Legislatura 18 Atto di Sindacato Ispettivo n° 1-00390

Atto n. 1-00390

Pubblicato il 17 giugno 2021, nella seduta n. 338

ROMEO , FREGOLENT , CANTU' , DORIA , LUNESU , MARIN , GRASSI , SIRI , BAGNAI , PAZZAGLINI , CASOLATI , IWOBI , BERGESIO , SBRANA , VALLARDI , SAPONARA , PELLEGRINI Emanuele , PIANASSO , CANDURA , PILLON , LUCIDI , CAMPARI , MOLLAME , PITTONI , ALESSANDRINI , SAVIANE , ARRIGONI , BRIZIARELLI , RICCARDI , FERRERO , PERGREFFI , FAGGI , RIPAMONTI , PISANI Pietro , PIZZOL , ZULIANI , URRARO , RUFA , OSTELLARI

Il Senato,

premesso che:

in data 31 maggio l'Agenzia italiana del farmaco (AIFA) ha annunciato l'autorizzazione all'uso del vaccino anti COVID Pfizer-Biontech ai fini dell'immunizzazione dei giovani tra i 12 e i 15 anni;

la decisione è giunta a seguito del via libera dell'Agenzia europea del farmaco (EMA) del 28 maggio;

ad oggi la questione degli effetti collaterali non risulta ancora sufficientemente chiarita. In particolare, i test di fase 2 della Pfizer-Biontech hanno coinvolto poco più di 2.000 bambini. Si tratta di un campione molto ristretto al fine di determinare con precisione gli effetti collaterali rari o tardivi;

sul punto, il presidente dell'istituto di ricerche farmacologiche "Mario Negri" di Milano suggerisce l'acquisizione di maggiori informazioni prima di aprire la campagna vaccinale ai più giovani;

dagli ultimi dati riportati dall'Istituto superiore di sanità (ISS) contenuti nell'aggiornamento nazionale del 9 giugno 2021, emerge che per la popolazione da 0-19 anni il tasso dei decessi sia pari a 26. I deceduti di tale fascia d'età presentavano, tra l'altro, delle patologie pregresse, come riportato da diverse analisi. Sulla base di tali dati, si può asserire, quindi, che la mortalità per i giovani in buona salute risulta essere prossima allo zero;

i bambini sembrano essere meno suscettibili degli adulti sia all'infezione che alla trasmissione del SARS-CoV-2. Per questo motivo il loro ruolo nelle catene di trasmissione è limitato, quindi vaccinarli potrebbe essere un beneficio marginale nel ridurre il rischio per gli altri;

il COVID-19 nei bambini al di sotto dei 12 anni è paragonabile ad una mera influenza. Invero, i bambini soffrono solo di forme lievi dell'infezione e i dati preliminari suggeriscono che anche la malattia causata da varianti rimanga lieve nei bambini piccoli;

il 24 maggio l'advisory group del Centers for disease control and prevention (CDC) ha affermato che i dati che provengono dal vaccine adverse event reporting system (VAERS), che si basano sull'analisi di ciascuna cartella clinica, dimostrerebbero che la percentuale di casi di miocardite e pericardite nei vaccinati tra i 16 e 24 anni è più alta di quella che ci si potrebbe aspettare;

è necessario, dunque, valutare il rapporto tra rischio e beneficio, dal momento che il rischio dei bambini con buone condizioni di salute di ammalarsi è bassissimo, e un rischio anche minimo di avere effetti indesiderati a causa del vaccino deve essere opportunamente valutato, attraverso una chiara acquisizione dei dati in ordine alle complicanze gravi e ai postumi invalidanti nelle medesime fasce di età, ponendole a confronto con i dati epidemiologici in ordine ai decessi tra la popolazione 0-19 anni;

l'ingegner A. Tsiang dell'Environmental health trust (EHS) statunitense ha stimato i tassi di mortalità legati ai due vaccini anti COVID usati negli USA (Pfizer e Moderna) tramite un attento confronto, possibile grazie al database pubblico VAERS, con i tassi di mortalità riscontrati nella vaccinazione antinfluenzale 2019-2020, che sono risultati essere di circa 100 volte più bassi;

i morti negli USA segnalati al VAERS nella campagna antinfluenzale 2019-2020 sono stati circa 45 su 170 milioni di vaccinati, l'incidenza è stata, dunque, dello 0,000026 per cento, pari a circa 0,26 morti per milione di dosi. I morti segnalati in relazione ai vaccini anti COVID negli USA sono stati, dal 14 dicembre 2020 al 19 febbraio 2021 (circa 2 mesi), 966 su 41.977.401 dosi somministrate, l'incidenza è stata, dunque, dello 0,0023 per cento, pari a circa 23 casi per milione di dosi. I morti in eccesso prodotti dai 2 vaccini anti COVID Pfizer e Moderna sono, dunque, stimabili in (23,0 meno 0,26 cioè 23 morti per milione di dosi somministrate. Sulla base di tali dati si è in grado di stimare il rapporto tra rischi e benefici per le varie classi di età;

il tasso di mortalità da infezione COVID negli USA è stato, secondo i CDC di Atlanta, dello 0,003 per cento per la fascia di età 0-19 anni, e dello 0,02 per cento per la fascia di età 20-49 anni. Quindi, il rapporto tra rischi e benefici nel sottoporsi ai vaccini sembra essere maggiore solo per le persone di età, verosimilmente, superiore ai 25 anni. Per le persone con un'età minore di questa, i rischi connessi al vaccino e al COVID-19 sembrano essere praticamente equivalenti, e ciò dovrebbe essere un aspetto da valutare con attenzione, anche in considerazione del fatto che nessuno conosce gli effetti a medio e lungo termine dei vaccini anti COVID, somministrati per la prima volta. Peraltro il meccanismo dell'mRNA (quello utilizzato dai prodotti di Pfizer e Moderna) non è mai stato usato prima nei vaccini, e quindi si è dinanzi a un inedito assoluto;

sulla base di tali dati, il 25 marzo, in un articolo per la fondazione "Hume" si è stimato a 25 anni di età quello che si potrebbe chiamare il punto di break even tra rischi e benefici: sotto i 25 anni, insomma, i rischi sembrano superare i benefici;

i vaccini devono essere somministrati solo se i benefici superano i rischi, tenendo in considerazione, in particolare, che circa il 96 per cento dei morti per COVID in Italia è costituito da soggetti aventi oltre i 60 anni di età, fatta eccezione di un'esigua percentuale costituita da individui fragili di ogni classe di età (ad esempio gli immunodepressi, eccetera);

dinanzi a tutte queste incognite, ci si deve interrogare sull'opportunità di estendere la vaccinazione anche alla popolazione non a rischio, esponendo a rischi potenzialmente significativi, e ad oggi del tutto imprevedibili considerato che sono vaccini sperimentali, chi realisticamente non corre alcun pericolo mortale per il COVID, come i bambini e gli adolescenti,

impegna il Governo ad impostare la campagna vaccinale per coloro che hanno un'età al di sotto dei 25 anni sulla base del principio della massima precauzione e del principio della massima cautela, fornendo a tutti i giovani una corretta e puntuale informazione in ordine al rapporto tra rischi e benefici, interrompendo, nell'immediato, la campagna vaccinale per tutti coloro che hanno un'età inferiore a 16 anni.