Legislatura 18ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 029 del 31/07/2018
Azioni disponibili
Interrogazioni con richiesta di risposta scritta
FARAONE - Al Ministro dello sviluppo economico - Premesso che:
il cantiere navale di Palermo, da diversi decenni a questa parte, vive una condizione di precarietà che lo ha sempre più declassato ad un ruolo marginale, in contrasto con la storia e le sue potenzialità, seppur oggi ridotte;
il depotenziamento delle strutture, a cominciare dalla definitiva compromissione dei bacini galleggianti, è il risultato del concorso tra la "tiepida" volontà di Fincantieri di mantenere il sito "industrialmente protagonista", e le incertezze della politica siciliana, che negli anni ha generato aspettative non mantenute (prima riparazione dei bacini, poi costruzione di un grande bacino galleggiante) e di interventi (bacino in muratura di 150.000 tonnellate di stazza lorda) che rischiano solamente di rappresentare uno sperpero di denaro pubblico, in quanto nello stesso bacino da 150.000 tonnellate sono stati effettuati solo lavori di messa in sicurezza per complessivi 26 milioni di euro;
il finanziamento necessario promesso da anni e mai intervenuto determina, nei fatti, una situazione di pre chiusura dello stabilimento, mentre sarebbe necessario il completamento del "bacino 150.000", che toglierebbe ogni alibi a Fincantieri, a giustificazione del suo mancato intervento, come dichiarato dall'amministratore delegato Bono in occasione della manifestazione del 3 luglio 2018;
premesso, inoltre, che:
la debolezza del sindacato, peraltro ufficialmente emarginato da Fincantieri stessa, e le incertezze della politica hanno prodotto una situazione nella quale Fincantieri giustifica i mancati interventi e determina l'emarginazione sempre più marcata dello stabilimento di Palermo, ridotto al rango di officina di supporto;
se la costruzione di tronconi di navi, da una parte, porta lavoro per lo stabilimento, dall'altra parte, per la natura degli interventi emargina l'indotto e di conseguenza non porta nessun contributo alla città;
al momento, anche solo un malaugurato impedimento tecnico all'esercizio del "bacino 400.000", l'unico rimasto in funzione nello stabilimento, comporterebbe nei fatti la chiusura del cantiere;
la situazione è assai grave e necessita di essere affrontata con la massima sollecitudine,
si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo non ritenga opportuno intraprendere proprie iniziative al fine di assicurare al cantiere navale di Palermo i necessari investimenti per il rilancio dell'attività e il ritorno ad un ruolo da protagonista nel panorama della cantieristica navale.
(4-00444)
CASINI, BERNINI, MANCA, CANGINI - Al Ministro delle politiche agricole alimentari, forestali e del turismo - Premesso che:
il 1° ottobre 2017, è venuto a cessare un sistema di regole di mercato per lo zucchero che durava dal 1968 ed ha avuto inizio una nuova era, senza più quote di produzione fissate per ciascun Paese e operatore. Per la campagna europea 2017-2018 è prevista una produzione di 20,5 milioni di tonnellate (4 in più rispetto al 2016-2017) a fronte di un consumo di 17,6 milioni di tonnellate ed eccedenze superiori ai 3,5 milioni di tonnellate. Francia e Germania, che rappresentano già oltre il 50 per cento della produzione, hanno aumentato le loro produzione di oltre il 30 per cento;
l'ultima rilevazione ufficiale resa nota dalla Commissione europea, risalente purtroppo solo a marzo 2018, presenta un prezzo medio dello zucchero nell'Unione a valori bassissimi mai toccati prima (376 euro per tonnellata), che si collocano ben al di sotto del prezzo di riferimento di 404 euro per tonnellata, fissato dai regolamenti UE,
in tale contesto, l'Italia è diventata la principale destinazione dello zucchero eccedentario proveniente dai grandi Paesi produttori dell'Unione, come Francia e Germania, che oltretutto vendono a prezzi anche inferiori rispetto a quelli praticati nel Paese d'origine, nonostante gli ingenti costi di trasporto necessari;
il drastico calo del prezzo dello zucchero, oltre il 30 per cento in pochi mesi, non solo sta avendo conseguenze pesantissime sui bilanci delle imprese saccarifere, ma anche un impatto inevitabile sul livello di remunerazione della barbabietola, che rappresenta oltre il 50 per cento del costo di produzione dello zucchero. Come anche confermato dalle associazioni europee dei produttori di zucchero (CEFS), dei bieticoltori (CIBE) e da autorevole stampa internazionale, gli attuali prezzi non sono sostenibili nemmeno per i produttori europei più competitivi;
la cooperativa COPROB, presente sul mercato con il marchio "Italia Zuccheri", è la principale realtà produttrice di zucchero italiana con 500 dipendenti, di cui 300 fissi e 200 stagionali; associa circa 7.000 aziende agricole distribuite tra l'Emilia-Romagna e il Veneto che coltivano 30-32.000 ettari di barbabietole. Grazie anche agli ingenti investimenti in innovazione, che hanno portato ad un aumento del potenziale produttivo del 30 per cento, la cooperativa di nei suoi due stabilimenti di Minerbio (Bologna) e Pontelongo (Padova) ha oggi una capacità produttiva di 300.000 tonnellate;
