Legislatura 19ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 347 del 30/09/2025
Azioni disponibili
COMUNICAZIONI DEL MINISTRO PER GLI AFFARI EUROPEI, IL PNRR E LE POLITICHE DI COESIONE SULLE MODIFICHE AL PIANO NAZIONALE DI RIPRESA E RESILIENZA
PROPOSTE DI RISOLUZIONE NN. 1, 2, 3 E 4
(6-00168) n. 1 (30 settembre 2025)
Preclusa
Il Senato
premesso che:
1) il 26 settembre 2025 la Cabina di regia per il PNRR ha approvato una nuova proposta di revisione del Piano nazionale di ripresa e resilienza, la sesta richiesta di modifica del Piano in poco più di due anni;
2) a meno di un anno dalla fine del Piano, risultano effettivamente spesi 86 miliardi di euro, meno della metà della dotazione complessiva del PNRR, pari a 194,4 miliardi di euro, con oltre 100.000 progetti dei quasi 450.000 finanziati che sono ancora in corso di esecuzione, talmente distanti dalla loro realizzazione da non poter essere neanche definiti "in via di conclusione" ad 8 mesi dalla scadenza complessiva del PNRR;
3) la proposta di revisione riguarda 34 misure per un importo complessivo di 14,1 miliardi di euro, pari a circa il 7 per ceno del Piano;
4) tra le varie misure oggetto della revisione, si propone anche di modificare la misura Transizione 5.0, della quale finora, nonostante i proclami del Governo e i numerosi interventi per favorire l'utilizzo di questo incentivo, sono stati spesi meno di 350 milioni di euro e prenotati fondi per 1,7 miliardi di euro dei 6,2 miliardi di euro complessivi;
5) non sono oggetto di revisione, invece, le misure dedicate alle aree interne, i cui fondi nel corso delle revisioni precedenti sono stati drasticamente tagliati dall'1,4 miliardi di euro iniziali a circa 400 milioni attuali, in particolare eliminando dal Piano 300 milioni di euro destinati alla valorizzazione dei beni confiscati alle mafie, misura che non è stata ín alcun modo rifinanziata con altri fondi nazionali;
6) allo stesso modo, nel documento approvato dalla Cabina di regia, non sono presenti proposte di modifica per potenziare la messa a terra dei fondi e la realizzazione delle misure della Missione 6 - Salute, che, secondo l'ultima relazione presentata in Parlamento, risultava una delle missioni per le quali sono stati spesi meno fondi rispetto a quanto stanziato, con soli 2,8 miliardi di euro messi a terra dei 15,6 miliardi di euro previsti, e con misure centrali come l'attivazione di 1.288 Case della comunità ancora in forte ritardo e la promozione della sanità digitale;
7) secondo quanto riportato dal documento approvato dalla Cabina di regia per il PNRR, la Commissione include tra le opzioni per la modifica del Piano anche quella di sostenere finanziariamente il Programma europeo per l'industria della difesa, contribuendo così al rafforzamento della capacità industriale e tecnologica comune;
8) nonostante le criticità e l'instabilità del contesto internazionale, specialmente per quanto riguarda il fronte Est della NATO, nelle proposte avanzate dalla Cabina stessa non sono contenute previsioni in tal senso, rimodulando i fondi del PNRR tra le diverse misure già presenti nel Piano, definanziando gli interventi in forte ritardo e potenziando gli strumenti che hanno dimostrato grande attrattività e capacità di assorbire ulteriori risorse rispetto a quelle già allocate;
9) al contrario, sono previste diverse proposte di modifica tese ad allungare artificialmente il tempo disponibile per la realizzazione di tutti gli interventi, finanziando con i fondi del PNRR nuovi strumenti finanziari che rimarranno attivi anche oltre la scadenza del Piano e grazie ai quali il Governo assicura di realizzare i target già previsti oltre i termini fissati dall'Unione europea, senza però specificare quale sia l'orizzonte temporale di questi nuovi strumenti;
10) è il caso, ad esempio, degli studentati, che, secondo indiscrezioni di stampa, dovrebbero entrare in un accordo che consentirà di realizzare gli alloggi anche dopo il 2026, spostando i fondi su un nuovo strumento finanziario e mantenendo inalterato il target;
11) ad aprile 2025, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni avevano promesso che, per fronteggiare gli effetti dei dazi imposti dall'amministrazione Trump, il Governo aveva individuato 25 miliardi di euro per aiutare le imprese nei settori più colpiti dagli effetti di questa misura;
12) ad oggi, non sono state diffuse ulteriori informazioni relative a questi fondi per tutelare le imprese italiane, ma nella proposta di revisione del PNRR approvata dalla Cabina di regia si fa riferimento alla possibilità di destinare parte delle risorse del PNRR al comparto nazionale del programma InvestEU, gestito dal Fondo europeo per gli investimenti (FEI), al fine di rafforzare le garanzie disponibili in Italia per gli investimenti in settori strategici, con particolare riferimento al sostegno delle piccole e medie imprese, a ricerca, innovazione e digitalizzazione e alla sostenibilità;
13) non è chiaro né in che misura parte dei 14 miliardi della revisione proposta saranno indirizzati a questo programma né se questo intervento sia parte del programma di sostegno alle imprese per far fronte ai dazi statunitensi promesso dal Governo, anche considerato che la proposta di revisione in ogni caso non presenta nessuna ulteriore misura rispetto al PNRR originario, ma solo la riduzione di alcuni interventi e il potenziamento di altri;
14) nonostante la mole di investimenti assicurata dalle ingenti risorse del PNRR, la crescita del PIL reale registrata negli ultimi anni e prevista nei prossimi anni rimane dello "zero virgola": quanto ai risultati consolidati, l'ISTAT ha certificato una crescita dello 0,7 nel 2023 e nel 2024, mentre le previsioni del Governo contenute nell'ultimo DFP per l'anno in corso e per il 2026 stimano una crescita del PIL dello 0,8 per entrambi i periodi,
impegna il Governo:
1) ad illustrare quali sono le reali previsioni di spesa del PNRR per giugno 2026, quando terminerà ufficialmente il Piano, e come si intende procedere con le risorse che non si riuscirà a spendere entro tale data;
2) a modificare la misura Transizione 5.0, riprendendo l'impianto già previsto dal Piano industria 4.0, prevedendo crediti d'imposta per l'acquisto di beni strumentali digitali, software, attività di formazione, ricerca e innovazione, con estensione anche agli investimenti in tecnologie di intelligenza artificiale;
3) ad utilizzare le risorse del PNRR che non sarà possibile spendere entro la scadenza del Piano per sostenere finanziariamente il Programma europeo per l'industria della difesa;
4) ad indicare entro quale data si prevede di raggiungere tutti i target PNRR, anche quelli che si intende finanziare con nuovi strumenti finanziari che rimarranno attivi anche oltre la scadenza del Piano;
5) a chiarire se lo spostamento delle risorse proposto con la richiesta di revisione faccia parte di uno schema più ampio teso a proteggere le imprese colpite dai dazi americani, quale sia la quota parte dei 14,1 miliardi di revisione che rientra in questo intervento e quali sono gli ulteriori fondi e le ulteriori misure in programma per arrivare ai 25 miliardi di euro promessi;
6) a specificare come si intenda evitare che il Paese entri in una fase di recessione quando termineranno gli investimenti garantiti dal PNRR, e i conseguenti effetti sulla, già debole, crescita italiana.
