Legislatura 19ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 335 del 30/07/2025

BORGHI Enrico (IV-C-RE). Signor Presidente, è piuttosto complicato riuscire a assicurare lo svolgimento delle attività di Commissione con gli interventi di Aula, ma questo è un tema che, naturalmente, rimando all'organizzazione dei nostri lavori e forse anche a qualche riflessione circa l'esigenza che vi dovrebbe essere una compatibilità fra lo svolgimento di alcune attività delle Commissioni bicamerali di controllo e i lavori dell'Aula.

Al netto di questa riflessione e ringraziando la Presidenza della cortesia che ha voluto usare nell'organizzazione del calendario di questi lavori, chiunque al di fuori di quest'Aula che dovesse imbattersi nell'oggetto di cui noi stiamo discutendo, immaginerebbe che noi stiamo discutendo della vicenda più clamorosa, più significativa, più rilevante degli ultimi decenni.

Chiunque immaginerebbe che noi stiamo impegnando il nostro tempo, le nostre risorse, le nostre intelligenze ad affrontare una vicenda che, molto probabilmente, segnerà nel profondo, non solo l'economia, il lavoro, la produzione dell'Occidente, ma addirittura l'impianto all'interno del quale il sistema delle relazioni fra le due sponde dell'Atlantico sta vivendo.

La doccia scozzese alla quale abbiamo dovuto assistere domenica scorsa, durante l'incontro nel resort, fra il Presidente degli Stati Uniti d'America, Donald Trump, e la Presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, dovrebbe imporci (uso il condizionale) una capacità reattiva di risposta che dovrebbe discendere da un'analisi.

Quindi, leggendo il testo di questo disegno di legge di conversione di un decreto-legge, laddove si parla di disposizioni urgenti per il finanziamento di attività economiche di imprese, nonché di interventi di carattere sociale in materia di infrastrutture, immediatamente saremmo portati o sarebbero portati, coloro i quali ci osservano da fuori, ad arrivare alla conclusione che qui stiamo cercando di elaborare una risposta rispetto al problema più grave, più consistente, più preoccupante, che i nostri cittadini, le nostre imprese, i nostri lavoratori, la nostra economia sta vivendo, cioè l'introduzione dell'impatto dei dazi nell'economia reale.

Invece no: siamo costretti a dovere ratificare un malvezzo tipico della nostra vita politica. Lo dico perché non voglio e non intendo gettare la croce, da questo punto di vista, sul Governo, tenuto conto del fatto che il Governo non fa altro che reiterare, una volta di più, un meccanismo che non funziona e che pure dovrebbe indurre a qualche riflessione soprattutto coloro i quali si erano presentati qua dentro immaginando che avrebbero rivoluzionato le procedure, le modalità, i contenuti con i quali abbiamo prodotto la legislazione nel nostro Paese.

Ecco, la rivoluzione, come la montagna, ha partorito un topolino, perché ci ritroviamo una volta di più a fare i conti con l'ennesimo cosiddetto omnibus, nel quale, al di sotto della sigla così altisonante, retorica e anche generica, di disposizioni urgenti per il finanziamento di attività economiche e imprese, ci troviamo ad avere il consueto hellzapoppin nel quale ciascuno ha provato a fare qualche attività che, dal punto di vista della produzione legislativa, non è null'altro che la sovrapposizione dello svuotamento dei cassetti dei singoli Ministeri, cioè quando arriviamo a questo periodo dell'anno, ogni Ministero apre il cassetto, si guarda attorno, siccome sappiamo che ci sarà la legge di bilancio alla ripresa, che costituisce l'ultimo treno per Yuma. Questo è il penultimo treno per Yuma, cioè quello nel quale comunque tentare di mettere tutte quelle modalità che per inerzia, per incapacità, per confusione, per ritardi, per lentezze, per burocrazie o per scontri politici non sono stati portati all'interno di un quadro organico.

In questo, siccome ho detto che voglio cercare di essere onesto intellettualmente, voglio riconoscere al sottosegretario Freni, insieme con i relatori, uno sforzo di ascolto, nel limite del possibile, delle istanze che sono arrivate dalla opposizione che, come lei sa, avrebbe potuto anche svolgere un'attività ostruzionistica al punto tale da far decadere questo provvedimento con delle ripercussioni anche sull'economia reale e sulle attività del nostro Paese, quindi in questo senso vogliamo dare atto della capacità di ascolto che si è estrinsecata anche in un accoglimento dei contributi che l'opposizione ha saputo e potuto dare su alcuni elementi puntuali.

Tutto questo, naturalmente, non sposta i termini della questione rispetto a quello che cercavo di dire in precedenza. Pochi minuti fa, alla Camera, il ministro Giorgetti… Ci tengo all'interlocuzione con il Sottosegretario, anche perché avevo appena finito di ringraziarlo.

PRESIDENTE. Ha ragione, senatore, ma evidentemente gli Uffici avevano bisogno di interloquire col Sottosegretario.

