Legislatura 19ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 335 del 30/07/2025
Azioni disponibili
RESOCONTO STENOGRAFICO
Presidenza del vice presidente CENTINAIO
PRESIDENTE. La seduta è aperta (ore 9,38).
Si dia lettura del processo verbale.
SBROLLINI, segretario, dà lettura del processo verbale della seduta del giorno precedente.
PRESIDENTE. Non essendovi osservazioni, il processo verbale è approvato.
Comunicazioni della Presidenza
PRESIDENTE. L'elenco dei senatori in congedo e assenti per incarico ricevuto dal Senato, nonché ulteriori comunicazioni all'Assemblea saranno pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna.
Discussione del documento:
(Doc. IV-bis, n. 2) Relazione della Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari sulla domanda di autorizzazione a procedere in giudizio ai sensi dell'articolo 96 della Costituzione nei confronti del dottor Gennaro Sangiuliano, nella sua qualità di Ministro della cultura pro tempore (ore 9,43)
Approvazione delle conclusioni della Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione del documento IV-bis, n. 2: «Relazione della Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari sulla domanda di autorizzazione a procedere in giudizio, ai sensi dell'articolo 96 della Costituzione, nei confronti del dottor Gennaro Sangiuliano, nella sua qualità di Ministro della cultura pro tempore, trasmessa dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Roma».
La relazione è stata stampata e distribuita.
La Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari ha deliberato, a maggioranza, di proporre all'Assemblea il diniego della richiesta di autorizzazione a procedere per l'imputazione contestata, attesa la sussistenza nel caso di specie dell'esimente del perseguimento del preminente interesse pubblico nell'esercizio della funzione di Governo di cui all'articolo 9, comma 3, della legge costituzionale n. 1 del 1989.
Chiedo al relatore, senatore Paroli, se intende integrare la relazione scritta.
PAROLI, relatore. Signor Presidente, intervengo brevemente solo per dare atto del lavoro della Giunta e per ricordare ai colleghi che, per la stessa vicenda giudiziaria, l'Assemblea del Senato, nella seduta del 7 maggio 2025, ha approvato un'altra proposta della Giunta volta a negare l'autorizzazione al sequestro di corrispondenza in ragione della sussistenza di un fumus persecutionis dell'autorità giudiziaria nei confronti dell'ex ministro Sangiuliano.
In questo caso, il criterio del fumus persecutionis non si applica nei casi di richiesta di autorizzazione a procedere nei confronti di Ministri di cui all'articolo 9 della legge costituzionale n. 1 del 1989. Infatti, l'articolo 9, comma 3, della sopracitata legge costituzionale circoscrive espressamente l'oggetto della valutazione del Senato richiedendo che quest'ultimo focalizzi la propria istruttoria esclusivamente su due circostanze distinte tra di loro, ossia sul fatto che il Ministro abbia agito per la tutela di un interesse dello Stato costituzionalmente rilevante, ovvero per il perseguimento di un preminente interesse pubblico nell'esercizio della funzione di Governo, congiuntamente al preliminare accertamento circa la natura ministeriale del reato ad essa strumentale.
Quindi, la prima decisione che la Giunta è stata chiamata ad assumere è quella attinente alla verifica della sussistenza della natura ministeriale del reato, che si configura come una precondizione necessaria, ma non sufficiente. Un reato può essere valutato come ministeriale in quanto commesso in occasione dell'esercizio di funzioni ministeriali e, tuttavia, non essere ispirato dalle finalità di tutela di un interesse dello Stato costituzionalmente rilevante, ovvero di un preminente interesse pubblico nell'esercizio della funzione di Governo.
In questo caso va sottolineato che il Tribunale dei ministri, valutata la riconducibilità della condotta del ministro Sangiuliano al reato astrattamente ipotizzato di peculato, ha espressamente ravvisato la natura ministeriale dei reati stessi. E, pertanto, ha proceduto alla formulazione dei capi di imputazione sui quali il Senato sarà chiamato a valutare la sussistenza dei presupposti previsti dall'articolo 9 della legge costituzionale n. 1 del 1989.
In questo caso, da parte della Giunta, non si è ritenuta configurabile la prima delle esimenti extra ordinem previste dal comma 3 dell'articolo 9 della legge costituzionale n. 1 del 1989, ma si è invece riconosciuta la seconda delle scriminanti in questione, ossia quella del perseguimento di un preminente interesse pubblico nell'esercizio della funzione di Governo. È necessario precisare - lo dico ai colleghi - che, per il diniego dell'autorizzazione a procedere, il comma 3 sopracitato richiede la ricorrenza di una o dell'altra scriminante alternativamente, e non quindi cumulativamente.
A tal proposito, faccio riferimento a tutte le casistiche che nella relazione sono riportate per dare atto, sia nelle dichiarazioni programmatiche della presidente del Consiglio Giorgia Meloni dell'ottobre del 2022, sia nelle dichiarazioni programmatiche da parte del ministro della cultura Gennaro Sangiuliano dinnanzi alle due Commissioni cultura dei due rami del Parlamento in data 1° dicembre 2022, di un lavoro importante, di un'attenzione particolare che viene riservata alla città di Pompei da parte del Ministero da lui rappresentato. Rimando poi a tutto ciò che i colleghi potranno trovare nella relazione depositata.
In conclusione, alla luce di tutti gli elementi sottolineati, risulta evidente che il ministro Sangiuliano aveva attribuito un ruolo fondamentale alla valorizzazione dell'area archeologica di Pompei e conseguentemente la ricezione di una chiave simbolica della cittadinanza onoraria si collocava senza dubbio nell'ambito dell'attività politico-istituzionale inerente alla funzione di Governo del proprio Dicastero.
Per questa ragione, si propone il diniego della richiesta di autorizzazione a procedere in questione.
PRESIDENTE. Poiché non vi sono iscritti a parlare in discussione, passiamo alla votazione della proposta della Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari.
DAMANTE (M5S). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
DAMANTE (M5S). Signor Presidente, annuncio immediatamente il voto contrario alla proposta della Giunta, come ho già detto ieri in quella sede, dove credo di essere stata abbastanza chiara.
La valutazione che la Giunta in primis e l'Assemblea successivamente sono chiamate a compiere riguarda unicamente l'accertamento della sussistenza di una delle due scriminanti previste dall'articolo 9, comma 3, della legge costituzionale n. 1 del 1989, ovvero che l'inquisito abbia agito per la tutela di un interesse dello Stato costituzionalmente rilevante, oppure per il perseguimento di un preminente interesse pubblico nell'esercizio della funzione di Governo. Questo è il solo ambito in cui le Camere possono esercitare un potere di filtro senza sconfinare in valutazioni di tipo giurisdizionale.
È con questa premessa che deve essere valutata la proposta conclusiva del relatore, la quale ha escluso la sussistenza della prima scriminante, la tutela di un interesse dello Stato, ma ha ritenuto integrata in maniera evidente la seconda, ossia il perseguimento di un preminente interesse pubblico nell'esercizio della funzione di Governo, sulla base del ruolo attribuito dal ministro Sangiuliano alla valorizzazione dell'area archeologica di Pompei. Tuttavia, a ben vedere, le argomentazioni contenute nella proposta non sono convincenti.
Il fulcro della vicenda oggetto della richiesta di autorizzazione è la consegna al Ministro di un monile, la cosiddetta chiave d'oro, in un contesto cerimoniale e la mancata restituzione del bene, nonostante l'evidente natura patrimoniale dello stesso. Il Tribunale dei ministri ha ipotizzato in proposito il reato di peculato. La conclusione a cui il relatore giunge è che la ricezione della chiave si collocava nell'ambito delle attività politiche o istituzionali inerenti alla funzione di Governo del proprio Dicastero. Tuttavia, come ho detto ieri in Giunta, pensiamo veramente che questo sia il nocciolo della questione?
La scriminante dev'essere rapportata al delitto per il quale si richiede l'autorizzazione, e questo è un elemento essenziale del rapporto inscindibile tra la condotta generatrice dell'illecito penale e le scriminanti. Non può essere presa in considerazione solo la scriminante scissa dal delitto per il quale si richiede l'autorizzazione e, anche laddove si riconosca il forte impegno istituzionale del Ministro nella promozione di Pompei, non si può traslare automaticamente tale impegno nella scriminante richiesta dalla norma costituzionale.
Il criterio dell'interesse pubblico, infatti, va valutato con riferimento diretto all'atto oggetto dell'accertamento, l'appropriazione personale di un bene, e non all'attività ministeriale generica o alla visibilità internazionale di Pompei. L'atto contestato è personale, privo di connessione diretta con una scelta politico-amministrativa ed è finalizzato, se confermato, non all'interesse collettivo, ma all'utilità privata. Del resto, l'interpretazione sostenuta dal relatore risulta eccedente anche rispetto alla giurisprudenza costituzionale e parlamentare. Lo stesso articolo 9, comma 3, richiede che l'atto oggetto dell'indagine sia strumentale all'esercizio della funzione di Governo, non semplicemente avvenuto in occasione di eventi riconducibili all'agenda ministeriale. È questa una distinzione netta: l'esimente si applica quando l'atto contestato rientra nel circuito decisionale o operativo della funzione di Governo, non quando è un gesto personale, anche se compiuto durante l'esercizio delle funzioni.
Se davvero si fosse trattato di un riconoscimento simbolico formalmente e sostanzialmente riferibile al Ministero, sarebbe stato dovere del Ministro, ai sensi dell'articolo 54 della Costituzione, provvedere alla sua restituzione o all'immissione nei beni dell'Amministrazione. Questo non è avvenuto e ciò rende non solo insussistente la scriminante, ma persino dubbia la buonafede del soggetto interessato. Non possiamo ignorare che lo stesso Ministro si sia dimesso dopo l'avvio dell'indagine, dimostrando indirettamente che la condotta posta in essere era incompatibile con la permanenza in carica.
Analizziamo la scriminante utilizzata. Innanzitutto, la chiave d'oro parrebbe in possesso - nessuno ne ha certezza - di una persona che non è più Ministro e certamente la stessa non è custodita nei luoghi a ciò deputati. Relativamente al caso di specie, quindi, non ravvedo come possa avverarsi la condizione del perseguimento di un interesse pubblico, visto che la chiave d'oro parrebbe essere nelle disponibilità di un soggetto terzo.
Il secondo elemento è l'esercizio della funzione di Governo. L'articolo 54 della Costituzione recita: «I cittadini cui sono affidate funzioni pubbliche hanno il dovere di adempierle con disciplina ed onore». Come si può sostenere che l'esercizio della funzione di Governo sia stata correttamente esplicata se sui soggetti in questione pende la spada di Damocle di un'accusa così infamante? Non siamo quindi di fronte a un atto di Governo e, se l'ex Ministro ritiene di aver agito con correttezza, è egli stesso, come uomo delle Istituzioni, colui che dovrebbe sollecitare il processo per chiarire la propria posizione. Sottrarsi al giudizio equivale a ledere il principio di uguaglianza dei cittadini di fronte alla legge, principio cardine dello Stato di diritto. (Applausi).
STEFANI (LSP-PSd'Az). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
STEFANI (LSP-PSd'Az). Signor Presidente, intervengo per annunciare che il voto del Gruppo Lega sarà favorevole alla proposta avanzata dalla Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari. (Applausi).
BAZOLI (PD-IDP). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
BAZOLI (PD-IDP). Signor Presidente, il mio Gruppo voterà contro la proposta della Giunta illustrata nella sua relazione dal senatore Paroli, per le ragioni che ho spiegato ieri in Giunta e che brevemente riprenderò ora in Aula.
Non abbiamo dubbi che, nel processo per il reato di cui è accusato, il dottor Sangiuliano potrà far valere le buone ragioni che sono state enunciate anche dai colleghi di maggioranza nella discussione che abbiamo svolto in Giunta e che riguarda il merito della vicenda. Com'è stato ricordato dal relatore e anche dai colleghi che mi hanno preceduto, però, non siamo qui per fare una valutazione sul merito della vicenda, né sull'esistenza o meno di un fumus persecutionis, come di solito facciamo quando c'è in ballo una richiesta d'insindacabilità. Siamo qui invece per valutare - poiché si tratta di un reato ministeriale che riguarda un ex Ministro - se quella condotta di cui è accusato sia collegata a un'azione volta alla tutela di un interesse dello Stato costituzionalmente rilevante, ovvero al perseguimento di un preminente interesse pubblico nell'esercizio della funzione di Governo.
Ora, far rientrare - come propongono il relatore e la maggioranza - l'atto di disposizione di un regalo (che in questo caso è la chiave della città di Pompei, chiave, secondo l'accusa, regalata alla dottoressa Boccia), che configurerebbe, a dire del Tribunale dei ministri, un reato di peculato in una condotta agita per il perseguimento di un preminente interesse pubblico nell'esercizio della funzione di Governo a noi pare un'interpretazione evidentemente inaccettabile delle norme poste a tutela dell'attività di un Ministro, quindi a tutela della funzione di Governo.
Quindi, pur comprendendo le ragioni che portano la maggioranza a sostenere che, nel caso di specie, non si sia in presenza di condotte di particolare gravità, le quali probabilmente, durante il giudizio di merito, potrebbero anche essere valutate in maniera diversa dal Tribunale, noi riteniamo che non si possa stressare l'interpretazione delle norme poste a presidio e tutela dell'attività dei Ministri fino al punto da ricomprendervi condotte che palesemente - anzitutto secondo buonsenso, ma anche secondo un'interpretazione giuridica non particolarmente complicata - non possono essere fatte rientrare nell'interesse pubblico perseguito nell'esercizio della funzione di Governo, che solo potrebbe scriminare quella condotta.
Queste sono le ragioni, molto semplici ed evidenti - autoevidenti, vorrei dire -per le quali non possiamo votare a favore e anzi voteremo contro la relazione del senatore Paroli. (Applausi).
RASTRELLI (FdI). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
RASTRELLI (FdI). Signor Presidente, membri del Governo, onorevoli colleghi, il padre della tradizione filosofica occidentale, Socrate, ebbe a dire che esiste al mondo un solo bene irrinunciabile, la conoscenza, e che esiste un solo male imperdonabile, che è l'ignoranza. Fedeli a questa constatazione, che era anche un monito, chiunque sieda in quest'Aula, dovunque sieda, dovrebbe avvertire il vincolo imperioso e cogente di conoscere, e quindi di non ignorare, quali siano i cardini di uno Stato costituzionale di diritto, in base ai quali le guarentigie costituzionali, le immunità e le scriminanti non costituiscono dei privilegi o dei simulacri di regie prerogative. Sono piuttosto delle tutele necessarie e dei filtri indispensabili proposti e, di più, imposti dal legislatore costituzionale a salvaguardia di quanto vi è di più sacro in una democrazia, cioè il corretto funzionamento degli organi costituzionali e, quindi, la salvaguardia dei diritti fondamentali del cittadino. Salvaguardare la funzione parlamentare e la funzione di Governo significa garantire loro l'autonomia e l'indipendenza rispetto a qualunque interferenza provenga dall'esterno.
Per cui, ascoltando alcuni interventi delle opposizioni, registro la percezione di uno scollamento del necessario discrimine tra l'appartenenza politica, la crassa ignoranza e la più bieca malafede. (Applausi). Soltanto pochi mesi fa - era il maggio scorso - il Senato della Repubblica, nella solennità degli esiti d'Aula e con ampia condivisione, aveva già denunciato che nei confronti di Gennaro Sangiuliano, Ministro della Repubblica, vi era da parte dell'autorità giudiziaria il fumus persecutionis, il sospetto che ci fosse un'interferenza nella funzione di Governo.
In quel momento, rispetto alla richiesta indiscriminata, scellerata di acquisizione della corrispondenza elettronica di un Ministro della Repubblica, con una dinamica onnivora e priva di qualunque coefficiente giuridico, alla ricerca non delle prove di un reato, ma di un reato quale che fosse, se non alla ricerca del peccato, a questo si era ridotta l'iniziativa giudiziaria.
Oggi, rispetto alla medesima vicenda, contro la logica di quel precedente, contro la decenza, contro il buonsenso, persino contro il parere della procura della Repubblica, un Tribunale dei ministri viene a richiedere, nei confronti di un Ministro della Repubblica, l'autorizzazione a procedere per il più grave tra i delitti contro la pubblica amministrazione, quello di peculato.
Ma di quali beni, di quali valori si sarebbe appropriato il ministro Sangiuliano? (Applausi). La risposta è: una chiave, una chiave d'onore donatagli dalla comunità di Pompei come testimonianza dell'impegno, del sacrificio, dell'azione di Governo a favore degli scavi archeologici di quella città.
Questo sarebbe il peculato nei confronti di un oggetto materiale, tanto solenne nella suggestione quanto inutile, del quale il ministro Sangiuliano non ha mai avuto la materiale disponibilità e che, peraltro, ha ripagato nel suo controvalore venale appena resosi conto che ne aveva uno. E lo ha fatto tempestivamente, laddove peraltro la legge non prevede alcun termine di sbarramento per l'acquisizione o per la restituzione.
Per questo, colleghi, un Tribunale dei ministri sanziona un reato ministeriale di peculato. Mi verrebbe da dire: de hoc satis. In questo scenario e in questo contesto non è più previsto, però, che si possa ricorrere al fumus persecutionis che abbiamo già denunciato, perché la procedura costituzionale prevede un meccanismo diverso, che tiene in equilibrio - da un lato - la difesa della funzione di Governo e - dall'altro lato - la sacrosanta esigenza di perseguire i reati ove ve ne siano, ponendo però degli sbarramenti legati a filtri parlamentari.
Pertanto, la Camera di appartenenza, che per un ex Ministro è il Senato della Repubblica, può, anzi deve, negare l'autorizzazione a procedere ogniqualvolta il soggetto indagato abbia agito nel perseguimento di un interesse pubblico rilevante e preminente nell'esercizio della funzione di Governo.
La legge costituzionale focalizza e circoscrive la nostra valutazione e la nostra decisione a questo solo tema: la riconducibilità alla funzione di Governo della condotta del Ministro al perseguimento - attenzione, colleghi - e non alla tutela. Quindi, si valorizza il dato finalistico, il nesso teleologico.
La domanda da porsi, dunque, è la seguente: vi è qualche ragione di collegamento tra il dono di una chiave, la condotta di un Ministro e la funzione di Governo? Sin dal primo giorno, con le dichiarazioni programmatiche dell'onorevole Meloni, era chiarissimo che la cultura e la valorizzazione del nostro patrimonio culturale fossero un aspetto strategico della funzione di Governo. (Applausi).
L'Italia è la Nazione che più di ogni altra racchiude l'idea di bellezza e il ministro Sangiuliano, dal primo giorno di insediamento, dinanzi alle Commissioni cultura riunite di Camera e Senato, ebbe a indicare che Pompei è un unicum nella storia del mondo, è un luogo che tutto il mondo ci invidia; è un luogo che rappresenta la memoria non soltanto della nostra comunità e della nostra identità, ma di tutta l'umanità. Come si fa a non vedere un nesso filologico, finalistico, teleologico rispetto a un sito dinanzi al quale tutto il mondo si è inchinato (Applausi), da Plinio il giovane a Tacito, a Leopardi, a Mozart, a Goethe? E voi siete qui a tacere l'improbabile e a sostenere l'impossibile. È evidente che il ministro Sangiuliano avesse attribuito agli scavi archeologici di Pompei un ruolo essenziale nella difesa del patrimonio storico e archeologico da preservare ed è chiarissimo che la recezione di una chiave di onore di una cittadinanza onoraria rientri pienamente nell'ambito dell'azione di Governo, come previsto dalle norme costituzionali.
Ebbene, colleghi, a questo punto residua una sola enorme responsabilità, perché di una cosa effettivamente il ministro Sangiuliano è colpevole. È colpevole di aver promosso una riforma degli orizzonti culturali che l'Italia aspettava da decenni. (Applausi). È colpevole di aver realizzato la sublimazione del merito contro la conventicola degli interessi e delle clientele. (Applausi). È colpevole di aver interrotto quel fiume di elargizioni di denari pubblici per irrorare delle correnti sconce di profittatori (Applausi), panciafichisti, (Commenti) addirittura di assassini, che si sono spinti nella scia di un assetto marcio e resiliente (Applausi) che voi avete consentito. (Commenti).
Sì, il ministro Sangiuliano è colpevole di essere un uomo probo e libero (Applausi. Commenti) ed è per questo che Fratelli d'Italia, risolutamente, voterà contro la richiesta di… (Il microfono si disattiva automaticamente. Applausi).
PRESIDENTE. Procediamo dunque alla votazione.
Ricordo che la proposta della Giunta, ai sensi dell'articolo 135-bis, comma 8, del Regolamento, si intenderà respinta qualora non consegua il voto favorevole della maggioranza assoluta dei componenti dell'Assemblea.
Ricordo altresì che il risultato non verrà proclamato immediatamente, poiché i senatori che non abbiano partecipato al voto potranno successivamente recarsi al banco della Presidenza e dichiarare il proprio voto palese ai senatori Segretari, che ne terranno nota in appositi verbali custoditi.
Ai sensi dell'articolo 135-bis del Regolamento, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, sulle conclusioni della Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari, volte a negare la concessione dell'autorizzazione a procedere in giudizio nei confronti del dottor Gennaro Sangiuliano, nella sua qualità di Ministro della cultura pro tempore.
I senatori favorevoli alla proposta della Giunta di non concedere l'autorizzazione a procedere voteranno sì; i senatori contrari alla proposta della Giunta voteranno no; i senatori che intendono astenersi si esprimeranno di conseguenza.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione nominale con scrutinio simultaneo.
I senatori che non abbiano partecipato alla votazione potranno recarsi al banco della Presidenza e dichiarare il proprio voto palese ai senatori Segretari.
Presidenza del vice presidente RONZULLI (ore 10,13)
Discussione del documento:
(Doc. XVI, n. 5) Relazione della Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari sulla questione se il Senato debba promuovere conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato innanzi alla Corte costituzionale con riguardo alla mancata trasmissione del decreto di archiviazione asistematica alla Camera competente (ore 10,13)
Approvazione della proposta della Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione del documento XVI, n. 5: «Relazione della Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari sulla questione se il Senato debba promuovere conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato innanzi alla Corte costituzionale nei confronti della procura della Repubblica presso il tribunale di Roma con riguardo alla mancata trasmissione del decreto di archiviazione asistematica alla Camera competente, emesso dal Collegio per i reati ministeriali, costituito presso il predetto tribunale, nei confronti del professor Renato Brunetta, in qualità di Ministro per la pubblica amministrazione pro tempore».
La Giunta ha deliberato, a maggioranza, di proporre all'Assemblea di sollevare conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato di fronte alla Corte costituzionale nei confronti dell'autorità procedente con riferimento alla violazione dell'articolo 8, comma 4, della legge costituzionale n. 1 del 1989, finalizzato ad ottenere l'invio del provvedimento di archiviazione al Senato.
La relazione è stata già stampata e distribuita.
Sulle recenti affermazioni della portavoce del Governo della Federazione russa
DELRIO (PD-IDP). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
DELRIO (PD-IDP). Signora Presidente, ho chiesto di intervenire per segnalare la grave notizia, che è apparsa sui quotidiani oggi, dell'inserimento nella lista delle persone accusate di russofobia (una colonna infame che mette all'indice il ministro Crosetto e il ministro Tajani) anche del Presidente della Repubblica come nemico della Russia. Si usano addirittura parole molto gravi nei confronti del nostro Presidente della Repubblica, a cui credo l'Assemblea debba esprimere la totale solidarietà e vicinanza (Applausi), insieme a quella che esprimiamo ai Ministri del Governo. (Applausi).
È un attacco inaccettabile al Capo dello Stato, che rappresenta l'unità nazionale. È un attacco intollerabile, che il popolo italiano respinge. Il presidente Mattarella non ha mai speso parole di odio verso la Russia; ha sempre detto, nei suoi discorsi pubblici, che la condanna inequivocabile e ferma dell'invasione russa all'Ucraina non comporta nessun giudizio e nessuna inimicizia verso il popolo russo. (Applausi).
Siamo di fronte all'ennesima propaganda inaccettabile, che, colpendo il Presidente della Repubblica, colpisce tutta la nostra Nazione. Credo che l'Assemblea debba esprimersi in maniera ferma contro questo ennesimo attacco al Capo dello Stato. (Applausi).
BORGHI Enrico (IV-C-RE). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
BORGHI Enrico (IV-C-RE). Signora Presidente, penso che l'Assemblea e il Governo dovrebbero riflettere con grande attenzione sull'inqualificabile vicenda dell'attacco da parte dalla portavoce russa al nostro Presidente della Repubblica, al quale naturalmente vanno tutta la nostra solidarietà, tutta la nostra vicinanza e il ringraziamento per il lavoro che sta conducendo nella più alta magistratura del Paese. (Applausi).
