Legislatura 18ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 029 del 31/07/2018

Allegato B

VOTAZIONI QUALIFICATE EFFETTUATE NEL CORSO DELLA SEDUTA

SEGNALAZIONI RELATIVE ALLE VOTAZIONI EFFETTUATE NEL CORSO DELLA SEDUTA

Nel corso della seduta è pervenuta al banco della Presidenza la seguente comunicazione:

Disegno di legge n. 627:

sull'articolo 5, il senatore Lucidi avrebbe voluto esprimere un voto favorevole.

Congedi e missioni

Sono in congedo i senatori: Barachini, Bogo Deledda, Borgonzoni, Bossi Umberto, Caliendo, Candiani, Cantu', Cattaneo, Cerno, Cioffi, Cirinna', Crimi, De Poli, Fazzone, Mantero, Merlo, Messina Alfredo, Napolitano, Renzi, Ronzulli, Rossomando, Santangelo, Saviane, Sciascia, Siri e Zaffini.

Commissioni permanenti, variazioni nella composizione

Il Presidente del Gruppo parlamentare Partito Democratico ha comunicato le seguenti variazioni nella composizione delle Commissioni permanenti:

5a Commissione permanente: entra a farne parte il senatore Stefàno, cessa di farne parte la senatrice Sbrollini;

9a Commissione permanente: entra a farne parte la senatrice Sbrollini, cessa di farne parte il senatore Stefàno.

Disegni di legge, annunzio di presentazione

Senatori Valente Valeria, Cucca Giuseppe Luigi Salvatore, D'Alfonso Luciano, D'Arienzo Vincenzo, Fedeli Valeria, Giacobbe Francesco, Malpezzi Simona Flavia, Rampi Roberto

Modifica al decreto legislativo 8 giugno 2011, n. 231, in materia di responsabilità amministrativa delle società di capitali, cooperative e consortili (726)

(presentato in data 30/07/2018);

senatrice Lupo Giulia

Delega al Governo per il riordino delle disposizioni legislative in materia di trasporto aereo (727)

(presentato in data 30/07/2018);

senatori Vallardi Gianpaolo, Bergesio Giorgio Maria, Sbrana Rosellina, Ripamonti Paolo, Arrigoni Paolo, Augussori Luigi, Bagnai Alberto, Barbaro Claudio, Bonfrisco Anna Cinzia, Borghesi Stefano, Bossi Simone, Bossi Umberto, Briziarelli Luca, Bruzzone Francesco, Calderoli Roberto, Campari Maurizio, Candura Massimo, Cantu' Maria Cristina, Casolati Marzia, De Vecchis William, Faggi Antonella, Ferrero Roberta, Fregolent Sonia, Fusco Umberto, Iwobi Tony Chike, Marin Raffaella Fiormaria, Marti Roberto, Montani Enrico, Nisini Tiziana, Ostellari Andrea, Pazzaglini Giuliano, Pellegrini Emanuele, Pepe Pasquale, Pergreffi Simona, Pianasso Cesare, Pillon Simone, Pirovano Daisy, Pisani Pietro, Pittoni Mario, Pizzol Nadia, Pucciarelli Stefania, Rivolta Erica, Romeo Massimiliano, Rufa Gianfranco, Saponara Maria, Saviane Paolo, Solinas Christian, Tesei Donatella, Tosato Paolo, Vescovi Manuel, Zuliani Cristiano, Fattori Elena, Mollame Francesco

Norme per la valorizzazione delle piccole produzioni agroalimentari di origine locale (728)

(presentato in data 31/07/2018);

senatori Piarulli Angela Anna Bruna, D'Angelo Grazia, Riccardi Alessandra

Modifiche al codice civile, alle disposizioni per la sua attuazione e al codice delle assicurazioni private, di cui al decreto legislativo 7 settembre 2005, n. 209, concernenti la determinazione e il risarcimento del danno non patrimoniale (729)

(presentato in data 31/07/2018).

Disegni di legge, assegnazione

In sede redigente

2ª Commissione permanente Giustizia

Sen. Giarrusso Mario Michele

Modifica dell'articolo 416-ter del codice penale in materia di voto di scambio politico-mafioso (510)

previ pareri delle Commissioni 1ª (Affari Costituzionali)

(assegnato in data 31/07/2018).

Governo, trasmissione di atti

Il Ministro per i rapporti con il Parlamento e la democrazia diretta, ha inviato - ai sensi dell'articolo 9 della legge 24 gennaio 1978, n. 14 - la comunicazione concernente la nomina del dottor Paolo Mattei in qualità di componente del Consiglio di indirizzo e vigilanza dell'Istituto nazionale previdenza sociale (INPS) (n. 2).

Tale comunicazione è trasmessa, per competenza, alla 11a Commissione permanente.

Autorità di regolazione per energia, reti e ambiente, trasmissione di documenti

Il Presidente dell'Autorità di regolazione per energia, reti e ambiente (ARERA), con lettera in data 19 luglio 2018, ha trasmesso, ai sensi dell'articolo 1, comma 1-bis, del decreto-legge 10 aprile 2018, n. 30, convertito, con modificazioni, dalla legge 31 maggio 2018, n. 64, la prima relazione concernente gli atti di ordinaria amministrazione e quelli indifferibili e urgenti adottati dall'ARERA nel periodo di prorogatio, aggiornata al 19 luglio 2018 (Doc. CCXXXI, n. 1).

Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 10a e alla 13a Commissione permanente.

Corte dei conti, trasmissione di relazioni sulla gestione finanziaria di enti

Il Presidente della Sezione del controllo sugli Enti della Corte dei conti, con lettere in data 20 luglio, 24 luglio e 25 luglio 2018, in adempimento al disposto dell'articolo 7 della legge 21 marzo 1958, n. 259, ha inviato le determinazioni e le relative relazioni sulla gestione finanziaria:

della Cassa Italiana di Previdenza ed Assistenza dei Geometri Liberi Professionisti (CIPAG) per l'esercizio 2016. Il predetto documento è trasmesso, ai sensi dell'articolo 131 del Regolamento, alla 5a e alla 11a Commissione permanente (Doc. XV, n. 49);

dell'Aero Club d'Italia (Ae.C.I.) per gli esercizi dal 2015 al 2016. Il predetto documento è trasmesso, ai sensi dell'articolo 131 del Regolamento, alla 5a e alla 8a Commissione permanente (Doc. XV, n. 50);

dell'Autorità Portuale di Messina, per l'esercizio 2017. Il predetto documento è trasmesso, ai sensi dell'articolo 131 del Regolamento alla 5a e alla 8a Commissione permanente (Doc. XV, n. 51);

dell'Autorità Portuale di Napoli, per gli esercizi dal 2015 al 2016. Il predetto documento è trasmesso, ai sensi dell'articolo 131 del Regolamento, alla 5a e alla 8a Commissione permanente (Doc. XV, n. 52);

dell'Istituto Nazionale di Ricerca Metrologica (INRIM) per l'esercizio 2016. Il predetto documento è trasmesso, ai sensi dell'articolo 131 del Regolamento, alla 5a e alla 7a Commissione permanente (Doc. XV, n. 53).

Enti pubblici e di interesse pubblico, trasmissione di atti

La Banca d'Italia, con lettera in data 16 luglio 2018, ha inviato, ai sensi dell'articolo 12, comma 2, della legge 29 luglio 2003, n. 229, la relazione di analisi di impatto della regolamentazione (AIR) relativa alla "Attuazione degli orientamenti dell'Autorità Bancaria Europea concernenti le politiche e le prassi di remunerazione relative alla vendita e alla fornitura di prodotti e servizi bancari al dettaglio" (n. 4).

Il predetto documento è trasmesso, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 6a Commissione permanente.

Mozioni, apposizione di nuove firme

Il senatore Fazzolari ha aggiunto la propria firma alla mozione 1-00034 del senatore Marsilio ed altri.

Interrogazioni, apposizione di nuove firme

Il senatore Richetti ha aggiunto la propria firma all'interrogazione 3-00131 della senatrice Bellanova ed altri.

