Legislatura 19ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 335 del 30/07/2025
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LOPREIATO (M5S). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
LOPREIATO (M5S). Signora Presidente, onorevoli colleghi e colleghe, dopo aver ascoltato attentamente la narrazione della relatrice circa i tre moduli ermeneutici di insindacabilità (teoria, questa, molto più fantasiosa rispetto alla trilogia de «Il Signore degli anelli» di Tolkien, proprio per citare un autore caro al centrodestra), occorre ancora una volta fare ordine circa quanto è previsto dalla Costituzione e cosa dice la consolidata giurisprudenza in merito all'immunità parlamentare ex articolo 68, primo comma, della Costituzione.
Orbene, la stessa sussiste quando gli atti e le dichiarazioni rese extramoenia presentano una sostanziale coincidenza di contenuti con quelle rese in sede parlamentare, in modo che anche le dichiarazioni rese in forma o in sede non tipica debbano ritenersi espressione dell'esercizio della funzione parlamentare, mentre non sono a tal fine sufficienti né la comunanza di argomento né la natura politica del contesto nel quale le dichiarazioni sono pronunciate. Orbene, senatore Gasparri, questo non lo diciamo noi, ma la Cassazione e lo abbiamo più volte ribadito per più posizioni e nuovamente precisato in quest'Aula.
La relazione del relatore, dalla quale discendono i tre famosi modelli ermeneutici, parte da un assunto sbagliato: quelle dichiarazioni diffamatorie sono per il tenore, il contesto e il significato letterale assolutamente slegate rispetto alle quotidiane invettive del senatore Gasparri avverso il dottor Tescaroli. Le affermazioni oggetto di querela, secondo cui il dottor Tescaroli partecipa alla vita politica (con narrazioni scarsamente attendibili), o l'accostamento con Salvatore Baiardo, soggetto pregiudicato, non costituiscono affatto un'estensione esterna di interrogazioni parlamentari o interventi sul tema delle stragi del 1993 o della giustizia, come testé detto anche dalla senatrice Cucchi; non hanno infatti nulla a che vedere con il tenore degli atti tipici. L'unica cosa che hanno in comune è l'astio nei confronti della magistratura che emerge dalla loro lettura.
Le dichiarazioni del senatore Gasparri rilasciate alla stampa (del tipo: attendiamo anche Tescaroli; «narrazioni scarsamente attendibili»; «zero voti a testa») appaiono perlopiù come giudizi personali che non si limitano a esprimere una critica politica, ma pongono in dubbio la professionalità e la reputazione di un magistrato, associandolo implicitamente a soggetti pregiudicati, andando a ledere in maniera incontrovertibile l'autonomia, l'indipendenza e l'onorabilità di un magistrato in servizio. (Applausi).
Gli atti parlamentari richiamati dal relatore hanno ad oggetto interventi a difesa dell'ex presidente Berlusconi, valutazioni sull'azione della magistratura fiorentina, inviti al Ministro a esercitare i poteri ispettivi, ma non vi è traccia, né formale né sostanziale, della tematica della candidatura politica di Tescaroli e dell'accostamento a figure criminali come Baiardo.
Riconoscere oggi l'insindacabilità per quelle frasi del senatore Gasparri, Presidente, significa ammettere che qualsiasi dichiarazione di un parlamentare, purché preceduta da un atto dell'Assemblea sullo stesso ambito tematico, possa automaticamente essere coperta. È una pericolosa distorsione del principio costituzionale. Abbiamo già visto in questa legislatura e non solo un uso distorto delle prerogative parlamentari per schermare comportamenti comunicativi che nulla hanno a che vedere con la funzione rappresentativa. La Corte costituzionale e la Cassazione lo hanno detto con chiarezza: non basta il richiamo politico, servono una coerenza, una finalità rappresentativa e un nesso oggettivo e soggettivo.
Nel caso di specie, non c'è nulla di tutto ciò, anzi c'è una grave lesione del principio costituzionale dell'indipendenza della magistratura attraverso l'insinuazione gratuita e diffamatoria di una vicinanza tra un pubblico ministero e un partito politico e l'accostamento a soggetti mafiosi. Tutto questo non ha nulla a che vedere con l'esercizio delle funzioni parlamentari. (Applausi).
Del resto, signora Presidente, quest'avversione nei confronti della magistratura non ci stupisce: la riforma costituzionale della separazione delle carriere ne rappresenta proprio l'emblema. Peraltro, secondo il relatore, l'insulto alla magistratura e l'equiparazione della stessa a soggetti pluripregiudicati rappresentano plasticamente interessi riferibili al popolo; sulla base di quanto si apprende dalla lettura della relazione, per il senatore Gasparri l'humus dell'insindacabilità dovrebbe risiedere nel costante attacco a un potere dello Stato.
No, signora Presidente, non ci stiamo a queste conclusioni, ne va della nostra onorabilità, non possiamo permettere a quest'Assemblea di votare per l'insindacabilità, perché sappiamo bene che non funziona così, o meglio non dovrebbe. Non lo dice la senatrice Lopreiato, bensì la Corte di cassazione. In extrema ratio, l'articolo 68 può essere applicato a opinioni non connesse ad atti parlamentari solo ed esclusivamente quando sia evidente e qualificato il nesso con l'esercizio della funzione parlamentare, sempre che tali opinioni siano rispettose della dignità dei destinatari della critica e della denuncia politica. Deve infatti trattarsi di opinioni funzionali all'esercizio del mandato parlamentare e della rappresentanza della Nazione. La funzione di parlamentare non può ricomprendere azioni volte a delegittimare la magistratura e certo esse non devono trascendere nell'insulto. Qui assistiamo a beghe puramente personali.
Per queste ragioni, dichiaro il voto contrario del mio Gruppo alla proposta della Giunta illustrata dal relatore. (Applausi).