "3,7 milioni di euro per l'anno 2026 e a 5 milioni di euro per l'anno 2027" con le seguenti: "11,1 milioni di euro per l'anno 2026 e a 15 milioni di euro per l'anno 2027";
d) sostituire il comma 9 con il seguente: "9. Agli oneri derivanti dai commi 5 e 6, pari complessivamente a 14,1 milioni di euro per l'anno 2026 e a 19,2 milioni di euro per l'anno 2027, si provvede, quanto a 0,9 milioni di euro per l'anno 2026 e a 1,2 milioni di euro per l'anno 2027, mediante le maggiori entrate derivanti dal medesimo comma 5 e, quanto a 13,2 milioni di euro per l'anno 2026 e a 18 milioni di euro per l'anno 2027, mediante corrispondente riduzione, al fine di garantire la compensazione in termini di indebitamento netto e fabbisogno delle pubbliche amministrazioni, del Fondo sociale per occupazione e formazione, di cui all'articolo 18, comma 1, lettera a), del decreto-legge 29 novembre 2008, n. 185, convertito, con modificazioni, dalla legge 28 gennaio 2009, n. 2.".
4.8
Sabrina Licheri, Bevilacqua, Naturale
Improcedibile
Apportare le seguenti modificazioni:
a) al comma 1, sostituire le parole: "1.000 lavoratori" con le seguenti: "2.000 lavoratori";
b) al comma 5, sostituire le parole: "1 milione di euro per l'anno 2026 e a 1,4 milioni di euro per l'anno 2027" con le seguenti: "2 milioni di euro per l'anno 2026 e a 2,8 milioni di euro per l'anno 2027;
c) al comma 6, sostituire le parole: "3,7 milioni di euro per l'anno 2026 e a 5 milioni di euro per l'anno 2027" con le seguenti: 7,4 milioni di euro per l'anno 2026 e a 10 milioni di euro per l'anno 2027;
d) sostituire il comma 9 con il seguente: "9. Agli oneri derivanti dai commi 5 e 6, pari complessivamente a 9,4 milioni di euro per l'anno 2026 e a 12,8 milioni di euro per l'anno 2027, si provvede, quanto a 0,6 milioni di euro per l'anno 2026 e a 0,8 milioni di euro per l'anno 2027, mediante le maggiori entrate derivanti dal medesimo comma 5 e, quanto a 8,8 milioni di euro per l'anno 2026 e a 12 milioni di euro per l'anno 2027, mediante corrispondente riduzione, al fine di garantire la compensazione in termini di indebitamento netto e fabbisogno delle pubbliche amministrazioni, del Fondo sociale per occupazione e formazione, di cui all'articolo 18, comma 1, lettera a), del decreto-legge 29 novembre 2008, n. 185, convertito, con modificazioni, dalla legge 28 gennaio 2009, n. 2.".
4.11
Giacobbe, Martella, Franceschelli
Respinta la parte evidenziata in neretto; preclusa la restante parte
Al comma 7, primo periodo, sostituire le parole: «non superiore a trentaquattro anni» con le seguenti: «non superiore a quarant'anni».
4.12
Sabrina Licheri, Bevilacqua, Naturale
Precluso
Al comma 7, sostituire le parole: «non superiore a trentaquattro anni» con le seguenti: «non superiore a trentotto anni».
4.13
Bevilacqua, Sabrina Licheri, Naturale
Precluso
Al comma 7, sostituire le parole: «non superiore a trentaquattro anni» con le seguenti: «non superiore a trentasei anni».
4.18
Bevilacqua, Sabrina Licheri, Naturale
Improcedibile
Dopo il comma 9, inserire i seguenti:
«9-bis. Al fine di favorire l'adesione alla sperimentazione di cui al presente articolo e incrementare l'occupazione stabile, ai datori di lavoro privati che concordano con i lavoratori, ai sensi del comma 4, il regime di incentivo al part-time per l'accompagnamento alla pensione è riconosciuto, fino alla data del 31 dicembre 2027, l'esonero dal versamento del 100 per cento dei complessivi contributi previdenziali a carico dei datori di lavoro privati, con esclusione dei premi e contributi dovuti all'Istituto nazionale per l'assicurazione contro gli infortuni sul lavoro (INAIL), nel limite massimo di importo pari a 500 euro su base mensile per ciascun lavoratore e comunque nei limite di spesa pari a 6,5 milioni di euro per l'anno 2026 e a 8 milioni di euro per l'anno 2027.
9-ter. Fermi restando i princìpi generali di fruizione degli incentivi di cui all'articolo 31 del decreto legislativo 14 settembre 2015, n. 150, l'esonero contributivo di cui al comma 9-bis spetta ai datori di lavoro che, nei sei mesi precedenti, non hanno proceduto a licenziamenti individuali per giustificato motivo oggettivo ovvero a licenziamenti collettivi, ai sensi della legge 23 luglio 1991, n. 223, nella medesima unità produttiva.
9-quater. Con decreto del Ministro del lavoro e delle politiche sociali, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze, da adottare entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto, sono definite le modalità attuative dell'esonero, le modalità per la definizione dei rapporti con l'INPS in qualità di soggetto gestore, e le modalità di comunicazione da parte del datore di lavoro ai fini del rispetto del limite di spesa di cui al comma 9-bis.
9-quinquies. Agli oneri derivanti dal comma 9-bis, pari a 6,5 milioni di euro per l'anno 2026 e a 8 milioni di euro per l'anno 2027, si provvede mediante corrispondente riduzione del Fondo sociale per occupazione e formazione, di cui all'articolo 18, comma 1, lettera a), del decreto-legge 29 novembre 2008, n. 185, convertito, con modificazioni, dalla legge 28 gennaio 2009, n. 2».
4.19
Martella, Franceschelli, Giacobbe
Respinto
Dopo il comma 9, aggiungere i seguenti: «9-bis. Le regioni, nell'ambito delle politiche a sostegno dello sviluppo economico territoriale e in sede di pianificazione dei servizi per l'impiego e degli strumenti informativi per il rafforzamento dell'incontro tra domanda e offerta di lavoro, promuovono e sostengono il trasferimento generazionale di impresa artigiana. A tal fine, attraverso i servizi per il lavoro accreditati nelle singole province, gli enti bilaterali e il sistema delle Camere di commercio, industria, artigianato e agricoltura, provvedono a:
a) promuovere, sulla base di specifiche intese con le province e le camere di commercio locali, un'azione di monitoraggio e di verifica delle attività artigiane il cui titolare si trovi a meno di tre anni dalla cessazione dell'attività per pensionamento, nonché di quelle per le quali il titolare si dichiari disponibile al trasferimento generazionale di impresa entro un periodo di tre anni;
b) favorire, anche attraverso l'emissione di specifici bandi, l'incontro tra la domanda e l'offerta di trasferimento generazionale di impresa artigiana da parte, rispettivamente, di giovani fino a trentacinque anni di età e titolari di attività artigiane nelle condizioni di cui alla lettera a);
c) definire un percorso per il trasferimento generazionale di impresa che preveda la sottoscrizione, tra il soggetto candidato alla rilevazione dell'attività e il servizio per il lavoro accreditato a livello provinciale, di uno specifico patto di servizio recante i contenuti e le modalità di svolgimento del percorso per il trasferimento di impresa, nonché i diritti e gli obblighi a carico del soggetto medesimo;
d) nell'ambito del patto di servizio di cui alla lettera c), ammettere la possibilità di accesso, al termine della fase di formazione e addestramento in azienda, a servizi gratuiti di affiancamento tecnico per l'avvio di impresa riservati ai titolari d'impresa artigiana subentranti;
e) sostenere la funzione di mentor svolta dagli artigiani cedenti, nell'ambito del percorso di trasferimento d'impresa di cui alla lettera c), attraverso il riconoscimento agli stessi di un'indennità di tutoraggio, per tutta la durata del periodo di affiancamento successivo alla cessione dell'attività, entro il limite massimo di tre anni;
f) sostenere l'attività di formazione e l'obbligatorio addestramento dei giovani che si candidano a rilevare l'impresa artigiana e che non si trovano nella posizione di dipendenti o apprendisti presso la medesima impresa, attraverso il riconoscimento agli stessi di un'indennità formativa specifica, per un periodo non superiore a tre anni.
9-ter. I servizi di affiancamento tecnico di cui alla lettera d), sono definiti dalle regioni sulla base del Programma nazionale di intervento e consistono in un tutoraggio per:
a) la realizzazione del progetto di impresa;
b) lo svolgimento degli adempimenti tecnici e amministrativi previsti dalla disciplina vigente;
c) l'esecuzione delle procedure necessarie per l'accesso alla garanzia del consorzio fidi.
9-quater. Le regioni provvedono a selezionare, con procedura ad evidenza pubblica, sulla base di un bando unico regionale, i soggetti autorizzati allo svolgimento delle attività di affiancamento tecnico di cui alla lettera d) ovvero possono avvalersi di propri Enti vigilati o controllati secondo la normativa nazionale e comunitaria.».
4.20
Martella, Franceschelli, Giacobbe
Improcedibile
Dopo il comma 9, aggiungere i seguenti: «9-bis. A decorrere dal primo periodo d'imposta successivo a quello in corso alla data di entrata in vigore della presente legge, le nuove attività avviate a seguito di trasferimento generazionale di impresa artigiana, sono esentate dall'imposizione ai fini IRAP e IRPEF, per i primi tre esercizi di imposta successivi a quello di avvio dell'attività.
9-ter. I benefici di cui al comma 9-bis sono riconosciuti nel rispetto dei limiti fissati dal regolamento (CE) n. 1998/2006 della Commissione, del 15 dicembre 2006.
9-quater. Con regolamento da adottare entro tre mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, ai sensi dell'articolo 17, comma 3, della legge 23 agosto 1988, n. 400, su proposta del Ministro dell'economia e delle finanze, di concerto con i Ministri del lavoro e delle politiche sociali e dello sviluppo economico, sentita la Conferenza unificata di cui all'articolo 8 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281, e successive modificazioni, e le associazioni di categoria interessate, sono stabilite le modalità di attuazione del presente articolo.»
4.21
Martella, Franceschelli, Giacobbe
Improcedibile
Dopo il comma 9, aggiungere i seguenti: «9-bis. Nell'ambito dei programmi regionali di formazione sono previsti, in corrispondenza con i fabbisogni e la vocazione produttiva dei territori, percorsi formativi certificati destinati ai soggetti fino a trentacinque anni di età che si candidano alla rilevazione di imprese artigiane tradizionali.
9-ter. Le regioni possono prevedere l'istituzione di appositi incentivi per finalità formativa a favore dei soggetti che partecipino alle attività formative di cui al comma 9-bis, secondo modalità stabilite con legge regionale. In tal caso, gli incentivi a finalità formativa sono integrabili con un contributo statale a valere sul Fondo di cui all'articolo 16, in misura e secondo modalità stabilite con apposito decreto dei Ministri delle imprese e del made in Italy e del lavoro e delle politiche sociali, da adottare entro tre mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, sentita la Conferenza unificata di cui all'articolo 8 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281, e successive modificazioni.»
4.0.1
Bevilacqua, Sabrina Licheri, Naturale
Respinto
Dopo l'articolo inserire il seguente:
«Art. 4-bis.
(Delega al Governo per l'adozione di un testo unico delle disposizioni in materia di costituzione e promozione delle società cooperative tra lavoratori licenziati, beneficiari di trattamenti di integrazione salariale o dipendenti di imprese in crisi o sottoposte a procedure concorsuali)
1. Allo scopo di sostenere la diffusione di iniziative di autoimpiego dei dipendenti di imprese in crisi, riordinando e semplificando la normativa vigente in materia, il Governo è delegato ad adottare, entro nove mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, un decreto legislativo recante un testo unico nel quale sono riunite e riordinate, con le modificazioni necessarie al loro coordinamento nonché all'introduzione degli opportuni strumenti di semplificazione e incentivo, le disposizioni vigenti in materia di costituzione e promozione di società cooperative per operazioni di recupero delle imprese in crisi da parte dei lavoratori licenziati, beneficiari di trattamenti di integrazione salariale o dipendenti di imprese in crisi o sottoposte a procedure concorsuali e volte a favorire l'acquisizione del capitale sociale delle imprese da parte dei medesimi soggetti, nel rispetto dei seguenti principi e criteri direttivi:
a) puntuale individuazione del testo vigente delle disposizioni;
b) ricognizione delle disposizioni abrogate, anche implicitamente, da successive disposizioni;
c) coordinamento del testo delle disposizioni vigenti in modo da garantire la razionale applicazione nonché la coerenza logica e sistematica della normativa;
d) aggiornamento e semplificazione del linguaggio normativo;
e) definizione, promozione, sostegno e sviluppo delle operazioni di cui all'alinea;
f) individuazione degli strumenti di finanziamento e di sostegno, delle risorse, degli incentivi statali ovvero derivanti dal bilancio dell'Unione europea e delle agevolazioni finanziarie, tributarie e fiscali a favore delle società cooperative di cui all'alinea, volti a favorire l'incremento e la diffusione delle operazioni di cui al medesimo alinea nonché l'accesso al credito da parte delle suddette società;
g) regolamentazione organica delle modalità di avvio delle operazioni e di costituzione e sviluppo delle società cooperative di cui all'alinea;
h) introduzione di strumenti di semplificazione per favorire la riduzione degli adempimenti e dei procedimenti amministrativi a carico dei lavoratori e delle società cooperative di cui all'alinea ai fini della presentazione delle richieste di finanziamento, compresa la richiesta di liquidazione anticipata del trattamento spettante al lavoratore a titolo di nuova prestazione di assicurazione sociale per l'impiego (NASpI), ai sensi dell'articolo 8 del decreto legislativo 4 marzo 2015, n. 22, nonché ai fini dell'erogazione degli incentivi statali e delle agevolazioni finanziarie e tributarie e della semplificazione dei procedimenti di avvio delle operazioni di cui al medesimo alinea;
i) introduzione e individuazione di procedimenti amministrativi specifici per l'avvio delle operazioni di cui all'alinea che garantiscano la piena trasparenza della procedura, la tracciabilità dei flussi finanziari e tempi più rapidi nell'erogazione dei finanziamenti e delle agevolazioni da parte degli organi pubblici;
l) applicazione del regime di esenzione fiscale per gli importi delle indennità di mobilità o le somme erogate a titolo di NASpI e di trattamento di fine rapporto reinvestite nella costituzione delle società cooperative di cui all'alinea;
m) rafforzamento dei controlli sulla fruizione delle agevolazioni finanziarie e tributarie per limitare l'accesso improprio al regime delle agevolazioni;
n) introduzione di strumenti per favorire la stipulazione di intese con le società finanziarie Soficoop - Società finanza cooperazione e CFI - Cooperazione finanza impresa Scpa, con le organizzazioni dei datori di lavoro e dei lavoratori e con l'Istituto nazionale della previdenza sociale (INPS), volte a promuovere la conoscenza tra i lavoratori delle opportunità derivanti dalle operazioni di cui all'alinea e la diffusione delle buone prassi in materia di modalità di avvio, costituzione e sviluppo delle società cooperative di cui al medesimo alinea, anche con l'eventuale istituzione di un tavolo tecnico presso l'INPS finalizzato a favorire e proporre, qualora ne sussistano le condizioni, il ricorso a tale opportunità imprenditoriale e occupazionale, prevedendo adeguate azioni di sostegno e di supporto nella definizione del progetto imprenditoriale e del passaggio di proprietà aziendale.
2. Dall'attuazione del decreto legislativo di cui al comma 1 non devono derivare nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica. Le amministrazioni competenti provvedono ai relativi adempimenti mediante le risorse umane, finanziarie e strumentali disponibili a legislazione vigente.
3. Lo schema del decreto legislativo di cui al comma 1 è adottato su proposta del Ministro delle imprese e del made in Italy e del Ministro del lavoro e delle politiche sociali, previo parere del Consiglio di Stato, che si esprime entro quarantacinque giorni dalla data di trasmissione. Lo schema del decreto è trasmesso alla Camera dei deputati e al Senato della Repubblica ai fini dell'espressione del parere delle competenti Commissioni parlamentari, da rendere entro trenta giorni dalla data di assegnazione. Decorso tale termine, il decreto può essere comunque adottato. Qualora il termine per l'espressione del parere scada nei trenta giorni che precedono la scadenza del termine per l'esercizio della delega o successivamente, quest'ultimo è prorogato di sessanta giorni.».
4.0.2
Bevilacqua, Sabrina Licheri, Naturale
Improcedibile
Dopo l'articolo inserire il seguente:
«Art. 4-bis.
(Disposizioni in materia di intelligenza artificiale in ambito lavorativo)
1. Al fine di sostenere i processi di formazione dei lavoratori dipendenti di MPMI e aumentarne la competitività, in ragione del crescente utilizzo dell'intelligenza artificiale in ambito lavorativo, è autorizzata una spesa di 20 milioni di euro per ciascuno degli anni 2026, 2027 e 2028, finalizzata all'organizzazione di attività formative per assicurare:
a) la formazione continua dei lavoratori sull'utilizzo di sistemi di intelligenza artificiale;
b) la formazione specifica per l'acquisizione delle competenze necessarie allo svolgimento di nuove mansioni.
2. I contratti collettivi stipulati dalle organizzazioni sindacali comparativamente più rappresentative sul piano nazionale stabiliscono forme di monitoraggio a cadenza biennale dell'impatto sui diritti fondamentali dei lavoratori dell'uso dei sistemi di intelligenza artificiale come definiti nel Regolamento (UE) n. 2024/1689.
3. Le imprese che intendono sostituire lavoratori con sistemi di intelligenza artificiale devono notificare la decisione con almeno sei mesi di anticipo ai lavoratori e alle rappresentanze sindacali. Devono inoltre garantire che i sistemi adottati rispettino le norme di sicurezza e trasparenza del Regolamento (UE) n. 2024/1689.
4. Agli oneri derivanti dal presente articolo, pari a 20 milioni di euro per ciascuno degli anni 2026, 2027 e 2028, si provvede mediante corrispondente riduzione del Fondo per interventi strutturali di politica economica di cui all'articolo 10, comma 5, del decreto-legge 29 novembre 2004, n. 282, convertito, con modificazioni, dalla legge 27 dicembre 2004, n. 307.».
4.0.3
Bevilacqua, Sabrina Licheri, Naturale
Improcedibile
Dopo l'articolo inserire il seguente:
«Art. 4-bis.
(Disposizioni in materia di formazione continua in favore degli imprenditori e dei dipendenti di MPMI)
1. Al fine di promuovere l'autoimprenditorialità, diffondere la cultura imprenditoriale e di incrementare il grado di formazione specialistica dei lavoratori dipendenti delle MPMI, è istituito, nello stato di previsione del Ministero delle imprese e del made in Italy, un Fondo con una dotazione di 20 milioni di euro per ciascuno degli anni 2026, 2027 e 2028.
2. Le risorse del Fondo di cui al comma 1 sono destinate:
a) all'organizzazione di corsi di formazione per il sostegno all'autoimprenditorialità, con particolare riferimento alla gestione aziendale, la pianificazione strategica, il marketing digitale e le competenze imprenditoriali;
b) all'organizzazione di corsi di formazione specialistica e per l'apprendimento di nuove competenze destinati ai lavoratori dipendenti delle MPMI.
2. Con decreto del Ministro delle imprese e del made in Italy, di concerto con il Ministro del lavoro e delle politiche sociali, previa acquisizione del parere della Conferenza unificata di cui all'articolo 8 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281, da emanare entro novanta giorni dall'entrata in vigore della presente legge, sono adottate le modalità attuative delle disposizioni del presente articolo.
3. Agli oneri derivanti dal presente articolo, pari a 20 milioni di euro per ciascuno degli anni 2026, 2027 e 2028, si provvede mediante corrispondente riduzione del Fondo per interventi strutturali di politica economica di cui all'articolo 10, comma 5, del decreto-legge 29 novembre 2004, n. 282, convertito, con modificazioni, dalla legge 27 dicembre 2004, n. 307.».
4.0.4
Martella, Franceschelli, Giacobbe
Improcedibile
Dopo l'articolo inserire il seguente:
«Art. 4-bis.
(Istituzione Fondo "Successione d'impresa")
1. È istituito, nello stato di previsione del Ministero delle imprese e del made in Italy, il "Fondo a sostegno della successione d'impresa" con una dotazione di 30 milioni di euro per ciascuno degli anni 2025, 2026 e 2027, al fine di promuovere e sostenere l'avvio e il rafforzamento dell'imprenditoria, la diffusione dei valori dell'imprenditorialità e del lavoro tra la popolazione giovanile e favorire lo sviluppo economico e sociale del Paese.
2. Il Fondo di cui al comma 1 sostiene le seguenti tipologie di intervento:
a) interventi per sostenere la successione delle imprese con investimenti e forme di rafforzamento della struttura finanziaria e patrimoniale delle imprese con specifica attenzione ai seguenti ambiti e tipologie di imprese: settori tecnologicamente avanzati, attività di economia circolare, imprese sociali, imprese che sviluppano forme collaborative formalizzate in reti di imprese, imprese titolari di marchi storici riconosciuti e affermati sul territorio;
b) programmi di formazione, orientamento per soggetti candidati alla successione d'impresa individuati al comma 4;
c) progetti e iniziative per il sostegno all'elaborazione progettuale e agli investimenti da parte di soggetti che si candidano a successori d'impresa in relazione alle seguenti finalità:
1) spese per progetti di miglioramento della sostenibilità dell'impresa, mediante una riconversione della produzione;
2) spese per progetti di modernizzazione dell'attività di impresa, realizzata mediante la digitalizzazione delle procedure produttive e l'attivazione di un sistema di commercio elettronico;
3) spese per progetti di sviluppo di innovazione sociale;
4) spese per progetti realizzati all'interno di reti tra le imprese finalizzate allo sviluppo di progetti di cui ai punti precedenti;
5) spese per progetti di valorizzazione dei marchi storici di cui l'impresa è titolare come previsto dal decreto legislativo 10 febbraio 2005, n. 30.
3. Gli interventi di cui al presente articolo sono sostenuti attraverso le seguenti misure:
a) contributi a fondo perduto in misura pari al 90 per cento delle spese connesse alla successione d'impresa secondo quanto previsto al comma 2, lettera a);
b) finanziamenti agevolati e contributi a fondo perduto per gli interventi di cui al comma 2, lettera b);
c) finanziamenti agevolati e contributi a fondo perduto per gli interventi di cui al comma 2 lettera c).
4. Le attività del fondo sono dirette a sostenere gli interventi a favore delle piccole e medie imprese come definite dalla Raccomandazione UE n. 2003/361/CE. Sono agevolate, ai sensi del presente articolo, tutte le forme di successione per le imprese attive da almeno 5 anni, ad opera dei seguenti soggetti candidati: discendenti e coniuge dell'imprenditore, dipendenti nell'organico dell'impresa da almeno 5 anni, altri soggetti partecipanti ai programmi di formazione e orientamento disposti con gli interventi attuati secondo le previsioni di cui al comma 2 che abbiano un'età tra i 18 e i 35 anni e che subentrano a un'impresa cessante attraverso la sottoscrizione di quote o azioni in misura superiore al 50 per cento del capitale, che abbia depositato il bilancio negli ultimi tre esercizi e che non sia soggetta a procedure concorsuali.
5. Nell'ambito delle attività previste dal presente articolo e al fine di massimizzare l'efficacia e l'aderenza ai bisogni e alle caratteristiche dei territori, è promossa la collaborazione con le regioni e gli enti locali, con le associazioni di categoria, con il sistema delle camere di commercio, industria, artigianato e agricoltura anche prevedendo forme di cofinanziamento tra i rispettivi programmi in materia.
6. Con decreto del Ministro delle imprese e del made in Italy, adottato di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze e con il Ministro per lo sport e i giovani, entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, sono determinati la ripartizione della dotazione finanziaria del Fondo di cui al comma 1 tra i diversi interventi, le modalità di attuazione, i criteri e i termini per la fruizione delle agevolazioni previste dalla presente legge. Il Ministero delle imprese e del made in Italy può utilizzare le proprie società in house per la gestione e l'attuazione degli interventi previsti.
7. Agli oneri derivanti dall'attuazione del presente articolo, pari a 30 milioni di euro per ciascuno degli anni 2022025, 2026 e 2027, si provvede mediante corrispondente riduzione del fondo cui all'articolo 1, comma 200, della legge 23 dicembre 2014, n. 190.».
4.0.5
Martella, Franceschelli, Giacobbe
Improcedibile
Dopo l'articolo inserire il seguente:
«Art. 4-bis.
(Prestito d'onore e incentivi al credito)
1. Al fine di favorire il trasferimento generazionale delle imprese artigiane, ai soggetti di età fino a 35 anni che rilevano un'impresa artigiana possono accedere, al termine della fase di formazione in azienda, a uno specifico incentivo, nella forma di un prestito d'onore, restituibile in dieci anni, secondo i limiti e le modalità definiti dal regolamento di cui al comma 4.
2. Il prestito d'onore è erogato a valere sulle risorse del Fondo di garanzia per le piccole e medie imprese, di cui alla legge 23 dicembre 1996, n. 662, ed è destinato al sostegno delle spese di avviamento, investimento ed esercizio relative ai primi tre anni di attività.
3. Ai prestiti erogati ai sensi del comma 1 è applicato un tasso di interesse equivalente al tasso indicato in conformità alla comunicazione della Commissione relativa alla revisione del metodo di fissazione dei tassi di riferimento e di attualizzazione, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale dell'Unione europea n. C 14 del 19 gennaio 2008, con una maggiorazione pari all'1 per cento.
4. Con regolamento da adottare entro tre mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, ai sensi dell'articolo 17, comma 3, della legge 23 agosto 1988, n. 400, su proposta del Ministro dell'economia e delle finanze, di concerto con il Ministro dello sviluppo economico, sentita la Conferenza unificata di cui all'articolo 8 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281, e successive modificazioni, e sentite le associazioni di categoria, sono stabilite le modalità di attuazione del presente articolo.
5. I prestiti d'onore di cui al presente articolo sono cumulabili con i prestiti erogati dai consorzi fidi, in forma di contributo in conto capitale o in conto interessi, destinati al consolidamento dell'attività, concessi entro tre anni dall'avvenuto trasferimento d'impresa. Con il regolamento di cui al comma 4 è altresì disciplinata l'erogazione diretta di garanzie e finanziamenti ai soggetti di cui al comma 1 da parte dei consorzi fidi.
6. Le regioni possono cofinanziare gli interventi previsti dal presente articolo anche attraverso l'utilizzo di risorse regionali o comunitarie coerenti con le finalità della presente legge.»
4.0.6
Pirro, Sabrina Licheri, Bevilacqua, Naturale
Improcedibile
Dopo l'articolo inserire il seguente:
«Art. 4-bis.
(Staffetta generazionale)
1. Al fine di incrementare l'occupazione giovanile e accompagnare i processi di sviluppo aziendali di razionalizzazione ed efficientamento dell'organico anche in relazione all'assunzione di nuove professionalità, contemperando le esigenze dei lavoratori anziani in ottica di solidarietà intergenerazionale, i contratti collettivi di cui all'articolo 51 del decreto legislativo 15 giugno 2015, n. 81 possono prevedere la trasformazione del contratto di lavoro da tempo pieno a tempo parziale dei dipendenti anziani che accettino volontariamente, a fronte dell'assunzione di giovani fino a 25 anni compiuti con contratto di lavoro subordinato a tempo indeterminato o di apprendistato, finalizzati entrambi alla maturazione di competenze di livello professionale comparabili.
2. La trasformazione del contratto di lavoro da tempo pieno a tempo parziale, con riduzione dell'orario in misura non superiore al 50 per cento dell'orario a tempo pieno, può essere effettuata su base volontaria dai lavoratori dell'azienda che si trovino a non più di 36 mesi dalla data del conseguimento del diritto alla pensione di vecchiaia o alla pensione anticipata di cui all'articolo 24, comma 10, del decreto-legge 6 dicembre 2011, n. 201, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 dicembre 2011, n. 214. Limitatamente al periodo di anticipazione, ai lavoratori di cui al presente comma spetta un quarto del trattamento di pensione in base alle regole vigenti, cumulabile con la retribuzione percepita nel limite massimo della somma corrispondente al trattamento retributivo perso al momento della trasformazione del rapporto da tempo pieno a tempo parziale. Per i periodi di riduzione della prestazione lavorativa è riconosciuta la contribuzione figurativa commisurata alla retribuzione corrispondente alla prestazione lavorativa non effettuata.
3. Qualora il giovane di cui al comma 1 sia assunto con contratto di lavoro a tempo parziale, l'orario di lavoro ivi previsto deve almeno compensare la riduzione dell'orario di lavoro prevista per il lavoratore di cui al comma 2.
4. Ai datori di lavoro, per le assunzioni dei giovani effettuate ai sensi dei precedenti commi è concesso uno sgravio contributivo totale per la quota di competenza per il periodo corrispondente alla durata del part time del lavoratore anziano, fino ad un massimo di tre anni. Resta ferma l'aliquota di computo ai fini del diritto e della misura delle prestazioni.
5. Le disposizioni di cui ai commi precedenti non si applicano ai lavoratori delle pubbliche Amministrazioni e delle Società a partecipazione pubblica.
6. Agli oneri derivanti dall'attuazione del presente articolo, pari a 150 milioni di euro per l'anno 2025 e 250 milioni di euro a decorrere dall'anno 2026, si provvede mediante corrispondente riduzione dello stanziamento del fondo di cui all'articolo 10, comma 5, del decreto legge 29 novembre 2004, n. 282, convertito, con modificazioni, dalla legge 27 dicembre 2004, n. 307.».
4.0.11
Martella, Giacobbe, Franceschelli
Improcedibile
Dopo l'articolo inserire il seguente:
«Art. 4-bis
(Misure a sostegno della creazione di occupazione attraverso operazioni di workers buy out)
1. Al fine di promuovere interventi diretti a salvaguardare l'occupazione e assicurare la continuità all'esercizio delle attività imprenditoriali, alle società cooperative costituite dai lavoratori ai sensi dell'articolo 17, comma 2, della legge 27 febbraio 1985, n. 49, comprese le cooperative costituite ai sensi dell'articolo 23, comma 3-quater, del decreto-legge 22 giugno 2012, n. 83, convertito, con modificazioni, dalla legge 7 agosto 2012, n. 134, e` riconosciuto, a decorrere dal 1° gennaio 2024, per un periodo massimo di ventiquattro mesi dalla data della costituzione della società, l'esonero dal versamento del 100 per cento dei complessivi contributi previdenziali a carico dei datori di lavoro, con esclusione dei premi e contributi dovuti all'Istituto nazionale per l'assicurazione contro gli infortuni sul lavoro (INAIL), nel limite massimo di 7.500 euro annui per addetto, riparametrato e applicato su base mensile. Resta ferma l'aliquota di computo delle prestazioni pensionistiche.
2. Agli oneri derivanti dalle disposizioni del presente articolo, pari a 1,5 milioni di euro milioni per l'anno 2025 e 3 milioni di euro a decorrere dall'anno 2026, si provvede mediante corrispondente riduzione del Fondo per interventi strutturali di politica economica, di cui all'articolo 10, comma 5, del decreto-legge 29 novembre 2004, n. 282, convertito, con modificazioni, dalla legge 27 dicembre 2004, n. 307.»
4.0.12
Bevilacqua, Sabrina Licheri, Naturale
Improcedibile
Dopo l'articolo inserire il seguente:
«Art. 4-bis.
(Misure a sostegno della creazione di occupazione attraverso operazioni di workers buy out)
1. Al fine di promuovere interventi diretti a salvaguardare l'occupazione e assicurare la continuità all'esercizio delle attività imprenditoriali, alle società cooperative costituite dai lavoratori ai sensi dell'articolo 17, comma 2, della legge 27 febbraio 1985, n. 49, comprese le cooperative costituite ai sensi dell'articolo 23, comma 3-quater, del decreto-legge 22 giugno 2012, n. 83, convertito, con modificazioni, dalla legge 7 agosto 2012, n. 134, è riconosciuto, a decorrere dal 1° gennaio 2025, per un periodo massimo di ventiquattro mesi dalla data della costituzione della società, l'esonero dal versamento del 100 per cento dei complessivi contributi previdenziali a carico dei datori di lavoro, con esclusione dei premi e contributi dovuti all'Istituto nazionale per l'assicurazione contro gli infortuni sul lavoro (INAIL), nel limite massimo di 7.500 euro annui per addetto, riparametrato e applicato su base mensile. Resta ferma l'aliquota di computo delle prestazioni pensionistiche.
2. Agli oneri derivanti dalle disposizioni del presente articolo, pari a 1,5 milioni di euro milioni per l'anno 2025 e 3 milioni di euro a decorrere dall'anno 2026, si provvede mediante corrispondente riduzione del Fondo per interventi strutturali di politica economica, di cui all'articolo 10, comma 5, del decreto-legge 29 novembre 2004, n. 282, convertito, con modificazioni, dalla legge 27 dicembre 2004, n. 307.».
4.0.13
Improcedibile
Dopo l'articolo inserire il seguente:
«Art. 4-bis
(Misure a sostegno della creazione di occupazione attraverso operazioni di workers buy out)
1. Al fine di promuovere interventi diretti a salvaguardare l'occupazione e assicurare la continuità all'esercizio delle attività imprenditoriali, alle società cooperative costituite dai lavoratori ai sensi dell'articolo 17, comma 2, della legge 27 febbraio 1985, n. 49, comprese le cooperative costituite ai sensi dell'articolo 23, comma 3-quater, del decreto-legge 22 giugno 2012, n. 83, convertito, con modificazioni, dalla legge 7 agosto 2012, n. 134, e` riconosciuto, a decorrere dal 1° gennaio 2024, per un periodo massimo di ventiquattro mesi dalla data della costituzione della società, l'esonero dal versamento del 100 per cento dei complessivi contributi previdenziali a carico dei datori di lavoro, con esclusione dei premi e contributi dovuti all'Istituto nazionale per l'assicurazione contro gli infortuni sul lavoro (INAIL), nel limite massimo di 7.500 euro annui per addetto, riparametrato e applicato su base mensile. Resta ferma l'aliquota di computo delle prestazioni pensionistiche.
2. Agli oneri derivanti dalle disposizioni del presente articolo, pari a 1,5 milioni di euro milioni per l'anno 2025 e 3 milioni di euro a decorrere dall'anno 2026, si provvede mediante corrispondente riduzione del Fondo per interventi strutturali di politica economica, di cui all'articolo 10, comma 5, del decreto-legge 29 novembre 2004, n. 282, convertito, con modificazioni, dalla legge 27 dicembre 2004, n. 307.».
4.0.17
Sabrina Licheri, Bevilacqua, Naturale
Improcedibile
Dopo l'articolo inserire il seguente:
«Art. 4-bis.
(Sgravio contributivo per l'assunzione di apprendisti)
1. Al fine di contrastare la difficoltà di reperimento di personale delle micro e piccole imprese, promuovere l'occupazione giovanile e favorire il ricambio generazionale, a decorrere dal 1º gennaio 2026, per i contratti di apprendistato stipulati successivamente alla medesima data, è riconosciuto ai datori di lavoro che occupano alle proprie dipendenze un numero di addetti pari o inferiore a nove uno sgravio contributivo del 100 per cento con riferimento alla contribuzione dovuta ai sensi dell'articolo 1, comma 773, quinto periodo, della legge 27 dicembre 2006, n. 296, per i periodi contributivi maturati nei primi tre anni di contratto, restando fermo il livello di aliquota del 10 per cento per i periodi contributivi maturati negli anni di contratto successivi al terzo.
2. Per le finalità di cui al presente articolo è autorizzata la spesa di 10 milioni di euro per l'anno 2026, 26 milioni di euro per l'anno 2027 e 74 milioni di euro a decorrere dall'anno 2028. Ai relativi oneri si provvede mediante corrispondente riduzione del Fondo per interventi strutturali di politica economica di cui all'articolo 10, comma 5, del decreto-legge 29 novembre 2004, n. 282, convertito, con modificazioni, dalla legge 27 dicembre 2004, n. 307.».
4.0.18
Naturale, Sabrina Licheri, Turco, Lorefice, Bevilacqua
Improcedibile
Dopo l'articolo inserire il seguente:
«Art. 4-bis.
(Disposizioni in materia di lavoratori addetti a lavorazioni particolarmente faticose e pesanti)
1. All'articolo 1, del decreto legislativo 21 aprile 2011, n. 67, sono apportate le seguenti modificazioni:
a) dopo la lettera d) è aggiunta, in fine, la seguente: "d-bis) lavoratori del settore del commercio su aree pubbliche";
b) al comma 2, alinea, le parole: "di cui alle lettere a), b), c) e d)" sono sostituite dalle seguenti: "a), b), c), d) e d-bis)";
c) al comma 3, le parole: "alle lettere a), b), c) e d)" sono sostituite dalle seguenti: "alle lettere a), b), c), d) e d-bis)";
d) al comma 7, le parole: "lettere a), b), c) e d)", ovunque ricorrano, sono sostituite dalle seguenti: "lettere a), b), c), d) e d-bis)".
2. Agli oneri derivanti dall'attuazione del comma 1, si provvede a valere sulle risorse del Fondo di cui all'articolo 1, comma 3, lettera f), della legge 24 dicembre 2007, n. 247.».
4.0.20
Naturale, Sabrina Licheri, Bevilacqua
Improcedibile
Dopo l'articolo inserire il seguente:
«Art. 4-bis.
(Misure a sostegno dello sviluppo dell'imprenditorialità in agricoltura e del ricambio generazionale)
1. Alle attività di cui al titolo I, capo III, del decreto legislativo 21 aprile 2000, n. 185, sono destinate risorse pari a 20 milioni di euro per ciascuno degli anni 2025 e 2026.
2. Agli oneri derivanti dal comma 1, pari a 20 milioni di euro per ciascuno degli anni 2025 e 2026, si provvede mediante corrispondente riduzione del Fondo per interventi strutturali di politica economica di cui all'articolo 10, comma 5, del decreto-legge 29 novembre 2004, n. 282, convertito, con modificazioni, dalla legge 27 dicembre 2004, n. 307.».
Capo II
ACCESSO DELLE PMI AL CREDITO BANCARIO E MISURE DI SEMPLIFICAZIONE
ARTICOLO 5 NEL TESTO PROPOSTO DALLA COMMISSIONE
Art. 5.
Approvato
(Delega al Governo sul riordino della disciplina dei confidi)
1. Il Governo è delegato ad adottare, entro dodici mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, uno o più decreti legislativi recanti la disciplina dei confidi, anche al fine di razionalizzare, riordinare e semplificare la disciplina vigente nel rispetto dei seguenti princìpi e criteri direttivi, fermo restando il rispetto della connotazione mutualistica:
a) riordino della disciplina dei confidi volto a favorirne l'attività a sostegno delle PMI nel campo della garanzia e dei servizi finanziari;
b) allargamento della compagine sociale dei confidi a soggetti diversi dalle piccole e medie imprese (PMI) e dai liberi professionisti;
c) revisione dei requisiti per l'iscrizione dei confidi all'albo di cui all'articolo 106 del testo unico delle leggi in materia bancaria e creditizia, di cui al decreto legislativo 1° settembre 1983, n. 385, in particolare a fini di stimolo ai processi di aggregazione dei confidi e di rafforzamento della stabilità del relativo comparto;
d) revisione delle attività esercitabili dai confidi iscritti all'albo di cui all'articolo 106 del citato testo unico di cui al decreto legislativo n. 385 del 1983, con riguardo alle loro caratteristiche operative e alla tipicità del loro oggetto sociale, in particolare sviluppando le attività di consulenza e assistenza alle imprese consorziate o socie;
e) favorire la riduzione dei costi di istruttoria per la valutazione del merito creditizio delle imprese;
f) favorire l'integrazione interconsortile dei confidi.
2. I decreti legislativi di cui al comma 1 sono adottati su proposta del Ministro delle imprese e del made in Italy e del Ministro dell'economia e delle finanze. Gli schemi dei decreti legislativi sono trasmessi al Consiglio di Stato per l'espressione del parere, che è reso nel termine di trenta giorni dalla data di trasmissione, decorso il quale il Governo può comunque procedere. I medesimi schemi sono quindi trasmessi alle Camere, per l'espressione del parere delle Commissioni parlamentari competenti per materia e per i profili finanziari, da rendere entro il termine di quaranta giorni dalla data di trasmissione, decorso il quale i decreti possono essere comunque emanati. Qualora il termine previsto per l'espressione del parere delle Commissioni parlamentari scada nei trenta giorni che precedono il termine di scadenza per l'esercizio della delega legislativa o successivamente, lo stesso termine è prorogato di sessanta giorni.
3. Dall'attuazione del presente articolo non devono derivare nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica.
EMENDAMENTI
5.1
Respinto
Sostituire l'articolo con il seguente:
«Art. 5
(Delega al Governo per la riforma del sistema dei confidi)
1. Al fine di favorire un migliore accesso al credito per le piccole e medie imprese (PMI) e per i liberi professionisti, di cui all'articolo 13, commi 1 e 8, del decreto-legge 30 settembre 2003, n. 269, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 novembre 2003, n. 326, e successive modificazioni, attraverso la valorizzazione del ruolo dei confidi, la semplificazione degli adempimenti e il contenimento dei costi a loro carico, il Governo è delegato ad adottare, su proposta del Ministro dell'economia e delle finanze, entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, uno o più decreti legislativi per la riforma della normativa in materia di confidi, nel rispetto dei seguenti principi e criteri direttivi:
a) rafforzare la patrimonializzazione dei confidi e favorire la raccolta di risorse pubbliche, private e del terzo settore, di capitale e di provvista, anche individuando strumenti e modalità che le rendano esigibili secondo i principi di cui al regolamento (UE) n. 575/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 26 giugno 2013, e alla direttiva 2013/36/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 26 giugno 2013, in materia di requisiti patrimoniali delle banche e di accesso all'attività creditizia;
b) disciplinare le modalità di contribuzione degli enti pubblici finalizzate alla patrimonializzazione dei confidi anche nel rispetto della disciplina europea in materia di aiuti di Stato, stabilendo altresì il divieto di previsione di vincoli territoriali che possano pregiudicare l'accesso di confidi nuovi o attivi in altri territori;
c) razionalizzare e valorizzare le attività svolte dai soggetti operanti nella filiera della garanzia e della controgaranzia, al fine di rendere più efficiente l'utilizzo delle risorse pubbliche e favorire la sinergia tra il Fondo centrale di garanzia e i confidi;
d) sviluppare, nell'ambito delle finalità tipiche, strumenti innovativi, con tassativa esclusione di derivati e di strumenti finanziari complessi, forme di garanzia e servizi, finanziari e non finanziari, che rispondono alle mutate esigenze delle PMI e dei liberi professionisti, di cui all'articolo 13, commi 1 e 8, del decreto-legge 30 settembre 2003, n. 269, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 novembre 2003, n. 326, e successive modificazioni;
e) favorire un migliore accesso al credito per le PMI e per i liberi professionisti, di cui all'articolo 13, commi 1 e 8, del decreto-legge 30 settembre 2003, n. 269, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 novembre 2003, n. 326, e successive modificazioni, anche attraverso la semplificazione degli adempimenti e il contenimento dei costi per gli intermediari finanziari e per i confidi;
f) rafforzare i criteri di proporzionalità e specificità di cui all'articolo 108, comma 6, del testo unico delle leggi in materia bancaria e creditizia, di cui al decreto legislativo 1º settembre 1993, n. 385, e successive modificazioni;
g) estendere l'applicazione dei criteri di cui alla lettera f) all'intera normativa in materia di confidi;
h) assicurare una maggiore tutela del carattere accessorio della garanzia rilasciata dai confidi rispetto all'operazione di finanziamento principale;
i) razionalizzare gli adempimenti a carico dei confidi eliminando le duplicazioni di attività già svolte da banche o da altri intermediari finanziari nonché quelle relative alle procedure di accesso di cui all'articolo 2, comma 100, lettera a), della legge 23 dicembre 1996, n. 662, e successive modificazioni;
l) individuare metodologie di valutazione degli impatti della garanzia sui sistemi economici locali anche attraverso la rete delle camere di commercio, industria, artigianato e agricoltura e le informazioni di cui le stesse dispongono.
2. Gli schemi dei decreti legislativi di cui al comma 1, corredati di relazione tecnica, sono trasmessi alle Camere ai fini dell'espressione dei pareri delle Commissioni parlamentari competenti per materia e per i profili finanziari, che sono resi entro il termine di trenta giorni dalla data di trasmissione. Le Commissioni possono richiedere al Presidente della rispettiva Camera di prorogare di trenta giorni il termine per l'espressione del parere, qualora ciò si renda necessario per la complessità della materia. Decorso il termine previsto per l'espressione dei pareri parlamentari, o quello eventualmente prorogato, il decreto legislativo può essere comunque adottato. Il Governo, qualora non intenda conformarsi al parere parlamentare, trasmette nuovamente il testo alle Camere con le sue osservazioni e con eventuali modificazioni, corredate dei necessari elementi integrativi di informazione e motivazione, perché su di esso sia espresso il parere delle Commissioni parlamentari competenti per materia e per i profili finanziari, entro trenta giorni dalla data della nuova trasmissione. Decorso tale termine, il decreto legislativo può comunque essere adottato in via definitiva. Entro un anno dalla data di entrata in vigore di ciascuno dei decreti legislativi di cui al comma 1, il Governo può adottare, nel rispetto dei principi e criteri direttivi di cui al medesimo comma 1 e secondo la procedura di cui al presente comma, un decreto legislativo recante disposizioni integrative e correttive.
3. Dall'attuazione della presente legge non devono derivare nuovi o maggiori oneri a carico del bilancio dello Stato. In conformità all'articolo 17, comma 2, della legge 31 dicembre 2009, n. 196, qualora uno o più decreti legislativi determinino nuovi o maggiori oneri che non trovino compensazione al proprio interno, i medesimi decreti legislativi sono emanati solo successivamente o contestualmente all'entrata in vigore dei provvedimenti legislativi, ivi compresa la legge di stabilità, che stanzino le occorrenti risorse finanziarie.».
5.2
Giacobbe, Martella, Franceschelli
Respinto
Al comma 1, dopo la lettera a), aggiungere la seguente: «a-bis) razionalizzare e valorizzare le attività svolte dai soggetti operanti nella filiera della garanzia e della controgaranzia, al fine di rendere più efficiente l'utilizzo delle risorse pubbliche e favorire la sinergia tra il Fondo centrale di garanzia e i confidi;».
5.3
Giacobbe, Martella, Franceschelli
Respinto
Al comma 1, dopo la lettera a), aggiungere la seguente: «a-bis) favorire un migliore accesso al credito per le PMI, anche attraverso la semplificazione degli adempimenti e il contenimento dei costi per gli intermediari finanziari e per i confidi;»
5.4
Giacobbe, Martella, Franceschelli
Respinto
Al comma 1, dopo la lettera a), aggiungere la seguente: «a-bis) rafforzare la patrimonializzazione dei confidi e favorire la raccolta di risorse pubbliche e private, di capitale e di provvista, anche individuando strumenti e modalità che le rendano esigibili nel rispetto della normativa comunitaria vigente;».
5.5
Giacobbe, Martella, Franceschelli
Respinto
Al comma 1, dopo la lettera a), aggiungere la seguente: «a-bis) sviluppare, nell'ambito delle finalità tipiche dei confidi, strumenti innovativi, con tassativa esclusione di derivati e di strumenti finanziari complessi, forme di garanzia e servizi, finanziari e non finanziari, che rispondono alle mutate esigenze delle PMI;».
5.9
Tajani, Giacobbe, Martella, Franceschelli
Respinta la parte evidenziata in neretto; preclusa la restante parte
Al comma 1, apportare le seguenti modificazioni:
a) alla lettera c), sostituire le parole: «all'albo di cui all'articolo 106» con le seguenti: «nell'elenco di cui all'articolo 112-bis»;
b) sostituire la lettera d) con la seguente «d) revisione delle attività esercitabili dai confidi iscritti nell'elenco di cui all'articolo 112-bis del citato testo unico bancario di cui al decreto legislativo n. 385 del 1993, con riguardo alle loro caratteristiche operative e alla tipicità del loro oggetto sociale, in particolare sviluppando le attività di consulenza e assistenza anche non legate all'attività di garanzia e consentendo lo svolgimento di tutte le attività prevalentemente a favore delle imprese consorziate o socie;».
Conseguentemente, dopo l'articolo, aggiungere il seguente:
«Art. 5-bis.
(Modifiche all'articolo 112 del decreto legislativo 1° settembre 1993, n. 385)
1. All'articolo 112 del testo unico delle leggi in materia bancaria e creditizia di cui al decreto legislativo 1° settembre 1993, n. 385, i commi da 3 a 6 sono sostituiti dai seguenti:
"3. I confidi con un volume di attività finanziaria pari o superiore a centocinquanta milioni di euro sono tenuti a chiedere l'iscrizione nell'albo di cui all'articolo 106. La Banca d'Italia stabilisce, con proprio provvedimento, gli elementi da prendere in considerazione per il calcolo del volume di attività finanziaria. In deroga all'articolo 106, per l'iscrizione nell'albo i confidi possono adottare la forma di società consortile a responsabilità limitata. La revoca dell'autorizzazione all'iscrizione all'albo può essere disposta quando per tre esercizi consecutivi il volume di attività finanziaria è diminuito di oltre un terzo rispetto alla soglia indicata nel primo periodo.
4. I confidi iscritti nell'albo esercitano l'attività di garanzia collettiva dei fidi e le altre attività indicate nell'articolo 106, commi 1 e 2 prevalentemente nei confronti delle imprese consorziate o socie.
5. I confidi iscritti nell'albo possono altresì svolgere, prevalentemente nei confronti delle imprese consorziate o socie, le seguenti attività:
a) prestazione di garanzie a favore delle amministrazioni pubbliche incluse nell'elenco pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana in applicazione di quanto disposto dall'articolo 1, comma 2, della legge 31 dicembre 2009, n. 196;
b) gestione, ai sensi dell'articolo 47, comma 2, di fondi pubblici di agevolazione;
c) stipula, ai sensi dell'articolo 47, comma 3, di contratti con le banche assegnatarie di fondi pubblici di garanzia per disciplinare i rapporti con le imprese consorziate o socie, al fine di facilitarne la fruizione.
6. Fermo restando quanto previsto dai commi 4 e 5, i confidi iscritti nell'albo possono concedere finanziamenti sotto qualsiasi forma, ai sensi dell'articolo 106, comma 1 ed esercitare le altre attività previste dall'articolo 106, comma 2 nei confronti di soggetti diversi dalle imprese consorziate o socie.
6-bis. I confidi iscritti nell'albo possono assumere liberamente partecipazioni, in coerenza con l'oggetto sociale.".»
5.11
Turco, Sabrina Licheri, Bevilacqua, Naturale
Precluso
Al comma 1, apportare le seguenti modificazioni:
a) alla lettera c), sostituire le parole «all'albo di cui all'articolo 106» con le seguenti: «nell'elenco di cui all'articolo 112-bis»;
b) sostituire la lettera d) con la seguente: «d) revisione delle attività esercitabili dai confidi iscritti nell'elenco di cui all'articolo 112-bis del citato testo unico bancario di cui al decreto legislativo n. 385 del 1993, con riguardo alle loro caratteristiche operative e alla tipicità del loro oggetto sociale, in particolare sviluppando le attività di consulenza e assistenza anche non legate all'attività di garanzia e consentendo lo svolgimento di tutte le attività prevalentemente a favore delle imprese consorziate o socie;».
5.12
Sabrina Licheri, Bevilacqua, Naturale
Respinto
Al comma 1, lettera c), dopo le parole: "decreto legislativo 1° settembre 1983, n. 385," inserire le seguenti: "anche con riferimento al parametro dimensionale relativo al volume di attività finanziaria,".
5.14
Respinto
Al comma 1, sopprimere la lettera d).
Conseguentemente, dopo l'articolo, aggiungere il seguente:
«Art. 5-bis
1. All'articolo 112 del testo unico bancario, di cui al decreto legislativo 1° settembre 1993, n. 385 sono apportate le seguenti modificazioni:
a) al comma 4:
1) le parole "in via prevalente" sono soppresse;
2) dopo le parole "garanzia collettiva dei fidi" sono aggiunte le seguenti: "e le altre attività indicate nell'articolo 106, commi 1 e 2 prevalentemente nei confronti delle imprese consorziate o socie";
b) al comma 5:
1) dopo la parola "possono" è aggiunta la seguente: "altresì";
2) alla lettera a), le parole da "dell'amministrazione finanziaria dello Stato" a "consorziate o socie" sono sostituite dalle seguenti: "delle amministrazioni pubbliche incluse nell'elenco pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana in applicazione di quanto disposto dall'articolo 1, comma 2, della legge 31 dicembre 2009, n. 196";
c) al comma 6:
1) le parole "l'esercizio prevalente dell'attività di garanzia" sono sostituite dalle seguenti: "quanto previsto nei precedenti commi 4 e 5";
2) le parole "altre forme di finanziamento" sono sostituite dalla seguente: "finanziamenti";
3) dopo le parole "comma 1" sono aggiunte le seguenti: "ed esercitare le altre attività previste dall'articolo 106, comma 2 nei confronti di soggetti diversi dalle imprese consorziate o socie";
d) dopo il comma 6, è aggiunto il seguente: "6-bis. I confidi iscritti nell'albo possono assumere liberamente partecipazioni, in coerenza con l'oggetto sociale".»
2. All'articolo 1, comma 54, della legge 27 dicembre 2013, n. 147, dopo l'ultimo periodo, sono aggiunti i seguenti: "Alla scadenza delle misure di cui al presente articolo, le risorse eventualmente disponibili sono restituite al Ministero delle imprese e del made in Italy da quei confidi che non le abbiano impiegate ai sensi della normativa vigente. Il Ministero delle imprese e del made in Italy provvede ad accertare la presenza delle risorse residue di cui al periodo precedente. Con decreto del Ministro delle imprese e del made in Italy, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze, sono stabiliti criteri e modalità di attribuzione di tali risorse residue, da utilizzare per la concessione di garanzie e finanziamenti sotto qualsiasi forma alle micro, piccole e medie imprese, ai confidi che, nella vigenza delle misure di cui al presente articolo, abbiano impiegato ai sensi della normativa vigente le risorse loro attribuite, ovvero realizzino operazioni di aggregazione".».
5.17
Manca, Giacobbe, Martella, Franceschelli
Respinto
Al comma 1, lettera d), aggiungere, in fine, le seguenti parole: «nonché potenziando l'offerta di credito diretto alle imprese e l'operatività in materia di finanza innovativa;»
5.18
Bevilacqua, Sabrina Licheri, Naturale
Id. em. 5.17
Al comma 1, lettera d), aggiungere, in fine le seguenti parole: "nonché potenziando l'offerta di credito diretto alle imprese e l'operatività in materia di finanza innovativa".
5.21
Sabrina Licheri, Bevilacqua, Naturale
Respinto
Al comma 1, lettera f), aggiungere, in fine, le seguenti parole: ", anche attraverso la previsione di specifici criteri premiali".
5.0.5
Sabrina Licheri, Bevilacqua, Naturale
Improcedibile
Dopo l'articolo inserire il seguente:
«Art. 5-bis.
(Disposizioni per favorire l'accesso al credito delle micro e piccole imprese e per il contrasto al fenomeno dell'usura)
1. Al fine di introdurre validi strumenti di prevenzione del fenomeno dell'usura, è istituito nello stato di previsione del Ministero dell'economia e delle finanze, un fondo con una dotazione iniziale di 10 milioni di euro a decorrere dal 1° gennaio anno 2026. Le risorse del fondo sono destinate alla concessione di una garanzia, a prima richiesta, o finanziamenti diretti a micro e piccole imprese in condizione di sofferenza o non utilmente valutabili sulla base dei modelli di valutazione.
2. Con decreto del Ministro dell'economia e delle finanze, di concerto con il Ministro delle imprese e del made in Italy, da emanare entro novanta giorni dall'entrata in vigore della presente legge, sono definite le modalità attuative del presente articolo.
