Legislatura 19ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 118 del 26/10/2023
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PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione generale.
È iscritta a parlare la senatrice Musolino. Ne ha facoltà.
MUSOLINO (Az-IV-RE). Signora Presidente, onorevoli colleghe e colleghi, Governo, il provvedimento sul quale oggi siamo chiamati a esprimerci ("Conversione in legge del decreto-legge 15 settembre 2023, n. 123, recante misure urgenti di contrasto al disagio giovanile, alla povertà educativa e alla criminalità minorile, nonché per la sicurezza dei minori in ambito digitale", meglio noto come decreto-legge Caivano) è un provvedimento - lo dico con chiarezza e in premessa - che non ci convince per molteplici ragioni.
La prima è la sensazione, che trova conferma nella lettura del testo, che si tratti di un provvedimento frutto del sensazionalismo del momento, generato non da un'attenta analisi dei problemi sociali e delle relative cause che li hanno generati, ma dalla volontà di offrire subito una soluzione di rapida applicazione ad un problema che invece ha un'origine remota.
La visita della premier Meloni a Caivano, su esplicita richiesta di don Patriciello, ha rappresentato certamente un momento di ascolto e confronto importante e che condividiamo, ma certamente non può costituire la sintesi di quella necessaria analisi di contesto all'esito della quale vanno trovate soluzioni per tutte le Caivano d'Italia e non certo per una sola.
La seconda ragione per la quale questo provvedimento non ci convince è la palese violazione del principio giuridico secondo il quale la norma dev'essere sempre generale ed astratta e disciplinare un caso concreto disponendo in modo appunto generale ed applicabile a tutte le ipotesi in cui si verifichi la stessa situazione presa in considerazione dalla nuova disposizione normativa. Intervenire sul caso Caivano introducendo le norme oggetto del decreto-legge n. 123 del 2023 costituisce quindi un pessimo esempio di legislazione, non solo perché il Governo si è di fatto impossessato per l'ennesima volta del potere legislativo mediante la decretazione d'urgenza, ma anche e soprattutto perché con questo provvedimento viene violato un principio generale del nostro ordinamento giuridico e si introduce una categoria di norme ad hoc per un caso specifico, che ingenerano nel cittadino la convinzione che il legislatore agisca in modo discriminatorio, come se si autorizzasse l'idea che vi siano emergenze sociali più gravi di altre e che solo per quelle ritenute più gravi si adottino provvedimenti specifici.
Quante periferie sono abbandonate? Quanti immobili, che un tempo costituivano luoghi di aggregazione sociale, sono divenuti punti di ritrovo per persone emarginate, di spaccio e di attività illecite, quando non teatri addirittura di reati violenti sulle persone, esattamente com'è successo a Caivano? E non mancano certo i casi di cronaca nera, che potremmo anche elencare, ma non lo faremo, perché questa non è una sterile elencazione di luoghi degradati, ma un invito al Governo alla riflessione sulla metodologia con la quale continua ad operare. Chi stabilisce quale periferia è più degradata e quale contesto sociale è meritevole di un intervento d'urgenza prima o al posto di altri?
Signora Presidente, per il suo tramite vorrei rivolgermi anche al senatore Lisei, che prima, in sede di deliberazione sulla questione pregiudiziale, ha chiaramente affermato che loro (inteso come maggioranza) hanno ritenuto che su Caivano fosse necessario questo tipo di intervento, ammettendo di fatto così che si è rinunciato ad applicare il principio di uguaglianza, sancito dall'articolo 3 della Costituzione, a favore di una valutazione discrezionale e di parte. Situazioni uguali meritano soluzioni uguali, mentre in questo caso la maggioranza ammette che per situazioni uguali si adottano soluzioni diverse, introducendo discriminazioni tra contesti disagiati, in una specie di personalissima classifica per la quale, tra questi contesti disagiati, si stabilisce in modo arbitrario quale sia meritevole di intervento e quale no.
Signora Presidente, dopo le dichiarazioni della maggioranza, è chiaro che a questo punto, per confutare tale criterio metodologico, che oggi tutte le opposizioni hanno contestato già in sede di deliberazione sulla questione pregiudiziale, al Governo non resterà altro da fare se non adottare altrettanti decreti-legge per ogni periferia degradata che sia stata teatro di fatti violenti e di delitti ignobili. Allora perché intervenire su Caivano e non, per esempio, su Palermo, dove una giovane donna è stata vittima di una brutale violenza sessuale da parte di ben sette uomini, alcuni dei quali minorenni? Questo è ciò che ogni italiano si chiederà dopo le parole della maggioranza ed è solo la conseguenza del modo di agire di questo Governo, che pensa di curare il malessere attaccando il sintomo e non la causa. La causa, evidentemente, è un contesto sociale, familiare e economico ormai disgregato, impoverito, in cui le istituzioni dello Stato arretrano ogni giorno di più per carenza di risorse e di strutture, mentre i fenomeni illeciti prendono piede, attirando a sé quella gioventù che si sente abbandonata e tradita nelle sue speranze future e che vede nel ricorso alla violenza e alla sopraffazione un modo per opporsi anche al caos generale, all'aporia del sistema, all'assenza delle regole e alle carenze di valori culturali ed educativi.
Di fronte a questa emergenza nazionale che si riscontra in molte aree del Paese, la cura proposta appare non solo inutile, perché rivolta al sintomo e non alla causa del male, ma addirittura dannosa. Veramente pensiamo che aumentando le fattispecie di applicazione di provvedimenti interdittivi, come il divieto d'accesso alle aree urbane (Dacur), il foglio di via, il Daspo Willy, si risolvano i problemi di aree degradate?
Peraltro, chi dovrebbe applicare queste misure, che sono tutte sottoposte al vaglio giurisdizionale del pubblico ministero, che le deve richiedere, e del gip, che le deve convalidare entro quarantott'ore? Chi le deve applicare, se non si fanno i concorsi e non si assumono i magistrati, già oberati da processi in forte arretrato, e se le risorse del PNRR, proprio destinate a ridurre l'arretrato, non vengono messe a terra e non vengono spese, con la minaccia della prescrizione e i magistrati che spesso operano in edifici inadeguati e con risorse strutturali deficitarie? Chi dovrebbe poi vigilare sull'applicazione e sul rispetto di queste misure, verificando se il soggetto nei cui confronti è stato disposto il divieto di dimora e di rientro nel luogo dove ha commesso il reato rispetti la misura, se non vengono fatti i concorsi per aumentare le dotazioni di organico delle Forze dell'ordine? Davvero pensiamo che 15 agenti di polizia locale assunti a Caivano saranno la soluzione per invertire la rotta e guarire le ferite laceranti che questa emarginazione sociale ha creato?
Certamente mi si potrà rispondere che da qualche parte bisogna pur cominciare e che l'ottimo, come si suol dire, è sempre nemico del bene; diciamocelo chiaramente, però: in questo caso non c'era molto da inventare, bastava riprendere percorsi già avviati e studi già compiuti per introdurre soluzioni sistemiche e non episodiche; bastava riprendere gli studi fatti dalla Commissione parlamentare d'inchiesta sulle condizioni di sicurezza e sullo stato di degrado delle città e delle loro periferie, che già nel 2017 aveva individuato otto linee d'azione; bastava ripartire da quel famoso bando delle periferie che fece il Governo Renzi, che destinò ben 2 miliardi alle periferie per realizzare programmi specifici di sviluppo e di recupero urbano. Questo programma finanziò ben 24 interventi per 500 milioni, mentre i restanti 96 ammessi a finanziamento restarono in stand-by e fra questi c'era anche il Comune di Messina, destinatario di un intervento per 40 milioni di euro. Tuttavia, il successivo Governo Conte tolse queste risorse, le destinò al patto di stabilità per gli enti locali e così l'intero programma arrivò alla sua fine senza che le periferie ricevessero davvero le risorse che erano state loro destinate.
Allora, se davvero si vuole affrontare il problema del disagio giovanile, della povertà educativa e della criminalità minorile, non bastano interventi spot rivolti a un limitato contesto territoriale e adottati senza una previa analisi delle cause del disagio, che in questo caso, purtroppo, è mancata (non è emersa neanche nell'attività istruttoria di questo provvedimento). Così come non può bastare a risolvere questa emergenza nazionale prevedere la possibilità di stipulare delle convenzioni tra il Ministero dell'università e le scuole secondarie, perché la povertà educativa in questi contesti è contraddistinta dalla dispersione scolastica già nella scuola primaria e ben pochi ragazzi riescono a raggiungere le scuole secondarie. Questo certamente non per loro demerito, ma proprio perché il contesto in cui crescono impedisce loro di poter effettuare gli studi, perché magari impegnati a contribuire al reddito familiare, perché vengono avviati al lavoro - al lavoro minorile - oppure perché vengono attratti dalle organizzazioni criminali che, prospettando loro una facile ricchezza che li farebbe uscire dal degrado in cui purtroppo vivono, li allontana presto dalle istituzioni scolastiche.
Anche in questo caso reprimere, gravare, aumentare le pene, pensare che sanzionare i genitori risolva il problema rappresenta una visione miope del problema. Che senso ha in questo contesto introdurre delle disposizioni penali, peraltro con la forma della decretazione d'urgenza, in violazione dell'articolo 77 della Costituzione, per abbassare la soglia dell'imputabilità per determinate fattispecie fino al quattordicesimo anno di età? Non ci serve, davvero non ci serve una nuova generazione di minorenni pluripregiudicati con aggravanti specifiche, ma una nuova generazione che venga affrancata dall'isolamento culturale alla quale fornire gli strumenti per studiare, per formarsi e per avviarsi al lavoro.
Per tutto quanto sopraesposto il giudizio di Italia Viva-il Centro-Renew Europe su questo provvedimento è severamente negativo, sia per la violazione dei principi che autorizzano il ricorso alla decretazione d'urgenza, che nel caso di specie continuiamo a ritenere che non esistano, sia per la violazione del principio di uguaglianza e non discriminazione, nonché per l'approccio assertivo e asfittico con il quale, invece di affrontare il problema del disagio giovanile, si finirà con esasperare il divario sociale, culturale ed economico tra coloro che vivono in contesti periferici caratterizzati da emarginazione sociale e coloro - fortunati - che vivono in tutti gli altri contesti urbani. (Applausi).
PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Lopreiato. Ne ha facoltà.
LOPREIATO (M5S). Signora Presidente, onorevoli colleghi e colleghe, quello oggi in discussione sarebbe potuto essere uno fra i primi decreti emanati da questo Governo realmente munito dei requisiti costituzionali di straordinarietà ed urgenza. Purtroppo, anche in questa occasione la maggioranza ha fallito: già dal Consiglio dei ministri è uscito un provvedimento che nella forma è stato annunciato e divulgato quale decreto Caivano, ma che nella sostanza già conteneva in sé il germe del suo fallimento, una crepa capace di incrinarne l'omogeneità e la struttura.
