Legislatura 19ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 347 del 30/09/2025
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PRESIDENTE. Passiamo alle votazioni.
CALENDA (Misto-Az-RE). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CALENDA (Misto-Az-RE). Signora Presidente, signor Ministro, accolgo il suo invito a ragionare in uno spirito di sistema e di Paese e, in uno spirito di sistema e di Paese, a riconoscere ciò che appartiene alla responsabilità di questo Governo e ciò che non appartiene alla responsabilità di questo Governo. (Brusio). Sì, però c'è un tale casino che parlare diventa complicato.
PRESIDENTE. Senatore Calenda, sono attentissima e stavo per intervenire. Purtroppo, quando non siamo in molti, l'Aula rimbomba molto. Colleghi, vi richiamo a tenere un tono basso e a consentire a noi tutti di ascoltare l'intervento del senatore Calenda. Prego, senatore Calenda.
CALENDA (Misto-Az-RE). La ringrazio molto, signora Presidente. Non c'è da parte nostra alcuno spirito che non sia costruttivo sul PNRR, ci mancherebbe. Il dato di fondo del perché non sta funzionando come dovrebbe non è attribuibile a nessun Governo: è il fallimento sostanziale della capacità di implementazione di questo Paese, che riverbera sui fondi di coesione e su ogni altro strumento che prevede un'azione implementativa, articolata e diretta da parte dello Stato, delle Regioni e dei Comuni. Questo è il dato di fatto: noi siamo un Paese incapace di spendere i soldi anche quando ci vengono dati e questa riflessione chiama in causa tutti, non uno specifico Governo.
Dopodiché dovremmo parlare, però, anche delle cose su cui vi abbiamo avvisato per tempo, Ministro. Quando sono usciti i decreti attuativi di Transizione 5.0, vi abbiamo mandato una nota su come cambiarli puntualmente e il vostro Ministro, che io - lo dico con affetto - penso sia veramente una disgrazia nazionale, ci ha risposto dicendo che andava tutto bene. Quando abbiamo chiesto più volte di cambiarlo, ogni volta la risposta è stata implicitamente: ma Urso si adombra. Ma chi se ne frega, se si adombra Urso! Ma dategli un ciuccio e mandatelo a giocare! Ma vi rendete conto che abbiamo buttato i soldi che avevamo per gli investimenti delle imprese? Perché fare lo sforzo di scrivervi come migliorare quel decreto, se poi alla fine la risposta è sempre "noi siamo noi e…". Vabbè.
Un altro esempio: lei parla dell'energia. Io, signor Ministro, sono un nuclearista convinto. Le segnalo che alla Camera è stato approvato un ordine del giorno in cui si spiega chiaramente, anche da voi, come ridurre i costi dell'energia, il fatto che Enel distribuzione e Terna facciano utili più di Hermès, che le concessioni idroelettriche in questo momento producono a 25 euro, ne danno 25 alle Regioni e vendono a 120 gravando sulle tasche degli italiani. Ci abbiamo anche lavorato insieme, ma non se ne vede mai un risultato.
E che dire del nucleare? Signor Ministro, stiamo aspettando questa roba sul nucleare in Aula da tempo immemorabile. Che vogliamo fare? Avevamo costruito tre centrali nel frattempo. Ogni volta che parla il ministro Pichetto Fratin e parla della fusione (lasciamo perdere quando parla Urso, perché sul nucleare non lo dovete mandare in Aula), ogni volta parla di altre cose.
Voglio fare un esempio di un errore nostro, così inizio da qui: penso che mettere dentro al PNRR le case della salute sia stato un clamoroso errore, perché è chiaro che in un Paese che non ha medici e infermieri fare le case della salute risulta difficilissimo se prima non fai quell'investimento. Considero l'idea di fare gli asili nido invece di fare convenzioni con privati un errore, perché gli asili nido comunali costano immensamente di più e non ci sono i fondi. Okay? Errore.
C'è un errore che siete disposti ad ammettere voi? Lo dico perché il fatto evitare il rapporto tra Orazi e Curiazi, come dice lei, parte dal principio per cui uno è capace di dire "questo è un errore che ho fatto io" e forse trarre un'idea più generale di quello che avverrà nei prossimi mesi, dove noi ci batteremo (noi no per fortuna) su questa storia delle Regioni, che sappiamo benissimo come andrà a finire: dove si governa si vince, perché ormai il voto di opinione non c'è, esiste il voto organizzato. Dopodiché, facciamolo, divertiamoci: la prossima qual è? La Calabria? Quindi, vincete voi; poi arriva la Campania, quindi vincono loro; facciamo questo gioco? E poi, quando andiamo a vedere i fondi di coesione o i fondi del PNRR che dovevano spendere loro è una tragedia, perché non spendono più niente? Rimaniamo inermi a dirci che è colpa di un Governatore di una Regione, che, guarda caso, è quella opposta alla nostra? Io non credo che sia così. Lei lo sa, signor Ministro, tant'è che voi volevate l'abolizione delle Regioni.
Io venerdì sarò in Sicilia, dove sta succedendo un cataclisma: gente nominata, perché figlia di parlamentari, alla guida delle società dei trasporti, con i peggiori trasporti, e poi un trasferimento dalla Lombardia alla Sicilia per una festa di compleanno. Cavolo, ma voi eravate i duri e puri contro questa roba qua, ma che vi è successo?
Questa riflessione impegna tutti noi forse e comporta anche il fatto di saper dire: case della salute, per me abbiamo sbagliato. Voi cosa avete sbagliato? Qualcosa l'avete sbagliata, siamo disposti a dircelo? Siamo disposti a parlarne, siete disposti ad accettare i suggerimenti? La Spagna ha usato il 70 per cento in strumenti finanziari, è vero, per questo sta funzionando, perché noi invece abbiamo messo su un circo Barnum per cui, invece di usare quei soldi per far funzionare le imprese e far investire, abbiamo costruito meccanismi che sapevamo che non potevano funzionare, dato il grado di funzionamento - scusate la ripetizione - della pubblica amministrazione italiana.
Il discorso di oggi sul PNRR è una riflessione sul funzionamento globale di questo Paese, di come le Regioni e i Comuni, in particolare le Regioni, non siano più in grado di spendere, così come le amministrazioni centrali, e come bisogna fare strumenti semplici e forse accogliere, quando uno li ha fatti nel passato, un suggerimento se arriva, anche se Urso si disturba. Questa è la verità e la sapete a destra come a sinistra. Io non dirò mai che quello che avete fatto sul PNRR è colpa solo vostra, perché errori di pianificazione li abbiamo fatti tutti, li ho ammessi, ma questa cosa, Ministro, per cui voi siete sempre meglio di tutti in qualunque cosa, io le voglio dire - se posso dirlo - che porta sfiga. Mi creda, perché l'ho visto fare a noi e a un certo punto ha portato sfiga.
Quindi vi consiglio di volare basso, sedervi, accettare due consigli e cercare di capire che sono problemi strutturali, non sono problemi di parte. (Applausi).
PAITA (IV-C-RE). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
PAITA (IV-C-RE). Signora Presidente, signor Ministro, io non la considero un demagogo e non la considero nemmeno tra quelli che esultano per nulla. Devo dire che le riconosco una certa serietà, almeno nell'impostazione con cui affronta il lavoro d'Aula.
Nonostante questo presupposto di partenza, lei oggi non mi ha convinta, anzi mi ha profondamente delusa, e provo a spiegarle il perché. Il suo racconto, nel quale lei ci vorrebbe spiegare che il PNRR è così perché è stato così in tutti i Governi che hanno accompagnato il percorso relativo al PNRR, è un ragionamento veramente di basso profilo, rinunciatario e falso. Noi abbiamo dei problemi seri in questo Paese che non sono il frutto di un'eredità, ma di un'assenza di capacità di riforma che questo Governo non ha portato avanti in questi anni. Non è certamente responsabilità del passato se abbiamo toccato quest'anno il record di debito pubblico. Non è un caso se quest'anno la pressione fiscale nel nostro Paese è ulteriormente aumentata e sono antichi ricordi quelli in cui avreste voluto mettere i limiti in Costituzione. Non è responsabilità solo del passato se abbiamo avuto un ulteriore calo nelle nascite.
Ci sono problemi in questo Paese che dopo tre anni avrebbero meritato una messa a fuoco coraggiosa da parte di questo Governo. (Applausi). Perché non lo avete fatto? Non lo avete fatto perché voi pensate che, governando facendo poco e niente e non dando disturbo a nessuno, la luna di miele con il Paese continui; e finora è stato così, quindi bisogna anche darvi atto che avete effettivamente centrato gli obiettivi dal punto di vista elettorale. Io però non credo che il Paese possa sopravvivere ad un'assenza di capacità di visione e a un'assenza di riforma nei prossimi anni, e lo dimostra proprio la vicenda del PNRR: se con 200 miliardi di investimenti voi non siete riusciti a smuovere una delle questioni finanziarie, economiche e di sviluppo che ho citato, significa che la vostra è una strategia che porta il Paese a sbattere, oppure lo porta alla stagnazione, che è l'altro pericolo reale che noi abbiamo.