3. Al fondo di cui al comma 1, affluiscono altresì le risorse del fondo di cui all'articolo 15 della legge 7 marzo 1996, n. 108, prive di impegni.
4. Agli oneri di cui al presente articolo, pari a 10 milioni di euro a decorrere dal 1° gennaio anno 2026, si provvede mediante corrispondente riduzione del Fondo per interventi strutturali di politica economica di cui all'articolo 10, comma 5, del decreto-legge 29 novembre 2004, n. 282, convertito, con modificazioni, dalla legge 27 dicembre 2004, n. 307.».
.
5.0.6
Sabrina Licheri, Bevilacqua, Naturale
Improcedibile
Dopo l'articolo inserire il seguente:
«Art. 5-bis.
(Disposizioni per favorire l'accesso al credito delle micro e piccole imprese)
1. Al fine di facilitare l'accesso al credito delle micro e piccole imprese, previa autorizzazione della Commissione Europea ai sensi dell'articolo 108 del TFUE, sono ammissibili alla garanzia del fondo di cui all'articolo 2, comma 100, lettera a), della legge 23 dicembre 1996, n. 662, con copertura al 100 per cento, dal 1° gennaio 2026 al 31 dicembre 2030, sia in garanzia diretta che in riassicurazione, i nuovi finanziamenti fino 100.000 euro concessi da banche, intermediari finanziari di cui all'articolo 106 del Testo Unico bancario di cui al decreto legislativo 1° settembre 1993 n. 385 e dagli altri soggetti abilitati alla concessione di credito in favore delle micro e piccole imprese e destinati all'avvio di nuove attività.».
5.0.7
Bevilacqua, Sabrina Licheri, Naturale
Improcedibile
Dopo l'articolo inserire il seguente:
«Art. 5-bis.
(Disposizioni per favorire l'accesso al credito delle micro e piccole imprese)
1. Al fine di facilitare l'accesso al credito delle micro e piccole imprese, previa autorizzazione della Commissione Europea ai sensi dell'articolo 108 del TFUE, sono ammissibili alla garanzia del fondo di cui all'articolo 2, comma 100, lettera a), della legge 23 dicembre 1996, n. 662, con copertura al 100 per cento, dal 1° gennaio 2026 al 31 dicembre 2030, sia in garanzia diretta che in riassicurazione, i nuovi finanziamenti fino 30.000 euro concessi da banche, intermediari finanziari di cui all'articolo 106 del Testo Unico bancario di cui al decreto legislativo 1° settembre 1993 n. 385 e dagli altri soggetti abilitati alla concessione di credito in favore delle micro e piccole imprese.».
5.0.8
Naturale, Sabrina Licheri, Bevilacqua
Respinto
Dopo l'articolo inserire il seguente:
«Art. 5-bis.
(Fondo di garanzia per le PMI)
1. All'articolo 15-bis, comma 1, del decreto-legge 18 ottobre 2023, n. 145, convertito, con modificazioni, dalla legge 15 dicembre 2023, n. 191, le parole: " Dal 1° gennaio 2024 al 31 dicembre 2025" sono sostituite dal "A decorrere dal 1° gennaio 2024".».
5.0.9
Naturale, Sabrina Licheri, Bevilacqua
Respinto
Dopo l'articolo inserire il seguente:
«Art. 5-bis.
(Fondo di garanzia per le PMI)
1. All'articolo 15-bis, comma 1, del decreto legge 18 ottobre 2023, n. 145, convertito, con modificazioni, dalla legge 15 dicembre 2023, n. 191, le parole: "31 dicembre 2025" sono sostituite dal "31 dicembre 2026".».
5.0.11
Martella, Giacobbe, Franceschelli
Respinto
Dopo l'articolo inserire il seguente:
«Art. 5-bis
(Misure a favore delle microimprese)
1. All'articolo 15-bis, comma 1, lettera b), del decreto-legge 18 ottobre 2023, n. 145, convertito, con modificazioni, dalla legge 15 dicembre 2023, n. 191, sono apportate le seguenti modifiche:
a) al primo periodo, le parole: "microimpresa e di piccola e media impresa" sono sostituite dalle seguenti: "piccola e media impresa" ;
b) al terzo periodo, dopo le parole: "nonché per le operazioni finanziare riferite a" sono inserite le seguenti: "soggetti beneficiari finali che rispettino i requisiti dimensionali di microimprese, come definite ai sensi del richiamato allegato n. 1 al regolamento (UE) n. 651/2014 e per le operazioni finanziare oltre i dodici mesi riferite a".»
5.0.13
Sabrina Licheri, Bevilacqua, Naturale
Sost. id. em. 5.0.11
Dopo l'articolo inserire il seguente:
«Art. 5-bis.
(Misure per favorire l'accesso al credito delle microimprese)
1. All'articolo 15-bis del decreto-legge 18 ottobre 2023 n. 145, convertito, con modificazioni dalla legge 15 dicembre 2023 n. 191, al comma 1, lettera b), sono apportate le seguenti modifiche:
a) al primo periodo, le parole: "microimpresa e di piccola e media impresa" sono sostituite dalle seguenti: "piccola e media impresa";
b) al terzo periodo, dopo le parole: "nonché per le operazioni finanziare riferite a" sono inserite le seguenti: "soggetti beneficiari finali che rispettino i requisiti dimensionali di microimprese, come definite ai sensi del richiamato allegato n. 1 al regolamento (UE) n. 651/2014 e per le operazioni finanziare oltre i dodici mesi riferite a".».
5.0.14
Turco, Sabrina Licheri, Bevilacqua, Naturale
Respinto
Dopo l'articolo inserire il seguente:
«Art. 5-bis.
(Modifiche all'articolo 112 del decreto legislativo 1° settembre 1993, n. 385)
1. All'articolo 112 del testo unico delle leggi in materia bancaria e creditizia di cui al decreto legislativo 1° settembre 1993, n. 385, i commi da 3 a 6 sono sostituiti dai seguenti:
"3. I confidi con un volume di attività finanziaria pari o superiore a centocinquanta milioni di euro sono tenuti a chiedere l'iscrizione nell'albo di cui all'articolo 106. La Banca d'Italia stabilisce, con proprio provvedimento, gli elementi da prendere in considerazione per il calcolo del volume di attività finanziaria. In deroga all'articolo 106, per l'iscrizione nell'albo i confidi possono adottare la forma di società consortile a responsabilità limitata. La revoca dell'autorizzazione all'iscrizione all'albo può essere disposta quando per tre esercizi consecutivi il volume di attività finanziaria è diminuito di oltre un terzo rispetto alla soglia indicata nel primo periodo.
4. I confidi iscritti nell'albo esercitano l'attività di garanzia collettiva dei fidi e le altre attività indicate nell'articolo 106, commi 1 e 2 prevalentemente nei confronti delle imprese consorziate o socie.
5. I confidi iscritti nell'albo possono altresì svolgere, prevalentemente nei confronti delle imprese consorziate o socie, le seguenti attività:
a) prestazione di garanzie a favore delle amministrazioni pubbliche incluse nell'elenco pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana in applicazione di quanto disposto dall'articolo 1, comma 2, della legge 31 dicembre 2009, n. 196;
b) gestione, ai sensi dell'articolo 47, comma 2, di fondi pubblici di agevolazione;
c) stipula, ai sensi dell'articolo 47, comma 3, di contratti con le banche assegnatarie di fondi pubblici di garanzia per disciplinare i rapporti con le imprese consorziate o socie, al fine di facilitarne la fruizione.
6. Fermo restando quanto previsto dai commi 4 e 5, i confidi iscritti nell'albo possono concedere finanziamenti sotto qualsiasi forma, ai sensi dell'articolo 106, comma 1 ed esercitare le altre attività previste dall'articolo 106, comma 2 nei confronti di soggetti diversi dalle imprese consorziate o socie.
6-bis. I confidi iscritti nell'albo possono assumere liberamente partecipazioni, in coerenza con l'oggetto sociale".».
5.0.19
Turco, Bevilacqua, Sabrina Licheri, Naturale
Respinto
Dopo l'articolo inserire il seguente:
«Art. 5-bis.
(Modifiche all'articolo 1, comma 54, della legge 27 dicembre 2013, n. 147)
1. All'articolo 1, comma 54, della Legge 27 dicembre 2013, n. 147, sono apportate le seguenti modificazioni:
a) in fine, sono aggiunti i seguenti periodi: "Alla scadenza delle misure di cui al presente comma, le risorse eventualmente disponibili sono restituite al Ministero delle imprese e del made in Italy da quei confidi che non le abbiano impiegate ai sensi della normativa vigente. Il Ministero delle imprese e del made in Italy provvede ad accertare la presenza delle risorse residue di cui al periodo precedente. Con decreto del Ministro delle imprese e del made in Italy, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze, sono stabiliti criteri e modalità di attribuzione di tali risorse residue da utilizzare per la concessione di garanzie e finanziamenti sotto qualsiasi forma alle micro, piccole e medie imprese ai confidi che, nella vigenza delle misure di cui al presente articolo abbiano impiegato ai sensi della normativa vigente le risorse loro attribuite ovvero realizzino operazioni di aggregazione.";
b) le parole "dello sviluppo economico", ovunque ricorrano, sono sostituite dalle seguenti: "delle imprese e del made in Italy".».
5.0.20
Tajani, Franceschelli, Giacobbe, Martella
Id. em. 5.0.19
Dopo l'articolo inserire il seguente:
«Art. 5-bis.
(Modifiche all'articolo 1, comma 54, della legge 27 dicembre 2013, n. 147)
1. All'articolo 1, comma 54, della Legge 27 dicembre 2013, n. 147, sono apportate le seguenti modificazioni:
a) sono aggiunti, in fine, i seguenti periodi: "Alla scadenza delle misure di cui al presente comma, le risorse eventualmente disponibili sono restituite al Ministero delle imprese e del made in Italy da quei confidi che non le abbiano impiegate ai sensi della normativa vigente. Il Ministero delle imprese e del made in Italy provvede ad accertare la presenza delle risorse residue di cui al periodo precedente. Con decreto del Ministro delle imprese e del made in Italy, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze, sono stabiliti criteri e modalità di attribuzione di tali risorse residue da utilizzare per la concessione di garanzie e finanziamenti sotto qualsiasi forma alle micro, piccole e medie imprese ai confidi che, nella vigenza delle misure di cui al presente articolo abbiano impiegato ai sensi della normativa vigente le risorse loro attribuite ovvero realizzino operazioni di aggregazione.";
b) le parole "dello sviluppo economico", ovunque ricorrono, sono sostituite dalle seguenti: "delle imprese e del made in Italy".»
5.0.16
Martella, Franceschelli, Giacobbe
Respinto
Dopo l'articolo inserire il seguente:
«Art. 5-bis
(Rifinanziamento del Fondo di garanzia per le PMI)
1. Al fine di sostenere le imprese operanti nei settori produttivi maggiormente esposti alla crisi e per far fronte alle difficoltà di accesso al credito, la dotazione del Fondo di garanzia di cui all'articolo 2, comma 100, lettera a), della legge 23 dicembre 1996, n. 662, è incrementata d ulteriori 100 milioni di euro per ciascuno degli anni 2025, 2026 e 2027.
2. Ai maggiori oneri di cui al presente articolo, pari a 100 milioni di euro per ciascuno degli anni 2025, 2026 e 2027, si provvede:
a) quanto a 50 milioni di euro per ciascuno degli anni 2025, 2026 e 2027, mediante corrispondente riduzione delle risorse del Fondo per interventi strutturali di politica economica di cui all'articolo 10, comma 5, del decreto-legge 29 novembre 2004, n. 282, convertito, con modificazioni, dalla legge 27 dicembre 2004, n. 307;
b) quanto a 50 milioni di euro per ciascuno degli anni 2025, 2026 e 2027, mediante corrispondente riduzione delle risorse del Fondo per far fronte ad esigenze indifferibili, di cui all'articolo 1, comma 200 della legge 23 dicembre 2014, n. 190.»
ARTICOLO 6 NEL TESTO PROPOSTO DALLA COMMISSIONE
Art. 6.
Approvato
(Misure per favorire la valorizzazione a fini finanziari dei beni di magazzino)
1. Al fine di agevolare l'accesso al credito bancario anche a mezzo della cartolarizzazione dello stock di magazzino, alla legge 30 aprile 1999, n. 130, sono apportate le seguenti modificazioni:
a) all'articolo 7, comma 1:
1) alla lettera a), dopo le parole: « cartolarizzazione dei crediti » sono inserite le seguenti: « , anche futuri, »;
2) alla lettera b-bis), dopo le parole: « beni mobili » è inserita la seguente: « anche »;
b) all'articolo 7, comma 2-octies:
1) le parole: « può destinare i crediti stessi, nonché » sono sostituite dalle seguenti: « può destinare i crediti stessi, nonché i diritti e i beni all'impiego o alla titolarità dei quali tali crediti siano riferibili, ivi inclusi i prodotti derivanti dalla combinazione e trasformazione dei predetti diritti e beni o i beni sostitutivi dei beni precedentemente destinati, ovvero »;
2) è aggiunto, in fine, il seguente periodo: « La segregazione può altresì essere realizzata mediante cessione ad una società veicolo d'appoggio di cui all'articolo 7.1, comma 4, con gli effetti e ai sensi di tale articolo, anche fuori dai casi previsti dall'articolo 7.1, comma 1, eventualmente in concomitanza con la cessione dei crediti oggetto dell'operazione e l'accollo del debito nascente dal finanziamento. Si applicano l'articolo 7.1, commi 4-bis, 4-quater e 4-quinquies »;
c) all'articolo 7.2, la rubrica è sostituita dalla seguente: « Cartolarizzazioni immobiliari e di beni mobili anche registrati ».
EMENDAMENTI
6.2
Improcedibile
Al comma 1, apportare le seguenti modificazioni:
a) alla lettera a), dopo il numero 1), inserire il seguente: «1-bis): alla lettera b), le parole: «alle cessioni a fondi comuni di investimento» sono sostituite dalle seguenti: «alle cessioni a organismi di investimento collettivi del risparmio alternativi italiani»;
b) dopo la lettera a) aggiungere la seguente: «a-bis) all'articolo 7, il comma 2-bis è sostituito dal seguente: "2-bis. Nel caso di operazioni realizzate mediante cessione a un Organismo di investimento collettivo del risparmio (OICR), i servizi indicati nell'articolo 2, comma 3, lettera c), possono essere svolti, in alternativa ai soggetti di cui all'articolo 2, comma 6, dalla società di gestione del risparmio che gestisce l'OICR ovvero dall'OICR stesso, se autogestito. Alle cessioni dei crediti effettuate in favore dell'OICR si applicano gli articoli 4 e 6, comma 2, della presente legge, nonché le restanti disposizioni della presente legge, in quanto compatibili.".»
6.3
Respinto
Al comma 1, dopo la lettera a), inserire la seguente: «a-bis) All'articolo 7.1, comma 1, della legge 30 aprile 1999, n. 130, dopo le parole: "Alle cessioni di crediti, qualificati come deteriorati in base alle disposizioni dell'autorità competente" sono inserite le seguenti: "o che abbiano le medesime caratteristiche dei crediti qualificati come deteriorati anche qualora il cedente non sia tenuto ad effettuare segnalazioni alle autorità competenti", e le parole: "aventi sede legale in Italia" sono sostituite dalle seguenti: "veicoli costituiti ai sensi della presente legge o da altri soggetti che abbiano erogato o acquistato tali crediti in conformità alla normativa di volta in volta applicabile".».
6.8
Improcedibile
Apportare le seguenti modificazioni:
a) al comma 1, sostituire la lettera c) con la seguente: «c) all'articolo 7.2, sono apportate le seguenti modificazioni:
i) dopo il comma 2, è inserito il seguente: "2-bis). Qualora il soggetto nominato come asset manager ai sensi dell'articolo 7.1, comma 8, primo periodo, sia una società di gestione del risparmio autorizzata alla gestione di FIA italiani immobiliari di cui all'articolo 1, comma 1, lett. q), del decreto ministeriale 5 marzo 2015, n. 30 e successive modificazioni, per le volture catastali e le trascrizioni relative alle cessioni di beni immobili strumentali di cui all'articolo 10, primo comma, numero 8-ter), del decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 633, anche se assoggettati all'imposta sul valore aggiunto, di cui siano parti le società di cui al comma 1, le aliquote delle imposte ipotecaria e catastale sono ridotte della metà. Per far fronte ai nuovi e maggiori oneri per la finanza pubblica derivanti dall'applicazione del periodo precedente, valutati in 4 milioni a decorrere dall'anno 2025, si provvede mediante corrispondente riduzione del fondo per l'attuazione della delega fiscale di cui all'articolo 22, comma 3, secondo periodo della legge 9 agosto 2023, n. 111.";
ii) la rubrica è sostituita dalla seguente "Cartolarizzazioni immobiliari e di beni mobili anche registrati"»;
b) dopo il comma 1, aggiungere il seguente: «1-bis) Per far fronte ai nuovi e maggiori oneri per la finanza pubblica derivanti dall'applicazione del presente articolo, valutati in 7 milioni a decorrere dall'anno 2025, si provvede mediante corrispondente riduzione del Fondo per far fronte alle esigenze indifferibili di cui all'articolo 1, comma 200, della legge 23 dicembre 2014, n. 190.».
6.10
Martella, Franceschelli, Giacobbe, Misiani
Improcedibile
Dopo il comma 1, aggiungere il seguente: «1-bis. Al fine di adeguare i valori di riferimento per i ricavi e per le rimanenze all'effettiva evoluzione dell'economia e dell'inflazione, all'articolo 5, comma 14-quater, del decreto-legge 21 ottobre 2021, n. 146, convertito con modificazioni dalla legge 17 dicembre 2021, n. 215, le parole "superiori rispettivamente a 5,164 milioni e a 1,1 milioni di euro" sono sostituite dalle seguenti: "superiori rispettivamente a 10 milioni e a 2 milioni di euro".».
6.11
Martella, Franceschelli, Giacobbe, Misiani
Improcedibile
Dopo il comma 1, aggiungere il seguente: «1-bis. Al fine di adeguare i valori di riferimento per i ricavi e per le rimanenze all'effettiva evoluzione dell'economia e dell'inflazione, all'articolo 5, comma 14-quater, del decreto-legge 21 ottobre 2021, n. 146, convertito con modificazioni dalla legge 17 dicembre 2021, n. 215, le parole "superiori rispettivamente a 5,164 milioni e a 1,1 milioni di euro" sono sostituite dalle seguenti: "superiori rispettivamente a 8,419 milioni e a 1,684 milioni di euro".».
6.13
Respinto
Dopo il comma 1, aggiungere il seguente: «1-bis. Il comma 215 dell'articolo 1 della legge 30 dicembre 2020, n. 178, si applica altresì ai trasferimenti effettuati in favore delle società di cui all'articolo 7.2 della legge 30 aprile 1999, n. 130.».
6.0.1
Turco, Sabrina Licheri, Bevilacqua, Naturale
Improcedibile
Dopo l'articolo inserire il seguente:
«Art. 6-bis.
(Disposizioni per il sostegno delle PMI dell'indotto di grandi imprese in crisi)
1. Al fine di preservare il tessuto produttivo e occupazionale delle imprese dell'indotto delle grandi imprese in crisi, è istituito, nello stato di previsione del Ministero delle imprese e del made in Italy, un Fondo, con una dotazione iniziale di 50 milioni di euro per ciascuno degli anni 2025, 2026 e 2027.
2. Le risorse del Fondo sono destinate alle piccole e medie imprese fornitrici di beni o servizi il cui fatturato derivi esclusivamente o prevalentemente da rapporti commerciali con grandi imprese in crisi.
3. Il Fondo prevede l'erogazione di un contributo, da concedere nell'ambito del regime de minimis, finalizzato a ristorare le eventuali perdite sui crediti commerciali maturati nei confronti delle grandi imprese in crisi e a ridurre il costo degli interessi da corrispondere in caso di accensione di nuovi mutui.
4. Entro sessanta giorni dalla entrata in vigore della presente legge, il Ministero delle imprese e del made in Italy definisce le modalità di attuazione del Fondo, con particolare riguardo alla individuazione delle imprese interessate e all'importo massimo del contributo concedibile.
5. Agli oneri derivanti dal presente articolo, pari a 50 milioni di euro per ciascuno degli anni 2025 e 2026, si provvede mediante corrispondente riduzione del Fondo per interventi strutturali di politica economica di cui all'articolo 10, comma 5, del decreto-legge 29 novembre 2004, n. 282, convertito, con modificazioni, dalla legge 27 dicembre 2004, n. 307.».
6.0.10
Naturale, Sabrina Licheri, Bevilacqua
Improcedibile
Dopo l'articolo inserire il seguente:
«Art. 6-bis.
(Interventi finanziari ISMEA per lo sviluppo delle imprese agricole e agroalimentari)
1. All'articolo 13, comma 2, del decreto-legge 22 ottobre 2016, n. 193, convertito, con modificazioni, dalla Legge 1° dicembre 2016, n. 225, sono apportate le seguenti modifiche: a) al primo periodo, la parola: "agricole" è sostituita dalle seguenti: "operanti nel settore agricolo, agroalimentare e della pesca" e le parole: "comma 2" sono sostituite dalle seguenti: "commi 2 e 4";
b) al secondo periodo, le parole: "La garanzia dell'ISMEA è concessa a titolo gratuito nei limiti previsti dai regolamenti (UE) nn. 717/2014, 1407/2013 e 1408/2013 della Commissione e successive modifiche e integrazioni" sono sostituite dalle seguenti: "A fronte delle garanzie rilasciate l'ISMEA può concedere contributi diretti all'abbattimento del costo delle commissioni di garanzia nei limiti previsti dai regolamenti (UE) nn. 2023/2831, 717/2014 e 1408/2013 della Commissione e successive modifiche e integrazioni".
2. Le medesime agevolazioni possono essere concesse ai sensi dei regolamenti (UE) nn. 651/2014, 2022/2472 e 2022/2473 della Commissione e successive modifiche e integrazioni, previa emanazione di apposito decreto del Ministero dell'agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste, con il quale sono stabiliti i criteri, le modalità e le condizioni di attuazione degli interventi agevolativi." Per tali finalità, è autorizzata la spesa di 10 milioni di euro per l'anno 2025 in favore dell'Istituto di servizi per il mercato agricolo alimentare (ISMEA).».
Capo III
SEMPLIFICAZIONI
ARTICOLO 7 NEL TESTO PROPOSTO DALLA COMMISSIONE
Art. 7.
Approvato
(Esonero dall'assicurazione obbligatoria per i carrelli elevatori e per altri veicoli utilizzati dalle imprese in aree ferroviarie, portuali e aeroportuali)
1. All'articolo 122-bis del codice delle assicurazioni private, di cui al decreto legislativo 7 settembre 2005, n. 209, dopo il comma 1 sono inseriti i seguenti:
« 1-bis. La deroga di cui al comma 1 trova altresì applicazione per i veicoli di cui all'articolo 1, comma 1, lettera rrr), del presente codice rientranti nella tipologia dei carrelli di cui all'articolo 58, comma 2, lettera c), del codice della strada, di cui al decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285, non immatricolati, quando operano all'interno di aree aziendali, stabilimenti, magazzini o depositi, nonché per i veicoli utilizzati esclusivamente in zone non accessibili al pubblico nelle aree ferroviarie, portuali e aeroportuali, coperti da polizza assicurativa per la responsabilità civile verso terzi diversa dall'assicurazione obbligatoria. Nei casi di cui al presente comma non vi è obbligo di indennizzo da parte del Fondo di garanzia di cui all'articolo 283 del presente codice, se la responsabilità verso terzi, per i sinistri occorsi nelle aree indicate, è comunque coperta da assicurazione volontaria o contratta in forza di disposizioni speciali ».
1-ter. La deroga di cui al comma 1 trova altresì applicazione per le macchine agricole di cui all'articolo 57 del codice della strada, di cui al decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285, non immatricolate o prive del certificato di idoneità tecnica alla circolazione, che operano esclusivamente all'interno di fondi agricoli, aziende agrarie o spazi a uso interno non accessibili al pubblico, a condizione che siano coperte da polizza assicurativa per la responsabilità civile verso terzi diversa dall'assicurazione obbligatoria. Nei casi di cui al presente comma non vi è obbligo di indennizzo da parte del Fondo di garanzia di cui all'articolo 283 del presente codice, se la responsabilità verso terzi, per i sinistri occorsi nelle aree indicate, è comunque coperta da assicurazione volontaria o contratta in forza di disposizioni speciali ».
EMENDAMENTI
7.4
Giacobbe, Martella, Franceschelli
Respinto
Al comma 1, capoverso «1-bis», dopo le parole: «nonché per i veicoli utilizzati esclusivamente in zone non accessibili al pubblico nelle aree ferroviarie, portuali e aeroportuali» aggiungere le seguenti: «e per i veicoli non immatricolati».
7.11
Sabrina Licheri, Bevilacqua, Naturale
Improcedibile
Al comma 1, capoverso «1-bis», sopprimere il secondo periodo.
7.12
Martella, Franceschelli, Giacobbe, Misiani
Improcedibile
Dopo il comma 1, inserire i seguenti:
«1-bis. Al fine di garantire una gestione efficiente, sostenibile e tracciabile degli pneumatici fuori uso (PFU), è istituita presso le Camere di commercio una piattaforma digitale nazionale per la raccolta, il monitoraggio e il tracciamento dei PFU.
1-ter. La piattaforma di cui al comma 1-bis, ha lo scopo di registrare e rendere disponibili i dati relativi alla produzione, raccolta, trattamento, riutilizzo e smaltimento dei PFU, assicurando trasparenza, legalità e promuovendo il recupero e il riciclo nel rispetto dei principi dell'economia circolare.
1-quater. L'accesso alla piattaforma di cui al comma 1-bis, è garantito ai soggetti della filiera dei PFU, incluse imprese produttrici e importatrici di pneumatici, operatori della raccolta e del trattamento, enti locali e organi di controllo, nel rispetto della normativa vigente in materia di protezione dei dati personali.
1-quinquies. Il Ministro dell'ambiente e della sicurezza energetica, d'intesa con il Ministro delle imprese e del made in Italy e con Unioncamere, entro dodici mesi dall'entrata in vigore della presente legge, definisce con apposito decreto le modalità operative della piattaforma di cui al comma 1-bis, le procedure di registrazione e accesso, nonché gli obblighi di comunicazione per i soggetti coinvolti.».
Conseguentemente, alla rubrica aggiungere, in fine, le seguenti parole: «, nonché istituzione di una piattaforma nazionale per la gestione degli pneumatici fuori uso».
7.13
Giacobbe, Misiani, Martella, Franceschelli
Respinto
Dopo il comma 1, inserire il seguente:
«1-bis. All'articolo 16, della legge 28 gennaio 1994, n. 84, dopo il comma 4-ter sono inseriti i seguenti:
"4-quater. L'autorizzazione rilasciata dallo sportello unico amministrativo, ai sensi del comma 4, ha validità sull'intero territorio nazionale per due anni. Al fine di garantire omogeneità territoriale, le amministrazioni statali, con decreto del Ministro competente, di concerto con il Ministro delegato per la semplificazione e la Pubblica Amministrazione, sentita la Conferenza Unificata, di cui all'articolo 8 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281, adottano moduli unificati e standardizzati che definiscono esaustivamente i contenuti tipici e la relativa organizzazione dei dati delle autorizzazioni.
4-quinquies. L'autorizzazione è rilasciata alle imprese che svolgono attività tecniche, di manutenzione o di assistenza a bordo di imbarcazioni o natanti e, in generale che non comportano movimentazione di merci o passeggeri né accesso ad aree a controllo doganale o di sicurezza."».
Conseguentemente, alla rubrica aggiungere, in fine, le seguenti parole: «, nonché misure di semplificazione in materia di attività esercitate nei porti».
7.0.4
Martella, Franceschelli, Giacobbe, Misiani
Respinto
Dopo l'articolo inserire il seguente:
«Art. 7-bis
(Rappresentante delle piccole imprese nelle stazioni appaltanti)
1. All'articolo 61, del decreto legislativo 31 marzo 2023, n. 36, dopo il comma 1 sono inseriti i seguenti:
"1-bis. Presso le stazioni appaltanti qualificate e le centrali di committenza, ai sensi dell'articolo 63, è istituita la figura del rappresentante delle piccole imprese, con il compito di verificare il rispetto delle disposizioni normative che favoriscono la partecipazione delle micro, piccole e medie imprese (MPMI) agli appalti pubblici con il compito di:
a) monitorare l'applicazione delle quote di riserva e dei criteri di accesso previsti per le MPMI nei bandi di gara;
b) verificare la suddivisione in lotti funzionali, al fine di favorire la partecipazione delle piccole imprese;
c) assistere le MPMI nell'interpretazione dei requisiti di gara e nell'accesso alle procedure semplificate;
d) segnalare all'Autorità nazionale anticorruzione (ANAC) e agli organi di vigilanza eventuali violazioni delle norme a tutela delle MPMI.
1-ter. Le modalità di nomina, le competenze e i criteri operativi del rappresentante delle piccole imprese sono stabiliti con decreto del Ministro delle imprese e del made in Italy, d'intesa con il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, entro 180 giorni dall'entrata in vigore della presente disposizione.".»
7.0.5
Giacobbe, Misiani, Martella, Franceschelli
Respinto
Dopo l'articolo inserire il seguente:
«Art. 7-bis
(Semplificazione di regimi amministrativi in materia di impresa artigiana)
1. Al decreto legislativo 25 novembre 2016, n. 222, sono apportate le seguenti modificazioni:
a) all'articolo 4-bis, dopo il comma 1 è inserito il seguente: "1-bis. In attuazione della delega di cui all'articolo 5 della legge 7 agosto 2015, n. 124, al fine di allineare l'Agenda per la semplificazione al PNRR, il Governo provvede, con cadenza almeno biennale, all'aggiornamento delle tabelle contenute nell'Allegato A, con particolare riferimento ai procedimenti amministrativi relativi alle attività artigiane, assicurando la coerenza con l'evoluzione normativa e le esigenze di semplificazione. Al fine di garantire omogeneità nelle procedure su tutto il territorio nazionale, è predisposta una modulistica unica standardizzata per le attività artigiane soggette a segnalazione certificata di inizio attività (SCIA), autorizzazione o altri regimi amministrativi previsti dal presente decreto. L'aggiornamento delle tabelle e la definizione della modulistica standardizzata sono stabiliti con decreto del Ministro per la semplificazione e la pubblica amministrazione, d'intesa con la Conferenza Unificata, previsa consultazione delle associazioni di categoria comparativamente più rappresentative del settore.";
b) alla tabella B.I, sono aggiunti, in fine, i seguenti numeri:
Attività | Descrizione | Codici Ateco pertinenti all'attività | |
16-bis) | Ideatore e creatore di architetture informatiche hardware e software | -Consulenza su hardware e software e altre tecnologie dell'informazione: analisi dei bisogni e dei problemi degli utenti, consulenza sulla migliore soluzione; -Pianificazione e progettazione di sistemi informatici che integrano l'hardware dei computer, il software e le tecnologie dell'informazione | 62.20.10 |
16-ter) | Ideatore e creatore di strategie di presentazione dei prodotti e dei servizi per il commercio elettronico | Ideazione di campagne pubblicitarie: -creazione e collocazione di pubblicità per giornali, periodici, radio, televisioni, internet ed altri mezzi di comunicazione -creazione e strategia di diffusione di pubblicità esterna, ad esempio: cartelloni pubblicitari, pannelli pubblicitari, opuscoli, allestimento di vetrine, progettazione di sale d'esposizione, scritte pubblicitarie su autobus e autoveicoli eccetera -ideazione di stand ed altre strutture e spazi espositivi | 73.11.01 |
16-quater) | Ideatore e creatore di strategie di presentazione e comunicazione dell'immagine personale | -servizi di consulenza per la valorizzazione dell'immagine dei clienti in termini, ad esempio di abbigliamento e accessori, acconciatura e trucco | 96.99.94 |
16-quinquies) | Ideatore e creatore di strategie di presentazione e comunicazione dell'immagine aziendale, dei prodotti e dei servizi | Altre attività di consulenza imprenditoriale e gestionale, ad esempio in materia di: -pianificazione strategica e organizzativa -gestione del cambiamento (change management) -obiettivi e politiche di marketing | 70.20.09 |
16-sexies) | Dog sitter, toelettatore di animali da compagnia, servizi di addestramento per animali da compagnia | Servizi di presa in pensione e custodia per animali da compagnia: -presa in pensione di animali da compagnia (animali domestici) -attività di dog sitter e cat sitter Servizi di toelettatura per animali da compagnia Servizi di addestramento per animali da compagnia | 96.99.11 96.99.12 96.99.13 |
16-septies) | Maestro di sci | Corsi di sci | 85.51.09 |
16-octies) | Maniscalco | Attività di maniscalchi: -pareggio e ferratura di cavalli e degli altri equini, ad esempio asini e muli | 01.62.01 |
16-novies) | Stilista | Design di moda (fashion design) relativo a prodotti tessili, articoli di abbigliamento, calzature, gioielli, mobili (omissis.) | 74.11.20 |
».
7.0.6
Giacobbe, Martella, Franceschelli
Respinto
Dopo l'articolo inserire il seguente:
«Art. 7-bis
(Semplificazioni)
1. Alle società aventi caratteristiche di spin-off o di start-up universitarie e agli enti di ricerca non si applica l'articolo 17, comma 1, decreto legislativo 19 agosto 2016, n. 175, e sono applicabili le disposizioni di cui all'articolo 36 del decreto-legge 16 luglio 2020, n. 76, convertito, con modificazioni, dalla legge 11 settembre 2020, n. 120.
2. Al fine di sostenere e di qualificare le società aventi caratteristiche di spin-off e start-up universitarie, previste dal regolamento di cui al decreto del Ministro dell'università e della ricerca 10 agosto 2011, n. 168, entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, il Ministro dell'università e della ricerca provvede a modificare il medesimo regolamento al fine di inserire, tra i criteri che devono essere valutati dalle università ai fini dell'approvazione delle proposte di costituzione delle società: lo sviluppo di prodotti, di soluzioni tecnologiche e di software, anche distribuiti come servizi; il collegamento a un'innovazione chiaramente identificata e derivata dai risultati di ricerca dell'ateneo; l'appartenenza dei diritti di proprietà intellettuale all'ateneo, che ne assegna i diritti di sfruttamento alla società sulla base di un'apposita licenza; il ruolo attribuito agli uffici di trasferimento tecnologico e agli incubatori nell'ambito delle attività della società.
3. Gli esiti dei bandi della Presidenza del Consiglio dei ministri, dei Ministeri, delle Agenzie, di Invitalia S.p.A. e di Cassa depositi e prestiti S.p.A. rivolti alle imprese sono comunicati, salvo in situazioni di comprovata difficoltà, entro centoventi giorni.»
Conseguentemente, sostituire la rubrica del Capo V con la seguente: «Modifiche alla disciplina in materia di start-up innovative e PMI».
7.0.8
Martella, Franceschelli, Giacobbe, Misiani
Improcedibile
Dopo l'articolo inserire il seguente:
«Art. 7-bis
(Introduzione del registro unico nazionale dei fornitori economici)
1. All'articolo 3, Allegato II.1, del decreto legislativo 31 marzo 2023, n. 36, dopo il comma 2 sono inseriti i seguenti:
"2-bis. Al fine di garantire maggiore trasparenza, efficienza e semplificazione nelle procedure di affidamento degli appalti pubblici, le piattaforme elettroniche di iscrizione e gestione degli elenchi fornitori delle pubbliche amministrazioni devono essere interoperabili e integrate in un sistema unico nazionale.
2-ter. A tal fine, entro sei mesi dall'entrata in vigore della presente norma, l'Autorità Nazionale Anticorruzione (ANAC), in coordinamento con il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, predispone un registro unico nazionale dei fornitori accreditati, accessibile a tutte le stazioni appaltanti e interoperabile con le piattaforme regionali e locali. In attuazione degli articoli 24 e 25 del presente codice, è vietata ogni richiesta di informazioni o documenti ulteriori, nonché di documenti già in possesso di una pubblica amministrazione.
2-quater. Le amministrazioni aggiudicatrici devono garantire che i loro sistemi digitali siano compatibili con il registro unico e che i dati siano condivisi in tempo reale, evitando duplicazioni burocratiche per le imprese e riducendo i tempi di verifica dei requisiti.".»
7.0.9
Martella, Franceschelli, Giacobbe, Misiani
Respinto
Dopo l'articolo inserire il seguente:
«Art. 7-bis
(Quota riservata alle piccole imprese nelle gare sopra-soglia)
1. All'articolo 58, del decreto legislativo 31 marzo 2023, n. 36, sono apportate le seguenti modificazioni:
a) al comma 1, sono aggiunte in fine le seguenti parole: ", in misura non inferiore al 20 per cento indipendentemente dall'importo dell'appalto";
b) al comma 2, è aggiunto in fine il seguente periodo: "A tal fine, le stazioni appaltanti effettuano adeguate verifiche del mercato di riferimento volte ad individuare il valore dei lotti, dandone contezza nella decisione a contrarre, che, per gli affidamenti di importo superiore alle soglie di cui all'articolo 14, è trasmessa all'Autorità garante della concorrenza e del mercato per le determinazioni di cui all'articolo 21-bis della legge 10 ottobre 1990, n. 287.".»
7.0.10
Martella, Franceschelli, Giacobbe, Misiani
Respinto
Dopo l'articolo inserire il seguente:
«Art. 7-bis
(Modulistica unica standardizzata per gli adempimenti previsti dal Codice dei contratti pubblici)
1. Con decreto del Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, adottato d'intesa con l'Autorità nazionale anticorruzione e l'Agenzia per l'Italia digitale, entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, è individuata una modulistica standardizzata per i diversi adempimenti del Codice dei contratti pubblici, al fine di semplificare e uniformare la presentazione della documentazione alle pubbliche amministrazioni e alle stazioni appaltanti sul territorio nazionale. Nelle more dell'adozione del predetto decreto, le pubbliche amministrazioni sono tenute a rispettare quanto previsto per la redazione del documento di gara unico europeo, in conformità al modello di formulario approvato con regolamento della Commissione europea.».
7.0.12
Martella, Franceschelli, Giacobbe, Misiani
Improcedibile
Dopo l'articolo inserire il seguente:
«Art. 7-bis.
(Esenzione sui premi assicurativi per polizze catastrofali obbligatorie stipulate dalle PMI)
1. Alla Tabella C dell'Allegato 1, di cui al decreto legislativo 5 novembre 2024, n. 174, all'articolo della tariffa 11-bis, dopo le parole "unità immobiliari ad uso abitativo" sono aggiunte le seguenti: "nonché le assicurazioni di cui all'articolo 1, comma 101, della legge 30 dicembre 2023, n. 213, e successive modifiche e integrazioni stipulate da micro, piccole e medie imprese, come definite dalla Raccomandazione 2003/361/CE".»
7.0.14
Martella, Franceschelli, Giacobbe, Misiani
Respinto
Dopo l'articolo inserire il seguente:
«Art. 7-bis.
(Ampliamento del criterio di rotazione degli appalti ai soggetti non aggiudicatari)
1. All'articolo 49 del decreto legislativo 31 marzo 2023, n. 36, dopo il comma 4 è inserito il seguente: "4-bis. Le amministrazioni sono tenute a valorizzare la partecipazione delle imprese che, pur avendo presentato offerte valide nelle procedure precedenti, non sono risultate aggiudicatarie, garantendo loro priorità negli inviti per le successive gare aventi oggetto analogo.".»
7.0.15
Martella, Franceschelli, Giacobbe, Misiani, Giorgis
Respinto
Dopo l'articolo inserire il seguente:
«Art. 7-bis.
(Cabina di regia per il codice dei contratti pubblici)
1. All'articolo 221, comma 6, del decreto legislativo 31 marzo 2023, n. 36, dopo la parola: "ANAC,", sono inserite le seguenti: "sentite le associazioni di categoria comparativamente più rappresentativo sul piano nazionale,".»
7.0.16
Martella, Franceschelli, Giacobbe, Misiani
Respinto
Dopo l'articolo inserire il seguente:
«Art. 7-bis.
(Semplificazione in materia di aggiornamento degli operatori delle attività di autoriparazione)
1. All'articolo 3, comma 2, della legge 11 dicembre 2012, n. 224, dopo il secondo periodo è inserito il seguente: "Una volta frequentato con esito positivo il corso di cui al precedente periodo, le imprese inviano una comunicazione alla Camera di commercio al fine regolarizzare la posizione.".»
ARTICOLO 8 NEL TESTO PROPOSTO DALLA COMMISSIONE
Art. 8.
Approvato
(Modelli semplificati di organizzazione e gestione in materia di salute e sicurezza sul luogo di lavoro, formazione dei lavoratori in cassa integrazione guadagni-CIG nonché semplificazioni amministrative per le imprese agricole)
1. Al decreto legislativo 9 aprile 2008, n. 81, sono apportate le seguenti modificazioni:
a) all'articolo 30, dopo il comma 5-bis è inserito il seguente:
« 5-ter. In applicazione del principio di proporzionalità degli adempimenti amministrativi in materia di salute e sicurezza sul luogo di lavoro, in relazione alla dimensione aziendale, e con l'obiettivo di incrementare i livelli di sicurezza nelle imprese di dimensioni minori, l'INAIL, nell'ambito dei propri compiti istituzionali di cui agli articoli 9, 10 e 11 del presente decreto: elabora, entro centoventi giorni dalla data di entrata in vigore della presente disposizione, d'intesa con le organizzazioni di rappresentanza delle imprese e dei lavoratori comparativamente più rappresentative, modelli semplificati di organizzazione e gestione per le microimprese e le piccole e medie imprese, individuando precisi parametri per la declinazione degli stessi a livello aziendale; supporta le imprese nell'adozione dei modelli medesimi sul piano gestionale e applicativo. L'INAIL adotta le misure di cui al presente comma nell'ambito delle risorse umane, finanziare e strumentali disponibili a legislazione vigente, senza nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica »;
b) all'articolo 37:
1) al comma 4, dopo la lettera b) è inserita la seguente:
« b-bis) dei periodi di cassa integrazione guadagni, sia in caso di sospensione che in caso di riduzione dell'orario di lavoro »;
2) il comma 5 è sostituito dal seguente:
« 5. L'addestramento è effettuato da persona esperta e sul luogo di lavoro. L'addestramento consiste nella prova pratica per l'uso corretto e in sicurezza di attrezzature, macchine, impianti, sostanze, dispositivi, anche di protezione individuale; include altresì l'esercitazione applicata per le procedure di lavoro in sicurezza. Gli interventi di addestramento possono essere effettuati anche mediante l'uso di moderne tecnologie di simulazione in ambiente reale o virtuale e devono essere tracciati in apposito registro, anche informatizzato ».
2. All'articolo 4, comma 40, della legge 28 giugno 2012, n. 92, dopo le parole: « corso di formazione o di riqualificazione » sono inserite le seguenti: « , ivi compreso quello in materia di salute e sicurezza sul luogo di lavoro, ».
2-bis. L'iscrizione dei datori di lavoro agricolo e dei lavoratori autonomi agricoli può essere presentata direttamente all'INPS, anziché attraverso la comunicazione unica di cui all'articolo 9 del decreto-legge 31 gennaio 2007, n. 7, convertito, con modificazioni, dalla legge 2 aprile 2007, n. 40. L'INPS predispone, entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, le modifiche necessarie all'attuazione della facoltà di cui al presente comma. La procedura di cui al presente comma si applica anche in caso di modifiche o cessazione dell'attività d'impresa. Agli adempimenti previsti dal presente comma si provvede con le risorse umane, strumentali e finanziarie disponibili a legislazione vigente.
EMENDAMENTI
8.200 (già 8.2)
Respinto
Apportare le seguenti modificazioni:
1) al comma 1, lettera a), capoverso «5-ter», dopo le parole: «piccole e medie imprese», inserire le seguenti:«, previo confronto obbligatorio con RLS e RSU»;
2) prima del comma 2-bis, inserire il seguente:
«02-bis. E' obbligatorio includere la rappresentanza sindacale nella definizione delle informative sul lavoro agile.».
8.4
Bevilacqua, Sabrina Licheri, Naturale
Respinto
Apportare le seguenti modificazioni:
a) al comma 1, lettera b), sopprimere il numero 1);
b) sopprimere il comma 2.
8.18
Naturale, Bevilacqua, Sabrina Licheri
Improcedibile
Dopo il comma 2, aggiungere, in fine, il seguente:
«2-bis. All'articolo 1, del decreto legislativo 16 aprile 1997, n. 146, il comma 2 è sostituito dal seguente: "2. I coltivatori diretti, coloni e mezzadri, e gli imprenditori agricoli professionali, per i quali trova applicazione l'articolo 1, comma 12, della legge 8 agosto 1995, n. 335, possono optare per il versamento dei contributi previdenziali nella misura prevista per una qualunque delle fasce di reddito agrario superiore a quella di appartenenza. I medesimi soggetti possono altresì optare per il versamento di una quota aggiuntiva a quella relativa alla fascia di appartenenza o a quella prescelta, pari a 1.000 euro annui per ciascuna unità attiva da destinare al finanziamento dell'assicurazione per l'invalidità, la vecchiaia e i superstiti.".».
8.20
Naturale, Bevilacqua, Sabrina Licheri
Respinto
Dopo il comma 2, aggiungere, in fine, il seguente:
«2-bis. All'articolo 3 del decreto legislativo 9 aprile 2008, n. 81, dopo il comma 13-bis, è inserito il seguente: "13-ter. Il decreto di cui al comma precedente è emanato entro il 30 settembre 2025.".».
8.19
Naturale, Bevilacqua, Sabrina Licheri
Improcedibile
Dopo il comma 2, aggiungere, in fine, il seguente:
«2-bis. L'ENPAIA, ai sensi dell'articolo 3, comma 1, lettera g), del decreto legislativo 5 dicembre 2005, n. 252, è autorizzato a istituire forme pensionistiche complementari anche per la categoria degli operai agricoli e per i lavoratori autonomi del settore agricolo iscritti nella relativa gestione INPS, sulla base di accordi ai sensi dell'articolo 3, comma 1, lettere a) e b) del decreto legislativo 5 dicembre 2005, n. 252.».
8.0.3
Sabrina Licheri, Bevilacqua, Naturale
Improcedibile
Dopo l'articolo inserire il seguente:
«Art. 8-bis.
(Bonus certificazioni sicurezza sul lavoro)
1. Al fine di sostenere i processi di gestione e il soddisfacimento de requisiti per la sicurezza sul lavoro, è autorizzata una spesa di 5 milioni di euro per ciascuno degli anni 2026 e 2027, finalizzata all'erogazione di un contributo a fondo perduto in favore delle micro e piccole imprese per il conseguimento delle Certificazioni ISO 45001.
2. Con decreto del Ministro delle imprese e del made in Italy, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze, da adottare entro trenta giorni dall'entrata in vigore della presente legge, sono definite le modalità attuative e di riparto delle risorse di cui al comma 1, tenendo conto della complessità dei processi e del grado di rischio per la salute e la sicurezza sul lavoro delle singole imprese.
3. Agli oneri derivanti dal presente articolo, pari a 5 milioni di euro per ciascuno degli anni 2026 e 2027, si provvede mediante corrispondente riduzione del Fondo per interventi strutturali di politica economica di cui all'articolo 10, comma 5, del decreto-legge 29 novembre 2004, n. 282, convertito, con modificazioni, dalla legge 27 dicembre 2004, n. 307.».
8.0.4
Respinto
Dopo l'articolo inserire il seguente:
«Art. 8-bis
(Corso formativo 16 ore MICS)
1. I lavoratori di aziende che, a prescindere dal settore di appartenenza, operano nell'ambito di un cantiere temporaneo o mobile di cui al Titolo IV del decreto legislativo 9 aprile 2008, n. 81 sono tenuti ad effettuare il corso formativo "16 ore MICS", delineato dal Formedil - Ente unico formazione e sicurezza e riconosciuto nell'ambito dell'Accordo Stato-Regioni del 21 dicembre 2011, presso gli Organismi paritetici di cui all'articolo 2, comma 1, lett. ee) del predetto decreto, aderenti al Formedil stesso.
2. La medesima disposizione si applica anche ai lavoratori autonomi che operano nei suddetti cantieri.
3. Ove la predetta formazione riguardi lavoratori stranieri, sia dipendenti che autonomi, il corso formativo inerente le "16 ore MICS", dovrà prevedere ore di formazione destinate all'insegnamento, in lingua italiana, della terminologia tecnica di cantiere.».
8.0.6
Sost. id. em. 8.0.6
Dopo l'articolo inserire il seguente:
«Art. 8-bis
1. I lavoratori di aziende che, a prescindere dal settore di appartenenza, operano nell'ambito di un cantiere temporaneo o mobile di cui al Titolo IV del decreto legislativo 9 aprile 2008, n. 81, sono tenuti ad effettuare il corso formativo "16 ore MICS", delineato dal Formedil - Ente unico formazione e sicurezza e riconosciuto nell'ambito dell'Accordo Stato-Regioni del 21 dicembre 2011, presso gli organismi paritetici di cui all'articolo 2, comma 1, lettera ee), del predetto decreto, aderenti al Formedil stesso.
2. La medesima disposizione si applica anche ai lavoratori autonomi che operano nei suddetti cantieri.
3. Ove la predetta formazione riguardi lavoratori stranieri, sia dipendenti che autonomi, il corso formativo inerente le "16 ore MICS", dovrà prevedere ore di formazione destinate all'insegnamento, in lingua italiana, della terminologia tecnica di cantiere.»
8.0.7
Magni, De Cristofaro, Cucchi, Fregolent
Sost. id. em. 8.0.6
Dopo l'articolo inserire il seguente:
«Art. 8-bis.
(Norme in materia di formazione "16 ore MICS")
1. I lavoratori di aziende che, indipendentemente dal settore di appartenenza, operano nell'ambito di un cantiere temporaneo o mobile di cui al Titolo IV del decreto legislativo 9 aprile 2008, n. 81, sono tenuti ad effettuare il corso formativo "16 ore MICS", delineato dal Formedil - Ente unico formazione e sicurezza e riconosciuto nell'ambito dell'Accordo Stato-Regioni del 21 dicembre 2011, presso gli Organismi paritetici di cui all'articolo 2, comma 1, lett. ee) di tale decreto, aderenti al Formedil stesso.
2. Il comma 1 si applica anche in riferimento ai lavoratori autonomi che operano in tali cantieri.
3. Ove la formazione riguardi lavoratori stranieri, sia dipendenti, sia autonomi, il corso formativo inerente le "16 ore MICS", dovrà prevedere ore di formazione destinate all'insegnamento, in lingua italiana, della terminologia tecnica di cantiere.»
ARTICOLO 9 NEL TESTO PROPOSTO DALLA COMMISSIONE
Art. 9.
Approvato
(Salute e sicurezza per le prestazioni in modalità agile)
1. Al decreto legislativo 9 aprile 2008, n. 81, sono apportate le seguenti modificazioni:
a) all'articolo 3, dopo il comma 7 è inserito il seguente:
« 7-bis. Per l'attività lavorativa prestata con modalità di lavoro agile in ambienti di lavoro che non rientrano nella disponibilità giuridica del datore di lavoro, l'assolvimento di tutti gli obblighi di sicurezza compatibili con tale modalità di lavoro, e in particolare di quelli che attengono all'utilizzo dei videoterminali, è assicurato dal datore di lavoro mediante la consegna al lavoratore e al rappresentante dei lavoratori per la sicurezza, con cadenza almeno annuale, di un'informativa scritta nella quale sono individuati i rischi generali e i rischi specifici connessi alla particolare modalità di esecuzione del rapporto di lavoro, fermo restando l'obbligo del lavoratore di cooperare all'attuazione delle misure di prevenzione predisposte dal datore di lavoro per fronteggiare i rischi connessi all'esecuzione della prestazione all'esterno dei locali aziendali »;
b) all'articolo 55, comma 5, lettera c), dopo le parole: « per la violazione » sono inserite le seguenti: « dell'obbligo informativo di cui all'articolo 3, comma 7-bis, e ».
EMENDAMENTI
9.2
Bevilacqua, Sabrina Licheri, Naturale
Respinto
Al comma 1, lettera a), capoverso «7-bis» dopo le parole: "di un'informativa scritta" inserire le seguenti: ", anche in modalità digitale,".
9.3
Sabrina Licheri, Bevilacqua, Naturale
Respinto
Al comma 1, lettera a), capoverso «7-bis» aggiungere, in fine, il seguente periodo: "Al fine di garantire un'informazione completa e omogenea a tutti i lavoratori, per le attività di cui al presente comma, l'Istituto superiore per la prevenzione e la sicurezza del lavoro (ISPESL) d'intesa con l'Istituto nazionale per l'assicurazione contro gli infortuni sul lavoro (INAIL), elabora modelli standardizzati di informativa.".
9.5
Mazzella, Sabrina Licheri, Bevilacqua, Naturale
Improcedibile
Dopo il comma 1, aggiungere, in fine, il seguente:
«1-bis. Al fine di favorire l'organizzazione delle prestazioni lavorative in modalità agile, nello stato di previsione del Ministero del lavoro e delle politiche sociali è istituito il Fondo per la promozione del lavoro agile, con una dotazione pari a 30 milioni di euro annui a decorrere dall'anno 2025. Agli oneri derivanti dal presente comma, si provvede mediante corrispondente riduzione del Fondo per interventi strutturali di politica economica di cui all'articolo 10, comma 5, del decreto-legge 29 novembre 2004, n. 282, convertito, con modificazioni, dalla legge 27 dicembre 2004, n. 307.».
ARTICOLO 9-BIS NEL TESTO PROPOSTO DALLA COMMISSIONE
Art. 9-bis
Approvato
(Verifiche di attrezzature)
1. All'allegato VII del decreto legislativo 9 aprile 2008, n. 81, dopo la voce: « Ponti mobili sviluppabili su carro ad azionamento motorizzato - Verifica annuale » è inserita la seguente: « Piattaforme di lavoro mobili elevabili e piattaforme di lavoro fuoristrada per operazioni in frutteto - Verifica triennale ».
EMENDAMENTI
9-bis.0.200 (già 9.0.10)
Nave, Bevilacqua, Sabrina Licheri, Naturale
Respinto
Dopo l'articolo inserire il seguente:
«Art. 9-ter
(Valorizzazione dell'artigianato di Alta Gamma nei percorsi formativi)
1. Al fine di assicurare la trasmissione intergenerazionale delle competenze nel settore dell'artigianato di alta gamma quale espressione artistica, territoriale e tradizionale di interesse nazionale, e di garantire un'adeguata formazione tecnico professionale, con decreto del Ministro dell'istruzione e del merito, di concerto con il Ministro delle imprese e del Made in Italy e con il Ministro dell'economia e delle finanze, sentite le associazioni maggiormente rappresentative del settore e previa intesa della Conferenza unificata di cui all'articolo 9 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281, da emanare entro novanta giorni dall'entrata in vigore della presente legge, sono individuate attività di didattica laboratoriale da inserire all'interno dei profili educativi e dei piani di studi del liceo del Made in Italy e degli istituti tecnici professionali.
2. Le regioni e le province autonome di Trento e Bolzano promuovono l'integrazione di percorsi formativi professionalizzanti nel settore dell'artigianato di alta gamma con i percorsi di specializzazione offerti dagli ITS Academy e con i corsi e i master offerti dalle università che integrano competenze pratiche artigianali con conoscenze accademiche.»