(6-00169) n. 2 (30 settembre 2025)
Terzi Di Sant'Agata, Matera, Rosso, Garavaglia, Salvitti.
Approvata
Il Senato,
premesso che:
1) i Piani nazionali di ripresa e resilienza sono i programmi di riforme e investimenti per il periodo 2021-2026 che gli Stati membri definiscono per accedere ai fondi del Dispositivo per la ripresa e la resilienza (Recovery and resilience facility), nel quadro di Next generation EU (NGEU);
2) il Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR) dell'Italia è stato approvato a livello europeo il 13 luglio 2021, con decisione di esecuzione del Consiglio dell'Unione europea. La decisione di esecuzione contiene un allegato con cui vengono definiti, in relazione a ciascun investimento e riforma, precisi obiettivi e traguardi (milestone e target), cadenzati temporalmente, al cui conseguimento è vincolata l'assegnazione delle risorse, che è, a sua volta, articolata in dieci rate entro il 30 giugno 2026;
3) il Piano nazionale di ripresa e resilienza italiano prevedeva, nella sua originaria formulazione, 132 investimenti e 59 riforme, cui corrispondevano 191,5 miliardi di euro finanziati dall'Unione europea attraverso il Dispositivo per la ripresa e la resilienza, suddivisi tra 68,9 miliardi di euro di sovvenzioni a fondo perduto e 122,6 miliardi di euro di prestiti, da impiegare nel periodo 2021-2026 attraverso l'attuazione del Piano;
4) il Governo, fin dal suo insediamento, ha comunicato di aver svolto un'intensa attività di verifica dell'effettiva corrispondenza tra i cronoprogrammi originariamente previsti per gli investimenti e le riforme inseriti nel PNRR e i cronoprogrammi aggiornati in considerazione dei recenti eventi geopolitici che hanno inciso notevolmente sui prezzi dell'energia, dei prodotti alimentari e dei materiali da costruzione ed hanno inoltre causato carenze nelle catene di approvvigionamento mondiali, provocando un aumento dell'inflazione oltre che generare nuove sfide, tra cui il rischio di povertà energetica e un incremento del costo della vita;
5) all'esito di un'approfondita istruttoria condotta sia con le amministrazioni titolari sia con la Commissione europea, diversi interventi inclusi nel PNRR si sono rivelati nei fatti non compatibili con le condizionalità, anche di ordine temporale, previste dal Piano. In altri termini, in mancanza di un tempestivo intervento di tipo correttivo, si sarebbe prodotta l'inevitabile conseguenza di non ottenere da parte dell'Unione europea il trasferimento delle risorse collegate al raggiungimento delle milestone e dei target del PNRR, con un evidente grave pregiudizio degli equilibri di bilancio;
6) in relazione al punto che precede, il regolamento (UE) 2021/241 del Parlamento europeo e del Consiglio del 12 febbraio 2021, che ha istituito il Dispositivo di ripresa e resilienza, prevede la possibilità di rivedere il contenuto dei Piani, nel rispetto di precise condizioni, qualora nel corso dell'attuazione emergano esigenze di modifica e aggiornamento degli impegni assunti. In particolare, le revisioni consentite dal citato regolamento (UE) 2021/241, come chiarito dagli Orientamenti sui piani per la ripresa e la resilienza adottati dalla Commissione europea (C/2024/4618), comprendono le seguenti ipotesi: modifiche giustificate da circostanze oggettive (quali l'aumento dei prezzi, una domanda insufficiente o la scarsità di materie prime e fattori produttivi), la correzione di errori materiali (clerical errors), l'individuazione di migliori alternative per perseguire gli obiettivi di politica pubblica e la riduzione degli oneri amministrativi senza ridurre il livello di ambizione;
7) per effetto degli aggiornamenti del 2023 e del 2024, il Piano nazionale di ripresa e resilienza italiano prevede: una dotazione finanziaria incrementata a 194,4 miliardi di euro, di cui 122,6 miliardi di euro in prestiti e 71,8 miliardi di euro in sovvenzioni; investimenti aggiuntivi per 25 miliardi di euro (di cui 11 miliardi afferenti ai nuovi interventi del capitolo REPowerEU e 14 miliardi derivanti dall'ampliamento di investimenti già previsti dal Piano nazionale di ripresa e resilienza); sette missioni, di cui una relativa al capitolo REPowerEU, che prevedono 66 riforme (sette in più rispetto al piano originario) e 150 investimenti, diretti a promuovere la competitività e la resilienza dell'Italia, nonché la transizione verde e digitale; un numero complessivo di milestone e target pari a 621 (a fronte delle 527 originarie);
8) in data 19 maggio 2025, il Governo ha trasmesso ai Presidenti delle Camere, per il tramite del Ministro per i rapporti con il Parlamento, la proposta di revisioni tecniche del PNRR approvate dalla Cabina di regia del PNRR in pari data. Detta proposta riguarda 107 milestone e target, pari al 30 per cento delle milestone e dei target previsti per il residuo arco temporale di attuazione del piano (dalla settima alla decima rata). Alla modifica degli obiettivi (il cui numero complessivo è stato ridotto da 621 a 614), si aggiungono 35 revisioni delle descrizioni delle misure utili a garantire il pieno raggiungimento degli obiettivi residui del PNRR;
9) in data 21 e 22 maggio 2025, si è svolto, rispettivamente, presso la Camera dei deputati e presso il Senato della Repubblica il dibattito parlamentare relativo alla proposta di revisione tecnica trasmessa dal Governo e che si è concluso con l'approvazione da parte della Camera dei deputati della risoluzione n. 6-00179 e da parte del Senato della Repubblica della risoluzione n. 6-00157, con le quali è stato conferito al Governo il mandato ad avviare l'interlocuzione con la Commissione europea in ordine alle modifiche del Piano nazionale di ripresa e resilienza contenute nella proposta del 19 maggio 2025;
10) con decisione del Consiglio dell'Unione europea del 17 giugno 2025 è stata approvata la proposta di revisione tecnica, di cui al punto che precede, avanzata dall'Italia;
11) attraverso le modifiche e gli aggiornamenti del Piano nazionale di ripresa e resilienza proposti dal Governo, è stato possibile, in coerenza con le indicazioni del Parlamento e in attuazione degli orientamenti in materia della Commissione europea, correggere alcuni errori materiali, apportare alcune modifiche fisiologiche a fronte di circostanze oggettive ed imprevedibili e proseguire nella piena attuazione del Piano nazionale di ripresa e resilienza che vede l'Italia al primo posto in Europa per numero di obiettivi conseguiti e di rate richieste, per investimenti realizzati e per importo complessivo ricevuto;