Il senatore Calenda diceva: il problema è che tutti i Governi hanno avuto la grande tematica della semplificazione e della velocizzazione delle procedure e nessuno con coraggio lo ha affrontato. Mi dichiaro d'accordo, è vero, si poteva fare di più anche in passato su questi temi. Ma questo Governo ha risolto i problemi di velocizzazione e di semplificazione delle opere? No, e vi spiego perché. Noi abbiamo ritardi su tutte le infrastrutture e le cito per non dimenticarle: Salerno-Catania, Salerno-Reggio Calabria, Napoli-Bari, Palermo-Catania, l'Alta velocità al Nord, e il Terzo valico dei Giovi che va a singhiozzo. Signor Ministro, lei fa lo scettico, ma il mio territorio lo conosco bene e a quell'opera credo tantissimo, visto che sono stata la prima ad avviarla (peraltro c'era il Governo Berlusconi). Sappia che quell'opera ha ulteriori ritardi ora, accumulati adesso; anzi, siete messi in termini piuttosto problematici, perché l'avete messa tutta dentro il PNRR, quindi ora quei ritardi si accumulano. Gli ospedali di comunità sono cinquanta su trecento: lo ricordava la collega Musolino prima in modo assolutamente giusto. Sugli alloggi per gli studenti, la collega Malpezzi ha detto cose che sono corrette sotto il profilo dei numeri. Transizione 5.0 è una catastrofe, l'esempio di quello che non si deve fare per aiutare le imprese. Eppure bastava copiare: avevate lo strumento fatto da noi, Industria 4.0, durante il Governo Renzi, e bastava copiare; non siete stati nemmeno in grado di copiare. Cito poi la medicina territoriale. gli asili nido, gli investimenti per l'elettrificazione dei porti.
Tutto è in ritardo perché un conto è inondarci di numeri senza una forma e senza un'anima, Ministro, e dire "no, ma abbiamo rispettato il primo target; no, ma forse ci danno la seconda tranche del secondo target", e un conto è guardare nero su bianco la spesa reale che ci dice che i ritardi su tutte le opere più importanti di questo Paese ci sono, eccome, e rischiano di essere irreversibili. Ecco perché i dati economici non crescono. Ecco perché in questo Paese i giovani continuano ad andarsene. Ecco perché non nascono persone. Ecco perché non si riescono a aiutare le madri con gli asili nido. Ecco perché la sanità è allo sfascio e le liste d'attesa sono, diciamo così, l'incubo che gli italiani, che hanno bisogno di esami preventivi per la loro salute e per la loro sicurezza, non riescono ad affrontare. Siete buoni a venire qui e raccontare che voi avreste la volontà di unire il Paese e di andare avanti tutti assieme e che è un problema se danno le sanzioni all'Italia. Sono la prima a dire che, certo, sarebbe un problema; tifiamo tutti per il nostro Paese. Quando però si tratta di esprimersi su risoluzioni che dicono cose sensate e vi propongono di dire parole più nette sul nucleare, di correggere Industria 5.0, di risolvere i problemi di semplificazione e di… (Il microfono si disattiva automaticamente).
PRESIDENTE. Chiedo scusa, ma stavo verificando delle questioni tecniche e mi ero distratta sui tempi.
PAITA (IV-C-RE). …lei con incoerenza rispetto alla volontà di unire dichiarata 10 minuti fa, ci dice che si rimetterà all'Aula, dando di fatto il "la" a operazioni che saranno solo ed esclusivamente della maggioranza.
Mi sarei aspettata, proprio in virtù della volontà di unire, della logica di volere bene e di evitare sanzioni per il nostro Paese, che lei venisse qui a dire "sì, avete detto qualcosa di sensato, avete detto qualcosa di giusto, prendiamo gli spunti delle vostre riflessioni e uniamo il Paese". Invece lei è venuto qua a farci un ragionamento moralista e, poi, come sempre, ha diviso, lacerato, non assumendosi una responsabilità dei ritardi che ci sono che - ripeto - non riguardano solo lei, ma l'intero Governo, senza indicarci alcuna traiettoria o rotta per il Paese. Così, Ministro, si va a sbattere. Io le dico con chiarezza che questo è l'ultimo avvertimento che le arriverà, perché poi arriveranno i resoconti della spesa e quelli della nostra economia e purtroppo per gli italiani non vedo prospettive di speranza e di luce. Spero ovviamente di sbagliarmi. (Applausi).
SALVITTI (Cd'I-UDC-NM (NcI, CI, IaC)-MAIE-CP). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
SALVITTI (Cd'I-UDC-NM (NcI, CI, IaC)-MAIE-CP). Signora Presidente, è innegabile che ad oggi l'Italia è un modello nella gestione del Piano nazionale di ripresa e resilienza. Il primato della nostra Nazione riguarda i target raggiunti e le rate pagate, come già spiegato dal ministro Foti poc'anzi. Un primato, quello del PNRR, ottenuto superando le tante criticità ereditate e allineando la nostra azione alle mutate esigenze. Il nostro Paese si appresta a ricevere il pagamento dell'ottava rata che ci porterà al ragguardevole traguardo di 374 obiettivi raggiunti e quota 153 miliardi di euro trasferiti a portata. Parliamo del 79 per cento della dotazione finanziaria complessiva, mentre sono impegnati 192 miliardi di euro dei 194 della dotazione originaria. Parliamo di un lavoro enorme, un impegno che, in termini di attuazione, sugli oltre 420.000 progetti ci porta a registrare una percentuale di progetti finanziati e in via di definizione pari a 96 punti. In pratica si potrebbe dire che in questi tre anni di Governo abbiamo raggiunto il cento per cento degli obiettivi programmati, come riconosciuto dal Fondo monetario internazionale. (Applausi).
Si tratta di numeri che dimostrano come il pragmatismo e la puntualità del Governo Meloni abbiano portato ad un'azione virtuosa che in Europa ci pone come esempio. È accaduto nella tenuta dei conti pubblici, così come nella gestione di questo fondamentale strumento finanziario. Questa proposta di revisione del PNRR ci permetterà di superare diverse criticità e di allocare le risorse in maniera più efficiente, anche attraverso il ricorso a nuovi strumenti finanziari.
Bene, inoltre, l'inserimento di nuove misure attuabili nei tempi molto stringenti previsti dal Piano e il potenziamento di quegli interventi stanno producendo risultati superiori alle aspettative, con particolare attenzione alla competitività, al potenziamento delle infrastrutture ed alla coesione sociale e territoriale della nostra Nazione.
Tanti i settori che sono stati coinvolti e che hanno dimostrato, fino ad ora, una capacità ed una velocità nella spesa, come quelli del turismo e dell'agricoltura, soprattutto puntando a discorsi legati, facendo l'esempio dell'agricoltura, alla filiera. I 2 miliardi in più sul finanziamento delle filiere sono un obiettivo importante, perché non si tratta solamente dei 2 miliardi che si mettono a disposizione, ma è quanto investimento riescono a generare per far sì che possa crescere un intero settore.
Sappiamo tutti quanti benissimo che il Governo Meloni si è posto come obiettivo di spingere il settore primario, quello dell'agricoltura. La dimostrazione sta nel fatto che proprio la revisione di questo Piano permette di poter spendere 2 miliardi in più in quel settore, che ha dato dimostrazione, fino ad ora, di avere la capacità di spendere i fondi a disposizione e di farlo in una prospettiva di crescita ulteriore, quindi non solamente limitando la spesa, ma generando nuove risorse e nuova ricchezza da creare sui territori. (Applausi).
Al di là del fatto che questo è un Piano che attraversa quattro Governi, la disponibilità dimostrata dal Ministro a ragionare tutti quanti insieme per far sì che possa vincere l'Italia, non questo Governo, nel raggiungimento totale degli obiettivi e con un sostegno da parte di tutti quanti, passa anche attraverso il fatto di non negare l'evidenza e, da un certo punto di vista, passa anche dai membri dell'opposizione.
Se, da un lato, si riconosce il risultato importante che è stato Industria 4.0, si badi bene che non si tratta della versione in cui era nata inizialmente, ma del Piano Industria 4.0 di Patuanelli. Quella ha avuto un effetto concreto sugli investimenti industriali, non quella che era nata con il Governo Renzi. Erano due misure completamente diverse: con lo stesso nome, ma completamente diverse.
Industria 5.0, probabilmente, non ha funzionato. Si sta intervenendo per far sì che possa migliorare e possa essere più efficace, per far sì che gli imprenditori possano investire sulla modernizzazione delle proprie aziende e delle proprie imprese. Questo, però, lo si può fare con il contributo da parte di tutti, quando si riconosce che, da un punto di vista economico-finanziario, dei risultati questa Nazione li ha innegabilmente raggiunti, come è dimostrato, non tanto dalle agenzie di rating, quanto dai mercati, che hanno valorizzato il percorso individuato da questo Governo, condito di pragmatismo e di concretezza.
Quanto al debito pubblico, negare che si è scesi al 134 per cento del debito pubblico significa non vedere la realtà delle cose. Tutti gli investimenti, che seguiranno alle opere infrastrutturali che arriveranno, avranno una ricaduta negli anni. Vi sarà, dunque, una prospettiva di crescita nelle aree che saranno attraversate da tutte le opere infrastrutturali previste nel Piano.
