Legislatura 19ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 344 del 23/09/2025

SENATO DELLA REPUBBLICA
------ XIX LEGISLATURA ------

344a SEDUTA PUBBLICA

RESOCONTO STENOGRAFICO

MARTEDÌ 23 SETTEMBRE 2025

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Presidenza del vice presidente RONZULLI,

indi del vice presidente CASTELLONE

N.B. Sigle dei Gruppi parlamentari: Civici d'Italia-UDC-Noi Moderati (Noi con l'Italia, Coraggio Italia, Italia al Centro)-MAIE-Centro Popolare: Cd'I-UDC-NM (NcI, CI, IaC)-MAIE-CP; Forza Italia-Berlusconi Presidente-PPE: FI-BP-PPE; Fratelli d'Italia: FdI; Italia Viva-Il Centro-Renew Europe: IV-C-RE; Lega Salvini Premier-Partito Sardo d'Azione: LSP-PSd'Az; MoVimento 5 Stelle: M5S; Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista: PD-IDP; Per le Autonomie (SVP-PATT, Campobase): Aut (SVP-PATT, Cb); Misto: Misto; Misto-ALLEANZA VERDI E SINISTRA: Misto-AVS; Misto-Azione-Renew Europe: Misto-Az-RE.

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RESOCONTO STENOGRAFICO

Presidenza del vice presidente RONZULLI

PRESIDENTE. La seduta è aperta (ore 16,40).

Si dia lettura del processo verbale.

DURNWALDER, segretario, dà lettura del processo verbale della seduta del 18 settembre.

PRESIDENTE. Non essendovi osservazioni, il processo verbale è approvato.

Comunicazioni della Presidenza

PRESIDENTE. L'elenco dei senatori in congedo e assenti per incarico ricevuto dal Senato, nonché ulteriori comunicazioni all'Assemblea saranno pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna.

Sugli incidenti mortali occorsi sul lavoro

PRESIDENTE. (Il Presidente e l'Assemblea si levano in piedi). Onorevoli senatori, gli organi di stampa hanno riportato, nel periodo dal 16 al 22 settembre, ancora notizie di incidenti mortali sul lavoro. Hanno perso la vita: Davide Rao, 55 anni, a Leinì (Torino); Jihed Selmi, 36 anni, a San Giuliano Milanese (Milano); Franco Gaspari, 64 anni, ad Auronzo di Cadore (Belluno); Pasquale De Vita, 51 anni, Ciro Minopoli, 60 anni, e Antonio Diodato, 50 anni, a Marcianise (Caserta); Nicola Casucci, 18 anni, ad Andria; Stephan Rainer, 31 anni, a Renon (Bolzano).

Invito i senatori ad osservare un momento di raccoglimento in memoria dei caduti sul lavoro. (L'Assemblea osserva un minuto di silenzio). (Applausi).

Discussione dei disegni di legge:

(957) Deleghe al Governo in materia di retribuzione dei lavoratori e di contrattazione collettiva nonché di procedure di controllo e informazione (Approvato dalla Camera dei deputati)

(956) INIZIATIVA POPOLARE. - Disposizioni in materia di salario minimo

(1237) MAGNI ed altri. - Disposizioni per l'istituzione del salario minimo

(Votazione finale qualificata ai sensi dell'articolo 120, comma 3, del Regolamento) (Relazione orale) (ore 16,41)

Approvazione del disegno di legge n. 957

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione dei disegni di legge nn. 957, già approvato dalla Camera dei deputati, 956 e 1237.

Il relatore, senatore Zaffini, ha chiesto l'autorizzazione a svolgere la relazione orale. Non facendosi osservazioni la richiesta si intende accolta.

Pertanto, ha facoltà di parlare il relatore.

ZAFFINI, relatore. Signor Presidente, colleghi, illustrerò la relazione per sommi capi. La relazione nella sua interezza è ovviamente a disposizione per la lettura completa.

Il disegno di legge Atto Senato 957, trasmesso dalla Camera dei deputati, reca due discipline di delega al Governo in materia di retribuzioni e di contrattazione collettiva. A seconda di tali deleghe, l'articolo 2 concerne specificatamente, nell'ambito delle suddette materie, il perfezionamento della disciplina dei controlli e lo sviluppo di procedure di informazioni pubbliche e trasparenti. Nell'ambito delle due deleghe sono esclusi all'articolo 4 i lavoratori dipendenti delle amministrazioni pubbliche e i contratti collettivi ad essi applicabili.

Le disposizioni finanziarie relative all'esercizio delle due deleghe sono stabilite dall'articolo 3, che prevede la neutralità degli effetti finanziari o, in caso di determinazione di nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica, la previa definizione dei relativi mezzi di copertura.

Entrambe le deleghe devono essere esercitate entro sei mesi dall'entrata in vigore della presente legge, fatto salvo l'eventuale scorrimento in relazione al termine per l'espressione dei pareri delle Commissioni parlamentari. Eventuali decreti correttivi e integrativi possono essere adottati entro un anno dalla data in vigore del relativo decreto base.

Riguardo alla delega dell'articolo 1, i principi e i criteri generali ivi posti sono la definizione per ciascuna categoria di lavoratori dei contratti collettivi nazionali di lavoro maggiormente applicati, con riferimento al numero delle imprese e dei dipendenti. La presente norma di delega richiama l'articolo 36 della Costituzione, il quale, nel primo comma, afferma che il lavoratore ha diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro e, in ogni caso, sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un'esistenza libera e dignitosa.

Com'è noto, il successivo articolo 39 della Costituzione ha previsto la possibilità - mai attuata - della registrazione delle organizzazioni sindacali e della stipulazione mediante rappresentanza unitaria, in proporzione agli iscritti, delle organizzazioni registrate di contratti collettivi nazionali di lavoro, con efficacia obbligatoria per gli appartenenti alle categorie alle quali il contratto si riferisce; la determinazione, alla lettera b), per le società appaltatrici e subappaltatrici, con riferimento agli appalti di servizio di qualunque tipo e settore, dell'obbligo di riconoscere ai lavoratori trattamenti economici complessivi minimi non inferiori a quelli previsti dai contratti collettivi nazionali di lavoro maggiormente applicati nel settore; l'estensione (lettera c)), dei trattamenti economici complessivi minimi dei contratti collettivi nazionali di lavoro ai gruppi di lavoratori non coperti da contrattazione collettiva, con l'applicazione agli stessi del contratto collettivo nazionale di categoria; la definizione (lettera d)), di strumenti volti a favorire il progressivo sviluppo della contrattazione di secondo livello; la definizione, (lettera e)), di strumenti di misurazione basati sull'indicazione obbligatoria del codice di contratto collettivo nazionale di lavoro applicato al singolo rapporto di lavoro nelle trasmissioni all'Inps effettuate con il flusso telematico; l'introduzione di strumenti a sostegno del rinnovo dei contratti collettivi nazionali di lavoro entro i termini previsti dalle parti sociali, anche attraverso l'eventuale riconoscimento ai lavoratori di incentivi volti a bilanciare e, ove possibile, compensare la riduzione del potere d'acquisto degli stessi; l'introduzione, per ciascun contratto scaduto e non rinnovato entro i termini previsti, di una forma di intervento diretto del Ministero del lavoro e delle politiche sociali; tali interventi devono recare, con riguardo esclusivo ai trattamenti economici minimi complessivi, le misure necessarie definite, tenendo conto della peculiarità delle categorie di lavoratori interessati; l'adozione - al fine del rafforzamento della concorrenza e della lotta all'evasione fiscale e contributiva - di una riforma della vigilanza del sistema cooperativistico; la definizione di modelli di partecipazione dei lavoratori alla gestione e agli utili dell'impresa fondati sulla valorizzazione dell'interesse comune dei lavoratori e dell'imprenditore alla prosperità dell'impresa stessa.

Con riguardo, colleghi, alla delega di cui all'articolo 2, i relativi principi e criteri direttivi sono: la razionalizzazione delle modalità di comunicazione tra le imprese e gli enti pubblici in materia di retribuzioni e l'applicazione della contrattazione collettiva, con la definizione di strumenti che rendano effettiva, certa ed efficace l'applicazione della contrattazione collettiva a livello nazionale; il perfezionamento, anche con la previsione del ricorso a strumenti tecnologici evoluti, e la realizzazione di banche dati condivisa delle disposizioni in materia di ispezioni e controlli, in modo da aumentare l'efficacia materiale delle azioni di contrasto del lavoro sommerso o irregolare; l'introduzione di forme di rendicontazione pubblica e di monitoraggio sulla base semestrale aventi ad oggetto l'andamento delle misure di contrasto dei fenomeni distorsivi del mercato del lavoro; la previsione che le suddette forme di rendicontazione di cui alla lettera c) si avvalgano delle risultanze dell'attività ispettiva dell'Ispettorato nazionale del lavoro e dei suoi organi territoriali, nonché di tutte le risultanze acquisite da parte dei soggetti deputati alla verifica e alla correttezza delle retribuzioni e della contrattazione collettiva.

PATUANELLI (M5S). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

PATUANELLI (M5S). Signor Presidente, ritengo che in questo Paese sia urgente affrontare il tema dei salari e credo che ciò debba essere fatto immediatamente e non attraverso un provvedimento che delega il Governo e in qualche modo pospone temporalmente la soluzione del lavoro povero nell'attesa dell'esercizio della delega, dell'approvazione dei decreti legislativi, della loro sottoposizione alla Corte dei conti.

Credo che serva un provvedimento molto più puntuale, chiaro e immediato.

Per questo, Presidente, ai sensi dell'articolo 93, comma 1, pongo una questione pregiudiziale all'Assemblea.

PRESIDENTE. Ai sensi dell'articolo 93 del Regolamento, sulla questione pregiudiziale potrà intervenire un rappresentante per Gruppo, per non più di dieci minuti.

MANCINI (FdI). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

MANCINI (FdI). Signor Presidente, chiedo che si prosegua con il dibattito. Oggi abbiamo in esame questa legge delega che prevede una soluzione o, meglio, cerca di dare risposte certe, mentre fino ad adesso nulla è stato fatto in merito al salario. Credo che oggi parlare di salario povero, dopo tutti gli anni che siete stati al Governo, sia un po' superfluo. Bisogna entrare in un dibattito serio e chiedo quindi di proseguire.

PRESIDENTE. Non posso indire la votazione, perché non sono trascorsi venti minuti dall'inizio della seduta, che è iniziata alle ore 16,40.

CASINI (PD-IDP). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

CASINI (PD-IDP). Signora Presidente, capisco che, davanti alle questioni importantissime che stiamo esaminando, il mio intervento… Ma, dato che c'è da perdere dieci minuti, mi offro come vittima per perderli.

Capisco che c'è l'esigenza di raffreddare la temperatura, ma in questo Senato si gela. (Applausi). Sarà perché vedo appropinquarsi un'età in cui la mia salute è sempre più labile, ormai il tramonto si sta avvicinando, ma vorrei che il Senato non accelerasse i tempi.

PRESIDENTE. Lo facciamo per conservarla meglio, perché il freddo conserva benissimo, giusto? È la crioterapia, presidente Casini. La crioterapia è antinfiammatoria. Lo sapeva?

CASINI (PD-IDP). La ringrazio, Presidente. Però io sono stato eletto al Senato non per entrare in un frigidaire tutte le mattine, ma per entrare in un ambito consono. Oltretutto si consuma meno e si spende meno, per cui siamo tutti contenti.

Se l'Amministrazione potesse prendere atto che stiamo per avere una broncopolmonite, ci farebbe una cortesia.

PRESIDENTE. La crioterapia è antinfiammatoria.

Sospendo la seduta fino alle ore 17.

(La seduta, sospesa alle ore 16,54, è ripresa alle ore 17,03).

Ai sensi dell'articolo 93, comma 5, del Regolamento, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo della questione pregiudiziale avanzata dal senatore Patuanelli.

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Dichiaro aperta la discussione generale.

È iscritto a parlare il senatore Mazzella. Ne ha facoltà.

MAZZELLA (M5S). Signor Presidente, onorevoli colleghi… (Brusìo).

Attendo che i colleghi mi diano l'opportunità di parlare.

PRESIDENTE. Ha ragione, senatore Mazzella. Chiedo ai colleghi un po' di silenzio per consentire al senatore Mazzella di svolgere il suo intervento.

Prego, senatore Mazzella.

MAZZELLA (M5S). Signor Presidente, onorevoli colleghi, questo Governo, Giorgia Meloni, il Ministro del lavoro e il Ministro dell'economia e delle finanze hanno deciso di approvare la legge delega che oggi chiamerò la legge "prendiamo in giro i lavoratori italiani".

In quest'arte della dissimulazione, dell'inganno e del raggiro siete maestri, sicuramente siete veramente dei maestri. Lo avete fatto con il reddito di cittadinanza, quando avete detto che avreste abolito il sussidio. (Brusio).

Signor Presidente, onestamente… (Richiami del Presidente).

PRESIDENTE. Colleghi, vi chiedo nuovamente un po' di silenzio per permettere al senatore Mazzella di fare il suo intervento. Non mi fate richiamare i singoli senatori che vedo chiacchierare continuamente. Mi sembra di essere a scuola. (Brusio. Richiami del Presidente).

Allora facciamo così: il senatore Mazzella non inizia fino a quando non c'è silenzio in Aula, va bene? E facciamo tardi.

MAZZELLA (M5S). Grazie, signor Presidente. (Brusio).

PRESIDENTE. Non vogliono andare a casa, oggi. Vogliono stare qua. Non c'è problema.

Prego, senatore Mazzella. Ce l'abbiamo fatta.

MAZZELLA (M5S). Grazie, signor Presidente.

Dicevo che questo Governo, Giorgia Meloni, il Ministro del lavoro e il Ministro dell'economia e delle finanze hanno deciso di approvare la legge "prendiamo in giro i lavoratori italiani".

In quest'arte della dissimulazione, dell'inganno e del raggiro devo dire che siete maestri: lo avete fatto con il reddito di cittadinanza, quando avete detto «aboliremo il sussidio ai divanisti, smantelleremo le politiche di assistenzialismo» e poi gli avete solo cambiato il nome, riducendo la platea degli assegnatari. Lo avete smantellato, come dicevate in campagna elettorale? No: avete solamente messo dei paletti, lo avete recintato e lo avete contingentato nel numero dei beneficiari. E perché mai lo avete fatto? Forse perché l'idea di un reddito a chi è più fragile, a chi non arriva a fine mese o a chi ha una situazione familiare aggravata da carichi assistenziali a cui non riesce a far fronte era un'idea cattiva? No: non era e non è un'idea malsana. Ma era un'idea del Movimento 5 Stelle, era un'idea dei sinistri progressisti: andava modificata nella forma, nell'involucro esterno, non nella sostanza (Applausi), colpendo però chi non ha voce, chi non scende in piazza e chi è invisibile, i poveri. Eh sì, perché un primato questo Governo ce l'ha e sono i poveri, quelli che non sono visibili, quelli che la destra non considera come cittadini con una propria dignità. I poveri - ve lo dico - sono aumentati: ma questa cosa dei poveri che sono aumentati a voi non vi interessa, non la volete proprio sentire; anzi, forse è meglio che non la sentiate, visto che fate tanto rumore. (Brusio).

Vi do qualche dato. Nel 2024 il 23,1 per cento della popolazione era a rischio di povertà o esclusione sociale (nel 2023 era solo il 22,8 per cento), cioè si trovava in almeno una delle tre seguenti condizioni: a rischio di povertà, in grave deprivazione materiale e sociale oppure a bassa intensità di lavoro.

Allora, chi lo dice questo? Non lo dico io, ma sostanzialmente lo dice Istat. Il report di Istat a pagina 7, che vi leggo, dice: i redditi da lavoro costituiscono la componente più importante dei redditi familiari, ma non sempre il reddito proveniente dalle attività lavorative è sufficiente a eliminare il rischio di povertà per il lavoratore e per la sua famiglia. Il reddito individuale da lavoro può risultare insufficiente a causa di una bassa retribuzione - lo ripeto: a causa di una bassa retribuzione - o di una ridotta intensità lavorativa nel corso dell'anno.

Dice Istat che il rischio di essere un lavoratore a basso reddito è decisamente più alto per le donne rispetto agli uomini, per i lavoratori con meno di 35 anni rispetto a quelli che hanno 55 anni e più e per i lavoratori stranieri rispetto ai lavoratori italiani.

Per concludere con i dati, vi mostro un grafico che illustra il rischio di lavoro a basso reddito dei lavoratori tra il 2007 e il 2023. È un grafico rilevato da Istat. Da questo grafico, sempre del report di Istat, si evince che il problema del basso reddito è ormai un problema strutturale, è una dinamica che va aggredita con una riforma strutturale. E noi crediamo che vada invertita questa dinamica, introducendo il salario minimo legale, che prevede 9 euro lordi, l'ora per legge. Vi piaccia o no: ci sono quattro milioni di lavoratori con paghe da fame, anche da 3 o 4 euro l'ora. Lo so: a voi non interessa affatto che ci siano quattro milioni di lavoratori. Quei lavoratori ora avrebbero potuto aumentare lo stipendio, avrebbero potuto ridurre il rischio di lavoro a basso reddito. Avremmo potuto dare a quei quattro milioni di lavoratori una speranza. Invece, ecco che cosa abbiamo: abbiamo la legge truffa, perché questo è un inganno, è un'ipocrisia, è qualcosa che sovverte la legge che era stata presentata alla Camera. Non riduce il rischio, non riduce per niente il rischio di rimanere con un lavoro a basso reddito.

Ma voglio tornare un attimo ai dati. Sappiate che in Europa ci sono 22 Paesi su 27 che hanno il salario minimo. Sapete quali sono i Paesi che non hanno un salario minimo legale? Sono la Danimarca, l'Austria, la Finlandia e la Svezia. Voglio darvi ancora dei dati. Ecco gli stipendi della Danimarca: lo stipendio medio mensile è di 6.374 euro; stipendio mensile medio in Finlandia: 4.148 euro; salario orario medio in Svezia: 18,84 euro. Questo è il problema: voi non volete inserire un salario minimo legale.

Spiace dirlo, ma questa legge delega è una legge truffa per i lavoratori, perché è solo uno strumento di propaganda completamente privo di effetti sulle dinamiche salariali. È fumo negli occhi e per questo motivo vi chiediamo veramente di approvare una legge diversa. Noi non approveremo mai questa legge delega, questa legge truffa. (Applausi).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Misiani. Ne ha facoltà.

MISIANI (PD-IDP). Signor Presidente, colleghe e colleghi, oggi siamo chiamati a discutere una legge che nelle mani della maggioranza ha perso del tutto il suo senso originario. Il senso originario era dare una risposta concreta a milioni di lavoratrici e di lavoratori poveri.

Voglio dire con chiarezza, signor Presidente, che quello che è stato portato in questa Aula non è il salario minimo, ma è lo svuotamento dell'idea e della proposta di una legge sul salario minimo nel nostro Paese, così come già previsto in 22 Paesi su 27 dell'Unione europea. Questa proposta di legge è la cancellazione, con un colpo di spugna, della proposta unitaria che le opposizioni avevano costruito insieme, in modo serio e responsabile, ascoltando le organizzazioni sindacali, le associazioni di categoria, economisti, giuslavoristi.

Dietro i vostri giochi di prestigio, dietro la propaganda, resta la realtà. È la realtà drammatica di 3 milioni e mezzo di lavoratrici e di lavoratori che in Italia sono occupati ma restano poveri, guadagnano reddito ma al di sotto della soglia di povertà. Voi avete scelto di voltare loro le spalle. Voi avete scelto di accettare che in questo Paese sia considerato normale e tollerabile lavorare per 4 o 5 euro l'ora, che sia accettabile competere nel mercato mondiale non con l'innovazione, non con la qualità, non con la ricerca e lo sviluppo, ma con i bassi salari, con la precarietà e con i contratti pirata. Badate, questa è una scelta, signor Presidente, che condanna l'Italia al declino, alla stagnazione economica e all'allargamento delle disparità salariali e delle disuguaglianze economiche.

Noi non ci stiamo, non potremo mai accettare questa prospettiva. Noi, insieme a tutte le opposizioni, continueremo a batterci per un'idea diversa, con una proposta chiara, semplice, fondata su due pilastri essenziali. Il primo, applicare a tutti i lavoratori e a tutte le lavoratrici il contratto collettivo nazionale firmato dalle organizzazioni comparativamente più rappresentative; non quello più applicato, ma quello firmato dalle organizzazioni più rappresentative, perché solo così possiamo spazzare via i contratti pirata, in un Paese in cui i contratti registrati al CNEL in vent'anni sono passati da 300 a oltre mille, con un inquinamento del mercato del lavoro e un effetto di trascinamento verso il basso di tutti i salari dei lavoratori. Secondo pilastro: fissare una soglia minima inderogabile, che nella nostra proposta di legge è quella di nove euro lordi l'ora, dicendo con chiarezza che sotto quella cifra non è lavoro ma è sfruttamento. Noi lo abbiamo scritto nero su bianco, non per sostituire o indebolire la contrattazione collettiva nazionale, ma per rafforzarla, per garantire a ogni lavoratore e lavoratrice una base di dignità. Questo è quello che chiede e prescrive l'articolo 36 della Costituzione.

Sono due punti limpidi, scritti nella nostra proposta di legge; non invenzioni, non improvvisazioni, ma una proposta che rispetta i parametri europei, che tiene conto di quello che è accaduto, con un'inflazione che ha drammaticamente eroso il potere d'acquisto dei salari, in particolare dei lavoratori con i salari più bassi, in un Paese in cui il mercato del lavoro è diventato quello che purtroppo soffrono sulla loro pelle milioni di lavoratori.

Voi avete scelto di cancellare questa proposta e avete scelto la strada dell'ipocrisia: dite di voler rafforzare la contrattazione collettiva nazionale, ma aprite la porta ai contratti più applicati, anche se sono firmati da sindacati gialli, non rappresentativi, da associazioni datoriali di comodo. Dite di volere difendere il lavoro, ma la vostra idea è quella di un lavoro precario: più contratti a termine, più voucher, meno trasparenza nelle piattaforme, subappalti a cascata; un'idea di competizione al ribasso, basata sulla compressione dei diritti e dei livelli salariali.

Credo tuttavia che anche voi dobbiate guardare in faccia la realtà. La realtà, purtroppo, è quella di un Paese europeo, l'Italia, che è l'unico in cui il potere d'acquisto delle famiglie è sceso, anche nella fase più recente della storia. Infatti, il potere d'acquisto delle retribuzioni orarie lorde in termini reali in Italia oggi è inferiore anche al livello di tre anni fa. Un quinto dei lavoratori, pur coperto da contratti collettivi, rimane povero. È questa la dimostrazione, più di tanti altri numeri, che senza un salario minimo legale la contrattazione da sola non basta più. (Applausi).

Il vostro è un accanimento sistematico contro chi ha meno in questo Paese. Avete cancellato il reddito di cittadinanza: andava riformato e voi l'avete tolto di mezzo. Avete azzerato il fondo sociale affitti. Avete ridotto lo stanziamento per il fondo sanitario nazionale in rapporto al PIL al minimo dal 2010.

Avete aumentato la precarietà con i vostri provvedimenti sul lavoro e oggi aggiungete un'ulteriore ferita, perché con questa legge delega ridotta ai minimi termini voi di fatto negate il diritto a un salario dignitoso a 3,5 milioni di lavoratrici e lavoratori. (Applausi).

Eppure, non reggerete all'infinito sulla propaganda e sugli espedienti dialettici, perché il nostro principale alleato non è la retorica, ma la realtà. La realtà è fatta di giovani e di donne, soprattutto al Sud, che lavorano ma rimangono poveri; è fatta di famiglie che non arrivano a fine mese; è fatta di imprese, tante imprese, che rispettano le regole, che applicano i contratti collettivi delle organizzazioni maggiormente rappresentative, ma vengono schiacciate dalla concorrenza sleale di altre imprese che sfruttano i lavoratori pagandoli quattro o cinque euro all'ora. Questa, allora, è la posta in gioco, Presidente: decidere se l'Italia vuole stare in questo mondo che cambia svalutando il lavoro, o investendo in qualità, innovazione e diritti. Questo è il bivio di fronte a cui siamo. Presidente, noi scegliamo la seconda strada ed è per questo che continueremo a batterci per la nostra proposta di legge sul salario minimo in queste Aule parlamentari e nel Paese.

Voi avete i numeri per approvare questa legge delega truffa. Vi illuderete di avere vinto se otterrete, come probabile, la maggioranza anche in quest'Aula, ma non è così, perché approvando questa proposta di legge delega voi sbatterete la porta in faccia a quei 3,5 milioni di lavoratori (Applausi) e perderete un'occasione per unire il Paese, per rafforzare davvero la contrattazione collettiva nazionale, per rispondere davvero concretamente al lavoro povero.

Noi, Presidente, non ci rassegniamo e continueremo a ripetere, anche in quest'Aula, una verità molto chiara: in Italia le parole «lavoro» e «povero» non devono più stare nella stessa frase. (Applausi).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Russo. Ne ha facoltà.

RUSSO (FdI). Signor Presidente, onorevoli colleghi, rappresentante del Governo, l'atto che andiamo a votare, questo disegno di legge delega, è importante. È un atto organico ed è tutt'altro che una legge truffa. È oggettivamente un provvedimento che, invece di basarsi sulla demagogia livellatrice di chi pensa che, con una formula matematica o un numero, si risolvano il problema del lavoro e del lavoro povero in Italia, cerca invece di intervenire in una materia ben più complessa con una delega ampia e articolata.

Mi verrebbe da chiedere a coloro i quali lanciano alti lai su questo provvedimento: scusate, perché negli anni in cui avete governato, invece di privilegiare la logica assistenzialistica del reddito cittadinanza, invece di cercare di acquisire il consenso delle persone con la mancetta di Stato, non intervenivate su questo? Ce lo spiegate? Vorremmo comprendere noi perché, all'improvviso e solo adesso, si pone il tema del lavoro povero. C'è un centrosinistra che ha governato per anni e che ha lavorato e ha fatto normative spesso contro le imprese, contro il lavoro e contro la logica della produttività.

Noi abbiamo piena coscienza del fatto che esiste il problema del lavoro cosiddetto povero, ma lo vogliamo affrontare creando lavoro e sviluppo. Non lo vogliamo fare semplicemente inserendo un numero che probabilmente non verrebbe rispettato, o servirebbe magari a svilire quella contrattazione collettiva che invece vogliamo esaltare con questo provvedimento, dando il giusto ruolo al rapporto tra imprenditori, datori di lavoro e sindacati, tra coloro i quali producono, coloro i quali rischiano e coloro i quali sono chiamati dalla Costituzione a difendere i diritti dei lavoratori, ma in una logica non di confronto di classe. Certo, avremmo bisogno di un sindacato che non fa semplicemente cortei politici e ideologizzati, avremmo bisogno di un sindacato che si occupa dei problemi del lavoro, ma tant'è, questo passa.

Allora, in questo contesto, noi abbiamo una norma estremamente organica, dove si interviene, per esempio, sul tema dei subappalti.

Si interviene sul tema dell'applicazione dei contratti, del potenziamento della vigilanza nell'attivazione dei contratti di lavoro. Noi, in quest'ottica, riteniamo che la politica debba darsi degli obiettivi ponderati, che siano compatibili con il nostro sistema produttivo e che non ignorino la complessità del nostro sistema dei trattamenti retributivi. La nostra valutazione parte dal principio fondante che la Costituzione garantisce ai lavoratori una retribuzione proporzionata e adeguata e riconosce la contrattazione collettiva come strumento essenziale di coordinamento tra i salari, la produttività e le condizioni di lavoro.

La contrattazione collettiva è una leva di stabilità e di crescita per noi. Come vedete, sono tutte teorie estremamente oppressive nei confronti dei lavoratori. Una contrattazione efficiente non è un costo, ma è un asset di competitività che consente di armonizzare la produttività delle retribuzioni e le condizioni di lavoro. La norma che andiamo ad approvare orienta la contrattazione verso un equilibrio virtuoso tra le esigenze delle imprese e i diritti dei lavoratori, promuovendo rinnovi contrattuali che tengano conto dell'evoluzione dei bisogni e delle competenze. Per noi la lotta al lavoro sottopagato e alle disuguaglianze salariali non è solo un obiettivo etico, ma anche economico. Salari giusti stimolano la domanda interna, sostengono la coesione sociale e consentono una crescita più sostenuta.

Il testo in esame prevede strumenti di prevenzione, di monitoraggio e di rimedio capaci di intercettare situazioni di disparità ingiustificata tra settori, territori e categorie. La definizione di trattamenti retributivi giusti ed equi concorre a specificare criteri di riferimento che siano applicabili ai contratti nazionali estesi e a quelli di settore, salvaguardando la possibilità di adeguamento per dimensione d'impresa e contesto di lavoro.

Dobbiamo dare poi risposta alle nuove forme di lavoro. La normativa che andiamo ad approvare cercherà di intercettare nuovi modelli organizzativi emergenti, il lavoro a tempo determinato, il lavoro agile e le piattaforme digitali, senza creare lacune o incertezze giuridiche che possano compromettere la dignità dei lavoratori o la stabilità delle imprese.

Questa delega non è solo un atto tecnico per noi, chiaramente, ma un atto profondamente politico. È un impegno politico ed etico. È un investimento nella dignità del lavoro, nella stabilità delle famiglie italiane e nella competitività del nostro sistema produttivo, che se non è competitivo su uno scenario mondiale così complesso non porta allo sviluppo che porta alla reale ricchezza. La ricchezza infatti non si crea per decreto, per formule matematiche o semplicemente creando debito da distribuire a tutti in maniera indistinta; si crea favorendo il lavoro, la logica del lavoro e la dignità del concetto che lo sviluppo di un cittadino si attua attraverso il lavoro e non attraverso l'elargizione della mancetta di Stato.

Voi pensavate e, anzi, dicevate di aver risolto la povertà; evidentemente ciò non è avvenuto neanche durante il vostro Governo. Io non vorrei che voi vorreste eliminare invece oggi, nonostante il vostro intento teoricamente contrario, proprio il lavoro, la logica del lavoro. In questo dibattito, in questi mesi, da quando è stato avviato questo ragionamento, da quando sono stati avviati i lavori parlamentari sul disegno di legge sul salario minimo, che poi è diventato una delega al Governo, non abbiamo sentito altro che posizioni ideologiche di un'opposizione che non si arrende al fatto che noi governiamo con saldezza e prospettiva perché stiamo intercettando i problemi reali degli italiani. Stiamo intercettando le reali esigenze di coloro i quali cercano lavoro, ma cercano soprattutto dignità e cercano di poterlo fare in un contesto chiaro, di regole precise e semplici, in uno Stato che deve assolutamente vigilare sull'attuazione di queste regole, non uno Stato che deve pianificare, piallare tutto, perché evidentemente c'è un comunismo di ritorno in molte di queste opposizioni che auspicano il ritorno al socialismo reale.

Noi siamo invece per la libertà di impresa, la libertà di pensiero, la libertà di realizzazione dell'individuo e della persona. Per tali ragioni questa legge è orientata in questo senso al fine di creare lavoro reale e soprattutto una Nazione in cui la dignità delle persone non sia asservita ad altre logiche. (Applausi).

PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Bevilacqua. Ne ha facoltà.

BEVILACQUA (M5S). Signor Presidente, ci troviamo oggi a commentare, come al solito, un provvedimento che è il nulla cosmico, una legge delega che si oppone alla realtà del nostro Paese, alla realtà che vivono i cittadini fuori da questo palazzo, ma che sembra non toccare minimamente e non suscitare l'attenzione della maggioranza.

D'altronde, cosa ci aspettiamo da una maggioranza che, per bocca del suo ministro Tajani, ha commentato che per gli italiani non era necessario un salario minimo, ma un salario ricco? Forse non si è reso ben conto dell'azione della sua maggioranza? Forse il ministro Tajani, quando parlava di salario ricco, si riferiva al compenso che è stato riconosciuto a Brunetta, quel Brunetta che, dall'alto della sua Presidenza del CNEL, ha detto che non serve il salario minimo ai cittadini italiani; oppure, si riferiva forse al salario dei Ministri fuori sede per i quali - poverini - è stato stanziato un fondo di 500.000 euro perché effettivamente dovevano riuscire a sbarcare il lunario, quindi questo aiutino a loro serviva per rendere un po' più ricco il loro salario. O forse si riferiva al ripristino dei vitalizi, cosa che è stata assolutamente fermata dal MoVimento 5 Stelle alla Camera, mentre il Senato ha pensato bene di ripristinare questo odioso privilegio, quando i cittadini italiani non arrivano alla seconda settimana del mese. Oppure, forse faceva riferimento all'ordine del giorno dell'onorevole Lupi che vuole effettivamente rimpinguare le indennità parlamentari dei deputati, ordine del giorno che ha trovato eco nel maldestro tentativo di emendamento dell'onorevole Rampelli, che poi lo stesso deputato ha ritirato facendo una retromarcia clamorosa quando si è visto scoperto con le mani nella marmellata. Tra l'altro, sorvolerei sul linguaggio veramente deprecabile usato da Rampelli quando ha cercato di difendere la sua posizione accusando il MoVimento 5 Stelle, in una maniera che è meglio non ricordare per non fare un torto ai cittadini italiani.

Signor Presidente, noi ci rendiamo conto che questa maggioranza è veramente scollegata dalla realtà, perché sempre utilizzando le parole del florido ministro Tajani, prodigo di commenti sul salario minimo, ricordo a tutti che il Ministro ci ha tenuto a precisare che in Italia non c'è bisogno del salario minimo perché non siamo in URSS. Ebbene, caro ministro Tajani, forse le sfugge che 22 Paesi dell'Unione europea su 27 hanno il salario minimo (Applausi) e fra i Paesi che non hanno il salario minimo e che quindi fanno compagnia all'Italia figurano Paesi come la Svezia, la Danimarca, l'Austria, la Finlandia, Paesi dove però i salari medi sono al di sopra della media dell'Unione europea, non come in Italia, dove sono al di sotto e che negli ultimi trent'anni non solo non sono cresciuti, ma sono anche diminuiti.

Signor Presidente, quando parliamo di salario minimo, parliamo di persone che, pur spaccandosi la schiena, non arrivano alla fine del mese. Gli ultimi dati di Eurostat hanno evidenziato come il nove per cento dei lavoratori a tempo pieno in Italia rientra nella categoria dei lavoratori poveri. Voi parlate e vi riempite la bocca di misure a sostegno dei giovani, dite di voler portare i talenti italiani a crescere e a portare lustro al loro Paese, ma lo sapete che quattro giovani su dieci lavorano per meno di nove euro l'ora? Ma chi volete prendere in giro? Uscite dai proclami e fate un bagno di realtà.

Così come dovreste fare un bagno di realtà quando parlate di sostegno alla maternità e poi la realtà ci dice che il 25 per cento delle donne italiane lasciano il loro lavoro nel primo anno di vita dei figli. Secondo voi lo fanno perché non avrebbero bisogno di quei soldi per garantire al proprio figlio un futuro migliore o perché le paghe da fame che vengono proposte non valgono nemmeno la pena di togliere il tempo alla crescita e all'educazione del proprio figlio, che poi dovrebbero sballottare tra i nonni (per chi li ha), e gli asili nido che non esistono e che pagano a caro prezzo?