Questa vicenda delinea due aspetti, signora Presidente, che dobbiamo cogliere nella loro essenza. Il primo aspetto è che Mosca sceglie di intraprendere un'attività di guerra ibrida, di disinformazione, di propaganda ostile, non più attraverso formati informali, ai quali ci ha abituato nel corso di questi anni, ma attraverso una diretta iniziativa di un vertice istituzionale. Questo è un salto di qualità che non possiamo non avvertire, nella necessaria consapevolezza che occorre un doppio elemento. Il primo è avere la capacità di rispondere, in termini democratici e conformi al nostro ordinamento, alla guerra ibrida che è stata lanciata. Il secondo è non cadere nell'errore di una risposta di carattere nazionalista, immaginando che il Governo russo, il popolo russo e la cultura russa siano da assimilare rispetto a una dimensione di questo genere. Noi siamo amici del popolo russo, noi rispettiamo la cultura di quell'importante e straordinaria Nazione. Noi censuriamo l'attività di quel Governo e dev'essere chiaro che, sotto questo profilo, non ci può essere silenzio, non ci può essere ammiccamento, non ci può essere corrività.
Vi è un secondo aspetto, signora Presidente, che dev'essere analizzato. Chiediamoci: perché il presidente Mattarella? Il Presidente Mattarella è il doppio garante: è il garante delle nostre libertà costituzionali, del nostro ordinamento, della nostra strumentazione e del nostro impianto, ma è anche il garante del nostro posizionamento euroatlantico, del nostro sistema di amicizie, del nostro sistema di alleanze. Quindi, si punta a scardinare l'architrave sul quale si regge la nostra stessa Repubblica.
È per questo doppio salto di fase che credo siano indispensabili una pronuncia da parte di tutte le forze politiche e una chiara presa di posizione da parte del nostro Governo. (Applausi).
CRAXI (FI-BP-PPE). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CRAXI (FI-BP-PPE). Signora Presidente, vorrei associarmi alle veementi parole dei miei colleghi, il senatore Delrio e il senatore Borghi. Quello della signora, che non è nuova a questi attacchi fuori luogo, va respinto con forza al mittente, perché è un attacco al nostro ordinamento democratico in tutte le sue espressioni.
Vorrei ricordare che tutti quanti, il nostro Parlamento, il nostro Governo e il Presidente della Repubblica, hanno mostrato vicinanza all'eroica resistenza del popolo ucraino senza mai pronunciare una parola contro il popolo russo, che ha regalato al mondo immagini di bellezza nel secolo scorso e non solo. Quindi, va respinto al mittente questo attacco osceno - oserei dire - e mi associo alle parole dei colleghi a nome di tutta Forza Italia. (Applausi).
MALAN (FdI). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MALAN (FdI). Signora Presidente, nel momento in cui la più alta carica della nostra Repubblica subisce questo ingiustificato attacco è doveroso che tutte le istituzioni e tutte le forze politiche - in questo caso parlo a nome del Gruppo Fratelli d'Italia - si uniscano per respingere con sdegno questi attacchi.
Quando si attaccano i simboli della nostra Repubblica e i simboli della nostra Nazione bisogna sempre essere uniti e respingiamo anche il tentativo di far passare il Presidente della Repubblica - e di conseguenza la nostra Nazione - per russofobi. Non c'è certamente ostilità nei confronti del popolo russo, con cui ci sono grandi e importanti legami di ogni tipo, storici e culturali.
Pertanto, anche questo aspetto della dichiarazione che è stata rilasciata noi lo respingiamo con sdegno e auspichiamo che questa unità ci sia sempre, in ogni caso in cui vengono attaccate le nostre massime figure istituzionali. (Applausi).
ROMEO (LSP-PSd'Az). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ROMEO (LSP-PSd'Az). Signora Presidente, non può che esservi, anche per il Gruppo Lega, tutta la vicinanza e la solidarietà al Presidente Repubblica, come garante della nostra Costituzione e dei valori occidentali. Quindi, da parte nostra ci saranno sempre attenzione, fiducia e sostegno al ruolo che ha esercitato. Anzi, ricordiamo che più volte il presidente Mattarella ha invitato a trovare soluzioni di pace e questo è l'auspicio vero che cerchiamo di portare avanti, con tutte le nostre forze, sperando davvero che finiscano questi tentativi di attacchi e di gogna mediatica vergognosi, che assolutamente non hanno nulla a che vedere con le libertà che difendiamo da sempre. (Applausi).
BIANCOFIORE (Cd'I-UDC-NM (NcI, CI, IaC)-MAIE-CP). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
BIANCOFIORE (Cd'I-UDC-NM (NcI, CI, IaC)-MAIE-CP). Signor Presidente, non posso che associarmi alle parole dei colleghi che mi hanno preceduto. Il Gruppo Civici d'Italia-Noi Moderati-UDC-MAIE-Coraggio Italia è sempre a sostegno delle più alte cariche istituzionali, in particolar modo di colui che rappresenta l'unità della Nazione, il presidente Mattarella, che non può essere in alcun modo scalfito da una signora alla quale però - permettetemi, colleghi - non bisognerebbe dare tutta questa importanza.
La conosciamo, è solita compilare queste liste di proscrizione e darle tutta questa importanza non fa altro che portarla ulteriormente in rilievo e dare sostegno anche a coloro che, purtroppo, anche nel nostro Paese la pensano come lei. Non dobbiamo dimenticarci che, purtroppo, ci sono molte persone che ancora si schierano dalla parte di coloro che hanno portato l'offesa e non dalla parte di coloro che si difendono.
Ovviamente la nostra solidarietà non può che andare anche al ministro della difesa Crosetto e al ministro degli affari esteri Tajani, ai quali ci stringiamo e che ringraziamo per quello che fanno quotidianamente in difesa e a protezione della nostra Nazione e dei nostri confini.
Vorrei però cogliere questo momento affinché tutti ci schieriamo a favore anche di coloro che in qualche maniera subiscono atti simili (che quindi dobbiamo condannare tutti insieme), ad esempio quando ci sono liste di proscrizione che riguardano coloro che si schierano dalla parte di Israele. Visto che ne abbiamo parlato anche ieri, ricordo che recentemente c'è stata una lista di proscrizione che ha visto protagonista me e tante altre persone, tacciate come agenti sionisti. Vorrei sentire dal Senato all'unisono, e anche dalla Camera dei deputati, una condanna anche per queste liste di proscrizione, che non solo sono malvagie, ma continuano a portare a un'escalation anti-israeliana in questo Paese, il che ovviamente non è accettabile.
MARTON (M5S). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MARTON (M5S). Signor Presidente, a nome del Gruppo MoVimento 5 Stelle, anche io esprimo solidarietà al presidente Mattarella. È evidente e chiaro che ogni attacco che venga dalla Russia al nostro Presidente è un attacco a tutti noi.
Stanno provando a dividerci, stanno provando a dividere l'Europa, stanno provando in tutti i modi a creare delle crepe e a insinuarsi in quelle che già ci sono in questa Europa. Noi, ovviamente, non possiamo prestarci a questo gioco e in tutte le sedi lo ribadiremo: la Russia ha fatto un'invasione all'Ucraina che deve terminare. Il popolo russo non è un nemico, il Governo russo lo è. (Applausi).
MAGNI (Misto-AVS). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MAGNI (Misto-AVS). Signor Presidente, a nome mio e del Gruppo Alleanza Verdi Sinistra, esprimo tutta la nostra solidarietà al Presidente della Repubblica, che è il garante di tutti noi e della democrazia nel nostro Paese. Quindi respingiamo qualsiasi intervento dall'estero nei confronti di personalità italiane, in particolare del Presidente della Repubblica.
Vorrei però sottolineare un dato: al di là della solidarietà e del respingimento di chi impropriamente vuole intervenire negli affari italiani, forse sarebbe opportuno che questo Parlamento discutesse davvero, in modo pacato (perché giustamente ognuno di noi ha delle opinioni ed è corretto garantire la libera opinione), di dove sta andando questo mondo. È un mondo che, sostanzialmente, ha guerre da qualsiasi parte e il rischio è che tutti i giorni saremo chiamati a esprimere solidarietà a qualcuno, perché il problema più grosso è che sta avvenendo una guerra che è caratteristica a livello mondiale. Ci tenevo a sottolineare questo fatto.
SPAGNOLLI (Aut (SVP-PATT, Cb)). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
SPAGNOLLI (Aut (SVP-PATT, Cb)). Signor Presidente, a nome del Gruppo per le Autonomie, mi associo a tutto quello che è stato detto. Essere autonomi significa promuovere la convivenza tra persone diverse e noi siamo per far convivere persone diverse nel nostro territorio, ma anche in territori più ampi come il nostro Paese, come l'Europa, come il mondo intero. Evidentemente, chi manda questo tipo di messaggi è contro la convivenza e contro il far stare insieme in pace popoli diversi e persone diverse.
Non possiamo che sostenere tale posizione del nostro Paese contro questa disinformazione voluta e finalizzata a creare conflitti.
PRESIDENTE. La ringrazio, senatore Spagnolli.
La Presidenza del Senato rinnova, con fermezza piena e totale vicinanza, solidarietà e convinto sostegno al Presidente della Repubblica per gli attacchi vili ricevuti, che vanno ovviamente condannati senza alcuna esitazione e con sdegno. (Applausi).
Ripresa della discussione del documento XVI, n. 5 (ore 10,29)
PRESIDENTE. Chiedo al relatore, senatore Rastrelli, se intende integrare la relazione scritta.
RASTRELLI, relatore. Signora Presidente, onorevoli senatori, con lettera pervenuta il 27 giugno 2025 il Presidente del Senato ha trasmesso, per le valutazioni della Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari, la missiva con la quale il professor Renato Brunetta chiede di sollevare un conflitto di attribuzione nei confronti della procura della Repubblica presso il tribunale di Roma, in riferimento alla mancata trasmissione del decreto di archiviazione asistematica alla Camera competente.
Questa questione è stata affrontata dalla Giunta che, all'esito dei propri lavori, ha approvato a maggioranza la proposta del relatore, volta a sollevare un conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato dinanzi alla Corte costituzionale, nei confronti dell'autorità procedente, ai sensi dell'articolo 138 della Costituzione.
Il professor Brunetta, attuale presidente del Consiglio nazionale della economia e del lavoro (CNEL), ha rivestito l'ufficio di parlamentare europeo e di deputato della Repubblica italiana; è stato altresì nominato Ministro per la pubblica amministrazione e l'innovazione nel Governo presieduto da Silvio Berlusconi e Ministro per la pubblica amministrazione nel Governo presieduto da Mario Draghi (quest'ultimo incarico dal 13 febbraio 2021 al 22 ottobre 2022).
La procura di Roma, in data 14 marzo 2022, trasmetteva gli atti relativi ad un procedimento penale (il n. 9556 del 2022), iscritto nei confronti suoi e di altri coindagati, al collegio per i reati ministeriali, in ordine alle seguenti ipotesi di reato: corruzione per l'esercizio della funzione, violazione delle norme sulla trasparenza del finanziamento dei partiti politici e ai parlamentari, falsità ideologica commessa dal pubblico ufficiale in atto pubblico. Il Tribunale dei ministri restituiva poi gli atti alla procura della Repubblica affinché procedesse alle opportune valutazioni, alla luce delle indagini svolte e dell'audizione dell'interessato.
Con missiva del 22 novembre 2022, la procura inoltrava nuovamente gli atti al collegio per i reati ministeriali, invitandolo a procedere alla relazione motivata, di cui alla legge costituzionale, per la trasmissione al Presidente del Senato, al fine della concessione dell'autorizzazione a procedere.
In data 15 dicembre 2022 il collegio per i reati ministeriali disponeva l'archiviazione del procedimento in relazione al reato di corruzione, rimettendo poi gli atti al pubblico ministero per quanto di competenza in merito alle altre residuali ipotesi di reato, ritenute non ministeriali. Veniva quindi adottato nella circostanza il cosiddetto decreto di archiviazione asistematica, limitato cioè all'unica ipotesi di reato ritenuta dal collegio di propria specifica competenza.
In data 16 dicembre 2022 la procura della Repubblica presso il tribunale di Roma, dovendo trasmettere il citato provvedimento di archiviazione alla Camera competente per le valutazioni di competenza, lo inviava tuttavia alla Camera dei deputati e non, come avrebbe dovuto, al Senato della Repubblica. La Camera, nella seduta del 22 dicembre, dava annuncio dell'archiviazione degli atti relativi a un procedimento penale nei confronti di Renato Brunetta.
Il relatore evidenzia che l'autorizzazione a procedere, di cui al combinato disposto dell'articolo 96 della Costituzione e dell'articolo 9, comma 3, della legge costituzionale n. 1 del 1989, risulta applicabile ai soli reati ministeriali, ossia ai reati commessi dal Ministro in occasione dell'esercizio delle proprie funzioni.
Il recinto delle attribuzioni riservato al ramo del Parlamento, una volta pervenuta la comunicazione, conosce tre possibili soluzioni: può convenire sul riconoscimento della natura ministeriale e tuttavia negare l'autorizzazione a procedere; può disconoscere la natura ministeriale del reato e disporre la restituzione degli atti all'autorità giudiziaria affinché il procedimento prosegua nelle forme ordinarie; può convenire sul riconoscimento della natura ministeriale e concedere l'autorizzazione a procedere, con rimessione degli atti al Tribunale dei ministri.
La prima decisione che quindi il Senato è chiamato ad assumere è quella attinente alla verifica della sussistenza della natura ministeriale del reato, che si configura come una vera e propria precondizione, necessaria, ma non sufficiente. Un reato può essere infatti valutato come ministeriale, in quanto commesso in occasione dell'esercizio di funzioni ministeriali, e tuttavia non essere ispirato dalle finalità di tutela di un interesse dello Stato costituzionalmente rilevante ovvero di un preminente interesse pubblico nell'esercizio della funzione di Governo. Non è sufficiente la qualifica soggettiva di Ministro per configurare un reato ministeriale e non potrebbe essere altrimenti, perché se si attribuisse rilievo esclusivo alla qualifica soggettiva, si determinerebbe un'incostituzionale situazione d'irragionevolezza; infatti oltre alla qualifica soggettiva riveste un ruolo fondamentale anche la connessione con le attività ministeriali, senza la quale il modulo dell'autorizzazione a procedere difetterebbe di un presupposto fondamentale, ossia il carattere funzionale. Il Tribunale dei ministri può archiviare il procedimento sia se ritiene non configurabile o non sussistente il reato (archiviazione ordinaria), con conseguente estinzione del procedimento stesso, sia se ritiene che il reato non sia ministeriale (archiviazione asistematica). In caso di archiviazione asistematica, il fascicolo viene trasmesso all'autorità giudiziaria competente, che potrà quindi procedere secondo il rito ordinario.
La facoltà di archiviazione asistematica comporta quindi l'impossibilità della Camera competente di esercitare il proprio potere di autorizzazione a procedere nei confronti del Ministro e, se correttamente esercitata dall'autorità giudiziaria, non comporta alcuna invasione delle attribuzioni costituzionali. Viceversa, qualora si ravvisasse un uso non corretto della facoltà di archiviazione asistematica da parte del Tribunale dei ministri, si determinerebbe un'indebita menomazione del potere autorizzatorio spettante alla Camera competente, che legittimerebbe quest'ultima a sollevare un conflitto di attribuzione di fronte alla Corte costituzionale. L'obbligo per il Tribunale dei ministri di comunicare alla Camera competente l'archiviazione ha come ratio proprio quella di consentire alla Camera la verifica sulla correttezza puntuale delle motivazioni poste a sostegno dell'archiviazione asistematica, restituendo alla Camera competente la possibilità di sollevare un conflitto di attribuzioni di fronte alla Consulta qualora ritenga che la configurazione del reato come comune, effettuata dal Tribunale dei ministri, sia viziata o erronea. Il relatore evidenzia in proposito che su questi principi si è già espressa la Corte costituzionale con la sentenza n. 241 del 2009.
La giurisprudenza parlamentare ha chiarito, infine, che il momento nel quale la disposizione costituzionale radica la propria competenza è quello della deliberazione da parte di una delle due Camere.
Pertanto, alla luce della giurisprudenza parlamentare fin qui richiamata, appare evidente che nel caso di specie il ministro Brunetta non era più parlamentare al momento in cui fu inviata alla Camera la comunicazione di archiviazione e di conseguenza la Camera dei deputati non era più competente in ordine a tale vicenda; la competenza spettava e spetta invece al Senato della Repubblica, proprio ai sensi della legge costituzionale n. 1 del 1989. Si badi che la violazione in questione non riguarda aspetti meramente formalistici, ma al contrario appare foriera di conseguenze rilevanti su più piani di interesse.
Da un lato, su un piano di rilievo squisitamente individuale, non può tacersi come il presupposto di un decreto di archiviazione asistematico, in assenza del requisito di regolarità costituzionale direttamente discendente tanto dall'articolo 96 quanto dall'articolo 8 della legge costituzionale, determinerebbe la conseguente dichiarazione di nullità di tutti gli atti posti in essere dopo la sua adozione da parte dell'autorità giudiziaria. Quel che più rileva, dall'altro lato e su un piano diverso, certo qui maggiormente rilevante, è che la privazione della competenza di esercitare le prerogative riconosciute dal sistema delle norme costituzionali incide con tutta evidenza sulle attribuzioni del Senato, menomandole indebitamente.
Il relatore propone quindi di sollevare un conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato di fronte alla Corte costituzionale, con riferimento alla violazione dell'articolo 8, comma 4, della legge costituzionale n. 1 del 1989, finalizzato ad ottenere l'invio del provvedimento di archiviazione qui al Senato della Repubblica. (Applausi).
PRESIDENTE. Poiché non vi sono iscritti a parlare in discussione, passiamo alla votazione della proposta della Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari.
SCALFAROTTO (IV-C-RE). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
SCALFAROTTO (IV-C-RE). Signora Presidente, intervengo soltanto per annunciare il voto favorevole del nostro Gruppo. Si tratta effettivamente di un errore procedurale, che però - come diceva il relatore - ha poi degli effetti sostanziali. Quindi, al fine di rimettere a posto le cose e di rimettere il caso nella giusta procedura, riteniamo sia corretto sollevare il conflitto di attribuzione.
LOPREIATO (M5S). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
LOPREIATO (M5S). Signora Presidente, onorevoli colleghi e colleghe, purtroppo, e per le ragioni più variegate, la Giunta continua ad operare su criteri eminentemente politici e conseguentemente di parte. L'intervento testé fatto da parte dell'esponente di Fratelli d'Italia sulla pregressa posizione di Sangiuliano credo che ne sia veramente un chiaro esempio.
Anche il conflitto di attribuzione (così come l'autorizzazione a procedere e l'insindacabilità) è entrato nel maquillage politico fatto di strumentalizzazioni utili ai desiderata della maggioranza. Ci troviamo di fronte allo stesso consesso che ha votato contro la richiesta di conflitto di attribuzione di un soggetto senatore - parlo chiaramente del senatore Scarpinato, un nome che dà molto fastidio a parte di quest'Assemblea - non indagato, nei confronti del quale sono state utilizzate alcune intercettazione non penalmente rilevanti e che, pertanto, non dovevano nemmeno essere trascritte, ma che sono state trasmesse al precipuo fine di escluderlo dai lavori di Commissione. (Applausi).
Quelle stesse persone, signor Presidente, oggi cercano con ogni mezzo, per l'ex ministro Brunetta, degli escamotage utili alla loro causa: un doppio conflitto di attribuzione, volto in primis a radicare la competenza del Senato e successivamente a sindacare sulla non corretta qualificazione giuridica della fattispecie, così come operata dal Tribunale dei ministri.
La qualificazione come reato comune ovvero ministeriale è fondamentale ai fini della materia in questione. Infatti, qualora si ritenesse che le condotte operate dall'ex Ministro siano da considerarsi come reato ministeriale e non più comune, escluderebbe di conseguenza la competenza del giudice ordinario, la quale rimarrebbe in capo al Tribunale dei ministri e quindi la Camera di competenza sarebbe chiamata a valutare, come presupposto dell'agire, l'esistenza o meno della cosiddetta scriminante politica.
Siamo ben certi che la conclusione di questo machiavellico congegno sarà infine l'impunità al parlamentare amico; un castello di carte ben costruito, non c'è che dire. Ma perché, signor Presidente, lo stesso trattamento non è stato riservato al senatore Scarpinato? Lui, a differenza di tutti gli altri, non ha certo mai chiesto l'impunità (i presupposti erano totalmente differenti); chiedeva solo di poter esercitare il proprio mandato parlamentare in maniera limpida. (Applausi).
Non si comprende ancora il motivo per il quale la Giunta, al solito, abbia utilizzato due pesi e due misure. Non si capisce perché debba acconsentire al conflitto di attribuzione nei confronti dell'ex ministro Brunetta, mentre sia stato negato al senatore Scarpinato.
Signor Presidente, ma cosa chiedeva di tanto irragionevole? Che potesse essere scongiurato l'assurgere a precedente del comportamento dell'autorità giudiziaria che, discrezionalmente, a fronte di intercettazioni irrilevanti di un soggetto non indagato, lo ripeto, trasmettesse le stesse ad altro organo dello Stato, nel caso specifico la Commissione antimafia, e che lo stesso le utilizzasse senza alcuna garanzia per il parlamentare e senza che la Camera competente potesse esprimersi in ordine a tale utilizzo mediato delle captazioni. È stata questa una macchinazione politica volta ad escludere un parlamentare scomodo alla maggioranza da una Commissione nevralgica per la narrazione del Governo.
Visto che non c'è limite al peggio, la Commissione affari costituzionali ha concluso l'esame di un disegno di legge della maggioranza volto a creare un conflitto d'interesse in antimafia, costruito sulle persone del senatore Scarpinato e del collega De Raho. (Applausi).
Signor Presidente, il paradosso che si è venuto a creare, analizzando il combinato disposto delle due questioni, è che un parlamentare indagato potrà beneficiare appieno delle prerogative e delle garanzie costituzionali, mentre, di converso, un soggetto totalmente estraneo alle indagini, assolutamente non indagato, sarebbe alla mercé di strumentalizzazioni politiche, non offrendo l'ordinamento alcuna tutela e avendo la Camera di appartenenza negato ab origine qualsivoglia sponda della Consulta.
Purtroppo, ci troviamo di fronte a un collegio che ha totalmente abbandonato la natura di organismo paragiurisdizionale, trasformandosi in uno a natura eminentemente politica (e non mi stancherò mai di ripeterlo in seno alla Giunta). Con i numeri in Assemblea non possiamo far altro che denunciare l'andamento dei lavori e le macchinazioni della maggioranza. Non abbiamo la forza politica per poter fare altro.
Per queste ragioni, signor Presidente, dichiaro il voto contrario alla richiesta del conflitto di attribuzione. (Applausi).
STEFANI (LSP-PSd'Az). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
STEFANI (LSP-PSd'Az). Signor Presidente, sulla questione in esame tutto il Gruppo Lega anticipa fin da ora il voto a favore, ritenendo che la procedura, così com'è stata instaurata, non sia corretta e che la competenza doveva essere radicata presso il Senato.
Per questa ragione e in conseguenza di questo, vi è stato un effetto particolarmente lesivo dei diritti del già ministro Brunetta nella tutela delle sue prerogative.
Per questa ragione, pertanto, votiamo a favore del sollevamento del conflitto di attribuzione.
ROSSOMANDO (PD-IDP). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ROSSOMANDO (PD-IDP). Signor Presidente, molto sinteticamente, noi condividiamo i passaggi tecnici della relazione del collega Rastrelli, perché stiamo parlando davvero di una questione molto tecnica.
Il punto, nonostante le apparenze, in realtà è abbastanza semplice. Anche alla luce della sentenza della Corte costituzionale citata, comunque la Camera competente, quando si tratta di reati ministeriali, può e deve pronunciarsi sulla natura del reato ministeriale e se abbia rivestito una connotazione di interesse pubblico.
Noi, in realtà, ci troviamo in una fase che precede, perché, posto che dobbiamo pronunciarci anche sulla natura del reato ministeriale, in questo caso, invece di essere stata interessata la Camera competente, cioè il Senato, era stata interessata la Camera.
Non dobbiamo in questo momento discutere se effettivamente il reato fosse ministeriale o meno. È una questione che a questo punto diventa "di merito", con riferimento alla nostra attività e non ovviamente al contenuto degli atti processuali. Pertanto votiamo favorevolmente alla relazione, perché è mancato questo presupposto.
Voglio concludere dicendo che votiamo coerentemente, come abbiamo votato in tutti i casi di prerogative parlamentari, compreso il caso Scarpinato. Diciamo che da questo punto di vista siamo coerenti esattamente con tutte le nostre prese di posizione. (Applausi).
MALAN (FdI). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MALAN (FdI). Chiediamo che la votazione venga effettuata a scrutinio simultaneo mediante procedimento elettronico.
PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori.
(La richiesta risulta appoggiata).
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo della proposta della Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari di sollevare un conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato nei confronti della procura della Repubblica presso il tribunale di Roma.
(Segue la votazione).
Il Senato approva. (v. Allegato B).
La Presidenza si intende pertanto autorizzata a dare mandato a uno o più avvocati del libero foro.
