Legislatura 19ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 347 del 30/09/2025
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Dichiaro aperta la discussione sulle comunicazioni del Ministro per gli affari europei, il PNRR e le politiche di coesione.
È iscritta a parlare la senatrice Testor. Ne ha facoltà.
TESTOR (LSP-PSd'Az). Signora Presidente, ringrazio innanzitutto il ministro Foti per la sua esaustiva comunicazione relativa alle modifiche del Piano nazionale di ripresa e resilienza che, come ha detto il Ministro, sono necessarie per il completamento degli obiettivi, ma soprattutto per assicurare il pieno assorbimento delle risorse entro il termine del 31 agosto 2026.
Il Piano nazionale di ripresa e resilienza italiano ha un valore di 194,4 miliardi di euro: tante risorse che però hanno tempistiche ben delineate.
Il raggiungimento degli obiettivi e il conseguente incasso delle rate hanno fornito un importante supporto alla nostra economia, consentendo al nostro Paese di realizzare importanti riforme e di sostenere gli investimenti pubblici e privati; un'importante iniezione di risorse, per dare una spinta necessaria, soprattutto in un momento storico segnato dalla pandemia e dalle guerre in corso, che hanno segnato la nostra economia e la nostra società. Solo l'utilizzo certo e ben programmato delle risorse può dare all'Italia la possibilità di rimanere competitiva nei mercati, sia europei che mondiali.
Ad oggi, l'Italia ha rendicontato con successo sette rate del Piano, avendo raggiunto 334 tra obiettivi e traguardi, pari al 54,4 per cento del totale previsto. Si tratta di un avanzamento nettamente superiore alla media europea, che si attesta al 38 per cento. Con il pagamento della settima rata, l'Italia ha ricevuto il 72 per cento delle risorse, pari a 140 miliardi di euro. Anche da questo punto di vista l'Italia supera la media europea, che si attesta al 57 per cento dei fondi trasferiti.
Come ci ha informato lei, signor Ministro, la comunicazione della Commissione europea del 4 giugno elenca varie possibilità per fare in modo di destinare le risorse a misure realizzabili nei tempi previsti. Queste si potranno anche destinare al rafforzamento di misure esistenti volte a sostenere la competitività, come Transizione 4.0, l'investimento strategico relativo ai progetti importanti di interesse comune europeo, la misura Accordi di innovazione Net zero, il comparto nazionale InvestEU, con particolare attenzione alle esigenze di crescita delle piccole e medie imprese, all'innovazione e alla sostenibilità.
Per il settore agroalimentare è previsto un sostanziale rafforzamento dei contratti di filiera e uno strumento finanziario per la transizione energetica del settore agricolo.
Per le infrastrutture ha particolare rilievo il nuovo strumento finanziario per facilitare gli investimenti infrastrutturali dei concessionari nel settore idrico. Ricordiamo che sono preservate le risorse sia per realizzare la connettività a un giga su tutto il territorio nazionale, sia per realizzare gli studentati a prezzi calmierati: come ha detto lei, raggiungeremo i 100.000, che credo sia un bellissimo risultato.
La proposta di revisione ha un valore complessivo di 14 miliardi di euro, pari al 7 per cento del Piano. Si tratta di un adeguamento necessario, tenuto conto che il Piano era stato concepito in un contesto politico ed economico del tutto diverso e che continua a mutare. La revisione non è una rinuncia o una sconfitta, come qualcuno vuol far credere, ma è un atto di responsabilità e mira a cogliere l'opportunità di dare al Paese quella giusta spinta, necessaria per la competitività. Proprio la competitività - permettetemi, essendo di ritorno da una missione interparlamentare a Copenaghen - è l'argomento su cui si sta dibattendo e confrontando in seno alla Presidenza danese del Consiglio dell'Unione europea, scaturito dal rapporto Draghi. La discussione tra i vari membri si è sviluppata proprio sulla necessità di semplificare, per agevolare le piccole e medie imprese, che evidentemente non solo in Italia, ma anche in Europa, stanno arrancando proprio a causa della troppa burocrazia e di norme e regolamenti che si traducono in dispendio di tempo e denaro. E io dico: ben venga che finalmente l'hanno capito.
Concludo, signora Presidente, lasciando una riflessione alle nostre opposizioni. Dobbiamo smettere di svilire la nostra immagine e tifare tutti per l'Italia. Si dice che l'erba del vicino sia sempre più verde, proprio perché non si ha la capacità di valorizzare ciò che si ha e ciò che sappiamo fare; riscopriamo un po' di orgoglio e un po' di identità.
