Legislatura 18 Atto di Sindacato Ispettivo n° 1-00413

Atto n. 1-00413 (procedura abbreviata)

Pubblicato il 5 agosto 2021, nella seduta n. 356

GIROTTO , TAVERNA , LICHERI , CRIMI , CIOFFI , SANTILLO , FERRARA , CASTELLONE , LOMUTI , PAVANELLI , SANTANGELO , LANZI , PIRRO , L'ABBATE , MAIORINO , TRENTACOSTE , GUIDOLIN , CASTALDI , CROATTI , MAUTONE , DI GIROLAMO , FEDE , ROMANO , MONTEVECCHI , GALLICCHIO , PETROCELLI , BOTTICI , LUPO , DI NICOLA , EVANGELISTA , AIROLA , PERILLI , PELLEGRINI Marco , LOREFICE , PESCO , MARINELLO , QUARTO , COLTORTI , NATURALE , CORBETTA , TONINELLI , RICCIARDI , CATALFO , CAMPAGNA , VANIN , GARRUTI , DELL'OLIO , FENU , DONNO , PISANI Giuseppe , DE LUCIA , GAUDIANO , D'ANGELO , PUGLIA , AUDDINO , PRESUTTO , DI PIAZZA , CASTIELLO , PIARULLI , TURCO , AGOSTINELLI , ENDRIZZI , ANASTASI , VACCARO , MATRISCIANO , MANTOVANI , RUSSO , NOCERINO , ROMAGNOLI , LEONE , BUCCARELLA

Il Senato,

premesso che:

a maggio 2018 la Commissione europea ha presentato la proposta di regolamento sulla "tassonomia verde europea", al fine di fornire una definizione univoca rispetto alle tipologie di attività economiche e di investimenti che possano definirsi sostenibili. Il regolamento è stato approvato dal Consiglio europeo il 10 giugno 2020 e dal Parlamento europeo il 18 giugno, con il titolo "regolamento (UE) 2020/852 del Parlamento europeo e del Consiglio del 18 giugno 2020, relativo all'istituzione di un quadro che favorisce gli investimenti sostenibili e recante modifica del regolamento (UE) 2019/2088";

per l'attuazione del regolamento, la Commissione europea si è impegnata ad adottare atti delegati, contenenti specifici criteri di vaglio tecnico, al fine di integrare i principi sanciti nel regolamento e stabilire quali attività economiche possono considerarsi attività recanti un contributo a ciascun obiettivo ambientale. In particolare, la Commissione prevede l'adozione definitiva dei criteri relativi alla mitigazione e all'adattamento ai cambiamenti climatici entro la fine del 2021, mentre prevede di adottare entro la fine del 2022 i criteri relativi agli altri 4 obiettivi ambientali, ovvero uso sostenibile e protezione delle acque e delle risorse marine, transizione verso un'economia circolare, prevenzione e riduzione dell'inquinamento, protezione e ripristino della biodiversità e degli ecosistemi;

per l'adozione del primo atto delegato, avvenuta in data 21 aprile 2021, la Commissione ha avviato un'ampia discussione in ambito europeo, tuttora in corso, sull'inclusione delle tecnologie relative all'energia nucleare e al gas naturale tra quelle che possono definirsi sostenibili;

nell'atto adottato, la Commissione europea ipotizza per il gas naturale la possibilità di rientrare tra le attività di transizione, ovvero tra quelle in grado di "apportare un contributo sostanziale alla mitigazione dei cambiamenti climatici in mancanza di alternative a basse emissioni di carbonio tecnologicamente ed economicamente praticabili, a condizione che siano compatibili con un percorso inteso a limitare l'aumento della temperatura a 1,5 °C rispetto ai livelli preindustriali, che eguaglino la migliore prestazione della classe cui appartengono, che non ostacolino lo sviluppo e la diffusione di alternative a basse emissioni di carbonio e che non comportino una dipendenza da attività elevata intensità di carbonio" e che le "attività nel settore del gas naturale che soddisfano i suddetti requisiti saranno oggetto di un futuro atto delegato". Inoltre, a "dimostrazione dell'importanza del gas naturale quale tecnologia utile per ridurre le emissioni di gas a effetto serra, la Commissione prenderà in considerazione la possibilità di emanare una normativa specifica affinché le attività che contribuiscono a ridurre tali emissioni non siano private di finanziamenti adeguati";

