Legislatura 19ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 118 del 26/10/2023
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INTERROGAZIONI A RISPOSTA IMMEDIATA, AI SENSI DELL'ARTICOLO 151-BIS DEL REGOLAMENTO
Interrogazione sulla normativa fiscale relativa al rientro dei lavoratori dall'estero
(3-00765) (25 ottobre 2023)
Unterberger, Spagnolli, Patton. - Al Ministro dell'economia e delle finanze -
Premesso che:
stando alla bozza di decreto legislativo sulla fiscalità internazionale attualmente in circolazione, il Governo sarebbe in procinto di operare una forte "stretta" sul regime degli "impatriati", l'agevolazione introdotta nel 2015, e poi modificata negli anni, che in base al sistema vigente garantisce importanti sconti fiscali ai lavoratori e alle lavoratrici che decidono di trasferire la loro residenza in Italia;
a decorrere dal periodo d'imposta 2024, l'agevolazione fiscale sarebbe circoscritta, infatti, al "personale altamente qualificato e specializzato", escludendo le altre categorie di lavoratori;
inoltre, verrebbe ridotta la percentuale complessiva del vantaggio fiscale, con una detassazione al 50 per cento della base imponibile (entro il limite di 600.000 euro) per cinque anni e senza distinzione tra le regioni, rispetto a quella attualmente in vigore, che è estensibile fino a dieci anni e con percentuali che oscillano tra il 70 e il 90 per cento a seconda dei casi;
secondo l'attuale sistema, infatti, i redditi prodotti in Italia concorrono alla formazione del reddito complessivo solo al 30 per cento del relativo ammontare per cinque anni, percentuale che si riduce al 10 per cento se si trasferisce la residenza in una regione del Sud;
inoltre, in caso di lavoratori con figli minori a carico, le agevolazioni fiscali si applicano attualmente per ulteriori cinque periodi d'imposta, con agevolazioni fiscali del 50 per cento e del 90 per cento a seconda del numero di figli e in caso di acquisto di un immobile residenziale in Italia (detto "radicamento"), tutte previsioni che sarebbero invece escluse dalla riforma;
ulteriore requisito richiesto dal nuovo regime agevolativo sarebbe il tempo minimo di permanenza all'estero e in Italia per coloro che intendono usufruire del beneficio fiscale: aumento da due a tre anni di lavoro all'estero e introduzione di un vincolo che impegnerebbe il beneficiario a lavorare in Italia per almeno cinque anni (mentre attualmente gli anni sono due), pena la decadenza e la restituzione dell'agevolazione goduta;
considerato che:
l'Italia, come la maggior parte dei Paesi europei, patisce una significativa carenza di manodopera e personale specializzato, soprattutto nei settori della sanità e della formazione: è la cosiddetta fuga dei cervelli, una problematica di cui si discute da anni, senza trovare soluzioni soddisfacenti;
soprattutto nei territori di confine, come l'Alto Adige/Südtirol, che deve competere con mercati del lavoro più competitivi, come Austria e Germania, e con salari più alti e costo della vita più basso, i sudtirolesi di madrelingua tedesca spesso scelgono di frequentare le università nei Paesi tedeschi e in più, secondo i dati, 8 altoatesini su 10 che ricevono una formazione professionale all'estero, vi rimangono, mentre solo due tornano in Italia;
la problematica richiederebbe interventi strutturali per migliorare le condizioni di vita di giovani accademici e professionisti, relativamente a salari, alloggi, politiche di conciliazione famiglia e lavoro, che però non sono attuabili in tempi brevi;
nel frattempo, l'unica misura che ha avuto effetti positivi è quella degli interventi finalizzati a riconoscere incentivi fiscali agli impatriati: secondo l'ultima analisi del Ministero dell'economia e delle finanze sulle dichiarazioni IRPEF, nel 2021, il regime degli "impatriati" ha interessato oltre 21.200 lavoratori dipendenti, per un ammontare lordo medio da lavoro dipendente di 121.241 euro annui e con un effetto non del tutto trascurabile in termini di gettito fiscale;
la stretta sugli incentivi fiscali in vigore rischierebbe di disincentivare fortemente il rientro dei lavoratori dall'estero, compresi quelli che avevano già programmato il rientro in Italia, con grave danno soprattutto per il settore dell'impresa, che trarrebbe invece grande giovamento dall'ingresso di lavoratori, anche non altamente specializzati, data la forte carenza di professionalità e manodopera qualificata in diversi settori;
peraltro, già in passato si è riscontrata notevole incertezza giuridica in merito alla sussistenza dei requisiti di elevata qualificazione o specializzazione, cosa che la riforma del regime agevolativo, stando al testo in circolazione, andrebbe ad acuire;