Purtroppo l'esame in Commissione non ha fatto altro che acuire, se possibile, tale criticità. Un decreto nato per tutelare gli ultimi si è trasformato in un provvedimento a favore dei primi e, a differenza della parola evangelica, in questo caso difficilmente gli ultimi saranno i primi. Da decreto-legge Caivano a decreto-legge salva calcio, il passo è stato brevissimo. La maggioranza ha pensato bene di trovare un viatico normativo per inserire norme a favore di soggetti che sperperano milioni di euro in scommesse sportive rispetto a un decreto nato, almeno nelle intenzioni, per essere a favore di chi realmente vive in condizioni di degrado. Una vergogna!
Questo decreto rappresenta davvero un'occasione mancata e lo dico con rammarico, da napoletana. Avrebbe potuto essere l'occasione per implementare una serie di misure volte alla rigenerazione urbana, alla creazione di un ambiente protetto e inclusivo finalizzato alla promozione di attività utili a fornire ai ragazzi gli strumenti per uscire da una situazione di degrado, vero degrado.
Questo doveva essere l'obiettivo del decreto: la biblioteca pubblica quale luogo di accoglienza, di scambio interculturale, la scuola di musica e gli asili musicali quale metodo di allontanamento dal tempo vuoto, un tempo vuoto che in tali ambienti si riempie di nulla, di un nulla che in questi casi rappresenta il male. Con la cultura non ci si mangia, ma si cresce. E questo serve ai ragazzi.
Avrei preferito, infatti, per tali ragioni, che il disegno di legge di conversione del decreto fosse assegnato anche alla Commissione cultura. L'ho detto anche in Commissione: dovevano partecipare altre Commissioni, non solo la giustizia, anzi, la giustizia non doveva essere proprio coinvolta. Era un campo che non doveva essere proprio toccato, perché più che con l'inasprimento sanzionatorio, tali mali della società si combattono essenzialmente con più cultura. E qui veniamo alle questioni attinenti alla giustizia.
Il diritto penale minorile ha la sua centralità nella finalità rieducativa della pena, anche talvolta a detrimento delle esigenze punitive e di difesa sociale. La finalità rieducativa, in questi casi, è assolutamente preminente rispetto alla pretesa punitiva dello Stato. Il fatto che il soggetto minorenne sia dotato di una personalità ancora in fieri fa sì che il potere/dovere dello Stato sia quello di bilanciare correttamente il recupero dello stesso, senza rinunciare all'accertamento della responsabilità penale, ma le misure applicate devono essere bilanciate, ben ponderate e volte alla finalità rieducativa e all'annullamento dell'ipotesi di recidiva. Lo sappiamo e lo sapete: questo provvedimento è anche dotato di un veicolo per inasprire trattamenti sanzionatori che esulano rispetto ai minori. La sentenza Torreggiani sul sovraffollamento delle carceri ce l'ha insegnato: l'innalzamento a cinque anni della pena per il piccolo spaccio farà da detonatore per la situazione attuale nelle carceri. La possibilità di far eseguire custodie cautelari in carcere per tali soggetti creerà indubbi problemi nella gestione dei reclusi, il tutto senza valutare le parallele assunzioni al comparto.
Ma torniamo ai minori. L'applicazione a soggetti in età evolutiva delle stesse categorie conoscitive, e in questo frangente repressive, utilizzate per gli adulti, rappresenta un clamoroso errore di prospettiva, perché nessuna fase del ciclo della vita si mostra più complessa, eterogenea e diversificata dell'adolescenza. La scelta del Governo di ricorrere ad un inasprimento tout court del sistema sanzionatorio da quello di Polizia a quello penale minorile quale scelta securitaria e repressiva non avrà un effetto di deterrenza rispetto alla commissione dei reati da parte dei minori. Infatti, soprattutto in età adolescenziale, i minori cosiddetti devianti inseriti in contesti degradati sono privi di meccanismi di autoregolamentazione. Spesso per loro il punto di riferimento non è rappresentato dallo Stato, bensì dall'adulto che delinque. In questi ambienti è così, purtroppo.
L'ingresso anticipato nelle carceri minorili, il trasferimento del recluso all'interno del sistema penitenziario degli adulti non determinerà una resipiscenza del minore e creerà l'effetto giustappunto contrario. Questo non vuol dire intervenire a sostegno dei minori, vuol dire abbandonarli al proprio destino, facendo sì che la loro capacità di delinquere aumenti a dismisura, precludendo qualsiasi possibilità di recupero degli stessi. L'esperienza carceraria sia in custodia cautelare, sia in esecuzione della pena non si è mai rivelata in grado di ridurre le forme di criminalità territoriale in tale fascia di età. Al contrario, anche l'esperienza vissuta nel periodo della pandemia, con le relative restrizioni, ha finito per determinare un registrabile aumento di modalità aggregative di comportamenti violenti di gruppo. Non un aumento dei reati, bensì un aumento della gravità degli stessi. Tutto ciò cosa sta a significare?
Sarebbe stato quindi corretto accompagnare a una ragionata attività repressiva anche un'effettiva diminuzione delle difficoltà quotidianamente vissute dai giovani. Risposte trattamentali, risposte sociali e risposte regolative devono sempre viaggiare insieme. (Applausi).
In conclusione, il Governo anche in questo frangente ha sbagliato, mostrandosi quale rappresentazione di uno Stato repressivo che, non riuscendo a educare i suoi giovani, li punisce. Ha giocato sull'apparente maturità del minore, sulla base di comportamenti devianti, dimostrando un approccio semplicistico e repressivo del problema, creando una serie di norme da Stato di polizia. Non ha avuto il coraggio di percorrere esclusivamente la strada della formazione e della educazione. Continueremo a tenere accesa la luce su Caivano anche quando il clamore mediatico sarà scemato, anche quando non sarà necessario approvare nessuna norma salva calcio. (Applausi).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Parrini. Ne ha facoltà.
PARRINI (PD-IDP). Signor Presidente, questo provvedimento è stato emanato dal Governo per affrontare un problema molto serio, quello del disagio giovanile, della devianza giovanile, della criminalità giovanile. Un problema così serio meritava, a nostro avviso, una risposta legislativa seria. La risposta legislativa che invece abbiamo di fronte è per certi versi deludente, per altri versi preoccupante.
Nel dibattito che abbiamo fatto in Commissione non ho esitato a definire questo decreto-legge un anti-modello, perché è una miniera di cattivi esempi. È un esempio di come non ci si rapporta all'opinione pubblica quando si ha a che fare con una questione così delicata e di questa rilevanza sociale, ed è un esempio di come non si legifera.
Vorrei svolgere brevemente questi due concetti. È un esempio di come non ci si relaziona all'opinione pubblica perché, quando si fanno atti di questo tipo, bisognerebbe avere interesse a far sì che si producano effetti concreti tangibili; bisognerebbe avere interesse a far sì che si riescano ad avere conseguenze importanti che riducono il problema che si prende di mira. Invece, a noi pare di vedere - e non è il primo provvedimento che si caratterizza in tal senso - che non è questa l'intenzione della maggioranza attuale quando legifera. L'intenzione di questa maggioranza quando legifera è quella di gettare un po' di fumo negli occhi dei cittadini, spargendo inganni, illusioni, sparate, ma mostrando un grande disinteresse e una grande disattenzione per gli effetti concreti di quello che si fa. Il provvedimento in discussione, purtroppo, è un esempio di questa cattiva pratica. (Applausi).
È inoltre un esempio di come non si legifera - e a questo problema sono particolarmente sensibile ormai da tempo, anche per aver fatto il Presidente della Commissione affari costituzionali nella scorsa legislatura - perché noi dovremmo avere imparato che, quando si legifera, ci sono delle regole da seguire. Una regola è che non si fanno decreti-legge pieni di misure che non hanno la caratteristica dell'urgenza. Un'altra regola è quella che non si fanno decreti-legge ipereterogenei, pieni di mille cose diverse, anche con delle tare di incostituzionalità. Un'altra regola è che nel Parlamento non ci si comporta in maniera tale che solo un ramo del Parlamento possa effettivamente incidere in sede di conversione su quel decreto. Una quarta regola è che non si dovrebbe, in sede di conversione, lasciar passare una serie di emendamenti che sono così estranei alla materia che il decreto affronta da avere i tratti della palese inammissibilità. (Applausi). Tutte queste quattro regole la maggioranza ha violato nell'esame di questo provvedimento, quindi i cattivi esempi sono tanti.
Un problema come quello della devianza giovanile e della criminalità dei minori avrebbe richiesto grande equilibrio, soprattutto avrebbe richiesto la consapevolezza che l'aumento delle pene può servire a piantare una bandierina ideologica, ma certamente non serve come mezzo dissuasivo e certamente non è un deterrente contro la devianza e la criminalità; può servire a distrarre l'opinione pubblica, ma non può servire a curare il male sociale che si vuol affrontare con il provvedimento. Di questo ce ne accorgeremo molto presto.
Sarebbe servita a un'azione efficace sul piano educativo, sul piano sociale, sul piano dell'integrazione, quindi una buona azione di prevenzione. Sarebbe servito anche un quantitativo maggiore di coerenza. Abbiamo presentato degli emendamenti che miravano anche a rafforzare i presidi di sicurezza sul territorio, potenziando l'operazione "Strade sicure", aumentando gli organici delle Forze dell'ordine, prevedendo un intervento forte in termini di videosorveglianza. Dobbiamo però dire che la reazione della maggioranza è stata negativa su tutti i fronti: è stato detto no a tutto. Sono stati ritirati anche emendamenti di maggioranza che avevano delle caratteristiche positive. Avete mostrato divisioni, balbettii, incertezze e l'unica cosa su cui vi siete trovati d'accordo è stata proseguire nella campagna di propaganda e ideologia che i problemi non aggredisce, che i problemi non risolve, che crea un po' di agitazione, di rumore e di fumo nella speranza che l'opinione pubblica presto dedichi la sua attenzione ad altro, che ci si occupi di altre questioni, che i titoli passino ad altri temi e così via, senza stanziare una risorsa, senza avere alcuna preoccupazione di cambiare veramente il quadro sociale di un problema che nella sua dimensione sociale ha l'aspetto più tragico e drammatico ed è quello che dovrebbe interessarci maggiormente. (Applausi).
PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Cosenza. Ne ha facoltà.
COSENZA (FdI). Signor Presidente, colleghi, oggi discutiamo di un provvedimento importante, perché tratta una vicenda tragica, di grande dolore e malessere, e di un fenomeno preoccupante che riguarda la realtà del disagio e della criminalità minorile.
Penso che ognuno di noi stia provando un sentire particolare in questo momento, perché vengono toccate delle tragedie umane immense. Le abbiamo apprese dalle cronache, le abbiamo ascoltate dalle persone del luogo e dalle audizioni in Commissione. Emergono fatti veramente impressionanti dalle testimonianze di don Patriciello e da quelle degli operatori tutti, di chi si adopera da tempo per questi luoghi. Per fortuna ci troviamo di fronte a un Governo che ha deciso di intervenire, di non stare a guardare (Applausi), né di subire gli eventi, perché quando esiste un problema per noi si interviene, ancor più quando ci sono in gioco le vite umane e le vite dei minori. Per affrontare le cose correttamente bisogna avere innanzitutto l'onestà mentale per dire chiaramente ciò che succede e cosa serve per affrontarlo.
