Legislatura 19ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 118 del 26/10/2023

Ripresa della discussione e deliberazione su proposta di questione pregiudiziale
riferita al disegno di legge n.
878 (ore 11,26)

CUCCHI (Misto-AVS). Signor Presidente, preannuncio ovviamente da subito il voto favorevole di Alleanza Verdi e Sinistra sulla questione pregiudiziale. Voteremo a favore, perché riteniamo che il decreto-legge in esame costituisca non solo l'ennesimo caso di abuso da parte del Governo dello strumento della decretazione d'urgenza, ma pensiamo che stavolta, rispetto alla precedente, si sia passati ad un livello addirittura ulteriore. Ci sembra innegabile che questo Governo abbia la capacità di stupirci: ogni volta che pensiamo sia stato raggiunto un limite, questo viene sistematicamente superato.

Questo decreto-legge non solo è stato adottato in barba alle prerogative che la Costituzione riserva al Parlamento, non solo introduce misure in materia penale, non solo ha un contenuto del tutto eterogeneo, ma soprattutto riguarda per una grande parte la categoria di persone che più di tutte andrebbe tutelata e protetta - i minori - e fra i minori riguarda quelli che vivono in situazioni di disagio sociale, disagio sociale di cui noi adulti - voglio ricordarlo - siamo gli unici responsabili.

Il decreto-legge al nostro esame è la risposta del Governo a un gravissimo fatto di cronaca, di inaudita violenza, da condannare con tutta la forza di cui siamo capaci, ai danni di due ragazze giovanissime; fatto avvenuto nel Comune di Caivano, dal quale è stata fatta discendere l'ennesima emergenza, quella della criminalità minorile, che - come ci hanno detto chiaramente nelle Commissioni congiunte - non esiste. Esiste invece il disagio sociale ed è grave. Esiste il disagio sociale ed esiste il disagio giovanile, che non riguardano però solo l'area territoriale di Caivano, ma molte periferie del nostro Paese, da Nord a Sud, e andrebbero affrontati con interventi infrastrutturali di sostegno sociale ai giovani e anche agli adulti, investendo per risolvere le radici del disagio, non di certo con lo stravolgimento del processo minorile. Con questo decreto-legge, Presidente, si sceglie invece di rispondere al disagio giovanile con strumenti di eccezione, comprimendo il dibattito, impedendo di ragionare su princìpi e, non ultimo, trascurando numeri, dati statistici, competenze specialistiche che dovrebbero rappresentare il punto di partenza per ogni intervento di riforma, tanto più in un settore delicato come quello, appunto, del processo minorile.

Il decreto-legge in esame interviene a gamba tesa su importanti istituti del processo minorile, stravolgendoli; impone una brusca virata rispetto ai princìpi del moderno sistema penale minorile, frutto di decenni e decenni di elaborazione e di interventi di studiosi, esperti, giudici e operatori, che anche in tempi recenti hanno censurato scelte di penalizzazione ed automatismi rispetto a questa speciale categoria di autori di reato, che sono appunto i minori, categoria non certo irresponsabile, ma evidentemente particolarmente vulnerabile, come posto in evidenza dalla lettera dell'articolo 31 della Costituzione.

È poi l'ennesima volta che il Governo invoca requisiti di necessità e urgenza, utilizzando a pretesto un fatto di cronaca, per intervenire grossolanamente sul sistema penale e su quello processuale penale, senza rispettare il dettato costituzionale in materia.

Il decreto-legge in esame costituisce, infatti, una evidente violazione dell'articolo 77 della Costituzione, posto che nessuna disposizione del provvedimento presenta un carattere di urgenza ed emergenza tale da giustificare l'inserimento in un decreto-legge invece che in un provvedimento legislativo ordinario e, soprattutto, nessuna di esse rispetta la caratteristica della straordinarietà dell'intervento governativo, come richiesto dal comma 2 dell'articolo 77 della Costituzione. Disposizione, questa, che, come tante volte abbiamo ripetuto in quest'Aula, subordina l'esercizio del suddetto potere al presupposto imprescindibile, previsto dai Costituenti per limitare il rischio di possibili abusi da parte del Governo, della preesistenza di una situazione di fatto che sia straordinaria, requisito preliminare che permette e consente, ma solo in caso di necessità e urgenza appunto, di utilizzare uno strumento come il decreto-legge, che produce immediatamente effetti normativi. Solo entro questi limiti precisi l'Esecutivo è autorizzato ad esercitare funzioni di normazione primaria, per intervenire su esigenze che non potrebbero altrimenti e tempestivamente essere soddisfatte con l'ordinario procedimento legislativo avviato in Parlamento.

Nello specifico, destano fortissime perplessità le imponenti modifiche al codice del processo minorile e l'introduzione di nuove misure penali, in alcuni casi già previste per gli adulti, ma oggi estese anche ai minorenni, talvolta anche ai minori di quattordici anni. Mi riferisco, in particolare, agli articoli 5, 6, 7 e 8 del presente decreto-legge. Dubbi e perplessità evidenziati anche dalle tante professionalità intervenute nell'ambito delle audizioni svolte in Commissioni congiunte.

Inoltre, come abbiamo già premesso, il decreto-legge in esame riguarda materie che fra loro sono del tutto eterogenee. Accanto alle già citate modifiche al processo minorile, ci sono infatti nuove fattispecie penali, alcune delle quali introdotte con emendamenti del Governo e sulle quali non abbiamo raccolto neppure le audizioni nelle Commissioni congiunte. Vi sono poi misure infrastrutturali dedicate al Comune di Caivano, gli articoli 15 e 15-bis che riguardano Agcom e, a quanto pare, anche gli interessi del calcio di Serie A.

Signor Presidente, una così imponente riforma in un settore così delicato come quello penale minorile, denso di conseguenze sul futuro dei giovani coinvolti, non può essere effettuata attraverso la procedura della decretazione d'urgenza e senza coordinare la nuova disciplina con quella preesistente, pena la violazione degli articoli 25, 31, 70 e 77 della Costituzione e pena la violazione del principio di organicità degli interventi normativi, oltre che dei princìpi posti a fondamento del moderno sistema penale.

