Legislatura 19ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 118 del 26/10/2023
Azioni disponibili
Allegato A
DOCUMENTI
Rendiconto delle entrate e delle spese del Senato per l'anno finanziario 2022 (Doc. VIII, n. 1)
Progetto di bilancio interno del Senato per l'anno finanziario 2023 (Doc. VIII, n. 2)
ORDINI DEL GIORNO
G1
Patuanelli, Di Girolamo, Maiorino, Nave, Pirro
Non posto in votazione (*)
Il Senato,
in sede di esame del Progetto di bilancio interno,
premesso che:
mediante la deliberazione avvenuta il 16 ottobre 2018 il Consiglio di Presidenza aveva rideterminato la misura degli assegni vitalizi e delle quote di assegno vitalizio dei trattamenti previdenziali pro rata nonché i trattamenti di reversibilità, relativi agli anni di mandato svolti fino al 31 dicembre 2011, ricalcolandoli secondo un meccanismo contributivo. Con ricorso del 28 ottobre 2020 la Commissione Contenziosa ha annullato nella sostanza lo spirito della delibera del Consiglio di Presidenza. Il Consiglio di Garanzia, in qualità di organo d'Appello, nell'ultima seduta utile prima del rinnovo dell'organo in ragione dell'insediamento delle nuove Camere, il giorno 12 luglio 2023, ha confermato la ratio della decisione ripristinando il trattamento ante decisione del Consiglio di Presidenza. Lo stesso Consiglio di Garanzia ha però contemporaneamente riconosciuto la necessità di addivenire ad una riduzione permanente dei vitalizi;
il ripristino della situazione ex ante in materia di vitalizi comporterà un aggravio di costi destinato a gravare in modo rilevante sui conti del Senato e quindi sui cittadini contribuenti, determinando uno squilibrio nel sistema. Il patto intergenerazionale su cui si regge ogni sistema necessita di ridurre il più possibile i trattamenti di favore di cui aveva beneficiato la classe politica per l'entità dei trattamenti di favore che essa stessa si era irragionevolmente concessa rispetto alla cittadinanza in generale. In tal senso si erano mossi il Consiglio di Presidenza del Senato e l'Ufficio di Presidenza della Camera nel 2018. Ciò vale per le indennità e vale a maggior ragione per i vitalizi. Nei fatti, data anche la situazione socio-economica che vive il Paese, le motivazioni che hanno mosso allora l'Ufficio di Presidenza alla Camera e il Consiglio di Presidenza al Senato sono, se possibile, ancor più attuali;
nel corso dell'esame del bilancio interno della Camera dei Deputati, nella seduta del 2 agosto 2023, sono stati accolti, tra le altre proposte, due ordini del giorno dei Presidenti dei Gruppi di Fratelli d'Italia e MoVimento 5 Stelle volti espressamente alla salvaguardia del contenuto della deliberazione dell'Ufficio di Presidenza «gemella» della deliberazione del Consiglio di Presidenza del Senato annullata, con le modalità sopra ricordate, nel luglio 2023. È quindi necessario che i vitalizi spettanti agli ex Senatori in questione siano rideterminati rispettando i crismi di equità sociale e sostanziale tra tutti i cittadini sulla linea di quanto disposto nella deliberazione del 16 ottobre 2018 del Consiglio di Presidenza del Senato e di quanto disposto dalla analoga deliberazione della Camera dei Deputati,
invita i componenti del Consiglio di Presidenza
a farsi promotori della predisposizione di un disegno di legge volto alla razionalizzazione della materia de qua volta al bilanciamento tra l'aspettativa legittima degli ex parlamentari e l'esigenza di contenimento della spesa pubblica, al fine di addivenire ad una rimodulazione definitiva dei vitalizi, dando così attuazione a quanto stabilito dal Consiglio di Garanzia.
________________
(*) Accolto dai senatori Questori
G2
Non posto in votazione (**)
Il Senato,
premesso che,
nel corso della precedente legislatura, interrotta anticipatamente, in sede di esame di bilancio interno del Senato, il Consiglio di Presidenza e il Collegio dei Senatori Questori erano stati invitati a valutare l'opportunità di proseguire nelle attività, allora in corso, volte a disciplinare il rapporto di lavoro tra Senatore e collaboratore, sulla base di uno stabile assetto normativo,
invita il Consiglio di Presidenza e il Collegio dei Senatori Questori
ad assumere nell'ambito della propria competenza e nel rispetto di quanto previsto dal regolamento del Senato, iniziative volte a completare l'istruttoria di cui in premessa al fine di favorire l'adozione, entro il primo semestre 2024, di una disciplina del rapporto di lavoro tra Senatore e collaboratori che disciplini il trattamento economico dei collaboratori in relazione all'attività svolta.
________________
(*) Firma aggiunta in corso di seduta
(**) Accolto dai senatori Questori
G3
Ritirato
Il Senato,
in sede di esame del Doc. VIII, n. 2, recante il Progetto di bilancio del Senato per l'anno finanziario 2023,
premesso che:
ad oggi, il Consiglio di Presidenza del Senato non ha ancora provveduto a riconoscere la figura professionale dei collaboratori parlamentari e disciplinare il rapporto che intercorre tra i senatori e detti professionisti;
nel bilancio interno del Senato non esiste una voce di bilancio specifica e vincolata riferita ai collaboratori, non vi è alcun tipo di modello contrattuale al quale il parlamentare possa fare riferimento, non vi è alcuna relazione fra l'incarico ricoperto, il numero di ore lavorate e la retribuzione, non vi è alcuna chiarezza circa la titolarità del versamento dei contributi fiscali e previdenziali, non vi è trasparenza circa la gestione di tali rapporti di lavoro e le relative risorse a tal fine stanziate dal Senato della Repubblica;
la mancata regolamentazione della figura professionale del collaboratore parlamentare lascia quindi il rapporto di lavoro alla sola e unica contrattazione fra le parti, con il rischio di produrre distorsioni, irregolarità nel rapporto di lavoro e gravi disparità di trattamento, recando al contempo una lesione dei diritti di tali lavoratori e un grave nocumento al prestigio delle Istituzioni parlamentari;
negli ultimi anni, in occasione dell'esame del Bilancio interno del Senato, il tema della regolamentazione dei collaboratori parlamentari è stato oggetto di dibattito ed è emersa in modo inequivocabile l'esigenza di addivenire ad una chiara e trasparente regolamentazione;
l'entrata in vigore della legge costituzionale 19 ottobre 2020, n. 1, recante Modifiche agli articoli 56, 57 e 59 della Costituzione in materia di riduzione del numero dei parlamentari, ha comportato da un lato una significativa riduzione dei costi di funzionamento delle assemblee parlamentari ma impone dall'altro un rafforzamento delle strutture di supporto;
nella scorsa legislatura, nel corso della seduta del 16 dicembre 2020, n. 283, in occasione dell'approvazione del Bilancio interno di previsione per l'anno 2020, il senatore questore De Poli ha ribadito l'importanza di un tavolo di confronto con l'altro ramo del Parlamento, proprio al fine di definire soluzioni condivise e individuare una risposta concreta alla questione dei collaboratori parlamentari;
con deliberazione adottata il 4 ottobre 2022, n. 184, l'Ufficio di Presidenza della Camera dei deputati ha approvato una delibera recante Disciplina dei collaboratori dei deputati e modifiche alla deliberazione dell'Ufficio di Presidenza 30 gennaio 2012, n. 185;
la delibera del 4 ottobre 2022 prevede, in particolare, che i deputati possano essere assistiti, per le attività connesse all'esercizio del proprio mandato, da collaboratori scelti tra personale esterno all'Amministrazione della Camera dei deputati, esclusivamente per lo svolgimento di compiti di segreteria, di studio e ricerca, oppure di predisposizione di atti e documenti connessi all'esercizio del mandato parlamentare;
la delibera prevede altresì che il rapporto di lavoro tra il deputato e il collaboratore può essere di tipo subordinato, autonomo professionale ovvero di collaborazione coordinata e continuativa, che ha carattere fiduciario e intercorre esclusivamente e direttamente tra deputato e collaboratore, senza dare luogo ad alcun rapporto di impiego o di servizio con l'Amministrazione della Camera;
ai sensi della delibera, l'Amministrazione della Camera provvede al pagamento diretto del trattamento economico dei collaboratori, nonché all'assolvimento dei relativi oneri fiscali e previdenziali, avvalendosi di apposite dotazioni di spesa previste dal bilancio della Camera nonché di fondi tratti dal rimborso delle spese per l'esercizio del mandato di cui alla deliberazione dell'Ufficio di Presidenza 30 gennaio 2012, n. 185;
ciascun deputato può avvalersi di collaboratori a tempo pieno o parziale, optando per una serie di fasce retributive espressamente disciplinate dalla delibera dal 4 ottobre 2022;
qualora un deputato decida di non avvalersi di alcun collaboratore, il rimborso delle spese per l'esercizio del mandato viene percepito interamente, fermi restando gli obblighi di rendicontazione di cui alla deliberazione dell'Ufficio di Presidenza 30 gennaio 2012, n. 185;
