Legislatura 19ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 325 del 08/07/2025

Discussione dalla sede redigente e approvazione del disegno di legge:

(1430) Deputato SERRACCHIANI ed altri. - Disposizioni concernenti la conservazione del posto di lavoro e i permessi retribuiti per esami e cure mediche in favore dei lavoratori affetti da malattie oncologiche, invalidanti e croniche (Approvato dalla Camera dei deputati) (Relazione orale) (ore 15,34)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione dalla sede redigente del disegno di legge n. 1430, già approvato dalla Camera dei deputati.

La relatrice, senatrice Murelli, ha chiesto l'autorizzazione a svolgere la relazione orale. Non facendosi osservazioni la richiesta si intende accolta.

Pertanto, ha facoltà di parlare la relatrice.

MURELLI, relatrice. Signor Presidente, sono molto contenta di fare da relatrice su questo provvedimento, perché lo abbiamo lasciato sul tavolo della Commissione lavoro e politiche sociali nella scorsa legislatura e questo Governo, con senso di responsabilità, ha trovato i soldi, per una questione di dignità verso chi, purtroppo, nella vita trova ostacoli nel suo percorso.

Mi riferisco direttamente al diritto, per i soggetti affetti da malattie oncologiche o da malattie invalidanti, croniche e anche rare, a congedi non retribuiti o a sospensione dell'attività autonoma. Più in particolare, i commi 1 e 2 dell'articolo 1 riconoscono il diritto a un periodo di congedo continuativo e frazionato non superiore ai ventiquattro mesi, non retribuito con conservazione del posto di lavoro per i lavoratori dipendenti, pubblici o privati, affetti da malattie oncologiche oppure da malattie invalidanti o croniche, anche rare, che comportino un grado di invalidità pari o superiore al 74 per cento.

Durante il periodo di congedo, il dipendente non può svolgere alcun tipo di attività lavorativa, mentre possono essere fruiti, in via concorrente, altri benefici economici o giuridici. La fruizione del congedo può decorrere solo dall'esaurimento degli altri periodi di assenza giustificata, con o senza retribuzione, spettante ai dipendenti a qualunque titolo.

Il periodo di congedo non è computato nell'anzianità di servizio né ai fini previdenziali. Sono comunque fatte salve le disposizioni più favorevoli previste dalla contrattazione collettiva o dalla disciplina applicabile dal rapporto di lavoro. Alla fine del periodo di congedo in esame la certificazione delle malattie è rilasciata dal medico di medicina generale o dal medico specialista operante in una struttura sanitaria pubblica o privata accreditata che ha in cura il lavoratore.

Il successivo comma 4 prevede che, per il periodo successivo alla fruizione del congedo in oggetto, il lavoratore abbia priorità nell'accesso alla modalità di lavoro agile nell'ambito degli accordi individuali su tale modalità che il datore di lavoro intenda concludere. La priorità sussiste a condizione che la prestazione lavorativa del soggetto sia compatibile con la modalità di lavoro agile.

Per i lavoratori autonomi il comma 3 del presente articolo prevede, con riferimento alle suddette malattie, il diritto alla sospensione, per un periodo non superiore a trecento giorni per anno solare, dell'esecuzione della prestazione dell'attività svolta in via continuativa per un committente. Per il periodo oggetto di sospensione non è riconosciuto alcun corrispettivo ed è fatta salva l'ipotesi del venir meno nell'interesse del committente.

L'articolo 2 prevede, con decorrenza dal 2026, per i lavoratori dipendenti pubblici e privati affetti da malattie oncologiche in fase attiva o in follow up precoce oppure affetti da malattie invalidanti o croniche, anche rare, che comportino un grado di invalidità pari o superiore al 74 per cento o aventi figli minorenni affetti da malattie e condizioni di invalidità in oggetto, il diritto a dieci ore annue di permesso, con relative indennità o copertura previdenziale figurativa per specifiche esigenze, in via aggiuntiva rispetto ai permessi già spettanti in base alla legislazione ed ai i contratti collettivi nazionali di lavoro.

Vi è il diritto riconosciuto per lo svolgimento di visite, esami strumentali, analisi chimico-cliniche e microbiologiche o di cure mediche frequenti.

Ciò a condizione che sussista una prescrizione del medico di medicina generale o di un medico specialista operante in una struttura sanitaria pubblica o privata accreditata.

Trovano in generale applicazione per le ore di permesso in oggetto le disposizioni previste per i lavoratori relative ai casi di gravi patologie richiedenti terapia salvavita. L'indennità per le ore di permesso di cui al presente articolo 2 è determinata secondo i criteri vigenti per il trattamento di malattia. L'indennità è erogata nel settore privato da parte del datore di lavoro, col successivo recupero mediante conguaglio coi contributi dovuti all'ente previdenziale.

Nel settore pubblico, invece, le amministrazioni provvedono in relazione all'oggetto, nel rispetto della contrattazione collettiva nazionale, alla sostituzione del personale docente, educativo, amministrativo, tecnico e ausiliario delle istituzioni scolastiche, nonché del personale per il quale è prevista la sostituzione obbligatoria.

Il presente articolo provvede altresì alla stima degli oneri finanziari inerenti alle indennità, alla summenzionata copertura figurativa previdenziale e alle suddette sostituzioni nel settore pubblico. Agli oneri si fa fronte mediante riduzioni annue del fondo per far fronte ad esigenze indifferibili che si manifestano nel corso della gestione.

L'articolo 3 istituisce nello stato di previsione del Ministero dell'università e della ricerca un fondo con una dotazione di 2 milioni di euro, a decorrere dal 2026, per il conferimento di premi di laurea intitolati alla memoria di pazienti affetti da malattie oncologiche in favore di studenti meritevoli, laureati in medicina e chirurgia, scienze biologiche, biotecnologie, farmacia, chimica e tecnologia farmaceutica, ovvero altri corsi di laurea inerenti alle professioni sanitarie.

Si demanda a un decreto ministeriale la definizione dei requisiti necessari per il conferimento dei premi in oggetto, dei parametri e delle modalità di istituzione ed erogazione dei premi.

Alla copertura dello stanziamento dell'articolo si provvede con una riduzione annua del suddetto fondo per far fronte alle esigenze indifferibili che si manifestano nel corso della gestione.

Presidenza del vice presidente CENTINAIO (ore 15,41)

(Segue MURELLI, relatrice). L'articolo 4 invece prevede che, alla fine dell'attuazione del presente provvedimento, l'INPS provveda allo sviluppo dell'adeguamento della propria infrastruttura tecnologica e alle conseguenti attività di manutenzione e aggiornamento della stessa infrastruttura e reca, al riguardo, uno stanziamento in favore dell'INPS di 500.000 euro per il 2026 e 20.000 euro per il 2027.

L'articolo 5 reca la clausola di salvaguardia relativa alle Regioni a statuto speciale e alle Province autonome di Trento e Bolzano.

PRESIDENTE. Il rappresentante del Governo non intende intervenire.

