Legislatura 18ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 029 del 31/07/2018
Azioni disponibili
RESOCONTO STENOGRAFICO
Presidenza del presidente ALBERTI CASELLATI
PRESIDENTE. La seduta è aperta (ore 9,38).
Si dia lettura del processo verbale.
TOSATO, segretario, dà lettura del processo verbale della seduta del giorno precedente.
PRESIDENTE. Colleghi, in Aula non si può fotografare. D'accordo?
AIROLA (M5S). È stato un errore.
PACIFICO (M5S). Era solo una lampada.
PRESIDENTE. Non essendovi osservazioni, il processo verbale è approvato.
Comunicazioni della Presidenza
PRESIDENTE. L'elenco dei senatori in congedo e assenti per incarico ricevuto dal Senato, nonché ulteriori comunicazioni all'Assemblea saranno pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna.
Sull'ordine dei lavori
PRESIDENTE. Informo l'Assemblea che all'inizio della seduta il Presidente del Gruppo MoVimento 5 Stelle ha fatto pervenire, ai sensi dell'articolo 113, comma 2, del Regolamento, la richiesta di votazione con procedimento elettronico per tutte le votazioni da effettuare nel corso della seduta. La richiesta è accolta ai sensi dell'articolo 113, comma 2, del Regolamento.
Su un intervento per fatto personale svolto nella seduta del giorno precedente
MARCUCCI (PD). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MARCUCCI (PD). Signor Presidente, ho chiesto di svolgere questo intervento perché durante la seduta di ieri il senatore Airola, tra l'altro più volte sollecitato credo dal suo Capogruppo (ma anche da me stesso), ha deciso di prendere la parola su una questione che va avanti da alcune settimane e che è stata già richiamata all'attenzione dell'Assemblea da parte del Partito Democratico. Si tratta di un episodio molto spiacevole, che non vorrei creasse un precedente e che, a mio modo di vedere, ha anche creato le condizioni per un difficile clima all'interno dell'Assemblea, durante il quale il senatore Airola ha avuto modo, proprio qui davanti a me, ai banchi dell'opposizione, non semplicemente di offendere dei colleghi durante un ragionamento o nell'enfasi dialettica, ma di minacciare - lo sottolineo: minacciare - un nostro collega del Partito Democratico.
Ieri il senatore Airola, al quale devo dire che è stata data la parola con ampio spazio temporale, ha fatto finta - mi permetta di dirlo, signor Presidente - di chiedere scusa al Partito Democratico e al collega Laus e, anzi, ha utilizzato molto più del tempo che aveva a disposizione per accentuare critiche e, se mi posso permettere, anche offese.
Il Partito Democratico è contrario a questo modo di procedere, con cui ci si approfitta delle regole dell'Assemblea e si cerca di creare meccanismi e malintesi, chiaramente sottolineati nella giornata di ieri. Quella di ieri era la giornata per le scuse: il senatore Airola non si è scusato, anzi, ha accentuato le sue posizioni e non ha espressamente fatto quello che avevamo concordato facesse, cioè chiedere scusa rispetto ad alcune minacce espresse in quest'Aula.
Signor Presidente, c'è la discussione, ci sono i toni alti, ci sono anche il clima, la confusione e la conflittualità politica nel Paese e in quest'Assemblea, però questa è l'Assemblea del confronto, del dibattito. Questo è il Parlamento.
Credo che nel momento in cui non si ha la forza, la determinazione, la volontà di punire offese, che vuol dire impedire di esprimere l'opinione a un collega liberamente all'interno di questa Assemblea, si va oltre.
Quindi, signor Presidente, le chiedo quello che ho già chiesto in passato con forza e che abbiamo rimandato in realtà tutti insieme, convinti che il senatore Airola avrebbe compreso il proprio atteggiamento e si sarebbe comportato di conseguenza. Non lo ha fatto, ragion per cui chiediamo la convocazione degli organi preposti affinché questa vicenda venga affrontata correttamente. Non si possono accettare minacce all'interno dell'Aula del Senato. È oggettivamente una vergogna. (Applausi dai Gruppi PD e FI-BP).
PRESIDENTE. La Presidenza valuterà tutti i comportamenti.
Sui lavori del Senato
Commissioni permanenti, autorizzazione alla convocazione
PRESIDENTE. La Conferenza dei Capigruppo ha approvato modifiche al calendario corrente e il nuovo calendario dei lavori dell'Assemblea fino al 13 settembre 2018.
Nella seduta di oggi, dopo la conclusione del decreto-legge di riordino Ministeri, saranno discusse le questioni pregiudiziali presentate sul decreto-legge proroga termini e i disegni di legge di costituzione delle Commissioni di inchiesta antimafia e ciclo rifiuti.
Nella giornata di domani, l'Assemblea non terrà seduta per consentire i lavori delle Commissioni, in particolar modo delle Commissione affari costituzionali e bilancio sul decreto-legge proroga termini. L'esame di quest'ultimo provvedimento avrà inizio nella seduta di giovedì 2 agosto, per proseguire venerdì 3 ed eventualmente lunedì 6 agosto.
Rimane confermato per le ore 15 di giovedì 2 agosto lo svolgimento del question time.
La prossima settimana l'Assemblea terrà sedute, senza orario di chiusura, lunedì 6 dalle ore 11 e martedì 7 dalle ore 9,30. Oltre all'eventuale seguito del decreto-legge proroga termini, sarà discusso il decreto-legge dignità lavoratori e imprese.
Le Commissioni riprenderanno i propri lavori, dopo la pausa estiva, da martedì 4 settembre, mentre l'Assemblea tornerà a riunirsi martedì 11 settembre, alle ore 16,30, con la discussione delle proposte di inchiesta parlamentari su Il Forteto, sugli eventi sismici di L'Aquila e sul femminicidio, ove conclusi dalle Commissioni.
Le Commissioni sono comunque autorizzate a convocarsi in qualunque momento in relazione a sopravvenute esigenze nelle materie di propria competenza.
Calendario dei lavori dell'Assemblea
PRESIDENTE. La Conferenza dei Presidenti dei Gruppi parlamentari, con la presenza dei Vice Presidenti del Senato e con l'intervento del rappresentante del Governo, ha adottato - ai sensi dell'articolo 55 del Regolamento - modifiche e integrazioni al calendario corrente e il nuovo calendario dei lavori dell'Assemblea fino al 13 settembre 2018:
| Martedì | 31 | Luglio | h. 9,30-20 | - Seguito disegno di legge n. 648 - Decreto-legge n. 86, riordino Ministeri (voto finale entro l'11 agosto) (scade il 10 settembre)
- Questioni pregiudiziali sul disegno di legge n. 717 - Decreto-legge n. 91, proroga termini
- Disegno di legge n. 689 e connessi - Istituzione Commissione di inchiesta antimafia (approvato dalla Camera dei deputati) (dalla sede redigente)
- Disegno di legge n. 627 e connessi - Istituzione Commissione di inchiesta ciclo rifiuti (approvato dalla Camera dei deputati) (dalla sede redigente)
- Disegno di legge n. 717 - Decreto-legge n. 91, proroga termini (voto finale entro il 24 agosto) (scade il 23 settembre) (da giovedì 2 agosto)
- Interrogazioni a risposta immediata, ai sensi dell'articolo 151-bis del Regolamento (giovedì 2, ore 15) |
| Giovedì | 2 | Agosto | h. 9,30-20 | |
| Venerdì | 3 | " | h. 9,30 |
Nella giornata di mercoledì 1° agosto l'Assemblea non terrà seduta per consentire i lavori delle Commissioni.
Gli emendamenti al disegno di legge n. 717 (Decreto-legge n. 91, proroga termini) dovranno essere presentati entro le ore 19 di martedì 31 luglio.
| Lunedì | 6 | Agosto | h. 11 | - Eventuale seguito disegno di legge 717 - Decreto-legge n. 91, proroga termini (voto finale entro il 24 agosto) (scade il 23 settembre)
- Disegno di legge n. … - Decreto-legge n. 87, dignità lavoratori e imprese (ove approvato dalla Camera dei deputati) (scade l'11 settembre) |
| Martedì | 7 | " | h. 9,30 |
Il termine per la presentazione degli emendamenti al disegno di legge n. ... (Decreto-legge n. 87, dignità lavoratori e imprese) sarà stabilito in relazione ai tempi di trasmissione dalla Camera dei deputati.
Le Commissioni riprenderanno i propri lavori da martedì 4 settembre mentre l'Assemblea tornerà a riunirsi martedì 11 settembre. Le Commissioni sono comunque autorizzate a convocarsi in qualunque momento in relazione a sopravvenute esigenze nelle materie di propria competenza.
| Martedì | 11 | Settembre | h. 16,30-20 | - Disegno di legge n. 536 - Istituzione Commissione di inchiesta sui fatti accaduti presso la comunità "Il Forteto" (dalla sede redigente) (ove concluso dalla Commissione)
- Doc. XXII, n. 11 - Istituzione Commissione di inchiesta sul terremoto de L'Aquila (dalla sede redigente) (ove concluso dalla Commissione)
- Doc. XXII, nn. 1, 8 e 9 - Istituzione Commissione di inchiesta sul femminicidio (dalla sede redigente) (ove conclusi dalla Commissione) |
| Mercoledì | 12 | " | h. 9,30-20 | |
| Giovedì | 13 | " | h. 9,30-20 |
Ripartizione dei tempi per la discussione del disegno di legge n. 648
(Decreto-legge n. 86, riordino Ministeri)
(7 ore, escluse dichiarazioni di voto)
| Relatore |
| 40' |
| Governo |
| 40' |
| Votazioni |
| 40' |
| Gruppi 5 ore, di cui: |
|
|
| M5S | 1h | 13' |
| FI-BP |
| 50' |
| L-SP-PSd'Az |
| 49' |
| PD |
| 46' |
| FdI |
| 30' |
| Misto |
| 27' |
| Aut (SVP-PATT, UV) |
| 25' |
| Dissenzienti |
| 5' |
Ripartizione dei tempi per la discussione del disegno di legge n. 717
(Decreto-legge n. 91, proroga termini)
(7 ore, escluse dichiarazioni di voto)
| Relatore |
| 40' |
| Governo |
| 40' |
| Votazioni |
| 40' |
| Gruppi 5 ore, di cui: |
|
|
| M5S | 1h | 13' |
| FI-BP |
| 50' |
| L-SP-PSd'Az |
| 49' |
| PD |
| 46' |
| FdI |
| 30' |
| Misto |
| 27' |
| Aut (SVP-PATT, UV) |
| 25' |
| Dissenzienti |
| 5' |
Ripartizione dei tempi per la discussione del disegno di legge n. ...
(Decreto-legge n. 87, dignità lavoratori e imprese)
(7 ore, escluse dichiarazioni di voto)
| Relatore |
| 40' |
| Governo |
| 40' |
| Votazioni |
| 40' |
| Gruppi 5 ore, di cui: |
|
|
| M5S | 1h | 13' |
| FI-BP |
| 50' |
| L-SP-PSd'Az |
| 49' |
| PD |
| 46' |
| FdI |
| 30' |
| Misto |
| 27' |
| Aut (SVP-PATT, UV) |
| 25' |
| Dissenzienti |
| 5' |
Seguito della discussione del disegno di legge:
(648) Conversione in legge del decreto-legge 12 luglio 2018, n. 86, recante disposizioni urgenti in materia di riordino delle attribuzioni dei Ministeri dei beni e delle attività culturali e del turismo, delle politiche agricole alimentari e forestali e dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, nonché in materia di famiglia e disabilità (Relazione orale)(ore 9,49)
Approvazione, con modificazioni, con il seguente titolo: Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 12 luglio 2018, n. 86, recante disposizioni urgenti in materia di riordino delle attribuzioni dei Ministeri dei beni e delle attività culturali e del turismo, delle politiche agricole alimentari e forestali e dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, nonché in materia di famiglia e disabilità
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca il seguito della discussione del disegno di legge n. 648.
Ricordo che nella seduta di ieri il relatore ha svolto la relazione orale e la relatrice Malpezzi ha svolto la relazione di minoranza, hanno avuto luogo la discussione generale e le repliche del relatore e della relatrice di minoranza, è stata respinta una proposta di non passare all'esame degli articoli, ha avuto luogo l'esame degli emendamenti e degli ordini del giorno riferiti agli articoli del decreto-legge e si è passati alla votazione finale.
CIRIANI (FdI). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CIRIANI (FdI). Signor Presidente, colleghi, il nostro Gruppo Fratelli d'Italiain merito a questo provvedimento ha sempre mantenuto un atteggiamento di grande attenzione e disponibilità nei confronti delle forze di maggioranza. Lo abbiamo dimostrato sia in Assemblea che in Commissione, con un atteggiamento aperto al confronto, e lo abbiamo fatto perché volevamo essere coerenti con quanto detto in quest'Assemblea in occasione del dibattito sulla fiducia al Governo Conte. In quell'occasione, avevamo preannunciato che avremmo giudicato nel merito i provvedimenti del Governo e avremmo evitato un'opposizione fatta di pregiudizi e ostruzionismi senza senso. Abbiamo mantenuto quanto detto.
Pur avendo un atteggiamento spesso anche molto critico nei confronti del Governo, riconosciamo il diritto alle maggioranze, a qualsiasi maggioranza, di organizzarsi anche dal punto di vista istituzionale per poter meglio dispiegare il proprio programma politico. Se a questo fine serve anche modificare l'organizzazione dei Ministeri, questo non deve essere oggetto di scandalo.
Abbiamo qualche dubbio - e lo diciamo con altrettanta franchezza - rispetto all'utilizzo del decreto-legge, perché oltre ad un'esigenza di carattere istituzionale, dovreste ammettere che è onesto dire che c'è anche un'esigenza di carattere partitico di equilibrio all'interno della maggioranza. Non è una cosa che deve scandalizzare, perché la politica è fatta anche di questo: la Lega ha l'esigenza di rafforzare le deleghe in capo al proprio Ministro e altrettanto vuole fare il MoVimento 5 Stelle. Che questi ragionamenti, che questi presupposti giustifichino un decreto-legge di necessità e urgenza secondo me è molto dubbio e a chi parla sono apparse molto dubbie anche le giustificazioni che abbiamo ascoltato soprattutto dai senatori banchi del MoVimento 5 Stelle, che negli anni passato hanno criticato l'uso, e forse anche l'abuso, dei decreti d'urgenza. Non è certo questa la sede per riaprire un dibattito su questi argomenti, ma intanto volevamo segnalarlo.
Nel merito, secondo noi ci sono tre questioni fondamentali su cui vogliamo riassumere il nostro atteggiamento. Il primo riguarda l'istituzione del Ministero per la famiglia e le disabilità. Abbiamo ascoltato soprattutto dalle voci dell'opposizione di Sinistra che l'istituzione di questo Dicastero sia inutile, invece noi lo riteniamo molto utile. Pensiamo sia necessario non solo dare vita ad un Ministero per la famiglia e le disabilità, ma anche rafforzare le deleghe in capo ad esso, dando i giusti strumenti e anche gli opportuni finanziamenti, perché la famiglia deve tornare al centro della politica del Parlamento e di tutte le forze politiche. E non solo la famiglia, ma anche il tema delle adozioni, della disabilità e della natalità devono essere centrali, perché non è vero che non si fanno figli perché non si vuole; non si fanno e la natalità decresce perché spesso le famiglie non sono in grado di sostenere le spese. I colleghi del Gruppo che sono intervenuti hanno ricordato il nostro progetto per un grande piano straordinario di natalità che passi attraverso strumenti che abbiamo declinato anche con disegni di legge che propongono sconti per gli acquisti per le famiglie, asili nido gratuiti aperti fino alle ore 18 e molte altre cose.
Per chi parla è anche fondamentale il tema delle adozioni, ma è importante, colleghi del Governo e della maggioranza, che facciate chiarezza su cosa intendete per famiglia, perché su questo abbiamo ascoltato ragionamenti, prese di posizione molto diverse per non dire contraddittorie. Per noi la famiglia è quella naturale prevista dalla Costituzione, che non discrimina nessuno ma che chiede centralità e priorità. È quella composta da una madre e un padre, non quella per cui il sindaco di Torino Appendino ha previsto la registrazione anche per i figli nati da una coppia composta da genitori dello stesso sesso. (Applausi dal Gruppo FdI). Su questo aspettiamo presto chiarezza, perché non si può giocare su questi argomenti. Voi avete detto che i temi etici sono rimasti fuori del perimetro dell'accordo di programma, ma sono talmente importanti che rientrano quotidianamente dalla finestra e su questo vigileremo.
In secondo luogo, l'accorpamento delle competenze del turismo al Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali e, più in generale, la creazione di un Ministero dedicato al made in Italy era, come quello della famiglia, una nostra proposta elettorale e di Governo. Pertanto siamo contenti che questa proposta trovi ospitalità anche all'interno del programma della maggioranza. Abbiamo qualche dubbio rispetto al fatto che turismo e agricoltura insieme possano funzionare come nelle intenzioni che riteniamo meritevoli. La difesa e la promozione del made in Italy devono essere assolutamente centrali, perché per troppo tempo abbiamo assistito senza fare nulla all'invasione di prodotti che nulla avevano di italiano e alla dequalificazione dell'immagine del nostro Paese, soprattutto all'estero. Bisogna però essere chiari nel dire che agricoltura e turismo vanno a braccetto, che l'agricoltura non può cannibalizzare il turismo, perché quest'ultimo non è soltanto promozione agroalimentare. Fare turismo non è soltanto difendere le infinite eccellenze agroalimentari del nostro Paese. Fare turismo è promuovere un intero sistema Paese e promuovere un'immensa ricchezza, che è anche di natura economica.
Vorrei pertanto dire (in maniera che può sembrare provocatoria, ma che non lo è), in maniera propositiva, che forse, se dovessimo immaginare una centralità di un Ministero dedicato alla difesa e alla promozione del made in Italy, quel Ministero dovrebbe essere incardinato nel Ministero dello sviluppo economico. Il turismo, infatti, è un grande asset economico, non è soltanto promozione e difesa dei valori culturali e dei beni culturali e agroalimentari; è anche promozione alberghiera, è una filiera immensa, che crea ricchezza per il nostro territorio e che purtroppo non è ancora del tutto utilizzata.
Mi permetto di rivolgere un appello al ministro Centinaio rispetto alla promozione del made in Italy e del marchio Italia. Chi parla, come altri che hanno parlato prima di me, viene da un'esperienza come amministratore locale e regionale; dispiace molto vedere spesso, nelle fiere internazionali, che le Regioni, i Comuni, le grandi città si propongono al mercato internazionale senza utilizzare il marchio Italia, che è uno dei marchi più prestigiosi e conosciuti al mondo. È una follia ed è uno spreco che le Regioni, i Comuni e i paesi di questa Nazione vadano alle fiere internazionali senza la regia dell'ENIT, senza la regia del Ministero del turismo, confidando nel fatto che la riforma costituzionale ha assegnato loro un potere... (Brusio).
PRESIDENTE. Chi non è interessato ad ascoltare può uscire dall'Aula: c'è troppo brusio.
CIRIANI (FdI). Dicevo, signor Presidente, che è un peccato, quasi un oltraggio al nostro Paese, il fatto che l'ENIT, il Ministero del turismo non coordini, spesso non per colpa sua, le iniziative internazionali delle nostre Regioni e dei nostri Comuni all'estero; infatti, rinunciare al marchio Italia e proporsi senza di esso è una stupidaggine autolesionista. Spero, quindi, che il nuovo Ministro possa coordinare l'attività delle Regioni anche in questa direzione.
L'ultimo aspetto, e mi avvio a concludere, signor Presidente, colleghi, riguarda la rimodulazione dei compiti del Ministero dell'ambiente. Personalmente - ma attendo la smentita, perché su questo siamo assolutamente laici - ho qualche dubbio che la riassegnazione in capo al Ministero dell'ambiente dei compiti di difesa del suolo e di contrasto al dissesto idrogeologico possa funzionare, perché l'abbiamo già visto al lavoro e i precedenti non sono incoraggianti. Se le funzioni sono state portate sotto l'egida del Presidente del Consiglio negli anni scorsi non è stato per motivi ideologici o politici, ma perché si cercava di dare maggiore forza e maggiore impulso a questa attività, in modo che potesse coordinare anche quanto facevano gli altri Ministeri. Il Ministero dell'ambiente, da questo punto di vista (ma è un mio parere personale), non ha dato gradi prove in passato; speriamo che voi ci possiate smentire nel futuro.
Il nostro voto sarà, quindi, favorevole, nonostante le perplessità, le critiche e i suggerimenti che abbiamo evidenziato in quest'Aula. Abbiamo mantenuto la nostra promessa di un atteggiamento critico, ma trasparente e coerente, nella speranza che tali aperture di fiducia e di credito possano portare, a beneficio nostro e dell'intero Paese, i risultati sperati quanto prima. (Applausi dal Gruppo FdI e del senatore Rufa).
MIRABELLI (PD). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MIRABELLI (PD). Signor Presidente, i colleghi del mio Gruppo, intervenuti in discussione generale e svolgendo la relazione di minoranza, hanno già illustrato bene le ragioni per cui voteremo contro la conversione in legge di questo decreto-legge.
È il primo atto del nuovo Governo, del Governo del cambiamento. Forse bisogna cominciare a capire che il concetto di cambiamento non è neutro e non è necessariamente positivo, soprattutto se, come in questo provvedimento, consiste nell'interrompere esperienze che hanno dato e stavano dando risultati positivi, senza spiegarne le ragioni e senza spiegare come si vuole operare per raggiungere gli obiettivi di interesse pubblico che gli assetti che il Governo sta cancellando dovevano perseguire.
Insomma, in questa discussione non ci avete spiegato le ragioni della cancellazione delle unità di missione, dello spostamento del Ministero del turismo dal Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo al Ministero dell'agricoltura. Se questo decreto-legge serve solo a dimostrare che si vuole segnare una differenza rispetto agli ultimi Governi, è una scelta debole e sbagliata. Se non ci viene spiegato perché quelle scelte non andavano bene e, soprattutto, quali sarebbero le scelte che consentirebbero di approfittare più efficacemente i problemi nell'interesse dei cittadini, la scelta che stiamo facendo, che state facendo, è una scelta debole.
Nessuno può negare che per il nostro Paese è stretto il nesso tra cultura e turismo, che le bellezze uniche e straordinarie e il patrimonio storico dell'Italia siano un'attrazione per il turismo internazionale. È chiaro tutto questo. Allora perché si decide di togliere il turismo dal MIBACT? Ho sentito in questi giorni il ministro Centinaio sostenere che l'incremento notevole che ha avuto il turismo in questi anni non è dovuto ad Expo o alla promozione della cultura italiana nel mondo. Mi preoccupa se il Ministro che si dovrà occupare di turismo non si è accorto che Pompei, la Reggia di Caserta e mille altre occasioni che hanno facilitato l'accesso e ampliato l'offerta culturale sono state uno straordinario volano per il turismo. (Applausi dal Gruppo PD).
Nonostante ciò, scegliete di cambiare, per portare il turismo al Ministero dell'agricoltura in nome delle eccellenze alimentari italiane. Una scelta che non sta in piedi, ovunque la si guardi, tanto più che prima ancora di votare questo provvedimento, il Governo, in Commissione, ha già sostenuto di voler costruire a breve un nuovo Ministero.