inoltre, il decreto introdurrebbe un regime transitorio finalizzato a salvaguardare coloro che conseguiranno la loro residenza fiscale in Italia entro il 31 dicembre 2023, non applicandosi però di fatto a coloro che, trasferitisi nel secondo semestre del 2023, non farebbero in tempo a maturare il periodo minimo richiesto di 183 giorni per il trasferimento della residenza fiscale in Italia;
ciò avrebbe pesanti ricadute soprattutto su quelle famiglie che si sono trasferite in Italia facendo affidamento sul sistema vigente e che, oltre a non essere ammesse allo sgravio, non potrebbero più contare nemmeno sulle agevolazioni di maggior favore connesse al "radicamento" e alla presenza di figli minori;
infine, pur comprendendo la volontà del legislatore di contrastare gli abusi, come nel caso di attività economiche volte ad effettuare "delocalizzazioni lampo" per ottenere gli sgravi fiscali, non si capisce invece quali siano le motivazioni di una siffatta restrizione delle agevolazioni fiscali per i lavoratori impatriati, specializzati o meno, visto che il problema della "fuga dei cervelli", come anche quello della carenza di manodopera, sono del tutto irrisolti e, al contrario, il Governo dovrebbe invece incentivare il rientro, anche degli studenti,
si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo voglia risolvere, in sede di approvazione definitiva del testo del provvedimento, le problematiche esposte, intervenendo sull'ambito applicativo della norma, con particolare riferimento alla tipologia di lavoratori ammessi al beneficio, al fine di incentivare il rientro e il trasferimento in Italia di lavoratori e lavoratrici italiani all'estero, specie nei territori di confine, e se non voglia introdurre incentivi di questo tipo anche per gli studenti, soprattutto in materie come la sanità e la formazione che riscontrano una forte carenza di personale.
Interrogazione sul regime di detassazione per i lavoratori "impatriati"
(3-00758) (24 ottobre 2023)
Renzi, Enrico Borghi, Paita, Fregolent, Musolino, Sbrollini, Scalfarotto. - Al Ministro dell'economia e delle finanze -
Premesso che:
il decreto legislativo 14 settembre 2015, n. 147, ha introdotto il regime speciale per i lavoratori "impatriati", il quale consiste nella detassazione del 70 per cento (elevato all'80 per cento per le regioni del Sud) degli emolumenti maturati da lavoratori italiani che sono stati almeno due anni all'estero e si impegnano a tornare e restare in Italia per almeno due anni;
la detassazione si applica per quattro anni (cinque se si ha un figlio), prorogabili di ulteriori cinque se il cittadino che rientra in Italia acquista un'immobile da adibire ad uso residenziale, anche se gli per gli ulteriori cinque anni si prevede una detassazione del 50 per cento (60 al Sud), elevata al 90 per cento se si hanno tre figli;
secondo organi di stampa e alla luce di alcuni approfondimenti, risulta agli interroganti che il Governo stia valutando di modificare il suddetto regime: a) riducendo la detassazione dal 70 al 50 per cento; b) prevedendo un tetto massimo pari a 600.000 euro; c) incrementando il periodo di permanenza minima all'estero da due a tre anni e quello di permanenza in Italia da due a cinque anni; d) riconoscendo il regime agevolativo esclusivamente ai lavoratori che, rientrati in Italia, avviino un rapporto di lavoro "nuovo" e con un soggetto diverso dal datore di lavoro presso il quale era impiegato all'estero; e) eliminando la proroga del regime agevolativo, che dunque si riduce, di fatto, da dieci a cinque anni;
tali modifiche appaiono del tutto incoerenti con la ratio e la finalità della misura, che si proponeva proprio di riportate nel Paese il prezioso "capitale umano" disperso nel corso dei decenni, con indubbi benefici per la finanza pubblica e l'economia grazie al "rientro" delle risorse finanziarie che questo accompagnano e che, altrimenti, sarebbe rimasto confinato a promuovere la crescita economica e sociale in Paesi esteri,
si chiede di sapere:
se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza di quanto riportato e se non ritenga utile confermare l'attuale disciplina del regime speciale per i lavoratori impatriati;
quali siano stati, nel corso degli anni, gli effetti del suddetto regime sulla finanza pubblica e sul sistema economico, sia in termini di gettito (diretto e indiretto), che in termini di impatto sulla crescita;
se, in subordine, non ritenga di differire l'efficacia delle nuove disposizioni in modo tale da non pregiudicare quei lavoratori che si trovano all'estero che, per effetto della repentina entrata in vigore delle modifiche, rischiano di vedere pregiudicate le proprie aspettative.
