Legislatura 19ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 118 del 26/10/2023
Azioni disponibili
SENATO DELLA REPUBBLICA
------ XIX LEGISLATURA ------
118aSEDUTA PUBBLICA
RESOCONTO STENOGRAFICO
GIOVEDÌ 26 OTTOBRE 2023
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Presidenza del vice presidente CENTINAIO,
indi del vice presidente GASPARRI,
del vice presidente CASTELLONE
e del vice presidente ROSSOMANDO
N.B. Sigle dei Gruppi parlamentari: Azione-Italia Viva-RenewEurope: Az-IV-RE; Civici d'Italia-Noi Moderati (UDC-Coraggio Italia-Noi con l'Italia-Italia al Centro)-MAIE: Cd'I-NM (UDC-CI-NcI-IaC)-MAIE; Forza Italia-Berlusconi Presidente-PPE: FI-BP-PPE; Fratelli d'Italia: FdI; Lega Salvini Premier-Partito Sardo d'Azione: LSP-PSd'Az; MoVimento 5 Stelle: M5S; Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista: PD-IDP; Per le Autonomie (SVP-Patt, Campobase, Sud Chiama Nord): Aut (SVP-Patt, Cb, SCN); Misto: Misto; Misto-ALLEANZA VERDI E SINISTRA: Misto-AVS.
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RESOCONTO STENOGRAFICO
Presidenza del vice presidente CENTINAIO
PRESIDENTE. La seduta è aperta (ore 10,09).
Si dia lettura del processo verbale.
STEFANI, segretario, dà lettura del processo verbale della seduta del giorno precedente.
PRESIDENTE. Non essendovi osservazioni, il processo verbale è approvato.
Comunicazioni della Presidenza
PRESIDENTE. L'elenco dei senatori in congedo e assenti per incarico ricevuto dal Senato, nonché ulteriori comunicazioni all'Assemblea saranno pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna.
Sull'ordine dei lavori
PRESIDENTE. Informo l'Assemblea che all'inizio della seduta il Presidente del Gruppo MoVimento 5 Stelle ha fatto pervenire, ai sensi dell'articolo 113, comma 2, del Regolamento, la richiesta di votazione con procedimento elettronico per tutte le votazioni da effettuare nel corso della seduta. La richiesta è accolta ai sensi dell'articolo 113, comma 2, del Regolamento.
Discussione congiunta e approvazione dei documenti:
(Doc. VIII, n. 1)Rendiconto delle entrate e delle spese del Senato per l'anno finanziario 2022
(Doc. VIII, n. 2)Progetto di bilancio interno del Senato per l'anno finanziario 2023
(Relazione orale) (ore 10,13)
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione congiunta dei documenti VIII, nn. 1 (Rendiconto delle entrate e delle spese del Senato per l'anno finanziario 2022) e 2 (Progetto di bilancio interno del Senato per l'anno finanziario 2023).
Il relatore, senatore Calandrini, ha chiesto l'autorizzazione a svolgere la relazione orale. Non facendosi osservazioni la richiesta si intende accolta.
Pertanto, ha facoltà di parlare il relatore.
CALANDRINI, relatore. Signor Presidente, ringrazio anzitutto il collegio dei questori. Noi ieri abbiamo avuto una riunione con tutti i Presidenti delle Commissioni per svolgere l'adempimento legato alla discussione sul bilancio interno del Senato. Come ogni anno l'Assemblea del Senato si trova ad esaminare gli atti relativi al bilancio interno dell'Istituzione che tutti rappresentiamo. Questa volta si tratta del rendiconto delle entrate e delle spese del Senato per l'anno finanziario 2022 e del progetto di bilancio relativo all'anno in corso, che il Consiglio di Presidenza ieri ha deliberato nella riunione all'unanimità, limitandosi ad un esame parziale di questi due documenti contabili.
Iniziando dal rendiconto relativo allo scorso esercizio finanziario, osservo innanzitutto come la spesa complessiva effettiva, al netto dei risparmi da versare allo Stato e degli accantonamenti, sia risultata pari, nel 2022, ad euro 487.700.312,83. Va inoltre considerato che questo dato di riduzione della spesa, essendo espresso in termini nominali, non tiene conto della dinamica inflazionistica, che nel 2022 è risultata pari all'8,1 per cento. Tra l'altro, le entrate del Senato evidenziano che la dotazione finanziaria è rimasta invariata dal 2012, nella misura di circa 505 milioni di euro. Per conseguenza, rispetto alla dotazione richiesta nel 2011, pari a euro 526.960.500, si registra una riduzione annua di 21,6 milioni di euro. Questa costante riduzione della spesa negli ultimi anni si è dunque accompagnata a una sostanziale stabilità della principale entrata del Senato, con assestamento però di quest'ultima su un livello significativamente più basso rispetto agli anni antecedenti alla crisi del 2011. Il saldo complessivo netto delle uscite previste in bilancio è risultato pari a 575 milioni di euro, con un risparmio di 10 milioni di euro rispetto all'anno precedente.
Tutti questi indicatori specifici, ossia quello relativo alle spese di funzionamento, quello relativo alle spese di parte corrente ed infine quello attinente alle spese previdenziali, confermano quindi un trend positivo, rilevante soprattutto in un contesto come quello attuale, caratterizzato da un tasso di inflazione molto rilevante. In particolare, per quel che concerne il valore netto della spesa di funzionamento del Senato indicato nel bilancio 2023, si evidenzia che lo stesso risulta pari a 306.550.000 euro, a fronte di una spesa di funzionamento dell'anno 2022 pari a 320.390.534 euro.
A fronte di una significativa riduzione della spesa, come quella registrata a partire dal 2012, la sfida evidentemente è stata ed è tuttora quella di rendere compatibili i risultati finanziari conseguiti, che testimoniano la partecipazione del Senato allo sforzo di stabilizzazione della finanza pubblica compiuto negli ultimi anni, con il mantenimento di un elevato standard qualitativo dei servizi erogati.
PRESIDENTE. Ha chiesto di intervenire il senatore Questore Nastri. Ne ha facoltà.
NASTRI, senatore Questore. Signor Presidente, onorevoli colleghi, a nome del Collegio dei questori e dei senatori Antonio De Poli e Marco Meloni, qui presenti, sottopongo all'esame dell'Assemblea il rendiconto delle entrate e delle spese del Senato per l'anno finanziario 2022 e il progetto di bilancio interno del Senato per l'anno finanziario 2023. Il primo bilancio di questa legislatura attesta, per il dodicesimo anno consecutivo, il trend positivo di decremento della spesa e conferma l'impegno incessante degli organi politici e amministrativi di questo ramo del Parlamento nella direzione di una gestione ancor più rigorosa e di buon senso delle risorse pubbliche.
I dati che emergono dal bilancio, votato ieri all'unanimità dal Consiglio di Presidenza, dimostrano agli italiani in modo inequivocabile che questa istituzione ha raggiunto gli obiettivi di contenimento della spesa, grazie ad un costante processo di revisione sistematica, strutturale e funzionale delle voci di bilancio. L'obiettivo principale sotteso ai documenti di bilancio è quello dell'economicità, che costituisce una delle principali articolazioni del principio costituzionale di buon andamento dell'azione amministrativa. L'economicità presuppone innanzitutto che la progettazione gestionale contenuta nel bilancio sia volta al miglior utilizzo delle risorse e dei mezzi a disposizione per lo svolgimento delle attività istituzionali.
Va osservato che in tale prospettiva il livello delle risorse economico-finanziarie utilizzate dal Senato deve sempre essere razionale e compatibile con la necessità di garantire l'efficace svolgimento dei compiti di tale organo costituzionale.
Il processo di contenimento emerge chiaramente analizzando cinque indicatori numerici costituiti dalla spesa complessiva, dalla dotazione e dal peso economico del Senato sulla finanza pubblica, dalla spesa di funzionamento, dalle spese di parte corrente ed infine dalle spese previdenziali. Il primo indicatore è sicuramente quello del saldo complessivo netto delle spese di bilancio 2023, che diminuisce di 10 milioni di euro rispetto al bilancio del precedente anno, risultando pari a 575 milioni di euro, nonostante un'inflazione il cui tasso ha superato anche la soglia del 10 per cento. Desidero evidenziare come dall'anno 2012 il peso finanziario del Senato sulla finanza pubblica si è ridotto di circa 397,3 milioni di euro, quindi non è una una tantum, ma una costante. Questo andamento virtuoso deriva dalla diminuzione del secondo indicatore, quello della dotazione, che è sceso di 21,6 milioni di euro rispetto al 2011, per un risparmio totale in dodici anni di 259,2 milioni di euro. I risparmi gestionali dal 2013 a oggi, inoltre, ammontano a 138 milioni di euro.
Altro obiettivo importante raggiunto sono i tagli al capitolo delle spese di funzionamento, che nel 2023 sono state preventivate nell'importo complessivo di circa 306 milioni, quasi 14 milioni di euro in meno rispetto alla spesa netta di funzionamento previsto nel bilancio del 2022. Questi risparmi sono stati conseguiti grazie alla razionalizzazione gestionale della spesa e alla riforma costituzionale relativa alla riduzione del numero dei senatori. Le spese di funzionamento sono un parametro significativo e importante, atteso che tutti i processi di ottimizzazione della spesa interna delle strutture pubbliche hanno l'obiettivo di ridurre in primis proprio queste spese ed in ogni caso quelle correnti. Come anticipato, questo risultato positivo è ancor più rilevante e significativo se si considera il fenomeno inflattivo in corso, che ha determinato l'aumento dello stanziamento di alcuni capitoli rispetto al bilancio 2022, compensati tuttavia da una riduzione di altre poste di bilancio, resa possibile da un processo di razionalizzazione gestionale.
Il quarto indicatore, quello della spesa corrente, evidenzia un altro risultato positivo raggiunto dal Senato: più di 10 milioni di euro in meno rispetto alla spesa di parte corrente registrata nel bilancio 2022. Al netto dei risparmi, quindi, la spesa corrente netta passa da circa 578 milioni del 2022 a circa 567 milioni di quest'anno.
Altro obiettivo strategico raggiunto rispetto allo scorso anno è quello della riduzione della spesa previdenziale riferita agli ex senatori ed ex dipendenti. La diminuzione della spesa pensionistica deriva da misure di contenimento delle prestazioni previdenziali adottate negli ultimi anni, che hanno consentito di risparmiare e di accantonare delle somme, i cui effetti virtuosi sono ravvisabili anche nell'anno in corso. Nel bilancio del 2022 la spesa previdenziale e contributiva di cui ai capitoli 1.26, 1.27 e 1.29, ammontava complessivamente a 252.460.000 euro, mentre nel bilancio 2023 tale spesa, riconducibile ai capitoli 1.19 e 1.20, si ridimensiona a 248.070.000 euro, con un'ulteriore riduzione importante di 4.390.000 euro.
Più nello specifico, nell'anno 2022 sono state corrisposte somme arretrate che erano state accantonate in presenza di ricorsi pendenti che hanno determinato un anomalo innalzamento della spesa nello scorso anno.
Oltre al bilancio 2023, l'Assemblea è chiamata oggi ad approvare anche il rendiconto relativo all'anno 2022. Per quel che concerne tale rendiconto, si fa presente che nel 2022 la spesa complessiva è stata di 487.709.312,83 euro, con un lievissimo scostamento del valore nominale del saldo complessivo rispetto all'anno 2021, di soli 185.000.280 euro. Va tuttavia sottolineato che il valore reale del saldo finale del rendiconto presenta invece un risultato ampiamente positivo rispetto al 2021, nonostante l'incidenza del fenomeno inflattivo che si è verificato nell'anno 2022.
Cari colleghi, avviandomi alla conclusione del mio intervento, rivolgo alcuni ringraziamenti ai colleghi Questori, Meloni e De Poli, al quale ultimo lascio l'illustrazione degli altri profili della gestione del bilancio interno. Insieme, tutti i giorni, condividiamo ogni scelta e decisione che i regolamenti ci affidano. Devo dire che in questi dodici mesi nel Collegio dei Questori non c'è stata mai alcuna delibera che non sia passata all'unanimità.
Ringrazio il presidente del Senato Ignazio La Russa per il modo in cui quest'anno ha presieduto l'Aula e per aver sempre tutelato tutte le forze politiche senza alcuna distinzione.
Non posso fare a meno di esprimere infinita gratitudine a tutta l'amministrazione del Senato che è il cuore e anche il motore di questa istituzione, a partire dal segretario generale, la dottoressa Elisabetta Serafin, dai vicesegretari generali dottor Federico Toniato e dottor Alfonso Sandomenico. Porgo uguali e sinceri ringraziamenti a tutti i direttori dei servizi, in particolare del polo medico sanitario, al dottor Federico Marini, ai dipendenti, agli assistenti parlamentari, al personale dei Gruppi, alle donne e agli uomini della Polizia di Stato, all'Arma dei carabinieri, dei Vigili del fuoco e della Polizia locale di Roma, che ogni giorno garantiscono la sicurezza e la tranquillità di questi meravigliosi Palazzi.
Saluto il presidente Centinaio, tutti i senatori oggi presenti al dibattito e in particolare quanti interverranno apportando i loro approfondimenti e anche - ci auguriamo - dei suggerimenti. Ringrazio ognuno di voi colleghi per aver condiviso questo primo anno intenso di legislatura che ha visto il Senato - lo ripeto ancora una volta - proseguire il cammino di razionalizzazione della spesa e di miglioramento della qualità dei servizi offerti, affinché sia sempre più efficiente. È importante la razionalizzazione, è importante ottimizzare, è importante il risparmio, ma non possiamo pensare di non dare un servizio. Per noi la cosa più importante è dare tutto questo, ma tutto deve essere meno oneroso per i nostri cittadini. (Applausi).
PRESIDENTE. Ha chiesto di intervenire il senatore Questore De Poli. Ne ha facoltà.
DE POLI, senatore Questore. Signor Presidente, colleghi, come ha evidenziato qualche minuto fa il senatore Questore Gaetano Nastri, e anche chiaramente a nome del collega senatore Questore Marco Meloni, i numeri del bilancio virtuoso del Senato della Repubblica sono una realtà tangibile e concreta. Negli ultimi anni, dal 2012, come ricordava il collega Nastri, grazie a una seria e parsimoniosa opera di razionalizzazione della spesa a 360 gradi, abbiamo conseguito importanti risparmi: 397,3 milioni di euro complessivamente, e quest'anno abbiamo avuto una minor spesa di 31,6 milioni, dei quali 10 milioni di risparmi e 21,6 milioni di minore dotazione da parte dello Stato. Sono cifre, ma dietro queste cifre vi è una gestione virtuosa importante della macchina amministrativa.
In questi anni stiamo portando avanti un ragionamento strutturale; nonostante i risparmi abbiamo continuato a investire per migliorare la nostra istituzione, che è la culla della democrazia per tutti i nostri cittadini. Questo vuol dire ottimizzare la spesa, andare oltre la logica dei tagli fini a se stessi, che, cari colleghi, non hanno dietro una strategia, un pensiero e una visione. Fare questo, invece, fa la netta differenza. Il Senato è oggi un esempio di buona amministrazione e lo si evince da diversi elementi, di cui farò una excursus molto veloce per ragioni di tempo.
Ad esempio, le procedure di gara sono effettuate ricorrendo per la maggior parte alla piattaforma elettronica della pubblica amministrazione e questo ha significato che negli ultimi anni non c'è stato alcun ricorso e alcun contenzioso per tutti gli affidamenti che abbiamo previsto. Questo significa che ci siamo sempre attenuti ai princìpi di trasparenza, economicità ed efficacia dell'azione amministrativa.
Un altro aspetto virtuoso della macchina amministrativa del Senato è che questa istituzione nel 2023 ha pagato le fatture ai propri fornitori entro trenta giorni, e credo che questo sia un altro degli aspetti importanti che al Senato stiamo curando. (Brusio).
PRESIDENTE. Mi scusi, senatore De Poli, vorrei chiedere ai colleghi la gentilezza di lasciarci ascoltare il suo intervento. È una richiesta che viene non solo dal banco della Presidenza, ma anche da altri colleghi che vorrebbero ascoltare, altrimenti, in queste condizioni, diventa difficile riuscire a lavorare. (Applausi).
DE POLI, senatore Questore. La ringrazio, signor Presidente.
Vorrei fare anche un breve cenno alle attività di rimozione delle barriere architettoniche, un segnale concreto che anche le nostre istituzioni sono chiamate a dare per ricordare l'importanza dell'inclusione sociale.
Tra le altre cose, ci contraddistingue anche l'impegno sulle politiche green: nei nostri Palazzi c'è un utilizzo responsabile delle risorse energetiche, penso ad esempio all'adozione diffusa di lampade a basso consumo di ultima generazione praticamente in tutti i locali. Altrettanto avviene sul fronte dell'efficienza energetica con il nostro impianto fotovoltaico presso il centro logistico di via del Trullo: in dieci anni l'impianto ha generato oltre 2.000 megawatt di energia.
Vorrei richiamare l'attenzione anche sulle nuove tecnologie che servono per migliorare tutti i nostri processi con le tecnologie cloud e anche questo ci ha consentito di realizzare non soltanto un risparmio economico, ma soprattutto, in un'ottica green, un risparmio reale e concreto, dal 2016 ad oggi, di 20 milioni di euro. I processi interni sono resi più veloci, efficienti e performanti. Lo stesso riguarda l'implementazione della web TV del Senato, passata da sette a otto canali in contemporanea, assolvendo a un compito rilevante in termini di pubblicità dei lavori e di trasparenza, con 1.200 eventi in diretta streaming in questo primo anno di legislatura, in tutte le sedute del Senato, in 370 sedute delle Commissioni, con più di 650 eventi live. Oggi il canale Youtube di Palazzo Madama conta 50.000 iscritti e ha totalizzato più di un milione di visualizzazioni negli ultimi dodici mesi. Il digitale, dunque, è al servizio della democrazia.
Possiamo dire che il nostro è un Parlamento che si avvicina sempre più a un contesto 5.0. Grazie all'introduzione di queste infrastrutture informatiche, abbiamo realizzato in questi anni un notevole risparmio, ma soprattutto si è determinato un fattore di trasparenza importante e fondamentale per tutti i nostri cittadini. Abbiamo chiaramente dato un impulso per la realizzazione di nuove procedure e sistemi per quanto riguarda la presentazione in digitale degli atti parlamentari, in modo particolare degli emendamenti. Chiaramente l'obiettivo è snellire le procedure.
Ancora, segnalo l'impiego di videoconferenze: 2.500 video meeting per un totale di 18.000 ore di conferenza.
Credo che questo sia uno degli aspetti importanti che abbiamo raggiunto.
Come dicevo all'inizio, occorre spendere meglio le risorse per raggiungere i target previsti: come per le aziende private, anche la nostra istituzione segue lo stesso metodo. Tutto ciò, come abbia già sottolineato, vuol dire ottimizzare la spesa.
Concludo anch'io con dei ringraziamenti di cuore e non retorici al presidente del Senato Ignazio La Russa, che ha condotto questo primo anno in maniera importante ed efficace. Il mio ringraziamento va anche al vice presidente Centinaio, che oggi presiede l'Assemblea. Un ringraziamento va in particolare all'Amministrazione, partendo dal segretario generale, dottoressa Elisabetta Serafin, ai vice segretari generali Federico Toniato e Alfonso Sandomenico, ai direttori dei servizi, al nostro direttore del polo sanitario, dottor Marini, a tutte le Forze dell'ordine di polizia, carabinieri, vigili del fuoco e polizia locale, nonché a tutto il personale e agli assistenti che qui in Aula sono sempre al nostro fianco per mantenere l'ordine. A tutta l'Amministrazione completa vorrei fare veramente un grande applauso, perché senza di essa non potremmo essere qui nemmeno noi. E di questo vi ringrazio. (Applausi).
PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione congiunta.
È iscritta a parlare la senatrice Pirro, la quale nel corso del suo intervento illustrerà anche l'ordine del giorno G1. Ne ha facoltà.
PIRRO (M5S). Signor Presidente, innanzitutto mi unisco ai senatori Questori per il ringraziamento a tutto il personale del Senato, che ci accompagna e aiuta quotidianamente nel nostro lavoro.
Mi preme portare all'attenzione dell'Assemblea il nostro ordine del giorno G1, che riguarda i vitalizi ante 2011. Come sapete, nel 2018, nei primi mesi della scorsa legislatura, il Consiglio di Presidenza aveva approvato una delibera che modificava il calcolo dei vitalizi pregressi e lo rendeva più conforme agli standard previsti per la popolazione generale, secondo un meccanismo contributivo che andava a rivedere, in alcuni casi anche in maniera sostanziosa, gli assegni erogati fino a quel momento.
Successivamente, nel 2020, la Commissione contenziosa ha di fatto annullato quella decisione; un giudizio poi confermato dal Consiglio di garanzia in prorogatio il 12 luglio 2023. Il Consiglio di garanzia aveva però confermato la ratio della decisione del Consiglio di Presidenza, ritenendo che ci dovesse comunque essere una revisione nel calcolo dei vitalizi precedenti alla riforma che, come tutti sappiamo, ha trasformato questo strumento in una pensione contributiva di fatto.
Tale ripristino porterebbe a un aggravio dei costi del Senato che da dodici anni, come ci hanno riferito i senatori Questori, vede un trend in discesa e che non vorremmo invertire, soprattutto in una situazione generale del Paese, come ci viene ripetuto da più parti, di sacrifici e difficoltà. Pertanto non ci sembra corretto che sia una norma così iniqua a pesare sulle casse dello Stato. Oltretutto, la Camera dei deputati aveva adottato una delibera pressoché identica rispetto a quella del Consiglio di Presidenza del Senato del 2018, e recentemente ha riconfermato quei princìpi e quel tipo di calcolo del vitalizio.
Con questo ordine del giorno chiediamo dunque al Consiglio di Presidenza di impegnarsi alla predisposizione e presentazione di un disegno di legge volto alla razionalizzazione della materia di cui abbiamo discusso e al bilanciamento tra l'aspettativa legittima degli ex parlamentari e l'esigenza di contenimento della spesa pubblica, al fine di addivenire a una rimodulazione definitiva dei vitalizi, dando così anche attuazione a quanto stabilito dal Consiglio di garanzia. (Applausi).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Nicita, il quale nel corso del suo intervento illustrerà anche l'ordine del giorno G2. Ne ha facoltà.
NICITA (PD-IDP). Signor Presidente, intervengo solo per confermare il giudizio che è stato dato anche dal Presidente della Commissione bilancio sulla presentazione di questo bilancio, che tiene conto evidentemente della riforma che è stata fatta e ci dà un quadro che evidenzia, sulle diverse poste di bilancio, il forte impulso alla razionalizzazione delle spese, così come la possibilità di individuare alcune forme di risparmio, per esempio attraverso iniziative comuni con la Camera dei deputati (penso al centro di documentazione), assieme alla capacità che si è mostrata e viene documentata nel bilancio di tenere ferma la dinamica della spesa, nonostante la forte spinta inflattiva di oltre il 40 per cento. Quindi, complessivamente ci sembra un lavoro molto dettagliato e ben documentato sulle varie questioni.
Due temi meritano un successivo approfondimento e un incoraggiamento in quest'attività: nella trasformazione dettata dalla riforma bisogna tener presente anche le nuove esigenze di tipo organizzativo. La riduzione del numero dei parlamentari non comporta automaticamente una riduzione delle spese, perché - lo dico da senatore alla sua prima legislatura - c'è un grande tema da considerare: la concentrazione dell'attività, soprattutto in un momento in cui c'è una pioggia di decreti-legge da parte del Governo, evidentemente cambia l'organizzazione dei lavori delle Commissioni e del Parlamento. Questo significa anche una necessità di approfondimenti legislativi, di attività di Gruppo, di coordinamento, di documentazione, di audizioni e così via. Dobbiamo anche tener conto dell'impatto della riduzione del numero dei parlamentari sul carico di lavoro delle Commissioni, al fine di poter esercitare un'attività efficiente nell'interesse pubblico.
Abbiamo poi presentato l'ordine del giorno G2, che fa riferimento alla possibilità di riprendere il discorso che fu affrontato tempo fa in relazione alla condizione dei collaboratori, in modo da avere una situazione analoga a quella della Camera dei deputati. Infine, vi è la necessità di guardare all'impatto organizzativo nel complesso.
Mi ha fatto molto piacere poter vedere un bilancio, anche perché di questi tempi, per noi componenti della 5ª Commissione, è un'ambizione difficilmente soddisfatta (Applausi), motivo per cui ringrazio anche il presidente Calandrini.
PRESIDENTE. Dichiaro chiusa la discussione congiunta.
La Presidenza dichiara improponibili, ai sensi dell'articolo 97, comma 1, del Regolamento, in quanto estranei all'oggetto del bilancio interno del Senato, il secondo capoverso della premessa e il primo capoverso dell'impegno dell'ordine del giorno G5, l'ordine del giorno G6, le premesse e il secondo capoverso dell'ordine del giorno G7.
Ha facoltà di parlare il senatore Questore Nastri, che invito anche ad esprimere il parere sugli ordini del giorno in esame.
NASTRI, senatore Questore. Signor Presidente, onorevoli colleghi, esprimo parere favorevole sugli ordini del giorno G1, G2 e G4, nonché sugli ordini del giorno G5 e G7, a condizione che siano riformulati eliminando le parti improponibili.
Esprimo parere favorevole sull'ordine del giorno G8, con la seguente riformulazione: nell'ultimo capoverso, sostituire le parole «a valutare soluzioni logistiche e funzionali» con le parole «a valutare fattibilità logistiche e funzionali come in regime di convenzione».
Esprimo parere favorevole all'accoglimento come raccomandazione dell'ordine del giorno G10, qualora fosse accettata la seguente riformulazione: invece di «a valutare modalità», «a valutare fattibilità». Esprimo parere favorevole all'accoglimento dell'ordine del giorno G11 e, come raccomandazione, dell'ordine del giorno G12, qualora fossero aggiunte le parole «nel rispetto delle previsioni della legge n. 124 del 2007».
ROMEO (LSP-PSd'Az). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ROMEO (LSP-PSd'Az). Signor Presidente, l'ordine del giorno G1 rivolge un invito ai componenti del Consiglio di Presidenza a farsi promotori della predisposizione di un disegno di legge volto alla razionalizzazione della materia dei vitalizi, di cui abbiamo sentito parlare prima, per realizzare un bilanciamento tra l'aspettativa legittima degli ex parlamentari e l'esigenza di contenimento della spesa pubblica, al fine di addivenire a una loro rimodulazione definitiva, dando così attuazione a quanto stabilito dal Consiglio di garanzia.
Ricordo che già nella scorsa legislatura avevamo messo in evidenza il fatto che su questo tema la soluzione più corretta e più giusta fosse quella di approvare una legge. Avevo portato a testimonianza l'esperienza di ciò che avevamo portato avanti in Regione Lombardia: ispirandoci ai criteri della Corte costituzionale, ossia il principio di temporaneità e di ragionevolezza nel taglio, in Regione Lombardia avevamo predisposto una normativa che aveva retto anche a fronte dei ricorsi alla Corte costituzionale. Pertanto, il modo più ragionevole e più corretto per affrontare questo tema, a nostro avviso, è la predisposizione di un disegno di legge.
Per tale ragione, ci esprimiamo a favore dell'iniziativa presentata dai colleghi del MoVimento 5 Stelle.
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il relatore, senatore Calandrini.
CALANDRINI, relatore. Signor Presidente, esprimo un parere conforme a ciò che ha anticipato il senatore Questore anziano.
Desidero altresì ringraziare ulteriormente i Collegi dei Questori, l'attuale, ma anche il precedente. Ricordo infatti che stiamo approvando anche il Rendiconto delle entrate e delle spese del Senato per l'anno finanziario 2022, che ha visto protagonista il senatore De Poli come Questore anziano nella scorsa legislatura e attualmente il senatore questore Nastri, insieme al senatore questore Meloni. Rivolgo quindi un doppio ringraziamento al vecchio e al nuovo Collegio per questa significativa attività di riduzione della spesa, che ha rappresentato un fatto molto importante, considerando che anche l'istituzione che noi rappresentiamo deve sforzarsi di dare un'ulteriore stabilizzazione alla finanza pubblica nazionale, tenendo sempre conto (e concordo con ciò che diceva il collega Nicita) del mantenimento di uno standard adeguato a tutto ciò che rappresentiamo, in riferimento ai servizi che vengono erogati da questa Istituzione. Ringrazio nuovamente i senatori Questori e il Presidente.
PRESIDENTE. Chiedo ai presentatori degli ordini del giorno G8, G10 e G12 se accettano la riformulazione proposta dal senatore Questore.
PIRRO (M5S). Sì, signor Presidente.
DI GIROLAMO (M5S). Sì, signor Presidente.
BORGHI Claudio (LSP-PSd'Az). Sì, signor Presidente.
PRESIDENTE. Essendo stati accolti e poiché i presentatori non insistono per la votazione, gli ordini del giorno G1, G2, G4, G5, G7, G8 (testo 2) e G11 non verranno posti ai voti, così come gli ordini del giorno G10 (testo 2) e G12 (testo 2) accolti come raccomandazione.
Gli ordini del giorno G3 e G9 sono stati ritirati.
L'ordine del giorno G6 è improponibile.
Passiamo alla votazione dei documenti.
DE CRISTOFARO (Misto-AVS). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
DE CRISTOFARO (Misto-AVS). Signor Presidente, intervengo solo per dichiarare il voto favorevole del Gruppo e ringraziare i senatori Questori per il lavoro svolto.
SCALFAROTTO (Az-IV-RE). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
SCALFAROTTO (Az-IV-RE). Signor Presidente, mi consenta in premessa di ringraziare moltissimo il Collegio dei senatori Questori, ma anche la segretaria generale, la dottoressa Serafin, e tutti gli Uffici per il grande lavoro che fanno in supporto all'attività del Senato.
Voglio dire che voteremo in senso favorevole al progetto di bilancio interno del Senato, ma mi permetto di prendere pochi minuti soltanto per svolgere una riflessione. La ragione per la quale voteremo a favore non è che stiamo risparmiando dei soldi. Stiamo anche risparmiando dei soldi, ma ho davvero desiderio di dire che non è sul risparmio che si misura il bilancio di una Camera, ma neanche quello di un'azienda o di qualsiasi comunità che debba funzionare in modo efficace.
Ciò che conta non sono tanto i costi. Quello che conta è il rendimento: quello che conta è quanto una comunità operativa riesce a mettere a frutto le risorse che utilizza per creare valore. Ed è ciò che siamo chiamati a fare anche noi, signor Presidente, nonostante la retorica pessima che ci ha appestato, forse per gli ultimi vent'anni, almeno sulla casta, sui costi della politica e sugli sprechi, quando si è sempre chiesto se lo spreco fosse quanto si investiva e non quanto fosse il ritorno sull'investimento.
Non possiamo mettere la testa sotto la sabbia e non accorgerci di quanto questa retorica, davvero di infima qualità, abbia fatto male alla democrazia e a queste Camere, che sono e restano la casa della rappresentatività popolare. Se noi infatti depotenziamo il ruolo delle Camere, spostiamo la sovranità popolare da questi luoghi ad altri. C'è stato forse chi pensava di portare la sovranità popolare in qualche società di consulenza informatica nel centro di Milano e di utilizzare i server di qualche azienda privata al posto delle urne. Come al solito, però, corre in nostro soccorso il buon Winston Churchill, il quale diceva che la democrazia sarà pure una pessima forma di Governo, ma non ce n'è una migliore.
Quello che dovremmo fare complessivamente e che ritengo questo bilancio faccia è aiutarci a lavorare meglio, perché la sciagurata decisione della riduzione dei parlamentari sta impattando moltissimo sul nostro lavoro. Tutti i Presidenti di Commissione, a partire dalla Commissione giustizia, della quale faccio parte, fanno fatica a mettere insieme le agende dei nostri lavori. Essendo stati diminuiti di un terzo, senza che sia diminuito il carico di lavoro, è evidente che l'organizzazione è andata in sovraccarico.
Per qualsiasi processo organizzativo, se gli strumenti vengono ridotti, a partire dalle risorse umane, senza che esso venga modificato, è fatale che la macchina vada in panne. Ed è appunto quello che stiamo vedendo.
Come si risolve questa questione? Credo ci siano due filoni da battere ed uno è la digitalizzazione. Prima il questore De Poli diceva che si sta lavorando sulla digitalizzazione dei processi. Devo dire che, in questa Camera, ancora si stampa, circola e si spedisce troppa carta. Per esempio, una piattaforma elettronica per la presentazione degli atti di sindacato ispettivo e di iniziativa legislativa, che già esiste alla Camera dei deputati, dovremmo averla anche noi. Sarebbe giusto che facessimo questo sforzo.
Si è poi deciso di ridurre i parlamentari, misura alla quale non sono contrario a priori, ma penso che non si possa ridurre solo questo. Faccio un esempio: nel Senato degli Stati Uniti, a fronte di trecento milioni di persone, siedono cento senatori. Voi sapete, però, quanto investe il Senato degli Stati Uniti su ogni singolo senatore? Un milione e mezzo di dollari. Ogni senatore ha cioè uno staff di venti persone, che gli consente di essere la faccia di un lavoro di squadra. C'è una macchina che lavora e che consente, dal punto di vista legislativo, un approfondimento dei testi.
Ciò è ancora più importante in una situazione come quella nostra di oggi. Stiamo convertendo il quarantatreesimo (o quarantaquattresimo) decreto-legge della legislatura e stiamo introducendo norme penali, che incidono sulla libertà delle persone, per decreto-legge e con emendamenti del Governo che arrivano all'ultimo minuto.
Siamo costretti a esaminare disegni di legge penali che - lo ribadisco - nel giro di pochi istanti si trasformano in leggi che incidono sullo stato di libertà dei cittadini. Se quantomeno ci fosse uno staff che ci consentisse in tempo reale di approfondire ciò che si fa, saremmo nelle condizioni di produrre una normativa che incide con consapevolezza sulla vita dei nostri concittadini. Quello che stiamo vedendo sul cosiddetto decreto Caivano è tutto il contrario di un legislatore che legifera con consapevolezza.
Penso pertanto che sia necessario insistere sulla digitalizzazione. Penso altresì che dobbiamo riflettere sull'ammodernamento di questa organizzazione, dato il taglio aprioristico e aritmetico dei parlamentari, cui non è seguita una riforma effettiva o almeno efficace. È vero infatti che la riforma del Regolamento della scorsa legislatura ha ridotto il numero delle Commissioni, ma se poi si fa parte di una Commissione che si occupa del doppio degli argomenti, non si è risolto granché. Ci si va, ma se ci si deve occupare di agricoltura e di industria insieme, di affari esteri e Difesa insieme, perché le Commissioni sono state accorpate, si è messa una pezza su un problema, che però è rimasto preciso e identico a com'era prima.
Voteremo quindi a favore del progetto di bilancio e ringraziamo ancora una volta gli uffici, la Segretaria generale e il collegio dei Senatori Questori, ma rimane la necessità di un tema di efficacia dei nostri lavori. Dobbiamo dirci che il re è nudo e lavoriamo male: se lavoriamo male, è un problema, perché il lavoro che si fa qui dentro è delicatissimo e di importanza fondamentale per tutto il Paese.
BIANCOFIORE (Cd'I-NM (UDC-CI-NcI-IaC)-MAIE). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
BIANCOFIORE (Cd'I-NM (UDC-CI-NcI-IaC)-MAIE). Signor Presidente, vorrei anzitutto ringraziare gli uffici, il collegio dei Senatori Questori e il segretario generale, dottoressa Serafin, che sono chiamati a fornire questo fondamentale ruolo di supporto per quanto riguarda i lavori dei nostri uffici e soprattutto il nostro lavoro parlamentare.
Ha ragione il collega che ci ha preceduto: in altre Assemblee, gli strumenti messi a disposizione dei senatori, dei deputati e dei rappresentanti del popolo e della democrazia sono sostenuti da ben altre strutture. Tali strutture andrebbero riviste e implementate, a maggior ragione vista e considerata la riduzione dei parlamentari e la difficoltà che incontriamo tutti quanti, tutti i giorni, nell'espletare il nostro lavoro.
Ciò anche per ridare dignità alle istituzioni, perché in questi ultimi anni, diciamocelo seriamente, esse sono state svilite e questo non è un bene per il Paese, per la democrazia e per il ruolo che ricopriamo, ma soprattutto per il popolo che siamo chiamati a rappresentare.
Esprimo ancora il mio ringraziamento, annunciando il voto favorevole del Gruppo.
DAMIANI (FI-BP-PPE). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
DAMIANI (FI-BP-PPE). Signor Presidente, come ogni anno questa è l'occasione per fare il punto non soltanto sul bilancio interno del Senato, ma anche per rivolgere, da parte del Gruppo parlamentare Forza Italia che mi onoro di rappresentare, un ringraziamento al Segretario generale, all'Ufficio di Presidenza e ai senatori Questori, che sono sempre vicini alle attività e alle richieste di tutti noi senatori.
È questa la prima occasione successiva alla riforma che ha visto il taglio dei parlamentari e mi fa piacere che da ogni Gruppo parlamentare emerga, a distanza di un anno da tale riforma, un check sulle attività che svolgiamo.
Mi fa piacere che sia emerso da parte di tutti i Gruppi - ed anche quello di cui faccio parte lo evidenzia - come, a distanza di un anno, dal punto di vista organizzativo dei lavori ci sia la necessità di rivedere alcuni aspetti di tale organizzazione, perché stiamo facendo un lavoro importante e non mancano provvedimenti e proposte su cui lavorare.
È necessario secondo me guardare anche all'organizzazione necessaria per lavorare tutti bene e per avere carichi di lavoro che siano, sì, importanti, come stiamo facendo ai fini della copertura di tutte le Commissioni permanenti, ma soprattutto per fare un buon lavoro.
Mi complimento con i senatori Questori per il lavoro che è stato fatto e per le stesse risultanze di bilancio, perché, a prescindere dal taglio del numero dei parlamentari, è stato fatto un lavoro di riduzione e di parsimonia delle risorse del bilancio del Senato. Grazie e buon lavoro. (Applausi).
PATUANELLI (M5S). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
PATUANELLI (M5S). Signor Presidente, intervengo molto brevemente per annunciare il voto favorevole del MoVimento 5 Stelle su entrambi i documenti, il rendiconto del 2022 e il progetto di bilancio interno del 2023. Vorrei ringraziare il Collegio dei questori per l'ottimo lavoro svolto e per le interlocuzioni che hanno voluto avere con tutte le forze politiche, al fine di addivenire a un voto unanime; credo che questo sia un bel segnale.
Non posso non ringraziare sentitamente l'Amministrazione del Senato, a partire dal Servizio dell'Assemblea, che supporta e sopporta il lavoro di noi senatori. Per il tramite del Segretario generale, vorrei portare un ringraziamento a tutta la squadra, a tutto il personale del Senato, che con grande competenza, professionalità e gentilezza svolge il suo lavoro. Devo dire che in queste settimane abbiamo visto incrementare la dotazione, con nuove persone che stanno iniziando il percorso dentro quest'Amministrazione. A loro va ovviamente il nostro saluto e il nostro augurio di buon lavoro.
Non mi addentro in ragionamenti sul tema dei costi di funzionamento, perché credo che avremo altre sedi per parlarne. Per il tramite della Presidenza, vorrei però dire al collega Scalfarotto, che vedo impegnato in questo momento, che in parte condivido pure il suo ragionamento sui costi della democrazia, su cui recentemente mi sono pubblicamente esposto. Mi è dispiaciuto però questo scivolamento un po' populista, che non mi aspettavo dal senatore Scalfarotto, sui server di Milano, che ritengo comunque meno pericolosi per la democrazia di Mohammed bin Salman. (Applausi).
TESTOR (LSP-PSd'Az). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
TESTOR (LSP-PSd'Az). Signor Presidente, mi associo anch'io ai ringraziamenti al Collegio dei Questori, al senatore Nastri, al senatore De Poli e al senatore Meloni.
Credo che oggi sia stato dato un segnale molto importante, quello di mostrare, tramite il bilancio, che si può razionalizzare la spesa e tener conto anche dei momenti difficili che il nostro Paese sta passando; questo è sicuramente un segnale molto forte. Vi ringrazio non soltanto per aver realizzato questa riduzione della spesa che non è una tantum, ma per averla resa strutturale, come avete esposto nella vostra relazione partendo dal 2012 e arrivando ad oggi. È stato fatto un lavoro continuo per ridurre la spesa di funzionamento, mantenendo però il servizio e l'efficienza della struttura.
Vorrei ringraziare soprattutto la segretaria generale Serafin, il vice segretario Toniato, tutti gli uffici e gli assistenti parlamentari, a cui va un particolare ringraziamento (Applausi), perchého partecipato spesso alle visite guidate all'interno dei palazzi del Senato, nelle quali devo dire che hanno dimostrato grande professionalità e che sono un momento davvero importante, perché grazie ad esse le persone si avvicinano alle istituzioni. Da poco si sono svolte le elezioni in Trentino e devo dire che si parla spesso di poca partecipazione alle elezioni. Credo che tali visite, avvicinando le persone alle istituzioni e spiegando bene quello che noi facciamo al loro interno, rappresentino un modo per avvicinare la gente alla politica.
Per questo vi rivolgo quindi un grande ringraziamento.
Ringrazio altresì tutte le Forze di polizia e i Carabinieri per il loro operato per la sicurezza delle nostre strutture e anche per aver posto rimedio all'incresciosa situazione successa quando è stato imbrattato il nostro Senato, perché nel giro di poche ore è stato ripulito e ripristinato e gli è stata restituita la sua dignità. (Applausi).
Pertanto, ringraziando tutti anche per il segnale positivo nei confronti dei cittadini, annuncio il voto favorevole del Gruppo Lega Salvini Premier-Partito Sardo d'Azione sui documenti in esame. (Applausi).
NICITA (PD-IDP). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
NICITA (PD-IDP). Signor Presidente, sono già intervenuto prima in sede di discussione generale, quindi le considerazioni positive che abbiamo espresso sono quelle che ho già anticipato.
Tocca anche a noi ringraziare, evidentemente, attraverso i massimi rappresentanti delle istituzioni, tutti i dipendenti del Senato per un'attività che ci fa ricordare il senso delle istituzioni anche quando incontriamo gli studenti, come diceva poco fa la senatrice Testor, e spesso questo serve anche ai nostri rapporti tra maggioranza e minoranza.
Come dicevo prima, sul tema dei costi della democrazia siamo d'accordo con quanto è stato detto; vi è però un punto sul quale torniamo. Siamo in una fase di transizione, quindi prendiamoci il tempo della programmazione; è stata presentata anche una programmazione di tipo triennale proprio per poter godere appieno dei benefici di una transizione anche attraverso tutte le spinte alla digitalizzazione che sono state presentate e programmate.
Il voto del Gruppo Partito Democratico è quindi favorevole.
IANNONE (FdI). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
IANNONE (FdI). Signor Presidente, desidero complimentarmi con il senatore Questore anziano, il senatore De Poli, unitamente al senatore Questore Nastri e al senatore Questore Meloni, per il lavoro che è stato realizzato e che ha incontrato la condivisione e il favore di tutti, perché già ieri, nel corso del Consiglio di Presidenza del Senato, sia il rendiconto sia il bilancio di previsione sono stati votati all'unanimità del Collegio dei Questori.
Credo che ci siano elementi di assoluta e oggettiva positività, che tutti quanti noi possiamo e dobbiamo riconoscere. Penso innanzitutto a quello che veniva dichiarato dai senatori Questori che sono intervenuti, cioè all'impegno nella razionalizzazione della spesa, che non significa operare tagli lineari, ma contrarre l'utilizzo di risorse pubbliche in maniera intelligente, garantendo il pieno funzionamento di questa alta istituzione italiana che è il Senato e che - lo dico a dispetto di una certa propaganda populista - oggi rappresenta appena lo 0,04 per cento della spesa complessiva dello Stato, con un impegno che ha portato praticamente al dimezzamento di questa spesa, che diciassette anni fa ne rappresentava lo 0,08 per cento.
Dico questo anche perché condivido quanto è stato affermato prima da un lato e dall'altro, perché è vero che la democrazia ha un costo, se si vogliono avere istituzioni efficienti e in grado di fare il proprio lavoro, ma è anche vero che tale costo dev'essere morale, soprattutto nel momento in cui gli italiani sono chiamati con le loro famiglie a fare tanti sacrifici.
Credo che siamo nella direzione giusta, anche per una serie di risposte che il nostro Senato è nelle condizioni di dare. Voglio ricordare che paghiamo i nostri fornitori entro trenta giorni: il Senato è un buon pagatore e credo che possa essere un esempio per tutte le altre Istituzioni e gli enti locali che ci sono in Italia, che purtroppo non sempre hanno la stessa capacità di risposta, con una grave sofferenza soprattutto per le imprese, ma per i cittadini in generale.