9-bis.0.201 (già 9.0.11)
Nave, Sabrina Licheri, Bevilacqua, Naturale
Respinto
Dopo l'articolo inserire il seguente:
«Art. 9-ter
(Tavolo tecnico per lo sviluppo e la tutela dell'artigianato di Alta Gamma)
1. Presso il Ministero delle imprese e del Made in Italy è istituito, senza nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica, un tavolo tecnico composto da rappresentanti del Ministero delle imprese e del Made in Italy, del Ministero dell'economia e finanze, del Ministero del lavoro e delle politiche sociali e da rappresentanti delle associazioni maggiormente rappresentative nel settore dell'artigianato di alta gamma. Il tavolo tecnico elabora proposte e svolge una funzione consultiva circa l'individuazione di politiche fiscali, previdenziali e finanziarie volte alla promozione, allo sviluppo ed alla tutela delle imprese del settore dell'artigianato di alta gamma. Le amministrazioni competenti provvedono all'attuazione del presente comma nell'ambito delle risorse umane, strumentali e finanziarie disponibili a legislazione vigente. Ai componenti del tavolo tecnico non spettano compensi, indennità, gettoni di presenza, rimborsi di spese o altri emolumenti comunque denominati.»
9-bis.0.202 (già 9.0.12)
Bevilacqua, Sabrina Licheri, Naturale
Respinto
Dopo l'articolo inserire il seguente:
«Art. 9-ter
(Semplificazioni in favore del settore alberghiero)
1. All'articolo 83, del decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285, dopo il comma 1 è inserito il seguente: "1-bis. È consentito alle imprese alberghiere l'utilizzo di veicoli adibiti ad uso proprio per il trasporto dei clienti presso la sede della struttura anche dietro contestuale corrispettivo.".»
9-bis.0.203 (già 9.0.13)
Sabrina Licheri, Bevilacqua, Naturale
Respinto
Dopo l'articolo inserire il seguente:
«Art. 9-ter
(Semplificazioni in favore del settore alberghiero)
1. All'articolo 64, comma2, del decreto legislativo 26 marzo 2010, n. 59 la parola: "b)," è soppressa ed è aggiunto, in fine il seguente periodo: "Non è soggetta all'autorizzazione di cui al primo periodo del comma 1, né alla specifica segnalazione certificata di inizio attività di cui al comma 2, l'attività di somministrazione di alimenti e bevande al pubblico effettuata dagli esercizi ricettivi alberghieri che indicano l'attività di somministrazione di alimenti e bevande nella SCIA Unica di cui alla Tabella A, punto 4 «strutture ricettive e stabilimenti balneari", n. 75, allegata al Decreto Legislativo 25 novembre 2016, n. 222»."»
9-bis.0.204 (già 9.0.15)
Sabrina Licheri, Bevilacqua, Naturale
Improcedibile
Dopo l'articolo inserire il seguente:
«Art. 9-ter
(Semplificazioni in materia di turismo)
1. Al decreto legge 6 novembre 2021, n. 152, convertito, con modificazioni, dalla legge 28 marzo 2022, n. 25, sono apportate le seguenti modificazioni:
a) all'articolo 1, comma 8, dopo il secondo periodo è inserito il seguente: "In ogni caso, il credito eccedente può essere utilizzato in occasione di pagamenti successivi, entro il termine della ordinaria prescrizione decennale";
b) all'articolo 3, comma 1, le parole: "31 marzo 2026" sono sostituite dalle seguenti: "30 giugno 2026".»
9-bis.0.205 (già 9.0.16)
Sabrina Licheri, Bevilacqua, Naturale
Respinto
Dopo l'articolo inserire il seguente:
«Art. 9-ter
(Semplificazione di regimi amministrativi in materia di impresa artigiana)
1. All'articolo 4-bis, del decreto legislativo 25 novembre 2016, n. 222, dopo il comma 1 è inserito il seguente:
"1-bis. In attuazione della delega di cui all'articolo 5 della legge 7 agosto 2015, n. 124, al fine di allineare l'Agenda per la semplificazione al PNRR, il Governo provvede, con cadenza almeno biennale, all'aggiornamento delle tabelle contenute nell'Allegato A, con particolare riferimento ai procedimenti amministrativi relativi alle attività artigiane, assicurando la coerenza con l'evoluzione normativa e le esigenze di semplificazione. Al fine di garantire omogeneità nelle procedure su tutto il territorio nazionale, è predisposta una modulistica unica standardizzata per le attività artigiane soggette a segnalazione certificata di inizio attività (SCIA), autorizzazione o altri regimi amministrativi previsti dal presente decreto. L'aggiornamento delle tabelle e la definizione della modulistica standardizzata sono stabiliti con decreto del Ministro per la semplificazione e la pubblica amministrazione, d'intesa con la Conferenza Unificata, previsa consultazione delle associazioni di categoria comparativamente più rappresentative del settore.".»
9-bis.0.250 (già 7.0.3)
Martella, Franceschelli, Giacobbe, Misiani
Respinto
Dopo l'articolo inserire i seguenti:
«Art. 9-bis.1
(Modelli standardizzati per le micro imprese per la nomina del Responsabile del Trattamento)
1. Dopo l'articolo 2-septiesdecies del decreto legislativo 18 giugno 2003, n. 196, è inserito il seguente:
"Art. 2-octiesdecies.
(Modelli standardizzati per le micro imprese)
1. Il Garante per la protezione dei dati personali predispone modelli semplificati di nomina del Responsabile del Trattamento per le microimprese con meno di cinque dipendenti.
2. L'adozione dei modelli predisposti dal Garante per la protezione dei dati personali da parte delle microimprese costituisce presunzione di conformità agli obblighi previsti dal Regolamento (UE) 2016/679.
3. Le parti contraenti che impongono clausole più restrittive rispetto ai modelli standardizzati devono fornire una motivazione specifica. In caso di contestazioni, l'onere della prova della necessità di obblighi aggiuntivi spetta alla parte contraente più forte.".»
9-bis.0.206 (già 9.0.17)
Bevilacqua, Sabrina Licheri, Naturale
Sost. id. em. 9-bis.0.250
Dopo l'articolo inserire il seguente:
«Art. 9-ter
(Semplificazioni per le micro imprese per la nomina del Responsabile del Trattamento)
1.Dopo l'articolo 2-septies decies, del decreto legislativo 18 giugno 2003, n. 196, è inserito il seguente:
"Art. 2-octies decies.
(Modelli standardizzati per le micro imprese)
1. Il Garante per la protezione dei dati personali predispone modelli semplificati di nomina del Responsabile del Trattamento per le microimprese con meno di cinque dipendenti.
2. L'adozione dei modelli predisposti dal Garante per la protezione dei dati personali da parte delle microimprese costituisce presunzione di conformità agli obblighi previsti dal Regolamento (UE) 2016/679.
3. Le parti contraenti che impongono clausole più restrittive rispetto ai modelli standardizzati forniscono una motivazione specifica. In caso di contestazioni, l'onere della prova della necessità di obblighi aggiuntivi spetta alla parte contraente più forte.".»
9-bis.0.207 (già 9.0.18)
Bevilacqua, Sabrina Licheri, Naturale
Respinto
Dopo l'articolo inserire il seguente:
«Art. 9-ter
(Semplificazioni per l'attribuzione del Codice Identificativo Nazionale in caso di nuove aperture)
1. All'articolo 13-ter del decreto-legge 18 ottobre 2023, n. 145, dopo il comma 3 è inserito il seguente:
"3-bis. Per le nuove aperture di unità da parte dei soggetti di cui al comma 6, in caso di mancato rilascio del codice regionale entro i dieci giorni successivi alla presentazione dell'istanza di attribuzione, la procedura automatizzata del Ministero del Turismo attribuisce, su istanza del locatore ovvero del titolare della struttura ricettiva, un codice identificativo nazionale provvisorio, che è validato dalle Regioni e dalle province autonome di Trento e di Bolzano entro 30 giorni dal rilascio, decorsi i quali il codice diventa definitivo. Per il rilascio del codice provvisorio sarà necessario indicare, nella procedura automatizzata del Ministero del Turismo, gli estremi della segnalazione certificata di inizio attività (SCIA). In attesa della validazione da parte delle Regioni e delle province autonome di Trento e di Bolzano, il codice provvisorio è utilizzato ai fini degli adempimenti degli obblighi di cui all'articolo 13-ter, comma 6, decreto-legge 18 ottobre 2023, n. 145.".»
ARTICOLO 10 NEL TESTO PROPOSTO DALLA COMMISSIONE
Art. 10.
Approvato
(Operatori della distribuzione di prodotti alimentari nel settore HORECA)
1. Si definisce operatore della distribuzione di prodotti alimentari nel settore HORECA, colui che, esercitando l'attività economica nell'ambito della catena interconnessa di produzione, distribuzione, vendita ed erogazione di servizi, acquista, trasporta e distribuisce prodotti alimentari e bevande e li vende a imprese rientranti nei seguenti settori:
a) alberghi, strutture ricettive e simili, che forniscono alloggio temporaneo e, eventualmente, altri servizi aggiuntivi, quali ristorazione, benessere, eventi;
b) ristoranti, trattorie, pizzerie, tavole calde, self-service, fast food e altre attività di somministrazione di alimenti e bevande al pubblico;
c) catering, servizi di banqueting e attività analoghe che forniscono servizi di preparazione e distribuzione di cibi e bevande, e assimilabili, sia a domicilio che in locali specifici;
d) bar, caffè, pasticcerie, gelaterie e altre attività che somministrano principalmente bevande e alimenti da consumare sul posto o da asporto.
2. Ai fini di cui al comma 1, i ricavi dell'operatore della distribuzione di prodotti alimentari nel settore HORECA, negli ultimi tre periodi d'imposta, devono essere costituiti per almeno il 70 per cento dall'attività di distribuzione di prodotti alimentari e bevande in favore delle imprese operanti nei settori di cui al medesimo comma 1.
EMENDAMENTI E ORDINE DEL GIORNO
10.3
Martella, Franceschelli, Giacobbe, Misiani
Respinto
Sostituire il comma 1 con il seguente: «1. Si definisce operatore economico nel settore Hotellerie-Restaurant-Catering (HORECA) colui che, esercitando in via esclusiva o prevalente attività economica nell'ambito della catena interconnessa di produzione, progettazione, distribuzione, vendita, installazione ed erogazione di servizi, fornisce beni, attrezzature, macchinari, impianti, materiali e soluzioni tecnologiche, oppure distribuisce prodotti alimentari e bevande, destinati a imprese rientranti nei seguenti settori:
a) alberghi, strutture ricettive e simili, che forniscono alloggio temporaneo e, eventualmente, altri servizi aggiuntivi, quali ristorazione, benessere, eventi;
b) ristoranti, trattorie, pizzerie, tavole calde, self-service, fast food e altre attività di somministrazione di alimenti e bevande al pubblico;
c) catering, servizi di banqueting, ristorazione collettiva e attività analoghe che forniscono servizi di preparazione e distribuzione di cibi e bevande, sia a domicilio che in locali specifici;
d) bar, caffè, pasticcerie, gelaterie e altre attività che somministrano principalmente bevande e alimenti da consumare sul posto o da asporto.».
10.7
Naturale, Sabrina Licheri, Bevilacqua
Improcedibile
Dopo il comma 2, aggiungere, infine, i seguenti:
«2-bis. Al fine di garantire l'incremento delle assunzioni di personale nel canale ho.re.ca in ragione delle difficoltà di reclutamento registrate dalle imprese del settore, per le nuove assunzioni a tempo indeterminato e per le trasformazioni dei contratti a tempo determinato in contratti a tempo indeterminato effettuate nel biennio 2025 e 2026 è riconosciuto l'esonero dal versamento del 50 per cento dei complessivi contributi previdenziali a carico dei datori di lavoro, con esclusione dei premi e contributi dovuti all'Istituto nazionale per l'assicurazione contro gli infortuni sul lavoro (INAIL) nel limite massimo di importo pari a 3.000 euro su base annua, riparametrato e applicato su base mensile. Resta ferma l'aliquota di computo delle prestazioni pensionistiche.
2-ter. Il licenziamento per giustificato motivo oggettivo del lavoratore assunto o di un lavoratore impiegato nella medesima unità produttiva e inquadrato con la medesima qualifica del lavoratore assunto con l'esonero di cui al comma 2-bis, effettuato nei sei mesi successivi alla predetta assunzione, comporta la revoca dell'esonero e il recupero del beneficio già fruito.
2-quater. Le disposizioni di cui al comma 2-bis si applicano nei limiti previsti dai regolamenti (UE) n. 1407/2013 e n. 1408/2013 della Commissione, del 18 dicembre 2013, relativi all'applicazione degli articoli 107 e 108 del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea agli aiuti "de minimis".
2-quinquies. Il beneficio contributivo di cui al comma 2-bis del presente articolo è riconosciuto nel limite massimo di spesa di 4 milioni di euro per l'anno 2025 e 8 milioni di euro per l'anno 2026. Ai relativi oneri si provvede mediante corrispondente riduzione del Fondo per interventi strutturali di politica economica di cui all'articolo 10, comma 5, del decreto-legge 29 novembre 2004, n. 282, convertito, con modificazioni, dalla legge 27 dicembre 2004, n. 307.».
10.8
Naturale, Sabrina Licheri, Bevilacqua
Improcedibile
Dopo il comma 2, aggiungere, infine, i seguenti:
«2-bis. Al fine di promuovere e sostenere le eccellenze della ristorazione e della pasticceria italiana nonché di valorizzare il patrimonio agroalimentare ed enogastronomico italiano, anche mediante interventi che incentivino la valorizzazione dei prodotti a denominazione d'origine e indicazione geografica e le eccellenze agroalimentari italiane, gli investimenti in macchinari professionali e altri beni strumentali durevoli, nonché interventi in favore dei giovani diplomati nei servizi dell'enogastronomia e dell'ospitalità alberghiera, il Fondo di parte corrente per il sostegno delle eccellenze della gastronomia e dell'agroalimentare italiano e il Fondo di parte capitale per il sostegno delle eccellenze della gastronomia e dell'agroalimentare italiano di cui all'articolo 1, comma 868, della legge 30 dicembre 2021, n. 234, sono rifinanziati, rispettivamente di 10 milioni di euro per l'anno 2025 e di 15 milioni di euro per l'anno 2025.
2-ter. Per l'attuazione delle disposizioni di cui al comma 2-bis si applicano, in quanto compatibili, le disposizioni di cui ai decreti del Ministro delle politiche agricole, alimentari e forestali del 4 luglio 2022 e del 21 ottobre 2022.
2-quater. Agli oneri derivanti dal comma 2-bis, pari a 25 milioni di euro per l'anno 2025, si provvede mediante corrispondente riduzione del Fondo per interventi strutturali di politica economica di cui all'articolo 10, comma 5, del decreto-legge 29 novembre 2004, n. 282, convertito, con modificazioni, dalla legge 27 dicembre 2004, n. 307.».
Conseguentemente, alla rubrica, aggiungere, in fine, le seguenti parole: "nonché disposizioni in favore dell'enogastronomia".
10.9
Naturale, Sabrina Licheri, Bevilacqua
Improcedibile
Dopo il comma 2, aggiungere, infine, i seguenti:
«2-bis. Al fine di favorire l'aggiornamento tecnologico degli operatori economici di cui al comma 1, è istituito, nello stato di previsione del Ministero delle imprese e del made in Italy, un fondo con una dotazione pari a 5 milioni di euro per l'anno 2025 finalizzato all'erogazione di contributi per l'acquisto di apparecchiature e attrezzature ad elevata tecnologia ed efficienza energetica. Con decreto del Ministro delle imprese e del made in Italy, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze, sono definite le modalità, i termini per l'ottenimento del beneficio e le tipologie di attrezzature per le quali si può fruire del contributo, anche ai fini del rispetto del limite di spesa previsto dal Fondo di cui al periodo precedente.
2-ter. Agli oneri derivanti dal comma 2-bis, pari a 5 milioni di euro per l'anno 2025, si provvede mediante corrispondente riduzione del Fondo per interventi strutturali di politica economica di cui all'articolo 10, comma 5, del decreto-legge 29 novembre 2004, n. 282, convertito, con modificazioni, dalla legge 27 dicembre 2004, n. 307.».
10.12
Giacobbe, Martella, Franceschelli
Improcedibile
Dopo il comma 2 aggiungere il seguente:
«2-bis. Al fine di agevolare il confronto tra gli operatori di cui al comma 1 nonché quelli dell'intero settore Horeca ed il coordinamento delle politiche, delle misure e delle azioni di riferimento per il comparto Horeca con decreto del Ministro delle imprese e del made in Italy, di concerto con il Ministro dell'agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste e con il Ministro del turismo, da emanare entro novanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, è istituito il Tavolo tecnico di filiera Horeca.».
10.13
Bevilacqua, Sabrina Licheri, Naturale
Improcedibile
Dopo il comma 2, aggiungere, infine, il seguente:
«2-bis. Al fine di agevolare il confronto tra gli operatori di cui al comma 1, nonché tra gli operatori dell'intero settore Horeca ed il coordinamento delle politiche, delle misure e delle azioni di riferimento per il comparto Horeca, con decreto del Ministro delle imprese e del made in Italy, di concerto con il Ministro dell'agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste e con il Ministro del Turismo, da emanare entro novanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, è istituito il Tavolo tecnico di filiera Horeca.».
10.14
Giacobbe, Misiani, Martella, Franceschelli
Respinto
Dopo il comma 2, inserire il seguente:
«2-bis. All'articolo 13-ter del decreto-legge 18 ottobre 2023, n. 145, dopo il comma 3 sono inseriti i seguenti:
"3-bis. Per le nuove aperture di unità da parte dei soggetti di cui al comma 6, in caso di mancato rilascio del codice regionale entro i dieci giorni successivi alla presentazione dell'istanza di attribuzione, la procedura automatizzata del Ministero del Turismo attribuisce, su istanza del locatore ovvero del titolare della struttura ricettiva, un codice identificativo nazionale provvisorio, che è validato dalle Regioni e dalle province autonome di Trento e di Bolzano entro 30 giorni dal rilascio, decorsi i quali il codice diventa definitivo.
3-ter. Per il rilascio del codice provvisorio sarà necessario indicare, nella procedura automatizzata del Ministero del Turismo, gli estremi della segnalazione certificata di inizio attività (SCIA).
3-quater. In attesa della validazione da parte delle Regioni e delle province autonome di Trento e di Bolzano, il codice provvisorio è utilizzato ai fini degli adempimenti degli obblighi di cui all'articolo 13-ter, comma 6, decreto-legge 18 ottobre 2023, n. 145.».
Conseguentemente, alla rubrica aggiungere, in fine, le seguenti parole: «, nonché modifiche alla disciplina delle locazioni per finalità turistiche, delle locazioni brevi, delle attività turistico-ricettive e del codice identificativo nazionale».
10.11
Bevilacqua, Sabrina Licheri, Naturale
Improcedibile
Dopo il comma 2, aggiungere, infine, i seguenti:
«2-bis. All'articolo 1, comma 5-bis, del decreto legge 10 settembre 2021, n. 121, convertito, con modificazioni dalla legge, 9 novembre 2021, n. 156, la parola: "giovani" è soppressa e le parole: "in favore dei cittadini di età compresa fra diciotto e trentacinque anni per il conseguimento della patente e delle abilitazioni professionali per la guida dei veicoli destinati all'esercizio dell'attività di autotrasporto di persone e di merci" sono sostituite dalle seguenti: "in favore di cittadini e imprese operanti nel settore dell'autotrasporto di persone e merci e della distribuzione di prodotti alimentari e di bevande, ai fini del conseguimento della patente e delle abilitazioni professionali per la guida dei veicoli destinati ai predetti settori".
2-ter. Per le finalità di cui al comma 2-bis, il Fondo di cui all'articolo 1, comma 5-bis, del decreto legge 10 settembre 2021, n. 121, convertito, con modificazioni dalla legge, 9 novembre 2021, n. 156, è incrementato di 1 milione di euro per ciascuno degli anni 2025 e 2026. Ai relativi oneri si provvede mediante corrispondente riduzione del Fondo per interventi strutturali di politica economica di cui all'articolo 10, comma 5, del decreto-legge 29 novembre 2004, n. 282, convertito, con modificazioni, dalla legge 27 dicembre 2004, n. 307.».
10.10
Sabrina Licheri, Naturale, Bevilacqua
Improcedibile
Dopo il comma 2, aggiungere, infine, i seguenti:
«2-bis. All'articolo 1 della legge 29 dicembre 2022, n. 197, sono apportate le seguenti modificazioni:
a) al comma 611:
1) all'alinea le parole: "2024 e 2025" sono sostituite dalle seguenti: "2024, 2025 e 2026";
2) alla lettera c) le parole: "e le imprese turistiche" sono sostituite dalle seguenti: ", le imprese turistiche e le imprese del settore Hotellerie-Restaurant-Catering (HORECA)";
b) dopo il comma 611, è inserito il seguente: "611-bis. Per le finalità di cui al comma 611, lettera c), con lo scopo di favorire la transizione ecologica nel settore HORECA, è autorizzata una spesa di 2 milioni di euro per ciascuno degli anni 2025 e 2026, per la concessione di contributi relativi all'acquisto di strumenti e accessori, realizzati con materiali biodegradabili e compostabili, secondo le caratteristiche definite dalla normativa EN13432.";
c) al comma 612, dopo le parole: "Ministro del turismo" sono inserite le seguenti: ", di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze e con i ministri competenti per materia," e dopo le parole: "di cui al comma 611" sono aggiunte, in fine, le seguenti: ", nonché dell'autorizzazione di spesa di cui al comma 611-bis".
2-ter. Agli oneri derivanti dal comma 2-bis, pari a 2 milioni di euro per ciascuno degli anni 2025 e 2026, si provvede mediante corrispondente riduzione del Fondo per interventi strutturali di politica economica di cui all'articolo 10, comma 5, del decreto-legge 29 novembre 2004, n. 282, convertito, con modificazioni, dalla legge 27 dicembre 2004, n. 307.».
10.15
Giacobbe, Misiani, Martella, Franceschelli
Respinto
Dopo il comma 2, inserire il seguente:
«2-bis. In materia di installazione delle insegne di esercizio, all'articolo 23, del decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285, sono apportate le seguenti modificazioni:
a) il comma 4, è sostituito dal seguente:
"L'installazione di insegne di esercizio da parte di attività produttive è subordinata alla presentazione della segnalazione certificata di inizio attività (SCIA) presso lo sportello unico per le attività produttive (SUAP) nel quale ha sede l'attività, nel rispetto delle disposizioni urbanistiche, paesaggistiche e di sicurezza. L'amministrazione può effettuare controlli successivi e adottare eventuali provvedimenti di adeguamento o rimozione in caso di non conformità. Sono fatte salve le prescrizioni specifiche per le aree sottoposte a vincolo storico-artistico o paesaggistico, per le quali resta necessaria la preventiva autorizzazione degli enti competenti.";
b) al comma 5, dopo le parole: "mezzi pubblicitari", sono inserite le seguenti: ", ad eccezione delle insegne di esercizio,";
c) al comma 7, dopo le parole: "qualsiasi forma di pubblicità", sono inserite le seguenti: ", con esclusione delle insegne di esercizio,", e le parole: "ed entro i limiti e alle condizioni con decreto del Ministro delle infrastrutture e dei trasporti" sono soppresse;
d) al comma 13-ter, le parole: "di insegne di esercizio" sono soppresse;
e) al comma 13-quater, le parole: "di insegne di esercizio" sono soppresse.»
Conseguentemente, alla rubrica aggiungere, in fine, le seguenti parole: «, nonché semplificazione in materia di installazione delle insegne di esercizio».
10.16
Sabrina Licheri, Bevilacqua, Naturale
Improcedibile
Dopo il comma 2, aggiungere, infine, il seguente:
«2-bis. Le disposizioni di cui all'articolo 1, comma 395, della legge 30 dicembre 2024, n. 207, si applicano altresì ai lavoratori delle aziende della filiera horeca, ivi incluse le aziende di distribuzione di prodotti alimentari e di bevande e di fornitura di servizi per la filiera horeca, nel limite di spesa di 30 milioni di euro per l'anno 2025. Ai relativi oneri si provvede mediante corrispondente riduzione del Fondo per interventi strutturali di politica economica di cui all'articolo 10, comma 5, del decreto-legge 29 novembre 2004, n. 282, convertito, con modificazioni, dalla legge 27 dicembre 2004, n. 307.».
G10.200
V. testo 2
Il Senato,
in sede di esame del disegno di legge recante "Disegno di legge annuale sulle piccole e medie imprese" (AS 1484),
premesso che
il capo III del disegno di legge in esame reca misure di semplificazioni, anche in relazione a specifici operatori economici;
l'articolo 10 in particolare, per la prima volta, disciplina normativamente la categoria degli operatori della distribuzione di prodotti alimentari nel canale HORECA (Hotel, Restaurant, Catering). Si tratta delle imprese che operano lungo la catena interconnessa di produzione, distribuzione, vendita ed erogazione di servizi, acquistano, trasportano e distribuiscono prodotti alimentari e bevande e li vendono ai punti finali del consumo fuori casa;
il decreto legislativo 8 novembre 2021, n. 198, in attuazione della direttiva (UE) 2019/633 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 17 aprile 2019, disciplina le pratiche commerciali sleali nei rapporti tra imprese nella filiera agricola e alimentare;
in particolare, l'articolo 3 del decreto legislativo 198/2021 prevede la stipula di contratti di cessione in forma scritta o di accordi quadro. L'articolo 4 del medesimo decreto disciplina l'applicazione degli interessi di mora obbligatori in caso di ritardato pagamento;
tali disposizioni, quando applicate al settore della distribuzione alimentare nel canale HORECA, basato su numerose consegne quotidiane a micro e piccoli esercenti, risultano eccessivamente onerose e poco aderenti alla realtà operativa di tale comparto;
nel settore HORECA il fornitore è spesso la parte economicamente più forte, mentre la parte acquirente è costituita da soggetti di piccole dimensioni che possono trovarsi in difficoltà con l'adempimento degli obblighi contrattuali e di pagamento;
è necessario, pertanto, trovare soluzioni normative e operative per evitare l'applicazione rigida di tali obblighi, garantendo al contempo la tutela delle parti contrattuali e la trasparenza dei rapporti commerciali;
al fine di addivenire ad una proposta emendativa al presente disegno di legge, entro la fine del suo iter legis, per assicurare un equilibrio sostenibile e la tutela di tutte le parti coinvolte nei rapporti commerciali,
impegna il Governo,
- ad avviare un confronto con le parti sociali, le principali associazioni di categoria del mondo della ristorazione, dell'agricoltura e delle attività ricettive per approfondire le criticità ed elaborare soluzioni condivise;
- a valutare interventi normativi volti a escludere o modulare l'applicazione degli articoli 3 e 4 del decreto legislativo 198/2021 nel settore della distribuzione alimentare HORECA, con particolare attenzione alla semplificazione degli obblighi contrattuali e alla flessibilità nell'applicazione degli interessi di mora;
G10.200 (testo 2)
Accolto
Il Senato,
in sede di esame del disegno di legge recante "Disegno di legge annuale sulle piccole e medie imprese" (AS 1484),
premesso che
il capo III del disegno di legge in esame reca misure di semplificazioni, anche in relazione a specifici operatori economici;
l'articolo 10 in particolare, per la prima volta, disciplina normativamente la categoria degli operatori della distribuzione di prodotti alimentari nel canale HORECA (Hotel, Restaurant, Catering). Si tratta delle imprese che operano lungo la catena interconnessa di produzione, distribuzione, vendita ed erogazione di servizi, acquistano, trasportano e distribuiscono prodotti alimentari e bevande e li vendono ai punti finali del consumo fuori casa;
il decreto legislativo 8 novembre 2021, n. 198, in attuazione della direttiva (UE) 2019/633 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 17 aprile 2019, disciplina le pratiche commerciali sleali nei rapporti tra imprese nella filiera agricola e alimentare;
in particolare, l'articolo 3 del decreto legislativo 198/2021 prevede la stipula di contratti di cessione in forma scritta o di accordi quadro. L'articolo 4 del medesimo decreto disciplina l'applicazione degli interessi di mora obbligatori in caso di ritardato pagamento;
tali disposizioni, quando applicate al settore della distribuzione alimentare nel canale HORECA, basato su numerose consegne quotidiane a micro e piccoli esercenti, risultano eccessivamente onerose e poco aderenti alla realtà operativa di tale comparto;
nel settore HORECA il fornitore è spesso la parte economicamente più forte, mentre la parte acquirente è costituita da soggetti di piccole dimensioni che possono trovarsi in difficoltà con l'adempimento degli obblighi contrattuali e di pagamento;
è necessario, pertanto, trovare soluzioni normative e operative per evitare l'applicazione rigida di tali obblighi, garantendo al contempo la tutela delle parti contrattuali e la trasparenza dei rapporti commerciali,
impegna il Governo:
- ad avviare un confronto con le parti sociali, le principali associazioni di categoria del mondo della ristorazione, dell'agricoltura e delle attività ricettive per approfondire le criticità ed elaborare soluzioni condivise;
- a valutare misure per modulare l'applicazione degli articoli 3 e 4 del decreto legislativo 198/2021 nel settore della distribuzione alimentare HORECA, con particolare attenzione alla semplificazione degli obblighi contrattuali e alla flessibilità nell'applicazione degli interessi di mora.
10.0.1
Magni, De Cristofaro, Cucchi, Fregolent
Improcedibile
Dopo l'articolo inserire il seguente:
«Art. 10-bis.
(Istituzione del Tavolo di Filiera HoReCa)
1. È istituito, presso il Ministero delle Imprese e del Made in Italy, il Tavolo di Filiera HoReCa, con funzione di sede di confronto, consultazione e proposta per la valorizzazione, la promozione e lo sviluppo sostenibile della filiera HoReCa (Hotellerie, Restaurant, Catering), di seguito definito "Tavolo".
2. Il Tavolo:
a) favorisce il confronto permanente tra le istituzioni, gli operatori economici, le associazioni di categoria, gli enti locali, gli esperti e i soggetti portatori di interesse del settore;
b) analizza bisogni, problematiche e opportunità del comparto HoReCa a livello nazionale, regionale e locale;
c) promuove la competitività, la qualità, la sostenibilità e l'innovazione nella filiera;
d) definisce proposte operative per la valorizzazione del settore, anche attraverso attività di promozione turistica, culturale, enogastronomica e formativa;
e) contribuisce alla definizione di strategie condivise su lavoro, formazione, digitalizzazione, transizione ecologica, sicurezza alimentare e attrattività territoriale.
3. Il Tavolo è composto da:
a) rappresentanti dell'ente/istituzione promotrice;
b) rappresentanti delle associazioni di categoria maggiormente rappresentative a livello nazionale;
c) rappresentanti delle imprese del settore HoReCa;
d) esperti e rappresentanti del mondo accademico e della formazione;
4.La composizione del Tavolo garantisce la parità di genere e un'equa rappresentanza territoriale e settoriale.
5. Il Tavolo è convocato con cadenza almeno semestrale o su richiesta motivata di almeno un terzo dei suoi componenti.
6. I lavori del Tavolo sono coordinati da un Presidente, nominato tra i rappresentanti dell'ente promotore. Il Presidente può avvalersi di una Segreteria Tecnica.
7. Il Tavolo elabora annualmente una Relazione sulle attività svolte, contenente analisi, proposte operative e indicazioni strategiche da sottoporre all'ente promotore e agli altri soggetti istituzionali competenti.
8. Le attività del Tavolo sono svolte senza nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica.»
10.0.2
Naturale, Sabrina Licheri, Bevilacqua
Improcedibile
Dopo l'articolo inserire il seguente:
«Art. 10-bis.
(Misure per il contrasto alla desertificazione commerciale)
1. Al fine di contrastare la desertificazione commerciale e l'abbandono dei territori, per gli anni 2025 e 2026, gli enti locali possono riconoscere alle microimprese e piccole imprese commerciali ed artigiane, come definite nella Raccomandazione n. 2003/361/CE della Commissione del 6 maggio 2003, che iniziano, proseguono o trasferiscono la propria attività in un comune delle aree interne con popolazione fino a 3.000 abitanti, l'esenzione dall'imposta municipale propria per gli immobili siti nei predetti Comuni, adibiti all'esercizio dell'attività economica.
2. Per le finalità di cui al comma 1, lo Stato, le Regioni, le Province autonome e gli Enti locali possono concedere in comodato beni immobili di loro proprietà, non utilizzati per fini istituzionali, agli esercenti l'attività di commercio al dettaglio e agli artigiani di cui al medesimo comma. Il comodato ha una durata massima di dieci anni, nel corso dei quali il comodatario ha l'onere di effettuare sull'immobile, a proprie cura e spese, gli interventi di manutenzione e gli altri interventi necessari a mantenere la funzionalità dell'immobile.
3. Per il compensare i comuni delle minori entrate derivanti dal comma 1, è istituito, nello stato di previsione del Ministero dell'interno, un fondo con una dotazione di 4 milioni di euro per ciascuno degli anni 2025 e 2026. Alla ripartizione del Fondo si provvede con decreto del Ministro dell'interno, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze, previa intesa in sede di Conferenza Stato-città ed autonomie locali, da adottare entro trenta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge.
4. Le agevolazioni di cui al presente articolo si applicano ai sensi e nei limiti del regolamento (UE) n. 1407/2013 della Commissione, del 18 dicembre 2013, relativo all'applicazione degli articoli 107 e 108 del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea agli aiuti «de minimis».
5. Agli oneri derivanti dal presente articolo, pari a 4 milioni di euro per ciascuno degli anni 2025 e 2026 si provvede mediante corrispondente riduzione del Fondo per interventi strutturali di politica economica di cui all'articolo 10, comma 5, del decreto-legge 29 novembre 2004, n. 282, convertito, con modificazioni, dalla legge 27 dicembre 2004, n. 307.».
10.0.3
Sabrina Licheri, Bevilacqua, Naturale
Improcedibile
Dopo l'articolo inserire il seguente:
«Art. 10-bis.
(Istituzione delle zone franche montane)
1. Al fine di favorire dinamiche di ripopolamento e di sviluppo economico e occupazionale delle aree di montagna su tutto il territorio nazionale, sono istituite le zone franche montane.
2. Con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, di concerto con il Ministro delle imprese e del made in Italy, sono individuate le zone franche montane, le zone di esenzione e i parametri per l'allocazione delle risorse sulla base dei seguenti criteri: oltre il 50 per cento della superficie totale è posto ad altitudine di almeno 500 metri sul livello del mare con popolazione residente inferiore a 15.000 abitanti o porzioni di aree comunali densamente edificate, poste parimenti al di sopra di 500 metri sul livello del mare, con popolazione residente parimenti inferiore a 15.000 abitanti, dove sono presenti fenomeni di spopolamento calcolati in funzione dell'andamento demografico registrato in tali aree negli ultimi cinquanta anni.
3. Le MPMI che hanno la sede principale o operativa in un comune ubicato all'interno di una zona franca montana beneficiano delle seguenti agevolazioni fiscali, nei limiti del regolamento (UE) n. 1407/2013 della Commissione, del 18 dicembre 2013:
a) esenzione dalle imposte sui redditi per i primi tre periodi di imposta successivi alla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto. Per i periodi di imposta successivi l'esenzione è limitata al 60 per cento per i primi cinque anni, al 40 per cento per il sesto e il settimo anno e per l'ottavo, al 20 per cento per l'ottavo, il nono e il decimo anno. L'esenzione di cui alla presente lettera spetta a decorrere dal periodo di imposta in corso al 1° gennaio 2025 e per ciascun periodo d'imposta, maggiorato di un importo pari ad euro 5.000, ragguagliato ad anno, per ogni nuovo assunto a tempo indeterminato residente all'interno del sistema locale di lavoro in cui ricade la zona franca montana;
b) esonero dal versamento dei contributi sulle retribuzioni da lavoro dipendente con contratto a tempo indeterminato o a tempo determinato di durata non inferiore a dodici mesi per i primi cinque anni di attività, nei limiti di un massimale di retribuzione definito con decreto del Ministro del lavoro e delle politiche sociali, e a condizione che almeno il 30 per cento degli occupati risieda nel sistema locale di lavoro in cui ricade la zona franca montana. Per gli anni successivi l'esonero è limitato al 60 per cento per i primi cinque anni, al 40 per cento per il sesto e settimo anno e al 20 per cento per l'ottavo, il nono e il decimo anno. L'esonero di cui alla presente lettera spetta, alle medesime condizioni, anche ai titolari di reddito da lavoro autonomo che svolgono l'attività all'interno della zona franca montana.
4. Le agevolazioni fiscali di cui al presente articolo possono essere fruite anche dalle piccole e microimprese che hanno avviato la propria attività in una zona franca montana in data antecedente al 1° gennaio 2025 nonché da coloro che trasferiscono nelle zone franche montane la sede legale e operativa della loro attività, nei limiti stabiliti dal citato regolamento (CE) n. 1407 del 2013.
5. Agli oneri derivanti dal presente articolo, pari a 120 milioni di euro annui a decorrere dall'anno 2025, si provvede mediante corrispondente riduzione del Fondo per gli interventi strutturali di politica economica di cui all'articolo 10, comma 5, del decreto-legge 29 novembre 2004, n. 282, convertito, con modificazioni, dalla legge 27 dicembre 2004, n. 307.».
10.0.5
Sabrina Licheri, Bevilacqua, Naturale
Improcedibile
Dopo l'articolo inserire il seguente:
«Art. 10-bis.
(Cedolare secca piccoli negozi delle aree interne e periferiche)
1. Fino al 31 dicembre 2029 le parti possono stipulare contratti di locazione aventi ad oggetto unità immobiliari classificate nella categoria catastale C/1, di superficie fino a 150 metri quadrati, escluse le pertinenze, e le relative pertinenze locate congiuntamente, ubicate nei comuni delle aree interne e periferiche, definendo il valore del canone, la durata del contratto ed altre condizioni contrattuali sulla base di quanto stabilito in appositi accordi definiti in sede locale fra le organizzazioni della proprietà edilizia e le organizzazioni dei conduttori maggiormente rappresentative, ai sensi dell'articolo 2, comma 3, della legge 9 dicembre 1998, n. 431.
2. Il canone di locazione relativo ai contratti stipulati di cui al comma 1, può, in alternativa rispetto al regime ordinario vigente per la tassazione del reddito fondiario ai fini dell'imposta sul reddito delle persone fisiche, essere assoggettato al regime della cedolare secca, di cui all'articolo 3 del decreto legislativo 14 marzo 2011, n. 23, con l'aliquota del 10 per cento.
3. Con decreto del Ministro dell'Economia delle Finanze, da adottarsi entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, sono stabilite le modalità attuative del presente articolo.
4. Agli oneri derivanti dall'attuazione del presente articolo, pari a 15 milioni di euro per ciascuno degli anni, 2025, 2026, 2027, 2028 e 2029, mediante corrispondente riduzione del Fondo per interventi strutturali di politica economica di cui all'articolo 10, comma 5, del decreto-legge 29 novembre 2004, n. 282, convertito, con modificazioni, dalla legge 27 dicembre 2004, n. 307.».
10.0.6
Bevilacqua, Sabrina Licheri, Naturale
Improcedibile
Dopo l'articolo inserire il seguente:
«Art. 10-bis.
(Disposizioni per la tutela del commercio di prossimità)
1. Al fine di sostenere gli esercizi commerciali di vicinato nei centri storici e nelle aree interne è istituito, nello stato di previsione del Ministero delle imprese e del made in Italy, un Fondo con una dotazione iniziale di 5 milioni di euro per ciascuno degli anni 2025 e 2026, destinato a concedere contributi per investimenti in digitalizzazione, efficientamento energetico, e riorganizzazione e rilancio dell'attività.
2. Con decreto del Ministro delle imprese e del made in Italy, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze, da emanare entro sessanta giorni dall'entrata in vigore della presente legge, sono definite le modalità attuative di cui al presente articolo.
3. Agli oneri derivanti dal presente articolo, pari a 5 milioni di euro per ciascuno degli anni 2025 e 2026, si provvede mediante corrispondente riduzione del Fondo per gli interventi strutturali di politica economica di cui all'articolo 10, comma 5, del decreto-legge 29 novembre 2004, n. 282, convertito, con modificazioni, dalla legge 27 dicembre 2004, n. 307.».
10.0.8
Respinto
Dopo l'articolo inserire il seguente:
«Art. 10-bis
(Misure di semplificazione per la realizzazione di staff house)
1. All'articolo 14, comma 2, del decreto-legge n. 95 del 30 giugno 2025, dopo il comma 2 inserire il seguente:
«2-bis. Fermo restando quanto previsto dall'articolo 7 del decreto del Presidente della Repubblica 6 giugno 2001, n. 380, le opere edilizie finalizzate a realizzare o qualificare edifici esistenti da destinare agli interventi di cui al comma 1 del presente articolo realizzate anche da pubbliche amministrazioni, da società controllate o partecipate da pubbliche amministrazioni o enti pubblici nonché dai soggetti ammissibili dalle agevolazioni di cui al presente articolo ovvero da investitori istituzionali di cui all'articolo 1, comma 1, lettere k), l), o) e r), del testo unico di cui al decreto legislativo 24 febbraio 1998, n. 58, sono sempre consentite con SCIA, purché iniziate entro il 31 dicembre 2026 e realizzate mediante interventi di ristrutturazione urbanistica o edilizia o di demolizione e ricostruzione. Tali interventi possono prevedere, in caso di demolizione e ricostruzione, un incremento fino a un massimo del 20 per cento della volumetria o della superficie lorda esistente. I diritti edificatori di cui al presente comma non sono trasferibili su aree diverse da quella di intervento. I predetti interventi sono sempre consentiti sugli edifici che rientrano nelle categorie funzionali di cui all'articolo 23-ter, comma 1, lettere a), a-bis), b) e c), del decreto del Presidente della Repubblica 6 giugno 2001, n. 380, ferme restando le disposizioni di cui al decreto del Ministro per i lavori pubblici 2 aprile 1968, n. 1444. Le regioni adeguano la propria legislazione ai princìpi di cui al presente articolo entro sessanta giorni; decorso tale termine trovano applicazione diretta le disposizioni del presente articolo. Restano comunque ferme le disposizioni del codice dei beni culturali e del paesaggio, di cui al decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42.».
10.0.10
Croatti, Bevilacqua, Sabrina Licheri, Naturale
Improcedibile
Dopo l'articolo inserire il seguente:
«Art. 10-bis.
(Programmi per la cessione e per il rilancio delle aziende termali)
«1. Sono incentivati, secondo quanto previsto dal presente articolo, appositi programmi di intervento per la cessione e per il rilancio delle aziende termali di proprietà delle amministrazioni pubbliche di cui all'articolo 1, comma 2, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, e di quelli a prevalente partecipazione pubblica, ovvero controllati dalle amministrazioni medesime, direttamente o attraverso società partecipate o consorzi, anche se gestiti da soggetti diversi dall'amministrazione proprietaria o titolare della concessione mineraria, mediante affidamento in subconcessione o altra forma giuridica.
2. I programmi di cui al comma 1, elaborati dalle amministrazioni pubbliche interessate, sono presentati, entro centottanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente disposizione, al Ministero dell'economia e delle finanze, che ne valuta la sostenibilità e la coerenza con gli obiettivi di finanza pubblica e, sentite le regioni e le province autonome competenti per territorio, li approva nei successivi centottanta giorni ovvero ne dispone il rigetto motivato.
3. I programmi di cessione e di rilancio delle aziende termali interessate dalle agevolazioni di cui al presente articolo devono prevedere la dismissione degli stessi entro 180 giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, attraverso procedure di evidenza pubblica, in favore di soggetti privati che presentino adeguate capacità tecniche, economiche e organizzative, nonché comprovate competenze imprenditoriali nello specifico settore. Tali programmi devono contenere, altresì, elementi idonei a verificare:
a) il valore dei beni e dell'avviamento e i relativi criteri di valutazione adottati;
b) l'eventuale esposizione debitoria degli enti proprietari;
c) il piano di fattibilità e dei costi degli interventi;
d) la valutazione dell'impatto socio-economico e occupazionale sul territorio;
e) il piano finanziario e il crono-programma.
Nelle ipotesi in cui la gestione dell'azienda termale sia già affidata ad un soggetto privato, lo stesso ha diritto di prelazione.
4. L'approvazione del programma di cui al comma 1 consente la concessione di mutui assistiti da garanzia dello Stato, a prima richiesta esplicita, incondizionata e irrevocabile, per fare fronte ai finanziamenti richiesti da amministrazioni pubbliche, loro consorzi o società controllate dalle stesse e soggetti gestori degli stabilimenti termali oggetto degli interventi di cessione e di rilancio. La società Cassa depositi e prestiti Spa può altresì stipulare con gli istituti di credito interessati apposite convenzioni per l'erogazione dei fondi necessari a fare fronte agli interventi medesimi.
5. Il fondo di garanzia per le piccole e medie imprese, istituito dall'articolo 2, comma 100, lettera a), della legge 23 dicembre 1996, n. 662, favorisce l'accesso alle fonti di finanziamento a vantaggio dei cessionari delle aziende termali, attraverso la concessione di un'apposita garanzia pubblica che si affianca o si sostituisce alle garanzie reali apportate dai medesimi soggetti. Ove necessario, entro centottanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente disposizione, il Ministero delle Imprese e del made in Italy adotta gli atti necessari a modificare o integrare i propri regolamenti e procedure in materia.
6. Le risorse provenienti dalla dismissione delle aziende termali di proprietà delle amministrazioni pubbliche di cui al comma 1 e di quelli a prevalente partecipazione pubblica non concorrono agli obiettivi di riduzione del debito individuati nei documenti programmatici di finanza pubblica.
7. Al fine di accelerare la realizzazione dei programmi di cui al comma 1, possono essere realizzati specifici accordi di programma; per il rilascio di autorizzazioni e di nulla osta previsti dalla normativa vigente per la realizzazione dei predetti programmi, successivamente all'approvazione da parte del Ministero dell'economia e delle finanze, le regioni e le province autonome interessate convocano un'apposita conferenza di servizi per il tempestivo completamento delle relative procedure.
8. A decorrere dal 1° gennaio 2025, a seguito dell'obbligo di dismissione, le amministrazioni pubbliche di cui al comma 1 possono iscrivere nel bilancio di previsione gli introiti derivanti dalla cessione delle aziende termali interessati, destinandoli a investimenti per opere prioritarie. Tali spese sono escluse in pari misura dal patto di stabilità interno delle amministrazioni medesime.
9. Per le finalità di cui al presente articolo è autorizzata una spesa di 15 milioni di euro per ciascuno degli anni 2025, 2026 e 2027. Ai relativi oneri si provvede mediante corrispondente riduzione delle risorse del fondo di cui all'articolo 10, comma 5, del decreto legge 29 novembre 2004, n. 282, convertito, con modificazioni, dalla legge 27 dicembre 2004, n. 307.».
10.0.11
Croatti, Sabrina Licheri, Bevilacqua, Naturale
Improcedibile
Dopo l'articolo inserire il seguente:
«Art. 10-bis.
(Istituzione dei distretti termali)
1.. È istituito, nello stato di previsione del Ministero delle imprese e del made in Italy un fondo con una dotazione di 10 milioni di euro annui a decorrere dall'anno 2025 per la creazione di distretti termali. Con decreto del Ministro delle imprese e del made in Italy, sentite le associazioni di categoria rappresentative del settore termale, possono essere istituiti distretti termali nei territori in cui l'attività turistico termale assume una particolare rilevanza per l'economia locale. I distretti termali sono parificati ai distretti industriali. Le attività produttive e le istituzioni locali operanti in tali distretti possono accedere a tutti gli strumenti normativi disponibili nell'ordinamento per i distretti industriali, ivi incluse le misure a sostegno dei distretti in crisi industriale complessa. Il Ministero delle imprese e del made in Italy promuove l'istituzione di consorzi e reti di impresa all'interno dei distretti termali. Per le aziende termali che assumono particolare valenza da essere ritenute sistemiche per le economie territoriali in cui operano, il Ministero delle imprese e del made in Italy può richiedere l'applicazione dell'amministrazione straordinaria speciale di cui al decreto legge 23 dicembre 2003, n. 347, e successive modifiche ed integrazioni, anche in deroga ai requisiti ivi previsti. È istituita presso la Presidenza del Consiglio dei ministri una cabina di regia per la governance del settore termale finalizzata a garantire il necessario raccordo nelle politiche di settore tra i Ministeri competenti, gli enti locali e le associazioni di categoria e sindacali maggiormente rappresentative del settore. La composizione e le modalità di funzionamento della Cabina di regia sono individuate con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri.
2. Agli oneri di cui al presente articolo, pari a 10 milioni di euro annui a decorrere dall'anno 2025, si provvede mediante corrispondente riduzione di all'articolo 10, comma 5, del decreto legge 29 novembre 2004, n. 282, convertito, con modificazioni, dalla legge 27 dicembre 2004, n. 307.».
10.0.13
Respinto
Dopo l'articolo inserire il seguente:
«Art. 10-bis
(Semplificazione in materia di esercizio delle attività termali)
1. Gli stabilimenti termali possono erogare anche prestazioni di consulenza e assistenza polispecialistica in regime ambulatoriale, comprese quelle riabilitative, di diagnostica strumentale e di laboratorio, nonché prestazioni in regime residenziale, a ciclo continuativo o diurno, senza necessità di ulteriori autorizzazioni, fatto salvo il rispetto dei requisiti previsti per il possesso delle autorizzazioni relative all'esercizio di dette attività.
2. All'articolo 8-quinquies del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 502, dopo il comma 1-bis è aggiunto il seguente: «1-ter. In considerazione della peculiarità del sistema termale, caratterizzato da un necessitato radicamento sul territorio e dall'unicità delle caratteristiche di ogni singola acqua minerale utilizzata a scopo terapeutico, il comma 1-bis non trova applicazione agli accordi contrattuali stipulati dalle aziende termali, come individuate dalla legge 24 ottobre 2000, n. 323».
10.0.14
Croatti, Sabrina Licheri, Bevilacqua, Naturale
Improcedibile
Dopo l'articolo inserire il seguente:
«Art. 10-bis.
(Disposizioni in favore delle imprese termali)
1. Quota parte del gettito derivante dall'imposta di soggiorno, di cui all'articolo 4 del decreto legislativo 14 marzo 2011, n. 23, incassata da strutture ricettive situate nei territori termali individuati ai sensi dell'art. 2, comma 1, lett. f), della legge 24 ottobre 2000, n. 323, pari ad almeno il 30 per cento, è destinata a finanziare interventi in materia di rilancio e promozione del turismo termale.
2. La tassa di soggiorno non è dovuta da coloro che soggiornano presso le strutture ricettive di cui al presente articolo per un periodo di almeno sei giorni consecutivi, per l'effettuazione di almeno sei prestazioni consecutive di cura o riabilitazione termale attestate dal piano di cure, dalla visita medica di ammissione e dalla relativa fattura.».
10.0.17
Respinto
Dopo l'articolo inserire il seguente:
«Art. 10-bis
(Misure di semplificazione per l'attribuzione del Codice Identificativo Nazionale in caso di nuove aperture)
1. Ferme restando le disposizioni di cui all'articolo 13-ter del decreto legge 18 ottobre 2023, n. 145, convertito con modificazioni dalla legge 15 dicembre 2023, n. 19 per le nuove aperture di attività ricettive, nei sei mesi precedenti l'apertura i titolari possono presentare, attraverso la piattaforma automatizzata del Ministero del Turismo, istanza di rilascio di un codice nazionale provvisorio che dovrà essere indicato negli annunci per la promo-commercializzazione della struttura.
2. Il codice provvisorio ha validità massima di sei mesi dalla data di attribuzione.».
10.0.19
Respinto
Dopo l'articolo inserire il seguente:
«Art. 10-bis
(Misure di semplificazione per le attività di somministrazione di alimenti e bevande e per le attività legate al benessere della persona all'interno degli alberghi)
1. Nella licenza di esercizio di attività ricettiva è ricompresa anche la licenza per la somministrazione di alimenti e bevande per le persone non alloggiate nella struttura nonché, nel rispetto dei requisiti previsti dalla normativa vigente, l'esercizio delle attività legate al benessere della persona o all'organizzazione congressuale.».
10.0.22
Respinto
Dopo l'articolo inserire il seguente:
«Art. 10-bis
(Misure di semplificazione per le imprese alberghiere per il trasporto dei clienti)
1. All'articolo 83 del decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285, dopo il comma 1, è aggiunto il seguente:
«1-bis. È consentito alle imprese alberghiere l'utilizzo di veicoli adibiti ad uso proprio per il trasporto dei clienti presso la sede della struttura da e per mete specifiche, quali, a titolo meramente esemplificativo, stazioni ferroviarie, porti, stazioni di bus, aeroporti, stabilimenti o spiagge per la balneazione, impianti sciistici, anche dietro contestuale corrispettivo.».
10.0.25
Respinto
Dopo l'articolo inserire il seguente:
«Art. 10-bis
(Misure di semplificazione per l'installazione di impianti fotovoltaici)
1. All'articolo 6, comma 2-septies, del decreto-legge 17 maggio 2022, n. 50, convertito, con modificazioni, dalla legge 15 luglio 2022, n. 91, le parole: "che attesti che gli impianti non sono visibili dagli spazi pubblici esterni limitrofi e che i manti delle coperture non sono realizzati con prodotti che hanno l'aspetto dei materiali della tradizione locale" sono sostituite dalle seguenti: "che attesti che gli impianti, se visibili dagli spazi pubblici esterni limitrofi e installati sopra le coperture, siano realizzati con prodotti che hanno l'aspetto dei manti della tradizione locale."».
10.0.31
Respinto
Dopo l'articolo inserire il seguente:
«Art. 10-bis
(Proroghe dei termini per la realizzazione degli investimenti finanziati dal PNRR Turismo)
1. All'articolo 14 del decreto-legge n. 95 del 30 giugno 2025, al comma 6, le parole: "31 marzo 2026" sono sostituite dalle seguenti: "30 giugno 2026"».
10.0.33
Naturale, Sabrina Licheri, Turco, Lorefice, Bevilacqua
Improcedibile
Dopo l'articolo inserire il seguente:
«Art. 10-bis.
(Semplificazioni in materia attività di commercio su aree pubbliche)
1. All'articolo 1 della legge 27 dicembre 2019, n. 160, sono apportate le seguenti modificazioni:
a) al comma 841, le parole: "per le occupazioni che si protraggono per l'intero anno solare" sono sostituite dalle seguenti: "per le occupazioni permanenti o aventi durata non inferiore all'anno";
b) il comma 842, è sostituito dal seguente:
"842. La tariffa base giornaliera per le occupazioni temporanee è la seguente:
Classificazione dei comuni | Tariffa standard |
Comuni con oltre 500.000 abitanti | euro 2 |
Comuni da oltre 100.000 fino a 500.000 abitanti | euro 1,20 |
Comuni da oltre 30.000 fino a 100.000 abitanti | euro 0,90 |
Comuni da oltre 10.000 fino a 30.000 abitanti | euro 0,70 |
Comuni fino a 10.000 abitanti | euro 0,60 |
;
c) il comma 843 è sostituito dal seguente:
"843. I comuni e le città metropolitane applicano le tariffe di cui al comma 842 frazionate per 24 ore, fino ad un massimo di 9, in relazione all'orario effettivo, in ragione della superficie occupata e possono prevedere riduzioni, fino all'azzeramento del canone di cui al comma 837, esenzioni e aumenti nella misura massima del 25 per cento delle medesime tariffe. Per le occupazioni nei mercati che si svolgono con carattere ricorrente e con cadenza settimanale, quindicinale, mensile e per le fiere, è applicata una riduzione dal 30 al 40 per cento sul canone complessivamente determinato ai sensi del periodo precedente. I comuni e le città metropolitane applicano le tariffe di cui al comma 842 per un numero massimo di 47 giornate per i mercati settimanali, di 20 giornate per i mercati quindicinali e di 10 giornate per i mercati mensili.";
d) al comma 844, dopo le parole: "sono riscossi" sono inserite le seguenti: "su base giornaliera o annuale" ed è aggiunto, in fine, il seguente periodo: "Nel caso di riscossione su base annuale è applicata una riduzione del 30 sul canone complessivamente determinato.".».
