Legislatura 19ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 118 del 26/10/2023

CATALDI (M5S). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

CATALDI (M5S). Signor Presidente, ancora una volta ci troviamo a trattare una questione che oramai credo abbiano capito anche i sassi. Ancora una volta dobbiamo parlare dell'abuso della decretazione d'urgenza, della sistematica violazione dell'articolo 77 della Costituzione. Soltanto adesso comincio a pensare che non sia più tanto una questione di abuso; comincio a pensare che forse sia proprio una questione di incapacità di questo Governo di pianificare e di avere un'agenda politica. (Applausi).

Vede, Presidente, la tragica situazione di Caivano non ci è piovuta addosso come una tempesta inaspettata. Sono tragedie che abbiamo da oltre quarant'anni, che risalgono agli anni '80. Non stiamo dicendo che non andavano affrontate; stiamo dicendo che non andavano affrontate con un decreto-legge, perché questa gente meritava che il tema venisse affrontato con il tempo necessario e non nella fretta istituzionale in cui ci state mettendo. Gli stessi parlamentari della maggioranza (sto parlando dei colleghi della Camera) non avranno modo di toccare palla.

Questo tema richiedeva il tempo necessario per un'analisi ponderata di problematiche sulle quali non possiamo permetterci sviste, che invece emergono proprio perché si lavora nella fretta. Abbiamo dovuto fare delle sedute notturne per tutto quel complesso lavoro emendativo. Ci siamo stancati, certo che ci siamo stancati; faccio fatica anche io oggi a fare questo intervento in Aula. Ma questo non era necessario. Dobbiamo riconoscere il diritto della gente a che i problemi vengano affrontati con la necessaria ponderazione, senza dimenticanze e senza sciatterie. La fretta è nemica della qualità.

Avete inventato urgenze che non esistono. Non avete un'agenda politica, perché l'agenda ve la stanno scrivendo le notizie del telegiornale. È sufficiente che ci sia un rave party, questo non vi piace e fate un decreto-legge. È sufficiente che ci sia un naufragio e vi accorgete che c'è il problema dell'immigrazione. Non c'è un'agenda politica, perché inseguite la visibilità mediatica e date precedenza alla visibilità mediatica rispetto alla necessaria ponderazione che richiedono i provvedimenti. (Applausi).

Però, signor Presidente, non possiamo fare valutazioni e noi tornando sempre a parlare di questo argomento: l'abuso della decretazione d'urgenza erode lentamente i principi democratici. È un'umiliazione non soltanto dei parlamentari, ma dei cittadini che si fanno rappresentare da questi parlamentari. È un continuo calpestare i princìpi costituzionali e i princìpi democratici. Mi sembra di capire che a questo punto la maggioranza stia considerando le norme costituzionali come delle norme ad applicazione opzionale, quindi ad esempio, rispetto alle disposizioni di cui all'articolo 77 della Costituzione, oramai si fa così da tempo.

In questo caso, però, la sistematica violazione delle norme costituzionali emerge anche in un altro aspetto che viene trattato nella presente questione pregiudiziale. Mi riferisco all'aumento così ingiustificato di pene detentive, che passano da quattro a cinque anni, ben conoscendo le conseguenze che questa scelta può comportare, come quella del far scattare la custodia cautelare. Dovrebbe risultare evidente a tutti che c'è uno sbilanciamento costituzionale verso la funzione retributiva della pena, dimenticando tutta la parte, sempre costituzionale, che ci invita invece a una funzione rieducativa.

Signor Presidente, io penso voi vi siate lasciati affascinare dall'idea del manganello che risolve tutti i problemi. Io posso capire che l'idea del manganello sia seduttiva se parlate alla pancia degli italiani; noi però vogliamo parlare al loro cervello, non alla loro pancia, e così facendo possiamo far capire che invece questa politica è miope ed ottusa, perché non riesce a risolvere i problemi reali che ci sono dietro la situazione di Caivano. (Applausi).