L'Italia deve credere fortemente nella sfida della competitività. Il Governo sta puntando sulla stabilità politica e sulla solidità del piano economico e finanziario. Grazie all'azione del ministro Giorgetti, il Governo ha avviato con coraggio la stagione degli investimenti a favore delle imprese e sta puntando su semplificazione, riduzione del costo dell'energia, sicurezza, infrastrutture strategiche. Così si risponde nei periodi di incertezza: dimostrando visione, garantendo resilienza alle imprese e a tutta la nostra società e comunità. (Applausi).
PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Malpezzi. Ne ha facoltà.
MALPEZZI (PD-IDP). Signora Presidente, signor Ministro, orgoglio e dignità, ha detto poco fa la collega Testor: nessuno di noi non è orgoglioso e non ha dignità nel dire che il PNRR è stato una grande scommessa per questo Paese, ma, quando questa scommessa è arrivata, forse solo coloro che oggi sono all'opposizione ci avevano creduto veramente e tutti gli altri che oggi si trovano il difficile compito di governare, nel corso di questi anni, non hanno fatto altro che rattoppare - o, meglio, minimizzare - il grande e serio lavoro che potenzialmente poteva essere realizzato.
Signor Ministro, non sono solita leggere i miei interventi, ma mi scuserà se in questa circostanza sono chiamata a farlo: lei ha dato dei dati e ho bisogno di darne anch'io, partendo da un presupposto - e anche per questo chiedo scusa ai colleghi che sono in Aula e magari anche a chi ci sta ascoltando sul web - e cioè che non abbiamo il quadro completo della situazione di tutta la revisione del PNRR. Non l'abbiamo perché questo Governo si è sempre rifiutato di darcela in maniera omogenea e concreta. (Applausi). Quindi cosa facciamo? Sono mesi - anni, oserei dire - che non facciamo nient'altro che provare a unire insieme i puntini delle diverse informazioni - ha presente quel vecchio gioco de «La Settimana Enigmistica»? - per provare ad avere il quadro completo. E allora, unendo questi puntini, le offro una serie di spunti che a noi personalmente preoccupano tanto, perché partiamo da un assunto, cioè che le scelte che questo Governo ha fatto nella rivisitazione complessiva del PNRR in questi anni ci mandano chiaro un messaggio: voi non credete nel futuro e i giovani vi devono aver fatto qualcosa. Ci dovete spiegare che cosa vi hanno fatto le nuove generazioni. (Applausi).
Ministro, parto da questo, il dato di partenza: il PNRR prevedeva inizialmente la creazione di 264.480 nuovi posti nei servizi per la prima infanzia (asili nido e scuole dell'infanzia). Questa era la previsione iniziale. Siete arrivati voi, avete rimodulato e il target è stato abbassato a 150.480 posti, comportando un taglio netto di oltre 100.000 posti. Le motivazioni che ci avete dato sono state le più disparate, perché ci avete detto che non si potevano mettere e non si potevano conteggiare nell'accordo con l'Europa messa a sicurezza e tutta una serie di altre questioni, che ci possono anche stare: ci potrebbe anche stare, se nell'ultima legge di bilancio, come avevano ben evidenziato Susanna Camusso e Valeria Valente, che si sono occupate del tema guardando il Sud, non ci fosse stata una norma che ha ulteriormente ridotto l'obiettivo minimo che veniva chiesto alle Regioni di raggiungere in quest'ambito. Ciò significa quindi che da quel punto di vista, laddove voi con l'Europa non siete riusciti a trattare, così ci avete spiegato, come Governo, non avete voluto intervenire per provare a sanare quella situazione laddove le possibilità le avevate. (Applausi). Anche in quel caso, infatti, carta canta: ci sono dati, giornalisti esperti, le nostre interrogazioni e, soprattutto, Ministro, il vostro silenzio in risposta alle interrogazioni in cui chiedevamo conto di questo e vi chiedevamo - non con pregiudizio - di aiutarci a capire perché. È vero che è stata modificata la norma per cui le Regioni del Sud possono derogare all'incentivo per avere più asili nido in questo Paese? Silenzio da parte del Governo. Anche questo allora è un elemento che noi mettiamo lì, perché i numeri poi sono tali; ma vado avanti, sempre sui numeri.
