Legislatura 19ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 347 del 30/09/2025
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FOTI, ministro per gli affari europei, il PNRR e le politiche di coesione. Signora Presidente, nel ringraziare lei e i senatori qui presenti, ritenevo e ritengo doveroso precisare, all'inizio di questa mia comunicazione, che la stessa è stata preceduta da un'altra comunicazione alla cabina di regia, come previsto dalla legge, nella quale poi, in forma allargata, sono state consultate tutte le associazioni che ne avevano fatto richiesta a suo tempo, tanto da essere previste in un decreto ministeriale: più di 40 associazioni sono state audite e due soltanto, non potendo essere presenti, hanno comunicato che avrebbero fatto pervenire osservazioni.
In primo luogo desidero ringraziare ovviamente gli uffici per la collaborazione che hanno prestato: per lunghi mesi è proseguito il colloquio con la Commissione europea, precisamente con la task force, per cercare le modalità di semplificazione e di superamento di tutte le difficoltà di ordine tecnico che consentano un percorso accelerato per la nona e la decima rata, essendo ormai i tempi molto ravvicinati.
Sapete che la Commissione europea - ne parlerò più innanzi - in una sua comunicazione ha comunque già dettato uno scadenziario, che prevede che entro il 31 dicembre 2026 essa provvederà a rimborsare ai singoli Stati le risorse della decima rata, in ragione ovviamente degli obiettivi raggiunti.
Ad oggi, il PNRR ha in attivo interventi finanziati nel numero di 447.065; sono stati conclusi 294.597 interventi, 28.128 sono in fase di conclusione e 106.214 sono in corso. Nell'insieme, vi è un 96 per cento di progetti pienamente attivi, con un impegno di spesa di 148 miliardi.
Per quanto riguarda la rendicontazione delle spese al 31 agosto 2025, abbiamo 86 miliardi rendicontati, cui debbo far presente vanno aggiunti, perché sono comunque impegnati, 20 miliardi e poco più di quelli che sono gli strumenti finanziari e le facility, che ovviamente non vengono rendicontate in questa fase. Lo dico solo per avere un andamento omogeneo rispetto alla spesa, quando ci si riferisce alla spesa medesima.
Aggiungo che - come è noto - il PNRR è un programma di performance. Con ciò voglio dire semplicemente che la Commissione non eroga le risorse in ragione di spese raggiunte, ma di obiettivi raggiunti. E quanto agli obiettivi del PNRR, non vi sono obiettivi di spesa, per quanto riguarda - torno a ripetere - la possibilità di raggiungere o meno gli stessi.
Quanto agli strumenti finanziari, l'obiettivo degli stessi non è la realizzazione delle opere che con essi vengono finanziate, ma la stipula dei contratti con i beneficiari finali, sicché non vi è un tema relativo alla spesa, se non quando la stessa è verificata, e non vi è un termine per la conclusione degli interventi. Dall'assorbimento della spesa, quindi, vanno esclusi nell'ordine: gli strumenti finanziari e le facility, i ribassi d'asta e le economie su tutte le misure del PNRR. Dico questo non perché abbia timore che qualcuno non conosca il fatto; tuttavia, poiché spesso e volentieri sento ripetere che entro il 31 dicembre 2026 dovranno essere spesi i 194,4 miliardi di euro, faccio presente che così non è. Sicché continuare a dire che mancano 100 miliardi, 90 miliardi, 88 miliardi è un esercizio che può essere fatto, ma sicuramente, come vedrete nella traiettoria di spesa relativa al PNRR, tale traiettoria è determinata in modo diverso dal 31 dicembre 2026.
Aggiungo anche, a proposito dei nostri poco più di 20 miliardi di strumenti finanziari, rispetto all'unico piano che ha una dimensione economica pari a quello dell'Italia, cioè a quello spagnolo, che la Spagna ha realizzato oltre 70 miliardi di strumenti finanziari. È stata ovviamente una scelta politica legittima; però vi faccio presente, relativamente alla cosiddetta posticipazione di alcuni interventi, che per quanto ci riguarda, rispetto ad un piano che economicamente vale il 90 per cento del nostro, il nostro è un terzo, rispetto a quello.
