Legislatura 19ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 347 del 30/09/2025

LORENZIN (PD-IDP). Signora Presidente, avevo preparato un intervento tecnico, ma devo dire che le sollecitazioni che sono venute dall'Assemblea mi fanno deviare sulla politica.

La prima cosa la voglio dire subito al Ministro (tramite lei, signora Presidente): questo è il Parlamento; a noi è arrivata ieri questa proposta di revisione del PNRR in tabella dal Governo, fatta di una tabella con su scritto 14,15 miliardi e una serie di titoli. La prima cosa che dovrebbe segnare la serietà per tutti quanti noi, anche per i colleghi di maggioranza, considerato il dibattito che abbiamo fatto negli ultimi tre anni in quest'Aula, è pretendere che intorno e accanto a ogni titolo ci sia la cifra della rimodulazione che stiamo facendo, cioè le risorse che escono dal PNRR con accanto il progetto ad esse dedicato.

Questo non c'è: abbiamo una cifra, 14,15 miliardi, e ciò, come sapete, non ci aiuta a capire cosa sta succedendo, perché in questi 14 miliardi e 150 milioni ci sono le misure per la gestione del rischio di alluvione e per la riduzione del rischio idrogeologico, degli interventi in Emilia-Romagna, Toscana e Marche, come se i cambiamenti climatici aspettassero le rimodulazioni del PNRR; ci sono i potenziamenti per il centro per l'impiego, le riduzioni delle perdite nelle reti di distribuzione dell'acqua, compresi la digitalizzazione e il monitoraggio delle reti, cioè uno dei temi più grandi che abbiamo: la manutenzione delle nostre infrastrutture idriche. Ci sono inoltre il potenziamento del parco autobus regionale per il trasporto pubblico e tante altre cose, tra cui anche la famosa Transizione 5.0 e il piano Italia a 1 Giga, di cui parlerò dopo.

Che vuol dire questo? Che noi abbiamo sempre chiesto in questo Parlamento, perché questo Parlamento ha approvato, nella scorsa legislatura, 200 miliardi di investimenti su questo Paese e mi sembra veramente surreale aver sentito raccontare che questi 200 miliardi non sono stati la spinta e la leva più importante che abbiamo avuto negli ultimi decenni e anche smentire, in un modo così plateale, tutte le relazioni, tra cui quelle dell'Ufficio di bilancio della Camera e del Senato, di Banca d'Italia e degli istituti che sono venuti in audizione in Commissione bilancio in questi anni, tutti, anche la Corte dei conti, che hanno legato la crescita dell'Italia, in una fase così difficile, al fatto che insiste tra di noi il PNRR, quindi questi 200 miliardi di investimenti.

La preoccupazione, la domanda che tutti ci stiamo facendo, visto anche il livello di produttività delle nostre imprese e di competitività del nostro sistema, anche alla luce dei cambiamenti geopolitici, è la seguente: cosa succederà alla crescita dell'Italia e allo sviluppo del nostro Paese dal 2026, cioè quando non avremo più gli effetti del PNRR? Questa è la prima domanda politica che dovremmo farci, in questa sede di PNRR e in quella poi della discussione del bilancio e della traiettoria economica dei prossimi anni. Se io apprezzo la prudenza del ministro Giorgetti nella riduzione del debito (e non posso non farlo, perché ho dei figli piccoli), però, signori miei, di sola ragioneria si muore. Un Paese senza investimenti avrà le tabelle a posto, ma non ha più un'economia e una traiettoria di sviluppo davanti a sé.

A questo serviva il PNRR, ricordiamocelo. Il PNRR serviva a superare i gap di competitività dell'Italia rispetto agli altri Paesi europei (le missioni sono indicate su questo) e serviva a rimetterci in sicurezza e a dare una spinta al Paese per primo colpito dalla pandemia Covid e quindi più degli altri ferito nel continente europeo.

A questo proposito, signor Ministro, l'altra questione politica, che secondo me non riusciamo a risolvere nella dialettica costruttiva che dobbiamo avere su questo piano, perché questo è il piano delle nostre vite, non di un partito o di un altro, è il fatto che queste rimodulazioni che si sono susseguite (14 miliardi adesso, 7 miliardi a giugno, le altre ho perso il conto) escono dal perimetro del PNRR, che è un perimetro temporale ed effettivo per raggiungere determinati obiettivi. Questo non mi rassicura. Io l'ho visto che fine hanno fatto gli articoli 20 negli ultimi vent'anni della storia italiana, così come non mi rassicura il fatto che noi prendiamo fondi di coesione per coprire una spesa che era già coperta dal PNRR.