Al 9 dicembre 2024, quindi a rimodulazione fatta, erano stati spesi solo 816 milioni di euro su 3,24 miliardi disponibili, cioè solo il 25,2 per cento. L'Ufficio parlamentare di bilancio ha stimato che, anche rispetto al target ridotto, quindi quello di cui sopra - e mi dispiace se sto facendo girare la testa a qualcuno - cioè i 150.480 posti, che erano già la riduzione dei 264.480 originari, si rischia di non realizzare circa 17.400 posti.
Presidenza del vice presidente ROSSOMANDO (ore 17,20)
(Segue MALPEZZI). Quindi, quando voi toccate l'argomento, quell'argomento per voi ha sempre il trattino meno. Cioè dove si taglia, dove non riusciamo a realizzare? Lì, sugli asili nido, e quindi ci mettiamo un bel meno, perché c'è troppa fatica, perché ci sono problemi, e allora meno. Peccato, però, che proprio lì ci sia la chiave del futuro, perché tutti i dati ci dicono - e il ministro Valditara questi dati li conosce molto bene - che, laddove ci sono gli asili nido e un bambino o una bambina vengono inseriti in quei contesti, il contesto di inserimento in un nido o in una scuola d'infanzia, quanto più è precoce, tanto più abbassa il rischio che quel bambino o quella bambina diventi in futuro un ragazzo o una ragazza dispersa. (Applausi). E che cosa significa ragazzo o ragazza dispersa? Significa avere problemi di natura sociale.
Allora, io ammetto che sono stati fatti interventi nei confronti della dispersione scolastica, accentuati anche dal fatto che, essendo diminuita la popolazione scolastica, è stato molto facile attuare una riduzione, perché sono cambiati i dati. Ma, al netto di tutto questo, la chiave in prospettiva futura non è solo quella delle azioni che oggi ci aiutano ad intervenire laddove la dispersione c'è, quindi nel primo biennio della secondaria di secondo grado; dobbiamo partire prima in questo principio di alfabetizzazione, che aiuta anche a risolvere il problema della povertà educativa.
Soprattutto, tutte le volte che ci date i dati sulla dispersione scolastica o sui giovani Not in education, employment or training (NEET), dicendo che per esempio l'Italia ormai è quasi sulla media europea, che per esempio siamo riusciti a migliorare (dati veri), purtroppo non avete il coraggio di andare ad affrontare i dati nella loro peculiarità. Questi dati ci dicono che in alcune aree del nostro Paese quel miglioramento non c'è stato e, guarda caso, sono sempre quelle che si ritrovano ad avere minori interventi proprio nel settore dell'istruzione o dell'inserimento, in quello che per noi è sempre stato il percorso dello zero-sei.
Chiudo su una cosa. Avevo altro da dirle, perché lei ha parlato degli studentati e qualcuno ha applaudito da parte della maggioranza, dicendo: bene, prima del PNRR erano 40.000 e adesso noi, in prospettiva, ne abbiamo progettati 60.000, che però non riusciamo a fare (e lei ci ha spiegato i motivi per i quali non li riusciamo a fare). Ma, Ministro, quei 60.000 servono ora. Vada a dirlo ai genitori di quei ragazzi che si ritrovano a pagare cifre incredibili! (Applausi). Anche qui il diritto allo studio non è assolutamente rispettato e non è rispettato nessun aiuto, perché quelle borse di studio non bastano a colmare i divari dei nostri ragazzi, che non hanno il diritto degli altri ragazzi europei, che hanno l'università gratuita e che possono studiare. (Applausi).
Allora, di che cosa stiamo parlando? Bene batterci le mani, bene l'orgoglio, collega Testor, bene la dignità, ma deve essere perché stiamo andando in una direzione in cui ci stiamo mettendo una visione per il futuro. Non basta fare i conti con il pallottoliere per farli tornare.
Signor Ministro, guardi, mi dispiace, perché io onestamente avrei voluto che, nel quadro che lei qui ci doveva presentare, ci fossero degli spiragli per poter dire "state facendo bene". Il problema è che questo "state facendo bene" non possiamo dirvelo, non perché siamo ideologici, ma perché avete fatto dei pasticci dall'inizio, concentrandovi maggiormente sulle cabine di regia e sui posti da assegnare più che sulla messa a terra di misure strategiche per il nostro Paese. (Applausi).