Il senatore Richetti ha aggiunto la propria firma all'interrogazione 3-00136 della senatrice Bellanova ed altri.

Mozioni

BINETTI, MALLEGNI, MALAN, FANTETTI, ALDERISI, BATTISTONI, MODENA, SACCONE, RAUTI, SERAFINI, CONZATTI, MASINI, FLORIS, CANGINI, MINUTO, NASTRI, TESTOR, SICLARI, RIVOLTA, GALLONE, RIZZOTTI, TOFFANIN, DAMIANI - Il Senato,

premesso che:

in una società che ancora si interroga sul senso della famiglia ed è alla ricerca della sua identità profonda, la figura del caregiver familiare diventa uno degli indicatori di qualità della relazione di cura a cui ogni membro di ogni famiglia ha diritto nella vita;

l'articolo 3 della recente proposta di direttiva europea del 26 aprile 2017 definisce il prestatore di assistenza, caregiver, come un lavoratore che fornisce assistenza o sostegno personali in caso di malattia grave o dipendenza di un familiare che abbia necessità, temporanea o permanente, di assistenza a causa di disabilità o di gravi condizioni di salute diverse dalla malattia grave. Il caregiver è una figura che può essere indispensabile nella vita di una persona, ogni volta che si crea una condizione di dipendenza, una perdita di autonomia, più o meno prolungata, più o meno reversibile. Queste circostanze detteranno ovviamente la durata dell'impegno del caregiver nel tempo, per cui è necessario prevedere che, nel caso della progressione di una malattia, il fabbisogno di caregiver aumenti e contestualmente cresca il fabbisogno che lo stesso careviver ha di cura e di tutele;

quel che è certo è che solo la famiglia offre quella garanzia di solidità e di solidarietà, oltre la quale si sperimenta il drammatico vuoto della solitudine e dell'abbandono. Il caregiver familiare, prendendo su di sé il peso della relazione di cura, coordina una pluralità di interventi fatti da diversi specialisti, tutti necessari, ma poco efficaci se viene meno il coordinamento familiare, che richiede tempo e dedizione; svolge il suo ruolo gratuitamente, spesso senza piena consapevolezza e senza riconoscimenti;

rilevato che:

solo recentemente ci sono stati alcuni tentativi di far uscire il caregiver familiare dalla sua "invisibilità", offrendogli anche in Italia il riconoscimento giuridico che in gran parte dei Paesi europei ha già ottenuto da tempo. La legislazione in diversi Stati europei, come Francia, Spagna e Gran Bretagna, ma anche Polonia, Romania e Grecia, prevede specifiche tutele per i caregiver familiari, tra cui benefici economici, contributi previdenziali, supporti di vacanza assistenziali, eccetera;

la convenzione internazionale delle Nazioni Unite sulla "Protezione e promozione dei diritti e della dignità delle persone con disabilità" ratificata dall'Italia con la legge n. 18 del 2009, all'articolo 28, comma 1, afferma: "Gli Stati parti riconoscono il diritto ad un livello di vita adeguato alle persone con disabilità ed alle loro famiglie e adottano misure adeguate per proteggere e promuovere l'esercizio di questo diritto senza alcuna discriminazione fondata sulla disabilità" e alla lettera c) intende "garantire alle persone con disabilità e alle loro famiglie che vivono in situazione di povertà l'accesso all'aiuto pubblico per sostenere le spese della disabilità e il diritto al sollievo";

la raccomandazione NR (91) 2 del Comitato dei Ministri del lavoro e affari sociali chiede agli Stati che i familiari assistenti possano beneficiare di una copertura sociale adeguata; i familiari assistenti devono essere informati sulla possibilità di usufruire di servizi territoriali, di servizi di sollievo e di sostegno; i servizi pubblici devono favorire e garantire un ventaglio di possibilità riguardo alla presa in carico del familiare non autosufficiente, al fine di permettere al familiare assistente di godere di alcuni giorni di vacanza e di sollievo;

la raccomandazione NR (98) 9 del Comitato dei Ministri del Consiglio d'Europa chiede agli Stati che i familiari assistenti quali membri della famiglia che si prendono cura di un congiunto non autosufficiente devono sensibilizzare tutti gli attori istituzionali sulle difficoltà e la responsabilità che richiede il lavoro di cura e permettere ai familiari assistenti di usufruire di momenti di sollievo;

nel 2006, alla conferenza internazionale "Il bisogno di sollievo è universale" tenutasi a Toronto, Rosalyn Carter diceva che ci sono solo 4 tipologie di persone nel mondo: quelle che sono state familiari assistenti, quelle che attualmente sono familiari assistenti, quelle che saranno familiari assistenti e quelle persone che avranno bisogno di essere aiutate e assistite. Si deve essere tutti sensibili alle esigenze dei caregiver familiari, ne risulterà una migliore qualità di vita per loro e per le persone con disabilità, sia sul piano della salute fisica e psichica che su quello socioeconomico. E non si potrà più affermare che il caregiver familiare ha una vita più breve di almeno 10 anni perché non ha tempo per curarsi;

il 26 aprile 2017, la Commissione europea ha adottato una proposta di direttiva, del Parlamento europeo e del Consiglio, relativa all'equilibrio delle attività professionali e vita familiare per i genitori e i prestatori di assistenza che abroga la direttiva 2010/18/UE del Consiglio. La Commissione ha ribadito che esiste la necessità di rafforzare i congedi parentali e tutte le tutele alle persone che si prendono cura di altre persone, soprattutto nel contesto familiare. La normativa europea si basa sul recentissimo "pilastro europeo dei diritti sociali", proclamato da Parlamento, Consiglio e Commissione che all'art. 9 dice: "I genitori e le persone con responsabilità di assistenza hanno diritto a un congedo appropriato, modalità di lavoro flessibili, e accesso ai servizi di assistenza. Uomini e donne hanno parità di accesso e sono incoraggiati a servirsene e a usufruirne in modo equilibrato". Vale la pena ricordare che sebbene e previsioni normative si riferiscono soprattutto ai lavoratori dipendenti, secondo l'art. 12 del pilastro anche i lavoratori autonomi hanno diritto ad un'adeguata protezione sociale;

anche in Italia, quindi, è diventato urgente riconoscere il valore sociale ed economico del caregiver per la famiglia e per l'intera collettività. I caregiver familiari vivono una condizione di abnegazione quasi totale, che limita alcuni dei loro diritti umani fondamentali, come ad esempio quelli alla salute, al riposo, alla vita sociale e alla realizzazione personale;

in Italia, i caregiver operano in un quadro socio-assistenziale reso sempre più difficile dai continui tagli, a livello nazionale e locale, dei fondi destinati al sostegno delle famiglie in cui vive una persona non autosufficiente. La legge n. 112 del 2016, la cosiddetta legge sul "dopo di noi", stenta a trovare piena attuazione. I costi sempre maggiori nelle residenze sanitarie assistenziali, che offrono servizi spesso non adeguati e la parcellizzazione delle risposte assistenziali, ormai rivolte solo ad alcune specifiche categorie, rendono difficile ipotizzare una vera presa in carico per i disabili gravi, i malati cronici, soprattutto se anziani e affetti da patologie disabilitanti. A rendere più difficile la vita delle famiglie concorre anche la carenza assoluta dell'assistenza domiciliare (ADI), che obbliga a rivolgersi agli ospedali per gestire emergenze che potrebbero essere affrontate anche in un contesto familiare, se debitamente assistite. Ma neppure la migliore forma di assistenza domiciliare potrebbe mai funzionare in assenza di un caregiver efficace e disponibile;

tenuto conto che:

spesso, la volontarietà del caregiver è dettata dalla sua necessità nell'ambito familiare, a fronte di un'oggettiva carenza di servizi alternativi. In una società che invecchia, con nuclei familiari sempre più ristretti, accade spesso che l'onere della cura si concentri su di una persona sola e non si possa distribuire tra fratelli in una società di figli unici. Anzianità e solitudine sono già di per sé due vincoli importanti, che si sommano a patologie meglio identificate, senza dimenticare l'oggettivo aumento di demenze senili e di morbo di Alzheimer che rendono più difficile il lavoro di cura del caregiver;