Passando ad altro, anche la scelta di cancellare le unità di missione sul dissesto idrogeologico e Casa Italia non ha senso, soprattutto se non è chiaro - e non lo è - come il Governo intenda attrezzarsi per far fronte a due necessità impellenti per evitare future catastrofi al Paese. Le unità di missione avevano lo scopo di accelerare gli interventi di risanamento idrogeologico e di messa in sicurezza dal rischio sismico del patrimonio abitativo a partire dalle scuole. In questi anni, in quelle sedi, si è operato bene. Si sono costruite esperienze e professionalità, si è negli anni realizzata una forte capacità di rapporto e coinvolgimento degli enti locali, senza contare il fatto che quelle strutture hanno garantito trasparenza e il pieno controllo dell'utilizzo delle risorse stanziate.
Ora si interrompe un percorso senza ragione, senza spiegarlo, con il rischio di disperdere le competenze e le esperienze formate sul campo, ma soprattutto non è dato sapere chi e come proseguirà e si occuperà dei progetti in essere. Penso al progetto per evitare l'esondazione del Seveso, penso al progetto per mettere in salvaguardia la città di Genova, penso ai tanti progetti di Casa Sicura, progetti che credo nessuno in quest'Aula ritenga inutili o sbagliati. Ma come andranno gestiti? Chi li gestirà? Non è dato saperlo.
Infine il decreto-legge sceglie di rinunciare all'idea di coordinare tutti i Ministeri che possono intervenire sulla disabilità - Presidenza del Consiglio, Ministero della salute, del lavoro, dell'istruzione - per affrontare quel tema pensando alla vita delle persone disabili in ogni suo aspetto e non solo alla cura. Consegnando il tema al solo Ministro della famiglia si torna indietro rispetto ad un cambiamento culturale straordinario che si stava producendo.
Signor Presidente, questo decreto-legge conferma che il nuovo Governo interpreta il cambiamento guardando indietro, non avanti. Promuove il ritorno al passato, non l'innovazione. Lo fa quando i suoi esponenti più importanti parlano con nostalgia di ritorno agli Stati nazionali, chiusi all'esterno e autosufficienti. Lo fa il ministro Salvini quando parla di tanti nemici, tanto onore, evocando stagioni drammatiche per il nostro Paese, e lo fa riportandoci agli anni Ottanta e Novanta quando i Governi del pentapartito, per stare in sella, si spartivano ogni posto possibile e fondavano su questo le loro alleanze.
In fondo in questi giorni sta succedendo lo stesso: decine di vertici per discutere di posti, di Cassa depositi e prestiti, di RAI e di tante altre nomine. Abbiamo capito che forse anche questo decreto-legge, alla fine, serve a sistemare gli assetti interni alla maggioranza più che a migliorare le risposte ai problemi degli italiani. E anche per questo non lo votiamo, perché guarda indietro e non serve agli italiani. (Applausi dal Gruppo PD).
PEPE (L-SP-PSd'Az). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
PEPE (L-SP-PSd'Az). Signor Presidente, onorevoli colleghi, nel mio intervento farò delle riflessioni che rinvengono soprattutto dalla discussione di ieri, riprendendo degli interventi nel bene e nel male: i primi mi eviteranno di ripetermi sulle mille buone ragioni che sono sottese al provvedimento in discussione; le seconde mi impongono invece di svolgere ulteriori riflessioni.
Preannuncio intanto il voto favorevole del Gruppo Lega-Salvini Premier- Partito Sardo d'Azione e faccio preliminarmente una riflessione: non accettiamo assolutamente lezioni di rispetto dell'architettura dello Stato da parte di chi ha cercato di demolire questa istituzione, ha distrutto le Province e affamato i Comuni. (Applausi dai Gruppi L-SP-PSd'Az e M5S).
Il provvedimento in esame, che - bisogna dirlo - in fondo è tutto, è teso a riordinare i Ministeri. È un provvedimento che non deve stanziare oggi le risorse, ma pone le basi per un'azione amministrativa più logica, più fluida e più coerente, che guarda ai principi base della pubblica amministrazione che sono: l'efficienza, l'efficacia e la trasparenza. Con questo provvedimento i cittadini italiani sapranno chi e come fa cosa. Pertanto, le affermazioni stupite, secondo le quali in esso non ci sono risorse, sono destituite di ogni fondamento.
Per quanto riguarda le altre riflessioni fatte nella giornata di ieri, ho dovuto poi constatare che il male che ormai da troppo tempo affligge il Partito Democratico è ancora attuale: l'allergia al Paese reale. (Applausi dai Gruppi L-SP-PSd'Az e M5S). Tanti di noi ricordano il presidente Renzi che prima e durante la campagna elettorale si pregiava di indicare gli indici statistici in base ai quali l'occupazione cresceva; più tali indici erano positivi, più gli italiani erano in difficoltà, e lo stesso vale per la buona scuola. Io non devo credere al senatore Vallardi perché è un mio bravissimo collega, ma devo credergli quando dice che non arrivavano e non arrivano risorse sul territorio, perché ha parlato da sindaco. E bisogna credere a tutti i sindaci. (Applausi dai Gruppi L-SP-PSd'Az e M5S e del senatore Ruspandini). La buona scuola è stato uno slogan che non ha prodotto alcun tipo di risultato.
E allora su cosa nasce questo provvedimento? Nasce sulle ceneri e i fallimenti del passato e su una strategia che guarda al futuro.
Proviamo anche a guardare nel merito di alcuni singoli provvedimenti. Sull'accorpamento tra Ministero delle politiche agricole, alimentari, forestali e turismo è stato detto di tutto e di più. Il G20 lo ha capito e ha approvato all'unanimità la simbiosi tra il turismo e le politiche agricole: soltanto alcune persone che siedono su questi banchi artificiosamente fanno finta di non capirlo. (Applausi dai Gruppi L-SP-PSd'Az e M5S). È il nuovo corso che passa attraverso il made in Italy, le identità, il senso di appartenenza e l'orgoglio nazionale. Avete inaridito il cuore dell'Italia. Lasciateci disseminare la speranza. Metteteci alla prova con questo nuovo strumento. (Applausi dai Gruppi L-SP-PSd'Az e M5S).
Ho poi una battuta, e non me ne voglia il ministro Centinaio. Ogni Governo ha annoverato al suo interno un super Ministro. Noi abbiamo nel ministro Centinaio il nostro super Ministro: saprà coniugare le politiche agricole con il turismo, anche perché all'interno del turismo non ci sarà soltanto una direzione, ma un vero e proprio Dipartimento; per cui avrà la capacità di coordinare dal suo Ministero anche tutte le altre competenze che attengono al turismo.
In merito all'ambiente, le unità di missione sono state in realtà dei centri di potere che hanno bloccato l'azione amministrativa e non hanno prodotto i risultati sperati, per quanto riguarda sia le emergenze ambientali, la tutela e la difesa del suolo, sia Casa Italia. E se - vivaddio - anche Confedilizia si è espressa positivamente rispetto al ritorno di questa competenza dalla Presidenza del Consiglio dei ministri al Ministero dell'ambiente, una ragione nobile dovrà pure esserci.
Per quanto riguarda Casa Italia in particolare, vorrei che si mettesse in chiaro un aspetto: Casa Italia non viene soppressa e i progetti con essa pianificati non vengono assolutamente cancellati. Casa Italia viene modificata rispetto allo strumento legislativo con cui viene disciplinata: non può essere costituito un Dipartimento con la legge, ma tutto questo sarà disciplinato con un provvedimento di organizzazione interna. Vi è una differenza e lo diciamo con grande convinzione: voi avete decantato quei progetti; questo Governo realizzerà questi e altri progetti. (Applausi dai Gruppi L-SP-PSd'Az e M5S).
Per completare, il Ministero per la famiglia e le disabilità è un vero e proprio salto di civiltà. Il provvedimento avrebbe meritato il giubilo unanime di tutta l'Assemblea, perché trasferisce la famiglia naturale - quella fondata da un maschio e una femmina - e la disabilità da una materia che prima era appendice di un Ministero, magari il Ministero del lavoro oppure il Ministero della pubblica istruzione, a un Ministero che diventa finalmente centrale.
Perché questa è una materia importantissima? Per quanto riguarda la famiglia, è importante perché si pone come argine alla denatalità, a quello che per tanti territori della nostra Italia, a cominciare dal territorio del Sud Italia, determina lo spopolamento. Combattere la denatalità significa creare i presupposti per un futuro per l'Italia, perché un Paese che non fa figli è destinato a non avere futuro. Certo, poi dipende anche dai punti di vista: la denatalità e lo spopolamento possono essere un problema o anche un'opportunità. Per il centrosinistra sono stati un'opportunità per motivare l'incremento delle quote degli immigrati e cercare di sostituire fino all'osso chi non nasce o chi scappa con chi viene da questi Paesi. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az. Commenti dei senatori Faraone e Sudano). Per quanto ci riguarda, sono problemi che devono essere assolutamente risolti.
Poi abbiamo la disabilità, che è un impegno elettorale che Matteo Salvini ha assunto in campagna elettorale. Costituire un Ministero per la disabilità significa dare luce a chi è in fondo al tunnel e luce non ne ha. E noi siamo orgogliosi di questo provvedimento, perché mette al primo posto gli ultimi invece che sempre e soltanto i soliti.
Per concludere, questo è un provvedimento che guarda alla nostra Costituzione, in particolare all'articolo 95, primo comma, che indica quali sono le funzioni e i ruoli del Presidente del Consiglio. Noi vogliamo che questo articolo venga rispettato, che ci sia un Presidente del Consiglio, così come è l'attuale Presidente del Consiglio, che indirizza e coordina l'azione di Governo e non l'accentra; che stimola e guida l'azione di Governo e non la blocca; che sia un padre nobile e non un figlio avido e capriccioso che vuole tutto, a tutti i costi, nelle proprie mani.
È anche questa la rivoluzione del buonsenso: il «noi» prende il posto dell'«io» per il bene collettivo invece che per le velleità di qualcuno. (Applausi dai Gruppi L-SP-PSd'Az e M5S. Molte congratulazioni).
PAGANO (FI-BP). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
PAGANO (FI-BP). Signor Presidente, senatrici e senatori, sul provvedimento sul riordino dei Dicasteri ho già preso, per la verità, la parola per conto del mio Gruppo, Forza Italia, in occasione della discussione sulla questione pregiudiziale.
Il motivo per il quale ci siamo interessati molto al testo in esame, che viene oggi al voto in Aula, è perché - non lo nascondo - suscita non poche perplessità e preoccupazioni. All'interno del decreto-legge è previsto il trasferimento delle funzioni in materia di turismo al Ministero delle politiche agricole, alimentari e forestali, al fine di promuoverlo e valorizzarlo anche come made in Italy. Il decreto-legge reca, altresì, disposizioni finalizzate al riordino delle competenze del Ministero dell'ambiente, della tutela del territorio e del mare, prevedendo che allo stesso Ministero siano trasferite le attribuzioni relative alle azioni e agli interventi di monitoraggio degli interventi ambientali, assegnando allo stesso il coordinamento del Comitato interministeriale dell'apposita Commissione, le relative attività di supporto tecnico in maniera di contrasto al dissesto idrogeologico, di difesa e messa in sicurezza del suolo. Il decreto-legge reca, infine, la revisione e l'ampliamento delle funzioni di indirizzo e di coordinamento del Presidente del Consiglio dei ministri, ovvero del Ministro delegato per la famiglia e la disabilità in materia di politiche per la famiglia, adozione, infanzia, adolescenza e disabilità. Come potete quindi capire, il provvedimento modifica in modo evidente l'assetto della nostra organizzazione di Stato; trasferisce temi fondamentali che hanno avuto e hanno tuttora ruoli straordinari per il nostro assetto da un Dicastero all'altro. In sostanza, si plasma e si modifica l'organizzazione del nostro Stato, e tutto ciò - non lo nascondo - in modo particolare su alcuni aspetti ci appare privo di logica.
Giova ricordare, in particolare per quanto attiene al Ministero del turismo - ne abbiamo già parlato, ma giova qui ribadirlo - che fu istituito addirittura nel lontano 1959 e poi abrogato nel 1993 dopo un referendum dei radicali. Tra il 2009 e il 2011 il Governo Berlusconi lo ricostituì e nacque nuovamente il Ministero del turismo. Durante il Governo Monti questo Ministero fu ricostituito e dal 2013 è stato affiancato al Ministero dei beni e delle attività culturali.
Giova ricordare, anche se più volte ribadito nel corso delle varie occasioni nelle quali altri colleghi si sono adoperati per spiegare la faccenda, che quando si parla di turismo è giusto ribadire che esso rappresenta una parte fondamentale della crescita del nostro PIL con oltre 91 miliardi di euro, diventati più di 217 miliardi per l'indotto, che rappresenta il 13 per cento. Nel 2018 è prevista una crescita di ulteriori due punti rispetto a quanto si è ottenuto nell'anno passato. Gli investimenti sono stati pari a oltre 11 miliardi e 1,5 milioni di addetti; più 3,5 milioni di addetti nell'indotto rappresentano questo mondo. Parliamo quindi di quasi 5 milioni di italiani che vivono intorno al turismo, che producono una vera e propria industria straordinaria per la nostro economia e per la crescita del PIL. È evidente che per noi è una parte fondamentale e trainante della nostra economia.
Il Ministero del turismo - si ribadisce - viene, invece, aggregato a quello dell'agricoltura. Come sta messa l'agricoltura? Purtroppo - dispiace dirlo - è messa male. In Italia il PIL dell'agricoltura è sceso a 28 miliardi nel 2017 e - caro Presidente - è l'unico settore che ha registrato un calo pari a meno 4,4 per cento rispetto al più 1,8 dell'industria e al più 1,5 per cento dei servizi. Sono addette all'agricoltura 1.239.000 persone. Sostanzialmente parliamo di un settore che purtroppo non è trainante ma, anzi, rappresenta una palla al piede per la nostra crescita economica. Ribadisco che ci dispiace, ma diventa prevalente rispetto a un settore che invece dovrebbe avere ben maggiore rappresentanza.
Viene dunque naturale chiedersi se non vi sia il rischio che l'accorpamento dei due settori, con andamenti tanto diversi nella crescita dell'economia del nostro Paese, generi un rallentamento del settore turistico, al contrario di quello agricolo, che purtroppo invece è in perdita. Ci poniamo certamente questa domanda e ci diamo anche risposte. Ciò fa capire che stiamo parlando di due settori che - com'è evidente -sono ontologicamente distanti e diversi. È vero - come si è più volte detto, e ho sentito anche rappresentanti della Lega farvi riferimento - che esistono l'enogastronomia e l'agriturismo, ma parliamo davvero di settori di nicchia, certamente non fondamentali nella gestione del turismo, che invece pensiamo debba avere una rappresentanza e una considerazione da parte del nostro Paese di tutt'altra natura.
Riteniamo invece che il turismo, razionalmente e logicamente, meriti Ministero a sé stante, ad hoc, che possa incrementare la crescita e guidare la risalita del nostro prodotto interno lordo. Per noi, per l'Italia, è indubitabile che il turismo rappresenti un fattore di crescita e una vera e propria miniera, che invece purtroppo ad oggi non abbiamo saputo sfruttare nel migliore dei modi.
A quest'aspetto del turismo, legato più squisitamente all'industria dell'accoglienza, crediamo debba essere associato per esempio il made in Italy, come abbiamo detto, e avevamo anche inserito un emendamento a tale proposito, che è stato respinto, ma che riteniamo fondamentale. È giusto che il made in Italy venga collegato al turismo, perché, quando si parla del nostro Paese, notoriamente si pensa a una delle nostre caratteristiche, legata alla creatività e alla fantasia, che celebra la nostra crescita economica ai livelli più alti, soprattutto nei settori della moda, dell'artigianato, del design, delle automobili e del cinema. Abbiamo insomma aspetti fondamentali che possono essere - e, a nostro giudizio, dovrebbero esserlo necessariamente - studiati, collegati e organizzati insieme al settore del turismo. In un modo o nell'altro, infatti, ragionare di made in Italy significa comunque esaltare le nostre creatività ed eccellenze e in una qualche misura avviare una politica di attrazione del turismo - soprattutto dall'estero, evidentemente - verso il nostro Paese.
C'è quindi bisogno di un Dicastero che si occupi di questo sistema italiano e tutto ciò naturalmente potrebbe generare una crescita economica - anzi, certamente lo farebbe - in un Paese che oggi purtroppo resta di fatto ancora impantanato in una crisi dalla quale non riesce a uscire.
L'organizzazione di eventi di rilievo, rispetto a tutto il resto, secondo uno studio che abbiamo individuato, potrebbe generare un aumento del fatturato in Italia di oltre venti miliardi in un anno.
Il modo di pensare in piccolo - a nostro giudizio - non corrisponde al cuore pulsante del Paese. Pensiamo invece che tutto questo debba essere organizzato e generato in modo differente. Una scelta coerente e non arrangiata sarebbe stata quella d'istituire un Ministero autonomo, dotato di un portafoglio adeguato.
Come Gruppo Forza Italia, quindi, annunciamo il voto contrario al provvedimento in esame, convinti che questo sia un aspetto determinante per dare un giudizio definitivo sull'assetto e sull'organizzazione dello Stato.
Ebbene, proprio per siffatta ragione - come ho accennato poco fa - avevamo presentato emendamenti per cercare di migliorare quest'aspetto, sempre con un atteggiamento propositivo e mai distruttivo, ma purtroppo non è stato colto: ci duole che la Lega non l'abbia fatto, ma pensiamo e speriamo che nei mesi a venire tutto questo possa rispondere a un'esigenza più evidente e possano, quindi essere modificati alcuni aspetti.
Tutto ciò ci porta naturalmente a esprimere un giudizio complessivamente negativo e, come Forza Italia, un voto contrario al provvedimento in esame. (Applausi dal Gruppo FI-BP).
MORRA (M5S). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MORRA (M5S). Signor Presidente, signor Ministro, colleghi tutti, ieri ho potuto seguire fisicamente il dibattito in piccola parte, ma soprattutto sono riuscito a seguire il dibattito ascoltando quanto veniva proferito dai colleghi che intervenivano. Alcuni interventi sono stati particolarmente rilevanti e già questa mattina mi sono sentito in dovere di fare i complimenti a una collega del Partito Democratico - badate tutti - che finalmente ha fatto intervenire in Aula giganti del pensiero. Altri interventi - come ad esempio quello del senatore di Rignano - sono stati volti a ricordare dirette Facebook e storie di Instagram.
Io credo, invece, che la politica debba essere cultura e razionalità e di conseguenza è proprio su questi temi che voglio citare un tale Luigi Einaudi, che penso tutti quanti dovrebbero ricordare - alcuni lo hanno apprezzato, altri magari lo hanno dimenticato - allorquando, scrivendo ad Alcide De Gasperi, diceva: «Il problema massimo dell'Italia è la difesa, la conservazione e la ricostruzione del suolo contro la progressiva distruzione che lo minaccia. L'uomo di Stato deve guardare lontano nello spazio e nel tempo, anche contro la volontà degli uomini viventi oggi. La lotta contro la distruzione del suolo italiano sarà dura e lunga, forse secolare. Ma è il massimo compito di oggi se si vuole salvare il suolo in cui vivono gli Italiani».
Perché mi sento in dovere di citare queste parole? Per chi non se ne fosse accorto - anche il collega che mi ha preceduto forse è incorso in questo errore di valutazione - sì, negli ultimi anni noi abbiamo avuto un rilancio dei flussi turistici che hanno toccato il nostro Paese, è verissimo. Ma chi è stato in particolar modo a beneficiarne? Sono state soprattutto le grandi città d'arte, e in particolare Venezia che ipotizza di installare tornelli per poter controllare i flussi di masse incontrollabili, di cui poi ci si deve lamentare perché compiono atti di vandalismo a danno del patrimonio culturale e architettonico della città stessa. E lo stesso discorso si potrebbe fare per Roma e per Firenze. (Applausi dai Gruppi M5S e L-SP-PSd'Az). È passata, infatti - si badi bene - un'idea magari anche ingenua, per cui il turismo sia turismo per la cultura. Ebbene, ieri la senatrice Rojc ha citato Massimo Severo Giannini in relazione alla definizione di cultura. Mi sapete spiegare che cosa sia la cultura, se non rispetto dell'oikos? Mi scusi, collega, so che mi capisce: è un riferimento heideggeriano questo.
E allora, se noi dobbiamo portare rispetto alla casa comune, così come ci insegnava qualcuno qualche anno fa - mi riferisco all'enciclica del Pontefice «Laudato si'», che tutti si sono comprati ma pochi hanno letto, che indicava che forse abbiamo il compito di rispettare il pianeta tutto - se vogliamo cogliere la rilevanza di alcune riflessioni, in primo luogo dobbiamo difendere la caratteristica della penisola italiana. E la caratteristica non è altro che avere una formidabile vocazione soprattutto produttiva, legata alla coltura dei terreni, dei suoli agricoli. (Applausi dai Gruppi M5S e L-SP-PSd'Az).
Badate: ho apprezzato l'intervento del mio collega Quarto, che ha fatto capire - ancora ce n'è bisogno - che le cose vanno studiate da un punto di vista razionale e scientifico. Il nostro è un territorio in cui bisognava assecondare alcune vocazioni produttive. Anche chi vi parla ha studiato sui testi di Emilio Sereni, che alla mia destra molti dovrebbero ricordare. (Applausi dal Gruppo M5S. Commenti dal Gruppo PD). Per non parlare di Marc Bloch, Piero Bevilacqua (Applausi del senatore Coltorti) e tanti altri, che hanno fatto comprendere - per esempio - che il rispetto per la terra è sacro. (Applausi dai Gruppi M5S e L-SP-PSd'Az).
MALPEZZI (PD). Il problema è che non li avete capiti!
MORRA (M5S). E chi vuole ancora oggi operare cementificazione... (Commenti dal Gruppo PD). Sento qualche fruscio strano, che credo sia riconducibile non a tombamenti o cementificazione del suolo, ma a cicaleggio. Mi piace che le cicale siano in Aula.
VERDUCCI (PD). Come ti permetti! Ma di che parli!
MORRA (M5S). Credo sia legittimo esternare il proprio disappunto, ma nel rispetto di chi sta parlando.
VERDUCCI (PD). Sei tu che non hai rispetto!
MORRA (M5S). A me fa piacere elevare il discorso. (Applausi dai Gruppi M5S e L-SP-PSd'Az. Commenti dal Gruppo PD).
Come ha sottolineato Salvatore Settis, negli ultimi decenni abbiamo realizzato, magari inconsapevolmente e con tutti i concorrenti a un esito infausto, una politica di gentrification. Come sostengono gli anglosassoni, noi costringiamo gli abitanti dei centri storici, delle città d'arte in particolare, ad abbandonare le proprie abitazioni, quartieri e rioni, dove la qualità della vita è andata sempre più peggiorando nel corso degli ultimi decenni. Di conseguenza, tutti quanti sono stati costretti a trasferirsi in zone periferiche, giacché ormai i centri storici sono diventati outlet di un turismo legato al consumo e alla fruizione del museo, del grande sito archeologicamente rilevante e via dicendo.