Comunico che è pervenuto alla Presidenza - ed è in distribuzione - il parere espresso dalla 5a Commissione permanente sul disegno di legge in esame, che verrà pubblicato in allegato al Resoconto della seduta odierna.

Passiamo alla votazione degli articoli, nel testo approvato dalla Camera dei deputati.

Metto ai voti l'articolo 1.

È approvato.

Metto ai voti l'articolo 2.

È approvato.

Metto ai voti l'articolo 3.

È approvato.

Metto ai voti l'articolo 4.

È approvato.

Metto ai voti l'articolo 5.

È approvato.

Passiamo alla votazione finale.

SBROLLINI (IV-C-RE). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

SBROLLINI (IV-C-RE). Signor Presidente, Governo, colleghe e colleghi, vorrei prima di tutto ringraziare la relatrice, la senatrice Murelli, e tutti i colleghi e le colleghe di maggioranza e di opposizione che hanno lavorato affinché si arrivasse finalmente a portare anche in Senato questo provvedimento, che arriva dalla Camera dove è stato votato all'unanimità. Premetto immediatamente che anche il Gruppo Italia Viva-Il Centro-Renew Europe esprimerà un voto favorevole. (Applausi).

È un provvedimento che aspettavamo da tempo, come è stato sottolineato dalla stessa senatrice Murelli. È importante perché facciamo sicuramente un passo in avanti rispetto alla tutela dei lavoratori e delle lavoratrici con malattie oncologiche, croniche e invalidanti.

Rimangono ancora, tuttavia, dei punti su cui certamente bisognerà tornare e lavorare di più in futuro.

Vorrei innanzitutto ringraziare, se me lo consentite, i colleghi e le colleghe con cui abbiamo lavorato in Commissione, a cominciare dalla senatrice Furlan, per aver cercato, ciascuno nel proprio Gruppo, di apportare dei miglioramenti al testo originale del provvedimento, che nasceva da una proposta di legge presentata alla Camera. Certamente ci aspettavamo di più, ci aspettavamo di veder approvati gli emendamenti; poi, per non far tornare il provvedimento nuovamente alla Camera e pur di vederlo approvato, abbiamo presentato degli ordini del giorno che sono stati accolti, anche se riformulati. Penso, tuttavia, che il lavoro non si debba fermare qui. Quando parliamo di questi malati, soprattutto se pensiamo alla distinzione che ancora esiste, purtroppo, tra lavoratori pubblici e lavoratori privati - questi ultimi hanno meno tutele dal punto di vista sanitario e giuridico rispetto ai lavoratori pubblici - dobbiamo sicuramente fare ancora dei passi in avanti.

Parlando di cifre, i numeri sono importanti: circa 3,5 milioni di persone che hanno avuto una diagnosi di tumore sono sopravvissuti e, di questi, una persona su tre è in età lavorativa. Sono numeri importanti che ci spingono ancora di più al reinserimento di tali persone nel mondo del lavoro e nella società, perché essere ammalati di tumore o avere avuto una diagnosi in questo senso non deve rappresentare uno stigma. Si tratta anche di portare avanti il Piano europeo di lotta contro il cancro, che prevede già dal 2021 che siano messe in campo azioni concrete per evitare che ci possano essere discriminazioni per questi lavoratori o addirittura ostacoli ingiusti. Soprattutto il nostro piano oncologico nazionale prevede che si contrasti il fenomeno dell'abbandono del posto di lavoro a causa della necessità di curarsi proprio da parte di quelle persone che, magari anche in età giovane, hanno avuto la sfortuna di incontrare una tale malattia.

È chiaro che il disegno di legge che stiamo esaminando è abbastanza circoscritto, anche perché prevede, sì, il congedo per due anni senza perdere il proprio posto di lavoro, ma si tratta di un congedo che non consente di svolgere altre attività, di fare progressioni di anzianità, il tutto quindi non è retribuito e non è previsto alcun tipo di contribuzione. Inoltre, il provvedimento riconosce il lavoro agile solo dopo il decorso di due anni di tempo. Noi invece chiediamo - mi rivolgo al Governo sapendo che c'è sempre grande attenzione su questo tema - che anche il lavoro agile, compatibilmente con l'organizzazione lavorativa, si possa concedere subito, un po' come avviene grazie alla legge Biagi con il part-time. Abbiamo visto come, durante il Covid, se non avessimo avuto gli strumenti di lavoro agile, forse non avremmo potuto salvaguardare tanti posti di lavoro.

Si parla di vera e propria tossicità finanziaria collegata alle malattie oncologiche, dovuta non solo alle spese di cura, ma anche al mancato guadagno, perché magari si lavora meno, si lavora in modo frammentario o addirittura si deve rinunciare al posto di lavoro.

Circa il 70 per cento delle persone malate di tumore ha un decremento, una riduzione del proprio patrimonio, della propria capacità finanziaria. E sappiamo invece quanto sia importante, anche da un punto di vista psicologico, relativamente alle cure che sono in atto, poter proseguire nell'ambito lavorativo.

È una questione fondamentale nella vita di ognuno di noi non soltanto dal punto di vista economico e finanziario, ma anche sociale e psicologico, per non sentirsi emarginati. È inoltre importante anche che questo provvedimento possa andare incontro alle esigenze, appunto, di tutti i lavoratori e di tutte le lavoratrici, perché - come dicevo prima - c'è ancora una discriminazione netta tra lavoratori pubblici e laboratori privati. Penso agli artigiani, ai commercianti, alle tante categorie che non hanno alcuna tutela in questo senso. Quindi, è il tempo anche di una maggiore omogeneità e di una equiparazione tra lavoratori pubblici e lavoratori privati.

Desidero poi esprimere il mio ringraziamento non solo per il lavoro che è stato fatto insieme nelle Commissioni competenti, ma anche per la collaborazione costante di tante associazioni rappresentative dei pazienti e del volontariato oncologico. Se siamo arrivati qui, se siamo arrivati anche attraverso l'unità di tante proposte di legge, di tanti disegni di legge presentati da Gruppi politici diversi, è perché abbiamo avuto anche una spinta sociale che è fondamentale, visto quello che noi rappresentiamo nel Paese. E io li voglio ringraziare tutti, a cominciare dalla Federazione italiana delle associazioni di volontariato in oncologia (Favo) e da tutte le associazioni dei pazienti che hanno collaborato alla costruzione di questi importanti disegni di legge. (Applausi).

