Legislatura 19ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 118 del 26/10/2023
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LISEI (FdI). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
LISEI (FdI). Signor Presidente, letta la questione pregiudiziale, devo fare alcuni doverosi riferimenti normativi: dico all'opposizione e a chi l'ha proposta, facendo richiamo alle sentenze nn. 171 e 128 del 2007 e del 2008 della Corte costituzionale, che negli anni successivi, mentre voi governavate e abusavate dei decreti-legge, la Corte costituzionale si è espressa più volte per andare incontro proprio alle necessità del Governo, allargando di molto le maglie di quello che può essere contenuto all'interno di un decreto-legge e aggiornando un po' la giurisprudenza in merito. Con le sentenze nn. 307 e 355 del 2010, con la sentenza n. 32 del 2014 e con la sentenza n. 145 del 2015 siamo andati verso un'interpretazione secondo cui ci devono essere una manifesta illogicità e un manifesto abuso del nesso di urgenza che - francamente - all'interno di questo decreto-legge non credo vi siano.
Vi ricordo anche, visto che avete detto che tocchiamo le norme penali con la decretazione d'urgenza, che qualche Governo in passato lo ha fatto. Vi ricordo che con il decreto fiscale del 2019, il Governo Conte II, di cui facevate parte, ha aumentato tutte le pene per i reati fiscali e tributari (Applausi) e lo avete fatto anche in passato nei precedenti Governi. Lo dico giusto a rigor di logica e per amor di cronaca.
Dopodiché, colleghi, la discussione in Commissione è stata ampia, approfondita e sono contento che con questa questione pregiudiziale abbiate messo nero su bianco quanto ritenete rispetto a questo decreto-legge. Sono contento perché, dopo i fatti di cronaca che sono accaduti a Caivano, dopo le violenze che hanno subìto quelle due ragazze, che possiamo anche dire bambine, e dopo quei gravissimi fatti, ritenere che non ci sia urgenza di intervenire francamente credo che la dica lunga sulla diversità di vedute che abbiamo e sulla necessità - che riteniamo improcrastinabile - di intervenire su Caivano, ma non solo. (Applausi).
Questo decreto-legge interviene infatti su tanti aspetti e non soltanto su Caivano. Lo dico perché la pensiamo in maniera diametralmente opposta: voi avete ritenuto che dopo i fatti di Caivano non ci fosse l'urgenza di intervenire, che bisognasse intervenire non con un decreto-legge, ma guardando con calma, cercando di capire e di approfondire. Noi abbiamo ritenuto che bisognasse intervenire subito. Voi ritenete che il problema non sia aumentare le pene previste per questi reati, perché ritenete legittimamente che la preoccupazione principale degli italiani sia che si riempiano le carceri.
Noi legittimamente riteniamo che certe condotte debbano essere punite più duramente e più aspramente di quanto non sia stato fatto in passato. (Applausi). Noi riteniamo che il problema dei cittadini sia avere lo spacciatore sotto casa; voi ritenete che lo spacciatore, poverino, sia costretto a spacciare e che, se cede una singola dose, non si possa punire duramente, povero lo spacciatore. (Applausi). Perché è questo quello che avete sostenuto in Commissione, e non soltanto sul provvedimento in esame: lo avete sostenuto anche nei provvedimenti passati, come nel decreto Cutro; poveretti, gli scafisti che fare? Sono costretti a farlo, altrimenti non lo farebbero mai, però devono sopravvivere e arrivare qua. (Applausi). C'è sempre un poverino e c'è sempre un disgraziato che è più disgraziato degli italiani che da dieci anni, col vostro buonismo, subiscono reati in tutta Italia. (Applausi).
Voi ritenete poverini i genitori che non mandano i figli a scuola: non vorremo mica punirli duramente! Assumiamo i giardinieri dell'anima, cioè conduciamoli e convinciamoli con gli educatori, con gli assistenti sociali. (Applausi). Cerchiamo di convincerli che se i propri figli vanno a scuola è giusto ed è utile. Abbiamo visto i risultati di questa politica: quei figli oggi non vanno a scuola. Noi riteniamo giustamente che un genitore che non manda un figlio a scuola debba essere punito, perché sta esercitando male la propria potestà genitoriale e bisogna intervenire subito. (Applausi).
