Legislatura 19ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 347 del 30/09/2025

GARAVAGLIA (LSP-PSd'Az). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

GARAVAGLIA (LSP-PSd'Az). Signora Presidente, colleghe e colleghi, abbiamo ascoltato con attenzione la relazione del ministro Foti, la discussione generale e gli interventi in dichiarazione di voto. Per non ripetere stancamente concetti noti, cerchiamo di uscire dalla comfort zone e dallo schema base, che è semplice. L'opposizione dice: vi abbiamo fatto arrivare una montagna di miliardi, è stato grazie a noi, voi non siete in grado di spenderli e siete in ritardo. Perfetto, al che la maggioranza ribatte: non è vero, grazie a noi siamo i più performanti d'Europa, siamo i migliori. Perfetto.

In realtà la situazione è un po' più complessa. Affrontiamo, quindi, due temi veri. Il primo è il PNRR, sul quale facciamo qualche considerazione, anche perché dovremo farci i conti da qui al 2052. I conti li faranno i nostri nipoti e qualche conto lo facciamo anche sui conti. L'amica e collega senatrice Malpezzi ci dice che non basta fare i conti con il pallottoliere. Io non sono d'accordo. Poi spiegherò perché siamo d'accordo a fare i conti anche con la calcolatrice con i tasti grossi, l'importante è fare i conti giusti.

Sul PNRR già prima il collega Claudio Borghi ha dato qualche informazione di base. Non esistono pasti gratis: sono circa 200 miliardi, ma sono soldi nostri. Sono soldi nostri in prestito, perché il prestito va restituito; sono soldi nostri anche nella parte cosiddetta grant, perché siamo contributori netti. Quindi, i soldi che gli diamo ce li ridanno; va bene, son sempre soldi nostri. Questo lo sanno tutti, ma è importante ripeterlo, perché altrimenti qualcuno, in malafede, nega l'evidenza.

Sono però da vedere anche gli effetti sul bilancio, che sono già iniziati, perché abbiamo già iniziato a pagare gli interessi su questo prestito: 300 milioni nel 2023, 500 nel 2024, oltre 700 nel 25. Ma continuano a salire, perché più sale il capitale, più sale la parte interessi. Poi, dal 2033 al 2052 si restituisce la parte capitale. Quindi, quei famosi soldi gratis, perché abbiamo sentito anche queste affermazioni assurde, li restituiamo dal 2023.

La sintesi semplice sul bilancio è che, finita la rata della follia, del 110, del superbonus, inizia la rata del PNRR. Tradotto, significa che il bilancio di questo Stato è ingessato per i prossimi decenni. Questo dobbiamo dire con chiarezza quando parliamo di PNRR.

Ma non è solo una questione economica. Il PNRR è anche rigido. Come diceva bene il ministro Foti, si cerca un po' di flessibilità, ma il PNRR ha una struttura rigida, vincolata nei tempi e negli obiettivi. Obiettivi, ahimè, non sbagliati, anche se spesso alcuni sono sbagliati, ma tanti anche già superati nei fatti.

Faccio un paio di esempi. Le mitiche case della salute erano un modello che probabilmente vent'anni fa aveva un senso, ma oggi noi spendiamo miliardi per fare una cosa che è superata nei fatti dall'innovazione. Il vero obiettivo, quindi ‑ e qui dobbiamo metterci la testa ‑ è trovare tutti insieme un senso a queste strutture, altrimenti spendiamo miliardi per delle scatole vuote, diciamoci le cose come stanno. (Applausi).