Voglio sottolineare anche, però, che non bisogna cedere a una certa vulgata e alla demagogia, perché vedevo proprio ieri impazzare e diventare virale sui social la foto del solito scontrino che risale a dodici anni fa, che presenta un pasto completissimo al costo di appena 7 euro. Noi abbiamo una mensa, un'ottima mensa, per la quale paghiamo una cifra assai morale, dunque ritengo che si debba stare molto attenti nel lanciare questi messaggi e molto scrupolosi nel proporli, perché non corrispondono assolutamente alla realtà attuale, che viviamo e interpretiamo nell'espletamento nella realizzazione di una nobile funzione, quella della rappresentanza, che è fatta per i cittadini e che proprio in quanto tale serve allo Stato.
Annunciando quindi, il voto favorevole del Gruppo Fratelli d'Italia, desidero ringraziare sentitamente la burocrazia del Senato, a partire dal Segretario generale, la dottoressa Serafin, al dottor Toniato e al dottor Sandomenico. Mi sia consentito di ringraziare tutti i dipendenti del Senato della Repubblica (Applausi), che lavorano per lo Stato e per gli italiani e che per noi rappresentano un supporto imprescindibile per realizzare tutta la nostra attività istituzionale. Un grazie sentitissimo dalle più alte espressioni della burocrazia fino ai dipendenti tutti che concorrono, con la loro opera, a realizzare e a portare avanti la grande storia della nostra Nazione. (Applausi).
PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo del rendiconto delle entrate e delle spese del Senato per l'anno finanziario 2022 (Doc. VIII, n. 1).
(Segue la votazione).
Il Senato approva. (v. Allegato B).
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo del progetto di bilancio interno del Senato per l'anno finanziario 2023 (Doc. VIII, n. 2).
(Segue la votazione).
Il Senato approva. (v. Allegato B).
Discussione e deliberazione su proposta di questione pregiudiziale riferita al disegno di legge:
(878) Conversione in legge del decreto-legge 15 settembre 2023, n. 123, recante misure urgenti di contrasto al disagio giovanile, alla povertà educativa e alla criminalità minorile, nonché per la sicurezza dei minori in ambito digitale (ore 11,13)
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione e la deliberazione su proposta di questione pregiudiziale riferita al disegno di legge n. 878.
Ha facoltà di parlare la senatrice Malpezzi per illustrare la questione pregiudiziale QP1.
MALPEZZI (PD-IDP). Signor Presidente, sono un po' rammaricata, perché quando abbiamo presentato la questione pregiudiziale eravamo ancora in fase di conversione del decreto-legge, erano in corso le audizioni e, molto onestamente, ci aspettavamo un'azione da parte della maggioranza. (Brusio).
PRESIDENTE. Chiedo ancora una volta ai colleghi che desiderino uscire dall'Aula di farlo in assoluta serenità e tranquillità, per permettere alla senatrice Malpezzi di intervenire.
MALPEZZI (PD-IDP). Come stavo dicendo, quando abbiamo presentato la questione pregiudiziale, il decreto-legge era appena arrivato in Commissione, quindi dovevano partire poi tutte le audizioni e noi, molto onestamente, ci aspettavamo che la maggioranza, a fronte delle audizioni e quindi di un lavoro attento che come legislatori ci viene chiesto di fare nella fase di conversione del decreto, potesse migliorare un testo già nato male, in quanto prescinde da un principio che dovrebbe stare a cuore a tutti noi, che abbiamo la Costituzione come faro: questo decreto-legge parla di norme penali e le norme penali, signor Presidente, non si approvano con un decreto. (Applausi). Non si affrontano con un decreto-legge misure che limitano le libertà personali e su questo dovremmo essere tutti d'accordo.
Rispetto a quello che la maggioranza avrebbe potuto fare di fronte al decreto e non ha fatto, c'è però un'aggravante ulteriore: in questo caso, la limitazione della libertà personale va a toccare dei minori. Che cos'è successo, Presidente? Oltre a non aver ascoltato nessuna audizione e a non aver colto i suggerimenti forniti dagli auditi, pur invitati da tutte le forze politiche - devo dire con un percorso molto stretto, perché anche su un tema così importante avevate bisogno di mettere una bandierina e ci avete fatto correre, come sempre, lasciandoci lo spazio per pochissime audizioni e tante memorie che non so quanti abbiano letto - il Governo ha peggiorato la situazione, presentando emendamenti assolutamente nocivi. Uno in particolare, ignorando - lo ribadisco - tutto quello che gli esperti ci erano venuti a dire rispetto alla materia, ha ulteriormente stravolto in maniera peggiorativa il testo. La proposta in questione riguarda la messa alla prova per i minorenni, che è stata eliminata, rimuovendo così un principio che aiuta i minorenni e i ragazzi più giovani a uscire dalla difficoltà.
Per voi che siete per il panpenalismo, è importante che ci siano più pene e più reati e questi sono l'unico modo e l'unica ricetta con la quale affrontate i problemi della società. Anche con questo decreto-legge e in particolare con questo emendamento del Governo, che rappresenta un aggravio, al minore che sbaglia rispondete sostanzialmente che deve avere lo stigma, non c'è nient'altro: dev'essere colpevole e basta, non c'è alcuna possibilità di riscatto. (Applausi). Non solo avete fatto questo, ma non siete neppure intervenuti in modo incisivo su tutto il tema della prevenzione.
Ce la siamo fatta una domanda? Nell'ambito della discussione, abbiamo provato a sottoporvi la questione, che da subito ci era balzata agli occhi, quando è stato presentato il decreto-legge e ci aveva spinti a presentare questa questione pregiudiziale. Qual è l'elemento di base? Voi volete porre pene per i minori? Va bene, è importante la punizione, nessuno di noi dice che non lo sia, ma mettere in atto una punizione significa che qualcuno ha già commesso un reato, di cui qualcun altro è già stato vittima e, se non si mettono in atto misure di prevenzione, non si fa niente per prevenire quel reato e quindi per evitare che ci sia una vittima. Non avete voluto vedere la fotografia di quei ragazzi e di quei minori che a Caivano e in tante altre periferie d'Italia commettono poi quei reati.
Non è un atteggiamento buonista, dal nostro punto di vista. Non stiamo dicendo che chi delinque deve essere accarezzato; stiamo cercando di riportare al centro un principio sacrosanto, ossia che la persona che sbaglia deve essere messa nella condizione di recuperare, oltre che di pagare. (Applausi); e se è un minore, bisogna accompagnarlo, perché il minore ha tutta la vita davanti.
Dunque, bisognava forse fare un atto di coraggio, muoversi in una direzione diversa. A questa maggioranza abbiamo chiesto di andare nella direzione di dire: colleghi, ci siamo sbagliati, avete ragione, questa è una misura spot. Si può combattere il disagio e la devianza giovanile attraverso un decreto-legge? Siete convinti che si possa combattere attraverso un decreto? Non posso credere che siate convinti di questo.
Avreste potuto fare bella figura dicendo: azzeriamo tutto, ripartiamo insieme in un percorso che tenga il ragionamento sulla pena per chi sbaglia e il profondo importante ragionamento su come vivono i minori che sbagliano, riflettendo sulla loro condizione di partenza, sullo stato in cui si trovano, su come stanno le loro famiglie. Andiamo a vedere se lo Stato riesce a essere presente lì o se riesce a essere presente solo con la misura punitiva, dimenticando quello che ci ha detto don Claudio Burgio, il cappellano del carcere Beccaria, che ha lasciato una memoria che continuo a invitare i colleghi a leggere: abbiamo bisogno per questi ragazzi di un esercito di educatori; abbiamo bisogno di questo per capire perché hanno sbagliato. Abbiamo bisogno di pedagogisti, di psicologi, di esperti che stiano al fianco delle famiglie, di fronte alle quali voi alzate le mani. Quello che siete in grado di fare, anche nei confronti dei genitori, è la loro punizione, senza pensare che famiglie sono.
Anche in questo caso non c'è alcun atteggiamento buonista, ma forse andare a vedere qual è la fotografia era necessario per poter mettere in atto un provvedimento che fosse davvero utile. Invece ci avete praticamente detto: cari colleghi, non si possono fare misure di prevenzione; avete fatto emendamenti che chiedono di metterci i soldi? Non possiamo mettere i soldi su questo. Allora perché avete fatto il decreto-legge? Vi serviva mettere una bandierina? Perché avete fatto un decreto-legge se non siete in grado di dare una risposta reale? A tutte le nostre questioni riguardanti la prevenzione e l'educazione siete stati in grado di dirci solamente che non ci sono soldi.
Avete fatto una cosa ancora più grave perché, là dove avete provato a mascherare la vostra completa e totale assenza di attenzione verso la prevenzione e verso l'educazione, avete fatto misure che durano fino a dicembre, per esempio riguardanti il personale ATA, non docente (che vedrà i propri contratti prorogati per tre mesi, quindi fino a dicembre), e lo avete fatto utilizzando le risorse che erano state messe a disposizione per i Comuni alluvionati. Sapete cosa è venuto a risponderci il ministro Valditara, quando gli abbiamo chiesto perché ha messo a disposizione quelle risorse sottraendole ad altri? Ci ha risposto che erano risorse che erano avanzate. Vi sembra che la situazione in Emilia-Romagna sia terminata e che sia tutto a posto? Non c'era da pensare forse che quei fondi potevano servire ed essere considerati come tesoretto per quegli amministratori?
Non c'è solo questo. Altre misure che avete provato a raccontarci in questo decreto, come ad esempio una presenza di più insegnanti - pochissimi purtroppo, perché anche in questo caso servirebbe un esercito, e per pochissimi mesi - come sono state finanziate? Togliendo le risorse al fondo del funzionamento per le scuole.
Quindi, in quella coperta corta voi avete continuato a fare il gioco delle tre carte senza aggiungere un euro a disposizione della prevenzione. (Applausi). Questa è la fotografia con cui voi vi presentate in questo decreto.
Noi abbiamo presentato emendamenti per provare a farvi cambiare idea. Non ci siamo riusciti, visto il lavoro delle Commissioni che è ancora in corso. Proveremo a farvi cambiare idea in Aula. (Applausi).
PRESIDENTE. Nel corso della discussione potrà prendere la parola un rappresentante per Gruppo, per non più di dieci minuti ciascuno.
CUCCHI (Misto-AVS). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CUCCHI (Misto-AVS). Signor Presidente, voglio salutare gli studenti presenti in questo momento in Aula (Applausi) e voglio chiedere loro scusa. Ragazzi, vi chiedo scusa, perché non solo la nostra generazione vi sta consegnando una società sbagliata e direi quasi priva di punti di riferimento, ma addirittura la nostra maggioranza, il nostro Governo, vi dimostra giorno dopo giorno che voi siete il loro peggior nemico.
Saluto ad una rappresentanza di studenti
PRESIDENTE. Mi scusi, senatrice Cucchi, ma la devo interrompere. Generalmente i saluti agli studenti li fa la Presidenza. Di conseguenza, interrompendola, saluto docenti e gli studenti dell'Istituto di istruzione superiore «Antonio Meucci» di Carpi, in provincia di Modena, che stanno assistendo ai nostri lavori. (Applausi).
Cari studenti, anche in Senato ci sono delle regole (Applausi). E il Senato vi saluta.
Ripresa della discussione e deliberazione su proposta di questione pregiudiziale
riferita al disegno di legge n. 878 (ore 11,26)
CUCCHI (Misto-AVS). Signor Presidente, preannuncio ovviamente da subito il voto favorevole di Alleanza Verdi e Sinistra sulla questione pregiudiziale. Voteremo a favore, perché riteniamo che il decreto-legge in esame costituisca non solo l'ennesimo caso di abuso da parte del Governo dello strumento della decretazione d'urgenza, ma pensiamo che stavolta, rispetto alla precedente, si sia passati ad un livello addirittura ulteriore. Ci sembra innegabile che questo Governo abbia la capacità di stupirci: ogni volta che pensiamo sia stato raggiunto un limite, questo viene sistematicamente superato.
Questo decreto-legge non solo è stato adottato in barba alle prerogative che la Costituzione riserva al Parlamento, non solo introduce misure in materia penale, non solo ha un contenuto del tutto eterogeneo, ma soprattutto riguarda per una grande parte la categoria di persone che più di tutte andrebbe tutelata e protetta - i minori - e fra i minori riguarda quelli che vivono in situazioni di disagio sociale, disagio sociale di cui noi adulti - voglio ricordarlo - siamo gli unici responsabili.
Il decreto-legge al nostro esame è la risposta del Governo a un gravissimo fatto di cronaca, di inaudita violenza, da condannare con tutta la forza di cui siamo capaci, ai danni di due ragazze giovanissime; fatto avvenuto nel Comune di Caivano, dal quale è stata fatta discendere l'ennesima emergenza, quella della criminalità minorile, che - come ci hanno detto chiaramente nelle Commissioni congiunte - non esiste. Esiste invece il disagio sociale ed è grave. Esiste il disagio sociale ed esiste il disagio giovanile, che non riguardano però solo l'area territoriale di Caivano, ma molte periferie del nostro Paese, da Nord a Sud, e andrebbero affrontati con interventi infrastrutturali di sostegno sociale ai giovani e anche agli adulti, investendo per risolvere le radici del disagio, non di certo con lo stravolgimento del processo minorile. Con questo decreto-legge, Presidente, si sceglie invece di rispondere al disagio giovanile con strumenti di eccezione, comprimendo il dibattito, impedendo di ragionare su princìpi e, non ultimo, trascurando numeri, dati statistici, competenze specialistiche che dovrebbero rappresentare il punto di partenza per ogni intervento di riforma, tanto più in un settore delicato come quello, appunto, del processo minorile.
Il decreto-legge in esame interviene a gamba tesa su importanti istituti del processo minorile, stravolgendoli; impone una brusca virata rispetto ai princìpi del moderno sistema penale minorile, frutto di decenni e decenni di elaborazione e di interventi di studiosi, esperti, giudici e operatori, che anche in tempi recenti hanno censurato scelte di penalizzazione ed automatismi rispetto a questa speciale categoria di autori di reato, che sono appunto i minori, categoria non certo irresponsabile, ma evidentemente particolarmente vulnerabile, come posto in evidenza dalla lettera dell'articolo 31 della Costituzione.
È poi l'ennesima volta che il Governo invoca requisiti di necessità e urgenza, utilizzando a pretesto un fatto di cronaca, per intervenire grossolanamente sul sistema penale e su quello processuale penale, senza rispettare il dettato costituzionale in materia.
Il decreto-legge in esame costituisce, infatti, una evidente violazione dell'articolo 77 della Costituzione, posto che nessuna disposizione del provvedimento presenta un carattere di urgenza ed emergenza tale da giustificare l'inserimento in un decreto-legge invece che in un provvedimento legislativo ordinario e, soprattutto, nessuna di esse rispetta la caratteristica della straordinarietà dell'intervento governativo, come richiesto dal comma 2 dell'articolo 77 della Costituzione. Disposizione, questa, che, come tante volte abbiamo ripetuto in quest'Aula, subordina l'esercizio del suddetto potere al presupposto imprescindibile, previsto dai Costituenti per limitare il rischio di possibili abusi da parte del Governo, della preesistenza di una situazione di fatto che sia straordinaria, requisito preliminare che permette e consente, ma solo in caso di necessità e urgenza appunto, di utilizzare uno strumento come il decreto-legge, che produce immediatamente effetti normativi. Solo entro questi limiti precisi l'Esecutivo è autorizzato ad esercitare funzioni di normazione primaria, per intervenire su esigenze che non potrebbero altrimenti e tempestivamente essere soddisfatte con l'ordinario procedimento legislativo avviato in Parlamento.
Nello specifico, destano fortissime perplessità le imponenti modifiche al codice del processo minorile e l'introduzione di nuove misure penali, in alcuni casi già previste per gli adulti, ma oggi estese anche ai minorenni, talvolta anche ai minori di quattordici anni. Mi riferisco, in particolare, agli articoli 5, 6, 7 e 8 del presente decreto-legge. Dubbi e perplessità evidenziati anche dalle tante professionalità intervenute nell'ambito delle audizioni svolte in Commissioni congiunte.
Inoltre, come abbiamo già premesso, il decreto-legge in esame riguarda materie che fra loro sono del tutto eterogenee. Accanto alle già citate modifiche al processo minorile, ci sono infatti nuove fattispecie penali, alcune delle quali introdotte con emendamenti del Governo e sulle quali non abbiamo raccolto neppure le audizioni nelle Commissioni congiunte. Vi sono poi misure infrastrutturali dedicate al Comune di Caivano, gli articoli 15 e 15-bis che riguardano Agcom e, a quanto pare, anche gli interessi del calcio di Serie A.
Signor Presidente, una così imponente riforma in un settore così delicato come quello penale minorile, denso di conseguenze sul futuro dei giovani coinvolti, non può essere effettuata attraverso la procedura della decretazione d'urgenza e senza coordinare la nuova disciplina con quella preesistente, pena la violazione degli articoli 25, 31, 70 e 77 della Costituzione e pena la violazione del principio di organicità degli interventi normativi, oltre che dei princìpi posti a fondamento del moderno sistema penale.
Per questi motivi ribadisco, Presidente, il voto a favore della questione pregiudiziale QP1. (Applausi).
SCALFAROTTO (Az-IV-RE). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
SCALFAROTTO (Az-IV-RE). Signor Presidente, devo rivelare in apertura una certa frustrazione. È evidente infatti che, quando si discute della legittimità costituzionale di un decreto-legge, la prima cosa in cui l'interprete incappa è naturalmente l'articolo 77 della Costituzione e i famosi requisiti di necessità e di urgenza, di cui - diciamo pure - nella Repubblica si fa strame, si fa carne da cannone da molto, troppo tempo. Credo che, quando discutiamo di riforme costituzionali, una riflessione sul tema, appunto, della decretazione di urgenza e dei disegni di legge a scadenza fissa per consentire al Governo di portare in porto, come è legittimo che faccia, le sue iniziative più importanti e più caratterizzanti, insomma, una riflessione sulle varie questioni che avevamo esaminato anche nella riforma costituzionale del 2016, resti ancora in tutta la sua attualità.
Ancor di più ciò accade con questo Governo. Io credo di non sbagliarmi se dico che questo è il quarantatreesimo o il quarantaquattresimo decreto-legge che stiamo esaminando in circa cinquantadue settimane di Governo. Il Governo si è insediato il 22 ottobre dell'anno scorso, quindi, facendo un po' di conti, sono cinquantadue o cinquantatré settimane. Se togliamo Natale, Pasqua e l'estate, possiamo dire che il Governo ha emanato un decreto-legge alla settimana. In questo numero è già insito il fatto che non possa esistere una questione alla settimana che meriti un decreto-legge.
È evidente che statisticamente non è possibile. Quindi, già dobbiamo partire da questo presupposto. Se poi riflettiamo su che cosa significhino necessità e urgenza, la risposta è chiara. È necessario ed urgente e, quindi, richiede che la funzione legislativa sia fatta propria dal Governo, dal potere esecutivo e non dal potere legislativo, il fatto di trovarsi davanti ad una situazione straordinaria ed imprevedibile, una situazione che richiede un'azione immediata, pena il verificarsi di un disastro irrimediabile.
Se c'è stato un terremoto e bisogna intervenire nei confronti degli sfollati, è chiaro che il percorso ordinario della legge diventa farraginoso, perché quegli sfollati richiedono un aiuto subito, in quel momento. Lì si giustifica la ragione per la quale il Governo espropria il Parlamento della funzione legislativa, fatta salva, ovviamente, la possibilità del Parlamento di intervenire su quel provvedimento e di convertirlo entro sessanta giorni dall'emanazione.
Ora, è evidente che, in questo caso, non c'è stata alcuna emergenza e che questo decreto non interviene su nulla che non avrebbe potuto essere gestito con un disegno di legge normale. Avremmo potuto benissimo discutere di queste questioni, per carità molto importanti, che hanno colpito l'opinione pubblica, ma avremmo potuto farlo con la necessaria ponderazione. Avremmo potuto farlo non umiliando le Camere, non mettendo Camera e Senato nella condizione di operare in una situazione di fortuna, come facciamo dall'inizio della legislatura.
Ho parlato di fatto di cronaca non a caso, signor Presidente, perché la verità è che questi decreti-legge a ripetizione sono, né più né meno, la reazione a dei fatti di cronaca. Quando un problema, anche cronico, del Paese si rivela perché finisce sulle prime pagine dei giornali, il Governo spesso (non sempre, ma spesso) va sul posto. Quindi, corre. Lo abbiamo visto arrivare a Cutro, dove ha tenuto una riunione del Consiglio dei ministri, alla quale il ministro Zangrillo, presente in Aula, ha senz'altro preso parte. Ma il tema degli sbarchi non mi sembra si sia risolto, anzi è peggiorato. Dopo l'alluvione in Emilia-Romagna, il Presidente del Consiglio ha lasciato il G7, dove si discutevano questioni molto importanti, per andare a fare un photo shooting sui luoghi: non mi risulta che il problema si sia risolto. (Applausi).
Anche in questo caso, il Governo ha ritenuto di andare a Caivano, con il Presidente del Consiglio è andato anche lì, per poi varare questo decreto-legge: decreto-legge che di certo non affronta un problema che non si era mai visto. Il tema di Caivano, infatti, e quindi quello delle periferie, quello delle devianze e quello della marginalità minorile sono, ahimè, strutturali. Non richiedevano un decreto-legge, dunque, ma si potevano trattare con un disegno di legge di tipo ordinario.
Vi è poi una ulteriore questione. Che mi risulti, le norme di legge dovrebbero avere una valenza ed una portata generale ed astratta. Invece, si fa questo decreto-legge andando a incidere, non sulla questione delle periferie, non sulla questione della marginalità, non sulla questione della devianza giovanile, ma andando ad incidere su un unico Comune, quindi sul territorio e sull'agro del comune di Caivano e basta. E lo si fa con norme che vanno in deroga a norme di legge, con una chiara violazione dell'articolo 3 della Costituzione, secondo il quale, ad identiche situazioni, noi dovremmo applicare le medesime misure.
Io chiedo, allora: che differenza c'è tra il comune di Caivano e il comune di Cardito? Che differenza c'è tra il comune di Caivano ed il comune di Frattamaggiore? Che differenza c'è tra il comune di Caivano ed uno qualsiasi dei Comuni limitrofi? È vero, a Caivano si è disgraziatamente verificato quel terribile fatto di cronaca. Ma quel fatto di cronaca era sintomo di una situazione e questo decreto è una cura sintomatica, ma non è la cura dell'infezione.
Questo perché l'infezione c'è pure a Cardito, c'è pure a Frattamaggiore, c'è anche a Frattaminore e c'è anche ad Afragola. Noi, invece, agiamo soltanto nei confronti di quei cittadini e di quella amministrazione, soltanto perché lì si è verificato quel fatto di cronaca. Mi pongo una domanda, allora.
Quando noi autorizziamo il Comune di Caivano ad assumere 15 vigili urbani, facciamo benissimo, sono contentissimo e voterò con entusiasmo il fatto che stiamo dando una mano al Comune di Caivano. Chiedo però una cosa: l'articolo 3 della Costituzione non si applica anche ai cittadini del Comune accanto e alle condizioni identiche che vivono quotidianamente? Quindi, oltre all'articolo 77, qui c'è una chiara violazione dell'articolo 3 della Costituzione. Il Governo infatti avrebbe dovuto prevedere un piano serio per le periferie, come quello realizzato nel 2015 e 2016, ispirato dal nostro collega Renzo Piano, con i famosi bandi periferie che hanno lasciato tantissime strutture in tutta Italia grazie ai Comuni che vi hanno lavorato. Disgraziatamente quel piano fu smantellato dal Governo Conte I che distrasse quei fondi per farne chissà cosa in stile Casa Italia per la messa in sicurezza del Paese in relazione al rischio idrogeologico. (Applausi).
Vi è quindi - ripeto - una violazione degli articoli 77 e 3 della Costituzione. C'è poi l'articolo 27 sempre della nostra Carta costituzionale che afferma che la pena non deve risolversi in un trattamento inumano e deve tendere alla rieducazione del condannato. Questo decreto-legge rispetta l'articolo 27? Care colleghe, cari colleghi, no, perché il provvedimento al nostro esame fa tutto il contrario che tendere alla rieducazione del condannato. Una finalità che se è vera in ogni situazione, è ancor più vera quando parliamo di giustizia minorile. Con questo decreto-legge si va a mettere mano alla giustizia minorile nel senso di omologarla sempre di più alla giustizia degli adulti, negando che i ragazzi che stanno crescendo abbiano diritto a un trattamento che guarda quell'aspetto della loro crescita. Oggi, in Commissione, ci siamo sentiti dire che i ragazzi devono essere protetti da Internet fino a diciotto anni, però a tale età possono andare in custodia cautelare molto più semplicemente come gli adulti. (Applausi). Li proteggiamo quindi da Internet, ma non dalla galera. Questo è il modo di ragionare della destra.
Mi soffermo su un'ultima questione. Signor Presidente, oltre alla violazione degli articoli della Costituzione da me citati, c'è un aspetto ulteriore: la Costituzione si rispetta nella lettera, ma si rispetta anche nello spirito. (Applausi). Pertanto, anche se nella Costituzione non è scritto che non si fanno norme penali per decreto-legge è l'essenza stessa della nostra natura di democrazia che ci dice che quando si incide sullo stato di libertà dei cittadini non lo si fa con un decreto-legge. Abbiamo visto decreti-legge scritti ed emendati dal Governo. E la norma penale scritta dal Governo e poi emendata è entrata in vigore. Quindi noi abbiamo avuto norme penali sbagliate, scritte e cambiate dal Governo, con un grande problema per l'interprete che ha dovuto capire se la norma successiva era più o meno favorevole al reo per poter stabilire la successione delle leggi nel tempo. Questo è l'abc di uno studente al primo anno di giurisprudenza, signor Presidente.
Per tutti questi motivi, nel pregare solennemente per l'ultima volta la maggioranza di cessare questa pratica incivile del decreto-legge in materia penale, io ovviamente garantisco con entusiasmo il voto favorevole sulla questione pregiudiziale presentata. (Applausi).
SILVESTRO (FI-BP-PPE). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
SILVESTRO (FI-BP-PPE). Signor Presidente, onorevoli colleghi, Governo, siamo di fronte a una questione pregiudiziale dell'opposizione tutto sommato intellettualmente onesta perché essa stessa ammette che esiste indubbiamente l'esigenza di far fronte in modo organico al disagio giovanile, alla povertà educativa, alla sicurezza dei minori in ambito digitale nonché all'intensificazione di fenomeni di criminalità minorile. È quello che ha fatto il Governo con questo decreto-legge che riguarda Caivano, ma anche altri territori italiani, dove c'è una vera e propria emergenza da affrontare in quanto le condizioni di vita e di convivenza della gente sono spesso difficili e disperate e dove il degrado agevola la criminalità.
Questo decreto-legge non ha mai preteso di essere blindato, non l'ha chiesto il Governo e tantomeno lo hanno chiesto i relatori. La sede per proporre modifiche c'è quindi sempre stata; finora presso le Commissioni riunite, dove sono stati approvati parecchi emendamenti, molti dei quali dell'opposizione. Se non sono passate modifiche dalla parte penale, credo che ciò rientri nella dinamica tra maggioranza e opposizione.
Del resto, anche gli eventi e i voti dell'ultima giornata di lavoro in Commissione dimostrano che il confronto parlamentare è stato ampio e capace di fermare emendamenti contrastati di senatori della stessa maggioranza. Va detto che la maggioranza ha una certa idea di giustizia e l'opposizione ne ha una differente; entrambe le posizioni sono e devono essere considerate legittime. Così come è legittimo adottare norme penali in un decreto-legge, che è sempre uno strumento sottoposto, oltre che alla firma del Presidente della Repubblica, all'approvazione del Parlamento, che è tenuto a convertirlo in legge.
L'indirizzo politico da prendere su un emendamento, su un articolo o sull'intero testo lo fa la maggioranza dei voti, che può anche andare oltre la maggioranza parlamentare che sostiene il Governo, come in ogni sede di confronto democratico. Il confronto c'è stato e soprattutto c'è stato il voto; anzi, ci sono stati moltissimi voti in Commissione.
I senatori di opposizione peraltro hanno già dato un giudizio di legittimità costituzionale sul provvedimento, sul quale hanno presentato i propri emendamenti. Diversi emendamenti delle opposizioni sono già stati valutati positivamente ed approvati, anche con il voto e la considerazione della maggioranza. C'è stato poi il voto di merito sulle parti relative al diritto penale, che ora vengono considerate non legittime costituzionalmente. La sede e il tempo per esaminare il provvedimento sono stati ampi, dal 19 settembre, giorno in cui il testo è arrivato in Senato.
Prima del confronto tra le parti politiche ci sono state molte audizioni di soggetti autorevoli e qualificati; sono state consegnate e messe agli atti, e sono a disposizione di tutti i senatori, oltre venti memorie. Questo nel merito e sulla procedura.
Aggiungerei solamente che, grazie alle misure del decreto-legge, durante questo mese di vigenza sono già state attivate molte iniziative per intervenire su un territorio che segna un ritardo e un'assenza dello Stato, che vanno recuperati. È quello che sta facendo questo decreto, accolto con apprezzamento da chi opera sul campo, tra i ragazzi e tra le donne di Caivano. Per questo annuncio il voto contrario dei senatori di Forza Italia sulla questione pregiudiziale in esame. (Applausi).
CATALDI (M5S). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CATALDI (M5S). Signor Presidente, ancora una volta ci troviamo a trattare una questione che oramai credo abbiano capito anche i sassi. Ancora una volta dobbiamo parlare dell'abuso della decretazione d'urgenza, della sistematica violazione dell'articolo 77 della Costituzione. Soltanto adesso comincio a pensare che non sia più tanto una questione di abuso; comincio a pensare che forse sia proprio una questione di incapacità di questo Governo di pianificare e di avere un'agenda politica. (Applausi).
Vede, Presidente, la tragica situazione di Caivano non ci è piovuta addosso come una tempesta inaspettata. Sono tragedie che abbiamo da oltre quarant'anni, che risalgono agli anni '80. Non stiamo dicendo che non andavano affrontate; stiamo dicendo che non andavano affrontate con un decreto-legge, perché questa gente meritava che il tema venisse affrontato con il tempo necessario e non nella fretta istituzionale in cui ci state mettendo. Gli stessi parlamentari della maggioranza (sto parlando dei colleghi della Camera) non avranno modo di toccare palla.
Questo tema richiedeva il tempo necessario per un'analisi ponderata di problematiche sulle quali non possiamo permetterci sviste, che invece emergono proprio perché si lavora nella fretta. Abbiamo dovuto fare delle sedute notturne per tutto quel complesso lavoro emendativo. Ci siamo stancati, certo che ci siamo stancati; faccio fatica anche io oggi a fare questo intervento in Aula. Ma questo non era necessario. Dobbiamo riconoscere il diritto della gente a che i problemi vengano affrontati con la necessaria ponderazione, senza dimenticanze e senza sciatterie. La fretta è nemica della qualità.
Avete inventato urgenze che non esistono. Non avete un'agenda politica, perché l'agenda ve la stanno scrivendo le notizie del telegiornale. È sufficiente che ci sia un rave party, questo non vi piace e fate un decreto-legge. È sufficiente che ci sia un naufragio e vi accorgete che c'è il problema dell'immigrazione. Non c'è un'agenda politica, perché inseguite la visibilità mediatica e date precedenza alla visibilità mediatica rispetto alla necessaria ponderazione che richiedono i provvedimenti. (Applausi).
Però, signor Presidente, non possiamo fare valutazioni e noi tornando sempre a parlare di questo argomento: l'abuso della decretazione d'urgenza erode lentamente i principi democratici. È un'umiliazione non soltanto dei parlamentari, ma dei cittadini che si fanno rappresentare da questi parlamentari. È un continuo calpestare i princìpi costituzionali e i princìpi democratici. Mi sembra di capire che a questo punto la maggioranza stia considerando le norme costituzionali come delle norme ad applicazione opzionale, quindi ad esempio, rispetto alle disposizioni di cui all'articolo 77 della Costituzione, oramai si fa così da tempo.
In questo caso, però, la sistematica violazione delle norme costituzionali emerge anche in un altro aspetto che viene trattato nella presente questione pregiudiziale. Mi riferisco all'aumento così ingiustificato di pene detentive, che passano da quattro a cinque anni, ben conoscendo le conseguenze che questa scelta può comportare, come quella del far scattare la custodia cautelare. Dovrebbe risultare evidente a tutti che c'è uno sbilanciamento costituzionale verso la funzione retributiva della pena, dimenticando tutta la parte, sempre costituzionale, che ci invita invece a una funzione rieducativa.
Signor Presidente, io penso voi vi siate lasciati affascinare dall'idea del manganello che risolve tutti i problemi. Io posso capire che l'idea del manganello sia seduttiva se parlate alla pancia degli italiani; noi però vogliamo parlare al loro cervello, non alla loro pancia, e così facendo possiamo far capire che invece questa politica è miope ed ottusa, perché non riesce a risolvere i problemi reali che ci sono dietro la situazione di Caivano. (Applausi).
Pensare solo alla repressione non soltanto è un fatto non costituzionale, ma non può risolvere i problemi, che non si risolvono con la galera. Questa è una debolezza politica. Dobbiamo andare a fondo: accanto alla repressione, che non neghiamo ci debba essere, occorrono politiche sociali. Caivano vive in quella situazione come ci vivono le tante Caivano che costellano il nostro Paese, le tante periferie che vivono dentro sacche di disagio sociale dove c'è povertà e dove spesso la criminalità nasce come l'unica strada per una sopravvivenza. Rispetto a ciò, però, voi aumentate le pene e non lo fate soltanto per lo spaccio di lieve entità: vi state preoccupando anche della dispersione scolastica, rispetto alla quale prevedete due anni di reclusione per i genitori, oppure, addirittura il taglio dell'assegno di inclusione. Scusate, ma se io organizzo un corso di formazione per avvocati, non devo andare a prendere gli avvocati per la giacchetta; devo fare un corso interessante, per fare in modo che ci sia una motivazione perché gli avvocati mi vengano ad ascoltare. Vogliamo fare una scuola attrattiva? Vogliamo dare una motivazione a questi studenti perché possano andare a scuola? Per farlo, però, dobbiamo dimostrare che questa scuola può regalare loro un futuro; dobbiamo dar loro modo di credere a un sogno. C'è bisogno di meno nozionismo e di puntare sullo sviluppo emotivo: dentro ogni ragazzo c'è un mondo interno inesplorato, è come un giardino che ha ricevuto poca acqua. Dovremmo diventare un po' giardinieri di questo territorio interno, di questo mondo che può fiorire. Dobbiamo togliere la polvere che si è accumulata su quella parte del cervello che è deputata allo sviluppo delle emozioni, dell'empatia. È così che si combatte la violenza: facendoli innamorare dei nostri valori, del valore del rispetto dell'altro, non sventolando l'idea della punizione, della galera, del manganello.
Dobbiamo combattere la povertà economica, perché se non diamo un futuro non si capisce neppure quale sia la ragione di vivere di questa gente, ma anche la povertà educativa. Prima una collega parlava di un esercito di educatori; noi abbiamo fatto tantissime proposte, non solo per mettere in campo educatori e psicologi. Concordo con le parole riproposte poc'anzi dalla senatrice Malpezzi quando ha parlato di esercito, però in questo caso l'unico esercito che si vuole finanziare, a quanto pare, è quello militare. Leggo da alcuni articoli di giornali che l'Italia sta programmando di aumentare le spese militari. (Applausi). Signor Presidente, mettiamoci d'accordo: abbiamo una coperta corta, oppure stiamo usando male questa coperta? Forse investire di più per avere qualche psicologo e risolvere un problema sociale che - quello sì - genera insicurezza e criminalità può servire di più, anche se si rinuncia a qualche carro armato.
Stiamo progettando di acquistarne più di 200, se le notizie che ho letto rispondono alla realtà.
Ora, torniamo ancora al disagio e alla carenza educativa. Proviamo a riavvolgere le lancette di qualche anno e andiamo al 1996. Perché questa data? Siamo in un periodo in cui si stava diffondendo l'idea che il successo personale si potesse misurare in base alla ricchezza. Bisognava diventare milionari. Questo modo di pensare era molto diffuso negli Stati Uniti e proprio negli Stati Uniti uno psicologo tra i più autorevoli e influenti del secolo aveva pubblicato un saggio dal titolo «Il codice dell'anima». Ecco, bisognerebbe riflettere su quello che c'è scritto in questo saggio, dove si teorizza l'idea che all'interno di ogni individuo esista una ghianda e che ci sia un daimon - un concetto ripreso dalla filosofia greca - che ci deve spingere alla nostra realizzazione. Noi dobbiamo dare la possibilità a questi ragazzi di scoprire i loro talenti, di realizzarsi e di seguire modelli diversi, perché oggi l'unico modello che seguono è quello della sparatoria, la cosiddetta stesa, e poi vediamo che un ragazzo di vent'anni - magari il capobanda - dopo qualche giorno si ritrova morto, ucciso perché ha inseguito quel modello. Ma siamo noi che non gli abbiamo dato modelli alternativi.
Ora, io credo che sia più che indispensabile, Presidente, investire in risorse umane. Mettiamo da parte il manganello, mettiamo da parte le spese militari; pensiamo che l'Italia ha sempre più bisogno di interventi e di investimenti nella dimensione umana. Sono i nostri valori e il nostro rispetto dell'altro che devono essere parte integrante di tutta la popolazione e dei giovani di Caivano che non sono un problema, sono un'opportunità che noi dobbiamo imparare a cogliere.
Detto questo, esprimo il voto favorevole del MoVimento 5 Stelle. (Applausi).
POTENTI (LSP-PSd'Az). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
POTENTI (LSP-PSd'Az). Signor Presidente, la proposta di pregiudiziale che è stata depositata pretende di dimostrare che non sussistano elementi di straordinaria necessità e urgenza relativamente ai contenuti trattati dal decreto-legge in esame. Mi viene immediatamente da domandarmi cosa altro debba accadere in questo Paese affinché si possano convincere i proponenti dell'urgenza a provvedere in materia, ad esempio, di elusione scolastica, in materia di pericolosità e lesività della criminalità giovanile, ed ancora in materia di tutela dei minori negli spazi cosiddetti cibernetici e cos'altro debba accadere nell'ambito del consumo, dello spaccio e della disintossicazione dalle droghe, affinché si possa avere la convinzione della bontà dell'uso di un decreto.
Per quanto riguarda ciò che la collega Malpezzi è andata ultroneamente a commentare riguardo ai contenuti del testo oggi in esame, vorrei ricordare che non si può affermare in linea di principio che i decreti-legge non possano toccare la materia penale, anzi, non esiste una riserva di legge ordinaria in materia penale, la quale può legittimamente essere regolata attraverso lo strumento della decretazione, altrimenti si rischierebbe evidentemente di comprimere le facoltà e le possibilità anche dello stesso Presidente della Repubblica che nel momento in cui ha emanato il decreto-legge, avrebbe probabilmente potuto rappresentare a se stesso l'inopportunità del suo contenuto.
Circa poi le altre criticità che vengono sollevate, si tratta di criticità di merito, ovverosia estranee a qualunque criterio di pregiudizialità. Si pretende di contestare il merito delle scelte relative alla ricaduta dell'uso dello strumento penalistico nell'ambito della repressione di alcuni fenomeni. Ma noi vogliamo assolutamente incrementare la possibilità dell'uso dello strumento della custodia cautelare di fronte ai criminali che imperversano nelle nostre strade, nei nostri quartieri, laddove invece dovrebbero regnare l'ordine, il decoro e la tranquillità. È evidente che nel momento in cui andiamo a restringere per alcune fattispecie di reato - quali quelle di cui all'articolo 73, comma 5 - la possibilità, ad esempio, di accedere a una messa alla prova, o ancora di veder sottoporre a misure quali la confisca il provento - cosiddetto - delle attività di spaccio, consistente in denaro che era precedentemente escluso da tale possibilità, ai sensi dell'articolo 240-bis del codice penale, noi intendiamo invece che anche per i fatti minori si possa applicare quel deterrente terribile che è toccare le persone sul fronte del denaro.
Vorrei anche commentare quanto infine sosteneva il collega Scalfarotto, che ha fatto corrette e giuste analisi in merito all'articolo 3 della Costituzione, che peraltro non vedo citato nel testo in esame e quindi a mio parere è precluso dalla trattazione di quanto dovremmo invece commentare.
Concludo il mio intervento confermando un voto contrario alla questione pregiudiziale, perché totalmente infondata in tutti i suoi capitoli. (Applausi).
VALENTE (PD-IDP). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
VALENTE (PD-IDP). Signor Presidente, prendo spunto proprio da quest'ultimo intervento per tentare di ribadire quanto ha già detto la collega Malpezzi, cui aggiungo le mie parole, provando anche a trovare un filo rosso con gli altri interventi delle forze di opposizione.
Vorrei quindi attirare innanzitutto l'attenzione di quest'Assemblea, troppo spesso distratta e poco rispettosa del dibattito parlamentare, su una questione che stiamo provando a sottolineare a più riprese e con i diversi strumenti che ci offre la tattica parlamentare, ossia quanto e come questa maggioranza, questo Governo e le forze di centrodestra che lo sostengono utilizzano - in maniera assolutamente non solo inappropriata, ma secondo noi critica e pericolosa - lo strumento del decreto-legge. Lo facciamo ovviamente con una questione pregiudiziale, perché questo crediamo sia il modo giusto, ma vorrei provare a sottolineare tanto una questione più generale, quanto una più specifica, provando così a rispondere anche all'osservazione del collega della Lega che è intervenuto poc'anzi.
Citerò intanto qualche numero, che a nostro avviso aiuta a ricordare, ma anche a dire quanta verità e quanta necessità ci sia di ribadire le cose a cui sto facendo riferimento. Questo Governo ci ha proposto 46 decreti-legge da quando si è insediato: parliamo sostanzialmente di quattro decreti-legge al mese e quasi uno a settimana. Ricordiamo - lo vorrei dire a tutti noi - le proteste in quest'Aula delle forze che sono attualmente in maggioranza, ma che un tempo sono state forze di opposizione in questo Paese e che prima o poi - ci auguriamo quanto prima - torneranno ad esserlo. Ricordiamo soprattutto le loro proteste anche in un tempo nel quale sicuramente anche noi avevamo fatto uso di questo strumento, ma mi sento di dire che quello strumento lo utilizzavamo in tempi di emergenza, un'emergenza che era sotto gli occhi di tutti. Mi chiedo dove siano finite quelle proteste, ma soprattutto dove sia finita, insieme a quelle proteste, un po' di coerenza.
I numeri sono preoccupanti e aggravano il quadro, a nostro parere, di una situazione compromessa e mettono effettivamente a rischio la capacità di lavoro del Parlamento, una capacità ovviamente già stressata dalla riduzione del numero dei parlamentari. Si tratta però per noi di una vera e propria emergenza democratica. Lo abbiamo sottolineato con una lettera dei Presidenti dei Capigruppo PD di Camera e Senato che abbiamo inviato proprio l'altro ieri ai Presidenti delle Camere. Un numero così elevato di decreti-legge, con una frequenza tanto intensa, rende a nostro avviso ormai impossibile che entrambe le Camere esaminino con la serietà e il rigore necessari i provvedimenti che vengono loro sottoposti. Si tratta, nei fatti - diciamocelo con franchezza - di un monocameralismo alternato, lontano non solo dal bicameralismo disegnato dai nostri Padri e dalle nostre Madri costituenti, ma anche da un modello più efficiente, ma comunque democratico, che pure potrebbe essere possibile, ma solo dentro una riforma più complessiva, che non mi pare sinceramente sia oggi all'ordine del giorno. Vedere oggi una sola delle due Camere analizzare i provvedimenti significa per noi non solo comprimere i tempi, ma anche e soprattutto assistere a forzature continue, anche indipendentemente dal fatto che si ricorra o meno alla fiducia.
Voglio ricordare qualche passaggio di questo provvedimento. Il disegno di legge in esame è stato incardinato in Commissione il 19 settembre. Il 27 settembre è stato proposto un ciclo di audizioni: ebbene, ne abbiamo fatte ben 15 in una sola seduta. Chiedo a voi tutti se questo sia francamente sostenibile e quanto effettivamente sia serio e rigoroso, anche per la materia che questo stesso provvedimento intende affrontare. Sono poi stati proposti degli emendamenti e fissato il termine per la loro presentazione prima che si completasse la discussione generale. Sono o non sono queste forzature che imprimono una curvatura profondamente antidemocratica al nostro sistema?