Vi voglio dire che avete perso probabilmente molte parti di questo decreto-legge, perché in esso non sono contenute solo norme penali, anzi, ne sono veramente una piccola parte. Ci sono importanti interventi economici su Caivano. Avete proposto di portare risorse che erano completamente sproporzionate per il tema Caivano, sapendo benissimo che era impossibile stanziarle all'interno di questo decreto-legge, piuttosto che in altri interventi che vengono affrontati in maniera più organica, anche con la legge di bilancio.
Ad ogni modo, nel decreto-legge c'è anche un intervento importante sulla parte informatica. È riduttivo rispetto a quello che avremmo voluto, perché la situazione che abbiamo ereditato e che ci lasciate è che i minori sono completamente fuori da qualsiasi controllo rispetto a ciò che vedono in Internet e che fanno sui social; sono fuori dal controllo dei genitori sull'attività che fanno con i propri cellulari, quindi nel testo c'è un giusto intervento sul parental control. Qualcuno l'ha definito ostruzionismo; un senatore ha detto che vogliamo privare i figli della libertà di andare in Internet e tornare a quando lui sfogliava i cataloghi cartacei, mentre oggi li può sfogliare in Internet. Questo è quello che è stato sostenuto in Commissione. No, molto banalmente vogliamo che i nostri minori e i nostri figli non accedano ai siti pornografici e alla violenza e che non siano esposti sui social a tutti i reati di pedopornografia esistenti. (Applausi).
Noi pensiamo questo e voi ci avete detto che non vi abbiamo ascoltato. No, non vi abbiamo ascoltato. Vi confermo che non vi abbiamo ascoltato, ma il problema non è che noi non ascoltiamo voi, ma che voi, negli ultimi dieci anni, non avete ascoltato l'Italia e gli italiani; non avete ascoltato le tante "Caivano" che ci sono in Italia. (Applausi). Non avete ascoltato e non siete intervenuti! Non avete ascoltato quello che dicevano don Patriciello e i tanti don Patriciello che ci sono in Italia, perché avete pensato di risolvere problemi di criminalità con i giardinieri dell'anima.
Allora vi dico molto francamente che, al netto dell'esercito di educatori e di assistenti sociali che è evidentemente necessario (vi faccio sommessamente presente che negli ultimi dieci anni si è ridotto al lumicino ed è stata una Caporetto, quindi forse ve ne dovevate accorgere prima), siamo orgogliosi che il Governo sia intervenuto e sia andato a Caivano. Voi pensate che sia propaganda, ma per noi è motivo di orgoglio. Siamo orgogliosi che, dopo che ci è andato il Presidente del Consiglio, le Forze dell'ordine, l'Esercito, la Polizia, i Carabinieri siano tornati a Caivano, abbiano fatto dei blitz e abbiano arrestato dei criminali.
Siamo orgogliosi che ci siano state le stese, perché è la dimostrazione che a quella criminalità questo Governo sta dando fastidio. Sta dando fastidio perché, con i vostri provvedimenti e con i giardinieri dell'anima, non credo che le stese ci sarebbero state. (Applausi).
Non ve ne siete accorti, ma anche in questi giorni, dopo la visita del Presidente del Consiglio, Ministri, Sottosegretari e Vice Ministri sono andati a Caivano e hanno attivato dei progetti. Non è stato uno spot elettorale quello di Caivano. È stata semplicemente un'iniziativa banale, sì, ma che prima non c'era stata. È lo Stato che è tornato a essere presente. È lo Stato che è tornato a dimostrare ai cittadini di esserci. (Applausi).
Vi dico quindi con grande franchezza che va bene che abbiate presentato questa questione pregiudiziale; va bene che abbiate detto ai cittadini quali sono le vostre priorità. La nostra priorità e la priorità del Governo Meloni è che lo Stato inizi a esserci. (Applausi).