Legislatura 19ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 118 del 26/10/2023

Interrogazione sulla situazione dell'ex Ilva di Taranto

(3-00764) (25 ottobre 2023)

Boccia, Misiani, Martella. - Al Ministro dell'economia e delle finanze -

                    Premesso che:

            la situazione dello stabilimento ex ILVA di Taranto è estremamente preoccupante e l'incontro del 20 ottobre 2023 tra il Governo e le organizzazioni sindacali ha confermato l'assenza di una strategia volta a garantire la continuità operativa per l'azienda. Dopo 5 anni di gestione Arcelor Mittal e l'impiego di ingenti risorse a carico del bilancio pubblico, la produzione dello stabilimento è a rischio di collasso. L'altoforno 3 è stato demolito, il 5 è in fase di terminazione, mentre per gli altoforni 1 e 2 è prevista la chiusura alla fine del 2024, salvo riqualificazione. Nel 2023 la produzione scenderà sotto i 3 milioni di tonnellate, con una previsione di successiva ulteriore riduzione fino a 1,7 milioni. Allo stato attuale in ADI (Acciaierie d'Italia) sono occupati 3.500 dipendenti su un totale di 8.200 e continua il ricorso agli ammortizzatori sociali. Dall'ultimo bilancio di ADI emergono debiti per 2 miliardi di euro, in gran parte verso altre società di Arcelor Mittal, che nel 2023 sarebbero saliti a oltre 2,5 miliardi;

            i provvedimenti finora adottati dal Governo, per affrontare la situazione dell'ex ILVA di Taranto, ne hanno aggravato lo stato di crisi, capovolgendo il percorso finalizzato alla ripresa della produzione e dei livelli occupazionali, alla decarbonizzazione e alla messa in sicurezza ambientale del sito. Gran parte delle misure adottate nel corso dell'ultimo anno risponde a richieste di Arcelor Mittal, con grave pregiudizio per gli interessi dei lavoratori, delle imprese dell'indotto, della città di Taranto, della tutela della salute dei cittadini e dell'interesse nazionale. Il decreto-legge n. 2 del 2023 ha sbloccato risorse per 680 milioni di euro a carico del bilancio pubblico in favore di Arcelor Mittal per garantire liquidità all'azienda e ha sancito il ritorno dello scudo penale in suo favore. Con l'articolo 9-bis del decreto-legge n. 69 del 2023, è stata prevista in favore di Arcelor Mittal la salvaguardia penale agli interventi di decarbonizzazione e stabilito che l'azienda possa essere ceduta anche in caso di sequestro degli impianti, consentendone la continuità operativa anche nel caso in cui la Corte di giustizia dell'Unione europea dovesse confermare la confisca degli impianti;

            sul piano della riconversione del sito, l'attuazione del piano di decarbonizzazione, che dovrebbe portare alla totale elettrificazione dell'area a caldo con un investimento di oltre 5 miliardi di euro, risulta di fatto ferma, mentre incombe la scadenza del 2026, anno in cui finirà l'esenzione dello stabilimento di Taranto dal sistema UE dei "certificati verdi". Sul fronte delle risorse da mettere a disposizione per il rilancio e la riconversione dello stabilimento di Taranto sono stati fatti passi indietro. A fronte dello stralcio dal PNRR del finanziamento di un miliardo di euro destinato ad attivare la produzione del "preridotto", il Governo non ha finora chiarito quali e quante risorse saranno messe a disposizione tramite il fondo di sviluppo e coesione, il REPowerEU e il JTF. In tale contesto preoccupa il trasferimento del miliardo di euro dal PNRR al FSC, tenuto conto che su tale fondo dovranno essere riposizionati anche tutti gli altri interventi definanziati a seguito della revisione del piano, nonché il capitolo REPowerEU su cui si dovrà trovare un accordo con la UE;