Interrogazione sulla situazione dell'ex Ilva di Taranto
(3-00764) (25 ottobre 2023)
Boccia, Misiani, Martella. - Al Ministro dell'economia e delle finanze -
Premesso che:
la situazione dello stabilimento ex ILVA di Taranto è estremamente preoccupante e l'incontro del 20 ottobre 2023 tra il Governo e le organizzazioni sindacali ha confermato l'assenza di una strategia volta a garantire la continuità operativa per l'azienda. Dopo 5 anni di gestione Arcelor Mittal e l'impiego di ingenti risorse a carico del bilancio pubblico, la produzione dello stabilimento è a rischio di collasso. L'altoforno 3 è stato demolito, il 5 è in fase di terminazione, mentre per gli altoforni 1 e 2 è prevista la chiusura alla fine del 2024, salvo riqualificazione. Nel 2023 la produzione scenderà sotto i 3 milioni di tonnellate, con una previsione di successiva ulteriore riduzione fino a 1,7 milioni. Allo stato attuale in ADI (Acciaierie d'Italia) sono occupati 3.500 dipendenti su un totale di 8.200 e continua il ricorso agli ammortizzatori sociali. Dall'ultimo bilancio di ADI emergono debiti per 2 miliardi di euro, in gran parte verso altre società di Arcelor Mittal, che nel 2023 sarebbero saliti a oltre 2,5 miliardi;
i provvedimenti finora adottati dal Governo, per affrontare la situazione dell'ex ILVA di Taranto, ne hanno aggravato lo stato di crisi, capovolgendo il percorso finalizzato alla ripresa della produzione e dei livelli occupazionali, alla decarbonizzazione e alla messa in sicurezza ambientale del sito. Gran parte delle misure adottate nel corso dell'ultimo anno risponde a richieste di Arcelor Mittal, con grave pregiudizio per gli interessi dei lavoratori, delle imprese dell'indotto, della città di Taranto, della tutela della salute dei cittadini e dell'interesse nazionale. Il decreto-legge n. 2 del 2023 ha sbloccato risorse per 680 milioni di euro a carico del bilancio pubblico in favore di Arcelor Mittal per garantire liquidità all'azienda e ha sancito il ritorno dello scudo penale in suo favore. Con l'articolo 9-bis del decreto-legge n. 69 del 2023, è stata prevista in favore di Arcelor Mittal la salvaguardia penale agli interventi di decarbonizzazione e stabilito che l'azienda possa essere ceduta anche in caso di sequestro degli impianti, consentendone la continuità operativa anche nel caso in cui la Corte di giustizia dell'Unione europea dovesse confermare la confisca degli impianti;
sul piano della riconversione del sito, l'attuazione del piano di decarbonizzazione, che dovrebbe portare alla totale elettrificazione dell'area a caldo con un investimento di oltre 5 miliardi di euro, risulta di fatto ferma, mentre incombe la scadenza del 2026, anno in cui finirà l'esenzione dello stabilimento di Taranto dal sistema UE dei "certificati verdi". Sul fronte delle risorse da mettere a disposizione per il rilancio e la riconversione dello stabilimento di Taranto sono stati fatti passi indietro. A fronte dello stralcio dal PNRR del finanziamento di un miliardo di euro destinato ad attivare la produzione del "preridotto", il Governo non ha finora chiarito quali e quante risorse saranno messe a disposizione tramite il fondo di sviluppo e coesione, il REPowerEU e il JTF. In tale contesto preoccupa il trasferimento del miliardo di euro dal PNRR al FSC, tenuto conto che su tale fondo dovranno essere riposizionati anche tutti gli altri interventi definanziati a seguito della revisione del piano, nonché il capitolo REPowerEU su cui si dovrà trovare un accordo con la UE;
nel corso dell'audizione presso la X Commissione della Camera del 17 ottobre 2023, il presidente ADI ha elencato le principali criticità che il complesso dell'ex ILVA di Taranto sta affrontando, di carattere sia giudiziario che finanziario e societario. Tra queste vi sono: a) la difficoltà di ADI ad accedere a forme di finanziamento di mercato e il fatto che la società, non avendo la proprietà degli impianti ed essendo l'accordo tra azionisti di durata limitata, non possa finanziare l'ingente circolante con il credito commerciale; b) l'aumento dei costi, dovuto alla crisi energetica, che ha ridotto il finanziamento del circolante con la cassa generata dalla gestione costringendo a ridurre la produzione e impedendo di procedere nelle emissioni degli ordini per la realizzazione dei