L'obiettivo è finirle il più velocemente possibile, ma è evidente che ciò accadrà e darà risultati positivi nel corso degli anni, per far sì che la nostra economia continui a crescere. Il merito di questo Governo è quello di aver invertito la rotta in maniera assoluta e totale, come dimostrato dai numeri e da null'altro. (Applausi).
Da questo punto di vista, io ringrazio il ministro Foti per il lavoro che ha fatto e che sta facendo in questi anni. Conosciamo il suo amore per la politica. Probabilmente avrebbe voluto rimanere in Aula piuttosto che andare al Ministero, quello è innegabile. Però, augurandogli un buon lavoro, esprimo un parere assolutamente positivo da parte del mio Gruppo. (Applausi).
MAGNI (Misto-AVS). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MAGNI (Misto-AVS). Signora Presidente, signor Ministro, io l'ho ascoltata molto attentamente sia nella relazione che nella replica e devo dire con franchezza che sono molto deluso e cerco di spiegare perché. Intanto perché ‑ lo dice l'Ufficio parlamentare di bilancio, non io - il differimento di una quota programmata dal 2026 al 2027 comporterà un peggioramento delle prospettive macroeconomiche per il nostro Paese nel 2026 rispetto a quanto previsto dallo stesso vostro Governo ad aprile di quest'anno. Questo è un dato, ma bisognerebbe spiegare perché.
Lei ha elencato una serie di dati e cerco di spiegarne alcuni. Il nostro è un Paese nel quale da 26 mesi è in corso un forte calo di produzione industriale e con processi di messa in discussione di alcuni settori importanti, dalle automobili all'elettrodomestico, al tessile e ad altri. Ebbene, se non si è in grado di spendere i soldi del Piano Transizione 5.0 perché avete sbagliato, questo è un fatto negativo, bisogna riconoscerlo, perché abbiamo lasciato oltre 4 miliardi, anziché affrontare il problema della difficoltà delle imprese per l'innovazione, perché certamente certe produzioni non si faranno più nel nostro Paese o verranno certamente ridotte.
Non ha detto nulla, ad esempio, sul fatto che sul budget assegnato al lavoro e alle politiche sociali la spesa è ferma all'11,8 per cento. Non ha spiegato che per agricoltura, sovranità alimentare e foreste siamo fermi al 14,5 per cento, che per il turismo siamo al 18,4 per cento e per la cultura al 18,9 per cento e per la salute al 27 per cento, mentre per gli asili nido c'è stata addirittura una riduzione. Tutte queste cose hanno delle ripercussioni, perché, come abbiamo spiegato, ci troviamo, ad esempio, in un periodo di inverno demografico e avete inventato i bonus anziché aumentare i servizi. Qualcuno meglio di me ha già spiegato tutta la vicenda degli asili nido.
Lei ha elencato tutta una serie di cose, ma noi abbiamo un saldo negativo di 101.000 giovani che sono usciti rispetto a quelli che sono rientrati, perché 196.000 persone sono andate all'estero, di cui 156.000 sono italiani e solo il 53.000 sono rientrati. Perché succedono queste cose? Io non sono assolutamente di quelli che pensano "mal comune, mezzo gaudio", perché quella verso il Paese è una responsabilità di tutti, ma prima di tutto di chi governa e non potete continuare a scaricare sugli altri, perché sono oltre tre anni che governate e cosa avete fatto su questo terreno? Niente.
Ho citato i dati prima e questi ci dicono che non c'è un'inversione di tendenza in questi settori. Dite che è aumentata l'occupazione, ma è aumentata quella povera e la competizione si fa solo sui costi e quindi in contrazione, pertanto a pagarla sono i lavoratori e le lavoratrici. Dovete rispondere rispetto a queste cose.
A differenza di qualcun altro, io penso che sia stato giusto affrontare il problema delle case di comunità, perché se si vogliono salvare le aree cosiddette interne, se si vuol dare la possibilità di ripopolare i piccoli Comuni, ci vogliono i servizi. Io abito in un territorio in cui ci sono 5.000 infermieri che vanno in Svizzera a lavorare e non ci vanno per turismo, ma perché lì vengono pagati di più, perché lì viene riconosciuta la loro professionalità, non è che non ci sono infermieri. Queste sono le cose che accadono.
Lei ha parlato anche della questione dei giovani e degli alloggi. Ho spiegato prima che non è come ha detto lei, quindi forse dovrebbe fare anche lei molto meno trionfalismo e dire quali sono le criticità e affrontarle per quelle che sono. Il problema del lavoro è centrale, per non parlare poi della transizione ecologica, sulla quale abbiamo speso il 2,8 per cento. È una vergogna.
Pensiamo di negare continuamente, come fanno alcuni in questo Parlamento, che è cambiato il clima e poi però abbiamo bombe d'acqua e frane da tutte le parti? A proposito di Milano Cortina 2026, l'altro giorno, in un paese vicino al mio, sono caduti dei massi: spero che si metta in sicurezza la zona, perché c'è il rischio che non si possa passare col treno per andare in Valtellina, perché sono ancora fermi lì, da una settimana.
Queste sono le cose che accadono nel Paese: lei invece ha spiegato che va tutto bene; non è che voglia dirle che tutto va male, ma le ho fatto esempi di cose che non vanno per niente bene e che però sono fondamentali per un Paese che vuole competere a livello internazionale, perché se sull'agricoltura si spende il 12 per cento e in più adesso arrivano i dazi, mi spiegate come si fa ad essere competitivi a livello internazionale? Se nell'industria, anziché competere sul terreno dell'occupazione di qualità e quindi dell'innovazione, abbiamo i problemi che abbiamo, come si va poi a competere al livello internazionale, e anche qui arrivano i dazi del nostro amico Trump? Questo è il dato fondamentale.
Avete avuto anche una fortuna fondamentale: mai un Governo di questo Paese ha avuto una disponibilità economica così rilevante per poterlo cambiare e voi non lo state per niente cambiando. Questo è il dato fondamentale. Infine mi deve spiegare dov'è intervenuto - perché uno degli obiettivi del PNRR era la riduzione delle disuguaglianze - e dove sono state ridotte queste disuguaglianze. A me e a noi pare che nel Paese siano aumentate le disuguaglianze, anche perché sul terreno della coesione sociale, ad esempio, come lei ha detto prima, e sulla questione del lavoro c'è stata una riduzione da 800.000 a 600.000 persone formate, perché hanno trovato altri posti e si è potuto ridurne il numero; anche sul terreno della coesione sociale, però, avete speso un quarto dell'obiettivo che vi era stato assegnato: questi sono dati fondamentali e il problema è che la coesione sociale, da una parte, non è migliorata e le disuguaglianze, dall'altra, non sono diminuite; questo è il punto in cui siamo.
Questa è una fotografia e bisognerebbe avere il coraggio di dire che alcune cose sono state fatte e altre invece non sono state fatte, per più ragioni, anche per questioni relative a come siamo fatti e c'è il problema di chi decide e di come si decide; l'avete deciso voi, però, ad esempio, di fare un'unica gestione di tutte le aree del Mezzogiorno, non l'ho deciso io, l'avete deciso voi; addirittura, adesso avete allargato la cosiddetta ZES anche alle Marche il giorno prima delle elezioni e avete deciso questo spostamento: adesso non so se lei continuerà ad essere il riferimento sul punto, visto e considerato che prima c'era il suo predecessore Fitto, poi è passato a lei; adesso ci sarà la Presidenza del Consiglio e quindi ci sarà Sbarra, credo, che seguirà il nuovo Dipartimento del Mezzogiorno, però siamo ancora qua; questo è il dato.
Guardi, non mi interessa fare polemiche su questa cosa, però il dato vero è che lei ha venduto delle cose e ha cercato di dire che tutto andava bene, mentre le abbiamo dimostrato - io gliel'ho dimostrato - come stanno molte delle cose che non ha detto (perché, avesse voluto dirle, avrebbe dovuto dirle come le ho dette io) e quindi le cose non vanno per niente bene.
Sarebbe bene quindi che ci dessimo una mossa e facessimo una svolta: per questo voterò contro la risoluzione che avete presentato. (Applausi).
DAMIANI (FI-BP-PPE). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
DAMIANI (FI-BP-PPE). Signora Presidente, signor Ministro, colleghi senatori, ho seguito con grande attenzione anche oggi il dibattito molto importante su un tema sentito dal nostro Paese e dalla politica tutta, che è quello appunto del PNRR, dei fondi di coesione e della rimodulazione.
Sono stato presente in Aula, ho ascoltato tutti gli interventi e capisco, nel confronto politico, il dibattito tra maggioranza e opposizione. Le opposizioni vanno alla ricerca, all'interno di un Piano che tempo fa anche loro hanno lavorato a costruire (quindi beneficiavano anche loro del fatto che il Piano gli apparteneva, l'hanno scritto e hanno portato in Italia questi miliardi), di qualche appunto negativo e lo trovano su un tema molto generale e generico, che - ahimè - è un tema atavico nel nostro Paese, quello della sanità. Sono tanti anni che parliamo di sanità; questo Governo sta affrontando questo tema sia nel PNRR che fuori dal PNRR, attraverso una serie di investimenti importanti che sta facendo, ha fatto e farà ancora una volta con la prossima manovra finanziaria, che ci accingiamo a varare.
