Legislatura 19ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 347 del 30/09/2025
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BORGHI Claudio (LSP-PSd'Az). Signora Presidente, ringrazio come sempre la senatrice Pirro, che mi offre utili spunti di riflessione. Io non so neanche quasi bene da come cominciare. Allora, c'è quest'idea curiosa che senza il PNRR, secondo la matematica che si insegna a casa della senatrice Pirro, saremmo in recessione. Vediamo dunque di chiarire il funzionamento di questo strumento. L'economia sembra complicata, ma in realtà è abbastanza semplice. L'economia e la macroeconomia sono la somma di quanto ogni giorno noi spendiamo e il bilancio dello Stato viene da quantitativi che sono abbastanza facilmente individuabili, da dove vengono e dove vanno.
Cominciamo con la senatrice Musolino, che chiede: perché non parlate della Spagna.
Ma non parliamo della Spagna, però, perché saranno i prossimi a saltare dopo la Francia, nel senso che basta guardare da dove deriva la crescita della Spagna per capire che stiamo parlando di debito estero. Quindi la Spagna sta crescendo con lo stesso meccanismo ‑ mi verrebbe da dire ‑ con cui era già saltata la prima volta. Non so se lo ricordate: la Spagna è uno dei Paesi che sono dovuti ricorrere al Meccanismo europeo di stabilità (MES) per avere dei prestiti perché, nonostante il suo debito pubblico fosse al 40 per cento, l'economia andava così bene da aver fatto un botto così grande che, pur partendo col 40 per cento di debito pubblico, non poteva più avere accesso ai mercati e quindi aveva messo i soldi sul conto del condominio. Anche noi, quindi, abbiamo pagato per dare i soldi alla Spagna, perché accumulava debito privato; le sue enormi banche prestavano a caso ed erano saltate per aria: il risultato era che lo Stato spagnolo era dovuto intervenire per salvare quelle banche e chi ha dato i soldi allo Stato spagnolo per salvare le banche? Gli italiani per tramite del MES, all'epoca. La Spagna, quindi, non la prenderei ‑ mettiamola così ‑ come grande esempio.
Ricordo anche un altro fatto, perché le cifre, poi, sono abbastanza chiare da spiegare: noi mediamente versiamo 12 miliardi all'Europa e la Spagna li riceve. Mi verrebbe da dire, quindi, che parte di questa crescita è tutta nostra, cioè se noi non togliessimo 12 miliardi alla nostra economia per darli al bilancio dell'Europa che li versa alla Spagna, sarebbero 12 miliardi in meno alla Spagna e 12 miliardi in più da spendere per noi: non serve essere grandi geni dell'economia per capire che la differenza della crescita è tutta lì. Non prendiamo questo grande esempio della Spagna, allora, perché è un Paese che stiamo sovvenzionando noi per le belle cose con cui si riempie la bocca Sanchez e che, dal punto di vista del debito privato, sta crescendo a debito e prima o poi lo ripagherà.
Passiamo ad altro. Mi permetto di chiedere alla senatrice Pirro: come funziona il PNRR? Il fatto che il PNRR sia stimato per lo 0,8, per l'1 o per il 2 per cento (decidiamo noi la cifra) non significa che se non ci fosse il PNRR noi cresceremmo dello 0,8, dell'1 o del 2 per cento in meno, perché semplicemente le cose che sono finanziate con il PNRR sarebbero finanziate con dei BTP. Non è che non ci sia la spesa pubblica, quella del PNRR non è una spesa pubblica addizionale, questo forse ancora non è stato capito. Se noi riempiamo una buca con i soldi del PNRR, significa che se non ci fosse stato il PNRR, quella buca sarebbe stata coperta utilizzando i soldi del bilancio dello Stato che se lo procura con il debito pubblico. (Commenti).
PRESIDENTE. Colleghi, vi prego! Senatore Borghi, stiamo seguendo con attenzione il suo intervento, che sto cercando di tutelare.