la regolamentazione adottata, pur colmando la lacuna normativa esistente sino alla XVIII legislatura, resta lontana da quella adottata dai Parlamenti dei principali ordinamenti europei e dal Parlamento europeo, presso i quali esiste un fondo specifico e vincolato, adeguatamente finanziato;
a differenza della Camera dei deputati, il Senato non ha provveduto ad adottare una delibera in tema di regolamentazione della figura del collaboratore parlamentare e del rapporto di lavoro intercorrente tra i senatori e i rispettivi collaboratori;
il Consiglio di Presidenza del Senato, convocato il 10 ottobre 2022, non ha infatti raggiunto il numero legale necessario per approvare una proposta di delibera analoga a quella appena adottata a Montecitorio;
pur essendo trascorsi diversi mesi, il Senato non ha ancora provveduto ad uniformarsi all'altro ramo del Parlamento, con ciò creando una evidente disparità di trattamento tra i collaboratori che operano presso le due Camere, ai quali si applicano discipline completamente diverse;
in occasione della riforma regolamentare del 2022, è stata approvata una disposizione finale (articolo 6), recante Disposizioni per la regolamentazione dei rapporti di lavoro dei Senatori e dei Gruppi parlamentari, in base alla quale il Consiglio di Presidenza stabilisce i criteri che i Gruppi parlamentari e i Senatori devono adottare nella regolamentazione dei rapporti di lavoro di loro competenza;
la disposizione regolamentare non ha ancora trovato alcuna attuazione,
impegna il Consiglio di Presidenza e il Collegio dei Questori, per le rispettive competenze:
ad adottare tutte le iniziative necessarie al fine di giungere, in analogia a quanto deliberato dalla Camera dei deputati il 4 ottobre 2022 ed in attuazione dell'articolo 6 delle disposizioni finali approvate dal Senato il 27 luglio 2022, al riconoscimento della figura del collaboratore parlamentare, anche avvalendosi del contributo delle associazioni maggiormente rappresentative dei collaboratori parlamentari e prendendo come modello le soluzioni individuate dai principali Paesi europei e dal Parlamento europeo, nel rispetto dei seguenti principi:
a) gestione amministrativa e finanziaria ricondotta in capo all'amministrazione del Senato, ferme restando la natura fiduciaria del rapporto di lavoro e la durata del contratto di collaborazione, legata alla durata della legislatura e del mandato parlamentare;
b) istituzione di una voce nel bilancio interno del Senato della Repubblica vincolata, adeguatamente finanziata e destinata esclusivamente alla retribuzione dei collaboratori parlamentari contrattualizzati;
c) individuazione di tipologie contrattuali specifiche e relative fasce retributive mutuando quanto in uso per i collaboratori dei senatori facenti parte del Consiglio di Presidenza o presidenti di Commissione, nonché la disciplina degli uffici di diretta collaborazione della Presidenza del Consiglio dei ministri e dei ministeri;
d) pubblicazione sul sito istituzionale del Senato della Repubblica, con cadenza annuale, dei dati aggregati delle singole tipologie contrattuali dei collaboratori parlamentari in servizio, elencando per ciascuna tipologia il numero, la durata e la retribuzione media;
e) pubblicazione sul sito istituzionale del Senato della Repubblica, sulla pagina personale di ciascun senatore, dei nominativi dei collaboratori accreditati, con facoltà di indicare la mail istituzionale di contatto e il CV di ciascun collaboratore.
G4
Nave, Di Girolamo, Maiorino, Patuanelli, Pirro
Non posto in votazione (*)
Il Senato,
in sede di esame del Progetto di bilancio interno,
premesso che:
il Servizio Studi, il Servizio del Bilancio, il Servizio Affari internazionali, il Servizio per la qualità degli atti normativi e l'Ufficio Valutazione Impatto del Senato elaborano analisi, studi, note e dossier contenenti approfondimenti, dati e ricerche utili non soltanto ai lavori parlamentari strettamente intesi ma anche agli operatori dei settori e agli studiosi delle materie interessate,
invita, per le rispettive competenze, il Collegio dei Questori e l'Ufficio di Presidenza:
a valutare l'opportunità di valorizzare e pubblicizzare ulteriormente il prezioso patrimonio di documentazione prodotto dai propri servizi e uffici a supporto dell'attività parlamentare, in considerazione della rilevanza pubblica delle tematiche e degli argomenti trattati nella documentazione in questione;
a valutare opportune iniziative volte a pubblicizzare ulteriormente e valorizzare il patrimonio documentale di carattere culturale ospitato dal Senato.
________________
(*) Accolto dai senatori Questori
G5
Nave, Di Girolamo, Maiorino, Patuanelli, Pirro
Non posto in votazione (*)
Il Senato,
in sede di esame del Progetto di bilancio interno,
premesso che:
stanti anche le esigenze legate alla pandemia da COVID-19, sin da marzo 2020 si è rafforzato il processo di utilizzo degli strumenti informatici e digitali nell'attività quotidiana di chi opera in Senato, anche con riferimento al deposito degli atti;
appare utile intensificare i giorni e le sedute in cui si distribuiscono i lavori parlamentari, al fine di favorire un esame effettivo, ordinato ed approfondito delle varie proposte in esame, così da consentire l'adeguato spazio, nei calendari, alle proposte di iniziativa dei singoli senatori,
invita, per le rispettive competenze, l'Ufficio di Presidenza e il Collegio dei Questori:
a valutare l'opportunità di avviare un confronto nel senso di cui in premessa, anche con i competenti organi della Camera dei Deputati, volte a verificare la possibilità di una convergenza nell'aumento effettivo dei giorni in cui hanno luogo le convocazioni, ferme restando le attribuzioni regolamentari e organizzative dei competenti organi;
a proseguire nel progetto di dematerializzazione del lavoro legislativo, razionalizzando ulteriormente i processi operativi per facilitare l'uso dei dispositivi digitali come strumenti volti a favorire lo svolgimento dell'attività parlamentare ordinaria e ridurre ancora, in particolare nelle fasi di deposito di atti, l'utilizzo di documenti cartacei, ferme restando le attribuzioni regolamentari e organizzative dei competenti organi.
________________
(*) Accolta dai senatori Questori la parte evidenziata in neretto. Dichiarata improponibile la restante parte
G6
Pirro, Di Girolamo, Nave, Maiorino, Patuanelli
Improponibile
Il Senato,
in sede di esame del Progetto di bilancio interno,
premesso che:
nel quadro di una interlocuzione efficace tra Parlamento e Governo, di cruciale importanza appare una corretta verifica della quantificazione degli oneri connessi ai testi legislativi in esame e delle relative modalità di copertura,
invita, nell'ambito delle rispettive competenze, l'Ufficio di Presidenza ed il Collegio dei Questori:
a valutare, avviando le opportune interlocuzioni con i gestori delle banche dati di interesse, la fattibilità di un accesso dei Senatori, con modalità protetta, alla documentazione relativa agli aspetti finanziari dei testi legislativi, analogamente a quanto accade per il Sistema ReGis sviluppato dalla Ragioneria Generale dello Stato per il monitoraggio, la rendicontazione e il controllo delle misure e dei progetti finanziati dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR).
G7
Maiorino, Di Girolamo, Nave, Patuanelli, Pirro
Non posto in votazione (*)
Il Senato,
in sede di esame del Progetto di bilancio interno,
premesso che:
il diritto parlamentare si muove tradizionalmente tra regolamenti, giurisprudenza presidenziale e prassi e la stratificazione delle innovazioni suggerisce che, nelle forme che si ritengono più opportune, una ragionata raccolta sia resa più facilmente accessibile ai singoli Senatori per lo svolgimento del proprio mandato;
la trasparenza degli esiti dei lavori parlamentari è assicurata dalla pubblicazione, sul sito del Senato, dei resoconti sommari e stenografici e dagli allegati contenenti i documenti di seduta. Analoga facile reperibilità apparirebbe opportuna, ove tecnicamente possibile, anche per le più rilevanti decisioni dei massimi organi amministrativi e giurisdizionali del Senato,
invita, per le rispettive competenze, l'Ufficio di Presidenza e il Collegio dei Questori:
a prevedere soluzioni tecnologiche idonee a favorire, sia in Commissione che in Assemblea, un migliore coordinamento dei tempi tra la messa a disposizione digitale dei testi e i termini per le attività di competenza dei Senatori;
a valutare l'opportunità di individuare le modalità più idonee di pubblicazione - eventualmente in apposita sezione del volume che contiene il Regolamento del Senato e corrispondentemente nella medesima sezione del sito internet del Senato - anche dei pareri della Giunta per il Regolamento e delle Circolari del Presidente, al fine di consentire ai Senatori una più ampia visione delle modalità applicative degli istituti parlamentari anche alla luce dei più significativi precedenti, all'uopo avvalendosi delle attività e del coordinamento degli uffici che analoghe raccolte già curano ed organizzano seppur nell'ottica delle attività proprie dell'Amministrazione.