10.0.36
Martella, Franceschelli, Giacobbe, Misiani
Improcedibile
Dopo l'articolo inserire il seguente:
«Art. 10-bis
(Sportello Unico Integrato)
1. Dopo l'articolo 19-bis, della legge 7 agosto 1990, n. 241, è inserito il seguente:
"Art. 19-ter (Sportello Unico Integrato) 1. Al fine di semplificare e accelerare le procedure amministrative per l'avvio e la gestione delle attività economiche, le Regioni e gli enti locali provvedono, entro dodici mesi dall'entrata in vigore della presente disposizione, all'accorpamento dello sportello unico per le attività produttive (SUAP), dello sportello unico per l'edilizia (SUE) e degli sportelli dedicati ai procedimenti ambientali in un'unica struttura denominata sportello unico integrato (SUI).
2. Il nuovo sportello unico ha lo scopo di garantire la gestione coordinata e digitale di tutti i procedimenti autorizzativi, edilizi e ambientali, riducendo la frammentazione burocratica e assicurando tempi certi per l'istruttoria delle pratiche.
3. Il Ministro per la semplificazione e la pubblica amministrazione, d'intesa con il Ministro delle imprese e del made in Italy, il Ministro dell'ambiente e della sicurezza energetica, e la Conferenza Unificata, definisce con apposito decreto le specifiche tecniche e operative per l'integrazione dei sistemi informatici e la gestione uniforme del nuovo sportello unico a livello nazionale.
4. A decorrere dall'entrata in vigore del presente provvedimento, sono abrogate le seguenti disposizioni:
a) l'articolo 38 del decreto legge 25 giugno 2008, n. 112, che disciplina l'istituzione e il funzionamento del SUAP;
b) il decreto del Presidente della Repubblica 7 settembre 2010, n. 160, recante il regolamento per la semplificazione e il riordino della disciplina SUAP;
c) gli articoli 5, 6 e 7 del decreto del Presidente della Repubblica 6 giugno 2001, n. 380, che disciplinano l'istituzione e il funzionamento del SUE, nonché la gestione dei procedimenti edilizi di competenza.".»
10.0.39
Martella, Franceschelli, Giacobbe, Misiani
Respinto
Dopo l'articolo inserire il seguente:
«Art. 10-bis
(Semplificazione nella vendita dei giornali)
1. All'articolo 2, comma 3, del decreto legislativo 24 aprile 2001, n. 170, la lettera d) è sostituita dalla seguente: "d) le strutture di vendita come definite dall'articolo 4, comma 1, lettere e), f) e g), del decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 114".».
ARTICOLI 11 E 11-BIS NEL TESTO PROPOSTO DALLA COMMISSIONE
Art. 11.
Approvato
(Modifica dei termini per l'esercizio da parte dei consorzi di sviluppo industriale della facoltà di riacquisto delle aree cedute e degli stabilimenti relativi alle attività cessate)
1. All'articolo 63 della legge 23 dicembre 1998, n. 448:
a) al comma 1, le parole: « cinque anni » sono sostituite dalle seguenti: « tre anni »;
b) al comma 2, le parole: « tre anni » sono sostituite dalle seguenti: « diciotto mesi ».
2. Le disposizioni di cui al comma 1 si applicano alle cessioni e alle cessazioni successive alla data di entrata in vigore della presente legge.
Art. 11-bis.
Approvato
(Delega al Governo per la riforma dell'artigianato)
1. Il Governo è delegato ad adottare, entro nove mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, uno o più decreti legislativi recanti modifiche alla disciplina dell'artigianato al fine di razionalizzare, riordinare e aggiornare la normativa vigente di cui alla legge 8 agosto 1985, n. 443, in attuazione dell'articolo 45, secondo comma, della Costituzione e nel rispetto dei seguenti princìpi e criteri direttivi:
a) adeguare la disciplina alle mutate esigenze di mercato e all'evoluzione tecnologica, valorizzando la figura dell'imprenditore artigiano, nell'ottica dello sviluppo del dimensionamento aziendale e della rimozione di vincoli societari non più adeguati, della trasmissione intergenerazionale delle competenze e della sostenibilità ambientale, sociale ed economica dell'impresa;
b) incentrare la nuova disciplina sulla figura dell'imprenditore artigiano e sul suo apporto personale e professionale al processo produttivo, prevedendo che il suddetto apporto, oltre che di natura manuale, possa essere anche di natura ideativa, progettuale, creativa e tecnico-operativa, nonché individuare criteri quantitativi che definiscano il concetto di prevalenza dell'attività di produzione di beni o di prestazione di servizi rispetto alle attività strumentali e accessorie all'esercizio dell'attività artigiana;
c) promuovere l'aggregazione fra le imprese artigiane, anche rimodulando il contratto di rete e gli altri strumenti aggregativi, al fine di migliorare la competitività e l'accesso a opportunità di commesse e finanziamenti non ottenibile nella dimensione singola;
d) consentire l'utilizzo dei riferimenti all'artigianato nello svolgimento di attività promozionale, pubblicitaria e di vendita solo alle imprese iscritte all'albo delle imprese artigiane o alla relativa sezione speciale del registro delle imprese, nonché rendere effettivi e rafforzare i controlli sul possesso dei relativi requisiti.
2. Gli schemi dei decreti legislativi di cui al comma 1 sono adottati su proposta del Ministro delle imprese e del made in Italy e sono corredati di relazione tecnica, redatta ai sensi dell'articolo 17, commi 2 e 3, della legge 31 dicembre 2009, n. 196. Gli schemi dei decreti legislativi sono trasmessi alla Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano per il raggiungimento dell'intesa ai sensi dell'articolo 3 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281, che deve essere acquisita entro trenta giorni, decorsi i quali il Governo può comunque procedere. Gli schemi dei decreti legislativi sono trasmessi alle Camere ai fini dell'espressione dei pareri delle Commissioni parlamentari competenti per materia e per i profili finanziari, che sono resi entro quaranta giorni dalla data di trasmissione, decorsi i quali i decreti possono essere comunque adottati. Qualora il Governo, a seguito dei pareri delle Commissioni parlamentari, non osservi quanto previsto dall'intesa acquista in sede di Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano, lo stesso predispone una relazione da trasmettere alla medesima Conferenza.
3. Il Governo, qualora non intenda conformarsi ai pareri delle Commissioni parlamentari di cui al comma 2, trasmette nuovamente i testi alle Camere con le proprie osservazioni e con eventuali modificazioni, corredate dei necessari elementi integrativi di informazione e di motivazione. I pareri definitivi delle Commissioni parlamentari competenti per materia e per i profili finanziari sono espressi entro dieci giorni dalla data della nuova trasmissione. Decorso tale termine, i decreti legislativi possono essere comunque adottati.
4. Nei decreti legislativi di cui al comma 1 il Governo provvede all'introduzione delle nuove norme mediante la modifica o l'integrazione delle disposizioni che regolano la materia, abrogando espressamente le norme incompatibili e garantendo il coordinamento formale e sostanziale tra i decreti legislativi adottati ai sensi del presente articolo e le altre leggi dello Stato.
5. Il Governo è delegato ad adottare uno o più decreti legislativi contenenti disposizioni correttive e integrative dei decreti legislativi adottati ai sensi del presente articolo, entro ventiquattro mesi dalla data di entrata in vigore dell'ultimo dei decreti legislativi medesimi, nel rispetto dei princìpi e criteri direttivi e secondo la procedura di cui al presente articolo.
6. Dalle disposizioni di cui al comma 1 non devono derivare nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica. Agli adempimenti previsti dal presente articolo le amministrazioni interessate provvedono con le risorse umane, strumentali e finanziarie disponibili a legislazione vigente.
EMENDAMENTI E ORDINI DEL GIORNO
G11-bis.200 (già 11.0.60)
V. testo 2
Il Senato,
in sede di esame del disegno di legge recante "Disegno di legge annuale sulle piccole e medie imprese" (AS 1484),
premesso che
le imprese artigiane in Italia sono oltre 1.300.000 e occupano circa 2.604.000 addetti, tra titolari, collaboratori e dipendenti;
le micro, piccole e medie imprese artigiane italiane necessitano di essere sostenute in particolare nella fase del rinnovo, ampliamento e ammodernamento degli impianti, nella riqualificazione energetica e digitale e nell'acquisto di macchinari ed attrezzature, di scorte, di materie prime, di semilavorati e di prodotti finiti funzionali al ciclo di lavorazione e alla loro attività,
si impegna il Governo
a valutare l'opportunità di prevedere l'istituzione presso il Ministero delle imprese e del made in Italy di un Fondo per il credito alle imprese artigiane e alle micro e piccole imprese per ciascuno degli anni 2026 e 2027 finalizzato a sostenerle nelle fasi in cui necessitano un sostentamento.
G11-bis.200 (testo 2)
Accolto
Il Senato,
in sede di esame del disegno di legge recante "Disegno di legge annuale sulle piccole e medie imprese" (AS 1484),
premesso che
le imprese artigiane in Italia sono oltre 1.300.000 e occupano circa 2.604.000 addetti, tra titolari, collaboratori e dipendenti;
le micro, piccole e medie imprese artigiane italiane necessitano di essere sostenute in particolare nella fase del rinnovo, ampliamento e ammodernamento degli impianti, nella riqualificazione energetica e digitale e nell'acquisto di macchinari ed attrezzature, di scorte, di materie prime, di semilavorati e di prodotti finiti funzionali al ciclo di lavorazione e alla loro attività,
si impegna il Governo:
a valutare l'opportunità, ove i vincoli di bilancio lo consentano, di prevedere ulteriori misure anche di carattere finanziario volte a dare specifico sostegno alle imprese artigiane e alle micro e piccole imprese ai fini dell'accesso al credito e per sostenere l'ulteriore sviluppo degli investimenti.
G11-bis.201
Accolto
Il Senato,
in sede di esame del disegno di legge recante Disegno di legge annuale sulle piccole e medie imprese,
premesso che:
l'articolo 11-bis del disegno di legge in esame, delega il Governo ad attuare la riforma dell'artigianato, con l'obiettivo di razionalizzare, riordinare e aggiornare la normativa vigente, la legge 8 agosto 1985, n. 443, valorizzando la figura dell'imprenditore artigiano;
la normativa di riferimento, essendo trascorsi oltre quarant'anni dalla sua approvazione, necessità indubbiamente di un aggiornamento; questo, tuttavia, dovrebbe avere un carattere di più ampio respiro, volto a contemplare, oltre alla sfera strettamente imprenditoriale, anche quella culturale e identitaria che da sempre caratterizza il settore;
l'artigiano, infatti, non è soltanto un imprenditore, ma è anche e soprattutto custode di antichi saperi, tecniche e tradizioni che affondano le radici nella storia dei territori italiani;
la trasmissione intergenerazionale delle competenze non può limitarsi alla dimensione aziendale, ma deve essere sostenuta da percorsi formativi specifici, da praticantati strutturati e da politiche attive che favoriscano l'ingresso dei giovani nei mestieri artigiani;
sarebbe auspicabile avviare un confronto con tutte le associazioni interessate per addivenire ad una riforma che, senza snaturare l'idea di artigianato ed incidere negativamente sulla concorrenza nel sistema produttivo col settore delle PMI industriali, valorizzi il ruolo dell'impresa artigiana e la figura dell'imprenditore artigiano nel vigente quadro normativo in cui si trovano ad operare,
impegna il Governo:
ad avviare un tavolo di confronto presso il Ministero delle imprese e del "Made in Italy" con tutte le associazioni interessate per una riforma condivisa della Legge Quadro sull'artigianato, che oltre alla figura dell'imprenditore, abbracci l'intero sistema dell'artigianato, nella sua dimensione storica culturale e tradizionale.
11-bis.0.200 (già 11.0.3)
Giacobbe, Martella, Franceschelli
Improcedibile
Dopo l'articolo inserire i seguenti:
«Art. 11-bis.1
1. Alla legge 8 agosto 1985, n. 443, dopo l'articolo 11, è inserito il seguente:
"Art. 11-bis.
(Commissione consultiva per l'artigianato)
1. È istituita, senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica, presso il Ministero delle imprese e del made in Italy, la Commissione consultiva per l'artigianato, composta da un rappresentante del Ministero delle imprese e del made in Italy, un rappresentante per ciascuna regione e per le province autonome di Trento e Bolzano e da tre rappresentanti indicati dalle Associazioni comparativamente più rappresentative a livello nazionale dell'artigianato. Ai componenti ed ai partecipanti alle riunioni della Commissione non spettano compensi, gettoni di presenza, rimborsi di spese o altri emolumenti comunque denominati.
2. La Commissione di cui al comma 1 svolge i seguenti compiti:
a) esprime pareri sull'interpretazione della presente legge;
b) propone l'aggiornamento periodico dell'elenco delle attività artigiane di cui al decreto legislativo 25 novembre 2016, n. 222.".».
11-bis.0.201 (già 2.0.32)
Naturale, Sabrina Licheri, Bevilacqua
Improcedibile
Dopo l'articolo inserire il seguente:
«Art. 11-bis.1
(Misure per l'aggregazione in agricoltura)
1. Il reddito percepito dai soci imprenditori agricoli per il conferimento del terreno e per le prestazioni svolte a favore della cooperativa di conduzione associata costituisce reddito agrario. Il conferimento del terreno in una cooperativa di conduzione associata non determina in ogni caso la decadenza dai benefici previsti all' articolo 2, comma 4-bis, del decreto-legge 30 dicembre 2009, n. 194, convertito, con modificazioni, dalla legge 26 febbraio 2010, n. 25, nonché la decadenza ovvero il mancato riconoscimento delle altre agevolazioni collegate al possesso e alla conduzione dei terreni.».
11-bis.0.202 (già 11.0.9)
Martella, Giacobbe, Franceschelli
Improcedibile
Dopo l'articolo inserire il seguente:
«Art. 11-bis.1
(Agevolazioni per l'aggregazione in agricoltura)
1. Il reddito percepito dai soci imprenditori agricoli per il conferimento del terreno e per le prestazioni svolte a favore della cooperativa di conduzione associata costituisce reddito agrario. Il conferimento del terreno in una cooperativa di conduzione associata non determina in ogni caso la decadenza dai benefici previsti all'articolo 2, comma 4-bis, del decreto-legge 30 dicembre 2009, n. 194, convertito, con modificazioni, dalla legge 26 febbraio 2010, n. 25, nonché la decadenza ovvero il mancato riconoscimento delle altre agevolazioni collegate al possesso e alla conduzione dei terreni.»
11-bis.0.203
Improcedibile
Dopo l'articolo inserire il seguente:
«Art. 11-bis.1
(Agevolazioni per l'aggregazione in agricoltura)
1. Il reddito percepito dai soci imprenditori agricoli per il conferimento del terreno e per le prestazioni svolte a favore della cooperativa di conduzione associata costituisce reddito agrario. Il conferimento del terreno in una cooperativa di conduzione associata non determina in ogni caso la decadenza dai benefici previsti all' articolo 2, comma 4-bis, del decreto-legge 30 dicembre 2009, n. 194, convertito, con modificazioni, dalla legge 26 febbraio 2010, n. 25, nonché la decadenza ovvero il mancato riconoscimento delle altre agevolazioni collegate al possesso e alla conduzione dei terreni.»
11-bis.0.204 (già 11.0.22)
Martella, Giacobbe, Franceschelli
Respinto
Dopo l'articolo inserire il seguente:
«Art. 11-bis.1
(Società artigiana e condizioni per l'iscrizione all'albo)
1. Alla legge 8 agosto 1985, n. 443, sono apportate le seguenti modifiche:
a) all'articolo 3:
1) al secondo comma, le parole da: "la maggioranza dei soci" fino a: "nel processo produttivo" sono sostituite dalle seguenti: "almeno uno dei soci partecipi al processo produttivo e alla direzione e gestione dell'impresa ai sensi dell'articolo 2, comma 1";
2) il terzo e il quarto comma sono soppressi;
3) al quinto comma, il secondo periodo è soppresso;
b) all'articolo 5, il terzo comma 3 è soppresso.»
11-bis.0.205 (già 11.0.23)
Giacobbe, Martella, Franceschelli
Respinto
Dopo l'articolo inserire il seguente:
«Art. 11-bis.1
(La società artigiana e le condizioni per l'iscrizione all'albo)
1. Alla legge 8 agosto 1985, n. 443, sono apportate le seguenti modifiche:
a) all'articolo 3:
1) al comma 2, sono apportate le seguenti modifiche:
a) le parole: "anche cooperativa," sono soppresse;
b) le parole da: "dei soci" fino a: "nel processo produttivo" sono sostituite dalle seguenti: "del capitale sia detenuta da uno o più soci, che partecipano al processo produttivo";
c) è aggiunto in fine il seguente periodo: "Nel rispetto dei limiti dimensionali e degli scopi di cui al comma 1, è altresì artigiana:
a) la società costituita in forma cooperativa a condizione che la maggioranza dei soci partecipi al processo produttivo;
b) la società costituita in forma di accomandita semplice a condizione che la maggioranza dei soci accomandatari, ovvero uno nel caso di due soci, partecipi al processo produttivo."
2) i commi 3 e 4 sono soppressi;
3) al comma 5, il secondo periodo è soppresso;
b) all'articolo 5, il comma 3 è soppresso.
2. Ai fini del mantenimento della qualifica artigiana le società di persone già iscritte all'Albo delle imprese artigiane o alla sezione speciale del registro imprese alla data di entrata in vigore della presente legge si adeguano alle disposizioni di cui al comma 1, lettera a), numero 1) entro un anno dall'entrata in vigore della presente legge.».
11-bis.0.206 (già 11.0.39)
Giacobbe, Martella, Franceschelli
Respinto
Dopo l'articolo inserire il seguente:
«Art. 11-bis.1
(Consorzi tra imprese artigiane e PMI)
1. All'articolo 6, primo comma, della legge 8 agosto 1985, n. 443, dopo le parole: "costituiti tra imprese artigiane" sono inserite le seguenti: ", o tra piccole e medie imprese, così come definite dal decreto del Ministro delle attività produttive del 18 aprile 2005, e imprese artigiane, purché queste ultime siano almeno i due terzi,".»
11-bis.0.207
Sost. id. em. 11-bis.0.206
Dopo l'articolo inserire il seguente:
«Art. 11-bis.1
(Consorzi tra imprese artigiane e PMI)
1. All'articolo 6, comma 1 della legge 8 agosto 1985, n. 443, dopo le parole: «costituiti tra imprese artigiane» sono inserite le seguenti: «, o tra piccole e medie imprese così come definite dal Decreto del Ministero delle attività produttive del 18 aprile 2005 e imprese artigiane, purché queste ultime siano almeno i due terzi,»."
11-bis.0.208 (già 11.0.45)
Manca, Martella, Giacobbe, Franceschelli
Improcedibile
Dopo l'articolo inserire il seguente:
«Art. 11-bis.1
(Disposizione per la semplificazione delle procedure di cancellazione delle imprese dal Registro delle imprese)
1. All'articolo 40 del decreto-legge 16 luglio 2020, n. 76, convertito, con modificazioni, dalla legge 11 settembre 2020, n. 120, i commi da 1 a 7 sono sostituiti dai seguenti:
"1. Il provvedimento conclusivo delle procedure d'ufficio disciplinate nei seguenti commi, è disposto con determinazione del conservatore dell'ufficio del registro delle imprese, ferma restando l'applicazione del comma 7.
2. Per le società di capitali è causa di scioglimento senza liquidazione la presenza di una delle seguenti circostanze:
a) l'omesso deposito dei bilanci di esercizio per cinque esercizi consecutivi;
b) il permanere dell'iscrizione nel registro delle imprese del capitale sociale in lire;
c) l'omessa presentazione all'ufficio del registro delle imprese dell'apposita dichiarazione per integrare le risultanze del registro delle imprese a quelle del libro soci, limitatamente alle società a responsabilità limitata e alle società consortili a responsabilità limitata;
d) l'irreperibilità presso la sede sociale in mancanza di iscrizione di un proprio domicilio digitale nel registro delle imprese."
3. Il conservatore iscrive d'ufficio nel registro delle imprese la propria determinazione di accertamento della causa di scioglimento senza liquidazione di cui al comma 2 e, nel caso 6 di cui alla lettera a), entro il 31 ottobre dell'anno successivo rispetto a quello in cui sono maturate le condizioni previste. Trascorso tale termine senza che il conservatore vi abbia provveduto l'iscrizione avviene d'ufficio con provvedimento del soggetto titolare del potere sostitutivo ai sensi dell'articolo 2, comma 9-bis, della legge 7 agosto 1990 n. 241 e successive modificazioni.
4. Il conservatore del registro delle imprese comunica l'avvenuta iscrizione di cui al comma 3, al domicilio digitale della società iscritto nel registro delle imprese e ne cura la pubblicazione in apposita area del sito internet della Camera di Commercio. Gli amministratori, entro 60 giorni dalla comunicazione o dalla pubblicazione, possono presentare le domande relative agli atti non iscritti e depositati, ai sensi di legge.
5. A seguito della presentazione degli atti non iscritti e depositati di cui al comma 4, il conservatore iscrive d'ufficio la propria determinazione di revoca del provvedimento di accertamento della causa di scioglimento senza liquidazione, nel registro delle imprese. In caso contrario, decorso il termine di cui al comma 4, il conservatore del registro delle imprese, provvede con propria determinazione alla cancellazione della società dal medesimo registro con gli effetti previsti dall'art. 2495 del Codice civile.
6. Ogni determinazione del conservatore del registro delle imprese di cui ai commi 1, 3 e 5, è comunicata all'impresa interessata, con le modalità previste dal comma 4 entro otto giorni dalla sua adozione e, tramite il sistema informatico nazionale delle camere di commercio, viene resa disponibile alle pubbliche amministrazioni competenti alla tenuta di pubblici registri, a quelle di cui all'articolo 9 del decreto legge 31 gennaio 2007 n. 7, convertito, con modificazioni, dalla legge 2 aprile 2007 n. 40, nonché agli sportelli unici delle attività produttive competenti per territorio.
7. Il conservatore, nel caso di iscrizione di una causa di scioglimento della società ai sensi dell'articolo 2484 numeri 1), 2), 3), 4), 5) e 7), del Codice civile, può sempre chiedere al Tribunale la nomina dei liquidatori, nel caso in cui non vi provvedano i soggetti legittimati.
7-bis. Si procede, inoltre alla cancellazione d'ufficio quando il conservatore dell'ufficio del registro delle imprese accerta almeno una delle seguenti circostanze:
a) per le imprese individuali:
i) decesso dell'imprenditore;
ii) irreperibilità dell'imprenditore presso la sede legale;
iii) mancato compimento di atti di gestione per tre anni consecutivi e accertata in concomitanza di almeno due delle seguenti condizioni: a) mancato pagamento del diritto annuale negli ultimi tre anni; b) assenza di denunce IVA e/o mancata registrazione a fini IVA di redditi imponibili negli ultimi tre anni; c) mancata iscrizione, negli ultimi tre anni, di domande inerenti l'impresa.
iv) perdita dei titoli autorizzativi o abilitativi all'esercizio dell'attività dichiarata; v) cancellazione della partita IVA.
b) per le società semplici, le società in nome collettivo, le società in accomandita semplice e negli altri casi di soggetti collettivi senza personalità giuridica:
i) irreperibilità presso la sede legale;
ii) mancato compimento di atti di gestione per tre anni consecutivi e accertata in concomitanza di almeno due delle seguenti condizioni: a) mancato pagamento del diritto annuale negli ultimi tre anni; b) assenza di denunce IVA, mancata registrazione a fini IVA di redditi imponibili negli ultimi tre anni; c) mancata iscrizione negli ultimi tre anni di domande inerenti la società;
iii) mancanza del codice fiscale;
iv) mancata ricostituzione della pluralità dei soci nel termine di sei mesi; v) decorrenza del termine di durata, in assenza di proroga tacita.
7-ter. Il conservatore che rileva una delle circostanze nel comma 8, anche a seguito di segnalazione da parte di altro soggetto pubblico o privato, avvia il procedimento di cancellazione d'ufficio, invitando il legale rappresentante dell'impresa mediante comunicazione al domicilio digitale dell'impresa di cui all'articolo 37 con invito a fornire elementi idonei a dimostrare la persistenza dell'attività. Dell'avvio del procedimento è data notizia mediante affissione all'albo camerale. Decorsi trenta giorni dall'invio delle comunicazioni di cui al periodo precedente ovvero, senza che gli interessati abbiano fornito riscontro, il conservatore dispone la cancellazione dell'impresa individuale o della società.
7-quater. L'avvio dei procedimenti previsti dai commi 3 e 7 bis è iscritto, fino alla conclusione dei medesimi, nel registro delle imprese.
7-quinquies. Il Decreto del Presidente della Repubblica 23 luglio 2004, n. 247, recante Regolamento di semplificazione del procedimento relativo alla cancellazione di imprese e società non più operative dal registro delle imprese, è abrogato.
2. Agli articoli 2190, 2191 2192 del Codice civile sono apportate le seguenti modificazioni:
a) all'articolo 2190 del Codice civile le parole: "il giudice del registro può ordinarla con decreto" sono sostituite dalle seguenti: "il conservatore del registro delle imprese può disporla con propria determinazione";
b) all'articolo 2191 del Codice civile le parole: "il giudice del registro, sentito l'interessato, ne ordina con decreto la cancellazione" sono sostituite dalle seguenti: "il conservatore del registro delle imprese, sentito l'interessato, ne dispone, con propria determinazione, la cancellazione";
c) l'articolo 2192 del Codice civile è sostituito come segue "Ricorsi - Contro le determinazioni del conservatore del registro delle imprese, 'interessato, entro quindici giorni dalla comunicazione, può ricorrere al giudice del registro delle imprese. Contro il decreto del giudice del registro, l'interessato, entro quindici giorni dalla comunicazione, può ricorrere al tribunale dal quale dipende l'ufficio del registro. I decreti che pronunziano sul ricorso devono essere iscritti d'ufficio nel registro."
3. La notificazione o la comunicazione di atti relativi a procedimenti amministrativi di competenza dei soggetti di cui all'articolo 2 comma 2 del decreto legislativo 7 marzo 2005 n. 82 (Codice dell'Amministrazione Digitale), ivi compresi quelli relativi all'applicazione di sanzioni amministrative, nei confronti di soggetti iscritti nel registro delle imprese ivi compresi i componenti degli organi di amministrazione e controllo in carica, in ragione del loro ufficio, sono effettuate esclusivamente presso il domicilio digitale iscritto nel medesimo registro.
4. L'assegnazione d'ufficio del domicilio digitale tramite il cassetto digitale dell'imprenditore e la contestuale applicazione delle sanzioni amministrative previste dall'articolo 37 del decreto-legge 16 luglio 2020 n. 76, recante "Misure urgenti per la semplificazione e l'innovazione digitale", convertito con modificazione dalla legge 11 settembre 2020, n. 120, non operano nel caso in cui sussistano i presupposti per l'avvio e per l'intera durata dei procedimenti di cancellazione d'ufficio nelle ipotesi in cui si disponga la cancellazione ai sensi del comma 1, presente articolo.
5. Al comma 2 dell'articolo 37 del decreto-legge 16 luglio 2020 n. 76, recante "Misure urgenti per la semplificazione e l'innovazione digitale", convertito con modificazioni dalla legge 11 settembre 2020, n. 120, le parole "previa diffida a regolarizzare l'iscrizione del proprio domicilio digitale entro il termine di trenta giorni da parte del Conservatore del registro delle imprese" sono soppresse.
6. In sede di prima applicazione, per le procedure di cui al comma 1 e 4 del presente articolo, qualora l'impresa non abbia iscritto nel registro delle imprese un proprio domicilio digitale valido, le relative comunicazioni sono effettuate esclusivamente mediante la pubblicazione dei provvedimenti in apposita area del sito internet istituzionale della Camera di Commercio.
7. Le imprese tenute al versamento del diritto annuale, ai sensi dell'articolo 18 della legge 29 dicembre 1993, n. 580, e successive modificazioni, che risultino inadempienti per una o più annualità, non possono accedere a contributi, agevolazioni, sovvenzioni, crediti o altri benefici economici di natura pubblica. Gli enti competenti al riconoscimento dei benefici di cui al precedente periodo accertano la regolarità del versamento del diritto annuale ai fini dell'ammissibilità o revoca dei benefici. È fatta salva la possibilità per l'impresa di regolarizzare la propria posizione contributiva mediante il pagamento del diritto annuale dovuto, comprensivo di sanzioni e interessi, secondo le disposizioni del decreto legislativo 18 dicembre 1997, n. 472, e dell'articolo 13 del medesimo decreto, nonché del decreto del Ministro dello sviluppo economico 21 aprile 2011, n. 54. Le disposizioni di cui al presente comma trovano applicazione ai benefici maturati a decorrere dalla data di entrata in vigore della presente legge.».
11-bis.0.209 (già 11.0.49)
Sabrina Licheri, Bevilacqua, Naturale
Improcedibile
Dopo l'articolo inserire il seguente:
«Art. 11-bis.1
(Disposizioni per la semplificazione delle procedure di cancellazione delle imprese dal Registro delle imprese)
1. I commi 1, 2, 3, 4, 5, 6 e 7 di cui all'articolo 40 del Decreto-legge 16 luglio 2020 n. 76 recante "Misure urgenti per la semplificazione e l'innovazione digitale", convertito con modificazioni dalla legge 11 settembre 2020, n. 120, sono sostituiti dai seguenti:
"1. Il provvedimento conclusivo delle procedure d'ufficio disciplinate nei seguenti commi, è disposto con determinazione del conservatore dell'ufficio del registro delle imprese, ferma restando l'applicazione del comma 7.
2. Per le società di capitali è causa di scioglimento senza liquidazione la presenza di una delle seguenti circostanze:
a) l'omesso deposito dei bilanci di esercizio per cinque esercizi consecutivi;
b) il permanere dell'iscrizione nel registro delle imprese del capitale sociale in lire;
c) l'omessa presentazione all'ufficio del registro delle imprese dell'apposita dichiarazione per integrare le risultanze del registro delle imprese a quelle del libro soci, limitatamente alle società a responsabilità limitata e alle società consortili a responsabilità limitata;
d) l'irreperibilità presso la sede sociale in mancanza di iscrizione di un proprio domicilio digitale nel registro delle imprese."
3. Il conservatore iscrive d'ufficio nel registro delle imprese la propria determinazione di accertamento della causa di scioglimento senza liquidazione di cui al comma 2 e, nel caso 6 di cui alla lettera a), entro il 31 ottobre dell'anno successivo rispetto a quello in cui sono maturate le condizioni previste. Trascorso tale termine senza che il conservatore vi abbia provveduto l'iscrizione avviene d'ufficio con provvedimento del soggetto titolare del potere sostitutivo ai sensi dell'art. 2, comma 9 bis, della legge 7 agosto 1990 n. 241 e successive modificazioni.
4. Il conservatore del registro delle imprese comunica l'avvenuta iscrizione di cui al comma 3, al domicilio digitale della società iscritto nel registro delle imprese e ne cura la pubblicazione in apposita area del sito internet della Camera di Commercio. Gli amministratori, entro 60 giorni dalla comunicazione o dalla pubblicazione, possono presentare le domande relative agli atti non iscritti e depositati, ai sensi di legge.
5. A seguito della presentazione degli atti non iscritti e depositati di cui al comma 4, il conservatore iscrive d'ufficio la propria determinazione di revoca del provvedimento di accertamento della causa di scioglimento senza liquidazione, nel registro delle imprese. In caso contrario, decorso il termine di cui al comma 4, il conservatore del registro delle imprese, provvede con propria determinazione alla cancellazione della società dal medesimo registro con gli effetti previsti dall'art. 2495 del Codice civile.
6. Ogni determinazione del conservatore del registro delle imprese di cui ai commi 1, 3 e 5, è comunicata all'impresa interessata, con le modalità previste dal comma 4 entro otto giorni dalla sua adozione e, tramite il sistema informatico nazionale delle camere di commercio, viene resa disponibile alle pubbliche amministrazioni competenti alla tenuta di pubblici registri, a quelle di cui all'articolo 9 del decreto legge 31 gennaio 2007 n. 7, convertito, con modificazioni, dalla legge 2 aprile 2007 n. 40, nonché agli sportelli unici delle attività produttive competenti per territorio.
7. Il conservatore, nel caso di iscrizione di una causa di scioglimento della società ai sensi dell'articolo 2484 numeri 1), 2), 3), 4), 5) e 7), può sempre chiedere al Tribunale la nomina dei liquidatori, nel caso in cui non vi provvedano i soggetti legittimati.
7 bis. Si procede, inoltre alla cancellazione d'ufficio quando il conservatore dell'ufficio del registro delle imprese accerta almeno una delle seguenti circostanze:
a) per le imprese individuali:
i) decesso dell'imprenditore;
ii) irreperibilità dell'imprenditore presso la sede legale;
iii) mancato compimento di atti di gestione per tre anni consecutivi e accertata in concomitanza di almeno due delle seguenti condizioni: a) mancato pagamento del diritto annuale negli ultimi tre anni; b) assenza di denunce IVA e/o mancata registrazione a fini IVA di redditi imponibili negli ultimi tre anni; c) mancata iscrizione, negli ultimi tre anni, di domande inerenti l'impresa.
iv) perdita dei titoli autorizzativi o abilitativi all'esercizio dell'attività dichiarata; v) cancellazione della partita IVA.
b) per le società semplici, le società in nome collettivo, le società in accomandita semplice e negli altri casi di soggetti collettivi senza personalità giuridica:
i) irreperibilità presso la sede legale;
ii) mancato compimento di atti di gestione per tre anni consecutivi e accertata in concomitanza di almeno due delle seguenti condizioni: a) mancato pagamento del diritto annuale negli ultimi tre anni; b) assenza di denunce IVA, mancata registrazione a fini IVA di redditi imponibili negli ultimi tre anni; c) mancata iscrizione negli ultimi tre anni di domande inerenti la società;
iii) mancanza del codice fiscale;
iv) mancata ricostituzione della pluralità dei soci nel termine di sei mesi; v) decorrenza del termine di durata, in assenza di proroga tacita.
7 ter. Il conservatore che rileva una delle circostanze nel comma 8, anche a seguito di segnalazione da parte di altro soggetto pubblico o privato, avvia il procedimento di cancellazione d'ufficio, invitando il legale rappresentante dell'impresa mediante comunicazione al domicilio digitale dell'impresa di cui all'articolo 37 con invito a fornire elementi idonei a dimostrare la persistenza dell'attività. Dell'avvio del procedimento è data notizia mediante affissione all'albo camerale. Decorsi trenta giorni dall'invio delle comunicazioni di cui al periodo precedente ovvero, senza che gli interessati abbiano fornito riscontro, il conservatore dispone la cancellazione dell'impresa individuale o della società.
7 quater. L'avvio dei procedimenti previsti dai commi 3 e 7 bis è iscritto, fino alla conclusione dei medesimi, nel registro delle imprese.
7 quinquies. Il Decreto del Presidente della Repubblica 23 luglio 2004, n. 247 "Regolamento di semplificazione del procedimento relativo alla cancellazione di imprese e società non più operative dal registro delle imprese" è abrogato."
2. Agli articoli 2190, 2191 2192 del Codice civile sono apportate le seguenti modificazioni:
a) all'articolo 2190 del Codice civile le parole "il giudice del registro può ordinarla con decreto" sono sostituite con "il conservatore del registro delle imprese può disporla con propria determinazione".
b) all'articolo 2191 del Codice civile le parole "il giudice del registro, sentito l'interessato, ne ordina con decreto la cancellazione" sono sostituite con "il conservatore del registro delle imprese, sentito l'interessato, ne dispone, con propria determinazione, la cancellazione.
c) L'art. 2192 del Codice civile è sostituito come segue "Ricorsi - Contro le determinazioni del conservatore del registro delle imprese, 'interessato, entro quindici giorni dalla comunicazione, può ricorrere al giudice del registro delle imprese. Contro il decreto del giudice del registro, l'interessato, entro quindici giorni dalla comunicazione, può ricorrere al tribunale dal quale dipende l'ufficio del registro. I decreti che pronunziano sul ricorso devono essere iscritti d'ufficio nel registro."
3. La notificazione o la comunicazione di atti relativi a procedimenti amministrativi di competenza dei soggetti di cui all'articolo 2 comma 2 del Decreto Legislativo 7 marzo 2005 n. 82 (Codice dell'Amministrazione Digitale), ivi compresi quelli relativi all'applicazione di sanzioni amministrative, nei confronti di soggetti iscritti nel registro delle imprese ivi compresi i componenti degli organi di amministrazione e controllo in carica, in ragione del loro ufficio, sono effettuate esclusivamente presso il domicilio digitale iscritto nel medesimo registro".
4. L'assegnazione d'ufficio del domicilio digitale tramite il cassetto digitale dell'imprenditore e la contestuale applicazione delle sanzioni amministrative previste dall'articolo 37 del Decreto-legge 16 luglio 2020 n. 76, recante "Misure urgenti per la semplificazione e l'innovazione digitale", convertito con modificazione dalla legge 11
settembre 2020, n. 120, non operano nel caso in cui sussistano i presupposti per l'avvio e per l'intera durata dei procedimenti di cancellazione d'ufficio nelle ipotesi in cui si disponga la cancellazione ai sensi del comma 1, presente articolo.
5. Al comma 2 dell'articolo 37 del Decreto-legge 16 luglio 2020 n. 76, recante "Misure urgenti per la semplificazione e l'innovazione digitale", convertito con modificazioni dalla legge 11 settembre 2020, n. 120, le parole "previa diffida a regolarizzare l'iscrizione del proprio domicilio digitale entro il termine di trenta giorni da parte del Conservatore del registro delle imprese" sono soppresse.
6. In sede di prima applicazione, per le procedure di cui al comma 1 e 4 del presente articolo, qualora l'impresa non abbia iscritto nel registro delle imprese un proprio domicilio digitale valido, le relative comunicazioni sono effettuate esclusivamente mediante la pubblicazione dei provvedimenti in apposita area del sito internet istituzionale della Camera di Commercio.
7. Le imprese tenute al versamento del diritto annuale, ai sensi dell'articolo 18 della legge 29 dicembre 1993, n. 580, e successive modificazioni, che risultino inadempienti per una o più annualità, non possono accedere a contributi, agevolazioni, sovvenzioni, crediti o altri benefici economici di natura pubblica. Gli enti competenti al riconoscimento dei benefici di cui al precedente periodo accertano la regolarità del versamento del diritto annuale ai fini dell'ammissibilità o revoca dei benefici. È fatta salva la possibilità per l'impresa di regolarizzare la propria posizione contributiva mediante il pagamento del diritto annuale dovuto, comprensivo di sanzioni e interessi, secondo le disposizioni del decreto legislativo 18 dicembre 1997, n. 472, e dell'articolo 13 del medesimo decreto, nonché del decreto del Ministro dello sviluppo economico 21 aprile 2011, n. 54. Le disposizioni di cui al presente comma trovano applicazione ai benefici maturati a decorrere dalla data di entrata in vigore della presente legge.»
11-bis.0.210 (già 11.0.46)
Improcedibile
Dopo l'articolo inserire il seguente:
«Art. 11-bis.1
(Disposizione per la semplificazione delle procedure di cancellazione delle imprese dal Registro delle imprese)
1. All'articolo 40 del decreto-legge 16 luglio 2020, n. 76, convertito, con modificazioni, dalla legge 11 settembre 2020, n. 120, i commi da 1 a 7 sono sostituiti dai seguenti:
"1. Il provvedimento conclusivo delle procedure d'ufficio disciplinate nei seguenti commi, è disposto con determinazione del conservatore dell'ufficio del registro delle imprese, ferma restando l'applicazione del comma 7.
2. Per le società di capitali è causa di scioglimento senza liquidazione la presenza di una delle seguenti circostanze:
e) l'omesso deposito dei bilanci di esercizio per cinque esercizi consecutivi;
f) il permanere dell'iscrizione nel registro delle imprese del capitale sociale in lire;
g) l'omessa presentazione all'ufficio del registro delle imprese dell'apposita dichiarazione per integrare le risultanze del registro delle imprese a quelle del libro soci, limitatamente alle società a responsabilità limitata e alle società consortili a responsabilità limitata;
h) l'irreperibilità presso la sede sociale in mancanza di iscrizione di un proprio domicilio digitale nel registro delle imprese."
3. Il conservatore iscrive d'ufficio nel registro delle imprese la propria determinazione di accertamento della causa di scioglimento senza liquidazione di cui al comma 2 e, nel caso 6 di cui alla lettera a), entro il 31 ottobre dell'anno successivo rispetto a quello in cui sono maturate le condizioni previste. Trascorso tale termine senza che il conservatore vi abbia provveduto l'iscrizione avviene d'ufficio con provvedimento del soggetto titolare del potere sostitutivo ai sensi dell'articolo 2, comma 9-bis, della legge 7 agosto 1990 n. 241 e successive modificazioni.
4. Il conservatore del registro delle imprese comunica l'avvenuta iscrizione di cui al comma 3, al domicilio digitale della società iscritto nel registro delle imprese e ne cura la pubblicazione in apposita area del sito internet della Camera di Commercio. Gli amministratori, entro 60 giorni dalla comunicazione o dalla pubblicazione, possono presentare le domande relative agli atti non iscritti e depositati, ai sensi di legge.
5. A seguito della presentazione degli atti non iscritti e depositati di cui al comma 4, il conservatore iscrive d'ufficio la propria determinazione di revoca del provvedimento di accertamento della causa di scioglimento senza liquidazione, nel registro delle imprese. In caso contrario, decorso il termine di cui al comma 4, il conservatore del registro delle imprese, provvede con propria determinazione alla cancellazione della società dal medesimo registro con gli effetti previsti dall'art. 2495 del Codice civile.
6. Ogni determinazione del conservatore del registro delle imprese di cui ai commi 1, 3 e 5, è comunicata all'impresa interessata, con le modalità previste dal comma 4 entro otto giorni dalla sua adozione e, tramite il sistema informatico nazionale delle camere di commercio, viene resa disponibile alle pubbliche amministrazioni competenti alla tenuta di pubblici registri, a quelle di cui all'articolo 9 del decreto legge 31 gennaio 2007 n. 7, convertito, con modificazioni, dalla legge 2 aprile 2007 n. 40, nonché agli sportelli unici delle attività produttive competenti per territorio.
7. Il conservatore, nel caso di iscrizione di una causa di scioglimento della società ai sensi dell'articolo 2484 numeri 1), 2), 3), 4), 5) e 7), del Codice civile, può sempre chiedere al Tribunale la nomina dei liquidatori, nel caso in cui non vi provvedano i soggetti legittimati.
7-bis. Si procede, inoltre alla cancellazione d'ufficio quando il conservatore dell'ufficio del registro delle imprese accerta almeno una delle seguenti circostanze:
c) per le imprese individuali:
i) decesso dell'imprenditore;
ii) irreperibilità dell'imprenditore presso la sede legale;
iii) mancato compimento di atti di gestione per tre anni consecutivi e accertata in concomitanza di almeno due delle seguenti condizioni: a) mancato pagamento del diritto annuale negli ultimi tre anni; b) assenza di denunce IVA e/o mancata registrazione a fini IVA di redditi imponibili negli ultimi tre anni; c) mancata iscrizione, negli ultimi tre anni, di domande inerenti l'impresa.
iv) perdita dei titoli autorizzativi o abilitativi all'esercizio dell'attività dichiarata; v) cancellazione della partita IVA.
d) per le società semplici, le società in nome collettivo, le società in accomandita semplice e negli altri casi di soggetti collettivi senza personalità giuridica:
i) irreperibilità presso la sede legale;
ii) mancato compimento di atti di gestione per tre anni consecutivi e accertata in concomitanza di almeno due delle seguenti condizioni: a) mancato pagamento del diritto annuale negli ultimi tre anni; b) assenza di denunce IVA, mancata registrazione a fini IVA di redditi imponibili negli ultimi tre anni; c) mancata iscrizione negli ultimi tre anni di domande inerenti la società;
iii) mancanza del codice fiscale;
iv) mancata ricostituzione della pluralità dei soci nel termine di sei mesi; v) decorrenza del termine di durata, in assenza di proroga tacita.
7-ter. Il conservatore che rileva una delle circostanze nel comma 8, anche a seguito di segnalazione da parte di altro soggetto pubblico o privato, avvia il procedimento di cancellazione d'ufficio, invitando il legale rappresentante dell'impresa mediante comunicazione al domicilio digitale dell'impresa di cui all'articolo 37 con invito a fornire elementi idonei a dimostrare la persistenza dell'attività. Dell'avvio del procedimento è data notizia mediante affissione all'albo camerale. Decorsi trenta giorni dall'invio delle comunicazioni di cui al periodo precedente ovvero, senza che gli interessati abbiano fornito riscontro, il conservatore dispone la cancellazione dell'impresa individuale o della società.
7-quater. L'avvio dei procedimenti previsti dai commi 3 e 7 bis è iscritto, fino alla conclusione dei medesimi, nel registro delle imprese.
7-quinquies. Il decreto del Presidente della Repubblica 23 luglio 2004, n. 247, recante Regolamento di semplificazione del procedimento relativo alla cancellazione di imprese e società non più operative dal registro delle imprese, è abrogato."
2. La notificazione o la comunicazione di atti relativi a procedimenti amministrativi di competenza dei soggetti di cui all'articolo 2 comma 2 del decreto legislativo 7 marzo 2005 n. 82 (Codice dell'Amministrazione digitale), ivi compresi quelli relativi all'applicazione di sanzioni amministrative, nei confronti di soggetti iscritti nel registro delle imprese ivi compresi i componenti degli organi di amministrazione e controllo in carica, in ragione del loro ufficio, sono effettuate esclusivamente presso il domicilio digitale iscritto nel medesimo registro.
3. L'assegnazione d'ufficio del domicilio digitale tramite il cassetto digitale dell'imprenditore e la contestuale applicazione delle sanzioni amministrative previste dall'articolo 37 del decreto-legge 16 luglio 2020 n. 76, recante "Misure urgenti per la semplificazione e l'innovazione digitale", convertito con modificazione dalla legge 11 settembre 2020, n. 120, non operano nel caso in cui sussistano i presupposti per l'avvio e per l'intera durata dei procedimenti di cancellazione d'ufficio nelle ipotesi in cui si disponga la cancellazione ai sensi del comma 1, presente articolo.
4. Al comma 2 dell'articolo 37 del decreto-legge 16 luglio 2020 n. 76, recante "Misure urgenti per la semplificazione e l'innovazione digitale", convertito con modificazioni dalla legge 11 settembre 2020, n. 120, le parole: "previa diffida a regolarizzare l'iscrizione del proprio domicilio digitale entro il termine di trenta giorni da parte del Conservatore del registro delle imprese" sono soppresse.
5. In sede di prima applicazione, per le procedure di cui al comma 1 e 4 del presente articolo, qualora l'impresa non abbia iscritto nel registro delle imprese un proprio domicilio digitale valido, le relative comunicazioni sono effettuate esclusivamente mediante la pubblicazione dei provvedimenti in apposita area del sito internet istituzionale della Camera di commercio.
6. Le imprese tenute al versamento del diritto annuale, ai sensi dell'articolo 18 della legge 29 dicembre 1993, n. 580, e successive modificazioni, che risultino inadempienti per una o più annualità, non possono accedere a contributi, agevolazioni, sovvenzioni, crediti o altri benefici economici di natura pubblica. Gli enti competenti al riconoscimento dei benefici di cui al precedente periodo accertano la regolarità del versamento del diritto annuale ai fini dell'ammissibilità o revoca dei benefici. È fatta salva la possibilità per l'impresa di regolarizzare la propria posizione contributiva mediante il pagamento del diritto annuale dovuto, comprensivo di sanzioni e interessi, secondo le disposizioni del decreto legislativo 18 dicembre 1997, n. 472, e dell'articolo 13 del medesimo decreto, nonché del decreto del Ministro dello sviluppo economico 21 aprile 2011, n. 54. Le disposizioni di cui al presente comma trovano applicazione ai benefici maturati a decorrere dalla data di entrata in vigore della presente legge.».
11-bis.0.211 (già 11.0.53)
Giacobbe, Martella, Franceschelli
Improcedibile
Dopo l'articolo inserire il seguente:
«Art. 11-bis.1
(Disposizioni in materia di controlli)
1. Al fine di consentire lo svolgimento dei controlli sull'adempimento dell'obbligo di iscrizione all'Albo delle imprese artigiane o alla sezione speciale del registro imprese, con decreto del Presidente della Repubblica sono individuate le modalità per garantire l'interoperabilità delle banche dati delle amministrazioni pubbliche interessate. Dalla presente disposizione non devono derivare nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica.»
11-bis.0.212
Improcedibile
Dopo l'articolo inserire il seguente:
«Art. 11-quinques
(Disposizioni in materia di controlli)
1. Al fine di consentire lo svolgimento dei controlli sull'adempimento dell'obbligo di iscrizione all'Albo delle imprese artigiane o alla sezione speciale del registro imprese, con decreto del Presidente della Repubblica sono individuate le modalità per garantire l'interoperabilità delle banche dati delle amministrazioni pubbliche interessate. Dalla presente disposizione non devono derivare nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica.»
11-bis.0.213 (già 5.0.1)
Sabrina Licheri, Bevilacqua, Naturale
Improcedibile
Dopo l'articolo inserire il seguente:
«Art. 11-bis.1
(Fondo per l'accesso al credito delle imprese artigiane e delle micro e piccole imprese)
1. È istituito, presso il Ministero delle imprese e del made in Italy, il Fondo strutturale per il credito alle imprese artigiane e alle micro e piccole imprese, con lo scopo di provvedere alla erogazione di una agevolazione nella misura del 20 per cento in conto capitale e di un contributo sugli interessi sul restante 80 per cento del finanziamento, calcolato al tasso Euribor a tre mesi incrementato di 1 punto, in relazione a crediti di durata massima di 7 anni e di importo non superiore a 200.000 euro, erogati da banche e intermediari finanziari destinati all'impianto, all'ampliamento, all'ammodernamento, alla riqualificazione energetica e digitale delle imprese, compreso l'acquisto di macchinari ed attrezzature, nonché all'acquisto di scorte, di materie prime, di semilavorati e di prodotti finiti funzionali al ciclo di lavorazione e all'attività delle imprese medesime.
2. La spesa per l'acquisto delle scorte di cui al comma 1 non può superare il 30 per cento dell'investimento totale.
3. Può essere agevolato il solo acquisto delle scorte di cui al comma 1, entro il limite di 30.000 euro.
4. I finanziamenti di cui al presente articolo possono essere assistiti dalla garanzia rilasciata da un Confidi.
5. Con decreto del Ministero delle imprese e del made in Italy, di concerto con il Ministero dell'economia e delle finanze, sono disciplinate le modalità di gestione e di attuazione del Fondo di cui al comma 1.
6. Il Fondo di cui al comma 1 è alimentato con dotazione finanziaria disposta su base triennale nell'ambito della legge di bilancio.
7. L'agevolazione è concessa ai sensi del Regolamento UE 2023/2831 de minimis.»
11-bis.0.214 (già 11.0.57)
Giacobbe, Martella, Franceschelli
Improcedibile
Dopo l'articolo inserire il seguente:
«Art. 11-bis.1
(Fondo per il credito alle imprese artigiane e alle micro e piccole imprese)
1. È istituito, presso il Ministero delle imprese e del made in Italy, il Fondo strutturale per il credito alle imprese artigiane e alle micro e piccole imprese, con lo scopo di provvedere alla erogazione di una agevolazione nella misura del 20 per cento in conto capitale e di un contributo sugli interessi sul restante 80 per cento del finanziamento, calcolato al tasso Euribor a tre mesi incrementato di 1 punto, in relazione a crediti di durata massima di 7 anni e di importo non superiore a 200.000 euro, erogati da banche e intermediari finanziari destinati all'impianto, all'ampliamento, all'ammodernamento, alla riqualificazione energetica e digitale delle imprese, compreso l'acquisto di macchinari ed attrezzature, nonché all'acquisto di scorte, di materie prime, di semilavorati e di prodotti finiti funzionali al ciclo di lavorazione e all'attività delle imprese medesime.
2. La spesa per l'acquisto delle scorte di cui al comma 1 non può superare il 30 per cento dell'investimento totale.
3. Può essere agevolato il solo acquisto delle scorte di cui al comma 1, entro il limite di 30.000 euro.
4. I finanziamenti di cui al presente articolo possono essere assistiti dalla garanzia rilasciata da un Confidi.
5. Con decreto del Ministro delle imprese e del made in Italy, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze, sono disciplinate le modalità di gestione e di attuazione del Fondo di cui al comma 1.
6. Il Fondo di cui al comma 1 è alimentato con dotazione finanziaria disposta su base triennale nell'ambito della legge di bilancio.
7. L'agevolazione è concessa ai sensi del Regolamento UE 2023/2831 de minimis.»
11-bis.0.215 (già 11.0.61)
Martella, Franceschelli, Giacobbe, Misiani
Improcedibile
Dopo l'articolo inserire il seguente:
«Art. 11-bis.1
(Formazione dei Responsabili Tecnici FER)
1. All'articolo 15, del decreto legislativo 3 marzo 2011, n. 28, dopo il comma 2 è inserito il seguente:
"2-bis. Al fine di garantire uniformità sull'intero territorio nazionale nella formazione, i corsi di aggiornamento professionale sono fissati in almeno sedici ore obbligatorie. Le modalità di erogazione dei corsi, nonché i contenuti sono determinati mediante un accordo approvato in Conferenza Unificata tra Ministro delle imprese e del made in Italy, le Regioni e le Province Autonome di Trento e di Bolzano. Le Regioni adeguano i corsi alle nuove disposizioni adottate nell'accordo, di cui al periodo precedente, entro dodici mesi. Il Ministro delle imprese e del made in Italy, in collaborazione con le Regioni e le Province Autonome di Trento e di Bolzano, provvede al monitoraggio periodico dell'attuazione delle disposizioni al fine di verificare il rispetto dei requisiti formativi e la qualità dell'offerta formativa sul territorio nazionale.".
2. In attuazione di quanto previsto all'articolo 15, comma 7, del decreto legislativo 3 marzo 2011, n. 28, il Sistema camerale di cui all'articolo 1, comma 2, della legge 29 dicembre 1993, n. 580, entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, istituisce il registro telematico nazionale per i soggetti in possesso di attestato Formazione Energie Rinnovabili - FER. La consultazione del registro è libera e gratuita per cittadini ed imprese e la relativa alimentazione è effettuata dagli enti formatori.
3. Nelle more dell'istituzione del registro di cui al comma 2, e in ogni caso al fine di alimentare lo stesso, i titolari degli attestati possono depositare, telematicamente e senza oneri a carico delle imprese, nel fascicolo informatico d'impresa gli attestati FER.
4. Entro il termine di cui al comma 2, il Sistema camerale provvede altresì a rendere operativa una procedura per l'invio massivo, al registro telematico nazionale di cui al presente articolo, degli attestati FER da parte degli enti fornitori.».
11-bis.0.216 (già 11.0.63)
Martella, Franceschelli, Giacobbe, Misiani
Improcedibile
Dopo l'articolo inserire il seguente:
«Art. 11-bis.1
(Introduzione di un modulo unico digitale per la trasmissione degli attestati di aggiornamento da parte degli enti di formazione accreditati alle Camere di commercio)
1. All'articolo 15, del decreto legislativo 3 marzo 2011, n. 28, dopo il comma 7 sono aggiunti i seguenti:
"7-bis. Al fine di garantire uniformità e tracciabilità della formazione e dell'aggiornamento professionale dei responsabili tecnici delle imprese operanti nel settore dell'installazione e manutenzione di impianti alimentati da fonti di energia rinnovabile (FER), è istituito un modulo unico digitale per la trasmissione degli attestati di aggiornamento da parte degli enti di formazione accreditati alle Camere di commercio competenti. Il modulo unico, predisposto dal Ministero delle imprese e del made in Italy, di concerto con il Ministero dell'ambiente e della sicurezza energetica (MASE) e Unioncamere, sentite le associazioni di categoria comparativamente più rappresentative sul piano nazionale, è approvato in sede di Conferenza Unificata entro sei mesi dall'entrata in vigore della presente disposizione e deve rispettare le seguenti specifiche:
a) Formato standard basato su protocolli interoperabili (XML/JSON);
b) Firma digitale obbligatoria per la certificazione degli attestati;
c) Integrazione con il Registro delle imprese, garantendo l'aggiornamento automatico delle qualifiche professionali dei tecnici.