Se dopo dieci anni dalla sconvolgente storia della piccola Fortuna Loffredo, di sei anni, che volò dal balcone dopo essere stata violentata, seguita l'anno dopo dal piccolo Antonio, la storia si è ripetuta ancora con la barbara violenza dello stupro di gruppo sulle due cuginette ed è purtroppo verosimile che non siano soltanto questi gli eventi, ma siano solo quelli emersi, se in Italia c'è un aumento esponenziale della criminalità minorile, un aumento di delitti commessi dalle baby gang, crimini efferati, commessi anche con grande leggerezza e superficialità, è evidente che c'è la straordinaria necessità ed urgenza di intervenire ed è evidente che si è consumato un fallimento. È impensabile come per un decennio queste vicende si siano consumate nell'opacità generale e nella confusione generata dallo sfumare il confine tra il lecito e l'illecito. Ci sono troppe responsabilità di chi è rimasto inerte di fronte ai morti, di chi si è girato dall'altra parte, di chi ha voltato le spalle a ragazzi violentati, terrorizzati, bullizzati. È per questo motivo che bisogna essere grati alla presidente Meloni. (Applausi).
Quando si governa si fanno delle scelte. Per governare bisogna fare delle scelte, bisogna assumersi la responsabilità di governare un Paese, guardando la realtà per quella che è e per affrontarla con le misure adeguate, con le norme adatte ad affrontare e risolvere i problemi. Io capisco che l'opposizione voglia avere una posizione critica, ma, colleghi, di fronte a tragedie simili ci vuole serietà. In Italia forse non si è abituati a Governi che intervengono celermente per risolvere, ma questa si chiama efficienza. Le opposizioni devono farsene una ragione. Questo è lo stile di questo Governo: bisogna smettere di opporre una critica strumentale dietro alla quale si nasconde l'incapacità di operare.
La presidente Meloni è scesa in campo personalmente, fronteggiando le minacce e le intimidazioni della criminalità, affermando la forza e l'autorevolezza delle istituzioni. Ha fatto sentire ai cittadini e agli uomini delle Forze dell'ordine che non sono più soli (Applausi) e che il Governo è con loro. Finalmente è apparso lo Stato coraggioso, quello che mette la faccia sulle cose che sembrano difficili da risolvere, assumendosene ogni responsabilità e soprattutto stabilendo che in Italia non possono esistere zone franche dove imperversa la delinquenza.
Colleghi, per la prima volta lo Stato ha parlato con serietà alle periferie, a quelle persone che fino ad oggi hanno visto solo passerelle e che vogliono risposte. (Applausi).
È per questo motivo che questo provvedimento interviene innanzitutto sulla inadeguatezza normativa, perché le leggi in vigore non sono state adeguate a fronteggiare i fenomeni e l'evoluzione degli stessi. Serve la prevenzione ed il contrasto. Le norme sono state rimodulate a fronte dell'impatto con la realtà, che richiede che chi commette reati, soprattutto di omicidio, debba permanere in istituto il tempo necessario per essere consapevole del reato commesso. Non è una disposizione contro il minore; è una disposizione per richiamare il loro senso di responsabilità e va inserita in un quadro d'insieme.
Ciò è stato fatto in questo provvedimento, che è intervenuto a 360 gradi, non solo per affermare la fermezza dello Stato contro criminalità, illegalità e droga, per una bonifica radicale del territorio, ma soprattutto fornendo i servizi attesi da tempo dai cittadini: puntando su sport, scuola, formazione e lavoro; lanciando la sfida contro la cultura della criminalità e della morte, veicolata attraverso i media e i social, che propongono messaggi distorsivi ed emulativi del crimine, della malavita, dello sballo.
Infatti, il cuore del provvedimento è dedicato all'intervento sul centro sportivo, questa enorme area dove si è consumato lo stupro. Il centro verrà aperto entro giugno. È stato coinvolto il genio militare, in primis, e le Fiamme oro della Polizia per la gestione successiva. Il ministro Sangiuliano è intervenuto per finanziare la biblioteca, con sale lettura e multimediali, rendendolo un centro polifunzionale. Le quattro scuole di Caivano verranno potenziate e rientreranno nelle misure previste da Agenda Sud, che investe oltre 260 milioni nelle scuole del Mezzogiorno. Resteranno aperte anche il pomeriggio, proprio per dare una concreta alternativa alla strada. Sono previste sanzioni per i genitori che non mandano i figli a scuola. Questa è la vera soluzione, la prima soluzione, contro la dispersione scolastica in quei luoghi. (Applausi).
Con questo provvedimento, si realizza un modello ed un prototipo normativo ed operativo da replicare in altre zone d'Italia. In particolare, quest'azione viene attivata in una Regione governata da chi, non solo è rimasto inerte di fronte a questo scempio, ma l'ha relegata agli ultimi posti per l'utilizzo di fondi europei per la sanità, i trasporti e le infrastrutture. (Applausi).
Una Regione che ha tra i peggiori indici di disoccupazione, qualità della vita e criminalità. Ed è proprio lì che questo Governo sta trasformando un monumento al degrado in un modello per la trasformazione delle periferie degradate in tutta Italia. (Applausi). E proprio mentre noi ancora ne discutiamo, è già stato presentato il progetto del centro polifunzionale, che sarà un centro innovativo, anche dal punto di vista ambientale: sarà alimentato totalmente da pannelli solari, che forniranno energia anche a trentacinque famiglie di Caivano. Attraverso queste azioni, che parlano di una straordinaria capacità di intrapresa di questo Governo, si afferma dunque concretamente un modello di rigenerazione urbana che è innanzitutto una rigenerazione umana.
Tutte le iniziative poste in essere con questo decreto diventano automaticamente una opportunità di lavoro per chi abita a Caivano, per chi vuole lavorare e costruire una vita sana, per gli ex percettori di reddito di cittadinanza, per chi vuole iniziare corsi di formazione retribuiti e servizio civile. Ed una volta messe in campo le misure, è previsto anche il controllo della concretizzazione dell'obiettivo. È per questo motivo che il Governo ha messo al centro della propria agenda proprio questo tema.
Colleghi, è evidente che questa è tutta un'altra politica. È finito il tempo di chi si gira dall'altra parte, di chi vuole riflettere, di chi attende e resta a guardare. È il tempo di un'Italia più libera, che vuole essere più sicura, che combatte l'illegalità, che costruisce opportunità. Ed è questa l'Italia che noi vogliamo. (Applausi).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Verini. Ne ha facoltà.
VERINI (PD-IDP). Signor Presidente, questo provvedimento è un'occasione perduta, altro che modello. Davvero, in base all'ultimo intervento, sembra che la senatrice di Fratelli d'Italia abbia letto un altro provvedimento: quelle misure non ci sono in questo provvedimento. (Applausi).
A Caivano lo stupro di branco è stato solo l'ultimo drammatico e terribile episodio di una situazione di degrado sociale e civile, di azioni di organizzata criminalità quotidiana che traggono brodo di coltura nella povertà sociale, nella povertà educativa, nella dispersione scolastica e nell'assenza di una cultura delle regole e della legalità, di una cultura di comunità.
Avete invece preferito continuare sulla strada di provvedimenti legati al fatto di cronaca, dell'introduzione di nuove fattispecie penali con pene sproporzionate, nuovi reati che hanno il sapore di populismo penale, dai rave a Cutro, fino a questo, con troppi spot e con troppe uscite a favore di telecamere. (Applausi).
La sicurezza è un problema vero che non può essere affrontato amplificandone la percezione e cavalcando paure reali o percepite. Lavoriamo davvero per la sicurezza. Iniziamo, ad esempio, con un controllo del territorio non solo a Caivano, ma in tante, troppe periferie sociali urbane; più Forze dell'ordine e di sicurezza, più presidi di polizia, più videosorveglianze e, in certi casi, anche la presenza dell'Esercito può servire.
In questo provvedimento sono però contenuti aspetti e punti molto gravi, che rischiano per esempio di colpire e punire minori, pur responsabili di gravi reati, senza provare a recuperarli e rieducarli. Avete fatto prevalere, anche qui, la logica di mettere la polvere sotto il tappeto. In questo caso l'impressione è quasi che abbiate voluto ribadire uno slogan caro a una certa destra: buttiamo via la chiave, marciscano in galera.
Il carcere, lo sapete, significa purtroppo non recupero e reinserimento, ma ancora degrado, disumanizzazione, rinuncia dello Stato (Applausi) a dare nuove chance a chi ha sbagliato e ad innalzare così anche il livello di sicurezza della società. No, la strada doveva essere un'altra, quella di una prevenzione, di un'aggressione vera e reale alle concause sociali che alimentano la criminalità; sostenere interventi per il lavoro, per far uscire dalla povertà tantissime famiglie, oltre 2 milioni in Italia, quasi 6 milioni di persone nel Paese. Povertà che spesso consegna al welfare criminale queste fasce. Significa aggredire davvero l'emergenza educativa e la dispersione scolastica con una fitta rete di sostegno sociale e pedagogico a minori e famiglie. Significa finanziare e sostenere l'illuminazione fisica tecnica e quella sociale, culturale e sportiva dei quartieri delle città e delle periferie con un forte ruolo di figure sociali, il cui impegno rappresenta parole che dovreste tenere a mente: coesione, solidarietà, diritti sociali e civili, rispetto delle diversità contro bullismo ed emarginazione (Applausi), accompagnamento e sostegno vero alle fragilità, parità di genere, rispetto delle donne, autentico. Tutto ciò a Caivano, ma non solo a Caivano.
Infine, Presidente, questo provvedimento interviene male a valle di gigantesche cause; intervenire a monte significa anche per noi colpire davvero la criminalità organizzata. Significa per esempio non aumentare la circolazione del contante che rischia di favorire il riciclaggio di denaro sporco. (Applausi). Significa non dare segnali di perdono e condono a chi non rispetta le regole, come gli evasori fiscali. (Applausi). Vuol dire non smantellare i controlli negli appalti con il rischio di favorire con i subappalti l'insicurezza sul lavoro, la penetrazione delle mafie nell'economia, a proposito di lotta alle mafie. Vuol dire combattere con determinazione il gioco d'azzardo, le enormi illegalità che l'organizzano. Vuol dire, infine, combattere davvero le organizzazioni che stanno dietro il narcotraffico, non mirando ai piccoli spacciatori che spesso spacciano perché tossicodipendenti, che dovrebbero essere curati e non sbattuti in galera.
Ecco, un'occasione perduta. Avete scelto ancora una volta la strada non della serietà degli interventi, della condivisione, ma quella della ricerca del consenso e della propaganda. Un'occasione perduta per voi, ma soprattutto per il Paese. (Applausi).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Damiani. Ne ha facoltà.
DAMIANI (FI-BP-PPE). Signor Presidente, Governo, colleghi senatori, ho seguito in una doppia veste l'iter parlamentare di questo decreto, perché sono stato relatore in sede consultiva in Commissione bilancio per gli aspetti finanziari. In quest'ultima settimana ho avuto anche la possibilità, sostituendo alcuni colleghi assenti, di seguire il provvedimento nelle Commissioni riunite in sede referente. Vorrei quindi rivolgere anzitutto un ringraziamento ai relatori, al presidente della 1a Commissione Balboni e al senatore Zanettin, al Governo e al sottosegretario Ostellari, che hanno lavorato proprio per creare le condizioni migliori affinché il Parlamento, come sempre fa, potesse migliorare il testo del decreto-legge in conversione.