Mi rivolgo al Governo anche attraverso gli ordini del giorno che sono stati approvati, anche se riformulati, per cercare di venire incontro ad altre esigenze che sono a costo zero, ma che potrebbero avere un impatto importante, come ad esempio l'aumento delle ore di permesso - il rappresentante del Governo lo sa benissimo - che oggi sono dieci all'anno, mentre ne servirebbero almeno dieci al mese per poter dare un po' di sollievo alle persone in questione. Oppure pensate a una cosa che è a costo zero ma che è davvero importante: porre l'obbligo al datore di lavoro di comunicare, con almeno trenta giorni di anticipo, che si sta per esaurire il periodo di comporto. Come abbiamo visto anche a seguito di tante sentenze, ci sono stati licenziamenti, poi per fortuna dichiarati illegittimi, di persone che sono poi ritornate sul posto di lavoro. È evidente che, quando sei in cura, quando ti sottoponi a delle terapie, ti può sfuggire il tempo e il messaggio che passa è quello che magari una persona non si è resa conto che stava esaurendo il periodo di comporto concesso.

Questa è una cosa che possiamo fare assieme. Presidente, avviandomi verso la conclusione, credo sia importante anche pensare, nei periodi di congedo senza retribuzione (invece dovrebbero essere retribuiti), di arrivare a una contribuzione figurativa, proprio perché in quel periodo non si percepisce alcun tipo di stipendio.

Ecco, sono piccole cose, ma sono importanti perché impattano sulla vita quotidiana delle persone e delle loro famiglie, nonché sulla solitudine di tanti che magari non hanno quell'appoggio, quel sostegno che deriva anche dalla forza di dover andare avanti. Penso anche alle infrastrutture sociali, alle infrastrutture territoriali, al doversi spostare. Pensiamo a un anziano o ad un malato molto grave che magari devono fare terapie molto forti e hanno bisogno di un aiuto. Dobbiamo fare in modo che anche per le persone, come i caregiver, che aiutano i malati oncologici ci siano turni, per esempio, meno pesanti e siano esonerati, per esempio, dai turni notturni.

Ecco, si possono fare tante cose.

E, se c'è un lavoro di comunità, signor Presidente, si permette al terzo settore, al mondo del volontariato, ricchissimo nel nostro Paese, e a tutte le associazioni di dare un senso di umanità a una legge che si unisce a quella importante sull'oblio oncologico che abbiamo approvato. Togliamo tutti gli ostacoli e tutte le discriminazioni e cerchiamo di dare un senso umano a quello che facciamo. (Applausi).

GUIDI (Cd'I-UDC-NM (NcI, CI, IaC)-MAIE-CP). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

GUIDI (Cd'I-UDC-NM (NcI, CI, IaC)-MAIE-CP). Signor Presidente, colleghe e colleghi, Governo, questo è un provvedimento che cerca di lenire un dolore incredibile, che conosco a livello tecnico, ma anche personale. Avere un tumore significa sentirsi subito fuori dal contesto umano; è come se si chiudesse una porta di piombo, dove tutto non viene più permesso, viene negato. La depressione, la solitudine e lo sbilanciamento tra fuori e dentro malattia sono tali che provocano delle vertigini che non ci fanno più vivere, prima ancora della malattia.

Questo provvedimento, che sicuramente va rafforzato da tanti punti di vista - come diceva bene la collega senatrice Sbrollini - con un aumento di ore e di permessi, ha un punto fondamentale: rimette in gioco la persona. Non si elimina la persona malata di tumore come se fosse una pedina fasulla, un ingranaggio rotto che si piglia e si toglie. No: si forniscono gli strumenti per rimanere in gioco, per sentirsi ancora parte attiva della società, nonostante le terapie molto indebolenti, sia dal punto di vista fisico e psicologico, sia per la prassi quotidiana, le espressioni delle persone care, le espressioni un po' di compatimento che feriscono più della malattia stessa nel contesto sociale.

Questo disegno di legge, pur con tutte le limitazioni, ha l'enorme valore di far sentire una persona malata oncologica come persona con dignità di vita e non come un morituro per forza. Questa realtà restituisce alla personalità il coraggio di andare avanti e la dignità di sentirsi persona. Certo, anch'io credo che bisognerebbe fare molto di più dal punto di vista quantitativo, ma dal punto di vista qualitativo questo disegno di legge è enormemente terapeutico - lasciatemelo dire - e non permette alla persona di sentirsi piombo per la sua famiglia, un peso, quasi con lo stigma della morte sulla fronte e nell'anima.

Credo che tutto quello che serve, senza dire bugie, a restituire forza, coraggio e dignità di speranza alle persone malate gravi e qualche volta incurabili, sia un qualcosa di estremamente valido da valorizzare e far conoscere, certo anche attraverso le associazioni degli ammalati, alle persone che si occupano del volontariato, per diffondere meglio questa contaminazione positiva dal punto di vista psicologico.

La faccio breve, perché molto è stato detto e quasi tutto è già scritto nel disegno di legge. Dobbiamo fare in modo che la morale, l'emozionalità della persona con malattia oncologica venga restituita dal punto di vista non delle bugie, non delle false speranze, ma della dignità di portare avanti il percorso, anche di dolore, di attività di difesa della propria personalità, anche attraverso il lavoro che quelle persone vivono. Lo dico anche per esperienza personale: quanto conta l'espressione delle persone care se la persona dice «tornerò al lavoro», «tornerò a fare», «tornerò a esistere», dal punto di vista non solo della propria vita, ma anche sociale.

Credo che questi valori vadano difesi, potenziati e diffusi, perché ancora una volta - come spesso dico - prevale l'espressione «viva la vita finché esiste», così come debbono esistere le garanzie sociali della persona. (Applausi).

MAGNI (Misto-AVS). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

MAGNI (Misto-AVS). Signor Presidente, colleghi, il provvedimento al nostro esame interviene su una materia particolarmente delicata che mi sta molto a cuore, ovvero la conservazione del posto di lavoro per i malati oncologici, nonché le relative garanzie e tutele.

Sappiamo tutti che chi ha certe malattie, oltre a soffrire, affronta complicazioni nel rapporto di lavoro. Certo si poteva fare di più: alla Camera avevamo presentato diversi emendamenti che sono stati accolti solo in parte; al Senato però, proprio per velocizzare l'approvazione del testo, abbiamo deciso, d'accordo con tutte le opposizioni, di non presentare emendamenti ma solo ordini del giorno che in parte sono stati accolti.

Sono assolutamente convinto del nostro voto favorevole sul provvedimento. È del tutto evidente, però, che la nostra legislazione non è al passo sul tema. Nonostante i progressi della medicina che oggi ci offre maggiori prospettive di vita, chi ha certe malattie, in relazione alla conservazione del proprio posto di lavoro, è in una situazione di grande difficoltà. C'era e c'è, quindi, l'esigenza di intervenire a livello normativo e credo che questo sia il primo passo per provare a farne altri in avanti.

Il nostro voto favorevole è quindi teso soprattutto ad aprire un percorso rispetto alla necessità di migliorare ulteriormente questo provvedimento. Mi riferisco alla possibilità, nel periodo di congedo, di svolgere comunque un'attività lavorativa, oppure alla possibilità per quei lavoratori di continuare a esercitare un'attività compatibile con la loro patologia, che però abbia anche una funzione in qualche modo terapeutica. La questione terapeutica è un tema molto complesso: è un fatto non puramente psicologico, ma anche di coinvolgimento, dello stare insieme ad altri, del sentirsi utili in certi momenti di sconforto. Il legislatore deve cercare di aiutare le persone che hanno difficoltà da questo punto di vista.