12) nonostante si continui a leggere di ritardi nell'attuazione del Piano nazionale di ripresa e resilienza, la Commissione europea, fino ad oggi, ha ritenuto raggiunti tutti gli obiettivi e i traguardi rendicontati dal nostro Paese, come attestato dall'erogazione delle risorse collegate alle rate oggetto di richieste di pagamento; ciò a conferma dell'efficacia dell'azione del Governo e delle iniziative dallo stesso assunte, fin dalla data del suo insediamento, per assicurare il tempestivo raggiungimento delle milestone e dei target previsti dal Piano nazionale di ripresa e resilienza;
13) il 30 giugno 2025, il Governo italiano ha inviato alla Commissione europea la richiesta di pagamento dell'ottava rata pari a 12,8 miliardi (9,7 miliardi di prestiti e 3,1 miliardi di sovvenzioni), in relazione ai 40 traguardi e obiettivi da conseguire entro il 30 giugno 2025;
14) in data 8 agosto 2025, la Commissione europea ha versato all'Italia la settima rata del Piano nazionale di ripresa e resilienza pari a 18,3 miliardi di euro;
15) con il pagamento dell'ottava rata, l'importo complessivamente corrisposto all'Italia supererà la somma di 153 miliardi di euro, pari a circa il 79 per cento della dotazione finanziaria complessiva del Piano, a riprova del conseguimento di tutti gli obiettivi programmati;
16) per quanto riguarda lo stato di attuazione del PNRR, alla data del 30 giugno 2025, risultano attivate misure per 192,2 miliardi, pari al 98,8 per cento della dotazione del Piano, e, avuto riguardo ai 447.065 progetti attualmente finanziati, 428.939 progetti (pari al 96 per cento del totale) risultano conclusi, in via di conclusione o in corso di esecuzione; in particolare: 294.597 progetti sono conclusi (a breve si aggiungeranno circa 80.000 progetti di transizione 4.0 conclusi ma non ancora censiti nella piattaforma ReGIS), 28.128 progetti sono in via di conclusione e 106.214 progetti sono in corso di esecuzione;
17) per quanto riguarda la percentuale di spesa, la stessa ammonta, alla data del 31 agosto 2025, a 86 miliardi di euro, cui si aggiungono 8,6 miliardi di risorse relative agli strumenti finanziari (c.d. facility), che hanno come target non la realizzazione degli investimenti, ma il loro finanziamento;
18) con la comunicazione della Commissione europea al Parlamento e al Consiglio COM(2025) 310 final del 4 giugno 2025 "NextGenerationEU - The road to 2026", la Commissione europea ha tracciato con chiarezza la rotta finale per l'attuazione dei Piani nazionali finanziati dal Dispositivo di ripresa e resilienza;
19) con la comunicazione di cui al punto che precede, la Commissione europea ha:
- indicato una tempistica precisa per la conclusione della fase attuativa dei singoli Piani (31 agosto 2026 - termine ultimo per il raggiungimento degli obiettivi e dei traguardi connessi all'ultima rata; 30 settembre 2026 - termine ultimo per la presentazione dell'ultima richiesta di pagamento, accompagnata dai necessari elementi rendicontativi; 31 dicembre 2026 - termine ultimo per l'effettuazione dell'ultimo pagamento da parte della Commissione europea);
- sollecitato gli Stati membri a presentare le proposte di modifica e di revisione dei Piani nazionali entro la fine del corrente anno, auspicando anche una forte semplificazione del testo dell'allegato alla decisione del Consiglio dell'Unione europea di approvazione dei Piani nazionali di ripresa e resilienza, nel quale sono codificati gli impegni assunti dallo Stato membro e al cui raggiungimento è collegata l'erogazione delle rate;
- suggerito alcune possibili linee di intervento per la revisione del PNRR ed utili per velocizzare l'iter di approvazione delle proposte di modifica avanzate dai singoli Stati membri (rafforzamento delle misure esistenti; riduzione delle risorse per le misure non attuali nei tempi; divisione dei progetti di investimenti, finanziando con risorse nazionali o con risorse europee le parti non realizzabili entro il 31 agosto 2026; impiego delle risorse PNRR mediante l'istituzione di strumenti finanziari per incentivare gli investimenti privati; trasferimento delle risorse PNRR al comparto nazionale del programma InvestEU; utilizzo delle risorse per la capitalizzazione delle banche e delle istituzioni di Promozione nazionale; utilizzo delle risorse PNRR per il finanziamento di componenti del Programma spaziale europeo o del Programma di connettività sicura; utilizzo delle risorse del PNNR per il finanziamento di iniziative del Programma europeo per l'industria della difesa);
20) tenuto conto delle indicazioni contenute nella comunicazione della Commissione europea del 4 giugno 2025 "NextGenerationEU - The road to 2026", si è provveduto ad effettuare un'approfondita attività istruttoria con tutte le amministrazioni titolari delle misure del PNRR e con la Task force PNRR della Commissione europea finalizzata a verificare, anche sulla base delle risultanze del sistema di monitoraggio ReGIS, la necessità di apportare ulteriori modifiche al PNRR, allo scopo di assicurare il conseguimento degli obiettivi connessi alle restanti rate, nonché di ottenere il trasferimento all'Italia di tutte le risorse ad essa assegnate;
21) nelle riunioni della Cabina di regia sul PNRR del 25 settembre e del 26 settembre 2025, è stato illustrato e discusso, in otto distinte sessioni, con il partenariato economico, sociale e territoriale, il contenuto della proposta di revisione complessiva del PNRR, elaborata all'esito dell'istruttoria di cui al punto che precede;
22) in data 26 settembre 2025, il Governo ha trasmesso ai Presidenti delle Camere, per il tramite del Ministro per gli affari europei, il PNRR e le politiche di coesione, la proposta di revisione del PNRR approvata in pari data dalla Cabina di regia del PNRR, riunita anche in presenza dei rappresentanti di Comuni, Province e Regioni e presieduta dal Presidente del Consiglio dei ministri;
23) la proposta di revisione trasmessa dal Governo, elaborata in coerenza con le indicazioni fornite dal Parlamento con le risoluzioni approvate in data 21 e 22 maggio 2025 e con le linee guida di cui alla comunicazione della Commissione europea del 4 giugno ultimo scorso, incide su 31 investimenti e 2 riforme e determina la riallocazione di risorse per un importo complessivo pari a circa 14 miliardi di euro (corrispondente a circa il 7 per cento della dotazione finanziaria complessiva del Piano), lasciando inalterata l'ambizione del PNNR italiano, con specifico riguardo alla competitività delle imprese, al miglioramento delle infrastrutture, nonché alla coesione sociale e territoriale;