il 26 marzo 2018 COPROB ha lanciato un "patto per lo zucchero italiano" per chiedere a istituzioni, clienti agroindustriali italiani e distributori di sostenere un'equa valorizzazione dello zucchero al 100 per cento italiano e all'Europa misure di tutela adeguate per la continuità delle filiere bieticolo-saccarifere mediterranee;
l'80 per cento dei circa 600.000 prodotti alimentari realizzati a livello industriale, disponibili presso la grande distribuzione, contiene zucchero. Mantenere l'attuale "zoccolo duro" di produzione italiana, che oggi copre il 20 per cento del fabbisogno di zucchero nazionale, rimane fondamentale. Senza produzione, l'Italia sarebbe uno dei pochi Paesi al mondo con un consumo di zucchero di 1.600.000 tonnellate essendo il terzo mercato di consumo in Europa a non disporre di una produzione nazionale;
l'Italia, in assenza di interventi urgenti, rischia quindi di rimanere senza una riserva strategica di zucchero, perdendo la produzione di una materia prima per il made in italy dei prodotti alimentari italiani e la scomparsa della bieticoltura, che dal punto di vista agronomico rappresenta un importante esempio d'integrazione orizzontale di filiere agroalimentari basata sulla migliore pratica della rotazione tra colture e su un positivo impatto ambientale,
si chiede di sapere:
se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza della situazione della filiera bieticolo-saccarifera italiana rappresentata dalla cooperativa COPROB Italia Zuccheri e quali misure urgenti intenda attuare per tutelare la filiera italiana e i relativi posti di lavoro, considerato anche che ogni zuccherificio porta sul territorio un valore di circa 100 milioni di euro all'anno (fonte: European house Ambrosetti);
se intenda convocare al più presto un apposito tavolo che coinvolga tutte le istituzioni nazionali e regionali e gli operatori della filiera, clienti agroindustriali italiani e distributori, al fine di sostenere un'equa valorizzazione dello zucchero al 100 per cento italiano e favorire partnership per garantire nel breve-medio termine l'adeguato approvvigionamento di prodotto;
se intenda valutare, insieme con la Conferenza Stato-Regioni, un aumento del sostegno accoppiato per la barbabietola, considerato che la repentina notevole riduzione del prezzo zucchero impatta inevitabilmente anche sulla barbabietola;
quali interventi intenda mettere in atto per impedire sul mercato italiano comportamenti a limite della violazione della concorrenza da parte di operatori francesi e tedeschi;
se intenda attivarsi in sede europea, nei prossimi Consigli dei Ministri agricoltura UE, per chiedere l'urgente attivazione dell'ammasso privato per lo zucchero, che è l'unica misura prevista dai regolamenti UE per fronteggiare le crisi dei mercati agricoli e, in secondo luogo, l'attivazione di misure strutturali per riequilibrare il mercato europeo dello zucchero.
(4-00445)
QUAGLIARIELLO - Ai Ministri dell'interno e per la famiglia e le disabilità - Premesso che:
l'Avvocatura dello Stato di Trento ha risposto alla richiesta avanzata dal Comune di Moena il 28 giugno 2018 dando parere positivo alla "piena esecuzione" della sentenza passata in giudicato con cui il Tribunale civile di Trento ha accolto la domanda di cambiamento di sesso e di nome proposto da un cittadino, con i conseguenti effetti anche sugli atti di nascita delle figlie dello stesso richiedente;
l'Avvocatura dello Stato di Trento ha accolto esplicitamente il suggerimento del legale del richiedente di utilizzare la formula n. 160 di cui al decreto ministeriale 5 aprile 2002 sulla redazione degli atti dello stato civile, opportunamente adattata alle particolarità del caso;
secondo l'Avvocatura, pertanto, il Comune di Moena avrebbe l'obbligo di conformarsi alla sentenza, facendo risultare nel certificato di nascita delle due figlie non più un padre, che con sentenza è stato riconosciuto aver cambiato sesso nel 2018, ma due madri;
viceversa, l'articolo 31, comma 6, del decreto-legislativo n. 150 del 2011 in materia di controversie in materia di rettificazione di attribuzione di sesso stabilisce che "la sentenza di rettificazione di attribuzione di sesso non ha effetto retroattivo";
preso atto che tale concatenazione porta contra legem a cancellare di fatto i principi di diritto naturale e fatti storicamente accertabili come la nascita avvenuta a suo tempo delle bambine da un padre e da una madre,
si chiede di sapere quali iniziative urgenti il Ministro in indirizzo intendano assumere affinché il Comune di Moena sia sollecitato ad annullare in autotutela un provvedimento chiaramente illegittimo.
