Legislatura 19ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 347 del 30/09/2025

RESOCONTO STENOGRAFICO

Presidenza del vice presidente CASTELLONE

PRESIDENTE. La seduta è aperta (ore 16,30).

Si dia lettura del processo verbale.

MATERA, segretario, dà lettura del processo verbale della seduta del 25 settembre.

PRESIDENTE. Non essendovi osservazioni, il processo verbale è approvato.

Comunicazioni della Presidenza

PRESIDENTE. L'elenco dei senatori in congedo e assenti per incarico ricevuto dal Senato, nonché ulteriori comunicazioni all'Assemblea saranno pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna.

Comunicazioni del Ministro per gli affari europei, il PNRR e le politiche di coesione sulle modifiche al Piano nazionale di ripresa e resilienza e conseguente discussione (ore 16,35)

Approvazione della proposta di risoluzione n. 2

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca: «Comunicazioni del Ministro per gli affari europei, il PNRR e le politiche di coesione sulle modifiche al Piano nazionale di ripresa e resilienza».

Ha facoltà di parlare il ministro per gli affari europei, il PNRR e le politiche di coesione, onorevole Foti.

FOTI, ministro per gli affari europei, il PNRR e le politiche di coesione. Signora Presidente, nel ringraziare lei e i senatori qui presenti, ritenevo e ritengo doveroso precisare, all'inizio di questa mia comunicazione, che la stessa è stata preceduta da un'altra comunicazione alla cabina di regia, come previsto dalla legge, nella quale poi, in forma allargata, sono state consultate tutte le associazioni che ne avevano fatto richiesta a suo tempo, tanto da essere previste in un decreto ministeriale: più di 40 associazioni sono state audite e due soltanto, non potendo essere presenti, hanno comunicato che avrebbero fatto pervenire osservazioni.

In primo luogo desidero ringraziare ovviamente gli uffici per la collaborazione che hanno prestato: per lunghi mesi è proseguito il colloquio con la Commissione europea, precisamente con la task force, per cercare le modalità di semplificazione e di superamento di tutte le difficoltà di ordine tecnico che consentano un percorso accelerato per la nona e la decima rata, essendo ormai i tempi molto ravvicinati.

Sapete che la Commissione europea - ne parlerò più innanzi - in una sua comunicazione ha comunque già dettato uno scadenziario, che prevede che entro il 31 dicembre 2026 essa provvederà a rimborsare ai singoli Stati le risorse della decima rata, in ragione ovviamente degli obiettivi raggiunti.

Ad oggi, il PNRR ha in attivo interventi finanziati nel numero di 447.065; sono stati conclusi 294.597 interventi, 28.128 sono in fase di conclusione e 106.214 sono in corso. Nell'insieme, vi è un 96 per cento di progetti pienamente attivi, con un impegno di spesa di 148 miliardi.

Per quanto riguarda la rendicontazione delle spese al 31 agosto 2025, abbiamo 86 miliardi rendicontati, cui debbo far presente vanno aggiunti, perché sono comunque impegnati, 20 miliardi e poco più di quelli che sono gli strumenti finanziari e le facility, che ovviamente non vengono rendicontate in questa fase. Lo dico solo per avere un andamento omogeneo rispetto alla spesa, quando ci si riferisce alla spesa medesima.

Aggiungo che - come è noto - il PNRR è un programma di performance. Con ciò voglio dire semplicemente che la Commissione non eroga le risorse in ragione di spese raggiunte, ma di obiettivi raggiunti. E quanto agli obiettivi del PNRR, non vi sono obiettivi di spesa, per quanto riguarda - torno a ripetere - la possibilità di raggiungere o meno gli stessi.

Quanto agli strumenti finanziari, l'obiettivo degli stessi non è la realizzazione delle opere che con essi vengono finanziate, ma la stipula dei contratti con i beneficiari finali, sicché non vi è un tema relativo alla spesa, se non quando la stessa è verificata, e non vi è un termine per la conclusione degli interventi. Dall'assorbimento della spesa, quindi, vanno esclusi nell'ordine: gli strumenti finanziari e le facility, i ribassi d'asta e le economie su tutte le misure del PNRR. Dico questo non perché abbia timore che qualcuno non conosca il fatto; tuttavia, poiché spesso e volentieri sento ripetere che entro il 31 dicembre 2026 dovranno essere spesi i 194,4 miliardi di euro, faccio presente che così non è. Sicché continuare a dire che mancano 100 miliardi, 90 miliardi, 88 miliardi è un esercizio che può essere fatto, ma sicuramente, come vedrete nella traiettoria di spesa relativa al PNRR, tale traiettoria è determinata in modo diverso dal 31 dicembre 2026.

Aggiungo anche, a proposito dei nostri poco più di 20 miliardi di strumenti finanziari, rispetto all'unico piano che ha una dimensione economica pari a quello dell'Italia, cioè a quello spagnolo, che la Spagna ha realizzato oltre 70 miliardi di strumenti finanziari. È stata ovviamente una scelta politica legittima; però vi faccio presente, relativamente alla cosiddetta posticipazione di alcuni interventi, che per quanto ci riguarda, rispetto ad un piano che economicamente vale il 90 per cento del nostro, il nostro è un terzo, rispetto a quello.

Penso di poter dire, a ragion veduta, che nelle interlocuzioni che ci sono state in questi mesi con la Commissione, si è lavorato anche per la certificazione del raggiungimento degli obiettivi dell'ottava rata, circa 40 obiettivi, la cui liquidazione dovrebbe avvenire entro alla fine del mese di novembre, perché Ecofin si tiene quindici giorni prima. L'ottava rata è pari a 12,3 miliardi. Ciò porterebbe ad una situazione che vedrebbe 153 miliardi di euro incassati su 194,4 miliardi di euro (che è la complessità del piano), pari al 78 per cento delle risorse che sono state stanziate.

Detto questo, perché la proposta di revisione oggi in esame? La prima è una vexata quaestio: da più parti si è chiesta una proroga del termine del 30 agosto 2026. Il Parlamento europeo, con un voto largamente maggioritario, ha chiesto una proroga di diciotto mesi per i lavori e i progetti in fase avanzata.

A fronte di questa votazione, però, noi abbiamo una comunicazione della Commissione europea in cui è scritto chiaramente che non vi sono proroghe e in cui, oltre a questo, sono scadenzate tutte le incombenze che devono essere assolte entro il 2026: la rendicontazione entro il 30 agosto 2026; l'invio della liquidazione della decima rata entro il 30 settembre 2026; l'erogazione in relazione agli obiettivi raggiunti nell'ultima rata da parte della Commissione che deve avvenire entro il 31 dicembre 2026.

In quella comunicazione della Commissione, oltre a questo scadenziario, si evidenzia un'opportunità per i singoli Stati e c'è una ragione per cui la si evidenzia: ad oggi, infatti, quanto a traguardi ed obiettivi, mentre l'Italia è al 54 per cento, la media dei Paesi europei è al 38 per cento e, mentre per quanto riguarda le risorse erogate l'Italia è al 72 per cento (torno a ripetere: a novembre dovrebbe essere al 79), l'Unione europea, cioè i Paesi che fanno parte dell'Unione e che hanno concorso al PNRR, hanno per il momento liquidazioni pari al 57 per cento.

La Commissione europea ha allora ipotizzato una serie di misure lasciando ai singoli Stati la discrezionalità di accedere alle stesse. Tra queste vi è il rafforzamento delle misure esistenti, che avevano dato buona prova di sé e noi in questa revisione accogliamo tale proposta; la rimodulazione delle risorse per quanto riguarda misure non attuabili nei tempi detti e noi andiamo ad accettare questa proposta; l'utilizzo di strumenti finanziari (come avevo accennato prima, saranno cinque quelli che presentiamo in questa proposta di riformulazione del Piano) che ovviamente accettiamo; il trasferimento di risorse al comparto nazionale del programma InvestEU. Non abbiamo invece accettato una capitalizzazione di banche e istituzioni di promozione nazionale; contributi al Programma europeo della difesa, Programma spaziale dell'Unione europea e una divisione in parti di progetto di finanziamento.

Ho voluto fare questa precisazione per poi andare subito ad un altro tema, che è quello di alcune misure che ovviamente sono state oggetto anche di esame approfondito, ma per le quali non prevediamo alcun intervento nel senso di una rimodulazione in senso restrittivo.

È il caso della missione salute, di quelle che attengono al Ministero della cultura, dell'istruzione e dello sport. Soprattutto sulla salute ho letto molte agenzie e molti monitoraggi che sono stati fatti anche da parte sindacale. Un dato complessivo: ad oggi, sui 15,6 miliardi di questa missione, risultano rendicontati 6,155 miliardi. Voglio aggiungere anche che su questa missione, come ricorderete, sono stati aggiunti i 500 milioni del Fondo opere indifferibili (FOI) per il rincaro delle materie prime.

Se slittiamo all'interno di queste misure, quelle a titolarità del Ministero hanno certificazioni pari al 70 per cento. Vi è poi una parte cospicua e significativa che è riservata ad interventi a cura delle Regioni. Sotto questo profilo, un dato sicuramente positivo è quello dei macchinari, perché, a fronte di un target di 3.000 macchinari, ad oggi ne abbiamo collaudati 2.821, il che significa che il 91 per cento dell'obiettivo non è solo raggiunto, ma è anche funzionante o in prossimità di andare in funzione perché ha avuto anche il collaudo. Tale obiettivo deve essere realizzato entro il 30 giugno 2026 ed è, a mio avviso, importante perché, essendo tutto sulla diagnostica, potrà contribuire anche alla riduzione delle liste di attesa.

Per quanto riguarda invece case di comunità, ospedali di comunità e ospedale sicuro, abbiamo fatto nel mese di agosto e finito pochi giorni fa un riesame Regione per Regione con i titolari della misura, con note che ci sono state sottoscritte o dal Presidente della Regione o dall'assessore alla salute delle singole Regioni, e tutte comunicano che, indipendentemente dal livello di rendicontazione delle spese attuali, raggiungeranno complessivamente l'obiettivo delle 1.038 case di comunità, dei 307 ospedali di comunità e degli 84 ospedali sicuri, che sono quelli previsti dal target. Sotto questo profilo continuerà il monitoraggio attento e puntuale, però voglio anche - mi sia consentito dire - non mettere in dubbio le previsioni che a noi potrebbero sembrare molto diverse rispetto a quelle di chi è sul posto e conosce esattamente le situazioni.

Quanto alle modifiche più significative, parlo del programma (Garanzia di occupabilità dei lavoratori) GOL, che, come voi sapete, aveva tre obiettivi: il primo è un obiettivo di 3 milioni di persone prese in carico ed è stato raggiunto. L'obiettivo di 300.000 persone formate digitalmente è stato raggiunto. Poi invece vi è un obiettivo di 800.000 formati, per il quale la ricognizione con le singole Regioni ci ha fornito un dato, al 31 luglio, pari a 484.000 formati.

In accordo con le Regioni il target è stato ridotto a 600.000 formati perché ci è stato spiegato da molte Regioni che il fatto che vengano contabilizzati solo i corsi per i quali è raggiunto il 50 per cento più uno delle ore previste dal corso medesimo, ha di fatto ottenuto il risultato di diminuire il numero dei corsi e delle persone che si possono certificare perché, nel frattempo, molti di loro hanno trovato lavoro e non hanno quindi proseguito il corso.

Sotto questo profilo non possiamo far altro che dire che l'aumento dell'offerta di lavoro ha finito per determinare un fatale ridimensionamento di quelli che erano gli obiettivi di questa misura.

Per quanto riguarda le imprese, è inutile nascondere che il fatto di aver voluto in modo estremo disciplinare Industria 5.0 - tant'è vero che, come voi sapete, c'è stata una fase di ricontrattazione con la Commissione per arrivare a una semplificazione - avrebbe potuto consentire un maggior assorbimento della misura se ci fossero stati dati dei termini di proroga della stessa che invece vengono mantenuti al 31 dicembre 2025.

Poiché sarebbe stato del tutto errato andare alla ricerca di un autogol si è preferito ridimensionare questa misura, come quella dell'autoproduzione da fonti rinnovabili, che pure è una riduzione molto limitata, ipotizzata nell'ordine dei 100 milioni perché le PMI non hanno partecipato ai bandi. Vi possono essere dei problemi nei bandi, ma noi in questa fase dobbiamo tener presenti le misure che hanno funzionato e quelle che hanno assorbito meno risorse. In compenso sono aumentati in modo significativo gli impegni per i contratti di filiera, per i contratti di sviluppo e per il fondo per importanti progetti di comune interesse europeo (IPCEI), che penso sia oltremodo giusto finanziare. Si tratta infatti di progetti di ricerca su grandi temi europei e, segnatamente, su idrogeno, batterie e salute.

In relazione alla comunicazione della Commissione, è stata incrementata la dotazione finanziaria di 4.0, già prevista nel Piano nazionale di ripresa e resilienza.

Per quanto riguarda il MIT, vi sono dei problemi. Vedremo se la Commissione accetta ancora una richiesta di proroga, ma di fatto dubito che ciò possa accadere per quanto riguarda alcuni programmi innovativi nazionali per la qualità dell'abitare (PINQuA), il cui finanziamento viene compensato sul Piano nazionale complementare. Anche in questo caso è un'operazione che serve per evitare che l'obiettivo non sia raggiunto.

Per quanto riguarda il trasporto rapido di massa e l'acquisto di autobus, devo dire che la mancata disponibilità dei secondi e l'impossibilità in alcune situazioni di raggiungere l'obiettivo ha consigliato, anche in questo caso, di compensare con trasferimenti sul Piano nazionale complementare e il Piano strategico della mobilità sostenibile per quanto riguarda il numero degli autobus.

Sulle infrastrutture idriche abbiamo una ultra-compensazione. Si è ipotizzato un taglio nell'ordine di 400 milioni; parlo sempre di ipotesi perché voi sapete che questa è una proposta che noi facciamo, ma poi deve essere discussa pienamente con gli uffici della task force della Commissione europea.

Non sono qui a presentare una riproposizione che è già stata decisa. È una riproposizione che deve essere discussa. A fronte di questo, viene creato uno strumento finanziario pari a 1,2 miliardi, sempre riservato alle infrastrutture idriche primarie.

Aggiungo due temi ancora, che so essere stati più volte sollecitati nel dibattito parlamentare: il primo è quello degli alloggi universitari. Se parliamo degli alloggi universitari, ad oggi noi abbiamo oltre 60.000 richieste da parte di persone che mettono a disposizione i loro immobili, ma abbiamo anche altrettanto chiaro che, entro i termini previsti dalla misura, cioè giugno 2026, soltanto 30.000 dei 60.000 posti previsti possono raggiungere questa scadenza.

È stato creato uno strumento finanziario per consentire, nel breve periodo, di raggiungere pienamente questo obiettivo, che quindi porterà a effettivi 60.000 i posti degli alloggi universitari. Faccio presente che, prima dell'avvio del PNRR, i posti universitari disponibili erano 40.000. Al termine di questa misura saranno 100.000. (Applausi. Vivaci commenti).

PRESIDENTE. Colleghi, ci sarà tempo per gli interventi. Ora siamo stiamo ascoltando il Ministro. (Commenti)

FOTI, ministro per gli affari europei, il PNRR e le politiche di coesione. Io parlo quando ritengo di farlo. Non vado a gettone. (Applausi).

Signora Presidente, volevo anche dire che 150 milioni di euro vengono stanziati per borse di studio per l'accesso all'università degli studenti in difficoltà socioeconomiche.

Quanto al Ministero dell'ambiente e della sicurezza energetica (MASE), è stata fatta un'attenta operazione, come voi sapete, per allargare il numero di abitanti dei Comuni che potessero avere l'accesso ai contributi. Prima il numero era fino a 5.000 abitanti ed è stato portato a 50.000 abitanti.

Lo strumento delle comunità energetiche non funziona per una ragione, sostanzialmente. La questione degli aiuti di Stato ha fatto sì che il finanziamento, ipotizzato al 100 per cento, è stato ridotto al 40 per cento. Ad oggi, la valutazione che viene effettuata, di uno strumento che aveva 2,2 miliardi a disposizione, è pari a 200 milioni. Penso che voi converrete con me sulla impossibilità di mantenere i 2,2 miliardi di euro a fronte di una base di partenza di questo tipo.

Vi sono poi misure che non hanno ricevuto domande. Mi riferisco a quella dell'idrogeno in settori hard to abate e della ricerca e sviluppo sull'idrogeno. Io sono andato a visitare personalmente alcune delle iniziative che riguardano la materia dell'idrogeno: una a Porto Marghera e una in Piemonte, ovviamente per due temi diversi. Quella del Piemonte riguardava un treno ad idrogeno, che, sulla rete non elettrificata, dovrebbe raggiungere la tratta Brescia-Edolo-Iseo. Il primo intervento era a cura di Sapio e avviene appunto nell'area di Porto Marghera.

Anche i settori dell'agrovoltaico e del biometano hanno una situazione per la quale non vi sono certezze in ordine al rispetto dei limiti di tempo previsti dal PNRR.

Un'altra questione che era stata affrontata in Parlamento è quella della transizione digitale. Sotto questo profilo, il piano Italia a 1 Giga ha dimostrato di avere delle difficoltà in parte dovute all'aumento dei costi e in parte alla mancanza di manodopera. Abbiamo, pertanto, dirottato una parte di risorse ‑ circa 500 milioni ‑ verso uno strumento finanziario volto proprio a raggiungere l'obiettivo, tenendo presente che il piano Italia a 1 Giga ‑ sicuramente potrebbe rendervi meglio edotto a proposito il collega senatore Butti, che ha la delega al riguardo ‑ non si conclude al 31 dicembre 2026 e proprio in ragione di questo fatto è stato possibile prospettare alla Commissione europea di fare in modo che gli obiettivi riguardanti le zone grigie, così come previsti, siano tutti raggiunti.

Penso di aver fatto un'esposizione abbastanza lunga e ascolterò ovviamente con attenzione le vostre osservazioni. (Applausi).

Sugli incidenti mortali occorsi sul lavoro

PRESIDENTE. (Il Presidente e l'Assemblea si levano in piedi). Onorevoli senatori, prima di passare alla discussione generale, ricordiamo i caduti sul lavoro in questa settimana.

Gli organi di stampa hanno riportato, nel periodo dal 23 al 29 settembre, ancora notizie di incidenti mortali sul lavoro. Hanno perso la vita: Rosario Di Palma, 52 anni, a Torino di Sangro (Chieti); Petru Vintila, 54 anni, a Limone Piemonte (Cuneo); Vito Sansanelli, 62 anni, a Bubbiano (Milano); Antonio Picco, 50 anni, Montecchio Maggiore (Vicenza); Carola Dettoma, 24 anni, a Cossato (Biella); Antonio Maione, 55 anni, a Napoli; Rocco D'Agostino, 65 anni, a Opera (Milano); Raimondo Maimone, 62 anni, a Messina.

Invito i senatori ad osservare un momento di raccoglimento in memoria di questi e di tutti i caduti sul lavoro. (L'Assemblea osserva un minuto di silenzio). (Applausi).

Ripresa della discussione sulle comunicazioni
del Ministro per gli affari europei, il PNRR e le politiche di coesione
(ore 17,07)

PRESIDENTE. Avverto che le proposte di risoluzione dovranno essere presentate entro la conclusione della discussione generale.

Dichiaro aperta la discussione sulle comunicazioni del Ministro per gli affari europei, il PNRR e le politiche di coesione.

È iscritta a parlare la senatrice Testor. Ne ha facoltà.

TESTOR (LSP-PSd'Az). Signora Presidente, ringrazio innanzitutto il ministro Foti per la sua esaustiva comunicazione relativa alle modifiche del Piano nazionale di ripresa e resilienza che, come ha detto il Ministro, sono necessarie per il completamento degli obiettivi, ma soprattutto per assicurare il pieno assorbimento delle risorse entro il termine del 31 agosto 2026.

Il Piano nazionale di ripresa e resilienza italiano ha un valore di 194,4 miliardi di euro: tante risorse che però hanno tempistiche ben delineate.

Il raggiungimento degli obiettivi e il conseguente incasso delle rate hanno fornito un importante supporto alla nostra economia, consentendo al nostro Paese di realizzare importanti riforme e di sostenere gli investimenti pubblici e privati; un'importante iniezione di risorse, per dare una spinta necessaria, soprattutto in un momento storico segnato dalla pandemia e dalle guerre in corso, che hanno segnato la nostra economia e la nostra società. Solo l'utilizzo certo e ben programmato delle risorse può dare all'Italia la possibilità di rimanere competitiva nei mercati, sia europei che mondiali.

Ad oggi, l'Italia ha rendicontato con successo sette rate del Piano, avendo raggiunto 334 tra obiettivi e traguardi, pari al 54,4 per cento del totale previsto. Si tratta di un avanzamento nettamente superiore alla media europea, che si attesta al 38 per cento. Con il pagamento della settima rata, l'Italia ha ricevuto il 72 per cento delle risorse, pari a 140 miliardi di euro. Anche da questo punto di vista l'Italia supera la media europea, che si attesta al 57 per cento dei fondi trasferiti.