Ribadisco quindi che, per questo motivo, è necessario un intervento sul punto e poi anche sulle questioni relative alle condizioni materiali della vita lavorativa, perché molte delle malattie che hanno tempi lunghi di risoluzione o cura che colpiscono i lavoratori incidono sulla carriera professionale e sui benefici dal punto di vista economico. In sostanza, nel mondo del lavoro c'è una situazione che purtroppo in alcuni casi è legata all'anzianità e, quindi, ci sono difficoltà e contrazioni sotto questo profilo. Anche la condizione psicologica peggiora, perché a una difficoltà che colpisce da un punto di vista personale si aggiunge quella sul terreno lavorativo e sulle condizioni materiali dal punto di vista economico.

Ritengo allora necessario non fermarsi a questo provvedimento, che però era fondamentale ed è per questo che - come dicevo all'inizio - non bisogna perdere ulteriore tempo e quindi non presentare emendamenti, per approvare il testo com'è stato approvato dalla Camera.

L'ultima cosa che vorrei sottolineare è che noi avevamo sollevato un aspetto che ci pare corretto, ossia la possibilità di beneficiare dei permessi retribuiti per le visite, gli esami strumentali e le analisi cliniche a partire dal riconoscimento del 70 per cento di invalidità e non del 74 per cento. Questo avrebbe allargato ovviamente la platea delle persone che potrebbero utilizzare la strumentazione che mettiamo a disposizione. Ovviamente è compresa la questione delle ore, che ha una sua parzialità.

Per finire, vorrei sottolineare che noi voteremo convintamente a favore, consapevoli però che questo - come detto all'inizio - è solo l'inizio e che si debba continuare a cercare la soluzione migliore per fare in modo che a chi ha malattie non solo oncologiche e comunque un rapporto di lavoro sia permesso non solo di mantenere il posto, ma anche di avere una vita lavorativa che gli consenta di essere coinvolto continuamente nella società; questa, infatti, è una terapia importante per contrastare la depressione e la sfiducia che molto spesso colpiscono di fronte a quello che accade. Io almeno penso questo e ne sono convinto, perché ho visto persone che soffrono molto tale situazione dal punto di vista soggettivo.

Dichiaro dunque il voto favorevole del Gruppo Alleanza Verdi e Sinistra.

TERNULLO (FI-BP-PPE). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

TERNULLO (FI-BP-PPE). Signor Presidente, vice ministro Bellucci, colleghi, oggi possiamo dire che, dopo un lungo e accurato esame alla Camera, arriva qui al Senato un testo che possiamo davvero definire di civiltà, anche perché parliamo di un provvedimento molto atteso dai malati oncologici e anche dalle persone a loro vicine (parenti e caregiver), che contiene norme che disciplinano il cosiddetto periodo di comporto. In sintesi, quindi, oggi si amplia il tempo di cui un malato di tumore può usufruire.

Il provvedimento in esame è assolutamente trasversale - come abbiamo già potuto notare anche dagli interventi che mi hanno preceduto - perché tutti gli schieramenti politici hanno dato il proprio contributo, a partire dalle diverse proposte di legge iniziali che alla fine poi hanno portato al testo unificato.

Forza Italia aveva una proposta di Giandiego Gatta, al quale si è poi aggiunta la seconda, di Chiara Tenerini; ringraziamo entrambi i colleghi perché la loro attività ha ribadito ancora una volta che Forza Italia su temi molto importanti c'è sempre e lo è con proposte davvero concrete.

Tutte e due le iniziative parlamentari, ovviamente, sono confluite nel testo unificato. Poi, la Camera, dopo uno stop and go rispetto al testo unificato iniziale, è arrivata a un nuovo articolato, che dispone anche delle opportune coperture finanziarie.

Quello delle risorse economiche, signor Vice Ministro, per sostenere la possibilità di avere a disposizione maggiore tempo per la cura da parte dei malati oncologici è davvero un tema fondamentale ed è davvero un aspetto molto importante, posto che, per potersi curare e nell'impossibilità quindi di continuare a lavorare, vi è gente che ha perso il posto di lavoro e, di conseguenza, il proprio reddito e questo è un aspetto - appunto - da non sottovalutare.

Parliamo anche delle malattie invalidanti e di quelle croniche e rare. Si introducono disposizioni puntuali che prevedono il diritto a un periodo di congedo non retribuito fino a ventiquattro mesi, quindi tutto il tempo necessario per curarsi. Questa - lo ripeto - non è una misura da poco, perché significa riuscire a curarsi e poi tornare a un lavoro che è stato conservato per un periodo di tempo, questa volta, abbastanza ragionevole. Non deve succedere più che chi si assenta per curarsi debba perdere il posto di lavoro. Ora ci sarà un tempo ulteriore, che si aggiunge ad altri periodi di assenza giustificata, a qualsiasi titolo, di legge o contrattuale, che spettano al dipendente. Si tratta di una durata aggiuntiva, che ora potrà togliere da quello che è un autentico limbo le persone che hanno dei tempi di cura e dei follow up abbastanza lunghi, proprio a causa di patologie molto delicate.

Questo disegno di legge è davvero importante, anche perché interessa una platea abbastanza ampia. Di fatto, parliamo di tutti quei lavoratori pubblici e privati affetti da malattie oncologiche, invalidanti e anche croniche, ma anche di quelli colpiti da malattie rare che causano un'invalidità di almeno il 74 per cento, cui si aggiungono anche i genitori dei figli affetti dalle patologie di cui abbiamo detto poco fa.

Si stima che si tratti di circa 200.000 persone che possono essere interessate da queste disposizioni e a circa 154.000 persone vengono anche concessi permessi di lavoro per visite, per esami strumentali e per cure mediche per le malattie oncologiche. Quindi, questo testo rappresenta un ulteriore passo in avanti verso le esigenze dei malati oncologici. Posso dire che nei loro confronti questo Parlamento ha avuto un'attenzione mai prima registrata. Ecco perché poco fa ho detto che stiamo parlando davvero di un testo di pura civiltà.

Si tratta anche di un testo concreto, serio e puntuale, che individua la platea dei destinatari e le prossime coperture finanziarie per i futuri anni, che si prevedono anche fino a 25 milioni annui. Come sempre, sappiamo che il tema è quello della coperta corta per coprire tutte le esigenze, non solo legate direttamente agli accertamenti della salute, ma anche alla necessità di consentire ai malati di disporre dei giusti strumenti per potersi curare.

Ancora una volta possiamo dire che si è riusciti a trovare delle risorse importanti per un tema che riguarda la salute di pazienti esposti a malattie molto invasive, che limitano la loro vita e la loro capacità lavorativa, risorse che riguardano i permessi di lavoro per i malati e si aggiungono a quelle già destinate nei capitoli della salute.