________________
(*) Accolta dai senatori Questori la parte evidenziata in neretto. Dichiarata improponibile la restante parte
G8
Pirro, Di Girolamo, Maiorino, Nave, Patuanelli
V. testo 2
Il Senato,
in sede di esame del Progetto di bilancio interno,
premesso che:
la riduzione del numero dei Parlamentari di cui alla legge costituzionale 19 ottobre 2020, n. 1 ha avuto come conseguenza anche una più agevole e adeguata suddivisione degli spazi;
in Senato operano efficienti strutture, quali i presidi sanitari e delle forze dell'ordine, i servizi informatici, mezzi di soccorso ed organismi preposti alla sicurezza sul lavoro,
invita, nell'ambito delle rispettive competenze, l'Ufficio di Presidenza ed il Collegio dei Questori:
a valutare l'opportunità di monitorare l'utilizzo degli spazi negli immobili del Senato al fine di valutarne periodicamente un razionale ed efficiente uso, anche ai fini della maggior sicurezza sul luogo di lavoro;
a valutare in ogni caso le opportune misure volte a sostenere le strutture di cui in premessa continuando ad assicurare ad esse spazi e risorse strumentali, idonee a tutelare efficacemente coloro che visitano il Senato e quanti vi operano quotidianamente;
a valutare soluzioni logistiche e funzionali volte a consentire di coniugare lo svolgimento del lavoro e l'esercizio del mandato con il principio di tutela della maternità e dell'infanzia di cui all'articolo 31, secondo comma, della Costituzione, così da facilitare l'accudimento dei bambini piccoli da parte dei genitori, siano essi parlamentari ovvero dipendenti del Senato o dei Gruppi parlamentari.
G8 (testo 2)
Pirro, Di Girolamo, Maiorino, Nave, Patuanelli
Non posto in votazione (*)
Il Senato,
in sede di esame del Progetto di bilancio interno,
premesso che:
la riduzione del numero dei Parlamentari di cui alla legge costituzionale 19 ottobre 2020, n. 1 ha avuto come conseguenza anche una più agevole e adeguata suddivisione degli spazi;
in Senato operano efficienti strutture, quali i presidi sanitari e delle forze dell'ordine, i servizi informatici, mezzi di soccorso ed organismi preposti alla sicurezza sul lavoro,
invita, nell'ambito delle rispettive competenze, l'Ufficio di Presidenza ed il Collegio dei Questori:
a valutare l'opportunità di monitorare l'utilizzo degli spazi negli immobili del Senato al fine di valutarne periodicamente un razionale ed efficiente uso, anche ai fini della maggior sicurezza sul luogo di lavoro;
a valutare in ogni caso le opportune misure volte a sostenere le strutture di cui in premessa continuando ad assicurare ad esse spazi e risorse strumentali, idonee a tutelare efficacemente coloro che visitano il Senato e quanti vi operano quotidianamente;
a valutare fattibilità logistiche e funzionali, come il regime di convenzione, volte a consentire di coniugare lo svolgimento del lavoro e l'esercizio del mandato con il principio di tutela della maternità e dell'infanzia di cui all'articolo 31, secondo comma, della Costituzione, così da facilitare l'accudimento dei bambini piccoli da parte dei genitori, siano essi parlamentari ovvero dipendenti del Senato o dei Gruppi parlamentari.
________________
(*) Accolto dai senatori Questori
G9
Maiorino, Di Girolamo, Nave, Patuanelli, Pirro
Ritirato
Il Senato,
in sede di esame del Progetto di bilancio interno,
premesso che:
il Parlamento, nell'esaminare gli atti normativi contro la violenza di genere ha sempre perseguito tre obiettivi principali: prevenire i reati, punire i colpevoli, proteggere le vittime,
invita, nell'ambito delle rispettive competenze, l'Ufficio di Presidenza ed il Collegio dei Questori:
a valutare l'opportunità di avviare interlocuzioni con la Camera dei Deputati al fine di prevedere, nell'ambito degli spazi adiacenti a sedi parlamentari e nel pieno rispetto delle esigenze di sicurezza, iniziative di ascolto, orientamento e sostegno alle vittime di violenza di genere, nonché di prevenzione ed orientamento in collaborazione con le autorità competenti.
G10
Di Girolamo, Maiorino, Nave, Patuanelli, Pirro
V. testo 2
Il Senato,
in sede di esame del Progetto di bilancio interno,
premesso che:
il Parlamento è chiamato a contribuire alla implementazione di politiche avanzate in tema di eco-sostenibilità. Per la riduzione delle emissioni di anidride carbonica derivanti dall'utilizzo di motori alimentati da combustibili fossili è fondamentale incentivare e coadiuvare una mobilità maggiormente sostenibile e l'utilizzo, in luogo dei motori a scoppio, di mezzi di trasporto alternativi c.d. «green»;
nelle aree intorno a palazzo Madama sono disponibili spazi adibiti a parcheggio per quelle autovetture che, a diverso titolo, accedono nell'area del Senato, mentre più disagevole appare la situazione relativa ai mezzi diversi dalle autovetture, tenendo conto anche del fatto che negli spazi occupati da una singola autovettura è possibile, a seconda delle dimensioni, parcheggiare, ad esempio, una pluralità di motocicli e biciclette,
invita, per le rispettive competenze, l'Ufficio di Presidenza e il Collegio dei Questori:
a valutare modalità di indagine e monitoraggio, anche per il tramite di questionari dedicati, dei mezzi utilizzati per gli spostamenti da quanti operano in Senato, finalizzate alla successiva predisposizione di un piano per la mobilità sostenibile casa-lavoro;
ad attivare eventuali interlocuzioni con il Comune di Roma per proseguire nel reperimento di spazi dedicati alla sosta di mezzi eco-sostenibili nelle aree limitrofe al Senato, posti a disposizione della cittadinanza in generale e di quanti operano presso le sedi del Senato, in cui collocare, in sicurezza, motocicli e biciclette, anche a trazione elettrica, con eventuale presenza di colonnine di ricarica in modo da incentivare la mobilità ecologica.
G10 (testo 2)
Di Girolamo, Maiorino, Nave, Patuanelli, Pirro
Non posto in votazione (*)
Il Senato,
in sede di esame del Progetto di bilancio interno,
premesso che:
il Parlamento è chiamato a contribuire alla implementazione di politiche avanzate in tema di eco-sostenibilità. Per la riduzione delle emissioni di anidride carbonica derivanti dall'utilizzo di motori alimentati da combustibili fossili è fondamentale incentivare e coadiuvare una mobilità maggiormente sostenibile e l'utilizzo, in luogo dei motori a scoppio, di mezzi di trasporto alternativi c.d. «green»;
nelle aree intorno a palazzo Madama sono disponibili spazi adibiti a parcheggio per quelle autovetture che, a diverso titolo, accedono nell'area del Senato, mentre più disagevole appare la situazione relativa ai mezzi diversi dalle autovetture, tenendo conto anche del fatto che negli spazi occupati da una singola autovettura è possibile, a seconda delle dimensioni, parcheggiare, ad esempio, una pluralità di motocicli e biciclette,
invita, per le rispettive competenze, l'Ufficio di Presidenza e il Collegio dei Questori:
a valutare fattibilità di indagine e monitoraggio, anche per il tramite di questionari dedicati, dei mezzi utilizzati per gli spostamenti da quanti operano in Senato, finalizzate alla successiva predisposizione di un piano per la mobilità sostenibile casa-lavoro;
ad attivare eventuali interlocuzioni con il Comune di Roma per proseguire nel reperimento di spazi dedicati alla sosta di mezzi eco-sostenibili nelle aree limitrofe al Senato, posti a disposizione della cittadinanza in generale e di quanti operano presso le sedi del Senato, in cui collocare, in sicurezza, motocicli e biciclette, anche a trazione elettrica, con eventuale presenza di colonnine di ricarica in modo da incentivare la mobilità ecologica.
________________
(*) Accolto dai senatori Questori come raccomandazione
G11
Di Girolamo, Maiorino, Nave, Patuanelli, Pirro
Non posto in votazione (*)
Il Senato,
in sede di esame del Progetto di bilancio interno,
premesso che:
il Senato è chiamato ad impegnarsi nel promuovere fattivamente la sostenibilità in tutti i suoi aspetti,
invita, per le rispettive competenze, l'Ufficio di Presidenza e il Collegio dei Questori:
a valutare l'opportunità di completare l'istallazione di sistemi idonei, per quanto riguarda l'illuminazione, a ridurre ulteriormente i consumi inutili di energia;
a valutare modalità di acquisto di energia elettrica certificata rinnovabile al 100 per cento attraverso accordi commerciali di lungo periodo;
a valutare le opportune misure di valorizzazione dei cibi biologici, dei prodotti agricoli e alimentari a chilometro zero e di quelli provenienti da filiera corta nell'ambito dei servizi di ristorazione;
ad individuare altresì, ed implementare, soluzioni volte a limitare al massimo l'utilizzo di contenitori in plastica monouso;
a valutare l'adozione di apposite soluzioni volte a razionalizzare e ridurre l'uso delle risorse idriche nelle sedi del Senato.