Allo stesso modo va alla ricerca di qualche appunto negativo, ancora una volta, con la polemica sugli asili nido. Parliamo tutti di denatalità e quindi sappiamo che, a un certo punto, non possiamo costruire gli asili e poi tenerli vuoti, perché abbiamo un problema di denatalità. Bisogna necessariamente guardare alla realtà e quindi pensare a un piano e a una rimodulazione che possa e debba essere utile al Paese. Le cose inutili che avete prodotto voi del centrosinistra in questi anni non servono più a nulla. Oggi è necessario modificare, cambiare e guardare in meglio le risorse da allocare e da cambiare. (Applausi).
Voi, cari amici del centrosinistra, siete responsabili di una serie di errori che sono stati fatti e sui quali noi, con questo Governo, ci siamo impegnati sin dal primo giorno. Ricordo le polemiche sulla rimodulazione, perché in pochi anni purtroppo la situazione internazionale e geopolitica del Paese è cambiata rispetto alla stesura del PNRR del 2020 e del 2021. Questo Governo, quando è arrivato nel 2022, ha messo mano al Piano con serietà, proprio perché non vuole sprecare tutte le risorse a disposizione del nostro Paese e degli italiani, come ha detto il Ministro.
Il Ministro ha detto che oggi è impegnato qui non nella sua qualità e nella sua veste di Ministro, ma per cercare di non sbagliare a spendere queste risorse, perché sono importanti per il nostro Paese. È questa oggi la situazione ed ecco perché siamo ancora qua e meno male che siamo ancora qua, caro collega Magni; siamo ancora qua proprio perché stiamo varando gli ultimi metri che bisogna percorrere per arrivare alla conclusione del Piano e per fare in modo che la cosiddetta messa a terra sia completa per quanto riguarda tutte le risorse.
Sono intervenuto anche qualche mese fa in quest'Aula, quando siamo arrivati al passaggio dell'attuazione. Abbiamo fatto un ulteriore passaggio sull'attuazione del PNRR, con i dati che il Governo ci aveva fornito qualche mese fa. Anche in quell'occasione abbiamo notato e abbiamo espresso i dati che ci erano arrivati, con gli obiettivi conseguiti e non soltanto con i soldi già incassati e quelli spesi. Così come qualche mese fa, anche oggi noi siamo il primo Paese in Europa che ha raggiunto obiettivi, che ha raggiunto e ha ottenuto le risorse. Credo che oltre il primo posto non si possa andare; oggi l'Italia vanta questo primato, che io annovero non soltanto all'impegno del Governo, ma che secondo me deve essere un primato che tutti noi italiani dobbiamo rivendicare, per quello che si è fatto e per quello che si sta facendo, anche grazie all'azione efficace del Governo di questi anni.
Poi è arrivato il 4 giugno e la Commissione europea ci ha dettato con chiarezza quelli che devono essere gli ultimi metri, la rotta finale. È stato varato un calendario, in base al quale tutti gli obiettivi devono essere raggiunti entro il 31 agosto 2026. Oggi la Commissione incoraggia i Paesi europei a rivedere, nel loro complesso, le scadenze difficili da raggiungere e i soldi difficili da spendere e dà una possibilità di flessibilità, che - come dicevo - è dovuta anche alla situazione internazionale.
In questi anni, grazie all'attenzione del Governo, siamo riusciti a rimodularla. Lo abbiamo fatto sin dall'inizio, in merito agli eventi che abbiamo verificato tutti quanti: la guerra russo-ucraina, con l'aumento dei prezzi dell'energia, l'aumento dei prodotti alimentari e dei materiali di costruzione, l'inflazione che è stata anche pesante. Il Governo ha seguito e ha continuato a seguire tutta questa attività di monitoraggio e siamo arrivati all'attuale stato di avanzamento del PNRR.
Anch'io voglio dedicare qualche secondo ai numeri, perché sappiamo tutti come sono state oggi rendicontate con successo sette rate, sono stati raggiunti 334 obiettivi e traguardi, pari al 54,4 per cento del totale previsto. Si tratta di un avanzamento superiore alla media europea (noi ci attestiamo quasi al 55 per cento, mentre la media europea si attesta intorno al 38 per cento) e con il pagamento della settima rata l'Italia ha ricevuto il 72 per cento delle risorse complessive, circa 140 miliardi di euro, e rispetto alla posizione dell'Europa, che è al 57 per cento, ha stabilito un primato. Ci hanno definito persino in Europa i front runner nell'attuazione del dispositivo del Piano nazionale di ripresa e resilienza. Adesso ci accingiamo e abbiamo già fatto richiesta per l'ottava rata, con ulteriori 40 obiettivi da raggiungere. Siamo già pronti e prossimi a guardare alla nona rata del PNRR, che vale anche in questo caso circa 13 miliardi di euro. Stiamo lavorando in questa direzione.
L'aggiornamento che oggi abbiamo, al 31 agosto 2025, vede quasi il 96 per cento dei risultati del totale dei progetti che sono stati messi in campo quasi raggiunti; al 31 agosto 2025 sono stati validati 86 miliardi di euro di spesa attraverso il sistema di monitoraggio; non a chiacchiere, non attraverso il Governo che ci dà qualche dato o qualche ufficio. È il sistema Regis, al quale tutti noi ci appelliamo e facciamo riferimento, che ci fornisce oggi questi dati che indicano gli stati di avanzamento e il raggiungimento degli obiettivi del PNRR, con l'incasso delle rate.
Quello che adesso c'è da fare lo abbiamo auspicato anche nell'intervento di qualche mese fa, quando in quest'Aula abbiamo parlato di attuazione del PNRR. Tutti, maggioranza e opposizione, anche noi della maggioranza, abbiamo fatto una richiesta al ministro Foti qui in Aula: se abbiamo la possibilità, per il prosieguo, in merito all'ottava e nona rata, di rimodularne alcune, facciamolo e andiamo in una certa direzione. Oggi il Governo ha fatto questo, si è messo a lavorare proprio per rimodulare alcune spese e alcune scadenze che oggi, in un sistema particolare di burocrazia, forse non si riescono a raggiungere e quindi vengono rimodulate. È una proposta di revisione che vede oggi il rafforzamento di misure che già esistono all'interno del PNRR e riguarda in particolar modo 34 misure. È stata fatta una ricognizione realistica della situazione del PNRR, in modo tale da non compromettere le ambizioni dello stesso piano, in modo da non lasciare indietro nulla delle risorse e arrivare fino alla conclusione del piano, spendendo circa 195 miliardi di euro.
Qual è la direzione oggi della rimodulazione del Piano? È una direzione che certamente a noi di Forza Italia piace, perché va verso le imprese e abbiamo numerosi e ulteriori investimenti per quanto riguarda le imprese e la competitività dell'impresa, così come per l'agricoltura, che vedrà per la filiera agricola ulteriori miliardi a disposizione. C'è oggi anche una ricapitalizzazione, come in molti ci chiedono, che riguarda la Zona economica speciale, dove finalmente avremo anche due linee nuove di crediti di imposta che andranno a favore dei nostri imprenditori. Tante volte parliamo di ZES e ci viene chiesto di mettere a disposizione delle risorse; oggi, con il PNRR, individuiamo ulteriori risorse per aiutare, finanziare e sostenere la ZES. Sappiamo tutti che, oltre alle risorse, la Zona economica speciale, che oggi ha funzionato e funziona nel nostro Paese, ha un altro importante approccio, dal punto di vista non soltanto dell'impegno, ma dell'attività, grazie all'autorizzazione unica che oggi le imprese hanno, e quindi anche da un punto di vista di semplificazione burocratica abbiamo raggiunto un ulteriore obiettivo che è una riforma epocale.
Questi sono gli obiettivi e le richieste che oggi ci accingiamo a varare.
Ecco perché siamo ancora qui: per approvare una proposta di risoluzione importante e per guardare con fiducia, da italiani, tutti insieme, la messa a terra di un piano che vale 200 miliardi in favore del nostro Paese. (Applausi).