Per questi motivi ribadisco, Presidente, il voto a favore della questione pregiudiziale QP1. (Applausi).

SCALFAROTTO (Az-IV-RE). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

SCALFAROTTO (Az-IV-RE). Signor Presidente, devo rivelare in apertura una certa frustrazione. È evidente infatti che, quando si discute della legittimità costituzionale di un decreto-legge, la prima cosa in cui l'interprete incappa è naturalmente l'articolo 77 della Costituzione e i famosi requisiti di necessità e di urgenza, di cui - diciamo pure - nella Repubblica si fa strame, si fa carne da cannone da molto, troppo tempo. Credo che, quando discutiamo di riforme costituzionali, una riflessione sul tema, appunto, della decretazione di urgenza e dei disegni di legge a scadenza fissa per consentire al Governo di portare in porto, come è legittimo che faccia, le sue iniziative più importanti e più caratterizzanti, insomma, una riflessione sulle varie questioni che avevamo esaminato anche nella riforma costituzionale del 2016, resti ancora in tutta la sua attualità.

Ancor di più ciò accade con questo Governo. Io credo di non sbagliarmi se dico che questo è il quarantatreesimo o il quarantaquattresimo decreto-legge che stiamo esaminando in circa cinquantadue settimane di Governo. Il Governo si è insediato il 22 ottobre dell'anno scorso, quindi, facendo un po' di conti, sono cinquantadue o cinquantatré settimane. Se togliamo Natale, Pasqua e l'estate, possiamo dire che il Governo ha emanato un decreto-legge alla settimana. In questo numero è già insito il fatto che non possa esistere una questione alla settimana che meriti un decreto-legge.

È evidente che statisticamente non è possibile. Quindi, già dobbiamo partire da questo presupposto. Se poi riflettiamo su che cosa significhino necessità e urgenza, la risposta è chiara. È necessario ed urgente e, quindi, richiede che la funzione legislativa sia fatta propria dal Governo, dal potere esecutivo e non dal potere legislativo, il fatto di trovarsi davanti ad una situazione straordinaria ed imprevedibile, una situazione che richiede un'azione immediata, pena il verificarsi di un disastro irrimediabile.

Se c'è stato un terremoto e bisogna intervenire nei confronti degli sfollati, è chiaro che il percorso ordinario della legge diventa farraginoso, perché quegli sfollati richiedono un aiuto subito, in quel momento. Lì si giustifica la ragione per la quale il Governo espropria il Parlamento della funzione legislativa, fatta salva, ovviamente, la possibilità del Parlamento di intervenire su quel provvedimento e di convertirlo entro sessanta giorni dall'emanazione.

Ora, è evidente che, in questo caso, non c'è stata alcuna emergenza e che questo decreto non interviene su nulla che non avrebbe potuto essere gestito con un disegno di legge normale. Avremmo potuto benissimo discutere di queste questioni, per carità molto importanti, che hanno colpito l'opinione pubblica, ma avremmo potuto farlo con la necessaria ponderazione. Avremmo potuto farlo non umiliando le Camere, non mettendo Camera e Senato nella condizione di operare in una situazione di fortuna, come facciamo dall'inizio della legislatura.

Ho parlato di fatto di cronaca non a caso, signor Presidente, perché la verità è che questi decreti-legge a ripetizione sono, né più né meno, la reazione a dei fatti di cronaca. Quando un problema, anche cronico, del Paese si rivela perché finisce sulle prime pagine dei giornali, il Governo spesso (non sempre, ma spesso) va sul posto. Quindi, corre. Lo abbiamo visto arrivare a Cutro, dove ha tenuto una riunione del Consiglio dei ministri, alla quale il ministro Zangrillo, presente in Aula, ha senz'altro preso parte. Ma il tema degli sbarchi non mi sembra si sia risolto, anzi è peggiorato. Dopo l'alluvione in Emilia-Romagna, il Presidente del Consiglio ha lasciato il G7, dove si discutevano questioni molto importanti, per andare a fare un photo shooting sui luoghi: non mi risulta che il problema si sia risolto. (Applausi).

Anche in questo caso, il Governo ha ritenuto di andare a Caivano, con il Presidente del Consiglio è andato anche lì, per poi varare questo decreto-legge: decreto-legge che di certo non affronta un problema che non si era mai visto. Il tema di Caivano, infatti, e quindi quello delle periferie, quello delle devianze e quello della marginalità minorile sono, ahimè, strutturali. Non richiedevano un decreto-legge, dunque, ma si potevano trattare con un disegno di legge di tipo ordinario.

Vi è poi una ulteriore questione. Che mi risulti, le norme di legge dovrebbero avere una valenza ed una portata generale ed astratta. Invece, si fa questo decreto-legge andando a incidere, non sulla questione delle periferie, non sulla questione della marginalità, non sulla questione della devianza giovanile, ma andando ad incidere su un unico Comune, quindi sul territorio e sull'agro del comune di Caivano e basta. E lo si fa con norme che vanno in deroga a norme di legge, con una chiara violazione dell'articolo 3 della Costituzione, secondo il quale, ad identiche situazioni, noi dovremmo applicare le medesime misure.

Io chiedo, allora: che differenza c'è tra il comune di Caivano e il comune di Cardito? Che differenza c'è tra il comune di Caivano ed il comune di Frattamaggiore? Che differenza c'è tra il comune di Caivano ed uno qualsiasi dei Comuni limitrofi? È vero, a Caivano si è disgraziatamente verificato quel terribile fatto di cronaca. Ma quel fatto di cronaca era sintomo di una situazione e questo decreto è una cura sintomatica, ma non è la cura dell'infezione.

Questo perché l'infezione c'è pure a Cardito, c'è pure a Frattamaggiore, c'è anche a Frattaminore e c'è anche ad Afragola. Noi, invece, agiamo soltanto nei confronti di quei cittadini e di quella amministrazione, soltanto perché lì si è verificato quel fatto di cronaca. Mi pongo una domanda, allora.

