Legislatura 19ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 347 del 30/09/2025

FOTI, ministro per gli affari europei, il PNRR e le politiche di coesione. Signora Presidente, ringrazio tutti i colleghi intervenuti che, al di là dei toni utilizzati, hanno comunque voluto sviluppare un dibattito che merita delle risposte, soprattutto perché in alcuni casi evidentemente vi è scarsa memoria. Parto dalla vexata quaestio degli asili nido, che pensavo fosse stata affrontata persino nell'ultima riprogrammazione del PNRR e per il quale c'era già stata risposta.

I bandi non li hanno fatti questi Governi e purtroppo quei bandi, come voi sapete bene, prevedevano due opzioni, una delle quali la Commissione europea ha inteso escludere perché non si trattava, a suo avviso, di posti nuovi. Questo lo sapete benissimo. Come sapete benissimo che c'è stato l'aumento dei prezzi e che questo Governo ha impegnato un miliardo e mezzo per arrivare ai 150.000 posti. (Applausi). Questi dati non sono ignoti, perché fanno parte delle tabelle del bilancio. Quindi, sotto questo profilo, non diciamo che non è stato raggiunto un obiettivo ambizioso, perché si è arrivati a 150.000 posti nuovi che comunque ci sono ed è stata rispettata la territorializzazione. Vorrei essere chiaro su questo punto. È un tema che oggi non è stato affrontato, ma, tradizionalmente, la prima cosa che si mette in risalto riguarda il rispetto o meno del 40 per cento delle risorse territorializzabili. Non è stata consegnata ancora la relazione per quanto riguarda il primo semestre, proprio perché si attende di avere dalla Commissione europea l'ultima parola sulla proposta di riprogrammazione. Ecco perché molto spesso i numeri vengono ipotizzati, ma non possono essere dati per accertati. Faccio un esempio: io posso ritenere che il taglio della misura Industria 5.0 sia pari all'incirca a 2,6-2,7 miliardi, ma se per la Commissione è pari a 3,2 miliardi non è che io posso dire che non va bene. Pertanto, sotto questo profilo non bisogna cercare di alterare i dati che ci sono, confondendo anche le questioni. Sapete benissimo che nel PNRR non è prevista una percentuale per la quale risulta un numero di asili nido che deve esserci al Sud. Non è previsto. Questo è un dato che figura da un'altra parte, non in questo piano. Non l'avete neanche messo voi in questo piano. (Applausi). Non l'avete messo in questo piano.

Accetto invece un'osservazione, cioè quella di dire sul piano politico, ma non solo, che non è che tutto finisce con il PNRR perché c'è anche il dopo 2026, ma sono talmente convinto di questo e, a dire il vero, ne è convinta anche la Commissione europea, che, non a caso, è uscita con la riprogrammazione delle politiche di coesione. Continuo a sentire dati di critica e osservazioni pesanti sul livello di spesa del PNRR, ma vogliamo parlare del livello di spesa delle politiche di coesione? (Commenti). Sì, parlo. Ve lo dico, se vuole parlo anche di qualche Regione tipo la Sardegna. Ci attestiamo sul 18 per cento di risorse impegnate e 5 per cento spese. È evidente allora che in quella parte di risorse non ancora programmate vi è il futuro del dopo 2026. Vorrei ricordare infatti a chi evidentemente ha la memoria corta che il ciclo delle politiche di coesione dovrebbe terminare nel 2027, quindi, un anno dopo il PNRR; di 74 miliardi, ne risulta ancora una dote sicuramente molto importante libera. Il che non significa… (Commenti). Proprio perché sono Ministro, ne parlo, perché chi non è Ministro non sa neanche quando è stata conclusa la precedente riprogrammazione. (Applausi). Allora glielo spiego: la riprogrammazione 2014-2020 si è conclusa il 31 luglio 2025 perché questo Governo si è impegnato alla rendicontazione raggiungendo il 99,18 per cento dei fondi. (Applausi).

Io ho sentito un'osservazione dai banchi del PD: non potete dire che stiamo facendo bene. Premesso che io non l'ho detto, leggete il Resoconto stenografico se ho detto qualcosa al riguardo.

Però, mi permetto di osservare che, dal commissario Dombrovskis, al Fondo monetario internazionale, alle agenzie di rating, per finire al capo delegazione dei socialisti democratici europei, che è venuto a Roma, tutti han parlato bene nel PNRR italiano. Allora, soltanto una osservazione: non dico parliamone bene, ma non vedo perché noi italiani, visto che tutti gli altri che ho citato non erano italiani, dobbiamo per forza parlarne male. (Applausi).

Sugli strumenti finanziari, dei quali ha parlato la senatrice Musolino, voglio far presente soltanto che non sono strumenti che esulano dal Piano, perché il Piano che è stato approvato con un regolamento prevede l'utilizzo di questi strumenti. Non vedo quindi quale ragione ci sia per dire che con questi strumenti si fugge dal Piano. Ed anche qui dobbiamo chiarire una piccola questione: gli altri Paesi hanno utilizzato soltanto le risorse a fondo perduto, noi abbiamo 72 miliardi a fondo perduto, ma ne abbiamo 122 a debito.