7-ter. Gli enti di formazione sono tenuti ad utilizzare la modulistica standard e a trasmettere l'attestato entro dieci giorni dalla conclusione del corso.".»
11-bis.0.217 (già 11.0.69)
Martella, Franceschelli, Giacobbe, Misiani
Improcedibile
Dopo l'articolo inserire il seguente:
«Art. 11-bis.1
(Portale unico regionale per la gestione delle autorizzazioni uniche ambientali)
1. Le Regioni provvedono, entro dodici mesi dall'entrata in vigore della presente legge, nel rispetto di quanto previsto dall'articolo 4, del decreto del Presidente della Repubblica 13 marzo 2013, n. 59, all'istituzione di una piattaforma telematica unica per la gestione delle autorizzazioni uniche ambientali (AUA). La piattaforma deve consentire la presentazione, la gestione, il monitoraggio e il rilascio delle AUA in modalità completamente digitale, garantendo l'interoperabilità con lo sportello unico per le attività produttive (SUAP), le Agenzie regionali per la protezione dell'ambiente (ARPA) e gli altri enti competenti. Il Ministro dell'ambiente e della sicurezza energetica, d'intesa con il Ministro per la semplificazione e la pubblica amministrazione e la Conferenza Unificata, definisce con apposito decreto le specifiche tecniche e i criteri operativi per l'attuazione della piattaforma, garantendo l'omogeneità del sistema a livello nazionale e l'integrazione con il portale "Impresa in un giorno". Le imprese e i soggetti obbligati sono tenuti ad operare esclusivamente sulla piattaforma regionale per la gestione delle AUA, salvo specifiche deroghe previste dalla normativa vigente.».
11-bis.0.218 (già 11.0.70)
Martella, Franceschelli, Giacobbe, Misiani
Respinto
Dopo l'articolo inserire il seguente:
«Art. 11-bis.1
(Modifiche in materia di documentazione spettante alla stazione appaltante negli affidamenti diretti e nelle procedure negoziate senza bando)
1. All'articolo 50, del decreto legislativo 31 marzo 2023, n. 36, dopo il comma 7 è inserito il seguente: "7-bis. Nei casi di affidamento diretto di contratti di importo superiore a 40.000 euro, la stazione appaltante è tenuta a pubblicare l'atto di cui all'articolo 17, comma 2, dando conto delle motivazioni della scelta dell'affidatario e delle comparazioni economiche svolte; parimenti, nei casi di affidamento mediante procedura negoziata senza bando, la stazione appaltante è tenuta a pubblicare sul proprio sito istituzionale la comunicazione dell'avvio della procedura almeno dieci giorni prima dell'avvio della consultazione degli operatori economici.".»
11-bis.0.219 (già 11.0.72)
Martella, Franceschelli, Giacobbe, Misiani
Improcedibile
Dopo l'articolo inserire il seguente:
«Art. 11-bis.1
(Modifica in tema di esenzione da imposta di cui all'articolo 7, del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 504)
1. All'articolo 7, del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 504, dopo il comma 1 è aggiunto il seguente: "1-bis. Gli impianti fotovoltaici realizzati su edifici o su aree di pertinenza di fabbricati o unità immobiliari destinate all'attività d'impresa, per i quali non sussiste l'obbligo di accatastamento come unità immobiliari autonome, non comportano la rideterminazione della rendita catastale dell'unità immobiliare su cui risulta installato o di pertinenza, se l'impianto è di potenza nominale complessiva non superiore a 20 kWh moltiplicato per il numero delle unità immobiliari".»
11-bis.0.220 (già 11.0.73)
Martella, Franceschelli, Giacobbe, Misiani
Improcedibile
Dopo l'articolo inserire il seguente:
«Art. 11-bis.1
(Modifica del limite di potenza per gli impianti fotovoltaici esentati dagli obblighi fiscali)
1. All'articolo 52, comma 2, lettera a), del decreto legislativo 26 ottobre 1995, n. 504, le parole: "non superiore a 20 kW», sono sostituite dalle seguenti: «non superiore a 50 kW".».
11-bis.0.221 (già 11.0.81)
Martella, Giacobbe, Franceschelli
Respinto
Dopo l'articolo inserire il seguente:
«Art. 11-bis.1
(Trasformazione, fusione, scissione e cessione d'azienda che coinvolgono enti del terzo settore ed enti sportivi dilettantistici)
1. In deroga a quanto specificamente previsto dagli articoli 42 e 2500-octies del codice civile per le associazioni e fondazioni, la trasformazione, la fusione e la scissione degli enti del terzo settore dalle quali derivino nuovi enti costituiti in forma di società cooperativa ovvero che assumano la qualifica di imprese sociali ai sensi del decreto legislativo 112/2017, devono essere realizzate in modo da preservare i vincoli di destinazione del patrimonio e il perseguimento delle attività e delle finalità da parte dei soggetti risultanti dagli atti posti in essere; la cessione o l'affitto d'azienda o di un ramo d'azienda relativo allo svolgimento dell'attività d'impresa di interesse generale deve essere realizzata, in modo da preservare il perseguimento delle attività e delle finalità da parte del cessionario.
2. L'organo di amministrazione dell'ente del terzo settore notifica, con atto scritto di data certa, al Ministero del lavoro e delle politiche sociali l'intenzione di procedere ad uno degli atti di cui al comma 1, allegando la documentazione necessaria alla valutazione di conformità di cui al comma 1.
3. L'efficacia degli atti di cui al comma 1 è subordinata all'autorizzazione del Ministero del lavoro e delle politiche sociali, che si intende concessa decorsi novanta giorni dalla ricezione della notificazione. Avverso il provvedimento del Ministero del lavoro e delle politiche sociali che nega l'autorizzazione è ammesso ricorso dinanzi al giudice amministrativo.».
11-bis.0.222 (già 4.0.7)
Martella, Franceschelli, Giacobbe, Misiani
Respinto
Dopo l'articolo inserire il seguente:
«Art. 11-bis.1
(Trasformazione, fusione, scissione e cessione d'azienda che coinvolgono enti del Terzo settore)
1. In deroga a quanto specificamente previsto dagli articoli 42 e 2500-octies del codice civile per le associazioni e fondazioni, la trasformazione, la fusione e la scissione degli enti del terzo settore dalle quali derivino nuovi enti che assumano la qualifica di imprese sociali, ai sensi del decreto legislativo 3 luglio 2017, n. 112, devono essere realizzate in modo da preservare i vincoli di destinazione del patrimonio e il perseguimento delle attività e delle finalità da parte dei soggetti risultanti dagli atti posti in essere; la cessione o l'affitto d'azienda o di un ramo d'azienda relativo allo svolgimento dell'attività d'impresa di interesse generale deve essere realizzata, in modo da preservare il perseguimento delle attività e delle finalità da parte del cessionario.
2. Gli atti di cui al comma 1 devono essere posti in essere in conformità alle disposizioni dell'apposito decreto adottato dal Ministro del lavoro e delle politiche sociali, sentito il Consiglio nazionale del Terzo settore.
3. L'organo di amministrazione dell'ETS notifica, con atto scritto di data certa, al Ministero del lavoro e delle politiche sociali l'intenzione di procedere ad uno degli atti di cui al comma 1, allegando la documentazione necessaria alla valutazione di conformità al decreto di cui al comma 2.
4. L'efficacia degli atti di cui al comma 1 è subordinata all'autorizzazione del Ministero del lavoro e delle politiche sociali, che si intende concessa decorsi novanta giorni dalla ricezione della notificazione. Avverso il provvedimento del Ministero del lavoro e delle politiche sociali che nega l'autorizzazione è ammesso ricorso dinanzi al giudice amministrativo.».
ARTICOLO 11-TER NEL TESTO PROPOSTO DALLA COMMISSIONE
Art. 11-ter.
Approvato nel testo emendato
(Riferimento all'artigianato nella pubblicità)
1. Al fine di semplificare le procedure di iscrizione all'albo provinciale delle imprese artigiane e fornire maggiore chiarezza e certezza giuridica alle imprese che intendono utilizzare la denominazione di « artigianato », all'articolo 5 della legge 8 agosto 1985, n. 443, i commi ottavo e nono sono sostituiti dai seguenti:
« Nessuna impresa può adottare, quale ditta o insegna o marchio o nella promozione dei prodotti o servizi da essa commercializzati, una denominazione in cui ricorrano riferimenti all'artigianato e all'artigianalità dei prodotti e dei servizi, se essa non è iscritta all'albo di cui al primo comma e non produce o realizza direttamente i prodotti e servizi pubblicizzati o posti in vendita qualificandoli come artigianali; lo stesso divieto vale per i consorzi e le società consortili fra imprese che non siano iscritti nella separata sezione di detto albo.
Ai trasgressori delle disposizioni di cui al presente articolo è irrogata dall'autorità regionale competente la sanzione amministrativa consistente nel pagamento di una somma di denaro pari all'1 per cento del fatturato dell'impresa. La sanzione non può comunque essere inferiore a euro 25.000 per ogni violazione ed è irrogata nel rispetto delle procedure di cui alla legge 24 novembre 1981, n. 689. Le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano adeguano la propria legislazione alle disposizioni di cui al presente comma e al comma ottavo ».
EMENDAMENTO
11-ter.200
Salvitti, Amidei, Ancorotti (*)
Approvato
Al comma 1, dopo le parole: «promozione dei» inserire la seguente: «propri».
________________
(*) Aggiungono la firma in corso di seduta il senatore Bergesio e gli altri componenti del Gruppo LSP-PSd'Az.
ARTICOLO 11-QUATER NEL TESTO PROPOSTO DALLA COMMISSIONE
Art. 11-quater.
Approvato
(Modifica dell'articolo 7 della legge 16 agosto 1962, n. 1354, in materia di caratteristiche analitiche e requisiti della birra)
1. L'articolo 7 della legge 16 agosto 1962, n. 1354, è sostituito dal seguente:
« Art. 7. - 1. Entro centottanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente disposizione, con decreto del Ministro dell'agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste, di concerto con il Ministro delle imprese e del made in Italy, il Ministro dell'economia e delle finanze e il Ministro della salute, adottato ai sensi dell'articolo 17, comma 3, della legge 23 agosto 1988, n. 400, sono stabiliti le caratteristiche analitiche e i requisiti qualitativi delle diverse tipologie di birra, nonché le relative modalità di accertamento.
2. Dalla data di entrata in vigore del decreto di cui al comma 1, il decreto del Presidente della Repubblica 30 dicembre 1970, n. 1498, è abrogato ».
EMENDAMENTI
11-quater.0.200 (già 11.0.67)
Naturale, Bevilacqua, Sabrina Licheri
Improcedibile
Dopo l'articolo inserire il seguente:
«Art. 11-quiquies
(Semplificazioni per il contrasto alla produzione e commercializzazione degli oli di oliva)
1. Al fine di contrastare le irregolarità nella produzione e commercializzazione degli oli di oliva, è adottato un piano di rafforzamento dei controlli volto a verificare la rintracciabilità dei prodotti appartenenti alle categorie dell'olio extra vergine di oliva, dell'olio di oliva vergine, dell'olio di oliva e dell'olio di sansa di oliva nonché degli oli biologici e di quelli contraddistinti da indicazioni geografiche protette (IGP) o denominazioni di origine protette (DOP).
2. Il piano di cui al comma 1 è adottato, entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto, con decreto del Ministro dell'agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste, di concerto con il Ministro dell'economia e finanze. Il Dipartimento dell'Ispettorato centrale della tutela della qualità e repressione frodi dei prodotti agroalimentari (ICQRF) del Ministero dell'agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste, il Comando carabinieri per la tutela agroalimentare e il Corpo della guardia di finanza sono individuati quali autorità competenti per le attività di contrasto e di controllo per le finalità di cui al comma 1.
3. Per la realizzazione del piano di cui al presente articolo è autorizzata la spesa di 10 milioni di euro per l'anno 2025. Ai relativi oneri si provvede mediante corrispondente riduzione del fondo di cui all'articolo 10, comma 5, del decreto-legge 29 novembre 2004, n. 282, convertito, con modificazioni, dalla legge 27 dicembre 2004, n. 307.».
11-quater.0.201
Improcedibile
Dopo l'articolo inserire il seguente:
«Art. 11-quinques
(Disposizione in materia di semplificazione)
1. Al fine di mitigare gli effetti negativi dei dazi e incrementare l'attrattività degli investimenti, per gli anni 2025 e 2026 i termini relativi a certificati, attestati, permessi, concessioni, autorizzazioni e atti abilitativi comunque denominati, sono dimezzati a favore delle imprese e, ad esclusione dei procedimenti di cui al decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42, si applica l'istituto del silenzio assenso. Le stazioni appaltanti prevedono, per le opere di cui al periodo precedente, l'applicazione di termini abbreviati di almeno un terzo.»
11-quater.0.202
Improcedibile
Dopo l'articolo inserire il seguente:
«Art. 11-quinques
(Industria 5.0)
1. In favore delle imprese che effettuano investimenti in beni strumentali nuovi indicati negli allegati A e B annessi alla legge 11 dicembre 2016, n. 232, congiuntamentamenti a investimenti in strumenti di intelligenza artificiale, di cybersicurezza, di implementazione delle tecnologie blockchain e di automazione innovativa dei processi organizzativi individuati con decreto del Ministero delle imprese e del Made in Italy, da adottarsi entro il 31 dicembre 2025, è riconosciuto un credito d'imposta nella misura del 60 per cento delle spese sostenute, per la quota di investimenti fino a 2,5 milioni di euro.
2. Agli oneri derivanti dal presente articolo, pari a 8.000 milioni di euro per l'anno 2025 e 9.142 milioni di euro a decorrere dall'anno 2026, si provvede attraverso le minori spese derivanti da interventi di razionalizzazione e revisione della spesa pubblica. A tal fine, entro il 31 marzo 2026, sono adottati provvedimenti regolamentari e amministrativi che assicurino minori spese pari a 8.000 milioni di euro per l'anno 2025 e 9.142 milioni di euro a decorrere dall'anno 2026. Qualora le suddette misure non siano adottate o siano adottate per importi inferiori a quelli indicati dal presente comma, con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri da adottare entro il 15 settembre 2026, su proposta del Ministro dell'economia e delle finanze, previo parere delle Commissioni parlamentari competenti per materia, sono disposte eventuali e ulteriori riduzioni dell'importo delle agevolazioni e delle detrazioni vigenti, tali da assicurare maggiori entrate pari agli importi di cui al presente comma, ferma restando la necessaria tutela, costituzionalmente garantita, del diritto all'istruzione, dei contribuenti più deboli e delle famiglie.»
11-quater.0.203
Improcedibile
Dopo l'articolo inserire il seguente:
«Art. 11-quinques
(Fondo per la salvaguardia dei livelli occupazionali e la prosecuzione dell'attività d'impresa)
1. All'articolo 43 del decreto-legge 19 maggio 2020, n. 34, convertito, con modificazioni, dalla legge 17 luglio 2020, n. 77 sostituire il comma 2 con il seguente:
«2. Il Fondo è finalizzato:
a) al salvataggio e ristrutturazione di imprese titolari di marchi storici di interesse nazionale iscritte nel registro di cui all'art. 185-bis del decreto legislativo 10 febbraio 2005, n. 30, aventi un numero di dipendenti non inferiore a 20, e delle società di capitali, aventi un numero di dipendenti non inferiore a 250, che si trovino in uno stato di difficoltà economico-finanziaria come individuate sulla base dei criteri stabiliti dal decreto di cui al comma 5, ovvero di imprese che, indipendentemente dal numero degli occupati, detengono beni e rapporti di rilevanza strategica per l'interesse nazionale;
b) all'acquisizione delle imprese in stato difficoltà economico-finanziaria di cui alla lettera a) da parte di imprese titolari di marchi storici di interesse nazionale iscritte nel registro di cui all'articolo 185-bis del decreto legislativo 10 febbraio 2005, n. 30, indipendentemente dal numero di dipendenti, purché operanti in settore omogeneo a quello dell'impresa acquirente.
2. Dall'attuazione di quanto disposto dal comma 1 non derivano nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica.»
11-quater.0.204
Improcedibile
Dopo l'articolo inserire il seguente:
«Art. 11-quinques
(Definizione di imprenditore artigiano e nomina responsabile tecnico)
1. All'articolo 2 della legge 8 agosto 1985, n. 443, sono apportate le seguenti modifiche:
a) il comma 1 è sostituito dal seguente: «1. È imprenditore artigiano colui che esercita personalmente, professionalmente e in qualità di titolare, l'impresa artigiana, partecipando alla sua direzione e gestione e svolgendo in misura prevalente il proprio lavoro, anche manuale, di natura ideativa, progettuale, creativa e tecnico-operativa nel processo produttivo.»;
b) al comma 4, è aggiunto, in fine, il seguente periodo: «Qualora l'imprenditore artigiano non possieda i suddetti requisiti deve nominare un responsabile tecnico in possesso dei requisiti tecnico-professionali previsti dalle leggi statali.»
Capo IV
LOTTA ALLE FALSE RECENSIONI
ARTICOLO 12 NEL TESTO PROPOSTO DALLA COMMISSIONE
Art. 12.
Approvato
(Finalità)
1. Il presente capo, nel rispetto dell'articolo 117, secondo comma, lettera e), della Costituzione, dei princìpi dell'Unione europea in materia di concorrenza e del regolamento (UE) 2022/2065 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 19 ottobre 2022, ha l'obiettivo di contrastare le recensioni online illecite relative a prodotti, prestazioni e servizi offerti dalle imprese della ristorazione e dalle strutture del settore turistico situate in Italia, incluse quelle di tipo ricettivo e termale, nonché relative a qualunque forma di attrazione turistica offerta sul territorio italiano e di garantire recensioni online attendibili e provenienti da chi abbia effettivamente utilizzato o acquistato il prodotto, la prestazione o il servizio.
EMENDAMENTI
12.200 (già 12.100/1)
Giacobbe, Franceschelli, Martella
Respinto
Al comma 1, alle parole: «contrastare le» premettere le seguenti: «promuovere recensioni trasparenti e affidabili e».
12.201 (già 12.100/2)
Giacobbe, Franceschelli, Martella
Respinto
Dopo il comma 1, aggiungere il seguente: «1-bis. Ai sensi dell'articolo 3 del Regolamento (UE) 2022/2065, le recensioni online sono definite illecite ove risultino non conformi al diritto dell'Unione o di qualunque Stato membro conforme con il diritto dell'Unione.».
ARTICOLO 13 NEL TESTO PROPOSTO DALLA COMMISSIONE
Art. 13.
Approvato
(Requisiti di liceità delle recensioni e diritti delle strutture recensite)
1. La recensione online è lecita se è rilasciata non oltre trenta giorni dalla data di utilizzo del prodotto o di fruizione del servizio da chi ha effettivamente e personalmente utilizzato i servizi o le prestazioni, se risponde alla tipologia del prodotto utilizzato o alle caratteristiche della struttura che lo offre, e se comunque non è il frutto della dazione o della promessa di sconti, benefici o altra utilità da parte del fornitore o dei suoi intermediari. È illecita la recensione online attestata come verificata ove non proveniente da persona fisica che abbia effettivamente utilizzato il servizio o la prestazione. Si presume autentica la recensione online corredata di evidenze del rilascio di documentazione fiscale. La recensione online non è più lecita, in ragione della significativa mancanza di attualità, decorsi due anni dalla sua pubblicazione.
2. Al fine di ottenerne la rimozione, il legale rappresentante della struttura recensita o un suo delegato ha la facoltà di segnalare, nei modi prescritti dall'articolo 16, paragrafo 2, del regolamento (UE) 2022/2065, le recensioni che non rispettano i requisiti di liceità di cui al comma 1.
EMENDAMENTI
13.1
Magni, De Cristofaro, Cucchi, Fregolent
Respinto
Sostituire l'articolo con il seguente:
«Art. 13
(Requisiti delle recensioni e diritti delle strutture recensite)
1. La recensione online è lecita se è rilasciata da chi ha avuto un'esperienza autentica, e comunque non è il frutto della dazione o della promessa di sconti, benefici o altra utilità da parte del fornitore o dei suoi intermediari.
2. Al fine di ottenerne la rimozione, il legale rappresentante della struttura recensita, o un suo delegato, ha la facoltà di segnalare, nei modi prescritti dall'articolo 16, paragrafo 2, del Regolamento (UE) 2022/2065, le recensioni che non rispettano i requisiti di liceità di cui al comma 1.»
13.200 (già 13.100/5)
Giacobbe, Franceschelli, Martella
Respinto
Apportare le seguenti modificazioni:
a) sostituire il comma 1 con il seguente: «1. Un consumatore che pubblichi una recensione ai sensi dell'articolo 12, comma 1, deve farlo non oltre dodici mesi dalla data di utilizzo del relativo prodotto o di fruizione del relativo servizio e deve avere effettivamente e personalmente utilizzato i servizi o le prestazioni. Tale recensione deve rispondere alla tipologia del prodotto utilizzato o alle caratteristiche della struttura che lo offre, e comunque non deve essere il frutto della dazione o della promessa di sconti, benefici o altra utilità da parte del fornitore o dei suoi intermediari.»;
b) sostituire la rubrica con il seguente: «Requisiti delle recensioni e diritti delle strutture recensite».
13.201 (già 13.100/7)
Giacobbe, Franceschelli, Martella
Respinto
Sostituire il comma 1 con il seguente: «1. La recensione online è lecita se è rilasciata da chi ha avuto un'esperienza autentica, e comunque non è il frutto della dazione o della promessa di sconti, beneficio o altra utilità da parte del fornitore e dei suoi intermediari.».
13.202 (già 13.100/9)
Bevilacqua, Sabrina Licheri, Naturale
Respinta la parte evidenziata in neretto; preclusa la restante parte
Al comma 1, sostituire le parole: «trenta giorni» con le seguenti: «un anno».
13.203 (già 13.4)
Precluso
Al comma 1, primo periodo, sostituire le parole: «trenta giorni», con le seguenti: «un anno».
13.204 (già 13.100/8)
Sabrina Licheri, Bevilacqua, Naturale
Precluso
Al comma 1, sostituire le parole: «trenta giorni» con le seguenti: «sei mesi».
13.205 (già 13.3)
Precluso
Apportare le seguenti modificazioni:
1) al comma 1, primo periodo, sostituire le parole: «trenta giorni», con le seguenti: «tre mesi»;
2) al comma 2, sopprimere il secondo periodo.
13.207
Sabrina Licheri, Bevilacqua, Naturale
Respinto
Al comma 1, ultimo periodo, sostituire le parole: «in ragione della significativa mancanza di attualità» con le seguenti: «conseguentemente all'adozione da parte della struttura di misure idonee a superare le motivazioni che hanno dato luogo alla recensione».
13.208 (già 13.100/11)
Giacobbe, Franceschelli, Martella
Respinto
Dopo il comma 1, inserire il seguente: «1-bis. Ai sensi dell'articolo 3 del Regolamento (UE) 2022/2065, le recensioni online sono definite illegali ove risultino non conformi al diritto dell'Unione o di qualunque Stato membro conforme con il diritto dell'Unione.».
13.209 (già 13.100/12)
Giacobbe, Franceschelli, Martella
Respinto
Dopo il comma 1, inserire il seguente: «1-bis. Il consumatore può rilasciare una recensione relativa al prodotto utilizzato, al servizio o alla prestazione di cui ha usufruito attraverso le modalità stabilite dalla piattaforma ospitante.».
13.210 (già 13.100/17)
Giacobbe, Franceschelli, Martella
Respinto
Al comma 2, aggiungere in fine le seguenti parole: «e nei casi in cui la recensione non sia più attuale in ragione di modifiche sostanziali intervenute rispetto ai fatti oggetto della valutazione.».
13.211 (già 13.100/22)
Giacobbe, Franceschelli, Martella
Respinto
Al comma 2, aggiungere in fine le seguenti parole: «e nei casi di mutamenti sostanziali nella natura della struttura e dell'offerta al pubblico o di cambi di proprietà».
13.212 (già 13.100/24)
Giacobbe, Franceschelli, Martella
Respinto
Al comma 2, aggiungere in fine le seguenti parole: «e nei casi di adozione di misure idonee a superare le motivazioni che hanno dato luogo alla recensione».
13.213 (già 13.100/25)
Giacobbe, Franceschelli, Martella
Improcedibile
Dopo il comma 2, aggiungere il seguente: «2-bis. Nell'ambito delle attività di contrasto alle recensioni illecite è riconosciuta, a soggetti portatori di interessi specifici, quali associazioni rappresentative di categoria, la possibilità di ottenere il riconoscimento della qualifica di segnalatore attendibile, da parte dell'AGCOM, ai sensi dell'articolo 22 del Regolamento (UE) 2022/2065.».
13.214 (già 13.100/26)
Giacobbe, Franceschelli, Martella
Respinto
Dopo il comma 2 aggiungere il seguente: «2-bis. Alla luce del divieto di cui all'articolo 8 del Regolamento UE 2022/2065, le disposizioni di cui ai commi precedenti non potranno in alcun caso comportare obblighi di monitoraggio a carico delle piattaforme online, né l'obbligo di implementare misure tecniche finalizzate alla verifica del rispetto di tali requisiti da parte degli utenti.».
13.0.1
Magni, De Cristofaro, Cucchi, Fregolent
Improcedibile
Dopo l'articolo inserire il seguente:
«Art. 13-bis.
(Segnalatori attendibili)
1. Le associazioni rappresentative delle imprese della ristorazione e delle strutture del settore turistico, ovvero i soggetti portatori di interessi specifici, stabiliti in Italia, che ne facciano richiesta, possono vedersi riconosciuta la qualifica di segnalatori attendibili dall'AGCOM, ove risultino in possesso dei requisiti, e secondo quanto previsto dal Regolamento di procedura per il riconoscimento della qualifica (delibera Agcom n. 283/24/CONS).
2. Resta fermo quanto previsto dall'articolo 22 del REGOLAMENTO (UE) 2022/2065 DEL PARLAMENTO EUROPEO E DEL CONSIGLIO del 19 ottobre 2022 relativo a un mercato unico dei servizi digitali e che modifica la direttiva 2000/31/CE.»
ARTICOLO 14 NEL TESTO PROPOSTO DALLA COMMISSIONE
Art. 14.
Approvato
(Divieti)
1. Ferma restando la disciplina prevista dal codice del consumo, di cui al decreto legislativo 6 settembre 2005, n. 206, sono vietati l'acquisto e la cessione a qualsiasi titolo, anche tra imprenditori e intermediari, di recensioni online, apprezzamenti o interazioni, indipendentemente dalla loro successiva diffusione.
2. Ferma la responsabilità penale, in caso di violazione del divieto di cui al comma 1, l'Autorità garante della concorrenza e del mercato esercita i poteri investigativi e sanzionatori disciplinati dall'articolo 27 del citato codice di cui al decreto legislativo 6 settembre 2005, n. 206.
EMENDAMENTI
14.200 (già 14.100/3)
Sabrina Licheri, Bevilacqua, Naturale
Respinto
Al comma 1, apportare le seguenti modificazioni:
a) sostituire le parole: "l'acquisto e la cessione" con le seguenti: "l'acquisto, lo scambio e la cessione";
b) aggiungere, in fine, le seguenti parole: ", non espressamente dichiarati e chiaramente riconoscibili all'interno della recensione medesima";
c) dopo il comma 1, inserire il seguente:
"1-bis L'autorità della concorrenza e del mercato, sentita l'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni e il Ministero delle imprese e del Made in Italy, con proprio regolamento adotta apposite linee guida dirette alle imprese per l'adozione delle misure di trasparenza idonee ad assicurare il rispetto delle disposizioni di cui al comma 1."
14.201 (già 14.100/5)
Giacobbe, Franceschelli, Martella
Respinto
Al comma 1, primo periodo, dopo la parola: «online», inserire la seguente: «false».
14.202 (già 14.100/7)
Giacobbe, Franceschelli, Martella
Respinto
Dopo il comma 1, inserire il seguente: «1-bis. È vietata la diffusione, attraverso piattaforme digitali e social media, di contenuti aventi finalità promozionale che non siano chiaramente riconoscibili come comunicazioni pubblicitarie, in conformità alle disposizioni del codice del consumo di cui al decreto legislativo 6 settembre 2005, n. 206.».
14.203 (già 14.100/8)
Bevilacqua, Sabrina Licheri, Naturale
Respinto
Dopo il comma 2, aggiungere, in fine, il seguente:
«2-bis. All'articolo 23, comma 1, del decreto legislativo 6 settembre 2005, n. 206, dopo la lettera bb-quater) è aggiunta la seguente: "bb-quinquies) promuovere o condizionare il contenuto di recensioni mediante l'erogazione di incentivi non espressamente dichiarati e chiaramente riconoscibili.".»
14.204 (già 14.100/11)
Giacobbe, Franceschelli, Martella
Respinto
Dopo il comma 2, aggiungere il seguente: «2-bis. Chiunque vende o acquista consapevolmente recensioni false di prodotti, prestazioni o servizi offerti dalla categoria di imprese elencate all'articolo 12, comma 1, con l'intenzione di ingannare i consumatori e/o le piattaforme che ospitano recensioni, è punito con la reclusione da sei mesi a tre anni o con una multa da euro 5.000 a euro 50.000.»
ARTICOLO 15 NEL TESTO PROPOSTO DALLA COMMISSIONE
Art. 15.
Approvato
(Linee guida e monitoraggio)
1. L'Autorità garante della concorrenza e del mercato, sentiti l'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni, l'Autorità garante per la protezione dei dati personali, il Ministero delle imprese e del made in Italy e il Ministero del turismo, con proprio provvedimento adotta apposite linee guida che orientino le imprese nell'adozione di accorgimenti idonei ad assicurare il rispetto dei requisiti di liceità delle recensioni online.
2. L'Autorità garante della concorrenza e del mercato svolge un monitoraggio annuale sull'applicazione del presente capo e sul fenomeno della diffusione delle recensioni illecite, riferendo alle Camere.
3. Ai fini di rafforzamento dell'attività di contrasto alle recensioni illecite, le associazioni rappresentative delle imprese della ristorazione e delle strutture del settore turistico stabilite in Italia, in possesso dei requisiti di cui all'articolo 22 del regolamento (UE) 2022/2065 e alla normativa attuativa adottata dall'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni, possono richiedere il riconoscimento della qualifica di segnalatore attendibile ai sensi al citato articolo 22 del regolamento (UE) 2022/2065.
EMENDAMENTI
15.200 (già 15.100/1)
Bevilacqua, Sabrina Licheri, Naturale
Respinto
Al comma 1, dopo le parole: "Ministero del Turismo," inserire le seguenti: "le associazioni maggiormente rappresentative dei consumatori e le associazioni di categoria"
15.201 (già 15.100/2)
Respinto
Al comma 1, dopo le parole: «del turismo», inserire le seguenti: «, nonché rappresentanti delle associazioni dei consumatori iscritte ai sensi dell'articolo 137 del Codice del Consumo, in possesso dei requisiti di rappresentatività nazionale».
15.203 (già 15.100/3)
Respinto
Al comma 3, dopo le parole: «settore turistico», inserire le seguenti: «, ovvero i soggetti portatori di interessi specifici,».
15.1
Magni, De Cristofaro, Cucchi, Fregolent
Respinto
Dopo il comma 3, inserire il seguente:
«3-bis. Resta salva l'applicazione del regime previsto dall'articolo 45 del Regolamento 2022/2065 del Parlamento Europeo e del Consiglio del 19 ottobre 2022 relativo a un mercato unico dei servizi digitali e che modifica la direttiva 2000/31/CE (Regolamento DSA).»
15.0.1
Magni, De Cristofaro, Cucchi, Fregolent
Improcedibile
Dopo l'articolo inserire il seguente:
«Art. 15-bis.
(Costituzione del Tavolo Tecnico per Permanente finalizzato al monitoraggio, segnalazione e contrasto delle recensioni false online su beni o servizi, nonché alla definizione delle linee guida in materia)
1.Presso l'Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (AGCM) è istituito un Tavolo Tecnico Permanente finalizzato al monitoraggio, segnalazione e contrasto delle recensioni false online su beni o servizi, nonché alla definizione delle linee guida in materia, di seguito denominato "Tavolo".
2. Il Tavolo assicura la rappresentanza degli interessi dei consumatori e garantisce un meccanismo partecipato nella definizione delle regole di tutela.
3. Il Tavolo è composto da:
a) un rappresentante designato dall'AGCM, che lo coordina;
b) rappresentanti dell'AGCOM e dell'Autorità Garante per la privacy;
c) rappresentanti delle associazioni dei consumatori iscritte ai sensi dell'articolo?137 del Codice del Consumo, in possesso dei requisiti di rappresentatività nazionale;
4. Le associazioni partecipano a titolo non oneroso per la finanza pubblica.
5. Il Tavolo ha competenze consultive e di supporto, in particolare tese a:
a) presidiare l'attuazione del Dl PMI 2025 in materia di recensioni false;
b) contribuire alla redazione delle linee guida che orientano le piattaforme digitali sull'adozione di misure tecniche per la verifica dell'autenticità delle recensioni;
c) monitorare l'applicazione concreta delle misure da parte dei gestori;
d) elaborare procedure di segnalazione da parte di consumatori, esercenti e associazioni, nonché proporre miglioramenti;
e) segnalare tempestivamente all'AGCM e, se del caso, all'AGCOM, eventuali violazioni delle linee guida o richiami sanzionatori.
6. Il Tavolo si riunisce almeno ogni quattro mesi, o su convocazione straordinaria dell'AGCM o su richiesta motivata di una delle associazioni partecipanti.
7.Le decisioni e raccomandazioni sono formalizzate mediante verbale sintetico, pubblicato sul sito istituzionale dell'AGCM, con allegati tecnici di dettaglio.
8. Annualmente, l'AGCM redige e pubblica un Rapporto del Tavolo Tecnico, contenente:
a) numero e tipologia di segnalazioni ricevute;
b) verifiche svolte sulle piattaforme;
c) contributi e posizioni delle associazioni;
d) modifiche proposte e implementate;
e) valutazione dell'impatto sulla tutela dei consumatori.
Il rapporto viene trasmesso al Ministero dello Sviluppo Economico e reso disponibile sul portale AGCM.
Le segnalazioni raccolte attraverso il Tavolo vengono utilizzate come base per possibili provvedimenti sanzionatori nei confronti delle piattaforme non conformi.»
ARTICOLO 16 NEL TESTO PROPOSTO DALLA COMMISSIONE
Art. 16.
Approvato
(Disposizioni transitorie)
1. Le disposizioni del presente capo non si applicano alle recensioni già pubblicate alla data di entrata in vigore della presente legge.
EMENDAMENTO
16.1
Martella, Franceschelli, Giacobbe, Misiani
Non posto in votazione (*)
Sopprimere l'articolo.
________________
(*) Approvato il mantenimento dell'articolo.
ARTICOLI 17 E 18 NEL TESTO PROPOSTO DALLA COMMISSIONE
Art. 17.
Approvato
(Clausola di invarianza finanziaria)
1. Dall'attuazione del presente capo non devono derivare nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica.
2. L'Autorità garante della concorrenza e del mercato e l'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni svolgono le attività previste dal presente capo con le risorse umane, finanziarie e strumentali disponibili a legislazione vigente.
Capo V
TESTO UNICO DELLA DISCIPLINA IN MATERIA DI START-UP INNOVATIVE
Art. 18.
Approvato
(Delega al Governo sul riordino della disciplina in materia di start-up e PMI innovative)
1. Il Governo è delegato ad adottare, entro dodici mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, un decreto legislativo per il riordino e il riassetto delle disposizioni vigenti in materia di start-up innovative, di spin-off, di PMI innovative e di incubatori e acceleratori di start-up, nonché di quelle relative a tutte le attività di filiera concernenti servizi di formazione e alta formazione, ricerca, sostegno e investimento rivolte ai predetti soggetti, mediante la redazione di un testo unico, nel rispetto dei seguenti princìpi e criteri direttivi:
a) unificazione e razionalizzazione della disciplina;
b) coordinamento formale e sostanziale delle disposizioni vigenti, apportando le modifiche opportune per garantire e migliorare la coerenza giuridica, logica, funzionale e sistematica della normativa;
c) riordino delle disposizioni legislative vigenti mediante abrogazione espressa delle norme che hanno esaurito la loro funzione o sono prive di effettivo contenuto normativo o sono comunque obsolete, fatta salva in ogni caso l'applicazione dell'articolo 15 delle disposizioni sulla legge in generale premesse al codice civile;
d) semplificazione, riordino e riassetto della normativa vigente, al fine di favorire, anche avvalendosi delle tecnologie più avanzate, l'efficacia dell'azione amministrativa, la certezza del diritto e la tutela dei diritti individuali, della libertà di impresa e della concorrenza, attraverso la riduzione di oneri e di adempimenti non necessari, nel rispetto del principio di proporzionalità e gradualità;
e) riordino e riassetto della normativa vigente in materia di collaborazione tra le istituzioni universitarie, le istituzioni dell'alta formazione artistica, musicale e coreutica, gli enti pubblici di ricerca e le imprese, per la creazione di start-up innovative e spin-off per la valorizzazione delle attività di ricerca, dei modelli innovativi e del trasferimento tecnologico.
2. Il decreto legislativo di cui al comma 1 è adottato su proposta del Ministro delle imprese e del made in Italy e del Ministro per le riforme istituzionali e la semplificazione normativa, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze e il Ministro dell'università e della ricerca, previo parere della Conferenza unificata di cui all'articolo 8 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281. Sullo schema di decreto legislativo è acquisito, ai sensi dell'articolo 17, comma 25, della legge 15 maggio 1997, n. 127, il parere del Consiglio di Stato, che è reso nel termine di trenta giorni dalla data di trasmissione. Lo schema di decreto legislativo è trasmesso alle Camere per l'espressione del parere da parte delle Commissioni parlamentari competenti per materia e per i profili finanziari, da rendere entro quarantacinque giorni dalla data di trasmissione, decorsi i quali il decreto legislativo può comunque essere emanato. Qualora il termine previsto per l'espressione del parere da parte delle Commissioni parlamentari scada nei trenta giorni che precedono il termine di scadenza per l'esercizio della delega legislativa o successivamente, lo stesso termine è prorogato di sessanta giorni.
3. Entro ventiquattro mesi dalla data di entrata in vigore del decreto legislativo di cui al comma 1, nel rispetto dei princìpi e criteri direttivi ivi indicati, il Governo può adottare, con la procedura di cui al comma 2, uno o più decreti legislativi modificativi, recanti disposizioni integrative o correttive.
4. Dall'attuazione del presente articolo non devono derivare nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica.
EMENDAMENTI
18.3
Martella, Franceschelli, Giacobbe, Misiani
Improcedibile
Sostituire l'articolo con il seguente:
«Art. 18
(Incentivi all'aggregazione)
1. Per i soggetti indicati dall'articolo 73, comma 1, lettera a), del Testo unico delle imposte sui redditi, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, che risultano da operazioni di aggregazione aziendale, realizzate attraverso fusione o scissione, che coinvolgano start-up o PMI innovative effettuate a decorrere dal 1° gennaio 2025, si considera riconosciuto, ai fini fiscali, il valore di avviamento e quello attribuito ai beni strumentali materiali e immateriali, per un ammontare complessivo non superiore a 10 milioni di euro.
2. Nel caso di operazioni di conferimento di start-up o di PMI innovative effettuate a decorrere dal 1° gennaio 2025, ai sensi dell'articolo 176 del testo unico delle imposte sui redditi, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, si considerano riconosciuti, ai fini fiscali, i maggiori valori iscritti dai soggetti di cui al comma 1 a titolo di avviamento o di beni strumentali materiali e immateriali, per un ammontare complessivo non superiore a 10 milioni di euro.
3. Le disposizioni di cui ai commi 1 e 2 non si applicano qualora le imprese che partecipano alle operazioni ivi previste facciano parte dello stesso gruppo societario. Sono in ogni caso esclusi i soggetti legati tra loro da un rapporto di partecipazione o controllati anche indirettamente dallo stesso soggetto ai sensi dell'articolo 2359 del codice civile.
4. L'applicazione delle disposizioni di cui ai commi 1 e 2 è subordinata alla presentazione all'Agenzia delle entrate di un'istanza preventiva ai sensi dell'articolo 11 della legge 27 luglio 2000, n. 212, al fine di dimostrare la sussistenza dei requisiti previsti dal presente articolo.
5. La società risultante dall'aggregazione di cui al comma 1 che, nei primi quattro periodi d'imposta dall'effettuazione dell'operazione, pone in essere ulteriori operazioni straordinarie previste dal titolo III, capi III e IV del decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, ovvero cede i beni iscritti o rivalutati ai sensi dei commi da 1 a 4 del presente articolo, decade dall'agevolazione, fatto salvo il diritto di interpello di cui all'articolo 11, comma 2, della legge 27 luglio 2000, n. 212, ed è tenuta a versare le imposte dovute sul maggior reddito, relativo anche ai periodi d'imposta precedenti, determinato senza tenere conto dei maggiori valori riconosciuti fiscalmente ai sensi dei commi 1 e 2. Sulle imposte di cui al periodo precedente non sono dovuti sanzioni e interessi.»
Conseguentemente, sostituire la rubrica del Capo V con la seguente: «Modifiche alla disciplina in materia di start-up innovative e PMI».
18.2
Martella, Franceschelli, Giacobbe, Misiani
Improcedibile
Sostituire l'articolo con il seguente:
«Art. 18
(Fondo per il finanziamento dei progetti di creazione e di sperimentazione dei prototipi nelle start-up innovative)
1. Al fine di promuovere il finanziamento dei progetti delle start-up innovative finalizzati alla creazione e sperimentazione di prototipi, nello stato di previsione del Ministero dell'università e della ricerca è istituito un apposito Fondo, con una dotazione di 100 milioni di euro annui a decorrere dal 2025.
2. Una quota delle risorse del Fondo di cui al comma 1, pari a 30 milioni di euro annui a decorrere dal 2025, è destinata al finanziamento a fondo perduto di studi di fattibilità sui brevetti o sulle invenzioni messe a punto nei laboratori di ricerca iscritti nell'albo di cui all'articolo 18-bis al fine di aumentarne il grado di maturità tecnologica.
3. Una quota delle risorse del Fondo di cui al comma 1, pari a 20 milioni di euro annui a decorrere dal 2025, è destinata al sostegno alla ricerca applicata e allo sviluppo di innovazione tramite il finanziamento a fondo perduto dei progetti di creazione e di sperimentazione dei prototipi nelle start-up innovative.
4. Una quota delle risorse del Fondo di cui al comma 1, pari a 30 milioni di euro annui a decorrere dal 2025, è destinata al potenziamento degli uffici di trasferimento tecnologico delle università, che possono a tal fine sottoscrivere accordi di partnership con le imprese attive nei settori strategici di interesse.
5. Una quota delle risorse del Fondo di cui al comma 1, pari a 20 milioni di euro annui a decorrere dal 2025, è destinata all'istituzione, presso la Direzione generale per la politica industriale, l'innovazione e le PMI del Ministero delle imprese e del made in Italy, di un ufficio nazionale di trasferimento tecnologico, articolato in due o più macroaree settoriali, cui sono attribuite le seguenti funzioni:
1) impulso, indirizzo e coordinamento delle attività degli uffici di trasferimento tecnologico delle università e definizione degli obiettivi individuali e collettivi da conseguire nel breve, medio e lungo periodo;
2) scouting, mentoring e coaching di attività traslazionali dalla ricerca all'impresa;
3) individuazione di professionalità eleggibili finalizzate ai percorsi traslazionali;
4) raccolta delle conoscenze e monitoraggio del livello di maturità tecnologia raggiunto dai progetti di ricerca finanziati, nonché identificazione, di concerto con le grandi imprese di settore, delle esigenze insoddisfatte del mercato di riferimento.
6. Con decreto del Ministro dell'università e della ricerca, da adottare entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, sono stabiliti i criteri e le modalità per la concessione dei finanziamenti di cui ai commi 2, 3, e 4, tenendo conto della partecipazione degli uffici di trasferimento tecnologico delle università nelle fasi di progettazione e di monitoraggio degli studi di fattibilità.
7. Con decreto del Ministero delle imprese e del made in Italy, da adottare entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, sono determinate le modalità di istituzione, organizzazione e funzionamento dell'ufficio nazionale di trasferimento tecnologico di cui al comma 5, nonché le macroaree settoriali in cui si articola il medesimo ufficio.
8. Agli oneri di cui al presente articolo, pari a 100 milioni di euro annui a decorrere dall'anno 2025, si provvede mediante corrispondente riduzione del Fondo di cui all'articolo 1, comma 200, della legge 23 dicembre 2014, n. 190.
18.9
Martella, Franceschelli, Giacobbe, Misiani
Improcedibile
Sostituire l'articolo con il seguente:
"Art. 18
(Piani d'investimento dell'Inail per le start-up)
1. Al fine di promuovere l'innovazione tecnologica dei processi produttivi, accelerare gli investimenti mirati in sostenibilità del lavoro, promuovere ecosistemi della ricerca, innovazione e trasferimento nel settore della salute e sicurezza del lavoro, INAIL aggiorna i propri Piani di investimento entro il 1° maggio 2026, prevedendo, tra gli altri, i seguenti interventi:
a) sottoscrizione di quote di fondi comuni di investimento operanti per il rafforzamento o il riequilibrio della struttura finanziaria e patrimoniale di imprese start-up con sede in Italia che, adottando piani di sviluppo mirati alla realizzazione di beni e servizi destinati ad accrescere sicurezza e produttività, favoriscono processi di consolidamento industriale e occupazionale;
b) sottoscrizione di quote di fondi comuni di investimento dedicati all'attivazione di start-up innovative, di cui al decreto-legge 18 ottobre 2012, n. 179, convertito, con modificazioni, dalla legge 17 dicembre 2012, n. 221;
c) costituzione e partecipazione diretta a start-up di tipo societario finalizzate al trasferimento tecnologico e all'utilizzazione industriale dei risultati della ricerca in tema di dispositivi di protezione, soluzioni digitali e tecnologie della sicurezza.»
Conseguentemente, sostituire la rubrica del Capo V con la seguente: «Modifiche alla disciplina in materia di start-up innovative e PMI».
18.13
Martella, Franceschelli, Giacobbe, Misiani
Improcedibile
Sostituire l'articolo con il seguente:
«Art. 18
(Agevolazioni in materia di assunzioni a tempo indeterminato da parte di start-up e di PMI innovative ed esenzione contributiva per gli imprenditori soci di start-up innovative)
1. Al fine di promuovere la nuova imprenditorialità e l'occupazione giovanile, ai datori di lavoro privati titolari di start-up e PMI innovative, di fondi di Venture Capital - FVC, nonché di fondi promossi da incubatori certificati italiani o Business Angel di cui all'articolo 1, comma 1, lettera m-undecies.1), del Testo unico delle disposizioni in materia di intermediazione finanziaria di cui al decreto legislativo 24 febbraio 1999, n. 58, che a decorrere dal 1° gennaio 2025 assumono lavoratori che non abbiano compiuto il quarantacinquesimo anno di età, con contratto di lavoro subordinato a tempo indeterminato, è riconosciuto, per un periodo di trentasei mesi, l'esonero totale dal versamento dei contributi previdenziali complessivi a carico dei datori di lavoro, con esclusione dei premi e contributi dovuti all'Istituto nazionale per l'assicurazione contro gli infortuni sul lavoro (INAIL), nel limite massimo di un importo pari a 8.060 euro su base annua. Resta ferma l'aliquota di computo delle prestazioni pensionistiche.
2. L'esonero di cui al comma 1 spetta ai datori di lavoro in caso di nuove assunzioni con riferimento ai soggetti che, alla data dell'assunzione incentivata ai sensi del medesimo comma, non siano stati occupati a tempo indeterminato con il medesimo o con altro datore di lavoro. Non sono ostativi al riconoscimento dell'esonero gli eventuali periodi di apprendistato svolti presso un altro datore di lavoro e non proseguiti in rapporto a tempo indeterminato.
3. L'esonero di cui al comma 1 non spetta con riferimento a lavoratori per i quali il medesimo esonero sia già stato usufruito in relazione a una precedente assunzione a tempo indeterminato, nonché ai soggetti che detengono partecipazioni al momento dell'assunzione.
4. L'esonero di cui al comma 1 non è cumulabile con altri esoneri o agevolazioni contributivi previsti dalla normativa vigente.
5. Al fine di incentivare l'avvio di start-up e PMI innovative, è istituito, nello stato di previsione del Ministero del lavoro e delle politiche sociali, il «Fondo per l'esonero dai contributi previdenziali dovuti dai soci lavoratori di start-up innovative», con una dotazione finanziaria di 50 milioni di euro annui a decorrere dal 2025, che costituisce il relativo limite di spesa, destinata a finanziare l'esonero dal pagamento dei contributi previdenziali per i primi tre anni di attività dovuti dai soci di start-up innovative con un fatturato annuo pari o inferiore a 200 mila euro, ovvero di PMI innovative con un fatturato annuo pari o inferiore a 1 milione di euro, che esercitano in modo personale, continuativo e prevalente l'attività prevista dall'oggetto sociale, iscritti alla gestione separata, alla gestione commercianti e alla gestione artigiani dell'Istituto nazionale della previdenza sociale (INPS).
6. Con uno o più decreti del Ministro del lavoro e delle politiche sociali, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze, da adottare entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, sono definiti i criteri e le modalità per la concessione dell'esonero di cui al comma 5.
7. Agli oneri di cui al comma 5, pari a 50 milioni di euro annui a decorrere dall'anno 2025, si provvede mediante corrispondente riduzione del fondo di cui all'articolo 1, comma 200, della legge 23 dicembre 2014, n. 190.»
Conseguentemente, sostituire la rubrica del Capo V con la seguente: «Modifiche alla disciplina in materia di start-up innovative e PMI».
18.5
Martella, Franceschelli, Giacobbe, Misiani
Improcedibile
Sostituire l'articolo con il seguente:
«Art. 18
(Fondo per lo sviluppo degli investimenti nelle start-up e PMI innovative)
1. Al fine di promuovere lo sviluppo degli investimenti nelle start-up innovative, nello stato di previsione del Ministero delle imprese e del made in Italy è istituito un apposito Fondo, con una dotazione di 225 milioni di euro annui a decorrere dal 2025.
2. Una quota pari a 125 milioni di euro annui a decorrere dal 2025 delle risorse del Fondo di cui al comma 1 è destinata al cofinanziamento, fino al massimo dello stesso ammontare di capitale apportato da privati, degli investimenti diretti all'acquisizione di quote o di partecipazioni in fondi promossi da Fondi per il Venture Capital (FVC), italiani ed esteri, nonché in fondi promossi da investitori Business Angel di cui all'articolo 1, comma 1, lettera m-undecies.1, del Testo unico delle disposizioni in materia di intermediazione finanziaria di cui al decreto legislativo 24 febbraio 1999, n. 58, o incubatori certificati italiani, di cui all'articolo 25 del decreto-legge 18 ottobre 2012, n. 179, convertito, con modificazioni, dalla legge 17 dicembre 2012, n. 221, che investono, ovvero hanno investito nei tre anni precedenti, con prevalenza del 70 per cento, in start-up e piccole e medie imprese (PMI) innovative con sede in Italia.
3. Una quota pari a 80 milioni di euro annui a decorrere dal 2025 delle risorse del Fondo di cui al comma 1, nel rispetto della normativa dell'Unione europea sugli aiuti di Stato, volti a promuovere gli investimenti in capitale di rischio nelle piccole e medie imprese (PMI), è destinata alla concessione di finanziamenti a fondo perduto per progetti di investimento effettuati da soggetti residenti e non residenti che intendono costituire una start-up innovativa nel territorio dello Stato italiano, per un ammontare non superiore a 500.000 euro per ogni progetto, a condizione che l'attività prevalente dell'impresa si svolga sul territorio nazionale per un periodo di almeno tre anni a decorrere dalla data di erogazione del finanziamento.
4. Una quota delle risorse del Fondo di cui al comma 1, pari a 20 milioni di euro annui a decorrere dal 2025, è destinata, al fine di rafforzare la qualità dei servizi forniti dalle start-up e PMI innovative, alla concessione di contributi fino al 70 per cento della spesa sostenuta per l'acquisizione di prestazioni di consulenza da parte dei soggetti iscritti nel Registro di cui all'articolo 18-bis.
5. Con decreto del Ministro delle imprese e del made in Italy da adottare, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze, entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, sono stabiliti le modalità e i criteri ripartizione delle risorse di cui ai commi 2, 3 e 4, di accesso al finanziamento del Fondo di cui al comma 1, di selezione dei progetti, di concessione dei contributi, di monitoraggio e di revoca degli investimenti, nonché la durata minima degli stessi.
6. Agli oneri di cui al presente articolo, pari a 225 milioni di euro annui a decorrere dall'anno 2025, si provvede mediante corrispondente riduzione del fondo di cui all'articolo 1, comma 200, della legge 23 dicembre 2014, n. 190.
18.11
Giacobbe, Martella, Franceschelli
Improcedibile
Sostituire l'articolo con il seguente:
«Art. 18
(Esenzione contributiva per gli imprenditori soci di start-up innovative)
1. Al fine di incentivare l'avvio di start-up e PMI innovative, è istituito, nello stato di previsione del Ministero del lavoro e delle politiche sociali, il "Fondo per l'esonero dai contributi previdenziali dovuti dai soci lavoratori di start-up innovative", con una dotazione finanziaria di 50 milioni di euro annui a decorrere dal 2024, che costituisce il relativo limite di spesa, destinata a finanziare l'esonero dal pagamento dei contributi previdenziali per i primi tre anni di attività dovuti dai soci di start-up innovative con un fatturato annuo pari o inferiore a 200 mila euro, ovvero di PMI innovative con un fatturato annuo pari o inferiore a 1 milione di euro, che esercitano in modo personale, continuativo e prevalente l'attività prevista dall'oggetto sociale, iscritti alla gestione separata, alla gestione commercianti e alla gestione artigiani dell'Istituto nazionale della previdenza sociale (INPS).
2. Con uno o più decreti del Ministro del lavoro e delle politiche sociali, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze, da adottare entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, sono definiti i criteri e le modalità per la concessione dell'esonero di cui al comma 1.
3. Agli oneri di cui al comma 1, pari a 50 milioni di euro annui a decorrere dall'anno 2024, si provvede mediante corrispondente riduzione del fondo di cui all'articolo 1, comma 200, della legge 23 dicembre 2014, n. 190.».
Conseguentemente, sostituire la rubrica del Capo V con la seguente: «Modifiche alla disciplina in materia di start-up innovative e PMI».
18.14
Martella, Franceschelli, Giacobbe, Misiani
Improcedibile
Sostituire l'articolo con il seguente:
«Art. 18
(Credito d'imposta per i costi di costituzione di start-up innovative)
1. Al fine di incentivare l'avvio di start-up innovative, è riconosciuto, per la costituzione delle medesime, un credito d'imposta in misura pari all'80 per cento delle spese sostenute nei primi due anni di attività per la redazione dell'atto costitutivo e i consulenti legali, commercialisti, incubatori certificati e acceleratori di imprese. Il credito di imposta è riconosciuto fino a un massimo di 30.000 euro per ciascun beneficiario ed è utilizzabile, fino a un massimo di cinque periodi d'imposta successivi, esclusivamente in compensazione ai sensi dell'articolo 17 del decreto legislativo 9 luglio 1997, n. 241, e non è soggetto al limite di cui al comma 53 dell'articolo 1 della legge 24 dicembre 2007, n. 244.
