Legislatura 18 Atto di Sindacato Ispettivo n° 3-03000
Azioni disponibili
Atto n. 3-03000 (in Commissione)
Pubblicato il 23 dicembre 2021, nella seduta n. 391
GIROTTO , LANZI , CROATTI , L'ABBATE , DELL'OLIO , DI PIAZZA , FENU , MARINELLO , FEDE , PELLEGRINI Marco , DE LUCIA , MONTEVECCHI , LUPO , SANTILLO , TRENTACOSTE , D'ANGELO , GAUDIANO , ROMAGNOLI , ROMANO , CASTELLONE , GARRUTI , PESCO , CORBETTA , PUGLIA , CASTALDI , MAIORINO , LEONE , LOREFICE , LANNUTTI , COLTORTI , LOMUTI , LICHERI , PISANI Giuseppe , ABATE , AGOSTINELLI , EVANGELISTA , ANASTASI , BUCCARELLA , SANTANGELO , TAVERNA , DESSI' , BOTTO , VANIN , PRESUTTO , PERILLI , CIOFFI , DI NICOLA , PAVANELLI , AIROLA , DONNO , PIRRO , FERRARA - Al Ministro della transizione ecologica. -
Premesso che:
la Società gestione impianti nucleari (SOGIN) S.p.A. è stata istituita nel quadro del riassetto del mercato elettrico disposto dal decreto legislativo n. 79 del 1999; con la trasformazione dell'ENEL in una holding formata da diverse società indipendenti, le attività nucleari sono state trasferite alla SOGIN, che ha pertanto incorporato le strutture e le competenze precedentemente applicate alla progettazione, alla costruzione e all'esercizio delle centrali elettronucleari italiane, ed ha conseguentemente acquisito le 4 centrali nucleari italiane di Trino (Vercelli), Caorso (Piacenza), Latina e Garigliano di Sessa Aurunca (Caserta);
la SOGIN, oltre ad essere impegnata in attività di ricerca, consulenza, assistenza e servizio in campo nucleare, energetico e ambientale, ha avuto come missione lo smantellamento (decommissioning) degli impianti nucleari e la gestione dei rifiuti radioattivi (compresi quelli prodotti dalle attività industriali, di ricerca e di medicina nucleare), nonché, ai sensi del decreto legislativo n. 31 del 2010, della realizzazione del deposito nazionale e il supporto alle istituzioni nel campo delle bonifiche nucleari;
considerato che, nello schema di risoluzione proposto nell'ambito dell'affare assegnato n. 60, "Gestione e messa in sicurezza dei rifiuti nucleari sul territorio nazionale", all'esame della 10ª Commissione permanente (Industria, commercio, turismo) del Senato, è stato evidenziato che: 1) la stima dei costi per la messa in sicurezza dei rifiuti radioattivi italiani è quasi raddoppiato, raggiungendo i 7,2 miliardi di euro e, dal 2001 al 2018, il programma di smantellamento è stato realizzato solamente per circa un terzo delle attività, per un costo di 3,8 miliardi di euro. A questi, vanno aggiunti ulteriori 1,5 miliardi previsti per la realizzazione del deposito nazionale per i rifiuti radioattivi e il relativo costo di esercizio annuale, non ancora stimato; 2) le attività di competenza della SOGIN risultano gravate da importanti ritardi, inclusi quelli riguardanti la risoluzione di alcune delle situazioni maggiormente critiche in Italia, ovvero la solidificazione dei rifiuti liquidi presenti nel centro di Saluggia (Vercelli), del prodotto finito nel Centro ricerche di Trisaia di Rotondella (Matera) e l'allontanamento delle barre di combustibile provenienti dalla centrale di Elk River (USA), stoccate sempre presso tale centro, nonché il decommissioning della centrale moderata a grafite di Latina; 3) per quanto riguarda lo slittamento dei cronoprogrammi, non sono state individuate negli anni le eventuali responsabilità dovute, tra l'altro, ad un'insufficiente attenzione politica e alle criticità che hanno determinato, a fronte dei rischi per la sicurezza nazionale, una riduzione dei controlli rispetto alle attività condotte. Il permitting sul decommissioning è complesso, coinvolge diverse istituzioni tra i quali il nuovo Ministero della transizione ecologica, le Regioni e i Comuni in cui insistono i centri nucleari e autorità di controllo. Si fa presente che tra queste ultime, l'Ispettorato per la sicurezza nucleare e la radioprotezione (ISIN) è operativo solamente dal 1° agosto 2018 e sono presenti criticità rispetto al funzionamento della struttura, considerata sottodimensionata rispetto alle attività che deve svolgere, data l'evidente carenza di personale e di mezzi, ciò comportando ulteriori ritardi rispetto alle attività di decommissioning;