Allora mi viene spontanea una considerazione. Abbiamo visto la presidente Meloni, nel suo favoloso mondo, raccontare e rievocare il rito della pastarella a casa con i nonni. Ecco, il vostro "no" al salario minimo è un "no" alla pastarella la domenica per 4 milioni di lavoratori poveri. Prendetene atto. (Applausi).

PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Tajani. Ne ha facoltà.

TAJANI (PD-IDP). Signora Presidente, la delega al Governo che oggi ci apprestiamo a votare è stata approvata alla Camera dei deputati nel dicembre 2023, praticamente due anni fa. Due anni che, nel contesto geopolitico e nel contesto economico-finanziario che ci troviamo a fronteggiare, pesano come vent'anni, per tutto quello che è successo.

Eppure questa delega ha camminato piano piano, ha impiegato quasi due anni per arrivare da Palazzo Montecitorio a Palazzo Madama, giusto a indicare l'ansia, la fretta che il Governo ha di risolvere una piaga come quella del lavoro povero. (Applausi). Se aveste avuto a cuore questa priorità, probabilmente la marcia della delega sarebbe stata più rapida.

In questi due anni non abbiamo mai - dico mai - sentito la premier Meloni o qualche esponente del suo Governo nominare la piaga del lavoro povero. L'Eurostat indica quasi 5 milioni di lavoratori che, pur lavorando, non raggiungono la soglia di sussistenza. In questi lunghi due anni non abbiamo mai sentito il Governo parlare della tragedia dei salari italiani, che, unici in tutta Europa, negli ultimi trent'anni, invece di aumentare, in termini reali sono diminuiti. L'Italia è un'eccezione, una pecora nera a livello europeo.

In questi lunghi due anni non abbiamo mai sentito la premier Meloni o i rappresentanti del suo Governo e della sua maggioranza nominare il disastro dei cosiddetti contratti pirata, firmati da organizzazioni non rappresentative, che assicurano salari più bassi e che consentono una concorrenza sleale tra le imprese, perché di questo si tratta, non soltanto di salario giusto ed equo, ma anche di un fatto di cattiva competizione nel sistema delle imprese.

In questi due anni non abbiamo mai - dico mai - sentito la Premier nominare il furto di potere d'acquisto costituito dal fiscal drag, il drenaggio fiscale, che ha rubato ai salari dei lavoratori dipendenti quasi 22 miliardi di euro. Mai una proposta è stata spesa in quest'Aula o nelle stanze del Governo su questi temi, con un'idea di risoluzione di questi problemi. Il lavoro povero, il lavoro dignitoso e persino la parola sfruttamento, che pure esiste, purtroppo, ancora oggi in molti settori e in molti territori nel nostro mercato del lavoro e nella nostra economia, non è stata mai pronunciata e non è mai affiorata alle labbra della Presidente del consiglio o dei Ministri di questo Governo.

Questo non è soltanto un tema, seppur sacrosanto, di giustizia sociale e di giustizia distributiva. È un tema che ha a che fare con la competitività del sistema economico nel suo complesso.

Più di cent'anni fa, Henry Ford, un grande capitalista, aumentando il salario dei propri operai spiegava: il salario che pago ai miei lavoratori forma il reddito che serve ad acquistare la Model T, la mia automobile, che produco nelle mie fabbriche. In questo modo determinava l'idea di un mercato interno composto da un ceto medio - quel ceto medio che voi dite di voler difendere - capace di sostenere anche la produzione industriale, la produzione delle imprese. Signor Presidente, dobbiamo concludere che il Governo Meloni è rimasto ad un'epoca pre-fordista (Applausi) e non ha imparato nemmeno la lezione di Henry Ford. Il salario serve a sostenere la domanda interna e in questa epoca, in cui i dazi dell'amico Trump impediscono alle nostre imprese lo sbocco delle esportazioni, noi abbiamo ancora più bisogno di una domanda interna capace di sostenere le nostre imprese. Quindi, la nostra lotta per il salario minimo di nove euro all'ora non è soltanto una questione di dignità del lavoro, di giustizia sociale e di giustizia distributiva, ma è un'idea di sviluppo e di funzionamento dell'economia. È per questo che voteremo contro questa delega e continueremo a sostenerla. (Applausi).

PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Furlan. Ne ha facoltà.

FURLAN (IV-C-RE). Signor Presidente, è un tema molto importante quello che affrontiamo oggi in quest'Aula purtroppo semideserta. Già il titolo non è certo di poco conto: «Deleghe al Governo in materia di retribuzione dei lavoratori e di contrattazione collettiva». Questo in un Paese - lo ricordo a me stessa, Presidente, ma anche a tutta l'Assemblea - con una storia contrattuale molto importante: i contratti firmati dalle associazioni datoriali e da CGIL, CISL e UIL valgono per oltre il 95 per cento dei lavoratori e delle lavoratrici. In Europa, quando si parla di contrattazione diffusa e coinvolgente, innanzitutto si fa riferimento al nostro Paese e, con un sistema contrattuale anche diverso, alla Germania e alla Francia. L'Italia, però, sulla contrattazione non c'è dubbio che abbia una storia molto importante.

Cosa vuol dire che si delega al Governo? In tutta la legge che ci proponete non c'è mai alcun riferimento al rapporto con le parti sociali, sia quelle sindacali sia quelle datoriali. Voi immaginate cioè, in un Paese dove la contrattazione collettiva comunque copre oltre il 95 per cento dei lavoratori e delle lavoratrici attraverso i contratti firmati dai datori di lavoro e da CGIL, CISL e UIL, di legiferare qualcosa di diverso senza nemmeno coinvolgere le parti sociali. Credo che questo sia un insulto al buonsenso, oltre che alla storia del lavoro nel nostro Paese. (Applausi). Parlare di salario e parlare di salario povero, non è una questione che ci possiamo togliere l'imbarazzo di affrontare con una leggina di due o tre articoli che delega al Governo di legiferare. No, è una cosa molto complessa che non può prescindere dall'analisi di come mai i salari medi italiani sono bassi, con delle sacche addirittura di lavoro povero. Siamo un Paese che in questi ultimi quindici anni ha passato molte crisi economiche, energetiche e la crisi pandemica.

Oltre a questo, negli ultimi anni, nei vostri anni, abbiamo anche visto una crescita dell'inflazione: uno dei motivi per cui è esplosa la questione salariale è anche questo.

Poco tempo di recupero, in modo particolare dalla crisi pandemica ad oggi, accoppiato al fenomeno inflattivo ed ecco che la frittata è pronta per tutti, ma non solo: abbiamo quello che viene definito il fenomeno della terziarizzazione dell'economia, con pochi lavoratori nell'industria del nostro Paese (nemmeno il 20 per cento ormai). Tutto è diventato terziario, anche quello che di terziario ha molto poco, per la verità (qualcuno ha deciso che da industriale doveva passare a terziario), spesso anche con una qualità del lavoro che sarebbe molto da rivedere. La terziarizzazione dell'economia ha anche prodotto un'instabilità, una precarietà e una stagionalità del lavoro molto più forti rispetto a quello che noi abbiamo conosciuto.

Vi sono poi tanti, ma tanti sistemi contrattuali nel rapporto di lavoro (circa un centinaio), che vanno da quelli dei nostri giovani che fanno stage curricolari gratis (ma in realtà lavorano completamente anche in aziende di primaria importanza, con lo stesso orario, lo stesso rischio e lo stesso onere di tutti i lavoratori e continuiamo a non pagarli) a quelli dei lavoratori stagionali o a tempo determinato (in questi tre anni, non c'è un provvedimento che abbiate varato che non abbia allungato i tempi del lavoro a tempo determinato). (Applausi).

Basso PIL e blocco della produttività in molti settori, ma soprattutto nel sistema Paese: ogni tanto sento dire tante amenità - non si possono usare altre parole in questa sede- per cui il tema della produttività viene sempre e solo affrontato in rapporto alla produttività del singolo lavoratore: ma in un Paese in cui i treni, insieme agli aerei, hanno regolarmente ritardi di ore ed ore, voi mi parlate di produttività del singolo lavoratore? (Applausi).Quanto incidono i ritardi della nostra pubblica amministrazione, i ritardi dei trasporti e la fatiscenza delle nostre infrastrutture rispetto alla produttività del sistema Paese, che non è estraneo poi alla produttività dell'economia e anche delle singole imprese?

Quanto alla diffusione di piccolissime imprese, non si fa niente per aiutarle a mettersi insieme e a superare il nanismo dimensionale.

Vi è poi ovviamente l'invecchiamento: cara Presidente, ogni anno prendiamo oltre 120.000 giovani, spesso laureati, in modo particolare del Sud, perché emigrano in altri Paesi. (Applausi). Quando parliamo di salario e di lavoro, pensiamo di affrontare questi temi oppure no? In un Paese in cui il 70 per cento delle nostre imprese producono per i consumi interni, ci siamo accorti dei dati tragici rispetto a questo? Le famiglie hanno ridotto in questi ultimi due anni quasi del 40 per cento i consumi alimentari, rinunciano a curarsi o si indebitano per le cure.

Quando parliamo di salario, o affrontiamo anche questi temi con lungimiranza e con voglia di cambiare le cose oppure non ne usciamo. (Applausi).

E voi come rispondete? Con una legge delega che taglia fuori le parti sociali, tutte le parti sociali. Lasciate, però, lo spiraglio per quei sindacatini di comodo, che vengono in qualche modo accattivati dalle vostre intenzioni. Non parlate nemmeno più di contratti firmati dalle organizzazioni sindacali comparativamente più rappresentative a livello nazionale. Altro che togliere il sindacato giallo, qua si fa di tutto.

Poi dobbiamo tornare agli anni Settanta. Io ero una bambina, ma ricordo di aver studiato queste cose. Tornate alle gabbie salariali: un insulto alla decenza. (Applausi). A seconda di dove sei, a seconda di dove lavori hai la gabbia salariale: dal Nord al Sud, dal centro alla periferia e dalla zona montana alla Città Metropolitana. Ma come ragionate rispetto a questo? (Applausi).

Signora Presidente, non ci siamo proprio. In questo provvedimento non si affronta il tema del salario. Infatti non parlate minimamente di riforma del fisco, a cui vanno collegati anche i salari dei lavoratori e delle lavoratrici: l'87 per cento dell'erario è sul groppone di lavoratori e dei pensionati; né parlate di come volete arginare il fenomeno del fiscal drag. Ecco, un buon modo per alzare i salari è quello di affrontare queste due questioncine, che voi avete dimenticato. Non le citate nemmeno nella legge delega.

Signora Presidente, ancora una volta, dunque, abbiamo mancato un'occasione importante e straordinaria di creare condizioni più positive per i salari dei lavoratori e delle lavoratrici. (Applausi).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Magni. Ne ha facoltà.

MAGNI (Misto-AVS). Signor Presidente, vorrei provare a fare una discussione, un ragionamento, che ho cercato di fare anche in Commissione, sul fatto che noi, da più di due anni, come veniva ricordato prima, stiamo discutendo su questo tema del salario minimo con una posizione non di merito, ma totalmente ideologica di contrarietà.

È chiaro che è difficile, ovviamente, trovare una soluzione in cui si affronti il problema. Si dice che il problema del salario si risolve nella contrattazione tra le parti sociali e poi si aggiunge - e qui faccio un ragionamento sul quale poi tornerò - che le contrattazioni sono portate avanti dalle organizzazioni sindacali comparativamente rappresentative, ma non del contratto maggiormente applicato, come si usa dire. Anche questa è un'ambiguità, e poi ci tornerò.

Il problema è che oggi, a differenza del passato, noi abbiamo un solo elemento che affronta il problema della distribuzione salariale. Vorrei ricordare che nel 1945 fu istituita la contingenza, oltre al contratto. Allora erano pochi quelli che l'avevano, ma già negli anni Sessanta c'erano i contratti nazionali. A un certo punto, nel 1993, si abolì completamente la contingenza.

Quindi, in sostanza, l'unico strumento per distribuire gli aumenti salariali era il contratto nazionale, tant'è che in quell'accordo c'era scritto: "tenendo conto dell'andamento del settore", quindi della produttività, sostanzialmente. Però, in quella situazione avevamo sì e no 300 contratti.

Faccio un esempio banalissimo: in una fabbrica metalmeccanica chi lavorava in portineria (quindi le guardie giurate), chi faceva l'autista, e chi lavorava a mensa erano tutti lavoratori riconducibili al contratto metalmeccanico, perché era uno solo. La frammentazione del lavoro ha portato invece a contratti diversi: i lavoratori delle pulizie ne hanno uno, le guardie giurate un altro e via dicendo.

Benché i contratti vengono fatti esclusivamente tenendo conto dei rapporti di forza - e sottolineo "rapporti di forza" - è chiaro che chi aveva una condizione economica migliore ha rinnovato i contratti con una certa determinazione, anche se ha perso potere d'acquisto, a differenza di altri che erano in un'altra condizione. Come ho detto prima, infatti, ci sono sindacati comparativamente uguali; il contratto delle guardie giurate è fatto da CGIL, CISL, UIL e UGL, che sono le organizzazioni comparativamente più rappresentative, eppure è fermo a 5,4 euro. Perché? Perché sono incapaci? No, perché i rapporti di forza sono quelli lì. Questo è il dato fondamentale.

Il fatto è che voi avete deciso di non discutere e di rispondere con un no ideologico, perché dite di no e che non si può entrare. Vi ponete il problema dei lavoratori e delle lavoratrici, in particolare nei servizi? Penso soprattutto ai servizi alla persona: coloro che aiutano tutti noi con i nostri anziani, con i disabili e sono i meno pagati. In alcuni casi sono 12 anni che non si rinnova il contratto (e sottolineo 12 anni). Chi obbliga i datori di lavoro a rinnovare il contratto a certe condizioni? Visto che tutto è legato ai rapporti di forza, chi li obbliga? Nessuno. Se non ci sono i rapporti di forza, non c'è una norma che dice che bisogna agire.

Quindi, il salario minimo era un modo per dare un senso: anche i 9 euro che noi abbiamo proposto, visto che sono uno dei primi firmatari di questa proposta, oggi sono insufficienti, perché nel frattempo l'inflazione è andata avanti e bisognerebbe parlare di 11 o 12 euro, se vogliamo adeguare la proposta. Ma lasciamo perdere, il problema sta qua: vogliamo fare una discussione meno ideologica e provare ad affrontare il tema di come riuscire a dare un contributo senza intaccare la questione della contrattazione? È irrisolvibile messa in questo modo, perché così chi fa il lavoro più umile (anche quello legato alle persone, quindi molto delicato) perderà sempre maggiore potere d'acquisto e ci sarà una continua divaricazione tra i lavoratori più forti e quelli più deboli. Il concetto è infatti solo quello dei rapporti di forza.

Bisognava mettere un correttivo. Vorrei ricordare - l'ho citato all'inizio - che la contingenza era uno strumento che valeva per tutti i lavoratori, dalla piccola azienda, dal lavoratore dell'artigianato, a quello della più grande fabbrica. Era un pezzo di salario che stava dentro la busta paga e consentiva un adeguamento. Ci sono contratti nazionali di 15.000 o 20.000 dipendenti, in particolare nel settore dei servizi. Questo è il dato: vogliamo smettere di discutere ideologicamente e provare a dare una risposta a queste cose? Su questo vi siete rifiutati. Poi dite che c'è la delega, perché ideologicamente siamo contrari. Questo è il problema al quale bisogna fare fronte.

Bisogna poi porsi il problema di come adeguare gli stipendi, perché gli stipendi vanno anche adeguati. Questa è responsabilità solo di questo Governo? No, quando fu raggiunto l'accordo del 1993 non c'era la Meloni al Governo. È frutto di una situazione per cui in quegli anni si pensava che la contingenza andava abolita.

Ritornerò sul punto in dichiarazione di voto. Sostanzialmente siamo in una situazione nella quale francamente avete deciso ideologicamente di andare contro.

In più questi lavoratori sono coloro che producono ricchezza nel Paese. La questione del salario è stata prima affrontata anche dalla senatrice Tajani. Come si rilancia la domanda interna se la situazione salariale è quella che ha denunciato il CNEL, con l'aumento degli occupati, ma solo di coloro che hanno un basso salario? Come si fa a rilanciare i consumi interni? Il carrello della spesa aumenta del 3,5 per cento anche per quei lavoratori e quelle lavoratrici.

In sostanza, abbiamo una situazione nella quale una parte dei lavoratori non ce la fa più ad arrivare alla fine del mese. In particolare, guarda caso, si tratta sempre di settori deboli, con particolare riferimento alle donne. Si torna infatti a un'idea arcaica per cui lo stipendio femminile è solo un fatto riempitivo: ciò è ridicolo sul piano del diritto e dal punto di vista costituzionale. Queste sono le discussioni che dovremmo fare, cercando di dare risposte.

Se non volete chiamarlo salario minimo, chiamatelo pinco palla, purché però pinco mandi avanti la palla, cioè in sostanza il salario aumenti. Questo è il dato fondamentale. Per fare ciò non si può che intervenire attraverso una legge, a meno che non pensiate che sia necessario un obbligo contrattuale per il rinnovo dei contratti. Dovete dire però anche come si rinnovano. Questo è il dato. Non ci si limita a cambiare la firma e la data; ma si rinnovano i contratti da un punto di vista economico sostanziale.

Avete voluto buttarla in caciara o, come si usa dire, in tribuna, ma è un problema che tutti abbiamo sul tavolo e di cui, tra poco, dovremo comunque ritornare a parlare.

PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Pirro. Ne ha facoltà.

PIRRO (M5S). Signor Presidente, partiamo dai dati. Sembra che qui vi sia semplicemente una contrapposizione ideologica tra due parti solo su questioni di principio e non ci sia nulla di fondato in merito a ciò di cui stiamo discutendo e alle ragioni per le quali riteniamo necessaria l'introduzione nel nostro Paese di un salario minimo.

Nel 2024 nel nostro Paese si sono registrate 5,7 milioni di persone che versano in povertà assoluta. Nel 2019 erano 4,6 milioni, pari al 6,4 per cento delle famiglie. Oggi sono il 9,7 per cento delle famiglie. Direi che nessuno può negare che abbiamo un problema. Il problema non riguarda solamente chi un lavoro non ce l'ha, ma anche chi un lavoro ce l'ha, ma è malpagato.

Secondo i dati pubblicati da Istat (che non hanno inventato quei cattivoni del MoVimento 5 Stelle che dicono bugie e infiammano il Paese contro la maggioranza) sulla struttura delle retribuzioni (penso che nessuno in quest'Aula voglia contestare i dati del nostro istituto di statistica), tra i lavoratori dipendenti il 10 per cento che guadagna di meno viene retribuito al massimo con 8,8 euro l'ora, mentre il 10 per cento che guadagna di più supera i 26,6 euro. All'interno di queste distorsioni c'è però una distorsione ulteriore che è quella della differenza di retribuzione tra gli uomini e le donne.

Se infatti in Italia la soglia di retribuzione oraria bassa (in Europa i lavoratori che sono al di sotto di questa soglia vengono definiti low wage earners) corrisponde a 8,9 euro l'ora e, come abbiamo visto, al di sotto di questa si colloca oltre il 10 per cento dei lavoratori, questa percentuale è più alta per le donne, con il 12,2 per cento, rispetto agli uomini, ed è più alta per i giovani, perché si colloca al di sotto di questa soglia il 23,6 per cento dei giovani di età inferiore ai 29 anni. Inoltre, è più alta la percentuale di lavoratori sotto questa soglia tra coloro che hanno un titolo di studio inferiore al diploma (il 18 per cento) e ancora, una quota elevata di lavoratori sotto questa soglia si trova tra chi esercita professioni non qualificate (addirittura il 33,3 per cento) e tra chi lavora nelle attività commerciali e nei servizi (17,5 per cento). Mi sembra abbastanza chiaro che c'è una quota importante di cittadini italiani che ha un problema retributivo.

Sentiamo continuamente gli esponenti della maggioranza dire che con questo Governo c'è stato l'incremento retributivo più alto del recente passato e che finalmente stiamo pagando di più i nostri lavoratori, ma sempre l'Istat, in una nota del 30 luglio 2025 riguardante i contratti collettivi e le retribuzioni nel secondo trimestre 2025, ci dice, ahinoi, che le retribuzioni contrattuali in termini reali a giugno 2025 restano ancora al di sotto di circa il 9 per cento - non so se ci rendiamo conto di cosa significhi questa percentuale - rispetto ai livelli di gennaio 2021, con buona pace di chi continua a chiederci, come ha fatto poco fa il senatore Russo, perché non l'abbiamo fatto noi quando eravamo al Governo.

Le ragioni per cui non lo abbiamo fatto sono innumerevoli e la prima di queste si chiama pandemia da Covid; la seconda, che è arrivata subito dopo, è rappresentata sciaguratamente da un Governo che includeva due terzi di questa maggioranza: Lega e Forza Italia. Ecco perché non l'abbiamo fatto noi (Applausi). C'era, anche quando governavamo noi, una parte di voi che ha messo i bastoni tra le ruote a una misura più che necessaria, come dimostrano i dati che ho testé citato.

Ma non basta: per ridurre la povertà, incrementare le retribuzioni e migliorare le condizioni di vita dei cittadini serve un mix di interventi. Questo mix prevedeva, nella logica dei provvedimenti che erano stati depositati già nel 2018, all'inizio della scorsa legislatura, un sussidio per chi un lavoro non ce l'aveva, che era il reddito di cittadinanza, di cui ha parlato benissimo il collega Mazzella prima di me, e una seconda gamba - o un secondo pilastro, come tanto piace dire a qualcuno della maggioranza - ossia la misura che prevedeva il salario minimo, che era in esame in Commissione. Il combinato disposto della caduta del primo Governo Conte, l'arrivo della pandemia e la composizione della maggioranza variegata del Governo Draghi ha fatto sì che questo secondo pilastro non andasse in porto.

C'è chi invece, dall'altra parte dell'Oceano Atlantico, con dei seri provvedimenti e con un mix di sussidi, interventi sul lavoro e interventi sui salari, questo processo è riuscito a portarlo avanti tra il 2018 e il 2024.

In quel Paese d'oltreoceano il tasso di povertà è stato ridotto dal 42 al 29,6 per cento. Hanno introdotto una paga minima oraria, che è stata portata da 4,75 a 15 dollari; hanno introdotto - toh, un altro argomento ostico a questa maggioranza - la regolamentazione dei subappalti, obbligando le imprese all'assunzione diretta dei lavoratori. Tutto questo ha portato a un'enorme riduzione di milioni di persone che sono uscite dalla povertà. Questo Paese non è sicuramente uno di quelli spesso portati a esempio: è il Messico. Addirittura il Messico sta facendo meglio di noi per i suoi lavoratori poveri. (Applausi).

Vorrei dire che, se fossi un membro di questa maggioranza, mi vergognerei di questo confronto, ma cerco di non alzare i toni, perché il tema è troppo importante per svilirlo con accuse di violenza verbale.

Mi avvio a concludere, Presidente, anche se potrei dire ancora tantissime cose. Voglio raccontare a quest'Assemblea quello che è accaduto nella civilissima Prato, esattamente una settimana fa. C'erano dei lavoratori che protestavano e scioperavano, nel cortile della loro azienda, perché erano inquadrati con un contratto che non corrispondeva alle mansioni svolte: quello della pulizia, che prevede - come ho detto prima - alcune delle paghe orarie più basse, invece di essere inquadrati come lavoratori del settore tessile che compivano operazioni di cucito e di stiratura. Questi lavoratori sono stati aggrediti fisicamente e malmenati dalla titolare della loro azienda, insieme al fratello e ad altri soggetti intervenuti successivamente. Cosa stanno facendo i titolari di questa impresa, perché i loro dipendenti con gli scioperi erano riusciti ad avere un contratto di lavoro e delle tutele? Stanno delocalizzando in un altro capannone, presumibilmente con una ragione sociale diversa, a 500 metri di distanza, spostando i macchinari della loro impresa, per poter assumere lavoratori in nero o con contratti non corrispondenti alle mansioni svolte: altra gente da sfruttare come schiavi moderni.

Ecco a cosa servono il reddito di cittadinanza e il salario minimo: a sottrarre alla logica di imprenditori, che sono più prenditori che imprenditori, soggetti deboli sfruttati come schiavi del Duemila. (Applausi).

PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Zampa. Ne ha facoltà.

ZAMPA (PD-IDP). Signora Presidente, sono colpita dall'enorme distrazione con cui la maggioranza sta seguendo un dibattito su un tema che è stato richiamato, negli interventi che mi hanno preceduto, con enorme preoccupazione e che una collega molto giustamente ha definito la tragedia dei salari italiani. È una tragedia molto grande ed estesa (sono stati forniti numeri importanti), che ci porta a parlare di povertà di lavoratori e lavoratrici.

Credo davvero che la scelta della maggioranza di cancellare e di fare una delega, per togliere di torno un tema così importante come quello del salario minimo, sia avventata e profondamente irrispettosa di un gran numero di lavoratori e lavoratrici che si trovano in una condizione di povertà.

Sappiamo che la condizione di povertà sta toccando la vita di tante persone.

Sono convinta che ognuno di noi conosca qualcuno che si è trovato o si trova in una condizione di povertà pur lavorando: noi stiamo parlando di questa categoria di persone.

Mi ha colpito sentir parlare - lo dico al collega Russo per suo tramite, Presidente - di una strategia livellatrice, che sarebbe quella che l'opposizione, proponendo il salario minimo, avanza. A me pare invece che la strategia livellatrice stia proprio dalla parte di là, di chi pensa che quelli che sono tutti bassi restino lì così li livelliamo tutti. Guardate che noi parliamo persino di casi come quello della Campania, dove il salario è arrivato a 2,5 euro l'ora, al punto che sono scattati anche arresti (e non solo per questo). Sono numeri che ha citato anche la collega Pirro.

Allo stesso modo, penso che sia venuto il momento di smetterla di continuare a ripetere questo refrain, che è diventato anche abbastanza infantile, persino noioso e a tratti anche molto fastidioso, a proposito di chi c'era prima. Non so, ma non mi sembrate dei bambini; mi pare che tutti abbiate un'età sufficiente per ricordarvi che parliamo di un Paese che ha avuto un Berlusconi I, di cui ha fatto parte la Meloni, che all'epoca era Ministra della gioventù, un Berlusconi II, un Conte I; nel Governo Draghi c'erano due delle tre forze parlamentari che oggi sono nella maggioranza, e nel Governo Monti c'è stato il sostegno convinto - così pareva - del Popolo della Libertà. Quindi non solo non corrisponde al vero, ma adesso basta: se avete qualcosa in mente da proporre per il bene di questo Paese, è ora che passiate alle decisioni, non limitandovi all'accusa a chi c'è stato prima di voi. Qualcuno prima di noi c'è stato sempre; non so se vogliamo andare indietro e cominciare da Romolo e Remo, ma sconsiglierei questa strada.

Vengo ai numeri. In Italia parliamo di 3,5 milioni di lavoratori e lavoratrici poveri: persone che hanno un impiego, ma che non riescono a vivere con dignità. Guardate che basta veramente molto poco per finire in questa condizione: donne sole con un figlio, padri che si separano, lavoratori che hanno perso l'impiego e che pur di tornare a lavorare sono disposti ad accettare qualunque condizione.

Non lo dico io, ma lo confermano i dati Eurostat: in Italia il 9 per cento dei lavoratori a tempo pieno è a rischio povertà. Comunque la si pensi, noi ad Eurostat dobbiamo dare la massima attenzione per l'autorevolezza della fonte e perché facciamo parte dell'Europa. Ebbene, se il 9 per cento dei lavoratori a tempo pieno è a rischio povertà, arriviamo - e anche questo è un dato già stato evocato in Aula - al 17,2 per cento quando parliamo di lavoratori autonomi. Anche questo dato è fonte Eurostat, riportato nell'aprile 2025 dall'ANSA.

Eppure il nostro Paese resta tra i pochi in Europa a non avere preso i provvedimenti necessari, e in testa a tutti c'è il salario minimo legale. Sono 22 i Paesi, su 27, che lo hanno già introdotto, ma noi no. Eppure secondo l'Alleanza italiana per lo sviluppo sostenibile (Asvis), dal 2008 ad oggi, l'Italia è l'unico Paese del G20 ad avere perso potere d'acquisto in una maniera così drammatica.

Guardate che anche tutti noi, che pure certamente non possiamo essere annoverati tra le categorie che hanno difficoltà di reddito, sappiamo che cosa significa aver perso potere d'acquisto in questo Paese. Questa è in parte una risposta a chi dice: perché non l'avete fatto? Nel frattempo, tra l'altro, le cose sono enormemente e drammaticamente peggiorate.

La collega che mi ha preceduto ha ricordato la pandemia da Covid, eppure siamo riusciti a uscirne, anche grazie all'enorme innesto di risorse che con il PNRR si sono messe in circolazione in questo Paese, ma anche queste sono risorse che finiranno. Tra l'altro, se c'è qualcosa di cui pure dovreste ringraziare chi oggi è all'opposizione, è proprio di aver potuto godere dei benefici che il PNRR ha prodotto.

Parlavo di un -8,7 per cento nel potere d'acquisto: nel biennio 2022-2023 i salari reali sono calati del 3,3 per cento per le donne e del 3,2 per cento per gli uomini, partendo da condizioni di assoluta disparità, com'è altamente noto, perché le donne restano al di sotto del reddito medio che invece va agli uomini.

La situazione è resa ancora più grave al Sud, dove il tasso di occupazione è sotto la media nazionale. In quelle Regioni più occupazione non significa meno povertà e questo dovrebbe starvi a cuore moltissimo. Ripeto di essere rimasta stupita sia dell'aridità, sia del cinismo - permettete che ve lo dica - con cui si è svolto anche in Commissione il confronto su questi temi, sia della superficialità con cui è stato affrontato un tema come la povertà dei lavoratori.

La povertà è sempre un tema drammatico, che la politica dovrebbe guardare in tutta la sua complessità e cercare di affrontare con tutte le proprie forze, perché cercare di fare in modo che il proprio Paese e i propri cittadini stiano tutti un po' meglio credo che sia in testa ai compiti, al ruolo e alle aspirazioni che chi fa politica dovrebbe avere, ma a maggior ragione quando si lavora e non si riesce né a uscire dalla povertà per se stessi né a garantire alla propria famiglia un livello di vita dignitoso.

Vi invito a leggere il rapporto Svimez, se qualcuno di voi non l'ha ancora fatto, da cui emerge il paradosso che crescono gli impieghi, ma aumenta la povertà lavorativa. Questa è la conferma ulteriore della necessità di darci anche noi un salario minimo, come hanno fatto gli altri Paesi in Europa.

Non lo dice soltanto l'opposizione - e con questo concludo, signora Presidente - ma la Cassazione ha stabilito che la contrattazione collettiva da sola non basta: non basta più a garantire una paga proporzionata e sufficiente, come prevede l'articolo 36 della Costituzione. Abbiamo infatti anche un articolo della Costituzione che ci prescrive di garantire una paga sufficiente e proporzionata al lavoro che si svolge. Troppi ormai sono i contratti che fissano minimi indegni: la contrattazione va rafforzata, certo, ma serve una soglia legale per cancellare i salari incostituzionali.

Interverrà in seguito, in dichiarazione di voto finale, la collega Susanna Camusso, che aggiungerà molte altre considerazioni. Io invito veramente la maggioranza a provare a fare una riflessione e forse anche a cedere parte dell'arroganza con cui da un po' di tempo a questa parte sta affrontando tutti i nodi che rendono la vita degli italiani difficile e, come nel caso dei lavoratori, povera e anche drammatica. (Applausi).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Zullo. Ne ha facoltà.

ZULLO (FdI). Signor Presidente, colleghi, sottosegretario Durigon, in questo dibattito ho sentito rivolgere diversi termini a noi e alla nostra attività politica, con riferimento al provvedimento in esame: si è parlato di truffa, di incapacità di guardare alla realtà, di povertà, di voltare le spalle ai lavoratori, di 22 Paesi europei, di prendere in giro i lavoratori, del modo in cui possiamo sostenere la domanda interna e anche di cinismo, da parte della senatrice che mi ha appena preceduto.

La collega Zampa diceva: basta riferirsi a chi c'era prima. Il problema non è che ci riferiamo a chi c'era prima così, per sport. Il problema è che è un senso di responsabilità quello che deve pervadere la politica. Se chi c'era prima, infatti, assicurava determinate situazioni e poi non le manteneva, è evidente che perdeva credibilità in politica. Questo è un dato di fatto: avete perso credibilità.

Dico questo perché voi venite a parlare di povertà, povertà, povertà. Ma io chiedo: chi stava su un balcone a stappare bottiglie di champagne, vantandosi di aver abolito la povertà? Ci stavamo noi o ci stavate voi? (Applausi). Ci stavate voi! E oggi ci regalate in eredità quella povertà che avreste abolito. (Commenti). Invece la povertà è aumentata. Brava, dice bene la collega Floridia. Sa perché dice bene, collega? Lei dice bene perché le vostre continue contraddizioni sono immani. (Commenti).

PRESIDENTE. Senatori, vi invito a rivolgersi alla Presidenza.

ZULLO (FdI). Signor Presidente, la contrattazione collettiva riguarda e copre il 95 per cento dei lavoratori nella storia del sindacalismo italiano e ancora oggi. Allora, se questo è vero, chi ha aumentato la povertà? I contratti li stipulava il Governo Meloni oppure vengono da lontano? (Applausi).

Chi ha aumentato la povertà? L'ha aumentata qualcun altro. Si dice che ci sono 22 Paesi europei con il salario minimo. Ma questi 22 Paesi europei sono arrivati oggi o c'erano anche ieri, quando stavate voi al Governo? Ecco perché dovete essere credibili, ma avete perso credibilità in tutta la vostra azione di questi vent'anni di Governo.

Dice il collega Misiani: voltate le spalle ai lavoratori e non guardate la realtà. Guardate che forse la realtà sfugge a voi, perché sono stati i lavoratori che hanno voltato le spalle a voi. Questa è la verità e non la volete comprendere. (Applausi).

Se noi siamo qui, infatti, è perché quei lavoratori hanno capito che non siete credibili. E non lo siete quando vi ricordate dei poveri oggi e in questi vent'anni li avete dimenticati. Non lo siete quando avete pensato che la dignità della persona umana sia in un reddito di cittadinanza e non nel lavoro. (Applausi). Avete perso la credibilità quando oggi vi accorgete di uomini e donne, famiglie e imprese che prendono 4 o 5 euro l'ora e i contratti non vengono rinnovati da anni. Avete perso credibilità quando dite che non avete mai sentito il premier Meloni parlare dei poveri. Ma voi che li sentivate, in tutti questi anni, perché non avete abolito la povertà, nonostante le bottiglie di champagne che avete stappato sul balcone? Perché non siete credibili. (Commenti)

Presidenza del vice presidente CASTELLONE (ore 18,28)

PRESIDENTE. Senatore Zullo, la invito a rivolgersi sempre alla Presidenza.

ZULLO (FdI). Signor Presidente, non avevo visto che si era avvicendata. Ebbene, anche lei ricorda le bottiglie di champagne stappate su un balcone.

Signor Presidente, mi rivolgo, tramite lei, al MoVimento 5 Stelle. Loro ci dicono che nel 2019 c'erano 4 milioni di poveri e nel 2024 ci sono 5,7 milioni di poveri.

La colpa di chi è? Della Lega e di Forza Italia che governavano con loro. Loro non hanno alcuna responsabilità. Come si può essere credibili? (Applausi).