Discussione del documento:
(Doc. IV-ter, n. 10) Richiesta di deliberazione in materia di insindacabilità ai sensi dell'articolo 68, primo comma, della Costituzione, nell'ambito di un procedimento penale nei confronti del senatore Maurizio Gasparri (ore 10,51)
Approvazione della proposta della Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione del documento IV-ter, n. 10: «Richiesta di deliberazione in materia di insindacabilità ai sensi dell'articolo 68, primo comma, della Costituzione, nell'ambito di un procedimento penale nei confronti del senatore Maurizio Gasparri, trasmessa dal Giudice per le indagini preliminari presso il Tribunale di Roma il 24 marzo 2025».
La relazione della Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari è stata stampata e distribuita.
Ricordo che la Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari ha deliberato, a maggioranza, di proporre all'Assemblea di ritenere che le dichiarazioni rese dal senatore Gasparri costituiscono opinioni espresse da un membro del Parlamento nell'esercizio delle sue funzioni e ricadono pertanto nell'ipotesi di cui all'articolo 68, primo comma, della Costituzione.
Chiedo alla relatrice, senatrice Stefani, se intende intervenire.
STEFANI, relatrice. Signor Presidente, onorevoli senatori, la questione di cui trattiamo oggi riguarda un caso di richiesta di insindacabilità in relazione ad alcune dichiarazioni rese dal senatore presidente Gasparri.
La Giunta ha esaminato la questione e il senatore Gasparri ha fatto anche pervenire una memoria scritta. Il giudice per le indagini preliminari presso il tribunale di Roma riferisce che, con querela, il dottor Luca Tescaroli, all'epoca procuratore aggiunto della Repubblica presso il tribunale di Firenze, ha affermato di aver subito un reato di diffamazione aggravata con il mezzo della stampa per alcune dichiarazioni che paiono riconducibili al senatore Gasparri. L'oggetto riguarderebbe comunicazioni che sono state rese e diffuse da un'agenzia di stampa che riguardano la figura del Tescaroli. Il dottor Tescaroli ritiene che queste affermazioni insinuino sostanzialmente che l'esercizio della sua attività giudiziaria sia piegato e condizionato da presunti ideali di partito, presumibilmente di sinistra.
Il dottor Tescaroli le ritiene gravemente denigratorie della propria reputazione, in quanto prefigurano una violazione del principio costituzionale di imparzialità sul quale è fondata l'attività della magistratura. Ritiene, poi, diffamatorio un presunto accostamento a Salvatore Baiardo, già condannato in via definitiva per plurimi reati, quale favoreggiamento personale, procurata evasione, calunnia, truffa ed altri ancora.
Il giudice per le indagini preliminari, in accoglimento dell'istanza del pubblico ministero, ha ritenuto di sottoporre al Senato la questione dell'applicabilità dell'articolo 68, primo comma, della Costituzione.
In punta di diritto, si fa presente che sono ravvisabili tre moduli ermeneutici nella giurisprudenza in materia di insindacabilità.
Uno richiede che vi sia una netta corrispondenza sostanziale di contenuto fra le opinioni espresse all'esterno e le opinioni espresse all'interno delle attività parlamentari e che comunque vi sia un legame temporale fra l'attività parlamentare e la simmetrica attività esterna.
Un secondo modulo ermeneutico, che è stato cristallizzato in sentenze della Consulta, prevede una sostanziale contestualità fra gli interventi esterni e gli atti tipici.
Vi è poi un terzo modulo, che fa riferimento invece a un altro caso, in cui i presupposti di coincidenza contenutistica si connotano esclusivamente come indici rivelatori del nesso funzionale fra le dichiarazioni rese e le attività del parlamentare.
Analizzando il caso che ci è stato sottoposto in Giunta, l'insindacabilità può essere riconosciuta al senatore Gasparri applicando sia il primo dei moduli ermeneutici, sia il secondo, sia l'ultimo, per cui vi è una totale corrispondenza tra l'impostazione prevista dalla Corte costituzionale e l'attività che è stata svolta da noi. Per certi versi, è quasi un caso da antologia sulla prerogativa dell'insindacabilità. Il nesso sussiste, in quanto il senatore Gasparri aveva già presentato nel 2023 un'interrogazione, rivolta al Ministro della giustizia, in cui si riferiva proprio all'attività del pubblico ministero Tescaroli. Il contenuto di questa interrogazione è già critico nei confronti del magistrato.
Per quanto riguarda l'attività extramoenia, la Consulta effettivamente non chiede un'identità terminologica tra gli atti intramoenia e gli atti extramoenia.
Nel corso dell'intervento che è stato fatto in Aula il 28 aprile 2023, nel commentare con toni critici nei confronti di alcuni magistrati una sentenza di assoluzione, il senatore affermava che «le accuse agli eroi della legalità rappresentano un capitolo di vergogna che non può finire qui». Poi sottolineava ancora maggiormente il suo pensiero: anche in occasione del ricordo delle vittime della strage di Capaci, il senatore Gasparri aveva già censurato la prassi di predisporre candidature di un certo schieramento politico e parlava, in quel caso, della Procura nazionale antimafia.
In una seduta di Assemblea del 17 gennaio 2024, in sede di discussione sulla relazione del Ministro della giustizia, il senatore Gasparri affermava: «Ci sono tante cose su cui vigilare. Colgo questa occasione e questi pochi minuti per dire che non ne possiamo più della procura di Firenze e di Tescaroli che continua a dire che Berlusconi ha fatto le stragi del 1993». Ancora insisteva nel confermare il suo pensiero.
In un'ulteriore seduta, del 13 febbraio 2024, in dichiarazione di voto su un disegno di legge che conteneva modifiche al codice penale, al codice di procedura penale, all'ordinamento giudiziario e al codice dell'ordinamento militare, il senatore Gasparri dichiara: «Abbiamo introdotto - senza che sia stato risolto - il tema dei test attitudinali;» - riferiti ai magistrati - «credo che tutti noi, quando saliamo su un treno o su un aereo, vogliamo che chi guida il treno o l'aereo sia integro. Mi chiedo allora perché devo affidare il giudizio della mia vita e della mia reputazione a una persona come quella che c'è a Firenze, per esempio, che crede che Berlusconi abbia fatto le stragi».
Pertanto non si esaurisce in pochi interventi, ma ritorna più volte il filone politico parlamentare del senatore Gasparri inerente alla critica delle attività svolte dalla procura di Firenze. Era già stato anticipato più volte.
Per questa ragione e tenendo conto di questi atti interni, possiamo veramente intendere che la critica che è stata svolta dal senatore Gasparri interviene all'interno di un contesto politico parlamentare specifico e caratterizzante.
Questo è confermato in realtà nella memoria che ha prodotto lo stesso senatore Gasparri, per cui la proposta della Giunta e del relatore è quella di riconoscere la prerogativa, che appare qui sicuramente configurabile.
Per questa ragione la Giunta propone all'Assemblea, a maggioranza, di deliberare che le dichiarazioni rese dal senatore Maurizio Gasparri costituiscono opinioni espresse da un membro del Parlamento nell'esercizio delle sue funzioni e ricadono pertanto nell'ipotesi di cui all'articolo 68, primo comma, della Costituzione.
PRESIDENTE. Poiché non vi sono iscritti a parlare in discussione, passiamo alla votazione della proposta della Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari.
SCALFAROTTO (IV-C-RE). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
SCALFAROTTO (IV-C-RE). Signora Presidente, i tre casi che stiamo per esaminare questa mattina riguardano l'articolo 68 della Costituzione, quindi quei casi in cui, secondo la Carta costituzionale, le opinioni espresse e i voti dati non possono costituire responsabilità, quindi il parlamentare non può essere perseguito dal punto di vista penale per aver espresso opinioni o dato voti.
È una norma che evidentemente rappresenta un'eccezione rispetto al nostro sistema giuridico, perché i nostri Costituenti hanno ritenuto di introdurre una guarentigia rispetto ai parlamentari e, in senso più ampio, all'intero Parlamento. Quando un parlamentare, nello svolgimento della sua funzione di rappresentanza democratica, esprime opinioni che possono o potrebbero quantomeno dare adito all'idea di essere diffamatorie o lesive di altri diritti, ebbene, il Costituente scrive che questi diritti, che in via ordinaria la legge tutelerebbe, possano essere sacrificati, perché l'interesse a che la dialettica democratica avvenga nella massima libertà è prevalente rispetto all'interesse di chi sia stato diffamato, si sia sentito tale o si sia sentito offeso. In un bilanciamento di questi due interessi, il Costituente fa prevalere quello della libertà della dialettica democratica.
Questa norma può piacerci o non piacerci, ma è in vigore e aggiungo che la Corte costituzionale con più sentenze ha guidato le Giunte di Camera e Senato e le due Assemblee indicando quali siano i limiti, quali siano le modalità e come fare a evitare che di questa guarentigia ci si approfitti o venga utilizzata scorrettamente.
Il nostro ruolo quindi è quello non di scendere nel merito delle dichiarazioni rese dal parlamentare, ma valutare se corrispondano a dichiarazioni rese nell'esercizio della propria funzione e proteggerle. Dico proteggerle in tutti i sensi, perché la domanda di risarcimento e di condanna potrebbe essere fatta anche in via temeraria. Immaginate un parlamentare che si vedesse recapitare 20, 30 o 40 richieste di risarcimento o querele per diffamazione; è chiaro che, per il solo fatto di dover affrontare un processo, sarebbe limitato nella propria libertà di espressione.
Dunque il nostro esame per questi tre casi deve non tanto riferirsi a ciò che è stato detto, ma deve verificare se le modalità nelle quali le cose sono state dette riflettono un'attività politico-parlamentare, così come descritta dai canoni della Costituzione. Io posso già dire che tutti e tre i casi che andremo ad esaminare questa mattina, pur con le loro differenze, sono quasi di scuola, perché, per quanto le dichiarazioni fatte possano essere urticanti, possano non piacerci e possiamo non concordare con esse, è fuori discussione che quelle parole, quelle dichiarazioni e quegli scritti, in uno dei casi di cui ci occuperemo, erano precisamente la declinazione di un'attività politica, sulla quale personalmente in alcuni casi non concordo affatto, ma non sta a me valutarne la fondatezza. Qui li stiamo valutando nella loro legittimità. Ebbene, in questi casi non c'è dubbio che l'articolo 68 della Costituzione debba applicarsi.
Delle dichiarazioni del senatore Gasparri sul dottor Tescaroli - lo ripeto - nel merito ciascuno penserà quello che ritiene, ma è fuori discussione che il senatore Gasparri le abbia espresse in più di un'occasione in Aula, in atti parlamentari, e dunque dobbiamo - ahinoi, in un certo senso - sacrificare il diritto di chi si è sentito offeso, perché la Carta costituzionale ci dice che in questo caso eccezionale il Costituente fa prevalere l'interesse della libertà del dibattito parlamentare anche oltre i limiti di ciò che sarebbe normalmente ammissibile nella vita di tutti i giorni. C'è questo interesse prevalente. Dunque il nostro compito non è di valutare le dichiarazioni del senatore Gasparri, ma di prendere atto che furono pronunciate all'interno di quest'Aula e dunque finiscono con l'essere coperte dalle garanzie dell'articolo 68 della Costituzione.
Per questi motivi, il mio Gruppo voterà a favore della relazione. (Applausi).
CUCCHI (Misto-AVS). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CUCCHI (Misto-AVS). Signora Presidente, innanzitutto voglio ringraziare la relatrice, senatrice Stefani, per la sua relazione estremamente dettagliata. Di tale relazione vorrei però evidenziare una forzatura ed è per questo che non mi ha affatto convinta; anzi, tutt'altro, ha rafforzato la mia certezza: mi perdoni, signor Presidente, il linguaggio forse poco consono alla situazione e al contesto, ma non intendo piegarmi alla logica del "ti salvo, perché oggi tocca a te e domani potrebbe toccare a me". Noi non intendiamo farlo - e mi dispiace in questo contraddire il collega Scalfarotto - in primo luogo perché in questa maniera si svilisce il nostro ruolo di parlamentari e, peggio ancora, la nostra stessa Costituzione, mal interpretando - per usare un eufemismo - la sacralità del significato profondo che i Padri costituenti hanno attribuito all'articolo 68, quando l'hanno scritto. Se è vero che l'articolo 68 della Costituzione italiana è un pilastro fondamentale per il funzionamento della democrazia, è altrettanto vero che noi, colleghi, abbiamo l'obbligo morale di non mutarne la natura, strumentalizzandolo a nostro uso e consumo.
Invito tutti i colleghi e chiunque ne abbia voglia ad andare a leggere i famosi sette interventi del senatore Gasparri citati nella relazione, e vi sfido a trovarne un solo nel quale il procuratore Tescaroli non venga accostato ad ambienti mafiosi. L'oggetto della querela è esattamente questo.
In secondo luogo, tutti noi abbiamo stretto un patto con il popolo italiano quando abbiamo ricevuto la sua fiducia. Dovremmo non dimenticare mai che è ad esso, solo ad esso, che dobbiamo rispondere. Se un comune cittadino calunnia o diffama qualcuno, sarà chiamato in un'aula di tribunale e quella sarà la sede per far valere le sue eventuali ragioni, com'è giusto che sia. L'articolo 68 recita, nel suo primo comma: «I membri del Parlamento non possono essere chiamati a rispondere delle opinioni espresse e dei voti dati nell'esercizio delle loro funzioni». Vedete? Il punto è proprio questo: un conto sono le opinioni politiche; ben altra cosa è svilire la nostra Costituzione ed usarla come scudo in maniera irriverente e pure arrogante. Del resto, è così che la politica in fondo perde la fiducia dei cittadini.
Esprimendo oggi la mia opinione, mi sarò sicuramente guadagnata l'antipatia di più di qualcuno in quest'Aula, ma questa sono e questa intendo restare: sono Ilaria Cucchi, sorella di Stefano, quella che ha speso una vita per ricordare che la legge è e deve essere uguale per tutti (Applausi), sempre e ancor di più per noi.
Noi di Alleanza Verdi e Sinistra di questo siamo fermamente convinti ed è per questo, signora Presidente, che dichiaro il voto contrario del mio Gruppo alle conclusioni della Giunta.
LOPREIATO (M5S). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
LOPREIATO (M5S). Signora Presidente, onorevoli colleghi e colleghe, dopo aver ascoltato attentamente la narrazione della relatrice circa i tre moduli ermeneutici di insindacabilità (teoria, questa, molto più fantasiosa rispetto alla trilogia de «Il Signore degli anelli» di Tolkien, proprio per citare un autore caro al centrodestra), occorre ancora una volta fare ordine circa quanto è previsto dalla Costituzione e cosa dice la consolidata giurisprudenza in merito all'immunità parlamentare ex articolo 68, primo comma, della Costituzione.
Orbene, la stessa sussiste quando gli atti e le dichiarazioni rese extramoenia presentano una sostanziale coincidenza di contenuti con quelle rese in sede parlamentare, in modo che anche le dichiarazioni rese in forma o in sede non tipica debbano ritenersi espressione dell'esercizio della funzione parlamentare, mentre non sono a tal fine sufficienti né la comunanza di argomento né la natura politica del contesto nel quale le dichiarazioni sono pronunciate. Orbene, senatore Gasparri, questo non lo diciamo noi, ma la Cassazione e lo abbiamo più volte ribadito per più posizioni e nuovamente precisato in quest'Aula.
La relazione del relatore, dalla quale discendono i tre famosi modelli ermeneutici, parte da un assunto sbagliato: quelle dichiarazioni diffamatorie sono per il tenore, il contesto e il significato letterale assolutamente slegate rispetto alle quotidiane invettive del senatore Gasparri avverso il dottor Tescaroli. Le affermazioni oggetto di querela, secondo cui il dottor Tescaroli partecipa alla vita politica (con narrazioni scarsamente attendibili), o l'accostamento con Salvatore Baiardo, soggetto pregiudicato, non costituiscono affatto un'estensione esterna di interrogazioni parlamentari o interventi sul tema delle stragi del 1993 o della giustizia, come testé detto anche dalla senatrice Cucchi; non hanno infatti nulla a che vedere con il tenore degli atti tipici. L'unica cosa che hanno in comune è l'astio nei confronti della magistratura che emerge dalla loro lettura.
Le dichiarazioni del senatore Gasparri rilasciate alla stampa (del tipo: attendiamo anche Tescaroli; «narrazioni scarsamente attendibili»; «zero voti a testa») appaiono perlopiù come giudizi personali che non si limitano a esprimere una critica politica, ma pongono in dubbio la professionalità e la reputazione di un magistrato, associandolo implicitamente a soggetti pregiudicati, andando a ledere in maniera incontrovertibile l'autonomia, l'indipendenza e l'onorabilità di un magistrato in servizio. (Applausi).
Gli atti parlamentari richiamati dal relatore hanno ad oggetto interventi a difesa dell'ex presidente Berlusconi, valutazioni sull'azione della magistratura fiorentina, inviti al Ministro a esercitare i poteri ispettivi, ma non vi è traccia, né formale né sostanziale, della tematica della candidatura politica di Tescaroli e dell'accostamento a figure criminali come Baiardo.
Riconoscere oggi l'insindacabilità per quelle frasi del senatore Gasparri, Presidente, significa ammettere che qualsiasi dichiarazione di un parlamentare, purché preceduta da un atto dell'Assemblea sullo stesso ambito tematico, possa automaticamente essere coperta. È una pericolosa distorsione del principio costituzionale. Abbiamo già visto in questa legislatura e non solo un uso distorto delle prerogative parlamentari per schermare comportamenti comunicativi che nulla hanno a che vedere con la funzione rappresentativa. La Corte costituzionale e la Cassazione lo hanno detto con chiarezza: non basta il richiamo politico, servono una coerenza, una finalità rappresentativa e un nesso oggettivo e soggettivo.
Nel caso di specie, non c'è nulla di tutto ciò, anzi c'è una grave lesione del principio costituzionale dell'indipendenza della magistratura attraverso l'insinuazione gratuita e diffamatoria di una vicinanza tra un pubblico ministero e un partito politico e l'accostamento a soggetti mafiosi. Tutto questo non ha nulla a che vedere con l'esercizio delle funzioni parlamentari. (Applausi).
Del resto, signora Presidente, quest'avversione nei confronti della magistratura non ci stupisce: la riforma costituzionale della separazione delle carriere ne rappresenta proprio l'emblema. Peraltro, secondo il relatore, l'insulto alla magistratura e l'equiparazione della stessa a soggetti pluripregiudicati rappresentano plasticamente interessi riferibili al popolo; sulla base di quanto si apprende dalla lettura della relazione, per il senatore Gasparri l'humus dell'insindacabilità dovrebbe risiedere nel costante attacco a un potere dello Stato.
No, signora Presidente, non ci stiamo a queste conclusioni, ne va della nostra onorabilità, non possiamo permettere a quest'Assemblea di votare per l'insindacabilità, perché sappiamo bene che non funziona così, o meglio non dovrebbe. Non lo dice la senatrice Lopreiato, bensì la Corte di cassazione. In extrema ratio, l'articolo 68 può essere applicato a opinioni non connesse ad atti parlamentari solo ed esclusivamente quando sia evidente e qualificato il nesso con l'esercizio della funzione parlamentare, sempre che tali opinioni siano rispettose della dignità dei destinatari della critica e della denuncia politica. Deve infatti trattarsi di opinioni funzionali all'esercizio del mandato parlamentare e della rappresentanza della Nazione. La funzione di parlamentare non può ricomprendere azioni volte a delegittimare la magistratura e certo esse non devono trascendere nell'insulto. Qui assistiamo a beghe puramente personali.
Per queste ragioni, dichiaro il voto contrario del mio Gruppo alla proposta della Giunta illustrata dal relatore. (Applausi).
POTENTI (LSP-PSd'Az). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
POTENTI (LSP-PSd'Az). Signor Presidente, noi del Gruppo Lega dobbiamo esprimerci certamente a favore della relazione che ha illustrato poc'anzi la collega Stefani, perché il caso in esame coincide perfettamente con quel caso di scuola al quale si fa riferimento nell'applicazione dell'insindacabilità di cui all'articolo 68.
Analizzando il caso di specie, va evidenziato che l'insindacabilità degli interventi del senatore Gasparri può essere riconosciuta applicando i cosiddetti moduli ermeneutici espressi nelle varie pronunce della Consulta. Non abbiamo assolutamente alcun dubbio sul fatto che il contesto in cui vengono pronunciate le parole rivolte al dottor Tescaroli renda configurabile il riconoscimento della prerogativa secondo i criteri espressi dalla Corte: il contesto politico delle dichiarazioni è ben evidente e il caso si connota per l'espressione, in attività prettamente parlamentari, di opinioni che comunque si incanalano in maniera precedente e successiva nel processo politico e dunque entro il perimetro di quegli interessi di cui l'articolo della Costituzione è garante.
Ancora più stringente risulta il criterio del contesto politico parlamentare, perché stiamo parlando di interventi avvenuti all'interno dell'Aula e durante i lavori parlamentari in una serie di occasioni, anche in presenza di figure importanti del Governo, nei momenti più significativi dell'attività parlamentare.
Meravigliano, quindi, quelle considerazioni che stavo ascoltando da parte dei membri delle opposizioni, che arrivano addirittura a toccare aspetti di moralità o di corrispondenza fra applicazioni della norma sull'insindacabilità che dovrebbero essere accettate perché oggi toccano all'uno e domani toccano all'altro. Questo è assolutamente inopportuno, perché noi abbiamo raccolto le espressioni di un lavoro fatto dalla Giunta nel corso di alcune sedute, in occasione delle quali il lavoro svolto è stato assolutamente afferente alle condizioni poste dalla Corte costituzionale.
Il Gruppo Lega, per i motivi esposti, non può che aderire alle conclusioni del relatore, riconoscendo appunto l'ipotesi di esercizio di facoltà coperte dall'insindacabilità di cui all'articolo 68, primo comma, della Costituzione. (Applausi).
BAZOLI (PD-IDP). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
BAZOLI (PD-IDP). Signora Presidente, voglio essere molto chiaro: noi consideriamo francamente inaccettabili le critiche, le accuse e le frasi pronunciate dal senatore Gasparri nei confronti del procuratore della Repubblica di Firenze Tescaroli: inaccettabili nei toni; inaccettabili per quello che insinuano; inaccettabili perché fanno parte di quella campagna di delegittimazione della magistratura che la destra ha intrapreso da parecchi mesi a questa parte e che si compone di accuse nei confronti dei magistrati, siano essi pubblici ministeri, giudici giudicanti, il collegio delle Sezioni unite della Cassazione civile o il massimario della Cassazione, ogniqualvolta la magistratura assume un provvedimento sgradito alla destra.
Questa è una campagna di delegittimazione che ha caratteristiche anche diffamatorie: ecco il nostro giudizio politico, che riguarda anche le considerazioni e le frasi pronunciate dal senatore Gasparri.
Detto questo, però, dobbiamo decidere se l'articolo 68 della Costituzione ha ancora una sua funzione oppure no. Se consideriamo che abbia ancora una sua funzione e quindi che sia giusto tutelare l'attività politica dei parlamentari da possibili interferenze esterne, dobbiamo valutare se le frasi pronunciate dal senatore Gasparri sono coperte secondo i criteri che sono stati consolidati nella giurisprudenza costituzionale, secondo i quali le frasi pronunciate che hanno contenuto diffamatorio, come queste pronunciate dal senatore Gasparri fuori dall'Aula parlamentare, sono coperte da insindacabilità quando il contenuto di quelle affermazioni è stato in qualche modo riportato anche in atti tipici parlamentari.
Ora, da questo punto di vista, la relazione che ha fatto la senatrice Stefani è abbastanza chiara ed evidente. Quelle critiche dal contenuto diffamatorio nei confronti della magistratura, che noi riteniamo del tutto inaccettabili, il senatore Gasparri le ha pronunciate ripetutamente anche in Aula, in interventi, interrogazioni, atti tipici e dichiarazioni di voto. Questo è esattamente ciò che chiede la Corte costituzionale per valutare se rientrino nell'ambito dell'insindacabilità prevista dall'articolo 68 della Costituzione.
Credo quindi che la serietà e la coerenza di una posizione a difesa dell'articolo 68 debba in questo caso portarci a considerare positivamente la relazione fatta dalla senatrice Stefani, anche se non possiamo non stigmatizzare ulteriormente il comportamento del senatore Gasparri che in Aula, a proposito proprio di queste accuse, ha sfidato il dottor Tescaroli a fare querele (con frasi del tipo: facciano le querele, ne faccio anche io), salvo poi - dopo aver invitato la persona diffamata a presentare querele - coprirsi con lo scudo dell'insindacabilità. Francamente, è un comportamento poco elegante da parte del senatore Gasparri.
Detto questo, noi comunque voteremo a favore della relazione.
PAROLI (FI-BP-PPE). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
PAROLI (FI-BP-PPE). Chiediamo che la votazione venga effettuata a scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.
PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori.
(La richiesta risulta appoggiata).
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo della proposta della Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari di ritenere che le dichiarazioni rese dal senatore Maurizio Gasparri, oggetto del procedimento penale pendente presso il tribunale di Roma, costituiscono opinioni espresse da un membro del Parlamento nell'esercizio delle sue funzioni e ricadono pertanto nell'ipotesi di cui all'articolo 68, primo comma, della Costituzione.
(Segue la votazione).