Come ci ha informato lei, signor Ministro, la comunicazione della Commissione europea del 4 giugno elenca varie possibilità per fare in modo di destinare le risorse a misure realizzabili nei tempi previsti. Queste si potranno anche destinare al rafforzamento di misure esistenti volte a sostenere la competitività, come Transizione 4.0, l'investimento strategico relativo ai progetti importanti di interesse comune europeo, la misura Accordi di innovazione Net zero, il comparto nazionale InvestEU, con particolare attenzione alle esigenze di crescita delle piccole e medie imprese, all'innovazione e alla sostenibilità.

Per il settore agroalimentare è previsto un sostanziale rafforzamento dei contratti di filiera e uno strumento finanziario per la transizione energetica del settore agricolo.

Per le infrastrutture ha particolare rilievo il nuovo strumento finanziario per facilitare gli investimenti infrastrutturali dei concessionari nel settore idrico. Ricordiamo che sono preservate le risorse sia per realizzare la connettività a un giga su tutto il territorio nazionale, sia per realizzare gli studentati a prezzi calmierati: come ha detto lei, raggiungeremo i 100.000, che credo sia un bellissimo risultato.

La proposta di revisione ha un valore complessivo di 14 miliardi di euro, pari al 7 per cento del Piano. Si tratta di un adeguamento necessario, tenuto conto che il Piano era stato concepito in un contesto politico ed economico del tutto diverso e che continua a mutare. La revisione non è una rinuncia o una sconfitta, come qualcuno vuol far credere, ma è un atto di responsabilità e mira a cogliere l'opportunità di dare al Paese quella giusta spinta, necessaria per la competitività. Proprio la competitività - permettetemi, essendo di ritorno da una missione interparlamentare a Copenaghen - è l'argomento su cui si sta dibattendo e confrontando in seno alla Presidenza danese del Consiglio dell'Unione europea, scaturito dal rapporto Draghi. La discussione tra i vari membri si è sviluppata proprio sulla necessità di semplificare, per agevolare le piccole e medie imprese, che evidentemente non solo in Italia, ma anche in Europa, stanno arrancando proprio a causa della troppa burocrazia e di norme e regolamenti che si traducono in dispendio di tempo e denaro. E io dico: ben venga che finalmente l'hanno capito.

Concludo, signora Presidente, lasciando una riflessione alle nostre opposizioni. Dobbiamo smettere di svilire la nostra immagine e tifare tutti per l'Italia. Si dice che l'erba del vicino sia sempre più verde, proprio perché non si ha la capacità di valorizzare ciò che si ha e ciò che sappiamo fare; riscopriamo un po' di orgoglio e un po' di identità.

L'Italia deve credere fortemente nella sfida della competitività. Il Governo sta puntando sulla stabilità politica e sulla solidità del piano economico e finanziario. Grazie all'azione del ministro Giorgetti, il Governo ha avviato con coraggio la stagione degli investimenti a favore delle imprese e sta puntando su semplificazione, riduzione del costo dell'energia, sicurezza, infrastrutture strategiche. Così si risponde nei periodi di incertezza: dimostrando visione, garantendo resilienza alle imprese e a tutta la nostra società e comunità. (Applausi).

PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Malpezzi. Ne ha facoltà.

MALPEZZI (PD-IDP). Signora Presidente, signor Ministro, orgoglio e dignità, ha detto poco fa la collega Testor: nessuno di noi non è orgoglioso e non ha dignità nel dire che il PNRR è stato una grande scommessa per questo Paese, ma, quando questa scommessa è arrivata, forse solo coloro che oggi sono all'opposizione ci avevano creduto veramente e tutti gli altri che oggi si trovano il difficile compito di governare, nel corso di questi anni, non hanno fatto altro che rattoppare - o, meglio, minimizzare - il grande e serio lavoro che potenzialmente poteva essere realizzato.

Signor Ministro, non sono solita leggere i miei interventi, ma mi scuserà se in questa circostanza sono chiamata a farlo: lei ha dato dei dati e ho bisogno di darne anch'io, partendo da un presupposto - e anche per questo chiedo scusa ai colleghi che sono in Aula e magari anche a chi ci sta ascoltando sul web - e cioè che non abbiamo il quadro completo della situazione di tutta la revisione del PNRR. Non l'abbiamo perché questo Governo si è sempre rifiutato di darcela in maniera omogenea e concreta. (Applausi). Quindi cosa facciamo? Sono mesi - anni, oserei dire - che non facciamo nient'altro che provare a unire insieme i puntini delle diverse informazioni - ha presente quel vecchio gioco de «La Settimana Enigmistica»? - per provare ad avere il quadro completo. E allora, unendo questi puntini, le offro una serie di spunti che a noi personalmente preoccupano tanto, perché partiamo da un assunto, cioè che le scelte che questo Governo ha fatto nella rivisitazione complessiva del PNRR in questi anni ci mandano chiaro un messaggio: voi non credete nel futuro e i giovani vi devono aver fatto qualcosa. Ci dovete spiegare che cosa vi hanno fatto le nuove generazioni. (Applausi).

Ministro, parto da questo, il dato di partenza: il PNRR prevedeva inizialmente la creazione di 264.480 nuovi posti nei servizi per la prima infanzia (asili nido e scuole dell'infanzia). Questa era la previsione iniziale. Siete arrivati voi, avete rimodulato e il target è stato abbassato a 150.480 posti, comportando un taglio netto di oltre 100.000 posti. Le motivazioni che ci avete dato sono state le più disparate, perché ci avete detto che non si potevano mettere e non si potevano conteggiare nell'accordo con l'Europa messa a sicurezza e tutta una serie di altre questioni, che ci possono anche stare: ci potrebbe anche stare, se nell'ultima legge di bilancio, come avevano ben evidenziato Susanna Camusso e Valeria Valente, che si sono occupate del tema guardando il Sud, non ci fosse stata una norma che ha ulteriormente ridotto l'obiettivo minimo che veniva chiesto alle Regioni di raggiungere in quest'ambito. Ciò significa quindi che da quel punto di vista, laddove voi con l'Europa non siete riusciti a trattare, così ci avete spiegato, come Governo, non avete voluto intervenire per provare a sanare quella situazione laddove le possibilità le avevate. (Applausi). Anche in quel caso, infatti, carta canta: ci sono dati, giornalisti esperti, le nostre interrogazioni e, soprattutto, Ministro, il vostro silenzio in risposta alle interrogazioni in cui chiedevamo conto di questo e vi chiedevamo - non con pregiudizio - di aiutarci a capire perché. È vero che è stata modificata la norma per cui le Regioni del Sud possono derogare all'incentivo per avere più asili nido in questo Paese? Silenzio da parte del Governo. Anche questo allora è un elemento che noi mettiamo lì, perché i numeri poi sono tali; ma vado avanti, sempre sui numeri.

Al 9 dicembre 2024, quindi a rimodulazione fatta, erano stati spesi solo 816 milioni di euro su 3,24 miliardi disponibili, cioè solo il 25,2 per cento. L'Ufficio parlamentare di bilancio ha stimato che, anche rispetto al target ridotto, quindi quello di cui sopra - e mi dispiace se sto facendo girare la testa a qualcuno - cioè i 150.480 posti, che erano già la riduzione dei 264.480 originari, si rischia di non realizzare circa 17.400 posti.

Presidenza del vice presidente ROSSOMANDO (ore 17,20)

(Segue MALPEZZI). Quindi, quando voi toccate l'argomento, quell'argomento per voi ha sempre il trattino meno. Cioè dove si taglia, dove non riusciamo a realizzare? Lì, sugli asili nido, e quindi ci mettiamo un bel meno, perché c'è troppa fatica, perché ci sono problemi, e allora meno. Peccato, però, che proprio lì ci sia la chiave del futuro, perché tutti i dati ci dicono - e il ministro Valditara questi dati li conosce molto bene - che, laddove ci sono gli asili nido e un bambino o una bambina vengono inseriti in quei contesti, il contesto di inserimento in un nido o in una scuola d'infanzia, quanto più è precoce, tanto più abbassa il rischio che quel bambino o quella bambina diventi in futuro un ragazzo o una ragazza dispersa. (Applausi). E che cosa significa ragazzo o ragazza dispersa? Significa avere problemi di natura sociale.

Allora, io ammetto che sono stati fatti interventi nei confronti della dispersione scolastica, accentuati anche dal fatto che, essendo diminuita la popolazione scolastica, è stato molto facile attuare una riduzione, perché sono cambiati i dati. Ma, al netto di tutto questo, la chiave in prospettiva futura non è solo quella delle azioni che oggi ci aiutano ad intervenire laddove la dispersione c'è, quindi nel primo biennio della secondaria di secondo grado; dobbiamo partire prima in questo principio di alfabetizzazione, che aiuta anche a risolvere il problema della povertà educativa.

Soprattutto, tutte le volte che ci date i dati sulla dispersione scolastica o sui giovani Not in education, employment or training (NEET), dicendo che per esempio l'Italia ormai è quasi sulla media europea, che per esempio siamo riusciti a migliorare (dati veri), purtroppo non avete il coraggio di andare ad affrontare i dati nella loro peculiarità. Questi dati ci dicono che in alcune aree del nostro Paese quel miglioramento non c'è stato e, guarda caso, sono sempre quelle che si ritrovano ad avere minori interventi proprio nel settore dell'istruzione o dell'inserimento, in quello che per noi è sempre stato il percorso dello zero-sei.

Chiudo su una cosa. Avevo altro da dirle, perché lei ha parlato degli studentati e qualcuno ha applaudito da parte della maggioranza, dicendo: bene, prima del PNRR erano 40.000 e adesso noi, in prospettiva, ne abbiamo progettati 60.000, che però non riusciamo a fare (e lei ci ha spiegato i motivi per i quali non li riusciamo a fare). Ma, Ministro, quei 60.000 servono ora. Vada a dirlo ai genitori di quei ragazzi che si ritrovano a pagare cifre incredibili! (Applausi). Anche qui il diritto allo studio non è assolutamente rispettato e non è rispettato nessun aiuto, perché quelle borse di studio non bastano a colmare i divari dei nostri ragazzi, che non hanno il diritto degli altri ragazzi europei, che hanno l'università gratuita e che possono studiare. (Applausi).

Allora, di che cosa stiamo parlando? Bene batterci le mani, bene l'orgoglio, collega Testor, bene la dignità, ma deve essere perché stiamo andando in una direzione in cui ci stiamo mettendo una visione per il futuro. Non basta fare i conti con il pallottoliere per farli tornare.

Signor Ministro, guardi, mi dispiace, perché io onestamente avrei voluto che, nel quadro che lei qui ci doveva presentare, ci fossero degli spiragli per poter dire "state facendo bene". Il problema è che questo "state facendo bene" non possiamo dirvelo, non perché siamo ideologici, ma perché avete fatto dei pasticci dall'inizio, concentrandovi maggiormente sulle cabine di regia e sui posti da assegnare più che sulla messa a terra di misure strategiche per il nostro Paese. (Applausi).

Saluto a una delegazione di autorità civili, diplomatiche e studentesche

PRESIDENTE. Diamo il benvenuto alla delegazione delle autorità civili, diplomatiche e studentesche bulgare, che assistono ai nostri lavori. (Applausi).

Ripresa della discussione sulle comunicazioni
del Ministro per gli affari europei, il PNRR e le politiche di coesione
(ore 17,23)

PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Musolino. Ne ha facoltà.

MUSOLINO (IV-C-RE). Signora Presidente, signor Ministro, è la seconda volta che viene qui al Senato a parlarci della rimodulazione del PNRR. Era venuto prima dell'estate, ci aveva detto della necessità di operare delle modifiche al Piano e ci aveva assicurato che, se fosse stato necessario modificarlo nuovamente, avrebbe comunque coinvolto il Parlamento - mi fa piacere che lei ce lo confermi - in questa nuova rimodulazione. In verità io non mi sento coinvolta e credo che nessuno dei colleghi dell'opposizione si sia sentito coinvolto in questa rimodulazione, di cui ci limitiamo a prendere atto con le consuete e rinnovate (devo dire anche sotto la sua gestione) fumosità per quanto attiene ai punti raggiunti, i progetti realizzati, gli obiettivi che secondo voi sono stati portati a casa.

Ci sono, infatti, un insieme di informazioni alquanto fumose, signor Ministro, per le quali francamente, quando voi ci dite che avete realizzato una percentuale altissima - secondo i numeri che lei ci ha dato - rispetto agli obiettivi programmati, io mi guardo intorno e francamente non trovo analogo riscontro nella realtà. Qualcosa non torna, signor Ministro, nella sua narrazione, pacata per carità, anche molto tranquilla e articolata. Lei tenta di farci un quadro del bicchiere mezzo vuoto, ma io non posso non appuntare l'attenzione su ciò che manca, perché siamo verso la fine. Quindi, non mi basta sentirmi dire che con gli strumenti finanziari gli alloggi universitari che mancano saranno raggiunti entro la scadenza e arriveremo a 100.000 alloggi, a fronte dei 40.000 esistenti alla data di partenza del PNRR, perché lei si rende conto che fra i 40.000 esistenti e i 100.000 che lei mi dice che raggiungerete con gli obiettivi finanziari, nel mezzo ci sta un dato: fino adesso non siete riusciti a farne più di 30.000. (Applausi). Siamo davvero molto lontani dalla realtà.

Non va meglio neanche per gli obiettivi relativi alla salute, dove quanto è stato realizzato (penso alle case di comunità, ma anche agli altri obiettivi) rasenta percentuali veramente molto basse. Anche in questo caso non mi si può dire che farete ricorso ad altri strumenti finanziari, oppure che investirete sulle risorse e sui progetti che hanno dato miglior risultato per raggiungere l'obiettivo, perché la sanità è sempre in crisi, anzi è ulteriormente in crisi. Allora, se questo Piano serviva - come serve - alla ripresa e alla resilienza, ci rendiamo conto da soli che non c'è stata né ripresa né resilienza in questo momento, ma siamo prossimi alla fine, signor Ministro.

Poi c'è questa grande novità, che parte dalla Commissione europea e dall'ex ministro Fitto, adesso Commissario europeo, per la quale si tenta sostanzialmente di trattenere le risorse del PNRR al bilancio dello Stato per posticipare le rendicontazioni. Lei ci ha dato delle scadenze, ci ha detto che la Commissione europea ha calendarizzato le scadenze e vi ha detto chiaramente entro quale data bisognerà presentare la rendicontazione dell'ottava rata, entro quale data sarà pagata, se la rendicontazione sarà stata fatta correttamente, ed entro quale data si dovranno concludere i progetti. Questa calendarizzazione che lei ci ha esposto si scontra però con una realtà e con altre iniziative che si fanno anche in Commissione europea, che tentano in verità - e questo anche il ministro Giorgetti ce l'ha detto, quindi nel caso vi dovete chiarire fra di voi nella maggioranza - di posticipare la rendicontazione sugli obiettivi raggiunti in maniera tale che le somme, quantomeno quelle che altrimenti andrebbero restituite, vengano trattenute al bilancio dello Stato per dare così ancora l'impressione che c'è un'entrata.

Il problema più grande di questo Governo, di cui lei è autorevole componente, è che tutta la spesa, quella che doveva essere la parte economica del rilancio, guarda soltanto al PNRR: è l'unica risorsa in entrata. Capisco che c'è un problema serissimo, perché quando finirà la spinta del PNRR avrete un problema a raccontare che cosa farete con questa economia nazionale.

Ciò soprattutto considerato che, nonostante le risorse che avete ottenuto dal PNRR, la crescita industriale si è fermata e il PIL, che doveva crescere dello 0,6 per cento (già riducendo la stima iniziale che era dell'1,2 per cento), ha dato invece un segnale negativo (meno 0,1 per cento). Capite quindi che a questo punto, signor Ministro, voi potete presentare le relazioni che volete, potete dirci che avete raggiunto il 48 per cento degli obiettivi, che siete avanti sulla spesa, che rispetto alla media europea siamo più avanti, che noi in investimenti, in strumenti finanziari, investiamo soltanto 20 miliardi rispetto al quantum totale del Piano mentre la Spagna fa 70 miliardi, però c'è un dato: la Spagna cresce e l'Italia no. Questo dato è innegabile; questo dato che voi non comparate, di cui fate finta di non tener conto, è un dato con il quale invece voi dovete fare i vostri conti e dovete dare spiegazioni agli italiani.

Il PNRR nasce con un obiettivo specifico: dare le risorse agli Stati, e maggiormente all'Italia che non a caso prende il finanziamento maggiore, proprio per rilanciare l'economia dopo il grande periodo nero del Covid. Non è un caso che, di questi 194 miliardi, il 40 per cento deve essere destinato al Mezzogiorno, perché nel panorama nazionale è l'area più disincentivata, più abbandonata, dove c'è un arretrato, un divario. Tale divario non si è colmato nella misura in cui, nonostante l'istituzione di cabine di regia, nonostante la centralizzazione della spesa, nonostante tutti gli strumenti che in questi tre anni avete messo su come espressione di un Governo che poi ha una visione assolutamente centralizzata della spesa, avete poi consentito alle Regioni di non vigilare sulla spesa e di non spendere efficacemente. Parlo espressamente della Regione Siciliana, fra le altre, dove la spesa per la sanità è a un livello minimo; altro che il recupero sulle liste d'attesa e su una sanità che vede il più alto tasso di emigrazione sanitaria da Regione a Regione. Avete istituito recentemente, la settimana scorsa, anche il Dipartimento per il Sud per monitorare la zona economica speciale (ZES). Fate dipartimenti, cabine di regia, strutture centralistiche, dipartimenti presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri, ma la realtà resta questa.

Ci avviamo alla conclusione del PNRR; non avremo deroghe, verosimilmente non le avremo, e questo costituisce un altro punto di riflessione e di preoccupazione. Di quanto però avete detto che avete speso, non c'è altrettanto di realizzato sul territorio. (Applausi).

PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Pirro. Ne ha facoltà.

PIRRO (M5S). Signora Presidente, signor Ministro, a sentire lei, come tanti suoi colleghi in quest'Aula in diverse occasioni, sembra che sia tutto perfetto, che la vita dei cittadini italiani sia tutta rose e fiori e che non ci sia un solo problema nel nostro Paese di cui questo Governo debba farsi carico e preoccuparsi. Se lei invece sollevasse la testa dalle sue carte e ogni tanto uscisse da questi palazzi, forse si renderebbe conto che lì fuori di problemi ce ne sono e non pochi. Le faccio un esempio? Le liste d'attesa in sanità, i problemi strutturali della nostra sanità. Eppure proprio i dati della Missione 6, PNRR sanità, sono tra quelli più sconfortanti. Lo dicevo giovedì scorso al Ministro della salute: riguardo alle case di comunità realizzate, già previste in numero ridotto rispetto all'originale, quelle che hanno ad oggi, quindi a nove mesi circa dalla fine del PNRR, almeno un servizio attivo - uno, non tutti - sono il 38 per cento; ripeto, il 38 per cento.

Quelle con tutti i servizi obbligatori attivi su un piano di quattro anni e mezzo, a nove mesi dalla fine ci saremmo aspettati che un po' più della metà avessero tutti i servizi attivi. Invece no, non sono un po' più della metà, non solo la metà, non sono il 40 per cento, neanche il 30, neanche il 20 e neanche il 10; sono meno del 3 per cento. A nove mesi dalla fine per quanto riguarda la parte sulla sanità territoriale, che è quella di cui in queste Aule chi si occupa di sanità, come la sottoscritta, parla da prima della pandemia, ma particolarmente dal 2020 in avanti, ebbene, per quello che doveva essere il fiore all'occhiello, la punta di diamante, la chiave di volta del PNRR, siamo al 3 per cento e mancano nove mesi. Va bene, andrà meglio sugli ospedali di comunità. Leggermente, perché ne abbiamo attivi il 25 per cento del totale; un pochino meglio, ma direi che non possiamo cantare vittoria.

Qual è l'altra piaga del nostro bel Paese, di cui evidentemente non vi rendete conto, perché decantate dati sull'occupazione che definire fittizi è poco? Il mondo del lavoro. Ebbene, come ha detto anche lei; per quanto riguarda i fondi spesi sul programma Garanzia di occupabilità dei lavoratori (GOL) o comunque i fondi assegnati al Ministero del lavoro e delle politiche sociali, anche lì siamo messi bene. Sì, sì, ci arrivo alle Regioni, non si preoccupi, Ministro, che ci arrivo. Ho seguito, ho studiato. Ho fatto i compiti a casa, come ha detto un suo collega.

Sul Ministero del lavoro e delle politiche sociali la spesa è - udite, udite - pari all'11,8 per cento. Wow! Anche qui, certo, è un problema del Paese, fortemente preso in carico.