nuovi impianti; c) la difficoltà di sostenere la fornitura commerciale di gas che è destinata a sostituire il servizio di fornitura in regime di default di cui ADI beneficia attualmente, a causa non solo dell'aumento congiunturale del costo del gas determinato dal recente conflitto mediorientale, ma anche della situazione finanziaria dell'azienda. Per tale ragione potrebbe determinarsi uno scenario di interruzione del servizio del gas con una conseguente interruzione della produzione; d) le tempistiche strette richieste dal settore siderurgico che contrastano con le lentezze delle decisioni sul sito, a causa della "situazione giuridica, normativa e contrattuale nella quale la società si trova ad operare";
in data 23 ottobre, Invitalia, la società pubblica che fa capo al Ministero dell'economia e delle finanze e che detiene il 38 per cento delle quote di ADI, ha inviato una lettera al presidente e all'amministratore di ADI e ad Arcelor Mittal, con una serie di rilievi sul mancato rispetto delle pattuizioni contrattuali. In primo luogo, viene contestata ad ADI la mancata comunicazione al socio pubblico in merito allo stato della società siderurgica ai fini della valutazione sul possibile esercizio dei propri diritti, ivi compresa la sussistenza dei presupposti per l'ammissione di ADI alla procedura di amministrazione straordinaria, come previsto dal decreto-legge n. 2 del 2023. In secondo luogo, viene evidenziato il mancato aggiornamento dei piani di produzione dell'acciaio, nonché delle comunicazioni relative alla situazione economico-patrimoniale e finanziaria e ai flussi di cassa a 12 mesi, per far fronte all'impegno assunto di portare la produzione di acciaio a 4 milioni di tonnellate. Infine, viene sottolineato che l'11 settembre 2023, il ministro Fitto avrebbe sottoscritto un memorandum con l'amministratore delegato di ADI e Arcelor Mittal, senza alcuna chiarezza sugli impegni finanziari assunti dalle parti;
la sottoscrizione del memorandum da parte dell'amministratore delegato di ADI, secondo Invitalia, sarebbe avvenuta senza alcuna preventiva informazione al consiglio di amministrazione di ADI e successivamente senza alcuna comunicazione di merito nel corso delle sedute del consiglio di amministrazione di ADI del 21 settembre e del 16 ottobre 2023;
tale accordo, oltre a confermare il cambio netto della posizione del Governo in favore di Arcelor Mittal, apre la strada alla cessione al gruppo franco-indiano della quota pubblica, archiviando ogni ipotesi finora sostenuta di portare Invitalia al 60 per cento del capitale di ADI con il coinvolgimento di una cordata di imprenditori siderurgici italiani con l'obiettivo di rilanciare lo stabilimento di Taranto;
i sindacati hanno sottolineato la gravità della vicenda evidenziando che, nell'incontro con il Governo del 27 settembre 2023, i Ministri presenti avrebbero negato la sottoscrizione di un memorandum con Arcelor Mittal ed oggi chiedono trasparenza e certezze sulla situazione e sul futuro degli stabilimenti siderurgici di Taranto, Genova e Novi Ligure,
si chiede di sapere:
se corrisponda al vero che il ministro Fitto abbia sottoscritto un memorandum of understanding con l'amministratore delegato di ADI e Arcelor Mittal;
se il Ministro in indirizzo sia stato preventivamente informato e ne abbia condiviso i contenuti e se sia a conoscenza di comunicazioni in tal senso anche nei confronti della società pubblica che fa capo al Ministero e che detiene il 38 per cento delle quote di ADI;
se intenda chiarire le motivazioni sottostanti alla mancata comunicazione della sottoscrizione del memorandum da parte del ministro Fitto e dell'amministratore delegato di ADI a tutti i soggetti interessati, ivi compresi i sindacati e il consiglio di amministrazione di ADI;
se intenda rendere pubblici i contenuti del memorandum al fine di comprendere quali siano le condizioni e le prospettive per ADI e la strategia che si intende mettere in atto con tale accordo per garantire la continuità aziendale e i livelli occupazionali di una realtà di importanza strategica per il Paese;
se sia interesse di tutto il Governo procedere alla cessione delle quote pubbliche ad Arcelor Mittal, rinunciando al percorso finalizzato a portare società pubblica che fa capo al Ministero al controllo del capitale di ADI.