DAMANTE (M5S). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
DAMANTE (M5S). Signora Presidente, signor Ministro, l'ho ascoltata oggi attentamente, come ho ascoltato tutti gli interventi in Aula dei colleghi. Mi sono ritrovata ad ascoltare più un resoconto, più una narrazione di un'attività di monitoraggio del PNRR; non una revisione politica del PNRR, ma una revisione tecnica in virtù dei dati che oggi vengono fuori dallo stato di monitoraggio. Finalmente il Governo ha monitorato l'attuazione del PNRR e si è accorto che molti obiettivi e molte misure non saranno completati entro il 2026. Il Ministro si è però dimenticato anche di dire che questo monitoraggio andava fatto prima. La colpa non è sua, signor Ministro; è colpa di questo Governo e non dei quattro Esecutivi che hanno gestito il PNRR. Vorrei ricordare al Ministro e a tutta l'Assemblea che una revisione profonda del PNRR è stata fatta proprio da questo Governo nel 2023 dall'ex ministro Fitto, che ha spostato chirurgicamente tutti gli obiettivi al 2025 e al 2026 e lo ha detto chiaramente. Me lo ricordo perché intervenni io in quella seduta con quella prima comunicazione: ho dovuto revisionare perché ero certo che, senza quelle revisioni della governance e degli spostamenti degli investimenti, noi non avremmo raggiunto i target imposti dall'Unione europea. È diventato il PNRR di questo Governo (Applausi), perché lì è stata chirurgicamente cambiata la governance; non tanto gli obiettivi sono stati cambiati, ma sono state spostate le risorse e gli obiettivi al 2025 e al 2026.
Tra tutte le obiezioni fatte, vi abbiamo detto anche questo: se spostate, come faremo a monitorare la questione, non solo dal punto di vista delle risorse? L'ha pure detto lei, onestamente, signor Ministro. Gli obiettivi del PNRR sono diversi. Non c'è solo la messa in sicurezza delle risorse, ma la messa a terra degli investimenti, dei servizi utili ai cittadini. Invece, come sempre, assistiamo a uno spostamento di fondi, dal PNRR al Fondo sviluppo e coesione. Non me lo sono dimenticato, non se l'è dimenticato nessuno: il ministro Fitto tolse più di 10 miliardi agli enti locali perché non erano in grado di portare avanti la spesa e li ha portati sul Fondo per lo sviluppo e la coesione, spostando il raggiungimento degli obiettivi. La stessa cosa state facendo oggi voi con 20 miliardi di facility; fondi che migrano, risorse e progetti che migrano, e quindi spostiamo ancora al 2029 i risultati della crescita e degli obiettivi del PNRR, che erano il superamento delle disuguaglianze tra Nord e Sud e del problema della ripresa dopo l'emergenza sanitaria. Tutto questo evidentemente non ha importanza; ha importanza, in questo momento, una revisione tecnica.
Io però mi aspettavo di più. Sembra di tornare indietro: nella mia precedente vita facevo l'assistenza tecnica alla gestione dei fondi della Regione Siciliana. Poco fa lei ha detto che i fondi di coesione sono fermi al palo. Sì, me lo sono sentita dire un sacco di volte dal ministro Fitto anche con il decreto-legge Sud, dove cambia la governance. Ebbene, vorrei ricordarlo a quest'Aula: proprio per i cambiamenti che avete fatto voi, gli accordi di coesione sono stati scritti soltanto nel 2025 e non prima. Avete accentrato tutto in mano a questo Governo. Quindi, se la Regione Sardegna o la Regione Siciliana sono indietro, la responsabilità è vostra. (Applausi). Non ho ancora sentito dire di chi sono le responsabilità. Se i cittadini italiani non avranno le case di comunità, non avranno gli ospedali di comunità, non avranno tutto ciò che era previsto (gli studentati, gli alloggi per gli studenti), ma anche tutto ciò che era previsto nel Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, o ciò che era previsto in capo al Ministro delle imprese e del made in Italy, la responsabilità di chi è? Me lo volete dire di chi è? Dei vincoli europei? No, della vostra strategia, che non c'è perché non programmate. (Applausi). Non c'è una logica strategica e politica. Io voglio raggiungere quegli obiettivi, non voglio solo spostare fondi. Quegli obiettivi sono fondamentali per i cittadini.
Mi è sembrato di ritornare a quando lavoravo alla Regione Siciliana. A questo proposito - lo dico io, ma l'ha detto anche il ministro Fitto - il Sud non riesce a spendere queste benedette risorse della politica di coesione. Vi do una notizia, ve la do: nonostante i ritardi nell'attuazione della spesa, nessuna Regione in Italia ha restituito somme all'Unione europea. (Applausi). Sapete perché? Perché hanno utilizzato i vostri stessi strumenti, spostandoli. In Sicilia le facility le chiamavamo fondi JESSICA (Joint European Support for Sustainable Investment in City Areas) e JEREMIE (Joint European Resources for Micro to Medium Enterprises). Non avete cambiato nulla, non avete inventato nulla. Sono strumenti finanziari messi a disposizione dall'Unione europea alle autorità di gestione per dire che, pur non essendo riusciti a raggiungere gli obiettivi, non possiamo penalizzare ancora di più togliendo le risorse. Spostatele, riportate i progetti a cavallo, portatele in altri fondi. Questa migrazione di fondi dal PNRR ad altri strumenti finanziari è banale, perché vi siete dimenticati il passaggio fondamentale: i servizi ai cittadini, le esigenze dei cittadini italiani che vorrebbero un po' di politica con la «P» maiuscola e non l'utilizzo di queste risorse sempre e soltanto per fare politica di basso livello (Applausi), che alloca risorse e diventa il super Ministro che decide a chi dare, a quale Regione dare, a quale Regione non dare, a quale Ministero togliere o a quale dare. Se parliamo di risorse, parliamo di allocazione di risorse e quindi già una definizione di politica, anche di basso livello, c'è. Invece parliamo di cambiare le competenze, sembra un girovagare dei fondi. Vola Gigino e i fondi li accentriamo. Come ha detto il ministro Fitto, il Sud non è in grado di gestire le risorse, le accentro io. Torna Gigino e il Dipartimento della coesione va alle dipendenze del ministro Fitto. Ma vola Gigino a Bruxelles e allora arriva Sbarra, perché adesso deve essere lui a gestire queste somme. (Applausi). Tutto torna, ancora Gigino, cambia il nome diventando Dipartimento per il Sud, ma l'unica cosa che non vola e resta sempre lì, immobile, è l'atteggiamento di impoverimento e predatorio nei confronti del Sud.
A voi conviene che il Sud abbia questi divari, così continuate a giocare con le poltrone e con le risorse. Il Sud è trattato sempre da colonia e quindi non ha importanza. Le faccio un altro esempio, signor Ministro: in Sicilia abbiamo un'autostrada famosissima, la Gela-Siracusa, che non ha mai visto la luce. Eppure ci sono stati finanziamenti infiniti e in Sicilia hanno governato per lo più Governi di centrodestra e destracentro. Lei parlava poco fa della programmazione 2014-2020; chieda al suo collega ministro Musumeci come ha messo a terra, quando era Presidente della Regione Siciliana, quella spesa che voi avete dovuto correggere. Lo dica al suo Ministro, che era accanto, perché era Presidente della Regione come adesso c'è il presidente Schifani.
Ritorno alla Gela-Siracusa ricordando che è stata finanziata da contratti di programma, dal Fondo europeo di sviluppo regionale (FESR), politica di coesione, fondi strutturali, per ben due programmi, ma ancora non c'è. I fondi passano, ma la Gela-Siracusa non c'è, come non ci sono tutti i progetti e tutti quei servizi del PNRR che servivano.
Non basta spostare le risorse e mettersi in sicurezza. Neanche noi vogliamo le penali. Non vogliamo restituire somme alle sanzioni penali o all'Unione europea. Tra l'altro, io ve l'ho pure proposto. Io ho presentato un disegno di legge in cui vi chiedevo l'istituzione di una Commissione speciale per unirci tutti insieme in quella Commissione e capire dove intervenire (Applausi), non per mettere in sicurezza le risorse, ma i progetti utili ai territori.
E voi vi siete fatti sordi. Avete detto che non ce n'era bisogno, perché quello che aveva fatto Fitto con la revisione del PNRR funzionava alla perfezione. Si è visto: siamo qui a parlare di revisione tecnica.
Signor Ministro, la colpa di chi è? Soprattutto, chi pagherà queste colpe? Sempre e soltanto i cittadini, soprattutto quelli del Sud. Noi non ci stiamo a questa faccenda e ve le diciamo in faccia le cose: le responsabilità sono tutte vostre. Il PNRR oggi è il PNRR del Governo Meloni, perché con la revisione attuata da Fitto voi ne avete cambiato la governance, e se c'è un fallimento, lo dobbiamo addebitare solo e soltanto a voi e non a chi ha programmato e ha ottenuto quelle risorse (Applausi).
GARAVAGLIA (LSP-PSd'Az). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
GARAVAGLIA (LSP-PSd'Az). Signora Presidente, colleghe e colleghi, abbiamo ascoltato con attenzione la relazione del ministro Foti, la discussione generale e gli interventi in dichiarazione di voto. Per non ripetere stancamente concetti noti, cerchiamo di uscire dalla comfort zone e dallo schema base, che è semplice. L'opposizione dice: vi abbiamo fatto arrivare una montagna di miliardi, è stato grazie a noi, voi non siete in grado di spenderli e siete in ritardo. Perfetto, al che la maggioranza ribatte: non è vero, grazie a noi siamo i più performanti d'Europa, siamo i migliori. Perfetto.