Ho ascoltato il confronto in questa settimana, come anche adesso negli interventi delle opposizioni, che battono un solo tasto, cioè quello che la condizione che noi oggi individuiamo con questo decreto in Caivano è presente anche in tanti altri territori. Noi siamo consapevoli di questo, perché tutti noi viviamo delle realtà e nelle nostre realtà, in ogni città, sicuramente abbiamo quartieri più degradati rispetto ad altri. Ma questo è un primo passo, è un inizio per dare una risposta forte. Lo Stato oggi con il decreto Caivano ha fatto sentire in maniera incisiva la sua presenza e lo ha fatto anche direttamente in prima persona il premier Giorgia Meloni, che con tutti i Ministri si è recata quasi quotidianamente in quei luoghi. (Applausi).
Siamo diversi politicamente e lo dimostriamo con queste azioni, perché noi andiamo ed interveniamo sui territori con questi decreti. Sappiamo che la situazione è complessa. In quelle zone il territorio è difficile, perché lì non c'è solo il degrado di un quartiere, dove forse mancano una palestra, una piscina, uno spazio aperto e uno spazio verde; lì c'è la camorra che agisce e che assolda questi ragazzi, che già vivono in una situazione di degrado sociale. È un'operazione sicuramente difficile, però il Governo oggi ha il coraggio di affrontare questo problema e di scrivere delle norme che sono complesse e che vanno dall'ordine pubblico alla giustizia.
Ma non sono solo queste le azioni che il Governo compie con questo decreto. Il lavoro che ha svolto la Commissione - come dicevo - è stato lungo. Sono state svolte delle audizioni, quindi è stato ascoltato il territorio; sono state chiamate le associazioni del territorio ed è stato chiamato a testimoniare (più che a testimoniare, ad essere audito) anche don Maurizio Patriciello, che è una bandiera di quel territorio, è il parroco che interviene tutti i giorni su quel territorio e che ha esortato la politica ad individuare le misure migliori, più efficaci, più realizzabili e percorribili. Noi lo abbiamo fatto: abbiamo ascoltato il territorio e oggi interveniamo con norme volte a restituire ad esso un minimo di dignità.
Come dicevo, il Governo si è speso in prima persona. Poi il lavoro è complesso, perché affrontare il disagio sociale e offrire sostegno alle famiglie è un lavoro che va oltre il decreto e alcune norme che vengono scritte. Però, come dicevo, questo è un inizio. Così come è un inizio la nomina di un commissario che rappresenterà il Governo e lo Stato su quel territorio e che avrà il compito di portare a compimento inizialmente degli interventi infrastrutturali, al fine di ridare dignità a quel centro sportivo, che è importante, e di farlo tornare ad essere un centro di festa del quartiere, dove aggregare i ragazzi che vengono tolti alla criminalità.
Sono state stanziate risorse pari a 30 milioni di euro; quindi c'è tutto. E non solo, perché il centro sportivo rappresenta quel quartiere. Anche il nostro ministro Bernini si è speso direttamente attraverso l'utilizzo e la messa a disposizione di 5 milioni di euro (Applausi), per fare degli accordi con le università e soprattutto dei protocolli d'intesa tra le scuole e le università, affinché i ragazzi deboli nelle scuole, tra i quattordici e i sedici anni, quando poi lasciano la scuola almeno possano avere un percorso verso l'università. Anche questi sono interventi. Ecco perché dicevo che non ci sono soltanto la giustizia e l'ordine pubblico, ma anche la scuola, l'educazione e l'università. Quindi un grazie va anche al ministro Bernini, che ha utilizzato proprie risorse da spendere direttamente sul territorio.
Vi è poi l'inasprimento delle pene e anche questa è una misura importante. Io mi auguro che con queste norme la giustizia intervenga e ci sia la certezza della pena.
Purtroppo, collega Zanettin, dal confronto in quest'Aula la differenza oggi esistente tra il centrodestra e il centrosinistra è emersa, perché da quella parte si propongono politiche di liberalizzazione delle droghe, cui noi siamo contrari. (Applausi). Dobbiamo penalizzare le droghe e lo facciamo attraverso un'azione di inasprimento delle pene. Quindi siamo diversi, ne siamo consapevoli e siamo felici di questo.
Viene anche modificato l'istituto dell'accompagnamento a seguito di flagranza e così via. C'è tutta una serie di azioni penali. Sono stati presentati emendamenti riferiti al fenomeno della stesa, di chi oggi spara all'impazzata nei quartieri. Si interverrà poi anche sulle famiglie dei ragazzi che non frequentano la scuola: ad esempio, se percepiscono l'assegno sociale o altri benefici sociali, si interverrà anche su quello, perché le famiglie devono capire che i ragazzi devono andare a scuola. Quindi dobbiamo riavvicinare i ragazzi alla scuola, ridare dignità a un quartiere anche da un punto di vista infrastrutturale (penso alle piazze, a un centro sportivo). Bisogna creare queste condizioni e iniziamo a farlo da Caivano. Questo Governo è impegnato, così come su Caivano, su tanti altri territori del nostro Paese che hanno questi problemi, quindi quello odierno è un inizio, conosciamo bene la situazione del nostro Paese.
Le misure del decreto-legge in esame, come dicevo, sono diverse e sono tante. Posso capire che l'opposizione faccia il suo mestiere, però tante volte su alcuni provvedimenti vedrei il bicchiere mezzo pieno, piuttosto che mezzo vuoto. Come dicevamo, c'è stato un evento simbolico e il Governo è intervenuto; a Caivano sono accaduti fatti assolutamente gravi come avvengono da tante altre parti; siamo intervenuti, lo faremo anche in tante altre parti d'Italia. Tuttavia, grazie anche al confronto tra maggioranza e opposizione, degli emendamenti sono stati approvati all'unanimità e hanno ricevuto anche la firma e il sostegno della maggioranza, come in materia di percorso di rieducazione dei minori. Secondo me, le opposizioni dovrebbero evidenziare questo aspetto, piuttosto che ripetere il solito disco per cui esistono tante Caivano in Italia e che questo Governo non fa nulla. No, questo Governo inizia da Caivano e lo farà su tanti altri territori del nostro Paese. Questo è l'impegno che oggi il Governo ha assunto grazie alla conversione del decreto-legge in esame. (Applausi).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Sallemi. Ne ha facoltà.
SALLEMI (FdI). Signora Presidente, non sono stati mesi semplici, questi, per il Paese. Si è dovuto far fronte a situazioni difficili in cui il Governo è dovuto intervenire in casi di straordinaria necessità e urgenza e Caviano è uno di questi. Il Parco Verde ha messo innanzi a tutti noi una delle emergenze più gravi e complesse della nazione, ossia quello delle periferie degradate e della criminalità minorile.
Al riguardo dobbiamo dire chiaramente che le periferie italiane sono state per troppo tempo abbandonate da parte delle istituzioni e mi dispiace che chi ha governato sino a qualche mese fa oggi ci accusa di essere fuori dal mondo, di aver fatto di Caivano uno spot. Ebbene, ricordo che dicevate la stessa cosa per il decreto-legge cosiddetto rave e se i risultati sono quelli che sono, ossia che in Italia non esiste più un solo rave, vuol dire che siamo sulla strada buona, vuol dire che quello che il Governo ha fatto e che sta facendo su Caivano è la strada giusta. (Applausi).
Caivano non dovrebbe dividere e per questo parto dalle parole di don Patriciello. Mi chiedo come sia stato possibile - dice il religioso - da parte dello Stato permettere che questi quartieri, come il rione di Parco Verde, potessero esistere. Ci vuole poco per rendersi conto che questi non potevano che produrre questi frutti. Sulle periferie è stato sbagliato approccio, in primo luogo architettonico, urbanistico e conseguentemente sociale. Penso alle periferie della mia Regione, la Sicilia, alla ZEN di Palermo o a Librino a Catania: non ha funzionato l'idea urbanistica, non ha funzionato l'idea sociale (Applausi) e non ha funzionato la contromisura dello Stato, quindi non ha inciso il sistema giustizia.
Il decreto-legge al nostro esame dice chiaramente basta con chi sino ad oggi ha fatto come Ponzio Pilato, ossia se n'è lavato le mani. È un decreto che ha fatto centro e ce lo dicono, Presidente, non i giornali, le televisioni o i vari sondaggi; ce lo dicono le "stese", la paura evidente della camorra di perdere territorio, don Patriciello e la resistenza dei giovani (Applausi), che nel quartiere lottano e rimangono piuttosto che andarsene e questo per noi è un segnale importante, perché vuol dire che era questo il messaggio che si voleva avere in quelle zone.
Lo stupro di Caivano fa emergere la necessità di arginare la criminalità minorile. Io vengo da Vittoria, Presidente, una città del Sud, in provincia di Ragusa, nella quale qualche settimana fa un ragazzo albanese è stato aggredito e pestato barbaramente all'interno di un locale pubblico, mentre il tutto veniva volutamente ripreso dagli amici dell'aggressore, per poi mettere il video sui social. E proprio sui social questo Governo sta effettuando una stretta importante, facendo capire che la musica è cambiata anche da quel punto di vista (Applausi), tentando di garantire i nostri giovani e facendo capire che quello non è un campo dove ci si può muovere liberamente. Quel ragazzo aggredito è venuto a trovarmi. Ha ancora fiducia nello Stato e nella gente perbene e noi non tradiremo la sua fiducia, né quella dei giovani di Caivano che hanno preferito restare e lottare in quel territorio. (Applausi).
Il decreto-legge in esame ha questo scopo: una stretta sulla criminalità minorile, con misure che facilitano il carcere per i minori che commettono reati; c'è la galera per l'arresto in flagranza di reato per i ragazzi dai quattordici ai diciotto anni; c'è il Daspo urbano per chi ha più di quattordici anni, con il divieto di accesso e di avvicinamento ai locali pubblici e ai pubblici esercizi; ci sono misure importanti contro la mala-movida, vera e propria piaga per medi e grandi centri urbani; ci sono misure che prevedono il divieto di accesso ai pubblici esercizi e locali di pubblico trattenimento, il cosiddetto Daspo Willy, per i soggetti denunciati per il reato di porto abusivo di armi improprie o quello di violenza o minaccia ad un pubblico ufficiale. È stata aumentata la reclusione per chi infrange questi divieti - sino a tre anni - e anche la sanzione pecuniaria, fino a 24.000 euro.
Questo decreto, Presidente, non è però solo repressione, che è comunque essenziale, decisiva e determinante. Ci sono prevenzione e contrasto all'evasione scolastica. I meccanismi di difesa dell'obbligo scolastico si sono alzati: due anni di reclusione per i genitori in caso di dispersione assoluta, con la conseguenza della perdita dell'assegno di inclusione. Nel luogo in cui qualche partito ha messo 30 milioni di euro di reddito di cittadinanza, senza cavare un ragno dal buco (Applausi), noi diciamo che se non si rispettano le regole dello Stato si va incontro a sanzioni. È inoltre previsto un aumento di sei milioni di euro per il fondo per il miglioramento dell'offerta formativa.
