Legislatura 19ª - Dossier n. 182 DE
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Sessione II: Cooperazione parlamentare e resilienza democratica in un mondo incerto
Introduzione
Nella nota tematica che introduce la II Sessione della riunione, la Presidenza irlandese sottolinea il rafforzamento della resilienza democratica quale priorità centrale per l'Unione europea, precisando quanto siano fondamentali, per il funzionamento e la legittimità dell'Unione, la tutela dei valori democratici, lo Stato di diritto, la libertà di stampa e l'integrità dei processi elettorali.
Secondo la nota, quindi, la natura in continua evoluzione delle minacce – spesso ibride, transfrontaliere e di natura tecnologica – richiede risposte sempre più coordinate e multiformi sia a livello nazionale che europeo.
La Presidenza elenca una serie di strumenti impiegati negli ultimi anni dall'Unione europea per affrontare tali sfide.
In particolare, il Piano d'azione europeo per la democrazia ha rappresentato il punto di partenza per promuovere elezioni libere ed eque, sostenere i media indipendenti e contrastare la disinformazione.
Sulla base di tale iniziativa, la nota segnala in modo specifico lo Scudo europeo per la democrazia, volto a rafforzare la capacità dell'UE di rispondere alla manipolazione e all'interferenza straniera nell'informazione, a migliorare il coordinamento tra gli Stati membri e a consolidare le istituzioni e i processi democratici in tutta l'Unione.
In aggiunta a tali strumenti, la nota tematica fa riferimento all’introduzione di un solido quadro regolatorio digitale, con particolare riguardo al regolamento sui servizi digitali (Digital service act, DSA) e al regolamento sull’intelligenza artificiale (AI Act).
Tali iniziative segnano un avanzamento verso una maggiore trasparenza, responsabilità e trasparenza nell'ambiente digitale, in particolare per quanto riguarda le piattaforme online e i contenuti generati dall'IA, ed hanno l'obiettivo di affrontare i rischi sistemici, come la diffusione di contenuti dannosi, la manipolazione delle informazioni e l'impatto delle tecnologie emergenti sul dibattito democratico.
A fianco di tale complessivo quadro giuridico, la nota sottolinea gli obblighi rafforzati in materia di cibersicurezza, previsti da strumenti come la Direttiva NIS2, nel contesto di un più ampio sforzo dell'UE per contrastare le minacce ibride (v. supra).
La Presidenza irlandese ritiene i confini tra sicurezza, tecnologia e democrazia sempre più sfumati, tali da rendere necessarie risposte politiche integrate che affrontino i rischi per le infrastrutture critiche, i sistemi elettorali e la fiducia del pubblico.
Secondo la nota, pertanto, in questo contesto politico in continua evoluzione, i parlamenti nazionali e il Parlamento europeo hanno un ruolo cruciale da svolgere nella salvaguardia della governance democratica.
In particolare, il controllo parlamentare è essenziale per garantire responsabilità, trasparenza e l'efficace attuazione della legislazione e delle politiche dell'UE. Considerato che molte delle sfide che l'Unione si trova ad affrontare trascendono i confini nazionali, la cooperazione interparlamentare deve considerarsi meccanismo sempre più importante per lo scambio, il coordinamento e la supervisione collettiva.
La Presidenza irlandese conclude la nota impegnandosi a porre particolare enfasi sul rafforzamento di tale cooperazione, anche attraverso la COSAC, come mezzo per consolidare la legittimità democratica e garantire che le risposte alle sfide comuni siano efficaci e fondate democraticamente.
Gli elementi centrali di questo impegno sono il rafforzamento del dialogo tra i parlamenti nazionali e il Parlamento europeo, la condivisione delle migliori prassi e l'approfondimento della comprensione reciproca degli sviluppi politici.
