Legislatura 18ª - 8ª Commissione permanente - Resoconto sommario n. 201 del 08/06/2021
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Il PRESIDENTE, in qualità di Relatore, illustra i provvedimenti in esame che introducono disposizioni per la modifica del quadro normativo in materia di servizio pubblico radiotelevisivo.
Il disegno di legge n. 1415, d'iniziativa del senatore Di Nicola e altri, riproduce il contenuto di due disegni di legge presentati nella scorsa legislatura prima dell'approvazione della legge di riforma della RAI (legge n. 220 del 2015) e quindi assorbiti nel corso dell'esame parlamentare di tale provvedimento: l'A.S. 1855, d'iniziativa del senatore Cioffi e altri, e l'A.C. 2922, d'iniziativa del deputato Fico e altri.
Il provvedimento riduce a cinque il numero dei membri del consiglio di amministrazione della RAI e prevede che essi siano scelti dall'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni tramite sorteggio, nell'ambito di una procedura di selezione mediante avviso pubblico, nella quale sono coinvolte anche le competenti Commissioni parlamentari, chiamate ad esprimersi sui candidati proposti. Viene inoltre stabilito che non possano presentare la propria candidatura coloro che nei cinque anni precedenti alla nomina abbiano ricoperto cariche di governo, cariche politiche elettive e incarichi o uffici di rappresentanza nei partiti politici.
La scadenza della concessione del servizio pubblico radiofonico, televisivo e multimediale alla RAI è poi fissata al 6 maggio 2028.
Ulteriori novità riguardano la vigilanza sull'adempimento degli obblighi e delle finalità del servizio pubblico radiotelevisivo, con la soppressione della Commissione parlamentare di vigilanza sulla RAI e il trasferimento delle sue funzioni all'AGCOM. Contestualmente al potenziamento del ruolo dell'Autorità, vengono precisati i requisiti richiesti ai suoi componenti, che devono essere scelti tra coloro che abbiano avanzato la propria candidatura nell'ambito di una procedura di selezione mediante avviso pubblico. Una procedura analoga è prevista anche per la scelta del Presidente dell'AGCOM.
Il disegno di legge n. 2011, d'iniziativa della senatrice Fedeli e altri, riprendendo i contenuti di disegni di legge presentati nelle scorse legislature, propone un nuovo modello di governance, nel quale il servizio pubblico radiofonico, televisivo e multimediale è affidato - mediante una concessione che dura 12 anni ed è rinnovabile - ad una Fondazione, che lo svolge per il tramite della RAI-Radiotelevisione italiana Spa e delle società da questa controllate, sulla base di un contratto di servizio, che individua i diritti e gli obblighi della società concessionaria.
La Fondazione - alla quale viene trasferita la proprietà della RAI - ha il compito di garantire l'autonomia del servizio pubblico radiotelevisivo dal potere politico ed economico; di verificare il valore pubblico della programmazione; di assicurare la gestione efficiente di RAI Spa e di tutte le società controllate e di svolgere ogni altro compito o attività prevista dallo statuto ai sensi della legge.
Viene individuato il patrimonio della Fondazione, totalmente vincolato al perseguimento degli scopi statutari, ed è disciplinato nel dettaglio il consiglio di amministrazione della Fondazione stessa, composto da dieci membri, al quale sono affidate funzioni di indirizzo strategico nei riguardi della RAI, di individuazione degli obiettivi generali e di verifica del loro conseguimento.
La RAI è chiamata dunque a realizzare le attività di servizio pubblico radiofonico, televisivo e multimediale, con poteri di proposta nei confronti della Fondazione.
Sono poi disciplinati, in maniera analoga a quanto previsto dalla legislazione vigente, i poteri attribuiti al consiglio di amministrazione della RAI, composto da sette membri nominati dal consiglio di amministrazione della Fondazione, nonché le funzioni dell'amministratore delegato, scelto al suo interno dal consiglio di amministrazione della RAI.
Conseguentemente alla riforma introdotta, viene infine disposta l'abrogazione dell'articolo 21 della legge n. 112 del 2004, con la quale è disciplinata la procedura di dismissione della partecipazione dello Stato nella RAI.
Il disegno di legge n. 2210, d'iniziativa del senatore Gasparri, elimina la figura dell'amministratore delegato - la cui introduzione aveva costituito una delle novità più rilevanti della riforma della RAI attuata nella scorsa legislatura con la legge n. 220 del 2015 - e ripristina quella del direttore generale.