Si dice che vogliamo togliere il salario minimo e impoverire. No, colleghi: i disegni di legge bisogna leggerli, se non lo fate è chiaro che c'è un refrain che porta sempre a ricordare l'abolizione della povertà su un balcone con bottiglie di champagne. (Applausi).

Il disegno di legge - rispetto al vostro parlare di salario minimo - ci dice che dobbiamo raggiungere determinati obiettivi e assicurare ai lavoratori trattamenti retributivi giusti ed equi. Siamo contro il salario minimo? O siamo oltre il salario minimo? Tutto quello che è giusto ed equo.

Si prevede di contrastare il lavoro sottopagato. Loro lo contrastavano finora? Noi lo vogliamo contrastare. Bisogna stimolare il rinnovo dei contratti - diceva il collega Magni - perché sono anni che non si rinnovano. Noi vogliamo stimolare il rinnovo dei contratti e non va bene. Contrastiamo i fenomeni di concorrenza sleale, ma non va bene per voi. Nell'esercizio della delega, dobbiamo definire per ciascuna categoria di lavoratori i contratti collettivi nazionali di lavoro maggiormente applicati in riferimento al numero delle imprese e dei dipendenti. Per voi non va bene. Si prevede di stabilire regole per le aziende appaltatrici e per le aziende subappaltatrici con riguardo alla retribuzione equa e giusta, ma per voi non va bene. Si prevede di estendere i trattamenti economici complessivi minimi dei contratti collettivi di lavoro anche a delle categorie che non sono coperte dal contratto, ma per voi non va bene. Si stabilisce di prevedere strumenti volti a favorire il progressivo sviluppo della contrattazione di secondo livello, ma per voi non va bene.

Ancora. Si prevede di introdurre strumenti a sostegno del rinnovo dei contratti collettivi nazionali di lavoro entro i termini previsti dalle parti sociali. La collega Furlan dice che li abbiamo esclusi: noi stabiliamo «entro i termini previsti dai contratti sociali» e per la collega Furlan li abbiamo esclusi. Invece, ci adeguiamo a quello che prevedono le parti sociali. Si prevede di introdurre, anche attraverso l'eventuale riconoscimento ai lavoratori, incentivi volti a bilanciare e, ove possibile, a compensare la riduzione del potere d'acquisto, ma per loro non va bene. Per ciascun contratto scaduto, questo si deve rinnovare entro termini congrui e per loro non va bene. Si prevede di procedere a una vigilanza e al controllo dell'applicazione delle regole contrattuali e per loro non va bene.

Qui c'è una differenza tra noi e voi: voi avete perso credibilità, noi invece dimostriamo che vogliamo essere accanto a quella povertà che avremmo dovuto non ritrovarci addosso in questo momento. In questo momento dovremmo essere di fronte alla ricchezza, perché se fosse stata abolita, noi di povertà oggi non dovremmo parlare. Io dovrei ascoltare le forze di opposizione dirmi: noi abbiamo creato la ricchezza in questo Paese. Invece mi parlate di povertà voi che stavate sul balcone a stappare bottiglie di champagne. (Commenti).

C'è un'altra questione: loro dicono che serve subito il salario minimo e stiamo perdendo tempo con una legge delega. (Applausi). Ascoltate: loro hanno perso vent'anni per provvedere al salario minimo e dicono che noi non lo vogliamo introdurre, però aspettare sei mesi i decreti delegati rispetto ai vent'anni è una perdita di tempo. I loro vent'anni sono invece uno slancio verso i lavoratori poveri. (Applausi).

E allora, cari colleghi, o il confronto è di grande responsabilità in maniera tale che si dia credibilità alla politica, oppure noi siamo nella condizione di dirvi che il problema dei lavoratori e dei loro salari lo affrontiamo a tutto tondo, con una serie di provvedimenti e di indirizzi che stiamo dando al Governo per attuarli attraverso i decreti delegati.

Voi avete parlato sempre di abolizione della povertà e non avete nemmeno consumato lo spumante, avete consumato lo champagne. Però, di fronte a noi, adesso ci dite che quella ricchezza, quell'abolizione della povertà non esiste e ci regalate in dote quella povertà alla quale noi stiamo provvedendo. Domanda interna: chi ha ridotto il cuneo fiscale? Siamo noi. Chi sta riducendo le aliquote Irpef? Noi. E questi sono provvedimenti che alimentano la domanda interna e voi non siete d'accordo o non va bene. Per noi va bene.

Caro presidente Zaffini, relatore, caro rappresentante del Governo Durigon, andiamo avanti perché noi siamo con voi. Non saremo mai su un balcone a stappare bottiglie di champagne: saremo sui tavoli di lavoro a lavorare per produrre risultati concreti e non le chiacchiere di uno champagne che, ormai, si è inacidito. (Applausi).

PRESIDENTE. Dichiaro chiusa la discussione generale.

Ha facoltà di parlare il relatore.

ZAFFINI, relatore. Signor Presidente, confesso che i miei appunti sono risultati soccombenti rispetto all'intervento del collega Zullo, per cui non interverrò in sede di replica.

PRESIDENTE. Il rappresentante del Governo non intende intervenire in sede di replica.

Comunico che è pervenuto alla Presidenza - ed è in distribuzione - il parere espresso dalla 5a Commissione permanente sul disegno di legge in esame e sugli emendamenti, che verrà pubblicato in allegato al Resoconto della seduta odierna.

Passiamo all'esame degli articoli del disegno di legge n. 957, nel testo approvato dalla Camera dei deputati.

Procediamo all'esame dell'articolo 1, sul quale sono stati presentati emendamenti, che si intendono illustrati e su cui invito il relatore e il rappresentante del Governo a pronunziarsi.

ZAFFINI, relatore. Signor Presidente, esprimo parere contrario.

DURIGON, sottosegretario di Stato per il lavoro e le politiche sociali. Signor Presidente, il parere del Governo è conforme a quello del relatore.

PRESIDENTE. Passiamo all'emendamento 1.1, su cui la 5a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.

PATUANELLI (M5S). Ne chiediamo la votazione.

PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.

(La richiesta risulta appoggiata).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.1, presentato dal senatore Patuanelli e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Passiamo all'emendamento 1.2, su cui la 5a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.

PATUANELLI (M5S). Ne chiediamo la votazione.

PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.

(La richiesta risulta appoggiata).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.2, presentato dalla senatrice Camusso e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Passiamo all'emendamento 1.3, su cui la 5a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.

PATUANELLI (M5S). Ne chiediamo la votazione.

PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.

(La richiesta risulta appoggiata).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.3, presentato dal senatore Magni e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Passiamo alla votazione dell'emendamento 1.4.

ZAFFINI, relatore. Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

ZAFFINI (FdI). Signor Presidente, intervengo per fare una correzione: in realtà sull'emendamento 1.4 c'è un invito al ritiro. È il parere del Governo.

PRESIDENTE. Chiedo alle presentatrici, le senatrici Furlan e Paita, se ritirano l'emendamento 1.4 come chiesto dal Governo.

FURLAN (IV-C-RE). Signor Presidente, se la motivazione è la stessa data in Commissione non lo ritiriamo, perché non basta.

PRESIDENTE. È la stessa motivazione data in Commissione.

FURLAN (IV-C-RE). Signor Presidente, non basta, perché l'emendamento 1.4, a mia prima firma, è alquanto semplice: la delega al Governo specifica, all'articolo 1, che a decidere tutti i provvedimenti sono di concerto il Ministro del lavoro e il Ministro dell'economia. Noi chiediamo umilmente che tre organizzazioni sindacali che rappresentano oltre 14 milioni di lavoratori e lavoratrici e le parti sociali partecipino a questa definizione e non siano chiusi fuori dalla porta. (Applausi).

CAMUSSO (PD-IDP). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

CAMUSSO (PD-IDP). Signor Presidente, esprimo il mio voto a favore dell'emendamento 1.4 che la senatrice Furlan ha chiesto che venga messo in votazione. E lo faccio anche perché l'andamento della discussione generale che abbiamo appena svolto sul provvedimento in esame dice esattamente che c'è un problema, e cioè che -da un lato - si racconta tanto la contrattazione e poi - dall'altro - si negano le parti sociali e, soprattutto, si nega la rappresentatività nei contratti. (Applausi). Quindi, voteremo a suo favore.

BOCCIA (PD-IDP). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

BOCCIA (PD-IDP). Chiediamo che la votazione venga effettuata a scrutinio simultaneo mediante procedimento elettronico.

PRESIDENTE. Ai sensi dell'articolo 113, comma 2, del Regolamento, dispongo la votazione, come richiesto.

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.4, presentato dalle senatrici Furlan e Paita.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Metto ai voti l'emendamento 1.5, presentato dalla senatrice Furlan e da altri senatori.

Non è approvato.

Metto ai voti l'emendamento 1.6, presentato dalla senatrice Furlan e da altri senatori.

Non è approvato.

Passiamo alla votazione dell'emendamento 1.7.

DE CRISTOFARO (Misto-AVS). Chiediamo che la votazione venga effettuata a scrutinio simultaneo mediante procedimento elettronico.

PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori.

(La richiesta risulta appoggiata).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.7, presentato dalla senatrice Furlan e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Passiamo alla votazione della prima parte dell'emendamento 1.8.

SCALFAROTTO (IV-C-RE). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

SCALFAROTTO (IV-C-RE). Signora Presidente, intervengo rapidamente su questo emendamento e su quello successivo, per dire che non mi spiego proprio il parere contrario, signor Sottosegretario.

Abbiamo presentato questi emendamenti soltanto per una questione terminologica, per aggiungere alle parole «delle imprese» le parole «e dei datori di lavoro», perché esiste un settore in particolare che è molto vicino al cuore degli italiani, quello del lavoro domestico. Mi riferisco alle collaboratrici familiari, ai collaboratori familiari, alle baby sitter, alle badanti. Questo settore è fatto da datori di lavoro che normalmente non sono imprese (si tratta di famiglie) ed ha anche un contratto nazionale di lavoro. Dunque, se alle parole «delle imprese» aggiungessimo anche «e dei datori di lavoro», consentiremmo di applicare la legge in modo terminologicamente corretto a questo importantissimo settore, evitando appunto l'utilizzazione di contratti collettivi farlocchi o comunque non rappresentativi, con tentativi di eludere le normative sul lavoro di tipo previdenziale fiscale e quant'altro.

Crediamo, insomma, che sarebbe più completo parlare di imprese e di datori di lavoro, perché i datori di lavoro non sono sempre imprese. Ora, posto che questa modifica va a rendere il testo di legge più chiaro e naturalmente non comporta alcun esborso per le finanze pubbliche, ci chiediamo per quale ragione ci sia un parere contrario da parte del relatore e del Governo. Chiederei quindi di accantonarlo per fare una riflessione - non so se è possibile - perché ribadisco che si tratta di un settore lavorativo molto importante per le nostre famiglie e che riguarda moltissimi nostri connazionali.

Davvero chiederei una possibilità di riesaminare il parere contrario. Poi, se si deve votare, chiederemo magari il voto elettronico. Mi pare si tratti di una contrarietà non giustificata, perché la portata politica dell'emendamento non mi sembra rivoluzionaria. È soltanto un completamento e un aggiustamento, che rende il testo della legge delega più preciso e più corretto e consente di coinvolgere una grande parte del nostro Paese, perché le famiglie che utilizzano un aiuto per il lavoro in casa sono tantissime.

PRESIDENTE. Il senatore Scalfarotto chiede quindi al relatore e al Governo se c'è la possibilità di ripensare il parere espresso e di accantonare l'emendamento. Do la parola al relatore e al rappresentante del Governo.

ZAFFINI, relatore. Al collega Scalfarotto potrei suggerire di trasformare gli emendamenti in un ordine del giorno.

DURIGON, sottosegretario di Stato per il lavoro e le politiche sociali. L'avevo suggerito anch'io al relatore. Un ordine del giorno andrebbe bene.

PRESIDENTE. Senatore Scalfarotto, quale emendamento vuole trasformare in ordine del giorno?

SCALFAROTTO (IV-C-RE). Sono analoghi, per cui possiamo fare un solo ordine del giorno. So bene che quello che è stato detto in questo momento non è vincolante sul piano giuridico, però sul piano politico mi aspetto che questa variazione poi trovi i pareri favorevoli del Governo e del relatore.

PRESIDENTE. Gli emendamenti 1.8 e 1.9 vengono ritirati e trasformati nell'ordine del giorno G1.8 che, essendo stato accolto dal Governo, non verrà posto ai voti.

Passiamo alla votazione dell'emendamento 1.10.

DE CRISTOFARO (Misto-AVS). Chiediamo che la votazione venga effettuata a scrutinio simultaneo mediante procedimento elettronico.

PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori.

(La richiesta risulta appoggiata).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.10, presentato dalla senatrice Furlan e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Passiamo alla votazione dell'emendamento 1.11.

MUSOLINO (IV-C-RE). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

MUSOLINO (IV-C-RE). Signor Presidente, intanto chiedo di poter sottoscrivere l'emendamento 1.11.

L'emendamento 1.11 mira a sopprimere la parte dell'articolo in cui sostanzialmente il Governo reintroduce uno strumento odioso sul quale già ci siamo espressi, che è stato già condannato dai giudici del lavoro, dalla politica, ma anche dalla Corte costituzionale: mi riferisco alle cosiddette gabbie salariali. Pensare di poter ancorare la retribuzione al tenore di vita di un contesto territoriale, facendo una facile equazione - facile, ma del tutto errata - secondo la quale dove costa di più la vita si deve guadagnare di più e dove la vita ha un minor costo si deve guadagnare di meno, dimostra che non avete ancora capito la lezione che vi ha impartito la Corte costituzionale sull'autonomia differenziata. (Applausi). Dimostra che non lo capite, che vi sforzate poco e lo capite ancora meno. C'è infatti, senatore Romeo, un principio di unità nazionale, di solidarietà nazionale, di sussidiarietà, e fare un'operazione del genere significa semplicemente… (Commenti).

Io vivo orgogliosamente e felicemente in Sicilia e il suo Vice Presidente…

PRESIDENTE. Senatrice, Musolino, si rivolga alla Presidenza.

MUSOLINO (IV-C-RE). E il suo Vice Presidente viene a fare propaganda ogni settimana in Sicilia dicendo che ci fa il ponte. (Applausi). Ci fa il ponte e ci fa le gabbie salariali? Ditela tutta. Ditela tutta la vostra ipocrisia. Ipocriti, con i cori sotto il palco a Pontida. (Commenti). Ipocriti. Non avete chiesto ancora chiesto scusa ai napoletani… (Commenti). Lei ha provocato!

PRESIDENTE. Senatrice Musolino, si rivolga alla Presidenza, per favore.

MUSOLINO (IV-C-RE). Io faccio il mio intervento e dico quello che penso. Se il senatore Romeo non è soddisfatto, faccia il suo intervento. (Commenti).

Sono molto calma. Il senatore Romeo ha la voce squillante e stentorea, ma il microfono aiuta anche me, che forse ho la voce meno stentorea, ma ho i concetti molto chiari.

Pertanto, Presidente, insisto su questo emendamento e dichiaro il mio voto favorevole, semplicemente perché ancorare la retribuzione al costo della vita significa aumentare il divario. Dove il costo della vita è inferiore non è perché si vive meglio; è inferiore perché quei famosi LEP non vengono garantiti e perché al Sud non ci sono gli asili nido, non ci sono i trasporti, non c'è la sanità. E, quindi, la vita costa apparentemente meno semplicemente perché quei servizi mancano del tutto. (Applausi).

Chiediamo inoltre che la votazione venga effettuata a scrutinio simultaneo mediante procedimento elettronico.

PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori.

(La richiesta risulta appoggiata).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.11, presentato dalla senatrice Furlan e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Passiamo alla votazione dell'emendamento 1.12.

FURLAN (IV-C-RE). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

FURLAN (IV-C-RE). Signor Presidente, tra le tante cose che abbiamo proposto, c'è anche quella di inserire insieme all'Uniemens il sistema PagoPA e, quindi, non qualcosa di illegittimo. Questo serve ad allargare la platea dei datori di lavoro e delle tutele contrattuali e a riconoscere la dignità del lavoro. Perché si è avversi anche a questo? Per noi è davvero incomprensibile e ancora di più lo sarà per tutti i soggetti datoriali, che sono le famiglie, e quei lavoratori e quelle lavoratrici che nel nostro Paese sono alla ricerca di tanta dignità e a cui affidiamo le cure dei nostri familiari.

È quindi davvero incomprensibile il "no" a questo emendamento: significa non riconoscere il ruolo delle famiglie e, ancor di più, non riconoscere la dignità di quei lavoratori e di quelle lavoratrici.

PRESIDENTE. Metto ai voti l'emendamento 1.12, presentato dalla senatrice Furlan e da altri senatori.

Non è approvato.

Passiamo alla votazione dell'emendamento 1.13.

FURLAN (IV-C-RE). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

FURLAN (IV-C-RE). Signor Presidente, anche questo è un emendamento che mira a togliere quello che proprio non si capisce: parliamo cioè di misure per il rafforzamento della concorrenza e della lotta all'evasione fiscale contributiva. Benissimo: è una piaga che investe tantissime tipologie di imprese nel nostro Paese.

Nell'ultimo report del Lazio, e quindi della Regione che ospita il nostro Parlamento e il nostro Senato, dalle ultime visite ispettive, o per evasione contributiva o per evasione fiscale o per evasione delle norme sulla sicurezza - anche oggi abbiamo ricordato i morti sul lavoro - emerge che circa il 90 per cento delle imprese, soprattutto medie e piccole, non è nelle regole.

Perché citiamo solo le cooperative? Sono d'accordissimo che c'è una parte delle imprese cooperative che sicuramente nella media degli altri settori non è in regola, e questo va assolutamente censurato e modificato. Perché però, con tutti i settori coinvolti - non se ne salva uno - si immagina un provvedimento solo per quel settore? Lo riteniamo del tutto inadeguato rispetto al dilagare dell'evasione contributiva e fiscale. Quindi, chiediamo che venga esteso a tutti, perché avere un emendamento ad hoc solo per un settore non risolve minimamente il problema.

PRESIDENTE. Metto ai voti l'emendamento 1.13, presentato dalle senatrici Furlan e Paita.

Non è approvato.

Metto ai voti l'emendamento 1.14, presentato dalle senatrici Furlan e Paita.

Non è approvato.

Passiamo alla votazione dell'articolo 1.

PATUANELLI (M5S). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

PATUANELLI (M5S). Signor Presidente, desidero ribadire la posizione che il Movimento 5 Stelle ha sempre espresso sul tema del salario, del salario minimo orario e della contrattazione collettiva. Riteniamo che questa legge delega - a prescindere dal fatto che avrà effetti fra un lasso di tempo, che a nostro avviso il Paese non può permettersi - non risolva in realtà il problema. Faccio un esempio banale.

Poco prima della pausa estiva, su sollecitazione di alcuni operatori del settore della vigilanza privata, si è cercato di dare una risposta, a seguito di alcune sentenze di Cassazione che rischiavano e rischiano ancora di mettere in difficoltà economica quelle società. Poiché alcune sentenze, appunto, ribadivano il fatto che, per restare nel novero costituzionale di liceità del contratto e quindi di garanzia di remunerazione del contratto di lavoro, non bastava la contrattazione collettiva, essere all'interno di un contratto collettivo nazionale, noi stavamo cercando di risolvere quel problema, e anche con difficoltà, con una collaborazione tra le varie forze politiche, non siano riusciti a trovare una quadra in quei tempi stretti. Questo, però, sta a dimostrare il fatto che stare all'interno di un contratto collettivo, ancorché maggiormente rappresentativo, non dà alcuna garanzia di dignità salariale. È un dato evidente nei fatti. (Applausi).

A questo disegno di legge delega manca una gamba, quella di una seria legge sulla rappresentanza, come ha detto molto bene prima la senatrice Camusso e come ha ribadito la senatrice Furlan, che hanno un'esperienza molto ampia in tema di relazioni sindacali. Serve una legge sulla rappresentanza che individui effettivamente il peso delle singole forze sociali e dei singoli sindacati. Manca tutto questo e quindi noi voteremo contro l'articolo 1.

Signor Presidente, mi consenta, però, di dire, per il suo tramite, che, dopo aver sentito l'intervento accorato del senatore Zullo, faccio difficoltà a comprendere la dinamica che questa maggioranza e questo Governo stanno portando avanti ormai da un po' di tempo. Ogni volta che le opposizioni segnalano l'esistenza di un problema ancora non risolto dicono che è colpa nostra che abbiamo governato per vent'anni. Ora, va tutto bene, ma non si può, contemporaneamente, festeggiare il fatto di essere il terzo Governo più duraturo della storia della Repubblica italiana. (Applausi).

Ed è ancor più incomprensibile se si pensa che i primi due Governi più duraturi della storia della Repubblica italiana sono il Berlusconi II e il Berlusconi IV. I primi tre Governi più duraturi della storia della Repubblica italiana sono tre Governi di destra e di centrodestra. La forza politica che negli ultimi 25 anni più ha governato si chiama Forza Italia; la seconda forza politica che più ha governato negli ultimi 25 anni si chiama Lega.

Io capisco e va bene tutto. Possiamo anche, grazie a Tele Meloni, dichiarare a tutto il mondo che è tutta colpa della sinistra italiana qualsiasi cosa succeda, anche dall'altra parte dell'oceano. Però, almeno in quest'Aula, un minimo di dignità e di verità forse bisognerebbe averla. (Applausi).

PRESIDENTE. Metto ai voti l'articolo 1.

È approvato.

Passiamo all'esame dell'articolo 2, sul quale sono stati presentati emendamenti chesi intendono illustrati e su cui invito il relatore e il rappresentante del Governo a pronunziarsi.

ZAFFINI, relatore. Signor Presidente, esprimo parere contrario su tutti gli emendamenti all'articolo 2.

DURIGON, sottosegretario di Stato per il lavoro e le politiche sociali. Signor Presidente, esprimo parere conforme a quello del relatore.

PRESIDENTE. Metto ai voti l'emendamento 2.1, presentato dal senatore Patuanelli e da altri senatori.

Non è approvato.

Metto ai voti l'emendamento 2.2, presentato dalle senatrici Furlan e Paita.

Non è approvato.

Stante il parere contrario espresso dalla 5a Commissione ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione, l'emendamento 2.3 è improcedibile.

Metto ai voti l'articolo 2.

È approvato.

Metto ai voti l'articolo 3.

È approvato.

Metto ai voti l'articolo 4.

È approvato.

Passiamo alla votazione finale.

LOMBARDO (Misto-Az-RE). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

LOMBARDO (Misto-Az-RE). Signora Presidente, intervengo in questo dibattito che, purtroppo, a volte è surreale rispetto ai temi che affrontiamo. Prima ho sentito l'intervento del senatore Patuanelli, con il quale sono molto d'accordo.

Riassumo la maggior parte degli interventi del centrodestra per il suo tramite, Presidente, citando l'intervento del senatore Zullo, il quale in sostanza dice che abbiamo governato sempre noi, e quindi si domanda come mai non abbiamo fatto queste cose. Questo è il punto numero 1.

In secondo luogo, ci chiede come facciamo a non volere un Governo, anzi una delega al Governo in cui si parla del contrasto alla concorrenza sleale o del sostegno al lavoro dignitoso. Le risposte sono semplici e bastano pochi secondi per spiegarle.

La prima l'ha data il senatore Patuanelli e ve la riferisco nel modo seguente. La notizia è che negli ultimi trent'anni siete stati almeno per dodici anni al Governo. Quindi, se c'è un problema di basso salario e bassa produttività in questo Paese, abbiate almeno il coraggio di dire che è una responsabilità condivisa. (Applausi). La dignità prima di ogni cosa.

Vi è una seconda notizia. Senatore Zullo - per il suo tramite, Presidente - è come chiedere: lei vuole bene alla mamma? Chi è che non vuole bene alla mamma? Tutti vogliamo bene alla mamma. Voi vi dimenticate di dire qual è la prima cosa che bisogna dire in politica: affermare non il principio, ma come si fanno le cose. (Applausi), come si sostiene l'aumento dei redditi, come si sostiene l'aumento della produttività. Non si deve semplicemente affermare il principio, altrimenti quello che stiamo facendo oggi che cos'è? È l'ennesima delega in bianco al Governo. Un Paese serio dovrebbe - secondo me - partire da un'analisi condivisa. E l'analisi condivisa qual è? In Italia i redditi da lavoro sono bassi, in Italia la produttività da lavoro è bassa, in Italia non si cresce. Se anche in questi anni in cui abbiamo delle risorse straordinarie, come quelle del PNRR, cresciamo con lo 0,7 per cento, vuol dire che siamo fermi, siamo un Paese che galleggia.

Allora le opposizioni che cosa hanno il dovere di dire? Non solo criticare ciò che il Governo fa, ricordandogli che sono tre anni che governa e ancora stiamo parlando di una legge delega su princìpi, ma anche dire cosa farebbe al vostro posto. Qui per una volta io sono orgoglioso di dire che le opposizioni hanno una proposta condivisa per fermare il tema dei bassi redditi. Qual è questa proposta? È il salario minimo legale. Questo significa che sotto i 9 euro lordi l'ora non si chiama lavoro: si chiama sfruttamento. È chiaro? (Applausi).

Quali sono le critiche che il centrodestra ci riferisce rispetto al tema della proposta del salario minimo legale? Ormai siamo all'assurdo e siamo noi che dobbiamo parlare delle proposte e chiedere le critiche. La prima: è una cosa da soviet, e l'ha detto un Vicepremier di questo Paese. Ricordo che bisognerebbe stare molto attenti a queste frasi, perché due Paesi che non sono propriamente sovietici - parlo di Germania e Francia - hanno un salario minimo legale. Tra i Paesi del G20 l'Italia è l'unico senza un salario minimo legale.

Punto numero 2: la critica qual è? Il salario minimo legale indebolisce la contrattazione collettiva. No, perché noi stiamo dicendo che la contrattazione collettiva deve andare sopra il salario minimo previsto dalla legge, non può andare sotto, per cui è un incentivo alla contrattazione collettiva.

Terza critica: il salario minimo legale porta la spirale dei redditi verso il basso. Questa è una frase che ho sentito dire anche da una parte delle organizzazioni sindacali che adesso magari è vicino al Governo e dovrebbe ricordarsi invece quali sono i principi e i motivi per i quali si lotta per i diritti e i redditi dei lavoratori. Non è così. Il salario minimo legale aiuta invece a invertire la spirale verso il basso e perché?

Il tema del salario minimo legale ci aiuta a contrastare il lavoro povero e ci aiuta a legare un altro tema, che molti degli interventi delle opposizioni svolti oggi hanno ricordato, che è quello per il quale noi abbiamo bisogno di una legge sulla rappresentanza. Se non abbattiamo i contratti pirata fatti da organizzazioni sindacali che non sono tra le organizzazioni sindacali maggiormente rappresentative - ricordo che ci sono oltre 900 contratti collettivi nazionali registrati al CNEL - rischiamo che sindacati di comodo, sindacati gialli e sindacati filogovernativi, sviliscano la contrattazione collettiva e non rafforzano la rappresentanza dei lavoratori.

Basta un salario minimo legale? Ovviamente no. Cos'altro bisogna fare? Bisogna lavorare per la detassazione della produttività del lavoro. Bisogna lavorare di più in termini orari? No, bisogna lavorare meglio. L'organizzazione del lavoro oggi è ancorata a forme di lavoro che non hanno nulla a che fare con la contemporaneità del lavoro di oggi. Bisogna lavorare sulla contrattazione integrativa di secondo livello, sul welfare aziendale. Oggi un asilo nido, come welfare aziendale, aiuta la genitorialità, aiuta i lavoratori che hanno figli e aiuta anche a fare politiche per il sostegno alla famiglia.

Presidente, invece che gettare la palla in tribuna, attribuendo responsabilità da una parte o dall'altra, invece che dare sempre dei princìpi vuoti, senza mai dire il come, oggi il Parlamento perde l'occasione di rispondere a due problemi molto seri: quello dei bassi redditi, che riguarda 4 milioni di lavoratori, e quello di come migliorare la produttività e la crescita del nostro Paese.

Ricordiamoci una cosa: il lavoro non è solo reddito. Il lavoro è dignità, è capacità per le persone che esercitano quel tipo di mansione di dare vita alle loro aspirazioni. Questo è quello che dovremmo fare quando parliamo di politiche del lavoro del nostro Paese e non schiacciare sempre al ribasso sulla propaganda o sul tema di salari poco dignitosi per gli italiani. (Applausi).

UNTERBERGER (Aut (SVP-PATT, Cb)). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

UNTERBERGER (Aut (SVP-PATT, Cb)). Signor Presidente, su 27 Paesi europei, l'Italia è uno dei cinque a non avere il salario minimo. Eppure l'Italia è il Paese che più ne avrebbe bisogno, con 5 milioni di lavoratori, circa il 20 per cento del totale, che galleggiano attorno alla soglia di povertà. Per queste persone una spesa imprevista - la riparazione dell'auto o un dente da curare - diventa un grave problema, e lo è ancora di più in questi anni di inflazione galoppante. Secondo l'Istat, solo tra il 2022 e il 2024 gli italiani hanno perso il 16,1 per cento del loro potere d'acquisto, una percentuale enorme. Il Governo dice che però la strada non è questa, che il salario minimo sarebbe una misura da Unione Sovietica. Eppure in Germania, introdotto nel 2015 da un Governo guidato dalla CDU, il salario minimo non ha certo trasformato il Paese in un regime socialista. Inoltre, non ha minimamente ridotto i livelli occupazionali: ha solo aumentato il potere d'acquisto e le entrate fiscali. In questo momento il salario minimo è a quasi 13 euro l'ora, per crescere a 14,60 nel 2027, mentre noi in Italia non riusciamo neppure ad introdurre una cifra molto più modesta pari a 9 euro.

Non sarebbe una novità per il nostro ordinamento. Già oggi trattamenti minimi per lavoratrici e lavoratori sono fissati per legge: le ferie, la malattia, il trattamento di fine rapporto. Questi diritti non hanno irrigidito il mercato del lavoro: lo hanno reso più giusto. Qualcuno oggi potrebbe mai immaginare di lavorare senza aver diritto alla malattia? No, perché sarebbe sfruttamento. Ecco, per il salario minimo, vale lo stesso ragionamento.

Stabilire che sotto una certa soglia non è lavoro, è appunto sfruttamento.

Il salario minimo, poi, darebbe un impulso nel sanare le tante discriminazioni del mondo del lavoro: il gender pay gap, la tassa sull'essere donna per cui, a parità di mansioni, una donna in Italia guadagna quasi il 20 per cento in meno di un uomo; e che dire delle paghe dei giovani che accedono al mercato del lavoro o di quella selva di contratti precari, di finte partite IVA, per cui con la scusa dell'apprendimento, si pagano salari di 300-400 euro al mese? E che dire degli operai agricoli che prendono 7 euro l'ora, dei lavoratori delle pulizie che ne prendono 8 o del personale sociosanitario che si ferma a 8,8 euro? Proprio questi ultimi in Germania sono tra quelli più tutelati: in base alla categoria, il salario minimo va dai 15 ai 19 euro.

Non sembra, signor Presidente, che il Governo abbia a cuore l'aumento dei salari e che semplicemente stia cercando un'altra strada. Lo si capisce innanzitutto dallo strumento scelto: perché una legge delega e non un disegno di legge o un decreto? Per allungare i tempi e non affrontare davvero la questione? Siamo a un anno e mezzo dalla fine della legislatura e ancora discutiamo se il Parlamento debba conferire una delega al Governo per escogitare una soluzione, ma almeno viene prospettata una buona soluzione? Si dice che si deve rafforzare la contrattazione sindacale, ma poi non si fa neppure questo, perché la proposta è quella di prendere il contratto collettivo nazionale più applicato, non meglio pagato, per estenderlo a riferimento per l'intera categoria e dove sarebbe, in questo, il vantaggio per le lavoratrici e i lavoratori? Paradossalmente potrebbero ritrovarsi a guadagnare di meno. Discorso diverso sarebbe stato prendere il contratto meglio pagato o quello sottoscritto dai soggetti sindacali di maggiore rappresentanza ed elevarlo a parametro per tutta la categoria. Non sarebbe stata la soluzione ottimale, ma almeno avrebbe avuto una sua logica, perché le categorie più forti in termini di negoziazione sindacale avrebbero trainato le altre, ma così è un gioco delle tre carte. Avete tolto dal testo qualsiasi riferimento al salario minimo. E allora ci si domanda: l'Italia vuole competere nel mondo svalutando il lavoro e facendo dumping salariale? Proprio questo Governo, che parla tanto di sudore e merito, non vuole fare nulla per garantire alle persone di vivere grazie al loro lavoro? Il lavoro povero è una questione importante che non si può affrontare solo con le sforbiciate al carico fiscale. Servono più tutele e diritti per i lavoratori, serve appunto il salario minimo. (Applausi).

FURLAN (IV-C-RE). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

FURLAN (IV-C-RE). Signora Presidente, oggi non abbiamo discusso di un tema marginale, ma abbiamo discusso di un tema centrale, che è relativo alla dignità del lavoro, al reddito delle famiglie, alla competitività delle nostre imprese e anche al rafforzamento o meno dello strumento della contrattazione. Parliamo di una storia di anni, una storia che ha dato dignità al lavoro nel nostro Paese, dignità agli uomini e alle donne lavoratrici nel nostro Paese e che evidentemente dà fastidio e qualcuno lo vuole superare. Nell'intervento che ho svolto prima ho ben spiegato perché trattare di salario non è una cosa a sé stante, ma significa parlare dell'economia del nostro Paese, della dignità e del ruolo del lavoro nel nostro Paese.

Significa partire dal fatto che le nostre famiglie ormai si indebitano per curarsi, al Nord come al Sud; al Sud un po' di più. Significa che le nostre famiglie non arrivano a fine mese, al Nord come al Sud; al Sud un po' di più. Significa affrontare i nodi della nostra economia, ma anche del nostro stato sociale, del diritto universale alla formazione, del diritto alla sicurezza del lavoro. Significa quindi affrontare questioni nodali, che credo proprio nessuno in questo Paese possa pensare di affrontare in splendida solitudine.

Abbiamo presentato emendamenti non sconvolgenti, ma che anzi chiedono davvero un messaggio partecipativo tra maggioranza e opposizione, soprattutto nel rapporto tra istituzioni e parti sociali, per darci un modello che cambi in meglio lo stato delle cose. Non solo non l'avete voluto accettare, ma avete, con disinvoltura e anche tanta arroganza, affossato ogni emendamento dell'opposizione che andasse in questo senso, (Applausi) verso un rapporto di confronto serio tra istituzioni, Governo e parti sociali quando si parla di contrattazione e di salario.

Avete sostituito in un battibaleno le autorità salariali rappresentate dalle organizzazioni sindacali e dalle associazioni datoriali, in questo Paese, con una delega in bianco al Ministro dell'economia e al Ministro del lavoro. Immaginate davvero di poter superare le parti sociali, diventando voi i decisori unici rispetto alla contrattazione e rispetto al salario?

Inoltre, signora Presidente, ci sono dei termini che la dicono lunga su cosa si vuole ottenere. È da almeno tre anni, da quando siete insediati al Governo, che tentate assolutamente di depennare la dicitura: «associazioni sindacali comparativamente più rappresentative sul piano nazionale». E lo fate per due obiettivi molto chiari. Il primo è quello che diceva la mia amica Dafne Musolino, nonché collega senatrice: spaccare ulteriormente l'Italia in due e ripristinare una vergogna che si chiama gabbie salariali. (Applausi).