Io posso dire, da persona che conosce sulla propria pelle il lungo calvario di questa malattia, che sono fiera di aver potuto dare oggi il mio contributo e soprattutto il mio voto favorevole a un provvedimento che si attende da anni.

Va riconosciuto anche il merito alle attività di rappresentanza degli interessi dei malati e delle associazioni dei pazienti, che vengono a pungolare noi parlamentari su iniziative sempre nuove, che poi si traducono in legge, come in questo caso. Lo fanno, ovviamente, in maniera disinteressata, portando la forza della loro esperienza. Quindi, sono persone a cui va il merito di spronare il Parlamento ad adottare disposizioni sempre più puntuali.

Per questo, signor Presidente, è con profonda convinzione che dichiaro il voto favorevole dei senatori di Forza Italia. (Applausi).

CASTELLONE (M5S). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

CASTELLONE (M5S). Signor Presidente, Vice Ministro, colleghi, il solo fatto che noi oggi in quest'Aula stiamo discutendo di un provvedimento che deve evitare e bloccare i licenziamenti di persone che stanno combattendo la battaglia contro il cancro ci fa capire quanto questo Paese deve lavorare per tutelare la dignità e i diritti dei lavoratori. (Applausi).

È chiaro che questo è un piccolo e importante passo avanti che si aggiunge alla legge n. 104 del 1992, ad alcuni accordi collettivi nazionali che una tale tutela prevedevano già e a diverse sentenze della Corte costituzionale che hanno dichiarato illegittimi i licenziamenti di persone ammalate.

Vorrei entrare però nel dettaglio del provvedimento per evidenziare anche quante cose in più si potevano fare. Nel primo articolo si prevede un congedo per ventiquattro mesi, al fine di evitare che la persona che si sta curando contro il cancro o abbia una malattia invalidante non perda il posto di lavoro. Questo congedo però non è retribuito e non prevede nemmeno la corresponsione della parte previdenziale. Inoltre, durante tale congedo, il lavoratore non può fare altri lavori.

Presidente, a mio avviso questa è una rigidità totalmente inutile e forse anche inopportuna. Un lavoratore magari non può fare un lavoro fisico o particolarmente impegnativo, ma magari, anche se si sta curando, in qualche giorno in cui si sente meglio vorrebbe poter fare qualche piccola attività. Io ricordo una mia carissima amica, che poi purtroppo è morta per un cancro al seno quando aveva appena quarant'anni. Era l'insegnante di scuola materna di mio figlio e lei, tra una terapia e l'altra, anche se c'erano dei giorni in cui stava malissimo, quando poteva tornare a scuola a rivedere i suoi bambini, lo faceva con gioia e quei giorni per lei erano una boccata d'aria, così come lo erano per quei bambini che aspettavano di rivedere quella maestra anche solo per poche ore o un solo giorno. Personalmente, quindi, avrei evitato una tale rigidità.

Ritengo inoltre che in questo primo articolo manchi la previsione dell'estensione del congedo ai caregiver, inclusi quelli di malati oncologici minori. I genitori di bambini malati oncologici, per esempio, potrebbero usufruire di questo congedo. È vero che c'è la legge n. 104 del 1992, ma per rientrare nelle previsioni di tale legge bisogna che siano rispettati dei parametri e seguire tutta una procedura burocratica, tra cui la consulenza tecnica d'ufficio (CTU). Non è un meccanismo automatico che dovrebbe invece essere garantito in casi di grande fragilità.

All'articolo 2, invece, sono previste dieci ore in più di permesso per esami diagnostici. Bene, ma dieci ore in più all'anno sono pochissime. Io non so se voi siete mai entrati in un ospedale pubblico; il tempo di attesa è di dieci ore forse anche solo per una visita o per un esame. Non è che tu vai a fare la visita e non c'è nessun altro o le liste e le sale d'attesa non sono già piene. È veramente un piccolissimo passo. Si poteva sicuramente fare di più.

All'articolo 3 è previsto un fondo di 2 milioni per i premi alla memoria di persone morte per malattie oncologiche da dare a studenti universitari; anche qui bene il premio da 2 milioni di euro all'anno da dividere per tantissimi studenti, ma la ricerca scientifica ha bisogno di tanto altro e sicuramente di più investimenti.

Questo però, Presidente - come dicevo - è un piccolo cuscinetto ulteriore in un Paese in cui veramente la dignità e la tutela del lavoro dovrebbero essere messe sempre al primo posto. Questo piccolo passo avanti, tuttavia, è particolarmente importante in questa legislatura, in cui purtroppo il confronto tra maggioranza e opposizione è pari a zero, perché il testo in esame viene - dobbiamo ricordarlo - da un comitato ristretto che alla Camera è riuscito a fare sintesi tra varie proposte di legge, alcune delle quali provenienti dalla scorsa legislatura. Queste disposizioni partono, infatti, dalla scorsa legislatura. Alla Camera ha lavorato un comitato ristretto che, dopo un anno, ha consegnato al Parlamento un testo unificato. È così che dovrebbero lavorare i comitati ristretti e non come sta succedendo sul cosiddetto fine vita quando, dopo aver fatto un anno di lavoro nel comitato ristretto, poi la maggioranza presenta un testo totalmente diverso rispetto a quello a cui stavamo lavorando. (Applausi).

Per non parlare, poi, del fatto che il disegno di legge che stiamo esaminando è arrivato in Aula dopo un anno e sapete perché? Perché non si trovavano le risorse. Eppure non stiamo parlando di centinaia di milioni di euro, ma di poche decine di milioni di euro che sicuramente trovate in modo agevole per tante altre priorità. Credo che questa dovesse essere dall'inizio una priorità per cui stanziare un po' più di risorse ed è un peccato che arriviamo con tanto ritardo. Bisogna fare attenzione, in particolare, a far sì che non venga aumentata la burocrazia e che quindi quei diritti che di fatto già oggi, per gli accordi collettivi o per leggi che già ci sono o per le sentenze della Corte costituzionale, vengono garantiti, poi magari con una legge troppo rigida non si perdano; come dicevo, avrei evitato quelle rigidità rispetto al fatto che questi congedi non sono compatibili con altri tipi di lavori.

In conclusione, penso che quando si parla di temi così sensibili bisognerebbe veramente mettersi nei panni del cittadino che si ritrova, nella propria vita, a combattere questa battaglia. Oggi si registrano circa 390.000 nuovi casi di tumori all'anno, cioè 1.000 nuove diagnosi al giorno, con 500 morti al giorno per patologie oncologiche; eppure, c'è una legge che istituisce una rete nazionale dei registri tumori che è stata approvata ormai nel 2019 e che è ancora bloccata perché ancora mancano i decreti attuativi.

