Legislatura 19ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 335 del 30/07/2025
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DAMANTE (M5S). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
DAMANTE (M5S). Signor Presidente, occorre - a mio avviso - fare chiarezza sulla ratio dell'istituto dell'insindacabilità e delle opinioni ex articolo 68, comma 1, della Costituzione.
Ancora una volta, signor Presidente, non ci sono dubbi che i parlamentari debbano avere garantita nel modo più libero la rappresentanza della Nazione delineata dall'articolo 67 della Costituzione, ma l'insindacabilità non antepone una deroga a qualsiasi cosa un parlamentare faccia o dica. L'opinione espressa dal parlamentare può collidere con beni della persona qualificati come inviolabili (onore, reputazione, dignità). La Costituzione non protegge qualsivoglia opinione, ma soltanto quella resa nell'esercizio della funzione parlamentare, indipendentemente dal luogo in cui essa venga espressa. Anche ad opinioni non connesse ad atti parlamentari può essere applicato l'articolo 68, comma 1, della Costituzione, ma quando sia evidente e qualificato il nesso con l'esercizio della funzione parlamentare. Deve trattarsi non di opinioni politiche, che può esprimere ogni cittadino, nei limiti già consentiti dall'articolo 21 della Costituzione (le classiche chiacchiere da bar, per intenderci), ma di opinioni funzionali all'esercizio del mandato parlamentare e della rappresentanza della Nazione.
Signor Presidente, la premessa mi sembrava d'obbligo, visti i vari interventi fatti oggi in Aula, anche dal senatore che mi ha preceduto. Oggi siamo chiamati a discutere e a deliberare sulle esternazioni del senatore Matteo Renzi rivolte alla dottoressa Christine Von Borries, magistrato della procura di Firenze, da lui accusata di aver occultato prove decisive ai fini dell'assoluzione dei propri genitori, in un processo penale concluso con l'assoluzione in appello. Secondo il magistrato tali affermazioni, diffuse mediante un testo di larga pubblicazione, avrebbero leso la sua reputazione, travalicando i limiti del diritto di critica.
A supporto della tesi dell'insindacabilità, la memoria del senatore Renzi richiama alcune pronunce della Corte costituzionale: la n. 11 del 2000, la n. 219 del 2003 e la n. 104 del 2024.
Signor Presidente, appare doveroso distinguere i profili effettivamente rilevanti di tali precedenti, evitando letture eccessivamente favorevoli alla tesi immunitaria. In particolare, la Corte costituzionale ha più volte ribadito che l'articolo 68 della Costituzione non copre qualunque esternazione di un parlamentare. La stessa sentenza citata dal senatore Renzi, la n. 104 del 2024, ha precisato che le dichiarazioni rese fuori dalle sedi parlamentari possono essere insindacabili solo e soltanto se riconducibili all'esercizio del mandato e formulate come opinioni nel rispetto della dignità altrui. L'insindacabilità, infatti, tutela dichiarazioni finalizzate alla qualità del dibattito pubblico, non certo al suo scadimento.
Pertanto, la domanda che dobbiamo porci, colleghi, è se il senatore Renzi stava esercitando un suo diritto costituzionale o stava ledendo un diritto altrui, parimenti difeso dalla Costituzione. Questo è il vero senso del dibattito oggi. Nella fattispecie, dov'è il necessario nesso funzionale tra le dichiarazioni oggetto di causa e una specifica attività parlamentare? La loro riproposizione pubblica in forme editoriali o di comunicazione politica non basta a trasformarle in atti propri della funzione parlamentare, se rimangono scollegate dall'esercizio tipico del mandato.
Del resto, l'articolo 3 della legge n. 140 del 2003, legge di attuazione dell'articolo 68 della Costituzione, chiarisce che la guarentigia opera anche per le attività di divulgazione, di critica o di denuncia politica svolte fuori dal Parlamento, ma solo e soltanto quando siano connesse alla funzione di parlamentare. In tal senso, è consolidato il principio per cui l'insindacabilità è una garanzia funzionale dell'istituzione, volta a proteggere la libertà e l'autonomia del Parlamento e non un privilegio personale del singolo parlamentare.
Siamo dunque di fronte non a una questione di libertà di espressione tout court, bensì al tentativo di estendere una prerogativa costituzionale oltre il suo ambito, per coprire affermazioni che nulla hanno a che vedere con l'attività parlamentare in senso proprio.
In questa vicenda, si tratta non di generiche critiche politiche, ma di accuse puntuali rivolte a un magistrato, inerenti a vicende di carattere sostanzialmente privato. Peraltro, le motivazioni della sentenza di appello hanno smontato il castello accusatorio costruito dal senatore Renzi. Ciò conferma indirettamente come tali esternazioni fossero finalizzate più a una difesa personale ex post che ad un'attività ispettiva o di denuncia politica a tutela di un interesse pubblico.
Signor Presidente, colleghi, io la faccio la seguente domanda: ma possiamo ridurre una garanzia costituzionale, portatrice di interessi generali, a misero mezzo di dileggio e accusa alla magistratura per vicende e scopi del tutto personali? Così facendo viene superato il limite estremo della prerogativa dell'insindacabilità. Lo vogliamo capire? Volete quantomeno ascoltare la nostra posizione in tal senso e con ciò stesso la ratio ascrivibile all'articolo 68 della Costituzione?
Colleghi, usando l'articolo 68 della Costituzione per consentire a coloro che hanno assunto una carica pubblica da ottemperare con disciplina e onore di fare scempio della rispettabilità altrui senza averne conseguenze, anneghiamo nel ridicolo sia la disciplina sia l'onore, mentre riassumiamo - ahimè e ahinoi - il Marchese del Grillo: «Perché io sono io e voi…». Faccio completare la frase a coloro che di questo articolo 68 si fanno scudo e a coloro che lo consentono.
Signor Presidente, il MoVimento 5 Stelle ritiene che l'insindacabilità parlamentare non possa né debba essere utilizzata come scudo individuale, tanto più per proteggere dichiarazioni estranee all'esercizio del mandato. È nostro dovere comune preservare il significato e i limiti delle guarentigie costituzionali, evitando ogni indebita deresponsabilizzazione dei rappresentanti istituzionali.
Per tutte le ragioni esposte, in coerenza con la linea garantista, ma rigorosa che contraddistingue il MoVimento 5 Stelle, annuncio il voto contrario alla richiesta di riconoscere l'insindacabilità delle affermazioni oggetto di questo procedimento. (Applausi).