Legislatura 19ª - Aula - Ordine del giorno della seduta n. 435 del 02/07/2026

SENATO DELLA REPUBBLICA

---- XIX LEGISLATURA ----

Giovedì 2 luglio 2026

alle ore 10

435a Seduta Pubblica

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ORDINE DEL GIORNO

I. Interrogazioni(testi allegati)

II. Interrogazioni a risposta immediata, ai sensi dell'articolo 151-bis del Regolamento(testi allegati) (alle ore 15)


INTERROGAZIONI

INTERROGAZIONE SULLA TUTELA DELL'OLIO EXTRAVERGINE D'OLIVA ITALIANO

(3-02609) (13 maggio 2026)

NATURALE, LICHERI Sabrina, NAVE, CROATTI, LOREFICE, FLORIDIA Barbara - Al Ministro dell'agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste - Premesso che:

il comparto olivicolo-oleario nazionale rappresenta un settore strategico dell'agroalimentare italiano, sotto il profilo economico, occupazionale e ambientale, coinvolgendo centinaia di migliaia di aziende agricole, frantoi e imprese di trasformazione distribuiti sull'intero territorio nazionale;

negli ultimi anni il settore sta attraversando una fase di forte criticità determinata dall'aumento dei costi di produzione, energetici e logistici, nonché dalla progressiva compressione dei prezzi riconosciuti ai produttori, con conseguente riduzione della marginalità economica lungo la filiera;

secondo numerose segnalazioni provenienti dagli operatori del settore, la formazione dei prezzi dell'olio extravergine di oliva risulterebbe fortemente condizionata dalle politiche commerciali della grande distribuzione organizzata (GDO), attraverso pratiche promozionali aggressive, richieste di ribassi continui e imposizione di condizioni contrattuali squilibrate;

la dinamica determina, di fatto, effetti distorsivi sul mercato, favorendo fenomeni di concorrenza al ribasso incompatibili con la sostenibilità economica delle aziende agricole e con gli obiettivi di valorizzazione della qualità e dell'origine del prodotto italiano;

permane altresì il pericolo che la persistente compressione dei prezzi alla produzione possa determinare l'abbandono di superfici olivetate, con conseguenze economiche, sociali e ambientali particolarmente rilevanti, anche per le aree interne e rurali del Paese,

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo ritenga adeguato promuovere specifiche iniziative risolutive delle criticità evidenziate, oltre ad un opportuno monitoraggio attivo dei margini commerciali lungo la catena distributiva, valorizzando il prodotto nazionale e prevenendo ulteriori fenomeni di crisi strutturale del comparto;

se ritenga necessario adottare specifiche strategie nazionali volte alla valorizzazione della qualità dell'olio extravergine di oliva italiano, anche attraverso campagne istituzionali di informazione e sensibilizzazione rivolte ai consumatori, finalizzate ad accrescere la consapevolezza del valore nutrizionale, ambientale, culturale ed economico del prodotto nazionale, nonché a favorire scelte di acquisto maggiormente orientate alla qualità e alla trasparenza della filiera.


INTERROGAZIONE SULLA SITUAZIONE DEL CARCERE "SANT'ANNA" DI MODENA

(3-02033) (8 luglio 2025)

RANDO, BASSO, D'ELIA, IRTO, LA MARCA, LORENZIN, MARTELLA, NICITA, ROJC, SENSI, TAJANI, VALENTE, VERDUCCI, VERINI, ZAMBITO, ZAMPA - Al Ministro della giustizia - Premesso che:

il carcere di "Sant'Anna" di Modena presenta da tempo gravi criticità a causa di carenza di organico, sovraffollamento cronico e strutture fatiscenti;

il sovraffollamento rappresenta un'emergenza: il numero di persone ad oggi detenute è di 586, mentre la capienza massima prevista è di 372. A questo si aggiungono carenze infrastrutturali notevoli, con infiltrazioni d'acqua; l'impianto elettrico è vetusto, risalente al 1990; vi è la carenza di competenze interne o manutentori esterni per gli interventi di manutenzione; la disinfestazione delle cimici nei letti è stata effettuata solo parzialmente per carenza di fondi; vi è un numero inadeguato di agenti di Polizia penitenziaria rispetto alla totalità delle persone recluse; vi sono soltanto 6 educatori, ognuno dei quali dovrebbe occuparsi di 80 detenuti;

aggrava questa situazione il caldo straordinario di queste settimane, tanto che in alcune celle si raggiungono temperature di 48 o persino 50 gradi;

