Legislatura 19ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 347 del 30/09/2025
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NICITA (PD-IDP). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
NICITA (PD-IDP). Signora Presidente, tante cose sono state dette; partirei da questo foglietto che ci è stato distribuito oggi, che dice: comunicazioni del Ministro sulle modifiche al Piano nazionale di ripresa e resilienza. La prima notizia quindi è che ci sono delle modifiche; la seconda notizia è che ci sono delle modifiche perché l'Italia non riesce a rispettare gli impegni del Piano. Poi possiamo discutere, signor Ministro, sul perché, sul come e su quali sono le condizioni, ma queste sono le due notizie da cui partire: c'è una modifica al PNRR e la modifica c'è perché i piani che erano stati fatti non possono essere rispettati.
C'è un grande ritardo; e allora, quando si è di fronte a un ritardo? Spesso, siccome sono in ritardo, ripeto a me stesso un proverbio inglese: se non puoi essere puntuale, almeno sii sincero.
Se dunque abbiamo questi ritardi, cerchiamo di capire quali sono le ragioni, ma prima, signor Ministro, mi permetta di dire che ovviamente noi difendiamo con orgoglio il PNRR e lo difendiamo non soltanto perché siamo riusciti a disegnarlo in un momento di grandissima difficoltà come primo Paese al mondo colpito dal Covid, ma lo difendiamo come uno strumento che ha disegnato politiche che rappresentano ciò che è l'interesse del Paese oggi e nel futuro e ciò che è l'interesse dell'Europa (le due transizioni, la transizione digitale, la transizione energetica, climatica ed ecologica, l'idea di mettere insieme infrastrutture sociali ed economiche, innovazione nell'energia e nei trasporti e innovazione nella coesione sociale).
Vedete, c'è una cosa: lei ha citato il ministro Gentiloni. C'è una decisione importantissima della Corte di giustizia dell'Unione europea, sulla quale sollecito i colleghi, a proposito dell'applicazione del PNRR: per la prima volta vi è stata una decisione che nel sanzionare Polonia e Ungheria ha detto che, laddove non si rispettano le regole dello Stato di diritto, lì la Commissione europea ritirerà i propri finanziamenti, compreso il PNRR.
Il PNRR infatti, collega Garavaglia, non sono semplicemente conti, ma è un'idea di Europa, è un'idea di Paese. Ora sono confuso, perché mi ricordo il capogruppo Foti che criticava e non votava il PNRR; mi ricordo la Lega che invece lo votava e mi ricordo il dialogo fra Lega e Fratelli d'Italia sul poco tempo che c'era a disposizione per poterlo studiare, con Salvini che diceva: io ho già letto tutto. Ecco, non so se Salvini avesse letto tutto allora e se ve lo siate riletto adesso, ma è divertente notare il cambio di posizioni.
La verità è che noi siamo molto contenti se finalmente questo Governo e le forze di maggioranza difendono il PNRR come idea della coesione dell'Italia e come idea della coesione dell'Europa.
Però noi oggi avremmo voluto, signor Ministro, discutere del dopo PNRR (lei lo ha citato come esempio). Il PNRR, che abbiamo messo nel Piano strutturale di bilancio, ha degli effetti sul nostro PIL non soltanto in questi anni, ma anche negli anni futuri; tuttavia, per moltiplicare quell'effetto, noi dobbiamo fare politiche complementari, innanzitutto sul lavoro, perché le infrastrutture che stiamo costruendo (avete citato gli asili nido, le case di comunità e non soltanto le case della salute, quella era un'altra cosa) sono infrastrutture che funzionano (gli ospedali di comunità). Se poi finanziamo il personale che ci va, se lo formiamo, cioè se le rendiamo infrastrutture vive, allora io mi aspettavo da lei, signor Ministro, come anche dal ministro Giorgetti, che ci desse un'indicazione di cosa intendiamo fare dopo. Se noi siamo cresciuti (poco) in questi due anni, come ha certificato di nuovo il nostro Piano strutturale di bilancio e l'Ufficio parlamentare di bilancio (UPB), lo dobbiamo esclusivamente al PNRR, quindi io mi aspetto che almeno questo lo si riconosca e che si dica che siamo cresciuti e non siamo in recessione perché abbiamo fatto quel Piano e perché quel Piano ci sta portando ad un cambiamento. (Applausi).
Nello stesso tempo, signor Ministro, mi permetta anche di sottolineare la questione dei ritardi. Ora, il tema non è a chi dare le colpe, però sostanzialmente vi siete esaltati ogni volta che arrivava una rata, vi siete talmente innamorati del concetto di rata che avete rateizzato pure le rimodulazioni. Ho visto che fate confronti con gli altri Paesi europei, che in realtà non andrebbero fatti, perché la dimensione è diversa, ma anche la composizione del PNRR è diversa. Sostanzialmente noi abbiamo avuto non so quante rimodulazioni; c'è chi dice cinque e chi dice sei, questa probabilmente è la sesta. I casi sono due: o vi siete accorti che c'erano dei problemi e avete rimodulato, però avete rimodulato male, perché a questo punto siamo costretti a rimodulare ancora; oppure semplicemente ad ogni rimodulazione si è avviato un nuovo processo di ritardi.