Io sono una persona che tiene il bilancio della propria famiglia: se so che in un anno spendo una certa cifra per una cosa e un'altra cifra per un'altra cosa e, a un certo punto, le risorse che dovevo spendere per la mia famiglia le prendo da un altro conto, non è che uno più uno è uguale a due. È due meno uno, cioè ho meno risorse per finanziare progetti che erano utili per questo Paese. Almeno diciamocela tutta, diciamoci come stanno le cose veramente, in modo tale che siamo in grado poi di affrontarle.

Il terzo elemento politico nel suo intervento, signor Ministro, io capisco la frustrazione, però ha dentro dei non detti enormi. Lei prende ad esempio la più fallimentare delle missioni del PNRR, la Missione 6 sulla salute che, ricordandocelo, nasce per darci le risorse. Tra l'altro, è stata votata da tutto il Parlamento (forse Fratelli non l'ha votata, ma tutti gli altri sì) per costruire la rete del territorio e la digitalizzazione del sistema sanitario, due cose essenziali per dare delle risposte ai cittadini di oggi, ma anche - permettetemi - agli anziani di domani. Tra quindici anni o vent'anni noi sappiamo quante saranno le persone anziane in questo territorio, non autosufficienti, senza care giver, con famiglie completamente diverse. Le case di comunità e gli ospedali di comunità davano una risposta, dopo la pandemia, a un problema gigantesco sul nostro territorio, che era ed è tuttora quello della sanità territoriale: 20 miliardi, a cui si aggiunge il pezzo sulla digitalizzazione.

Qui non ho più tempo per parlare di giga, ma non potete dirmi che son state le Regioni che non hanno attuato il Piano. Signori, siamo stati un anno ad aspettare la nuova struttura di missione fatta a Palazzo Chigi, perché bisognava centralizzare le operazioni per portarle a casa, ma qui non si riesce nemmeno a portare a casa quella per cui è nato il PNRR, cioè la realizzazione di un'infrastruttura sanitaria territoriale, stando col fucile puntato sulle Regioni, andando a vedere cosa fanno, facendo le riforme. Infatti, accanto alle case della comunità che non ci sono - e non saranno attuate entro il 2026, perché molte di queste non hanno neanche mandato il progetto - e agli ospedali di comunità che non ci sono, che già avevate decurtato nella prima delle rimodulazioni, sa cosa manca dentro le case di comunità? Sicuramente avranno la radiografia, ma mancano i medici, manca il personale, mancano gli operatori del settore, mancano gli infermieri. Tre anni per fare riforme di sistema, tra l'altro previste dal PNRR.

Non è che l'altro Governo, gli altri, hanno lasciato solo 200 miliardi. Hanno lasciato anche una cosa che si chiamava decreto ministeriale n. 70 del 2015, cioè un nuovo piano approvato di riorganizzazione di assunzioni sul territorio. È possibile che in tre anni - si può pure cambiare - siamo ancora a discutere con Agenas su come attuarlo? L'unica cosa che abbiamo visto in tre anni è un decreto liste d'attesa, che non affronta i nodi principali del nostro sistema di welfare.

Lo dico: noi ci impegneremo, signor Ministro, da qui al dicembre del 2026, ognuno con le proprie piccole forze, anche dall'opposizione, a rompere le scatole, se si può dire, per fare in modo che gli obiettivi e le strategie siano raggiunti, ma non perché siamo buoni, perché è nostro interesse farlo. Però, signor Ministro, se non dipende da lei, da qualcuno dipenderà. C'è un Governo che è il primo Governo politico tutto di un colore dopo tanti anni, ci sono numeri di consenso, ma il consenso va portato a terra perché poi, col senno di poi, hai avuto il consenso, ma se non hai gli ospedali, non hai le terapie e non hai le infrastrutture, anch'io che non vi voto ho diritto a essere curata. (Applausi).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Russo. Ne ha facoltà.