________________
(*) Accolto dai senatori Questori
G12
V. testo 2
Il Senato,
in considerazione degli aumentati compiti assegnati al Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica (Copasir) e del grande numero di sedute svolte,
invita, per le rispettive competenze, il Collegio dei Questori e il Consiglio di Presidenza a valutare l'opportunità, d'intesa con la Camera dei deputati, di prevedere un aumento del contributo finanziario destinato al Comitato al fine di potersi avvalere della collaborazione di ricercatori con compiti di studio.
G12 (testo 2)
Non posto in votazione (*)
Il Senato,
in considerazione degli aumentati compiti assegnati al Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica (Copasir) e del grande numero di sedute svolte,
invita, per le rispettive competenze, il Collegio dei Questori e il Consiglio di Presidenza a valutare l'opportunità, d'intesa con la Camera dei deputati, di prevedere un aumento del contributo finanziario destinato al Comitato al fine di potersi avvalere della collaborazione di ricercatori con compiti di studio, nel rispetto delle previsioni della legge n. 124 del 2007.
________________
(*) Accolto dai senatori Questori come raccomandazione
DISEGNO DI LEGGE
Conversione in legge del decreto-legge 15 settembre 2023, n. 123, recante misure urgenti di contrasto al disagio giovanile, alla povertà educativa e alla criminalità minorile, nonché per la sicurezza dei minori in ambito digitale (878)
PROPOSTA DI QUESTIONE PREGIUDIZIALE
QP1
Bazoli, Giorgis, Mirabelli, Rossomando, Verini, Parrini, Meloni, Valente, Malpezzi, De Cristofaro
Respinta
Il Senato,
in sede di esame del disegno di legge A.S. 878, di conversione in legge del decreto-legge 15 settembre 2023, n. 123, recante misure urgenti di contrasto al disagio giovanile, alla povertà educativa e alla criminalità minorile, nonché per la sicurezza dei minori in ambito digitale;
premesso che:
il decreto-legge in conversione presenta profili di criticità in relazione alla sussistenza del requisito della straordinaria necessità e urgenza: pur sussistendo infatti, indubbiamente, l'esigenza di far fronte in modo organico al disagio giovanile, alla povertà educativa, alla sicurezza dei minori in ambito digitale nonché all'intensificarsi di fenomeni di criminalità minorile, tali fenomeni mal si prestano ad essere affrontati con lo strumento della decretazione d'urgenza e richiederebbero risposte meditate e opportunamente approfondite in sede legislativa, ciò che non è adeguatamente consentito dai tempi necessariamente compressi del procedimento di conversione in legge di un decreto-legge; e infatti, tanto le modalità di adozione del decreto-legge quanto, soprattutto, i tempi assai ristretti dell'esame parlamentare precludono per loro stessa natura la possibilità di adottare una disciplina organica e meditata di una materia che, oltre a presentare profili di complessità e delicatezza, incide direttamente sulla tenuta di principi costituzionali e diritti fondamentali;
il decreto-legge in conversione reca interventi che - sebbene accomunati dall'esigenza di far fronte al disagio giovanile - presentano un elevato tasso di eterogeneità, riguardando materie molto diverse tra loro, che vanno dalla materia penale, a quella delle misure di prevenzione e sicurezza, fino al contrasto della povertà educativa e all'effettività dell'obbligo scolastico nonché, infine, alla sicurezza in ambito digitale nonché alla riqualificazione urbana del Comune di Caivano; vi è inoltre una disposizione - l'articolo 15 - che, riguardando l'individuazione del Coordinatore per i servizi digitali ai sensi e per gli effetti del Regolamento (UE) 2022/2065 del Parlamento europeo e del Consiglio del 19 ottobre 2022 relativo a un mercato unico dei servizi digitali, nulla ha a che vedere con l'oggetto e gli obiettivi dichiarati del decreto legge in conversione; ciò conferma, peraltro, quanto osservato in merito alla inopportunità dell'uso del decreto legge per affrontare il complesso fenomeno del disagio giovanile in tutte le sue molteplici articolazioni;
l'uso improprio della decretazione d'urgenza, per costante affermazione della Corte costituzionale - a partire almeno dalla sentenza n. 171/2007 - incide non solo sul corretto assetto dei rapporti tra Parlamento e Governo e, dunque, sulla tenuta della forma di governo parlamentare, ma ha anche rilevanti ulteriori implicazioni; dal momento che, infatti, la riserva alle Camere della funzione legislativa e la straordinarietà delle deroghe ad essa - come disciplinata dalla Costituzione - appare correlata "alla tutela dei valori e diritti fondamentali", il ricorso improprio alla decretazione d'urgenza, indebitamente spostando il baricentro della funzione legislativa dal Parlamento al Governo, allontana l'adozione delle norme primarie dall'organo "il cui potere deriva direttamente dal popolo" (C. Cost., sent. n. 171/2007, Cons. dir., par. 3); ciò appare suscettibile di incidere sulla stessa forma di Stato e sulla tenuta di molteplici parametri costituzionali, specie nel caso in cui - come per il decreto-legge in conversione - il provvedimento incida su diritti fondamentali delle persone;
sussistono inoltre forti criticità in relazione ad alcune puntuali disposizioni del decreto-legge in conversione;
in particolare, con riferimento all'articolo 4, comma 3 - che aumenta da quattro a cinque anni di reclusione il massimo della pena comminata per i delitti di cui all'articolo 73, comma 5 del decreto del Presidente della Repubblica 9 ottobre 1990, n. 309 (Produzione, traffico e detenzione illeciti di sostanze stupefacenti, ove la condotta sia di lieve entità) - ha l'effetto di precludere, in relazione ai suddetti delitti, la possibilità di applicare misure alternative alla detenzione: stante l'indubbia incidenza, in termini quantitativi, dei delitti in parola - anche considerando che la disposizione in esame ha portata generale e non si limita alle condotte commesse da minori - si corre pertanto il rischio di sovraccaricare in modo significativo le strutture carcerarie che già versano, come ampiamente noto, in uno stato di grave sofferenza, con conseguentemente aggravamento della strutturale condizione di sovraffollamento, già ripetutamente stigmatizzata dalla Corte europea dei diritti dell'uomo (su tutte, con la decisione Torreggiani c. Italia del 8 gennaio 2013, pronunciata sui ricorsi nn. 43517/09, 46882/09, 55400/09, 57875/09, 61535/09, 35315/10 e 37818/10) in quanto incidente negativamente sulla tutela della dignità delle persone detenute;
l'articolo 6, comma 1, lett. c) infine, estende notevolmente la possibilità di applicare al minore la misura della custodia cautelare prevedendo che la stessa possa essere applicata quando si procede per delitti non colposi per i quali la legge stabilisce la pena dell'ergastolo o della reclusione non inferiore nel massimo a sei anni, in luogo dei nove sinora previsti; e che al di fuori di tali casi, la custodia cautelare possa comunque essere applicata qualora si proceda - oltre che per alcuni dei delitti per i quali l'articolo 380 c.p.p. prevede l'arresto in flagranza (e in particolare: furto aggravato, furto in abitazione e furto con strappo, illegale fabbricazione, introduzione nello Stato, messa in vendita, cessione, detenzione e porto in luogo pubblico o aperto al pubblico di armi da guerra o tipo guerra o parti di esse, di esplosivi, di armi clandestine nonché di più armi comuni da sparo), nonché per i delitti di produzione, traffico e detenzione illeciti di sostanze stupefacenti - anche per i delitti di violenza, minaccia o resistenza a pubblico ufficiale; al di là delle singole ipotesi di delitto, l'estensione della possibilità di applicare la custodia cautelare al minore restringe notevolmente, per converso, la possibilità di applicare misure alternative maggiormente idonee a favorire percorsi di reinserimento, assicurando egualmente, al tempo stesso, la sicurezza;
non a caso, il modello italiano - che prevede un basso livello di reclusione per i minori (nel 2022, a fronte di circa quattordicimila arresti, erano meno di quattrocento i giovanissimi presenti negli istituti penali per minorenni) - è guardato con grande interesse nel resto del mondo, in quanto particolarmente sensibile all'istanza di reinserimento sociale del minore, in linea con l'articolo 27 della Costituzione e con il legame - da esso consacrato - tra rieducazione e umanità della pena;
proprio per quanto sin qui osservato, un intervento organico in materia di criminalità e disagio giovanile dovrebbe intervenire in ambito penale solo in via residuale: con riferimento ai minori, il carattere sussidiario e minimale dell'intervento penale assume infatti un significato particolarmente pregnante, laddove la prevenzione e il contrasto della criminalità giovanile deve necessariamente passare per un irrobustimento delle infrastrutture educative, sociali, culturali e di comunità che - sole - possono consentire di sottrarre i minori al circuito della criminalità; tutto al contrario, il decreto-legge in conversione si caratterizza per un ricorso sproporzionato allo strumento penale e, viceversa, per una attenzione minima all'articolazione di politiche educative, sociali e culturali idonee a favorire il recupero dei minori; sproporzione che emerge con grande chiarezza, sol che si pensi che - per fare un esempio - allo strumento penale viene addirittura affidato il contrasto all'abbandono scolastico,
delibera, ai sensi dell'articolo 78, comma 3, del Regolamento, di non procedere all'esame dell'A.S. 878.