a volte, il livello di coinvolgimento del caregiver cresce con il tempo, mentre si riducono gli spazi di autonomia. Il caregiver familiare può trovarsi impegnato nel suo compito senza averne piena consapevolezza all'inizio, ma senza riuscire a venirne fuori successivamente. Si finisce col sentirsi vittime di un sistema socio-familiare poco comprensivo. Tutelare i caregiver diventa al tempo stesso un atto di giustizia, una forma di cura e un investimento per il sistema di welfare che non può farne a meno;

nell'esperienza ormai consolidata in questo campo, occorre porre l'accento su quattro diverse forme di tutela per il caregiver: l'ambito previdenziale e assicurativo, quello assistenziale e quello professionale. A cominciare da quello previdenziale, per riconoscergli la copertura di contributi figurativi, equiparati almeno a quelli da lavoro domestico. Contributi che vanno sommati a quelli già versati per altre attività lavorative, in modo da consentirgli l'accesso al pensionamento anticipato al maturare dei 30 anni di contributi totali. Altro aspetto importante è quello di ottenere le tutele analoghe a quelle previste per le malattie professionali, con copertura assicurativa a carico dello Stato. Inoltre andrebbe previsto, in caso di malattia, un rimborso spese per i costi sostenuti. Si tratterebbe della tutela del suo stesso diritto alla salute. Al caregiver familiare va garantito anche il diritto al lavoro, equiparandolo ai soggetti beneficiari della legge n. 68 del 1999. Un diritto garantito utilizzando la modalità del telelavoro, che impone al datore di lavoro di individuare compiti e mansioni che si prestino a tale modalità;

altro bisogno impellente, richiesto con forza dai caregiver familiari, è quello del "sollievo". Il caregiver familiare ha urgente necessità di contare su alcuni servizi che lo aiutino a prevenire lo stress psicofisico dovuto all'assistenza continua ad un congiunto non autosufficiente. Occorre poter contare su servizi capaci di assicurare un sollievo sia durante la conduzione ordinaria dell'attività assistenziale sia in situazioni di particolare emergenza consentendogli di riorganizzare la vita familiare con un adeguato periodo di riposo. Questo si può realizzare di norma in apposite strutture in cui la persona con disabilità viene accolta per alcuni giorni o, in caso di assoluta urgenza, anche nel domicilio della persona disabile. In numerosi Paesi europei, ci sono leggi che considerano una priorità il "diritto al sollievo", rendendolo effettivo con l'istituzione, in tutti i centri residenziali, di 2-3 posti letto. Si dà così una risposta personalizzata al bisogno di sollievo dei familiari assistenti e delle persone con disabilità;

si tratta, in definitiva, di dare riconoscimento all'enorme lavoro di cura necessario per chi ha bisogno nell'arco intero delle 24 ore di una persona che gli stia accanto, con perizia e con amore: è una battaglia che va centrata sui diritti, a cominciare dal diritto alla salute: un diritto fondamentale, inalienabile, per il quale non si possono porre limiti di bilancio, ricordando che è un diritto di tutti e non può accadere che per garantire i diritti dei propri familiari si debba rinunciare ai propri;

difficile dire quanti siano in Italia i caregiver familiari. Ci sono stime Istat sulle persone con disabilità, ma alla persona con disabilità non corrisponde per forza di cose un caregiver familiare prevalente. E anche facendo riferimento ai dati INPS, è impossibile dire quante persone con disabilità hanno la necessità di un caregiver familiare sulle 24 ore: è impensabile darne una quantificazione, ma trattandosi di un diritto non è il numero dei potenziali aventi diritto che deve interessare, ma piuttosto il riconoscimento di un diritto. Le agevolazioni fiscali, previdenziali e giuslasvoristiche per i caregiver, ossia per i familiari che assistono congiunti disabili o malati, sono un atto di giustizia improcrastinabile;

secondo i dati Istat, le famiglie con almeno una persona disabile in Italia sono almeno 2.396.000 ovvero l'11,2 per cento del totale; più della metà assistono persone con forme gravi o gravissime. L'Istat stesso evidenzia come la famiglia sia per il 95 per cento dei casi il primo luogo di cura e di assistenza delle persone con disabilità. Dall'elaborazione dei dati Istat emerge che i caregiver familiari sono per il 73,5 per cento donne. Il 35 per cento è costretto a lasciare il lavoro e questo dato coincide con la gravità dell'handicap e dell'età; se la persona malata o disabile è un figlio, quasi sempre uno dei genitori lascia il lavoro. Riguardo ai tempi di impegno nella relazione di cura il 40 per cento assiste per tutte le 24 ore la persona che ne ha bisogno, mentre un 20 per cento se ne occupa solo di notte e il restante 40 per cento gli dedica varie ore durante il giorno. Quasi il 100 per cento dei caregiver familiari vive con la persona di cui si prende cura e il tempo di assistenza è molto vario. Il 54 per cento di loro assistono da oltre 30 anni la persona di famiglia malata. A volte si nota una certa mancanza di fiducia da parte dei caregiver verso gli operatori professionali, ma contemporaneamente si cerca il loro aiuto anche attraverso servizi come l'assistenza domiciliare e i centri di sollievo, di cui hanno bisogno per avere informazioni precise;

una riflessione particolare merita il malato oncologico per la possibilità di ricevere cure palliative a domicilio, concretamente quando e se in famiglia c'è un caregiver disponibile. È opinione diffusa e documentata che il paziente preferisce ricevere a domicilio le cure palliative, nel contesto di una vita familiare ricca di affetti e nello scenario domestico, in cui si può muovere con più autonomia, in compagnia delle proprie cose. Di particolare interesse in questi casi anche l'assistenza nutrizionale, che va garantita 24 ore su 24, con personale qualificato, in stretta relazione di dialogo con il caregiver familiare. È una scelta da preferire anche sotto il profilo della gestione economica. Recenti studi di economia sanitaria negli USA mostrano che nell'ultimo anno di vita di una persona si concentra il 13 per cento di tutta la spesa sanitaria, che in Gran Bretagna sale fino al 29 per cento. Un'ulteriore analisi dei dati ha condotto ad osservare come sempre negli USA il 50 per cento dei costi si concentri nell'ultimo mese di vita. Il ricorso sistematico alle cure palliative domiciliari riduce invece del 45 per cento i costi relativi alla fase finale della vita. Ma non è solo la convenienza economica, pur così importante per la sostenibilità del sistema, a dettare questo criterio, quanto la certezza che in questo modo si risponde più e meglio alla qualità di vita di una persona e alla sua dignità;

sorprende che in Italia si faccia un così scarso ricorso alle cure palliative domiciliari. La situazione italiana, resa nota dalla pubblicazione del X rapporto sulla condizione del paziente oncologico, curato dalla FAVO insieme ad altri autorevoli interlocutori, conferma come la legge n. 38 del 2010 sulle cure palliative sia applicata, come molte altre, in modo fortemente disuguale nelle nostre regioni. Anche sotto il profilo dell'assistenza domiciliare le famiglie si sentono lasciate sole e il carico dell'assistenza ricade sul caregiver familiare. Eppure le cure palliative rientrano tra i livelli essenziali di assistenza e dovrebbero essere erogate in modo uniforme su tutto il territorio nazionale;

ma la diversa condizione economico-organizzativa che caratterizza ogni singola regione rende difficile questa legittima attesa dei malati e delle loro famiglie. Eppure le cure palliative in assistenza domiciliare costituiscono una documentata fonte di risparmio per il servizio sanitario regionale e dovrebbero essere proprio le Regioni in maggiori difficoltà economiche a farsi portavoce di questo metodo di cura che ha nel caregiver familiare il suo punto di snodo più efficace. Il fabbisogno di cure palliative è destinato a crescere velocemente nei prossimi anni e si prevede un incremento del 60 per cento nei prossimi 20 anni, concentrato in una fascia d'età che oscilla intorno agli 85 anni;