La relazione illustrativa sottolinea che, con il trasferimento dei poteri di gestione all'amministratore delegato, a quest'ultimo è stata conferita un'autonomia decisionale più ampia di quella precedentemente riconosciuta al direttore generale e che tale aumento dei poteri, giustificato all'epoca della riforma dalla necessità di maggiore efficienza nella gestione aziendale, appare oggi eccessivo.
Nel ribadire la centralità del Parlamento nel governo del sistema radiotelevisivo pubblico e il suo ruolo come editore sostanziale della RAI - in linea con la giurisprudenza della Corte costituzionale richiamata dettagliatamente nella relazione illustrativa - il disegno di legge in esame procede dunque a novellare la disciplina vigente, per sostituire la figura dell'amministratore delegato con quella del direttore generale, al quale vengono attribuite le funzioni che aveva prima della legge del 2015.
Al direttore generale, nominato dal consiglio di amministrazione, d'intesa con l'assemblea, sono affidati quindi la responsabilità della gestione aziendale nonché il compito di sovraintendere all’organizzazione e al funzionamento dell’azienda nel quadro dei piani e delle direttive definiti dal consiglio di amministrazione. Tra gli altri compiti che egli è chiamato a svolgere, la relazione illustrativa sottolinea, in particolare, quello di proporre all'approvazione del consiglio di amministrazione gli atti e i contratti aziendali di importo superiore a 2.582.284,50 euro. In base alla normativa vigente sono invece sottoposti al consiglio i contratti di importo superiore a 10 milioni di euro.
Il disegno di legge n. 2223, d'iniziativa del senatore Faraone, in maniera analoga a quanto previsto dal disegno di legge n. 2011, stabilisce che il servizio pubblico sia affidato ad una Fondazione, che lo svolge per il tramite della RAI-Radiotelevisione italiana Spa e delle società da questa controllate.
Diversamente dal disegno di legge n. 2011, il provvedimento prevede che le linee generali dello svolgimento del servizio pubblico - del quale introduce una nuova definizione - nonché i compiti e gli obblighi della concessionaria siano stabiliti in una carta del servizio pubblico, adottata dalla Fondazione.
Ulteriori differenze rispetto al disegno di legge n. 2011 riguardano la procedura per l'adozione dello statuto della Fondazione, nonché il numero dei membri del suo consiglio di amministrazione, fissato a undici, e le relative modalità di scelta.
È inoltre ridotto a tre il numero dei membri del consiglio di amministrazione della RAI e sono introdotti requisiti che ne assicurino indipendenza e competenza professionale.
Viene poi previsto che l'ammontare del canone di abbonamento - stabilito dal MISE con durata di sei anni e adeguamenti annuali - possa essere utilizzato esclusivamente ai fini dell'adempimento dei compiti di servizio pubblico generale nonché per il sostenimento delle spese di istituzione e di funzionamento della Fondazione. Sono escluse altre forme di finanziamento pubblico in favore del soggetto concessionario.
Sono infine definiti i princìpi in base ai quali il consiglio di amministrazione della Fondazione dovrà procedere ad adottare atti volti alla riorganizzazione della RAI.
Il disegno di legge n. 2225, d'iniziativa dei senatori Barachini e Bernini, precisa innanzitutto che l’applicazione dei limiti di affollamento pubblicitario - che rimangono fissati al tetto massimo del 4 per cento dell'orario settimanale e del 12 per cento di ogni ora, come attualmente previsto - è da effettuare per ogni singola rete, invece che in riferimento alla programmazione complessiva della concessionaria. Secondo la relazione illustrativa, applicando alla lettera l'attuale previsione la concessionaria effettua un calcolo cumulativo per le tre reti generaliste, cosicché l'affollamento pubblicitario risulta superare costantemente i limiti settimanali e orari su RaiUno, nelle fasce di maggior ascolto mentre è inferiore sulle altre reti generaliste.
L’acquisizione di risorse attraverso la raccolta pubblicitaria da parte della concessionaria rappresenta una fonte di ricavo accessoria e deve inoltre essere effettuata rispettando i princìpi di concorrenza, trasparenza e non discriminazione. Il compito di verificare il rispetto di tali princìpi nella conclusione dei contratti pubblicitari è affidato all'AGCOM.