Penso di poter dire, a ragion veduta, che nelle interlocuzioni che ci sono state in questi mesi con la Commissione, si è lavorato anche per la certificazione del raggiungimento degli obiettivi dell'ottava rata, circa 40 obiettivi, la cui liquidazione dovrebbe avvenire entro alla fine del mese di novembre, perché Ecofin si tiene quindici giorni prima. L'ottava rata è pari a 12,3 miliardi. Ciò porterebbe ad una situazione che vedrebbe 153 miliardi di euro incassati su 194,4 miliardi di euro (che è la complessità del piano), pari al 78 per cento delle risorse che sono state stanziate.
Detto questo, perché la proposta di revisione oggi in esame? La prima è una vexata quaestio: da più parti si è chiesta una proroga del termine del 30 agosto 2026. Il Parlamento europeo, con un voto largamente maggioritario, ha chiesto una proroga di diciotto mesi per i lavori e i progetti in fase avanzata.
A fronte di questa votazione, però, noi abbiamo una comunicazione della Commissione europea in cui è scritto chiaramente che non vi sono proroghe e in cui, oltre a questo, sono scadenzate tutte le incombenze che devono essere assolte entro il 2026: la rendicontazione entro il 30 agosto 2026; l'invio della liquidazione della decima rata entro il 30 settembre 2026; l'erogazione in relazione agli obiettivi raggiunti nell'ultima rata da parte della Commissione che deve avvenire entro il 31 dicembre 2026.
In quella comunicazione della Commissione, oltre a questo scadenziario, si evidenzia un'opportunità per i singoli Stati e c'è una ragione per cui la si evidenzia: ad oggi, infatti, quanto a traguardi ed obiettivi, mentre l'Italia è al 54 per cento, la media dei Paesi europei è al 38 per cento e, mentre per quanto riguarda le risorse erogate l'Italia è al 72 per cento (torno a ripetere: a novembre dovrebbe essere al 79), l'Unione europea, cioè i Paesi che fanno parte dell'Unione e che hanno concorso al PNRR, hanno per il momento liquidazioni pari al 57 per cento.
La Commissione europea ha allora ipotizzato una serie di misure lasciando ai singoli Stati la discrezionalità di accedere alle stesse. Tra queste vi è il rafforzamento delle misure esistenti, che avevano dato buona prova di sé e noi in questa revisione accogliamo tale proposta; la rimodulazione delle risorse per quanto riguarda misure non attuabili nei tempi detti e noi andiamo ad accettare questa proposta; l'utilizzo di strumenti finanziari (come avevo accennato prima, saranno cinque quelli che presentiamo in questa proposta di riformulazione del Piano) che ovviamente accettiamo; il trasferimento di risorse al comparto nazionale del programma InvestEU. Non abbiamo invece accettato una capitalizzazione di banche e istituzioni di promozione nazionale; contributi al Programma europeo della difesa, Programma spaziale dell'Unione europea e una divisione in parti di progetto di finanziamento.
Ho voluto fare questa precisazione per poi andare subito ad un altro tema, che è quello di alcune misure che ovviamente sono state oggetto anche di esame approfondito, ma per le quali non prevediamo alcun intervento nel senso di una rimodulazione in senso restrittivo.
È il caso della missione salute, di quelle che attengono al Ministero della cultura, dell'istruzione e dello sport. Soprattutto sulla salute ho letto molte agenzie e molti monitoraggi che sono stati fatti anche da parte sindacale. Un dato complessivo: ad oggi, sui 15,6 miliardi di questa missione, risultano rendicontati 6,155 miliardi. Voglio aggiungere anche che su questa missione, come ricorderete, sono stati aggiunti i 500 milioni del Fondo opere indifferibili (FOI) per il rincaro delle materie prime.
Se slittiamo all'interno di queste misure, quelle a titolarità del Ministero hanno certificazioni pari al 70 per cento. Vi è poi una parte cospicua e significativa che è riservata ad interventi a cura delle Regioni. Sotto questo profilo, un dato sicuramente positivo è quello dei macchinari, perché, a fronte di un target di 3.000 macchinari, ad oggi ne abbiamo collaudati 2.821, il che significa che il 91 per cento dell'obiettivo non è solo raggiunto, ma è anche funzionante o in prossimità di andare in funzione perché ha avuto anche il collaudo. Tale obiettivo deve essere realizzato entro il 30 giugno 2026 ed è, a mio avviso, importante perché, essendo tutto sulla diagnostica, potrà contribuire anche alla riduzione delle liste di attesa.