2. Ai fini di cui al comma 1, è autorizzata la spesa di 25 milioni euro annui a decorrere dal 2025, che costituisce limite massimo complessivo di spesa annuale per la concessione del credito d'imposta ai soggetti beneficiari che ne facciano richiesta, nel rispetto delle modalità stabilite ai sensi del comma 3.
3. Con decreto del Ministro delle imprese e del made in Italy, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze, da adottare entro novanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, sono definiti i criteri e le modalità per l'accesso al credito d'imposta di cui al comma 1.
4. Agli oneri di cui al comma 2, pari a 25 milioni di euro annui a decorrere dall'anno 2025, si provvede mediante corrispondente riduzione del fondo di cui all'articolo 1, comma 200, della legge 23 dicembre 2014, n. 190.».
Conseguentemente, sostituire la rubrica del Capo V con la seguente: «Modifiche alla disciplina in materia di start-up innovative e PMI».
18.4
Martella, Franceschelli, Giacobbe, Misiani
Improcedibile
Sostituire l'articolo con il seguente:
«Art. 18
(Fondo per il sostegno all'accesso ai mercati regolamentati e l'acquisizione di società innovative costituite all'estero)
1. Al fine di sostenere le start-up e le PMI innovative nelle operazioni di accesso nei mercati regolamentati e l'acquisizione di società innovative costituite all'estero, nello stato di previsione del Ministero delle imprese e del made in Italy dell'economia e delle finanze è istituito un apposito Fondo, con una dotazione di 100 milioni di euro annui a decorrere dal 2025.
2. Una quota delle risorse del fondo di cui al comma 1, pari a 50 milioni di euro annui che costituisce tetto di spesa, è destinata al riconoscimento di un contributo sotto forma di credito di imposta, in favore delle imprese che acquisiscono start-up o PMI innovative costituite oltre i confini del territorio nazionale, in misura pari al 25 per cento delle spese sostenute per l'acquisizione, e comunque fino all'importo massimale di 1 milione di euro per ciascun beneficiario, a condizione che l'impresa acquirente garantisca il trasferimento e il mantenimento della sede fiscale e produttiva della società acquisita sul territorio nazionale per un periodo pari ad almeno cinque anni. Il credito d'imposta è utilizzabile, nel periodo d'imposta in corso alla data di acquisizione e nei quattro periodi d'imposta successivi, esclusivamente in compensazione ai sensi dell'articolo 17 del decreto legislativo 9 luglio 1997, n. 241, e non è soggetto al limite di cui al comma 53 dell'articolo 1 della legge 24 dicembre 2007, n. 244.
3. Una quota delle risorse del fondo di cui al comma 1, pari a 50 milioni di euro annui che costituisce tetto di spesa, è destinata al riconoscimento di un contributo sotto forma di credito di imposta, in misura pari al 50 per cento delle spese sostenute dalle start-up e PMI innovative per le attività funzionali all'ammissione e alla quotazione nei mercati regolamentati anche esteri, e comunque fino all'importo massimale di 500 mila euro per ciascun beneficiario, a condizione che tali imprese garantiscano l'insediamento o il mantenimento della sede fiscale e produttiva sul territorio nazionale per un periodo pari ad almeno cinque anni. Il credito d'imposta è utilizzabile, nel periodo d'imposta in corso alla data di acquisizione e nei quattro periodi d'imposta successivi, esclusivamente in compensazione ai sensi dell'articolo 17 del decreto legislativo 9 luglio 1997, n. 241, e non è soggetto al limite di cui al comma 53 dell'articolo 1 della legge 24 dicembre 2007, n. 244.
4. Con decreto del Ministro delle imprese e del made in Italy, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze, da adottare entro novanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, sono definiti i criteri e le modalità per l'accesso al credito d'imposta di cui al comma 2 e al comma 3.
5. Agli oneri di cui al presente articolo, pari a 100 milioni di euro annui a decorrere dall'anno 2025, si provvede mediante corrispondente riduzione del fondo di cui all'articolo 1, comma 200, della legge 23 dicembre 2014, n. 190.»
Conseguentemente, sostituire la rubrica del Capo V con la seguente: «Modifiche alla disciplina in materia di start-up innovative e PMI».
18.8
Martella, Franceschelli, Giacobbe, Misiani
Improcedibile
Sostituire l'articolo con il seguente:
«Art. 18-bis
(Istituzione dell'Albo nazionale dei laboratori di ricerca pubblici e privati per lo sviluppo di progetti innovativi)
1. Al fine di sostenere la ricerca applicata e lo sviluppo di innovazione, è istituito presso il Ministero dell'università e della ricerca, che lo gestisce e lo aggiorna, l'Albo nazionale dei laboratori di ricerca pubblici e privati per lo sviluppo di progetti innovativi, suddiviso per area di studio e pubblicamente consultabile sul sito internet del Ministero.
2. Con decreto del Ministro dell'università e della ricerca sono stabiliti, entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, i requisiti per l'iscrizione nell'Albo, le modalità di gestione e di aggiornamento dell'Albo medesimo.».
Conseguentemente, sostituire la rubrica del Capo V con la seguente: «Modifiche alla disciplina in materia di start-up innovative e PMI».
18.15
Martella, Franceschelli, Giacobbe, Misiani
Improcedibile
Sostituire l'articolo con il seguente:
«Art. 18
(Modifiche in materia di incentivi all'investimento in start-up innovative)
1. Al fine di agevolare gli investimenti in start-up, non concorrono alla formazione del reddito imponibile:
1) le plusvalenze di cui all'articolo 67, comma 1, lettera c-bis, del decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, derivanti dalle partecipazioni al capitale sociale di una o più start-up possedute direttamente o per il tramite di organismi di investimento collettivo del risparmio che effettuino almeno il 50 per cento dei propri investimenti in start-up;
2) nella misura del 50 per cento, le minusvalenze realizzate relative a partecipazioni al capitale sociale di una o più start-up possedute direttamente o per il tramite di organismi di investimento collettivo del risparmio che effettuino almeno il 50 per cento dei propri investimenti in start-up, possedute ininterrottamente dal primo giorno del dodicesimo mese precedente a quello dell'avvenuta cessione;
3) nella misura dell'80 per cento, gli investimenti effettuati per l'acquisizione di start-up costituite sul territorio nazionale nel periodo d'imposta in corso alla data di acquisizione e nei tre periodi d'imposta successivi;
4) nella misura del 90 per cento, gli investimenti effettuati, nel periodo d'imposta in corso alla data di acquisizione e nei tre periodi d'imposta successivi, per l'acquisizione di start-up sottoposte a procedura concorsuale ai sensi dell'articolo 31, comma 1, del decreto-legge 18 ottobre 2012, n. 179, convertito, con modificazioni, dalla legge 17 dicembre 2012, n. 221, se l'acquirente assicura la continuazione del rapporto di lavoro dei dipendenti alle condizioni già in essere presso l'impresa acquisita.»
Conseguentemente, sostituire la rubrica del Capo V con la seguente: «Modifiche alla disciplina in materia di start-up innovative e PMI».
18.6
Martella, Franceschelli, Giacobbe, Misiani
Improcedibile
Sostituire l'articolo con il seguente:
«Art. 18
(Fondo per lo sviluppo di start-up innovative nel settore dell'intelligenza artificiale costituite da giovani fino a 29 anni di età)
1. Per accrescere la competitività e la produttività del sistema economico, nonché per promuovere nuove iniziative imprenditoriali tra i giovani di età fino a 24 anni, è istituito, nello stato di previsione del Ministero dello sviluppo economico, un Fondo per interventi volti a favorire lo sviluppo delle start-up innovative nel settore dell'intelligenza artificiale costituite dai giovani di età non superiore a 29 anni, con una dotazione di 25 milioni di euro per ciascuno degli anni 2025, 2026 e 2027.
2. Con regolamento adottato ai sensi dell'articolo 17, comma 1, della legge 23 agosto 1988, n. 400, su proposta del Ministro dello sviluppo economico, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze, sono definite le misure di incentivazione nonché criteri e modalità di concessione delle medesime. La funzione di amministrazione vigilante è attribuita al Ministero dello sviluppo economico. Al Fondo possono affluire, previo versamento all'entrata del bilancio dello Stato per la successiva riassegnazione alla spesa, contributi su base volontaria. Le modalità di contribuzione da parte di enti, associazioni, imprese o singoli cittadini sono definite dal regolamento di cui al presente comma. Il Ministro dell'economia e delle finanze è autorizzato ad apportare, con propri decreti, le occorrenti variazioni di bilancio.
3. Ai maggiori oneri di cui al presente articolo, pari a 25 milioni di euro per ciascuno degli anni 2025, 2026 e 2027, si provvede mediante corrispondente riduzione del Fondo di cui all'articolo 1, comma 200, della legge 23 dicembre 2014, n. 190.»
Conseguentemente, sostituire la rubrica del Capo V con la seguente: «Modifiche alla disciplina in materia di start-up innovative e PMI».
18.7
Martella, Franceschelli, Giacobbe, Misiani
Improcedibile
Sostituire l'articolo con il seguente:
«Art. 18
(Incentivi fiscali per le imprese che investono in Fondi di Venture Capital - FVC o che costituiscono Corporate Venture Capital - CVC per lo sviluppo di start-up e di PMI innovative)
1. Le imprese che investono in Fondi di Venture Capital - FVC - o in iniziative di Corporate Venture Capital - CVC - per lo sviluppo di start-up e di PMI innovative possono dedurre l'85 per cento del valore dell'investimento nel periodo d'imposta alla data di costituzione del fondo e nei periodi d'imposta successivi.
2. Ai fini delle imposte sui redditi, per i soggetti titolari di reddito di impresa e per gli esercenti arti e professioni il costo di acquisizione è maggiorato del 70 per cento, con esclusivo riferimento alla determinazione delle quote di ammortamento e dei canoni di locazione finanziaria, relativo agli investimenti effettuati:
1) in beni materiali nuovi e in beni immateriali prodotti da start-up o da PMI innovative;
2) in beni immateriali acquisiti da start-up o da PMI innovative;
3) in progetti di innovazione aperta sviluppati in collaborazione con incubatori certificati, uffici di trasferimento tecnologico, enti pubblici di ricerca e università.»
Conseguentemente, sostituire la rubrica del Capo V con la seguente: «Modifiche alla disciplina in materia di start-up innovative e PMI».
18.10
Giacobbe, Martella, Franceschelli
Improcedibile
Sostituire l'articolo con il seguente:
«Art. 18
(Investimenti degli enti di previdenza obbligatoria e delle forme pensionistiche complementari)
1. Gli enti di previdenza obbligatoria di cui al decreto legislativo 30 giugno 1994, n. 509, e al decreto legislativo 10 febbraio 1996, n. 103, e i fondi di previdenza complementare possono destinare una somma minima dello 0,1 per cento dell'attivo patrimoniale risultante dal rendiconto dell'esercizio precedente agli investimenti in Fondi di Venture Capital - FVC, in fondi promossi da investitori Business Angel di cui all'articolo 1, comma 1, lettera m-undecies.1), del Testo unico delle disposizioni in materia di intermediazione finanziaria di cui al decreto legislativo 24 febbraio 1999, n. 58, o incubatori certificati italiani di cui all'articolo 25 del decreto-legge 18 ottobre 2012, n. 179, convertito, con modificazioni, dalla legge 17 dicembre 2012, n. 221, e in società di investimento.
2. Le somme destinate dagli enti di previdenza obbligatoria e dai fondi di previdenza complementare agli investimenti di cui al comma 1 possono essere dedotte fiscalmente per il 30 per cento del totale.
3. Per gli enti di previdenza obbligatoria e i fondi di previdenza complementare, le plusvalenze previste dall'articolo 67, comma 1, lettera c-bis), del testo unico delle imposte sui redditi, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, derivanti dalle partecipazioni al capitale sociale di una o più start-up o PMI innovative possedute direttamente ovvero per il tramite di FVC, di fondi promossi da investitori Business Angel o incubatori certificati italiani, nonché di società di investimento che investano per almeno il 50 per cento in start-up o PMI innovative, non concorrono alla formazione del reddito imponibile.
4. Per soggetti di cui al presente articolo, le minusvalenze realizzate derivanti dalle partecipazioni al capitale sociale di una o più start-up o PMI innovative possedute direttamente o per il tramite di FVC, di fondi promossi da investitori Business Angel o incubatori certificati italiani, nonché di società di investimento che effettuino almeno il 50 per cento dei propri investimenti in start-up innovative e PMI innovative, possedute ininterrottamente dal primo giorno del dodicesimo mese precedente a quello dell'avvenuta cessione, sono maggiorate, a fini fiscali, del 150 per cento.»
Conseguentemente, sostituire la rubrica del Capo V con la seguente: «Modifiche alla disciplina in materia di start-up innovative e PMI».
18.17
Martella, Franceschelli, Giacobbe, Misiani
Improcedibile
Sostituire l'articolo con il seguente:
«Art. 18
(Modifiche in materia di incentivi all'investimento in start-up innovative)
1. All'articolo 29 del decreto-legge 18 ottobre 2012, n. 179, convertito, con modificazioni, dalla legge 17 dicembre 2012, n. 221, sono apportate le seguenti modificazioni:
a) al comma 1, dopo le parole: "che investano prevalentemente in start-up innovative" sono inserite le seguenti: "o altre società che investano prevalentemente in start-up innovative, direttamente o tramite OICR.";
b) al comma 4, dopo le parole: "o altre società che investano prevalentemente in start-up innovative" sono inserite le seguenti: ", direttamente o tramite OICR.".»
Conseguentemente, sostituire la rubrica del Capo V con la seguente: «Modifiche alla disciplina in materia di start-up innovative e PMI».
18.21
Martella, Franceschelli, Giacobbe, Misiani
Improcedibile
Sostituire l'articolo con il seguente:
«Art. 18
(Modifiche in materia di incentivi all'investimento in start-up innovative)
1. All'articolo 29 del decreto-legge 18 ottobre 2012, n. 179, convertito, con modificazioni, dalla legge 17 dicembre 2012, n. 221, al comma 7-bis, le parole: "30 per cento" sono sostituite dalle seguenti: "50 per cento".
2. Le disposizioni di cui al comma 1 trovano applicazione con riferimento agli investimenti effettuati a decorrere dal rilascio dell'autorizzazione della Commissione europea, secondo le procedure previste dall'articolo 108, paragrafo 3, del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea.»
Conseguentemente, sostituire la rubrica del Capo V con la seguente: «Modifiche alla disciplina in materia di start-up innovative e PMI».
18.16
Martella, Franceschelli, Giacobbe, Misiani
Improcedibile
Sostituire l'articolo con il seguente:
«Art. 18
(Modifiche in materia di incentivi all'investimento in start-up innovative)
1. All'articolo 29 del decreto-legge 18 ottobre 2012, n. 179, convertito, con modificazioni, dalla legge 17 dicembre 2012, n. 221, dopo il comma 7-bis sono inseriti i seguenti:
"7-ter. A decorrere dall'anno 2025, l'85 per cento della somma investita nel capitale sociale di una start-up o di una piccola o media impresa innovativa, o in Fondi per il Venture Capital (FVC), fondi promossi da incubatori certificati, da reti di professionisti o da società di investimento, direttamente o per il tramite di organismi di investimento collettivo del risparmio o altre società che effettuino almeno il 50 per cento dei propri investimenti in start-up innovative, non concorre alla formazione del reddito dei soggetti passivi delle imposte sul reddito delle persone fisiche e sul reddito delle società.
7-quater. Ai fini di cui al comma 7-ter, l'investimento massimo deducibile non può eccedere, in ciascun periodo d'imposta, l'importo di 5 milioni di euro per le persone fisiche e di 25 milioni di euro per le società, purché l'investimento sia mantenuto per almeno tre anni. La cessione dell'investimento prima della decorrenza del termine di tre anni comporta la decadenza dal beneficio e il recupero a tassazione dell'importo.".»
Conseguentemente, sostituire la rubrica del Capo V con la seguente: «Modifiche alla disciplina in materia di start-up innovative e PMI».
18.18
Martella, Franceschelli, Giacobbe, Misiani
Improcedibile
Sostituire l'articolo con il seguente:
«Art. 18
(Modifiche in materia di incentivi all'investimento in start-up innovative)
1. All'articolo 29-bis del decreto-legge 18 ottobre 2012, n. 179, convertito, con modificazioni, dalla legge 17 dicembre 2012, n. 221, sono apportate le seguenti modificazioni:
a) il comma 1 è sostituito dal seguente:
"1. A decorrere dalla data di entrata in vigore della presente disposizione, la detrazione di cui all'articolo 29 spetta nella misura del 50 per cento della somma investita.";
b) al comma 3, le parole: "di euro 100.000" sono sostituite dalle seguenti: "di euro 250.000".»
Conseguentemente, sostituire la rubrica del Capo V con la seguente: «Modifiche alla disciplina in materia di start-up innovative e PMI».
18.12
Giacobbe, Martella, Franceschelli
Improcedibile
Sostituire l'articolo con il seguente:
«Art. 18
(Modifiche in materia di incentivi all'investimento in start-up innovative)
1. Gli enti di previdenza obbligatoria di cui al decreto legislativo 30 giugno 1994, n. 509, e al decreto legislativo 10 febbraio 1996, n. 103, e i fondi di previdenza complementare possono destinare somme superiori allo 0,5 per cento dell'attivo patrimoniale risultante dal rendiconto dell'esercizio precedente agli investimenti in Fondi di Venture Capital - FVC, in fondi promossi da investitori Business Angel di cui all'articolo 1, comma 1, lettera m-undecies.1), del Testo unico delle disposizioni in materia di intermediazione finanziaria di cui al decreto legislativo 24 febbraio 1999, n. 58, o incubatori certificati italiani di cui all'articolo 25 del decreto-legge 18 ottobre 2012, n. 179, convertito, con modificazioni, dalla legge 17 dicembre 2012, n. 221, e in società di investimento.
2. Con decreto del Ministro dell'economia e delle finanze, di concerto con il Ministro del lavoro e delle politiche sociali, sentita l'Agenzia delle entrate, da emanare entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, sono definiti i criteri e le modalità di attuazione delle disposizioni di cui al comma 1.»
Conseguentemente, sostituire la rubrica del Capo V con la seguente: «Modifiche alla disciplina in materia di start-up innovative e PMI».
18.19
Martella, Franceschelli, Giacobbe, Misiani
Improcedibile
Sostituire l'articolo con il seguente:
«Art. 18
(Modifiche in materia di incentivi all'investimento in start-up innovative)
1. La detrazione dall'imposta sul reddito delle persone fisiche ai sensi dell'articolo 29-bis del decreto-legge 18 ottobre 2012, n. 179, convertito, con modificazioni, dalla legge 17 dicembre 2012, n. 221, ovvero dell'articolo 4, comma 9-ter, del decreto-legge 24 gennaio 2015, n. 3, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 marzo 2015, n. 33, relativa agli investimenti effettuati in start-up innovative e in PMI innovative, qualora vengano effettuati tramite sottoscrizione di accordi di quasi-equity in forma di investimento in convertendo, con conferimento nello stato patrimoniale della start-up innovativa o PMI innovativa, può essere riconosciuta al contribuente nell'anno fiscale in cui è effettuato il versamento.
2. Con decreto del Ministro dell'economia e delle finanze, sentita l'Agenzia delle entrate, da emanare entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, sono definiti i criteri e le modalità di accesso al beneficio di cui al comma 1.».
Conseguentemente, sostituire la rubrica del Capo V con la seguente: «Modifiche alla disciplina in materia di start-up innovative e PMI».
18.20
Martella, Franceschelli, Giacobbe, Misiani
Improcedibile
Sostituire l'articolo con il seguente:
«Art. 18
(Modifiche in materia di incentivi all'investimento in start-up innovative)
1. Per gli investimenti effettuati in start-up innovative e in PMI innovative per i quali è riconosciuta una detrazione dall'imposta sul reddito delle persone fisiche ai sensi dell'articolo 29-bis del decreto-legge 18 ottobre 2012, n. 179, convertito, con modificazioni, dalla legge 17 dicembre 2012, n. 221, ovvero dell'articolo 4, comma 9-ter, del decreto-legge 24 gennaio 2015, n. 3, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 marzo 2015, n. 33, qualora vengano effettuati tramite sottoscrizione di accordi di quasi-equity in forma di investimento in convertendo, con conferimento nello stato patrimoniale della start-up innovativa o PMI innovativa, la detrazione d'imposta è riconosciuta nell'anno fiscale in cui è effettuato il versamento.».
Conseguentemente, sostituire la rubrica del Capo V con la seguente: «Modifiche alla disciplina in materia di start-up innovative e PMI».
18.26
Giacobbe, Martella, Franceschelli
Improcedibile
Al comma 1, dopo la lettera a), inserire la seguente: «a-bis) revisione dei requisiti richiesti per la qualifica di start-up innovativa e del periodo di mantenimento di tale status al fine di rafforzare il supporto verso tali tipologie di imprese, ridurre gli oneri a cui sono soggette e riconoscere i diversi tempi di sviluppo dell'innovazione;».
18.27
Sabrina Licheri, Bevilacqua, Naturale
Improcedibile
Al comma 1, dopo la lettera a), inserire la seguente:
«a-bis) revisione dei requisiti richiesti per la qualifica di start-up innovativa e del periodo di mantenimento di tale status al fine di rafforzare il supporto verso tali tipologie di imprese, ridurre gli oneri a cui sono soggette e riconoscere i diversi tempi di sviluppo dell'innovazione;».
18.28
Improcedibile
Al comma 1, dopo la lettera a), inserire la seguente: «a-bis) revisione dei requisiti richiesti per la qualifica di start-up innovativa e del periodo di mantenimento di tale status al fine di rafforzare il supporto verso tali tipologie di imprese, ridurre gli oneri a cui sono soggette e riconoscere i diversi tempi di sviluppo dell'innovazione;».
18.29
Magni, De Cristofaro, Cucchi, Fregolent
Improcedibile
Al comma 1, lettera b), aggiungere, in fine, le seguenti parole:
«, nonché per assicurare che ogni misura a sostegno delle PMI garantisca la salvaguardia dei diritti del lavoro e dei contratti nazionali, la condizionalità sociale e occupazionale per l'accesso agli incentivi, il coinvolgimento delle rappresentanze sindacali, l'equità territoriale e una particolare considerazione delle microimprese».
18.30
Magni, De Cristofaro, Cucchi, Fregolent
Respinto
Al comma 1, lettera e) aggiungere, in fine, le seguenti parole:
«, valorizzando il ruolo delle associazioni di categoria quali soggetti facilitatori nel percorso di sinergia tra mondo accademico e tessuto industriale.»
18.41
Martella, Franceschelli, Giacobbe, Misiani
Improcedibile
Al comma 1, dopo la lettera e) aggiungere la seguente: «e-bis) introduzione di agevolazioni in materia di assunzioni a tempo indeterminato con contratto di lavoro subordinato di lavoratori che non abbiano compiuto il quarantacinquesimo anno di età da parte di start-up e di PMI innovative, al fine di promuovere la nuova imprenditorialità e l'occupazione giovanile.»
18.42
Martella, Franceschelli, Giacobbe, Misiani
Improcedibile
Al comma 1, dopo la lettera e) aggiungere la seguente: «e-bis) introduzione di un credito d'imposta in misura pari all'80 per cento delle spese sostenute nei primi due anni di attività per la redazione dell'atto costitutivo e i consulenti legali, commercialisti, incubatori certificati e acceleratori di imprese, al fine di incentivare l'avvio di start-up innovative.»
18.39
Martella, Franceschelli, Giacobbe, Misiani
Improcedibile
Al comma 1, dopo la lettera e) aggiungere la seguente: «e-bis) istituzione di un Albo nazionale dei laboratori di ricerca pubblici e privati per lo sviluppo di progetti innovativi, suddiviso per area di studio e pubblicamente consultabile sul sito internet del Ministero dell'università e della ricerca, al fine di sostenere la ricerca applicata e lo sviluppo di innovazione.»
18.45
Martella, Franceschelli, Giacobbe, Misiani
Improcedibile
Al comma 1, dopo la lettera e) aggiungere la seguente: «e-bis) istituzione di un fondo nazionale per la difesa giuridica della proprietà intellettuale registrata dalle PMI, finalizzato a sostenere spese legali, sorveglianza brevettuale e azioni contro contraffazione e imitazione, in Italia e all'estero.»
18.47
Magni, De Cristofaro, Cucchi, Fregolent
Improcedibile
Al comma 1, dopo la lettera e), aggiungere la seguente:
«e-bis) istituzione di un fondo nazionale per la difesa giuridica della proprietà intellettuale registrata dalle PMI, finalizzato a sostenere spese legali, sorveglianza brevettuale e azioni contro contraffazione e imitazione, in Italia e all'estero.»
18.44
Martella, Franceschelli, Giacobbe, Misiani
Improcedibile
Al comma 1, dopo la lettera e) aggiungere la seguente: «e-bis) istituzione di un Fondo per l'esonero dai contributi previdenziali dovuti dai soci lavoratori di start-up innovative, destinata a finanziare l'esonero dal pagamento dei contributi previdenziali per i primi tre anni di attività dovuti dai soci di start-up innovative con un fatturato annuo pari o inferiore a 200 mila euro, ovvero di PMI innovative con un fatturato annuo pari o inferiore a 1 milione di euro, che esercitano in modo personale, continuativo e prevalente l'attività prevista dall'oggetto sociale, iscritti alla gestione separata, alla gestione commercianti e alla gestione artigiani dell'Istituto nazionale della previdenza sociale (INPS).»
18.43
Martella, Franceschelli, Giacobbe, Misiani
Improcedibile
Al comma 1, dopo la lettera e) aggiungere la seguente: «e-bis) istituzione di un Registro nazionale dei soggetti di supporto all'impresa innovativa, cui possono iscriversi enti pubblici e privati di ricerca, università, laboratori specializzati nella valutazione della fattibilità di una tecnologia ovvero del concept di prodotto, organizzazioni di ricerca clinica di cui al decreto del Ministero della salute del 15 novembre 2011, nonché qualsiasi altro ente dotato delle competenze e delle strutture necessarie a fornire servizi di supporto e consulenza alle start-up e PMI innovative.»
18.34
Sabrina Licheri, Bevilacqua, Naturale
Improcedibile
Apportare le seguenti modificazioni:
a) al comma 1, dopo la lettera e), inserire la seguente:
«e-bis) potenziamento delle agevolazioni fiscali per le start up innovative e PMI innovative, con particolare riferimento all'applicazione del regime fiscale agevolato delle stock option anche nelle successive fasi di espansione;»;
b) sostituire il comma 4 con il seguente:
«4. Dall'attuazione delle disposizioni di cui al comma 1, lettera a), b), c), d) ed e) non devono derivare nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica. Agli oneri derivanti dall'attuazione del comma 1, lettera e-bis), pari a 45 milioni di euro a decorrere dal 2025, si provvede mediante corrispondente riduzione dello stanziamento del fondo speciale di parte corrente iscritto, ai fini del bilancio triennale 2025-2027, nell'ambito del programma «Fondi di riserva e speciali» della missione «Fondi da ripartire» dello stato di previsione del Ministero dell'economia e delle finanze per l'anno 2025, allo scopo parzialmente utilizzando l'accantonamento relativo al Ministero delle Imprese e del made in Italy.».
18.37
Improcedibile
Apportare le seguenti modificazioni:
a) al comma 1, dopo la lettera e), inserire la seguente: «e-bis) potenziamento delle agevolazioni fiscali per le start up innovative e PMI innovative, in particolar modo sull'applicazione del regime fiscale agevolato delle stock option anche nelle successive fasi di espansione;»;
b) sostituire il comma 4 con il seguente: «4. Dall'attuazione delle disposizioni di cui al comma 1, lettera a), b), c), d) ed e) non devono derivare nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica. Agli oneri derivanti dall'attuazione del comma 1, lettera e-bis), pari a 45 milioni di euro a decorrere dal 2025, si provvede mediante corrispondente riduzione dello stanziamento del fondo speciale di parte corrente iscritto, ai fini del bilancio triennale 2025-2027, nell'ambito del programma «Fondi di riserva e speciali» della missione «Fondi da ripartire» dello stato di previsione del Ministero dell'economia e delle finanze per l'anno 2025, allo scopo parzialmente utilizzando l'accantonamento relativo al Ministero delle Imprese e del made in Italy.».
18.48
Sabrina Licheri, Bevilacqua, Naturale
Improcedibile
Dopo la lettera e), inserire la seguente:
«e-bis) riordino e riassetto della normativa vigente in materia di incentivi prevedendo, al fine di promuovere la nuova imprenditorialità e l'occupazione stabile, forme di esonero dal versamento dei contributi previdenziali a carico dei datori di lavoro che assumono con contratti di lavoro subordinato;».
18.49
Sabrina Licheri, Bevilacqua, Naturale
Improcedibile
Dopo la lettera e), inserire la seguente:
«e-bis) riordino e riassetto della normativa vigente in materia di incentivi prevedendo, al fine di supportare i processi di innovazione, agevolazioni per le spese sostenute in servizi di consulenza per la brevettazione;».
18.50
Sabrina Licheri, Bevilacqua, Naturale
Improcedibile
Dopo la lettera e), inserire la seguente:
«e-bis) riordino e riassetto della normativa vigente in materia di incentivi prevedendo forme di flessibilità nei requisiti di accesso, al fine di riconoscere e tutelare le specificità settoriali e i diversi tempi di sviluppo dell'innovazione.».
18.51
Giacobbe, Martella, Franceschelli
Respinto
Al comma 2, primo periodo, dopo le parole: «e il Ministro dell'università e della ricerca» inserire le seguenti: «sentite le associazioni di categoria comparativamente più rappresentative sul piano nazionale e».
18.54
Bevilacqua, Sabrina Licheri, Naturale
Improcedibile
Dopo il comma 3, inserire il seguente:
«3-bis. All'articolo 26, comma 4, del decreto-legge 18 ottobre 2012, n. 179, convertito, con modificazioni, dalla legge 17 dicembre 2012, n. 221, sono aggiunte, in fine, le seguenti parole: "nonché la disciplina sugli indici sintetici di affidabilità di cui all'articolo 9-bis del decreto-legge 24 aprile 2017, n. 50, convertito, con modificazioni, dalla legge 21 giugno 2017, n. 96".»
Conseguentemente, sostituire la rubrica con la seguente: "Disposizioni in materia di start up e PMI innovative".
18.56
Sabrina Licheri, Bevilacqua, Naturale
Improcedibile
Sostituire il comma 4, con i seguenti:
«4. Al fine di promuovere la nuova imprenditorialità e l'occupazione stabile, ai datori di lavoro di start up innovative e PMI innovative, a decorrere dalla data di entrata in vigore della presente legge, assumono lavoratori con contratto di lavoro subordinato, è riconosciuto, per un periodo massimo di trentasei mesi, l'esonero dal versamento dei complessivi contributi previdenziali a carico dei datori di lavoro, con esclusione dei premi e contributi dovuti all'Istituto nazionale per l'assicurazione contro gli infortuni sul lavoro (INAIL) nel limite massimo di importo pari a 3.000 euro su base annua, riparametrato e applicato su base mensile. Resta ferma l'aliquota di computo delle prestazioni pensionistiche.
4-bis. Al fine di incentivare le iniziative di cui al comma 4, per il periodo di applicazione dell'esonero contributivo di cui al precedente comma, in deroga a quanto previsto dall'articolo 51, comma 3, prima parte del terzo periodo, del testo unico delle imposte sui redditi, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, non concorrono a formare il reddito il valore dei beni ceduti e dei servizi prestati ai lavoratori dipendenti nonché le somme erogate o rimborsate ai medesimi dai datori di lavoro per lo svolgimento della prestazione lavorativa entro il limite complessivo di euro 3.000.
4-ter. Le disposizioni di cui al comma 4 si applicano nei limiti previsti dai regolamenti (UE) n. 1407/2013 e n. 1408/2013 della Commissione, del 18 dicembre 2013, relativi all'applicazione degli articoli 107 e 108 del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea agli aiuti "de minimis".
4-quater Agli oneri derivanti dai commi 4 e 4-bis, nel limite di 15 milioni di euro per gli anni 2025, 2026 e 2027 si provvede mediante corrispondente riduzione del Fondo per interventi strutturali di politica economica di cui all'articolo 10, comma 5, del decreto-legge 29 novembre 2004, n. 282, convertito, con modificazioni, dalla legge 27 dicembre 2004, n. 307.».
Conseguentemente, sostituire la rubrica con la seguente: "Disposizioni in materia di start up e PMI innovative".
18.55
Sabrina Licheri, Bevilacqua, Naturale
Improcedibile
Sostituire il comma 4, con i seguenti:
«4. Allo scopo di supportare la valorizzazione del processo di innovazione delle start-up innovative di cui all'articolo 25 del decreto-legge 18 ottobre 2012, n. 179, convertito, con modificazioni, dalla legge 17 dicembre 2012, n. 221, nello stato di previsione del Ministero delle imprese e del made in Italy, è autorizzata la spesa di 20 milioni di euro annui, per ciascuno degli anni dal 2025 al 2027, da ripartire per le seguenti finalità:
a) 8 milioni di euro annui, per le finalità di cui all'articolo 32, comma 7, del decreto-legge 30 aprile 2019, n. 34 (Voucher 3I - Investire in innovazione);
b) 12 milioni di euro annui per il sostegno alla spesa per i servizi di consulenza e servizi equivalenti utilizzati esclusivamente ai fini del progetto, diversi da quelli di cui alla lettera a).
4-bis. Gli interventi di sostegno agli investimenti cui alla lettera b) del comma 4 sono definiti con apposito decreto del Ministro delle imprese e del made in Italy, da emanarsi entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente disposizione, nel rispetto delle condizioni previste dal regolamento di esenzione e ai sensi degli articoli 25 o 28 ovvero delle altre disposizioni del predetto regolamento eventualmente applicabili. Gli interventi possono essere attuati, altresì, nel rispetto dei massimali e delle condizioni previste dal regolamento "de minimis" ovvero sulla base degli orientamenti della Commissione europea tempo per tempo vigenti in materia di aiuti di Stato.
4-ter. Agli oneri derivanti dal comma 4, pari a 20 milioni di euro annui, per ciascuno degli anni 2025, 2026 e 2027, si provvede mediante corrispondente riduzione del Fondo per interventi strutturali di politica economica di cui all'articolo 10, comma 5, del decreto-legge 29 novembre 2004, n. 282, convertito, con modificazioni, dalla legge 27 dicembre 2004, n. 307.»
Conseguentemente, sostituire la rubrica con la seguente: "Disposizioni in materia di start up e PMI innovative".
18.57
Sabrina Licheri, Bevilacqua, Naturale
Improcedibile
Sostituire il comma 4, con il seguente:
«4. A decorrere dal periodo di imposta in corso al 31 dicembre 2025, alle start-up innovative di cui all'articolo 25, comma 2, del decreto-legge 18 ottobre 2012, n. 179, convertito, con modificazioni, dalla legge 17 dicembre 2012, n. 221, e PMI innovative di cui all'articolo 4 del decreto-legge 24 gennaio 2015, n. 3, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 marzo 2015, n. 33, il credito d'imposta per l'assunzione di personale qualificato da impiegare in attività di ricerca e sviluppo è riconosciuto nella misura del 50 per cento del costo aziendale sostenuto per le assunzioni. Per le finalità di cui al presente comma è autorizzata la spesa di 20 milioni di euro a decorrere dall'anno 2025. Ai relativi oneri derivanti si provvede mediante corrispondente riduzione del Fondo di cui all'articolo 10, comma 5, del decreto-legge 29 novembre 2004, n. 282, convertito, con modificazioni, dalla legge 27 dicembre 2004, n. 307.».
18.0.1
Manca, Martella, Franceschelli, Giacobbe
Improcedibile
Dopo l'articolo inserire i seguenti:
«Art. 18-bis
(Fondo per lo sviluppo degli investimenti nelle start-up innovative)
1. Al fine di promuovere l'ulteriore sviluppo degli investimenti nelle start-up innovative, nello stato di previsione del Ministero delle imprese e del made in Italy è istituito un apposito Fondo, con una dotazione di 100 milioni di euro per ciascuno degli anni dal 2025 al 2027.
2. Una quota pari a 150 milioni di euro per ciascuno degli anni dal 2025 al 2027 delle risorse del Fondo di cui al comma 1 è destinata al cofinanziamento, fino al massimo dello stesso ammontare di capitale apportato da privati, degli investimenti diretti all'acquisizione di quote o di partecipazioni in fondi promossi da Fondi per il venture capital (FVC), italiani ed esteri, nonché in fondi promossi da investitori Business angel di cui all'articolo 1, comma 1, lettera m-undecies), del testo unico delle disposizioni in materia di intermediazione finanziaria, di cui al decreto legislativo 24 febbraio 1999, n. 58, o incubatori certificati italiani, di cui all'articolo 25 del decreto-legge 18 ottobre 2012, n. 179, convertito, con modificazioni, dalla legge 17 dicembre 2012, n. 221, che investono unicamente in start-up innovative ubicate in Italia.
3. Una quota pari a 30 milioni di euro per ciascuno degli anni dal 2023 al 2027 delle risorse del Fondo di cui al comma 1, nel rispetto della normativa dell'Unione europea sugli aiuti di Stato volti a promuovere gli investimenti in capitale di rischio nelle piccole e medie imprese (PMI), è destinata alla concessione di:
a) finanziamenti a fondo perduto per progetti di investimento effettuati da soggetti non residenti che intendono costituire una start-up innovativa nel territorio dello Stato italiano, per un ammontare non superiore a 250.000 euro per ogni progetto;
b) cofinanziamenti fino al 50 per cento delle iniziative di promozione fieristica degli enti territoriali in materia di start-up innovative, anche in collaborazione con soggetti internazionali.
4. Una quota delle risorse del Fondo di cui al comma 1, pari a 20 milioni di euro per ciascuno degli anni dal 2025 al 2027, è destinata, al fine di rafforzare la qualità dei servizi forniti dalle start-up innovative, alla concessione di contributi a fondo perduto, in forma di voucher, per l'acquisizione di prestazioni di consulenza da parte di amministratori delegati, direttori finanziari, direttori generali, responsabili del marketing e manager.
5. Con decreto del Ministro delle imprese e del made in Italy da adottare, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze, entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, sono stabiliti i criteri e le modalità di ripartizione delle risorse di cui ai commi 2, 3 e 4, di accesso al finanziamento del Fondo di cui al comma 1, di selezione dei progetti, di concessione dei contributi, di monitoraggio e di revoca degli investimenti, nonché la durata minima degli stessi.
«Art. 18-ter
(Agevolazioni all'investimento)
1. All'articolo 29 del decreto-legge 18 ottobre 2012, n. 179, convertito, con modificazioni, dalla legge 17 dicembre 2012, n. 221, dopo il comma 7-bis sono inseriti i seguenti:
"7-ter. A decorrere dall'anno 2023, l'85 per cento della somma investita nel capitale sociale di una start-up o di una piccola o media impresa innovativa, o in Fondi per il venture capital (FVC), fondi promossi da incubatori certificati, da reti di professionisti o da società di investimento, direttamente o per il tramite di organismi di investimento collettivo del risparmio o altre società che effettuino almeno il 30 per cento dei propri investimenti in start-up innovative e piccole e medie imprese innovative, non concorre alla formazione del reddito dei soggetti passivi delle imposte sul reddito delle persone fisiche e sul reddito delle società.
7-quater. Ai fini di cui al comma 7-ter, l'investimento massimo deducibile non può eccedere, in ciascun periodo d'imposta, l'importo di 1,5 milioni di euro per le persone fisiche e di 5 milioni di euro per le società, purché l'investimento sia mantenuto per almeno tre anni. La cessione dell'investimento prima della decorrenza del termine di tre anni comporta la decadenza dal beneficio e il recupero a tassazione dell'importo.".
2. Gli enti di previdenza obbligatoria di cui al decreto legislativo 30 giugno 1994, n. 509, e al decreto legislativo 10 febbraio 1996, n. 103, e i fondi di previdenza complementare possono destinare somme superiori allo 0,5 per cento dell'attivo patrimoniale risultante dal rendiconto dell'esercizio precedente agli investimenti in FVC, in fondi promossi da investitori Business angel di cui all'articolo 1, comma 1, lettera m-undecies), del testo unico delle disposizioni in materia di intermediazione finanziaria, di cui al decreto legislativo 24 febbraio 1999, n. 58, o incubatori certificati italiani di cui all'articolo 25 del decreto-legge 18 ottobre 2012, n. 179, convertito, con modificazioni, dalla legge 17 dicembre 2012, n. 221, e in società di investimento.
3. Al fine di incentivare l'avvio di start-up innovative, è riconosciuto, per la costituzione delle medesime, un credito d'imposta in misura pari all'80 per cento delle spese sostenute nei primi due anni di attività, fino a un massimo di 10.000 euro, per la redazione dell'atto costitutivo e per i servizi di resi da consulenti legali, commercialisti, incubatori certificati e acceleratori di imprese. Ai fini di cui al presente comma, è autorizzata la spesa di 10 milioni euro per ciascuno degli anni dal 2025 al 2027, che costituisce limite massimo complessivo di spesa annuale per la concessione del credito d'imposta ai soggetti beneficiari che ne facciano richiesta. Con decreto del Ministro delle imprese e del made in Italy , di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze, da adottare entro novanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, sono definiti i criteri e le modalità per l'accesso al credito d'imposta di cui al presente comma.
«Art. 18-quater
(Incentivi per lo sviluppo delle società cooperative costituite tra lavoratori dell'impresa)
1. Alle società cooperative costituite tra lavoratori dell'impresa e alle cooperative sociali di cui alla legge 8 novembre 1991, n. 381, i cui soci siano in prevalenza lavoratori dell'impresa è consentito l'accesso ai contributi di cui all'articolo 18-bis, comma 4, della presente legge, per l'acquisizione di prestazioni di consulenza, servizi e accompagnamento manageriale resi dalle società finanziarie costituite ai sensi della legge 27 febbraio 1985, n. 49, e successive modificazioni e integrazioni.
2. Le disposizioni di cui all'articolo 18-ter, commi 1 e 2, della presente legge si applicano anche agli investimenti realizzati nel capitale sociale di società cooperative costituite tra lavoratori dell'impresa e di cooperative sociali di cui alla legge 8 novembre 1991, n. 381, i cui soci siano in prevalenza lavoratori dell'impresa.
3. Tra gli investitori e i soggetti cui si applicano le disposizioni di cui agli articoli 18-bis e 18-ter della presente legge sono ricomprese le società finanziarie costituite ai sensi della legge 27 febbraio 1985, n. 49.
4. Alle società cooperative costituite tra lavoratori dell'impresa e alle cooperative sociali di cui alla legge 8 novembre 1991, n. 381, i cui soci siano in prevalenza lavoratori dell'impresa si applicano le disposizioni di cui all'articolo 18-quater, comma 3, per i medesimi servizi qualora gli stessi siano resi dalle società finanziarie costituite ai sensi della legge 27 febbraio 1985, n. 49.
5. Alle società cooperative costituite da lavoratori provenienti da imprese in crisi o da imprese i cui titolari intendano trasferire le stesse, in cessione o in affitto, ai lavoratori medesimi nei casi di assenza di passaggio generazionale è riconosciuto, a decorrere, per un periodo massimo di ventiquattro mesi dalla data di avvio dell'attività, l'esonero dal versamento del 100 per cento dei complessivi contributi previdenziali a carico dei datori di lavoro, con esclusione dei premi e contributi dovuti all'Istituto nazionale per l'assicurazione contro gli infortuni sul lavoro (INAIL), nel limite massimo di 8.000 euro annui per addetto, riparametrato e applicato su base mensile. Resta ferma l'aliquota di computo delle prestazioni pensionistiche dipendente.».
18.0.2
Martella, Franceschelli, Giacobbe, Misiani
Improcedibile
Dopo l'articolo inserire il seguente:
«Art. 18-bis.
(Istituzione del Registro nazionale dei soggetti di supporto all'impresa innovativa)
1. È istituito, presso il Ministero delle imprese e del made in Italy, il Registro nazionale dei soggetti di supporto all'impresa innovativa, di seguito denominato "Registro".
2. Il Registro è gestito dalla Direzione generale per la politica industriale, l'innovazione e le PMI del Ministero delle imprese e del made in Italy.
3. Al Registro possono iscriversi enti pubblici e privati di ricerca, università, laboratori specializzati nella valutazione della fattibilità di una tecnologia ovvero del concept di prodotto, organizzazioni di ricerca clinica di cui al decreto del Ministero della salute del 15 novembre 2011, nonché qualsiasi altro ente dotato delle competenze e delle strutture necessarie a fornire servizi di supporto e consulenza alle start-up e PMI innovative.
4. Con proprio decreto da adottare entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, il Ministro delle imprese e del made in Italy definisce le modalità e i requisiti necessari per l'iscrizione nel Registro.
5. Dall'attuazione del Registro di cui al presente articolo, non devono derivare nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica. Le amministrazioni competenti provvedono agli adempimenti con le risorse umane, finanziarie e strumentali disponibili a legislazione vigente.»
Conseguentemente, sostituire la rubrica del Capo V con la seguente: «Modifiche alla disciplina in materia di start-up innovative e PMI».
18.0.3
Bevilacqua, Sabrina Licheri, Naturale
Improcedibile
Dopo l'articolo inserire il seguente:
«Art. 18-bis.
(Voucher intelligenza artificiale)
1. Al fine di supportare le micro, piccole e medie imprese nell'implementazione e nella gestione di soluzioni di intelligenza artificiale e incrementarne la competitività, per ciascuno degli anni 2025 e 2026, è concesso un contributo a fondo perduto, tramite Voucher di importo non superiore a 10.000 euro, conformemente al regolamento (CE) n. 1998/2006 della Commissione del 15 dicembre 2006 relativo all'applicazione degli articoli 87 e 88 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea agli aiuti di importanza minore («de minimis»), in favore delle predette imprese per le spese in consulenze nel campo dell'intelligenza artificiale dirette alla pianificazione di strategie personalizzate e per ottimizzarne i processi. I voucher possono altresì finanziare la formazione qualificata, nel campo AI del personale delle micro, piccole e medie imprese.
2. Si applicano, in quanto compatibili, le disposizioni di cui al decreto dello sviluppo economico 23 settembre 2014, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale 19 novembre 2014, n. 269.
3. I contributi di cui al presente articolo sono riconosciuti nel limite massimo di spesa di 30 milioni di euro per ciascuno degli anni 2025 e 2026. Ai relativi oneri si provvede mediante corrispondente riduzione del Fondo per interventi strutturali di politica economica di cui all'articolo 10, comma 5, del decreto-legge 29 novembre 2004, n. 282, convertito, con modificazioni, dalla legge 27 dicembre 2004, n. 307.».
18.0.6
Sabrina Licheri, Bevilacqua, Naturale
Improcedibile
Dopo l'articolo inserire il seguente:
«Art. 18-bis.
(Disposizioni in materia di imprenditoria femminile innovativa)
1. Al Fondo di sostegno al venture capital, istituito ai sensi dell'articolo 1, comma 209, della legge 30 dicembre 2018, n. 145, sono assegnate risorse aggiuntive pari a 5 milioni di euro per ciascuno degli anni 2025, 2026 e 2027 finalizzate a sostenere investimenti nel capitale di rischio per progetti di imprenditoria femminile a elevata innovazione ovvero a contenuto di innovazione tecnologica, che prevedono il rientro dell'investimento iniziale esclusivamente nel lungo periodo, realizzati entro i confini del territorio nazionale da società il cui capitale è detenuto in maggioranza da donne. Con decreto del Ministro delle imprese e del made in Italy, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze, da emanare entro 30 giorni dall'entrata in vigore della presente legge, sono definiti i criteri di individuazione e selezione, nonché le modalità per l'assegnazione dei finanziamenti ai progetti imprenditoriale.
2 Agli oneri derivanti dal presente articolo, pari a 5 milioni di euro per ciascuno degli anni 2025, 2026 e 2027, si provvede mediante corrispondente riduzione del Fondo per interventi strutturali di politica economica di cui all'articolo 10, comma 5, del decreto-legge 29 novembre 2004, n. 282, convertito, con modificazioni, dalla legge 27 dicembre 2004, n. 307.».
18.0.7
Bevilacqua, Sabrina Licheri, Naturale
Improcedibile
Dopo l'articolo inserire il seguente:
«Art. 18-bis.
(Programma sperimentale per la costituzione dei centri camerali per la finanza di impresa)
1. Al fine di supportare le imprese nell'accesso ai mercati finanziari e ai canali alternativi di finanziamento nonché rafforzare la capacità e le competenze finanziarie interne alle imprese, accrescendo la competitività del sistema produttivo e gli investimenti innovazione, in via sperimentale, per il triennio 2026 - 2028, con decreto del Ministero delle imprese e del made in Italy, di concerto con il Ministero dell'economia e delle finanze, da emanare, sentita l'Unione italiana delle camere di commercio, industria, artigianato e agricoltura, entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, sono definite le modalità di costituzione di centri per la finanza d'impresa, da istituire presso le Camere di commercio, aventi lo scopo di offrire servizi informativi e consulenziali, di formazione e affiancamento delle imprese nella ricerca di nuove opportunità di finanziamento alternative al credito tradizionale, con particolare riferimento alle startup innovative.
2. Per le finalità di cui al presente articolo, è autorizzata la spesa di euro 3 milioni per ciascuno degli anni dal 2026 al 2028 a valere sulle risorse di cui al Fondo per interventi strutturali di politica economica di cui all'articolo 10, comma 5, del decreto-legge 29 novembre 2004, n. 282, convertito, con modificazioni, dalla legge 27 dicembre 2004, n. 307.».
18.0.8
Manca, Giacobbe, Martella, Franceschelli
Improcedibile
Dopo l'articolo inserire il seguente:
«Art. 18-bis
(Programma sperimentale per la costituzione dei centri camerali per la finanza di impresa)
1. Al fine di supportare le imprese nell'accesso ai mercati finanziari e ai canali alternativi di finanziamento nonché rafforzare la capacità e le competenze finanziarie interne alle imprese, accrescendo la competitività del sistema produttivo e gli investimenti innovazione, in via sperimentale, per il triennio 2026 - 2028, con decreto del Ministro delle imprese e del made in Italy, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze, da emanare, sentita l'Unione italiana delle camere di commercio, industria, artigianato e agricoltura, entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, sono definite le modalità di costituzione di centri per la finanza d'impresa, da istituire presso le Camere di commercio, aventi lo scopo di offrire servizi informativi e consulenziali, di formazione e affiancamento delle imprese nella ricerca di nuove opportunità di finanziamento alternative al credito tradizionale, con particolare riferimento alle startup innovative.
2. Per le finalità di cui al presente articolo, è autorizzata la spesa di 3 milioni di euro per ciascuno degli anni dal 2026 al 2028, a valere sulle risorse di cui al Fondo per interventi strutturali di politica economica di cui all'articolo 10, comma 5, del decreto-legge 29 novembre 2004, n. 282, convertito, con modificazioni, dalla legge 27 dicembre 2004, n. 307.»
18.0.10
Martella, Franceschelli, Giacobbe, Misiani
Improcedibile
Dopo l'articolo inserire il seguente:
«Art. 18-bis
(Modalità per l'acquisto della qualifica di piccola e media impresa ovvero di start-up innovativa)
1. Con decreto del Ministero dello sviluppo economico, da emanarsi entro trenta giorni dall'entrata in vigore della presente legge, sono disciplinate le modalità per l'acquisto della qualifica di "piccola e media impresa innovativa" ai sensi dell'articolo 4 del decreto legge 24 gennaio 2015, n. 3, ovvero di "start-up innovativa" ai sensi dell'articolo 29 del decreto legge 18 ottobre 2012, n. 179, da parte di un'impresa sociale costituita ai sensi dell'articolo 5 del decreto legislativo 3 luglio 2017, n. 112.».
18.0.11
Naturale, Sabrina Licheri, Bevilacqua
Improcedibile
Dopo l'articolo inserire il seguente:
«Art. 18-bis.
(Misure per la promozione di tecnologie innovative per la produzione alimentare)
1. Con la finalità di favorire la promozione della sostenibilità delle produzioni alimentari, della qualità e della compatibilità ambientale dei processi produttivi nonché del benessere animale, è concesso, per l'anno 2025, un contributo, nel limite di spesa complessivo di 20 milioni di euro, a favore dei produttori di alimenti che investono in moderni sistemi di produzione alimentare, basati su tecnologie a basso impatto ambientale e su una gestione eco-compatibile della risorsa idrica e del suolo.
2. Con decreto del Ministro dell'agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste, di concerto con i Ministri dell'ambiente e della sicurezza energetica e delle imprese e del made in Italy, da adottare entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto, sono definiti i criteri, le modalità e le procedure di erogazione delle risorse di cui al presente articolo.
3. Agli oneri derivanti dall'attuazione del presente articolo, pari a 20 milioni di euro per l'anno 2025, si provvede mediante corrispondente riduzione del fondo di cui all'articolo 10, comma 5, del decreto-legge 29 novembre 2004, n. 282, convertito, con modificazioni, dalla legge 27 dicembre 2004, n. 307.».
18.0.12
Naturale, Sabrina Licheri, Bevilacqua
Improcedibile
Dopo l'articolo inserire il seguente:
«Art. 18-bis.
(Disposizione per la ricerca e l'innovazione nel settore olivicolo)
1. Al fine di migliorare le tecniche di produzione sostenibili, anche attraverso l'impiego di modelli basati sull'intelligenza artificiale, sviluppare nuovi metodi per l'analisi della qualità e incentivare gli studi sulle varietà di olivo resistenti a malattie e parassiti, nello stato di previsione del Ministero dall'agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste è istituito il fondo per la ricerca e l'innovazione nel settore olivicolo, con una dotazione pari a 5 milioni di euro a decorrere dall'anno 2025.
2. Con decreto del Ministro dell'agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste, di concerto con il Ministro dell'università e della ricerca, previa intesa in sede di Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano, da adottare entro trenta giorni dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto, sono definiti i criteri e le modalità di attuazione del presente articolo.
3. Agli oneri derivanti dal presente articolo, pari a 5 milioni di euro a decorrere dall'anno 2025, si provvede mediante corrispondente riduzione del fondo di cui all'articolo 10, comma 5, del decreto-legge 29 novembre 2004, n. 282, convertito, con modificazioni, dalla legge 27 dicembre 2004, n. 307.».
ARTICOLO 19 NEL TESTO PROPOSTO DALLA COMMISSIONE
Art. 19.
Approvato
(Modifiche alla disciplina del Garante per le micro, piccole e medie imprese)
1. All'articolo 17 della legge 11 novembre 2011, n. 180, sono apportate le seguenti modificazioni:
a) al comma 1:
1) la lettera a) è sostituita dalla seguente:
« a) monitorare l'attuazione nell'ordinamento della comunicazione della Commissione europea COM (2008) 394 definitivo, del 25 giugno 2008, recante "Una corsia preferenziale per la piccola impresa - Alla ricerca di un nuovo quadro fondamentale per la Piccola Impresa (uno 'Small Business Act' per l'Europa)" e della sua revisione, di cui alla comunicazione della Commissione europea COM (2011) 78 definitivo, del 23 febbraio 2011, recante "Riesame dello 'Small Business Act' per l'Europa", della comunicazione della Commissione europea COM (2021) 219 definitivo, del 29 aprile 2021, recante "Legiferare meglio: unire le forze per produrre leggi migliori", della comunicazione della Commissione europea COM (2023) 535 definitivo, del 12 settembre 2023, recante "Pacchetto di aiuti per le PMI" »;
2) dopo la lettera b) è inserita la seguente:
« b-bis) attuare un nuovo approccio alla consultazione, denominato "Reality Checks", attraverso la raccolta di informazioni da una selezione di esperti e portatori di interesse, pubblici e privati, in determinati settori, per identificare gli ostacoli normativi, tecnici ed economici derivanti dall'attuazione delle relative norme »;
b) al comma 5, l'ultimo periodo è sostituito dal seguente: « Al fine di attivare un meccanismo di confronto e scambio permanente e regolare, anche con l'avvalimento di esperti di settore, le consultazioni, secondo l'approccio denominato "Reality Checks" di cui alla lettera b-bis) del comma 1, si svolgono con regolarità e ai partecipanti è riconosciuta la facoltà di presentare proposte e rappresentare istanze e criticità ».