Ieri mattina eravamo in Commissione e avevamo ancora duecento emendamenti da approvare, eppure oggi abbiamo l'obiettivo di arrivare in Aula con questo provvedimento. Credo queste forzature sinceramente gridino vendetta e raccontino molto dello spirito di questo tempo. Ciò anche al netto - lo voglio riconoscere - della buona volontà del presidente Balboni che, nonostante tutto, ha provato a fare del suo meglio, ma evidentemente non c'è l'ha fatta nemmeno lui.
Non si tratta - mi preme sottolinearlo - di questioni di procedure. Il tempo dedicato all'esame dei provvedimenti e la doverosa garanzia delle prerogative delle opposizioni non sono per noi questioni formali. Ripeto forse l'ovvio per alcuni, ma evidentemente non per tutti: in quelle regole c'è la sostanza stessa di una democrazia parlamentare, che si basa sull'equilibrato rapporto tra Governo e Parlamento; in particolare, su un ancor più delicato equilibrio tra esercizio del potere legislativo da parte delle Camere e i casi, che la Costituzione definisce «straordinari», in cui il Governo può esercitare, in via del tutto eccezionale e in maniera provvisoria, il potere legislativo. Tale equilibrio non attiene solo alle fonti del diritto, ma, come ha sottolineato la stessa Corte più volte, chiama in causa la tenuta della forma di Governo parlamentare.
Chiedo a tutti voi: che cosa resta oggi nella prassi parlamentare di questo equilibrio? Il quadro è ancora più preoccupante, se si considerano poi - e qui provo a rispondere alle osservazioni che faceva il collega della Lega - le materie di questo provvedimento. È vero, forse non c'è una questione di principio scritta, ma c'è sicuramente una questione di sostanza, che è quella a cui faceva riferimento il senatore Scalfarotto. Penso però che questa, purtroppo, sia una prassi alla quale il Governo in carica ha provato ad abituarci in altri passaggi: penso al decreto-legge sull'immigrazione o ad altri decreti-legge che hanno toccato la questione dei diritti umani. Credo profondamente che di questo strumento non solo sostanzialmente si abusi, ma che ci ponga oggi, per le ragioni esposte, di fronte a un'emergenza democratica.
Non sto negando che fosse necessario intervenire presto e in maniera rapida e veloce sulle vicende che sono accadute a Caivano (lo dico ovviamente anche da napoletana). Il punto che chiedo a me stessa e a noi è se siamo certi che questo sia veramente l'unico modo per farlo o quantomeno il migliore; oppure - e dobbiamo essere onesti intellettualmente - si tratta, anche per lo strumento usato, di un'occasione sprecata, ma soprattutto e ancora una volta della ricerca di un po' di consenso immediato e a buon mercato?
Del merito del provvedimento abbiamo detto che discuteremo, però i temi su cui esso interviene, così come abbiamo provato a dire, dimostrano la totale inopportunità dello strumento scelto. Il decreto-legge, nella sua prima parte, si occupa di Caivano e del suo risanamento. Mi domando: stiamo affrontando solo la questione Caivano - l'hanno detto altri colleghi - o in quella stessa condizione oggi si trovano tante altre periferie urbane, non solo di Napoli, ma dell'intero Paese? Ribadisco che lo dico da napoletana. Credo che la risposta, se fossimo onesti intellettualmente, sarebbe una sola. È evidente allora che un intervento strutturale di risanamento non poteva avvenire con uno strumento come il decreto-legge e che solo una legge, discussa nei tempi e nei modi giusti dal Parlamento, avrebbe potuto dare a queste misure il respiro lungo di una politica buona, capace ancora di una visione e di un orizzonte lungo.
Nella seconda parte, questo provvedimento si occupa addirittura di giustizia minorile. Anche in questo caso, non c'è dubbio che si tratti di un intervento necessario per far fronte all'aumento della criminalità minorile, soprattutto in alcune aree del Paese. Anche qui, però, era questo lo strumento più giusto e più efficace che serviva a perseguire meglio l'obiettivo? Ve lo chiedo, insieme a un po' di onestà intellettuale. La giustizia minorile assicura con molta delicatezza l'equilibrio difficile e cruciale tra sicurezza e recupero del minore, di un minore che delinque. È un obiettivo sicuramente ambizioso, direttamente collegato all'ispirazione più profonda della nostra Costituzione, che ha il suo baricentro nel combinato disposto degli articoli 2 e 27 della nostra Costituzione, dunque nel principio personalista e nella rieducazione, nella funzione rieducativa della pena, sempre nella convinzione che legalità e sicurezza non possano essere perseguite soltanto attraverso lo strumento repressivo, ma che vera legalità e, insieme, vera sicurezza si realizzino solo quando vengono promosse attivamente, allo stesso tempo, inclusione e coesione sociale.
Il sistema italiano di giustizia minorile, nostro fiore all'occhiello - vale la pena ricordarlo - e preso ad esempio da tanti fuori dai nostri confini, realizza questo delicato equilibrio tra sicurezza e dignità; lo fa in maniera saggia, dosando forza e persuasione e riducendo al minimo l'eventualità della carcerazione.
Non c'è bisogno che dica quanto fragile sia questo equilibrio e quanto abbia bisogno di cura da parte nostra e anche da parte del legislatore quando vi rimette mano, cosa che ovviamente viene difficile immaginare si possa fare con un decreto-legge.
Nel testo della questione pregiudiziale abbiamo infine concentrato l'attenzione su disposizioni che impattano anche sul sistema del nostro impianto normativo: lo facciamo in relazione all'aumento delle pene e alla forte estensione della possibilità di applicare ai minori la misura cautelare. Si tratta di norme di impatto sistemico, che sicuramente ledono, secondo noi in modo critico e preoccupante, il sistema delle norme per come l'abbiamo pensato. Sono solo alcuni esempi, ma noi continuiamo a credere che tutto questo dimostri quanto inappropriato sia lo strumento usato.
Infine, si poteva scegliere di affidare Caivano e tutte le periferie d'Italia alla cura attenta di una legge parlamentare, meditata e costruita in tempi giusti, magari anche insieme, con il necessario livello di approfondimento e riflessione. Si è scelto proprio di non farlo, perché evidentemente la ricerca spasmodica del consenso, la propaganda e la demagogia alle quali queste destre, questa maggioranza e questo Governo, senza riuscirci, provano ad abituarci, non tollerano i tempi distesi e giusti della politica parlamentare.
Per tutte queste ragioni, voteremo convintamente a favore della questione pregiudiziale in esame. (Applausi).
LISEI (FdI). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
LISEI (FdI). Signor Presidente, letta la questione pregiudiziale, devo fare alcuni doverosi riferimenti normativi: dico all'opposizione e a chi l'ha proposta, facendo richiamo alle sentenze nn. 171 e 128 del 2007 e del 2008 della Corte costituzionale, che negli anni successivi, mentre voi governavate e abusavate dei decreti-legge, la Corte costituzionale si è espressa più volte per andare incontro proprio alle necessità del Governo, allargando di molto le maglie di quello che può essere contenuto all'interno di un decreto-legge e aggiornando un po' la giurisprudenza in merito. Con le sentenze nn. 307 e 355 del 2010, con la sentenza n. 32 del 2014 e con la sentenza n. 145 del 2015 siamo andati verso un'interpretazione secondo cui ci devono essere una manifesta illogicità e un manifesto abuso del nesso di urgenza che - francamente - all'interno di questo decreto-legge non credo vi siano.
Vi ricordo anche, visto che avete detto che tocchiamo le norme penali con la decretazione d'urgenza, che qualche Governo in passato lo ha fatto. Vi ricordo che con il decreto fiscale del 2019, il Governo Conte II, di cui facevate parte, ha aumentato tutte le pene per i reati fiscali e tributari (Applausi) e lo avete fatto anche in passato nei precedenti Governi. Lo dico giusto a rigor di logica e per amor di cronaca.
Dopodiché, colleghi, la discussione in Commissione è stata ampia, approfondita e sono contento che con questa questione pregiudiziale abbiate messo nero su bianco quanto ritenete rispetto a questo decreto-legge. Sono contento perché, dopo i fatti di cronaca che sono accaduti a Caivano, dopo le violenze che hanno subìto quelle due ragazze, che possiamo anche dire bambine, e dopo quei gravissimi fatti, ritenere che non ci sia urgenza di intervenire francamente credo che la dica lunga sulla diversità di vedute che abbiamo e sulla necessità - che riteniamo improcrastinabile - di intervenire su Caivano, ma non solo. (Applausi).
Questo decreto-legge interviene infatti su tanti aspetti e non soltanto su Caivano. Lo dico perché la pensiamo in maniera diametralmente opposta: voi avete ritenuto che dopo i fatti di Caivano non ci fosse l'urgenza di intervenire, che bisognasse intervenire non con un decreto-legge, ma guardando con calma, cercando di capire e di approfondire. Noi abbiamo ritenuto che bisognasse intervenire subito. Voi ritenete che il problema non sia aumentare le pene previste per questi reati, perché ritenete legittimamente che la preoccupazione principale degli italiani sia che si riempiano le carceri.
Noi legittimamente riteniamo che certe condotte debbano essere punite più duramente e più aspramente di quanto non sia stato fatto in passato. (Applausi). Noi riteniamo che il problema dei cittadini sia avere lo spacciatore sotto casa; voi ritenete che lo spacciatore, poverino, sia costretto a spacciare e che, se cede una singola dose, non si possa punire duramente, povero lo spacciatore. (Applausi). Perché è questo quello che avete sostenuto in Commissione, e non soltanto sul provvedimento in esame: lo avete sostenuto anche nei provvedimenti passati, come nel decreto Cutro; poveretti, gli scafisti che fare? Sono costretti a farlo, altrimenti non lo farebbero mai, però devono sopravvivere e arrivare qua. (Applausi). C'è sempre un poverino e c'è sempre un disgraziato che è più disgraziato degli italiani che da dieci anni, col vostro buonismo, subiscono reati in tutta Italia. (Applausi).
Voi ritenete poverini i genitori che non mandano i figli a scuola: non vorremo mica punirli duramente! Assumiamo i giardinieri dell'anima, cioè conduciamoli e convinciamoli con gli educatori, con gli assistenti sociali. (Applausi). Cerchiamo di convincerli che se i propri figli vanno a scuola è giusto ed è utile. Abbiamo visto i risultati di questa politica: quei figli oggi non vanno a scuola. Noi riteniamo giustamente che un genitore che non manda un figlio a scuola debba essere punito, perché sta esercitando male la propria potestà genitoriale e bisogna intervenire subito. (Applausi).
Vi voglio dire che avete perso probabilmente molte parti di questo decreto-legge, perché in esso non sono contenute solo norme penali, anzi, ne sono veramente una piccola parte. Ci sono importanti interventi economici su Caivano. Avete proposto di portare risorse che erano completamente sproporzionate per il tema Caivano, sapendo benissimo che era impossibile stanziarle all'interno di questo decreto-legge, piuttosto che in altri interventi che vengono affrontati in maniera più organica, anche con la legge di bilancio.
Ad ogni modo, nel decreto-legge c'è anche un intervento importante sulla parte informatica. È riduttivo rispetto a quello che avremmo voluto, perché la situazione che abbiamo ereditato e che ci lasciate è che i minori sono completamente fuori da qualsiasi controllo rispetto a ciò che vedono in Internet e che fanno sui social; sono fuori dal controllo dei genitori sull'attività che fanno con i propri cellulari, quindi nel testo c'è un giusto intervento sul parental control. Qualcuno l'ha definito ostruzionismo; un senatore ha detto che vogliamo privare i figli della libertà di andare in Internet e tornare a quando lui sfogliava i cataloghi cartacei, mentre oggi li può sfogliare in Internet. Questo è quello che è stato sostenuto in Commissione. No, molto banalmente vogliamo che i nostri minori e i nostri figli non accedano ai siti pornografici e alla violenza e che non siano esposti sui social a tutti i reati di pedopornografia esistenti. (Applausi).
Noi pensiamo questo e voi ci avete detto che non vi abbiamo ascoltato. No, non vi abbiamo ascoltato. Vi confermo che non vi abbiamo ascoltato, ma il problema non è che noi non ascoltiamo voi, ma che voi, negli ultimi dieci anni, non avete ascoltato l'Italia e gli italiani; non avete ascoltato le tante "Caivano" che ci sono in Italia. (Applausi). Non avete ascoltato e non siete intervenuti! Non avete ascoltato quello che dicevano don Patriciello e i tanti don Patriciello che ci sono in Italia, perché avete pensato di risolvere problemi di criminalità con i giardinieri dell'anima.
Allora vi dico molto francamente che, al netto dell'esercito di educatori e di assistenti sociali che è evidentemente necessario (vi faccio sommessamente presente che negli ultimi dieci anni si è ridotto al lumicino ed è stata una Caporetto, quindi forse ve ne dovevate accorgere prima), siamo orgogliosi che il Governo sia intervenuto e sia andato a Caivano. Voi pensate che sia propaganda, ma per noi è motivo di orgoglio. Siamo orgogliosi che, dopo che ci è andato il Presidente del Consiglio, le Forze dell'ordine, l'Esercito, la Polizia, i Carabinieri siano tornati a Caivano, abbiano fatto dei blitz e abbiano arrestato dei criminali.
Siamo orgogliosi che ci siano state le stese, perché è la dimostrazione che a quella criminalità questo Governo sta dando fastidio. Sta dando fastidio perché, con i vostri provvedimenti e con i giardinieri dell'anima, non credo che le stese ci sarebbero state. (Applausi).
Non ve ne siete accorti, ma anche in questi giorni, dopo la visita del Presidente del Consiglio, Ministri, Sottosegretari e Vice Ministri sono andati a Caivano e hanno attivato dei progetti. Non è stato uno spot elettorale quello di Caivano. È stata semplicemente un'iniziativa banale, sì, ma che prima non c'era stata. È lo Stato che è tornato a essere presente. È lo Stato che è tornato a dimostrare ai cittadini di esserci. (Applausi).
Vi dico quindi con grande franchezza che va bene che abbiate presentato questa questione pregiudiziale; va bene che abbiate detto ai cittadini quali sono le vostre priorità. La nostra priorità e la priorità del Governo Meloni è che lo Stato inizi a esserci. (Applausi).
Saluto ad una rappresentanza di studenti
PRESIDENTE. Saluto, a nome dell'Assemblea, i docenti e gli studenti del Liceo delle scienze umane «Enrico Pestalozzi» di San Severo, in provincia di Foggia, che stanno assistendo ai nostri lavori. (Applausi).
Ripresa della discussione e deliberazione su proposta di questione pregiudiziale
riferita al disegno di legge n. 878 (ore 12,21)
PRESIDENTE. Ai sensi dell'articolo 78, comma 3, del Regolamento, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo della questione pregiudiziale QP1, presentata dal senatore Bazoli e da altri senatori, riferita al disegno di legge n. 878.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Sull'ordine dei lavori
PRESIDENTE. Ha chiesto di intervenire il presidente delle Commissioni riunite 1ª e 2ª, senatore Balboni, per riferire sull'andamento dei lavori delle Commissioni in merito al disegno di legge n. 878.
BALBONI (FdI). Signor Presidente, cari colleghi, le Commissioni riunite hanno lavorato molto assiduamente in questi giorni per concludere l'esame dei numerosi emendamenti che sono stati presentati al testo. Siamo ormai in dirittura d'arrivo e mancano poche votazioni. Dovremo poi esaminare qualche emendamento accantonato e gli ordini del giorno. Presumo quindi che in un'ora o due di lavoro le Commissioni riunite certamente potranno concludere i lavori. Poi, chiaramente ci sono gli adempimenti successivi, che non competono alla nostra Commissione.
BOCCIA (PD-IDP). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
BOCCIA (PD-IDP). Signor Presidente, lasciamo alla Presidenza la valutazione dei tempi non calcolati dal presidente Balboni, che ci sta dicendo che le Commissioni, che sono al lavoro da alcuni giorni, hanno bisogno ancora di un paio d'ore di lavoro.
Abbiamo il question time, il cui svolgimento è stato confermato dalla Conferenza dei Capigruppo nella giornata di oggi, e poi avremo la prosecuzione dei lavori, così come previsto dal calendario, nella misura in cui le procedure cui faceva riferimento il presidente Balboni possano essere rispettate nei tempi compatibili con la giornata di oggi e con la giornata di domani. È infatti previsto dal calendario che si possa arrivare anche a domani.
Chiedo dunque alla Presidenza di fare una valutazione: se è necessario che la Conferenza dei Capigruppo faccia una ulteriore valutazione, siamo a disposizione, ma mi rimetto alla Presidenza per ogni valutazione.
PRESIDENTE. Nel ricordare in premessa a tutti i colleghi che, come stabilito dalla Conferenza dei Capigruppo, i lavori potrebbero protrarsi anche nella giornata di domani, facciamo un'analisi e poi, eventualmente, la riconvochiamo.
Per ora sospendo la seduta, che riprenderà alle ore 15 con il question time.
(La seduta, sospesa alle ore 12,25, è ripresa alle ore 15,02).
Presidenza del vice presidente GASPARRI
Svolgimento di interrogazioni a risposta immediata, ai sensi dell'articolo 151-bis del Regolamento (ore 15,02)
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca lo svolgimento di interrogazioni a risposta immediata (cosiddetto question time), ai sensi dell'articolo 151-bis del Regolamento, alle quali risponderanno il Ministro dell'economia e delle finanze, il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti e il Ministro dell'ambiente e della sicurezza energetica.
Invito gli oratori ad un rigoroso rispetto dei tempi, considerata la diretta televisiva in corso.
La senatrice Unterberger ha facoltà di illustrare l'interrogazione 3-00765 sulla normativa fiscale relativa al rientro dei lavoratori dall'estero, per tre minuti.
UNTERBERGER (Aut (SVP-Patt, Cb, SCN)). Signor Presidente, signor Ministro, stando alla bozza di decreto legislativo, il Governo intende operare una forte stretta sul regime degli "impatriati", circoscrivendo l'incentivo al personale altamente qualificato e specializzato, definizione che già in passato ha comportato elevati problemi interpretativi. Questo nonostante l'Italia patisca una significativa carenza di manodopera specializzata, soprattutto nei settori della sanità e della formazione. Nei territori di confine come l'Alto Adige-Südtirol, che competono con mercati del lavoro in cui i salari sono più alti e il costo della vita più basso, questa problematica è particolarmente sentita. Su dieci studenti sudtirolesi di lingua tedesca che studiano all'estero, solo due tornano in Italia. La problematica richiederebbe una pluralità di interventi strutturali: aumento dei salari, politiche per l'accesso alla casa, strumenti di conciliazione vita-lavoro. Nel frattempo l'unica misura che ha avuto degli effetti positivi è quella in vigore.
Secondo il suo Ministero, nel 2021 il regime degli "impatriati" ha interessato oltre 21.200 lavoratori dipendenti. La stretta rischia di aggravare il fenomeno dei cervelli in fuga, disincentivando il rientro anche di chi lo aveva già programmato confidando sulla legislazione vigente e trovandosi adesso davanti a un quadro radicalmente cambiato. Questo vale a maggior ragione per le famiglie che si sono trasferite in Italia nel secondo semestre del 2023 e che quindi non maturano il trasferimento della residenza fiscale entro l'anno in corso.
Tutto ciò premesso, si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo non voglia risolvere, in sede di approvazione definitiva del provvedimento, le problematiche esposte, con particolare riferimento alla tipologia di lavoratori ammessi al beneficio; se non intenda prevedere un regime transitorio per quelle persone che si sono già trasferite in Italia, ma che matureranno la loro residenza fiscale solo a partire dal 1° gennaio 2024; se non voglia introdurre incentivi di questo tipo anche per gli studenti, soprattutto in materie come la sanità e la formazione che riscontrano una forte carenza di personale.
PRESIDENTE. Il ministro dell'economia e delle finanze, onorevole Giorgetti, ha facoltà di rispondere all'interrogazione testé illustrata, per tre minuti.
GIORGETTI, ministro dell'economia e delle finanze. Signor Presidente, senatrice Unterberger, innanzitutto la ringrazio per aver richiamato la bozza di decreto legislativo, perché in questi giorni si registra una miriade di commenti rispetto a bozze più o meno autorizzate (anzi, sicuramente non autorizzate) che circolano sui media rispetto a questo decreto legislativo e ad altri provvedimenti di bilancio. Pertanto discuteremo ampiamente delle proposte del Governo quando verranno codificate correttamente. La ringrazio altresì per avere richiamato nelle sue premesse il fenomeno delle delocalizzazioni lampo, ricordando i comportamenti opportunistici spesso connessi a modifiche del sistema fiscale.
Ebbene, anche la normativa relativa al cosiddetto rientro dei cervelli, poi definita controesodo e da ultimo degli "impatriati", nel tempo, a causa delle molte modifiche, ha dato luogo a comportamenti che, per una eterogenesi dei fini, hanno fatto dimenticare la finalità originaria che il legislatore aveva chiara in mente nell'introduzione di misure di tale natura. Si tratta di comportamenti che, quindi, hanno spesso determinato il trattamento differenziato di lavoratori all'interno dello stesso gruppo societario o anche nello stesso ufficio o si pensi al mondo dello sport.
Il nuovo impianto normativo non pregiudicherà l'ingresso di lavoratori nei settori ricordati dall'interrogante (sanità e formazione). Il requisito richiesto è quello dell'elevata qualificazione e specializzazione. L'impegno del Governo per la tutela delle aree di confine si esplica attraverso una serie di misure, quale ad esempio la recente legge di ratifica con la Svizzera per i lavoratori transfrontalieri; non da ultimo, nel disegno di legge di bilancio sarà rifinanziato il Fondo per la valorizzazione e la promozione delle aree territoriali svantaggiate confinanti con le Regioni a statuto speciale e le Province autonome. (Applausi).
PRESIDENTE. Ha facoltà di intervenire in replica la senatrice Unterberger, per due minuti.
UNTERBERGER (Aut (SVP-Patt, Cb, SCN)). Signor Presidente, signor Ministro, mi tranquillizza il fatto che sia solo una bozza e che venga ancora discussa. Capisco che ci siano state delle persone che hanno sfruttato questa misura trasferendosi per due anni all'estero; le assicuro però che in Südtirol è diventato proprio un problema strutturale, perché coloro che studiano medicina o altre professioni delle quali c'è carenza, vanno nei Paesi esteri di lingua tedesca e poi rimangono lì perché in Italia hanno tutti i problemi con il riconoscimento dei loro titoli di studio, guadagnano di meno, non trovano un alloggio.
Pertanto, i provvedimenti da lei citati a favore della Provincia autonoma non vanno proprio a risolvere la problematica della fuga dei cervelli, soprattutto in Südtirol. Occorre un forte incentivo; chiedo pertanto che quando ridiscuterete questo provvedimento teniate conto di questo e anche di una normativa transitoria, perché non è possibile che famiglie che si sono fidate della legislazione vigente si trovino ad un tratto in una situazione completamente diversa.
PRESIDENTE. Il senatore Renzi ha facoltà di illustrare l'interrogazione 3-00758 sul regime di detassazione per i lavoratori "impatriati", per tre minuti.
RENZI (Az-IV-RE). Signor Presidente, signor Ministro, la collega Unterberger ha già posto il tema, con particolare riferimento all'Alto Adige-Sud Tirolo. Io vorrei allargare il ragionamento e dirle che nel 2015 il nostro Governo, con il ministro suo predecessore Piercarlo Padoan, fece una legge per aiutare a riportare i cervelli (e anche il resto del corpo) in Italia.
Nel 2023 il vostro Governo ha fatto diverse bozze e il suo vice ministro, Leo, non un passante, ha commentato queste bozze gettando nel panico coloro i quali già si erano organizzati per tornare. Sto parlando di persone che si sono dimesse dal proprio posto di lavoro a San Francisco, a Zurigo, a Shanghai, e stanno tornando in Italia contando sul regime fiscale che lei vuole cambiare.
Ora, signor Ministro, lei sa che c'è un'antica consuetudine di affetto e di simpatia nei suoi confronti, ma la simpatia può arrivare fino a un certo punto. Noi avevamo capito - noi opposizione - che il vostro Governo voleva bloccare l'immigrazione clandestina, voleva bloccare l'immigrazione dei barconi. Voi avete raddoppiato l'immigrazione dei barconi e state bloccando il ritorno dei cervelli. Le domando: ma è normale questo cambiamento di rotta totale? È vero che ci avete abituati a tutto perché la Presidente del Consiglio ha detto "Dio, patria e famiglia" e da quello che si legge - ne discuteremo in Aula - il disegno di legge di bilancio per la famiglia prevede più tasse sui pannolini, più tasse sugli assorbenti, più tasse sul latte in polvere. Meno male che la famiglia voi la difendete, pensa se l'aveste attaccata! Ritengo però che su questo tema lei debba dire una parola di chiarezza a chi sta aspettando. Io ho un grande rispetto per il vostro lavoro e mi fa piacere vederla anche in gentile compagnia del suo presidente di partito, signor Ministro. Mi piace vedervi insieme, quindi vedendovi insieme non parlerò di altro, a cominciare dalle pensioni, diciamo finché Fornero non vi separi. Ma questa storia, signor Ministro, è seria, perché questa storia riguarda la vita di almeno duemila persone. Io ho ricevuto duemila lettere - che le passerò - che sono di persone disperate. Le consegneremo una petizione, Ministro: almeno per i prossimi anni non tocchi la legge sul rientro dei cervelli dall'estero, anche perché forse il cervello in fuga è quello di chi non si rende conto che ci sono tante famiglie che su questa vicenda sono disperate. (Applausi).
PRESIDENTE. Il ministro dell'economia e delle finanze, onorevole Giorgetti, ha facoltà di rispondere all'interrogazione testé illustrata, per tre minuti.
GIORGETTI, ministro dell'economia e delle finanze. Senatore Renzi, le risponderò a braccio perché lei mi è troppo simpatico. Devo dire che quando lei ha concepito questa misura probabilmente non aveva in testa la piega che poi ha preso effettivamente. Se parliamo di rientro dei cervelli, questo Governo tiene al rientro dei cervelli. Abbiamo però applicato il nostro modesto cervello ad alcuni fenomeni assolutamente da censurare, tipo il fatto che magari qualcuno rientrasse e prendesse residenza al Sud per avere una maggiore detrazione e poi non contribuisse allo sviluppo del Meridione, ma andasse a lavorare da qualche altra parte, oppure quelle pratiche elusive adottate da certi gruppi che, pur rimanendo nel proprio perimetro societario, trovavano il modo di suddividere il vantaggio tra il dipendente e il gruppo per metterlo a carico dello Stato; o come il caso del rientro dei cervelli dei calciatori, su cui una riflessione andrebbe fatta, perché non c'è soltanto il vantaggio per i grandi campioni, ma l'effetto distruttivo nei confronti del vivaio dei calciatori italiani che trovano una concorrenza, questa sì, impropria da parte di soggetti che, entrando in Italia, costano esattamente la metà rispetto agli italiani sportivi professionisti.
Dico semplicemente che dei 24.450 "impatriati" i ricercatori e i docenti sono circa 1.200; gli altri sono top manager o manager o anche semplicemente delle persone che hanno sfruttato un'agevolazione che non è che non costi.
Ricordo che l'effetto sulle casse dello Stato di questo regime agevolativo è valutabile in 1,3 miliardi di euro annui e, nel momento in cui il mio modesto cervello si è applicato a redigere la legge di bilancio, si è applicato soprattutto ai redditi medio-bassi, che in questo momento sono quelli più colpiti dalla dinamica inflazionistica.
Concludo dicendo che le modifiche che il decreto legislativo che sarà portato in Parlamento conterrà presenteranno un regime agevolativo pari o addirittura migliore di quello praticato negli altri Paesi europei, ma comunque sicuramente agirà per eliminare le distorsioni che ho richiamato oggi e su cui alla fine tutta l'Assemblea - credo anche chi si approccerà alla materia con onestà intellettuale - non potrà che convenire. (Applausi).
PRESIDENTE. Ha facoltà di intervenire in replica il senatore Boccia, no anzi il senatore Renzi, per due minuti.
RENZI (Az-IV-RE). Signor Presidente, va bene che io e il senatore Boccia ormai siamo la stessa cosa, ma abbiamo querelato per molto meno.
Signor Ministro, la ringrazio per la serietà con cui ha risposto alla domanda. Non mi sfugge che c'è una componente aspirante dorotea nelle sue parole. È vero che i padani sono divisi fra comunisti padani, dorotei padani e altro, ma la verità, signor Ministro, è questa. Se lei vuol fare sul serio, noi ci stiamo. Se cioè lei vuole contrastare i fenomeni elusivi di questa norma, troverà nel Gruppo Italia Viva-Il Centro-RenewEurope la massima disponibilità. Il punto fondamentale è un altro, signor Ministro, ossia che lei non può considerare insignificante il fatto che ci sono migliaia di persone che hanno già deciso di rientrare - e se sono manager è un bene, se sono quadri medio-bassi è comunque un bene -, che vogliono tornare in Italia e che hanno già firmato i contratti partendo dal presupposto di avere questa agevolazione fiscale. La mia proposta, allora, è la seguente: noi le presentiamo tutte le lettere che abbiamo ricevuto e la petizione che abbiamo fatto. Lei con i suoi uffici ci dia un'occhiata, se però vuol cambiare le leggi sul calcio - e finisco con una battuta - io figuriamoci se non sono d'accordo. Le ricordo che lei è il Ministro che nella scorsa legge di bilancio ha messo 892 milioni di euro per un emendamento che le ha chiesto il senatore Lotito. Se riesce a convincere il senatore Lotito che il problema è il calcio, va bene. Io, che notoriamente non mi occupo troppo di calcio, preferisco pensare alle famiglie che in questo momento vivono con grande preoccupazione le vostre scelte. La prendiamo in parola; ci dichiareremo soddisfatti o insoddisfatti quando lei porterà il testo definitivo in quest'Aula. (Applausi).
PRESIDENTE. Il senatore Boccia - è ora il suo turno - ha facoltà di illustrare l'interrogazione 3-00764 sulla situazione dell'ex ILVA di Taranto, per tre minuti.
BOCCIA (PD-IDP). Signor Ministro, mi auguro che lei mantenga anche in questa risposta questo approccio votato alla verità, sempre dal suo punto di vista, perché abbiamo proprio bisogno di capire se il Governo ha assunto decisioni unanimi e collegiali su un tema che è molto grave come la situazione dello stabilimento ex ILVA, che non tocca ovviamente solo Taranto, ma da Taranto a Genova a Novi Ligure e a tutti gli altri stabilimenti, tocca la vita di migliaia e migliaia di lavoratori. Come lei sa, signor Ministro, l'ILVA ha l'altoforno numero 3 demolito, il numero 5 in fase di terminazione, mentre per gli altiforni 1 e 2 sono previste le chiusure nel 2024; nel 2023 la produzione si aggirerà intorno ai 3 milioni di tonnellate, le previsioni che erano state fatte sono completamente saltate e la previsione attuale per l'anno prossimo è addirittura di 1,7 milioni.
Allo stato attuale, Acciaierie d'Italia occupa 3.500 dipendenti su un totale di 8.200, continua il ricorso agli ammortizzatori sociali e gli unici che hanno diritto a sapere la verità sono i lavoratori. Glielo dico, signor Ministro, perché non il Gruppo del Partito Democratico o il senatore Renzi, che ha appena contestato le vostre misure con l'accetta, ma Invitalia, società che lei controlla, ha di fatto contestato in data 23 ottobre, scrivendo all'amministratore delegato, presidente di Acciaierie d'Italia, ponendo con chiarezza alcuni rilievi, dicendo che la mancata comunicazione al socio pubblico in merito allo stato della società siderurgica ai fini della valutazione sul possibile esercizio dei propri diritti non è avvenuta. Ebbene, vorremmo sapere, signor ministro Giorgetti, se il memorandum firmato l'11 settembre dal ministro Fitto era un memorandum da lei condiviso, da lei verificato e non comunicato alla società che lei controlla.
Sempre da Invitalia, viene evidenziato il mancato aggiornamento dei piani di produzione dell'acciaio - questo ci preoccupa molto - nonché delle comunicazioni relative alla situazione economico-patrimoniale e finanziaria e ai flussi di cassa a dodici mesi, per far fronte all'impegno assunto di portare la produzione di acciaio a 4 milioni di tonnellate (non a 3). Infine, viene sottolineato che l'11 settembre il ministro Fitto avrebbe sottoscritto un memorandum, senza alcuna chiarezza sugli impegni finanziari.
Signor Presidente, al ministro Giorgetti chiediamo se sia stato preventivamente informato; se ne abbia condiviso i contenuti; se intenda chiarire qui in Aula le motivazioni sottostanti la mancata comunicazione della sottoscrizione del memorandum; se intenda rendere pubblici i contenuti del memorandum.
PRESIDENTE. Il ministro dell'economia e delle finanze, onorevole Giorgetti, ha facoltà di rispondere all'interrogazione testé illustrata, per tre minuti.
GIORGETTI, ministro dell'economia e delle finanze. Signor Presidente, senatore Boccia, la vicenda dell'ILVA è molto complessa e si dipana negli anni. Con l'ingresso nel 2019 di ArcelorMittal e Invitalia è nato il gruppo Acciaierie d'Italia, ma non vorrei ripercorrere queste vicende, che credo siano ampiamente conosciute.
Devo dire che la pandemia e la crisi internazionale derivante dalla guerra in Ucraina, con il conseguente aumento dei prezzi dell'energia, hanno reso il percorso più complicato e richiedono un impegno aggiuntivo.
L'operazione di rafforzamento patrimoniale all'inizio del 2023, per complessivi 750 milioni, ha visto Invitalia contribuire con 680 milioni e ArcerlorMittal con 70 milioni, con possibilità per il socio pubblico di valorizzare l'apporto dei 680 milioni innalzando la propria partecipazione al 60 per cento, dall'attuale 38 per cento. Tale facoltà non è al momento esercitata. La volontà di salvaguardare la continuità aziendale dell'ex ILVA attraverso un disegno organico e presidiato dai plurimi interventi legislativi succedutisi è stata confermata con il decreto-legge salva infrazioni, che ha neutralizzato ogni effetto ostativo all'acquisto dell'azienda, prevedendo che l'operazione possa legittimamente compiersi, pur in costanza di provvedimenti di sequestro e confisca eventualmente ancora esistenti sugli asset aziendali alla data di scadenza del contratto d'affitto in essere tra Acciaierie d'Italia e ILVA in amministrazione straordinaria.
Attualmente, gli assetti di governance continuano a essere regolati dal contratto di natura privatistica che ha reso vincolante per i due soci l'accordo di coinvestimento del dicembre 2020 e che vede la maggioranza della partecipazione al capitale della società in capo a ArcelorMittal al 62 per cento, come già ricordato, a fronte del 38 per cento dello Stato tramite Invitalia. Pertanto, le dinamiche di effettiva calibrazione dell'entità delle risorse necessarie a consentire il prosieguo dell'attività della società sono in prima battuta quelle proprie degli schemi civilistici, secondo i quali l'assemblea degli azionisti delibera in merito alle azioni da intraprendere, prendendo parte, in ragione della propria quota di partecipazione al capitale sociale, agli interventi necessari a far fronte alle esigenze della società. Si attende quindi che il consiglio di amministrazione della società valuti l'esigenza di un nuovo apporto da parte dei soci e lo quantifichi, nonché che i soci, ad iniziare dal socio privato che detiene la maggioranza, assicurino il necessario supporto finanziario in coerenza con le rispettive quote, e cioè il 62 per cento di ArcelorMittal.
In questo quadro va visto l'impegno del Governo a negoziare con i soci privati le modalità di apporto delle necessarie risorse per il funzionamento e i futuri investimenti; impegno che ha coinvolto il ministro Urso, che proprio oggi ha ampiamente relazionato in Parlamento, nonché il ministro Fitto, nel quadro dell'integrazione con gli interventi previsti dal Piano nazionale di ripresa e resilienza o finanziati con fondi di competenza del suo Ministero. (Applausi).
PRESIDENTE. Ha facoltà di intervenire in replica il senatore Boccia, per due minuti.
BOCCIA (PD-IDP). Signor Presidente, siamo molto preoccupati. Signor Ministro dell'economia, lei ha autorevolezza e conoscenza di queste Aule tali da rendersi conto che se quel memorandum, secondo Invitalia e non secondo il Partito Democratico, è stato sottoscritto senza alcuna preventiva informazione al consiglio di amministrazione di Acciaierie d'Italia e successivamente senza alcuna comunicazione - lo dico ai colleghi della maggioranza - nel corso delle sedute del consiglio di amministrazione di Acciaierie d'Italia del 21 settembre e del 16 ottobre 2023, converrà con noi che qualcuno ha mentito ai lavoratori, ai territori e al Parlamento.
Dalle sue risposte procedurali - mi permetterei di dire, con il massimo rispetto - e burocratiche, noi non capiamo quale Ministro abbia informato quale Ministro. Quello che sappiamo per certo è che con un tratto di penna è stato cancellato un miliardo per la decarbonizzazione di ILVA, che ne avrebbe dovuto fare un'azienda al 100 per cento dello Stato, controllata da Invitalia. Con un tratto di penna è stato cancellato quel miliardo e sono stati promessi 2 miliardi sul Fondo sviluppo e coesione (FSC), che sono risorse che hanno un altro modello di programmazione e tempi molto più lunghi.
In tutto questo non abbiamo, signor Presidente, ancora la risposta da parte del Governo Meloni alla domanda se gli ex stabilimenti dell'ex ILVA potranno avere una prospettiva pubblica e quindi strategie industriali legate agli investimenti pubblici che possono essere fatti e concordati anche unitariamente in questo Parlamento, o se è stato fatto un accordo con dei privati che fino ad oggi hanno dimostrato di non avere nessuna intenzione di investire su quegli stabilimenti. (Applausi).
PRESIDENTE. Il senatore Rosso ha facoltà di illustrare l'interrogazione 3-00761 sullo sfratto di appartenenti alle Forze dell'ordine da alloggi di edilizia agevolata a Roma, per tre minuti.
ROSSO (FI-BP-PPE). Signor Presidente, colleghi, ministro Salvini, nel 1992 il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti ha emanato un bando di gara per la realizzazione di un programma straordinario di edilizia residenziale agevolata.
Nel 2001 la prefettura di Roma ha comunicato la realizzazione di 54 alloggi nel Comune di Roma, in zona "Collina delle Muse", quartiere Boccea. La prefettura di Roma ha quindi assegnato in locazione i 54 alloggi a dipendenti di Polizia di Stato, Arma dei carabinieri, Guardia di finanza, Polizia penitenziaria, all'ex Corpo forestale dello Stato, nonché ai dipendenti del Ministero della giustizia, al personale dell'amministrazione civile del Ministero dell'interno e al personale di altre amministrazioni, comunque impegnati o coinvolti nella lotta alla criminalità organizzata, che hanno prestato e prestano servizio nell'ambito della Provincia di Roma, a seguito di trasferimento d'ufficio, con priorità per coloro che sono stati trasferiti per esigenze di servizio a Roma.
Dal gennaio 2023 la società costruttrice, beneficiaria dei fondi pubblici concessi dal Ministero delle infrastrutture e dei trasporti per la realizzazione del programma edilizio citato, una volta terminati i contratti di locazione, ha messo in vendita gli appartamenti a soggetti terzi estranei alle Forze dell'ordine, con particolare violazione della finalità pubblicistica della realizzazione degli interventi edilizi. Attualmente quelle famiglie di dipendenti delle Forze dell'ordine, prima beneficiarie di un alloggio, sono coinvolte in procedure di sfratti esecutivi da parte dell'impresa immobiliare esecutrice e titolare dei finanziamenti pubblici per la costruzione degli alloggi sociali.
Le chiediamo, signor Ministro, quali iniziative, per quanto di competenza, intenda mettere in campo in ordine alla vicenda al fine di evitare gli sfratti delle famiglie coinvolte e se ritenga necessario adottare iniziative normative per introdurre disposizioni sul diritto di prelazione agli assegnatari degli alloggi realizzati a seguito di contributo pubblico del Ministero ora da lei guidato in materia di edilizia residenziale agevolata.
PRESIDENTE. Il ministro delle infrastrutture e dei trasporti, senatore Salvini, ha facoltà di rispondere all'interrogazione testé illustrata, per tre minuti.
SALVINI, vice presidente del Consiglio dei ministri e ministro delle infrastrutture e dei trasporti. Ringrazio per la domanda che riguarda anche altre situazioni, ahimè uno dei tanti dossier che hanno dieci, venti o trent'anni di età sulle spalle, su cui stiamo intervenendo. Non è una questione solo di Roma, ma posso dire, partendo dal caso locale e poi chiudendo sul nazionale, che presso la prefettura di Roma si sono già tenuti diversi incontri. La prefettura ha interessato della questione anche Roma Capitale, con cui si sta ragionando di trasformare il diritto di superficie in diritto di proprietà attraverso una specifica delibera dell'Assemblea capitolina. La prefettura, da noi sentita a breve, convocherà uno specifico incontro con Roma Capitale e la Regione Lazio per verificare questa possibilità e i percorsi condivisi a tutela degli assegnatari degli alloggi.
Più in generale, al di là dello specifico della "Collina delle Muse", è ovvio che la nostra sensibilità e attenzione, immagino condivisa da tutti, ma da questo Governo in particolare, va in particolare alle Forze dell'ordine.
È necessario, come lei diceva, individuare una disciplina uniforme sul territorio nazionale per permettere a questi servitori dello Stato, che quotidianamente rischiano la vita, di poter riscattare l'alloggio alla scadenza del periodo di locazione. Non si tratta di un favore, ma del riconoscimento di un diritto.
Posso aggiungere, a tal proposito, che gli uffici del MIT in questo periodo sono al lavoro per una soluzione normativa che consenta anche agli ultimi inquilini di cui lei parlava il diritto all'acquisto dell'alloggio al prezzo massimo di cessione alla scadenza del periodo di locazione. Aggiungo ancora, per quanto di mia conoscenza, che anche il Gruppo Lega al Senato sta lavorando per una soluzione normativa al caso.
Entro la fine dell'anno convocheremo il primo tavolo per un piano casa nazionale, che aspetta da alcuni decenni di essere ripreso in mano, non solo per le Forze dell'ordine, ma perché il tema della proprietà e dell'affitto, non solo per i meno abbienti, ma anche per la classe media, è ormai un tema di rilevanza nazionale, cui presteremo tutta l'attenzione delle istituzioni, a partire dal mio Ministero.
PRESIDENTE. Ha facoltà di intervenire in replica il senatore Rosso, per due minuti.
ROSSO (FI-BP-PPE). Signor Presidente, ringrazio il ministro Salvini della risposta, di cui ovviamente sono soddisfattissimo. Non avevo dubbi, infatti, che il nostro Governo avesse a cuore non solo le Forze dell'ordine e le famiglie delle Forze dell'ordine, ma tutto quello che riguarda il pianeta casa.
Quindi, ben venga un piano casa, anche perché è successo troppe volte, in questi trent'anni, che famiglie che dopo decine di anni considerano quell'appartamento la propria casa, le proprie radici, dove hanno cresciuto i figli, li hanno visti sposati e ai quali magari vorrebbero lasciare queste case, siano sfrattate. Sicuramente non meritano questi sfratti. Quindi, ben venga un piano nazionale, perché così potremo risolvere il problema semplicemente dando un qualche tipo di prelazione più forte di quella che è la normale prelazione di legge.
PRESIDENTE. Il senatore Romeo ha facoltà di illustrare l'interrogazione 3-00766 sui programmi e le misure tecniche per la sicurezza nei treni e nelle stazioni ferroviarie, per tre minuti.
ROMEO (LSP-PSd'Az). Signor Ministro, lo scorso 30 gennaio è stato siglato dal suo Ministero, il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, in accordo con il Ministero dell'interno e il gruppo Ferrovie dello Stato, un accordo per ampliare, implementare e stabilire un piano che incrementasse la sicurezza degli utenti sia sui treni che nelle stazioni ferroviarie. È un tema molto sentito dalla popolazione, alla luce dei tanti episodi, purtroppo negativi, che si sono verificati negli ultimi anni.
Il piano prevede la creazione di una società, FS Security, che è stata costituita il 21 febbraio di quest'anno, che ha appunto il compito di coordinare la sicurezza per conto del gruppo FS e che naturalmente prevede anche un incremento di personale di questa società di circa mille unità, per i prossimi tre anni, per il controllo dei varchi, ma anche come supporto alle forze di polizia ferroviaria. Chiaramente c'è anche un grande impiego di tecnologie, che a nostro giudizio diventa fondamentale, proprio con sistemi di monitoraggio, anche specialistici, su tutti i vari asset della rete, che siano all'avanguardia.