INTERROGAZIONI A RISPOSTA IMMEDIATA, AI SENSI DELL'ARTICOLO 151-BIS DEL REGOLAMENTO
Interrogazione sulla normativa fiscale relativa al rientro dei lavoratori dall'estero
(3-00765) (25 ottobre 2023)
Unterberger, Spagnolli, Patton. - Al Ministro dell'economia e delle finanze -
Premesso che:
stando alla bozza di decreto legislativo sulla fiscalità internazionale attualmente in circolazione, il Governo sarebbe in procinto di operare una forte "stretta" sul regime degli "impatriati", l'agevolazione introdotta nel 2015, e poi modificata negli anni, che in base al sistema vigente garantisce importanti sconti fiscali ai lavoratori e alle lavoratrici che decidono di trasferire la loro residenza in Italia;
a decorrere dal periodo d'imposta 2024, l'agevolazione fiscale sarebbe circoscritta, infatti, al "personale altamente qualificato e specializzato", escludendo le altre categorie di lavoratori;
inoltre, verrebbe ridotta la percentuale complessiva del vantaggio fiscale, con una detassazione al 50 per cento della base imponibile (entro il limite di 600.000 euro) per cinque anni e senza distinzione tra le regioni, rispetto a quella attualmente in vigore, che è estensibile fino a dieci anni e con percentuali che oscillano tra il 70 e il 90 per cento a seconda dei casi;
secondo l'attuale sistema, infatti, i redditi prodotti in Italia concorrono alla formazione del reddito complessivo solo al 30 per cento del relativo ammontare per cinque anni, percentuale che si riduce al 10 per cento se si trasferisce la residenza in una regione del Sud;
inoltre, in caso di lavoratori con figli minori a carico, le agevolazioni fiscali si applicano attualmente per ulteriori cinque periodi d'imposta, con agevolazioni fiscali del 50 per cento e del 90 per cento a seconda del numero di figli e in caso di acquisto di un immobile residenziale in Italia (detto "radicamento"), tutte previsioni che sarebbero invece escluse dalla riforma;
ulteriore requisito richiesto dal nuovo regime agevolativo sarebbe il tempo minimo di permanenza all'estero e in Italia per coloro che intendono usufruire del beneficio fiscale: aumento da due a tre anni di lavoro all'estero e introduzione di un vincolo che impegnerebbe il beneficiario a lavorare in Italia per almeno cinque anni (mentre attualmente gli anni sono due), pena la decadenza e la restituzione dell'agevolazione goduta;
considerato che:
l'Italia, come la maggior parte dei Paesi europei, patisce una significativa carenza di manodopera e personale specializzato, soprattutto nei settori della sanità e della formazione: è la cosiddetta fuga dei cervelli, una problematica di cui si discute da anni, senza trovare soluzioni soddisfacenti;
soprattutto nei territori di confine, come l'Alto Adige/Südtirol, che deve competere con mercati del lavoro più competitivi, come Austria e Germania, e con salari più alti e costo della vita più basso, i sudtirolesi di madrelingua tedesca spesso scelgono di frequentare le università nei Paesi tedeschi e in più, secondo i dati, 8 altoatesini su 10 che ricevono una formazione professionale all'estero, vi rimangono, mentre solo due tornano in Italia;
la problematica richiederebbe interventi strutturali per migliorare le condizioni di vita di giovani accademici e professionisti, relativamente a salari, alloggi, politiche di conciliazione famiglia e lavoro, che però non sono attuabili in tempi brevi;
nel frattempo, l'unica misura che ha avuto effetti positivi è quella degli interventi finalizzati a riconoscere incentivi fiscali agli impatriati: secondo l'ultima analisi del Ministero dell'economia e delle finanze sulle dichiarazioni IRPEF, nel 2021, il regime degli "impatriati" ha interessato oltre 21.200 lavoratori dipendenti, per un ammontare lordo medio da lavoro dipendente di 121.241 euro annui e con un effetto non del tutto trascurabile in termini di gettito fiscale;
la stretta sugli incentivi fiscali in vigore rischierebbe di disincentivare fortemente il rientro dei lavoratori dall'estero, compresi quelli che avevano già programmato il rientro in Italia, con grave danno soprattutto per il settore dell'impresa, che trarrebbe invece grande giovamento dall'ingresso di lavoratori, anche non altamente specializzati, data la forte carenza di professionalità e manodopera qualificata in diversi settori;
peraltro, già in passato si è riscontrata notevole incertezza giuridica in merito alla sussistenza dei requisiti di elevata qualificazione o specializzazione, cosa che la riforma del regime agevolativo, stando al testo in circolazione, andrebbe ad acuire;
inoltre, il decreto introdurrebbe un regime transitorio finalizzato a salvaguardare coloro che conseguiranno la loro residenza fiscale in Italia entro il 31 dicembre 2023, non applicandosi però di fatto a coloro che, trasferitisi nel secondo semestre del 2023, non farebbero in tempo a maturare il periodo minimo richiesto di 183 giorni per il trasferimento della residenza fiscale in Italia;
ciò avrebbe pesanti ricadute soprattutto su quelle famiglie che si sono trasferite in Italia facendo affidamento sul sistema vigente e che, oltre a non essere ammesse allo sgravio, non potrebbero più contare nemmeno sulle agevolazioni di maggior favore connesse al "radicamento" e alla presenza di figli minori;
infine, pur comprendendo la volontà del legislatore di contrastare gli abusi, come nel caso di attività economiche volte ad effettuare "delocalizzazioni lampo" per ottenere gli sgravi fiscali, non si capisce invece quali siano le motivazioni di una siffatta restrizione delle agevolazioni fiscali per i lavoratori impatriati, specializzati o meno, visto che il problema della "fuga dei cervelli", come anche quello della carenza di manodopera, sono del tutto irrisolti e, al contrario, il Governo dovrebbe invece incentivare il rientro, anche degli studenti,
si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo voglia risolvere, in sede di approvazione definitiva del testo del provvedimento, le problematiche esposte, intervenendo sull'ambito applicativo della norma, con particolare riferimento alla tipologia di lavoratori ammessi al beneficio, al fine di incentivare il rientro e il trasferimento in Italia di lavoratori e lavoratrici italiani all'estero, specie nei territori di confine, e se non voglia introdurre incentivi di questo tipo anche per gli studenti, soprattutto in materie come la sanità e la formazione che riscontrano una forte carenza di personale.
Interrogazione sul regime di detassazione per i lavoratori "impatriati"
(3-00758) (24 ottobre 2023)
Renzi, Enrico Borghi, Paita, Fregolent, Musolino, Sbrollini, Scalfarotto. - Al Ministro dell'economia e delle finanze -
Premesso che:
il decreto legislativo 14 settembre 2015, n. 147, ha introdotto il regime speciale per i lavoratori "impatriati", il quale consiste nella detassazione del 70 per cento (elevato all'80 per cento per le regioni del Sud) degli emolumenti maturati da lavoratori italiani che sono stati almeno due anni all'estero e si impegnano a tornare e restare in Italia per almeno due anni;
la detassazione si applica per quattro anni (cinque se si ha un figlio), prorogabili di ulteriori cinque se il cittadino che rientra in Italia acquista un'immobile da adibire ad uso residenziale, anche se gli per gli ulteriori cinque anni si prevede una detassazione del 50 per cento (60 al Sud), elevata al 90 per cento se si hanno tre figli;
secondo organi di stampa e alla luce di alcuni approfondimenti, risulta agli interroganti che il Governo stia valutando di modificare il suddetto regime: a) riducendo la detassazione dal 70 al 50 per cento; b) prevedendo un tetto massimo pari a 600.000 euro; c) incrementando il periodo di permanenza minima all'estero da due a tre anni e quello di permanenza in Italia da due a cinque anni; d) riconoscendo il regime agevolativo esclusivamente ai lavoratori che, rientrati in Italia, avviino un rapporto di lavoro "nuovo" e con un soggetto diverso dal datore di lavoro presso il quale era impiegato all'estero; e) eliminando la proroga del regime agevolativo, che dunque si riduce, di fatto, da dieci a cinque anni;
tali modifiche appaiono del tutto incoerenti con la ratio e la finalità della misura, che si proponeva proprio di riportate nel Paese il prezioso "capitale umano" disperso nel corso dei decenni, con indubbi benefici per la finanza pubblica e l'economia grazie al "rientro" delle risorse finanziarie che questo accompagnano e che, altrimenti, sarebbe rimasto confinato a promuovere la crescita economica e sociale in Paesi esteri,
si chiede di sapere:
se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza di quanto riportato e se non ritenga utile confermare l'attuale disciplina del regime speciale per i lavoratori impatriati;
quali siano stati, nel corso degli anni, gli effetti del suddetto regime sulla finanza pubblica e sul sistema economico, sia in termini di gettito (diretto e indiretto), che in termini di impatto sulla crescita;
se, in subordine, non ritenga di differire l'efficacia delle nuove disposizioni in modo tale da non pregiudicare quei lavoratori che si trovano all'estero che, per effetto della repentina entrata in vigore delle modifiche, rischiano di vedere pregiudicate le proprie aspettative.
