Legislatura 19ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 347 del 30/09/2025
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PIRRO (M5S). Signora Presidente, signor Ministro, a sentire lei, come tanti suoi colleghi in quest'Aula in diverse occasioni, sembra che sia tutto perfetto, che la vita dei cittadini italiani sia tutta rose e fiori e che non ci sia un solo problema nel nostro Paese di cui questo Governo debba farsi carico e preoccuparsi. Se lei invece sollevasse la testa dalle sue carte e ogni tanto uscisse da questi palazzi, forse si renderebbe conto che lì fuori di problemi ce ne sono e non pochi. Le faccio un esempio? Le liste d'attesa in sanità, i problemi strutturali della nostra sanità. Eppure proprio i dati della Missione 6, PNRR sanità, sono tra quelli più sconfortanti. Lo dicevo giovedì scorso al Ministro della salute: riguardo alle case di comunità realizzate, già previste in numero ridotto rispetto all'originale, quelle che hanno ad oggi, quindi a nove mesi circa dalla fine del PNRR, almeno un servizio attivo - uno, non tutti - sono il 38 per cento; ripeto, il 38 per cento.
Quelle con tutti i servizi obbligatori attivi su un piano di quattro anni e mezzo, a nove mesi dalla fine ci saremmo aspettati che un po' più della metà avessero tutti i servizi attivi. Invece no, non sono un po' più della metà, non solo la metà, non sono il 40 per cento, neanche il 30, neanche il 20 e neanche il 10; sono meno del 3 per cento. A nove mesi dalla fine per quanto riguarda la parte sulla sanità territoriale, che è quella di cui in queste Aule chi si occupa di sanità, come la sottoscritta, parla da prima della pandemia, ma particolarmente dal 2020 in avanti, ebbene, per quello che doveva essere il fiore all'occhiello, la punta di diamante, la chiave di volta del PNRR, siamo al 3 per cento e mancano nove mesi. Va bene, andrà meglio sugli ospedali di comunità. Leggermente, perché ne abbiamo attivi il 25 per cento del totale; un pochino meglio, ma direi che non possiamo cantare vittoria.
Qual è l'altra piaga del nostro bel Paese, di cui evidentemente non vi rendete conto, perché decantate dati sull'occupazione che definire fittizi è poco? Il mondo del lavoro. Ebbene, come ha detto anche lei; per quanto riguarda i fondi spesi sul programma Garanzia di occupabilità dei lavoratori (GOL) o comunque i fondi assegnati al Ministero del lavoro e delle politiche sociali, anche lì siamo messi bene. Sì, sì, ci arrivo alle Regioni, non si preoccupi, Ministro, che ci arrivo. Ho seguito, ho studiato. Ho fatto i compiti a casa, come ha detto un suo collega.
Sul Ministero del lavoro e delle politiche sociali la spesa è - udite, udite - pari all'11,8 per cento. Wow! Anche qui, certo, è un problema del Paese, fortemente preso in carico.
Non mi dilungo sulla questione nidi e posti letto studentati universitari, che ha citato benissimo la collega Malpezzi, che su questi temi è decisamente più avanti di me, però, anche lì, i nostri giovani, figli di quei lavoratori poveri di cui stavamo parlando, avrebbero bisogno di posti nelle università fuori sede e da 60.000 siamo a meno della metà. Questo perché nel Paese reale va tutto bene, esattamente come diceva il Ministro. Lei dice che la colpa è delle Regioni; sciaguratamente, queste Regioni che non funzionano le governate quasi tutte e allora dovrebbe parlare con i suoi colleghi e chiedere loro perché non sanno fare il lavoro che dovrebbero fare. Non mi sembra che facciate un po' di autocritica con i vostri Presidenti di Regione e, anzi, siete pronti a incensarli ogni minuto e a bearvi delle riconferme dei vostri campioni. Questo fuori da qui, quando dovete fare propaganda, clientelismo e campagna elettorale. E, poi, quando siete qui dentro, ogni volta che uno vi punta il dito sulle inefficienze del Governo, voi fate lo scaricabarile con i colleghi delle Regioni. (Applausi). Così però non vale.
