Legislatura 19ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 347 del 30/09/2025
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BEVILACQUA (M5S). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
BEVILACQUA (M5S). Signora Presidente, Giorgia Meloni ha il problema di riscrivere la storia. Ha il problema di dimostrare che dietro le stragi del 1992 e del 1993 c'è solo la mafia, non anche la destra eversiva, non anche i servizi segreti deviati. Non lo può fare, però, se prima non estromette Roberto Scarpinato dalla Commissione antimafia.
Scarpinato, infatti, ha avuto la sfrontatezza di presentare una memoria di oltre cinquanta pagine, in cui pone domande del tipo: che ci faceva Delle Chiaie, esponente di Avanguardia Nazionale a Palermo nei giorni precedenti la strage di Capaci? Oppure: chi sono gli uomini in giacca e cravatta che si aggirano subito dopo l'esplosione in via D'Amelio, incuranti dei cadaveri, interessati solo all'agenda rossa e che ai poliziotti sopraggiunti mostrano un tesserino dei servizi segreti?
La presidente Colosimo non può cercare di rispondere a queste domande, perché altrimenti emergerebbe che quelle stragi non furono volute per l'indagine «Mafia e appalti», perché se fosse vera la storia che cercano di riscrivere, non avrebbero bisogno di estromettere Scarpinato dall'antimafia, anzi, avrebbero la forza della verità nel dare le risposte proprio alle sue domande. E invece no, Roberto Scarpinato deve essere dichiarato in conflitto di interessi. Ma se aver lottato tutta la vita contro la mafia può essere motivo di conflitto di interessi, come dovrebbe essere definito quello di chi fa parte di un partito che ha tra i suoi cofondatori un condannato in via definitiva per concorso esterno in associazione mafiosa? (Applausi).
Signora Presidente, queste domande se le fanno anche gli italiani e quindi la maggioranza ha anche il problema di dover dimostrare all'opinione pubblica che chi ha lottato tutta una vita contro la mafia, che è un eroe che vive da sempre sotto scorta e ha sacrificato sé stesso e la sua famiglia per la giustizia e per combattere la mafia, deve diventare brutto e cattivo e lo fa abusando, dopo aver abusato della Commissione antimafia, della Commissione di vigilanza e del servizio pubblico. Infatti va in onda il processo mediatico di Scarpinato per mano di Giletti, lo stesso Giletti che, dinanzi alle carte presentate da Scarpinato, non avendo la forza di rispondere e dovendo ammettere di non conoscere la vicenda nel merito, non può fare altro che interrompere in maniera violenta la ricostruzione ineccepibile e inattaccabile di Roberto Scarpinato.
Se ci fosse una Commissione di vigilanza RAI in grado di funzionare e non boicottata e paralizzata dalla maggioranza, noi avremmo potuto chiedere in audizione come sia possibile che il servizio pubblico venga piegato in questo modo inaccettabile per diffondere il verbo di Giorgia Meloni, ma il principale presidio di pluralismo e di garanzia per i cittadini è fermo da mesi e di questa paralisi si avvantaggia, come di una manna dal cielo, chi vuole riscrivere la storia senza essere disturbato. Questo è il metodo della maggioranza: piegare le istituzioni alle proprie esigenze. È il sistema che cerca di silenziare in qualunque modo ogni voce critica che con la forza della verità scalfisce la narrazione del mondo parallelo di Giorgia Meloni. Ebbene, se ne facciano una ragione quelli della maggioranza, perché la voce di Roberto Scarpinato è la voce di un'intera comunità che chiede giustizia e verità e questa voce non la spegneranno mai. (Applausi).
PAITA (IV-C-RE). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
PAITA (IV-C-RE). Signora Presidente, Elisa Polcino aveva 49 anni e oggi è stata uccisa a colpi di sassi dal marito; il marito è fuggito ed è purtroppo morto anche uno dei figli, mentre l'altra figlia è in condizioni gravissime. È stata lapidata, questa donna. Siamo arrivati a questo livello di orrore, a questo livello di crudeltà, sembra di essere tornati a tempi che pensavamo fossero davvero terminati e che sono un ricordo terribile. C'è dietro ciò un'idea, una concezione non solo proprietaria della donna, ma anche di disprezzo, vogliamo dirlo con chiarezza? Il senso paterno non ha nemmeno consentito di evitare almeno la morte dei figli.
Io sono rimasta sconvolta dall'episodio di oggi e mi ha anche molto colpita il fatto che non si sia iniziata la seduta dell'Assemblea con un ricordo su questo punto.