Vorrei dire al senatore Romeo - tramite lei, Presidente - che conosciamo bene il Nord. Molti di noi vengono da quel territorio ed hanno operato anche in termini contrattuali in quel territorio. Ebbene, vi assicuro che questa demolizione, anche contrattuale, dell'unità di questo Paese nessun lavoratore e nessuna lavoratrice del Nord la vuole. (Applausi). Togliendo quella dicitura e sostituendola con la frase «maggiormente utilizzati», molto cara al capogruppo di Fratelli d'Italia della Camera, che evidentemente è autorità sui temi del lavoro (ogni volta cerca di infilarla), è chiaro cosa avete in mente: non riconoscere la soggettualità contrattuale di CGIL, CISL e UIL.

Altro che superamento dei piccoli sindacatini gialli ad alcuni così cari. Voi create lì la fessura perché questo possa avvenire, e avremo un moltiplicarsi, tra gabbie salariali e non riconoscere la rappresentanza di CGIL, CISL e UIL, di tanti piccoli sindacatini poco rappresentativi, ma molto di comodo.

È di questo che ha bisogno il Paese? Le famiglie che hanno diminuito del 40 per cento le spese alimentari, che ritirano i ragazzi dalla scuola e dall'università perché non ce la fanno, che rinunciano alla cura perché non possono pagarsi la sanità privata (visti i tagli tragici a quella pubblica), hanno bisogno di questo per rafforzare il proprio potere contrattuale e salariale? Io credo proprio di no. Credo che, nell'equilibrio intorno alla maggioranza (da una parte accontentiamo il presidente di Fratelli d'Italia alla Camera, dall'altra accontentiamo Romeo), ne esca fuori un paciugo estremo (Applausi) che non rafforza la contrattazione, anzi la indebolisce e crea ancora di più quella diseguaglianza così diffusa nel Paese che invece, attraverso questo provvedimento, noi dovevamo iniziare a superare. Mi dispiace, ma il risultato è negativo, ed è per questo che esprimo con convinzione il voto contrario di Italia Viva al provvedimento. (Applausi).

BIANCOFIORE (Cd'I-UDC-NM (NcI, CI, IaC)-MAIE-CP). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

BIANCOFIORE (Cd'I-UDC-NM (NcI, CI, IaC)-MAIE-CP). Signora Presidente, parto subito da un dato che evidentemente qualcuno vuole ignorare: mi riferisco alla fotografia del mondo del lavoro che l'Istat all'inizio di settembre ha voluto diffondere. Secondo l'ultima rilevazione, nel mese di luglio il tasso di occupazione è salito al 62,8 per cento (ciò significa più 0,4 per cento rispetto allo stesso trimestre del 2024), e quello di disoccupazione è sceso al 6 per cento. Stiamo parlando di 218.000 occupati in più rispetto al 2024, con una crescita trainata soprattutto dai contratti a tempo indeterminato (questi sconosciuti in altri tempi, che non erano quelli del Governo Meloni). Un segnale inequivocabile e molto positivo, evidentemente incoraggiante, ben lontano quindi dalla propaganda che continua a dipingere il Paese come se fosse nell'apocalisse, dalla quale invece abbiamo preso per fortuna le distanze. Un dato che conferma l'efficacia delle misure messe in campo dal Governo Meloni - l'incisività dell'azione di Governo si vede anche e soprattutto dai dati reali del Paese, non dai sondaggi, come qualcuno ama dire - e ci spinge quindi a proseguire su questa strada, con una determinazione che forse non conoscevate. Lo dico Presidente, perché ritengo che, su un tema così importante e complesso come quello del lavoro e del salario minimo, ci sia un enorme bisogno di ristabilire la verità delle cose, lasciando perdere gli hashtag o gli slogan di piazza a cui ormai l'opposizione ci ha abituato. Come maggioranza, noi vogliamo affrontare i problemi con serietà e il rispetto di tutte le forze in gioco. Signora Presidente, quando si governa, lo si fa per far crescere il Paese, non per inseguire i like sui social. La Meloni, come faceva De Gasperi, pensa alle future generazioni, non alle prossime elezioni. (Commenti).

È la verità. Vi fa male, ma si vede dai dati.

Vorrei ricordare all'Assemblea che, mentre oggi PD e MoVimento 5 Stelle si stracciano le vesti sul salario minimo, ben si son guardati dall'approvare un simile provvedimento quando erano al Governo. È vero che noi ci siamo stati tanti anni, ma pure voi ci siete stati: se vi stava tanto a cuore, potevate approvarlo. Eravate nelle condizioni di poterlo approvare in totale autonomia e in totale libertà, come avete fatto con provvedimenti spot che pesano e gravano ancora sul Paese. Per fortuna non è stato così, mi verrebbe da dire, visti i risultati del famoso superbonus 110 e del reddito di cittadinanza: due leggi che hanno mandato in tilt i conti dello Stato, che stanno pagando ancora tutti i cittadini e che hanno arricchito quelli che erano già ricchi. Ecco perché non commetterò peccato dicendo che le voci che oggi si levano da quest'Aula a favore della legge sul salario minimo sono un reiterato inno all'incoerenza.

La plastica dimostrazione di quanto si faccia su questo tema è solo speculazione politica, senza interesse reale per i cittadini.

Signora Presidente, forse sarà sfuggito ai colleghi, ma noi portiamo sulle nostre spalle tutta la responsabilità e il privilegio che deriva dalla fiducia che gli italiani continuano ad accordarci. Questo vuol dire affrontare il difficile tema del lavoro povero, delle storture del mercato del lavoro e delle disuguaglianze sociali causate dai salari inadeguati, con un approccio certamente e volutamente diverso dal vostro, colleghi, non livoroso o demagogico, ma serio, concreto, mirato e soprattutto produttivo.

Questo grande senso di responsabilità nei confronti di cittadini e imprese ci porta oggi a ritenere che la delega sia lo strumento adatto per affrontare una tematica così delicata e al centro del dibattito pubblico da moltissimo tempo. Certamente è la strada più lunga, ma l'unica capace di assicurare la giusta ponderazione nel rispetto della dialettica parlamentare e del dibattito democratico. Abbiamo ben chiaro dove vogliamo arrivare, infatti: a garantire l'attuazione del diritto di ogni lavoratore e di ogni lavoratrice a una retribuzione proporzionata e sufficiente, com'è sancito dall'articolo 36 della nostra Costituzione. Come? Rafforzando la contrattazione collettiva - se n'è parlato ampiamente - perché storicamente è quella che ha favorito la riduzione della precarietà, ha stimolato la riqualificazione professionale e ha valorizzato le competenze. Il merito per noi conta moltissimo.

Ciò porterà quindi, come previsto dalla delega, ad assicurare ai lavoratori trattamenti retributivi giusti ed equi, a contrastare il lavoro sottopagato e a stimolare il rinnovo dei contratti collettivi nazionali di lavoro, nel rispetto dei tempi stabiliti dalle parti sociali e nell'interesse dei lavoratori.

Siamo infatti convinti che la povertà, signora Presidente, non vada contrastata con ridondanti misure assistenziali e che alla base del lavoro ci sia un principio di dignità, appunto la famosa dignità del lavoro. È il motivo per cui siamo contrari al salario minimo ed è il motivo per cui in passato abbiamo combattuto fermamente contro il reddito di cittadinanza.

Scegliere la strada delle contrattazioni collettive significa per noi coinvolgere le parti sociali, combattere i contratti pirata, più trasparenza e più vigilanza rispetto al dumping contrattuale. Riteniamo questa sia la giusta risposta da dare ai cittadini, una combinazione di sostegno ai lavoratori, ma anche alle imprese, che devono essere messe nelle condizioni di assumere nuova forza lavoro con contratti competitivi e incentivanti, non certamente al ribasso.

Sinceramente trovo quindi stucchevole l'atteggiamento di alcuni che tentano di intestarsi una battaglia come se i propri esponenti fossero gli unici ad avere il patentino di paladini del lavoro, anche perché è evidente che nove euro lordi siano una proposta al di sotto della soglia europea e di certo non faremmo un favore ai cittadini italiani, ma soprattutto è evidente che ciò implicitamente e paradossalmente andrebbe a legittimare il mancato ricorso alla contrattazione nazionale, come abbiamo detto poc'anzi.

Oggi siamo qui a fare un'operazione-verità, smascherando, come dicevo, tutta l'incoerenza di un'opposizione di sinistra che predica male e razzola malissimo e se ancora una volta siamo qui a metterci la faccia è perché manteniamo gli impegni che abbiamo assunto nei confronti dei cittadini italiani con pragmatismo e coerenza.

Il lavoro da fare, però, non si esaurisce oggi: nei prossimi mesi, grazie a questa delega, attraverso l'intervento mirato del Governo, definiremo l'alveo dei contratti più applicati: potremo così dare una risposta rispetto a tutta la filiera degli appalti; stabiliremo le regole per incentivare i nuovi contratti virtuosi, come pure - finalmente, nel nostro Paese - scriveremo una nuova pagina rispetto alla partecipazione dei lavoratori alla gestione e agli utili delle imprese, una cosa impensabile fino al nostro Governo.

Concludo quindi, signora Presidente, con un messaggio ai colleghi dell'opposizione che non vogliono rassegnarsi: la stagione delle misure spot, dei bonus a pioggia e dei sussidi è finita, ma anche quella del pauperismo dilagante, vorrei dire; inizia il tempo delle misure concrete, del taglio delle tasse, degli incentivi alle stabilizzazioni, del rilancio della produttività, degli outlook in crescita, con il segno positivo, grazie al Governo Meloni.

Ora gli italiani possono contare su una politica responsabile e soprattutto su un Capo del Governo che affronta le sfide con impegno, con rigore, con coraggio e con autorevolezza e che soprattutto sta rendendo i cittadini della nostra Nazione, lasciatemelo dire, orgogliosi di essere italiani e di essere ben governati.

Il tempo della speculazione per un voto in più è finito: non bisogna più speculare sulla pelle dei lavoratori più deboli.

Per questo, signora Presidente, voteremo convintamente a favore del provvedimento in esame. (Applausi).

MAGNI (Misto-AVS). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

MAGNI (Misto-AVS). Signora Presidente, questo provvedimento, come ho già avuto modo di segnalare in vari interventi in Commissione ed in Aula, è il frutto di uno stravolgimento della proposta iniziale di salario minimo. Ho sentito prima parlare di reddito di cittadinanza. Intanto, il reddito di cittadinanza non c'entra niente col salario minimo. Vorrei che fosse chiaro: non potete mischiare le pere e le mele.

D'altro canto, riguardo questa discussione sul salario minimo, vorrei sottolineare che è tre anni che governate, che da tre anni abbiamo fatto delle proposte, ma non abbiamo ancora avuto modo di poterne discutere nel merito. La domanda che vi faccio è: cosa c'è in questa delega? Nulla. Nella delega che proponete c'è esattamente un vuoto pneumatico.

La domanda è: ma secondo voi lavorare per quattro o cinque euro l'ora è dignità? Un lavoratore si realizza, può pensare di costruire una famiglia, può pensare di costruire la propria autonomia? Il lavoro infatti serve a ognuno di noi, almeno io l'ho inteso sempre così, perché ci permette la realizzazione di quello che si è studiato, ci permette di fare quello che ci si aspettava di fare o magari anche quello che non si prevedeva di fare.

Presidenza del vice presidente RONZULLI (ore 19,46)

(Segue MAGNI). Sostanzialmente, il lavoro deve dare la possibilità di avere una dignità, di costruire un'autonomia, in primis un'autonomia economica. L'autonomia economica, infatti, è fondamentale per essere autonomi anche come persone, per realizzare i propri sogni. Quindi, è dignità sostanzialmente.

Se si ragiona così, non è accettabile che si prendano cinque euro l'ora, perché se parlo di dignità e di autonomia di realizzazione e poi prendo cinque euro l'ora è come prendersi in giro. Questo è il dato fondamentale. Questa delega non dice niente. Io vorrei sapere cosa pensate? Dite che sono cresciuti i posti di lavoro? È vero, ma, intanto, sono contati anche quelli di un giorno all'anno. Sono però aumentate anche le ore di cassa integrazione. Sono aumentati i lavori cosiddetti poveri: quelli nei servizi e nella ristorazione. Come tutti voi sapete, se non volete fare gli ipocriti, in sostanza, sono i settori dove c'è qualcuno che prende una remunerazione elevata dal punto di vista economico, ma la stragrande maggioranza invece no e quindi è sfruttata.

Avete aumentato e continuate a farlo la liberalizzazione, per il concetto della sburocratizzazione e della semplificazione. Avete aumentato, ad esempio, i lavori a termine. Avete allungato i termini e costringete i lavoratori e le lavoratrici ad accettare. Se un lavoratore ha un contratto a termine di un anno che poi addirittura si prolunga fino a due anni, si dice: se accetto anche questo, non faccio lo sciopero, non alzo la voce e spero che in qualche modo mi si dia risposta. Sono tutte cose vere queste che sto dicendo. Basta conoscerli i lavoratori e le lavoratrici.

Per fortuna ieri c'è stato un movimento di giovani, che credo che nei prossimi mesi cambierà un po' questo Paese. Di questo sono convinto, ma questo è un altro tipo di discussione.

Non volete affrontare un tema, di cui ho cercato di parlare anche prima: la semplificazione e la riduzione dei contratti. Intanto, bisogna abolire una delle misure che ha introdotto il Governo Berlusconi in cui c'era il ministro Sacconi, che stabilì una deroga ai contratti nazionali. Una volta, infatti, sui contratti nazionali non si potevano fare deroghe. Voi introducete il concetto non di sindacato maggiormente rappresentativo, che, insisto a dirlo, di per sé non è in grado di dare garanzie, nel momento in cui si ragiona solo con i rapporti di forza. Ho fatto un esempio in Commissione.

I lavoratori e le lavoratrici di Bergamo che hanno un contratto riferito ad alcune case di riposo gestite da alcune congregazioni, cattoliche ma non solo, che però non hanno la forza per contrattare, sono dodici anni che non si vedono rinnovato il contratto. Come si fa?

Allora tutto questo voi continuate a negarlo e stabilite che bisogna introdurre l'equa retribuzione, come prevede la Costituzione. Qual è la equa retribuzione? Ho spiegato prima che per me non si tratta neanche dei nove euro che abbiamo proposto come salario minimo, perché lo abbiamo proposto due anni e mezzo fa, quindi giustamente qualcuno ricordava che nel frattempo in Germania da 12 euro è salito a 16, in Spagna era di 8 ed è salito a 14. Qualcuno sostiene: se fate questa cosa si esce dal contratto nazionale. A parte il fatto che non è vero assolutamente, perché il salario minimo, come è stato spiegato, stabilisce una soglia sotto la quale non si può scendere. A me vengono in mente esempi concreti: un po' di anni fa nelle nostre famiglie molti anziani avevano le badanti, quasi tutte erano in nero. Si diceva che se fossero state regolarizzate, sarebbe stata una catastrofe. Quando sono state regolarizzate non è successo nulla, perché bisogna adeguarsi, ma questo è avvenuto anche negli anni Settanta, quando sono stati aumentati i salari significativamente. Le imprese si sono adeguate; non solo abbiamo aumentato i salari, ma abbiamo ridotto gli orari. Lavoravamo 48 ore, abbiamo lavorato 40, perché l'innovazione ci aiuta. Voi come pensate di affrontare questi temi? Pensando di far lavorare le persone a quattro o cinque euro l'ora? E poi vi lamentate, oppure non vi ponete il problema, che molti dei nostri ragazzi che formiamo e che costano vanno all'estero perché guadagnano di più e riescono a fare il lavoro per cui hanno studiato? Queste sono le cose da fare e voi non potete far finta di niente.

Ho sentito il senatore Zullo - lo dico tramite lei, Presidente - parlare di champagne. L'ha ripetuta almeno sessanta volte questa storia dello champagne. Io non l'ho bevuto lo champagne, di solito bevo vino bianco o rosso, non lo champagne, forse perché sono un operaio, quindi non bevo lo champagne. Chi lo beve fa bene, però dovrebbe pagare di più per bere lo champagne. Al di là della battuta, voi non affrontate un problema che è quello dell'adeguamento delle retribuzioni e del salario minimo all'inflazione. Voi fate una cosa: in alcuni contratti, come il contratto dei metalmeccanici, si è stabilito un aumento salariale minimo, facendo l'accordo tra CGIL, CISL e UIL e la controparte, e anche che, a fronte del differenziale che l'inflazione provocava tra il salario acquisito e quello al netto della perdita di potere d'acquisto, con meccanismi anche di esclusione e di raffreddamento, si sarebbero adeguati i salari. In sostanza si è aumentato il salario non solo di 130 euro come avevano concordato, ma si è arrivati a 270 euro e questi sono entrati in paga base e diventano l'adeguamento del salario. Quello è un meccanismo efficace con un contratto e anche una rivalutazione attraverso il recupero dell'inflazione. Di questo dovremmo discutere in questo Paese, perché chi lavora ha diritto di essere retribuito in modo equo. Questo è il dato fondamentale, perché i lavoratori sono la ricchezza di questo Paese da tutti i punti di vista, perché sono quelli che pagano le tasse. Voi lo sapete benissimo, perché al cosiddetto ceto medio avete detto che avete diminuito la tassazione, ma è una balla, perché lo sapete che è aumentata, tant'è che il fiscal drag lo pagano i lavoratori che hanno un reddito da 30.000 a 50.000 euro.

Questo è il dato che è emerso. In sostanza in questo Paese noi dobbiamo preoccuparci e far sì che i lavoratori e le lavoratrici prendano un salario giustamente equo e dobbiamo alzare fortemente quelli bassi. La competizione si gioca sul sapere, sull'innovazione, su questi elementi e per avere una classe operaia che va in questa direzione va fortemente retribuita. Per questa ragione chi lavora deve avere un giusto salario. Questo è il dato fondamentale. È per questo che noi continueremo, da una parte, a votare contro, come faremo su questa delega, dall'altra, a battagliare e a fare la nostra parte perché questo tema sia sempre all'ordine del giorno, fin quando si troverà una soluzione. (Applausi).

TERNULLO (FI-BP-PPE). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

TERNULLO (FI-BP-PPE). Signora Presidente, Sottosegretario, colleghi senatori, il provvedimento che discutiamo oggi tocca il cuore stesso del nostro vivere civile. Stiamo parlando infatti della retribuzione di tutti i lavoratori. Non parliamo solo di un dettaglio normativo, ma della condizione che garantisce la dignità di ogni cittadino, la libertà di progettare un futuro, ma soprattutto anche la stabilità delle famiglie.

Possiamo dire che negli ultimi anni il Governo Meloni ha dimostrato molta attenzione a questo tema, adottando delle misure che hanno dato dei risultati alquanto concreti. Quando dico questo, mi riferisco al taglio del cuneo fiscale che ha alleggerito la busta paga di milioni di italiani, restituendo risorse preziose in un momento di difficoltà. Mi riferisco anche all'innalzamento della no tax area, che ha protetto i redditi più bassi e reso più equo il sistema fiscale. Mi riferisco alla decontribuzione per le lavoratrici madri, che non è solo una misura economica, ma anche un sostegno sociale e culturale, perché riconosce il valore delle donne nel lavoro e, allo stesso tempo, aiuta la sfida demografica che attende il nostro Paese.

Posso aggiungere anche le agevolazioni per i contratti stabili che hanno incentivato le assunzioni a tempo indeterminato, contrastando la precarietà e offrendo nuove prospettive ai nostri giovani. Sono interventi che vanno sicuramente nella direzione giusta e di questo non possiamo che dare atto al Governo.

Il disegno di legge delega al nostro esame si inserisce in questo percorso con l'obiettivo di rafforzare gli strumenti che abbiamo a disposizione e quindi di dare una cornice normativa più moderna e alquanto efficace. È un provvedimento che riconosce la centralità del lavoro e quindi riafferma un principio chiaro, che sarebbe quello che nessun lavoratore in Italia deve essere retribuito in modo indegno. Certo, molto dipenderà anche dai decreti attuativi, ma la direzione intrapresa, come ho detto poc'anzi, è quella giusta e questo Governo ha ampiamente dimostrato il suo impegno.

Per questo il nostro giudizio sarà favorevole a questa legge delega. Riconosciamo al Governo il merito di aver scelto di affrontare un tema che da troppo tempo era stato rinviato e anche trattato con troppa superficialità. Questa volta invece devo dire che si è voluto mettere mano davvero a una materia che incide profondamente sulla vita quotidiana di tutti i cittadini.

Questo argomento è centrale rispetto alla vita degli italiani perché oggi, Presidente, se i salari del nostro Paese non cresceranno di pari passo con l'aumento del costo della vita, se continueremo a vedere stipendi fermi, mentre tutto il resto cresce, allora l'Italia rischierà davvero un impoverimento diffuso. Non parlo solo per quanto riguarda le famiglie che sono in difficoltà, ma parlo dell'intero sistema economico che perderebbe forza. Mi riferisco a minori consumi e investimenti e minore competitività. Parlo anche dei giovani che vedrebbero davanti a loro un futuro molto più difficile rispetto a quello dei propri genitori.

Questa è una prospettiva che tutti noi sappiamo che l'Italia sicuramente non può permettersi. È per tutte queste ragioni, signor Presidente, pur annunciando oggi il voto favorevole dei senatori di Forza Italia e plaudendo ancora una volta al Governo per aver acceso i riflettori su questo tema, che lanciamo un appello: non fermiamoci qui, continuiamo ad agire con coraggio, monitorando con molta attenzione l'evoluzione del costo della vita, adeguando i salari in modo che il lavoro torni davvero ad essere sinonimo di dignità, di libertà e soprattutto di futuro. (Applausi).

CASTELLONE (M5S). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

CASTELLONE (M5S). Signora Presidente, signor Sottosegretario, colleghi, io non ho capito perché questa maggioranza è contraria al salario minimo e non l'ho capito nemmeno da quello che avete raccontato oggi in Aula. Perché questa maggioranza ha deciso di ingaggiare questa guerra tra poveri, di provare a convincere i lavoratori poveri che tutto sommato devono restare in questa condizione, altrimenti andrebbero ad impoverire anche gli altri?

Voglio partire proprio da questo, smontando le due bugie che vengono raccontate ogni volta che si parla di salario minimo. La prima è che in Italia il salario minimo non serve perché c'è la contrattazione collettiva. Anche qui basterebbe guardare i numeri per vedere che quest'anno i contratti collettivi registrati al CNEL sono oltre 1.000, quindi sono aumentati i contratti collettivi registrati e si sono abbassati i salari del 7,5 per cento. (Applausi). Se fosse l'opposto, dovremmo vedere degli altri numeri. Questo succede perché in contrattazione collettiva ci sono, come dicevano i miei colleghi, contratti sotto soglia, contratti firmati con sigle di comodo, contratti che non arrivano alla soglia minima di dignità. Le guardie giurate hanno un contratto che prevede 5 euro lordi l'ora, di questo stiamo parlando. L'altro tema è che ci sono 5,7 milioni di lavoratori che hanno un contratto scaduto. Non è vero, quindi, che c'è la contrattazione collettiva e che non serve il salario minimo.

Un'altra bugia è che se introduciamo il salario minimo si abbassano tutti i salari. Non è così, basterebbe guardare quello che è successo negli altri Paesi. Partiamo dal caso della Germania, che ha introdotto il salario minimo nel 2015 a 8,5 euro l'ora e oggi è arrivato a 16 euro. Sapete cosa è successo in questi dieci anni? Sono cresciuti del 20 per cento i salari, è aumentata l'occupazione, è aumentato il PIL, perché aumentare i salari significa spingere l'economia, aumentare i consumi, far crescere il Paese. (Applausi).

Il premio Nobel per l'economia del 2021 è andato a David Card, che ha condotto uno studio nel New Jersey e ha visto che introducendo il salario minimo aumentavano anche gli altri salari, quindi ha sfatato questa narrazione falsa che provate a portare avanti, secondo la quale il salario minimo trascinerebbe al ribasso gli altri salari: i dati ci dicono che non è così. Vi vorrei chiedere, poi, qual è l'idea che avete dei sindacati. Se pensate che introdurre un salario minimo può spingere i sindacati ad abbassare tutti gli stipendi, qual è l'idea che avete del sindacato, che invece è un presidio a difesa dei lavoratori? Noi, invece, parliamo dal 2013 di salario minimo e abbiamo depositato disegni di legge nella passata legislatura e uno anche in questa, alla Camera, firmato dal nostro presidente Conte, un progetto che poi è stato firmato da tutte le opposizioni e su cui addirittura c'è una proposta di legge di iniziativa popolare, che ha raccolto 120.000 firme. Anche qui, sapete cosa vuole il Paese, basterebbe ascoltarlo. Noi pensiamo che quella dei salari bassi sia una vera e propria piaga sociale, perché ci sono 4,5 milioni di lavoratori che, pur lavorando, non arrivano a fine mese. Ci sono 3 milioni di lavoratori con contratto precario, 3 milioni di lavoratori in nero. Dite che c'è un boom occupazionale, ma basterebbe guardare un dato: se c'è un boom occupazionale e, contemporaneamente, il PIL scende e siamo quasi in stagnazione se non in recessione, vuol dire che state creando occupazione povera. (Applausi).

Se l'occupazione non fa crescere l'economia di un Paese, è lavoro povero, lavoro sottopagato, lavoro precario.

Infatti i dati del Ministero del lavoro e delle politiche sociali (che governate voi, non noi) dicono che il 13 per cento dei nuovi contratti dura un solo giorno (ditemi se questa si può chiamare occupazione) e solo l'uno per cento arriva ad oltre un anno. Questo è il lavoro che state creando. Infatti Eurostat dice che il 9 per cento dei lavoratori a tempo indeterminato è in povertà assoluta e che il 16 per cento delle famiglie operaie è in povertà assoluta. Se si riducono i salari (siamo l'unico Paese in Europa in cui negli ultimi trent'anni i salari sono scesi) e aumenta l'inflazione, si riduce il potere d'acquisto e aumenta la povertà. La povertà assoluta con voi è aumentata; questo è un dato. Oggi i poveri assoluti sono 5,7 milioni e i poveri relativi 8,5 milioni. Quando parliamo di povertà, dovremmo ricordarci che ben il 15 per cento di questi poveri sono bambini e ragazzi a cui state negando un futuro.

Presidente, chi soffre di più per i bassi salari sono soprattutto i giovani e le donne. Il tasso di disoccupazione giovanile in Italia è il più alto d'Europa; nella mia Regione (la Campania) arriva al 30 per cento. I NEET che sono i giovani che non lavorano e non studiano, sono il 25 per cento; ogni anno 120.000 giovani lasciano l'Italia per non farvi più ritorno. I dati dell'EURES sono impietosi e ci dicono che il 43 per cento dei giovani con meno di 35 anni guadagna meno di 1.000 euro al mese. Questi lavoratori sono gli stessi che, secondo il Censis, non avranno mai una pensione dignitosa. Avranno anche una pensione povera: sono persone condannate alla povertà per tutta la loro vita, anche quando andranno in pensione. (Applausi).

L'altra categoria fragile è quella delle donne. Il tasso di disoccupazione femminile in Italia, soprattutto al Sud, supera il 50 per cento. Una donna su cinque lascia il lavoro entro i due anni di vita del figlio, perché non ci sono politiche sociali che permettono di conciliare il tempo di cura con il tempo del lavoro. Sono stati tagliati gli asili nido e avete bocciato il congedo paritario obbligatorio; infatti il 15 per cento delle donne sono sottoposte a part-time involontario. Ancora, abbiamo dei salari che per le donne sono più bassi del 20 per cento. Quindi non è un Paese di donna, non state costruendo un Paese a misura di donna. I dati dell'INAPP ci dicono che, se fissassimo il salario minimo a 9 euro lordi, il 24 per cento delle donne lavoratrici avrebbe un aumento dei salari.

L'indipendenza economica è uno degli strumenti principali che abbiamo per contrastare la violenza di genere. (Applausi). Parliamo tanto di violenza sulle donne e non capiamo che rendere le donne economicamente indipendenti significa liberarle e proteggerle.

Per non parlare, sempre in termini di protezione e sicurezza, di quanto i salari bassi e la precarietà lavorativa siano legati alla sicurezza sul lavoro. I dati ci dicono che un lavoratore con un contratto precario è quattro volte più a rischio di un incidente sul lavoro. Questo perché le aziende investono di meno nella formazione dei lavoratori, perché c'è meno consapevolezza e anche perché quei lavoratori hanno paura di perdere il loro posto di lavoro precario e, se sottoposti a condizioni lavorative rischiose, non denunciano. Arginare il lavoro precario e il lavoro povero significa anche contrastare e rafforzare le misure di sicurezza sul lavoro.

Non c'è nessun boom occupazionale, perché, se ci stiamo impoverendo, vuol dire che non state facendo ciò che serve al Paese. Del resto, nel 2024 sono aumentate le ore di cassa integrazione: siamo a 500 milioni di ore di cassa integrazione, rispetto ai 300 milioni precedenti, e i salari si sono ridotti del 7,5 per cento, secondo i dati OCSE, verso il 2021.

Allora cosa serve? Serve il coraggio di fare una riforma complessiva del mercato del lavoro, come avevamo provato a fare nella scorsa legislatura. Questa misura è però fatta da vari tasselli: almeno tre. Il primo è una misura di sostegno alla povertà e alla disoccupazione, perché può capitare a tutti di perdere il posto di lavoro a cinquant'anni, ma lo Stato non ti può abbandonare. (Applausi). Ti deve accompagnare per acquisire le competenze che poi ti permettono di trovare un altro lavoro, che non sono le stesse di trent'anni fa. Il secondo tassello è dato dalle politiche attive del lavoro, che anche qui contrastate, e sui centri per l'impiego non avete fatto assolutamente nulla. Il terzo tassello sono il salario minimo e gli stipendi dignitosi.

Il lavoro, Presidente, non deve essere un ricatto da usare magari in campagna elettorale: siamo ormai abituati a vedere questi bandi di concorso precari che vengono tutti emanati durante le campagne elettorali, proprio perché il lavoro viene usato come strumento di ricatto. Il lavoro è un diritto, sancito dalla nostra Costituzione, ad avere una vita dignitosa. Del resto, se non ricordo male, il salario minimo era anche nel programma elettorale della Lega. Allora vi dico: dite di essere patrioti e allora, per una volta, fate veramente i patrioti e fate gli interessi dei lavoratori. (Applausi).

MURELLI (LSP-PSd'Az). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

MURELLI (LSP-PSd'Az). Signor Presidente, colleghe senatrici e colleghi senatori, il provvedimento oggi all'esame dell'Assemblea tocca un tema fondamentale: la retribuzione dei lavoratori e il contrasto al lavoro povero.

Fin dall'inizio, la Lega ha detto con chiarezza che non è in discussione l'obiettivo e non ha mai parlato di salario minimo; vuole invece garantire a tutti i lavoratori una retribuzione proporzionata e sufficiente, come sancito dall'articolo 36 della Costituzione. Ciò che invece abbiamo contestato è il metodo proposto dalle opposizioni, che hanno voluto trasformare un tema serio e complesso in una banderuola ideologica, in uno slogan buono per le piazze e i talk show, cioè il salario minimo legale. (Applausi).

Noi non ci stiamo: non ci stiamo ad accettare semplificazioni che rischiano di fare più male che bene; non ci stiamo a far credere ai lavoratori che basta fissare una soglia minima a 9 euro per risolvere un problema che è molto più ampio e articolato. Lo abbiamo ribadito in Commissione: il salario minimo per legge non è lo strumento adatto al nostro Paese.

L'Italia ha una tradizione consolidata di contrattazione collettiva, che già oggi copre oltre il 95 per cento dei lavoratori, creata dagli stessi sindacati da cui alcuni colleghi provengono e che oggi chiedono un salario minimo. Il salario minimo imposto per legge sarebbe non un aiuto, ma un rischio, perché porterebbe direttamente ad appiattire i salari verso il basso, perché i datori di lavoro avrebbero sempre la scappatoia della soglia legale, rinunciando a trattative migliorative. Il rischio è di incentivare forme di lavoro grigio, con buste paga regolari su ore ridotte e straordinari pagati in nero, e di mettere fuori mercato intere filiere produttive, soprattutto quelle più fragili e territoriali, che hanno contratti sottoscritti dalle principali sigle sindacali, ma che non reggerebbero a un'imposizione rigida e uniforme.

Lasciatemelo dire: non è l'Europa che ce lo chiede. Anzi, è lo stesso commissario Schmit che in audizione ha ribadito che la direttiva europea chiede di combattere le basse retribuzioni, cosa che noi stiamo cercando di fare con strumenti diversi, più efficaci, rispettosi del nostro modello sociale. La direttiva europea non impone affatto l'adozione di un salario minimo legale.

Il disegno di legge che votiamo oggi va esattamente in questa direzione: rafforza la contrattazione collettiva, individuando i contratti nazionali maggiormente rappresentativi e rendendo vincolanti i loro minimi retributivi anche per i settori meno tutelati; estende queste tutele ai lavoratori che non sono coperti direttamente dalla contrattazione collettiva, applicando il contratto della categoria più affine; promuove trasparenza e controlli sulle retribuzioni, così da aumentare la consapevolezza e prevenire gli abusi. Si tratta quindi di un approccio serio, pragmatico, che guarda non solo alla paga oraria, ma anche alla qualità del lavoro, alle tutele contrattuali, alla necessità di una equa redistribuzione sul territorio, evitando di fare parti uguali tra disuguali, come purtroppo accadrebbe con una gabbia salariale imposta per legge.

Penso poi al proliferare dei cosiddetti contratti atipici, alle collaborazioni spurie, alle false partite IVA per lavoro a chiamata usato impropriamente: tutte forme che svuotano i diritti dei giovani e li condannano a un precariato continuo e a un futuro incerto. Non basta fissare una soglia oraria come contrasto serio a questa giungla contrattuale: servono semplificazione, chiarezza e una lotta vera al dumping contrattuale.

La verità, infatti, è che il lavoro povero dipende non solo dalla paga oraria, ma da tanti altri fattori, come la stabilità contrattuale, le tutele e le ore effettivamente lavorate. La Lega non vuole un Paese con pochi privilegiati iperqualificati e una massa di esclusi: vogliamo un mercato del lavoro dinamico e inclusivo, capace di garantire dignità e crescita per tutti.

Per questo puntiamo anche sulla contrattazione di secondo livello, che tiene conto delle differenze territoriali e settoriali e che può adattare i trattamenti retributivi al costo della vita reale nelle diverse aree del Paese. Ecco la differenza: noi non inseguiamo le facili scorciatoie, ma costruiamo solide basi per il futuro, perché il problema non è solo quanto si guadagna, ma come si lavora, con quali diritti, con quali prospettive di crescita e soprattutto con quale sicurezza (è inutile, altrimenti, che in questa sede tutti i martedì commemoriamo - purtroppo, ancora - le vittime sul lavoro).

Tutti questi elementi devono essere coordinati. Accanto al rafforzamento della contrattazione c'è il tema fiscale, perché è inutile discutere di lordo, se il netto in busta paga è troppo basso e, con il cuneo fiscale più alto d'Europa, il lavoratore italiano è penalizzato rispetto ai colleghi stranieri. Le misure fiscali che la Lega propone con forza sono la riduzione del cuneo fiscale per i giovani e l'imposta sostitutiva al 5 per cento sui redditi da lavoro dipendente fino a 40.000 euro, così che, a parità di costo per l'azienda, i lavoratori possano percepire un netto più alto in busta paga. È una misura concreta, che restituisce potere d'acquisto senza gravare sulle imprese.