Il Senato approva. (v. Allegato B).
Discussione del documento:
(Doc. IV-ter, n. 11) Richiesta di deliberazione in materia di insindacabilità ai sensi dell'articolo 68, primo comma, della Costituzione, nell'ambito di un procedimento penale nei confronti dell'onorevole Margherita Corrado, senatrice all'epoca dei fatti (ore 11,25)
Approvazione delle conclusioni della Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione del documento IV-ter, n. 11: «Richiesta di deliberazione in materia di insindacabilità ai sensi dell'articolo 68, primo comma, della Costituzione, nell'ambito di un procedimento penale nei confronti dell'onorevole Margherita Corrado, senatrice all'epoca dei fatti, trasmessa dal Tribunale di Crotone - Sezione penale il 19 marzo 2025».
La relazione della Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari è stata stampata e distribuita.
Ricordo che la Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari ha deliberato, a maggioranza, di proporre all'Assemblea di ritenere che le dichiarazioni rese dall'onorevole Margherita Corrado, senatrice all'epoca dei fatti, costituiscono opinioni espresse da un membro del Parlamento nell'esercizio delle sue funzioni e ricadono pertanto nell'ipotesi di cui all'articolo 68, primo comma, della Costituzione.
Chiedo alla relatrice, senatrice Rossomando, se intende intervenire.
ROSSOMANDO, relatrice. Signora Presidente, riprenderò alcuni punti della relazione, che, ovviamente, è a disposizione dei colleghi.
Anche in questo caso, siamo in tema di espressione di opinioni e comportamenti, con una citazione a giudizio in sede penale da parte di Alessandro Brutto, amministratore della società EKRÒ, e dei titolari di quote sociali della stessa EKRÒ, Luigi e Giovanni Vrenna.
In sostanza, l'accusa - che, ove si procedesse, dovrebbe essere ovviamente provata - è che la senatrice Corrado avrebbe affermato falsamente che la discarica gestita dalla predetta società EKRÒ tratterebbe rifiuti sanitari, comportando in questo modo rischi maggiori per il personale ivi operante, che presso quell'impianto risulterebbe nuovamente fuori uso il sistema di aspirazione e che i lavoratori non avrebbero percepito lo stipendio del mese di marzo 2021.
In un secondo comunicato, sempre la senatrice Corrado avrebbe affermato che le istanze punitive avanzate dal Brutto a suo carico avrebbero avuto una finalità intimidatoria e delegittimatrice della sua credibilità e infine che i lavoratori dell'impresa in esame sarebbero sottoposti a condizioni lavorative non consone e che la reale situazione dei fatti è nascosta dai media compiacenti con le odierne parti offese, definite, sempre dalla senatrice Corrado, soggetti danarosi e spregiudicati, che senza imbarazzi intrattengono rapporti con massoneria deviata e/o criminalità in giacca e cravatta.
Ora bisogna ricordare - oltre ai confini e alle caratteristiche dell'articolo 68 invocato che, essendo già stati illustrati nei casi precedenti, richiamo - la sentenza della Corte costituzionale n. 104 del 2024 in materia, con la quale, oltre ad acquisire quello che era già consolidato nella giurisprudenza costituzionale, e cioè che le dichiarazioni esterne possono rientrare nell'articolo 68 quando hanno finalità divulgativa di opinioni espresse nel corso dell'attività parlamentare - quindi, sotto il profilo sia del legame temporale, sia del contenuto, non è richiesta una coincidenza esatta tra quello che si dice o si fa dentro queste mura, in quest'Aula, e quello che si dichiara fuori - c'è stata un'ulteriore apertura. La Corte costituzionale ha detto cioè che l'articolo 68, in alcuni casi particolari, può trovare applicazione anche a dichiarazioni rese extramoenia, non necessariamente connesse ad atti parlamentari, ma quando si ritiene sussistente un evidente e qualificato nesso con l'esercizio della funzione parlamentare. Possono essere quindi dichiarazioni che si iscrivono in un contesto politico connotato quali opinioni funzionali all'esercizio dell'attività parlamentare, ossia come opinioni che incanalino nel processo politico interessi rappresentativi ai sensi dell'articolo 67 della Costituzione.
Sostanzialmente la Corte non ha detto che basta essere parlamentari perché ci sia il collegamento funzionale. Ha detto che in casi particolari, collegandosi anche all'articolo 67, in quanto il parlamentare può agire ritenendo di tutelare interessi rappresentativi della Nazione, possono essere presi in considerazione.
Perché ho voluto sottolineare questo aspetto, con il quale concludo il richiamo alla Corte costituzionale? Vorrei rivendicare la nostra coerenza in tutte le determinazioni che abbiamo preso, e prenderemo a riferimento fatti oggetto di valutazione della Giunta e poi di quest'Assemblea, che sta anche nel fatto che la Corte costituzionale va rispettata sempre. Nel momento in cui la Corte costituzionale dà cioè un'indicazione, che è un'interpretazione della norma, rientra esattamente nella dialettica tra i poteri dello Stato che venga rispettata, in questo e anche in altri contesti.
Lo dico perché ho sentito dire a volte anche in quest'Aula che, in un certo qual modo, rientrerebbe nelle prerogative parlamentari bypassare la lettura orientata della Corte, quando i canali sono ovviamente altri. Questo fa parte della dialettica delle democrazie liberali.
Veniamo rapidamente al merito. Numerosissimi sono gli interventi effettuati in Parlamento dalla senatrice Corrado con riferimento all'argomento in oggetto, il tema dello smaltimento dei rifiuti, il carattere di pericolosità e, a volte, di illeceità di quest'attività. Ne enumero alcuni che poi richiamerò soltanto per date, perché sono davvero molto numerosi. Li potete ovviamente trovare nella relazione che è agli atti.
Il 29 novembre 2018 la senatrice Corrado denunciava in Aula la promozione da parte del TGR, quindi del servizio pubblico, di un libro intitolato «Zio Luigi, l'ultimo uomo d'onore», scritto da un ex calciatore del Crotone e del Cosenza, nel quale si celebrava la figura di Luigi Vrenna, morto nel 1992, capoclan della 'ndrina locale dei Vrenna-Ciampà-Bonaventura-Corigliano. Cito questi nomi perché sono quelli che hanno promosso la denuncia-querela da cui scaturisce il capo d'imputazione.
In quell'intervento la senatrice si chiedeva come fosse possibile che il TGR si fosse prestato a una così esplicita captatio benevolentiae nei confronti della dirigenza del Football club Crotone, imparentata con il capo indiscusso della 'ndrina storica locale dei Vrenna-Ciampà-Bonaventura-Corigliano.
È evidente che qui si fa un riferimento molto diretto e di peso: si parla di imparentamento con il capo della citata 'ndrina.
Tutti gli interventi, che sono stati messi a disposizione e sono agli atti della Giunta, fanno un esplicito e mirato riferimento all'interesse per il settore dello smaltimento dei rifiuti dal punto di vista nazionale, perché esamina molti casi nazionali. La ex senatrice Corrado si sofferma molte volte però proprio sulla realtà territoriale della Regione Calabria e, in modo esplicito, sulle realtà gestite dal gruppo Vrenna. In alcune interrogazioni, del 17 dicembre 2019 e del 19 dicembre 2019, si cita la realtà più difficile della discarica della Sovreco SpA, società del gruppo Vrenna. La senatrice esponeva dubbi sul ruolo di una società crotonese che non era iscritta all'albo dei gestori ambientali, nei confronti della quale avanzava il sospetto che fosse una «derivazione del gruppo Arcuri, peraltro già legato al gruppo Vrenna nella società consortile Politecno, cessata nel 2007».
Nell'intervento del 9 gennaio 2019 sui rifiuti nella regione Calabria evidenziava che c'erano carenze progettuali e ed erano state commesse irregolarità. Il 12 febbraio 2019 esprimeva una critica molto pesante sull'operato della Giunta regionale della Calabria, con riferimento a un voto di scambio e collegamenti con la criminalità organizzata, tra l'altro assicurando il suo impegno ai cittadini del crotonese. Il 5 agosto 2019 svolgeva un altro intervento in Aula, sempre sulle discariche in Calabria. Ancora, è del 10 ottobre 2019 l'interrogazione sulle discariche collegate al gruppo Vrenna. Nell'interrogazione a risposta orale del 22 novembre 2018 al Ministro dell'ambiente e in successive interrogazioni si esaminavano questioni riguardanti l'altissimo tasso di malattie e gravissime situazioni in alcune zone della Calabria, sempre con riferimento alla questione rifiuti. Cito poi l'interrogazione a risposta orale dell'11 luglio 2019, l'interrogazione del 24 marzo 2021 e l'interrogazione a risposta scritta al Ministro della giustizia, proprio sul tema dello smaltimento illecito di rifiuti, sulle discariche, sulle illegalità denunciate, sempre in riferimento alla Regione Calabria. Trovate tutti i numerosi atti di sindacato ispettivo nella relazione scritta.
Vi sono poi altre interrogazioni orali sulla questione delle white list e l'interpellanza del 22 ottobre 2019, sempre su questi argomenti. C'è poi una serie di atti successivi, che ritrovate tutti nella relazione. Tra l'altro, c'è un suo intervento in audizione in sede di Commissione d'inchiesta sul fenomeno delle mafie, il 30 gennaio 2020, sempre sulla questione dei rifiuti e sui rischi di infiltrazione mafiosa, oltre a una serie di altre interrogazioni, che trovate nella relazione.
Cito un'altra questione per titoli. Sempre la ex senatrice Corrado si è fatta promotrice e autrice di esposti e denunce alla Polizia giudiziaria e a organi amministrativi. Tali atti sono stati esplicitamente fatti dichiarando la qualità di senatrice: ha dichiarato che presentava denunce ed esposti in quanto senatrice, in quanto attività politica, rilevante ai sensi della sentenza della Corte costituzionale che ho citato, tra l'altro facendo riferimento, relativamente a questo tipo di funzioni, addirittura al fatto che il parlamentare ricopre, in questi casi, anche la veste di pubblico ufficiale, tenuto al dovere di denuncia, di cui all'articolo 331 del codice di procedura penale.
Da tutto quanto esposto, è evidente che le dichiarazioni che sono state diramate a mezzo stampa e che sono oggetto dell'addebito in sede penale rientrano a pieno titolo nella prerogativa di cui all'articolo 68 della Costituzione, in particolar modo alla luce della sentenza n. 104 del 2024, ripresa anche da sentenze successive sempre nel 2024.
Presidenza del vice presidente CENTINAIO (ore 11,40)
(Segue ROSSOMANDO, relatrice). Quindi, le dichiarazioni oggetto della nostra disamina non fanno riferimento a una specifica frase riportata in atti del Parlamento e del Senato. La copiosità dei documenti che ho citato e soprattutto il merito di questi documenti che fanno riferimento all'argomento Regione Calabria, con una serie di episodi e fatti denunciati, fanno ritenere che in questo caso possa essere ricorrente l'articolo 68 e che quindi debba essere consentita l'insindacabilità. Per completezza, colleghi, voglio ancora far presente che la procura, nella persona del pubblico ministero, aveva chiesto inizialmente l'archiviazione per questo procedimento.
Per tutti questi motivi, come ha già anticipato la Presidente, la Giunta propone a maggioranza all'Assemblea di deliberare che le dichiarazioni rese dall'onorevole Margherita Corrado, senatrice all'epoca dei fatti, oggetto del procedimento penale pendente presso il tribunale di Crotone, costituiscano opinioni espresse da un membro del Parlamento nell'esercizio delle sue funzioni e ricadano pertanto nell'ipotesi di cui all'articolo 68, primo comma, della Costituzione. (Applausi).
Ripresa della discussione del documento IV-bis, n. 2 (ore 11,40)
PRESIDENTE. Per quanto riguarda il documento IV-bis, n. 2, il voto sulla proposta della Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari sulla domanda di autorizzazione a procedere in giudizio, ai sensi dell'articolo 96 della Costituzione, nei confronti del dottor Gennaro Sangiuliano potrà essere esercitato fino alle ore 12.
Ripresa della discussione del documento IV-ter, n. 11 (ore 11,41)
PRESIDENTE. Poiché non vi sono iscritti a parlare in discussione, passiamo alla votazione della proposta della Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari.
SCALFAROTTO (IV-C-RE). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
SCALFAROTTO (IV-C-RE). Signor Presidente, approfitto dell'occasione anche per continuare il nostro dibattito sull'articolo 68 e rispondere alla collega Cucchi, che ha argomentato in precedenza il suo voto contrario. Innanzitutto riaffermo l'antica amicizia personale e la simpatia che non verranno meno, e lo dico alla senatrice Cucchi, che se ne preoccupava per ciò che dice in quest'Aula. Anzi, voglio dire alla senatrice Cucchi che non verranno meno né la simpatia, né la stima e - soprattutto - la sua libertà di dire tutto quello che vuole proprio grazie all'articolo 68. (Applausi).
Vede, senatrice Cucchi, qual è il problema? Tutto ciò che lei ha detto, le cose che ha argomentato, anche con grande efficacia, si scontrano con un ostacolo enorme, ossia il fatto che anche ciò che lei ha detto è una sua opinione. Infatti, se provassimo a cercare il metro di cosa sia un'opinione e cosa non lo sia tra i 200 componenti di quest'Aula, troveremmo 200 diverse idee. Tracciare la linea di confine su dove finisce un'opinione e dove inizia qualcosa di diverso, che è censurabile, è un metro di valutazione che non mi sento di mettere nelle mani di nessuno, e ciò anche perché la valutazione dell'opinione andrebbe fatalmente ad allargarsi alla modalità di fare politica. Qui dentro abbiamo anche 200 stili personali diversi: c'è chi è più felpato, chi è più rotondo e c'è chi è un po' più aggressivo, un po' più piccante e un po' più polemico, e ognuno fa politica a modo suo. Chi potrà andare a valutare se una dichiarazione fatta in Aula sia censurabile o meno?
Penso che dobbiamo metterci nelle mani dei Costituenti che ci hanno detto che tutto ciò che noi esprimiamo, le nostre idee che entrano qui dentro, per il solo fatto di essere state espresse da noi, salvo che non ricorrano le condizioni che ci ha descritto la Corte costituzionale, devono essere coperte. E la lunga e dettagliata relazione della collega Rossomando ci ha spiegato proprio questo.
Senatrice Cucchi, sa qual è il vero rischio? Se ci rimettessimo a un criterio soggettivo, poi davvero a ogni variare della maggioranza l'articolo 68 entrerebbe ed uscirebbe. Le faccio un esempio: abbiamo una forza politica, il MoVimento 5 Stelle, che vota sull'articolo 68 e sulle guarentigie della Costituzione a seconda dell'appartenenza. Secondo il MoVimento 5 Stelle, dobbiamo ascoltare tutte le intercettazioni, tranne quelle del senatore Scarpinato; dobbiamo essere sempre contro l'insindacabilità, ma in questo caso non voteranno contro, trattandosi di una ex senatrice del MoVimento 5 Stelle. Allora il problema qual è? Se noi non assicuriamo la copertura a tutto e decidiamo di affidarla a un metro soggettivo, la soggettività cambierà a seconda del colore della maggioranza. Questo significherebbe svuotare di fatto l'articolo 68. (Applausi).
È molto più serio, allora, che lei presenti un disegno di legge costituzionale per l'abrogazione dell'articolo 68. (Applausi). Lei ha detto che la legge è uguale per tutti. Allora, se la legge dev'essere uguale per tutti, cioè se la qualità di parlamentare non rileva ai fini della tutela delle espressioni date, la cosa giusta da fare è prendere l'articolo 68, dire che non va più bene e ritenere che le cose dette dai parlamentari siano scrutinate ugualmente rispetto a coloro che parlamentari non sono. Ciò tenuto conto anche del fatto che l'uguaglianza significa anche avere la capacità di regolamentare cose diverse in modo diverso.
La ragione per la quale i parlamentari - in base alla Costituzione, neanche della legge ordinaria - hanno un trattamento diverso è perché hanno un ruolo diverso, ed è quel ruolo che viene tutelato; dico di più: non è il ruolo della persona, ma quello dell'organo costituzionale ad essere tutelato. Un Parlamento che fosse soggetto a continue querele temerarie avrebbe la mordacchia, sarebbe ridotto al silenzio. Io preferisco dover dare l'immunità a cose che detesto sentir dire, come quelle del senatore Gasparri, piuttosto che, per esprimere il mio disaccordo sul contenuto delle cose che dice il senatore Gasparri, ammanettare questo Parlamento. La libertà del Parlamento è un valore che merita di essere tutelato anche se porta un'eccezione alla legge ordinaria.
In questo caso che cosa abbiamo davanti? Una ex collega che per una legislatura intera si è battuta per una serie di questioni legate all'ambiente, alla gestione dei rifiuti e quant'altro, ed è stata colpita da querele che avevano tutta l'aria di servire a fermare la sua attività parlamentare. Giustamente la relatrice, la collega Rossomando, ci chiede di fare attenzione, perché la Corte costituzionale ci dice che, se il lavoro di questa ex collega è stato su quel settore, noi dobbiamo assicurarle di poterlo fare, perché sta rappresentando i suoi elettori, non è certo una sua mania personale. Dobbiamo proteggere l'articolo 68 perché è uno degli articoli che proteggono la libertà del dibattito pubblico di questo Paese, anche quando quel dibattito non ci piace, anzi soprattutto quando quel dibattito non ci piace.
Come diceva quello pseudo-Voltaire, non sono d'accordo con te, ma darei la vita perché tu possa dirlo. Allora, dato che questo è il fondamento delle democrazie liberali, giù le mani dall'articolo 68. Riconosciamo alla collega di cui ci stiamo occupando la legittimità e la nobiltà del suo lavoro, indipendentemente dalle cose che ha detto, indipendentemente dal fatto che fosse iscritta a un partito o a un altro. Credo che noi, votando a favore della relazione così completa ed esaustiva della collega Rossomando, stiamo facendo assolutamente la cosa giusta, quindi voteremo a favore. (Applausi).
STEFANI (LSP-PSd'Az). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
STEFANI (LSP-PSd'Az). Signor Presidente, anche in questo caso c'è un'ipotesi di insindacabilità quasi di scuola. Quelle utilizzate dalla già senatrice Corrado sono chiaramente espressioni di una sua posizione politica connessa all'attività parlamentare, com'è stato ampiamente dimostrato.
Per questa ragione, tutto il Gruppo Lega voterà a favore della relazione della Giunta per il riconoscimento dell'insindacabilità.
BAZOLI (PD-IDP). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
BAZOLI (PD-IDP). Signor Presidente, noi voteremo a favore della relazione della senatrice Rossomando.
Le ragioni istituzionali e di diritto sono analoghe a quelle che hanno giustificato la nostra decisione sul documento inerente al senatore Gasparri. Anche in questo caso c'è una nostra ex collega che ha fatto denunce pubbliche; in questo caso, ovviamente il merito delle denunce è molto meno criticabile e censurabile, dal nostro punto di vista - ovviamente da un punto di vista politico - rispetto alle cose dette dal senatore Gasparri. Tuttavia, anche in questo caso si tratta di denunce che hanno un contenuto che qualcuno ha considerato di natura diffamatoria e che tuttavia sono coperte dall'insindacabilità, perché sono espresse nell'ambito delle attività tipiche parlamentari, nell'ambito di un'azione parlamentare che ha fatto la nostra collega nella scorsa legislatura, nella quale appunto si è occupata esattamente di quei temi per i quali poi è stata denunciata da qualcuno che si è sentito diffamato.
Se vogliamo dare un significato all'articolo 68 della Costituzione e mantenere un profilo di serietà e omogeneità di comportamento, a tutela dei colleghi, di chiunque qui dentro svolga una funzione, a prescindere dalla sua appartenenza e anche dalle opinioni che esprime, penso che anche in questo caso dobbiamo votare favorevolmente alla relazione della senatrice Rossomando. Siamo infatti in un caso tipico nel quale una collega ha espresso opinioni politiche e un giudizio per diffamazione rischierebbe di pregiudicarne la libertà di comportamento e di azione.
Credo quindi che siamo esattamente sulla stessa linea del documento precedente e per questi motivi voteremo a favore. (Applausi).
MALAN (FdI). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MALAN (FdI). Chiediamo che la votazione venga effettuata a scrutinio simultaneo mediante procedimento elettronico.
PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori.
(La richiesta risulta appoggiata).
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo della proposta della Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari di ritenere che le dichiarazioni rese dall'onorevole Margherita Corrado, senatrice all'epoca dei fatti, oggetto del procedimento penale pendente presso il tribunale di Crotone - sezione penale, costituiscono opinioni espresse da un membro del Parlamento nell'esercizio delle sue funzioni e ricadono pertanto nell'ipotesi di cui all'articolo 68, primo comma, della Costituzione.
(Segue la votazione).
Il Senato approva. (v. Allegato B).
Discussione del documento:
(Doc. IV-ter, n. 12) Richiesta di deliberazione in materia di insindacabilità ai sensi dell'articolo 68, primo comma, della Costituzione, nell'ambito di un procedimento civile nei confronti del senatore Matteo Renzi (ore 11,52)
Approvazione della proposta della Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione del documento IV-ter, n. 12: «Richiesta di deliberazione in materia di insindacabilità ai sensi dell'articolo 68, primo comma, della Costituzione, nell'ambito di un procedimento civile nei confronti del senatore Matteo Renzi, trasmessa dal Tribunale di Milano - Sezione civile il 16 giugno 2025».
La relazione della Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari è stata stampata e distribuita.
Ricordo che la Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari ha deliberato, a maggioranza, di proporre all'Assemblea di ritenere che le dichiarazioni rese dal senatore Renzi costituiscono opinioni espresse da un membro del Parlamento nell'esercizio delle sue funzioni e ricadono pertanto nell'ipotesi di cui all'articolo 68, primo comma, della Costituzione.
Chiedo al relatore, senatore Durnwalder, se intende intervenire.
DURNWALDER, relatore. Signor Presidente, mi permetto di sottoporre all'Assemblea una sintesi della relazione, la quale è a disposizione dei colleghi in forma estesa.
L'oggetto del documento in esame consiste nelle affermazioni asseritamente lesive della reputazione del magistrato dottoressa Christine Von Borries contenute nell'edizione aggiornata del libro del senatore Matteo Renzi, «Il Mostro. Inchieste, scandali e dossier. Come provano a distruggerti l'immagine» al capitolo I, paragrafo 5, dal titolo «L'assoluzione dei miei genitori», pubblicato a novembre del 2022. Le dichiarazioni contestate sono quelle dalle quali risulterebbe che la dottoressa nell'esercizio delle sue funzioni di pubblico ministero, nel procedimento per reato di concorso in emissione di fatture per operazioni inesistenti, abbia mancato di adempiere al proprio dovere professionale non mettendo a disposizione della difesa il materiale probatorio del quale aveva avuto contezza nel giudizio parallelo di traffico illecito in influenze.
Ebbene, è opportuno evidenziare che le suddette dichiarazioni si inseriscono nella generale attività parlamentare e istituzionale del senatore Renzi, connotata da una costante attenzione rivolta al tema della corretta e neutrale amministrazione della giustizia, nella quale sono presenti altresì dettagliati riferimenti alla propria vicenda personale che il senatore ricostruisce come una persecuzione giudiziaria posta in essere dalla procura di Firenze nei propri confronti e nei confronti dei suoi stretti congiunti e collaboratori. Questi argomenti sono stati affrontati dal senatore mediante specifici atti intramoenia in relazione alle inchieste sui finanziamenti della Fondazione Open o ad altre vicende processuali che hanno riguardato la sua famiglia o il suo entourage.
Vi sono quindi numerosi interventi e interrogazioni dal 2020 ad oggi che hanno ad oggetto temi più ampi, quali la separazione dei poteri, la proliferazione delle figure di reato, il malfunzionamento delle misure per la semplificazione dei processi, le garanzie dei detenuti, il sovraffollamento carcerario e l'attuazione della legge per la responsabilità dei magistrati, ma anche, nello specifico, l'attenzione sull'operato della procura di Firenze sia con riguardo a vicende più generali come quella dell'inchiesta Concorsopoli o dell'hotel Astor, sia con riguardo alle sue vicende personali.
A tale proposito è opportuno indicare due interventi resi dal senatore Renzi in Assemblea: uno è quello del 22 febbraio 2022, nell'ambito della discussione del Documento XVI, n. 9, conclusa con l'approvazione della proposta della Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari di sollevare un conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato dinanzi alla Corte costituzionale nei confronti della procura della Repubblica presso il tribunale ordinario di Firenze, per aver acquisito la corrispondenza riguardante il medesimo senatore senza previa autorizzazione del Senato; l'altro è quello del 7 maggio 2024 nell'ambito della discussione del Documento IV n. 2, concluso con l'approvazione della proposta della medesima Giunta di diniego del sequestro della corrispondenza nei confronti del senatore per la sussistenza del fumus persecutionis.