il Governo, nonostante la nomina di un commissario straordinario, il cui incarico si concluderà alla fine del 2025 e nonostante la richiesta dell'amministrazione cittadina di un piano straordinario per il carcere, non ha adottato iniziative adeguate atte a migliorare la condizione della casa circondariale;

il direttore del carcere, gli operatori della Polizia penitenziaria, il personale tecnico e amministrativo, gli operatori sanitari e sociali, nonostante le numerose criticità presenti, stanno cercando di gestire una situazione grave, oltre i livelli di sicurezza, con grande spirito di servizio e di abnegazione, garantendo alle persone recluse la dignità e i diritti fondamentali,

si chiede di sapere:

quali iniziative il Ministro in indirizzo intenda assumere, per risolvere le gravissime e diversificate problematiche presenti nel carcere di Modena, già ripetutamente segnalate, al fine di assicurare una condizione dignitosa per il personale e per i detenuti presenti, soprattutto per far fronte alle alte temperature estive e alla situazione divenuta insostenibile all'interno della struttura;

se, anche in raccordo con il commissario straordinario, intenda prendere in considerazione l'adozione di un piano straordinario di interventi al fine di affrontare e risolvere l'emergenza nel carcere di Sant'Anna.

INTERROGAZIONE SULLA TUTELA DELLE DONNE IN STATO DI GRAVIDANZA RECLUSE NELLA CASA CIRCONDARIALE "REBIBBIA" DI ROMA

(3-02249) (11 novembre 2025)

D'ELIA, MALPEZZI, BASSO, BAZOLI, CAMUSSO, DELRIO, GIACOBBE, GIORGIS, IRTO, MANCA, MARTELLA, PARRINI, RANDO, ROJC, SENSI, TAJANI, VALENTE, ZAMPA - Al Ministro della giustizia - Premesso che:

il 18 ottobre 2025 la deputata Michela Di Biase del gruppo Partito democratico si è recata in visita ispettiva presso la Casa circondariale femminile di Rebibbia, a Roma;

al momento della visita risultavano ristrette otto donne in stato di gravidanza, alcune delle quali affette da gravi patologie che, secondo la documentazione sanitaria trasmessa all'Azienda sanitaria locale competente, appaiono incompatibili con lo stato di detenzione in carcere;

in particolare, nella sezione «cellulare» si segnala la presenza di tre detenute, due delle quali con gravidanza a rischio: una alla trentaquattresima settimana, affetta da diabete mellito gestazionale e sottoposta a trattamento per tromboflebiti, e l'altra al settimo mese di gestazione, anch'essa in condizioni di salute critiche;

inoltre le stesse sarebbero entrate in contatto con un'ostetrica affetta da meningite, e, pertanto, sottoposte alla profilassi anti-meningococco;

nella sezione «camerotti» si trovano quattro detenute incinte, tra cui un uomo trans in stato di gravidanza con gravi problemi di salute; una detenuta è ristretta nella sezione «nido»; le condizioni di salute delle detenute, in particolare nei tre casi evidenziati, destano forte preoccupazione rispetto alla necessità di assicurare cure tempestive e un ambiente idoneo alla tutela della vita e dell'incolumità sia delle persone detenute sia dei nascituri;

oltre alle donne in gravidanza, risultano attualmente recluse cinque madri con cinque bambini nella sezione «nido» del medesimo istituto. Nei mesi scorsi il numero dei bambini presenti aveva raggiunto otto unità;

tali situazioni sono l'effetto anche delle recenti modifiche normative introdotte dal cosiddetto «decreto sicurezza», che hanno reso non obbligatoria la sospensione dell'esecuzione penale in questi casi e ristretto la possibilità di accesso a misure alternative alla detenzione, incidendo in particolare sulle donne madri;

l'articolo 3 della Convenzione delle Nazioni unite sui diritti dell'infanzia e dell'adolescenza stabilisce che, in tutte le decisioni relative ai bambini, l'interesse superiore del minore debba essere considerato preminente, l'articolo 8, della medesima Convenzione, prevede che ogni bambino abbia diritto al rispetto della propria identità, mentre l'articolo 9 sancisce la tutela della relazione genitore-figlio, imponendo agli Stati di evitare che il minore subisca conseguenze pregiudizievoli a causa della condizione del genitore, compresa la detenzione;

tali principi dovrebbero orientare l'azione amministrativa e giudiziaria nel senso di limitare al massimo la detenzione di madri con figli minori e di donne in gravidanza, privilegiando misure alternative più consone alla tutela della salute e dei legami affettivi;

