Legislatura 18 Atto di Sindacato Ispettivo n° 1-00333
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Atto n. 1-00333
Pubblicato il 24 marzo 2021, nella seduta n. 307
ROMEO , FERRERO , RIVOLTA , RIPAMONTI , MARTI , PIANASSO , BERGESIO , FAGGI , TOSATO , TESTOR , RUFA , SBRANA , ZULIANI , PISANI Pietro , ALESSANDRINI , ARRIGONI , AUGUSSORI , BAGNAI , BORGHESI , BOSSI Simone , BRIZIARELLI , BRUZZONE , CALDEROLI , CAMPARI , CANDIANI , CANDURA , CANTU' , CASOLATI , CORTI , DE VECCHIS , DORIA , FREGOLENT , FUSCO , GRASSI , IWOBI , LUCIDI , LUNESU , MARIN , MONTANI , OSTELLARI , PAZZAGLINI , PELLEGRINI Emanuele , PEPE , PERGREFFI , PILLON , PIROVANO , PITTONI , PIZZOL , RICCARDI , SAPONARA , SAVIANE , SIRI , URRARO , VALLARDI , VESCOVI
Il Senato,
premesso che:
l'emergenza pandemica che ha travolto il mondo intero da più di un anno ha avuto, e sta avendo tuttora, riflessi devastanti su tutte le economie mondiali, ad eccezione della Cina, l'unico Paese che ha fatto registrare un PIL in crescita nel 2020;
l'Italia non vive una crisi economica di questa portata dal secondo dopoguerra, e tutte le attività economiche, dal turismo alla produzione industriale, dal commercio all'artigianato, che ne sono state travolte, rischiano di non sopravvivere. L'Ufficio studi della CGIA stima una perdita di fatturato per le imprese italiane di 420 miliardi di euro per il 2020, con più di 300.000 micro, piccole e medie imprese, cioè l'asse portante dell'economia del Paese, a rischio di chiusura definitiva, con le evidenti conseguenze che questo comporta anche sul mercato del lavoro;
all'interno di questo gravissimo quadro, da diversi mesi ormai si sta facendo sempre più evidente un ulteriore problema, riflesso diretto delle misure restrittive adottate a livello mondiale per contenere e contrastare la pandemia, l'interruzione delle catene globali di approvvigionamento e la conseguente carenza delle materie prime;
la carenza di legno, di segati in legno e di semilavorati, già dagli ultimi mesi dello scorso anno, ha determinato un significativo rialzo dei prezzi, superiore al 30 per cento. Accanto a questo è necessario considerare le grandi difficoltà logistiche di reperimento di navi e container e il conseguente aumento dei costi e dei tempi di trasporto delle stesse materie, anche a causa della grande domanda proveniente da Cina e Stati Uniti. Il settore dell'arredo, un'eccellenza italiana che coinvolge 73.000 imprese e 311.000 addetti con un fatturato da 42,5 miliardi di euro nel 2019, ha fatto registrare a fine 2020 un calo del 16 per cento per l'intera filiera, e rischia di subire un ulteriore forte contraccolpo, così come i settori dei pellet e degli imballaggi in legno;
anche nel settore dei polimeri, da novembre 2020, si è assistito ad una grave carenza sul mercato di materie plastiche, che ha determinato, a sua volta, un'esplosione dei prezzi, con aumenti fino al 40 per cento su base annua, ed un diffuso ricorso, da parte dei colossi mondiali della produzione di queste materie, alla clausola della causa di forza maggiore presente nei contratti di acquisto, al fine di richiederne l'annullamento o per giustificare i ritardi nelle consegne. Anche i tempi di consegna di questi materiali sono infatti raddoppiati o triplicati, dati i maggiori controlli, l'allungamento dei tempi di movimentazione nei porti, nonché la scarsa disponibilità degli stessi container, in gran parte assorbiti dalla Cina che ha ripreso con vigore sia l'import che l'export, determinando altresì un'impennata dei costi del nolo dei container, quasi quadruplicati;
la grave carenza dei metalli industriali quali rame, nichel, acciaio e alluminio, nonché dei semiconduttori, sta invece incidendo profondamente sui settori dell'edilizia, dell'informatica e dell'automotive. Anche in questo caso già dagli ultimi mesi del 2020 si è assistito ad un consistente aumento dei prezzi, determinato, da un lato, dalla fiducia nei vaccini, e dunque dall'idea di una ripresa economica trainata dall'attività manifatturiera, e, dall'altro, dalla prevedibile interruzione dell'offerta, causata da una sensibile riduzione degli investimenti in nuovi progetti minerari dal crollo dei prezzi del 2014-2015. A questo va aggiunto, nuovamente, il ruolo da protagonista che la Cina gioca in questo settore, consumando circa metà del rame in circolazione, circa il 60 per cento del nichel e più della metà dell'acciaio mondiale, materiale quest'ultimo del quale è anche maggior produttore, esportando circa un miliardo di tonnellate di acciaio all'anno;
