Legislatura 19ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 118 del 26/10/2023
Azioni disponibili
Interrogazione sulla normativa fiscale relativa al rientro dei lavoratori dall'estero
(3-00765) (25 ottobre 2023)
Unterberger, Spagnolli, Patton. - Al Ministro dell'economia e delle finanze -
Premesso che:
stando alla bozza di decreto legislativo sulla fiscalità internazionale attualmente in circolazione, il Governo sarebbe in procinto di operare una forte "stretta" sul regime degli "impatriati", l'agevolazione introdotta nel 2015, e poi modificata negli anni, che in base al sistema vigente garantisce importanti sconti fiscali ai lavoratori e alle lavoratrici che decidono di trasferire la loro residenza in Italia;
a decorrere dal periodo d'imposta 2024, l'agevolazione fiscale sarebbe circoscritta, infatti, al "personale altamente qualificato e specializzato", escludendo le altre categorie di lavoratori;
inoltre, verrebbe ridotta la percentuale complessiva del vantaggio fiscale, con una detassazione al 50 per cento della base imponibile (entro il limite di 600.000 euro) per cinque anni e senza distinzione tra le regioni, rispetto a quella attualmente in vigore, che è estensibile fino a dieci anni e con percentuali che oscillano tra il 70 e il 90 per cento a seconda dei casi;
secondo l'attuale sistema, infatti, i redditi prodotti in Italia concorrono alla formazione del reddito complessivo solo al 30 per cento del relativo ammontare per cinque anni, percentuale che si riduce al 10 per cento se si trasferisce la residenza in una regione del Sud;
inoltre, in caso di lavoratori con figli minori a carico, le agevolazioni fiscali si applicano attualmente per ulteriori cinque periodi d'imposta, con agevolazioni fiscali del 50 per cento e del 90 per cento a seconda del numero di figli e in caso di acquisto di un immobile residenziale in Italia (detto "radicamento"), tutte previsioni che sarebbero invece escluse dalla riforma;
ulteriore requisito richiesto dal nuovo regime agevolativo sarebbe il tempo minimo di permanenza all'estero e in Italia per coloro che intendono usufruire del beneficio fiscale: aumento da due a tre anni di lavoro all'estero e introduzione di un vincolo che impegnerebbe il beneficiario a lavorare in Italia per almeno cinque anni (mentre attualmente gli anni sono due), pena la decadenza e la restituzione dell'agevolazione goduta;
considerato che:
l'Italia, come la maggior parte dei Paesi europei, patisce una significativa carenza di manodopera e personale specializzato, soprattutto nei settori della sanità e della formazione: è la cosiddetta fuga dei cervelli, una problematica di cui si discute da anni, senza trovare soluzioni soddisfacenti;
soprattutto nei territori di confine, come l'Alto Adige/Südtirol, che deve competere con mercati del lavoro più competitivi, come Austria e Germania, e con salari più alti e costo della vita più basso, i sudtirolesi di madrelingua tedesca spesso scelgono di frequentare le università nei Paesi tedeschi e in più, secondo i dati, 8 altoatesini su 10 che ricevono una formazione professionale all'estero, vi rimangono, mentre solo due tornano in Italia;
la problematica richiederebbe interventi strutturali per migliorare le condizioni di vita di giovani accademici e professionisti, relativamente a salari, alloggi, politiche di conciliazione famiglia e lavoro, che però non sono attuabili in tempi brevi;
nel frattempo, l'unica misura che ha avuto effetti positivi è quella degli interventi finalizzati a riconoscere incentivi fiscali agli impatriati: secondo l'ultima analisi del Ministero dell'economia e delle finanze sulle dichiarazioni IRPEF, nel 2021, il regime degli "impatriati" ha interessato oltre 21.200 lavoratori dipendenti, per un ammontare lordo medio da lavoro dipendente di 121.241 euro annui e con un effetto non del tutto trascurabile in termini di gettito fiscale;
la stretta sugli incentivi fiscali in vigore rischierebbe di disincentivare fortemente il rientro dei lavoratori dall'estero, compresi quelli che avevano già programmato il rientro in Italia, con grave danno soprattutto per il settore dell'impresa, che trarrebbe invece grande giovamento dall'ingresso di lavoratori, anche non altamente specializzati, data la forte carenza di professionalità e manodopera qualificata in diversi settori;
peraltro, già in passato si è riscontrata notevole incertezza giuridica in merito alla sussistenza dei requisiti di elevata qualificazione o specializzazione, cosa che la riforma del regime agevolativo, stando al testo in circolazione, andrebbe ad acuire;
inoltre, il decreto introdurrebbe un regime transitorio finalizzato a salvaguardare coloro che conseguiranno la loro residenza fiscale in Italia entro il 31 dicembre 2023, non applicandosi però di fatto a coloro che, trasferitisi nel secondo semestre del 2023, non farebbero in tempo a maturare il periodo minimo richiesto di 183 giorni per il trasferimento della residenza fiscale in Italia;
ciò avrebbe pesanti ricadute soprattutto su quelle famiglie che si sono trasferite in Italia facendo affidamento sul sistema vigente e che, oltre a non essere ammesse allo sgravio, non potrebbero più contare nemmeno sulle agevolazioni di maggior favore connesse al "radicamento" e alla presenza di figli minori;
infine, pur comprendendo la volontà del legislatore di contrastare gli abusi, come nel caso di attività economiche volte ad effettuare "delocalizzazioni lampo" per ottenere gli sgravi fiscali, non si capisce invece quali siano le motivazioni di una siffatta restrizione delle agevolazioni fiscali per i lavoratori impatriati, specializzati o meno, visto che il problema della "fuga dei cervelli", come anche quello della carenza di manodopera, sono del tutto irrisolti e, al contrario, il Governo dovrebbe invece incentivare il rientro, anche degli studenti,
si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo voglia risolvere, in sede di approvazione definitiva del testo del provvedimento, le problematiche esposte, intervenendo sull'ambito applicativo della norma, con particolare riferimento alla tipologia di lavoratori ammessi al beneficio, al fine di incentivare il rientro e il trasferimento in Italia di lavoratori e lavoratrici italiani all'estero, specie nei territori di confine, e se non voglia introdurre incentivi di questo tipo anche per gli studenti, soprattutto in materie come la sanità e la formazione che riscontrano una forte carenza di personale.