appare, pertanto, necessario verificare se presso il carcere femminile di Rebibbia siano state adottate tutte le misure idonee a garantire l'assistenza sanitaria, psicologica e sociale alle detenute in gravidanza e ai bambini presenti nella sezione nido, nonché se le autorità competenti abbiano valutato la possibilità di applicare misure alternative alla detenzione nei casi più gravi,

si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dei fatti esposti in premessa e quali iniziative intenda adottare per assicurare l'incolumità e la tutela della salute delle donne in stato di gravidanza ristrette presso l'istituto e dei loro nascituri, nonché se abbia già disposto le necessarie verifiche presso la Casa circondariale femminile di Rebibbia per appurare se siano state adottate tutte le misure idonee a garantire l'assistenza sanitaria, psicologica e sociale alle detenute in gravidanza e ai bambini presenti nella sezione nido.


INTERROGAZIONE SULLA DESTINAZIONE A FINI SOCIALI DI UN EDIFICIO CONFISCATO ALLA CRIMINALITÀ AD OSTIA

(3-01702) (20 febbraio 2025)

LORENZIN, ALFIERI, BASSO, CAMUSSO, D'ELIA, DELRIO, FRANCESCHELLI, FURLAN, GIACOBBE, IRTO, MANCA, MARTELLA, NICITA, PARRINI, RANDO, ROSSOMANDO, SENSI, TAJANI, VALENTE, VERDUCCI, VERINI, ZAMBITO - Al Ministro dell'interno - Premesso che:

tra i beni sottoposti a confisca definitiva ai sensi del decreto legislativo 6 settembre 2011, n. 159, recante il codice delle leggi antimafia e delle misure di prevenzione, nonché nuove disposizioni in materia di documentazione antimafia, a norma degli articoli 1 e 2 della legge 13 agosto 2010, n. 136, rientra anche l'immobile ubicato nel territorio di Roma capitale, in via dell'Idroscalo 103, già di proprietà della società confiscata denominata "Immobilgest 2010" S.r.l. e tuttora gestita dall'Agenzia nazionale per l'amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata (ANBSC);

in particolare, nel corso del procedimento che ha condotto alla confisca, l'Agenzia ha disposto con proprio provvedimento del 9 marzo 2023 l'assegnazione a Roma capitale dell'immobile, vincolandone la destinazione all'attività della "Palestra della legalità", già ivi operante fin dal 2019 nell'ambito di un apposito protocollo di intesa sottoscritto in data 23 febbraio 2017 dalla Regione Lazio con il Tribunale di Roma e con l'istituto pubblico per l'assistenza e la beneficienza, ora azienda per i servizi pubblici, "Asilo Savoia";

in data 27 giugno 2023, alla presenza del Ministro in indirizzo e di altre autorità, il direttore dell'Agenzia nazionale ha provveduto alla formale consegna dell'immobile a Roma capitale, che in pari data ne ha disposto la consegna provvisoria ad Asilo Savoia, nelle more dell'adozione del provvedimento di concessione pluriennale, di competenza dell'Assemblea capitolina;

il 18 settembre 2023, nell'ambito delle attività della Commissione parlamentare di inchiesta sulle condizioni di sicurezza e sullo stato di degrado delle città e delle loro periferie istituita alla Camera dei deputati, si è svolta una visita istituzionale presso i locali della Palestra della legalità ubicati presso l'immobile; in tale occasione è emerso che una porzione di locali ubicati al piano terra non è stata ancora oggetto del procedimento di destinazione;

tali locali, in locazione a privati da una data antecedente al provvedimento di sequestro preventivo disposto dall'autorità giudiziaria, sono adibiti alle attività dell'associazione denominata "Ma che musical", anche se, come risulta ad esempio da alcuni post pubblicati sui profili della stessa associazione sui social network, vengono usualmente concesse in uso a terzi a titolo oneroso;

considerato che:

secondo quanto risulta agli interroganti, la situazione permane invariata e, quindi, una porzione dell'immobile di via dell'Idroscalo e già assegnato alla Palestra della legalità per lo svolgimento delle proprie attività è tuttora in locazione a privati;

ai sensi dell'articolo 52, comma 4, del richiamato decreto legislativo n. 159 del 2011, "la confisca definitiva di un bene determina lo scioglimento dei contratti aventi ad oggetto un diritto personale di godimento o un diritto reale di garanzia, nonché l'estinzione dei diritti reali di godimento sui beni stessi";

in ogni caso, l'eventuale destinazione a fini sociali educativi e culturali della porzione di questi locali in conformità al decreto legislativo n. 159 non pregiudicherebbe il perseguimento delle finalità non lucrative dell'associazione attualmente locataria dei medesimi, in quanto essa, fermo il rispetto dei requisiti prescritti dalla normativa vigente per la gestione dei beni confiscati, potrebbe proseguire le proprie attività, le quali anzi, in virtù dell'eventuale concessione a titolo gratuito dei locali, potrebbero essere svolte prevedendo l'accesso gratuito e agevolato per una parte considerevole dell'attuale utenza pagante,

