Legislatura 19ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 118 del 26/10/2023

LOPREIATO (M5S). Signora Presidente, onorevoli colleghi e colleghe, quello oggi in discussione sarebbe potuto essere uno fra i primi decreti emanati da questo Governo realmente munito dei requisiti costituzionali di straordinarietà ed urgenza. Purtroppo, anche in questa occasione la maggioranza ha fallito: già dal Consiglio dei ministri è uscito un provvedimento che nella forma è stato annunciato e divulgato quale decreto Caivano, ma che nella sostanza già conteneva in sé il germe del suo fallimento, una crepa capace di incrinarne l'omogeneità e la struttura.

Purtroppo l'esame in Commissione non ha fatto altro che acuire, se possibile, tale criticità. Un decreto nato per tutelare gli ultimi si è trasformato in un provvedimento a favore dei primi e, a differenza della parola evangelica, in questo caso difficilmente gli ultimi saranno i primi. Da decreto-legge Caivano a decreto-legge salva calcio, il passo è stato brevissimo. La maggioranza ha pensato bene di trovare un viatico normativo per inserire norme a favore di soggetti che sperperano milioni di euro in scommesse sportive rispetto a un decreto nato, almeno nelle intenzioni, per essere a favore di chi realmente vive in condizioni di degrado. Una vergogna!

Questo decreto rappresenta davvero un'occasione mancata e lo dico con rammarico, da napoletana. Avrebbe potuto essere l'occasione per implementare una serie di misure volte alla rigenerazione urbana, alla creazione di un ambiente protetto e inclusivo finalizzato alla promozione di attività utili a fornire ai ragazzi gli strumenti per uscire da una situazione di degrado, vero degrado.

Questo doveva essere l'obiettivo del decreto: la biblioteca pubblica quale luogo di accoglienza, di scambio interculturale, la scuola di musica e gli asili musicali quale metodo di allontanamento dal tempo vuoto, un tempo vuoto che in tali ambienti si riempie di nulla, di un nulla che in questi casi rappresenta il male. Con la cultura non ci si mangia, ma si cresce. E questo serve ai ragazzi.

Avrei preferito, infatti, per tali ragioni, che il disegno di legge di conversione del decreto fosse assegnato anche alla Commissione cultura. L'ho detto anche in Commissione: dovevano partecipare altre Commissioni, non solo la giustizia, anzi, la giustizia non doveva essere proprio coinvolta. Era un campo che non doveva essere proprio toccato, perché più che con l'inasprimento sanzionatorio, tali mali della società si combattono essenzialmente con più cultura. E qui veniamo alle questioni attinenti alla giustizia.

Il diritto penale minorile ha la sua centralità nella finalità rieducativa della pena, anche talvolta a detrimento delle esigenze punitive e di difesa sociale. La finalità rieducativa, in questi casi, è assolutamente preminente rispetto alla pretesa punitiva dello Stato. Il fatto che il soggetto minorenne sia dotato di una personalità ancora in fieri fa sì che il potere/dovere dello Stato sia quello di bilanciare correttamente il recupero dello stesso, senza rinunciare all'accertamento della responsabilità penale, ma le misure applicate devono essere bilanciate, ben ponderate e volte alla finalità rieducativa e all'annullamento dell'ipotesi di recidiva. Lo sappiamo e lo sapete: questo provvedimento è anche dotato di un veicolo per inasprire trattamenti sanzionatori che esulano rispetto ai minori. La sentenza Torreggiani sul sovraffollamento delle carceri ce l'ha insegnato: l'innalzamento a cinque anni della pena per il piccolo spaccio farà da detonatore per la situazione attuale nelle carceri. La possibilità di far eseguire custodie cautelari in carcere per tali soggetti creerà indubbi problemi nella gestione dei reclusi, il tutto senza valutare le parallele assunzioni al comparto.

Ma torniamo ai minori. L'applicazione a soggetti in età evolutiva delle stesse categorie conoscitive, e in questo frangente repressive, utilizzate per gli adulti, rappresenta un clamoroso errore di prospettiva, perché nessuna fase del ciclo della vita si mostra più complessa, eterogenea e diversificata dell'adolescenza. La scelta del Governo di ricorrere ad un inasprimento tout court del sistema sanzionatorio da quello di Polizia a quello penale minorile quale scelta securitaria e repressiva non avrà un effetto di deterrenza rispetto alla commissione dei reati da parte dei minori. Infatti, soprattutto in età adolescenziale, i minori cosiddetti devianti inseriti in contesti degradati sono privi di meccanismi di autoregolamentazione. Spesso per loro il punto di riferimento non è rappresentato dallo Stato, bensì dall'adulto che delinque. In questi ambienti è così, purtroppo.

L'ingresso anticipato nelle carceri minorili, il trasferimento del recluso all'interno del sistema penitenziario degli adulti non determinerà una resipiscenza del minore e creerà l'effetto giustappunto contrario. Questo non vuol dire intervenire a sostegno dei minori, vuol dire abbandonarli al proprio destino, facendo sì che la loro capacità di delinquere aumenti a dismisura, precludendo qualsiasi possibilità di recupero degli stessi. L'esperienza carceraria sia in custodia cautelare, sia in esecuzione della pena non si è mai rivelata in grado di ridurre le forme di criminalità territoriale in tale fascia di età. Al contrario, anche l'esperienza vissuta nel periodo della pandemia, con le relative restrizioni, ha finito per determinare un registrabile aumento di modalità aggregative di comportamenti violenti di gruppo. Non un aumento dei reati, bensì un aumento della gravità degli stessi. Tutto ciò cosa sta a significare?

Sarebbe stato quindi corretto accompagnare a una ragionata attività repressiva anche un'effettiva diminuzione delle difficoltà quotidianamente vissute dai giovani. Risposte trattamentali, risposte sociali e risposte regolative devono sempre viaggiare insieme. (Applausi).

In conclusione, il Governo anche in questo frangente ha sbagliato, mostrandosi quale rappresentazione di uno Stato repressivo che, non riuscendo a educare i suoi giovani, li punisce. Ha giocato sull'apparente maturità del minore, sulla base di comportamenti devianti, dimostrando un approccio semplicistico e repressivo del problema, creando una serie di norme da Stato di polizia. Non ha avuto il coraggio di percorrere esclusivamente la strada della formazione e della educazione. Continueremo a tenere accesa la luce su Caivano anche quando il clamore mediatico sarà scemato, anche quando non sarà necessario approvare nessuna norma salva calcio. (Applausi).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Parrini. Ne ha facoltà.