E, ancora, occorre attrarre i talenti che sono andati all'estero, quindi con incentivi fiscali per i giovani professionisti che decidono di rientrare, perché vogliamo un'Italia più attrattiva e capace di trattenere i suoi talenti.

Colleghi, il lavoro povero si combatte non con le scorciatoie ideologiche, ma con serietà, pragmatismo e rispetto per la realtà economica del Paese. Ciò che stiamo facendo con questo provvedimento rappresenta un primo passo importante verso un mercato del lavoro più equo, moderno e competitivo. Certo, non risolve tutto, ma indica una strada: rafforzare la contrattazione, ridurre la pressione fiscale, combattere gli abusi contrattuali e affrontare con coraggio le sfide del futuro, compresa quella dell'uso delle tecnologie nel mondo del lavoro.

Per tutte queste ragioni, confermo il voto favorevole del Gruppo Lega Salvini Premier su questo disegno di legge. (Applausi).

Presidenza del vice presidente CASTELLONE (ore 20,08)

CAMUSSO (PD-IDP). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

CAMUSSO (PD-IDP). Signora Presidente, colleghe, colleghi, Rappresentati del Governo, seguendo questa discussione, ho provato a immaginarmi il lavoratore che, quando guarda la sua busta paga, pensa di fare un'operazione ideologica. Quel lavoratore invece probabilmente, guardando la sua busta paga, si domanda se ce la farà a reggere l'aumento del costo dei beni alimentari, dell'energia e delle bollette e del valore e dei costi che porta con sé una casa.

Vi inviterei allora, colleghi, a evitare davvero di utilizzare argomenti che semplicemente nascondono la vostra scelta. Quella che avete fatto alla Camera più di un anno fa, a proposito di fretta nelle risposte che vengono date, è stata semplicemente di non assumersi la responsabilità di un tema quale quello del lavoro povero e di stravolgere una proposta di legge per metterci dentro una delega al Governo. Era così urgente, secondo voi, dare questa delega al Governo, che nel testo avete messo un'ipotesi di sei mesi e, poi, avete lasciato il provvedimento nel cassetto per un anno.

Questo dà la perfetta idea di quello che sia, ma è assolutamente coerente con l'atteggiamento del vostro Governo: ogni volta che c'è da affrontare un problema concreto delle persone, buttate la palla in tribuna e parlate di altro. Non lo affrontate mai, perché, in realtà, scegliere di affrontare il tema dei salari bassi nel nostro Paese significa scegliere di dare una risposta concreta a delle persone, confrontarsi con lo stato reale del Paese e con il nostro primato, che credo molto triste, di essere il Paese OCSE a maggior perdita di salario reale per i lavoratori.

C'è poi una cosa che avete nascosto in tutta questa discussione. Dal 2022 fino al 2024 (quindi non potete parlare di quelli che c'erano prima, perché stiamo parlando degli anni in cui governate voi) nel nostro Paese la produttività è cresciuta più dei salari. Mentre i salari sono stati mangiati dall'inflazione, la produttività cresceva. Forse, allora, non è così vero che non c'è la possibilità di intervenire. Forse, però, scegliere di intervenire per alzare i salari vuol dire cambiare la distribuzione del reddito nel nostro Paese.

Continuate a dire che il problema è il cuneo fiscale, sul quale sono intervenuti i vari Governi e siete intervenuti anche voi. Peccato che il cuneo fiscale valeva 17 miliardi e sono aumentate invece di 22 miliardi le tassazioni che riguardano il lavoro dipendente e le pensioni. Questo perché c'è una cosa che si chiama fiscal drag, drenaggio fiscale. Tutto l'aumento della tassazione che state raccontando è stato preso dai lavoratori, mangiando l'effetto del cuneo fiscale che ci poteva essere.

Abbiate allora il coraggio di dire onestamente che per voi non è una priorità aumentare i salari e che continuate a nascondervi dietro tutte queste cose, ma che, in realtà, non la volete. È poi la stessa cosa che dite quando raccontate, nella delega che voterete a breve, così come negli interventi che ho sentito, che voi volete stimolare i rinnovi contrattuali.

Allora vi faccio una domanda, molto seriamente. Quando i lavoratori metalmeccanici sono a più di 40 ore di sciopero per rinnovare il contratto e quando li ha convocati il Ministro del lavoro, oltre a dire loro di fare un buon lavoro, qual è stato l'intervento del Governo per stimolare quei rinnovi contrattuali? Qual è il messaggio che è stato dato? Avete forse detto alle controparti dei lavoratori metalmeccanici che era necessario aumentare i contratti e andare avanti? O vi siete limitati a dire: li ho ricevuti, quindi ho fatto il mio dovere?

Nella storia del nostro Paese, infatti, che vi piace tanto chiamare in causa quando volete buttare la palla in tribuna, ci sono stati Ministri del lavoro che hanno fatto cose straordinarie per ricostruire la storia contrattuale e il diritto contrattuale delle categorie e per aumentare i salari. Quindi, da questo punto di vista, avreste tanti esempi cui guardare, ma, evidentemente, anche questo non vi interessa.

Visto che siete preoccupati per l'economia (ho sentito dire che rischieremmo di mandare fuori mercato intere filiere), vorrei domandarvi quando pensate di intervenire sul costo dell'energia, che quello sì è un problema serio di competitività delle imprese. E quando pensate di stimolare gli investimenti in innovazione, visto che avete voluto bloccare Industria 4.0 e che Industria 5.0 è un fantasma scomparso nel nulla?

Magari dovreste domandarvi se una scelta come quella che avete fatto, sui dazi, nascondendone gli effetti che potranno avere, non sarà, anche quello, un ragionamento che porterà a dei problemi. Forse dovremmo difendere i salari dei lavoratori, non con le ennesime scelte di fiscalizzazione e di contribuzione, perché stare solo sui bonus e su queste scelte continua a cambiare la distribuzione del reddito nel Paese e continua a farlo a scapito del lavoro.

Poiché ho sentito dire che il salario minimo legale sottrarrebbe la libertà di impresa, vorrei che provaste a dire questa cosa ai vostri omologhi tedeschi, francesi, a quelli del Lussemburgo, o del Belgio: mi pare che nessuno di questi Paesi vieti la libertà di impresa o pensi di aver superato il capitalismo.

Vorrei, invece, ricordarvi che basterebbe guardare il primo provvedimento sul salario minimo della Germania, che fu accompagnato, nello stesso testo di legge, da una norma che assumeva 18.000 ispettori per controllare l'effettiva applicazione di quell'istituto.

18.000 ispettori sono più di quelli che il nostro Paese ha e dedica a questioni fondamentali come la sicurezza sul lavoro.

Il senatore Zullo ha citato argomento per argomento, dicendo: voi non lo volete. Senatore Zullo, il problema non è che noi non lo vogliamo. Dire che in una delega affrontiamo il problema di costruire un sistema di controllo sullo sfruttamento o di controllo sulle retribuzioni non regolari non significa fare un intervento sui salari, ma dimostrare che non volete applicare le leggi che ci sono perché, fino a prova contraria, questo Paese queste norme le ha. Lo stesso Ispettorato nazionale del lavoro vi racconta anno su anno, mese su mese, quante cose succedevano. Ma il cuore a cui vi riferite sempre è quello che così, attraverso le equivalenze, si determineranno le retribuzioni per altri settori.

Vorrei ricordarvi che il vostro codice degli appalti prevede esattamente questo, perché non avete voluto affrontare il tema del massimo ribasso e quello relativo al blocco degli appalti a cascata, che sono una delle grandi questioni del lavoro povero, oltre che la sicurezza. Dovevate definire le equivalenze. Stiamo ancora aspettando che quelle equivalenze giungano. Il problema è che quelle equivalenze che voi avete in mente e che riproponete nella delega sono continuamente volte a rinviare alla molteplicità di istituti che si possono prendere in considerazione e che non rispondono invece al fatto che la retribuzione oraria è troppo bassa in questo Paese ed è un canale di sfruttamento che continua a seguire.

Vi nascondete inoltre dietro la contrattazione. Ci sono più di 1.000 contratti, come hanno detto i colleghi e le colleghe negli interventi precedenti. Ci sono contratti che non si rinnovano e contratti pubblici che sono stati rinnovati ben sotto il tasso d'inflazione, che nel frattempo ha aumentato i prezzi. Ci sono i contratti che non ci sono nei fatti, perché il lavoro grigio non è quello che deriverebbe, secondo le vostre fantasie, dal salario minimo legale, ma è quello che viene dai part-time involontari, dalla mancanza di controllo sui rapporti di lavoro e dai ricatti. L'assenza di lavoro rende ricattabili e in difficoltà le persone.

Se allora volete sostenere i contratti, cominciate a riconoscere i contratti rappresentativi. (Applausi). Vorrei infatti davvero sapere che cosa vuol dire un contratto maggiormente applicato; dove, con quali criteri e in quale modo? E perché, per esempio, il 5 per cento di lavoratori che non hanno nessun contratto e nessuna rappresentanza contrattuale, anche perché magari il settore è nuovo, devono trovarsi improvvisamente affiancati a un'altra categoria?

Guardate che la risposta non è la Costituzione perché l'articolo 36 parla di retribuzione proporzionata alla quantità e alla qualità del lavoro. Non dice distintamente delle cose. La verità è che non volete una norma semplice, quella che permette a un lavoratore quando riceve la busta paga, di capire se gli è applicata la norma efficace o se non lo è, che permetterebbe a quei tanti lavoratori che stanno in settori dispersi, singoli e così via, che non hanno una dimensione collettiva, di leggere la loro busta paga e comprendere se è applicata o meno la norma.

Le retribuzioni sono una cosa complessa, ma quanto si guadagna deve essere una cosa semplice e comprensibile per ogni lavoratore. Invece questo non lo volete, perché non volete che ci sia una relazione diretta con il fatto che lavorare non deve far vivere in povertà. Avete detto tante parole, ma in realtà c'è una sola verità dentro il vostro atteggiamento e la scelta della delega: abbandonare al loro destino 3,5 milioni di lavoratori che già oggi hanno un lavoro povero, che sono nel sommerso e non vengono fatti emergere.

Voi raccontate che è una bandiera ideologica; noi vorremmo dire che continuate a far male a una parte del Paese. Ma non vi basterà buttare la palla in tribuna, perché una busta paga non è mai un fatto ideologico.

In conclusione, annuncio il voto contrario del Partito Democratico. (Applausi).

MANCINI (FdI). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

MANCINI (FdI). Signora Presidente, sottosegretario Durigon, onorevoli colleghi, non mi considero infantile se sono molto colpita dal fatto che l'opposizione consideri solo oggi il salario minimo la panacea di tutti i mali. Sono sbalordita, almeno quanto il collega Zullo, che solo oggi si gridi ad un problema di lavoro povero, quando prima dell'insediamento di questo Governo si brindava - e spero anch'io con un vino italiano - per aver eliminato la povertà grazie al reddito di cittadinanza. (Applausi). Quel reddito di cittadinanza che - per suo tramite, signor Presidente, rispondo al senatore Mazzella - abbiamo abolito, sì, introducendo un provvedimento che nulla ha a che vedere con quello precedente, perché per noi non sono sullo stesso piano quelli che possono lavorare e quelli che non possono lavorare. (Applausi). Non abbiamo bisogno di figure che facciano i collaudatori di divani: abbiamo bisogno di ridare dignità al lavoro.

Questa, colleghi, è un tema estremamente complesso, che non può e non deve essere affrontato con soluzioni semplicistiche o slogan ideologici,perché - diciamolo chiaramente - troppo spesso il dibattito sul cosiddetto salario minimo legale è stato ricondotto a una bandiera ideologica, a uno strumento di pura propaganda - noi, voi - buono più a conquistare facili consensi, che a risolvere i problemi reali dei lavoratori. Governare, colleghi, significa non inseguire slogan, ma assumersi le responsabilità di trovare risposte solide, sostenibili e durature. Il Governo guidato da Giorgia Meloni lo ha fatto sin dall'inizio del suo mandato - ed è qui il fastidio di chi siede all'opposizione - mettendo al centro il lavoro e la dignità dei lavoratori, non con proclami e promesse vuote, ma con interventi concreti.

Il lavoro povero ha radici antiche e, mentre qualcuno era impegnato a rimpiangere i sussidi a pioggia, noi abbiamo invertito la rotta. Siamo intervenuti con provvedimenti e misure strutturali che hanno determinato l'incremento occupazionale; il taglio del cuneo fiscale contributivo, che ha permesso a milioni di lavoratori di avere subito più netto in busta paga; la decontribuzione per i redditi medio-bassi, che ha alleggerito in modo strutturale il peso delle trattenute; l'incremento del limite dei fringe benefit, che ha consentito alle imprese di erogare beni e servizi esentasse, aumentando concretamente il potere d'acquisto dei dipendenti; la detassazione, che è stata citata più volte, dei premi di produttività e degli straordinari, per premiare il merito - sì, il merito - l'impegno, l'efficienza di chi lavora di più e meglio; un ampio pacchetto di agevolazioni fiscali alle famiglie. Vorrei ricordare che questo è il Governo che ha investito più risorse sulle famiglie (Applausi), che ha aumentato i congedi parentali per dare risposte alle maternità, che ha liberato risorse da reinvestire in occupazione e stabilità ed è anche quello - visto che è stata citata la sicurezza sul lavoro - che ha investito di più sugli ispettori, che ha dato la possibilità di assumere.

Questi non sono slogan: sono fatti, sono risultati, sono scelte concrete, che incidono davvero sulla vita delle persone. È qui, colleghi, che emerge la differenza tra chi si limita alla propaganda e chi si assume la responsabilità di azioni concrete, perché il salario minimo legale, così come proposto dalla sinistra, è solo una dichiarazione vuota di contenuto, una soluzione inadeguata a raggiungere il risultato. Un numero scritto in una legge non garantisce dignità e giustizia, anzi rischia di ridurre l'occupazione, di indebolire quella contrattazione collettiva che in Italia copre oltre l'80 per cento dei lavoratori e che ad oggi assicura, nella quasi totalità dei casi, salari ben superiori alla soglia dei 9 euro. Quella contrattazione collettiva - non perché lo dice la senatrice Mancini, ma perché viene detto nei pareri tecnici espressi da numerosi esperti - oggi rischia di allontanare la contrattazione di qualità, che offre ben più di tutele di 9 euro l'ora. La vera tutela dei lavoratori non è il salario minimo legale: la vera tutela dei lavoratori è scritta nella nostra Costituzione, all'articolo 36, che parla di salario adeguato, proporzionato e sufficiente a garantire a sé e alla propria famiglia un'esistenza libera e dignitosa; un concetto più alto, più ampio, più giusto di qualsiasi soglia numerica imposta per legge; un concetto che ci impegna a difendere davvero la dignità dei lavoratori e non a fissare un parametro astratto e ideologico.

Avete citato la Germania, ma quel Paese ha una situazione che negli ultimi 25 anni ha visto un PIL in crescita 3 volte superiore a quello dell'Italia. Quindi non nascondiamoci dietro un dito, per cortesia, questa è solo demagogia.

Abbiamo bisogno di un approccio serio, responsabile, concreto. Dobbiamo rafforzare la contrattazione collettiva, combattere i contratti pirata, sostenere famiglie e imprese (anche le imprese, sì) e continuare a crescere in occupazione e salari. Da qui deriva la nostra valutazione positiva in merito alla legge delega oggi in votazione, che si fonda principalmente sul fatto di confermare in maniera determinata e inequivocabile il ruolo della contrattazione collettiva, ribadire l'importanza di incoraggiare i rinnovi contrattuali e lottare contro il dumping.

Semplificare, sì, anche questo è un tema centrale. La soluzione definitiva del problema in discussione passa proprio da quella contrattazione collettiva che rappresenta il riferimento inderogabile di ogni intervento in materia di lavoro, a cui va aggiunta, per effetti positivi, la contrattazione di secondo livello, tramite la quale è necessario riconoscere e valorizzare le specificità positive presenti nel mondo del lavoro. Questo significa rispondere alle esigenze sia dei lavoratori, che dei datori di lavoro, con una contrattazione cucita su misura; non prevedere, a differenza di altri disegni di legge, la definizione numerica di una soglia economica minima quale parametro di riferimento. (Applausi).

Pertanto, questa è la nostra scelta, consapevole e contestuale rispetto alla realtà economica. Una scelta che si deve fare garante dell'equilibrio tra la tutela dei lavoratori e la sostenibilità economica delle imprese. (Applausi). Le vere soluzioni sono quelle capaci di coniugare equità salariale e competitività, salvaguardando i diritti dei lavoratori, senza compromettere la tenuta del sistema produttivo nazionale e tenendo conto del fatto che i settori economici italiani presentano tra loro differenze rilevanti e non godono della stessa mole di risorse economiche da investire.

La complessità del concetto di lavoro povero ci impegna ad affrontare il problema della crescita economica e quello della competitività come passaggio obbligato. Il nostro voto è quindi coerente con l'approccio del nostro Governo, laddove si ritiene che una risposta semplice a un problema complesso potrebbe causare più danni, che benefici. Continueremo pertanto ad impegnarci al fine di ottenere il meglio per i nostri concittadini, attraverso il perseguimento di un salario adeguato piuttosto che di un salario minimo, che è tutto tranne che adatto al sistema economico datoriale italiano. Lo faremo convinti che uno degli errori politici più gravi e purtroppo ricorrenti che si possono commettere è quello di contrabbandare soluzioni inadeguate per risolvere i problemi reali, al solo fine di creare un consenso immediato ed effimero.

Onorevoli colleghi, il Governo Meloni ha dimostrato che esiste un'alternativa più giusta, più solida, più rispettosa della dignità del lavoro. È su questa strada che intendiamo proseguire, lasciando alle spalle il tempo delle promesse irrealizzabili e delle false illusioni; lo faremo con coraggio, con responsabilità e con determinazione. Per queste ragioni, il nostro voto sarà favorevole. (Applausi).

PRESIDENTE. Ai sensi dell'articolo 120, comma 3, del Regolamento, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo del disegno di legge n. 957, nel suo complesso.

(Segue la votazione).

Il Senato approva. (v. Allegato B).

Risultano pertanto assorbiti i disegni di legge nn. 956 e 1237.

Sui lavori del Senato

PRESIDENTE. Come già comunicato ai Gruppi, l'ordine del giorno della seduta di domani è integrato con la discussione, alle ore 15, della risoluzione sul contenuto del Documento programmatico di finanza pubblica 2025, approvata dalla 5a Commissione, per la quale è stata richiesta la votazione in Assemblea, ai sensi dell'articolo 50, comma 3-ter, del Regolamento. Ciascun Gruppo avrà a disposizione 15 minuti, comprensivi delle dichiarazioni di voto.

Interventi su argomenti non iscritti all'ordine del giorno

VERINI (PD-IDP). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

VERINI (PD-IDP). Giancarlo, ma devi proprio scrivere tutto questo? Non pensi che sia rischioso?

Giancarlo non mi ascoltò perché scriveva la verità. Il dolore per la sua morte c'è tutto ancora, la ferita è ancora aperta, ma aveva ragione lui perché oggi è ancora qui con noi, con tantissimi ragazzi che vogliono battersi per la legalità, contro le mafie. Questo ha detto ieri sera, all'Auditorium di Roma, Paolo, fratello di Giancarlo Siani, giovane e coraggioso giornalista de «Il Mattino», ucciso quarant'anni fa dalla camorra per le sue inchieste sulle imprese criminali dei clan Gionta e Nuvoletta e le collusioni con la politica nella zona del Golfo di Napoli, da Torre Annunziata a Castellammare di Stabia.

Giancarlo ascoltò solo la sua determinazione, il suo coraggio, la sua scelta di fare il giornalista d'inchiesta, continuando a battere i tasti di quella sua Olivetti M80, scorrazzando con la sua Citroën Méhari verde alla ricerca quotidiana delle verità. Gli costò la vita, questo, quando quella sera del 23 settembre 1985, intorno alle ore 20,30, a Napoli in via Romaniello, quasi sotto casa sua, dei criminali armati, su ordine del boss Angelo Nuvoletta e per volontà del suo alleato Totò Riina, lo crivellarono con dieci colpi. Aveva in tasca due biglietti per il concerto di Vasco Rossi, Giancarlo. Aveva in testa il lavoro di scavo e di ricerca della verità del giorno dopo, e nel cuore certamente più di un timore e anche un po' di paura per brutti segnali avuti e presentimenti, ma anche tanto coraggio e voglia di essere utile agli altri con il suo lavoro.

È emozionante il bel docufilm che abbiamo visto ieri sera - c'era Enza Rando, c'era Filippo Sensi, c'erano altri - che il regista Filippo Soldi ha dedicato a Giancarlo, dopo lo splendido «Fortapàsc» di Marco Risi. Sì, Presidente, è giusto emozionarsi per chi spende la propria vita e il proprio impegno al servizio di verità, giustizia, legalità, insomma al servizio degli altri. Giancarlo Siani emoziona, come emoziona suo fratello Paolo, nostro amato e apprezzato deputato della scorsa legislatura che, con commovente forza e dolce determinazione, porta avanti con i figli e tanti altri il lavoro della fondazione.

È molto importante anche che «Il Mattino», il suo giornale, che tanto contribuì con le sue inchieste a fare luce, ad aprire squarci e a condurre a quell'esito portando in sede penale a condanne definitive di mandanti ed esecutori, tenga viva sempre la memoria di Giancarlo.

«L'assassinio dei giornalisti è un assassinio delle nostre libertà, di una parte di noi a cui la comunità non intende rinunciare»: lo ha detto ieri, con parole che rappresentano al meglio il Paese, la memoria e la sua coscienza civile, il presidente Mattarella in ricordo di Giancarlo Siani. Ascoltiamolo, perché muoiono i giornalisti: muoiono nelle zone di guerra come Gaza; vengono uccisi e incarcerati come in Russia, in Iran, nei Paesi dove non c'è democrazia; vengono ammazzati quando scoprono verità inconfessabili. Un nome su tutti, quello di Ilaria Alpi: ascoltiamolo, quando giovani precari e freelance vengono minacciati, magari anche con le querele temerarie; quando giornalisti antimafia di inchiesta sono costretti a vivere sotto scorta e a subire gravi intimidazioni, come è accaduto in questi giorni a Giorgia Venturini di «Fanpage», a cui anche da qui va la nostra solidarietà.

Grazie, Giancarlo Siani, perché il tuo ricordo può aiutare ad avere fiducia e speranza nel futuro. (Applausi).

PRESIDENTE. La ringrazio, senatore Verini, per aver voluto commemorare anche in quest'Aula il giornalista d'inchiesta Giancarlo Siani, a quarant'anni dal suo assassinio.

PELLEGRINO (FdI). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

PELLEGRINO (FdI). Signora Presidente, colleghi senatori, le scene di guerriglia urbana che si sono verificate ieri ci invitano ardentemente a riflettere: a Bolzano, alcuni sedicenti militanti per la causa palestinese hanno versato colore rosso sulla scalinata del Municipio e hanno scritto «22 vermi» con evidente riferimento ai consiglieri comunali che la scorsa settimana non avevano votato una mozione pro-Gaza; e poi a Roma hanno fatto irruzione, occupando aule, e lanciato cori contro la Rettrice - a cui va il nostro sostegno - e oggi hanno interrotto le lezioni e divelto la recinzione del cantiere dei lavori alla Minerva; a Torino, sulle note di «Bella ciao», i manifestanti hanno acceso fumogeni e bruciato una foto con la Meloni tra applausi e cori. L'apice dell'intolleranza si è visto però nelle due ore di scontri alla Stazione centrale di Milano, dove i sedicenti attivisti hanno dato il meglio, lanciando oggetti contundenti, parti di impalcature e cestini metallici contro le Forze dell'ordine.

Signora Presidente, intanto voglio esprimere solidarietà a questi poliziotti (Applausi) e ringraziare il lavoro di tutte le Forze dell'ordine che ieri hanno evitato il peggio in ogni singola città solo grazie al loro coraggio e alla loro assertività.

Voglio poi esprimere solidarietà e sostegno alla presidente del Consiglio Meloni, vittima ancora una volta di un odio politico che trova ogni giorno nuove scuse per aggredirla, sia nel suo ruolo istituzionale, sia nella sua dignità di donna e di madre. Trovo vergognose le parole di alcune colleghe che l'accusano di alzare il clima di tensione, usando l'omicidio di Kirk come strumento politico. Non è soffiando sul fuoco della tensione sociale che si risolve la questione palestinese, né partecipando a un corteo indossando una maglietta rossa con scritto «brigate» e una stella a cinque punte, che ovviamente richiama le brigate rosse. Non nascondiamoci.

Lo ricordo anche a chef Rubio, che sui suoi canali social incita alla rivolta e si preoccupa di fare liste di proscrizione con inclusi parlamentari dell'una e dell'altra parte. Oggi scrive: il giorno dopo facciamo i conti con chi non ci ha compreso, con chi ci ha mosso critiche per ciò che abbiamo fatto e abbiamo scritto. Allora, caro Rubio, il terrorismo da anni di piombo non è democrazia, non è giustificabile; il teppismo non è libero pensiero; la violenza non è tutela dei diritti umani. Questi professionisti del vandalismo hanno semplicemente voluto strumentalizzare una tragedia che tocca tutti quanti noi nel profondo, per portare un attacco alle istituzioni e specificatamente a questo Governo.

Ieri quindi - secondo me- siamo arrivati a un punto di non ritorno: spero che sia l'ultimo, perché bisogna uscire immediatamente da questo ciclo di violenza, come ribadiamo da mesi. C'è un'unica via possibile, che non è quella dei finti paladini della tolleranza che denigrano l'avversario anche in Parlamento, facendosi forti di una superiorità morale - e l'ho sentito parecchie volte anche in questa sede - perché figli di una storia di parte, che arrivò a suggerire di uccidere un fascista perché non era reato. È quella di Charlie Kirk la strada: quella che affronta con dignità e rispetto ogni oppositore.

Signora Presidente, concludo ricordando che l'odio politico erige muri, laddove dovremmo aprire porte; divide, dove dovremmo unire; corrode la fiducia, dove invece serve dialogo, ma soprattutto non serve assolutamente a salvare i bambini di Gaza. (Applausi).

BEVILACQUA (M5S). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

BEVILACQUA (M5S). Signora Presidente, la storia che sto per raccontarvi è quella di Mohammed Abu Daqqa, che mette insieme due tra i più grandi fallimenti del Governo Meloni: quello delle politiche di gestione dell'immigrazione e quello della scelta su Gaza di stare dalla parte sbagliata della storia.

Per raccontarvela prendo le parole del giornalista Tony Colapinto, che ha documentato la vicenda intervistando e raccontando la storia raccolta nell'hotspot di Lampedusa. Immaginate una moto d'acqua in mezzo al Mediterraneo: il serbatoio vuoto, tre ragazzi sopra, il mare nero intorno. Non sono turisti, non è un'avventura estiva: è l'ultimo tentativo di un padre per salvare i suoi figli da Gaza.

Questa è la storia di uno sviluppatore informatico di 31 anni: dodici ore di navigazione e 300 chilometri di mare fino a Lampedusa; un viaggio pianificato con un telefono satellitare, un GPS e persino con ChatGPT, usato per chiedere e calcolare rotta e consumi. Tony Colapinto ha raccolto la sua testimonianza - come dicevo - dall'hotspot di Lampedusa. Ha verificato le prove, ha parlato con la sua famiglia sotto una tenda a Khan Younis e ha condiviso questo reportage con il collega Hussam al-Masri, reporter di Reuters, che poco dopo è morto per il bombardamento all'ospedale Nasser di Gaza.

Questa non è solo una notizia, ma è anche la storia di un padre che lancia un appello a tutti noi, alle associazioni, alle istituzioni e ai giornalisti: aiutatemi a portare via i miei figli dall'inferno di Gaza. È la storia di tante famiglie intrappolate. È la storia di un'umanità che troppo spesso a Gaza tarda ad arrivare. Ma quell'afflato di umanità, che sta spingendo e gonfiando le vele della Global Sumud Flotilla, che il criminale Netanyahu ha definito terrorista, si sta muovendo e sta portando a Gaza quell'umanità che i nostri governanti stanno vergognosamente dimenticando di portare in quella striscia.

E duole raccontare di un Governo, che non è quello italiano, ma quello spagnolo, che prende posizione ed avvisa il Governo Netanyahu di stare ben lontani dalla Flotilla, perché qualunque azione contro i cittadini spagnoli sarebbe un'azione criminale.

Di contro, abbiamo il Governo italiano, che non solo rimane in silenzio, ma addirittura, per voce del ministro Tajani, dice che quei cittadini italiani sono sulla Flotilla a loro rischio e pericolo.

Come dicevo all'inizio, il Governo italiano ha scelto, ancora una volta, di stare dalla parte sbagliata della storia. (Applausi).

Atti e documenti, annunzio

PRESIDENTE. Le mozioni, le interpellanze e le interrogazioni pervenute alla Presidenza, nonché gli atti e i documenti trasmessi alle Commissioni permanenti ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento sono pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna.

Ordine del giorno
per la seduta di mercoledì 24 settembre 2025

PRESIDENTE. Il Senato tornerà a riunirsi in seduta pubblica domani, mercoledì 24 settembre, alle ore 10, con il seguente ordine del giorno:

(Vedi ordine del giorno)

La seduta è tolta (ore 20,43).

Allegato A

DISEGNO DI LEGGE

Deleghe al Governo in materia di retribuzione dei lavoratori e di contrattazione collettiva nonché di procedure di controllo e informazione (957)

ARTICOLO 1 NEL TESTO APPROVATO DALLA CAMERA DEI DEPUTATI

Art. 1.

Approvato

(Delega al Governo in materia di retribuzione dei lavoratori e di contrattazione collettiva)

1. Al fine di garantire l'attuazione del diritto dei lavoratori ad una retribuzione proporzionata e sufficiente, ai sensi dell'articolo 36 della Costituzione, rafforzando la contrattazione collettiva e stabilendo criteri che riconoscano l'applicazione dei trattamenti economici complessivi minimi previsti dai contratti collettivi nazionali di lavoro maggiormente applicati, il Governo è delegato ad adottare, entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, su proposta del Ministro del lavoro e delle politiche sociali, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze, nel rispetto del diritto dell'Unione europea, uno o più decreti legislativi recanti disposizioni in materia di retribuzione dei lavoratori e di contrattazione collettiva, per il conseguimento dei seguenti obiettivi:

a) assicurare ai lavoratori trattamenti retributivi giusti ed equi;

b) contrastare il lavoro sottopagato, anche in relazione a specifici modelli organizzativi del lavoro e a specifiche categorie di lavoratori;

c) stimolare il rinnovo dei contratti collettivi nazionali di lavoro nel rispetto dei tempi stabiliti dalle parti sociali, nell'interesse dei lavoratori;

d) contrastare i fenomeni di concorrenza sleale attuati mediante la proliferazione di sistemi contrattuali finalizzati alla riduzione del costo del lavoro e delle tutele dei lavoratori (cosiddetto « dumping contrattuale »).

2. Nell'esercizio della delega di cui al comma 1, il Governo si attiene ai seguenti princìpi e criteri direttivi:

a) definire, per ciascuna categoria di lavoratori, i contratti collettivi nazionali di lavoro maggiormente applicati in riferimento al numero delle imprese e dei dipendenti, al fine di prevedere che il trattamento economico complessivo minimo dei contratti collettivi nazionali di lavoro maggiormente applicati costituisca, ai sensi dell'articolo 36 della Costituzione, la condizione economica minima da riconoscere ai lavoratori appartenenti alla medesima categoria;

b) stabilire per le società appaltatrici e subappaltatrici, negli appalti di servizi di qualunque tipo e settore, l'obbligo di riconoscere ai lavoratori coinvolti nell'esecuzione dell'appalto trattamenti economici complessivi minimi non inferiori a quelli previsti dai contratti collettivi nazionali di lavoro maggiormente applicati nel settore al quale si riferisce l'oggetto dell'appalto, individuati secondo il criterio di cui alla lettera a). Coerentemente, rafforzare le misure di verifica e di controllo spettanti alle stazioni appaltanti, al fine di rendere effettivi gli obblighi di cui alla presente lettera;

c) estendere i trattamenti economici complessivi minimi dei contratti collettivi nazionali di lavoro, individuati in base al criterio di cui alla lettera a), ai gruppi di lavoratori non coperti da contrattazione collettiva, applicando agli stessi il contratto collettivo nazionale di lavoro della categoria di lavoratori più affine;

d) prevedere strumenti volti a favorire il progressivo sviluppo della contrattazione di secondo livello con finalità adattive, anche per fare fronte alle esigenze diversificate derivanti dall'incremento del costo della vita e correlate alla differenza di tale costo su base territoriale;

e) prevedere strumenti di misurazione basati sull'indicazione obbligatoria del codice del contratto collettivo nazionale di lavoro applicato al singolo rapporto di lavoro nelle trasmissioni all'Istituto nazionale della previdenza sociale effettuate con il flusso telematico UNIEMENS, nelle comunicazioni obbligatorie e nelle buste paga, anche al fine del riconoscimento di agevolazioni economiche e contributive connesse ai rapporti di lavoro;

f) introdurre strumenti a sostegno del rinnovo dei contratti collettivi nazionali di lavoro entro i termini previsti dalle parti sociali o di quelli già scaduti, anche attraverso l'eventuale riconoscimento ai lavoratori di incentivi volti a bilanciare e, ove possibile, a compensare la riduzione del potere di acquisto degli stessi;

g) per ciascun contratto scaduto e non rinnovato entro i termini previsti dalle parti sociali o comunque entro congrui termini, nonché per i settori non coperti da contrattazione collettiva, prevedere l'intervento diretto del Ministero del lavoro e delle politiche sociali, con l'adozione delle misure necessarie concernenti esclusivamente i trattamenti economici minimi complessivi, tenendo conto delle peculiarità delle categorie di lavoratori di riferimento e, se del caso, considerando i trattamenti economici minimi complessivi previsti dai contratti collettivi nazionali di lavoro maggiormente applicati nei settori affini;

h) quale misura di rafforzamento della concorrenza e di lotta all'evasione fiscale e contributiva, procedere a una riforma della vigilanza del sistema cooperativo, con particolare riguardo alle revisioni periodiche per la verifica dell'effettiva natura mutualistica;

i) disciplinare modelli di partecipazione dei lavoratori alla gestione e agli utili dell'impresa, fondati sulla valorizzazione dell'interesse comune dei lavoratori e dell'imprenditore alla prosperità dell'impresa stessa.

3. Gli schemi dei decreti legislativi di cui al comma 1 sono trasmessi alle Camere ai fini dell'espressione del parere da parte delle Commissioni parlamentari competenti per materia e per i profili finanziari, che si pronunciano nel termine di trenta giorni dalla data di trasmissione, decorso il quale i decreti legislativi possono essere comunque adottati. Qualora il termine previsto per l'espressione del parere delle Commissioni parlamentari scada nei trenta giorni che precedono la scadenza del termine previsto al comma 1 o successivamente, la scadenza di quest'ultimo è prorogata di novanta giorni.

4. Il Governo è delegato ad adottare uno o più decreti legislativi contenenti disposizioni correttive e integrative dei decreti legislativi adottati ai sensi del presente articolo, entro un anno dalla data di entrata in vigore di ciascuno di essi, nel rispetto dei princìpi e criteri direttivi e secondo la procedura di cui al medesimo articolo.