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dei fatti esposti e quale sia la ragione per la quale la porzione di locali attualmente in locazione all'associazione Ma che musical non sia stata sin dall'inizio inclusa nel procedimento di confisca e destinazione a fini sociali ed educativi, considerato il carattere unitario dell'immobile e l'opportunità di rafforzare ed incrementare le possibilità di inclusione sociale, educativa e aggregativa per le famiglie del territorio, prevedendo un regime di agevolazioni e gratuità;

quali iniziative intenda adottare per ovviare alla situazione, anche adoperandosi affinché la porzione dell'immobile attualmente detenuta dall'associazione sia destinata in conformità alle prescrizioni dell'articolo 48 del decreto legislativo n. 159 del 2011.


INTERROGAZIONI A RISPOSTA IMMEDIATA, AI SENSI DELL'ART. 151-BIS DEL REGOLAMENTO

INTERROGAZIONE SULLA REALIZZAZIONE DELLE CASE DI COMUNITÀ

(3-02687) (1° luglio 2026)

CRAXI, DAMIANI, DE ROSA, FAZZONE, GALLIANI, GASPARRI, LOTITO, OCCHIUTO, PAROLI, RONZULLI, ROSSO, SILVESTRO, TERNULLO, TREVISI, ZANETTIN - Al Ministro della salute - Premesso che:

le case di comunità, che costituiscono un obiettivo inserito nel Piano nazionale di ripresa e resilienza italiano, sono arrivate al traguardo del 30 giugno 2026, con una dotazione di circa 3 miliardi di euro;

il primo obiettivo di 900 strutture è già stato raggiunto, quello raggiungibile e prossimo è di 1.038 strutture, mentre si stima che si possa arrivare ad oltre 1.200 case di comunità complessive;

la riforma approvata ha recepito tutte le richieste chiave di Forza Italia, ovvero che non ci sia alcuna dipendenza obbligatoria, ma che i medici di medicina generale mantengano l'attuale regime di convenzione, e che si preveda l'ingresso nelle case di comunità dei medici su base volontaria e di responsabilità; l'accordo collettivo nazionale è stato modificato per permettere la presenza dei medici nelle case di comunità entro i limiti concordati (fino a 6 ore settimanali per 48 settimane), senza obblighi di dipendenza. I nuovi obblighi organizzativi prevedono, quindi, la convenzione come canale ordinario di presenza dei medici,

si chiede di sapere quali siano ancora le criticità per la completa realizzazione delle case di comunità e quali i limiti organizzativi ancora da superare, nelle diverse regioni, per sanare le differenze territoriali e per avere una sanità pubblica più vicina ai cittadini.


INTERROGAZIONE SUL RAFFORZAMENTO DEL QUADRO NORMATIVO E DEI SISTEMI DI VIGILANZA NEL SETTORE DELLA MEDICINA ESTETICA

(3-02688) (1° luglio 2026)

PUCCIARELLI, CANTÙ, ROMEO - Al Ministro della salute - Premesso che:

negli ultimi anni si è registrata una crescente diffusione di pratiche irregolari nel settore della medicina e della chirurgia estetica, con gravi conseguenze per la salute delle persone coinvolte, fenomeno che interessa sempre più frequentemente anche pazienti in giovane età;

la crescente domanda di trattamenti estetici, favorita anche dalla diffusione dei social media e da forme di promozione commerciale particolarmente aggressive, contribuisce a normalizzare il ricorso a procedure mediche invasive, spesso presentate come prestazioni di facile accesso e a basso costo;

i molteplici episodi di cronaca, alcuni dei quali conclusisi con il decesso di pazienti a seguito di interventi eseguiti in strutture private, hanno riportato all'attenzione dell'opinione pubblica la necessità di rafforzare i controlli sulla sicurezza delle prestazioni di medicina estetica e sulla qualificazione degli operatori;

la campagna nazionale di controlli condotta nel 2025 dai Carabinieri del NAS, d'intesa con il Ministero della salute, ha interessato 1.160 strutture tra centri estetici e ambulatori di medicina estetica, facendo emergere 132 situazioni di non conformità, il sequestro di 14 strutture prive dei prescritti requisiti, l'accertamento di 32 illeciti penali e 156 violazioni amministrative, nonché il sequestro di dispositivi medici e farmaci per un valore complessivo di circa 3,5 milioni di euro;