Quando noi autorizziamo il Comune di Caivano ad assumere 15 vigili urbani, facciamo benissimo, sono contentissimo e voterò con entusiasmo il fatto che stiamo dando una mano al Comune di Caivano. Chiedo però una cosa: l'articolo 3 della Costituzione non si applica anche ai cittadini del Comune accanto e alle condizioni identiche che vivono quotidianamente? Quindi, oltre all'articolo 77, qui c'è una chiara violazione dell'articolo 3 della Costituzione. Il Governo infatti avrebbe dovuto prevedere un piano serio per le periferie, come quello realizzato nel 2015 e 2016, ispirato dal nostro collega Renzo Piano, con i famosi bandi periferie che hanno lasciato tantissime strutture in tutta Italia grazie ai Comuni che vi hanno lavorato. Disgraziatamente quel piano fu smantellato dal Governo Conte I che distrasse quei fondi per farne chissà cosa in stile Casa Italia per la messa in sicurezza del Paese in relazione al rischio idrogeologico. (Applausi).

Vi è quindi - ripeto - una violazione degli articoli 77 e 3 della Costituzione. C'è poi l'articolo 27 sempre della nostra Carta costituzionale che afferma che la pena non deve risolversi in un trattamento inumano e deve tendere alla rieducazione del condannato. Questo decreto-legge rispetta l'articolo 27? Care colleghe, cari colleghi, no, perché il provvedimento al nostro esame fa tutto il contrario che tendere alla rieducazione del condannato. Una finalità che se è vera in ogni situazione, è ancor più vera quando parliamo di giustizia minorile. Con questo decreto-legge si va a mettere mano alla giustizia minorile nel senso di omologarla sempre di più alla giustizia degli adulti, negando che i ragazzi che stanno crescendo abbiano diritto a un trattamento che guarda quell'aspetto della loro crescita. Oggi, in Commissione, ci siamo sentiti dire che i ragazzi devono essere protetti da Internet fino a diciotto anni, però a tale età possono andare in custodia cautelare molto più semplicemente come gli adulti. (Applausi). Li proteggiamo quindi da Internet, ma non dalla galera. Questo è il modo di ragionare della destra.

Mi soffermo su un'ultima questione. Signor Presidente, oltre alla violazione degli articoli della Costituzione da me citati, c'è un aspetto ulteriore: la Costituzione si rispetta nella lettera, ma si rispetta anche nello spirito. (Applausi). Pertanto, anche se nella Costituzione non è scritto che non si fanno norme penali per decreto-legge è l'essenza stessa della nostra natura di democrazia che ci dice che quando si incide sullo stato di libertà dei cittadini non lo si fa con un decreto-legge. Abbiamo visto decreti-legge scritti ed emendati dal Governo. E la norma penale scritta dal Governo e poi emendata è entrata in vigore. Quindi noi abbiamo avuto norme penali sbagliate, scritte e cambiate dal Governo, con un grande problema per l'interprete che ha dovuto capire se la norma successiva era più o meno favorevole al reo per poter stabilire la successione delle leggi nel tempo. Questo è l'abc di uno studente al primo anno di giurisprudenza, signor Presidente.

Per tutti questi motivi, nel pregare solennemente per l'ultima volta la maggioranza di cessare questa pratica incivile del decreto-legge in materia penale, io ovviamente garantisco con entusiasmo il voto favorevole sulla questione pregiudiziale presentata. (Applausi).

SILVESTRO (FI-BP-PPE). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

SILVESTRO (FI-BP-PPE). Signor Presidente, onorevoli colleghi, Governo, siamo di fronte a una questione pregiudiziale dell'opposizione tutto sommato intellettualmente onesta perché essa stessa ammette che esiste indubbiamente l'esigenza di far fronte in modo organico al disagio giovanile, alla povertà educativa, alla sicurezza dei minori in ambito digitale nonché all'intensificazione di fenomeni di criminalità minorile. È quello che ha fatto il Governo con questo decreto-legge che riguarda Caivano, ma anche altri territori italiani, dove c'è una vera e propria emergenza da affrontare in quanto le condizioni di vita e di convivenza della gente sono spesso difficili e disperate e dove il degrado agevola la criminalità.

Questo decreto-legge non ha mai preteso di essere blindato, non l'ha chiesto il Governo e tantomeno lo hanno chiesto i relatori. La sede per proporre modifiche c'è quindi sempre stata; finora presso le Commissioni riunite, dove sono stati approvati parecchi emendamenti, molti dei quali dell'opposizione. Se non sono passate modifiche dalla parte penale, credo che ciò rientri nella dinamica tra maggioranza e opposizione.

Del resto, anche gli eventi e i voti dell'ultima giornata di lavoro in Commissione dimostrano che il confronto parlamentare è stato ampio e capace di fermare emendamenti contrastati di senatori della stessa maggioranza. Va detto che la maggioranza ha una certa idea di giustizia e l'opposizione ne ha una differente; entrambe le posizioni sono e devono essere considerate legittime. Così come è legittimo adottare norme penali in un decreto-legge, che è sempre uno strumento sottoposto, oltre che alla firma del Presidente della Repubblica, all'approvazione del Parlamento, che è tenuto a convertirlo in legge.

L'indirizzo politico da prendere su un emendamento, su un articolo o sull'intero testo lo fa la maggioranza dei voti, che può anche andare oltre la maggioranza parlamentare che sostiene il Governo, come in ogni sede di confronto democratico. Il confronto c'è stato e soprattutto c'è stato il voto; anzi, ci sono stati moltissimi voti in Commissione.

I senatori di opposizione peraltro hanno già dato un giudizio di legittimità costituzionale sul provvedimento, sul quale hanno presentato i propri emendamenti. Diversi emendamenti delle opposizioni sono già stati valutati positivamente ed approvati, anche con il voto e la considerazione della maggioranza. C'è stato poi il voto di merito sulle parti relative al diritto penale, che ora vengono considerate non legittime costituzionalmente. La sede e il tempo per esaminare il provvedimento sono stati ampi, dal 19 settembre, giorno in cui il testo è arrivato in Senato.

Prima del confronto tra le parti politiche ci sono state molte audizioni di soggetti autorevoli e qualificati; sono state consegnate e messe agli atti, e sono a disposizione di tutti i senatori, oltre venti memorie. Questo nel merito e sulla procedura.