In realtà la situazione è un po' più complessa. Affrontiamo, quindi, due temi veri. Il primo è il PNRR, sul quale facciamo qualche considerazione, anche perché dovremo farci i conti da qui al 2052. I conti li faranno i nostri nipoti e qualche conto lo facciamo anche sui conti. L'amica e collega senatrice Malpezzi ci dice che non basta fare i conti con il pallottoliere. Io non sono d'accordo. Poi spiegherò perché siamo d'accordo a fare i conti anche con la calcolatrice con i tasti grossi, l'importante è fare i conti giusti.
Sul PNRR già prima il collega Claudio Borghi ha dato qualche informazione di base. Non esistono pasti gratis: sono circa 200 miliardi, ma sono soldi nostri. Sono soldi nostri in prestito, perché il prestito va restituito; sono soldi nostri anche nella parte cosiddetta grant, perché siamo contributori netti. Quindi, i soldi che gli diamo ce li ridanno; va bene, son sempre soldi nostri. Questo lo sanno tutti, ma è importante ripeterlo, perché altrimenti qualcuno, in malafede, nega l'evidenza.
Sono però da vedere anche gli effetti sul bilancio, che sono già iniziati, perché abbiamo già iniziato a pagare gli interessi su questo prestito: 300 milioni nel 2023, 500 nel 2024, oltre 700 nel 25. Ma continuano a salire, perché più sale il capitale, più sale la parte interessi. Poi, dal 2033 al 2052 si restituisce la parte capitale. Quindi, quei famosi soldi gratis, perché abbiamo sentito anche queste affermazioni assurde, li restituiamo dal 2023.
La sintesi semplice sul bilancio è che, finita la rata della follia, del 110, del superbonus, inizia la rata del PNRR. Tradotto, significa che il bilancio di questo Stato è ingessato per i prossimi decenni. Questo dobbiamo dire con chiarezza quando parliamo di PNRR.
Ma non è solo una questione economica. Il PNRR è anche rigido. Come diceva bene il ministro Foti, si cerca un po' di flessibilità, ma il PNRR ha una struttura rigida, vincolata nei tempi e negli obiettivi. Obiettivi, ahimè, non sbagliati, anche se spesso alcuni sono sbagliati, ma tanti anche già superati nei fatti.
Faccio un paio di esempi. Le mitiche case della salute erano un modello che probabilmente vent'anni fa aveva un senso, ma oggi noi spendiamo miliardi per fare una cosa che è superata nei fatti dall'innovazione. Il vero obiettivo, quindi ‑ e qui dobbiamo metterci la testa ‑ è trovare tutti insieme un senso a queste strutture, altrimenti spendiamo miliardi per delle scatole vuote, diciamoci le cose come stanno. (Applausi).
Un altro tema è quello di investimenti spesso indirizzati sul Green Deal: buona parte di Industria. 5.0, che oggettivamente non va, è anche legata al fatto che le industrie non vogliono questi fondi per obiettivi che non condividono, al netto della burocrazia, che si può sicuramente eliminare. Tuttavia, questi obiettivi molto ambiziosi ‑ si usa dire in Unione europea ‑ sono stati superati ormai dai fatti. Del resto, tutte queste politiche sul Green Deal hanno di fatto spiazzato l'economia dell'Unione europea, tant'è che è una politica che va rivista totalmente: lo dice la politica, iniziano a dirlo i Governi, ma lo dice anche il buon Mario Draghi, che in maniera chiarissima lo ha detto l'anno scorso e lo ha ribadito quest'anno. Faccio un inciso perché il linguaggio dell'Unione europea è interessante e va compreso e tradotto. Quando all'Unione europea si parla di obiettivo sfidante, significa che è quasi impossibile da raggiungere (Applausi); quando si parla di obiettivo ambizioso, significa che è impossibile (Applausi), quando si parla di obiettivo molto ambizioso, significa che è evidentemente irrealizzabile. (Applausi). Questo per dire che dietro, probabilmente, c'è un altro obiettivo, che qualcuno poi ci dirà.
Per terminare sul tema del PNRR, veniamo alla burocrazia. Ebbene, buona parte delle difficoltà nella spesa di questi fondi, che ahimè ormai abbiamo e quindi dobbiamo spendere, è proprio legata alla burocrazia che è tipicamente europea ed è un caos totale rispettare queste procedure europee. Non a caso il già citato Mario Draghi lo scorso anno a Bruxelles è intervenuto dicendo: o si fa un enorme taglio della burocrazia, o l'Unione europea è finita. Sono le sue testuali parole, ma il risultato è stato nullo. La questione è stata ribadita quest'anno, sempre dall'ottimo Mario Draghi; il risultato è stato zero tagli alla burocrazia. Bisognerebbe trarre le conseguenze. Il taglio della burocrazia e la flessibilità vanno benissimo, ma caro ministro Foti, va bene semplificare, ma facciamo attenzione: l'ipotesi di accentrare fondi europei oggi nella disponibilità delle Regioni porterebbe a effetti in termini di IVA devastanti sul PIL, quindi attenzione a non fare guai. Va bene semplificare, ma non va bene fare guai.
Un altro tema è accentrare e ragionare su fondi che non vengono spesi, ma fondi che oggi vengono spesi con efficacia, se accentrati, finirebbero nel calderone. (Applausi).
Ma veniamo al secondo punto, ovvero i conti. L'amica senatrice Malpezzi ci dice che non basta fare i conti con il pallottoliere. Ebbene, contesto in radice questa affermazione: meno male che i conti la Lega e il Governo di centrodestra, con umiltà, li sanno fare. Questo Governo di centrodestra, con il premier Meloni, i vice premier Salvini e Tajani e il ministro Giorgetti all'economia, i conti li ha fatti e, facendo i conti con umiltà e decentemente, abbiamo visto il record dell'occupazione e la disoccupazione ai minimi, lo spread ai minimi, il miglioramento del rating dell'Italia che ha trascinato il rating delle migliori banche italiane, tant'è che adesso tutto il sistema bancario è identificato come classe A e questo significa meno costi di interesse, più prestiti alle imprese, più mutui per le famiglie.
Tutto bene, quindi? No, assolutamente, certo che no, c'è tantissimo lavoro ancora da fare; ma concludo con una banale considerazione di carattere politico, sempre perché i conti si fanno con il pallottoliere e devono essere anche facili da farsi.
Facciamo un ragionamento per assurdo: con le sinistre al Governo, con la fantomatica proposta del Gruppo 5 Stelle del reddito di cittadinanza anche nelle Regioni e con mirabolanti ipotesi di spesa pubblica senza coperture, la strada è segnata; è evidente che la Banca d'Italia va a schiantarsi sugli scogli, ma questo i cittadini lo sanno, perché tipicamente, quando votano, poi si esprimono di conseguenza.
Continueremo quindi con umiltà a far di conto con saggezza, con prudenza e con la bella calcolatrice coi tasti grossi, anche a mente, perché sappiamo farli anche così; sicuramente però i conti li facciamo anche giusti. (Applausi).
NICITA (PD-IDP). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
NICITA (PD-IDP). Signora Presidente, tante cose sono state dette; partirei da questo foglietto che ci è stato distribuito oggi, che dice: comunicazioni del Ministro sulle modifiche al Piano nazionale di ripresa e resilienza. La prima notizia quindi è che ci sono delle modifiche; la seconda notizia è che ci sono delle modifiche perché l'Italia non riesce a rispettare gli impegni del Piano. Poi possiamo discutere, signor Ministro, sul perché, sul come e su quali sono le condizioni, ma queste sono le due notizie da cui partire: c'è una modifica al PNRR e la modifica c'è perché i piani che erano stati fatti non possono essere rispettati.
C'è un grande ritardo; e allora, quando si è di fronte a un ritardo? Spesso, siccome sono in ritardo, ripeto a me stesso un proverbio inglese: se non puoi essere puntuale, almeno sii sincero.
Se dunque abbiamo questi ritardi, cerchiamo di capire quali sono le ragioni, ma prima, signor Ministro, mi permetta di dire che ovviamente noi difendiamo con orgoglio il PNRR e lo difendiamo non soltanto perché siamo riusciti a disegnarlo in un momento di grandissima difficoltà come primo Paese al mondo colpito dal Covid, ma lo difendiamo come uno strumento che ha disegnato politiche che rappresentano ciò che è l'interesse del Paese oggi e nel futuro e ciò che è l'interesse dell'Europa (le due transizioni, la transizione digitale, la transizione energetica, climatica ed ecologica, l'idea di mettere insieme infrastrutture sociali ed economiche, innovazione nell'energia e nei trasporti e innovazione nella coesione sociale).
Vedete, c'è una cosa: lei ha citato il ministro Gentiloni. C'è una decisione importantissima della Corte di giustizia dell'Unione europea, sulla quale sollecito i colleghi, a proposito dell'applicazione del PNRR: per la prima volta vi è stata una decisione che nel sanzionare Polonia e Ungheria ha detto che, laddove non si rispettano le regole dello Stato di diritto, lì la Commissione europea ritirerà i propri finanziamenti, compreso il PNRR.