Tuttavia, tutti sappiamo che, se c'è una caratteristica che contraddistingue l'intero Paese, da Courmayeur fino a Lampedusa, è il fatto che la straordinaria cultura di cui siamo stati capaci nei millenni è stata possibile anche grazie a un rapporto altrettanto straordinario con una natura che è espressione di una delle più efficaci biodiversità di cui il pianeta ci offre testimonianza. Pertanto, chi di noi conosce il Paese sa che la biodiversità è un valore che va tutelato in sé. E ciò significa combattere processi di omologazione, massificazione e realizzazione secondo processi standard di luoghi artificiali che fanno sembrare uguale ciò che in origine non lo era. Allora, ben venga - ad esempio - una caratterizzazione delle specificità legate alle politiche dei territori.
Ministro Centinaio, io la definisco non un super Ministro, ma un Ministro che dovrà operare un lavoro straordinario. Per compiere questa rivoluzione culturale, si dovrà far capire, anche attraverso una politica demograficamente innovativa, che la dobbiamo smettere di inurbare le città, abbandonando i territori che un tempo venivano definiti zone interne, perché è attraverso l'abbandono progressivo e sistematico delle zone interne che noi abbiamo concorso ad aumentare il dissesto idrogeologico di cui annualmente paghiamo il conto. (Applausi dai Gruppi M5S e L-SP-PSd'Az. Commenti dal Gruppo PD). Bastava - ad esempio - tutelare, anche normativamente, con interventi fiscali, l'agricoltura collinare o di montagna, in relazione anche al ciclo dell'allevamento, per permettere che frane, erosioni, smottamenti e così via fossero notizie episodiche e non caratteristiche continue dei nostri notiziari e giornali. (Applausi dal Gruppo M5S).
Questo è il motivo per cui la si deve smettere con le unità di missione, perché la missione è qualcosa di speciale, mentre noi dobbiamo restituire alla politica il compito della programmazione.
MALPEZZI (PD). Non è questione di programmazione!
MORRA (M5S). Noi non dobbiamo pensare a Casa Italia soltanto dopo il terremoto. Noi dobbiamo mettere in sicurezza tutti i nostri centri urbani e periurbani, anche quando non c'è stata la settimana prima una forte scossa di terremoto. (Applausi dal Gruppo M5S). Noi dobbiamo mettere le scuole in sicurezza, senza fare scuole belle, ma ottenendo scuole sicure, perché il patrimonio edilizio scolastico del Paese non viene ad essere oggetto di investimenti seri dall'inizio degli anni Settanta. È vero che qualcosa si è mosso, ma - come ha ricordato un sindaco...
PRESIDENTE. Concluda, senatore Morra.
MORRA (M5S). ...per rifare gli intonaci. Sto concludendo.
E allora, che la politica sia programmazione. La sfida che avete scelto è importante. Adesso noi certamente asseconderemo le richieste avanzate e si sappia che la politica deve tornare a essere cultura. (Applausi dai Gruppi M5S e L-SP-PSd'Az).
PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo del disegno di legge, composto del solo articolo 1, nel testo emendato, con il seguente titolo: «Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 12 luglio 2018, n. 86, recante disposizioni urgenti in materia di riordino delle attribuzioni dei Ministeri dei beni e delle attività culturali e del turismo, delle politiche agricole alimentari e forestali e dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, nonché in materia di famiglia e disabilità».
(Segue la votazione).
Proclamo il risultato della votazione nominale con scrutinio simultaneo:
| Senatori presenti | 266 |
| Senatori votanti | 265 |
| Maggioranza | 132 |
| Favorevoli | 164 |
| Contrari | 98 |
| Astenuti | 3 |
Il Senato approva. (v. Allegato B). (Applausi dai Gruppi M5S, L-SP-PSd'Az e FdI).
Discussione e deliberazione su proposte di questione pregiudiziale riferite al disegno di legge:
(717) Conversione in legge del decreto-legge 25 luglio 2018, n. 91, recante proroga di termini previsti da disposizioni legislative (ore 10,39)
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione e la deliberazione su proposte di questione pregiudiziale riferite al disegno di legge n. 717.
Ha facoltà di parlare il senatore Parrini per illustrare la questione pregiudiziale QP1.
PARRINI (PD). Signor Presidente, colleghi, noi riteniamo il provvedimento in questione, il decreto-legge n. 91, meritevole di una discussione approfondita già in sede di questione pregiudiziale, perché ci sembra carente sotto molteplici punti di vista; un provvedimento che merita una critica documentata e che noi riteniamo di dover mettere a fuoco, per far capire come anche questo atto sia il frutto di una volontà che sembra caratterizzare l'attuale maggioranza, la volontà non tanto di affrontare concretamente i problemi, ma di fare distrazione di massa e attività segnaletica. Anche il decreto-legge in esame è utilizzato per questi scopi e, in questo senso, è perfettamente coerente con le altre iniziative che questa maggioranza ha assunto.
Per me non è facile prendere la parola e parlare del provvedimento dopo aver ascoltato il collega Morra, perché tutto pensavo che mi sarebbe potuto accadere, tranne che di sentire chi è artefice e complice di una pericolosissima propaganda antieuropeista citare in quest'Aula due padri dell'unificazione europea come Alcide De Gasperi e Luigi Einaudi. (Applausi dal Gruppo PD). Non credevo che si sarebbe arrivati a tanto, e invece lo si è fatto. E vorrei dire al collega Morra che lo sfoggio di citazioni dotte è un esercizio utile se tra le citazioni c'è coerenza e se c'è coerenza tra il messaggio e il latore del messaggio. Al Gruppo del PD non è parso di vedere per niente siffatta coerenza nel suo intervento. (Applausi dal Gruppo PD).
Ma torno al decreto milleproroghe. Innanzitutto siamo di fronte a una novità, che vorrei segnalare ai colleghi: facciamo il decreto milleproroghe in agosto. Quindi, il Governo è senz'altro del cambiamento, del cambiamento di stagione quantomeno. (Applausi dal Gruppo PD).
Presidenza del vice presidente CALDEROLI (ore 10,39)
(Segue PARRINI). Tutto pensavamo di vedere, tranne un decreto-legge di proroga dei termini presentato a cinque mesi dalla fine dell'anno. Ciò è molto strano e occorre chiedersi il perché. Il motivo è che, in realtà, anche se contiene delle disposizioni positive, che sosterremo, e altre che cercheremo di migliorare con la nostra attività emendativa, il provvedimento in esame si caratterizza per il proprio valore "segnaletico". Il provvedimento vuole infatti mandare dei messaggi, come la convinzione, già molte volte teorizzata, che lo scopo dell'attività riformatrice sia di fare non provvedimenti che sostituiscono alla situazione di cose esistenti una situazione migliore, ma un'attività di smantellamento delle riforme realizzate in precedenza. Ricordiamo dunque ai colleghi della maggioranza che lo scopo di chi governa dovrebbe essere costruire e non tanto distruggere. Da questo punto di vista - ad esempio - troviamo poco convincente ciò che si dice sulle elezioni dei consigli e dei presidenti di Provincia, in cui ravvisiamo degli elementi non soltanto di illogicità e di incoerenza, ma anche di non costituzionalità.
Il decreto-legge è mal scritto, in molte parti è raffazzonato e improvvisato e si pone in diretto contrasto con una sentenza della Corte costituzionale. Per tutte queste ragioni vediamo motivi per proporre una questione pregiudiziale e sollecitare una riflessione da parte di tutta l'Assemblea su queste misure. Aggiungiamo anche che ci sono norme sulle intercettazioni e sul credito cooperativo che dimostrano che si vuol dare un messaggio di contrasto a riforme che non si sono condivise, senza avere assolutamente in testa un progetto alternativo chiaro. A nostro avviso, non si può fare così.
Quindi, per tutti questi motivi, il Partito Democratico pone, rispetto al provvedimento in esame, una questione pregiudiziale molto convinta e forte. (Applausi dal Gruppo PD).
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare la senatrice De Petris, per illustrare la questione pregiudiziale QP2.
DE PETRIS (Misto-LeU). Signor Presidente, per la verità il decreto-legge cosiddetto mille proroghe è una cattiva tradizione che ha accompagnato tutti i Governi, ci sono le buone tradizioni e ci sono quelle pessime. Abbiamo sempre stigmatizzato, anche nei confronti dei passati Governi, la presentazione e il ricorso continuo e sistematico al cosiddetto decreto mille proroghe. A tal proposito voglio citare le varie sentenze della Corte costituzionale, tra cui vorrei segnalare in particolare la n. 22 del 2012, nella quale la Consulta rintraccia chiaramente l'illegittimità di un decreto-legge il cui contenuto non rispetti il vincolo dell'omogeneità.
In questo caso, di certo, tutto si può dire tranne che il decreto-legge in esame sia omogeneo. D'altronde, abbiamo appena sentito il collega senatore Morra esaltare, giustamente, la biodiversità: evidentemente la biodiversità è anche alla base del decreto-legge in esame, perché gli interventi in esso contenuti sono svariati e molto disomogenei.
Quindi siamo stati abituati, purtroppo, a questa cattiva tradizione, ma l'innovazione indubbiamente c'è stata e dobbiamo riconoscerlo al Governo. Abbiamo infatti l'innovazione di un decreto mille proroghe che, invece di essere esaminato a fine anno, è estivo. Quindi, stiamo effettivamente sperimentando fino in fondo il vento del cambiamento.
Chiediamoci quali sono le questioni da considerare, al di là dei singoli interventi contenuti nel provvedimento: ci troviamo di fronte a un provvedimento composto da 13 articoli, che contengono proroghe sugli argomenti più svariati, su alcuni dei quali probabilmente siamo anche d'accordo e presenteremo degli emendamenti. Il punto su cui ci sono tutti gli elementi per porre una pregiudiziale di costituzionalità e per ravvedere la palese incostituzionalità del decreto-legge è il fatto che si tratta, con tutta evidenza, di una serie di disposizioni, peraltro previste in modo anche molto confusionario, destinate a incidere su diversi settori. Vorrei citarne alcuni: dai trasferimenti erariali dello Stato a una sorta di election day per quanto riguarda le elezioni dei Presidenti e dei Consigli provinciali, delle intercettazioni, ad alcune deroghe molto strane operanti, per esempio, solo per Ischia e non magari per le altre isole. Si tratta, insomma, di un coacervo di norme che dimostrano ancora volta un uso improprio e arbitrario dello strumento della decretazione di urgenza e francamente non ci saremmo aspettati che venisse presentato d'estate: magari ne avremo un altro a fine anno e anche questo rappresenterà un'ulteriore novità.
Spesso e volentieri, nella scorsa legislatura, i 5 Stelle hanno presentato giustamente pregiudiziali di costituzionalità su moltissimi decreti-legge cosiddetti milleproroghe, a dimostrazione del fatto che il ricorso a un decreto-legge come questo di proroga termini, come noi ostinatamente, in questi anni, abbiamo sottolineato portando avanti il nostro ragionamento, è indice dell'incapacità degli Esecutivi, a questo punto dei vari Governi (e questo non fa eccezione, ahimè), di dirigere in modo efficace ed efficiente la macchina amministrativa dello Stato. È indice dell'incapacità di assicurare il buon andamento della pubblica amministrazione, nel rispetto di quanto previsto dall'articolo 97 della Costituzione.
Il ricorso sistematico non solo allo strumento dei decreti-legge - di cui abbiamo avuto svariati esempi in questi anni - ma a un decreto-legge cosiddetto milleproroghe, che riguarda una serie eterogenea di interventi che dovevano essere adottati già da tempo, è evidentemente una sorta di dichiarazione di colpevolezza della non capacità della pubblica amministrazione e della non capacità degli Esecutivi di dirigere la pubblica amministrazione e i singoli Ministeri. Abbiamo avuto casi - che spero non si verifichino nuovamente - addirittura di proroga di entrata in vigore di regolamenti che si sono susseguiti negli anni: qualcuno per dieci, undici o dodici anni. Il ricorso stesso a questo strumento, a nostro avviso denuncia una palese incapacità.
Non possiamo quindi che ravvisare una evidente incostituzionalità, che sta soprattutto nell'utilizzo reiterato dello strumento. Peraltro, questo Governo non solo non fa eccezione, ma addirittura rischia di raddoppiare perché ci troviamo un milleproroghe estivo. Reiterando continuamente si abusa non solo della decretazione di urgenza - e speriamo che su questo si ponga finalmente un freno - ma addirittura di uno strumento come quello del milleproroghe che, per l'eterogeneità dei contenuti, interviene denunciando se stesso, ovvero una palese incapacità di affrontare e risolvere una serie di problemi che spesso si trascinano da moltissimi anni, con uno sbilanciamento palese, una forzatura tra Parlamento ed Esecutivo, che costituisce di per sé un vulnus della Carta costituzionale.
Per tutti questi motivi, noi non ravvisiamo la possibilità di procedere oltre e chiediamo all'Assemblea di dare finalmente un segnale, per avere un'efficacia educativa, evitando magari, visto che è stato presentato d'estate, di ritrovarci un secondo decreto-legge milleproroghe, come da tradizione negativa, anche a fine anno.
Chiediamo pertanto di non procedere all'esame del disegno di legge n. 717, di conversione in legge di questo cosiddetto milleproroghe, per palese, accertato e reiterato utilizzo - certo, non in questo Governo, ma nello strumento sì - del decreto milleproroghe. (Applausi dal Gruppo Misto-LeU).
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il senatore Mallegni per illustrare la questione pregiudiziale QP3.
MALLEGNI (FI-BP). Signor Presidente, «Il nuovo Governo si trova oggi per la prima volta» «ad affrontare la questione principe che ci sta a cuore, cioè l'abuso della decretazione d'urgenza. Il decreto milleproroghe al nostro esame, però, non evidenzia solo l'abuso della decretazione d'urgenza, ma rappresenta la summa maxima di una legislazione bizantina che si perpetua nel cavillo e nel rimando, con lunghissime citazioni di commi, articoli e leggi»; pertanto, «in questa solita cavillosità, in questo solito bizantinismo legislativo, si trovano insieme tranelli nascosti». (Applausi dal Gruppo FI-BP).
Chiedo scusa alla Presidenza e al senatore Vitali che ha fatto partire l'applauso, ma devo aver sbagliato foglio, perché questo è quello che ha detto il collega Crimi il 26 febbraio 2014. (Applausi dal Gruppo FI-BP). Chiedo scusa all'Assemblea se mi sono confuso.
CRIMI, sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri. La citazione è sbagliata.
MALLEGNI (FI-BP). Io ho grande rispetto per il senatore Crimi e peraltro condivido questa posizione in relazione alla logica del milleproroghe perché è corretta e ve lo dico da ex amministratore locale, quindi da persona vicina alle esigenze dei cittadini (stamani ho sentito parlare più volte di sindaci, amministratori locali e io sono stato sindaco per tre mandati). La decretazione d'urgenza è da utilizzare, come dice la parola stessa, in momenti particolari, perché altrimenti siamo tornati ad avere un Paese che aspetta almeno un paio di volte l'anno il decreto milleproroghe; aspetta che il Parlamento si esprima su questioni anche importanti (in questo decreto-legge si parla di Province, di giustizia, di ambiente), questioni rispetto alle quali il territorio, gli enti locali, i cittadini, le famiglie e le imprese si sono già avviati ad una ottemperanza delle norme, che sono norme vigenti dello Stato, approvate da Camera e Senato, su cui poi, ad un certo punto, interviene il decreto milleproroghe.
Io credo che quando si governa un Paese non lo si faccia per il consenso; non si deve governare per il consenso, ma perché le norme che si approvano debbono essere definitive. Non si può, finché siamo all'opposizione, parlare di un Paese che non tiene conto di regole, che non ha determinatezza nell'applicazione della giustizia, che non ha regole precise nella gestione dell'ambiente, del rapporto col territorio, di impegni che le imprese e le famiglie si devono prendere in funzione di una legge dello Stato e poi, quando si arriva al Governo, la prima cosa che si fa è questa.
Permettetemi di dire che questa Assemblea e le Commissioni stanno discutendo da un mese e mezzo di due o tre questioni: il trasferimento delle motovedette alla Libia, un decreto dignità che arriverà blindato al Senato e che ha perso pezzi in tre settimane di discussione, più che altro sulla stampa e sui social network che paiono essere una passione almeno di una parte politica della maggioranza; e adesso si sta parlando del decreto milleproroghe, quindi di null'altro. Mi chiedo se non sarebbe stato meglio chiedere all'Assemblea un coinvolgimento più diretto. Lo dico in maniera costruttiva, perché non voglio far polemica fine a sé stessa, che non ha senso: non sarebbe stato meglio coinvolgere il Parlamento in queste settimane con provvedimenti anche legati a quelli che oggi sono contenuti nel decreto milleproroghe e chiedere un impegno alle Commissioni e all'Assemblea per cercare di migliorare quella disposizione legislativa?
Noi poniamo questo tema all'attenzione del Governo, del Paese e di tutti coloro i quali hanno sperato nella logica del cambiamento: il cambiamento - lo dico con rammarico - non c'è, perché noi siamo di fronte alle stesse identiche cose.
Per anni siamo stati bistrattati perché mancava il rispetto della legge costituzionale, dell'articolo 70 e dell'articolo 77, per quanto riguarda la decretazione d'urgenza, e oggi cosa abbiamo? Abbiamo gli stessi che saltavano sui banchi del Senato o della Camera, che invadevano i banchi del Governo, che per le strade ci insegnavano il rispetto della legge e della Costituzione al grido di «onestà!», «istituzioni!», «rispetto!», «Costituzione!» e così via, che ci ripresentano, sic et simpliciter, un decreto milleproroghe uguale, identico a quello che veniva presentato nelle scorse legislature. (Applausi dai Gruppi FI-BP e PD). E che io, da amministratore locale, ho sempre contestato, qualunque fosse il Governo, perché non è possibile fare gestione amministrativa sul territorio o fare impresa se tutte le volte, a un certo punto, ti cambiano le regole del gioco in corsa. Non è possibile! Questa è la logica.
Noi dobbiamo tornare a parlare alla gente e spiegare che questo metodo non va più. Mi sarei aspettato - lo dico con grande rispetto - che una maggioranza composta così, avesse detto: «No, noi il decreto milleproroghe non lo facciamo». Le norme sono sbagliate? Bene, intanto le norme si applicano; poi si arriva ad una discussione approfondita, magari non si chiude il Parlamento nel mese di agosto - chi vi parla fa l'imprenditore turistico e le ferie d'agosto non le ha mai fatte (Applausi dal Gruppo FI-BP), ma non vorrei tornare sul tema del lavoro altrimenti qualche collega del MoVimento 5 Stelle si arrabbia, quindi lascio perdere (tanto il nostro punto di vista lo conoscete piuttosto bene), e si discute, anche nel momento in cui l'Italia mette in folle il motore della produttività. Magari saremmo arrivati a settembre con una legislazione, su alcuni punti, non dico su tutti (ma le Commissioni sono 14 e in più ci sono quelle speciali, perché qui c'è anche la proliferazione: sembra che ci sia un gene che moltiplica le cose all'interno di Camera e Senato), seria e corretta, che andasse nella direzione delle esigenze delle imprese. Peraltro, e lo dico con grande rispetto, sarebbe andata nella direzione del punto di vista della maggioranza.
Noi dobbiamo prendere atto del nostro ruolo di minoranza, tuttavia, siccome io non mi ritengo all'opposizione, ma mi ritengo in forza di minoranza, momentaneamente, ma di Governo, ritengo che avremmo potuto portare e apportare il nostro punto di vista a una legislazione molteplice, dato che questo decreto milleproroghe affronta vari temi e ha un ventaglio di opportunità, come si direbbe in campo commerciale, enorme cui ognuno può aggiungere del suo (e vedrete cosa succederà con gli emendamenti). Avremmo potuto apportare delle modifiche strutturali, che avrebbero portato a una legislazione matura senza arrivare alle proroghe.
Questo è il concetto al quale noi siamo legati e al quale noi vogliamo agganciarci, perché quella che noi definiamo «l'altra Italia» è proprio questa; questa Italia o quella che è stata non ci piace più. Pertanto, visto che abbiamo rinnovato i nostri Gruppi parlamentari per oltre il 70 per cento, visto che guardiamo al futuro con un obiettivo diverso, per noi l'altra Italia non è quella che rappresentate voi oggi in Parlamento, ma è quella che tentiamo e vogliamo rappresentare noi oggi in quest'Aula e nelle piazze nei prossimi mesi. Così faremo. (Richiami del Presidente).
Caro Presidente, grazie dell'opportunità che mi ha dato. Noi su questo provvedimento chiediamo l'aiuto di tutti i senatori, perché so che ragionate sulle cose che vengono presentate: vi prego, votate favorevolmente sulla pregiudiziale che Forza Italia ha presentato perché è il punto di vista maturo che ci aspettavamo da voi e non è arrivato. (Applausi dal Gruppo FI-BP. Molte congratulazioni).
PRESIDENTE. Nel corso della discussione potrà prendere la parola un rappresentante per Gruppo, per non più di dieci minuti ciascuno.
COLLINA (PD). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
COLLINA (PD). Signor Presidente, noi speriamo che non venga discusso il cosiddetto decreto milleproroghe e le pregiudiziali vengono poste per questo, perché la magnifica dichiarazione di voto della Lega sul decreto precedente, che già era incredibile di per sé, sarebbe minimamente credibile solo se ora non discutessimo il milleproroghe. Tutto l'impianto di grande riforma dello Stato, infatti, si scontra con la necessità di prendere tempo, ma per fare che cosa? Ecco, non si capisce. Il milleproroghe non contiene alcun tipo di valutazione sulla futura prefigurazione di tutti i temi che vengono toccati. Questo Governo prende tempo e cerca di capire che cosa fare, ma nel frattempo che cosa fa?
Dico questo perché il Partito Democratico ha governato il Paese per anni ed ogni anno ha previsto un decreto cosiddetto milleproroghe ma ha anche seguito un'idea, che era quella di ridurre costantemente, anno per anno, le proroghe per dare certezze al Paese. Le tanti parti del Paese hanno bisogno di certezze, di certezza delle regole. Ne hanno bisogno i Comuni, ne hanno bisogno le imprese, ne hanno bisogno le istituzioni del territorio che fanno investimenti. Bene, con questo milleproroghe si getta nell'incertezza gran parte del Paese. Vogliamo fare qualche esempio? Parliamo di Province, di intercettazioni, di banche di credito cooperativo, di finanziamento delle infrastrutture. Ci sono i soldi, ci sono delle destinazioni, sono già stati individuati i progetti che devono essere finanziati e ora si prende tempo per fare dei decreti importantissimi che dal punto di vista infrastrutturale aiuterebbero in modo fondamentale il nostro Paese.
Ecco, quindi, oggi il milleproroghe rappresenta uno sbaglio. Rappresenta qualcosa che non doveva essere fatto, perché dà incertezza al Paese. Non dico che l'Italia debba essere cambiata in un momento. Noi avevamo cominciato un percorso di graduale riduzione dell'incertezza e la graduale riduzione di incertezza andava anche nella direzione di eliminare gli elementi che anche strutturalmente, nel nostro Paese, creano incertezza. Si chiamano riforme. Le riforme le avevamo proposte e in questo senso crediamo che ci debba essere ancora un futuro di riforme nel nostro Paese. Non si fa con il decreto milleproroghe, si fa con un'idea di Paese che guarda al futuro, ad un Paese che funziona e deve saper funzionare per dare certezze a imprese, famiglie e alle istituzioni del territorio. Questo con il decreto milleproroghe non succede e per questo noi chiediamo che non venga discusso. (Applausi dal Gruppo PD).
