Legislatura 18ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 029 del 31/07/2018

Interventi su argomenti non iscritti all'ordine del giorno

LAUS (PD). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

LAUS (PD). Signor Presidente, ritengo doveroso condividere con l'Assemblea la notizia del grave episodio di violenza avvenuto domenica sera a Moncalieri, alle porte di Torino, dove una giovane atleta di origini nigeriane è stata ferita a seguito di un lancio di uova da un'automobile. La ragazza, appena ventiduenne, ha riportato una lesione alla cornea, rischiando l'intervento chirurgico. Poche ore prima, sempre nel territorio di Torino, si era svolta una manifestazione di piazza per condannare la recente aggressione ai danni di un altro giovane, uno studente diciannovenne picchiato a sangue in strada perché - cito testualmente dalla ricostruzione dei fatti - camminava in modo troppo gay.

Nemmeno la peggior dabbenaggine, che è caratteristica alquanto rivalutata ultimamente da certa classe politica, può giustificare chi, come il ministro Salvini, nega l'aumento di episodi di intolleranza e di discriminazione nel nostro Paese. Nessuna giustificazione è accettabile di fronte a una deriva tanto ignobile, che invece è nostro compito, compito delle istituzioni, contrastare con fermezza e con rigore.

Eppure, quando si dice che non c'è limite al peggio, qualcuno ha provato a giustificare l'ingiustificabile, come il ministro Di Maio, ad esempio, quando in un'intervista ha liquidato l'allarme razzismo in Italia come una montatura della sinistra contro l'alleato di Governo, il tutto nel silenzio tombale e assordante del presidente Conte, l'avvocato degli italiani, ma evidentemente non di tutti gli italiani: non della giovane vittima di razzismo a Moncalieri e non del mio giovane concittadino, aggredito perché omosessuale.

Eppure siamo innanzitutto noi, care colleghe e cari colleghi, che abbiamo il compito di agire per dare il buon esempio, di agire sui comportamenti prima ancora che sui reati, di agire culturalmente ancora prima che sul piano giudiziario. La responsabilità che abbiamo, dunque, è schiacciante e, se non poniamo un argine invalicabile a questa che non ho esitato a definire ignobile deriva, rischiamo non solo di favorire, ma addirittura di legittimare la prepotenza e la violenza contro chi è considerato diverso per l'orientamento sessuale, la fede religiosa, la razza o qualsivoglia ragione.

Mi rivolgo dunque ai tanti, come me, che alla deriva violenta non vogliono arrendersi, ma soprattutto non vogliono diventare complici di chi intorno alla diversità da tempo ha cominciato ad esercitarsi in calcoli cinici e pericolosi. Scendiamo in piazza, fermiamo chi discrimina, fermiamo chi giustifica, fermiamo chi nega. (Applausi dal Gruppo PD).