Il PNRR infatti, collega Garavaglia, non sono semplicemente conti, ma è un'idea di Europa, è un'idea di Paese. Ora sono confuso, perché mi ricordo il capogruppo Foti che criticava e non votava il PNRR; mi ricordo la Lega che invece lo votava e mi ricordo il dialogo fra Lega e Fratelli d'Italia sul poco tempo che c'era a disposizione per poterlo studiare, con Salvini che diceva: io ho già letto tutto. Ecco, non so se Salvini avesse letto tutto allora e se ve lo siate riletto adesso, ma è divertente notare il cambio di posizioni.
La verità è che noi siamo molto contenti se finalmente questo Governo e le forze di maggioranza difendono il PNRR come idea della coesione dell'Italia e come idea della coesione dell'Europa.
Però noi oggi avremmo voluto, signor Ministro, discutere del dopo PNRR (lei lo ha citato come esempio). Il PNRR, che abbiamo messo nel Piano strutturale di bilancio, ha degli effetti sul nostro PIL non soltanto in questi anni, ma anche negli anni futuri; tuttavia, per moltiplicare quell'effetto, noi dobbiamo fare politiche complementari, innanzitutto sul lavoro, perché le infrastrutture che stiamo costruendo (avete citato gli asili nido, le case di comunità e non soltanto le case della salute, quella era un'altra cosa) sono infrastrutture che funzionano (gli ospedali di comunità). Se poi finanziamo il personale che ci va, se lo formiamo, cioè se le rendiamo infrastrutture vive, allora io mi aspettavo da lei, signor Ministro, come anche dal ministro Giorgetti, che ci desse un'indicazione di cosa intendiamo fare dopo. Se noi siamo cresciuti (poco) in questi due anni, come ha certificato di nuovo il nostro Piano strutturale di bilancio e l'Ufficio parlamentare di bilancio (UPB), lo dobbiamo esclusivamente al PNRR, quindi io mi aspetto che almeno questo lo si riconosca e che si dica che siamo cresciuti e non siamo in recessione perché abbiamo fatto quel Piano e perché quel Piano ci sta portando ad un cambiamento. (Applausi).
Nello stesso tempo, signor Ministro, mi permetta anche di sottolineare la questione dei ritardi. Ora, il tema non è a chi dare le colpe, però sostanzialmente vi siete esaltati ogni volta che arrivava una rata, vi siete talmente innamorati del concetto di rata che avete rateizzato pure le rimodulazioni. Ho visto che fate confronti con gli altri Paesi europei, che in realtà non andrebbero fatti, perché la dimensione è diversa, ma anche la composizione del PNRR è diversa. Sostanzialmente noi abbiamo avuto non so quante rimodulazioni; c'è chi dice cinque e chi dice sei, questa probabilmente è la sesta. I casi sono due: o vi siete accorti che c'erano dei problemi e avete rimodulato, però avete rimodulato male, perché a questo punto siamo costretti a rimodulare ancora; oppure semplicemente ad ogni rimodulazione si è avviato un nuovo processo di ritardi.
Non era Ministro lei, però, quando abbiamo dibattuto il primo anno, anziché mettere subito in campo le misurazioni e i progetti, ci siamo impelagati in una riforma della governance che ha complicato il quadro, che non ha portato semplificazioni e che ha portato nuove forme di gestione e di gerarchia del potere e del monitoraggio, cambiando le cabine di regia. Da lì abbiamo capito che probabilmente ci saremmo imbarcati in un quadro di ritardo.
Però, visto che lei, signor Ministro, si è autocitato, mi permetta di citarla. Nel 2021 lei diceva, a proposito del PNRR: se tu programmi e poi non riesci a realizzare nei tempi ciò che hai programmato, non sei credibile in Europa. Sono parole sue, e lei si riferiva ad un ritardo che ancora si doveva manifestare. Le chiedo, se lei fosse al mio posto, cosa direbbe oggi, dopo che ci sono state cinque rimodulazioni e siamo costretti a rimodulare l'ultima per i ritardi che abbiamo? (Applausi). Le cito anche un'altra frase: siamo in clamoroso ritardo sull'esecuzione dei progetti del PNRR, l'Italia viene vista come una nazione sostanzialmente ferma. Chi lo ha detto? Giorgia Meloni nel 2022. Non so se interpretarla come una sorta di critica infondata o come una preveggenza del futuro. Ciò detto, signor Ministro, il problema è che questo PNRR sembra aver cambiato pelle: più che un Piano nazionale di ripresa e resilienza, sembra il piano nazionale ritardi e rimodulazioni. (Applausi).
Ma allora vediamoli questi ritardi. Ne sono stati citati due, io li indico in dettaglio. Su Transizione 5.0 è stato detto molto. Mi permetta di citare il piano Italia a 1 Giga: un piano semplicissimo, sul quale abbiamo ampiamente dibattuto, che addirittura prevedeva la possibilità di avere delle economie e di utilizzare una parte, circa un miliardo, per sostenere misure dal lato della domanda. Oggi si portano dal 2026 al 2030 i termini per cablare il Paese; ma non solo si spostano i tempi, si chiede anche di aggiungere delle risorse, quando noi abbiamo fatto delle gare per quelle connessioni. La cosa che più mi allarma è che sostanzialmente si dice che possiamo utilizzare il satellite per connettere alcune aree lontane. Allora, qui ci sono due problemi. Il primo è che il satellite ha standard minimi tecnologici inferiori a quelli che la Commissione europea ha previsto al 2030 per il piano Italia a 1 Giga, quindi non è utilizzabile.
In secondo luogo, questi soldi servono a realizzare infrastrutture che restano e che sono del Paese. Le infrastrutture di Musk, se le ha già fatte, stanno lì e chi vuole in qualche modo si può collegare e non vedo la necessità - anzi noi siamo molto contrari all'idea - di riprogrammare queste risorse pubbliche per finanziare un privato, quando c'era tutta la possibilità, in questi tre anni, di capire dove si stava andando e fare un monitoraggio.
Oggi, signora Presidente, signor Ministro, si chiedono rimodulazioni su punti che per noi sono stati essenziali. Li cito: le misure per la gestione del rischio di alluvione e la riduzione del rischio idrogeologico in Emilia-Romagna, Toscana e Marche. Capisco che le elezioni sono finite, però quello del rischio idrogeologico è un tema fondamentale. Vi è poi il tema dell'idrogeno, che lei ha citato: è chiaro che se uno si accorge del problema l'ultimo anno non possiamo costruire una filiera dell'idrogeno, ma questo era uno dei punti, quando discutemmo del PNRR, quello di creare delle hydrogen valley in varie parti del Paese, soprattutto, come sa, Presidente, Ministro, per i settori cosiddetti hard to abate, perché lì è la sfida fondamentale.
Ancora: ci sono tutta una serie di misure per la disabilità, per la coesione sociale, sulle quali vediamo che c'è una proposta - concludo, Presidente - di rimodulazione. Noi con la nostra proposta che chiediamo di mettere al voto chiediamo al Governo e al Ministro di rispettare integralmente il Piano, per tutta la parte di innovazione, di solidarietà e di infrastrutture sociali, quello che riguarda i giovani, la sanità, il dissesto idrogeologico. Ci rendiamo conto che ci possono essere dei problemi, ma vede, signor Ministro, anziché dare appuntamento alle elezioni in qualche Regione ad una collega dell'opposizione, lei poteva venire qui a dire che c'è un problema, che avete avuto delle difficoltà e spiegarci quali sono, perché questo può servire al futuro per ridisegnare delle politiche che funzionano bene. Questo non l'ha detto, però alla fine apprezzo che lei si sia appellato al senso nazionale. Allora lo farò anche io, citando, se mi permettete, una frase di Edward Abbey, che scrisse: «Un patriota deve essere sempre pronto a difendere il proprio Paese anche contro il suo governo».
Mi appello quindi al vostro patriottismo nel chiedervi il voto per la nostra proposta di risoluzione. (Applausi).
TERZI DI SANT'AGATA (FdI). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
TERZI DI SANT'AGATA (FdI). Signora Presidente, onorevoli colleghi, signor Ministro, sento il dovere e anche la grande soddisfazione e il piacere, condivisi dalla mia forza politica - ne sono sicuro - e da tutta la maggioranza, stando agli interventi che ho ascoltato, di dire che lei questo pomeriggio in Aula ha dato una prova veramente straordinaria di continuità. L'abbiamo sentita ripetutamente in 4a Commissione, la Commissione per le politiche dell'Unione europea: lei ha avuto il senso di servizio e la disponibilità di venire ben due volte, per diverse ore, il mese di luglio, quando si stava elaborando tutto questo impianto di modifica e di attuazione del Piano nazionale di ripresa e resilienza, in relazione anche alle interlocuzioni importanti con la Commissione e da quello che emergeva dai territori e dai diversi comparti nella fase di attuazione.
Lei è venuto diverse volte, sin dall'inizio del suo incarico, in 4a Commissione a parlare esattamente delle principali cose di cui si è parlato oggi: delle modalità e della rapidità con la quale siamo in grado di procedere nelle misure entro i termini stabiliti, entro il 2026. Lei ha già affrontato ripetutamente a luglio in 4a Commissione il punto relativo alla necessità di adattamento, legata naturalmente a motivi esterni che riguardano la geopolitica, ma anche l'andamento economico e le diversità che sono introdotte.