EMENDAMENTI
19.2
Magni, De Cristofaro, Cucchi, Fregolent
Improcedibile
Al comma 1, sostituire la lettera b) con la seguente:
«b) al comma 5, dopo le parole: "in raccordo con le regioni", sono inserite le seguenti: «anche per la valutazione ex-ante dell'impatto della regolamentazione. Al fine di attivare un meccanismo di confronto e scambio permanente e regolare, anche con l'avvalimento di esperti di settore in rappresentanza delle Associazioni di categoria delle piccole e medie imprese, le consultazioni, secondo l'approccio denominato "Reality Checks", di cui alla lettera b-bis) del comma 1, si svolgono con regolarità almeno bimestrale, ed ai partecipanti è riconosciuta la facoltà di presentare proposte e rappresentare istanze e criticità. La relazione sulle attività del Tavolo e sui pareri resi è parte integrante della Relazione di cui al comma 1, lettera e).»
19.5
Sabrina Licheri, Bevilacqua, Naturale
Improcedibile
Al comma 1, lettera b) dopo le parole: «al comma 5,» inserire le seguenti: "dopo il primo periodo è inserito il seguente: "Al tavolo permanente partecipa altresì lo SME Envoy italiano, quale inviato italiano per le Piccole e Medie Imprese, con ruolo di interfaccia con la rete europea degli SME Envoy coordinato dalla Commissione europea." e».
19.6
Bevilacqua, Sabrina Licheri, Naturale
Improcedibile
Al comma 1, lettera b), apportare le seguenti modificazioni:
1) dopo le parole: "anche con l'avvalimento di esperti di settore", inserire le seguenti: "e con la partecipazione dei soggetti di cui al primo periodo del comma 4,";
2) aggiungere, in fine, le seguenti parole: "Le consultazioni si svolgono almeno una volta all'anno anche ai fini dell'adozione del disegno di legge annuale per la tutela e lo sviluppo delle micro, piccole e medie imprese di cui al successivo articolo 18.".
19.7
Manca, Giacobbe, Martella, Franceschelli
Improcedibile
Al comma 1, lettera b), apportare le seguenti modificazioni:
a) dopo le parole: «anche con l'avvalimento di esperti di settore», aggiungere le seguenti: «e con la partecipazione dei soggetti di cui al primo periodo del comma 4,»;
b) aggiungere, in fine, le seguenti parole: «Le consultazioni si svolgono almeno una volta all'anno anche ai fini dell'adozione del disegno di legge annuale per la tutela e lo sviluppo delle micro, piccole e medie imprese di cui al successivo articolo 18.»
Capo VI
CERTIFICAZIONE UNICA DI CONFORMITÀ DELLE FILIERE DELLA MODA
ARTICOLO 19-BIS NEL TESTO PROPOSTO DALLA COMMISSIONE
Art. 19-bis.
Approvato nel testo emendato
(Oggetto e finalità)
1. Al fine di favorire la crescita economica duratura, inclusiva e sostenibile delle filiere produttive della moda e prevenire la violazione delle disposizioni in materia di tutela del lavoro, nonché al fine di garantire la piena tracciabilità delle filiere, è istituito, ai sensi del presente capo, un regime di certificazione unica di conformità delle filiere produttive della moda e sono definiti i princìpi che devono essere applicati nella gestione e nel controllo delle stesse filiere.
2. Le disposizioni del presente capo si applicano alle società capofila, ai fornitori di filiera e ai subfornitori di filiera, come definiti dal presente capo.
EMENDAMENTI E ORDINI DEL GIORNO
19-bis.203
Approvato
Al comma 1, dopo le parole: «un regime» inserire la seguente: «volontario».
G19-bis.500
I Relatori
V. testo 2
Il Senato,
premesso che:
il disegno di legge in esame contiene importanti diposizioni riferite alle piccole e medie imprese che operano nel settore della moda, tra le quali anche misure finanziarie di sostegno all'intero settore;
durante l'esame in Commissione è stata, inoltre, introdotta una "certificazione unica di conformità", su base volontaria e di durata annuale, che introduce strumenti che consentono la tracciabilità dei contratti e delle lavorazioni dalla capofila sino ai subfornitori, anche in modo da rafforzare la lotta alle violazioni in materia di tutela del lavoro;
nei contratti con le imprese di filiera devono essere previsti impegni per garantire il rispetto, anche da parte dei subfornitori, della disciplina giuslavoristica, fiscale, previdenziale e di salute e sicurezza del lavoro;
le misure prevedono che con decreto del Ministero delle imprese, di concerto con il Ministero del lavoro e del Ministero dell'economia e delle finanze, vengano stabilite le disposizioni relative al funzionamento del sistema di certificazione, tra le quali l'eventuale revoca e per la determinazione dei costi di istruttoria e rilascio della certificazione da parte dei soggetti abilitati,
impegna il Governo:
a valutare, anche alla luce della prima applicazione delle disposizioni, meccanismi che rendono il conseguimento della certificazione di filiera un risultato da valorizzare in ogni sede anche al fine di debellare il fenomeno dei contratti pirata e del caporalato e, al contempo, di evitare che le imprese della moda siano chiamate a rispondere di fenomeni illeciti che sfuggono al loro controllo e ne danneggino in modo ingiustificato la reputazione;
a chiarire che le disposizioni in materia di certificazione unica di conformità della filiera della moda saranno efficaci dopo l'adozione del decreto interministeriale di cui all'articolo 19-quater, comma 5;
ad assicurare che nel processo di attuazione delle misure e, in particolare, in relazione al contenuto della certificazione siano pienamente coinvolte le organizzazioni sindacali.
G19-bis.500 (testo 2)
I Relatori
Accolto
Il Senato,
premesso che:
il disegno di legge in esame contiene importanti diposizioni riferite alle piccole e medie imprese che operano nel settore della moda, tra le quali anche misure finanziarie di sostegno all'intero settore;
durante l'esame in Commissione è stata, inoltre, introdotta una "certificazione unica di conformità", su base volontaria e di durata annuale, che introduce strumenti che consentono la tracciabilità dei contratti e delle lavorazioni dalla capofila sino ai subfornitori, anche in modo da rafforzare la lotta alle violazioni in materia di tutela del lavoro;
nei contratti con le imprese di filiera devono essere previsti impegni per garantire il rispetto, anche da parte dei subfornitori, della disciplina giuslavoristica, fiscale, previdenziale e di salute e sicurezza del lavoro;
le misure prevedono che con decreto del Ministero delle imprese, di concerto con il Ministero del lavoro e del Ministero dell'economia e delle finanze, vengano stabilite le disposizioni relative al funzionamento del sistema di certificazione, tra le quali l'eventuale revoca e per la determinazione dei costi di istruttoria e rilascio della certificazione da parte dei soggetti abilitati,
impegna il Governo:
a valutare, anche alla luce della prima applicazione delle disposizioni e tenendo conto dell'esperienza maturata nell'ambito del modello della Rete del lavoro agricolo di qualità, meccanismi che rendano il conseguimento della certificazione di filiera un risultato da valorizzare in ogni sede anche al fine di debellare il fenomeno dei contratti pirata e del caporalato e, al contempo, di evitare che le imprese della moda siano chiamate a rispondere, anche ai sensi del Codice antimafia, di fenomeni illeciti che sfuggono al loro controllo e ne danneggino in modo ingiustificato la reputazione;
a chiarire che le disposizioni in materia di certificazione unica di conformità della filiera della moda saranno efficaci dopo l'adozione del decreto interministeriale di cui all'articolo 19-quater, comma 5;
ad assicurare che nel processo di attuazione delle misure e, in particolare, in relazione al contenuto della certificazione siano pienamente coinvolte le organizzazioni sindacali, al fine di assicurare la massima collaborazione nella lotta al caporalato, al lavoro nero e irregolare;
a rafforzare la cooperazione istituzionale tra Ministero delle imprese e del made in Italy, Ministero del lavoro e delle politiche sociali, Inps, Inail e parti sociali.
G19-bis.200
Respinto
Il Senato,
in sede di esame del disegno di legge recante "Disegno di legge annuale sulle piccole e medie imprese" (AS 1484),
premesso che:
in sede di esame del Disegno di legge annuale sulle piccole e medie imprese" (AS 1484) è stato approvato l'emendamento della maggioranza (19.0.3), che stabilisce i requisiti per ottenere la certificazione unica di conformità delle filiere della moda: tale misura rappresenta un grave passo indietro nella tutela del lavoro e nella lotta allo sfruttamento nella filiera della moda;
con tale scelta, il governo ha deciso di deresponsabilizzare le imprese committenti, indebolendo
uno degli strumenti più importanti per garantire trasparenza e legalità nei rapporti di subfornitura;
la moda italiana è un'eccellenza riconosciuta nel mondo, ma è noto come dentro tale filiera, esistano altresì zone d'ombra dove proliferano irregolarità, lavoro nero e sfruttamento, spesso a danno delle lavoratrici e dei lavoratori più fragili;
non si difende la competitività abbassando le tutele, ma investendo sulla qualità dell'occupazione, sulla legalità e sulla corretta applicazione dei contratti collettivi nazionali;
impegna il governo:
a promuovere iniziative volte all'attuazione di disposizione finalizzate a rafforzare i controlli e sostenere chi opera nella legalità nel settore della moda, nonché a compiere un passo indietro rispetto al contenuto dell'emendamento approvato (19.0.3) in materia di certificazione unica di conformità delle filiere della moda, aprendo un confronto serio con le parti sociali, le imprese e le organizzazioni del lavoro;
a ripristinare l'applicazione dei CCNL dei sindacati comparativamente più rappresentativi a livello nazionale, i quali non possono essere sostituiti da accordi aziendali.
________________
(*) Aggiungono la firma in corso di seduta i senatori Magni, Manca, Lombardo, Patton e gli altri componenti del Gruppo Aut (SVP-PATT, Cb).
ARTICOLO 19-TER NEL TESTO PROPOSTO DALLA COMMISSIONE
Art. 19-ter.
Approvato nel testo emendato
(Definizioni)
1. Ai fini del presente capo si intendono per:
a) « filiera della moda »: la società capofila e le imprese di filiera legate da rapporti contrattuali e subcontrattuali finalizzati alla realizzazione di prodotti o servizi nel settore della moda, incluse le fasi di progettazione, campionatura, produzione e trasformazione del tessile, dell'abbigliamento, della pelletteria e della calzatura, inclusi i relativi accessori;
b) « società capofila »: la società a capo di una filiera della moda, ivi incluso l'eventuale concessionario del marchio in licenza, avente sede legale o una o più sedi produttive sul territorio italiano, che incarica le imprese di filiera di fornire:
1) prodotti finiti destinati alla vendita;
2) lavorazioni su prodotti finiti destinati alla vendita o lavorazioni intermedie;
3) prodotti di campionatura per la realizzazione di collezioni;
c) « impresa di filiera »: l'impresa che presenta congiuntamente i seguenti requisiti:
1) ha sede legale o una unità produttiva sul territorio italiano;
2) partecipa, in forza di contratto di appalto, subappalto, fornitura, subfornitura, contratto d'opera corrente con una società capofila, alle fasi della produzione e trasformazione di beni e prodotti rientranti nei settori tessile, dell'abbigliamento, calzaturiero e della pelletteria, con esclusione:
2.1) della lavorazione e fornitura delle materie prime, ivi inclusi il tessuto, il pellame e il filato;
2.2) della lavorazione e fornitura di accessori a catalogo senza componenti di personalizzazione;
d) « subfornitore di filiera »: l'impresa che presenta i requisiti di cui alla lettera c) che è parte di un contratto di subfornitura con un'impresa della filiera ».
EMENDAMENTI
19-ter.202
Approvato
Al comma 1, lettera c), numero 2.1), sostituire le parole «, ivi inclusi il tessuto, il pellame e il filato;» con le seguenti: «e del pellame;».
ARTICOLO 19-QUATER NEL TESTO PROPOSTO DALLA COMMISSIONE
Art. 19-quater.
Approvato nel testo emendato
(Certificazione unica di conformità delle filiere della moda)
1. La filiera può ottenere la certificazione unica di conformità se soddisfa i seguenti requisiti:
a) l'impresa capofila e le imprese di filiera hanno adempiuto agli obblighi di cui al presente capo;
b) i titolari o gli amministratori non hanno riportato, negli ultimi cinque anni, condanne penali, anche non definitive, per violazioni della normativa in materia di lavoro e legislazione sociale, per delitti contro la pubblica amministrazione, contro l'incolumità pubblica, contro l'economia pubblica, l'industria e il commercio e in materia di imposte sui redditi e sul valore aggiunto, nonché per i delitti di cui agli articoli 600, 601, 602 e 603-bis del codice penale;
c) l'impresa capofila o le imprese di filiera non sono state destinatarie negli ultimi tre anni di sanzioni amministrative pecuniarie per violazioni in materia di lavoro e legislazione sociale di importo complessivamente superiore al 4 per cento del fatturato annuale;
d) l'impresa capofila e le imprese di filiera sono in regola con il versamento dei contributi previdenziali e dei premi assicurativi.
2. La certificazione unica di conformità ha un periodo di validità di un anno e può essere rilasciata dai revisori persone fisiche o dalle società di revisione abilitati alla revisione legale ai sensi dell'articolo 2 del decreto legislativo 27 gennaio 2010, n. 39.
3. I soggetti certificatori di cui al comma 2 verificano la sussistenza dei requisiti di cui al presente capo. A tal fine, hanno diritto ad ottenere dall'impresa capofila e dalle imprese di filiera documenti e notizie utili all'attività di attestazione e possono procedere ad accertamenti, controlli ed esami di atti e documentazione anche nei luoghi di produzione. La certificazione è rilasciata entro sessanta giorni dal ricevimento dell'istanza presentata dall'impresa capofila. Il termine può essere sospeso, per una sola volta e per un periodo non superiore a trenta giorni, per l'acquisizione di informazioni necessarie al rilascio della certificazione.
4. Presso il Ministero delle imprese e del made in Italy è istituito un registro nel quale sono annotate le certificazioni rilasciate. Unitamente alla richiesta di annotazione, il soggetto certificatore trasmette gli atti in base ai quali ha rilasciato il certificato unico.
5. Con decreto del Ministro delle imprese e del made in Italy, di concerto con i Ministri del lavoro e delle politiche sociali e dell'economia e delle finanze, sono stabilite specifiche disposizioni per la formulazione dell'istanza, per il contenuto della certificazione unica di conformità, per le modalità di verifica e monitoraggio del mantenimento dei requisiti, per l'eventuale revoca della certificazione e per la determinazione dei costi di istruttoria e rilascio della certificazione da parte dei soggetti di cui al comma 2, che gravano comunque sull'istante nel rispetto dei criteri di proporzionalità e di quanto previsto dagli accordi di cui al comma 6 ove conclusi, nonché per l'istituzione del registro di cui al comma 4 e per le modalità di annotazione nel medesimo.
6. Con accordi collettivi tra le associazioni di categoria possono essere definite le modalità attraverso le quali le società capofila contribuiscono ai costi sopportati dalle imprese di filiera per ottenere e mantenere la certificazione unica.
EMENDAMENTI
19-quater.203
Amidei, Ancorotti, Mancini (*)
Approvato
Al comma 3, dopo le parole: «I soggetti certificatori di cui al comma 2 verificano» inserire le seguenti: «, avvalendosi, per i profili di competenza, di un consulente del lavoro iscritto all'albo professionale,».
________________
(*) Firma aggiunta in corso di seduta
ARTICOLO 19-QUINQUIES NEL TESTO PROPOSTO DALLA COMMISSIONE
Art. 19-quinquies.
Approvato nel testo emendato
(Oneri delle società capofila e delle imprese di filiera)
1. Le società capofila che acquistano beni o servizi da fornitori di filiera:
a) tengono e aggiornano con cadenza almeno semestrale un'Anagrafe dei fornitori di filiera;
b) adottano le linee guida in materia di qualificazione e accreditamento, selezione, valutazione e monitoraggio dei fornitori di filiera definite dalle associazioni di categoria comparativamente più rappresentative sul piano nazionale e approvate dal Ministero delle imprese e del made in Italy;
c) prevedono, nei contratti con le imprese di filiera, specifici impegni a carico dei medesimi fornitori volti a garantire il rispetto, anche da parte dei subfornitori di filiera, della disciplina giuslavoristica, fiscale, previdenziale e di salute e sicurezza del lavoro, compresa l'applicazione del contratto collettivo nazionale di lavoro di settore, sottoscritto dalle organizzazioni sindacali comparativamente più rappresentative;
d) all'atto della conclusione del primo contratto con l'impresa di filiera, acquisiscono dai medesimi fornitori la seguente documentazione aggiornata: certificato di iscrizione al registro delle imprese e visura camerale; autocertificazione del possesso dei requisiti di idoneità tecnico-professionale di cui all'articolo 26, comma 1, lettera a), numero 2), del decreto legislativo 9 aprile 2008, n. 81; documento unico di regolarità contributiva; documento unico di regolarità fiscale; eventuale ulteriore documentazione utile alle verifiche del rispetto degli obblighi di cui alla lettera c) del presente comma;
e) richiedono ai fornitori di filiera un aggiornamento della documentazione di cui alla lettera d), alle relative scadenze di legge ovvero, in mancanza, ogni due anni.
2. In aggiunta agli adempimenti di cui al comma 1 del presente articolo, le società capofila adottano un modello di organizzazione, gestione e controllo, ai sensi degli articoli 6 e 7 del decreto legislativo 8 giugno 2001, n. 231, idoneo a prevenire, tra l'altro, i reati di cui agli articoli 603-bis, 648-bis e 648-ter del codice penale.
3. Le imprese della filiera devono osservare nei confronti dei propri subfornitori le seguenti tutele contrattuali minime:
a) stipula di un contratto di subfornitura o appalto o subappalto contenente tutti gli elementi essenziali della fornitura, ivi incluso l'eventuale prezzo per unità temporale di riferimento;
b) indicazione precisa degli adempimenti contrattuali essenziali, con previsione espressa della risoluzione del contratto in caso di inadempimento;
c) previsione di misure correttive in caso di omissioni, ritardi o inesattezze nell'esecuzione delle prestazioni, finalizzate al ripristino delle condizioni di legalità;
d) obbligo di inserire nei contratti di cui alla lettera a) una clausola che richieda l'applicazione dei contratti collettivi nazionali e territoriali di lavoro di riferimento del settore dell'industria e dell'artigianato della moda, sottoscritti dalle organizzazioni sindacali comparativamente più rappresentative sul piano nazionale, ferma l'applicabilità di accordi sindacali a livello aziendale che prevedano trattamenti, anche economici, complessivamente non peggiorativi, anche nei confronti delle imprese terziste che affidino a terzi, in tutto o in parte, la lavorazione dei prodotti del committente principale.
EMENDAMENTI
19-quinquies.201
Pirro, Sabrina Licheri, Bevilacqua, Naturale
Id. em. 19-quinquies.200
Sopprimere l'articolo
19-quinquies.202
Improcedibile
Al comma 2, dopo le parole: «idoneo a prevenire, tra l'altro,» inserire le seguenti: «attraverso specifiche misure atte a scoprire ed eliminare tempestivamente situazioni di rischio,».
19-quinquies.203
Approvato
Al comma 3, lettera d), sopprimere le seguenti parole: «, ferma l'applicabilità di accordi sindacali a livello aziendale che prevedano trattamenti, anche economici, complessivamente non peggiorativi, anche nei confronti delle imprese terziste che affidino a terzi, in tutto o in parte, la lavorazione dei prodotti del committente principale.».
ARTICOLO 19-SEXIES NEL TESTO PROPOSTO DALLA COMMISSIONE
Art. 19-sexies.
Approvato
(Filiera della moda certificata)
1. Le imprese di filiera e la società capofila che hanno ottenuto la certificazione unica di conformità possono utilizzare, nella propria attività promozionale, la dizione « Filiera della moda certificata », nonché, quanto alla capofila, fruire degli effetti escludenti, in tema di responsabilità, di cui agli articoli 6 e 7 del decreto legislativo 8 giugno 2001, n. 231, in conseguenza degli adempimenti relativi all'adozione del modello organizzativo finalizzato all'ottenimento della certificazione unica di conformità di cui al comma 2 dell'articolo 19-quater. In caso di utilizzo abusivo della suddetta dizione o di altre dizioni suscettibili di ingenerare confusione con essa, si applicano gli articoli da 18 a 27 del codice del consumo, di cui al decreto legislativo 6 settembre 2005, n. 206.
EMENDAMENTI
19-sexies.202
Pirro, Sabrina Licheri, Bevilacqua, Naturale
Respinto
Al comma 1, primo periodo, sopprimere le parole da: «, nonché, quanto alla capofila» fino alla fine del periodo.
19-sexies.203
Martella, Camusso, Franceschelli, Giacobbe
Id. em. 19-sexies.202
Al comma 1, primo periodo, sopprimere le parole da: «nonché» fino alla fine del periodo.
Capo VII
ULTERIORI DISPOSIZIONI
ARTICOLO 19-SEPTIES NEL TESTO PROPOSTO DALLA COMMISSIONE
Art. 19-septies.
Approvato
(Misure in favore dei centri urbani di medie dimensioni e per l'attrazione degli investimenti)
1. All'articolo 24-ter, comma 1, del testo unico delle imposte sui redditi, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, le parole: « 20.000 abitanti » sono sostituite dalle seguenti: « 30.000 abitanti ».
2. All'articolo 25, comma 2, del decreto-legge 17 maggio 2022, n. 50, convertito, con modificazioni, dalla legge 15 luglio 2022, n. 91, dopo le parole: « potenziali investitori esteri » sono inserite le seguenti: « , e alla valorizzazione e alla promozione dell'attrattività dei territori per i lavoratori stranieri dipendenti o autonomi che lavorano da remoto ».
3. All'articolo 30, comma 7, del decreto-legge 12 settembre 2014, n. 133, convertito, con modificazioni, dalla legge 11 novembre 2014, n. 164, dopo le parole: « affari esteri e della cooperazione internazionale, » sono inserite le seguenti: « da un rappresentante del Ministero del turismo, ».
EMENDAMENTI
19-septies.0.200 (già 1.0.3)
Bevilacqua, Sabrina Licheri, Naturale
Improcedibile
Dopo l'articolo inserire il seguente:
«Art. 19-septies.1
(Promozione della sostenibilità ambientale, sociale e di governance delle PMI)
1. Al fine di promuovere la sostenibilità ambientale, sociale e della governance delle PMI sul territorio nazionale, ampliare e consolidare l'impegno delle PMI in ambito sociale, ambientale ed economico, rafforzando la capacità di intervento in progetti ad alto impatto positivo, è riconosciuto un contributo sotto forma di credito d'imposta nella misura del 50 per cento dei costi sostenuti dalle PMI per conformarsi agli standard Environmental, Social e Governance (ESG) e per degli investimenti in tecnologie sostenibili, infrastrutture di processo, e programmi di formazione, e per accedere alla correlata certificazione.
2. Il credito d'imposta di cui al presente articolo è riconosciuto nel limite massimo di spesa di 5 milioni di euro a decorrere dall'anno 2025.
3. Il credito d'imposta è utilizzabile, esclusivamente, in compensazione ai sensi dell'articolo 17 del decreto legislativo 9 luglio 1997, n. 241.
4. Con decreto del Ministro delle Imprese e del Made in Italy, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze, da adottare entro novanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, sono definiti le modalità e i criteri di attuazione del presente articolo, anche al fine del rispetto del limite di spesa di cui al comma 2.
5. Agli oneri derivanti dal presente articolo, pari a 5 milioni di euro a decorrere dall'anno 2025, si provvede mediante corrispondente riduzione del Fondo per interventi strutturali di politica economica di cui all'articolo 10, comma 5, del decreto-legge 29 novembre 2004, n. 282, convertito, con modificazioni, dalla legge 27 dicembre 2004, n. 307.»
19-septies.0.201 (già 19.0.10)
Martella, Giacobbe, Franceschelli
Improcedibile
Dopo l'articolo inserire il seguente:
«Art. 19-septies.1
(Promozione della sostenibilità ambientale, sociale e di governance delle PMI)
1. Al fine di promuovere la sostenibilità ambientale, sociale e della governance delle piccole e medie imprese sul territorio nazionale ed ampliarne e consolidarne l´impegno in ambito sociale, ambientale ed economico, rafforzando la capacità di intervento in progetti ad alto impatto positivo, è riconosciuto un contributo sotto forma di credito d'imposta nella misura del 50 per cento dei costi sostenuti dalle imprese per conformarsi agli standard Environmental, Social e Governance (ESG) e per degli investimenti in tecnologie sostenibili, infrastrutture di processo, e programmi di formazione, e per accedere alla correlata certificazione, a decorrere dalla data di entrata in vigore della presente legge al 31 dicembre 2025. Il credito d'imposta è riconosciuto fino all'esaurimento dell'importo massimo di 3 milioni di euro, che costituisce limite di spesa.
2. Per la finalità di cui al comma 1, nello stato di previsione del Ministero delle Imprese e del made in Italy è istituito un fondo con una dotazione di 3 milioni di euro per l'anno 2025. Con decreto del Ministero delle Imprese e del made in Italy, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze, da adottare entro novanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, sono definiti le modalità e i criteri di attuazione del presente articolo, anche al fine del rispetto del limite di spesa di cui al comma 1.
3. Agli oneri di cui al presente articolo, pari a 3 milioni di euro per l'anno 2025, si provvede mediante corrispondente riduzione del Fondo di cui all'articolo 1, comma 200, della legge 23 dicembre 2014, n. 190. Il Ministro dell'economia e delle finanze è autorizzato ad apportare, con propri decreti, le occorrenti variazioni di bilancio.»
19-septies.0.202 (già 19.0.14)
Improcedibile
Dopo l'articolo inserire il seguente:
«Art. 19-octies
(Promozione della sostenibilità ambientale, sociale e di governance delle PMI)
1.Al fine di promuovere la sostenibilità ambientale, sociale e della governance delle PMI sul territorio nazionale ed ampliare e consolidare l´impegno delle PMI in ambito sociale, ambientale ed economico, rafforzando la capacità di intervento in progetti ad alto impatto positivo, è riconosciuto un contributo sotto forma di credito d'imposta nella misura del 50 per cento dei costi sostenuti dalle imprese per conformarsi agli standard Environmental, Social e Governance (ESG) e per degli investimenti in tecnologie sostenibili, infrastrutture di processo, e programmi di formazione, e per accedere alla correlata certificazione, a decorrere dalla data di entrata in vigore della presente legge al 31 dicembre 2025. Il credito d'imposta è riconosciuto fino all'esaurimento dell'importo massimo di 3 milioni di euro, che costituisce limite di spesa.
2. Per la finalità di cui al comma 1, nello stato di previsione del Ministero delle Imprese e del Made in Italy è istituito un fondo con una dotazione di 3 milioni di euro per l'anno 2025. Con decreto del Ministero delle Imprese e del Made in Italy, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze, da adottare entro novanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, sono definiti le modalità e i criteri di attuazione del presente articolo, anche al fine del rispetto del limite di spesa di cui al comma 1.».
19-septies.0.203 (già 19.0.12)
Improcedibile
Dopo l'articolo inserire il seguente:
«Art. 19-octies
(Delega al Governo per la promozione e lo sviluppo delle micro, piccole e medie imprese nelle aree interne e montane)
1.Il Governo è delegato ad adottare, entro dodici mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, un decreto legislativo per la promozione e lo sviluppo delle micro, piccole e medie imprese nelle aree interne e montane, nel rispetto dei seguenti princìpi e criteri direttivi:
a) introduzione di un regime fiscale agevolato o di sgravi fiscali per le micro, piccole e medie imprese operanti nelle aree interne e montane;
b) servizi di informazione e accompagnamento nei processi di digitalizzazione e di efficientamento energetico;
c) promozione di programmi di formazione professionale e sviluppo delle competenze per i lavoratori dipendenti delle PMI e gli imprenditori locali;
d) contributi a fondo perduto per l'apertura di nuove pmi agricole, artigiane e commerciali;
e) supporto alla diffusione dell'internazionalizzazione;
f) promozione di reti di sviluppo territoriale integrato attraverso la collaborazione tra enti locali, imprese, istituzioni e organizzazioni della società civile, al fine di identificare e valorizzare le risorse e le potenzialità specifiche di ciascuna area.
2. Il decreto legislativo di cui al comma 1 è adottato su proposta del Ministro delle imprese e del Made in Italy, del Ministro dell'Economia e delle Finanze, del Ministro del Lavoro e delle Politiche sociali e del Ministro dell'Ambiente e della Sicurezza Energetica , previo parere della Conferenza unificata di cui all'articolo 8 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281. Lo schema di decreto legislativo è trasmesso alle Camere per l'espressione del parere da parte delle Commissioni parlamentari competenti per materia e per i profili finanziari, da rendere entro quarantacinque giorni dalla data di trasmissione, decorsi i quali il decreto legislativo può comunque essere emanato. Qualora il termine previsto per l'espressione del parere da parte delle Commissioni parlamentari scada nei trenta giorni che precedono il termine di scadenza per l'esercizio della delega legislativa o successivamente, lo stesso termine è prorogato di sessanta giorni.
3. Entro ventiquattro mesi dalla data di entrata in vigore del decreto legislativo di cui al comma 1, nel rispetto dei princìpi e criteri direttivi ivi indicati, il Governo può adottare, con la procedura di cui al comma 2, uno o più decreti legislativi modificativi, recanti disposizioni integrative o correttive.
4. Dall'attuazione del presente articolo non devono derivare nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica.».
19-septies.0.204 (già 19.0.13)
Improcedibile
Dopo l'articolo inserire il seguente:
«Art. 19-octies
(Delega al Governo per la valorizzazione delle attività commerciali e artigiane nei centri storici e nei borghi di particolare pregio)
1.Il Governo è delegato ad adottare, entro dodici mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, un decreto legislativo per la valorizzazione delle attività commerciali e artigiane nei centri storici e nei borghi di particolare pregio, nel rispetto dei seguenti princìpi e criteri direttivi:
a) previsione di percorsi di formazione mirati e obbligatori riconosciuti dalla Regione finalizzati ad ottenere una licenza certificata per l'apertura di nuove attività;
b) emanazione di regolamenti recanti una disciplina specifica a tutela del territorio al fine di proteggere e conservare il relativo patrimonio naturalistico, artistico e culturale, sulla base dei modelli di regolamento Unesco a tutela del territorio, con l'obiettivo di fornire un quadro normativo e metodologico per la pianificazione di sviluppo imprenditoriale in conformità con i principi di sviluppo sostenibile e di tutela dell'ambiente;
2) previsione della distinzione tra attività artigianali e commerciali, distinguendo ulteriormente queste ultime tra settore alimentare e non alimentare;
d) previsione di criteri ponderati e puntuali per la definizione di limiti alle nuove aperture che non siano lesivi della leale concorrenza;
e) previsione di interventi a sostegno dell'ampliamento delle attività di export e internazionalizzazione.
2. Il decreto legislativo di cui al comma 1 è adottato su proposta del Ministro delle imprese e del made in Italy, previo parere della Conferenza unificata di cui all'articolo 8 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281. Lo schema di decreto legislativo è trasmesso alle Camere per l'espressione del parere da parte delle Commissioni parlamentari competenti per materia e per i profili finanziari, da rendere entro quarantacinque giorni dalla data di trasmissione, decorsi i quali il decreto legislativo può comunque essere emanato. Qualora il termine previsto per l'espressione del parere da parte delle Commissioni parlamentari scada nei trenta giorni che precedono il termine di scadenza per l'esercizio della delega legislativa o successivamente, lo stesso termine è prorogato di sessanta giorni.
3. Entro ventiquattro mesi dalla data di entrata in vigore del decreto legislativo di cui al comma 1, nel rispetto dei princìpi e criteri direttivi ivi indicati, il Governo può adottare, con la procedura di cui al comma 2, uno o più decreti legislativi modificativi, recanti disposizioni integrative o correttive.
4. Dall'attuazione del presente articolo non devono derivare nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica.».
19-septies.0.205
Improcedibile
Dopo l'articolo inserire il seguente:
«Art. 19-octies
(Sportello Unico per l'Intelligenza Artificiale nelle micro e piccole imprese)
1.È istituito presso il Ministero delle imprese e del made in Italy lo Sportello Unico per lo sviluppo dell'intelligenza Artificiale nelle micro e piccole imprese, con funzioni di orientamento, formazione, divulgazione e supporto tecnico alle PMI interessate a implementare soluzioni basate su tecnologie digitali avanzate.
2.Lo Sportello assicura assistenza alle imprese nei seguenti ambiti:
a) identificazione delle soluzioni digitali e AI più adatte al contesto aziendale;
b) accesso a piattaforme e strumenti divulgativi e informativi;
c) supporto alla partecipazione a bandi nazionali ed europei di finanziamento;
d) promozione di progetti pilota, in collaborazione con università e centri di ricerca.
3.Le attività dello Sportello possono essere realizzate anche tramite convenzioni con enti pubblici e privati, reti territoriali di innovazione, digital innovation hub e associazioni imprenditoriali.
4. Con decreto del Ministero delle imprese e del made in Italy, da adottarsi entro 180 giorni dall'entrata in vigore della presente legge, sono disciplinate le modalità di funzionamento dello Sportello di cui al comma 1.»
19-septies.0.206
Improcedibile
Dopo l'articolo inserire il seguente:
«Art. 19-octies
(Delega al Governo per la promozione delle PMI nei territori montani e nei borghi storici)
1.Il Governo è delegato ad adottare, entro dodici mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, uno o più decreti legislativi per la promozione e lo sviluppo delle micro, piccole e medie imprese operanti nelle aree interne, montane e nei borghi di particolare pregio storico, culturale o ambientale.
2. Nell'esercizio della delega di cui al comma 1, il Governo si attiene ai seguenti principi e criteri direttivi:
a) prevedere agevolazioni fiscali e contributive per le micro, piccole e medie imprese insediate nei territori di cui al comma 1;
b) prevedere l'istituzione di fondi per contributi a fondo perduto destinati all'apertura di nuove attività agricole, artigiane e commerciali;
c) prevedere la promozione di programmi di formazione professionale per lavoratori e imprenditori locali;
d) prevedere misure di sostegno alla digitalizzazione, all'efficientamento energetico e all'internazionalizzazione;
e) prevedere l'attribuzione di poteri regolamentari rafforzati ai comuni per la tutela dell'identità culturale e commerciale dei centri storici;
f) prevedere l'adozione di regolamenti comunali per la classificazione e certificazione delle attività artigianali e commerciali di qualità;
g) prevedere la definizione di criteri oggettivi per la regolamentazione delle nuove aperture in relazione alla vocazione turistica, al tessuto urbano e alla sostenibilità locale.»
DISEGNO DI LEGGE DICHIARATO ASSORBITO
Misure per la promozione e il sostegno delle start-up e delle piccole e medie imprese innovative (37)
ARTICOLI DA 1 A 13
Capo I
FONDI PER LO SVILUPPO DEGLI INVESTIMENTI NELLE START-UP
INNOVATIVE
Art. 1.
(Fondo per lo sviluppo degli investimenti nelle start-up innovative)
1. Al fine di promuovere l'ulteriore sviluppo degli investimenti nelle start-up innovative, nello stato di previsione del Ministero delle imprese e del made in Italy è istituito un apposito Fondo, con una dotazione di 200 milioni di euro per ciascuno degli anni dal 2023 al 2027.
2. Una quota pari a 150 milioni di euro per ciascuno degli anni dal 2023 al 2027 delle risorse del Fondo di cui al comma 1 è destinata al cofinanziamento, fino al massimo dello stesso ammontare di capitale apportato da privati, degli investimenti diretti all'acquisizione di quote o di partecipazioni in fondi promossi da Fondi per il venture capital (FVC), italiani ed esteri, nonché in fondi promossi da investitori Business angel di cui all'articolo 1, comma 1, lettera m-undecies), del testo unico delle disposizioni in materia di intermediazione finanziaria, di cui al decreto legislativo 24 febbraio 1999, n. 58, o incubatori certificati italiani, di cui all'articolo 25 del decreto-legge 18 ottobre 2012, n. 179, convertito, con modificazioni, dalla legge 17 dicembre 2012, n. 221, che investono unicamente in start-up innovative ubicate in Italia.
3. Una quota pari a 30 milioni di euro per ciascuno degli anni dal 2023 al 2027 delle risorse del Fondo di cui al comma 1, nel rispetto della normativa dell'Unione europea sugli aiuti di Stato volti a promuovere gli investimenti in capitale di rischio nelle piccole e medie imprese (PMI), è destinata alla concessione di:
a) finanziamenti a fondo perduto per progetti di investimento effettuati da soggetti non residenti che intendono costituire una start-up innovativa nel territorio dello Stato italiano, per un ammontare non superiore a 250.000 euro per ogni progetto;
b) cofinanziamenti fino al 50 per cento delle iniziative di promozione fieristica degli enti territoriali in materia di start-up innovative, anche in collaborazione con soggetti internazionali.
4. Una quota delle risorse del Fondo di cui al comma 1, pari a 20 milioni di euro per ciascuno degli anni dal 2023 al 2027, è destinata, al fine di rafforzare la qualità dei servizi forniti dalle start-up innovative, alla concessione di contributi a fondo perduto, in forma di voucher, per l'acquisizione di prestazioni di consulenza da parte di amministratori delegati, direttori finanziari, direttori generali, responsabili del marketing e manager.
5. Con decreto del Ministro delle imprese e del made in Italy da adottare, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze, entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, sono stabiliti i criteri e le modalità di ripartizione delle risorse di cui ai commi 2, 3 e 4, di accesso al finanziamento del Fondo di cui al comma 1, di selezione dei progetti, di concessione dei contributi, di monitoraggio e di revoca degli investimenti, nonché la durata minima degli stessi.
Art. 2.
(Fondo per il finanziamento dei progetti di creazione e di sperimentazione dei prototipi nelle start-up innovative)
1. Al fine di rafforzare il finanziamento dei progetti delle start-up innovative finalizzati alla creazione e sperimentazione di prototipi, nello stato di previsione del Ministero dell'università e della ricerca è istituito un apposito Fondo, con una dotazione di 50 milioni di euro per ciascuno degli anni dal 2023 al 2027.
2. Una quota delle risorse del Fondo di cui al comma 1, pari a 30 milioni di euro per ciascuno degli anni dal 2023 al 2027, è destinata al finanziamento a fondo perduto di studi di fattibilità sui brevetti o sulle invenzioni messe a punto nei laboratori di ricerca al fine di aumentarne il grado di maturità tecnologica.
3. Una quota delle risorse del Fondo di cui al comma 1, pari a 20 milioni di euro per ciascuno degli anni dal 2023 al 2027, è destinata al sostegno alla ricerca applicata e allo sviluppo di innovazione tramite il finanziamento a fondo perduto dei progetti di creazione e di sperimentazione dei prototipi nelle start-up innovative.
4. Con decreto del Ministro dell'università e della ricerca, da adottare entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, sono stabiliti i criteri e le modalità per la concessione dei finanziamenti di cui ai commi 1 e 2, tenendo conto della partecipazione degli uffici di trasferimento tecnologico delle università nelle fasi di progettazione e di monitoraggio degli studi di fattibilità.
Capo II
INCENTIVI FISCALI PER GLI INVESTIMENTI IN START-UP E PMI INNOVATIVE
Art. 3.
(Modifica all'articolo 29 del decreto-legge n. 179 del 2012, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 221 del 2012)
1. All'articolo 29 del decreto-legge 18 ottobre 2012, n. 179, convertito, con modificazioni, dalla legge 17 dicembre 2012, n. 221, dopo il comma 7-bis sono inseriti i seguenti:
« 7-ter. A decorrere dall'anno 2023, l'85 per cento della somma investita nel capitale sociale di una start-up o di una piccola o media impresa innovativa, o in Fondi per il venture capital (FVC), fondi promossi da incubatori certificati, da reti di professionisti o da società di investimento, direttamente o per il tramite di organismi di investimento collettivo del risparmio o altre società che effettuino almeno il 30 per cento dei propri investimenti in start-up innovative e piccole e medie imprese innovative, non concorre alla formazione del reddito dei soggetti passivi delle imposte sul reddito delle persone fisiche e sul reddito delle società.
7-quater. Ai fini di cui al comma 7-ter, l'investimento massimo deducibile non può eccedere, in ciascun periodo d'imposta, l'importo di 1,5 milioni di euro per le persone fisiche e di 5 milioni di euro per le società, purché l'investimento sia mantenuto per almeno tre anni. La cessione dell'investimento prima della decorrenza del termine di tre anni comporta la decadenza dal beneficio e il recupero a tassazione dell'importo ».
Art. 4.
(Agevolazioni fiscali per investimenti in start-up e PMI innovative)
1. Al fine di agevolare gli investimenti in start-up e piccole e medie imprese innovative, non concorrono alla formazione del reddito imponibile:
a) le plusvalenze di cui all'articolo 67, comma 1, lettera c-bis), del testo unico delle imposte sui redditi, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, derivanti dalle partecipazioni al capitale sociale di una o più start-up o PMI innovative possedute direttamente o per il tramite di organismi di investimento collettivo del risparmio che effettuino almeno il 30 per cento dei propri investimenti in start-up e PMI innovative;
b) nella misura del 50 per cento, le minusvalenze realizzate relative a partecipazioni al capitale sociale di una o più start-up o PMI innovative possedute direttamente o per il tramite di organismi di investimento collettivo del risparmio che effettuino almeno il 30 per cento dei propri investimenti in start-up innovative e PMI innovative, possedute ininterrottamente dal primo giorno del dodicesimo mese precedente a quello dell'avvenuta cessione;
c) nella misura dell'80 per cento, gli investimenti effettuati per l'acquisizione di start-up o PMI innovative nel periodo d'imposta in corso alla data di acquisizione e nei tre periodi d'imposta successivi;
d) nella misura del 90 per cento, gli investimenti effettuati, nel periodo d'imposta in corso alla data di acquisizione e nei tre periodi d'imposta successivi, per l'acquisizione di start-up o PMI innovative sottoposte a procedura concorsuale ai sensi dell'articolo 31, comma 1, del decreto-legge 18 ottobre 2012, n. 179, convertito, con modificazioni, dalla legge 17 dicembre 2012, n. 221, se l'acquirente assicura la continuazione del rapporto di lavoro dei dipendenti alle condizioni già in essere presso l'impresa acquisita.
Capo III
AGEVOLAZIONI ALL'INVESTIMENTO IN START-UP E PMI INNOVATIVE PER GLI ENTI DI PREVIDENZA OBBLIGATORIA E DELLE FORME PENSIONISTICHE COMPLEMENTARI, FONDI VENTURE CAPITAL (FVC) E CORPORATE VENTURE CAPITAL (CVC)
Art. 5.
(Investimenti degli enti di previdenza obbligatoria e delle forme pensionistiche complementari)
1. Gli enti di previdenza obbligatoria di cui al decreto legislativo 30 giugno 1994, n. 509, e al decreto legislativo 10 febbraio 1996, n. 103, e i fondi di previdenza complementare possono destinare somme superiori allo 0,5 per cento dell'attivo patrimoniale risultante dal rendiconto dell'esercizio precedente agli investimenti in FVC, in fondi promossi da investitori Business angel di cui all'articolo 1, comma 1, lettera m-undecies), del testo unico delle disposizioni in materia di intermediazione finanziaria, di cui al decreto legislativo 24 febbraio 1999, n. 58, o incubatori certificati italiani di cui all'articolo 25 del decreto-legge 18 ottobre 2012, n. 179, convertito, con modificazioni, dalla legge 17 dicembre 2012, n. 221, e in società di investimento.
2. Le somme destinate dagli enti di previdenza obbligatoria e dai fondi di previdenza complementare agli investimenti di cui al comma 1 possono essere dedotte fiscalmente per il 30 per cento del totale.
3. Per gli enti di previdenza obbligatoria e i fondi di previdenza complementare, le plusvalenze previste dall'articolo 67, comma 1, lettera c-bis), del testo unico delle imposte sui redditi, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, derivanti dalle partecipazioni al capitale sociale di una o più start-up o PMI innovative possedute direttamente ovvero per il tramite di FVC, di fondi promossi da investitori Business angel o incubatori certificati italiani, nonché di società di investimento che investano per almeno il 30 per cento in start-up o PMI innovative, non concorrono alla formazione del reddito imponibile.
Art. 6.
(Incentivi fiscali per le imprese che investono in FVC o che costituiscono CVC per lo sviluppo di start-up e di PMI innovative)
1. Le imprese che investono in FVC o in iniziative di CVC per lo sviluppo di start-up e di PMI innovative possono dedurre l'85 per cento del valore dell'investimento nel periodo d'imposta alla data di costituzione del fondo e nei periodi d'imposta successivi.
2. Ai fini delle imposte sui redditi, per i soggetti titolari di reddito di impresa e per gli esercenti arti e professioni il costo di acquisizione è maggiorato del 70 per cento, con esclusivo riferimento alla determinazione delle quote di ammortamento e dei canoni di locazione finanziaria, relativo agli investimenti effettuati:
a) in beni materiali nuovi e in beni immateriali prodotti da start-up o da PMI innovative;
b) in progetti di innovazione aperta sviluppati in collaborazione con incubatori certificati e uffici di trasferimento tecnologico.
Capo IV
INCENTIVI ALL'AGGREGAZIONE AZIENDALE DELLE START-UP E DELLE PMI INNOVATIVE
Art. 7.
(Incentivi all'aggregazione)
1. Per i soggetti indicati dall'articolo 73, comma 1, lettera a), del testo unico delle imposte sui redditi, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, che risultano da operazioni di aggregazione aziendale, realizzate attraverso fusione o scissione, che coinvolgano start-up o PMI innovative effettuate negli anni dal 2023 al 2027, si considera riconosciuto, ai fini fiscali, il valore di avviamento e quello attribuito ai beni strumentali materiali e immateriali, per un ammontare complessivo non superiore a 10 milioni di euro.
2. Nel caso di operazioni di conferimento di start-up o di PMI innovative effettuate negli anni 2023, 2024 e 2025, ai sensi dell'articolo 176 del testo unico delle imposte sui redditi, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, si considerano riconosciuti, ai fini fiscali, i maggiori valori iscritti dai soggetti di cui al comma 1 a titolo di avviamento o di beni strumentali materiali e immateriali, per un ammontare complessivo non superiore a 10 milioni di euro.
3. Le disposizioni di cui ai commi 1 e 2 non si applicano qualora le imprese che partecipano alle operazioni ivi previste facciano parte dello stesso gruppo societario. Sono in ogni caso esclusi i soggetti legati tra loro da un rapporto di partecipazione o controllati anche indirettamente dallo stesso soggetto ai sensi dell'articolo 2359 del codice civile.
4. L'applicazione delle disposizioni di cui ai commi 1 e 2 è subordinata alla presentazione all'Agenzia delle entrate di un'istanza preventiva ai sensi dell'articolo 11 della legge 27 luglio 2000, n. 212, al fine di dimostrare la sussistenza dei requisiti previsti dal presente articolo.
5. La società risultante dall'aggregazione di cui al comma 1 che, nei primi quattro periodi d'imposta dall'effettuazione dell'operazione, pone in essere ulteriori operazioni straordinarie previste dal titolo III, capi III e IV, del testo unico delle imposte sui redditi, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, ovvero cede i beni iscritti o rivalutati ai sensi dei commi da 1 a 4 del presente articolo, decade dall'agevolazione, fatto salvo il diritto di interpello di cui all'articolo 11, comma 2, della legge 27 luglio 2000, n. 212, ed è tenuta a versare le imposte dovute sul maggior reddito, relativo anche ai periodi d'imposta precedenti, determinato senza tenere conto dei maggiori valori riconosciuti fiscalmente ai sensi dei commi 1 e 2. Sulle imposte di cui al primo periodo non sono dovuti sanzioni e interessi.
Capo V
INCENTIVI ALLE START-UP E ALLE PMI INNOVATIVE PER LE ASSUNZIONI DI GIOVANI A TEMPO INDETERMINATO
Art. 8.
(Agevolazioni in materia di assunzioni a tempo indeterminato da parte di start-up e di PMI innovative)
1. Al fine di promuovere la nuova imprenditorialità e l'occupazione giovanile, ai datori di lavoro privati titolari di start-up e PMI innovative, di FVC, nonché di fondi promossi da incubatori certificati italiani o Business angel, che a decorrere dal 1° gennaio 2023 assumono lavoratori che non abbiano compiuto il quarantacinquesimo anno di età, con contratto di lavoro subordinato a tempo indeterminato, è riconosciuto, per un periodo di trentasei mesi, l'esonero totale dal versamento dei contributi previdenziali complessivi a carico dei datori di lavoro, con esclusione dei premi e contributi dovuti all'Istituto nazionale per l'assicurazione contro gli infortuni sul lavoro (INAIL), nel limite massimo di un importo pari a 8.060 euro su base annua. Resta ferma l'aliquota di computo delle prestazioni pensionistiche.
2. L'esonero di cui al comma 1 spetta ai datori di lavoro in caso di nuove assunzioni, con esclusione di quelle relative a lavoratori che nei sei mesi precedenti siano risultati occupati a tempo indeterminato presso qualsiasi datore di lavoro, e non spetta con riferimento a lavoratori per i quali l'esonero sia già stato usufruito in relazione a una precedente assunzione a tempo indeterminato. L'esonero di cui al comma 1 non è cumulabile con altri esoneri o agevolazioni contributivi previsti dalla normativa vigente.
Capo VI
INCENTIVI ALLO SVILUPPO DELL'IMPRENDITORIA GIOVANILE
Art. 9.
(Esenzione contributiva per i giovani imprenditori soci di start-up innovative)
1. Al fine di incentivare l'avvio di start-up innovative, è istituito, nello stato di previsione del Ministero del lavoro e delle politiche sociali, il Fondo per l'esonero dai contributi previdenziali dovuti dai soci lavoratori di start-up innovative, con una dotazione finanziaria di 15 milioni di euro per ciascuno degli anni dal 2023 al 2027, che costituisce il relativo limite di spesa, destinata a finanziare l'esonero dal pagamento dei contributi previdenziali dovuti dai soci di start-up innovative, che esercitano in modo personale, continuativo e prevalente l'attività prevista dall'oggetto sociale, iscritti alla gestione separata, alla gestione commercianti e alla gestione artigiani dell'Istituto nazionale della previdenza sociale (INPS).
2. Con uno o più decreti del Ministro del lavoro e delle politiche sociali, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze, da adottare entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, sono definiti i criteri e le modalità per la concessione dell'esonero di cui al comma 1.
Capo VII
SEMPLIFICAZIONI
Art. 10.
(Credito d'imposta per i costi di costituzione di start-up innovative)
1. Al fine di incentivare l'avvio di start-up innovative, è riconosciuto, per la costituzione delle medesime, un credito d'imposta in misura pari all'80 per cento delle spese sostenute nei primi due anni di attività, fino a un massimo di 10.000 euro, per la redazione dell'atto costitutivo e per i servizi di resi da consulenti legali, commercialisti, incubatori certificati e acceleratori di imprese.
2. Ai fini di cui al comma 1, è autorizzata la spesa di 10 milioni euro per ciascuno degli anni dal 2023 al 2027, che costituisce limite massimo complessivo di spesa annuale per la concessione del credito d'imposta ai soggetti beneficiari che ne facciano richiesta, nel rispetto delle modalità stabilite ai sensi del comma 3.
3. Con decreto del Ministro delle imprese e del made in Italy , di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze, da adottare entro novanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, sono definiti i criteri e le modalità per l'accesso al credito d'imposta di cui al comma 1.
Art. 11.
(Banca dati unica e sito web)
1. Al fine di incentivare l'avvio di nuove imprese e la partecipazione ai bandi pubblici, nonché di aumentare la trasparenza e la conoscenza delle norme, con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, da adottare entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, sono definite le modalità e le tempistiche per la realizzazione di una banca dati unica contenente le informazioni relative ai bandi della Presidenza del Consiglio dei ministri, dei Ministeri, delle Agenzie, di Invitalia Spa e di Cassa depositi e prestiti Spa rivolti alle imprese. Il decreto di cui al primo periodo prevede altresì la predisposizione di un sito web, d'intesa con l'Agenzia per l'Italia digitale, recante le informazioni relative alla pubblicazione dei predetti bandi e i riferimenti alla normativa vigente concernente l'avvio e la gestione di imprese, nonché le condizioni fiscali e contributive per gli imprenditori. Nel sito web sono, altresì, pubblicati i bandi in lingua originale delle istituzioni dell'Unione europea e delle istituzioni pubbliche degli altri Stati membri dell'Unione europea corredati di apposita traduzione in lingua italiana.
Art. 12.
(Semplificazioni)
1. Al codice della proprietà industriale, di cui al decreto legislativo 10 febbraio 2005, n. 30, sono apportate le seguenti modificazioni:
a) all'articolo 64, comma 1, dopo le parole: « nell'adempimento di un contratto o di un rapporto di lavoro o d'impiego, » sono inserite le seguenti: « compreso il rapporto di lavoro intercorrente con un'università o con una pubblica amministrazione avente tra i suoi scopi istituzionali finalità di ricerca, »;
b) l'articolo 65 è abrogato.
2. Alle società aventi caratteristiche di spin-off o di start-up universitarie e agli enti di ricerca non si applica l'articolo 5, comma 9, del codice dei contratti pubblici, di cui al decreto legislativo 18 aprile 2016, n. 50.
3. Al fine di sostenere e di qualificare le società aventi caratteristiche di spin-off e start-up universitarie, previste dal regolamento di cui al decreto del Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca 10 agosto 2011, n. 168, entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, il Ministro dell'università e della ricerca provvede a modificare il medesimo regolamento al fine di inserire, tra i criteri che devono essere valutati dalle università ai fini dell'approvazione delle proposte di costituzione delle società, lo sviluppo di prodotti, di soluzioni tecnologiche e di software, anche distribuiti come servizi, il collegamento a un'innovazione chiaramente identificata e derivata dai risultati di ricerca dell'ateneo, l'appartenenza dei diritti di proprietà intellettuale all'ateneo, che ne assegna i diritti di sfruttamento alla società sulla base di un'apposita licenza, nonché il ruolo attribuito agli uffici di trasferimento tecnologico e agli incubatori nell'ambito delle attività della società.
4. Gli esiti dei bandi della Presidenza del Consiglio dei ministri, dei Ministeri, delle Agenzie, di Invitalia Spa e di Cassa depositi e prestiti Spa rivolti alle imprese sono comunicati, salvo in situazioni di comprovata difficoltà, entro centoventi giorni.
Capo VIII
DISPOSIZIONI FINANZIARIE
Art. 13.
(Copertura finanziaria)
1. Ai maggiori oneri derivanti dall'attuazione della presente legge, pari a 500 milioni di euro per ciascuno degli anni dal 2023 al 2027, si provvede mediante corrispondente riduzione delle risorse del Fondo di cui all'articolo 10, comma 5, del decreto-legge 29 novembre 2004, n. 282, convertito, con modificazioni, dalla legge 27 dicembre 2004, n. 307.
________________
N.B. Disegno di legge dichiarato assorbito a seguito dell'approvazione del disegno di legge n. 1484.
DISEGNO DI LEGGE DICHIARATO ASSORBITO
Disposizioni in materia di assunzioni al fine di favorire innovazione, sviluppo e competitività delle piccole e medie imprese (565)
ARTICOLI 1 E 2
Art. 1.
