Legislatura 19ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 335 del 30/07/2025
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PRESIDENTE. Poiché non vi sono iscritti a parlare in discussione, passiamo alla votazione della proposta della Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari.
SCALFAROTTO (IV-C-RE). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
SCALFAROTTO (IV-C-RE). Signora Presidente, intervengo soltanto per annunciare il voto favorevole del nostro Gruppo. Si tratta effettivamente di un errore procedurale, che però - come diceva il relatore - ha poi degli effetti sostanziali. Quindi, al fine di rimettere a posto le cose e di rimettere il caso nella giusta procedura, riteniamo sia corretto sollevare il conflitto di attribuzione.
LOPREIATO (M5S). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
LOPREIATO (M5S). Signora Presidente, onorevoli colleghi e colleghe, purtroppo, e per le ragioni più variegate, la Giunta continua ad operare su criteri eminentemente politici e conseguentemente di parte. L'intervento testé fatto da parte dell'esponente di Fratelli d'Italia sulla pregressa posizione di Sangiuliano credo che ne sia veramente un chiaro esempio.
Anche il conflitto di attribuzione (così come l'autorizzazione a procedere e l'insindacabilità) è entrato nel maquillage politico fatto di strumentalizzazioni utili ai desiderata della maggioranza. Ci troviamo di fronte allo stesso consesso che ha votato contro la richiesta di conflitto di attribuzione di un soggetto senatore - parlo chiaramente del senatore Scarpinato, un nome che dà molto fastidio a parte di quest'Assemblea - non indagato, nei confronti del quale sono state utilizzate alcune intercettazione non penalmente rilevanti e che, pertanto, non dovevano nemmeno essere trascritte, ma che sono state trasmesse al precipuo fine di escluderlo dai lavori di Commissione. (Applausi).
Quelle stesse persone, signor Presidente, oggi cercano con ogni mezzo, per l'ex ministro Brunetta, degli escamotage utili alla loro causa: un doppio conflitto di attribuzione, volto in primis a radicare la competenza del Senato e successivamente a sindacare sulla non corretta qualificazione giuridica della fattispecie, così come operata dal Tribunale dei ministri.
La qualificazione come reato comune ovvero ministeriale è fondamentale ai fini della materia in questione. Infatti, qualora si ritenesse che le condotte operate dall'ex Ministro siano da considerarsi come reato ministeriale e non più comune, escluderebbe di conseguenza la competenza del giudice ordinario, la quale rimarrebbe in capo al Tribunale dei ministri e quindi la Camera di competenza sarebbe chiamata a valutare, come presupposto dell'agire, l'esistenza o meno della cosiddetta scriminante politica.
Siamo ben certi che la conclusione di questo machiavellico congegno sarà infine l'impunità al parlamentare amico; un castello di carte ben costruito, non c'è che dire. Ma perché, signor Presidente, lo stesso trattamento non è stato riservato al senatore Scarpinato? Lui, a differenza di tutti gli altri, non ha certo mai chiesto l'impunità (i presupposti erano totalmente differenti); chiedeva solo di poter esercitare il proprio mandato parlamentare in maniera limpida. (Applausi).
Non si comprende ancora il motivo per il quale la Giunta, al solito, abbia utilizzato due pesi e due misure. Non si capisce perché debba acconsentire al conflitto di attribuzione nei confronti dell'ex ministro Brunetta, mentre sia stato negato al senatore Scarpinato.
Signor Presidente, ma cosa chiedeva di tanto irragionevole? Che potesse essere scongiurato l'assurgere a precedente del comportamento dell'autorità giudiziaria che, discrezionalmente, a fronte di intercettazioni irrilevanti di un soggetto non indagato, lo ripeto, trasmettesse le stesse ad altro organo dello Stato, nel caso specifico la Commissione antimafia, e che lo stesso le utilizzasse senza alcuna garanzia per il parlamentare e senza che la Camera competente potesse esprimersi in ordine a tale utilizzo mediato delle captazioni. È stata questa una macchinazione politica volta ad escludere un parlamentare scomodo alla maggioranza da una Commissione nevralgica per la narrazione del Governo.