Non mi dilungo sulla questione nidi e posti letto studentati universitari, che ha citato benissimo la collega Malpezzi, che su questi temi è decisamente più avanti di me, però, anche lì, i nostri giovani, figli di quei lavoratori poveri di cui stavamo parlando, avrebbero bisogno di posti nelle università fuori sede e da 60.000 siamo a meno della metà. Questo perché nel Paese reale va tutto bene, esattamente come diceva il Ministro. Lei dice che la colpa è delle Regioni; sciaguratamente, queste Regioni che non funzionano le governate quasi tutte e allora dovrebbe parlare con i suoi colleghi e chiedere loro perché non sanno fare il lavoro che dovrebbero fare. Non mi sembra che facciate un po' di autocritica con i vostri Presidenti di Regione e, anzi, siete pronti a incensarli ogni minuto e a bearvi delle riconferme dei vostri campioni. Questo fuori da qui, quando dovete fare propaganda, clientelismo e campagna elettorale. E, poi, quando siete qui dentro, ogni volta che uno vi punta il dito sulle inefficienze del Governo, voi fate lo scaricabarile con i colleghi delle Regioni. (Applausi). Così però non vale.

E allora, se le Regioni non funzionano - e io sono d'accordo con lei, perché la competenza sulla sanità, sul lavoro e sulla formazione professionale è di quelle stesse Regioni che, ricordo a tutti, governate prevalentemente voi -, perché ogni volta che vi chiediamo di rivedere il Titolo V voi ci date un due di picche? (Applausi). Perché vi rifiutate se poi siete voi stessi a dire che il problema è quello? E allora il problema ce l'avete, ma ve lo tenete caro, perché funziona come alibi sia per voi qui dentro, sia per i presidenti di Regione fuori. Intanto i cittadini italiani soffrono della carenza di servizi che voi non gli fornite. Vorrei dire che è una vergogna, ma ho fatto il fioretto di non dirlo per un po'. (Applausi).

È sempre colpa delle Regioni, ma mai merito di qualcun altro. I meriti di questo benedetto PNRR sono tutti vostri, che non lo sapete spendere, e mai una parola di merito nei confronti di chi, invece, ha portato a questo Paese i 209 miliardi del PNRR. (Applausi).

Addirittura per mesi vi siete inventati la favoletta che non era merito del presidente Conte se l'Europa aveva finalmente deciso di creare il Recovery Fund ed il PNRR. Addirittura, vi siete inventati la storiella che era l'algoritmo, confondendo l'ideazione e la realizzazione del Piano che prevedeva il PNRR con l'algoritmo che distribuiva i fondi, stabiliti e stanziati dall'Europa grazie al Presidente Conte. Lo dico di nuovo: avete confuso con l'algoritmo, che poi ha deciso come distribuire, in base a dei dati precisi e certificati, le risorse ai vari Paesi.

Noi stavamo messi così male anche prima del Covid-19, ma sicuramente per l'impatto della pandemia a noi è venuta la quota maggiore. Qualcuno di voi ha persino detto: non li vogliamo. Abbiamo problemi e ritardi strutturali, ma qualche genio che fa parte dei partiti di questa maggioranza questi fondi non li voleva. Talmente non li volevate che infatti non siete riusciti a spenderli e scaricate sui vostri Presidenti di Regione, che non li volevano esattamente come voi e che neanche loro, infatti, li stanno spendendo. Direi che il quadro è perfetto. (Applausi).

Signora Presidente, concludo con qualche dato di macroeconomia. Non me ne voglia il collega Claudio Borghi, che magari dopo mi correggerà come sempre. Questi dati ci dicono che la stima di crescita per il 2025 che questo Governo dovrebbe certificare nel Documento programmatico di finanza pubblica, di cui dibatteremo in questa stessa Aula fra qualche giorno o qualche settimana, è pari a uno striminzito +0,5-+0,6 per cento del PIL. Secondo l'Ufficio parlamentare di bilancio, l'impatto del PNRR sul PIL 2025 è pari allo 0,8 per cento; secondo le stime del Governo, addirittura dell'1-1,1 per cento. Se allo 0,6 per cento di stima di crescita del PIL al 2025, volendo essere ottimista, sottraiamo lo 0,8 per cento (in questo caso voglio essere pessimista e uso i dati UPB), secondo la matematica che si studia a casa mia e nelle scuole e nelle università italiane il risultato è -0,2 per cento.

Signora Presidente, questo vuol dire che, senza il PNRR, che è arrivato in Italia grazie a Conte, rispetto alle politiche economiche messe in campo da voi, il Paese sarebbe in recessione. Questo sapete fare voi: portarci in recessione! E lei viene qui a raccontarci che va tutto bene! Ma non va niente bene: quando ve ne renderete conto sarà troppo tardi! (Applausi).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Borghi Claudio. Ne ha facoltà.

BORGHI Claudio (LSP-PSd'Az). Signora Presidente, ringrazio come sempre la senatrice Pirro, che mi offre utili spunti di riflessione. Io non so neanche quasi bene da come cominciare. Allora, c'è quest'idea curiosa che senza il PNRR, secondo la matematica che si insegna a casa della senatrice Pirro, saremmo in recessione. Vediamo dunque di chiarire il funzionamento di questo strumento. L'economia sembra complicata, ma in realtà è abbastanza semplice. L'economia e la macroeconomia sono la somma di quanto ogni giorno noi spendiamo e il bilancio dello Stato viene da quantitativi che sono abbastanza facilmente individuabili, da dove vengono e dove vanno.

Cominciamo con la senatrice Musolino, che chiede: perché non parlate della Spagna.

Ma non parliamo della Spagna, però, perché saranno i prossimi a saltare dopo la Francia, nel senso che basta guardare da dove deriva la crescita della Spagna per capire che stiamo parlando di debito estero. Quindi la Spagna sta crescendo con lo stesso meccanismo ‑ mi verrebbe da dire ‑ con cui era già saltata la prima volta. Non so se lo ricordate: la Spagna è uno dei Paesi che sono dovuti ricorrere al Meccanismo europeo di stabilità (MES) per avere dei prestiti perché, nonostante il suo debito pubblico fosse al 40 per cento, l'economia andava così bene da aver fatto un botto così grande che, pur partendo col 40 per cento di debito pubblico, non poteva più avere accesso ai mercati e quindi aveva messo i soldi sul conto del condominio. Anche noi, quindi, abbiamo pagato per dare i soldi alla Spagna, perché accumulava debito privato; le sue enormi banche prestavano a caso ed erano saltate per aria: il risultato era che lo Stato spagnolo era dovuto intervenire per salvare quelle banche e chi ha dato i soldi allo Stato spagnolo per salvare le banche? Gli italiani per tramite del MES, all'epoca. La Spagna, quindi, non la prenderei ‑ mettiamola così ‑ come grande esempio.

Ricordo anche un altro fatto, perché le cifre, poi, sono abbastanza chiare da spiegare: noi mediamente versiamo 12 miliardi all'Europa e la Spagna li riceve. Mi verrebbe da dire, quindi, che parte di questa crescita è tutta nostra, cioè se noi non togliessimo 12 miliardi alla nostra economia per darli al bilancio dell'Europa che li versa alla Spagna, sarebbero 12 miliardi in meno alla Spagna e 12 miliardi in più da spendere per noi: non serve essere grandi geni dell'economia per capire che la differenza della crescita è tutta lì. Non prendiamo questo grande esempio della Spagna, allora, perché è un Paese che stiamo sovvenzionando noi per le belle cose con cui si riempie la bocca Sanchez e che, dal punto di vista del debito privato, sta crescendo a debito e prima o poi lo ripagherà.

Passiamo ad altro. Mi permetto di chiedere alla senatrice Pirro: come funziona il PNRR? Il fatto che il PNRR sia stimato per lo 0,8, per l'1 o per il 2 per cento (decidiamo noi la cifra) non significa che se non ci fosse il PNRR noi cresceremmo dello 0,8, dell'1 o del 2 per cento in meno, perché semplicemente le cose che sono finanziate con il PNRR sarebbero finanziate con dei BTP. Non è che non ci sia la spesa pubblica, quella del PNRR non è una spesa pubblica addizionale, questo forse ancora non è stato capito. Se noi riempiamo una buca con i soldi del PNRR, significa che se non ci fosse stato il PNRR, quella buca sarebbe stata coperta utilizzando i soldi del bilancio dello Stato che se lo procura con il debito pubblico. (Commenti).

PRESIDENTE. Colleghi, vi prego! Senatore Borghi, stiamo seguendo con attenzione il suo intervento, che sto cercando di tutelare.

BORGHI Claudio (LSP-PSd'Az). La ringrazio, signora Presidente.

Il punto è sempre quello: ancora non passa l'idea che il PNRR non è deficit addizionale che ci viene concesso in più; il PNRR è una forma di finanziamento e le forme di finanziamento si giudicano in base a quanto costano, perché sono debito e ricordiamo ancora una volta che nel PNRR c'è la parte di debito che è la parte maggiore e poi c'è la parte a fondo perduto che verrà ripagata con il bilancio dell'Unione europea, quindi aumentando la nostra quota.

Non voglio fare il cattivo della maggioranza che finisce per fare un'interrogazione al suo stesso Ministro, perché così sembra che non ci parliamo fra noi, ma qui al Parlamento (non so, ministro Foti, se ci arriva lei mi fa una cortesia, perché io per le brevi non ci sono ancora riuscito) ogni volta è la stessa cosa. Prendo la tabella del Ministero dell'economia e delle finanze che ho qui in questo momento, che indica qual è l'indebitamento dell'Italia. Ebbene, i debiti del PNRR sono il 2,8 del nostro debito pubblico, quindi per carità, non stiamo parlando di qualcosa che ci cambierà la vita ed è per questo che non ci perdo il sonno. Per curiosità, però, mi verrebbe da dire che sulla stessa tabella che indica il MEF vediamo che i contributi del programma SURE (Support to mitigate Unemployment Risks in an Emergency) sono correttamente identificati con il tasso e sono oggettivamente molto convenienti.

Il SURE, sì, ex post, è stato un buon affare, perché abbiamo un certo numero di miliardi che hanno tasso zero: sarebbero stati quelli che avremmo ottenuto anche con finanziamento sui BTP a lungo termine, ma è tutta un'ipotesi, un forse; è sicuro che questi qui sono stati ottenuti a tasso zero. Per tutta la parte relativa al PNRR, ancora adesso su tutte le tabelle del Ministero, c'è TBD (to be defined) che significa: ci penseremo. Questo significa che l'Unione europea evidentemente non ci ha ancora detto quanto ci fa pagare questo indebitamento in termini di interessi: a me piacerebbe saperlo, perché questa è l'unica differenza, quella fra quello che avremmo pagato prendendo quelle cifre in termini di BTP e quello che invece stiamo pagando - o che pagheremo, perché se è TBD vuol dire che non è ancora deciso - come interesse su queste cifre.

A monte, però - e qui serve come monito per il futuro - ricordo che su tutto il resto della spesa possiamo decidere come fare. Per quello che riguarda il PNRR bisogna fare queste operazioni non semplici, che il Ministro - facendo buon gioco di squadra, ne sono convinto, con il commissario europeo Fitto con il nostro personale a Bruxelles - riesce fortunatamente a riprogrammare. Ovviamente infatti è una cosa utile a tutti questa riprogrammazione e ringrazio il Ministro del lavoro e delle politiche sociali perché certamente non è stato semplice; dall'altra parte, però, ricordiamo che questa riprogrammazione è una cosa a cui siamo costretti. In conclusione, signora Presidente, essere costretti a riprogrammare significa che abbiamo dei vincoli: questo lavoro e questi vincoli valgono quell'eventuale cifra in meno di interessi che pagheremo? Questa è una domanda che lascio aperta: secondo me no, e qui confermo alla collega Pirro che io non avrei preso quantomeno la parte a debito, perché, secondo me, la fatica che facciamo per la riprogrammazione (per stargli dietro ed essere aggiornati su questo piano) non conviene rispetto alla differenza di tasso di interesse che pagheremo.

Ripeto però che mi piacerebbe sentirlo; nel frattempo, rivolgo ancora una volta un ringraziamento al Ministro perché ha fatto un grande lavoro e questa riprogrammazione è sicuramente un successo per l'Italia. (Applausi).

PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Lorenzin. Ne ha facoltà.

LORENZIN (PD-IDP). Signora Presidente, avevo preparato un intervento tecnico, ma devo dire che le sollecitazioni che sono venute dall'Assemblea mi fanno deviare sulla politica.

La prima cosa la voglio dire subito al Ministro (tramite lei, signora Presidente): questo è il Parlamento; a noi è arrivata ieri questa proposta di revisione del PNRR in tabella dal Governo, fatta di una tabella con su scritto 14,15 miliardi e una serie di titoli. La prima cosa che dovrebbe segnare la serietà per tutti quanti noi, anche per i colleghi di maggioranza, considerato il dibattito che abbiamo fatto negli ultimi tre anni in quest'Aula, è pretendere che intorno e accanto a ogni titolo ci sia la cifra della rimodulazione che stiamo facendo, cioè le risorse che escono dal PNRR con accanto il progetto ad esse dedicato.

Questo non c'è: abbiamo una cifra, 14,15 miliardi, e ciò, come sapete, non ci aiuta a capire cosa sta succedendo, perché in questi 14 miliardi e 150 milioni ci sono le misure per la gestione del rischio di alluvione e per la riduzione del rischio idrogeologico, degli interventi in Emilia-Romagna, Toscana e Marche, come se i cambiamenti climatici aspettassero le rimodulazioni del PNRR; ci sono i potenziamenti per il centro per l'impiego, le riduzioni delle perdite nelle reti di distribuzione dell'acqua, compresi la digitalizzazione e il monitoraggio delle reti, cioè uno dei temi più grandi che abbiamo: la manutenzione delle nostre infrastrutture idriche. Ci sono inoltre il potenziamento del parco autobus regionale per il trasporto pubblico e tante altre cose, tra cui anche la famosa Transizione 5.0 e il piano Italia a 1 Giga, di cui parlerò dopo.

Che vuol dire questo? Che noi abbiamo sempre chiesto in questo Parlamento, perché questo Parlamento ha approvato, nella scorsa legislatura, 200 miliardi di investimenti su questo Paese e mi sembra veramente surreale aver sentito raccontare che questi 200 miliardi non sono stati la spinta e la leva più importante che abbiamo avuto negli ultimi decenni e anche smentire, in un modo così plateale, tutte le relazioni, tra cui quelle dell'Ufficio di bilancio della Camera e del Senato, di Banca d'Italia e degli istituti che sono venuti in audizione in Commissione bilancio in questi anni, tutti, anche la Corte dei conti, che hanno legato la crescita dell'Italia, in una fase così difficile, al fatto che insiste tra di noi il PNRR, quindi questi 200 miliardi di investimenti.

La preoccupazione, la domanda che tutti ci stiamo facendo, visto anche il livello di produttività delle nostre imprese e di competitività del nostro sistema, anche alla luce dei cambiamenti geopolitici, è la seguente: cosa succederà alla crescita dell'Italia e allo sviluppo del nostro Paese dal 2026, cioè quando non avremo più gli effetti del PNRR? Questa è la prima domanda politica che dovremmo farci, in questa sede di PNRR e in quella poi della discussione del bilancio e della traiettoria economica dei prossimi anni. Se io apprezzo la prudenza del ministro Giorgetti nella riduzione del debito (e non posso non farlo, perché ho dei figli piccoli), però, signori miei, di sola ragioneria si muore. Un Paese senza investimenti avrà le tabelle a posto, ma non ha più un'economia e una traiettoria di sviluppo davanti a sé.

A questo serviva il PNRR, ricordiamocelo. Il PNRR serviva a superare i gap di competitività dell'Italia rispetto agli altri Paesi europei (le missioni sono indicate su questo) e serviva a rimetterci in sicurezza e a dare una spinta al Paese per primo colpito dalla pandemia Covid e quindi più degli altri ferito nel continente europeo.

A questo proposito, signor Ministro, l'altra questione politica, che secondo me non riusciamo a risolvere nella dialettica costruttiva che dobbiamo avere su questo piano, perché questo è il piano delle nostre vite, non di un partito o di un altro, è il fatto che queste rimodulazioni che si sono susseguite (14 miliardi adesso, 7 miliardi a giugno, le altre ho perso il conto) escono dal perimetro del PNRR, che è un perimetro temporale ed effettivo per raggiungere determinati obiettivi. Questo non mi rassicura. Io l'ho visto che fine hanno fatto gli articoli 20 negli ultimi vent'anni della storia italiana, così come non mi rassicura il fatto che noi prendiamo fondi di coesione per coprire una spesa che era già coperta dal PNRR.

Io sono una persona che tiene il bilancio della propria famiglia: se so che in un anno spendo una certa cifra per una cosa e un'altra cifra per un'altra cosa e, a un certo punto, le risorse che dovevo spendere per la mia famiglia le prendo da un altro conto, non è che uno più uno è uguale a due. È due meno uno, cioè ho meno risorse per finanziare progetti che erano utili per questo Paese. Almeno diciamocela tutta, diciamoci come stanno le cose veramente, in modo tale che siamo in grado poi di affrontarle.

Il terzo elemento politico nel suo intervento, signor Ministro, io capisco la frustrazione, però ha dentro dei non detti enormi. Lei prende ad esempio la più fallimentare delle missioni del PNRR, la Missione 6 sulla salute che, ricordandocelo, nasce per darci le risorse. Tra l'altro, è stata votata da tutto il Parlamento (forse Fratelli non l'ha votata, ma tutti gli altri sì) per costruire la rete del territorio e la digitalizzazione del sistema sanitario, due cose essenziali per dare delle risposte ai cittadini di oggi, ma anche - permettetemi - agli anziani di domani. Tra quindici anni o vent'anni noi sappiamo quante saranno le persone anziane in questo territorio, non autosufficienti, senza care giver, con famiglie completamente diverse. Le case di comunità e gli ospedali di comunità davano una risposta, dopo la pandemia, a un problema gigantesco sul nostro territorio, che era ed è tuttora quello della sanità territoriale: 20 miliardi, a cui si aggiunge il pezzo sulla digitalizzazione.

Qui non ho più tempo per parlare di giga, ma non potete dirmi che son state le Regioni che non hanno attuato il Piano. Signori, siamo stati un anno ad aspettare la nuova struttura di missione fatta a Palazzo Chigi, perché bisognava centralizzare le operazioni per portarle a casa, ma qui non si riesce nemmeno a portare a casa quella per cui è nato il PNRR, cioè la realizzazione di un'infrastruttura sanitaria territoriale, stando col fucile puntato sulle Regioni, andando a vedere cosa fanno, facendo le riforme. Infatti, accanto alle case della comunità che non ci sono - e non saranno attuate entro il 2026, perché molte di queste non hanno neanche mandato il progetto - e agli ospedali di comunità che non ci sono, che già avevate decurtato nella prima delle rimodulazioni, sa cosa manca dentro le case di comunità? Sicuramente avranno la radiografia, ma mancano i medici, manca il personale, mancano gli operatori del settore, mancano gli infermieri. Tre anni per fare riforme di sistema, tra l'altro previste dal PNRR.

Non è che l'altro Governo, gli altri, hanno lasciato solo 200 miliardi. Hanno lasciato anche una cosa che si chiamava decreto ministeriale n. 70 del 2015, cioè un nuovo piano approvato di riorganizzazione di assunzioni sul territorio. È possibile che in tre anni - si può pure cambiare - siamo ancora a discutere con Agenas su come attuarlo? L'unica cosa che abbiamo visto in tre anni è un decreto liste d'attesa, che non affronta i nodi principali del nostro sistema di welfare.

Lo dico: noi ci impegneremo, signor Ministro, da qui al dicembre del 2026, ognuno con le proprie piccole forze, anche dall'opposizione, a rompere le scatole, se si può dire, per fare in modo che gli obiettivi e le strategie siano raggiunti, ma non perché siamo buoni, perché è nostro interesse farlo. Però, signor Ministro, se non dipende da lei, da qualcuno dipenderà. C'è un Governo che è il primo Governo politico tutto di un colore dopo tanti anni, ci sono numeri di consenso, ma il consenso va portato a terra perché poi, col senno di poi, hai avuto il consenso, ma se non hai gli ospedali, non hai le terapie e non hai le infrastrutture, anch'io che non vi voto ho diritto a essere curata. (Applausi).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Russo. Ne ha facoltà.

RUSSO (FdI). Signora Presidente, ringrazio il Ministro per la sua relazione, che è stata ampia ed importante, e anche per la sua pazienza, perché oggettivamente, ascoltando questa discussione generale e il dibattito, naturalmente riferendomi soprattutto alle critiche delle opposizioni, parrebbe che tutti gli obiettivi che ha snocciolato il Ministro (obiettivi reali, cioè l'avanzamento della spesa, il fatto che siamo tra le prime Nazioni in Europa per impiego delle risorse, il fatto che siamo perfettamente in regola con l'erogazione delle rate previste del PNRR, il fatto che abbiamo raggiunto quasi il 96 per cento dei progetti in attuazione) siano tutte cose che non esistono.