Parliamo di patologie oncologiche e di prevenzione e mi chiedo come sia possibile che non riusciamo ad emanare i decreti attuativi per una legge - una delle pochissime, tra l'altro, di iniziativa parlamentare - che è stata approvata ormai nel 2019. Capisco che durante la pandemia le priorità fossero altre, ma ormai anche dalla pandemia sono passati quattro anni. Quei decreti attuativi ci permetterebbero di avere un registro tumori nazionale che coprirebbe tutta la popolazione, perché oggi abbiamo 47 registri tumori diversi, che coprono il 70 per cento della popolazione e che non si parlano tra di loro. Questo è grave non solo perché non abbiamo la fotografia dello stato di salute del Paese, ma perché se non abbiamo quei dati, non possiamo nemmeno mettere in atto quelle metodiche di prevenzione che nei tumori sono ancora l'arma più potente che abbiamo.

Molto ci sarebbe da fare per far sì che l'accesso alla diagnosi precoce e alla prevenzione fosse veramente garantito a tutti su tutto il territorio nazionale e sappiamo che c'è una parte di Paese - il Sud - in cui si vive di meno, dove l'aspettativa di vita è di circa due anni in meno e sicuramente l'autonomia differenziata che avete approvato non farà che aggravare questo divario.

Siamo pertanto disposti a collaborare, come vi abbiamo dimostrato anche con questo disegno di legge, su cui voteremo favorevolmente, ma dobbiamo provare davvero a lavorare sulle priorità di questo Paese e dei cittadini italiani. (Applausi).

MINASI (LSP-PSd'Az). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

MINASI (LSP-PSd'Az). Signor Presidente, colleghi, Governo, oggi l'Assemblea è chiamata a discutere e a votare un disegno di legge che rappresenta un'enorme conquista, un importante passo in avanti nella tutela dei lavoratori colpiti da malattie oncologiche o malattie invalidanti o croniche, anche rare, che finalmente potranno vedere garantito il loro posto di lavoro senza dover sommare alla già terribile sofferenza anche la paura di perderlo, in un momento peraltro di massima fragilità.

Il testo, che nasce dall'unificazione di diverse proposte di legge, è frutto di un lavoro condiviso che ha portato all'approvazione alla Camera, nei mesi scorsi, dopo un lungo iter. Esso interviene con disposizioni concrete e responsabili, che danno risposte a situazioni di particolare vulnerabilità.

Entrando nel merito, la proposta introduce innanzitutto una misura che, come Lega, consideriamo un segno di enorme crescita civica del Paese, cioè il diritto per i lavoratori, sia del settore pubblico che del settore privato, affetti da grave patologia e con un grado di invalidità pari o superiore al 74 per cento a richiedere un periodo di congedo continuativo o frazionato della durata massima di ventiquattro mesi. Si tratta di un passo importante. Questi lavoratori avranno infatti garantita la conservazione del posto pur in assenza di retribuzioni, ma il congedo comunque sarà compatibile con la fruizione di altri benefici e decorrerà solo una volta esauriti tutti gli altri periodi di assenza giustificata previsti.

Il periodo, inoltre, che ovviamente non sarà computato né ai fini dell'anzianità di servizio né ai fini previdenziali, potrà essere riscattato volontariamente mediante versamento contributivo secondo le regole della prosecuzione volontaria. Si fa comunque sempre salva l'applicazione di eventuali disposizioni più favorevoli stabilite dal contratto collettivo.

Alla fine di questo periodo di congedo, si prevede il diritto di accedere, con priorità, se è possibile e compatibilmente con le mansioni di lavoro, al lavoro agile con una forma di reinserimento che consente di mantenere l'occupazione, tutelando però al tempo stesso la salute, che rappresenta per il lavoratore un validissimo aiuto per il rientro graduale nella vita lavorativa. Infatti, purtroppo questa è una delle grandissime difficoltà a cui vanno incontro le persone che, loro malgrado, si sono ritrovate a vivere situazioni così drammatiche: riuscire a riprendere una vita normale, ritornare alla quotidianità anche lavorativa. Tale difficoltà a volte rappresenta anche un ostacolo insormontabile che questo provvedimento cerca adesso di rimuovere.

Allo stesso modo cerchiamo di andare ulteriormente incontro al paziente affetto da tali gravi patologie, prevedendo la possibilità di chiedere - se è possibile e ovviamente se ciò è compatibile - dietro certificazione medica, un cambio di mansione che tenga conto delle sue condizioni fisiche. Anche questo è un atto di buonsenso e di rispetto verso chi, anche durante le cure, desidera comunque mantenere un legame con la propria attività, pur con compiti adeguati al suo stato fisico. A tal proposito desidero riconoscere che la normativa attuale già riconosce la priorità nelle richieste di lavoro agile per i genitori di figli con disabilità e per i caregiver familiari. Questo provvedimento, invece, estende ulteriormente queste tutele in un'ottica inclusiva che valorizza la dignità della persona malata anche nel mondo del lavoro.

Un altro punto fondamentale riguarda poi l'aumento da trenta a quarantacinque giorni del congedo per cure per i lavoratori mutilati o invalidi civili con riduzione della capacità lavorativa al 50 per cento. È un'estensione giusta e necessaria che riconosce la fatica quotidiana di chi, purtroppo, è costretto a convivere con patologie invalidanti.

Non sono stati poi dimenticati i lavoratori autonomi. Per loro, in caso di insorgenza di tali patologie, viene estesa da centocinquanta a trecento giorni all'anno la durata della sospensione delle prestazioni rese in modo continuativo al committente, in coerenza con quanto già riconosciuto per i dipendenti. Viene poi introdotto un ulteriore diritto, cioè dieci ore retributive in più all'anno, per visite, esami o cure rispetto a quanto già garantito dalla normativa vigente. Anche in questo caso si tratta di un piccolo ma concreto segno di attenzione che alleggerisce il peso della malattia e facilita l'accesso alle cure; esso sarà estensibile anche ai lavoratori con figli minorenni affetti da tali patologie, quindi è un ulteriore slancio di umanità di uno Stato che vuole porsi accanto e sostenere davvero i suoi cittadini.

Le modalità operative di questi giorni, ovviamente, saranno definite da un decreto ministeriale da emanarsi entro novanta giorni, con attenzione ai rimborsi per il settore privato, nel quale il datore di lavoro dovrà anticipare le somme per le indennità e le sostituzioni nel settore pubblico, in particolare nella scuola.

Per quanto riguarda i costi, le coperture finanziarie e sono state individuate nel fondo per le esigenze indifferibili per un ammontare di ben 52 milioni annui dal 2024: non sono poche migliaia di lire, come qualcuno ha sostenuto poco fa.

Infine, il provvedimento introduce un'iniziativa dal forte valore simbolico e culturale. Viene infatti istituito, presso il Ministero dell'università e della ricerca, un fondo di 2 milioni di euro annui dal 2026 per premiare studenti meritevoli in medicina, biotecnologie, farmacia, chimica e professioni sanitarie con borse di studio intitolate alla memoria di pazienti oncologici. Una nota di sensibilità e un segno di speranza che incentiva l'impegno dei nostri giovani e guarda al futuro attraverso il loro talento.