Interrogazione sulla situazione dell'ex Ilva di Taranto
(3-00764) (25 ottobre 2023)
Boccia, Misiani, Martella. - Al Ministro dell'economia e delle finanze -
Premesso che:
la situazione dello stabilimento ex ILVA di Taranto è estremamente preoccupante e l'incontro del 20 ottobre 2023 tra il Governo e le organizzazioni sindacali ha confermato l'assenza di una strategia volta a garantire la continuità operativa per l'azienda. Dopo 5 anni di gestione Arcelor Mittal e l'impiego di ingenti risorse a carico del bilancio pubblico, la produzione dello stabilimento è a rischio di collasso. L'altoforno 3 è stato demolito, il 5 è in fase di terminazione, mentre per gli altoforni 1 e 2 è prevista la chiusura alla fine del 2024, salvo riqualificazione. Nel 2023 la produzione scenderà sotto i 3 milioni di tonnellate, con una previsione di successiva ulteriore riduzione fino a 1,7 milioni. Allo stato attuale in ADI (Acciaierie d'Italia) sono occupati 3.500 dipendenti su un totale di 8.200 e continua il ricorso agli ammortizzatori sociali. Dall'ultimo bilancio di ADI emergono debiti per 2 miliardi di euro, in gran parte verso altre società di Arcelor Mittal, che nel 2023 sarebbero saliti a oltre 2,5 miliardi;
i provvedimenti finora adottati dal Governo, per affrontare la situazione dell'ex ILVA di Taranto, ne hanno aggravato lo stato di crisi, capovolgendo il percorso finalizzato alla ripresa della produzione e dei livelli occupazionali, alla decarbonizzazione e alla messa in sicurezza ambientale del sito. Gran parte delle misure adottate nel corso dell'ultimo anno risponde a richieste di Arcelor Mittal, con grave pregiudizio per gli interessi dei lavoratori, delle imprese dell'indotto, della città di Taranto, della tutela della salute dei cittadini e dell'interesse nazionale. Il decreto-legge n. 2 del 2023 ha sbloccato risorse per 680 milioni di euro a carico del bilancio pubblico in favore di Arcelor Mittal per garantire liquidità all'azienda e ha sancito il ritorno dello scudo penale in suo favore. Con l'articolo 9-bis del decreto-legge n. 69 del 2023, è stata prevista in favore di Arcelor Mittal la salvaguardia penale agli interventi di decarbonizzazione e stabilito che l'azienda possa essere ceduta anche in caso di sequestro degli impianti, consentendone la continuità operativa anche nel caso in cui la Corte di giustizia dell'Unione europea dovesse confermare la confisca degli impianti;
sul piano della riconversione del sito, l'attuazione del piano di decarbonizzazione, che dovrebbe portare alla totale elettrificazione dell'area a caldo con un investimento di oltre 5 miliardi di euro, risulta di fatto ferma, mentre incombe la scadenza del 2026, anno in cui finirà l'esenzione dello stabilimento di Taranto dal sistema UE dei "certificati verdi". Sul fronte delle risorse da mettere a disposizione per il rilancio e la riconversione dello stabilimento di Taranto sono stati fatti passi indietro. A fronte dello stralcio dal PNRR del finanziamento di un miliardo di euro destinato ad attivare la produzione del "preridotto", il Governo non ha finora chiarito quali e quante risorse saranno messe a disposizione tramite il fondo di sviluppo e coesione, il REPowerEU e il JTF. In tale contesto preoccupa il trasferimento del miliardo di euro dal PNRR al FSC, tenuto conto che su tale fondo dovranno essere riposizionati anche tutti gli altri interventi definanziati a seguito della revisione del piano, nonché il capitolo REPowerEU su cui si dovrà trovare un accordo con la UE;
nel corso dell'audizione presso la X Commissione della Camera del 17 ottobre 2023, il presidente ADI ha elencato le principali criticità che il complesso dell'ex ILVA di Taranto sta affrontando, di carattere sia giudiziario che finanziario e societario. Tra queste vi sono: a) la difficoltà di ADI ad accedere a forme di finanziamento di mercato e il fatto che la società, non avendo la proprietà degli impianti ed essendo l'accordo tra azionisti di durata limitata, non possa finanziare l'ingente circolante con il credito commerciale; b) l'aumento dei costi, dovuto alla crisi energetica, che ha ridotto il finanziamento del circolante con la cassa generata dalla gestione costringendo a ridurre la produzione e impedendo di procedere nelle emissioni degli ordini per la realizzazione dei nuovi impianti; c) la difficoltà di sostenere la fornitura commerciale di gas che è destinata a sostituire il servizio di fornitura in regime di default di cui ADI beneficia attualmente, a causa non solo dell'aumento congiunturale del costo del gas determinato dal recente conflitto mediorientale, ma anche della situazione finanziaria dell'azienda. Per tale ragione potrebbe determinarsi uno scenario di interruzione del servizio del gas con una conseguente interruzione della produzione; d) le tempistiche strette richieste dal settore siderurgico che contrastano con le lentezze delle decisioni sul sito, a causa della "situazione giuridica, normativa e contrattuale nella quale la società si trova ad operare";
in data 23 ottobre, Invitalia, la società pubblica che fa capo al Ministero dell'economia e delle finanze e che detiene il 38 per cento delle quote di ADI, ha inviato una lettera al presidente e all'amministratore di ADI e ad Arcelor Mittal, con una serie di rilievi sul mancato rispetto delle pattuizioni contrattuali. In primo luogo, viene contestata ad ADI la mancata comunicazione al socio pubblico in merito allo stato della società siderurgica ai fini della valutazione sul possibile esercizio dei propri diritti, ivi compresa la sussistenza dei presupposti per l'ammissione di ADI alla procedura di amministrazione straordinaria, come previsto dal decreto-legge n. 2 del 2023. In secondo luogo, viene evidenziato il mancato aggiornamento dei piani di produzione dell'acciaio, nonché delle comunicazioni relative alla situazione economico-patrimoniale e finanziaria e ai flussi di cassa a 12 mesi, per far fronte all'impegno assunto di portare la produzione di acciaio a 4 milioni di tonnellate. Infine, viene sottolineato che l'11 settembre 2023, il ministro Fitto avrebbe sottoscritto un memorandum con l'amministratore delegato di ADI e Arcelor Mittal, senza alcuna chiarezza sugli impegni finanziari assunti dalle parti;
la sottoscrizione del memorandum da parte dell'amministratore delegato di ADI, secondo Invitalia, sarebbe avvenuta senza alcuna preventiva informazione al consiglio di amministrazione di ADI e successivamente senza alcuna comunicazione di merito nel corso delle sedute del consiglio di amministrazione di ADI del 21 settembre e del 16 ottobre 2023;
tale accordo, oltre a confermare il cambio netto della posizione del Governo in favore di Arcelor Mittal, apre la strada alla cessione al gruppo franco-indiano della quota pubblica, archiviando ogni ipotesi finora sostenuta di portare Invitalia al 60 per cento del capitale di ADI con il coinvolgimento di una cordata di imprenditori siderurgici italiani con l'obiettivo di rilanciare lo stabilimento di Taranto;
i sindacati hanno sottolineato la gravità della vicenda evidenziando che, nell'incontro con il Governo del 27 settembre 2023, i Ministri presenti avrebbero negato la sottoscrizione di un memorandum con Arcelor Mittal ed oggi chiedono trasparenza e certezze sulla situazione e sul futuro degli stabilimenti siderurgici di Taranto, Genova e Novi Ligure,
si chiede di sapere:
se corrisponda al vero che il ministro Fitto abbia sottoscritto un memorandum of understanding con l'amministratore delegato di ADI e Arcelor Mittal;
se il Ministro in indirizzo sia stato preventivamente informato e ne abbia condiviso i contenuti e se sia a conoscenza di comunicazioni in tal senso anche nei confronti della società pubblica che fa capo al Ministero e che detiene il 38 per cento delle quote di ADI;
se intenda chiarire le motivazioni sottostanti alla mancata comunicazione della sottoscrizione del memorandum da parte del ministro Fitto e dell'amministratore delegato di ADI a tutti i soggetti interessati, ivi compresi i sindacati e il consiglio di amministrazione di ADI;
se intenda rendere pubblici i contenuti del memorandum al fine di comprendere quali siano le condizioni e le prospettive per ADI e la strategia che si intende mettere in atto con tale accordo per garantire la continuità aziendale e i livelli occupazionali di una realtà di importanza strategica per il Paese;
se sia interesse di tutto il Governo procedere alla cessione delle quote pubbliche ad Arcelor Mittal, rinunciando al percorso finalizzato a portare società pubblica che fa capo al Ministero al controllo del capitale di ADI.