Peccato che sono dati reali (Applausi), perché poi - lo ribadisco - si ripetono sempre le stesse narrazioni sugli stessi temi, come il tema degli asili nido, o il tema che interessa a tutti dei posti negli studentati. Sono tutti temi importanti, ma che avevano di per sé delle criticità all'origine e per questo il Governo si è trovato in corso d'opera a dover modificare l'attuazione del Piano su questi settori. Sono criticità che provengono forse da un passato più remoto, perché se arriviamo ad avere un Piano, com'è stato ricordato, così importante, un Piano di circa 200 miliardi di euro, frutto di un algoritmo, è perché i ritardi di questa Nazione derivavano dai Governi precedenti e negli ultimi dieci anni non ha governato il centrodestra (Applausi), può piacere o non può piacere, ma così è.

Allora, in questo momento ci troviamo a dover portare a terra il percorso finale di un piano sicuramente importante, un piano fondamentale in cui è giusto che si dibatta, ma che si dibatta su come lo si sta attuando o magari sulle criticità che c'erano anche all'inizio nella sua impostazione.

Se esso ha dovuto essere oggetto di diverse revisioni, è perché evidentemente c'erano anche errori di impostazione iniziale. Non è che se uno ha 200 miliardi e scrive il libro dei sogni, i sogni si attuano in automatico: ci sono infatti le stazioni appaltanti; ci sono le realtà che devono attuarlo e che hanno le loro difficoltà; ci sono i Comuni che da tempo avevano il blocco del turnover, quindi non avevano personale per fare gli appalti; c'è il problema di Invitalia, che a un certo punto si è trovata ingolfata per l'enorme mole dei progetti da affrontare; ci sono state delle Regioni variamente articolate che si sono confrontate prima con le questioni emerse dall'emergenza del Covid e poi hanno dovuto giustamente correre per portare a terra queste risorse.

In tutto questo, però, bisogna anche dire le cose come stanno. Lo ribadisco e il Ministro ce l'ha ricordato: noi, rispetto alle altre Nazioni europee, che avevano dei piani di risorse minori, siamo stati più bravi nello spendere e nell'impiegare. Certo, ci sono ancora delle criticità. Per questo siamo oggi qui a discutere una revisione che metta le risorse nelle infrastrutture, nella filiera agroalimentare e su tanti settori estremamente importanti. Ciò preservando il concetto che abbiamo voluto mantenere intatto il tetto di spesa dei 194 miliardi, ossia abbiamo voluto impiegare tutte quelle risorse perché abbiamo contezza di quanto siano importanti. Però il senatore Borghi Claudio, che è molto più bravo di me, ci ha ricordato quante di tali risorse non piovano dalla luna, ma siano risorse nostre che, tramite una partita di giro europea, tornano all'Italia. Anche a tale proposito smettiamola quindi di dire che stiamo sprecando ciò che ci è stato regalato. Non ci è stato regalato nulla: sono soldi degli italiani che ci stanno ritornando tramite l'Unione europea (Applausi); è il frutto del lavoro degli italiani che sta tornando tramite il PNRR. Non è stato Conte che, all'improvviso, con la bacchetta magica ha trovato 200 miliardi di euro. C'è stata una tragedia che si chiama Covid; c'è stata la necessità di affrontarla; ci sono state forze politiche, anche di opposizione, che quando hanno dovuto farlo si sono assunte la loro responsabilità; c'è chi ha la responsabilità di Governo e quindi ha fatto quello che doveva fare; c'è chi poi si è trovato a ereditare ciò che era stato fatto prima, e che evidentemente non era tanto perfetto visto che abbiamo stravinto le elezioni e continuiamo ad avere il consenso degli elettori. (Applausi).

In quel PNRR c'erano anche tante cose che, a nostro avviso, non funzionavano. C'era una parte di quel famoso superbonus che tanti guai addusse agli italiani. C'era quel reddito di cittadinanza che è servito probabilmente a fare la più grande operazione di scambio elettorale che sia esistita nella storia repubblicana. Di fronte a questo, scusate se noi, in silenzio e con il passo felpato del ministro Foti, cerchiamo piano piano di portare a casa questo PNRR per rilanciare i nuovi investimenti che servono agli italiani, per concludere una traiettoria di sviluppo che sicuramente non sarà basata sulla demagogia di qualcuno in quest'Aula, ma sulla concretezza di chi ha contezza di quanto siano importanti i soldi dei contribuenti italiani. (Applausi).

PRESIDENTE. Dichiaro chiusa la discussione sulle comunicazioni del Ministro per gli affari europei, il PNRR e le politiche di coesione.

Avverto che sono state presentate le proposte di risoluzione n. 1, dai senatori Calenda e Lombardo, n. 2, dai senatori Terzi di Sant'Agata, Matera, Rosso, Garavaglia e Salvitti, n. 3, dai senatori Boccia, Patuanelli e De Cristofaro, e n. 4, dalla senatrice Paita e da altri senatori. I testi sono in distribuzione.

Ha facoltà di intervenire il ministro per gli affari europei, il PNRR e le politiche di coesione, al quale chiedo anche di esprimere il parere sulle proposte di risoluzione presentate.

FOTI, ministro per gli affari europei, il PNRR e le politiche di coesione. Signora Presidente, ringrazio tutti i colleghi intervenuti che, al di là dei toni utilizzati, hanno comunque voluto sviluppare un dibattito che merita delle risposte, soprattutto perché in alcuni casi evidentemente vi è scarsa memoria. Parto dalla vexata quaestio degli asili nido, che pensavo fosse stata affrontata persino nell'ultima riprogrammazione del PNRR e per il quale c'era già stata risposta.

I bandi non li hanno fatti questi Governi e purtroppo quei bandi, come voi sapete bene, prevedevano due opzioni, una delle quali la Commissione europea ha inteso escludere perché non si trattava, a suo avviso, di posti nuovi. Questo lo sapete benissimo. Come sapete benissimo che c'è stato l'aumento dei prezzi e che questo Governo ha impegnato un miliardo e mezzo per arrivare ai 150.000 posti. (Applausi). Questi dati non sono ignoti, perché fanno parte delle tabelle del bilancio. Quindi, sotto questo profilo, non diciamo che non è stato raggiunto un obiettivo ambizioso, perché si è arrivati a 150.000 posti nuovi che comunque ci sono ed è stata rispettata la territorializzazione. Vorrei essere chiaro su questo punto. È un tema che oggi non è stato affrontato, ma, tradizionalmente, la prima cosa che si mette in risalto riguarda il rispetto o meno del 40 per cento delle risorse territorializzabili. Non è stata consegnata ancora la relazione per quanto riguarda il primo semestre, proprio perché si attende di avere dalla Commissione europea l'ultima parola sulla proposta di riprogrammazione. Ecco perché molto spesso i numeri vengono ipotizzati, ma non possono essere dati per accertati. Faccio un esempio: io posso ritenere che il taglio della misura Industria 5.0 sia pari all'incirca a 2,6-2,7 miliardi, ma se per la Commissione è pari a 3,2 miliardi non è che io posso dire che non va bene. Pertanto, sotto questo profilo non bisogna cercare di alterare i dati che ci sono, confondendo anche le questioni. Sapete benissimo che nel PNRR non è prevista una percentuale per la quale risulta un numero di asili nido che deve esserci al Sud. Non è previsto. Questo è un dato che figura da un'altra parte, non in questo piano. Non l'avete neanche messo voi in questo piano. (Applausi). Non l'avete messo in questo piano.

Accetto invece un'osservazione, cioè quella di dire sul piano politico, ma non solo, che non è che tutto finisce con il PNRR perché c'è anche il dopo 2026, ma sono talmente convinto di questo e, a dire il vero, ne è convinta anche la Commissione europea, che, non a caso, è uscita con la riprogrammazione delle politiche di coesione. Continuo a sentire dati di critica e osservazioni pesanti sul livello di spesa del PNRR, ma vogliamo parlare del livello di spesa delle politiche di coesione? (Commenti). Sì, parlo. Ve lo dico, se vuole parlo anche di qualche Regione tipo la Sardegna. Ci attestiamo sul 18 per cento di risorse impegnate e 5 per cento spese. È evidente allora che in quella parte di risorse non ancora programmate vi è il futuro del dopo 2026. Vorrei ricordare infatti a chi evidentemente ha la memoria corta che il ciclo delle politiche di coesione dovrebbe terminare nel 2027, quindi, un anno dopo il PNRR; di 74 miliardi, ne risulta ancora una dote sicuramente molto importante libera. Il che non significa… (Commenti). Proprio perché sono Ministro, ne parlo, perché chi non è Ministro non sa neanche quando è stata conclusa la precedente riprogrammazione. (Applausi). Allora glielo spiego: la riprogrammazione 2014-2020 si è conclusa il 31 luglio 2025 perché questo Governo si è impegnato alla rendicontazione raggiungendo il 99,18 per cento dei fondi. (Applausi).

Io ho sentito un'osservazione dai banchi del PD: non potete dire che stiamo facendo bene. Premesso che io non l'ho detto, leggete il Resoconto stenografico se ho detto qualcosa al riguardo.

Però, mi permetto di osservare che, dal commissario Dombrovskis, al Fondo monetario internazionale, alle agenzie di rating, per finire al capo delegazione dei socialisti democratici europei, che è venuto a Roma, tutti han parlato bene nel PNRR italiano. Allora, soltanto una osservazione: non dico parliamone bene, ma non vedo perché noi italiani, visto che tutti gli altri che ho citato non erano italiani, dobbiamo per forza parlarne male. (Applausi).

Sugli strumenti finanziari, dei quali ha parlato la senatrice Musolino, voglio far presente soltanto che non sono strumenti che esulano dal Piano, perché il Piano che è stato approvato con un regolamento prevede l'utilizzo di questi strumenti. Non vedo quindi quale ragione ci sia per dire che con questi strumenti si fugge dal Piano. Ed anche qui dobbiamo chiarire una piccola questione: gli altri Paesi hanno utilizzato soltanto le risorse a fondo perduto, noi abbiamo 72 miliardi a fondo perduto, ma ne abbiamo 122 a debito.

Mi dispiace, poi, non poter soddisfare la richiesta del senatore Claudio Borghi, perché, oggettivamente, agli atti io non ho trovato nulla al riguardo. Ho ragione, però, di credere che il tasso sia vantaggioso: non come per lo strumento denominato SURE, ma è vantaggioso, perché, diversamente, avremmo avuto interesse a fare un'altra operazione. Non posso rispondere al senatore Borghi, almeno per quanto riguarda il Ministero di cui ho delega. Il senatore Borghi, però, sa bene che questa è una domanda che probabilmente può essere soddisfatta dal Ministero dell'economia e delle finanze, perché probabilmente lì la percentuale esatta deve esserci.

La Spagna cresce, l'Italia no. Alla senatrice Musolino ha già risposto il senatore Borghi Claudio sotto il profilo economico, ma, in merito alla crescita, faccio presente che il costo dell'energia che viene sostenuto in Spagna rispetto all'Italia non è una variabile indipendente. Inoltre, non è colpa di questo Governo né di questo Ministro se il 20 per cento delle risorse energetiche della Spagna derivano dal nucleare, perché quello è un dato di fatto. (Commenti). Ho citato un fatto, non ho citato altro. Mi dispiace, ma io non facevo parte di coloro i quali erano contro il nucleare, anche nel mio partito di origine. Quindi, posso parlarne tranquillamente. Altri han fatto le campagne contro il nucleare.

La senatrice Pirro mi ha invitato a uscire dai palazzi, perché probabilmente pensa che io non lo faccia. Dico alla senatrice Pirro, pur non essendo abituato ad autocitarmi, che è dal 1996 (in quel caso senza la Lega), che io vinco il collegio uninominale di Piacenza. Se vuole venire alla prossima competizione, stia tranquilla, la ospito volentieri, ma non le garantisco il successo. (Applausi. Vivaci Commenti).

Sulla sanità territoriale, la cui importanza io condivido, mi rivolgo alla senatrice Lorenzin.

Io ho cercato di essere pacato e non ho citato nessuna delle Regioni con i numeri, ma se i responsabili delle Regioni ci dicono che raggiungono l'obiettivo, mi spiegate per quale ragione lo devo mettere in dubbio? Solo perché la maggioranza delle Regioni è di centrodestra o perché me lo dicono tutte le Regioni? Guardate che se volete i dati, nei dati ci sono tutte le Regioni, non ce n'è una e ritengo che l'invito che tutto il Parlamento dovrebbe fare, invece e per contro, sarebbe quello che diceva la senatrice Lorenzin, cioè di sollecitare, perché questo è un obiettivo importante, perché è vero che ci vogliono i medici, ma prima di rifare le case di comunità con i medici, ci vogliono le strutture finite, perché se non sono collaudate, i medici non sanno come utilizzarle e voi sapete benissimo ‑ lo dico alla senatrice Lorenzin ‑ che noi siamo, secondo i dati delle Regioni, al 123 per cento dei cantieri aperti rispetto all'obiettivo. Questo non è un dato che invento io, ma mi è stato dato dalle Regioni con tanto di somme. Poi saranno collaudate tutte? Io mi auguro di sì, ma non ho ragione di ritenere che chi mi dice che arriva all'obiettivo non lo raggiunga.

Quanto alla storia dell'algoritmo, penso di non avere dubbi al riguardo, ma anche in questo caso mi dispiace che altri si lamentino attribuendo a questa parte politica o a questo Governo tale affermazione. L'affermazione è del senatore, del vice presidente Gentiloni, che ha detto chiaramente che questo non è vero, è solo frutto di un algoritmo, anzi in relazione ai criteri, Spagna ed altri Paesi hanno avuto più dell'Italia. È una dichiarazione che non ho fatto io. (Applausi). Se leggete lo stenografico, vedrete che non c'è questa mia valutazione.

Sui criteri di assegnazione, vi voglio far presente che essi erano riferiti alla numerosità della popolazione in rapporto al totale dell'Unione europea, alla significativa contrazione del PIL a causa della pandemia (sicuramente l'Italia aveva avuto una fortissima contrazione proprio perché è stato forse il Paese più toccato o comunque uno dei più toccati dalla pandemia) e un tasso di disoccupazione superiore alla media dell'Unione europea nel quinquennio precedente all'approvazione del Piano. Questo non lo dico io, ma lo si può rintracciare negli Allegati 1, 2 e 3 del Regolamento EU/2021/241, che stabilisce infatti la metodologia per l'assegnazione dei fondi.

Ancora la senatrice Lorenzin ha posto delle domande anche politiche, che penso meritino una risposta. Quella sulla competitività dal 2026 io la rilancio: penso che uno degli strumenti importanti per il futuro sia sicuramente quello della coesione, lo ritengo determinante anche in relazione ad alcune ‑ non tutte ‑ delle nuove misure che sono previste. Ne cito due: l'housing sociale, l'innovazione delle imprese e, se vogliamo, anche una terza missione che può dipendere da Regione a Regione, ovvero quella per superare il rischio idrogeologico. A quest'ultimo proposito voglio chiarire una questione relativa ai fondi Emilia-Romagna, Toscana e Marche.

In realtà, si interviene perché, come sa, c'è un commissario e, dopo la ripartizione del 2024 e la progettazione del 2024, decisa nel settembre del 2024, a ottobre 2024 l'Emilia-Romagna, ma non solo, è stata raggiunta da una nuova alluvione. Il ripetersi di queste alluvioni - lo dico molto francamente - ha fortemente consigliato una riprogettazione della gran parte degli interventi, perché a quel punto sono diventati non più di riparazione, ma strutturali. È per questo che vengono finanziati con altre risorse, perché al 30 giugno 2026 non sarebbe stato possibile ultimare le opere.

Ringrazio infine tutti i senatori della maggioranza che sono intervenuti: in realtà non mi hanno posto domande, ma mi hanno spronato ad andare avanti; sotto questo profilo, però, forse non molto gradita potrà essere questa mia osservazione, che pure, dal punto di vista politico, ritengo di dover fare.

Questo è un Piano che passa attraverso quattro Governi: Conte I, Conte II, Draghi e Meloni. Ora, l'obiettivo che dobbiamo avere in comune è quello di ottenere il miglior risultato possibile, che non è il risultato migliore per il Governo Meloni o per il Governo Conte I, il Governo Conte II o il Governo Draghi, ma è il risultato migliore che può ottenere l'Italia. Avendo infatti il Piano più corposo sotto il profilo economico, il nostro sarà uno dei piani che verranno guardati e osservati più di altri e, se questo Piano e questi obiettivi sono raggiunti dall'Italia, forse merita qualche parola in più il quadro finanziario pluriennale. Come sapete, esso in questo momento costituisce un fondo Paese nel quale ci sono, da una parte, la coesione e, dall'altra, la politica agricola comune (PAC). Se, raggiungendo gli obiettivi, dimostriamo che questo Piano, come l'Italia ha fatto, è transitabile, allora, a maggior ragione, penso che abbiamo forza anche per dire: se vi diciamo di escludere PAC e coesione, non ve lo diciamo perché è un capriccio, ma perché la coesione è fondamentale che passi attraverso le Regioni e la PAC è fondamentale che abbia una linea diversa da quello che può essere un piano Paese.

Ecco, con questo spirito, mi permetto di concludere dicendo che, al di là delle polemiche, che sono legittime e che tutti abbiamo fatto, manca l'ultimo miglio: nel percorrerlo, vogliamo tutti non dico aiutare, ma sperare di raggiungere gli obiettivi o dobbiamo continuare a dividerci tra Oriazi e Curiazi? Questo me lo chiedo; da parte mia c'è la disponibilità… (Commenti). Possiamo parlare anche di quelli, che è un altro problema di questo Paese, senatore, glielo garantisco: anch'io ne sono preoccupato.

Il mio appello è quindi, al di là della votazione di questa sera e delle legittime contestazioni, al di là di tutto, che ci sia però la volontà da parte di tutti di raggiungere obiettivi che, in primo luogo, servano ai cittadini e, in secondo luogo, facciano figurare bene l'Italia, e non questo o quel Governo, perché è un Piano che è passato per quattro Governi. (Commenti). Ho sentito dire prima tante cose, ma qualcuno si è accorto che il 70 per cento della spesa di questo piano è il 70 per cento della spesa del Piano originario? E allora, se è così, qualcuno mi riesce a spiegare perché allora andava bene e oggi dev'essere demonizzato? (Applausi).

Non si possono avere due parti sullo stesso tema: o il Piano non va bene, ma allora non andava bene dall'inizio, o il Piano va, magari non come era nelle aspettative di coloro i quali l'avevano pensato. Le misure non vengono introdotte per fare dispetto a qualcuno, ma per cercare di raggiungere gli obiettivi, tutti, per un unico motivo. Tra le tante cose che nessuno ha voluto rilevare, se noi eliminiamo alcuni obiettivi, non abbiamo solo il definanziamento, ma la sanzione e, se mi permettete, l'obiettivo mio, non come Ministro ma come italiano, è che l'Italia non abbia sanzione alcuna. (Applausi).

PRESIDENTE. La ringrazio, signor Ministro, però ci mancano i pareri sulle proposte di risoluzione.

FOTI, ministro per gli affari europei, il PNRR e le politiche di coesione. Mi scusi, signora Presidente. Esprimo parere favorevole sulla proposta di risoluzione della maggioranza e mi rimetto all'Assemblea sulle altre.

PRESIDENTE. Passiamo alle votazioni.

CALENDA (Misto-Az-RE). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

CALENDA (Misto-Az-RE). Signora Presidente, signor Ministro, accolgo il suo invito a ragionare in uno spirito di sistema e di Paese e, in uno spirito di sistema e di Paese, a riconoscere ciò che appartiene alla responsabilità di questo Governo e ciò che non appartiene alla responsabilità di questo Governo. (Brusio). Sì, però c'è un tale casino che parlare diventa complicato.

PRESIDENTE. Senatore Calenda, sono attentissima e stavo per intervenire. Purtroppo, quando non siamo in molti, l'Aula rimbomba molto. Colleghi, vi richiamo a tenere un tono basso e a consentire a noi tutti di ascoltare l'intervento del senatore Calenda. Prego, senatore Calenda.

CALENDA (Misto-Az-RE). La ringrazio molto, signora Presidente. Non c'è da parte nostra alcuno spirito che non sia costruttivo sul PNRR, ci mancherebbe. Il dato di fondo del perché non sta funzionando come dovrebbe non è attribuibile a nessun Governo: è il fallimento sostanziale della capacità di implementazione di questo Paese, che riverbera sui fondi di coesione e su ogni altro strumento che prevede un'azione implementativa, articolata e diretta da parte dello Stato, delle Regioni e dei Comuni. Questo è il dato di fatto: noi siamo un Paese incapace di spendere i soldi anche quando ci vengono dati e questa riflessione chiama in causa tutti, non uno specifico Governo.