Visto che non c'è limite al peggio, la Commissione affari costituzionali ha concluso l'esame di un disegno di legge della maggioranza volto a creare un conflitto d'interesse in antimafia, costruito sulle persone del senatore Scarpinato e del collega De Raho. (Applausi).
Signor Presidente, il paradosso che si è venuto a creare, analizzando il combinato disposto delle due questioni, è che un parlamentare indagato potrà beneficiare appieno delle prerogative e delle garanzie costituzionali, mentre, di converso, un soggetto totalmente estraneo alle indagini, assolutamente non indagato, sarebbe alla mercé di strumentalizzazioni politiche, non offrendo l'ordinamento alcuna tutela e avendo la Camera di appartenenza negato ab origine qualsivoglia sponda della Consulta.
Purtroppo, ci troviamo di fronte a un collegio che ha totalmente abbandonato la natura di organismo paragiurisdizionale, trasformandosi in uno a natura eminentemente politica (e non mi stancherò mai di ripeterlo in seno alla Giunta). Con i numeri in Assemblea non possiamo far altro che denunciare l'andamento dei lavori e le macchinazioni della maggioranza. Non abbiamo la forza politica per poter fare altro.
Per queste ragioni, signor Presidente, dichiaro il voto contrario alla richiesta del conflitto di attribuzione. (Applausi).
STEFANI (LSP-PSd'Az). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
STEFANI (LSP-PSd'Az). Signor Presidente, sulla questione in esame tutto il Gruppo Lega anticipa fin da ora il voto a favore, ritenendo che la procedura, così com'è stata instaurata, non sia corretta e che la competenza doveva essere radicata presso il Senato.
Per questa ragione e in conseguenza di questo, vi è stato un effetto particolarmente lesivo dei diritti del già ministro Brunetta nella tutela delle sue prerogative.
Per questa ragione, pertanto, votiamo a favore del sollevamento del conflitto di attribuzione.
ROSSOMANDO (PD-IDP). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ROSSOMANDO (PD-IDP). Signor Presidente, molto sinteticamente, noi condividiamo i passaggi tecnici della relazione del collega Rastrelli, perché stiamo parlando davvero di una questione molto tecnica.
Il punto, nonostante le apparenze, in realtà è abbastanza semplice. Anche alla luce della sentenza della Corte costituzionale citata, comunque la Camera competente, quando si tratta di reati ministeriali, può e deve pronunciarsi sulla natura del reato ministeriale e se abbia rivestito una connotazione di interesse pubblico.
Noi, in realtà, ci troviamo in una fase che precede, perché, posto che dobbiamo pronunciarci anche sulla natura del reato ministeriale, in questo caso, invece di essere stata interessata la Camera competente, cioè il Senato, era stata interessata la Camera.
Non dobbiamo in questo momento discutere se effettivamente il reato fosse ministeriale o meno. È una questione che a questo punto diventa "di merito", con riferimento alla nostra attività e non ovviamente al contenuto degli atti processuali. Pertanto votiamo favorevolmente alla relazione, perché è mancato questo presupposto.
Voglio concludere dicendo che votiamo coerentemente, come abbiamo votato in tutti i casi di prerogative parlamentari, compreso il caso Scarpinato. Diciamo che da questo punto di vista siamo coerenti esattamente con tutte le nostre prese di posizione. (Applausi).
MALAN (FdI). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MALAN (FdI). Chiediamo che la votazione venga effettuata a scrutinio simultaneo mediante procedimento elettronico.
PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori.
(La richiesta risulta appoggiata).
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo della proposta della Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari di sollevare un conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato nei confronti della procura della Repubblica presso il tribunale di Roma.
(Segue la votazione).
Il Senato approva. (v. Allegato B).
La Presidenza si intende pertanto autorizzata a dare mandato a uno o più avvocati del libero foro.