EMENDAMENTI E ORDINE DEL GIORNO

1.1

Patuanelli, Boccia, De Cristofaro, Calenda, Mazzella, Camusso, Magni, Lombardo, Zampa, Zambito, Castellone, Guidolin

Respinto

Sostituire l'articolo con il seguente:

«Art. 1

(Disposizioni per l'istituzione del salario minimo)

          1. In attuazione dell'articolo 36, primo comma, della Costituzione e fermo restando quanto previsto dall'articolo 36 della legge 20 maggio 1970, n. 300, e da ogni altra disposizione di legge compatibile con il presente articolo, i datori di lavoro, imprenditori e non imprenditori, sono tenuti a corrispondere ai lavoratori di cui all'articolo 2094 del codice civile una retribuzione complessiva sufficiente e proporzionata alla quantità e alla qualità del lavoro prestato.

          2. Le disposizioni di cui al presente articolo si applicano anche ai rapporti di collaborazione di cui all'articolo 2 del decreto legislativo 15 giugno 2015, n. 81, a eccezione di quelli previsti alle lettere b) e c) del comma 2 del medesimo articolo 2 del decreto legislativo n. 81 del 2015.

          3. In attuazione degli articoli 35, primo comma, e 36, primo comma, della Costituzione, ai lavoratori che prestano la propria attività lavorativa in forza di un contratto di agenzia o di rappresentanza commerciale o di un contratto di collaborazione che si concreti in una prestazione di opera coordinata e continuativa, prevalentemente personale, a carattere non subordinato, o effettuino prestazioni d'opera intellettuale o manuale di cui all'articolo 2222 del codice civile, il committente è tenuto a corrispondere un compenso proporzionato al risultato ottenuto, avuto riguardo al tempo normalmente necessario per conseguirlo.

          4. Per "retribuzione complessiva sufficiente e proporzionata alla quantità e alla qualità del lavoro prestato" si intende il trattamento economico complessivo, comprensivo del trattamento economico minimo, degli scatti di anzianità, delle mensilità aggiuntive e delle indennità contrattuali fisse e continuative dovute in relazione all'ordinario svolgimento dell'attività lavorativa, non inferiore, ferme restando le pattuizioni di miglior favore, a quello previsto dal contratto collettivo nazionale di lavoro (CCNL) in vigore per il settore in cui il datore di lavoro opera e svolge effettivamente la sua attività, stipulato dalle associazioni dei datori e dei prestatori di lavoro comparativamente più rappresentative a livello nazionale. Il trattamento economico minimo orario stabilito dal CCNL, non può comunque essere inferiore a 9 euro lordi.

          5. Il trattamento economico minimo orario per il lavoro domestico è stabilito con regolamento adottato mediante decreto del Ministro del lavoro e delle politiche sociali, entro dodici mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, tenuto conto dei princìpi e delle finalità della medesima legge.

          6. In presenza di una pluralità di contratti collettivi nazionali applicabili ai sensi dei commi 4 e 5, la retribuzione complessiva sufficiente e proporzionata alla quantità e alla qualità del lavoro prestato non può essere inferiore a quella prevista per la prestazione di lavoro dedotta in obbligazione dal CCNL stipulato dalle associazioni dei datori e dei prestatori di lavoro comparativamente più rappresentative a livello nazionale nella categoria merceologico-produttiva interessata.

          7. Il trattamento economico minimo orario stabilito dal CCNL non può essere in ogni caso inferiore all'importo previsto al comma 4.

          8. In mancanza di contratti collettivi nazionali per il settore di riferimento stipulati dalle associazioni dei datori e dei prestatori di lavoro comparativamente più rappresentative a livello nazionale, la retribuzione di cui al comma 6 non può essere complessivamente inferiore a quella stabilita dal CCNL che disciplina, nel medesimo settore, mansioni equiparabili.

          9. In mancanza di contratti collettivi nazionali specifici per il settore di riferimento la retribuzione di cui al comma 6 non può essere complessivamente inferiore a quella stabilita dal CCNL per il settore maggiormente affine a quello di riferimento e che disciplina mansioni equiparabili a quelle svolte nel settore privo di contratti collettivi nazionali specifici.

          10. Per i lavoratori di cui al comma 3, che prestano la propria attività lavorativa in forza di un contratto di agenzia o di rappresentanza commerciale o di un contratto di collaborazione, in mancanza di accordi collettivi nazionali specifici per il settore di riferimento stipulati dalle associazioni dei datori e dei prestatori di lavoro comparativamente più rappresentative a livello nazionale, la retribuzione dovuta non può essere complessivamente inferiore a quella stabilita dal CCNL che disciplina, nel medesimo settore, mansioni equiparabili svolte dai lavoratori subordinati, avuto riguardo al tempo normalmente necessario per fornire la stessa prestazione.

          11. All'articolo 2225 del codice civile è aggiunto, in fine, il seguente comma:

          "Il corrispettivo per la prestazione d'opera intellettuale o manuale non può essere comunque inferiore a quello stabilito dai contratti collettivi stipulati dalle associazioni dei datori e dei prestatori di lavoro comparativamente più rappresentative a livello nazionale per mansioni equiparabili svolte dai lavoratori subordinati".

          12. Qualora, per scadenza o disdetta, manchi un contratto collettivo applicabile cui fare riferimento ai sensi dei commi da 4 a 11, il trattamento economico complessivo di riferimento è quello previsto dal previgente contratto collettivo prevalente fino al suo rinnovo.

          13. Presso il Ministero del lavoro e delle politiche sociali è istituita la Commissione per l'aggiornamento del valore soglia del trattamento economico minimo orario di cui al comma 4, di seguito denominata «Commissione». Con decreto del Ministro del lavoro e delle politiche sociali, da adottare entro trenta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, sono nominati i membri della Commissione.

          14. La Commissione di cui al comma 13 è presieduta dal Ministro del lavoro e delle politiche sociali, o da un suo delegato, ed è composta da:

          a) un rappresentante del Ministero del lavoro e delle politiche sociali;

          b) un rappresentante dell'Istituto nazionale della previdenza sociale;

          c) un rappresentante dell'Istituto nazionale di statistica;

          d) un rappresentante dell'Ispettorato nazionale del lavoro;

          e) un numero pari di rappresentanti delle associazioni dei datori lavoro e dei prestatori di lavoro comparativamente più rappresentative a livello nazionale.

          15. La Commissione di cui al comma 13:

          a) con cadenza annuale, valuta e determina l'aggiornamento dell'importo del trattamento economico minimo orario di cui al comma 4;

          b) monitora il rispetto della retribuzione complessiva sufficiente e proporzionata alla quantità e alla qualità del lavoro prestato, come definita ai commi 4 e 5;

          c) raccoglie informazioni e cura l'elaborazione di specifici rapporti o studi periodici sull'applicazione dei contratti collettivi nei vari settori.

          16. L'aggiornamento su base annuale dell'importo del trattamento economico minimo orario di cui al comma 4 è disposto con decreto del Ministro del lavoro e delle politiche sociali, su proposta della Commissione.

          17. Ai componenti della Commissione non spetta alcun compenso, indennità, gettone di presenza, rimborso di spese o altro emolumento comunque denominato.

          18. Dall'attuazione delle disposizioni di cui ai commi da 13 a 17, non devono derivare nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica e l'amministrazione interessata vi provvede con le risorse finanziarie, umane e strumentali disponibili a legislazione vigente.

          19. Fermi restando gli ulteriori strumenti di tutela previsti dall'ordinamento, compresa l'adozione della diffida accertativa di cui all'articolo 12 del decreto legislativo 23 aprile 2004, n. 124, qualora il datore di lavoro ponga in essere comportamenti diretti a impedire o a limitare l'applicazione delle disposizioni del presente articolo, su ricorso degli organismi locali delle associazioni sindacali nazionali che vi abbiano interesse, il giudice del lavoro del luogo ove è posto in essere il comportamento denunziato, convocate le parti e assunte sommarie informazioni, qualora ritenga sussistente la violazione di cui al presente comma, ordina al datore di lavoro, con decreto motivato e immediatamente esecutivo, la corresponsione ai lavoratori del trattamento economico complessivo e di tutti gli oneri conseguenti.

          20. L'efficacia esecutiva del decreto di cui al comma 19 non può essere revocata fino alla sentenza con cui il giudice del lavoro definisce il giudizio instaurato ai sensi del medesimo comma 19. Contro il decreto che decide sul ricorso è ammessa, entro trenta giorni dalla comunicazione del decreto alle parti, opposizione davanti al giudice del lavoro che decide con sentenza immediatamente esecutiva. Si osservano le disposizioni degli articoli 413 e seguenti del codice di procedura civile.

          21. Al fine di contenere i maggiori costi a carico dei datori di lavoro derivanti dagli incrementi retributivi corrisposti ai prestatori di lavoro al fine di adeguare il trattamento economico minimo orario all'importo di 9 euro di cui al comma 4, nello stato di previsione del Ministero del lavoro e delle politiche sociali, è istituito un fondo, di seguito denominato «Fondo per il salario minimo», con una dotazione complessiva pari a 100 milioni di euro per ciascuno degli anni 2025, 2026 e 2027.

          22. Con decreto del Ministro del lavoro e delle politiche sociali, da adottare di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze, entro trenta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, è definita la modalità di erogazione del beneficio economico in favore dei datori di lavoro di cui al comma 22, progressivamente decrescente e proporzionale agli incrementi retributivi corrisposti ai prestatori di lavoro al fine di adeguare il trattamento economico minimo orario all'importo di 9 euro di cui al comma 4.

          23. Agli oneri di cui al comma 21, pari a 100 milioni di euro per ciascuno degli anni 2025, 2026 e 2027, si provvede mediante corrispondente riduzione del Fondo per interventi strutturali di politica economica, di cui all'articolo 10, comma 5, del decreto-legge 29 novembre 2004, n. 282, convertito, con modificazioni, dalla legge 27 dicembre 2004, n. 307.»

     Conseguentemente:

          1) sopprimere gli articoli 2 e 3;

          2) sostituire il titolo con il seguente: «Disposizioni per l'istituzione del salario minimo».

1.2

Camusso, Mazzella, Magni, Lombardo, Castellone, Guidolin, Zampa, Zambito

Respinto

Al comma 1, sostituire le parole da: «, rafforzando la contrattazione collettiva e», fino alla fine dell'articolo, con le seguenti: «e fermo restando quanto previsto dall'articolo 36 della legge 20 maggio 1970, n. 300, e da ogni altra disposizione di legge compatibile con la presente legge, i datori di lavoro, imprenditori e non imprenditori, sono tenuti a corrispondere ai lavoratori di cui all'articolo 2094 del codice civile una retribuzione complessiva sufficiente e proporzionata alla quantità e alla qualità del lavoro prestato.

          2. Le disposizioni della presente legge si applicano anche ai rapporti di collaborazione di cui all'articolo 2 del decreto legislativo 15 giugno 2015, n. 81, a eccezione di quelli previsti alle lettere b) e c) del comma 2 del medesimo articolo 2 del decreto legislativo n. 81 del 2015.

          3. In attuazione degli articoli 35, primo comma, e 36, primo comma, della Costituzione, ai lavoratori che prestano la propria attività lavorativa in forza di un contratto di agenzia o di rappresentanza commerciale o di un contratto di collaborazione che si concreti in una prestazione di opera coordinata e continuativa, prevalentemente personale, a carattere non subordinato, o effettuino prestazioni d'opera intellettuale o manuale di cui all'articolo 2222 del codice civile, il committente è tenuto a corrispondere un compenso proporzionato al risultato ottenuto, avuto riguardo al tempo normalmente necessario per conseguirlo.

          4. Per "retribuzione complessiva sufficiente e proporzionata alla quantità e alla qualità del lavoro prestato" si intende il trattamento economico complessivo, comprensivo del trattamento economico minimo, degli scatti di anzianità, delle mensilità aggiuntive e delle indennità contrattuali fisse e continuative dovute in relazione all'ordinario svolgimento dell'attività lavorativa, non inferiore, ferme restando le pattuizioni di miglior favore, a quello previsto dal contratto collettivo nazionale di lavoro (CCNL) in vigore per il settore in cui il datore di lavoro opera e svolge effettivamente la sua attività, stipulato dalle associazioni dei datori e dei prestatori di lavoro comparativamente più rappresentative a livello nazionale. Il trattamento economico minimo orario stabilito dal CCNL, non può comunque essere inferiore a 9 euro lordi.

          5. Il trattamento economico minimo orario per il lavoro domestico è stabilito con regolamento adottato mediante decreto del Ministro del lavoro e delle politiche sociali, entro dodici mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, tenuto conto dei princìpi e delle finalità della medesima legge.

          6. In presenza di una pluralità di contratti collettivi nazionali applicabili ai sensi dei commi 4 e 5, la retribuzione complessiva sufficiente e proporzionata alla quantità e alla qualità del lavoro prestato non può essere inferiore a quella prevista per la prestazione di lavoro dedotta in obbligazione dal CCNL stipulato dalle associazioni dei datori e dei prestatori di lavoro comparativamente più rappresentative a livello nazionale nella categoria merceologico-produttiva interessata.

          7. Il trattamento economico minimo orario stabilito dal CCNL non può essere in ogni caso inferiore all'importo previsto dal comma 4.

          8. In mancanza di contratti collettivi nazionali per il settore di riferimento stipulati dalle associazioni dei datori e dei prestatori di lavoro comparativamente più rappresentative a livello nazionale, la retribuzione di cui al comma 7 non può essere complessivamente inferiore a quella stabilita dal CCNL che disciplina, nel medesimo settore, mansioni equiparabili.

9. In mancanza di contratti collettivi nazionali specifici per il settore di riferimento la retribuzione di cui al comma 6 non può essere complessivamente inferiore a quella stabilita dal CCNL per il settore maggiormente affine a quello di riferimento e che disciplina mansioni equiparabili a quelle svolte nel settore privo di contratti collettivi nazionali specifici.

          10. Per i lavoratori di cui al comma 3, che prestano la propria attività lavorativa in forza di un contratto di agenzia o di rappresentanza commerciale o di un contratto di collaborazione, in mancanza di accordi collettivi nazionali specifici per il settore di riferimento stipulati dalle associazioni dei datori e dei prestatori di lavoro comparativamente più rappresentative a livello nazionale, la retribuzione dovuta non può essere complessivamente inferiore a quella stabilita dal CCNL che disciplina, nel medesimo settore, mansioni equiparabili svolte dai lavoratori subordinati, avuto riguardo al tempo normalmente necessario per fornire la stessa prestazione.

          11. All'articolo 2225 del codice civile è aggiunto, in fine, il seguente comma:

          "Il corrispettivo per la prestazione d'opera intellettuale o manuale non può essere comunque inferiore a quello stabilito dai contratti collettivi stipulati dalle associazioni dei datori e dei prestatori di lavoro comparativamente più rappresentative a livello nazionale per mansioni equiparabili svolte dai lavoratori subordinati".

          12. Qualora, per scadenza o disdetta, manchi un contratto collettivo applicabile cui fare riferimento ai sensi dei commi da 4 a 11, il trattamento economico complessivo di riferimento è quello previsto dal previgente contratto collettivo prevalente fino al suo rinnovo.

          13. Presso il Ministero del lavoro e delle politiche sociali è istituita la Commissione per l'aggiornamento del valore soglia del trattamento economico minimo orario di cui al comma 13, di seguito denominata "Commissione". Con decreto del Ministro del lavoro e delle politiche sociali, da adottare entro trenta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, sono nominati i membri della Commissione.

          14. La Commissione è presieduta dal Ministro del lavoro e delle politiche sociali, o da un suo delegato, ed è composta da:

          a) un rappresentante del Ministero del lavoro e delle politiche sociali;

          b) un rappresentante dell'Istituto nazionale della previdenza sociale;

          c) un rappresentante dell'Istituto nazionale di statistica;

          d) un rappresentante dell'Ispettorato nazionale del lavoro;

          e) un numero pari di rappresentanti delle associazioni dei datori lavoro e dei prestatori di lavoro comparativamente più rappresentative a livello nazionale.

          15. La Commissione:

          a) con cadenza annuale, valuta e determina l'aggiornamento dell'importo del trattamento economico minimo orario di cui al comma 4;

          b) monitora il rispetto della retribuzione complessiva sufficiente e proporzionata alla quantità e alla qualità del lavoro prestato, come definita ai sensi del comma 4;

          c) raccoglie informazioni e cura l'elaborazione di specifici rapporti o studi periodici sull'applicazione dei contratti collettivi nei vari settori.

          16. L'aggiornamento su base annuale dell'importo del trattamento economico minimo orario di cui al comma 4 è disposto con decreto del Ministro del lavoro e delle politiche sociali, su proposta della Commissione.

          17. Ai componenti della Commissione non spetta alcun compenso, indennità, gettone di presenza, rimborso di spese o altro emolumento comunque denominato.

          18. Dall'attuazione delle disposizioni di cui ai commi da 13 a 17 non devono derivare nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica e l'amministrazione interessata vi provvede con le risorse finanziarie, umane e strumentali disponibili a legislazione vigente.

          19. Fermi restando gli ulteriori strumenti di tutela previsti dall'ordinamento, compresa l'adozione della diffida accertativa di cui all'articolo 12 del decreto legislativo 23 aprile 2004, n. 124, qualora il datore di lavoro ponga in essere comportamenti diretti a impedire o a limitare l'applicazione delle disposizioni della presente legge, su ricorso degli organismi locali delle associazioni sindacali nazionali che vi abbiano interesse, il giudice del lavoro del luogo ove è posto in essere il comportamento denunziato, convocate le parti e assunte sommarie informazioni, qualora ritenga sussistente la violazione di cui al presente comma, ordina al datore di lavoro, con decreto motivato e immediatamente esecutivo, la corresponsione ai lavoratori del trattamento economico complessivo e di tutti gli oneri conseguenti.

          20. L'efficacia esecutiva del decreto di cui al comma 19 non può essere revocata fino alla sentenza con cui il giudice del lavoro definisce il giudizio instaurato ai sensi del presente comma. Contro il decreto che decide sul ricorso è ammessa, entro trenta giorni dalla comunicazione del decreto alle parti, opposizione davanti al giudice del lavoro che decide con sentenza immediatamente esecutiva. Si osservano le disposizioni degli articoli 413 e seguenti del codice di procedura civile.

          21. Entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, le imprese adeguano le retribuzioni riconosciute ai propri lavoratori alle disposizioni del presente articolo.»

     Conseguentemente, sopprimere gli articoli 2 e 3.

1.3

Magni, Mazzella, Lombardo, Camusso, Zampa, Zambito, Castellone, Guidolin

Respinto

Al comma 1, sostituire le parole: «minimi previsti dai contratti collettivi nazionali di lavoro maggiormente applicati», con le seguenti: «previsti dai contratti collettivi nazionali di lavoro sottoscritti dalle associazioni dei datori e dei prestatori di lavoro comparativamente più rappresentative a livello nazionale».

     Conseguentemente, al comma 2:

          1) sostituire la lettera a) con la seguente:

          «a) definire, per ciascuna categoria di lavoratori, una retribuzione complessiva sufficiente e proporzionata alla quantità e alla qualità del lavoro prestato, comprensiva del trattamento economico minimo, degli scatti di anzianità, delle mensilità aggiuntive e delle indennità contrattuali fisse e continuative dovute in relazione all'ordinario svolgimento dell'attività lavorativa, non inferiore, ferme restando le pattuizioni di miglior favore, a quello previsto dal contratto collettivo nazionale di lavoro (CCNL) in vigore per il settore in cui il datore di lavoro opera e svolge effettivamente la sua attività, stipulato dalle associazioni dei datori e dei prestatori di lavoro comparativamente più rappresentative a livello nazionale e prevedendo che, in ogni caso, il trattamento economico minimo orario non sia inferiore a 9 euro lordi. La determinazione del trattamento economico minimo orario per il lavoro domestico è rimessa a un regolamento adottato con decreto del Ministro del lavoro e delle politiche sociali, entro dodici mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, tenuto conto dei princìpi e delle finalità della presente lettera:»;

          2) alla lettera b):

          a) sopprimere la parola: «minimi»;

          b) sostituire le parole: «maggiormente applicati», con le seguenti: «sottoscritti dalle associazioni dei datori e dei prestatori di lavoro comparativamente più rappresentative a livello nazionale.»;

          3) sostituire la lettera c) con la seguente:

          «c) estendere i trattamenti economici complessivi previsti dai contratti collettivi nazionali di lavoro individuati in base al criterio di cui alla lettera a), nel caso di pluralità o mancanza di contratti o accordi collettivi nazionali applicabili, sia specifici che per il settore di riferimento o categoria merceologico-produttiva interessata, ai gruppi di lavoratori non coperti da contrattazione collettiva, ai lavoratori che prestano la propria attività lavorativa in forza di un contratto di agenzia o di rappresentanza commerciale o di un contratto di collaborazione che si concreti in una prestazione di opera coordinata e continuativa, prevalentemente personale, a carattere non subordinato, o effettuino prestazioni d'opera intellettuale o manuale di cui all'articolo 2222 del codice civile, applicando agli stessi il contratto collettivo nazionale di lavoro per il settore maggiormente affine a quello di riferimento e che disciplina mansioni equiparabili a quelle svolte, anche avuto riguardo al tempo normalmente necessario per fornire la stessa prestazione»;

          4) sopprimere la lettera g).

1.4

Furlan, Paita

Respinto

Al comma 1, dopo le parole: «di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze,» inserire le seguenti: «in accordo con le organizzazioni sindacali comparativamente più rappresentative»

1.5

Furlan, Paita, Camusso

Respinto

Al comma 1, lettera c), dopo le parole: «dei contratti collettivi nazionali di lavoro» inserire le seguenti: «stipulati da associazioni sindacali comparativamente più rappresentative sul piano nazionale»

1.6

Furlan, Paita, Camusso

Respinto

Al comma 2, lettera a), apportare le seguenti modificazioni:

          a) sostituire la parola: «definire» con la seguente: «individuare»

          b) sostituire, ovunque ricorrano, le parole: «maggiormente applicati» con le seguenti: «stipulati da associazioni sindacali comparativamente più rappresentative sul piano nazionale»

          c) sopprimere le parole: «in riferimento al numero delle imprese e dei dipendenti»

1.7

Furlan, Paita, Camusso

Respinto

Al comma 2, ovunque ricorrano, sostituire le parole: «maggiormente applicati» con le seguenti: «stipulati da associazioni sindacali comparativamente più rappresentative sul piano nazionale»

1.8

Furlan, Scalfarotto, Paita

Ritirato e trasformato, congiuntamente all'em. 1.9, nell'odg G1.8

Al comma 2, lettera a), dopo le parole: «delle imprese» inserire le seguenti: «e dei datori di lavoro, anche per il tramite degli enti bilaterali contrattuali,»

1.9

Furlan, Scalfarotto, Paita

Ritirato e trasformato, congiuntamente all'em. 1.8, nell'odg G1.8

Al comma 2, lettera a), dopo le parole: «delle imprese», inserire le seguenti: «e dei datori di lavoro».

G1.8 (già emm. 1.8 e 1.9)

Scalfarotto

Accolto

        Il Senato, in sede di discussione del disegno di legge n. 957,

        impegna il Governo a porre in essere le misure di cui agli emendamenti 1.8 e 1.9.

1.10

Furlan, Paita, Camusso

Respinto

Al comma 2, lettera b), sostituire le parole: «maggiormente applicati» con le parole: «stipulati da associazioni sindacali comparativamente più rappresentative sul piano nazionale»

1.11

Furlan, Paita, Musolino (*)

Respinto

Al comma 2, sopprimere la lettera d).

________________

(*) Firma aggiunta in corso di seduta

1.12

Furlan, Scalfarotto, Paita

Respinto

Al comma 2, lettera e), dopo la parola: «UNIEMENS» inserire la seguente: «, nonché con il sistema PagoPA,»

1.13

Furlan, Paita

Respinto

Al comma 2, sopprimere la lettera h).

1.14

Furlan, Paita

Respinto

Al comma 2, sopprimere la lettera i).

ARTICOLO 2 NEL TESTO APPROVATO DALLA CAMERA DEI DEPUTATI

Art. 2.

Approvato

(Delega al Governo in materia di controlli e informazione sulla retribuzione dei lavoratori e sulla contrattazione collettiva)

1. Allo scopo di incrementare la trasparenza in materia di dinamiche salariali e contrattuali a livello nazionale, territoriale e per ciascuna categoria di lavoratori e ciascun settore di attività, nonché di contrastare efficacemente il dumping contrattuale, i fenomeni di concorrenza sleale, l'evasione fiscale e contributiva e il ricorso a forme di lavoro sommerso o irregolare in danno dei lavoratori, il Governo è delegato ad adottare, entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, su proposta del Ministro del lavoro e delle politiche sociali, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze, uno o più decreti legislativi recanti disposizioni in materia di perfezionamento della disciplina dei controlli e sviluppo di procedure di informazione pubbliche e trasparenti concernenti la retribuzione dei lavoratori e la contrattazione collettiva.

2. Nell'esercizio della delega di cui al comma 1, il Governo si attiene ai seguenti princìpi e criteri direttivi:

a) razionalizzare le modalità di comunicazione tra le imprese e gli enti pubblici in materia di retribuzioni e applicazione della contrattazione collettiva, prevedendo strumenti che rendano effettiva, certa ed efficace l'acquisizione dei dati concernenti l'applicazione della contrattazione collettiva a livello nazionale, territoriale e per ciascuna categoria di lavoratori nonché dei dati afferenti ai trattamenti retributivi effettivamente riconosciuti ai lavoratori;

b) perfezionare, prevedendo anche il ricorso a strumenti tecnologici evoluti e la realizzazione di banche di dati condivise, le disposizioni in materia di ispezioni e controlli, aumentando l'efficacia materiale delle azioni di contrasto del lavoro sommerso o irregolare, dell'evasione contributiva e assicurativa e dell'applicazione di contratti collettivi nazionali di lavoro non rappresentativi con finalità elusive in danno dei lavoratori e degli enti previdenziali;

c) introdurre forme di rendicontazione pubblica e di monitoraggio su base semestrale aventi ad oggetto l'andamento delle misure di contrasto dei fenomeni distorsivi del mercato del lavoro in materia di retribuzioni, di contrattazione collettiva, di caporalato e lavoro sommerso o irregolare nonché di abuso della forma cooperativa;

d) prevedere che le forme di rendicontazione di cui alla lettera c) si avvalgano delle risultanze dell'attività ispettiva dell'Ispettorato nazionale del lavoro e dei suoi organi territoriali nonché di tutte le risultanze acquisite da parte dei soggetti deputati alla verifica della regolarità e correttezza delle retribuzioni e della contrattazione collettiva a livello nazionale e territoriale.

3. Gli schemi dei decreti legislativi di cui al comma 1 sono trasmessi alle Camere ai fini dell'espressione del parere da parte delle Commissioni parlamentari competenti per materia e per i profili finanziari, che si pronunciano nel termine di trenta giorni dalla data di trasmissione, decorso il quale i decreti legislativi possono essere comunque adottati. Qualora il termine previsto per l'espressione del parere delle Commissioni parlamentari scada nei trenta giorni che precedono la scadenza del termine previsto al comma 1 o successivamente, la scadenza di quest'ultimo è prorogata di novanta giorni.

4. Il Governo è delegato ad adottare uno o più decreti legislativi contenenti disposizioni correttive e integrative dei decreti legislativi adottati ai sensi del presente articolo, entro un anno dalla data di entrata in vigore di ciascuno di essi, nel rispetto dei princìpi e criteri direttivi e secondo la procedura di cui al medesimo articolo.

EMENDAMENTI

2.1

Patuanelli, Boccia, De Cristofaro, Calenda, Mazzella, Camusso, Magni, Lombardo, Zampa, Zambito, Castellone, Guidolin

Respinto

Sopprimere l'articolo.

     Conseguentemente, all'articolo 3, comma 1, sostituire le parole: «agli articoli 1 e 2» con le seguenti: «all'articolo 1».

2.2

Furlan, Paita

Respinto

Al comma 1, sopprimere le parole: «e contrattuali».

2.3

Furlan, Paita

Improcedibile

Al comma 2, dopo la lettera d), aggiungere la seguente:

          «d-bis) ad autorizzare, tramite lo stanziamento delle risorse necessarie, l'assunzione con contratti di lavoro a tempo indeterminato di unità personale dell'Ispettorato nazionale del lavoro, da inquadrare nell'area del vigente Contratto collettivo nazionale, Comparto funzioni centrali, famiglia professionale ispettore di vigilanza tecnica salute e sicurezza, con incremento della dotazione organica per le unità eccedenti, al fine di potenziare il personale ispettivo preposto ai controlli sul territorio nei luoghi di lavoro.»

ARTICOLI 3 E 4 NEL TESTO APPROVATO DALLA CAMERA DEI DEPUTATI

Art. 3.

Approvato

(Disposizioni finanziarie)

1. Gli schemi dei decreti legislativi di cui agli articoli 1 e 2 sono corredati di una relazione tecnica che dia conto della neutralità finanziaria dei medesimi ovvero dei nuovi o maggiori oneri da essi derivanti e dei corrispondenti mezzi di copertura.

2. In conformità all'articolo 17, comma 2, della legge 31 dicembre 2009, n. 196, qualora uno o più decreti legislativi determinino nuovi o maggiori oneri che non trovino compensazione al proprio interno, i medesimi decreti legislativi sono emanati solo successivamente o contestualmente all'entrata in vigore dei provvedimenti legislativi che stanzino le occorrenti risorse finanziarie.

Art. 4.

Approvato

(Ambito di applicazione)

1. Le disposizioni della presente legge non si applicano ai lavoratori dipendenti dalle amministrazioni pubbliche di cui all'articolo 1, comma 2, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, e ai contratti collettivi ad essi applicabili.

DISEGNO DI LEGGE DICHIARATO ASSORBITO

Disposizioni in materia di salario minimo (956)

ARTICOLI DA 1 A 5

Art. 1.

(Definizione)

1. Ogni lavoratore di cui all'articolo 2094 del codice civile, in conformità all'articolo 36, primo comma, della Costituzione ha diritto, con riferimento alla paga base oraria, a un trattamento economico minimo orario non inferiore a 10 euro lordi l'ora.

2. Qualora il datore di lavoro corrisponda una paga base oraria inferiore a quanto previsto al comma 1, il trattamento economico che costituisce retribuzione proporzionata e sufficiente ai sensi del comma 1 è quello del contratto collettivo nazionale di lavoro (CCNL) di settore che stabilisce per i lavoratori il trattamento economico di miglior favore e la cui paga base non sia inferiore nel minimo a 10 euro all'ora al lordo degli oneri di legge, contributivi e fiscali.

3. La retribuzione oraria lorda minima di 10 euro deve intendersi riferita al livello di inquadramento più basso previsto dalla contrattazione collettiva.

4. Ogni lavoratore ha inoltre diritto al pagamento della tredicesima mensilità, delle retribuzioni differite, delle ore di lavoro straordinario, degli scatti di anzianità e delle altre competenze previste dai CCNL di settore applicati al rapporto di lavoro e che prevedano una paga base non inferiore a quanto previsto dal comma 1.

5. Ai fini dell'applicazione della presente legge è fatta salva l'applicazione al lavoratore e alla lavoratrice dei contratti collettivi nazionali, territoriali e aziendali stipulati dalle associazioni dei datori e dei prestatori di lavoro che prevedono un trattamento economico minimo orario, corrispondente al livello di inquadramento più basso, superiore all'importo del trattamento economico minimo legale.

Art. 2.

(Meccanismo di rivalutazione)

1. Con decreto del Ministro del lavoro e delle politiche sociali, il minimo salariale si rivalorizza alla data del primo gennaio e del primo luglio di ogni anno sulla base dell'indice dei prezzi al consumo armonizzato per i Paesi dell'Unione europea (IPCA).

Art. 3.

(Applicazione ai rapporti di lavoro non subordinato)

1. La disciplina di cui alla presente legge si applica ai rapporti di collaborazione che si concretano in prestazioni di lavoro prevalentemente personali, continuative e le cui modalità di esecuzione sono organizzate dal committente. Le disposizioni di cui al presente comma si applicano anche qualora le modalità di esecuzione della prestazione siano organizzate mediante piattaforme, anche digitali.

2. Il compenso dei rapporti di collaborazione di cui al comma 1 non può essere complessivamente inferiore a quello stabilito dal CNNL, identificato secondo quanto previsto dall'articolo 1 della presente legge, che disciplina, nel medesimo settore o in settori affini, mansioni equiparabili svolte dai lavoratori con contratto di lavoro subordinato, avuto riguardo al tempo normalmente necessario per fornire la stessa opera o servizio.

Art. 4.

(Sanzioni)

1. Il datore di lavoro che eroga al lavoratore un compenso inferiore a quello risultante dall'articolo 1 è punito con la sanzione amministrativa pecuniaria:

a) da euro 1.500 a euro 9.000 per ciascun lavoratore retribuito in misura inferiore al salario minimo, in caso di impiego del lavoratore sino a trenta giorni di effettivo lavoro;

b) da euro 3.000 a euro 18.000 per ciascun lavoratore retribuito in misura inferiore al salario minimo, in caso di impiego del lavoratore da trentuno e sino a sessanta giorni di effettivo lavoro;

c) da euro 6.000 a euro 36.000 per ciascun lavoratore retribuito in misura inferiore al salario minimo, in caso di impiego del lavoratore oltre sessanta giorni di effettivo lavoro.

2. In relazione alla violazione di cui al presente articolo, si applica la procedura di diffida di cui all'articolo 12 del decreto legislativo 23 aprile 2004, n. 124.

3. Al datore di lavoro che consapevolmente affida l'esecuzione di opere o la prestazione di servizi a un soggetto che non rispetta quanto previsto dall'articolo 1 si applica la sanzione amministrativa pecuniaria del pagamento di un importo da euro 500 a euro 1.000 per ciascun lavoratore, commisurato alla durata e all'entità della violazione.

4. In deroga a quanto previsto dall'articolo 16 della legge 24 novembre 1981, n. 689, non si applica il regime del pagamento in misura ridotta. In caso di reiterazione si applicano le sanzioni di cui ai commi 1 e 3 maggiorate per un terzo. In tutti i casi successivi alla prima reiterazione l'importo è elevato fino alla metà.

5. In aggiunta alla sanzione amministrativa di cui al comma 1, il datore di lavoro è tenuto anche, nei riguardi del lavoratore, all'erogazione di tutte le differenze retributive maturate fino all'applicazione della retribuzione di cui all'articolo 1, comma 1, salvo il diritto al risarcimento di danni ulteriori.

6. L'applicazione delle sanzioni amministrative pecuniarie di cui ai commi 1 e 3 comporta altresì l'esclusione, per la durata di tre anni, dalla partecipazione a gare pubbliche d'appalto di opere o di servizi, dalla concessione di agevolazioni finanziarie, creditizie o contributive e da finanziamenti pubblici di qualunque genere.

7. L'apposizione di un termine alla durata di un contratto subordinato non è ammessa per le aziende che violano l'articolo 1 della presente legge per la durata di tre anni. In caso di violazione di tale divieto il contratto si trasforma in contratto a tempo indeterminato.

Art. 5.

(Disposizione transitoria)

1. I contratti o accordi di lavoro con paga oraria inferiore al trattamento minimo legale di cui all'articolo 1 sono adeguati automaticamente entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge.

