Legislatura 19ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 118 del 26/10/2023

SCALFAROTTO (Az-IV-RE). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

SCALFAROTTO (Az-IV-RE). Signor Presidente, devo rivelare in apertura una certa frustrazione. È evidente infatti che, quando si discute della legittimità costituzionale di un decreto-legge, la prima cosa in cui l'interprete incappa è naturalmente l'articolo 77 della Costituzione e i famosi requisiti di necessità e di urgenza, di cui - diciamo pure - nella Repubblica si fa strame, si fa carne da cannone da molto, troppo tempo. Credo che, quando discutiamo di riforme costituzionali, una riflessione sul tema, appunto, della decretazione di urgenza e dei disegni di legge a scadenza fissa per consentire al Governo di portare in porto, come è legittimo che faccia, le sue iniziative più importanti e più caratterizzanti, insomma, una riflessione sulle varie questioni che avevamo esaminato anche nella riforma costituzionale del 2016, resti ancora in tutta la sua attualità.

Ancor di più ciò accade con questo Governo. Io credo di non sbagliarmi se dico che questo è il quarantatreesimo o il quarantaquattresimo decreto-legge che stiamo esaminando in circa cinquantadue settimane di Governo. Il Governo si è insediato il 22 ottobre dell'anno scorso, quindi, facendo un po' di conti, sono cinquantadue o cinquantatré settimane. Se togliamo Natale, Pasqua e l'estate, possiamo dire che il Governo ha emanato un decreto-legge alla settimana. In questo numero è già insito il fatto che non possa esistere una questione alla settimana che meriti un decreto-legge.

È evidente che statisticamente non è possibile. Quindi, già dobbiamo partire da questo presupposto. Se poi riflettiamo su che cosa significhino necessità e urgenza, la risposta è chiara. È necessario ed urgente e, quindi, richiede che la funzione legislativa sia fatta propria dal Governo, dal potere esecutivo e non dal potere legislativo, il fatto di trovarsi davanti ad una situazione straordinaria ed imprevedibile, una situazione che richiede un'azione immediata, pena il verificarsi di un disastro irrimediabile.

Se c'è stato un terremoto e bisogna intervenire nei confronti degli sfollati, è chiaro che il percorso ordinario della legge diventa farraginoso, perché quegli sfollati richiedono un aiuto subito, in quel momento. Lì si giustifica la ragione per la quale il Governo espropria il Parlamento della funzione legislativa, fatta salva, ovviamente, la possibilità del Parlamento di intervenire su quel provvedimento e di convertirlo entro sessanta giorni dall'emanazione.

Ora, è evidente che, in questo caso, non c'è stata alcuna emergenza e che questo decreto non interviene su nulla che non avrebbe potuto essere gestito con un disegno di legge normale. Avremmo potuto benissimo discutere di queste questioni, per carità molto importanti, che hanno colpito l'opinione pubblica, ma avremmo potuto farlo con la necessaria ponderazione. Avremmo potuto farlo non umiliando le Camere, non mettendo Camera e Senato nella condizione di operare in una situazione di fortuna, come facciamo dall'inizio della legislatura.

Ho parlato di fatto di cronaca non a caso, signor Presidente, perché la verità è che questi decreti-legge a ripetizione sono, né più né meno, la reazione a dei fatti di cronaca. Quando un problema, anche cronico, del Paese si rivela perché finisce sulle prime pagine dei giornali, il Governo spesso (non sempre, ma spesso) va sul posto. Quindi, corre. Lo abbiamo visto arrivare a Cutro, dove ha tenuto una riunione del Consiglio dei ministri, alla quale il ministro Zangrillo, presente in Aula, ha senz'altro preso parte. Ma il tema degli sbarchi non mi sembra si sia risolto, anzi è peggiorato. Dopo l'alluvione in Emilia-Romagna, il Presidente del Consiglio ha lasciato il G7, dove si discutevano questioni molto importanti, per andare a fare un photo shooting sui luoghi: non mi risulta che il problema si sia risolto. (Applausi).

Anche in questo caso, il Governo ha ritenuto di andare a Caivano, con il Presidente del Consiglio è andato anche lì, per poi varare questo decreto-legge: decreto-legge che di certo non affronta un problema che non si era mai visto. Il tema di Caivano, infatti, e quindi quello delle periferie, quello delle devianze e quello della marginalità minorile sono, ahimè, strutturali. Non richiedevano un decreto-legge, dunque, ma si potevano trattare con un disegno di legge di tipo ordinario.

