Legislatura 19ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 118 del 26/10/2023

LOMBARDO (Az-IV-RE). Signor Presidente, voglio iniziare il mio intervento, che avanzerà una serie di critiche precise di metodo e di merito al decreto-legge in discussione, con un riconoscimento all'Esecutivo, ossia quello di aver voluto affrontare, sia pure in modo insufficiente e per molti aspetti sbagliato, un problema che la politica tende a eludere o a interpretare in modo fatalistico e autoindulgente.

Nelle periferie italiane, e non solo in esse, si assiste quotidianamente a uno spettacolo di degrado e di violenza in cui i bambini e i ragazzi spesso sono vittime, ma anche carnefici; uno spettacolo in cui il fallimento sociale e quello educativo si confondono, fino a generare un orrore rispetto al quale la cosa più semplice è allontanare lo sguardo. È esattamente il caso di Caivano, in cui una vicenda di violenze e sevizie ai danni di due bambine ha avuto per protagonisti soprattutto minorenni, ragazzi di pochi anni più grandi di loro, ed è andata avanti per lunghissimo tempo prima di essere denunciata e scoperta.

Avere scelto di affrontare questa vicenda, anziché limitarsi a stigmatizzarla, è un merito che va riconosciuto al Governo, ma i meriti di questo provvedimento si fermano qui. Infatti, il decreto-legge, rispetto al problema della crisi e del degrado delle periferie italiane che Caivano rappresenta, ma certo non esaurisce, si limita a due articoli dedicati al territorio e ai giovani di Caivano, come se analoghi problemi altrove potessero essere rinviati a tempi migliori o affrontati con gli stessi strumenti emergenziali. Vogliamo commissariare tutte le Province italiane? Vogliamo fare un decreto per ogni periferia e per tutte le Caivano d'Italia?

Signora Presidente, onorevoli colleghi, penso che noi siamo qui a rappresentare il Senato della Repubblica italiana, il Parlamento italiano, non siamo il Consiglio comunale di Caivano. Non sarebbe stato più utile ragionare col Parlamento, senza ricorrere a un decreto-legge, a un piano di intervento organico, con risorse certe e linee di indirizzo comuni? Non sarebbe stato meglio evitare di continuare con una mano a tagliare i fondi agli enti locali italiani, mentre con l'altra si stanziano fino a 30 milioni per Caivano, facendone il simbolo di un'attenzione che invece il Governo si guarda bene dal dimostrare altrove?

Accanto a questo approccio assurdamente particolaristico, il Governo ha congegnato una sventagliata di misure repressive di portata generale, non accompagnata da alcuna misura preventiva di carattere altrettanto generale sulle cause di questi fenomeni di degrado che sfociano regolarmente in episodi di violenza. Non mettiamo in dubbio che la violenza da chiunque compiuta vada punita; quello che mettiamo in dubbio è che si possano prevenire le violenze future semplicemente punendo con sempre maggiore durezza quelle passate e non intervenendo sulle loro cause. Di più, pensiamo che sia un grave errore ridurre il disastro educativo che abbiamo sotto gli occhi alla semplice criminalità minorile, che in Italia, malgrado la crescita recente, è molto meno diffusa che nella generalità dei Paesi europei, pur a fronte di condizioni di marginalità, devianza e alienazione sociale particolarmente marcata. Semplicemente non è vero che, dove i minori sono puniti più duramente, vanno più facilmente in carcere e sono sottoposti più frequentemente a misure di prevenzione cautelari, il tasso di criminalità è più basso. È vero esattamente il contrario.

Allo stesso modo, non è vero che bassi tassi di criminalità minorile siano di per sé un indice di una forte integrazione sociale dei minori. Bisogna uscire da questa semplificazione, come da quella bassamente demagogica per cui le critiche a un uso indiscriminato della legislazione penale, soprattutto contro i minori, sarebbero una forma surrettizia di complicità con le baby gang. Anche le politiche rivolte ai minori e ai bambini devono essere efficienti e concrete. Vale anche rispetto ai rischi, molto spesso sottovalutati, dell'esposizione incontrollata dei minori alle minacce della rete, a contenuti pericolosi e a situazioni di rischio in particolare, ma non solo, sui social network. È un tema che ad Azione sta particolarmente a cuore e che questo provvedimento si limita a lambire, ma anche questo è un tema su cui ha poco senso il ricorso allo strumento penale, che è sempre a valle dei crimini commessi sulla rete e attraverso la rete, la cui possibile prevenzione passa invece da un uso intelligente di risorse tecnologiche già oggi disponibili.

Da questo punto di vista, salutiamo con favore l'approvazione in Commissione di un ordine del giorno per una vera regolamentazione dell'utilizzo dei social network, attraverso l'innalzamento dell'età per accedere autonomamente, oggi fissata a quattordici anni, e il divieto di accesso in ogni caso per gli under 13 e un sistema di verifica certificato dell'età degli utenti di servizi, che - come i social - comportano maggiori rischi per la salute fisica e psichica e per l'incolumità e la sicurezza dei minori. Oggi i dati ci dicono che la permanenza media è di cinque ore al giorno e il primo accesso viene fatto a undici anni.

Io credo che se usciamo da una descrizione particolaristica, concreta e limitata al tema di Caivano e ritorniamo a svolgere la nostra funzione, cioè quella di adottare provvedimenti generali e astratti, quali quelli che dovrebbe adottare il Parlamento, insieme al Governo, forse usciremmo da questa situazione di impasse nella quale ci siamo trovati.

È quindi anche per questo, come atto di fiducia nella prosecuzione del lavoro su questo tema, oltre che per il riconoscimento, posto in premessa, di aver avuto un'attenzione e acceso un riflettore sul caso di Caivano, che noi vi chiediamo di guardare non solo a quella esperienza particolare, ma ai temi della prevenzione e della sicurezza, in un quadro di maggiore generalità e astrattezza, come richiede il ruolo che qui siamo chiamati a svolgere. (Applausi).

PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Bucalo. Ne ha facoltà.