il nuovo sistema informativo sanitario (NSIS) del Ministero della salute fornisce una serie di dati interessanti sulla morte dei pazienti con neoplasia e sul rapporto con le cure palliative domiciliari, da cui emerge come la continuità assistenziale sia uno dei fattori di maggiore interesse per garantire non solo qualità di vita ai pazienti, ma anche oggettiva lunghezza di vita, a costi di gran lunga più contenuti rispetto a quelli di tipo ospedaliero o in hospice. Tornare a vivere a casa negli ultimi mesi di vita, anche per morire in casa, è uno dei maggiori e migliori investimenti che le famiglie e il sistema sanitario nazionale possono fare. Per rendere operativa questa "rivoluzione copernicana" è necessario però che la famiglia non si senta mai lasciata sola. Il caregiver oncologico ha diritto, come tutti i caregiver, ad un supplemento di formazione che dia sicurezza a lui, alla sua famiglia, a cominciare dal paziente, e al sistema sociosanitario che ruota intorno a lui;

deve diventare lo snodo, competente e disponibile, capace di dialogare con i familiari, i medici e gli infermieri, ma anche con tutta quella burocrazia che rende il nostro SSN quasi impenetrabile rispetto alle esigenze dei pazienti e delle loro famiglie. I pazienti hanno bisogno di un caregiver che li aiuti ad aderire alle terapie in modo corretto e che li supporti fisicamente ed emotivamente,

impegna il Governo:

1) ad assumere iniziative volte a valorizzare la figura e il lavoro del caregiver come esplicita manifestazione di coesione sociale e familiare, tenendo conto del lavoro di sostegno a questa figura già svolto dalle rispettive associazioni;

2) a riconoscere la figura del caregiver, come è definita dal "pilastro europeo dei diritti sociali", sburocratizzando le procedure che ostacolano il suo impegno;

3) a prevedere uno sviluppo adeguato di assistenza domiciliare, in cui siano integrati vari tipi di servizio: da quello nutrizionale, a quello fisioterapeutico, in modo da sollevare realmente il caregiver e la famiglia dal carico delle cure primarie;

4) a garantire che, durante il periodo in cui svolge il suo ruolo, il caregiver possa ottenere concrete facilitazioni nel suo lavoro: permessi retribuiti, orario flessibile, part time, telelavoro, eccetera;

5) a garantire che la sua copertura assicurativa e previdenziale sia costantemente integrata anche nei tempi dedicati al suo ruolo di caregiver;

6) a consentirgli di avere la massima cura possibile della sua salute, attraverso misure di sostegno analoghe a quelle ottenute per le malattie professionali;

7) a facilitargli la possibilità di accedere a punti sollievo, in cui condividere il carico di lavoro del paziente, con altri operatori in situazioni analoghe, senza sentirsi solo;

8) a rendere strutturale il fondo per i caregiver, previsto dalla legge di stabilità per il 2018 (legge n. 205 del 2017), in modo da farne una risorsa su cui sia sempre possibile contare, in tutte le Regioni;

9) a promuovere iniziative di formazione specifica per i caregiver, sia secondo il modello della compresenza che a distanza; con tutorial appositi il caregiver potrà affrontare e risolvere problemi concreti legati al contesto in cui vive il paziente;

10) nel caso del caregiver oncologico, ad attivare la rete delle cure palliative a domicilio, senza inutili attese e senza eccessive burocrazie;

11) a sostenere i caregiver dopo la morte del familiare per evitare sindromi di "burn out";

12) a riferire alle Camere con una relazione annuale sui costi e sulle risorse del servizio dei caregiver, per valutare anche in termini economici il risparmio effettivo della rete di sollievo, ai fini di uno spostamento effettivo del SSN dall'ospedale al territorio.

(1-00035)

Interrogazioni

BOLDRINI - Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti - Premesso che:

il disegno di legge di conversione del decreto-legge 10 luglio 2018, n. 84, recante disposizioni urgenti per la cessione di unità navali italiane a supporto della Guardia costiera del Ministero della difesa e degli organi per la sicurezza costiera del Ministero dell'interno libici (AS 624), dispone la cessione a titolo gratuito al Governo dello Stato della Libia, con contestuale cancellazione dai registri inventariali e dai ruoli speciali del naviglio militare dello Stato italiano, di un massimo di 10 unità navali CP classe 500, in dotazione al Corpo delle Capitanerie di porto - Guardia costiera e di un massimo di 2 unità navali in dotazione alla Guardia di finanza;

tra le navi in cessione figura l'unica motovedetta in servizio nella Sacca, destando la preoccupazione delle comunità di Goro e Gorino (Ferrara), dal momento che questo mezzo controlla un territorio molto vasto e di notevole importanza ambientale ed economica, con oltre 1.200 pescatori e circa 1.300 natanti registrati e numerosi problemi relativi ai furti di novellame;

in sede di esame del disegno di legge, è stato approvato l'ordine del giorno G1.101 che impegna il Governo a valutare l'adozione delle misure che dovessero rendersi necessarie per assicurare continuità ai compiti di vigilanza e controllo svolti dalle unità della Guardia costiera anche con l'eventuale sostituzione dell'unità navale in servizio nella Sacca con un mezzo adeguato dal punto di vista tecnologico, alla luce dell'essenziale lavoro svolto dalla motovedetta nella lotta al bracconaggio e nel mantenimento della sicurezza per l'intera comunità di Goro e Gorino;

il comandante della Guardia costiera di porto Garibaldi, Francesco Luciani, ha dichiarato che, per evitare che la zona costiera resti sguarnita, arriverà una motovedetta in sostituzione, più moderna e performante,

si chiede di sapere in quali i tempi si procederà alla sostituzione della motovedetta, visto che il tratto di costa interessata non può restare privo di un efficace presidio per la sicurezza, non potendo più fare affidamento sul servizio di vigilanza fornito ad oggi dalla Capitaneria di porto.

(3-00140)

BONINO - Al Ministro dell'interno - Premesso che:

a quanto si apprende da numerose fonti stampa, lunedì 11 giugno 2018, intorno alle 22, a Caserta due richiedenti asilo originari del Mali, Daby e Sekou, vengono avvicinati da una Fiat Panda, a bordo della quale viaggiavano tre giovani italiani, i quali sparano alcuni colpi con una pistola ad aria compressa, al grido "Salvini Salvini";

a tale episodio di stampo xenofobo nelle ultime settimane ne sono seguiti diversi, in tutta Italia: il 20 giugno a Napoli, Bouyangui Konate, cuoco maliano di 21 anni, rifugiato, viene colpito da due ragazzi con un fucile a piombini;

il 3 luglio, a Forlì, una donna nigeriana viene avvicinata da un motorino, con due persone a bordo, dal quale parte un colpo da una pistola ad aria compressa che la ferisce a un piede e il 5 luglio, sempre a Forlì, un uomo di 33 anni originario della Costa d'Avorio viene colpito all'addome con colpi esplosi da pistola ad aria compressa;

l'11 luglio, a Latina, due uomini di origine nigeriana vengono raggiunti da proiettili di gomma esplosi da un'Alfa 155 nei pressi della fermata dell'autobus;

il 17 luglio, a Roma, una bambina "rom" di poco più di un anno, viene raggiunta da un colpo di pistola ad aria compressa e rischia di rimanere paralizzata;

il 26 luglio, a Partinico, un richiedente asilo senegalese di 19 anni viene aggredito e picchiato, mentre sta lavorando al bar, da tre uomini che gli gridano: "Tornatene al tuo paese, sporco negro". Lo stesso giorno a Vicenza, un operaio di origine capoverdiana che lavorava su un ponteggio viene colpito alle spalle dai colpi di una carabina e ad Aversa, un richiedente asilo della Guinea viene avvicinato da due ragazzi in moto, che gli sparano con un'arma ad aria compressa, colpendolo al volto;

il 28 luglio, a Milano, un uomo di origine cingalese viene aggredito in un parco. L'aggressore pretendeva che parlasse in italiano al telefono e lo ha minacciato con un taglierino sulla gola davanti alla figlia terrorizzata;