Aggiungerei solamente che, grazie alle misure del decreto-legge, durante questo mese di vigenza sono già state attivate molte iniziative per intervenire su un territorio che segna un ritardo e un'assenza dello Stato, che vanno recuperati. È quello che sta facendo questo decreto, accolto con apprezzamento da chi opera sul campo, tra i ragazzi e tra le donne di Caivano. Per questo annuncio il voto contrario dei senatori di Forza Italia sulla questione pregiudiziale in esame. (Applausi).

CATALDI (M5S). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

CATALDI (M5S). Signor Presidente, ancora una volta ci troviamo a trattare una questione che oramai credo abbiano capito anche i sassi. Ancora una volta dobbiamo parlare dell'abuso della decretazione d'urgenza, della sistematica violazione dell'articolo 77 della Costituzione. Soltanto adesso comincio a pensare che non sia più tanto una questione di abuso; comincio a pensare che forse sia proprio una questione di incapacità di questo Governo di pianificare e di avere un'agenda politica. (Applausi).

Vede, Presidente, la tragica situazione di Caivano non ci è piovuta addosso come una tempesta inaspettata. Sono tragedie che abbiamo da oltre quarant'anni, che risalgono agli anni '80. Non stiamo dicendo che non andavano affrontate; stiamo dicendo che non andavano affrontate con un decreto-legge, perché questa gente meritava che il tema venisse affrontato con il tempo necessario e non nella fretta istituzionale in cui ci state mettendo. Gli stessi parlamentari della maggioranza (sto parlando dei colleghi della Camera) non avranno modo di toccare palla.

Questo tema richiedeva il tempo necessario per un'analisi ponderata di problematiche sulle quali non possiamo permetterci sviste, che invece emergono proprio perché si lavora nella fretta. Abbiamo dovuto fare delle sedute notturne per tutto quel complesso lavoro emendativo. Ci siamo stancati, certo che ci siamo stancati; faccio fatica anche io oggi a fare questo intervento in Aula. Ma questo non era necessario. Dobbiamo riconoscere il diritto della gente a che i problemi vengano affrontati con la necessaria ponderazione, senza dimenticanze e senza sciatterie. La fretta è nemica della qualità.

Avete inventato urgenze che non esistono. Non avete un'agenda politica, perché l'agenda ve la stanno scrivendo le notizie del telegiornale. È sufficiente che ci sia un rave party, questo non vi piace e fate un decreto-legge. È sufficiente che ci sia un naufragio e vi accorgete che c'è il problema dell'immigrazione. Non c'è un'agenda politica, perché inseguite la visibilità mediatica e date precedenza alla visibilità mediatica rispetto alla necessaria ponderazione che richiedono i provvedimenti. (Applausi).

Però, signor Presidente, non possiamo fare valutazioni e noi tornando sempre a parlare di questo argomento: l'abuso della decretazione d'urgenza erode lentamente i principi democratici. È un'umiliazione non soltanto dei parlamentari, ma dei cittadini che si fanno rappresentare da questi parlamentari. È un continuo calpestare i princìpi costituzionali e i princìpi democratici. Mi sembra di capire che a questo punto la maggioranza stia considerando le norme costituzionali come delle norme ad applicazione opzionale, quindi ad esempio, rispetto alle disposizioni di cui all'articolo 77 della Costituzione, oramai si fa così da tempo.

In questo caso, però, la sistematica violazione delle norme costituzionali emerge anche in un altro aspetto che viene trattato nella presente questione pregiudiziale. Mi riferisco all'aumento così ingiustificato di pene detentive, che passano da quattro a cinque anni, ben conoscendo le conseguenze che questa scelta può comportare, come quella del far scattare la custodia cautelare. Dovrebbe risultare evidente a tutti che c'è uno sbilanciamento costituzionale verso la funzione retributiva della pena, dimenticando tutta la parte, sempre costituzionale, che ci invita invece a una funzione rieducativa.

Signor Presidente, io penso voi vi siate lasciati affascinare dall'idea del manganello che risolve tutti i problemi. Io posso capire che l'idea del manganello sia seduttiva se parlate alla pancia degli italiani; noi però vogliamo parlare al loro cervello, non alla loro pancia, e così facendo possiamo far capire che invece questa politica è miope ed ottusa, perché non riesce a risolvere i problemi reali che ci sono dietro la situazione di Caivano. (Applausi).

Pensare solo alla repressione non soltanto è un fatto non costituzionale, ma non può risolvere i problemi, che non si risolvono con la galera. Questa è una debolezza politica. Dobbiamo andare a fondo: accanto alla repressione, che non neghiamo ci debba essere, occorrono politiche sociali. Caivano vive in quella situazione come ci vivono le tante Caivano che costellano il nostro Paese, le tante periferie che vivono dentro sacche di disagio sociale dove c'è povertà e dove spesso la criminalità nasce come l'unica strada per una sopravvivenza. Rispetto a ciò, però, voi aumentate le pene e non lo fate soltanto per lo spaccio di lieve entità: vi state preoccupando anche della dispersione scolastica, rispetto alla quale prevedete due anni di reclusione per i genitori, oppure, addirittura il taglio dell'assegno di inclusione. Scusate, ma se io organizzo un corso di formazione per avvocati, non devo andare a prendere gli avvocati per la giacchetta; devo fare un corso interessante, per fare in modo che ci sia una motivazione perché gli avvocati mi vengano ad ascoltare. Vogliamo fare una scuola attrattiva? Vogliamo dare una motivazione a questi studenti perché possano andare a scuola? Per farlo, però, dobbiamo dimostrare che questa scuola può regalare loro un futuro; dobbiamo dar loro modo di credere a un sogno. C'è bisogno di meno nozionismo e di puntare sullo sviluppo emotivo: dentro ogni ragazzo c'è un mondo interno inesplorato, è come un giardino che ha ricevuto poca acqua. Dovremmo diventare un po' giardinieri di questo territorio interno, di questo mondo che può fiorire. Dobbiamo togliere la polvere che si è accumulata su quella parte del cervello che è deputata allo sviluppo delle emozioni, dell'empatia. È così che si combatte la violenza: facendoli innamorare dei nostri valori, del valore del rispetto dell'altro, non sventolando l'idea della punizione, della galera, del manganello.