24) mediante la rifinalizzazione di risorse relative ad alcuni investimenti non attuabili entro i termini del PNRR, la proposta di revisione prevede, in particolare: il rafforzamento di misure già inserite dal PNRR e che hanno prodotto risultati superiori alle aspettative (transizione 4.0; IPCEI, accordi di innovazione; NetZero; acquisto di autobus elettrici e a metano; accessibilità portuale; verde sicuro e sociale; servizio civile universale); il ricorso a strumenti finanziari per assicurare la realizzazione di alcuni investimenti a sostegno delle imprese e della loro competitività, nonché nei settori delle infrastrutture, della transizione digitale e della coesione sociale e territoriale (contratti di filiera in agricoltura; fondo per le infrastrutture idriche; fondo per il completamento della connettività a 1 Giga nelle aree grigie; fondo per il rafforzamento dell'offerta di alloggi universitari a condizioni calmierate); il trasferimento di risorse in favore del comparto nazionale del programma InvestEU, gestito dal Fondo europeo per gli investimenti (FEI), al fine di rafforzare le garanzie disponibili per l'effettuazione di investimenti in settori strategici e, in particolare, da parte delle piccole e medie imprese;
udite le comunicazioni del Ministro per gli affari europei, il PNRR e le politiche di coesione sul Piano nazionale di ripresa e resilienza, le approva e
impegna il Governo:
1) a trasmettere alla Commissione europea la proposta di revisione del Piano nazionale di ripresa e resilienza;
2) nell'ambito del confronto con la Commissione europea in ordine alla citata proposta di revisione, a lasciare inalterata l'ambizione del PNRR italiano, assicurando che la riallocazione delle risorse avvenga preferibilmente verso altre misure già contemplate dal PNRR per le quali vi è un'eccedenza di domanda rispetto alle risorse assegnate ovvero verso nuove misure compatibili con le condizionalità, anche di tipo temporale, del Piano nazionale di ripresa e resilienza. In particolare, occorre privilegiare le misure che favoriscono: gli investimenti strategici ed innovativi, la coesione sociale e territoriale, la competitività delle attività economico-produttive e la transizione clean e digitale, in linea con la nuova strategia annunciata dalla Commissione europea;
3) ad assicurare, anche all'esito della revisione del Piano nazionale di ripresa e resilienza, il rispetto degli obiettivi trasversali della parità di genere, del miglioramento delle competenze e delle prospettive occupazionali dei giovani, del riequilibrio territoriale e dello sviluppo del Mezzogiorno, nonché della clausola che destina almeno il 40 per cento delle risorse allocabili territorialmente alle regioni del Meridione;
4) ad adottare ogni iniziativa, anche di tipo normativo, ritenuta necessaria per garantire la tempestiva realizzazione di tutti gli obiettivi collegati al pagamento delle restanti rate del PNRR.
(6-00170) n. 3 (30 settembre 2025)
Boccia, Patuanelli, De Cristofaro.
Preclusa
Il Senato,
premesso che:
il PNRR rappresenta un'opportunità irripetibile di rilancio, modernizzazione e crescita sostenibile e inclusiva per il Paese, e il suo pieno completamento, nei termini previsti, una prova fondamentale per la credibilità e l'affidabilità dell'Italia nel contesto internazionale;
oltre a richiedere uno sforzo realizzativo imponente negli ultimi trimestri di attuazione, l'andamento della spesa delle risorse del PNRR costituisce un elemento fondamentale per la crescita economica del Paese; nonostante i ritardi cumulati dal Governo nell'implementazione delle misure, l'apporto del PNRR, nel corso degli ultimi due esercizi, è risultato determinante per evitare la recessione economica;
come rilevato dall'Ufficio parlamentare di bilancio (UPB), l'eventuale differimento di una quota della spesa programmata dal 2026 al 2027 comporterebbe un peggioramento delle prospettive macroeconomiche per il 2026, con una crescita inferiore alle attese, già riviste al ribasso rispetto alle previsioni formulate ad aprile dal Governo nel Documento di finanza pubblica (DFP) 2025 (dello 0,1 per cento sul 2025 e 0,2 sul 2026, con una crescita del PIL allo 0,5 per cento sia nel 2025 che nel 2026);
secondo quanto dichiarato dallo stesso ministro Foti rispondendo al question time alla Camera il 24 settembre 2025, ad oggi la spesa effettiva sarebbe ferma a circa 86 miliardi di euro sui 140,4 finora ottenuti dall'Unione europea con il pagamento della settima rata. Nonostante le trionfalistiche affermazioni del Governo, resterebbero da spendere, pertanto, circa 108 miliardi entro la scadenza del 2026, con un'accelerazione, allo stato, quasi irrealistica. Su 447.065 progetti finanziati, solo 294.597 progetti risultano conclusi, mentre 152.468 risultano quelli ancora da concludere;
Ministeri cruciali registrano performance disastrose nella spesa delle risorse assegnate: Lavoro e politiche sociali (fermo all' 11,8 per cento del budget assegnato), Agricoltura, sovranità alimentare e foreste (14,5 per cento), Turismo (18,4 per cento), Cultura (18,9 per cento) e Salute (27,6 per cento);
i ritardi più gravi nella spesa delle risorse si concentrano nelle opere più complesse e nelle missioni che dovrebbero consentire la transizione ecologica (REPowerEU fermo al 2,8 per cento) e la riduzione dei divari territoriali e sociali (Inclusione e coesione al 24,5 per cento, Salute al 27,6 per cento), creando opportunità di lavoro, garantendo l'assistenza sanitaria, scuole, alloggi, opere per la tutela del territorio e il contrasto al dissesto idrogeologico, collegamenti ferroviari, infrastrutture e servizi essenziali per milioni di cittadini, soprattutto nelle regioni del Mezzogiorno e nelle aree interne;
gli enti locali presentano un avanzamento progettuale maggiore rispetto alle altre tipologie di soggetti attuatori, avendo aggiudicato il 73,9 per cento dei bandi e l'80,6 per cento degli importi ivi previsti, le Regioni l'81,9 per cento dei bandi e il 60,7 per cento degli importi, mentre i Ministeri si fermano al 62,4 per cento dei bandi aggiudicati e al 53,1 per cento degli importi previsti;