Non era Ministro lei, però, quando abbiamo dibattuto il primo anno, anziché mettere subito in campo le misurazioni e i progetti, ci siamo impelagati in una riforma della governance che ha complicato il quadro, che non ha portato semplificazioni e che ha portato nuove forme di gestione e di gerarchia del potere e del monitoraggio, cambiando le cabine di regia. Da lì abbiamo capito che probabilmente ci saremmo imbarcati in un quadro di ritardo.
Però, visto che lei, signor Ministro, si è autocitato, mi permetta di citarla. Nel 2021 lei diceva, a proposito del PNRR: se tu programmi e poi non riesci a realizzare nei tempi ciò che hai programmato, non sei credibile in Europa. Sono parole sue, e lei si riferiva ad un ritardo che ancora si doveva manifestare. Le chiedo, se lei fosse al mio posto, cosa direbbe oggi, dopo che ci sono state cinque rimodulazioni e siamo costretti a rimodulare l'ultima per i ritardi che abbiamo? (Applausi). Le cito anche un'altra frase: siamo in clamoroso ritardo sull'esecuzione dei progetti del PNRR, l'Italia viene vista come una nazione sostanzialmente ferma. Chi lo ha detto? Giorgia Meloni nel 2022. Non so se interpretarla come una sorta di critica infondata o come una preveggenza del futuro. Ciò detto, signor Ministro, il problema è che questo PNRR sembra aver cambiato pelle: più che un Piano nazionale di ripresa e resilienza, sembra il piano nazionale ritardi e rimodulazioni. (Applausi).
Ma allora vediamoli questi ritardi. Ne sono stati citati due, io li indico in dettaglio. Su Transizione 5.0 è stato detto molto. Mi permetta di citare il piano Italia a 1 Giga: un piano semplicissimo, sul quale abbiamo ampiamente dibattuto, che addirittura prevedeva la possibilità di avere delle economie e di utilizzare una parte, circa un miliardo, per sostenere misure dal lato della domanda. Oggi si portano dal 2026 al 2030 i termini per cablare il Paese; ma non solo si spostano i tempi, si chiede anche di aggiungere delle risorse, quando noi abbiamo fatto delle gare per quelle connessioni. La cosa che più mi allarma è che sostanzialmente si dice che possiamo utilizzare il satellite per connettere alcune aree lontane. Allora, qui ci sono due problemi. Il primo è che il satellite ha standard minimi tecnologici inferiori a quelli che la Commissione europea ha previsto al 2030 per il piano Italia a 1 Giga, quindi non è utilizzabile.
In secondo luogo, questi soldi servono a realizzare infrastrutture che restano e che sono del Paese. Le infrastrutture di Musk, se le ha già fatte, stanno lì e chi vuole in qualche modo si può collegare e non vedo la necessità - anzi noi siamo molto contrari all'idea - di riprogrammare queste risorse pubbliche per finanziare un privato, quando c'era tutta la possibilità, in questi tre anni, di capire dove si stava andando e fare un monitoraggio.
Oggi, signora Presidente, signor Ministro, si chiedono rimodulazioni su punti che per noi sono stati essenziali. Li cito: le misure per la gestione del rischio di alluvione e la riduzione del rischio idrogeologico in Emilia-Romagna, Toscana e Marche. Capisco che le elezioni sono finite, però quello del rischio idrogeologico è un tema fondamentale. Vi è poi il tema dell'idrogeno, che lei ha citato: è chiaro che se uno si accorge del problema l'ultimo anno non possiamo costruire una filiera dell'idrogeno, ma questo era uno dei punti, quando discutemmo del PNRR, quello di creare delle hydrogen valley in varie parti del Paese, soprattutto, come sa, Presidente, Ministro, per i settori cosiddetti hard to abate, perché lì è la sfida fondamentale.
Ancora: ci sono tutta una serie di misure per la disabilità, per la coesione sociale, sulle quali vediamo che c'è una proposta - concludo, Presidente - di rimodulazione. Noi con la nostra proposta che chiediamo di mettere al voto chiediamo al Governo e al Ministro di rispettare integralmente il Piano, per tutta la parte di innovazione, di solidarietà e di infrastrutture sociali, quello che riguarda i giovani, la sanità, il dissesto idrogeologico. Ci rendiamo conto che ci possono essere dei problemi, ma vede, signor Ministro, anziché dare appuntamento alle elezioni in qualche Regione ad una collega dell'opposizione, lei poteva venire qui a dire che c'è un problema, che avete avuto delle difficoltà e spiegarci quali sono, perché questo può servire al futuro per ridisegnare delle politiche che funzionano bene. Questo non l'ha detto, però alla fine apprezzo che lei si sia appellato al senso nazionale. Allora lo farò anche io, citando, se mi permettete, una frase di Edward Abbey, che scrisse: «Un patriota deve essere sempre pronto a difendere il proprio Paese anche contro il suo governo».
Mi appello quindi al vostro patriottismo nel chiedervi il voto per la nostra proposta di risoluzione. (Applausi).