Dobbiamo combattere la povertà economica, perché se non diamo un futuro non si capisce neppure quale sia la ragione di vivere di questa gente, ma anche la povertà educativa. Prima una collega parlava di un esercito di educatori; noi abbiamo fatto tantissime proposte, non solo per mettere in campo educatori e psicologi. Concordo con le parole riproposte poc'anzi dalla senatrice Malpezzi quando ha parlato di esercito, però in questo caso l'unico esercito che si vuole finanziare, a quanto pare, è quello militare. Leggo da alcuni articoli di giornali che l'Italia sta programmando di aumentare le spese militari. (Applausi). Signor Presidente, mettiamoci d'accordo: abbiamo una coperta corta, oppure stiamo usando male questa coperta? Forse investire di più per avere qualche psicologo e risolvere un problema sociale che - quello sì - genera insicurezza e criminalità può servire di più, anche se si rinuncia a qualche carro armato.

Stiamo progettando di acquistarne più di 200, se le notizie che ho letto rispondono alla realtà.

Ora, torniamo ancora al disagio e alla carenza educativa. Proviamo a riavvolgere le lancette di qualche anno e andiamo al 1996. Perché questa data? Siamo in un periodo in cui si stava diffondendo l'idea che il successo personale si potesse misurare in base alla ricchezza. Bisognava diventare milionari. Questo modo di pensare era molto diffuso negli Stati Uniti e proprio negli Stati Uniti uno psicologo tra i più autorevoli e influenti del secolo aveva pubblicato un saggio dal titolo «Il codice dell'anima». Ecco, bisognerebbe riflettere su quello che c'è scritto in questo saggio, dove si teorizza l'idea che all'interno di ogni individuo esista una ghianda e che ci sia un daimon - un concetto ripreso dalla filosofia greca - che ci deve spingere alla nostra realizzazione. Noi dobbiamo dare la possibilità a questi ragazzi di scoprire i loro talenti, di realizzarsi e di seguire modelli diversi, perché oggi l'unico modello che seguono è quello della sparatoria, la cosiddetta stesa, e poi vediamo che un ragazzo di vent'anni - magari il capobanda - dopo qualche giorno si ritrova morto, ucciso perché ha inseguito quel modello. Ma siamo noi che non gli abbiamo dato modelli alternativi.

Ora, io credo che sia più che indispensabile, Presidente, investire in risorse umane. Mettiamo da parte il manganello, mettiamo da parte le spese militari; pensiamo che l'Italia ha sempre più bisogno di interventi e di investimenti nella dimensione umana. Sono i nostri valori e il nostro rispetto dell'altro che devono essere parte integrante di tutta la popolazione e dei giovani di Caivano che non sono un problema, sono un'opportunità che noi dobbiamo imparare a cogliere.

Detto questo, esprimo il voto favorevole del MoVimento 5 Stelle. (Applausi).

POTENTI (LSP-PSd'Az). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

POTENTI (LSP-PSd'Az). Signor Presidente, la proposta di pregiudiziale che è stata depositata pretende di dimostrare che non sussistano elementi di straordinaria necessità e urgenza relativamente ai contenuti trattati dal decreto-legge in esame. Mi viene immediatamente da domandarmi cosa altro debba accadere in questo Paese affinché si possano convincere i proponenti dell'urgenza a provvedere in materia, ad esempio, di elusione scolastica, in materia di pericolosità e lesività della criminalità giovanile, ed ancora in materia di tutela dei minori negli spazi cosiddetti cibernetici e cos'altro debba accadere nell'ambito del consumo, dello spaccio e della disintossicazione dalle droghe, affinché si possa avere la convinzione della bontà dell'uso di un decreto.

Per quanto riguarda ciò che la collega Malpezzi è andata ultroneamente a commentare riguardo ai contenuti del testo oggi in esame, vorrei ricordare che non si può affermare in linea di principio che i decreti-legge non possano toccare la materia penale, anzi, non esiste una riserva di legge ordinaria in materia penale, la quale può legittimamente essere regolata attraverso lo strumento della decretazione, altrimenti si rischierebbe evidentemente di comprimere le facoltà e le possibilità anche dello stesso Presidente della Repubblica che nel momento in cui ha emanato il decreto-legge, avrebbe probabilmente potuto rappresentare a se stesso l'inopportunità del suo contenuto.

Circa poi le altre criticità che vengono sollevate, si tratta di criticità di merito, ovverosia estranee a qualunque criterio di pregiudizialità. Si pretende di contestare il merito delle scelte relative alla ricaduta dell'uso dello strumento penalistico nell'ambito della repressione di alcuni fenomeni. Ma noi vogliamo assolutamente incrementare la possibilità dell'uso dello strumento della custodia cautelare di fronte ai criminali che imperversano nelle nostre strade, nei nostri quartieri, laddove invece dovrebbero regnare l'ordine, il decoro e la tranquillità. È evidente che nel momento in cui andiamo a restringere per alcune fattispecie di reato - quali quelle di cui all'articolo 73, comma 5 - la possibilità, ad esempio, di accedere a una messa alla prova, o ancora di veder sottoporre a misure quali la confisca il provento - cosiddetto - delle attività di spaccio, consistente in denaro che era precedentemente escluso da tale possibilità, ai sensi dell'articolo 240-bis del codice penale, noi intendiamo invece che anche per i fatti minori si possa applicare quel deterrente terribile che è toccare le persone sul fronte del denaro.

Vorrei anche commentare quanto infine sosteneva il collega Scalfarotto, che ha fatto corrette e giuste analisi in merito all'articolo 3 della Costituzione, che peraltro non vedo citato nel testo in esame e quindi a mio parere è precluso dalla trattazione di quanto dovremmo invece commentare.

Concludo il mio intervento confermando un voto contrario alla questione pregiudiziale, perché totalmente infondata in tutti i suoi capitoli. (Applausi).

VALENTE (PD-IDP). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

VALENTE (PD-IDP). Signor Presidente, prendo spunto proprio da quest'ultimo intervento per tentare di ribadire quanto ha già detto la collega Malpezzi, cui aggiungo le mie parole, provando anche a trovare un filo rosso con gli altri interventi delle forze di opposizione.

