Legislatura 18 Atto di Sindacato Ispettivo n° 4-05658
Azioni disponibili
Atto n. 4-05658
Pubblicato il 16 giugno 2021, nella seduta n. 337
PAVANELLI , TRENTACOSTE , MONTEVECCHI , DONNO , CROATTI , FERRARA , VANIN - Al Ministro della cultura. -
Premesso che:
il teatro comunale "Giuseppe Verdi" di Terni, progettato dall'architetto pontificio Luigi Poletti e inaugurato nel 1849, era un classico teatro all'italiana con quattro ordini di palchi e un loggione e aveva una capienza di posti complessiva pari a 1.214. Si trattava della prima esperienza di "progetto teatrale" del famosissimo architetto che, successivamente, verrà replicata con le progettazioni di due altri importanti teatri nazionali come quello di Fano e di Rimini;
durante l'ultimo periodo bellico il teatro ternano era stato bersaglio di un bombardamento che aveva distrutto il palcoscenico e parte del proscenio, mentre la sala spettatori risultava praticamente indenne;
l'amministrazione comunale aveva dato poi in concessione a un imprenditore privato, insieme al diritto di usufrutto per circa 50 anni, il restauro della sala spettatori e la ricostruzione del palcoscenico senza però porre alcuna tutela o vincoli particolari per la salvaguardia della struttura storica;
in seguito si procedeva pertanto alla completa demolizione della sala spettatori del teatro all'italiana e alla sua trasformazione, secondo le esigenze del tempo, in un cinema-teatro che non soltanto riduceva i volumi e la lunghezza del palcoscenico ma addirittura portava alla costruzione di una galleria rendendo la struttura stessa assai poco adatta a un vero e proprio teatro bensì assai consona alle necessità di un cinematografo. L'inaugurazione del nuovo cinema-teatro avvenne nel 1949;
nel 2015 invece la Soprintendenza regionale, su esplicita sollecitazione da parte dell'amministrazione comunale ternana, emanava un decreto di vincolo la cui relazione storico-artistica sanciva, in modo netto e dettagliato, i suggelli ai quali il bene veniva sottoposto, descrivendo sia la parte ottocentesca ancora esistente che la parte del cinema-teatro del 1949, come risultava dagli allegati grafici;
la città di Terni, pur vantando importanti fasti teatrali, documentabili sin dal secolo XVII, sembra condannata a non riappropriarsi più del suo glorioso teatro storico;
nel 2020 l'amministrazione comunale (in dissesto finanziario), con l'esigua somma di denaro ipoteticamente disponibile e in gran parte derivante da fondi regionali, ha deciso di indire un concorso internazionale per il progetto di un teatro con volumi ancor più esigui, con la realizzazione di un "ridotto" di 200 posti e con l'assoluta impellenza di dare inizio a un primo stralcio di lavori (ridotto interrato e copertura della struttura teatrale) come conditio sine qua non per l'ottenimento della sovvenzione;
il progetto risultato vincitore non ha rispettato il decreto di vincolo della Soprintendenza, proponendo la realizzazione di un teatro, definito all'italiana, che in realtà è costituito da un emiciclo ibrido, composto da una platea, due gallerie e da un "ridotto" interrato di 200 posti, giudicato assolutamente inutile da molti esperti del settore;
un'attenta analisi del progetto mette in evidenza altre carenze strutturali e funzionali, tra cui una parziale visione dalle gallerie, un'acustica imperfetta e un golfo mistico che non consentirebbe il numero necessario di orchestrali per importanti rappresentazioni;
oltretutto, il locale interrato di circa 6 metri da realizzare al di sotto della platea, come prescritto dal bando di concorso e previsto dal progetto prescelto, farebbe di molto aumentare i costi e renderebbe addirittura la spesa assai poco prevedibile, soprattutto in considerazione del possibile rinvenimento di reperti storici, dal momento che il teatro sorge su strutture preesistenti di epoca romana. Infatti, nella relazione di verifica dell'interesse archeologico della zona interessata, è emerso che "il rischio archeologico relativo e connesso con l'attuazione dell'intervento in progetto è di grado alto";
in data 26 giugno 2020, il soprintendente ad interim, dottoressa Rosaria Mencarelli, in risposta a una richiesta di un'associazione culturale ternana in merito al ripristino dell'aspetto originario del teatro Verdi, dopo aver ricordato il parere espresso dal comitato tecnico-scientifico per le belle arti, riunitosi in data 24 luglio 2019, auspicando "il mantenimento del complesso con le trasformazioni subite nel tempo evitando falsificazioni e limitando l'intervento a una rifunzionalizzazione che assicuri la conservazione delle parti originarie e il miglioramento delle restanti parti", affermava "che per quanto riguarda i teatri di Fano e Rimini, entrambi ad opera di Luigi Poletti, la loro ricostruzione e il ripristino dell'aspetto originario, a differenza di quanto accaduto per il teatro Verdi di Terni, avvenne, a seguito delle distruzioni della Seconda Guerra mondiale, senza l'interposizione di un'ulteriore fase storico-architettonica che, nel caso in esame, coincide con l'impostazione attuale relativa al teatro degli anni '50";
considerato che, per quanto risulta agli interroganti:
il progetto vincitore prevede la costruzione di un teatro che non risulta compatibile con le regole del vincolo della Soprintendenza, in quanto la sala spettatori elimina totalmente le testimonianze strutturali della sala cinema-teatro del 1949;
sussiste un possibile conflitto di interessi tra un membro della giuria e i vincitori del concorso stesso, già oggetto di denuncia alla magistratura;
esistono evidenti discordanze tra il progetto vincente e alcune indicazioni del bando di concorso;
sono facilmente reperibili i disegni progettuali dell'architetto pontificio Poletti e gli spolveri ottocenteschi (in possesso dell'amministrazione comunale) del pittore Domenico Bruschi, con i quali fu decorato il plafond della sala. La città potrebbe così riacquisire il suo teatro storico, come hanno fatto molte altre comunità italiane,
si chiede di sapere:
se il Ministro in indirizzo ritenga di attivarsi nelle opportune sedi affinché siano valutate le anomalie descritte, anche relativamente a eventuali profili di irregolarità relativamente al concorso di progettazione per il restauro del teatro Giuseppe Verdi;
se, qualora non dovesse ritenere opportuna la rivisitazione del vincolo da parte degli organi competenti, intenda porre in essere le misure necessarie perché sia garantita la ricostruzione di un teatro all'italiana ottocentesco, ripristinando i volumi originari della sala spettatori e del palcoscenico.