Vi è poi una ulteriore questione. Che mi risulti, le norme di legge dovrebbero avere una valenza ed una portata generale ed astratta. Invece, si fa questo decreto-legge andando a incidere, non sulla questione delle periferie, non sulla questione della marginalità, non sulla questione della devianza giovanile, ma andando ad incidere su un unico Comune, quindi sul territorio e sull'agro del comune di Caivano e basta. E lo si fa con norme che vanno in deroga a norme di legge, con una chiara violazione dell'articolo 3 della Costituzione, secondo il quale, ad identiche situazioni, noi dovremmo applicare le medesime misure.

Io chiedo, allora: che differenza c'è tra il comune di Caivano e il comune di Cardito? Che differenza c'è tra il comune di Caivano ed il comune di Frattamaggiore? Che differenza c'è tra il comune di Caivano ed uno qualsiasi dei Comuni limitrofi? È vero, a Caivano si è disgraziatamente verificato quel terribile fatto di cronaca. Ma quel fatto di cronaca era sintomo di una situazione e questo decreto è una cura sintomatica, ma non è la cura dell'infezione.

Questo perché l'infezione c'è pure a Cardito, c'è pure a Frattamaggiore, c'è anche a Frattaminore e c'è anche ad Afragola. Noi, invece, agiamo soltanto nei confronti di quei cittadini e di quella amministrazione, soltanto perché lì si è verificato quel fatto di cronaca. Mi pongo una domanda, allora.

Quando noi autorizziamo il Comune di Caivano ad assumere 15 vigili urbani, facciamo benissimo, sono contentissimo e voterò con entusiasmo il fatto che stiamo dando una mano al Comune di Caivano. Chiedo però una cosa: l'articolo 3 della Costituzione non si applica anche ai cittadini del Comune accanto e alle condizioni identiche che vivono quotidianamente? Quindi, oltre all'articolo 77, qui c'è una chiara violazione dell'articolo 3 della Costituzione. Il Governo infatti avrebbe dovuto prevedere un piano serio per le periferie, come quello realizzato nel 2015 e 2016, ispirato dal nostro collega Renzo Piano, con i famosi bandi periferie che hanno lasciato tantissime strutture in tutta Italia grazie ai Comuni che vi hanno lavorato. Disgraziatamente quel piano fu smantellato dal Governo Conte I che distrasse quei fondi per farne chissà cosa in stile Casa Italia per la messa in sicurezza del Paese in relazione al rischio idrogeologico. (Applausi).

Vi è quindi - ripeto - una violazione degli articoli 77 e 3 della Costituzione. C'è poi l'articolo 27 sempre della nostra Carta costituzionale che afferma che la pena non deve risolversi in un trattamento inumano e deve tendere alla rieducazione del condannato. Questo decreto-legge rispetta l'articolo 27? Care colleghe, cari colleghi, no, perché il provvedimento al nostro esame fa tutto il contrario che tendere alla rieducazione del condannato. Una finalità che se è vera in ogni situazione, è ancor più vera quando parliamo di giustizia minorile. Con questo decreto-legge si va a mettere mano alla giustizia minorile nel senso di omologarla sempre di più alla giustizia degli adulti, negando che i ragazzi che stanno crescendo abbiano diritto a un trattamento che guarda quell'aspetto della loro crescita. Oggi, in Commissione, ci siamo sentiti dire che i ragazzi devono essere protetti da Internet fino a diciotto anni, però a tale età possono andare in custodia cautelare molto più semplicemente come gli adulti. (Applausi). Li proteggiamo quindi da Internet, ma non dalla galera. Questo è il modo di ragionare della destra.

Mi soffermo su un'ultima questione. Signor Presidente, oltre alla violazione degli articoli della Costituzione da me citati, c'è un aspetto ulteriore: la Costituzione si rispetta nella lettera, ma si rispetta anche nello spirito. (Applausi). Pertanto, anche se nella Costituzione non è scritto che non si fanno norme penali per decreto-legge è l'essenza stessa della nostra natura di democrazia che ci dice che quando si incide sullo stato di libertà dei cittadini non lo si fa con un decreto-legge. Abbiamo visto decreti-legge scritti ed emendati dal Governo. E la norma penale scritta dal Governo e poi emendata è entrata in vigore. Quindi noi abbiamo avuto norme penali sbagliate, scritte e cambiate dal Governo, con un grande problema per l'interprete che ha dovuto capire se la norma successiva era più o meno favorevole al reo per poter stabilire la successione delle leggi nel tempo. Questo è l'abc di uno studente al primo anno di giurisprudenza, signor Presidente.

Per tutti questi motivi, nel pregare solennemente per l'ultima volta la maggioranza di cessare questa pratica incivile del decreto-legge in materia penale, io ovviamente garantisco con entusiasmo il voto favorevole sulla questione pregiudiziale presentata. (Applausi).