tra le principali irregolarità riscontrate figurano l'esercizio abusivo della professione sanitaria, l'attivazione non autorizzata di ambulatori di medicina estetica, la detenzione e l'utilizzo di farmaci scaduti o di provenienza illecita, la falsificazione di titoli professionali e gravi carenze sotto il profilo autorizzativo e igienico-sanitario;

emerge chiara l'esigenza di assicurare ai cittadini informazioni corrette e trasparenti sulle prestazioni di medicina e chirurgia estetica, contrastando forme di pubblicità suscettibili di indurre aspettative irrealistiche o di incentivare la scelta del professionista esclusivamente sulla base di logiche commerciali, soprattutto attraverso le piattaforme digitali;

appare pertanto opportuno rafforzare gli strumenti di prevenzione, controllo e vigilanza, promuovendo standard uniformi di qualità e sicurezza sull'intero territorio nazionale,

si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo, alla luce del crescente numero di irregolarità riscontrate nel settore della medicina e della chirurgia estetica e dei molteplici episodi di cronaca che hanno evidenziato gravi rischi per la salute dei cittadini, non ritenga opportuno adottare iniziative volte a rafforzare il quadro normativo e i sistemi di vigilanza del settore, anche mediante l'istituzione di un tavolo tecnico presso il Ministero della salute, finalizzato alla definizione di standard omogenei di qualità e sicurezza delle prestazioni, al rafforzamento dei requisiti formativi degli operatori, al contrasto dell'esercizio abusivo della professione e della pubblicità sanitaria ingannevole, in particolare sulle piattaforme digitali e sui social media, nonché all'implementazione di strumenti di controllo e di efficaci meccanismi sanzionatori, al fine di assicurare la piena tutela della salute dei cittadini.


INTERROGAZIONE SULL'ESITO DI UN CONTENZIOSO RELATIVO ALLA FORNITURA DI MASCHERINE

(3-02693) (1° luglio 2026)

BOCCIA, ZAMBITO, BAZOLI, LORENZIN, MIRABELLI, NICITA, IRTO, BASSO, D'ELIA, ZAMPA - Al Ministro della salute - Premesso che:

il Tribunale di Roma, sezione XVI civile in funzione di sezione specializzata in materia di impresa, con sentenza n. 17025/2024, pubblicata il 7 novembre 2024, in parziale accoglimento della domanda proposta dalla JC Electronics Italia S.r.l., ha condannato la Presidenza del Consiglio dei ministri e il Ministero della salute, in solido, al pagamento, in favore della società, della somma di 203.012.065,34 euro, oltre a interessi di mora, rivalutazione monetaria e spese del giudizio, in relazione alla commessa prot. n. COVID/15042 del 18 marzo 2020, avente ad oggetto la fornitura di mascherine modello KN95 AX-KF95 del produttore Donguan Aoxing;

la consulenza tecnica d'ufficio depositata in data 22 settembre 2023 dai dottori Fabrizio Balata e Claudio Santini ha concluso, sotto il profilo tecnico, che "i risultati delle prove eseguite, viste le carenze riscontrate, non consentono di affermare con certezza la rispondenza" delle mascherine alla norma UNI EN 149:2001+A1:2009 richiesta in commessa, con particolare riferimento alla mancanza della prova di tenuta verso l'interno di cui al punto 7.9.1, ritenuta imprescindibile dal comitato tecnico scientifico (verbale n. 96 del 24 luglio 2020);

la medesima consulenza tecnica d'ufficio, sotto il profilo contabile, ha prospettato tre ipotesi alternative di quantificazione: la prima, fondata sulla non commerciabilità dei dispositivi, escludeva ogni pretesa creditoria della società attrice e comportava, in suo carico, la restituzione della fattura n. A24 (778.800 euro) e il pagamento degli oneri di custodia per 1.173.035,94 euro; la seconda, fondata sull'illegittimità della risoluzione contrattuale e su una commessa limitata a 10.000.000 pezzi, quantificava la pretesa in 8.279.437,25 euro; la terza, fondata sull'illegittimità della risoluzione e su una commessa illimitata sino a cessata emergenza, in 203.012.065,34 euro;