Cari colleghi, nelle Commissioni riunite 1a e 2a abbiamo avuto il piacere di ascoltare in audizione don Patriciello: dobbiamo dire che è stata una lezione incredibilmente utile, perché ci ha presi idealmente per mano e ci ha condotti nel cuore dei problemi di Caivano, che sono per gran parte quelli delle tante periferie urbane abbandonate a sé stesse. (Applausi). Don Patriciello non può essere lasciato solo. Sa di avere lo Stato al suo fianco e che l'azione sulle periferie, partendo da Caivano, è appena iniziata e non si limiterà ad azioni spot per racimolare qualche titolo di giornale. (Applausi).
Come ha detto il presidente Meloni, questo è un Governo di legislatura, che agisce nell'arco di cinque anni e per lasciare una traccia profonda di cambiamento, senza guardare al consenso nell'immediato ai sondaggi, ai trend sui social. Questo percorso quindi sarà costante, fatto di leggi incisive e di credibilità che deve riacquistare lo Stato nei confronti delle famiglie che sono state messe per troppo tempo ai margini e non al centro della sua azione.
In conclusione, signor Presidente, da siciliano, in un'occasione del genere, non posso non menzionare un altro grande e coraggioso sacerdote: padre Pino Puglisi (Applausi), che a Brancaccio, con il centro Padre Nostro, divenne il principale punto di riferimento e di aggregazione per le famiglie e soprattutto per i giovani: il coraggioso sacerdote, con determinazione e tenacia, era riuscito a sottrarli gradualmente ai tentacoli della criminalità organizzata, auspicando per loro un futuro libero da collusioni e illiceità.
Il presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha messo la faccia a Caivano, lo abbiamo detto subito. Abbiamo voluto dare un segnale importante di presenza dello Stato. Dietro alla faccia del Presidente del Consiglio c'è quella di ogni singolo parlamentare di questa maggioranza (Applausi), a sostegno di un quartiere difficile, di una parte difficile dell'Italia che, a specchio, rappresenta tantissime altre parti difficili. Caivano non è un'isola. Caivano è un collegamento di tanti problemi. Noi faremo la nostra parte, abbiamo continuato a farla e la faremo nell'interesse di Caivano, delle tante Caivano e della Nazione soprattutto. (Applausi).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Magni. Ne ha facoltà.
MAGNI (Misto-AVS). Signor Presidente, onorevoli colleghi, devo dire con tutta franchezza, come ho già detto in Commissione più volte, che la vicenda di Caivano ovviamente ha colpito tutti, almeno ha colpito me, ma colpisce anche la sicurezza che ho sentito in alcuni interventi, secondo cui l'unico modo per intervenire è quello di aumentare l'idea securitaria, cioè il pugno duro: aumentando le pene ai minori, risolviamo il problema, così dimostriamo forza, perché noi siamo duri e puri e siamo in grado di affrontare questo problema. È davvero un po' puerile questo ragionamento, lo dico con franchezza.
Io non ho queste certezze, ma mi domando e vi domando di riflettere: la colpa è dei ragazzi o magari di questa società, che propugna certi valori sbagliati? La responsabilità quindi dovremmo prendercela noi adulti, prima ancora di aumentare le pene ai minori, perché questo è il dato fondamentale. Allo stesso tempo, dobbiamo chiedere perché ci sono tali elementi di precarietà e di degrado e perché succedono cose che non dovrebbero succedere in una società cosiddetta normale.
Il dato fondamentale, prima di tutto, è che non c'è il lavoro e in alcune zone il Paese è in mano alla camorra, alla mafia o alla 'ndrangheta, che garantiscono un reddito che lo Stato, invece, non è in grado di garantire. Anzi, ci è stato tolto anche quello che era stato inventato, proposto e attuato. Se la mafia c'è e se la ndrangheta c'è, è perché hanno il consenso sul terreno economico.
E dove formano la loro forza? C'è ipocrisia fra di noi. La droga gira a vagonate dappertutto e noi mettiamo la testa sotto la sabbia, anziché depenalizzare, ad esempio, il piccolo spaccio, che viene utilizzato in tutte le periferie del nostro Paese. Non c'è solo Caivano: tutte le periferie vengono utilizzate in questo modo. (Applausi). Le mafie utilizzano questo strumento per garantire reddito. Questo è il dato fondamentale e bisogna intervenire legalizzando. So che a voi dà fastidio questo termine e vi fa venire l'orticaria, ma io che non mi sono mai fatto uno spinello in vita mia e ho una certa età penso che sia giusto affrontare questo problema con grande forza: è chiaro? (Applausi).
Noi abbiamo proposto emendamenti sul tema della diffusione della cultura, perché se c'è dispersione scolastica e c'è difficoltà, bisogna ridurre il numero dei ragazzi nelle aule e aumentare il personale, quindi gli educatori, gli insegnanti e i pedagogisti in grado di affrontare il tema.
Per questo ci vogliono le risorse, non i fichi secchi, e per questo non serve un decreto-legge. Si deve fare invece una discussione molto approfondita, perché la questione immediata non è che le Forze dell'ordine non si possono schierare in questo momento, non c'è bisogno di un decreto-legge per fare questo. Avete utilizzato il decreto per dare un segnale e avete individuato Caivano come enclave. Questo è il cosiddetto decreto Caivano, alcuni articoli riguardano il paese di Caivano, ma poi si liberalizza e si aumentano le pene in tutto il Paese. Avete utilizzato questo strumento per intervenire su questioni come la cosiddetta pirateria informatica.
Ma quale discussione stiamo facendo? Penso invece che bisogna approfondire, coinvolgere e far partecipare. Abbiamo presentato emendamenti, che cercherò di spiegare anche domani in Aula, che non costano niente. Certo, è importante fare un centro polivalente, ma anche fare una biblioteca e, come ho detto prima, potenziare la parte educativa, i pedagogisti e quant'altro; è importante coinvolgere il terzo settore, l'insieme della società. Di fronte a una simile situazione, non si può solo educare i ragazzi e le ragazze, ma bisogna affrontare il problema con l'insieme del Paese.
Le discussioni a volte ci sembrano inutili, perché sembra di parlare ai sordi. La destra ha una filosofia che noi non condividiamo, che è sostanzialmente "manettaria" e securitaria, poiché si pensa solo ad aumentare le pene. D'altronde, nella vostra mentalità bisogna armare le persone per difendersi; invece bisogna armarle di idee: le persone devono avere le idee forti e occorre battere sul terreno della cultura. Ma questa cosa non vi è propria e questo è il dato fondamentale. Capisco quindi che ci sia una diversità di opinioni, ma neanche le minime cose che abbiamo proposto sono state prese in considerazione.
Voi dite di essere un Governo politico e io ve lo riconosco; tra l'altro, vorrei che i Governi fossero sempre politici. Però, se questo è un Governo politico, non si ricorre sempre ai decreti-legge, obbligando la stessa maggioranza a difenderli per evitare di mettere in discussione il Governo: questo è infatti quello che si vede nella discussione. Facciamo invece una discussione aperta, alla fine della quale si possano trovare momenti di sintesi. Questo però non è nella vostra indole: volete imporre, perché pensate che adesso avete il potere e lo dovete esercitare imponendovi sugli altri. Vorrei però dirvi che in questo modo non si va da nessuna parte.
Il problema vero in questi casi è recuperare il Paese e la società, e a questo fine dovremmo interrogarci tutti insieme. Io non ho verità in tasca, ma dubbi; penso che bisogna problematizzare il ragionamento, perché solo così possiamo affrontare e risolvere, insieme alle comunità, i problemi. Se invece pensate che sia sufficiente che arriviate voi per salvare la società e risolvere questo problema, credo che avrete una grande delusione; sarà il tempo a dimostrarlo, ma credo che il tempo sia galantuomo e faremo i conti alla fine. (Applausi).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Lombardo. Ne ha facoltà.
LOMBARDO (Az-IV-RE). Signor Presidente, voglio iniziare il mio intervento, che avanzerà una serie di critiche precise di metodo e di merito al decreto-legge in discussione, con un riconoscimento all'Esecutivo, ossia quello di aver voluto affrontare, sia pure in modo insufficiente e per molti aspetti sbagliato, un problema che la politica tende a eludere o a interpretare in modo fatalistico e autoindulgente.
Nelle periferie italiane, e non solo in esse, si assiste quotidianamente a uno spettacolo di degrado e di violenza in cui i bambini e i ragazzi spesso sono vittime, ma anche carnefici; uno spettacolo in cui il fallimento sociale e quello educativo si confondono, fino a generare un orrore rispetto al quale la cosa più semplice è allontanare lo sguardo. È esattamente il caso di Caivano, in cui una vicenda di violenze e sevizie ai danni di due bambine ha avuto per protagonisti soprattutto minorenni, ragazzi di pochi anni più grandi di loro, ed è andata avanti per lunghissimo tempo prima di essere denunciata e scoperta.
Avere scelto di affrontare questa vicenda, anziché limitarsi a stigmatizzarla, è un merito che va riconosciuto al Governo, ma i meriti di questo provvedimento si fermano qui. Infatti, il decreto-legge, rispetto al problema della crisi e del degrado delle periferie italiane che Caivano rappresenta, ma certo non esaurisce, si limita a due articoli dedicati al territorio e ai giovani di Caivano, come se analoghi problemi altrove potessero essere rinviati a tempi migliori o affrontati con gli stessi strumenti emergenziali. Vogliamo commissariare tutte le Province italiane? Vogliamo fare un decreto per ogni periferia e per tutte le Caivano d'Italia?
Signora Presidente, onorevoli colleghi, penso che noi siamo qui a rappresentare il Senato della Repubblica italiana, il Parlamento italiano, non siamo il Consiglio comunale di Caivano. Non sarebbe stato più utile ragionare col Parlamento, senza ricorrere a un decreto-legge, a un piano di intervento organico, con risorse certe e linee di indirizzo comuni? Non sarebbe stato meglio evitare di continuare con una mano a tagliare i fondi agli enti locali italiani, mentre con l'altra si stanziano fino a 30 milioni per Caivano, facendone il simbolo di un'attenzione che invece il Governo si guarda bene dal dimostrare altrove?
Accanto a questo approccio assurdamente particolaristico, il Governo ha congegnato una sventagliata di misure repressive di portata generale, non accompagnata da alcuna misura preventiva di carattere altrettanto generale sulle cause di questi fenomeni di degrado che sfociano regolarmente in episodi di violenza. Non mettiamo in dubbio che la violenza da chiunque compiuta vada punita; quello che mettiamo in dubbio è che si possano prevenire le violenze future semplicemente punendo con sempre maggiore durezza quelle passate e non intervenendo sulle loro cause. Di più, pensiamo che sia un grave errore ridurre il disastro educativo che abbiamo sotto gli occhi alla semplice criminalità minorile, che in Italia, malgrado la crescita recente, è molto meno diffusa che nella generalità dei Paesi europei, pur a fronte di condizioni di marginalità, devianza e alienazione sociale particolarmente marcata. Semplicemente non è vero che, dove i minori sono puniti più duramente, vanno più facilmente in carcere e sono sottoposti più frequentemente a misure di prevenzione cautelari, il tasso di criminalità è più basso. È vero esattamente il contrario.