Ebbene, nell'intervento del 22 febbraio 2022, il senatore Renzi, citando la propria vicenda personale e le sentenze della Corte di cassazione, che hanno annullato i provvedimenti giurisdizionali richiesti dalla procura di Firenze, ha sottolineato la necessità di adoperare le guarentigie parlamentari per ristabilire l'equilibrio e la separazione tra i poteri dello Stato, nonché per difendere l'autonomia della politica da condizionamenti che possono derivare da un uso distorto del potere giurisdizionale. Il senatore ha pertanto evidenziato come anche il provvedimento di sequestro della corrispondenza, in riferimento al quale si chiedeva in quella sede di sollevare un conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato, fosse indicativo di un agire dei pubblici ministeri fiorentini volto non ad indagare su presunti finanziamenti illeciti, quanto a «definire le forme della politica», atteso che «L'indagine non vuole mettere in discussione i denari, della cui tracciabilità nessuno dubita. [...] No: l'indagine parte dall'assunzione del fatto che il giudice penale desidera stabilire che cos'è una corrente di partito, come si deve organizzare, quali modalità concrete di organizzazione della politica si possano fare oppure no» con la conseguenza che «laddove il giudice penale interviene nelle dinamiche organizzative della politica viene meno il concetto di separazione dei poteri e la libertà del Parlamento di definire le modalità democratiche della politica».
Nell'intervento del 7 maggio 2024, invece, il senatore Renzi ha fatto poi espressa menzione della vicenda processuale che ha visto l'arresto dei suoi genitori, oggetto peraltro del paragrafo contestato alla dottoressa Von Borries nel documento oggi in discussione, affermando che: «Ora sarà un caso, ma mio padre arriva a sessantaquattro anni senza aver avuto alcun problema con la giustizia e, casualmente, nell'anno in cui io divento Presidente del Consiglio, la mia famiglia diventa la famiglia di Bonnie and Clyde e diventa la famiglia verso la quale quel procuratore ha una particolare predilezione. Ho dimenticato un avviso di garanzia a mia sorella». Poco più avanti lo stesso senatore afferma: «questa vicenda ha distrutto la mia privacy, persino il conto corrente, e ha messo a dura prova la vita della famiglia, perché potete immaginare cosa voglia dire spiegare a dieci nipotini che i nonni sono stati arrestati».
Infine, è d'uopo sottolineare che, nella nota del 18 febbraio 2023, rivolta al Presidente del Senato e ad altre autorità, poi trasfusa nel cosiddetto Libro rosso, il senatore Renzi ha rassegnato una sorta di denunzia indirizzata a diverse alte cariche dello Stato, ripercorrendo per l'appunto anche l'operato della magistratura fiorentina nelle indagini che lo riguardavano e che riguardavano i suoi collaboratori e congiunti, soffermandosi proprio sulla circostanza della mancata acquisizione del materiale probatorio che sarebbe stato determinante per la successiva assoluzione dei genitori, avvenuta in secondo grado.
Dunque, per quanto fin qui detto, deriva che le dichiarazioni contenute nel volume «Il Mostro» si iscrivono nell'ambito dell'attività parlamentare del senatore Renzi, sia per la coincidenza sostanziale e la contestualità temporale (nel senso tradizionalmente indicato dalla Corte costituzionale), sia per la corrispondenza con la costante attività politica del senatore sulla neutrale amministrazione della giustizia, secondo il criterio introdotto dalla Consulta con la sentenza n. 104 del 2024, in quanto si tratta di opinioni che, iscrivendosi in un contesto politico, sono funzionali all'esercizio dell'attività parlamentare.
Per tali motivi, la Giunta a maggioranza propone all'Assemblea di deliberare che le dichiarazioni rese dal senatore Matteo Renzi, oggetto del procedimento civile pendente presso il tribunale di Milano (R.G. n. 31400/2023), costituiscono opinioni espresse da un membro del Parlamento nell'esercizio delle sue funzioni e ricadono pertanto nell'ipotesi di cui all'articolo 68, primo comma, della Costituzione.
PRESIDENTE. Poiché non vi sono iscritti a parlare in discussione, passiamo alla votazione della proposta della Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari.
SCALFAROTTO (IV-C-RE). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
SCALFAROTTO (IV-C-RE). Signor Presidente, credo di aver parlato abbastanza oggi sull'articolo 68. Mi limito a dire che anche questo è un caso di scuola: stiamo lavorando su dichiarazioni e su scritti che sono praticamente copia conforme di interventi in Aula e quindi, per le considerazioni espresse in precedenza, annuncio il voto favorevole del mio Gruppo alla relazione.
DAMANTE (M5S). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
DAMANTE (M5S). Signor Presidente, occorre - a mio avviso - fare chiarezza sulla ratio dell'istituto dell'insindacabilità e delle opinioni ex articolo 68, comma 1, della Costituzione.
Ancora una volta, signor Presidente, non ci sono dubbi che i parlamentari debbano avere garantita nel modo più libero la rappresentanza della Nazione delineata dall'articolo 67 della Costituzione, ma l'insindacabilità non antepone una deroga a qualsiasi cosa un parlamentare faccia o dica. L'opinione espressa dal parlamentare può collidere con beni della persona qualificati come inviolabili (onore, reputazione, dignità). La Costituzione non protegge qualsivoglia opinione, ma soltanto quella resa nell'esercizio della funzione parlamentare, indipendentemente dal luogo in cui essa venga espressa. Anche ad opinioni non connesse ad atti parlamentari può essere applicato l'articolo 68, comma 1, della Costituzione, ma quando sia evidente e qualificato il nesso con l'esercizio della funzione parlamentare. Deve trattarsi non di opinioni politiche, che può esprimere ogni cittadino, nei limiti già consentiti dall'articolo 21 della Costituzione (le classiche chiacchiere da bar, per intenderci), ma di opinioni funzionali all'esercizio del mandato parlamentare e della rappresentanza della Nazione.
Signor Presidente, la premessa mi sembrava d'obbligo, visti i vari interventi fatti oggi in Aula, anche dal senatore che mi ha preceduto. Oggi siamo chiamati a discutere e a deliberare sulle esternazioni del senatore Matteo Renzi rivolte alla dottoressa Christine Von Borries, magistrato della procura di Firenze, da lui accusata di aver occultato prove decisive ai fini dell'assoluzione dei propri genitori, in un processo penale concluso con l'assoluzione in appello. Secondo il magistrato tali affermazioni, diffuse mediante un testo di larga pubblicazione, avrebbero leso la sua reputazione, travalicando i limiti del diritto di critica.
A supporto della tesi dell'insindacabilità, la memoria del senatore Renzi richiama alcune pronunce della Corte costituzionale: la n. 11 del 2000, la n. 219 del 2003 e la n. 104 del 2024.
Signor Presidente, appare doveroso distinguere i profili effettivamente rilevanti di tali precedenti, evitando letture eccessivamente favorevoli alla tesi immunitaria. In particolare, la Corte costituzionale ha più volte ribadito che l'articolo 68 della Costituzione non copre qualunque esternazione di un parlamentare. La stessa sentenza citata dal senatore Renzi, la n. 104 del 2024, ha precisato che le dichiarazioni rese fuori dalle sedi parlamentari possono essere insindacabili solo e soltanto se riconducibili all'esercizio del mandato e formulate come opinioni nel rispetto della dignità altrui. L'insindacabilità, infatti, tutela dichiarazioni finalizzate alla qualità del dibattito pubblico, non certo al suo scadimento.
Pertanto, la domanda che dobbiamo porci, colleghi, è se il senatore Renzi stava esercitando un suo diritto costituzionale o stava ledendo un diritto altrui, parimenti difeso dalla Costituzione. Questo è il vero senso del dibattito oggi. Nella fattispecie, dov'è il necessario nesso funzionale tra le dichiarazioni oggetto di causa e una specifica attività parlamentare? La loro riproposizione pubblica in forme editoriali o di comunicazione politica non basta a trasformarle in atti propri della funzione parlamentare, se rimangono scollegate dall'esercizio tipico del mandato.
Del resto, l'articolo 3 della legge n. 140 del 2003, legge di attuazione dell'articolo 68 della Costituzione, chiarisce che la guarentigia opera anche per le attività di divulgazione, di critica o di denuncia politica svolte fuori dal Parlamento, ma solo e soltanto quando siano connesse alla funzione di parlamentare. In tal senso, è consolidato il principio per cui l'insindacabilità è una garanzia funzionale dell'istituzione, volta a proteggere la libertà e l'autonomia del Parlamento e non un privilegio personale del singolo parlamentare.
Siamo dunque di fronte non a una questione di libertà di espressione tout court, bensì al tentativo di estendere una prerogativa costituzionale oltre il suo ambito, per coprire affermazioni che nulla hanno a che vedere con l'attività parlamentare in senso proprio.
In questa vicenda, si tratta non di generiche critiche politiche, ma di accuse puntuali rivolte a un magistrato, inerenti a vicende di carattere sostanzialmente privato. Peraltro, le motivazioni della sentenza di appello hanno smontato il castello accusatorio costruito dal senatore Renzi. Ciò conferma indirettamente come tali esternazioni fossero finalizzate più a una difesa personale ex post che ad un'attività ispettiva o di denuncia politica a tutela di un interesse pubblico.
Signor Presidente, colleghi, io la faccio la seguente domanda: ma possiamo ridurre una garanzia costituzionale, portatrice di interessi generali, a misero mezzo di dileggio e accusa alla magistratura per vicende e scopi del tutto personali? Così facendo viene superato il limite estremo della prerogativa dell'insindacabilità. Lo vogliamo capire? Volete quantomeno ascoltare la nostra posizione in tal senso e con ciò stesso la ratio ascrivibile all'articolo 68 della Costituzione?
Colleghi, usando l'articolo 68 della Costituzione per consentire a coloro che hanno assunto una carica pubblica da ottemperare con disciplina e onore di fare scempio della rispettabilità altrui senza averne conseguenze, anneghiamo nel ridicolo sia la disciplina sia l'onore, mentre riassumiamo - ahimè e ahinoi - il Marchese del Grillo: «Perché io sono io e voi…». Faccio completare la frase a coloro che di questo articolo 68 si fanno scudo e a coloro che lo consentono.
Signor Presidente, il MoVimento 5 Stelle ritiene che l'insindacabilità parlamentare non possa né debba essere utilizzata come scudo individuale, tanto più per proteggere dichiarazioni estranee all'esercizio del mandato. È nostro dovere comune preservare il significato e i limiti delle guarentigie costituzionali, evitando ogni indebita deresponsabilizzazione dei rappresentanti istituzionali.
Per tutte le ragioni esposte, in coerenza con la linea garantista, ma rigorosa che contraddistingue il MoVimento 5 Stelle, annuncio il voto contrario alla richiesta di riconoscere l'insindacabilità delle affermazioni oggetto di questo procedimento. (Applausi).
STEFANI (LSP-PSd'Az). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
STEFANI (LSP-PSd'Az). Signor Presidente, intervengo solo per annunciare il voto favorevole del Gruppo Lega.
BAZOLI (PD-IDP). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
BAZOLI (PD-IDP). Signor Presidente, annuncio il voto favorevole del Gruppo Partito Democratico, per le stesse considerazioni generali che abbiamo fatto per gli altri due documenti che riguardano l'insindacabilità.
PATUANELLI (M5S). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
PATUANELLI (M5S). Signor Presidente, nella mia funzione di presidente di Gruppo, chiedo che la votazione venga effettuata a scrutinio simultaneo mediante procedimento elettronico.
PRESIDENTE. Ai sensi dell'articolo 113, comma 2, del Regolamento, dispongo la votazione come richiesto.
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo della proposta della Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari di ritenere che le dichiarazioni rese dal senatore Matteo Renzi, oggetto del procedimento civile pendente presso il tribunale di Milano, costituiscono opinioni espresse da un membro del Parlamento nell'esercizio delle sue funzioni e ricadono pertanto nell'ipotesi di cui all'articolo 68, primo comma, della Costituzione.
(Segue la votazione).
Il Senato approva. (v. Allegato B).
Ripresa della discussione del documento IV-bis, n. 2 (ore 12,10)
PRESIDENTE. Dichiaro chiusa la votazione nominale sulla domanda di autorizzazione a procedere in giudizio, ai sensi dell'articolo 96 della Costituzione, nei confronti del dottor Gennaro Sangiuliano, nella sua qualità di Ministro della cultura pro tempore.
Invito i senatori Segretari a procedere al computo dei voti.
(I senatori Segretari procedono al computo dei voti).
Proclamo il risultato della votazione nominale sulle conclusioni della Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari volte a negare l'autorizzazione a procedere in giudizio, ai sensi dell'articolo 96 della Costituzione, nei confronti del dottor Gennaro Sangiuliano, nella sua qualità di Ministro della cultura pro tempore (Doc. IV-bis, n. 2):
| Senatori presenti | 169 |
| Senatori votanti | 169 |
| Maggioranza assoluta dei componenti del Senato | 103 |
| Favorevoli | 112 |
| Contrari | 57 |
| Astenuti | 0 |
Il Senato approva. (v. Allegato B). (Applausi).
La seduta è sospesa fino alle ore 16,30.
(La seduta, sospesa alle ore 12,15, è ripresa alle ore 16,34).
Presidenza del vice presidente RONZULLI
Discussione del disegno di legge:
(1565) Conversione in legge del decreto-legge 30 giugno 2025, n. 95, recante disposizioni urgenti per il finanziamento di attività economiche e imprese, nonché interventi di carattere sociale e in materia di infrastrutture, trasporti ed enti territoriali (Relazione orale)(ore 16,34)
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione del disegno di legge n. 1565.
I relatori, senatori Damiani, Mennuni e Testor, hanno chiesto l'autorizzazione a svolgere la relazione orale. Non facendosi osservazioni la richiesta si intende accolta.
Pertanto, ha facoltà di parlare la relatrice, senatrice Testor.
TESTOR, relatrice. Signor Presidente, innanzitutto mi permetta di ringraziare il presidente Calandrini, tutti i componenti della 5a Commissione e il sottosegretario Freni per questo lavoro di concerto che c'è stato sul provvedimento in esame.
Farò una relazione cercando di entrare nel merito, lasciando però il testo scritto per l'Assemblea. Con l'articolo 1 del decreto-legge in conversione, in particolare con il comma 1, si consente l'uso del Fondo per l'avvio di opere indifferibili per interventi non più finanziati dal PNRR, purché gli appalti siano aggiudicati entro il 31 dicembre 2025. È una misura importante per consentire il completamento di molte opere che rischiano di non essere realizzate nei termini previsti dal Piano nazionale di ripresa e di resilienza.
Con l'articolo 2, fra l'altro, al fine di far fronte alla grave situazione di sovraffollamento degli istituti penitenziari, vengono incrementate di complessivi 58 milioni di euro per gli anni 2025-2027 le risorse destinate al piano del commissario straordinario per l'edilizia penitenziaria, per la realizzazione di nuove infrastrutture penitenziarie nonché di opere di riqualificazione e ristrutturazione delle strutture esistenti. Allo stesso articolo vengono poi stanziati 20 milioni per il Fondo regionale di Protezione civile per il 2025, da destinare al potenziamento del sistema di Protezione civile delle Regioni e degli enti locali (per il 40 per cento), e al concorso agli interventi e alle misure urgenti per fronteggiare le emergenze derivanti da eventi calamitosi per i quali sia stata dichiarata emergenza regionale (per il restante 60 per cento).
L'articolo 3 istituisce presso il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti un fondo unico per il potenziamento delle reti metropolitane e del trasporto rapido di massa, nonché per la manutenzione stradale delle Province e Città metropolitane, con l'obiettivo di ottimizzare l'uso delle risorse in base all'avanzamento dei lavori. Nel Fondo confluiscono risorse già stanziate da precedenti leggi di bilancio per investimenti, mobilità sostenibile, trasporto pubblico locale e infrastrutture urbane, disciplinando inoltre il funzionamento del Fondo.
Con l'approvazione degli emendamenti dal 3.29 (testo 2) al 3.42 (testo 2) nel medesimo testo riformulato, al fine di rimodulare le modalità di utilizzo delle risorse per il finanziamento degli interventi relativi a programmi straordinari di manutenzione della rete viaria assegnate alle Province e alle Città metropolitane, si prevede la possibilità per queste ultime di aggiudicare gli interventi ammessi al piano di riparto secondo una tempistica più flessibile. Ciò allo scopo di agevolare gli eventi beneficiari dell'assunzione degli impegni relativi agli interventi di manutenzione della rete stradale, intervenendo sulle tempistiche anche in ragione dei vincoli posti dalla normativa contabile.
Con l'articolo 4 viene in particolare prevista l'estensione della detrazione del superbonus 100 per gli interventi nei Comuni colpiti dai terremoti in Abruzzo, Lazio, Marche e Umbria dal 24 agosto 2016, a condizione che rientrino nei casi previsti dalla deroga al blocco della cessione del credito e solo alle spese eccedenti i contributi per la ricostruzione, nel rispetto del limite massimo di spesa previsto.
L'articolo 5 prevede, per ciascuno degli anni 2025-2027, uno stanziamento pari a 5 milioni di euro in favore degli istituti di ricovero e cura a carattere scientifico, pubblici o privati, titolari di accreditamento sanitario.
Incrementa inoltre l'autorizzazione di spesa relativa all'istituto pensionamento anticipato denominato Ape sociale di 55 milioni; prevede un incremento di 10 milioni per l'anno 2025 della dotazione del Fondo per il finanziamento di attività di interesse generale svolte o promosse da organizzazioni di volontariato, associazioni di promozione sociale o fondazioni iscritte nel Registro unico del terzo settore e potenzia la dotazione finanziaria speciale del fondo di garanzia dedicata agli interventi del terzo settore, incrementandoli 10 milioni.
Con l'approvazione dell'emendamento 5.10 viene prorogato il finanziamento per gli Istituti di ricovero e cura a carattere scientifico (IRCCS) di rilievo nazionale e internazionale per le caratteristiche di specificità e innovatività nell'erogazione di prestazioni pediatriche, con particolare riferimento alla prevalenza di trapianti di tipo allogenico. Con l'approvazione dell'emendamento 5.35 (e degli emendamenti a esso identici) si posticipa al 2027 l'entrata in vigore della rendicontazione del 75 per cento della quota relativa alla seconda annualità precedente quale condizione per l'erogazione della quota annuale di spettanza del Fondo per la lotta alla povertà e all'esclusione sociale.
L'articolo 6 prevede, per l'anno 2025, un'integrazione al reddito di 40 euro mensili per le lavoratrici madri, dipendenti e autonome, con due o più figli, a condizione che il reddito individuale da lavoro non superi i 40.000 euro. Tale misura sostituisce, solo per il 2025, l'esonero contributivo parziale e si applica fino al compimento dei dieci anni del figlio più piccolo. L'approvazione dell'emendamento della Commissione 6.0.700 incrementa di 30 milioni di euro per il 2025 il Fondo contributo abitazione principale del mutuatario esclusivamente per l'accesso al credito da parte delle giovani coppie o dei nuclei familiari monogenitoriali con figli minori, da parte dei conduttori di alloggi di proprietà degli istituti autonomi. Da segnalare anche l'approvazione dell'emendamento 6.0.15, nel testo 2, che prevede che nei riguardi delle cooperative sociali e delle organizzazioni civili di volontariato o della Protezione civile, nonché dei volontari della Croce Rossa Italiana, i coordinatori comunali delle attività di volontariato non possono in alcun modo essere equiparati al datore di lavoro o al dirigente, con riferimento agli obblighi del datore di lavoro in materia di sicurezza.
L'articolo 7 modifica la disciplina del payback per le aziende produttrici di dispositivi medici per gli anni 2015-2018, riducendo al 25 per cento la quota di ripiano dovuta per lo sforamento del tetto di spesa regionale, prevedendo inoltre l'istituzione di un fondo di 360 milioni di euro per il 2025, che si aggiunge a quello 1.085 milioni per il 2023 per coprire il superamento del tetto di spesa. Con l'approvazione di alcuni emendamenti, si prevede che per le aziende che hanno già pagato il 48 per cento del dovuto, la quota eccedente del 25 per cento venga detratta dai versamenti che saranno eventualmente dovuti con riferimento alle annualità successive al 2018, compensando così la disparità di trattamento che ci sarebbe tra le aziende che ancora non hanno pagato e che, in virtù del decreto-legge, pagheranno il 25 per cento del dovuto a quelle che invece hanno già pagato quanto dovuto. Sempre in tema di payback, è da segnalare l'emendamento 7.25 (e gli identici approvati nella medesima riformulazione) che permette alle piccole e medie imprese soggette al meccanismo del payback di poter accedere a linee di finanziamento garantite dal fondo di garanzia per le piccole e medie imprese.
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il relatore, senatore Damiani.
DAMIANI, relatore. Signora Presidente, mi sia concesso qualche secondo per ringraziare il Governo, la 5a Commissione, il suo presidente Calandrini, tutti i commissari, il Governo, con il ministro Ciriani e i sottosegretari Freni e Savino, perché quello in discussione è un decreto-legge importante che comprende diverse materie, non soltanto economiche; un decreto-legge da convertire anche in tempi abbastanza ristretti, considerate le settimane che ci attendono. È stato, quindi, un lavoro non semplice, che però ha portato a un suo importante risultato con l'approvazione e la condivisione anche di temi comuni tra maggioranza e opposizione. Infatti, sono stati anche approvati emendamenti sottoscritti da tutti i Capigruppo di maggioranza e di opposizione su diverse materie.
Si tratta, quindi, di un provvedimento a tutto campo, che prevede una serie di importanti sostegni. In particolar modo, vorrei ricordare alcune misure come il sostegno di circa 58 milioni con il Fondo per l'edilizia penitenziaria. Un altro tema molto importante, sul quale questo Parlamento e in particolare il Gruppo parlamentare di Forza Italia si sono battuti in questi anni, è quello della rigenerazione urbana, per la quale finalmente abbiamo reperito un fondo di circa 80 milioni di euro.
Dopo numerose sollecitazioni, inoltre, siamo intervenuti sui fondi da attribuire agli enti locali, in particolar modo alle Province, per gli interventi di manutenzione sulla rete viaria, con circa 350 milioni di euro per le Città metropolitane. Allo stesso tempo, abbiamo salvato numerose risorse che in questi anni, anche con grande difficoltà, le Province stesse non erano riuscite a utilizzare perché ormai, come enti di secondo livello, anche le strutture amministrative e burocratiche delle Province si sono purtroppo depauperate nel tempo.
Siamo intervenuti anche per quanto riguarda gli Uffici speciali per la ricostruzione del Comune dell'Aquila e dei Comuni del cratere, prorogandoli fino al 31 dicembre 2027. Allo stesso modo, abbiamo esteso l'applicazione di agevolazioni per la zona franca del sisma del Centro Italia anche per l'anno 2025. Abbiamo previsto anche circa 250 milioni di euro per l'APE sociale tra il 2025 e il 2028. Dieci milioni di euro vengono destinati al Fondo di finanziamento delle attività di interesse generale, con una serie di norme e di disposizioni che riguardano il Terzo settore.
Vogliamo, inoltre, ricordare che con il decreto-legge che stiamo esaminando viene ulteriormente prorogata fino al 1° gennaio 2026 l'entrata in vigore di una dannosa tassa che è quella della sugar tax.
Il provvedimento è stato varato in queste poche settimane con l'impegno da parte di tutti i Gruppi parlamentari. La Commissione bilancio lo ha anche arricchito con ulteriori argomenti e con ulteriori emendamenti, fra i quali voglio ricordarne alcuni particolarmente importanti che riguardano le strutture universitarie di Alta formazione artistica, musicale e coreutica (AFAM), il Tecnopolo del Mediterraneo di Taranto, la Fondazione EBRI; disposizioni per quanto riguarda la rimozione dei rifiuti abbandonati lungo i cigli stradali; l'estensione dell'accesso a risorse a condizioni agevolate per quanto riguarda i gestori delle strutture termali; modifiche alle tariffe del canone unico anche patrimoniale e anche delle disposizioni per quanto riguarda gli aeroporti della Regione Sicilia.
Si tratta, dunque, di un provvedimento importante e a tutto tondo, che ha visto il coinvolgimento di diversi Ministeri e che ha toccato diversi argomenti, ragion per cui veniva anche definito un provvedimento omnibus. Con questo lavoro portato avanti in sinergia, anche grazie alla collaborazione e al confronto tra maggioranza e opposizione, siamo convinti che quello stiamo per convertire in legge sia un provvedimento economico importante per il nostro Paese. (Applausi).
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare la relatrice, senatrice Mennuni.
MENNUNI, relatrice. Signor Presidente, come è stato detto anche dai correlatori che mi hanno preceduta, quello che stiamo esaminando è un decreto-legge che abbraccia a tutto tondo alcuni assi fondamentali sui quali si sta lavorando. A livello economico, sappiamo che i pilastri sono quelli del capitale, del lavoro, della natalità e devo dire che tutti e tre sono stati trattati in modo molto concreto e pragmatico.
Come è stato già rappresentato, il provvedimento istituisce un fondo molto importante - parliamo del capitale d'impresa - per la rigenerazione urbana. Sappiamo che il patrimonio a livello nazionale offre delle strutture straordinarie, ma la rigenerazione è uno degli elementi assolutamente rilevanti.
Viene affrontata, inoltre, la tematica del potenziamento delle infrastrutture trasportistiche e delle infrastrutture idriche.