in particolare, preoccupano i dati relativi alla medicina territoriale, a fronte di 6 milioni di italiani che rinunciano o ritardano le cure sanitarie. Come dichiarato dallo stesso ministro Foti, delle 1.038 Case della comunità previste in ambito PNRR (originariamente 1.350) sono conclusi 191 cantieri su 1.274, mentre dei 307 Ospedali di comunità (originariamente 350) ne sono conclusi 52. Secondo l'ultimo rapporto AGENAS relativo al primo semestre del 2025, risultano solo 46 Case della comunità (il 3 per cento di quelle complessivamente previste) con tutti i servizi attivi, inclusa la presenza medica e infermieristica, senza nessun miglioramento rispetto al dato di fine 2024, e 153 Ospedali di comunità attivati, pari a un quarto del totale. Ciò anche a causa di difficoltà organizzative e mancanza di personale;
così come in grave difficoltà attuativa versa la realizzazione degli asili nido e degli studentati, dei piani integrati urbani, dei progetti del Pinqua (Programma innovativo nazionale per la qualità dell'abitare) e del programma Gol (Garanzia occupabilità lavoratori), che dovrebbe favorire il reinserimento nel mercato del lavoro dei lavoratori, soprattutto quelli più vulnerabili;
quanto agli interventi nel settore idrico - uno dei pilastri più rilevanti del PNRR - che dovrebbero consentire l'ammodernamento infrastrutturale e la riduzione delle perdite, migliorando l'efficienza al fine di affrontare le sfide legate alla scarsità d'acqua, solo il 2 per cento dei progetti è concluso;
difficoltà incontrano pure i progetti dei Comuni che, oltre ai tagli previsti dalle ultime leggi di bilancio, denunciano ritardi dello Stato nel trasferimento delle risorse per i cantieri, mettendo a rischio sia la prosecuzione e il rispetto delle tempistiche di ultimazione degli interventi sia la tenuta dei bilanci comunali;
a dimostrazione delle difficoltà e dei ritardi nella fallimentare gestione del Piano, ed essendo preclusa la possibilità di proroghe, come ha chiarito la Commissione europea stessa, il Governo ha intenzione di apportare, a pochissimi mesi dalla precedente, una nuova, sesta, modifica del PNRR, anziché provvedere a migliorare l'efficienza attuativa nella fase conclusiva, semplificando le procedure e accelerando il trasferimento delle risorse agli enti locali;
il 26 settembre 2025 si è riunita la Cabina di regia PNRR, presieduta dal presidente del Consiglio dei ministri, Giorgia Meloni, per esaminare la proposta di revisione del PNRR. All'esito della riunione è stata trasmessa alle Camere una nota illustrativa della proposta, che sarà inviata formalmente all'UE. La Commissione europea ha comunicato come termine ultimo per le modifiche il 31 dicembre 2025;
la proposta, secondo quanto indicato, ha un valore complessivo di circa 14,15 miliardi di euro, poco sopra il 7 per cento dell'intera dotazione finanziaria del Piano e include la rimodulazione delle risorse per le misure non attuabili entro la scadenza del Piano nel 2026, il rafforzamento di altre, il ricorso a strumenti finanziari che allungano i tempi di spesa fino a tre anni oltre la scadenza del 2026, oltre alla possibilità di destinare parte delle risorse al comparto nazionale del programma InvestEU;
ricadono fra le misure oggetto di rimodulazione finanziaria: le misure per la gestione del rischio di alluvione e per la riduzione del rischio idrogeologico in Emilia Romagna, Toscana e Marche; il Pinqua; le ciclovie turistiche; le infrastrutture ferroviarie, del parco ferroviario e del trasporto rapido di massa; l'utilizzo dell'idrogeno in settori hard-to-abate; i progetti di interconnessione elettrica transfrontaliera, la promozione delle CER; il sostegno dell'autoproduzione di energia rinnovabile; gli incentivi all'assunzione dei ricercatori; i progetti per la disabilità; il potenziamento per i centri per l'impiego e le politiche attive del lavoro e formazione; la meccanizzazione e innovazione nel settore agricolo e alimentare. Inoltre, si abbandonano: il Piano Italia a 1 Giga per sostituirlo con il Fondo nazionale connettività, che prefigura il recupero del già contestato progetto della copertura delle aree grigie e nere con la connessione con ben noti operatori satellitari stranieri; la realizzazione degli alloggi universitari per gli studenti a favore di un non meglio precisato strumento finanziario per l'housing universitario. Infine, preso atto del fallimento del Governo sul Piano Transizione 5.0, si provvede al recupero di Transizione 4.0 ideata nella scorsa legislatura per sostenere il sistema imprenditoriale italiano e che ha costituito una delle più efficaci leve per l'incremento del PIL a seguito della pandemia;
per le misure non sostituibili con altre destinate alla stessa finalità di politica pubblica, si prospetta genericamente il ricorso ai fondi di coesione, con il rischio oltretutto di cancellarne i progetti già programmati;
tale opacità sulle effettive prospettive del Piano confermano le perplessità relative all'effetto di lungo termine sulla dinamica di crescita dell'Italia - obiettivo centrale di un piano concepito per superare le fragilità strutturali del sistema nazionale - che risulterebbe sensibilmente inferiore rispetto alle aspettative iniziali formulate dal Ministero dell'economia;
rinviando il completamento di misure strutturali per il rilancio del Paese nella sua interezza, sociale e territoriale, a danno di cittadini e imprese, pur se per le necessarie misure di sussidio al sistema economico danneggiato dalle politiche commerciali statunitensi, il Governo rinuncia così all'ambizione originaria del Piano e del NextGenerationEU stesso,
impegna il Governo:
1) a fornire tempestivamente un quadro dettagliato, completo e veritiero sullo stato di attuazione del PNRR e ad assicurare il pieno ed effettivo coinvolgimento del Parlamento in merito alla nuova revisione del PNRR, trasmettendo tempestivamente, ai fini dell'esame parlamentare, le informazioni di dettaglio sulle modifiche che si intendono apportare ivi inclusa la valutazione puntuale dell'impatto sulla crescita complessiva del Paese delle stesse e delle misure sin qui attuate;