il 29 luglio, ad Aprilia, un uomo di origine marocchina viene inseguito e aggredito da due uomini e viene ritrovato morto, abbandonato sulla strada e sempre il 29 luglio, Daisy Osakue, nazionale di atletica leggera, viene aggredita a Moncalieri mentre rincasava: da un'auto in corsa le sono state lanciate contro delle uova. L'atleta è stata colpita a un occhio ed è stata operata per una lesione alla cornea;

considerato che il Ministro in indirizzo, nel commentare pubblicamente i fatti gravi avvenuti negli ultimi giorni, ha dichiarato al "The Sunday Times", che "il razzismo è una invenzione della sinistra" e che il problema sia in realtà riconducibile alla criminalità degli immigrati: "Ricordo che i reati commessi ogni giorno in Italia da immigrati sono circa 700, quasi un terzo del totale, e questo è l'unico vero allarme reale contro cui da ministro sto combattendo", aggiungendo inoltre che "aggredire e picchiare è un reato, a prescindere dal colore della pelle di chi lo compie, e come tale va punito. Ma accusare di razzismo tutti gli italiani ed il governo in seguito ad alcuni limitati episodi è una follia",

si chiede di sapere:

a partire dalle denunce presentate alle Forze dell'ordine, quanti episodi di stampo xenofobo si siano verificati in Italia dall'inizio del 2018 ad oggi;

quali azioni il Ministro in indirizzo intenda intraprendere per prevenire e arginare il verificarsi di tali episodi ai danni di cittadini stranieri o di etnia rom, il cui numero, da quanto è stato riportato nelle ultime settimane dalla stampa, sembra aver subito un improvviso e preoccupante incremento nel giro di poche settimane.

(3-00142)

QUAGLIARIELLO - Ai Ministri delle politiche agricole alimentari, forestali e del turismo e per gli affari europei - Premesso che:

da fonti stampa è emerso che secondo l'associazione Coldiretti dall'inizio del 2018 l'importazione in Italia di olio d'oliva proveniente dalla Tunisia sarebbe aumentata del 260 per cento, facendo registrare una vera e propria impennata;

nel 2016 la Commissione europea aveva concesso alla Tunisia due contingenti temporanei a dazio zero per le esportazioni di olio dirette verso l'Unione europea, in particolare 35.000 tonnellate all'anno per il 2016 e il 2017 al fine di cercare di sostenere la difficile situazione socio-economica del Paese;

dalla relazione della Commissione europea risulta che il Paese non ne avrebbe usufruito quasi per nulla, avendo esportato verso l'Unione tra il 2016 e il 2017 solo 2.557 delle 70.000 tonnellate accordate;

sempre secondo fonti stampa, la Tunisia avrebbe chiesto all'Unione europea di rinnovare la concessione di nuove quote di export a dazio zero verso la stessa Unione, motivando la richiesta con il fatto che l'agricoltura tunisina si è riorganizzata tanto da prevedere un raddoppio della produzione di olio d'oliva per il 2018. Questo salto avrebbe permesso, già nel primo quadrimestre del 2018, alla Tunisia di esportare verso l'Italia ben 26.000 tonnellate di olio d'oliva;

preso atto che:

nel 2017 la produzione dell'Italia, che è il secondo produttore mondiale dopo la Spagna, è stata di 429.000 tonnellate, e il costo di produzione dell'olio in Tunisia risulta pari a circa 2 euro al litro, contro il corrispondente costo di produzione italiano pari a circa 7 euro al litro (fonte Coldiretti);

qualora si permettesse alla Tunisia di sfruttare le quote non utilizzate per gli anni passati, pari a poco meno di 70.000 tonnellate, e contemporaneamente, se ne aggiungessero altrettante per il 2018 e il 2019, ci si troverebbe di fronte a un'invasione di olio tunisino e la produzione italiana ne uscirebbe gravemente penalizzata;

considerato infine che l'olio importato, di bassa qualità rispetto a quello italiano, viene spesso commercializzato dalle multinazionali sotto la copertura di ex marchi nazionali ceduti all'estero per dare una parvenza di italianità da sfruttare sui mercati nazionali ed esteri, a danno di produttori e di consumatori,

si chiede di sapere:

di quali informazioni i Ministri in indirizzo dispongano in merito alle notizie riportate e se le stesse trovino conferma;

quali iniziative intendano assumere, anche in sede europea, volte alla tutela dei prodotti, degli agricoltori e dei consumatori italiani, oltre che dell'economia di alcune regioni italiane.

(3-00143)

Interrogazioni orali con carattere d'urgenza ai sensi dell'articolo 151 del Regolamento

DE BONIS, NATURALE, LEONE, CIAMPOLILLO, ABATE, AGOSTINELLI, TRENTACOSTE, GALLICCHIO, LOMUTI, BOTTO, FATTORI, MOLLAME - Al Ministro delle politiche agricole alimentari, forestali e del turismo - Premesso che:

la varietà di grano duro denominata "Senatore Cappelli" è stata iscritta a registro nel 1969 dal CRA, oggi CREA (Consiglio per la ricerca in agricoltura e l'analisi dell'economia agraria), ente di ricerca pubblica vigilato dal Ministero delle politiche agricole, alimentari e forestali, al quale sono riconducibili i diritti del costitutore e quindi i diritti patrimoniali derivanti dallo sfruttamento della varietà stessa;

questo tipo di grano, dalle dimostrate e importanti qualità nutrizionali, con particolare riferimento al basso contenuto di glutine, venne costituito nel primo ventennio del '900, mettendo così a disposizione degli agricoltori una varietà adattabile al contesto;

il grano duro "Cappelli" è coltivato in particolare nel Meridione d'Italia (Puglia, Basilicata, Calabria, Sardegna, Sicilia) con estensioni nelle Marche, in Abruzzo e in Toscana;

Nazareno Strampelli (1866-1942), il genetista di Castelraimondo (Macerata) che costituì questa varietà di grano nel 1915, operò presso la regia stazione sperimentale di granicoltura di Rieti mediante selezione genealogica dalla popolazione nord-africana Jenah Rhetifah e successivamente si trasferì presso il centro di ricerca per la cerealicoltura di Foggia;

Strampelli dedicò questa cultivar al marchese abruzzese Raffaele Cappelli, senatore del Regno d'Italia che, negli ultimi anni dell'800, aveva avviato trasformazioni agrarie importanti in Puglia;

la varietà "Cappelli" è ancora iscritta nel registro nazionale delle varietà, tenuto presso il Ministero, e il mantenimento della sua purezza è stato effettuato dalla sezione di Foggia dell'Istituto sperimentale per la cerealicoltura;

considerato che il CREA in data 30 giugno 2016 ha avviato un procedimento di evidenza pubblica (n. 0030316) "aperto alle Aziende Sementiere per formulare manifestazioni di interesse preliminari per l'acquisizione esclusiva dei diritti di moltiplicazione e commercializzazione della nuova cultivar (di seguito Varietà) di grano duro denominata 'CAPPELLI'";

considerato altresì che, a parere degl'interroganti:

la suddetta procedura desta diversi dubbi dal punto di vista della regolarità legale in quanto la costituzione del seme "Cappelli" risale al 1915 e la prima iscrizione al registro nazionale risale al decreto ministeriale 5 agosto 1938 (Gazzetta Ufficiale n. 196 del 29 agosto 1938). Il brevetto, dunque, sarebbe già scaduto ai sensi dell'art. 109 del codice di proprietà industriale e l'utilizzo della formula "nuova" cultivar, per attribuirne diritti di sfruttamento commerciale a qualcuno, sarebbe operazione opinabile;

in particolare il "Cappelli" è stato iscritto nel registro delle varietà di specie agrarie presso il Ministero la prima volta in data 5 agosto 1938, poi in data 3 maggio 1969 venne iscritto nuovamente e in seguito fu fatto un secondo rinnovo il 13 ottobre 1990, a cui sono seguiti un terzo rinnovo il 14 febbraio 2001 e un ultimo rinnovo il 26 febbraio 2011;