Il piano industriale di questa società dovrebbe essere fatto entro la fine dell'anno e dal piano industriale si capirà quanto effettivamente il gruppo Ferrovie dello Stato voglia investire su questo tema. Per questa ragione le chiediamo, signor Ministro, quali sono le azioni programmate per cercare di proseguire, ampliare e potenziare questi interventi di sicurezza, su tutti gli asset e soprattutto sulle stazioni ferroviarie, in quanto essi costituiscono un elemento molto importante e sentito dalla popolazione. (Applausi).
PRESIDENTE. Il ministro delle infrastrutture e dei trasporti, senatore Salvini, ha facoltà di rispondere all'interrogazione testé illustrata, per tre minuti.
SALVINI, vice presidente del Consiglio dei ministri e ministro delle infrastrutture e dei trasporti. Signor Presidente, ringrazio il Gruppo Lega e i senatori interroganti perché il tema della sicurezza all'interno delle stazioni e sui mezzi di trasporto per i lavoratori, per i viaggiatori e per i pendolari è assolutamente centrale. Anzi, io ho chiesto di avere, entro la fine dell'anno, i dati, per avere un'indicazione, in base agli episodi criminosi, delle stazioni maggiormente "a rischio". Alcune di queste, in realtà, potrebbero anche non considerarsi a rischio di episodi criminosi. Cito Parma, per citarne una delle tante.
Come lei ricordava, FS Security si è insediata. Sono stato al consiglio di amministrazione proprio nel mese scorso. Essa ha l'obiettivo di arrivare a 1.500 donne e uomini di organico per il presidio sui treni e nelle stazioni. A questo aggiungiamo le operazioni che, secondo i dati del Ministero dell'interno, nel 2023 con un piano straordinario di interventi ha interessato importanti città del Paese, con 740 interventi realizzati, 333 dei quali proprio presso le stazioni ferroviarie e le aree limitrofe.
Ricordo poi che il controllo all'esterno delle stazioni non è più di nostra competenza, ma delle Forze dell'ordine e delle realtà locali che evidentemente non possono e non devono negare che ci sia un problema di sicurezza all'interno di alcune importanti città (penso ad esempio alla mia Milano), al quale occorre lavorare tutti insieme senza che nessuno si sfili.
Abbiamo incrementato con altri 400 militari il contingente delle Forze armate, che conta già 5.000 unità, per l'operazione "Strade sicure" per presidiare soprattutto i luoghi di insistenza delle stazioni ferroviarie. Ho tutta una serie di dati e di numeri; nel contratto di programma fra il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti e RFI sono destinati altri 40 milioni di euro per ulteriori attività legate alla sicurezza (si parla di droni, di strumenti tecnologici e di impianti di videosorveglianza).
Insomma, siccome il treno lo prendiamo tutti i giorni e l'Alta Velocità riguarda il 20 per cento dell'utenza, noi stiamo investendo con i fondi europei anche per il rinnovo delle flotte dei treni Intercity, regionali e pendolari, perché è importante garantire la connessione a chi prende il Frecciarossa una volta ogni tanto, ma è assolutamente ancor più importante garantire sicurezza e puntualità a chi il treno lo utilizza tutti i giorni.
Sul tema degli avvisi in caso di ritardi, come nella giornata di oggi per l'investimento di una persona, ho fatto una riunione proprio ieri perché non ritengo più accettabile che in caso di guasto, che può sempre accadere, di investimento o di calamità naturale, qualcuno rimanga in stazione o a bordo del treno per ore e ore senza sapere nulla. Le posso garantire che non accadrà più. (Applausi).
PRESIDENTE. Ha facoltà di intervenire in replica il senatore Romeo, per due minuti.
La risposta è stata esaustiva, ma la replica è prevista dal Regolamento.
ROMEO (LSP-PSd'Az). Signor Presidente, tra chi interroga e chi risponde più o meno dovremmo essere d'accordo. Di sicuro c'è grande soddisfazione per la risposta del Ministro.
Tengo a ribadire la soddisfazione non solo per le azioni pianificate e programmate sulla sicurezza all'interno delle stazioni, con le tecnologie e la videosorveglianza, ma anche finalmente per la presenza di un Ministro e di un Governo che investono in questo settore, dopo anni in cui abbiamo sentito parlare che c'erano necessità e bisogno, ma non si vedevano fatti concreti. C'è una società che si è costituita, ci sono delle persone che arriveranno e del personale che darà una mano alla Polizia ferroviaria, che negli ultimi anni non ha visto un avvicendamento del personale, per poter finalmente usufruire di una maggiore sicurezza.
Relativamente all'operazione "Strade sicure", vorrei evidenziare ad esempio che nella stazione di Monza, la mia città, da poco è ritornato, visto con grande interesse dai cittadini, l'Esercito a controllare l'esterno della stazione. Ciò è indubbiamente di competenza del Ministero dell'interno e pertanto il ringraziamento va anche al sottosegretario Molteni e al ministro Piantedosi. Questo per dire che c'è grande attenzione e complessivamente coordinamento tra i Ministeri - l'accordo era infatti anche tra il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti e il Ministero dell'interno - proprio per andare nella direzione di garantire il tema della sicurezza e della legalità che per noi, come Lega, è assolutamente fondamentale. (Applausi).
PRESIDENTE. La senatrice Ambrogio ha facoltà di illustrare l'interrogazione 3-00762 sui lavori nella galleria del Fréjus, per tre minuti.
AMBROGIO (FdI). Signor Presidente, ringrazio il signor Ministro intanto per l'opportunità di richiamare l'attenzione proprio sulla A32, la Torino-Bardonecchia, sul traforo del Fréjus e, più in generale, sulla Valsusa. Ringrazio anche per la presenza di un Ministro piemontese che conosce molto bene la situazione di cui andiamo adesso a parlare.
Con la chiusura del traforo del Monte Bianco è cambiato l'assetto nella Valsusa; ci siamo trovati cioè ad avere la riapertura del Fréjus e contemporaneamente anche la frana di Maurienne che ha interrotto la linea ferroviaria della Torino-Lione.
Ci troviamo di fronte ormai da qualche tempo a code chilometriche; nei giorni successivi alla chiusura del traforo del Monte Bianco avevamo code di oltre 6 chilometri sulla A32. Come sappiamo, l'intervento sul traforo del Monte Bianco sarà molto lungo, di oltre diciotto anni, anche se, grazie all'intervento del Governo, è stato suddiviso in periodi molto più brevi, proprio per non andare a incidere in maniera così pesante sui territori. Però è evidente che tutto il traffico si è spostato sull'area della A32, creando dei problemi, perché - come lei sa - erano già stati programmati degli interventi sulla stessa autostrada. Si va a incidere anche sulla tangenziale est di Torino.
Lei sa che Bardonecchia è anche una località turistica, con un turismo ormai non solo invernale; bene o male, con le attività che vengono svolte anche negli altri periodi dell'anno, richiama sempre molto turismo e molti visitatori. Purtroppo adesso i display sull'autostrada invitano ad un'uscita prima della stazione di Bardonecchia. La cittadina è pronta, auspicando che il clima consenta di andare anche a sciare; c'è bisogno pertanto di un intervento.
Nell'interrogazione che abbiamo posto - come lei sa - si va a chiedere un tavolo, che veda ovviamente una regia del Ministero, ma in stretta sinergia con i gestori (SITAF e ATIVA) e gli enti locali, al fine di coordinare tutta la serie di cantieri, la loro durata e più che altro la capacità di questo tratto di strada di reggere un flusso così importante di TIR e di auto in tutto questo periodo.
PRESIDENTE. Il ministro delle infrastrutture e dei trasporti, senatore Salvini, ha facoltà di rispondere all'interrogazione testé illustrata, per tre minuti.
SALVINI, vice presidente del Consiglio dei ministri e ministro delle infrastrutture e dei trasporti. Signor Presidente, devo dire anzitutto che c'è una collaborazione con il collega francese. Magari con la Francia abbiamo diversità di vedute su altri temi, però c'è collaborazione sul tema dei valichi alpini, come il Fréjus e il Monte Bianco, per poi arrivare con gli svizzeri al San Gottardo e con gli austriaci al Brennero, dove invece c'è da lavorare. Ringrazio la maggioranza e l'intero Governo che, per la prima volta, mi hanno dato mandato di andare alla Corte europea di Strasburgo per togliere gli assurdi e illegali divieti di transito al Brennero per i mezzi in arrivo dall'Italia. (Applausi).
La A32 ovviamente è una delle priorità, visto anche quello che è successo - ahimè - come eventi franosi e calamitosi su altri versanti. Ovviamente gli interventi sulla A32, come su tutta la rete autostradale italiana, a nome dei concessionari (in questo caso la SITAF), sono assolutamente prioritari per la messa in sicurezza. Per ridurre al massimo i disagi, io le do il cronoprogramma, che le garantisco seguiremo settimana per settimana, eventualmente riconvocando un tavolo con la SITAF, di cui lei parlava.
Al momento sono attivi quattro cantieri. Al chilometro 29 in direzione Torino (giusto per essere precisi): scambio di carreggiata per l'adeguamento e il rinforzo strutturale del viadotto Bussoleno, lavori in conclusione entro il mese di ottobre (quindi fra pochi giorni ne avremo un riscontro). Gli altri tre cantieri, che secondo la società chiuderanno entro il mese di novembre (quindi ampiamente in tempo, ad esempio, per il ponte dell'Immacolata) sono i seguenti. Al chilometro 52 in direzione Torino: parzializzazione fissa della corsia di sorpasso per l'adeguamento della galleria Cels. Al chilometro 52 in direzione Bardonecchia: scambio di carreggiata per l'adeguamento della galleria Serre. Al chilometro 64 in direzione Bardonecchia: scambio di carreggiata per l'adeguamento e il rinforzo strutturale del viadotto Strada Statale 335. Il primo cantiere entro ottobre e gli altri tre cantieri entro novembre, per una stagione sciistica che mi auguro di buon auspicio per cittadini, imprenditori e operatori. Assicuro la vigilanza quotidiana, con telefonate a livello di maleducazione da parte mia e del Ministero nei confronti della concessionaria. In caso di eventuali ritardi rispetto alla programmazione prevista, al fine di evitare ulteriori disagi per l'utenza in prossimità delle festività natalizie, convocheremo il tavolo di cui lei parlava (mi auguro che non ce ne sia bisogno).
Aggiungo l'impegno mio e del Ministro francese a fare un sopralluogo prima della fine dell'anno o all'inizio del nuovo anno sul fronte italiano e sul fronte francese della TAV, perché, nonostante i professionisti del no, sarà un'infrastruttura fondamentale per il Piemonte e per l'intero territorio nazionale. (Applausi).
PRESIDENTE. Ha facoltà di intervenire in replica la senatrice Ambrogio, per due minuti.
AMBROGIO (FdI). Signor Presidente, sono ovviamente soddisfatta della risposta del signor Ministro. Colgo anche l'occasione per ricordare che comunque la Val Susa paga una miopia recente e anche passata che ha determinato un'arretratezza infrastrutturale piuttosto significativa, soprattutto con riferimento alla bassa e media valle, che ha perso molto del suo tessuto produttivo, economico e sociale.
Come ha accennato anche lei, senza polemiche, questi sono anche i risultati e i danni incalcolabili che sono stati causati dalle politiche del no alla A32, alla TAV, alla seconda canna del traforo del Fréjus (che invece ci accorgiamo di quanto sia fondamentale); dei no alla seconda canna del traforo del Monte Bianco, alla tangenziale di Torino, al terzo valico e così via. Per fortuna abbiamo cambiato approccio, quindi oggi auspico che i miglioramenti che lei ha evidenziato nel suo cronoprogramma siano effettivamente reali e che quindi non sia necessario procedere poi con il tavolo ministeriale. Qualora non lo fosse, auspico comunque che ci sia ancora un'attenzione da parte del Governo. (Applausi).
PRESIDENTE. La senatrice Floridia Aurora ha facoltà di illustrare l'interrogazione 3-00760 sul progetto di realizzazione di un ponte sospeso in area protetta a Costermano del Garda, in provincia di Verona, per tre minuti.
FLORIDIA Aurora (Misto-AVS). Signor Presidente, signor Ministro, oggi porto alla sua attenzione una questione a cui da gardesana tengo molto, legata a un'area protetta di interesse comunitario, situata sul Lago di Garda e ubicata nel Comune di Costermano sul Garda, la Valle dei mulini, sulla quale si intende costruire un ponte sospeso di 330 metri ad un'altezza di 70 metri, illuminato e a pagamento, con strutture di servizio annesse e connesse e per il quale il 30 giugno di quest'anno la delibera n. 88 della Giunta comunale ha approvato il project financing da iniziativa privata.
Nel 2021 65 associazioni sono intervenute in merito a questa iniziativa, hanno sottoscritto un appello per fermare il progetto di realizzazione di questo ponte sospeso nell'area naturalistica di Costermano sul Garda e tutelarne l'eccezionale biodiversità. In data 8 agosto 2023 è stato presentato un esposto alla procura della Corte dei conti di Venezia e alla procura generale di Verona nei confronti del sindaco, degli assessori, dei consiglieri di maggioranza e del segretario comunale di Costermano sul Garda da parte dei consiglieri di minoranza, denuncianti perequazioni urbanistiche per il progetto del ponte sospeso sopra la Valle dei mulini.
Questo progetto ricade in un vero masterplan di interventi che toccano il Monte Baldo e la Valle dei mulini a Costermano sul Garda. Si tratta di progetti a forte impatto ambientale che prevedono cementificazione e consumo di suolo al fine di promuovere un alto afflusso turistico in un territorio, quello del Lago di Garda, già colpito dal fenomeno dell'overtourism.
Tutti questi interventi non sono stati sottoposti a valutazione di incidenza ambientale cumulativa, come prescritto dall'articolo 6 della direttiva Habitat. Nello specifico, la realizzazione di questo ponte sospeso prevede la costruzione di un campeggio, l'ampliamento di alcuni edifici con aumento della cubatura delle strutture già esistenti, torri, passerelle, piattaforme, un parcheggio per 400 persone in un'area incontaminata precedentemente non edificabile, per attirare un turismo di massa non confacente a un sito di interesse comunitario. Inoltre, nel territorio di Costermano sul Garda sono presenti aree a rischio idrogeologico, mentre la stessa Valle dei mulini è molto vulnerabile, tanto da essere stata interessata nel 2020 da una frana.
Tutto ciò premesso, si chiede di sapere se il Ministro intenda chiarire come sia possibile costruire un ponte che, con le altre opere programmate, impatterebbe in modo significativo su un'area riconosciuta come sito di interesse comunitario (SIC); quali misure di mitigazione e di adattamento sono state previste per la salvaguardia e quali iniziative di sua competenza intende avviare, vista l'assenza di una valutazione di incidenza ambientale cumulativa.
PRESIDENTE. Il ministro dell'ambiente e della sicurezza energetica, onorevole Pichetto Fratin, ha facoltà di rispondere all'interrogazione testé illustrata, per tre minuti.
PICHETTO FRATIN, ministro dell'ambiente e della sicurezza energetica. Signor Presidente, innanzi tutto ringrazio per la domanda. In merito alle tematiche poste dagli onorevoli interroganti, si rappresenta che la competenza in materia di gestione dei siti Natura 2000 è in capo all'autorità regionale, compreso lo svolgimento della valutazione di incidenza (VIncA) ai sensi del decreto del Presidente della Repubblica n. 357 del 1997. Il Ministero interviene solo in caso di procedura integrata di valutazione di VIncA e di valutazione di impatto ambientale (VIA) di carattere statale.
La Regione Veneto ha comunicato che lo scorso mese di settembre è stata indetta una conferenza dei servizi preliminare in modalità asincrona da parte del Comune. In tale sede è stato esaminato lo studio di fattibilità tecnica ed economica del progetto, approvato con delibera di giunta comunale dello scorso giugno. Le amministrazioni, compresa la Regione Veneto e i soggetti gestori intervenuti dovranno rendere le proprie condizioni sul progetto stesso entro il 6 novembre prossimo. Pertanto, entro tale data la Regione si riserva di prospettare gli eventuali elementi di competenza.
Si segnala altresì che, con una deliberazione di giunta regionale del 21 agosto 2018, quattro zone del territorio comunale sono state dichiarate di notevole interesse pubblico. Sul punto, la Regione precisa che tali vincoli risultano essere stati assorbiti dagli strumenti di pianificazione comunale vigenti. Peraltro, erano già stati resi: nel 2018 il parere di valutazione ambientale strategica (VAS) sul piano ambientale del parco di interesse locale nel Comune e, nel 2021, il parere sulla successiva variante 1, comprendendo altresì le relative istruttorie di valutazione di VIncA e le condizioni richiamate nei precedenti pareri VAS.
In conclusione, si ribadisce che l'eventuale predisposizione di una variante al piano del parco di interesse locale da parte del Comune, stanti i vincoli ambientali - è un sito di interesse comunitario (SIC) - insistenti nell'area, dovrà essere assoggettata alle procedure di valutazione ambientale strategica - VAS e VIncA - di competenza regionale, su istanza del Comune medesimo. Vieppiù il rilascio dei provvedimenti risulta di competenza comunale e qualsiasi attività di tale natura, stanti i vincoli paesaggistici richiamati, dovrà essere oggetto di autorizzazione paesaggistica rilasciata dal Comune a seguito di parere della soprintendenza territorialmente competente.
Il Ministero, in ogni caso, monitorerà l'evolversi delle procedure al fine di garantire la massima tutela ambientale del sito.
PRESIDENTE. Ha facoltà di intervenire in replica la senatrice Floridia Aurora, per due minuti.
FLORIDIA Aurora (Misto-AVS). Signor Ministro, la ringrazio per la risposta ma non posso ritenermi soddisfatta. Le ricordo che lei è il Ministro dell'ambiente, quindi il garante dell'ambiente e del patrimonio naturalistico italiano e quindi anche dei territori regionali e a maggior ragione di quei territori che sono sottoposti a tutela paesaggistica e ambientalistica. Mi aspettavo quindi una risposta maggiormente positiva rispetto alla sua volontà di sensibilizzare le varie Regioni a rispettare i vincoli ambientalistici di questo sito che è di una grandezza ed eccezionalità incredibile.
Ricordo anche, ma lo sa anche lei, che ci sono molte priorità riguardanti il territorio del Lago di Garda quali per esempio trovare una soluzione per il collettore, e che siamo soffocati (perché a questo punto parlo anche per la mia persona) da un traffico incredibile e quindi pensare di potenziare questi siti in zone incontaminate porterebbe un maggiore afflusso di turisti con un fenomeno di overtourism del quale anche gli stessi operatori chiedono una mitigazione.
Sappiamo anche che abbiamo il Veneto, che è una delle Regioni più inquinate in Europa, quindi mantenere le zone incontaminate come polmoni del nostro territorio è più che mai importante e il Veneto è anche una delle zone più cementificate d'Italia. Quindi, se vogliamo contrastare la crisi climatica e se vogliamo anche aiutare gli operatori turistici del Lago di Garda ad andare verso un turismo dolce e sostenibile e mitigare anche i problemi legati al traffico in una zona come Costermano del Garda che si trova proprio a metà tra il casello autostradale e il Lago di Garda, mi aspettavo un'altra risposta. Sostengo comunque le associazioni, e per fortuna che ci sono loro.
PRESIDENTE. La senatrice Di Girolamo ha facoltà di illustrare l'interrogazione 3-00763 sulle comunità energetiche rinnovabili, per tre minuti.
DI GIROLAMO (M5S). Signor Ministro, con l'atto di sindacato ispettivo che ho depositato si chiede di sapere a che punto sia l'iter di emanazione - anche se dal suo sguardo, purtroppo, immagino già la risposta - dei decreti attuativi delle comunità energetiche rinnovabili. L'aspetto principale di queste comunità energetiche che, ricorderete tutti, sono entrate nella normativa italiana dietro una grande spinta del MoVimento 5 Stelle, è l'idea e l'opportunità per famiglie e imprese di trasformarsi sostanzialmente da semplici utenti finali a autoproduttori di energia rinnovabile e quindi autoconsumatori dell'energia prodotta. Risultano pertanto evidenti, specialmente nel particolare momento che stiamo vivendo, Ministro, i vantaggi che le stesse comunità energetiche possano apportare a tutti i soggetti interessati. Sono uno sguardo rivolto al futuro, mentre purtroppo sembra che questo Governo lo sguardo voglia rivolgerlo al passato, evidenziando chiaramente una grave ritardo nell'emanazione della prevista normativa di settore. (Applausi).
PRESIDENTE. Il ministro dell'ambiente e della sicurezza energetica, onorevole Pichetto Fratin, ha facoltà di rispondere all'interrogazione testé illustrata, per tre minuti.
PICHETTO FRATIN, ministro dell'ambiente e della sicurezza energetica. In merito al quesito posto dall'onorevole interrogante, che ringrazio, siamo consapevoli della necessità di definire le regole attuative delle comunità energetiche rinnovabili, a tal punto che in soli tre mesi dall'inizio del mandato si è attivata la proposta di decreto per quanto riguarda le CER. Pertanto, è partita al mese di febbraio la fase di interlocuzione con la Commissione europea, che è stata fitta, costante e devo dire anche proficua, fin dalla pre-notifica, il tutto dettato dalla particolare complessità dello schema di decreto che era una novità anche a livello europeo (bisognava darne atto anche agli ideatori, nel momento del confronto sul PNRR). Il decreto disciplina sia la concessione di una tariffa incentivante a valere sull'energia elettrica prodotta e condivisa all'interno della configurazione di autoconsumo, sia la concessione dei contributi anche ingenti del PNRR in conto capitale nell'ambito dei Comuni al di sotto dei 5.000 abitanti. La misura in argomento prevede inoltre un accesso al meccanismo di supporto diretto, senza la necessità di richiedere la preventiva iscrizione in bandi o registri.
Lo scorso 28 luglio, a seguito di questa interlocuzione, la Commissione ha formulato una formale e approfondita richiesta di informazioni che sono state riscontrate in data 11 settembre e che sono state altresì discusse in dettaglio con gli uffici della Commissione di persona in data 15 settembre 2023. L'incontro ha consentito di fugare ogni eventuale dubbio circa la piena compatibilità con la disciplina in materia di aiuti di Stato della prevista misura e di predisporre le opportune revisioni al testo. Il tema era, nel primo passaggio, l'energia e la valutazione sui meccanismi energetici; c'era poi il passaggio, nell'ambito della Commissione, alla Direzione aiuti di Stato, che si è soffermata di più, perché prevediamo la partecipazione alle CER anche da parte della piccole e medie imprese e quindi si poneva anche la questione, direi molto correttamente, che qualora fossero venuti meno i soci (o co-utenti) domestici, poteva esserci una configurazione di aiuto di Stato. Quindi in questa interlocuzione abbiamo anche chiarito dei meccanismi che integreranno il decreto per evitare tale rischio. A questo punto, le ultime interlocuzioni positive tra le strutture del Ministero e gli uffici della Commissione europea sono venute proprio nei giorni scorsi. Questo dovrebbe consentire, a stretto giro, di giungere a una conclusione positiva dell'iter e di attivare questa rilevante misura del percorso di decarbonizzazione del nostro Paese.
In conclusione, ringraziandola della domanda, sarò ansioso di darle una risposta positiva e di poterle dire che mi hanno notificato formalmente la comunicazione.
PRESIDENTE. Ha facoltà di intervenire in replica la senatrice Di Girolamo, per due minuti.
DI GIROLAMO (M5S). Signor Ministro, non posso ritenermi soddisfatta. Posso apprezzare la sua disponibilità, ma non posso ritenermi soddisfatta, anche perché questa stessa domanda è stata posta in quest'Aula sette mesi fa, ma lei oggi non ha detto sostanzialmente nulla di più rispetto alle rassicurazioni che sette mesi fa, ovvero nel marzo scorso, aveva già dato al collega Trevisi, che la interrogava sulla stessa questione.
Signor Ministro, mi lasci dire che a lei purtroppo è capitato l'infausto compito di essere Ministro dell'ambiente di un Governo e di una maggioranza che di fatto negano i cambiamenti climatici e che comunque poco o quasi nulla hanno fatto sul rincaro delle bollette e sul rincaro generale del carrello della spesa. Per questo ha tutta la mia solidarietà, glielo dico chiaramente.
Presidenza del vice presidente CASTELLONE (ore 16)
(Segue DI GIROLAMO). Però, signor Ministro, anche lei ci mette del suo, poiché sono mesi che fa annunci ripetuti: è almeno da un anno a questa parte che lei mensilmente annuncia i decreti attuativi. Io in buona fede le voglio credere, però - lo ripeto - non posso ritenermi soddisfatta. Se a breve non ci saranno risposte, torneremo a ricordare a lei e a questa maggioranza che il tema è davvero importante e che, se si vuole davvero cambiare rotta in questo Paese, siete voi a dover dare il primo incipit. C'è necessità che questi decreti attuativi entrino nella normativa per disciplinare completamente anche la questione degli incentivi al settore.
Signor Ministro, la ringrazio e ribadisco che siamo qui ad attendere, per cui probabilmente ne riparleremo. (Applausi).
PRESIDENTE. Lo svolgimento delle interrogazioni a risposta immediata (question time) all'ordine del giorno è così esaurito.
Sull'ordine dei lavori
PRESIDENTE. Ha chiesto di intervenire il presidente delle Commissioni riunite 1ª e 2ª, senatore Balboni, per riferire sull'andamento dei lavori delle Commissioni in merito al disegno di legge n. 878.
BALBONI (FdI). Signor Presidente, pochi minuti fa le Commissioni riunite 1a e 2a hanno concluso l'esame e la votazione degli emendamenti e degli ordini del giorno. Gli emendamenti approvati sono stati trasmessi alla 5a Commissione, che dovrà esprimere il parere. Mi hanno riferito che la 5a Commissione è convocata per le ore 17, dopodiché dovremo votare il mandato al relatore, per cui presumo che avremo bisogno di un'altra mezz'ora. È quindi ragionevole immaginare che per le ore 18,30 o 19 potremo essere in Aula.
PRESIDENTE. Sospendiamo pertanto la seduta, che riprenderà alle ore 18,30.
(La seduta, sospesa alle ore 16,04, è ripresa alle ore 19,11).
Presidenza del vice presidente ROSSOMANDO
Discussione del disegno di legge:
(878) Conversione in legge del decreto-legge 15 settembre 2023, n. 123, recante misure urgenti di contrasto al disagio giovanile, alla povertà educativa e alla criminalità minorile, nonché per la sicurezza dei minori in ambito digitale (Relazione orale)(ore 19,11)
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione del disegno di legge n. 878.
I relatori, senatori Balboni e Zanettin, hanno chiesto l'autorizzazione a svolgere la relazione orale. Non facendosi osservazioni la richiesta si intende accolta.
Senatore Balboni, le confermo che il testo A è in distribuzione.
Pertanto, ha facoltà di parlare il relatore, senatore Balboni.
Presidenza del vice presidente CASTELLONE (ore 19,12)
BALBONI, relatore. Signor Presidente, il mandato ai relatori è stato appena votato dalle Commissioni 1a e 2a riunite. Abbiamo svolto un lavoro molto approfondito ed esaminato un numero rilevante di emendamenti, il sottoscritto, come relatore per la 1a Commissione, e il collega Zanettin, come relatore per la 2a Commissione. Sono stati approvati anche molti emendamenti, sia di iniziativa parlamentare, di colleghi di maggioranza e opposizione, sia di iniziativa di noi relatori, sia di iniziativa del Governo.
Questo è un provvedimento molto importante e articolato. Per quanto riguarda gli articoli di competenza della 1a Commissione, che sono gli articoli 1, 2, 3, 5, 10 e 11, rimando alla relazione che ho predisposto per la 1a Commissione e che consegno agli uffici.
Mi limito a segnalare che, nel corso del lavoro delle 1ª e 2ª Commissioni riunite, sono stati approvati ulteriori emendamenti, che quindi integrano il testo del decreto-legge: ad esempio, in relazione alla realizzazione e alla riqualificazione di infrastrutture culturali; in relazione ad iniziative ed interventi urgenti in favore dei giovani; in relazione all'abolizione del limite numerico minimo degli alunni per le classi nelle istituzioni scolastiche del Mezzogiorno. Questo è un emendamento molto importante, di cui hanno parlato già le agenzie di stampa, ed è anche importante sottolineare che si tratta di un emendamento di iniziativa sia della maggioranza, a prima firma della senatrice Bucalo, che delle opposizioni, a prima firma del senatore Scalfarotto.
È poi importante anche l'emendamento del Governo in materia di vigilanza sull'adempimento dell'obbligo di istruzione, con sanzioni più rilevanti a carico dei genitori che non curano l'obbligo scolastico dei figli.
Un altro emendamento, pure bipartisan, di maggioranza e opposizione, contiene disposizioni per la verifica della maggiore età per l'accesso ai siti pornografici. Di questo abbiamo discusso molto ed è stato un tema molto approfondito nel corso dell'esame di questo decreto-legge. Ciò a dimostrazione di quanta sensibilità ci sia nel ragionare sulle misure che dobbiamo adottare per proteggere di più i nostri giovani: non soltanto, ovviamente, dalla pornografia - che rischia di avvelenare fin dalla giovanissima età la concezione e l'idea di amore e di rapporto sentimentale, che invece devono maturare in un giovane, soprattutto in un adolescente, in modo corretto e sano - ma anche dalla ludopatia, dall'abuso di alcol e dall'incitazione alla violenza. Sappiamo, infatti, quanto siano esposti i nostri giovani e quanto siano fragili.
Di questo si è discusso tantissimo in Commissione e ne sono particolarmente orgoglioso, non solo come relatore, ma anche come Presidente delle Commissioni riunite, che ha diretto praticamente tutti i lavori, essendo stato a ciò delegato dalla presidente Bongiorno, che come sapete è l'illustre Presidente della Commissione giustizia e che ringrazio.
Sono stati poi approvati ulteriori emendamenti per il rafforzamento della cybersicurezza. Insomma, credo che abbiamo fatto un buon lavoro, soprattutto se lo commisuriamo al tempo limitato che avevamo a disposizione.
Tengo a sottolineare anche l'approvazione dell'istituzione dell'osservatorio sulle periferie. Anche su questo si è molto discusso. Abbiamo poi votato anche ulteriori disposizioni per il rafforzamento della capacità amministrativa del comune di Caivano.
In sostanza, credo che come relatori, parlando ovviamente della parte di competenza della mia Commissione, si possa esprimere soddisfazione, sia per la qualità del confronto, che è sempre stato rispettoso e strettamente legato al merito delle questioni in discussione, sia del risultato. Il lavoro emendativo che ci ha consentito di integrare questo decreto-legge, infatti, fa sì che consegniamo all'Assemblea un testo migliorato rispetto a quello che ci era stato consegnato. Ripeto che il merito è sia del Governo, sia della maggioranza, sia dell'opposizione.
Ringraziandovi dell'attenzione, cedo la parola al senatore Zanettin, per la parte di competenza della 2ª Commissione. (Applausi).
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il relatore, senatore Zanettin.
ZANETTIN, relatore. Signor Presidente, come anticipato dal presidente Balboni, mi occuperò della parte del decreto-legge che riguardava la competenza della 2a Commissione, cercando di essere sintetico, ma anche preciso, al fine di dare nozione all'Assemblea dei principali passaggi che hanno interessato il nostro lavoro. Com'è già stato ricordato, tale lavoro è stato piuttosto articolato, ricco di spunti e confronto, in particolare sui temi di competenza della 2a Commissione.
Come ha ricordato poc'anzi il presidente Balboni, l'articolo 4 è di competenza della 2a Commissione. Tale articolo inasprisce le pene per i reati di porto abusivo di armi e strumenti atti a offendere, per i quali non è ammessa licenza.
Sempre di competenza della 2a Commissione sono le previsioni di cui all'articolo 6 del decreto-legge, il quale reca modifiche alla disciplina del processo penale minorile in materia di misure cautelari e precautelari.
Per quanto riguarda poi gli altri articoli di cui è stata competente la Commissione giustizia, vi sono gli articoli 7 e 8. In particolare, per quanto riguarda l'articolo 8, segnalo che viene introdotto il percorso di rieducazione del minore. La nuova disposizione prevede che nel caso di reati puniti con la pena della reclusione non superiore nel massimo a cinque anni o con la pena pecuniaria, sola o congiunta alla predetta pena, il pubblico ministero possa disporre e notificare al minore istanza di definizione anticipata del procedimento.
Ancora di competenza della 2a Commissione è l'articolo 9, che modifica il decreto legislativo n. 121 del 2018, disciplinando l'esecuzione delle pene nei confronti dei minorenni e stabilendo che il detenuto ultraventenne internato in un istituto penale minorile per reati commessi da minorenne possa essere trasferito in un istituto carcerario per adulti, qualora si renda responsabile di comportamenti che provocano turbamento dell'ordine e della sicurezza nell'istituto minorile ovvero usi violenze o minacce o ancora generi uno stato di soggezione negli altri detenuti.
La norma si applica anche al detenuto maggiore di anni diciotto che tenga tutti i comportamenti sopra indicati.
Viene introdotta la possibilità di trasferire in un istituto carcerario per adulti il detenuto che abbia compiuto i ventun anni di età e stia scontando in un istituto per minorenni una pena per reati commessi prima del compimento della maggior età, la cui condotta sia incompatibile con esigenze di ordine e sicurezza all'interno dell'Istituto minorile.
Aggiungo, Presidente, che anche l'articolo 12 ha visto la competenza della 2a Commissione in quanto rafforza il rispetto dell'obbligo scolastico, prevedendo l'inserimento nel codice penale dell'articolo 570-ter, concernente il delitto di inosservanza dell'obbligo d'istruzione dei minori.
Per quanto concerne più specificamente la relazione del decreto-legge così com'è stato presentato, rimando alla relazione, allegata agli atti, che ho svolto in Commissione giustizia.
Presidente, voglio dare però menzione, proprio perché è stato fatto un lavoro molto articolato di dibattito e di modifiche all'interno della discussione, almeno degli emendamenti che reputo più significativi e che sono stati oggetto di un confronto all'interno della Commissione.
Faccio riferimento in particolare all'emendamento 4.12, presentato dal senatore Lisei, che modifica l'articolo 73 del testo unico delle leggi in materia di disciplina degli stupefacenti e sostanze psicotrope, prevenzione e cura di riabilitazione dai relativi stati di tossicodipendenza, che ha disposto che chiunque commetta fatti considerati di lieve entità è punito con la pena della reclusione da diciotto mesi a cinque anni e della multa da euro 2.500 ad euro 10.329, quando la condotta assuma carattere di non occasionalità.
Abbiamo poi l'emendamento 4.101, presentato dai relatori, che prevede il nuovo reato di stesa, che nella fattispecie si concretizza nel comportamento di chiunque, al fine di incutere pubblico timore, suscitare tumulto o pubblico disordine o attentare alla pubblica sicurezza, faccia esplodere colpi di arma da fuoco o bombe o altri ordigni o materie esplodenti. Tale reato è punito, se il fatto non costituisce più grave reato, con la reclusione da tre a otto anni. La fattispecie era già reato, ma in questo caso viene normata e disciplinata con una norma specifica e viene innalzata la pena.
L'emendamento 6.7 della senatrice Stefani riguarda i servizi minorili e prevede che in ogni stato e grado del procedimento l'autorità giudiziaria si avvalga, senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica, dei servizi minorili dell'amministrazione della giustizia e dei servizi di assistenza sociale e sanitari istituiti dagli enti locali e dal Servizio sanitario nazionale.
L'emendamento 6.15 prevede che, quando le esigenze cautelari risultino aggravate, il giudice, su richiesta del pubblico ministero, possa disporre la sostituzione della misura applicata con la custodia cautelare, nei casi consentiti dall'articolo 23 (articolo modificato dal decreto-legge), che amplia il catalogo dei reati per i quali è applicabile la custodia cautelare di cui al decreto del Presidente della Repubblica n. 448 del 1998 (quello che disciplina il processo penale minorile).
L'emendamento 6.200 esclude dall'applicazione della messa in prova una serie di fattispecie delittuose di particolare gravità, come l'omicidio aggravato, la violenza sessuale e di gruppo, circoscritte alle aggravanti specifiche, la rapina aggravata da alcune circostanze specifiche; reati oggi in esponenziale aumento, soprattutto in alcune aree del Paese, per i quali la scelta operata è utile a fungere da deterrente per eventuali comportamenti illeciti.
C'è poi l'articolo 27-bis, che riguarda il percorso di rieducazione del minore. Durante le indagini preliminari il pm, se procede per reati con pena fino a cinque anni o pena pecuniaria congiunta e se i fatti non rivestono particolare gravità, può notificare al minore, al genitore o a chi per esso una proposta di definizione anticipata del procedimento, subordinata alla condizione che il minore acceda a un percorso di reinserimento e di educazione civica e sociale.
Questo percorso prevede i lavori socialmente utili, la collaborazione a titolo gratuito con enti del terzo settore o lo svolgimento di altre attività a beneficio della comunità di appartenenza per un periodo variante dai due agli otto mesi. Decorso il periodo di sospensione del processo, tenuto conto del comportamento del ragazzo, il giudice dichiara estinto il reato; altrimenti, restituisce gli atti al pubblico ministero. (Applausi).
PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione generale.
È iscritta a parlare la senatrice Musolino. Ne ha facoltà.
MUSOLINO (Az-IV-RE). Signora Presidente, onorevoli colleghe e colleghi, Governo, il provvedimento sul quale oggi siamo chiamati a esprimerci ("Conversione in legge del decreto-legge 15 settembre 2023, n. 123, recante misure urgenti di contrasto al disagio giovanile, alla povertà educativa e alla criminalità minorile, nonché per la sicurezza dei minori in ambito digitale", meglio noto come decreto-legge Caivano) è un provvedimento - lo dico con chiarezza e in premessa - che non ci convince per molteplici ragioni.
La prima è la sensazione, che trova conferma nella lettura del testo, che si tratti di un provvedimento frutto del sensazionalismo del momento, generato non da un'attenta analisi dei problemi sociali e delle relative cause che li hanno generati, ma dalla volontà di offrire subito una soluzione di rapida applicazione ad un problema che invece ha un'origine remota.
La visita della premier Meloni a Caivano, su esplicita richiesta di don Patriciello, ha rappresentato certamente un momento di ascolto e confronto importante e che condividiamo, ma certamente non può costituire la sintesi di quella necessaria analisi di contesto all'esito della quale vanno trovate soluzioni per tutte le Caivano d'Italia e non certo per una sola.
La seconda ragione per la quale questo provvedimento non ci convince è la palese violazione del principio giuridico secondo il quale la norma dev'essere sempre generale ed astratta e disciplinare un caso concreto disponendo in modo appunto generale ed applicabile a tutte le ipotesi in cui si verifichi la stessa situazione presa in considerazione dalla nuova disposizione normativa. Intervenire sul caso Caivano introducendo le norme oggetto del decreto-legge n. 123 del 2023 costituisce quindi un pessimo esempio di legislazione, non solo perché il Governo si è di fatto impossessato per l'ennesima volta del potere legislativo mediante la decretazione d'urgenza, ma anche e soprattutto perché con questo provvedimento viene violato un principio generale del nostro ordinamento giuridico e si introduce una categoria di norme ad hoc per un caso specifico, che ingenerano nel cittadino la convinzione che il legislatore agisca in modo discriminatorio, come se si autorizzasse l'idea che vi siano emergenze sociali più gravi di altre e che solo per quelle ritenute più gravi si adottino provvedimenti specifici.
Quante periferie sono abbandonate? Quanti immobili, che un tempo costituivano luoghi di aggregazione sociale, sono divenuti punti di ritrovo per persone emarginate, di spaccio e di attività illecite, quando non teatri addirittura di reati violenti sulle persone, esattamente com'è successo a Caivano? E non mancano certo i casi di cronaca nera, che potremmo anche elencare, ma non lo faremo, perché questa non è una sterile elencazione di luoghi degradati, ma un invito al Governo alla riflessione sulla metodologia con la quale continua ad operare. Chi stabilisce quale periferia è più degradata e quale contesto sociale è meritevole di un intervento d'urgenza prima o al posto di altri?
Signora Presidente, per il suo tramite vorrei rivolgermi anche al senatore Lisei, che prima, in sede di deliberazione sulla questione pregiudiziale, ha chiaramente affermato che loro (inteso come maggioranza) hanno ritenuto che su Caivano fosse necessario questo tipo di intervento, ammettendo di fatto così che si è rinunciato ad applicare il principio di uguaglianza, sancito dall'articolo 3 della Costituzione, a favore di una valutazione discrezionale e di parte. Situazioni uguali meritano soluzioni uguali, mentre in questo caso la maggioranza ammette che per situazioni uguali si adottano soluzioni diverse, introducendo discriminazioni tra contesti disagiati, in una specie di personalissima classifica per la quale, tra questi contesti disagiati, si stabilisce in modo arbitrario quale sia meritevole di intervento e quale no.
Signora Presidente, dopo le dichiarazioni della maggioranza, è chiaro che a questo punto, per confutare tale criterio metodologico, che oggi tutte le opposizioni hanno contestato già in sede di deliberazione sulla questione pregiudiziale, al Governo non resterà altro da fare se non adottare altrettanti decreti-legge per ogni periferia degradata che sia stata teatro di fatti violenti e di delitti ignobili. Allora perché intervenire su Caivano e non, per esempio, su Palermo, dove una giovane donna è stata vittima di una brutale violenza sessuale da parte di ben sette uomini, alcuni dei quali minorenni? Questo è ciò che ogni italiano si chiederà dopo le parole della maggioranza ed è solo la conseguenza del modo di agire di questo Governo, che pensa di curare il malessere attaccando il sintomo e non la causa. La causa, evidentemente, è un contesto sociale, familiare e economico ormai disgregato, impoverito, in cui le istituzioni dello Stato arretrano ogni giorno di più per carenza di risorse e di strutture, mentre i fenomeni illeciti prendono piede, attirando a sé quella gioventù che si sente abbandonata e tradita nelle sue speranze future e che vede nel ricorso alla violenza e alla sopraffazione un modo per opporsi anche al caos generale, all'aporia del sistema, all'assenza delle regole e alle carenze di valori culturali ed educativi.
Di fronte a questa emergenza nazionale che si riscontra in molte aree del Paese, la cura proposta appare non solo inutile, perché rivolta al sintomo e non alla causa del male, ma addirittura dannosa. Veramente pensiamo che aumentando le fattispecie di applicazione di provvedimenti interdittivi, come il divieto d'accesso alle aree urbane (Dacur), il foglio di via, il Daspo Willy, si risolvano i problemi di aree degradate?
Peraltro, chi dovrebbe applicare queste misure, che sono tutte sottoposte al vaglio giurisdizionale del pubblico ministero, che le deve richiedere, e del gip, che le deve convalidare entro quarantott'ore? Chi le deve applicare, se non si fanno i concorsi e non si assumono i magistrati, già oberati da processi in forte arretrato, e se le risorse del PNRR, proprio destinate a ridurre l'arretrato, non vengono messe a terra e non vengono spese, con la minaccia della prescrizione e i magistrati che spesso operano in edifici inadeguati e con risorse strutturali deficitarie? Chi dovrebbe poi vigilare sull'applicazione e sul rispetto di queste misure, verificando se il soggetto nei cui confronti è stato disposto il divieto di dimora e di rientro nel luogo dove ha commesso il reato rispetti la misura, se non vengono fatti i concorsi per aumentare le dotazioni di organico delle Forze dell'ordine? Davvero pensiamo che 15 agenti di polizia locale assunti a Caivano saranno la soluzione per invertire la rotta e guarire le ferite laceranti che questa emarginazione sociale ha creato?
Certamente mi si potrà rispondere che da qualche parte bisogna pur cominciare e che l'ottimo, come si suol dire, è sempre nemico del bene; diciamocelo chiaramente, però: in questo caso non c'era molto da inventare, bastava riprendere percorsi già avviati e studi già compiuti per introdurre soluzioni sistemiche e non episodiche; bastava riprendere gli studi fatti dalla Commissione parlamentare d'inchiesta sulle condizioni di sicurezza e sullo stato di degrado delle città e delle loro periferie, che già nel 2017 aveva individuato otto linee d'azione; bastava ripartire da quel famoso bando delle periferie che fece il Governo Renzi, che destinò ben 2 miliardi alle periferie per realizzare programmi specifici di sviluppo e di recupero urbano. Questo programma finanziò ben 24 interventi per 500 milioni, mentre i restanti 96 ammessi a finanziamento restarono in stand-by e fra questi c'era anche il Comune di Messina, destinatario di un intervento per 40 milioni di euro. Tuttavia, il successivo Governo Conte tolse queste risorse, le destinò al patto di stabilità per gli enti locali e così l'intero programma arrivò alla sua fine senza che le periferie ricevessero davvero le risorse che erano state loro destinate.