tenuto conto che, in un articolo del 20 dicembre 2021, pubblicato sul "Corriere della Sera", si ripercorrono le attività svolte dalla SOGIN sul decommissioning, la gestione dei rifiuti radioattivi e la realizzazione del deposito nazionale, sottolineando i ritardi e la lievitazione dei costi verificatisi nell'espletamento di entrambe queste attività. L'articolo riporta che, finora, nessun ente pubblico avrebbe vigilato e sanzionato tali ritardi. Viene altresì evidenziato che: "Sogin ha trovato uno ostacolo nel ministro della Transizione Ecologica Cingolani: L'unica soluzione possibile è un commissariamento su modello Ponte Morandi, perché è un problema di ordine nazionale";
valutato che:
un commissariamento per la ricostruzione parziale di una singola struttura in deroga a norme vigenti costituisce un modello che non è applicabile a una realtà complessa e problematica quale quella della messa in sicurezza, decommissioning e sistemazione finale dei rifiuti radioattivi:
il quadro regolatorio sulla sicurezza nucleare e la radioprotezione è completamente diverso da quello delle opere "normali", derivando direttamente da direttive europee e da convenzioni internazionali. In questo ambito operativo, le semplificazioni e le deroghe normative, come è stato fatto per il "ponte Morandi", sono impossibili da applicare;
allo strumento del commissariamento in ambito nucleare si è già fatto ricorso nel 2003, quando il generale Carlo Jean, allora presidente della SOGIN, è stato nominato commissario delegato per la messa in sicurezza dei materiali nucleari e dotato di poteri derogatori. Nel tempo tale scelta è risultata decisamente infelice, comportando un ritardo delle attività della SOGIN nei cronoprogrammi e nella lievitazione dei costi. La principale evidenza del fallimento di quell'operato fu l'incapacità di costruire un percorso partecipato con le popolazioni interessate per la costruzione del deposito nazionale dei rifiuti radioattivi, che diede vita alle 15 giornate di protesta civile di Scanzano. Il Governo di allora tentò di imporre per decreto un'opzione che solo la massima condivisione da parte dei territori avrebbe potuto consentire la realizzazione;
a giudizio degli interroganti l'istituto del commissariamento rappresenterebbe l'ennesimo infelice tentativo di superare il consenso informato e consapevole, sostituendogli sostanziali imposizioni. Tale imposizione, pertanto, preluderebbe a giustificate opposizioni popolari e a un conseguente e facilmente prevedibile fallimento di un progetto che si trascina da almeno 20 anni tra errori di varia natura, a carico sia di soggetti responsabili di decisioni politiche che di quelli a cui spettano soluzioni tecnico-gestionali o amministrative;
nel mese di maggio 2022 scade il mandato naturale degli amministratori in carica, pertanto entro pochi mesi il Governo potrà nominare un nuovo consiglio di amministrazione della SOGIN con pieni poteri operativi,
si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo non intenda rivedere l'ipotesi annunciata di commissariamento di qualunque natura, al fine di scongiurare il ripetersi di modelli fallimentari analoghi a quello conseguente al decreto-legge 14 novembre 2003, n. 314, detto "decreto Scanzano", e di non alimentare le paure che la paventata realizzazione del deposito suscita nel Paese.