Interrogazione sullo sfratto di appartenenti alle Forze dell'ordine da alloggi di edilizia agevolata a Roma
(3-00761) (25 ottobre 2023)
Ronzulli, Damiani, Fazzone, Gasparri, Lotito, Occhiuto, Paroli, Rosso, Silvestro, Ternullo, Zanettin. - Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti -
Premesso che:
è stato previsto l'avvio di un programma straordinario di edilizia residenziale concesso in locazione ai dipendenti dello Stato, civili e militari, impegnati o coinvolti nella lotta alla criminalità organizzata, con priorità per coloro che sono stati trasferiti per esigenze di servizio (ai sensi dell'art. 18 del decreto-legge 13 maggio 1991, n. 152);
con decreto 17 gennaio 1992 il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti ha emanato un bando di gara per la realizzazione del programma straordinario di edilizia residenziale agevolata e con nota ministeriale n. 794/01 del 12 luglio 2001 ha comunicato alla Prefettura di Roma la realizzazione di 54 alloggi realizzati nel comune di Roma;
la Prefettura di Roma ha assegnato in locazione 54 alloggi di edilizia agevolata ai dipendenti della Polizia di Stato, Arma dei Carabinieri, della Guardia di finanza, della Polizia penitenziaria, dell'ex Corpo forestale dello Stato, nonché ai dipendenti del Ministero della giustizia e personale dell'amministrazione civile del Ministero dell'interno o personale di altre amministrazioni comunque impegnati o coinvolti nella lotta alla criminalità organizzata, che hanno prestato e prestano servizio nell'ambito della provincia di Roma, a seguito di trasferimento d'ufficio, con priorità per coloro che sono stati trasferiti per esigenze di servizio a decorrere dal 13 maggio 1991;
per la realizzazione dell'intervento edilizio in data 21 gennaio 2004 è stata stipulata con il Comune di Roma apposita concessione del diritto di superficie sui comparti in località Mazzalupo, nella zona di Boccea;
dal 2005 risultano 54 famiglie di dipendenti delle forze dell'ordine assegnatari dell'alloggio sociale costruito in edilizia residenziale agevolata, in immobili ubicati a Roma, Collina delle muse, Boccea, in via Splendore, attualmente coinvolte in procedure di sfratti esecutivi da parte dell'impresa immobiliare esecutrice e titolare dei finanziamenti pubblici per la costruzione degli alloggi sociali;
dal gennaio 2023 la società costruttrice, beneficiaria dei fondi pubblici concessi dal Ministero per la realizzazione del programma edilizio ricadente sui terreni del Comune di Roma, una volta terminati i contratti di locazione, ha messo sul mercato gli appartamenti a soggetti terzi estranei alle forze dell'ordine con particolare violazione della finalità pubblicistica della realizzazione degli interventi edilizi;
il 24 maggio 2023 il provveditorato alle opere pubbliche per il Lazio, con nota inviata a tutti gli organi competenti, ha invitato a verificare il rispetto della normativa in materia di edilizia agevolata e la possibilità, da parte degli assegnatari, di riscattare gli immobili assegnati, secondo la normativa vigente;
la Regione Lazio con nota del 19 giugno 2023, a seguito del tavolo tecnico richiesto dal competente provveditorato alle opere pubbliche, ha fornito chiarimenti sul fatto che gli alloggi realizzati con il programma non potranno essere "liberamente utilizzati" dal soggetto attuatore, stante la finalità pubblicistica imposta dalla legge di finanziamento (come disposto dall'art. 5, comma 2, della legge 8 febbraio 2001, n. 21);
appare necessario e improrogabile che gli assegnatari degli alloggi intravedano la possibilità di esercitare il diritto di prelazione e riscattare gli immobili assegnati, secondo la normativa di settore, in subordine, o prevedere, alla scadenza dei contratti in essere, una proroga ope legis a tempo indeterminato o che in analoga fattispecie si possa recuperare il contributo finanziario e il diritto di superficie,
si chiede di sapere:
quali iniziative, per quanto di competenza, il Ministro in indirizzo intenda mettere in campo in ordine alla vicenda, al fine di evitare gli sfratti delle famiglie coinvolte delle forze dell'ordine impegnati nella lotta alla criminalità organizzata;
se ritenga necessario, per quanto di competenza, adottare iniziative normative per introdurre disposizioni sul diritto di prelazione agli assegnatari degli alloggi realizzati a seguito di contributo pubblico in materia di edilizia residenziale agevolata.