________________

N.B. Disegno di legge dichiarato assorbito a seguito dell'approvazione del disegno di legge n. 957.

DISEGNO DI LEGGE DICHIARATO ASSORBITO

Disposizioni per l'istituzione del salario minimo (1237)

ARTICOLI DA 1 A 8

Art. 1.

(Finalità e ambito di applicazione)

1. In attuazione dell'articolo 36, primo comma, della Costituzione e fermo restando quanto previsto dall'articolo 36 della legge 20 maggio 1970, n. 300, e da ogni altra disposizione di legge compatibile con la presente legge, i datori di lavoro, imprenditori e non imprenditori, sono tenuti a corrispondere ai lavoratori di cui all'articolo 2094 del codice civile una retribuzione complessiva sufficiente e proporzionata alla quantità e alla qualità del lavoro prestato.

2. Le disposizioni della presente legge si applicano anche ai rapporti di collaborazione di cui all'articolo 2 del decreto legislativo 15 giugno 2015, n. 81, a eccezione di quelli previsti alle lettere b) e c) del comma 2 del medesimo articolo 2.

3. In attuazione degli articoli 35, primo comma, e 36, primo comma, della Costituzione, ai lavoratori che prestano la propria attività lavorativa in forza di un contratto di agenzia o di rappresentanza commerciale o di un contratto di collaborazione che si concreti in una prestazione di opera coordinata e continuativa, prevalentemente personale, a carattere non subordinato, o effettuino prestazioni d'opera intellettuale o manuale di cui all'articolo 2222 del codice civile, il committente è tenuto a corrispondere un compenso proporzionato al risultato ottenuto, avuto riguardo al tempo normalmente necessario per conseguirlo.

Art. 2.

(Retribuzione complessiva sufficiente e proporzionata alla quantità e alla qualità del lavoro prestato e trattamento economico minimo orario)

1. Per « retribuzione complessiva sufficiente e proporzionata alla quantità e alla qualità del lavoro prestato » si intende il trattamento economico complessivo, comprensivo del trattamento economico minimo, degli scatti di anzianità, delle mensilità aggiuntive e delle indennità contrattuali fisse e continuative dovute in relazione all'ordinario svolgimento dell'attività lavorativa, non inferiore, ferme restando le pattuizioni di miglior favore, a quello previsto dal contratto collettivo nazionale di lavoro (CCNL) in vigore per il settore in cui il datore di lavoro opera e svolge effettivamente la sua attività, stipulato dalle associazioni dei datori e dei prestatori di lavoro comparativamente più rappresentative a livello nazionale. Il trattamento economico minimo orario stabilito dal CCNL non può comunque essere inferiore a 9 euro lordi.

2. Il trattamento economico minimo orario per il lavoro domestico è stabilito con regolamento adottato mediante decreto del Ministro del lavoro e delle politiche sociali, entro dodici mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, tenuto conto dei princìpi e delle finalità della medesima legge.

Art. 3.

(Trattamento minimo inderogabile)

1. In presenza di una pluralità di contratti collettivi nazionali applicabili ai sensi dell'articolo 2, la retribuzione complessiva sufficiente e proporzionata alla quantità e alla qualità del lavoro prestato non può essere inferiore a quella prevista per la prestazione di lavoro dedotta in obbligazione dal CCNL stipulato dalle associazioni dei datori e dei prestatori di lavoro comparativamente più rappresentative a livello nazionale nella categoria merceologico-produttiva interessata.

2. Il trattamento economico minimo orario stabilito dal CCNL non può essere in ogni caso inferiore all'importo previsto al comma 1 dell'articolo 2.

3. In mancanza di contratti collettivi nazionali per il settore di riferimento stipulati dalle associazioni dei datori e dei prestatori di lavoro comparativamente più rappresentative a livello nazionale, la retribuzione di cui al comma 1 non può essere complessivamente inferiore a quella stabilita dal CCNL che disciplina, nel medesimo settore, mansioni equiparabili.

4. In mancanza di contratti collettivi nazionali specifici per il settore di riferimento, la retribuzione di cui al comma 1 non può essere complessivamente inferiore a quella stabilita dal CCNL per il settore maggiormente affine a quello di riferimento e che disciplina mansioni equiparabili a quelle svolte nel settore privo di contratti collettivi nazionali specifici.

5. Per i lavoratori di cui all'articolo 1, comma 3, che prestano la propria attività lavorativa in forza di un contratto di agenzia, di rappresentanza commerciale o di un contratto di collaborazione, in mancanza di accordi collettivi nazionali specifici per il settore di riferimento stipulati dalle associazioni dei datori e dei prestatori di lavoro comparativamente più rappresentative a livello nazionale, la retribuzione dovuta non può essere complessivamente inferiore a quella stabilita dal CCNL che disciplina, nel medesimo settore, mansioni equiparabili svolte dai lavoratori subordinati, avuto riguardo al tempo normalmente necessario per fornire la stessa prestazione.

6. All'articolo 2225 del codice civile è aggiunto, in fine, il seguente comma: « Il corrispettivo per la prestazione d'opera intellettuale o manuale non può essere comunque inferiore a quello stabilito dai contratti collettivi stipulati dalle associazioni dei datori e dei prestatori di lavoro comparativamente più rappresentative a livello nazionale per mansioni equiparabili svolte dai lavoratori subordinati ».

Art. 4.

(Contratti collettivi scaduti o disdettati)

1. Qualora, per scadenza o disdetta, manchi un contratto collettivo applicabile cui fare riferimento ai sensi degli articoli 2 e 3, il trattamento economico complessivo di riferimento è quello previsto dal previgente contratto collettivo prevalente fino al suo rinnovo.

Art. 5.

(Commissione per l'aggiornamento del valore soglia del trattamento economico minimo orario)

1. Presso il Ministero del lavoro e delle politiche sociali è istituita la Commissione per l'aggiornamento del valore soglia del trattamento economico minimo orario di cui al comma 1 dell'articolo 2, di seguito denominata « Commissione ». Con decreto del Ministro del lavoro e delle politiche sociali, da adottare entro trenta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, sono nominati i membri della Commissione.

2. La Commissione è presieduta dal Ministro del lavoro e delle politiche sociali, o da un suo delegato, ed è composta da:

a) un rappresentante del Ministero del lavoro e delle politiche sociali;

b) un rappresentante dell'Istituto nazionale della previdenza sociale;

c) un rappresentante dell'Istituto nazionale di statistica;

d) un rappresentante dell'Ispettorato nazionale del lavoro;

e) un numero pari di rappresentanti delle associazioni dei datori lavoro e dei prestatori di lavoro comparativamente più rappresentative a livello nazionale.

3. La Commissione:

a) con cadenza annuale, valuta e determina l'aggiornamento dell'importo del trattamento economico minimo orario di cui al comma 1 dell'articolo 2;

b) monitora il rispetto della retribuzione complessiva sufficiente e proporzionata alla quantità e alla qualità del lavoro prestato, come definita all'articolo 2;

c) raccoglie informazioni e cura l'elaborazione di specifici rapporti o studi periodici sull'applicazione dei contratti collettivi nei vari settori.

4. L'aggiornamento su base annuale dell'importo del trattamento economico minimo orario di cui al comma 1 dell'articolo 2 è disposto con decreto del Ministro del lavoro e delle politiche sociali, su proposta della Commissione.

5. Ai componenti della Commissione non spetta alcun compenso, indennità, gettone di presenza, rimborso di spese o altro emolumento comunque denominato.

6. Dall'attuazione delle disposizioni del presente articolo non devono derivare nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica e l'amministrazione interessata vi provvede con le risorse finanziarie, umane e strumentali disponibili a legislazione vigente.

Art. 6.

(Repressione di condotte elusive)

1. Fermi restando gli ulteriori strumenti di tutela previsti dall'ordinamento, compresa l'adozione della diffida accertativa di cui all'articolo 12 del decreto legislativo 23 aprile 2004, n. 124, qualora il datore di lavoro ponga in essere comportamenti diretti a impedire o a limitare l'applicazione delle disposizioni della presente legge, su ricorso degli organismi locali delle associazioni sindacali nazionali che vi abbiano interesse, il giudice del lavoro del luogo ove è posto in essere il comportamento denunziato, convocate le parti e assunte sommarie informazioni, qualora ritenga sussistente la violazione di cui al presente comma, ordina al datore di lavoro, con decreto motivato e immediatamente esecutivo, la corresponsione ai lavoratori del trattamento economico complessivo e di tutti gli oneri conseguenti.

2. L'efficacia esecutiva del decreto di cui al comma 1 del presente articolo non può essere revocata fino alla sentenza con cui il giudice del lavoro definisce il giudizio instaurato ai sensi del medesimo comma 1. Contro il decreto che decide sul ricorso è ammessa, entro trenta giorni dalla comunicazione del decreto alle parti, opposizione davanti al giudice del lavoro che decide con sentenza immediatamente esecutiva. Si osservano le disposizioni degli articoli 413 e seguenti del codice di procedura civile.

Art. 7.

(Norma di accompagnamento all'adeguamento del trattamento economico minimo orario)

1. Al fine di contenere i maggiori costi a carico dei datori di lavoro derivanti dagli incrementi retributivi corrisposti ai prestatori di lavoro per adeguare il trattamento economico minimo orario all'importo di 9 euro di cui all'articolo 2, comma 1, nello stato di previsione del Ministero del lavoro e delle politiche sociali è istituito il Fondo per il salario minimo, con una dotazione complessiva pari a 100 milioni di euro per ciascuno degli anni 2024, 2025 e 2026.

2. Con decreto del Ministro del lavoro e delle politiche sociali, adottato di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze, entro trenta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, è definita la modalità di erogazione del beneficio economico in favore dei datori di lavoro di cui al comma 1, progressivamente decrescente e proporzionale agli incrementi retributivi corrisposti ai prestatori di lavoro al fine di adeguare il trattamento economico minimo orario all'importo di 9 euro.

3. Agli oneri derivanti dalle disposizioni di cui al comma 1 del presente articolo, valutati nel limite massimo di 100 milioni di euro per ciascuno degli anni 2024, 2025 e 2026, si provvede mediante corrispondente riduzione del Fondo per interventi strutturali di politica economica, di cui all'articolo 10, comma 5, del decreto-legge 29 novembre 2004, n. 282, convertito, con modificazioni, dalla legge 27 dicembre 2004, n. 307.

Art. 8.

(Efficacia delle disposizioni)

1. Le disposizioni della presente legge, ad eccezione di quelle dell'articolo 7, acquistano efficacia dal 15 novembre 2024.

________________

N.B. Disegno di legge dichiarato assorbito a seguito dell'approvazione del disegno di legge n. 957.

 

Allegato B

Parere espresso dalla 5a Commissione permanente sul disegno di legge n. 957 e sui relativi emendamenti

La Commissione programmazione economica, bilancio, esaminato il disegno di legge e i relativi emendamenti, trasmessi dall'Assemblea, esprime, per quanto di competenza, parere non ostativo sul testo.

In relazione agli emendamenti, esprime parere contrario, ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione, sulle proposte 1.1, 1.2, 1.3 e 2.3.

Il parere è di semplice contrarietà sulle proposte 1.11, 1.12, 1.13, 1.14, 2.1 e 2.2.

Il parere è non ostativo su tutti i restanti emendamenti.

VOTAZIONI QUALIFICATE EFFETTUATE NEL CORSO DELLA SEDUTA

SEGNALAZIONI RELATIVE ALLE VOTAZIONI EFFETTUATE NEL CORSO DELLA SEDUTA

Nel corso della seduta sono pervenute al banco della Presidenza le seguenti comunicazioni:

Disegno di legge n. 957:

sulla questione pregiudiziale, la senatrice Gaudiano avrebbe voluto esprimere un voto favorevole; sull'emendamento 1.3, il senatore Boccia avrebbe voluto esprimere un voto favorevole.

Congedi e missioni

Sono in congedo i senatori: Barachini, Berrino, Bongiorno, Borgonzoni, Butti, Castelli, Cattaneo, Craxi, Delrio, De Poli, Durigon, Fazzolari, Galliani, Garavaglia, Guidi, Iannone, La Pietra, Leonardi, Meloni, Mirabelli, Monti, Morelli, Murelli, Nastri, Occhiuto, Ostellari, Patton, Pera, Pucciarelli, Rapani, Rauti, Renzi, Rubbia, Segre, Sisto, Spelgatti, Tosato e Versace.

Sono assenti per incarico avuto dal Senato i senatori: Alfieri e Menia, per attività della 3ª Commissione permanente; Marti, per attività della 7ª Commissione permanente; Borghi Claudio, Borghi Enrico, Mieli, Ronzulli e Scarpinato, per attività del Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica; Borghesi, Losacco, Malpezzi, Orsomarso e Paroli, per attività dell'Assemblea parlamentare della NATO.

Commissioni permanenti, presentazione di relazioni

A nome della 5a Commissione permanente (Programmazione economica, bilancio), il senatore Liris ha presentato, ai sensi dell'articolo 50, comma 3-ter, del Regolamento, la relazione sulla risoluzione, approvata il 17 settembre 2025, a conclusione dell'esame della proposta di risoluzione n. 7-00028, sul contenuto del Documento programmatico di finanza pubblica 2025 da trasmettere alle Camere (Doc. XXIV, n. 32-A).

Commissione parlamentare per il contrasto degli svantaggi derivanti dell'insularità, variazioni nella composizione

Il Presidente della Camera dei deputati, in data 19 settembre 2025, ha chiamato a far parte della Commissione parlamentare per il contrasto degli svantaggi derivanti dall'insularità la deputata Susanna Cherchi, in sostituzione del deputato Emiliano Fenu, cessato dal mandato parlamentare.

Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari, presentazione di relazioni

A nome della Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari, la senatrice Stefani ha presentato la relazione sulla questione se il Senato debba promuovere conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato innanzi alla Corte costituzionale nei confronti della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Milano con riguardo agli atti posti in essere nell'ambito di un procedimento penale in cui è indagata anche la senatrice Daniela Garnero Santanchè (Doc. XVI, n. 7).

Disegni di legge, trasmissione dalla Camera dei deputati

Onn. Lupi Maurizio, Bicchielli Pino, Cavo Ilaria, Colucci Alessandro, Pisano Calogero, Romano Francesco Saverio, Semenzato Martina, Tirelli Franco

Istituzione della festa nazionale di San Francesco d'Assisi (1653)

(presentato in data 23/09/2025)

C.2097 approvato dalla Camera dei deputati. (T.U. con C.2231).

Disegni di legge, annunzio di presentazione

Senatore Lombardo Marco

Abolizione del tetto al 5 per mille (1654)

(presentato in data 22/09/2025);

senatori Russo Raoul, Sallemi Salvatore, Pogliese Salvo

Introduzione dell'articolo 416-bis.2 del codice penale in materia di apologia ed istigazione al fenomeno della criminalità organizzata o mafiosa (1655)

(presentato in data 22/09/2025).

Governo, trasmissione di atti per il parere. Deferimento

Il Ministro per i rapporti con il Parlamento, con lettera del 19 settembre 2025, ha trasmesso - per l'acquisizione del parere parlamentare, ai sensi dell'articolo 1 della legge 13 giugno 2025, n. 91 - lo schema di decreto legislativo recante attuazione della direttiva (UE) 2024/505 recante modifica della direttiva 2005/36/CE, relativa al riconoscimento delle qualifiche professionali degli infermieri responsabili dell'assistenza generale che hanno completato la formazione in Romania (n. 300).

Ai sensi della predetta disposizione e dell'articolo 139-bis del Regolamento, lo schema di decreto è deferito alla 10ª Commissione permanente, che esprimerà il parere entro 40 giorni dall'assegnazione. Le Commissioni permanenti 4ª e 5ª potranno formulare le proprie osservazioni alla 10ª Commissione permanente in tempo utile rispetto al predetto termine.

Governo, trasmissione di atti e documenti

La Presidenza del Consiglio dei ministri, con lettera in data 15 settembre 2025, ha inviato, ai sensi degli articoli 1 e 2 del decreto-legge 15 marzo 2012, n. 21, l'estratto del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri dell'11 settembre 2025, recante l'esercizio dei poteri speciali, con prescrizioni, in relazione alle operazioni di: a) riorganizzazione di Dana Incorporated e delle sue controllate, finalizzata a scorporare le società e i beni che compongono il ramo d'azienda Off-Highway Drive and Motion Systems, attualmente detenuto dal Gruppo Dana; b) acquisizione del ramo d'azienda da parte di Allison Transmission Holdings Inc., direttamente o tramite sue controllate dirette o indirette, attraverso l'acquisto delle partecipazioni e dei relativi beni aziendali, notificate dalle società Allison Transmission Holdings Inc. e Dana Incorporated.

Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento alla 1ª, alla 8ª e alla 9ª Commissione permanente (Atto n. 903).

La Presidenza del Consiglio dei ministri, con lettera in data 15 settembre 2025, ha inviato, ai sensi dell'articolo 1-bis del decreto-legge 15 marzo 2012, n. 21, convertito, con modificazioni, dalla legge 11 maggio 2012, n. 56, l'estratto del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri dell'11 settembre 2025, recante l'approvazione, con prescrizioni, del Piano annuale 2025/2026, notificato dalla società Iliad Italia S.p.A., avente ad oggetto l'acquisto di beni e servizi per la progettazione, realizzazione, manutenzione e gestione di reti e servizi di comunicazione elettronica a banda larga basati sulla tecnologia 5G.

Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 1ª, alla ­8ª e alla 9ª Commissione permanente (Atto n. 904).

Il Ministro per i rapporti con il Parlamento, con lettera in data 19 settembre 2025, ha inviato, ai sensi dell'articolo 9-bis, comma 7, della legge 21 giugno 1986, n. 317, un parere circostanziato emesso dall'Austria, ai sensi dell'articolo 6, paragrafo 2, della direttiva (UE) 2015/1535, in ordine alla procedura di notifica 2025/0282/IT, relativa allo schema di disegno di legge recante "Disposizioni in materia di produzione e vendita del pane".

La predetta documentazione è deferita alla 4a e alla 9a Commissione permanente (Atto n. 905).

Con lettere in data 19 e 22 settembre 2025, il Ministero dell'interno, in adempimento a quanto previsto dall'articolo 141, comma 6, del decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267, ha comunicato gli estremi dei decreti del Presidente della Repubblica concernenti lo scioglimento dei consigli comunali di Cutro (KR), Fiumara (RC) e Prata di Principato Ultra (AV).

Governo, trasmissione di atti e documenti dell'Unione europea di particolare rilevanza ai sensi dell'articolo 6, comma 1, della legge n. 234 del 2012. Deferimento

Ai sensi dell'articolo 144, commi 1 e 6, del Regolamento, sono deferiti alle sottoindicate Commissioni permanenti i seguenti documenti dell'Unione europea, trasmessi dal Dipartimento per le politiche europee della Presidenza del Consiglio dei ministri, in base all'articolo 6, comma 1, della legge 24 dicembre 2012, n. 234:

- Proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che stabilisce un quadro di tracciamento della spesa di bilancio e della performance del bilancio e altre norme orizzontali per i programmi e le attività dell'Unione (COM(2025) 545 definitivo), alla 5a Commissione permanente e, per il parere, alla 4a Commissione permanente;

- Proposta di decisione del Consiglio che autorizza gli Stati membri a firmare, nell'interesse dell'Unione europea, il terzo protocollo addizionale alla convenzione europea di assistenza giudiziaria in materia penale (COM(2025) 510 definitivo), alla 2a Commissione permanente e, per il parere, alla 3a e alla 4a Commissione permanente;

- Comunicazione della Commissione al Parlamento europeo, al Consiglio, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle regioni - Un piano d'azione per l'industria chimica europea (COM(2025) 530 definitivo), alla 9a Commissione permanente e, per il parere, alla 4a Commissione permanente;

- Comunicazione della Commissione al Parlamento europeo, al Consiglio, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle regioni - Strategia europea per le infrastrutture di ricerca e tecnologia (COM(2025) 497 definitivo), alla 9a Commissione permanente e, per il parere, alla 4a Commissione permanente;

Commissione europea, trasmissione di progetti di atti legislativi dell'Unione europea. Deferimento

La Commissione europea ha trasmesso, in data 18 settembre 2025, per l'acquisizione del parere motivato previsto dal Protocollo (n. 2) sull'applicazione dei principi di sussidiarietà e di proporzionalità allegato al Trattato sull'Unione europea e al Trattato sul funzionamento dell'Unione europea:

la Proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che istituisce il Fondo europeo per la competitività ("ECF"), comprensivo del programma specifico per le attività di ricerca e innovazione nel settore della difesa, abroga i regolamenti (UE) 2021/522, (UE) 2021/694, (UE) 2021/697, (UE) 2021/783 e modifica i regolamenti (UE) 2021/696, (UE) 2023/588 e (UE) [EDIP] (COM(2025) 555 definitivo). Ai sensi dell'articolo 144, commi 1-bis e 6, del Regolamento, l'atto è deferito alla 4ª Commissione permanente ai fini della verifica della conformità al principio di sussidiarietà; il termine di otto settimane previsto dall'articolo 6 del predetto Protocollo decorre dal 18 settembre 2025. L'atto è altresì deferito, per i profili di merito, ai sensi dell'articolo 144, commi 1 e 6, del Regolamento, alla 9a Commissione permanente, con il parere delle Commissioni 3a, 4ª e 5a.

Interrogazioni

SENSI, CASINI - Al Ministro della difesa. - Premesso che:

il perdurare della aggressione militare della Federazione Russa contro l'Ucraina, unitamente al moltiplicarsi di episodi di sconfinamento di droni militari di origine russa in Paesi dell'Unione europea destano fondate preoccupazioni in merito alla difesa e alla sicurezza della stessa Unione;

in tale contesto, l'Alleanza atlantica ha annunciato una nuova missione denominata "Sentinella dell'Est", con base in Polonia, al fine di garantire le condizioni minime di protezione ai Paesi membri della NATO rispetto al rischio di attacchi militari diretti;

secondo fonti giornalistiche accreditate, alla richiesta della NATO il Governo italiano avrebbe inizialmente prospettato la possibilità di inviare due velivoli Eurofighter per contribuire alla suddetta missione in Polonia; disponibilità che, tuttavia, sarebbe stata successivamente ritrattata, privilegiando il prolungamento dell'impegno dei nostri assetti aerei nell'ambito della missione "Baltic Eagle" in Estonia;

un articolo pubblicato il 18 settembre 2025 su "La Stampa", a firma di Ilario Lombardo e Francesco Grignetti, ricostruisce come il Ministro della difesa, Guido Crosetto, si fosse inizialmente espresso favorevolmente all'impegno dei due Eurofighter, tanto che, in occasione di "un primo giro di richieste della NATO", lo Stato Maggiore della Difesa avrebbe formalmente dato la disponibilità;

tale disponibilità sarebbe stata poi smentita dallo stesso ministro Crosetto, che in una dichiarazione ufficiale ha precisato che l'Italia avrebbe invece garantito un prolungamento della presenza del sistema missilistico antiaereo Samp/T e degli aerei CAEW, già impiegati per funzioni di controllo e sorveglianza radar nella regione,

si chiede di sapere:

se il Governo intenda smentire la ricostruzione giornalistica richiamata e, in ogni caso, chiarire quali siano le motivazioni strategiche e militari alla base della decisione assunta;

se possa escludere che la scelta compiuta sia stata influenzata da considerazioni di natura politica ed elettorale, volte a soddisfare le posizioni più caute presenti all'interno della maggioranza di Governo rispetto all'impegno militare diretto a sostegno dell'Ucraina aggredita;

se non ritenga che tale decisione rappresenti un compromesso al ribasso da parte dell'Italia nell'ambito della NATO, con possibili ripercussioni sulla sicurezza collettiva e sulla difesa militare da possibili attacchi stranieri;

se non consideri tale decisione un danno rilevante nei rapporti con i partner dell'Alleanza Atlantica, nonché per l'immagine e la credibilità internazionale del nostro Paese, in un momento drammatico per l'Europa e in vista delle assunzioni di responsabilità e degli impegni assunti in ambito NATO in occasione del recente vertice de L'Aia;

se non intenda riconsiderare la propria decisione e procedere, invece, come originariamente previsto, all'invio dei due Eurofighter per la missione "Sentinella dell'Est", assicurando così il contributo tanto apprezzato delle nostre Forze Armate alla protezione e alla difesa dei Paesi dell'Alleanza, di fronte a minacce e pericoli crescenti.

(3-02154)

FLORIDIA Barbara, PIRONDINI, ALOISIO, NAVE, GAUDIANO, LOREFICE, SIRONI, CROATTI, NATURALE - Al Ministro dell'istruzione e del merito. - Premesso che:

con la circolare n. 3392 del 16 giugno 2025 il Ministero dell'istruzione e del merito ha esteso anche agli studenti del secondo ciclo il divieto di utilizzo dello smartphone durante lo svolgimento dell'attività didattica e più in generale in orario scolastico;

la motivazione principale del provvedimento è legata alla necessità di contenere gli effetti negativi, dimostrati da numerose e autorevoli pubblicazioni scientifiche, derivanti da un uso improprio degli smartphone da parte degli adolescenti, oltre che per contrastare dipendenze comportamentali e un calo delle performance scolastiche;

considerato che, a parere degli interroganti:

sebbene la misura abbia l'intento di tutelare il benessere psicofisico degli studenti, la scelta di adottare un divieto assoluto e rigido potrebbe risultare controproducente in assenza di un'adeguata azione educativa preventiva, di strumenti compensativi e di risorse dedicate;

la decisione appare, inoltre, in contrasto con quanto disposto dalle "linee guida per l'insegnamento dell'educazione civica", pubblicate il 7 settembre 2024, in particolare con gli obiettivi riferiti al nucleo concettuale "cittadinanza digitale", che prevedono lo sviluppo di "competenza n. 10 - sviluppare la capacità di accedere alle informazioni, alle fonti, ai contenuti digitali, in modo critico, responsabile e consapevole", "competenza n. 11 - individuare forme di comunicazione digitale adeguate, adottando e rispettando le regole comportamentali proprie di ciascun contesto comunicativo" e "competenza n. 12 - gestire l'identità digitale e i dati della rete, salvaguardando la propria e altrui sicurezza negli ambienti digitali, evitando minacce per la salute e il benessere fisico e psicologico di sé e degli altri", proprio al fine di consentire agli studenti di comprendere pienamente la gestione consapevole e profittevole di uno strumento ormai largamente diffuso nella vita quotidiana della collettività;

la scelta potrebbe, altresì, penalizzare forme di didattica innovativa e rischia di amplificare le diseguaglianze sociali e digitali, escludendo dalla possibilità di apprendimento di uso responsabile in un ambiente protetto proprio coloro che necessitano di essere educati alla cittadinanza digitale,

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo intenda destinare risorse dedicate all'emergenza educativa e in che misura;

quali iniziative intenda adottare per aumentare la consapevolezza degli studenti sui rischi e le dinamiche della rete e dei social network;

se siano previste attività compensative strutturate per la socialità e l'interazione umana nelle scuole.

(3-02156)

(già 4-02251)

PATUANELLI - Al Ministro dell'ambiente e della sicurezza energetica. - Premesso che:

il 5 agosto 2025 il Ministro in indirizzo ha annunciato l'adozione del decreto di aggiornamento del decreto del Ministro dello sviluppo economico 16 febbraio 2016, detto "conto termico 3.0", che aggiorna e potenzia il meccanismo di incentivazione per interventi di piccole dimensioni, finalizzati all'incremento dell'efficienza energetica e alla produzione di energia termica da fonti rinnovabili negli edifici;

secondo il comunicato stampa del Ministro il testo prevede un limite di spesa annuo di 900 milioni di euro, di cui 400 milioni destinati alle pubbliche amministrazioni e 500 ai privati. Il decreto riconosce una copertura media del 65 per cento delle spese ammissibili, innalzabili al 100 per cento nel caso di interventi realizzati su edifici pubblici in comuni fino a 15.000 abitanti, scuole pubbliche, ospedali e strutture sanitarie pubbliche;

tra le principali novità introdotte vi è l'estensione dei beneficiari, con gli enti del terzo settore equiparati alle amministrazioni pubbliche. Sono riconosciuti come incentivabili nuove tipologie di intervento quali ad esempio gli impianti solari fotovoltaici con sistemi di accumulo e colonnine di ricarica per veicoli elettrici, e viene introdotta la possibilità di accedere agli incentivi anche attraverso comunità energetiche rinnovabili o configurazioni di autoconsumo collettivo;

considerato che:

il provvedimento è molto atteso, e la sua adozione è stata già sollecitata in diverse occasioni, da parte dell'Associazione nazionale dei Comuni italiani e nell'ambito delle attività parlamentari di sindacato ispettivo;

il 28 maggio 2025, presso la X Commissione della Camera dei deputati, in risposta all'interrogazione 5-04016, la viceministra dell'ambiente e della sicurezza energetica, Vannia Gava, ha ripercorso l'iter dello schema di decreto. Dal 25 febbraio 2025, data in cui l'ufficio di gabinetto del Ministero ha trasmesso lo schema di decreto al Dipartimento per gli affari regionali e le autonomie della Presidenza del Consiglio dei ministri ai fini dell'acquisizione dell'intesa da parte della Conferenza unificata, sono state svolte diverse riunioni tecniche tra il Dipartimento, le Regioni, l'ANCI e le altre amministrazioni centrali interessate, nell'ambito delle quali sono state discusse osservazioni, proposte emendative e relative controdeduzioni del Ministero stesso;

il 28 maggio 2025 la Viceministra aveva affermato dunque che il Ministero era in attesa del parere tecnico da parte del Ministero dell'economia e delle finanze e aveva assicurato che, una volta adottato il provvedimento, sarebbe stata cura del suo Dicastero intraprendere ogni iniziativa utile al fine di rendere operativo il nuovo decreto;

rilevato che:

nonostante il Ministro abbia annunciato l'adozione del decreto il 5 agosto 2025, non vi è ancora traccia del testo in Gazzetta Ufficiale;

secondo il comunicato del Ministro il GSE, responsabile dell'attuazione del meccanismo, dovrebbe provvedere all'aggiornamento del portale informatico per la presentazione delle richieste entro 60 giorni dall'entrata in vigore del decreto;

i ritardi, oltre a generare malcontento tra gli amministratori locali e incertezza tra gli operatori del settore e i cittadini interessati, rischiano di rallentare interventi virtuosi sul patrimonio edilizio nazionale,

si chiede di sapere:

quali siano le motivazioni del ritardo nella pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del decreto di aggiornamento del decreto del Ministro dello sviluppo economico 16 febbraio 2016, "conto termico 3.0";

quali siano i tempi previsti per la pubblicazione del decreto e per l'entrata in vigore delle nuove misure.

(3-02157)

PELLEGRINO - Ai Ministri dell'interno e della giustizia. - Premesso che:

il 30 agosto 2025, a San Zenone al Lambro (Milano), una diciottenne è stata aggredita con estrema violenza e poi stuprata da Harouna Sangare, cittadino maliano di 25 anni; l'aggressione è avvenuta nella notte, quando la vittima stava rientrando a casa dopo aver trascorso una serata con la sorella; l'uomo l'ha trascinata in un'area boschiva vicino alla stazione ferroviaria, dove l'ha sottoposta a violenze sessuali per circa un'ora, fino a quando la ragazza è riuscita a chiamare il 112; la vittima ha riportato gravi traumi fisici e psicologici e le indagini hanno permesso di identificare l'aggressore grazie alla corrispondenza del DNA rinvenuto sui vestiti della vittima con le tracce biologiche dell'indagato;

ciò che rende particolarmente grave e preoccupante questa vicenda è che l'aggressore era già stato segnalato come "socialmente pericoloso" mesi prima del crimine e si trovava ancora in Italia grazie ad uno status di protezione sussidiaria ottenuto da circa un anno;

considerato che:

già nel 2024, poco dopo il suo arrivo, la sua compagna aveva presentato denuncia ai Carabinieri di Pieve Emanuele per violenze subite da lei e dalla figlia e, il 5 dicembre 2024, il questore di Milano aveva deciso di trattenere Sangare nel centro di permanenza per il rimpatrio "Corelli" di Milano, motivando la decisione sia per la valutazione di pericolosità sociale derivante dalla denuncia di violenze domestiche, sia per "determinare gli elementi su cui si basa la domanda di protezione internazionale che non potrebbero essere acquisiti senza il trattenimento", considerato "il rischio di fuga" in assenza di documenti;

tuttavia, il giudice della sezione specializzata immigrazione del Tribunale di Milano ha negato la convalida del fermo ritenendo che "la valutazione di pericolosità sociale non può che essere prognostica" e non può "fondarsi su automatismi ed essere sostenuta soltanto da una finalità di prevenzione e di pubblica sicurezza intesa in senso lato";

di conseguenza, Sangare è stato liberato e ha ripreso a lavorare nella struttura di accoglienza, mentre la sua ex compagna e la figlia sono state trasferite in una località protetta; 9 mesi dopo si è verificato lo stupro e le gravi lesioni alla giovane vittima;

questa vicenda evidenzia criticità strutturali nel sistema di valutazione del rischio e nella gestione dei soggetti potenzialmente pericolosi all'interno delle strutture di accoglienza. La sicurezza dei cittadini deve essere il principio cardine del sistema, e non si possono sacrificare vite innocenti su un altare ideologico che rifiuta qualsiasi forma di valutazione preventiva basata su elementi concreti,

si chiede di sapere:

quali misure i Ministri in indirizzo, nei limiti delle loro competenze, intendano adottare per rivedere i criteri di valutazione della pericolosità sociale nei confronti dei richiedenti protezione internazionale, al fine di prevenire episodi analoghi a quello verificatosi a San Zenone al Lambro;

quali iniziative verranno intraprese per modificare l'approccio giurisprudenziale che esclude la considerazione di elementi concreti di pericolosità sociale nella fase di valutazione del trattenimento nei CPR;

come si intenda intervenire per prevenire che giudizi isolati possano ostacolare l'azione di prevenzione della pubblica sicurezza basandosi su interpretazioni restrittive della legge che ignorano il principio di precauzione.