Allora, se davvero si vuole affrontare il problema del disagio giovanile, della povertà educativa e della criminalità minorile, non bastano interventi spot rivolti a un limitato contesto territoriale e adottati senza una previa analisi delle cause del disagio, che in questo caso, purtroppo, è mancata (non è emersa neanche nell'attività istruttoria di questo provvedimento). Così come non può bastare a risolvere questa emergenza nazionale prevedere la possibilità di stipulare delle convenzioni tra il Ministero dell'università e le scuole secondarie, perché la povertà educativa in questi contesti è contraddistinta dalla dispersione scolastica già nella scuola primaria e ben pochi ragazzi riescono a raggiungere le scuole secondarie. Questo certamente non per loro demerito, ma proprio perché il contesto in cui crescono impedisce loro di poter effettuare gli studi, perché magari impegnati a contribuire al reddito familiare, perché vengono avviati al lavoro - al lavoro minorile - oppure perché vengono attratti dalle organizzazioni criminali che, prospettando loro una facile ricchezza che li farebbe uscire dal degrado in cui purtroppo vivono, li allontana presto dalle istituzioni scolastiche.
Anche in questo caso reprimere, gravare, aumentare le pene, pensare che sanzionare i genitori risolva il problema rappresenta una visione miope del problema. Che senso ha in questo contesto introdurre delle disposizioni penali, peraltro con la forma della decretazione d'urgenza, in violazione dell'articolo 77 della Costituzione, per abbassare la soglia dell'imputabilità per determinate fattispecie fino al quattordicesimo anno di età? Non ci serve, davvero non ci serve una nuova generazione di minorenni pluripregiudicati con aggravanti specifiche, ma una nuova generazione che venga affrancata dall'isolamento culturale alla quale fornire gli strumenti per studiare, per formarsi e per avviarsi al lavoro.
Per tutto quanto sopraesposto il giudizio di Italia Viva-il Centro-Renew Europe su questo provvedimento è severamente negativo, sia per la violazione dei principi che autorizzano il ricorso alla decretazione d'urgenza, che nel caso di specie continuiamo a ritenere che non esistano, sia per la violazione del principio di uguaglianza e non discriminazione, nonché per l'approccio assertivo e asfittico con il quale, invece di affrontare il problema del disagio giovanile, si finirà con esasperare il divario sociale, culturale ed economico tra coloro che vivono in contesti periferici caratterizzati da emarginazione sociale e coloro - fortunati - che vivono in tutti gli altri contesti urbani. (Applausi).
PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Lopreiato. Ne ha facoltà.
LOPREIATO (M5S). Signora Presidente, onorevoli colleghi e colleghe, quello oggi in discussione sarebbe potuto essere uno fra i primi decreti emanati da questo Governo realmente munito dei requisiti costituzionali di straordinarietà ed urgenza. Purtroppo, anche in questa occasione la maggioranza ha fallito: già dal Consiglio dei ministri è uscito un provvedimento che nella forma è stato annunciato e divulgato quale decreto Caivano, ma che nella sostanza già conteneva in sé il germe del suo fallimento, una crepa capace di incrinarne l'omogeneità e la struttura.
Purtroppo l'esame in Commissione non ha fatto altro che acuire, se possibile, tale criticità. Un decreto nato per tutelare gli ultimi si è trasformato in un provvedimento a favore dei primi e, a differenza della parola evangelica, in questo caso difficilmente gli ultimi saranno i primi. Da decreto-legge Caivano a decreto-legge salva calcio, il passo è stato brevissimo. La maggioranza ha pensato bene di trovare un viatico normativo per inserire norme a favore di soggetti che sperperano milioni di euro in scommesse sportive rispetto a un decreto nato, almeno nelle intenzioni, per essere a favore di chi realmente vive in condizioni di degrado. Una vergogna!
Questo decreto rappresenta davvero un'occasione mancata e lo dico con rammarico, da napoletana. Avrebbe potuto essere l'occasione per implementare una serie di misure volte alla rigenerazione urbana, alla creazione di un ambiente protetto e inclusivo finalizzato alla promozione di attività utili a fornire ai ragazzi gli strumenti per uscire da una situazione di degrado, vero degrado.
Questo doveva essere l'obiettivo del decreto: la biblioteca pubblica quale luogo di accoglienza, di scambio interculturale, la scuola di musica e gli asili musicali quale metodo di allontanamento dal tempo vuoto, un tempo vuoto che in tali ambienti si riempie di nulla, di un nulla che in questi casi rappresenta il male. Con la cultura non ci si mangia, ma si cresce. E questo serve ai ragazzi.
Avrei preferito, infatti, per tali ragioni, che il disegno di legge di conversione del decreto fosse assegnato anche alla Commissione cultura. L'ho detto anche in Commissione: dovevano partecipare altre Commissioni, non solo la giustizia, anzi, la giustizia non doveva essere proprio coinvolta. Era un campo che non doveva essere proprio toccato, perché più che con l'inasprimento sanzionatorio, tali mali della società si combattono essenzialmente con più cultura. E qui veniamo alle questioni attinenti alla giustizia.
Il diritto penale minorile ha la sua centralità nella finalità rieducativa della pena, anche talvolta a detrimento delle esigenze punitive e di difesa sociale. La finalità rieducativa, in questi casi, è assolutamente preminente rispetto alla pretesa punitiva dello Stato. Il fatto che il soggetto minorenne sia dotato di una personalità ancora in fieri fa sì che il potere/dovere dello Stato sia quello di bilanciare correttamente il recupero dello stesso, senza rinunciare all'accertamento della responsabilità penale, ma le misure applicate devono essere bilanciate, ben ponderate e volte alla finalità rieducativa e all'annullamento dell'ipotesi di recidiva. Lo sappiamo e lo sapete: questo provvedimento è anche dotato di un veicolo per inasprire trattamenti sanzionatori che esulano rispetto ai minori. La sentenza Torreggiani sul sovraffollamento delle carceri ce l'ha insegnato: l'innalzamento a cinque anni della pena per il piccolo spaccio farà da detonatore per la situazione attuale nelle carceri. La possibilità di far eseguire custodie cautelari in carcere per tali soggetti creerà indubbi problemi nella gestione dei reclusi, il tutto senza valutare le parallele assunzioni al comparto.
Ma torniamo ai minori. L'applicazione a soggetti in età evolutiva delle stesse categorie conoscitive, e in questo frangente repressive, utilizzate per gli adulti, rappresenta un clamoroso errore di prospettiva, perché nessuna fase del ciclo della vita si mostra più complessa, eterogenea e diversificata dell'adolescenza. La scelta del Governo di ricorrere ad un inasprimento tout court del sistema sanzionatorio da quello di Polizia a quello penale minorile quale scelta securitaria e repressiva non avrà un effetto di deterrenza rispetto alla commissione dei reati da parte dei minori. Infatti, soprattutto in età adolescenziale, i minori cosiddetti devianti inseriti in contesti degradati sono privi di meccanismi di autoregolamentazione. Spesso per loro il punto di riferimento non è rappresentato dallo Stato, bensì dall'adulto che delinque. In questi ambienti è così, purtroppo.
L'ingresso anticipato nelle carceri minorili, il trasferimento del recluso all'interno del sistema penitenziario degli adulti non determinerà una resipiscenza del minore e creerà l'effetto giustappunto contrario. Questo non vuol dire intervenire a sostegno dei minori, vuol dire abbandonarli al proprio destino, facendo sì che la loro capacità di delinquere aumenti a dismisura, precludendo qualsiasi possibilità di recupero degli stessi. L'esperienza carceraria sia in custodia cautelare, sia in esecuzione della pena non si è mai rivelata in grado di ridurre le forme di criminalità territoriale in tale fascia di età. Al contrario, anche l'esperienza vissuta nel periodo della pandemia, con le relative restrizioni, ha finito per determinare un registrabile aumento di modalità aggregative di comportamenti violenti di gruppo. Non un aumento dei reati, bensì un aumento della gravità degli stessi. Tutto ciò cosa sta a significare?
Sarebbe stato quindi corretto accompagnare a una ragionata attività repressiva anche un'effettiva diminuzione delle difficoltà quotidianamente vissute dai giovani. Risposte trattamentali, risposte sociali e risposte regolative devono sempre viaggiare insieme. (Applausi).
In conclusione, il Governo anche in questo frangente ha sbagliato, mostrandosi quale rappresentazione di uno Stato repressivo che, non riuscendo a educare i suoi giovani, li punisce. Ha giocato sull'apparente maturità del minore, sulla base di comportamenti devianti, dimostrando un approccio semplicistico e repressivo del problema, creando una serie di norme da Stato di polizia. Non ha avuto il coraggio di percorrere esclusivamente la strada della formazione e della educazione. Continueremo a tenere accesa la luce su Caivano anche quando il clamore mediatico sarà scemato, anche quando non sarà necessario approvare nessuna norma salva calcio. (Applausi).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Parrini. Ne ha facoltà.
PARRINI (PD-IDP). Signor Presidente, questo provvedimento è stato emanato dal Governo per affrontare un problema molto serio, quello del disagio giovanile, della devianza giovanile, della criminalità giovanile. Un problema così serio meritava, a nostro avviso, una risposta legislativa seria. La risposta legislativa che invece abbiamo di fronte è per certi versi deludente, per altri versi preoccupante.
Nel dibattito che abbiamo fatto in Commissione non ho esitato a definire questo decreto-legge un anti-modello, perché è una miniera di cattivi esempi. È un esempio di come non ci si rapporta all'opinione pubblica quando si ha a che fare con una questione così delicata e di questa rilevanza sociale, ed è un esempio di come non si legifera.
Vorrei svolgere brevemente questi due concetti. È un esempio di come non ci si relaziona all'opinione pubblica perché, quando si fanno atti di questo tipo, bisognerebbe avere interesse a far sì che si producano effetti concreti tangibili; bisognerebbe avere interesse a far sì che si riescano ad avere conseguenze importanti che riducono il problema che si prende di mira. Invece, a noi pare di vedere - e non è il primo provvedimento che si caratterizza in tal senso - che non è questa l'intenzione della maggioranza attuale quando legifera. L'intenzione di questa maggioranza quando legifera è quella di gettare un po' di fumo negli occhi dei cittadini, spargendo inganni, illusioni, sparate, ma mostrando un grande disinteresse e una grande disattenzione per gli effetti concreti di quello che si fa. Il provvedimento in discussione, purtroppo, è un esempio di questa cattiva pratica. (Applausi).
È inoltre un esempio di come non si legifera - e a questo problema sono particolarmente sensibile ormai da tempo, anche per aver fatto il Presidente della Commissione affari costituzionali nella scorsa legislatura - perché noi dovremmo avere imparato che, quando si legifera, ci sono delle regole da seguire. Una regola è che non si fanno decreti-legge pieni di misure che non hanno la caratteristica dell'urgenza. Un'altra regola è quella che non si fanno decreti-legge ipereterogenei, pieni di mille cose diverse, anche con delle tare di incostituzionalità. Un'altra regola è che nel Parlamento non ci si comporta in maniera tale che solo un ramo del Parlamento possa effettivamente incidere in sede di conversione su quel decreto. Una quarta regola è che non si dovrebbe, in sede di conversione, lasciar passare una serie di emendamenti che sono così estranei alla materia che il decreto affronta da avere i tratti della palese inammissibilità. (Applausi). Tutte queste quattro regole la maggioranza ha violato nell'esame di questo provvedimento, quindi i cattivi esempi sono tanti.
Un problema come quello della devianza giovanile e della criminalità dei minori avrebbe richiesto grande equilibrio, soprattutto avrebbe richiesto la consapevolezza che l'aumento delle pene può servire a piantare una bandierina ideologica, ma certamente non serve come mezzo dissuasivo e certamente non è un deterrente contro la devianza e la criminalità; può servire a distrarre l'opinione pubblica, ma non può servire a curare il male sociale che si vuol affrontare con il provvedimento. Di questo ce ne accorgeremo molto presto.
Sarebbe servita a un'azione efficace sul piano educativo, sul piano sociale, sul piano dell'integrazione, quindi una buona azione di prevenzione. Sarebbe servito anche un quantitativo maggiore di coerenza. Abbiamo presentato degli emendamenti che miravano anche a rafforzare i presidi di sicurezza sul territorio, potenziando l'operazione "Strade sicure", aumentando gli organici delle Forze dell'ordine, prevedendo un intervento forte in termini di videosorveglianza. Dobbiamo però dire che la reazione della maggioranza è stata negativa su tutti i fronti: è stato detto no a tutto. Sono stati ritirati anche emendamenti di maggioranza che avevano delle caratteristiche positive. Avete mostrato divisioni, balbettii, incertezze e l'unica cosa su cui vi siete trovati d'accordo è stata proseguire nella campagna di propaganda e ideologia che i problemi non aggredisce, che i problemi non risolve, che crea un po' di agitazione, di rumore e di fumo nella speranza che l'opinione pubblica presto dedichi la sua attenzione ad altro, che ci si occupi di altre questioni, che i titoli passino ad altri temi e così via, senza stanziare una risorsa, senza avere alcuna preoccupazione di cambiare veramente il quadro sociale di un problema che nella sua dimensione sociale ha l'aspetto più tragico e drammatico ed è quello che dovrebbe interessarci maggiormente. (Applausi).
PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Cosenza. Ne ha facoltà.
COSENZA (FdI). Signor Presidente, colleghi, oggi discutiamo di un provvedimento importante, perché tratta una vicenda tragica, di grande dolore e malessere, e di un fenomeno preoccupante che riguarda la realtà del disagio e della criminalità minorile.
Penso che ognuno di noi stia provando un sentire particolare in questo momento, perché vengono toccate delle tragedie umane immense. Le abbiamo apprese dalle cronache, le abbiamo ascoltate dalle persone del luogo e dalle audizioni in Commissione. Emergono fatti veramente impressionanti dalle testimonianze di don Patriciello e da quelle degli operatori tutti, di chi si adopera da tempo per questi luoghi. Per fortuna ci troviamo di fronte a un Governo che ha deciso di intervenire, di non stare a guardare (Applausi), né di subire gli eventi, perché quando esiste un problema per noi si interviene, ancor più quando ci sono in gioco le vite umane e le vite dei minori. Per affrontare le cose correttamente bisogna avere innanzitutto l'onestà mentale per dire chiaramente ciò che succede e cosa serve per affrontarlo.
Se dopo dieci anni dalla sconvolgente storia della piccola Fortuna Loffredo, di sei anni, che volò dal balcone dopo essere stata violentata, seguita l'anno dopo dal piccolo Antonio, la storia si è ripetuta ancora con la barbara violenza dello stupro di gruppo sulle due cuginette ed è purtroppo verosimile che non siano soltanto questi gli eventi, ma siano solo quelli emersi, se in Italia c'è un aumento esponenziale della criminalità minorile, un aumento di delitti commessi dalle baby gang, crimini efferati, commessi anche con grande leggerezza e superficialità, è evidente che c'è la straordinaria necessità ed urgenza di intervenire ed è evidente che si è consumato un fallimento. È impensabile come per un decennio queste vicende si siano consumate nell'opacità generale e nella confusione generata dallo sfumare il confine tra il lecito e l'illecito. Ci sono troppe responsabilità di chi è rimasto inerte di fronte ai morti, di chi si è girato dall'altra parte, di chi ha voltato le spalle a ragazzi violentati, terrorizzati, bullizzati. È per questo motivo che bisogna essere grati alla presidente Meloni. (Applausi).
Quando si governa si fanno delle scelte. Per governare bisogna fare delle scelte, bisogna assumersi la responsabilità di governare un Paese, guardando la realtà per quella che è e per affrontarla con le misure adeguate, con le norme adatte ad affrontare e risolvere i problemi. Io capisco che l'opposizione voglia avere una posizione critica, ma, colleghi, di fronte a tragedie simili ci vuole serietà. In Italia forse non si è abituati a Governi che intervengono celermente per risolvere, ma questa si chiama efficienza. Le opposizioni devono farsene una ragione. Questo è lo stile di questo Governo: bisogna smettere di opporre una critica strumentale dietro alla quale si nasconde l'incapacità di operare.
La presidente Meloni è scesa in campo personalmente, fronteggiando le minacce e le intimidazioni della criminalità, affermando la forza e l'autorevolezza delle istituzioni. Ha fatto sentire ai cittadini e agli uomini delle Forze dell'ordine che non sono più soli (Applausi) e che il Governo è con loro. Finalmente è apparso lo Stato coraggioso, quello che mette la faccia sulle cose che sembrano difficili da risolvere, assumendosene ogni responsabilità e soprattutto stabilendo che in Italia non possono esistere zone franche dove imperversa la delinquenza.
Colleghi, per la prima volta lo Stato ha parlato con serietà alle periferie, a quelle persone che fino ad oggi hanno visto solo passerelle e che vogliono risposte. (Applausi).
È per questo motivo che questo provvedimento interviene innanzitutto sulla inadeguatezza normativa, perché le leggi in vigore non sono state adeguate a fronteggiare i fenomeni e l'evoluzione degli stessi. Serve la prevenzione ed il contrasto. Le norme sono state rimodulate a fronte dell'impatto con la realtà, che richiede che chi commette reati, soprattutto di omicidio, debba permanere in istituto il tempo necessario per essere consapevole del reato commesso. Non è una disposizione contro il minore; è una disposizione per richiamare il loro senso di responsabilità e va inserita in un quadro d'insieme.
Ciò è stato fatto in questo provvedimento, che è intervenuto a 360 gradi, non solo per affermare la fermezza dello Stato contro criminalità, illegalità e droga, per una bonifica radicale del territorio, ma soprattutto fornendo i servizi attesi da tempo dai cittadini: puntando su sport, scuola, formazione e lavoro; lanciando la sfida contro la cultura della criminalità e della morte, veicolata attraverso i media e i social, che propongono messaggi distorsivi ed emulativi del crimine, della malavita, dello sballo.
Infatti, il cuore del provvedimento è dedicato all'intervento sul centro sportivo, questa enorme area dove si è consumato lo stupro. Il centro verrà aperto entro giugno. È stato coinvolto il genio militare, in primis, e le Fiamme oro della Polizia per la gestione successiva. Il ministro Sangiuliano è intervenuto per finanziare la biblioteca, con sale lettura e multimediali, rendendolo un centro polifunzionale. Le quattro scuole di Caivano verranno potenziate e rientreranno nelle misure previste da Agenda Sud, che investe oltre 260 milioni nelle scuole del Mezzogiorno. Resteranno aperte anche il pomeriggio, proprio per dare una concreta alternativa alla strada. Sono previste sanzioni per i genitori che non mandano i figli a scuola. Questa è la vera soluzione, la prima soluzione, contro la dispersione scolastica in quei luoghi. (Applausi).
Con questo provvedimento, si realizza un modello ed un prototipo normativo ed operativo da replicare in altre zone d'Italia. In particolare, quest'azione viene attivata in una Regione governata da chi, non solo è rimasto inerte di fronte a questo scempio, ma l'ha relegata agli ultimi posti per l'utilizzo di fondi europei per la sanità, i trasporti e le infrastrutture. (Applausi).
Una Regione che ha tra i peggiori indici di disoccupazione, qualità della vita e criminalità. Ed è proprio lì che questo Governo sta trasformando un monumento al degrado in un modello per la trasformazione delle periferie degradate in tutta Italia. (Applausi). E proprio mentre noi ancora ne discutiamo, è già stato presentato il progetto del centro polifunzionale, che sarà un centro innovativo, anche dal punto di vista ambientale: sarà alimentato totalmente da pannelli solari, che forniranno energia anche a trentacinque famiglie di Caivano. Attraverso queste azioni, che parlano di una straordinaria capacità di intrapresa di questo Governo, si afferma dunque concretamente un modello di rigenerazione urbana che è innanzitutto una rigenerazione umana.
Tutte le iniziative poste in essere con questo decreto diventano automaticamente una opportunità di lavoro per chi abita a Caivano, per chi vuole lavorare e costruire una vita sana, per gli ex percettori di reddito di cittadinanza, per chi vuole iniziare corsi di formazione retribuiti e servizio civile. Ed una volta messe in campo le misure, è previsto anche il controllo della concretizzazione dell'obiettivo. È per questo motivo che il Governo ha messo al centro della propria agenda proprio questo tema.
Colleghi, è evidente che questa è tutta un'altra politica. È finito il tempo di chi si gira dall'altra parte, di chi vuole riflettere, di chi attende e resta a guardare. È il tempo di un'Italia più libera, che vuole essere più sicura, che combatte l'illegalità, che costruisce opportunità. Ed è questa l'Italia che noi vogliamo. (Applausi).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Verini. Ne ha facoltà.
VERINI (PD-IDP). Signor Presidente, questo provvedimento è un'occasione perduta, altro che modello. Davvero, in base all'ultimo intervento, sembra che la senatrice di Fratelli d'Italia abbia letto un altro provvedimento: quelle misure non ci sono in questo provvedimento. (Applausi).
A Caivano lo stupro di branco è stato solo l'ultimo drammatico e terribile episodio di una situazione di degrado sociale e civile, di azioni di organizzata criminalità quotidiana che traggono brodo di coltura nella povertà sociale, nella povertà educativa, nella dispersione scolastica e nell'assenza di una cultura delle regole e della legalità, di una cultura di comunità.
Avete invece preferito continuare sulla strada di provvedimenti legati al fatto di cronaca, dell'introduzione di nuove fattispecie penali con pene sproporzionate, nuovi reati che hanno il sapore di populismo penale, dai rave a Cutro, fino a questo, con troppi spot e con troppe uscite a favore di telecamere. (Applausi).
La sicurezza è un problema vero che non può essere affrontato amplificandone la percezione e cavalcando paure reali o percepite. Lavoriamo davvero per la sicurezza. Iniziamo, ad esempio, con un controllo del territorio non solo a Caivano, ma in tante, troppe periferie sociali urbane; più Forze dell'ordine e di sicurezza, più presidi di polizia, più videosorveglianze e, in certi casi, anche la presenza dell'Esercito può servire.
In questo provvedimento sono però contenuti aspetti e punti molto gravi, che rischiano per esempio di colpire e punire minori, pur responsabili di gravi reati, senza provare a recuperarli e rieducarli. Avete fatto prevalere, anche qui, la logica di mettere la polvere sotto il tappeto. In questo caso l'impressione è quasi che abbiate voluto ribadire uno slogan caro a una certa destra: buttiamo via la chiave, marciscano in galera.
Il carcere, lo sapete, significa purtroppo non recupero e reinserimento, ma ancora degrado, disumanizzazione, rinuncia dello Stato (Applausi) a dare nuove chance a chi ha sbagliato e ad innalzare così anche il livello di sicurezza della società. No, la strada doveva essere un'altra, quella di una prevenzione, di un'aggressione vera e reale alle concause sociali che alimentano la criminalità; sostenere interventi per il lavoro, per far uscire dalla povertà tantissime famiglie, oltre 2 milioni in Italia, quasi 6 milioni di persone nel Paese. Povertà che spesso consegna al welfare criminale queste fasce. Significa aggredire davvero l'emergenza educativa e la dispersione scolastica con una fitta rete di sostegno sociale e pedagogico a minori e famiglie. Significa finanziare e sostenere l'illuminazione fisica tecnica e quella sociale, culturale e sportiva dei quartieri delle città e delle periferie con un forte ruolo di figure sociali, il cui impegno rappresenta parole che dovreste tenere a mente: coesione, solidarietà, diritti sociali e civili, rispetto delle diversità contro bullismo ed emarginazione (Applausi), accompagnamento e sostegno vero alle fragilità, parità di genere, rispetto delle donne, autentico. Tutto ciò a Caivano, ma non solo a Caivano.
Infine, Presidente, questo provvedimento interviene male a valle di gigantesche cause; intervenire a monte significa anche per noi colpire davvero la criminalità organizzata. Significa per esempio non aumentare la circolazione del contante che rischia di favorire il riciclaggio di denaro sporco. (Applausi). Significa non dare segnali di perdono e condono a chi non rispetta le regole, come gli evasori fiscali. (Applausi). Vuol dire non smantellare i controlli negli appalti con il rischio di favorire con i subappalti l'insicurezza sul lavoro, la penetrazione delle mafie nell'economia, a proposito di lotta alle mafie. Vuol dire combattere con determinazione il gioco d'azzardo, le enormi illegalità che l'organizzano. Vuol dire, infine, combattere davvero le organizzazioni che stanno dietro il narcotraffico, non mirando ai piccoli spacciatori che spesso spacciano perché tossicodipendenti, che dovrebbero essere curati e non sbattuti in galera.
Ecco, un'occasione perduta. Avete scelto ancora una volta la strada non della serietà degli interventi, della condivisione, ma quella della ricerca del consenso e della propaganda. Un'occasione perduta per voi, ma soprattutto per il Paese. (Applausi).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Damiani. Ne ha facoltà.
DAMIANI (FI-BP-PPE). Signor Presidente, Governo, colleghi senatori, ho seguito in una doppia veste l'iter parlamentare di questo decreto, perché sono stato relatore in sede consultiva in Commissione bilancio per gli aspetti finanziari. In quest'ultima settimana ho avuto anche la possibilità, sostituendo alcuni colleghi assenti, di seguire il provvedimento nelle Commissioni riunite in sede referente. Vorrei quindi rivolgere anzitutto un ringraziamento ai relatori, al presidente della 1a Commissione Balboni e al senatore Zanettin, al Governo e al sottosegretario Ostellari, che hanno lavorato proprio per creare le condizioni migliori affinché il Parlamento, come sempre fa, potesse migliorare il testo del decreto-legge in conversione.
Ho ascoltato il confronto in questa settimana, come anche adesso negli interventi delle opposizioni, che battono un solo tasto, cioè quello che la condizione che noi oggi individuiamo con questo decreto in Caivano è presente anche in tanti altri territori. Noi siamo consapevoli di questo, perché tutti noi viviamo delle realtà e nelle nostre realtà, in ogni città, sicuramente abbiamo quartieri più degradati rispetto ad altri. Ma questo è un primo passo, è un inizio per dare una risposta forte. Lo Stato oggi con il decreto Caivano ha fatto sentire in maniera incisiva la sua presenza e lo ha fatto anche direttamente in prima persona il premier Giorgia Meloni, che con tutti i Ministri si è recata quasi quotidianamente in quei luoghi. (Applausi).
Siamo diversi politicamente e lo dimostriamo con queste azioni, perché noi andiamo ed interveniamo sui territori con questi decreti. Sappiamo che la situazione è complessa. In quelle zone il territorio è difficile, perché lì non c'è solo il degrado di un quartiere, dove forse mancano una palestra, una piscina, uno spazio aperto e uno spazio verde; lì c'è la camorra che agisce e che assolda questi ragazzi, che già vivono in una situazione di degrado sociale. È un'operazione sicuramente difficile, però il Governo oggi ha il coraggio di affrontare questo problema e di scrivere delle norme che sono complesse e che vanno dall'ordine pubblico alla giustizia.
Ma non sono solo queste le azioni che il Governo compie con questo decreto. Il lavoro che ha svolto la Commissione - come dicevo - è stato lungo. Sono state svolte delle audizioni, quindi è stato ascoltato il territorio; sono state chiamate le associazioni del territorio ed è stato chiamato a testimoniare (più che a testimoniare, ad essere audito) anche don Maurizio Patriciello, che è una bandiera di quel territorio, è il parroco che interviene tutti i giorni su quel territorio e che ha esortato la politica ad individuare le misure migliori, più efficaci, più realizzabili e percorribili. Noi lo abbiamo fatto: abbiamo ascoltato il territorio e oggi interveniamo con norme volte a restituire ad esso un minimo di dignità.
Come dicevo, il Governo si è speso in prima persona. Poi il lavoro è complesso, perché affrontare il disagio sociale e offrire sostegno alle famiglie è un lavoro che va oltre il decreto e alcune norme che vengono scritte. Però, come dicevo, questo è un inizio. Così come è un inizio la nomina di un commissario che rappresenterà il Governo e lo Stato su quel territorio e che avrà il compito di portare a compimento inizialmente degli interventi infrastrutturali, al fine di ridare dignità a quel centro sportivo, che è importante, e di farlo tornare ad essere un centro di festa del quartiere, dove aggregare i ragazzi che vengono tolti alla criminalità.
Sono state stanziate risorse pari a 30 milioni di euro; quindi c'è tutto. E non solo, perché il centro sportivo rappresenta quel quartiere. Anche il nostro ministro Bernini si è speso direttamente attraverso l'utilizzo e la messa a disposizione di 5 milioni di euro (Applausi), per fare degli accordi con le università e soprattutto dei protocolli d'intesa tra le scuole e le università, affinché i ragazzi deboli nelle scuole, tra i quattordici e i sedici anni, quando poi lasciano la scuola almeno possano avere un percorso verso l'università. Anche questi sono interventi. Ecco perché dicevo che non ci sono soltanto la giustizia e l'ordine pubblico, ma anche la scuola, l'educazione e l'università. Quindi un grazie va anche al ministro Bernini, che ha utilizzato proprie risorse da spendere direttamente sul territorio.
Vi è poi l'inasprimento delle pene e anche questa è una misura importante. Io mi auguro che con queste norme la giustizia intervenga e ci sia la certezza della pena.
Purtroppo, collega Zanettin, dal confronto in quest'Aula la differenza oggi esistente tra il centrodestra e il centrosinistra è emersa, perché da quella parte si propongono politiche di liberalizzazione delle droghe, cui noi siamo contrari. (Applausi). Dobbiamo penalizzare le droghe e lo facciamo attraverso un'azione di inasprimento delle pene. Quindi siamo diversi, ne siamo consapevoli e siamo felici di questo.
Viene anche modificato l'istituto dell'accompagnamento a seguito di flagranza e così via. C'è tutta una serie di azioni penali. Sono stati presentati emendamenti riferiti al fenomeno della stesa, di chi oggi spara all'impazzata nei quartieri. Si interverrà poi anche sulle famiglie dei ragazzi che non frequentano la scuola: ad esempio, se percepiscono l'assegno sociale o altri benefici sociali, si interverrà anche su quello, perché le famiglie devono capire che i ragazzi devono andare a scuola. Quindi dobbiamo riavvicinare i ragazzi alla scuola, ridare dignità a un quartiere anche da un punto di vista infrastrutturale (penso alle piazze, a un centro sportivo). Bisogna creare queste condizioni e iniziamo a farlo da Caivano. Questo Governo è impegnato, così come su Caivano, su tanti altri territori del nostro Paese che hanno questi problemi, quindi quello odierno è un inizio, conosciamo bene la situazione del nostro Paese.
Le misure del decreto-legge in esame, come dicevo, sono diverse e sono tante. Posso capire che l'opposizione faccia il suo mestiere, però tante volte su alcuni provvedimenti vedrei il bicchiere mezzo pieno, piuttosto che mezzo vuoto. Come dicevamo, c'è stato un evento simbolico e il Governo è intervenuto; a Caivano sono accaduti fatti assolutamente gravi come avvengono da tante altre parti; siamo intervenuti, lo faremo anche in tante altre parti d'Italia. Tuttavia, grazie anche al confronto tra maggioranza e opposizione, degli emendamenti sono stati approvati all'unanimità e hanno ricevuto anche la firma e il sostegno della maggioranza, come in materia di percorso di rieducazione dei minori. Secondo me, le opposizioni dovrebbero evidenziare questo aspetto, piuttosto che ripetere il solito disco per cui esistono tante Caivano in Italia e che questo Governo non fa nulla. No, questo Governo inizia da Caivano e lo farà su tanti altri territori del nostro Paese. Questo è l'impegno che oggi il Governo ha assunto grazie alla conversione del decreto-legge in esame. (Applausi).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Sallemi. Ne ha facoltà.
SALLEMI (FdI). Signora Presidente, non sono stati mesi semplici, questi, per il Paese. Si è dovuto far fronte a situazioni difficili in cui il Governo è dovuto intervenire in casi di straordinaria necessità e urgenza e Caviano è uno di questi. Il Parco Verde ha messo innanzi a tutti noi una delle emergenze più gravi e complesse della nazione, ossia quello delle periferie degradate e della criminalità minorile.
Al riguardo dobbiamo dire chiaramente che le periferie italiane sono state per troppo tempo abbandonate da parte delle istituzioni e mi dispiace che chi ha governato sino a qualche mese fa oggi ci accusa di essere fuori dal mondo, di aver fatto di Caivano uno spot. Ebbene, ricordo che dicevate la stessa cosa per il decreto-legge cosiddetto rave e se i risultati sono quelli che sono, ossia che in Italia non esiste più un solo rave, vuol dire che siamo sulla strada buona, vuol dire che quello che il Governo ha fatto e che sta facendo su Caivano è la strada giusta. (Applausi).
Caivano non dovrebbe dividere e per questo parto dalle parole di don Patriciello. Mi chiedo come sia stato possibile - dice il religioso - da parte dello Stato permettere che questi quartieri, come il rione di Parco Verde, potessero esistere. Ci vuole poco per rendersi conto che questi non potevano che produrre questi frutti. Sulle periferie è stato sbagliato approccio, in primo luogo architettonico, urbanistico e conseguentemente sociale. Penso alle periferie della mia Regione, la Sicilia, alla ZEN di Palermo o a Librino a Catania: non ha funzionato l'idea urbanistica, non ha funzionato l'idea sociale (Applausi) e non ha funzionato la contromisura dello Stato, quindi non ha inciso il sistema giustizia.
Il decreto-legge al nostro esame dice chiaramente basta con chi sino ad oggi ha fatto come Ponzio Pilato, ossia se n'è lavato le mani. È un decreto che ha fatto centro e ce lo dicono, Presidente, non i giornali, le televisioni o i vari sondaggi; ce lo dicono le "stese", la paura evidente della camorra di perdere territorio, don Patriciello e la resistenza dei giovani (Applausi), che nel quartiere lottano e rimangono piuttosto che andarsene e questo per noi è un segnale importante, perché vuol dire che era questo il messaggio che si voleva avere in quelle zone.
Lo stupro di Caivano fa emergere la necessità di arginare la criminalità minorile. Io vengo da Vittoria, Presidente, una città del Sud, in provincia di Ragusa, nella quale qualche settimana fa un ragazzo albanese è stato aggredito e pestato barbaramente all'interno di un locale pubblico, mentre il tutto veniva volutamente ripreso dagli amici dell'aggressore, per poi mettere il video sui social. E proprio sui social questo Governo sta effettuando una stretta importante, facendo capire che la musica è cambiata anche da quel punto di vista (Applausi), tentando di garantire i nostri giovani e facendo capire che quello non è un campo dove ci si può muovere liberamente. Quel ragazzo aggredito è venuto a trovarmi. Ha ancora fiducia nello Stato e nella gente perbene e noi non tradiremo la sua fiducia, né quella dei giovani di Caivano che hanno preferito restare e lottare in quel territorio. (Applausi).
Il decreto-legge in esame ha questo scopo: una stretta sulla criminalità minorile, con misure che facilitano il carcere per i minori che commettono reati; c'è la galera per l'arresto in flagranza di reato per i ragazzi dai quattordici ai diciotto anni; c'è il Daspo urbano per chi ha più di quattordici anni, con il divieto di accesso e di avvicinamento ai locali pubblici e ai pubblici esercizi; ci sono misure importanti contro la mala-movida, vera e propria piaga per medi e grandi centri urbani; ci sono misure che prevedono il divieto di accesso ai pubblici esercizi e locali di pubblico trattenimento, il cosiddetto Daspo Willy, per i soggetti denunciati per il reato di porto abusivo di armi improprie o quello di violenza o minaccia ad un pubblico ufficiale. È stata aumentata la reclusione per chi infrange questi divieti - sino a tre anni - e anche la sanzione pecuniaria, fino a 24.000 euro.
Questo decreto, Presidente, non è però solo repressione, che è comunque essenziale, decisiva e determinante. Ci sono prevenzione e contrasto all'evasione scolastica. I meccanismi di difesa dell'obbligo scolastico si sono alzati: due anni di reclusione per i genitori in caso di dispersione assoluta, con la conseguenza della perdita dell'assegno di inclusione. Nel luogo in cui qualche partito ha messo 30 milioni di euro di reddito di cittadinanza, senza cavare un ragno dal buco (Applausi), noi diciamo che se non si rispettano le regole dello Stato si va incontro a sanzioni. È inoltre previsto un aumento di sei milioni di euro per il fondo per il miglioramento dell'offerta formativa.
Cari colleghi, nelle Commissioni riunite 1a e 2a abbiamo avuto il piacere di ascoltare in audizione don Patriciello: dobbiamo dire che è stata una lezione incredibilmente utile, perché ci ha presi idealmente per mano e ci ha condotti nel cuore dei problemi di Caivano, che sono per gran parte quelli delle tante periferie urbane abbandonate a sé stesse. (Applausi). Don Patriciello non può essere lasciato solo. Sa di avere lo Stato al suo fianco e che l'azione sulle periferie, partendo da Caivano, è appena iniziata e non si limiterà ad azioni spot per racimolare qualche titolo di giornale. (Applausi).
Come ha detto il presidente Meloni, questo è un Governo di legislatura, che agisce nell'arco di cinque anni e per lasciare una traccia profonda di cambiamento, senza guardare al consenso nell'immediato ai sondaggi, ai trend sui social. Questo percorso quindi sarà costante, fatto di leggi incisive e di credibilità che deve riacquistare lo Stato nei confronti delle famiglie che sono state messe per troppo tempo ai margini e non al centro della sua azione.
In conclusione, signor Presidente, da siciliano, in un'occasione del genere, non posso non menzionare un altro grande e coraggioso sacerdote: padre Pino Puglisi (Applausi), che a Brancaccio, con il centro Padre Nostro, divenne il principale punto di riferimento e di aggregazione per le famiglie e soprattutto per i giovani: il coraggioso sacerdote, con determinazione e tenacia, era riuscito a sottrarli gradualmente ai tentacoli della criminalità organizzata, auspicando per loro un futuro libero da collusioni e illiceità.
Il presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha messo la faccia a Caivano, lo abbiamo detto subito. Abbiamo voluto dare un segnale importante di presenza dello Stato. Dietro alla faccia del Presidente del Consiglio c'è quella di ogni singolo parlamentare di questa maggioranza (Applausi), a sostegno di un quartiere difficile, di una parte difficile dell'Italia che, a specchio, rappresenta tantissime altre parti difficili. Caivano non è un'isola. Caivano è un collegamento di tanti problemi. Noi faremo la nostra parte, abbiamo continuato a farla e la faremo nell'interesse di Caivano, delle tante Caivano e della Nazione soprattutto. (Applausi).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Magni. Ne ha facoltà.
MAGNI (Misto-AVS). Signor Presidente, onorevoli colleghi, devo dire con tutta franchezza, come ho già detto in Commissione più volte, che la vicenda di Caivano ovviamente ha colpito tutti, almeno ha colpito me, ma colpisce anche la sicurezza che ho sentito in alcuni interventi, secondo cui l'unico modo per intervenire è quello di aumentare l'idea securitaria, cioè il pugno duro: aumentando le pene ai minori, risolviamo il problema, così dimostriamo forza, perché noi siamo duri e puri e siamo in grado di affrontare questo problema. È davvero un po' puerile questo ragionamento, lo dico con franchezza.
Io non ho queste certezze, ma mi domando e vi domando di riflettere: la colpa è dei ragazzi o magari di questa società, che propugna certi valori sbagliati? La responsabilità quindi dovremmo prendercela noi adulti, prima ancora di aumentare le pene ai minori, perché questo è il dato fondamentale. Allo stesso tempo, dobbiamo chiedere perché ci sono tali elementi di precarietà e di degrado e perché succedono cose che non dovrebbero succedere in una società cosiddetta normale.
Il dato fondamentale, prima di tutto, è che non c'è il lavoro e in alcune zone il Paese è in mano alla camorra, alla mafia o alla 'ndrangheta, che garantiscono un reddito che lo Stato, invece, non è in grado di garantire. Anzi, ci è stato tolto anche quello che era stato inventato, proposto e attuato. Se la mafia c'è e se la ndrangheta c'è, è perché hanno il consenso sul terreno economico.
E dove formano la loro forza? C'è ipocrisia fra di noi. La droga gira a vagonate dappertutto e noi mettiamo la testa sotto la sabbia, anziché depenalizzare, ad esempio, il piccolo spaccio, che viene utilizzato in tutte le periferie del nostro Paese. Non c'è solo Caivano: tutte le periferie vengono utilizzate in questo modo. (Applausi). Le mafie utilizzano questo strumento per garantire reddito. Questo è il dato fondamentale e bisogna intervenire legalizzando. So che a voi dà fastidio questo termine e vi fa venire l'orticaria, ma io che non mi sono mai fatto uno spinello in vita mia e ho una certa età penso che sia giusto affrontare questo problema con grande forza: è chiaro? (Applausi).
Noi abbiamo proposto emendamenti sul tema della diffusione della cultura, perché se c'è dispersione scolastica e c'è difficoltà, bisogna ridurre il numero dei ragazzi nelle aule e aumentare il personale, quindi gli educatori, gli insegnanti e i pedagogisti in grado di affrontare il tema.
Per questo ci vogliono le risorse, non i fichi secchi, e per questo non serve un decreto-legge. Si deve fare invece una discussione molto approfondita, perché la questione immediata non è che le Forze dell'ordine non si possono schierare in questo momento, non c'è bisogno di un decreto-legge per fare questo. Avete utilizzato il decreto per dare un segnale e avete individuato Caivano come enclave. Questo è il cosiddetto decreto Caivano, alcuni articoli riguardano il paese di Caivano, ma poi si liberalizza e si aumentano le pene in tutto il Paese. Avete utilizzato questo strumento per intervenire su questioni come la cosiddetta pirateria informatica.
Ma quale discussione stiamo facendo? Penso invece che bisogna approfondire, coinvolgere e far partecipare. Abbiamo presentato emendamenti, che cercherò di spiegare anche domani in Aula, che non costano niente. Certo, è importante fare un centro polivalente, ma anche fare una biblioteca e, come ho detto prima, potenziare la parte educativa, i pedagogisti e quant'altro; è importante coinvolgere il terzo settore, l'insieme della società. Di fronte a una simile situazione, non si può solo educare i ragazzi e le ragazze, ma bisogna affrontare il problema con l'insieme del Paese.
Le discussioni a volte ci sembrano inutili, perché sembra di parlare ai sordi. La destra ha una filosofia che noi non condividiamo, che è sostanzialmente "manettaria" e securitaria, poiché si pensa solo ad aumentare le pene. D'altronde, nella vostra mentalità bisogna armare le persone per difendersi; invece bisogna armarle di idee: le persone devono avere le idee forti e occorre battere sul terreno della cultura. Ma questa cosa non vi è propria e questo è il dato fondamentale. Capisco quindi che ci sia una diversità di opinioni, ma neanche le minime cose che abbiamo proposto sono state prese in considerazione.
Voi dite di essere un Governo politico e io ve lo riconosco; tra l'altro, vorrei che i Governi fossero sempre politici. Però, se questo è un Governo politico, non si ricorre sempre ai decreti-legge, obbligando la stessa maggioranza a difenderli per evitare di mettere in discussione il Governo: questo è infatti quello che si vede nella discussione. Facciamo invece una discussione aperta, alla fine della quale si possano trovare momenti di sintesi. Questo però non è nella vostra indole: volete imporre, perché pensate che adesso avete il potere e lo dovete esercitare imponendovi sugli altri. Vorrei però dirvi che in questo modo non si va da nessuna parte.
Il problema vero in questi casi è recuperare il Paese e la società, e a questo fine dovremmo interrogarci tutti insieme. Io non ho verità in tasca, ma dubbi; penso che bisogna problematizzare il ragionamento, perché solo così possiamo affrontare e risolvere, insieme alle comunità, i problemi. Se invece pensate che sia sufficiente che arriviate voi per salvare la società e risolvere questo problema, credo che avrete una grande delusione; sarà il tempo a dimostrarlo, ma credo che il tempo sia galantuomo e faremo i conti alla fine. (Applausi).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Lombardo. Ne ha facoltà.
LOMBARDO (Az-IV-RE). Signor Presidente, voglio iniziare il mio intervento, che avanzerà una serie di critiche precise di metodo e di merito al decreto-legge in discussione, con un riconoscimento all'Esecutivo, ossia quello di aver voluto affrontare, sia pure in modo insufficiente e per molti aspetti sbagliato, un problema che la politica tende a eludere o a interpretare in modo fatalistico e autoindulgente.