Allo stesso modo, non è vero che bassi tassi di criminalità minorile siano di per sé un indice di una forte integrazione sociale dei minori. Bisogna uscire da questa semplificazione, come da quella bassamente demagogica per cui le critiche a un uso indiscriminato della legislazione penale, soprattutto contro i minori, sarebbero una forma surrettizia di complicità con le baby gang. Anche le politiche rivolte ai minori e ai bambini devono essere efficienti e concrete. Vale anche rispetto ai rischi, molto spesso sottovalutati, dell'esposizione incontrollata dei minori alle minacce della rete, a contenuti pericolosi e a situazioni di rischio in particolare, ma non solo, sui social network. È un tema che ad Azione sta particolarmente a cuore e che questo provvedimento si limita a lambire, ma anche questo è un tema su cui ha poco senso il ricorso allo strumento penale, che è sempre a valle dei crimini commessi sulla rete e attraverso la rete, la cui possibile prevenzione passa invece da un uso intelligente di risorse tecnologiche già oggi disponibili.
Da questo punto di vista, salutiamo con favore l'approvazione in Commissione di un ordine del giorno per una vera regolamentazione dell'utilizzo dei social network, attraverso l'innalzamento dell'età per accedere autonomamente, oggi fissata a quattordici anni, e il divieto di accesso in ogni caso per gli under 13 e un sistema di verifica certificato dell'età degli utenti di servizi, che - come i social - comportano maggiori rischi per la salute fisica e psichica e per l'incolumità e la sicurezza dei minori. Oggi i dati ci dicono che la permanenza media è di cinque ore al giorno e il primo accesso viene fatto a undici anni.
Io credo che se usciamo da una descrizione particolaristica, concreta e limitata al tema di Caivano e ritorniamo a svolgere la nostra funzione, cioè quella di adottare provvedimenti generali e astratti, quali quelli che dovrebbe adottare il Parlamento, insieme al Governo, forse usciremmo da questa situazione di impasse nella quale ci siamo trovati.
È quindi anche per questo, come atto di fiducia nella prosecuzione del lavoro su questo tema, oltre che per il riconoscimento, posto in premessa, di aver avuto un'attenzione e acceso un riflettore sul caso di Caivano, che noi vi chiediamo di guardare non solo a quella esperienza particolare, ma ai temi della prevenzione e della sicurezza, in un quadro di maggiore generalità e astrattezza, come richiede il ruolo che qui siamo chiamati a svolgere. (Applausi).
PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Bucalo. Ne ha facoltà.
BUCALO (FdI). Signor Presidente, dopo i casi di Palermo e Caivano e dopo la tremenda vicenda dell'omicidio di Giovanbattista Cutolo a Napoli, era necessaria una risposta forte. Il Governo Meloni l'ha data e l'ha data in maniera efficace, con il decreto-legge che oggi è in discussione e che prevede misure che mirano a bilanciare la necessità di sanzionare la delinquenza giovanile con l'obiettivo di offrire una via rieducativa ai giovani coinvolti, puntando soprattutto sul ruolo educativo della scuola, che rappresenta il luogo primario in cui si forma la personalità dei ragazzi e dove, oltre alla famiglia, i ragazzi e le ragazze possono apprendere valori quali il rispetto, l'etica e la legalità.
L'immobilismo della politica in questi anni non ha prodotto nulla se non chiacchiere (Applausi), che hanno fatto incancrenire sempre più il degrado delle periferie e aumentare in maniera esponenziale i reati commessi dai minori, spesso utilizzati come manovalanza dalla criminalità organizzata e caratterizzati da una violenza inaudita. (Applausi).
Basta quindi con queste lezioni false ed ipocrite. Il degrado di queste periferie, di cui Caivano è l'esempio più forte, c'era ed è un fallimento. E nessuno ha fatto qualcosa di così concreto e diretto. (Applausi). Invece, la risposta di questo Governo per affrontare tale drammatico fenomeno è stata immediata, attraverso una forte azione sinergica da parte di tutte le istituzioni; un'azione che ha trovato, da subito, il suo fulcro nelle scuole e quindi nella formazione dei nostri giovani; una scuola baluardo di legalità, di lotta alla criminalità e di formazione delle coscienze e non soltanto luogo di apprendimento delle discipline.
Ancora falsità, quindi, quando qui si dice che questo decreto-legge non contiene nulla se non sanzioni. Con questo decreto si lancia invece un messaggio grande di legalità e di rispetto, che parte dalla scuola. È stato previsto infatti un piano importante contro la dispersione scolastica per tutte le istituzioni scolastiche di primo e di secondo ciclo delle Regioni previste nell'Agenda Sud. Il decreto-legge in questione, infatti, è un decreto pilota, per realizzare quanto previsto nell'Agenda Sud. (Applausi).
Parliamo di ingenti investimenti: 3,3 milioni di euro per l'anno 2023 e 10 milioni per l'anno 2024 per potenziare l'organico dei docenti, per accompagnare proprio il progetto Agenda Sud. E poi dite che non abbiamo investito nulla sulla scuola: 25 milioni a valere sulle risorse dei programmi operativi complementari (POC) con gli obiettivi di ridurre i divari territoriali, contrastare la dispersione scolastica e l'abbandono precoce, nonché prevenire processi di emarginazione sociale.
Si incrementa, a decorrere dall'anno scolastico 2023-2024, di 6 milioni di euro il Fondo per il miglioramento dell'offerta formativa. Questi non sono i soliti fatti di cui si è parlato negli ultimi anni. (Applausi). Questi sono i fondi assegnati, azioni concrete e reali di questo Governo.
È importante un emendamento di Fratelli d'Italia, a mia prima firma, che ha l'obiettivo di contrastare lo spopolamento delle aree interne, delle piccole isole, nonché delle aree geografiche abitate da minoranze linguistiche, situate sempre nelle Regioni del Mezzogiorno, così come previsto nell'Agenda Sud e soprattutto mantenere un presidio dello Stato su questi territori. Questo è un emendamento importantissimo per tutti i piccoli Comuni. (Applausi).
Altrettanto importante è stato l'intervento previsto per garantire l'obbligo d'istruzione, un dovere previsto dalla legge. Tanto si è detto, tante critiche; l'unica cosa che si doveva dire è che si tratta di un dovere previsto dalla legge. La contravvenzione è stata trasformata in reato, quindi in delitto, con conseguente inasprimento del trattamento sanzionatorio. E lo sa perché, Presidente? Per un unico motivo: perché i ragazzi hanno bisogno della scuola per non essere abbandonati. La mancata iscrizione del minore presso una scuola del sistema nazionale d'istruzione comporterà per persone responsabili dell'adempimento dell'obbligo prima l'ammonimento da parte del sindaco e, in mancanza di giustificazione dell'assenza con motivi di salute o con altri impedimenti gravi, si arriverà alla reclusione fino a due anni, ridotta ad un anno nel caso in cui ci siano assenze non giustificate.
Come ho già detto, questo non è un intervento sanzionatorio così per dire, ma serve ad aiutare i nostri figli realmente, non come le chiacchiere che ho sentito fino a questo momento, che vogliono tutelare i nostri ragazzi. (Applausi). Come? I ragazzi, come ho già detto, devono andare a scuola, perché all'interno dell'aula si deve fare prevenzione ed è importante capire che proprio in quelle aule, lavorando fianco a fianco con questi ragazzi e bambini che vivono in contesti violenti e hanno assunto la violenza stessa come principale e unica modalità comunicativa, si possono invece condividere regole giuste, ricostruire modelli di comportamento e relazioni positive e soprattutto far capire che restare a scuola è fondamentale per costruire il loro futuro. Ben vengano quindi queste sanzioni a tutela dei nostri figli e dei nostri giovani.
Certo, siamo di fronte a processi lunghi e complessi, che richiedono tempo e continuità. È proprio per questo che nel decreto-legge in esame si introducono alcune misure incentivanti di ordine economico e premiale ai fini della carriera scolastica in favore dei docenti a tempo indeterminato presenti nelle zone più disagiate per garantire la continuità didattica. Abbiamo pensato a 360 gradi in questo provvedimento: altro che non c'è niente in questo provvedimento, c'è tanto!
In conclusione, Presidente, pensare ad un piano così imponente, con interventi finalmente reali e concreti che si legano a un ingente impegno di spesa è segno di un Governo che vuole realmente costruire per i nostri giovani e dare la prospettiva di un futuro diverso da quello che vivono, anzi, subiscono negli ambienti degradati di alcune periferie, nelle quali sono nati e continuano a vivere.
Questo provvedimento è il segnale tangibile che lo Stato c'è e che non ci saranno più zone considerate terre di nessuno, abbandonate a loro stesse, in cui finora hanno prosperato, pressoché indisturbate, criminalità e violenza. Ed è solo l'inizio. Noi vinceremo questa sfida; lo faremo per i nostri figli e per questa grande Nazione. (Applausi).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Nave. Ne ha facoltà.
NAVE (M5S). Signora Presidente, onorevoli colleghe e onorevoli colleghi, per comprendere la realtà del Parco Verde di Caivano bisogna immergersi e permearsi del vissuto e della quotidianità dei cittadini che ci vivono. E non è semplice, se non gli appartieni. Allora, Presidente, si può discutere di Caivano, legiferare su Caivano e pretendere di governare il dramma che si vive a Caivano, solo se si scava oltre l'orrore e si supera l'impatto mediatico. La sensazione che viene da questo decreto-legge, però, è che vi siate limitati a spiare dal buco della serratura del Parco Verde, adottando le soluzioni suggerite da un manuale. A Caivano non si è realizzata la condizione di antica memoria del veni,vidi, vici, così come raccontato dai colleghi della maggioranza, quasi a rappresentare la trama di un film andato in onda sulla nuova piattaforma di streaming governativa "Fratellix", quanto piuttosto quella di una Caivano sedotta e abbandonata. (Applausi).
La vostra parola d'ordine è repressione. Voglio dirlo chiaro e semplice, Presidente: non c'è pietà per chi stupra e si macchia di certe mostruosità. Anche se sei minorenne, te ne assumi le responsabilità. È però corretto anche chiedersi da chi o dove questi ragazzi apprendano taluni comportamenti e intervenire in merito. Alcune misure che avete inserito le avevamo presentate tempo fa; altre abbiamo provato a mostrarvele, ma siete stati ciechi. Alla Camera dei deputati abbiamo presentato un emendamento che avrebbe consentito di utilizzare le intercettazioni anche per contrastare la pornografia minorile, la detenzione di materiale pornografico relativo ai minorenni, l'adescamento di minorenni e i maltrattamenti in famiglia, ma avete detto di no, perché nel paese delle meraviglie in cui abitate una misura del genere non serve.