Nella nota, la Presidenza irlandese suggerisce una serie di domande in cui potrebbe essere articolata la discussione che si svolgerà durante la II sessione:
quali ulteriori misure l'Unione europea e i suoi Stati membri possono adottare per rafforzare la resilienza alla disinformazione, alle minacce informatiche e alla manipolazione e interferenza straniera delle informazioni, anche attraverso gli strumenti UE esistenti?
in che modo i parlamenti nazionali possono migliorare il controllo sulle tecnologie emergenti, in particolare l'intelligenza artificiale, per garantire che il loro sviluppo e utilizzo siano coerenti con i valori democratici, i diritti fondamentali e lo Stato di diritto?
in che modo si può rafforzare la cooperazione interparlamentare, anche attraverso la COSAC, per consolidare la responsabilità, la trasparenza e la legittimità democratica nel processo decisionale dell'UE?
quali ulteriori misure a livello europeo e nazionale potrebbero essere necessarie per salvaguardare l'integrità elettorale e rafforzare la fiducia del pubblico nelle istituzioni democratiche, in particolare nell'ambiente digitale?
come si può migliorare ulteriormente il coordinamento a livello UE nella risposta alle minacce ibride, nel pieno rispetto delle competenze e delle responsabilità degli Stati membri?
Lo Scudo democratico europeo: le iniziative della Commissione europea
In risposta alle crescenti pressioni sui sistemi democratici europei, il 12 novembre 2025, la Commissione e l'Alto rappresentante dell’Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza hanno pubblicato una comunicazione congiunta sullo "Scudo democratico europeo: rafforzare le democrazie forti e resilienti" (EDS), in linea con gli orientamenti politici del luglio 2024. L'EDS mira a proteggere la democrazia da rischi complessi, tra cui interferenze e distorsioni nello spazio informativo, nonché minacce ibride, volte a influenzare le elezioni e a minare la fiducia nei processi democratici.
La comunicazione prefigura una serie di azioni da attuare entro il 2027, articolate in quattro pilastri fondamentali:
un nuovo Centro europeo per la resilienza democratica;
In occasione del Consiglio Affari generali del 26 febbraio 2026, il Centro ha avviato le sue attività volte a: migliorare la capacità di individuare e anticipare le minacce alla democrazia; sviluppare l'allerta precoce e la capacità di risposta rapida; responsabilizzare i cittadini, la società civile e le istituzioni, costruendo un’ampia resilienza democratica dell'intera società. Sostenuto da una piattaforma di condivisione di competenze e ricerche per portatori di interesse indipendenti (organizzazioni della società civile, ricercatori e accademici, etc.), il Centro vede la partecipazione del Parlamento europeo, della Commissione e del Servizio di azione esterna dell’UE, non ché quella degli Stati membri (EEAS);
la salvaguardia dell'integrità dello spazio informativo;
il rafforzamento delle nostre istituzioni, di elezioni libere ed eque e di media liberi e indipendenti;
il potenziamento della resilienza sociale e del coinvolgimento dei cittadini.
Lo Scudo democratico europeo si basa sul lavoro dell'UE per contrastare la manipolazione e l'interferenza straniera nell'informazione e sul quadro normativo dell'UE in materia di minacce alla democrazia.
In tale contesto, il Consiglio europeo del 18 dicembre 2025 ha adottato una serie di conclusioni, con le quali ha, tra l’altro:
- ricordato, a seguito della citata comunicazione congiunta, l'importanza di rafforzare la resilienza democratica dell'Europa;
- rilevato la necessità di contrastare la disinformazione e la manipolazione delle informazioni e le ingerenze da parte di attori stranieri e di proteggere la libertà e il pluralismo dei media;
- evidenziato la responsabilità giuridica delle piattaforme nella lotta alla diffusione della disinformazione e dei contenuti illegali;
- ribadito l'autonomia normativa dell'UE nella sfera digitale.
Lo Scudo democratico: attività del Parlamento europeo
Nel corso delle ultime due legislature, il Parlamento ha predisposto una serie di strumenti per contrastare le citate minacce alla democrazia, in particolare la manipolazione e l'interferenza che incidono sull’ordinato svolgimento del servizio di informazione.
In particolare, il 3 febbraio 2025, basandosi sulle precedenti esperienze relative alle Commissioni speciali sulle interferenze straniere (INGE e ING2). Il Parlamento europeo ha istituito una Commissione speciale sullo Scudo europeo per la democrazia (EUDS), prorogata con voto della Conferenza dei Presidenti dello scorso 9 settembre.