Vorrei quindi attirare innanzitutto l'attenzione di quest'Assemblea, troppo spesso distratta e poco rispettosa del dibattito parlamentare, su una questione che stiamo provando a sottolineare a più riprese e con i diversi strumenti che ci offre la tattica parlamentare, ossia quanto e come questa maggioranza, questo Governo e le forze di centrodestra che lo sostengono utilizzano - in maniera assolutamente non solo inappropriata, ma secondo noi critica e pericolosa - lo strumento del decreto-legge. Lo facciamo ovviamente con una questione pregiudiziale, perché questo crediamo sia il modo giusto, ma vorrei provare a sottolineare tanto una questione più generale, quanto una più specifica, provando così a rispondere anche all'osservazione del collega della Lega che è intervenuto poc'anzi.

Citerò intanto qualche numero, che a nostro avviso aiuta a ricordare, ma anche a dire quanta verità e quanta necessità ci sia di ribadire le cose a cui sto facendo riferimento. Questo Governo ci ha proposto 46 decreti-legge da quando si è insediato: parliamo sostanzialmente di quattro decreti-legge al mese e quasi uno a settimana. Ricordiamo - lo vorrei dire a tutti noi - le proteste in quest'Aula delle forze che sono attualmente in maggioranza, ma che un tempo sono state forze di opposizione in questo Paese e che prima o poi - ci auguriamo quanto prima - torneranno ad esserlo. Ricordiamo soprattutto le loro proteste anche in un tempo nel quale sicuramente anche noi avevamo fatto uso di questo strumento, ma mi sento di dire che quello strumento lo utilizzavamo in tempi di emergenza, un'emergenza che era sotto gli occhi di tutti. Mi chiedo dove siano finite quelle proteste, ma soprattutto dove sia finita, insieme a quelle proteste, un po' di coerenza.

I numeri sono preoccupanti e aggravano il quadro, a nostro parere, di una situazione compromessa e mettono effettivamente a rischio la capacità di lavoro del Parlamento, una capacità ovviamente già stressata dalla riduzione del numero dei parlamentari. Si tratta però per noi di una vera e propria emergenza democratica. Lo abbiamo sottolineato con una lettera dei Presidenti dei Capigruppo PD di Camera e Senato che abbiamo inviato proprio l'altro ieri ai Presidenti delle Camere. Un numero così elevato di decreti-legge, con una frequenza tanto intensa, rende a nostro avviso ormai impossibile che entrambe le Camere esaminino con la serietà e il rigore necessari i provvedimenti che vengono loro sottoposti. Si tratta, nei fatti - diciamocelo con franchezza - di un monocameralismo alternato, lontano non solo dal bicameralismo disegnato dai nostri Padri e dalle nostre Madri costituenti, ma anche da un modello più efficiente, ma comunque democratico, che pure potrebbe essere possibile, ma solo dentro una riforma più complessiva, che non mi pare sinceramente sia oggi all'ordine del giorno. Vedere oggi una sola delle due Camere analizzare i provvedimenti significa per noi non solo comprimere i tempi, ma anche e soprattutto assistere a forzature continue, anche indipendentemente dal fatto che si ricorra o meno alla fiducia.

Voglio ricordare qualche passaggio di questo provvedimento. Il disegno di legge in esame è stato incardinato in Commissione il 19 settembre. Il 27 settembre è stato proposto un ciclo di audizioni: ebbene, ne abbiamo fatte ben 15 in una sola seduta. Chiedo a voi tutti se questo sia francamente sostenibile e quanto effettivamente sia serio e rigoroso, anche per la materia che questo stesso provvedimento intende affrontare. Sono poi stati proposti degli emendamenti e fissato il termine per la loro presentazione prima che si completasse la discussione generale. Sono o non sono queste forzature che imprimono una curvatura profondamente antidemocratica al nostro sistema?

Ieri mattina eravamo in Commissione e avevamo ancora duecento emendamenti da approvare, eppure oggi abbiamo l'obiettivo di arrivare in Aula con questo provvedimento. Credo queste forzature sinceramente gridino vendetta e raccontino molto dello spirito di questo tempo. Ciò anche al netto - lo voglio riconoscere - della buona volontà del presidente Balboni che, nonostante tutto, ha provato a fare del suo meglio, ma evidentemente non c'è l'ha fatta nemmeno lui.

Non si tratta - mi preme sottolinearlo - di questioni di procedure. Il tempo dedicato all'esame dei provvedimenti e la doverosa garanzia delle prerogative delle opposizioni non sono per noi questioni formali. Ripeto forse l'ovvio per alcuni, ma evidentemente non per tutti: in quelle regole c'è la sostanza stessa di una democrazia parlamentare, che si basa sull'equilibrato rapporto tra Governo e Parlamento; in particolare, su un ancor più delicato equilibrio tra esercizio del potere legislativo da parte delle Camere e i casi, che la Costituzione definisce «straordinari», in cui il Governo può esercitare, in via del tutto eccezionale e in maniera provvisoria, il potere legislativo. Tale equilibrio non attiene solo alle fonti del diritto, ma, come ha sottolineato la stessa Corte più volte, chiama in causa la tenuta della forma di Governo parlamentare.

Chiedo a tutti voi: che cosa resta oggi nella prassi parlamentare di questo equilibrio? Il quadro è ancora più preoccupante, se si considerano poi - e qui provo a rispondere alle osservazioni che faceva il collega della Lega - le materie di questo provvedimento. È vero, forse non c'è una questione di principio scritta, ma c'è sicuramente una questione di sostanza, che è quella a cui faceva riferimento il senatore Scalfarotto. Penso però che questa, purtroppo, sia una prassi alla quale il Governo in carica ha provato ad abituarci in altri passaggi: penso al decreto-legge sull'immigrazione o ad altri decreti-legge che hanno toccato la questione dei diritti umani. Credo profondamente che di questo strumento non solo sostanzialmente si abusi, ma che ci ponga oggi, per le ragioni esposte, di fronte a un'emergenza democratica.