PRESIDENTE. Ai sensi dell'articolo 78, comma 3, del Regolamento, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo della questione pregiudiziale presentata, con diverse motivazioni, dal senatore Marcucci e da altri senatori (QP1), dalla senatrice De Petris e da altri senatori (QP2) e dal senatore Mallegni e da altri senatori (QP3), riferita al disegno di legge n. 717.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Discussione dalla sede redigente dei disegni di legge:
(689) Istituzione di una Commissione parlamentare di inchiesta sul fenomeno delle mafie e sulle altre associazioni criminali, anche straniere (Approvato dalla Camera dei deputati in un testo risultante dall'unificazione dei disegni di legge d'iniziativa dei deputati Anzaldi; Nesci ed altri; Verini; Santelli ed altri; Palazzotto ed altri)
(6) GRASSO. - Istituzione di una Commissione parlamentare di inchiesta sul fenomeno delle mafie e sulle altre associazioni criminali, anche straniere
(173) MIRABELLI ed altri. - Istituzione di una Commissione parlamentare di inchiesta sul fenomeno delle mafie e sulle altre associazioni criminali, anche straniere
(314) VITALI. - Istituzione di una Commissione parlamentare di inchiesta sulle problematiche relative al fenomeno della mafia e alle altre associazioni criminali similari
(503) GIARRUSSO ed altri. - Istituzione di una Commissione parlamentare di inchiesta sul fenomeno della mafia e sulle altre associazioni criminali similari, anche straniere
(Relazione orale) (ore 11,05)
Approvazione del disegno di legge n. 689
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione dalla sede redigente dei disegni di legge nn. 689, già approvato dalla Camera dei deputati in un testo risultante dall'unificazione dei disegni di legge d'iniziativa dei deputati Anzaldi; Nesci ed altri; Verini; Santelli ed altri; Palazzotto ed altri, 6, 173, 314 e 503.
Ilrelatore, senatore Giarrusso, ha chiesto l'autorizzazione a svolgere la relazione orale. Non facendosi osservazioni la richiesta si intende accolta.
Pertanto, ha facoltà di parlare il relatore.
GIARRUSSO, relatore. Signor Presidente, onorevoli colleghi, rappresentanti del Governo, il testo approvato dalla Camera istituisce per la durata della XVIII legislatura una Commissione parlamentare d'inchiesta sul fenomeno delle mafie e delle altre associazioni criminali similari, anche straniere.
L'articolato, pur ricalcando l'impianto generale e in gran parte la formulazione della legge istitutiva della Commissione antimafia approvata nella XVII legislatura, introduce alcune modifiche che riprendono diverse proposte contenute nella relazione conclusiva approvata dalla precedente Commissione antimafia alla fine della scorsa legislatura.
Le principali innovazioni sono riconducibili in particolare all'individuazione di ulteriori ambiti d'indagine rispetto a quelli della legge n. 87 del 2013. Inoltre, riguardano il rafforzamento dei poteri della Commissione, anche in relazione alle attività di promozione della cultura della legalità e al superamento del rinnovo biennale della Commissione.
Per quanto riguarda il primo profilo, ossia i compiti della Commissione, la proposta di legge prevede l'ampliamento dell'oggetto dell'inchiesta a diversi nuovi argomenti, tra cui la tutela delle vittime di estorsione e di usura, la tutela dei familiari delle vittime delle mafie, il monitoraggio delle scarcerazioni, i sistemi informativi e le banche dati in uso agli uffici giudiziari e alle Forze di polizia, le modalità di azione delle associazioni mafiose e similari mediante condotte corruttive o collusive, l'infiltrazione all'interno di associazioni massoniche o comunque di carattere segreto o riservato, il traffico di stupefacenti e di armi, il commercio di opere d'arte, il rapporto tra le mafie e l'informazione, con riferimento in particolare alle diverse forme in cui si manifesta la violenza e l'intimidazione nei confronti dei giornalisti, il sistema dei giochi delle scommesse, il movimento antimafia, il monitoraggio della normativa sulla lotta contro il terrorismo ai fini del contrasto alle mafie.
Relativamente ai poteri della Commissione si dà facoltà di adottare iniziative volte ad aumentare la sensibilizzazione e la partecipazione della cittadinanza sui temi della lotta alla mafia e della cultura della legalità. Inoltre, si ridefiniscono i limiti posti in capo alla Commissione, superando la previsione della legge n. 87 del 2013, che non consentiva di adottare provvedimenti attinenti alla libertà e alla segretezza della corrispondenza e di ogni altra forma di comunicazione. Restano fermi i limiti per la Commissione relativi ai provvedimenti attinenti alla libertà personale, fatto salvo l'accompagnamento coattivo dei testimoni. Infine - particolare importante - si supera l'obbligo di rinnovo biennale della Commissione.
L'articolo 1 del disegno di legge approvato alla Camera reca l'istituzione della Commissione e la definizione dell'oggetto dell'inchiesta, dei compiti e dei poteri della Commissione. Per quanto riguarda l'oggetto dell'inchiesta, la proposta di legge prevede che i compiti previsti siano attribuiti alla Commissione per indagare sul fenomeno delle mafie anche con riguardo alle altre associazioni criminali comunque denominate, alle mafie straniere, alle organizzazioni di natura transnazionale e a tutte le organizzazioni criminali di tipo mafioso.
Per quanto riguarda i compiti indicati all'articolo 1, molti coincidono con quelli della legge n. 87 del 2013. In particolare, la verifica dell'attuazione delle disposizioni di legge adottate contro la criminalità organizzata, l'accertamento della congruità della formulazione della legislazione vigente, la formulazione di proposte di carattere legislativo e amministrativo ritenute necessarie, l'accertamento e la valutazione delle tendenze dei mutamenti in atto nell'ambito della criminalità di tipo mafioso, anche con riferimento a processi di internazionalizzazione e al ruolo della criminalità nella promozione e nello sfruttamento dei flussi migratori illegali.
L'obiettivo è anche indagare sul rapporto tra mafia e politica, anche con riguardo alla sua articolazione territoriale, ai delitti e alle stragi di carattere politico mafioso.
L'indagine si estende, inoltre, alle forme di accumulazione di patrimoni illeciti e sul fenomeno del riciclaggio, in modo da accertare le modalità di difesa del sistema degli appalti pubblici e, nel contempo, esaminare la congruità della normativa vigente per la prevenzione e il contrasto di tali fenomeni.
La legge istitutiva si propone anche di esaminare l'impatto negativo derivante al sistema produttivo bancario e finanziario e alla trasparenza della gestione delle risorse pubbliche dalle attività delle mafie.
Tra i compiti della Commissione rientra anche il monitoraggio sui tentativi di condizionamento e di infiltrazione da parte della criminalità di tipo mafioso negli enti locali, in particolare con riguardo alla componente amministrativa, nonché riferire alle Camere al termine dei propri lavori, ovvero ogni volta che lo ritenga opportuno o comunque con una relazione annuale.
Il testo introduce inoltre nuove finalità, fra cui verificare l'attuazione e l'adeguatezza delle disposizioni in materia di tutela delle vittime di estorsione ed usura, verificare l'attuazione e l'adeguatezza delle disposizioni in materia di tutela dei familiari e delle vittime delle mafie, estendere l'attuazione dell'applicazione del regime carcerario anche con riferimento al monitoraggio delle scarcerazioni, verificare l'adeguatezza e la congruità della normativa vigente e della sua attuazione in materia di sistemi informativi e banche dati in uso agli uffici giudiziari e alle Forze di polizia. Tra le finalità della Commissione vi è anche quella di estendere l'indagine sul rapporto tra mafia e politica con riferimento alla selezione dei gruppi dirigenti e alle candidature per le assemblee elettive, anche in relazione al codice di autoregolamentazione sulla formazione delle liste elettorali proposto dalla Commissione antimafia nella XVII legislatura. Occorre inoltre estendere l'analisi delle nuove tendenze dei mutamenti in atto nell'ambito della criminalità di tipo mafioso anche ai seguenti ulteriori ambiti: condotte corruttive o collusive; infiltrazione all'interno di associazioni massoniche o a carattere segreto; traffico di stupefacenti e di armi e commercio di opere d'arte.
Tra i compiti della Commissione vi è anche quello di programmare un'attività volta a contrastare, monitorare e valutare il rapporto tra le mafie e l'informazione, con particolare riferimento alle diverse forme in cui si manifesta la violenza o l'intimidazione nei confronti dei giornalisti; estendere la valutazione della normativa in materia di riciclaggio anche in relazione all'intestazione fittizia dei beni e al sistema lecito e illecito del gioco d'azzardo e delle scommesse; esaminare la natura e le caratteristiche storiche del movimento civile antimafia, monitorarne l'attività svolta, procedere a una mappatura delle iniziative e delle pratiche educative in corso o da realizzare; esaminare inoltre la possibilità di impiegare istituti e strumenti previsti dalla normativa in materia di lotta contro il terrorismo ai fini del contrasto delle mafie.
Si tratta di compiti che riprendono in gran parte le indicazioni emerse nel corso dei lavori della Commissione antimafia della XVII legislatura, formalizzati nella relazione conclusiva, dove si auspicava che, in sede discussione della legge istitutiva, se ne valutasse l'introduzione.
Con riferimento ai poteri della Commissione si prevede altresì che la Commissione non possa adottare, ad eccezione dell'accompagnamento coattivo dei testimoni, provvedimenti attinenti alla libertà personale.
Sta scadendo il tempo, Presidente?
PRESIDENTE. Ha un minuto, senatore Giarrusso.
GIARRUSSO, relatore. Ci deve essere stato un equivoco, allora, Presidente, perché mi avevano detto che avevo 40 minuti per la relazione. (Commenti dal Gruppo PD).
PRESIDENTE. Sono dieci minuti per tutti, senatore Giarrusso.
GIARRUSSO, relatore. Mi scuso allora con i colleghi per l'equivoco; è la prima volta che affrontiamo, Presidente, questa formula di approvazione di un disegno di legge. Abbiamo appreso che non ci sarà alcuna discussione in Aula sul disegno di legge al nostro esame così importante, cosa che ritengo particolarmente grave.
Concludo, dato il ristretto tempo che mi è stato assegnato, ricordando soltanto un fatto Presidente, se me lo consente: ieri le Forze dell'ordine e la magistratura calabrese hanno effettuato un'operazione importante su un Comune piccolissimo, Roccabernarda. Colleghi, pensate: è un Comune di 3.344 abitanti, che era sotto il tallone della 'ndrangheta che opprimeva la vita dei cittadini. Si è giunti a commettere un omicidio soltanto perché un cittadino di quel Comune si era rivolto al sindaco per sistemare una strada e non al capo della 'ndrina. Ritengo che un omicidio siffatto, compiuto nel 2014, rappresenti la sconfitta dello Stato di diritto del nostro Paese. È un fatto su cui dobbiamo interrogarci e da cui dobbiamo ripartire per ripensare l'intera lotta alla mafia. (Applausi dal Gruppo M5S).
PRESIDENTE. Poiché il rappresentante del Governo non intende intervenire, passiamo alla votazione degli articoli del disegno di legge n. 689, nel testo formulato dalla Commissione, identico al testo approvato dalla Camera dei deputati.
Procediamo alla votazione dell'articolo 1.
VITALI (FI-BP). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
VITALI (FI-BP). Signor Presidente, onorevoli colleghi, annunciamo il voto favorevole all'articolo 1.
L'istituzione della Commissione bicamerale antimafia da un po' di anni a questa parte è diventata una consuetudine necessaria e opportuna e credo che l'attuale formulazione della Commissione antimafia abbia ereditato gran parte dei suggerimenti e delle proposte della Commissione antimafia che ha operato nella XVII legislatura.
In buona sostanza, nei compiti previsti dall'articolo 1, abbiamo come novità, rispetto all'antimafia della scorsa legislatura, un argomento che riguarda lo studio e l'attenzione per le vittime di estorsione e di usura e sappiamo quanta importanza e incidenza hanno, in questo momento, nella nostra società. Sono stati inseriti anche la necessaria valutazione e il monitoraggio delle scarcerazioni per estinzione della pena, perché ciò consentirà di avere una mappatura dei soggetti che sono attigui e che potrebbero continuare ad avere collegamenti con le organizzazioni mafiose. Si è anche stabilito che la Commissione antimafia dovrà verificare l'adeguatezza e l'aggiornamento dei sistemi informativi e delle banche dati delle procure della Repubblica, della Polizia giudiziaria e della pubblica sicurezza perché l'informazione, il trasferimento e lo scambio di notizie e di indagini all'interno delle Forze di Polizia sono un elemento assolutamente importante. È anche importante accendere un faro particolare sulla corruzione, sulla massoneria e sulle associazioni segrete. Così come è importante porre attenzione sul traffico degli stupefacenti e individuare il percorso dei capitali, perché attraverso le risorse economiche si possono individuare elementi di infiltrazione attigui alla criminalità organizzata. Sono tutti elementi che sono stati evidenziati dal lavoro svolto nei cinque anni passati dalla Commissione antimafia della XVII legislatura.
Rimane un'amarezza, per quanto mi riguarda. Sono già stato componente, nelle scorse legislature, della Commissione antimafia e vi era stata la proposta, da parte della Commissione antimafia della XVII legislatura, di ridurre da 50 a 40 i componenti: vedo che né il relatore, né nella discussione della Commissione, né alla Camera, né al Senato, questo suggerimento è stato adottato. La cosa mi porta a riflettere perché, di fatto, quelli che operano attivamente all'interno della Commissione antimafia, almeno per la mia esperienza, sono 25 componenti al massimo. Una composizione così ampia, di cinquanta rappresentanti, servirà probabilmente a realizzare qualche equilibrio all'interno dei Gruppi, ma non dà efficienza né operatività alla Commissione antimafia.
Tale Commissione, a mio avviso, dovrebbe comunque consacrarsi - secondo quanto contenuto nel primo articolo del disegno di legge - a due missioni fondamentali, la prima delle quali è l'interlocuzione con le Forze di polizia e la magistratura impegnata specificatamente nella lotta alla criminalità organizzata, per proporre al Parlamento interventi legislativi più efficaci, che possano essere adottati e utilizzati dagli organi competenti per combattere meglio la criminalità organizzata, che ha fatto molti passi avanti. La seconda missione sta nella propaganda della cultura della legalità, a partire dagli incontri all'interno delle scuole, perché è lì che dobbiamo insistere per preparare le nuove generazioni al rispetto della legge e della legalità.
Dichiariamo il voto favorevole sull'articolo 1. (Applausi dal Gruppo FI-BP).
GRASSO (Misto-LeU). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
GRASSO (Misto-LeU). Signor Presidente, onorevoli colleghi, onorevoli rappresentanti del Governo, in 1ª Commissione alla Camera dei deputati sono stati stralciati dal testo unificato alcuni poteri della Commissione - dai commi 3, 4 e 5 del testo - che ritengo ancora oggi di fondamentale importanza e che erano contenuti sia nel disegno di legge n. 6, a mia firma, sia in quello depositato dal MoVimento 5 Stelle.
Per questa ragione, Liberi e Uguali ha presentato sia alla Camera sia al Senato emendamenti che purtroppo - lo dico più da ex magistrato che da esponente dell'opposizione - sono stati respinti con parere contrario del relatore e del Governo. A mio avviso, abbiamo perso l'occasione di seguire le indicazioni che la Commissione presieduta dall'onorevole Bindi aveva suggerito nella relazione conclusiva della XVII Legislatura, approvata all'unanimità - lo sottolineo - e quindi anche dalle forze politiche che oggi sostengono il Governo.
Nello specifico, al fine di valorizzare la funzione consultiva della Commissione nell'ambito del procedimento legislativo, si prevedeva la possibilità di richiedere al Governo una relazione di valutazione dell'impatto che specifici disegni di legge in discussione possono rivestire, con riguardo alle politiche di contrasto alle organizzazioni criminali. Analoga relazione poteva essere richiesta all'Autorità nazionale anticorruzione, con riferimento alle modalità di difesa degli appalti e delle opere pubbliche dai condizionamenti mafiosi.
Un altro punto era riferito al fenomeno delle infiltrazioni mafiose negli enti locali. Si disciplinavano diverse forme di interlocuzione con il Governo, allo scopo di consentire un costante monitoraggio a livello parlamentare anche dell'azione di ripristino della legalità, svolta sia dai commissari che dalle Commissioni straordinarie che vengono nominate dalla Presidenza del Consiglio. Si definivano le modalità di collaborazione con la procura nazionale antimafia e antiterrorismo per l'accesso ai registri e alle banche dati, di cui all'articolo 117 del codice di procedura penale, limitatamente ai dati non coperti da segreto investigativo.
Infine, si attribuiva alla Commissione il parere sulla proposta di nomina del direttore dell'Agenzia nazionale per l'amministrazione della destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata e del commissario per il coordinamento delle iniziative antiracket e antiusura.
Nonostante queste gravi perplessità, che limitano di fatto i poteri della Commissione, specialmente riguardo alle informazioni che essa dovrebbe richiedere al Governo sulle infiltrazioni della criminalità organizzata negli enti locali, che sono divenute sempre più pericolose, dichiaro il voto favorevole del Gruppo di Liberi e Uguali sull'articolo 1. (Applausi dei senatori De Petris ed Errani).
PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 1.
(Segue la votazione).
Il Senato approva. (v. Allegato B).
PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell'articolo 2.
GRASSO (Misto-LeU). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
GRASSO (Misto-LeU). Signor Presidente, colleghi, Governo, l'articolo 2 definisce la composizione della Commissione e le modalità di elezione dell'Ufficio di Presidenza. Crediamo fosse opportuno prevedere diversi e più ragionevoli criteri di composizione della Commissione rispetto a quelli attualmente proposti. In primo luogo, proponevamo una composizione più snella della Commissione limitandola, a non più di 20 senatori e 20 deputati, in luogo dei 25 proposti dal testo attuale. Un numero inferiore avrebbe facilitato lo svolgimento dei lavori, reso più agevole l'azione della Commissione. La riduzione dei componenti dovrebbe essere innanzitutto valutata alla luce della possibile contrazione del numero dei Gruppi parlamentari per effetto della nuova legge elettorale, ai fini del rispetto dei principi di cui all'articolo 82 della Costituzione sull'applicazione del principio di ripartizione proporzionale dei parlamentari in relazione alla consistenza numerica dei rispettivi Gruppi, garantendo al contempo un'adeguata rappresentanza dei Gruppi minori.
Un altro aspetto importantissimo riguarda la composizione dell'Ufficio di Presidenza, attualmente disciplinato dai commi 3, 4 e 5 dell'articolo 2. Ancora una volta, noi di Liberi e Uguali avevamo recepito integralmente gli auspici della relazione conclusiva della Commissione antimafia della XVII legislatura presieduta dall'onorevole Bindi, e ricordo ancora una volta che la relazione fu votata all'unanimità; devo purtroppo constatare che i colleghi del MoVimento 5 Stelle e della Lega hanno frattanto cambiato opinione. Non vorrei che applicassero, come purtroppo sembra, due pesi e due misure. Le idee, soprattutto quando si tratta di battaglie che dovrebbero vederci tutti uniti, non dovrebbero cambiare, sia che si stia all'opposizione che nella maggioranza.
Noi credevamo - e crediamo - che il Presidente della Commissione dovesse essere espresso da un'intesa tra i Presidenti delle due Camere, mentre l'elezione dei due Vice Presidenti e dei due Segretari potesse scaturire da un voto a scrutinio segreto in seno alla Commissione stessa. Questa nostra proposta l'abbiamo depositata il primo giorno della legislatura, cioè prima che l'Assemblea eleggesse i propri Presidenti e in questo modo volevamo sottolineare come tale orientamento avesse natura totalmente istituzionale e non fosse assolutamente soggetto a valutazioni politiche. La ragione, ancora una volta, è da ricercarsi in quella relazione conclusiva approvata non più di qualche mese fa. Cito: «Considerando che la nuova legge elettorale ha un impianto prevalentemente proporzionale, si potrebbe prendere in considerazione, in alternativa all'elezione in seno alla Commissione, il ritorno al sistema di nomina del Presidente della Commissione già adottato nelle legislature X, XI e XII, allorquando il sistema elettorale era su base proporzionale. In quel tempo, la scelta era affidata ai Presidenti delle Camere ai quali competeva la designazione, d'intesa fra loro, del Presidente tra i parlamentari di Camera e Senato, al di fuori dei componenti la Commissione».
I nostri emendamenti e i nostri suggerimenti sono stati ignorati sia dal Governo sia dalla maggioranza, che ha votato contro se stessa e contro il buon senso. Comunque, nonostante queste perplessità, con spirito di collaborazione ai fini del rapido funzionamento della Commissione, sperando che non ci sia un rischio di stallo legato a difficoltà che di tanto in tanto si intromettono nel trovare un accordo tra le forze politiche ai fini dell'elezione del Presidente, annuncio il voto favorevole del Gruppo Liberi e Uguali all'articolo 2. (Applausi dei senatori De Petris ed Errani).
PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 2.
(Segue la votazione).
Il Senato approva. (v. Allegato B).
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 3.
(Segue la votazione).
Il Senato approva. (v. Allegato B).
TAVERNA (M5S). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
TAVERNA (M5S). Signor Presidente, a causa di un malfunzionamento del dispositivo di voto elettronico, non sono riuscita a esprimere il mio voto nella precedente votazione, che voleva essere favorevole.
PRESIDENTE. La Presidenza ne prende atto.
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 4.
(Segue la votazione).
Il Senato approva. (v. Allegato B).
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 5.
(Segue la votazione).
Il Senato approva. (v. Allegato B).
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 6.
(Segue la votazione).
Il Senato approva. (v. Allegato B).
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 7.
(Segue la votazione).
Il Senato approva. (v. Allegato B).
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 8.
(Segue la votazione).
Il Senato approva. (v. Allegato B).
Passiamo alla votazione finale.
GRASSO (Misto-LeU). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
GRASSO (Misto-LeU). Signor Presidente, colleghi, rappresentati del Governo, nella storia repubblicana, a partire dalla terza legislatura, le Camere hanno sempre istituito una Commissione parlamentare avente lo scopo di analizzare le strategie messe in atto dalle diverse organizzazioni mafiose, seguendone l'evoluzione e approfondendo lo studio delle infiltrazioni nella vita sociale, politica ed economica del Paese e del loro radicarsi in aree diverse da quelle di tradizionale insediamento grazie, soprattutto nell'attualità, al metodo corruttivo, in aggiunta all'uso della forza, della violenza e dell'intimidazione.
Se è vero, infatti, che nel corso degli anni le mafie hanno subìto significativi colpi grazie all'approvazione di importanti misure legislative di prevenzione e contrasto, all'opera encomiabile di magistratura e forze dell'ordine (come testimoniato, del resto, dall'arresto dei grandi capi e dal sequestro di ingenti patrimoni) e alla riduzione del consenso sociale, è altrettanto vero che i gruppi criminali italiani e stranieri continuano a esercitare un ruolo rilevantissimo, ormai non solo nella società italiana, ma, purtroppo, anche in Europa e nel mondo.