Un altro tema è quello di investimenti spesso indirizzati sul Green Deal: buona parte di Industria. 5.0, che oggettivamente non va, è anche legata al fatto che le industrie non vogliono questi fondi per obiettivi che non condividono, al netto della burocrazia, che si può sicuramente eliminare. Tuttavia, questi obiettivi molto ambiziosi ‑ si usa dire in Unione europea ‑ sono stati superati ormai dai fatti. Del resto, tutte queste politiche sul Green Deal hanno di fatto spiazzato l'economia dell'Unione europea, tant'è che è una politica che va rivista totalmente: lo dice la politica, iniziano a dirlo i Governi, ma lo dice anche il buon Mario Draghi, che in maniera chiarissima lo ha detto l'anno scorso e lo ha ribadito quest'anno. Faccio un inciso perché il linguaggio dell'Unione europea è interessante e va compreso e tradotto. Quando all'Unione europea si parla di obiettivo sfidante, significa che è quasi impossibile da raggiungere (Applausi); quando si parla di obiettivo ambizioso, significa che è impossibile (Applausi), quando si parla di obiettivo molto ambizioso, significa che è evidentemente irrealizzabile. (Applausi). Questo per dire che dietro, probabilmente, c'è un altro obiettivo, che qualcuno poi ci dirà.

Per terminare sul tema del PNRR, veniamo alla burocrazia. Ebbene, buona parte delle difficoltà nella spesa di questi fondi, che ahimè ormai abbiamo e quindi dobbiamo spendere, è proprio legata alla burocrazia che è tipicamente europea ed è un caos totale rispettare queste procedure europee. Non a caso il già citato Mario Draghi lo scorso anno a Bruxelles è intervenuto dicendo: o si fa un enorme taglio della burocrazia, o l'Unione europea è finita. Sono le sue testuali parole, ma il risultato è stato nullo. La questione è stata ribadita quest'anno, sempre dall'ottimo Mario Draghi; il risultato è stato zero tagli alla burocrazia. Bisognerebbe trarre le conseguenze. Il taglio della burocrazia e la flessibilità vanno benissimo, ma caro ministro Foti, va bene semplificare, ma facciamo attenzione: l'ipotesi di accentrare fondi europei oggi nella disponibilità delle Regioni porterebbe a effetti in termini di IVA devastanti sul PIL, quindi attenzione a non fare guai. Va bene semplificare, ma non va bene fare guai.

Un altro tema è accentrare e ragionare su fondi che non vengono spesi, ma fondi che oggi vengono spesi con efficacia, se accentrati, finirebbero nel calderone. (Applausi).

Ma veniamo al secondo punto, ovvero i conti. L'amica senatrice Malpezzi ci dice che non basta fare i conti con il pallottoliere. Ebbene, contesto in radice questa affermazione: meno male che i conti la Lega e il Governo di centrodestra, con umiltà, li sanno fare. Questo Governo di centrodestra, con il premier Meloni, i vice premier Salvini e Tajani e il ministro Giorgetti all'economia, i conti li ha fatti e, facendo i conti con umiltà e decentemente, abbiamo visto il record dell'occupazione e la disoccupazione ai minimi, lo spread ai minimi, il miglioramento del rating dell'Italia che ha trascinato il rating delle migliori banche italiane, tant'è che adesso tutto il sistema bancario è identificato come classe A e questo significa meno costi di interesse, più prestiti alle imprese, più mutui per le famiglie.

Tutto bene, quindi? No, assolutamente, certo che no, c'è tantissimo lavoro ancora da fare; ma concludo con una banale considerazione di carattere politico, sempre perché i conti si fanno con il pallottoliere e devono essere anche facili da farsi.

Facciamo un ragionamento per assurdo: con le sinistre al Governo, con la fantomatica proposta del Gruppo 5 Stelle del reddito di cittadinanza anche nelle Regioni e con mirabolanti ipotesi di spesa pubblica senza coperture, la strada è segnata; è evidente che la Banca d'Italia va a schiantarsi sugli scogli, ma questo i cittadini lo sanno, perché tipicamente, quando votano, poi si esprimono di conseguenza.

Continueremo quindi con umiltà a far di conto con saggezza, con prudenza e con la bella calcolatrice coi tasti grossi, anche a mente, perché sappiamo farli anche così; sicuramente però i conti li facciamo anche giusti. (Applausi).