inoltre nel citato bando si precisava che "il presente avviso non costituisce offerta al pubblico ex art. 1336 c.c., né un sollecito all'investimento ai sensi degli artt. 94 e seguenti del D.Lgs. 24.2.1998, n. 58 e s.m.i., bensì semplice ricerca di mercato, cui non consegue alcun obbligo per l'Ente a fornire informazioni circa l'esito di offerte, né alcun obbligo di stipula";

invece, la determinazione direttoriale n. 96 del 10 agosto 2016 procedeva all'assegnazione in esclusiva dei diritti di moltiplicazione e commercializzazione della nuova cultivar "Cappelli" alla Società italiana sementi SIS SpA, con sede a San Lazzaro di Savena (Bologna) via Mirandola n. 1. Di conseguenza la società, come annunciato sul proprio sito, per 15 anni produrrà e certificherà in esclusiva la varietà antica di frumento duro;

considerato inoltre che:

la circostanza, secondo quanto riferiscono gli organi di stampa, ha sollevato tra gli operatori dell'intera filiera del grano "Cappelli" molteplici perplessità per le modalità di assegnazione dell'esclusiva e per le ripercussioni negative;

a fronte delle numerose proteste che hanno trovato eco sulla stampa, nella XVII Legislatura sono stati presentati svariati atti di sindacato ispettivo, di cui solo due hanno ricevuto risposta;

in particolare il sottosegretario pro tempore Castiglione, rispondendo all'interrogazione 5-12526 presentata dal deputato Schullian Manfred, precisava che dal 2007 e fino al 2016, la varietà è stata affidata per la moltiplicazione, ai fini della successiva commercializzazione, con un'esclusiva territoriale a due ditte, una per la sola Sardegna (Selet) e l'altra per il restante territorio italiano;

in realtà risulta agli interroganti che a seguito della risoluzione del contratto novennale è stata avviata la suddetta procedura ad evidenza pubblica per individuare il nuovo soggetto cui affidare la moltiplicazione del seme. La procedura di selezione pubblica ha visto 4 manifestazioni di interesse, tra cui quella della ditta Selet. Queste aziende sono state invitate, dall'apposita commissione tecnica, a proporre un piano di sviluppo e ad accettare i nuovi livelli di royalty attestati su 40 euro a tonnellata rispetto ai 15 euro dei precedenti contratti. Tuttavia, a seguito di tale richiesta, la Selet non avrebbe fornito alcun riscontro e, con la citata determina n. 96 del 10 agosto 2016, l'esclusiva è stata affidata alla società SIS sulla base delle garanzie fornite rispetto a quanto richiesto in termini di capacità produttiva e diffusione su tutto il territorio;

il sottosegretario Castiglione aggiungeva che è fatto salvo il diritto dell'agricoltore di autoriprodurre il seme per i propri bisogni, tra i quali non figura il commercio del seme autoprodotto: chiunque voglia produrre e porre in commercio il seme, pertanto, dovrà sottoporsi al regime di certificazione e controllo previsti dalla legge sementiera;

ulteriormente, il Ministro pro tempore Martina, rispondendo all'interrogazione 3-03447 presentata presso la Camera dei deputati, confermava quanto riferito dal sottosegretario Castiglione precisando che la produzione delle sementi di base è riservata, nel caso della varietà "Cappelli", al CREA di Foggia, che può indicare la SIS come esecutore materiale della produzione;

in questo senso il responsabile della conservazione in purezza, ovvero il CREA-CER Foggia, è l'unico soggetto che possa avere la disponibilità del seme di base, e può quindi cedere in via contrattuale tale seme per la produzione commerciale. Tali profili, pertanto, avrebbero scongiurato il rischio paventato sia in termini di possibili conflitti di interessi che di costituzione di situazioni di monopolio in capo alla SIS;

precisava infine Martina che la varietà di frumento duro "Cappelli" è una varietà pubblica e, in quanto tale, la semente può essere commercializzata da ogni soggetto a cui è stata riconosciuta la facoltà di esercitare l'attività sementiera nel campo specifico dei cereali restando salvo in ogni caso il diritto dell'agricoltore di autoriprodurre il seme per i soli propri bisogni, che non prevedono il commercio dello stesso seme prodotto. Tali precisazioni, tuttavia, a parere degli interroganti non riescono a cancellare il paradosso secondo il quale gli agricoltori possano essere liberi di coltivare la varietà ma non di commercializzarla;

l'assegnazione creerebbe quindi un regime di monopolio: la fornitura del seme all'azienda agricola è condizionata alla sottoscrizione di un contratto con la ditta sementiera nel quale si prevede il conferimento dell'intera produzione agricola: gli imprenditori non avranno, quindi, la possibilità di sviluppare e promuovere un proprio progetto di filiera;

diversi agricoltori hanno segnalato al primo firmatario del presente atto, con prove documentali inoppugnabili, il diniego di fornitura del seme da parte di SIS che subordinava tale rapporto all'obbligatoria riconsegna del grano da macina, in violazione alle regole di libero mercato;

considerato infine che, per quanto risulta:

l'associazione Granosalus, a tutela dei produttori e consumatori associati, con nota PEC del 21 dicembre 2017, acquisita al protocollo CREA n. 51654, chiedeva al CREA di acquisire gli atti riguardanti l'assegnazione alla Società italiana sementi della licenza in esclusiva per la moltiplicazione e lo sfruttamento commerciale della varietà di grano duro denominata "Cappelli". Con nota CREA, a firma del responsabile del procedimento, dottor Nicola Pecchioni, del 19 gennaio 2018, si informava l'associazione Granosalus di aver trasmesso la predetta istanza ai controinteressati. Con successiva istanza trasmessa a mezzo PEC in data 2 febbraio 2018 al CREA, al Ministero e alla SIS, l'associazione reiterava la richiesta di ottenere: il contratto di licenza in esclusiva stipulato tra il CREA e la società a seguito della determinazione direttoriale n. 96/2016, i disciplinari di produzione adottati da SIS e tutta la documentazione relativa all'attività svolta dall'assegnataria durante la campagna 2017 e, comunque, riferita al "contratto di filiera" utilizzato dalla SIS, nonché di ottenere copia dell'atto della SIS del 25 gennaio 2018 di opposizione all'istanza Granosalus e la determina CREA n. 84 del 21 luglio 2016, nonché i verbali della commissione tecnica ivi costituita per la valutazione delle manifestazioni di interesse e delle offerte per la varietà di grano duro. Si invitava anche il CREA a prendere atto delle violazioni della SIS, procedendo alla risoluzione del contratto, attivando una nuova procedura per l'assegnazione della licenza con revisione delle condizioni di esercizio dell'esclusiva e al Ministero a procedere al riesame della fattispecie, adottando i dovuti provvedimenti nei confronti del CREA;

con nota del CREA, inviata a mezzo PEC in data 7 marzo 2018, lo stesso comunicava l'accoglimento parziale della richiesta di accesso agli atti formulata dall'associazione Granosalus e si trasmetteva la seguente documentazione: 1) contratto di licenza in esclusiva stipulato tra il CREA e la SIS a seguito di determinazione direttoriale n. 96/2016; 2) atto della SIS in data 25 gennaio 2018 di opposizione all'istanza Granosalus; 3) determina CREA n. 84 del 21 luglio 2016; 4) verbali della commissione tecnica;

con nota del 19 marzo 2018, trasmessa a mezzo PEC al CREA, al Ministero e alla SIS, l'associazione Granosalus, formulando espressa riserva in ordine alla parzialità dell'accesso agli atti rispetto ai documenti trasmessi, chiedeva di fornire le motivazioni circa gli omissis operati sull'esibito contratto di licenza in esclusiva stipulato tra il CREA e la SIS risultando, in tal modo, impedita la lettura di una serie di fondamentali pattuizioni e invitava il responsabile del procedimento a rendere conto delle ragioni a supporto dell'omessa ostensione del testo degli articoli oscurati che, di fatto, rendevano impossibile la conoscenza delle fondamentali norme regolatrici del rapporto di cessione;

con nota del CREA, inviata a mezzo PEC in data 19 aprile 2018, quest'ultimo poneva a giustificazione degli omissis la supposta tutela di diritti di riservatezza dei soggetti interessati;

sussistendo in capo all'associazione Granosalus l'interesse legittimo alla conoscenza delle condizioni contrattuali contenute nel contratto stipulato fra il CREA e la SIS riguardante la licenza in esclusiva per la moltiplicazione e lo sfruttamento commerciale della varietà di grano duro denominata "Cappelli", la stessa associazione ha inoltrato ricorso al Tribunale amministrativo regionale del Lazio, per avere accesso integrale agli atti del CREA,