medesimi disagi si avvertono anche nel settore chimico, dove si riscontrano gravi difficoltà nell'approvvigionamento di materie prime necessarie alle forniture di sigillanti, adesivi, pitture e inchiostri. Congiuntura dettata dalla difficile circolazione delle merci e da un'inaspettata crescita economica di alcuni Paesi, tra cui la Cina;
con riguardo ai semiconduttori, appare il caso di evidenziare come anch'essi abbiano visto aumentare significativamente i loro prezzi, rialzo che si prevede durare almeno fino al 2022, mentre la loro carenza sul mercato, prevista fino al terzo trimestre del 2021, sta creando serie difficoltà soprattutto alla filiera dell'automotive, già in profonda crisi, costringendo negli ultimi mesi numerose aziende a sospendere temporaneamente le attività lavorative di diversi stabilimenti in tutto il mondo;
anche le principali materie prime agricole per l'industria mangimistica, ovvero soia e cereali, hanno fatto registrare decisi aumenti dei prezzi, che sono cresciuti, come nel caso della soia, di quasi il 30 per cento in poche settimane. Dopo le forti oscillazioni già osservate tra marzo e aprile dello scorso anno, dal quarto trimestre 2020 le quotazioni delle materie prime proteiche e dei cereali hanno continuato a segnare incrementi costanti. Gli aumenti sono dovuti per lo più al concorso di problematiche di carattere speculativo, a notizie su un ipotetico rilancio dei rapporti commerciali tra USA e Cina e ad incertezze sulla meteorologia in Sud America, più che alla reale carenza di prodotto sui mercati internazionali;
considerato che:
in tutti i Paesi occidentali si assiste al tentativo di sfruttare l'opportunità offerta da questa gravissima crisi economica per predisporre politiche di sviluppo e di rilancio economico che pongano al centro il massiccio utilizzo di energie rinnovabili, la mobilità sostenibile, con specifico riferimento all'alimentazione elettrica, e la diffusione delle tecnologie di intelligenza artificiale. Politiche che richiedono, per la loro realizzazione, enormi quantitativi di metalli industriali, determinandone un sensibile aumento della domanda e dunque del prezzo;
tale dinamica della domanda risulta perfettamente riscontrabile nei dati di crescita del settore manifatturiero sia in Europa che in Italia. L'indice destagionalizzato Pmi IHS Markit del settore manifatturiero italiano ha infatti raggiunto quota 56,9, in salita dal 55,1 di gennaio, il valore più alto degli ultimi 3 anni;
i gravi problemi di approvvigionamento e rincaro delle materie prime, assieme all'indisponibilità e al rincaro dei container, per la maggior parte destinati ad esaudire la domanda cinese, stanno però mettendo a serio rischio la capacità delle aziende di evadere gli ordini nel rispetto delle scadenze concordate, esponendole a rilevanti perdite economiche;
l'eventuale sospensione o riduzione delle produzioni non può che riflettersi poi sul mercato del lavoro, riducendo drasticamente i livelli occupazionali, nonché, d'altro canto, sulla tenuta dei consumi di determinati beni, che vedranno inevitabilmente aumentare i loro prezzi;
molte delle associazioni di categoria dei settori interessati stanno da tempo rappresentando le questioni evidenziate, chiedendo interventi concreti, che incentivino ricerca e sviluppo, e il rinnovamento delle filiere, così da metterne in sicurezza la sopravvivenza,
impegna il Governo ad attivare, nelle opportune sedi europee e internazionali, iniziative volte a garantire alle filiere produttive interessate dai fenomeni descritti l'approvvigionamento delle materie prime necessarie a mantenere i livelli di produzione, predisponendo altresì politiche economiche tese ad incentivare non solo il rientro in Italia e in Europa delle produzioni strategiche per l'economia nazionale che sono state delocalizzate negli ultimi decenni, ma anche un maggior utilizzo delle materie prime già presenti sul territorio nazionale, al fine di ridurre la soggezione del nostro tessuto produttivo all'imprevedibilità delle dinamiche del commercio mondiale e alle difficoltà strettamente connesse alla complessità delle catene globali del valore.