Non sto negando che fosse necessario intervenire presto e in maniera rapida e veloce sulle vicende che sono accadute a Caivano (lo dico ovviamente anche da napoletana). Il punto che chiedo a me stessa e a noi è se siamo certi che questo sia veramente l'unico modo per farlo o quantomeno il migliore; oppure - e dobbiamo essere onesti intellettualmente - si tratta, anche per lo strumento usato, di un'occasione sprecata, ma soprattutto e ancora una volta della ricerca di un po' di consenso immediato e a buon mercato?

Del merito del provvedimento abbiamo detto che discuteremo, però i temi su cui esso interviene, così come abbiamo provato a dire, dimostrano la totale inopportunità dello strumento scelto. Il decreto-legge, nella sua prima parte, si occupa di Caivano e del suo risanamento. Mi domando: stiamo affrontando solo la questione Caivano - l'hanno detto altri colleghi - o in quella stessa condizione oggi si trovano tante altre periferie urbane, non solo di Napoli, ma dell'intero Paese? Ribadisco che lo dico da napoletana. Credo che la risposta, se fossimo onesti intellettualmente, sarebbe una sola. È evidente allora che un intervento strutturale di risanamento non poteva avvenire con uno strumento come il decreto-legge e che solo una legge, discussa nei tempi e nei modi giusti dal Parlamento, avrebbe potuto dare a queste misure il respiro lungo di una politica buona, capace ancora di una visione e di un orizzonte lungo.

Nella seconda parte, questo provvedimento si occupa addirittura di giustizia minorile. Anche in questo caso, non c'è dubbio che si tratti di un intervento necessario per far fronte all'aumento della criminalità minorile, soprattutto in alcune aree del Paese. Anche qui, però, era questo lo strumento più giusto e più efficace che serviva a perseguire meglio l'obiettivo? Ve lo chiedo, insieme a un po' di onestà intellettuale. La giustizia minorile assicura con molta delicatezza l'equilibrio difficile e cruciale tra sicurezza e recupero del minore, di un minore che delinque. È un obiettivo sicuramente ambizioso, direttamente collegato all'ispirazione più profonda della nostra Costituzione, che ha il suo baricentro nel combinato disposto degli articoli 2 e 27 della nostra Costituzione, dunque nel principio personalista e nella rieducazione, nella funzione rieducativa della pena, sempre nella convinzione che legalità e sicurezza non possano essere perseguite soltanto attraverso lo strumento repressivo, ma che vera legalità e, insieme, vera sicurezza si realizzino solo quando vengono promosse attivamente, allo stesso tempo, inclusione e coesione sociale.

Il sistema italiano di giustizia minorile, nostro fiore all'occhiello - vale la pena ricordarlo - e preso ad esempio da tanti fuori dai nostri confini, realizza questo delicato equilibrio tra sicurezza e dignità; lo fa in maniera saggia, dosando forza e persuasione e riducendo al minimo l'eventualità della carcerazione.

Non c'è bisogno che dica quanto fragile sia questo equilibrio e quanto abbia bisogno di cura da parte nostra e anche da parte del legislatore quando vi rimette mano, cosa che ovviamente viene difficile immaginare si possa fare con un decreto-legge.

Nel testo della questione pregiudiziale abbiamo infine concentrato l'attenzione su disposizioni che impattano anche sul sistema del nostro impianto normativo: lo facciamo in relazione all'aumento delle pene e alla forte estensione della possibilità di applicare ai minori la misura cautelare. Si tratta di norme di impatto sistemico, che sicuramente ledono, secondo noi in modo critico e preoccupante, il sistema delle norme per come l'abbiamo pensato. Sono solo alcuni esempi, ma noi continuiamo a credere che tutto questo dimostri quanto inappropriato sia lo strumento usato.

Infine, si poteva scegliere di affidare Caivano e tutte le periferie d'Italia alla cura attenta di una legge parlamentare, meditata e costruita in tempi giusti, magari anche insieme, con il necessario livello di approfondimento e riflessione. Si è scelto proprio di non farlo, perché evidentemente la ricerca spasmodica del consenso, la propaganda e la demagogia alle quali queste destre, questa maggioranza e questo Governo, senza riuscirci, provano ad abituarci, non tollerano i tempi distesi e giusti della politica parlamentare.

Per tutte queste ragioni, voteremo convintamente a favore della questione pregiudiziale in esame. (Applausi).

LISEI (FdI). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

LISEI (FdI). Signor Presidente, letta la questione pregiudiziale, devo fare alcuni doverosi riferimenti normativi: dico all'opposizione e a chi l'ha proposta, facendo richiamo alle sentenze nn. 171 e 128 del 2007 e del 2008 della Corte costituzionale, che negli anni successivi, mentre voi governavate e abusavate dei decreti-legge, la Corte costituzionale si è espressa più volte per andare incontro proprio alle necessità del Governo, allargando di molto le maglie di quello che può essere contenuto all'interno di un decreto-legge e aggiornando un po' la giurisprudenza in merito. Con le sentenze nn. 307 e 355 del 2010, con la sentenza n. 32 del 2014 e con la sentenza n. 145 del 2015 siamo andati verso un'interpretazione secondo cui ci devono essere una manifesta illogicità e un manifesto abuso del nesso di urgenza che - francamente - all'interno di questo decreto-legge non credo vi siano.

Vi ricordo anche, visto che avete detto che tocchiamo le norme penali con la decretazione d'urgenza, che qualche Governo in passato lo ha fatto. Vi ricordo che con il decreto fiscale del 2019, il Governo Conte II, di cui facevate parte, ha aumentato tutte le pene per i reati fiscali e tributari (Applausi) e lo avete fatto anche in passato nei precedenti Governi. Lo dico giusto a rigor di logica e per amor di cronaca.

Dopodiché, colleghi, la discussione in Commissione è stata ampia, approfondita e sono contento che con questa questione pregiudiziale abbiate messo nero su bianco quanto ritenete rispetto a questo decreto-legge. Sono contento perché, dopo i fatti di cronaca che sono accaduti a Caivano, dopo le violenze che hanno subìto quelle due ragazze, che possiamo anche dire bambine, e dopo quei gravissimi fatti, ritenere che non ci sia urgenza di intervenire francamente credo che la dica lunga sulla diversità di vedute che abbiamo e sulla necessità - che riteniamo improcrastinabile - di intervenire su Caivano, ma non solo. (Applausi).