Dopodiché dovremmo parlare, però, anche delle cose su cui vi abbiamo avvisato per tempo, Ministro. Quando sono usciti i decreti attuativi di Transizione 5.0, vi abbiamo mandato una nota su come cambiarli puntualmente e il vostro Ministro, che io - lo dico con affetto - penso sia veramente una disgrazia nazionale, ci ha risposto dicendo che andava tutto bene. Quando abbiamo chiesto più volte di cambiarlo, ogni volta la risposta è stata implicitamente: ma Urso si adombra. Ma chi se ne frega, se si adombra Urso! Ma dategli un ciuccio e mandatelo a giocare! Ma vi rendete conto che abbiamo buttato i soldi che avevamo per gli investimenti delle imprese? Perché fare lo sforzo di scrivervi come migliorare quel decreto, se poi alla fine la risposta è sempre "noi siamo noi e…". Vabbè.

Un altro esempio: lei parla dell'energia. Io, signor Ministro, sono un nuclearista convinto. Le segnalo che alla Camera è stato approvato un ordine del giorno in cui si spiega chiaramente, anche da voi, come ridurre i costi dell'energia, il fatto che Enel distribuzione e Terna facciano utili più di Hermès, che le concessioni idroelettriche in questo momento producono a 25 euro, ne danno 25 alle Regioni e vendono a 120 gravando sulle tasche degli italiani. Ci abbiamo anche lavorato insieme, ma non se ne vede mai un risultato.

E che dire del nucleare? Signor Ministro, stiamo aspettando questa roba sul nucleare in Aula da tempo immemorabile. Che vogliamo fare? Avevamo costruito tre centrali nel frattempo. Ogni volta che parla il ministro Pichetto Fratin e parla della fusione (lasciamo perdere quando parla Urso, perché sul nucleare non lo dovete mandare in Aula), ogni volta parla di altre cose.

Voglio fare un esempio di un errore nostro, così inizio da qui: penso che mettere dentro al PNRR le case della salute sia stato un clamoroso errore, perché è chiaro che in un Paese che non ha medici e infermieri fare le case della salute risulta difficilissimo se prima non fai quell'investimento. Considero l'idea di fare gli asili nido invece di fare convenzioni con privati un errore, perché gli asili nido comunali costano immensamente di più e non ci sono i fondi. Okay? Errore.

C'è un errore che siete disposti ad ammettere voi? Lo dico perché il fatto evitare il rapporto tra Orazi e Curiazi, come dice lei, parte dal principio per cui uno è capace di dire "questo è un errore che ho fatto io" e forse trarre un'idea più generale di quello che avverrà nei prossimi mesi, dove noi ci batteremo (noi no per fortuna) su questa storia delle Regioni, che sappiamo benissimo come andrà a finire: dove si governa si vince, perché ormai il voto di opinione non c'è, esiste il voto organizzato. Dopodiché, facciamolo, divertiamoci: la prossima qual è? La Calabria? Quindi, vincete voi; poi arriva la Campania, quindi vincono loro; facciamo questo gioco? E poi, quando andiamo a vedere i fondi di coesione o i fondi del PNRR che dovevano spendere loro è una tragedia, perché non spendono più niente? Rimaniamo inermi a dirci che è colpa di un Governatore di una Regione, che, guarda caso, è quella opposta alla nostra? Io non credo che sia così. Lei lo sa, signor Ministro, tant'è che voi volevate l'abolizione delle Regioni.

Io venerdì sarò in Sicilia, dove sta succedendo un cataclisma: gente nominata, perché figlia di parlamentari, alla guida delle società dei trasporti, con i peggiori trasporti, e poi un trasferimento dalla Lombardia alla Sicilia per una festa di compleanno. Cavolo, ma voi eravate i duri e puri contro questa roba qua, ma che vi è successo?

Questa riflessione impegna tutti noi forse e comporta anche il fatto di saper dire: case della salute, per me abbiamo sbagliato. Voi cosa avete sbagliato? Qualcosa l'avete sbagliata, siamo disposti a dircelo? Siamo disposti a parlarne, siete disposti ad accettare i suggerimenti? La Spagna ha usato il 70 per cento in strumenti finanziari, è vero, per questo sta funzionando, perché noi invece abbiamo messo su un circo Barnum per cui, invece di usare quei soldi per far funzionare le imprese e far investire, abbiamo costruito meccanismi che sapevamo che non potevano funzionare, dato il grado di funzionamento - scusate la ripetizione - della pubblica amministrazione italiana.

Il discorso di oggi sul PNRR è una riflessione sul funzionamento globale di questo Paese, di come le Regioni e i Comuni, in particolare le Regioni, non siano più in grado di spendere, così come le amministrazioni centrali, e come bisogna fare strumenti semplici e forse accogliere, quando uno li ha fatti nel passato, un suggerimento se arriva, anche se Urso si disturba. Questa è la verità e la sapete a destra come a sinistra. Io non dirò mai che quello che avete fatto sul PNRR è colpa solo vostra, perché errori di pianificazione li abbiamo fatti tutti, li ho ammessi, ma questa cosa, Ministro, per cui voi siete sempre meglio di tutti in qualunque cosa, io le voglio dire - se posso dirlo - che porta sfiga. Mi creda, perché l'ho visto fare a noi e a un certo punto ha portato sfiga.

Quindi vi consiglio di volare basso, sedervi, accettare due consigli e cercare di capire che sono problemi strutturali, non sono problemi di parte. (Applausi).

PAITA (IV-C-RE). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

PAITA (IV-C-RE). Signora Presidente, signor Ministro, io non la considero un demagogo e non la considero nemmeno tra quelli che esultano per nulla. Devo dire che le riconosco una certa serietà, almeno nell'impostazione con cui affronta il lavoro d'Aula.

Nonostante questo presupposto di partenza, lei oggi non mi ha convinta, anzi mi ha profondamente delusa, e provo a spiegarle il perché. Il suo racconto, nel quale lei ci vorrebbe spiegare che il PNRR è così perché è stato così in tutti i Governi che hanno accompagnato il percorso relativo al PNRR, è un ragionamento veramente di basso profilo, rinunciatario e falso. Noi abbiamo dei problemi seri in questo Paese che non sono il frutto di un'eredità, ma di un'assenza di capacità di riforma che questo Governo non ha portato avanti in questi anni. Non è certamente responsabilità del passato se abbiamo toccato quest'anno il record di debito pubblico. Non è un caso se quest'anno la pressione fiscale nel nostro Paese è ulteriormente aumentata e sono antichi ricordi quelli in cui avreste voluto mettere i limiti in Costituzione. Non è responsabilità solo del passato se abbiamo avuto un ulteriore calo nelle nascite.

Ci sono problemi in questo Paese che dopo tre anni avrebbero meritato una messa a fuoco coraggiosa da parte di questo Governo. (Applausi). Perché non lo avete fatto? Non lo avete fatto perché voi pensate che, governando facendo poco e niente e non dando disturbo a nessuno, la luna di miele con il Paese continui; e finora è stato così, quindi bisogna anche darvi atto che avete effettivamente centrato gli obiettivi dal punto di vista elettorale. Io però non credo che il Paese possa sopravvivere ad un'assenza di capacità di visione e a un'assenza di riforma nei prossimi anni, e lo dimostra proprio la vicenda del PNRR: se con 200 miliardi di investimenti voi non siete riusciti a smuovere una delle questioni finanziarie, economiche e di sviluppo che ho citato, significa che la vostra è una strategia che porta il Paese a sbattere, oppure lo porta alla stagnazione, che è l'altro pericolo reale che noi abbiamo.

Il senatore Calenda diceva: il problema è che tutti i Governi hanno avuto la grande tematica della semplificazione e della velocizzazione delle procedure e nessuno con coraggio lo ha affrontato. Mi dichiaro d'accordo, è vero, si poteva fare di più anche in passato su questi temi. Ma questo Governo ha risolto i problemi di velocizzazione e di semplificazione delle opere? No, e vi spiego perché. Noi abbiamo ritardi su tutte le infrastrutture e le cito per non dimenticarle: Salerno-Catania, Salerno-Reggio Calabria, Napoli-Bari, Palermo-Catania, l'Alta velocità al Nord, e il Terzo valico dei Giovi che va a singhiozzo. Signor Ministro, lei fa lo scettico, ma il mio territorio lo conosco bene e a quell'opera credo tantissimo, visto che sono stata la prima ad avviarla (peraltro c'era il Governo Berlusconi). Sappia che quell'opera ha ulteriori ritardi ora, accumulati adesso; anzi, siete messi in termini piuttosto problematici, perché l'avete messa tutta dentro il PNRR, quindi ora quei ritardi si accumulano. Gli ospedali di comunità sono cinquanta su trecento: lo ricordava la collega Musolino prima in modo assolutamente giusto. Sugli alloggi per gli studenti, la collega Malpezzi ha detto cose che sono corrette sotto il profilo dei numeri. Transizione 5.0 è una catastrofe, l'esempio di quello che non si deve fare per aiutare le imprese. Eppure bastava copiare: avevate lo strumento fatto da noi, Industria 4.0, durante il Governo Renzi, e bastava copiare; non siete stati nemmeno in grado di copiare. Cito poi la medicina territoriale. gli asili nido, gli investimenti per l'elettrificazione dei porti.

Tutto è in ritardo perché un conto è inondarci di numeri senza una forma e senza un'anima, Ministro, e dire "no, ma abbiamo rispettato il primo target; no, ma forse ci danno la seconda tranche del secondo target", e un conto è guardare nero su bianco la spesa reale che ci dice che i ritardi su tutte le opere più importanti di questo Paese ci sono, eccome, e rischiano di essere irreversibili. Ecco perché i dati economici non crescono. Ecco perché in questo Paese i giovani continuano ad andarsene. Ecco perché non nascono persone. Ecco perché non si riescono a aiutare le madri con gli asili nido. Ecco perché la sanità è allo sfascio e le liste d'attesa sono, diciamo così, l'incubo che gli italiani, che hanno bisogno di esami preventivi per la loro salute e per la loro sicurezza, non riescono ad affrontare. Siete buoni a venire qui e raccontare che voi avreste la volontà di unire il Paese e di andare avanti tutti assieme e che è un problema se danno le sanzioni all'Italia. Sono la prima a dire che, certo, sarebbe un problema; tifiamo tutti per il nostro Paese. Quando però si tratta di esprimersi su risoluzioni che dicono cose sensate e vi propongono di dire parole più nette sul nucleare, di correggere Industria 5.0, di risolvere i problemi di semplificazione e di… (Il microfono si disattiva automaticamente).

PRESIDENTE. Chiedo scusa, ma stavo verificando delle questioni tecniche e mi ero distratta sui tempi.

PAITA (IV-C-RE). …lei con incoerenza rispetto alla volontà di unire dichiarata 10 minuti fa, ci dice che si rimetterà all'Aula, dando di fatto il "la" a operazioni che saranno solo ed esclusivamente della maggioranza.

Mi sarei aspettata, proprio in virtù della volontà di unire, della logica di volere bene e di evitare sanzioni per il nostro Paese, che lei venisse qui a dire "sì, avete detto qualcosa di sensato, avete detto qualcosa di giusto, prendiamo gli spunti delle vostre riflessioni e uniamo il Paese". Invece lei è venuto qua a farci un ragionamento moralista e, poi, come sempre, ha diviso, lacerato, non assumendosi una responsabilità dei ritardi che ci sono che - ripeto - non riguardano solo lei, ma l'intero Governo, senza indicarci alcuna traiettoria o rotta per il Paese. Così, Ministro, si va a sbattere. Io le dico con chiarezza che questo è l'ultimo avvertimento che le arriverà, perché poi arriveranno i resoconti della spesa e quelli della nostra economia e purtroppo per gli italiani non vedo prospettive di speranza e di luce. Spero ovviamente di sbagliarmi. (Applausi).

SALVITTI (Cd'I-UDC-NM (NcI, CI, IaC)-MAIE-CP). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

SALVITTI (Cd'I-UDC-NM (NcI, CI, IaC)-MAIE-CP). Signora Presidente, è innegabile che ad oggi l'Italia è un modello nella gestione del Piano nazionale di ripresa e resilienza. Il primato della nostra Nazione riguarda i target raggiunti e le rate pagate, come già spiegato dal ministro Foti poc'anzi. Un primato, quello del PNRR, ottenuto superando le tante criticità ereditate e allineando la nostra azione alle mutate esigenze. Il nostro Paese si appresta a ricevere il pagamento dell'ottava rata che ci porterà al ragguardevole traguardo di 374 obiettivi raggiunti e quota 153 miliardi di euro trasferiti a portata. Parliamo del 79 per cento della dotazione finanziaria complessiva, mentre sono impegnati 192 miliardi di euro dei 194 della dotazione originaria. Parliamo di un lavoro enorme, un impegno che, in termini di attuazione, sugli oltre 420.000 progetti ci porta a registrare una percentuale di progetti finanziati e in via di definizione pari a 96 punti. In pratica si potrebbe dire che in questi tre anni di Governo abbiamo raggiunto il cento per cento degli obiettivi programmati, come riconosciuto dal Fondo monetario internazionale. (Applausi).

Si tratta di numeri che dimostrano come il pragmatismo e la puntualità del Governo Meloni abbiano portato ad un'azione virtuosa che in Europa ci pone come esempio. È accaduto nella tenuta dei conti pubblici, così come nella gestione di questo fondamentale strumento finanziario. Questa proposta di revisione del PNRR ci permetterà di superare diverse criticità e di allocare le risorse in maniera più efficiente, anche attraverso il ricorso a nuovi strumenti finanziari.

Bene, inoltre, l'inserimento di nuove misure attuabili nei tempi molto stringenti previsti dal Piano e il potenziamento di quegli interventi stanno producendo risultati superiori alle aspettative, con particolare attenzione alla competitività, al potenziamento delle infrastrutture ed alla coesione sociale e territoriale della nostra Nazione.

Tanti i settori che sono stati coinvolti e che hanno dimostrato, fino ad ora, una capacità ed una velocità nella spesa, come quelli del turismo e dell'agricoltura, soprattutto puntando a discorsi legati, facendo l'esempio dell'agricoltura, alla filiera. I 2 miliardi in più sul finanziamento delle filiere sono un obiettivo importante, perché non si tratta solamente dei 2 miliardi che si mettono a disposizione, ma è quanto investimento riescono a generare per far sì che possa crescere un intero settore.

Sappiamo tutti quanti benissimo che il Governo Meloni si è posto come obiettivo di spingere il settore primario, quello dell'agricoltura. La dimostrazione sta nel fatto che proprio la revisione di questo Piano permette di poter spendere 2 miliardi in più in quel settore, che ha dato dimostrazione, fino ad ora, di avere la capacità di spendere i fondi a disposizione e di farlo in una prospettiva di crescita ulteriore, quindi non solamente limitando la spesa, ma generando nuove risorse e nuova ricchezza da creare sui territori. (Applausi).

Al di là del fatto che questo è un Piano che attraversa quattro Governi, la disponibilità dimostrata dal Ministro a ragionare tutti quanti insieme per far sì che possa vincere l'Italia, non questo Governo, nel raggiungimento totale degli obiettivi e con un sostegno da parte di tutti quanti, passa anche attraverso il fatto di non negare l'evidenza e, da un certo punto di vista, passa anche dai membri dell'opposizione.

Se, da un lato, si riconosce il risultato importante che è stato Industria 4.0, si badi bene che non si tratta della versione in cui era nata inizialmente, ma del Piano Industria 4.0 di Patuanelli. Quella ha avuto un effetto concreto sugli investimenti industriali, non quella che era nata con il Governo Renzi. Erano due misure completamente diverse: con lo stesso nome, ma completamente diverse.

Industria 5.0, probabilmente, non ha funzionato. Si sta intervenendo per far sì che possa migliorare e possa essere più efficace, per far sì che gli imprenditori possano investire sulla modernizzazione delle proprie aziende e delle proprie imprese. Questo, però, lo si può fare con il contributo da parte di tutti, quando si riconosce che, da un punto di vista economico-finanziario, dei risultati questa Nazione li ha innegabilmente raggiunti, come è dimostrato, non tanto dalle agenzie di rating, quanto dai mercati, che hanno valorizzato il percorso individuato da questo Governo, condito di pragmatismo e di concretezza.

Quanto al debito pubblico, negare che si è scesi al 134 per cento del debito pubblico significa non vedere la realtà delle cose. Tutti gli investimenti, che seguiranno alle opere infrastrutturali che arriveranno, avranno una ricaduta negli anni. Vi sarà, dunque, una prospettiva di crescita nelle aree che saranno attraversate da tutte le opere infrastrutturali previste nel Piano.

L'obiettivo è finirle il più velocemente possibile, ma è evidente che ciò accadrà e darà risultati positivi nel corso degli anni, per far sì che la nostra economia continui a crescere. Il merito di questo Governo è quello di aver invertito la rotta in maniera assoluta e totale, come dimostrato dai numeri e da null'altro. (Applausi).

Da questo punto di vista, io ringrazio il ministro Foti per il lavoro che ha fatto e che sta facendo in questi anni. Conosciamo il suo amore per la politica. Probabilmente avrebbe voluto rimanere in Aula piuttosto che andare al Ministero, quello è innegabile. Però, augurandogli un buon lavoro, esprimo un parere assolutamente positivo da parte del mio Gruppo. (Applausi).

MAGNI (Misto-AVS). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

MAGNI (Misto-AVS). Signora Presidente, signor Ministro, io l'ho ascoltata molto attentamente sia nella relazione che nella replica e devo dire con franchezza che sono molto deluso e cerco di spiegare perché. Intanto perché ‑ lo dice l'Ufficio parlamentare di bilancio, non io - il differimento di una quota programmata dal 2026 al 2027 comporterà un peggioramento delle prospettive macroeconomiche per il nostro Paese nel 2026 rispetto a quanto previsto dallo stesso vostro Governo ad aprile di quest'anno. Questo è un dato, ma bisognerebbe spiegare perché.

Lei ha elencato una serie di dati e cerco di spiegarne alcuni. Il nostro è un Paese nel quale da 26 mesi è in corso un forte calo di produzione industriale e con processi di messa in discussione di alcuni settori importanti, dalle automobili all'elettrodomestico, al tessile e ad altri. Ebbene, se non si è in grado di spendere i soldi del Piano Transizione 5.0 perché avete sbagliato, questo è un fatto negativo, bisogna riconoscerlo, perché abbiamo lasciato oltre 4 miliardi, anziché affrontare il problema della difficoltà delle imprese per l'innovazione, perché certamente certe produzioni non si faranno più nel nostro Paese o verranno certamente ridotte.

Non ha detto nulla, ad esempio, sul fatto che sul budget assegnato al lavoro e alle politiche sociali la spesa è ferma all'11,8 per cento. Non ha spiegato che per agricoltura, sovranità alimentare e foreste siamo fermi al 14,5 per cento, che per il turismo siamo al 18,4 per cento e per la cultura al 18,9 per cento e per la salute al 27 per cento, mentre per gli asili nido c'è stata addirittura una riduzione. Tutte queste cose hanno delle ripercussioni, perché, come abbiamo spiegato, ci troviamo, ad esempio, in un periodo di inverno demografico e avete inventato i bonus anziché aumentare i servizi. Qualcuno meglio di me ha già spiegato tutta la vicenda degli asili nido.

Lei ha elencato tutta una serie di cose, ma noi abbiamo un saldo negativo di 101.000 giovani che sono usciti rispetto a quelli che sono rientrati, perché 196.000 persone sono andate all'estero, di cui 156.000 sono italiani e solo il 53.000 sono rientrati. Perché succedono queste cose? Io non sono assolutamente di quelli che pensano "mal comune, mezzo gaudio", perché quella verso il Paese è una responsabilità di tutti, ma prima di tutto di chi governa e non potete continuare a scaricare sugli altri, perché sono oltre tre anni che governate e cosa avete fatto su questo terreno? Niente.

Ho citato i dati prima e questi ci dicono che non c'è un'inversione di tendenza in questi settori. Dite che è aumentata l'occupazione, ma è aumentata quella povera e la competizione si fa solo sui costi e quindi in contrazione, pertanto a pagarla sono i lavoratori e le lavoratrici. Dovete rispondere rispetto a queste cose.

A differenza di qualcun altro, io penso che sia stato giusto affrontare il problema delle case di comunità, perché se si vogliono salvare le aree cosiddette interne, se si vuol dare la possibilità di ripopolare i piccoli Comuni, ci vogliono i servizi. Io abito in un territorio in cui ci sono 5.000 infermieri che vanno in Svizzera a lavorare e non ci vanno per turismo, ma perché lì vengono pagati di più, perché lì viene riconosciuta la loro professionalità, non è che non ci sono infermieri. Queste sono le cose che accadono.

Lei ha parlato anche della questione dei giovani e degli alloggi. Ho spiegato prima che non è come ha detto lei, quindi forse dovrebbe fare anche lei molto meno trionfalismo e dire quali sono le criticità e affrontarle per quelle che sono. Il problema del lavoro è centrale, per non parlare poi della transizione ecologica, sulla quale abbiamo speso il 2,8 per cento. È una vergogna.