Il mandato dell’EUSD include, tra l’altro:
- la valutazione della legislazione e delle politiche pertinenti, esistenti e previste, a fine di individuare ulteriori eventuali scappatoie, lacune e sovrapposizioni che potrebbero essere sfruttate per ingerenze malevole nei processi democratici;
- l’elaborazione in cooperazione con le Commissioni permanenti competenti, di proposte su come colmare ulteriormente tali lacune, al fine di promuovere la resilienza dell'Unione nei confronti delle minacce e degli attacchi ibridi, comprese la manipolazione delle informazioni e le ingerenze da parte di attori stranieri, e su come migliorare il quadro giuridico e istituzionale dell'Unione;
- la valutazione delle attività della Commissione e del Servizio europeo per l'azione esterna relative alla lotta contro la manipolazione delle informazioni e le ingerenze da parte di attori stranieri e le minacce e gli attacchi ibridi;
- il contrasto alle campagne di informazione e la comunicazione strategica di paesi terzi malevoli, anche attraverso attori e organizzazioni nazionali dell'Unione, che ledono gli obiettivi dell'Unione e mirano a influenzare l'opinione pubblica dell'Unione;
- il contributo alla resilienza istituzionale generale contro le ingerenze straniere, le minacce ibride, gli attacchi e la disinformazione;
- relazioni con le altre istituzioni e organi dell'Unione, le autorità degli Stati membri, altre organizzazioni internazionali e assemblee interparlamentari, la società civile nonché i partner statali e non statali nei paesi terzi pertinenti per le questioni che rientrano nelle sue competenze;
- il dialogo con i partner statali e non statali in Ucraina e Moldova e con i partner filoeuropei in Georgia nonché con i paesi dei Balcani occidentali;
- il contrasto alle narrazioni manipolate provenienti dalla Russia.
Il 23 giugno 2026 la Commissione speciale ha approvato una relazione articolata in vari settori di intervento.
Essa contiene una serie di proposte volte a dotare l'UE di strumenti più efficaci per contrastare le interferenze straniere, le minacce ibride e la disinformazione.
Inoltre, con riferimento alla Russia, ritenuta minaccia primaria per l’integrità della democrazia europea, la relazione suggerisce il rafforzamento delle capacità delle agenzie UE competenti per l’azione contro le attività ibride e gli atti di sabotaggio, tra l’altro, includendo le minacce ibride nel mandato di Europol. Il Parlamento europeo chiede quindi di ampliare le sanzioni contro chi favorisce la disinformazione russa e contro le entità extra-UE, in particolare quelle cinesi, che contribuiscono a eludere le sanzioni e a facilitare le operazioni russe. Infine nella relazione si chiede di adottare una risposta coordinata all'inserimento nella "lista nera" da parte della Russia di cittadini, giornalisti e eurodeputati dell'UE.
In base alla relazione, è urgente che l'UE riduca la sua dipendenza dalla tecnologia controllata dall'estero nei settori critici, in particolare dalle aziende tecnologiche statunitensi e dall'hardware cinese, anche attraverso una strategia equilibrata di "acquisto europeo" negli investimenti in infrastrutture critiche e la diversificazione verso partner più affidabili per l'approvvigionamento di materie prime critiche. La relazione sottolinea la necessità di dare attuazione alle norme digitali vigenti in materia di piattaforme, anziché introdurre una nuova legislazione, nonché il diritto dell'UE di regolamentare il proprio mercato.
La relazione contempla infine misure per rafforzare la resilienza elettorale e la libertà dei media e della società civile.
La relazione sarà oggetto di votazione da parte dell'Assemblea Plenaria, orientativamente, nella sessione del prossimo settembre.
Il regolamento sui servizi digitali
Il regolamento sui servizi digitali (DSA) è finalizzato a rafforzare la sicurezza dell’ambiente online per utenti e imprese digitali e si applica a tutti gli intermediari e le piattaforme online nell'UE. Sono previste norme specifiche per le piattaforme online e i motori di ricerca di grandi dimensioni che raggiungono più del 10% dei 450 milioni di consumatori europei.
L’elenco dei soggetti designati come piattaforme online o motori di ricerca di grandi dimensioni è disponibile al seguente link.
L'obiettivo principale è prevenire le attività illegali e dannose online e la diffusione di notizie false, oltre a garantire la sicurezza degli utenti, proteggere i diritti fondamentali e creare un contesto equo e aperto per le piattaforme.