Interrogazione sullo sfratto di appartenenti alle Forze dell'ordine da alloggi di edilizia agevolata a Roma
(3-00761) (25 ottobre 2023)
Ronzulli, Damiani, Fazzone, Gasparri, Lotito, Occhiuto, Paroli, Rosso, Silvestro, Ternullo, Zanettin. - Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti -
Premesso che:
è stato previsto l'avvio di un programma straordinario di edilizia residenziale concesso in locazione ai dipendenti dello Stato, civili e militari, impegnati o coinvolti nella lotta alla criminalità organizzata, con priorità per coloro che sono stati trasferiti per esigenze di servizio (ai sensi dell'art. 18 del decreto-legge 13 maggio 1991, n. 152);
con decreto 17 gennaio 1992 il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti ha emanato un bando di gara per la realizzazione del programma straordinario di edilizia residenziale agevolata e con nota ministeriale n. 794/01 del 12 luglio 2001 ha comunicato alla Prefettura di Roma la realizzazione di 54 alloggi realizzati nel comune di Roma;
la Prefettura di Roma ha assegnato in locazione 54 alloggi di edilizia agevolata ai dipendenti della Polizia di Stato, Arma dei Carabinieri, della Guardia di finanza, della Polizia penitenziaria, dell'ex Corpo forestale dello Stato, nonché ai dipendenti del Ministero della giustizia e personale dell'amministrazione civile del Ministero dell'interno o personale di altre amministrazioni comunque impegnati o coinvolti nella lotta alla criminalità organizzata, che hanno prestato e prestano servizio nell'ambito della provincia di Roma, a seguito di trasferimento d'ufficio, con priorità per coloro che sono stati trasferiti per esigenze di servizio a decorrere dal 13 maggio 1991;
per la realizzazione dell'intervento edilizio in data 21 gennaio 2004 è stata stipulata con il Comune di Roma apposita concessione del diritto di superficie sui comparti in località Mazzalupo, nella zona di Boccea;
dal 2005 risultano 54 famiglie di dipendenti delle forze dell'ordine assegnatari dell'alloggio sociale costruito in edilizia residenziale agevolata, in immobili ubicati a Roma, Collina delle muse, Boccea, in via Splendore, attualmente coinvolte in procedure di sfratti esecutivi da parte dell'impresa immobiliare esecutrice e titolare dei finanziamenti pubblici per la costruzione degli alloggi sociali;
dal gennaio 2023 la società costruttrice, beneficiaria dei fondi pubblici concessi dal Ministero per la realizzazione del programma edilizio ricadente sui terreni del Comune di Roma, una volta terminati i contratti di locazione, ha messo sul mercato gli appartamenti a soggetti terzi estranei alle forze dell'ordine con particolare violazione della finalità pubblicistica della realizzazione degli interventi edilizi;
il 24 maggio 2023 il provveditorato alle opere pubbliche per il Lazio, con nota inviata a tutti gli organi competenti, ha invitato a verificare il rispetto della normativa in materia di edilizia agevolata e la possibilità, da parte degli assegnatari, di riscattare gli immobili assegnati, secondo la normativa vigente;
la Regione Lazio con nota del 19 giugno 2023, a seguito del tavolo tecnico richiesto dal competente provveditorato alle opere pubbliche, ha fornito chiarimenti sul fatto che gli alloggi realizzati con il programma non potranno essere "liberamente utilizzati" dal soggetto attuatore, stante la finalità pubblicistica imposta dalla legge di finanziamento (come disposto dall'art. 5, comma 2, della legge 8 febbraio 2001, n. 21);
appare necessario e improrogabile che gli assegnatari degli alloggi intravedano la possibilità di esercitare il diritto di prelazione e riscattare gli immobili assegnati, secondo la normativa di settore, in subordine, o prevedere, alla scadenza dei contratti in essere, una proroga ope legis a tempo indeterminato o che in analoga fattispecie si possa recuperare il contributo finanziario e il diritto di superficie,
si chiede di sapere:
quali iniziative, per quanto di competenza, il Ministro in indirizzo intenda mettere in campo in ordine alla vicenda, al fine di evitare gli sfratti delle famiglie coinvolte delle forze dell'ordine impegnati nella lotta alla criminalità organizzata;
se ritenga necessario, per quanto di competenza, adottare iniziative normative per introdurre disposizioni sul diritto di prelazione agli assegnatari degli alloggi realizzati a seguito di contributo pubblico in materia di edilizia residenziale agevolata.
Interrogazione sui programmi e le misure tecniche per la sicurezza nei treni e nelle stazioni ferroviarie
(3-00766) (25 ottobre 2023)
Romeo, Minasi, Germanà, Potenti, Pirovano, Spelgatti, Tosato. - Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti -
Premesso che:
la protezione e il controllo dei più importanti asset della rete ferroviaria, come i tratti di linea, le gallerie, i ponti, e le stazioni sono fondamentali per garantire continuità ed efficienza della circolazione, ma anche per elevare la sicurezza dei viaggiatori che usufruiscono del servizio;
il livello di sicurezza delle stazioni ferroviarie italiane è misurato nella "carta dei servizi" di RFI sulla base di due indicatori: la percezione di sicurezza da parte dei viaggiatori, espressa attraverso questionari riferiti sia all'ambiente interno che a quello esterno, e il numero dei furti subiti dai medesimi all'interno degli asset ferroviari, forniti dal Ministero dell'interno;
lo scorso 30 gennaio 2023 è stato siglato un accordo tra il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, in accordo con il Ministero dell'interno, e il gruppo Ferrovie dello Stato italiane avente ad oggetto un piano volto a incrementare la sicurezza degli utenti;
il piano prevedeva, oltre ad un ulteriore aumento di gate e tornelli nelle stazioni, anche la creazione di un veicolo societario, FS Security, dedicato ad incrementare la sicurezza negli asset di competenza. La nuova società, che entro la fine dell'anno completerà la definizione del proprio piano industriale, ha il compito di coordinare le attività di sicurezza del gruppo FS, completando un percorso di significativo rafforzamento delle attività operative (con personale ferroviario abilitato o con servizi di sicurezza "sussidiaria") e con investimenti in tecnologie;
la società, costituita il 21 febbraio 2023, vedrà un ulteriore incremento di personale nel prossimo triennio di 1.000 addetti per il controllo dei varchi ferroviari a supporto alle forze di polizia ferroviaria;
con riferimento all'impiego di tecnologie, è assolutamente necessario intervenire con sistemi di monitoraggio tecnologici specialistici degli asset della rete che siano all'avanguardia, che possano essere messi a disposizione del personale,
si chiede di sapere quali siano le azioni programmate per proseguire, ampliare e potenziare gli interventi volti a garantire la sicurezza delle stazioni ferroviarie degli asset della rete per tutti i cittadini e viaggiatori.