2) a rispettare, per la credibilità e l'affidabilità internazionale del nostro Paese, il cronoprogramma complessivo e le scadenze finali di attuazione del PNRR, per cogliere a pieno le opportunità di crescita e rilancio economico ad esso collegate. A tal fine, ad assumere tutte le opportune iniziative volte ad accelerare la spesa dei fondi del PNRR e garantirne l'integrale ed efficiente utilizzo nel rispetto del cronoprogramma stabilito, ai fini del raggiungimento prioritario degli obiettivi trasversali e del completamento, entro il 2026, di tutti gli interventi ivi previsti per assicurare la transizione digitale ed ecologica, rafforzare la competitività e la coesione del Paese, ridurre i divari di genere, generazionali, territoriali e sociali - con particolare riferimento a case e ospedali di comunità, asili nido, studentati, politiche abitative e per il lavoro, infrastrutture ferroviarie e idriche, reti a banda ultralarga del Piano Italia a 1 Giga sull'intero territorio nazionale - e sostenere lo sviluppo del Mezzogiorno e delle aree interne, preservando le ambizioni originarie del Piano;
3) a non compromettere le finalità e le progettualità legate alle politiche di coesione, utilizzandone le risorse per coprire i ritardi nella realizzazione del PNRR, e a non utilizzare le risorse del Piano per spese legate agli investimenti nella difesa;
4) ad agire con la massima sollecitudine per procedere alla rimodulazione del Piano finalizzata al rafforzamento e all'implementazione della misura Transizione 4.0, strumento strategico per accelerare la crescita produttiva e competitiva del Paese;
5) ad assicurare, anche in caso di revisione del PNRR, la destinazione minima del 40 per cento delle risorse territorialmente allocabili alle regioni del Mezzogiorno e a procedere celermente alla pubblicazione della Quarta relazione istruttoria sul rispetto di tale vincolo al fine di verificarne l'effettiva attuazione;
6) a garantire che le risorse del PNRR già impegnate o quelle non utilizzate, qualora siano oggetto di riprogrammazione, rimangano comunque all'interno del comparto a cui erano inizialmente destinate;
7) a semplificare le procedure e ad accelerare il trasferimento delle risorse del PNRR ai Comuni al fine di garantire la prosecuzione e l'ultimazione dei cantieri del PNRR in corso ed evitare ricadute sulla tenuta dei bilanci comunali, nonché a garantire lo stanziamento di risorse adeguate al sostegno continuativo dei costi di gestione dei servizi attivati grazie agli investimenti del PNRR, in particolare nelle aree interne del Paese.
(6-00171) n. 4 (30 settembre 2025)
Paita, Musolino, Enrico Borghi, Fregolent, Furlan, Renzi, Sbrollini, Scalfarotto.
Preclusa
Il Senato,
premesso che;
l'Italia ha trasmesso il proprio PNRR alla Commissione europea il 30 aprile 2021, secondo quanto prescritto dall'articolo 18 del Regolamento (UE) 241/2021, mentre il 13 luglio 2021 il PNRR italiano è stato definitivamente approvato con Decisione di esecuzione del Consiglio, il quale ha recepito la proposta della Commissione europea;
l'Italia è il Paese che ha ricevuto lo stanziamento maggiore, inizialmente pari a 191,5 miliardi, di cui 122,6 miliardi di prestiti e 68,9 miliardi di sovvenzioni: nel dettaglio, il PNRR originario era strutturato su 6 Missioni, a loro volta articolate in 16 Componenti concernenti 43 ambiti di intervento;
gli accordi con l'Unione europea prevedono due percorsi paralleli: da un lato, quello legato al raggiungimento di traguardi e degli obiettivi concordati con la Commissione europea al quale sono legati, secondo un calendario preciso, i trasferimenti relativi alle rate previste dal piano stesso; dall'altro quello che riguarda l'attuazione concreta degli interventi e i pagamenti destinati a chi li realizza, che dovranno avvenire entro agosto 2026, pena la restituzione di quanto ricevuto;
se sul primo fronte il rispetto delle scadenze sta andando avanti e l'8 agosto 2025 l'Italia ha ricevuto 18,2 miliardi di euro legati alla settima rata, relativa a traguardi e obiettivi da realizzare entro il secondo semestre 2024, diverso è il discorso sul fronte della spesa effettiva, dove i segnali sono meno incoraggianti: i ritardi continuano ad accumularsi, proprio mentre ci si avvicina alla scadenza finale del piano. Secondo gli ultimi dati, al 30 giugno 2025 risultano attivati quasi 300.000 progetti, per un valore complessivo di 159 miliardi di euro; la distanza tra la programmazione e l'attuazione effettiva resta quindi ancora ampia, e il tempo stringe;
la spesa effettivamente sostenuta, al 31 maggio 2025, è 74,3 miliardi di euro, il 38 per cento del totale. Rispetto a febbraio si sono impegnati circa 8,582 miliardi di euro in più, poco meno di tre miliardi al mese. Va peggio sul fronte dei pagamenti che, al 30 giugno 2025, risultavano essere di poco superiori a 70 miliardi, solo 5,63 miliardi di euro in più rispetto al 31 marzo 2025, nonostante negli ultimi tre anni le ambizioni dl Piano e con esse i progetti si siano via via ridotti rispetto al disegno iniziale;
quel che più preoccupa è che i 298.339 progetti censiti sono finanziati da 159,1 miliardi di euro e mobilitano risorse comprensive di altre fonti di finanziamento per 214,5 miliardi di euro, ma i progetti che si sono conclusi o hanno raggiunto il segmento finale nell'iter di attuazione fanno riferimento a solo a 65 miliardi di euro circa;
i ritardi maggiori si registrano nella Missione 4, Istruzione e ricerca, e nella Missione 6, sulla salute, in particolare nei progetti relativi ai nidi d'infanzia e alle case di comunità, che dovrebbero rappresentare il primo punto di contatto tra il cittadino e il Servizio sanitario nazionale; qui gli amministratori locali hanno paura di creare dei contenitori vuoti che non potranno far funzionare visto il taglio della spesa corrente e dunque delle risorse necessarie per il pagamento degli stipendi degli operatori e per le spese di gestione delle strutture;
il 18 maggio 2022 la Commissione europea ha pubblicato il Piano REPowerEU ampliando gli obiettivi già delineati nella comunicazione dell'8 marzo 2022: raggiungere un maggior risparmio energetico, eliminare gradualmente le importazioni di combustibili fossili dalla Russia, diversificare i fornitori di combustibili fossili e accelerare la transizione energetica: con decisione di esecuzione dell'8 dicembre 2023, il Consiglio dell'Unione europea ha approvato la modifica sostanziale del Piano nazionale di ripresa e resilienza, adottata in seguito alla proposta presentata dal Governo italiano ai sensi del Regolamento (UE) 2021/241 del Parlamento europeo e del Consiglio;