Questa maggioranza purtroppo fa fatica a leggere persino l'evidenza. La fabbrica di criminalità giovanile che affolla il Parco Verde si sostituisce allo Stato, quando lo Stato non c'è, quando ci sono degrado, emarginazione e povertà, che tolgono l'opportunità di vita a tante persone già dalla nascita, costringendole a diventare schiave dell'illegalità. Arrestare tutti indistintamente e buttare la chiave non basterebbe comunque a rendere Caivano immune dalla violenza (Applausi), perché non si cancella per decreto il senso di frustrazione, di esclusione sociale, di emarginazione e di abbandono che vivono migliaia di ragazzi, lì come altrove rinchiusi in quartieri ghetto, dove l'unica regola è la sopraffazione, dove - lo dico per conoscenza diretta, Presidente - l'intera giornata si apre e si consuma nel ghetto, tanto da incidere anche nell'accento che i ragazzi assumono nel linguaggio, differente nel Parco Verde da quello dei cittadini del centro storico.
È un'umanità isolata, che non può curarsi da sola. Le famiglie in molti casi sono disgregate dall'illegalità. Cercano di sopperire e intervengono le case famiglia e il volontariato del terzo settore (un pilastro del welfare italiano), che insieme alla parrocchia svolgono un ruolo straordinario, provando a colmare tante lacune. Si tratta di una generazione che, come dicevo, possiamo provare a salvare solo con un esercito di insegnanti, educatori, psicologi, pedagogisti e assistenti sociali. A Caivano però - e l'abbiamo provato con mano - ci sono solo tre assistenti sociali, in una realtà che ne ha un disperato bisogno.
Il Governo va avanti nel ridimensionamento della rete scolastica, anziché intervenire per rendere la scuola il cuore pulsante delle nostre periferie. Abbiamo appreso con stupore che si intende chiudere una scuola elementare nel cuore del Parco Verde, frequentata da 90 bambini, per aprire un presidio sanitario. Devono esistere entrambi: a Caivano non può esistere una guerra tra poveri, tra scuola e sanità. Se chiudi una scuola, apri le porte del carcere. La scuola è la prima ancora di salvezza, è un presidio. Allora per quale ragione avete pensato di chiudere nella sola Campania 100 istituti scolastici, presidi democratici imprescindibili? Faccio quindi appello alla vostra coscienza: stralciate il piano di ridimensionamento scolastico e fermatevi prima di creare nuovo isolamento e nuovo degrado culturale. (Applausi).
A proposito di scuola, la collega Barbara Floridia ha proposto un emendamento in cui si chiedeva di allungare fino a giugno i contratti del personale amministrativo, tecnico e ausiliario (ATA), previsti nel decreto-legge fino al 31 dicembre, perché la scuola chiude a giugno e non a dicembre. In quell'emendamento, che ovviamente è stato bocciato, si valorizzavano anche le attività di Agenda Sud, senza però togliere risorse all'Emilia-Romagna e alla legge n. 440 del 1997 sull'ampliamento dell'offerta formativa, ma facendo riferimento al Fondo per le esigenze indifferibili, perché non si può pretendere di risolvere un dramma togliendo risorse stanziate per altre tragedie.
La repressione, dunque, è utile a colpire l'illegalità diffusa, ma non serve a contrastare la precarietà economica e culturale. È necessario uno sforzo comune di comprensione e di umano coinvolgimento. Fermiamoci e domandiamoci com'è la vita per chi abita nel Parco Verde, la più grande piazza di spaccio d'Europa, e in tutte le Caivano d'Italia; domandiamoci che esistenza conducono quei bambini, che servizi hanno, che sanità, quali trasporti e quale istruzione. Se pensate di risolvere una condizione ontologica di sofferenza limitandovi alla gestione dell'ordine pubblico, vuol dire che avete scelto deliberatamente di fallire.
Non potete dunque affrontare una realtà del genere senza affrontare la problematica della necessità economica e lavorativa e in questi mesi il Governo ha contribuito notevolmente a peggiorare una situazione già critica. Quando avete cancellato il reddito di cittadinanza, vi siete chiesti come avrebbero sostituito quel sussidio padri di famiglia disperati, che vivono circondati dalla criminalità e attorniati dal ricatto delle mafie? Come lo faranno oggi le ulteriori 357.000 persone che vivono nella povertà assoluta (dato Istat), a cui si aggiungeranno le oltre 200.000 persone alle quali entro il 31 dicembre verrà tagliato il reddito di cittadinanza? Ve lo dico io: con un reddito da spaccio. (Applausi).
Fortuna Loffredo aveva sei anni, quando è stata lanciata nel vuoto per essersi sottratta all'ennesimo stupro; mentre le cuginette violentate dal branco sotto la minaccia di un bastone avevano dieci e dodici anni. Oggi questa barbarie chiama in causa la politica che non ha combattuto, almeno non abbastanza, per costruire una coscienza civica condivisa. La politica, insomma, non ha compreso e allora dobbiamo farlo adesso, per Caivano e per tutte le Caivano d'Italia, evitando interventi spot e rendendo strutturale un disegno di legge per le periferie disagiate. Occorre abolire gli agglomerati post-terremoto anni Ottanta nella provincia di Napoli, strutturare una rigenerazione urbana inclusiva e non emarginante, ma togliere alla criminalità il vivaio naturale che queste strutture offrono, per povertà e disagio. (Applausi).
PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Pirovano. Ne ha facoltà.
PIROVANO (LSP-PSd'Az). Signora Presidente, in questi giorni mi sono resa conto di essere veramente molto fortunata, come probabilmente molti di noi in quest'Aula. Per me che sono una ragazza di campagna, infatti, parlare di periferia è qualcosa che si vede nei film o al telegiornale, o che si legge sui giornali quando ci sono episodi drammatici come quelli che ci sono stati purtroppo anche a Caivano. Si tratta però di modi di vivere completamente incredibili per una persona che vive in un ambiente dignitoso e decoroso, insomma in una società civile, sia a livello di decoro urbano sia di sicurezza, con tutti i problemi che hanno i nostri piccoli paesi e le nostre cittadine.
Io ho ascoltato la testimonianza di don Patriciello, anche se sapevo alcune di queste cose, perché le avevo ascoltate o lette; tuttavia, sentirle dalla viva voce di una persona che ci vive e che conosce per nome e cognome quelle persone, quei bambini e quei ragazzi è stato veramente traumatico. Io credo che tutti se possibile, dovrebbero andarsi a rivedere le audizioni o comunque leggerne il resoconto, perché difficilmente ci si dimentica di quello che si è ascoltato.
Il presente decreto-legge è sicuramente anche la dimostrazione di una volontà di intervenire e di iniziare a mettere un tassello in qualcosa che è talmente grande che ancora oggi non è definibile per dimensioni, per importanza e per gravità.
Infatti il problema delle periferie italiane non è sicuramente solo Caivano, come ho sentito dire oggi ma anche nei lunghi interventi nelle Commissioni 1a e 2a riunite di questi ultimi giorni, e non è solo al Sud, non è solo nelle periferie del Sud perché ci sono esempi gravi anche nel Centro e nel Nord Italia; anche nella zona dove vivo, nella nostra Lombardia, ci sono casi abbastanza noti, quindi è un problema che riguarda tutto il Paese.
Proprio dopo aver ascoltato le testimonianze di Caivano e aver cercato di capire quali erano le proposte più interessanti che poi si sono trasformate in emendamenti, alcuni dei quali sono stati anche approvati, ho cercato di capire come si potesse almeno partire non per risolvere il problema, ma per conoscerlo, e mi sono resa conto che non esiste ad oggi una mappatura del territorio italiano per capire almeno quali siano le periferie con i problemi più gravi, perché poi ci sono diversi livelli di gravità, senza arrivare a Caivano, ovviamente. È nata così l'idea di presentare con il mio Gruppo un emendamento a mia prima firma, che sono davvero felice sia stato approvato, seppur con una riformulazione del Governo, che istituisce per la prima volta un osservatorio sulle periferie. Un osservatorio che non pensa di poter risolvere i problemi, sicuramente non nell'immediato, ma per cominciare a mappare la situazione delle periferie italiane, con degli obiettivi ben precisi che possono essere ovviamente poi declinati anche a livello a livello territoriale. Questo osservatorio, che è stato approvato proprio oggi in Commissione, va a monitorare le condizioni di vivibilità e di decoro, pensando a quella che potrebbe essere la riqualificazione, sia da un punto di vista sociale che urbano, senza ovviamente tralasciare la questione scolastica di cui abbiamo ampiamente dibattuto in questi giorni, che è presente nel decreto, ma soprattutto vuole promuovere la cultura del rispetto della legalità, in particolare per le nuove generazioni. Ovviamente il testo dell'emendamento lo potete leggere; ne abbiamo discusso quest'oggi. Credo che sia importante conoscere il fenomeno per poter capire quali interventi fare, perché ho l'impressione che in questi anni, da parte di tutte le maggioranze che ci sono succedute in quest'Aula ci sia stata la volontà di affrontare il problema, ma a volte gli interventi sono degli spot; ci sono dei bandi sulla riqualificazione per la parte sport, bandi per la riqualificazione e la rigenerazione urbana: sono state fatte delle cose, ma non basta. È importante il decoro di una città, è importante vivere in un in un ambiente dignitoso, decoroso e anche bello, come è stato detto anche da colleghi in Commissione, ma è importante anche la sicurezza. Quindi tutta la parte legata alla lotta alla criminalità, che riguardi adulti o minori - non entro nel dettaglio, perché sarebbe veramente troppo complicato e lascio il compito alla collega senatrice Stefani che farà la dichiarazione di voto domani - tutta la parte legata alla repressione, che è l'altra critica che è emersa in questi giorni in Commissione, non credo che possa essere separata dalla prevenzione e dalla volontà di costruire un futuro migliore soprattutto per le nuove generazioni, ma non solo, per chi vive in questi paesi, perché chi vive lì, quelli che sono stati chiamati durante le audizioni come eroi, che riescono a mantenersi puliti e ad avere il coraggio di non cadere nella spirale della delinquenza e della criminalità devono anche essere protetti (Applausi) e siamo noi che dobbiamo farlo affinché domani siano ancora vivi, per poter godere delle iniziative future che spero ci saranno dopo questo decreto.
Mi auguro che questo decreto sia l'inizio di un percorso. Sicuramente Caivano aveva bisogno di interventi, ma Caivano non dovrà essere dimenticato perché quando ci sarà il nuovo centro sportivo ex Delphinia, non dovrà fare la fine di quello che è stato abbandonato anni fa dal vecchio gestore da un giorno all'altro ed è stato completamente distrutto, lasciando addirittura l'acqua aperta per non so quanti mesi. (Applausi). Quindi è importante che si pensi già da oggi a come aiutare i cittadini di Caivano, soprattutto i giovani, ad agevolarli anche per i corsi e per usufruire di tutto quello che verrà fatto e anche di quello che ci sarà da fare in futuro per mantenere questi luoghi dignitosi.