Pensiamo di negare continuamente, come fanno alcuni in questo Parlamento, che è cambiato il clima e poi però abbiamo bombe d'acqua e frane da tutte le parti? A proposito di Milano Cortina 2026, l'altro giorno, in un paese vicino al mio, sono caduti dei massi: spero che si metta in sicurezza la zona, perché c'è il rischio che non si possa passare col treno per andare in Valtellina, perché sono ancora fermi lì, da una settimana.

Queste sono le cose che accadono nel Paese: lei invece ha spiegato che va tutto bene; non è che voglia dirle che tutto va male, ma le ho fatto esempi di cose che non vanno per niente bene e che però sono fondamentali per un Paese che vuole competere a livello internazionale, perché se sull'agricoltura si spende il 12 per cento e in più adesso arrivano i dazi, mi spiegate come si fa ad essere competitivi a livello internazionale? Se nell'industria, anziché competere sul terreno dell'occupazione di qualità e quindi dell'innovazione, abbiamo i problemi che abbiamo, come si va poi a competere al livello internazionale, e anche qui arrivano i dazi del nostro amico Trump? Questo è il dato fondamentale.

Avete avuto anche una fortuna fondamentale: mai un Governo di questo Paese ha avuto una disponibilità economica così rilevante per poterlo cambiare e voi non lo state per niente cambiando. Questo è il dato fondamentale. Infine mi deve spiegare dov'è intervenuto - perché uno degli obiettivi del PNRR era la riduzione delle disuguaglianze - e dove sono state ridotte queste disuguaglianze. A me e a noi pare che nel Paese siano aumentate le disuguaglianze, anche perché sul terreno della coesione sociale, ad esempio, come lei ha detto prima, e sulla questione del lavoro c'è stata una riduzione da 800.000 a 600.000 persone formate, perché hanno trovato altri posti e si è potuto ridurne il numero; anche sul terreno della coesione sociale, però, avete speso un quarto dell'obiettivo che vi era stato assegnato: questi sono dati fondamentali e il problema è che la coesione sociale, da una parte, non è migliorata e le disuguaglianze, dall'altra, non sono diminuite; questo è il punto in cui siamo.

Questa è una fotografia e bisognerebbe avere il coraggio di dire che alcune cose sono state fatte e altre invece non sono state fatte, per più ragioni, anche per questioni relative a come siamo fatti e c'è il problema di chi decide e di come si decide; l'avete deciso voi, però, ad esempio, di fare un'unica gestione di tutte le aree del Mezzogiorno, non l'ho deciso io, l'avete deciso voi; addirittura, adesso avete allargato la cosiddetta ZES anche alle Marche il giorno prima delle elezioni e avete deciso questo spostamento: adesso non so se lei continuerà ad essere il riferimento sul punto, visto e considerato che prima c'era il suo predecessore Fitto, poi è passato a lei; adesso ci sarà la Presidenza del Consiglio e quindi ci sarà Sbarra, credo, che seguirà il nuovo Dipartimento del Mezzogiorno, però siamo ancora qua; questo è il dato.

Guardi, non mi interessa fare polemiche su questa cosa, però il dato vero è che lei ha venduto delle cose e ha cercato di dire che tutto andava bene, mentre le abbiamo dimostrato - io gliel'ho dimostrato - come stanno molte delle cose che non ha detto (perché, avesse voluto dirle, avrebbe dovuto dirle come le ho dette io) e quindi le cose non vanno per niente bene.

Sarebbe bene quindi che ci dessimo una mossa e facessimo una svolta: per questo voterò contro la risoluzione che avete presentato. (Applausi).

DAMIANI (FI-BP-PPE). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

DAMIANI (FI-BP-PPE). Signora Presidente, signor Ministro, colleghi senatori, ho seguito con grande attenzione anche oggi il dibattito molto importante su un tema sentito dal nostro Paese e dalla politica tutta, che è quello appunto del PNRR, dei fondi di coesione e della rimodulazione.

Sono stato presente in Aula, ho ascoltato tutti gli interventi e capisco, nel confronto politico, il dibattito tra maggioranza e opposizione. Le opposizioni vanno alla ricerca, all'interno di un Piano che tempo fa anche loro hanno lavorato a costruire (quindi beneficiavano anche loro del fatto che il Piano gli apparteneva, l'hanno scritto e hanno portato in Italia questi miliardi), di qualche appunto negativo e lo trovano su un tema molto generale e generico, che - ahimè - è un tema atavico nel nostro Paese, quello della sanità. Sono tanti anni che parliamo di sanità; questo Governo sta affrontando questo tema sia nel PNRR che fuori dal PNRR, attraverso una serie di investimenti importanti che sta facendo, ha fatto e farà ancora una volta con la prossima manovra finanziaria, che ci accingiamo a varare.

Allo stesso modo va alla ricerca di qualche appunto negativo, ancora una volta, con la polemica sugli asili nido. Parliamo tutti di denatalità e quindi sappiamo che, a un certo punto, non possiamo costruire gli asili e poi tenerli vuoti, perché abbiamo un problema di denatalità. Bisogna necessariamente guardare alla realtà e quindi pensare a un piano e a una rimodulazione che possa e debba essere utile al Paese. Le cose inutili che avete prodotto voi del centrosinistra in questi anni non servono più a nulla. Oggi è necessario modificare, cambiare e guardare in meglio le risorse da allocare e da cambiare. (Applausi).

Voi, cari amici del centrosinistra, siete responsabili di una serie di errori che sono stati fatti e sui quali noi, con questo Governo, ci siamo impegnati sin dal primo giorno. Ricordo le polemiche sulla rimodulazione, perché in pochi anni purtroppo la situazione internazionale e geopolitica del Paese è cambiata rispetto alla stesura del PNRR del 2020 e del 2021. Questo Governo, quando è arrivato nel 2022, ha messo mano al Piano con serietà, proprio perché non vuole sprecare tutte le risorse a disposizione del nostro Paese e degli italiani, come ha detto il Ministro.

Il Ministro ha detto che oggi è impegnato qui non nella sua qualità e nella sua veste di Ministro, ma per cercare di non sbagliare a spendere queste risorse, perché sono importanti per il nostro Paese. È questa oggi la situazione ed ecco perché siamo ancora qua e meno male che siamo ancora qua, caro collega Magni; siamo ancora qua proprio perché stiamo varando gli ultimi metri che bisogna percorrere per arrivare alla conclusione del Piano e per fare in modo che la cosiddetta messa a terra sia completa per quanto riguarda tutte le risorse.

Sono intervenuto anche qualche mese fa in quest'Aula, quando siamo arrivati al passaggio dell'attuazione. Abbiamo fatto un ulteriore passaggio sull'attuazione del PNRR, con i dati che il Governo ci aveva fornito qualche mese fa. Anche in quell'occasione abbiamo notato e abbiamo espresso i dati che ci erano arrivati, con gli obiettivi conseguiti e non soltanto con i soldi già incassati e quelli spesi. Così come qualche mese fa, anche oggi noi siamo il primo Paese in Europa che ha raggiunto obiettivi, che ha raggiunto e ha ottenuto le risorse. Credo che oltre il primo posto non si possa andare; oggi l'Italia vanta questo primato, che io annovero non soltanto all'impegno del Governo, ma che secondo me deve essere un primato che tutti noi italiani dobbiamo rivendicare, per quello che si è fatto e per quello che si sta facendo, anche grazie all'azione efficace del Governo di questi anni.

Poi è arrivato il 4 giugno e la Commissione europea ci ha dettato con chiarezza quelli che devono essere gli ultimi metri, la rotta finale. È stato varato un calendario, in base al quale tutti gli obiettivi devono essere raggiunti entro il 31 agosto 2026. Oggi la Commissione incoraggia i Paesi europei a rivedere, nel loro complesso, le scadenze difficili da raggiungere e i soldi difficili da spendere e dà una possibilità di flessibilità, che - come dicevo - è dovuta anche alla situazione internazionale.

In questi anni, grazie all'attenzione del Governo, siamo riusciti a rimodularla. Lo abbiamo fatto sin dall'inizio, in merito agli eventi che abbiamo verificato tutti quanti: la guerra russo-ucraina, con l'aumento dei prezzi dell'energia, l'aumento dei prodotti alimentari e dei materiali di costruzione, l'inflazione che è stata anche pesante. Il Governo ha seguito e ha continuato a seguire tutta questa attività di monitoraggio e siamo arrivati all'attuale stato di avanzamento del PNRR.

Anch'io voglio dedicare qualche secondo ai numeri, perché sappiamo tutti come sono state oggi rendicontate con successo sette rate, sono stati raggiunti 334 obiettivi e traguardi, pari al 54,4 per cento del totale previsto. Si tratta di un avanzamento superiore alla media europea (noi ci attestiamo quasi al 55 per cento, mentre la media europea si attesta intorno al 38 per cento) e con il pagamento della settima rata l'Italia ha ricevuto il 72 per cento delle risorse complessive, circa 140 miliardi di euro, e rispetto alla posizione dell'Europa, che è al 57 per cento, ha stabilito un primato. Ci hanno definito persino in Europa i front runner nell'attuazione del dispositivo del Piano nazionale di ripresa e resilienza. Adesso ci accingiamo e abbiamo già fatto richiesta per l'ottava rata, con ulteriori 40 obiettivi da raggiungere. Siamo già pronti e prossimi a guardare alla nona rata del PNRR, che vale anche in questo caso circa 13 miliardi di euro. Stiamo lavorando in questa direzione.

L'aggiornamento che oggi abbiamo, al 31 agosto 2025, vede quasi il 96 per cento dei risultati del totale dei progetti che sono stati messi in campo quasi raggiunti; al 31 agosto 2025 sono stati validati 86 miliardi di euro di spesa attraverso il sistema di monitoraggio; non a chiacchiere, non attraverso il Governo che ci dà qualche dato o qualche ufficio. È il sistema Regis, al quale tutti noi ci appelliamo e facciamo riferimento, che ci fornisce oggi questi dati che indicano gli stati di avanzamento e il raggiungimento degli obiettivi del PNRR, con l'incasso delle rate.

Quello che adesso c'è da fare lo abbiamo auspicato anche nell'intervento di qualche mese fa, quando in quest'Aula abbiamo parlato di attuazione del PNRR. Tutti, maggioranza e opposizione, anche noi della maggioranza, abbiamo fatto una richiesta al ministro Foti qui in Aula: se abbiamo la possibilità, per il prosieguo, in merito all'ottava e nona rata, di rimodularne alcune, facciamolo e andiamo in una certa direzione. Oggi il Governo ha fatto questo, si è messo a lavorare proprio per rimodulare alcune spese e alcune scadenze che oggi, in un sistema particolare di burocrazia, forse non si riescono a raggiungere e quindi vengono rimodulate. È una proposta di revisione che vede oggi il rafforzamento di misure che già esistono all'interno del PNRR e riguarda in particolar modo 34 misure. È stata fatta una ricognizione realistica della situazione del PNRR, in modo tale da non compromettere le ambizioni dello stesso piano, in modo da non lasciare indietro nulla delle risorse e arrivare fino alla conclusione del piano, spendendo circa 195 miliardi di euro.

Qual è la direzione oggi della rimodulazione del Piano? È una direzione che certamente a noi di Forza Italia piace, perché va verso le imprese e abbiamo numerosi e ulteriori investimenti per quanto riguarda le imprese e la competitività dell'impresa, così come per l'agricoltura, che vedrà per la filiera agricola ulteriori miliardi a disposizione. C'è oggi anche una ricapitalizzazione, come in molti ci chiedono, che riguarda la Zona economica speciale, dove finalmente avremo anche due linee nuove di crediti di imposta che andranno a favore dei nostri imprenditori. Tante volte parliamo di ZES e ci viene chiesto di mettere a disposizione delle risorse; oggi, con il PNRR, individuiamo ulteriori risorse per aiutare, finanziare e sostenere la ZES. Sappiamo tutti che, oltre alle risorse, la Zona economica speciale, che oggi ha funzionato e funziona nel nostro Paese, ha un altro importante approccio, dal punto di vista non soltanto dell'impegno, ma dell'attività, grazie all'autorizzazione unica che oggi le imprese hanno, e quindi anche da un punto di vista di semplificazione burocratica abbiamo raggiunto un ulteriore obiettivo che è una riforma epocale.

Questi sono gli obiettivi e le richieste che oggi ci accingiamo a varare.

Ecco perché siamo ancora qui: per approvare una proposta di risoluzione importante e per guardare con fiducia, da italiani, tutti insieme, la messa a terra di un piano che vale 200 miliardi in favore del nostro Paese. (Applausi).

DAMANTE (M5S). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

DAMANTE (M5S). Signora Presidente, signor Ministro, l'ho ascoltata oggi attentamente, come ho ascoltato tutti gli interventi in Aula dei colleghi. Mi sono ritrovata ad ascoltare più un resoconto, più una narrazione di un'attività di monitoraggio del PNRR; non una revisione politica del PNRR, ma una revisione tecnica in virtù dei dati che oggi vengono fuori dallo stato di monitoraggio. Finalmente il Governo ha monitorato l'attuazione del PNRR e si è accorto che molti obiettivi e molte misure non saranno completati entro il 2026. Il Ministro si è però dimenticato anche di dire che questo monitoraggio andava fatto prima. La colpa non è sua, signor Ministro; è colpa di questo Governo e non dei quattro Esecutivi che hanno gestito il PNRR. Vorrei ricordare al Ministro e a tutta l'Assemblea che una revisione profonda del PNRR è stata fatta proprio da questo Governo nel 2023 dall'ex ministro Fitto, che ha spostato chirurgicamente tutti gli obiettivi al 2025 e al 2026 e lo ha detto chiaramente. Me lo ricordo perché intervenni io in quella seduta con quella prima comunicazione: ho dovuto revisionare perché ero certo che, senza quelle revisioni della governance e degli spostamenti degli investimenti, noi non avremmo raggiunto i target imposti dall'Unione europea. È diventato il PNRR di questo Governo (Applausi), perché lì è stata chirurgicamente cambiata la governance; non tanto gli obiettivi sono stati cambiati, ma sono state spostate le risorse e gli obiettivi al 2025 e al 2026.

Tra tutte le obiezioni fatte, vi abbiamo detto anche questo: se spostate, come faremo a monitorare la questione, non solo dal punto di vista delle risorse? L'ha pure detto lei, onestamente, signor Ministro. Gli obiettivi del PNRR sono diversi. Non c'è solo la messa in sicurezza delle risorse, ma la messa a terra degli investimenti, dei servizi utili ai cittadini. Invece, come sempre, assistiamo a uno spostamento di fondi, dal PNRR al Fondo sviluppo e coesione. Non me lo sono dimenticato, non se l'è dimenticato nessuno: il ministro Fitto tolse più di 10 miliardi agli enti locali perché non erano in grado di portare avanti la spesa e li ha portati sul Fondo per lo sviluppo e la coesione, spostando il raggiungimento degli obiettivi. La stessa cosa state facendo oggi voi con 20 miliardi di facility; fondi che migrano, risorse e progetti che migrano, e quindi spostiamo ancora al 2029 i risultati della crescita e degli obiettivi del PNRR, che erano il superamento delle disuguaglianze tra Nord e Sud e del problema della ripresa dopo l'emergenza sanitaria. Tutto questo evidentemente non ha importanza; ha importanza, in questo momento, una revisione tecnica.

Io però mi aspettavo di più. Sembra di tornare indietro: nella mia precedente vita facevo l'assistenza tecnica alla gestione dei fondi della Regione Siciliana. Poco fa lei ha detto che i fondi di coesione sono fermi al palo. Sì, me lo sono sentita dire un sacco di volte dal ministro Fitto anche con il decreto-legge Sud, dove cambia la governance. Ebbene, vorrei ricordarlo a quest'Aula: proprio per i cambiamenti che avete fatto voi, gli accordi di coesione sono stati scritti soltanto nel 2025 e non prima. Avete accentrato tutto in mano a questo Governo. Quindi, se la Regione Sardegna o la Regione Siciliana sono indietro, la responsabilità è vostra. (Applausi). Non ho ancora sentito dire di chi sono le responsabilità. Se i cittadini italiani non avranno le case di comunità, non avranno gli ospedali di comunità, non avranno tutto ciò che era previsto (gli studentati, gli alloggi per gli studenti), ma anche tutto ciò che era previsto nel Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, o ciò che era previsto in capo al Ministro delle imprese e del made in Italy, la responsabilità di chi è? Me lo volete dire di chi è? Dei vincoli europei? No, della vostra strategia, che non c'è perché non programmate. (Applausi). Non c'è una logica strategica e politica. Io voglio raggiungere quegli obiettivi, non voglio solo spostare fondi. Quegli obiettivi sono fondamentali per i cittadini.

Mi è sembrato di ritornare a quando lavoravo alla Regione Siciliana. A questo proposito - lo dico io, ma l'ha detto anche il ministro Fitto - il Sud non riesce a spendere queste benedette risorse della politica di coesione. Vi do una notizia, ve la do: nonostante i ritardi nell'attuazione della spesa, nessuna Regione in Italia ha restituito somme all'Unione europea. (Applausi). Sapete perché? Perché hanno utilizzato i vostri stessi strumenti, spostandoli. In Sicilia le facility le chiamavamo fondi JESSICA (Joint European Support for Sustainable Investment in City Areas) e JEREMIE (Joint European Resources for Micro to Medium Enterprises). Non avete cambiato nulla, non avete inventato nulla. Sono strumenti finanziari messi a disposizione dall'Unione europea alle autorità di gestione per dire che, pur non essendo riusciti a raggiungere gli obiettivi, non possiamo penalizzare ancora di più togliendo le risorse. Spostatele, riportate i progetti a cavallo, portatele in altri fondi. Questa migrazione di fondi dal PNRR ad altri strumenti finanziari è banale, perché vi siete dimenticati il passaggio fondamentale: i servizi ai cittadini, le esigenze dei cittadini italiani che vorrebbero un po' di politica con la «P» maiuscola e non l'utilizzo di queste risorse sempre e soltanto per fare politica di basso livello (Applausi), che alloca risorse e diventa il super Ministro che decide a chi dare, a quale Regione dare, a quale Regione non dare, a quale Ministero togliere o a quale dare. Se parliamo di risorse, parliamo di allocazione di risorse e quindi già una definizione di politica, anche di basso livello, c'è. Invece parliamo di cambiare le competenze, sembra un girovagare dei fondi. Vola Gigino e i fondi li accentriamo. Come ha detto il ministro Fitto, il Sud non è in grado di gestire le risorse, le accentro io. Torna Gigino e il Dipartimento della coesione va alle dipendenze del ministro Fitto. Ma vola Gigino a Bruxelles e allora arriva Sbarra, perché adesso deve essere lui a gestire queste somme. (Applausi). Tutto torna, ancora Gigino, cambia il nome diventando Dipartimento per il Sud, ma l'unica cosa che non vola e resta sempre lì, immobile, è l'atteggiamento di impoverimento e predatorio nei confronti del Sud.

A voi conviene che il Sud abbia questi divari, così continuate a giocare con le poltrone e con le risorse. Il Sud è trattato sempre da colonia e quindi non ha importanza. Le faccio un altro esempio, signor Ministro: in Sicilia abbiamo un'autostrada famosissima, la Gela-Siracusa, che non ha mai visto la luce. Eppure ci sono stati finanziamenti infiniti e in Sicilia hanno governato per lo più Governi di centrodestra e destracentro. Lei parlava poco fa della programmazione 2014-2020; chieda al suo collega ministro Musumeci come ha messo a terra, quando era Presidente della Regione Siciliana, quella spesa che voi avete dovuto correggere. Lo dica al suo Ministro, che era accanto, perché era Presidente della Regione come adesso c'è il presidente Schifani.

Ritorno alla Gela-Siracusa ricordando che è stata finanziata da contratti di programma, dal Fondo europeo di sviluppo regionale (FESR), politica di coesione, fondi strutturali, per ben due programmi, ma ancora non c'è. I fondi passano, ma la Gela-Siracusa non c'è, come non ci sono tutti i progetti e tutti quei servizi del PNRR che servivano.

Non basta spostare le risorse e mettersi in sicurezza. Neanche noi vogliamo le penali. Non vogliamo restituire somme alle sanzioni penali o all'Unione europea. Tra l'altro, io ve l'ho pure proposto. Io ho presentato un disegno di legge in cui vi chiedevo l'istituzione di una Commissione speciale per unirci tutti insieme in quella Commissione e capire dove intervenire (Applausi), non per mettere in sicurezza le risorse, ma i progetti utili ai territori.

E voi vi siete fatti sordi. Avete detto che non ce n'era bisogno, perché quello che aveva fatto Fitto con la revisione del PNRR funzionava alla perfezione. Si è visto: siamo qui a parlare di revisione tecnica.

