Legislatura 19ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 335 del 30/07/2025
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DAMANTE (M5S). Signora Presidente,colleghi, Governo, oggi siamo di nuovo chiamati a trattare un decreto-legge omnibus. La novità adesso è che lo stesso Governo lo chiama "omnibus", il che dimostra una certa onestà intellettuale che riconosciamo. A nostro avviso, però, essendo un decreto omnibus, si presenta quasi come un pasticcio normativo e non è la prima volta. È un pasticcio normativo, ma anche una semplice foglia di fico per nascondere, dietro l'apparenza della prontezza e dell'urgenza amministrativa, la sostanziale incapacità di affrontare realmente le emergenze del Paese.
In questo decreto-legge omnibus si trattano molti temi - così come hanno detto i relatori - che sono cari agli italiani e sono veramente i problemi degli italiani: vedi il payback, vedi l'edilizia carceraria, vedi le questioni legate agli enti locali, al terzo settore, al turismo, all'emergenza idrica. Ma mi chiedo perché la decretazione d'urgenza appaia l'unico strumento possibile di questo Governo per risolvere i problemi. Io mi farei anche un'altra domanda, colleghi: non è forse proprio la mancanza di una programmazione reale che crea questi problemi (Applausi) e quindi ci ritroviamo un'altra volta ad adottare decreti d'urgenza e di emergenza?
Il decreto-legge omnibus non è una risposta: è un elenco di rinvii, di deroghe, di proroghe e di toppe che comunque non riparano un vestito ormai logoro. Per questo non l'abbiamo accettato. Non lo possiamo accettare, non lo possiamo legittimare, e non perché sia tutto sbagliato in effetti - non è questo il punto - ma perché non c'è una visione, non c'è una strategia, non c'è la volontà reale di cambiare le cose.
Oggi, Presidente, in questi pochi minuti che mi sono concessi in discussione generale, vorrei attenzionare soprattutto l'articolo 2, comma 1, che affronta un'emergenza: la siccità. L'emergenza idrica, soprattutto in alcune parti del Paese, è evidente e l'articolo 2 del decreto omnibus destina, al fine di potenziare le infrastrutture idriche, 10 milioni di euro per l'anno 2025 e 11 milioni di euro per l'anno 2026, finalizzati alla realizzazione di impianti di dissalazione, anche mobili, nei Comuni di Porto Empedocle, Trapani e Gela. Siamo consci che l'emergenza idrica in alcune parti del Paese, in particolar modo nella mia terra, la Sicilia, è rilevante e che debbono essere considerate tutte le opzioni per fronteggiarla, compresa la realizzazione di impianti di dissalazione, tra l'altro inseriti all'interno della pianificazione prevista dalle direttive comunitarie del 2000.
Attenzione, però: la direttiva parla di misure ulteriori. Vorrei sottolineare questo concetto: le misure ulteriori sono finalizzate a soddisfare i fabbisogni idrici dell'uomo in uno scenario climatico volto al cambiamento. Quindi, sono misure - lo sottolineo - «ulteriori»: ulteriori a che cosa? Non so se conoscete la storia e ciò che accade in Sicilia da parecchi anni. Bisogna intervenire con i dissalatori, ma i dissalatori c'erano anche prima in Sicilia. Io sono di Gela e il dissalatore che oggi viene ulteriormente finanziato con i fondi del Governo già esisteva: è stato chiuso tra il 2012 e il 2015. Sapete perché? Era energivoro, perché era insostenibile economicamente e soprattutto dal punto di vista ambientale. Oggi ci ritroviamo in emergenza e, quindi, rifinanziamo questi dissalatori. Ma, attenzione: non vorrei che finanziare questi dissalatori fosse un alibi per chi governa in questo momento la Sicilia, per il viceré Schifani, che ha così tanti poteri commissariali, dati da questo Governo, che è diventato non un governatore, ma un viceré, non interviene magari sulle reti idriche, sugli impianti di depurazione, sugli impianti fognari e su tutto ciò che succede in Sicilia perché manca l'acqua per via del cambiamento climatico: non interviene nelle dighe e negli invasi.
Non vorrei che questo fosse un alibi, perché non sarebbe sostenibile nel tempo. La dissalazione, infatti, richiede energia termica o meccanica per ottenere la separazione di acqua dolce dalla soluzione salina di alimentazione, ed è pertanto intrinsecamente energivora. Chi pagherà la bolletta? Questa è la domanda che faccio. Il viceré in Sicilia?
È poi inutile che lo stesso governatore Schifani vada a inaugurare i dissalatori, tra l'altro copiando un altro presidente della Regione, un tale Cuffaro, che venne a Gela negli anni passati a fingere di bere l'acqua dissalata. "Buonissima", disse, salvo poi inventarsi - mi dispiace utilizzare questo termine - la famosa supercazzola: "potabile, ma non bevibile". (Commenti). Nemmeno l'originalità…
PRESIDENTE. Senatrice, la invito ad usare sempre un linguaggio consono.
DAMANTE (M5S). Per dire "potabile non bevibile" diciamo che ci vuole un po' di coraggio, giusto?
Allora dico che è la questione è molto seria. Sì, interveniamo per l'emergenza, ma l'emergenza non può essere un alibi.
Dicono che il clima sta cambiando. E, se ciò è vero, non sarebbe opportuno presentare un piano organico per la manutenzione e il completamento delle dighe? Se ciò non viene fatto, significa che non c'è alcun cambiamento climatico; oppure, se c'è, significa che, come tutto il resto, si vuole sfruttarlo per gestire una perenne emergenza, così come accade con gli incendi estivi che stiamo vedendo in questi giorni in Sicilia, con lo smaltimento rifiuti, con il dissesto delle strade e con tante, troppe situazioni emergenziali in Sicilia. Lo sappiamo, l'ha detto poco fa il collega del PD: dove c'è emergenza e necessità prolifera e aumenta la politica con la "p" minuscola, e la Sicilia ne è piena.
Informo infine, il viceré Schifani, e anche il Governo che gli dà tutti questi poteri, che quest'inverno in Sicilia ha piovuto a sufficienza per riempire gli invasi e addirittura ricostituire il lago di Pergusa. Allora - e lo ripeto - se non si interviene in reti idriche, sugli invasi, sui depuratori, sul recupero delle acque reflue, efficienza e innovazione, significa parlare sì di siccità in Sicilia, ma soprattutto offendere l'intelligenza dei siciliani. Basterebbe una politica seria, non coloniale. Basterebbe avere un Presidente di Regione, non un viceré. Basterebbe programmare gli interventi seri sulla rete idrica che perde la metà dell'acqua e non avremmo bisogno dei dissalatori. Quando arriveranno le bollette sarà un problema per tutti: per i Comuni, per i cittadini siciliani, ma per l'Italia intera, perché il Governo dovrà intervenire. (Applausi).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Dreosto. Ne ha facoltà.