            nel corso dell'audizione presso la X Commissione della Camera del 17 ottobre 2023, il presidente ADI ha elencato le principali criticità che il complesso dell'ex ILVA di Taranto sta affrontando, di carattere sia giudiziario che finanziario e societario. Tra queste vi sono: a) la difficoltà di ADI ad accedere a forme di finanziamento di mercato e il fatto che la società, non avendo la proprietà degli impianti ed essendo l'accordo tra azionisti di durata limitata, non possa finanziare l'ingente circolante con il credito commerciale; b) l'aumento dei costi, dovuto alla crisi energetica, che ha ridotto il finanziamento del circolante con la cassa generata dalla gestione costringendo a ridurre la produzione e impedendo di procedere nelle emissioni degli ordini per la realizzazione dei nuovi impianti; c) la difficoltà di sostenere la fornitura commerciale di gas che è destinata a sostituire il servizio di fornitura in regime di default di cui ADI beneficia attualmente, a causa non solo dell'aumento congiunturale del costo del gas determinato dal recente conflitto mediorientale, ma anche della situazione finanziaria dell'azienda. Per tale ragione potrebbe determinarsi uno scenario di interruzione del servizio del gas con una conseguente interruzione della produzione; d) le tempistiche strette richieste dal settore siderurgico che contrastano con le lentezze delle decisioni sul sito, a causa della "situazione giuridica, normativa e contrattuale nella quale la società si trova ad operare";

            in data 23 ottobre, Invitalia, la società pubblica che fa capo al Ministero dell'economia e delle finanze e che detiene il 38 per cento delle quote di ADI, ha inviato una lettera al presidente e all'amministratore di ADI e ad Arcelor Mittal, con una serie di rilievi sul mancato rispetto delle pattuizioni contrattuali. In primo luogo, viene contestata ad ADI la mancata comunicazione al socio pubblico in merito allo stato della società siderurgica ai fini della valutazione sul possibile esercizio dei propri diritti, ivi compresa la sussistenza dei presupposti per l'ammissione di ADI alla procedura di amministrazione straordinaria, come previsto dal decreto-legge n. 2 del 2023. In secondo luogo, viene evidenziato il mancato aggiornamento dei piani di produzione dell'acciaio, nonché delle comunicazioni relative alla situazione economico-patrimoniale e finanziaria e ai flussi di cassa a 12 mesi, per far fronte all'impegno assunto di portare la produzione di acciaio a 4 milioni di tonnellate. Infine, viene sottolineato che l'11 settembre 2023, il ministro Fitto avrebbe sottoscritto un memorandum con l'amministratore delegato di ADI e Arcelor Mittal, senza alcuna chiarezza sugli impegni finanziari assunti dalle parti;

            la sottoscrizione del memorandum da parte dell'amministratore delegato di ADI, secondo Invitalia, sarebbe avvenuta senza alcuna preventiva informazione al consiglio di amministrazione di ADI e successivamente senza alcuna comunicazione di merito nel corso delle sedute del consiglio di amministrazione di ADI del 21 settembre e del 16 ottobre 2023;

            tale accordo, oltre a confermare il cambio netto della posizione del Governo in favore di Arcelor Mittal, apre la strada alla cessione al gruppo franco-indiano della quota pubblica, archiviando ogni ipotesi finora sostenuta di portare Invitalia al 60 per cento del capitale di ADI con il coinvolgimento di una cordata di imprenditori siderurgici italiani con l'obiettivo di rilanciare lo stabilimento di Taranto;

            i sindacati hanno sottolineato la gravità della vicenda evidenziando che, nell'incontro con il Governo del 27 settembre 2023, i Ministri presenti avrebbero negato la sottoscrizione di un memorandum con Arcelor Mittal ed oggi chiedono trasparenza e certezze sulla situazione e sul futuro degli stabilimenti siderurgici di Taranto, Genova e Novi Ligure,

            si chiede di sapere:

            se corrisponda al vero che il ministro Fitto abbia sottoscritto un memorandum of understanding con l'amministratore delegato di ADI e Arcelor Mittal;

            se il Ministro in indirizzo sia stato preventivamente informato e ne abbia condiviso i contenuti e se sia a conoscenza di comunicazioni in tal senso anche nei confronti della società pubblica che fa capo al Ministero e che detiene il 38 per cento delle quote di ADI;

            se intenda chiarire le motivazioni sottostanti alla mancata comunicazione della sottoscrizione del memorandum da parte del ministro Fitto e dell'amministratore delegato di ADI a tutti i soggetti interessati, ivi compresi i sindacati e il consiglio di amministrazione di ADI;

            se intenda rendere pubblici i contenuti del memorandum al fine di comprendere quali siano le condizioni e le prospettive per ADI e la strategia che si intende mettere in atto con tale accordo per garantire la continuità aziendale e i livelli occupazionali di una realtà di importanza strategica per il Paese;

            se sia interesse di tutto il Governo procedere alla cessione delle quote pubbliche ad Arcelor Mittal, rinunciando al percorso finalizzato a portare società pubblica che fa capo al Ministero al controllo del capitale di ADI.