Signor Ministro, la colpa di chi è? Soprattutto, chi pagherà queste colpe? Sempre e soltanto i cittadini, soprattutto quelli del Sud. Noi non ci stiamo a questa faccenda e ve le diciamo in faccia le cose: le responsabilità sono tutte vostre. Il PNRR oggi è il PNRR del Governo Meloni, perché con la revisione attuata da Fitto voi ne avete cambiato la governance, e se c'è un fallimento, lo dobbiamo addebitare solo e soltanto a voi e non a chi ha programmato e ha ottenuto quelle risorse (Applausi).

GARAVAGLIA (LSP-PSd'Az). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

GARAVAGLIA (LSP-PSd'Az). Signora Presidente, colleghe e colleghi, abbiamo ascoltato con attenzione la relazione del ministro Foti, la discussione generale e gli interventi in dichiarazione di voto. Per non ripetere stancamente concetti noti, cerchiamo di uscire dalla comfort zone e dallo schema base, che è semplice. L'opposizione dice: vi abbiamo fatto arrivare una montagna di miliardi, è stato grazie a noi, voi non siete in grado di spenderli e siete in ritardo. Perfetto, al che la maggioranza ribatte: non è vero, grazie a noi siamo i più performanti d'Europa, siamo i migliori. Perfetto.

In realtà la situazione è un po' più complessa. Affrontiamo, quindi, due temi veri. Il primo è il PNRR, sul quale facciamo qualche considerazione, anche perché dovremo farci i conti da qui al 2052. I conti li faranno i nostri nipoti e qualche conto lo facciamo anche sui conti. L'amica e collega senatrice Malpezzi ci dice che non basta fare i conti con il pallottoliere. Io non sono d'accordo. Poi spiegherò perché siamo d'accordo a fare i conti anche con la calcolatrice con i tasti grossi, l'importante è fare i conti giusti.

Sul PNRR già prima il collega Claudio Borghi ha dato qualche informazione di base. Non esistono pasti gratis: sono circa 200 miliardi, ma sono soldi nostri. Sono soldi nostri in prestito, perché il prestito va restituito; sono soldi nostri anche nella parte cosiddetta grant, perché siamo contributori netti. Quindi, i soldi che gli diamo ce li ridanno; va bene, son sempre soldi nostri. Questo lo sanno tutti, ma è importante ripeterlo, perché altrimenti qualcuno, in malafede, nega l'evidenza.

Sono però da vedere anche gli effetti sul bilancio, che sono già iniziati, perché abbiamo già iniziato a pagare gli interessi su questo prestito: 300 milioni nel 2023, 500 nel 2024, oltre 700 nel 25. Ma continuano a salire, perché più sale il capitale, più sale la parte interessi. Poi, dal 2033 al 2052 si restituisce la parte capitale. Quindi, quei famosi soldi gratis, perché abbiamo sentito anche queste affermazioni assurde, li restituiamo dal 2023.

La sintesi semplice sul bilancio è che, finita la rata della follia, del 110, del superbonus, inizia la rata del PNRR. Tradotto, significa che il bilancio di questo Stato è ingessato per i prossimi decenni. Questo dobbiamo dire con chiarezza quando parliamo di PNRR.

Ma non è solo una questione economica. Il PNRR è anche rigido. Come diceva bene il ministro Foti, si cerca un po' di flessibilità, ma il PNRR ha una struttura rigida, vincolata nei tempi e negli obiettivi. Obiettivi, ahimè, non sbagliati, anche se spesso alcuni sono sbagliati, ma tanti anche già superati nei fatti.

Faccio un paio di esempi. Le mitiche case della salute erano un modello che probabilmente vent'anni fa aveva un senso, ma oggi noi spendiamo miliardi per fare una cosa che è superata nei fatti dall'innovazione. Il vero obiettivo, quindi ‑ e qui dobbiamo metterci la testa ‑ è trovare tutti insieme un senso a queste strutture, altrimenti spendiamo miliardi per delle scatole vuote, diciamoci le cose come stanno. (Applausi).

Un altro tema è quello di investimenti spesso indirizzati sul Green Deal: buona parte di Industria. 5.0, che oggettivamente non va, è anche legata al fatto che le industrie non vogliono questi fondi per obiettivi che non condividono, al netto della burocrazia, che si può sicuramente eliminare. Tuttavia, questi obiettivi molto ambiziosi ‑ si usa dire in Unione europea ‑ sono stati superati ormai dai fatti. Del resto, tutte queste politiche sul Green Deal hanno di fatto spiazzato l'economia dell'Unione europea, tant'è che è una politica che va rivista totalmente: lo dice la politica, iniziano a dirlo i Governi, ma lo dice anche il buon Mario Draghi, che in maniera chiarissima lo ha detto l'anno scorso e lo ha ribadito quest'anno. Faccio un inciso perché il linguaggio dell'Unione europea è interessante e va compreso e tradotto. Quando all'Unione europea si parla di obiettivo sfidante, significa che è quasi impossibile da raggiungere (Applausi); quando si parla di obiettivo ambizioso, significa che è impossibile (Applausi), quando si parla di obiettivo molto ambizioso, significa che è evidentemente irrealizzabile. (Applausi). Questo per dire che dietro, probabilmente, c'è un altro obiettivo, che qualcuno poi ci dirà.

Per terminare sul tema del PNRR, veniamo alla burocrazia. Ebbene, buona parte delle difficoltà nella spesa di questi fondi, che ahimè ormai abbiamo e quindi dobbiamo spendere, è proprio legata alla burocrazia che è tipicamente europea ed è un caos totale rispettare queste procedure europee. Non a caso il già citato Mario Draghi lo scorso anno a Bruxelles è intervenuto dicendo: o si fa un enorme taglio della burocrazia, o l'Unione europea è finita. Sono le sue testuali parole, ma il risultato è stato nullo. La questione è stata ribadita quest'anno, sempre dall'ottimo Mario Draghi; il risultato è stato zero tagli alla burocrazia. Bisognerebbe trarre le conseguenze. Il taglio della burocrazia e la flessibilità vanno benissimo, ma caro ministro Foti, va bene semplificare, ma facciamo attenzione: l'ipotesi di accentrare fondi europei oggi nella disponibilità delle Regioni porterebbe a effetti in termini di IVA devastanti sul PIL, quindi attenzione a non fare guai. Va bene semplificare, ma non va bene fare guai.

Un altro tema è accentrare e ragionare su fondi che non vengono spesi, ma fondi che oggi vengono spesi con efficacia, se accentrati, finirebbero nel calderone. (Applausi).

Ma veniamo al secondo punto, ovvero i conti. L'amica senatrice Malpezzi ci dice che non basta fare i conti con il pallottoliere. Ebbene, contesto in radice questa affermazione: meno male che i conti la Lega e il Governo di centrodestra, con umiltà, li sanno fare. Questo Governo di centrodestra, con il premier Meloni, i vice premier Salvini e Tajani e il ministro Giorgetti all'economia, i conti li ha fatti e, facendo i conti con umiltà e decentemente, abbiamo visto il record dell'occupazione e la disoccupazione ai minimi, lo spread ai minimi, il miglioramento del rating dell'Italia che ha trascinato il rating delle migliori banche italiane, tant'è che adesso tutto il sistema bancario è identificato come classe A e questo significa meno costi di interesse, più prestiti alle imprese, più mutui per le famiglie.

Tutto bene, quindi? No, assolutamente, certo che no, c'è tantissimo lavoro ancora da fare; ma concludo con una banale considerazione di carattere politico, sempre perché i conti si fanno con il pallottoliere e devono essere anche facili da farsi.

Facciamo un ragionamento per assurdo: con le sinistre al Governo, con la fantomatica proposta del Gruppo 5 Stelle del reddito di cittadinanza anche nelle Regioni e con mirabolanti ipotesi di spesa pubblica senza coperture, la strada è segnata; è evidente che la Banca d'Italia va a schiantarsi sugli scogli, ma questo i cittadini lo sanno, perché tipicamente, quando votano, poi si esprimono di conseguenza.

Continueremo quindi con umiltà a far di conto con saggezza, con prudenza e con la bella calcolatrice coi tasti grossi, anche a mente, perché sappiamo farli anche così; sicuramente però i conti li facciamo anche giusti. (Applausi).

NICITA (PD-IDP). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

NICITA (PD-IDP). Signora Presidente, tante cose sono state dette; partirei da questo foglietto che ci è stato distribuito oggi, che dice: comunicazioni del Ministro sulle modifiche al Piano nazionale di ripresa e resilienza. La prima notizia quindi è che ci sono delle modifiche; la seconda notizia è che ci sono delle modifiche perché l'Italia non riesce a rispettare gli impegni del Piano. Poi possiamo discutere, signor Ministro, sul perché, sul come e su quali sono le condizioni, ma queste sono le due notizie da cui partire: c'è una modifica al PNRR e la modifica c'è perché i piani che erano stati fatti non possono essere rispettati.

C'è un grande ritardo; e allora, quando si è di fronte a un ritardo? Spesso, siccome sono in ritardo, ripeto a me stesso un proverbio inglese: se non puoi essere puntuale, almeno sii sincero.

Se dunque abbiamo questi ritardi, cerchiamo di capire quali sono le ragioni, ma prima, signor Ministro, mi permetta di dire che ovviamente noi difendiamo con orgoglio il PNRR e lo difendiamo non soltanto perché siamo riusciti a disegnarlo in un momento di grandissima difficoltà come primo Paese al mondo colpito dal Covid, ma lo difendiamo come uno strumento che ha disegnato politiche che rappresentano ciò che è l'interesse del Paese oggi e nel futuro e ciò che è l'interesse dell'Europa (le due transizioni, la transizione digitale, la transizione energetica, climatica ed ecologica, l'idea di mettere insieme infrastrutture sociali ed economiche, innovazione nell'energia e nei trasporti e innovazione nella coesione sociale).

Vedete, c'è una cosa: lei ha citato il ministro Gentiloni. C'è una decisione importantissima della Corte di giustizia dell'Unione europea, sulla quale sollecito i colleghi, a proposito dell'applicazione del PNRR: per la prima volta vi è stata una decisione che nel sanzionare Polonia e Ungheria ha detto che, laddove non si rispettano le regole dello Stato di diritto, lì la Commissione europea ritirerà i propri finanziamenti, compreso il PNRR.

Il PNRR infatti, collega Garavaglia, non sono semplicemente conti, ma è un'idea di Europa, è un'idea di Paese. Ora sono confuso, perché mi ricordo il capogruppo Foti che criticava e non votava il PNRR; mi ricordo la Lega che invece lo votava e mi ricordo il dialogo fra Lega e Fratelli d'Italia sul poco tempo che c'era a disposizione per poterlo studiare, con Salvini che diceva: io ho già letto tutto. Ecco, non so se Salvini avesse letto tutto allora e se ve lo siate riletto adesso, ma è divertente notare il cambio di posizioni.

La verità è che noi siamo molto contenti se finalmente questo Governo e le forze di maggioranza difendono il PNRR come idea della coesione dell'Italia e come idea della coesione dell'Europa.

Però noi oggi avremmo voluto, signor Ministro, discutere del dopo PNRR (lei lo ha citato come esempio). Il PNRR, che abbiamo messo nel Piano strutturale di bilancio, ha degli effetti sul nostro PIL non soltanto in questi anni, ma anche negli anni futuri; tuttavia, per moltiplicare quell'effetto, noi dobbiamo fare politiche complementari, innanzitutto sul lavoro, perché le infrastrutture che stiamo costruendo (avete citato gli asili nido, le case di comunità e non soltanto le case della salute, quella era un'altra cosa) sono infrastrutture che funzionano (gli ospedali di comunità). Se poi finanziamo il personale che ci va, se lo formiamo, cioè se le rendiamo infrastrutture vive, allora io mi aspettavo da lei, signor Ministro, come anche dal ministro Giorgetti, che ci desse un'indicazione di cosa intendiamo fare dopo. Se noi siamo cresciuti (poco) in questi due anni, come ha certificato di nuovo il nostro Piano strutturale di bilancio e l'Ufficio parlamentare di bilancio (UPB), lo dobbiamo esclusivamente al PNRR, quindi io mi aspetto che almeno questo lo si riconosca e che si dica che siamo cresciuti e non siamo in recessione perché abbiamo fatto quel Piano e perché quel Piano ci sta portando ad un cambiamento. (Applausi).

Nello stesso tempo, signor Ministro, mi permetta anche di sottolineare la questione dei ritardi. Ora, il tema non è a chi dare le colpe, però sostanzialmente vi siete esaltati ogni volta che arrivava una rata, vi siete talmente innamorati del concetto di rata che avete rateizzato pure le rimodulazioni. Ho visto che fate confronti con gli altri Paesi europei, che in realtà non andrebbero fatti, perché la dimensione è diversa, ma anche la composizione del PNRR è diversa. Sostanzialmente noi abbiamo avuto non so quante rimodulazioni; c'è chi dice cinque e chi dice sei, questa probabilmente è la sesta. I casi sono due: o vi siete accorti che c'erano dei problemi e avete rimodulato, però avete rimodulato male, perché a questo punto siamo costretti a rimodulare ancora; oppure semplicemente ad ogni rimodulazione si è avviato un nuovo processo di ritardi.

Non era Ministro lei, però, quando abbiamo dibattuto il primo anno, anziché mettere subito in campo le misurazioni e i progetti, ci siamo impelagati in una riforma della governance che ha complicato il quadro, che non ha portato semplificazioni e che ha portato nuove forme di gestione e di gerarchia del potere e del monitoraggio, cambiando le cabine di regia. Da lì abbiamo capito che probabilmente ci saremmo imbarcati in un quadro di ritardo.

Però, visto che lei, signor Ministro, si è autocitato, mi permetta di citarla. Nel 2021 lei diceva, a proposito del PNRR: se tu programmi e poi non riesci a realizzare nei tempi ciò che hai programmato, non sei credibile in Europa. Sono parole sue, e lei si riferiva ad un ritardo che ancora si doveva manifestare. Le chiedo, se lei fosse al mio posto, cosa direbbe oggi, dopo che ci sono state cinque rimodulazioni e siamo costretti a rimodulare l'ultima per i ritardi che abbiamo? (Applausi). Le cito anche un'altra frase: siamo in clamoroso ritardo sull'esecuzione dei progetti del PNRR, l'Italia viene vista come una nazione sostanzialmente ferma. Chi lo ha detto? Giorgia Meloni nel 2022. Non so se interpretarla come una sorta di critica infondata o come una preveggenza del futuro. Ciò detto, signor Ministro, il problema è che questo PNRR sembra aver cambiato pelle: più che un Piano nazionale di ripresa e resilienza, sembra il piano nazionale ritardi e rimodulazioni. (Applausi).

Ma allora vediamoli questi ritardi. Ne sono stati citati due, io li indico in dettaglio. Su Transizione 5.0 è stato detto molto. Mi permetta di citare il piano Italia a 1 Giga: un piano semplicissimo, sul quale abbiamo ampiamente dibattuto, che addirittura prevedeva la possibilità di avere delle economie e di utilizzare una parte, circa un miliardo, per sostenere misure dal lato della domanda. Oggi si portano dal 2026 al 2030 i termini per cablare il Paese; ma non solo si spostano i tempi, si chiede anche di aggiungere delle risorse, quando noi abbiamo fatto delle gare per quelle connessioni. La cosa che più mi allarma è che sostanzialmente si dice che possiamo utilizzare il satellite per connettere alcune aree lontane. Allora, qui ci sono due problemi. Il primo è che il satellite ha standard minimi tecnologici inferiori a quelli che la Commissione europea ha previsto al 2030 per il piano Italia a 1 Giga, quindi non è utilizzabile.

In secondo luogo, questi soldi servono a realizzare infrastrutture che restano e che sono del Paese. Le infrastrutture di Musk, se le ha già fatte, stanno lì e chi vuole in qualche modo si può collegare e non vedo la necessità - anzi noi siamo molto contrari all'idea - di riprogrammare queste risorse pubbliche per finanziare un privato, quando c'era tutta la possibilità, in questi tre anni, di capire dove si stava andando e fare un monitoraggio.

Oggi, signora Presidente, signor Ministro, si chiedono rimodulazioni su punti che per noi sono stati essenziali. Li cito: le misure per la gestione del rischio di alluvione e la riduzione del rischio idrogeologico in Emilia-Romagna, Toscana e Marche. Capisco che le elezioni sono finite, però quello del rischio idrogeologico è un tema fondamentale. Vi è poi il tema dell'idrogeno, che lei ha citato: è chiaro che se uno si accorge del problema l'ultimo anno non possiamo costruire una filiera dell'idrogeno, ma questo era uno dei punti, quando discutemmo del PNRR, quello di creare delle hydrogen valley in varie parti del Paese, soprattutto, come sa, Presidente, Ministro, per i settori cosiddetti hard to abate, perché lì è la sfida fondamentale.

Ancora: ci sono tutta una serie di misure per la disabilità, per la coesione sociale, sulle quali vediamo che c'è una proposta - concludo, Presidente - di rimodulazione. Noi con la nostra proposta che chiediamo di mettere al voto chiediamo al Governo e al Ministro di rispettare integralmente il Piano, per tutta la parte di innovazione, di solidarietà e di infrastrutture sociali, quello che riguarda i giovani, la sanità, il dissesto idrogeologico. Ci rendiamo conto che ci possono essere dei problemi, ma vede, signor Ministro, anziché dare appuntamento alle elezioni in qualche Regione ad una collega dell'opposizione, lei poteva venire qui a dire che c'è un problema, che avete avuto delle difficoltà e spiegarci quali sono, perché questo può servire al futuro per ridisegnare delle politiche che funzionano bene. Questo non l'ha detto, però alla fine apprezzo che lei si sia appellato al senso nazionale. Allora lo farò anche io, citando, se mi permettete, una frase di Edward Abbey, che scrisse: «Un patriota deve essere sempre pronto a difendere il proprio Paese anche contro il suo governo».

Mi appello quindi al vostro patriottismo nel chiedervi il voto per la nostra proposta di risoluzione. (Applausi).

TERZI DI SANT'AGATA (FdI). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

TERZI DI SANT'AGATA (FdI). Signora Presidente, onorevoli colleghi, signor Ministro, sento il dovere e anche la grande soddisfazione e il piacere, condivisi dalla mia forza politica - ne sono sicuro - e da tutta la maggioranza, stando agli interventi che ho ascoltato, di dire che lei questo pomeriggio in Aula ha dato una prova veramente straordinaria di continuità. L'abbiamo sentita ripetutamente in 4a Commissione, la Commissione per le politiche dell'Unione europea: lei ha avuto il senso di servizio e la disponibilità di venire ben due volte, per diverse ore, il mese di luglio, quando si stava elaborando tutto questo impianto di modifica e di attuazione del Piano nazionale di ripresa e resilienza, in relazione anche alle interlocuzioni importanti con la Commissione e da quello che emergeva dai territori e dai diversi comparti nella fase di attuazione.

Lei è venuto diverse volte, sin dall'inizio del suo incarico, in 4a Commissione a parlare esattamente delle principali cose di cui si è parlato oggi: delle modalità e della rapidità con la quale siamo in grado di procedere nelle misure entro i termini stabiliti, entro il 2026. Lei ha già affrontato ripetutamente a luglio in 4a Commissione il punto relativo alla necessità di adattamento, legata naturalmente a motivi esterni che riguardano la geopolitica, ma anche l'andamento economico e le diversità che sono introdotte.

Pensiamo ai rapporti e alle questioni sui dazi, alle diversità che hanno influito sui comparti fondamentali della nostra economia. Lei ha fornito delle spiegazioni estremamente importanti e le devo dire che c'è una certa sorpresa, quasi un senso di ironia, nel dover constatare oggi che lei, ancora una volta, ha dato una prova. Dico ironia perché ha dovuto mettere in atto delle doti e delle virtù di moderazione e di pazienza - mi consenta di dirlo - nel riprendere e riaffrontare temi che alcuni dei colleghi presenti in quest'Aula in sede di 4a Commissione mi sembrava avessero registrato e preso nota facendo tesoro di quelle audizioni. Invece così non è avvenuto. È chiaro che c'è una dinamica dell'interlocuzione fra maggioranza e opposizione, e questo è estremamente sano.

Vorrei prendere ad esempio alcune cose che lei ha detto, che sono molto importanti per quanto riguarda il riferimento a dei dati. Il PNRR è un'area del nostro lavoro qui in Senato che si deve basare il più possibile su dati certi, condivisi, omogenei, e su dati che riguardano il PNRR, gli obiettivi e le misure che devono essere prese. Nella sua replica, che è stata altrettanto eloquente e precisa della sua presentazione di insieme, per la quale ancora desidero ringraziarla esprimendo il più forte apprezzamento, lei è tornato su questi punti con grande efficacia, a mio avviso: ad esempio, quando ha detto che i dati devono essere quelli legati e diretti al PNRR e a diversi programmi, e non estrapolati da altri studi e da altre considerazioni che sono completamente slegati. Questo trovo che sia il primo elemento che mi è sembrato di grande importanza e spero che in questo dibattito sia stato compreso e sia portato avanti per il futuro del lavoro.