Contestualmente, il disegno di legge prevede che alla società concessionaria venga attribuito l'intero gettito del canone e che tali risorse non possano essere utilizzate per il finanziamento di programmi che non costituiscono adempimento degli obblighi di servizio pubblico. Una quota adeguata di investimenti deve inoltre essere destinata all'offerta di contenuti e format dedicati all'innovazione digitale e a tale scopo la concessionaria deve redigere un piano di investimento digitale. Sull'impiego effettivo delle risorse provenienti dal gettito del canone e dalla pubblicità, l'azienda è inoltre tenuta a riferire ogni sei mesi alla Commissione parlamentare di vigilanza.
Per quanto riguarda la governance della RAI, il provvedimento prolunga a cinque anni la durata del mandato dei membri del consiglio di amministrazione, con la contestuale eliminazione della possibilità di un secondo mandato e inserisce, tra i requisiti richiesti, il possesso di una comprovata esperienza nell'ambito dell'innovazione digitale.
Anche l'amministratore delegato dura in carica cinque anni e si prevede che la sua nomina divenga efficace dopo l'acquisizione del parere favorevole della Commissione parlamentare di vigilanza, espresso a maggioranza dei due terzi dei suoi componenti.
È infine affidato alla RAI il compito di garantire l'equilibrio tra la produzione interna dei programmi e il suo affidamento a società esterne, con l'impegno a realizzare direttamente almeno il 60 per cento della propria offerta e a non concedere in appalto la produzione di trasmissioni in diretta, di rilievo nazionale, che hanno un impatto fondamentale per l'adempimento del contratto di servizio.
Il disegno di legge n. 2232, presentato dalla senatrice De Petris e altri, delinea un nuovo assetto di governance per la RAI, basato sul sistema societario dualistico di cui agli articoli 2409-octies e seguenti del codice civile, con la finalità di garantire una più efficace distinzione tra poteri di indirizzo e controllo e poteri inerenti la gestione ordinaria.
Il provvedimento attribuisce dunque l'amministrazione e il controllo della RAI ad un consiglio di sorveglianza e a un consiglio di gestione.
Il consiglio di sorveglianza, che svolge funzioni di indirizzo, supervisione strategica e controllo, è composto da 15 membri, il cui mandato dura sei esercizi e non può essere rinnovato. Le disposizioni introdotte indicano nel dettaglio le modalità di nomina e i requisiti richiesti nonché le cause di ineleggibilità o di decadenza.
Tra i compiti assegnati al consiglio di sorveglianza figura anche la nomina del presidente e degli altri due componenti del consiglio di gestione, che è l'organo incaricato di svolgere le attività necessarie per l'attuazione dell'oggetto sociale e delle scelte strategiche dell'azienda, definite ed approvate dal consiglio di sorveglianza.
Il presidente del consiglio di gestione assume anche i poteri del consigliere delegato; sia lui che gli altri due componenti - ai quali è richiesto il possesso di requisiti professionali nella gestione di imprese con fatturato e numero di dipendenti paragonabili a quelli della RAI - durano in carica tre anni e sono rieleggibili.
Sono infine introdotte disposizioni di contenuto analogo a quelle attualmente vigenti in relazione alle funzioni della Commissione parlamentare di vigilanza, all'applicazione del limite massimo retributivo e alla dismissione della partecipazione dello Stato nella RAI.
Il disegno di legge n. 2234, d'iniziativa del senatore Mallegni, riproduce il contenuto del disegno di legge n. 2225, dal quale differisce per i seguenti profili.
Nel prevedere che i limiti di affollamento pubblicitario debbano essere calcolati in riferimento alla programmazione di ciascuna rete, il provvedimento incide anche sui tetti massimi, che vengono abbassati al 3 per cento dell'orario settimanale e al 10 per cento di ogni ora.
È confermata l'attribuzione alla concessionaria dell'intero gettito del canone, ma non si prevede che una quota di investimenti debba essere destinata all'offerta di contenuti e format dedicati all'innovazione digitale. L'obbligo di riferire alla Commissione parlamentare di vigilanza in merito all'impiego effettivo delle risorse provenienti dal gettito del canone e dalla pubblicità ha inoltre cadenza trimestrale, invece che semestrale.
Viene aumentato a nove il numero dei membri del consiglio di amministrazione della RAI, stabilendo che siano tre quelli eletti da ciascuna delle due Camere.
È confermato che la nomina dell'amministratore delegato divenga efficace dopo l'acquisizione del parere favorevole della Commissione parlamentare di vigilanza, espresso a maggioranza dei due terzi dei suoi componenti. La durata del suo mandato è fissata invece a sei anni.
Non sono infine previste disposizioni che impongano limiti all'esternalizzazione della produzione di trasmissioni televisive.
È dichiarata aperta la discussione generale.