Ho apprezzato molto il fatto che si sia iniziato comunque con il ricordo delle morti sul lavoro, però oggettivamente penso e immagino di trovare la comprensione e la condivisione di tutti voi, colleghi, sul fatto che con oggi si sia veramente passato il segno, perché è anche la modalità con la quale questo efferato omicidio è avvenuto che dà il senso di un'ulteriore escalation e di un'ulteriore perdita di qualsiasi tipo di misura: parliamo di prendere una persona a sassate, lapidarla e, in una furia omicida - vedremo poi le dinamiche - cagionare anche la morte dei propri figli.
So che sono parole che si corre il rischio di dire in un'ottica retorica e sono veramente in difficoltà mentre parlo, però penso che bisognerebbe tornare a riflettere, perché poco tempo fa abbiamo votato l'istituzione del reato di femminicidio e lo abbiamo fatto tutti insieme, convinti che inasprire una pena, in questi casi, sia giusto e che l'elemento culturale e di deterrenza sia un fatto da esplorare, perché bisogna fare dei tentativi, però mi chiedo se tutti noi, in una Commissione o in qualche sede anche più adatta al ragionamento e all'approfondimento, non si possa prendere un po' più in considerazione l'aspetto culturale che sottende a tutto ciò e il fatto che non si risolve con il solo reato (che comunque è giusto, ci mancherebbe altro).
Con oggi lo chiedo però a tutti i colleghi. (Brusio). Lasciamo perdere la disattenzione. (Applausi. Commenti). Non voglio accusare nessuno di insensibilità, collega Gasparri, però stiamo parlando e, siccome la conosco e so che su tali questioni dà il suo contributo, stavo provando a proporre di fermarci un secondo e di ragionare insieme, per capire se c'è un modo anche per lanciare come Parlamento un appello di sensibilizzazione e di attenzione, perché forse sarebbe compito della politica e delle istituzioni, in un momento come questo, non sottovalutare che non solo c'è un'escalation nei numeri, ma anche nelle modalità.
Può sembrare assurdo il mio ragionamento: un femminicidio è un femminicidio ed è grave sempre, è una cosa terribile sempre; provate a immaginare però una dinamica come quella che è accaduta oggi. Penso che sia il tempo di una riflessione corale, pacata, con toni che non siano sotto i riflettori, né propensi alla retorica, però è un segnale che questa istituzione deve provare a dare, al di là - lo ribadisco - dei singoli atti e provvedimenti, sui quali faremo sempre la nostra parte.
È qualcosa di più profondo quello che provo a dire e non riesco nemmeno bene a capire come sia possibile; così com'è stato molto importante che ogni settimana si faccia il punto su alcuni problemi che ci sono ancora nella sicurezza del lavoro, anche su questo occorre dare un segnale di attenzione e soprattutto di capacità di dare risposte, in un momento davvero terribile. (Applausi).
PRESIDENTE. Senatrice Paita, quest'Assemblea ha preso impegni solenni, anche con l'approvazione di ordini del giorno molto condivisi, ma, quanto agli aspetti che ha sottolineato ora, penso che potrebbe essere opportuno riproporli (tra l'altro, aveva anche posto il tema in Conferenza dei Capigruppo e domani ne abbiamo per l'appunto una).
*GASPARRI (FI-BP-PPE). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
GASPARRI (FI-BP-PPE). Signora Presidente, intervengo su un altro argomento che riguarda la lotta alla mafia, però dico fin d'ora che se domani già in sede di Conferenza dei Capigruppo delle ore 14 la presidente Paita farà delle proposte, il nostro Gruppo ovviamente le condividerà, anche se adesso, a fine seduta, non c'era la necessaria attenzione perché siamo a fine lavori e molti stavano uscendo dall'Aula, quindi faremo le cose che suggerisce in modalità diversa.
Volevo intervenire, signora Presidente, sui temi del rapporto tra lotta alla mafia e mezzi di comunicazione. Ieri sera ho visto un'intervista a un collega, il dottor Scarpinato, che ha fatto affermazioni che mi hanno allarmato.
Quindi sono andato a documentarmi, perché si parla - ahimè - del tema drammatico delle stragi mafiose e del ruolo della magistratura, della criminalità. Noi riteniamo che sia lodevole l'azione che la Commissione antimafia sta svolgendo, con audizioni di varia natura, anche sulla difesa di quella famosa indagine "mafia e appalti".