Di assoluta gravità, a tale riguardo, è il fenomeno degli scioglimenti delle amministrazioni locali per infiltrazioni della criminalità organizzata. Negli ultimi cinque anni sono stati sciolti, nel complesso, 68 enti locali, di cui ben 32 nella sola Calabria, a conferma del fortissimo interesse dei clan mafiosi per le risorse gestite dai Comuni e dalle aziende sanitarie locali. Altrettanto preoccupante è la capacità della criminalità organizzata di estendere la propria sfera di influenza a numerosi settori dell'economia legale - dalle costruzioni, alla ristorazione, alla sanità, ai trasporti, alla gestione dei rifiuti, al gioco d'azzardo, alle scommesse, agli esercizi commerciali, al comparto immobiliare - reinvestendo così gli ingentissimi profitti ricavati dal traffico di stupefacenti e dalle altre attività illecite.
Pertanto, è necessario e indispensabile proseguire in modo sistematico e continuativo nell'analisi e nella prevenzione delle attività criminali e delle illegalità, approfondendo ulteriormente le conoscenze finora acquisite e verificando in modo puntuale l'effettiva adeguatezza degli strumenti previsti dall'ordinamento, delle strutture esistenti e delle risorse attualmente disponibili nell'azione di contrasto alle mafie, che mi risulta siano sempre più diminuite.
Il bisogno di una Commissione antimafia nel Paese c'è e i motivi sono assolutamente indiscutibili. A essere discutibili sono i poteri che la maggioranza ha voluto affidarle. Era semplice dotare la Commissione di poteri adeguati. Era semplice, perché bastava recepire il lavoro fatto dalla Commissione precedente - come ho già detto - quella presieduta dall'onorevole Bindi, che si è caratterizzata per un'intensissima attività di inchiesta, testimoniata non solo dall'elevatissimo numero di sedute, di missioni, di comitati di lavoro, ma anche dalle venti relazioni approvate sui diversi temi oggetto di approfondimento lungo tutto l'arco della legislatura, tra gli altri: il riutilizzo sociale dei beni confiscati, la trasparenza delle liste elettorali, i Comuni sciolti per mafia, i rapporti tra organizzazioni criminali e massoneria, il condizionamento dei mezzi di informazione, il gioco lecito e illecito, la situazione degli uffici giudiziari in Calabria.
Proprio tenendo conto di questa relazione conclusiva della XVII legislatura (ribadisco ancora una volta che essa è stata votata all'unanimità), ho presentato il mio disegno di legge ed emendamenti al testo discusso in 1a Commissione. Ma il tanto sbandierato cambiamento evidentemente riguarda anche le posizioni assunte dai Gruppi che ieri erano all'opposizione e oggi sono nella maggioranza, dato che molte di quelle valutazioni sono state disattese nel testo che oggi andiamo a votare.
Ho già sottolineato, nella dichiarazione di voto sui singoli articoli, i punti cruciali che sono stati sottratti alla competenza della Commissione. Il primo punto riguarda alcune fondamentali prerogative della Commissione, essendo stata eliminata la possibilità di richiedere al Governo una relazione di valutazione dell'impatto che specifici progetti di legge in discussione possono rivestire con riguardo alle politiche di contrasto delle organizzazioni criminali. Oggi la valutazione dell'impatto delle leggi, anche da parte del Senato, è stata posta alla base di quello che può essere un modo ancora migliore per legiferare. Non si può che studiare l'impatto di una legge per poter sin dall'inizio prospettare le soluzioni che si vanno a regolamentare e le possibili conseguenze, anche negative, che talvolta nascono.
Un'analoga relazione poteva essere richiesta all'Autorità nazionale anticorruzione con riferimento alle modalità di controllo degli appalti sulle opere pubbliche mediante condizionamenti mafiosi. Con riferimento al fenomeno delle infiltrazioni mafiose negli enti locali, poi, si disciplinavano diverse forme di interlocuzione con il Governo, allo scopo di consentire un costante monitoraggio, a livello parlamentare, anche dell'azione di ripristino della legalità svolta dalle commissioni straordinarie e dai commissari straordinari. Il fatto che alcuni enti locali e alcuni Consigli comunali siano stati sciolti per ben tre volte indica come questo strumento, pensato in tempi passati, forse oggi non sia più attuale; forse bisogna rivedere con una nuova legge questo strumento, per poter prevenire efficacemente le infiltrazioni locali. È auspicabile che questo sia uno dei punti prioritari dell'attività della nuova Commissione antimafia.
Si definivano poi le modalità di collaborazione con la Procura nazionale antimafia e antiterrorismo per l'accesso ai registri e alle banche dati di cui all'articolo 117 del codice di procedura penale, naturalmente limitatamente ai dati non coperti da segreto investigativo. L'apporto e l'aiuto della Procura nazionale antimafia in questo campo c'era stato in passato. Devo dire che l'accesso ai registri giudiziari ancora non è perfetto, per carenze del Ministero della giustizia; pensate che i carichi pendenti ancora non sono unificati in tutta Italia, per cui bisogna richiedere i certificati nelle varie parti del territorio.
Insomma: addio trasparenza e liste di impresentabili, per dirla con uno slogan, nel senso che non ci sarà più la possibilità per la nuova Commissione antimafia di operare quella ricerca che, in caso di elezioni, dava la possibilità di portare a conoscenza degli elettori informazioni rilevanti per esercitare consapevolmente il diritto di voto. Questa ci pare una limitazione della portata e una voluta deminutio della capacità della Commissione antimafia. Il Parlamento, però, lo ha voluto stigmatizzare: basta liste di impresentabili. Questi punti erano, tra l'altro, contenuti nel testo unificato alla Camera dei deputati che, come ho già detto, è stato stralciato durante i lavori.
Il secondo punto riguarda la composizione della Commissione: ho già spiegato durante la dichiarazione di voto sull'articolo 2, che sarebbe stata preferibile la nomina del Presidente d'intesa fra i Presidenti della Camera dei deputati e del Senato, ma così non hanno voluto la maggioranza e il Governo.
Colleghi, penso che l'azione della magistratura si muova nei ristretti confini dell'accertamento processuale delle responsabilità personali, ma indagare e interpretare quanto sta attorno alla verità giudiziaria è un compito nostro, un compito della politica. Consapevole di questo limite e in virtù di oltre quarant'anni di lavoro come magistrato, avevo proposto nel mio discorso di insediamento come Presidente di quest'Assemblea, nel 2013, di istituire una Commissione su tutte le stragi rimaste insolute. Dobbiamo amaramente prendere atto che stiamo ancora una volta perdendo l'occasione di assumere solennemente l'impegno di fare chiarezza su quanto avvenuto nel Paese in quegli anni.
Pur avendo evidenziato tali perplessità e tali lacune, annuncio il voto favorevole della componente del Gruppo Misto, Liberi e Uguali. (Applausi dei senatori De Petris ed Errani).
STANCANELLI (FdI). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
STANCANELLI (FdI). Signor Presidente, signori membri del Governo, colleghe e colleghi, intervengo per annunziare il voto favorevole del Gruppo Fratelli d'Italia al disegno di legge in esame, sulla scia della tradizione e della coerenza con cui la destra politica italiana, dalla prima istituzione della Commissione antimafia nella III Legislatura, ha sempre votato a favore a tali provvedimenti.
Abbiamo però un rammarico, perché la Camera dei deputati non ha ritenuto di approvare un emendamento presentato dalla presidente di Fratelli d'Italia, Giorgia Meloni, con cui si chiedeva di inserire, tra i compiti della Commissione, l'accertamento e la valutazione della natura e delle caratteristiche delle nuove forme di criminalità organizzata di stampo mafioso connesse all'immigrazione, a nuove popolazioni residenti e a specifici contesti sociali, economici e culturali di formazione più recente nel territorio italiano. Ritenevamo che questa individuazione ben precisa dei compiti fosse importante, perché il fenomeno mafioso nella nostra penisola si è allargato con l'ingresso di nuove popolazioni, anche nei confronti di soggetti che si trovano in Italia, che lavorano in maniera onesta e che subiscono la prevaricazione di quanti utilizzano metodi mafiosi. Ritenevamo dunque che tale previsione fosse indispensabile. Il Governo, per espressa dichiarazione del sottosegretario Molteni, ha detto però di apprezzare molto la reale portata dell'emendamento con cui si chiedeva tale inserimento tra i compiti della Commissione e ha spiegato che, nell'ambito dell'organizzazione dei lavori che si darà la Commissione stessa, proprio perché nel titolo del disegno di legge in esame si parla anche di organizzazioni straniere, sarà possibile prevedere questo tipo di lavoro, che chiedevamo fosse individuato meglio. Il mio intervento in questa sede serve dunque per acclarare, affinché rimanga agli atti, che l'istituenda Commissione, nel suo lavoro, dovrà valutare anche questo aspetto. È necessario che non soltanto il cittadino italiano, ma anche i cittadini stranieri che hanno a cuore le istituzioni italiane, che lavorano onestamente in Italia, si possano sentire garantiti dal Parlamento nazionale in questo compito importante, che è quello dell'inchiesta sulle mafie a 360 gradi.
Ecco perché annuncio il voto favorevole del Gruppo Fratelli d'Italia e mi auguro che questa nostra individuazione del fenomeno delle mafie straniere sia unanime. (Applausi dal Gruppo FdI).
FARAONE (PD). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FARAONE (PD). Signor Presidente, naturalmente annuncio il voto favorevole del Partito Democratico all'istituzione di questa importante Commissione, ma, siccome mi aspetto, una volta approvato questo provvedimento, un post o un tweet di Salvini o di Di Maio, o che qualche aspirante Salvini della Lega o qualche aspirante Di Maio del MoVimento 5 Stelle ci dicano che stanno facendo la storia con l'istituzione di questa Commissione, ricordo che la Commissione è stata istituita per la prima volta il 20 dicembre 1962. (Applausi dal Gruppo PD).
Nel Mezzogiorno abbiamo costruito negli anni un patrimonio. Purtroppo, il Mezzogiorno era considerato negli anni passati il regno della mafia, perché così è stato per tanti anni; siamo riusciti invece a costituire una classe dirigente e anche una legislazione che lo ha reso finalmente la capitale dell'antimafia. Una legislazione che anche qui vorrei ricordare perché qualche giorno fa - ripetutamente - ho visto delle comunicazioni social dell'attuale Ministro dell'interno che ci raccontava di beni confiscati alla mafia, dell'assegnazione di quegli stessi beni e di quanto fosse importante il loro uso sociale e la loro confisca. Il Ministro dell'interno ha dichiarato più volte l'assegnazione e l'ha raccontata. Ricordo anche in questo caso che la legge n. 646 sulla confisca dei beni risale al 13 dicembre 1982, e porta la firma di Rognoni e di Pio La Torre. (Applausi dal Gruppo PD).
Lo dico perché siamo contenti del fatto che finalmente il Ministro dell'interno si sia accorto dell'esistenza di questa legislazione, ovvero del fatto che questo è un tipo di strumento innovativo ed è stato messo a disposizione, purtroppo, di tutto il Paese ed anche in ambito internazionale. Ciò che prima apparteneva soltanto al Mezzogiorno d'Italia, infatti, e cioè la mafia e anche l'antimafia, quella legislazione, il lavoro fatto da quei legislatori, è diventato patrimonio di tutto il Paese. Si è scoperto infatti, purtroppo, che la mafia è ovunque, in tutto il territorio nazionale e anche in ambito internazionale, e quello che prima veniva raccontato nelle scuole del Nord e nel resto del mondo come una sorta di storia d'avventura dei pirati dei Caraibi, la mafia del Mezzogiorno, purtroppo è diventata un fenomeno presente anche in quelle Regioni. Quindi, da regno della mafia siamo diventati capitale dell'antimafia, e quella legislazione e gli uomini che per essa sono morti sono diventati patrimonio legislativo nazionale e internazionale.
Lo dico perché tante donne e tanti uomini sono morti per la costruzione di questo patrimonio e, proprio in virtù di ciò, chiedo anche a Salvini di rispettare l'impegno che ha annunciato il 4 luglio scorso, sempre con un tweet, parlando di un documento: «In Provincia di Siena oggi ho visitato una tenuta sequestrata alla mafia. Ho firmato documento per triplicare organico dell'agenzia che si occupa dei beni confiscati alla mafia».
I documenti sono provvedimenti che dovrebbero essere approvati, ad esempio, nei tanti Consigli dei ministri che si sono riuniti in queste settimane. Ebbene, non c'è traccia di un provvedimento, a firma Salvini, di questo Governo che triplica l'organico di un'agenzia che ha bisogno di maggiore personale. (Applausi dal Gruppo PD).
Sulla questione dei beni confiscati alla mafia ricordo che devono essere affrontati tanti temi e anche in questo caso sarebbe opportuno che il Ministro dell'interno, anziché preoccuparsi costantemente dei poveri disgraziati, di perseguitare le vittime del caporalato, di perseguitare costantemente tutti coloro che hanno una condizione di debolezza, di occuparsi di più della mafia che crea il caporalato e specula sull'immigrazione e sul pizzo. (Applausi dal Gruppo PD). Salvini, occupati di Matteo Messina Denaro, non occuparti soltanto di una persecuzione costante delle ONG e di tutti quanti si occupano di fronteggiare un fenomeno così complesso.
Credo che la mafia abbia finalmente avuto dei validi contrasti grazie a donne e uomini, che ho citato, come Pio La Torre, Falcone, Borsellino, padre Pino Puglisi, Piersanti Mattarella; tante persone che sono state uccise dalla mafia perché hanno costruito percorsi riformisti sull'antimafia, hanno prodotto provvedimenti concreti e non antimafia parolaia (Applausi dal Gruppo PD); non racconto di un'antimafia che si fa sbraitando contro qualcuno, ma costruendo provvedimenti concreti che sono serviti a ridimensionare quel fenomeno. Lo dico perché la prossima Commissione antimafia, quella che dobbiamo istituire - mi rivolgo soprattutto ai colleghi del MoVimento 5 Stelle - deve lavorare in quella direzione, con lo spirito di elaborare provvedimenti concreti, come la passata Commissione; infatti, 23 provvedimenti contro la mafia e la corruzione sono nati grazie all'elaborazione che c'è stata in quella sede e poi il Parlamento ha approvato delle leggi. Utilizzare la Commissione antimafia come tribunale per costituire un nuovo grado di giudizio, come luogo per costruire nuova propaganda, sarebbe un errore esiziale per una Commissione che ha una storia importantissima.
Dico questo perché qualche giorno fa è girata sui social network una foto in cui il vice premier Di Maio è stato immortalato in un bar di Palermo con quello che è stato considerato il nuovo tesoriere della mafia. Noi non pensiamo minimamente che Di Maio conoscesse la persona che si stava facendo fotografare con lui. Il problema è un altro: quando è capitato a qualcuno di noi - a Poletti ad esempio - Di Maio e tanti suoi colleghi hanno fatto campagne persecutorie, insultando e attribuendo a quelle foto un elemento di colpevolezza. (Applausi dal Gruppo PD).Avendo ascoltato autorevoli esponenti del MoVimento 5 Stelle in quest'Aula e nelle altre Aule parlamentari, osservo che se intende trasformare quella Commissione, non nella istituzione con la storia che ho raccontato, i padri nobili di cui ho parlato e quella capacità di redazione di provvedimenti concreti, ma in un nuovo tribunale, in un luogo dell'insulto e della caccia all'uomo, credo che ciò significherebbe veramente rinnegare quella storia e istituire una Commissione antimafia che non ha affatto i requisiti per cui è nata e si è strutturata in questi anni.
Dichiaro quindi il voto favorevole del Gruppo Partito Democratico, con l'auspicio che si elegga rapidamente l'Ufficio di Presidenza della Commissione, in modo che possa operare rapidamente e non si perda lo stesso tempo che si è perso per la costituzione del vostro Governo e delle Commissioni, con il Parlamento bloccato in attesa che finiste tutte le trattative necessarie per far partire il Governo, perché di questa Commissione c'è bisogno. Non ci possiamo permettere di perdere troppo tempo per costruire questa governance e questa guida della Commissione.
Grazie e buon lavoro alla Commissione, quando sarà istituita. (Applausi dal Gruppo PD).
SOLINAS (L-SP-PSd'Az). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
SOLINAS (L-SP-PSd'Az). Signor Presidente, signori del Governo, colleghe e colleghi senatori, il disegno di legge n. 689, approvato dalla Camera dei deputati il 17 luglio, traccia una linea di continuità nell'istituzione della Commissione parlamentare d'inchiesta sul fenomeno delle mafie e sulle altre associazioni criminali, anche straniere, che trae origine dalla legge n. 1720 del 1962, approvata nel corso della III legislatura repubblicana. Al contempo, però, impone, dinanzi alle dinamiche nuove che contraddistinguono il fenomeno nella contemporaneità, una riflessione differente e più ampia.
Come felicemente intuito e rigorosamente teorizzato da Fabio Armao al principio di questo millennio, le mafie hanno mutato profondamente se stesse, optando per strutture organizzative sempre più flessibili e reticolari, meno dedite al clamore violento dei corleonesi di un tempo e rivolte soprattutto a quell'ampia zona grigia di prossimità all'economia, alla finanza, alle istituzioni, che genera un giro di affari cospicuo in sacche intollerabili di opacità e impunità, decisamente più pericolose in termini di erosione dell'eguaglianza economica, sociale e democratica. Occorre, dunque, una duplice prospettiva, sistemica e globale, per coglierne la complessità, le continuità e le tante trasformazioni in una visione unitaria e non parziale e disarticolata.
La Commissione antimafia della XVII legislatura ci ha consegnato un quadro allarmante rispetto alle grandi opere, al gioco di azzardo, alle energie rinnovabili, allo smaltimento dei rifiuti tossici, alla sanità privata, allo stesso sistema finanziario. Ma non va trascurata quella che oramai appare la più fiorente industria del malaffare: il riciclaggio dei capitali sporchi. Secondo la Banca d'Italia, questo segmento vale il 10 per cento del PIL.
Sotto questo profilo, diviene ancor più stringente l'esigenza di sviluppare un'indagine sulle interazioni, anche internazionali, con gli attori economici, politici e istituzionali. Se da un lato, infatti, come osservato da Giacomo Di Girolamo, la mafia siciliana, decimata dagli arresti e in affanno nel controllo del territorio, ha rivolto la propria attività principale a far fruttare gli ingenti capitali accumulati nel passato, la 'ndrangheta, invece, ha incrementato i propri traffici, il giro d'affari e la capacità espansiva. Si è inoltre assistito a una preoccupante gemmazione di nuove organizzazioni mafiose e paramafiose, come nel caso paradigmatico di mafia capitale.
Andrà poi indagata la penetrazione mafiosa nelle dinamiche dei flussi migratori clandestini, con particolare attenzione alla gestione delle ingenti risorse pubbliche riversate per fronteggiare l'emergenza, alle procedure adottate, fino ai casi di sfruttamento e di vera e propria tratta di essere umani, finalizzata ad alimentare le attività criminali con il lavoro nero e il racket della prostituzione. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az).
Qui, oggi, colleghe e colleghi, dobbiamo riaffermare con forza l'utilità di questa Commissione d'inchiesta, soprattutto dinanzi al rischio di una sostanziale indifferenza che va diffondendosi tra la gente e ad un complessivo disorientamento degli operatori dinanzi ad un fenomeno in costante cambiamento e sempre più mimetizzato sulla sottile linea di confine tra lecito e illecito, tra economia sana ed economia criminale.
Di fronte a questa progressiva zona grigia, non possiamo limitarci alla contemplazione della storia dell'antimafia, alla riproposizione di vecchi rituali, di un lessico consunto, di idee di seconda mano. Occorrono una visione e un'azione nuova, corale, unitaria, del Parlamento e del Paese nel suo insieme. Anche perché, citando Sciascia, che preconizzò la similitudine della linea della palma alla linea della mafia, quest'ultima sale ogni anno e riguarda tutti.
Per tutte queste ragioni e con l'auspicio di un comune sentire, oltre che di un voto unanime di tutto il Senato, annuncio il voto favorevole del Gruppo Lega-Salvini Premier-Partito Sardo d'Azione. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az e dei senatori Giannuzzi e Ortolani. Congratulazioni).
LONARDO (FI-BP). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
LONARDO (FI-BP). Signor Presidente, colleghi, onorevoli rappresentanti del Governo, dirò subito che Forza Italia voterà a favore dell'istituzione della Commissione d'inchiesta antimafia, così come ha sempre fatto in consuetudine e con piena convinzione. Non nasce certo oggi, con questa iniziativa parlamentare, la lotta alle mafie e attraverso un ulteriore strumento di coordinamento nazionale i cui compiti - parlo di quelli della Commissione - e poteri si sono dilatati nel tempo.
Senza voler trascurare il tratto sociologico delle mafie che continuano comunque a caratterizzare ormai l'intera realtà territoriale del Paese, vale la pena focalizzare l'attenzione su quello che può essere definito, a ragione, come un ciclo economico criminale - e non solo - in grado di alterare il corretto processo di sviluppo dell'economia nazionale delle realtà financo istituzionali.
In Italia, infatti, l'analisi delle manifestazioni mafiose basata solo sulle evidenze giudiziarie appare riduttiva rispetto ad un problema complesso che spesso affonda le proprie radici anche negli angoli più nascosti della pubblica amministrazione e dell'imprenditoria, con un intreccio profondo, com'è successo anche di recente, tra mafia e corruzione che impone a tutti i livelli della società civile un impegno sempre maggiore sul fronte della prevenzione e della discussione della cultura della legalità.
Anche a questo, onorevoli colleghi, deve servire la Commissione nella sua funzione di controllo e d'inchiesta senza però avere un'ideologia strabica, quasi uno strumento di potere per debilitare moralmente e politicamente gli avversari. Occorre, cioè, che la Commissione abbia una sua rigorosa e serena capacità di proposta e di indagine e che miri ad analizzare il fenomeno criminale ed a colpirlo sia in Italia, che nelle sue correlazioni internazionali.
Nessuna obiezione di metodo, poi, quanto alla ricognizione del rapporto mafia-politica nei territori, circa la selezione dei gruppi dirigenti; ma attenti, bisogna diffidare - e dirlo ad alta voce - affinché la Commissione non sia il luogo indebito del mancato rispetto delle norme processuali e costituzionali circa le candidature nelle Assemblee. A tale proposito chiedo un'attenzione un po' particolare da parte di quest'Assemblea perché è successo a me ma può accadere a chiunque. Io stessa sono stata vittima con altri - ingiustamente ed immotivatamente, nella scorsa legislatura - di un linciaggio mediatico la cui rimozione nell'opinione pubblica può diventare una fatica davvero drammatica. (Applausi dal Gruppo FI-BP).
La Commissione deve avere quindi spazi enormi d'indagine ma senza mai interferire con la Costituzione e con le fasi di un processo nel quale ci si può ritrovare immersi senza averne alcun motivo e senza alcuna colpevolezza. Le visioni moralistiche, gentile Presidente, onorevoli colleghi, non vanno collocate quindi dentro lo spirito di questa costituenda Commissione, cui appartiene invece soltanto la fedeltà ai fatti e non le mezze verità.