nel medesimo atto delegato, inoltre, si afferma che per l'energia nucleare la "valutazione è ancora in corso" e "non appena il processo sarà concluso darà seguito ai risultati nel quadro del presente regolamento". A tal fine, dietro richiesta della Commissione, il Centro comune di ricerca ha stilato un report che afferma che la produzione di energia nucleare non genera "danni significativi" e che ogni impatto potenzialmente dannoso sulla salute umana e sull'ambiente delle varie fasi del ciclo di produzione di energia nucleare possano essere correttamente prevenute o evitate;

considerato che:

il report del Centro comune di ricerca sul nucleare è attualmente in fase di revisione da parte di due organi indipendenti. Sui contenuti anche il comitato scientifico per la salute, l'ambiente e i rischi emergenti (SCHEER), su incarico dell'Unione europea, ha espresso riserve sostanziali sulle conclusioni del rapporto del Centro sulla possibilità che il nucleare sia considerata una fonte energetica verde. La posizione espressa dal Centro ha sollevato numerosi dubbi anche nell'ambito dell'accademia scientifica italiana. Nell'articolo pubblicato il 1° aprile 2021 dalla rivista "Qualenergia", intitolato "Nucleare investimento sostenibile? Le assurde valutazioni del JRC della Commissione europea", emerge la posizione del professor Massimo Scalia, presidente della commissione scientifica sul decommissioning, nel quale si sollevano dubbi in merito alle affermazioni del Centro, all'operato e all'imparzialità degli esperti che hanno redatto il report. Al riguardo, appare opportuno ricordare i grandi disastri nucleari verificatisi in passato, che nel report vengono indicati come "eventi estremamente improbabili", in particolare quelli di Three Miles Island, Tokaimura, Chernobyl e Fukushima;

gli ultimi due eventi citati tuttora risultano dispiegare notevoli effetti non solo in situ, ma anche su ampie aree adiacenti, nonché, nel caso di Fukushima, anche sull'ambiente marino. A luglio 2020 risultavano ancora 41.000 evacuati da Fukushima. Nel 2017 la prefettura aveva contabilizzato in 2.129 le morti correlate all'incidente nucleare (comprendendo anche quelle verificatesi a causa dell'evacuazione), un numero superiore, in quella prefettura, alle morti dovute al terremoto e allo tsunami. Si tratta, in ogni caso, di un numero destinato ad aumentare per i danni legati alla contaminazione radioattiva, i cui effetti si cumulano nell'arco dei decenni su un'area molto più ampia (a seguito dell'incidente fu rilevata radioattività nell'acqua potabile di Tokyo). La stessa World nuclear association ricorda che il governo prefettizio di Fukushima aveva già rivisto tali stime al rialzo, arrivando a 2.313 morti, alle quali vanno aggiunti i decessi avvenuti in altre prefetture, in particolare, Iwate (469) e Miyagi (929), dove invece i morti diretti per terremoto e tsunami furono oltre 14.000;

la Tokyo electric power (Tepco), la società elettrica esercente la centrale di Fukushima, e il Governo giapponese, come riportato da diversi mezzi di comunicazione, hanno deciso di rilasciare in mare l'acqua contaminata della centrale di Fukushima, impiegata per raffreddare i reattori danneggiati dall'incidente nucleare. In un articolo pubblicato sul quotidiano "la Repubblica", edizione on line, il 13 aprile 2021, intitolato "Il Giappone rilascerà in mare l'acqua contaminata della centrale di Fukushima", si afferma che gli appositi container per le acque contaminate non risultano più sufficienti, specificando in particolare che: "La manutenzione giornaliera della centrale di Fukushima Daiichi genera l'equivalente di 140 tonnellate di acqua contaminata, che - nonostante venga trattata negli impianti di bonifica, continua a contenere il trizio, un isotopo radioattivo dell'idrogeno. Poco più di 1.000 serbatoi si sono accumulati nella area adiacente all'impianto, l'equivalente di 1,25 milioni di tonnellate di liquido, e secondo il gestore della centrale, la Tokyo Electric Power (Tepco), le cisterne raggiungeranno la massima capacità consentita entro l'estate del 2022. Lo scarico delle acque - fa sapere Tokyo - comincerà tra due anni e durerà decenni";