Ci sono altre cose importanti, in questo provvedimento, che non riguardano solo Caivano, ovviamente, ma riguardano tutti i Comuni d'Italia, concernenti l'obbligo di frequenza scolastica. C'è una previsione importante, di cui si è parlato poco, contenuta in un emendamento, se non erro, del Governo, che riguarda un coinvolgimento maggiore della figura dei sindaci per incrociare i dati sull'effettiva iscrizione scolastica dei bambini che sono in età di scuola dell'obbligo e quelli dei registri dell'anagrafe. Questo credo che sia un buon inizio. Questa anagrafe incrociata dovrà essere implementata e saranno i sindaci che dovranno fare questo incrocio di dati per verificare che tutti i bambini nell'età dell'obbligo scolastico vengano iscritti a scuola, ovviamente con tutte le conseguenze che sappiamo essere comprese nel decreto per i genitori responsabili di questi bambini che non sono stati iscritti o comunque non frequentano senza giusto motivo. Un altro nostro emendamento a cui tengo, che è stato approvato, riguarda il coinvolgimento degli enti del terzo settore, una battaglia che hanno fatto anche diversi Gruppi, per contrastare la dispersione scolastica.
Ovviamente, sono tante le cose da dire e non posso entrare in tutti i dettagli. Ci tengo a dire però che se queste periferie così disagiate (senza arrivare agli estremi di Caivano, penso anche alle nostre cittadine che magari hanno più problemi giovanili) resistono e hanno resistito fino ad oggi e sopravvivono nell'attesa che qualcuno si decida ad aiutarle sul serio è perché oltre alle istituzioni che spesso, come è accaduto a Caivano, sono poco presenti - perché con Amministrazioni comunali commissariate prima per mafia, poi perché auto-sciolte, dove ogni due giorni arriva un nuovo commissario, è difficile gestire un Comune e ve lo dice un sindaco, perché avere un commissario o un sindaco eletto non è esattamente la stessa cosa - è perché ci sono associazioni, volontari e una rete territoriale composta che va dal volontario semplice alla parrocchia, alla scuola, al professore che magari nell'orario extrascolastico diventa a sua volta volontario sostituendosi agli assistenti sociali mancanti in quei Comuni che ne hanno solo tre (anche qui credo che le assunzioni siano sacrosante). Grazie a questa gente, sono certa che gli interventi nostri e del Governo saranno ancora migliori perché saranno loro a dirci dove intervenire con priorità, saranno loro a garantire che ci sia sempre un collante tra le istituzioni e i cittadini che si sono sentiti per tanto tempo dimenticati. Qui rivolgo un appello al Governo. Vedo il ministro Ciriani presente, che è stato assieme al sottosegretario Ostellari, qui dietro di me, sempre presente durante le Commissioni: impegniamoci tutti affinché questa non resti una goccia nell'Oceano e che sia l'inizio di un percorso per aiutare davvero tutti i nostri cittadini che non vivono come noi, almeno come me, in realtà dove ci si stupisce per una buca nell'asfalto e dove un omicidio è una cosa che si vede solo, per fortuna, ai telegiornali. Grazie, quindi, per la collaborazione, grazie anche alle opposizioni per il prezioso supporto, grazie al presidente Balboni, sempre gentile e disponibile in queste lunghe giornate. (Applausi).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Della Porta. Ne ha facoltà.
DELLA PORTA (FdI). Signor Presidente, colleghe e colleghi,rappresentante del Governo, il decreto Caivano è prima di tutto un atto di orgoglio che pone un principio e stabilisce un metodo che varrà anche per il futuro, come ha chiaramente affermato il nostro Presidente del Consiglio Giorgia Meloni. Uno Stato che torna a fare lo Stato, che non gira il viso dall'altra parte e che non pone l'altra guancia ai criminali è uno Stato che si riappropria del suo territorio e che ripristina la legalità dove fino ad oggi ha regnato imperturbata la delinquenza. Prima di entrare nel merito di un provvedimento così complesso, però, voglio rispondere a qualche affermazione e ad alcune considerazioni emerse durante il dibattito, soprattutto in Commissione, partendo da questa affermazione che voglio leggere per intero. «Si accoglie con favore l'intervento normativo capace di affrontare il tema da diverse prospettive in un approccio interdisciplinare che dovrebbe ispirare e caratterizzare ogni decisione inerente all'infanzia e all'adolescenza». Chi dice questo non è un facinoroso uomo di destra, ma è Carla Garlatti, il garante per l'infanzia e l'adolescenza, per rispondere a chi addita il provvedimento di essere securitario e repressivo.
A chi dice che non c'è solo Caivano rivolgo due considerazioni. È vero, di aree degradate in Italia ce ne sono molte, ma da qualche parte bisogna pur cominciare. Caivano con le sue "stese", il suo spaccio e la sua violenza esiste da tanti anni, anche quando al Governo c'eravate voi, che evidentemente giravate la faccia dall'altra parte. Caivano può essere un modello di cambiamento per il futuro delle aree degradate, un esperimento fatto con il cuore e con la testa, per cercare di capire come si possono affrontare e vincere sfide in contesti così difficili.
Quello in discussione è un provvedimento che, contrariamente a quanto affermato da alcuni, indica una via e confeziona strumenti che agiscono in maniera preventiva, tanto che le norme in esso contenute sono state il frutto di interlocuzioni avute con chi si occupa da anni di questi temi, come i giudici minorili; sono misure in larga parte sollecitate, come ho appena detto, dai giudici minorili, dalle Forze di polizia e da chi, come don Patriciello, vive il territorio con spirito di servizio e di tutela verso i più deboli. Non è un caso che sia stato nominato commissario per il risanamento e la riqualificazione di Caivano Fabio Ciciliano (Applausi), un uomo e uno sportivo che conosce molto bene quel territorio e che un tempo in quella piscina che tra poco sarà donata nuovamente alla comunità di Caivano si allenava con i suoi ragazzi. (Applausi).
I capisaldi di questo decreto-legge possiamo riassumerli in tre punti: il contrasto al disagio giovanile e alla povertà educativa, il contrasto alla criminalità minorile e la tutela del minore in ambito digitale. Intanto voglio dire che non cambia l'imputabilità; ho sentito prima dire che sarebbe cambiata l'imputabilità del minore, ma resta ferma a quattordici anni, come è previsto dal nostro codice ormai dalla notte dei tempi. Ci sono dei provvedimenti che riguardano gli infraquattordicenni, come l'ammonimento, che serve solo a responsabilizzare i genitori e a far comprendere loro che non mandare i figli a scuola è un fatto illecito che nuoce alla salute dei loro figli. (Applausi).
Al contempo crescono i finanziamenti per le scuole delle zone a rischio e crescono anche gli incentivi per gli insegnanti che continuano a portare avanti la loro missione in quartieri così pericolosi. Su questo specifico punto voglio riportare le parole del ministro Nordio, il quale ha detto che viene rafforzata la sanzione nei confronti dei genitori che abbandonano i figli e non li fanno andare a scuola e che prima il reato di dispersione assoluta era punito solo con una sanzione platonica mentre oggi è elevato al rango di delitto con lo scopo precipuo di aiutare il minore, facendo comprendere al genitore il disvalore di quella condotta. (Applausi).
Il secondo punto è il contrasto alla criminalità minorile. Come ho detto, esiste una parte sanzionatoria in questo decreto-legge, ma c'è una parte ancor più delicata e importante che riguarda invece il fine rieducativo della norma. Sulla parte sanzionatoria è stato già ricordato il Daspo urbano per i minori ultraquattordicenni e il divieto di avvicinamento in locali pubblici, ma anche a scuola e università, che serve per contrastare lo spaccio di sostanze stupefacenti in quei territori e soprattutto in quelle zone. Non è un caso che don Patriciello abbia affermato solo qualche giorno fa che, da quando è intervenuto il Governo Meloni a Caivano, lo spaccio di droga si è azzerato. (Applausi). Il cosiddetto Daspo Willy contro la movida violenta può essere applicato anche per il reato di porto d'arma impropria, quello di violenza o minaccia a un pubblico ufficiale e il reato di resistenza a un pubblico ufficiale.
Come ho detto, questo decreto prevede però una importante fase rieducativa e il fulcro sono i lavori socialmente utili: nuove disposizioni sui percorsi rieducativi contenuti nell'articolo 8 per i reati fino a cinque anni, l'istanza di definizione anticipata del procedimento subordinata ad un percorso di reinserimento sociale del minore, con lo svolgimento di lavori socialmente utili o la collaborazione a titolo gratuito con enti non profit o lo svolgimento di altre attività a beneficio della comunità. Oggi dai banchi dell'opposizione ho sentito quella che viene definita una fake news, e cioè che noi vogliamo elidere il diritto alla messa alla prova per i minorenni. Non è così; o la norma non l'avete letta o, se l'avete letta, non l'avete compresa. (Applausi). Infatti, la messa alla prova viene elisa per chi ha commesso reati gravissimi come l'omicidio volontario aggravato, la violenza sessuale aggravata o l'estorsione aggravata. Siccome in questo Stato esiste un caposaldo del nostro sistema penale che è quello della proporzionalità della pena, è normale che non possiamo trattare allo stesso modo un ragazzo che ruba una mela rispetto a un altro che ha violentato una donna. (Applausi).
L'ultima parte è quella della tutela digitale: il decreto-legge prevede l'obbligo per i fornitori di servizi di comunicazione elettronica di assicurare la disponibilità delle applicazioni di controllo parentale, il cosiddetto parental control, nell'ambito dei contratti di fornitura. Si è intervenuti sulla pornografia, anche e soprattutto per difendere la dignità delle donne su un tema così delicato che sta impattando la nostra società. Sono state inserite norme sul parental control - come ho detto - poiché il tema del blocco dell'accesso e della certificazione dell'età dei minori è una materia che incide molto sulla privacy. In questo senso, il ministro Roccella ha chiarito che il Governo intende sollecitare e sostenere la responsabilità educativa in primo luogo attraverso la famiglia, implementando il parental control mediante app che già esistono ma non vengono utilizzate, creare in prospettiva un controllo automatico offerto in tutti i device con un'icona immediatamente riconoscibile, come i seggiolini che hanno l'allarme incorporato.
Com'è noto, il decreto aumenta anche le pene per lo spaccio di lieve entità. (Applausi). Ebbene, anche su questo punto è emersa da parte dei colleghi dell'opposizione l'ironica constatazione che finalmente il Governo si è accorto che in Italia c'è un problema di spaccio e di tossicodipendenza. Ma dite davvero? Voi che ci propinate ogni giorno il dogma della droga libera venite a dire a noi che abbiamo eretto a baluardo della nostra azione politica la lotta alle droghe una cosa del genere? (Applausi). Guardate che a vivere di paradossi si rischia grosso, perché il paradosso è come una bella cravatta che più la si stringe, più diventa un nodo scorsoio. (Applausi).
Mi avvio a conclusione: per noi che siamo da questa parte dell'emiciclo, l'amor patrio è una cosa seria, una sensazione fisica che sentiamo quando vediamo sventolare il tricolore o quando sentiamo l'Inno di Mameli. Mi auguro che sia così anche per voi che siete dall'altra parte dell'emiciclo, perché altrimenti sareste italiani per l'anagrafe e non per la Patria. (Applausi).
PRESIDENTE. Dichiaro chiusa la discussione generale.
Rinvio il seguito della discussione del disegno di titolo ad altra seduta.