La Commissione non può essere ripetitiva nel voler sindacare nella sua agenda una storia già scritta, nel giudicare sentenze già emesse dai vari tribunali. Credo che la nostra direzione di marcia debba procedere soprattutto nella ricognizione della gestione di affari intrinsecamente illeciti e la commissione di reati spia come usura, estorsione e corruzione. Credo anche che occorra scendere in modo particolare in quella "zona carsica", d'intesa con le varie autorità antimafia europee, dove esiste una strategia dell'immersione nei Paesi offshore e nelle borse mondiali, dove si manifesta un riciclaggio quasi da capogiro.
Poi vorrei anche che si avviasse un'indagine seria ed incisiva per rendere colorata la cosiddetta zona grigia, ossia quell'area istituzionale, fortemente articolata, dove operano a vario titolo e responsabilità, accanto a soggetti economici collusi, anche devianze dell'apparato burocratico, amministrativo, statale e locale.
Da ultimo vorrei segnalare che assistiamo sempre più ad una progressiva affermazione del ruolo delle donne all'interno della struttura criminale mafiosa, che risultano sia protagoniste di attività meramente esecutive sia preposte a funzione e gestione contabile dei proventi. Le donne hanno una capacità organizzativa ed un approccio al ragionamento diverso da quello degli uomini perché introducono il senso pratico e la concretezza nelle azioni dei processi organizzativi, così come ci ricordava ieri brillantemente la collega Tiraboschi.
Quindi è ancora più opportuno far capolino in questo mondo finora poco esplorato di devianza e di illegalità e valutare fino in fondo l'entità e la misura con cui queste donne gestiscono affari criminali; credo che questo sia o dovrebbe essere compito nuovo ed inedito di questa nostra Commissione parlamentare d'inchiesta.
Come si può dunque constatare, Presidente, onorevoli colleghi, Governo, il fronte è ampio e molto diversificato ed il contrasto può avvenire nella sola condizione in cui la Commissione sia unita negli obiettivi, rigorosa nelle analisi e severa nei giudizi; insomma che non ci sia malafede, non sia cioè né partigiana né prevenuta, prendendo a schiaffi la verità dei fatti, come spesso è successo.
In fondo, il metodo mafioso resta per molti aspetti lo stesso che - udite, udite - nel 1876 delineò nelle pagine della sua famosa inchiesta Sidney Sonnino: «La mafia è una vasta unione di persone di ogni grado, di ogni professione, d'ogni specie, che senza aver nessun legame apparente, continuo e regolare, si trovano sempre unite per promuovere il reciproco interesse, astrazione fatta da qualunque considerazione di legge, di giustizia e di ordine pubblico».
Noi vogliamo combattere questo metodo mafioso perché fuori dai nostri orizzonti e dai nostri valori religiosi, laici e culturali.
Ecco quindi la ragione per la quale il Gruppo Forza Italia esprimerà convintamente un voto favorevole. (Applausi dal Gruppo FI-BP. Congratulazioni).
DI NICOLA (M5S). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
DI NICOLA (M5S). Signor Presidente, onorevoli senatrici e senatori, rappresentanti del Governo, il Gruppo parlamentare MoVimento 5 Stelle voterà a favore dell'approvazione del disegno di legge che prevede l'istituzione di una Commissione parlamentare d'inchiesta sul fenomeno delle mafie e sulle altre associazioni criminali, anche straniere. E lo fa convintamente, lo dico a tutti gli onorevoli colleghi senatori, a cominciare dal senatore Faraone, dal quale - sia chiaro - noi non accettiamo lezioni. (Applausi dal Gruppo M5S). Tantomeno su temi delicati come quelli riguardanti la politica antimafia.
Un voto convinto rappresentando la ricostituzione della Commissione, come ad ogni inizio di legislatura, uno dei momenti più alti dell'attività parlamentare, una costante della nostra vita politica istituzionale, giustificata purtroppo dal persistere della minaccia che la criminalità organizzata continua a rappresentare per la nostra democrazia, l'efficienza del sistema economico, la sicurezza e persino la sovranità e le prerogative dello stesso Stato democratico.
Si può infatti, cari colleghi, parlare di sovranità senza controllare davvero il territorio? Si può parlare di sovranità dello Stato senza garantire la libera e trasparente competitività delle imprese in un mercato condizionato dall'afflusso di capitali sporchi e minacce alle imprese e agli imprenditori onesti? No, non si può.
Così come non si può parlare di vera democrazia, di democrazia compiuta in un sistema politico nel quale il voto, caro onorevole Faraone, è ancora, soprattutto in Sicilia, pesantemente condizionato dalle manipolazioni delle mafie. Per questo l'attività della Commissione parlamentare, insieme alle indagini processuali portate avanti spesso a duro prezzo dalle forze di polizia e dalla magistratura, continua a restare un momento centrale nell'attività di contrasto dello Stato democratico verso un fenomeno che continua ad autoriprodursi e a crescere, assumendo aspetti ancora più inquietanti nei mercati globalizzati.
Le misure previste nel disegno di legge che istituisce la Commissione sono particolarmente importanti e significative, perché, a partire dall'educazione civile all'antimafia, contengono disposizioni più penetranti per contrastare il fenomeno mafioso negli aspetti più terribili in cui si manifesta: sono gli aspetti finanziari che voi vedete e che, a cominciare dall'azzardo per arrivare fino ad altre attività, rendono sempre più problematica la lotta alla mafia. È una lotta che a questo punto diventa una sfida e che ci deve, appunto, portare a scendere in campo con la determinazione politica che serve per affrontare e cercare di debellare finalmente ed efficacemente il fenomeno.
Violenza e controllo del territorio nelle zone di vocazione storica, come Sicilia Campania e Calabria, continuano certo a restare una caratteristica innegabile di queste associazioni criminali, ma quello che ci troviamo davanti ha ormai le dimensioni di quella che, in termini di invasività economica, non esito a definire - e faccio attenzione a quel che dico - come autentica mostruosità, soprattutto se proviamo a dimensionare l'entità del fenomeno.
Secondo le stime più attendibili, la mafia avrebbe un fatturato pari a 150 miliardi l'anno, dato che, se preso per buono, come fa un giornalista valente come Gianni Dragoni, ci porta alla conclusione di essere di fronte a un'ipotetica holding, "Mafia Spa", classificabile di gran lunga come la prima società italiana per il giro d'affari: 40 miliardi di ricavi in più rispetto al primo gruppo italiano Exor per esempio, che ha al suo interno Fiat-Chrysler, Ferrari e tutte le altre cose che sapete, persino la Juventus. I ricavi di "Mafia SpA" sarebbero più del doppio di quelli dell'ENEL, quasi il triplo di quelli dell'ENI, 8 volte quelli di Telecom, 16 volte quelli di Luxottica, 15 volte quelli del gruppo che produce la Nutella, oppure 41 volte quelli di Mediaset, il gruppo televisivo controllato da Silvio Berlusconi. I profitti di "Mafia Spa", insomma, sono quasi 34 volte quelli della banca più ricca d'Italia che nel 2016 è stata Intesa Sanpaolo, o 40 volte quelli del gruppo ENEL, 50 volte le Assicurazioni Generali, 58 volte Telecom, 120 volte gli utili di Luxottica. "Mafia Spa" ha più utili di tutte le banche italiane.
Questa è la dimensione del fenomeno e a questo punto dobbiamo continuare a chiederci dove finisce tutta questa immane massa di denaro. È una riflessione importante che dobbiamo fare e dà una dimensione dell'impegno delle Forze di polizia, ma anche dell'azione parlamentare.
Da questo punto di vista dunque le nuove misure sono particolarmente efficaci, ma voglio ricordare che ancora più importante è l'azione di contrasto. Dobbiamo ricordarci di alcuni episodi che sono accaduti negli ultimi decenni e che danno una misura dell'impegno che dobbiamo mettere nel ripulire e rendere trasparenti gli apparati dello Stato che fanno antimafia o che dicono di farlo.
È inutile qui ricordare il sacrificio di uomini della polizia, carabinieri e magistrati, a cominciare da Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. Onorevoli colleghi senatori, lo abbiamo ricordato nei giorni scorsi: che cosa diremmo oggi a Paolo Borsellino nel raccontargli che, nelle indagini sulla strage che hanno provocato la sua morte, una parte degli apparati di polizia ha messo in campo un falso pentito come Scarantino per depistare le indagini? Come faremmo a raccontargli tutto questo?
Per ciò dobbiamo impegnarci e ripulire. Dobbiamo ricordare lo sforzo immane e l'eroismo degli agenti di polizia e dei magistrati che hanno agito ed agiscono, ma, come promessa, oggi, dopo le tante celebrazioni, ricordando Borsellino e tutti gli altri, diciamo che, se vogliamo essere credibili, dobbiamo andare a mettere mano anche in quegli apparati di polizia rispetto ai quali le sentenze hanno cominciato a raccontare qualcosa, ma ancora poco o niente si è fatto. (Applausi dal Gruppo M5S).
Passo ora a un punto più delicato degli apparati della sicurezza dello Stato, che dovrebbero, attraverso le operazioni di intelligence, fornire gli elementi per essere davvero efficaci. Come facciamo a essere credibili quando celebriamo le vittime della mafia, se poi non andiamo a ripulire e a intervenire negli apparati di sicurezza, sui servizi segreti e gli apparati deviati? (Applausi dal Gruppo M5S). Questi, come dicono le sentenze e le testimonianze più attendibili, nascondendosi sotto la sigla «Falange armata», che tutti qui conoscete, hanno firmato gli attentati più sanguinosi. La nuova strategia della tensione delle bombe del 1993 porta la firma della Falange armata. L'ambasciatore Fulci, in quegli anni capo pro tempore del Cesis, la massima autorità in tema di servizi segreti, disse e scrisse, raccontandolo e documentandolo all'allora Presidente del Consiglio e all'allora Presidente della Repubblica, che, a suo avviso e per le indagini interne che aveva svolto, quelle bombe del 1993, come alcune altre che hanno segnato la strategia della tensione mafiosa degli anni precedenti, portavano la firma di una dozzina di agenti del Sismi annidati nella settima divisione.
Per essere credibili, insieme alle nuove misure che la nuova legge metterà in campo nell'istituire la Commissione, dobbiamo ricordarci di tutto ciò, altrimenti non è credibile poter fare ciò che vogliamo fare, cioè una lotta seria al fenomeno mafioso (che non è più l'insediamento sul territorio). Lasciatemelo dire: stento a credere che oggi i 150 miliardi l'anno - in dieci anni sono 1.500 miliardi, quasi l'intero debito pubblico italiano - siano gestiti da mafiosi come Provenzano e Riina. È dai tempi delle indagini sulle banche private e su Sindona che non si è riusciti più a mettere in campo un'indagine vera sulla parte alta della mafia, che è quella massa di denaro. (Applausi dal Gruppo M5S). Noi vogliamo che gli apparati di sicurezza, ripuliti da chi ha messo le bombe, facciano intelligente su questo fronte, ci portino sui flussi finanziari che dominano o rischiano di dominare i mercati. Anche utilizzando gli strumenti a disposizione di questa Commissione per lo studio e l'approfondimento, vogliamo che si riesca finalmente, con uno Stato e con apparati di sicurezza ripuliti, a liberare l'Italia, ma - a questo punto - il mondo intero da questo autentico cancro rappresentato dalle mafie italiane. (Applausi dai Gruppi M5S e L-SP-PSd'Az, e del senatore Buccarella. Congratulazioni).
PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo del disegno di legge n. 689, nel suo complesso.
(Segue la votazione).
Il Senato approva. (v. Allegato B).
Risultano pertanto assorbiti i disegni di legge nn. 6, 173, 314 e 503.
Discussione dalla sede redigente dei disegni di legge:
(627) VIGNAROLI ed altri. - Istituzione di una Commissione parlamentare di inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti e su illeciti ambientali ad esse correlati (Approvato dalla Camera dei deputati)
(218) NUGNES. - Istituzione di una Commissione parlamentare di inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti e su illeciti ambientali ad correlati
(570) ARRIGONI ed altri. - Istituzione di una Commissione parlamentare di inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti e su illeciti ambientali ad correlati
(Relazione orale) (ore 12,21)
Approvazione del disegno di legge n. 627
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione dalla sede redigente dei disegni di legge nn. 627, già approvato dalla Camera dei deputati, 218 e 570.
Ilrelatore, senatore Briziarelli, ha chiesto l'autorizzazione a svolgere la relazione orale. Non facendosi osservazioni la richiesta si intende accolta.
Prima di lasciare la parola al relatore, però, colleghi, desidero aggiornarvi sull'eventualità di riuscire a concludere la trattazione anche di questo disegno di legge prima della pausa. Se dovessimo riuscirci, ovviamente, non dovremmo riprendere i lavori di Assemblea nel pomeriggio e resterebbe più spazio per lo svolgimento delle sedute di Commissione. Se invece sembrerà incompatibile, sospenderemo la seduta dell'Assemblea, ma saremo costretti a farvi ritorno più tardi.
Ha facoltà di parlare il relatore.
BRIZIARELLI, relatore. Signor Presidente, onorevoli membri del Governo e onorevoli colleghi, prima di procedere all'illustrazione del disegno di legge in esame, ritengo fondamentale svolgere due considerazioni generali, la prima di metodo e la seconda di merito.
Come per il provvedimento relativo alla Commissione d'inchiesta antimafia, testé esaminato, l'iter seguito è quello previsto dal nuovo Regolamento. Questo, da un lato, ha reso celeri i tempi di trattazione e oggi ci ha portato qui in Aula; dall'altro, per contro, non permette una discussione generale, quindi la mia relazione terrà conto anche degli spunti emersi in Commissione.
Nel merito, la Commissione parlamentare d'inchiesta è stata istituita per la prima volta nella XIII Legislatura: quindi, come nel caso della precedente Commissione d'inchiesta la sua ricostituzione non è una novità.
Ciò permette ovviamente una duplice chiave di lettura: se, da un lato, segnala un'attenzione continua e costante a un tema fondamentale, come quello dell'inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti e sugli illeciti ambientali ad esso correlati, dall'altro, dimostra anche che questa è una ferita ancora aperta per il nostro Paese. Se, dopo cinque legislature, siamo ancora qui a istituire una Commissione d'inchiesta sul tema, significa che il problema è ben lungi dall'essere risolto.
Tuttavia, qualcosa è stato fatto, sotto diversi profili: sul piano della consapevolezza, l'elenco dei compiti attribuiti alla Commissione nel corso delle legislature è via via stato ampliato e approfondito, come pure sono aumentati i risultati che le Commissioni bicamerali d'inchiesta delle precedenti legislature hanno conseguito; in termini di contributi positivi, la stessa approvazione della legge n. 68 del 2015 è stata frutto in parte del lavoro svolto e dei suggerimenti dati dalla Commissione bicamerale d'inchiesta; infine, sempre sul piano dei contributi resi, basti pensare all'analisi svolta dalla precedente Commissione bicamerale d'inchiesta ad un anno dall'introduzione della legge n. 68 del 2015 e ai contributi della relazione finale della Commissione bicamerale d'inchiesta della precedente legislatura, la quale ha fornito spunti utili, raccolti dall'Atto Senato 627, che oggi troviamo nel testo proposto dalla Commissione.
A questo proposito, prima di passare ad un'illustrazione rapida, ma puntuale, degli articoli del disegno di legge, tengo a precisare che quello che oggi auspicabilmente approveremo ripropone nella quasi totalità il testo istitutivo della Commissione bicamerale d'inchiesta della precedente legislatura.
Giova allora soffermarsi su alcune delle innovazioni introdotte anche in funzione della relazione conclusiva che è stata redatta. In particolare, la proposta di legge n. 627, rispetto alla proposta della precedente legislatura, inserisce fra i compiti attribuiti alla Commissione la verifica dello stato di attuazione delle bonifiche dei siti inquinati e della corretta attuazione della normativa in materia ambientale, la verifica dell'applicazione della legge n. 68 del 2015 in materia dei cosiddetti ecoreati, la verifica della sussistenza di attività illecite relative alla gestione e allo smaltimento di materiale contenente amianto e l'indagine sulle attività illecite legate al fenomeno degli incendi. A questo proposito, riguardo al drammatico caso degli incendi e dei roghi di rifiuti, vorrei richiamare l'attenzione, anche quella del Governo, sulla circolare emanata in questi giorni dal Ministero dell'interno d'intesa con il Ministero dell'ambiente affinché i siti di stoccaggio dei rifiuti siano considerati siti sensibili ed inseriti nel piano di coordinamento e di controllo del territorio coordinati dai prefetti e gestiti dalle Forze dell'ordine.
Sempre nell'ambito dei compiti attribuiti alla Commissione bicamerale d'inchiesta aggiuntivi rispetto a quelli già previsti nella precedente legislatura, segnalo quelli sui fenomeni illeciti riguardanti gli impianti di gestione dei rifiuti, ovvero i siti abusivi di discarica.
Infine, si segnala il previsto svolgimento a fini conoscitivi di sopralluoghi e visite presso impianti che adottano procedimenti riconosciuti di migliore qualità e maggiore efficacia in campo ambientale, con esperienze di sviluppo e applicazione dei principi dell'economia circolare al fine di prevenire illeciti ambientali. Credo che questa sia l'innovazione più consistente rispetto alle funzioni attribuite precedentemente.
Il quadro tracciato dimostra che la situazione è in evoluzione, occorre non disperdere il lavoro precedentemente eseguito e per questo occorre che il punto d'arrivo di ognuna delle bicamerali diventi il punto di partenza della successiva. La nostra Commissione, in particolare, ha teso a contemperare la volontà di assicurare l'approvazione definitiva in seconda lettura, quindi rinunciando ad emendamenti migliorativi del testo, ma anche non volendo limitarsi a una semplice ratifica. Nel dare mandato al relatore di riferire in Aula, quindi, la Commissione ha anche stabilito che il relatore potesse inserire nella relazione gli spunti che sono giunti dai vari colleghi, in particolare dal senatore Arrigoni, in merito alla necessità di procedere ad una relazione dettagliata alla fine dei lavori della Commissione, dalla senatrice Nugnes, sulla necessità di mettere in evidenza le problematiche normative legislative attualmente in essere, dal senatore Ferrazzi, che - richiamando la relazione della precedente legislatura - ha chiesto di fare particolare attenzione alla verifica della governance e alla verifica della questione dei rifiuti in mare.
In conclusione, è emersa la volontà unanime in Commissione di considerare la Commissione un soggetto attivo e propositivo che non si limiti a individuare responsabilità per il passato, ma contribuisca a individuare soluzioni per il futuro che riportino la legalità al centro di questo importante settore.
Vengo ora all'analisi puntuale degli articoli.
L'articolo 1, comma 1 del testo del disegno di legge richiama, tra i compiti attribuiti alla Commissione, quelli previsti dalla legge n. 1 del 2014 istitutiva della Commissione bicamerale nella precedente legislatura.
In particolare, si prevede che la Commissione abbia il compito di svolgere indagini sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti, sulle organizzazioni in esso coinvolte e sul ruolo svolto dalla criminalità organizzata; individuare le connessioni tra le attività illecite nel settore dei rifiuti e le altre attività economiche, con particolare riguardo al traffico dei rifiuti tra le diverse Regioni del Paese e verso altre Nazioni; individuare le specifiche attività illecite connesse al traffico illecito transfrontaliero dei rifiuti, con particolare riferimento a quelle concernenti i rifiuti, anche pericolosi, in partenza dai porti marittimi verso destinazioni estere; svolgere indagini, in collaborazione con le autorità di inchiesta degli Stati destinatari dei rifiuti, per individuare attività volte a immettere nel mercato nazionale beni e prodotti realizzati attraverso processi di riciclo di materie prime secondarie ottenute dai rifiuti, che non rispondono alle caratteristiche merceologiche e sanitarie previste dalla normativa nazionale; verificare l'eventuale sussistenza di comportamenti illeciti nell'ambito delle pubbliche amministrazioni; verificare l'eventuale sussistenza di attività illecite relative ai siti inquinati e all'attività di bonifica; verificare l'eventuale sussistenza di attività illecite nella gestione del servizio idrico integrato riguardo alla gestione di impianti di depurazione delle acque e di gestione dello smaltimento dei fanghi.
L'articolo 1, comma 2, del provvedimento riproduce il testo del corrispondente articolo della legge 7 gennaio 2014, n. 1, stabilendo che la Commissione riferirà con cadenza annuale e ogniqualvolta ne ravvisi la necessità. L'articolo 1, comma 3, prevede che la Commissione proceda alle indagini e agli esami con gli stessi poteri e le stesse limitazioni dell'autorità giudiziaria.
L'articolo 2 disciplina la composizione della Commissione, fatta di 15 senatori e 15 deputati.
Relativamente alle testimonianze, vengono adattate le disposizioni di cui agli articoli da 366 a 372 del codice penale.
L'articolo 4, comma 1, prevede la possibilità per la Commissione di acquisire copie di atti e documenti relativi ai procedimenti in corso, previa autorizzazione dell'autorità giudiziaria.
L'articolo 5 prevede l'obbligo del segreto per la pubblicazione degli atti. Da ultimo, l'articolo 6 fissa la possibilità per la Commissione di avvalersi della collaborazione di magistrati collocati di fuori ruolo e di agenti e ufficiali di polizia giudiziaria e stabilisce, più in generale, l'organizzazione interna della Commissione e la dotazione finanziaria della stessa. (Applausi dal Gruppo M5S).
PRESIDENTE. Poiché il rappresentante del Governo non intende intervenire, passiamo alla votazione degli articoli del disegno di legge n. 627, nel testo formulato dalla Commissione, identico al testo approvato dalla Camera dei deputati.
Procediamo alla votazione dell'articolo 1.
PAPATHEU (FI-BP). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
PAPATHEU (FI-BP). Signor Presidente, onorevoli senatori, prendo la parola in quest'Assemblea perché profondamente convinta della necessità di istituire, anche in questa legislatura, per la sesta volta consecutiva, la Commissione parlamentare di inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti e sugli illeciti ambientali a esso correlati.
Dico ciò non solo per motivi formali, perché la Commissione si è ormai consolidata all'interno dei lavori del Parlamento, ma soprattutto perché, da un punto di vista sostanziale, è necessario proseguire il lavoro parlamentare di indagine sul business relativo allo smaltimento e al trasporto dei rifiuti.
Grazie al lavoro dei colleghi che nelle scorse legislature hanno fatto parte della Commissione in oggetto, l'inchiesta sul ciclo dei rifiuti ha efficacemente risposto all'esigenza di provvedere alla situazione precaria in cui versano molte Regioni del Paese, ossia quelle che si servivano di impianti non a norma e non autorizzati ed esportavano molti dei loro rifiuti.
Posso dire ciò con cognizione di causa, perché da siciliana eletta in Sicilia ho potuto verificare quanto fatto in precedenza per far emergere la situazione dei rifiuti. Quanto ottenuto in Sicilia è stato possibile ricorrendo a missioni specifiche nel territorio ed effettuando sopralluoghi presso le discariche che presentavano le situazioni più critiche.
Pertanto, ritengo utilissimo ribadire la nostra competenza a svolgere indagini sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti, verificando se vi siano organizzazioni coinvolte, quali siano e, soprattutto, conoscere il ruolo che la criminalità organizzata svolge in questo settore.
L'istituenda Commissione è poi necessaria per individuare le connessioni tra le attività illecite nel settore dei rifiuti e le altre attività economiche; le attività lecite, infatti, sono spesso inquinate da quelle illecite. Ciò è particolarmente utile per conoscere quali traffici di rifiuti avvengano tra le diverse Regioni del Paese o verso altre Nazioni.