Questo decreto-legge interviene infatti su tanti aspetti e non soltanto su Caivano. Lo dico perché la pensiamo in maniera diametralmente opposta: voi avete ritenuto che dopo i fatti di Caivano non ci fosse l'urgenza di intervenire, che bisognasse intervenire non con un decreto-legge, ma guardando con calma, cercando di capire e di approfondire. Noi abbiamo ritenuto che bisognasse intervenire subito. Voi ritenete che il problema non sia aumentare le pene previste per questi reati, perché ritenete legittimamente che la preoccupazione principale degli italiani sia che si riempiano le carceri.

Noi legittimamente riteniamo che certe condotte debbano essere punite più duramente e più aspramente di quanto non sia stato fatto in passato. (Applausi). Noi riteniamo che il problema dei cittadini sia avere lo spacciatore sotto casa; voi ritenete che lo spacciatore, poverino, sia costretto a spacciare e che, se cede una singola dose, non si possa punire duramente, povero lo spacciatore. (Applausi). Perché è questo quello che avete sostenuto in Commissione, e non soltanto sul provvedimento in esame: lo avete sostenuto anche nei provvedimenti passati, come nel decreto Cutro; poveretti, gli scafisti che fare? Sono costretti a farlo, altrimenti non lo farebbero mai, però devono sopravvivere e arrivare qua. (Applausi). C'è sempre un poverino e c'è sempre un disgraziato che è più disgraziato degli italiani che da dieci anni, col vostro buonismo, subiscono reati in tutta Italia. (Applausi).

Voi ritenete poverini i genitori che non mandano i figli a scuola: non vorremo mica punirli duramente! Assumiamo i giardinieri dell'anima, cioè conduciamoli e convinciamoli con gli educatori, con gli assistenti sociali. (Applausi). Cerchiamo di convincerli che se i propri figli vanno a scuola è giusto ed è utile. Abbiamo visto i risultati di questa politica: quei figli oggi non vanno a scuola. Noi riteniamo giustamente che un genitore che non manda un figlio a scuola debba essere punito, perché sta esercitando male la propria potestà genitoriale e bisogna intervenire subito. (Applausi).

Vi voglio dire che avete perso probabilmente molte parti di questo decreto-legge, perché in esso non sono contenute solo norme penali, anzi, ne sono veramente una piccola parte. Ci sono importanti interventi economici su Caivano. Avete proposto di portare risorse che erano completamente sproporzionate per il tema Caivano, sapendo benissimo che era impossibile stanziarle all'interno di questo decreto-legge, piuttosto che in altri interventi che vengono affrontati in maniera più organica, anche con la legge di bilancio.

Ad ogni modo, nel decreto-legge c'è anche un intervento importante sulla parte informatica. È riduttivo rispetto a quello che avremmo voluto, perché la situazione che abbiamo ereditato e che ci lasciate è che i minori sono completamente fuori da qualsiasi controllo rispetto a ciò che vedono in Internet e che fanno sui social; sono fuori dal controllo dei genitori sull'attività che fanno con i propri cellulari, quindi nel testo c'è un giusto intervento sul parental control. Qualcuno l'ha definito ostruzionismo; un senatore ha detto che vogliamo privare i figli della libertà di andare in Internet e tornare a quando lui sfogliava i cataloghi cartacei, mentre oggi li può sfogliare in Internet. Questo è quello che è stato sostenuto in Commissione. No, molto banalmente vogliamo che i nostri minori e i nostri figli non accedano ai siti pornografici e alla violenza e che non siano esposti sui social a tutti i reati di pedopornografia esistenti. (Applausi).

Noi pensiamo questo e voi ci avete detto che non vi abbiamo ascoltato. No, non vi abbiamo ascoltato. Vi confermo che non vi abbiamo ascoltato, ma il problema non è che noi non ascoltiamo voi, ma che voi, negli ultimi dieci anni, non avete ascoltato l'Italia e gli italiani; non avete ascoltato le tante "Caivano" che ci sono in Italia. (Applausi). Non avete ascoltato e non siete intervenuti! Non avete ascoltato quello che dicevano don Patriciello e i tanti don Patriciello che ci sono in Italia, perché avete pensato di risolvere problemi di criminalità con i giardinieri dell'anima.

Allora vi dico molto francamente che, al netto dell'esercito di educatori e di assistenti sociali che è evidentemente necessario (vi faccio sommessamente presente che negli ultimi dieci anni si è ridotto al lumicino ed è stata una Caporetto, quindi forse ve ne dovevate accorgere prima), siamo orgogliosi che il Governo sia intervenuto e sia andato a Caivano. Voi pensate che sia propaganda, ma per noi è motivo di orgoglio. Siamo orgogliosi che, dopo che ci è andato il Presidente del Consiglio, le Forze dell'ordine, l'Esercito, la Polizia, i Carabinieri siano tornati a Caivano, abbiano fatto dei blitz e abbiano arrestato dei criminali.

Siamo orgogliosi che ci siano state le stese, perché è la dimostrazione che a quella criminalità questo Governo sta dando fastidio. Sta dando fastidio perché, con i vostri provvedimenti e con i giardinieri dell'anima, non credo che le stese ci sarebbero state. (Applausi).

Non ve ne siete accorti, ma anche in questi giorni, dopo la visita del Presidente del Consiglio, Ministri, Sottosegretari e Vice Ministri sono andati a Caivano e hanno attivato dei progetti. Non è stato uno spot elettorale quello di Caivano. È stata semplicemente un'iniziativa banale, sì, ma che prima non c'era stata. È lo Stato che è tornato a essere presente. È lo Stato che è tornato a dimostrare ai cittadini di esserci. (Applausi).

Vi dico quindi con grande franchezza che va bene che abbiate presentato questa questione pregiudiziale; va bene che abbiate detto ai cittadini quali sono le vostre priorità. La nostra priorità e la priorità del Governo Meloni è che lo Stato inizi a esserci. (Applausi).