a settembre 2025, durante lo svolgimento delle interrogazioni a risposta immediata alla Camera dei deputati, il ministro Foti ha dichiarato che, ad oggi, l'attuazione della spesa sia pari a 86 miliardi di euro sui 140,4 finora erogati dalla Commissione europea: le parole del Ministro, di fatto, risultano essere una chiara ammissione dei ritardi del Governo nell'attuazione del Piano, con circa 108 miliardi ancora da spendere in pochi mesi:
nell'ultima relazione della Corte dei conti sullo stato di attuazione del PNRR allarmante, infatti, spicca il monito della Corte dei conti sulla capacità di spesa finora sostenuta, ove si segnala che per ottenere la completa attuazione del PNRR, in assenza di slittamenti, è necessario che il progresso annuale della spesa, nel prossimo anno e mezzo, superi di oltre 3 volte quello registrato a livello medio nel triennio 2022-2024 (circa 19,5 miliardi annui): in particolare sussistono serie preoccupazioni per quanto concerne gli interventi infrastrutturali, che risultano in ritardo per una quota vicina al 40 per cento dei progetti, nonché delle Missioni 5 "Inclusione e coesione" e 6 "Salute", per le quali, evidenzia la Corte dei conti, si dovrà assicurare livelli di spesa più consistenti di quelli finora sperimentati di oltre 7 volte;
i progetti riguardanti il comparto sanitario territoriale, in particolare, risultano fortemente in ritardo. Gli interventi principali riguardavano la creazione di nuove strutture di prossimità come le case della comunità e gli ospedali di comunità, con l'obiettivo altresì di ridurre il sovraccarico nei pronto soccorsi e velocizzare le liste d'attesa: come dichiarato dallo stesso ministro Foti, dei primi risultano attualmente essere chiusi solo 191 cantieri su 1.038 previsti, mentre dei secondi risultano chiusi solo 52 cantieri sui 307 previsti;
secondo il rapporto dell'AGENAS relativo ai primi sei mesi del 2025, soltanto 46 case di comunità risultano operative e in linea con gli standard richiesti, costituendo un semplice 3 per cento delle strutture programmate: questo dato è identico a quello registrato alla conclusione del 2024, evidenziando un totale immobilismo nell'ultimo semestre, durante il quale nessuna nuova struttura ha ottenuto la piena funzionalità;
serie preoccupazioni riguardano altresì il settore ferroviario, in particolare per la realizzazione e il miglioramento dei collegamenti ad alta velocità: i ritardi risultano estremamente gravi per la linea Salerno-Catania e Salerno-Reggio Calabria, la cui percentuale di spesa attivata sul totale della dotazione PNRR è ferma al 3,54 per cento rispetto al'8 per cento preventivato e la tratta Napoli-Bari, dove la percentuale di avanzamento è pari al 34,76 per cento rispetto al 59 per cento atteso. Inoltre in riferimento ai collegamenti ferroviari ad Alta Velocità con il Mezzogiorno per passeggeri e merci (Palermo-Catania), l'avanzamento della spesa si è fermato al 7 per cento, poco sotto la soglia dell'8 per cento individuata dalla scadenza nazione. Da ultimo, la misura riferita alle linee di collegamento ad Alta velocità con l'Europa nel Nord (Liguria Alpi), il grado di avanzamento della spesa risulta al al 56,59 per cento, a fronte del valore preventivato del 62 per cento;
come ricorda la citata relazione della Corte dei conti, il Piano prevede, per il servizio idrico, due riforme e quattro linee di investimento, per un totale di 5,4 miliardi di risorse: la realizzazione degli obiettivi del Piano per il settore idrico presentano obiettivi lungimiranti volti a risolvere annosi problemi quali le perdite idriche, modernizzare e infrastrutture, digitalizzare i sistemi di gestione, rafforzare la sicurezza idrica e migliorare la depurazione. Tuttavia, ad un anno dalla scadenza del Piano, sebbene le riforme in materia siano in uno stato avanzato, risulta concluso solo il 2 per cento degli interventi, mentre il 52 per cento delle opere è ancora in fase di collaudo;
nella proposta di revisione del PNRR, approvata dalla Cabina di regia PNRR del 26 settembre 2025, tra le misure per le quali è in corso una struttura per la rimodulazione finanziaria vi è inserita la missione M1C213.1.1 - Piano Italia a 1 Giga, la quale ha l'obiettivo di realizzare infrastrutture di rete a banda ultra larga che garantiscano la velocità di trasmissione di almeno 1 Gbit/s sull'intero territorio nazionale al 2026: data l'urgenza del nostro Paese di dotarsi di infrastrutture digitali che possano consentire la connessione in tutte le zone d'Italia, è necessario che il Governo, in sede di revisione, non promuova definanziamenti per la suddetta Missione;
le difficoltà legate alla cosiddetta "messa a terra" delle opere strategiche infrastrutturali previste dal PNRR derivano anche direttamente dai gravi ostacoli che l'eccessiva burocrazia impone allo sviluppo produttivo, infrastrutturale ed economico del nostro Paese: in particolare, l'eccesso di procedure amministrative - che si traduce in un aggravio di oneri - appare evidente nelle problematiche affrontate dagli enti locali nella realizzazione delle opere. Risulta quindi indispensabile che il Governo intervenga con una riforma mirata alla semplificazione delle procedure burocratiche, ponendo speciale attenzione agli adempimenti che gravano sugli enti locali;
si deve sottolineare come numerosi enti locali, in particolare quelli di dimensioni minori, abbiano manifestato le proprie difficoltà nell'attuare gli investimenti programmati, sia a causa degli elevati costi connessi anche all'aumento dei prezzi delle materie prime che incidono sulle gare, sia per la complessità nel reperire competenze adeguate di supporto tecnico nel settore privato, non potendo fare affidamento su professionalità interne;
lo spostamento di traguardi e obiettivi nella parte finale del periodo utile per l'attuazione del PNRR rappresenta un vero e proprio espediente per celare le reali difficoltà del Governo nel garantirne la realizzazione, ma non garantisce la piena attuazione del piano, anche perché la Commissione europea continua a escludere uno slittamento dei termini, da ultimo con la Comunicazione del 4 giugno 2025 che definisce i termini previsti dal Regolamento "molto rigorosi e inderogabili";