Nelle periferie italiane, e non solo in esse, si assiste quotidianamente a uno spettacolo di degrado e di violenza in cui i bambini e i ragazzi spesso sono vittime, ma anche carnefici; uno spettacolo in cui il fallimento sociale e quello educativo si confondono, fino a generare un orrore rispetto al quale la cosa più semplice è allontanare lo sguardo. È esattamente il caso di Caivano, in cui una vicenda di violenze e sevizie ai danni di due bambine ha avuto per protagonisti soprattutto minorenni, ragazzi di pochi anni più grandi di loro, ed è andata avanti per lunghissimo tempo prima di essere denunciata e scoperta.
Avere scelto di affrontare questa vicenda, anziché limitarsi a stigmatizzarla, è un merito che va riconosciuto al Governo, ma i meriti di questo provvedimento si fermano qui. Infatti, il decreto-legge, rispetto al problema della crisi e del degrado delle periferie italiane che Caivano rappresenta, ma certo non esaurisce, si limita a due articoli dedicati al territorio e ai giovani di Caivano, come se analoghi problemi altrove potessero essere rinviati a tempi migliori o affrontati con gli stessi strumenti emergenziali. Vogliamo commissariare tutte le Province italiane? Vogliamo fare un decreto per ogni periferia e per tutte le Caivano d'Italia?
Signora Presidente, onorevoli colleghi, penso che noi siamo qui a rappresentare il Senato della Repubblica italiana, il Parlamento italiano, non siamo il Consiglio comunale di Caivano. Non sarebbe stato più utile ragionare col Parlamento, senza ricorrere a un decreto-legge, a un piano di intervento organico, con risorse certe e linee di indirizzo comuni? Non sarebbe stato meglio evitare di continuare con una mano a tagliare i fondi agli enti locali italiani, mentre con l'altra si stanziano fino a 30 milioni per Caivano, facendone il simbolo di un'attenzione che invece il Governo si guarda bene dal dimostrare altrove?
Accanto a questo approccio assurdamente particolaristico, il Governo ha congegnato una sventagliata di misure repressive di portata generale, non accompagnata da alcuna misura preventiva di carattere altrettanto generale sulle cause di questi fenomeni di degrado che sfociano regolarmente in episodi di violenza. Non mettiamo in dubbio che la violenza da chiunque compiuta vada punita; quello che mettiamo in dubbio è che si possano prevenire le violenze future semplicemente punendo con sempre maggiore durezza quelle passate e non intervenendo sulle loro cause. Di più, pensiamo che sia un grave errore ridurre il disastro educativo che abbiamo sotto gli occhi alla semplice criminalità minorile, che in Italia, malgrado la crescita recente, è molto meno diffusa che nella generalità dei Paesi europei, pur a fronte di condizioni di marginalità, devianza e alienazione sociale particolarmente marcata. Semplicemente non è vero che, dove i minori sono puniti più duramente, vanno più facilmente in carcere e sono sottoposti più frequentemente a misure di prevenzione cautelari, il tasso di criminalità è più basso. È vero esattamente il contrario.
Allo stesso modo, non è vero che bassi tassi di criminalità minorile siano di per sé un indice di una forte integrazione sociale dei minori. Bisogna uscire da questa semplificazione, come da quella bassamente demagogica per cui le critiche a un uso indiscriminato della legislazione penale, soprattutto contro i minori, sarebbero una forma surrettizia di complicità con le baby gang. Anche le politiche rivolte ai minori e ai bambini devono essere efficienti e concrete. Vale anche rispetto ai rischi, molto spesso sottovalutati, dell'esposizione incontrollata dei minori alle minacce della rete, a contenuti pericolosi e a situazioni di rischio in particolare, ma non solo, sui social network. È un tema che ad Azione sta particolarmente a cuore e che questo provvedimento si limita a lambire, ma anche questo è un tema su cui ha poco senso il ricorso allo strumento penale, che è sempre a valle dei crimini commessi sulla rete e attraverso la rete, la cui possibile prevenzione passa invece da un uso intelligente di risorse tecnologiche già oggi disponibili.
Da questo punto di vista, salutiamo con favore l'approvazione in Commissione di un ordine del giorno per una vera regolamentazione dell'utilizzo dei social network, attraverso l'innalzamento dell'età per accedere autonomamente, oggi fissata a quattordici anni, e il divieto di accesso in ogni caso per gli under 13 e un sistema di verifica certificato dell'età degli utenti di servizi, che - come i social - comportano maggiori rischi per la salute fisica e psichica e per l'incolumità e la sicurezza dei minori. Oggi i dati ci dicono che la permanenza media è di cinque ore al giorno e il primo accesso viene fatto a undici anni.
Io credo che se usciamo da una descrizione particolaristica, concreta e limitata al tema di Caivano e ritorniamo a svolgere la nostra funzione, cioè quella di adottare provvedimenti generali e astratti, quali quelli che dovrebbe adottare il Parlamento, insieme al Governo, forse usciremmo da questa situazione di impasse nella quale ci siamo trovati.
È quindi anche per questo, come atto di fiducia nella prosecuzione del lavoro su questo tema, oltre che per il riconoscimento, posto in premessa, di aver avuto un'attenzione e acceso un riflettore sul caso di Caivano, che noi vi chiediamo di guardare non solo a quella esperienza particolare, ma ai temi della prevenzione e della sicurezza, in un quadro di maggiore generalità e astrattezza, come richiede il ruolo che qui siamo chiamati a svolgere. (Applausi).
PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Bucalo. Ne ha facoltà.
BUCALO (FdI). Signor Presidente, dopo i casi di Palermo e Caivano e dopo la tremenda vicenda dell'omicidio di Giovanbattista Cutolo a Napoli, era necessaria una risposta forte. Il Governo Meloni l'ha data e l'ha data in maniera efficace, con il decreto-legge che oggi è in discussione e che prevede misure che mirano a bilanciare la necessità di sanzionare la delinquenza giovanile con l'obiettivo di offrire una via rieducativa ai giovani coinvolti, puntando soprattutto sul ruolo educativo della scuola, che rappresenta il luogo primario in cui si forma la personalità dei ragazzi e dove, oltre alla famiglia, i ragazzi e le ragazze possono apprendere valori quali il rispetto, l'etica e la legalità.
L'immobilismo della politica in questi anni non ha prodotto nulla se non chiacchiere (Applausi), che hanno fatto incancrenire sempre più il degrado delle periferie e aumentare in maniera esponenziale i reati commessi dai minori, spesso utilizzati come manovalanza dalla criminalità organizzata e caratterizzati da una violenza inaudita. (Applausi).
Basta quindi con queste lezioni false ed ipocrite. Il degrado di queste periferie, di cui Caivano è l'esempio più forte, c'era ed è un fallimento. E nessuno ha fatto qualcosa di così concreto e diretto. (Applausi). Invece, la risposta di questo Governo per affrontare tale drammatico fenomeno è stata immediata, attraverso una forte azione sinergica da parte di tutte le istituzioni; un'azione che ha trovato, da subito, il suo fulcro nelle scuole e quindi nella formazione dei nostri giovani; una scuola baluardo di legalità, di lotta alla criminalità e di formazione delle coscienze e non soltanto luogo di apprendimento delle discipline.
Ancora falsità, quindi, quando qui si dice che questo decreto-legge non contiene nulla se non sanzioni. Con questo decreto si lancia invece un messaggio grande di legalità e di rispetto, che parte dalla scuola. È stato previsto infatti un piano importante contro la dispersione scolastica per tutte le istituzioni scolastiche di primo e di secondo ciclo delle Regioni previste nell'Agenda Sud. Il decreto-legge in questione, infatti, è un decreto pilota, per realizzare quanto previsto nell'Agenda Sud. (Applausi).
Parliamo di ingenti investimenti: 3,3 milioni di euro per l'anno 2023 e 10 milioni per l'anno 2024 per potenziare l'organico dei docenti, per accompagnare proprio il progetto Agenda Sud. E poi dite che non abbiamo investito nulla sulla scuola: 25 milioni a valere sulle risorse dei programmi operativi complementari (POC) con gli obiettivi di ridurre i divari territoriali, contrastare la dispersione scolastica e l'abbandono precoce, nonché prevenire processi di emarginazione sociale.
Si incrementa, a decorrere dall'anno scolastico 2023-2024, di 6 milioni di euro il Fondo per il miglioramento dell'offerta formativa. Questi non sono i soliti fatti di cui si è parlato negli ultimi anni. (Applausi). Questi sono i fondi assegnati, azioni concrete e reali di questo Governo.
È importante un emendamento di Fratelli d'Italia, a mia prima firma, che ha l'obiettivo di contrastare lo spopolamento delle aree interne, delle piccole isole, nonché delle aree geografiche abitate da minoranze linguistiche, situate sempre nelle Regioni del Mezzogiorno, così come previsto nell'Agenda Sud e soprattutto mantenere un presidio dello Stato su questi territori. Questo è un emendamento importantissimo per tutti i piccoli Comuni. (Applausi).
Altrettanto importante è stato l'intervento previsto per garantire l'obbligo d'istruzione, un dovere previsto dalla legge. Tanto si è detto, tante critiche; l'unica cosa che si doveva dire è che si tratta di un dovere previsto dalla legge. La contravvenzione è stata trasformata in reato, quindi in delitto, con conseguente inasprimento del trattamento sanzionatorio. E lo sa perché, Presidente? Per un unico motivo: perché i ragazzi hanno bisogno della scuola per non essere abbandonati. La mancata iscrizione del minore presso una scuola del sistema nazionale d'istruzione comporterà per persone responsabili dell'adempimento dell'obbligo prima l'ammonimento da parte del sindaco e, in mancanza di giustificazione dell'assenza con motivi di salute o con altri impedimenti gravi, si arriverà alla reclusione fino a due anni, ridotta ad un anno nel caso in cui ci siano assenze non giustificate.
Come ho già detto, questo non è un intervento sanzionatorio così per dire, ma serve ad aiutare i nostri figli realmente, non come le chiacchiere che ho sentito fino a questo momento, che vogliono tutelare i nostri ragazzi. (Applausi). Come? I ragazzi, come ho già detto, devono andare a scuola, perché all'interno dell'aula si deve fare prevenzione ed è importante capire che proprio in quelle aule, lavorando fianco a fianco con questi ragazzi e bambini che vivono in contesti violenti e hanno assunto la violenza stessa come principale e unica modalità comunicativa, si possono invece condividere regole giuste, ricostruire modelli di comportamento e relazioni positive e soprattutto far capire che restare a scuola è fondamentale per costruire il loro futuro. Ben vengano quindi queste sanzioni a tutela dei nostri figli e dei nostri giovani.
Certo, siamo di fronte a processi lunghi e complessi, che richiedono tempo e continuità. È proprio per questo che nel decreto-legge in esame si introducono alcune misure incentivanti di ordine economico e premiale ai fini della carriera scolastica in favore dei docenti a tempo indeterminato presenti nelle zone più disagiate per garantire la continuità didattica. Abbiamo pensato a 360 gradi in questo provvedimento: altro che non c'è niente in questo provvedimento, c'è tanto!
In conclusione, Presidente, pensare ad un piano così imponente, con interventi finalmente reali e concreti che si legano a un ingente impegno di spesa è segno di un Governo che vuole realmente costruire per i nostri giovani e dare la prospettiva di un futuro diverso da quello che vivono, anzi, subiscono negli ambienti degradati di alcune periferie, nelle quali sono nati e continuano a vivere.
Questo provvedimento è il segnale tangibile che lo Stato c'è e che non ci saranno più zone considerate terre di nessuno, abbandonate a loro stesse, in cui finora hanno prosperato, pressoché indisturbate, criminalità e violenza. Ed è solo l'inizio. Noi vinceremo questa sfida; lo faremo per i nostri figli e per questa grande Nazione. (Applausi).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Nave. Ne ha facoltà.
NAVE (M5S). Signora Presidente, onorevoli colleghe e onorevoli colleghi, per comprendere la realtà del Parco Verde di Caivano bisogna immergersi e permearsi del vissuto e della quotidianità dei cittadini che ci vivono. E non è semplice, se non gli appartieni. Allora, Presidente, si può discutere di Caivano, legiferare su Caivano e pretendere di governare il dramma che si vive a Caivano, solo se si scava oltre l'orrore e si supera l'impatto mediatico. La sensazione che viene da questo decreto-legge, però, è che vi siate limitati a spiare dal buco della serratura del Parco Verde, adottando le soluzioni suggerite da un manuale. A Caivano non si è realizzata la condizione di antica memoria del veni,vidi, vici, così come raccontato dai colleghi della maggioranza, quasi a rappresentare la trama di un film andato in onda sulla nuova piattaforma di streaming governativa "Fratellix", quanto piuttosto quella di una Caivano sedotta e abbandonata. (Applausi).
La vostra parola d'ordine è repressione. Voglio dirlo chiaro e semplice, Presidente: non c'è pietà per chi stupra e si macchia di certe mostruosità. Anche se sei minorenne, te ne assumi le responsabilità. È però corretto anche chiedersi da chi o dove questi ragazzi apprendano taluni comportamenti e intervenire in merito. Alcune misure che avete inserito le avevamo presentate tempo fa; altre abbiamo provato a mostrarvele, ma siete stati ciechi. Alla Camera dei deputati abbiamo presentato un emendamento che avrebbe consentito di utilizzare le intercettazioni anche per contrastare la pornografia minorile, la detenzione di materiale pornografico relativo ai minorenni, l'adescamento di minorenni e i maltrattamenti in famiglia, ma avete detto di no, perché nel paese delle meraviglie in cui abitate una misura del genere non serve.
Questa maggioranza purtroppo fa fatica a leggere persino l'evidenza. La fabbrica di criminalità giovanile che affolla il Parco Verde si sostituisce allo Stato, quando lo Stato non c'è, quando ci sono degrado, emarginazione e povertà, che tolgono l'opportunità di vita a tante persone già dalla nascita, costringendole a diventare schiave dell'illegalità. Arrestare tutti indistintamente e buttare la chiave non basterebbe comunque a rendere Caivano immune dalla violenza (Applausi), perché non si cancella per decreto il senso di frustrazione, di esclusione sociale, di emarginazione e di abbandono che vivono migliaia di ragazzi, lì come altrove rinchiusi in quartieri ghetto, dove l'unica regola è la sopraffazione, dove - lo dico per conoscenza diretta, Presidente - l'intera giornata si apre e si consuma nel ghetto, tanto da incidere anche nell'accento che i ragazzi assumono nel linguaggio, differente nel Parco Verde da quello dei cittadini del centro storico.
È un'umanità isolata, che non può curarsi da sola. Le famiglie in molti casi sono disgregate dall'illegalità. Cercano di sopperire e intervengono le case famiglia e il volontariato del terzo settore (un pilastro del welfare italiano), che insieme alla parrocchia svolgono un ruolo straordinario, provando a colmare tante lacune. Si tratta di una generazione che, come dicevo, possiamo provare a salvare solo con un esercito di insegnanti, educatori, psicologi, pedagogisti e assistenti sociali. A Caivano però - e l'abbiamo provato con mano - ci sono solo tre assistenti sociali, in una realtà che ne ha un disperato bisogno.
Il Governo va avanti nel ridimensionamento della rete scolastica, anziché intervenire per rendere la scuola il cuore pulsante delle nostre periferie. Abbiamo appreso con stupore che si intende chiudere una scuola elementare nel cuore del Parco Verde, frequentata da 90 bambini, per aprire un presidio sanitario. Devono esistere entrambi: a Caivano non può esistere una guerra tra poveri, tra scuola e sanità. Se chiudi una scuola, apri le porte del carcere. La scuola è la prima ancora di salvezza, è un presidio. Allora per quale ragione avete pensato di chiudere nella sola Campania 100 istituti scolastici, presidi democratici imprescindibili? Faccio quindi appello alla vostra coscienza: stralciate il piano di ridimensionamento scolastico e fermatevi prima di creare nuovo isolamento e nuovo degrado culturale. (Applausi).
A proposito di scuola, la collega Barbara Floridia ha proposto un emendamento in cui si chiedeva di allungare fino a giugno i contratti del personale amministrativo, tecnico e ausiliario (ATA), previsti nel decreto-legge fino al 31 dicembre, perché la scuola chiude a giugno e non a dicembre. In quell'emendamento, che ovviamente è stato bocciato, si valorizzavano anche le attività di Agenda Sud, senza però togliere risorse all'Emilia-Romagna e alla legge n. 440 del 1997 sull'ampliamento dell'offerta formativa, ma facendo riferimento al Fondo per le esigenze indifferibili, perché non si può pretendere di risolvere un dramma togliendo risorse stanziate per altre tragedie.
La repressione, dunque, è utile a colpire l'illegalità diffusa, ma non serve a contrastare la precarietà economica e culturale. È necessario uno sforzo comune di comprensione e di umano coinvolgimento. Fermiamoci e domandiamoci com'è la vita per chi abita nel Parco Verde, la più grande piazza di spaccio d'Europa, e in tutte le Caivano d'Italia; domandiamoci che esistenza conducono quei bambini, che servizi hanno, che sanità, quali trasporti e quale istruzione. Se pensate di risolvere una condizione ontologica di sofferenza limitandovi alla gestione dell'ordine pubblico, vuol dire che avete scelto deliberatamente di fallire.
Non potete dunque affrontare una realtà del genere senza affrontare la problematica della necessità economica e lavorativa e in questi mesi il Governo ha contribuito notevolmente a peggiorare una situazione già critica. Quando avete cancellato il reddito di cittadinanza, vi siete chiesti come avrebbero sostituito quel sussidio padri di famiglia disperati, che vivono circondati dalla criminalità e attorniati dal ricatto delle mafie? Come lo faranno oggi le ulteriori 357.000 persone che vivono nella povertà assoluta (dato Istat), a cui si aggiungeranno le oltre 200.000 persone alle quali entro il 31 dicembre verrà tagliato il reddito di cittadinanza? Ve lo dico io: con un reddito da spaccio. (Applausi).
Fortuna Loffredo aveva sei anni, quando è stata lanciata nel vuoto per essersi sottratta all'ennesimo stupro; mentre le cuginette violentate dal branco sotto la minaccia di un bastone avevano dieci e dodici anni. Oggi questa barbarie chiama in causa la politica che non ha combattuto, almeno non abbastanza, per costruire una coscienza civica condivisa. La politica, insomma, non ha compreso e allora dobbiamo farlo adesso, per Caivano e per tutte le Caivano d'Italia, evitando interventi spot e rendendo strutturale un disegno di legge per le periferie disagiate. Occorre abolire gli agglomerati post-terremoto anni Ottanta nella provincia di Napoli, strutturare una rigenerazione urbana inclusiva e non emarginante, ma togliere alla criminalità il vivaio naturale che queste strutture offrono, per povertà e disagio. (Applausi).
PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Pirovano. Ne ha facoltà.
PIROVANO (LSP-PSd'Az). Signora Presidente, in questi giorni mi sono resa conto di essere veramente molto fortunata, come probabilmente molti di noi in quest'Aula. Per me che sono una ragazza di campagna, infatti, parlare di periferia è qualcosa che si vede nei film o al telegiornale, o che si legge sui giornali quando ci sono episodi drammatici come quelli che ci sono stati purtroppo anche a Caivano. Si tratta però di modi di vivere completamente incredibili per una persona che vive in un ambiente dignitoso e decoroso, insomma in una società civile, sia a livello di decoro urbano sia di sicurezza, con tutti i problemi che hanno i nostri piccoli paesi e le nostre cittadine.
Io ho ascoltato la testimonianza di don Patriciello, anche se sapevo alcune di queste cose, perché le avevo ascoltate o lette; tuttavia, sentirle dalla viva voce di una persona che ci vive e che conosce per nome e cognome quelle persone, quei bambini e quei ragazzi è stato veramente traumatico. Io credo che tutti se possibile, dovrebbero andarsi a rivedere le audizioni o comunque leggerne il resoconto, perché difficilmente ci si dimentica di quello che si è ascoltato.
Il presente decreto-legge è sicuramente anche la dimostrazione di una volontà di intervenire e di iniziare a mettere un tassello in qualcosa che è talmente grande che ancora oggi non è definibile per dimensioni, per importanza e per gravità.
Infatti il problema delle periferie italiane non è sicuramente solo Caivano, come ho sentito dire oggi ma anche nei lunghi interventi nelle Commissioni 1a e 2a riunite di questi ultimi giorni, e non è solo al Sud, non è solo nelle periferie del Sud perché ci sono esempi gravi anche nel Centro e nel Nord Italia; anche nella zona dove vivo, nella nostra Lombardia, ci sono casi abbastanza noti, quindi è un problema che riguarda tutto il Paese.
Proprio dopo aver ascoltato le testimonianze di Caivano e aver cercato di capire quali erano le proposte più interessanti che poi si sono trasformate in emendamenti, alcuni dei quali sono stati anche approvati, ho cercato di capire come si potesse almeno partire non per risolvere il problema, ma per conoscerlo, e mi sono resa conto che non esiste ad oggi una mappatura del territorio italiano per capire almeno quali siano le periferie con i problemi più gravi, perché poi ci sono diversi livelli di gravità, senza arrivare a Caivano, ovviamente. È nata così l'idea di presentare con il mio Gruppo un emendamento a mia prima firma, che sono davvero felice sia stato approvato, seppur con una riformulazione del Governo, che istituisce per la prima volta un osservatorio sulle periferie. Un osservatorio che non pensa di poter risolvere i problemi, sicuramente non nell'immediato, ma per cominciare a mappare la situazione delle periferie italiane, con degli obiettivi ben precisi che possono essere ovviamente poi declinati anche a livello a livello territoriale. Questo osservatorio, che è stato approvato proprio oggi in Commissione, va a monitorare le condizioni di vivibilità e di decoro, pensando a quella che potrebbe essere la riqualificazione, sia da un punto di vista sociale che urbano, senza ovviamente tralasciare la questione scolastica di cui abbiamo ampiamente dibattuto in questi giorni, che è presente nel decreto, ma soprattutto vuole promuovere la cultura del rispetto della legalità, in particolare per le nuove generazioni. Ovviamente il testo dell'emendamento lo potete leggere; ne abbiamo discusso quest'oggi. Credo che sia importante conoscere il fenomeno per poter capire quali interventi fare, perché ho l'impressione che in questi anni, da parte di tutte le maggioranze che ci sono succedute in quest'Aula ci sia stata la volontà di affrontare il problema, ma a volte gli interventi sono degli spot; ci sono dei bandi sulla riqualificazione per la parte sport, bandi per la riqualificazione e la rigenerazione urbana: sono state fatte delle cose, ma non basta. È importante il decoro di una città, è importante vivere in un in un ambiente dignitoso, decoroso e anche bello, come è stato detto anche da colleghi in Commissione, ma è importante anche la sicurezza. Quindi tutta la parte legata alla lotta alla criminalità, che riguardi adulti o minori - non entro nel dettaglio, perché sarebbe veramente troppo complicato e lascio il compito alla collega senatrice Stefani che farà la dichiarazione di voto domani - tutta la parte legata alla repressione, che è l'altra critica che è emersa in questi giorni in Commissione, non credo che possa essere separata dalla prevenzione e dalla volontà di costruire un futuro migliore soprattutto per le nuove generazioni, ma non solo, per chi vive in questi paesi, perché chi vive lì, quelli che sono stati chiamati durante le audizioni come eroi, che riescono a mantenersi puliti e ad avere il coraggio di non cadere nella spirale della delinquenza e della criminalità devono anche essere protetti (Applausi) e siamo noi che dobbiamo farlo affinché domani siano ancora vivi, per poter godere delle iniziative future che spero ci saranno dopo questo decreto.
Mi auguro che questo decreto sia l'inizio di un percorso. Sicuramente Caivano aveva bisogno di interventi, ma Caivano non dovrà essere dimenticato perché quando ci sarà il nuovo centro sportivo ex Delphinia, non dovrà fare la fine di quello che è stato abbandonato anni fa dal vecchio gestore da un giorno all'altro ed è stato completamente distrutto, lasciando addirittura l'acqua aperta per non so quanti mesi. (Applausi). Quindi è importante che si pensi già da oggi a come aiutare i cittadini di Caivano, soprattutto i giovani, ad agevolarli anche per i corsi e per usufruire di tutto quello che verrà fatto e anche di quello che ci sarà da fare in futuro per mantenere questi luoghi dignitosi.
Ci sono altre cose importanti, in questo provvedimento, che non riguardano solo Caivano, ovviamente, ma riguardano tutti i Comuni d'Italia, concernenti l'obbligo di frequenza scolastica. C'è una previsione importante, di cui si è parlato poco, contenuta in un emendamento, se non erro, del Governo, che riguarda un coinvolgimento maggiore della figura dei sindaci per incrociare i dati sull'effettiva iscrizione scolastica dei bambini che sono in età di scuola dell'obbligo e quelli dei registri dell'anagrafe. Questo credo che sia un buon inizio. Questa anagrafe incrociata dovrà essere implementata e saranno i sindaci che dovranno fare questo incrocio di dati per verificare che tutti i bambini nell'età dell'obbligo scolastico vengano iscritti a scuola, ovviamente con tutte le conseguenze che sappiamo essere comprese nel decreto per i genitori responsabili di questi bambini che non sono stati iscritti o comunque non frequentano senza giusto motivo. Un altro nostro emendamento a cui tengo, che è stato approvato, riguarda il coinvolgimento degli enti del terzo settore, una battaglia che hanno fatto anche diversi Gruppi, per contrastare la dispersione scolastica.
Ovviamente, sono tante le cose da dire e non posso entrare in tutti i dettagli. Ci tengo a dire però che se queste periferie così disagiate (senza arrivare agli estremi di Caivano, penso anche alle nostre cittadine che magari hanno più problemi giovanili) resistono e hanno resistito fino ad oggi e sopravvivono nell'attesa che qualcuno si decida ad aiutarle sul serio è perché oltre alle istituzioni che spesso, come è accaduto a Caivano, sono poco presenti - perché con Amministrazioni comunali commissariate prima per mafia, poi perché auto-sciolte, dove ogni due giorni arriva un nuovo commissario, è difficile gestire un Comune e ve lo dice un sindaco, perché avere un commissario o un sindaco eletto non è esattamente la stessa cosa - è perché ci sono associazioni, volontari e una rete territoriale composta che va dal volontario semplice alla parrocchia, alla scuola, al professore che magari nell'orario extrascolastico diventa a sua volta volontario sostituendosi agli assistenti sociali mancanti in quei Comuni che ne hanno solo tre (anche qui credo che le assunzioni siano sacrosante). Grazie a questa gente, sono certa che gli interventi nostri e del Governo saranno ancora migliori perché saranno loro a dirci dove intervenire con priorità, saranno loro a garantire che ci sia sempre un collante tra le istituzioni e i cittadini che si sono sentiti per tanto tempo dimenticati. Qui rivolgo un appello al Governo. Vedo il ministro Ciriani presente, che è stato assieme al sottosegretario Ostellari, qui dietro di me, sempre presente durante le Commissioni: impegniamoci tutti affinché questa non resti una goccia nell'Oceano e che sia l'inizio di un percorso per aiutare davvero tutti i nostri cittadini che non vivono come noi, almeno come me, in realtà dove ci si stupisce per una buca nell'asfalto e dove un omicidio è una cosa che si vede solo, per fortuna, ai telegiornali. Grazie, quindi, per la collaborazione, grazie anche alle opposizioni per il prezioso supporto, grazie al presidente Balboni, sempre gentile e disponibile in queste lunghe giornate. (Applausi).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Della Porta. Ne ha facoltà.
DELLA PORTA (FdI). Signor Presidente, colleghe e colleghi,rappresentante del Governo, il decreto Caivano è prima di tutto un atto di orgoglio che pone un principio e stabilisce un metodo che varrà anche per il futuro, come ha chiaramente affermato il nostro Presidente del Consiglio Giorgia Meloni. Uno Stato che torna a fare lo Stato, che non gira il viso dall'altra parte e che non pone l'altra guancia ai criminali è uno Stato che si riappropria del suo territorio e che ripristina la legalità dove fino ad oggi ha regnato imperturbata la delinquenza. Prima di entrare nel merito di un provvedimento così complesso, però, voglio rispondere a qualche affermazione e ad alcune considerazioni emerse durante il dibattito, soprattutto in Commissione, partendo da questa affermazione che voglio leggere per intero. «Si accoglie con favore l'intervento normativo capace di affrontare il tema da diverse prospettive in un approccio interdisciplinare che dovrebbe ispirare e caratterizzare ogni decisione inerente all'infanzia e all'adolescenza». Chi dice questo non è un facinoroso uomo di destra, ma è Carla Garlatti, il garante per l'infanzia e l'adolescenza, per rispondere a chi addita il provvedimento di essere securitario e repressivo.
A chi dice che non c'è solo Caivano rivolgo due considerazioni. È vero, di aree degradate in Italia ce ne sono molte, ma da qualche parte bisogna pur cominciare. Caivano con le sue "stese", il suo spaccio e la sua violenza esiste da tanti anni, anche quando al Governo c'eravate voi, che evidentemente giravate la faccia dall'altra parte. Caivano può essere un modello di cambiamento per il futuro delle aree degradate, un esperimento fatto con il cuore e con la testa, per cercare di capire come si possono affrontare e vincere sfide in contesti così difficili.
Quello in discussione è un provvedimento che, contrariamente a quanto affermato da alcuni, indica una via e confeziona strumenti che agiscono in maniera preventiva, tanto che le norme in esso contenute sono state il frutto di interlocuzioni avute con chi si occupa da anni di questi temi, come i giudici minorili; sono misure in larga parte sollecitate, come ho appena detto, dai giudici minorili, dalle Forze di polizia e da chi, come don Patriciello, vive il territorio con spirito di servizio e di tutela verso i più deboli. Non è un caso che sia stato nominato commissario per il risanamento e la riqualificazione di Caivano Fabio Ciciliano (Applausi), un uomo e uno sportivo che conosce molto bene quel territorio e che un tempo in quella piscina che tra poco sarà donata nuovamente alla comunità di Caivano si allenava con i suoi ragazzi. (Applausi).
I capisaldi di questo decreto-legge possiamo riassumerli in tre punti: il contrasto al disagio giovanile e alla povertà educativa, il contrasto alla criminalità minorile e la tutela del minore in ambito digitale. Intanto voglio dire che non cambia l'imputabilità; ho sentito prima dire che sarebbe cambiata l'imputabilità del minore, ma resta ferma a quattordici anni, come è previsto dal nostro codice ormai dalla notte dei tempi. Ci sono dei provvedimenti che riguardano gli infraquattordicenni, come l'ammonimento, che serve solo a responsabilizzare i genitori e a far comprendere loro che non mandare i figli a scuola è un fatto illecito che nuoce alla salute dei loro figli. (Applausi).
Al contempo crescono i finanziamenti per le scuole delle zone a rischio e crescono anche gli incentivi per gli insegnanti che continuano a portare avanti la loro missione in quartieri così pericolosi. Su questo specifico punto voglio riportare le parole del ministro Nordio, il quale ha detto che viene rafforzata la sanzione nei confronti dei genitori che abbandonano i figli e non li fanno andare a scuola e che prima il reato di dispersione assoluta era punito solo con una sanzione platonica mentre oggi è elevato al rango di delitto con lo scopo precipuo di aiutare il minore, facendo comprendere al genitore il disvalore di quella condotta. (Applausi).
Il secondo punto è il contrasto alla criminalità minorile. Come ho detto, esiste una parte sanzionatoria in questo decreto-legge, ma c'è una parte ancor più delicata e importante che riguarda invece il fine rieducativo della norma. Sulla parte sanzionatoria è stato già ricordato il Daspo urbano per i minori ultraquattordicenni e il divieto di avvicinamento in locali pubblici, ma anche a scuola e università, che serve per contrastare lo spaccio di sostanze stupefacenti in quei territori e soprattutto in quelle zone. Non è un caso che don Patriciello abbia affermato solo qualche giorno fa che, da quando è intervenuto il Governo Meloni a Caivano, lo spaccio di droga si è azzerato. (Applausi). Il cosiddetto Daspo Willy contro la movida violenta può essere applicato anche per il reato di porto d'arma impropria, quello di violenza o minaccia a un pubblico ufficiale e il reato di resistenza a un pubblico ufficiale.
Come ho detto, questo decreto prevede però una importante fase rieducativa e il fulcro sono i lavori socialmente utili: nuove disposizioni sui percorsi rieducativi contenuti nell'articolo 8 per i reati fino a cinque anni, l'istanza di definizione anticipata del procedimento subordinata ad un percorso di reinserimento sociale del minore, con lo svolgimento di lavori socialmente utili o la collaborazione a titolo gratuito con enti non profit o lo svolgimento di altre attività a beneficio della comunità. Oggi dai banchi dell'opposizione ho sentito quella che viene definita una fake news, e cioè che noi vogliamo elidere il diritto alla messa alla prova per i minorenni. Non è così; o la norma non l'avete letta o, se l'avete letta, non l'avete compresa. (Applausi). Infatti, la messa alla prova viene elisa per chi ha commesso reati gravissimi come l'omicidio volontario aggravato, la violenza sessuale aggravata o l'estorsione aggravata. Siccome in questo Stato esiste un caposaldo del nostro sistema penale che è quello della proporzionalità della pena, è normale che non possiamo trattare allo stesso modo un ragazzo che ruba una mela rispetto a un altro che ha violentato una donna. (Applausi).
L'ultima parte è quella della tutela digitale: il decreto-legge prevede l'obbligo per i fornitori di servizi di comunicazione elettronica di assicurare la disponibilità delle applicazioni di controllo parentale, il cosiddetto parental control, nell'ambito dei contratti di fornitura. Si è intervenuti sulla pornografia, anche e soprattutto per difendere la dignità delle donne su un tema così delicato che sta impattando la nostra società. Sono state inserite norme sul parental control - come ho detto - poiché il tema del blocco dell'accesso e della certificazione dell'età dei minori è una materia che incide molto sulla privacy. In questo senso, il ministro Roccella ha chiarito che il Governo intende sollecitare e sostenere la responsabilità educativa in primo luogo attraverso la famiglia, implementando il parental control mediante app che già esistono ma non vengono utilizzate, creare in prospettiva un controllo automatico offerto in tutti i device con un'icona immediatamente riconoscibile, come i seggiolini che hanno l'allarme incorporato.
Com'è noto, il decreto aumenta anche le pene per lo spaccio di lieve entità. (Applausi). Ebbene, anche su questo punto è emersa da parte dei colleghi dell'opposizione l'ironica constatazione che finalmente il Governo si è accorto che in Italia c'è un problema di spaccio e di tossicodipendenza. Ma dite davvero? Voi che ci propinate ogni giorno il dogma della droga libera venite a dire a noi che abbiamo eretto a baluardo della nostra azione politica la lotta alle droghe una cosa del genere? (Applausi). Guardate che a vivere di paradossi si rischia grosso, perché il paradosso è come una bella cravatta che più la si stringe, più diventa un nodo scorsoio. (Applausi).
Mi avvio a conclusione: per noi che siamo da questa parte dell'emiciclo, l'amor patrio è una cosa seria, una sensazione fisica che sentiamo quando vediamo sventolare il tricolore o quando sentiamo l'Inno di Mameli. Mi auguro che sia così anche per voi che siete dall'altra parte dell'emiciclo, perché altrimenti sareste italiani per l'anagrafe e non per la Patria. (Applausi).
PRESIDENTE. Dichiaro chiusa la discussione generale.
Rinvio il seguito della discussione del disegno di titolo ad altra seduta.
Atti e documenti, annunzio
PRESIDENTE. Le mozioni, le interpellanze e le interrogazioni pervenute alla Presidenza, nonché gli atti e i documenti trasmessi alle Commissioni permanenti ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento sono pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna.
Ordine del giorno
per la seduta di venerdì 27 ottobre 2023
PRESIDENTE. Il Senato tornerà a riunirsi in seduta pubblica domani, venerdì 27 ottobre, alle ore 9,30, con il seguente ordine del giorno:
La seduta è tolta (ore 21,12).
Allegato A
DOCUMENTI
Rendiconto delle entrate e delle spese del Senato per l'anno finanziario 2022 (Doc. VIII, n. 1)
Progetto di bilancio interno del Senato per l'anno finanziario 2023 (Doc. VIII, n. 2)
ORDINI DEL GIORNO
G1
Patuanelli, Di Girolamo, Maiorino, Nave, Pirro
Non posto in votazione (*)
Il Senato,
in sede di esame del Progetto di bilancio interno,
premesso che:
mediante la deliberazione avvenuta il 16 ottobre 2018 il Consiglio di Presidenza aveva rideterminato la misura degli assegni vitalizi e delle quote di assegno vitalizio dei trattamenti previdenziali pro rata nonché i trattamenti di reversibilità, relativi agli anni di mandato svolti fino al 31 dicembre 2011, ricalcolandoli secondo un meccanismo contributivo. Con ricorso del 28 ottobre 2020 la Commissione Contenziosa ha annullato nella sostanza lo spirito della delibera del Consiglio di Presidenza. Il Consiglio di Garanzia, in qualità di organo d'Appello, nell'ultima seduta utile prima del rinnovo dell'organo in ragione dell'insediamento delle nuove Camere, il giorno 12 luglio 2023, ha confermato la ratio della decisione ripristinando il trattamento ante decisione del Consiglio di Presidenza. Lo stesso Consiglio di Garanzia ha però contemporaneamente riconosciuto la necessità di addivenire ad una riduzione permanente dei vitalizi;
il ripristino della situazione ex ante in materia di vitalizi comporterà un aggravio di costi destinato a gravare in modo rilevante sui conti del Senato e quindi sui cittadini contribuenti, determinando uno squilibrio nel sistema. Il patto intergenerazionale su cui si regge ogni sistema necessita di ridurre il più possibile i trattamenti di favore di cui aveva beneficiato la classe politica per l'entità dei trattamenti di favore che essa stessa si era irragionevolmente concessa rispetto alla cittadinanza in generale. In tal senso si erano mossi il Consiglio di Presidenza del Senato e l'Ufficio di Presidenza della Camera nel 2018. Ciò vale per le indennità e vale a maggior ragione per i vitalizi. Nei fatti, data anche la situazione socio-economica che vive il Paese, le motivazioni che hanno mosso allora l'Ufficio di Presidenza alla Camera e il Consiglio di Presidenza al Senato sono, se possibile, ancor più attuali;
nel corso dell'esame del bilancio interno della Camera dei Deputati, nella seduta del 2 agosto 2023, sono stati accolti, tra le altre proposte, due ordini del giorno dei Presidenti dei Gruppi di Fratelli d'Italia e MoVimento 5 Stelle volti espressamente alla salvaguardia del contenuto della deliberazione dell'Ufficio di Presidenza «gemella» della deliberazione del Consiglio di Presidenza del Senato annullata, con le modalità sopra ricordate, nel luglio 2023. È quindi necessario che i vitalizi spettanti agli ex Senatori in questione siano rideterminati rispettando i crismi di equità sociale e sostanziale tra tutti i cittadini sulla linea di quanto disposto nella deliberazione del 16 ottobre 2018 del Consiglio di Presidenza del Senato e di quanto disposto dalla analoga deliberazione della Camera dei Deputati,
invita i componenti del Consiglio di Presidenza
a farsi promotori della predisposizione di un disegno di legge volto alla razionalizzazione della materia de qua volta al bilanciamento tra l'aspettativa legittima degli ex parlamentari e l'esigenza di contenimento della spesa pubblica, al fine di addivenire ad una rimodulazione definitiva dei vitalizi, dando così attuazione a quanto stabilito dal Consiglio di Garanzia.
________________
(*) Accolto dai senatori Questori
G2
Non posto in votazione (**)
Il Senato,
premesso che,
nel corso della precedente legislatura, interrotta anticipatamente, in sede di esame di bilancio interno del Senato, il Consiglio di Presidenza e il Collegio dei Senatori Questori erano stati invitati a valutare l'opportunità di proseguire nelle attività, allora in corso, volte a disciplinare il rapporto di lavoro tra Senatore e collaboratore, sulla base di uno stabile assetto normativo,
invita il Consiglio di Presidenza e il Collegio dei Senatori Questori
ad assumere nell'ambito della propria competenza e nel rispetto di quanto previsto dal regolamento del Senato, iniziative volte a completare l'istruttoria di cui in premessa al fine di favorire l'adozione, entro il primo semestre 2024, di una disciplina del rapporto di lavoro tra Senatore e collaboratori che disciplini il trattamento economico dei collaboratori in relazione all'attività svolta.
________________
(*) Firma aggiunta in corso di seduta
(**) Accolto dai senatori Questori
G3
Ritirato
Il Senato,
in sede di esame del Doc. VIII, n. 2, recante il Progetto di bilancio del Senato per l'anno finanziario 2023,
premesso che:
ad oggi, il Consiglio di Presidenza del Senato non ha ancora provveduto a riconoscere la figura professionale dei collaboratori parlamentari e disciplinare il rapporto che intercorre tra i senatori e detti professionisti;
nel bilancio interno del Senato non esiste una voce di bilancio specifica e vincolata riferita ai collaboratori, non vi è alcun tipo di modello contrattuale al quale il parlamentare possa fare riferimento, non vi è alcuna relazione fra l'incarico ricoperto, il numero di ore lavorate e la retribuzione, non vi è alcuna chiarezza circa la titolarità del versamento dei contributi fiscali e previdenziali, non vi è trasparenza circa la gestione di tali rapporti di lavoro e le relative risorse a tal fine stanziate dal Senato della Repubblica;
la mancata regolamentazione della figura professionale del collaboratore parlamentare lascia quindi il rapporto di lavoro alla sola e unica contrattazione fra le parti, con il rischio di produrre distorsioni, irregolarità nel rapporto di lavoro e gravi disparità di trattamento, recando al contempo una lesione dei diritti di tali lavoratori e un grave nocumento al prestigio delle Istituzioni parlamentari;
negli ultimi anni, in occasione dell'esame del Bilancio interno del Senato, il tema della regolamentazione dei collaboratori parlamentari è stato oggetto di dibattito ed è emersa in modo inequivocabile l'esigenza di addivenire ad una chiara e trasparente regolamentazione;
l'entrata in vigore della legge costituzionale 19 ottobre 2020, n. 1, recante Modifiche agli articoli 56, 57 e 59 della Costituzione in materia di riduzione del numero dei parlamentari, ha comportato da un lato una significativa riduzione dei costi di funzionamento delle assemblee parlamentari ma impone dall'altro un rafforzamento delle strutture di supporto;
nella scorsa legislatura, nel corso della seduta del 16 dicembre 2020, n. 283, in occasione dell'approvazione del Bilancio interno di previsione per l'anno 2020, il senatore questore De Poli ha ribadito l'importanza di un tavolo di confronto con l'altro ramo del Parlamento, proprio al fine di definire soluzioni condivise e individuare una risposta concreta alla questione dei collaboratori parlamentari;
con deliberazione adottata il 4 ottobre 2022, n. 184, l'Ufficio di Presidenza della Camera dei deputati ha approvato una delibera recante Disciplina dei collaboratori dei deputati e modifiche alla deliberazione dell'Ufficio di Presidenza 30 gennaio 2012, n. 185;
la delibera del 4 ottobre 2022 prevede, in particolare, che i deputati possano essere assistiti, per le attività connesse all'esercizio del proprio mandato, da collaboratori scelti tra personale esterno all'Amministrazione della Camera dei deputati, esclusivamente per lo svolgimento di compiti di segreteria, di studio e ricerca, oppure di predisposizione di atti e documenti connessi all'esercizio del mandato parlamentare;
la delibera prevede altresì che il rapporto di lavoro tra il deputato e il collaboratore può essere di tipo subordinato, autonomo professionale ovvero di collaborazione coordinata e continuativa, che ha carattere fiduciario e intercorre esclusivamente e direttamente tra deputato e collaboratore, senza dare luogo ad alcun rapporto di impiego o di servizio con l'Amministrazione della Camera;
ai sensi della delibera, l'Amministrazione della Camera provvede al pagamento diretto del trattamento economico dei collaboratori, nonché all'assolvimento dei relativi oneri fiscali e previdenziali, avvalendosi di apposite dotazioni di spesa previste dal bilancio della Camera nonché di fondi tratti dal rimborso delle spese per l'esercizio del mandato di cui alla deliberazione dell'Ufficio di Presidenza 30 gennaio 2012, n. 185;
ciascun deputato può avvalersi di collaboratori a tempo pieno o parziale, optando per una serie di fasce retributive espressamente disciplinate dalla delibera dal 4 ottobre 2022;
qualora un deputato decida di non avvalersi di alcun collaboratore, il rimborso delle spese per l'esercizio del mandato viene percepito interamente, fermi restando gli obblighi di rendicontazione di cui alla deliberazione dell'Ufficio di Presidenza 30 gennaio 2012, n. 185;
la regolamentazione adottata, pur colmando la lacuna normativa esistente sino alla XVIII legislatura, resta lontana da quella adottata dai Parlamenti dei principali ordinamenti europei e dal Parlamento europeo, presso i quali esiste un fondo specifico e vincolato, adeguatamente finanziato;
a differenza della Camera dei deputati, il Senato non ha provveduto ad adottare una delibera in tema di regolamentazione della figura del collaboratore parlamentare e del rapporto di lavoro intercorrente tra i senatori e i rispettivi collaboratori;
il Consiglio di Presidenza del Senato, convocato il 10 ottobre 2022, non ha infatti raggiunto il numero legale necessario per approvare una proposta di delibera analoga a quella appena adottata a Montecitorio;
pur essendo trascorsi diversi mesi, il Senato non ha ancora provveduto ad uniformarsi all'altro ramo del Parlamento, con ciò creando una evidente disparità di trattamento tra i collaboratori che operano presso le due Camere, ai quali si applicano discipline completamente diverse;
in occasione della riforma regolamentare del 2022, è stata approvata una disposizione finale (articolo 6), recante Disposizioni per la regolamentazione dei rapporti di lavoro dei Senatori e dei Gruppi parlamentari, in base alla quale il Consiglio di Presidenza stabilisce i criteri che i Gruppi parlamentari e i Senatori devono adottare nella regolamentazione dei rapporti di lavoro di loro competenza;
la disposizione regolamentare non ha ancora trovato alcuna attuazione,
impegna il Consiglio di Presidenza e il Collegio dei Questori, per le rispettive competenze:
ad adottare tutte le iniziative necessarie al fine di giungere, in analogia a quanto deliberato dalla Camera dei deputati il 4 ottobre 2022 ed in attuazione dell'articolo 6 delle disposizioni finali approvate dal Senato il 27 luglio 2022, al riconoscimento della figura del collaboratore parlamentare, anche avvalendosi del contributo delle associazioni maggiormente rappresentative dei collaboratori parlamentari e prendendo come modello le soluzioni individuate dai principali Paesi europei e dal Parlamento europeo, nel rispetto dei seguenti principi:
a) gestione amministrativa e finanziaria ricondotta in capo all'amministrazione del Senato, ferme restando la natura fiduciaria del rapporto di lavoro e la durata del contratto di collaborazione, legata alla durata della legislatura e del mandato parlamentare;
b) istituzione di una voce nel bilancio interno del Senato della Repubblica vincolata, adeguatamente finanziata e destinata esclusivamente alla retribuzione dei collaboratori parlamentari contrattualizzati;
c) individuazione di tipologie contrattuali specifiche e relative fasce retributive mutuando quanto in uso per i collaboratori dei senatori facenti parte del Consiglio di Presidenza o presidenti di Commissione, nonché la disciplina degli uffici di diretta collaborazione della Presidenza del Consiglio dei ministri e dei ministeri;
d) pubblicazione sul sito istituzionale del Senato della Repubblica, con cadenza annuale, dei dati aggregati delle singole tipologie contrattuali dei collaboratori parlamentari in servizio, elencando per ciascuna tipologia il numero, la durata e la retribuzione media;
e) pubblicazione sul sito istituzionale del Senato della Repubblica, sulla pagina personale di ciascun senatore, dei nominativi dei collaboratori accreditati, con facoltà di indicare la mail istituzionale di contatto e il CV di ciascun collaboratore.