Interrogazione sui programmi e le misure tecniche per la sicurezza nei treni e nelle stazioni ferroviarie
(3-00766) (25 ottobre 2023)
Romeo, Minasi, Germanà, Potenti, Pirovano, Spelgatti, Tosato. - Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti -
Premesso che:
la protezione e il controllo dei più importanti asset della rete ferroviaria, come i tratti di linea, le gallerie, i ponti, e le stazioni sono fondamentali per garantire continuità ed efficienza della circolazione, ma anche per elevare la sicurezza dei viaggiatori che usufruiscono del servizio;
il livello di sicurezza delle stazioni ferroviarie italiane è misurato nella "carta dei servizi" di RFI sulla base di due indicatori: la percezione di sicurezza da parte dei viaggiatori, espressa attraverso questionari riferiti sia all'ambiente interno che a quello esterno, e il numero dei furti subiti dai medesimi all'interno degli asset ferroviari, forniti dal Ministero dell'interno;
lo scorso 30 gennaio 2023 è stato siglato un accordo tra il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, in accordo con il Ministero dell'interno, e il gruppo Ferrovie dello Stato italiane avente ad oggetto un piano volto a incrementare la sicurezza degli utenti;
il piano prevedeva, oltre ad un ulteriore aumento di gate e tornelli nelle stazioni, anche la creazione di un veicolo societario, FS Security, dedicato ad incrementare la sicurezza negli asset di competenza. La nuova società, che entro la fine dell'anno completerà la definizione del proprio piano industriale, ha il compito di coordinare le attività di sicurezza del gruppo FS, completando un percorso di significativo rafforzamento delle attività operative (con personale ferroviario abilitato o con servizi di sicurezza "sussidiaria") e con investimenti in tecnologie;
la società, costituita il 21 febbraio 2023, vedrà un ulteriore incremento di personale nel prossimo triennio di 1.000 addetti per il controllo dei varchi ferroviari a supporto alle forze di polizia ferroviaria;
con riferimento all'impiego di tecnologie, è assolutamente necessario intervenire con sistemi di monitoraggio tecnologici specialistici degli asset della rete che siano all'avanguardia, che possano essere messi a disposizione del personale,
si chiede di sapere quali siano le azioni programmate per proseguire, ampliare e potenziare gli interventi volti a garantire la sicurezza delle stazioni ferroviarie degli asset della rete per tutti i cittadini e viaggiatori.
Interrogazione sui lavori nella galleria del Fréjus
(3-00762) (25 ottobre 2023)
Ambrogio, Malan, Sigismondi, Rosa, De Priamo, Farolfi, Petrucci. - Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti -
Premesso che:
SITAF S.p.A. (Società italiana traforo autostradale del Fréjus) è ente concessionario per l'autostrada A32 (Torino-Bardonecchia) e, di concerto con la francese SFTRF, per il traforo del Fréjus T4, con un totale di 94 chilometri di tratta autostradale gestita;
l'infrastruttura, insieme alla A10 Genova-Ventimiglia (autostrada dei Fiori) e alla A5 (autostrada della Valle d'Aosta), è uno dei principali collegamenti con la Francia, nonché parte integrante del corridoio mediterraneo della rete transeuropea di trasporto (TEN-T), e assume, con particolare evidenza per i flussi turistici ed economici legati agli scambi transfrontalieri, assoluta valenza nazionale e internazionale;
considerato che i numerosi cantieri aperti, ad oggi, sulla tratta causano, specialmente in ordine al turismo pendolare dei fine settimana, al pendolarismo lavorativo (per il quale la A32 è fondamentale infrastruttura di collegamento tra i circa 100.000 abitanti della Valsusa e l'area metropolitana di Torino), e ai giorni di esodo e controesodo estivo, lunghe code e frequenti disagi in corrispondenza delle gallerie (circa 18 chilometri), dei viadotti (circa 19 chilometri) e dei rilevati (36 chilometri) oggetto di interventi strutturali e di conformità;
evidenziato che:
come è prevedibile, con la chiusura del traforo del monte Bianco (T1) dal 16 ottobre al 18 dicembre 2023, il traforo del Fréjus (T4) e il raccordo autostradale della A32 diverranno alternativa naturale per i flussi transfrontalieri di persone e merci da e per la Francia;