Per quanto riguarda invece case di comunità, ospedali di comunità e ospedale sicuro, abbiamo fatto nel mese di agosto e finito pochi giorni fa un riesame Regione per Regione con i titolari della misura, con note che ci sono state sottoscritte o dal Presidente della Regione o dall'assessore alla salute delle singole Regioni, e tutte comunicano che, indipendentemente dal livello di rendicontazione delle spese attuali, raggiungeranno complessivamente l'obiettivo delle 1.038 case di comunità, dei 307 ospedali di comunità e degli 84 ospedali sicuri, che sono quelli previsti dal target. Sotto questo profilo continuerà il monitoraggio attento e puntuale, però voglio anche - mi sia consentito dire - non mettere in dubbio le previsioni che a noi potrebbero sembrare molto diverse rispetto a quelle di chi è sul posto e conosce esattamente le situazioni.
Quanto alle modifiche più significative, parlo del programma (Garanzia di occupabilità dei lavoratori) GOL, che, come voi sapete, aveva tre obiettivi: il primo è un obiettivo di 3 milioni di persone prese in carico ed è stato raggiunto. L'obiettivo di 300.000 persone formate digitalmente è stato raggiunto. Poi invece vi è un obiettivo di 800.000 formati, per il quale la ricognizione con le singole Regioni ci ha fornito un dato, al 31 luglio, pari a 484.000 formati.
In accordo con le Regioni il target è stato ridotto a 600.000 formati perché ci è stato spiegato da molte Regioni che il fatto che vengano contabilizzati solo i corsi per i quali è raggiunto il 50 per cento più uno delle ore previste dal corso medesimo, ha di fatto ottenuto il risultato di diminuire il numero dei corsi e delle persone che si possono certificare perché, nel frattempo, molti di loro hanno trovato lavoro e non hanno quindi proseguito il corso.
Sotto questo profilo non possiamo far altro che dire che l'aumento dell'offerta di lavoro ha finito per determinare un fatale ridimensionamento di quelli che erano gli obiettivi di questa misura.
Per quanto riguarda le imprese, è inutile nascondere che il fatto di aver voluto in modo estremo disciplinare Industria 5.0 - tant'è vero che, come voi sapete, c'è stata una fase di ricontrattazione con la Commissione per arrivare a una semplificazione - avrebbe potuto consentire un maggior assorbimento della misura se ci fossero stati dati dei termini di proroga della stessa che invece vengono mantenuti al 31 dicembre 2025.
Poiché sarebbe stato del tutto errato andare alla ricerca di un autogol si è preferito ridimensionare questa misura, come quella dell'autoproduzione da fonti rinnovabili, che pure è una riduzione molto limitata, ipotizzata nell'ordine dei 100 milioni perché le PMI non hanno partecipato ai bandi. Vi possono essere dei problemi nei bandi, ma noi in questa fase dobbiamo tener presenti le misure che hanno funzionato e quelle che hanno assorbito meno risorse. In compenso sono aumentati in modo significativo gli impegni per i contratti di filiera, per i contratti di sviluppo e per il fondo per importanti progetti di comune interesse europeo (IPCEI), che penso sia oltremodo giusto finanziare. Si tratta infatti di progetti di ricerca su grandi temi europei e, segnatamente, su idrogeno, batterie e salute.
In relazione alla comunicazione della Commissione, è stata incrementata la dotazione finanziaria di 4.0, già prevista nel Piano nazionale di ripresa e resilienza.
Per quanto riguarda il MIT, vi sono dei problemi. Vedremo se la Commissione accetta ancora una richiesta di proroga, ma di fatto dubito che ciò possa accadere per quanto riguarda alcuni programmi innovativi nazionali per la qualità dell'abitare (PINQuA), il cui finanziamento viene compensato sul Piano nazionale complementare. Anche in questo caso è un'operazione che serve per evitare che l'obiettivo non sia raggiunto.
Per quanto riguarda il trasporto rapido di massa e l'acquisto di autobus, devo dire che la mancata disponibilità dei secondi e l'impossibilità in alcune situazioni di raggiungere l'obiettivo ha consigliato, anche in questo caso, di compensare con trasferimenti sul Piano nazionale complementare e il Piano strategico della mobilità sostenibile per quanto riguarda il numero degli autobus.