(3-02158)

SPAGNOLLI, UNTERBERGER, PATTON, FLORIDIA Aurora - Al Ministro dell'economia e delle finanze. - Premesso che:

la cosiddetta "cedolare secca" sugli affitti, introdotta e disciplinata dall'articolo 3, del decreto legislativo n. 23 del 2011, è un regime facoltativo, che si sostanzia nel pagamento di un'imposta sostitutiva dell'IRPEF e delle addizionali, cui si aggiungono anche l'imposta di registro e di bollo, per il quale possono optare le persone fisiche titolari del diritto di proprietà o del diritto reale di godimento sull'immobile concesso in locazione;

in particolare, il comma 6, del richiamato articolo 3, prevede l'inapplicabilità della cedolare secca alle locazioni di unità immobiliari ad uso abitativo effettuate nell'esercizio di attività di impresa o di arti e professioni: da ciò deriva, pertanto, il divieto di optare per la cedolare secca quando il locatore svolge la locazione nell'ambito di un'attività imprenditoriale, ma non anche quando il locatore è un soggetto privato e il locatario opera in regime d'impresa (imprenditore o società);

sul punto, è ormai più volte intervenuta la Corte di cassazione (prima nel 2024, con sentenza n. 12395 e, più recentemente nel 2025, con le sentenze nn. 12076 e 12079) la quale ha definitivamente sancito la legittimità dell'applicazione della cedolare secca anche quando il locatario è costituito da una società o da un'impresa che prende in locazione un immobile ad uso abitativo per i propri dipendenti, clienti o fornitori;

la Corte di cassazione ha ribadito come, stando alla lettera della norma (che attribuisce esclusivamente al locatore la possibilità di optare per il regime tributario della cedolare secca, senza che il conduttore possa in alcun modo incidere su tale scelta) l'esclusione deve essere logicamente riferita esclusivamente alle locazioni di unità immobiliari effettuate dal locatore nell'esercizio della sua attività di impresa o della sua arte/professione, restando, invece, del tutto irrilevante la qualità del conduttore e la riconducibilità della locazione, laddove ad uso abitativo, all'attività professionale del conduttore, come ad esempio per esigenze di alloggio dei suoi dipendenti;

in tal senso, depone peraltro anche la ratio della legge, che non è solo quella di contrastare l'evasione fiscale, ma anche quella di facilitare il reperimento di immobili ad uso abitativo, esigenza, come sottolineato dalla stessa Corte di cassazione, che può sorgere anche nell'esercizio di attività imprenditoriali, arti o professioni, che sempre più spesso avvengono lontano dal luogo di residenza o sono dislocate in plurimi contesti territoriali;

diversamente, secondo l'impostazione finora assunta dall'Agenzia delle entrate, sulla base di una interpretazione restrittiva della normativa, il regime della cedolare secca sugli affitti non può essere applicato ai contratti di locazione conclusi con conduttori che agiscono nell'esercizio di attività di impresa o di lavoro autonomo, indipendentemente dal successivo utilizzo dell'immobile per finalità abitative di collaboratori e dipendenti;

tale limite è riscontrabile, di fatto, nell'esistenza di un blocco telematico che non consente, allo stato attuale, di optare per il regime della cedolare secca nella fase di registrazione di un contratto di locazione ad uso abitativo, qualora il locatario sia costituito da una società o da un'impresa;

considerato che:

quello della carenza di immobili ad uso abitativo, anche con riferimento ai lavoratori fuori sede in cerca di alloggi, è un problema diffuso su tutto il territorio nazionale;

in alcuni territori ad elevata carenza di soluzioni abitative, esistono imprese o società cooperative, quindi anche senza fini di speculazione privata, che, facendo da intermediari tra proprietari e imprese e attraverso il meccanismo della sublocazione, cercano di offrire soluzioni concrete a questo problema;

non potendo, allo stato attuale, optare per il regime della cedolare secca, molti proprietari o rinunciano alla possibilità di locare l'immobile alle imprese che vogliano poi destinarlo ai rispettivi dipendenti, oppure chiedono canoni di affitto più elevati, il che non permette alle imprese e alle cooperative, che fanno da intermediari e subaffittano alle imprese che ne fanno richiesta per i loro dipendenti, di offrire alloggi per i lavoratori a prezzi accettabili;

considerato altresì che:

con legge 9 agosto 2023, n. 111, recante "Delega al Governo per la riforma fiscale", il Governo Meloni ha previsto la possibilità, nell'ambito di una revisione del sistema tributario, di estendere il regime della cedolare secca persino ai cosiddetti "affitti commerciali", vale a dire alle locazioni di immobili adibiti ad uso diverso da quello abitativo, laddove il conduttore sia un esercente un'attività di impresa, un'arte o una professione (articolo 5, comma 1, lettera c);

alla luce di un siffatto orientamento politico e considerato anche l'ormai consolidato indirizzo interpretativo da parte della Corte di cassazione, non si comprende, pertanto, quali siano i motivi che giustificano il perdurare di un'applicazione restrittiva della normativa da parte dell'Agenzia delle entrate, con riferimento alla locazione di immobili ad uso abitativo,

si chiede di conoscere quali siano i motivi che ancora ostano all'adeguamento, nel senso ormai più volte indicato dalla Corte di cassazione, dell'orientamento seguito dall'Agenzia delle entrate nell'applicazione dell'articolo 3 del decreto legislativo n. 23 del 2011 e quali siano i tempi materialmente necessari per un aggiornamento del modello telematico che, allo stato attuale, impedisce di optare per la cedolare secca nella fase di registrazione di un contratto, in cui il locatario sia un'impresa, il tutto al fine di ridurre i numerosi contenziosi pendenti e offrire altresì una risposta adeguata all'elevata carenza di soluzioni abitative.

(3-02159)

GASPARRI, TREVISI, DAMIANI, DE ROSA, FAZZONE, GALLIANI, LOTITO, OCCHIUTO, PAROLI, RONZULLI, ROSSO, SILVESTRO, TERNULLO, ZANETTIN - Al Ministro della salute. - Premesso che:

l'IRCCS "Casa sollievo della sofferenza" (ospedale San Pio) a San Giovanni Rotondo (Foggia) ha condotto sino alla fine del 2024 ricerche sulle cellule staminali cerebrali, con particolare attenzione alla sclerosi multipla secondaria progressiva e alla SLA. I trapianti di cellule staminali cerebrali sono risultati sicuri e ben tollerati, anche nei pazienti affetti da sclerosi multipla secondaria progressiva, con potenziali effetti benefici a lungo termine. Inoltre, è stato dimostrato che il trapianto intracerebrale di cellule staminali può normalizzare il quadro fisiopatologico mediante il rilascio di sostanze trofiche e antinfiammatorie;

nonostante i risultati positivi ottenuti finora, che sono stati pubblicati su importanti riviste scientifiche, tra cui "Stem Cells Translational Medicine", la sperimentazione del trapianto di cellule staminali nel cervello per combattere la sclerosi laterale amiotrofica rischia ora un fermo immotivato; infatti, dopo la conclusione con successo della fase 1 della sperimentazione, condotta fra il 2012 e il 2015 dal gruppo di Angelo Vescovi (direttore scientifico fino a dicembre 2024), la fase 2 rischia di arrestarsi;

lo denuncia in una lettera aperta la "Coalizione italiana SLA", che riunisce le maggiori associazioni di pazienti, nella quale si evidenzia: "Non esiste alcun tipo di trattamento efficace contro la SLA. Solo grazie alla ricerca scientifica è possibile sperare di avere una chance di sopravvivenza". Lo studio, che ha completato la fase 2 lo scorso dicembre si chiama "Stemals" e, scrivono i pazienti, "potrebbe rappresentare un punto di svolta nella lotta a questa terribile malattia". Sicuramente è fonte di concreta speranza. Questo studio, prosegue la lettera, "adesso è a rischio: infatti dopo il cambio del direttore scientifico, il timore che la sperimentazione Stemals possa essere sospesa o addirittura cancellata è concreto e significativo";

peraltro, questa e le future sperimentazioni cliniche e il diritto dei malati dipendono dal lavoro e dai materiali generati sotto la guida del precedente direttore scientifico, dottor Angelo Vescovi, ma restano bloccate con scarso o nessun uso nell'IRCCS, senza possibilità di accesso e impiego futuro,

si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo non intenda, in base alle proprie prerogative e competenze, attivarsi al fine di verificare se possa essere garantita la continuità delle sperimentazioni precedenti e, nel caso in cui l'IRCCS non intenda portare avanti la ricerca, se sia possibile chiedere l'affidamento delle linee cellulari, dei protocolli e dei materiali, assegnandoli ad altri IRCCS, università ovvero centri di ricerca no profit, per portare avanti la fase 2 della sperimentazione "Stemals", in questo caso definendo con AIFA precisi protocolli e tempi compatibili con le necessità di proseguire l'importante ricerca iniziata.

(3-02160)

Interrogazioni orali con carattere d'urgenza ai sensi dell'articolo 151 del Regolamento

FAZZONE - Al Ministro dell'istruzione e del merito. - Premesso che:

la recente ordinanza n. 24653 del 5 settembre 2025 della Corte suprema di cassazione, sezione lavoro, ha definito i confini e i profili di differenziazione tra la dirigenza amministrativa e la dirigenza scolastica;

come evidenziato dalla suprema Corte, i ruoli dirigenziali scolastici disciplinati dall'articolo 25 del testo unico sul pubblico impiego, di cui al decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, "Norme generali sull'ordinamento del lavoro alle dipendenze delle amministrazioni pubbliche", si distinguono nettamente da quelli amministrativi previsti dall'articolo 23. La separazione riguarda non solo la struttura organizzativa ma anche le regole di reclutamento;

alla luce di tale pronuncia, si rappresenta che attualmente l'ufficio scolastico regionale del Lazio non solo è diretto da un dirigente scolastico, ma soprattutto è composto da ben 3 dirigenti scolastici, che ricoprono il ruolo di dirigente amministrativo, violando la natura dei conferimenti degli incarichi ai sensi dell'articolo 19, commi 5-bis e 6, del decreto;

il comma 5-bis prevede che si possa conferire (in assenza di professionalità di cui al comma 5 del medesimo articolo, che ricomprende i dirigenti amministrativi di ruolo dell'amministrazione di appartenenza) l'incarico dirigenziale a dirigenti privati o di altre pubbliche amministrazioni o enti, che abbiano una specifica professionalità per la posizione dirigenziale da ricoprire; mentre il comma 6 prevede che l'incarico possa essere conferito a personale anche non dirigenziale, con pregressa esperienza sulle materie di cui all'ufficio che deve ricoprire, nonché della specifica professionalità;

non si comprende perché, come già per la nomina del direttore generale, si sia dovuto ricorrere ad un dirigente scolastico in presenza di candidature da parte dei dirigenti amministrativi di ruolo, e soprattutto come sia possibile che un ufficio scolastico regionale sia diretto quasi completamente da dirigenti scolastici (tre su cinque dirigenti);

tra l'altro, uno dei dirigenti è stato assunto ai sensi del comma 6 dell'articolo 19 del decreto legislativo n. 165 del 2001, mentre la sentenza citata prevede che sia destinato a funzionari specializzati o a dirigenti di altre amministrazioni,

si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza di questa tipologia di incarichi e se non ritenga opportuno intraprendere iniziative volte a rivalutare la situazione nell'USR Lazio ormai in autogestione e diretto esclusivamente dal personale della scuola.

(3-02155)

Interrogazioni con richiesta di risposta scritta

RASTRELLI - Al Ministro dell'ambiente e della sicurezza energetica. - Premesso che:

diverse fonti di stampa locale hanno riportato che il mare nel territorio di Licola, tra i comuni di Giugliano in Campania e Pozzuoli nella città metropolitana di Napoli, sin dall'apertura della stagione turistica estiva, è stato nuovamente invaso da acque scure e maleodoranti, evento causato da sversamenti incontrollati che hanno trasformato le spiagge del litorale in una cloaca a cielo aperto;

il fenomeno, già denunciato lo scorso anno, si è ripresentato con le stesse caratteristiche e maggiore gravità, confermando una condizione di degrado ambientale ormai divenuta cronica, lungo tutto il litorale di uno dei tratti di costa più fragili e preziosi della Campania, che va dalla foce dell'alveo Camaldoli sino al lago Fusaro;

tra le aree più critiche segnalate figurano: gli scarichi abusivi lungo la strada Domiziana e nel canale Abruzzese nel comune di Giugliano in Campania che confluiscono nell'idrovora di Licola, via delle Colmate, dove da tempo si registrano abusi e sversamenti irregolari, e il sottopassaggio del ponte di Sorrento a Qualiano, nodo idraulico di competenza della Città metropolitana di Napoli;

identica situazione di degrado, senza che alcuna attività di ripristino e messa in sicurezza sia stata ancora adottata, si registra in via Madonna del Pantano, dove il collettore fognario risulta fuori uso da anni, causando continui sversamenti, con i conseguenti rischi per la salute degli studenti della scuola "Salvatore Vitale", che ogni giorno sono costretti a frequentare le lezioni in un'area ad alto rischio ambientale,

si chiede di sapere quali misure il Ministro in indirizzo intenda adottare, anche in funzione di stimolo dell'attività delle istituzioni locali, che all'interrogante appaiono inerti ed indifferenti, al fine di risolvere le criticità segnalate.

(4-02405)

MAGNI - Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. - Premesso che a quanto risulta all'interrogante:

una società esclusa da una procedura d'appalto bandita da Regione Lombardia, in quanto coinvolta in un'inchiesta giudiziaria per corruzione, risulta impegnata come subappaltatrice in due lavori pubblici affidati da Società Infrastrutture Milano Cortina 2026 (SIMICO), società pubblica incaricata della realizzazione delle opere olimpiche in vista dei Giochi invernali di Milano-Cortina 2026;

la stessa società, Bracchi S.r.l. di Valdisotto (Sondrio), era parte di un raggruppamento temporaneo di imprese (RTI) che partecipava alla gara per la realizzazione del nuovo impianto di innevamento a Bormio;

la stazione appaltante ARIA Sta S.p.A., tramite determina a firma del direttore generale, Lorenzo Gubian, ha escluso il RTI, in quanto Bracchi S.r.l. non aveva comunicato l'esistenza di un'indagine giudiziaria che, nel marzo 2025, aveva portato all'applicazione di misure cautelari personali nei confronti del titolare per gravi reati contro la Pubblica amministrazione;

la stessa determina, in applicazione dell'articolo 94 del decreto legislativo n. 36 del 2023 (Codice dei contratti pubblici), ha rilevato l'assenza di misure di self-cleaning da parte della società coinvolta, nonché la violazione degli obblighi di trasparenza previsti dalla normativa, sottolineando che la mancata comunicazione da parte dell'impresa costituiva di per sé motivo di esclusione;

nonostante ciò, la medesima società risulta tuttora operativa come subappaltatrice in due diversi cantieri olimpici: l'impianto di innevamento della pista Stelvio (appalto da quasi 20 milioni di euro vinto da TechnoAlpin S.p.A. e Eco Edile S.r.l., con Bracchi tra i 4 subappaltatori) e la riqualificazione delle aree contermini della medesima pista (appalto da 1,2 milioni di euro, affidato a Eco Edile S.r.l., con Bracchi come unico subappaltatore);

nel sito ufficiale di SIMICO, la presenza di Bracchi S.r.l., quale subappaltatrice, risulta regolarmente indicata;

risulta, quindi, evidente una diversa applicazione dei criteri di affidabilità e moralità professionale tra quanto operato da Regione Lombardia e quanto, invece, consentito da SIMICO;

il Codice dei contratti pubblici, agli articoli 94 e 96, impone che le stazioni appaltanti escludano gli operatori economici per gravi illeciti professionali e per mancata trasparenza durante le gare;

le norme vigenti non estendono in modo esplicito tali obblighi e requisiti ai soggetti subappaltatori, che, di fatto, possono partecipare all'esecuzione di opere pubbliche anche se colpiti da misure cautelari o da procedimenti giudiziari rilevanti, senza adeguati controlli preventivi o misure correttive,

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo non ritenga grave che la società Bracchi S.r.l., esclusa da una gara pubblica regionale per gravi motivi legati a un'indagine per corruzione, stia operando senza apparenti limitazioni quale subappaltatrice in due cantieri relativi alle opere olimpiche affidate da SIMICO;

se non ritenga incompatibile con i principi di trasparenza, legalità e correttezza richiamati dal Codice dei contratti pubblici, la presenza nei cantieri olimpici di imprese colpite da misure cautelari, seppur in qualità di subappaltatori;

se non intenda intervenire, a livello normativo, affinché gli obblighi di trasparenza, affidabilità morale e professionale previsti dagli artt. 94 e 95 del decreto legislativo n. 36 del 2023 siano estesi anche ai soggetti subappaltatori, in tal modo garantendo un controllo pieno su tutti gli operatori coinvolti nell'esecuzione di opere pubbliche, specialmente quelle di rilevanza strategica nazionale, come i lavori connessi ai Giochi olimpici invernali di Milano-Cortina 2026.

(4-02406)

DE CRISTOFARO - Ai Ministri per la pubblica amministrazione e dell'interno. - Premesso che:

il Comune di Caivano versa in una condizione di grave carenza di personale in tutti i settori, del tutto inadeguata a garantire i servizi essenziali a una popolazione di quasi 40.000 abitanti, dislocati su due frazioni e con una situazione particolarmente critica nell'area del Parco Verde;

per oltre trent'anni non sono state effettuate assunzioni a tempo indeterminato in alcuna qualifica funzionale, con l'unica eccezione della stabilizzazione di 46 ex LSU nel 2020 e di alcune assunzioni mirate nel 2022, peraltro fortemente limitate dai vincoli di bilancio derivanti dallo stato di dissesto finanziario dell'Ente;

nel 2024 la Commissione straordinaria ha proceduto, in deroga, all'assunzione di circa 36 unità di personale. Tuttavia, le dimissioni di alcuni assunti e i nuovi pensionamenti hanno di fatto lasciato invariata la gravità della situazione;

considerato che:

nonostante l'evidente carenza di figure operative nelle categorie A, B e C (necessarie anche per evitare costose esternalizzazioni di servizi essenziali) la Commissione straordinaria ha avviato nel maggio 2025 tre procedure di mobilità volontaria per l'assunzione di altrettanti dirigenti, ai sensi dell'art. 30 del decreto legislativo n. 165 del 2001, approvate con determinazione n. 723/2025;

tali avvisi fanno riferimento allo Statuto comunale e al Regolamento sull'ordinamento degli uffici e dei servizi, che tuttavia (nella versione vigente approvata con deliberazione n. 135/2024) non prevedono né la figura dirigenziale né la relativa disciplina di reclutamento tramite mobilità volontaria;

in assenza di una disciplina regolamentare specifica, ai sensi dell'art. 89 del decreto legislativo n. 267 del 2000 e del decreto del Presidente della Repubblica n. 487 del 1994, l'unica modalità di assunzione di personale dirigente dovrebbe avvenire mediante concorso pubblico;

gli avvisi non indicano criteri oggettivi e puntuali per la selezione dei candidati, in violazione dei principi di trasparenza e imparzialità;

in data 23 giugno 2025 è stato inoltre pubblicato un avviso per la formazione di un elenco di candidati idonei a comporre le commissioni esaminatrici, ma a oggi non risultano pubblici, né i criteri di selezione, né i nominativi effettivamente designati;

la procedura ha sollevato rilievi critici da parte di alcuni responsabili di settore, i quali hanno trasmesso osservazioni e diffide alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Napoli Nord, alla Procura della Corte dei conti e alla Prefettura di Napoli,

si chiede di sapere:

se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza della procedura di mobilità volontaria attivata dal Comune di Caivano per la copertura di tre posti dirigenziali, e se non ritengano che tale procedura, in assenza di una disciplina regolamentare interna, risulti in contrasto con l'articolo 89 del decreto legislativo n. 267 del 2000 e con le disposizioni del decreto del Presidente della Repubblica n. 487 del 1994;

se non ritengano che l'omessa pubblicazione dei criteri di selezione e dei nominativi dei componenti delle commissioni esaminatrici costituisca una violazione dei principi di trasparenza, imparzialità e buon andamento della pubblica amministrazione;

se la task force istituita presso il Comune di Caivano, su impulso del ministro per la Pubblica Amministrazione, abbia valutato la legittimità delle procedure adottate e, in caso affermativo, quali siano stati gli esiti di tale valutazione;

quali iniziative urgenti intendano adottare per garantire legalità, trasparenza e corretto impiego delle risorse umane nella gestione commissariale del Comune di Caivano.

(4-02407)

MARTELLA - Al Ministro dell'interno. - Premesso che:

ogni episodio di violenza fisica e verbale deve essere condannato senza indugio;

con una nota stampa, l'organizzazione neofascista CasaPound Italia ha annunciato lo svolgimento di una manifestazione nazionale per il 15 marzo 2025 a Padova "contro la mafia antifascista";

è evidente l'intento provocatorio e la volontà aggressiva e intimidatrice;

l'antifascismo rappresenta un valore fondante della Costituzione del nostro Paese e la sua difesa assume un significato particolarmente rilevante nella città di Padova, che ha pagato un altissimo tributo di sangue durante la Resistenza e che vanta l'onore di ospitare l'unica università in Italia insignita della Medaglia d'oro al valor militare;

è inaccettabile l'accostamento tra mafia e antifascismo,

si chiede di sapere se e quali iniziative il Ministro in indirizzo intenda adottare riguardo all'opportunità di autorizzare una tale manifestazione che per slogan, finalità e contenuti appare incompatibile con i valori e i principi della nostra Costituzione.

(4-02408)

(già 3-01744)

CUCCHI - Al Ministro della giustizia. - Premesso che:

da organi di stampa si apprende che Antonio Fullone, già provveditore regionale dell'amministrazione penitenziaria della Campania, sarà nominato direttore generale della formazione degli agenti di Polizia penitenziaria;

Fullone è diventato noto alla cronaca 5 anni fa, in seguito ai fatti accaduti il 6 aprile 2020 presso la casa circondariale di Santa Maria Capua Vetere, quando circa 300 agenti fecero irruzione nell'istituto per una perquisizione straordinaria, degenerata nel più grave pestaggio mai documentato in un carcere italiano, durante il quale i detenuti furono picchiati per oltre quattro ore;

fu lo stesso Fullone, in qualità di provveditore, a ordinare quella perquisizione straordinaria;

considerato che:

Fullone è attualmente imputato nel procedimento penale relativo ai fatti di Santa Maria Capua Vetere ed è il principale indagato in quanto più alto in grado tra i funzionari coinvolti;

tra i reati contestati ci sono il depistaggio e l'aver disposto una perquisizione straordinaria pur non avendone titoli né competenze, trattandosi di una decisione spettante alla direzione dell'istituto penitenziario;

dopo il pestaggio l'allora Presidente del Consiglio dei ministri Mario Draghi e la Ministra della giustizia Marta Cartabia annunciarono riforme nell'ordinamento penitenziario, con particolare attenzione al reclutamento e soprattutto alla formazione degli agenti, prevedendo corsi di durata fino a 12 mesi,

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo ritenga opportuno affidare la responsabilità di un incarico delicato come la formazione di nuovi agenti di Polizia penitenziaria a una persona attualmente sotto processo per il massacro avvenuto a Santa Maria Capua Vetere;

se non ritenga necessario dare seguito agli impegni assunti dall'ex ministra Cartabia, prevedendo percorsi di formazione più lunghi e qualificanti per il personale di Polizia penitenziaria.

(4-02409)

DE CRISTOFARO - Al Ministro dell'ambiente e della sicurezza energetica. - Premesso che:

la cabina di regia per il contrasto degli illeciti contro gli uccelli selvatici, istituita presso il Ministero dell'ambiente e della sicurezza energetica, ha tra i propri compiti la valutazione delle minacce alla fauna selvatica e l'elaborazione di strategie di contrasto al bracconaggio e al traffico illegale, in coerenza con il piano d'azione nazionale del 2017 e con le raccomandazioni formulate dalla Commissione europea nelle procedure Pilot (5283/13/ENVI) ed EUP (2023)10542;

nonostante questi richiami europei, secondo quanto riportato da associazioni ambientaliste e da notizie di stampa, persistono fenomeni criminali legati a uccisione, cattura e traffico illegali di uccelli selvatici, in particolare turdidi e fringillidi, che alimentano reti organizzate di commercio clandestino;

è attualmente in discussione presso le Commissioni riunite 8a (Ambiente) e 9a (Agricoltura) del Senato il disegno di legge n. 1552, recante "Modifiche alla legge 11 febbraio 1992, n. 157, recante norme per la protezione della fauna selvatica omeoterma e per il prelievo venatorio", che introduce modifiche sostanziali alla disciplina dell'attività venatoria, incidendo su tempi, modalità e mezzi di caccia, deroghe, richiami vivi, tracciabilità e specie cacciabili, senza tuttavia prevedere alcun rafforzamento del sistema preventivo, repressivo e sanzionatorio contro i crimini a danno degli uccelli selvatici;

diverse associazioni ambientaliste hanno denunciato che il disegno di legge, oltre a risultare in contrasto con gli obblighi di tutela ambientale sanciti dall'art. 9 della Costituzione e dalle direttive europee "Uccelli" (2009/147/CE) e "Habitat" (92/43/CEE), rischia di compromettere ulteriormente la biodiversità, la sicurezza pubblica e la stessa credibilità delle istituzioni nella gestione della fauna selvatica;

non sussiste alcuna condizione di urgenza che giustifichi la trattazione serrata del disegno di legge 1552 in Commissione, con un calendario che rischia di comprimere il confronto parlamentare e di limitare il coinvolgimento della società civile. In tale contesto, numerose associazioni ambientaliste hanno denunciato una marcata disparità nelle audizioni parlamentari, che hanno riservato ampio spazio alle organizzazioni venatorie e filo-venatorie, relegando invece a un ruolo marginale il contributo del mondo scientifico e ambientalista, nonostante le rilevanti implicazioni del provvedimento per la tutela della biodiversità e degli equilibri ecologici;

un iter così accelerato, privo di un adeguato dibattito e di un reale ascolto delle parti sociali, appare rispondere più alle pressioni di alcuni settori venatori che a una valutazione sistemica degli effetti della legge, tanto più in un Paese che deve fronteggiare crisi climatiche, agricole ed ecologiche senza precedenti;

considerato che:

la Costituzione, all'articolo 9, tutela l'ambiente, la biodiversità e gli ecosistemi nell'interesse delle future generazioni, mentre l'articolo 117 vincola lo Stato al rispetto degli obblighi europei in materia ambientale;

la cabina di regia per il contrasto degli illeciti contro gli uccelli selvatici rappresenta lo strumento istituzionale deputato a monitorare e coordinare le azioni di contrasto al bracconaggio, e appare quindi essenziale che si esprima anche sulle possibili implicazioni del disegno di legge 1552;

il Governo sarà chiamato ad esprimere il proprio parere sugli emendamenti al disegno di legge, e dunque a orientarne i contenuti,

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo non ritenga prioritario convocare una seduta della cabina di regia per il contrasto degli illeciti sugli uccelli selvatici, finalizzata a discutere le implicazioni del disegno di legge 1552, anche alla luce delle richieste e delle procedure della Commissione europea;

quali iniziative intenda adottare per rafforzare il sistema preventivo, repressivo e sanzionatorio contro i crimini a danno dell'avifauna selvatica;

se non ritenga necessario sottoporre, per i profili di competenza del governo, il disegno di legge a una valutazione complessiva ed approfondita di compatibilità con gli obblighi costituzionali ed europei in materia di tutela ambientale e conservazione della biodiversità.

(4-02410)

CUCCHI - Al Ministro della difesa. - Premesso che a quanto risulta all'interrogante:

sulla pagina "Facebook" di Massimiliano Maraglino, segretario generale regionale Nord Est SIM Marina (Associazione professionale a carattere sindacale tra militari), sono stati pubblicati, tra i mesi di luglio e settembre 2025, diversi post di apprezzamento e sostegno al candidato consigliere regionale Marco Ausili, candidato con Fratelli d'Italia alle elezioni regionali del 28 e 29 settembre 2025;

in particolare, in tali post Maraglino scriveva, tra le altre cose: "Cari amici, in vista delle prossime elezioni della Regione Marche, voglio invitarvi a sostenere la candidatura di Marco Ausili - Consigliere regionale, un "amico" che ha saputo riscoprire e incarnare il vero significato della parola "politica"", e ancora "se anche voi credete in una politica fatta di concretezza, ascolto e impegno, vi invito a dare il vostro voto a Marco Ausili. lo lo farò con convinzione, e spero che anche voi possiate fare lo stesso" e infine "ieri sera ho partecipato su invito alla presentazione della candidatura alle regionali di Corrado Canafoglia. È stata per me anche l'occasione di scambiare due parole con il Presidente della Regione Marche, Francesco Acquaroli. In qualità di "Massimiliano Maraglino Segretario Regionale Nord Est SIM Marina" ho voluto ribadire quanto sia importante che la Regione Marche mantenga un'attenzione costante verso il personale militare impiegato su tutto il territorio marchigiano";

il 15 settembre 2025 sulla pagina "Facebook" dell'Unione sindacale italiana carabinieri (USIC) è stato pubblicato un post di sostegno a un altro candidato al Consiglio regionale delle Marche, Andrea Cardilli, attualmente responsabile dell'Area disciplinare e Segretario nazionale del suddetto sindacato, nonché sindaco di Colli del Tronto (Ascoli Piceno);

nel suddetto post si leggeva, tra le altre cose: "la nostra azione è mirata a garantire che i diritti dei nostri colleghi siano tutelati. In questa missione riconosciamo e valorizziamo al figura di leader come il nostro segretario Andrea Cardilli, la cui doppia veste di amministratore locale e rappresentante del personale dimostra come l'impegno per il prossimo non si fermi ai contini dell'Arma. Un carabiniere sereno e valorizzato è un bene prezioso per la sicurezza di tutti i cittadini". Con questo spirito, l'intera Unione Sindacale Italiana Carabinieri rivolge un grande in bocca al lupo ad Andrea Cardilli per la sua candidatura alle elezioni provinciali nelle Marche";

considerato che:

tali condotte appaiono in contrasto con i principi sanciti dal Codice dell'ordinamento militare (decreto legislativo 15 marzo 2010, n. 66);

in particolare l'art. 1476-bis comma 2, lett. b) dispone che: "Gli statuti delle APCSM sono improntati ai seguenti principi: neutralità ed estraneità alle competizioni politiche e ai partiti e movimenti politici";

l'art. 1476-quater, comma 1, lett. e) stabilisce che "Alle APCSM è fatto divieto di: promuovere iniziative di organizzazioni politiche o dare supporto, a qualsiasi titolo, a campagne elettorali afferenti alla vita politica del Paese";

inoltre, l'art. 1477, comma 5 prevede che "In caso di successivo accertamento della perdita anche di uno solo dei requisiti o di violazione delle prescrizioni di legge, il Ministero competente ne dà tempestiva e motivata comunicazione all'APCSM, che può presentare, entro quindici giorni e per iscritto, le proprie osservazioni. Entro i successivi trenta giorni, il Ministero competente adotta il provvedimento finale, informandone, nel caso di un provvedimento di cancellazione dall'albo di cui al comma 1, il Ministro per la pubblica amministrazione",

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dei fatti descritti in premessa;

quali iniziative intenda assumere per accertare eventuali violazioni delle disposizioni citate;

quali provvedimenti, anche di carattere disciplinare o sanzionatorio, intenda adottare nei confronti delle associazioni e dei dirigenti sindacali coinvolti, nel caso in cui le violazioni fossero confermate.

(4-02411)

VALENTE, MALPEZZI, PARRINI, ROSSOMANDO, VERINI, BASSO, VERDUCCI, LOSACCO, IRTO, GIACOBBE, NICITA, LORENZIN, DELRIO, ZAMPA, CAMUSSO, LA MARCA, ROJC, FINA, MARTELLA, TAJANI, ZAMBITO, MANCA - Ai Ministri delle infrastrutture e dei trasporti, dell'economia e delle finanze e del lavoro e delle politiche sociali. - Premesso che:

in Italia, nel primo semestre 2025, da quanto emerge da statistiche diffuse a mezzo stampa, i canoni di affitto sono aumentati di più del doppio rispetto ai prezzi delle case in vendita. Tra inizio gennaio e fine giugno 2025 l'aumento dei costi di affitto di abitazioni è stato del 5,5 per cento, con le locazioni che hanno così raggiunto il costo in media di 14,3 euro al metro quadro;

l'aumento si pone in continuità con il trend dell'ultimo decennio dei mercati immobiliari delle principali città capoluogo italiane nelle quali, secondo quanto più volte evidenziato dal CENSIS, si sono verificati picchi di aumenti superiori al 40 per cento, in modo direttamente proporzionale all'aumento generalizzato dei prezzi al metro quadro dei beni immobili delle maggiori città europee;

considerato che:

tra il 2015 e il 2023, i prezzi delle abitazioni in Unione europea hanno registrato un aumento medio del 48 per cento, mentre gli affitti sono saliti del 18 per centro;

a fare le spese di questo aumento generalizzato dei costi degli affitti sono purtroppo le fasce più deboli della popolazione, come gli studenti, i giovani lavoratori, le famiglie monoreddito e gli anziani che rappresentano il 24,3 per cento della popolazione italiana;

recenti dati diffusi dall'ISTAT sottolineano che il 5,6 per cento della popolazione italiana (circa 3,3 milioni di persone) vive in condizioni di grave deprivazione abitativa, non soltanto a causa dell'aumento dei prezzi ma anche per la cronica mancanza di strutture abitative idonee;

alla problematica dell'emergenza abitativa non solo non è stata data alcuna risposta efficace in termini di riordino della normativa in materia urbanistica e di programmazione di nuove soluzioni abitative, ma si è addirittura scelto di azzerare il finanziamento del fondo nazionale per il contributo affitto e morosità incolpevole, istituito nel 2016 e che negli anni è servito ad arginare gli sfratti;

particolare allarme desta la condizione degli anziani i quali, a quanto risulta da notizie apprese a mezzo stampa, sono i più colpiti dal "caro affitti", non solo a causa dell'aumento dei prezzi connesso all'inflazione, ma anche perché in alcune città del Sud Italia si è diffusa la prassi, in uso a numerose agenzie di locazione degli immobili, di non stipulare contratti di affitto con anziani e pensionati titolari di pensioni sociali;

tale prassi viola il principio di non discriminazione per ragioni legate all'età sancito dall'articolo 3 della Costituzione e si pone anche in contrasto con il bilanciamento tra il principio di libera iniziativa economica di cui all'articolo 41 della Costituzione e l'obbligo che il medesimo principio non possa svolgersi in contrasto con l'utilità sociale o in modo da arrecare danno alla dignità umana, nello specifico discriminando una fascia debole della popolazione come gli anziani,

si chiede di sapere:

se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza dei fatti esposti;

quali misure necessarie ed urgenti intendano assumere al fine di garantire ai titolari di pensioni sociali il libero accesso all'affitto di immobili.

(4-02412)

Interrogazioni, da svolgere in Commissione

A norma dell'articolo 147 del Regolamento, la seguente interrogazione sarà svolta presso la Commissione permanente:

8ª Commissione permanente (Ambiente, transizione ecologica, energia, lavori pubblici, comunicazioni, innovazione tecnologica):

3-02157 del senatore Patuanelli, sul nuovo decreto detto "conto termico 3.0".

Interrogazioni, ritiro

È stata ritirata l'interrogazione 4-01756 del senatore Spagnolli ed altri.

Avviso di rettifica

Nel Resoconto stenografico della 339ª seduta pubblica del 10 settembre 2025:

a pagina 225, dopo l'assegnazione del disegno di legge n. 1560, eliminare l'annuncio relativo al disegno di legge n. 1569;

a pagina 227, prima dell'assegnazione del disegno di legge n. 1634, inserire il seguente annuncio:

"6ª Commissione permanente Finanze e tesoro

Sen. Tajani Cristina ed altri

Misure per promuovere l'armonizzazione e interoperabilità dei dati fiscali, tributari e contributivi e per la semplificazione degli adempimenti a carico dei sostituti d'imposta (1569)

previ pareri delle Commissioni 1ª Commissione permanente Affari costituzionali, affari della Presidenza del Consiglio e dell'Interno, ordinamento generale dello Stato e della Pubblica Amministrazione, editoria, digitalizzazione, 5ª Commissione permanente Programmazione economica, bilancio, 8ª Commissione permanente Ambiente, transizione ecologica, energia, lavori pubblici, comunicazioni, innovazione tecnologica, 9ª Commissione permanente Industria, commercio, turismo, agricoltura e produzione agroalimentare, 10ª Commissione permanente Affari sociali, sanità, lavoro pubblico e privato, previdenza sociale, Commissione parlamentare questioni regionali

(assegnato in data 10/09/2025);"