BORGHI Claudio (LSP-PSd'Az). La ringrazio, signora Presidente.
Il punto è sempre quello: ancora non passa l'idea che il PNRR non è deficit addizionale che ci viene concesso in più; il PNRR è una forma di finanziamento e le forme di finanziamento si giudicano in base a quanto costano, perché sono debito e ricordiamo ancora una volta che nel PNRR c'è la parte di debito che è la parte maggiore e poi c'è la parte a fondo perduto che verrà ripagata con il bilancio dell'Unione europea, quindi aumentando la nostra quota.
Non voglio fare il cattivo della maggioranza che finisce per fare un'interrogazione al suo stesso Ministro, perché così sembra che non ci parliamo fra noi, ma qui al Parlamento (non so, ministro Foti, se ci arriva lei mi fa una cortesia, perché io per le brevi non ci sono ancora riuscito) ogni volta è la stessa cosa. Prendo la tabella del Ministero dell'economia e delle finanze che ho qui in questo momento, che indica qual è l'indebitamento dell'Italia. Ebbene, i debiti del PNRR sono il 2,8 del nostro debito pubblico, quindi per carità, non stiamo parlando di qualcosa che ci cambierà la vita ed è per questo che non ci perdo il sonno. Per curiosità, però, mi verrebbe da dire che sulla stessa tabella che indica il MEF vediamo che i contributi del programma SURE (Support to mitigate Unemployment Risks in an Emergency) sono correttamente identificati con il tasso e sono oggettivamente molto convenienti.
Il SURE, sì, ex post, è stato un buon affare, perché abbiamo un certo numero di miliardi che hanno tasso zero: sarebbero stati quelli che avremmo ottenuto anche con finanziamento sui BTP a lungo termine, ma è tutta un'ipotesi, un forse; è sicuro che questi qui sono stati ottenuti a tasso zero. Per tutta la parte relativa al PNRR, ancora adesso su tutte le tabelle del Ministero, c'è TBD (to be defined) che significa: ci penseremo. Questo significa che l'Unione europea evidentemente non ci ha ancora detto quanto ci fa pagare questo indebitamento in termini di interessi: a me piacerebbe saperlo, perché questa è l'unica differenza, quella fra quello che avremmo pagato prendendo quelle cifre in termini di BTP e quello che invece stiamo pagando - o che pagheremo, perché se è TBD vuol dire che non è ancora deciso - come interesse su queste cifre.
A monte, però - e qui serve come monito per il futuro - ricordo che su tutto il resto della spesa possiamo decidere come fare. Per quello che riguarda il PNRR bisogna fare queste operazioni non semplici, che il Ministro - facendo buon gioco di squadra, ne sono convinto, con il commissario europeo Fitto con il nostro personale a Bruxelles - riesce fortunatamente a riprogrammare. Ovviamente infatti è una cosa utile a tutti questa riprogrammazione e ringrazio il Ministro del lavoro e delle politiche sociali perché certamente non è stato semplice; dall'altra parte, però, ricordiamo che questa riprogrammazione è una cosa a cui siamo costretti. In conclusione, signora Presidente, essere costretti a riprogrammare significa che abbiamo dei vincoli: questo lavoro e questi vincoli valgono quell'eventuale cifra in meno di interessi che pagheremo? Questa è una domanda che lascio aperta: secondo me no, e qui confermo alla collega Pirro che io non avrei preso quantomeno la parte a debito, perché, secondo me, la fatica che facciamo per la riprogrammazione (per stargli dietro ed essere aggiornati su questo piano) non conviene rispetto alla differenza di tasso di interesse che pagheremo.
Ripeto però che mi piacerebbe sentirlo; nel frattempo, rivolgo ancora una volta un ringraziamento al Ministro perché ha fatto un grande lavoro e questa riprogrammazione è sicuramente un successo per l'Italia. (Applausi).
PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Lorenzin. Ne ha facoltà.