L'Italia è una Nazione straordinaria, ma dalla fragilità territoriale; quindi è bene che si possano rinforzare ambiti come quello citato.
C'è un'attenzione ai vari ambiti del lavoro. Pensiamo alle politiche agricole, con i fondi per l'innovazione nell'ambito dell'agricoltura, o alle innovazioni e allo sguardo innovativo in ambito di impresa e in ambito di intelligenza artificiale, con il Centro italiano di ricerca per l'automotive che verrà rinominato e assumerà una nuova funzione. Ricordiamo anche l'importante intervento, frutto di un emendamento, per il sostegno a una comunicazione libera, così come ci impone la nostra suprema Carta; parlo delle televisioni locali, che sono state e verranno supportate con una delle provvidenze previste da questo intervento.
In un'epoca geopolitica complessa come quella che viviamo, con le politiche che l'Italia sta cercando di svolgere anche a livello di internazionalizzazione, come non pensare a sostenere l'internazionalizzazione delle imprese italiane, soprattutto con quelle Nazioni con cui si stanno portando avanti delle elevazioni dei rapporti internazionali? Penso al partenariato strategico con l'India, penso al Sud America e a molti altri interventi rilevanti.
Ovviamente vi è attenzione a uno dei grandi pilastri su cui ci si deve concentrare in un'epoca complessa come questa, quale è la sicurezza. C'è il tema di ampliare le carceri con interventi sull'edilizia carceraria perché non si deve andare nella direzione di una depenalizzazione, ma è necessario creare maggiori carceri. C'è un'attenzione anche al sociale, con il rafforzamento delle procedure amministrative per rendere più raggiungibile e per una maggiore distribuzione del Fondo per la lotta alla povertà e all'esclusione sociale, per l'inclusione degli stessi.
I correlatori hanno trattato molto bene il tema del payback, sul quale c'è stato un grande impegno da parte del Governo e di tutti i gruppi politici. Si è raggiunta un'importante convergenza su interventi fondamentali: penso al Fondo di garanzia per facilitare l'ottenimento dei finanziamenti bancari e alla sospensione dei termini prescrittori in una fase comunque in profonda evoluzione, che speriamo possa portare al compimento di questa fase relativa al ripiano dello scostamento del tetto di spesa dei dispositivi medici, che veramente ci ha visti molto impegnati. In ambito sanitario vi è una importante misura per la realizzazione degli obiettivi connessi ad attività di ricerca, per migliorare le erogazioni dei livelli essenziali di assistenza, anche in un ambito molto delicato come la pediatria.
Consentitemi di concludere questo breve intervento di relazione sul lavoro svolto facendo riferimento a due temi che credo siano fondamentali. All'inizio dell'intervento ho detto che le politiche economiche si fondano sul lavoro e sul capitale, ma parlavo anche della natalità, che è una tematica fondamentale, anche se di lungo respiro, per il rilancio dell'economia di una Nazione. Non posso che essere lieta che vi sia stata una convergenza da parte di tutta la Commissione nell'implementare il fondo per l'acquisto della prima casa da parte delle giovani coppie. L'acquisto della prima casa è una delle grandi difficoltà, alla luce della quale molti non gettano il cuore oltre l'ostacolo e non decidono di mettere al mondo un figlio. Vorrei inoltre richiamare l'intervento che va a rendere maggiormente operativa la decontribuzione per le madri lavoratrici con due o più figli. Credo che queste siano misure che possono avere un respiro molto lungo. Grazie veramente per il lavoro che è stato svolto in seno alla Commissione dal Governo e da tutti noi. (Applausi).
Saluto a rappresentanze di amministrazioni comunali e a realtà associative
PRESIDENTE. Saluto, a nome dell'Assemblea, la Consulta comunale giovanile di Spoleto, l'Associazione pro emigranti abruzzesi e alcuni rappresentanti del Comune di Vasto, che stanno assistendo ai nostri lavori. (Applausi).
Ripresa della discussione del disegno di legge n. 1565 (ore 16,54)
PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione generale.
È iscritta a parlare la senatrice Camusso. Ne ha facoltà.
CAMUSSO (PD-IDP). Signor Presidente, colleghe e colleghi, signori del Governo, sarà forse per la stagione verso la quale andiamo, ma ci troviamo per l'ennesima volta a discutere di un decreto-legge che, nella sua essenzialità, urgenza, omogeneità di materia, non fa invidia a tanti altri che abbiamo votato precedentemente, cioè un decreto-legge dove c'è di tutto un po' senza che si riesca a trovare esattamente qual è il filo conduttore. Spesso non si trovano neanche le ragioni dell'urgenza che possa giustificare la forma della decretazione. In questa abitudine, che ormai connota questa legislatura, abbiamo anche sempre, progressivamente, la conferma degli emendamenti che compaiono e scompaiono, che vengono fatti ritirare, che ricompaiono qualche giorno dopo in un altro decreto-legge, poi ricompaiono nuovamente.
Purtroppo, questa è un'abitudine molto connessa a questioni che riguardano il lavoro: come se il lavoro non fosse una materia di straordinaria importanza. Anzi, potremmo dire, in realtà, una condizione. Ho sentito poco fa una delle relatrici dire che le politiche economiche si fondano sul lavoro. Ecco, non ce ne eravamo accorti dalla modalità con cui lo affrontate. Anzi, sembrerebbe una variabile del tutto indipendente. (Applausi).
In verità, noi sappiamo che la vita delle persone, la vita economica, la vita sociale del Paese si fonda esattamente su questo. Vi è, dunque, una prima domanda che io vorrei che ci proponessimo: si può intervenire e regolare il mercato del lavoro a colpi di emendamenti, che si presentano, si modificano, si ritirano, spariscono e poi ricompaiono?
Verrebbe anche da domandare se abbiamo ancora un Ministero del lavoro, se c'è ancora un luogo nel quale si determinano le politiche. E verrebbe anche da domandare se in questo Senato abbiamo una Commissione permanente che si occupa di queste materie, perché qualche giorno fa, credo non più di una settimana fa, discutevamo di un decreto, il decreto Ilva, nel quale le materie lavoristiche erano molto di più di quelle delle politiche industriali. La Commissione lavoro, però, non aveva avuto modo di dare altro che un parere consultivo.
Adesso ci ritroviamo di nuovo di fronte al fatto che si affrontano una serie di questioni, in parte di puro rifinanziamento, in parte di norma. Poi ci sono i famosi emendamenti "fantasma", che di nuovo vengono sviluppati dentro un cosiddetto decreto economia, che però dalla Commissione lavoro non ha avuto nulla.
Davvero bisognerebbe provare a riflettere su tutto questo, perché c'è una totale distonia tra il vostro racconto pubblico e quello che succede sostanzialmente nel vostro agire di Governo. Tutti noi continuiamo a sentire dire da questo Governo di essere difensore della contrattazione, di essere pronto a obbedire a qualunque confronto e di essere disponibile a qualunque discussione e definizione rispetto alle politiche sociali e ai rapporti con le parti sociali.
Al congresso di una grande organizzazione sindacale come la Cisl di qualche giorno fa, il Presidente del Consiglio si è lungamente dilungata sulla necessità delle relazioni e sulla possibilità di definire dei patti sociali. Forse meriterebbe che anche il Parlamento provasse a interrogarsi su come avvengono tutte queste cose e su quali sono le modalità con cui si affrontano questi temi.
Potrei, ma non vorrei annoiarvi molto, parlarvi dei tre disegni di legge che sono passati dalla 10 a Commissione e sono rimasti in 10 a Commissione. Attendiamo da quasi due anni il completamento della discussione sul salario minimo.
La senatrice Mancini ha presentato dall'inizio di legislatura un disegno di legge su temi che riguardavano il mercato del lavoro. Arrivammo fino alla discussione degli emendamenti e poi se ne sono perse le tracce. Si sono - come dire - dispersi improvvisamente nel nulla. L'iniziativa parlamentare, quindi, non ha permesso di produrre alcun provvedimento significativo su questo tema.
Nel contempo, però, evidentemente, con decreti e contro decreti d'urgenza, si continuano a introdurre norme e modifiche all'interno del dibattito su altri argomenti o all'interno norme precedenti. Si interviene su aspetti che sono il segno di una difficoltà. Faccio un esempio tratto dagli emendamenti "scomparsi": abbiamo appreso che ci sarebbe stata l'intenzione (poi l'emendamento è stato per fortuna ritirato) di portare la somministrazione fino a quattro anni. Potremmo fare una discussione di merito su come è possibile, che senso abbia che ci siano delle missioni che durano quattro anni e che questo non determini l'esistenza un rapporto regolare tra l'impresa e il lavoratore o la lavoratrice? Non stiamo parlando di situazioni emergenziali. Potrei narrarvi di grandi imprese farmaceutiche che ormai fanno della somministrazione lunga il modo per non avere strutture, ma se lo fanno grandi imprese con i livelli di profitto che ci sono assolutamente noti e con il bisogno di avere una struttura forte (non voglio citare qui i dazi di Trump, ma sarebbe bene farlo) come ci possiamo immaginare che ci sia un mercato del lavoro regolato e come possiamo pensare che il Parlamento si risolva ad affrontare una discussione di questo tipo, che dovrebbe esattamente ragionare sul senso che hanno i contratti e le modalità con cui i contratti di lavoro si muovono, se poi li si affronta con un emendamento in questo modo?
Oppure potremmo ragionare del fatto che sono tre anni che l'OCSE ci ripete sistematicamente che i salari nel nostro Paese sono diminuiti e non tengono il passo. Sono tre anni che sentiamo dire che bisogna rinnovare i contratti e che, anzi, il Governo è impegnato a favorire questa cosa. Se poi non succede: pace ed amen. Però, c'è un tema relativo al salario nel nostro Paese? C'è un tema relativo alla crescita e al lavoro povero? C'è la necessità di intervenire? C'è un tema che riguarda il fatto - e ce l'avete rinfacciato in tutti i modi a partire dal Presidente della Commissione lavoro della Camera mentre discutevamo di salario minimo - che ci sono contratti che, per i tempi in cui si rinnovano o per le difficoltà che incontrano non riescono a reggere il passo né con il costo della vita, né con l'inflazione, ma neanche con il criterio di una retribuzione dignitosa.
Avete detto e sostenuto che non è possibile, secondo voi, fare il salario minimo nel nostro Paese, che pure tanta parte d'Europa pratica ed è stato particolarmente anche utile e significativo in questa fase - penso alla Spagna, alla Germania e alla Francia - anche per le incertezze che la situazione economica determinava. Per voi non è possibile, avete sempre usato come argomento quello che voi eravate per la contrattazione, che la contrattazione avrebbe risolto i problemi. Allora, nell'altro emendamento scomparso, c'è uno dei più violenti attacchi alla contrattazione collettiva che io abbia mai visto in una vita in cui forse di contrattazione un po' mi sono occupata. Infatti contemporaneamente si interviene sulla norma contenuta all'articolo 51 del decreto legislativo n. 81, che prevede, come ha sempre detto gran parte della giurisprudenza del nostro Paese, che il contratto nazionale di lavoro, siglato e firmato dalle organizzazioni maggiormente rappresentative, rappresenti la base salariale di riferimento. Avete aggiunto alcune cose che però cambiano la natura di quell'affermazione, perché i contratti nazionali sono tali esattamente perché riguardano la Nazione, esattamente perché determinano che il valore del lavoro che fai, per le ore che fai, vale dal Nord al Sud, dal Centro alla periferia e vale anche per le isole. Se si dice che i contratti sono di zona, cominciamo ad avere un'altra dimensione. Nella memoria di molti tornano le gabbie salariali, per esempio. Forse è questa la strada. Se poi si dice, come in altri provvedimenti, che sono quelli maggiormente applicati e ci si mette il termine zone, per chi ha un po' di esperienza di contrattazione, questo vuol dire semplicemente che siete disposti a legittimare i contratti pirata che si determinano in singole porzioni di territorio. (Applausi).
Allora la domanda che dobbiamo porci è: se vogliamo cominciare davvero a discutere di lavoro, se vogliamo farlo fino in fondo, se vogliamo farlo attribuendo alle Commissioni il ruolo che devono avere, dobbiamo anche decidere se preferiamo ed immaginiamo di avere un andamento regolato delle retribuzioni e una possibilità effettiva di valorizzazione del lavoro, o se invece, in nome del vostro rifiuto di affrontare il problema dei salari, questo si traduce anche nell'ammazzare la contrattazione collettiva. Il messaggio che credo che sia giusto darvi è che la contrattazione collettiva, che è tanta parte della storia delle organizzazioni sindacali, non si può distruggere e noi comunque impediremo che lo facciate. (Applausi).
PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Furlan. Ne ha facoltà.
FURLAN (IV-C-RE). Signora Presidente, colleghi e colleghe, ci troviamo a discutere un provvedimento che - immagino - nelle intenzioni del Governo dovrebbe offrire risposte rapide a settori chiave della nostra economia e del nostro sistema sociale. Misure urgenti a favore delle imprese, del lavoro, delle infrastrutture e dei territori: un provvedimento che arriva in un momento decisivo, praticamente all'indomani dalla firma dell'accordo tra Stati Uniti e Unione europea sui dazi commerciali, un'intesa destinata ad avere effetti significativi sulle dinamiche del commercio internazionale, sugli equilibri, sulle aree economiche e inevitabilmente sulle prospettive delle nostre filiere produttive.
Di fronte a uno scenario che cambia e cambia in peggio, mettendo a rischio la nostra economia, immaginavamo che il Governo volesse varare un provvedimento incisivo a tutela delle nostre imprese, delle nostre filiere economico-produttive, dei nostri lavoratori e delle nostre lavoratrici. In realtà, non è così. Avete risposto con un decreto-legge che è l'ennesimo decreto omnibus: disorganico, pieno di misure frammentarie, in cui si prova a coprire emergenze vere con pezze mal cucite, senza alcun disegno strategico, per far fronte non solo nel futuro (quindi manca ancora una volta la programmazione), ma anche nell'oggi, nel presente, alle emergenze che rischiano di travolgerci.
Siamo di fronte a un decreto-legge che manca complessivamente di respiro europeo. Su questo siete completamente assenti ed è francamente sconcertante che, in un momento in cui l'Italia dovrebbe dotarsi di strumenti strutturali per accompagnare le sue imprese anche nella transizione economica e produttiva che stiamo vivendo, non si preveda una sola misura in grado di rafforzare le imprese italiane, la loro capacità di stare sul mercato internazionale, né vediamo un'azione organica a favore di quelle piccole e medie imprese che sono l'ossatura economica del nostro Paese e che saranno le prime ad avere problemi veramente molto seri.
L'accordo sui dazi apre scenari nuovi e problematici in molti settori. Penso alle nostre eccellenze, come l'agroalimentare e l'automotive, ma rischiamo anche di ritrovarci penalizzati e marginalizzati interi settori importanti, dalla chimica alla moda, alla farmaceutica e a tutte le imprese industriali. Confindustria ha stimato che con i dazi al 15 per cento si rischia una ricaduta sulle nostre imprese di oltre 20 miliardi e si stima il rischio di perdere circa 200.000 posti di lavoro. Come hanno risposto esimi esponenti di questo Governo?
Il ministro Salvini ha risposto dicendo che i dazi americani sono un'ottima possibilità, una grande opportunità per le nostre imprese; ancor meglio il ministro Lollobrigida, che ha semplificato spiegando che non tutti i settori saranno in crisi, per un motivo molto semplice, e cioè che in America non sanno fare il pecorino. Signor Presidente, se non fosse che parliamo di 200.000 posti di lavoro che ballano, sarebbe quasi ridicolo, sarebbe quasi da farci due risate insieme. Le nostre industrie e i nostri settori produttivi invece non stanno ridendo per niente e ancor meno i tanti lavoratori e le tante le lavoratrici che hanno ben presente cosa significheranno i dazi trumpiani.
Voi continuate in questo modo in economia, non con un lungo respiro, non con una capacità di programmazione, ma tanto al mucchio, con quello che arriva a seconda del momento. Prendiamo l'articolo 1: si autorizza l'utilizzo del Fondo per l'avvio delle opere indifferibili per finanziare interventi che sono usciti dal PNRR. Bene, dove sono i criteri di selezione? Dove sono la trasparenza, la programmazione, la valutazione d'impatto? Dov'è il coinvolgimento delle parti sociali e dei territori? Siamo sempre all'approccio emergenziale. Sul PNRR permettetemi di insistere: siamo arrivati a un livello di opacità e ritardo non più accettabile. La cabina di regia non si riunisce dal dicembre 2023. Le parti sociali, che dovrebbero essere protagoniste dell'attuazione, sono sistematicamente escluse. I progetti vengono spostati, tagliati, riscritti, con una logica che pare più contabile che strategica. Mentre accade tutto questo, il divario tra i territori cresce, le disuguaglianze aumentano, i cantieri rallentano.
L'articolo 3 prevede un Fondo per le reti metropolitane e il trasporto rapido di massa. Anche in questo caso non c'è alcuna risorsa aggiuntiva. Come pensate di realizzarlo? Sempre e solo razionalizzazioni: taglio da una parte e metto sull'altra. Ma non è così che doteremo di un trasporto locale efficiente le nostre Città metropolitane, che arrancano.
Veniamo a un altro nodo cruciale, quello delle Province e delle Città metropolitane. Il decreto-legge in discussione prevede il ripristino di alcune risorse per la manutenzione stradale, ma siamo ben lontani da ciò che serve per affrontare il degrado della viabilità secondaria nel nostro Paese. Ormai in Italia, con il ministro Salvini, parlare di infrastrutture equivale a parlare solo ed esclusivamente del Ponte sullo Stretto: tutte le risorse sono accumulate su quell'opera, perdendo di vista le esigenze e le carenze della Penisola. Inoltre, per quanto riguarda il termine "ponte", visto che la presidente Meloni avrebbe dovuto essere il ponte tra l'Italia e gli Stati Uniti, mi permetto di dire: non usatelo più, è un termine che non porta bene.
È proprio sul lavoro che troviamo forse gli aspetti più deludenti del decreto-legge in esame. Prevedete un bonus per le lavoratrici madri con due o più figli. Si tratta di un intervento positivo nelle intenzioni, che estende l'aiuto anche alle autonome, ma non è strutturale, non ha effetti sulla contribuzione pensionistica e rischia di essere l'ennesimo bonus a tempo. Lo diciamo da anni: la natalità non si incentiva attraverso questi incentivi spot, ma con i servizi, con le politiche di conciliazione, con contratti stabili, con asili nido accessibili.
Anche sulla sanità, siamo al solito, Presidente. Prevedete fondi per le prestazioni in ambito dermatologico - benissimo - ma senza aggiungere risorse, sempre gravando su quel Fondo sanitario nazionale che è già stato più volte tagliato.
Oltre a questo, la cosa davvero sconcertante sono i tentativi (meno male che vi siete vergognati da soli e li avete ritirati) di mettere le mani senza freno - il punto più basso che avete toccato - sulle modifiche sul lavoro, tentando ancora una volta di cambiare le regole e le tutele dei lavoratori attraverso gli emendamenti. Con il decreto-legge cosiddetto Ilva, appena una settimana fa, avevate provato a cambiare la norma per il recupero dei crediti dei lavoratori: vi abbiamo scoperto e fermato. Con questo decreto-legge fate un altro tentativo, stavolta per aumentare addirittura fino a 48 mesi la durata dei contratti di somministrazione. (Il microfono si disattiva automaticamente).
PRESIDENTE. Concluda.
FURLAN (IV-C-RE). È un regalo per qualche impresa, ma non un regalo per i tanti i lavoratori e le tante lavoratrici che vogliono uscire dal precariato ed essere stabilizzati.
Allora, signora Presidente, è evidente che non ci siamo: non ci siamo sul lavoro, non ci siamo sull'economia, sulle infrastrutture. Non ci siamo per il Paese ed è per questo che andrebbe cambiato dalla prima all'ultima riga. Siamo indietro e questo immobilismo, questa non capacità di intervento, fa rischiare grosso l'economia del Paese, le sue imprese, i lavoratori e i cittadini. (Applausi).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Nicita. Ne ha facoltà.
NICITA (PD-IDP). Signora Presidente, nelle cattive notizie che questo decreto-legge - ma più che il decreto-legge in sé l'approccio del Governo che testimonia - mi sia consentito innanzitutto dare conto del fatto che sia il ministro Ciriani, sia il sottosegretario Freni, sia anche il relatore e le relatrici abbiano rappresentato in questa discussione un momento di confronto importante e anche di collaborazione, di disponibilità. Pertanto, tutte le cose che noi riteniamo essere profondamente negative nell'approccio di questo Governo non riguardano né i relatori né il Governo qui rappresentato oggi.
Voi avete dovuto riconoscere, anche i relatori, che questo è un altro, ennesimo decreto-legge omnibus. Apprezzo, per il suo tramite, signora Presidente, il senatore Damiani, che ci ha detto, in uno sforzo di entusiasmo e di ottimismo, che questo è un decreto-legge a tutto tondo. Un decreto-legge a tutto tondo è talmente tondo da sembrare più che altro un contenitore vuoto: io guardo al bicchiere tondo ed effettivamente guardo tanto alla parte che è mezza vuota, quanto a quella che è piena del metodo di governo che noi, da mille giorni, siamo costretti ad osservare. Questo è un metodo di governo che non soltanto si basa sui decreti d'urgenza; e ripeto che apprezzo moltissimo lo sforzo che fa il Ministro per i rapporti con il Parlamento, perché deve interfacciarsi con tutti i Ministri per decreti che sono di cosiddetta urgenza - nei quali viene di volta in volta buttato qualcosa e noi inseguiamo questo qualcosa con i nostri emendamenti. Il decreto-legge in esame è firmato da 12 Ministri e contiene 20 articoli che si occupano delle cose più disparate; molti di questi non sono neanche urgenti dal punto di vista dell'urgenza dell'atto, poi tutto è urgente, tutti i bisogni sono ugualmente urgenti. Tuttavia, quello che questo Governo non fa e non ha fatto è darci una politica economica fatta di priorità, di programmazione, di risorse programmate, fatta di strumenti che rispondono a singole questioni.
Questa frammentazione continua dei decreti-legge ci dice semplicemente che di sicuro questo Governo, contrariamente a quanto la presidente Meloni ci diceva in campagna elettorale, non era pronto, non aveva una visione delle priorità del Paese, né degli strumenti necessari. (Applausi). Sono mille giorni che facciamo maratone alternate, tra l'altro, tra Camera e Senato, inseguendo dei decreti cosiddetti urgenti che non ci permettono di affrontare e di risolvere in un tempo sufficientemente congruo un singolo tema. Di ogni tema si affrontano solo dei pezzettini. Nelle Commissioni, giustamente, i senatori di maggioranza e di minoranza pongono di volta in volta questioni su singoli temi relativi ai territori e si chiedono perché una specifica questione venga esclusa. Sul tema del sisma, ad esempio, si introduce l'estensione delle misure fiscali del 110 per cento, giustamente, per il sisma del 2009 e del 2016 dell'Italia centrale e a quel punto - altrettanto giustamente - il collega Lotito chiedeva cosa si intendesse fare per quello che è avvenuto in Molise. Negli emendamenti che io ho presentato, ad esempio, si diceva che c'è stato un terremoto nel 2018 nel catanese, anche in quel caso lo stato di emergenza è stato eliminato e quando ne abbiamo chiesto ragione al Governo ci è stato risposto che non c'erano le risorse.
Vorrei capire, a questo punto, come si costruisce la politica economica in questo Paese: si varano dei decreti, ci si buttano dentro delle cose in funzione di ciò che ciascun Ministro vuole proporre in quel momento, non si affrontano i singoli problemi, poi ci si rivolge al MEF per chiedere le risorse e quindi chiaramente, quando si affronta un tema, poi si dice che le risorse sono finite, perché le risorse non sono funzionali a un progetto o a una programmazione, ma sono il vincolo di singole questioni che vengono buttate di volta in volta sul terreno del dibattito parlamentare.
Dobbiamo chiederci, colleghi, se questi decreti-legge rispondano a una emergenza o se piuttosto dopo mille giorni non dobbiamo tutti prendere atto che sono proprio questi decreti-legge a creare l'emergenza, perché tale è quella di un Paese che non è in grado, dopo mille giorni, di risolvere uno solo dei suoi annosi problemi. (Applausi).
Spesso sento chiedere perché, se siamo tanto bravi, noi che siamo stati al Governo, non abbiamo risolto questi problemi prima. Ebbene, chi dice questo - lo dico con rispetto - non ha idea di cosa sia la fragilità di un sistema, di cosa sia la politica economica. La politica economica, purtroppo, in tutti i Paesi, non è un fenomeno lineare, non è che si raggiungono dei livelli e poi ci si costruisce sopra. C'è una fragilità. Questo Paese è uscito dal Covid dovendo ricostruire dopo una grande perdita economica, con un crollo che è stato il più grande, il primo tra i Paesi occidentali. C'è la fragilità di un sistema che affronta un cambio generazionale: centinaia di migliaia di persone che emigrano, di giovani che vanno via da questo Paese, di imprese che muoiono, di riconversione industriale che deve essere fatta. Non è che tutti i problemi si risolvano a una certa data, per cui sostanzialmente basta affrontare di volta in volta singole questioni.