Il regolamento contiene una serie di norme volte, tra le altre cose a:
- proteggere i consumatori e i loro diritti fondamentali in modo più efficace;
- definire responsabilità chiare per le piattaforme online e i social media;
- gestire i contenuti e i prodotti illeciti, l’incitamento all’odio e la disinformazione, prevedendo strumenti per il contrasto dei contenuti illegali online;
- raggiungere una maggiore trasparenza con una migliore comunicazione e vigilanza, prevedendo misure di trasparenza per le piattaforme online e un sistema di vigilanza rafforzata;
- incoraggiare l’innovazione, la crescita e la competitività nel mercato interno dell’Unione.
Per approfondimenti sul regolamento si veda la pagina web della Commissione europea. Lo scorso 2 luglio è stata pubblicata, ai sensi del DSA, la seconda relazione sui rischi sistemici più rilevanti e le misure di mitigazioni correlate.
Le imprese che non rispettano le disposizioni del DSA sono soggette a sanzioni proporzionate alle loro dimensioni:
le imprese con meno di 45 milioni di utenti attivi possono ricevere sanzioni, anche pecuniarie, stabilite dalle legislazioni nazionali degli Stati membri
le imprese con più di 45 milioni di utenti attivi possono ricevere ammende pecuniarie fino al 6% del loro fatturato mondiale.
La Commissione europea ha finora inflitto due multe ai sensi del regolamento:
- il 5 dicembre 2025 a X, per una somma pari a 120 milioni di euro, per aver violato alcuni obblighi di trasparenza;
- il 28 maggio 2026 a Temu, per una somma pari a 200 milioni, poiché la società non è riuscita a identificare, analizzare e valutare diligentemente i rischi sistemici dei prodotti illegali offerti sulla sua piattaforma e il conseguente danno ai consumatori nell'Unione europea.
I codici di condotta volontari
Ai sensi del DSA, i codici di condotta possono aiutare le parti interessate ad adottare impegni che contribuiscono all’applicazione del regolamento, promuovendo la collaborazione tra le parti. I firmatari dei codici si impegnano a rispettarne gli impegni, ai quali possono aderire volontariamente.
La Commissione europea e il Comitato europeo per i servizi digitali hanno approvato, il 13 febbraio 2025, l’integrazione di una versione rafforzata del Codice di buone pratiche sulla disinformazione, introdotto originariamente nel 2018, come Codice di condotta sulla disinformazione ai sensi del DSA.
Il Codice contiene impegni e misure specifiche in diversi settori, tra cui:
- la demonetizzazione, cioè la riduzione degli incentivi finanziari per i fornitori di disinformazione;
- la trasparenza della pubblicità politica mediante un’etichettatura più efficiente che consenta agli utenti di riconoscere la pubblicità politica;
- la garanzia dell’integrità dei servizi con la riduzione degli account falsi, dei fenomeni di amplificazione basata sui bot, dei deepfake malevoli e di altri comportamenti manipolativi utilizzati per diffondere disinformazione;
- la responsabilizzazione degli utenti con la previsione di strumenti volti a consentire agli utenti di individuare la disinformazione.
I firmatari del Codice hanno pubblicato, il 24 marzo 2026, rapporti che illustrano nel dettaglio le azioni intraprese per ridurre la diffusione della disinformazione online.
Il regolamento sull’intelligenza artificiale
Il regolamento sull’IA (AI Act) persegue l’obiettivo di promuovere l’adozione di un’IA affidabile ed incentrata sull’uomo, garantendo nel contempo un elevato livello di protezione della salute, della sicurezza e dei diritti fondamentali sanciti dalla Carta dell’UE, compresa la democrazia, lo Stato di diritto e la tutela dell’ambiente, dagli effetti dannosi dei sistemi di IA, nonché sostenendo l’innovazione.
Il regolamento si applica ai soggetti pubblici e privati, all’interno e all’esterno dell’UE, a condizione che il sistema di IA sia immesso sul mercato dell’Unione o che il suo uso abbia effetti su persone situate nell’UE.
L’AI Act segue un approccio "basato sul rischio", in forza del quale tanto maggiore è il rischio, quanto più rigorose sono le regole. Stabilisce quindi obblighi per fornitori e operatori dei sistemi di IA a seconda del livello di rischio che essa può generare, distinguendo tra rischio inaccettabile, rischio alto e rischio basso o minimo.