Quanto al secondo punto rilevante politicamente, a proposito dell'arco temporale dal quale è partito e sul quale si è sviluppato questo grande disegno di utilizzo di più di 190 miliardi (come lei giustamente ha detto, solo un terzo a fondo perduto, mentre i due terzi a debito), è stata l'Italia il Paese che ha dimostrato più senso dinamico e l'ha dimostrato nell'accettare questa impostazione e questa divisione del piano attraverso quattro Governi. Quindi non è neanche possibile isolare completamente la performance di un Governo dall'altro.

L'ultima considerazione che ho trovato particolarmente rilevante nella sua risposta è che non è neanche auspicabile continuare a fare discussioni partitiche o di sezioni di forze politiche, di maggioranza o di opposizione, senza tener presente l'interesse nazionale e il grande disegno non soltanto economico, ma di politica estera, di posizionamento dell'Italia, di visione dell'Europa e del mondo che il Governo Meloni ha portato avanti e continua a voler affermare. È un disegno che trova le sue radici nei Governi precedenti e comunque sicuramente in miglioramento in fase attuativa nel modo di completarlo, è assolutamente compatibile con quello che abbiamo ottenuto nelle interlocuzioni positive con la Commissione.

L'Italia oggi non è certo quella del 2021; non è certo quella di prima delle due guerre così devastanti che abbiamo in Medio Oriente e in Ucraina; non è certo quella dell'economia complessiva, della libertà dei commerci, della libertà dei mercati e della globalizzazione che esisteva negli anni del pre-Covid o anche dell'anno successivo al Covid.

È un mondo cambiato. L'Europa è cambiata e, finalmente, l'Italia sta cambiando nella direzione che il Governo sta portando avanti: lei, signor Ministro, per gli affari europei e il commissario Fitto a Bruxelles. L'insieme delle forze e il senso del lavoro di team che tutti i Dicasteri e tutti i Ministri interessati stanno portando in economia, nei grandi valori europei, nell'unicità di intenti di questo Governo verso l'Italia e l'Europa che vogliamo, stanno dimostrando che il Paese sta con l'Europa e, grazie all'Italia, l'Europa sta cambiando.

È evidente che la capacità di attrazione del Governo Meloni è importantissima e ha contribuito a una modifica seria dei dati macroeconomici dell'Italia in positivo. Sappiamo che il PIL è cresciuto dell'1 per cento; non è certo una crescita strepitosa, ma è nettamente superiore a quella che veniva anticipata in tutte le proiezioni del Fondo monetario e delle istituzioni internazionali.

Vediamo al tempo stesso che l'Italia è attraente per gli investimenti nel debito pubblico. L'Italia è giudicata anche al di sopra di grandi Paesi che conosciamo e con i quali avevamo anche dei sensi di competizione per quanto riguarda gli assetti economici. Abbiamo visto però le stime date da Standard & Poor's, da Fitch e dal Fondo monetario internazionale e abbiamo registrato miglioramenti non soltanto di immagine, ma anche della sostanza dell'andamento dell'economia italiana che è data dai principali osservatori.

I mercati ci premiano. Ricordiamo che appena prima del Governo Meloni lo spread era pari a 233 punti base ed oggi siamo a 83. Il Fondo monetario internazionale ha promosso la nostra politica di bilancio e la determinazione del Governo ad abbattere l'elevato debito pubblico. Ecco, dette queste cose, io non torno su tutti i dati che dovrebbero veramente convincere tutti in quest'Aula sugli sforzi fatti e sull'importanza del lavoro che il Governo sta portando avanti.

Ci sono però tre aspetti che vorrei rilevare. Il primo riguarda la necessità di rafforzare le misure esistenti che hanno dato prova di efficacia e di impatto, riducendo altre misure, soprattutto green, rivelatesi sovrafinanziate.

Il secondo obiettivo è il ricorso a quegli strumenti finanziari che consentono di avere considerevoli disponibilità economiche, anche al di là dell'orizzonte del 2026. Vorrei citare in particolare la ZES unica per il Mezzogiorno; è stata citata da altri, ma credo sia importante citarla come forza politica e come parte di una visione di Governo che ritiene fondamentale questo aspetto. La ZES sarà ancora più potenziata con risorse complementari, con fondi di coesione e con le altre misure del PNRR.

Il terzo obiettivo, signor Ministro, che vorrei sottolineare è il trasferimento di risorse in favore del comparto nazionale degli investimenti InvestEU, gestito dal Fondo europeo per gli investimenti, in settori strategici, in particolare delle piccole e medie imprese. Per aumentare la competitività del Mezzogiorno, grazie a un sistema integrato che combina semplificazioni amministrative e benefici fiscali, c'è la ZES unica.

L'Italia e Fratelli d'Italia credono nell'Europa della concretezza, dell'identità e della crescita, non nei vicoli ciechi e nei sogni ideologici. È per questo, signor Ministro, che condividiamo l'importanza di rilocalizzare risorse non spese o non spendibili entro i termini verso misure già presenti nel Piano, con domanda elevata, verso nuove misure capaci di favorire gli investimenti ad alto valore aggiunto, la coesione territoriale, l'innovazione produttiva, la transizione energetica e digitale. Al tempo stesso è irrinunciabile - e questo lo mettiamo anche negli impegni al Governo nella nostra risoluzione di maggioranza - una revisione che mantenga gli obiettivi trasversali, la parità di genere, il rilancio dell'occupazione giovanile e il superamento dei divari territoriali, lo sviluppo del Mezzogiorno.

In conclusione, signor Ministro, signora Presidente, questa revisione del PNRR è l'evidente prova di un Governo estremamente serio e responsabile nel mantenere gli impegni e dimostrare la sua grande visione dell'Italia che vogliamo. (Applausi).

PRESIDENTE. Ha chiesto di intervenire il ministro Foti per una precisazione.

Ne ha facoltà.

FOTI, ministro per gli affari europei, il PNRR e le politiche di coesione. Signora Presidente, nel chiedere scusa soprattutto ai Gruppi di opposizione, essendo io abituato a un altro Regolamento, in relazione a questo volevo rettificare ed esprimere parere contrario sulle risoluzioni nn. 1, 3 e 4.

PRESIDENTE. La Presidenza ne prende atto.

Avverto che il ministro per gli affari europei, il PNRR e le politiche di coesione, onorevole Foti, ha accettato la proposta di risoluzione n. 2, dei senatori Terzi di Sant'Agata, Matera, Rosso, Garavaglia e Salvitti, e ha espresso parere contrario sulle proposte di risoluzione n. 1, dei senatori Calenda e Lombardo, n. 3, dei senatori Boccia, Patuanelli e De Cristofaro, e n. 4, della senatrice Paita ed altri.

Come di consueto, laddove approvata la proposta di risoluzione n. 2, cioè quella di maggioranza accettata dal Governo, le restanti proposte di risoluzione saranno considerate precluse o in parte assorbite.

Metto ai voti la proposta di risoluzione n. 2, presentata dai senatori Terzi di Sant'Agata, Matera, Rosso, Garavaglia e Salvitti.

È approvata.

È stata avanzata una richiesta di controprova.

Ordino la chiusura delle porte. Procediamo alla controprova mediante procedimento elettronico.

È approvata.

Essendo stata approvata la proposta di risoluzione n. 2, risultano dunque precluse o in parte assorbite le proposte di risoluzione nn. 1,3 e 4.

Interventi su argomenti non iscritti all'ordine del giorno

BEVILACQUA (M5S). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

BEVILACQUA (M5S). Signora Presidente, Giorgia Meloni ha il problema di riscrivere la storia. Ha il problema di dimostrare che dietro le stragi del 1992 e del 1993 c'è solo la mafia, non anche la destra eversiva, non anche i servizi segreti deviati. Non lo può fare, però, se prima non estromette Roberto Scarpinato dalla Commissione antimafia.

Scarpinato, infatti, ha avuto la sfrontatezza di presentare una memoria di oltre cinquanta pagine, in cui pone domande del tipo: che ci faceva Delle Chiaie, esponente di Avanguardia Nazionale a Palermo nei giorni precedenti la strage di Capaci? Oppure: chi sono gli uomini in giacca e cravatta che si aggirano subito dopo l'esplosione in via D'Amelio, incuranti dei cadaveri, interessati solo all'agenda rossa e che ai poliziotti sopraggiunti mostrano un tesserino dei servizi segreti?

La presidente Colosimo non può cercare di rispondere a queste domande, perché altrimenti emergerebbe che quelle stragi non furono volute per l'indagine «Mafia e appalti», perché se fosse vera la storia che cercano di riscrivere, non avrebbero bisogno di estromettere Scarpinato dall'antimafia, anzi, avrebbero la forza della verità nel dare le risposte proprio alle sue domande. E invece no, Roberto Scarpinato deve essere dichiarato in conflitto di interessi. Ma se aver lottato tutta la vita contro la mafia può essere motivo di conflitto di interessi, come dovrebbe essere definito quello di chi fa parte di un partito che ha tra i suoi cofondatori un condannato in via definitiva per concorso esterno in associazione mafiosa? (Applausi).

Signora Presidente, queste domande se le fanno anche gli italiani e quindi la maggioranza ha anche il problema di dover dimostrare all'opinione pubblica che chi ha lottato tutta una vita contro la mafia, che è un eroe che vive da sempre sotto scorta e ha sacrificato sé stesso e la sua famiglia per la giustizia e per combattere la mafia, deve diventare brutto e cattivo e lo fa abusando, dopo aver abusato della Commissione antimafia, della Commissione di vigilanza e del servizio pubblico. Infatti va in onda il processo mediatico di Scarpinato per mano di Giletti, lo stesso Giletti che, dinanzi alle carte presentate da Scarpinato, non avendo la forza di rispondere e dovendo ammettere di non conoscere la vicenda nel merito, non può fare altro che interrompere in maniera violenta la ricostruzione ineccepibile e inattaccabile di Roberto Scarpinato.

Se ci fosse una Commissione di vigilanza RAI in grado di funzionare e non boicottata e paralizzata dalla maggioranza, noi avremmo potuto chiedere in audizione come sia possibile che il servizio pubblico venga piegato in questo modo inaccettabile per diffondere il verbo di Giorgia Meloni, ma il principale presidio di pluralismo e di garanzia per i cittadini è fermo da mesi e di questa paralisi si avvantaggia, come di una manna dal cielo, chi vuole riscrivere la storia senza essere disturbato. Questo è il metodo della maggioranza: piegare le istituzioni alle proprie esigenze. È il sistema che cerca di silenziare in qualunque modo ogni voce critica che con la forza della verità scalfisce la narrazione del mondo parallelo di Giorgia Meloni. Ebbene, se ne facciano una ragione quelli della maggioranza, perché la voce di Roberto Scarpinato è la voce di un'intera comunità che chiede giustizia e verità e questa voce non la spegneranno mai. (Applausi).

PAITA (IV-C-RE). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

PAITA (IV-C-RE). Signora Presidente, Elisa Polcino aveva 49 anni e oggi è stata uccisa a colpi di sassi dal marito; il marito è fuggito ed è purtroppo morto anche uno dei figli, mentre l'altra figlia è in condizioni gravissime. È stata lapidata, questa donna. Siamo arrivati a questo livello di orrore, a questo livello di crudeltà, sembra di essere tornati a tempi che pensavamo fossero davvero terminati e che sono un ricordo terribile. C'è dietro ciò un'idea, una concezione non solo proprietaria della donna, ma anche di disprezzo, vogliamo dirlo con chiarezza? Il senso paterno non ha nemmeno consentito di evitare almeno la morte dei figli.

Io sono rimasta sconvolta dall'episodio di oggi e mi ha anche molto colpita il fatto che non si sia iniziata la seduta dell'Assemblea con un ricordo su questo punto.

Ho apprezzato molto il fatto che si sia iniziato comunque con il ricordo delle morti sul lavoro, però oggettivamente penso e immagino di trovare la comprensione e la condivisione di tutti voi, colleghi, sul fatto che con oggi si sia veramente passato il segno, perché è anche la modalità con la quale questo efferato omicidio è avvenuto che dà il senso di un'ulteriore escalation e di un'ulteriore perdita di qualsiasi tipo di misura: parliamo di prendere una persona a sassate, lapidarla e, in una furia omicida - vedremo poi le dinamiche - cagionare anche la morte dei propri figli.

So che sono parole che si corre il rischio di dire in un'ottica retorica e sono veramente in difficoltà mentre parlo, però penso che bisognerebbe tornare a riflettere, perché poco tempo fa abbiamo votato l'istituzione del reato di femminicidio e lo abbiamo fatto tutti insieme, convinti che inasprire una pena, in questi casi, sia giusto e che l'elemento culturale e di deterrenza sia un fatto da esplorare, perché bisogna fare dei tentativi, però mi chiedo se tutti noi, in una Commissione o in qualche sede anche più adatta al ragionamento e all'approfondimento, non si possa prendere un po' più in considerazione l'aspetto culturale che sottende a tutto ciò e il fatto che non si risolve con il solo reato (che comunque è giusto, ci mancherebbe altro).

Con oggi lo chiedo però a tutti i colleghi. (Brusio). Lasciamo perdere la disattenzione. (Applausi. Commenti). Non voglio accusare nessuno di insensibilità, collega Gasparri, però stiamo parlando e, siccome la conosco e so che su tali questioni dà il suo contributo, stavo provando a proporre di fermarci un secondo e di ragionare insieme, per capire se c'è un modo anche per lanciare come Parlamento un appello di sensibilizzazione e di attenzione, perché forse sarebbe compito della politica e delle istituzioni, in un momento come questo, non sottovalutare che non solo c'è un'escalation nei numeri, ma anche nelle modalità.

Può sembrare assurdo il mio ragionamento: un femminicidio è un femminicidio ed è grave sempre, è una cosa terribile sempre; provate a immaginare però una dinamica come quella che è accaduta oggi. Penso che sia il tempo di una riflessione corale, pacata, con toni che non siano sotto i riflettori, né propensi alla retorica, però è un segnale che questa istituzione deve provare a dare, al di là - lo ribadisco - dei singoli atti e provvedimenti, sui quali faremo sempre la nostra parte.

È qualcosa di più profondo quello che provo a dire e non riesco nemmeno bene a capire come sia possibile; così com'è stato molto importante che ogni settimana si faccia il punto su alcuni problemi che ci sono ancora nella sicurezza del lavoro, anche su questo occorre dare un segnale di attenzione e soprattutto di capacità di dare risposte, in un momento davvero terribile. (Applausi).

PRESIDENTE. Senatrice Paita, quest'Assemblea ha preso impegni solenni, anche con l'approvazione di ordini del giorno molto condivisi, ma, quanto agli aspetti che ha sottolineato ora, penso che potrebbe essere opportuno riproporli (tra l'altro, aveva anche posto il tema in Conferenza dei Capigruppo e domani ne abbiamo per l'appunto una).

*GASPARRI (FI-BP-PPE). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

GASPARRI (FI-BP-PPE). Signora Presidente, intervengo su un altro argomento che riguarda la lotta alla mafia, però dico fin d'ora che se domani già in sede di Conferenza dei Capigruppo delle ore 14 la presidente Paita farà delle proposte, il nostro Gruppo ovviamente le condividerà, anche se adesso, a fine seduta, non c'era la necessaria attenzione perché siamo a fine lavori e molti stavano uscendo dall'Aula, quindi faremo le cose che suggerisce in modalità diversa.

Volevo intervenire, signora Presidente, sui temi del rapporto tra lotta alla mafia e mezzi di comunicazione. Ieri sera ho visto un'intervista a un collega, il dottor Scarpinato, che ha fatto affermazioni che mi hanno allarmato.

Quindi sono andato a documentarmi, perché si parla - ahimè - del tema drammatico delle stragi mafiose e del ruolo della magistratura, della criminalità. Noi riteniamo che sia lodevole l'azione che la Commissione antimafia sta svolgendo, con audizioni di varia natura, anche sulla difesa di quella famosa indagine "mafia e appalti".

Ieri sera ho visto il collega Scarpinato affermare in televisione che sostanzialmente quella famosa indagine dei primi anni Novanta, condotta dal dottor Borsellino e dai carabinieri del ROS, fu archiviata, parzialmente archiviata, con le firme anche, tra gli altri, del senatore Scarpinato, che poi dice che fu ripresa dopo. Tuttavia sapete bene che, nelle inchieste giudiziarie, non colpire le persone con tempestività con provvedimenti giudiziari può vanificare dei risultati.

Ieri ho assistito - andatelo a vedere, sta su RaiPlay - ad una affermazione, secondo cui, Borsellino, partecipando a una riunione del luglio del 1992, sarebbe stato di fatto consenziente a questa archiviazione, che è una tesi irrealistica, perché Borsellino aveva dedicato tempo e impegno a quell'inchiesta. Molti ritengono che proprio quell'inchiesta sia stata una delle cause della sua morte; Borsellino, è chiaro, è stato colpito perché personaggio emblematico della legalità e della lotta alla mafia, esplicitata non solo con l'inchiesta su mafia e appalti, ma nell'attività di tutta una vita a Palermo, a Marsala e in inchieste anche fuori dai confini italiani.

Poi è stata fatta una citazione: si è detto "le carte". Io oggi mi sono andato a documentare, essendo membro della Commissione antimafia. Ieri Scarpinato ha citato il dottor De Luca, attuale procuratore di Caltanissetta (se non sbaglio), che all'epoca era a Palermo, nel 1992, come persona che avrebbe detto cose che Borsellino a cui avrebbe assentito (le avrebbe dette De Luca al CSM nel 1992). Ma alla Commissione antimafia ci sono gli atti del CSM del 1992, che mi sono letto, e posso dire che il senatore Scarpinato ha fatto affermazioni non fondate e offensive della memoria di Borsellino. Per non parlare delle offese alla famiglia Borsellino da parte del dottor Natoli, magistrato con il quale Scarpinato concordava le domande e le risposte da fare in Commissione antimafia. (Applausi).

Volevo quindi esprimere lo sdegno di fronte all'atteggiamento di Natoli, che ha offeso la famiglia Borsellino, e di Scarpinato che sostiene tesi smentite dai verbali del CSM. Mentre l'intervistatore che faceva le domande era documentato, Scarpinato continuava a fare un uso improprio del suo ruolo. È andato, mi risulta, in televisione su sua richiesta per replicare. Beato lui, che può andare in televisione quando gli pare. Ma se gli fanno le domande, si attrezzi con risposte credibili e non con accuse farneticanti. Comunque le carte ci sono e ce le abbiamo tutti, perché sono agli atti del Parlamento. (Applausi).

RUSSO (FdI). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

RUSSO (FdI). Signora Presidente, intervengo a seguito dell'intervento della collega Bevilacqua, che ho trovato oggettivamente pesante. Sono pienamente d'accordo con quanto affermato dal collega Gasparri. Io sono componente della Commissione antimafia, sono anche palermitano, ho vissuto la strage di via d'Amelio, l'ho vista, ho sentito l'esplosione e sono un po' stanco di coloro i quali ritengono di avere, non si capisce data da chi, l'esclusiva della lotta alla mafia.

Peggio mi sento quando chi, come me, ha sottoscritto un disegno di legge sul conflitto di interessi nella permanenza in Commissione antimafia per coloro i quali possono avere, in senso lato, dei motivi per non potere essere in quella Commissione, perché magari gli atti che stiamo discutendo riguardano anche il loro operato. Sento dire che qualcuno ha voluto tacitare il senatore Scarpinato. La presidente Colosimo - c'è questa fandonia che gira - gli avrebbe tolto la parola e gli avrebbe impedito di parlare. Semplicemente è stato ricordato - io ero presente - al senatore Scarpinato che lui non è più un procuratore della Repubblica. È un parlamentare della Repubblica e non può mettere sotto processo i figli di Borsellino solo perché magari in quel momento raccontano qualcosa che può dare fastidio, perché adombra una parte del suo operato professionale.

Per questi motivi ritengo che il senatore Scarpinato, come altri colleghi, farebbero meglio ad astenersi dalla presenza in Commissione antimafia, perché evidentemente il conflitto di interessi è grande come una casa. Qui non si tratta di tacitare nessuno, ma di rispettare regole; regole che forse qualcuno da magistrato riteneva di applicare in un modo e che da parlamentare evidentemente ignora. (Applausi).

Atti e documenti, annunzio

PRESIDENTE. Le mozioni, le interpellanze e le interrogazioni pervenute alla Presidenza, nonché gli atti e i documenti trasmessi alle Commissioni permanenti ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento sono pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna.

Ordine del giorno
per la seduta di mercoledì 1° ottobre 2025

PRESIDENTE. Il Senato tornerà a riunirsi in seduta pubblica domani, mercoledì 1° ottobre, alle ore 10, con il seguente ordine del giorno:

(Vedi ordine del giorno)

La seduta è tolta (ore 20,20).