(4-00446)
CASTIELLO - Al Presidente del Consiglio dei ministri e al Ministro della salute - Premesso che:
il Presidente della Regione Campania, Vincenzo De Luca, avrebbe annunciato la richiesta di conclusione del regime commissariale, essendosi normalizzata, a suo dire, la situazione della sanità in Campania;
è notorio che le disfunzioni della sanità campana sono persistenti e di crescente gravità. In particolare su 34.000 ammalati di tumore all'anno, 20.000 avrebbero bisogno di radioterapie, mentre da un censimento dell'AIRO (Associazione italiana radiologia oncologica) si arriva a malapena a 11.000. Ben 9.000 malati sfuggono al sistema erogativo campano. Di questi una parte rimane esclusa dalla radioterapia subendo una forte riduzione delle probabilità di sopravvivenza. Un'altra parte è costretta a cercarsi fuori regione le cure, alimentando la migrazione sanitaria, per la quale la Campania detiene il primato tra le regioni meridionali. Con 53.000 ricoveri esterni, pari all'8,9 per cento del totale, la Campania è la regione in testa in questa drammatica fuga;
le radioterapie eseguite fuori regione provocano un esborso di decine di milioni di euro. La migrazione sanitaria, soprattutto per le cure nel settore oncologico, ha impoverito la sanità della regione a vantaggio delle regioni che possono contare su una efficiente gestione sanitaria e su migliori strutture. Secondo una recente ricerca del Censis "Migrare per curarsi", la Campania perde 235 milioni di euro per anno;
in generale, le strutture ospedaliere campane registrano gravi carenze, oltre che negli organici del personale medico e infermieristico, nelle dotazioni farmaceutiche e strumentali, tanto è che, spesse volte, non è possibile eseguire una TAC o è possibile soltanto con considerevole ritardo per una molteplicità di cause (malfunzionamento dell'apparecchiatura, deficit di assistenza tecnica, mancanza del personale addetto, eccetera);
il 54 per cento dei Campani si dirige verso i poli ospedalieri altamente specializzati del Nord, ma un 21 per cento dei flussi migratori è ascrivibile alle eccessive, intollerabili lungaggini delle liste di attesa;
il ritorno alla normalità, necessario per la conclusione del commissariamento, non si realizza soltanto con la riduzione dell'esposizione debitoria, ma anche e soprattutto con l'efficientamento delle strutture, non a caso l'art. 1, comma 1, della legge n. 241 del 1990 e successive modificazioni e integrazioni, con disposizione di principio, vincola l'attività amministrativa al rispetto del principio di efficacia e non soltanto al rispetto del principio di economicità che, da solo, non è in grado di attuare il buon andamento prescritto dall'articolo 97 della Costituzione,
si chiede di sapere:
quali siano gli intendimenti del Governo nei riguardi della pretesa del Presidente della regione Campania di concludere il commissariamento della sanità regionale;
in particolare, se si intenda prorogare il commissariamento della sanità regionale con la nomina, peraltro, di un diverso commissario, non apparendo compatibile il cumulo, nella stessa persona, dello status di amministratore e di commissario chiamato a sostituirlo. È a parere dell'interrogante un inaccettabile paradosso nominare commissario lo stesso soggetto che, con la sua attività giudicata inidonea, ha dato origine alle criticità che hanno imposto il commissariamento; ed invero nessun amministratore d'azienda sostituirebbe i propri collaboratori, che abbiano dato prova di inefficienza, col loro medesimi nella veste di commissari;
infine, se si intenda ripristinare il regime di incompatibilità di cui alla legge di stabilità per il 2015 (legge 23 dicembre 2014 n. 190) che all'art. 1, comma 569, dispone che: "La nomina a commissario ad acta per la predisposizione, l'adozione o l'attuazione del piano di rientro dal disavanzo del settore sanitario, effettuata ai sensi dell'articolo 2, commi 79, 83 e 84, della legge 23 dicembre 2009, n. 191, e successive modificazioni, è incompatibile con l'affidamento o la prosecuzione di qualsiasi incarico istituzionale presso la regione soggetta a commissariamento".
(4-00447)