Pensare solo alla repressione non soltanto è un fatto non costituzionale, ma non può risolvere i problemi, che non si risolvono con la galera. Questa è una debolezza politica. Dobbiamo andare a fondo: accanto alla repressione, che non neghiamo ci debba essere, occorrono politiche sociali. Caivano vive in quella situazione come ci vivono le tante Caivano che costellano il nostro Paese, le tante periferie che vivono dentro sacche di disagio sociale dove c'è povertà e dove spesso la criminalità nasce come l'unica strada per una sopravvivenza. Rispetto a ciò, però, voi aumentate le pene e non lo fate soltanto per lo spaccio di lieve entità: vi state preoccupando anche della dispersione scolastica, rispetto alla quale prevedete due anni di reclusione per i genitori, oppure, addirittura il taglio dell'assegno di inclusione. Scusate, ma se io organizzo un corso di formazione per avvocati, non devo andare a prendere gli avvocati per la giacchetta; devo fare un corso interessante, per fare in modo che ci sia una motivazione perché gli avvocati mi vengano ad ascoltare. Vogliamo fare una scuola attrattiva? Vogliamo dare una motivazione a questi studenti perché possano andare a scuola? Per farlo, però, dobbiamo dimostrare che questa scuola può regalare loro un futuro; dobbiamo dar loro modo di credere a un sogno. C'è bisogno di meno nozionismo e di puntare sullo sviluppo emotivo: dentro ogni ragazzo c'è un mondo interno inesplorato, è come un giardino che ha ricevuto poca acqua. Dovremmo diventare un po' giardinieri di questo territorio interno, di questo mondo che può fiorire. Dobbiamo togliere la polvere che si è accumulata su quella parte del cervello che è deputata allo sviluppo delle emozioni, dell'empatia. È così che si combatte la violenza: facendoli innamorare dei nostri valori, del valore del rispetto dell'altro, non sventolando l'idea della punizione, della galera, del manganello.

Dobbiamo combattere la povertà economica, perché se non diamo un futuro non si capisce neppure quale sia la ragione di vivere di questa gente, ma anche la povertà educativa. Prima una collega parlava di un esercito di educatori; noi abbiamo fatto tantissime proposte, non solo per mettere in campo educatori e psicologi. Concordo con le parole riproposte poc'anzi dalla senatrice Malpezzi quando ha parlato di esercito, però in questo caso l'unico esercito che si vuole finanziare, a quanto pare, è quello militare. Leggo da alcuni articoli di giornali che l'Italia sta programmando di aumentare le spese militari. (Applausi). Signor Presidente, mettiamoci d'accordo: abbiamo una coperta corta, oppure stiamo usando male questa coperta? Forse investire di più per avere qualche psicologo e risolvere un problema sociale che - quello sì - genera insicurezza e criminalità può servire di più, anche se si rinuncia a qualche carro armato.

Stiamo progettando di acquistarne più di 200, se le notizie che ho letto rispondono alla realtà.

Ora, torniamo ancora al disagio e alla carenza educativa. Proviamo a riavvolgere le lancette di qualche anno e andiamo al 1996. Perché questa data? Siamo in un periodo in cui si stava diffondendo l'idea che il successo personale si potesse misurare in base alla ricchezza. Bisognava diventare milionari. Questo modo di pensare era molto diffuso negli Stati Uniti e proprio negli Stati Uniti uno psicologo tra i più autorevoli e influenti del secolo aveva pubblicato un saggio dal titolo «Il codice dell'anima». Ecco, bisognerebbe riflettere su quello che c'è scritto in questo saggio, dove si teorizza l'idea che all'interno di ogni individuo esista una ghianda e che ci sia un daimon - un concetto ripreso dalla filosofia greca - che ci deve spingere alla nostra realizzazione. Noi dobbiamo dare la possibilità a questi ragazzi di scoprire i loro talenti, di realizzarsi e di seguire modelli diversi, perché oggi l'unico modello che seguono è quello della sparatoria, la cosiddetta stesa, e poi vediamo che un ragazzo di vent'anni - magari il capobanda - dopo qualche giorno si ritrova morto, ucciso perché ha inseguito quel modello. Ma siamo noi che non gli abbiamo dato modelli alternativi.

Ora, io credo che sia più che indispensabile, Presidente, investire in risorse umane. Mettiamo da parte il manganello, mettiamo da parte le spese militari; pensiamo che l'Italia ha sempre più bisogno di interventi e di investimenti nella dimensione umana. Sono i nostri valori e il nostro rispetto dell'altro che devono essere parte integrante di tutta la popolazione e dei giovani di Caivano che non sono un problema, sono un'opportunità che noi dobbiamo imparare a cogliere.

Detto questo, esprimo il voto favorevole del MoVimento 5 Stelle. (Applausi).