Insomma, ci troviamo di fronte a un testo frutto di un lavoro serio e condiviso - come ho già detto - avviato già nella scorsa legislatura, ma interrotto, e che oggi grazie al confronto tra tutte le forze politiche - e qui voglio ringraziare le opposizioni, per il contributo costruttivo - possiamo portare avanti dando risposte concrete e umane. Come Lega abbiamo lavorato, come sempre, con senso di responsabilità, mettendo al centro la persona e il rispetto per chi combatte ogni giorno una battaglia difficile, perché riteniamo fondamentale sostenere i cittadini nei momenti di maggiore fragilità, senza dimenticare però il valore del lavoro e della dignità della persona. Per questi motivi, dichiaro il voto favorevole del Gruppo Lega. (Applausi).

CAMUSSO (PD-IDP). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

CAMUSSO (PD-IDP). Signor Presidente, colleghe e colleghi, Governo, Vice Ministra, non c'è dubbio che questo provvedimento segni due elementi positivi, da cui partirei per poi invece ragionare del senso. Il primo è che è stata una scelta unitaria, innanzitutto alla Camera, nella costruzione del testo unificato, ma poi anche nella nostra discussione in 10a Commissione, in cui abbiamo privilegiato il valorizzare il fatto che si era arrivati a un risultato positivo e unitario rispetto all'affrontare i problemi che indubbiamente ci sono. Ma era forse meglio dare il senso - questo è il secondo elemento che vorrei sottolineare - che cominciavamo a fare delle cose concrete che dessero una risposta ai lavoratori e alle lavoratrici che si trovano, come recita il titolo, affetti da malattie oncologiche invalidanti e croniche.

Nel salutare questo primo risultato, non possiamo però non ragionare sui problemi che ci sono, sulle caratteristiche che hanno e sul tempo nel quale siamo, che le renderà sempre più dei problemi significativi sul lavoro. Da qualche anno il tema della conciliazione tra malattia e lavoro (di come la si misura, di quanto tempo è disponibile, di come viene calcolato quel tempo) è un oggetto molto delicato nella contrattazione, che ha cambiato progressivamente le norme e che rende sempre più problematico trovare una relazione tra chi è affetto da malattie gravi (qui oncologiche invalidanti, ma sappiamo che parliamo di una parte del mondo delle malattie, che hanno effetti di cronicizzazione, di persone che hanno ripetute necessità di essere sottoposte a cure o a terapie che hanno degli effetti anche rispetto alla presenza lavorativa) e invece il concetto di retribuzione della malattia, che pure è ampiamente affermato.

Credo che una parte di queste ragioni derivino anche dal fatto che siamo una società che vive progressivamente di più. La nostra aspettativa di vita si è alzata, ma purtroppo sappiamo tutti che aspettativa di vita e buona salute non sono sinonimi e non necessariamente viaggiano insieme, così come sappiamo che il nostro è un mercato del lavoro che, sia per le scelte previdenziali, sia per le caratteristiche che ha in questa stagione, sempre più vede lavoratori e lavoratrici di una certa età e una maggiore difficoltà invece per i giovani a entrarci. Questo ovviamente fa confrontare anche le norme e la contrattazione con i problemi che derivano da una anzianità progressiva che non coincide necessariamente con una buona salute, grazie ai progressi della medicina, assolutamente straordinari, che ci permettono di affrontarle e curarle, ma che non risolvono tutti i problemi, perché esistono forme di cronicità e di debolezza.

Il tema della conciliazione di questi due elementi è sicuramente presente e probabilmente si presenterà sempre di più nel tempo che viene. La contrattazione nazionale, che sicuramente ha fatto moltissimo, subisce ogni tanto degli arretramenti, ma non ha avuto e forse neanche poteva avere la capacità di affrontare tutte le specificità che sistematicamente si propongono.

Questo ci porta alla necessità - come ci siamo detti anche nella discussione in Commissione - di considerare questo disegno di legge come un primo passo rispetto ad altri interventi che dovremo fare e che ovviamente richiedono delle risorse. Non richiedono solo una norma, ma il fatto che ci siano risorse a disposizione, perché è indubbio che, per chi sta male e ha problemi significativi di terapie e di interventi, la possibilità di mettersi in congedo e di avere la tranquillità di non perdere il posto di lavoro è sicuramente una risposta importante, ma è anche in qualche modo una risposta di esclusione. È un periodo durante il quale - come diciamo nella norma stessa - non possono svolgere attività lavorativa e credo che questo rappresenti il venir meno di una parte della terapia, perché - come diceva sempre il mio medico di base un tempo - ci si cura per vivere, non si vive per curarsi.

È assolutamente essenziale, soprattutto di fronte a malattie particolarmente pesanti, non perdere la relazione - e quella più immediata che ci viene in mente, parlando di lavoro, è quella col proprio posto di lavoro - coi propri colleghi e la possibilità di continuare a svolgere una vita normale. Qualcuno, negli interventi che mi hanno preceduto, ha parlato degli effetti depressivi che questa esclusione può avere. Credo che sia un tema che dobbiamo affrontare in prospettiva. Bisogna dare delle risposte che, da un lato, diano tranquillità sul fatto che si mantiene il posto di lavoro, così come sul fatto che non si perde la possibilità di percepire una retribuzione, ma che, dall'altro lato, permettano di includere. Credo che occorra superare la resistenza, che pure troviamo in molte delle discussioni, di pensare che in queste occasioni il lavoro a distanza e il lavoro agile possano essere uno strumento straordinario, perché non necessariamente impongono una presenza e un tempo lungo e permettono comunque di continuare a rimanere collegati.

Un altro aspetto riguarda il periodo delle cure, come già è stato detto da alcune senatrici che mi hanno preceduto (chissà perché sono quasi tutte donne quelle che parlano di questo tema, sarebbe una domanda interessante da porci), ma la dimensione delle dieci ore, che sicuramente è un segnale positivo con cui si riconosce che alle malattie con certe caratteristiche è legato anche un bisogno di visite, di terapie e di frequentazione dei luoghi della salute maggiore di altri, è davvero insufficiente.

Il messaggio che si rischia di dare, se non si procede in questo lavoro che abbiamo iniziato, è che una persona affetta da malattie gravi o oncologiche è una persona che non ha problemi di reddito. Invece ce li ha e quindi perdere due volte, da un lato perché il congedo non è retribuito, dall'altro perché il riconoscimento per le visite è anch'esso non retribuito. Questo diventa, quindi, un elemento di debolezza. Infatti, così come l'essere esclusi, anche avere la preoccupazione di doversi mantenere rispetto alle cure diventa un elemento che dovrebbe essere parte della terapia e non un problema singolo e individuale.