Mi dispiace, poi, non poter soddisfare la richiesta del senatore Claudio Borghi, perché, oggettivamente, agli atti io non ho trovato nulla al riguardo. Ho ragione, però, di credere che il tasso sia vantaggioso: non come per lo strumento denominato SURE, ma è vantaggioso, perché, diversamente, avremmo avuto interesse a fare un'altra operazione. Non posso rispondere al senatore Borghi, almeno per quanto riguarda il Ministero di cui ho delega. Il senatore Borghi, però, sa bene che questa è una domanda che probabilmente può essere soddisfatta dal Ministero dell'economia e delle finanze, perché probabilmente lì la percentuale esatta deve esserci.

La Spagna cresce, l'Italia no. Alla senatrice Musolino ha già risposto il senatore Borghi Claudio sotto il profilo economico, ma, in merito alla crescita, faccio presente che il costo dell'energia che viene sostenuto in Spagna rispetto all'Italia non è una variabile indipendente. Inoltre, non è colpa di questo Governo né di questo Ministro se il 20 per cento delle risorse energetiche della Spagna derivano dal nucleare, perché quello è un dato di fatto. (Commenti). Ho citato un fatto, non ho citato altro. Mi dispiace, ma io non facevo parte di coloro i quali erano contro il nucleare, anche nel mio partito di origine. Quindi, posso parlarne tranquillamente. Altri han fatto le campagne contro il nucleare.

La senatrice Pirro mi ha invitato a uscire dai palazzi, perché probabilmente pensa che io non lo faccia. Dico alla senatrice Pirro, pur non essendo abituato ad autocitarmi, che è dal 1996 (in quel caso senza la Lega), che io vinco il collegio uninominale di Piacenza. Se vuole venire alla prossima competizione, stia tranquilla, la ospito volentieri, ma non le garantisco il successo. (Applausi. Vivaci Commenti).

Sulla sanità territoriale, la cui importanza io condivido, mi rivolgo alla senatrice Lorenzin.

Io ho cercato di essere pacato e non ho citato nessuna delle Regioni con i numeri, ma se i responsabili delle Regioni ci dicono che raggiungono l'obiettivo, mi spiegate per quale ragione lo devo mettere in dubbio? Solo perché la maggioranza delle Regioni è di centrodestra o perché me lo dicono tutte le Regioni? Guardate che se volete i dati, nei dati ci sono tutte le Regioni, non ce n'è una e ritengo che l'invito che tutto il Parlamento dovrebbe fare, invece e per contro, sarebbe quello che diceva la senatrice Lorenzin, cioè di sollecitare, perché questo è un obiettivo importante, perché è vero che ci vogliono i medici, ma prima di rifare le case di comunità con i medici, ci vogliono le strutture finite, perché se non sono collaudate, i medici non sanno come utilizzarle e voi sapete benissimo ‑ lo dico alla senatrice Lorenzin ‑ che noi siamo, secondo i dati delle Regioni, al 123 per cento dei cantieri aperti rispetto all'obiettivo. Questo non è un dato che invento io, ma mi è stato dato dalle Regioni con tanto di somme. Poi saranno collaudate tutte? Io mi auguro di sì, ma non ho ragione di ritenere che chi mi dice che arriva all'obiettivo non lo raggiunga.

Quanto alla storia dell'algoritmo, penso di non avere dubbi al riguardo, ma anche in questo caso mi dispiace che altri si lamentino attribuendo a questa parte politica o a questo Governo tale affermazione. L'affermazione è del senatore, del vice presidente Gentiloni, che ha detto chiaramente che questo non è vero, è solo frutto di un algoritmo, anzi in relazione ai criteri, Spagna ed altri Paesi hanno avuto più dell'Italia. È una dichiarazione che non ho fatto io. (Applausi). Se leggete lo stenografico, vedrete che non c'è questa mia valutazione.

Sui criteri di assegnazione, vi voglio far presente che essi erano riferiti alla numerosità della popolazione in rapporto al totale dell'Unione europea, alla significativa contrazione del PIL a causa della pandemia (sicuramente l'Italia aveva avuto una fortissima contrazione proprio perché è stato forse il Paese più toccato o comunque uno dei più toccati dalla pandemia) e un tasso di disoccupazione superiore alla media dell'Unione europea nel quinquennio precedente all'approvazione del Piano. Questo non lo dico io, ma lo si può rintracciare negli Allegati 1, 2 e 3 del Regolamento EU/2021/241, che stabilisce infatti la metodologia per l'assegnazione dei fondi.

