Legislatura 19ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 335 del 30/07/2025
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BARCAIUOLO (FdI). Signora Presidente, non so se questo è un decreto - sì, probabilmente lo è - omnibus o se era omnibus il dibattito, visto che molti degli interventi che mi hanno preceduto hanno sicuramente travalicato i temi del decreto (Applausi).
Io farò un intervento invece monotematico sull'articolo 7, che è quello che racchiude i provvedimenti che riguardano il payback sui dispositivi medici, perché credo che questo sia un argomento molto impattante, su cui questa maggioranza, questo Governo e Fratelli d'Italia in modo particolare hanno lavorato dall'inizio della legislatura. Non è infatti il primo provvedimento in materia: ci son stati altri provvedimenti prima che rinviavano l'attuazione nel 2023, uno stanziamento di un miliardo di euro sempre nel 2023 e oggi un altro stanziamento di circa 500 milioni tra Governo e una piccola quota lasciata alle Regioni, rispetto a una norma che è fondamentalmente ingiusta, iniqua e con palesi profili di incostituzionalità, come ha sancito la stessa Corte costituzionale (Applausi).
È un po' bizzarro, però, pensando all'origine di questa norma, che chi l'ha introdotta, ovvero il Partito Democratico a guida di Matteo Renzi, ieri ci ha fatto invece una lezione sul libero mercato, sulla globalizzazione, sulla libertà delle imprese, quando ha pensato, concepito ed emanato la norma più sovietica e statalista della storia repubblicana nei confronti dell'iniziativa privata (Applausi).
Cos'è infatti la norma sul payback? Altro non è che una tassa per controllare l'eventuale sforamento della spesa sanitaria, rispetto alla quale colui che la deve pagare conoscerà anni dopo l'entità, la quantità e se dovrà pagarla.
Questo evidentemente va a distruggere ogni tipo di pianificazione industriale e a minare ogni tipo di stabilità all'interno di quelle aziende, creando un'incertezza che - ripeto - la stessa Corte costituzionale, dopo una serie di ricorsi dinanzi al TAR Lazio, che ha adito appunto la Corte, ha sancito la legittimità esclusivamente nella fase di una eventuale temporaneità della norma.
Oggi, con questo decreto noi facciamo un ulteriore, ma forse non definitivo, passo nei confronti della risoluzione di questo problema. Fratelli d'Italia, con orgoglio, è stato l'unico partito a non votare né in origine né nella sua attuazione, che si è concretizzata esclusivamente con il Governo a guida 5 Stelle nella scorsa legislatura, questa norma assolutamente iniqua.
Oggi noi abbiamo in quel comparto circa 4.650 imprese, che muovono circa 19 miliardi di euro all'anno di mercato e che hanno 130.000 dipendenti. È chiaro che noi andiamo a intervenire per tutelare quel mercato e quei dipendenti che rischiavano di perdere il posto di lavoro (Applausi), come risultato di una norma che era difficilmente sostenibile per l'impresa. Questo, tra l'altro, è uno dei comparti d'eccellenza italiani; infatti, come volume d'affari si pone al terzo posto in Europa e come numero di dipendenti al secondo posto in Europa.
Qual è la prospettiva? Oggi noi analizziamo il triennio dal 2025 al 2028, con il Governo che di fatto stanzia uno sconto sul dovuto complessivo del 75 per cento. Grazie al lavoro dei tanti colleghi in Commissione e ovviamente alla disponibilità del Governo si è riusciti a migliorare, con l'inserimento del Fondo di garanzia e di altre norme che possono tentare di aiutare da qui al 31 dicembre, anche la non possibilità per le Regioni, che sono il soggetto diretto creditore nei confronti delle aziende, di poter compiere atti esecutivi. Dopo ci sarà un triennio successivo, e mi auguro che già dopo l'estate si possa iniziare un nuovo tavolo per andare a studiare il superamento di questa norma. Abbiamo infatti due bussole che non dobbiamo abbandonare: da un lato, la sentenza della Corte costituzionale che parla di liceità della norma solo ed esclusivamente in quanto a titolo temporaneo; dall'altro, la risposta alle aziende, che devono avere il principio dell'affidamento e la capacità di poter fare una loro pianificazione industriale, proprio per mantenere quel livello di ricchezza e quel livello occupazionale che fa di quel settore un'eccellenza italiana. (Applausi).