Nel confermare che il Gruppo del Partito Democratico voterà a favore di questo disegno di legge per le ragioni che ho detto all'inizio dell'intervento, confermo anche, però, che lo consideriamo un impegno che il Parlamento assume. Lo abbiamo detto negli ordini del giorno che sono stati accolti, insieme all'approvazione del testo in Commissione: dobbiamo considerare questo l'inizio, non la soluzione dell'insieme dei problemi che pone una malattia grave nella relazione con il lavoro. Dobbiamo scegliere di stare dalla parte delle persone che vogliono continuare ad essere presenti e partecipi della vita generale, dando loro gli strumenti anche di retribuzione e di contribuzione che sono necessari. Anche su questo terreno si deve e si può fare uno sforzo per spostare gli sforzi che il Parlamento definisce verso la retribuzione dei lavoratori e delle lavoratrici e della loro condizione.

Credo che lo dobbiamo alle figure che abbiamo già individuato attraverso questo disegno di legge; lo dobbiamo a un mondo che spesso non conosciamo davvero fino in fondo, nelle tante situazioni che determinano poi problematiche nel rapporto con il lavoro (la contrattazione, da questo punto di vista, ha fatto sforzi per individuare tutte le casistiche e spesso si scopre che non le abbiamo individuate tutte e poi il rapporto tra malattia e cura è sempre complesso).

Credo quindi che dobbiamo assumere il voto - che mi auguro unitario - di tutta l'Assemblea come un impegno a continuare a fare di più. (Applausi).

MANCINI (FdI). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

MANCINI (FdI). Signor Presidente, Governo, colleghi, per evidenziare l'importanza di questo provvedimento faccio un passo indietro. Era il 5 dicembre 2023 e noi in quest'Aula, tutti insieme, affermammo di aver dato il via a un percorso: allora avevamo approvato la legge sull'oblio oncologico; insieme avevamo detto proprio che si trattava del diritto alla dignità, perché davamo un segnale forte a chi era stato colpito da una malattia e dicevamo che non lo era per sempre e che la guarigione clinica e anche sociale era una realtà possibile. In quell'occasione iniziammo a mettere fine alla discriminazione, allo stigma e soprattutto a un'equivalenza che molto spesso a tutti noi sovviene, sostenendo che cancro è uguale a malattia incurabile e inguaribile, cancro è uguale a morte. Una vera svolta culturale è avvenuta e il primo Paese è stato l'Italia: è stato un passo e un successo che abbiamo ottenuto tutti insieme (Applausi); è stata una svolta anche pratica, mi piace dirlo, perché in quell'occasione abbiamo promosso la parità di trattamento, proprio al fine di garantire ai malati ora guariti di avere una nuova possibilità, di migliorare la loro qualità della vita e di favorirne il reinserimento nel mondo del lavoro.

Oggi quindi continuiamo questo percorso e se allora ci eravamo occupati del dopo, adesso ci occupiamo del durante con un nuovo provvedimento, che, come ha detto il collega Guidi - che ringrazio per le sue bellissime parole - ci dà la possibilità di rimetterci in gioco e di aprire quella porta troppo spesso chiusa, perché c'è un diritto importantissimo, a mio avviso, quando si è malati, il diritto alla normalità (Applausi) e il diritto alla serenità. Quando parliamo di diritto alla serenità e alla normalità per tutti quelli che vengono segnati, non stiamo parlando solo dei malati, ma anche delle loro famiglie, dei loro amici e pure proprio dei colleghi di lavoro, che vivono al loro fianco e troppo spesso si sentono incapaci di dare una mano e di sollevare un dolore e a volte non vogliono neanche dispensare consigli, perché non si sentono in grado di farlo.

È un tema davvero molto complesso, proprio per l'intimità che ha e che scuote tutti noi, chi lo vive direttamente e chi invece lo vive dal lato di chi accudisce anche solo con una parola.

La patologia, soprattutto se cronica, lavora dentro e lo fa in modo particolare, talvolta subdolo, talvolta silenzioso, non sempre presente, perché la capacità di ognuno di noi sta nell'andare oltre e nell'andare avanti, anche se chiaramente a ogni controllo essa bussa alla porta ricordando che forse non ancora tutto è passato.

È un'esperienza quindi che aggredisce nel profondo e allora su questo dobbiamo ragionare, come hanno fatto questo Governo e questo Parlamento con il provvedimento in esame.

Lo facciamo proprio perché oggi c'è una parola che spesso accompagna la malattia: inadeguatezza. Inadeguatezza soprattutto nel mondo del lavoro, quando non si è in grado di affrontarlo come si faceva prima e ci si sente quindi inadeguati. Come se la salute fosse lo standard e la malattia una deviazione della normalità. Invece, accade a tutti di essere malati, in un modo o nell'altro, prima o poi.

Io credo che la salute sia da misurare con il tempo che ci si mette a guarire e noi dobbiamo fare in modo che questo tempo sia un tempo da vivere, come torno a dire, in serenità. Proprio per dare una risposta anche a quel disagio emotivo, a quell'ansia, a quella tristezza, a quella agitazione che ci colpisce oggi, questo provvedimento cerca di dare un briciolo di normalità.

È vero, lo fa con le risorse a disposizione. Lo fa magari non stravolgendo il tutto, lo fa magari con un piccolo passo, ma lo fa. Lo fa e dà veramente una speranza. Io credo che il compito proprio del legislatore sia sempre quello di guardare oltre, di andare avanti, di migliorare. Allora, davvero, siccome questo è un provvedimento che voteremo all'unanimità ed è una cosa bellissima, mi duole che qualcuno rivendichi il fatto che non siano state adottate misure, perché c'era tempo anche di farlo prima, se ci fosse stata la volontà di farlo. (Applausi).

Quindi, concentriamoci su questo momento. Concentriamoci su questi due provvedimenti, che questo Governo porta a casa e che prima non erano stati adottati. Le malattie oncologiche non esistono da ora: è da moltissimo tempo che ci affliggono e continuano a peggiorare. Però, d'altro canto, ancora una volta questo provvedimento guarda alla scienza, guarda alle nuove tecnologie. Quindi, ancora una volta cerca di dare risorse per premiare e dare qualche possibilità a chi studia, a chi si mette in campo proprio per favorire queste migliorie.

Il nostro è un percorso lungo e credo che lo faremo davvero tutti insieme. Quest'Assemblea, che voterà all'unanimità, lo sta dimostrando. In questo momento voglio ringraziare chi tutti i giorni si occupa di malati oncologici, quelle persone che con un sorriso, con tanta fatica, con abnegazione spesso spronano noi, come Parlamento, a legiferare e a fare bene.

Quindi, con onore, io sono veramente contenta, a nome del mio Gruppo, di poter dire grazie per questo provvedimento, da chi è stato attore protagonista, ma è stato anche a fianco di chi è stato malato. Credo che quest'ultima sia sempre la situazione peggiore, perché non si può combattere, perché non è la propria battaglia, quindi diventa anche tutto molto più difficile.

Pertanto, con il parere favorevole di Fratelli d'Italia, siamo veramente contenti e ringraziamo per il lavoro fatto tutti insieme. (Applausi).

PRESIDENTE. Metto ai voti il disegno di legge, nel suo complesso.

È approvato.