Ancora la senatrice Lorenzin ha posto delle domande anche politiche, che penso meritino una risposta. Quella sulla competitività dal 2026 io la rilancio: penso che uno degli strumenti importanti per il futuro sia sicuramente quello della coesione, lo ritengo determinante anche in relazione ad alcune ‑ non tutte ‑ delle nuove misure che sono previste. Ne cito due: l'housing sociale, l'innovazione delle imprese e, se vogliamo, anche una terza missione che può dipendere da Regione a Regione, ovvero quella per superare il rischio idrogeologico. A quest'ultimo proposito voglio chiarire una questione relativa ai fondi Emilia-Romagna, Toscana e Marche.

In realtà, si interviene perché, come sa, c'è un commissario e, dopo la ripartizione del 2024 e la progettazione del 2024, decisa nel settembre del 2024, a ottobre 2024 l'Emilia-Romagna, ma non solo, è stata raggiunta da una nuova alluvione. Il ripetersi di queste alluvioni - lo dico molto francamente - ha fortemente consigliato una riprogettazione della gran parte degli interventi, perché a quel punto sono diventati non più di riparazione, ma strutturali. È per questo che vengono finanziati con altre risorse, perché al 30 giugno 2026 non sarebbe stato possibile ultimare le opere.

Ringrazio infine tutti i senatori della maggioranza che sono intervenuti: in realtà non mi hanno posto domande, ma mi hanno spronato ad andare avanti; sotto questo profilo, però, forse non molto gradita potrà essere questa mia osservazione, che pure, dal punto di vista politico, ritengo di dover fare.

Questo è un Piano che passa attraverso quattro Governi: Conte I, Conte II, Draghi e Meloni. Ora, l'obiettivo che dobbiamo avere in comune è quello di ottenere il miglior risultato possibile, che non è il risultato migliore per il Governo Meloni o per il Governo Conte I, il Governo Conte II o il Governo Draghi, ma è il risultato migliore che può ottenere l'Italia. Avendo infatti il Piano più corposo sotto il profilo economico, il nostro sarà uno dei piani che verranno guardati e osservati più di altri e, se questo Piano e questi obiettivi sono raggiunti dall'Italia, forse merita qualche parola in più il quadro finanziario pluriennale. Come sapete, esso in questo momento costituisce un fondo Paese nel quale ci sono, da una parte, la coesione e, dall'altra, la politica agricola comune (PAC). Se, raggiungendo gli obiettivi, dimostriamo che questo Piano, come l'Italia ha fatto, è transitabile, allora, a maggior ragione, penso che abbiamo forza anche per dire: se vi diciamo di escludere PAC e coesione, non ve lo diciamo perché è un capriccio, ma perché la coesione è fondamentale che passi attraverso le Regioni e la PAC è fondamentale che abbia una linea diversa da quello che può essere un piano Paese.

Ecco, con questo spirito, mi permetto di concludere dicendo che, al di là delle polemiche, che sono legittime e che tutti abbiamo fatto, manca l'ultimo miglio: nel percorrerlo, vogliamo tutti non dico aiutare, ma sperare di raggiungere gli obiettivi o dobbiamo continuare a dividerci tra Oriazi e Curiazi? Questo me lo chiedo; da parte mia c'è la disponibilità… (Commenti). Possiamo parlare anche di quelli, che è un altro problema di questo Paese, senatore, glielo garantisco: anch'io ne sono preoccupato.

Il mio appello è quindi, al di là della votazione di questa sera e delle legittime contestazioni, al di là di tutto, che ci sia però la volontà da parte di tutti di raggiungere obiettivi che, in primo luogo, servano ai cittadini e, in secondo luogo, facciano figurare bene l'Italia, e non questo o quel Governo, perché è un Piano che è passato per quattro Governi. (Commenti). Ho sentito dire prima tante cose, ma qualcuno si è accorto che il 70 per cento della spesa di questo piano è il 70 per cento della spesa del Piano originario? E allora, se è così, qualcuno mi riesce a spiegare perché allora andava bene e oggi dev'essere demonizzato? (Applausi).

Non si possono avere due parti sullo stesso tema: o il Piano non va bene, ma allora non andava bene dall'inizio, o il Piano va, magari non come era nelle aspettative di coloro i quali l'avevano pensato. Le misure non vengono introdotte per fare dispetto a qualcuno, ma per cercare di raggiungere gli obiettivi, tutti, per un unico motivo. Tra le tante cose che nessuno ha voluto rilevare, se noi eliminiamo alcuni obiettivi, non abbiamo solo il definanziamento, ma la sanzione e, se mi permettete, l'obiettivo mio, non come Ministro ma come italiano, è che l'Italia non abbia sanzione alcuna. (Applausi).

PRESIDENTE. La ringrazio, signor Ministro, però ci mancano i pareri sulle proposte di risoluzione.

FOTI, ministro per gli affari europei, il PNRR e le politiche di coesione. Mi scusi, signora Presidente. Esprimo parere favorevole sulla proposta di risoluzione della maggioranza e mi rimetto all'Assemblea sulle altre.