G4
Nave, Di Girolamo, Maiorino, Patuanelli, Pirro
Non posto in votazione (*)
Il Senato,
in sede di esame del Progetto di bilancio interno,
premesso che:
il Servizio Studi, il Servizio del Bilancio, il Servizio Affari internazionali, il Servizio per la qualità degli atti normativi e l'Ufficio Valutazione Impatto del Senato elaborano analisi, studi, note e dossier contenenti approfondimenti, dati e ricerche utili non soltanto ai lavori parlamentari strettamente intesi ma anche agli operatori dei settori e agli studiosi delle materie interessate,
invita, per le rispettive competenze, il Collegio dei Questori e l'Ufficio di Presidenza:
a valutare l'opportunità di valorizzare e pubblicizzare ulteriormente il prezioso patrimonio di documentazione prodotto dai propri servizi e uffici a supporto dell'attività parlamentare, in considerazione della rilevanza pubblica delle tematiche e degli argomenti trattati nella documentazione in questione;
a valutare opportune iniziative volte a pubblicizzare ulteriormente e valorizzare il patrimonio documentale di carattere culturale ospitato dal Senato.
________________
(*) Accolto dai senatori Questori
G5
Nave, Di Girolamo, Maiorino, Patuanelli, Pirro
Non posto in votazione (*)
Il Senato,
in sede di esame del Progetto di bilancio interno,
premesso che:
stanti anche le esigenze legate alla pandemia da COVID-19, sin da marzo 2020 si è rafforzato il processo di utilizzo degli strumenti informatici e digitali nell'attività quotidiana di chi opera in Senato, anche con riferimento al deposito degli atti;
appare utile intensificare i giorni e le sedute in cui si distribuiscono i lavori parlamentari, al fine di favorire un esame effettivo, ordinato ed approfondito delle varie proposte in esame, così da consentire l'adeguato spazio, nei calendari, alle proposte di iniziativa dei singoli senatori,
invita, per le rispettive competenze, l'Ufficio di Presidenza e il Collegio dei Questori:
a valutare l'opportunità di avviare un confronto nel senso di cui in premessa, anche con i competenti organi della Camera dei Deputati, volte a verificare la possibilità di una convergenza nell'aumento effettivo dei giorni in cui hanno luogo le convocazioni, ferme restando le attribuzioni regolamentari e organizzative dei competenti organi;
a proseguire nel progetto di dematerializzazione del lavoro legislativo, razionalizzando ulteriormente i processi operativi per facilitare l'uso dei dispositivi digitali come strumenti volti a favorire lo svolgimento dell'attività parlamentare ordinaria e ridurre ancora, in particolare nelle fasi di deposito di atti, l'utilizzo di documenti cartacei, ferme restando le attribuzioni regolamentari e organizzative dei competenti organi.
________________
(*) Accolta dai senatori Questori la parte evidenziata in neretto. Dichiarata improponibile la restante parte
G6
Pirro, Di Girolamo, Nave, Maiorino, Patuanelli
Improponibile
Il Senato,
in sede di esame del Progetto di bilancio interno,
premesso che:
nel quadro di una interlocuzione efficace tra Parlamento e Governo, di cruciale importanza appare una corretta verifica della quantificazione degli oneri connessi ai testi legislativi in esame e delle relative modalità di copertura,
invita, nell'ambito delle rispettive competenze, l'Ufficio di Presidenza ed il Collegio dei Questori:
a valutare, avviando le opportune interlocuzioni con i gestori delle banche dati di interesse, la fattibilità di un accesso dei Senatori, con modalità protetta, alla documentazione relativa agli aspetti finanziari dei testi legislativi, analogamente a quanto accade per il Sistema ReGis sviluppato dalla Ragioneria Generale dello Stato per il monitoraggio, la rendicontazione e il controllo delle misure e dei progetti finanziati dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR).
G7
Maiorino, Di Girolamo, Nave, Patuanelli, Pirro
Non posto in votazione (*)
Il Senato,
in sede di esame del Progetto di bilancio interno,
premesso che:
il diritto parlamentare si muove tradizionalmente tra regolamenti, giurisprudenza presidenziale e prassi e la stratificazione delle innovazioni suggerisce che, nelle forme che si ritengono più opportune, una ragionata raccolta sia resa più facilmente accessibile ai singoli Senatori per lo svolgimento del proprio mandato;
la trasparenza degli esiti dei lavori parlamentari è assicurata dalla pubblicazione, sul sito del Senato, dei resoconti sommari e stenografici e dagli allegati contenenti i documenti di seduta. Analoga facile reperibilità apparirebbe opportuna, ove tecnicamente possibile, anche per le più rilevanti decisioni dei massimi organi amministrativi e giurisdizionali del Senato,
invita, per le rispettive competenze, l'Ufficio di Presidenza e il Collegio dei Questori:
a prevedere soluzioni tecnologiche idonee a favorire, sia in Commissione che in Assemblea, un migliore coordinamento dei tempi tra la messa a disposizione digitale dei testi e i termini per le attività di competenza dei Senatori;
a valutare l'opportunità di individuare le modalità più idonee di pubblicazione - eventualmente in apposita sezione del volume che contiene il Regolamento del Senato e corrispondentemente nella medesima sezione del sito internet del Senato - anche dei pareri della Giunta per il Regolamento e delle Circolari del Presidente, al fine di consentire ai Senatori una più ampia visione delle modalità applicative degli istituti parlamentari anche alla luce dei più significativi precedenti, all'uopo avvalendosi delle attività e del coordinamento degli uffici che analoghe raccolte già curano ed organizzano seppur nell'ottica delle attività proprie dell'Amministrazione.
________________
(*) Accolta dai senatori Questori la parte evidenziata in neretto. Dichiarata improponibile la restante parte
G8
Pirro, Di Girolamo, Maiorino, Nave, Patuanelli
V. testo 2
Il Senato,
in sede di esame del Progetto di bilancio interno,
premesso che:
la riduzione del numero dei Parlamentari di cui alla legge costituzionale 19 ottobre 2020, n. 1 ha avuto come conseguenza anche una più agevole e adeguata suddivisione degli spazi;
in Senato operano efficienti strutture, quali i presidi sanitari e delle forze dell'ordine, i servizi informatici, mezzi di soccorso ed organismi preposti alla sicurezza sul lavoro,
invita, nell'ambito delle rispettive competenze, l'Ufficio di Presidenza ed il Collegio dei Questori:
a valutare l'opportunità di monitorare l'utilizzo degli spazi negli immobili del Senato al fine di valutarne periodicamente un razionale ed efficiente uso, anche ai fini della maggior sicurezza sul luogo di lavoro;
a valutare in ogni caso le opportune misure volte a sostenere le strutture di cui in premessa continuando ad assicurare ad esse spazi e risorse strumentali, idonee a tutelare efficacemente coloro che visitano il Senato e quanti vi operano quotidianamente;
a valutare soluzioni logistiche e funzionali volte a consentire di coniugare lo svolgimento del lavoro e l'esercizio del mandato con il principio di tutela della maternità e dell'infanzia di cui all'articolo 31, secondo comma, della Costituzione, così da facilitare l'accudimento dei bambini piccoli da parte dei genitori, siano essi parlamentari ovvero dipendenti del Senato o dei Gruppi parlamentari.
G8 (testo 2)
Pirro, Di Girolamo, Maiorino, Nave, Patuanelli
Non posto in votazione (*)
Il Senato,
in sede di esame del Progetto di bilancio interno,
premesso che:
la riduzione del numero dei Parlamentari di cui alla legge costituzionale 19 ottobre 2020, n. 1 ha avuto come conseguenza anche una più agevole e adeguata suddivisione degli spazi;
in Senato operano efficienti strutture, quali i presidi sanitari e delle forze dell'ordine, i servizi informatici, mezzi di soccorso ed organismi preposti alla sicurezza sul lavoro,
invita, nell'ambito delle rispettive competenze, l'Ufficio di Presidenza ed il Collegio dei Questori:
a valutare l'opportunità di monitorare l'utilizzo degli spazi negli immobili del Senato al fine di valutarne periodicamente un razionale ed efficiente uso, anche ai fini della maggior sicurezza sul luogo di lavoro;
a valutare in ogni caso le opportune misure volte a sostenere le strutture di cui in premessa continuando ad assicurare ad esse spazi e risorse strumentali, idonee a tutelare efficacemente coloro che visitano il Senato e quanti vi operano quotidianamente;
a valutare fattibilità logistiche e funzionali, come il regime di convenzione, volte a consentire di coniugare lo svolgimento del lavoro e l'esercizio del mandato con il principio di tutela della maternità e dell'infanzia di cui all'articolo 31, secondo comma, della Costituzione, così da facilitare l'accudimento dei bambini piccoli da parte dei genitori, siano essi parlamentari ovvero dipendenti del Senato o dei Gruppi parlamentari.
________________
(*) Accolto dai senatori Questori
G9
Maiorino, Di Girolamo, Nave, Patuanelli, Pirro
Ritirato
Il Senato,
in sede di esame del Progetto di bilancio interno,
premesso che:
il Parlamento, nell'esaminare gli atti normativi contro la violenza di genere ha sempre perseguito tre obiettivi principali: prevenire i reati, punire i colpevoli, proteggere le vittime,
invita, nell'ambito delle rispettive competenze, l'Ufficio di Presidenza ed il Collegio dei Questori:
a valutare l'opportunità di avviare interlocuzioni con la Camera dei Deputati al fine di prevedere, nell'ambito degli spazi adiacenti a sedi parlamentari e nel pieno rispetto delle esigenze di sicurezza, iniziative di ascolto, orientamento e sostegno alle vittime di violenza di genere, nonché di prevenzione ed orientamento in collaborazione con le autorità competenti.
G10
Di Girolamo, Maiorino, Nave, Patuanelli, Pirro
V. testo 2
Il Senato,
in sede di esame del Progetto di bilancio interno,
premesso che:
il Parlamento è chiamato a contribuire alla implementazione di politiche avanzate in tema di eco-sostenibilità. Per la riduzione delle emissioni di anidride carbonica derivanti dall'utilizzo di motori alimentati da combustibili fossili è fondamentale incentivare e coadiuvare una mobilità maggiormente sostenibile e l'utilizzo, in luogo dei motori a scoppio, di mezzi di trasporto alternativi c.d. «green»;
nelle aree intorno a palazzo Madama sono disponibili spazi adibiti a parcheggio per quelle autovetture che, a diverso titolo, accedono nell'area del Senato, mentre più disagevole appare la situazione relativa ai mezzi diversi dalle autovetture, tenendo conto anche del fatto che negli spazi occupati da una singola autovettura è possibile, a seconda delle dimensioni, parcheggiare, ad esempio, una pluralità di motocicli e biciclette,
invita, per le rispettive competenze, l'Ufficio di Presidenza e il Collegio dei Questori:
a valutare modalità di indagine e monitoraggio, anche per il tramite di questionari dedicati, dei mezzi utilizzati per gli spostamenti da quanti operano in Senato, finalizzate alla successiva predisposizione di un piano per la mobilità sostenibile casa-lavoro;
ad attivare eventuali interlocuzioni con il Comune di Roma per proseguire nel reperimento di spazi dedicati alla sosta di mezzi eco-sostenibili nelle aree limitrofe al Senato, posti a disposizione della cittadinanza in generale e di quanti operano presso le sedi del Senato, in cui collocare, in sicurezza, motocicli e biciclette, anche a trazione elettrica, con eventuale presenza di colonnine di ricarica in modo da incentivare la mobilità ecologica.
G10 (testo 2)
Di Girolamo, Maiorino, Nave, Patuanelli, Pirro
Non posto in votazione (*)
Il Senato,
in sede di esame del Progetto di bilancio interno,
premesso che:
il Parlamento è chiamato a contribuire alla implementazione di politiche avanzate in tema di eco-sostenibilità. Per la riduzione delle emissioni di anidride carbonica derivanti dall'utilizzo di motori alimentati da combustibili fossili è fondamentale incentivare e coadiuvare una mobilità maggiormente sostenibile e l'utilizzo, in luogo dei motori a scoppio, di mezzi di trasporto alternativi c.d. «green»;
nelle aree intorno a palazzo Madama sono disponibili spazi adibiti a parcheggio per quelle autovetture che, a diverso titolo, accedono nell'area del Senato, mentre più disagevole appare la situazione relativa ai mezzi diversi dalle autovetture, tenendo conto anche del fatto che negli spazi occupati da una singola autovettura è possibile, a seconda delle dimensioni, parcheggiare, ad esempio, una pluralità di motocicli e biciclette,
invita, per le rispettive competenze, l'Ufficio di Presidenza e il Collegio dei Questori:
a valutare fattibilità di indagine e monitoraggio, anche per il tramite di questionari dedicati, dei mezzi utilizzati per gli spostamenti da quanti operano in Senato, finalizzate alla successiva predisposizione di un piano per la mobilità sostenibile casa-lavoro;
ad attivare eventuali interlocuzioni con il Comune di Roma per proseguire nel reperimento di spazi dedicati alla sosta di mezzi eco-sostenibili nelle aree limitrofe al Senato, posti a disposizione della cittadinanza in generale e di quanti operano presso le sedi del Senato, in cui collocare, in sicurezza, motocicli e biciclette, anche a trazione elettrica, con eventuale presenza di colonnine di ricarica in modo da incentivare la mobilità ecologica.
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(*) Accolto dai senatori Questori come raccomandazione
G11
Di Girolamo, Maiorino, Nave, Patuanelli, Pirro
Non posto in votazione (*)
Il Senato,
in sede di esame del Progetto di bilancio interno,
premesso che:
il Senato è chiamato ad impegnarsi nel promuovere fattivamente la sostenibilità in tutti i suoi aspetti,
invita, per le rispettive competenze, l'Ufficio di Presidenza e il Collegio dei Questori:
a valutare l'opportunità di completare l'istallazione di sistemi idonei, per quanto riguarda l'illuminazione, a ridurre ulteriormente i consumi inutili di energia;
a valutare modalità di acquisto di energia elettrica certificata rinnovabile al 100 per cento attraverso accordi commerciali di lungo periodo;
a valutare le opportune misure di valorizzazione dei cibi biologici, dei prodotti agricoli e alimentari a chilometro zero e di quelli provenienti da filiera corta nell'ambito dei servizi di ristorazione;
ad individuare altresì, ed implementare, soluzioni volte a limitare al massimo l'utilizzo di contenitori in plastica monouso;
a valutare l'adozione di apposite soluzioni volte a razionalizzare e ridurre l'uso delle risorse idriche nelle sedi del Senato.
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(*) Accolto dai senatori Questori
G12
V. testo 2
Il Senato,
in considerazione degli aumentati compiti assegnati al Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica (Copasir) e del grande numero di sedute svolte,
invita, per le rispettive competenze, il Collegio dei Questori e il Consiglio di Presidenza a valutare l'opportunità, d'intesa con la Camera dei deputati, di prevedere un aumento del contributo finanziario destinato al Comitato al fine di potersi avvalere della collaborazione di ricercatori con compiti di studio.
G12 (testo 2)
Non posto in votazione (*)
Il Senato,
in considerazione degli aumentati compiti assegnati al Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica (Copasir) e del grande numero di sedute svolte,
invita, per le rispettive competenze, il Collegio dei Questori e il Consiglio di Presidenza a valutare l'opportunità, d'intesa con la Camera dei deputati, di prevedere un aumento del contributo finanziario destinato al Comitato al fine di potersi avvalere della collaborazione di ricercatori con compiti di studio, nel rispetto delle previsioni della legge n. 124 del 2007.
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(*) Accolto dai senatori Questori come raccomandazione
DISEGNO DI LEGGE
Conversione in legge del decreto-legge 15 settembre 2023, n. 123, recante misure urgenti di contrasto al disagio giovanile, alla povertà educativa e alla criminalità minorile, nonché per la sicurezza dei minori in ambito digitale (878)
PROPOSTA DI QUESTIONE PREGIUDIZIALE
QP1
Bazoli, Giorgis, Mirabelli, Rossomando, Verini, Parrini, Meloni, Valente, Malpezzi, De Cristofaro
Respinta
Il Senato,
in sede di esame del disegno di legge A.S. 878, di conversione in legge del decreto-legge 15 settembre 2023, n. 123, recante misure urgenti di contrasto al disagio giovanile, alla povertà educativa e alla criminalità minorile, nonché per la sicurezza dei minori in ambito digitale;
premesso che:
il decreto-legge in conversione presenta profili di criticità in relazione alla sussistenza del requisito della straordinaria necessità e urgenza: pur sussistendo infatti, indubbiamente, l'esigenza di far fronte in modo organico al disagio giovanile, alla povertà educativa, alla sicurezza dei minori in ambito digitale nonché all'intensificarsi di fenomeni di criminalità minorile, tali fenomeni mal si prestano ad essere affrontati con lo strumento della decretazione d'urgenza e richiederebbero risposte meditate e opportunamente approfondite in sede legislativa, ciò che non è adeguatamente consentito dai tempi necessariamente compressi del procedimento di conversione in legge di un decreto-legge; e infatti, tanto le modalità di adozione del decreto-legge quanto, soprattutto, i tempi assai ristretti dell'esame parlamentare precludono per loro stessa natura la possibilità di adottare una disciplina organica e meditata di una materia che, oltre a presentare profili di complessità e delicatezza, incide direttamente sulla tenuta di principi costituzionali e diritti fondamentali;
il decreto-legge in conversione reca interventi che - sebbene accomunati dall'esigenza di far fronte al disagio giovanile - presentano un elevato tasso di eterogeneità, riguardando materie molto diverse tra loro, che vanno dalla materia penale, a quella delle misure di prevenzione e sicurezza, fino al contrasto della povertà educativa e all'effettività dell'obbligo scolastico nonché, infine, alla sicurezza in ambito digitale nonché alla riqualificazione urbana del Comune di Caivano; vi è inoltre una disposizione - l'articolo 15 - che, riguardando l'individuazione del Coordinatore per i servizi digitali ai sensi e per gli effetti del Regolamento (UE) 2022/2065 del Parlamento europeo e del Consiglio del 19 ottobre 2022 relativo a un mercato unico dei servizi digitali, nulla ha a che vedere con l'oggetto e gli obiettivi dichiarati del decreto legge in conversione; ciò conferma, peraltro, quanto osservato in merito alla inopportunità dell'uso del decreto legge per affrontare il complesso fenomeno del disagio giovanile in tutte le sue molteplici articolazioni;
l'uso improprio della decretazione d'urgenza, per costante affermazione della Corte costituzionale - a partire almeno dalla sentenza n. 171/2007 - incide non solo sul corretto assetto dei rapporti tra Parlamento e Governo e, dunque, sulla tenuta della forma di governo parlamentare, ma ha anche rilevanti ulteriori implicazioni; dal momento che, infatti, la riserva alle Camere della funzione legislativa e la straordinarietà delle deroghe ad essa - come disciplinata dalla Costituzione - appare correlata "alla tutela dei valori e diritti fondamentali", il ricorso improprio alla decretazione d'urgenza, indebitamente spostando il baricentro della funzione legislativa dal Parlamento al Governo, allontana l'adozione delle norme primarie dall'organo "il cui potere deriva direttamente dal popolo" (C. Cost., sent. n. 171/2007, Cons. dir., par. 3); ciò appare suscettibile di incidere sulla stessa forma di Stato e sulla tenuta di molteplici parametri costituzionali, specie nel caso in cui - come per il decreto-legge in conversione - il provvedimento incida su diritti fondamentali delle persone;
sussistono inoltre forti criticità in relazione ad alcune puntuali disposizioni del decreto-legge in conversione;
in particolare, con riferimento all'articolo 4, comma 3 - che aumenta da quattro a cinque anni di reclusione il massimo della pena comminata per i delitti di cui all'articolo 73, comma 5 del decreto del Presidente della Repubblica 9 ottobre 1990, n. 309 (Produzione, traffico e detenzione illeciti di sostanze stupefacenti, ove la condotta sia di lieve entità) - ha l'effetto di precludere, in relazione ai suddetti delitti, la possibilità di applicare misure alternative alla detenzione: stante l'indubbia incidenza, in termini quantitativi, dei delitti in parola - anche considerando che la disposizione in esame ha portata generale e non si limita alle condotte commesse da minori - si corre pertanto il rischio di sovraccaricare in modo significativo le strutture carcerarie che già versano, come ampiamente noto, in uno stato di grave sofferenza, con conseguentemente aggravamento della strutturale condizione di sovraffollamento, già ripetutamente stigmatizzata dalla Corte europea dei diritti dell'uomo (su tutte, con la decisione Torreggiani c. Italia del 8 gennaio 2013, pronunciata sui ricorsi nn. 43517/09, 46882/09, 55400/09, 57875/09, 61535/09, 35315/10 e 37818/10) in quanto incidente negativamente sulla tutela della dignità delle persone detenute;
l'articolo 6, comma 1, lett. c) infine, estende notevolmente la possibilità di applicare al minore la misura della custodia cautelare prevedendo che la stessa possa essere applicata quando si procede per delitti non colposi per i quali la legge stabilisce la pena dell'ergastolo o della reclusione non inferiore nel massimo a sei anni, in luogo dei nove sinora previsti; e che al di fuori di tali casi, la custodia cautelare possa comunque essere applicata qualora si proceda - oltre che per alcuni dei delitti per i quali l'articolo 380 c.p.p. prevede l'arresto in flagranza (e in particolare: furto aggravato, furto in abitazione e furto con strappo, illegale fabbricazione, introduzione nello Stato, messa in vendita, cessione, detenzione e porto in luogo pubblico o aperto al pubblico di armi da guerra o tipo guerra o parti di esse, di esplosivi, di armi clandestine nonché di più armi comuni da sparo), nonché per i delitti di produzione, traffico e detenzione illeciti di sostanze stupefacenti - anche per i delitti di violenza, minaccia o resistenza a pubblico ufficiale; al di là delle singole ipotesi di delitto, l'estensione della possibilità di applicare la custodia cautelare al minore restringe notevolmente, per converso, la possibilità di applicare misure alternative maggiormente idonee a favorire percorsi di reinserimento, assicurando egualmente, al tempo stesso, la sicurezza;
non a caso, il modello italiano - che prevede un basso livello di reclusione per i minori (nel 2022, a fronte di circa quattordicimila arresti, erano meno di quattrocento i giovanissimi presenti negli istituti penali per minorenni) - è guardato con grande interesse nel resto del mondo, in quanto particolarmente sensibile all'istanza di reinserimento sociale del minore, in linea con l'articolo 27 della Costituzione e con il legame - da esso consacrato - tra rieducazione e umanità della pena;
proprio per quanto sin qui osservato, un intervento organico in materia di criminalità e disagio giovanile dovrebbe intervenire in ambito penale solo in via residuale: con riferimento ai minori, il carattere sussidiario e minimale dell'intervento penale assume infatti un significato particolarmente pregnante, laddove la prevenzione e il contrasto della criminalità giovanile deve necessariamente passare per un irrobustimento delle infrastrutture educative, sociali, culturali e di comunità che - sole - possono consentire di sottrarre i minori al circuito della criminalità; tutto al contrario, il decreto-legge in conversione si caratterizza per un ricorso sproporzionato allo strumento penale e, viceversa, per una attenzione minima all'articolazione di politiche educative, sociali e culturali idonee a favorire il recupero dei minori; sproporzione che emerge con grande chiarezza, sol che si pensi che - per fare un esempio - allo strumento penale viene addirittura affidato il contrasto all'abbandono scolastico,
delibera, ai sensi dell'articolo 78, comma 3, del Regolamento, di non procedere all'esame dell'A.S. 878.
INTERROGAZIONI A RISPOSTA IMMEDIATA, AI SENSI DELL'ARTICOLO 151-BIS DEL REGOLAMENTO
Interrogazione sulla normativa fiscale relativa al rientro dei lavoratori dall'estero
(3-00765) (25 ottobre 2023)
Unterberger, Spagnolli, Patton. - Al Ministro dell'economia e delle finanze -
Premesso che:
stando alla bozza di decreto legislativo sulla fiscalità internazionale attualmente in circolazione, il Governo sarebbe in procinto di operare una forte "stretta" sul regime degli "impatriati", l'agevolazione introdotta nel 2015, e poi modificata negli anni, che in base al sistema vigente garantisce importanti sconti fiscali ai lavoratori e alle lavoratrici che decidono di trasferire la loro residenza in Italia;
a decorrere dal periodo d'imposta 2024, l'agevolazione fiscale sarebbe circoscritta, infatti, al "personale altamente qualificato e specializzato", escludendo le altre categorie di lavoratori;
inoltre, verrebbe ridotta la percentuale complessiva del vantaggio fiscale, con una detassazione al 50 per cento della base imponibile (entro il limite di 600.000 euro) per cinque anni e senza distinzione tra le regioni, rispetto a quella attualmente in vigore, che è estensibile fino a dieci anni e con percentuali che oscillano tra il 70 e il 90 per cento a seconda dei casi;
secondo l'attuale sistema, infatti, i redditi prodotti in Italia concorrono alla formazione del reddito complessivo solo al 30 per cento del relativo ammontare per cinque anni, percentuale che si riduce al 10 per cento se si trasferisce la residenza in una regione del Sud;
inoltre, in caso di lavoratori con figli minori a carico, le agevolazioni fiscali si applicano attualmente per ulteriori cinque periodi d'imposta, con agevolazioni fiscali del 50 per cento e del 90 per cento a seconda del numero di figli e in caso di acquisto di un immobile residenziale in Italia (detto "radicamento"), tutte previsioni che sarebbero invece escluse dalla riforma;
ulteriore requisito richiesto dal nuovo regime agevolativo sarebbe il tempo minimo di permanenza all'estero e in Italia per coloro che intendono usufruire del beneficio fiscale: aumento da due a tre anni di lavoro all'estero e introduzione di un vincolo che impegnerebbe il beneficiario a lavorare in Italia per almeno cinque anni (mentre attualmente gli anni sono due), pena la decadenza e la restituzione dell'agevolazione goduta;
considerato che:
l'Italia, come la maggior parte dei Paesi europei, patisce una significativa carenza di manodopera e personale specializzato, soprattutto nei settori della sanità e della formazione: è la cosiddetta fuga dei cervelli, una problematica di cui si discute da anni, senza trovare soluzioni soddisfacenti;
soprattutto nei territori di confine, come l'Alto Adige/Südtirol, che deve competere con mercati del lavoro più competitivi, come Austria e Germania, e con salari più alti e costo della vita più basso, i sudtirolesi di madrelingua tedesca spesso scelgono di frequentare le università nei Paesi tedeschi e in più, secondo i dati, 8 altoatesini su 10 che ricevono una formazione professionale all'estero, vi rimangono, mentre solo due tornano in Italia;
la problematica richiederebbe interventi strutturali per migliorare le condizioni di vita di giovani accademici e professionisti, relativamente a salari, alloggi, politiche di conciliazione famiglia e lavoro, che però non sono attuabili in tempi brevi;
nel frattempo, l'unica misura che ha avuto effetti positivi è quella degli interventi finalizzati a riconoscere incentivi fiscali agli impatriati: secondo l'ultima analisi del Ministero dell'economia e delle finanze sulle dichiarazioni IRPEF, nel 2021, il regime degli "impatriati" ha interessato oltre 21.200 lavoratori dipendenti, per un ammontare lordo medio da lavoro dipendente di 121.241 euro annui e con un effetto non del tutto trascurabile in termini di gettito fiscale;
la stretta sugli incentivi fiscali in vigore rischierebbe di disincentivare fortemente il rientro dei lavoratori dall'estero, compresi quelli che avevano già programmato il rientro in Italia, con grave danno soprattutto per il settore dell'impresa, che trarrebbe invece grande giovamento dall'ingresso di lavoratori, anche non altamente specializzati, data la forte carenza di professionalità e manodopera qualificata in diversi settori;
peraltro, già in passato si è riscontrata notevole incertezza giuridica in merito alla sussistenza dei requisiti di elevata qualificazione o specializzazione, cosa che la riforma del regime agevolativo, stando al testo in circolazione, andrebbe ad acuire;
inoltre, il decreto introdurrebbe un regime transitorio finalizzato a salvaguardare coloro che conseguiranno la loro residenza fiscale in Italia entro il 31 dicembre 2023, non applicandosi però di fatto a coloro che, trasferitisi nel secondo semestre del 2023, non farebbero in tempo a maturare il periodo minimo richiesto di 183 giorni per il trasferimento della residenza fiscale in Italia;
ciò avrebbe pesanti ricadute soprattutto su quelle famiglie che si sono trasferite in Italia facendo affidamento sul sistema vigente e che, oltre a non essere ammesse allo sgravio, non potrebbero più contare nemmeno sulle agevolazioni di maggior favore connesse al "radicamento" e alla presenza di figli minori;
infine, pur comprendendo la volontà del legislatore di contrastare gli abusi, come nel caso di attività economiche volte ad effettuare "delocalizzazioni lampo" per ottenere gli sgravi fiscali, non si capisce invece quali siano le motivazioni di una siffatta restrizione delle agevolazioni fiscali per i lavoratori impatriati, specializzati o meno, visto che il problema della "fuga dei cervelli", come anche quello della carenza di manodopera, sono del tutto irrisolti e, al contrario, il Governo dovrebbe invece incentivare il rientro, anche degli studenti,
si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo voglia risolvere, in sede di approvazione definitiva del testo del provvedimento, le problematiche esposte, intervenendo sull'ambito applicativo della norma, con particolare riferimento alla tipologia di lavoratori ammessi al beneficio, al fine di incentivare il rientro e il trasferimento in Italia di lavoratori e lavoratrici italiani all'estero, specie nei territori di confine, e se non voglia introdurre incentivi di questo tipo anche per gli studenti, soprattutto in materie come la sanità e la formazione che riscontrano una forte carenza di personale.
Interrogazione sul regime di detassazione per i lavoratori "impatriati"
(3-00758) (24 ottobre 2023)
Renzi, Enrico Borghi, Paita, Fregolent, Musolino, Sbrollini, Scalfarotto. - Al Ministro dell'economia e delle finanze -
Premesso che:
il decreto legislativo 14 settembre 2015, n. 147, ha introdotto il regime speciale per i lavoratori "impatriati", il quale consiste nella detassazione del 70 per cento (elevato all'80 per cento per le regioni del Sud) degli emolumenti maturati da lavoratori italiani che sono stati almeno due anni all'estero e si impegnano a tornare e restare in Italia per almeno due anni;
la detassazione si applica per quattro anni (cinque se si ha un figlio), prorogabili di ulteriori cinque se il cittadino che rientra in Italia acquista un'immobile da adibire ad uso residenziale, anche se gli per gli ulteriori cinque anni si prevede una detassazione del 50 per cento (60 al Sud), elevata al 90 per cento se si hanno tre figli;
secondo organi di stampa e alla luce di alcuni approfondimenti, risulta agli interroganti che il Governo stia valutando di modificare il suddetto regime: a) riducendo la detassazione dal 70 al 50 per cento; b) prevedendo un tetto massimo pari a 600.000 euro; c) incrementando il periodo di permanenza minima all'estero da due a tre anni e quello di permanenza in Italia da due a cinque anni; d) riconoscendo il regime agevolativo esclusivamente ai lavoratori che, rientrati in Italia, avviino un rapporto di lavoro "nuovo" e con un soggetto diverso dal datore di lavoro presso il quale era impiegato all'estero; e) eliminando la proroga del regime agevolativo, che dunque si riduce, di fatto, da dieci a cinque anni;
tali modifiche appaiono del tutto incoerenti con la ratio e la finalità della misura, che si proponeva proprio di riportate nel Paese il prezioso "capitale umano" disperso nel corso dei decenni, con indubbi benefici per la finanza pubblica e l'economia grazie al "rientro" delle risorse finanziarie che questo accompagnano e che, altrimenti, sarebbe rimasto confinato a promuovere la crescita economica e sociale in Paesi esteri,
si chiede di sapere:
se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza di quanto riportato e se non ritenga utile confermare l'attuale disciplina del regime speciale per i lavoratori impatriati;
quali siano stati, nel corso degli anni, gli effetti del suddetto regime sulla finanza pubblica e sul sistema economico, sia in termini di gettito (diretto e indiretto), che in termini di impatto sulla crescita;
se, in subordine, non ritenga di differire l'efficacia delle nuove disposizioni in modo tale da non pregiudicare quei lavoratori che si trovano all'estero che, per effetto della repentina entrata in vigore delle modifiche, rischiano di vedere pregiudicate le proprie aspettative.
Interrogazione sulla situazione dell'ex Ilva di Taranto
(3-00764) (25 ottobre 2023)
Boccia, Misiani, Martella. - Al Ministro dell'economia e delle finanze -
Premesso che:
la situazione dello stabilimento ex ILVA di Taranto è estremamente preoccupante e l'incontro del 20 ottobre 2023 tra il Governo e le organizzazioni sindacali ha confermato l'assenza di una strategia volta a garantire la continuità operativa per l'azienda. Dopo 5 anni di gestione Arcelor Mittal e l'impiego di ingenti risorse a carico del bilancio pubblico, la produzione dello stabilimento è a rischio di collasso. L'altoforno 3 è stato demolito, il 5 è in fase di terminazione, mentre per gli altoforni 1 e 2 è prevista la chiusura alla fine del 2024, salvo riqualificazione. Nel 2023 la produzione scenderà sotto i 3 milioni di tonnellate, con una previsione di successiva ulteriore riduzione fino a 1,7 milioni. Allo stato attuale in ADI (Acciaierie d'Italia) sono occupati 3.500 dipendenti su un totale di 8.200 e continua il ricorso agli ammortizzatori sociali. Dall'ultimo bilancio di ADI emergono debiti per 2 miliardi di euro, in gran parte verso altre società di Arcelor Mittal, che nel 2023 sarebbero saliti a oltre 2,5 miliardi;
i provvedimenti finora adottati dal Governo, per affrontare la situazione dell'ex ILVA di Taranto, ne hanno aggravato lo stato di crisi, capovolgendo il percorso finalizzato alla ripresa della produzione e dei livelli occupazionali, alla decarbonizzazione e alla messa in sicurezza ambientale del sito. Gran parte delle misure adottate nel corso dell'ultimo anno risponde a richieste di Arcelor Mittal, con grave pregiudizio per gli interessi dei lavoratori, delle imprese dell'indotto, della città di Taranto, della tutela della salute dei cittadini e dell'interesse nazionale. Il decreto-legge n. 2 del 2023 ha sbloccato risorse per 680 milioni di euro a carico del bilancio pubblico in favore di Arcelor Mittal per garantire liquidità all'azienda e ha sancito il ritorno dello scudo penale in suo favore. Con l'articolo 9-bis del decreto-legge n. 69 del 2023, è stata prevista in favore di Arcelor Mittal la salvaguardia penale agli interventi di decarbonizzazione e stabilito che l'azienda possa essere ceduta anche in caso di sequestro degli impianti, consentendone la continuità operativa anche nel caso in cui la Corte di giustizia dell'Unione europea dovesse confermare la confisca degli impianti;
sul piano della riconversione del sito, l'attuazione del piano di decarbonizzazione, che dovrebbe portare alla totale elettrificazione dell'area a caldo con un investimento di oltre 5 miliardi di euro, risulta di fatto ferma, mentre incombe la scadenza del 2026, anno in cui finirà l'esenzione dello stabilimento di Taranto dal sistema UE dei "certificati verdi". Sul fronte delle risorse da mettere a disposizione per il rilancio e la riconversione dello stabilimento di Taranto sono stati fatti passi indietro. A fronte dello stralcio dal PNRR del finanziamento di un miliardo di euro destinato ad attivare la produzione del "preridotto", il Governo non ha finora chiarito quali e quante risorse saranno messe a disposizione tramite il fondo di sviluppo e coesione, il REPowerEU e il JTF. In tale contesto preoccupa il trasferimento del miliardo di euro dal PNRR al FSC, tenuto conto che su tale fondo dovranno essere riposizionati anche tutti gli altri interventi definanziati a seguito della revisione del piano, nonché il capitolo REPowerEU su cui si dovrà trovare un accordo con la UE;
nel corso dell'audizione presso la X Commissione della Camera del 17 ottobre 2023, il presidente ADI ha elencato le principali criticità che il complesso dell'ex ILVA di Taranto sta affrontando, di carattere sia giudiziario che finanziario e societario. Tra queste vi sono: a) la difficoltà di ADI ad accedere a forme di finanziamento di mercato e il fatto che la società, non avendo la proprietà degli impianti ed essendo l'accordo tra azionisti di durata limitata, non possa finanziare l'ingente circolante con il credito commerciale; b) l'aumento dei costi, dovuto alla crisi energetica, che ha ridotto il finanziamento del circolante con la cassa generata dalla gestione costringendo a ridurre la produzione e impedendo di procedere nelle emissioni degli ordini per la realizzazione dei nuovi impianti; c) la difficoltà di sostenere la fornitura commerciale di gas che è destinata a sostituire il servizio di fornitura in regime di default di cui ADI beneficia attualmente, a causa non solo dell'aumento congiunturale del costo del gas determinato dal recente conflitto mediorientale, ma anche della situazione finanziaria dell'azienda. Per tale ragione potrebbe determinarsi uno scenario di interruzione del servizio del gas con una conseguente interruzione della produzione; d) le tempistiche strette richieste dal settore siderurgico che contrastano con le lentezze delle decisioni sul sito, a causa della "situazione giuridica, normativa e contrattuale nella quale la società si trova ad operare";
in data 23 ottobre, Invitalia, la società pubblica che fa capo al Ministero dell'economia e delle finanze e che detiene il 38 per cento delle quote di ADI, ha inviato una lettera al presidente e all'amministratore di ADI e ad Arcelor Mittal, con una serie di rilievi sul mancato rispetto delle pattuizioni contrattuali. In primo luogo, viene contestata ad ADI la mancata comunicazione al socio pubblico in merito allo stato della società siderurgica ai fini della valutazione sul possibile esercizio dei propri diritti, ivi compresa la sussistenza dei presupposti per l'ammissione di ADI alla procedura di amministrazione straordinaria, come previsto dal decreto-legge n. 2 del 2023. In secondo luogo, viene evidenziato il mancato aggiornamento dei piani di produzione dell'acciaio, nonché delle comunicazioni relative alla situazione economico-patrimoniale e finanziaria e ai flussi di cassa a 12 mesi, per far fronte all'impegno assunto di portare la produzione di acciaio a 4 milioni di tonnellate. Infine, viene sottolineato che l'11 settembre 2023, il ministro Fitto avrebbe sottoscritto un memorandum con l'amministratore delegato di ADI e Arcelor Mittal, senza alcuna chiarezza sugli impegni finanziari assunti dalle parti;
la sottoscrizione del memorandum da parte dell'amministratore delegato di ADI, secondo Invitalia, sarebbe avvenuta senza alcuna preventiva informazione al consiglio di amministrazione di ADI e successivamente senza alcuna comunicazione di merito nel corso delle sedute del consiglio di amministrazione di ADI del 21 settembre e del 16 ottobre 2023;
tale accordo, oltre a confermare il cambio netto della posizione del Governo in favore di Arcelor Mittal, apre la strada alla cessione al gruppo franco-indiano della quota pubblica, archiviando ogni ipotesi finora sostenuta di portare Invitalia al 60 per cento del capitale di ADI con il coinvolgimento di una cordata di imprenditori siderurgici italiani con l'obiettivo di rilanciare lo stabilimento di Taranto;
i sindacati hanno sottolineato la gravità della vicenda evidenziando che, nell'incontro con il Governo del 27 settembre 2023, i Ministri presenti avrebbero negato la sottoscrizione di un memorandum con Arcelor Mittal ed oggi chiedono trasparenza e certezze sulla situazione e sul futuro degli stabilimenti siderurgici di Taranto, Genova e Novi Ligure,
si chiede di sapere:
se corrisponda al vero che il ministro Fitto abbia sottoscritto un memorandum of understanding con l'amministratore delegato di ADI e Arcelor Mittal;
se il Ministro in indirizzo sia stato preventivamente informato e ne abbia condiviso i contenuti e se sia a conoscenza di comunicazioni in tal senso anche nei confronti della società pubblica che fa capo al Ministero e che detiene il 38 per cento delle quote di ADI;
se intenda chiarire le motivazioni sottostanti alla mancata comunicazione della sottoscrizione del memorandum da parte del ministro Fitto e dell'amministratore delegato di ADI a tutti i soggetti interessati, ivi compresi i sindacati e il consiglio di amministrazione di ADI;
se intenda rendere pubblici i contenuti del memorandum al fine di comprendere quali siano le condizioni e le prospettive per ADI e la strategia che si intende mettere in atto con tale accordo per garantire la continuità aziendale e i livelli occupazionali di una realtà di importanza strategica per il Paese;
se sia interesse di tutto il Governo procedere alla cessione delle quote pubbliche ad Arcelor Mittal, rinunciando al percorso finalizzato a portare società pubblica che fa capo al Ministero al controllo del capitale di ADI.