E allora, se le Regioni non funzionano - e io sono d'accordo con lei, perché la competenza sulla sanità, sul lavoro e sulla formazione professionale è di quelle stesse Regioni che, ricordo a tutti, governate prevalentemente voi -, perché ogni volta che vi chiediamo di rivedere il Titolo V voi ci date un due di picche? (Applausi). Perché vi rifiutate se poi siete voi stessi a dire che il problema è quello? E allora il problema ce l'avete, ma ve lo tenete caro, perché funziona come alibi sia per voi qui dentro, sia per i presidenti di Regione fuori. Intanto i cittadini italiani soffrono della carenza di servizi che voi non gli fornite. Vorrei dire che è una vergogna, ma ho fatto il fioretto di non dirlo per un po'. (Applausi).
È sempre colpa delle Regioni, ma mai merito di qualcun altro. I meriti di questo benedetto PNRR sono tutti vostri, che non lo sapete spendere, e mai una parola di merito nei confronti di chi, invece, ha portato a questo Paese i 209 miliardi del PNRR. (Applausi).
Addirittura per mesi vi siete inventati la favoletta che non era merito del presidente Conte se l'Europa aveva finalmente deciso di creare il Recovery Fund ed il PNRR. Addirittura, vi siete inventati la storiella che era l'algoritmo, confondendo l'ideazione e la realizzazione del Piano che prevedeva il PNRR con l'algoritmo che distribuiva i fondi, stabiliti e stanziati dall'Europa grazie al Presidente Conte. Lo dico di nuovo: avete confuso con l'algoritmo, che poi ha deciso come distribuire, in base a dei dati precisi e certificati, le risorse ai vari Paesi.
Noi stavamo messi così male anche prima del Covid-19, ma sicuramente per l'impatto della pandemia a noi è venuta la quota maggiore. Qualcuno di voi ha persino detto: non li vogliamo. Abbiamo problemi e ritardi strutturali, ma qualche genio che fa parte dei partiti di questa maggioranza questi fondi non li voleva. Talmente non li volevate che infatti non siete riusciti a spenderli e scaricate sui vostri Presidenti di Regione, che non li volevano esattamente come voi e che neanche loro, infatti, li stanno spendendo. Direi che il quadro è perfetto. (Applausi).
Signora Presidente, concludo con qualche dato di macroeconomia. Non me ne voglia il collega Claudio Borghi, che magari dopo mi correggerà come sempre. Questi dati ci dicono che la stima di crescita per il 2025 che questo Governo dovrebbe certificare nel Documento programmatico di finanza pubblica, di cui dibatteremo in questa stessa Aula fra qualche giorno o qualche settimana, è pari a uno striminzito +0,5-+0,6 per cento del PIL. Secondo l'Ufficio parlamentare di bilancio, l'impatto del PNRR sul PIL 2025 è pari allo 0,8 per cento; secondo le stime del Governo, addirittura dell'1-1,1 per cento. Se allo 0,6 per cento di stima di crescita del PIL al 2025, volendo essere ottimista, sottraiamo lo 0,8 per cento (in questo caso voglio essere pessimista e uso i dati UPB), secondo la matematica che si studia a casa mia e nelle scuole e nelle università italiane il risultato è -0,2 per cento.
Signora Presidente, questo vuol dire che, senza il PNRR, che è arrivato in Italia grazie a Conte, rispetto alle politiche economiche messe in campo da voi, il Paese sarebbe in recessione. Questo sapete fare voi: portarci in recessione! E lei viene qui a raccontarci che va tutto bene! Ma non va niente bene: quando ve ne renderete conto sarà troppo tardi! (Applausi).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Borghi Claudio. Ne ha facoltà.