Analogamente, se quest'Aula vorrà con il proprio voto istituire nuovamente la Commissione (cosa che auspico fortemente), essa potrà svolgere specifiche verifiche sulle attività illecite transfrontaliere. Occorre vigilare sui rifiuti pericolosi, in particolare su quelli che transitano nei nostri porti verso Paesi stranieri; ciò consentirà anche una migliore cooperazione diretta con le autorità di inchiesta degli Stati destinatari dei rifiuti. In questo modo saremmo noi stessi a lavorare per individuare le attività illecite che vengono lucrosamente effettuate per immettere nel mercato nazionale beni e prodotti realizzati attraverso processi di riciclo dei rifiuti, dannosi ovviamente per la nostra salute e per l'ambiente. Si tratta infatti di un prodotto che già in passato si è dimostrato utile. L'esperienza ci ha dimostrato come tale traffico sia stato consentito anche mediante il coinvolgimento di apparati pubblici; quindi la Commissione svolgerà un controllo su eventuali comportamenti illeciti commessi nell'ambito della pubblica amministrazione.
Più in generale, la Commissione si occuperà di siti inquinati, delle attività di bonifica, della gestione dei rifiuti radioattivi, della gestione degli impianti di depurazione delle acque reflue, della verifica dello stato di attuazione delle bonifiche dei siti inquinati e della verifica della corretta attuazione della normativa in materia ambientale e in materia di delitti contro l'ambiente. I cosiddetti ecoreati saranno quindi al centro della nostra eventuale azione.
Avremo un ruolo centrale per prevenire i disastri ambientali, per verificare l'inquinamento ambientale, per ostacolare il traffico e l'abbandono di materiale ad alta radioattività e per opporci alle ecomafie.
Termino con un dato economico: il giro d'affari delle ecomafie cresce quattro volte più del PIL dell'Italia e il settore dei rifiuti è al secondo posto tra quelli dove si concentra la più alta percentuale di illeciti, con forti ripercussioni anche sulla crescita dei reati nel settore agroalimentare.
Per tutte le ragioni esposte, ritengo che l'istituzione della Commissione di inchiesta sia necessaria, oggi ancora di più visto il rapporto sulle ecomafie ricevuto 24 ore fa, dove in effetti questo dato si arricchisce del 10 per cento.
Purtroppo l'ambiente, che nel nostro immaginario era l'ambiente dove pensavamo di trascorrere gioiosamente la nostra infanzia e (si pensava felicemente all'ambiente), oggi richiama in ogni sua accezione concetti che ci riconducono alla criminalità e agli illeciti, oggi estesi ad altri settori, quali quello relativo agli animali o all'amianto (che grazie al collega è stato introdotto tra le attività future della Commissione in questa legislatura). Tutto ciò ci costringe oggi a varare nuovamente l'istituzione di questa Commissione, come una delle primissime iniziative, di questa legislatura appena iniziata. (Applausi dal Gruppo FI-BP. Congratulazioni).
PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 1.
(Segue la votazione).
Il Senato approva. (v. Allegato B).
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 2.
(Segue la votazione).
Il Senato approva. (v. Allegato B).
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 3.
(Segue la votazione).
Il Senato approva. (v. Allegato B).
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 4.
(Segue la votazione).
Il Senato approva. (v. Allegato B).
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 5.
(Segue la votazione).
Il Senato approva. (v. Allegato B).
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 6.
(Segue la votazione).
Il Senato approva. (v. Allegato B).
Passiamo alla votazione finale.
DE PETRIS (Misto-LeU). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
DE PETRIS (Misto-LeU). Signor Presidente, nel dichiarare il voto favorevole della componente Liberi e Uguali e di tutto il Gruppo Misto, vorrei qui ricordare alcuni dati, che sostanziano l'importanza di dar vita ancora una volta alla Commissione d'inchiesta sul ciclo dei rifiuti. Proprio questi dati dimostrano quanto sia stato utile il lavoro svolto nella scorsa legislatura e quanto sia ancora assolutamente necessario procedere con l'istituzione di una nuova Commissione.
Presidenza del vice presidente TAVERNA (ore 12,42)
(Segue DE PETRIS). Nell'articolo 1 del disegno di legge, intitolato «Istituzione e compiti della Commissione», sono ben delineati non solo i campi su cui la Commissione deve continuare a svolgere il proprio ruolo di inchiesta, ma anche le questioni che troviamo ancora aperte nel nostro Paese e quelle connesse alla criticità
del sistema del ciclo dei rifiuti. Circa mezz'ora fa abbiamo approvato l'istituzione della Commissione d'inchiesta sul fenomeno delle mafie e, purtroppo, le due Commissioni, come è stato dimostrato in tutti questi anni, sono nei fatti strettamente connesse. La criminalità organizzata è presente in moltissime aree del Paese, ma occorre pensare anche alla rilevanza odierna dei traffici transfrontalieri dei rifiuti che sono ancora, di fatto, nella piena gestione della criminalità.
Bisogna dare atto e riconoscere il merito del lavoro svolto dalla Camera dei deputati e dal Senato per l'approvazione della legge che ha introdotto i reati ambientali, dopo tanti anni nel codice penale, nonché l'impegno profuso da tutte le forze politiche e il lavoro svolto dalla Commissione sul ciclo dei rifiuti in tal senso. Tale introduzione ha segnato in qualche modo una svolta. Nel 2016 abbiamo assistito infatti ad un'inversione di tendenza, perché già nel 2016 sono stati 25.889 i reati ambientali accertati su tutto il territorio e ancora di più nel 2017, in cui vi è stato un vero e proprio boom di arresti per crimini contro l'ambiente e di inchieste sui traffici illegali di rifiuti. Ovviamente esiste una classifica delle Regioni, che ci indica le zone dove dobbiamo continuare a lavorare: penso alla Campania, che è ancora una volta in testa per il numero dei reati, concentrati per il 44 per cento poi in altre Regioni a tradizionale presenza di criminalità organizzata.
Subito dopo i rifiuti vi è un'altra piaga, rappresentata dalle nuove costruzioni abusive, che è al secondo posto per il numero di reati contestati. Stiamo parlando di un grande business e di grandi risorse: pensate che soltanto il fatturato - chiamiamolo così - dell'ecomafia è salito in un anno del 9,4 per cento e ha raggiunto e superato la cifra di 14 miliardi di euro. Si tratta di una stima approssimativa, per difetto.
Torno a ripetere. Ho parlato di un boom di arresti, e mai nella storia del nostro Paese sono stati effettuati tanti arresti per crimini contro l'ambiente come nel 2017, che è anche l'anno del rilancio delle inchieste contro i trafficanti dei rifiuti e nel settore si concentra la percentuale più alta di illeciti.
Un altro 24 per cento riguarda i reati per i delitti contro gli animali. A questo bisognerebbe accompagnare anche la lettura dell'ultimo rapporto sulle zoomafie, che dice quanto siano forti gli interessi finanziari e quanto siano in aumento anche nei minori i reati contro gli animali.
Altra questione sono i delitti contro la fauna selvatica, gli incendi boschivi, il ciclo del cemento. A proposito di incendi boschivi, oltretutto, abbiamo avuto una recrudescenza, soprattutto negli ultimi due anni: strani incendi nei depositi di rifiuti che ci dicono che abbiamo la necessità che il lavoro della Commissione dovrà concentrarsi ancora su tutta l'attività illegale e criminale del ciclo dei rifiuti. È un segnale di come sia ancora grave e persistente il fenomeno dello smaltimento illegale in mano alla criminalità organizzata.
Penso a quanto bisogna ancora fare nella terra dei fuochi. Penso agli ultimi roghi di materiali tossici che si sono verificati a luglio a Caivano e a San Vitaliano -questo per dire che non bisogna mai abbassare la guardia - dove migliaia e migliaia cittadini sono ancora ostaggio di esalazioni pericolose e dannosissime per la salute. Sono tutti di origine dolosa. Abbiamo iniziato ormai lo scorso anno - pensate al rogo a Pomezia - e abbiamo visto una serie di episodi proseguire negli ultimi due anni.
Come dicevo, il 2017 è stato proprio l'anno del boom e questo si deve proprio a una forte inversione di tendenza rispetto agli anni passati e al combinato disposto del calo degli illeciti e dell'aumento degli arresti: calano gli illeciti e aumentano gli arresti; il che significa che quella legge è stata sacrosanta e sta producendo rapidamente i suoi effetti.
Certamente ancora rimane da fare moltissimo, anche dal punto di vista normativo. Bisogna accompagnare gli ecoreati, introdotti nel codice penale, con altri interventi sul piano normativo, e questo sarà compito sul quale ci aiuterà anche la Commissione sul ciclo dei rifiuti.
Penso sia necessaria una riflessione attenta sulla corretta applicazione della legge sugli ecoreati, che coinvolga tutti gli operatori del settore. Vanno definite le linee guida nazionali per garantire una uniforme applicazione in tutto il Paese, soprattutto nella parte che ha inaugurato il nuovo sistema di estinzione dei reati ambientali e contravvenzionali minori. Su questo il lavoro di monitoraggio e di inchiesta della Commissione sarà utilissimo.
Vi sono, poi, luoghi in cui la criticità del sistema è palese. Come lei sa, Presidente, sono stata eletta senatrice nella Capitale, nell'ambito della quale la situazione è molto difficile. L'assetto attuale è molto arretrato, orientato in gran parte attraverso i TMB, con un'impostazione a nostro avviso ancora vecchia e in ritardo: è in ritardo il sistema della raccolta differenziata. Cito la situazione di Roma perché è la mia città, ma, purtroppo - ahimè - ciò significa che il lavoro della Commissione deve ancora essere da stimolo per soluzioni molto più innovative per lo smaltimento dei rifiuti.
Rispetto alle proposte, l'Italia deve dimostrare con fatti concreti di voler investire e puntare davvero sull'economia circolare per contrastare quella ecocriminale e promuovere un'economia sostenibile e innovativa, fondata sul pieno rispetto della legalità. La legalità nel ciclo dei rifiuti deve essere il nostro mantra e deve essere legata ai princìpi di solidarietà, capace di creare lavoro e contribuire alla custodia del patrimonio immenso del nostro Paese. Accanto alla nuova normativa che ha introdotto gli ecoreati, bisogna completare al più presto l'iter di definizione dei decreti attuativi. Occorre inoltre mettere in campo una grande operazione di formazione del personale. Da questo punto di vista, il lavoro prezioso di inchiesta e di stimolo della Commissione sarà fondamentale.
Dico anche che la criminalità e il suo business sono ancora fortissimi. Abbiamo ancora tanti campi su cui indagare e costruire i presupposti per una gestione finalmente legale, sostenibile e ambientalmente innovativa del nostro ciclo dei rifiuti. (Applausi dei senatori De Petris ed Errani).
IANNONE (FdI). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
IANNONE (FdI). Signor Presidente, onorevoli colleghi, rappresentanti del Governo, preannuncio il voto favorevole del Gruppo Fratelli d'Italia sul disegno di legge per l'istituzione della Commissione d'inchiesta sul ciclo dei rifiuti.
I temi che venivano riepilogati in maniera completa dal relatore del provvedimento sono di grande attualità sull'intero territorio nazionale e, quindi, noi esprimeremo convintamente voto favorevole anche perché - come è stato già detto - ci sono lavori pregressi, ma c'è ancora tanto da fare per giungere a una definizione dei processi del trattamento dei rifiuti in generale che qualifichi il nostro Paese all'altezza e al livello di altre realtà europee.
Naturalmente da campano vorrei anche io richiamare quanto è avvenuto e sta ancora accadendo in questa martoriata Regione. È stato accennato dalla senatrice De Petris e io rischierò di incorrere nell'ira funesta del governatore De Luca, che non vuole più sentir parlare di terra dei fuochi, sostenendo che questo causa un danno agli agricoltori, agli allevatori, ai produttori di enogastronomie di eccellenza. È vero, ma credo che i danni siano stati praticati dalle scelte della politica che in questi anni hanno creato condizioni disastrose fino a rendere ipotecato il futuro delle nuove generazioni. Quello della terra dei fuochi, infatti, non è un problema risolto e superato: le ecoballe sono ancora lì, nonostante le risorse ci siano.
Vi è poi il tema inerente alla bonifica dei siti. Penso innanzitutto alla questione delle discariche post mortem, così come a quella dei roghi. Prima è stato citato il caso di Caivano, dove il 25 giugno scorso c'è stato uno spaventoso incendio, con una colonna di fumo alta oltre 50 metri e con l'aria diventata irrespirabile e acre. Allo stesso modo, pochi giorni dopo si è verificato un fatto meno conosciuto perché avvenuto all'esterno del perimetro individuato come terra dei fuochi: a Battipaglia, la seconda città della provincia di Salerno, in meno di una settimana ci sono stati due roghi gravissimi, il primo dei quali ha riguardato l'azienda privata Nappi Sud e l'altro lo stabilimento di tritovagliatura e imballaggio rifiuti (STIR) di Battipaglia; e tutto ciò è avvenuto in un'area della provincia di Salerno particolarmente penalizzata dalle scelte della politica del passato, perché nella piana del Sele sono presenti oltre 24 siti per il trattamento dei rifiuti.
Tutto ciò, insieme a tantissime altre vicende, che certamente riguardano molte aree del Paese dove non ci sono comportamenti più virtuosi, ma dove forse non ci sono personalità del mondo della cultura che hanno tribune mediatiche importanti e accendono un riflettore, dimostra come sia compito della politica di questa legislatura continuare un lavoro che faccia emergere, in maniera piena e completa, le responsabilità del passato e di quegli ambienti conniventi con il malaffare. E non si tratta soltanto di comportamenti spregiudicati della politica, ma anche di comportamenti di funzionari della pubblica amministrazione non sempre ortodossi, o di imprenditori del settore privato che, sacrificati al dio unico del guadagno, non hanno esitato ad avvelenare le nostre terre e a mettere sotto una lente di ingrandimento, certamente non positiva, la nostra Nazione.
Concludo il mio intervento rivolgendo un «in bocca al lupo» a coloro che animeranno i lavori della Commissione d'inchiesta e raccomandando loro di mettersi all'opera immediatamente. Se la politica non vuole che la coscienza seppellita sotto le ecoballe della terra dei fuochi marcisca, bisogna dare immediatamente un segnale di cambiamento, un segnale di presenza dello Stato, che deve essere lo stimolo migliore per tutti quei cittadini onesti che ogni giorno, nonostante tutto, fanno il loro dovere. (Applausi dal Gruppo FdI. Congratulazioni).
FERRAZZI (PD). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FERRAZZI (PD). Signor Presidente, colleghi senatori, come è già stato spiegato dal relatore del provvedimento in esame, la Commissione in oggetto è operante dalla XIII legislatura. Questo fatto contiene in sé molte cose, tra cui la conseguenza positiva che il Parlamento vuole mantenere un'attenzione costante nei confronti dei vergognosi reati di cui stiamo parlando.
Naturalmente, in questa necessità si intravede anche la pervicace presenza di malavitosi che hanno organizzato il loro stesso impero economico in attività criminose di dimensioni via, via crescenti.
Presidenza del vice presidente CALDEROLI (ore 12,59)
(Segue FERRAZZI). È certamente un fatto positivo che questo provvedimento sia stato votato all'unanimità alla Camera e intravediamo, anche dagli interventi dei colleghi, la possibilità di fare lo stesso al Senato. Per noi questo fatto è molto positivo ed esprimiamo, con convinto supporto, il nostro voto favorevole al provvedimento.
È un convinto voto positivo perché il business relativo alle ecomafie sta via, via crescendo nel corso degli anni. È stato depositato da poco il rapporto di Legambiente per il 2018, dal quale si evince, in maniera drammaticamente plastica, che il business riguarda ormai settori trasversali nella nostra Nazione e tutto il suo territorio, indistintamente o quasi.
Dal punto di vista economico, vi è stato un fatturato - chiamiamolo così - che ha visto, rispetto al 2016, un incremento di oltre 10 punti percentuali. Il business, complessivamente calcolato, ammonterebbe a più di 14 miliardi di euro. I settori sono trasversali: più di 3 miliardi di euro riguardano la gestione dei rifiuti speciali; analogamente, più di 3 miliardi di euro riguardano gli animali e le piante protette; 2 miliardi di euro riguardano l'abusivismo edilizio; un miliardo e 300 milioni l'inquinamento ambientale; un miliardo di euro riguarda tutto quello che afferisce all'agroalimentare; 300 milioni riguardano l'archeomafia e 200 milioni gli incendi boschivi.
Presidente, proprio per questi motivi, è del tutto evidente che accogliamo con grande soddisfazione il fatto che la Commissione d'inchiesta all'interno non solamente confermi tutti i campi di indagine precedentemente acquisiti, ma - come ha giustamente specificato il relatore nella presentazione del provvedimento - intenda anche estenderli. Infatti non c'è un aumento solo quantitativo degli ecoreati, ma vi è anche un elemento qualitativo ed estensivo nel territorio e anche nei settori all'interno dei quali, purtroppo, esso si è insediato ormai da tempo.
Ora, non si parte da zero, colleghi e colleghe. La scorsa legislatura ha fatto dei passi importanti nella direzione di colpire gli ecoreati. Nel maggio del 2015 la legge n. 68 è stata un passo di straordinaria importanza per la nostra Nazione, perché ha introdotto nel codice penale i delitti ambientali di inquinamento, di disastro ambientale, di omessa bonifica. I numeri delle Forze dell'ordine, del Ministero della giustizia e delle attività delle procure dei tribunali riconoscono già il successo derivante da questa legge. Sempre facendo il dato comparato 2016-2017, le ordinanze cautelari sono aumentate da 225 a 538; i reati accertati da 26.889 a 30.692; le persone denunciate da 28.618 a 39.211; i sequestri da 7.277 a 11.027. Certo, non dobbiamo beatificarci rispetto a questi numeri, perché purtroppo sono anche lo specchio - come dicevo poc'anzi - della vastità del fenomeno, ma racconta anche che, quando un Parlamento fa delle cose utili per il territorio, i risultati si vedono, ed eccome si vedono.
Altre leggi importanti sono state approvate. Mi riferisco - per esempio - alla legge che istituisce il sistema nazionale di protezione dell'ambiente. Mi riferisco all'inizio di una normativa contro l'abuso edilizio assolutamente non sufficiente, ma che ha compiuto passi importanti nella scorsa legislatura. L'istituzione della banca dati nazionale e il fondo per gli abbattimenti ne sono sicuramente un esempio importante.
Ora, certo, in conclusione, Presidente, tutto questo non è sufficiente. Bisogna accelerare l'azione contro l'abusivismo edilizio, quello in se stesso plasticamente visibile, ma anche quello nascosto dietro il consumo del suolo. È ferma, appunto, una legge contro il consumo del suolo. Un impegno preciso che l'Unione europea chiede agli Stati membri è ridurre a zero il consumo del suolo entro il 2050. Noi dobbiamo anticipare questi tempi.
Dobbiamo fare anche un ragionamento tutti insieme su quello che a livello nazionale, nella legislazione regionale, si chiama Piano casa; piani che a volte, o perlopiù, nascondono invece vere e proprie speculazioni, perché l'ambito di applicazione non riguarda tanto le case delle famiglie che, giustamente, hanno il diritto a un giusto riconoscimento, ma ha riguardato un vero e proprio boom speculativo nell'edilizia, nel direzionale, nel produttivo con la costruzione di capannoni, nel ricettivo, nel commerciale. Giustamente qualcuno prima di me in questa sede oggi ha parlato di speculazione dei centri commerciali cresciuti al di fuori dei centri storici, dei centri urbani delle nostre città, comportando gravi danni all'interno della città di natura ambientale ma anche sociologica. È del tutto evidente, infatti, che lo sprawl che ne deriva ha una ricaduta diretta dal punto di vista culturale e sociale, perché a città che sono appunto "spaparanzate", città deliranti etimologicamente, corrispondono delle società, delle comunità spaventate, disperse, che hanno perso i punti di riferimento e di riconoscimento simbolico dello stare insieme. E da questo punto di vista la paura crescente delle nostre città ha un collegamento, c'è un nesso. L'urbanistica deve ormai avere una visione olistica e non solamente da addetti ai lavori.
Oltre a questo, Presidente, c'è da approvare una serie di norme non ancora presenti nel nostro ordinamento. Mi riferisco a un approfondimento sulla questione della fauna e della flora protetta, alle agromafie, al traffico - anch'esso indecente - di beni culturali e di reperti archeologici.
Il relatore nella presentazione del provvedimento ha correttamente inserito due questioni che abbiamo posto in Commissione: l'allargamento della Commissione e la sottolineatura della questione della governance dei controlli e dei rifiuti a mare.
Presidente, accanto a siffatta operazione c'è da fare nel nostro Paese - e questa è la vera discriminante - un grande lavoro sulla cultura della legalità nei territori. Sono nato nel territorio di Venezia, che ha visto la crescita del più grande sito produttivo d'Italia, secondo in Europa, e la presenza a Porto Marghera di impianti industriali anche molto inquinanti su 2.200 ettari. All'interno di un ragionamento di crescita di posti di lavoro c'è stato anche il dramma di un inquinamento devastante per tutto il territorio.
Ho visto sulla mia pelle che bisogna andare oltre le chiacchiere; che la vera riqualificazione dei terreni si fa quando ci sono gli investimenti; che abbandonare gli investimenti produttivi di riconversione vuol dire creare le condizioni perché, anche dal punto di vista ambientale, le cose si aggravino. Per questo spingiamo il Governo a fare altrettanto anche in altre aree del nostro territorio, e pensiamo all'Ilva di Taranto.
Auspichiamo soprattutto che la compattezza di questo voto sia davvero tale e non solo di facciata. (Applausi dal Gruppo PD).
ARRIGONI (L-SP-PSd'Az). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ARRIGONI (L-SP-PSd'Az). Signor Presidente, colleghi, membri del Governo, con l'istituzione della Commissione d'inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti e su illeciti ambientali ad esso correlati, comunemente chiamata Commissione ecoreati o sulle ecomafie, si vogliono garantire una sede stabile e la continua operatività della Commissione bicamerale già operante dalla XIII legislatura.
Considerata l'importanza di questa Commissione, il cui fine ultimo è la tutela dell'ambiente, della salute dei cittadini e delle imprese sane, come Gruppi di maggioranza abbiamo con responsabilità convenuto di non modificare il testo giunto dalla Camera, rinunciando a introdurre modifiche di un certo interesse che caratterizzavano - ad esempio - il progetto di legge depositato dal Gruppo della Lega.