il consulente tecnico di parte del Ministero della salute, nelle osservazioni alla bozza di relazione tecnica d'ufficio, ha aderito integralmente alla prima ipotesi e ha puntualmente contestato le altre due, rilevando, fra l'altro: errori nei conteggi dei documenti di trasporto; inesistenza materiale dei colli riferiti alla fattura n. A67, accertata dal verbale di sopralluogo del 21 settembre 2021 redatto dalla struttura commissariale presso il deposito SDA, atto pubblico fidefaciente fino a querela di falso; estraneità dei 406 colli rinvenuti presso il magazzino di Fara Sabina alla commessa per cui è causa, in quanto riferiti a produttori diversi e privi di validazione INAIL; incompletezza delle prove del laboratorio chimico dell'Agenzia delle dogane e dei monopoli, anche per il difetto di accreditamento alla data di esecuzione sulla prova 7.16 di resistenza respiratoria; inaccettabilità, sotto il profilo metodologico, della voce di lucro cessante della terza ipotesi, pari a 175.138.722 euro, costruita sui valori massimi assoluti del periodo emergenziale e non sui prezzi medi praticati;

il Tribunale di Roma, con la sentenza, ha disatteso la conclusione tecnica del proprio consulente d'ufficio, definita "non propriamente convincente", senza disporre alcun supplemento di consulenza tecnica né nuova consulenza, e ha adottato integralmente la terza, e più gravosa, ipotesi contabile, ritenendo "ingiustificata e pretestuosa" la risoluzione contrattuale comunicata dal commissario straordinario per l'emergenza da COVID-19;

risulta che, prima della costituzione in giudizio di appello, sia stato sottoscritto un atto di definizione transattiva della controversia, con esborso a carico dell'erario;

considerato che:

la suddetta pronuncia di primo grado risulta essere stata impugnata in appello, con richiesta di sospensiva dell'esecuzione;

la rilevante distanza tra le tre ipotesi di quantificazione formulate dalla consulenza tecnica d'ufficio contabile (zero, 8,3 milioni e 203 milioni di euro) rendeva concreta la prospettiva di un esito significativamente più favorevole all'amministrazione in sede di gravame,

si chiede di sapere:

se, nel periodo dalla pubblicazione della sentenza ad oggi, il Ministro in indirizzo abbia sottoscritto, o concorso a sottoscrivere, un atto di conciliazione o di transazione, giudiziale o stragiudiziale, con la società JC Electronics Italia S.r.l. e, in caso affermativo, in quale data, per quale importo e a valere su quali capitoli di bilancio;

se l'eventuale definizione transattiva sia stata preceduta da formale parere dell'Avvocatura generale dello Stato e quale ne sia stato il contenuto;

per quali ragioni non si sia ritenuto di attendere quantomeno lo svolgimento del giudizio di appello, considerato che la consulenza tecnica d'ufficio aveva concluso per la non rispondenza dei dispositivi alla norma UNI EN 149:2001 e che la prima ipotesi della consulenza tecnica d'ufficio contabile escludeva ogni pretesa creditoria della società attrice, prevedendo, anzi, la restituzione di somme già percepite e il pagamento degli oneri di custodia in favore dell'amministrazione e che un esito del gravame peggiorativo rispetto al primo grado era da escludersi a priori, visti i dati della consulenza tecnica stessa.

INTERROGAZIONE SULLA STRATEGIA DI SVILUPPO INDUSTRIALE DEL PAESE

(3-02690) (1° luglio 2026)

PAITA, RENZI, FREGOLENT, BORGHI Enrico, FURLAN, MUSOLINO, SBROLLINI, SCALFAROTTO - Al Ministro delle imprese e del made in Italy - Premesso che:

in Italia aumentano le crisi d'impresa, gli esuberi, le delocalizzazioni e cresce il deficit competitivo rispetto agli altri Paesi per l'assenza di una strategia industriale su temi cruciali come l'energia, l'automotive, la moda, il settore siderurgico (con il rischio di un'imminente chiusura dell'ex ILVA di Taranto), l'indotto e l'intelligenza artificiale;

le incertezze relative al transito nello stretto di Hormuz continuano a impattare negativamente sull'80 per cento delle imprese;

il fenomeno dell'Italian sounding continua a far perdere al Paese circa 42 miliardi di euro, mentre la burocrazia imposta alle PMI costa loro 9,2 miliardi di euro annui;

l'Italia subisce un'uscita annua di 16 miliardi di euro in capitale umano attraverso l'emigrazione netta di giovani italiani: gli espatri complessivi di giovani sono aumentati di circa il 50 per cento nel solo 2024 e la drastica riduzione del regime fiscale per il rientro dei cervelli operata dal Governo ha pregiudicato il flusso di rientro di tanti giovani cresciuti e formati in Italia;

a distanza di più di tre anni e mezzo di Governo Meloni l'Italia attende ancora di conoscere l'idea di politica industriale dell'Esecutivo, mentre aziende storiche e micro, piccole e medie imprese chiudono o vengono sommerse da tasse e spese,

si chiede di sapere quali siano le tre misure che il Governo intende adottare nell'ultimo anno di Legislatura per sostenere i costi energetici delle imprese, rilanciare l'automotive, il comparto siderurgico e quello della moda e compensare gli effetti che il sistema industriale subisce per via delle tensioni internazionali, dei dazi e della burocrazia.