BORGHI Enrico (IV-C-RE). Ci tengo anche perché volevo dirgli se può espandere almeno questa capacità di dialogo e di ascolto anche ad altri suoi colleghi. Poi in separata sede gli farò un elenco dettagliato, puntuale e preciso dei livelli di ostracismo cui altri componenti dell'Esecutivo ci hanno costretto nel corso di questi ultimi tre anni.

Come dicevo, pochi minuti fa all'interno della Camera, il ministro Giorgetti ha parlato di una previsione dell'impatto dei dazi sull'economia reale, parlando per il 2026 di una stima di impatto dello 0,5 per cento sul PIL. Il Governo è addirittura più pessimista rispetto allo Svimez, che ieri ci aveva detto che immaginava una proiezione di un impatto dello 0,3 per cento sul PIL che, se vogliamo parlare di cose concrete, significa che stiamo parlando di una riduzione delle nostre esportazioni, di qualcosa che balla fra gli 8 e i 7 miliardi e mezzo qualora si configuri l'inserimento o meno del comparto farmaceutico all'interno della casistica contemplata nella amabile discussione del resort scozzese.

Se vogliamo ancora di più parlare di carne viva dei cittadini, la Svimez ieri ci ha detto che l'impatto dei dazi è stimabile, sempre in rapporto a quello che stavo dicendo, fra gli 89.000 e le 103.000 unità di lavoro in meno. Allora è evidente che, rispetto a questa che è la realtà viva, concreta e quotidiana, noi non possiamo rispondere con un omnibus che si limita a fare le pezze a colori nella dimensione dello svuota-cassetti a cui facevo riferimento in precedenza, anche perché noi abbiamo bisogno - lo dico al Governo - di elaborare, nel più breve tempo possibile e nella modalità più rapida e più concreta, una capacità di intervento nei confronti dell'economia reale delle imprese del nostro territorio, perché l'intesa politica, ancorché paradossale, che è stata raggiunta con gli Stati Uniti d'America, da un lato, che danno una versione e con l'Unione europea dall'altro che ne dà un'altra ha un punto certo.

E cioè che è in atto il più grande trasferimento di risparmio dall'Unione europea agli Stati Uniti d'America e non si sposta solo il risparmio, perché spostandosi il risparmio, si spostano le leve economico-finanziarie sulla base delle quali si impernia lo sviluppo dell'intera Unione europea.

Su questo aspetto, quindi, serve a poco presentarci un decreto che, in qualche misura, è il decreto delle retromarce: lo abbiamo visto sulla vicenda delle Province, in cui il Ministro Salvini è stato costretto a tornare indietro rispetto al taglio che aveva annunciato sulla viabilità provinciale e la viabilità minore e quindi ha dovuto utilizzare, a proposito dello svuota-cassetti, questo strumento per tornare indietro rispetto ad uno scivolone che aveva compiuto. Così come abbiamo dovuto fare una battaglia per eliminare da questa operazione la tentazione di estendere da due a quattro anni il periodo del lavoro a somministrazione. (Applausi). Non si modifica l'impianto che regola il nostro meccanismo di lavoro con un decreto fatto alla fine di luglio.

Francamente devo dire, cari colleghi, che non si sentiva un grandissimo bisogno di introdurre la Fondazione dell'intelligenza artificiale per l'industria. Forse servirebbe qualcos'altro nel nostro Paese; servirebbero una strategia, un'idea, un progetto che noi non abbiamo ravvisato all'interno di questa modalità che oggi viene portata all'attenzione del Parlamento, in una condizione nella quale - mi avvio alla conclusione, signora Presidente - noi sappiamo che l'impatto sarà pesantissimo, figlio del protezionismo, della logica della sovranità, della chiusura dei mercati. Questo impatto vede già oggi una maggioranza sfilacciata e contraddittoria, tra Vannacci che loda Trump e Lollobrigida che ci viene a spiegare che l'impatto potrebbe non essere così drammatico. Lo invitiamo a farsi un giro, scelga lui dove andare tra le Langhe, le colline del Prosecco, la valle del Chianti o la Piana Rotaliana. Scelga lui, vada a parlare con i produttori del vino o dell'agricoltura del nostro Paese, con Pichetto Fratin che è nostalgico di Kamala Harris (avvisatelo che nel frattempo le cose sono cambiate) e con la Presidente del Consiglio, unico leader europeo, che ha pensato bene di definire quello che è accaduto in Scozia un accordo positivo e sostenibile.

Se si ritiene che quello che sta accadendo nel mondo sia qualcosa di positivo e sostenibile per la nostra economia, allora si capisce perché si pensa di intervenire con un omnibus e non con una reale capacità di intervento. Lo si fa perché non si hanno idee e si finisce per credere alla propaganda che si racconta. (Applausi).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Barcaiuolo. Ne ha facoltà.