Quello che manca in questo Governo è davvero un concetto di programmazione. Ci chiediamo con una certa ansia, visto che questi mille giorni sono trascorsi così, come saranno i prossimi giorni, quando ci avvicineremo all'appuntamento elettorale. Se non è stata fatta una programmazione in questi mille giorni, cosa accadrà nei prossimi due, soprattutto di fronte alle vere emergenze?
Ogni volta che poniamo la questione dei dazi, ad esempio, vi è una reazione di fastidio. Nel provvedimento c'è un articolo che inizia ad affrontare, come ha detto la relatrice Mennuni, il tema degli incentivi a chi investe in India come quelli che già erano stati dati per l'America Latina. Ma voi pensate che questa sia la risposta che deve essere data a un Paese trainato dalle esportazioni come l'Italia, quando abbiamo dei dazi imposti dagli Stati Uniti che raggiungono, se consideriamo anche la svalutazione del dollaro, il 28 per cento alla dogana? Sopra questi valori, infatti, vanno aggiunti di volta in volta anche tutti gli altri pezzetti che devono andare a finanziare la filiera dei prodotti.
Qual è la risposta che ha dato questo Governo, oltre ad annunci e a commenti timidi che hanno indebolito la nostra capacità di rappresentazione del problema in Europa? Cos'è che si dice quando si fa riferimento semplicemente in modo vago all'interesse nazionale e quando poi invece si inseguono i sovranisti d'oltreoceano, perché sono simili a come vorremmo essere noi?
Ma il punto è che l'interesse nazionale, che spesso la Presidente del Consiglio evoca, si difende anche quando ciò rappresenta un sacrificio alle nostre politiche e per le nostre idee. Quello è il coraggio di perseguire l'interesse nazionale, e non di sottometterlo alla propria agenda politica e alla propria propaganda.
Qui i temi sono tutti sul tappeto. Questo è un decreto-legge che si chiama economia, ma non c'è nessuna iniziativa dal punto di vista della programmazione economica - come è stato detto - non c'è nulla che riguarda l'industria, nulla che riguarda i salari, nulla che riguarda la risposta veramente urgente che deve essere data sui dazi. Abbiamo già i dati dell'Istat, che ci dicono che stiamo decrescendo, rispetto a quanto ci aspettavamo, in quest'ultima parte dell'anno. Abbiamo un problema di programmazione, che è totalmente estraneo e lontano, con il Piano strutturale di bilancio europeo, che pure ci dà un periodo lungo, perché ci dà sette anni di tempo per programmare e per fare aggiustamenti. Questa programmazione non c'è.
In questo Parlamento abbiamo avuto tre decreti-legge nelle ultime settimane: quello fiscale, quello sulle piccole e medie imprese e adesso il decreto economia. In nessuno di questi tre decreti cosiddetti urgenti si affronta l'emergenza dei dazi o si affronta l'emergenza della politica industriale.
Per concludere, Presidente, questo tipo di programmazione frammentata a cosa è funzionale? Non è funzionale allo sviluppo economico e non è funzionale a soddisfare i bisogni delle famiglie, dei lavoratori e delle imprese. Allora a cosa è funzionale una produzione di decreti di urgenza frammentata? A una sola cosa: al conseguimento e al mantenimento di un potere politico, perché, di fronte alla frammentazione, si alimenta la discriminazione, si dice "tu sì e tu no" alle Regioni, ai territori e alle imprese e questo aumenta il potere politico di chi è al Governo.
La presidente Meloni, quando si è insediata, ha concluso citando una frase di Giovanni Paolo II, che diceva che la libertà consiste nel diritto di ciascuno di fare ciò che si deve. E lei commentò dicendo: "io intendo fare…" (Il microfono si disattiva automaticamente).
PRESIDENTE. Concluda.
NICITA (PD-IDP). La Presidente ha detto: "io intendo fare ciò che devo". Ora, ciò che si deve fare in questo Paese non corrisponde a ciò che si vede fare; ciò che si vede non è ciò che si deve. C'è bisogno di una capacità, di un dovere di governare che fino adesso non si è trovato e devo dire che, da questo punto di vista, l'unica cosa che possiamo fare è sperare che, dopo questi mille giorni, ci sia o la capacità di cambiare rotta oppure si decreti la fine di un Governo che non ha adempiuto ai propri doveri. (Applausi).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Magni. Ne ha facoltà.
MAGNI (Misto-AVS). Signora Presidente, onorevoli colleghi, dopo un lungo e frettoloso travaglio, che è terminato stanotte in Commissione, ma che non è ancora terminato, perché la discussione prosegue anche in questo momento, siamo qui a esaminare questo decreto-legge, che negli ultimi giorni avete chiamato decreto economia, ma che è un vero e proprio omnibus, dove c'è di tutto e di più. Ha anche qualche limite costituzionale, tant'è che non si può nascondere che il Quirinale stesso ha posto una serie di problemi su alcuni temi contenuti in questo omnibus. Si va dal finanziamento alle imprese alla proroga del superbonus, dal bonus per le mamme alle infrastrutture, ai trasporti locali, al lavoro interinale.
Fino ad arrivare a interventi sugli enti territoriali, l'ennesimo rinvio della sugar tax, disposizioni riguardanti il turismo, innovazione tecnologica, persino l'abbassamento dell'IVA sui beni di lusso, come l'antiquariato e l'arte. Sostanzialmente, un'accozzaglia di problemi che è difficile mettere insieme.
È per questo che, ad esempio, siamo di fronte ad una situazione in cui è difficile individuare qual è la traiettoria, perché è una frammentazione unica di problemi che rischia, ovviamente, di non vedere o perlomeno di dare risposte al limite a breve, con problemi che rimangono però sul tappeto.
Eppure vengono citati temi importanti, che avrebbero la necessità di essere discussi maggiormente. Alcuni li ho già citati, ma mi riferisco anche ai temi del terzo settore e delle start-up, ai temi legati al superbonus delle aree terremotate, agli interventi sociali. C'è di tutto e di più.
Io ho partecipato a tutta la discussione in Commissione e quindi so di che cosa si sta discutendo. Ovviamente, lo ripeto, l'unica cosa che non c'è è un'idea di prospettiva e in quale contesto vengono indirizzati questi temi. Una cosa, però, è certa in tutte le vostre decisioni: che c'è una tendenza alla centralizzazione di tutte le decisioni. Non a caso si fa una specie di finanziaria per decreto. Questo è il dato. Si approva un decreto, che ha pochi giorni per essere tramutato in legge, e in pratica ci si mette d'accordo in Consiglio dei Ministri per dare delle risposte tra i partiti che rappresentano la maggioranza. Il Parlamento, in qualche modo, è solo chiamato: a rettificare, se va bene; altrimenti a prendere atto di questi atti.
Dico questo perché c'è una tendenza centralizzata, che esclude le autonomie locali. Penso, ad esempio, alla questione del rifinanziamento del post PNRR. Con quale logica si scelgono alcune zone ed enti locali rispetto ad altri? Esiste un quadro complessivo, delineato e chiaro? No, probabilmente, la scelta è in capo a chi ha più pressione politica.
Sappiamo tutti cosa vuol dire questa cosa: avere un rapporto è una cosa importante. Io non sottovaluto mai niente. È importante, per un parlamentare o per la maggioranza, rispondere in qualche modo a maggiori sollecitazioni, ma il problema è che la politica deve guardare l'insieme, senza distinguere tra destra e sinistra di fronte ai problemi concreti degli enti locali.
Poi ci sono, ovviamente, anche forme di grande potere. Penso, ad esempio, al provvedimento di proroga di sette anni per la società Milano-Cortina. Tale misura, contenuta nel decreto sport, discusso in questi giorni alla Camera, è stata spostata e inserita qui. Ma per quale ragione c'era questa urgenza di fare la proroga?
Qual è l'urgenza? Tranquillizzare chi gestisce? Pongo la domanda. Non c'è nessuna urgenza. È uno strapuntino, sostanzialmente, al Ministro delle infrastrutture, che ovviamente ci tiene a queste questioni, così come pensa di risolvere il problema dello sviluppo del nostro Paese facendo il ponte sullo Stretto.
Quanto ad intervenire su una serie di questioni dal punto di vista sociale, anche qui, ad esempio, si è tentato di fare delle cose molto complicate.
Vorrei ricordare a tutti che non ne parlano solo i giornali, ma ne abbiamo parlato anche noi tutta la notte di un emendamento che era stato estrapolato dal decreto Ilva, non c'era nel testo e c'è stata una discussione su questo tema, fuori da qualsiasi contesto. C'è poi il caso del tentativo di approvare un emendamento mai ritirato relativo al prolungamento del lavoro somministrato che da 48 mesi, cioè da quattro anni, rischiava di arrivare a sette anni. Quindi, altro che stabilità del posto di lavoro, formazione e sicurezza, prospettive, salario adeguato e quant'altro. Come tutti voi sapete, infatti, è molto difficile garantire tutte queste cose a chi lavora in regime di somministrazione e quindi in termini precari.
Ora di questo ha fatto parlare il cosiddetto decreto economia, anziché affrontare i temi importanti, ripeto, che esso contiene. La discussione è avvenuta su cose che sostanzialmente non c'entrano. Bisognerebbe chiedersi per quale ragione si è voluto inserire questo dato o addirittura utilizzare il bonus alle mamme e la proroga dell'Ape sociale - una cosa buona - sottraendo però le risorse al Fondo per la povertà. Siamo di fronte a questo tipo di avvenimenti. La redistribuzione non è mai dall'alto verso il basso, ma è sempre molto bassa.
Quindi, quando si parla della questione dal punto di vista sociale, non si parla del fatto che i salari non crescono. Non si affronta il tema dei salari, di cui hanno parlato anche altri, e di come mantenere il loro potere d'acquisto. Questo non c'è: discutiamone.
Oppure, a proposito del rinvio della sugar tax, qual è la ragione per cui continuiamo a guardare indietro? L'ho detto anche in altri interventi su altri decreti-legge: non si può continuare a pensare di fermare l'innovazione, il cambiamento, di guardare sempre indietro, come se, tornando indietro, noi salviamo l'economia, salviamo la nostra industria, le nostre prospettive. Dovremmo avere la capacità di seguire, ovviamente senza smantellare, ma orientando.
Poi c'è un'altra cosa che grida vendetta: l'altro giorno abbiamo discusso del decreto fiscale e voi prevedete un'IVA agevolata sui prodotti di lusso, cioè sui prodotti di antiquariato anziché sui prodotti di prima necessità. Mi permetto di sottolineare questi fatti.
Per quanto riguarda le piccole e medie imprese, è stato detto che era molto difficile intervenire, perché non c'erano gli spazi e non c'erano le risorse, ma francamente se si trovano un miliardo e 200 milioni per intervenire su alcuni temi, si può allargare, si deve allargare in questa direzione.
Presidenza del vice presidente CASTELLONE (ore 17,38)
(Segue MAGNI). Noi pensiamo che, anziché spalancare le porte alla precarietà e ai bassi salari e peggiorare le condizioni dei lavoratori, mettendone in discussione i diritti, sarebbe opportuno fare un salto di qualità, cercando di fare una discussione, confrontandoci su quale sia la prospettiva per questo Paese, di fronte al fatto che dovremmo affrontare sia la questione dei dazi e sia il fatto che - lo sottolineo e concludo - sono 28 mesi che in questo Paese c'è un calo della produzione industriale. Quindi se vogliamo affrontare il tema della sicurezza sul lavoro, delle condizioni di lavoro, dei salari e quindi del superamento della precarietà, è fondamentale sapere qual è la politica industriale che questo Paese deve fare e voi questo non l'avete ancora delineato in tre anni. (Applausi).
PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Damante. Ne ha facoltà.
DAMANTE (M5S). Signora Presidente,colleghi, Governo, oggi siamo di nuovo chiamati a trattare un decreto-legge omnibus. La novità adesso è che lo stesso Governo lo chiama "omnibus", il che dimostra una certa onestà intellettuale che riconosciamo. A nostro avviso, però, essendo un decreto omnibus, si presenta quasi come un pasticcio normativo e non è la prima volta. È un pasticcio normativo, ma anche una semplice foglia di fico per nascondere, dietro l'apparenza della prontezza e dell'urgenza amministrativa, la sostanziale incapacità di affrontare realmente le emergenze del Paese.
In questo decreto-legge omnibus si trattano molti temi - così come hanno detto i relatori - che sono cari agli italiani e sono veramente i problemi degli italiani: vedi il payback, vedi l'edilizia carceraria, vedi le questioni legate agli enti locali, al terzo settore, al turismo, all'emergenza idrica. Ma mi chiedo perché la decretazione d'urgenza appaia l'unico strumento possibile di questo Governo per risolvere i problemi. Io mi farei anche un'altra domanda, colleghi: non è forse proprio la mancanza di una programmazione reale che crea questi problemi (Applausi) e quindi ci ritroviamo un'altra volta ad adottare decreti d'urgenza e di emergenza?
Il decreto-legge omnibus non è una risposta: è un elenco di rinvii, di deroghe, di proroghe e di toppe che comunque non riparano un vestito ormai logoro. Per questo non l'abbiamo accettato. Non lo possiamo accettare, non lo possiamo legittimare, e non perché sia tutto sbagliato in effetti - non è questo il punto - ma perché non c'è una visione, non c'è una strategia, non c'è la volontà reale di cambiare le cose.
Oggi, Presidente, in questi pochi minuti che mi sono concessi in discussione generale, vorrei attenzionare soprattutto l'articolo 2, comma 1, che affronta un'emergenza: la siccità. L'emergenza idrica, soprattutto in alcune parti del Paese, è evidente e l'articolo 2 del decreto omnibus destina, al fine di potenziare le infrastrutture idriche, 10 milioni di euro per l'anno 2025 e 11 milioni di euro per l'anno 2026, finalizzati alla realizzazione di impianti di dissalazione, anche mobili, nei Comuni di Porto Empedocle, Trapani e Gela. Siamo consci che l'emergenza idrica in alcune parti del Paese, in particolar modo nella mia terra, la Sicilia, è rilevante e che debbono essere considerate tutte le opzioni per fronteggiarla, compresa la realizzazione di impianti di dissalazione, tra l'altro inseriti all'interno della pianificazione prevista dalle direttive comunitarie del 2000.
Attenzione, però: la direttiva parla di misure ulteriori. Vorrei sottolineare questo concetto: le misure ulteriori sono finalizzate a soddisfare i fabbisogni idrici dell'uomo in uno scenario climatico volto al cambiamento. Quindi, sono misure - lo sottolineo - «ulteriori»: ulteriori a che cosa? Non so se conoscete la storia e ciò che accade in Sicilia da parecchi anni. Bisogna intervenire con i dissalatori, ma i dissalatori c'erano anche prima in Sicilia. Io sono di Gela e il dissalatore che oggi viene ulteriormente finanziato con i fondi del Governo già esisteva: è stato chiuso tra il 2012 e il 2015. Sapete perché? Era energivoro, perché era insostenibile economicamente e soprattutto dal punto di vista ambientale. Oggi ci ritroviamo in emergenza e, quindi, rifinanziamo questi dissalatori. Ma, attenzione: non vorrei che finanziare questi dissalatori fosse un alibi per chi governa in questo momento la Sicilia, per il viceré Schifani, che ha così tanti poteri commissariali, dati da questo Governo, che è diventato non un governatore, ma un viceré, non interviene magari sulle reti idriche, sugli impianti di depurazione, sugli impianti fognari e su tutto ciò che succede in Sicilia perché manca l'acqua per via del cambiamento climatico: non interviene nelle dighe e negli invasi.
Non vorrei che questo fosse un alibi, perché non sarebbe sostenibile nel tempo. La dissalazione, infatti, richiede energia termica o meccanica per ottenere la separazione di acqua dolce dalla soluzione salina di alimentazione, ed è pertanto intrinsecamente energivora. Chi pagherà la bolletta? Questa è la domanda che faccio. Il viceré in Sicilia?
È poi inutile che lo stesso governatore Schifani vada a inaugurare i dissalatori, tra l'altro copiando un altro presidente della Regione, un tale Cuffaro, che venne a Gela negli anni passati a fingere di bere l'acqua dissalata. "Buonissima", disse, salvo poi inventarsi - mi dispiace utilizzare questo termine - la famosa supercazzola: "potabile, ma non bevibile". (Commenti). Nemmeno l'originalità…
PRESIDENTE. Senatrice, la invito ad usare sempre un linguaggio consono.
DAMANTE (M5S). Per dire "potabile non bevibile" diciamo che ci vuole un po' di coraggio, giusto?
Allora dico che è la questione è molto seria. Sì, interveniamo per l'emergenza, ma l'emergenza non può essere un alibi.
Dicono che il clima sta cambiando. E, se ciò è vero, non sarebbe opportuno presentare un piano organico per la manutenzione e il completamento delle dighe? Se ciò non viene fatto, significa che non c'è alcun cambiamento climatico; oppure, se c'è, significa che, come tutto il resto, si vuole sfruttarlo per gestire una perenne emergenza, così come accade con gli incendi estivi che stiamo vedendo in questi giorni in Sicilia, con lo smaltimento rifiuti, con il dissesto delle strade e con tante, troppe situazioni emergenziali in Sicilia. Lo sappiamo, l'ha detto poco fa il collega del PD: dove c'è emergenza e necessità prolifera e aumenta la politica con la "p" minuscola, e la Sicilia ne è piena.
Informo infine, il viceré Schifani, e anche il Governo che gli dà tutti questi poteri, che quest'inverno in Sicilia ha piovuto a sufficienza per riempire gli invasi e addirittura ricostituire il lago di Pergusa. Allora - e lo ripeto - se non si interviene in reti idriche, sugli invasi, sui depuratori, sul recupero delle acque reflue, efficienza e innovazione, significa parlare sì di siccità in Sicilia, ma soprattutto offendere l'intelligenza dei siciliani. Basterebbe una politica seria, non coloniale. Basterebbe avere un Presidente di Regione, non un viceré. Basterebbe programmare gli interventi seri sulla rete idrica che perde la metà dell'acqua e non avremmo bisogno dei dissalatori. Quando arriveranno le bollette sarà un problema per tutti: per i Comuni, per i cittadini siciliani, ma per l'Italia intera, perché il Governo dovrà intervenire. (Applausi).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Dreosto. Ne ha facoltà.
DREOSTO (LSP-PSd'Az). Signor Presidente, onorevoli colleghi, rappresentante del Governo, parlare oggi in quest'Aula dopo una lunga, intensa, vissuta seduta notturna della Commissione bilancio significa farlo certamente con un po' di stanchezza, ma anche con grande soddisfazione. Vedete, quando si lavora in maniera così importante per ottenere risultati concreti per i cittadini e per i territori, tutto evidentemente ha un senso. Ringrazio innanzitutto i colleghi senatori. Ringrazio i relatori per il loro impegno, in particolare la collega Testor e il mio collega, senatore Claudio Borghi. Ringrazio per il lavoro condiviso, per l'impegno, per la lucidità anche in momenti tardi e forse quando ce n'era davvero bisogno, il sottosegretario Freni. È anche grazie a lui che abbiamo portato a casa dei risultati importanti che oggi possiamo raccontare con orgoglio.
Si tratta di un decreto-legge che dà risposte concrete a famiglie, imprese, giovani, territori, che sono strategici evidentemente per la tenuta e la crescita del nostro Paese. Voglio in primis sottolineare che, grazie all'approvazione all'unanimità di un emendamento fortemente voluto dal sottoscritto, dalla Lega, ma poi votato da tutti i colleghi e inserito in questo decreto-legge, è stato finalmente chiarito un punto fondamentale per migliaia di donne e uomini impegnati ogni giorno nella Protezione civile e nella Croce Rossa. I volontari e i coordinatori comunali delle attività di volontariato non potranno più essere equiparati ai datori di lavoro o ai dirigenti per le responsabilità previste dal decreto-legge n. 81 del 2008. È una semplice precisazione, però è estremamente importante; una normativa attesa, giusta, doverosa, che non poteva più aspettare e che la politica non poteva più ritardare di dare.
Come sanno i colleghi, non è stata una battaglia semplice, non sono mai mancati gli ostacoli, forse neppure qualche malumore; noi, però, non guardiamo ai protagonismi, ma ai risultati e il risultato odierno va a tutelare ogni giorno chi mette al servizio della collettività il proprio operoso volontariato, in silenzio, senza clamore, spesso senza chiedere in cambio nulla. Questo emendamento è davvero per loro, per tutti i coordinatori e per tutti i volontari. Io stesso da volontario, prima ancora che legislatore, sono stato sensibilizzato dal movimento della protezione civile del Friuli-Venezia Giulia, terra che, dopo il terremoto del 1976 e per la felice intuizione di colui che non mancheremo mai di ricordare, l'allora ministro Zamberletti, ha visto nascere proprio in Friuli-Venezia Giulia la Protezione civile, che, come dicevo, fin da subito ha posto con grande forza questa esigenza. È grazie a loro e alla determinazione che abbiamo posto come Lega che questa battaglia è arrivata finalmente a destinazione. Certamente il percorso non è terminato; è un percorso che, siamo certi, vedrà presto il Governo impegnato in una riforma più complessiva e che effettivamente sia esaustiva per questi volontari.
Ritengo però che oggi dovevamo assolutamente dare una risposta concreta e forte. Permettetemi allora di ringraziare, per il costante scambio di informazioni, l'assessore regionale alla Protezione civile del Friuli-Venezia Giulia, Riccardo Riccardi, il governatore Massimiliano Fedriga e non da ultima, la mia corregionale sottosegretaria Sandra Savino, che ha partecipato, tra l'altro, assieme al sottosegretario Freni, a tutti i lavori della Commissione e che ha permesso, tra l'altro, attraverso il suo impegno, di far approvare all'unanimità questo emendamento.
Fra tanti, desidero poi evidenziare un altro risultato importante. In questo decreto-legge siamo riusciti anche a ripristinare fondi importanti a sostegno delle emittenti radiotelevisive locali; una misura per noi fondamentale e troppo spesso trascurata, che invece rappresenta un presidio irrinunciabile di democrazia, pluralismo e anche identità territoriale. Le emittenti locali non sono solo semplici strumenti di informazione; sono voce del territorio, racconto della comunità, memoria collettiva e anche antenna di quelle che possono essere le esigenze locali. Difenderle significa difendere il radicamento, la trasparenza e la partecipazione democratica nei luoghi reali della vita delle persone.
Un altro emendamento certamente importante, anche questo portato all'attenzione di tutta la Commissione, è quello che incrementa le risorse per il fondo riservato ai giovani che desiderano e pensano alla prima casa. Anche in questo caso si tratta di una risposta concreta a sostegno delle nuove generazioni, in particolare proprio a quelle che credono ancora - fortunatamente - nel nostro Paese.
Non voglio dilungarmi moltissimo perché ritengo che i relatori abbiano presentato in maniera assolutamente esaustiva, anche dal punto di vista tecnico-economico, con i numeri, il contenuto del decreto-legge in esame. Concludo quindi dicendo che con questo provvedimento non abbiamo solo parlato di numeri, di conti o di equilibri finanziari; abbiamo dato risposte concrete a chi serve lo Stato con spirito civico, a chi ogni giorno ci racconta il Paese, l'Italia vera, quella che lavora, quella che partecipa, quella che si impegna. Continuiamo su questa strada con serietà, con ascolto e soprattutto con la forza che la Lega mette al servizio del Paese. (Applausi).
PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Lorenzin. Ne ha facoltà.
LORENZIN (PD-IDP). Signora Presidente, onorevoli senatori, siamo qui a discutere di questo decreto-legge omnibus, così com'è stato denominato dallo stesso Governo, l'ennesimo in questa legislatura e in questo anno.
Io vengo da una stagione in cui i provvedimenti omnibus si contavano con le dita. Di solito se ne faceva uno a gennaio ed era un decreto-legge in cui si recuperavano le cose lasciate in sospeso nell'arco nell'anno e già quello era soggetto a un vaglio stringente dal Quirinale e visto come una lesione dell'azione parlamentare, tant'è vero che ogni anno, nell'intervento sul provvedimento omnibus a gennaio, tutti i Gruppi parlamentari stigmatizzavano quella che era ormai diventata una prassi.
Ora, di provvedimenti omnibus ne abbiamo a bizzeffe, tant'è vero che abbiamo più decreti-legge omnibus che proposte di riforme. Se dovessimo fare un conto dei decreti omnibus di questa legislatura, vedremmo che sono molti di più delle due o tre riforme che ci sono state proposte. E questo vuol dire che questa che doveva essere la grande legislatura politica del Governo Meloni, che ci presentava una visione dell'Italia, un progetto per il Paese, in una fase, tra l'altro, difficile, come è stato detto, dopo il Covid, in una situazione geopolitica di trasformazione importante, in realtà è una legislatura che a oggi si sta caratterizzando per una serie di provvedimenti patchwork, con dei piccoli aggiustamenti, spesso con delle misure abbastanza discutibili che non risolvono situazioni complesse, ma finiscono per aggravarle, oppure che si è costretti a ritirare in corso d'opera. Ciò è così vero che in questo decreto omnibus abbiamo avuto il "taglio al taglio", cioè i tagli dei tagli previsti dalla legge di bilancio, perché poi si sono resi conto che alcune misure che erano state prese durante la manovra di bilancio in realtà non andavano bene.