Pensiamo ai rapporti e alle questioni sui dazi, alle diversità che hanno influito sui comparti fondamentali della nostra economia. Lei ha fornito delle spiegazioni estremamente importanti e le devo dire che c'è una certa sorpresa, quasi un senso di ironia, nel dover constatare oggi che lei, ancora una volta, ha dato una prova. Dico ironia perché ha dovuto mettere in atto delle doti e delle virtù di moderazione e di pazienza - mi consenta di dirlo - nel riprendere e riaffrontare temi che alcuni dei colleghi presenti in quest'Aula in sede di 4a Commissione mi sembrava avessero registrato e preso nota facendo tesoro di quelle audizioni. Invece così non è avvenuto. È chiaro che c'è una dinamica dell'interlocuzione fra maggioranza e opposizione, e questo è estremamente sano.
Vorrei prendere ad esempio alcune cose che lei ha detto, che sono molto importanti per quanto riguarda il riferimento a dei dati. Il PNRR è un'area del nostro lavoro qui in Senato che si deve basare il più possibile su dati certi, condivisi, omogenei, e su dati che riguardano il PNRR, gli obiettivi e le misure che devono essere prese. Nella sua replica, che è stata altrettanto eloquente e precisa della sua presentazione di insieme, per la quale ancora desidero ringraziarla esprimendo il più forte apprezzamento, lei è tornato su questi punti con grande efficacia, a mio avviso: ad esempio, quando ha detto che i dati devono essere quelli legati e diretti al PNRR e a diversi programmi, e non estrapolati da altri studi e da altre considerazioni che sono completamente slegati. Questo trovo che sia il primo elemento che mi è sembrato di grande importanza e spero che in questo dibattito sia stato compreso e sia portato avanti per il futuro del lavoro.
Quanto al secondo punto rilevante politicamente, a proposito dell'arco temporale dal quale è partito e sul quale si è sviluppato questo grande disegno di utilizzo di più di 190 miliardi (come lei giustamente ha detto, solo un terzo a fondo perduto, mentre i due terzi a debito), è stata l'Italia il Paese che ha dimostrato più senso dinamico e l'ha dimostrato nell'accettare questa impostazione e questa divisione del piano attraverso quattro Governi. Quindi non è neanche possibile isolare completamente la performance di un Governo dall'altro.
L'ultima considerazione che ho trovato particolarmente rilevante nella sua risposta è che non è neanche auspicabile continuare a fare discussioni partitiche o di sezioni di forze politiche, di maggioranza o di opposizione, senza tener presente l'interesse nazionale e il grande disegno non soltanto economico, ma di politica estera, di posizionamento dell'Italia, di visione dell'Europa e del mondo che il Governo Meloni ha portato avanti e continua a voler affermare. È un disegno che trova le sue radici nei Governi precedenti e comunque sicuramente in miglioramento in fase attuativa nel modo di completarlo, è assolutamente compatibile con quello che abbiamo ottenuto nelle interlocuzioni positive con la Commissione.
L'Italia oggi non è certo quella del 2021; non è certo quella di prima delle due guerre così devastanti che abbiamo in Medio Oriente e in Ucraina; non è certo quella dell'economia complessiva, della libertà dei commerci, della libertà dei mercati e della globalizzazione che esisteva negli anni del pre-Covid o anche dell'anno successivo al Covid.
È un mondo cambiato. L'Europa è cambiata e, finalmente, l'Italia sta cambiando nella direzione che il Governo sta portando avanti: lei, signor Ministro, per gli affari europei e il commissario Fitto a Bruxelles. L'insieme delle forze e il senso del lavoro di team che tutti i Dicasteri e tutti i Ministri interessati stanno portando in economia, nei grandi valori europei, nell'unicità di intenti di questo Governo verso l'Italia e l'Europa che vogliamo, stanno dimostrando che il Paese sta con l'Europa e, grazie all'Italia, l'Europa sta cambiando.
È evidente che la capacità di attrazione del Governo Meloni è importantissima e ha contribuito a una modifica seria dei dati macroeconomici dell'Italia in positivo. Sappiamo che il PIL è cresciuto dell'1 per cento; non è certo una crescita strepitosa, ma è nettamente superiore a quella che veniva anticipata in tutte le proiezioni del Fondo monetario e delle istituzioni internazionali.
Vediamo al tempo stesso che l'Italia è attraente per gli investimenti nel debito pubblico. L'Italia è giudicata anche al di sopra di grandi Paesi che conosciamo e con i quali avevamo anche dei sensi di competizione per quanto riguarda gli assetti economici. Abbiamo visto però le stime date da Standard & Poor's, da Fitch e dal Fondo monetario internazionale e abbiamo registrato miglioramenti non soltanto di immagine, ma anche della sostanza dell'andamento dell'economia italiana che è data dai principali osservatori.
I mercati ci premiano. Ricordiamo che appena prima del Governo Meloni lo spread era pari a 233 punti base ed oggi siamo a 83. Il Fondo monetario internazionale ha promosso la nostra politica di bilancio e la determinazione del Governo ad abbattere l'elevato debito pubblico. Ecco, dette queste cose, io non torno su tutti i dati che dovrebbero veramente convincere tutti in quest'Aula sugli sforzi fatti e sull'importanza del lavoro che il Governo sta portando avanti.
Ci sono però tre aspetti che vorrei rilevare. Il primo riguarda la necessità di rafforzare le misure esistenti che hanno dato prova di efficacia e di impatto, riducendo altre misure, soprattutto green, rivelatesi sovrafinanziate.
Il secondo obiettivo è il ricorso a quegli strumenti finanziari che consentono di avere considerevoli disponibilità economiche, anche al di là dell'orizzonte del 2026. Vorrei citare in particolare la ZES unica per il Mezzogiorno; è stata citata da altri, ma credo sia importante citarla come forza politica e come parte di una visione di Governo che ritiene fondamentale questo aspetto. La ZES sarà ancora più potenziata con risorse complementari, con fondi di coesione e con le altre misure del PNRR.
Il terzo obiettivo, signor Ministro, che vorrei sottolineare è il trasferimento di risorse in favore del comparto nazionale degli investimenti InvestEU, gestito dal Fondo europeo per gli investimenti, in settori strategici, in particolare delle piccole e medie imprese. Per aumentare la competitività del Mezzogiorno, grazie a un sistema integrato che combina semplificazioni amministrative e benefici fiscali, c'è la ZES unica.
L'Italia e Fratelli d'Italia credono nell'Europa della concretezza, dell'identità e della crescita, non nei vicoli ciechi e nei sogni ideologici. È per questo, signor Ministro, che condividiamo l'importanza di rilocalizzare risorse non spese o non spendibili entro i termini verso misure già presenti nel Piano, con domanda elevata, verso nuove misure capaci di favorire gli investimenti ad alto valore aggiunto, la coesione territoriale, l'innovazione produttiva, la transizione energetica e digitale. Al tempo stesso è irrinunciabile - e questo lo mettiamo anche negli impegni al Governo nella nostra risoluzione di maggioranza - una revisione che mantenga gli obiettivi trasversali, la parità di genere, il rilancio dell'occupazione giovanile e il superamento dei divari territoriali, lo sviluppo del Mezzogiorno.
In conclusione, signor Ministro, signora Presidente, questa revisione del PNRR è l'evidente prova di un Governo estremamente serio e responsabile nel mantenere gli impegni e dimostrare la sua grande visione dell'Italia che vogliamo. (Applausi).
PRESIDENTE. Ha chiesto di intervenire il ministro Foti per una precisazione.
Ne ha facoltà.
FOTI, ministro per gli affari europei, il PNRR e le politiche di coesione. Signora Presidente, nel chiedere scusa soprattutto ai Gruppi di opposizione, essendo io abituato a un altro Regolamento, in relazione a questo volevo rettificare ed esprimere parere contrario sulle risoluzioni nn. 1, 3 e 4.
PRESIDENTE. La Presidenza ne prende atto.
Avverto che il ministro per gli affari europei, il PNRR e le politiche di coesione, onorevole Foti, ha accettato la proposta di risoluzione n. 2, dei senatori Terzi di Sant'Agata, Matera, Rosso, Garavaglia e Salvitti, e ha espresso parere contrario sulle proposte di risoluzione n. 1, dei senatori Calenda e Lombardo, n. 3, dei senatori Boccia, Patuanelli e De Cristofaro, e n. 4, della senatrice Paita ed altri.
Come di consueto, laddove approvata la proposta di risoluzione n. 2, cioè quella di maggioranza accettata dal Governo, le restanti proposte di risoluzione saranno considerate precluse o in parte assorbite.
Metto ai voti la proposta di risoluzione n. 2, presentata dai senatori Terzi di Sant'Agata, Matera, Rosso, Garavaglia e Salvitti.
È approvata.
È stata avanzata una richiesta di controprova.
Ordino la chiusura delle porte. Procediamo alla controprova mediante procedimento elettronico.
È approvata.
Essendo stata approvata la proposta di risoluzione n. 2, risultano dunque precluse o in parte assorbite le proposte di risoluzione nn. 1,3 e 4.