nell'articolo si riporta, inoltre, che nel febbraio 2020, "durante una visita alla centrale, il direttore dell'Agenzia internazionale per l'energia atomica (Aiea), Rafael Grossi, aveva ammesso che il rilascio dell'acqua nell'Oceano Pacifico sarebbe in linea con gli standard internazionali dell'industria nucleare". Una simile decisione ha posto in allarme i principali osservatori internazionali, a partire dalla Cina e dalla Corea del Sud, sino ad arrivare a scienziati e attivisti sia negli Stati Uniti (USA) che in Canada, nonché ai relatori speciali delle Nazioni Unite sui diritti umani e sostanze tossiche, sul diritto al cibo e sui diritti umani e ambiente;

rilevato che:

sono numerose le difficoltà che il Governo sta ancora incontrando nel finalizzare lo smantellamento delle centrali nucleari italiane, che hanno cessato il proprio funzionamento oltre 30 anni fa, nonché nel trattamento del materiale radioattivo. Le difficoltà di trattamento e smaltimento del materiale radioattivo risultano diffuse e non potrebbero continuare a peggiorare nell'ipotesi di realizzazione di nuovi reattori;

desta dunque forte preoccupazione la recente decisione del Governo francese di concedere il prolungamento, per un periodo di ulteriori 10 anni oltre i previsti 40 anni di funzionamento, dei 32 reattori nucleari di proprietà di EDF da 900 megawatt, senza che tale decisione fosse accompagnata, per i reattori che si trovano anche nelle vicinanze del confine italiano, da una corretta valutazione degli impatti ambientali transfrontalieri, ai sensi della convenzione sulla valutazione dell'impatto ambientale in un contesto transfrontaliero (convenzione di Espoo). Come noto, relativamente alla situazione precedentemente descritta, a gennaio 2021, l'allora Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, Sergio Costa, come riportato anche nell'atto di sindacato ispettivo 4-05362, presentato al Senato il 27 aprile, inviò una nota al Governo francese per chiedere il coinvolgimento del nostro Paese. Da simulazioni realizzate su possibili incidenti a tali centrali, infatti, risulta la chiara possibilità di una dannosa ricaduta radioattiva anche sul territorio italiano, non limitata alle immediate vicinanze del confine;

dall'articolo pubblicato il 15 giugno 2021 dalla "Reuters", intitolato "France to continue to use nuclear power for years to come, says minister", lo stesso Ministro dell'ambiente francese, Barbara Pompili, ha dichiarato che il nucleare non è verde a causa dei rifiuti che produce;

considerato, inoltre, che:

anche rispetto all'impiego di gas naturale come energia di transizione, occorre notare che tale gas presenta un potenziale di effetto serra almeno 28 volte superiore a quello dell'anidride carbonica nell'orizzonte dei 100 anni. Inoltre, da diverse analisi risulta che le perdite di gas dalle infrastrutture (metanodotti, rigassificatori eccetera) sono più alte del 25-40 per cento in più rispetto a quanto finora stimato. In un articolo pubblicato sul sito "CarbonBrief" ("methane emissions from fossil fuels severely underestimated"), il "vantaggio ambientale" del gas fossile rispetto ad altre fonti risulta molto inferiore (se non nullo in alcuni settori come i trasporti) rispetto a quanto finora stimato. Peraltro l'Agenzia internazionale per l'energia (IEA), nel proprio rapporto "Net zero by 2050" del 18 maggio 2021, ha chiaramente affermato che, per raggiungere l'obiettivo di zero emissioni nette globali entro il 2050, sin da quest'anno non sono necessarie e non devono essere approvate nuove estrazioni di combustibili fossili. Inoltre, l'ultimo incidente che ha alimentato l'occhio di fuoco nel mare a 140 metri dalla piattaforma Ku-Charly, nel più grande campo petrolifero di Pemex, Ku-Maloob-Zaap, ubicato nella baia di Campeche, a sud del golfo del Messico dovrebbe far riflettere rispetto ai potenziali impatti che il gas comporta sul clima;

solo pochi giorni fa, nell'allegato alla proposta di decisione di esecuzione del consiglio relativa all'approvazione della valutazione del piano per la ripresa e la resilienza dell'Italia, è stato indicato chiaramente, rispetto all'utilizzo di gas per la produzione di idrogeno da impiegare nei settori cosiddetti "hard to abate", che: "Il gas naturale non riceverà alcun finanziamento nell'ambito di questo progetto. Questa misura deve sostenere la produzione di idrogeno elettrolitico a partire da fonti di energia rinnovabile ai sensi della direttiva (UE) 2018/2001 o dall'energia elettrica di rete". I fondi europei, dunque, non potranno essere utilizzati a tal fine;