un recente accordo tra Banca europea per gli investimenti (BEI), Cassa depositi e prestiti (CDP), UniCredit, SACE e la SITAF destina ulteriori risorse, per complessivi 247 milioni di euro, da utilizzare per l'ammodernamento e la sicurezza della A32;
questo finanziamento si aggiunge a quello da 320 milioni di euro concesso, già nel 2013, per la realizzazione della seconda galleria del T4, che dovrebbe essere inaugurata entro fine 2023;
considerato che:
i territori montani interessati, siano essi insistenti in bassa o in alta Valsusa, vedono nel turismo, ormai destagionalizzato, uno dei fattori economici di maggior peso e rilevanza;
l'attuale e pressoché assoluta aleatorietà dei tempi di percorrenza, causata dall'eccessiva concentrazione, in un arco temporale ridotto, di un numero eccessivo di interventi di straordinaria manutenzione, nonché la mancanza di un coordinamento organizzativo tra ente gestore, amministrazioni locali e istituzioni centrali, rischia di limitare sensibilmente le presenze turistiche nell'area;
il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, di concerto con la Regione Piemonte e i sindaci coinvolti, ha convocato i vertici SITAF in occasione del caos viabilità innescato, la mattina del 2 maggio 2023, per la chiusura, comunicata dall'ente gestore solo quattro giorni prima, degli svincoli di Avigliana ovest e Avigliana centro, per consentire la realizzazione della nuova pavimentazione drenante e dei lavori di adeguamento della galleria "La Perosa",
si chiede di sapere:
se l'attuale cantierizzazione della A32 sia, in qualche modo, frutto di concertazione con SITAF da parte del Ministero;
se, di converso, SITAF abbia o meno fornito un cronoprogramma dei lavori e se questo sia stato eventualmente avallato dal Ministero;
se il Ministro in indirizzo non ritenga necessario, o quantomeno utile, riconvocare con urgenza i vertici SITAF S.p.A. e valutare l'opportunità di istituire un tavolo temporaneo di coordinamento, supervisione e calendarizzazione condivisa dei cantieri, attuali e futuri, della A32, così da individuare un cronoprogramma di avanzamento che sia sostenibile e che ridimensioni, il più possibile, i disagi descritti, garantendo altresì all'infrastruttura un'operatività residua sufficiente a gestire i flussi veicolari previsti, anche a fronte della valenza internazionale della tratta.
Interrogazione sul progetto di realizzazione di un ponte sospeso in area protetta a Costermano del Garda (Verona)
(3-00760) (25 ottobre 2023)
Aurora Floridia, De Cristofaro. - Al Ministro dell'ambiente e della sicurezza energetica -
Premesso che:
in data 22 dicembre 2003, la decisione della Commissione europea n. 69 ha confermato come sito di interesse comunitario (SIC) il monte Baldo e le località della val dei Mulini, di Senge di Marciaga e di rocca di Garda ubicate nel comune di Costermano sul Garda, in provincia di Verona;
il 30 giugno 2023, la delibera n. 88 della Giunta comunale ha approvato il project financing di iniziativa privata avente ad oggetto la realizzazione di un ponte e le relative strutture di servizio, la realizzazione di un parcheggio per 400 persone e 10 autobus;
considerato che:
il 18 ottobre 2021, 65 associazioni veronesi hanno sottoscritto un appello per fermare il progetto di realizzazione del ponte nell'area naturalistica di Costermano sul Garda e tutelarne l'eccezionale biodiversità;
in data 8 agosto 2023, è stato presentato un esposto alla Procura della Corte di conti di Venezia e alla Procura generale presso il Tribunale di Verona nei confronti del sindaco, degli assessori comunali, dei consiglieri di maggioranza e del segretario comunale di Costermano sul Garda da parte dei consiglieri di minoranza, che denunciano perequazioni urbanistiche per il progetto del ponte sospeso sopra la valle dei Mulini e l'ipotesi di reato in "abuso d'ufficio e danno alle finanze del Comune";
nel corso degli anni il monte Baldo e la valle dei Mulini sono stati oggetto di ripetuti interventi programmati a Costermano sul Garda a forte impatto sull'equilibrio ecosistemico, per la creazione di importanti hotspot interessati anche da cementificazione, ai fini di promuovere un alto afflusso turistico;