Ieri sera ho visto il collega Scarpinato affermare in televisione che sostanzialmente quella famosa indagine dei primi anni Novanta, condotta dal dottor Borsellino e dai carabinieri del ROS, fu archiviata, parzialmente archiviata, con le firme anche, tra gli altri, del senatore Scarpinato, che poi dice che fu ripresa dopo. Tuttavia sapete bene che, nelle inchieste giudiziarie, non colpire le persone con tempestività con provvedimenti giudiziari può vanificare dei risultati.
Ieri ho assistito - andatelo a vedere, sta su RaiPlay - ad una affermazione, secondo cui, Borsellino, partecipando a una riunione del luglio del 1992, sarebbe stato di fatto consenziente a questa archiviazione, che è una tesi irrealistica, perché Borsellino aveva dedicato tempo e impegno a quell'inchiesta. Molti ritengono che proprio quell'inchiesta sia stata una delle cause della sua morte; Borsellino, è chiaro, è stato colpito perché personaggio emblematico della legalità e della lotta alla mafia, esplicitata non solo con l'inchiesta su mafia e appalti, ma nell'attività di tutta una vita a Palermo, a Marsala e in inchieste anche fuori dai confini italiani.
Poi è stata fatta una citazione: si è detto "le carte". Io oggi mi sono andato a documentare, essendo membro della Commissione antimafia. Ieri Scarpinato ha citato il dottor De Luca, attuale procuratore di Caltanissetta (se non sbaglio), che all'epoca era a Palermo, nel 1992, come persona che avrebbe detto cose che Borsellino a cui avrebbe assentito (le avrebbe dette De Luca al CSM nel 1992). Ma alla Commissione antimafia ci sono gli atti del CSM del 1992, che mi sono letto, e posso dire che il senatore Scarpinato ha fatto affermazioni non fondate e offensive della memoria di Borsellino. Per non parlare delle offese alla famiglia Borsellino da parte del dottor Natoli, magistrato con il quale Scarpinato concordava le domande e le risposte da fare in Commissione antimafia. (Applausi).
Volevo quindi esprimere lo sdegno di fronte all'atteggiamento di Natoli, che ha offeso la famiglia Borsellino, e di Scarpinato che sostiene tesi smentite dai verbali del CSM. Mentre l'intervistatore che faceva le domande era documentato, Scarpinato continuava a fare un uso improprio del suo ruolo. È andato, mi risulta, in televisione su sua richiesta per replicare. Beato lui, che può andare in televisione quando gli pare. Ma se gli fanno le domande, si attrezzi con risposte credibili e non con accuse farneticanti. Comunque le carte ci sono e ce le abbiamo tutti, perché sono agli atti del Parlamento. (Applausi).
RUSSO (FdI). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
RUSSO (FdI). Signora Presidente, intervengo a seguito dell'intervento della collega Bevilacqua, che ho trovato oggettivamente pesante. Sono pienamente d'accordo con quanto affermato dal collega Gasparri. Io sono componente della Commissione antimafia, sono anche palermitano, ho vissuto la strage di via d'Amelio, l'ho vista, ho sentito l'esplosione e sono un po' stanco di coloro i quali ritengono di avere, non si capisce data da chi, l'esclusiva della lotta alla mafia.
Peggio mi sento quando chi, come me, ha sottoscritto un disegno di legge sul conflitto di interessi nella permanenza in Commissione antimafia per coloro i quali possono avere, in senso lato, dei motivi per non potere essere in quella Commissione, perché magari gli atti che stiamo discutendo riguardano anche il loro operato. Sento dire che qualcuno ha voluto tacitare il senatore Scarpinato. La presidente Colosimo - c'è questa fandonia che gira - gli avrebbe tolto la parola e gli avrebbe impedito di parlare. Semplicemente è stato ricordato - io ero presente - al senatore Scarpinato che lui non è più un procuratore della Repubblica. È un parlamentare della Repubblica e non può mettere sotto processo i figli di Borsellino solo perché magari in quel momento raccontano qualcosa che può dare fastidio, perché adombra una parte del suo operato professionale.
Per questi motivi ritengo che il senatore Scarpinato, come altri colleghi, farebbero meglio ad astenersi dalla presenza in Commissione antimafia, perché evidentemente il conflitto di interessi è grande come una casa. Qui non si tratta di tacitare nessuno, ma di rispettare regole; regole che forse qualcuno da magistrato riteneva di applicare in un modo e che da parlamentare evidentemente ignora. (Applausi).