Interrogazione sullo sfratto di appartenenti alle Forze dell'ordine da alloggi di edilizia agevolata a Roma
(3-00761) (25 ottobre 2023)
Ronzulli, Damiani, Fazzone, Gasparri, Lotito, Occhiuto, Paroli, Rosso, Silvestro, Ternullo, Zanettin. - Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti -
Premesso che:
è stato previsto l'avvio di un programma straordinario di edilizia residenziale concesso in locazione ai dipendenti dello Stato, civili e militari, impegnati o coinvolti nella lotta alla criminalità organizzata, con priorità per coloro che sono stati trasferiti per esigenze di servizio (ai sensi dell'art. 18 del decreto-legge 13 maggio 1991, n. 152);
con decreto 17 gennaio 1992 il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti ha emanato un bando di gara per la realizzazione del programma straordinario di edilizia residenziale agevolata e con nota ministeriale n. 794/01 del 12 luglio 2001 ha comunicato alla Prefettura di Roma la realizzazione di 54 alloggi realizzati nel comune di Roma;
la Prefettura di Roma ha assegnato in locazione 54 alloggi di edilizia agevolata ai dipendenti della Polizia di Stato, Arma dei Carabinieri, della Guardia di finanza, della Polizia penitenziaria, dell'ex Corpo forestale dello Stato, nonché ai dipendenti del Ministero della giustizia e personale dell'amministrazione civile del Ministero dell'interno o personale di altre amministrazioni comunque impegnati o coinvolti nella lotta alla criminalità organizzata, che hanno prestato e prestano servizio nell'ambito della provincia di Roma, a seguito di trasferimento d'ufficio, con priorità per coloro che sono stati trasferiti per esigenze di servizio a decorrere dal 13 maggio 1991;
per la realizzazione dell'intervento edilizio in data 21 gennaio 2004 è stata stipulata con il Comune di Roma apposita concessione del diritto di superficie sui comparti in località Mazzalupo, nella zona di Boccea;
dal 2005 risultano 54 famiglie di dipendenti delle forze dell'ordine assegnatari dell'alloggio sociale costruito in edilizia residenziale agevolata, in immobili ubicati a Roma, Collina delle muse, Boccea, in via Splendore, attualmente coinvolte in procedure di sfratti esecutivi da parte dell'impresa immobiliare esecutrice e titolare dei finanziamenti pubblici per la costruzione degli alloggi sociali;
dal gennaio 2023 la società costruttrice, beneficiaria dei fondi pubblici concessi dal Ministero per la realizzazione del programma edilizio ricadente sui terreni del Comune di Roma, una volta terminati i contratti di locazione, ha messo sul mercato gli appartamenti a soggetti terzi estranei alle forze dell'ordine con particolare violazione della finalità pubblicistica della realizzazione degli interventi edilizi;
il 24 maggio 2023 il provveditorato alle opere pubbliche per il Lazio, con nota inviata a tutti gli organi competenti, ha invitato a verificare il rispetto della normativa in materia di edilizia agevolata e la possibilità, da parte degli assegnatari, di riscattare gli immobili assegnati, secondo la normativa vigente;
la Regione Lazio con nota del 19 giugno 2023, a seguito del tavolo tecnico richiesto dal competente provveditorato alle opere pubbliche, ha fornito chiarimenti sul fatto che gli alloggi realizzati con il programma non potranno essere "liberamente utilizzati" dal soggetto attuatore, stante la finalità pubblicistica imposta dalla legge di finanziamento (come disposto dall'art. 5, comma 2, della legge 8 febbraio 2001, n. 21);
appare necessario e improrogabile che gli assegnatari degli alloggi intravedano la possibilità di esercitare il diritto di prelazione e riscattare gli immobili assegnati, secondo la normativa di settore, in subordine, o prevedere, alla scadenza dei contratti in essere, una proroga ope legis a tempo indeterminato o che in analoga fattispecie si possa recuperare il contributo finanziario e il diritto di superficie,
si chiede di sapere:
quali iniziative, per quanto di competenza, il Ministro in indirizzo intenda mettere in campo in ordine alla vicenda, al fine di evitare gli sfratti delle famiglie coinvolte delle forze dell'ordine impegnati nella lotta alla criminalità organizzata;
se ritenga necessario, per quanto di competenza, adottare iniziative normative per introdurre disposizioni sul diritto di prelazione agli assegnatari degli alloggi realizzati a seguito di contributo pubblico in materia di edilizia residenziale agevolata.
Interrogazione sui programmi e le misure tecniche per la sicurezza nei treni e nelle stazioni ferroviarie
(3-00766) (25 ottobre 2023)
Romeo, Minasi, Germanà, Potenti, Pirovano, Spelgatti, Tosato. - Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti -
Premesso che:
la protezione e il controllo dei più importanti asset della rete ferroviaria, come i tratti di linea, le gallerie, i ponti, e le stazioni sono fondamentali per garantire continuità ed efficienza della circolazione, ma anche per elevare la sicurezza dei viaggiatori che usufruiscono del servizio;
il livello di sicurezza delle stazioni ferroviarie italiane è misurato nella "carta dei servizi" di RFI sulla base di due indicatori: la percezione di sicurezza da parte dei viaggiatori, espressa attraverso questionari riferiti sia all'ambiente interno che a quello esterno, e il numero dei furti subiti dai medesimi all'interno degli asset ferroviari, forniti dal Ministero dell'interno;
lo scorso 30 gennaio 2023 è stato siglato un accordo tra il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, in accordo con il Ministero dell'interno, e il gruppo Ferrovie dello Stato italiane avente ad oggetto un piano volto a incrementare la sicurezza degli utenti;
il piano prevedeva, oltre ad un ulteriore aumento di gate e tornelli nelle stazioni, anche la creazione di un veicolo societario, FS Security, dedicato ad incrementare la sicurezza negli asset di competenza. La nuova società, che entro la fine dell'anno completerà la definizione del proprio piano industriale, ha il compito di coordinare le attività di sicurezza del gruppo FS, completando un percorso di significativo rafforzamento delle attività operative (con personale ferroviario abilitato o con servizi di sicurezza "sussidiaria") e con investimenti in tecnologie;
la società, costituita il 21 febbraio 2023, vedrà un ulteriore incremento di personale nel prossimo triennio di 1.000 addetti per il controllo dei varchi ferroviari a supporto alle forze di polizia ferroviaria;
con riferimento all'impiego di tecnologie, è assolutamente necessario intervenire con sistemi di monitoraggio tecnologici specialistici degli asset della rete che siano all'avanguardia, che possano essere messi a disposizione del personale,
si chiede di sapere quali siano le azioni programmate per proseguire, ampliare e potenziare gli interventi volti a garantire la sicurezza delle stazioni ferroviarie degli asset della rete per tutti i cittadini e viaggiatori.
Interrogazione sui lavori nella galleria del Fréjus
(3-00762) (25 ottobre 2023)
Ambrogio, Malan, Sigismondi, Rosa, De Priamo, Farolfi, Petrucci. - Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti -
Premesso che:
SITAF S.p.A. (Società italiana traforo autostradale del Fréjus) è ente concessionario per l'autostrada A32 (Torino-Bardonecchia) e, di concerto con la francese SFTRF, per il traforo del Fréjus T4, con un totale di 94 chilometri di tratta autostradale gestita;
l'infrastruttura, insieme alla A10 Genova-Ventimiglia (autostrada dei Fiori) e alla A5 (autostrada della Valle d'Aosta), è uno dei principali collegamenti con la Francia, nonché parte integrante del corridoio mediterraneo della rete transeuropea di trasporto (TEN-T), e assume, con particolare evidenza per i flussi turistici ed economici legati agli scambi transfrontalieri, assoluta valenza nazionale e internazionale;
considerato che i numerosi cantieri aperti, ad oggi, sulla tratta causano, specialmente in ordine al turismo pendolare dei fine settimana, al pendolarismo lavorativo (per il quale la A32 è fondamentale infrastruttura di collegamento tra i circa 100.000 abitanti della Valsusa e l'area metropolitana di Torino), e ai giorni di esodo e controesodo estivo, lunghe code e frequenti disagi in corrispondenza delle gallerie (circa 18 chilometri), dei viadotti (circa 19 chilometri) e dei rilevati (36 chilometri) oggetto di interventi strutturali e di conformità;
evidenziato che:
come è prevedibile, con la chiusura del traforo del monte Bianco (T1) dal 16 ottobre al 18 dicembre 2023, il traforo del Fréjus (T4) e il raccordo autostradale della A32 diverranno alternativa naturale per i flussi transfrontalieri di persone e merci da e per la Francia;
un recente accordo tra Banca europea per gli investimenti (BEI), Cassa depositi e prestiti (CDP), UniCredit, SACE e la SITAF destina ulteriori risorse, per complessivi 247 milioni di euro, da utilizzare per l'ammodernamento e la sicurezza della A32;
questo finanziamento si aggiunge a quello da 320 milioni di euro concesso, già nel 2013, per la realizzazione della seconda galleria del T4, che dovrebbe essere inaugurata entro fine 2023;
considerato che:
i territori montani interessati, siano essi insistenti in bassa o in alta Valsusa, vedono nel turismo, ormai destagionalizzato, uno dei fattori economici di maggior peso e rilevanza;
l'attuale e pressoché assoluta aleatorietà dei tempi di percorrenza, causata dall'eccessiva concentrazione, in un arco temporale ridotto, di un numero eccessivo di interventi di straordinaria manutenzione, nonché la mancanza di un coordinamento organizzativo tra ente gestore, amministrazioni locali e istituzioni centrali, rischia di limitare sensibilmente le presenze turistiche nell'area;
il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, di concerto con la Regione Piemonte e i sindaci coinvolti, ha convocato i vertici SITAF in occasione del caos viabilità innescato, la mattina del 2 maggio 2023, per la chiusura, comunicata dall'ente gestore solo quattro giorni prima, degli svincoli di Avigliana ovest e Avigliana centro, per consentire la realizzazione della nuova pavimentazione drenante e dei lavori di adeguamento della galleria "La Perosa",
si chiede di sapere:
se l'attuale cantierizzazione della A32 sia, in qualche modo, frutto di concertazione con SITAF da parte del Ministero;
se, di converso, SITAF abbia o meno fornito un cronoprogramma dei lavori e se questo sia stato eventualmente avallato dal Ministero;
se il Ministro in indirizzo non ritenga necessario, o quantomeno utile, riconvocare con urgenza i vertici SITAF S.p.A. e valutare l'opportunità di istituire un tavolo temporaneo di coordinamento, supervisione e calendarizzazione condivisa dei cantieri, attuali e futuri, della A32, così da individuare un cronoprogramma di avanzamento che sia sostenibile e che ridimensioni, il più possibile, i disagi descritti, garantendo altresì all'infrastruttura un'operatività residua sufficiente a gestire i flussi veicolari previsti, anche a fronte della valenza internazionale della tratta.
Interrogazione sul progetto di realizzazione di un ponte sospeso in area protetta a Costermano del Garda (Verona)
(3-00760) (25 ottobre 2023)
Aurora Floridia, De Cristofaro. - Al Ministro dell'ambiente e della sicurezza energetica -
Premesso che:
in data 22 dicembre 2003, la decisione della Commissione europea n. 69 ha confermato come sito di interesse comunitario (SIC) il monte Baldo e le località della val dei Mulini, di Senge di Marciaga e di rocca di Garda ubicate nel comune di Costermano sul Garda, in provincia di Verona;
il 30 giugno 2023, la delibera n. 88 della Giunta comunale ha approvato il project financing di iniziativa privata avente ad oggetto la realizzazione di un ponte e le relative strutture di servizio, la realizzazione di un parcheggio per 400 persone e 10 autobus;
considerato che:
il 18 ottobre 2021, 65 associazioni veronesi hanno sottoscritto un appello per fermare il progetto di realizzazione del ponte nell'area naturalistica di Costermano sul Garda e tutelarne l'eccezionale biodiversità;
in data 8 agosto 2023, è stato presentato un esposto alla Procura della Corte di conti di Venezia e alla Procura generale presso il Tribunale di Verona nei confronti del sindaco, degli assessori comunali, dei consiglieri di maggioranza e del segretario comunale di Costermano sul Garda da parte dei consiglieri di minoranza, che denunciano perequazioni urbanistiche per il progetto del ponte sospeso sopra la valle dei Mulini e l'ipotesi di reato in "abuso d'ufficio e danno alle finanze del Comune";
nel corso degli anni il monte Baldo e la valle dei Mulini sono stati oggetto di ripetuti interventi programmati a Costermano sul Garda a forte impatto sull'equilibrio ecosistemico, per la creazione di importanti hotspot interessati anche da cementificazione, ai fini di promuovere un alto afflusso turistico;
tutti questi interventi non sono stati sottoposti a valutazione di incidenza ambientale (VIncA) cumulativa, come prescritto dall'articolo 6 della direttiva n. 92 o direttiva "Habitat";
ritenuto che:
la realizzazione di un ponte sospeso, lungo circa 330 metri e alto circa 70 metri, illuminato e a pagamento, inoltre, prevede la costruzione di un campeggio, l'ampliamento di alcuni edifici con aumento della cubatura delle strutture già esistenti, la predisposizione di torri, passerelle e piattaforme e un parcheggio, in un'area incontaminata, precedentemente non edificabile, attirando un turismo di massa non confacente a un sito di interesse comunitario;
nel territorio comunale di Costermano sul Garda sono presenti aree a rischio idrogeologico, erosione e caduta massi, e la stessa valle dei Mulini è stata interessata nel 2020 da una frana;
il territorio in questione è molto vulnerabile a causa di un'elevata perdita di biodiversità, dovuta anche a un forte sviluppo edilizio che ha trasformato i centri lacustri e l'entroterra,
si chiede di sapere:
se il Ministro in indirizzo intenda chiarire come sia possibile costruire un ponte che impatterebbe in modo significativo assieme alle altre opere e infrastrutture programmate in un'area così fragile, riconosciuta sito di interesse comunitario;
quali misure di mitigazione e di adattamento siano state previste per la salvaguardia, il rispetto della legalità, della tutela e dell'integrità dell'ecosistema naturale presente nell'area interessata;
quali iniziative, per quanto di competenza, intenda avviare in merito alle autorizzazioni rilasciate per il suddetto progetto in materia di vincoli paesaggistici, monumentali, ambientali e architettonici a tutela del Comune di Costermano sul Garda, considerata l'assenza di una valutazione di incidenza ambientale cumulativa di tutti i progetti e interventi previsti.
Interrogazione sulle comunità energetiche rinnovabili
(3-00763) (25 ottobre 2023)
Di Girolamo. - Al Ministro dell'ambiente e della sicurezza energetica -
Premesso che:
con il decreto-legge n. 162 del 2019, recante "Disposizioni urgenti in materia di proroga di termini legislativi, di organizzazione delle pubbliche amministrazioni, nonché di innovazione tecnologica", sono state introdotte anche nel nostro Paese le "comunità energetiche rinnovabili" (o energy community) previste dalla direttiva europea RED II (2018/2001/UE);
si tratta, in sintesi, di associazioni che possono essere costituite da cittadini, enti pubblici locali, o PMI che diventano prosumer;
secondo uno studio del Politecnico di Milano, entro il 2025 le comunità energetiche rinnovabili italiane arriveranno dall'attuale centinaio a 40.000 coinvolgendo circa 1,2 milioni di famiglie, 200.000 uffici e 10.000 piccole e medie imprese. Un altro studio ("Le comunità energetiche in Italia", cofirmato dall'ENEA) valuta in 264 milioni i cittadini dell'Unione che diventeranno produttori-consumatori di energia generando fino al 45 per cento dell'elettricità rinnovabile complessiva del sistema;
l'aspetto determinante è proprio l'idea dei produttori-consumatori, con una forte attenzione al sostegno delle fasce economicamente più deboli, che segna il passaggio da un modello verticale (poche grandi centrali fossili o nucleari) a un modello orizzontale, decentrato, con milioni di punti di produzione e autoproduzione di energia;
il coinvolgimento della comunità in esperienze di questo genere è una concreta occasione di diffusione su larga scala, anche grazie ai 2,2 miliardi di euro che il PNRR assegna allo sviluppo delle comunità energetiche per i Comuni sotto i 5.000 abitanti;
a fronte dei numeri riportati ad oggi, in Italia, su 100 comunità energetiche mappate a giugno 2022, 50 hanno completato l'iter di attivazione presso il GSE e di queste solo tre hanno ricevuto i primi incentivi statali;
i decreti attuativi per le comunità energetiche erano attesi per il mese di marzo 2022 e ad oggi non risultano ancora emanati,
si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo sia consapevole dell'urgenza di definire le regole attuative necessarie a dare avvio definitivo alle comunità energetiche e quali siano le effettive tempistiche di emanazione della normativa mancante.
Allegato B
VOTAZIONI QUALIFICATE EFFETTUATE NEL CORSO DELLA SEDUTA
Congedi e missioni
Sono in congedo i senatori: Barachini, Bilotti, Bongiorno, Borgonzoni, Butti, Castelli, Cattaneo, Croatti, D'Elia, De Poli, Durigon, Fazzolari, Garavaglia, Giacobbe, La Marca, La Pietra, Licheri Ettore Antonio, Mirabelli, Monti, Morelli, Nocco, Orsomarso, Ostellari, Paroli, Rauti, Renzi, Rubbia, Segre, Sisto, Ternullo e Turco.
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Sono assenti per incarico avuto dal Senato i senatori: Zampa, per attività dell'Assemblea parlamentare del Consiglio d'Europa; Matera, per attività della 4ª Commissione permanente; Misiani, per attività della 5ª Commissione permanente; Zullo, per attività della 10ª Commissione permanente; Borghi Claudio, Borghi Enrico e Ronzulli, per attività del Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica; Occhiuto, Sbrollini e Valente per partecipare a un incontro istituzionale; Casini e De Priamo, per partecipare a un incontro internazionale; Licheri Sabrina e Marton, da considerarsi in missione ai sensi dell'art. 108, comma 2, primo periodo, del Regolamento.
Commissioni permanenti, approvazione di documenti
La 7a Commissione permanente (Cultura e patrimonio culturale, istruzione pubblica, ricerca scientifica, spettacolo e sport), nella seduta del 24 ottobre 2023, ha approvato, ai sensi dell'articolo 50, comma 2, del Regolamento, una risoluzione a conclusione dell'esame dell'affare assegnato sulla valorizzazione del distretto del contemporaneo in Roma (Doc. XXIV, n. 10).
Il predetto documento è inviato al Ministro della cultura.
Commissione parlamentare di inchiesta sul fenomeno delle mafie e sulle altre associazioni criminali, anche straniere, variazioni nella composizione
Il senatore Francesco Silvestro, con lettera del 25 ottobre 2023, ha rassegnato le proprie dimissioni da membro della Commissione parlamentare di inchiesta sul fenomeno delle mafie e sulle altre attività, anche straniere.
Risposte scritte ad interrogazioni
(Pervenute dal 19 al 26 ottobre 2023)
SOMMARIO DEL FASCICOLO N. 36
BEVILACQUA: sulle prospettive del personale dell'azienda Isolfin dopo la rescissione del contratto con Fincantieri (4-00708) (risp. DURIGON, sottosegretario di Stato per il lavoro e le politiche sociali)
BILOTTI ed altri: sul rilascio del cittadino italo-palestinese Khaled El Qaisi, detenuto in Israele (4-00732) (risp. SILLI, sottosegretario di Stato per gli affari esteri e la cooperazione internazionale)
BORGHESE: sul malfunzionamento della piattaforma per la prenotazione di servizi consolari per i cittadini all'estero (4-00674) (risp. SILLI, sottosegretario di Stato per gli affari esteri e la cooperazione internazionale)
GASPARRI: sull'assoluzione di un cittadino del Bangladesh dall'accusa di maltrattamenti ai danni della moglie (4-00683) (risp. NORDIO, ministro della giustizia)
LA MARCA: sui malfunzionamenti del portale "Fast It" per gli italiani residenti all'estero (4-00687) (risp. SILLI, sottosegretario di Stato per gli affari esteri e la cooperazione internazionale)
MAGNI: sulla repressione violenta delle proteste popolari in Perù (4-00301) (risp. TRIPODI, sottosegretario di Stato per gli affari esteri e la cooperazione internazionale)
sui crimini commessi contro la popolazione yazida (4-00565) (risp. SILLI, sottosegretario di Stato per gli affari esteri e la cooperazione internazionale)
MAIORINO ed altri: sull'assoluzione di un cittadino del Bangladesh dall'accusa di maltrattamenti ai danni della moglie (4-00714) (risp. NORDIO, ministro della giustizia)
Interrogazioni
RANDO, ALFIERI, BASSO, CAMUSSO, FRANCESCHELLI, FURLAN, LA MARCA, MALPEZZI, ROJC, SENSI, ZAMBITO, ZAMPA - Ai Ministri dell'interno e della salute. - Premesso che:
il 5 agosto 2023, il dirigente veterinario dell'ASP di Catanzaro (sede di Soverato), Roberto Macrì, ha ricevuto una lettera contenente esplicite minacce alla sua persona;
il fatto, prontamente segnalato alle forze dell'ordine, si configura come l'ennesimo atto intimidatorio riconducibile alla sua attività istituzionale presso l'Azienda sanitaria provinciale di Catanzaro; a tal proposito si ricorda che il primo atto intimidatorio a suo danno risale a gennaio 2004, cui sono poi seguiti, nel corso degli anni, ulteriori gravissimi episodi;
considerato che:
gli episodi cui è stato vittima il dottor Macrì non rappresentano un caso isolato e raro, come documentato nel libro "Veterinaria e mafie" che raccoglie testimonianze in tal senso;
tale grave e diffusa situazione ha generato nel tempo l'attenzione e l'impegno di varie rappresentanze della medicina veterinaria pubblica. Si citano qui solo alcune delle iniziative salienti promosse da soggetti diversi, come ANMVI (Associazione medici veterinari italiani), FNOVI (Federazione nazionale ordini veterinari italiani), FVM (Federazione veterinari e medici) affiliata al maggior sindacato dei veterinari pubblici SIVEMP (Sindacato italiano veterinari di medicina pubblica), CGIL;
l'Osservatorio nazionale sulla sicurezza degli esercenti le professioni sanitarie e socio-sanitarie istituito con decreto dei Ministeri della salute e dell'interno 13 gennaio 2022 presso la Direzione generale delle professioni sanitarie e delle risorse umane del servizio sanitario nazionale del Ministero della salute ha il compito di monitorare gli episodi di violenza commessi ai danni degli esercenti le professioni sanitarie e socio-sanitarie nell'esercizio delle loro funzioni, di monitorare gli "eventi sentinella" che possano dar luogo a fatti commessi con violenza o minaccia ai loro danni, di promuovere studi e analisi per la formulazione di proposte e misure idonee a ridurre i fattori di rischio negli ambienti più esposti, di monitorare l'attuazione delle misure di prevenzione e protezione a garanzia dei livelli di sicurezza sui luoghi di lavoro, anche promuovendo l'utilizzo di strumenti di videosorveglianza, di promuovere la diffusione delle buone prassi in materia di sicurezza degli esercenti le professioni sanitarie e socio-sanitarie, anche nella forma del lavoro in équipe;
dopo gli ultimi fatti accaduti al dottor Roberto Macrì, l'ANMVI ha scritto ai Ministri della salute e dell'interno per segnalare l'accaduto e per sottolineare come la legge 14 agosto 2020, n. 113 (Disposizioni in materia di sicurezza per gli esercenti le professioni sanitarie e sociosanitarie nell'esercizio delle loro funzioni), non sia adeguatamente focalizzata sul contesto della professione veterinaria; nella stessa lettera ha sottolineato che il primo rapporto dell'Osservatorio, pur evidenziando come "il fenomeno delle aggressioni al personale sanitario assuma una particolare rilevanza nell'ambito della medicina veterinaria", non fa alcun cenno sull'esposizione alla criminalità, dovuta anche alla peculiarità delle funzioni del medico veterinario;
egli è chiamato in ogni suo atto, in qualunque area operi (sanità animale, igiene delle produzioni zootecniche o ispezione degli alimenti) a controllare che l'operatore (allevatore o produttore) investa le risorse umane e finanziarie atte a garantire, oltre alla tutela del patrimonio zootecnico, anche quella della salute pubblica attraverso la sicurezza alimentare e il controllo delle zoonosi. Inoltre, opera in un settore, quello della filiera alimentare, in cui ogni intervento mette in gioco ingenti risorse economiche e in cui, come sottolineato dai rapporti sulle agromafie, è forte la presenza criminale,
si chiede di sapere:
se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza dei fatti esposti e quali iniziative intendano porre in essere per prevenire episodi come quelli che hanno coinvolto il dottor Macrì;
se il Ministro della salute non ritenga di doversi attivare per monitorare gli eventi sentinella che possano dar luogo a fatti commessi con violenza o minaccia ai danni dei medici veterinari del SSN nell'esercizio delle loro funzioni.
(3-00769)
PARRINI, FRANCESCHELLI, ZAMBITO - Al Ministro per la protezione civile e le politiche del mare. - Premesso che:
mercoledì 18 ottobre 2023 un improvviso e violentissimo nubifragio si è abbattuto su Follonica, in provincia di Grosseto, dove in una sola ora si sono registrati 127 millimetri di pioggia (la quantità d'acqua che solitamente precipita in un mese);
a seguito di tale evento si sono verificati molti allagamenti, che hanno interessato sia il lungomare che le zone periferiche, e che hanno richiesto numerosi interventi da parte delle forze dell'ordine;
i vigili del fuoco hanno lavorato a lungo per tamponare i danni e svuotare dall'acqua le zone che sono state colpite. Fortunatamente non si sono registrati feriti, anche se i vigili del fuoco hanno operato con squadre sia dal distaccamento locale che dal comando di Grosseto;
l'amministrazione comunale si è subito attivata per elaborare una stima completa e dettagliata dei danni;
tale stima, che verrà trasmessa alla Regione Toscana per richiedere lo stato di emergenza, è di 1.958.000 euro così suddivisi: lavori di ripristino fosse, fogne e manti stradali: 820.000 euro; danni privati: 1.060.000 euro; ripristino di edifici pubblici e impianti sportivi: 78.000 euro; ripristino del litorale: 20.000 euro;
appare evidente come l'entità dei danni, nonostante l'evento alluvionale sia stato circoscritto territorialmente, sia stata devastante per la comunità di Follonica;
ritardi eccessivi sui risarcimenti ed il ripristino delle infrastrutture potrebbero avere quindi ricadute significative sulle attività economiche ed imprenditoriali e conseguentemente sui livelli occupazionali locali,
si chiede di sapere se il Governo non ritenga urgente e necessario intraprendere, in relazione a quanto esposto, provvedimenti al fine di assicurare il pieno ed immediato ristoro dei danni subiti, pubblici e privati, nel comune di Follonica a seguito dell'alluvione di mercoledì 18 ottobre.
(3-00770)
Interrogazioni con richiesta di risposta scritta
GUIDOLIN, SIRONI, MAZZELLA - Ai Ministri delle infrastrutture e dei trasporti, dell'ambiente e della sicurezza energetica e della salute. - Premesso che il lago di Garda è un territorio a forte vocazione turistica, diviso tra tre regioni (Lombardia, Veneto e Trentino-Alto Adige) e caratterizzato da paesaggi naturalistici unici inseriti nella rete "Natura 2000" (direttiva 2009/147/CE). Le sue rive hanno una vegetazione tipica mediterranea (olivo, vite, agrumi, palme, alberi da frutto, agavi, cipressi) grazie al microclima creato dall'enorme bacino protetto da pareti rocciose che in alcuni casi cadono direttamente sul lago;
considerato che:
negli ultimi anni c'è stato un parziale avvio di due importanti opere come "la ciclovia del Garda" e "il nuovo collettore del Garda", in un territorio già altamente urbanizzato;
in particolare, il comitato tecnico scientifico ciclovie turistiche del Ministero delle infrastrutture e della mobilità sostenibili nel marzo 2022 ha approvato il progetto tecnico economico finanziario della "ciclovia turistica del Garda", pista ciclopedonale promiscua che interessa l'intero perimetro del lago per circa 144 chilometri con un costo preventivo complessivo di 344.000.000 euro, destinato ad aumentare visto l'aumento del costo dei materiali e la complessità del tratto trentino;
il progetto del nuovo collettore del Garda dal lato veronese prevede la posa di nuove condotte e la realizzazione di nuove stazioni di pompaggio, oltre alla ristrutturazione e all'ammodernamento della struttura esistente, mediante la posa di circa 60 chilometri di nuove condotte nel tratto compreso tra Malcesine e il depuratore di Peschiera del Garda, per un importo complessivo di 116,5 milioni di euro. Il finanziamento di quest'opera, disposto dal Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, ammonta a 44,3 milioni di euro;
il presidente dell'azienda Gardesana servizi ha recentemente dichiarato che "con il prossimo appalto, noi abbiamo consumato tutte le risorse a nostra disposizione. Siamo preoccupati che quest'opera fondamentale e decisiva per l'ambiente, il turismo e la nostra economia si fermi e rimanga un'incompiuta. Altro elemento che preoccupa, più volte ribadito nelle riunioni ufficiali anche con la Regione Veneto, è che mentre condividiamo fortemente la realizzazione della ciclovia del Garda, il rischio è che se non vengono stanziati i fondi necessari, la Regione realizzerà la ciclovia e noi saremo costretti, un domani, a romperla per posare le nostre tubazioni che oggi non siamo in grado di mettere per mancanza di finanziamenti" ("veronasera.it", 17 ottobre 2023);
il progetto del nuovo collettore del Garda dal lato bresciano è in forte ritardo rispetto a quello veronese e non risulta che sia stato trovato un accordo tra gli enti coinvolti per avanzare con le richieste di finanziamento;
considerato infine che il collettore del Garda realizzato negli anni '70 comprende tratti interrati, posati sul fondale del lago e al suo interno, che inevitabilmente oggi sono soggetti a corrosione tanto che nel 2021 a seguito di un'ispezione delle condotte sublacuali fatto da Acque bresciane si sono rilevati 248 punti di corrosione delle condotte, a volte anche rilevanti. Questo ha reso necessario un intervento per la riparazione che però non potrà risolvere il problema visto che i 248 punti di corrosione si sono formati ad un anno dall'ultimo controllo. Le condotte sublacuali che attraversano il lago vanno dismesse e sembra evidente che con questo livello di corrosione siano inevitabili sversamenti nell'acqua del lago che potrebbero essere pericolosi per la salute dell'uomo. Nel 2021 da un monitoraggio di Legambiente con dei prelievi di acqua fatti sulle sponde bresciane sono risultati sopra i valori di legge 5 campioni su 7, e sono stati trovati enterococchi intestinali ed Escherichia coli,
si chiede di sapere:
se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza della grave situazione descritta che oltre ad un danno economico potrebbe anche essere pericolosa per la salute dei cittadini;
se intendano verificare il coordinamento per la realizzazione delle due opere onde evitare sperpero di denaro pubblico;
come intendano intervenire per ripristinare l'ordine delle priorità degli interventi tenendo in considerazione che la tutela della salute pubblica va messa al primo posto.
(4-00803)
GUIDOLIN, SIRONI, MAZZELLA - Ai Ministri dell'ambiente e della sicurezza energetica e delle infrastrutture e dei trasporti. - Premesso che:
a pochi passi dal lago di Garda, nel territorio della provincia di Verona e del comune di Costermano del Garda, sorge la "val dei Mulini", una vallata attraversata dal torrente Tesina tra le colline moreniche dell'area del Garda. La storia del sito, citata, tra le altre fonti, dal FAI (Fondo per l'ambiente italiano), è legata alla presenza di antichi mulini che facevano uso della forza dell'acqua del torrente per la macinazione dei cereali antichi coltivati in loco. Ad oggi, la zona ha mantenuto un'alta valenza naturalistica, geologica e paesaggistica, che ha consentito lo sviluppo di un ricco e prezioso patrimonio vegetale e animale;
la zona, inoltre, è parte della zona speciale di conservazione IT3210007 "monte Baldo: val dei Mulini, Senge di Marciaga, rocca di Garda" dal 2003, oltre ad essere inserita nella rete europea "Natura 2000";
lo studio naturalistico "Val dei Mulini: hotspot di biodiversità", pubblicato sul "Quaderno culturale" 2022 n. 33 de "il Baldo" e curato dalla naturalista Francesca Dall'Ora e da Giovanni Bombieri (WBA, World biodiversity association), citato dal sito del WWF di Verona, ha sottolineato la ricchezza delle sorgenti dell'area, con la presenza del gambero di fiume europeo (Austropotamobius pallipes), il patrimonio naturalistico delle orchidee spontanee e del Gypsophila papillosa, detto "velo da sposa", endemismo puntiforme del monte Baldo, oltre alla Gonepteryx cleopatra, lepidottero che si trova solo nella zona di Garda;
considerato che:
la Regione Veneto ha approvato il masterplan "Costermano sul Garda 2030 - Cittadella dello Sport all'aria aperta", avendo come committente il medesimo Comune;
il progetto prevede la costruzione di un ponte sospeso denominato "Garda line bridge" lungo 333 metri per 66 di altezza, che dovrebbe diventare il ponte ciclopedonale più lungo d'Italia e il terzo, invece, tra i ponti tibetani nel nostro Paese, l'istituzione di un glamping (camping glamour), la creazione di un parcheggio da 400 posti auto e 10 per i pullman, tutto a ridosso della prestigiosa e fragile area naturalistica non edificabile;
numerose associazioni, come Italia Nostra e il WWF veronese, insieme ad attivisti, esperti e cittadini comuni, stanno segnalando il pericolo di uno sfregio paesaggistico-ambientale dovuto alla costruzione del ponte, che taglierebbe in due l'unità di veduta della valle, e di alcuni altri interventi previsti dal masterplan, con un potenziale danno per il patrimonio naturalistico dell'area e il pericolo per gli stessi visitatori circa il rischio di frane su entrambi i versanti;
considerato inoltre che:
dei rischi connessi agli interventi previsti dal progetto e di taluni dubbi sollevati in merito alle operazioni urbanistiche connesse hanno parlato diversi organi di informazione, tra cui il sito de "il Fatto Quotidiano", con un articolo dal titolo "La Valle dei Mulini minacciata dal ponte sospeso: riqualificazione o luna park?" del 28 settembre 2023 e la trasmissione "Report" del 22 ottobre;
nel sito istituzionale del Ministero della cultura, tra le attività coordinate dalla sede italiana del Consiglio d'Europa, si fa riferimento alla valle dei Mulini con la seguente descrizione: "Un luogo fortemente minacciato dalle progettazioni urbanistiche dell'amministrazione comunale, che ha in programma in Val dei Mulini la costruzione di un ponte sospeso di 330 mt, un camping comunale, aree ristoro e aree museali, percorsi esperienziali e parcheggi",
si chiede di sapere:
se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza di quanto riportato;
se ritengano che le criticità descritte, i cui effetti si ripercuotono su ambiente e cittadini dell'area, siano meritevoli di adeguati approfondimenti circa l'esigenza di tutela dell'ambiente e del patrimonio naturalistico-ambientale e la regolarità di ogni procedura e, di conseguenza, se intendano intervenire nelle sedi di competenza per fare luce sulla questione;
quali ulteriori iniziative di competenza intendano intraprendere al fine di evitare i rischi connessi agli interventi previsti.
(4-00804)
ZAMBITO, PARRINI, FRANCESCHELLI - Ai Ministri del lavoro e delle politiche sociali e dell'interno. - Premesso che:
da un articolo pubblicato su "Il Tirreno" il 24 ottobre 2023, si apprende che uno dei capi reparto dell'azienda metalmeccanica "Ristori" di Montecalvoli, nel comune di Santa Maria a Monte, nella provincia di Pisa, avrebbe insultato e offeso ripetutamente i lavoratori, in larga maggioranza extracomunitari originari del Senegal, con frasi razziste, anche indossando una maglietta inneggiante al fascismo;
della vicenda si è interessato anche il commissariato di Pontedera, che ha già acquisito informazioni, riservandosi, al completamento delle indagini, di porre in essere gli atti di sua competenza;
a parere degli interroganti è già grave che un capo reparto si permetta di offendere gli altri lavoratori, ma lo è ancor di più se le offese sono a contenuto razzista e mosse da un'ostentata ideologia fascista, alla quale l'autore si fregia di aderire indossandone anche una maglietta evocativa; ogni atto violento e discriminatorio ispirato al fascismo è da condannare, perseguire e sanzionare e per questo sorprende che di fronte alla reazione sdegnata dei lavoratori e delle loro organizzazioni sindacali, sembra che l'azienda non abbia assunto alcuna iniziativa per sanzionare tale atteggiamento indecente,
si chiede di sapere:
quali iniziative di competenza i Ministri in indirizzo intendano assumere, affinché sia fatta piena luce sui denunciati episodi di razzismo accaduti alla Ristori di Montecalvoli e vengano valutati sia i comportamenti assunti dall'autore delle offese che eventuali omissioni da parte dell'azienda nel sanzionare immediatamente tali atteggiamenti, vigilando che sulla vicenda vengano assunti adeguati provvedimenti;
quali ulteriori iniziative di competenza intendano assumere per prevenire e contrastare episodi di violenza verbale a contenuto razzista e apologetico del fascismo in particolare nei luoghi di lavoro e da parte di chi, all'interno dell'organizzazione del lavoro, riveste ruoli di responsabilità.
(4-00805)
MENIA - Al Ministro della difesa. - Premesso che:
con la circolare n. 111660 R.S. del 20 giugno 1917, dello Stato maggiore del Regio Esercito venne sancita la costituzione dei reparti d'assalto, formati da militari scelti per motivazione ad attitudine fisica, ben armati ed addestrati per l'assalto; la loro costituzione rivoluzionò le modalità tattiche che permisero di conseguire in vari teatri operativi risultati determinanti. Gli "arditi", in poco più di un anno d'impiego, si coprirono di gloria ed ebbero ben 20 medaglie d'oro al valor militare ed innumerevoli d'argento e di bronzo;
i reparti d'assalto furono sciolti al termine del primo conflitto mondiale per essere ricostituiti il 1° agosto 1942 come I battaglione del X reggimento arditi, posto alle dirette dipendenze dell'ufficio operazioni dello Stato maggiore e destinato in Sardegna nel gennaio 1943; sciolto il reggimento dopo l'8 settembre, il I battaglione, noto anche come battaglione "arditi Boschetti" dal nome del suo comandante, fu rinominato IX reparto d'assalto e dal 20 marzo 1944 entrò nel primo raggruppamento motorizzato, in via di trasformazione in Corpo italiano di liberazione (CIL);
assegnato alla II brigata del CIL divenne III battaglione del 68° fanteria, pur mantenendo le proprie insegne, e ne seguì le sorti per essere sciolto a fine guerra nel settembre 1945; le tradizioni dei reparti d'assalto sono oggi tramandate dal IX reggimento d'assalto paracadutisti "Col Moschin", il quale veste le "fiamme nere";
la Federazione nazionale arditi d'Italia (FNAI), che si richiama alla memoria degli arditi e alle loro eroiche imprese, fu ricostituita il 26 ottobre 1963 a Bologna con la registrazione di un nuovo statuto nazionale, che, all'art. 4 dispone: "la risorgente Federazione Nazionale Arditi d'Italia ha per canone fondamentale e principio incontrovertibile la più intransigente apoliticità ed apartiticità, interessata solo ed esclusivamente alla indiscussa difesa e devozione dell'Italia, contro ogni nemico - alla integrità del territorio - alla affermazione ed esaltazione delle tradizioni luminose del Corpo - al riconoscimento di tutti i valori morali, sociali e militari - al culto dei Caduti - al rispetto dovuto ai Mutilati di guerra ed a tutti i Combattenti";
il primo presidente nazionale fu il generale Bernardino Grimaldi, decorato con cinque medaglie d'argento al valor militare e una di bronzo ricevute quale tenente colonello dell'Esercito e partigiano combattente;
fin dalla sua rinascita e per diversi decenni sino ad ora, l'attività celebrativa della FNAI si è sempre svolta in stretta collaborazione con le istituzioni civili e delle forze armate; a titolo di esempio: il 24 settembre 1967 la federazione celebrò il 50° anniversario della fondazione dei reparti di assalto a Manzano (Udine), dove ebbero il loro battesimo ufficiale il 29 luglio 1917, alla presenza dei rappresentanti delle forze armate tra le quali: l'ammiraglio Faggioni (medaglia d'oro al valor militare), il generale di corpo d'armata Nani, comandante della regione militare nord-est, il generale Cominelli per l'Aereonautica e il generale Montu, comandante della zona militare di Trieste; il 18 ottobre 1970, a Trieste, si tenne il raduno nazionale della FNAI; sul palco delle autorità erano presenti Fernando Bernardini presidente nazionale della FNAI e medaglia d'oro al valor militare, e i più alti vertici locali delle forze armate: l'Esercito era rappresentato dal 151° fanteria e dai bersaglieri della "Folgore" con fanfara, la Marina militare con rappresentanze e l'Aeronautica con il sorvolo della pattuglia acrobatica delle "Frecce tricolori"; nel 2007 la FNAI ha partecipato alla cerimonia di assegnazione ufficiale delle nuove "fiamme nere" agli incursori del IX reggimento d'assalto paracadutisti "Col Moschin" presso la caserma "Vannucci" di Livorno alla presenza del Presidente emerito della Repubblica Francesco Cossiga; con continuità, la Federazione ha partecipato alle celebrazioni ufficiali dei fatti d'arme che videro protagonisti gli arditi del IX reparto d'assalto nel 1918 sul col Moschin (monte Asolone) e col della Berretta (monte Grappa), alla presenza di un picchetto e rappresentanza del IX reggimento d'assalto paracadutisti "Col Moschin",
si chiede di sapere:
quale sia il motivo per il quale la Federazione nazionale arditi d'Italia è stata esclusa dall'elenco delle associazioni combattentistiche e d'arma riconosciute tra quelle "da invitare alle cerimonie militari", come sancito dalla circolare emanata dal gabinetto del Ministro della difesa in data 4 febbraio 2015;
se il Ministro in indirizzo non ritenga urgente e opportuno reintegrare la Federazione tra le associazioni d'arma da invitare alle cerimonie militari, essendo essa, a pieno titolo, in possesso delle qualità e delle caratteristiche morali, democratiche e di trasparenza proprie di tutte le associazioni combattentistiche e d'arma, associazioni che rivestono un ruolo fondamentale nel sostenere e mantenere vivi i valori delle forze armate nell'ambito civile e militare.
(4-00806)
CUCCHI, DE CRISTOFARO - Al Ministro dell'interno. - Premesso che:
come si apprende da organi di stampa, giovedì 12 ottobre 2023, nella città di Napoli, quartiere Vomero, un uomo di 42 anni è stato brutalmente aggredito da quattro militanti che si identificano come appartenenti al gruppo "Casapound";
l'aggressione avrebbe procurato alla vittima ferite guaribili in 20 giorni;
secondo quanto si apprende, l'uomo, che era in compagnia di una persona che è stata invece risparmiata dal pestaggio, è stato aggredito in quanto indossava una giacca su cui compariva la scritta "ANTIFA", che lo identificava come un antifascista;
dopo aver depositato formale denuncia il 13 ottobre scorso, la vittima del brutale pestaggio è stata raggiunta da telefonate intimidatorie;
sempre da notizie di stampa si apprende che per protestare contro il clima di intimidazione vissuto in città a causa di formazioni neofasciste e per solidarizzare con l'uomo aggredito, a Napoli sono state convocate mobilitazioni delle reti civiche e antifasciste;
considerato che:
desta preoccupazione il clima di intimidazione perpetrato da organizzazioni neofasciste ai danni di organizzazioni democratiche e impegnate in ambito sociale;
solo per ricordare le azioni squadriste più eclatanti, a metà luglio nella città di Verona, a febbraio a Bracciano, sempre a febbraio a Firenze e a Ostia, gruppi di persone che si dichiarano appartenenti all'estrema destra hanno aggredito presidi di formazioni della sinistra politica e sociale,
si chiede di sapere:
se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dei fatti descritti;
se i dati in possesso del Ministero dell'interno mostrino un aumento degli episodi di violenza da parte di gruppi che promuovono ideologie fasciste o neofasciste;
quali siano le strategie e i piani del Governo per reprimere il sentimento di impunità che sembra alimentare la violenza di tali gruppi nei confronti degli oppositori politici;
come il Ministro intenda garantire la sicurezza dei cittadini, che potrebbero essere a rischio a causa delle loro posizioni politiche o delle loro attività civiche;
quali misure intenda adottare il Governo per promuovere un clima di tolleranza in questo periodo di tensione in cui il Paese appare profondamente diviso su tematiche politiche nazionali e internazionali;
se, infine, non si ritenga opportuno disporre lo scioglimento di quei gruppi di chiara matrice fascista e, quindi, dichiaratamente ostili alla Costituzione italiana, antifascista e repubblicana.
(4-00807)
Interrogazioni, da svolgere in Commissione
A norma dell'articolo 147 del Regolamento, la seguente interrogazione sarà svolta presso la Commissione permanente:
1ª Commissione permanente (Affari costituzionali, affari della Presidenza del Consiglio e dell'Interno, ordinamento generale dello Stato e della Pubblica Amministrazione, editoria, digitalizzazione):
3-00770 del senatore Parrini ed altri, sui danni causati dall'alluvione del 18 ottobre 2023 in particolare nel comune di Follonica (Grosseto).
Interrogazioni, ritiro
È stata ritirata l'interrogazione 4-00802 della senatrice Cucchi.