I compiti che si prevede di assegnare alla Commissione di inchiesta non riprendono solo quelli tradizionali indicati nella legge istitutiva dello stesso organismo nella scorsa legislatura, che sono i seguenti: indagare su attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti sulle discariche abusive, sulle organizzazioni coinvolte e sul ruolo svolto dalla criminalità organizzata, le cosiddette ecomafie, che trovano terreno fertile proprio nella criticità del sistema; indagare il traffico illecito transfrontaliero dei rifiuti anche pericolosi, dove è importante individuare e scardinare le attività che immettano nel mercato nazionale beni e prodotti destinati alle nostre famiglie e ai nostri figli, realizzati attraverso processi di riciclo di materie prime e secondarie, ottenute dai rifiuti che non rispondono alle caratteristiche merceologiche e sanitarie previste dalla normativa nazionale; verificare la presenza di comportamenti illeciti nella pubblica amministrazione anche con fenomeni corruttivi di soggetti pubblici o di privati; verificare le attività illecite relative ai siti inquinati, in particolare le attività di messa in sicurezza e bonifica dei 39 siti di interesse nazionale; verificare la gestione dei rifiuti radioattivi, inclusi i processi di smantellamento delle vecchie centrali nucleari a opera di Sogin, i cui costi da troppo tempo gravano con la componente A3 sulle bollette elettriche troppo pesanti per famiglie e imprese, nonché l'iter importante di individuazione e realizzazione del deposito unico nazionale di rifiuti radioattivi; indagare ancora con più incisività sulle attività illecite nella gestione del servizio idrico integrato e dello smaltimento dei fanghi di depurazione. Pensate, colleghi, che i soli reati rinvenuti nei mari e sulle coste italiane legati all'inquinamento delle acque derivanti da scarichi fognari fuorilegge o per depuratori assenti o malfunzionanti corrispondono per il 2017 a ben 17.000 infrazioni, con un aumento sull'anno precedente del 8,5 per cento: tutto questo a discapito anche del turismo e di una sana economia, tenuto conto che chi va al mare e trova spesso acqua torbida in quel luogo turistico non ci ritorna più.
Oltre ai predetti compiti tradizionali, considerate le inchieste avviate nella precedente Commissione, l'attuale progetto di legge che ci apprestiamo a votare aggiunge anche gli ulteriori seguenti compiti: verificare le attività illecite relative alla gestione e allo smaltimento dei materiali contenenti amianto, ancora una piaga per il Paese; indagare sulle attività illecite legate agli incendi presso gli impianti di deposito e gestione dei rifiuti, un fenomeno in preoccupante aumento soprattutto dal 2014 ad oggi, con 300 casi di incendio in tutto il Paese; verificare l'applicazione della legge n. 68 del 22 maggio 2015 sugli ecoreati, figlia proprio delle varie Commissioni di inchiesta, una legge che ha introdotto nel codice penale il Titolo VI-bis «Dei delitti contro l'ambiente». La legge sugli ecoreati, che ha introdotto per la magistratura, le Forze dell'ordine e il Sistema nazionale per la protezione dell'ambiente nuovi mezzi di contrasto e repressione alle ecomafie dei crimini, certamente sta segnando un punto di svolta per la salvaguardia dell'ambiente.
Che la Commissione ecomafie sia utile al Paese lo attestano i numeri - ahimè - allarmanti registrati nel 2017: lo scorso anno, infatti, si sono registrati tanti arresti per crimini contro l'ambiente e tante richieste su traffici illeciti di rifiuti. Crescono gli illeciti ambientali: quasi 31.000, il più 19 per cento, 84 reati al giorno. E pensate che il 44 per cento di questi, a confermare la morsa dell'ecomafia nel Mezzogiorno, si registrano in Campania, che ha la maglia nera, e poi in Sicilia, in Puglia e in Calabria; quattro Regioni dove operano clan, cosche e imprese mafiose, capaci persino di determinare le scelte politiche delle amministrazioni comunali, che anche per questo motivo vengono commissariate. Anche su questo il ministro dell'interno Salvini non farà assolutamente sconti. (Applausi dai Gruppi L-SP-PSd'Az e M5S).
Crescono le persone denunciate (quasi 40.000, più 36 per cento); crescono i rifiuti illegali sequestrati (4,4 milioni di tonnellate contro le poco più di 500.000 tonnellate del 2016, il più 800 per cento) e cresce soprattutto il fatturato dell'ecomafia (14,1 miliardi, quasi più del 10 per cento rispetto al 2016); risorse queste sottratte all'economia sana.
E come non ricordare poi come in molte Regioni del Paese, per incapacità e logiche clientelari, e dunque per precise responsabilità politiche e amministrative locali, il ciclo rifiuti segna una carenza del servizio della raccolta differenziata e la mancanza, in taluni casi totale, di impiantistica che spesso porta all'emergenza. Non esistono termovalorizzatori, non esistono impianti di recupero, di compostaggio e di pretrattamento dei rifiuti. La gestione dei rifiuti è invece, in quelle parti del Paese, fortemente dipendente da discariche, spesso abusive, che oggi si trovano in esaurimento, e dal sistematico e dispendioso conferimento dei rifiuti fuori Regione, spesso nel Nord Italia.
Presidente, mi avvio alle conclusioni.
Riassumendo, la Commissione di inchiesta è, dunque, uno strumento potente che può certamente contribuire a rispondere alle richieste di giustizia in merito agli eco reati. La Commissione avrà un importante ruolo nel riferire alle Camere con delle relazioni territoriali o su temi specifici quando giungerà al termine delle inchieste avviate oppure ogniqualvolta ne ravvisi la necessità. Le relazioni, presentate al Parlamento, che metteranno in evidenza sicuramente problematiche, criticità e patologie, con delle risoluzioni dovranno costituire uno stimolo sia per il Parlamento, per innovare adeguatamente le nuove leggi e modificare quelle esistenti, sia per il Governo, per risolvere le gravi questioni evidenziate e per procedere ad azioni più efficaci, come - ad esempio - per la gestione delle operazioni di bonifica dei siti di interesse nazionale inquinati, fondamentali ai fini della riconversione industriale delle aree contaminate del Paese, fondamentali anche per ridurre il consumo di suolo vergine.
Sottolineo, però, come il Parlamento e il Governo abbiano il dovere non solo di tutelare l'ambiente e la salute dei cittadini, ma anche di garantire il diritto delle imprese sane e rispettoso della legge, che sono l'assoluta maggior parte, di poter fare impresa in un mercato senza la concorrenza sleale.
La Lega in questa battaglia non farà mancare il proprio deciso contributo. Nell'augurare il buon lavoro ai commissari che faranno parte della Commissione di inchiesta, il Gruppo Lega-Salvini Premier-Partito Sardo d'Azione voterà a favore di questo disegno di legge. (Applausi dai Gruppi L-SP-PSd'Az e M5S).
GALLONE (FI-BP). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
GALLONE (FI-BP). Signor Presidente, rappresentanti del Governo, onorevoli colleghi, la Commissione parlamentare d'inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti e sugli illeciti ambientali ad esso correlati svolge, fin dalla sua originaria istituzione nella XIII legislatura - come è stato ricordato - un ruolo fondamentale di verifica, di indagine e di controllo sugli affari illeciti che ruotano intorno alle attività di gestione, di raccolta, di stoccaggio e di smaltimento dei rifiuti che, se non individuate e fermate, potrebbero creare - come già hanno creato e stanno continuando a creare - pericolosissime conseguenze in termini sanitari e ambientali, con pesantissime ripercussioni sulla salute dei cittadini e sul patrimonio ambientale del Paese intero.
La ricostituzione della Commissione bicamerale d'inchiesta, anche nell'attuale legislatura, rappresenta, quindi, un momento davvero importante della vita del nostro Parlamento, perché il compito di vigilare e intervenire è una delle prerogative fondamentali del ruolo di noi tutti chiamati a lavorare per il bene comune.
Il rapporto sulle ecomafie 2018, recentemente presentato da Legambiente - come è stato ricordato nel corso degli interventi - fotografa la situazione del nostro Paese e mette in luce in maniera chiarissima quanto il settore dei rifiuti sia quello dove si concentra di più la piaga degli illeciti. Il rapporto - ahimè - ci ricorda che il fatturato delle ecomafie è arrivato a crescere del 9,4 per cento, raggiungendo la cifra iperbolica di 14 miliardi di euro, derivanti principalmente dal ciclo dei rifiuti nelle filiere agroalimentari e nel racket animale. Questo business, ovviamente, oltre a causare danni economici, ambientali e sanitari, rallenta e compromette - questa è il dispiacere più grande - la realizzazione di economie virtuose per il nostro Paese, che sono presenti e che vanno, per contro, valorizzate e sostenute. Ecco perché, a tal proposito, Forza Italia - e spero anche altri Gruppi che ci sosterranno - ha presentato un emendamento per consentire alle aziende che si occupano di end of waste, oggi bloccate, di ricevere le autorizzazioni necessarie a far funzionare i loro impianti di riciclo in un momento di passaggio legislativo e normativo rispetto alle attribuzioni di chi è preposto a concederle.
Tornando alla nostra Commissione d'inchiesta, questi dati confermano ancora di più quanto sia importante averne in essere una che operi in maniera concreta per verificare e contrastare il fenomeno. Sappiamo bene purtroppo che il Mezzogiorno è l'area in cui maggiormente si innestano le mafie connesse agli illeciti sulla gestione dei rifiuti, pur rimanendo però il fenomeno diffuso su tutto il territorio nazionale.
Una cosa è certa, com'è stato ricordato: la necessità di tenere alta, altissima la guardia su un tema tanto delicato e d'investire sempre di più nella cultura della legalità. È per questo che, come Gruppo Forza Italia, stiamo predisponendo un disegno di legge sull'istituzione delle ore di educazione ambientale nelle scuole e un altro sulle gite scolastiche dedicate all'ambiente da parte degli studenti.
Una novità presente nel testo, che lo rende differente dalla legge della scorsa legislatura, è quella che prevede che la Commissione verifichi anche lo stato di attuazione delle operazioni di bonifica dei siti inquinati, esercitando il potere d'inchiesta anche sull'attuazione delle normative vigenti in materia ambientale.
Un'importantissima novità nel testo, che denota l'attenzione di Forza Italia sui temi ambientali, è stata l'approvazione alla Camera dell'emendamento dell'onorevole Labriola, del Gruppo di Forza Italia, riguardante il rilevantissimo tema dell'amianto. Si tratta di un articolo fondamentale che Forza Italia ha fortemente voluto e che consentirà di avviare un'azione incisiva nei confronti di un'emergenza spesso colpevolmente trascurata. Infatti, sottolineo che, a ventisei anni di distanza dalla messa al bando dell'amianto in Italia, la pericolosissima fibra continua a minacciare l'ambiente in cui viviamo e la nostra salute: sono oltre 370.000 le strutture del Paese in cui è ancora presente, 20.000 delle quali sono siti industriali non ancora bonificati, 50.000 edifici pubblici e oltre 210.000 quelli privati. È inconcepibile.
Tra i filoni d'inchiesta legati ai compiti della Commissione, particolare attenzione dovrà avere il fenomeno degli incendi dei depositi di stoccaggio. Si stima che negli ultimi due anni gli episodi siano stati quasi 300, mettendo a rischio la vita degli abitanti e compromettendo l'ambiente. Si tratta di un fenomeno che sta assumendo dimensioni sempre più allarmanti e contro il quale è urgente intervenire, con l'auspicio che questa Commissione d'inchiesta, una volta istituita, dia subito un forte segnale in tal senso.
I rifiuti, e maggiormente quelli pericolosi, sono una mina inesplosa, che rischia ogni giorno di più di compromettere lo sviluppo e la crescita di un contesto sociale già oltremodo fragile.
La Commissione bicamerale, la cui natura è al tempo stesso ispettiva e conoscitiva, è uno strumento fondamentale d'indagine, che dovremo usare nel miglior modo possibile, attento, fermo e massimamente condiviso, come soggetto attivo e propositivo, per proporre e trovare soluzioni, nonché combattere un'illegalità che definire assassina è poco.
L'inchiesta parlamentare è il mezzo che più di ogni altro può aiutare a capire e intervenire, fornendo tutti gli elementi utili e necessari all'attività legislativa. L'inchiesta, infatti, è lo strumento più incisivo del quale le Camere possono fare uso.
È doveroso infine ricordare che la Commissione detiene - e conserverà sicuramente - il patrimonio di conoscenza documentale di primaria importanza nel contrasto dell'ecomafia a partire dai rapporti con le procure della Repubblica e dai dossier raccolti in lunghi anni d'indagine e di lavoro. Non si sottovaluti, quindi, la portata epocale di questo tema.
Lasciatemi fare un brevissimo accenno all'overshoot day. Proprio domani, il 1º agosto, avremo esaurito tutte le risorse naturali che la Terra ci mette a disposizione: vivremo, cioè, a credito delle prossime generazioni. Mi viene la pelle d'oca. L'associazione internazionale Global Footprint Network calcola ogni anno il giorno in cui il consumo umano delle risorse del pianeta supera la rigenerabilità dei nostri ecosistemi. Quest'anno, con il 1º agosto, battiamo tutti i record, perché, con il passare del tempo, l'overshoot day viene sempre anticipato: mentre negli anni '70 si verificava generalmente a novembre, nel 2018 abbiamo addirittura sfiorato il mese di luglio.
Tutto questo è strettamente collegato al ciclo dei rifiuti e alle attività illecite a esso connesse. Inquinare, demolire e sfruttare l'ambiente indebolisce, come ovvio, tutto l'ecosistema, che non può rigenerarsi, fornendoci ciò di cui abbiamo bisogno. Questa Commissione deve vedere la luce, deve essere istituita, deve lavorare sodo, deve lavorare più di tutte le altre, perché riveste un'importanza fondamentale per la nazione.
Consentitemi, prima di concludere, una piccola chiosa. Molto spesso la politica tende a dare la colpa a chi ha governato precedentemente. Oggi la vecchia opposizione è diventata maggioranza e mi auguro con tutto il cuore, nell'esclusivo interesse del Paese e dei suoi cittadini, che temi quali le mancate bonifiche, l'ILVA, la cosiddetta Terra dei Fuochi, la Val d'Agri, lo sversamento del petrolio e della plastica e tante altre situazioni, grandi e piccole del nostro Paese, possano essere affrontati non con la scusa che non abbiamo governato prima, ma con la prontezza di chi vuole risolvere veramente, responsabilmente e definitivamente le questioni. In questo contate sul nostro aiuto.
Dichiaro che il voto del Gruppo Forza Italia sarà convintamente favorevole. (Applausi dal Gruppo FI-BP).
MORONESE (M5S). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MORONESE (M5S). Signor Presidente, abbiamo da poco votato in quest'Aula il disegno di legge per l'istituzione della Commissione di inchiesta sul fenomeno delle mafie e ora ci apprestiamo a votare un altro provvedimento per l'istituzione della Commissione parlamentare di inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti e su illeciti ambientali a esse correlati.
Si tratta di due Commissioni di inchiesta - sulle ecomafie e sulle mafie - che personalmente ritengo estremamente importanti, in quanto sono due strumenti per il contrasto ai fenomeni gravissimi dell'illegalità e della criminalità, che, seppur in ambiti diversi, indagano su illeciti che non sono privi di legami e connessioni, perché spesso oggetto di un unico disegno criminale.
Non credo che la loro importanza sia minimamente in discussione. Anzi, la volontà di istituire in tempi celeri la Commissione cosiddetta ecomafie è stata dimostrata da tutti i Gruppi parlamentari e, per questo, in qualità di Presidente della Commissione territorio, ambiente, beni ambientali, desidero ringraziare tutte le forze politiche che, in Commissione, hanno votato all'unanimità a favore del testo in esame, senza voler rallentare in alcun modo l'iter parlamentare.
Oggi, nella mia dichiarazione di voto, è a voi colleghi che mi rivolgo, perché molti di voi saranno chiamati a farne parte e dipenderà dal vostro lavoro se i risultati della Commissione ecomafie potranno essere ancor più significativi di quelli registrati nelle precedenti legislature. Le inchieste che la Commissione dovrà effettuare riguarderanno le attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti, le organizzazioni in esse coinvolte o a esse comunque collegate; le connessioni tra le attività illecite nel settore dei rifiuti e altre attività economiche, con particolare riguardo al traffico dei rifiuti all'interno dei territori comunali e provinciali, tra le diverse Regioni del territorio nazionale e verso Stati esteri; l'eventuale sussistenza di comportamenti illeciti nell'ambito della pubblica amministrazione centrale e periferica e dei soggetti pubblici o privati operanti nella gestione del ciclo dei rifiuti, con riferimento alle modalità di gestione dei servizi di smaltimento da parte degli enti locali e ai relativi sistemi di affidamento; l'eventuale sussistenza di attività illecite relative ai siti inquinati, alle bonifiche e alla gestione di rifiuti radioattivi; gli illeciti sulla gestione degli impianti di depurazione delle acque, dello smaltimento dei fanghi e dei reflui e anche su quelli del sistema idrico integrato.
Grazie al lavoro svolto in passato e avendo fatto di esso tesoro, si è deciso giustamente di introdurre ulteriori tre questioni su cui la Commissione dovrà lavorare e porre attenzione: verificare la corretta attuazione della normativa vigente in materia ambientale, per quanto di propria competenza, nonché l'efficacia dell'attuazione della legge 22 maggio 2015, n. 68, sugli ecoreati; verificare l'eventuale sussistenza di attività illecite relative alla gestione e allo smaltimento dei materiali contenenti amianto; indagare sulle attività illecite legate al fenomeno degli incendi di impianti di deposito, trattamento e smaltimento dei rifiuti.
Negli ultimi anni tali incendi si ripetono con una frequenza allarmante in tutta Italia: stiamo parlando di oltre 300 roghi nei siti di stoccaggio di rifiuti negli ultimi due anni. L'ultimo, in ordine di tempo, è avvenuto a Caivano, in Campania, appena sei giorni fa, dove è bruciata la piattaforma di recupero più grande del Sud. Credo che le immagini di questo incendio siano ancora nella memoria di tutti.
Una richiesta però sento di avanzarla, e di farlo a chi farà parte della Commissione: occorre dare massima attenzione anche e soprattutto alle problematiche locali, che spesso però si ripetono in maniera identica su tutto il territorio nazionale.
Nel corso della precedente legislatura ho sottoposto a entrambe le Commissioni, ecomafie e antimafia, una questione che riguarda una cava di estrazione nel casertano, precisamente la cava Cesque sita nel Comune di Falciano del Massico. Dalla documentazione che riuscì a produrre, era chiara la presenza di criticità molto rilevanti sia in materia ambientale che in termini di legalità, trattandosi di una cava che aveva avviato le sue attività in assenza della certificazione antimafia, che non possedeva tutte le certificazioni ambientali necessarie e la cui attività era stata dichiarata insalubre dalla ASL di Caserta e aveva ricevuto parere negativo dal genio civile. Mi fu risposto che vi erano tutti gli elementi per avviare un'istruttoria congiunta delle due Commissioni. Eppure le Commissioni ecomafie e antimafia, nonostante l'impegno detto, non sono riuscite a dare la giusta attenzione alla vicenda.
Studiando un caso del genere, si può comprendere dove si innesca quel meccanismo perverso dell'illegalità, che spesso deve la sua florida attività grazie anche alla complicità di funzionari pubblici conniventi. Come è possibile, infatti, avviare un'attività così delicata di tipo insalubre senza le autorizzazioni previste per legge e senza la dovuta certificazione antimafia? Quanti occhi sono stati chiusi per far partire questa cava? Come mai nessun controllo è stato effettuato? Come mai, nonostante i numerosi sequestri avvenuti ai danni dell'azienda e del proprietario (che, guarda caso, risulta essere coinvolto anche in una famosa inchiesta sui Casalesi), nulla è cambiato e nessuno è stato punito? Gli unici a essere puniti, giorno dopo giorno, sono i cittadini falcianesi, che subiscono inevitabilmente l'inquinamento di questa attività tutt'ora in atto.
Ritengo che situazioni locali gravi come questa che vi ho appena esposto debbano essere obbligatoriamente messe sotto la lente di ingrandimento della Commissione, perché fanno comprendere come il sistema criminale che ruota attorno a questi disastri sia sempre lo stesso. Questo serve a farci capire dove è necessario agire a livello normativo e giudiziario per porre fine a quello che risulta essere il cuore pulsante dell'economia criminale.
Con l'auspicio quindi che il lavoro di questa Commissione possa essere quanto più produttivo possibile, a nome del Gruppo del MoVimento 5 Stelle dichiaro il nostro voto favorevole. (Applausi dai Gruppi M5S e L-SP-PSd'Az. Congratulazioni).
PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo del disegno di legge n. 627, nel suo complesso.
(Segue la votazione).
Il Senato approva. (v. Allegato B).
Risultano pertanto assorbiti i disegni di legge nn. 218 e 570.
Interventi su argomenti non iscritti all'ordine del giorno
LAUS (PD). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
LAUS (PD). Signor Presidente, ritengo doveroso condividere con l'Assemblea la notizia del grave episodio di violenza avvenuto domenica sera a Moncalieri, alle porte di Torino, dove una giovane atleta di origini nigeriane è stata ferita a seguito di un lancio di uova da un'automobile. La ragazza, appena ventiduenne, ha riportato una lesione alla cornea, rischiando l'intervento chirurgico. Poche ore prima, sempre nel territorio di Torino, si era svolta una manifestazione di piazza per condannare la recente aggressione ai danni di un altro giovane, uno studente diciannovenne picchiato a sangue in strada perché - cito testualmente dalla ricostruzione dei fatti - camminava in modo troppo gay.
Nemmeno la peggior dabbenaggine, che è caratteristica alquanto rivalutata ultimamente da certa classe politica, può giustificare chi, come il ministro Salvini, nega l'aumento di episodi di intolleranza e di discriminazione nel nostro Paese. Nessuna giustificazione è accettabile di fronte a una deriva tanto ignobile, che invece è nostro compito, compito delle istituzioni, contrastare con fermezza e con rigore.
Eppure, quando si dice che non c'è limite al peggio, qualcuno ha provato a giustificare l'ingiustificabile, come il ministro Di Maio, ad esempio, quando in un'intervista ha liquidato l'allarme razzismo in Italia come una montatura della sinistra contro l'alleato di Governo, il tutto nel silenzio tombale e assordante del presidente Conte, l'avvocato degli italiani, ma evidentemente non di tutti gli italiani: non della giovane vittima di razzismo a Moncalieri e non del mio giovane concittadino, aggredito perché omosessuale.
Eppure siamo innanzitutto noi, care colleghe e cari colleghi, che abbiamo il compito di agire per dare il buon esempio, di agire sui comportamenti prima ancora che sui reati, di agire culturalmente ancora prima che sul piano giudiziario. La responsabilità che abbiamo, dunque, è schiacciante e, se non poniamo un argine invalicabile a questa che non ho esitato a definire ignobile deriva, rischiamo non solo di favorire, ma addirittura di legittimare la prepotenza e la violenza contro chi è considerato diverso per l'orientamento sessuale, la fede religiosa, la razza o qualsivoglia ragione.
Mi rivolgo dunque ai tanti, come me, che alla deriva violenta non vogliono arrendersi, ma soprattutto non vogliono diventare complici di chi intorno alla diversità da tempo ha cominciato ad esercitarsi in calcoli cinici e pericolosi. Scendiamo in piazza, fermiamo chi discrimina, fermiamo chi giustifica, fermiamo chi nega. (Applausi dal Gruppo PD).
Atti e documenti, annunzio
PRESIDENTE. Le mozioni, le interpellanze e le interrogazioni pervenute alla Presidenza, nonché gli atti e i documenti trasmessi alle Commissioni permanenti ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento sono pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna.
Ordine del giorno
per la seduta di giovedì 2 agosto 2018
PRESIDENTE. Il Senato tornerà a riunirsi in seduta pubblica giovedì 2 agosto, alle ore 9,30, con il seguente ordine del giorno:
La seduta è tolta (ore 13,38).