in considerazione dei vincolanti obiettivi nazionali, europei e internazionali di riduzione delle emissioni e di contrasto al cambiamento climatico, nonché degli importanti investimenti in energie rinnovabili effettuati da numerose compagnie del settore petrolifero e del gas, per l'Italia il gas naturale non può che rappresentare una tecnologia in via di dismissione, senza possibilità di investimenti a medio e lungo termine, e dovrebbe essere valutato, con estrema cautela, per un periodo di transizione solamente per quei Paesi che vedono una forte presenza del carbone nella propria produzione energetica;

preso atto che:

numerosi Stati membri hanno preso, anche a mezzo stampa, una chiara posizione chiedendo l'esclusione dalla lista degli investimenti sostenibili o di transizione dell'energia nucleare e del gas naturale: Austria, Danimarca, Germania e Lussemburgo hanno inviato una lettera diretta a vari membri della Commissione europea, incluso il commissario europeo per il clima e del green deal europeo Frans Timmermans, criticando duramente le posizioni del Centro comune di ricerca e chiedendo espressamente di escludere l'energia nucleare dagli atti delegati;

gli Stati membri esprimono la propria posizione durante l'attuale definizione, da parte della Commissione con il sostegno di gruppi di esperti, del testo degli atti delegati. Inoltre, a seguito dell'adozione dell'atto da parte della stessa Commissione, potranno, nell'ambito del Consiglio e contestualmente al Parlamento europeo, formulare obiezioni entro due mesi;

valutato che:

in risposta all'atto di sindacato ispettivo 3-02713, svolta il 21 luglio 2021 presso la 10a Commissione permanente (Industria, commercio, turismo), il sottosegretario per la transizione ecologica Vannia Gava ha chiarito che l'ipotesi di una proposta legislativa sulla tassonomia verde prefigura una decisione ancora da assumere e fasi di valutazione ancora da svolgere;

il sottosegretario ha affermato che: "il ministro Cingolani, in varie sedi, ha manifestato perplessità per i cambiamenti del quadro strategico delineato dall'Europa che ne deriverebbero e per le conseguenze sul posizionamento relativo dei singoli Paesi, aspetti che non riguardano solo l'energia ma molti altri interessi politici e di competitività. Sarebbe anche una modifica abbastanza significativa della road map per la transizione ecologica europea, oggi orientata su energie rinnovabili ed efficienza energetica, settori su cui ogni Paese ha assunto un contributo al 2030 e poi ancora al 2050 e su cui la convergenza tecnologica aiuta certamente a trovare economie di scala e a sviluppare una supply chain europea. Ciò, anche a prescindere dalle valutazioni tecniche che potranno essere fatte sul rispetto o meno da parte del nucleare dei requisiti per l'inclusione della tassonomia sulla finanza sostenibile";

ha altresì ribadito che "sempre il Ministro, in occasione di incontri bilaterali, ha espresso contrarietà sulla possibilità di comprendere l'energia nucleare tra le fonti sostenibili, ricordando anche i due referendum con i quali l'Italia ha fatto una scelta diversa e evidenziando il vantaggio competitivo del quale andrebbero a beneficiare i Paesi che fanno uso di energia nucleare. Su questi temi è stata trovata ampia convergenza con la Ministra tedesca, aprendo la strada anche ad iniziative congiunte in sede europea";

con riferimento alla posizione finora assunta dall'Italia ha infine dichiarato che "in realtà non c'è stato un posizionamento ufficiale. Il regolamento sulla tassonomia del 2020/852, seguito dal Ministero dell'economia e delle finanze, ha infatti incaricato la Commissione di adottare atti delegati per definire le tecnologie sostenibili. L'atto delegato che dovrebbe parlare anche del nucleare sarà presentato dopo l'estate",

impegna il Governo ad intraprendere urgentemente ogni opportuna iniziativa presso le istituzioni europee al fine di escludere le attività relative all'energia nucleare e al gas naturale da quelle che si possano definire sostenibili, ai sensi della regolamentazione sulla "tassonomia verde europea".