Il regolamento è entrato in vigore il 1° agosto 2024 e sarà pienamente applicabile dal 2 agosto 2026, con alcune eccezioni. In particolare:
dal 2 febbraio 2025 sono divenute applicabili le norme riguardanti la definizione di sistema di IA, l’alfabetizzazione in materia di IA e le pratiche di IA vietate;
dal 2 agosto 2025 sono in vigore le regole di governance e gli obblighi per i modelli di IA di uso generale;
mentre le regole per i sistemi di IA ad alto rischio, incorporati in prodotti regolamentati, hanno un periodo di transizione esteso fino al 2 agosto 2027.
Tuttavia, nell’ambito dell’Omnibus digitale presentato dalla Commissione europea, la proposta di regolamento che interviene sull’AI Act propone, tra le altre cose, di posticipare l’entrata in vigore degli obblighi per i sistemi di IA ad alto rischio stabilendo il seguente calendario di attuazione: il 2 dicembre 2027 per i sistemi di IA classificati ad alto rischio autonomi in settori sensibili (tra cui la biometria, le infrastrutture critiche, l'istruzione, l'occupazione, la migrazione, l'asilo e il controllo delle frontiere); il 2 agosto 2028 per i sistemi di IA ad alto rischio integrati in prodotti (v. supra).
Il Pacchetto “Difesa della democrazia del 2023” – Rappresentanza di interessi esercitata per conto dei Paesi terzi
Il Pacchetto comprende una serie di iniziative finalizzate a proteggere la sfera democratica dell'UE, promuovere la fiducia istituzionale e proteggere il dibattito pubblico da interferenze occulte.
Tra le iniziative legislative figura la proposta di direttiva, presentata dalla Commissione europea il 12 dicembre 2023, volta a stabilire requisiti armonizzati nel mercato interno sulla trasparenza della rappresentanza di interessi esercitata per conto di Paesi terzi.
La proposta stabilisce un quadro regolatorio delle attività volte ad influenzare per conto di Paesi terzi lo sviluppo, l'elaborazione o l'attuazione di politiche e normative ("attività di rappresentanza d'interessi"), con l’obiettivo di tutelare la trasparenza e l’integrità dei processi decisionali degli Stati membri e dell’UE.
Il 27 novembre 2025, l’Assemblea plenaria del Parlamento europeo ha adottato il mandato negoziale sulla proposta.
A complemento di tale iniziativa, la Commissione europea ha presentato una proposta di regolamento che modifica il regolamento (UE) n. 1024/2012, relativo alla cooperazione amministrativa attraverso il sistema di informazione del mercato interno e il regolamento (UE) n. 2018/1724 che istituisce uno sportello digitale unico per l'accesso a informazioni, procedure e servizi di assistenza e di risoluzione dei problemi.
Sulla proposta il Parlamento europeo ha approvato il mandato negoziale.
Le proposte sono state congiuntamente esaminate dalla Commissione Politiche dell’UE che, nell’ambito dell’esame di conformità al principio di sussidiarietà, il 13 marzo 2024 ha approvato un documento recante una valutazione conforme, precisando tuttavia che non appare adeguatamente motivata, sotto il profilo della necessità e del valore aggiunto, la scelta di procedere ad una armonizzazione completa, escludendo che gli Stati membri possano mantenere o introdurre obblighi di trasparenza ulteriori, neanche nel senso di un maggiore rigore. La XIV Commissione ha inoltre precisato che tale approccio, oltre a comprimere eccessivamente i margini di discrezionalità degli Stati membri in relazione alle specificità nazionali, potrebbe implicare una paradossale riduzione degli standard di trasparenza per gli Stati membri che hanno già adottato una disciplina più rigorosa in materia. Risulterebbe pertanto più coerente con il principio di sussidiarietà la definizione di standard minimi o, in alternativa, la creazione di un registro unico a livello europeo.
Il pacchetto “Difesa della democrazia” include, tra l’altro, due raccomandazioni, una relativa a processi elettorali inclusivi e resilienti, l’altra sulla promozione del coinvolgimento dei cittadini e delle organizzazioni della società̀ civile nei processi di elaborazione delle politiche pubbliche.