Sulle infrastrutture idriche abbiamo una ultra-compensazione. Si è ipotizzato un taglio nell'ordine di 400 milioni; parlo sempre di ipotesi perché voi sapete che questa è una proposta che noi facciamo, ma poi deve essere discussa pienamente con gli uffici della task force della Commissione europea.
Non sono qui a presentare una riproposizione che è già stata decisa. È una riproposizione che deve essere discussa. A fronte di questo, viene creato uno strumento finanziario pari a 1,2 miliardi, sempre riservato alle infrastrutture idriche primarie.
Aggiungo due temi ancora, che so essere stati più volte sollecitati nel dibattito parlamentare: il primo è quello degli alloggi universitari. Se parliamo degli alloggi universitari, ad oggi noi abbiamo oltre 60.000 richieste da parte di persone che mettono a disposizione i loro immobili, ma abbiamo anche altrettanto chiaro che, entro i termini previsti dalla misura, cioè giugno 2026, soltanto 30.000 dei 60.000 posti previsti possono raggiungere questa scadenza.
È stato creato uno strumento finanziario per consentire, nel breve periodo, di raggiungere pienamente questo obiettivo, che quindi porterà a effettivi 60.000 i posti degli alloggi universitari. Faccio presente che, prima dell'avvio del PNRR, i posti universitari disponibili erano 40.000. Al termine di questa misura saranno 100.000. (Applausi. Vivaci commenti).
PRESIDENTE. Colleghi, ci sarà tempo per gli interventi. Ora siamo stiamo ascoltando il Ministro. (Commenti)
FOTI, ministro per gli affari europei, il PNRR e le politiche di coesione. Io parlo quando ritengo di farlo. Non vado a gettone. (Applausi).
Signora Presidente, volevo anche dire che 150 milioni di euro vengono stanziati per borse di studio per l'accesso all'università degli studenti in difficoltà socioeconomiche.
Quanto al Ministero dell'ambiente e della sicurezza energetica (MASE), è stata fatta un'attenta operazione, come voi sapete, per allargare il numero di abitanti dei Comuni che potessero avere l'accesso ai contributi. Prima il numero era fino a 5.000 abitanti ed è stato portato a 50.000 abitanti.
Lo strumento delle comunità energetiche non funziona per una ragione, sostanzialmente. La questione degli aiuti di Stato ha fatto sì che il finanziamento, ipotizzato al 100 per cento, è stato ridotto al 40 per cento. Ad oggi, la valutazione che viene effettuata, di uno strumento che aveva 2,2 miliardi a disposizione, è pari a 200 milioni. Penso che voi converrete con me sulla impossibilità di mantenere i 2,2 miliardi di euro a fronte di una base di partenza di questo tipo.
Vi sono poi misure che non hanno ricevuto domande. Mi riferisco a quella dell'idrogeno in settori hard to abate e della ricerca e sviluppo sull'idrogeno. Io sono andato a visitare personalmente alcune delle iniziative che riguardano la materia dell'idrogeno: una a Porto Marghera e una in Piemonte, ovviamente per due temi diversi. Quella del Piemonte riguardava un treno ad idrogeno, che, sulla rete non elettrificata, dovrebbe raggiungere la tratta Brescia-Edolo-Iseo. Il primo intervento era a cura di Sapio e avviene appunto nell'area di Porto Marghera.
Anche i settori dell'agrovoltaico e del biometano hanno una situazione per la quale non vi sono certezze in ordine al rispetto dei limiti di tempo previsti dal PNRR.
Un'altra questione che era stata affrontata in Parlamento è quella della transizione digitale. Sotto questo profilo, il piano Italia a 1 Giga ha dimostrato di avere delle difficoltà in parte dovute all'aumento dei costi e in parte alla mancanza di manodopera. Abbiamo, pertanto, dirottato una parte di risorse ‑ circa 500 milioni ‑ verso uno strumento finanziario volto proprio a raggiungere l'obiettivo, tenendo presente che il piano Italia a 1 Giga ‑ sicuramente potrebbe rendervi meglio edotto a proposito il collega senatore Butti, che ha la delega al riguardo ‑ non si conclude al 31 dicembre 2026 e proprio in ragione di questo fatto è stato possibile prospettare alla Commissione europea di fare in modo che gli obiettivi riguardanti le zone grigie, così come previsti, siano tutti raggiunti.
Penso di aver fatto un'esposizione abbastanza lunga e ascolterò ovviamente con attenzione le vostre osservazioni. (Applausi).