(Misure per favorire la competitività delle piccole e medie imprese)
1. Al fine di creare le migliori condizioni per le piccole e medie imprese, di rafforzare la produttività attraverso la facilitazione dei processi di mobilità di manodopera e di migliorare l'inserimento nel mondo del lavoro attraverso il supporto alle imprese nell'ambito delle condizioni di disequilibrio tra domanda e offerta di lavoro, nei limiti e alle condizioni previste dal regolamento (UE) n. 1407/2013 della Commissione, del 18 dicembre 2013, relativo agli aiuti « de minimis », sono concessi, a partire dal 1° giugno 2023, contributi sotto forma di credito d'imposta, pari al 60 per cento della locazione di una unità abitativa, alle imprese per ogni singolo lavoratore assunto per un periodo almeno di trentasei mesi, non residente nella provincia dove ha sede l'unità locale in cui il nuovo assunto è destinato a svolgere la propria attività.
2. Per fruire del credito d'imposta di cui al comma 1, le imprese presentano un'istanza, secondo le modalità individuate con il decreto di cui al comma 6, al Ministero delle imprese e del made in Italy, che concede il credito d'imposta nel rispetto del limite di spesa di cui all'articolo 2.
3. Qualora sia accertata l'indebita fruizione, anche parziale, del contributo per il verificarsi del mancato rispetto delle condizioni previste dalla presente legge, il Ministero delle imprese e del made in Italy, procede, ai sensi dell'articolo 1, comma 6, del decreto legge 25 marzo 2010, n. 40, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 maggio 2010, n. 73, al recupero del relativo importo, maggiorato di interessi e sanzioni secondo la normativa vigente.
4. Il credito d'imposta di cui al comma 1 è utilizzabile esclusivamente in compensazione ai sensi dell'articolo 17 del decreto legislativo 9 luglio 1997, n. 241, nei limiti dell'importo concesso, presentando il modello F24 per il solo tramite dei servizi telematici dell'Agenzia delle entrate, pena lo scarto dell'operazione di versamento, secondo modalità e termini definiti con provvedimento del direttore della medesima Agenzia. Ai fini di cui al periodo precedente, il Ministero delle imprese e del made in Italy trasmette all'Agenzia delle entrate l'elenco delle imprese ammesse alla fruizione del credito d'imposta, con i relativi importi, nonché le eventuali variazioni. Il credito d'imposta non è soggetto al limite annuale di cui all'articolo 1, comma 53, della legge 24 dicembre 2007, n. 244, e deve essere indicato nella dichiarazione dei redditi relativa al periodo d'imposta di maturazione del credito e nelle dichiarazioni dei redditi relative ai periodi d'imposta in cui lo stesso è utilizzato. Esso non concorre alla formazione della base imponibile, né al fine delle imposte sul reddito, né ai fini dell'imposta regionale sulle attività produttive, e non rileva ai fini del rapporto di cui agli articoli 61 e 109, comma 5, del testo unico delle imposte sui redditi, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917.
5. I contratti di assunzione di cui al comma 1, fermo restando l'applicazione del contratto collettivo nazionale del lavoro del settore, non possono avere durata inferiore a tre mesi.
6. Con decreto del Ministero delle imprese e del made in Italy, di concerto con il Ministero dell'economia e delle finanze e con il Ministero del lavoro e delle politiche sociali, sentita l'Agenzia delle entrate, da adottare entro novanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, sono stabilite le modalità applicative delle agevolazioni di cui al comma 1, nel limite complessivo previsto degli stanziamenti di cui all'articolo 2.
Art. 2.
(Copertura finanziaria)
1. Per l'attuazione delle disposizioni di cui alla presente legge è autorizzata la spesa complessiva di 36 milioni di euro per gli anni dal 2023 al 2026, di cui 6 milioni di euro per il 2023, 12 milioni di euro per il 2024, 12 milioni di euro per il 2025 e 6 milioni di euro per il 2026.
2. Ai maggiori oneri derivanti dall'attuazione delle disposizioni di cui all'articolo 1, complessivamente pari a 36 milioni di euro per gli anni dal 2023 al 2026, si provvede mediante corrispondente riduzione del Fondo di cui all'articolo 1, comma 200, della legge 23 dicembre 2014, n. 190, per un ammontare pari a 6 milioni per l'anno 2023, del Fondo di cui all'articolo 10, comma 5, del decreto-legge 29 novembre 2004, n. 282, convertito, con modificazioni, dalla legge 27 dicembre 2004, n. 307, per un ammontare pari rispettivamente a 12 milioni di euro per l'anno 2024, 12 milioni per l'anno 2025 e 6 milioni per l'anno 2026.
________________
N.B. Disegno di legge dichiarato assorbito a seguito dell'approvazione del disegno di legge n. 1484.
Allegato B
Parere espresso dalla 5a Commissione permanente sul testo del disegno di legge n. 1484, 37 e 565 e sui relativi emendamenti
La Commissione programmazione economica, bilancio, esaminato il disegno di legge in titolo e i relativi emendamenti trasmessi dall'Assemblea, esprime, per quanto di competenza, in relazione al testo, parere non ostativo.
Per quanto riguarda gli emendamenti, esprime parere contrario, ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione, sulle proposte 1.1, 1.20, 1.24, 1.25, 1-bis.0.200 (già 1.0.1), 1-bis.0.201 (già 1.0.2), 1-bis.0.203 (già 1.0.4), 1-bis.0.204 (già 1.0.5), l-bis.0.205 (già 1.0.7), 1-bis.0.206 (già 1.0.11), 1-bis.0.207 (già 1.0.12), 1-bis.0.208 (già 1.0.16), 1-bis.0.209 (già 1.0.17), 1-bis.0.210 (già 1.0.19), 1-bis.0.211 (già 11.0.20), 1-bis.0.212 (già 1.0.21), 1-bis.0.213 (già 1.0.22), 1-bis.0.214 (già 1.0.23), 1-bis.0.215 (già 1.0.26), 2.1, 2.41, 2.43, 2.45, 2.48, 2.46, 2.51, 2.0.1, 2.47, 2.0.2, 2.0.3, 2.0.5, 2.0.8, 2.0.9, 2.0.11, 2.0.12, 2.0.13, 2.0.14, 2.0.24, 2.0.6, 2.0.7, 2.0.10, 2.0.19, 2.0.21, 2.0.22, 2.0.25, 2.0.31, 2.0.20, 2.0.27, 2.0.23, 2.0.28, 2.0.29, 2.0.30, 2.0.33, 3-bis.0.200 (già 3.0.1), 3-bis.0.201 (già 3.0.3), 4.1, 4.4, 4.6, 4.7 (testo corretto), 4.8, 4.0.6, 4.2, 4.3, 4.20, 4.0.11, 4.0.12, 4.0.13, 4.0.17, 4.0.18, 4.18, 4.21, 4.0.2, 4.0.3, 4.0.4, 4.0.20, 4.0.5, 5.0.5, 5.0.6, 5.0.7, 6.2, 6.0.10, 6.8, 6.10, 6.11, 6.0.1, 7.11, 7.12, 7.0.8, 7.0.12, 8.18, 8.19, 8.0.3, 9.5, 9-bis.0.204 (già 9.0.15), 10.7, 10.8, 10.9, 10.10, 10.16, 10.0.6, 10.0.11, 10.12, 10.13, 10.11, 10.0.10, 10.0.1, 10.0.2, 10.0.3, 10.0.5, 10.0.14, 10.0.33, 10.0.36, 11-bis.0.200 (già 11.0.3), 11-bis.0.211 (già 11.0.53), 11-bis.0.212, 11-bis.0.201 (già 2.0.32), 11-bis.0.202 (già 11.0.9), 11-bis.0.203, 11-bis.0.213 (già 5.0.1), 11-bis.0.214 (già 11.0.57), 1-bis.0.217 (già 11.0.69), 11-bis.0.219 (già 11.0.72), 11-bis.0.220 (già 11.0.73), 11-bis.0.208 (già 11.0.45), 11-bis.0.209 (già 11.0.49), l1-bis.0.210 (già 11.0.46), 11-bis.0.215 (già 11.0.61), 11-bis.0.216 (già 11.0.63), 11-quater.0.200 (già 11.0.67), 11-quater.0.201, 11-quater.0.203, 11-quater.0.204, 11-quater.0.202, 13.213 (già 13.100/25), 13.0.1, 15.0.1, 18.3, 18.4, 18.5, 18.6, 18.7, 18.8, 18.9, 18.10, 18.11, 18.12, 18.13, 18.14, 18.15, 18.16, 18.17, 18.18, 18.19, 18.20, 18.21, 18.34, 18.37, 18.39, 18.41, 18.42, 18.44, 18.45, 18.47, 18.48, 18.49, 18.54, 18.55, 18.0.1, 18.0.3, 18.0.11, 18.2, 18.56, 18.57, 18.0.7, 18.0.8, 18.0.10, 18.26, 18.27, 18.28, 18.29, 18.43, 18.50, 18.0.2, 18.0.6, 18.0.12, 19.2, 19.5, 19.6, 19.7, 19-quinquies.202, 19-septies.0.200 (già 1.0.3), 19-septies.0.201 (già 19.0.10), 19-septies.0.202 (già 19.0.14), 19-septies.0.203 (già 19.0.12), 19-septies.0.205, 19-septies.0.206 e 19-septies.0.204 (già 19.0.13).
Il parere è non ostativo su tutti i restanti emendamenti.
VOTAZIONI QUALIFICATE EFFETTUATE NEL CORSO DELLA SEDUTA
SEGNALAZIONI RELATIVE ALLE VOTAZIONI EFFETTUATE NEL CORSO DELLA SEDUTA
Nel corso della seduta sono pervenute al banco della Presidenza le seguenti comunicazioni:
Discussione sulle Comunicazioni del Presidente del Consiglio dei Ministri in vista del Consiglio europeo del 23 e 24 ottobre 2025:
sulla votazione della proposta di risoluzione n. 4 (testo 2), il senatore Sensi avrebbe voluto esprimere un voto favorevole.
Disegno di legge n. 1484:
sugli emendamenti 01.1, 1.2, 1.3 e 1.4, il senatore Guidi avrebbe voluto esprimere un voto contrario.
Congedi e missioni
Sono in congedo i senatori: Barachini, Berrino, Bongiorno, Borgonzoni, Butti, Calenda, Camusso, Castelli, Cattaneo, De Poli, Durigon, Fazzolari, Galliani, Garavaglia, Iannone, La Pietra, Marti, Meloni, Mirabelli, Monti, Morelli, Nastri, Nicita, Ostellari, Rapani, Rauti, Rubbia, Segre, Silvestro e Sisto.
Sono assenti per incarico avuto dal Senato i senatori: Borghi Claudio, Borghi Enrico, Mieli, Ronzulli e Scarpinato, per attività del Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica;
Zampa, per attività dell'Assemblea parlamentare del Consiglio d'Europa; Zambito, per partecipare a un incontro istituzionale; Casini, Giacobbe, La Marca, per partecipare a un incontro internazionale.
Alla ripresa pomeridiana della seduta sono assenti per incarico avuto dal Senato i senatori: Fazzone, per attività dell'8ª Commissione permanente; Borghi Claudio, Borghi Enrico, Mieli, Ronzulli e Scarpinato, per attività del Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica; Zampa, per attività dell'Assemblea parlamentare del Consiglio d'Europa; Zambito, per partecipare a un incontro istituzionale; Casini, Giacobbe, La Marca, per partecipare a un incontro internazionale.
Disegni di legge, annunzio di presentazione
Senatrice Paita Raffaella
Modifiche al decreto legislativo 9 aprile 2008, n. 81, in materia di tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro (1687)
(presentato in data 22/10/2025);
senatori Furlan Annamaria, Paita Raffaella
Disposizioni per la trasparenza e l'equivalenza della contrattazione collettiva nei contratti pubblici e privati (1688)
(presentato in data 22/10/2025).
Disegni di legge, assegnazione
In sede redigente
8ª Commissione permanente Ambiente, transizione ecologica, energia, lavori pubblici, comunicazioni, innovazione tecnologica
Sen. Nave Luigi ed altri
Modifiche all'articolo 36 della legge 6 dicembre 1991, n. 394, e altre disposizioni in materia di istituzione dell'area marina protetta dell'isola di Capri (1681)
previ pareri delle Commissioni 1ª Commissione permanente Affari costituzionali, affari della Presidenza del Consiglio e dell'Interno, ordinamento generale dello Stato e della Pubblica Amministrazione, editoria, digitalizzazione, 4ª Commissione permanente Politiche dell'Unione europea, 5ª Commissione permanente Programmazione economica, bilancio, Commissione parlamentare questioni regionali
(assegnato in data 22/10/2025).
Disegni di legge, presentazione del testo degli articoli
In data 22/10/2025 la 7ª Commissione permanente Cultura e patrimonio culturale, istruzione pubblica, ricerca scientifica, spettacolo e sport ha presentato il testo degli articoli proposti dalla Commissione stessa, per il disegno di legge: "Revisione delle modalità di accesso, valutazione e reclutamento del personale ricercatore e docente universitario" (1518)
(presentato in data 03/06/2025)
Governo, trasmissione di atti per il parere. Deferimento
Il Ministro per i rapporti con il Parlamento, con lettera del 21 ottobre 2025, ha trasmesso - per l'acquisizione del parere parlamentare, ai sensi dell'articolo 17, commi 2 e 4-bis, della legge 23 agosto 1988, n. 400 - lo schema di decreto del Presidente della Repubblica recante modifiche al decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 30 settembre 2020, n. 167, concernente l'organizzazione degli uffici di diretta collaborazione del Ministro dell'istruzione (n. 334).
Ai sensi delle predette disposizioni e dell'articolo 139-bis del Regolamento, lo schema di decreto è deferito alla 7ª Commissione permanente, che esprimerà il parere entro 30 giorni dall'assegnazione. Le Commissioni permanenti 1ª e 5ª potranno formulare le proprie osservazioni alla 7ª Commissione permanente in tempo utile rispetto al predetto termine.
Governo, trasmissione di atti
La Presidenza del Consiglio dei ministri, con lettera in data 22 ottobre 2025, ha inviato, ai sensi dell'articolo 19 del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, e successive modificazioni e integrazioni, la comunicazione concernente la revoca di incarichi di funzione dirigenziale di livello generale al dottor Giuseppe Pierro, nell'ambito del Ministero dell'istruzione e del merito.
Tale comunicazione è depositata presso il Servizio dell'Assemblea, a disposizione degli onorevoli senatori.
Governo, trasmissione di atti concernenti procedure d'infrazione
Il Ministro dell'economia e delle finanze, con lettera in data 20 ottobre 2025, ha inviato, in ottemperanza dell'articolo 15, comma 2, della legge 24 dicembre 2012, n. 234, la relazione inerente alla procedura d'infrazione n. 2025/0275, concernente il mancato recepimento della direttiva (UE) 2023/2864 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 13 dicembre 2023, che modifica talune direttive per quanto concerne l'istituzione e il funzionamento del punto di accesso unico europeo.
Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 4ª e alla 6ª Commissione permanente (Procedura d'infrazione n. 58/1).
Governo, trasmissione di atti e documenti dell'Unione europea di particolare rilevanza ai sensi dell'articolo 6, comma 1, della legge n. 234 del 2012. Deferimento
Ai sensi dell'articolo 144, commi 1 e 6, del Regolamento, sono deferiti alle sottoindicate Commissioni permanenti i seguenti documenti dell'Unione europea, trasmessi dal Dipartimento per le politiche europee della Presidenza del Consiglio dei ministri, in base all'articolo 6, comma 1, della legge 24 dicembre 2012, n. 234:
- Proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio recante attuazione della clausola di salvaguardia bilaterale dell'accordo di partenariato UE-Mercosur e dell'accordo interinale sugli scambi UE-Mercosur per i prodotti agricoli (COM(2025) 639 definitivo), alla 3a e alla 9a Commissione permanente e, per il parere, alla 4a Commissione permanente;
- Comunicazione della Commissione al Parlamento europeo, al Consiglio, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle regioni - Unione dell'uguaglianza: strategia per l'uguaglianza LGBTIQ+ 2026-2030 (COM(2025) 725 definitivo), alla 1a Commissione permanente e, per il parere, alla 4a Commissione permanente.
Corte dei conti, trasmissione di relazioni sulla gestione finanziaria di enti
Il Presidente della Sezione del controllo sugli Enti della Corte dei conti, con lettera in data 21 ottobre 2025, in adempimento al disposto dell'articolo 7 della legge 21 marzo 1958, n. 259, ha trasmesso le determinazioni e le relative relazioni sulla gestione dell'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV) per l'esercizio 2023.
Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 131 del Regolamento, alla 5ª e alla 7a Commissione permanente (Doc. XV, n. 449).
Interrogazioni
GASPARRI, DAMIANI, DE ROSA, FAZZONE, GALLIANI, LOTITO, OCCHIUTO, PAROLI, RONZULLI, ROSSO, SILVESTRO, TERNULLO, TREVISI, ZANETTIN - Al Ministro dell'interno. - Premesso che:
negli ultimi tempi si sono svolte diverse manifestazioni pro Palestina, che hanno generato forti tensioni tra gruppi filopalestinesi e comunità ebraiche, innescando una pericolosa deriva antisemita;
in alcuni casi come a Modena, dove è stata occupata la tangenziale, oppure a Udine, nel giorno della partita Italia-Israele, si sono registrati seri problemi di ordine pubblico e enormi disagi per la cittadinanza, mentre, nella giornata del 7 ottobre 2025 a Bologna e in altre città, sono state organizzate manifestazioni per esaltare il 7 ottobre 2023, che fu un giorno dell'orrore del massacro degli israeliani e non certo una data da celebrare;
a giudizio degli interroganti tali deprecabili episodi sono ben distanti dal diritto di libertà di manifestare tutelato dalla Costituzione;
è altresì da stigmatizzare il comportamento della dottoressa Francesca Albanese, che offende la senatrice a vita Liliana Segre, contribuendo in tal modo ad alimentare un clima di vero e proprio antisemitismo;
destano altresì sconcerto le dichiarazioni di Mohammad Hannoun, che, parlando a una manifestazione dell'associazione dei palestinesi in Italia, sabato 18 ottobre 2025 a Milano, ha detto letteralmente: "Tutte le rivoluzioni del mondo hanno le loro leggi. Chi uccide va ucciso, i collaborazionisti vanno uccisi. Oggi l'Occidente piange questi criminali, dicono che i palestinesi hanno ucciso poveri ragazzi. Ma chi lo dice che sono poveri ragazzi?", giustificando le esecuzioni in corso a Gaza ad opera di Hamas, che sta uccidendo altri palestinesi e facendo l'apologia di questa strage in atto a Gaza,
si chiede di sapere:
se il Ministro in indirizzo intenda assumere iniziative di competenza volte ad attivare le procedure per l'allontanamento dal territorio nazionale di Mohammad Hannoun, visto che lo stesso, nel partecipare alle manifestazioni di strada ricordate, ha ingenerato il rischio di un pericoloso legame tra chi si dice pacifista e manifesta e quanti, come Hannoun stesso, invece, fanno apologia del terrorismo;
quali misure intenda adottare per impedire il reiterarsi di manifestazioni violente, antisemite e filo Hamas in qualsiasi luogo d'Italia, individuando e fermando i responsabili.
(3-02213)
PUCCIARELLI, DREOSTO, PAGANELLA, SPELGATTI, CANTÙ, ROMEO - Al Ministro dell'interno. - Premesso che:
il 18 ottobre 2025, a Milano, si è svolta una manifestazione pro Palestina che ha visto la partecipazione di alcune centinaia di persone;
come riportato da organi di stampa nazionali, all'interno della manifestazione sono state udite gravi parole d'odio contro lo Stato di Israele;
in questo contesto, come riportato da quotidiani on line e dalla carta stampata, si segnalano le frasi pronunciate da Mohammad Hannoun, presidente dell'Associazione Palestinesi d'Italia;
secondo Hannoun, gli ostaggi in mano ad Hamas, ora liberati, "sono soldati israeliani con i cannoni rivolti verso la testa dei palestinesi"; parlando della possibilità di interrompere le varie mobilitazioni che continuano a susseguirsi in queste settimane, ha dichiarato "la tregua è apparentemente raggiunta. Aspettiamo che vengano riconsegnati tutti i cadaveri e liberati tutti i prigionieri per vedere dove sta tirando il vento. Non ci si può fidare dei criminali israeliani, sono bugiardi e non sono di parola né loro né i mediatori"; sulle esecuzioni che Hamas sta perpetrando in questi giorni tra le strade di Gaza, Hannoun ha dichiarato che "tutte le rivoluzioni del mondo hanno le loro leggi. Chi uccide va ucciso, i collaborazionisti vanno uccisi"; inoltre, l'attivista ha ribadito che il messaggio politico del corteo è il perseguimento della "libertà assoluta di tutti i territori palestinesi dal fiume Giordano al Mar Mediterraneo", alludendo di fatto alla eliminazione geografica dello Stato di Israele;
considerato che, come riportato da diverse fonti stampa:
Hannoun negli anni è stato colpito due volte dalle sanzioni del Dipartimento del tesoro statunitense, che lo hanno indicato come figura centrale nelle operazioni di finanziamento di Hamas in Europa;
la sua rete associativa, che opera attraverso attività culturali, benefiche e di rappresentanza della comunità palestinese, ha incrociato ambienti di imam radicali presenti sul territorio italiano ed europeo; le autorità italiane gli hanno notificato un foglio di via, a conferma dell'attenzione investigativa sul suo operato e sui contatti mantenuti con ambienti di predicazione radicale in Italia e in altri Paesi europei;
valutato infine che:
nelle scorse settimane diversi articoli di giornale hanno evidenziato come all'interno dei servizi di sicurezza dei principali Paesi europei vi sia preoccupazione per i migliaia di simpatizzanti di Hamas presenti in Europa; un report pubblicato ad ottobre 2025 dal "Combating terrorism center" dell'accademia di West Point evidenzia come Hamas, con le capacità operative a Gaza oramai decimate, cerchi altri modi per portare a termine gli attacchi, e secondo funzionari europei e israeliani abbia preso la decisione di espandersi a livello globale;
nel contesto europeo, la propaganda polarizzante e la sovrapposizione fra dibattito politico e retoriche estreme alimentano rischi di ordine pubblico e acuiscono un sentimento di chiaro antisemitismo,
si chiede di sapere quali iniziative di sua competenza il Ministro in indirizzo intenda intraprendere per chiarire il ruolo e la natura delle organizzazioni presiedute da Mohammed Hannoun e se, al contempo, ritenga opportuno, alla luce degli elementi disponibili, valutare l'eventuale adozione di misure di espulsione dal territorio nazionale.
(3-02214)
MARTELLA - Ai Ministri delle imprese e del made in Italy e del lavoro e delle politiche sociali. - Premesso che:
in data 9 ottobre 2025, i vertici della Altuglas di Marghera (Venezia) hanno comunicato alle organizzazioni sindacali la chiusura dello stabilimento, motivandola con l'aumento dei costi dell'energia e una diminuzione in termini di competitività;
Altuglas fa attualmente capo al fondo d'investimento statunitense Trinseo, che nel 2021 ha rilevato gli impianti di Porto Marghera dalla francese Arkema, mantenendo la produzione di acetoncianidrina, materia prima necessaria per ottenere granulato da cui si ricavano materie plastiche, a partire dal plexiglas;
gli impianti di Porto Marghera sono fermi già da settembre, ma la comunicazione formale, come si apprende da fonti sindacali e giornalistiche, sarebbe stata inviata ai sindacati solo pochi giorni fa;
in base alla comunicazione, i 51 addetti del polo di Marghera rimarranno al lavoro fino al 31 dicembre per le attività di pulizia, stoccaggio, controllo e manutenzione dello stabilimento, e dal 1° gennaio 2026 scatterà la cassa integrazione straordinaria;
a seguito dell'annuncio, i sindacati hanno proclamato lo stato di agitazione e di mobilitazione contro la decisione aziendale, in quanto vi è preoccupazione per il futuro dell'impianto e per l'intera filiera collegata;
Altuglas rappresenta uno degli ultimi impianti ancora attivi a Porto Marghera che svolgono attività di chimica industriale, e la sua chiusura segnerebbe un ulteriore passo verso il completo smantellamento del polo chimico;
la chiusura dello stabilimento si inserisce in un contesto più ampio di crisi strutturale del settore della chimica e petrolchimica a livello nazionale, aggravata da dinamiche internazionali, dalla transizione energetica non accompagnata da adeguate politiche industriali e da una crescente perdita di competitività;
in particolare, il polo industriale di Porto Marghera, un tempo tra i più strategici del Paese, sta vivendo una fase di progressivo declino, con gravi ricadute occupazionali, ambientali e sociali, che rischiano di compromettere definitivamente il tessuto produttivo e industriale dell'area,
si chiede di sapere:
se i Ministri in indirizzo intendano assumere urgenti iniziative volte ad attivare un tavolo di confronto con la proprietà e le parti sociali per scongiurare la chiusura dello stabilimento e salvaguardare la continuità produttiva e i 51 posti di lavoro presso l'Altuglas;
quali misure urgenti il Ministro delle imprese e del made in Italy intenda adottare al fine di contrastare la crisi che attanaglia i settori della chimica e petrolchimica in Italia, con particolare attenzione al rilancio del polo industriale di Porto Marghera.
(3-02215)
MISIANI, BASSO, GIACOBBE, ROJC, CAMUSSO, DELRIO, VALENTE, LOSACCO - Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. - Premesso che:
la legge di bilancio per il 2025 (legge n. 207 del 2024) aveva subordinato l'efficacia della proroga al 2052 della convenzione unica di concessione tra ANAS e il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti alla notifica preventiva alla Commissione europea ai sensi dell'articolo 108 del Trattato di funzionamento dell'Unione europea; tale notifica preventiva e la conseguente condizione di efficacia sono state pochi mesi dopo soppresse dall'approvazione di un emendamento dei relatori (11.017) al decreto-legge n. 73 del 2025, giustificato dalla decisione del Governo di fare esclusivo affidamento su interlocuzioni informali, mai rese pubbliche, intercorse con gli uffici della Commissione europea;
nella relazione illustrativa del menzionato emendamento emerge un riferimento a tali interlocuzioni svolte dal Ministero con le strutture europee, finalizzate a definire l'applicabilità o meno all'estensione della concessione in favore di ANAS S.p.A. della clausola stand-still relativa alla procedura di notifica prevista dalla normativa in materia di aiuti di Stato. A tal proposito, nel corso dell'esame, è stato richiesto che venisse messa a disposizione delle Commissioni la documentazione attestante il contenuto e l'esito di tali interlocuzioni;
nonostante le rassicurazioni del presidente della Commissione Trasporti circa la disponibilità a rispondere alle richieste di approfondimento istruttorio e la presentazione dell'ordine del giorno 9/2416-A/66 da parte del Partito Democratico, il Governo ha espresso parere contrario, e delle dichiarate interlocuzioni informali tra il Ministero e le strutture della Commissione europea, prive in ogni caso di valore giuridico vincolante, non è stata acquisita né pubblicata alcuna documentazione ufficiale attestante una posizione definitiva e giuridicamente rilevante della Commissione europea;
l'emendamento soppressivo del rituale coinvolgimento della Commissione europea con notifica preventiva rappresenta un arretramento rispetto ad un percorso di proroga della concessione di ANAS, che per definirsi senza una nuova gara deve rispettare i limiti stringenti previsti dal diritto dell'Unione europea, in particolare dalla direttiva 2014/23/UE (cosiddetta direttiva concessioni) e, quindi, anche dal codice degli appalti pubblici;
la Corte dei conti, in numerosi pronunciamenti (tra cui le relazioni annuali al Parlamento 2018-2023 e da ultimo la delibera n. 143/2024 della sezione enti al bilancio di ANAS 2023), ha evidenziato gravi criticità sull'assenza di un titolo giuridico legittimo per la proroga. La Corte nella citata delibera n. 143 ha evidenziato che, per legittimare una proroga senza gara, ANAS dovrebbe detenere un diritto esclusivo specifico e formalmente conferito o avere lo status di società in house, che, invece, attualmente non possiede (si veda la pronuncia della Cassazione, sezioni unite, n. 1546/2024);
inoltre, la soppressione dell'obbligo di preventiva notifica ai sensi dell'articolo 108 del TFUE rischia ulteriormente di viziare in modo irrimediabile il procedimento di proroga in corso, di non garantire una proroga legittima e insindacabile della convenzione ANAS, e, quindi, di non garantire non solo la convalida del bilancio di ANAS, che impatta anche sui conti di Ferrovie dello Stato, ove, a oggi, la valorizzazione della concessione al 2052 continua a essere giustificata in base ai commi 1018 e 1019 dell'articolo 1 della legge n. 296 del 2006 in contrasto con la direttiva concessioni del 2014 come rilevato già da parere dell' Avvocatura di Stato e, da ultimo, dalla Corte dei conti (delibera n. 143/2024), ma anche la sorte dei dipendenti di ANAS e dei lavoratori del suo indotto,
si chiede di sapere:
se il Ministro in indirizzo intenda chiarire se sia mai intervenuta una presa di posizione formale della Commissione europea in merito alla proroga senza gara e sino al 2052 della concessione ad ANAS, rendendo disponibile tutta la documentazione delle interlocuzioni intercorse, come richiesto anche in sede di discussione parlamentare del decreto-legge n. 73 del 2025;
se ritenga urgente avviare una verifica giuridica sullo stato attuale di ANAS, anche al fine di promuovere una soluzione normativa strutturale che, nel rispetto del diritto europeo e dei principi di concorrenza e trasparenza, garantisca la continuità operativa di ANAS e la stabilità occupazionale del suo personale e dell'indotto.
(3-02216)
RASTRELLI, MALAN, BERRINO, SISLER, SALLEMI, COSENZA, MATERA, CAMPIONE, RAPANI - Al Ministro dell'interno. - Premesso che:
garantire la sicurezza nelle scuole è una missione di primaria importanza per assicurare istruzione, formazione e crescita personale nei giovani studenti;
gli istituti scolastici sono chiamati ad operare anche quali presidi di legalità e coesione sociale, prevenendo il disagio giovanile, contrastando le dipendenze e vigilando sugli spazi fisici e digitali frequentati dai minori, così da tutelare l'integrità del processo educativo;
sulla base di questi obiettivi, il piano "Scuole sicure" ha l'obiettivo di rafforzare le azioni di contrasto all'illegalità nei presidi scolastici, con particolare riferimento allo spaccio di sostanze stupefacenti, mirando ad impedire la diffusione di tale fenomeno riprovevole che lucra sul benessere di giovani e giovanissimi mettendo a repentaglio non solo la salute ma l'equilibrato sviluppo di ragazze e ragazzi;
presso alcuni istituiti scolastici, situati in particolare nelle zone periferiche di Napoli, come Caivano, si sono verificati eventi che hanno visto l'intervento dei Carabinieri per il sequestro di armi e oggetti pericolosi tra giovani studenti, anche di 13 e 14 anni;
in risposta a tali eventi, come riportato da diverse fonti di stampa, il comando provinciale dei Carabinieri di Napoli, sotto il coordinamento della Prefettura, ha predisposto un piano di controlli all'esterno delle scuole della provincia con l'obiettivo di prevenire l'introduzione di armi tra i banchi, autorizzando anche l'utilizzo di metal detector davanti agli ingressi,
si chiede di sapere in che modo il Ministro in indirizzo intenda rafforzare e continuare a garantire la sicurezza delle scuole, in particolare in zone periferiche come Caivano.
(3-02217)
VALENTE, MALPEZZI, SENSI, CAMUSSO, LOSACCO, VERDUCCI, ROJC, MANCA, PARRINI, VERINI, ROSSOMANDO, IRTO, NICITA, FRANCESCHELLI, BASSO, TAJANI - Al Presidente del Consiglio dei ministri e ai Ministri della giustizia e degli affari esteri e della cooperazione internazionale. - Premesso che:
il Comitato per l'eliminazione della discriminazione contro le donne (CEDAW), istituito ai sensi della Convenzione delle Nazioni Unite del 1979, ha adottato in data 18 luglio 2022 la decisione sul caso n. 148/2019, A.F. contro Italia, accertando la violazione da parte dello Stato italiano dei diritti fondamentali della signora A.F., che ha denunciato violenza sessuale e successivamente vittimizzazione secondaria nel corso del procedimento penale svoltosi dinanzi al Tribunale di Benevento;
nella decisione, il Comitato CEDAW ha riconosciuto la responsabilità dello Stato italiano per la mancata protezione della persona offesa e per la condotta discriminatoria delle autorità giudiziarie, disponendo che l'Italia adotti misure di riparazione individuale nei confronti della ricorrente, inclusa la compensazione economica per il danno subito, nonché misure generali volte a prevenire il ripetersi di analoghe violazioni nei confronti di altre donne;
il Ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale ha provveduto alla pubblicazione e traduzione ufficiale della decisione sul proprio sito istituzionale, adempiendo solo parzialmente agli obblighi derivanti dal protocollo opzionale alla Convenzione CEDAW, ratificato dall'Italia con legge n. 77 del 2002;
nonostante le numerose istanze formali presentate dalle avvocate della signora F., nel luglio 2022 e successivamente nel maggio, luglio e novembre 2023, non è pervenuta alcuna risposta da parte della Presidenza del Consiglio dei ministri, né è stata avviata alcuna interlocuzione per l'attuazione delle misure riparatorie stabilite dal Comitato;
la mancata esecuzione della decisione internazionale e l'inerzia delle istituzioni italiane stanno determinando un ulteriore pregiudizio nei confronti della signora F., che si trova oggi addirittura citata in giudizio per diffamazione dallo stesso soggetto già imputato del reato di violenza sessuale nei suoi confronti, in un processo civile pendente dinanzi al Tribunale di Benevento, con conseguente aggravamento della sua condizione di vittima e violazione degli obblighi di non vittimizzazione secondaria;
la Presidenza del Consiglio dei ministri, quale organo di coordinamento per l'attuazione delle decisioni dei comitati ONU e per le politiche di parità di genere, è tenuta a garantire l'adempimento delle raccomandazioni del Comitato CEDAW e a predisporre meccanismi efficaci di riparazione, in conformità ai principi dell'articolo 117 della Costituzione, alla Convenzione CEDAW e al protocollo opzionale,
si chiede di sapere:
quali iniziative urgenti intenda adottare il Governo per dare piena esecuzione alla decisione del Comitato CEDAW del 18 luglio 2022, in particolare con riferimento al risarcimento del danno individuale riconosciuto alla signora A.F.;
se siano state individuate risorse economiche e procedure operative per l'attuazione delle decisioni dei comitati ONU in materia di diritti umani e, in caso contrario, per quali ragioni tali obblighi internazionali non siano stati ancora adempiuti;
se non si ritenga necessario istituire un tavolo interministeriale, con la partecipazione della Presidenza del Consiglio, del Ministero degli affari esteri, del Ministero della giustizia e delle organizzazioni femministe competenti, volto a definire modalità certe e tempestive di esecuzione delle decisioni internazionali di condanna dell'Italia per violazioni dei diritti delle donne;
se, in relazione al caso F., il Governo non ritenga opportuno intervenire in via straordinaria per evitare ulteriori forme di vittimizzazione e lesione del diritto alla giustizia, garantendo un risarcimento effettivo e misure di sostegno adeguate alla vittima, in conformità alle raccomandazioni del Comitato CEDAW e agli obblighi internazionali assunti dall'Italia.
(3-02218)
BEVILACQUA, PIRONDINI - Al Ministro dell'interno. - Premesso che:
sin dal suo insediamento, il Governo ha intrapreso una linea di politica relativa alla sicurezza fortemente improntata alla repressione e ad una "svolta securitaria", culminata, come riportato da numerose fonti di stampa a seguito dell'analisi della relazione annuale inviata dal Ministero dell'interno al Parlamento, nell'introduzione di 48 nuovi reati in tre anni, tra cui la nota legislazione "anti rave" e ulteriori fattispecie, con l'obiettivo, secondo gli estensori, di rafforzare la risposta penale dello Stato;
secondo quanto emerge dalla citata relazione, tuttavia, nel 2024 i delitti commessi in Italia sono aumentati dell'1,7 per cento rispetto al 2023, raggiungendo quota 2.380.574. Crescono in modo particolare i cosiddetti reati di strada: furti (3 per cento in più), rapine (1,8), danneggiamenti (1,6 per cento in più), lesioni dolose (5,8), violenze sessuali (7,5) e, con percentuali particolarmente preoccupanti, i reati collegati alla violenza di genere e ai maltrattamenti familiari (18 per cento in più);
la relazione segnala un incremento degli atti intimidatori contro amministratori locali e giornalisti, con un 13,9 per cento in più rispetto all'anno precedente e una diffusione sempre maggiore delle minacce on line, mentre si consolida il fenomeno di connivenza tra criminalità organizzata, imprenditoria e politica, che preferisce ormai strategie di "silenziosa infiltrazione e azioni corruttive" al ricorso alla violenza aperta;
il Movimento 5 Stelle ha più volte richiamato l'attenzione sulle gravi carenze di organico nelle forze dell'ordine, stimate in oltre 11.000 unità mancanti, e sulla necessità di rafforzare i presidi di sicurezza nei territori, superando gli slogan e le politiche di mera propaganda;
questa situazione rappresenta l'ulteriore dimostrazione che il mero aumento delle pene o l'introduzione di nuovi reati non si traduce automaticamente in una diminuzione dei reati stessi, se non è accompagnata da investimenti strutturali sulla prevenzione, sul personale e sul tessuto sociale. L'insicurezza nasce anche dal disagio, dalla povertà e dalla marginalità, come rilevato da numerosi osservatori sociali e istituzionali, tanto a livello nazionale, quanto a livello internazionale;
in questo quadro, la percezione di insicurezza cresce soprattutto tra le donne e le ragazze, come testimoniato dai dati sulle violenze di genere, e aumenta la distanza tra cittadini e istituzioni, alimentando sfiducia e tensioni sociali;
considerato che:
nonostante i continui annunci sulla "tolleranza zero", la criminalità diffusa e quella organizzata restano in espansione, con effetti negativi sulla qualità della vita dei cittadini e sulla coesione sociale;
appare necessario un cambio di paradigma che sposti l'attenzione dalla moltiplicazione delle norme penali e dei reati simbolici a politiche di sicurezza integrata, basate su prevenzione, prossimità, educazione civica e rafforzamento delle dotazioni e degli organici delle forze di polizia,
si chiede di sapere:
se il Ministro in indirizzo non ritenga opportuno riconoscere che la mera introduzione di nuovi reati e l'inasprimento delle pene non hanno prodotto gli effetti auspicati sulla riduzione della criminalità e, dunque, quali iniziative urgenti intenda adottare per colmare le carenze di organico nelle forze di polizia e rafforzare la presenza dello Stato nei territori, in particolare nelle periferie urbane e nei comuni più colpiti dai reati di strada;
se non ritenga necessario promuovere il riequilibrio delle risorse finanziarie oggi destinate prevalentemente alla spesa militare, al fine di investire maggiormente nella sicurezza quotidiana dei cittadini e nella prevenzione sociale del crimine;
quali misure concrete intenda adottare per prevenire la violenza di genere e i reati contro le donne, in collaborazione con gli altri Ministri competenti e anche attraverso l'educazione, la formazione e il potenziamento dei centri antiviolenza;
se intenda promuovere, d'intesa con le autonomie locali, una strategia nazionale di sicurezza urbana integrata, che vada oltre la logica emergenziale e restituisca fiducia e protezione reale alle comunità.
(3-02219)
PAITA, BORGHI Enrico, FREGOLENT, FURLAN, MUSOLINO, RENZI, SBROLLINI, SCALFAROTTO - Al Ministro dell'interno. - Premesso che:
organi di stampa riportano i dati forniti dell'ultima relazione annuale del Ministero dell'interno presentata in Parlamento, i quali certificano il fallimento dell'approccio securitario del Governo, caratterizzato dall'introduzione di 48 nuovi reati da inizio Legislatura: nel 2024, infatti, i delitti commessi in Italia sono in aumento rispetto al 2023, mentre si registra una crescita costante dei reati legati alla microcriminalità, alla violenza di genere e al commercio di stupefacenti;
secondo i dati, nel 2024 i delitti commessi sono stati in tutto 2.380.574, con un incremento del 1,7 percento rispetto al 2023: l'aumento maggiore riguarda lo sfruttamento della prostituzione minorile (9,8 per cento in più), l'usura (9,7), le violenze sessuali (7,5), le lesioni dolose (5,8), le estorsioni (4 per cento in più) e i reati di strada, quali furti (3), le rapine (1,8 per cento in più), i danneggiamenti (1,6) e la ricettazione (1 per cento in più);
attraverso l'analisi dei "reati sentinella" risultano altresì in crescita, rispetto al 2021, gli atti legati alla violenza di genere: 18 per cento in più sui maltrattamenti familiari, 25 per cento sui reati sessuali e 8 per cento in più di quelli di stalking;
nella relazione, inoltre, si rilevano preoccupazioni rispetto all'aumento di atti intimidatori nei confronti degli amministratori locali e dei giornalisti. Sui primi, si segnala l'incremento del 13,9 per cento, con 630 atti commessi rispetto ai 533 del 2023, mentre sui secondi sono stati segnalati 114 episodi rispetto ai 98 del 2023, con un aumento del 16,3 per cento;
risulta evidente come l'approccio repressivo adottato dal Governo in tema di sicurezza pubblica, con un aumento sproporzionato di reati e pene, sia del tutto lontano dal risolvere alla radice i problemi: le politiche di sicurezza, oltre alle misure penali, devono coinvolgere anche misure di controllo sul territorio, di prevenzione (soprattutto per i reati sulla violenza di genere) e devono investire sul binomio cultura-sicurezza (secondo il modello "un euro per un euro");
gli allarmanti dati esposti, soprattutto rispetto alla microcriminalità di strada, impongono un cambio di paradigma rispetto alle politiche di sicurezza finora adottate, investendo risorse per mettere le forze dell'ordine nelle condizioni di operare nel miglior modo possibile, aumentandone il contingente e i mezzi in funzione preventiva e di deterrenza,
si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo non ritenga grave l'aumento della criminalità nonostante l'operato di tre anni di Governo e se non ritenga urgente investire su misure di controllo ramificato, prevenzione e sul binomio cultura-sicurezza (secondo il modello "un euro per un euro") e quali misure intenda adottare per investire maggiori risorse per mettere le forze dell'ordine nelle condizioni di operare nel migliore modo possibile.
(3-02220)
VERINI, D'ELIA - Al Ministro dell'interno. - Premesso che:
con sempre maggiore frequenza gli organi di stampa riportano i comportamenti intimidatori, violenti offensivi, di cui continua a rendersi protagonista il sindaco di Terni, Stefano Bandecchi, nei confronti dei consiglieri comunali di Terni, di dirigenti pubblici, giornalisti, sindacati e cittadini;
si ricordano, a titolo di esempio, i fatti del 28 giugno 2024, riportati da numerosi organi di stampa, quando, durante lo svolgimento del Consiglio comunale, Bandecchi ha cominciato a inveire, facendo il verso dei cani, nei confronti di alcuni consiglieri dell'opposizione e ha abbandonato l'Aula, con la seduta ancora in corso, dicendo a un assessore "li mandi a (...) da parte mia", e del 6 settembre 2024, quando, durante un confronto pubblico, ha prima insultato e poi sputato per due volte dell'acqua, appena bevuta da una bottiglietta, sulla faccia di un cittadino ternano noto come opinionista sportivo, accusato da lui stesso di essere un "provocatore politico";
successivamente, fino al 29 settembre 2024 (giorno in cui si svolse un analogo question time al Senato, sull'interrogazione 3-01355, del primo firmatario del presente atto, avente a oggetto l'operato di Bandecchi quale sindaco di Terni) sono state disposte misure cautelari e sequestri nei confronti di Bandecchi e delle sue imprese per un'inchiesta fiscale sull'università privata "Unicusano", di cui è fondatore e proprietario;
a fronte delle domande rivolte al Ministro in indirizzo sulla necessità di avere garanzia dell'agibilità democratica nella città di Terni e nel suo consiglio comunale, il Ministro rispose: "Per quanto attiene ai casi per i quali lo stesso sindaco è stato oggetto di esposti e querele alla competente procura della Repubblica, mi attengo ai reati che possono avere un'incidenza rispetto alle valutazioni che possono essere fatte ai sensi del testo unico delle leggi sull'ordinamento degli enti locali; per reati quali violenza, minaccia e oltraggio a un corpo politico, amministrativo, giudiziario si attendono gli esiti degli accertamenti dell'autorità giudiziaria competente, prima dei quali non è possibile fare ogni altra eventuale e consentita valutazione", rinviando, quindi, eventuali provvedimenti, verso quei comportamenti a giudizio degli interroganti vergognosi e lesivi della vita democratica e civile di una comunità laboriosa e di grandi tradizioni democratiche come quella di Terni;
considerato che:
nei primi giorni dello scorso mese di agosto 2025 è stata firmata una convenzione tra il Comune di Terni e la società Stadium S.p.A. (collegata alla Ternana calcio) per il progetto "stadio-clinica", una clinica privata con circa 80 posti letto che dovrebbe essere edificata su un terreno la cui proprietà sarebbe riconducibile, tramite la società "Ternana Women S.p.A.", a Bandecchi, a giudizio degli interroganti dando luogo a un palese conflitto di interessi in cui lo stesso sindaco sarebbe, contemporaneamente, il soggetto preposto alla concessione di autorizzazioni necessarie alla realizzazione di un progetto e beneficiario delle stesse autorizzazioni;
secondo quanto riportato il 21 ottobre 2025, dal quotidiano on line "Umbriaon.it", la Regione Umbria sarebbe d'accordo a impugnare la determina dirigenziale del dirigente del Comune di Terni, nonché responsabile unico del procedimento, poiché, "viene sottolineato nel documento istruttorio", "La nota e la determinazione dirigenziale 2088/2025, ad essa allegata, presentano elementi di violazione nei contenuti e non conformità rispetto agli esiti e alle determinazioni definitive assunte in sede di conferenza di servizi" e di conseguenza, "in seguito a valutazioni istruttorie con i servizi regionali competenti si è evidenziata la necessità di impugnare tali atti per la loro illegittimità";
considerato inoltre che:
a giudizio degli interroganti il 29 settembre 2025, Bandecchi ha fatto dichiarazioni spregevoli sul conflitto nella striscia di Gaza negando la morte di migliaia di bambini palestinesi ("20.000 bambini non sono mai morti"); ha pronunciato frasi ignobili a sfondo sessuale verso donne e bambine palestinesi; ha utilizzato frasi gravemente offensive nei confronti dei manifestanti ternani, definendoli "spacciatori e drogati", ha offeso la cittadinanza ternana con l'espressione sessista "sono tutte femmine in questa c(...) di città" e ha più volte alzato il dito medio della mano nei confronti dei manifestanti presenti davanti a Palazzo Spada, sede del Consiglio comunale, reiterando poco dopo lo stesso gesto in aula consiliare, davanti ai consiglieri comunali delle opposizioni costretti ad abbandonare i lavori in seguito a tale protervia del sindaco;
nella stessa occasione, al termine della seduta del Consiglio comunale, Bandecchi ha anche attaccato il giornalista del quotidiano "La Nazione", nonché consigliere dell'ordine dei giornalisti dell'Umbria, Stefano Cinaglia, dicendo "Chiederò che lei venga radiato da un albo dove lei non rispetta la libertà. Se non le piacciono le mie risposte è rinco(...)", "Cambi atteggiamento con me, lei fa domande del c(...), sta facendo lo s(...)", arrivando ad attaccarlo quasi fisicamente, come riportato su un video, pubblicato su un'emittente televisiva locale e disponibile ancora in rete;
nella manifestazione di protesta che è seguita a tali vergognosi comportamenti e che ha visto la partecipazione di più di 1.500 persone, si è rivolto ai cittadini con espressioni ingiuriose;
tali comportamenti lesivi, oltre che del normale vivere civile, anche del decoro delle istituzioni e del rispetto delle basilari regole democratiche, le continue minacce e aggressioni verbali rivolte ai consiglieri di opposizione hanno alimentato e continuano ad alimentare un clima di intimidazione e di violenza che ha portato alcuni consiglieri a presentare denunce per minacce e intimidazioni e sta mettendo in crisi il normale funzionamento dell'aula consiliare,
si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo non ritenga necessario e non più procrastinabile attivare ogni opportuna iniziativa, nell'ambito delle sue competenze e di quelle della Prefettura, al fine di garantire il corretto funzionamento e il ripristino della piena agibilità democratica del Consiglio comunale di Terni e la convivenza civile gravemente compromessa dai comportamenti del sindaco.
(3-02221)
Interrogazioni orali con carattere d'urgenza ai sensi dell'articolo 151 del Regolamento
CAMUSSO, DELRIO, RANDO - Al Ministro dell'interno. - Premesso che:
secondo quanto riportato da fonti di stampa locale e da una denuncia presentata alla Procura della Repubblica di Santa Maria Capua Vetere, il 17 settembre 2025, a Vitulazio (Caserta), l'attivista politico e ambientalista Gianni Criscione sarebbe stato aggredito fisicamente e verbalmente da tre cittadini, tra cui un'assessora comunale e suo marito, a seguito della pubblicazione sul proprio profilo social di un post in cui esprimeva una critica politica in merito alla recente nomina in Giunta comunale della stessa assessora, sollevando una questione di opportunità legata al coinvolgimento del coniuge in un'inchiesta della Direzione distrettuale antimafia;
l'aggressione, avvenuta poco dopo la pubblicazione del post, in luogo pubblico e alla presenza di numerosi testimoni, sarebbe stata accompagnata, secondo la denuncia, da minacce, intimidazioni e insulti volti a dissuadere Criscione dal proseguire la propria attività di opinione e di denuncia politica;
Criscione avrebbe riferito di aver contattato le forze dell'ordine nell'immediatezza dei fatti, senza tuttavia ottenere un celere intervento, e di essere stato soccorso da persone ivi presenti;
successivamente, dopo essersi recato presso il presidio sanitario di Capua e poi al pronto soccorso di Caserta, Criscione sarebbe stato nuovamente seguito e raggiunto dagli aggressori, che lo avrebbero intimato a "non denunciare"; solo a quel punto l'attivista avrebbe contattato la Polizia, intervenuta per identificare le persone presenti;
considerato che:
la libertà di manifestazione del pensiero costituisce un principio cardine del nostro ordinamento, tutelato dall'articolo 21 della Costituzione, pertanto episodi di violenza e intimidazione nei confronti di chi esercita liberamente il proprio diritto di critica e di opinione rappresentano un fatto di eccezionale gravità, ancor più quando a essere coinvolti risulterebbero rappresentanti delle istituzioni locali, ai quali spetta il dovere di tutelare il rispetto delle regole democratiche e il confronto civile tra cittadini;
tali comportamenti, se confermati, rischiano di minare la fiducia dei cittadini nelle istituzioni e di alimentare un clima di paura, incompatibile con i principi di libertà e partecipazione che fondano la vita democratica del Paese,
si chiede di sapere:
se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dei fatti esposti;
se intenda acquisire con urgenza ogni utile elemento informativo, attraverso le autorità di pubblica sicurezza competenti, al fine di fare immediata chiarezza sui fatti, anche in relazione alle circostanze denunciate circa l'assenza di un tempestivo intervento delle forze dell'ordine;
quali iniziative urgenti intenda adottare per garantire la libertà di espressione e la sicurezza personale di chi esercita attività politica e di opinione nei territori, specie in contesti locali dove tensioni e commistioni rischiano di comprimere il libero confronto democratico.
(3-02222)
Interrogazioni con richiesta di risposta scritta
CANTALAMESSA, RASTRELLI, NAVE, BILOTTI - Al Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale. - Premesso che:
nella notte tra il 20 e il 21 ottobre 2025, in occasione della partita di Champions league PSV Eindhoven-Napoli, circa 180 tifosi napoletani sono stati fermati ad Eindhoven dalle forze di polizia locali e condotti in stato di fermo a scopo preventivo, senza che fossero in atto scontri o disordini al momento dell'intervento; le autorità olandesi hanno successivamente comunicato che il numero totale dei supporter partenopei fermati ammontava a circa 230 persone;
i tifosi, che in molti casi erano muniti di regolare biglietto per assistere all'incontro, sarebbero stati bloccati all'inizio di una "zona rossa" istituita dal sindaco di Eindhoven e destinata a tenere separate le tifoserie; la polizia ha giustificato l'operazione adducendo un presunto "comportamento provocatorio" dei sostenitori napoletani nel centro città e la necessità di impedire potenziali scontri con la tifoseria locale; in un primo momento le autorità olandesi avevano riferito di "disordini" causati dai tifosi italiani, salvo poi rettificare ufficialmente che non si erano verificati episodi violenti, ma che li si è voluti evitare prevenendoli con gli arresti, confermando dunque la natura esclusivamente preventiva del provvedimento;
tutti i tifosi fermati, inclusi quelli in possesso di validi titoli d'ingresso allo stadio, sono stati caricati su autobus e trasferiti presso la stazione di polizia di Mathildelaan; qui sono stati identificati, fotosegnalati e interrogati, per poi essere rilasciati solo a notte fonda, dietro pagamento di una multa, con l'irrogazione di un divieto di ritorno nel comune di Eindhoven per 24 ore e con annullamento dei biglietti che avevano regolarmente acquistato per la partita;
la gestione dell'accaduto è stata fortemente criticata dai legali che tutelano i tifosi coinvolti: come riportato da organi di stampa, viene denunciato "un vero e proprio abuso", e sottolineato come i fermi preventivi siano avvenuti "senza che sia stato ravvisato alcun tipo di reato"; i legali hanno parlato di un "clima teso" instauratosi in città, segnalando che molti altri tifosi napoletani presenti a Eindhoven avrebbero subìto "il medesimo trattamento" di fermo e identificazione arbitraria; testimonianze raccolte riferiscono inoltre di un clima quasi di caccia all'uomo verso qualunque gruppo di cittadini napoletani presente in città, con controlli continui e perquisizioni indiscriminate anche in assenza di motivi specifici;
considerato che:
un episodio simile si era già verificato nei Paesi Bassi lo scorso anno ai danni di tifosi italiani, evidenziando la ricorrenza di tali pratiche; in particolare, in occasione della gara FC Twente-Lazio del 24 ottobre 2024, centinaia di sostenitori laziali giunti a Enschede furono oggetto di misure restrittive preventive analoghe; episodi di questo tipo, reiterati e privi di trasparenza procedurale, mettono in discussione il corretto funzionamento della cooperazione di polizia tra Stati membri e richiedono una verifica diplomatica formale circa l'eventuale violazione degli accordi di Schengen e dei protocolli europei sulla gestione dell'ordine pubblico negli eventi internazionali;
la ripetizione di tali pratiche suggerisce l'urgenza di promuovere, in sede europea, linee guida comuni per la gestione dei tifosi in trasferta, che garantiscano equilibrio tra sicurezza e rispetto dei diritti fondamentali, evitando discriminazioni collettive,
si chiede di sapere:
se il Ministro in indirizzo abbia provveduto a verificare la legittimità e la proporzionalità dei provvedimenti adottati dalle autorità olandesi nei confronti dei tifosi napoletani, e quali iniziative siano state intraprese al fine di monitorare da vicino la situazione e fornire assistenza ai cittadini italiani coinvolti;
se intenda attivare i canali diplomatici e consolari per verificare le modalità di fermo, garantire tutela legale ai cittadini coinvolti e richiedere alle autorità olandesi chiarimenti ufficiali, nonché forme di rimborso o risarcimento dei titoli annullati;
se ritenga opportuno promuovere, in sede europea, un approfondimento sulla conformità di tali pratiche ai principi sanciti dalla Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea, anche al fine di evitare il ripetersi di misure a carattere collettivo nei confronti di cittadini italiani o di altre nazionalità.
(4-02466)
Interrogazioni, da svolgere in Commissione
A norma dell'articolo 147 del Regolamento, la seguente interrogazione sarà svolta presso la Commissione permanente:
8ª Commissione permanente(Ambiente, transizione ecologica, energia, lavori pubblici, comunicazioni, innovazione tecnologica):
3-02216 del senatore Misiani ed altri, sulla proroga al 2052 della convenzione unica di concessione tra ANAS e il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti.