Legislatura 19ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 335 del 30/07/2025

MAGNI (Misto-AVS). Signora Presidente, onorevoli colleghi, dopo un lungo e frettoloso travaglio, che è terminato stanotte in Commissione, ma che non è ancora terminato, perché la discussione prosegue anche in questo momento, siamo qui a esaminare questo decreto-legge, che negli ultimi giorni avete chiamato decreto economia, ma che è un vero e proprio omnibus, dove c'è di tutto e di più. Ha anche qualche limite costituzionale, tant'è che non si può nascondere che il Quirinale stesso ha posto una serie di problemi su alcuni temi contenuti in questo omnibus. Si va dal finanziamento alle imprese alla proroga del superbonus, dal bonus per le mamme alle infrastrutture, ai trasporti locali, al lavoro interinale.

Fino ad arrivare a interventi sugli enti territoriali, l'ennesimo rinvio della sugar tax, disposizioni riguardanti il turismo, innovazione tecnologica, persino l'abbassamento dell'IVA sui beni di lusso, come l'antiquariato e l'arte. Sostanzialmente, un'accozzaglia di problemi che è difficile mettere insieme.

È per questo che, ad esempio, siamo di fronte ad una situazione in cui è difficile individuare qual è la traiettoria, perché è una frammentazione unica di problemi che rischia, ovviamente, di non vedere o perlomeno di dare risposte al limite a breve, con problemi che rimangono però sul tappeto.

Eppure vengono citati temi importanti, che avrebbero la necessità di essere discussi maggiormente. Alcuni li ho già citati, ma mi riferisco anche ai temi del terzo settore e delle start-up, ai temi legati al superbonus delle aree terremotate, agli interventi sociali. C'è di tutto e di più.

Io ho partecipato a tutta la discussione in Commissione e quindi so di che cosa si sta discutendo. Ovviamente, lo ripeto, l'unica cosa che non c'è è un'idea di prospettiva e in quale contesto vengono indirizzati questi temi. Una cosa, però, è certa in tutte le vostre decisioni: che c'è una tendenza alla centralizzazione di tutte le decisioni. Non a caso si fa una specie di finanziaria per decreto. Questo è il dato. Si approva un decreto, che ha pochi giorni per essere tramutato in legge, e in pratica ci si mette d'accordo in Consiglio dei Ministri per dare delle risposte tra i partiti che rappresentano la maggioranza. Il Parlamento, in qualche modo, è solo chiamato: a rettificare, se va bene; altrimenti a prendere atto di questi atti.

Dico questo perché c'è una tendenza centralizzata, che esclude le autonomie locali. Penso, ad esempio, alla questione del rifinanziamento del post PNRR. Con quale logica si scelgono alcune zone ed enti locali rispetto ad altri? Esiste un quadro complessivo, delineato e chiaro? No, probabilmente, la scelta è in capo a chi ha più pressione politica.

Sappiamo tutti cosa vuol dire questa cosa: avere un rapporto è una cosa importante. Io non sottovaluto mai niente. È importante, per un parlamentare o per la maggioranza, rispondere in qualche modo a maggiori sollecitazioni, ma il problema è che la politica deve guardare l'insieme, senza distinguere tra destra e sinistra di fronte ai problemi concreti degli enti locali.

Poi ci sono, ovviamente, anche forme di grande potere. Penso, ad esempio, al provvedimento di proroga di sette anni per la società Milano-Cortina. Tale misura, contenuta nel decreto sport, discusso in questi giorni alla Camera, è stata spostata e inserita qui. Ma per quale ragione c'era questa urgenza di fare la proroga?

Qual è l'urgenza? Tranquillizzare chi gestisce? Pongo la domanda. Non c'è nessuna urgenza. È uno strapuntino, sostanzialmente, al Ministro delle infrastrutture, che ovviamente ci tiene a queste questioni, così come pensa di risolvere il problema dello sviluppo del nostro Paese facendo il ponte sullo Stretto.

Quanto ad intervenire su una serie di questioni dal punto di vista sociale, anche qui, ad esempio, si è tentato di fare delle cose molto complicate.

Vorrei ricordare a tutti che non ne parlano solo i giornali, ma ne abbiamo parlato anche noi tutta la notte di un emendamento che era stato estrapolato dal decreto Ilva, non c'era nel testo e c'è stata una discussione su questo tema, fuori da qualsiasi contesto. C'è poi il caso del tentativo di approvare un emendamento mai ritirato relativo al prolungamento del lavoro somministrato che da 48 mesi, cioè da quattro anni, rischiava di arrivare a sette anni. Quindi, altro che stabilità del posto di lavoro, formazione e sicurezza, prospettive, salario adeguato e quant'altro. Come tutti voi sapete, infatti, è molto difficile garantire tutte queste cose a chi lavora in regime di somministrazione e quindi in termini precari.

Ora di questo ha fatto parlare il cosiddetto decreto economia, anziché affrontare i temi importanti, ripeto, che esso contiene. La discussione è avvenuta su cose che sostanzialmente non c'entrano. Bisognerebbe chiedersi per quale ragione si è voluto inserire questo dato o addirittura utilizzare il bonus alle mamme e la proroga dell'Ape sociale - una cosa buona - sottraendo però le risorse al Fondo per la povertà. Siamo di fronte a questo tipo di avvenimenti. La redistribuzione non è mai dall'alto verso il basso, ma è sempre molto bassa.

Quindi, quando si parla della questione dal punto di vista sociale, non si parla del fatto che i salari non crescono. Non si affronta il tema dei salari, di cui hanno parlato anche altri, e di come mantenere il loro potere d'acquisto. Questo non c'è: discutiamone.

Oppure, a proposito del rinvio della sugar tax, qual è la ragione per cui continuiamo a guardare indietro? L'ho detto anche in altri interventi su altri decreti-legge: non si può continuare a pensare di fermare l'innovazione, il cambiamento, di guardare sempre indietro, come se, tornando indietro, noi salviamo l'economia, salviamo la nostra industria, le nostre prospettive. Dovremmo avere la capacità di seguire, ovviamente senza smantellare, ma orientando.

Poi c'è un'altra cosa che grida vendetta: l'altro giorno abbiamo discusso del decreto fiscale e voi prevedete un'IVA agevolata sui prodotti di lusso, cioè sui prodotti di antiquariato anziché sui prodotti di prima necessità. Mi permetto di sottolineare questi fatti.

Per quanto riguarda le piccole e medie imprese, è stato detto che era molto difficile intervenire, perché non c'erano gli spazi e non c'erano le risorse, ma francamente se si trovano un miliardo e 200 milioni per intervenire su alcuni temi, si può allargare, si deve allargare in questa direzione.

Presidenza del vice presidente CASTELLONE (ore 17,38)

(Segue MAGNI). Noi pensiamo che, anziché spalancare le porte alla precarietà e ai bassi salari e peggiorare le condizioni dei lavoratori, mettendone in discussione i diritti, sarebbe opportuno fare un salto di qualità, cercando di fare una discussione, confrontandoci su quale sia la prospettiva per questo Paese, di fronte al fatto che dovremmo affrontare sia la questione dei dazi e sia il fatto che - lo sottolineo e concludo - sono 28 mesi che in questo Paese c'è un calo della produzione industriale. Quindi se vogliamo affrontare il tema della sicurezza sul lavoro, delle condizioni di lavoro, dei salari e quindi del superamento della precarietà, è fondamentale sapere qual è la politica industriale che questo Paese deve fare e voi questo non l'avete ancora delineato in tre anni. (Applausi).

PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Damante. Ne ha facoltà.