Interrogazione sui lavori nella galleria del Fréjus
(3-00762) (25 ottobre 2023)
Ambrogio, Malan, Sigismondi, Rosa, De Priamo, Farolfi, Petrucci. - Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti -
Premesso che:
SITAF S.p.A. (Società italiana traforo autostradale del Fréjus) è ente concessionario per l'autostrada A32 (Torino-Bardonecchia) e, di concerto con la francese SFTRF, per il traforo del Fréjus T4, con un totale di 94 chilometri di tratta autostradale gestita;
l'infrastruttura, insieme alla A10 Genova-Ventimiglia (autostrada dei Fiori) e alla A5 (autostrada della Valle d'Aosta), è uno dei principali collegamenti con la Francia, nonché parte integrante del corridoio mediterraneo della rete transeuropea di trasporto (TEN-T), e assume, con particolare evidenza per i flussi turistici ed economici legati agli scambi transfrontalieri, assoluta valenza nazionale e internazionale;
considerato che i numerosi cantieri aperti, ad oggi, sulla tratta causano, specialmente in ordine al turismo pendolare dei fine settimana, al pendolarismo lavorativo (per il quale la A32 è fondamentale infrastruttura di collegamento tra i circa 100.000 abitanti della Valsusa e l'area metropolitana di Torino), e ai giorni di esodo e controesodo estivo, lunghe code e frequenti disagi in corrispondenza delle gallerie (circa 18 chilometri), dei viadotti (circa 19 chilometri) e dei rilevati (36 chilometri) oggetto di interventi strutturali e di conformità;
evidenziato che:
come è prevedibile, con la chiusura del traforo del monte Bianco (T1) dal 16 ottobre al 18 dicembre 2023, il traforo del Fréjus (T4) e il raccordo autostradale della A32 diverranno alternativa naturale per i flussi transfrontalieri di persone e merci da e per la Francia;
un recente accordo tra Banca europea per gli investimenti (BEI), Cassa depositi e prestiti (CDP), UniCredit, SACE e la SITAF destina ulteriori risorse, per complessivi 247 milioni di euro, da utilizzare per l'ammodernamento e la sicurezza della A32;
questo finanziamento si aggiunge a quello da 320 milioni di euro concesso, già nel 2013, per la realizzazione della seconda galleria del T4, che dovrebbe essere inaugurata entro fine 2023;
considerato che:
i territori montani interessati, siano essi insistenti in bassa o in alta Valsusa, vedono nel turismo, ormai destagionalizzato, uno dei fattori economici di maggior peso e rilevanza;
l'attuale e pressoché assoluta aleatorietà dei tempi di percorrenza, causata dall'eccessiva concentrazione, in un arco temporale ridotto, di un numero eccessivo di interventi di straordinaria manutenzione, nonché la mancanza di un coordinamento organizzativo tra ente gestore, amministrazioni locali e istituzioni centrali, rischia di limitare sensibilmente le presenze turistiche nell'area;
il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, di concerto con la Regione Piemonte e i sindaci coinvolti, ha convocato i vertici SITAF in occasione del caos viabilità innescato, la mattina del 2 maggio 2023, per la chiusura, comunicata dall'ente gestore solo quattro giorni prima, degli svincoli di Avigliana ovest e Avigliana centro, per consentire la realizzazione della nuova pavimentazione drenante e dei lavori di adeguamento della galleria "La Perosa",
si chiede di sapere:
se l'attuale cantierizzazione della A32 sia, in qualche modo, frutto di concertazione con SITAF da parte del Ministero;
se, di converso, SITAF abbia o meno fornito un cronoprogramma dei lavori e se questo sia stato eventualmente avallato dal Ministero;
se il Ministro in indirizzo non ritenga necessario, o quantomeno utile, riconvocare con urgenza i vertici SITAF S.p.A. e valutare l'opportunità di istituire un tavolo temporaneo di coordinamento, supervisione e calendarizzazione condivisa dei cantieri, attuali e futuri, della A32, così da individuare un cronoprogramma di avanzamento che sia sostenibile e che ridimensioni, il più possibile, i disagi descritti, garantendo altresì all'infrastruttura un'operatività residua sufficiente a gestire i flussi veicolari previsti, anche a fronte della valenza internazionale della tratta.
Interrogazione sul progetto di realizzazione di un ponte sospeso in area protetta a Costermano del Garda (Verona)
(3-00760) (25 ottobre 2023)
Aurora Floridia, De Cristofaro. - Al Ministro dell'ambiente e della sicurezza energetica -
Premesso che:
in data 22 dicembre 2003, la decisione della Commissione europea n. 69 ha confermato come sito di interesse comunitario (SIC) il monte Baldo e le località della val dei Mulini, di Senge di Marciaga e di rocca di Garda ubicate nel comune di Costermano sul Garda, in provincia di Verona;
il 30 giugno 2023, la delibera n. 88 della Giunta comunale ha approvato il project financing di iniziativa privata avente ad oggetto la realizzazione di un ponte e le relative strutture di servizio, la realizzazione di un parcheggio per 400 persone e 10 autobus;
considerato che:
il 18 ottobre 2021, 65 associazioni veronesi hanno sottoscritto un appello per fermare il progetto di realizzazione del ponte nell'area naturalistica di Costermano sul Garda e tutelarne l'eccezionale biodiversità;
in data 8 agosto 2023, è stato presentato un esposto alla Procura della Corte di conti di Venezia e alla Procura generale presso il Tribunale di Verona nei confronti del sindaco, degli assessori comunali, dei consiglieri di maggioranza e del segretario comunale di Costermano sul Garda da parte dei consiglieri di minoranza, che denunciano perequazioni urbanistiche per il progetto del ponte sospeso sopra la valle dei Mulini e l'ipotesi di reato in "abuso d'ufficio e danno alle finanze del Comune";
nel corso degli anni il monte Baldo e la valle dei Mulini sono stati oggetto di ripetuti interventi programmati a Costermano sul Garda a forte impatto sull'equilibrio ecosistemico, per la creazione di importanti hotspot interessati anche da cementificazione, ai fini di promuovere un alto afflusso turistico;
tutti questi interventi non sono stati sottoposti a valutazione di incidenza ambientale (VIncA) cumulativa, come prescritto dall'articolo 6 della direttiva n. 92 o direttiva "Habitat";
ritenuto che:
la realizzazione di un ponte sospeso, lungo circa 330 metri e alto circa 70 metri, illuminato e a pagamento, inoltre, prevede la costruzione di un campeggio, l'ampliamento di alcuni edifici con aumento della cubatura delle strutture già esistenti, la predisposizione di torri, passerelle e piattaforme e un parcheggio, in un'area incontaminata, precedentemente non edificabile, attirando un turismo di massa non confacente a un sito di interesse comunitario;
nel territorio comunale di Costermano sul Garda sono presenti aree a rischio idrogeologico, erosione e caduta massi, e la stessa valle dei Mulini è stata interessata nel 2020 da una frana;
il territorio in questione è molto vulnerabile a causa di un'elevata perdita di biodiversità, dovuta anche a un forte sviluppo edilizio che ha trasformato i centri lacustri e l'entroterra,
si chiede di sapere:
se il Ministro in indirizzo intenda chiarire come sia possibile costruire un ponte che impatterebbe in modo significativo assieme alle altre opere e infrastrutture programmate in un'area così fragile, riconosciuta sito di interesse comunitario;
quali misure di mitigazione e di adattamento siano state previste per la salvaguardia, il rispetto della legalità, della tutela e dell'integrità dell'ecosistema naturale presente nell'area interessata;
quali iniziative, per quanto di competenza, intenda avviare in merito alle autorizzazioni rilasciate per il suddetto progetto in materia di vincoli paesaggistici, monumentali, ambientali e architettonici a tutela del Comune di Costermano sul Garda, considerata l'assenza di una valutazione di incidenza ambientale cumulativa di tutti i progetti e interventi previsti.
Interrogazione sulle comunità energetiche rinnovabili
(3-00763) (25 ottobre 2023)
Di Girolamo. - Al Ministro dell'ambiente e della sicurezza energetica -
Premesso che:
con il decreto-legge n. 162 del 2019, recante "Disposizioni urgenti in materia di proroga di termini legislativi, di organizzazione delle pubbliche amministrazioni, nonché di innovazione tecnologica", sono state introdotte anche nel nostro Paese le "comunità energetiche rinnovabili" (o energy community) previste dalla direttiva europea RED II (2018/2001/UE);
si tratta, in sintesi, di associazioni che possono essere costituite da cittadini, enti pubblici locali, o PMI che diventano prosumer;
secondo uno studio del Politecnico di Milano, entro il 2025 le comunità energetiche rinnovabili italiane arriveranno dall'attuale centinaio a 40.000 coinvolgendo circa 1,2 milioni di famiglie, 200.000 uffici e 10.000 piccole e medie imprese. Un altro studio ("Le comunità energetiche in Italia", cofirmato dall'ENEA) valuta in 264 milioni i cittadini dell'Unione che diventeranno produttori-consumatori di energia generando fino al 45 per cento dell'elettricità rinnovabile complessiva del sistema;
l'aspetto determinante è proprio l'idea dei produttori-consumatori, con una forte attenzione al sostegno delle fasce economicamente più deboli, che segna il passaggio da un modello verticale (poche grandi centrali fossili o nucleari) a un modello orizzontale, decentrato, con milioni di punti di produzione e autoproduzione di energia;
il coinvolgimento della comunità in esperienze di questo genere è una concreta occasione di diffusione su larga scala, anche grazie ai 2,2 miliardi di euro che il PNRR assegna allo sviluppo delle comunità energetiche per i Comuni sotto i 5.000 abitanti;
a fronte dei numeri riportati ad oggi, in Italia, su 100 comunità energetiche mappate a giugno 2022, 50 hanno completato l'iter di attivazione presso il GSE e di queste solo tre hanno ricevuto i primi incentivi statali;
i decreti attuativi per le comunità energetiche erano attesi per il mese di marzo 2022 e ad oggi non risultano ancora emanati,
si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo sia consapevole dell'urgenza di definire le regole attuative necessarie a dare avvio definitivo alle comunità energetiche e quali siano le effettive tempistiche di emanazione della normativa mancante.