INTERROGAZIONE SULLE CRISI INDUSTRIALI CHE COLPISCONO L'AREA PRODUTTIVA DI ASSEMINI IN SARDEGNA

(3-02691) (1° luglio 2026)

LICHERI Sabrina - Al Ministro delle imprese e del made in Italy - Premesso che:

secondo i dati resi pubblici dal Ministero delle imprese e del made in Italy, al 31 dicembre 2025 risultavano 41 i tavoli di crisi attivi, ai quali si affiancano 30 tavoli in monitoraggio, per un totale di circa 23.840 lavoratori coinvolti;

tra i dossier più critici figurano vertenze di rilevanza strategica, tra cui il caso Acciaierie d'Italia/ex ILVA, per il quale il Governo continua a reiterare interventi tampone con risorse pubbliche senza alcun reale progetto di riconversione industriale, e il caso Electrolux, rappresentativo della più ampia crisi della manifattura italiana;

accanto ai casi di maggiore esposizione mediatica, restano aperti numerosi altri dossier che interessano settori strategici, anche strettamente connessi a quelli citati, dalla siderurgia alla componentistica per l'automotive, dal settore della moda a quello degli elettrodomestici, con ricadute occupazionali rilevanti su tutto il territorio nazionale;

considerato che:

Sanac S.p.A., azienda attiva dal 1939 nella produzione di materiali refrattari per l'industria siderurgica, è in amministrazione straordinaria dal 2018 e gestisce quattro stabilimenti sul territorio nazionale: Assemini, Massa Carrara, Gattinara e Vado Ligure;

a gennaio 2026 è scaduto il settimo bando di vendita che ha visto l'arrivo di tre proposte di acquisto. A conclusione della fase di due diligence risulta pervenuta una sola offerta vincolante da parte della società Erre Trading S.p.A. per il solo stabilimento di Massa, rafforzando i timori, già espressi nel corso del bando, di una vendita frammentata;

nella risposta, pubblicata il 26 giugno 2026, all'interrogazione presentata alla Camera 4-07845, la sottosegretaria Bergamotto ha reso nota l'intenzione dei commissari di avviare una fase di negoziazione esclusiva, finalizzata a conseguire un'integrazione e un miglioramento dell'offerta. Nel piano industriale allegato all'offerta, Erre Trading S.p.A. ha manifestato la disponibilità a valutare, a determinate condizioni, anche l'acquisizione degli stabilimenti di Gattinara e Vado Ligure, nonché possibili soluzioni per il riutilizzo industriale del sito di Assemini;

lo stesso Ministero ha riconosciuto come il ruolo strategico di Sanac S.p.A. dipenda proprio dalla specificità degli stabilimenti che, nel loro complesso, sono in grado di garantire tutta la gamma di refrattari per l'acciaio in Italia;

considerato altresì che:

il 28 gennaio 2026 Bekaert Sardegna S.p.A., controllata dalla multinazionale belga Bekaert e produttrice di steel cord per l'industria degli pneumatici, ha confermato la volontà di procedere alla cessione del vicino stabilimento di Macchiareddu, individuato come il sito più esposto alla crisi strutturale del mercato europeo dello steel cord;

nel corso dell'ultimo tavolo presso il Ministero delle imprese sono stati illustrati i tre progetti prioritari ricevuti dalle società che hanno manifestato interesse, mentre la Regione Sardegna ha confermato la piena disponibilità ad essere parte attiva nel favorire quanto più possibile l'acquisizione dello stabilimento, incentivando e facilitando le attività di insediamento del nuovo soggetto industriale;

emergono contraddizioni tra le dichiarazioni di impegno a favore di un percorso di continuità industriale e l'effettivo progressivo ridimensionamento produttivo e occupazionale tuttora in atto. Tali circostanze contribuiscono ad alimentare un clima di forte incertezza;

rilevato che è quanto mai urgente abbandonare l'approccio meramente emergenziale, che ha dimostrato di avere quale conseguenza di fatto l'abbandono al proprio destino di interi territori e comparti produttivi, in favore di un piano industriale strutturato credibile e con una visione strategica chiara,

si chiede di sapere:

quali iniziative il Ministro in indirizzo intenda assumere per garantire che il processo di vendita di Sanac S.p.A. avvenga in forma unitaria, scongiurando in modo definitivo e non solo dichiarato l'ipotesi di frazionamento, assicurando così la continuità produttiva e occupazionale di tutti gli stabilimenti coinvolti nella procedura di cessione;

quali strumenti intenda attivare per garantire il mantenimento operativo dello stabilimento Bekaert di Macchiareddu fino al perfezionamento della cessione, evitando un prolungato periodo di sottoutilizzo della capacità produttiva;

se non ritenga imprescindibile che il Governo adotti iniziative strutturali per affrontare il tema dei costi energetici e logistici, che penalizzano in modo sistematico la competitività dell'area industriale di Macchiareddu rispetto ad altri siti produttivi nazionali, rendendo gli stabilimenti sardi più esposti alle dinamiche di razionalizzazione produttiva e di ridimensionamento occupazionale.


INTERROGAZIONE SU INIZIATIVE PER AFFRONTARE LA CRISI DEL SETTORE DELL'AUTOMOTIVE

(3-02692) (1° luglio 2026)

MALAN, SPERANZON, SALLEMI, ZEDDA, SCURRIA, AMIDEI, ANCOROTTI, BARCAIUOLO, BERRINO, BUCALO, CALANDRINI, CAMPIONE, CASTELLI, COSENZA, DE CARLO, DE PRIAMO, DELLA PORTA, GELMETTI, FALLUCCHI, FAROLFI, LEONARDI, LIRIS, MAFFONI, MANCINI, MARCHESCHI, MATERA, MELCHIORRE, MENIA, MIELI, NOCCO, ORSOMARSO, PELLEGRINO, PETRENGA, POGLIESE, RAPANI, ROSA, RUSSO, SALVITTI, SATTA, SIGISMONDI, SILVESTRONI, SISLER, SPINELLI, TUBETTI, ZULLO - Al Ministro delle imprese e del made in Italy - Premesso che:

attualmente, secondo le stime della Commissione europea, il settore automotive dà lavoro diretto e indiretto a 13,8 milioni di europei, pari al 6,1 per cento dell'occupazione nella UE, con oltre 2,5 milioni di persone impiegate direttamente nella produzione di autoveicoli;

la crisi del modello industriale europeo è ormai conclamata, a causa della perdita di quote di mercato all'estero, del ritardo tecnologico accumulato rispetto agli obiettivi irraggiungibili del green deal e delle politiche e pratiche industriali distorsive della Cina, che hanno generato una sovraccapacità produttiva ed effetti negativi per tutto il mercato dell'automotive;

secondo quanto riportato da fonti di stampa, il gruppo Volkswagen, dopo l'accordo del 20 dicembre 2024 che prevedeva oltre 35.000 tagli in Germania entro il 2030, starebbe valutando ulteriori tagli pari a 100.000 unità e la chiusura di quattro stabilimenti in Germania;

a queste notizie allarmanti si aggiungono le indiscrezioni secondo cui sempre il gruppo Volkswagen potrebbe cedere il controllo di Ducati o, in alternativa, quotarla in borsa insieme al marchio Lamborghini, mentre proseguono i tagli di personale anche per Porsche;

altri costruttori europei hanno annunciato politiche restrittive che vanno dal taglio di 800 posti nell'ingegneria previsto da Renault in Francia entro la fine del 2027, alla riduzione della forza lavoro globale nell'ordine di circa 8.000 unità per BMW fino all'aumento dell'orario di lavoro senza incremento salariale per alcuni dipendenti Mercedes;

nel settore della componentistica, Bosch ha confermato 22.000 tagli nella divisione automotive, in un contesto che risente del rallentamento della produzione tedesca e dei costi della transizione verso l'elettrico;

l'Unione europea applica già dazi compensativi aggiuntivi fino al 35,3 per cento sui veicoli elettrici cinesi, incluse le auto elettriche con range extender, e l'estensione anche ai veicoli ibridi plug in cinesi è attualmente in valutazione;

a differenza di altri Stati membri, in Italia, Stellantis ha dichiarato di non voler chiudere stabilimenti italiani e di voler assegnare ruoli specifici a Pomigliano, Mirafiori, Melfi, Cassino, Modena e Atessa,

si chiede di sapere quali iniziative il Governo intenda intraprendere, in sede europea e nazionale, alla luce dell'aggravamento della crisi del settore automotive, al fine di invertire tale tendenza, superare l'attuale impostazione del green deal europeo e rafforzare la difesa dell'industria dalla sovraccapacità cinese.