Il regolamento sulla trasparenza e il targeting della pubblicità politica
Il regolamento, in vigore dal 10 ottobre 2025, introduce un quadro normativo comune volto a disciplinare la pubblicità politica, tenendo della sua dimensione transfrontaliera e diffusione online, dell’uso di tecniche avanzate di targeting e dei rischi di manipolazione informativa.
Ai sensi del nuovo regolamento, ogni pubblicità politica deve essere chiaramente identificabile come tale e indicare lo sponsor, il contesto elettorale o decisionale di riferimento e l’eventuale utilizzo di tecniche di targeting o distribuzione. Ulteriori informazioni, tra cui dati sugli importi aggregati e sulla loro provenienza, devono essere rese disponibili tramite un avviso di trasparenza accessibile dall’annuncio.
Il regolamento disciplina inoltre il ricorso al targeting online, consentito solo previo consenso esplicito dell’interessato e a condizione che i dati siano stati forniti direttamente dallo stesso. È vietato l’uso dei dati personali dei minori, nonché di categorie di dati sensibili (quali quelli relativi all’origine razziale o etnica o alle opinioni politiche) per finalità di profilazione. Ulteriori limitazioni riguardano i soggetti che non abbiano raggiunto da almeno un anno l’età per l’esercizio del diritto di voto. Tutte le pubblicità online saranno disponibili in un archivio europeo online. Viene, infine, imposto un divieto alla pubblicità politica proveniente da sponsor esterni all’Unione nei tre mesi precedenti un’elezione o un referendum.
Politiche dell’UE per il contrasto delle minacce ibride
Quadro generale e lotta alla disinformazione
A seguito dell'adozione della bussola strategica per la sicurezza e la difesa nel marzo 2022, l'UE ha introdotto un pacchetto di strumenti contro le minacce ibride che comprende le misure preventive, di cooperazione, di stabilità, restrittive e di sostegno delineate nelle conclusioni del Consiglio del 21 giugno 2022. Fungendo da quadro generale, il pacchetto introduce altri meccanismi e strumenti di risposta pertinenti, quali il pacchetto di strumenti contro la manipolazione delle informazioni e le ingerenze da parte di attori stranieri (FIMI Toolbox). Inoltre, l'UE ha elaborato il pacchetto di strumenti della diplomazia informatica per rispondere a minacce e attacchi informatici.
Nel maggio 2024 il Consiglio ha approvato il quadro di riferimento per l'istituzione pratica dei gruppi di risposta rapida dell'UE alle minacce ibride.
Nello stesso periodo, prima delle elezioni del Parlamento europeo, il Consiglio ha approvato conclusioni sulla protezione dei processi elettorali dalle ingerenze straniere. Nelle conclusioni, tra l’altro, si invitavano le istituzioni dell'UE e gli Stati membri a intensificare l'azione volta a monitorare i tentativi di ingerenza nel processo democratico dell'UE da parte di attori stranieri e a utilizzare tutti i meccanismi, le reti e gli strumenti dell'UE per proteggere l'integrità delle elezioni, senza ostacolare un dibattito democratico aperto.
La determinazione dell'UE a utilizzare tutti gli strumenti disponibili per prevenire e scoraggiare le campagne ibride è stata da ultimo ribadita con le conclusioni del Consiglio del 16 marzo 2026.
Resilienza delle infrastrutture critiche
A partire dal 2022 l'UE ha intensificato gli sforzi per proteggere le infrastrutture critiche. L'8 dicembre 2022 il Consiglio ha adottato un nuova direttiva per garantire che settori critici quali l'energia, le acque, i trasporti e la sanità siano in grado di prevenire, proteggersi, rispondere, adattarsi e ripristinare le proprie capacità operative in caso, tra l'altro, di attacchi ibridi (direttiva sulla resilienza dei soggetti critici). Inoltre nel dicembre 2022, a seguito degli atti di sabotaggio a danno del gasdotto Nord Stream, il Consiglio ha adottato una raccomandazione sulla resilienza delle infrastrutture critiche, articolata su tre settori prioritari: la preparazione, la risposta e la cooperazione internazionale.
Infine, nel giugno 2024, il Consiglio ha adottato una nuova raccomandazione relativa a un programma per coordinare una risposta a livello dell'UE alle perturbazioni delle infrastrutture critiche con significativa rilevanza transfrontaliera.