Signor Presidente, c'è un elefante enorme proprio al centro di quest'Aula, che si chiama "dazi". Stiamo facendo un dibattito abbastanza surreale rispetto ad alcune misure molto particolari che sono all'interno di questo provvedimento. Il Parlamento è impegnato ormai da più di un mese su decreti e "decretini", mentre sopra le nostre teste di decide il destino della politica industriale del nostro Paese e dell'Europa, della politica economica, della tenuta sociale del nostro Paese.
Quello che noi abbiamo chiesto ripetutamente al presidente Meloni, ma anche al ministro Urso e al ministro Giorgetti era di avviare un percorso completamente diverso in Parlamento. Abbiamo già avuto stagioni difficili in questo Paese, purtroppo anche negli ultimi anni. In queste stagioni difficili, solitamente, c'era un richiamo al Parlamento e al Paese per affrontare i nodi che ci venivano sottoposti. Dall'elezione del presidente Trump ormai sono passati parecchi mesi e si è capito che la dimensione geopolitica era cambiata, che l'Europa era sollecitata ad affrontare una serie di sfide completamente diverse rispetto a quelle del nostro passato, fino al punto che noi abbiamo avuto un completo cambiamento dell'asset e della concezione dello stesso Occidente. In questo contesto, sul futuro dell'Occidente, dell'Europa e dell'Italia, non è che i dazi ci colgano di sorpresa: sono stati annunciati a gennaio, dopodiché pensavamo che avremmo avuto dazi uguali alla Gran Bretagna o alla Turchia, invece abbiamo avuto dazi maggiori e oggi c'è chi plaude al 15 per cento, ma tutti sapevamo che il 30 per cento era una cosa impossibile. Sembra di stare in un suq, dove uno dice un prezzo e dopo la trattativa si arriva alla metà. In questo suq, che però non è un mercatino delle cose, ma è il mercato del nostro destino, si stanno consumando le vite di intere filiere di imprese, di cittadini e di lavoratori. (Applausi).
In quest'ottica, signor Presidente, ci aspettavamo che ci fosse un piano B per l'Italia, che ricordo essere il secondo Paese manifatturiero europeo. Un piano B che permettesse di affrontare immediatamente in corso d'opera le crisi che oggi si apriranno da qui ai prossimi mesi sui settori industriali, sulla filiera agricola, su tutto quello che è il made in Italy, cui è stato dedicato addirittura un Ministero. Ci aspettavamo che anche in questo decreto-legge ci fosse una strategia economica e finanziaria su alcune questioni importantissime, ma non solo non abbiamo avuto nulla, non c'è un piano B per il Paese, ma ancora oggi viviamo nel silenzio mentre le economie dei Paesi vicini nostri competitor sono mesi che stanno dibattendo con i loro Ministri dello sviluppo economico e dell'economia su come affrontare questa fase.
Non solo, ma nel frattempo non abbiamo solo i dazi al 15 per cento; abbiamo una svalutazione del dollaro, le nostre banche stanno comprando tanto più debito americano rispetto agli scorsi mesi; in più abbiamo un vincolo di 700 miliardi, che abbiamo accettato sulle forniture di armi, e di altri 600 sull'energetico. Mi chiedo come faremo ad affrontare la nostra legge di bilancio rispetto a degli spazi di manovra che oggi non ci sono e che non vediamo.
Nel frattempo noi volevamo risolvere delle crisi. Da questo punto di vista ringrazio il sottosegretario Freni, con cui abbiamo fatto un lavoro anche come opposizione (penso al payback). Le crisi che noi volevamo e potevamo risolvere in questi mesi, quantomeno con una pianificazione e con un cambio di rotta nella prospettiva e nei modelli di governance di alcuni settori (quelli che dipendono dal regolatorio), non le abbiamo affrontate. Abbiamo deciso di rimanere in una comoda comfort zone, con cui abbiamo governato la gestione del bilancio e delle politiche economiche, finanziarie e industriali negli ultimi dieci, quindici o vent'anni.
Non usciamo da questo schema di gioco e abbiamo visto cosa ciò significhi nel payback per i dispositivi medici e nel payback per i farmaci, due misure di contenimento della spesa piuttosto ardite, che hanno come risultato da un lato quello di tenere sotto controllo la spesa, ma dall'altro - ricordiamocelo - quello di indebolire ancora di più la competitività di un nostro settore trainante su innovazione e tecnologia (farmaci e dispositivi), dove siamo stati la prima e la seconda potenza europea, rispetto a un cambio di assetto geopolitico che ci chiede necessariamente di cambiare le regole in gioco.
Abbiamo accolto con soddisfazione il fatto che siano stati approvati molti nostri emendamenti. Penso a tutti gli aspetti riguardanti il blocco delle esecuzioni da parte delle Regioni o il fatto di creare dei fondi di garanzia per le aziende che sono tenute a pagare e a tanti altri aspetti (la tempistica) che sono stati recepiti. Rimane però un problema enorme. In primo luogo non abbiamo affrontato strutturalmente il tema del payback dei dispositivi, che per i prossimi anni rimane qua bello presente nella contabilità delle aziende. In seconda battuta, non accettando la nostra proposta della franchigia, non siamo riusciti a tutelare quelle piccole e medie imprese che sono il tessuto portante della filiera dei dispositivi medici, una delle filiere più forti e più innovative nel nostro territorio nazionale. Rischiamo un depauperamento del settore e il fallimento di intere filiere di piccole imprese, che non possono essere salvate dal meccanismo previsto dal Fondo di garanzia, perché, per poter accedere a quel Fondo di garanzia (sono nostri emendamenti, quindi figurati se li critichiamo, però sono un secondo step), devi avere una copertura di liquidità che ti permette di rimanere sul mercato. Questi sono degli esempi.
Noi chiediamo che nella legge di bilancio - lo dico al sottosegretario Freni e ne abbiamo già parlato in Commissione - si riesca, almeno su alcuni nodi strutturali del nostro sistema, che possono essere risolti con il regolatorio insieme alle filiere, a trovare un nuovo meccanismo. Lo so che è difficile; questi strumenti si stanno perpetrando negli anni, perché sono facili da gestire nella loro rozzezza. Ma non abbiamo più bisogno di questi strumenti rozzi; abbiamo bisogno di nuovi modelli, che ci permettano di vincere una sfida nel medio e lungo termine che già avevamo in capo, quella della competitività del nostro sistema industriale, in un contesto di cambiamento della dimensione economica e finanziaria delle regole di mercato, che oggi, alla luce dei dazi, non è più urgente, ma è qualcosa di superato dalla realtà.
Allora, Presidente, mi avvio a concludere dicendo che, come abbiamo sottolineato, le critiche nel complesso al decreto-legge sono già state fatte dai miei colleghi.
Almeno su questo settore, sugli enti locali, su due dei grandi temi che abbiamo portato in discussione, noi abbiamo bisogno di avere una visione di sistema Paese che questo Governo non sta offrendo.
Noi abbiamo una dimostrazione plastica, quotidiana, di una narrativa, nel Paese e in quest'Aula, tutta improntata all'ideologia. Una narrazione trionfalistica, quando di trionfale, in questo momento, non c'è nulla. (Applausi). C'è, invece, molto di cui preoccuparsi e molto su cui condividere e coinvolgere il Paese a tutti i livelli, su scelte strategiche che dobbiamo fare adesso, perché il nostro tempo per poter cambiare e incidere su questioni importanti sta scadendo. (Applausi).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Borghi Enrico. Ne ha facoltà.
BORGHI Enrico (IV-C-RE). Signor Presidente, è piuttosto complicato riuscire a assicurare lo svolgimento delle attività di Commissione con gli interventi di Aula, ma questo è un tema che, naturalmente, rimando all'organizzazione dei nostri lavori e forse anche a qualche riflessione circa l'esigenza che vi dovrebbe essere una compatibilità fra lo svolgimento di alcune attività delle Commissioni bicamerali di controllo e i lavori dell'Aula.
Al netto di questa riflessione e ringraziando la Presidenza della cortesia che ha voluto usare nell'organizzazione del calendario di questi lavori, chiunque al di fuori di quest'Aula che dovesse imbattersi nell'oggetto di cui noi stiamo discutendo, immaginerebbe che noi stiamo discutendo della vicenda più clamorosa, più significativa, più rilevante degli ultimi decenni.
Chiunque immaginerebbe che noi stiamo impegnando il nostro tempo, le nostre risorse, le nostre intelligenze ad affrontare una vicenda che, molto probabilmente, segnerà nel profondo, non solo l'economia, il lavoro, la produzione dell'Occidente, ma addirittura l'impianto all'interno del quale il sistema delle relazioni fra le due sponde dell'Atlantico sta vivendo.
La doccia scozzese alla quale abbiamo dovuto assistere domenica scorsa, durante l'incontro nel resort, fra il Presidente degli Stati Uniti d'America, Donald Trump, e la Presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, dovrebbe imporci (uso il condizionale) una capacità reattiva di risposta che dovrebbe discendere da un'analisi.
Quindi, leggendo il testo di questo disegno di legge di conversione di un decreto-legge, laddove si parla di disposizioni urgenti per il finanziamento di attività economiche di imprese, nonché di interventi di carattere sociale in materia di infrastrutture, immediatamente saremmo portati o sarebbero portati, coloro i quali ci osservano da fuori, ad arrivare alla conclusione che qui stiamo cercando di elaborare una risposta rispetto al problema più grave, più consistente, più preoccupante, che i nostri cittadini, le nostre imprese, i nostri lavoratori, la nostra economia sta vivendo, cioè l'introduzione dell'impatto dei dazi nell'economia reale.
Invece no: siamo costretti a dovere ratificare un malvezzo tipico della nostra vita politica. Lo dico perché non voglio e non intendo gettare la croce, da questo punto di vista, sul Governo, tenuto conto del fatto che il Governo non fa altro che reiterare, una volta di più, un meccanismo che non funziona e che pure dovrebbe indurre a qualche riflessione soprattutto coloro i quali si erano presentati qua dentro immaginando che avrebbero rivoluzionato le procedure, le modalità, i contenuti con i quali abbiamo prodotto la legislazione nel nostro Paese.
Ecco, la rivoluzione, come la montagna, ha partorito un topolino, perché ci ritroviamo una volta di più a fare i conti con l'ennesimo cosiddetto omnibus, nel quale, al di sotto della sigla così altisonante, retorica e anche generica, di disposizioni urgenti per il finanziamento di attività economiche e imprese, ci troviamo ad avere il consueto hellzapoppin nel quale ciascuno ha provato a fare qualche attività che, dal punto di vista della produzione legislativa, non è null'altro che la sovrapposizione dello svuotamento dei cassetti dei singoli Ministeri, cioè quando arriviamo a questo periodo dell'anno, ogni Ministero apre il cassetto, si guarda attorno, siccome sappiamo che ci sarà la legge di bilancio alla ripresa, che costituisce l'ultimo treno per Yuma. Questo è il penultimo treno per Yuma, cioè quello nel quale comunque tentare di mettere tutte quelle modalità che per inerzia, per incapacità, per confusione, per ritardi, per lentezze, per burocrazie o per scontri politici non sono stati portati all'interno di un quadro organico.
In questo, siccome ho detto che voglio cercare di essere onesto intellettualmente, voglio riconoscere al sottosegretario Freni, insieme con i relatori, uno sforzo di ascolto, nel limite del possibile, delle istanze che sono arrivate dalla opposizione che, come lei sa, avrebbe potuto anche svolgere un'attività ostruzionistica al punto tale da far decadere questo provvedimento con delle ripercussioni anche sull'economia reale e sulle attività del nostro Paese, quindi in questo senso vogliamo dare atto della capacità di ascolto che si è estrinsecata anche in un accoglimento dei contributi che l'opposizione ha saputo e potuto dare su alcuni elementi puntuali.
Tutto questo, naturalmente, non sposta i termini della questione rispetto a quello che cercavo di dire in precedenza. Pochi minuti fa, alla Camera, il ministro Giorgetti… Ci tengo all'interlocuzione con il Sottosegretario, anche perché avevo appena finito di ringraziarlo.
PRESIDENTE. Ha ragione, senatore, ma evidentemente gli Uffici avevano bisogno di interloquire col Sottosegretario.
BORGHI Enrico (IV-C-RE). Ci tengo anche perché volevo dirgli se può espandere almeno questa capacità di dialogo e di ascolto anche ad altri suoi colleghi. Poi in separata sede gli farò un elenco dettagliato, puntuale e preciso dei livelli di ostracismo cui altri componenti dell'Esecutivo ci hanno costretto nel corso di questi ultimi tre anni.
Come dicevo, pochi minuti fa all'interno della Camera, il ministro Giorgetti ha parlato di una previsione dell'impatto dei dazi sull'economia reale, parlando per il 2026 di una stima di impatto dello 0,5 per cento sul PIL. Il Governo è addirittura più pessimista rispetto allo Svimez, che ieri ci aveva detto che immaginava una proiezione di un impatto dello 0,3 per cento sul PIL che, se vogliamo parlare di cose concrete, significa che stiamo parlando di una riduzione delle nostre esportazioni, di qualcosa che balla fra gli 8 e i 7 miliardi e mezzo qualora si configuri l'inserimento o meno del comparto farmaceutico all'interno della casistica contemplata nella amabile discussione del resort scozzese.
Se vogliamo ancora di più parlare di carne viva dei cittadini, la Svimez ieri ci ha detto che l'impatto dei dazi è stimabile, sempre in rapporto a quello che stavo dicendo, fra gli 89.000 e le 103.000 unità di lavoro in meno. Allora è evidente che, rispetto a questa che è la realtà viva, concreta e quotidiana, noi non possiamo rispondere con un omnibus che si limita a fare le pezze a colori nella dimensione dello svuota-cassetti a cui facevo riferimento in precedenza, anche perché noi abbiamo bisogno - lo dico al Governo - di elaborare, nel più breve tempo possibile e nella modalità più rapida e più concreta, una capacità di intervento nei confronti dell'economia reale delle imprese del nostro territorio, perché l'intesa politica, ancorché paradossale, che è stata raggiunta con gli Stati Uniti d'America, da un lato, che danno una versione e con l'Unione europea dall'altro che ne dà un'altra ha un punto certo.
E cioè che è in atto il più grande trasferimento di risparmio dall'Unione europea agli Stati Uniti d'America e non si sposta solo il risparmio, perché spostandosi il risparmio, si spostano le leve economico-finanziarie sulla base delle quali si impernia lo sviluppo dell'intera Unione europea.
Su questo aspetto, quindi, serve a poco presentarci un decreto che, in qualche misura, è il decreto delle retromarce: lo abbiamo visto sulla vicenda delle Province, in cui il Ministro Salvini è stato costretto a tornare indietro rispetto al taglio che aveva annunciato sulla viabilità provinciale e la viabilità minore e quindi ha dovuto utilizzare, a proposito dello svuota-cassetti, questo strumento per tornare indietro rispetto ad uno scivolone che aveva compiuto. Così come abbiamo dovuto fare una battaglia per eliminare da questa operazione la tentazione di estendere da due a quattro anni il periodo del lavoro a somministrazione. (Applausi). Non si modifica l'impianto che regola il nostro meccanismo di lavoro con un decreto fatto alla fine di luglio.
Francamente devo dire, cari colleghi, che non si sentiva un grandissimo bisogno di introdurre la Fondazione dell'intelligenza artificiale per l'industria. Forse servirebbe qualcos'altro nel nostro Paese; servirebbero una strategia, un'idea, un progetto che noi non abbiamo ravvisato all'interno di questa modalità che oggi viene portata all'attenzione del Parlamento, in una condizione nella quale - mi avvio alla conclusione, signora Presidente - noi sappiamo che l'impatto sarà pesantissimo, figlio del protezionismo, della logica della sovranità, della chiusura dei mercati. Questo impatto vede già oggi una maggioranza sfilacciata e contraddittoria, tra Vannacci che loda Trump e Lollobrigida che ci viene a spiegare che l'impatto potrebbe non essere così drammatico. Lo invitiamo a farsi un giro, scelga lui dove andare tra le Langhe, le colline del Prosecco, la valle del Chianti o la Piana Rotaliana. Scelga lui, vada a parlare con i produttori del vino o dell'agricoltura del nostro Paese, con Pichetto Fratin che è nostalgico di Kamala Harris (avvisatelo che nel frattempo le cose sono cambiate) e con la Presidente del Consiglio, unico leader europeo, che ha pensato bene di definire quello che è accaduto in Scozia un accordo positivo e sostenibile.
Se si ritiene che quello che sta accadendo nel mondo sia qualcosa di positivo e sostenibile per la nostra economia, allora si capisce perché si pensa di intervenire con un omnibus e non con una reale capacità di intervento. Lo si fa perché non si hanno idee e si finisce per credere alla propaganda che si racconta. (Applausi).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Barcaiuolo. Ne ha facoltà.
BARCAIUOLO (FdI). Signora Presidente, non so se questo è un decreto - sì, probabilmente lo è - omnibus o se era omnibus il dibattito, visto che molti degli interventi che mi hanno preceduto hanno sicuramente travalicato i temi del decreto (Applausi).
Io farò un intervento invece monotematico sull'articolo 7, che è quello che racchiude i provvedimenti che riguardano il payback sui dispositivi medici, perché credo che questo sia un argomento molto impattante, su cui questa maggioranza, questo Governo e Fratelli d'Italia in modo particolare hanno lavorato dall'inizio della legislatura. Non è infatti il primo provvedimento in materia: ci son stati altri provvedimenti prima che rinviavano l'attuazione nel 2023, uno stanziamento di un miliardo di euro sempre nel 2023 e oggi un altro stanziamento di circa 500 milioni tra Governo e una piccola quota lasciata alle Regioni, rispetto a una norma che è fondamentalmente ingiusta, iniqua e con palesi profili di incostituzionalità, come ha sancito la stessa Corte costituzionale (Applausi).
È un po' bizzarro, però, pensando all'origine di questa norma, che chi l'ha introdotta, ovvero il Partito Democratico a guida di Matteo Renzi, ieri ci ha fatto invece una lezione sul libero mercato, sulla globalizzazione, sulla libertà delle imprese, quando ha pensato, concepito ed emanato la norma più sovietica e statalista della storia repubblicana nei confronti dell'iniziativa privata (Applausi).
Cos'è infatti la norma sul payback? Altro non è che una tassa per controllare l'eventuale sforamento della spesa sanitaria, rispetto alla quale colui che la deve pagare conoscerà anni dopo l'entità, la quantità e se dovrà pagarla.
Questo evidentemente va a distruggere ogni tipo di pianificazione industriale e a minare ogni tipo di stabilità all'interno di quelle aziende, creando un'incertezza che - ripeto - la stessa Corte costituzionale, dopo una serie di ricorsi dinanzi al TAR Lazio, che ha adito appunto la Corte, ha sancito la legittimità esclusivamente nella fase di una eventuale temporaneità della norma.
Oggi, con questo decreto noi facciamo un ulteriore, ma forse non definitivo, passo nei confronti della risoluzione di questo problema. Fratelli d'Italia, con orgoglio, è stato l'unico partito a non votare né in origine né nella sua attuazione, che si è concretizzata esclusivamente con il Governo a guida 5 Stelle nella scorsa legislatura, questa norma assolutamente iniqua.
Oggi noi abbiamo in quel comparto circa 4.650 imprese, che muovono circa 19 miliardi di euro all'anno di mercato e che hanno 130.000 dipendenti. È chiaro che noi andiamo a intervenire per tutelare quel mercato e quei dipendenti che rischiavano di perdere il posto di lavoro (Applausi), come risultato di una norma che era difficilmente sostenibile per l'impresa. Questo, tra l'altro, è uno dei comparti d'eccellenza italiani; infatti, come volume d'affari si pone al terzo posto in Europa e come numero di dipendenti al secondo posto in Europa.
Qual è la prospettiva? Oggi noi analizziamo il triennio dal 2025 al 2028, con il Governo che di fatto stanzia uno sconto sul dovuto complessivo del 75 per cento. Grazie al lavoro dei tanti colleghi in Commissione e ovviamente alla disponibilità del Governo si è riusciti a migliorare, con l'inserimento del Fondo di garanzia e di altre norme che possono tentare di aiutare da qui al 31 dicembre, anche la non possibilità per le Regioni, che sono il soggetto diretto creditore nei confronti delle aziende, di poter compiere atti esecutivi. Dopo ci sarà un triennio successivo, e mi auguro che già dopo l'estate si possa iniziare un nuovo tavolo per andare a studiare il superamento di questa norma. Abbiamo infatti due bussole che non dobbiamo abbandonare: da un lato, la sentenza della Corte costituzionale che parla di liceità della norma solo ed esclusivamente in quanto a titolo temporaneo; dall'altro, la risposta alle aziende, che devono avere il principio dell'affidamento e la capacità di poter fare una loro pianificazione industriale, proprio per mantenere quel livello di ricchezza e quel livello occupazionale che fa di quel settore un'eccellenza italiana. (Applausi).
PRESIDENTE. Dichiaro chiusa la discussione generale.
Rinvio il seguito della discussione del disegno di legge in titolo ad altra seduta.
Sospendo la seduta, che riprenderà al termine della Conferenza dei Capigruppo.
(La seduta, sospesa alle ore 18,22, è ripresa alle ore 18,30).
Parlamento in seduta comune, variazioni
PRESIDENTE. Come già anticipato ai Gruppi, comunico che la riunione del Parlamento in seduta comune di domani, con all'ordine del giorno la votazione per l'elezione di un componente del Consiglio superiore della magistratura, è posticipata alle ore 13,45. Voteranno per primi gli onorevoli senatori.
Sui lavori del Senato
PRESIDENTE. Comunico che l'informativa sulle misure di contrasto dei femminicidi in età adolescenziale, oltre al Ministro della famiglia, vedrà la presenza del Ministro dell'istruzione e del merito. I Gruppi potranno intervenire per sette minuti.
Comunico inoltre che, come stabilito dalla Conferenza dei Capigruppo, la seduta di domani avrà inizio alle ore 10.
Interventi su argomenti non iscritti all'ordine del giorno
ZAMPA (PD-IDP). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ZAMPA (PD-IDP). Signor Presidente, intervengo per chiedere, tramite lei e l'Ufficio di Presidenza del Senato, che il ministro Schillaci venga in Aula per riferire sulla questione che sta preoccupando molto non solo noi, ma certamente anche i cittadini italiani: mi riferisco alla diffusione del virus West Nile. I numeri ormai li conosciamo: 37 casi, sette morti e oggi sono stati purtroppo evidenziati due nuovi contagi in Lombardia. Quello, però, che ci preoccupa di più è l'ampiezza di questa diffusione, perché in realtà sono più di 31 le Province toccate dalla presenza del virus West Nile e secondo le rilevazioni degli istituti di zooprofilassi italiani è evidente che la tropicalizzazione del clima sta enormemente aumentando la diffusione incontrollata di virus trasmessi dalle zanzare. Questo preoccupa a maggior ragione per la mancata prevenzione: non è la prima volta che assistiamo, in questo Paese, a un fenomeno di riscaldamento tanto importante quanto questo e non è vero che non si possano combattere e contrastare le zanzare, la loro presenza e la loro pericolosità. Voglio anche citare l'allarme che è stato diffuso dal Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (l'ECDC), che ha espresso una grande preoccupazione al riguardo, denunciando il possibile rischio di più casi e di più morti come conseguenza di malattie come la Dengue, la chikungunya, la febbre del Nilo.
Noi chiediamo e ci auguriamo che il Ministro comprenda la necessità di dare al Paese assicurazioni su quanto si sta facendo per la lotta contro le zanzare e le pericolose infezioni per l'uomo trasmesse proprio dalle zanzare. Serve prevenzione e servono più fondi; non si può continuare a chiedere ai Comuni di fare prevenzione e di intervenire in questo momento con le disinfestazioni, quando i Comuni sono stati lasciati soli e senza le risorse per poter operare. Serve anche una grande educazione presso i cittadini. È noto che l'acqua stagnante purtroppo produce un aumento del rischio di zanzare e del pericolo di trasmissione delle infezioni che portano; quindi davvero è tempo che il ministro Schillaci si faccia vedere e venga in quest'Aula, come doveroso, a riferire al Paese. (Applausi).
PRESIDENTE. Senatrice Zampa, come sa questa richiesta dovrà essere discussa eventualmente in Conferenza dei Capigruppo.
Atti e documenti, annunzio
PRESIDENTE. Le mozioni, le interpellanze e le interrogazioni pervenute alla Presidenza, nonché gli atti e i documenti trasmessi alle Commissioni permanenti ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento sono pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna.
Ordine del giorno
per la seduta di giovedì 31 luglio 2025
PRESIDENTE. Il Senato tornerà a riunirsi in seduta pubblica domani, giovedì 31 luglio, alle ore 10, con il seguente ordine del giorno:
La seduta è tolta (ore 18,35).