tutti questi interventi non sono stati sottoposti a valutazione di incidenza ambientale (VIncA) cumulativa, come prescritto dall'articolo 6 della direttiva n. 92 o direttiva "Habitat";
ritenuto che:
la realizzazione di un ponte sospeso, lungo circa 330 metri e alto circa 70 metri, illuminato e a pagamento, inoltre, prevede la costruzione di un campeggio, l'ampliamento di alcuni edifici con aumento della cubatura delle strutture già esistenti, la predisposizione di torri, passerelle e piattaforme e un parcheggio, in un'area incontaminata, precedentemente non edificabile, attirando un turismo di massa non confacente a un sito di interesse comunitario;
nel territorio comunale di Costermano sul Garda sono presenti aree a rischio idrogeologico, erosione e caduta massi, e la stessa valle dei Mulini è stata interessata nel 2020 da una frana;
il territorio in questione è molto vulnerabile a causa di un'elevata perdita di biodiversità, dovuta anche a un forte sviluppo edilizio che ha trasformato i centri lacustri e l'entroterra,
si chiede di sapere:
se il Ministro in indirizzo intenda chiarire come sia possibile costruire un ponte che impatterebbe in modo significativo assieme alle altre opere e infrastrutture programmate in un'area così fragile, riconosciuta sito di interesse comunitario;
quali misure di mitigazione e di adattamento siano state previste per la salvaguardia, il rispetto della legalità, della tutela e dell'integrità dell'ecosistema naturale presente nell'area interessata;
quali iniziative, per quanto di competenza, intenda avviare in merito alle autorizzazioni rilasciate per il suddetto progetto in materia di vincoli paesaggistici, monumentali, ambientali e architettonici a tutela del Comune di Costermano sul Garda, considerata l'assenza di una valutazione di incidenza ambientale cumulativa di tutti i progetti e interventi previsti.
Interrogazione sulle comunità energetiche rinnovabili
(3-00763) (25 ottobre 2023)
Di Girolamo. - Al Ministro dell'ambiente e della sicurezza energetica -
Premesso che:
con il decreto-legge n. 162 del 2019, recante "Disposizioni urgenti in materia di proroga di termini legislativi, di organizzazione delle pubbliche amministrazioni, nonché di innovazione tecnologica", sono state introdotte anche nel nostro Paese le "comunità energetiche rinnovabili" (o energy community) previste dalla direttiva europea RED II (2018/2001/UE);
si tratta, in sintesi, di associazioni che possono essere costituite da cittadini, enti pubblici locali, o PMI che diventano prosumer;
secondo uno studio del Politecnico di Milano, entro il 2025 le comunità energetiche rinnovabili italiane arriveranno dall'attuale centinaio a 40.000 coinvolgendo circa 1,2 milioni di famiglie, 200.000 uffici e 10.000 piccole e medie imprese. Un altro studio ("Le comunità energetiche in Italia", cofirmato dall'ENEA) valuta in 264 milioni i cittadini dell'Unione che diventeranno produttori-consumatori di energia generando fino al 45 per cento dell'elettricità rinnovabile complessiva del sistema;
l'aspetto determinante è proprio l'idea dei produttori-consumatori, con una forte attenzione al sostegno delle fasce economicamente più deboli, che segna il passaggio da un modello verticale (poche grandi centrali fossili o nucleari) a un modello orizzontale, decentrato, con milioni di punti di produzione e autoproduzione di energia;
il coinvolgimento della comunità in esperienze di questo genere è una concreta occasione di diffusione su larga scala, anche grazie ai 2,2 miliardi di euro che il PNRR assegna allo sviluppo delle comunità energetiche per i Comuni sotto i 5.000 abitanti;
a fronte dei numeri riportati ad oggi, in Italia, su 100 comunità energetiche mappate a giugno 2022, 50 hanno completato l'iter di attivazione presso il GSE e di queste solo tre hanno ricevuto i primi incentivi statali;
i decreti attuativi per le comunità energetiche erano attesi per il mese di marzo 2022 e ad oggi non risultano ancora emanati,
si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo sia consapevole dell'urgenza di definire le regole attuative necessarie a dare avvio definitivo alle comunità energetiche e quali siano le effettive tempistiche di emanazione della normativa mancante.