il sostanziale fallimento del PNRR per l'Italia non solo minerebbe il grado di attrattività del Paese sul piano degli investimenti, ma lo esporrebbe a un periodo di forte incertezza macroeconomica, con revisioni al ribasso dell'output gap e delle stime di crescita sia del breve che del medio-lungo periodo, mettendo sotto pressione anche la finanza pubblica, stante l'attivazione delle condizionalità legate al Piano, sia in termini di mancato incasso e restituzioni delle sovvenzioni ottenute per traguardi e obiettivi non raggiunti, che di saldo dei finanziamenti indebitamente ottenuti;
le conseguenze macroeconomiche di un eventuale fallimento del PNRR, peraltro, sarebbero solo il primo dei corollari del mancato conseguimento di obiettivi fondamentali per la nostra stessa Costituzione, come il rafforzamento della coesione sociale e territoriale (da garantisti con particolare riguardo alle aree interne), le politiche di inclusione e per le future generazioni, la transizione verde e digitale, il rafforzamento del sistema sanitario e la crescita inclusiva e sostenibile, obiettivi, tutti, che il Piano si propone di perseguire approntando una rete di servizi rivolta all'esclusivo interesse dei cittadini e che rischia di non realizzarsi per l'incapacità di attuazione di un Esecutivo che governa da circa tre anni, sui quattro anni di PNRR trascorsi;
le riforme strutturali collegate agli investimenti approvate dal Governo Draghi di fatto in molti casi non hanno visto la luce considerato che il Governo Meloni non ha implementato e dato attuazione alle predette misure e desta preoccupazione che l'attuale Esecutivo non abbia chiarito quali riforme intenda mettere in campo per rispettare gli obiettivi stabiliti;
emblematici, da tale punto di vista, appaiono i ritardi accumulati sul fronte delle riforma della giustizia, a cui il Governo ha provato a ovviare con il decreto-legge n. 117 del 2025, dove si è evidenziato che per conseguire gli obiettivi di smaltimento dell'arretrato giudiziario (in ossequio ai traguardi e obiettivi fissati nel PNRR) è necessaria, da un lato, la definizione, in un anno e mezzo, di ulteriori 200.000 procedimenti con annualità 2017-2022 nei tribunali e di ulteriori 35.000 procedimenti con annualità 2018-2022 nelle Corti di appello e, dall'altro, la riduzione di circa un ulteriore 20 per cento del disposition time dei giudizi civili rispetto al 2019, il tutto in meno di un anno;
a nove mesi dalla conclusione del PNRR, il Governo ha deciso di proporre una nuova revisione del Piano, facendo intendere come sia evidente la difficoltà dell'Esecutivo nel rispettare le tempistiche stabilite a monte con la Commissione europea, considerando altresì come tale proposta di modifica arrivi a soli pochi mesi dell'ultima: secondo organi di stampa risulta, infatti, un dirottamento di 14 miliardi di euro nella rimodulazione dei fondi, ossia un adeguamento che tocca circa il 7 per cento dell'intera dotazione;
risulta chiaro come l'obiettivo sia rimodulare le risorse non più compatibili con la stringente scadenza del PNRR prevista nel 2026, spostando alcuni progetti legati al Piano ed inserendoli nei progetti finanziati dai fondi di coesione, i quali non sono soggetti a un rigido cronoprogramma;
le prospettive di fallimento nell'attuazione del PNRR rischiano di sclerotizzare gli effetti negativi della burocrazia sulla crescita, aggravando la prospettiva e l'operatività delle imprese, già fortemente esposte al rischio di una guerra commerciale globale,
impegna il Governo:
1) a ripristinare i traguardi e gli obiettivi del Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR) predisposti dal Governo Draghi e approvati dal Consiglio nel 2021;
2) ad escludere qualsiasi iniziativa volta a ridurre e procrastinare ulteriormente i finanziamenti legati all'attuazione del PNRR;
3) a non richiedere, durante la fase di interlocuzione con la Commissione in merito alla revisione del PNRR, alcun tipo di proroga temporale nell'attuazione del Piano, la quale risulterebbe utile esclusivamente a rinviare gli investimenti e confermare l'incapacità di spesa del Governo;
4) a escludere, nell'ulteriore revisione del PNRR, qualsivoglia definanziamento e prevedere interventi normativi volti a riattivare l'unità di missione "Italia sicura", con le funzioni e prerogative originariamente previste e coordinate al nuovo quadro istituzionale, per realizzare interventi di messa in sicurezza e prevenzione del rischio idrogeologico;
5) a escludere, nell'ulteriore revisione del PNRR, definiziamenti alla missione M1C213.1.1 - Piano Italia a 1 Giga, data l'urgenza del nostro Paese di dotarsi di infrastrutture digitali che possano consentire la connessione via banda larga in tutte le zone di Italia;
6) a garantire il pieno rispetto della clausola PNRR del Mezzogiorno, assicurando lo stanziamento del 40 per cento delle relative risorse in favore di quest'ultimo, al fine di rilanciare i territori del Sud e inverare le enormi potenzialità occupazionali e di crescita che, da anni, numerose organizzazioni internazionali individuano come un possibile volano per la crescita e il rafforzamento della competitività del Paese;
7) a supportare con risorse dedicate le amministrazioni locali nella gestione di lungo periodo degli investimenti previsti dal PNRR, con particolare riferimento agli asili, alle case di comunità e agli ospedali di comunità;
8) a rivedere il modello di incentivazione Transizione 5.0 per uniformarlo all'esperienza positiva maturata nell'ambito di Industria 4.0, ripristinando Formazione 4.0, al fine di non sprecare risorse preziose per le imprese e incentivare gli investimenti innovativi, l'aggiornamento professionale e il perseguimento di una politica industriale che consenta all'Italia di continuare a competere a livello globale anche nel medio-lungo periodo, nonché realizzando interventi di semplificazione normativa e amministrativa volti ad alleggerire gli oneri burocratici (e i relativi costi) patiti dalle imprese, elaborando, con il pieno coinvolgimento delle Camere e in particolare delle opposizioni, un piano di interventi prioritari da realizzare nell'ambito del PNRR al fine di rilanciare la competitività del sistema produttivo nazionale,
9) a promuovere una politica di valorizzazione e rilancio delle aree interne non rinunciataria e coerente con gli interventi volti a perseguire la coesione territoriale prevista dal PNRR.
________________
N.B. Le proposte di risoluzione si intendono precluse per le parti non assorbite.