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dei fatti esposti;

quali siano le motivazioni che hanno condotto la commissione, istituita dal CREA al fine di valutare le manifestazioni di interesse e offerte per l'acquisizione esclusiva dei diritti di moltiplicazione e commercializzazione economiche della varietà di grano duro denominata "Cappelli", a procedere all'assegnazione dei relativi diritti alla Società italiana sementi SIS SpA e se il contratto comprenda anche specifiche clausole per la sua rescissione;

se, alla luce delle prove documentali fornite dagli agricoltori, non ritenga di valutare la possibilità di rescindere immediatamente il contratto;

se non ritenga di assumere le opportune iniziative di competenza per evitare l'instaurarsi di un regime di monopolio, da un lato relativo all'attività di ritiro della granella e di vendita della stessa all'industria di trasformazione, che penalizzerebbe le filiere già attivate e, dall'altro, relativo alla riproduzione e alla commercializzazione della semente della varietà di grano duro "Cappelli", fino ad oggi in capo ad almeno due industrie sementiere;

quali iniziative intenda adottare affinché siano verificate eventuali violazioni della disciplina in materia di tutela della concorrenza e, nel caso, garantita l'applicazione delle relative sanzioni.

(3-00141)

Interrogazioni con richiesta di risposta scritta

FARAONE - Al Ministro dello sviluppo economico - Premesso che:

il cantiere navale di Palermo, da diversi decenni a questa parte, vive una condizione di precarietà che lo ha sempre più declassato ad un ruolo marginale, in contrasto con la storia e le sue potenzialità, seppur oggi ridotte;

il depotenziamento delle strutture, a cominciare dalla definitiva compromissione dei bacini galleggianti, è il risultato del concorso tra la "tiepida" volontà di Fincantieri di mantenere il sito "industrialmente protagonista", e le incertezze della politica siciliana, che negli anni ha generato aspettative non mantenute (prima riparazione dei bacini, poi costruzione di un grande bacino galleggiante) e di interventi (bacino in muratura di 150.000 tonnellate di stazza lorda) che rischiano solamente di rappresentare uno sperpero di denaro pubblico, in quanto nello stesso bacino da 150.000 tonnellate sono stati effettuati solo lavori di messa in sicurezza per complessivi 26 milioni di euro;

il finanziamento necessario promesso da anni e mai intervenuto determina, nei fatti, una situazione di pre chiusura dello stabilimento, mentre sarebbe necessario il completamento del "bacino 150.000", che toglierebbe ogni alibi a Fincantieri, a giustificazione del suo mancato intervento, come dichiarato dall'amministratore delegato Bono in occasione della manifestazione del 3 luglio 2018;

premesso, inoltre, che:

la debolezza del sindacato, peraltro ufficialmente emarginato da Fincantieri stessa, e le incertezze della politica hanno prodotto una situazione nella quale Fincantieri giustifica i mancati interventi e determina l'emarginazione sempre più marcata dello stabilimento di Palermo, ridotto al rango di officina di supporto;

se la costruzione di tronconi di navi, da una parte, porta lavoro per lo stabilimento, dall'altra parte, per la natura degli interventi emargina l'indotto e di conseguenza non porta nessun contributo alla città;

al momento, anche solo un malaugurato impedimento tecnico all'esercizio del "bacino 400.000", l'unico rimasto in funzione nello stabilimento, comporterebbe nei fatti la chiusura del cantiere;

la situazione è assai grave e necessita di essere affrontata con la massima sollecitudine,

si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo non ritenga opportuno intraprendere proprie iniziative al fine di assicurare al cantiere navale di Palermo i necessari investimenti per il rilancio dell'attività e il ritorno ad un ruolo da protagonista nel panorama della cantieristica navale.

(4-00444)

CASINI, BERNINI, MANCA, CANGINI - Al Ministro delle politiche agricole alimentari, forestali e del turismo - Premesso che:

il 1° ottobre 2017, è venuto a cessare un sistema di regole di mercato per lo zucchero che durava dal 1968 ed ha avuto inizio una nuova era, senza più quote di produzione fissate per ciascun Paese e operatore. Per la campagna europea 2017-2018 è prevista una produzione di 20,5 milioni di tonnellate (4 in più rispetto al 2016-2017) a fronte di un consumo di 17,6 milioni di tonnellate ed eccedenze superiori ai 3,5 milioni di tonnellate. Francia e Germania, che rappresentano già oltre il 50 per cento della produzione, hanno aumentato le loro produzione di oltre il 30 per cento;

l'ultima rilevazione ufficiale resa nota dalla Commissione europea, risalente purtroppo solo a marzo 2018, presenta un prezzo medio dello zucchero nell'Unione a valori bassissimi mai toccati prima (376 euro per tonnellata), che si collocano ben al di sotto del prezzo di riferimento di 404 euro per tonnellata, fissato dai regolamenti UE,

in tale contesto, l'Italia è diventata la principale destinazione dello zucchero eccedentario proveniente dai grandi Paesi produttori dell'Unione, come Francia e Germania, che oltretutto vendono a prezzi anche inferiori rispetto a quelli praticati nel Paese d'origine, nonostante gli ingenti costi di trasporto necessari;

il drastico calo del prezzo dello zucchero, oltre il 30 per cento in pochi mesi, non solo sta avendo conseguenze pesantissime sui bilanci delle imprese saccarifere, ma anche un impatto inevitabile sul livello di remunerazione della barbabietola, che rappresenta oltre il 50 per cento del costo di produzione dello zucchero. Come anche confermato dalle associazioni europee dei produttori di zucchero (CEFS), dei bieticoltori (CIBE) e da autorevole stampa internazionale, gli attuali prezzi non sono sostenibili nemmeno per i produttori europei più competitivi;

la cooperativa COPROB, presente sul mercato con il marchio "Italia Zuccheri", è la principale realtà produttrice di zucchero italiana con 500 dipendenti, di cui 300 fissi e 200 stagionali; associa circa 7.000 aziende agricole distribuite tra l'Emilia-Romagna e il Veneto che coltivano 30-32.000 ettari di barbabietole. Grazie anche agli ingenti investimenti in innovazione, che hanno portato ad un aumento del potenziale produttivo del 30 per cento, la cooperativa di nei suoi due stabilimenti di Minerbio (Bologna) e Pontelongo (Padova) ha oggi una capacità produttiva di 300.000 tonnellate;

il 26 marzo 2018 COPROB ha lanciato un "patto per lo zucchero italiano" per chiedere a istituzioni, clienti agroindustriali italiani e distributori di sostenere un'equa valorizzazione dello zucchero al 100 per cento italiano e all'Europa misure di tutela adeguate per la continuità delle filiere bieticolo-saccarifere mediterranee;

l'80 per cento dei circa 600.000 prodotti alimentari realizzati a livello industriale, disponibili presso la grande distribuzione, contiene zucchero. Mantenere l'attuale "zoccolo duro" di produzione italiana, che oggi copre il 20 per cento del fabbisogno di zucchero nazionale, rimane fondamentale. Senza produzione, l'Italia sarebbe uno dei pochi Paesi al mondo con un consumo di zucchero di 1.600.000 tonnellate essendo il terzo mercato di consumo in Europa a non disporre di una produzione nazionale;

l'Italia, in assenza di interventi urgenti, rischia quindi di rimanere senza una riserva strategica di zucchero, perdendo la produzione di una materia prima per il made in italy dei prodotti alimentari italiani e la scomparsa della bieticoltura, che dal punto di vista agronomico rappresenta un importante esempio d'integrazione orizzontale di filiere agroalimentari basata sulla migliore pratica della rotazione tra colture e su un positivo impatto ambientale,