Sicurezza delle reti e dei sistemi informativi
Il 28 novembre 2022 il Consiglio ha adottato la direttiva relativa a misure per un livello comune elevato di cibersicurezza nell'Unione. La nuova direttiva, denominata "NIS 2", ha sostituito le norme precedentemente in vigore sulla sicurezza delle reti e dei sistemi informativi (direttiva NIS).
La Commissione europea ha recentemente presentato un pacchetto legislativo in materia di cibersicurezza che include una proposta di modifica della direttiva NIS2 che intende semplificare il rispetto degli obblighi di cibersicurezza in modo da garantire un’attuazione razionalizzata e coerente del quadro giuridico, semplificando la conformità alle norme (v. supra).
Recenti orientamenti del Parlamento in materia di disinformazione e minacce ibride
Al tema delle minacce ibride fanno riferimento risoluzioni approvate dall’Assemblea di Camera e Senato in occasione delle Comunicazioni del Presidente del Consiglio prima delle riunioni del Consiglio europeo. Alcune di queste presentano identica formulazione nei due rami del Parlamento.
Il 22 ottobre 2025 (Comunicazioni in vista del Consiglio europeo del 23 e 24 ottobre successivi) entrambe le Camere hanno rivolto l’impegno al Governo a “promuovere una reazione coordinata in sede europea alle minacce ibride e al pericolo che esse rappresentano per il funzionamento delle istituzioni democratiche nonché dei servizi di interesse pubblico e delle infrastrutture critiche” (risoluzione n. 6-00211 Camera, risoluzione 6-00182 Senato).
Il 17 dicembre 2025, alla vigilia del Consiglio europeo del 18 e 19 dicembre, in Senato è stata approvata la risoluzione 6-00185, che impegna il Governo a “condannare fermamente le persistenti attività ibride dannose e le iniziative di disinformazione, a partire da quelle messe in atto dalla Russia, e contrastare e prevenire tali minacce”.
L’11 marzo 2026 (Comunicazioni in vista del Consiglio europeo del 19-20 marzo) entrambe le Camere hanno ribadito l'importanza di combattere la disinformazione, la guerra ibrida e le ingerenze esterne come strumenti utilizzati da attori esterni per influenzare i processi democratici degli Stati membri, sensibilizzando in particolare le giovani generazioni e tenendo conto dei possibili rischi dei fenomeni di interferenza mediante l'utilizzo dell'intelligenza artificiale generativa (risoluzione 6-00242 Camera, risoluzione 6-00214 del Senato).
Si ricorda infine la risoluzione n. 6- 00250 approvata dall’Assemblea della Camera il 28 maggio 2026 sul Programma di lavoro della Commissione per il 2026 e sulla Relazione programmatica sulla partecipazione dell'Italia all'Unione europea nell'anno 2026, che, tra l’altro, al punto 53) richiede che sia potenziata la resilienza dell'UE contro minacce ibride, cyber, spaziali e sottomarine.
Presso la Commissione Politiche dell’Unione europea del Senato è in corso l’esame dell’affare assegnato relativo a “Ingerenze straniere nei processi democratici degli Stati membri dell'Unione europea e nei Paesi candidati”. Hanno avuto luogo audizioni di esperti e portatori di interessi. A conclusione di una prima fase dei lavori il 15 ottobre 2025 è stata approvata una risoluzione che impegna il governo a considerare tra l’altro: adeguati strumenti di prevenzione per giovani e studenti; il rischio accresciuto dei fenomeni di interferenza con l’utilizzo dell’intelligenza artificiale generativa; iniziative strutturate per mappare le migliori pratiche internazionali; l’istituzione di un organismo di coordinamento interistituzionale con specifico mandato operativo; l’adozione di un modello di riferimento per la protezione dalle interferenze esterne; un accresciuto coinvolgimento dei servizi di informazione e sicurezza; la registrazione, in base a una legge, degli agenti stranieri; l’individuazione dell’utilizzatore dei social media al momento della registrazione sulle piattaforme; il rafforzamento delle strutture ministeriali dedicate al monitoraggio e all’analisi delle campagne di manipolazione dell’informazione e interferenza straniere; il sostegno a iniziative di verifica dei fatti.