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza della situazione della filiera bieticolo-saccarifera italiana rappresentata dalla cooperativa COPROB Italia Zuccheri e quali misure urgenti intenda attuare per tutelare la filiera italiana e i relativi posti di lavoro, considerato anche che ogni zuccherificio porta sul territorio un valore di circa 100 milioni di euro all'anno (fonte: European house Ambrosetti);

se intenda convocare al più presto un apposito tavolo che coinvolga tutte le istituzioni nazionali e regionali e gli operatori della filiera, clienti agroindustriali italiani e distributori, al fine di sostenere un'equa valorizzazione dello zucchero al 100 per cento italiano e favorire partnership per garantire nel breve-medio termine l'adeguato approvvigionamento di prodotto;

se intenda valutare, insieme con la Conferenza Stato-Regioni, un aumento del sostegno accoppiato per la barbabietola, considerato che la repentina notevole riduzione del prezzo zucchero impatta inevitabilmente anche sulla barbabietola;

quali interventi intenda mettere in atto per impedire sul mercato italiano comportamenti a limite della violazione della concorrenza da parte di operatori francesi e tedeschi;

se intenda attivarsi in sede europea, nei prossimi Consigli dei Ministri agricoltura UE, per chiedere l'urgente attivazione dell'ammasso privato per lo zucchero, che è l'unica misura prevista dai regolamenti UE per fronteggiare le crisi dei mercati agricoli e, in secondo luogo, l'attivazione di misure strutturali per riequilibrare il mercato europeo dello zucchero.

(4-00445)

QUAGLIARIELLO - Ai Ministri dell'interno e per la famiglia e le disabilità - Premesso che:

l'Avvocatura dello Stato di Trento ha risposto alla richiesta avanzata dal Comune di Moena il 28 giugno 2018 dando parere positivo alla "piena esecuzione" della sentenza passata in giudicato con cui il Tribunale civile di Trento ha accolto la domanda di cambiamento di sesso e di nome proposto da un cittadino, con i conseguenti effetti anche sugli atti di nascita delle figlie dello stesso richiedente;

l'Avvocatura dello Stato di Trento ha accolto esplicitamente il suggerimento del legale del richiedente di utilizzare la formula n. 160 di cui al decreto ministeriale 5 aprile 2002 sulla redazione degli atti dello stato civile, opportunamente adattata alle particolarità del caso;

secondo l'Avvocatura, pertanto, il Comune di Moena avrebbe l'obbligo di conformarsi alla sentenza, facendo risultare nel certificato di nascita delle due figlie non più un padre, che con sentenza è stato riconosciuto aver cambiato sesso nel 2018, ma due madri;

viceversa, l'articolo 31, comma 6, del decreto-legislativo n. 150 del 2011 in materia di controversie in materia di rettificazione di attribuzione di sesso stabilisce che "la sentenza di rettificazione di attribuzione di sesso non ha effetto retroattivo";

preso atto che tale concatenazione porta contra legem a cancellare di fatto i principi di diritto naturale e fatti storicamente accertabili come la nascita avvenuta a suo tempo delle bambine da un padre e da una madre,

si chiede di sapere quali iniziative urgenti il Ministro in indirizzo intendano assumere affinché il Comune di Moena sia sollecitato ad annullare in autotutela un provvedimento chiaramente illegittimo.

(4-00446)

CASTIELLO - Al Presidente del Consiglio dei ministri e al Ministro della salute - Premesso che:

il Presidente della Regione Campania, Vincenzo De Luca, avrebbe annunciato la richiesta di conclusione del regime commissariale, essendosi normalizzata, a suo dire, la situazione della sanità in Campania;

è notorio che le disfunzioni della sanità campana sono persistenti e di crescente gravità. In particolare su 34.000 ammalati di tumore all'anno, 20.000 avrebbero bisogno di radioterapie, mentre da un censimento dell'AIRO (Associazione italiana radiologia oncologica) si arriva a malapena a 11.000. Ben 9.000 malati sfuggono al sistema erogativo campano. Di questi una parte rimane esclusa dalla radioterapia subendo una forte riduzione delle probabilità di sopravvivenza. Un'altra parte è costretta a cercarsi fuori regione le cure, alimentando la migrazione sanitaria, per la quale la Campania detiene il primato tra le regioni meridionali. Con 53.000 ricoveri esterni, pari all'8,9 per cento del totale, la Campania è la regione in testa in questa drammatica fuga;

le radioterapie eseguite fuori regione provocano un esborso di decine di milioni di euro. La migrazione sanitaria, soprattutto per le cure nel settore oncologico, ha impoverito la sanità della regione a vantaggio delle regioni che possono contare su una efficiente gestione sanitaria e su migliori strutture. Secondo una recente ricerca del Censis "Migrare per curarsi", la Campania perde 235 milioni di euro per anno;

in generale, le strutture ospedaliere campane registrano gravi carenze, oltre che negli organici del personale medico e infermieristico, nelle dotazioni farmaceutiche e strumentali, tanto è che, spesse volte, non è possibile eseguire una TAC o è possibile soltanto con considerevole ritardo per una molteplicità di cause (malfunzionamento dell'apparecchiatura, deficit di assistenza tecnica, mancanza del personale addetto, eccetera);

il 54 per cento dei Campani si dirige verso i poli ospedalieri altamente specializzati del Nord, ma un 21 per cento dei flussi migratori è ascrivibile alle eccessive, intollerabili lungaggini delle liste di attesa;

il ritorno alla normalità, necessario per la conclusione del commissariamento, non si realizza soltanto con la riduzione dell'esposizione debitoria, ma anche e soprattutto con l'efficientamento delle strutture, non a caso l'art. 1, comma 1, della legge n. 241 del 1990 e successive modificazioni e integrazioni, con disposizione di principio, vincola l'attività amministrativa al rispetto del principio di efficacia e non soltanto al rispetto del principio di economicità che, da solo, non è in grado di attuare il buon andamento prescritto dall'articolo 97 della Costituzione,

si chiede di sapere:

quali siano gli intendimenti del Governo nei riguardi della pretesa del Presidente della regione Campania di concludere il commissariamento della sanità regionale;

in particolare, se si intenda prorogare il commissariamento della sanità regionale con la nomina, peraltro, di un diverso commissario, non apparendo compatibile il cumulo, nella stessa persona, dello status di amministratore e di commissario chiamato a sostituirlo. È a parere dell'interrogante un inaccettabile paradosso nominare commissario lo stesso soggetto che, con la sua attività giudicata inidonea, ha dato origine alle criticità che hanno imposto il commissariamento; ed invero nessun amministratore d'azienda sostituirebbe i propri collaboratori, che abbiano dato prova di inefficienza, col loro medesimi nella veste di commissari;

infine, se si intenda ripristinare il regime di incompatibilità di cui alla legge di stabilità per il 2015 (legge 23 dicembre 2014 n. 190) che all'art. 1, comma 569, dispone che: "La nomina a commissario ad acta per la predisposizione, l'adozione o l'attuazione del piano di rientro dal disavanzo del settore sanitario, effettuata ai sensi dell'articolo 2, commi 79, 83 e 84, della legge 23 dicembre 2009, n. 191, e successive modificazioni, è incompatibile con l'affidamento o la prosecuzione di qualsiasi incarico istituzionale presso la regione soggetta a commissariamento".

(4-00447)

Interrogazioni, da svolgere in Commissione

A norma dell'articolo 147 del Regolamento, la seguente interrogazione sarà svolta presso la Commissione permanente:

8ª Commissione permanente (Lavori pubblici, comunicazioni):

3-00140, della senatrice Boldrini, sulla sostituzione della motovedetta della Guardia costiera nella zona di Goro e Gorino (Ferrara).